strategie discorsive nel discorso economico della stampa romena e

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strategie discorsive nel discorso economico della stampa romena e
STRATEGIE DISCORSIVE
NEL DISCORSO ECONOMICO DELLA STAMPA
ROMENA E ITALIANA
Dana FEURDEAN
Universitatea „Babeş-Bolyai”, Cluj-Napoca
Lo sviluppo dei titoli emotivi su quegli informativi1 è un aspetto che si può
notare non solo nella stampa generalista ma anche in quella economica. Tale
prospettiva ha a che fare con la strategia discorsiva dei titoli giornalistici. In tale
contesto, il titolo diventa il risultato di un’interazione tra strategie informative,
scelte iconiche e tendenze stilistico-espressive cattivanti, vale a dire rappresenta
una modalità di comunicazione complessa riflettente l’incrocio tra lingua, codice
cognitivo e codice visivo.
Nel presente articolo proponiamo l’esemplificazione di alcune strategie
discorsive dei titoli degli articoli economici, strategie che abbiamo classificato a
seconda di certi criteri pragmatici. Chiameremo tali strategie “segnali”2, perché essi
costitutuiscono per il lettore degli indici oppure, come direbbe Goffman (1969: 47),
dei “segni di riconoscimento”3, fanno ricorso all’attenzione del lettore, al dialogo
che si instaura tra l’enunciatore ed il destinatario. Tali “segnali” sfruttano tanto la
competenza cognitiva ed esperienziale, quanto quella extralinguistica, culturale e
testuale del co-enunciatore4. Si tratta anche di una competenza culturalmente
appresa. La mancata comprensione di questi “segnali” può compromettere
seriamente lo svolgimento dell’interazione. Per noi il concetto di ‘interazione’ si
costruisce dunque tramite il meccanismo enunciativo, a livello discorsivo5,
appoggiando sui concetti di ‘intersubiettività’ (Benveniste 2000), di ‘polifonia’ o
‘dialogismo’ (M. Bachtin 1975, Charaudeau e Maingueneau 2002: 175), di
‘interdiscorso’ (Charaudeau e Maingueneau 2002: 324-325), di ‘negoziazione’
(Kerbrat-Orecchioni 1980), di ‘intenzione colettiva’ (Searle 1990). Di
conseguenza, nella nostra analisi vedremo nel dialogo o nell’interazione non uno
scambio di battute (come nella conversazione), bensì una comunicazione attraverso
lo stabilimento di un “terreno comune”, “una messa d’accordo” tra l’enunciatore ed
il ricevente tramite il processo dell’enunciazione (incluso non solo l’esplicito, ma
anche l’implicito6 oppure il “non detto”).
Siccome non si può parlare di comunicazione senza un minimo sforzo di
stabilimento e mantenimento del contatto con l’interlocutore, l’esperienza del
parlato essendo vissuta come istituzione di certi legami sociali e affettivi (Ducrot e
Schaeffer 1996:503), nelle seguenti righe proviamo a evidenziare:
(A) i «segnali» discorsivi propriamente detti oppure espliciti: vale a dire
quelli che nella linguistica italiana sono conosciuti proprio col nome di “segnali
discorsivi”7 e nella linguistica romena con il nome di “marcatori discursivi”).
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(B) i «segnali» discorsivi impliciti (che fanno riferimento all’implicito),
sfruttando sia le competenze testuali, che quelle extralinguistiche e culturali, ma
anche quelle cognitive ed esperienziali del ricevente, motivo per cui li abbiamo
divisi in “segnali” discorsivi polifonici ed intertestuali e “segnali” discorsivi
metaforici.
Il corpus nel quale abbiamo identificato tali strategie discorsive è formato
da titoli degli articoli economici appartenenti in gran parte alla stampa economica
italiana e romena (le testate giornalistiche: Il Sole 24 Ore, Mondo Economico,
Ziarul Financiar, Săptămâna Financiară, Capital, Banii Noştri, Bani şi Afaceri,
ecc.), ma anche alle rubriche di economia della stampa generalista (Corriere della
Sera, Repubblica, Gândul ecc.) consultate nel periodo della crisi economica del
2007-2009.
(A) “Segnali” discorsivi propriamente detti oppure espliciti nei titoli
degli articoli economici
(1) Titoli introdotti dai conettori e / şi (ma / dar)
In tutti e due gli spazi discorsivi (italiano e romeno), sia nella stampa italiana
generalista (nelle rubriche di economia), che in quella specializzata (la stampa
economica), la presenza dei connettori sin dal titolo riesce ad orientare la lettura del
lettore essendo, come dice Eco (1971: 335-377), “una chiave interpretativa”. Nella
stampa italiana si può persino parlare di una tendenza di introdurre un titolo
proprio con l’aiuto del connettore e8 come se si riprendesse un discorso
noninterrotto, strategia che riesce ad attivizzare l’intertestualità tra le competenze
extratestuali del ricevente ma a volte anche tra titoli dello stesso giornale (o della
stessa pagina):
E se il petrolio fosse venduto in euro?” (SO, 08/10/07); E la crisi
scatena la paura a Londra traballa la grande banca dei mutui (R, Finanza e
affari, 17/ 09/ 08); E la politica non vuol perdere gli artigiani ribelli di
Varese (CS, 09/ 06/ 22).
Dal punto di vista pragmatico, l’operatore di coordinazione che riceve la
funzione di “segnale discorsivo” non esprime un rapporto tra fatti (come nel suo
uso primario), bensì tra atti linguistici. Il valore di un segnale discorsivo dipende
dal suo significato originario, però si realizza in base al contesto e all’influenza
degli altri indicatori di “forza illocutiva”, vale a dire in base al modo in cui un un
enunciato va compreso. Tali “segnali” ancorano l’enunciato (del quale fanno parte)
nel comportamento del parlante verso l’interazione che si sta svolgendo. Bisogna
però precisare che alcuni sono specifici non tanto al locutore, quanto
all’interlocutore, perciò alcuni titoli tradiscono un “contratto di solidarietà” tra il
giornalista (oppure tra l’economista, nel caso degli articoli della pagina dei
commenti) e il lettore: in questo caso l’enunciatore si assume, in maniera
patemica9, lo stato del potenziale lettore, esprimendo il suo disaccordo nei
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confronti degli avvenimenti presentati: si tratta di un contratto polemico in cui
l’enunciatore si assume il ruolo narrativo di anti-soggeto. Tali segnali discorsivi
riescono a suggerire questa cosa:
Ro: Avem după ce bea apă. Dar n-avem apă! (SF, 29/08/2008); Avem
acŃiuni, dar lipsesc investitorii! (SF, 22/08/2008); Încheiem acord cu FMI,
dar ce garanŃii există că băncile nu ies cu banii din Ńară?(ZF, 23/ 03/ 09).
It: Vertice della Fao/Contro la fame tanti impegni ma niente soldi (SO,
17/11/19); La ripresa aiuta, ma dal 2003 il Tfr è meglio (SO, 17/10/2009); Si
fa avanti anche Penati. Ma la cordata resta fredda (CS, 09/08/09); I dividendi sono
ricchi. Ma scenderanno? (R, 08/ 08/09) L'onda di Shanghai sulle Borse Ma
in Giappone c'è la ripresa (CS, 18/ 08/ 09); Bernanke: «L'economia è in
ripresa. Ma restano grandi sfide da giocare» (CS, 22 /08/ 09); Crollano Pil e
consumi Ma è boom di telefonini (CS, 13 /06/ 09); «Economia migliora, ma resta
incertezza»; Poco guadagno coi Bot Ma il capitale è garantito Vinta la sfida con i conti
correnti bancari (CS, 5 /08/ 09).
