Garbine divina, Nole moschettiere

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Garbine divina, Nole moschettiere
Anno XII - n.22 - 8 giugno 2016
Colpi nello smartwatch
l’app prototipo è italiana
Dall’Università di Pisa un nuovo
passo avanti nel tennis connesso
Pag.22
Garbine divina, Nole moschettiere
Coppa Suzanne Lenglen
alla Muguruza, Coppa dei
Moschettieri a Djokovic:
imprese storiche
Pag.4 e 8
È scientifico: il tennis
non fa venire la scoliosi
Lo dimostra uno studio pubblicato
sulla rivista European Spine Journal
Pag.15
Internazionali d’Italia
Tpra: amatori al Foro
Arrivano in 600 per il SuperSlam
a Roma: le immagini e i risultati
Pag.16
Sfida di rovesci:
una mano contro due
Confronto biomeccanico tra i due
modi di colpire: vantaggi e svantaggi
Pag.20
GLI ALTRI CONTENUTI
Prima pagina: Amore e physique du role Pag.3
Terza pagina: Lilì de Alvarez, prima diva di Spagna
Pag.7 - I numeri della settimana Pag.12 - Il tennis
in TV Pag.14 - Paddle: un circuito... mondiale Pag.19
La regola del gioco: Dopo la sospensione,
come si ricomincia? Pag.25
prima pagina
Amore e physique du role
DI ENZO ANDERLONI – FOTO GETTY IMAGES
C
i vuole pioggia, vento e sangue
nelle vene, direbbe Jovanotti,
per compiere imprese. A Parigi quest’anno pioggia e vento
non sono mancati e di sicuro Garbine
Muguruza e Novak Djokovic hanno dimostrato di averne, sangue nelle vene.
Lei, la spagnola di origine venezuelana
ha dato una spallata, dal sapore rivoluzionario, al monumento di Serena Williams. L’ha abbattuta. Non approfittando dei suoi errori, non abbindolandola
con cambi di ritmo o geniali tatticismi:
ha semplicemente tirato mazzate più
forti delle sue, dal servizio in poi. L’ha
buttata giù dal suo piedistallo con l’aria di una che ha il physique du role
per stare proprio a suo agio lì, un gradino sopra tutti. Una Sharapova meno
algida e con ampi margini di ulteriore
miglioramento. Parigi ha dato l’idea di
amarla subito, nuova star. Primadonna vera per la quale lo sponsor tedesco non ha previsto un abito da zebra
come per le altre (Ivanovic e Halep
incluse) ma un delizioso completino
cortissimo, firmato dalla stilista Stella
McCartney.
Non è così sicuro invece che sia veramente grande amore tra il pubblico
(del Roland Garros come di altri Grand
Slam) e Nole Djokovic, nonostante il
DIRETTORE
Angelo Binaghi
COMITATO DI DIREZIONE
Angelo Binaghi, Giovanni Milan,
Nicola Pietrangeli, Giancarlo Baccini,
Massimo Verdina
DIRETTORE RESPONSABILE
Enzo Anderloni
grande cuore disegnato sulla terra rossa prima di sdraiarcisi dentro, secondo
la moda lanciata quasi 20 anni fa dal
solare brasiliano Kuerten (tre volte
campione). L’uomo da 100 milioni di
dollari vinti (record assoluto), dai 12
Slam e soprattutto dagli ultimi quattro
conquistati consecutivamente, insiste
nel volere a tutti i costi l’amore del
pubblico. Lo vuole dimostrato. Vuole
sentire di aver smosso quei cuori e non
si rassegna al fatto che, nonostante una
bravura mostruosa, quasi mai ci riesce.
E paradossalmente il suo comportarsi
nel modo giusto per farsi amare, da
gran simpatico che balla ed esulta con
i raccattapalle, è quasi controproducente. Perché sa di troppo preciso, perfetto, allenato come il suo tennis oggi,
impossibile da smontare.
E se la smettesse di disegnare cuori, di
recitare il ruolo del “tanto buonino” e
fosse un po’ più se stesso? Nole a inizio
carriera era quello che faceva le imitazioni delle star, da Nadal alla Sharapova. Sì, non era proprio politically correct e qualcuno se la prendeva: così ha
smesso. Ma era simpatico, si capiva che
gli piaceva davvero scherzare.
Non a caso il suo profilo twitter dice:
“Non smettere di ridere finché respiri,
non smettere di amare finché sei vivo”.
E allora, perché non infischiarsene dei
giudizi altrui? In fondo a chi vince si
COORDINAMENTO REDAZIONALE
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3
3
finisce sempre per dare ragione. Era
forse simpatico o gentile Jimmy Connors? Eppure un boato come quello
di Flushing Meadows che lo sostiene,
39enne, fino alle semifinali Djokovic
non l’ha mai sentito. Lo stesso Ivan
Lendl, che come impatto estetico/sentimentale sta a Djokovic come il Ralph
Fiennes/Voldemort sta a Brad Pitt/Joe
Black, è stato ammirato e anche amato, nel suo fallimentare sogno di vincere anche a Wimbledon.
Gli imbattibili quando perdono diventano umani e di conseguenza vicini a
noi. Non a caso a Roma, quel Nole stanco, nervoso, che sbatte la racchetta, litiga con l’arbitro e alla fine perde con
Andy Murray (ecco uno più schietto,
che potrebbe giocare con il kilt e non
perdere un libbra di credibilità), ha trovato una casa. Al Foro Italico ha sentito
un po’ di quell’affetto vero che lui vorrebbe sgorgasse istintivo dagli stadi di
tutto il mondo. Forse, perché questo
succeda, basterebbe che smettesse di
preoccuparsene così tanto e lasciasse
trasparire anche qualche fragilità. Perché le ha anche lui, come tanti. Non
ci vede benissimo (gioca con le lenti
a contatto) e ha problemi alimentari
(intollerante al glutine, deve seguire
pedissequamente la sua dieta). Eppure
sta strapazzando tutti i record: non è
un’impresa ancor più straordinaria?
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circuito maschile
Il Djokovic perfetto?
Batte Murray, si prende la rivincita di Roma e supera una sfilza di
record. Abbattendo anche il muro dei 100 milioni di dollari guadagnati
in montepremi. Ora l’obiettivo non può che essere uno: il Grande Slam
DI
PIERO VALESIO - FOTO GETTY IMAGES
L
a sfilza dei record? Ma certo.
Il mezzo Slam con la possibilità di completare (pure in
versione gold), quello spalmato su due stagioni, i 12 titoli
major, la quota dei 100 milioni di
dollari di premi superata, i punti
conquistati a nemmeno metà stagione. Poi la subitanea vendetta
su Murray che aveva osato batterlo
nella sua amata Roma, i 17 titoli di
Slam conquistati da Federer quasi
dietro l’angolo. Il ruolo di testimonial televisivo mai così ben interpretato, il ruolo sociale con la moglie Jelena a fare da “frontwoman”
di tutte le iniziative che la Novak
Djokovic Foundation porta avanti
in giro per il mondo. La domanda
è: è oggi Novak Djokovic lo sportivo perfetto? O meglio: in lui e
grazie a lui lo sport ha trovato, in
epoca così tumultuosa, il testimonial perfetto?
L’uomo della perfezione
Potrebbe essere, in effetti. Djokovic si propone sempre di più come
l’uomo della perfezione. La sua vita
non è una vita: ma un paradigma.
Per trovare un qualcosa che somiglia a un’ombra bisogna risalire ai
tempi dell’ovetto ipobarico all’interno del quale il nostro si rinchiudeva per recuperare le forze dopo
una qualche maratona tennistica:
proibito in qualche paese, permesso in altri. Per il resto tutta la vita
di Nole è una dimostrazione vivente dei passi da seguire per ottenere
un grande risultato sul campo. E
praticare sul medesimo un tennis
privo di debolezze, dove perfino
la fantasia sarebbe un di più visto
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circuito maschile
che con la concretezza si raggiunge qualsiasi risultato.
Miele sì, glutine no
Il fisico che trova la sua leggerezza con la dieta senza glutine e con
il prezioso apporto del miele di
manuca, che prima di lui nessuno
manco sapeva cosa fosse. La psiche
che trova conforto in un ménage
matrimoniale foriero di sola serenità e in una paternità responsabile
e voluta. La preparazione tennistica che unisce il punto fermo della
tradizione (Vajda) con la spregiudicatezza di chi ha saputo inventare
un modo di giocare a tennis e ha
dovuto faticare assai per trovarne
uno di vivere dopo (Becker): e Dio
sa quanto entrambe le esperienze
siano preziose per il Nole di oggi.
La finale tra Andy Murray, sullo sfondo
e nella foto qui sotto, e Novak Djokovic,
di spalle, è terminata per 3-6 6-1 6-2 6-4
in favore del n.1 del mondo
La perfezione costruita
Quella di Djokovic non è una perfezione ereditaria o elargita da una
qualche divinità ma costruita passo dopo passo, giorno dopo giorno
e per questo diventa paradigma cui
chiunque può aspirare. Il dropshot
di Federer è instillato dagli dei del
nostro sport nel braccio di Roger e
reso solido dall’applicazione: quello che Djokovic ha messo in mostra
nella sua breve ma intensa stagione sulla terra è frutto di tentativi
asfissianti, di un timing messo a
punto in lunghe ore di tentativi.
