Mango e Litchi. Una sfida per il futuro

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Mango e Litchi. Una sfida per il futuro
REPUBBLICA ITALIANA
MINISTERO DELLE POLITICHE AGRICOLE
ALIMENTARI E FORESTALI
REGIONE SICILIANA
ASSESSORATO REGIONALE
DELL’AGRICOLTURA, DELLO SVILUPPO RURALE
E DELLA PESCA MEDITERRANEA
FONDO EUROPEO AGRICOLO
PER LO SVILUPPO RURALE:
L’EUROPA INVESTE NELLE ZONE RURALI
PROGETTO OPERATIVO N° 17/2015
MISURA 313 B
Mango e Litchi
Una sfida per il futuro
a cura di
Chiara Ferrarella
-1-
Finito di stampare:
Dicembre 2015
da Graficamente di Gaetano Leone - Alcamo
ISBN: 9788894111354
-2-
Indice
Presentazione
di Andrea Ferrarella
5
“Lo sviluppo delle colture sub tropicali nel territorio del Gal Golfo di
Castellammare”
7
Il sostegno e il miglioramento delle coltivazioni sub-tropicali in Sicilia traggono
vantaggio dallo studio e dalla promozione delle loro proprietà nutrizionali
di Giuseppe Calvaruso, Michela Giuliano, Marianna Lauricella, Antonella D'Anneo
9
“Colture innovative non autoctone per lo sviluppo del territorio.
L’esperienza del Mango”
23
Puntare alle coltivazioni tropicali per rilanciare l'agricoltura
25
di Salvatore Milazzo
Saluti della SOAT
26
di Giuseppe Gambino
Il Mango: una scommessa per il futuro
27
di Luigi Culmone Naselli
Dalla festa dell'uva al Mangofest
29
di Salvatore Ferrara
In ricordo del Prof. Francesco Calabrese
31
di Franca Barone
Uno strumento di sviluppo per la coltivazione: l'Associazione Produttori di
Mango
34
di Gaetano Vitale
La coltivazione del mango e prospettive di ampliamento delle coltivazioni
subtropicali
35
di Vittorio Farina
Il Mango: una coltura per i giovani che vogliono impegnarsi in agricoltura
38
di Claudio Chimenti
Mango e Litchi in Sicilia
39
di Pietro Cuccio
-3-
Il Mango: tecniche agronomiche
41
di Claudio Monfalcone
Il Mango e la sua versatilità
52
di Antonina Vitale
Conclusioni
54
di Pietro Puccio
Appendice
La coltivazione del Mango in Sicilia
55
di Claudio Monfalcone
1. Origine, diffusione, cenni botanici
56
2. Esigenze climatiche e limiti ambientali
57
3. La manghicoltura nella fascia costiera della Sicilia nord-orientale: cultivar
presenti
58
4. Tecniche colturali
60
4.1 Impianto
60
4.1.1 Aspetti limitanti la coltivazione del mango nei terreni siciliani 60
4.1.2 Preparazione del terreno per l'impianto
66
4.1.3 Sesti d'impianto
68
4.1.4 Frangivento
69
4.2 Potatura
69
4.3 Concimazione
72
4.4 Irrigazione
73
5. Raccolta
77
6. Qualità dei frutti di mango prodotti in Sicilia
78
7. Fitopatie e metodi di controllo
80
8. Aspetti economici della produzione di mango
89
9. Mercato
90
Conclusioni
91
-4-
Presentazione
L'idea di pubblicare, opportunamente aggiornati, gli atti dei convegni sul Mango
e sul Litchi deriva non solo dalle finalità del GAL, ma anche dalla volontà di dare
informazioni utili a chi vuole accingersi a coltivare queste specie, che in alcune aree
sono in grado di fornire valide alternative colturali a diversi settori agricoli in crisi
profonda.
La ristampa viene arricchita dagli studi sulle proprietà nutraceutiche del mango
e del litchi, riportati dai proff. Giuseppe Calvaruso, Michela Giuliano, Marianna
Lauricella, Antonella D'Anneo dell'Università degli Studi di Palermo.
Andrea Ferrarella
Responsabile di Piano GAL
-6-
“Lo sviluppo delle colture sub tropicali
nel territorio del Gal Golfo di Castellammare”
Atti del Convegno
Balestrate, 14 Settembre 2015
-7-
FONDO EUROPEO AGRICOLO
PER LO SVILUPPO RURALE:
L’EUROPA INVESTE NELLE ZONE RURALI
MINISTERO DELLE POLITICHE AGRICOLE
ALIMENTARI E FORESTALI
REGIONE SICILIANA
ASSESSORATO REGIONALE
DELL’AGRICOLTURA, DELLO SVILUPPO RURALE
E DELLA PESCA MEDITERRANEA
Asse 4 - Attuazione
dell’approccio Leader
Reg. CE 1698/2005
Saluti:
Salvatore Milazzo - Sindaco di Balestrate
Interventi
Salvatore Ferrara - Assessore allo Sviluppo Economico di Balestrate
Giuseppe Spartà - Dirigente Usa Trapani
Vittorio Farina - Docente Coltivazioni Arboree Università di Palermo
Michela Giuliana - Docente Dipartimento di Scienze e Tecnologie
Biologiche, Chimiche e Farmaceutiche
Antonella D’Anneo - Docente Dipartimento di Scienze e Tecnologie
Biologiche, Chimiche e Farmaceutiche
Conclusioni
Pietro Puccio - Presidente del Gal Golfo di Castellammare
-8-
Il sostegno e il miglioramento delle coltivazioni sub-tropicali
in Sicilia traggono vantaggio dallo studio e dalla promozione
delle loro proprietà nutrizionali
Proff. Giuseppe Calvaruso, Michela Giuliano, Marianna Lauricella, Antonella D'Anneo
Università degli Studi di Palermo,
Dipartimento di Scienze e Tecnologie Biologiche, Chimiche e Farmaceutiche.
Negli ultimi decenni si è assistito a un continuo progresso scientifico in
ambito nutrizionale che ha trovato le sue basi da una parte nella scoperta dei
principi nutritivi contenuti negli alimenti e dall'altra nell'elaborazione di precise
linee guida a larga diffusione.
Un'inadeguata alimentazione, infatti, oltre a incidere sul benessere psicofisico, rappresenta uno dei principali fattori di rischio per l'insorgenza di numerose
patologie croniche.
Secondo l'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) il rischio di
insorgenza di malattie cardiovascolari, metaboliche e di alcuni tumori si abbassa
considerevolmente grazie a una corretta e sana alimentazione.
-9-
Ciò ha contribuito, in tempi più recenti, allo sviluppo di una nuova
disciplina, la nutraceutica, che studia il ruolo che sostanze presenti in natura
possono avere nella cura e nella prevenzione di alcune patologie. Esempi di
nutraceutici sono i probiotici, gli antiossidanti, gli acidi grassi polinsaturi (omega3, omega-6), le vitamine e alcuni complessi enzimatici. Di norma, queste sostanze
vengono utilizzate per prevenire le malattie croniche, migliorare lo stato di
salute, ritardare il processo di invecchiamento e aumentare l'aspettativa di vita.
I nutraceutici possono essere assunti con gli alimenti naturali che li
contengono, oppure come cibo arricchito di uno specifico principio. Possono
essere assunti anche sotto forma di integratori alimentari in formulazioni liquide,
in compresse o capsule. Interessante è l'osservazione che gli effetti additivi e
sinergici indotti dalla miscela complessa di sostanze fitochimiche presenti in
frutta e verdura non possono essere mimati dall'uso di integratori di
micronutrienti.
Nella società moderna vi è un crescente interesse nella ricerca di nuove
molecole bio-attive contenute nei vegetali da utilizzare tanto nell'industria
alimentare che farmaceutica. Gli alimenti vegetali rappresentano ottime fonti di
nutrienti essenziali in quanto contengono numerose sostanze fitochimiche, quali
composti fenolici e flavonoidi, che contribuiscono a mantenere il consumatore in
- 10 -
buona salute. In particolare, grande attenzione è rivolta ai nutrienti capaci di
contrastare una condizione di stress ossidativo. Un certo numero di specie reattive
dell'ossigeno, o ROS, tra cui anione superossido, idrossile e perossido di idrogeno,
sono prodotti nell'organismo umano da numerosi sistemi enzimatici. Questi
derivati dell'ossigeno, fortemente reattivi, sono associati a patologie quali cancro,
malattie cardiovascolari, invecchiamento e malattie neurodegenerative.
Il consumo di sostanze di origine vegetale favorisce l'assimilazione di
composti con capacità antiossidante che neutralizzano la sovrapproduzione delle
specie reattive dell'ossigeno, svolgendo in tal modo un ruolo protettivo.
Recentemente, un'iniziativa degna di nota ha consentito lo sviluppo in
Sicilia di nuove coltivazioni, come quelle di area subtropicale - quali mango
(Mangifera indica L.) e litchi (Litchi chinensis Sonn.) - che trovano condizioni pedoclimatiche locali favorevoli e possono essere sicuramente più redditizie rispetto
alle coltivazioni arboree classiche. Un percorso virtuoso di questo tipo deve essere
affiancato dalla valorizzazione del prodotto e dal sostegno alla sua
commercializzazione.
Il Mango: caratteristiche nutrizionali
La Mangifera indica è una pianta arborea appartenente alla famiglia delle
Anacardiaceae. La pianta, originaria dell'Asia meridionale dove viene coltivata da
oltre 4.000 anni, è una sempreverde, a rapido accrescimento e molto longeva. Ha
un portamento eretto, molto vigoroso con chioma ampia e una proiezione quasi
circolare. Ha la corteccia liscia, di colore grigiastro, e presenta canali resiniferi.
Le foglie sono perenni, di colore verde intenso, appuntite e lucide, mentre i fiori
sono portati in una “infiorescenza a pannocchia” che si forma all'apice dei rami.
Nelle regioni tropicali la pianta riesce a raggiungere altezze di 30-40 metri,
mentre nelle aree subtropicali la velocità di accrescimento è sensibilmente
ridotta.
In Sicilia l'introduzione delle coltivazioni di mango risale agli inizi degli anni
'80. Tuttavia, dopo un iniziale entusiasmo, la sua coltivazione è rimasta limitata
solo a poche aree del panorama agricolo siciliano anche a causa della mancanza di
un'adeguata richiesta di mercato. È solo a partire dagli anni 2000 che la coltura
riesce ad affermarsi in Sicilia, dove in alcune zone ha preso il posto di agrumeti
abbandonati, mentre, in altre, ha catturato l'interesse degli agricoltori per il
- 11 -
profumo intenso del frutto, la sua polpa carnosa e, soprattutto, l'alta redditività.
Oggi in Sicilia si contano mangheti a Balestrate, Acireale, Solarino e nella zona che
va da Caronia a Milazzo, dove le condizioni pedo-climatiche locali ne hanno
consentito l'insediamento.
Figura 1 - Frutto di Mangifera indica
In questo percorso strategico di valorizzazione di nuove colture subtropicali in Sicilia non si può non tener conto delle potenzialità nutraceutiche dei
frutti di mango. Tra queste proprietà si annoverano l'azione anti-ossidante,
l'azione anti-infiammatoria e il potenziale anti-tumorale.
Figura 2 - Proprietà delle sostanze nutraceutiche
- 12 -
Potenziale antiossidante
L'importanza delle sostanze con proprietà antiossidanti risiede nella loro
capacità di rimuovere i radicali liberi dell'ossigeno (ROS), molecole estremamente
reattive capaci di ossidare un gran numero di atomi e molecole organiche. Le
specie radicaliche possono avere differente origine esogena ed endogena
(riassunte nello schema in Fig. 3). I radicali liberi colpiscono soprattutto
componenti della cellula quali lipidi, proteine e acidi nucleici (DNA e RNA),
causando, se non rimossi da opportuni sistemi enzimatici, un collasso delle
funzioni cellulari. Una dieta che preveda anche l'assunzione di vegetali consente
un adeguato apporto di sostanze antiossidanti (vitamina C, vitamina E, betacarotene, polifenoli, bioflavonoidi, pigmenti vari, glutatione, selenio, Q10 ecc.) e
può prevenire i danni da radicali liberi che, come è noto, possono concorrere
all'invecchiamento e all'insorgenza di patologie quali cancro, aterosclerosi,
infarto del miocardio e diabete.
Figura 3 - Meccanismi di produzione dei radicali liberi e sistemi antiossidanti di difesa enzimatica
Proprietà antiossidanti sono state evidenziate nel frutto di mango, una
drupa che, a maturazione, presenta colore verde pallido, giallo arancio o rosso in
- 13 -
dipendenza della cultivar. Tale frutto ha una lunghezza variabile da 5 a 20 cm; il
peso può arrivare anche a 1 Kg, ma normalmente è compreso tra 350-800 grammi.
Il sapore è gradevole, avendo un alto tenore in zuccheri. Il mango è molto
energetico ed è ricco di nutrienti come carboidrati, minerali, acidi organici,
proteine, acidi grassi essenziali (ω3 e ω6).
Figura 4 - Macronutrienti contenuti nel frutto del mango
Il frutto contiene anche sostanze anti-ossidanti (α- e β-carotene,
luteina), polifenoli (quercetina, acido gallico, acido caffeico, catechine,
mangiferina, tannini) e vitamine (A, C e D). Il frutto gode inoltre di proprietà
diuretiche, lassative e rinfrescanti.
Figura 5 - Contenuto di micronutrienti in 100 gr di polpa di mango
- 14 -
Studi recenti condotti su diverse cultivar di mango (Haden, Palmer, Tommy
Atkins e Ubà) hanno messo in evidenza che la polpa del frutto è ricca di tre
componenti con potenziale antiossidante (polifenoli, carotenoidi e acido
ascorbico) (Plant Foods Hum Nutr 2007, 62:13–17). Tra le varie cultivar analizzate
è stato osservato che la varietà Ubà è caratterizzata da un maggior contenuto di
polifenoli. La varietà Palmer mostra invece un contenuto intermedio, mentre le
varietà Haden e Tommy Atkins presentano i valori più bassi.
Contenuto di equivalenti di ac. gallico (GAE)
Contenuto di caroteni
Figura 6 - Contenuto di anti-ossidanti in diverse cultivar di mango
(adattato da: Plant Foods Hum Nutr 2007, 62: 13–17)
Potenziale antinfiammatorio
Le patologie infiammatorie croniche del tratto gastro-intestinale hanno
oggi una considerevole diffusione. Esse sono associate alla riduzione della qualità
della vita e ad un incrementato rischio di cancro al colon-retto. Sebbene l'esatta
eziologia di queste patologie non sia del tutto nota, è accertato che alla base vi è
una eccessiva produzione di citochine pro-infiammatorie conseguente
all'instaurarsi di una condizione di stress ossidativo. Numerosi studi hanno
dimostrato la correlazione inversa tra rischio di sviluppo di tali patologie e
assunzione di vegetali, mentre una correlazione diretta vi è con l'assunzione di
carne e di acidi grassi saturi.
La mangiferina, un componente glucosilxantone presente nel frutto e nelle
foglie di mango, manifesta attività antinfiammatoria in modelli sperimentali
murini di colite ulcerosa probabilmente grazie alla sua capacità di bloccare i
fattori trascrizionali responsabili della produzione delle citochine proinfiammatorie. Questi effetti si manifestano quando gli animali vengono
alimentati per giorni con mangiferina prima dell'induzione sperimentale dello
stato infiammatorio.
- 15 -
Incremento di peso (g)
25
20
15
10
5
Gruppo controllo
0
Gruppo A
Gruppo B
Gruppo C
Figura 7 - Effetti sulla variazione di peso conseguente all'induzione di colite in modelli
sperimentali murini. Gruppo A con stato infiammatorio indotto; gruppi B e C cotrattati
o pretrattati con mangiferina (adattato da: World J Gastroenterol. 2010, 16: 4922)
In tali modelli di colite un altro valido marker del processo infiammatorio è
l'accorciamento del colon. Nei modelli murini trattati con solfato di sodio destrano
(che induce lo stato infiammatorio) si osserva, dopo 7 giorni di trattamento, un
significativo accorciamento della lunghezza del colon (gruppo A: 14.1 ± 0.1 cm)
rispetto al gruppo controllo non trattato (17.4 ± 0.2 cm). In entrambi i gruppi pree cotrattati (C e B), l'estratto di mango contrasta l'accorciamento del colon.
A
Solfato di
sodio destrano
(1.5%)
Figura 8 - Effetto degli estratti di mango in modelli murini di colite
(adattato da: World J Gastroenter 2010, 16: 4922)
Potenziale antitumorale
Altri studi hanno inoltre mostrato proprietà anticancro degli estratti di
mango.
In generale l'azione anti-tumorale risiede nella capacità che alcune sostanze
hanno di inibire il tasso proliferativo delle cellule tumorali, indurne la morte
- 16 -
anche in popolazioni cellulari resistenti e inibirne il potenziale metastatico.
Alcuni studi hanno mostrato che l’estratto in etanolo del nocciolo di mango
esplica una chiara azione citotossica in cellule di carcinoma mammario (MCF7 e
MDA-MB231) mentre la sua azione è piuttosto scarsa in cellule normali di epitelio
mammario (BMC Compl Altern Med 2014, 14:199). L’estratto infatti riduce la
vitalità delle cellule tumorali in modo dose-dipendente mostrando un effetto sia
in cellule estrogeno positive (MCF7) che in quelle estrogeno negative (MDAMB231).
