tutti a roma!

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tutti a roma!
Numero VII - maggio 2012
il resto del camp1us
Giornale del Camplus Bologna
Tutti a Roma!
Editoriale
Il terremoto e la croce
Vita Interna
p. 3
Vita Esterna
Che ne pensi della crisi?
p. 5
Giuristi Camplus in viaggio
nella capitale
p. 6
Fifty’N’Dancing p. 4
In viaggio con l’arte p. 8
Vignette
Interviste
p. 10
Finlandia: terra di promesse!
p. 11
La TAV e i suoi antagonisti:
p. 12
Cultura
p. 14-15
Poesia
Il Pascoli anglosassone
di Heaney
p. 18
Storia di Internet
p. 19
Storia di tre sorelle: Olympic,
Titanic e Britannic
p. 20
“Generico? No!” Una barriera
di natura culturale
Eventi Camplus
Arte, Cultura e Musica in 2 parole: Camplus Day
In un giorno solo
p. 16
Sport
Straniera p. 22
p. 21
Alma Mater VS Spring Hill
p. 22
Rush Finale
p. 23
PAGELLE CAMPLUS AM TARTARUGHE GANGIA 4 -3
p. 24
Camplus Alma Mater
Sede San Felice
Via G. A. Sacco, 12
40127 Bologna
www.camplus.it
Direttore:
Giuseppe Pappalardo
Redazione:
Elena Baldi
Rossella Barra
Maria Celeste Caputo
Francesco Di Matteo
Ada Fama
Piergiovanni Ferrarese
Fabiana Leggio
Francesca Ranalli
maggio 2012
© Camplus Alma Mater
Progetto grafico:
i musicanti non dormono mai
www.musicanti.eu
[email protected]
il Resto del Camplus - Editoriale
Editoriale
Il terremoto e la croce
Davide Rondoni
La terra drago sussulta ancora. È accaduto
ancora in Emilia. La terra ha tremato sotto
le macerie, facendone altre. Nuove scosse
hanno tirato giù case, fabbriche, chiese.
Nessuno sciame sismico, ci dicono, questa
è un’altra cosa, un altro terremoto, come
se quello dell’altra volta non fosse bastato.
Nuovi morti, altri sfollati, 8mila, si aggiungono a quelli che già sono fuori dalle loro
case o le hanno perse del tutto. Il terremoto ha colpito ancora lì. Modena, Mirandola,
San Felice sul Panaro, Concordia, Novi, Finale Emilia. Ma lo hanno sentito tutti, nel
nord. Qualcuno ha detto che quello che è
successo “ha rimesso in discussione tutte
le strategie”.
Di fronte allo sgomento per questi fatti e
alla morte casuale e ingiusta che portano
con sé, viene la tentazione di pensare alla
terra come a una specie di madre-matrigna. Una madre cattiva. Mentre invece la
terra è nostra sorella. È una povera creatura come noi, ha delle imperfezioni, delle
fratture, dei sussulti. Ha dentro qualcosa
che la rende imperfetta, come siamo imperfetti noi.
È solo una ideologia sbagliata, di tipo
naturalistico e panteistico, che vede nella
terra una specie di soggetto buono, come
se fosse un essere perfetto e assoluto,
scambiando la terra con una sorta di divinità. No, la terra non è nostra madre, ma
nostra sorella. Ci sostiene, ma è una sorella difettosa, di cui ogni tanto paghiamo
l’essere limitato. Esattamente come il nostro. Entrambi, noi e la terra, siamo fragili
perché siamo creature.
Quando accadono queste cose siamo improvvisamente sbattuti di fronte a quello
che non possiamo mutare. Il terremoto
mette la nostra faccia davanti alla casualità. Alcuni perdono la vita per la caduta
casuale di una pietra. Mentre questo accade, altri, senza un apparente perché, si
salvano. Durante un terremoto ti salvi o
muori, per caso. Casualmente incontriamo
la persona che amiamo, casualmente ci
troviamo a vivere in una città piuttosto che
in un’altra.
Usiamo la parola caso per addomesticare
un’altra parola più grande, che è mistero.
Il terremoto ce la ripropone, in maniera
drammatica e orribile, come l’amore ce
la propone in maniera dolce. In fondo ad
ogni esperienza umana, compreso il piacere, si tocca l’esperienza della casualità.
Per questo il terremoto, se ha qualcosa di
buono, ha solo il fatto di invitarci ad essere
più coscienti della vita intera.
Quello che tutti possono fare, mentre alcuni sono chiamati al difficile compito di
rimettere in piedi i muri abbattuti, è ricostruire una coscienza più vasta e viva e
acuta di cos’è vivere. Solo per questo i terremoti non passano inutilmente. La cosa
ancor più tremenda sarebbe che un terremoto, oltre che terribile, fosse vano.
Il fatto è che anche la terra, come noi, ha bisogno di essere liberata dal male. Proprio
le chiese e i campanili sbrecciati al cuore di
questi paesi ce lo mostrano. C’è una speranza che non viene meno neanche di fronte al più grande dei terremoti. Non la speranza di una vita senza problemi: piuttosto
quella che viene da una croce, annuncio
di resurrezione, significato misterioso di
un dolore altrimenti destinato a rimanere
senza senso. Sta in quella croce, per tutti,
la vera forza di ricominciare.
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il Resto del Camplus - Vita interna
Vita Interna
Fifty’N’Dancing
Francesca Ranalli
1 2 3 ... 4 5 6 ... 1 2 3 ... 4 5 6 ... No, non
stiamo imparando a contare, stiamo imparando a ballare!
Da un paio di mesi si svolgono, presso il
Camplus Alma Mater di Bologna, le lezioni
di ballo anni Cinquanta tenute dal maestro Massimo Moroni, anch’esso studente
presso l’Unibo e residente all’Alma ormai
da un anno.
Jive, Boogie e tanto ancora, hanno attirato
l’interesse di diversi collegiali (e non) e tra
giravolte, figure e cambi posto, gli studenti
si mantengono in forma, imparano e...si divertono!
Quest’ultima, poi, è la cosa più importante;
quanti di noi, dopo un’intensa giornata di
studio, vorrebbero scaricare la tensione,
ascoltare della buona musica e, nel frattempo, rassodare glutei e polpacci mollicci,
ma l’idea della palestra ci sembra sempre
stancante e NOIOSA?!
Ecco allora che il corso di ballo risulta essere la soluzione.
Oltretutto, Massimo è originario di Senigallia, patria marchigiana del primo e secondo posto ai campionati internazionali
di balli anni Cinquanta e città che ospita
ogni anno il Summer e il Winter Jamboree
Festival, una settimana all’insegna della
cultura americana degli anni ‘40 - ‘50, che
richiama appassionati da tutto il mondo.
Le donne del collegio, in particolar modo,
sono quelle che più di tutti hanno aderito
all’iniziativa, gentilmente offerta dalla Direzione Camplus, che, come sempre, cerca
di garantire il meglio ai suoi studenti.
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Non ci si può lasciar sfuggire un’occasione
del genere, mi rivolgo soprattutto a quei
ragazzi che sostengono che il ballo figurato, o peggio ancora, il ballo in generale, sia
“vecchio” e, come dire, “poco virile”; al contrario, sarebbero molte le donne pronte a
“cadere” tra le loro braccia e a cui farebbe
piacere avere al proprio fianco un “vero
uomo”, in grado di saperle guidare, nel ballo
come nella vita, e saper muovere il corpo.
Perché poi si sa, chi sa ballare, sa far meglio
anche l’amore
il Resto del Camplus - Eventi camplus
Eventi Camplus
Arte, Cultura e Musica si fondono
in 2 parole: Camplus Day
Fabio Lorefice
Il 23 marzo 100 studenti Camplus di
Milano, Bologna, Catania e Torino si sono
riuniti per quell’evento, giunto ormai alla
terza edizione, chiamato Camplus Day!
Un giorno iniziato tra i raggi di sole di Morimondo, in una spendida Abbazia Cistercense risalente ai primi secoli dello scorso
millennio. La guida ha fatto una breve
analisi della cattedrale, un’architettura già
evoluta verso il gotico, sottolineata dalle
volte a crociera ogivale e dalle campate
rettangolari proprio a partire dalle navate
centrali. È stato fatto anche un escursurs
tra i cortili interni dell’Abbazia dove è stato possibile visitare la Sala Capitolare, la
Scala al Dormitorio, il Locutorium, la Sala
dei Monaci, il Loggiato, la Cucina, Locali
dei Coversi e il Sedile della Lectio posto
dove i monaci si esercitavano nella lettura
della Lectio Divina, ovvero, la lettura e la
meditazione delle Sacre Scritture. Mix di
ambienti che trovano il loro punto di raccordo nel Chiostro, ambiente che occupava un posto centrale per la vita dei monaci
poiché silenzioso e congruo a momenti di
preghiera. È seguito un bel pic-nic tra le
distese di prato attorno all’Abbazia, tra chi
assaporava i primi raggi di sole e chi ne ap-
profittava per due tiri a pallone.
Nel primo pomeriggio ci siamo trasferiti
tutti al Camplus Turro di Milano dove è
stato affrontato il tema “Il Lavoro Nobilita L’Uomo?” con due grandi ospiti Mario
Resca, Direttore Generale patrimonio culturale presso il Ministero dei Beni Culturali e Stefano Colli Lanzi, Amministratore
Delegato Gi Group. Resca, uomo di grande
umiltà dal lungo curriculum (Chase Manhattan Bank, Biondi Finanziaria -gruppo
Fiat-, Lancome Italia, Versace, Rcs, Sambonet, Kenwood, Cirio, ecc. ) ha raccontato
il suo brillante percorso professionale dalla fine dei tempi Bocconiani fino al grande
contributo che sta dando oggi in ambito
culturale proprio in termini di sviluppo. Ha
ben analizzato il suo percorso in Mc Donalds Italia dove ne ha ricoperto la carica
di Presidente e Amministratore Delegato
riuscendo a costruire una rete capillare di
Fast Food: un progetto ambizioso in cui
lo scetticismo toccava livelli esponenziali,
trasformato in realtà con circa 500 ristoranti esistenti oggi. Dopo un’analisi del
genere viene da chiedersi “é possibile un
percorso di vita così al giorno d’oggi?” “Ci
sono spiragli per affrontare scelte e non
essere sopraffatti dalla paura di mettersi in
gioco?” Si certo che SI! Bisogna Crederci!
