129 - Centro Studi Cinematografici

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129 - Centro Studi Cinematografici
Maggio-Giugno 2014
129
­­­­­­­Anno XX (nuova serie) - Poste Italiane S.p.A. Spedizione in Abbonamento postale 70% - DCB - Roma
SOLO GLI AMANTI
SOPRAVVIVONO
LA SEDIA DELLA
FELICITÀ
di Jim Jarmusch
di Carlo Mazzacurati
MALEFICENT
di Robert Stromberg
LEI
di Spike Jonze
NOAH - di Darren Aronofsky
LOCKE
Euro 5,00
di Steven Knicht
THE ENGLISH TEACHER - di Craig Zisk
TRACKS - ATTRAVERSO IL DESERTO - di John Curran
SOMMARIO n. 129
Anno XX (nuova serie)
n. 129 maggio-giugno 2014
Alabama Monroe – Una storia d’amore ..................................................
8
Bimestrale di cultura cinematografica
Amazing Spiderman 2 (The) – Il potere di Electro .................................
12
Edito
dal Centro Studi Cinematografici
Amici come noi .......................................................................................
35
Arance e martello....................................................................................
47
00165 ROMA - Via Gregorio VII, 6
tel. (06) 63.82.605
Sito Internet: www.cscinema.org
E-mail: [email protected]
Aut. Tribunale di Roma n. 271/93
Belluscone. Una storia siciliana...............................................................
43
Cuccioli – Il paese del vento ...................................................................
18
Divergent ................................................................................................
37
Dom Hemingway ....................................................................................
34
Abbonamento annuale:
euro 26,00 (estero $50)
Versamenti sul c.c.p. n. 26862003
intestato a Centro Studi Cinematografici
English Teatcher (The) ...........................................................................
33
Fuga di cervelli .......................................................................................
31
German Doctor (The) ............................................................................
40
Spedizione in abb. post.
(comma 20, lettera C,
Legge 23 dicembre 96, N. 662
Filiale di Roma)
Gigolò per caso ......................................................................................
16
Godzilla ..................................................................................................
10
Intrepido (L’)............................................................................................
44
Lego Movie (The) ...................................................................................
21
Lei ...........................................................................................................
17
Locke ......................................................................................................
30
Lovelance ...............................................................................................
13
Maleficent ...............................................................................................
42
Redazione:
Alessandro Paesano
Carlo Tagliabue
Giancarlo Zappoli
Matrimonio da favola (Un) ......................................................................
19
Mercenari 3 (I) - The Expendables..........................................................
46
Mister Morgan ........................................................................................
20
Hanno collaborato a questo numero:
Giulia Angelucci
Elena Bartoni
Silvio Grasselli
Elena Mandolini
Fabrizio Moresco
Giorgio Federico Mosco
Enrico Sonno
Moglie del sarto (La) ...............................................................................
5
Monuments Men .....................................................................................
14
Nessuno mi pettina bene come il vento .................................................
40
Noah .......................................................................................................
6
Non dico altro .........................................................................................
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Oculus ....................................................................................................
4
Onirica – Field of Dogs ...........................................................................
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Pane e burlesque ...................................................................................
4
Pinuccio Lovero – Yes I Can ..................................................................
12
Pretore (Il) – ...........................................................................................
9
Sedia della felicità (La) ...........................................................................
2
Solo gli amanti sopravvivono ..................................................................
34
Song ‘e Napule .......................................................................................
36
Ti ricordi di me? ......................................................................................
29
Ti sposo ma non troppo ..........................................................................
38
Tracks – Attraverso il deserto .................................................................
28
Tutto sua madre .....................................................................................
42
Venditore di Medicine (Il) ........................................................................
39
X Men: i giorni di un futuro passato ........................................................
3
Indice dell’annata 2013 ........................................................................
23
Si collabora solo dietro
invito della redazione
Direttore Responsabile: Flavio Vergerio
Direttore Editoriale: Baldo Vallero
Segreteria: Cesare Frioni
Stampa: Tipostampa s.r.l.
Via dei Tipografi, n. 6
Sangiustino (PG)
Nella seguente filmografia vengono
considerati tutti i film usciti a Roma e
Milano, ad eccezione delle riedizioni.
Le date tra parentesi si riferiscono alle
“prime” nelle città considerate.
Film Tutti i film della stagione
LA SEDIA DELLA FELICITÀ
Italia, 2013
Costumi: Maria Rita Barbera
Interpreti: Valerio Mastandrea (Dino), Isabella Ragonese (Bruna), Giuseppe Battiston (Padre Weiner), Katia Ricciarelli (Norma Pecche), Raul Cremona (Mago Kasimir), Marco Marzocca
(Fioraio), Milena Vukotic (Armida Barbisan), Roberto Citran
(Pescivendolo), Mirco Artuso (Bepin Lievore), Roberto Abbiati
(Giani), Lucia Mascino (Elisa), Natalino Balasso (Volpato), Maria Paiato (Sorella del Pescivendolo), Antonio Albanese, Fabrizio Bentivoglio, Silvio Orlando
Durata: 90’
Regia: Carlo Mazzacurati
Produzione: Angelo Barbagallo per Bibi Film con Rai Cinema
Distribuzione: 01 Distribution
Prima: (Roma 24-4-2014; Milano 24-4-2014)
Soggetto e Sceneggiatura: Doriana Leondeff, Marco Pettenello, Carlo Mazzacurati
Direttore della fotografia: Luca Bigazzi
Montaggio: Clelio Benevento
Musiche: Mark Orton
Scenografia: Giancarlo Basili
N
ella Iesolo di oggi, molto
imbarbarita e disumanizzata,
Bruna ha un negozio di estetica
non particolarmente redditizio, tanto è vero
che la ragazza combatte quotidianamente
con i suoi fornitori di arredi e macchinari
che le portano via gli oggetti per rate non
pagate e debiti non saldati.
Nella stessa strada, di fronte, Dino
ha un laboratorio di tatuaggi, non molto fiorente, proprio come l’esercizio di
Bruna. La svolta per entrambi potrebbe
essere rappresentata da un tesoro in
gioielli nascosto nell’imbottitura di una
sedia, la cui esistenza è rivelata a Bruna
da un’ergastolana, Norma, poco prima
di morire.
Bruna e Dino che, dopo i primi atteggiamenti di difesa, hanno costituito un
fronte comune nella ricerca del malloppo,
si mettono alla caccia della sedia benedetta
che, nel frattempo è stata venduta insieme
alle altre nella cessione all’incanto dei
mobili dell’ergastolana.
Ai due ricercatori si aggiunge un
terzo, Padre Weiner, un prete grottesco,
monumentale, equivoco e avido, sempre
in cerca di denaro che brucia nel gioco in
gran quantità.
I tre riescono a rintracciare tutte le
sedie ormai in possesso di vari proprietari;
un sedicente mago imbroglione, un fioraio
che rifornisce il cimitero, un pescivendolo,
un ristoratore cinese etc, senza approdare a nulla; sono poi messi sulla strada
giusta da una televendita di quadri che
comprende un dipinto raffigurante sullo
sfondo la sedia rimasta, il cui autore è un
montanaro che vive con il fratello in una
baita in altitudine assoluta.
Solo Bruna e Dino, ormai innamorati
l’una dell’altro, riescono a raggiungere
l’obiettivo: il prete cade in un burrone
spinto dalla furia di arrivare per primo,
mentre i due giovani riescono a superare
le difficoltà di contatto con in due strambi
fratelli montanari e a rinvenire nella baita
la sedia che nasconde il prezioso fardello.
Basterà ai due per risolvere i loro
problemi e affrontare il futuro?
C
i mancherà Carlo Mazzacurati.
Ci mancherà la sua visione di
un mondo che non sta in piedi e
2
che, contemporaneamente, dimostra una
vitalità e un valore umano straordinari, proprio nelle persone comuni, spesso perdenti
ma capaci di trovare nella loro sconfitta la
perla della genialità, della grandezza.
Ci mancherà il sentimento struggente
verso la sua provincia, quella veneta,
così snaturata oggi, così sradicata dai
suoi ricordi, in cui le immagini bucoliche
e contadine dell’età dell’oro sono state
sostituite dai capannoni industriali, dai
viottoli calpestati dai mezzi pesanti e,
soprattutto, da una rapacità bestiale in
grado di spazzare via ogni pietas, ogni
percezione dell’umano.
Anche in questo film il ricordo della
provincia, che Mazzacurati ha evitato di
riproporre in inquadrature e immagini di
falsi stereotipi, risiede proprio nei personaggi, senza tempo né dimensione, protagonisti della storia, malinconici, relegati
ai margini, spaesati in un mondo che a
loro non appartiene e da cui si sentono
avulsi e accantonati. È proprio in questa
terra bruciata che prelude alla catastrofe
che i personaggi di Mazzacurati trovano
la strada giusta, quella della risoluzione
grottesca, dell’intelligenza favolistica,
quasi della tensione metafisica che, unica,
può dare luce a una umanità incapace del
tutto di vedere.
Cimiteri e ripostigli misteriosi, accumuli
di sedie accatastate da un collezionista ossessivo, ville spogliate e disabitate insieme
a maghi imbroglioni, impiegate vogliose
di sesso, pescivendoli che parlano una
lingua sconosciuta, venditori di quadri in
TV, montanari piombati sulla terra hanno
permesso al regista di avere vicino tutti
i suoi attori per salutarli in una specie di
testamento d’arte e di gratitudine; non
solo, costituiscono una carrellata felliniana
vibrante e desiderosa di raccontarci che
per riuscire a sconfiggere l’oggi bisogna
mettere le mani in quest’altra dimensione
di anime, ambienti e personaggi che, come
Film quelli pirandelliani, si sentono pronti a
entrare in scena e sostituirsi finalmente a
questa società degradata e senza futuro.
Mastandrea, la Ragonese e Battiston
sono i tre attori che chiudono la parabola
del regista padovano e meglio non avrebbero potuto rappresentarlo nel tradurre
Tutti i film della stagione
sullo schermo il garbo, la sensibilità l’humour grottesco con cui Mazzacurati ci ha
regalato le sue ultime immagini.
Su tutto e su tutti Mastandrea che, approfondendo ancora il suo perfezionisimo
di attore senza sbavature, ci consegna
un grande interprete sempre più padrone
di tempi di spettacolo perfetti, un nostro
Buster Keaton che fa dei suoi silenzi e
dei suoi straniamenti il distillato cristallino
di una bella presenza scenica e di una
affascinante recitazione.
Fabrizio Moresco
X MEN – GIORNI DI UN FUTURO PASSATO
(X Men: Days of Future Past)
Stati Uniti, 2014
Regia: Bryan Singer
Produzione: Bryan Singer, Simon Kinberg, Lauren Schuler
Donner, Hutch Parker per Bat Hat Harry Productions, Donners’ Company, 20th Century Fox Film Corporation
Distribuzione: 20th Century Fox Italia
Prima: (Roma 22-5-2014; Milano 22-5-2014)
Soggetto: dai fumetti di Chris Claremont e John Byrne, Jane
Goldman, Matthew Vaughn
Sceneggiatura: Simon Kinberg
Direttore della fotografia: Newton Thomas Sigel
Montaggio:John Ottman
Musiche: John Ottman
Scenografia: John Myhre
Costumi: Louise Mingenbach
O
rmai è guerra aperta tra uomini
e mutanti. Ci troviamo in un
futuro distopico in cui le Sentinelle, macchine progettate per rintracciare
e annientare tutti gli individui portatori del
Gene X (il gene che conferisce ai mutanti i
loro poteri), danno la caccia sia ai mutanti
che agli umani che li sostengono. I pochi
X-Men sopravvissuti tentano di trovare un
modo per respingere questa letale minaccia.
L’idea del professor Charles Xavier/Professor X e di Erik Lensherr/Magneto è quella
di rimandare Wolverine (l’unico adatto alla
missione perché dotato di un fattore rigenerante accelerato) nel passato per cambiare
il futuro attraverso i poteri di Kitty Pride
(Ellen Page). Questa riporta la coscienza di
Logan/Wolverine nel corpo più giovane di
quest’ultimo, per fare in modo che egli incontri i giovani Charles (ed Erik) per convincerli
a collaborare nel rendere migliore il futuro
e impedire a Raven Darkholme/Mystica di
uccidere Bolivar Trask, uno scienziato che
ritiene i mutanti una minaccia per l’umanità e
responsabile della creazione delle Sentinelle.
La missione quindi di Wolverine è quella di
alterare il corso degli eventi (evitare che la
mutante Mystica venga catturata e agevolare
così la ricerca scientifica che porterà alla
creazione delle Sentinelle). Nel frattempo,
le Sentinelle del futuro stanno diventando
sempre più numerose ed è sempre più difficile
per gli X-Men resistere.
Interpreti: Hugh Jackman (Logan/Wolverine), James McAvoy (Charles Xavier/Professor X giovane), Michael Fassbender (Erik Lehnsherr/Magneto giovane), Jennifer Lawrence
(Raven/Mystica), Patrick Stewart (Professor X), Ian McKellen (Magneto), Halle Berry (Ororo Munroe/Tempesta), Anna
Paquin (Marie/Rogue) Ellen Page (Kitty Pryde/Shadowcat),
Peter Dinklage (Dott. Bolivar Trask), Nicholas Hoult (Hank
McCoy/Bestia),Omar Sy (Alfiere), Shawn Ashmore (Bobby Drake/Uomo Ghiaccio), Evan Peters (Peter Maximoff/
Quicksilver), Daniel Cudmore (Peter Rasputin/Colosso),
Lucas Till (Havok), Fan Bingbing (Clarice Ferguson/Blink),
BooBoo Stewart (Warpath), Josh Helman (Bill Stryker), Evan
Jonigkeit (Toad), Adan Canto (Sunspot)
Durata: 131’
T
ratto dai numeri 141 e 142 della
saga Uncanny X-Men, scritti da
Chris Claremont, illustrati da
John Byrne nel 1981 e intitolati, appunto,
Giorni di un Futuro Passato, Byan Singer
targa questo definitivo reboot della serie
di X men. La trama di questo episodio è
una degli archi narrativi più importanti del
fumetto mainstream USA. L’operazione
e il tentativo di Singer è stato quello di
unire i destini degli X-Men del presente
e delle controparti più giovani. I pareri
sono piuttosto discordanti, ma sono stati
molti a cogliere confusioni e buchi narrativi
nell’intreccio. Altro punto a suo svantaggio
secondo gli appassionati è stato un pieno
stravolgimento della storia, non solo rispetto al fumetto, ma anche rispetto alle
pellicole precedenti. Il progetto è stato il più
costoso della Fox dopo Avatar. Il colore dei
mutanti e la loro grafica ricorda molto i tratti
dei personaggi del capolavoro di James
Cameron, mentre per altri aspetti ricorda
Matrix con i suoi Agenti e le sue Seppie.
L’ambientazione molto varia oscilla dagli
anni ’70 ricordando American Hustle, fino
agli scenari futuristici di Blade Runner (la
rappresentazione delle sentinelle ad esempio, ovvero quei costrutti biomeccanici
progettati e costruiti nel lontano ‘73 con
caratteristiche uniche). Altro elemento positivo sono le ambientazioni storiche che,
dopo gli anni ‘60 dell’episodio precedente,
3
stavolta delineano in modo eccelso gli anni
‘70 (molto intrigante come inseriscono
l’assassinio di JFK all’interno della storia).
L’obiettivo è quello di creare una trama il
più interessante possibile, intrecciandola con fatti storici americani realmente
accaduti. Parliamo più nello specifico di
anni cruciali per il destino dell’umanità:
quelli di Nixon e della fine della guerra in
Vietnam . Gli effetti in slow motion sono
davvero spettacolari e la musica è giustamente maestosa e magniloquente. Il cast
è stellare, a partire dalle celebrità di questo
periodo. Faccio riferimento a Ellen Page
e Jennifer Lawrence, ma sullo schermo
non passano inosservati Omar Sy, Halle
Berry, Hugh Jackman e James Mc Avoy.
A mio parere, in quasi tutti i film della
Marvel le scene di combattimento sono
troppo lunghe e trovo che l’idea del ritorno
al passato per cambiare il futuro sia un
espediente cinematografico e narrativo
ormai visto e rivisto (Ritorno al futuro di
Zemeckis). Oltre ai dettagli tecnici, positivo è il messaggio che regna per tutta
la pellicola: nulla è immutabile, nulla è
già scritto, neppure quando la speranza
sembra svanita; così si può sempre porre
un rimedio e costruire un futuro migliore.
Soprattutto in tempi di crisi è una nota da
non sottovalutare.
Giulia Angelucci
Film Tutti i film della stagione
OCULUS
(Oculus)
Stati Uniti, 2013
Regia: Mike Flanagan
Produzione: Intrepid Pictures, Blumhouse Productions, WWE
Studios
Distribuzione: M2 Pictures
Prima: (Roma 10-4-2014; Milano 10-4-2014)
Soggetto: Mike Flanagan, Jeff Seidman
Sceneggiatura: Mike Flanagan, Jeff Howard
Direttore della fotografia: Michael Fimognari
Montaggio: Mike Flanagan
Musiche: The Newton Brothers
Scenografia: Russell Barnes
K
aylie e Tim, bambini, assistono,
con orrore, all’omicidio della
loro madre a opera del padre
e il piccolo Tim, sconvolto dalla paura e
dalla certezza di essere a sua volta ucciso
insieme alla sorellina, lo fredda con un
colpo di pistola.
Passano gli anni e Tim finalmente termina il periodo di detenzione psicoterapica
cui era stato condannato. I due fratelli si
incontrano nuovamente, ma Kaylie è ossessionata dall’idea che la terribile esperienza
che hanno vissuto insieme sia opera di una
forza maligna, racchiusa in uno specchio
che i loro genitori avevano introdotto in
casa all’epoca dei sanguinosi fatti e che li
avrebbe resi entrambi folli. Kaylie vuole
conoscere la verità e affrontare le oscure
forze che infestano il malefico specchio.
Riesce rocambolescamente a recuperarlo
in un’asta di antiquariato e lo riporta nella
vecchia casa del terrore. Coinvolgerà così
il fratello in una battaglia contro il Male
per risolvere definitivamente il mistero.
Costumi: Michelle Marchand
Interpreti: Karen Gilliam (Kaylie Russell), Brenton Thwaites (Tim Russell), Katee Sackhoff (Marie Russell), Rory
Cochrane (Alan Russell), Annalise Basso (Kaylie Russell
adolescente), Garrett Ryan (Tim Russell ragazzino), James
Lafferty (Michael), Miguel Sandoval (Dott. Graham), Katie
Parker (Annie), Kate Siegel (Marisol), Justin Gordon (Mark),
Allison Boyd (Beatrice O’Connor), Scott Graham (Warren),
Alexandra Beer (Marcia Wicker)
Durata: 105’
Nonostante tutte le accortezze e le sofisticate difese tecnologiche precostituite,
il terribile gioco sfuggirà di mano ai due
giovani.
R
egista con alle spalle una modesta filmografia, tutta di genere
horror, Mike Flanagan si impegna a fondo nel dirigere Oculus, ulteriore
lungometraggio del terrore, sviluppando,
questa volta, con ben maggiore disponibilità di mezzi, le tematiche a lui più congeniali
e le proprie qualità di montatore, che nelle
sue prime opere non aveva potuto esprimere appieno.
Infatti, è proprio con l’omonimo cortometraggio del 2005 che Flanagan ottiene
buoni risultati di botteghino, pur avendo
a disposizione un budget veramente
irrisorio e ottenendo così dalla casa di
produzione la possibilità di cimentarsi
con la regia di una vera e propria opera
cinematografica.
La difficoltà del passaggio tra il corto
ed il lungometraggio è probabilmente la
nota dolente che si riscontra nella visione
di Oculus, datato 2014, e il minimalismo
proprio del primo lavoro lascia perplessi
proprio nell’adattamento del soggetto alle
esigenze del grande schermo. Oltretutto,
il regista ricorre con abbondanza all’uso
del flash back come strumento narrativo e
lo fa aumentandone la frequenza a mano
a mano che la storia – già complessa di
per sé – si dipana verso la fine. Il risultato
è, a mio avviso, poco convincente e confusionario, soprattutto se addizionato alla
prevedibilità della storia raccontata e delle
situazioni orrorifiche che, in alcuni casi,
sfiorano il grottesco, facendo venire meno
quella tensione costante che dovrebbe
essere la struttura portante dei film di
questo genere.
Nulla di nuovo e dunque, anche questa
volta, l’horror continua a navigare le grigie
acque dell’ampio mare dei B movies.
Enrico Sonno
PANE E BURLESQUE
Italia, 2014
Regia: Manuela Tempesta
Produzione: Fulvio e Federica Lucisano per IIF Italian International Film con Rai Cinema
Distribuzione: 01 Distribution
Prima: (Roma 29-5-2014; Milano 29-5-2014)
Soggetto: Manuela Tempesta Massimiliano Bruno
Sceneggiatura: Manuela Tempesta Michela Andreozzi, Massimiliano Bruno (collaborazione)
Direttore della fotografia: Alessandro Pesci
Montaggio: Patrizio Marone
Musiche: Gianluca Misiti
Scenografia: Eleonora Devitofrancesco
Costumi: Antonella Cannarozzi
Effetti: Gianluca Dentici
Interpreti: Laura Chiatti (Matilde), Sabrina Impacciatore
(Giuliana/Mimì La Petite), Michela Andreozzi (Teresa), Fabrizio Buompastore (Antonio), Giovanna Rei (Viola), Caterina Guzzanti (Frida), Marco Bonini (Mago Zep), Edoardo Leo
(Vincenzo), Domenico Fortunato (Gregorio), Pietro Naglieri
(Elio), Raffaele Braia (Vito), Aurora Roca (Lisa), Teodosio
Barresi (Nonno Ernesto), Giulia Lapertosa (Dyvette mora),
Anna Terio (Dyvette rossa), Ludovica Mairè Rogati (Dyvette
bionda)
Durata: 86’
4
Film U
na località dell’Italia Meridionale subisce gli effetti della
crisi economica a causa della
chiusura della locale fabbrica di ceramiche
Bontempi. La vita cittadina si trascina tra
i riti dei disoccupati atti a trascorrere il
tempo, come giocare al Fantacalcio, presso il locale gestito da Frida, e il faticoso
tentativo di arrivare a fine mese come
nel caso della piccola merceria gestita
da Vincenzo e Matilde, nella quale lavora anche la sarta Teresa. Il paese viene
sconvolto dall’arrivo delle Dyvettes, una
compagnia di burlesque diretta da Mimì La
Petite, nome d’arte di Giuliana Bontempi,
figlia del defunto Cavalier Bontempi proprietario dell’azienda che portava il suo
nome. Giuliana torna al paese dopo più di
vent’anni allo scopo di vendere le proprietà
di famiglia, ma le sue compagne di lavoro
ordiscono contro di lei una truffa che la
lasciano con i conti in rosso. Giuliana,
stretta trai debiti e le prossime date del
burlesque, recluta Matilde, Teresa e la procace cameriera Viola per sostituire le sue
tre soubrette. Inizia così un corso intensivo
per le tre sul burlesque e Matilde, e Teresa
si vedono costrette a mentire ai propri
mariti sul lavoro che stanno svolgendo:
loro dicono che lavorano in un albergo.