Il connettore ma / dar è portatore della presupposizione del contrasto che
può essere sia argomentativo, che discorsivo. Da segnale discorsivo, ma / dar
segna, così come si può osservare, un’informazione addizionale, un’opinione
propria, però può anche segnare un rifiuto argomentativo e persino l’apertura di
una disputa (Schiffrin 1987: 153-165).
(2) Titoli introdotti da altri connettori:
Ro: De ce trebuie sǎ avem încredere în leu (ZF, 09/10/08); De ce sǎ
nu ne temem (prea tare) de crizǎ (ZF, 19/09/08); Cum sǎ vinzi când piaŃa
scade (ZF, 1/10/08); Cum se câştigă milioane de euro din acte adiŃionale
(SF, 03/10/2008); Cum garanteazǎ statul banii din bǎnci (ZF,12/10/08);
Cum sǎ investeşti în conturi individuale (ZF, 18/01/08); Cum de FinanŃele se
împrumută mai ieftin pe o piaŃă mai puŃin lichidă? (Sfin, 30/01/09); Cum să
ai venituri anuale de zeci de mii de euro în paşi de dans (ZF, 19/ 03/ 09);
Cum au reuşit afacerile la cheie să se adapteze crizei (C, 29/ 05/ 09) ecc.
(3) “Segnali” discorsivi interrogativi ed esclamativi
Anche se i deittici sono la più diretta prova di avvicinamento dell’apparato
formale della lingua dal locutore, l’enunciazione presuppone anche altre procedure
di manifestazione. Tra queste, E. Benveniste (1970, apud Dragoş 2000: 76)
menziona anche l’interrogazione che conosce una serie di forme lessicali e
vocative, sottolineando lo stretto rapporto tra il locutore e l’intelocutore (Dragoş
2000: 76). I titoli interrogativi10 della stampa economica tradiscono un carico
emozionale (preoccupazione, stupore, ecc.) del giornalista-attante:
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Ro: TranzacŃiile - suspendate. Ce urmeazǎ? (ZF, 8/10/08); Când se
vor vedea primele rezultate ale fondurilor europene în infrastructurǎ? (ZF,
01/10/08); Sfârşitul speculei imobiliare? (SFin 05/09/08,); SIF-urile au
câştigat 6%. Începe revenirea pe sectorul financiar sau vor scădea la loc?
(Sfin, 09/08/ 08); De ce s-a întors Bursa la nivelul din 2005, când creşterea
economică bate record după record? (ZF,05/08/08); Cele mai puternice
bǎnci centrale îşi unesc forŃele pentru a opri carnagiul. Ce se va întampla pe
piaŃa localǎ? (ZF, 19 /09/ 08); E un moment bun pentru investiŃii la Bursǎ?
(ZF, 01/02/08); Ce cautǎ fondurile închise de investiŃii pe Bursǎ? (ZF,
22/02/08), Cât de siguri sunt banii din asigurări? (SF, 10/10/08),
Productivitatea muncii este în scădere. Ce se va întampla cu salariile? (ZF,
20/03 /09); 40 de malluri finalizate şi 24 în construcŃie. Mai este nevoie de
alte centre comerciale pe piaŃa locală de retail? (ZF, 06/ 03/ 09) ecc.
It:E se il petrolio fosse venduto in euro? (08/10/07, SO) ecc.
Il più delle volte il valore esclamativo o interrogativo dei titoli viene
consolidato anche dalla presenza di un marcatore convenzionale:
Avem după ce bea apă. Dar n-avem apă! (Sfin, 29/08/2008) ecc.
Alcuni segnali (marcatori) discorsivi sono soprattutto marcatori della
consecuzione che della causalità, compiendo una funzione ostentativa:
Intesa SanPaolo, Unicredit e le altre banche italiane. Ecco perche'
non c'e' da fidarsi! (ME 10/10/2008); Le mani del Tesoro sulle banche ecco
come comanderà la politica (R, 10/10/08); Dal ponte sullo Stretto allo
scudo fiscale: ecco il piano di rilancio (CS, Economia, 09/08/02); Btp e titoli
bancari, ecco i nove bond per «guadagnare» con l’inflazione (CS, 19/08/09).
Talvolta incontriamo anche titoli in cui le domande (che possono essere
potenziali domande del lettore) sono seguite da risposte, a volte esclamative,
utilizzate in maniera persuasiva:
Ro: Vǎ gânditi sǎ vindeŃi? GândiŃi-vǎ cǎ cineva cumpǎrǎ! (ZF,
13/10/08); Cum vor evolua serviciile în următoarele trei luni? În JOS! (C,
27/ 02/ 09); Cum vor evolua construcŃiile în următoarele trei luni? În JOS!
(C, 27/0/ 09); Cum va evolua comerŃul cu amănuntul în următoarele trei
luni? În JOS! (C, 27 02 09).
It: Investimenti fai da te? Meglio farsi due conti (SO, 21/11/09); La
chiave? Disciplinare i derivati (SO,21/11/09).
(B) “Segnali” discorsivi impliciti
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Elena Dragoş (2000: 77-88) attira l’attenzione che se l’enunciazione fosse
valutata solo per le sue fenomenalizzazioni di superficie (deittici, modalizzazioni,
ecc), sicuramente il meccanismo sarebbe impoverito, perché, secondo H. Parret
(1983, apud Dragoş 2000: 78), questi marcatori pragmatici sarebbero solo una
piccola parte dell’“iceberg enunciativo”. Perciò abbiamo ritenuto opportuno di
fermarci anche sulle “fenomenalizzazioni” che appartengono anche alla “sostanza”
dell’enunciazione e che abbiamo chiamato «segnali» discorsivi impliciti. Sulla base
del corpus dei titoli analizzati, possiamo parlare di due tipi di tali «segnali»
discorsivi: polifonici (intertestuali) e metaforici.
(1) “Segnali” discorsivi polifonici (intertestuali)
Chiameremo i titoli che contengono tali “segnali” titoli allusivi oppure titoli
polifonici (intertestuali). Tali titoli si costituiscono come una strategia di
ripetizione o di eco (Held 1999: 178), mettendo in gioco l’aspetto
dell’intertestualità perché rimandano ai testi di fondo o ai testi fonte. Ad un’attenta
esaminazione si potrebbe osservare che i giornalisti riusano spesso certi testi, sia
come citazione, che come testi modificati, in tal maniera da produrre un effetto di
senso che presuppone inferenze da parte del lettore. Tale produzione testuale si
manifesta come un’interazione discorsiva, come uno “smontaggio-rimontaggio” di
testi, basandosi su un’apposita manipolazione delle competenze del lettore. A volte
tali titoli ricevono gli attributi di uno slogan, determinando un “cambiamento di
folclore” (Loporcaro 2005: 64, apud Gualdo 2007: 41). Nella stampa economica e
nelle pagine economiche della stampa generalista il procedimento non è una pratica
molto frequente come è in altre rubriche della stampa generalista, però ci si può
incontrare, rispecchiando la soggettività del discorso economico ed orientando le
inferenze del co-enunciatore. Nella linguistica italiana tale procedimento è
conosciuto sotto il nome di “riuso linguistico” (Held 1999: 178-189) o “ripetizione
polifonica” (Bazzanella 1993, 1996, 2003: 241-256) oppure “parola d’altri”
(Mortara Garavelli 1985), mentre nella linguistica romena si usa soprattutto la
denominazione “discorso ripetuto”. Se il termine “polifonia” rimanda a Bachtin
(1979, 1981), quello di “discorso ripetutto” rimanda ad E. Coseriu (2000: 258259), però tutti e due rimandano alla stessa cosa: ripetizione di espressioni fisse,
pezzi di canzoni, citazioni, massime e proverbi, battute dei personaggi celebri,
stereotipi, slogan, ecc.
