Ritorno di Alice Bernabei

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Ritorno di Alice Bernabei
Ritorno
IL treno entrò in una galleria, ma le luci nelle carrozze rimasero accese.
Guardai l’ I-pod che tenevo in grembo, in quei due giorni non l’avevo mai acceso: c’era sempre
stato qualcosa da fare.
Ripensai al nostro viaggio a Ravenna, il primo premio di un concorso letterario. Eravamo andati al
mare, avevamo visitato le chiese, avevamo mangiato in un ristorante di lusso e avevamo poltrito su
delle panchine in un parco.
Li guardai uno a uno. Erano cinque, li conoscevo da due giorni, ma sembravamo legati da una vita.
Accanto al finestrino, Anna leggeva avidamente un manga, aveva diciotto anni, bocciata due volte,
di lei non mi dimenticherò mai la risata facile, il suo desiderio di sputare sulla tomba di Dante, il
mascara celeste che si metteva sempre e il chiodo enorme che portava al collo.
Accanto a lei c’era Lorenzo, lui era del 90, non era molto alto, ma ci aveva fatto tutte sbellicare
delle rissate quando eravamo entrati da ‘Pinkie’ e ci aveva preso in giro scegliendo e abbinando i
vestiti più strani. Quello che non mi dimenticherò mai di lui, sono le sue assurde avventure a
Londra, tra spaghetti di plastica e notti in bianco a giocare a biliardo, che ci aveva raccontato.
Di fronte ad Anna, accanto a me, Chiara leggeva un libro di Oriana Fallaci vecchio e consunto che
alternava alle parole crociate.
Chiara era bassa, ma molto graziosa; era stata la nostra guida a Ravenna, ci aveva convinto a girare
le chiese e ci aveva portati al mare sani e salvi. Di lei mi ricorderò sempre la sua voglia di essere il
leader del gruppo e le sue unghie lunghe e curate a cui io aspiravo da una vita.
Nei sedili oltre lo stretto corridoio, c’era Duccio, timido, ma che aveva tirato fuori una bella grinta
sulla spiaggia, mentre insabbiavamo Anna e le modellavamo la sabbia sopra il corpo a forma di
sirena molto formosa. Era stato lui a dirigere i lavori.
Davanti a lui, Alessia, la ragazza con la quale avevo parlato di tutto di più. Nutriva un odio innato
per il bowling, ma nessuno è perfetto.
Insieme ci eravamo fatte tutta la spiaggia piegate a raccogliere conchiglie e sassolini.
Rideva sempre ed è questo di lei che porterò sempre dentro.
E poi, c’ero io.
Mossi il piede facendo suonare i campanellini della cavigliera che avevo comprato sulla spiaggia la
stessa mattina.
Ero cambiata, magari esteriormente non tanto, a parte una voglia matta di comprare un mascara
colorato e cinque numeri in più sulla rubrica, ma in quel momento, mentre li guardavo tutti intorno
a me, su quel treno che ci riportava a casa, mi sentii parte di un tutto, di qualcosa di più grande in
cui siamo immersi e che rende ogni cosa così viva.
Ero partita con gente sconosciuta per andare a visitare una città mai vista, tornavo con cinque amici
e un mucchio di foto.