Crederci!
Il momento ricreativo serale è proseguito
con Musica allo stato puro in Auditorium,
coordinato da Francesco Picciano e il cantautore Walter Muto che ci ha regalato
due pezzi fantastici. Si sono esibiti anche Il
Coro del Camplus Alma Mater con il loro
pezzo forte “lolli pop”, la “Band Città Studi”,
Francesco Muroni con il Flauto e Massaroni Pianoforti, cantautore anche lui, che
cantando le sue canzoni è riuscito veramente a dar vita a uno show divertente.
Sono sicuro che il Camplus Day continuerà ancora per parecchie edizioni, sempre
all’insegna dell’esperienza e del confronto
con una grande opportunità di creare legami e conoscenze diverse, per un percorso
di crescita e soppressione della paura.
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il Resto del Camplus - Eventi camplus
Giuristi Camplus in
viaggio nella capitale
Stazione di Bologna Centrale, ore 10 spaccate. Puntuali come studenti svizzeri, i ragazzi Camplus del gruppo giuridico hanno
appena terminato l’appello e sono quindi
pronti a partire per quelli che saranno tre
giorni di full immersion nel mondo giuridico e politico del Nostro Paese.
Giunto il veloce FrecciaRossa per Roma,
circa una ventina di collegiali accompagnati dal vice direttore Dott. Giuseppe
Raineri e dalla tutor Dott.ssa Serena Realdi, sono pronti a lasciare la dotta città per
approdare poche ore dopo nella sempre
bella Roma.
Lasciati così bagagli e stanchezza nelle
camere assegnate, conosciuti i colleghi
Camplus Catania, mangiato un boccone
al volo, è potuto iniziare il tour per i più
bei monumenti della città. Giro turistico
che ad alcuni sembrava banale e scontato,
visto che “i monumenti sono sempre quelli
da secoli”, non sapendo quali sarebbero poi
state le particolari guide.
Ha sorpreso infatti a coloro che non sapevano, che a presentare la città non fosse
una vecchia guida un po’ rinco o comunque
nostalgica di tempi passati, ma che a farlo
fossero alcuni volontari del gruppo stesso,
che attraverso le più svariate fonti, vuoi
wilkipedia, vuoi notizie flash dai moderni
cellulari, accurate ricerche cartacee, han
saputo tra curiosità e nozioni storiche far
passare ai presenti un simpatico pomeriggio culturale.
La serata è stata poi di svago, chi ha rivisto
amici impegnati nella capitale per studio,
chi si è perso nelle viuzze di China - Town
versione romana o chi semplicemente è
rimasto in un comodo pigiama in stanza a
ricaricarsi per il giorno successivo.
Il secondo giorno, Martedì 17 Aprile non si
è fatto certo attendere, con una bella sveglia quasi all’alba un po’ per tutti, per poi
ritrovarsi tutti nell’atrio della residenza,
pronti a partire per un altra impegnativa
giornata.
Così guidati dal Vicedirettore Raineri e
dalle molte persone che lo hanno con-
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sigliato strada facendo, si è raggiunta la
maestosa sede della Corte Costituzionale,
collocata ai lati del Quirinale, affacciata su
una panoramica visuale della città.
Dopo i soliti controlli di routine ed entrati,
passando per stanze degne dell’istituzione
ospitata, sono iniziati i lavori giudiziari,
in programma per la mattinata. Difficile
ora riassumere quanto udito. I due procedimenti riguardavano controversie
sull’attribuzione di poteri legislativi tra Regioni e Stato Centrale. Dai lavori indubbiamente si è potuto capire gli iter che stanno
alla base del detto organo di giudiziario
nazionale, come avviene una relazione da
parte del giudice incaricato, come sono le
arringhe dell’accusa e relativa difesa e più
in generale come funziona questa poi non
troppo macchinosa aula.
Terminata la visione dei lavori, certamente
non meno importante è stato l’incontro
con la Dott.ssa Cartabia, componente laico
della corte Costituzionale da pochi mesi.
Una persona di rilevante spessore, che si
è messa a disposizione dei presenti per
qualsiasi domanda e per spiegare quale sia
il difficile compito di un giudice costituzionalista. Discussioni a parte, ciò che più
merita attenzione è proprio il lato umano
della Dottoressa. Una professoressa di diritto costituzionale della facoltà di Milano,
già ospite Camplus Bologna l’anno scorso,
che pochissimi mesi fa inseguito una insolita chiamata dal Presidente della Repubblica si è vista “costretta” a fare le valige
per trasferirsi subito in capitale. Donna
dall’immensa cultura, passione per il diritto, elevate qualità professionali coronate
però da un forte senso di umiltà. Dote che
non l’ha sottratta a un forte senso di Stato
e rispetto dell’Istituzioni, motivo per cui
ha subito risposto alla chiamata ricevuta,
senza nemmeno dubitare della scelta fatta.
Ciò non toglie che in cuor Suo la sorpresa
sia stata grande .
Dopo le dovute foto di circostanza, la giornata non ancora terminata, ha portato i
partecipanti verso un altro dei Palazzi del
potere del Paese: Palazzo Madama, sede
della Camera del Senato. Qui non appena
giunti, a distanza veramente ravvicinata,
i presenti son riusciti a salutare il “Presidente del Consiglio” Mario Monti, il quale
però alla delegazione Camplus, ha preferito chiacchierare con un ristretto gruppo di
ragazze apparentemente francesi.
Rammarichi a parte, passati i dovuti controlli, udito alcune norme di prassi, il gruppo si è ritrovato seduto ai lati della maestosa sala del Senato. Camera che eccezion
fatta per le sedie occupate dai giovani non
votati (cioè noi), si presentava particolarmente scarna e i pochi presenti, veramente
pochi, sembravano esser particolarmente
impegnati in diverse faccende, tutt’altro
che politiche. Qui i sentimenti e le emozioni dei partecipanti, si potevano leggere
sulle loro facce, una volta usciti. Amarezza,
delusione, rabbia, indignazione... Scontato
è stato quindi il sorgere di alcune discussioni: chi più orientato a sostenere una
sorta di antipolitica come soluzione, chi, invece, più orientato a presentare proposte
di alternativa e miglioramento della situazione vista.
Tornati alla residenza, si sono formati
gruppetti vari che hanno organizzato la
seconda serata passata in locali tipici, gustando i mitici bucatini al guanciale con
saltimbocca alla romana, il tutto accompagnata da un vinello locale.
E arriva così Mercoledì 18,ultimo giorno di permanenza del gruppo. Dopo
l’immancabile appello, che ha permesso ai
due accompagnatori di non perderci mai,
ma proprio mai, è stata la volta della visita
all’ultimo palazzo in programma: Montecitorio.
Qui fin da subito, la vista di vari politici,
delle maestose sale, delle bellissime opere
esposte al suo interno ha subito tolto le
parole ai più. Accompagnati da una Segretaria di Palazzo, addetta alle relazioni,
veramente in gamba, quasi fosse lei la padrona di casa, i presenti hanno potuto assistere all’apertura della seduta dei lavori
della Camera. Apertura data dal Vice Presidente della Camera On. Maurizio Lupi e
il Resto del Camplus - Eventi camplus
presenziata da non molti colleghi politici.
Anche questa volta aula semideserta!
Nuovamente un po’ delusi i partecipi sono
stati fatti spostare in una delle sale ove si
riuniscono le commissioni. Qui son stati
ricevuti da due Funzionari della Camera,
addetti allo studio e relazioni delle varie
manovre legislative o materie di studio affidate. Un incontro di rilevante spessore,
basato su concretezza e grande preparazione che ha saputo stimolare gli ascoltanti.
Dopo un breve coffe break, ricco di prelibatezze di ogni genere, hanno potuto incontrarsi i Parlamentari. Per il Pdl l’On.
Vignali e l’On. Saltamartini, mentre per il
Pd l’On. Mosca.
Questi oltre essere componenti della
detta camera, sono pure membri attivi
dell’Intergruppo Parlamentare per la Sussidiarietà nato nel 2003. Questo ha il compito di promuovere, incentivare e affrontare tematiche di rilevanza basilare per
il bene comune della nazione ,favorendo
l’incontro di idee diverse dei vari componenti e accentuando un dibattito bipartisan, volto sempre e comunque a un fine
concreto. Molti infatti sono i risultati e le
battaglie vinte dall’Intergruppo dalla sua
nascita ad oggi, tanto da riaccendere la
speranza dei cittadini nell’attività politica.
Attività fortemente macchiata e criticata
dai recenti scandali, ma che come han
ricordato i Politici, non deve portare alla
formazione di idee populiste ed anti politiche, ma semplicemente nel pretendere di
più dai rappresentanti votati e nel non cadere nel baratro del gossip volto alla sola
zizzania. Non è poi mancato un proficuo
momento di dibattito coi presenti.
Tre giorni quindi ricchi di emozioni, esperienze, validi esempi e concreti insegnamenti, che hanno cercato di presentare ai
Giuristi Camplus l’altra faccia del mondo
giuridico e politico, forse quella meno accattivante e gossipara, ma sicuramente più
concreta e complicata da capire e non sempre desiderata da conoscere.
Volendo concludere e riassumere quello
che è stato l’intento di questi giorni, si riporta una frase del vice direttore Dott.
Giuseppe Raineri, che forse è la più adatta
per tale fine :
“Nella vita per conoscere, per avere un
giudizio sulle cose e sulla realtà (politica,
economica, umana ecc.) è necessario incontrare e sperimentare la realtà stessa.