Come fonti d’allusione preferite dai titoli degli articoli di economia abbiamo
notato:
(1.1.) citazioni di opere conosciute o di personaggi celebri:
Dă-i Cezarului ce-i al Cezarului: taxe şi contribuŃii (SF, 5/ 09/ 08).
Questo titolo potrebbe rappresentare per un cinefilo un rimando al film
Cesare e Cleopatra, regizzato Gabriel Pascal, secondo l’opera di George Bernard
Shaw. L’inferenza di un altro lettore potrebbe essere rappresentata dalla citazione
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biblica del Vangelo secondo Matteo (22: 21): “Date (Rendete) dunque a Cesare
quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio”. Si tratta del dialogo tra Gesù e i
farisei. Nell’articolo economico invece assistiamo ad un discorso ricostruito
tramite la tecnica dell’immutatio (Dumistrăcel 2006: 128)11. Già sin dall’inizio
l’interpretazione del co-enunciatore che sente la polifonia viene orientata. Il
sintagma nuovo “tassi e contributi” accanto a quello vecchio e conosciuto
(“Rendete dunque a Cesare quello che è di Cesare”) conferisce una sfumatura
ironica al discorso dell’enunciatore che sostiene che i tassi e l’inflazione sono
sempre un peso per gli individui ma una beneddizione per lo stato, i cui redditi
sono maggiorati del 33,25%, a causa della reintroduzione dell’IVA in dogana,
dell’eliminazione delle misure semplificate ai lavori edilizi, ma anche del “bonus”
portato al budget d’inflazione (perché, secondo quanto afferma il giornalista, lo
stato non tassa solo i redditi reali, ma anche l’inflazione).
Il titolo di una breve notizia del giornale romeno Capital - “Şi totuşi (roata)
se învârteşte” (Brief, p. 2) -, potrebbe ricordare la celebre esclamazione italiana
„Eppur si muove!” che molti ritengono pronunciata da Galileo Galilei al tribunale
dell’Inquisizione al termine dell’abiura dell’eliocentrismo, ma che in realtà è stata
inventata dal giornalista Giuseppe Baretti, che aveva ricostruito la vicenda in
maniera anticattolica, per il pubblico inglese in un’antologia pubblicata a Londra
nel 1757, Italian Library (http://it.wikipedia.org), però manderebbe piuttosto al
vecchio proverbio considerato di origine calabrese La fortuna è fatta a ruota, gira
sempre e sempre cambia direzione (A fortuna è fatta a rota sempri giri e sempri
vota) accennando al fatto che “Dopo la tempesta, arriva il sereno”. La buona
notizia informa sul Gruppo Dacia che, se qualche mese fa licenziava migliaia di
persone, oggi fa lavorare i dipendenti a tre turni per poter rispondere alle offerte
dall’estero.
(1.2.) titoli di fiabe e di racconti:
Prâslea cel Voinic şi PIB-ul de aur (SF, 05/09/08)
Ci sono anche titoli (come quello appena citato) in cui abbiamo a che fare
con una parodia del testo fonte. Abbiamo notato che l’immutatio, come
procedimento di riuso di certe unità o strutture lessicali tramite il “detournement”
del testo di partenza è abbastanza frequente nella stampa economica romena. Si usa
in genere una struttura memorizzabile in un contesto insolito sostituendo un
lessema o pochi lessemi e facendo trasparire l’ironia dell’enunciatore, orientando
l’interpretazione del lettore nella stessa direzione e suscitando un sorriso complice
tra quelli che “sentono” il gioco e ne scoprono la ragione e l’essenza. Un tale
sdoppiamento testuale si rileva uno strumento esemplare di canalizzazione tanto
dell’informazione, quanto dell’opinione del giornalista, espressa in maniera
indiretta, economica e stringente.
La copresenza del vecchio sintagma (Prâslea cel Voinic şi [...] de aur) e
dell’elemento nuovo (PIB-ul) nello stesso enunciato12 rispecchia anche la
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spettacolarizzazione della notizia e allo stesso tempo il procedimento della
narrazione, cosa confirmata dalle prime righe dell’articolo che introducono la
notizia in maniera soggettiva: “Economia României este precum eroul din poveste
(Făt-Frumos din Lacrimă, e adevărat, nu Prâslea cel Voinic): creşte într-o lună
cât alŃii într-un an (jumătate de an, mai corect). Creşterea de 9,3% a Produsului
Intern Brut (PIB) al României din trimestrul al doilea a depăşit de aproape şase
ori media UE de 1,6%. E drept că dinspre Vest bate vântul recesiunii, însă la fel de
adevărat este că în România inflaŃia era, în luna iulie, de 9,03%.”
(http://www.sfin.ro, 05/09/2008). Si può notare come l’ironia ha un doppio effetto:
prima si manifesta a livello del titolo (micro-testuale), grazie all’allusione e alle
inferenze, poi a livello dell’articolo (macro-testuale) tramite l’annullamento di
queste inferenze e l’introduzione delle altre: “Economia României este precum
eroul din poveste (Făt-Frumos din Lacrimă, e adevărat, nu Prâslea cel Voinic)”.
Ci sono dunque titoli che mandano volutamente a certe inferenze da parte
del lettore coinvolgendolo in una certa storia e offrendogli un “ponte” di contatto
con il mondo del testo, affinché poi queste inferenze siano volutamente rovesciate
verso un’altra storia. È quello che Rodica Zafiu (2001) chiama uno degli inganni
dei titoli motivando che la spettacolarizzazione non appartiene solo all’azione in sé,
ma anche al suo rapporto con un quadro esistenziale più ampio. Utilizzando titoli
polifonici il giornalista abitua il lettore ad una certa mentalità ludica,
condizionandogli il comportamento ricettivo. Si tratta di un “gioco dei rimandi”
(Bazzanella 2003: 250) nella cui interpretazione il contesto acquista importanza.
Alla formazione dell’intertestualità contribuiscono due fattori: uno relativo
alla produzione del messaggio (che riguarda l’emittente), l’altro relativo alla
ricezione (che riguarda il lettore). In questa maniera l’enunciatore ed il coenunciatore diventano attanti13 in un atto discorsivo che si costituisce come
processo di “intersubiettività” (Benveniste 2000) o “dialogismo” (Bachtin 1975).
