Nostra Signora di Harissa

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Nostra Signora di Harissa
“Insieme attorno a Maria, Nostra Signora”
La Vergine Maria, patrona del dialogo islamo-cristiano?
Harissa
è una piccola località situata a poco più di venti
chilometri da Beirut. Inerpicata su una collina da cui sovrasta il mare,
è nota in tutto il Medio Oriente, e non solo, come centro di
pellegrinaggio mariano. L’imponente statua di Nostra Signora del
Libano che troneggia dall’alto accoglie le folle di pellegrini che
salgono devotamente una lunga scalinata a spirale. Chi osservi con
attenzione il via vai di fedeli si accorgerà ben presto che un
particolare sorprendente distingue questo santuario da molti altri
luoghi di culto mariani: qui, infatti, i devoti cristiani si trovano fianco
a fianco con i fedeli musulmani, principalmente sciiti.
In
realtà la sorpresa è solo relativa per chi conosca il posto
riservato alla Vergine Maria nel Corano. Ella è l’unica donna menzionata per nome, è
riconosciuta come scelta da Dio che l’ha eletta “al di sopra delle donne dell’universo”, ha
concepito virginalmente Gesù ed è considerata modello di profonda devozione. Non a caso
la Dichiarazione conciliare Nostra Aetate evidenziava che i musulmani «onorano la sua
madre vergine, Maria, e talvolta pure la invocano con devozione».
Un paese come il Libano popolato da musulmani e cristiani, e costellato da numerosi
santuari mariani, ha per primo compreso quanto la figura della Vergine Maria potesse
divenire mediatrice di dialogo interreligioso, così da proclamare il 25 marzo, giorno
dell’Annunciazione, festività nazionale sotto il titolo “Insieme attorno a Maria, Nostra
Signora”. Da sottolineare che la proposta della celebrazione comune è partita da un
musulmano, più precisamente dallo sceicco Mohammad Nokkari, segretario generale di
Dar el-Fatwa (la “Casa del Decreto”). Una riprova, questa, di quanto avesse colto nel segno
papa Giovanni Paolo II allorché dichiarò che “il Libano è più di un Paese, è un messaggio di
pluralismo per l’Oriente e l’Occidente”. Non a caso lo stesso pontefice nell’Atto di
affidamento a Nostra Signora del Libano pronunciato ad Harissa nel 1997 ha incluso “tutti i
figli e le figlie del Paese”.
Che la figura della Vergine Maria sia al centro della devozione comune di cristiani e
musulmani non rappresenta un fatto marginale per il dialogo islamo-cristiano. Senza
dubbio lo statuto di tale figura non è identico nelle due tradizioni, in quanto solo per i
cristiani ella è “Madre di Dio”. Non si tratta perciò di chiudere gli occhi sulle importanti
differenze teologiche. Allo stesso tempo, però, la comune venerazione della Vergine
rappresenta una spinta anche per la teologia - come è splendidamente esemplificato dallo
stile fatto proprio da Nostra Aetate - a mettere in luce ciò che più favorisce il vivere insieme.
Nel corso del Sinodo per il Medio Oriente che si è celebrato a Roma nel 2010, il vescovo
libanese mons. Raboula Antoine Beylouni ha tra l’altro dichiarato: «Dato che il Corano ha
parlato bene della Vergine Maria, insistendo sulla verginità perpetua e sulla sua concezione
miracolosa e unica, che ci ha dato Cristo, e dato che i musulmani la considerano molto e
chiedono la sua intercessione, dobbiamo ricorrere a lei in ogni dialogo e in ogni incontro
con i musulmani».
Più
che elaborare una mariologia in funzione interreligiosa i cristiani, unitamente ai
musulmani, sono chiamati ad affidarsi alla intercessione di Colei che, per la sua umile
disponibilità ad accogliere il Verbo, è stata posta “al di sopra delle donne dell’universo”,
cosicché tutte le generazioni la “chiameranno beata” (Lc 1,48). Se il dialogo tra cristiani e
musulmani incontra spesso ostacoli che sembrano insormontabili per le forze umane, come
non ricordare infine che il primo miracolo di Gesù si è compiuto per intercessione della
Madre, e per giunta a Cana, ossia in un villaggio che secondo la tradizione corrisponde
all’omonima località libanese?
Prof. Enrico Riparelli