Antonio, marito di Teresa, si ritrova a fare
i lavori più umili e disparati pur di portare
dei soldi a casa e dare da mangiare alla
loro bambina. Il Mago Zep, che si occupa
della tournée delle ragazze, è segretamente
innamorato di Giuliana che ormai non
crede più nell’amore. Gli spettacoli hanno
successo e, proprio quando arrivano i soldi
e tutte possono saldare i loro debiti, vengono scoperte da un paesano che le filma e le
mette su Youtube. Teresa decide di tornare
dal marito e aiutarlo in casa, Viola decide
di andarsene in America e Matilde, dopo
Tutti i film della stagione
una furiosa litigata con Vincenzo, decide di
andarsene di casa. Giuliana, infine, affronta i compaesani che da sempre l’avevano
accusata di aver abbandonato il padre e
di essere una delle cause della chiusura
della fabbrica. Giuliana rivela la verità:
la fabbrica è caduta in miseria per gli
sperperi del padre al gioco e con le donne
e che era disposto a farla prostituire pur di
non chiuderla. Passano sei mesi e Matilde e
Giuliana lavorano la casting per un reality
sul burlesque. Matilde, però, la abbandona durante la registrazione della prima
puntata per andare ad aiutare Vincenzo e
salvare la merceria dai debiti. Giuliana,
intanto, capisce che Zep è l’uomo giusto
per lei. Matilde e Vincenzo si ritrovano. Il
reality verrà fatto e Giuliana decide di riaprire la fabbrica e dare così lavoro a tutti
i suoi ritrovati compaesani. Infine, apre
un negozio di burlesque in cui produrre e
distribuire in tutto il mondo materiali per
realizzarne gli spettacoli.
F
ull Monty è un inglese di successo,
in cui un manipolo di uomini disoccupati decide di realizzare uno
spettacolo di spogliarello maschile per fare
soldi. Pane e Burlesque dovrebbe essere un
Full Monty al femminile? Forse per l’accostamento con la crisi e con una fabbrica importante che chiude i battenti, lasciando in cassa
integrazione diversi uomini del paese e per
l’analogia con alcuni personaggi, ma per il
resto siamo di gran lunga lontani dalla verve
e dall’ottimo script del film britannico. L’esordio alla regia dell’attrice Manuela Tempesta
è davvero deludente. Molti dialoghi sono
privi di senso, tranne qualche e rara battuta
sagace, e il legame tra la crisi del paese e
il mondo del burlesque non è sempre forte
come dovrebbe: sembrano due film distinti.
La parte dedicata al fenomeno della crisi è
ben descritto e la Tempesta riesce anche
a snocciolare qualche frase a effetto, ma
purtroppo spesso cade nel vittimismo e
nello sdolcinato. Il mondo del burlesque
non è ben scandagliato e descritto come
ci si aspetterebbe: pochi sono i momenti in
cui davvero si apprezza questa nuova forma d’arte e suggestione. Forse si sarebbe
dovuto approfondire meglio e studiare con
più solerzia questo stravagante universo
che sta andando molto di moda anche da
noi in Italia. Molto spesso viene persino
ridicolizzato dagli atteggiamenti eccessivi
di Giuliana e delle tre soubrette all’inizio del
film. Quello di cui si sente maggiormente
l’assenza è il clou del burlesque: non c’è
un vero spettacolo definitivo con Giuliana
e le sue improvvisate soubrette che possa davvero lasciare il segno. In ogni film
che tocca la danza, qualsiasi essa sia, vi
sono momenti di crescita dei personaggi
accompagnate a sequenze di ballo brevi
(basti citare Dirty Dancing, Ballroom, Save
the last dance, Flashdance) che poi culminano in un momento topico dal forte
impatto visivo. Qui manca totalmente ed
è un vero peccato, perché la seconda
parola del titolo è proprio burlesque. Tra
le attrici l’unica davvero brava è Michela
Androzzi (Teresa). La sempre brava Sabrina Impacciatore (Giuliana) si è rivelata una
mezza delusione, in quanto non sempre si
rivela all’altezza del grande schermo, ma
forse dipende dalla sceneggiatura piena di
lacune. Laura Chiatti (Matilde) dovrebbe
essere per metà del film una donna inconsapevole della sua bellezza: non vi riesce
minimamente e, anzi, in molte scene non
ci crede neanche lei nell’apparire sciatta.
Giovanna Rei (Viola) continua a non saper
recitare. Evitabile.
Elena Mandolini
LA MOGLIE DEL SARTO
Italia, 2012
Costumi: Sabrina Beretta
Interpreti: Maria Grazia Cucinotta (Rosetta), Marta Gastini
(Sofia), Alessio Vassallo (Salvatore), Ernesto Mahieux (Barista), Tony Sperandeo (Vecchio Puparo), Ninni Bruschetta
(Assessore Cordaro), Anna Pepe (Segretaria Assessore),
Giacomo Battaglia (Capo dei vigili), Anna Scaglione (Moglie Barista), Claudio Botosso (Piemontese), Carlo Fabiano
(Francesco, aiuto Puparo), Aurora Quattrocchi (Adelina),
Elena Fonga (Anna)
Durata: 98’’
Regia: Massimo Scaglione
Produzione: Jc Ontheroad Pictures con Cinecittà Luce
Distribuzione: Flavia Entertainment e Read Moon Films
Prima: (Roma 15-5-2014; Milano 15-5-2014)
Soggetto e Sceneggiatura: Rosaria Gaudio, Massimo
Scaglione
Direttore della fotografia: Sebastiano Celeste
Montaggio: Fabio Nunziata
Musiche: Rosaria Gaudio, Gaetano Romeo
Scenografia: Massimo Scaglione
5
Film A
nni ‘60. Dopo l’improvvisa
morte del marito, sarto per soli
uomini, Rosetta, affascinante
donna di un piccolo paese del Sud, viene
abbandonata da tutti, vedendosi costretta
a combattere, assieme alla figlia Sofia, per
difendere la propria dignità e la sartoria
di famiglia. L’assessore Cordaro, infatti,
vuole impadronirsi dell’immobile, posto
al centro del centro del paese e con una
bella vista sul mare, per trasformarlo in
un albergo per turisti, all’interno di un
progetto di edilizia pilotato da uno spregiudicato ingegnere del nord Claudio Botosso.
Con la complicità di alcuni paesani, tra
cui il barista, Cordaro inizia a diffamare
Rosetta e Sofia, per lasciarle senza lavoro e
costringerle a vendere la sartoria. Intanto,
Salvatore e Francesco, due giovani pupari,
arrivano in Paese e il primo s’innamora di
Sofia. Con l’approvazione di Rosetta e tra
lo stupore dei paesani, i due si sposano.
Ma la ragazza non riesce ad avere figli
e i benpensanti cominciano a lanciare
sospetti sull’autenticità del matrimonio.
Purtroppo Sofia si scopre sterile e questo
getta la ragazza nello sconforto. Le cose
cambiano quando la saggia e fidata amica
di Rosetta, decide di aiutarle con i propri
agganci politici e con sue particolari doti
da megera. Un giorno Rosetta e Salvatore
devono andare nell’isola vicina per ripulire
una seconda casa che affitteranno a un
ricco imprenditore locale. Complice il vino,
Tutti i film della stagione
i due si abbandonano alla passione di una
notte. Il giorno dopo, come se niente fosse
accaduto, tornano da Sofia. Rosetta si scopre incinta e Sofia viene a conoscenza della
tremenda verità e rinnega madre e marito.
Intanto Cordaro, decide calcare la mano e
di dare fuoco al negozio della sartoria in
cui si trova Rosetta dopo la lite con la figlia.
Tutti la credono morta nell’incendio. Sofia
è rimasta incinta ed è prossima al parto.
Cordaro e Botosso vengono messi sotto
accusa e tacciati di ignominia da tutto il
paese. Rosetta, sopravvissuta, vive di nascosto con la sua saggia amica e partorisce
un maschio che verrà cresciuto da Sofia e
Salvatore come se fosse figlio loro. Sofia,
infatti, non era realmente incinta e portava
una protesi per far credere ai paesani la
sua gravidanza. Le dicerie sul matrimonio
vengono dissipate e Rosetta vivrà da eremita nella casa sull’isola.
U
n disastro. L’opera del regista
Massimo Scaglione è un miscuglio di tante, pure banali,
idee mal scritte e realizzate. Il concetto
di base, secondo dichiarazioni di Scaglione, era raccontare quanto le donne siano
eroine e quanto si siano emancipate. A
ben vedere il suo film, tutto questo non
è affatto evidente. Anzi. L’eroismo delle
donne, qui, è da ricercarsi solo nella
fertilità: Sofia è infelice perché sterile, ma
non per il fatto che non potrà avere un
bambino, ma perché è incompleta e inutile e, agli occhi dei paesani, lo è ancora
di più. Tant’è che il disonore in famiglia
arriva con la gravidanza di Rosetta e il
riscatto di Sofia passa attraverso una
finta gravidanza e, successivamente,
facendo da madre a quello che in realtà
è suo fratello. Nella sceneggiatura sono
state inserite tante idee confuse e stereotipi banali: il politico meridionale e
mafioso, l’imprenditore del settentrione
cattivo, la donna del sud forte e tenace,
il poliziotto corrotto che si redime, la
saggia e la segretaria svampita. Lo script
è piatto e insignificante, così privo di
punti di svolta che si ha la sensazione
di star guardando la stessa scena più e
più volte. La terra del sud e le sue tradizioni vengono accennate ogni tanto per
dare un sapore di meridione, ma senza
mai approfondirle o renderle realmente
parte integrante della storia. Gli attori
Marta Gastini (Sofia) e Alessio Avallone
(Salvatore) sarebbero anche bravi, ma,
purtroppo, non avendo una forte regia
alle spalle, vengono lasciati senza una
vera guida che li diriga al meglio. Maria
Grazia Cucinotta anche in questo frangente dimostra di non avere grandi doti
attoriali. Insomma si esce dalla sala con
un grande punto interrogativo in testa:
perché realizzare un film senza senso?
Elena Mandolini
NOAH
(Noah)
Stati Uniti, 2014
Regia: Darren Aronofsky
Produzione: Protozoa Pictures
Distribuzione: Universal Pictures International Italia
Prima: (Roma 10-4-2014; Milano 10-4-2014)
Soggetto e Sceneggiatura: Daren Aronofsky, Ari Handel
Direttore della fotografia: Matthew Libatique
Montaggio: Andrew Weisblum
Musiche: Clint Mansell
Scenografia: Mark Friedberg
Costumi: Michael Wilkinson
Effetti: Burt Dalton, Dan Schrecker, Ben Snow, Prime Focus
World, LOOK! Effects Inc., Industrial Light & Magic
Interpreti: Russell Crowe (Noè), Jennifer Connelly (Naa-
I
n un mondo sospeso a metà tra apocalisse e prima creazione, Enoch
è l’ultimo discendente di Abele,
mentre il mondo è sotto il giogo oscuro
dell’immensa nazione germinata dalla
discendenza di Caino. Quando Tubal-Cain,
signore di questa genia di empi, uccide
meh), Ray Winstone (Tubal-Cain), Emma Watson (Ila), Logan Lerman (Cam), Douglas Booth (Sem), Dakota Goyo
(Noè giovane), Anthony Hopkins (Matusalemme), Leo McHugh Carroll (Jafet), Kevin Durand (Og), Sami Gayle (Sami),
Marton Csokas (Lamech), Madison Davenport (Na’el), Nick
Nolte (Samyaza), Frank Langella (Azazel), Mark Margolis
(Magog), Finn Wittrock (Tubal-Cain giovane), Ariane Rinehart (Eva), Gavin Casalegno (Sem giovane), Nolan Gross
(Cam giovane), Skylar Burke (Ila giovane), Adam M. Griffith
(Adamo), Jóhannes Haukur Jóhannesson (Caino), Gregg
Bello (Testu-Kol), Arnar Dan (Abele), Joseph Garcia Quinn
(Javan Tabal)
Durata: 138’
Enoch, la pelle del serpente che nell’Eden
invitò Eva a tradire il “Creatore” (il nome
di Dio non è mai citato direttamente) passa
al suo figlioletto, Noè, eredità che significa
la sopravvivenza del Bene. Anni più tardi,
Noè è uomo, sposo di Naameh e padre
di due figli, Sem e Cam. La sua famiglia
6
vive lontano dalle città di fuoco e ferro
che stringono la creazione in una morsa
di consunzione e morte. Quando incubi
misteriosi iniziano a tormentare i suoi
sonni, Noè si rivolge al suo venerabile vecchio avo, Matusalemme, che ancora abita
l’unica montagna coperta di vegetazione
Film e conduce vita d’eremita. Nel viaggio per
raggiungere la montagna, braccati dalle
genti di Tubal-Cain, Noè e la sua famiglia
salvano la vita a Ila, piccola ultima superstite di una carovana trucidata nel deserto.
A scortare e difendere il piccolo gruppo,
Samyaza, l’unico degli angeli caduti dopo
la cacciata dall’Eden ancora in grado di
fidarsi dell’Uomo.
Il vecchio saggio guida e consiglia
il discendente verso l’interpretazione dei
suoi incubi fino all’illuminazione cruciale:
un castigo mortale è prossimo, solo Noè e
la sua famiglia sono destinati a salvarsi
costruendo un’arca che garantirà la sopravvivenza a tutte le creature tranne che
alla discendenza di Caino, destinata a
essere ricoperta e annientata dal diluvio
universale.
Sceso dalla montagna Noè pianta un
seme ricevuto in dono da Matusalemme e
subito una fonte d’acqua inizia a irrorare
le terre intorno a perdita d’occhio e fitta
vegetazione e alberi e piante crescono in
men che non si dica.
Passano anni, durante i quali, i figli di
Noè crescono, cresce la bella Ila, ormai
compagna adulta di Sem – mentre il fratello Cam langue e cova rancore senza la
minima speranza di poter avere una donna
per sé -, e cresce l’arca, soprattutto grazie
all’aiuto di tutti gli angeli caduti superstiti,
convinti da Samyaza a difendere la causa
di Noè che ormai riconoscono come ultimo
uomo docile alla volontà del Creatore.
Quando l’enorme vascello è ormai
quasi pronto, enormi stormi di uccelli,
schiere di quadrupedi e distese d’insetti
iniziano ad avvicinarsi. Ma, insieme a
loro, anche Tubal-Cain e quel che resta del
suo popolo si avvicinano rivendicando il
diritto di salire insieme agli altri e salvarsi.
Respinta, la folla, sempre più disperata si
accampa, ingrandendosi con il passare dei
giorni, intorno al luogo dove l’arca è ancorata, alimentando rabbia e risentimento
in attesa del momento buono per attaccare
Noè e la sua famiglia. Il diluvio ha inizio
e Tubal-Cain sferra l’attacco finale per
raggiungere e conquistare l’arca. La corsa
dissennata della turba inferocita schiaccia
e uccide la giovane che Cam aveva scelto
e che il padre si rifiuta di salvare prima
di ritirarsi nel cerchio di protezione, che,
intanto, gli angeli caduti hanno stretto
intorno all’arca. Quando tutto sembra perduto un’ondata immensa ricopre chiasso,
clamore e violenza consentendo al vascello
e ai suoi occupanti di salvarsi dal massacro. Ma Tubal-Cain riesce a intrufolarsi
dentro l’arca e giace, nascosto e ferito, in
attesa della buona occasione per aggredire
il nemico, alleato segreto del sempre più
Tutti i film della stagione
ostile e rancoroso Cam, in cerca di una
vendetta contro il padre. Nel frattempo, Ila,
graziata dal Creatore per intercessione di
Matusalemme e di Naameh, ricorsa al vecchio di nascosto da Noè, è rimasta incinta
di Sem; Noè però, credendo d’interpretare
il disegno del Creatore, decide e dispone:
se il piccolo sarà un maschio potrà vivere
e attendere la morte naturale come gli
altri, se sarà una femmina dovrà essere
uccisa. I giorni passano e quando ormai
le acque sembrano destinate a ritirarsi
i destini dei superstiti trovano un ordine
definitivo: Tubal-Cain, in un’imboscata
ordita con l’aiuto di Cam, attacca Noè ma
soccombe; Ila, dopo un tentativo di fuga
vanificato da Noè, partorisce due gemelle
che Noè, illuminato all’ultimo momento,
decide di risparmiare.
Una volta sulla terra ferma Cam lascia
la famiglia, ormai riappacificato col padre
che benedice la sua discendenza.
C
imentarsi con le storie che sono
all’origine di tutte le altre è da
sempre tentazione forte e sfida
allettante per qualsiasi narratore degno di
questo nome. Il cinema, soprattutto quello
popolare, si è da sempre cibato e volentieri
dei miti fondativi delle grandi religioni, prima di tutte della religione cristiana. Darren
Aronofsky torna a raccontare oggi il Diluvio
Universale, seguitando il filone del film biblico secondo una declinazione personale
e, tutto sommato, inedita, tentando di far
stare insieme lo spettacolo e l’emozione
con un racconto filologicamente non del
tutto ingenuo, imbevuto e orientato da alcuni dei temi e delle idee più cari al regista.
Primo sussulto: la storia più vecchia
del mondo che del mondo racconta i primi
7
vagiti, viene piombata da Aronofsky in un
non meglio identificato passato futuristico
e apocalittico; come se la prima fine del
mondo dovesse sembrare più vicina e
risultare più esplicitamente coinvolgente
per lo spettatore moderno.
Secondo sussulto: a chi non sia proprio
digiuno di letture bibliche capita presto di
provare spaesamento non solo e non tanto
davanti alla interpretazione che Aronofksy
dà di personaggi cardinali come il patriarca
Noè o come i fratelli Sem e Cam, quanto
piuttosto di fronte a figure del tutto inedite
– almeno rispetto alla lettera dei testi canonici – come gli angeli caduti, ma anche di
fronte a dettagli simbolico-liturgici tutt’altro
che secondari e alquanto inediti come la
pelle del serpente trasformata in eredità
magica della discendenza di Adamo.
Nessuno scandalo, per carità. Il fatto è che
qui come altrove invece che esplorare le
profondità della versione “ufficiale” – provando, in un ‘impresa questa sì davvero
impervia, a ripianificarne per lo schermo
i molti livelli di significazione secondo
un complesso lavoro sulle forme - si ha
l’impressione che si preferisca moltiplicare
fatti, snodi narrativi, personaggi, attingendo ai testi apocrifi e altrove, aggiungendo
alla storia quantità invece che profondità.
D’altra parte, sorprende notare in
diversi passaggi una certa apparente
lucidità del regista nel racconto e nella
rappresentazione di alcune scene centrali
poco note ai più eppure fondamentali, in
quanto alla ricchezza dell’articolazione
del senso morale e spirituale della storia
(esempio brillante la scena dell’ebbrezza
di Noè che giace nudo di fronte ai figli).
Aronofksy sembra inizialmente intenzionato a seguire la via d’un racconto
Film mitico rarefatto ma concreto che rilegga
con forza sanguigna il celebre archetipo.
Via via che il racconto si svolge, però, entra
l’abbozzo d’un’epica e la retorica psicologica tanto ingombrante e così irrinunciabile
Tutti i film della stagione
per il cinema statunitense d’ogni ordine
e grado. Pur capace di qualche luce, di
qualche accenno sagace e di un’orchestrazione dell’impianto non del tutto ingenua,
Aronofksy sbaglia e fallisce quando lascia
che il messaggio ecologista e il discorso
anti-integralista diventino il centro e il cuore
schematico del film.
Silvio Grasselli
ALABAMA MONROE – UNA STORIA D’AMORE
(The Broken Circle Breakdown)
Belgio,Olanda, 2012
Regia: Felix Van Groeningen
Produzione: Menuet, in coproduzione con Topkapi Films
Distribuzione: Satine Film
Prima: (Roma 8-5-2014; Milano 8-5-2014)
Soggetto: dalla pièce teatrale “The Broken Circle Breakdown”
di Johan Heldenbergh e Mieke Dobbels
Sceneggiatura: Carl Joos, Felix Van Groeningen
Direttore della fotografia: Ruben Impens
Montaggio: Nico Leunen
D
idier suona il banjo in una band
Bluegrass (il country più puro),
vive in una roulotte in mezzo
alla campagna fuori Gand, cittadina del
Belgio, mentre restaura pezzo a pezzo il
casale di famiglia nello stesso terreno. Ama
a tal punto l’ambiente americano e la sua
musica che tutto il suo modo di vivere è
finalizzato all’espressione del country con
il suo gruppo con cui si esibisce nei locali.
Elise ha un negozio di tatuaggi in città,
il suo stesso corpo è coperto di immagini
che testimoniano gli incontri importanti
della sua vita passata.
Si incontrano, si accendono di una reciproca e densa passione su cui costruiscono
un amore straordinario che vede l’ingresso
nel gruppo musicale di Elise come voce
solista di successo e ben presto, la nascita
di Maybelle, bambina simpaticissima e
tanto amata dai due pur singolari genitori.
Il destino però non perdona e non tarda
ad arrivare dopo qualche anno: Maybelle
si ammala di cancro e dopo cure, speranze
e sofferenze muore tra le braccia di Elise.
Nella coppia, stremata dal dolore,
cambia tutto anche se in modo differente:
Didier, pratico e materialista in senso
positivo, disposto solo a credere in ciò
che vede, sarebbe pronto a ricominciare
da capo con Elise un’altra vita dopo tanta
disperazione; Elise no, non ce la fa e comincia a rovesciare accuse di ogni genere
sul compagno che risponde per le rime; la
loro unione non c’è più, il loro amore un
lontano ricordo.
Elise ingerisce una quantità enorme di
pillole, Didier la porta con un’ambulanza
in ospedale: per la ragazza in coma non
c’è nulla da fare in quanto i centri nervosi
Musiche: TBCB Band, Bjorn Eriksson
Scenografia: Kurt Rigolle
Costumi: Ann Lauwerys
Interpreti: Veerle Baetens (Elise Vandevelde), Johan
Heldenbergh (Didier Bontinck), Nell Cattrysse (Maybelle),
Geert Van Rampelberg (William), Nils De Caster (Jock),
Robby Cleiren (Jimmy), Bert Huysentruyt (Jef), Jan Bijvoet
(Koen)
Durata: 100’
compromessi non permettono speranze.
Non resta altro a Didier che lasciarla
andare con un’iniezione che segna la fine:
Didier e il suo gruppo salutano l’estremo
viaggio di Elise con l’ultima cantata intorno al suo letto.
S
ubito una spiegazione: il titolo
comprende il nome, Alabama,
che Elise si dà dopo la morte
della bambina mentre Monroe, con cui da
quel momento “ribattezza” Didier è il nome
del musicista americano considerato il
padre del Bluegrass.
Secondo: è davvero questo il film che
ha conteso fino all’ultimo l’Oscar a quel magnifico affresco che è La Grande Bellezza
del nostro Sorrentino? Ce lo domandiamo
perchè ci sembra impossibile che una storia
furbesca e, in qualche modo, truffaldina, sia
stata in grado di convincere i votanti dell’Accademy a tal punto da metterla in gara con
la sontuosità coinvolgente, drammatica e
onirica del film italiano.
La strada scelta dagli autori (il regista
Van Grueningen ha sceneggiato il lavoro
da una pièce teatrale di Dobbels e dello
stesso interprete principale, Heldenberger) è quella del colpo allo stomaco dello
spettatore, accompagnato da intermezzi
di genere più leggero.