Abbiamo a che fare con situazioni in cui il testo fonte appare in una nuova struttura
a compiere due maggiori funzioni: quella di fungere da guida necessaria per
un’interpretazione soggettiva e quella di contribuire al concetto dell’infotainment14
e dell’infomarketing, questi “destinato a catturare i lettori sazi di messaggi mediali
tramite un unico motto: «Chi non colpisce, fallisce.»”. (Held 1999: 188). Tali
esempi evidenziano ancora un fatto: che l’ironia, in certe accezioni, non è capita
solo come inversione di senso, ma anche come citazione di un discorso altrui,
proprio come eco di già detto15. Nel discorso ironico troviamo dunque dialogismo,
polifonia, interdiscorsività, l’ironia stessa rappresentando un “segnale” di
comportamento laico, aperto e disponibile.
Secondo Rodica Zafiu (1987: 68), l’ironia deriva dal rapporto pragmatico
del segno con il parlante, non con il suo referente. Carmen Vlad (2003: 107)
sostiene che nel mondo costruito dall’ironia vengono rappresentati tanto gli atti
illocutivi, quanto il meccanismo della contraddizione sulla quale si fonda il
discorso ironico. Di conseguenza, affinché le figure dell’ironia siano percepite ci
si devono soddisfare certe condizioni dell’aria pragmatica: l’autore ed il lettore
devono condividere abitudini, costumi, valutazioni e presupposizioni culturalmente
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determinati. Si tratta di quel “terreno comune” nell’accezione di Ch. U. Larson
(2003) che si costituisce come tappa importante nel processo della persuasione16.
Alludendo alla stessa idea, M. C. Cǎtǎnescu (2006: 67) attira l’attenzione che un
titolo polifonico, intertestuale sarà totalmente privo dalla sua funzione poetica, di
messa in relazione dell’enunciatore e dell’enunciatario o di alcuni eventi
temporalmente distanti, se questa intertestualità non sarà depistata. In questo caso
la complicità e la solidarietà culturale tra autore e lettore non sarà assicurata,
caso in cui lo sforzo dell’immaginazione del giornalista rimarrà un semplice
esercizio d’evoluzione, mancato dall’eco scontato.
In base a quanto detto, possiamo notare che nel titolo Prâslea cel Voinic şi
PIB-ul de aur (e altri titoli di questo genere) la contestualità discorsiva oppure il
conoscimento del “precostrutto” culturale, delle competenze cognitive del lettore
sono neccessarie da parte el giornalista: sicuramente, nello spazio discorsivo
italiano “Prâslea cel Voinic” non direbbe nulla, non rimanderebbe ad un fondo
narrativo e un tale discorso rivolto ad un italiano (che non conosce la fiaba romena)
non raggiungerà i suoi fini maggiori: docere, delectare, movere17. Si è potuto però
costatare che nella stampa economica (soprattutto in quella romena) ci sono non
soltanto titoli che rimandano a fiabe, bensì alle formule specifiche di questo genere
letterario - Fondurile de obligaŃiuni au crescut în opt luni cât în patru ani (ZF,
12/09/08), Ricordando l’11 settembre/C’era una volta il mondo gentile delle Twin
Towers (SO, 11/09/09) - il che evidenzia ancora una volta la narratività del
discorso economico della stampa scritta, narratività che però appare molto più
evidente all’interno degli articoli.
(1.3.) I discorsi ricostruiti sulla base degli enunciati paremiologici sono
abbastanza frequenti tanto nei titoli degli articoli economici. Offriamo alcuni
esempi della stampa romena, formati per mezzo della figura dell’adiectio: Euro:
graba strică treaba! (România Liberă, Economia, 3/12/ 08), quanto nella stampa
economica Lumea arde şi baba se piaptănă…la Davos (Bursa, 05/ 02/ 09); Când
doi se ceartă la Haga, al treilea câştigă! (Sfin, 9/ 02/ 09, pg.1).
Il titolo di un articolo italiano che evidenzia gravi carenze nel turismo
italiano - Campania Inquinata/Vedi o' mare quant'è sporco (SO/11 08 09) rimanda a un detto napoletano (Vide 'o mare quanto è bello [Guarda che bel
mare]), essendo costruito in chiave ironica per il mezzo di due figure: adiectio e
immutatio.
(1.4.) titoli di libri o di letteratura:
Nel titolo Alla ricerca della reputazione perduta (SO, 28/05/09) assistiamo
di nuovo alla figura della sostizione (immutatio) che “funziona” sulla base del testo
di partenza Alla ricerca del tempo perduto (À la recherche du temps perdu), il
titolo della più importante opera di Marcel Proust, scritta tra il 1909 1 il 1922.
(1.5.) versi da opere conosciute:
Strategie Discorsive Nel Discorso Economico Della Stampa Romena E Italiana
“CandidaŃi pe care lumea nu putea să-i mai încapă” (Sfin, 03/10/08).
Il titolo che introduce la notizia relativa a certe personalità romene che
entrano in politica rimanda, tramite la figura di costruzione della sostituzione
(immutatio), al verso del poeta Eminescu, “ÎmpǎraŃi pe care lumea nu putea sǎ-i
mai încapǎ”.
(1.6.) titoli di film:
“Sunt bogat, dar mă tratez” è un altro titolo polifonico però stavolta si tratta
non del titolo di un articolo, bensì di una rubrica della pubblicazione economica
Săptămâna Financiară, della sezione „Bani şi afaceri” (“Soldi e affari”). La
modalità della modifica del testo fonte si fa anche questa volta per l’immutatio,
considerata da S. Dumistrăcel (2006: 140) la più frequente figura di construzione
nel discorso del giornalismo romeno: „bogat” (“ricco”) sostituise l’aggettivo
“timido” dal titolo originale del film “Je suis timide... mais je me soigné”, in
traduzione italiana conosciuto come “Sono timido ma lei mi cura”). Tramite questa
strategia (l’introduzione di una parola diversa/ di alcune parole diverse dalla forma
canonica del discorso ripetuto), la ricezione viene spesso orientata in maniera
agressiva verso l’accettazione del punto di vista dell’emittente (Dumistrăcel 2006:
140).
Nei titoli intertestuali fondati su titoli di film incontriamo anche la
ricostruzione del discorso per mezzo dell’adiectio, come si può osservare nel titolo
che segue. La prima componente del titolo „«Nemuritorii» pieŃei de lux” (Sfin,
26/01/09, p.1). ricorda il film romeno realizzato da Sergiu Nicolaescu nel 1974. La
parola „nemuritorii” [“gli immortali”] contribuisce all’attrazione del lettore tramite
lo stabilimento di un contratto di lettura basato su quella „enciclopedia” comune
della quale parla Umberto Eco e che appartiene in questo caso allo spazio
discorsivo romeno. Perciò un titolo del genere permetterebbe delle inferenze
soprattutto a un lettore romeno, a parte il caso che uno straniero conoscesse questo
film. La seconda componente „pieŃei de lux”, seguita dal sottotitolo „Analiştii
recomandă cele 10 bunuri pe care merită să cheltuieşti banii”, appartiene alla
modalità di modifica del discorso originale, strategia che riesce a consolidare
l’effetto dell’informazione sul ricevente, in base ad una cooperazione
(collaborazione) efficace tra la funzione fatica del linguaggio e quella espressiva.
(1.7.) titoli di canzoni o di ritornelli noti:
Il titolo giornalistico “Il «funerale» della città/ Com'è triste Venezia” (SO,
15/11/09) porta in primo piano la notizia sullo spopolamento di Venezia, il cui
male oscuro sta nella “perdita di quasi due terzi degli abitanti in cinquant’anni, ma
sta soprattutto in una sorta d'involuzione che blocca tutto in nome del denaro facile.