Guardate il servizio di Nole: non
c’è sforzo nel suo movimento. La
sua palla sembra accarezzata tanto
da apparire, agli occhi dell’osser-
batch-point
Questa è brutta
meteo avverso ma anche, e forse soprattutto, del timore di possibili
attacchi terroristici e D) dei controlli–sicurezza esterni, fastidiosi sebbene non troppo approfonditi; E) la sempre più evidente inadeguatezza
dell’impianto a ospitare un evento di tale rilevanza e F) l’ostilità con la
quale la politica e l’amministrazione pubblica parigine rendono impossibile l’esecuzione degli indispensabili lavoro di ampliamento e miglioramento; G) gli italiani partecipanti al torneo; H) l’ennesimo fallimento di quelli di cui i vati del tennis ci avevano preconizzato l’imminente
assunzione nell’Olimpo degli Immortali (adesso è il turno di Thiem, e
speriamo che non portino jella pure a lui...); I) l’audio delle telecronache italiane di Eurosport, con una mancanza di sincronizzazione con
le immagini che ti faceva sapere in anticipo che cosa stavi per vedere
nonché per il respiro ansimante di Adriano Panatta, udibile in sottofondo fra uno sfottò e l’altro ai danni dei colleghi in cabina di commento;
L) l’infelice tentativo dei giornali italiani di enfatizzare lo scontato
successo di Djokovic facendolo passare per il coronamento di un Grand
Slam per realizzare il quale, in realtà, Nole è appena a metà strada.
Batch
“Questa è brutta”. Fra telecronisti, telecommentatori e opinionisti
tv dilaga l’uso - secco, incisivo, eppure allo stesso tempo dolente e
amareggiato - della frasetta-refrain che chiosa l’errore banale di un/
una tennista durante la diretta di un match.
“Questa è brutta”. Quante volte lo abbiamo sentito dire durante il
Roland Garros 2016, uno dei meno memorabili della quasi centenaria
storia del torneo su terra rossa più importante del mondo? Se ne sono
meritati alcuni persino gli ultimi dèi, Djokovic, Murray, Serenona. Se
non me ne sono perso qualcuno io, l’unica risparmiata è stata Garbine
Muguruza, cui comunque, con quel fisico e quelle gambe, tutto si può
onestamente dire tranne che “questa è brutta”. Durante il Roland
Garros 2016, però, un bel “questa è brutta” se lo sono (se lo sarebbero, se qualche media si fosse occupato di tali argomenti) meritato
non soltanto tanti giocatori e tante giocatrici ma anche un bel po’ di
quanto è stato a monte e a valle del torneo, oltre che nei suoi dintorni.
“Questa è brutta” se lo sono meritato, nell’ordine: A) il tempo, com’è
ovvio, ma B) anche la gestione del programma di gioco adottata causa
pioggia; C) il crollo del numero degli spettatori, figlio non soltanto del
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circuito maschile
vatore non attento, talvolta lenta e
talvolta addirittura casuale.
Nulla di più sbagliato: il movimento armonico che ha ricamato nel
corso degli anni gli permette oggi
di ottenere dal servizio molto più
(e con minor fatica) di suoi colleghi che dispongono di una prima
a velocità superiore e magari devastante; oppure di kick snervanti
che rimbalzano più alti del suo. La
perfezione è silenziosa, è come la
rivoluzione di quello slogan pubblicitario che un noto quotidiano
propose molti anni fa: è rivoluzione, ma non russa.
La vetta più alta
Che Djokovic possa essere considerato oggi l’anticorpo in carne e
ossa ai mali tremendi che affliggono lo sport nel suo complesso è
probabile e tutto sommato si tratta
di un’ipotesi affascinante. Che tale responsabilità non schiacci Nole
proprio nell’anno in cui è a poca distanza del raggiungere la vetta più
alta della competizione tennistica
è auspicabile. Che la perfezione sia
anche entusiasmante, ecco su questo si può dibattere.
Non solo Djokovic: l’indiano Leander Paes che compirà 43 il 17 giugno prossimo, vincendo il doppio misto al Roland Garros con Martina Hingis, completa un Career Grand Slam
anche in questa specialità dopo averlo già realizzato in doppio
Junior: un baby parigino a Parigi,
Blancaneaux fa sognare i francesi
Un parigino a Parigi, per di più inaspettato, è stato l’ evento che ha clamorosamente contraddistinto gli Internazionali Junior di Francia. Sostenuto dal furibondo sostegno del pubblico del Roland
Garros, il diciottenne Geoffrey Blancaneaux (nella foto in basso a sinistra) ha sbaragliato la
formidabile armata canadese. Ha battuto Benjamin Sigouin nei quarti e Denis Shapovalov - fresco
vincitore sul favoritissimo greco Stefanos Tsitsipas - in semifinale, per completare l’ opera, scandita
da un eloquente 1-6 6-3 8-6 ai danni di Felix Auger Aliassime, il sedicenne di colore più famoso
nel mondo junior. Felix aveva concesso sei game in semifinale al temibile coetaneo Nicola Kuhn,
fresco arruolato nelle fila spagnole dopo aver rappresento la Germania sino al 2015. Una accanita
fan di Federer, la sedicenne Rebeka Masarova (nella foto a destra), nata a Basilea (come Roger)
da padre slovacco e madre spagnola ha fatto centro (7-5 7-5) ai danni della coetanea statunitense
Amanda Anisimova, seconda favorita, ma il suo capolavoro si era concretizzato in semifinale nella
sfida con la vincitrice del Trofeo Bonfiglio, la russa Olesya Pervushina. Semifinale anche per l’altra
sedicenne russa cui si pronostica un brillante avvenire, Anastasia Potapova.
La rappresentativa azzurra ha avuto i punti di forza in Federica Bilardo e Lucrezia Stefanini,
entrambe approdate agli ottavi partendo dalle qualificazioni. Ma i loro meriti non finiscono qui se
si considera che Federica ha lottato tre set con la Masarova e che Lucrezia, poi semifinalista in
doppio con Tatiana Pieri (uscita di scena al 1° round in singolare), ha fatto altrettanto di fronte
alla Potapova. Apprezzabile anche il cammino percorso da Riccardo Balzerani che ha superato le
qualificazioni e il 1° turno ai danni del polacco Matuszewski, oltre a raggiungere i quarti in doppio
a fianco del giapponese Shimizu. (Viviano Vespignani)
Una racchetta
tutta d’oro...
per il Career Slam
Johan Eliash, patron di Head, ci credeva tantissimo. Tanto da far realizzare per Novak Djokovic
una versione speciale, oro, della sua Speed Pro
con tanto di custodia e cartoncino personalizzato
per le congratulazioni. Oltre ai titoli Slam vinti
incisi sul telaio. Una chicca da numeri uno.
6
terza pagina
Lilì de Alvarez,
prima diva di Spagna
Nel giorno in cui nasce la star Muguruza torniamo agli Anni Venti con la sua
antesignana, n.2 al mondo, vincitrice dei primi Internazionali d’Italia, tre
volte in finale a Wimbledon: una personalità e un talento fuori dagli schemi
DI ALESSANDRO MASTROLUCA
stesso 1930, ha sempre inteso lo sport
in senso contrario al professionismo.
Nata all’Hotel Flora di Roma durante
uno dei viaggi dei suoi facoltosi genitori, battezzata nella basilica di San
Giovanni in Laterano, cattolica ma non
retrograda, si definirà alla fine degli
Anni ’70 “più che femminista, convinta
dell’incontro paritario fra uomo e donna nel matrimonio, favorevole al divorzio, ai metodi contraccettivi e all’aborto purché terapeutico”.
C
orre l’anno 1931 quando Lilí de
Álvarez sconvolge Wimbledon.
Si presenta ai Championships
con l’antenata degli shorts,
una gonna pantalone che Elsa Schiaparelli ha disegnato apposta per lei. Quel
giorno la Señorita, come la chiamavano gli inglesi, ha cambiato per sempre
l’immagine della donna nello sport. Solo tre anni prima lo scrittore britannico
Radclyffe Hall era stato processato per
il romanzo The Well of Loliness, considerato osceno, e da allora gli shorts
e ogni altra forma di abbigliamento di
foggia maschile, se indossate da una
donna, erano associati all’omosessualità. In più, Elsa Schiaparelli è praticamente Lady Gaga ottant’anni prima.
Disegna gioielli a forma di insetto, attacca scarpe sui cappelli, abbonda di
rosa shocking e nei decenni successivi
si ispira per le sue collezioni a Cocteau
e Dalì. Chi indossa i suoi abiti (compresa la Duchessa di Windsor) si manifesta, scriverà Meryle Secrest, “come una
persona individualista e con un forte
sense of humor”.