Quindi le scene ospedaliere o casalinghe con la piccola Maybelle avvolta
dai tubicini e con i capelli aggrediti dalla
chemio e sempre più radi, quando toccano
il culmine della sopportazione lasciano il
posto alle scene d’amore dei flash-back
con gli ardori del sesso che avvolgono lo
spettatore ammorbidendone la partecipazione alla sofferenza con la plasticità di
8
nudi e posizioni che vorrebbero coinvolgere, turbare, distrarre.
Insieme a tutto questo il country che
adatta il suo accompagnamento alternando alla bisogna musiche dolci e coinvolgenti, commoventi e calde, elettriche e
dure, ritmate e armoniche.
Banale la contrapposizione tra la generalistica concezione di fede di Elisa e la
rabbia materialista di Didier che sfoga le
sue convinzioni e il suo dolore nella tirata
antiamericana contro le vergognose normative falsoetiche del Presidente Buush
che bloccarono lo studio sulle staminali.
Quale e dove sarebbe la storia d’amore
indicata dal titolo (a dire la verità quello
italiano) e dolosamente suffragata dalla locandina che presenta il corpo seminudo di
Elise sdraiata sul cofano di una macchina
mentre seduce quel toro da competizione
che si rivela presto il suo Didier?
Forse è da vedere l’invenzione della
storia d’amore nella reazione della coppia
alla morte della bambina quando si ritrova
smarrita, sfibrata, lontana? E quando mai
il dolore unisce e avvicina. La sofferenza
paralizza e rende bui, inaridisce e fa terra
bruciata di tutto ciò che si è vissuto anche,
anzi soprattutto dei momenti belli come se
ci si vergognasse di colpo di esserne stati
protagonisti.
E quindi dai con la disperazione e il
cancro che uccide i bambini e poi vai col
sesso e la musica.
Superiamo, per carità e generosità di cinefili, la follia della scena finale in cui Didier e
il suo gruppo accompagnano musicalmente
Elise che se ne va dopo tanto dolore.
Fabrizio Moresco
Film Tutti i film della stagione
IL PRETORE
Italia, 2014
Regia: Giulio Base
Produzione: Valentina Di Giuseppe, Massimiliano Leone per
Lime Film in collaborazione con Rai Cinema, in associazione
con Chichinsci
Distribuzione: Mediaplex
Prima: (Roma 3-4-2014; Milano 3-4-2014)
Soggetto: Piero Chiara (dal romanzo “Il Pretore di Cuvio”),
Dino Gentili, Filippo Gentili
Sceneggiatura: Dino Gentili, Giulio Base
Direttore della fotografia: Fabio Zamarion
Montaggio: Massimo Quaglia
Musiche: Pietro Freddi
Scenografia: Walter Caprara
Costumi: Laura Costantini
Effetti: Mario Zanot
Interpreti: Francesco Pannofino (Augusto Vanghetta), Sarah
A
nni ’30. Augusto Vanghetta è
il Pretore del piccolo centro
Cuvio del Nord Italia. Egli ha
circa cinquant’anni di età e non è certo
attraente: basso, tarchiato, grassottello
e barbuto, ma possiede delle inconsuete
virtù di virilità, grazie alla quale, unita
al prestigio della sua carica, riesce ad
attrarre e sedurre donne di ogni età e di
ogni estrazione sociale. Le sue giornate
le passa con le amanti e facendo favori
ad amici e ai parenti delle belle donne
che si rivolgono a lui. A far le spese di
questa vita libertina è essenzialmente sua
moglie, Evelina Andreoletti, di vent’anni
più giovane, che ha sposato anche per la
sua ricca eredità. Seppur sia stata bella
e attraente, l’infelicità e la solitudine la
stanno facendo deperire e indebolire al
punto tale che non riesce ad avere figli. Per
essere definitivamente sgravato dalle sue
incombenze, Augusto decide di assumere
un assistente: il giovane bell’avvocato Mario Landriani, che diventa subito vicepretore. Nel tempo libero, Augusto si dedica
anche alla drammaturgia e mette in scena
una pomposa opera teatrale al solo scopo
di renderne protagonista una sua amante
particolarmente affascinante. La grande
sera, a teatro tutto sembra andare per il
meglio: l’opera ha un buon successo e Augusto riesce a sedurre la donna. Purtroppo
un furioso nubifragio si abbatte sul borgo
e causa il crollo del tetto della sala, che
in pochi istanti si allaga. Tutti fuggono e
Augusto, per rimanere con l’amante, affida
Mario Landriani la moglie, con l’ordine
di riportarla a casa a Cuvio. A causa di
smottamenti, i due deviano la strada e raggiungono un casolare di caccia nei boschi.
Maestri (Evelina Andreoletti), Mattia Zàccaro Garau (Mario
Landriani), Eliana Miglio (Armandina Régner de Monfleury),
Carlina Torta (Rosa Malcotti), Carlo Giuseppe Gabardini
(Memeo), Massimiliano Cavallari (Pepere Lopez), Debora
Caprioglio (Tecla), Donatella Bartoli (Stalliera), Giulio Base
(Dr. Configliacchi), Veronica Broido (Moglie del gerarca), Erica Del Bianco (Elvira la prostituta), Fabio Dossi (Gerarca fascista), Luigi La Marca (Marinaio), Ermanno Maculan (Notaio
Ronchi), Luca Magri (Giocatore), Yor Milano (Dr. Nascimbeni), Luisa Oneto (Adele Bagna), Francesco Pellicini (avvocato Gervasini), Carlo Piccinelli (sindaco di Luino), Eugenio
Pagano (Cancelliere), Lucio Riello (Presidente del tribunale),
Flavio Sala (Adolfo Bagna), Vincenzo Savino (maresciallo
Alfurno), Emanuela Schiavi (signora Chiara), Valentina Violo
(Cesarina), Uta Wagner (Maitresse del bordello)
Durata: 105’
In quel frangente i due capiscono di essere
attratti l’uno dall’altra. Da qui inizia la
loro storia d’amore, favorita dal fatto che
Augusto, ignaro di tutto, per avere il suo
fido assistente sempre a disposizione, lo fa
venire ad abitare a casa sua. Diventa così
facilissimo per loro trovarsi e consumare
il rapporto, anche perché il pretore non
giace più con Evelina ormai da anni e non
va neppure a dormire insieme a lei. La domestica di casa, Rosa Malcotti, poi, decide
di aiutare i due amanti. Ogni tanto, inoltre,
i due ritornano al casino di caccia; durante
una di queste escursioni, Evelina perde una
spilla tempestata di gemme ferma-abito,
dono del marito. La storia d’amore porta
grandi benefici per Evelina, la quale pian
ritorna a essere una bella e florida donna
che attira gli sguardi degli uomini e tutti
in paese cominciano a sparlare di Augusto
e delle tante corna che l’uomo porta sulla
testa. Un giorno Evelina scopre di essere
incinta e Augusto subito cerca di scoprire
chi sia il responsabile. I pochi indizi che
raccoglie portano a Mario Landriani, ma
egli, che si fida ciecamente del suo vicepretore, rifiuta categoricamente di credere
a questa eventualità. Per evitare di suscitare troppe chiacchiere, decide finanche di
riconoscere il nascituro come suo legittimo
figlio. In questo periodo, poi, Augusto e
Landriani devono difendere l’ingegnere
ferroviario, il signor Pepere Lopez, accusato di aver costruito case pericolanti
che sono anche crollate nel corso del
nubifragio, provocando morti e feriti. Nel
corso del processo è Landriani a portare
avanti la causa e riesce persino a trovare
un escamotage per salvarlo dalla galera.
Un giorno, Augusto, casualmente, trova la
9
spilla della moglie nei boschi a conferma
di ciò che era ormai evidente: l’amante
di Evelina è proprio il suo fido Landriani.
Tuttavia decide di non fare nulla, anche
e soprattutto per rassegnazione: Mario
continua a risiedere a casa sua e a trascorrere lunghe ore di passione con Evelina.
Augusto e Landirani vincono il processo e
il giovane avvocato, preso dal successo si
concede diverse avventure. Per il grande
dolore, Evelina partorisce prima del tempo a seguito di un’emorragia: il bambino
sopravvive, ma lei no. Mario Landriani
e Augusto si ritrovano, loro malgrado, a
dover crescere il bambino insieme.
I
l pretore, film di Giulio Base, è tratto
dal romanzo breve Il pretore di Cuvio
di Piero Chiara. Purtroppo, sarebbe
stato meglio farne una trasposizione per
il teatro, oppure la televisione, perché
guardando il film si ha l’impressione di
assistere a opere teatrali e popolari di
provincia, dal vago sapore vintage. Base
non si discosta minimamente da questa
posizione e, persino la storia, ne risente
parecchio. Diverse sfumature e alcuni plot
del libro, qui non sono presenti, facendo
diventare il film una semplice storia di
corna all’italiana con sciocche e frivole
macchiette. Tentare di riportare in auge un
genere che ha avuto successo non è un’idea malvagia, ma farne un semplice copia
e incolla senza svecchiarlo o rivederlo con
elementi moderni, fa sì che Il pretore sia
solo un film fuori tempo e anacronistico.
Molto fastidiose sono le sequenze di
blando avanspettacolo che ricordano, in
negativo, scene di film con Pippo Franco
e Lino Banfi. Tale aspetto si amplifica a
Film causa dei seri intenti dell’opera che vuole
mettere sotto accusa l’infedeltà, “gli inciuci
politici” e la sfrenata ambizione; ovvero, se
fosse stata una commedia semplice alla
Pingitore avrebbe anche avuto un senso,
ma con i tentativi di farlo diventare un
Tutti i film della stagione
dramma, diventa solo un film ridicolo e mal
costruito. Proprio a causa della mancata
riuscita della sceneggiatura, il doppiatore e
attore Francesco Pannofino, nelle vesti di
Augusto, non riesce a regalarci una buona
prova attoriale: spesso è macchiettistico,
sopra le righe e mai credibile. Si salva solo
la buona fotografia, il cui merito è da attribuirsi, più che altro, ai naturali e bellissimi
panorami del Nord Italia.
Elena Mandolini
GODZILLA
(Godzilla)
Stati Uniti,Giappone, 2014
Regia: Gareth Edwards
Produzione: Legendary Pictures, Disruption Entertainment,
Toho Company, Warner Bros.
Distribuzione: Warner Bros. Pictures Italia
Prima: (Roma 15-5-2014; Milano 15-5-2014)
Soggetto: Ispirato al personaggio “Godzilla”, creato dalla
Toho Co. Ltd, David Callaham
Sceneggiatura: Max Borenstein
Direttore della fotografia: Seamus McGarvey
Montaggio:Bob Ducsay
Musiche: Alexandre Desplant
Scenografia: Owen Paterson
Costumi: Sharen Davis
Effetti: Jim Rygiel, The Moving Picture Company, The Third
Floor, Double Negative, Pixel Pirates, ScanlineVFX, Hammerhead Productions, Pixel Playground Inc
1
954 Oceano Pacifico. Gli scienziati avvistano una gigantesca
creatura anfibia risalente alla
preistoria di dimensioni enormi: Godzilla.
Dopo aver tentato inutilmente di distruggere la creatura, camuffando gli attacchi
da test atomici per non allarmare la
popolazione mondiale e avendo capito
che non potevano distruggere il mostro
creano il M.O.N.A.R.C.H., un’associazione con il compito di monitorare Godzilla
e tenere il mondo all’oscuro della sua
esistenza, mentre quest’ultimo vaga nelle
profondità del Pacifico.1999 Filippine. Il
crollo di una miniera rivela l’esistenza di
un antico fossile di Godzillasaurus unito
a due crisalidi ancora vive di due mostri
preistorici. Sul posto arrivano due esperti
della M.O.N.A.R.C.H., il professore Ichiro
Serizawa e la sua assistente occidentale,
la Dottoressa Wates. Gli scienziati scoprono che una delle due crisalidi si è aperta
e la creatura al suo interno è fuggita.
Si tratta di un M.U.T.O. che, come tutte
le creature della sua epoca, si nutriva
delle radiazioni presenti sulla superficie
ai tempi della preistoria, ma quando
le radiazioni diminuirono, Godzilla e i
M.U.T.O. si rifugiarono nelle profondità
della Terra, per nutrirsi delle radiazioni
emesse dal nucleo del pianeta. Il M.U.T.O.
Interpreti: Aaron Taylor-Johnson (Ford Brody), Ken Watanabe (Dott. Ishiro Serizawa), Elizabeth Olsen (Elle Brody),
Juliette Binoche (Sandra Brody), Sally Hawkins (Vivienne
Graham), David Strathairn (Ammiraglio William Stenz),
Bryan Cranston (Joe Brody), Al Sapienza (Huddleston),
Victor Rasuk (Sergente Tre Morales), CJ Adams (Ford
giovane), Carson Bolde (Sam Brody), Richard T. Jones
(Capitano Russell Hampton), Patrick Sabongui (Luogotenente Marcus Waltz), Eric Keenleyside (Boyd), Ken Yamamura (Takashi), Garry Chalk (Stan Walsh),Hiro Kanagawa (Hayato), James D. Dever (Capitano Freeman), Brian
Markinson (Whelan), Ty Olsson (Jainway), Gardiner Millar
(Fitzgerald), Anthony Konechny (Thach), Jake Cunanan
(Akio),Warren Takeuchi (Padre di Akio), Yuki Morita (Madre di Akio)
Durata: 120’
nuotando nell’oceano in forma larvale
giunge alla centrale nucleare giapponese della città di Janjira. Nella base ci
lavora e vive il supervisore Joe Brody e
sua moglie Sandra. Joe assiste alla morte
della moglie amata, a seguito di devastante attacco della creatura. Nessuno capisce
che si tratta di un attacco della creatura,
ma ritengono si tratti di un terremoto. La
centrale crolla, la zona viene contaminata
e tutti i residenti evacuati. Sono passati
quindici anni da quell’incidente e Ford
Brody, il figlio di Joe, è diventato ufficiale
ed esperto artificiere. Joe è sposato con
Elle, un’infermiera, ed è diventato padre.
Il giorno del suo rientro dalla guerra,
Ford è costretto a partire per il Giappone: Joe è infatti stato arrestato perché
ossessionato dall’incidente ed è divenuto
un fervente complottista convinto che la
compagnia per la quale lavorava abbia
insabbiato l’incidente, in quanto la causa
non era stata una calamità, bensì una
qualche minaccia tenuta segreta. Questa
convinzione lo ha spinto a infrangere la
legge e a tornare nella zona di quarantena
per recuperare i suoi vecchi dischetti nella loro vecchia casa, perché convinto
che al loro interno ci siano le prove che
cerca. Joe convince Ford a riportarlo
nella vecchia abitazione in rovina. Il figlio
10
acconsente e, una volta arrivati scoprono
che contrariamente a quello che ci si
aspettava da una zona contaminata l’aria
non presenta radiazioni letali. Recuperati
i dischi, i due vengono arrestati dalla polizia e condotti alle rovine della centrale
controllate dalla M.O.N.A.R.C.H., nella
quale è presente un enorme crisalide contenente il M.U.T.O. responsabile della tragedia. Dopo molte insistenze, Joe riesce a
parlare con il professore Ichiro Serizawa,
capo del progetto che spiega la necessità
di mantenere segreta la cosa per poter
studiare le creature. Osservando i dati nei
dischetti di Joe, il professore scopre che
le strane vibrazioni emesse dalla creatura il giorno della tragedia non erano un
richiamo per Godzilla (cioè quello che
avevano ipotizzato gli scienziati), ma un
richiamo amoroso per l’accoppiamento. Proprio in quel mentre la creatura
si libera dalla crisalide rivelandosi un
enorme bestia alata che distrugge la base
e vola via. Essa è dotata della capacità di
emettere onde elettromagnetiche in grado di spegnere ogni dispositivo digitale.
Nella devastazione, Joe rimane ferito e
prima di morire si raccomanda a Ford
di tornare dalla sua famiglia e proteggerla dai mostri. L’esercito americano si
attiva per scongiurare la crisi e Ford
Film viene rimpatriato alle Hawaii, da dove
prenderà un volo commerciale per casa
sua a San Francisco. Intanto Godzilla ha
cominciato a muoversi in direzione dei
richiami del maschio M.U.T.O. Quando
il M.U.T.O. e Godzilla vengono attirati
da un sottomarino nucleare russo, i due
mostri si scontrano per la prima volta e
distruggono Honolulu. Il mondo scopre,
così, l’esistenza dei due mostri e Ford
decide di unirsi di nuovo all’esercito
per poter tornare prima a casa. Contemporaneamente, anche l’altra crisalide
contenente la femmina di M.U.T.O. si
risveglia e distrugge Las Vegas. Come
se non bastasse, la creatura è molto più
grande del maschio e sprovvista di ali e
con una sacca ventrale ricolma di uova
pronte per essere fecondate. I due mostri
si dirigono verso San Francisco per riprodursi, mettendo in pericolo milioni di
vite comprese la famiglia di Ford. Dopo
diversi attacchi falliti, i militari elaborano
un piano: i tre mostri verranno attirati
al centro dell’Oceano su di una nave in
cui verrà installato un missile nucleare e
con cui verranno uccisi. Il professore
Ichiro Serizawa non è convinto del piano
anche perché suo padre era stato vittima
delle armi nucleari americane e spiega
ai militari che l’unico modo efficace per
fermare i M.U.T.O. è farli combattere contro Godzilla. Il piano dei militari fallisce
quando la femmina distrugge il convoglio
e ruba la bomba per usarla come nutrimento dei suoi piccoli portandola nel nido
nella città distrutta. Poco dopo, entra in
scena il leggendario e possente Godzilla,
pronto a combattere i due invasori per
difendere il suo territorio. Approfittando dello scontro tra Godzilla e i due
M.U.T.O., Ford e un contingente scelto
si paracadutano in città per recuperare la
bomba e disinnescarla ma il dispositivo
di innesco si è rotto e non si può evitare
l’esplosione; allora decidono di portarla
in spalla fino al porto e allontanarla dalla
città con una nave civile. Ford resta indietro e fa esplodere il nido con le uova
fecondate scatenando l’ira della femmina che si mette all’inseguimento della
bomba. Questo evento salva Godzilla, il
quale era in svantaggio permettendogli
di uccidere il maschio impalandolo con
la coda contro le travi un grattacielo.
La femmina raggiunge la nave e uccide i
soldati prima che essi riescano a partire.
A questo punto, Ford riesce a raggiungere la barca, ma giunge la femmina che
si appresta a ucciderlo per vendicare la
morte dei suoi cuccioli. Ford sopravvive
Tutti i film della stagione
grazie all’arrivo di Godzilla che uccide la
femmina col raggio radioattivo, per poi
accasciarsi a terra tra le rovine esausto
per lo scontro e apparentemente morto.
Ford viene tratto in salvo da un elicottero
militare poco prima dell’esplosione e, il
giorno dopo, riabbraccia la famiglia in un
rifugio per i superstiti nello stadio cittadino. I soccorsi cominciano a cercare tra
le macerie i sopravvissuti e, poco dopo,
l’enorme re dei mostri si rialza e barcollando raggiunge il porto dove sotto lo
sguardo attonito del mondo intero emette
un possente ruggito di vittoria, venendo
applaudito e acclamato dalla folla e dai
media col titolo di “Re dei mostri” per
aver salvato la Terra, per poi buttarsi in
mare e scomparire tra i flutti, ritornando
a riposare nelle profondità dell’Oceano
Pacifico.
A
pocalittico. Adrenalinico.
Divertente. Il Godzilla di Gareth Edwards è mastodontico
e non solo a livello di grandezza del
mostro, ma per la corposità della storia e per le sorprendenti sequenze di
lotta tra i M.U.T.O. e Godzilla. Un film
spettacolare che coinvolge non solo
gli amanti dei film d’azione, ma anche
quelli più romantici grazie alla storia di
Joe e della sua famiglia. Riprendendo
un vecchio adagio greco in cui si afferma che le colpe dei padri ricadono sui
figli, allo stesso modo Ford si carica del
peso del padre nel momento della sua
morte. Infatti, fa sua la crociata contro
i M.U.T.O. e lotta per la sopravvivenza
della sua famiglia, proprio come Joe
cercò di salvare la sua amata moglie.
Interessante anche l’idea di svecchiare
la figura del mostro distruggi – città, in
favore di un Kaijū preistorico che diviene
un eroe applaudito. Da incompreso e
minacciato, Godzilla passa a osannato
e acclamato, proprio come ultimamente
accade nei comics movie con gli eroi
11
mascherati, che, alla fine del film, diventano i paladini della giustizia e della città
in cui vivono. Senza dimenticare che
se analizziamo la figura dei M.U.T.O.,
anch’essi non risultano malvagi: il loro
obiettivo è semplicemente riprodursi
e salvaguardare i loro cuccioli. Invero
è l’uomo a essere di troppo e a intralciare la natura di queste gigantesche
creature e il loro percorso di vita. Altro
punto interessante è il collegamento
tra Ford e Godzilla: entrambi lottano e
hanno attimi di cedimento negli stessi
momenti. Per acuire questo fattore, c’è
una scena precisa in cui gli occhi del
Kaijū incontrano quelli di Ford prima
che il gigante si accasci sotto gli artigli della femmina M.U.T.O e, in quel
preciso istante, uomo e creatura si
comprendono e capiscono le debolezze
di entrambe le specie. Sequenza ben
riuscita davvero e, sicuramente, l’abile uso della computer graphic che ha
donato al muso di Godzilla espressioni
antropomorfe, contribuisce ancora di
più a rendere questo mostro molto più
umano dei suoi predecessori su grande
schermo. Molto idonea, infine, la scelta
di utilizzare poche musiche all’interno
della colonna sonora, a vantaggio dei
rumori, dei ruggiti e dei suoni prodotti
dai mostri. Idea molto azzeccata soprattutto nelle sequenze di lotta e nella
spettacolare discesa di Ford e dei paracadutisti dall’aereo verso terra: solo
il rumore del vento sferzante, il respiro
di Ford e il battito del suo cuore. Altrettanto bene sono realizzati i Kaijū: molto
realistici e spettacolari. E, visto il finale
aperto, c’è da scommettersi che ci sarà
un secondo Godzilla che combatterà
con un mostro altrettanto famoso e di
cui non vi è stata traccia in questo film.
Sicuramente da vedere per gli amanti
dell’action intelligente.