Cellule di
carcinoma
mammario MCF7
Cellule di
carcinoma
mammario
MDA-MB231
Figura 9 - Potenziale anti-tumorale del mango
(adattato da: BMC Compl Altern Med 2014, 14:199-208)
Alcuni esperimenti preliminari condotti nel nostro laboratorio utilizzando
estratti idro-alcolici di mango hanno evidenziato, già dopo 24 h di trattamento,
una chiara attività antiproliferativa anche in cellule di carcinoma colorettale HT29.
Vitalità cellulare
(%)
100
50
0
12
Controll
o
24 48
Esocarp
o
12
24 48
Endoca
µg/ml
rpo
Figura 10 - Effetti degli estratti di mango in cellule di carcinoma colorettale
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Il Litchi: proprietà nutraceutiche
Il Litchi (Litchi chinensis, Sapindaceae) è un albero da frutto esotico
originario del Sud-Est asiatico (Cina) coltivato anche nelle aree subtropicali di
tutto il mondo per il delizioso gusto del suo frutto edule. Chiamato anche “ciliegio
della Cina”, il litchi è molto diffuso in Oriente, dove alcuni esemplari superano
addirittura i 30 metri di altezza.
La pianta richiede un clima tropicale o subtropicale, la crescita migliore si
ha in un terreno ben drenato e abbondante in materia organica. Da alcuni anni la
sua coltivazione si è diffusa anche in Italia, trovando in Sicilia aree rurali che, per
caratteristiche pedo-climatiche, ne hanno consentito l'insediamento. In Sicilia i
frutti di litchi maturano ad agosto, sono di qualità eccellente, giungendo sul
mercato in una fascia temporale priva di altri competitors.
Le produzioni siciliane raggiungono i mercati nord-europei dopo due giorni
di trasporto, con un grado di maturazione che consente di mantenere integre le
proprietà organolettiche del frutto.
Figura 11 - Litchi chinensis
- 18 -
Il frutto si è rivelato un laboratorio biologico di principi
farmacologicamente attivi. In Cina l'estratto dei semi di litchi è infatti impiegato
come analgesico per alleviare i sintomi di raffreddore, tosse e nevralgie. Studi
sperimentali sulle proprietà farmacologiche dei suoi semi ne suggeriscono
l'impiego per il trattamento di disordini metabolici come il diabete mellito, per
contrastare lo stress ossidativo e l'infiammazione e per ridurre il contenuto
ematico di trigliceridi.
Figura 12 - Proprietà farmacologiche dei semi di litchi (adattato da: World J Exp Med 2013, 3: 56)
Recenti studi hanno messo in evidenza che il litchi è un frutto ricco in
polifenoli. Il pericarpo contiene una significativa quantità di flavonoidi
e
antocianine, tra cui si annoverano la procianidina B2, la procianidina B4,
l'epicatechina, la cianidina-3-retinoside, la cianidina-3-glucoside, la quercetina3-retinoside e la quercetina-3-glucoside. Questi composti sono dotati di
particolari attività scavenger per la rimozione di radicali liberi e potrebbero esser
impiegati come agenti anti-infiammatori, agenti riducenti e sostanze anti-cancro.
Studi al riguardo hanno dimostrato che estratti di pericarpo di litchi hanno
la capacità di inibire la crescita di tumori in modelli murini. In topi portatori di
carcinoma mammario il trattamento con estratto di pericarpo di litchi è in grado di
ridurre la dimensione della massa tumorale.
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Figura 13 - Azione anti-cancro del litchi in topi portatori di carcinoma mammario
(adattato da: Tox Appl Pharmacol 2006, 215: 168–178)
Altri studi hanno anche sostenuto l'azione anti-infiammatoria esplicata da
estratti di litchi. Particolare attenzione merita l'Oligonolo, una miscela composta
da estratto di litchi ed estratto di tè verde. La miscela, molto ricca di polifenoli, è
formata dall'insieme di unità mono-, di- e trimeriche che la rendono
particolarmente attiva. L'oligonolo si è rivelato efficace anche nel ridurre il grasso
viscerale.
Polimero
di polifenoli
monomero dimero
Estratto
di Litchi
NF-kB
NOS
TNFα
Citochine
(IL-1, IL-6)
Figura 14 - Proprietà dell'oligonolo
- 20 -
trimero
In epatociti di ratto l'oligonolo ha mostrato una particolare azione
protettiva contrastando i processi infiammatori ed il danno tissutale indotto da
un'intensa attività fisica. Tali effetti sono stati attribuiti alla capacità del
composto di inibire citochine e molecole direttamente coinvolte nel processo
infiammatorio (NFkB, NO sintasi, TNFa).
Nostri studi preliminari impiegando estratti idro-alcolici di litchi hanno
dimostrato una spiccata azione citotossica in cellule di carcinoma del colon retto
HT-29.
Conclusioni
Una delle sfide principali oggi in Sicilia è rappresentata non soltanto
dall'individuazione delle potenzialità della nostra regione come uno dei principali
mercati agricoli italiani, ma anche dalla capacità di sapere migliorare la
competitività e la valorizzazione del territorio.
Innumerevoli iniziative ed interventi in questi ultimi anni hanno consentito
di rimodulare il volto delle aree rurali della Sicilia attraverso un percorso
strategico di crescita e valorizzazione. Tra queste iniziative, l'aver identificato che
le condizioni pedo-climatiche locali sono favorevoli per lo sviluppo di nuove
coltivazioni caratteristiche di area tropicale e subtropicale -quali mango
(Mangifera indica L.) e litchi (Litchi chinensis Sonn.) - hanno richiamato l'interesse
per tali coltivazioni che trovano condizioni locali favorevoli e possono essere
sicuramente più redditizie rispetto alle coltivazioni arboree classiche di agrumi o
ulivo. Accanto a questo si aggiunge la recente letteratura scientifica che evidenzia
sempre di più il rilevante potenziale salutistico e nutraceutico di tali coltivazioni.
Lo studio sulle conoscenze delle caratteristiche dei frutti del mango e litchi
ha evidenziato che sebbene alcuni aspetti curativi degli estratti e del succo sono
noti, molto ancora c'è da far emergere. In particolare, per quanto concerne le
proprietà antitumorali non sono del tutto identificati i percorsi biochimici
utilizzati dai loro principi attivi per rallentare la crescita delle cellule cancerose o
per sensibilizzarle all'azione dei chemioterapici. La possibilità di sfruttare il loro
potenziale antiossidante potrebbe rivelarsi molto utile al fine di proteggere le
cellule non tumorali e consentire di ridurre le dosi dei chemioterapici e
parallelamente i loro, talvolta devastanti, effetti collaterali.
Questi studi potrebbero aprire nuove prospettive in particolare nella
- 21 -
prevenzione e/o nella cura della patologia cancerosa al colon retto in cui si è
osservato che la trasformazione da adenoma a carcinoma è strettamente
dipendente dallo stress ossidativo, caratteristico degli stati infiammatori.
La divulgazione e la promozione dei risultati ottenuti sarebbe finalizzata
alla realizzazione di una efficiente campagna sul territorio di sensibilizzazione al
consumo e parallelamente rivolta agli operatori del settore agricolo per
incrementare le coltivazioni di tali piantagioni nelle aree rurali.
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“Colture innovative non autoctone
per lo sviluppo del territorio.
L’esperienza del mango.”
Atti del Convegno
Balestrate, 13 Settembre 2013
- 23 -
Regione Siciliana
MINISTERO DELLE POLITICHE AGRICOLE
ALIMENTARI E FORESTALI
Fondo Europeo Agricolo per lo Sviluppo
Rurale: l’Europa investe nelle zone rurali
FEASR
ASSESSORATO AGRICOLTURA E FORESTE
Comune di Balestrate
Progetto operativo N. 5/2013
LA MEMORIA ANTICA E SPERANZA NUOVA.
IL FUTURO DEI COMUNI DEL GAL HA UN CUORE VERDE
Hotel Marina Holiday
Venerdì 13 Settembre 2013 - ore 17.00
Colture innovative non autoctone
per lo sviluppo del territorio.
L’esperienza del mango.
Saluti:
Salvatore Milazzo - Sindaco di Balestrate
Gino D’Anna - Presidente del Consiglio Comunale
Ricordo del Prof. F. Calabrese di Franca Barone - Facoltà di Agraria dell’Università di Palermo
Presentazione Ass. Produttori di Mango di Balestrate di Gaetano Vitale
Relazione su stato dell’arte, sulla coltivazione del mango e prospettive per nuove
coltivazioni subtropicali di Vittorio Farina - Facoltà di Agraria dell’Università di Palermo
Interventi Programmati:
Claudio Chimenti - Assessore all’ambiente di Balestrate
Pietro Cuccio - Azienda Agricola Cupitur di Caronia (ME)
Antonio D’Asaro - Ricercatore Universitario
Giuseppe Gullo - Presidente Greeconomy di Leagacoopsicilia
Claudio Monfalcone - Dirigente Assessorato Regionale Agricoltura
Antonina Vitale - Biologa e Nutrizionista
Conclusioni:
Pietro Puccio - Presidente del GAL Golfo di Castellammare
Moderatore:
Salvatore Ferrara - Assessore allo Sviluppo Economico di Balestrate
Seguirà degustazione di prodotti tipici e di prodotti a base
di mango con intrattenimento musicale
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Puntare alle coltivazioni tropicali
per rilanciare l'agricoltura
Signore e signori, convegnisti,
per il secondo anno consecutivo l'amministrazione comunale di Balestrate organizza un
convegno sul mango e sulla frutta tropicale non autoctona.
Nel dare il benvenuto ai convegnisti, voglio ringraziare il GAL “Golfo di
Castellammare” per avere accolto la nostra proposta di finanziamento dell'iniziativa e
per avere condiviso l’idea di puntare allo sviluppo della coltivazione di frutta tropicale
nel nostro territorio per rilanciare l’agricoltura e per indicare ai giovani agricoltori una
prospettiva di lavoro e di reddito.
Con questo intendimento auguro una buona riuscita del convegno.
Salvatore Milazzo
Sindaco di Balestrate
Momento del convegno. Da sinistra: Salvatore Milazzo (sindaco di Balestrate),
Pietro Puccio (presidente GAL), Calogero Ferrantello (Assessorato Regionale Agricoltura)
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Saluti della SOAT
La Regione Siciliana nel promuovere sul suo territorio i GAL (Gruppi di Azione
Locale, realtà aperte alla collaborazione tra enti pubblici e privati) ha voluto fare una
scommessa importante: creare strumenti agili, incardinati nel territorio, “vissuti” dal
territorio, per fare compiere - in una era di globalizzazione - un salto di qualità
all'agricoltura della Sicilia.
Per questo è assolutamente importante, per un rilancio della plurimillenaria
agricoltura siciliana, legare questa all'unicità della “Civiltà” mediterranea nelle sue
varie fasi.
Pertanto ben venga questo testo che “lega” i due Comuni di Balestrate e Trappeto
allo sviluppo dell'agricoltura.
Una storia dove produzione agroalimentare, arte ed architettura sia privata che
pubblica rappresentano un tutt'uno organico e di assoluta bellezza.
È con legittimo orgoglio che la Regione Sicilia saluta la pubblicazione degli atti dei
due convegni tenutesi a Balestrate e Trappeto nell’ambito del Progetto Operativo n° 5.
Questa pubblicazione onora il GAL “Golfo di Castellammare” che lo ha
fortemente voluto, ma anche chi lo ha ideato e redatto come i numerosi, valenti e
prestigiosi collaboratori.
Infine quest'opera collettiva rende lustro alla Regione Siciliana ed in particolare
all' Assessorato Regionale delle Risorse Agricole e Alimentari (attraverso le competenti
strutturazioni centrali e periferiche) che con intelligente coordinamento ha sostenuto
ed incoraggiato l'interessante lavoro editoriale.
Giuseppe Gambino
SOAT Alcamo
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Il Mango: una scommessa per il futuro
Luigi Culmone Naselli
Storico e giornalista
Responsabile identità territoriale del GAL
La pubblicazione degli atti del convegno di Balestrate sul mango, organizzato - in
una splendida cornice paesaggistica qual è il panorama marino dell'antica e suggestiva
cittadina della "Sicciara" - dal Comune di Balestrate e dal GAL (Gruppo d'Azione Locale)
Golfo di Castellammare, non ha solo una notevole rilevanza scientifica, ma anche
agronomica ed economica, come hanno evidenziato le autorevoli personalità
intervenute.
L'agricoltura siciliana, senza rinnegare le antiche tradizioni agricole che
affondano le radici nella storia e nella preistoria, cerca nuove strade ed in questo la
ricerca scientifica portata avanti dalle università siciliane, ed in primis da quella
palermitana, è davvero ammirevole in un trinomio tra scienza, tutela del territorio e
sviluppo economico.
Il mango è una di queste interessanti prospettive e tra le più pregnanti di positivi
sviluppi. Rievoca col suo stesso nome immagini esotiche, scenari paradisiaci, verzure
lussureggianti, esplosioni della vitalità della natura.
Tutti pensiamo quindi ai mari dei Caraibi, ai mari del Sud, al mondo del
subcontinente indiano, all'infinito arcipelago indonesiano. Ma non solo agli aspetti
naturalistici di bellezza infinita, non solo ai mari solcati dalla Tigre di Mompracem di
salgariana memoria.
Pensiamo alle abitudini di quei popoli, alle tradizioni di fede e di modi di vivere,
pensiamo alle architetture così lontane geograficamente, ma così vicine stilisticamente
ed artisticamente alle nostre, in particolare quelle del mondo latino-americano.
Il mango è una pianta arborea tropicale, ma adesso ha preso sempre più piede sulla
fascia settentrionale tirrenica della Sicilia.
Continua pertanto la poco studiata ma affascinante tradizione dell'innesto sulle
coste e sulle tavole siciliane di frutti e prodotti della natura che, nati in ambienti posti a
migliaia di chilometri, solo in questa parte del Mediterraneo hanno trovato un habitat
favorevole tanto da diventare parte integrante della gastronomia siciliana, tra le
migliori al mondo, anzi - diciamo con fondata superbia - la migliore al mondo.
La costa del golfo di Castellammare è una fascia lunga e stretta dove dominano i
colori dell'oro (la sabbia silicea), dello smeraldo (il verde delle colline degradanti sul
mare) e dello zaffiro (l'azzurro dolce e mai cupo).
È questa l'immagine che ebbe negli occhi di normanno Guy de Maupassant quando
- 27 -
alla fine dell'Ottocento arrivò in treno da Palermo allo Zucco.
Di questa bellezza sfolgorante il grande scrittore francese ci ha lasciato una pagina
fascinosa ed affascinante nel suo “Viaggio in Sicilia”: un libro poco conosciuto e che
andrebbe ripreso non una ma cento volte.
Ed a pensarci bene il blu, il verde, il giallo sono i colori della bandiera brasiliana ed
in parte anche di quella del Venezuela (la piccola Venezia, come fu definita, per via del
continuo rincorrersi di mare e di coste, dagli Spagnoli): nazioni nostre sorelle dove si
sono incardinati con risultati straordinari migliaia di nostri emigranti, che oggi hanno
raggiunto posizioni di assoluto rilievo e di prestigio nelle realtà sudamericane.
Il golfo di Castellammare anche dal punto di vista botanico come avamposto
caraibico… e perché no, visto che anche nel linguaggio parecchie parole del siciliano
fanno pari e patta con il castigliano: “pileri” (colonna) come pilar; “plaia” (spiaggia)
come playa; “travagghiu” (lavoro) come trabajo, et cetera?
Ma andiamo anche alle tradizioni etnoantropologiche e ci accorgiamo che siamo
più vicini a Città del Messico che a Torino, che il nostro Venerdì Santo è uguale a quello di
Siviglia, di Medellin o di Maracaibo. Ci accorgiamo che le facciate delle nostre chiese
sono le medesime di quelle di L'Avana o di Santiago de Cuba. Allora il mango è la
metafora di un modo di essere, di un modo gioioso di vivere la vita, la fede, la natura.
"Oggi, la patria richiede qualcosa di inedito": così disse l'allora cardinale Bergoglio,
arcivescovo di Buenos Aires a proposito della ricostruzione e della rinata speranza per il
popolo argentino durante le ultime omelie pronunciate il 25 maggio, giorno della festa
nazionale dell'Argentina, nazione dove il cinquanta per cento della popolazione è di
origine italiana e siciliana in particolare.
Il mango non solo è una concreta opportunità per la fascia costiera del golfo di
Castellammare, ma può ben essere considerato la metafora intrigante e suggestiva di un
rilancio produttivo, culturale, identitario dell'agricoltura siciliana.
In questo senso la pubblicazione degli atti della partecipata ed interessante
giornata di studio del seminario e del convegno balestratese è un impegno ed un
auspicio. Una giornata intensa dove tutti i protagonisti del mondo imprenditoriale,
istituzionale, sindacale ed associativo hanno dato un contributo notevole in termini di
passione civile e di idee concrete.
L'agricoltura siciliana cerca strade nuove senza abbandonare quelle già descritte
da Omero, Teocrito e Virgilio. E come disse Cristoforo Colombo, partendo da Cadice nel
1492, tendiamo a “buscar el levante por el poniente", ovvero guadagnare nuovi orizzonti
con nuove strade osando l'inosabile.
Allora fu una sfida che il mondo latino vinse; il mango è una nuova, piccola ma
significativa sfida che l'agricoltura siciliana vincerà come il navigatore genovese, come
Colombo. Come nel 1492 il futuro è di chi tenta strade nuove nel presente.
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Dalla festa dell'uva al Mangofest
Salvatore Ferrara
Assessore allo Sviluppo Economico
del Comune di Balestrate
Per il secondo anno consecutivo
parliamo di mango e di frutta tropicale.