Ma soprattutto è necessario avere un
maestro. Un maestro che non si sostituisce
a te ma che ti aiuta e ti introduce alla realtà”.
Riempiti da depliant, copie di costituzione
e cartelline riportanti le iniziali della Camera dei Deputati, i presenti sono stati invitati ad uscire.
L’ultimo dei tre giorni si è concluso a tavola, tra bucatini caccio e pepe e pennette
all’amatriciana, ove una maestosa tavolata
si è ritrovata per un ultimo momento conviviale ove poter anche riprendere discussione su quanto vissuto assieme.
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il Resto del Camplus - Eventi camplus
In viaggio con l’arte
Daniela Armento
Record di visite per la mostra su “Van
Gogh e il viaggio di Gauguin”, inaugurata
nel palazzo Ducale di Genova lo scorso
12 novembre e tuttora in corso: più di
centomila visitatori hanno potuto, infatti,
godere della fortuna di intraprendere
un viaggio attraverso l’arte più sublime
che li ha condotti nei più intimi recessi
dell’animo umano, quelli in cui esso si
nasconde, straziato, e al contempo alimentato, dal bisogno di andare oltre. Il 31
marzo alcuni studenti hanno potuto parteciparvi grazie all’opportunità concessa
loro dall’associazione Nova Atlantis e da
Camplus.
“Da dove veniamo? Chi siamo? Dove andi-
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amo?” sono i quesiti che Paul Gauguin pone
a tutti noi con una tela, lunga 4 metri e più
profonda di un sogno, che rappresenta il
suo testamento, il suo ultimo elogio alla
vita, antecedente il tentativo di togliersela.
L’idea del quadro era infatti nata durante il
suo secondo viaggio a Tahiti, nel 1897, alla
notizia della morte della figlia Aline. In quel
momento Gauguin dà inizio al suo viaggio
più importante, che si compie attraverso
uno sguardo a ritroso nelle principali tappe
dell’esperienza umana, unica risposta ai
suoi interrogativi. Citando il curatore della
mostra, Marco Goldin, “verrebbe da dire
che senza questo quadro la mostra non si
sarebbe potuta fare e che con quest’unico
quadro tutta la mostra si potrebbe fare”.
Perché in quest’opera è racchiuso tutto
quanto il viaggio può significare: viaggio come esplorazione geografica, viaggio come lettura di sé, viaggio come fuga.
D’altronde un viaggio è stato compiuto
recentemente dall’opera stessa, la quale
ha lasciato per la quarta volta in cent’anni
il “Museum of Fine Arts” di Boston per giungere sino a noi.
Tra Gauguin e Van Gogh, l’altro indiscusso
protagonista della mostra, ci si ritrova faccia a faccia con grandi nomi della pittura
americana ed europea del XIX e XX secolo: la maestosa perfezione di Church e
Bierstadt, due artisti che hanno trovato
nel viaggio la spinta verso un ignoto tanto
il Resto del Camplus - Eventi camplus
agognato quanto temuto; la lotta tra gli
elementi di Turner; il viaggio della solitaria barca di Friedrich che si dirige nella
nebbia verso l’infinito. E poi il breve viaggio di Monet, che ha trovato nel giardino
della sua dimora a Giverny il suo culmine,
e quello onirico di Kandinsky.
Ma la linfa vitale dell’intera mostra emerge
dalle pennellate di Van Gogh, distorte,
cariche di luce, di colorata vitalità, piene
della tiepida speranza di riuscire a trasferire sulla tela l’esplosione di natura che
lo circondava. Ma Vincent (col suo solo
nome firmava le opere, quasi a volersi ritagliare un piccolo, timido spazio all’interno
di esse) non si è mai reso conto del suo
genio: nonostante la sua continua ricerca
dell’essenza di ogni cosa e il suo profondo,
quasi infantile amore per la natura e per la
verità, la sua insicurezza e lo scarso apprezzamento del suo lavoro lo hanno condotto
verso un’inesorabile, fatale depressione. E
questo suo viaggio, fisico e introspettivo,
alla ricerca dell’ispirazione è racchiuso in
ben 40 opere, ospitate attualmente dalle
pareti di Palazzo Ducale. La pittura è accompagnata dalle parole di Vincent al
fratello Theo: è difatti possibile entrare nel
vivo del tormento dell’artista attraverso la
lettura della corrispondenza tra i fratelli,
caratterizzata da profondo affetto, riconoscenza e desiderio di esprimere la propria arte. Parole semplici, al pari dei sog-
getti dei suoi quadri (quali il“Seminatore”
e il “Covone sotto un cielo nuvoloso”), ma
in realtà intrise di una straordinaria, disperata profondità che si può ben ravvisare
negli occhi del suo celebre “Autoritratto
al cavalletto”: egli vede nella sua stessa
immagine, sopraffatta dalla follia, il punto
di congiunzione tra le due diverse facce
dell’arte: come spinta in avanti e come gabbia. Perché il lavoro di Van Gogh è stato un
incessante cammino verso luoghi sbarrati,
a lui preclusi, ma nonostante tutto egli, se
non negli ultimi istanti della sua vita, non si
è mai arreso. Perché, come egli stesso dice
in una delle sue numerose lettere, “che
cosa sarebbe la vita se non avessimo il coraggio di fare tentativi?”
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il Resto del Camplus - Vita esterna
Vita Esterna
Che ne pensi della crisi?
Le politiche europee anti-crisi nell’opinione pubblica italiana
Silvia Torta
L’opinione pubblica è sempre stata, in epoca moderna, una delle maggiori preoccupazioni dei governi, da questa può derivare stabilità o scaturire la sommossa,
non stupisce quindi, che i poteri cerchino
di modellare, influenzare o quanto meno
monitorare i sentimenti dei cittadini verso
le istituzioni e la politica.
Dal 1973 la Commissione Europea tiene
sotto controllo l’evoluzione dell’opinione
pubblica negli Stati membri tramite il cosiddetto Eurobarometro, ovvero un insieme d’ indagini, svolte periodicamente
e di libera consultazione, riguardanti vari
temi di interesse comunitario.
Due volte all’anno, lo standard Eurobarometer realizza dei National reports che
analizzano l’inclinazione dell’opinione pubblica nazionale sui temi di maggiore attualità e rilevanza. L’ultimo di questi rapporti
Nazionali riguardanti l’Italia si focalizza
sulla percezione della crisi e in particolar
modo sulla valutazione e sulle aspettative
in merito alle politiche europee.
Dall’avvento della crisi globale economico- finanziaria nel 2008, la fiducia dei
cittadini europei nella solidità dei conti
nazionali ha subito un brusco tracollo, in
compenso, la convinzione generale è che
sarà l’Unione Europea l’istituzione più
decisiva nel combattere la crisi. Anche
gli Italiani vedono nell’Unione il possibile
fautore della ripresa ma in controtendenza, non approvano la direzione presa
dall’UE e i pessimisti sono per percentuale
al quarto posto in Europa, subito dopo
Spagna, Grecia e Belgio. Il 34% degli intervistati dice esplicitamente che l’UE è
sulla cattiva strada. Questo dato rimarca
un evidente peggioramento rispetto alla
10
rilevazione del maggio 2011. Una tale inclinazione non deve sorprendere, visto anche il clima di instabilità istituzionale che è
stato generato, nel pieno delle rilevazioni,
dall’imminente nomina a Premier del neosenatore Mario Monti. Il tendenziale scetticismo verso l’attuale manovra europea è
rinforzato dalla convinzione (largamente
condivisa dai cittadini d’Irlanda, Finlandia,
Austria e Slovacchia) che la moneta unica,
non solo non ha avuto l’ effetto di attenuare la crisi, ma che è essa stessa da considerarsi una causa della crisi; il 65% degli
italiani attribuisce all’adozione dell’euro
l’origine dell’attuale congiuntura negativa.
D’altra parte, la crisi economica si avverte
in modo particolare tra gli italiani, tanto
che la maggioranza degli intervistati confessa di avere problemi a pagare le bollette, ben il 46% degli italiani ammette di
avere sporadiche difficoltà economiche,
con in più, un allarmante 11% che si ritrova costantemente con l’acqua alla gola.
A livello europeo, con una maggioranza al
riparo da ostacoli economici, solo il 29%
dei cittadini riscontra problemi saltuari,
mentre resta invariata la percentuale
dei cittadini con difficoltà sistematiche.
In questo panorama, si inseriscono le tre
misure anti-crisi maggiormente auspicate
dagli italiani: al primo posto, la riforma del
mercato del lavoro, il 72% degli intervistati
ritiene che per fronteggiare la crisi, l’UE si
dovrebbe concentrare sulla modernizzazione del mercato del lavoro per aumentare
l’occupazione e parallelamente promuovere l’istruzione e la formazione a tutti i
livelli e per tutte le età. Al secondo posto
c’è la lotta alla povertà, la richiesta di un
maggiore impegno europeo nel contrasto
all’esclusione sociale e al divario economico. Infine, al terzo posto c’è la riorganiz-
zazione della base industriale, soprattutto,
con un alleggerimento delle pratiche per
l’avvio delle imprese, a vantaggio di piccole
e medie attività, con particolare riguardo
alle tecnologia eco-compatibili.
Nel 2011, in Italia, i dati ISTAT riportano un
tasso medio di disoccupazione giovanile
del 29,1%, in crescita di 1,3 punti percentuali. Un altro dato significativo, quindi,
è che la maggioranza degli italiani, si aspetti un’implemento delle politiche per
l’istruzione e l’occupazione giovanile, sostenendo in pieno l’obiettivo comunitario
della riduzione dell’abbandono scolastico
e dell’innalzamento del numero di giovani
diplomati. Nel settore industriale i cittadini del Bel Paese chiedono uno snellimento della burocrazia che appesantisce
e inibisce lo sviluppo delle aziende, dato
che si accompagna felicemente ad un atteggiamento più che favorevole verso le
tecnologie verdi.