Un'economia drogata dal turismo, ma un turismo che più che costruire solidamente
la città del futuro ne dilapida il patrimonio” (http://www.ilsole24ore.com/15-nov2009). Il titolo è ricostruito per il mezzo della figura dell’adiectio sulla base del
Dana FEURDEAN
testo fonte della bella canzone classica di Charles Aznavour, "Que C'est Triste
Venise." (“Com'è triste Venezia”).
Altri esempi della stampa economica italiana che rimandano a testi di
canzoni: Sentenza Usa / Bye bye rating irresponsabile (SO, 1/09/09); „I mercanti
di passato / Nostalgie canaglia” (SO, 14/08/09).
Dalla stampa economica romena possiamo esemplificare con il titolo „Go
west! Greii imobiliari s-au repliat în sectorul 6” (Sfin, 12/09/2008) che riprende il
ritornello del singolo (“Go west”) di Pet Shop Boys, il duo britannico di musica
pop elettronica che ha avuto grande successo nel 1993. Ricostruito per il mezzo
dell’aggiunzione (adiectio), il titolo introduce una notizia sui quartieri di Bucarest
in cui vengono costruiti centri commerciali, uffici e oltre 20.000 appartamenti. Il
posto viene presentato come una terra promessa, somigliante a quella della
canzone promessa alla donna amata: „we’ll find our promissed land”, „life is
peaceful there”.
(1.8.) Nella categoria dei titoli intertestuali potremmo inquadrare anche quei
titoli che tramite la loro struttura rimandano a certi tipi testuali. Per esempio
incontriamo nella stampa economica e d’affari titoli che ricordano gli annunci
commerciali (Medic ieftin, caut spital privat/ http://www.businessmagazin.ro/13/
01/ 09; Cercasi manager a Dna modificato/ SO, 17/11/09), però anche titoli a
forma di slogan pubblicitari, a volte costruiti per mezzo dell’adiectio, come
nell’esempio che segue: Pec, purché sia una corsa utile a tutti (SO/23/11/90).
Gli esempi potrebbero continuare. Abbiamo notato che le più frequenti
strutture di ripetizione polifonica nei titoli sono quelle realizzate in tutte e due le
stampe (romena e italiana) per il mezzo dell’immutatio e dell’adiectio. Tale
procedura è pìù frequente nella stampa economica romena a differenza di quella
italiana. La ripetizione polifonica (oppure il discorso ripetuto) che “ancora”
l’informazione ad una conoscenza condivisa, rafforzandola, per contrasto o per
analogia, agisce come la metafora, perché fa scattare delle associazioni non solo
relativamente al singolo termine, ma ai vari campi concettuali ad esso collegati.
(2) “Segnali” discorsivi metaforici
(2.1.) Concetti metaforici di guerra e tattica militare
Beccaria (1973: 75) parlava della tendenza dei giornali a “vedere” più che a
“interpretare” il mondo circostante, della tendenza a una impressione visiva della
realtà, tendenza che traspare anche da molti titoli giornalistici che sono circoscritti
ai concetti metaforici.
Nela stampa romena, euro, leu e dollaro diventano agenti attivi
metaforicamente visti e presentati in una battaglia:
Războiul preŃurilor de pe piaŃa imobiliară s-a mutat în localităŃile din
zona metropolitană (ZF, 19/05/08); Leul a mai pierdut o bătălie în faŃa
Strategie Discorsive Nel Discorso Economico Della Stampa Romena E Italiana
euro (G, 19/ 01/08); Leul prinde curaj în faŃa euro (G, 30/01/08);
„Brânciul” dat monedei americane a fost anunŃul unei mari bănci din SUA
că are probleme cu lichidităŃile (sottotitolo, G, 15 03/08).
Assistiamo però non solo alla personificazione della moneta, bensì a quella
delle istituzioni (anche queste presentate in immagini agressive soprattutto nella
stampa romena) o di alcuni concetti economici astratti:
IFN-urile atacă (BN, 18/06/08); BRD suflă în ceafă BCR (BN,
21/08/07), InflaŃia rămâne pe poziŃii (BN, 21/08/07); Băncile se bat în
promoŃii la credite ipotecare (ZF, 05/08/08), AgenŃiile imobiliare
specializate pe locuinŃe vechi, lovite de scăderea vânzărilor (ZF, 31/07/08);
Decizia BNR a dat în cap Bursei după doar două zile de revenire (ZF, 01/
08/08); Bursa de la Bucureşti, lovită în plin de criza din America (ZF,
17/09/08); Leasingul încaseazǎ lovituri succesive (C, 16/10/08); PiaŃa
leasingului lovitǎ din trei direcŃii (C, 16 /10/ 08).
Secondo Lakoff (1980/1984: 33), le più evidenti metafore sarebbero quelle
ontologiche che permettono di considerare eventi, azioni, emozioni, idee come
entità – sostanze. Così, la visualizzazione di qualcosa di astratto, come sarebbe, per
esempio, l’inflazione, ha una forza esplicativa riguardante la nostra maniera di
comprensione del mondo: noi capiamo le entità inumane in termini di motivazioni,
attività e caratteristiche umane e i titoli giornalistici del discorso economico
riescono molto bene a rispecchiare questo fatto. Secondo Lakoff (1984: 33) la
personificazione costituisce un categoria che ricopre una gamma ampia di concetti
metaforici, soprattutto quella delle metafore ontologiche. Così come risulta dagli
esempi sottoelencati, abbiamo a che fare non solo con la metafora concettuale
L’INFLAZIONE È UNA PERSONA, ma con una ancor più rilevante:
L’INFLAZIONE È UN AVVERSARIO.
Daniel Dăianu: O inflaŃie greu de combătut/ (Zf, 30/06/08); În lupta
cu inflaŃia, BNR favorizează creditul în valută (C, 6/08/08), łinta de
inflaŃie, asediată de guvern (Sfin, 8/08/08).
Tale concetto metaforico non solo tradisce il nostro modo di pensare relativo
all’inflazione ma persino la nostra maniera di relazionarci e di agire nei suoi
confronti. Pensiamo all’inflazione come ad un avversario che temiamo (Decizie
şoc: BNR majorează dobânda la 9%, îngrijorată de inflaŃie /ZF, 4/02/08; FMI:
România, vulnerabilă. AtenŃie la inflaŃie /ZF, 27/06/08); Îngrijorat de inflaŃie,
Tăriceanu se consultă cu Isărescu /ZF, 11/01/08), che ci può far del male o ci può
ferire (SAFI, bătut de inflaŃie (ZF, 04/05/07), ci può provocare persino traumi
psichici e fisici (Isărescu: "Cocoaşa inflaŃiei" are caracter temporar /G,
27/11/09).
Dana FEURDEAN
(2.2.) Il concetto della metafora sportiva
Alcune volte la moneta euro è vista in una contesa sportiva. Tale ottica è
preferita soprattutto dalla stampa italiana:
“La corsa dell’euro non si ferma” (CS, 2/02/08); Il dollaro per ora
ha terminato la sua corsa (SO, 5/09/08).