L'anno scorso con titolo provocatorio “Dalla
festa dell'uva al Mangofest”, quest'anno
facciamo il punto sullo stato dell'arte della
coltivazione di mango a Balestrate e nel
territorio (nuove varietà oltre alla
“Kensington Pride” per allargare il periodo
di produzione) e facciamo una riflessione
sulla possibilità di coltivazione di altre
Intervento al convegno di Salvatore Ferrara
colture tropicali o subtropicali non autoctone, come ad esempio il litchi e l'avocado.
Lo facciamo con docenti universitari, dirigenti regionali dell'Assessorato alle
Politiche Agricole ed Alimentari, con il contributo di una biologa nutrizionista, con
esperti del settore e con i produttori di mango.
Un apporto determinante lo ha dato il GAL “Golfo di Castellammare” che,
nell'ambito della sua programmazione, ha proposto un progetto operativo sulle colture
innovative non autoctone per lo sviluppo del territorio.
Il progetto del GAL prevede, oltre al convegno di oggi a Balestrate, una
riflessione storica sulla coltivazione della canna da zucchero, già a partire dal 1480 a
Trappeto (il convegno si farà martedì 17), tre giorni di degustazioni di mango e di
prodotti realizzati con il mango, per mettere in risalto la grande versatilità di questo
prodotto in cucina, nella pasticceria, nella gelateria etc. e la pubblicazione degli atti dei
due convegni.
È una delle tante iniziative realizzate dal GAL “Golfo di Castellammare” che sta
contribuendo allo sviluppo del territorio. Vanno ricordati, a tal proposito, i progetti del
mercato del contadino, del recupero di siti rurali particolarmente significativi,
contributo allo sviluppo turistico del territorio legato alla valorizzazione delle
produzioni agroalimentari ed al grande patrimonio artistico, culturale, storico, delle
tradizioni popolari ed enogastronomiche presenti nel territorio.
In vista di Expo 2015 a Milano, come si sa dedicata all'agricoltura e
all'alimentazione, sempre con il contributo determinante del GAL, potremmo
finalmente proporre e promuovere il territorio nella sua unicità e con le sue peculiarità
- 29 -
(abbiamo già aderito al bando della Regione che scade il 15 settembre!).
Il convegno si articola con:
-
Ricordo del prof. Franco Calabrese, pioniere delle colture tropicali in Sicilia ed
appassionato, oltreché scienziato del settore, scomparso qualche anno fa e quasi
nostro concittadino perché per tanti anni, ed ancora oggi la moglie, ha vissuto le
vacanze estive in una sua casa vicina al mare a Balestrate (prof.ssa Franca
Barone, docente di Facoltà di Agraria dell'Università di Palermo e collaboratrice
del professore);
-
La presentazione dell'associazione “Produttori di mango di Balestrate”,
recentemente costituitasi. È uno strumento per fare crescere, nel territorio, la
coltivazione del mango ed anche di altre colture tropicali, per qualificare e
certificare la produzione, per lavorare e per essere presenti nei mercati
(Gaetano Vitale, presidente dell'associazione);
-
Lo stato dell'arte sulla coltivazione del mango ed obiettivo di allargamento delle
coltivazioni subtropicali (prof. Vittorio Farina, Università di Palermo);
-
La qualità dei soci dell’associazione e le prospettive per i giovani che vogliono
impegnarsi in agricoltura (Claudio Chimenti, socio e prossimo produttore e
assessore all’Ambiente di Balestrate);
-
L'esperienza di un’azienda di Caronia (ME) ed i preziosi suggerimenti per i nostri
coltivatori (Arch. Pietro Cuccio della Cupitur);
-
La proposta di convenzione tra il Comune di Balestrate, la Regione e l'Università
di Palermo e il ruolo della Soat di Balestrate (dott. Claudio Monfalcone);
-
Il mango, le qualità organolettiche e medicinali, l'uso in estetica e la grande
versatilità di questo prodotto della nostra agricoltura (Antonina Vitale, biologa e
nutrizionista);
-
Le conclusioni del presidente del GAL Pietro Puccio e l'impegno a continuare
l'azione di sostegno.
- 30 -
In ricordo del Prof. Francesco Calabrese
Franca Barone
Docente Facoltà di Agraria
dell'Università degli Studi di Palermo
Quando mi hanno chiesto di
parlare di Franco Calabrese ho
accettato subito senza titubanze; poi
quando si è avvicinato il momento ho
cominciato ad avere qualche
perplessità, perché ho avuto paura di
lasciarmi prendere dall'emozione.
Dopo esserci conosciuti circa
40 anni fa, quando io ero ancora
studentessa, abbiamo lavorato tanto
tempo insieme; io lo seguivo in tutte
Intervento di Franca Barone
le sue iniziative, in campagna, in
laboratorio, nei congressi. Per chi non lo ha conosciuto personalmente Franco Calabrese
era un professore universitario di grande prestigio, aveva un forte carisma con gli
studenti e una grande capacità didattica. Ha insegnato alla Facoltà di Agraria
dell'Università degli Studi di Palermo materie come olivicoltura, agrumicoltura,
frutticoltura e frutticoltura tropicale e subtropicale, di cui era un grande specialista. Ha
trascorso lunghi periodi all'estero sia in California che in Sud-Africa e in Messico dove,
peraltro, ha insegnato per un anno.
La sua passione per le colture tropicali e subtropicali lo ha fatto andare in giro per
il mondo e i suoi scritti sono frutto della sua esperienza personale.
Tra i suoi numerosi scritti oltre 200 pubblicazioni scientifiche e articoli su libri
italiani e stranieri, ricordiamo la favolosa storia degli agrumi che narra di tutto il
percorso degli agrumi attraverso i secoli e i popoli, testo scritto anche in inglese, ricco di
illustrazioni. Sulle coltivazioni tropicali e subtropicali ha scritto un primo libro, e poi
altri due che distinguono le colture erbacee da quelle legnose. I testi sono ricchi di
moltissime notizie, raccolte da lui stesso durante i suoi viaggi e di fotografie personali
scattate nelle diverse parti del mondo, testi di alto valore scientifico ma anche
didattico.
Il prof. Calabrese è stato anche consulente della FAO, rappresentante per l'Italia
della Società Internazionale di Agrumicoltura, membro della Società Internazionale per
le coltivazioni tropicali e subtropicali. Ha partecipato a numerosissimi congressi
- 31 -
internazionali sia di agrumicoltura che di frutticoltura tropicale e subtropicale e, data la
sua padronanza con le lingue straniere (inglese, francese, spagnolo), è sempre
intervenuto con un suo contributo scientifico. Molti studiosi di altri Paesi venivano a
trovarlo o gli scrivevano per scambiare con lui opinioni o intraprendere collaborazioni.
Questo è il ritratto accademico e il profilo scientifico del professore Calabrese, a
cui vorrei aggiungere qualche ricordo personale.
Nonostante la sua prestigiosa notorietà, il professore era un uomo di grande
umiltà e di grande umanità; diceva sempre che la ricerca non doveva essere fine a se
stessa ma doveva trovare riscontro nella realtà, nel contatto con le campagne e con gli
agricoltori, che cercava sempre di salvaguardare. Per questo motivo qualcuno, infatti,
lo accusava di eccessiva prudenza.
Tanti agricoltori si sono rivolti a lui per pareri, consigli, opinioni sul da farsi, sulla
scelta delle colture da impiantare, affrontare problemi che si verificavano in campo, e
lui sempre disponibile con tutti.
A tal proposito non guardava distanze, orari, denaro; per gli agricoltori Franco
Calabrese c'era sempre.
Anche a Balestrate il prof. Calabrese era conosciuto dagli agricoltori; anche se
per lui questo era luogo di villeggiatura e di riposo, molte persone lo andavano a trovare
e già nelle prime ore del mattino lo portavano in giro, anche in piena estate, sempre per
qualche problema da risolvere o per una consulenza su cosa piantare o come potare etc..
E fu così che nacque la prima coltivazione di mango a Balestrate; il signor Vitale e
il signor Badaglialacqua, consigliati dal professore divennero i pionieri di questa coltura
che ancora oggi è in piena produzione e che consente ai proprietari di avere un reddito
dalla vendita dei frutti di mango.
Il consiglio a piantare mango a Balestrate veniva da una precedente esperienza
che il professore insieme ad alcuni di noi aveva già fatto negli anni '80 quando si cominciò
a provare il mango in altre parti della Sicilia. Avevamo impiantato campi sperimentali
con diverse varietà, nell'ambito di un progetto finalizzato sui tropicali; allora molte
prove non sono andate a buon fine, alcune per l'incuria dei proprietari, altre per eventi
meteorologici particolari come una annata di freddo gelido nella zona di Sciacca. Fu
allora che la varietà Kensington Pride fu ritenuta l'unica varietà resistente al freddo e
alle intemperie; ecco perché il prof. Calabrese, sempre nell'ottica di salvaguardare
l'agricoltore, di non fargli correre rischi, affermò che con questa varietà si andava sul
sicuro. Infatti, nel campo di Sciacca dove le piante di Kensington erano state
danneggiate dal freddo, si era avuta una ripresa e le piante avevano ricominciato a
vegetare, mentre altre varietà non si erano salvate.
Nel 2002 l'incontro con Pietro Cuccio che vi racconterà la sua storia e la sua
esperienza sul mango. L'architetto Cuccio, tornato dalle isole Hawaii, si ricordo del prof.
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Calabrese e venne all'università a trovarlo per parlare con lui e dirgli che voleva
impiantare frutti tropicali in Sicilia. Il professore gli indicò la zona dove fare l'impianto,
gli fece acquistare il terreno, lo mise in contatto con la Spagna per acquistare le piante e
così inizio la nostra collaborazione.
Nel campo di Cuccio furono riproposte altre varietà oltre la Kensington. La zona
già si prestava bene e l'architetto Cuccio, dalle esperienze maturate presso l'Università
delle Hawaii, ci propose una nuova varietà, la “Glenn”, che poi si è rivelata di grande
successo.
Tutti i campi sperimentali sono stati meta di numerosi studenti per lo
svolgimento della tesi di laurea. Il professore Calabrese ne aveva un numero enorme
perché non sapeva dire di no a nessuno. Ci sono stati periodi in cui avevamo fino a 38
tesisti; ricordo che una volta ne abbiamo laureato 11 in una sessione e tutti avevano
fatto una tesi sulle colture tropicali. Tutte le tesi venivano da lui revisionate
personalmente.
Molti studenti, dopo la laurea, si rivolgevano al professore per fare degli stage
fuori dall'Italia; lui ha mandato studenti in tutto il mondo, perfino in Australia e in Nuova
Zelanda; i suoi contatti col mondo scientifico internazionale erano tanti, tanti gli amici
sparsi nel mondo.
È tramite lui che anche io ho conosciuto molte persone del mondo scientifico
all'estero, come il prof. Manolo Agusti, e altri con cui continuiamo a collaborare assieme
al dottore Farina per favorire la permanenza di studenti e laureati all'estero.
È il caso del dott. Antonio D'Asaro, il quale ha vinto una borsa di studio e che ha
vissuto un’esperienza alle Isole Canarie, proprio sul mango.
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Uno strumento di sviluppo per la coltivazione:
l'Associazione Produttori di Mango
Gaetano Vitale
Presidente Associazione
“Produttori di Mango”
Buonasera a tutti i partecipanti. Ringrazio l'amministrazione comunale, nella
persona del sindaco e vicensindaco, per aver organizzato per il secondo anno
consecutivo il convegno sulle coltivazioni tropicali e principalmente sul mango.
Questo convegno è molto importante per far conoscere maggiormente il
prodotto sia nell'ambito locale che nell'ambito regionale e nazionale. Ringrazio anche i
docenti dell'Università di Palermo per essere intervenuti e perchè disponibili ogni volta
che vengono contattati. Un ringraziamento va al presidente del GAL Pietro Puccio per
aver sponsorizzato questa manifestazione. Un saluto all'arch. Pietro Cuccio per essere
intervenuto: ricordo che Pietro Cuccio è il numero uno in Sicilia sia come produzione che
come qualità del prodotto.
Con questa manifestazione ho il piacere di annunciare che un mese fa a
Balestrate è stata costituita l’associazione dei produttori di mango.
Il sottoscritto è il presidente mentre Mario Badaglialacqua è il vicepresidente.
Fanno parte dell'associazione già una ventina di soci. Nel formare questa associazione mi
ha sorpreso il fatto che la maggior parte dei soci non è ancora produttrice di mango, ma
ha deciso ugualmente di aderire.
Questa associazione ha lo scopo di aggregare tutti i coltivatori di mango, in
maniera tale da favorire la commercializzazione del prodotto con un unico marchio e
inoltre di promuovere il mango al di fuori della nostra zona e farlo conoscere a livello
nazionale ed estero.
Grazie
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La coltivazione del mango
e prospettive di ampliamento
delle coltivazioni subtropicali
Vittorio Farina
Docente di Frutticoltura Tropicale e Sub-tropicale e
Ricercatore presso il Dipartimento di Scienze Agrarie e Forestali
dell'Università degli Studi di Palermo
La crisi delle colture tradizionali, il moderno profilo geografico della società
multietnica, la ricerca di nuovi gusti e l'attenzione del consumatore alle mode
impongono rinnovati modelli colturali.
L'introduzione di specie arboree da frutto di origine tropicale e subtropicale in
Sicilia non è nuova ma solo negli ultimi anni si assiste, nelle aree vocate, ad un
proliferare delle superfici investite. Parliamo di frutti come il mango (Mangifera indica
L.) e il litchi (Litchi chinensis Sonn.), che fino a qualche anno fa erano poco conosciuti
sulle nostre tavole e che, nel giro di poco tempo, hanno conquistato un posto stabile tra
le preferenze del consumatore tanto che non è più così raro trovarli in grande
distribuzione o sui mercati locali. L'interesse per i frutti tropicali è legato anche ai ben
noti effetti salutistici e nutrizionali di cui sono ricchi e a quelli preventivi nei confronti di
alcune patologie degenerative. A questo aumento dei consumi il mercato, sino ad oggi,
ha risposto ricorrendo principalmente all'importazione di frutti dall'Africa e dall'America
Latina. Questi frutti sono caratterizzati da una gestione lunga del post-raccolta che ne
compromette la qualità finale con il rischio di una probabile disaffezione del
consumatore generalizzata alla categoria dei frutti tropicali. Oggi, alla luce degli studi
già compiuti negli anni passati, possiamo dire che esiste in Sicilia la possibilità di
coltivare il mango e il litchi offrendo al consumatore un prodotto appena raccolto con le
caratteristiche qualitative proprie del frutto maturato all'albero con innegabili vantaggi
sulle caratteristiche sensoriali e nutrizionali. Si tratta, però, di alcuni ambienti
particolari localizzati sulle fasce costiere dell'Isola, potenzialmente vocati ad ospitare
fruttiferi tropicali e subtropicali, dove, in realtà, mango e litchi vengono coltivati con
successo già da circa un decennio. Tra questi possiamo annoverare le aree limitrofe al
Comune di Caronia Marina, facendo riferimento alla provincia di Messina ma anche il
Comune di Balestrate e le zone adiacenti lungo la costa, volendo restare nel
palermitano. Si tratta di superfici ancora limitate e frammentate ma in continua
espansione che fanno intravedere, prima tra tutte per il mango, interessanti prospettive
di sviluppo.
Il mango è una pianta arborea tropicale originaria della regione Indo-Burmese
largamente diffusa in molti Paesi tropicali e subtropicali ma anche nel Mediterraneo. Il
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frutto può essere consumato fresco e in molti altri modi quali succhi, nettari, puree. La
maturazione nei nostri ambienti avviene nella tarda estate e all'inizio dell'autunno
quando l'offerta di frutta fresca è piuttosto ridotta. La popolarità del frutto nel mercato
internazionale è data da alcune caratteristiche come l'aroma eccellente, l'odore
piacevole, la colorazione attraente e le proprietà nutrizionali. È proprio l'aroma,
ricchissimo di sentori fruttati e floreali, uno dei fattori che spinge il consumatore
all'acquisto di questo frutto. Inoltre i manghi sono una buona fonte di acido ascorbico,
carotenoidi, polifenoli e attività antiossidante. Gli antiossidanti, composti utili per la
prevenzione di malattie degenerative come il cancro e l'arteriosclerosi, sono presenti
nella polpa e nella buccia dei frutti dei quali sono provate le proprietà anticancerogene
e la presenza di una molecola, la mangiferina, che svolgerebbe un'azione utile sui tessuti
umani.
Dal punto di vista agronomico il mango si adatta bene alla fascia climatica
presente sulle coste dell'isola ma teme temperature inferiori a 2° C e cresce bene in
terreni sciolti a prevalente tessitura sabbiosa. Le varietà attualmente impiantate e
coltivate in Sicilia maturano tra la fine di agosto e la prima settimana di novembre. Apre
il calendario la Tommy Atkins, che matura nel mese di agosto mentre la Kitt arriva sulle
tavole a novembre. All'interno di questo range maturano Glenn, Irwin, Kent, Kensington
Pride, Maya, Osteen e Van Dyke. Le cultivar Kensington Pride e Maya provengono,
rispettivamente, dall'Australia e da Israele; il restante panorama varietale è
rappresentato da varietà originate dalla selezione genetica svolta in Florida.