Dal biliardo al... tango
La partita più bella
Quel gesto rimane ancor più delle tre
finali a Wimbledon del lustro precedente di Elia Maria González-Álvarez
y López-Chicheri, questo il suo nome
completo. Alla prima, nel 1926, risale
il suo rimpianto maggiore. Contro la
britannica Kathleen McKane, sotto gli
occhi del re Alfonso XII e della regina
Victoria Eugenia di Spagna, Lilì perde il
primo set ma rimonta fino ad allungare
sul 3-1 40-15. Poi, ha spiegato: “È come
se mi fossi dimenticata dove fossi”. Eppure, ha indicato quella finale come la
sua partita più bella in carriera, forse
perché era comunque riuscita a dimo-
strare di essere la migliore in campo.
Nei due anni successivi, si fermerà di
fronte alla miglior giocatrice dell’epoca, la statunitense Helen Wills.
Con il suo tennis moderno, aggressivo
e veloce la Señorita, n.2 del mondo in
quelle due stagioni, vincitrice a Milano
della prima edizione degli Internazionali d’Italia e finalista in doppio misto
al Roland Garros con Bill Tilden nello
7
Li ha provati tutti gli sport. A 12 anni
batte molti uomini a biliardo, cresce
fra la Svizzera, la Germania, la Francia
e l’Italia, scia a Saint-Moritz, pattina su
ghiaccio, va a cavallo, corre in auto, in
moto e vince perfino una gara di tango.
Prima atleta spagnola all’Olimpiade insieme a Rosa Torres nel 1924, a 36 lascia lo sport e si dedica al giornalismo.
Per il quotidiano argentino La Nación
scrive i due articoli “Il grande nemico
della stella del tennis, l’ammiratore” e
“Il tennis e la donna”. Per il Daily Mail
segue la creazione dell’Assemblea Costituente del 1931, la Guerra Civile del
’37-39 e la caduta della seconda Repubblica. Solo molti anni dopo si scoprirà
anche l’intimo scambio epistolare, durato sette anni, con la scrittrice Carmen
Laforet, autrice di romanzi intrisi di
misticismo religioso.
Ma la Señorita è soprattutto la prima
grande diva sportiva di Spagna. Con
quel fisico svelto e solido e l’immancabile fascia sulla testa, compare nelle celebri illustrazioni di Penagos. E finisce
immortalata nei versi di Lawn Tennis
del poeta Enrique Diez Canedo. “Raccogliendo memorie che si sfumano evoco
oggi di nuovo quell’estate che ci unì. E
torno al ricordo mio della tua giovanil
prestanza di sportswoman”.
circuito femminile
È Garbiñe Muguruza
la nuova étoile mondiale
A Parigi ha sfilato lo Slam dalle mani di Serena Williams, che era il suo idolo
da piccola. Lei, spagnola nata in Venezuela, è la seconda figlia degli Anni ‘90
a mettere le mani su un major... e punta a diventare la nuova dominatrice
La spagnola Garbine Muguruza,
n.2 al mondo, ha superato in finale
al Roland Garros Serena Williams
con il punteggio di 7-5 6-4
DI ANDREA NIZZERO - FOTO GETTY IMAGES
E
ra il giugno del 1998 quando Arantxa Sanchez Vicario
vinceva a Parigi il suo ultimo
titolo Slam. Garbiñe Muguruza non aveva ancora cinque anni.
Doveva ancora compierne sei quando - poco più di un anno dopo, nel
settembre del 1999 - Serena Williams
conquistava a New York il suo primo
Us Open. Garbiñe viveva ancora in
Venezuela, giocava già a tennis e per
scegliersi un idolo non ebbe grandi
dubbi: Serena, ovviamente. 17 anni
dopo, sarebbe riuscita a far piangere
il suo idolo diventando la prima don-
na spagnola da Arantxa a trionfare in
uno Slam, sullo stesso campo.
Quella di Garbiñe è una bella storia
da qualsiasi angolazione la si guardi, una di quelle in cui tutti escono
vincitori, almeno un po’: la protagonista, la Spagna, il Venezuela, il Roland Garros, il tennis in generale. La
seconda campionessa Slam nata negli
Anni ‘90, generazione fin qui arida di
protagonisti, sembra avere un pizzico di carisma e serenità in più rispetto alla prima, Petra Kvitova, per
due volte abbagliante campionessa
a Wimbledon ma terribilmente incostante altrove. Questa spagnola sembra invece capace di andare oltre, per
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come ha condotto e vinto questo Roland Garros in cui ha iniziato perdendo il primo set del primo turno dalla Schmiedlova, per poi vincere tutti
(ma proprio tutti) i set seguenti. Ora
è diventata appena la quinta donna a
battere più di una volta Serena in uno
Slam (le altre sono sua sorella Venus,
Justine Henin, Sam Stosur e Jennifer
Capriati). E per la prima volta, il tennis femminile che verrà dopo Serena
sembra avere un volto.
1
Viene dal Venezuela
Come molti ormai sapranno, la
Spagna non basta per parlare delle
origini di Garbiñe. Suo padre, uomo
circuito femminile
d’affari, è spagnolo ma sua madre,
il suo luogo di nascita e i suoi primi
sei anni di vita sono tutti venezuelani. “Non gioco solo per la Spagna.
Gioco per entrambi”, ha detto Muguruza dopo aver trionfato al Roland
Garros. La scelta, in realtà, l’ha fatta
ed è stata pro-Spagna, ma c’è da crederle quando dice: “il Venezuela ce
l’ho nel cuore anche se c’è una bandiera spagnola sotto al mio nome”.
Il Paese sudamericano sta vivendo
uno dei periodi peggiori della sua
storia: il crollo del petrolio e la crisi
economica hanno fatto precipitare la
situazione nel caos, con supermercati vuoti, stallo totale dei servizi pubblici e una popolazione sempre più
affamata e arrabbiata. La vittoria di
Garbiñe porterà almeno qualche sorriso, un’altra merce che a Caracas di
questi tempi scarseggia.
2
“Non c’è provare”...
A quanto pare, Muguruza non ha
bisogno di molti tentativi per riuscire. Nel 2012, al debutto assoluto in
un tabellone principale WTA, Garbiñe
centrò il quarto turno a Miami, battendo tra le altre Flavia Pennetta e
l’ex n.2 del mondo Vera Zvonareva.
In carriera ha disputato appena sei
finali e vinto tre titoli, uno solo su
terra battuta: un bilancio quasi da
novellina, non fosse che in mezzo ci
sono una finale a Wimbledon, un titolo a Pechino, uno al Roland Garros.
Insomma, per dirla con il maestro
Yoda, Garbiñe è una da “Fare, o non
fare. Non c’è provare”.
3
Speranza vana
La consapevolezza sembra essere una delle armi più affilate della
nuova numero 2 del mondo. Sa di essere forte, sa di meritarsi i successi
che ottiene, sapeva di poter battere
Serena. Sa anche di essere bella, in
uno sport come il tennis femminile
che non si è ancora liberato di certi
fardelli. Al contrario dei colleghi uomini, le donne e i loro successi sono
valutati (anche) in base al loro aspetto: gli insulti velati alla Bartoli vincitrice a Wimbledon, gli apprezzamenti su Garbine al Roland Garros sono
facce opposte della stessa medaglia.
“Spero che il successo femminile si
normalizzi e si smetta di far notare
che ‘oltre a giocare bene è anche carina’”, ha detto Garbiñe in un’intervista
di un paio di mesi fa a El Mundo. Una
speranza (per ora) vana.
9
circuito femminile
4
Vamos Garbiñe
“E’ vero che Garbiñe è cambiata. Garbiñe è cambiata in fretta”, ha
detto... Garbiñe durante la settimana
scorsa al Roland Garros. Insomma,
Garbiñe non è immune dalla schizofrenia del tennista e parla con se
stessa in terza persona. Non solo sul
campo.
5
Idoli sì, ma fino
a un certo punto
In uno dei video che ha postato la
scorsa settimana, in un momento
di relax durante il Roland Garros,
Garbiñe si esibisce in uno spiritoso - ma tutto sommato abbastanza
ispirato - playback di “Mine”, canzone di Beyonce e Drake, che insieme
a Kanye costituiscono buona parte
delle preferenze musicali della Muguruza. A ben pensarci, in una volta sola è riuscita a deludere quattro
dei suoi più grandi idoli: le star sono
amiche e tifose (nel caso di Drake anche qualcosa in più) di Serena, di cui
era tifosissima da bimba.
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Bomba
Non era esattamente imprevedibile il fatto che Garbiñe diventasse immediatamente una “trendsetter”, una
cioè che segna la moda. Vogue le ha già
riservato diversi articoli, uno dei quali
dedicato... ai suoi capelli, definiti letteralmente “una bomba”. Dotata di un
gusto ispanico particolare nel vestire,
con una predilezione per le stampe e i
colori, suo malgrado è destinata a diventare una modella inconsapevole.
