The language of the UN Resolutions on the Question of Palestine

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The language of the UN Resolutions on the Question of Palestine
Germana D’Acquisto
The language of the UN Resolutions on the Question of Palestine
Oggetto di studio della seguente ricerca sono le Risoluzioni adottate dall’Assemblea Generale e dal
Consiglio di Sicurezza in merito al conflitto arabo israeliano. Il corpus è costituito da 61 Risoluzioni
del Consiglio di Sicurezza e 40 Risoluzioni dell’Assemblea Generale selezionate
in base ai
principali eventi che hanno caratterizzato la guerra dal 1948 fino ai nostri giorni. L’analisi si è
basata sullo studio del sistema verbale e della modalità del linguaggio istituzionale delle Nazioni
Unite per verificare i diversi propositi pragmatici considerando l’interazione comunicativa tra gli
attori, l’autorità legale ossia le Nazioni Unite e i destinatari, i membri della Comunità
Internazionale. Le Risoluzioni vengono esaminate nella tesi come un genere ibrido che fonde alcuni
aspetti del linguaggio giuridico normativo e prescrittivi con caratteristiche proprie del linguaggio
diplomatico, quali ad esempio l’ambiguità e la vaghezza semantica. I trattati, come nel caso dello
Statuto o Carta delle Nazioni Unite, contengono non solo regole materiali ma anche regole formali
e strumentali e quindi di approvazioni di norme che diventano consuetudinarie e quindi
“vincolanti”. Nasce, quindi, un’ambiguità legata alla considerazione che, pur potendo emanare solo
“raccomandazioni”, il Consiglio di Sicurezza ha il potere di porre decisioni “vincolanti” agli stati
membri. Le Risoluzioni dell'ONU sono gli atti giuridici più importanti che tale organismo
internazionale può emettere. Per quanto attiene il genere delle Risoluzioni, sebbene qualsiasi
organismo dell'ONU ne possa emettere, di fatto queste vengono proclamate solo dal Consiglio di
Sicurezza oppure dall'Assemblea Generale, e vengono distinte secondo la loro origine in
Risoluzioni del Consiglio di Sicurezza e Risoluzioni dell'Assemblea Generale delle Nazioni Unite.
L’analisi tenta di interpretare questa ambiguità sottolineando la differenza tra testo performativo e
testo prescrittivo.
La ricerca si sviluppa in due ambiti principali suddivisi in tre capitoli:
1) Il conflitto arabo-israeliano e il ruolo delle Nazioni Unite. Il primo capitolo
della ricerca è incentrato sulla ricostruzione storica che ha generato il conflitto a
partire dal 1948, anno in cui venne stabilito il Piano di partizione del territorio palestinese con la
Risoluzione dell’Assemblea Generale 181 (1947) e la conseguente reazione da parte dei
rifugiati, cacciati dai territori. A partire da questo evento le Nazioni Unite sono state
inestricabilmente coinvolte nella Questione palestinese. In particolare l’approvazione di due
Risoluzioni del Consiglio di Sicurezza, la 242 (1967) e la 338(1973) sono state oggetto di
dibattiti a causa di alcune incongruenze tra le versioni tradotte nelle varie lingue. Particolare
attenzione è stata posta sul ruolo dell’ONU e la capacità del Consiglio di Sicurezza di
adempiere al delicato compito di garante della pace nel mondo e alle soluzioni trovate fino ad
oggi tramite all’approvazione o all’astensione dei membri permanenti che sembrano
disattendere tali aspettative.
2) Analisi linguistica. Il secondo e il terzo capitolo della ricerca riguardano l’analisi linguistica
dei testi: tale studio ha avuto come scopo quello di comprendere il valore pragmatico e
semantico dell’uso di alcuni modali all’interno di testi prescrittivi ed in particolare ci si è
soffermati sulla modalità deontica , commissiva o direttiva (must, shall, should), dinamica (can,
could, cannot) ed epistemica (may, might). Si sono inoltre esaminate le scelte lessicali alla luce
degli obiettivi del Plain Language movement che auspica una riforma sostanziale del linguaggio
legale.
In particolare, dopo aver delineato le caratteristiche di genere del discorso diplomatico,
si presenta una dettagliata analisi delle occorrenze lessico- grammaticali più significative nelle
Risoluzioni rilevando come le frequenti nominalizzazioni e i passivi contribuiscano a offuscare
l’agentività e a rendere ambiguo il valore di monito del documento ufficiale. La scelta
metodologica ha privilegiato un approccio hallidayano di analisi critica anche influenzato dagli
studi di Norman Fairclough su lingua, politica e ideologia.

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