Sul piano dell’aspirazione al rilancio
dell’occupazione giovanile, l’Italia è pienamente in linea con la posizione dominante
nell’ Euro-zona che pone questo tema, insieme con l’istruzione, al primo posto tra
le misure per il miglioramento della performance economica con al secondo posto
(così come in Italia) la semplificazione delle
procedure dell’avviamento imprenditoriale.
Ad oggi, nell’occhio del ciclone di uno sconvolgimento economico mondiale senza
paragoni, la speranza è che i numeri non
rimangano numeri e che la voce dei cittadini sia ascoltata veramente, mettendo in
atto un percorso di riforma del sistema finanziario, nei singoli Stati prima e a livello
globale poi.
il Resto del Camplus - Vita esterna
Finlandia: terra di promesse!
Dal nostro corrispondente a Helsinki Marco Grignaffini
La Finlandia. Paese del Nord Europa il più
delle volte confuso con la sua ingombrante
vicina, la Svezia, poiché, spesso, noi italiani,
legati alle bellezze del nostro Belpaese ci
avventuriamo di rado al di là della Germania e, così facendo, ciò che si trova al Nord
diventa, semplicemente, Scandinavia. Effettivamente ci sono molteplici ragioni per
cui, quando si pensa ad andare a visitare
per qualche tempo in un paese estero, non
viene subito in mente la Finlandia o la Lituania: fa dannatamente freddo e, di inverno,
il sole sembra andare in letargo. Tutte cose
vere, difatti, una cosa cui non ci si potrà mai
abituare venendo da climi quantomeno
miti è la totale mancanza delle essenziali
cinque/sei ore di luce quotidiane. Contro il
freddo ci si può coprire, ma contro il buio,
l’ unica cosa che si può fare e diventare
dipendenti dalle pasticche di vitamina D,
necessarie per ogni buon finlandese che si
rispetti, vitali per l’ italiano.
A parte queste poche controindicazioni,
per lo studente Erasmus il soggiorno nei
paesi nordici si rivela una piacevole sorpresa. Prima di tutto, non hai tempo di sentire
il cosiddetto “cultural shock”(la mancanza
di casa, se cosi può essere definito) per il
semplice motivo che sei catapultato immediatamente nella vita dello studente di
scambio. Difatti, se viene fatta richiesta, si
può condividere un appartamento con altri
studenti stranieri. Gli aspetti positivi sono
vari. Primo tra tutti: si è costretti a parlare
inglese, la cosa risulta abbastanza fattibile,
nonché fondamentale per la successiva
sopravvivenza universitaria, dopo le prime
due settimane passate a mimare oggetti
e a proporre un sorriso un poco ebete ad
ogni domanda. In secondo luogo, l’ affitto
è ”politically correct”, vale a dire che ris-
petto alle cifre normalmente richieste (in
un paese in cui un peperone costa 1.5 euro)
non ci si può assolutamente lamentare ( in
più le bollette sono incluse). Infine, alla fine
del primo mese, le persone che si incontrano sono talmente tante che si farà fatica a
collegare un volto ad un nome.
Durante la “cerimonia di accoglienza” dei
nuovi studenti, tra una tazza di khavi (tipico caffè finlandese dal forte aroma ”annacquato”) e l´altra, l’ alunno viene fornito
di una pratica quanto simpatica “Guida
allo Studio” e, ad una prima lettura, ci si accorge immediatamente che il sistema universitario nordico e dissimile da quello
italiano e più in linea con gli standards
europei. I corsi sono “intensivi” vale a dire
quattro o cinque lezioni da quattro ore
cadauna. Principalmente hanno l’ obiettivo di dare all’ allievo una visione complessiva della materia. La partecipazione in
classe, che consiste nella lettura del materiale fornito e nell’interesse dimostrato, è
computata ai fini della valutazione finale.
L’ esame consiste nell’ elaborazione di uno
scritto (la cui lunghezza può variare dalle
15 alle 30 pagine) in risposta ad un quesito
del professore. Sicuramente un buon allenamento in preparazione della stesura
della tesi, poiché in Italia (in special modo
a giurisprudenza) lo studente affronta,
per la prima volta,la difficoltà della ricerca
scientifica ed i conseguenti standard di redazione solo in occasione della prova finale
(che dovrebbe essere il coronamento delle
abilita acquisite nel corso di cinque anni
di studio). In un certo senso, all’Università
di Helsinki (facoltà di Giurisprudenza) si
punta a formare studenti specializzati in
un determinato settore, di contro, a Bologna, escono laureati che hanno una visione
completa della materia ma che non hanno
un indirizzo specialistico ben definito (di
solito è il titolo di tesi che fa la differenza).
Una volta finito il Paper, pero, si può apprezzare un lato della Finlandia del tutto
particolare.
Ben lontana dallo sfarzo delle città d´arte
italiane, la bellezza di questa terra e racchiusa nei grandi spazi naturali oltre le città.
Chilometri e chilometri di foreste e laghi
e, ogni tanto una, o al massimo, due case. L’
occhio non riesce a guardare cosi lontano
e l’ orecchio può apprezzare appieno il rumore del vento e del silenzio.
Per una piacevole mezz’ora ci si dimentica
del freddo e ci si immerge totalmente nell’
ambiente circostante, felici, anche se per
poco, di dimenticare e di essere dimenticati.
11
il Resto del Camplus - Vita esterna
La TAV e i suoi antagonisti:
patologia di una malattia tutta italiana
Niccolò Fraschini
L’avventura dei NO TAV prende avvio
nei primi anni ’90, quando nell’Unione
Europea si iniziano a discutere alcune
proposte della Commissione che mirano
a realizzare alcune grandi infrastrutture
continentali. Tra queste importanti opere
rientra anche la linea ferroviaria ad alta
velocità tra Torino e Lione. Le proteste,
tanto sul versante francese della linea
che su quello italiano, furono inizialmente
contenute, anche perché (come troppo
spesso avviene nel nostro Paese) si trattava di un’opera di cui non era nemmeno
iniziata la progettazione operativa e sembrava quindi destinata a vedere la luce solo
dopo diversi decenni. Poi, coi primi anni
Duemila, vi fu un’accelerazione del processo decisionale legata a due fattori fondamentali: l’avvento del secondo governo
Berlusconi, che puntava su un ampio piano
di infrastrutture, e l’inserimento della To-
12
rino – Lione nel cosiddetto ‘Corridoio 5’
(promosso dalla Commissione Europea),
ovvero una grande linea ferroviaria tra Lisbona e Kiev. Per questa seconda ragione, il
progetto rientrava tra quelli ampiamente
finanziati con fondi comunitari. Fu così che
nel dicembre del 2005 i lavori iniziarono
sul serio: in pochi giorni la Valle di Susa fu
messa a ferro e fuoco da violente manifestazioni (solo sul versante italiano, visto che
nel frattempo i francesi si erano convinti
dell’utilità dell’opera), che portarono il
governo Berlusconi alla sbagliatissima decisione di ritirare i cantieri e di fermare tutto. Si decise che per attenuare la contrarietà degli abitanti e dei comuni della Valle
fosse opportuno avviare un secondo processo di consultazione: venne così creato
l’Osservatorio per la TAV, organo guidato
dal dott. Mario Virano, che in sei anni di
incontri, spesso boicottati dai sindaci della
Valle, elaborò un nuovo e meno invasivo
progetto di tracciato. Il resto è storia recente: nei mesi scorsi abbiamo potuto assistere a cosa sono capaci di fare i NO TAV.
Manifestazioni violente, cassonetti incendiati, autostrada Torino-Bardonecchia occupata per ore (con enormi disagi per tutti
i lavoratori che la usano quotidianamente).
Ma cerchiamo ora di capire come si sono
evoluti i NO TAV. Inizialmente, essi costituivano un classico esempio di mentalità
NIMBY (Not In My Back Yard, ‘non nel
mio giardino di casa’), ovvero erano i classici italiani che non vogliono un’opera pubblica di interesse generale perché questa
tocca alcuni loro interessi. I primi NO TAV
erano quindi prevalentemente valligiani,
guidati dai loro sindaci più oltranzisti,
come l’indimenticato Alberto Perino. Col
passare degli anni, a questi cittadini (che
bene o male difendevano i loro interessi,
il Resto del Camplus - Vita esterna
più o meno legittimi) si sono aggiunte
frange sempre più estremiste provenienti
dall’esterno della Valle, prevalentemente
dai centri sociali di Torino (in particolare,
l’Askatasuna). Una così grande galassia
di movimentisti riuscì, come detto prima,
a bloccare il primo tentativo di avvio dei
cantieri della TAV. Con la conclusione degli incontri promossi dall’Osservatorio, vi
è stata una metamorfosi importante nel
movimento NO TAV: la stragrande maggioranza dei sindaci della Valle è ora favorevole alla proposta del nuovo tracciato. Di
fatto ormai solo pochi sindaci irriducibili (i
cui comuni peraltro non sono, in molti casi,
nemmeno toccati dalla linea ferroviaria)
sono ancora sul piede di guerra. Quindi
possiamo dire che di fatto buona parte dei
valligiani è ora PRO TAV. Ai pochi valligiani
ancora contrari si sono uniti però dei personaggi inquietanti, provenienti da quella
sinistra galassia del mondo anarco-insurrezionalista, che ha provveduto a collegare
la lotta NO TAV a tante altre lotto contro
opere di interesse strategico nazionali,
quali il Mo.Se. a Venezia, il Ponte di Messina ecc. Di fatto, succede che vi siano poche
migliaia di individui, ideologicamente fanatici, che girano l’Italia (e non solo) alla
ricerca di opere da contestare con la violenza più efferata. A questi teppisti italiani
si sono poi aggiunti i loro omologhi greci,
austriaci, spagnoli ecc.: tutti pronti a mettere a ferro e fuoco la Valle di Susa, con
episodi di terrorismo come quelli avvenuti
in caso di boicottaggi ad alcune linee ferroviarie già esistenti. Ciò che risulta irritante è che lo Stato italiano, per troppo
tempo, ha lasciato fare quello che volevano a questi personaggi, consentendogli
di commettere reati gravi e dalle pesanti
ripercussioni sociali come l’interruzione
di pubblico servizio: spesso alcune autostrade e diverse stazioni ferroviarie sono
state bloccate dai manifestanti, ledendo il
diritto alla mobilità di tanti altri cittadini.