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Coach Sumyk
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Il tweet di Masha
Le cose cambiano in fretta: il 22
aprile perdeva con un secco 6-0 da
Kvitova (prima vittoria dell’anno contro una Top... 30!), a Stoccarda, mostrando pochissima empatia con il
suo coach Sam Sumyk. Durante i tornei Wta, quando il coach può essere
chiamato in campo, non è raro vederli battibeccare vivacemente. Famosa
è rimasta la sua risposta scocciata a
Sumyk, a Doha in febbraio: “Dimmi
qualcosa che non so!”. Visto l’ottimo
rendimento negli Slam e l’inizio di
stagione deludente, viene da chiedersi se va meglio perché è da sola.
In realtà la loro collaborazione le ha
portato i migliori frutti della sua giovane carriera: Pechino e Parigi.
persino una collega che quasi sicuramente sente una fitta allo stomaco
ogni volta che vede il tennis in televisione. Maria Sharapova, lontana
anni luce dal campo che le ha regalato alcune delle soddisfazioni più
belle della sua carriera, ha dedicato a
Garbiñe un tweet dolcissimo, che va
molto poco d’accordo con l’immagine di gelida siberiana che molti hanno di lei: “Vedere quel sorriso dopo
il primo successo in un Grand Slam
è il motivo per cui si gioca a tennis.
Nient’altro conta davvero. Rispetto”.
9
Ipse dixit... Mou
Oltre alla gioia per il trionfo
in sé, Garbiñe si è tolta la grande
soddisfazione di smentire Patrick
Mouratoglou. Il coach francese ave-
Garbiñe è riuscita a conquistare
10
va detto e ripetuto che l’incontro
era nelle mani di Serena. Garbiñe
ha fatto parlare i fatti, prima di dire la sua: “Non sono d’accordo. Il
mio tennis stava dominando oggi,
e ne abbiamo la prova”. Vedere la
numero 1 del mondo presa a pallate (e non è la prima volta: sullo
stesso campo prese 6-2 6-2 nel
2014, la sconfitta più pesante di
Serena in uno Slam) è ben diverso
dal vederla autodistruggersi, cosa
che determina il 95% delle sconfitte della numero 1 del mondo.
10
“La foto que quería”
Questa (quella qui sotto,
ndr) è la foto che le piace. Piace anche a noi. Benvenuta tra i grandi,
Garbiñe...
i numeri della settimana
Nole, l’uomo dei record
I primi 25 del ranking Atp
DI GIORGIO SPALLUTO - FOTO GETTY IMAGES
16.950 la quota record di punti in
classifica di Novak Djokovic (nella foto)
che, con il successo conquistato a Parigi, ha
migliorato il primato precedente di 16.790
fatto registrare a inizio 2016.
101.917.404 i dollari
accumulati in carriera dal numero 1
del mondo che, grazie al jackpot conquistato a
Parigi (2 milioni di euro), è diventato il primo
tennista nella storia a quota 100 milioni.
3
i tennisti ad aver detenuto
contemporaneamente tutti e 4 i titoli
dello Slam. Prima di Novak Djokovic
c’erano riusciti Donald Budge che vinse
il 4° Slam consecutivo al Roland Garros
del 1938, e Rod Laver vincitore di tutti
e 4 i major nel 1962 e 1969.
5
le finali Slam vinte da Novak Djokovic dopo
aver perso il 1° set: Australian Open 2008
(su Tsonga), 2012 (Nadal) e 2013 (Murray),
Wimbledon 2014 (Federer) e Roland Garros
2016. Il serbo ha eguagliato un’impresa
riuscita nella storia al solo Bill Tilden.
12 le edizioni del Roland Garros giocate
da Djokovic prima di conquistare il suo 1°
titolo. Nessuno nell’Era Open aveva vinto
il suo 1° Roland Garros avendo dovuto
giocare così tante volte in precedenza.
Migliorato il primato di Andre Agassi,
Andres Gomez, Roger Federer e Stan
Wawrinka, vincitori per la prima volta
a Parigi all’11° tentativo.
Pos.
Nome (nazionalità)
1
Novak Djokovic (SRB)
2
Andy Murray (GBR)
3
Roger Federer (SUI)
4
Rafael Nadal (ESP)
5
Stan Wawrinka (SUI)
6
Kei Nishikori (JPN)
7
Dominic Thiem (AUT)
8
Tomas Berdych (CZE)
9
Milos Raonic (CAN)
10
Richard Gasquet (FRA)
11
David Goffin (BEL)
12
Jo-Wilfried Tsonga (FRA)
13
Marin Cilic (CRO)
14
David Ferrer (ESP)
15
Gael Monfils (FRA)
16 Roberto Bautista Agut (ESP)
17
John Isner (USA)
18
Gilles Simon (FRA)
19
Nick Kyrgios (AUS)
20
Kevin Anderson (RSA)
21
Viktor Troicki (SRB)
22
Feliciano Lopez (ESP)
23
Bernard Tomic (AUS)
24
Benoit Paire (FRA)
25
Pablo Cuevas (URU)
I primi 25 italiani del ranking Atp
Punti
16950
8915
6655
5405
5035
4290
3105
3030
2965
2905
2840
2725
2605
2560
2290
2150
2100
1855
1855
1760
1670
1630
1625
1596
1450
Le prime 25 del ranking Wta
Pos.
Nome (nazionalità)
1
Serena Williams (USA)
2
Garbine Muguruza (ESP)
3
Agnieszka Radwanska (POL)
4
Angelique Kerber (GER)
5
Simona Halep (ROU)
6
Victoria Azarenka (BLR)
7
Roberta Vinci (ITA)
8
Belinda Bencic (SUI)
9
Venus Williams (USA)
10
Timea Bacsinszky (SUI)
11
Petra Kvitova (CZE)
12
Svetlana Kuznetsova (RUS)
13
Flavia Pennetta (ITA)
14
Samantha Stosur (AUS)
15 Carla Suarez Navarro (ESP)
16
Madison Keys (USA)
17
Karolina Pliskova (CZE)
18
Johanna Konta (GBR)
19
Elina Svitolina (UKR)
20
Sloane Stephens (USA)
21
Dominika Cibulkova (SVK)
22
Sara Errani (ITA)
23 Anastasia Pavlyuchenkova (RUS)
24
Jelena Jankovic (SRB)
25
Ana Ivanovic (SRB)
12
Punti
8330
6766
6080
5620
4471
4221
3405
3260
3116
2800
2768
2755
2723
2700
2695
2592
2360
2250
2226
2150
2081
2030
1960
1940
1910
Pos. Rank.
1
34
2
40
3
57
4
112
5
127
6
133
7
168
8
172
9
183
10 206
11 237
12 253
13 262
14 269
15 277
16 279
17 287
18 299
19 316
20 321
21 323
22 330
23 349
24 359
1515
25 374
Nome
Fabio Fognini
Andreas Seppi
Paolo Lorenzi
Thomas Fabbiano
Marco Cecchinato
Simone Bolelli
Luca Vanni
Alessandro Giannessi
Filippo Volandri
Andrea Arnaboldi
Federico Gaio
Salvatore Caruso
Matteo Donati
Matteo Viola
Alessandro Bega
Lorenzo Giustino
Gianluca Naso
Roberto Marcora
Flavio Cipolla
Edoardo Eremin
Lorenzo Sonego
Gianluca Mager
Francisco Bahamonde
Marco Bortolotti
Riccardo Bellotti
Punti
1170
1095
855
536
468
442
314
311
298
255
219
205
192
186
182
180
174
162
151
149
148
144
130
127
122
Le prime 25 italiane del ranking Wta
Pos.
1
2
3
4
5
6
7
8
9
10
11
12
13
14
15
16
17
18
19
20
21
22
23
24
25
Rank.
Nome
Punti
7
Roberta Vinci
3405
13
Flavia Pennetta
2723
22
Sara Errani
2030
47
Camila Giorgi
1230
93
Karin Knapp
764
110
Francesca Schiavone
592
301
Martina Caregaro
134
303 Giulia Gatto-Monticone 134
304
Anastasia Grymalska
134
329
Cristiana Ferrando
117
356
Nastassja Burnett
105
359
Alice Matteucci
103
370
Gioia Barbieri
98
373
Jessica Pieri
96
416
Corinna Dentoni
81
426
Martina Trevisan
77
443
Georgia Brescia
71
447
Alberta Brianti
69
458
Martina Di Giuseppe
66
483
Jasmine Paolini
59
487
Claudia Giovine
57
490
Angelica Moratelli
57
514
Bianca Turati
52
515
Alice Balducci
52
526
Camilla Scala
50
il tennis in t
Dal Queen’s ad Halle
bledon per lo svizzero. Sarà un gran
concentrato di tennis Atp, con la linea
rimpallata tra i due tornei. Si parte, day
by day, proprio dalla Germania, dove
si gioca il Gerry Weber Open, evento
500 con 1 milione e 700 mila euro di
montepremi. Collegamenti già all’ora
di pranzo, da mezzogiorno in poi.
