Inizio del 2003. Ricevo una copia di Nothing Left To Lose, il tributo a

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Inizio del 2003. Ricevo una copia di Nothing Left To Lose, il tributo a
Inizio del 2003. Ricevo una copia di Nothing Left To Lose, il tributo a Kris Kristofferson della Incidental Music con Calexico, Grandaddy, Califone,
Handsome Family, Howe Gelb, Radar Brothers. C’è il gotha della scena alt-country mondiale, più o meno, ma conta poco. Il pezzo che mi
rapisce è Jesus was a Capricorn, accreditato a una illustre sconosciuta di nome Diana Darby. La sua voce ha il calore delle parole sussurrate,
la canzone è placida, notturna e casalinga. L’effetto è abbagliante.
La contatto subito. Ha appena finito di registrare il suo secondo album Fantasia Ball, seguendo un metodo inconsapevolmente ispirato proprio
da Jesus was a Capricorn: “Abbiamo registrato la canzone di Kristofferson dal vivo in studio, ed abbiamo tenuto la traccia vocale iniziale, quella
di prova. Mi piace il feeling di una traccia vocale completa, ed ho resistito alla tentazione di rifarla”. Registrarsi da sola è stato il passo seguente,
inevitabile. “Non mi importava quanto tutto sarebbe suonato perfetto, volevo solo che fosse tutto mio”.
Una voce, una chitarra acustica o elettrica, interventi quasi impercettibli di batteria, basso e percussioni, un piccolo registratore a 4 piste e solo
qualche sovrincisione successiva di organo e violoncello. Immagini di grosse stanze buie, boschi fuori dalle finestre e sole appena tramontato.
Fantasia Ball è fatto di dieci originali ed una cover (i Rolling Stones annata 1965 di Blue Turns to Grey), ed è sinceramente un disco che
dovreste correre ad ascoltare mollando questo foglio dove capita. La voce suona come se qualcuno vi stesse sussurrando all’orecchio, le
melodie sono sospese ma destinate a restare, un calore fragile e scuro si propaga. Pensate a Kendra Smith, Nina Nastasia, Thalia Zedek,
Lucinda Williams, Kristin Hersh, Hope Sandoval, Beth Orton. Pensate ai meravigliosi Velvet Underground del terzo album, quello del 1969.
Qualcuno ha scritto che Diana “sta facendo musica perchè non può farne a meno, il demone che sta combattendo lo richiede”. Se mi chiedete
quale musica preferisco, io vi dirò che è esattamente questa: quella che *devi* fare, altrimenti stai male. Anche per questo Fantasia Ball esce
in Europa su Love Boat, in confezione ampliata con foto e testi, e ne sono entusiasta.
Lo stesso qualcuno ha scritto che ”Se vi va di salire a bordo, Diana riuscirà a farvi gemere e urlare senza nemmeno alzare la voce”.
Diana sarà in tour in Europa ad ottobre, da sola con la sua chitarra elettrica. Provate voi stessi.
Andrea P.
Diana Darby ha creato qualcosa di straordinario con il suo secondo album, una stupenda collezione di capolavori cinematici.
(Virtual Brighton Magazine)
La musica di Diana Darby è un diario personale sull’amore e sulla sua famiglia. Spesso le sue canzoni sono solo chitarra e voce, e suonano come un messaggio
sussurrato da un amico. Chi ama Cat Power e Miranda Lee Richards amerà ancora di più questo disco. Diana cattura un momento che suona come se i Velvet
Underground incontrassero i Love. Una finestra su un altro mondo, dove essere vulnerabili è permesso.
(San Francisco Burning)
La sua voce mezza cantata e mezza sussurrata ricorda quella di Hope Sandoval (Mazzy Star) e sembra che lei sia lì nella stanza seduta vicino a te.
(NetRhythms UK)
Una collezione di canzoni introspettive nuda, umorale e senza tempo. La sua voce delicata e sussurrata permette alle canzoni di respirare e restare pure, con
solo un accompagnamento minimale.
(Godsend Online)
Ascoltando “Fantasia Ball” vengono in mente Kristin Hersh, PJ Harvey e Nico. Compagnia impegnativa, ma come le tre suddette Diana Darby ha la capacità di
evocare qualcosa di scuro e inquietante con melodie soffici. “Fantasia Ball” è un viaggio emozionale che dovreste intraprendere oggi stesso.
(Americana UK)