La Malvasia delle Lipari

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La Malvasia delle Lipari
31 Agosto 2012 di Valentina Vercelli
Vino dei vulcani, nettare degli dei... Da oltre due secoli le definizioni si sprecano per questo vino
dolce e ambrato da dessert, tra i più conosciuti e rinomati d’Italia.
Si chiama Malvasia delle Lipari, cioè delle Eolie, ma in realtà, da sempre, viene prodotta soprattutto a Salina, l’isola più verde
e agricola delle sette che compongono l’arcipelago siciliano.
Qui, secondo lo scrittore Guy de Mapassant, il vitigno fu importato dai greci nel 588 a.C. e qui è sempre stato coltivato con
successo, tanto da rendere l’isola ricca al punto che Salina è l’unica dell’arcipelago a non dipendere amministrativamente da
Lipari, ma anzi ad avere sul suo piccolo territorio ben tre microscopici Comuni.
Nell’Ottocento, secolo in cui il commercio di Malvasia raggiunse il culmine, il vino veniva smerciato in tutta Europa e aveva tra
gli inglesi di stanza a Messina i suoi più fedeli ammiratori, insieme allo scrittore francese Alexandre Dumas padre che nel
resoconto del suo viaggio nelle Eolie scrisse “Venne portata una bottiglia di Malvasia delle Lipari; fu il vino più eccezionale
che abbia mai assaggiato nella mia vita”.
Poi, come nel resto del continente, anche a Salina arrivò la fillossera che distrusse i vigneti e si dovette aspettare fino agli
anni Settanta del Novecento per assistere alla rinascita della Malvasia, tutelata con la Doc a partire dal 1973. Artefice della
nuova fortuna è stato Carlo Hauner, pittore bresciano di origine boema, che s’innamorò di Salina e vi si trasferì incominciando
a coltivare la Malvasia secondo gli insegnamenti di antichi testi e dei contadini locali.
Secondo il disciplinare, per la produzione di Malvasia delle Lipari devono essere impiegate uve Malvasia in purezza o con
una piccola percentuale (massimo 5%) di Corinto Nero. Oltre a una versione da tutto pasto (poco interessante), la Malvasia
delle Lipari liquorosa può essere passita, naturale (in questo caso i grappoli vengono lasciati maturare solo sulla pianta e non
vengono stesi sui graticci per l’appassimento) o liquorosa (addizionata con alcol).
La pianta prospera sui terreni di origine vulcanica dell’isola, tanto che Maupassant definì la Malvasia delle Lipari “vino dei
vulcani”.
Per la versione tradizionale, quella passita, l’uva viene raccolta in avanzato stato di maturazione ed esposta al sole sui
graticci per due settimane, in modo da perdere ulteriore acqua a favore della concentrazione degli zuccheri.
Il vino ha un colore dorato con riflessi ambrati e un sapore dolce, molto aromatico, delicato, vellutato, quasi mielato,
caratteristiche che gli hanno valso il soprannome di “nettare degli dei”.
La Malvasia delle Lipari a tavola si serve a una temperatura di 10° come vino da dessert, in abbinamento a dolci di mandorla,
crostate con marmellata, biscotti e piccola pasticceria a base di creme e frutta. Si può bere anche con la macedonia o
sorseggiare, in compagnia, a fine cena.
I produttori consigliati
Fenech Francesco Azienda Agricola
Malvasia delle Lipari Passito Doc, Malvasia delle Lipari 95%, Corinto Nero 5%, venduta in loco a 20 euro.
Grappa di Malvasia, venduta in loco a 25 euro.
Su appuntamento si possono effettuare visite degustazioni in cantina.
Via F.lli Mirabito 41, Malfa, Salina (ME), tel. 090.9844041, www.fenech.it
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