Di fatto, lo Stato non intervenendo ha tutelato la prepotenza di pochi a spese dei
diritti della maggioranza dei cittadini. Col
governo Monti le cose sembrano cambiate, almeno adesso l’autostrada tra Torino
e Bardonecchia viene immediatamente
fatta sgomberare qualora venga occupata.
E’ ora che lo Stato, con queste persone che
sono spesso violente, sappia fare il suo
mestiere e utilizzare la forza per garantire
la realizzazione di un’opera di fondamentale interesse nazionale e per garantire ai
cittadini il più ampio diritto alla mobilità,
senza lasciarsi mai sovrastare dalla prepotenza di pochi teppisti.
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“In questi anni ho incontrato centinaia di studenti con i quali
è stato possibile condividere l’avventura universitaria in un
contesto come quello del Camplus, che ogni anno si accende
e prende la forma dei loro interessi e delle loro passioni.
Dalla personalità degli studenti messa in gioco nel rapporto
con gli altri nasce una vita universitaria avvincente che sa
valorizzare sia la formazione accademica che la crescita
dalla persona. Un’avventura che per tanti di questi studenti
si è dimostrata vincente anche nel mondo della lavoro e che
oggi continua nell’Associazione degli Alumni Camplus.”
Riccardo Guidetti, Direttore Camplus Alma Mater e San Felice
“La preoccupazione dell’uomo e del suo destino deve
sempre costituire l’interesse principale di tutti gli sforzi
tecnici; non dimenticatelo mai, in mezzo ai vostri diagrammi
e alle vostre equazioni”. Questa frase di Einstein riassume la
“preoccupazione” principale del mio ruolo di Responsabile
della Formazione di Camplus Bologna. Ed è solo attraverso
questa posizione che riesco a seguire e guidare gli studenti
nel loro percorso universitario. Stupito e “preoccupato” del
loro essere uomini.
Giuseppe Raineri, Responsabile della Formazione Camplus
Alma Mater e Camplus San Felice
Il Camplus Universitario Alma Mater prende il
nome dalla più antica e prestigiosa Università
italiana, che ha qui la sua sede
Il Camplus Alma Mater
dispone di 124 posti letto,
oltre a spazi e servizi per lo
studio, la vita universitaria
e il tempo libero
il Resto del Camplus - Vignette
Vignette
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il Resto del Camplus - Vignette
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il Resto del Camplus - Interviste
Interviste
Alma Mater VS Spring Hill
Nazionalità:
S: Italo - siciliano (ho il doppio passaporto!)
N: Americana, ma mio padre è nato in Sicilia e il padre di mia madre è napoletano.
C’è del sangue italiano nelle mie vene!
Fidanzato/a?
S: No…ehm…(ci pensa) si! Con nicolette!!!
S: Stefano Freyr Castiglione. Il mio secondo nome è di origini scandinave, tanto piaciuto ai miei genitori dopo un loro viaggio
in Scandinavia. ( Ecco, cosi finalmente non
me lo chiederà più nessuno!)
N: Nicolette Mineo, mia madre scelse
questo nome perché significa “vittoria
della gente”,ed anche perché era una fan di
Nicolette Sharidan, una nota attrice americana.
18
PER STEFANO: quali sono, secondo te, le
differenze fra le ragazze americane e quelle
italiane (attento a come rispondi…)?
S: In camplus, quest’anno, in occasione
dello speaking patner programme, ci siamo
messi insieme a novembre e…non ci siamo
più lasciati!
N: Grazie al progetto speaking patner, ed è
stato subito “colpo di fulmine”!!!
PER STEFANO: …quindi, le americane “do it
better”?
PER STEFANO: perché, fra tutte le americane, proprio lei?
S: Mmm…(ma che domanda è!) beh, diciamo che c’è un pari merito!
S: Nicolette è stata la mia speaking patner,
quindi abbiamo avuto modo di conoscerci
bene e partecipare a tante iniziative insieme, poi, da cosa nasce cosa… e fu amore!
PER NICOLETTE: american boys o uaglioni
italiani: quali preferisci?
Come vi siete conosciuti?
Nome:
N: Mi sono subito sentita “a casa”: l’Italia è
cosi calda e accogliente, l’ho adorata fin dal
primo istante.
S: Beh, ho notato che le italiane curano
molto di più la loro “immagine” rispetto
alle american girls, che, come dire, sono
più… acqua e sapone! Non come voi, che
siete acqua, sapone, detersivo, candeggina, ammorbidente…insomma: siete un po’
più complicate! Ma questa, forse, è proprio
una caratteristica del Vecchio Mondo.
N: Certo, con un ragazzo siciliano molto
carino…
Quanti di voi hanno partecipato allo
“Speaking patner programme” e sono rimasti piacevolmente colpiti dall’ondata
americana? O quanti sono stati letteralmente “colpiti” (con mal di testa, per esempio) dalla loro “festosa” presenza? Ho
intervistato, per voi, due persone che, con
questa esperienza, hanno trovato l’amore.
Buona lettura!
PER NICOLETTE: qual è stata la tua prima
impressione dell’Italia?
PER NICOLETTE: perché, fra tutti gli italiani,
proprio lui (ovvero:chi te lo ha fatto fare?)
N: E’ onesto, carino, romantico e siciliano:
perfetto!!!
PER STEFANO: sei mai stato in America?
S: Sono stato a New York, in Alaska, a Chicago e un giorno di passaggio a Los Angeles! Bello, eh? Fra tutte, NY mi è rimasta
nel cuore: non basterebbe una vita per
vederla tutta.
N: Gli italiani, senza dubbio! Sono molto
più belli e romantici rispetto ai miei conterranei, so boring…loro non hanno la
vostra “passion” …(momento di pausa)… si,
gli italiani “do it better”!
Cosa pensi dello “Spring Hill project”?
S: E’ davvero molto proficuo, tanto per gli
americani, che si fanno una vacanza nel
nostro Bel Paese, quanto per tutti i collegiali italiani che vi partecipano, perché abbiamo modo di imparare molto...e di guardare “dal vivo” quanto pazzi sono questi
americani!
il Resto del Camplus - Interviste
N: E’ una grande opportunità per tutti noi
americani. Unica pecca: dovremmo (e lo
dico anche per me) parlare di più l’italiano
e meno l’inglese!
Qual è stata l’iniziativa che ti è piaciuta di
più?
S: Una delle più belle esperienze che
ricordo ancora con piacere l’ho vissuta
l’anno scorso, quando abbiamo cucinato
tutti assieme: gli americani hanno preparato per noi il tipico “american brunch”,
con tanto di pancakes e sciroppo d’acero,
e noi li abbiamo deliziati con una bella
pasta all’amatriciana. È stato un momento
di grande sintonia e semplicità. Genuino.
(nonostante i chili di burro dei pancakes!)
N: Mi è piaciuto un sacco il “corso di cucina”: ho imparato a cucinare le tagliatelle e
i tortellini con il sugo alla bolognese…delicious!
Pizza, mafia e mandolino: che immagine
hanno , secondo te, gli americani di oggi del
nostro Stivale?
S:… Innanzitutto partiamo dal fatto che LA
MAFIA NON ESISTE (ride). Credo che sia
un’immagine ancora molto stereotipata,
quella dell’Italia all’estero. Ma sono convinto che, alla fine, il turista s’innamori dei
nostri ritmi di vita, delle nostre tradizioni.
Quel che ne rimane è l’immagine positiva
di un’Italia bellissima.
N: La buona cucina, Cosa Nostra e i bei ragazzi sulla vespa è un’immagine dell’Italia che
sopravvive intatta in tutti i quartieri americani. Ma bisogna anche dire che, in America,
tutto il mondo è sotto la lente dei cliché.
Hot dog and chips o spaghetti al pomodoro:
cosa preferisci?
John Frog: Giovanni…Rana, quello dei tortellini! Cra, cra!
S: Spaghetti al pomodoro con basilico fresco, tutta la vita!!!
Brian wasp: Bruno Vespa… (ma chi è???)
N: Spaghetti for ever!!! Gli hot dog sono
“very disgusting”…bleah!
Michael goodmorning:
buongiorno!
Ma, alla fine, l’hai imparato l’inglese/
l’italiano?
Valentine red: Rosso Valentino…o Valentino Rossi, quello delle moto!
S: Obviously!!!
Paul purse: Paolo Borsellino ( e chi è, boh!)
N: Si…(più o meno)!
Un pro e un contro dell’America…
Ok, allora vi metto alla prova! Traduci
dall’inglese all’italiano …
S: PRO: è la land of opportunity CONTRO:
il McDonald’s e la Coca-Cola!
STEFANO:
E dell’Italia…:
Spring hill: Primavera collina (o primavera- collina!)
N: E’ un Paese ricco di bellezze straordinarie. Un difetto? Nothing!
Badge: Scheda
Qual è il tuo sogno nel cassetto?
The receptionist Roxy bar: La ricezionista …
Rossana Barra!
S: Andare a vivere in Australia o nel Brasile.
The great Director Joseph Lion Foodchild
Lard: Il grande direttore Giuseppe Leone…
mmm…ha a che fare con il mangiare…(ci
pensa un po’) PAPPALARDO!!!
Claire apulian: facile: Chiara Pugliese!!!
Anthony cock: Antonio Gallo!!! …anche se
cock ha anche un altro significato!
The sisters cake: le sorelle Torta!
…e bravo Stefano!!!
NICOLETTE:
Ok Nicolette, vediamo se sei preparata sul
panorama socio-politico-culturale italiano!
John lambs: Giovanni Agnelli (?)