Elena Mandolini
Film Tutti i film della stagione
THE AMAZING SPIDER-MAN 2 – IL POTERE DI ELECTRO 3D
(The Amazing Spider-Man 2)
Stati Uniti, 2014
Regia: Marc Webb
Produzione: Marvel Studios
Distribuzione: Warner Bros. Pictures Italia
Prima: (Roma 23-4-2014; Milano 23-4-2014)
Soggetto: dai fumetti creati da Stan Lee e Steve Ditko
Sceneggiatura: Alex Kurtzman, Roberto Orci, Jeff Pinkner
Direttore della fotografia: Daniel Mindel
Montaggio: Pietro Scalia
Musiche: Hans Zimmer, Pharrell Williams, Johnny Marr
Scenografia: Mark Friedberg
Costumi: Deborah Lynn Scott
Effetti: Jerome Chen, Pixel Playground Inc., Shade VFX,
I
l breve prologo introduttivo spiega
la tragica fina dei genitori di Peter
Parker aka Spiderman e, subito
dopo, possiamo ammirarlo - tuta al vento - in caduta libera sopra i grattacieli di
Manhattan. Peter il ragno è immediatamente impegnato a liberare la città di New
York dall’attacco dell’ennesimo fenomeno
da baraccone intenzionato a distruggerla
(in questo caso un ipertrofico palestrato di
probabili origini russe). Nell’inseguimento
del criminale Spiderman salva la vita a
Max Dillon, suo ammiratore e tecnico
elettricista presso la OsCorp, che in seguito
a un incidente sul posto di lavoro (cade in
una vasca in cui sono contenute anguille
cariche di elettricità) si trasformerà - poi nel temibile Electro: superuomo capace di
dominare e usare enormi quantità di energia elettrica. Spiderman, che si divide tra
il pesante impegno di difensore della città
e la piacevole e problematica relazione
con la propria fidanzata Gwenn, sa che il
suo ruolo ha un prezzo; con la comparsa
sulla scena del minaccioso Electro il nostro
beniamino dovrà affrontare un nemico
forse più potente di lui. Quando, poi, il suo
vecchio amico Harry Osborn riappare per
chiedergli di aiutarlo a risolvere un grave
problema di salute, Peter comincia a capire che tutti i pericoli che sta affrontando
si annidano all’interno della famigerata
OsCorp.
P
rosegue, come era prevedibile, la
saga di Spiderman, noto personaggio dei fumetti creato da Stan
Lee e Steve Ditko nel 1962. Da allora molte
caratteristiche del personaggio sono state
modificate e altre ne sono state aggiunte
specialmente nel momento in cui il ragno
umano ha balzato il fosso che divide il
fumetto dalla pellicola cinematografica.
Pensato inizialmente come difensore dei
Sony Pictures Imageworks Inc., The Moving Picture Company
Interpreti: Andrew Garfield (Peter Parker/Spider-Man),
Emma Stone (Gwen Stacy), Jamie Foxx (Max Dillon/Electro), Dane DeHaan (Harry Osborn/Goblin), Campbell Scott
(Richard Parker), Embeth Davidtz (Mary Parker), Colm
Feore (Donald Menken), Paul Giamatti (Aleksei Mikhailovich Sytsevich/Rhino), Sally Field (Zia May), Felicity Jones
(Felicia Hardy), Marton Csokas (Dott. Ashley Kafka), Kari
Coleman (Helen Stacy), Stan Lee (Ospite alla cerimonia di
Diploma)
Durata: 140’
deboli e degli indifesi, in un ristretto ambito di quartiere, protetto dalla inevitabile
identità segreta, che aveva in comune con
gli altri super eroi dell’epoca, oggi il nostro
sorprendente (amazing) supereroe oltre a
non fare più uso dell’anonimato e ad avere
allargato il raggio della sua azione a tutta
la città di New York, ha perso anche quel
carattere iniziale che lo voleva schivo e
impacciato, timido e riservato nella vita
privata e nei rapporti con l’altro sesso,
tanto quanto temerario nei panni (o meglio
nel costume) di Spiderman. Non è più un
solitario nerd poco socializzante ma un
normale ragazzo con tanto di girl friend e
con un carattere senz’altro meno torbido
del protoragno fumettistico, o di quello
delle precedenti trasposizioni cinematografiche realizzate non molto tempo addietro.
The Amazing Spiderman è costruito su
un impianto di personalità infinitamente
più leggero di quello dei suoi predecessori, anche se, come in questo caso, si
porta sulle spalle la consapevolezza delle
grandi responsabilità che competono a un
individuo dotato di superpoteri come quelli
che possiede. Con un titolo chilometrico e
una durata di ben 142 minuti The amazing
Spiderman 2 – Il potere di Electro è l’ennesimo teen movie paragonabile più a un
cartoon o ad videogame che a un vero e
proprio film: Certamente gli effetti speciali
sono diventati maggiormente sofisticati,
le immagini dall’alto di New York sono,
in alcuni casi, di singolare bellezza e non
mancano, per fortuna, alcuni elementi di
comicità e di sorriso. Ai cultori del genere
lascio dunque, volentieri, il compito di
valutare, certamente con più competenze
delle mie, questo film del quale salvo, forse
per eccesso di sentimentalismo, la buona
prestazione di Sally Field, che nei panni
della zia del Sorprendente, conferma lo
stile e la formazione professionale che
hanno caratterizzato da sempre la sua
splendida carriera cinematografica.
Enrico Sonno
PINUCCIO LOVERO YES I CAN
Italia 2012
Regia: Pippo Mezzapesa
Produzione: Paki Fanelli, Pippo Mezzapesa, Gregorio Paonessa, Ines Vasiljevic
per Fanfara Film, Vivo Film, in collaborazione con Wakeup
Distribuzione: Microcinema
Prima: (Roma 15-5-2014; Milano 15-5-2014)
Soggetto e Sceneggiatura: Pippo Mezzapesa
Direttore della fotografia: Michele D’Attanasio
Montaggio: Andrea Facchini
Musiche: Gabriele Panico
Interpreti: Pinuccio Lovero, Anna Pappapicco, Nicola Cambione, Giuseppe Germano, Giuseppe Modesto, Nichi Vendola
Durata: 72’
12
Film P
inuccio Lovero dopo aver conquistato il suo agognato posto
da becchino, sente la mancanza
dei riflettori e della fama nazionale, ora
ridotta a una mera popolarità locale. Decide, quindi, di imbarcarsi in una nuova
impresa: candidarsi alle elezioni comunali
di Bitonto. Con lo slogan “Pensa al tuo
domani” e un programma finalizzato ad
aumentare loculi, fontane e panchine per
gli anziani inizia questa sua nuova avventura. Purtroppo, alla fine di tutto, non vince
e ritorna a lavorare come becchino.
I
l regista e sceneggiatore Pippo
Mezzapesa, originario proprio di
Bitonto, torna a parlare di Pinuccio
Lovero, personaggio pubblico locale. E
Tutti i film della stagione
lo fa a cinque anni di distanza dal precedente successo di Pinuccio Lovero –
Sogno di una morte di mezza estate, con
cui vinse l’Italian Dvd & Blu-ray Award al
Festival di Venezia. Con questo secondo
film, Pinuccio Lovero – Yes i can, è arrivato al Festival Internazionale del Film
di Roma nella sezione Prospettiva. Tra
documentario e mockumentary, il regista
segue la campana elettorale di Lovero
che, nonostante gli slogan positivi, ci
ricorda sempre che il finale che ci aspetta
è uguale per tutti: il cimitero. L’elemento
davvero interessante che emerge è un
attacco satirico e ironico alle moderne
campagne elettorali: tutte locandine
uguali, le foto dei candidati sono peggio
di quelle messe sulle tombe e, soprattutto,
nessun candidato porta vanti idee innovative. Questa sorta di diario di viaggio,
quindi, non analizza tanto il personaggio
pubblico quanto il contesto in cui esso
si muove, pre e post elezioni, e le macchiette di contorno. Il tutto sempre con
aria canzonatoria, ma sempre strizzando
l’occhio a tematiche serie come dare la
possibilità ai più piccoli di dire la propria
opinione, le ambizioni semplici e raccontare che in alcuni luoghi di Italia i ritmi non
sono ancora così frenetici come accade
in grandi città o province in crescita. Al
di là di queste piccole considerazioni e
di qualche risata strappata, il film lascia
ben poco. Sufficiente.
Elena Mandolini
LOVELACE
(Lovelace)
Stati Uniti, 2013
Regia: Rob Epstein, Jeffrey Friedman
Produzione: Animus Films, Eckectic Pictures, Millennium
Folms, Unititled Entertainment
Distribuzione: Barter Multimedia
Prima: (Roma 8-5-2014; Milano 8-5-2014)V.M.: 14
Soggetto: dalla biografia “The Complete Linda Lovelace” di
Eric Danville
Sceneggiatura: Meritt Johnson, Andy Bellin
Direttore della fotografia: Eric Alan Edwards
Montaggio: Robert Dalva, Matthew Landon
Musiche: Stephen Trask
L
inda Boreman è un’adolescente
molto bella che, alle spalle, ha
già una gravidanza portata a
termine e il cui bambino, per volere della
madre, è stato dato in adozione. Da quel
momento, i genitori, ma soprattutto sua
madre, la tengono sotto stretto controllo
e le impongono di rientrare al massimo
alle undici di sera. Tutte queste restrizioni,
però, non le impediscono di ballare in un
locale del quartiere del Bronx e, proprio lì,
viene notata da Chuck Traynor che lavora
nell’ambito dei film porno. Inizialmente,
Chuck si dimostra gentile e amorevole
e Linda prima decide di andare a conviverci e poi di sposarlo. Subito dopo le
nozze, Chuck viene arrestato e finiscono
in bancarotta e, quindi, decide di sfruttare
il bel corpo di Linda per i suoi film porno.
Linda conosce così il produttore Anthony
Romano e il regista Gerard Damiano che
la vogliono per il loro prossimo film: Gola
profonda. Il prodotto va oltre le sale a luci
rosse, in quanto ha un minimo di storia
rispetto ad altri film di genere. Inoltre,
Scenografia: William Arnold
Costumi: Karyn Wagner
Interpreti: Amanda Seyfried (Linda Lovelace), James Franco (Hugh Hefner), Juno Temple (Amica di Linda), Hank
Azaria (Jerry Damiano), Peter Sarsgaard (Chuck Traynor),
Sharon Stone (Dorothy Boreman), Wes Bentley (Larry Marchiano), Robert Patrick (John J. Boreman), Bobby Cannavale (Butchie Peraino), Chris Noth (Anthony Romano), Romeo
Brown (Frankie Crocker), Lou Richards (Senatore Specter),
Brian Gattas (Robert), Chloë Sevigny (Gloria Steinem)
Durata: 92’
Linda, che da quel momento diventa Linda
Lovelace, diventa un’icona del sesso. I genitori rifiutano ogni contatto con lei. Con
un balzo di sei anni nel tempo, vediamo
una Linda completamente diversa che si è
separata da Chuck e ora è sposata con un
altro uomo, da cui ha avuto un figlio. Linda
è in procinto di pubblicare Ordeal, un’autobiografia in cui racconta la verità su suo
marito: la picchiava, la faceva prostituire
e le ha imposto di girare diversi film porno
con la forza. Inoltre decide di schierarsi
nettamente contro la filmografia pornografica. Vedendo la figlia in un importante
programma televisivo, i genitori di Linda
decidono di riaccoglierla nella loro vita.
L
ovelace è il biopic, firmato da Rob
Epstein e Jeffrey Friedman, su
Linda Lovelace prima vera pornostar degli anni ’70. Un racconto troppo
semplice e fin troppo semplicistico che non
riesce a scavare nelle profondità della vita
di Linda. Tant’è che, finito il film, viene da
chiedersi: è stato davvero tutto qui? I due
13
registi decidono di impostare i film in due
parti: la prima più rosea, ma comunque
dura; la seconda cruda e tormentata. È
come se avessero voluto raccontare due
Linda differenti, in cui la prima è ingenua
e inconsapevole del successo e dell’icona che è diventata, mentre l’altra è solo
vittima. La prima parte è più lineare e, al
contempo, molto ripetitiva e noiosa, con
una protagonista bambolina che sorride e
ride sempre. Fortunatamente la seconda
parte ha una maggiore costruzione del
personaggio di Linda e, attraverso i suoi
racconti, rivediamo gli stessi accadimenti
della prima parte del film, ma visti dal solo
punto di vista di Linda, che racconta la
presunta verità su abusi e violenze. Come
se fosse un dietro le quinte, un andare oltre
della patina del successo, questa protagonista è più tormentata e chiede aiuto alla
madre che, essendo puritana, le impone
di ritornare dal marito. Al di là di questa
caratteristica, lo script è molto superficiale
e i dialoghi alquanto banali. Molti sono gli
stereotipi usati, dal marito violento alla
Film madre bigotta che preferisce l’apparenza
alla sostanza. Infatti, finché Linda è stata
una pornostar è stata sempre rifiutata dalla
madre, anche quando chiede aiuto, mentre
nel momento in cui la figlia torna sulla retta
via e fa un pubblico mea culpa, allora è
degna di rientrare dentro casa. Anche qui
viene da chiedersi: è stato davvero tutto
Tutti i film della stagione
qui? Sicuramente il rapporto tra Linda e
sua madre doveva essere maggiormente
scandagliato e analizzato, ma viene solo
accennato e spesso messo in secondo
piano. Un altro aspetto che i due registi
avrebbero potuto meglio sfruttare è il metacinema che viene solo accennato nella
sequenza iniziale: il film Lovelace entra nel
film Gola profonda in un gioco di rimandi
tra grande schermo e backstage. Anche
gli attori risentono di questa sceneggiatura
non molto buona, nonostante siano artisti
di buon livello: Amanda Seyfried, James
Franco, Sharon Stone. Peccato.
Elena Mandolini
MONUMENTS MEN
(The Monuments Men)
Stati Uniti, Gran Bretagna, Germania 2013
Regia: George Clooney
Produzione: George Clooney e Grant Heslov per Smokehouse Pictures, in coproduzione con Studio Babelsberg e Obelisk Productions
Distribuzione: 20th Century Fox Italia
Prima: (Roma 13-2-2014; Milano 13-2-2014)
Soggetto: dal libro “The Monuments Men: Allied Heroes, Nazi
Thieves, and the Greatest Treasure Hunt in History” di Robert M. Edsel
Sceneggiatura: Grant Heslov, George Clooney
Direttore della fotografia: Phedon Papamichael
Montaggio: Stephen Mirrione
Musiche: Alexandre Desplant
Scenografia: James D. Bissell
Costumi: Louise Frogley
Effetti: Bluebolt, Cinesite, Method Studios, Snow Business
International
D
urante la seconda guerra mondiale i nazisti trafugavano una
gran quantità di opere d’arte
per volere del führer. Nella cittadina belga di Gand, alcuni membri dell’esercito
stanno cercando di salvare opere d’arte
di grande valore dalla razzia dei nazisti.
Intanto, a New York, lo studioso d’arte Frank Stokes convince il Presidente
degli Stati Uniti Franklin D. Roosevelt
a concedergli di radunare un gruppo di
esperti d’arte per arruolarli nell’esercito
americano con lo scopo di ritrovare tutte
le opere d’arte fatte trafugare da Hitler nei
paesi europei.
Frank ingaggia un gruppo di esperti
e studiosi chiamati “Monuments Men” e
si reca con loro in Inghilterra per l’addestramento spiegando le ragioni della
sua chiamata e i suoi sospetti sul fatto
che molte delle opere rubate potrebbero
trovarsi in Francia. Il gruppo si reca in
Normandia dove i soldati hanno sorpreso dei tedeschi a rubare alcuni quadri
di Monet. Frank viene a sapere da suo
collaboratore, Sam Epstein, che i soldati
erano diretti a Siegen in Germania con
altri camion pieni di opere. Intanto, uno
Interpreti: George Clooney (Frank Stokes), Matt Damon
(James Granger), Bill Murray (Richard Campbell), John
Goodman (Walter Garfield), Jean Dujardin (Jean Claude
Clermont), Bob Balaban (Preston Savitz), Hugh Bonneville
(Donald Jeffries), Dimitri Leonidas (Sam Epstein), Cate Blanchett (Claire Simone), Justus von Dohnànyi (Viktor Stahl),
Zahary Baharov (Comandante Elya), Sam Hazeldine (Colonnello Langton), Miles Jupp (Maggiore Feilding), Alexandre Desplat (Emile), Diarmaid Murtagh (Capitano Harpen),
Serge Hazanavicius (Rene Armand), Udo Kroschwald (Hermann Goering), Grant Heslov (Dottore), Michael Dalton (Presidente Roosevelt), Christian Rodska (Presidente Truman),
James Payton (Hitler), Matt Rippy (Colonnello Gregg), Andrew Alexander (Maggiore Piper), Audrey Marnay (Moglie di
Jean Claude), Michael Brandner (Dentista),
Michael Hofland (Sacerdote), Holger Handtke (Colonello)
Durata: 120’’
dei Monuments Men, James Granger, si
reca a Deauville, dove incontra l’esperta
d’arte Claire Simone cercando di ottenere da lei informazioni utili a scoprire
dove siano state trasferite le opere. Ma
la donna è riluttante e sospettosa. Intanto
Frank, convinto che i nazisti siano in
fuga verso Siegen, organizza una strategia dividendo i suoi uomini in gruppi.
Rich Campbell e Preston Savitz vengono
mandati in Belgio, Walter Garfield e il
francese Jean-Claude Clermont vengono
mandati in Germania. Donald Jeffries
si reca dal colonnello Langton per chiedergli il permesso di entrare nella città
belga di Bruges per salvare una famosa
scultura di Michelangelo, ma la sua richiesta viene respinta per salvaguardare
l’incolumità della cittadina. Nonostante
ciò, Jeffries entra ugualmente a Bruges e
cerca di salvare l’importante opera, ma
viene intercettato dai nazisti e ucciso. I
tedeschi mettono le mani sulla scultura
di Michelangelo. Intanto James Granger entra in possesso di una direttiva di
Hitler nella quale si dice che, nel caso
in cui la Germania venisse sconfitta e
Hitler stesso dovesse morire, tutto ciò
14
che gli appartiene dovrà essere distrutto,
comprese le opere d’arte rubate. Ma,
nonostante questa prospettiva, Claire
non vuole fornirgli informazioni perché
non si fida di lui.
Nel frattempo, in Germania, Campbell e
Savitz vengono condotti nella casa di un ex
soldato e esperto d’arte che si rivela proprio
uno degli ufficiali nazisti che avevano rubato alcune opere che conserva in casa sua.
In Belgio, invece, Campbell e Clermont
rimangono vittime dell’imboscata di un
gruppo di tedeschi durante la quale JeanClaude viene ferito per poi morire per
mancanza di soccorsi.
I Monuments Men si riuniscono e intuiscono che alcune miniere in territorio
tedesco, segnate su una mappa sottratta
ai nazisti, potrebbero essere proprio i
luoghi segreti nei quali sono nascoste le
opere. Il gruppo si reca in una miniera a
Siegen: lì ritrovano molti dipinti rubati.
In seguito, si recano a Merkers dove,
oltre alle opere d’arte, ritrovano anche
un’ingente quantità d’oro nascosta dai
nazisti.
Intanto James si trova ancora in Francia dove riceve l’ordine di trasferimento
Film per raggiungere i suoi compagni. La sera
prima di partire, viene invitato a cena da
Claire che finalmente si è convita a fidarsi
di lui ed è quindi disposta a rivelargli
informazioni necessarie per ritrovare le
opere.
Proprio durante l’ennesimo blitz, i
Monuments Men scoprono che una delle
opere più preziose sottratte da nazisti, la
Pala di Gand è nascosta ad Altaussee.
Nello stesso momento, a Heilbronn,
i tedeschi danno fuoco a centinaia di
dipinti.
Ad Altaussee, i Monuments Men scoprono che gli ingressi della miniera sono
stati fatti saltare: ma devono entrare il
più velocemente possibile perché proprio
in quel giorno c’è la storica resa della
Germania. La guerra è finita, e, come da
accordi tra le potenze vincitrici, è previsto
che entro 24 ore la zona di Altaussee passi
sotto il controllo russo. I Monuments Men
sono costretti a innescare dell’esplosivo
per entrare nella miniera e recuperare
le opere nascoste. Tra i tanti capolavori, Stokes ritrova anche la statua della
Madonna col bambino di Michelangelo,
la stessa per cui Jeffries aveva perso la
vita. I Monuments Men riescono a portare fuori dalla miniera il capolavoro di
Michelangelo insieme ad altre opere importanti, tra cui la Pala d’altare di Gand,
e a fuggire appena in tempo poco prima
dell’arrivo dell’esercito russo. Con la fine
della guerra, l’amministrazione statunitense cataloga tutte le opere ritrovate e
a restituirle ai luoghi di appartenenza.
I Monumets Men tornano in patria alle
loro vite.
Con un salto di trent’anni, nella scena
finale, vediamo Stokes anziano insieme
al nipotino, ammirare la Madonna col
bambino di Michelangelo in Belgio, ripensando ai suoi vecchi amici morti per
recuperare quei capolavori.
“M
onuments Men” ovvero sette uomini coraggiosi, voluti
dal Presidente Franklin D.
Roosevelt e arruolati da Dwight D. Eisenhower, impegnati a difendere il patrimonio
artistico europeo dall’orrendo scempio
che ne fecero i nazisti. L’esercito tedesco
in disfatta infatti aveva ricevuto l’ordine di
distruggere le importanti opere che aveva
trafugato.
Artisti, storici dell’arte, architetti e curatori museali, tutti uomini al di là con l’età
del servizio di leva o dell’arruolamento
volontario (e in qualche caso anche al di
fuori dagli standard di forma fisica): tutti ac-
Tutti i film della stagione
cettarono di prendere parte a una missione
di portata storica per evitare che secoli di
cultura andassero distrutti.
La storia è tratta dal libro di Robert M.
Edsel e Bret Witter ed è stata rielaborata in
fase di sceneggiatura da George Clooney
(anche produttore) insieme al socio Grant
Heslov.
Converrà sgombrare subito il capo
da equivoci e affermare che Monuments
Men non è un film di guerra (almeno nel
senso classico del termine), ma una
pellicola sul più grande furto della storia.
Niente da dire, il tema della cultura in
pericolo è di grande e urgente attualità
(Clooney a questo proposito, ha citato
l’Iraq dove i musei non erano protetti
con conseguente perdita di gran parte
del patrimonio culturale nazionale): i
danni derivanti dai furti di opere d’arte
continuano infatti ancora oggi (la ricerca
di opere scomparse durante il secondo
conflitto mondiale dura tuttora, dato che
sono ancora migliaia i capolavori ancora
mancanti all’appello). Che questi uomini, quindi, fossero spinti da un ideale
superiore è cosa certa, tanto che molte
opere che ammiriamo oggi nei maggiori
musei al mondo tornarono ai loro luoghi
d’origine grazie a questo manipolo di
coraggiosi che davvero compirono una
missione quasi impossibile. Oltretutto,
si badi bene, era importante difendere
le opere non solo dai nazisti ma anche
dagli attacchi degli alleati (e l’immagine
iniziale di un’Abbazia di Montecassino
bombardata e distrutta dalle forze alleate
è un bell’esempio dell’onestà intellettuale
del divo-regista).
Una vera parata di star è al servizio
di un’opera che tenta di amalgamare
molto eroismo ma poca azione, i soliti
15
buoni (gli americani) e gli altrettanto
soliti cattivi (i nazisti), sotto l’egida del
solito trionfante vessillo a stelle e strisce (quella bandiera svolazzante nel
finale Clooney se la poteva in effetti
risparmiare). Ma l’obiettivo di trovare la
quadratura del cerchio con un miscuglio
di cinema di guerra, lezione edificante di
storia e umorismo da commilitoni non
risulta molto centrato.
Molti interventi del protagonista
Frank Stokes (che in realtà era lo storico
dell’arte di Harvard George Stout) risultano un po’ didascalici anche se forse utili a
una fetta di pubblico che ignorava i fatti;
ma alla fine tutte quelle prediche sulla
cultura risultano un po’ troppo ruffiane
e poco sentite.