Accanto al mango si sta espandendo anche la coltura del litchi, noto anche come
“ciliegia cinese” o “noce cinese”. È una pianta arborea da frutto originaria, secondo le
fonti più accreditate, della Cina del sud, dove si coltiva da almeno 3-4.000 anni. Benché
il litchi si conosca da millenni in Cina (e nei Paesi con essi confinanti), la sua storia
commerciale è recente ma in continua ascesa. Il frutto è caratterizzato dal colore rosso
dell'epicarpo che si presenta di consistenza rugosa, la polpa è bianca, traslucente e con
un gusto dolce, simile all'arancia. In Italia viene coltivato quasi esclusivamente in Sicilia
nelle stesse aree vocate alla coltivazione del mango. La coltivazione del litchi in Sicilia,
nelle zone costiere come quelle del Comune di Balestrate, è una realtà che può
espandersi proficuamente, garantendo produzioni di sicura qualità. I frutti, infatti,
raccolti ad uno stadio ottimale di maturazione, con riflessi molti positivi sulla qualità del
prodotto, possono raggiungere, in poco tempo, non solo i mercati isolani ma anche quelli
nord-europei. Le cultivar diffuse nella nostra isola sono Kwai Mai, Mai Chee, Tai So e
Brewster.
La coltivazione di questi fruttiferi di origine tropicale, estranei alle tradizioni
colturali dei nostri agricoltori e tecnici, presuppone precise risposte sulla fattibilità di
nuovi impianti e sulle modalità di conduzione agronomica. Al contempo è necessario
avvicinare e guidare i consumatori nei confronti di questi frutti apparentemente distanti
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dalle nostre consuetudini alimentari. A tutte queste domande si sta cercando di dare una
risposta attraverso le diverse attività di ricerca che vengono condotte presso il
Dipartimento di Scienze Agrarie e Forestali dell'Università degli Studi di Palermo.
Una prima linea di ricerca riguarda le varietà che è possibile coltivare nei nostri
ambienti. Queste piante hanno mostrato un comportamento abbastanza diverso rispetto
ai loro Paesi d'origine e, quindi, è di fondamentale importanza testarne il
comportamento bio-agronomico. Un errore di scelta, al momento dell'impianto, ne può
compromettere in maniera irreparabile, la produttività. Oggi nuove varietà di mango,
importate dai più importanti Paesi produttori, vengono studiate negli ambienti vocati
siciliani per dare indicazioni precise agli agricoltori sulla più corretta scelta delle varietà
da impiantare.
Una seconda linea di sperimentazione è incentrata sullo studio dei frutti
finalizzato alla definizione dei più importanti parametri qualitativi estetici, gustativi e
aromatici nonché sul contenuto delle componenti nutraceutiche quali polifenoli,
carotenoidi, vitamina C compresa la capacità antiossidante totale di polpa e buccia dei
frutti, che concorrono all'ottenimento di un frutto di qualità eccellente. Considerando
che il giudizio finale sulla qualità del frutto spetta al consumatore, si stanno effettuando
panel test e consumer test in grado di guidare le scelte colturali, anticipando le
preferenze degli utenti finali. Dall'esperienza ormai consolidata nella valutazione di
prodotti agroalimentari, come il vino e l'olio, già da qualche anno abbiamo fatto ricorso
all'analisi sensoriale anche per mango e litchi. Questa tecnica viene applicata per
valutare la qualità e l'apprezzamento dei frutti delle nuove varietà, per indagarne le
caratteristiche in funzione di diversi ambienti pedo-climatici di coltivazione e della fase
post-raccolta. I frutti di mango e litchi, appartenenti alle varietà sopracitate, valutati
sensorialmente hanno mostrato comportamenti diversi, in grado di accontentare i
diversi gusti del consumatore, ma non sempre pienamente positivi: ecco un'altra ragione
per non scegliere con leggerezza la varietà da impiantare.
Concludendo possiamo dire che il mercato risulta, oggi, più propenso ad
accogliere questi frutti di provenienza esotica e le potenzialità potrebbero essere ancor
più ampie se si pensasse ad una produzione siciliana finalizzata non solo al mercato
locale, ma anche a quello nazionale e a quello internazionale. Sulla base delle
caratteristiche produttive delle piante e sulle caratteristiche qualitative raggiunte dai
rutti, considerato che le ricerche hanno confermato ottime potenzialità di queste specie
nelle aree vocate della nostra Isola, l'espansione delle colture del mango e del litchi in
Sicilia prospetta ampie possibilità. È fondamentale, quindi, che ricerca, assistenza
tecnica e produttori lavorino sinergicamente in un'unica direzione per il raggiungimento
di questo obiettivo.
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Il Mango:
una coltura per i giovani
che vogliono impegnarsi in agricoltura
Claudio Chimenti
Assessore all'Ambiente del Comune di Balestrate
L'introduzione nell'ambito territoriale del frutto del mango e di altre specie
tropicali nasce dalla figura del prof. Calabrese, studioso e grande amante di queste
cultivar. La sua convinzione circa la possibilità di creare in Sicilia un distretto di
produzione di piante tropicali è stato al centro della sua vita accademica e ha portato
nel nostro territorio una fiorente produzione dei frutti di tali specie.
In accordo con questa tendenza l'amministrazione ha deciso di supportare tutte
le iniziative volte a sponsorizzare e potenziare tali coltivazioni. In un periodo di
profonda crisi economica, il ritorno all'agricoltura è uno dei motivi portanti per il
rilancio dei già deboli bilanci familiari. La necessità di aiutare una controtendenza
economica vede quindi un impegno particolare nel concentrare verso il nostro Comune
esperienze e studi di ricerca che facciano da volano per il territorio.
Tutto ciò si scontra purtroppo con la diffidenza e la rinomata difficoltà degli
operatori agricoli a staccarsi dalla tradizione e dalle coltivazioni autoctone. Queste
ultime, tra l'altro, hanno dato dimostrazione nel tempo di non reggere l'impatto con le
produzioni provenienti dall'estero. La conseguenza è stata un notevole calo del reddito e
una maggiore tendenza all'abbandono delle campagne. La nostra tradizione agreste oggi
ha la possibilità di sfruttare questa opportunità, data dalle peculiarità del prodotto che
difficilmente riesce ad essere presente in altri territori. Gli studi guidati dal prof.
Calabrese, infatti, hanno dimostrato che l'unica fascia che consentirebbe la produzione
del mango è individuata in quella tirrenica, per una penetrazione nell'entroterra
inferiore ai due chilometri. La presenza poi di substrati sabbiosi è un'altra condizione
necessaria per un regolare sviluppo delle piante.
Tutto ciò si sposa perfettamente con il nostro territorio e quindi, se riusciremo ad
abbandonare i pregiudizi legati all'attuale modo di fare agricoltura, daremo una
possibilità di sviluppo al territorio.
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Mango e Litchi in Sicilia
Pietro Cuccio
Azienda agricola Cupitur di Caronia (ME)
Il litchi, una coltura non facile ma possibile in questa isola, diffuso nell'Estremo
Oriente, è originario della Cina. Oggi la sua coltivazione si estende in gran parte
dell'Asia, Hawaii e dell'America centro–settentrionale. In Italia è poco conosciuto e può
essere coltivato quasi esclusivamente in Sicilia e anche forse in Calabria.
Da Pietro Cuccio, architetto appassionato di agricoltura, affiancato dal prof.
Francesco Calabrese e dalla dott.ssa Francesca Barone, docenti della Facoltà di Agraria
di Palermo, precursori quasi inascoltati dei subtropicali in Sicilia e dal loro
suggerimento, dovuto dalle loro esperienze dei campi realizzati di subtropicali, si è
evinta la possibilità di operare nella costiera messinese dando così l'avvio a questa nuova
“venture” del litchi e mango, mettendo a dimora varie cultivar delle quali alcune di
grande valore commerciale.
La cura delle piante è stata seguita personalmente da Pietro Cuccio; l'università è
stata presente seguendone le fasi fenologiche e produttive. Da questo lavoro sono state
elaborate ricerche e tesi di laurea per studenti della facoltà.
Nel campo alcune cultivar si sono distinte per qualità e quantità di prodotto
riscuotendo un grande successo in Germania e Nord-Italia.
Per esempio la cultivar di litchi Wai- Chee e la cultivar di mango Glenn.
I frutti, grazie ai canali commerciali trovati dall'arch. Pietro Cuccio con la sua
azienda Cupitur srl e con la Fruitec eu srl dello stesso e del dott. Markus Woitke, un
biologo tedesco, creata apposta per la commercializzazione di subtropicali e nostrani,
guardando sempre la qualità come goal della nuova società, sono stati venduti in
Germania e Nord-Italia.
C'è da dire che in Sicilia i frutti maturano da luglio ad ottobre, sono di qualità
eccezionali e producono in un periodo in cui quasi non ci sono frutti subtropicali
provenienti da altre parti del mondo.
Grazie alla qualità superiore, al gusto particolare del litchi e del mango siciliano
ed alla vicinanza ai mercati nord-europei, raggiungibili in soli due giorni di trasporto,
come per esempio Caronia Marina – Monaco di baviera, il prodotto arriva a destinazione
maturo, mantenendo integre le sue caratteristiche organolettiche di pregio che gli
conferiscono profumi e sapori che, grazie a queste condizioni così vantaggiose,
rimangono inalterati, a differenza di quanto avviene per i prodotti importati da Paesi
extracomunitari; così oggi si può veramente gustare e capire la reale squisitezza di
questi frutti. Inoltre l'azienda Cupitur, oggi, presenta e vende anche i propri prodotti nei
- 39 -
mercati di produttori agricoli del proprio territorio, tenendo conto delle stagioni,
garantendo genuinità e freschezza del prodotto, favorendo l'economia locale, il
mantenimento delle tradizioni e il presidio del territorio e perseguendo una politica di
rapporto equo qualità/prezzo. Offre quindi la possibilità direttamente di acquistare
prodotti freschi regionali senza dover passare attraverso intermediari, sviluppando una
filosofia di consumo ecosostenibile di un'agricoltura a Km zero.
In seguito all'iniziativa della Cupitur srl riguardo ai subtropicali in Sicilia, isola in
parte altamente vocata alla coltivazione di questi fruttiferi, purtroppo ancora oggi si
ripropongono, dopo venti anni, campi sperimentali anche pubblici, vecchie fotocopie di
impianti creati dall'Università di Palermo, precursore lungimirante di allora e mentre noi
continuiamo a fare campi sperimentali, la Spagna diventa la prima esportatrice di
subtropicali in Europa con un ingente giro di affari che crea economia e, quindi,
benessere.
Frutti di mango
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Il Mango:
Tecniche Agronomiche
Claudio Monfalcone
Assessorato Regionale Agricoltura
Momento del convegno. Da sinistra: Claudio Monfalcone (Assessorato Regionale Agricoltura)
Salvatore Ferrara (vicesindaco di Balestrate), Pietro Puccio (presidente GAL)
- 41 -
- 42 -
Foto
Varietà
Sesto
(f/tra le f)
Glenn
Maya
Kensington
3x5
1/2 agosto
3x5
Fascia
costiera fra Tusa
e Milazzo
1/2 agosto
3x5
Fascia
costiera fra Tusa
e Milazzo
1/2 agosto
Tutte le
fasce costiere
Fine
agosto
Fascia
costiera fra Tusa
e Milazzo
Fine
Ottobre
3x5
pride
2,5x4
Keitt
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Periodo
maturaz. da
Fascia
costiera fra Tusa
e Milazzo
Tommy
Atkins
Zona vocata
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Prima del trapianto è importante tenere conto:
1. che le piante non devono rimanere molto nel contenitore del vivaio
(non più di 1 anno)
2. avere l’accortezza di piantare il mango in modo tale che il tronco sia in
linea con la radice principale (fittone)
3. il colletto non deve presentare
alcuna malformazione
4. che la pianta prima del trapianto
sia ben irrigata
5. Che, quando si estrae il pane di terra dal contenitore, non presenti
radici esterne che devono essere tagliate (stress di trapianto) e si
evitano problemi di ancoraggio (il fittone tende a roteare anzicchè
entrare dritto nel terreno
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Il Mango e la sua versatilità
Antonina Vitale
Biologa e Nutrizionista
Il mango è un frutto esotico, tra i più saporiti e noti; lo si coltiva in moltissimi
Paesi tropicali. Esistono anche delle piccole coltivazioni nella Spagna meridionale, in
Sicilia e in Calabria. Da solo, il mango rappresenta metà di tutta la frutta tropicale
prodotta al mondo.
Grazie alla diversità dei periodi di maturazione da una parte all'altra del mondo,
possiamo gustarlo fresco in tutti i periodi dell'anno, un po' come le banane.
È un frutto ellissoidale, sodo, con una polpa di colore giallo-arancio, compatta,
molto succosa, saporita e profumata. È protetto da una buccia sottile, colorata di gialloarancio o rosato-violaceo a maturazione. Al centro del frutto c'è un unico seme,
piuttosto grosso.
Normalmente il peso medio del mango è intorno a i 300 - 500 grammi, ma alcune
varietà arrivano ad 1 kg di peso. Il mango possiede notevoli proprietà nutrizionali:
acqua, carboidrati, fibre, sali minerali, vitamine e aminoacidi:
Acqua:
81%
Carboidrati:
14,1%
Fibre:
2,9%
Vitamine:
A - B3 e B6 - C - E - K
Minerali:
· Potassio
· Fosforo
·
Calcio
·
Ferro
· Magnesio
· Sodio
·
Rame
·
Zinco
Proteine
0,5%
Aminoacidi
0,5%
Grazie alle sue caratteristiche nutrizionali è considerato un frutto che può
essere consumato da tutti. Fresco, gustoso e nutriente, ma anche curativo.
Per il suo alto contenuto di sostanze oligominerali il mango è un frutto con
proprietà leggermente lassative e diuretiche; rappresenta quindi un alimento molto
adatto per chi ha problemi di stitichezza e di ritenzione idrica.
Col mango è anche possibile curare tossi e raffreddori facendone bollire la buccia
nell'acqua per berla una volta tiepida tre volte al giorno per una settimana. Sempre
grazie alle proprietà delle sostanze in esso contenute il mango rappresenta anche un
ottimo ricostituente in caso di convalescenza o periodi di grande stress fisico.
È un frutto esotico ricco di antiossidanti che proteggono le mucose dei bronchi,
tonificando pelle e respiro.
Combatte i radicali liberi e ha proprietà antitumorali; pare anche che il mango
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sia un ottimo rimedio contro l'insonnia. Le foglie del mango hanno proprietà
antinfiammatorie: è sufficiente riscaldarle ed applicarle sulla parte “interessata” per
constatarne immediatamente i benefici. Anche in caso di cistiti la polpa dei frutti
tropicali può apportare significativi benefici. Ad alto contenuto di beta-carotene, il
mango è un'ottima fonte di antiossidanti indispensabili per il benessere della pelle. È
ricostituente, depurativo e antiage; inoltre durante il processo digestivo, il betacarotene presente nel frutto viene convertito dal corpo in vitamina A (tra l'altro
naturalmente presente nel frutto), che assume un ruolo fondamentale nel trattamento
dell'acne.
Le caratteristiche nutrizionali di questo frutto ricoprono gli apporti nutrizionali
dell'uomo.
Questo frutto dalle notevoli capacità terapeutiche racchiude pochissime calorie,
infatti ogni 100 grammi di polpa abbiamo una resa calorica pari a 55 calorie circa.
Come si conserva e si consuma:
·
A maturazione deve essere colorato e sodo
·
Il frutto acerbo si mantiene in frigo per alcune settimane
·
Per portarlo a maturazione basta tenerlo a temperatura ambiente per 5-6 giorni
·
Il frutto maturo si conserva in frigo per 2-3 giorni
·
Si consuma come frutto fresco ma si può anche condire con sale e salsa di soia,
ma viene anche trasformato in succhi e bibite dissetanti
Ricordiamo che, se possibile, è sempre meglio non conservarlo in frigorifero
in quanto, così facendo, perde alcune delle sue proprietà organolettiche.
Particolare della degustazione di piatti a base di mango
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Conclusioni
Pietro Puccio
Presidente del GAL “Golfo di Castellammare”
In primis desidero salutare e ringraziare le numerose autorità presenti oggi con
noi ed in testa il sindaco di Balestrate che ospita un evento che non è esagerato definire
storico.
Un grazie anche ai produttori ed agli operatori economici intervenuti, ai
rappresentanti della Facoltà di Agraria dell'Università di Palermo che rende onore, con la
sua robusta ed autorevole presenza, al primo rettore dell'Università degli Studi
palermitana: il balestratese Filippo Evola.
Un grazie a tutti. La vostra partecipazione folta, foltissima, al di là delle nostre
più rosee aspettative, ci conferma che l'idea fondativa dei GAL è giusta: si fa sviluppo, si
progredisce insieme. Insieme enti locali consorziati nel GAL "Golfo di Castellammare" e
Regione Siciliana, e questa con l'Unione Europea. Enti locali e produttori sia singoli che
associati. Insieme si può: è questo il nostro messaggio.
Il mango rappresenta tante cose: non è casuale che il suo "boom" avvenga nella
terra che vide fino a qualche decennio fa la presenza della canna da zucchero. Questa
fascia costiera non finisce mai di sorprendere e non solo per la feracità delle sue terre.
Il voler tentare strade nuove è la peculiarità di queste popolazioni che sanno
trasformare i problemi in opportunità.
Il GAL "Golfo di Castellammare" non può che favorire lo sviluppo di questa
caratteristica antropologica e culturale prima che economica o commerciale.
E la vostra risposta, la vostra presenza in questa giornata ci conforta e ci
conferma che la strada è giusta.
La tenacia è una virtù del siciliano e dell'uomo mediterraneo in generale: basti
pensare - e non mi dilungo - alla tenacia di Ulisse, uomo di mare e cittadino del
Mediterraneo, nel cercare la sua Itaca.
Qual è la nostra Itaca? Fare emergere tutte le potenzialità di questa terra per far
sì che, come Ulisse aspirava a ritrovare suo figlio Telemaco, allo stesso modo noi
possiamo fare in modo che i nostri figli rimangano in questa splendida isola e non
debbano partire se non per libera scelta e per occupare posti di responsabilità che il loro
notorio genio merita.