Alle 19.00 live dal Queen’s
Queen’s Club, Londra: nel 2015 vinse Andy
Murray. Live su SuperTennis ogni pomeriggio
dal 13 giugno (Getty Images)
I
Il tennis tutto verde ci farà compagnia
per tutto il pomeriggio. E fino all’ora
di cena, anzi oltre. Perché dalla Gran
due grandi classici della stagione
sull’erba, entrambi in diretta su SuperTennis Tv. Il primo assaggio è
già arrivato questa settimana, con
i tornei maschile e femminile di ‘s-Hertogenbosch (tecnicamente non si tratta
di un vero e proprio evento combined).
Ora Londra, sponda Queen’s, il club
della Regina, e in contemporanea l’erba tedesca tanto cara a Roger Federer,
tradizionale appuntamento pre-Wim-
Bretagna in palinsesto c’è una sorta di
sessione serale a partire dalle ore 19
(complice il fuso orario, un’ora indietro rispetto all’Italia). L’evento Atp Atp
500, da quasi due milioni di euro di
montepremi, ha aperto la strada ai futuri vincitori di Wimbledon ben 7 volte: è successo a McEnroe, a Connors,
a Becker, Nadal e Hewitt. Ultimo, nel
2013, all’idolo di casa Andy Murray,
che su quest’erba è ormai un habitué,
oltre che il campione uscente. Lo spettacolo è assicurato.
Due appuntamenti in Italia,
da Milano a Caltanissetta
Da Nord a Sud, dai campioni di dopodomani ai professionisti del circuito challenger. SuperTennis
Tv porta nelle case degli appassionati anche i grandi eventi di casa nostra. Si comincia sabato 11,
quando nel tardo pomeriggio verranno trasmesse le finali del Torneo Avvenire del Tc Ambrosiano,
a Milano. Si tratta di uno degli eventi Under 16 più importanti al mondo (categoria 1 Tennis Europe). Domenica, live dalle 18, la finale del Challenger siciliano di Caltanissetta, con i suoi 125 mila
dollari di montepremi tra i più ricchi della stagione italiana.
Finali a ‘S-hertogenbosch domenica alle 12.00 e alle 14.30
Giovedì 9
Venerdì 10
00:00 - WTA
S’Hertogenbosch
(replica)
02:00 - ATP
S’Hertogenbosch
(replica)
04:00 - Reloaded ATP
Master 1000 Roma
05:00 - WTA
S’Hertogenbosch
(replica)
07:15 - I Miti del Foro
07:45 - Tennis
Magazine
08:15 - Magazine ATP
08:45- La Voce delle
Regioni
09:00 - ATP
S’Hertogenbosch
(replica)
11:00 - LIVE ATP
S’Hertogenbosch
12:30 - LIVE WTA
S’Hertogenbosch
14:30 - LIVE ATP
S’Hertogenbosch
16:30 - LIVE WTA
S’Hertogenbosch
18:15 - La Voce delle
Regioni
18.30 - News
18:35 - Tennis
Magazine
19:00 - ATP
S’Hertogenbosch
(replica)
20:45 - La Voce delle
Regioni
21:00 - News
21:05 - Tennis Parade
21:30 - WTA
S’Hertogenbosch
(replica)
23:30 - Tennis
Magazine
00:00 - ATP
S’Hertogenbosch
(replica)
02:00 - WTA
S’Hertogenbosch
(replica)
04:00 - Magazine ATP
04:30 - ATP
S’Hertogenbosch
(replica)
06:15 - ATP 500
Barcellona (replica)
08:15 - Tennis
Magazine
08:45 - La Voce delle
Regioni
09:00 - WTA
S’Hertogenbosch
(replica)
11:00 - LIVE WTA
S’Hertogenbosch
12:30 - LIVE ATP
S’Hertogenbosch
14:30 - LIVE WTA
S’Hertogenbosch
16:30 - LIVE ATP
S’Hertogenbosch
18:15 - La Voce delle
Regioni
18.30 - News
18:30 - Tennis Parade
19:00 - WTA
S’Hertogenbosch
(replica)
20:45- La Voce delle
Regioni
21:00 - News
21:05 - ATP
S’Hertogenbosch
(replica)
23:00 - WTA
S’Hertogenbosch
(replica)
Sabato 11
01:00 - ATP
S’Hertogenbosch
(replica)
03:00 - Tennis
magazine
03:30 - WTA
S’Hertogenbosch
(replica)
05:30 - ATP
S’Hertogenbosch
(replica)
07:30 - Reloaded ATP
Master 1000 Roma
08:30 -Tennis Parade
08:45 - La Voce delle
Regioni
09:00 - ATP
S’Hertogenbosch
(replica)
11:00 - LIVE WTA
S’Hertogenbosch
12:30 - LIVE ATP
S’Hertogenbosch
14:30 - LIVE WTA
S’Hertogenbosch
16:30 - LIVE ATP
S’Hertogenbosch
18.25 - News
18:30 - Trofeo
Avvenire (differita)
21:45 - La Voce delle
Regioni
22:00 - WTA
S’Hertogenbosch
(replica)
23:30 - ATP
S’Hertogenbosch
(replica)
Domenica 12
01:00 - WTA
S’Hertogenbosch
(replica)
03:00 - ATP
S’Hertogenbosch
(replica)
05:00 - Trofeo
Avvenire (replica)
07:00 - Trofeo
Avvenire (replica)
08:45 - La Voce delle
Regioni
09:00 - WTA
S’Hertogenbosch
(replica)
11:00 - Reloaded ATP
Master 1000 Roma
12:00 - LIVE WTA
S’Hertogenbosch
Finale
14:00 - Magazine
ATP
14:30 - LIVE ATP
S’Hertogenbosch
Finale
16:30 - Tennis
Magazine
17.00 - News
17:05 - Reloaded ATP
Master 1000 Roma
18:00 Finale
Challenger
Caltanissetta
20:30 - I Miti del
Foro
21.00 - News
21:05 - WTA
S’Hertogenbosch
Finale (replica)
23:00 - ATP
S’Hertogenbosch
Finale (replica)
14
Lunedì 13
01:00 - Challenger
Caltanissetta (replica)
03:00 - Trofeo
Avvenire (replica)
04:30 - Trofeo
Avvenire (replica)
06:00 - WTA
S’Hertogenbosch
Finale (replica)
08:00 - ATP
S’Hertogenbosch
Finale (replica)
10:00 - Challenger
Caltanissetta (replica)
12:00 - LIVE ATP
500 Halle
13:30 - LIVE ATP
500 Queen’s
17:30 - LIVE ATP
500 Halle
19:00 - LIVE ATP
500 Queen’s
21:00 -ATP 500 Halle
(differita)
22:45 - La Voce delle
Regioni
23:00 - ATP Halle
(replica)
Martedì 14
00:00 - ATP Queen’s
(replica)
02:00 - ATP Halle
(replica)
04:00 - Tennis
Magazine
04:30 - ATP Queen’s
(replica)
06:15- ATP Halle
(replica)
08:00 - ATP Queen’s
(replica)
09:45 - ATP Halle
(replica)
11:45 - La Voce delle
Regioni
12:00 - LIVE ATP
500 Halle
13:30 - LIVE ATP
500 Queen’s
17:30 - LIVE ATP
500 Halle
19:00 - LIVE ATP
500 Queen’s
21:00 -ATP 500 Halle
(differita)
22:45 - La Voce delle
Regioni
23:00 - ATP Halle
(replica)
Mercoledì 15
00:30 - ATP
Queen’s (replica)
02:15 - ATP Halle
(replica)
04:00 - ATP
Queen’s (replica)
05:45 - ATP Halle
(replica)
07:45 - La Voce
delle Regioni
08:00 - ATP
Queen’s (replica)
09:45 - ATP Halle
(replica)
11:45 - La Voce
delle Regioni
12:00 - LIVE ATP
500 Halle
13:30 - LIVE ATP
500 Queen’s
17:30 - LIVE ATP
500 Halle
19:00 - LIVE ATP
500 Queen’s
21:00 -ATP 500
Halle (differita)
22:45 - La Voce
delle Regioni
23:00 - Tennia
Magazine
23:30 - Magazine
ATP
NB: il palinsesto è soggetto a modifiche. In rosso gli eventi live, in giallo le
News, in verde le prime emissioni, in azzurro le differite e in viola gli speciali
lo studio
Provato: il tennis non
fa venire la scoliosi
Lo dimostra una ricerca ISICO su 300 dodicenni: racchette e guai fisici
alla colonna vertebrale non hanno relazione. Lo studio è stato accolto
e pubblicato dalla rivista scientifica European Spine Journal
L
o studio porta la firma dell’Isico, l’Istituto scientifico
italiano colonna vertebrale.
A pubblicarlo è stata la rivista scientifica europea “European
Spine Journal”.
Il tennis non fa male alla schiena,
è il risultato, per altro già noto agli
addetti ai lavori e agli appassionati
ben informati. La ricerca si chiamava “Adolescent agonistic tennis
and spinal deseases, what’s the con
nection? Results from a cross-sectional study”.