Michele
(mike)
N: Trasferirmi in Australia con Stefano!!!
Io, lui e i cavallucci marini!
Come vedi il tuo futuro?
S: Pieno di incertezze, di viaggi e di esperienze … ma soprattutto pieno di soldi,
eh!!!
N: M’immagino distesa a prendere il sole
su di un’isola, con Stefano…e i cavallucci
marini!
Un saluto in inglese-siculo…
S: Good bye picciotti, nni videmu soon!!!
E un good bye in stile italiano!
N: Ciao a tutti, italian Doggy Style!!!
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il Resto del Camplus - Cultura
Cultura
Il Pascoli anglosassone di Heaney
Angelo Di Marzio
“Per gli impianti di bellezza lirica e di
profondità etica, che esaltano i miracoli giornalieri e la vita passata”
Questa la motivazione che accompagna il
premio Nobel per la letteratura conferito
a Séamus Heaney nel 1995. Il poeta (Castledawson,1939), la cui biografia è scandita da un forte impegno civile, ha sensibilmente contribuito al rinascimento poetico
irlandese. La sua opera si presenta imperniata sui problemi connessi alla questione
dell’indipendentismo irlandese, coniugata
ad un saldo attaccamento alla sua terra.
Nella serata di lunedì 2 aprile abbiamo
avuto il raro privilegio di ospitarlo qui al
Camplus Alma Mater, dove si è tenuto un
incontro, partecipato quanto raccolto, cui
hanno preso parte alcuni tra gli studenti
del Camplus e i membri del Centro di poesia contemporanea dell’Università di Bologna, diretto da Davide Rondoni, presente
anch’egli all’incontro. Da subito conformatosi al clima disteso e familiare, Heaney ha
accolto di buon grado la richiesta di leggere
talune sue poesie, apprezzate e plaudite da
un attento uditorio. In seguito ha approfondito il suo rapporto con Pascoli, del quale
ha tradotto(non senza difficoltà a detta
dello stesso) varie poesie dimostrando
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l’inconsistenza dell’equazione traduttore
uguale traditore. Anche per questa ragione
l’ateneo bolognese nella persona del Rettore Ivano Dionigi, ha deciso di insignirlo
del Sigillum d’argento dell’Alma Mater,
consegnato in occasione del convegno
internazionale “Pascoli nell’immaginario
degli italiani” per il centenario della morte.
Il “legame antropologico” tra i due poeti nasce a Urbino nel 2001, ascoltando
i versi de L’aquilone recitati dalla Prof. sa
Morisco, che per prima lo ha iniziato al
poeta romagnolo. Immediatamente riconosce delle “rime esistenziali”: in giovinezza
scrisse una poesia in cui compariva un aquilone che volava sopra i campi dell’Ulster
rurale. L’omicidio del padre(mirabilmente
trasfigurato in “X agosto”) di Pascoli da
un lato; dall’altro quello del cugino di
Heaney costituiscono un ulteriore punto
in comune. Inoltre la casa natale di Pascoli
ricorda quella della zia di Heaney, affinità
non esclusivamente intellettuali dunque,
ma anche paesaggistiche. Quasi folgorato,
chiede alla Morisco una traduzione letterale e «mentre cercavo di renderla in
versi e venivo alle prese con la terza rima,
sono entrato gradatamente in un mondo
familiare, perché il paesaggio mi ricordava
moltissimo il terreno di casa della mia stessa infanzia. Il componimento nasceva da
un profondo coinvolgimento personale».
Tra tutte, ha trovato più facile tradurre La
cavalla storna (The Dapple-Grey Mare),
amata e per il contenuto e per i versi, che
«hanno una qualità incantatoria». «Il fascino
ossessionante di una ballata popolare misto a un senso di fatalità e inevitabilità». Ecco
quindi che «O cavallina, cavallina storna, /
che portavi colui che non ritorna» assume
un ritmo più cadenzato per il prevalere di
parole mono o al più bisillabiche: «O little
dapple-grey, my little mare, / Who brought
the one back who comes back no more»
E proprio con gli ultimi versi della cavalla
storna conclude:
The horses now no longer munched their
feed.
They slept and dreamt the whiteness of
the road.
They didn’t stomp the straw with heavy
hooves.
They slept and dreamt of turning wheels
in grooves.
Inthatdeepsilencemymotherraisedafinger.
She spoke a name… A great neigh rang in
answer.
il Resto del Camplus - Cultura
Storia di Internet
Davide Scalinci
Per far comprendere meglio ciò che sto
per raccontarvi (come si addice ad una
storia) è necessaria una premessa: Internet ed il Web non sono la stessa cosa!
Tento di chiarire questa differenza.
Internet è la rete che connette tra loro
più di 888 milioni di calcolatori presenti in tutto il mondo (dato raccolto
in Gennaio 2012, fonte: http://ftp.isc.
org/www/survey/reports/current/),
questi calcolatori vengono detti host e
variano dai server ai netbook, passando
per i laptop e i più recentissimi tablet.
Il Web, invece, è una delle tante applicazioni che sfruttano il servizio di comunicazione offerto da Internet, per fornire contenuti di tipo multimediale (testo, immagini,
audio, video etc...).
Quello che stiamo per intraprendere è un
viaggio a ritroso nel tempo, prima degli
smartphone e dei tablet, prima dei notebook
e prima ancora dei personal computer nella forma in cui siamo abituati a conoscerli.
USA, 1958. Siamo nel pieno della Guerra
Fredda, la sonda sovietica Sputnik è stata
lanciata l’anno precedente e gli Stati Uniti
non vogliono restare a guardare; viene
quindi fondata l’Advanced Research Projects Agency (ARPA) incaricata di mantenere le capacità tecnologiche statunitensi
all’avanguardia (successivamente rinominata DARPA per far capire che il suo scopo
era la difesa militare). Pochi anni dopo, il
timore di rimanere isolati, senza possibilità di comunicare in seguito ad un attacco
nucleare nemico su vasta scala, si fa pressante. L’agenzia viene chiamata in causa
per trovare il modo di risolvere i problemi
legati alla disponibilità di una rete di telecomunicazioni, così nei primi anni ’60
due informatici del MIT (Massachusetts
Institute of Technology), L. Roberts e J.C.R.
Licklider, vengono nominati responsabili
del programma di scienza dei calcolatori.
Un loro collega al MIT, Leonard Kleinrock,
aveva scritto da poco (1962) la sua tesi di
dottorato riguardante la commutazione di
pacchetto (non era più necessaria una linea diretta di comunicazione, come nel caso
del telefono, per il trasferimento di dati da
un elaboratore ad un altro, ma questi dati
vengono suddivisi in “pacchetti” più piccoli
e spediti su più percorsi) ispirata agli studi
sul traffico veicolare degli anni ’30.
Nel 1967 Roberts redige un documento che esplica le funzioni della prima
rete a commutazione di pacchetto, ARPAnet, che col tempo diventerà Internet.
I primi commutatori di pacchetto, chiamati
Interface Message Processors (IMP), vennero installati nel 1969 rispettivamente
nell’ Università della California a Los Angeles (UCLA) con la supervisione di Kleinrock, nello Stanford Research Institute
(SRI), nell’ Università della California a
Santa Barbara e infine all’ Università dello
Utah a Salt Lake City e rappresentavano i
primi quattro nodi della rete.
E proprio all’UCLA, il 29 Ottobre dello
stesso anno, viene spedito alle 22.30,
dalla Boelter Hall, il primo messaggio che
consiste in un tentativo, da parte di Kleinrock, di fare LOG-ON sull’ IMP dello SRI.
Ma questo fallisce; quindi il primo messaggio non è, come si sperava, LOG-ON
ma soltanto LO. Durante l’invio della lettera G il sistema andò in crash (si bloccò
totalmente). Successivi tentativi andar-
ono, ovviamente, a buon fine e sempre
più nodi si aggiunsero a quelli esistenti.
Ed è qui che si conclude il nostro viaggio.
Possiamo
dunque
considerare Kleinrock il padre di Internet.
Alcune curiosità riguardano il periodo
storico della creazione di Internet. Infatti
lo stesso Kleinrock racconta spesso che,
nonostante la creazione di un qualcosa
che ha cambiato fortemente la vita delle
persone, la loro impresa, almeno all’inizio,
venne oscurata perché, nel ’69, vi fu prima
la conquista della Luna da parte dell’uomo
ad opera di Neil Armstrong e poi il “miracolo dei Mets” che vinsero per la prima
volta il campionato mondiale di baseball,
partendo da squadra più svantaggiata.
Sabato 29 ottobre 2011 a Los Angeles, è
stato inaugurato il Kleinrock Internet Heritage Site and Archive (KIHSA), il museo
dedicato alla storia di Internet. Kleinrock
fa oggi parte del gruppo dei consiglieri
stretti del Presidente degli Stati Uniti
Barack Obama.
Chiudo questo articolo con una frase emblematica di Kleinrock: “Non mi sarei mai
aspettato di creare qualcosa che avrebbe
utilizzato anche mia nonna!”
21
il Resto del Camplus - Cultura
Storia di tre sorelle:
Olympic, Titanic e Britannic
Martina Caruso
Eleganza, sfarzo, magnificenza, possenza:
erano questi gli appellativi con cui venivano indicate le navi della Classe Olympic,
nate principalmente con lo scopo di superare il Mauretania e il Lusitania, della
rivale Cunard Line. Ma nonostante tutto
non sarebbero mai riuscite a competere
con queste per velocità: volendo privilegiare il comfort e la stabilità sulle navi diminuendo i disturbi provocati dal rumore
proveniente dalla sala macchine, i progettisti decisero di realizzare motori (ovviamente a vapore) di potenza relativamente
modesta, e dotati di turbine tutt’altro che
all’avanguardia.
Belfast; la nave però subisce un brutto
danno urtando la banchina e ciò viene interpretato dai marinai, superstiziosi per
natura, come un segno di cattivo auspicio. La riparazione dell’Olympic rallenterà
notevolmente la costruzione del Titanic,
situato nello stesso cantiere navale, ma
questo primo incidente verrà dimenticato
in seguito al viaggio inaugurale del transatlantico, che riscuoterà enorme successo.