Insieme dunque, senza rivalità, senza gelosie ma coesi affinché, anche con la
scoperta di nuovi prodotti e nuovi mercati, questa terra torni a rifiorire. Questa è la
missione del GAL "Golfo di Castellammare" che ho l'onore di presiedere, questa è la
missione di tutti noi.
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Appendice
La coltivazione del Mango
in Sicilia
Claudio Monfalcone
Assessorato Regionale Agricoltura
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1. Origine, diffusione, cenni botanici
Il mango è nativo dell'India dove viene coltivato da più di 4.000 anni per la
pregiatezza del suo frutto. In India infatti, è definito il “Re dei frutti”.
E' stato introdotto dai conquistatori portoghesi in Jamaica nel 1782, in
Florida nel 1833, a Tahiti nel 1848 e da lì in Brasile. Il mango oggi viene coltivato
anche nel centro America, Africa, Asia, Australia, e da alcuni anni anche in
Europa.
Nel bacino del Mediterraneo i maggiori Paesi produttori sono: Spagna e
Israele. In Italia, in particolare in Sicilia, si cominciano ad avere le prime
produzioni.
Caratteristiche botaniche
Il binomio botanico del mango è Mangifera indica L.; la specie appartiene
alla classe delle Dicotiledoni, ordine Sapindales, famiglia Anacardiaceae, la
quale comprende, fra arboree ed arbustive, più di 430 specie.
L'albero di mango è eretto, possente, vigoroso, sempreverde.
Al Tropico raggiunge altezze dell'ordine di 30-40 m, mentre nel subtropico la velocità d'accrescimento ed il portamento sono notevolmente ridotti.
La corteccia è liscia, di color grigiastro, rugosa, ricca di canali resiniferi.
L'apparato radicale, robusto e profondo, si spinge nel suolo anche oltre i 120 cm
e, quasi il 50% delle radici, svolge prevalentemente funzione d'ancoraggio.
Le foglie sono perenni, di un color verde intenso nella pagina superiore e
verde pallido in quella inferiore; la nervatura centrale è chiara, le foglie a
completo sviluppo sono oblunghe, coriacee, lievemente ondulate ai margini,
lunghe 15-30 cm e larghe 3-7 cm.
I germogli sono di colore rosso bronzato; in seguito passano al verde chiaro
e quando sono adulte diventano di colore verde scuro. Il pezìolo è lungo 1,0-1,5
cm e le foglie, se sfregate, emanano un forte odore di trementina.
L'infiorescenza è una pannocchia che si forma all'apice dei rami portando
solo fiori o fiori e piccole foglie. In una singola pannocchia si possono contare
alcune migliaia di fiori, tra ermafroditi e staminiferi (la percentuale dei fiori
ermafroditi varia in funzione della cultivar), ma solo uno o pochi riescono a
trasformarsi in frutto maturo.
Il mango è una pianta auto-fertile e di conseguenza è possibile la
- 56 -
produzione di frutti senza impollinazione incrociata. L'impollinazione viene però
favorita da alcuni insetti pronubi.
Il frutto è una drupa, variabile nella forma, nel colore e nelle dimensioni e
cresce all'estremità di un lungo peduncolo; l'endocarpo è un grosso nocciolo di
forma ovoidale-oblunga, più o meno filamentoso, raramente tondeggiante il
quale contiene un solo seme.
L'epicarpo del frutto è di colore verde intenso-amaranto ma,
approssimandosi alla maturazione, assume il colore tipico della cultivar: verde
pallido-giallo, arancio-rosso. In alcune cultivar l'epicarpo è ricco di lenticelle e
contiene un lattice che può avere effetti irritanti per l'uomo.
La polpa, dolce e succosa, ha una consistenza simile a quella di una pesca.
In essa sono spesso presenti filamenti fibrosi che si dipartono radialmente dal
nocciolo; la quantità di fibra è caratteristica fondamentalmente della cultivar,
ma può anche dipendere dalla qualità delle acque d'irrigazione.
La polpa è molto gradevole poiché possiede un alto tenore in zuccheri e
acidi; essa si consuma fresca o serve per produrre salse e marmellate.
Il seme separato dal frutto mantiene la sua germinabilità per non più di
due settimane.
A cura di Barone F.
Dip. S.En.Fi.Mi.Zo., Sez. Frutticoltura Mediterranea, Tropicale e Subtropicale, Università degli Studi di
Palermo, Facoltà di Agraria, Viale delle Scienze 11 - 90128, Palermo.
2. Esigenze climatiche e limiti ambientali
Nel mondo il mango è senz'altro una delle specie più duttili ed adattabili
alle condizioni pedo-climatiche. La sua coltivazione si estende dal 36° di
latitudine nord, in Spagna, al 33° latitudine sud nel Sud America. La pianta può
essere coltivata nelle aree tropicali, ad un'altitudine massima di 4.000 mt s.l.m.,
ma la produzione è qualitativamente migliore al di sotto dei 2.000 mt, grazie alle
migliori condizioni climatiche.
Per una buona fioritura è necessario che si abbia un adeguato periodo di
riposo, indotto nelle aree sub-tropicali dalle basse temperature o di siccità nei
tropici.
Tuttavia è estremamente importante che le temperature non scendano
- 57 -
mai al di sotto dello 0°; infatti, grazie a diversi studi, si è potuto notare, specie in
alcune cultivar, che al di sotto di tale limite la pianta subisce notevoli danni.
Contrariamente a ciò la pianta di mango tollera bene le alte temperature,
anche oltre i 40°. È stato infatti verificato che le piante riescono a sopravvivere
anche a temperature superiori ai 48°, presentando tuttavia danni ai frutti.
Temperature durante le fasi di coltivazione del mango (in °C)
Risposta della pianta
FASE
scarsa
ottimale
massima
vegetativa
18°
25°
35°
fioritura
12°
25°
35°
20°
25°
35°
maturazione dei frutti
Per quanto riguarda invece l'andamento pluviometrico, va messo in risalto
che la pianta di mango presenta una grande capacità di adattamento, sia ad
ambienti con elevata piovosità, che ad ambienti siccitosi.
Il vento è un reale problema quando soffia impietoso, caldo e asciutto al
momento della fioritura e dell'allegagione. Frangivento e ripari morti alle
piantine sono necessari.
a cura di Barone F.
Dip. S.En.Fi.Mi.Zo., Sez. Frutticoltura Mediterranea, Tropicale e Subtropicale, Università degli Studi di
Palermo, Facoltà di Agraria, Viale delle Scienze 11 - 90128, Palermo.
3. La manghicoltura nella fascia costiera della Sicilia nord - orientale: cultivar
presenti
Negli anni ottanta in Sicilia si cominciò a parlare di mango a seguito di studi
condotti dal prof. F. Calabrese e dalla sua equipe di ricercatori che, grazie ad un
progetto sui fruttiferi tropicali finanziato dal MIPAF, vollero provare a coltivare
questa pianta che già aveva avuto successo in Spagna e Israele.
Piccoli campetti di mango cominciarono a sorgere in diverse parti della
Sicilia al fine di verificare quale sarebbe stata la zona più idonea alla coltivazione
e con quali varietà.
Alla luce delle prime esperienze fatte il prof. F. Calabrese con la sua
équipe giunsero alla conclusione che la cultivar Kensigton Pride poteva essere
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coltivata senza problemi anche nella zone dove le temperature scendono o si
avvicinano allo zero, mentre per le altre cultivar si è scelta la fascia costiera
tirrenica che va da Palermo a Messina.
Pertanto, in diverse zone della Sicilia sorsero campetti sperimentali
coltivati con la varietà Kensington Pride. Questa, in Sicilia, matura a settembre,
ha un buon sapore, ma un colore della buccia pallido con poca colorazione di
rosso e quindi poco attraente per il consumatore soprattutto della Germania,
Austria e Svizzera.
Nel 2003 si presenta l'occasione di impiantare un nuovo campo di mango e
di dimensioni più grandi rispetto a quelle dei campetti. Il sig. P. Cuccio della
Cupitur srl, vuole investire in Sicilia su questo fruttifero e, consigliato dal prof.
Calabrese, sceglie la località Furiano in agro di Caronia (Me) come sito più idoneo
alle esigenze produttive del mango.
A Furiano sorge così un campo che ospita le migliori varietà europee con
piante acquistate in Spagna, dove è stato possibile scegliere le cultivar più
promettenti, ma soprattutto innestate su Gomera 3, un portinnesto già
affermato in altre parti del mondo.
Le cultivar poste in campo sono:
·
Glenn, che si è rivelata la migliore in assoluto sia per l'epoca di maturazione
(agosto) sia per il colore ed il sapore che hanno superato di gran lunga tutte le
altre varietà.
·
Tommy Atkins, cultivar già conosciuta e affermata in altri Paesi, che anche
da noi raggiunge una colorazione del frutto molto attraente.
·
Keitt che, oltre a dare un ottimo frutto, si distingue dalle altre cultivar per
l'epoca di maturazione tardiva (fine ottobre – novembre). Il frutto è di colore
giallo-arancio con areole rosse e con piccoli punti gialli o bianchi.
·
Maya, una cultivar israeliana con frutto di colore giallo con sovracolore rosso,
peso medio intorno a 250-350 gr di buona qualità.
·
Van Dyke, cultivar originaria della Florida presenta buona resistenza
all'antracnosi. Il frutto è di colore giallo brillante con sovracolore rosso; il
peso varia da 250 a 500 gr; il sapore è buono come pure l'aroma.
·
Osteen è una cultivar vigorosa, porta frutti medio grossi, del peso di 500-700
gr, la polpa è soda e succosa, con piccole fibre.
·
Kent, cultivar proveniente dalla Florida, presenta un frutto di colore giallo-
- 59 -
verdastro con sovracolore rosso a maturazione, il suo peso si aggira intorno a
600-700 gr. La polpa è di sapore eccellente, presenta un piacevole aroma e un
ricco profumo.
La cv Kensington Pride, di origine australiana, è stata la prima cultivar a
prendere piede in Sicilia, come già scritto, in quanto quella che veniva
consigliata agli agricoltori perché resistente alle basse temperature; essa la
troviamo ben rappresentata soprattutto nel catanese e anche lungo la costiera
nord-orientale. Il frutto della Kensington è abbastanza precoce (fine
agosto–settembre) produce e si vende bene. L'unico difetto di questa cultivar è il
colore del frutto che si presenta un po' pallido e con poco sovracolore, per cui sui
mercati quando arriva la cultivar Glenn, che ha per lo più la stessa epoca di
maturazione, la Kensington risulta avere meno successo.
a cura di Barone F.
Dip. S.En.Fi.Mi.Zo., Sez. Frutticoltura Mediterranea, Tropicale e Subtropicale, Università degli Studi di
Palermo, Facoltà di Agraria, Viale delle Scienze 11 - 90128, Palermo.
4. Tecniche colturali
4.1 Impianto
4.1.1 Aspetti limitanti la coltivazione del mango nei terreni siciliani
Prima di accingersi a realizzare un impianto di mango è necessario
conoscere, a priori, alcuni aspetti della fisiologia di questa specie a partire
soprattutto dalle modalità di sviluppo dell'apparato radicale.
Il mango presenta radici molto vigorose che permettono alla pianta di
adattarsi bene in diverse tipologie di terreni, tuttavia lo sviluppo e la
distribuzione delle radici, sia in senso verticale che radiale, è fortemente
condizionato dalla tessitura del terreno lungo il suo profilo.
In linea di massima, nella pianta di mango adulta la penetrazione radiale
delle radici assorbenti, quelle per intenderci aventi diametro inferiore a 1 mm, si
estende, in terreni con tessitura media, fino a 1,5 mt dal fusto per arrivare a 2,5
mt in quelli con tessitura sabbiosa.
- 60 -
Le caratteristiche chimico-fisiche del suolo, in tutta la superficie ed il
profilo del terreno interessato, giocano un ruolo molto importante per la forma e
la distribuzione delle radici.
I terreni non sempre risultano omogenei dal punto di vista della tessitura
e, quindi, al fine di verificare se le caratteristiche del nostro terreno sono idonee
o meno ad ospitare una coltivazione di mango, dobbiamo tenere in debita
considerazione i seguenti aspetti:
a) Profondità di coltivazione
b) Capacità di drenaggio
c) Tessitura e struttura
d) Fertilità naturale e ph del terreno
e) Disponibilità idrica e qualità dell'acqua
a) Profondità di coltivazione
L'altezza del profilo di un terreno, che corrisponde a quella porzione di
terreno dove si sviluppano la maggior parte delle radici di una pianta (profondità
di coltivazione), dipende soprattutto dalle caratteristiche fisiologiche della
cultivar di mango che vogliamo impiantare: infatti ogni cultivar presenta uno
sviluppo radicale proprio, soprattutto per quanto riguarda lo spessore (diametro)
delle radici che consentono un maggiore o minore approfondimento
dell'apparato radicale.
La presenza di uno strato di terreno indurito o di strati sabbiosi in
profondità, la repentina modifica della tessitura lungo il profilo del terreno
(strati di sabbia su quelli con argilla o viceversa), e, non per ultimo, la presenza di
scheletro, rappresentano un impedimento fisico allo sviluppo delle radici nel
terreno. Tuttavia, l'utilizzo di una buona tecnica della fertirrigazione, consente
oggi di ottenere soddisfacenti risultati produttivi nel mango anche in terreni
poco profondi.
In ogni caso sono da evitare per l'impianto del mango suoli con profondità
inferiore a 80 – 100 cm.
b) Capacità di drenaggio
La scarsa capacità di drenaggio di un terreno rappresenta il limite assoluto
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per la coltivazione del mango. Nei terreni a tessitura franco-argillosa è
consigliabile comunque la realizzazione di ampie porche lungo i filari prima della
messa a dimora delle piantine.
c) Tessitura e struttura
La tessitura, che è lo “strumento” di giudizio agronomico di sintesi che
meglio caratterizza un terreno dal punto di vista fisico-strutturale, rappresenta
la risultante della combinazione della composizione granulometrica di un
terreno: sabbia, limo e argilla espressi in % oltre alla presenza o meno di
scheletro (pietre); per esempio quando si definisce un terreno di “medio
impasto” significa che c'è una equilibrata presenza di sabbia, limo e argilla e
pertanto è classificato “franco” di tessitura; mentre un terreno si definisce
“pesante” quando è caratterizzato da un'elevata presenza di argilla e, quindi,
classificato dal punto di vista della tessitura “argilloso”. Il mango si adatta ad
un'ampia gamma di terreni aventi classi di tessitura, tra il “franco sabbioso” ed il
“franco argilloso”.
Triangolo a sei classi della tessitura dei terreni
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Una buona struttura del terreno determina pertanto:
- una più facile penetrazione delle radici nel terreno;
- una maggiore aerazione (ossigenazione delle radici);
- un maggiore capacità di drenaggio.
d) Fertilità naturale e ph del terreno
La composizione chimica del terreno dove sorgerà il mangheto ha poca
importanza rispetto agli aspetti fisici e strutturali e, nella maggior parte dei casi,
si riscontra una elevata variabilità della composizione chimica di un terreno in
uno stesso appezzamento.
Attraverso un'analisi del terreno, occorre verificare subito la salinità
espressa in EC (Conducibilità Elettrica) dell'estratto della pasta satura ed il
contenuto di sodio nel terreno. Infatti valori di salinità superiori a 300 ppm porta
sicuramente danni alle foglie e alle radici mentre la presenza di sodio, in
rapporto alla C.S.C. (Capacità di Scambio Cationico) non deve superare un valore
di ESP (Exchange Sodium Percentage) di 10 come limite massimo.
Altro elemento importante da considerare è il “calcare totale”, questo
deve essere assente o per lo più essere presente in tracce.
Fondamentale per la buona riuscita del mangheto è che la reazione ph del
terreno si attesti tra i valori di 6,0-7,5 (ottimali fra 5,5 e 6,5). Con valori inferiori
o superiori a questo range le piante di mango non sarebbero sufficientemente in
grado di assorbire dal terreno quei livelli di nutrienti necessari allo svolgimento
di tutte le loro funzioni fisiologiche e biologiche, anche se nel terreno sono
presenti abbondanti quantitativi di elementi nutritivi quali N, P, K e Ca. Inoltre,
considerato che i terreni siciliani sono particolarmente tendenti al sub- alcalino o
addirittura all'alcalino, in queste ultime condizioni risultano limitate per le
piante di mango soprattutto le disponibilità di fosforo e di alcuni microelementi
(Fe, Mn, Cu e Zn) quest'ultimi fondamentali ai fini produttivi e della qualità dei
frutti di mango. Di seguito un fac-simile di analisi di terreno dove vengono
riportati alcuni parametri entro i quali un terreno può considerarsi idoneo per la
coltivazione redditizia del mango.
- 63 -
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e) Disponibilità idrica e qualità dell’acqua
Il mango dal trapianto fino alla fase di maturità (piena produzione)
necessita da poche decine di litri di acqua irrigua a settimana/pianta (10/-14
l/p.ta) fino a 150-200 l/p.ta a seconda della fase fenologica in cui si trovano le
piante. La dose di acqua da fornire dipende dalla grandezza delle piante, dalle
condizioni climatiche, dal tipo di suolo e dalla sua profondità. Essa potrebbe
essere calcolata conoscendo il tenore di umidità del suolo a diverse profondità ed
il coefficiente evaporativi.
