Letteratura tra duecento e trecento

Commenti

Transcript

Letteratura tra duecento e trecento
ITALIANO CLASSE III A A.S.2013/2014
PROF.SSA RAFFAELLA ARISTODEMO
MODULO N 2 LA LETTERATURA TRA DUECENTO E TRECENTO
U.D.1 IL DOLCE STIL NOVO
U.D. 2 DANTE ALIGHIERI
U.D.1 IL DOLCE STIL NOVO
E’ la nuova scuola poetica e un nuovo modo di fare poesia che fiorì in Toscana tra la fine del secolo
XIII e l’inizio del XIV secolo. Fu il poeta Dante a dare la definizione di “Dolce Stil Novo” in un
passo famoso della Divina Commedia (Purgatorio canto XXIV- versi 52-57). Dante, giunto nella
sesta cornice del Purgatorio, dove ci sono i golosi, incontrò il poeta lucchese Bonagiunta Orbicciani
che lo riconosce. Dante gli spiegò il suo modo di far poesia, dichiarando è l’AMORE AD
ISPIRARE IL POETA, il quale osserva i suoi effetti e manifesta quello che l’amore gli detta dentro,
cioè trascrive in versi quel sentimento così come lo avverte nel suo intimo. Del Dolce Stil Novo,
che non può essere definita una vera e propria scuola, quanto piuttosto un nuovo modo di far poesia,
fecero parte diversi poeti, (tra cui lo stesso Dante) che, legati da vincoli di amicizia, fecero poesia in
modo nuovo, diverso da quello della scuola siciliana, toscana e provenzale. Per gli stilnovisti la
poesia doveva essere più vicina al sentimento e non alle formule, adottate invece dai poeti siciliani.
I TEMI DELLO STILNOVISMO- Al centro dei componimenti vi è il sentimento amoroso, il
legame tra Amore e cor gentile, l’idealizzazione e la lode della donna-angelo, la poesia come mezzo
per esprimere il turbamento d’amore del poeta. Ma chi è colui che può veramente provare il
sentimento amoroso? Solo un animo gentile e nobile e solo nell’animo gentile può trovare rifugio
l’amore, come ebbe a teorizzare il Guinizzelli nella sua poesia AL COR GENTIL, ritenuta
comunemente il manifesto dello Stilnovismo. La vera nobiltà dell’uomo infatti non è quella di
stirpe, ma quella di animo. Questo fa capire come lo Stilnovismo sia stato l’espressione letteraria
del nuovo ceto borghese urbano, che si contrappose all’aristocrazia feudale; un ceto nuovo che
voleva fondare la propria legittimazione non già sulla nobiltà di sangue, ma sulla sensibilità, le
capacità poetiche, i modi raffinati di sentire e di comportarsi. Il concetto della “donna angelicata” è
conseguente alla capacità che ha la donna, di alte qualità spirituali e morali, di suscitare l’amore nel
cuore del poeta e, conseguentemente, di promuovere l’elevazione spirituale ed il perfezionamento
morale dello stesso. Poiché solo le creature celesti possono indurre nell’uomo tale beatitudine, ne
deriva che la donna è una creatura celestiale, un angelo. In questo modo gli stilnovisti superano il
distacco che nel Medioevo c’era stato tra amore e morale, tra amore e sentimento religioso:l’amore
non è visto più come peccato , ma, al contrario, come mezzo di perfezionamento morale e di
elevazione a Dio. Dalla concezione della “donna angelicata” deriva il motivo della “lode della
donna”, con l’esaltazione della sua bellezza e della sua superiorità spirituale e morale, tale da
produrre effetti beatificanti su chi le è vicino. In tale contesto acquista particolare rilievo il saluto
beatificante di lei, capace di donare “salute”all’anima, prefigurazione della beatitudine celeste. La
poesia di conseguenza diventa il mezzo per esprimere lo stupore, il turbamento indotto dal
sentimento amoroso e in particolare dalla visione e dal saluto della donna amata. L’esponente più
importante dello Stilnovo fu il giudice bolognese Guido Guinizzelli (1240-1276). Appartenente ad
una famiglia ghibellina, fu esiliato dopo la vittoria dei guelfi. Fu l’autore del componimento poetico
AL COR GENTIL REMPAIRA SEMPRE AMORE. L’amore “reimpaira”, trova rifugio
spontaneamente in un cuore gentile come l’uccello si rifugia istintivamente tra il fogliame di un
selva, l’amore “prende loco in gentilezza “ come il calore nel fuoco, come la virtù in una pietra
preziosa ecc… La donna, idealizzata ed è paragonata ad un angelo, è una creatura sovrannaturale,
anello di congiunzione fra l’uomo e Dio. Il poeta alla sua visione, così bella, sente l’animo invaso
da alti sentimenti morali, poiché la donna guida verso il sommo bene chi l’ammira e la ama.
AL COR GENTIL REMPAIRA SEMPRE AMORE