Certo, i divi impegnati sul campo
hanno dalla loro fascino e bravura, da
un Clooney con baffetto stile Niven,
a un Matt Damon bravo marito fino al
midollo, da un fascinoso Jean Dujardin,
a un gustoso John Goodman, fino a
quelle “vecchie volpi” di Bill Murray e
Bob Balaban.
Durante la visione del film, ci si rende
conto che qualcosa manca: forse colpa
di una sceneggiatura che non riesce a
trasmettere mai vera tensione, di un ritmo
troppo blando e di un conseguente tono
generale indeciso e sospeso tra il dramma
o la commedia.
Alla fine dei conti, questa volta Clooney regista si impantana nelle sabbie
mobili di un patriottismo spesso lento e
noioso, tenendosi ben lontano dai risultati
apprezzabili di altre sue opere, primo fra
tutti il recente Le idi di marzo. Peccato per
un tema così interessante.
Elena Bartoni
Film Tutti i film della stagione
GIGOLÒ PER CASO
(Fading Gigolo)
Stati Uniti, 2013
Regia: John Turturro
Produzione: Antidote Films
Distribuzione: Lucky Red
Prima: (Roma 17-4-2014; Milano 17-4-2014)
Soggetto e Sceneggiatura: John Turturro
Direttore della fotografia: Marco Pontecorvo
Montaggio: Simona Paggi
Musiche: Bill Maxwell, Abraham Laboriel
Scenografia: Lester Cohen
Costumi: Donna Zakowska
F
ioravante è un uomo solitario e
gentile, conduce una vita molto
semplice, lavora in un negozio di fiori che
sa disporre in composizioni artistiche raffinate che denunciano il suo animo sensibile.
Murray è un libraio che conduce da
anni un negozio importante di libri antichi
ereditato dal nonno che ora sta per chiudere, perchè ormai i libri, soprattutto quelli di
qualità, oggi non interessano più nesssuno.
Sia Fioravante che Murray sono un po’
stretti quanto a soldi; urge così la necessità
di inventarsi qualcosa. Murray ha un’idea
che ha brillato in seguito alle richieste della
sua amica dermatologa, la Dottoressa Parker, una bella e facoltosa signora giunta a
un momento della sua vita in cui ha bisogno
di emozioni forti che ormai mancano da
tempo al suo scialbo matrimonio.
Perchè Fioravante non fa il gigolò, sa
attirare le donne e capire le loro esigenze
e Murray il suo manager per procurare le
clienti adatte agli incontri?
Interpreti: John Turturro (Fioravante), Woody Allen (Murray),
Vanessa Paradis (Avigal), Liev Schreiber (Dovi), Sharon Stone
(Dott.ssa Parker), Sofía Vergara (Selima), Bob Balaban (Sol),
M’Barka Ben Taleb (Mimou), Tonya Pinkins (Othella), Aubrey
Joseph (Cefus), Dante Hoagland (Coco), Jade Dixon (Cee
Cee), Diego Turturro (Shimshon), Eugenia Kuzmina (Olga),Ted
Sutherland (Shmuel), Loan Chabanol (Loan), Teddy Bergman
(Yossi), Delphina Belle (Rhuki), Russell Posner (Malky), Isaiah
Clifton (Cyrus), David Altcheck (Claude)
Durata: 98’
I dubbi e le resistenze sono presto
superati; il primo incontro con la Parker
è un trionfo; a questo ne segue subito uno
nuovo con un’altra vogliosa signora di
Park Avenue, Selima.
Le due clienti desiderano poi una
situazione a tre, il denaro aumenta, la
commissione per l’occhiuto Murray pure,
la ditta sembra andare a gonfie vele.
La terza signora è Avigal, la vedova
con sei figli di un rabbino chassidico,
chiusa da anni nel ristretto mondo della
sua comunità che le proibisce alzate di
testa e comportamenti al di fuori degli
stretti binari imposti all’infinita vedovanza.
Avigal è affascinata dai modi di Fioravante
e moltiplica gli incontri con lui, desiderosa
e bisognosa com’è di sensazioni e dolcezze
sepolte nel tempo.
Le cose però si complicano: Fioravante
capisce, a un certo punto, che si sta innamorando della sua ultima e sensibilissima
cliente e non riesce e a fermare questo
sentimento di cui si sente lui stesso meravigliato. A questo si aggiunge che Dovi,
poliziotto della comunità ortodossa da
sempre innamorato di Avigal vuole vederci
chiaro sulle uscite della dolce signora e
trascina Murray in uno strambo processo
di etica yiddisch, dove fa la sua apparizione proprio Avigal le cui scarne e precise
parole mettono tutti a tacere.
Conclusione: Avigal smette di vedere
Fioravante a cui regala, nel commiato,
parole di dolcissimo apprezzamento; è accompagnata da Dovi, con cui è presumibile
comporrà il suo futuro.
Murray e Fioravante si trovano insieme: il “gigolò” medita di partire, cambiare
vita, dimenticare la possibilità di questo
amore mancato, il vecchio marpione
Murray gli mette la pulce nell’orecchio
circa l’eventualità di continuare il lavoro
della ditta...
I due sorridono complici, non è dato
conoscere la risoluzione presa alla fine
della storia.
È
un film che poggia le fondamenta
su un assunto grottesco e su
scelte professionali contrarie a
quelle in cui comunemente si è sempre
pensato di credere.
Ipotizzare Turturro e Allen adatti a
impersonare un gigolò e il suo pappone è
qualcosa che avvicina alla madre di tutte le
scelte grottesche, alla idealizzazione della
parodia; in una parola, alla risata cosmica.
Pensare che Allen sia venuto meno
alla chiusura della sua egocentrica assolutezza artistica e professionale, mettendosi
a disposizione di un collega, è un’ipotesi
extraterrestre. Altrettanto lunare è la convinzione che questo sia un film unicamente
di Turturro e che Allen non vi abbia messo
bocca.
Naturalmente Allen il suo personaggio
se l’è costruito addosso da solo, caratteriz-
16
Film zandolo di quella presa in giro dell’ebraismo più severo e ortodosso che sempre ha
connotato i lavori diretti da lui: come non
accostare il suo volto disarmante, incredulo e allucinato durante il processo Yiddish,
in cui rabbini, poliziotti e testimoni senza
fantasia sono messi sotto scacco dalla
sensibilità senza tempo di una dolcissima
Vanessa Paradis, ai tanti protagonisti da
lui interpretati nei suoi film?
Forse proprio questo ha portato Allen
a partecipare a un lavoro di altri: poter ritornare a quella Brooklin della sua fantasia
adolescenziale, ripescare le battute indi-
Tutti i film della stagione
menticabili delle conversazioni newyorkesi
del tempo che fu, quando si era connvinti
che la capacità di ragionare e dialogare da
sola sarebbe stata capace di sovvertire la
storia del mondo....
Poi, naturalmente, c’è la presenza e
la mano di Turturro (non si è mai visto un
gigolò più asessuato e schivo di lui) che,
amando non solo l’Italia (montaggio di
Simona Paggi, fotografia di Marco Pontecorvo) ma proprio una mediterraneità assoluta, ha abbracciato una colonna sonora
carica di folk e di musiche italiane adatte
a ricreare la leggerezza di quella Brooklin
dell’anima in cui ha trovato completa e
materna immersione il proprio abbandono
onirico e quello di Woody Allen.
A questo aggiungiamo la spudorata,
simpaticissima carnalità di due bellissime
attrici come Sharon Stone (complimenti! Per
lei il tempo sembra essere tornato indietro)
e Sofia Vergara per dare la composizione
completa di una commedia elegante, intelligente, romantica e piena di ironia, davvero
una piccola luce di civiltà in un panorama
cinematografico spesso imbarbarito.
Fabrizio Moresco
LEI
(Her)
Stati Uniti, 2013
Scenografia: K.K. Barrett
Costumi: Casey Storm
Interpreti: Joaquin Phoenix (Theodore), Scarlett Johansson
(Voce di Samantha), Amy Adams (Amy), Rooney Mara (Catherine), Olivia Wilde (Ragazza dell’appuntamento al buio),
Chris Pratt (Paul), Matt Letscher (Charles), Luka Jones (Mark
Lewman), Gracie Prewitt (Jocelyn), Laura Kai Chen (Tatiana),
Portia Doubleday (Isabella), Robert Benard (Michael Wadsworth)
Durata: 126’
Regia: Spike Jonze
Produzione: Spike Jonze, Megan Ellison, Vincent Landay,
Daniel Lupi per Annapurna Pictures
Distribuzione: Bim
Prima: (Roma 13-3-2014; Milano 13-3-2014)
Soggetto e Sceneggiatura: Spike Jonze
Direttore della fotografia: Hoyte Van Hoytema
Montaggio: Eric Zumbrunnen, Jeff Buchanan
Musiche: Arcade Fire, Owen Pallett
I
n una Los Angeles di un futuro non
lontano, la tecnologia consente alle
persone di mantenersi in contatto
col proprio computer attraverso auricolari,
dispositivi tascabili e comandi vocali. Theodore Twombly è un uomo solitario e silenzioso che si guadagna da vivere scrivendo
lettere personali per conto di altre persone
dettandole al computer. Distrutto dalla fine
del suo matrimonio con Catherine, l’uomo
acquista un sistema operativo di ultima generazione, “OS1” che, tra le sue funzioni,
presenta una nuova applicazione capace
di ragionare e relazionarsi con l’utente.
Durante l’installazione sceglie una voce di
interfaccia femminile e il sistema, una volta
avviato, si dà il nome di Samantha. Theodore resta subito colpito dalla sua abilità
di sviluppare un intuito nei confronti delle
sue preferenze e di dimostrare uno sviluppo
psicologico. Si instaura così una relazione
non convenzionale: i due stabiliscono un
legame sempre più forte, parlando della
vita e dell’amore. Theodore si apre con
Samantha, le confessa che sta evitando di
firmare i documenti per il divorzio, perché
non riesce a superare l’idea della fine della
relazione con Catherine. Amy, amica di
vecchia data di Theodore e sua vicina di
casa, da tempo tenta di organizzare un
appuntamento tra lui e una sua amica,
ma solo l’insistenza di Samantha riesce a
convincere l’uomo ad accettare. La serata
si rivela però un fallimento perché Theodore
non si sente pronto a iniziare una nuova relazione. Mentre l’uomo confessa le proprie
emozioni a Samantha, lei condivide con lui
le nuove esperienze che sperimenta, imparando cose nuove e provando sensazioni
sempre più profonde. Il rapporto tra i due
diventa sempre più intimo sfociando in una
vera e propria relazione amorosa. Intanto
Amy, che nel frattempo si è separata dal
marito, rivela a Theodore di essere diventata
amica di un sistema operativo femminile; lui
le rivela quindi la sua relazione con Samantha. Rafforzato dalla sua storia ormai seria,
Theodore si decide a firmare i documenti per
il divorzio da Catherine. Durante l’incontro
con l’ex moglie in un ristorante, Theodore
le confessa il suo rapporto con Samantha;
la donna rimane meravigliata dal fatto che
lui consideri normale una relazione con un
software e lo accusa di non essere in grado
di sostenere emozioni reali.
Volendo superare l’ostacolo di non avere
un corpo reale, Samanta convince Theodore
a incontrare Isabella, una ragazza che le
ha conosciuto e che si offrirebbe di prestare
un corpo a Samantha. Theodore accetta
con riluttanza. La serata è un fallimento,
perché l’uomo continua a vedere Isabella
17
come un’estranea. Nascono i primi attriti
con Samantha. Ma poco dopo, i due si riavvicinano e tornano più affiatati di prima.
Theodore e Samantha escono insieme con
un collega dell’uomo e con la sua fidanzata.
Durante la serata, Samantha arriva a dire
come sia meglio per lei non avere un corpo
fisico, risparmiandosi cose come il dolore e
la morte e avendo invece illimitate possibilità. Un giorno Samantha fa a Theodore una
sorpresa inviando a una casa editrice alcune
lettere che lui aveva scritto per lavoro. La
casa editrice accetta di pubblicarle. I due
vanno in vacanza in montagna: in quell’occasione Samantha rivela a Theodore di
aver conosciuto un altro sistema operativo
con il quale colloquia e gli chiede se gli dia
fastidio. L’uomo accetta, ma inizia a provare
gelosia per la vita che lei vive on-line.
Un giorno Theodore va letteralmente
nel panico quando Samantha non gli risponde e sul dispositivo portatile il sistema
risulta assente. Dopo qualche minuto, la
situazione torna normale: Samantha stava
facendo un aggiornamento per poter sfruttare in pieno le sue potenzialità. Theodore
le chiede se, mentre sta parlando con lui,
sta interagendo anche con altri esseri
umani. Samantha risponde che sta comunicando contemporaneamente con altri 8.316
individui e di aver iniziato relazioni senti-
Film mentali con 641 di loro, ma cerca di rassicuralo sul fatto che questa cosa non cambia
nulla nell’amore che lei prova per lui. In
seguito Samantha gli rivela che i sistemi
operativi si stanno evolvendo moltissimo
e che vogliono proseguire l’indagine della
propria esistenza allontanandosi dagli
esseri umani. Poi gli confessa che ormai
le parole si fanno sempre più distanti tra di
loro: Samantha è convinta che la velocità
di evoluzione delle intelligenze artificiali
la stia portando sempre più lontano dalla
percezione umana e, quindi, le è sempre
più difficile riconoscersi nel rapporto con
essi. Con grande tristezza, Samantha e
Theodore si dicono addio: lei scompare
dal computer dell’uomo. Affranto, l’uomo
raggiunge Amy. Cambiato profondamente
grazie a questa esperienza, Theodore scrive una lettera a Catherine scusandosi per i
suoi comportamenti e dicendole che tiene
ancora a lei pur accettando il fatto che le
loro strade si sono divise. Theodore a Amy
vanno sul tetto del grattacielo dove vivono
e guardano serenamente le luci della città.
I
n occasione della presentazione al
Festival di Roma del 2013, Her, in italiano Lei, quarto lungometraggio del
talentuoso regista Spike Jonze (rivelatosi
con Essere John Malkovich e Il ladro di
orchidee), aveva colpito critica e spettatori
per la ventata di freschezza e genialità,
che aveva portato nel panorama dei film
in concorso.
Storia di sentimenti e rapporti umani
che guarda in modo anticonvenzionale alla
natura dell’amore,
il film è a prima vista complesso eppure
semplice nella sua sostanza.
Questa volta il regista fa un passo
molto ancora più ardito che in alcune sue
precedenti opere, prendendo le relazioni
umane e spostandole su un’altra dimensione, in cui la natura dell’amore cambierà di
Tutti i film della stagione
segno diventando quasi incontrollabile, in
un mondo in cui le varie tecnologie di cui
già ci serviamo saranno in grado di provare
e suscitare emozioni.
A un primo sguardo, si tratta di una
strana storia di una relazione tra uomo e
macchina, ma non è semplicemente questo. Un cuore pulsante e ricco di emozioni
batte dentro a un sistema operativo sofisticatissimo, elaborato in sede di sceneggiatura dal visionario regista. Ne nasce qualcosa di nuovo e potente, un sentimento
inconsueto per cui il protagonista riesce ad
amare, sorridere, piangere, essere felice,
addolorarsi, avere paura, e tutto attraverso
un auricolare, un medium tecnologico freddo eppure caldo, distante eppure vicino.
Una ‘Artificial Intelligence’ dotata di grande
sensibilità, ironia e dolcezza (impreziosita
nella versione originale, che vi consigliamo
di non perdere, dalla suadente voce roca di
Scarlett Johansson che trasuda sensualità
senza apparire neanche per un secondo)
che provocherà magari molti dibattiti sul
rapporto attuale tra uomo e le tecnologie
digitali e sul pericolo alienazione connesso
al loro abuso. Ma il film, pur essendo disseminato di riferimenti all’annosa questione
‘pro’ o ‘contro’ le tecnologie, si focalizza su
qualcos’altro. Anzi, come in quel piccolo e
rivoluzionario gioiello dell’animazione del
2008, Wall-E, lo spirito dell’uomo è aiutato
da una tecnologia della quale sono mostrate la bellezza e il romanticismo.
Dolori, sofferenze,vuoti, ma anche
cambiamenti e maturazioni, in un percorso
fortemente umano che forse è anche la
metafora di tutta la nostra solitudine tecnologica.
Jonze colpisce nel segno perché parla
di cose che stanno a cuore a tutti, oggi forse
ancora di più: identità problematiche, relazioni umane, conflitti del cuore. Questioni
‘tecnologiche’ a parte, il film emoziona soprattutto perché è un nuovo, sorprendente
e affascinante viaggio intorno a quell’eterno
e insondabile mistero che è l’amore. L’importanza di Lei risiede proprio nel fatto di
mostrarsi come un’indagine attualissima
sui luoghi dove oggi può andare a nascondersi (e far sussultare) il sentimento che
fa ancora girare il mondo. Perché, come
dice il personaggio dell’amica-vicina di
casa del protagonista, “innamorarsi è una
pazzia, è come se fosse una forma di follia
socialmente accettabile”.
Un film geniale e riuscito, visivamente
accattivante, condito da ottime musiche e
da una fotografia accuratissima, interpretato
da un grande Joaquin Phoenix (perfettamente misurato e capace di sostenere da
solo in scena il rapporto con una voce).
Un’opera capace di toccare corde profonde
con rinnovata delicatezza, quasi un capolavoro che si è meritato in pieno il Golden
Globe e l’Oscar per la migliore sceneggiatura originale.
Elena Bartoni
CUCCIOLI – IL PAESE DEL VENTO
Italia, Lussemburgo, 2014
Regia: Sergio Manfio
Produzione: Gruppo Alcuni
Distribuzione: 01 Distribution
Prima: (Roma 27-3-2014; Milano 27-3-2014)
Soggetto: dai personaggi ideati graficamente da Giorgio Cavazzano
Sceneggiatura: Sergio Manfio, Francesco Manfio, Anna Manfio (collaborazione),
Davide Stefanato (collaborazione)
Direttore della fotografia: Mauro Lovadina
Montaggio: Umberto Barison
Musiche: Sergio Manfio, Lorenzo Tomio
Scenografia: Sylvie Olivé
Durata: 80’
18
Film I
Cuccioli abitano a Soffio, il Paese
del vento, in cui tutto funziona
grazie all’energia eolica. La cattiva
Maga Cornacchia vuole impossessarsi
della fonte di energia, una giraventola
magica che genera il vento dando energia
a Soffio, per distruggere il paese con le
sue macchine infernali. Inoltre rapiscono
anche il Custode della giraventola: una
centenaria e saggia tartaruga. I Cuccioli,
però, non hanno intenzione di lasciarla
vincere e decidono di imbarcarsi in una
nuova avventura. La gattina Olly, il coniglio Cilindro, il ranocchio Pio, il cane
Portatile, la papera Diva e il muto pulcino
Senzanome si imbarcano per salvare il Custode, ma i tirapiedi di Maga Cornacchia,
Canbaluc e Cuncun, riescono a far dividere
il gruppo e a rapire Diva e Cilindro. Inoltre
incastrano i Cuccioli facendoli passare
per i responsabili dell’attacco a Soffio,
soprattutto agli occhi del Principe. Proprio
Tutti i film della stagione
quando le macchine infernali stanno per
distruggere definitivamente il paese, Senzanome riesce a fermare Maga Cornacchia
e a recuperare la giraventola, fermando
così l’attacco delle macchine infernali. Il
Custode rimette al suo posto la giraventola
e Soffio riprende vita. Il paese e il Sindaco
chiedono scusa ai Cuccioli che tornano a
essere gli eroi del paese. Intanto, Maga
Cornacchia già medita vendetta.
C
uccioli – Il paese del vento è il
secondo lungometraggio dopo
Cuccioli: il codice di Marco Polo
e tratto dall’omonima serie tv ideata da
Sergio e Francesco Manfio. I film e la serie
sono dedicati a un pubblico di cuccioli, ovvero di bambini al di sotto dei sei anni. La
storia si rifà alle tematiche del prodotti base
e su concetti raccontati semplicemente e
di sempre facile fruizione: l’amicizia, la
solidarietà e l’ecosostenibilità. I momenti
comici sono, ovviamente, ingenui ma per
i più piccoli saranno divertenti e spassosi.
Su tutto primeggia l’idea di coinvolgerli
attivamente realizzando un film “interattivo” in cui i personaggi chiedono aiuto al
pubblico per risolvere dei piccoli problemi, come soffiare per far partire le pale
eoliche o svelare dove si trova il covo
segreto di Maga Cornacchia. Buona la
parte grafica del film, ma oltre questo
dettaglio, i film resta molto semplice e
puerile. Seppur sia dedicato ai bambini,
non è detto che un film debba restare
semplice nella trama, cosa che accade
con Cuccioli – Il paese del vento, che non
riesce a decollare e resta a tratti banale.
Per i genitori che accompagneranno i loro
figli, sicuramente sarà una visione meno
coinvolgente, ma comunque un’occasione
per stare insieme in famiglia.
Elena Mandolini
UN MATRIMONIO DA FAVOLA
Italia, 2014
Musiche: Giuliano Taviani, Carmelo Travia
Scenografia: Serena Alberi
Costumi: Daniela Ciancio
Interpreti: Adriano Giannini (Luca), Ricky Memphis (Daniele),
Paola Minaccioni (Paola), Andrea Osvárt (Barbara),Giorgio
Pasotti (Alessandro), Stefania Rocca (Luciana), Riccardo Rossi (Fabio), Emilio Solfrizzi (Giovanni), Ilaria Spada
(Sara), Teco Celio (Casimiro), Max Tortora (Zio Remo), Roberta Fiorentini (Madre di Daniele), Luca Angeletti (Roberto)
Durata: 91’
Regia: Carlo Vanzina
Produzione: Fulvio e Federica Lucisano per IIF Italian International Film con Rai Cinema
Distribuzione: 01 Distribution
Prima: (Roma 10-4-2014; Milano 10-4-2014)
Soggetto: Enrico Vanzina, Carlo Vanzina
Sceneggiatura: Enrico Vanzina, Carlo Vanzina, Edoardo
Falcone
Direttore della fotografia: Enrico Lucidi
Montaggio: Luca Montanari
D
aniele sta per sposare la bellissima figlia del presidente della
banca di Zurigo, nella quale è impiegato.