Generalmente la quantità di acqua richiesta per far fronte ai fabbisogni
del mango è pressoché la stessa richiesta per gli agrumi. Fondamentale ai fini
della produttività del mango effettuare un'analisi di acqua completa al fine di
verificare se i valori riscontrati soprattutto di alcuni parametri sono compatibili
con le esigenze del mango. Qui di seguito gli elementi che si devono conoscere
per potere valutare agronomicamente un acqua ai fini dell'irrigazione:
Reazione pH:
EC a 25°C:
CATIONI:
Ammonio
Potassio
Sodio
Calcio
Magnesio
ANIONI:
Nitrato
Cloruro
Solfato
Bicarbonato
Fosfato
ioni
NH4 +
K+
Na +
Ca ++
Mg ++
ioni
NO3 Cl SO4 - HCO3 H2PO4 CO3 - Formula
Fe
Mn
B
Zn
Cu
Mo
microelementi:
Ferro totale
Manganese
Boro
Zinco
Rame
Molibdeno
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La reazione ph in primis. Il valore del pH ci fornisce un dato molto
significativo sulla qualità della nostra acqua: le acque di irrigazione siciliane sono
essenzialmente tendenti verso una reazione sub-alcalina e, in certi casi,
alcalina. Ciò comporta la diminuzione dell'assorbimento radicale di alcuni
elementi nutritivi da parte della pianta, soprattutto per quanto riguarda
l'assorbimento dei microelementi, fondamentali per la qualità dei frutti di
mango. La EC (Conducibilità Elettrica) non deve superare valori di 1,5-1,7 mS a
25°C: valori superiori determinano una diminuzione delle rese del mango.
Fondamentale è anche il livello del Cloro (Cl) che non dovrebbe superare i
150-200 ppm nell'acqua di irrigazione. Negli ultimi anni sono stati introdotti
alcuni portinnesti tolleranti alla salinità tra cui il “13/1”. Qui sotto, a titolo
esemplificativo, si riporta una analisi dell'acqua di irrigazione adatta per una
redditiva coltivazione del mango.
4.1.2 Preparazione del terreno per l'impianto
Dopo aver verificato le condizioni su esposte sulla possibilità di impiantare
un mangheto nella nostra azienda si procede alla preparazione del terreno. In
questo caso due sono le situazioni in cui ci possiamo trovare: che il terreno ospita
un’altra coltura o che il terreno è nudo o, addirittura, incolto da parecchi anni.
Nel primo caso vanno considerate tutte le problematiche connesse ai
reimpianti le cui cause sono di ordine chimico e nutrizionale, biologico e legate a
errate tecniche colturali. Dal punto di vista biologico si assiste a una continua
perdita di biodiversità del suolo, con forte specializzazione dei patogeni del
terreno, che non trovano antagonisti naturali atti a contrastarne lo sviluppo. Ad
aggravare questa situazione concorrono errati interventi di tecnica colturale,
come una non idonea sistemazione idraulica dell'appezzamento oppure la
mancata eliminazione dei residui colturali del precedente impianto. Pertanto è
fondamentale verificare la presenza di fitopatie nelle piante che vogliamo
estirpare nell'appezzamento che verrà sostituito col nuovo impianto di mango.
In Sicilia poiché in generale il mango può trovare condizioni climatiche
favorevoli lì dove viene coltivato l'agrumeto nelle fasce costiere, l'impianto del
mango in sostituzione all'agrume chiede, prima di procedere al suo espianto, la
verifica di eventuali presenze di fitoftore, verticillum e pseudomonas siringae,
fitopatie che è stato accertato di recente possono riscontrarsi nel mango. La
presenza di patogeni nel suolo causerà alle giovani piante di mango uno stress da
- 66 -
trapianto, una loro lenta crescita con conseguente ritardo di entrata in
produzione, disomogeneità all'interno del frutteto e forte incidenza di fallanze
causate da attacchi di patogeni fungini.
In questo caso è necessario procedere ad un trattamento sradicante
dell'eventuale patogeno riscontrato nelle vecchie piante prima del loro espianto.
Bisognerebbe comunque aspettare almeno un anno-due prima di procedere alla
piantumazione del mangheto.
Nel caso di terreno incolto, fatti salvi gli aspetti limitanti su scritti, le
problematiche sono minori in quanto si presuppone una certa presenza di
biodiversità nel suolo con mancata specializzazione dei patogeni del terreno che
trovano diversi antagonisti naturali atti a contrastarne lo sviluppo.
In ogni caso, a seconda della tessitura riscontrata nel profilo del terreno,
va effettuata, una lavorazione profonda (scasso) che può andare da una aratura
di 50-60 cm di profondità fino a un rivoltamento del terreno con l'ausilio di ruspe
fino ad 1 mt di profondità. Lo scasso del terreno andrebbe effettuato
preferibilmente a settembre-ottobre in modo tale da consentire al terreno un
certo immagazzinamento delle acque meteoriche ed un relativo assestamento
del terreno stesso.
Prima dell'impianto, in primavera, andrà effettuata un vangatura o
erpicatura per livellare il terreno.
L'impianto è consigliabile effettuarlo verso fine marzo – aprile. In questo
periodo le temperature cominciano ad innalzarsi e le piante di mango hanno
tutto il tempo per sviluppare il loro apparato radicale. Prima del trapianto vanno
scavate buche di cm 60x60x60 che andranno opportunamente concimate e
disinfettate. La giovane pianta va collocata al centro del buco facendo
attenzione che il colletto stia al di fuori del livello del suolo di qualche
centimetro. Alla fine della piantumazione verrà costruita una conca ed una
controconca vicino al colletto che verrà poi riempita con acqua. Ogni giovane
pianta andrà tutorata con un paletto di castagno del diametro di 6-8 cm e
protetta, per i primi 3 – 4 anni, con apposita rete ovina supportata da altri due
paletti in castagno e rivestita da rete ombreggiante verde al 50%.
Al trapianto è importante che le piante abbiano su per giù lo stesso
sviluppo e la stessa taglia onde evitare disformità nella fase adulta. Pertanto le
piante provenienti dal vivaio dovranno avere le radici non chiare, il fusto ben
dritto con un'altezza di almeno 70-80 cm e ricche di fogliame e non presentare
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curvature del fusto principale.
È importante mantenere la fascia sotto il filare più breve privo di erbe
infestanti e protetto con pacciamatura costituita da essenze vegetali.
4.1.3 Sesti d'impianto
Prima di effettuare l'impianto vero e proprio il terreno va squadrato con
l'ausilio di paletti e fili. Avendo scelto il sesto d'impianto più idoneo per
l'ottenimento dei nostri obiettivi produttivi, si procede facendo attenzione che i
filari dove le piante sono più vicine tra loro nel sesto siano orientati nord-sud. Ciò
è importantissimo perché il mango richiede una omogenea distribuzione della
radiazione della luce da entrambi i lati “di produzione”. Proprio per questo
motivo alle nostre latitudini dobbiamo scegliere sesti rettangolari e non
quadrati.
La dimensione del sesto è legata ai seguenti fattori:
·
Viabilità e layout dell'azienda
·
Caratteristiche fisico-chimiche del terreno
·
Caratteristiche climatiche della zona
·
Portinnesto utilizzato
·
Sviluppo vegetativo della cultivar prescelta
Per quanto riguarda quest'ultimo aspetto, poiché nei nostri ambienti
climatici il mango cresce molto lentamente e raggiunge dimensioni della chioma
più contenuta rispetto agli ambienti di origine (al massimo la grandezza di una
pianta di arancio), in linea del tutto indicativa, i sesti consigliati in Sicilia per le
seguenti cv sono:
Cultivar
sesto (mt)
1 Glenn
3x5
2 Kensington Pride
3x5
3 Tommy Atkins
3x5
4 Maya
3x4
5 Osteen
3x4
6 Va n Dyke
3x4
7 Kent
3x4
8 Keitt
2,5 x 4
- 68 -
4.1.4 Frangivento
Di fondamentale importanza per la buona riuscita della coltivazione del
mango in Sicilia è l'uso dei frangivento. Questi possono essere realizzati sia
con pali e reti ombreggianti sia con piante. In quest'ultimo caso è importante
la scelta dell'essenza vegetale da utilizzare. Il mango è molto sensibile alla
competizione radicale soprattutto nei confronti dell'ulivo mentre lo è molto
meno nei confronti del cipressino e del leyland: in questi ultimi casi l'impianto
del mangheto può essere effettuato fino a 4 mt di distanza.
a cura di Monfalcone C.
Regione Siciliana Assessorato Reg.le. Risorse Agricole e Alimentari Dipartimento Re.gle degli Interventi
Infrastrutturali per l'Agricoltura Distretto Nebrodi SOAT CARONIA (ME)
4.2 Potatura
La potatura di formazione
Dopo il trapianto, le operazioni colturali da effettuare riguarderanno: il diserbo
intorno alle piante, l'irrigazione a base soprattutto di concimi azotati e la
potatura. I primi obiettivi che con la potatura occorrerà perseguire sono:
Ottenere una forma e dimensione della chioma tali da anticipare il più presto
possibile la produzione, già a partire dal 3-4° anno.
Ottenere una struttura della chioma delle piante tale da non determinare
sconcamenti delle branche principali.
Realizzare una struttura della pianta con 3 (più raramente 4) branche
principali (cioè quelle che si dipartono dal tronco) ben distribuite nello
spazio.
La maggior parte delle piante di mango arriva dal vivaio con un solo
germoglio centrale. Dove effettuare il primo taglio è fondamentale per la
realizzazione di una chioma avente una struttura costituita da ramificazione
robusta in grado di sopportare il peso dei frutti, rendere più agevole la
distribuzione dei fitofarmaci e fare in modo che i frutti possano essere esposti
alla luce (non ai raggi diretti del sole) perché questi possano raggiungere, a
maturazione, una colorazione tendente al rossastro che li rende
commercialmente più appetibili. Per la potatura del mango occorre conoscere a
priori alcune “regole”.
- 69 -
Ÿ tagli effettuati vicino alla punta o sotto un nodo (linea blu) determinano la
crescita di 3-4 germogli laterali provenienti da gemme ascellari più vicine alla
corona.
Ÿ tagli, effettuati al di sopra di un nodo (linea rossa) determinano la crescita
di 6 – 10 germogli laterali.
Sotto la corona di gemme (nodo) le foglie risulano più distanziate tra loro e
poste a raggiera nello spazio. Poiché alla base di ogni foglia è presente una
gemma dormiente che potrà dare origine ad un germoglio, tagliando sotto il
primo nodo a partire dalla cima della pianta giovane, si “sveglieranno” le gemme
dormienti poste al di sotto del nodo che svilupperanno germogli: di questi se ne
sceglieranno tre o quattro che costituiranno le branche principali della pianta. È
importante che i tre–quattro germogli principali prescelti dovranno crescere
mantenendo un'angolatura di 45° rispetto all'orizzonte. Ciò eviterà fenomeni di
sconcamento ai primi venti.
Dopo l'impianto il portinnesto sviluppa germogli laterali che dovranno
essere via via eliminati.
- 70 -
Successivamente, quando cominceranno a svilupparsi, a loro volta,
germogli dalle branche principali, queste andranno via via cimate.
Gli obiettivi da conseguire con la potatura di cimatura sono:
di stimolare il rapido sviluppo di nuovi germogli (getti) e, quindi, il numero di
nuove ramificazioni, al fine di creare più velocemente possibile la forma della
chioma desiderata nelle piante giovani.
di stimolare la crescita sincronizzata dei germogli vegetativi in tutta la
chioma della pianta, così da evitare di avere nella stessa pianta germogli con
foglie di colore verde intenso (già formati) e germogli con foglie di colore
rossiccio-amaranto di nuova formazione.
ridurre la capacità produttiva delle piante nei rami più alti a causa della
crescita asincrona dei germogli vegetativi che a sua volta determina una
fioritura asincrona e, quindi, un aumento della scalarità dei frutti.
La cimatura dei germogli può essere effettuata fino a tagliare sopra la
terza unità internodale a partire dalla cima, ciò per impedire la crescita
indesiderata di un secondo ordine di germogli che creerebbe un eccessivo
affastellamento di rami all'interno della chioma. Effettuando il taglio più vicino
alla cima di ogni germoglio, lo spessore dei rami tagliati corrisponderà ad un
diametro non superiore ad 1 cm.
Punti di taglio
- 71 -
La struttura finale dovrà presentare una chioma a forma di piramide,
libera dal suolo per almeno 60 cm. E che raggiunga un'altezza non superiore ai 2,5
– 3,0 mt di altezza.
a cura di Monfalcone C.
Regione Siciliana Assessorato Reg.le. Risorse Agricole e Alimentari Dipartimento Re.gle degli Interventi
Infrastrutturali per l'Agricoltura Distretto Nebrodi SOAT CARONIA (ME)
4.3 Concimazione
Per quanto riguarda l'apporto degli elementi nutritivi utili a compensare la
loro eventuale carenza nel terreno per il mango, vanno fatte alcune
considerazioni per azoto e fosforo.
L'azoto va messo in stretta correlazione con la presenza di sostanza
organica nel terreno che dovrebbe attestarsi su valori intorno a 2–3% utili al
rilascio di azoto tramite il meccanismo della degradazione, migliorando anche la
capacità di scambio cationico (C.S.C.), l'umidità e la presenza di microrganismi
nel terreno.
Il fosforo, per alcuni autori, dovrebbe essere presente nel terreno con
valori compresi tra 30 e 40 mg/kg (P2O5) pertanto, prima del trapianto basta
cospargere al fondo di ciascuna buca circa 500 gr di perfosfato triplo 46% da
mescolare con la terra.
Il resto dei fertilizzanti va fornita in copertura o, meglio ancora, con
l'ausilio di una unità di fertirrigazione.
Nel caso infine in cui si è in presenza di terreni anomali si può ricorrere alla
somministrazione di ammendanti. Tuttavia occorre in quest'ultimo caso tenere
conto della valenza economica dell'intervento.
- 72 -
Valori raccomandati per la fertilizzazione del mango in funzione dell'età
della pianta e del livello della produzione in ambienti tropicali (L. Avilan)
Età (anni)
2
4
6
8
10
12
14
16
18
20
22
24
26
28
Resa
(kg/pianta)
4
56
80
160
220
300
320
320
320
220
220
220
160
160
N g/pianta
(min-max)
20-25
230-250
330-500
660-995
908-1360
1322-1980
1322-1980
1322-1980
1322-1980
908-1360
908-1360
908-1360
660-995
660-995
P2O5
g/pianta
(min-max)
10-12
115-175
165-250
330-490
450-680
660-990
660-990
660-990
660-990
450-680
450-680
450-680
330-490
330-490
K2O
g/pianta
(min-max)
25-30
225-420
395-600
790-1195
1090-1630
1580-2370
1580-2370
1580-2370
1580-2370
1090-1630
1090-1630
1090-1630
790-1195
790-1195
a cura di Monfalcone C.
Regione Siciliana Assessorato Reg.le. Risorse Agricole e Alimentari Dipartimento Re.gle degli Interventi
Infrastrutturali per l'Agricoltura Distretto Nebrodi SOAT CARONIA (ME)
4.4 Irrigazione
Sistema di irrigazione e fertirrigazione su mangheto in Sicilia
Il mango (Mangifera indica L.) è un albero da frutta tropicale, con
complesse e articolate necessità idriche. La pianta coltivata in Sicilia ben si
adatta ad una irrigazione a goccia, utilizzata come veicolo per i fertilizzanti a
rapida azione (fertirrigazione), ma necessita altresì dell'irrigazione
climatizzante per mantenere l'umidità necessaria per la crescita e la
fruttificazione. Non dobbiamo dimenticare che la coltivazione del mango nel
nostro territorio impone uno sforzo tecnico che nonostante le difficoltà
climatiche potrà dare in futuro, come già avvenuto per molte altre piante
tropicali e sub tropicali, risultati eccellenti. Più complesso di un comune
impianto su frutteto, il sistema di irrigazione studiato per il mango si potrebbe
- 73 -
dividere idealmente in due parti, che per comodità chiameremo: Sistema a
goccia e Microclimatizzazione.
Sistema a goccia
Viene detta irrigazione localizzata perché l'erogazione di acqua e
fertilizzante viene concentrata nell'area di terreno con la maggior
concentrazione di radici. Localizzare la goccia ottimizza la risorsa idrica e
minerale, la quale non essendo dispersa in una superficie più grande, come ad
esempio si verifica con lo spruzzo, viene assimilata dalla radice ad eccezione di
quella piccola quantità persa per evaporazione e per l'azione competitiva delle
erbe infestanti. Anche per questo motivo, per i sistemi detti “goccia a goccia”,
l'efficienza idrica (differenza tra acqua erogata ed acqua utilizzata dalla pianta)
è superiore al 90%. Il sistema a goccia apporta anche l'umidità necessaria per
mantenere il turgore cellulare, fondamentale condizione per il corretto svolgersi
della fotosintesi. L'apporto controllato di soluzione nutritiva nel terreno
permette altresì grandi risparmi di fertilizzante ed il suo regime di erogazione a
bassa pressione (appena 1 atmosfera) limita anche gli sprechi energetici dovuti ai
consumi di energia elettrica di grosse pompe per il sollevamento di acqua. Il
sistema a goccia porta con sé delle chiavi di lettura fondamentali per il corretto
funzionamento dell'impianto:
Filtraggio accuratissimo: filtri a dischi o a rete da 120 mesh,
adeguatamente dimensionati alla portata idrica del settore. Questi
salvaguardano la tecnologia “goccia a goccia” da pericolose occlusioni. La
protezione operata dai filtri potrebbe essere ulteriormente migliorata con
l'iniezione di acidi che impediscono il depositarsi dei bicarbonati all'interno dei
labirinti del gocciolatore. Sistemi automatici di filtraggio renderebbero tali
operazioni meno bisognose di manodopera dedicata.