Anche nella stampa romena abbiamo a che fare con una metafora
ontologica che fa ricorso al campo sportivo (BNR s-a antrenat la intervenŃia pe
curs /SFin, 10/10/200) ma che, così come osserva anche R. Zafiu (2006), fa uso di
espressioni entrate tanto nel linguaggio calcistico, quanto in quello familiare: a o
da în bară, a fenta, a dribla (Cum să driblezi impozitul la bursă /BN, 7-07/08). La
metafora sportiva mira però anche ad altri sport, non solo al calcio:
Raliu la bursă: SIF-urile câştigă 6%, ERSTE+6,4% (ZF, 08/09/08);
Un nou sport la bursă: Kumo (C, 26/09/08).
(2.3.) Il concetto metaforico relativo al volo è preferito dalla stampa
italiana:
L’euro vola oltre quota 1,51 contro dollaro (CS, 27/02/08); L’euro
vola, nuovo record sul dollaro (S, 10/07/07), Borsa, l’Europa vola dopo la
mossa del Tesoro USA (SO, 8 /09/08), Vola Banco Popolare, giù Terna (CS,
23/11/09), ecc.
(2.4.) Il concetto metaforico relativo al crollo ed all’affondamento
Le cadute brusche del mercato economico (monetario) vengono associate
agli incidenti aerei o nautici, rispettivamente al concetto metaforico del crollo o
dell’affondamento. Di conseguenza si parla del crollo del dollaro, della borsa, di
terremoto borsistico ecc., ma la metafora viene estesa anche alle azioni, alle
compagnie, istituzioni, ecc:
Ro: Dolarul se prăbuşeşte cu leul de gât /Sfin, 21/09/07). (Si può
osservare qui anche la metafora ontologica: la moneta romena riceve tratti
fisici umani). Cutremurul bursier depǎşeşte magnitudinea celui din 1987 (C,
6/10/08); Dolarul se scufundă sub dominaŃia lirei (CN, 24/01/07), AcŃiunile
Impact s-au prăbuşit cu 20% în două zile (ZF, 11/11/08); Încă o mare bancă
americană se va prăbuşi în 2008 (ZF, 20/08/08); PreŃul locuinŃelor din
Marea Britanie se prăbuşeşte (ZF, 08/08/08); Economia britanică prinde
viteză în jos (ZF, 07/08/08); AIG riscă să se prăbuşească (G, 15/09/08);
Bursele europene îşi adâncesc declinul (ZF, 19/08/08); Bursa românească,
în cădere liberă (G, 23/01/08); Profitul A&D Pharma s-a prăbuşit în primul
semestru (ZF, 30/07/08); Cât de mare este riscul de aterizare dură a
economiei româneşti? (ZF, 18/08/08); Prăbuşirea Bursei nu a schimbat
Strategie Discorsive Nel Discorso Economico Della Stampa Romena E Italiana
planurile managerilor principalelor companii româneşti listate (ZF,
22/09/08), ecc.
It: Cambi: dollaro affonda su timori debito Usa (SO/22/05/09); Borse,
dopo i crolli prove di rimbalzo (R, 18/03/08); Borsa: sprofondano i titoli
bancari in tutta europa (CS, 15/11/08); La Bce lascia i tassi invariati al
4,25%. E le Borse crollano: bruciati 170 mld (CS, 8/09/ 08); Borse, secondo
crollo consecutivo. Solo in Europa bruciati 140 miliardi (CS, 8/09/08); Borse, dopo i
crolli prove di rimbalzo (R, 18/03/08); Effetto Lehman, per le Borse è subito
crollo (R, 15/09/08), ecc.
In questo periodo di crisi economica mondiale, il concetto metaforico che
esprime il crollo, l’affondamento oppure i disastri naturali riesce ad ispirare la
stampa economica di molti paesi e culture (Inghilterra, gli Stati Uniti, Spagna,
Italia, Romania, ecc.).
(2.5.) Il concetto metaforico relativo alla salute viene espresso in titoli che
suggeriscono non solo lo stato “fisico” della moneta, ma anche quello di spirito
(sofferenza, ottimismo, pessimismo, nervosità, crisi, ecc.). In base a questo
concetto metaforico si arriva non solo alla personificazione della moneta, ma anche
delle forme monetarie che questa può conoscere: fondi, crediti, ecc.:
Ro: Economia româneascǎ a fǎcut atac de panicǎ (sottotitolo:
Epidemia financiarǎ internaŃionalǎ a atins piaŃa de capital, leul şi planurile
de investiŃii (C, 16/ 10/ 08); Febră pe piaŃa spaŃiilor industriale (SF,
24/10/2008); Chisu, IFB: Pe termen scurt, Bursa nu poate rezista valului de
pesimism (ZF, 15/09/08); Ce măsuri are Varujan Vosganian să scoată
Bursa de la terapie intensivă (ZF, 25/09/08); Euro a fost revigorat de
planul de salvare a băncilor (ZF, 14/10/08); Bursele europene şi-au
revenit dupǎ ce liderii politici au scos artileria grea (ZF, 14/10/08); Liderii
politici ai lumii au oprit pentru moment hemoragia financiarǎ (ZF,
14/10/.08), Credite relaxate la UniCredit łiriac (G, 31/ 01 08); Fondurile
din Est sunt mai sănătoase decât cele din Vest (ZF, 20/08/08); Miliardarul
George Soros încearcă să facă bani de pe urma crizei creditelor (ZF,
20/08/08), ecc.
It: Le Borse europee in recupero nonostante Wall Street (R,
29/08/08), La moneta unica supera quota 1,56 contro dollaro. E le Borse soffrono (CS,
13/05/08).
(2.6.) Il concetto metaforico relativo al viaggio
Potremmo dire che le metafore riguardanti la lotta ed il volo potrebbero
essere inquadrate in una meafora più ampia, come sarebbe quella relativa al
viaggio: l’economia di un paese ha sempre avuto un percorso da fare. Tale percorso
Dana FEURDEAN
può essere visto tanto come fine (es. Lungul drum al crizei [economice] către
România/ B, 19/02/07), quanto in tutta la sua dinamicità prendendo varie forme:
IMM-urile şi băncile ajung greu la fondurile europene (SFin,
5/09/08), Creditul ipotecar frânează puternic: în mai vânzările au fost o
treime faŃă de noiembrie (ZF, 28/07/08); Impuls Leasing accelerează spre
top 10 cu finanŃări de 117 mil. euro in primul semestru (ZF, 04/08/08);
Transilvania pune la bătaie circa 50 mil. euro pentru a sustine cursul
acŃiunilor (ZF, 28/07/08); Vânzările Skoda frânează pe final de an, dupa un
plus de 15% la opt luni (ZF, 28/08/08); Bursele americane se duc, din nou,
la vale (ZF, 2/10/08); Euro se întoarce la 3,8 lei, într-o zi de optimism pe
plan mondial (ZF, 09/10/08), ecc.
(2.7.) Metafore animali
Tali metafore sono meno presenti nei titoli della stampa economica o delle
rubriche economiche della stampa generalista. Gli animali prediletti quando si
tratta di economia sono la tigre e il dragone: Tigrul din Balcani are un pic de
febră (A, 2/09/08). Si tratta di concetti metaforici che non appaiono solo nella
stampa romena o italiana, ma anche in quella americana ed inglese. Tanto la
famosa rivista finanziaria britannica The Economist18, quanto quella americana
Business Week utillizzano questo tipo di metafore, evidenziando che nel discorso
economico e di affari esiste un certo legame tra le immagini degli animali e
competitività. Nel periodo 1960-1990 „la tigre economica dell’Europa” era l’Italia,
a seconda delle affermazioni espresse in queste pubblicazioni, però col tempo
l’Italia si è perso il prestigio iniziale, diventando „a battered tigger” (The
Economist, 4/06/05).