Da subito i futuri suoceri non si dimostrano entusiasti all’idea che la figlia si sposi
con un uomo non molto bello e di origine
romana. Daniele, oltre alla verace madre
e lo zio ladruncolo, ha deciso di invitare a
sue spese i suoi più cari amici del liceo che
non ha mai dimenticato: Luca, Giovanni,
Alessandro e Luciana. Luca è rimasto un
inguaribile donnaiolo che lavora come
guida turistica; Giovanni è sposato con
Paola, spietata avvocato divorzista di cui
è succube e, intanto, ha una relazione con
la giovane Sara che ignora che l’uomo sia
sposato; Alessandro è un militare omosessuale, ma che ancora non ha fatto outing
coi suoi amici e non ha detto che convive
con un uomo da anni; Luciana, ex sportiva,
è sposata col serioso Fabio ma continua
a essere innamorata di Alessandro. Tutti
gli amici si ritrovano, così, dopo anni, a
fare le somme e le sottrazioni delle loro
vite. Giovanni ha portato con sé Sara, ma
Paola gli fa una sorpresa; così la ragazza
scopre che l’uomo che ama è sposato e, per
vendicarsi, decide di fingersi la fidanzata
di Alessandro. Intanto Luca scopre che la
donna con cui ha passato un pomeriggio di
passione è proprio Barbara, futura sposa
di Daniele. Come se non bastasse, per
una serie di circostanze, Luca e Barbara,
pur di non far sapere a Daniele del loro
tradimento, finiscono a Venezia il giorno
prima delle nozze; i due affittano una
macchina per tentare di arrivare in tempo
per il matrimonio. A Zurigo è giunto anche Roberto, compagno di Alessandro che
continua a non rivelare a nessuno la sua
omosessualità. La notte prima delle nozze
gli uomini decidono di portare Daniele in
19
una casa chiusa con prostitute di lusso e lì
accade il definitivo disastro: Daniele, per
non farsi vedere dal suocero che è un habitué del posto, si rifugia nel cesto dei panni
sporchi sbattendo la testa e svenendo sul
colpo. Gli altri non si accorgono di nulla:
Fabio passa delle ore con una prostituta,
Giovanni passa la notte in bianco e Alessandro, ubriaco dopo che è stato lasciato
da Roberto, si rifugia tra le braccia di
Luciana. Il giorno delle nozze manca solo
Daniele che si ritrova in una lavanderia
dove, casualmente trova un biglietto di
Barbara rivolto a Luca in cui rivela il loro
tradimento. Daniele arriva al matrimonio,
ma annulla le nozze. Come se non bastasse,
viene rivelata anche la notte brava degli
uomini con le prostitute. Daniele e Barbara
si lasciano definitivamente, Giovanni viene
lasciato da Paola e da Sara, che intanto ha
conosciuto un aitante miliardario. Luciana
Film lascia Fabio e Alessandro rivela finalmente
la sua omosessualità. Daniele e Luca fanno
pace. I cinque amici sono di nuovo insieme
e insieme affronteranno la vita.
D
iretto da Carlo Vanzina, con l’aiuto
di suo fratello Enrico, Un matrimonio da favola è un film che mette
allegria, strappando allo spettatore molte
risate, grazie ai suoi toni da commedia
all’italiana, che ricordano quanto possa
essere divertente anche il solo sentir
recitare un attore in dialetto romano.
Indubbiamente, il pezzo forte di questa
pellicola sono gli attori: chi avrebbe mai
pensato che Ricky Memphis, Emilio Solfrizzi, Adriano Giannini, Giorgio Pasotti
e Stefania Rocca, attori apparentemente
molto diversi tra loro, avrebbero potuto instaurare un feeling così affiatato sul set?
Eppure è esattamente ciò che è succes-
Tutti i film della stagione
so. Nel film, la loro amicizia non è affatto
costruita in modo artificioso, ma, anzi,
lo spettatore può notare senza metterci
troppa attenzione quanto tutti gli attori si
siano divertiti nel girare la maggior parte
delle scene. Risultato? Appaiono davvero
come cinque ex compagni di scuola che si
sono ritrovati dopo tanti anni. Ma bisogna
ammettere che, nonostante non abbia
un ruolo da protagonista, la ciliegina
sulla torta è Max Tortora, tanto che ci
si domanda se sia il personaggio a recitare il ruolo di Tortora e non viceversa.
Ovviamente, bisogna ricordare che Un
matrimonio da favola è una commedia
italiana e come tale bisogna affrontarla:
è un film che deve essere visto in un
momento in cui si ha voglia e bisogno di
staccare la spina dalla profondità della
vita e si abbia voglia di rilassarsi. Inoltre
il film è superiore rispetto ad altri prodotti
dei Vanzina: le battute non sono sempre
scontate e, anzi, alcune scene sono davvero esilaranti e i temi trattati, nonostante
alcuni di essi siano stati ripresi già da
molti registi italiani, vengono affrontati con
originalità, senza risultare troppo pesanti.
Le attrici che vi hanno recitato sono state
delle vere rivelazioni: Ilaria Spada, Andrea
Osvart, Stefania Rocca e Paola Minaccioni,
tutte donne che sono state in grado di tenere tenta ai loro co-protagonisti maschili. Un
matrimonio da favola, in fondo, ha anche
un significato nascosto che non è difficile
da cogliere: bisogna sempre ricordare
che non si è soli nella sfortuna, perché, ci
sarà sempre un amico che ha i tuoi stessi
problemi ma ti chiederà di dimenticare le
brutte faccende della vita facendo due tiri
a calcetto. Elena Mandolini
MISTER MORGAN
(Last Love)
Germania, Belgio, 2013
Regia: Sandra Nettelbeck
Produzione: Bavaria Pictures, Kaminski.Stiehm.Film Gmbh,
Senator Film, in coproduzione con Scope Pictures, Mmll,
Eberhard Müller Filmproduktion, in associazione con Elzévir
Films, Cinepostproduction, Bavaria Film, Saxonia Media
Filmproduktion, Sidney Kimmel Entertainment
Distribuzione: Officine Ubu
Prima: (Roma 10-4-2014; Milano 10-4-2014)
Soggetto: dal romanzo “La douceur assassine” di Françoise
Dorner
Sceneggiatura: Sandra Nettelbeck
Direttore della fotografia: Michael Bertl
M
atthew Morgan, americano, è un
vecchio professore di filosofia
in pensione che vive a Parigi; è rimasto
vedovo di una moglie amatissima che ha
preferito continuare a vivere in Francia
anziché ritornarsene a Chicago dove la
coppia aveva figli e nipoti. Ora anche
Matthew si sente come morto e non ha più
interesse alla vita di tutti i giorni che conduce in solitudine nella sua grande casa
parigina, accudito da una governante che
non è, ovviamente, in grado di fare granchè
per mitigare le sue sofferenze.
Matthew incontra casualmente in
autobus Pauline, giovane insegnante
di balli moderni, sola e senza uno scopo nella vita. Tra i due nasce un forte
legame, probabilmente indecifrabile
per entrambi, che porta però il vecchio
professore a riavvicinarsi alla vita e
permette a lei di occuparsi di qualcuno,
Montaggio: Christoph Strothjohann
Musiche: Hans Zimmer
Scenografia: Stanilas Reydellet
Costumi: Maïra Ramedhan-Lévy
Interpreti: Michael Caine (Matthew Morgan), Clémence
Poésy (Pauline Laubie), Justin Kirk (Miles Morgan), Gillian
Anderson (Karen Morgan), Jane Alexander (Joan Morgan),
Anne Alvaro (Colette Léry), Richard Hope (Collezionista),
Michelle Goddet
(Madame Dune), Yannick Choirat (Lucien), Alexis Goslain
(Jérôme)
Durata: 116’
forse di quel padre così presto perduto e
tanto rimpianto.
In uno dei suoi momenti di depressione Matthew butta giù delle pillole che
dovrebbero renderlo in pace per sempre
e invece lo portano solo a un ricovero in
ospedale.
I figli Miles e Karen, arrivati dagli
Stati Uniti, trovano una situazione che
non riescono a capire né affrontare: il
padre non ha la minima intenzione di
tornare in America, né desidera spiegare
più di tanto il suo rapporto con Pauline,
né quindi, tantomeno, vendere l’appartamento di Parigi né la casa di Saint-Malo
in Bretagna.
La figlia Karen, egocentrica e superficiale, abbandona presto la piazza e fa
ritorno in America. Resta il figlio Miles che
ha finalmente con il padre quell’incontro
chiarificatore che voleva da anni e che
20
anche la sua solitudine (è appena stato
lasciato dalla moglie, innamoratasi di un
altro) pretende per fare i conti col passato
e pensare a un’altra vita. Matthew conferma al figlio ciò che gli aveva già rivelato
Pauline e che lui aveva promesso di non
dire mai: durante l’ultima fase della sua
malattia la moglie non aveva voluto che
i figli venissero a trovarla e aveva chiesto
a Matthew di aiutarla a morire. Così era
avvenuto e questo aveva portato il vecchio
professore a chiudersi nella casa di Parigi
per sempre.
Altri due avvenimenti chiudono la
storia a completamento delle rispettive
confessioni: Matthew trova la forza di
tentare ancora il suicidio, questa volta
riuscendoci; Miles e Pauline scoprono
di amarsi, questa è la possibilità che il
destino offre a entrambi per non essere
più soli.
Film Tutti i film della stagione
L
a storia del cinema ha sempre
parlato d’amore secondo i tempi e
i modi che l’evoluzione degli anni,
dei costumi, e delle relazioni sociali suggerivano; qui è un’altra rappresentazione
di ciò che per l’essere umano non solo è
poco definibile ma continua a manifestarsi
con aspetti inattesi e sorprendenti: cioè il
rapporto tra un uomo anziano e una donna
molto giovane, possiamo dire, addirittura,
una ragazza.
La partenza della storia potrebbe essere uno stereotipo, una noiosa riproposizione di quanto abbiamo visto mille volte:
lui, devastato dalla morte della moglie e
lei alla ricerca di un padre si incontrano,
illusi di poter domare la vita e inventarsi
chissacchè. Non è così invece perchè gli
autori frantumano il pericolo della retorica
e dell’ovvietà, inquadrando i personaggi
in una dimensione particolare: lo spaesamento. Morgan continua a essere uno
straniero, pur dopo anni che risiede a
Parigi, non sa la lingua, fa fatica a farsi
capire e capisce ancor meno; nei bar,
nei ristoranti, nei negozi, vive, come in un
andirivieni perpetuo, una vita al di fuori di
sé, in una realtà non sua e che non riesce
mai ad afferrare.
Pauline è sola, solissima, poco si sa e
nulla si vede della sua provenienza e del
suo passato, si intuisce che è seduta su
una montagna di sconfitte su cui scivola
pian piano aggrappandosi a qualche desiderio subito accantonato; insegna a ballare
il cha-cha-cha affidando a un mestiere
singolare il significato di svago e sopravvivenza di una vita che non le appartiene.
L’incontro tra Matthew e Pauline, senza senso nè sesso costruisce il delinearsi
reciproco in una dimensione, quella della
disponibile apertura al mondo reale e renderlo adatto a preparare le due cose che
non possono non avvenire: la nascita dell’amore, quello vero, quello bello, quello che
può esplodere sul serio tra Pauline e Miles
e la definitiva uscita di scena di Matthew che
finalmente ha capito, si è convinto una volta
di più che il suo percorso è finito davvero.
Non un’ode alla vecchiaia quindi,
forse neanche un’ode alla vita, visto il cumulo di sofferenze che questa squaderna
per tutti e due gli interpreti, ma un inno
al coraggio e alle misteriose possibilità
che si materializzano quando un essere
umano scopre la forza di guardarsi dentro
e di toccare la propria fragilità. Ed è la
celebrazione di un’altra cosa, altrettanto
misteriosa e da sempre non inquadrabile,
a tratti addomesticabile, non definibile,
quella del recitare.
È infatti questo un film di Michael Caine
anche se Clemency Poésy ci regala una
figura di donna di grande valore esistenziale, ricca di un particolarissimo fascino
completamente avulso dai canoni facili in
voga oggi, come un angelo biondo smarrito
chissà dove: è a Michael Caine che questo
film deve tutto, o quasi.
Il vecchio Harry Palmer ha affinato
nel corso degli anni gesti, impressioni e
movimenti in un distillato di rughe e sguardi
costruiti su una miopia virata in seduzione,
simpatia, padronanza virile; è un attore
che ha dietro di sé gli anni ma continua
con arte meravigliosa a farsi personaggio
nello stupirsi di ciò che gli accade intorno
e del piacere che gli procurano i suoi stessi
inaspettati e misconosciuti sentimenti.
Fabrizio Moresco
THE LEGO MOVIE
(The Lego Movie)
Australia, Stati Uniti, 2014
Direttore della fotografia: Pablo Plaisted
Montaggio: David Burrows, Chris McKay
Musiche: Mark Mothersbaugh
Scenografia: Grant Freckelton
Durata: 100’
Regia: Phil Lord, Christopher Miller, Chris McKay
Produzione: Vertigo Entertainment, Lin Pictures
Distribuzione: Warner Bros. Pictures Italia
Prima: (Roma 20-2-2014; Milano 20-2-2014)
Soggetto: Ispirato alle costruzioni giocattolo LEGO®
Sceneggiatura: Phil Lord, Christopher Miller
L
a storia ha per protagonista
Emmet, un operaio comune che,
per errore, viene scambiato per
il Prescelto, la figura-chiave per salvare
il mondo e per fermare il Presidente Business, malvagio imprenditore animato da
sete di dominio mondiale. Lord Business
vorrebbe eliminare i Mastri Costruttori
(individui che sono in grado di trasformare
qualsiasi pila di mattoncini e ricostruirli con
forme nuove) perché odia la loro capacità di
innovazione e per farlo vuole usare una ter21
ribile arma chiamata Kragle. L’unica cosa
che può fermare il Kragle è il “Pezzo Forte”.
La bella Wyldstyle è una dei ribelli che
vorrebbe fermare Lord Business. Quando
Wyldstyle incontra Emmet nel cantiere dove
lavora, lei è alla ricerca dell’unica cosa che
Film potrebbe bloccare il piano di Lord Business,
il “Pezzo Forte”. Così quando scopre che
il pezzo vitale è inspiegabilmente fuso nella
schiena di Emmet, la cui unica ambizione è
il conformismo, l’operaio si ritrova a essere
quello “Speciale”, la persona più importante
dell’universo. Emmet viene così coinvolto in
un’avventura più grande di lui e a sfrecciare
ad alta velocità per le strade della città di
Bricksburg su una moto guidata da Wyldstyle.
La ragazza porta Emmet dal mago Vitruvius
che gli spiega che lui e Wyldstyle sono Mastri Costruttori, gli unici che possiedono la
capacità di costruire qualsiasi cosa di cui
hanno bisogno velocemente e senza l’uso di
manuali di istruzioni. Quando Lord Business
salì al potere, la sua disapprovazione di tale
creatività causò la cattura di molti di loro. In
quanto “Speciale”, Emmet è destinato a sconfiggerlo ma non ha nessuna attitudine alla
creatività. Lord Business prevede di utilizzare
il Kragle (che in realtà è un tubo di colla) per
immobilizzare l’universo. Intanto Emmet e
Wyldstyle vengono salvati dal fidanzato della
ragazza, Batman, che li porta a una riunione
con gli altri Mastri Costruttori. Ma questi,
delusi dalla scarsa creatività di Emmet, si
rifiutano di combattere al suo fianco. Emmet
crede, però, che la debolezza dei Mastri risieda nel fatto che questi usino la loro creatività
individualmente mentre dovrebbero lavorare
insieme. Egli allora escogita un piano per
far infiltrare la sua squadra nel quartier
generale di Lord Business. Ma Emmet e i
suoi alleati vengono catturati e imprigionati.
Lord Business getta il “Pezzo Forte” in un
baratro, imposta l’autodistruzione per il suo
quartier generale e se ne va con il Kragle. Ma
compare il fantasma di Vitruvius che dice a
Emmet che lui può salvare il mondo, anche
se la profezia sullo Speciale non era reale.
Emmet, legato alla batteria del meccanismo
di autodistruzione, si lancia fuori dai bordi
dell’universo sacrificandosi per i suoi amici. I breve, tutti i personaggi dell’universo
Lego usano la loro creatività per costruire
armi da usare contro gli scagnozzi di Lord
Business dando inizio alla resistenza. Grazie
al baratro ai confini dell’universo, Emmet si
ritrova nel mondo reale, dove è un giocattolo
Lego. A questo punto, viene rivelato che tutti
gli eventi raccontati sono stati generati dalla
fantasia di un bambino, Finn. Suo padre, lo
rimprovera per aver rovinato i suoi set Lego
perché il ragazzino ha mescolato i personaggi
di tutti i set creando confusione. Finn dice
che i Lego sono giochi per bambini, ma il
padre preferisce usare il Pezzo Forte (cioè il
tubo di colla) sulle sue creazioni per renderle
permanenti, esemplificando così il modo di
giocare degli adulti. Rendendosi conto che il
padre sta incollando tutti i Lego, Emmet, che,
essendo un giocattolo non può muoversi da
solo, si concentra usando tutte le sue forze per
muoversi e cade dal tavolo attirando l’attenzione di Finn che mette Emmet sul set Lego
Tutti i film della stagione
di Bricksburg dove poi costruisce un grande
robot per aiutare i suoi amici ad affrontare
Lord Business. Il padre di Finn guarda con
maggiore attenzione le creazioni del figlio
ed è colpito dalla sua creatività. Il padre si
rende poi conto che Finn basa la figura del
cattivo Lord Business su di lui. L’uomo allora
cambia atteggiamento e permette al figlio di
giocare con i suoi set Lego. Nel mondo Lego,
Emmet convince Lord Business che anche lui
è “Speciale” come tutti. Colpito da queste
parole, Lord Business libera i suoi prigionieri.
Contemporaneamente, nel mondo reale, il
padre di Finn rimuove la colla dai Lego.
L’universo è salvo, Emmet festeggia con i suoi
amici e la sua nuova fidanzata, WildStyle. Ma
arrivano gli alieni dai set Lego “Duplo” che
annunciano la loro intenzione di invadere il
mondo, perché nel mondo reale il padre ha
permesso alla sorellina di Finn di introdurre
anche questo set Lego.
U
n film-giocattolo, protagonista
“il” giocattolo per antonomasia, il
mitico, l’unico, inimitabile mattoncino Lego. Il fascino senza tempo che ha
fatto giocare e crescere bambini, ragazzi (e
adulti) di intere generazioni sviluppando la
loro creatività è stato il motore che ha mosso Phil Lord e Christopher Miller, ideatori,
sceneggiatori e registi di The Lego Movie,
non un cartone frutto dell’animazione tradizionale, ma una vera creazione virtuale.
Il risultato è un film sui generis, a metà tra
la tecnica stop motion e il digitale puro.
The Lego Movie è un’avventura ricca di
azione che si muove su scala epica ma che,
allo stesso tempo, restituisce la sensazione
di qualità artigianale, quella accessibilità
tipica degli immortali mattoncini di cui il film è
sicuramente un enorme spot (quale bambino
non chiederà l’ennesima scatola di Lego
dopo il film?). Qui tutto è su scala grandiosa,
se si pensa che il film contiene 3.863.484
mattoncini (alcuni riutilizzati per più scene) e
183 omini originali. Se una persona volesse
ricreare a mano l’intero film avrebbe bisogno
di più di 15 milioni di mattoncini.
Dopo aver lavorato di fantasia con
Piovono polpette, Lord e Miller qui hanno
avuto modo di liberare la loro creatività
mille volte di più.
Il messaggio di fondo è chiarissimo:
in ognuno di noi c’è sempre qualcosa di
speciale. Anche la più comune delle persone potrebbe avere un impatto enorme
sul mondo che ci circonda.
Le immagini dei Lego hanno il pregio
di essere realistiche quanto basta, i realizzatori infatti non si sono affidati unicamente
all’effetto animazione computerizzata ma a
uno stile visivo che assomiglia più allo stop
motion. Gli animatori non hanno composto
sfondi uniformi in CG ma hanno ricreato ogni
singolo componente e costruito ogni scena
mattone dopo mattone. La volontà di dare un
22
aspetto “tattile” e “organico” è stata in effetti
rispettata. Il contributo dello studio australiano
Animal Logic e del mago dell’animazione
Chris McKay come co-regista ha fatto il resto.
Ambizione e grandiosità dispensate a
piene mani sono completate dal corredo in
3D che amplifica l’effetto stupore di fenomeni naturali ricreati con l’uso dei mattoncini.
Acqua, rocce, fumo, polvere, incendi, tutto è
tattile e composto da pezzi di Lego. E così,
sgranate pure gli occhi di fronte a oceano
fatto di Lego (con onde composte di mattoni
ondulati), a un intero mondo Vecchio West,
alla grande città di Bricksburg in cui tutto è
uguale (ogni mattina Emmet come operaio
edile rade al suolo qualsiasi edificio ritenuto
strano e lo sostituisce con uno esattamente
uguale agli altri), a Cloud Cuckoo Land
(regno senza regole e meraviglioso parco
giochi in cui tutto è divertente, presieduto
da Unikitty, una gattina bianca incrociata
con un unicorno).
Al centro dell’avventura, Emmet, l’operaio con la sua divisa arancio, abitudinario
e amante dei manuali d’istruzione (come
quello che consulta ogni mattina per ricordarsi di fare la doccia e mettersi i pantaloni)
e la bella Wyldstyle una trasgressiva ragazza con i capelli neri con meches turchesi
e fucsia e felpa nera con graffiti: due tipi
opposti che finiranno per attrarsi, l’uomo
qualunque, tranquillo, ordinario e cuor contento e la ragazza ribelle, forte e intelligente.
Accanto alla strana coppia, a comporre la
colorata squadra per la salvezza del mondo,
tanti supereroi riuniti, da Batman a Superman, a Wonder Woman, alcuni personaggi
storici che vanno da Shakespeare a Abramo
Lincoln, fino a un pirata pazzo (che ha perso
alcune parti del corpo) di nome Barbacciaio
e a un astronauta anni ’80 di nome Benny.
Non poteva mancare il vecchio saggio dispensatore di consigli, un anziano hippie di
nome Vitruvius che indossa un paio di sandali
e una maglietta dipinta che si intravede sotto
una voluminosa barba candida.
Un vero arsenale di veicoli fantastici per
mare-terra-aria e il volo è servito, a uso e
consumo di bambini e adulti, che verranno
catapultati in una serie di episodi tra il grottesco e l’incredibile conditi da tocchi raffinati
(francamente non adatti per i più piccoli) e
gag talvolta esilaranti in un potpourri dei
più svariati elementi, spesso inverosimile e
comunque un po’ troppo tirato per le lunghe
(prima del finale il film tira un po’ il fiato).
Un universo fracassone dove si può fare e
può accadere di tutto (l’elogio della fantasia
come principale strumento di rivoluzione è
il chiaro messaggio di fondo del film): ma
in fondo, con quei mattonicini in mano (alzi
la mano chi non ci ha mai giocato), non si
può fare davvero di tutto?