L’euforia che avvolge la prima delle gemelle della White Star Line non è destinata
a durare a lungo: durante un altro viaggio
la nave sperona l’incrociatore Hawke nel
porto di Southampton ed è costretta a ritirarsi nuovamente nel bacino di carenaggio.
In seguito all’affondamento del Titanic,
l’Olympic subirà grandi modifiche (come
l’aumento delle scialuppe di salvataggio) e infine verrà requisito durante la
Prima Guerra Mondiale e riallestito come
Nave Trasporto Truppe. Nel 1920 tornò a
svolgere il servizio civile e venne smantellata dopo quindici anni quasi del tutto indenni da nuovi incidenti.
Alla fine del 1910, l’Olympic è la prima
fra le tre a toccare l’acqua del porto di
Il 2 Aprile del 1912 il Titanic prende finalmente il mare sotto il controllo del capitano
“La maledetta, l’amata e la dimenticata”.
Così vengono oggi ricordate le navi gemelle realizzate dalla White Star Line,
rinomata compagnia navale, agli inizi del
secolo scorso. Sebbene in porto vi fossero
grandi progetti per questi giganti della
navigazione, il destino, a volte beffardo,
ha fatto sì che nessuno di loro potesse
svolgere appieno il compito per cui era
stato realizzato.
Edward Smith, lo stesso che aveva guidato
l’Olympic durante l’incidente con l’Hawke.
Ma il Titanic era ritenuto praticamente
inaffondabile, non era mai stata realizzata una nave più bella: 34 suites di prima
classe arredate con stili differenti, quattro
ascensori, piscina coperta, palestra, campo
da squash; la sua terza classe, munita di pianoforte, valeva la seconda nelle altre navi.
Come è possibile allora che una tale meraviglia possa essersi inabissata? L’iceberg
su cui il Titanic andò incontro non fu l’unica
causa della sua rovina. Molte indagini svoltesi in questi cento anni hanno rivelato la
presenza di un timone troppo piccolo per
la stazza della nave, acciaio scadente, un
incendio nel deposito di carbone presente
al momento della partenza e, soprattutto,
un’estrema noncuranza di tutti gli avvisi di
ghiacci lungo la rotta provenienti da altre
imbarcazioni. La tragedia era inevitabile:
1502 anime persero la vita, e i superstiti
furono segnati per sempre dal ricordo della loro più grande disavventura.
La White Star non era nata sotto una buona stella. Messa in ginocchio dal disastro,
fu costretta a ridimensionare il progetto
del Britannic (il nome originale sarebbe
dovuto essere “Gigantic”), terza di tre
sorelle sfortunate, che venne convertita
in Nave Ospedale con lo scoppio della
Grande Guerra. Pur riportando chiaramente le croci di soccorso che la contraddistinguevano, la nave seguì lo stesso destino del Titanic e venne affondata nel 1916
da una mina navale tedesca, ma furono
1070 le vite che riuscirono a salvarsi.
Queste tre navi, accumunate dalla stessa
sorte avversa, rappresentarono i sogni di
tanti uomini: uomini imbarcati alla ricerca
di nuove fortune, disposti a mettere tutto
in gioco, uomini che volevano cambiare
la propria vita o tanto coraggiosi da metterla a servizio della propria patria. Uomini
che viaggiarono con loro, con l’Olympic, il
Titanic e il Britannic, colossali sorelle che
sarebbero passate alla storia.
22
il Resto del Camplus - Cultura
“Generico? No!”
Una barriera di natura culturale
Fabio Lorefice
A circa 12 anni dell’introduzione sul mercato dei farmaci generici, mi spiace dover
constatare che la situazione del farmaco in
Italia sia ancora poco favorevole. In realtà
non si è mai puntato a favorire lo sviluppo
del farmaco “unbranded” che si trova ancora tutt’oggi a dover fronteggiare la concorrenza dei così detti “originali”. Spesso non
è chiara, infatti voglio evidenziare la differenza tra un Originator e un Unbranded:
Il farmaco originale è quello che per primo
ha ottenuto il brevetto farmaceutico. Il farmaco generico presenta gli stessi principi
attivi del farmaco originale, il cui brevetto
sia scaduto; si differenziano esclusivamente per forma e colore della compressa
o della capsula, per forma e colore della
confezione e per qualche eccipiente (come
ad esempio il sapore). Effetti, indicazioni
terapeutiche e somministrazione sono
esattamente gli stessi. Fin ora si è fatto
poco sul fronte dell’incentivazione alla
prescrizione, mentre continuano a gonfie
vele le campagne finalizzate a mettere in
dubbio efficacia e sicurezza. Le barriere
più grandi sono rappresentate da burocrazia e aziende dei Brand che riescono a provocare ritardi incalcolabili sull’immissione
di un generico in commercio, cosa che ne
va a determinare un aggravio sulla spesa
pubblica. La differenza di prezzo tra Italia
e resto d’Europa di questa tipologia di farmaci ha il suo spessore, e ciò è determinato
dai volumi di vendita, ma proprio queste
due variabili –prezzi e volumi- sono stati
evidentemente poco valutati nelle ultime
campagne di contenimento della spesa del
Servizio Sanitario Nazionale. Le regioni
in cui si sono prescritti meno farmaci generici nel 2011 sono state Lazio Campania
Calabria e Molise e non a caso nel 2012
proprio i cittadini di queste regioni pagheranno un’addizionale IRPEF per coprire
l’extra-spesa sanitaria per aver sforato i
conti della sanità. In sostanza i cittadini di
queste regioni pagheranno due volte per
una “scelta personale” ma ovviamente non
si può non sottolineare l’arco di responsa-
bilità che va dagli amministratori regionali
ai medici. Come evidenziato nel titolo la
natura è anche culturale, perché spesso
il farmacista nonostante suggerisca il generico gratuito, al posto di un Originator
con tiket, il cliente teme che non sia proprio lo stesso. E paga!! Dalla banca dati
nazionale emerge che circa il 64% delle
ricette mediche riguarda proprio i farmaci
più costosi che ne vanno a costituire circa
il 70% della spesa complessiva. Giusto per
fare un esempio esistono 21 confezioni
di Ramipril, un farmaco utilizzato contro
l’ipertensione di cui 18 sono totalmente
gratuite e 3 hanno una differenza da pagare, ebbene si, come nelle migliori statistiche, sapete da cosa è rappresentato l’80
% di vendite di quei farmaci? Dai 3 a pagamento! L’atteggiamento dei medici di base
ha una forte influenza sul comportamento
dei pazienti, infatti proprio le loro perplessità, che riguardano l’efficacia e la tollerabilità di questi prodotti, evidenziano
la loro scarsa conoscenza sui principi di
bioequivalenza e sugli standard di qualità
che vanno a riflettersi matematicamente
sul paziente-consumatore. È quindi evidente come l’atteggiamento del paziente
sia fortemente condizionato dalla percezione del medico e del farmacista, che
entrambi, vanno ricoprire il ruolo di “attori strategici” per garantire la diffusione
di un’informazione corretta ed esauriente
specialmente nel consumatore anziano e
in quei consumatori che non dispongono
di mezzi culturali necessari per attuare
una scelta verso il farmaco equivalente.
L’auspicio è che l’attenzione delle autorità
politiche e sanitarie continui sulla promozione di un mercato che ha tutte le potenzialità per potersi rivelare uno strumento
di innovazione economica, all’interno di
una politica nel contenimento dei costi
ed efficace alla cura dei propri pazienti.
Un passo recente è stato fatto: l’obbligo
dell’indicazione del generico nelle ricette,
ma resta ancora una scelta del paziente
che ha sempre bisogno di una guida in ambito salute.
Io punto su gli equivalenti e tu??
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il Resto del Camplus - Cultura
Straniera
“Sei solo una straniera”
Cosi tutti ti chiamano
Solo perché non hai la loro bandiera.
Hai vagato per posti sconosciuti e bui
Solo Per cercare un posto dove piantare nuovi fiori.
E invece, straniera, hai trovato giardini
dove i nuovi fiori vengono strappati e buttati via nel vento
senza alcuna pietà, senza alcun sentimento.
“ sei solo una straniera!”
“ vattene e portati via i tuoi insignificanti fiori”
quante belle parole
Che come proiettili colpiscono e feriscono il tuo cuore
Fragile e vulnerabile.
Vogliono che tu sia simile a loro
Che parli come loro
Che tu rimanga inerme, rinchiusa dentro la loro gabbia spoglia
Senza mai evadere.
In un giorno solo
Quante volte mi sono chiesta
cosa vuol dire stare rinchiusi e non vedere più la luce.
E cosa vuol dire stare in silenzio ed aspettare la fine.
E non ho mai trovato una risposta.
E mentre noi viaggiavamo fra nuvole di fantasia
fra le diverse e infinite stelle
e fra i mille colori della follia,
in quel momento mi chiedevi:
“ perché non vivere la vita come farfalle
Felici e libere di volare?
E perché vivere la vita in un giorno solo,
in cui si ha la paura di spiccare il volo?”
“di Elisa”
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il Resto del Camplus - Sport
Sport
Rush Finale
PROSSIMI APPUNTAMENTI :
Mercoledi 09/05/12
ore 21:30
SHUTZ – CAMPLUS AM
Lunedi 14/05/12
ore 20:15
TORTUGA TEAM – CAMPLUS AM
Mercoledi 16/05/12
ore 21:30
CAMPLUS AM – SHARKS
Amici sportivi e non, ben ritrovati !
Manca poco alla conclusione del torneo
e cominciamo a tirare le prime somme di
una stagione vissuta con intensità tra alti
e bassi.