Conclusioni
Si è visto, dunque, come al concetto di interdiscorsività rimanda tanto il
concetto polifonico, quanto quello metaforico dei titoli giornalistici. Evidenziando
il concetto metaforico nei titoli degli articoli economici, abbiamo notato come tutte
e due le stampe (romena e italiana) ne fanno uso, però manifestano predilezione
soprattutto per alcune di esse. In romeno, la fluttuazione monetaria viene associata
soprattutto al concetto metaforico della lotta, della guerra oppure alla salute
(esteso anche ad altri fenomeni economici), mentre nella stampa italiana viene
associata alla contesa sportiva o al volo. Questi potrebbero essere degli indizi
relativi agli spazi discorsivi delle due culture: il concetto metaforico della lotta
potrebbe evidenziare l’idea di ambizione dei romeni, ma anche l’‘accanimento’, la
frustrazione oppure l’idea di violenza esistente nel nostro immaginario collettivo19.
Il concetto metaforico del volo (presente solo nella stampa itlaliana) potrebbe
alludere sia all’idea di ottimismo e serenità, sia all’indifferenza (se prendiamo in
considerazione anche il fatto che alcuni pregiudizi o stereotipi attribuiscono agli
italiani il difetto di essere “ignoranti”). In tutte e due le stampe, l’economia viene
concettualizzata come un organismo vivo, i movimenti del mercato come un
Strategie Discorsive Nel Discorso Economico Della Stampa Romena E Italiana
movimento fisico e le cadute brusche del mercato sono spesso viste come disastri
naturali (crolli, terremoti, ecc.).
Tanto la ripetizione polifonica, quanto la metafora concettuale hanno molta
importanza nella didattica di una lingua straniera (l’italiano in questo caso),
quando il giornale (o l’articolo) economico si usa come strumento di lavoro in
classe. Se la metafora sfrutta le competenze cognitive dello studente, aiutandolo ad
apprendere più facilmente certe nozioni e certe fraseologie economiche, la
ripetizione polifonica sfrutterà le sue competenze culturali, testuali ed
enciclopediche. Così, al corso pratico di lingua italiana, lo studente romeno impara
non solo la terminologia economica che incontra negli articoli economici
(selezionati dall’insegnante a seconda del curriculum), ma ha anche l’occasione di
‘depistare’ (con l’aiuto dell’insegnate) degli intertesti (i testi paremiologici, per
esempio) che gli permottono di scoprire tanto differenze interculturali, ma anche
matrici culturali comuni tra i due popoli latini.
NOTE
1
Nella letteratura italiana specialistica è consuetudine distinguere i titoli in informativi, incitativi e
misti: titoli informativi/ titoli emotivi (Eco, apud Arcuri 2002: 50); titoli cronistici o indicativi
/ titoli drammatici o brillanti (Murialdi, apud Arcuri 2002: 50); titoli enunciativi/titoli
paradigmatici (Papuzzi, apud Arcuri 2002: 50); titoli informativi/titoli impressivi (Bonomi
2003: 139). I titoli informativi sono quelli destinati a introdurre l’argomento in modo neutro;
quegli incitativi tendono a suscitare l’attenzione e la curiosità del lettore sulla natura del fatto
mediante metafore e “détournement du sens”, mentre i titoli misti hanno carattere di entrambi.
Tale classificazione rimanda insomma alla distinzione tra titoli oggettivi e soggettivi fatta da
Hoek (1973: 31) e richiama certe funzioni del linguaggio: la funzione referenziale, che mette
in evidenza il tema che si andrà a leggere nell’articolo, (i cosiddetti titoli referenziali o titoli
oggettivi); la funzione espressiva dei titoli che fa appello alla sensibilità del lettore creando
nella comunicazione del messaggio una particolare corrente emotiva, ma anche alla funzione
conativa, di seduzione svolta dall’enunciato “attitudinale”. Classsificazioni somiglianti a
quelle italiane incontriamo anche in alcuni lavori romeni: ricordiamo la classificazione fatta
da S. Dumistrăcel (2006: 17, 125), che parla dei titoli informativi a differenza di quelli
“attitudinali” (che possono essere chiamati anche performativi), ma anche quella di Cristian
Florin Popescu (2005: 173), che menziona i titoli informativi/titoli incitativi. Riconosciamo
nei titoli incitativi quello che noi chiameremo titoli allusivi o polifonici, ma anche quelli
metaforici di cui parleremo nel presente lavoro.
2
Anche se i criteri che stanno alla base della nostra classificazione rispecchiano un approccio
pragmatico-discorsivo, ci si potrebbe fare l’obiezione che il concetto di ‘segnale’ mandasse
alla semiotica. La cosa però non sorprenderebbe se tenessimo conto del fatto che la
pragmatica è una delle componenti della semiotica (accanto alla semantica e alla sintassi). La
semiotica si rivela ad essere una scienza delle scienze, presupponendo un rapporto di
inclusione della pragmatica. Oltre questo, il concetto che manderebbe di più alla semiotica
sarebbe piuttosto quello di ‘segno’ che quello di ‘segnale’, se ci ricordiamo del triangolo
semiotico proposto da Ch. Sanders Pierce (1990: 232) le cui componenti sono: “Segno”
(“qualcosa”), “Oggetto” (“altra cosa”) e “Interpretante” (cioè un secondo significante che
evidenzia in che senso si può dire che un certo significante veicola un certo significato).
Il paradosso sta però proprio nel fatto che la pragmatica, che si fonda sui concetti di
‘intenzione’ dell’emittente ed ‘effetto’ sul ricevente, prende in considerazione anche le tre
componenti del triangolo semiotico proposto dal filosofo americano. A tutto questo viene
Dana FEURDEAN
aggiunto anche il fatto che ultimamente la semiotica si è proposto lo studio discorsivo del
significato (Greimas 1976).
3
Secondo Goffman (1969: 47), quando comunichiamo non ‘l’altro’ è la minaccia ma l’atto del
parlato. Perciò noi facciamo ricorso a certi “indici relazionali” con i quali siamo dotati in
qualità di membri di una società e che funzionano quali “segni di riconoscimento” dall’altro.
Di conseguenza, il giornalista, per poter suscitare ‘all’altro’ (al lettore) la curiosità che c’è in
quello che dice un discorso informativo, deve riuscire a renderlo “degno” di essere preso in
considerazione.
4
Il termine “co-enunciatore” è stato introdotto dal linguista Antoine Culioli, al posto del termine
ricevente/destinatario, per sottolineare che i due partner (emittente e ricevente) svolgono un
ruolo attivo e l’enunciazione diventa così una co-enunciazione.
5
La nozione “discorsivo” rimanda all’enunciazione e alla soggettività del linguaggio. Questa va
intesa tanto come l’espressione dell’affetto manifestato nell’enunciato, quanto come modalità
di manifestazione dell’atteggiamento, della valutazione, dell’apprezzamento espresso dal
locutore o, come direbbe Charaudeau (1997), del grado del coinvolgimento dell’enunciatore
nel discorso. La soggettività dell’enunciazione è insomma sostenuta in rilevanti contributi
come sarebbe quello di Catherine Kerbrat-Orecchioni (1980), però era stata anticipata tanto
tempo prima dalla stilistica di Ch. Baly (1944: 15, 1965: 62) che definiva il linguaggio
affettivo. Per Ch. Bally l’enunciato era la risultante della reazione al mondo del soggetto
parlante.