Traduzione: il tennis agonistico
giovanile e le malattie spinali, qual
è la connessione? Risultati da uno
studio trasversale. Sono stati presi
a campione 300 ragazzi di 12 anni,
100 di loro erano tennisti agonisti
(50 maschi e 50 femmine) gli altri
no. I dati raccolti non hanno evidenziato alcuna differenza tra giocatori e non giocatori.
Nessuna relazione
tennis-mal di schiena
Lo studio è stato ripreso dalla
stampa, tra cui in Italia anche da
Repubblica.it che ha evidenziato,
tramite le parole degli esperti, come non c’è relazione alcuna tra mal
di schiena, scoliosi e tennis. Il tutto anche grazie ai materiali delle
racchette e alle tecnologie.
Certo, è sempre importante affidarsi a insegnanti qualificati e
combinare un corretto utilizzo della preparazione atletica e dei giusti
esercizi fisici. Oltre al buonsenso
dunque ora anche la scienza conferma che non esistono controindicazioni di alcun genere, né motivi
validi per considerare il tennis uno
sport a rischio.
Tanto meno esistono motivi per
sconsigliarne la pratica. Dunque, è
Lo studio dell’ISICO è stato pubblicato sulla rivista scientifica European Spine Journal (qui sopra)
ora di finirla con i luoghi comuni,
basati sul nulla. O peggio, è ora di
finirla con le balle.
Il tennis non solo non fa male, ma
fa pure bene: aiuta a crescere fisicamente e mentalmente, in campo e
fuori. Non è un caso che il numero
dei bambini che affolla le scuole Sat
riconosciute dalla Fit sia sempre in
crescita, così come i tesserati. Sempre di più sono i ragazzini che scoprono la magia del tennis e sempre
di più sono i genitori che decidono
di affidare i loro figli e le loro figlie
agli Insegnanti riconosciuti dall’Istituto Superiore di Formazione secondo le metodologie e le tecniche
più avanzate, sicure e moderne.
15
La ricerca ISICO ripresa dalla stampa italiana:
qui sopra, la notizia su Repubblica.it
circuito fit tpra
Loro hanno vinto...
gli Internazionali
600 tennisti da tutti Italia, oltre 200 match al giorno, grande entusiasmo.
La prima edizione della tappa SuperSlam a Roma è stata un vero
successo. Ecco volti e profili dei campioni-amatori alla conquista del Foro
DI
ALESSANDRO NIZEGORODCEW
BARBARA CRIMAUDO
FOTO
A
ll’ombra dei pini, tra le statue,
sognando di essere Roger Federer o Serena Williams. Gli
Internazionali d’Italia Amatoriali Fit-Tpra hanno data la chance a
tutti, dall’impiegato alla casalinga, dal
musicista all’imprenditrice, di calcare
i campi del Foro Italico. Lì dove poche
settimane orsono i grandi campioni del
circuito internazionale si erano dati
battaglia per l’agognato titolo di Roma, alcuni dei migliori amatori dello
Stivale si sono affrontati in luoghi da
leggenda, a partire dal Campo Pientrangeli. Una manifestazione di grande
successo, che ha coinvolto più di 600
tennisti e visto disputarsi oltre 200
incontri al giorno. “Siamo contentissimi e soddisfatti di come siano andate
16
circuito fit tpra
Profili, professioni e idoli:
chi sono i campioni-amatori
le cose - racconta Enzo De Palo, uno
dei responsabili dell’evento insieme a
Max Fogazzi e Marcello Sportelli - e per
prima cosa mi sento di ringraziare Daniela Congia e Mauricio Rosciano che
sono stati straordinari, due vere e proprie macchine da guerra nell’organizzazione di un torneo così. Nonostante
la forte pioggia che ha condizionato la
prima giornata di match, siamo riusciti
a chiudere la manifestazione nei quattro giorni concordati. Cosa migliorare?
Vorremmo evitare che gli amatori possano iscriversi a più tabelloni, così da
dare più opportunità di arrivare in fondo, ma il bilancio è più che positivo”.
“Qui ho visto Nadal”
Open Maschile
Open Femminile
Massimiliano Spadoni
Luogo e data di nascita: Roma, 06/06/1967
Altezza: 180 cm
Peso: 82 kg
Circolo: Tc Garden Roma
Professione: Impiegato informatico al
Ministero degli Esteri
Colpo Migliore: Diritto
Superficie Preferita: Terra battuta
Giocatore Preferito: Roger Federer
Laura Tonelli
Luogo e data di nascita: Grosseto,
03/03/1965
Altezza: 160 cm
Peso: 52 kg
Circolo: Ct Grosseto
Professione: Impiegata
Colpo Migliore: Diritto
Superficie Preferita: Terra battuta
Giocatore Preferito: David Ferrer
L’atmosfera magica del Foro Italico, a
così pochi giorni dall’ultimo atto degli Internazionali Bnl d’Italia, ha fatto
letteralmente girare la testa a tutti i
partecipanti, che hanno strabuzzato
gli occhi dal primo all’ultimo giorno.
“Non credo sia possibile contare il
numero di fotografie scattate durante queste lunghe giornate - prosegue
De Palo -. Gli amatori erano entusiasti
non soltanto di calcare quei campi da
leggenda, ma anche di poter passeggiare lì dove, durante il torneo ‘vero’,
soltanto chi possiede il badge può
avventurarsi”. E allora non è insolito
Limit 45 femminile
Limit 65 maschile
Limit 45 maschile
Federica Patruno
Luogo e data di nascita: Savona, 26/06/1967
Altezza: 162 cm
Peso: 57 kg
Circolo: Ct Grosseto
Professione: Imprenditrice
Colpo Migliore: Diritto incrociato
Superficie Preferita: Terra battuta
Giocatore Preferito: Rafael Nadal
Massimiliano Fiola
Data di nascita: 20/07/1965
Altezza: 180 cm
Peso: 72 kg
Circolo: Tc Milano Bonacossa
Professione: Immobiliarista
Colpo Migliore: Diritto
Superficie Preferita: Terra battura
Giocatore Preferito: Rafael Nadal
Alessandro Tesio
Data di nascita: 03/03/1974
Altezza: 183 cm
Peso: 83 kg
Circolo: Tc Bergamo
Professione: Direttore finanziario
Colpo Migliore: Rovescio
Superficie Preferita: Cemento
Giocatore Preferito: Novak Djokovic
Finale: Massimiliano Spadoni b. Simone De
Luca 6-4
Finale: Federica Patruno b. Alessia Grossi 6-2
Finale: Laura Tonelli b. Veronica Cassinelli 6-3
Finale: Massimiliano Fiola b. Giuseppe Aureli 6-3
17
Finale: Alessandro Tesio b. Guglielmo Nolano 6-5
circuito fit tpra
scovare un paio di signori scattare
foto tra le siepi dei viali che vengono
percorsi da chi esce dal GrandStand
per tornare negli spogliatoi. “Qui ho
visto passare Nadal prima del suo allenamento”, si intuisce aguzzando l’udito. “Il livello tecnico-tattico e fisico
non è stato straordinario - chiosa De
Palo - ma è normale e giusto che sia
così. Quesa è la filosofia del Tpra: anche chi non è in grande forma, o chi
non possiede colpi puliti e potenti,
può divertirsi durante i nostri tornei,
che mese dopo mese vedono aumentare il numero degli iscritti. Per non
parlare del tempo da dedicare a questi eventi, che può essere di soli 2/3
giorni, di un weekend o addirittura di
una singola giornata. Il tennis è anche
e soprattutto questo e noi cerchiamo
di assecondare i bisogni e i desideri
degli amatori grazie all’enorme forza
organizzativa della Federazione”.
Doppio Open
Maschile
Doppio Open
Femminile
Finale: P.Husband/M.Husband b. Bonanomi/
Damosso 9-7 (al centro, Mara Santangelo)
Finale: M. Iovino / P. Nan b. F. Patruno/
L.Tonelli 9-5
Doppio lim. 130
maschile
Doppio Misto
Open
Finale: M.Zanolo/A.Limuti b. A.Zanini/F
Pisapia 9-6.
Finale: Chiadroni/Tripodi b. Biolo/Cassinelli 9-7.
Cose da.. amatori: la Top 5
degli Internazionali di Roma
1
C’è chi non si è presentato in campo per il secondo turno. Chiamato
telefonicamente ha così risposto: “No, guardi, mi scuso ma sto accompagnando i miei figli a lezione di pianoforte. Il mio obiettivo era giocare
e vincere una partita nell’impianto in cui si disputano gli Internazionali
d’Italia. Non mi faccia sporcare il mio ruolino di marcia al Foro Italico...
Grazie e mi scusi ancora”.
2
C’è chi ha scattato un selfie durante il proprio match sul Campo Pientrangeli e lo ha subito inviato tramite whatsapp al suo maestro. “Tu qui
non ci hai mai giocato, io sì!”.
3
4
C’è chi, dopo aver vinto il match sul Campo Pietrangeli, si è fatto fotografare “spiaggiato” accanto alla scritta “Roma”.