Settore non superiore ad 1 Ha: migliora la gestione del fertilizzante ed il
risparmio energetico su citato. Per un mangheto con spaziatura 4x3, ad esempio,
con ala gocciolante spaziata ad 0.5 mt. Con gocciolatori da 8 lit/h, si possono
dimensionare settori da 40 metri cubi /h, pari a 4 mm di pioggia/h x Ha. Con un
tale regime pluviometrico, irrigando mediamente un'ora per giorno ad ettaro,
limitato a 8 mesi di attività fotosintetica (da gennaio ad agosto) si dovrebbero
restituire i 1000 mm di pioggia necessari per una pianta in piena produzione.
Quanto detto vale per le piante adulte in piena produzione. Per le piante giovani
- 74 -
appena impiantate nei primi tre anni, qualora si volesse strutturare un impianto
dinamico che cresca con l'espandersi della chioma, non verrà utilizzata un'ala
piovana con gocciolatori coestrusi (in line) ma gocciolatori on line da 4 lit/h
posizionati ai due lati della pianta. La portata verrà così incrementata di anno in
anno sino al raggiungimento della necessità idrica della pianta in piena
produzione. Fino al terzo anno dall'impianto due gocciolatori da 4lit/h, dal terzo
anno in poi si aggiungono gli altri due gocciolatori per un totale di 16 lit/h di
acqua per pianta.
Stress idrico controllato: l'impianto a goccia crea un regime di stress idrico
controllato mantenendo le radici della pianta sempre nelle condizioni ottimali di
umettazione, favorendo così la giusta proporzione tra umidità ed ossigeno. Di
conseguenza si migliora l'attività microbiologica nella zona radicale. Questo
implica una gestione centellinata degli interventi e dei turni irrigui. “Bisogna
vedere il turgore delle foglie e non l'acqua su terreno”.
Sistema di fertirrigazione integrato: iniezione proporzionale di almeno
due fertilizzanti più un acido. Tale dispositivo deve essere molto flessibile per
permettere all'operatore di modificare le ricette irrigue settore per settore a
seconda delle condizioni fenologiche del magheto ed a secondo dei cambiamenti
chimici dell'acqua utilizzata. Tali dispositivi sono anche degli ottimi ausili per la
somministrazione di fitofarmaci ed antimicotici.
Microclimatizzazione
Ha il compito di aumentare nella zona della chioma l'umidità relativa del
sistema. Così si cerca di ricreare la condizione micro-climatica della pianta del
suo areale geografico originario. Una maggiore umidità in prossimità degli stomi
permetterà al sistema di massimizzare l'irrigazione a goccia aumentandone
l'efficienza di un ulteriore 5%. L'obiettivo di questo secondo impianto non deve
essere quello di bagnare il terreno ma di incrementare le molecole di acqua in
sospensione nell'ambiente sotto forma di vapore. Questa pratica abbassa di
qualche grado la temperatura grazie al passaggio di stato da acqua a vapore;
viene favorita, così, anche l'efficienza fotosintetica. Anche questo sistema ha i
suoi precetti per il corretto funzionamento:
Filtraggio accuratissimo: questo potrà essere lo stesso della goccia se il
sistema clima verrà dimensionato idraulicamente come il precedente impianto a
- 75 -
goccia.
Sistema di distribuzione separato: le condotte di distribuzione dovranno
essere separate dall'impianto a goccia per evitare che i fitofamaci e i fertilizzanti
vengano inalati dagli operatori una volta nebulizzati (effetto aerosol).
Sprinkler nebulizzanti: le gocce devono bagnare il meno possibile il suolo
per evitare di eccedere con i quantitativi idrici nel terreno vanificando l'azione
benefica del sistema goccia a goccia e dilavando il suolo dal fertilizzante.
Utilizziamo solitamente dei sistemi a goccia fine con un raggio di azione limitato
per evitare che, una volta posizionato lo sprinkler tra le due piante, questo bagni
chioma o colletto.
Concludendo, la tecnica irrigua “goccia e clima” utilizzata come tecnica
irrigua per la coltivazione del mango in Sicilia permette di attenuare le
differenze climatiche, migliora la produzione in termini qualitativi e
quantitativi, tenendo sempre sotto controllo gli sprechi di energia e
fertilizzante. Spianate le prime difficoltà, con l'ausilio di una corretta gestione
idrica e climatica, la coltivazione del mango in Sicilia potrebbe incrementare le
rese dei fondi agrari della costa tirrenica, proponendosi come coltura vicariante
all'agrume.
Schema idraulico per un impianto di irrigazione su mango spaziato 3x4,
sistema dinamico con gocciolatori on line da 8 lit/h
FILTRO
SETTORE 1
POZZO
SETTORE 2
FERTIRRIGATORE
CONDOTTA PRINCIPALE
FILTRO A DISCHI AUTOMATICO
TESTATA DI SETTORE
FERTIRRIGATORE PROPORZIONALE
ALI PIOVANE (GOCCIA)
VALVOLA ELETTRICA
ALI PIOVANE (CLIMA)
Autore de “Irrigazione” Dott. Giuseppe Giardina agronomo della Irritec&Siplast
- 76 -
5. Raccolta
Il giusto momento per la raccolta dei frutti di mango deve tenere conto
della distanza dei mercati, del sistema di conservazione, della resistenza alle
manipolazioni.
Il metodo migliore consiste nel raccogliere i frutti quando cominciano a
cambiare il colore della buccia, da verde al colore tipico della cultivar e lasciarli
maturare in un luogo fresco e ventilato.
La raccolta deve essere fatta a mano, nelle ore fresche della giornata,
facendo attenzione a non danneggiare la buccia per evitare perdite di prodotto
durante il trasporto e l'imballaggio.
Un problema che si presenta durante la raccolta è la perdita di lattice che
fuoriesce dal peduncolo del frutto. Per evitare questo inconveniente bisogna
raccogliere i frutti con una porzione di gambo di almeno 20 cm, che poi verrà
raccorciato al momento del confezionamento.
Una volta maturi i frutti vengono lavati in acqua calda a una temperatura
di circa 40 gradi e poi asciugati e confezionati nei vari imballaggi.
La raccolta del mango è scalare nell'ambito della stessa cultivar e,
considerato che queste maturano in tempi diversi, possiamo affermare che il
calendario di raccolta in Sicilia va da agosto a novembre secondo lo schema qui
sotto riportato:
- 77 -
La resa dei frutti varia notevolmente a seconda delle cv, del portinnesto,
delle condizioni climatiche ed edafiche, ecc. In media, nella fascia costiera
messinese, da prove condotte in due aziende vicine, la resa media annua per
ettaro, nelle annate di carica, va dai 130 q.li/Ha della Glenn ai 35 della Keitt
nell'impianto al 5° anno con sesto 3x5; mentre la Kensington ha raggiunto i 180
q.li/Ha nell'impianto di 10 anni e con sesto 3x2.
a cura di Barone F.
Dip. S.En.Fi.Mi.Zo., Sez. Frutticoltura Mediterranea, Tropicale e Subtropicale, Università degli Studi di
Palermo, Facoltà di Agraria, Viale delle Scienze 11 - 90128, Palermo.
6. Qualità dei frutti di mango prodotti in Sicilia
Il frutto mango (Mangifera indica L.) è caratterizzato da una polpa succosa
particolarmente profumata e dolce, ricca di composti polifenolici ad elevata
attività antiossidante, antinfiammatoria, analgesica ed immunomodulante, che
aiutano a proteggere il corpo contro danni legati allo stress ossidativo. Numerosi
sono, infatti, gli studi che confermano le grandi proprietà salutistiche di
composti presenti sia nel succo che nel frutto intero di mango (quali ad esempio:
mangiferina, carotenoidi, quercitina, kaempferolo, acido gallico ed ellagico), e
molti altri studi ancora confermano la presenza di questi stessi composti anche
nella buccia, nei semi, nella corteccia, nelle foglie e nei fiori.
Per creare nuove opportunità di mercato e per una più ampia diffusione di
questa specie è di fondamentale importanza definire le caratteristiche chimicofisiche e sensoriali in grado di definire la qualità dei suoi frutti.
Al fine di valutare la qualità dei frutti, bisogna tenere in considerazione un
insieme di caratteristiche morfologiche, fisiche e chimiche che nel loro
complesso determinano le valutazioni sensoriali e le scelte di acquisto operate
dal consumatore.
In particolare, l'aspetto visivo (forma, dimensione, colore), ma anche la
consistenza della polpa, il contenuto in solidi solubili e l'acidità totale (e
soprattutto il loro rapporto) sono tutti parametri fondamentali in grado di
influenzare la qualità finale del frutto. Anche l'analisi sensoriale, partendo
dall'esame visivo e dall'analisi olfattiva, per arrivare alla degustazione,
costituisce un importante strumento di valutazione del giudizio del
consumatore. Per discriminare qualitativamente tra l'aroma delle varie cultivar è
- 78 -
stato anche impiegato uno strumento innovativo, quale il “Naso Elettronico”
basato su un array di sensori ad ossidi di metallo, che, pur non essendo in grado di
eguagliare l'olfatto umano, si è dimostrato in grado di riconoscere l'impronta
olfattiva di diverse varietà di mango.
Recentemente è stato condotto uno studio preliminare sulle
caratteristiche qualitative e salutistiche di frutti di mango coltivati in Sicilia, in
provincia di Messina, nell'azienda Cupitur S.r.l.. In particolare, sono stati presi in
esame frutti delle seguenti 4 cultivar di mango: 'Irwin', 'Glenn', 'Kensington Pride'
e 'Maya', determinandone i parametri carpometrici, il contenuto di Vitamina C
(acido ascorbico), i carotenoidi totali, i polifenoli totali, l'attività antiossidante
totale e la componente volatile.
I risultati di tale studio hanno mostrato alti valori di Vit. C, carotenoidi e
polifenoli nella cv. “Maya” ed un elevato valore di attività antiossidante nella cv.
'Glenn' rispetto alle altre cultivar prese in esame. Tutte le cultivar, inoltre, hanno
presentato un variegato pattern aromatico, molte delle molecole individuate
sono olfattivamente attive e rievocano sentori di erba fresca, bosco, frutta
matura e fiori.
Altri lavori recenti, oltre ad utilizzare metodologie analitiche e valutazioni
carpologiche, hanno utilizzato l'analisi sensoriale effettuata da un panel
addestrato che ha quantificato venti descrittori sensoriali, riferiti ai frutti di
mango delle seguenti cultivar coltivate in Sicilia: “Keitt”, “Glenn”, “Osteen”,
“Maya”, “Kensinton Pride” e “Tommy Atkins”. É emerso un quadro di ampia
variabilità delle caratteristiche chimico-fisiche per le varietà in esame: “Maya”,
ad esempio, è emersa per il più elevato contenuto in solidi solubili, “Tommy
Atkins” per l'equilibrato rapporto solidi solubili/acidità, mentre “Keitt” per la
pezzatura elevata dei frutti e per una più elevata intensità dei descrittori odore e
flavour di frutti esotici e flavour di mare. Risulta evidente, quindi, l'utilità delle
metodologie analitiche e dell'analisi sensoriale per valutare la qualità dei frutti
di mango.
Numerosi studi dovrebbero ancora essere condotti sulla qualità delle
produzioni di mango siciliano, poichè tali frutti potrebbero diventare fonte di
costituenti alimentari bioattivi con un grande potenziale antiossidante che
possono contribuire a ridurre malattie degenerative come il cancro,
l'arteriosclerosi, il diabete e l'obesità. Infatti i frutti di mango prodotti in Sicilia
sono un'ottima risorsa di composti bioattivi quali polifenoli, carotenoidi e
- 79 -
vitamina C, tutte sostanze dotate di spiccate proprietà antiossidanti e
salutistiche.
a cura di Guarrasi V.1,2, Farina V. 1, Germanà M. A.1
1 Dip. S.En.Fi.Mi.Zo., Sez. Frutticoltura Mediterranea, Tropicale e Subtropicale, Università degli Studi di
Palermo, Facoltà di Agraria, Viale delle Scienze 11 - 90128, Palermo.
2 Istituto di BioFisica, Consiglio Nazionale delle Ricerche, Via La Malfa 153 –90146, Palermo.
7. Fitopatie e metodi di controllo
I primi studi sullo stato sanitario del mango in Sicilia, avviati nel 1998 e
tutt'ora in corso presso l'ex Istituto di Patologia Vegetale dell'Università degli
Studi di Palermo, hanno evidenziato sia un ridotto sviluppo delle piante, rispetto
al tipico rigoglio vegetativo dei tradizionali areali colturali, sia una maggiore
suscettibilità a patogeni primari o patogeni “di debolezza”; nell'ambito delle
cultivars saggiate la Kensington Pride è risultata una tra le più adattabili agli
ambienti isolani fornendo produzioni quali-quantitativamente apprezzabili.
Le indagini, condotte in mangheti di 5-10 anni di età in zone costiere in
provincia di Agrigento (Sciacca), Catania (Giarre, Fiumefreddo), Messina
(Acquedolci, Caronia), Palermo (Balestrate e Partinico), Trapani (Campobello di
Mazara) hanno rilevato la presenza di numerose sintomatologie a carico di tutti
gli organi vegetali, diffuse sulla quasi totalità delle piante. Recenti ricerche
(2009), condotte presso la sezione di Patologia Vegetale del Dipartimento di
Scienze e Tecnologie Fitosanitarie (DISTEF) dell'Università di Catania sia in alcuni
dei campi già monitorati che in altri di nuova realizzazione hanno confermato la
notevole varietà di alterazioni sulle piante.
Gli studi hanno consentito, inoltre, d'isolare e identificare i microrganismi
associati alle malattie, accertandone, nel contempo la effettiva patogenicità nei
confronti della coltura.
Tra le numerose alterazioni fungine riscontrate, le più diffuse risultano
essere l'antracnosi causata da Colletotrichum spp., i marciumi da Alternaria
alternata, i marciumi dell'estremità peduncolare da Pestalotiopsis spp., i
disseccamenti da Botryodiplodia spp., i marciumi da Phytophthora e da
Armillaria, la verticillosi (Verticillium albo-atrum), e la necrosi apicale causata
dal batterio Pseudomonas syringae pv. syringae.
La necrosi apicale è particolarmente dannosa poiché comporta il
- 80 -
disseccamento iniziale dell'apice che tende a progredire in senso basipeto,
interessando l'intero rametto. La malattia, segnalata per la prima volta in Italia
nel 2003, era già nota in Spagna, altra zona di nuova introduzione del mango e di
origine degli stessi esemplari importati in Sicilia.
La notevole biodiversità di microrganismi fungini isolati dagli organi
sintomatici, riportata in tab. 1, evidenziando la natura saprotrofa o di patogeni
di debolezza della maggior parte, ha indotto ad ipotizzare che lo sviluppo
stentato delle piante possa favorirne la penetrazione e colonizzazione dei
tessuti. A tal proposito va altresì considerato che i fitopatogeni residenti
nell'areale di diffusione rappresentano potenziali agenti patogeni anche per il
nuovo ospite.
Relativamente alle strategie di controllo, assai efficaci possono risultare
alcuni metodi preventivi, quali l'impiego di cultivars più adatte alle nuove
condizioni colturali e cresciute in sanità, che, se allevate secondo le più razionali
tecniche agronomiche, migliorano lo stato vegetativo, risultando, quindi, più
reattive all'eventuale attacco di deboli agenti patogeni. Altra idonea prassi
sanitaria consiste nel limitare le ferite (preferenziale via di infezione) e i danni
meteorici sia tramite l'impiego di reti frangivento ed altre protezioni sia usando
particolare cautela durante la conduzione della coltura. Su piante
particolarmente colpite, opportuni interventi cesori, mirati all'eliminazione
delle parti infette e alla loro distruzione (anche tramite bruciatura) possono
garantire, nel contempo, la ripresa vegetativa dell'ospite e l'abbattimento della
carica d'inoculo dei patogeni.
Numerosi agrofarmaci presenti attualmente in commercio agiscono
efficacemente contro i principali patogeni fungini isolati dagli organi infetti;
tuttavia, il loro impiego sulla coltura non è ancora consentito in Italia. Validi
risultati possono sortire, invece, razionali trattamenti coprenti a base di prodotti
rameici, in grado di limitare nuove infezioni di patogeni batterici e fungini.
Allo scopo di fornire utili indicazioni per il contenimento delle fitopatie più
frequentemente rilevate in Sicilia, si riportano, in elenco, le strategie di
controllo impiegate nei tradizionali areali di coltivazione del mango.
Antracnosi (Colletotrichum gleosporioides, C. acutatum).
La malattia crittogamica più diffusa e dannosa a livello mondiale è
l'antracnosi. L'incidenza di tale malattia può raggiungere il 100% nei frutti
prodotti in ambienti a clima umido o molto umido. L'agente causale
- 81 -
dell'antracnosi è un ascomicete, Glomerella cingulata, comunemente presente
nella forma anamorfa Colletotrichum gloeosporioides.
L'infezione si manifesta sulle infiorescenze, sulle foglie, sui rami, sui frutti
in tutte le fasi di sviluppo sia prima che dopo la raccolta. Sugli organi colpiti si
formano macchie nere con aree irregolari, che riducono le funzioni vitali della
pianta e danneggiano il valore qualitativo e commerciale dei frutti. Nella
stagione umida i conidi del fungo vengono prodotti in abbondanza in acervuli
erompenti da tessuti morti (rametti e foglie soprattutto) e, trasportati dagli
schizzi di pioggia, infettano tutti i tessuti dell'ospite, in particolare infiorescenze
e frutti. In presenza di acqua liquida i conidi germinano e producono un
appressorio da cui si sviluppa un'ifa di penetrazione che consente l'infezione.