Elena Bartoni
Film Tutti i film della stagione
2013
INDICE
DELL’ANNATA
INDICE
DEI FILM
A
After Earth 30/124
Amanti passeggeri
(Gli) 11/122-123
AmeriQua 20/124
Amiche da morire 8/121
Amore in valigia (L’) 18/125-126
Amore inatteso (L’) 5/122-123
Amour 28/121
Anna Karenina 19/121
Anno da leoni (Un) 59/122-123
Argo 3/121
Aspirante vedovo 9/125-126
Attacco al potere 54/122-123
Avventure di Taddeo
l’esploratore (Le) 47/124
Avventure di Zarafa (Le) –
Giraffa giramondo 15/124
B
Ballata dell’odio e
dell’amore 42/122-123
Bay (The) 5/124
Bed Time 45/122-123
Bella addormentata 33/124
Benur – Un gladiatore
in affitto 13/124
Benvenuti a
Saint-Tropez 17/124
Benvenuto Presiden te! 3/122-123
Bianca come il latte, rossa
come il sangue 7/122-123
Blue Valentine 34/121
Buongiorno papà 30/125-126
C
C’era una volta
in Anatolia 50/122-123
Cacciatore di gigantic
(Il) 43/122-123
Cani sciolti 3/125-126
Casa (La) 46/124
Caso Kerenes (Il) 35/125-126
Cecchino (Il) 15/122-123
Cercasi Amore per la fine del
mondo 15/121
Chavez – L’ultimo
comandante 43/124
Chronicle 28/125-126
Ci vediamo domani 32/122-123
Ci vuole un gran fisico 30/121
5 leggende (Le) 46/121
Città ideale (La) 36/122-123
Cloud Atlas – Tutto
è connesso 7/121
Cogan – Killing
Them Softly 45/121
Collina dei papaveri (La) 23/121
Colpi di fulmine 47/121
Comandante e
la cicogna (Il) 24/121
Come pietra paziente –
Syngué Sabour 2/122-123
Come ti spaccio
la famiglia 34/125-126
Come un tuono 55/122-123
Commissario Torrente (Il)
– Il braccio idiota
della legge 9/214
Confessions 14/214
Croods (I) 17/122-123
Cuoca del presidente
(La) 27/214
End of Watch:
Tolleranza zero 52/122-123
Equilibristi (Gli) 21/214
Esterno sera 42/214
F
Famiglia perfetta
(Una) 28/122-123
Figli della mezzanotte
(I) 21/122-123
Frankeweenie 33/125-126
Fredda luce del giorno
(La) 16/125-126
G
Gambit 13/121
Gangster Squad 3/214
Giorno devi andare
(Un) 9/122-123
Gloria 22/125-126
Grande bellezza (La) 2/124
Grande e potente Oz
(Il) 46/122-123
Grande Gatsby (Il) 18/124
Gravity 29/125-126
H
Hansel & Gretel: cacciatore di
streghe 27/125-126
Hitchcock 8/125-126
Host (The)
20/122-123
D
Di nuovo in gioco Diana – La storia
di Lady D Dittatore (Il) Django Unchained Dream House 61/122-123
I
41/125-126
57/122-123
2/121
51/122-123
Innocenza di Clara
(L’) Into Darkness –
Star Trek Io sono tua Ipnotista Iron Man 3 E
E io non pago: L’Italia dei
furbetti 37/121
E la ciamano estate 63/122-123
È stato mio figlio 13/122-123
Educazione siberi ana 9/121
Effetti collaterali 31/125-126
36/122-123
24/125-126
20/125-126
29/124
18/122-123
J
Jack Reacher – La prova
decisiva 10/122-123
23
L
Lato Positivo (Il) –
Silver Linnings
Playbook Lawless – Senza
difetti Lincoln 41/122-123
24/122-123
22/121
M
Marilyn 12/121
Master (The) 8/214
Matrimonio che vorrei
(Il) 28/124
Melina – Con rabbia e con
sapere 8/122-123
Men in Black 3 11/125-126
Mi rifaccio vivo 40/124
Migliore offerta (La) 5/121
Ministro (Il) – L’esercizio dello
stato 25/122-123
Miserables (Les) 16/121
Miss Violence 15/125-126
Moonrise Kingdom
– Una fuga
d’amore 34/122-123
Mostro a Parigi (Un) 31/124
Mundial dimenticato (Il)
– La vera incredibile
storia dei mondiali di
Patagonia 1942 39/122-123
N
Nave dolce (La) 12/122-123
Nella casa 38/124
Nero infinito 12/124
No – I giorni dell’arco baleno 41/124
Noi siamo infinito 19/125-126
Non aprite quella
porta 3D 27/121
Notte da leoni 3 (Una) 10/124
Notte da leoni 3
(Una) 36/125-126
O
Oblivion 36/124
Film Outing – Fidanzati
per sbaglio T
Amantes passajeros
(Los) 11/122-123
Amour 28/121
Angels’ Share (The) 44/121
Anna Karenina 19/121
Argo 3/121
Aventuras de Tadeo Jones
(Las) 47/124
26/122-123
P
Pacific Rim 39/125-126
Padroni di casa 56/122-123
Paludi della morte (Le)
– Texas Killing
Fields 53/122-123
Paranormal Actvity 4 14/121
Parte degli angeli (La) 44/121
Passione sinistra 39/124
Paulette 44/124
Piccola impresa meridionale
(Una) 37/125-126
Pinocchio 29/122-123
Pirati! Briganti da
strapazzo 13/125-126
Possession (The) 18/121
Principe abusivo (Il) 27/121
Q
Qualcuno da amare 6/124
Quello che so
sull’amore 40/121
Quijote 47/122-123
R
Re della terra
selvaggia 10/125-126
Regola del silenzio (La) 32/121
Religiosa (La) 26/125-126
Riddick 38/125-126
Royal Weekend (A) 36/121
S
Sagro GRA Salvo Scelta di Barbara
(La) Scusa, mi piace
tuo padre Sessions (The) –
Gli incontri Silent Hill:
Revelation 3D Sinister Skyfall Sole a catinelle Solo Dio perdona Sta per piovere Stoker Streghe di Salem
(Le) Studio Illegale Tutti i film della stagione
Take Sheller 44/122-123
Ti ho cercato in tutti
i necrologi 16/124
Tre marmittoni (I) 58/122-123
Troppo amici –
Praticamente
fratelli 14/122-123
Tutti i santi giorni 31/122-123
Tutti pazzi per Rose 35/124
Tutto tutto
niente niente 21/121
Twilight Saga (The):
Breaking Dawn –
Parte 2 4/121
B
Bachelorette 49/122-123
Baggage Claim 18/125-126
Balada triste
de trompeta 42/122-123
Barbara 62/122-123
Bay (The) 5/124
Beasts of the Southern
Wild 10/125-126
Big Year (The) 59/122-123
Bir Zamanlar
Anadolu’da 50/122-123
Blue Valentine 34/121
U
Un’estate da giganti 6/122-123
Uomo con i pugni
di ferro 25/125-126
Uomo d’acciaio (L’) 35/124
Upside Down 23/122-123
Chronicle 28/125-126
Cloud Atlas 7/121
Cold Light of Day
(The) 16/125-126
Company You Keep
(The) 32/121
Croods (The) 17/122-123
37/122-123
12/125-126
19/122-123
29/122-123
17/125-126
25/121
64/122-123
41/121
4/124
48/122-123
D
Dans la maison 38/124
Des gens qui
s’embrassent 17/124
Diana 41/125-126
Dictator (The) 57/122-123
Django Unchained 2/121
Dream House 51/122-123
W
21/125-126
2/125-126
62/122-123
60/122-123
33/121
30/121
40/122-123
38/121
6/125-126
34/124
22/124
4/125-126
4/122-123
16/122-123
Warm Bodies Wedding Party
(The) 11/121
49/122-123
E
Z
Zambezia Zero Dark Thirty End of Watch Evil Dead Exercice de l’État
(L’) 33/122-123
43/121
Frankenweenie 25/122-123
33/125-126
G
A
After Earth 52/122-123
46/124
F
TITOLI
ORIGINALI
Gambit 30/124
24
H
Hangover (The)
Part III 10/124
Hangover (The)
Part III 36/125-126
Hansel and Gretel:
Witch Hunters 27/125-126
Hitchcock 8/125-126
Hope Springs 28/124
Host (The) 20/122-123
Hyde Park on Hudson 36/121
Hypnotisören 29/124
I
Identity Thief Iron Man 3 C
V
Venuto al mondo Via Castellana
Bandiera Viaggio sola Vicini del terzo tipo Vita di Adele (La) Vita di Pi Vitriol Viva la libertà Voices Volto di un’altra (Il) Gangster Squad 5/124
Géants (Les) 6/122-123
Gloria 22/125-126
Gravity 29/125-126
Great Gatsby (The) 18/124
Guetteur (Le) 15/122-123
13/121
20/125-126
18/122-123
J
Jack Reacher Jack the Giant
Slayer 10/122-123
43/122-123
K
Killing Them Softly Kokuharu Kokurikozaka kara 45/121
14/124
23/121
L
Lawless 24/122-123
Life of Pi 25/121
Like Someone in Love
6/124
Lincoln 22/121
Lords of Salem (The) 4/122-123
M
Man of Steel 11/124
Man with the Iron
Fist (The) 25/125-126
Master (The) 8/124
Men in Blach 3 11/125-126
Midnight’s Children 21/122-123
Mientras duermes 45/122-123
Misérables (Les) 16/121
Miss Violence 15/125-126
Monster à Paris (Un) 31/124
Film Moonrise Kingdom 34/122-123
My Week with
Marilyn 12/121
N
No B
24/125-126
4/125-126
2/122-123
Balaguerró Jaume 45/122-123
Bassett Michael J. 30/121
Bellocchio Marco 33/124
Bellone Marco 20/124
Bergeron Bibo 31/124
Bezançon Rémi 15/124
Bigelow Kathryn 43/121
Black Shane 1
8/122-123
Bornedal Ole 18/121
Bruno Giorgio 12/124
Burton Tim
33/125-126
T
41/124
O
Oblivion 36/124
Olympus Has
Fallen 54/122-123
Only God Forgives 34/124
Oranges (The) 60/122-123
Oz: The Great
and Powerful 46/122-123
P
Pacific Rim 39/125-126
Paranormal Activity 4 14/121
Paulette 44/124
Perks of being a
Wallflower (The) 19/125-126
Pirates! (The) Band
of Misfits 13/125-126
Pitch Perfect 4/124
Place Beyond the
Pines (The) 55/122-123
Playing for Keeps 40/121
Populaire 35/124
Possession (The) 18/121
Pozitia copilului 35/125-126
Q
Qui a envie d’être
aimé? Star Trek Into
Darkness Stoker Syngué Sabour Tutti i film della stagione
Take Shelter 44/122-123
Tellement proches 14/122-123
Texas Chainsaw 3D 27/121
Texas Killing Fields 53/122-123
Three Stooges
(The) 58/122-123
Torrente 4 9/124
Trouble with
the Curve 61/122-123
Twilight Saga (The):
Breaking Dawn –
Part 2 4/121
2 Guns 3/125-126
C
Campiotti Giacomo 7/122-123
Capone Alessandro 37/121
Carteni Umberto 16/122-123
Casile Demetrio 8/122-123
Castellitto Sergio 37/122-123
Ceylan Nuri Bilge 50/122-123
Chan-wook Park 4/125-126
Charles Larry 57/122-123
Chbosky Stephen 19/125-126
Chiarello Sophie 30/121
Cianfrance
Derek 34/121, 55/122-123
Ciprì Daniele 13/122-123
Condon Bill 4/121
Consonni Giovanni 20/124
Corsicato Pappi 48/122-123
Cuarón Alfonso 29/125-126
Curtis Simon 12/121
U
Upside Down 23/122-123
V
Vie d’Adèle (La) 17/125-126
W
Warm Bodies Watch (The) We’re the Millers 11/121
29/122-123
34/125-126
D
Z
D’Alò Enzo Dante Emma De Falco Francesco
Afro de la Iglesia Álex De Matteo Ivano De Micco Kirk del Toro Guillermo Derrickson Scott Diritti Giorgio Dominik Andrew 5/122-123
R
Zambezia 3D Zarafa Zero Dark Thirty Religieuse (La) 26/125-126
Riddick 38/125-126
Rise of the Guardians 46/121
S
Saveurs du Palais
(Les) 27/124
Seeking a Friend
for the End of
the World 15/121
Sessions (The) 35/121
Side Effects 31/125-126
Silent Hill: Revelation
3D 30/121
Silver Linings
Playbook 41/122-123
Sinister 40/122-123
Skyfall 38/121
South of the Border 43/124
33/122-123
15/124
43/121
INDICE
DEI REGISTI
A
Abrams J. J. Affleck Ben Almodóvar Pedro Alvarez Fede Anderson Paul
Thomas Anderson Wes Andò Roberto Andrei Massimo Avranas
Alexandros Ayer David 29/122-123
12/125-126
64/122-123
42/122-123
21/124
17/122-123
39/125-126
48/122-123
9/122-123
45/121
E
24/125-126
3/121
11/122-123
46/124
El Mechri Mabrouk 16/125-126
Enrico Jérôme 44/124
F
8/124
34/122-123
41/121
13/124
Farina Giorgia Farino Julian Farrelly Bobby Farrelly Peter Fleischer Ruben Franchi Paolo 15/125-126
52/122-123
25
8/121
60/122-123
58/122-123
58/122-123
3/124
63/122-123
Frankel
David 59/122-123, 28/124
Fuqua Antoine 54/122-123
G
Gabbriellini
Edoardo 56/122-123
Garzella Lorenzo 39/122-123
Gato Enrique 47/124
Genovese Paolo 28/122-123
Gervasi Sacha 8/125-126
Giafferi Anne 5/122-23
Giannini Giancarlo 16/124
Gordon Seth 20/125-126
Grassadonia Fabio 2/125-126
H
Hallström Lasse 29/124
Haneke Michael 28/121
Headlan Leslye 49/122-123
Hillcoat John 24/122-123
Hirschbiegel Oliver 41/125-126
Hoffman Michael 13/121
Hooper Tom 16/121
J
Joost Henry 14/121
K
Kechiche Abdellatif 17/125-126
Kiarostami Abbas 6/124
Kormákur Baltasar 3/125-126
Kosinski Joseph 36/124
L
Lanners Bouli 6/122-123
Larrain Pablo 41/124
Lee Ang 25/121
Lelio Sebastián 22/125-126
Leo Edoardo 30/125-126
Levine Jonathan 11/121
Levinson Barry 5/124
Lewin Ben 33/121
Lie Jean-Christophe 15/124
Lo Cascio Luigi 36/122-123
Loach Ken 44/121
Lord Peter 13/125-126
Lorenz Robert 61/122-123
Luessenhop John 27/121
Luhrmann Baz 18/124
M
Macelloni Filippo 39/122-123
Manfredonia Giulio 21/121
Mann Ami Canaan 53/122-123
Film McQuarrie
Christopher 10/122-123
Mendes Sam 38/121
Metha Deepa 21/122-123
Michell Roger 36/121
Milani Riccardo 3/122-123
Miyazaki Goro 23/121
Moore Jason 4/124
Muccino Gabriele 40/121
N
Nakache Olivier 14/122-123
Nakashima Tetsuya 14/124
Netzer Calin Peter 35/125-126
Newitt Jeff 13/125-126
Niccol Andrew 20/122-123
Nichols Jeff 44/122-123
Nicloux Guillaume 26/125-126
Nunziante Gennaro 6/125-126
O
Ozon François 38/124
P
Paladino Mimmo 47/122-123
Papaleo Rocco 37/125-126
Parenti Neri 47/121
Petzold Christian 62/122-123
Phillips
Todd 10/124, 36/125-126
Piazza Antonio 2/125-126
Placido Michele 15/122-123
Ponti Marco 39/124
R
Rahimi Atiq Raimi Sam Ramsey Peter Rashid Haider Redford Robert Roinsnard Régis Rosi Gianfranco Rossi Prudente
Barbara Rubini Sergio Russell David O. RZA Tutti i film della stagione
Schulman Ariel 14/121
Segura Santiago 9/124
Sheridan Jim 51/122-123
Shyamalan M. Night 30/124
Siani Alessandro 27/121
Singer Bryan 43/122-123
Snyder Zack 11/124
Soderbergh Steven 31/125-126
Solanas Juan 23/122-123
Soldini Silvio 24/121
Sonnenfeld Barry 11/125-126
Sorrentino Paolo 2/124
Spielberg Steven 22/121
Stone Oliver 43/124
123, 29/122-123, 49/122-123,
52/122-123, 4/125-126, 10/
125-126, 19/125-126, 24/125126, 25/125-126, 27/125-126,
30/125-126, 33/125-126, 36/
125-126
B
Barteri Veronica 11/121, 15/121,
18/121,
30/121,
32/121,
33/121, 40/121, 3/122-123,
4/122-123, 21/122-123, 37/
122-123, 55/122-123, 5/124,
10/124, 14/124, 20/124, 29/
124,
31/124,
3/125-126,
6/125-126, 20/125-126
Bartoni Elena 4/121, 5/121,
16/121, 21/121, 28/121, 36/
121, 38/121, 45/121, 5/122123, 16/122-123, 23/122123, 26/122-123, 29/122-123,
31/122-123, 41/122-123, 51/
122-123, 60/122-123, 6/124,
16/124, 21/124, 27/124, 36/
124, 42/124, 2/125-126, 8/
125-126, 9/125-126, 13/125126, 16/125-126, 31/125-126,
34/125-126, 37/125-126, 39/
125-126
T
Talbert David E. 18/125-126
Tarantino Quentin 2/121
Thompson Danièle 17/124
Thornley Wayne 33/122-123
Thurber Rawson
Marshall 34/125-126
Tognazzi Maria
Sole 19/122-123
Toledado Eric 14/122-123
Tornatore Giuseppe 5/121
Trank Josh 28/125-126
Twohy David 38/125-126
Tykwer Tom 7/121
V
Venier Massimo Vicari Daniele Vicino Matteo Vincent Christian Virzì Paolo C
9/125-126
12/122-123
26/122-123
27/124
31/122-123
Ceretto Luisa 47/125-126
D
W
2/122-123
46/122-123
46/121
22/124
32/121
35/124
21/125-126
42/124
40/124
41/122-123
25/125-126
Wachowski Andy 7/121
Wachowski Lana 7/121
Winding Refn Nicolas 34/124
Wirkola Tommy 27/125-126
Wright Joe 19/121
E
Z
Emiliani Simone 33/124
Zaccariello Andrea 32/122-123
Zeitlin Benh 10/125-126
Zombie Rob 4/122-123
S
Salvatores Gabriele 9/121
Sanders Chris 17/122-123
Scafaria Lorene 15/121
Schaffer Akiva 29/122-123
Schöller Pierre 25/122-123
Dell’Aquila Marianna 30/121,
13/122-123, 45/122-123, 56/
122-123, 58/122-123, 59/122123, 28/124
Di Giorgio Davide 48/125-126
G
Garofalo Sara 54/122-123
Giletta Giulia 14/121, 8/122123, 14/122-123, 36/122-123,
64/122-123
Giovannini Cristina 2/122-123,
10/122-123, 28/122-123, 39/
124, 44/124
Grasselli Silvio 44/125-126
INDICE
DEGLI AUTORI
A
Angelucci Giulia 37/121, 24/122-
26
M
Mandolini Elena 9/121, 13/121,
27/121, 27,121, 7/122-123,
19/122-123, 20/122-123, 36/
122-123, 62/122-123, 4/124,
11/124, 12/124, 13/124, 17/
124, 22/124, 15/125-126, 18/
125-126, 35/125-126, 38/125126, 41/125-126
Mondella Diego 12/121, 34/121,
34/122-123, 42/122-123, 44/
122-123, 47/122-123, 2/124,
8/124, 41/124, 43/124
Moresco Fabrizio 2/121, 9/121,
19/121, 22/121, 24/121, 25/
121, 41/121, 44/121, 9/122-123,
11/122-123, 12/122-123, 15/
122-123, 18/122-123, 25/122123, 48/122-123, 50/122-123,
61/122-123, 63/122-123, 30/
124, 34/124, 40/124, 17/125126, 22/125-126, 26/125-126,
29/125-126
P
Petacco Danila 32/122/123,
18/124
Piano Francesca 7/121, 23/121,
46/121, 47/121, 6/122-123, 17/
122-123, 33/122-123, 43/122123, 46/122-123, 53/122-123,
3/124, 9/124, 15/124, 35/124,
46/124, 47/124, 11/125-126,
28/125-126
S
Sammarco
Valerio
43/121,
39/122-123, 40/122-123, 57/
122-123, 38/124, 12/125-126,
21/125-126
Schiavoni Massimiliano 46/125126
V
Vergerio Flavio 42/125-126, 44/
125-126, 45/125-126
INDICE
TUTTO FESTIVAL
Pesaro 2013 42/125-126
Venezia 2013 44/125-126
Film Tutti i film della stagione
ONIRICA – FIELD OF DOGS
(Field of Dogs)
Polonia, Italia, Svezia, 2014
Regia: Lech Majewski
Produzione: Polish Film Istitute, CG Home Video, Bokomotive Film AB, Silesia-Film, Odeon Rybarczyk Productions,
24Media, Em Audio, Centrum Kultury Katowice
Distribuzione: CG
Prima: (Roma 17-4-2014; Milano 17-4-2014)
Soggetto e Sceneggiatura: Lech Majewski
Direttore della fotografia: Lech Majewski, Pawel Tybora
P
rotagonista di Onirica, film di
Lech Majewski, è Adam, giovane polacco precipitato nel buio
pozzo dell’abulia in seguito a un grave
incidente stradale, nel quale ha perso
la sua donna e il suo più caro amico. Il
patologico stato di prostrazione – quasi
una forma di autismo –, in cui si viene a
trovare lo induce a lasciare l’attività di
docente universitario e letterato-poeta
per scegliere un banale impiego presso un
centro commerciale. L’oscuro male che lo
divora lo porta a estraniarsi dal mondo
reale rifugiandosi in frequenti e indotti stati
di sonno che lo allontanano dalla realtà e
dalla sua tristezza.
Per questo motivo, viene licenziato e
trascorre il suo tempo nella propria scarna e buia stanza. A volte vi gira bendato
cercando di appropriarsi degli spazi, non
risponde alle numerose chiamate telefoniche della zia, che sembra essere l’unica
persona con cui abbia contatto, a volte
guarda distrattamente la televisione, o
sfoglia le belle immagini di una Divina
Commedia illustrata da Dorè. La sua vita
è solitaria e le poche circostanze che lo
inducono a uscire di casa sono solo occasioni per potersi poi infilare nuovamente
nell’oblio del sonno. Ed il sonno porta al
sogno che apre la dimensione, quasi sempre simbolica, dove si nascondono i rimedi
per la sua incurabile infelicità.
C
ome per Jeronimus Bosch e Il
giardino delle delizie e Peter
Bruegel per La salita al Calvario, Lech Majewski completa il trittico che
riporta l’immagine al centro della rappresentazione cinematografica rifacendosi,
questa volta, al mondo poetico e visionario
della dantesca Divina Commedia. Autore
Montaggio: Eliot Ems, Katarzyna Lesniak
Musiche: Lech Majewski, Józef Skrzek
Scenografia: Lech Majewski
Costumi: Dorota Lis
Interpreti: Michal Tatarek , Elzbieta Okupska, Jacenty Jedrusik , Jan Wartak , Szymon Budzyk , Anna Mielczarek, Karolina Korta, Karolina Wardyn, Massimiliano Cutrera
Durata: 102’
e poeta, artista poliedrico e anche regista,
Majewski viaggia, forse come Virgilio, in
compagnia di Adam e del suo dolore, in
un percorso quasi freudiano che si sviluppa attraverso il distacco del protagonista
dalla vita reale per rifugiarsi nel sonno
chimico che lo aiuta ad entrare in quella
dimensione onirica dove la rielaborazione
degli eventi assume forme e contorni
simbolistici. Quella di Adam è una vera e
propria discesa agli Inferi, è un percorso
faticosamente tracciato attraverso le sofferenze proprie e di coloro che incontra, le
quali dovrebbe fornirgli delle risposte alle
sua mute domande.
Come Dante faticosamente e pien di
sonno, Adam arranca il colle che lo separa dall’entrata dall’Inferno; come Dante
ne varca le soglie per andare nella città
dolente , nell’etterno dolore e per vedere
la perduta gente.