Il Camplus nonostante tutte le disavventure e le soste forzate è ancora lì, nella
parte alta della classifica, abbracciata con
le unghie e con i denti a quel terzo posto
che probabilmente non rispecchia pienamente i meriti della squadra, soprattutto
se si analizzano i numerosi episodi sfavorevoli di cui è stata protagonista involontaria. Ma il calcio è cosi si sa e non possiamo
far altro che continuare a scrivere la nostra
storia sul campo .
Storia che nelle settimane passata ci ha
raccontato di un Camplus vincente che
registra nel suo taccuino di gara 3 vittorie,
un pareggio e una sconfitta, quest’ultima
arrivata contro i primi in classifica (i Duracel Ultra ) in maniera totalmente immeritata e frutto di errori arbitrali grossolani e
determinanti ai fini del risultato. Ma signori si nasce e il Camplus modestamente lo
nacque! Smaltita la rabbia, messe da parte
le polemiche è ora di ripartire e guardare
a questi ultimi impegni di campionato.
Poche partite prima del verdetto finale,
dopodiché tutti i nodi verranno al pettine,
in o out !!
Il Camplus non ha nessuna intenzione di
mollare e proverà a centrare il traguardo
delle fasi finali per il secondo anno consecutivo.
Siamo al RUSH FINALE signori , allacciate
bene gli scarpini perché da adesso fino alla
fine quei campi di erba saranno per noi un
arena di sabbia e polvere dove solo i più
forti usciranno vincitori.
“ Il coraggio non è mai stato non avere
paura. Le persone coraggiose sono quelle
che affrontano i loro timori e le loro incertezze; sono quelle che le ribaltano a
loro vantaggio usandole per diventare ancora più forti; negli occhi dei nostri, oggi,
forse c’è anche un po’ di timore, come sempre quando arrivi a un momento decisivo.
E allora: CORAGGIO RAGAZZI !! ”
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il Resto del Camplus - Sport
PAGELLE CAMPLUS AM
TARTARUGHE GANGIA 4 -3
COLLA: Il portiere Camplus prima del
match sicuramente aveva fatto la maratona
dei film “Rocky”. Durante una percussione
avversaria infatti subisce una sequenza di
tiri e ogni volta, col colpo di reni , con la
mano di richiamo, para e si rialza all’istante
come un guerriero che brandisce l’ascia da
guerra davanti alla sua madre patria , così
col fuoco negli occhi quasi sfidando gli avversari a tirare ancora. Un’altra ottima partita di Colla che urla fino alla fine e tiene
sull’attenti il team , sui gol avversari non ha
colpe anzi a fine partita si trova tatuati addosso i tacchetti dell’attaccante avversario
, autografo assolutamente sgradito, le sue
3 parate valgono come 3 goal.
VOTO 8…SANTO SUBITO.
FERTO: Il talento Camplus , martello e
chiodi alla mano , fissa nella sua area di rigore lo stendardo rossoblu. Il difensore ha
attivato ieri la modalità difesa alla morte .
Ferto mostra anche qualche spunto offensivo gradevole e tiri dalla lunga distanza
che purtroppo sono tutti finiti ad invadere
lo spazio aereo sovietico .Non gli è bastata
però la anonima partita in attacco, il narcisista decide di accendere i riflettori su se
stesso sul 4-2 quando spizza una palla, da
gran centravanti, nella sua porta e realizzando un autogol . A parte la svista sfortunata la sua partita è un film visto e rivisto , sostanza , qualità e cuore. VOTO 7…
CERTEZZA.
DALMI: Udite udite , la bestia della squadra torna a prosciugare i fondi della società Camplus per un nuovo look. La nuova
criniera viola di Dalmi cavallo pazzo, non
può essere mostrata in fascia protetta,
se ne sconsiglia la visione a grandi e piccini. Tralasciando gli evidenti disturbi che
lo tormentano e lo portano a fare tali obbrobri su se stesso, il 21 in campo, come da
copione, corre e suda adrenalina . Quando
la Stanchezza all’angolo gli chiede se vuole
gettare la spugna, il Dalmi sputa nel secchio
solleva le poltre membra e torna nel ring.
Un mezzo voto in meno perché a fine primo
26
tempo, nonostante il portiere avversario
già steso per terra, in pigiama e col cuscino,
sbaglia clamorosamente un gol da 0 metri,
sarà perché la pigmentazione gli ha bloccato i neuroni? VOTO 7… CACATUA.
BRUNO: Il giovane calabrese è stato uno
dei migliori in campo(no! non siamo ubriachi e voi state leggendo la pura e scandalosa verità). Il numero 27 nel 1°tempo
assomiglia ad una pecorella smarrita per
altro sotto sedativi, non trova la posizione,
a volte effettua ai compagni marcati o comunque alle strette dei passaggi opportuni
come una stretta di mano a un monco. Nel
2°tempo la pecora diventa lupo .Per Bruno
buone chiusure, tanta attenzione e su e
giù per il campo a difendere anche nel 3
contro 2. La madre perla che cancella ogni
errore è il gol della rimonta : Una pennellata rotante di destro dal limite che lascia
increduli compagni avversarsi e arbitro. Il
suo gol ricorda tanto quelli di un certo n10
bianco-nero che non citiamo per rispetto
della storia e della decenza. Il gol di Bruno
resterà comunque negli annali e verrà
cantato dai menestrelli nei secoli a venire.
VOTO 9…BRUNO?
GIORGIO: La scheggia del team alma mater
rinnova l’abbonamento alle prestazioni di
alto livello, si infiltra nella difesa delle Tartarughe Ganja come l’acqua nelle camere
del collegio quando piove. Il centrocampista ieri ha giocato tutte le sue carte e la
doppietta che mette a segno, a conti fatti, è
metà della vittoria ottenuta. Giorgio vanta
dunque un gol che merita per il movimento
senza palla, un altro scaturito da un tiro
rabbioso dalla linea laterale del campo, le
corse e rincorse con gli avversari quasi fino
alla fine del match. Solo negli ultimi 3min
stacca il cervello e inizia tirare a caso col
mancino verso il cielo, forse per indispettire i piccioni. Complessivamente il ragazzo resta la 5°marcia della squadra. VOTO
7,5…NOS.
DIMA: Costretto a partire nel 7 titolare per l’assenza degli altri compagni di
reparto, il C non si tira indietro ma sembra
il nonno della partita e vaga per il campo
con bastone e flebo, alla ricerca della posizione perduta. Nel 1°tempo, forse causa
alzheimer che avanza, si dimentica la fase
difensiva e come i nonni regalano le caramelle ai nipotini, lui regala il pareggio (1-1)
agli avversari. Nella seconda metà di gioco
mr. Cicchini gli pulisce gli occhialoni ed entra in campo un Dima presentabile. Suo il
3°gol (3-2) che riporta in vantaggio la sua
squadra, delizia il pallone con degli stop al
volo su qualsiasi lancio da dietro che arrivi
dalle sue parti e con un controllo del corpo
in velocità notevole. A fine partita, come
sempre, tira su le braghe e se pur sulle
stampelle fa il difensore aggiunto. VOTO
7…VECCHIA GUARDIA.
BRUZ: Dopo aver fatto tutti i ruoli possibili e immaginabili ( solo tra i pali non s’è
mai visto …per fortuna) il camaleonte Bruz
torna a fare la prima punta di peso in acque
tranquille e la boa nelle acque tempestose
del match . Se avesse segnato solo la metà
dei gol che s’è mangiato nella più totale solitudine davanti al portiere, Peppe sarebbe
il capocannoniere del torneo; la porta avversaria si trasforma per lui in un miraggio
che non riesce mai a raggiungere. Nel post
partita confessa : “Non ero più lucido, non
riuscivo nemmeno a muovermi, ero troppo
sconvolto per il gol di Bruno, cioè Bruno?”.
Sale sopra la sufficienza per l’assist del
primo goal quando si traveste da Iniesta e
manda in porta Giorgio, corredato da altre
verticalizzazioni di alta scuola non finalizzate. L’apoteosi per lui quando a centrocampo, su un azione innocua e inutile degli avversari, inizia a tranciare in scivolata
giocatori con o senza palla senza controllo
alcuno.
VOTO 7…MIETITORE.
VASCA & CICC: Ma chi le fa le pagelle ( e
la panchina ) come le facciamo noi ? VOTO
10…INSOSTITUIBILI.
Nova Atlantis è un’associazione culturale che
opera, ormai da 11 anni, nell’ambito universitario,
senza fini di lucro e libera da qualsiasi vincolo
politico o confessionale.
L’Associazione è accreditata presso l’Alma
Mater Studiorum Università di Bologna e riceve
dall’Ateneo la maggior parte dei finanziamenti
necessari alla realizzazione delle iniziative. Il
tesseramento all’Associazione è gratuito, non
comporta nessun obbligo o vincolo particolare,
e consente di partecipare alle iniziative a prezzi
agevolati: viaggi, mostre, visite in azienda,
conferenze e incontri culturali.
Le nostre iniziative sono aperte a tutti gli studenti
dell’Ateneo bolognese, non solo ai soci.
I nostri obiettivi? Guardare all’esperienza
universitaria, non solo come campo di
specializzazione per il proprio futuro lavorativo,
ma anche come possibilità di ampliare i propri
orizzonti culturali a 360°. Investire al meglio nel
rapporto tra Università e Impresa, con interventi
sia di docenti e ricercatori universitari, sia di
manager ed imprenditori, con visite guidate
ad aziende ed istituti di ricerca. Coinvolgere gli
studenti nella realizzazione delle attività, dando
libero spazio alle loro idee e consentendogli
di vivere gli anni universitari all’insegna di una
nuova esperienza stimolante dal punto di vista
professionale, intellettuale e creativo.
Alcune
iniziative
organizzate
VIENI A CONOSCERE LA NOSTRA ASSOCIAZIONE,
LE INIZIATIVE DA NOI ORGANIZZATE E LE TANTE
ALTRE OPPORTUNITÀ CHE TI POSSIAMO OFFRIRE.
NON ESITARE A DIVENTARE SOCIO, BASTA UNA
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