Durante un match si è rotta una rete. Gli addetti al campo hanno tirato
fuori la prima rete che hanno trovato, guarda caso quella della finale
femminile, con tanto di logo, degli Internazionali BNL d’Italia. Ma non si
è ripreso subito a giocare perché tutti i presenti hanno voluto scattare un
selfie con... la rete Wta.
5
La famiglia di 7 amatori che dalla Toscana è giunta a Roma in Camper,
dormendo a un metro dal Foro Italico, per poter vivere pienamente
l’esperienza degli Internazionali d’Italia Amatoriali 24 ore su 24.
18
paddle
Un circuito... mondiale
Si chiama WPT ed è fatto di 21 appuntamenti tra tornei ed esibizioni.
A fine stagione lo show del master di Madrid (14 al 18 dicembre).
Ci sono 4 categorie di eventi, tra cui anche i corrispettivi degli “Slam”
DI GIAMPAOLO MARTIRE
È
da qualche mese entrata nel vivo la stagione di tornei del principale circuito di padel mondiale, il World Padel Tour (WPT). Il
calendario del WPT 2016 si compone
di 21 appuntamenti tra tornei ed esibizioni, che culmineranno con lo show
master finale di Madrid, in programma
dal 14 al 18 dicembre. Il circuito nasce
da una costola del precedente circuito pro spagnolo, il Padel Pro Tour ed è
evidente che al momento “parli” principalmente spagnolo. Dei 21 appuntamenti attuali complessivi ben sedici si
disputano in terra iberica. A rendere il
circuito un appuntamento sempre più
prestigioso sono gli sponsor che stanno accorrendo velocemente.
4 categorie di tornei
I tornei si suddividono in quattro categorie: 4 master (gli equivalenti degli
slam nel tennis: Valencia, Barcellona,
Buenos Aires e Monte-Carlo), 10 Open
(un misto tra Masters 1000 e 500) e 4
challenger (Atp 250) cui non possono
partecipare i primi 20 nella classifica
WPT. Chiude il master finale di Madrid
(richiama alla mente l’Atp Masters di fine anno). Quest’anno inoltre sono state introdotte le due prove non ufficiali, le “exhibitions” di Roma e Miami. A
differenza del tennis, nel padel ovviamente, vista la giovinezza dello sport,
non esiste un torneo “storico” tanto
quanto Wimbledon e il Roland Garros.
Esistono però delle città storiche, dove
tradizionalmente si disputano i tornei
principali e più prestigiosi. Spiccano in
particolare le maggiori città spagnole:
la capitale Madrid, prima al Club de
Campo e poi indoor alla Caja Màgica,
e Barcellona al Real Club de Polo, oltre
naturalmente a Buenos Aires. Volendo
fare dei paragoni con il tennis il Master
di Barcelona è forse quello che si avvicina per prestigio a Wimbledon, quello di Buenos Aires, per storicità della
regione, al Roland Garros, mentre per
innovazione e servizi spicca quello di
Valencia (al pari dell’Australian Open)
e sta invece tentando di calamitare
media e sponsor quello di Monte-Carlo
(come accade agli Us Open).
Il calendario
Ogni torneo ha un numero di coppie
variabili a seconda della tipologia e
prevede un tabellone principale composto da 32 coppie nei Master (28 negli Open - 16 nei Challenger), un tabel-
lone di qualificazione (pre-via) con 16
coppie (ne passano 4 al main) e di pre
qualificazione (fino a 32 coppie, 8 promosse). Gli appuntamenti extra iberici
del WPT 2016 hanno riguardato come
detto anche l’Italia, con l’esibizione al
Foro Italico di Roma in concomitanza
con gli Internazionali BNL d’Italia, vinta da dalla coppia Navarro-Gutierrez.
A completare il calendario al di fuori
della Spagna il challenger di Lisbona,
il master di Monte-Carlo di settembre,
e due appuntamenti oltre oceano nel
mese di novembre: il master di Buenos
Aires e l’esibizione a Miami. Ad aprire
la stagione 2016 è stato l’Open di Gijòn
mentre dal 16 al 24 aprile teatro del
padel mondiale è stata Valencia, con il
primo master della stagione (con 141
coppie il torneo con più partecipanti
nella storia del WPT). Proprio a Valencia, nel 2015, giocò anche la nostra Sara Errani in coppia con Anabel Medina
Garrigues (sconfitte al 2° turno).
Prossimo torneo WPT? A Monte-Carlo
Per il prossimo master bisognerà ora attendere qualche mese. Dal 6 all’11 settembre, il circuito
WPT si sposterà nel principato di Monaco, dove per il secondo anno si svolge il prestigioso master
di Monte-Carlo. Ad impreziosire la seconda edizione, il Fabrice Pastor Trophy, trofeo che verrà assegnato ai vincitori e creato appositamente per l’occasione da un notissimo brand di gioielli. Il tour
dei master proseguirà poi in Argentina, terra natia del n.1 Belasteguin, dal 7 a 13 novembre con il
torneo nella capitale Buenos Aires. Chiuderà la stagione 2016 il master finale di Madrid. Tutti i più
grandi padelisti saranno nella pista della capitale spagnola dal 14 al 18 dicembre.
19
personal coach
Sfide di rovescio:
una mano contro due
In semifinale al Roland Garros c’erano due giocatori dal colpo a due mani
e due a una mano: analizziamo le differenze tra i due stili valutando
quattro aspetti tecnici fondamentali, tra biomeccanica e muscoli utilizzati
VOLTURO,
R. LOMBARDI
DI G ENNARO
I.S.F.
L
e semifinali maschili dell’ultima edizione del Roland
Garros sono state caratterizzate dal confronto tra
quattro attaccanti da fondo campo
come Djokovic, Murray, Wawrinka
e Thiem. Per quanto la tipologia di
gioco sia la stessa, è interessante
evidenziare come due di tali tennisti eseguano il rovescio a una
mano peraltro con una prestazione
molto elevata. Di seguito analizzeremo alcune delle differenze tecniche tra rovescio bimane e rovescio
a una mano, evidenziando anche
come esse possano incidere sullo
stile di gioco.
1
Il rovescio bimane di Andy Murray
L’ampiezza
della preparazione
I giocatori a due mani eseguono
movimenti di preparazione non
particolarmente ampi posizionando l’attrezzo in linea con l’anca
posteriore al termine della fase di
arretramento (vedi immagine 1).
Al contrario i giocatori a una mano
necessitano di una rotazione maggiore della racchetta che porta la
stessa ad assumere una direzione
obliqua piuttosto che perpendicolare alla rete al termine della preparazione. Tale aspetto tecnico implica un differente posizionamento
dell’atleta nella fase di costruzione del punto. Infatti chi esegue il
rovescio a una mano è portato ad
allontanarsi maggiormente dalla
riga di fondocampo rispetto al giocatore bimane, in modo da poter
produrre un movimento di preparazione più ampio senza che ciò
comporti problematiche in termini
di timing. Ne possono conseguire
2
Il rovescio a una
mano di Stanislas
Wawrinka
20
personal coach
la distanza dell’attrezzo dal punto
di impatto. Al contrario chi esegue
il rovescio a due mani può eseguire un movimento di preparazione
più compatto producendo circa 90°
di torsione delle spalle, in quanto
ha il vantaggio di applicare forza
non soltanto con l’arto dominante
ma anche con l’arto non dominante. Durante la fase di accelerazione, mentre i giocatori a due mani
attraverso la torsione del tronco
riescono a generare un incremento
della velocità dell’attrezzo, i giocatori a una mano hanno l’esigenza
di ridurre al minimo la torsione del
tronco grazie all’azione di stabilità svolta dall’arto non dominante
(vedi immagini 2 e 4). Solo in tal
modo è possibile colpire la palla
allontanando l’attrezzo dall’asse
di rotazione attraverso l’estensione del gomito e il movimento orizzontale dell’arto dominante. Il decremento della torsione del tronco
in fase di accelerazione rende più
semplice l’esecuzione del rovescio
lungolinea (non a caso anche i giocatori bimani in tal caso tendono
ad assumere una stance più chiusa)
e garantisce notevoli benefici per
quanto concerne la prevenzione degli infortuni alla regione lombare,
che sono molto più frequenti per
chi esegue il rovescio a due mani.
3
Il rovescio a due mani di Novak Djokovic
difficoltà nel togliere tempo all’avversario a meno che il tennista non
disponga di elevate capacità di forza (vedi Wawrinka, immagine 2)
che gli consentano di essere particolarmente aggressivo anche da
posizioni arretrate.