6
Secondo C. Kerbrat-Orecchioni (1980: 16-18) quando parliamo di “discorsivo” nell’enunciazione
non possiamo concepire la comunicazione che prendendo in considerazione le competenze e
le costrizioni imposte da un universo discorsivo. Le competenze del soggetto comunicante
costituiscono un’insieme di conoscenze “implicite” che interiorizzate contribuiscono
all’eliminazione delle diverse divergenze che possono apparire nel momento della
comunicazione. L’importanza dell’implicito nella comunicazione è sostenuta anche da O.
Ducrot (1972: 6).
7
Nella linguistica italiana i “segnali discorsivi” che noi abbiamo chiamato «segnali» discorsivi
propriamente detti oppure espliciti sono visti come “elementi che hanno la funzione di
organizzare la presentazione del testo comunicativo secondo certi criteri dimensionali
(formule di apertura e chiusura del discorso) e logico-narrativi (rinvii a quanto già detto o a
quanto si dirà in seguito, elementi di giunzione, ecc.) [...] I segnali discorsivi svolgono, in
linea di massima, due funzioni: quella di segnali di delimitazione o demarcativi (segnali di
apertura o di chiusura posti all’inizio a alla fine di un testo o di una porzione di testo), e quella
dei connettivi (elementi di giunzione ed articolazione interna tra le varie porzioni del testo)
(Serianni 1988: 254-255). Un’altra definizione viene offerta da Bazzanella (1995: 225-257):
“Elementi che svuotandosi in parte del loro significato originario, assumono dei valori
aggiuntivi che servono a sottolineare la strutturazione del discorso, a commettere elementi
frasali, interfrasali, extrafrasali e ad esplicitare la collocazione dell’enunciato in una
dimensione interpersonale, sottolineando la struttura interattiva della conversazione”.
8
M. Scorretti (1988: 234) osserva che in questi casi si ha “l’impressione di un discorso preesistente
alla frase introdotta da «e»”. M. Dardano (1988) chiama il connettore «e» che introduce i titoli
“«e» giornalistico di avvio”.
9
Il termine “patemia” viene dal greco (“pathos”). Riferito ai titoli, il termine rimanda al contenuto
emotivo della notizia. Simili titoli potrebbero rispecchiare una parte della categoria dei titoli
patemici, cioè titoli che tradiscono il grado di coinvolgimento dell’enunciatore nel discorso,
ma che allo stesso tempo fanno ricorso al “pathos” del ricevente. Il termine “pathos”
rappresenta anche uno dei tre poli dell’argomentazione (ethos, logos, pathos) (Adam, Herman
2000), rappresentando la modalità di persuasione per il mezzo dei fattori psicologici ed
emozionali. (Pezzini 1998: 104). Un’altra parte della categoria dei titoli patemici sarebbe
quella che utilizza le figure del discorso che, secondo Bonhomme (2005), potrebbero avere
cinque funzioni: la funzione estetica, fatica, patemica, cognitiva e argomentativa.
10
Cristian Florin Popescu (2005: 175) attira l’attenzione che qualche anno fa alcuni teorici della
stampa occidentale avevano sferrato un’offensiva contro le interrogazioni dai titoli motivando
Strategie Discorsive Nel Discorso Economico Della Stampa Romena E Italiana
che i lettori aspettano risposte non domande e che sentendosi interpellare non sapranno cosa
rispondere, essendo scoraggiati di fronte alla lettura dell’articolo. Il nostro parere è però che
gli enunciati interrogativi non disorientano il lettore, anzi riescono ad orientarlo a seconda
dell’interpretazione del giornalista, così come fanno anche i connettori pragmatici. Si tratta di
una sottile influenza del lettore e allo stesso tempo dell’espressione indiretta dell’opinione del
giornalista.
11
Stelian Dumistrăcel (2006: 128) parla di quattro modalità di modifica del “discorso ripetuto”,
secondo le quattro figure di costruzione del discorso definite e analizzate da Quintilian:
detractio (soppressione), adiectio (aggiunzione), transmutatio (inversione) e immutatio
(sostituzione).
12
I cognitivisti parlerebbero in questo caso di “spazi mentali” (si veda il concetto di “blended space” a
Gilles Fauconnier 1997, 1998 e a Mark Turner 1996).
13
Il termine 'attante’ indica i partecipanti coinvolti in un’azione discorsiva ed è stato introdotto in
linguistica da Lucien Tesnière per distinguere, nella sintassi della frase, i partecipanti ad un
processo di circostanze. Il termine differenzia l’agente (oppure l’iniziatore dell’azione) dal
beneficiario o dall’oggetto (RovenŃa-Frumuşani 2005: 218).
14
Per il concetto americano dell’ infotainment si capisce il miscuglio tra informazione e
entertainment effettuatto contemporaneamente sul piano formale, strutturale e contenutistico.
15
Per il dialogismo dell’ironia si veda Marina Mizzau (1984).
16
Ch. U. Larson (2003) offre un’interessante definizione di quello che gli antichi capivano per
“terreno comune”. Per il filosofo americano, la persuasione può aver luogo solo se esiste una
collaborazione tra l’emittente ed il ricevente e si presenta come una “creazione insieme di
un’identificazione”. In altre parole, “qualsiasi persuasione è un’autopersuasione”. Ad un
simile “terreno comune” fa riferimento anche M. Bonhomme (2005: 115): „la function
cognitive des figures est axèe sur la gestion du contenu informatif des énoncés ou sur le
(FAIRE) SAVOIR. Elle repose sur un scénario pragmatique aisément identificable: du fait de
leurs saillances particulières (facteurs illocutories), certaines structures discursives renferment
un potentiel d’activation intellectuelle (portée illocutoire), lequel est susceptible d’améliorer
et d’élargir nos represéntantions mentales au notre encyclopédie (effet perlocutoire).”
17
Parlando della “pressione culturale e sociale” che ha luogo nella persuasione, Ch. U. Larson
(2001/2005: 244) considera che le immagini ed i miti culturali costituiscono premise
persuasive di primo grado perché a volte neanche le coscientizziamo e ne reagiamo
istintivamente.
18
The Economist estende la metafora della tigre (correlata in genere a Cina) anche al contesto
europeo.
19
Relativo all’immaginario violento dei romeni si veda Cesereanu (2003).
BIBLIOGRAFIA
Adam, Jean-Michel e Herman, Thierry, Reformulation, répetition et style
périodique dans l’appel du 18 juin 1940, în Semen, no. 12/2000,
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ABSTRACT
This paper discusses and illustrates some discursive strategies occurring in
the titles of economic articles in the press, strategies that have been classsified
according to some pragmatic criteria. These strategies are used to capitalise both on
the reader’s cognitive and experiential competences, and on the cultural or
„encyclopedic” ones, the receptor thus becoming „an accomplice” in the „reading
contract”.
Key words: discursive strategies, economic discourse, pragmatic criteria
Strategie Discorsive Nel Discorso Economico Della Stampa Romena E Italiana

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