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LA PROSTITUZIONE COME SCHIAVITU’
Appartengo a una generazione, quella del ’68, che non è andata a prostitute. Già i miei
amici più grandi frequentavano i bordelli e i loro racconti sono pieni di nostalgici ricordi, dal
fingere di avere un’età maggiore per entrare nelle case chiuse, alla scelta della ragazza
più avvenente tra quelle della quindicina, di coloro cioè che si alternavano in città ogni 15
giorni. Ricordo che da ragazzo incrociavo i soldati che facevano la fila dietro la porta de
“La Rossa”, che esercitava allegramente il mestiere più complesso del mondo in una
strada vicina l’abitazione di mia nonna. Era quasi un servizio pubblico, un po’ come un
consultorio o un ufficio di consulenza. Nessuno si scandalizzava. Alcuni anni più tardi
Fabrizio De André immortalò queste donnine nella canzone “Bocca di Rosa”.
Emblematica la scena, descritta da Tomasi di Lampedusa, del Principe di Salina che,
lasciata la moglie alle faccende domestiche e alle preghiere, si reca nel bordello per
deliziarsi con le giovani e procaci fanciulle disinibite. Moglie che non si mostrava mai al
marito, ma si coricava con una lunga camicia da notte che aveva una feritoia in
corrispondenza del pube, destinata a favorire la procreazione. Uno spaccato della cultura
siciliana di fine ‘800, magistralmente reso da Luchino Visconti con l’aiuto di Burt Lancaster
e Rina Morelli.
Il caso ha voluto che ad Agrigento mi fosse affidato l’incarico di restaurare il barocco
Palazzo Tommasi, nel Centro Storico. Era stata la magione di una agiata famiglia
borghese, poi decaduta, e divenuta tre le due guerre il bordello di Agrigento. Ho potuto
così constatare lo squallore di un ambiente che nulla aveva a che vedere con le ricche e
sfavillanti scenografie cinematografiche. Invece piccole alcove, umide e senza finestre
dove alcune donne sfortunate avevano scambiato un po’ di sopravvivenza con l’illusione di
certificare la virilità di un uomo, secondo me altrettanto sfortunato.
In fondo questa ipotesi della prostituta come collaudatrice della virilità ha il suo fascino,
soprattutto in Sicilia. Indimenticabile la scena de “Il bell’Antonio”, di Vitaliano Brancati, in
cui il padre, distrutto dall’apprendere che il proprio figlio è impotente, va dalla meretrice per
dimostrare che i suoi geni sprizzano virilità e muore d’infarto durante l’amplesso. Delicata
l’interpretazione di Marcello Mastroianni nei panni del bell’Antonio e di Claudia Cardinale
in quelli della moglie delusa.
In realtà non sapevo se mi facevano più pena le prostitute o i loro clienti. Ma poi venne la
rivoluzione sessuale e i giovani della mia generazione non ebbero bisogno delle donnine
per il rito d’iniziazione alla vita. Oggi, che la famiglia è in crisi, che la donna ha costruito la
sua emancipazione, si è riaperto il mercato e forze potenti e oscure hanno ripercorso la
rotta della schiavitù.
Le notizie di cronaca ci parlano di tratta delle nigeriane, delle colombiane, delle ragazze
dell’Est Europa. Ma dietro queste storie si intravvedono scene di violenza estrema che una
società civile, come pretende di essere quella nostra, non può sopportare senza reagire.
La prostituzione non è sempre esistita. Per esempio nelle società primitive, come gli Shuar
in Amazzonia o i Pigmei in Africa, o in popolazioni circoscritte e socialmente controllate
come i Mozabiti e i Sharaoui nel Sahara, la prostituzione è sconosciuta. Quando le
1 condizioni economiche e sociali hanno creato caste e classi sociali e la famiglia e la
religione hanno perduto la propria centralità, si sono create le condizioni per il mercato del
sesso. Carlo Marx, che lottava contro il lavoro considerato merce, avrebbe dovuto
analizzare il corpo considerato merce.
Paradossalmente la prostituzione si è sviluppata durante i periodi di maggior puritanesimo,
come durante il regno Vittoriano in Inghilterra o in Italia con i papati tra le due guerre.
Segno che il proibizionismo in questo campo non ha funzionato. Vorrei tuttavia sostenere
una tesi acrobatica: la prostituzione si è sviluppata, nel mondo, in coincidenza
dell’emancipazione della donna. Penso al 400 avanti Cristo quando, nelle Città Stato
greche della Sicilia, al rito matrimoniale di Atene, si sostituì quello di Gortina (Creta), che
dava alla donna la proprietà della dote, la conservazione del cognome familiare, la
capacità giuridica di stipulare atti, conferendole in famiglia e in società un notevole potere.
La conseguenza fu che nacque l’uso di contrarre matrimoni di interesse e gli uomini
presero a frequentare concubine (per fare sesso) ed etère (per la piacevolezza della
compagnia). Oggi si ripropone una situazione simile che vede gli uomini in crisi per la
perdita di ruolo, alla ricerca di quel piacere che in famiglia non è più così facile da
ottenere. Il mercato si amplia e il proibizionismo contribuisce ad aumentare la domanda.
Tale fenomeno si associa ad una Giustizia lenta, inceppata, che lascia campo libero a
bande criminali che importano corpi femminili attraverso metodi schiavistici, che oggi in
Sicilia sono sotto gli occhi di tutti. La società è regredita di circa 2.600 anni, al periodo che
precedette Dracone e Solone: non più la Milizia dello Stato che regola la vita, ma le
singole milizie dei gruppi che praticano la Faida.
18 giugno 2013
Roberto Tripodi
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