4
Il rovescio a una
mano di Thiem
La “stance”
Chi esegue il rovescio a una mano applica forza impiegando prevalentemente i muscoli posteriori
della spalla (deltoide posteriore,
trapezio ecc.) e pertanto ha l’esigenza di assumere una stance chiusa affinché possa accumulare energia elastica nella muscolatura della
parte superiore del corpo al termine del movimento di preparazione. Al contrario i giocatori bimani
possono eseguire il rovescio anche
assumendo stance aperte (vedi
immagine 3) in quanto applicano
forza impiegando prevalentemente
la muscolatura della parte anteriore del corpo (in riferimento all’azione dell’arto dominante). Da un
punto di vista tattico ciò garantisce notevoli benefici nella gestione dei recuperi laterali difensivi e
nella risposta al servizio, situazioni di gioco in cui l’open stance è
particolarmente vantaggiosa. Per
i giocatori a una mano la stance
chiusa può comportare alcune pro-
L’impiego della
catena cinetica
blematiche nei tempi di recupero
della posizione ottimale a seguito
dell’esecuzione del colpo (vedi immagini 2 e 4).
La torsione del tronco
Chi esegue il rovescio a una mano
produce circa 120° di torsione delle
spalle durante la fase preparazione. Ciò è funzionale a incrementare
21
Come è stato evidenziato in articoli
precedenti, i giocatori a una mano
possono beneficiare dell’impiego
di una catena cinetica aperta con
maggiori gradi di libertà di movimento delle articolazioni rispetto a
quelli presenti nel rovescio bimane che è un’abilità caratterizzata
dall’impiego di una catena cinetica chiusa. Ciò rende più agevoli i
movimenti di rotazione del braccio
attorno alla spalla e di estensione
del gomito e favorisce anche una
maggiore ampiezza di movimento
degli arti superiori durante la fase di accelerazione. Per contro chi
esegue il rovescio a due mani può
svolgere, con i segmenti degli arti
superiori, una maggiore azione di
contrasto alla palla al momento
dell’impatto. Tale vantaggio si avverte nell’esecuzione della risposta al servizio o quando il tennista
deve fronteggiare impatti particolarmente elevati.
racchette e dintorni
Scusi, che tennis è?
Te lo dice l’orologio...
Dall’Università di Pisa il prototipo di un’inedita app per smartwatch
Android (per ora) che rileva i colpi e rotazioni, ma anche posizione
in campo e impugnatura. Gli inventori puntano sul crowdfounding
DI
MAURO SIMONCINI
D
ov’eri in campo te lo dice l’orologio. Che però dev’essere
intelligente, cioè smartwatch.
È la nuova scommessa del
tennis digitale, nata da un gruppo di
informatici dell’Università di Pisa, che
ora vorrebbero lanciarla sul mercato.
L’era del tennis connesso è già iniziata
da qualche tempo, con le racchette Play
di Babolat, lo Smart Sensor di Sony, il
Personal Coach di Artengo o il bracciale Pop di Babolat. È ormai facile ottenere, immagazzinare e poi analizzare
i propri colpi, sia dal punto di vista
quantitativo sia da quello qualitativo.
Numero di colpi, rotazioni, precisione
degli impatti, velocità (di braccio o di
palla...). Però lo sviluppo non si ferma.
Sul sito www.tenniscommander.com
è possibile trovare video, interviste al team
e link alla piattaforma di crowfounding
Tra i sostenitori c’è Mahut
“Quando giochi a tennis ogni aiuto è
ben accetto; noi dobbiamo molto al
nostro staff. Tennis Commander fornisce informazioni utili a giocatori di
ogni livello.” Parole e musica di Nico
Mahut, campione transalpino che ha
avuto l’opportunità di testare in anteprima la novità del tennis connesso “da
polso”, Tennis Commander appunto.
Si tratta della prima app wearable dedicata alle prestazioni tennistiche. Cioè
un’applicazione per i dispositivi indossabili - smartwatch per intenderci - che
fornisce dati in diretta sui colpi che si
stanno eseguendo. Per ora è stata progettata per Android ma c’è in cantiere
anche la versione per iOS. Intensità e
consistenza dei colpi (e fin qui nessuna novità rispetto a ciò che già esiste)
ma anche posizione in campo e tipo
di presa utilizzate. Ecco le due vere
chicche di questa app. In più si può registrare l’intera partita sullo smartphone, per poterla rivedere in “differita” e
analizzarla; e c’è anche la possibilità di
effettuare ricerche “per tipo di colpo”,
per studiarne al meglio l’esecuzione.
Il bluetooth vicino a rete
Tennis Commander permette di confrontare i vari match nelle differenti
condizioni o misurare le proprie prestazioni con altri membri delle varie
community sui social, magari per cercare l’avversario del livello giusto più
vicino a noi. Fisicamente, oltre a uno
smartwatch la dotazione necessaria è
solo quella di un trasmettitore Bluetooth da collocare vicino al paletto della
rete, grazie al quale si possono rilevare
spostamenti e posizioni successive durante il gioco, tutto in diretta sull’orologio, proprio come le mappe live sugli
schermi tv. E con questa possibilità, se
entrambi i compagni di una coppia di
22
doppio sono dotati di orologio e Tennis Commander, possono studiare la
copertura del campo, gli spostamenti
o le tattiche da adottare in base ai dati
e alle mappe fornite dalla app. A concepire Tennis Commander è un team
tutto italiano capitanato dall’ingegner
Giuseppe Prencipe, del dipartimento di
informatica dell’Università di Pisa. Studi ed evoluzioni dell’applicazione sono
stati testati sui campi da tennis di Pisa
e di San Giuliano Terme.
Scommessa tutta italiana
Adesso per il salto di qualità serve la
sperimentazione, anche ad altissimo
livello, quello Atp per farla breve. Per
questo obiettivo lo staff di Tennis Commander ha seguito la via di una campagna di crowdfunding su Kickstarter,
una delle più importanti piattaforme
di settore che raccoglie fondi sul web
proprio per sostenere i progetti più interessanti. Hanno tempo fino al 16 giugno, l’obiettivo è quello dei 10.000 dollari. È la loro scommessa, tutta italiana, per far vedere che anche in questo
campo non siamo secondi a nessuno.
la regola del gioco
Dopo la sospensione,
come si ricomincia?
In queste settimane parigine abbiamo visto infinità di match interrotti
per pioggia. Ma che cosa succede quando si ritorna in campo? Bisogna
ripartire dal palleggio o no? Regole Fit e internazionali sono diverse
La situazione
Renato sta giocando una partita di
singolare contro Matteo. Sul punteggio di 6-2 3-1 in favore di Renato, improvvisamente inizia a piovere, e data
l”intensità, l’arbitro si vede costretto a
sospendere immediatamente la partita. Dopo circa un’ora, finita la pioggia,
il campo torna di nuovo praticabile.
Prima di ricominciare la partita, si ha
diritto a un palleggio di riscaldamento? E se sì, quanto durerà?
Dipende dall’interruzione
Ogni partita, sia essa di singolare o
di doppio, può essere sospesa per un
qualsivoglia motivo, sia esso di natura
meteorologica, così come dovuto alla scarsa illuminazione oppure anche
semplicemente a causa di eventi non
prevedibili. Ogni sospensione, in base
alla sua durata, secondo le regole, implicherà una ripresa dell’incontro interrotto concedendo ai giocatori - proprio
in base alla durata dell’interruzione
- un determinato tempo per poter effettuare un riscaldamento preliminare.
Così in Italia
Allo stato attuale il regolamento italiano prevede alcune differenze rispetto al regolamento internazionale
e al tennis che vediamo in tv. Ecco le
casistiche:
r sospensione della durata da 0 a 10
minuti non dà diritto a nessun palleggio preliminare, ma sarà ordinata
l’immediata ripresa del gioco.
r sospensione della durata da 10 a 20
minuti dà diritto a un palleggio preliminare di 3 minuti.
r sospensione oltre i 20 minuti dà
diritto a un palleggio preliminare di
5 minuti.
Così per i Pro
In campo internazionale invece, i ran-
ge di sospensione sono leggermente
diversi. Ecco le casistiche:
r sospensione della durata da 0 a 15
minuti non dà diritto a nessun palleggio preliminare, ma sarà ordinata
l’immediata ripresa del gioco.
r sospensione della durata da 15 a 30
minuti dà diritto a un palleggio preliminare di 3 minuti.
r sospensione oltre i 30 minuti dà
diritto a un palleggio preliminare di
5 minuti.
re il palleggio preliminare dall’inizio, questo perché effettivamente la
partita non era mai iniziata prima
dell’interruzione. Nel nostro caso
dunque farà fede la durata dell’interruzione e, visto che si trattava di un
torneo nazionale Fit, si applicheranno le tabelle italiane.
E se la partita non era
cominciata?
I nostri esperti risolvono i vostri dubbi. Come? Semplicissimo: scriveteci all’indirizzo di
posta elettronica
[email protected]
e spiegateci i vostri dubbi - o le vostre curiosità - di natura regolamentare. Sottoporremo
i vostri messaggi ai nostri esperti del settore
arbitrale della Fit e vi risponderemo sulle pagine di questa rubrica numero per numero.
Eccezione: nel caso in cui dovesse
venire sospesa una partita non ancora iniziata trovandosi ancora in corso del palleggio preliminare, qualunque sia la durata della sospensione,
dovrà necessariamente ricomincia-
24
Inviateci via mail
le vostre domande

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