Negli ambienti poco umidi i danni sono minori. Le cultivar sono variamente
sensibili. I sintomi possono comparire sui frutti ancora verdi, sotto forma di
piccole macchie brune che generalmente non si estendono fino alla fase di postraccolta. Più frequentemente il fungo rimane latente per mesi fino all'inizio della
maturazione, nel corso della quale i sintomi sono molto più evidenti e consistono
in lesioni irregolari di colore marrone scuro o nero, maggiormente diffuse in
prossimità del peduncolo. Inizialmente le lesioni sono superficiali, ma con il
tempo diventano infossate e, in condizioni di umidità elevata, si ricoprono di
micelio fungino con spore di colore variabile dal rosa-salmone al marrone scuro.
In alcuni casi i tessuti carnosi in corrispondenza delle lesioni sviluppano un
marciume molle. Pertanto i frutti apparentemente sani e con piccole lesioni al
momento della raccolta, possono sviluppare gravi infezioni da antracnosi
durante le fasi di conservazione e commercializzazione. I trattamenti in campo
con sali cuprici e acuprici, soprattutto in condizioni di elevata umidità, devono
essere condotti in modo da assicurare una copertura quasi costante dalla
fioritura, fino a poche settimane prima della raccolta. Inoltre i trattamenti con
fungicidi benzimidazolici ad attività eradicante (Benomyl o Tiobendazolo), ove
le legislazioni lo consentano, risultano efficaci anche contro Lasiodiplodia
teobromae, agente di Stem–end rot del mango. Dopo la raccolta si può invece
intervenire mediante immersione dei frutti in acqua calda e, se consentito, in
soluzioni di fungicidi impiegati anche in pre-raccolta, quali protettivi ed
eradicanti (Prochloraz). Per i trattamenti post raccolta non bisogna in generale
mai superare i 55°C per 5 min. (50–55°C for 3–15 min).
Marciume da alternaria (Alternaria rot-Black Spot: Alternaria alternata).
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La malattia, particolarmente diffusa in Israele, India ed Egitto, si
manifesta con piccole macchie nere circolari intorno alle lenticelle, che con il
progredire della maturazione si estendono, confluiscono e interessano una gran
parte del frutto. Nelle fasi avanzate della malattia la parte centrale delle
macchie si presenta infossata e i tessuti della polpa imbruniscono e in parte
rammolliscono. In condizioni di elevata umidità le lesioni vengono ricoperte
dalle spore del patogeno. Il patogeno responsabile di questa malattia, A.
alternata, è ampiamente diffuso in natura dove sopravvive su foglie marcescenti
e su altri residui colturali, sui quali vengono prodotti conidi liberi, responsabili
delle infezioni. Il patogeno penetra nei frutti non ancora maturi attraverso le
lenticelle e rimane latente fino alla maturazione. L'entità delle perdite in postraccolta è strettamente correlata con i prolungati periodi di elevata U.R. in
campo necessari per l'istaurarsi delle infezioni latenti. I trattamenti in campo
con fungicidi (ditiocarbamati quali il maneb o imidazoli quali il prochloraz)
possono aiutare a ridurre l'incidenza delle infezioni latenti. I trattamenti in post
raccolta prevedono invece immersione dei frutti in acqua calda (50-55°C per 1520 minuti) a cui possono segu ire trattamenti con dosi ridotte di prochloraz che
consentono di migliorare il contenimento della malattia.
Marciume dell'estremità peduncolare (Stem-end Rots: Lasiodiplodia
theobromae, Dothiorella dominicana, Pestalotiopsis mangiferae).
Gli agenti fungini dello “stem-end rot”, causano una marcescenza che
interessa tanto l'epicarpo che la polpa sottostante dei frutti maturi. È un
malattia ad eziologia multipla, diffusa in tutti gli areali di coltivazione del
mango. I sintomi variano in funzione dell'agente patogeno. Quelli più comuni
consistono in lesioni marcescenti di colore marrone scuro in prossimità
dell'estremità peduncolare che con il tempo si irradiano alle restanti parti del
frutto. Sulla superficie delle lesioni può comparire il micelio fungino e/o i
picnidi, sotto forma di piccoli corpi nerastri erompenti dall'epidermide. Gli
agenti eziologici più comuni del marciume sono L. theobromae, D. dominicana, P.
mangiferae, ma numerosi altri funghi patogeni possono contribuire allo sviluppo
della malattia. Questi microrganismi sopravvivono in campo sui residui colturali,
colonizzando le infiorescenze del mango. Dopo alcune settimane i patogeni
raggiungono il peduncolo e lo infettano dando origine a infezioni latenti che
mostreranno sintomi evidenti solo dopo la piena maturazione dei frutti e in
particolare dopo la raccolta. Le infezioni possono realizzarsi anche al momento
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della raccolta o subito dopo, attraverso la superficie di taglio del peduncolo. I
trattamenti in campo con fungicidi, quando consentiti, possono aiutare a ridurre
l'incidenza delle infezioni latenti. Le infezioni in fase di post-raccolta possono
essere ridotte con l'uso di materiali che tengano separatii vari frutti, evitando il
contagio dagli infetti ai sani. La rimozione del peduncolo consente di ridurre
l'incidenza di questa malattia, ma ne può favorire altre quali l'antracnosi. Dove la
legislazione lo consente si interviene con trattamenti chimici post-raccolta,
quali Benomyl, Prochloraz o 2,4-D in abbinamento con le cere. Quest'ultimo
mostra efficacia anche nei confronti di infezioni post-raccolta causate da
Alternaria e da Phomopsis.
Necrosi fogliare (Leaf Spot: Pestalotiopsis mangiferae, Phyllosticta
anacardeacearum).
Entrambi i funghi causano macchie sulle foglie del mango, ma di aspetto
differente. Le macchie dovute a P. mangiferae sono di colore grigio e di forma
irregolare e possono variare da pochi millimetri a diversi centimetri di diametro;
puelle generate da P. anacardeacearum sono di colore bianco e possono
interessare numerose foglie. Entambi i funghi formano strutture riproduttive
evidenti come punti neri al centro delle lesioni.
Marciume nero (Aspergiullius niger).
La malattia, diffusa nelle Filippine e in India, è caratterizzata dalla
comparsa di piccole macchie sui frutti, di colore marrone chiaro o grigiastre, che
confluiscono a formare ampie lesioni mollicce, infossate, di colore nero o
marrone. Con il progredire della malattia le lesioni tendono a ricoprirsi di una
massa polverulenta di spore nere. In alcuni casi sulle lesioni mature sono presenti
piccoli sclerozi di colore marrone scuro che rappresentano gli organi di
sopravivenza del fungo. L'agente eziologico è A. niger che produce spore in
grande quantità, trasportate dal vento. La maggior parte delle infezioni si
realizza al momento o dopo la raccolta attraverso la superficie di taglio del
peduncolo o attraverso ferite di varia natura. I trattamenti in campo con i
fungicidi possono aiutare a ridurre l'incidenza delle infezioni latenti. Dove la
legislazione lo consente si può intervenire con trattamenti chimici postraccolta.
Necrosi apicale del mango (Apical Necrosis: Pseudomonas syringae pv.
syringae).
La malattia, causata dal batterio P. syringae pv. syringae, è stata segnalata
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in Spagna nel 2001 e ripetutamente evidenziata nei campi siti in provincia di
Palermo, Agrigento e Trapani, su piante della cultivar Kensington (non innestate,
di circa 5 anni di età) provenienti dall'Australia e riprodotte in Sicilia per
embronia nucellare. L'alterazione è particolarmente dannosa su piante con
accrescimento stentato o in seguito ad eventi meteorologici avversi, (vento,
grandine, gelate, ecc.) favorevoli alla penetrazione del patogeno. Le gemme
apicali dei rami inizialmente imbruniscono per poi necrotizzare, arrestando la
crescita del ramo e lo sviluppo delle gemme secondarie. La rosetta fogliare
mostra imbrunimenti e necrosi alla base dei piccioli che, procedendo lungo la
nervatura centrale della foglia, interessano aree limitrofe della lamina, più o
meno estese. Le foglie così infette si accartocciano assumendo una colorazione e
una consistenza cuoiosa a cui segue generalmente la filloptosi. I rametti
completamente avvizziti mostrano sia a livello della gemma apicale che a carico
delle cicatrici fogliari formazioni cancerose a cui sono associati flussi gommosi.
L'aggressività del patogeno e la critica situazione per la difesa della coltura in
assenza di battericidi alternativi alle formulazioni a base di rame costituiscono,
oltre ai fattori di natura ambientale ed agronomica, un'ulteriore limitazione alla
diffusione della coltura del mango in Sicilia. Al fine di contenere l'insorgenza
della malattia è utile:
la messa in posa di piante sane ottenute in vivaio seguendo rigide pratiche
fitosanitarie, previo allestimento di campi di piante madri esenti da infezione;
l'impiego di formulati rameici per ridurre la densità delle popolazioni
batteriche sul filloplano (che nel caso di questi patogeni possono raggiungere
valori elevati), proteggendo quindi, le eventuali nicchie di infezione;
la protezione delle piante in campo con formulati a base di rame evitando
la pressione selettiva sulla popolazione del patogeno e, quindi, l'insorgenza di
ceppi resistenti al rame;
l'individuazione di cultivar tolleranti/resistenti alla batteriosi.
Oidio (Powdery Mildew: Oidium mangiferae).
La malattia si manifesta sulle foglie e sui fiori con la comparsa di
efflorescenze di colore bianco-cenere. Gravi attacchi si verificano, in genere, in
annate fresche ed asciutte; in tal caso può essere colpita l'intera pannocchia
fiorale, così da compromettere la produzione. I fiori, gli steli e i giovani frutti
infetti vengono ricoperti dalle strutture miceliari del patogeno: le foglie più
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giovani possono deformarsi, mentre quelle vecchie e i frutti assumono un colore
violaceo - bruno. I sintomi dell'infezione, che si evidenziano come macchie
biancastre, appaiono dapprima sulla faccia superiore delle giovani foglie o sui
frutti in via di maturazione; successivamente tali macchie possono ingrandirsi e
confluire, fino a coprire l'intera superficie dell'organo attaccato. I frutti infetti
possono mostrare macchie irregolari, assumere un colore bruno e cadere
dall'albero. Allo scopo di contenere i danni, oltre che l'impiego di cultivar più
resistenti al patogeno, si consigliano trattamenti a base di polvere di zolfo.
Marciume da fitoftora (Phytophthora Diseases: Phytophthora spp.).
La malattia, causata da P. palmivora e da altre specie dello stesso genere,
è assai diffusa in numerose aree di coltivazione del mango dove si manifesta con
disseccamento, marciume del colletto, delle radici e avvizzimento dei
semenzali. Le piante colpite evidenziano anche lesioni corticali associate ad
imbrunimento xilematico e gommosi, soprattutto nelle zone prossime alla base
del tronco. Più raramente il patogeno attacca i frutti e le foglie, causando
imbrunimenti e filloptosi. La malattia è favorita da ristagno idrico e da eccessivi
eventi piovosi, mentre il drenaggio e gli opportuni apporti idrici possono
contrastare l'instaurarsi dell'infezione.
Verticillosi (Verticillium Wilt: Verticillium albo-atrum).
L'agente è un fungo vascolare che penetra all'interno della pianta
attraverso lesioni radicali, da cui ha inizio il processo d'infezione. Si sviluppa
all'interno dei vasi legnosi, occludendoli ed impedendo, quindi, il normale
trasporto della linfa grezza agli organi della pianta. Scortecciando l'albero, è
possibile osservare, nel tessuto vascolare, striature di colore marrone o grigio.
Anche i germogli appassiscono e nel complesso si ha un graduale deperimento
della pianta per la mancanza d'acqua. Le foglie, una volta appassite, possono
rimanere attaccate ai rami per qualche tempo (“a bandiera”); gli stessi alberi
disseccati possono germogliare nuovamente diversi mesi dopo il collasso,
apparendo guariti dall'infezione. I sintomi sono visibili durante la stagione estiva,
da luglio in avanti, quando la temperatura inizia a salire e il contenuto idrico del
suolo è basso. La difesa da tale fitopatia è unicamente di tipo preventivo:
eliminare le piante malate, dalle quali l'infezione potrebbe propagarsi a quelle
sane; evitare di impiantare nuovi alberi su terreni precedentemente occupati da
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piante infette (per questo può essere utile disinfestare il terreno con prodotti
fumiganti).
a cura di Cirvilleri G.1, Torta L. 2
1 Dip. Di scienze e tecnologie fitosanitarie Università di Catania.
2 Dip. S.En.Fi.Mi.Zo., Sez. Patologia, Università degli Studi di Palermo.
Disseccamento e tracheomicosi
Imbrunimenti e cancri dei frutti
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Argentatura fogliare
Macchie con alone clorotico
Oidio
Necrosi apicale
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Maculature necrotiche
8. Aspetti economici della produzione di mango
Nella realizzazione di un mangheto è necessario impostare a priori
determinati obiettivi da raggiungere. Questi obiettivi possono essere perseguiti
se teniamo conto dei seguenti fattori economici:
·
Il rapido raggiungimento del cosiddetto punto di break-even1 (+/- 4 anni)
·
Il rapido raggiungimento della fase ottimale di produzione (+/- 8 anni)
·
Il mantenimento della produzione media annua ottimale (100 - 150 q.li/Ha)
·
Tenere conto della durata economica dell'investimento che può variare dai 20
ai 30 anni.
Nello schema seguente viene riportato un conto economico semplificato
per dare un'idea ai neofiti dell'entità dei costi/ricavi riferiti ad 1 ettaro di
mangheto che si vuole realizzare.
a cura di Monfalcone C.
Regione Siciliana Assessorato Reg.le. Risorse Agricole e Alimentari Dipartimento Re.gle degli Interventi
Infrastrutturali per l'Agricoltura Distretto Nebrodi SOAT CARONIA (ME)
1
Break-even: punto di incontro tra il costo ed il ricavo di quel kg di prodotto in più oltre il quale il ricavo è
inferiore al costo.
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9. Mercato
Le importazioni di mango sono aumentate da 397.623 t a 826.584 t del
2005. Finora il più grande fornitore del Mercato Europeo è stato il Brasile seguito
da alcuni Paesi dell'America e dell'Africa. Gli stati europei dove il mango è
coltivato sono la Spagna, la Grecia e in minima parte l'Italia (Sicilia). Il più grande
mercato di mango in UE è il Regno Unito, seguito dalla Francia e dalla Germania
che ha subito un incremento del 26% dal 2002 al 2006. L'Olanda ha importato
88.300 t di mango (10.6% UE).
Il mango in Sicilia può coprire il mercato da agosto, con le cv Glenn e
Kensington Pride, fino a novembre con la cv Keitt. La produzione ricade dunque in
un periodo commerciale particolarmente favorevole per due ragioni: a livello
locale, per la scarsa disponibilità di frutta sul mercato, a livello europeo per
limitata presenza di frutti di provenienza tropicale. I manghi prodotti in Sicilia
hanno trovato il loro mercato oltre che nelle aree locali, dove sono consumati
principalmente da minoranze etniche indiane e pakistane, che spesso si
approvvigionano direttamente presso le aziende, anche sulle piattaforme della
G.D.O. di Verona e d'oltralpe (Germania e Olanda) dove la Cupitur ha piazzato il
suo prodotto con grande successo. La Glenn è stata la cv più apprezzata con
ottimo riscontro economico, mentre la Keitt, in virtù della sua maturazione
tardiva, seppur di qualità inferiore, ha trovato una ottima collocazione di
mercato.
a cura di Barone F.
Dip. S.En.Fi.Mi.Zo., Sez. Frutticoltura Mediterranea, Tropicale e Subtropicale, Università degli Studi di
Palermo, Facoltà di Agraria, Viale delle Scienze 11 - 90128, Palermo.
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CONCLUSIONI
Dalle esperienze condotte in Sicilia, dove fino a qualche tempo fa si
pensava che l'unica cultivar coltivabile fosse la Kensinghton Pride, perché era
l'unica che aveva resistito alle basse temperature, oggi possiamo dire che altre
cultivar si possono proporre nella nostra isola.
La condizione è sempre quella di mantenerci lungo le zone costiere e dove
le temperature non vanno mai al sotto dello zero.
L'esperienza fatta presso l'azienda Cupitur in agro di Caronia ci ha dato
modo di provare, insieme ad altre cultivar, la Glenn che oltre a maturare nel
mese di agosto, ha dato ottimi risultati dal punto di vista qualitativo. Questa
cultivar ha avuto grande successo nei mercati europei, dove arriva a un grado di
maturazione eccellente.
Altra cultivar interessante, soprattutto per l'epoca di maturazione
tardiva, è stata la Keitt che arriva sui mercati nel mese di novembre e chiude così
il calendario di raccolta del mango siciliano.
a cura di Barone F.
Dip. S.En.Fi.Mi.Zo., Sez. Frutticoltura Mediterranea, Tropicale e Subtropicale, Università degli Studi di
Palermo, Facoltà di Agraria, Viale delle Scienze 11 - 90128, Palermo.
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FOTO
Impianto di mango az. Cupitur al 1° anno.
Da notare gli apprestamenti protettivi
Particolare frangivento di cipressino a tre metri di distanza az. Cupitur
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Piante di mango con presenza contemporanea
di vegetazione nuova e vecchia in az. Cupitur
Piante di mango della cv Glenn in fioritura in az. Cupitur
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Frutti di mango della cv Glenn in az. Cupitur
A sinistra il Prof. F. Calabrese in una giornata di campagna dedicata alla potatura del mango
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