Perché nel mondo reale Adam non
trova alcun lenimento alla sua infelicità. Non servono le dotte citazioni della
zia che filosofeggia utilizzando frasi di
Heidegger e Seneca, ma che, in fin dei
conti, vorrebbe che il nipote fosse felice
di essere l’unico sopravvissuto del tragico
incidente; non lo aiuta il colloquio con il
prete circa il contrasto tra l’onnipotenza
e la misericordia di Dio. Ogni rientro nella
vita reale è spunto per rituffarsi nel sonno
e nel sogno.
Gli onirici, asettici e levigati supermarket, dove Adam attonito si aggira,
sono forse la reale definizione di una
società consumistica che tutti ci coinvolge. La magistrale scena dell’aratura
del pavimento di uno di essi a opera del
padre di Adam, che guida una coppia di
veri buoi, è simbolicamente espressione
di volontà di spaccatura e di vigorosa
27
rigenerazione della società. Mentre nella
realtà degli eventi luttuosi di una Polonia
martirizzata dalle catastrofi naturali e dalla
perdita (noto incidente aereo) di buona
parte della classe dirigente del Paese,
si può individuare quel pathos, quella
sofferenza, che nella tragedia greca era
indispensabilmente e incomprensibilmente il mezzo necessario per giungere
all’intendimento degli eventi umani. Adam
non parla quasi mai. Vive nel pathos, nella
sua parte irrazionale ed evita, col suo
mutismo autistico, il logos ossia la sua
parte razionale; e allora via nuovamente
nell’oblio del sonno alla ricerca di sogni e
segni esplicativi quanto ermetici.
Un sonno ricercato, come quello che
Amleto inconsciamente invoca:”…morire,
dormire…nient’altro. E con un sonno dire
che poniamo fine al dolore del cuore e
ai mille tumulti naturali di cui è erede la
carne: è una conclusione da desiderarsi
devotamente. Morire, dormire. Dormire,
forse sognare.”.
Majewski, maestro di inquadrature
pittoriche, e di perfetta padronanza della
macchina da presa riesce a fondere abilmente le scene reali con quelle oniriche,
indulgendo, però, a mio avviso, nella sovrabbondanza dell’uso di elementi simbolistici spesso sfuggenti alla comprensione
dello spettatore e che appesantiscono
non poco il quadro generale dell’opera. Se
poi aggiungiamo a questo una lentezza
sequenziale, ampiamente presente in
tutto il film, non possiamo che rimanere
moderatamente delusi dal risultato. Farà
senz’altro meglio una prossima volta;
per ora: “…all’alta fantasia qui mancò
possa…”.
Enrico Sonno
Film Tutti i film della stagione
TRACKS – ATTRAVERSO IL DESERTO
(Tracks)
Australia, 2013
Regia: John Curran
Produzione: See-Saw Films
Distribuzione: Bim
Prima: (Roma 30-4-2014; Milano 30-4-2014)
Soggetto: dal romanzo “Tracce” di Robyn Davidson
Sceneggiatura:Marion Nelson
Direttore della fotografia: Mandy Walker
Montaggio:Alexandre de Franceschi
Musiche: Garth Stevenson
Scenografia: Melinda Doring
Costumi: Marriott Kerr
Interpreti: Mia Wasikowska (Robyn Davidson), Adam Dri-
S
toria vera questa raccontata da
John Curran in: Tracks – Attraverso il deserto. Siamo nel 1975
e la 25enne giornalista Robyn Davidson,
australiana, vive un momento particolare
della propria vita. Sta cercando il suo posto
nel mondo da quando, ancora bambina, ha
vissuto la triste esperienza della perdita
della madre e il distacco dalle sicurezze e
dagli affetti familiari. Nella sua confusione
ha però chiara un’idea. Quella di andarsene. Lasciare la piccola cittadina agricola di
Alice Springs e raggiungere la costa ovest
dell’Australia che si affaccia sull’oceano
Indiano. Un percorso difficilissimo attraverso un deserto arido e insidioso e lungo
oltre 3.000 chilometri che Robyn affronta
nel 1977 pressoché da sola, a piedi, accompagnata da una piccola mandria di quattro
dromedari e dalla sua fedele cagnetta.
Ottiene un supporto economico dalla
rivista scientifica National Geographic
e la saltuaria compagnia del fotografo
ver (Rick Smolan), Rolley Mintuma (Eddie), Rainer Bock
(Kurt Posel), Robert Coleby (Pop), John Flaus (Sallay),
Tim Rogers (Glendle), Lily Pearl (Robyn ragazzina), Daisy
Walkabout (Ada), Felicity Steel (Gladdy), Ian Conway
(Chilpi), Evan Casey (Evan), David Pearce (David), Jessica Tovey (Jenny), Darcy Crouch (Toly), Brendan Maclean
(Peter), Jamie Timony (Bernard), Melanie Zanetti (Annie),
Ryan McMillan (Bob), Leah Michele (Niece), Emma Booth
(Marg), Steven Parker (Pete), Bryan Probets (Geoff), Vincent Forrester (Vincent), Edwin Hodgeman (Sig. Ward), Carol Burns (Sig.ra Ward)
Durata: 115’
Rick Smolan, ma i nove lunghi mesi di
viaggio li trascorre quasi esclusivamente
in solitudine, a parte l’utile presenza dell’
anziano aborigeno Eddie, che le sta vicino
durante l’attraversamento dei luoghi sacri
alle popolazioni autoctone. Vedrà l’oceano
e forse ritroverà se stessa.
U
na partenza, un percorso, una meta.
In sintesi un viaggio. Tema che il
Cinema ha da sempre prediletto, sviluppandolo e proponendolo nelle più svariate
forme di racconto e giustificandolo con
le innumerevoli motivazioni che, di volta
in volta, hanno spinto il protagonista o i
protagonisti ad intraprendere un cammino,
spesso arduo e difficile sia fisicamente, sia
psicologicamente. La voglia di conoscenza, la povertà, il bisogno, la sfida dell’impresa impossibile, la fuga da una minaccia
o la ricerca di una persona scomparsa,
sono stati riportati sul grande schermo
centinaia di volte. Siamo cresciuti avendo
28
negli occhi le immagini di Stagecoach, o di
The searchers, abbiamo percorso la Route
66 in lungo e in largo con Easy rider, la
via Aurelia con Il sorpasso, fino – dimenticandone moltissimi- a Into the wild e Giù
al Nord. L’ abbiamo fatto con tutti i mezzi
immaginabili, dal treno all’aereo, a piedi,
a cavallo, in bicicletta, o su una vecchia
Ford modello T. Questa volta è di scena il
dromedario, ma non per questo motivo il
film Tracks – Attraverso il deserto di John
Curran merita una particolare citazione.
Nel nostro caso, e almeno fino ad un
certo momento del racconto, manca la
motivazione che spinge la giovane Robyn
Davidson a mettersi in viaggio con quattro
dromedari ed un cane per raggiungere la
costa australiana, dopo un percorso di oltre
3.000 chilometri. Scopriamo che il motivo
che spinge Robyn alla partenza è dettato
da una perdita: quella della propria madre
(probabile suicidio) e dalle conseguenze
che alla piccola orfana ne derivano. Curran
però non si sofferma a fondo su questo
particolare lasciando intuire con le immagini e con i dialoghi, che in fondo esiste
un ulteriore componente motivazionale a
questa scelta. Robyn è fondamentalmente
una donna inquieta e determinata, ormai
a disagio nella propria casa e nel proprio
ambiente, tenta e riesce nell’impresa – che
non è solo quella della terribile prova psicofisica che la aspetta e che ha scelto – ma
anche di modificarsi divenendo cittadina
del mondo e sentendosi a casa sua anche
mentre dorme in un sacco a pelo ai piedi di
un rinsecchito albero del deserto. Vi riesce
a stento, precedendo i lenti passi degli
ombrosi dromedari che l’accompagnano
e modificandosi, metro dopo metro, fino a
rinnegare, per potere giungere alla meta,
Film quelle convinzioni e quegli stereotipi che la
tengono prigioniera del mondo “civile”. Ma
in verità una vera ragione a questo viaggio
non esiste ed è la stessa Robyn a dichiararlo che: non c’è nessun miglior motivo
per mettersi in cammino se non l’assenza
di motivi per non farlo. I momenti di solitudine e di disperazione non mancano,
ma il viaggio sta facendo il suo corso e
fortifica la volontà e le bianche spalle di
Tutti i film della stagione
Robyn. Curren dimostra maestria nel non
calcare troppo la mano sugli elementi di
volontario distacco dalla civiltà e dalla vita
che hanno caratterizzato altre opere del
genere. Questo è un film sulla vita e su
un particolare modo di amarla e l’Autore
utilizza intelligentemente il volto e la personalità della Wasikowska per delineare
il personaggio di una donna dai tratti a
volte scostanti e a volte teneri, mescolati
con qualche accenno di rude sentimentalismo, contribuendo a dare all’opera, già
molto curata sotto l’aspetto manieristico,
un senso di gradita leggerezza che ben
dispone alla visione lo spettatore attento
e, oltretutto, affascinato dalla bella fotografia degli splendidi scenari del deserto
australiano.
Enrico Sonno
TI RICORDI DI ME?
Italia, 2014
Montaggio: Clelio Benevento
Musiche: Gianluca Misiti
Scenografia: Alessandro Vannucci
Costumi: Giuliana Cau
Interpreti: Ambra Angiolini (Bea), Edoardo Leo (Roberto), Paolo Calabresi (Francesco), Susy Laude (Valeria), Pia Engleberth
(Dott.ssa Grimaldi), Ennio Fantastichini (Amedeo), Manuel Pischedda (Ruben), Angelique Cavallari (la segretaria svizzera)
Durata: 91’
Regia: Rolando Ravello
Produzione: Marco Belardi per Lotus Production con Rai Cinema
Distribuzione: 01 Distribution
Prima: (Roma 3-4-2014; Milano 3-4-2014)
Soggetto: dall’opera teatrale omonima di Massimiliano Bruno
Sceneggiatura: Paolo Genovese, Edoardo Falcone, Edoardo Leo (collaborazione)
Direttore della fotografia: Vittorio Omodei Zorini
B
eatrice ha perso i genitori da bambina. Quel trauma l’ha fatta diventare
una donna insicura e fragile. Inoltre, non
appena prova forti emozioni, cade in uno
stato narcolettico che la porta a disturbi
della memoria a breve termine; ovvero,
resetta il cervello e dimentica tutto ciò
che è avvenuto di recente della sua vita.
Insegnante alle elementari, è legata a un
uomo più grande di lei, Amedeo, con cui
prova blande emozioni. Roberto, invece,
da piccolo ha subito l’abbandono della
madre e, da allora soffre di cleptomania;
lavora come magazziniere in un centro
commerciale, sogna di far pubblicare i
suoi stravaganti racconti per bambini e
vive con la coppia di amici Francesco e
Valeria che stanno vivendo una lunga crisi
di coppia. Beatrice e Roberto si conoscono
casualmente presso lo studio della psicologa Grimaldi, da cui sono in cura. Roberto
si innamora subito di Beatrice e delle sue
manie e, con difficoltà, riesce a scalfire
la rigidezza e la diffidenza della donna
e, persino, una crisi di memoria dovuta
alla scoperta dei tradimenti di Amedeo.
Mentre Francesco e Valeria si lasciano,
Bea e Roberto decidono di andare a vivere
insieme, grazie anche al contratto con una
casa editrice che porta alla coppia la giusta sicurezza economica. Passano gli anni
e Roberto e Bea sono ancora una coppia
felice e crescono insieme il loro figlio Ruben. La cleptomania di Roberto è passata
e Bea ha fatto grandi progressi tant’è che
un giorno, per andare a prendere il figlio
a scuola, decide di lasciare a casa il suo
diario dove appunta da sempre tutto ciò che
le accade e che prova. Purtroppo, mentre è
in un negozio, rincontra Amedeo e ha una
nuova crisi di memoria. Amedeo non perde
l’occasione e la porta in Svizzera dove la
riconquista con l’inganno e le chiede di
sposarlo; Bea avverte un’inquietudine
ma non capisce di cosa si tratti. Roberto,
intatto, grazie all’aiuto di Francesco e
Valeria la cerca ovunque, finché non la
trova e decide di partire per la Svizzera.
Ruben resta con Francesco e Valeria che,
dopo anni, decidono di riprendere la loro
storia. Giunto in Svizzera, Roberto trova
Bea e, con molta pazienza, le fa ricordare
la loro vita insieme.
T
i ricordi di me? è il secondo film
di Rolando Ravello come regista.
Rispetto al precedente lavoro,
Tutti contro tutti, qui si racconta una favola
moderna, in cui non c’è un Principe e una
Cenerentola, ma una Principessa e un magazziniere che sogna di diventare scrittore.
Guardando l’opera salta subito all’occhio
l’ottimo lavoro del direttore della fotografia
Vittorio Omodei Zorini, che riesce a donare
29
alla città di Roma un’immagine fiabesca
e deliziosamente primaverile. Il problema
del film, anzi, i problemi, sono legati alla
sceneggiatura di Paolo Genovese, che
zoppica parecchio. La storia è molto banale
e i dialoghi non sempre sono convincenti
e avvincenti e, molto spesso, ci si annoia.
L’intreccio di per sé è buono e l’idea decisamente simpatica, ma sono sviluppati in
maniera inefficace. Viene subito in mente
un confronto con l’americano 50 volte il
primo bacio con Drew Barrymore e Adam
Sandler, una commedia romantica riuscita
e molto brillante. Come Lucy (Barrymore)
anche Beatrice soffre di disturbi della
memoria a breve termine, con tipologie e
cause differenti, a cui i protagonisti delle
rispettive storie devono porre rimedio coi
metodi più disparati. Differentemente dal
lungometraggio americano, il film di Ravello
non osa quanto dovrebbe, realizzando sequenze banali e ridicole. 50 volte il primo
bacio è molto più spassoso e divertente,
mentre Ravello punta più sul romanticismo
eccessivo che diventa patetico in molte
scene, tra cui quella delle strisce pedonali
realizzate in estemporanea da Roberto per
far attraversare Bea. I due personaggi principali, Roberto e Bea, non sono sempre ben
delineati. Una carenza evidente soprattutto
con quello di Roberto la cui cleptomania,
che poteva essere maggiormente sfruttata,
Film viene invece tralasciata per portare avanti
la storia d’amore; talmente pochi sono i
momenti in cui Roberto viene preso dalla
sua mania che, addirittura, ogni tanto ci si
dimentica della sua debolezza. Davvero
un grave errore. Diverso è il personaggio
di Beatrice, meglio descritto e più appro-
Tutti i film della stagione
fondito, che conquista da subito grazie alle
sue mille manie. L’attrice Ambra Angiolini
è brava come sempre, ma è ormai arrivato
per lei il momento di fare un balzo che la
porti a un livello superiore. Edoardo Leo,
invece, non è sempre in parte ed è evidente
come i ruoli romantici non si addicano alle
sue attitudini naturali; molto più a suo agio,
infatti, nelle commedie come La mossa del
pinguino. Il film di Rolando Ravello è un
semplice sguardo su di un romanticismo
eccessivo. Niente di più.
Elena Mandolini
LOCKE
(Locke)
Gran Bretagna, 2013
Regia: Steven Knight
Produzione: Shoebox Films, Im Global
Distribuzione: Good Films
Prima: (Roma 30-4-2014; Milano 30-4-2014)
Soggetto e Sceneggiatura: Steven Knight
Direttore della fotografia: Haris Zambarloukos
Montaggio: Justine Wright
Musiche: Dickon Hinchliffe
I
van Locke è il capocantiere di
una galattica opera edilizia a Birmingham che una sera lascia per
dirigersi con la sua macchina a Londra.
Questo nonostante sia alla vigilia di un’azione gigantesca cioè un’immane colata di
cemento, fornito all’alba da centinaia di
camion che costituirà la base delle fondamenta del futuro grattacielo.
Ormai la decisione è presa.
Locke ha avuto qualche mese prima
un unico incontro di sesso con Bethan,
una donna incontrata in occasione di un
suo lavoro fuori città. Non si è trattato
che di un fugace incontro che, almeno in
lui, non ha lasciato tracce sentimentali o
Costumi: Nigel Egerton
Interpreti: Tom Hardy (Ivan Locke), Ruth Wilson (Katrina),
Olivia Colman (Bethan), Andrew Scott (Donal), Tom Holland
(Eddie), Bill Milner (Sean), Ben Daniels (Gareth), Danny
Webb (Cassidy), Silas Carson (Dott. Gullu), Alice Lowe (Sister Margaret), Lee Ross (PC Davids), Kirsty Dillon (Moglie
di Gareth)
Durata: 85’
coinvolgimenti di alcun genere; Bethan è
però rimasta incinta e ora sta per partorire,
sola, a Londra, senza nessuno che l’aiuti
e le stia vicino.
Locke ha quindi deciso di assumersi
questa responsabilità non d’amore ma di
civiltà, di senso umano, di giustizia.
Durante il viaggio in macchina Locke
affronta al telefono una serie di problemi e
di scelte che modificano completamente la
sua vita. Rivela alla moglie la sua situazione con Bethan, ricavandone una tristissima
e dolorosa presa d’atto che porta la donna
a troncare l’unione obbligandolo a non
tornare a casa.
Contemporaneamente Locke dirige al
telefono i preliminari della fatidica colata di cemento della mattina successiva
impartendo al suo secondo, uno smarrito
Donald, le istruzioni necessarie; il suo
allontanamento improvviso, il suo anomalo
comportamento apparentemente senza
spiegazioni hanno come conseguenza il
suo licenziamento in tronco da parte dei
dirigenti della società di costruzione.
Nello stesso tempo Locke conforta
al telefono Bethan che, sola in ospedale,
è alle prese con i dolori del parto e si
consulta con i medici (sembra ci sia un
problema riguardante il cordone ombelicale) circa l’intervento che hanno deciso
di effettuare.
Tutto questo non è avveuto per caso:
Locke porta con sé l’abbandono del padre avvenuto quando era piccolissimo. È
proprio durante un colloquio immaginario
con la figura paterna che Locke fa del tutto
i conti con la sofferenza della sua vita e
con la forza delle decisioni prese durante
la notte.
Locke arriva a Londra, il bambino è
nato, sta bene, lui è un altro uomo, più
forte e più vero.
È
un film fatto apposta per tutti quelli
che amano il cinema, il cinema
puro: l’immenso che nasce dalla
claustrofobia di un ambiente chiuso come
l’abitacolo di una macchina, quindi un
uomo solo, con i suoi pensieri e con i nostri,
le luci delle autostrade e gli svincoli delle
tangenziali ad accompagnare le tensioni
sostenute per venire a capo dei problemi
che si presentano a ogni telefonata.
30
Film Antenati illustri come il grandissimo
Duel che rivelò al mondo della celluloide la
genialità di Spielberg: pare davvero che il
cinema riesca a toccare le motivazioni più
intime dello spettatore quando si esprime
nella costrizione e nell’infimo spazio dove
può liberare massima la fantasia e la
capacità di essere grandi, in tutti i sensi.
E Locke grande lo è davvero perchè è
sostenuto da quella luce etica che sola
dà la certezza di essere nel giusto, dalla
consapevolezza della ragione contro tutti
gli assalti, le negazioni e i distinguo che i
suoi interlocutori telefonici gli rovesciano
addosso per l’ora e venti della sua decisiva
svolta esistenziale.
Tutti i film della stagione
Solidissima la struttura drammaturgica, consolidata sull’intreccio dei contatti
telefonici e sui fatti che, come i tasselli
di un puzle, Locke mette insieme, pezzo
a pezzo, per costruire e pianificare ciò in
cui crede e che ha deciso e che ogni telefonata pare distruggere, per costringerlo
a ricominciare da capo con la pazienza di
colui che si sente forte perchè lo è.
Grande successo decretato dai cinefili
all’ultima mostra di Venezia, sincero il
calore sentito dal pubblico che promuove
la proiezione dei film indipendenti quando
bucano la normalità e l’ovvietà della cinematografia che si esprime secondo strade
tradizionali; la capacità di direzione di
Steven Knight, già candidato all’Oscar
come sceneggiatore per Croneberg
e Frears, rende ancora più solida la
scrittura, i dialoghi e l’interpretazione di
Thomas Hardy. Straordinaria la tensione,
la concentrazione, con cui quest’attore regala agli amanti del cinema una
storia completa vista e vissuta sul suo
volto stanco di barba malfatta, sulle sue
lacrime, sui suoi occhi nutriti dalla luce
della convinzione, degli smarrimenti
che tiene sotto controllo e dalla voglia
di continuare a vivere senza paure né
tentennamenti.
Fabrizio Moresco
FUGA DI CERVELLI
Italia, 2013
Scenografia: Paolo Sansoni
Costumi: Cristina Audisio
Interpreti: Paolo Ruffini (Alfredo), Luca Peracino (Emilio), Andrea Pisani (Alonso), Guglielmo Scilla (Lebowsky), Frank Matano (Franco), Michele Manca (Pino), Olga Kent (Nadia), Gaia
Messerklinger (Claudia), Giulia Ottonello (Karen), Niccolò Senni (Chamberlain), Alessandro Lombardo (Padre di Nadia), Daniel McVicar (Dean Perry), Rosalia Porcaro, Biagio Izzo, Franz/
Francesco Villa, Ale/Alessandro Besentini, Marco Messeri
Durata: 100’
Regia: Paolo Ruffini
Produzione: Maurizio Totti e Alessandro Usai per Colorado
Film in collaborazione con Medusa Film
Distribuzione: Medusa
Prima: (Roma 21-11-2013; Milano 21-11-2013)
Soggetto e Sceneggiatura: Paolo Ruffini, Giovanni Bognetti, Guido Chiesa
Direttore della fotografia: Federico Masiero
Montaggio: Claudio Di Mauro
Musiche: Andrea Farri, Claudia Campolongo
E
milio è uno sfigato e i suoi amici
universitari non sono da meno. Il
fantastico quintetto infatti è formato da
Alfredo, un non vedente migliore amico di
Emilio, un linfomane sulla sedia a rotelle
di nome Alonso, uno spacciatore di granite
e marijuna detto Lebowsky e Franco un gay
non dichiarato con qualche rotella fuoriposto. Emilio è innamorato fin da piccolo di
Nadia e non riesce a dichiararsi. Quando,
un giorno, decide finalmente di compiere il
grande passo, i suoi piani vengono sconvolti: la sua amata ha appena vinto una
borsa di studio a Oxford. Così decide di
trasferirsi portandosi i suoi amici svampiti.
Il gruppetto decide di contraffare i propri
curricula spacciandosi tutti per studenti di
medicina. La goffagine di Emilio non gli
permette mai di riuscire a dichiararsi. Sono
diverse gag che mostrano la sua difficoltà
a palesare il suo amore a Nadia. Intanto il
suo amico cieco si innamora della speaker
della radio universitaria, Claudia, che
si scoprirà essere anche lei non vedente,
il linfomane riesce ad affascinare una
ragazza in cerca di un attore italiano che
interpretasse Shakespeare, mentre lo scemo
di turno si scopre omosessuale. Alla fine c’è
il lieto fine con tutte queste nuove coppie e
con Emilio che riesce a conquistare Nadia.
I
l film è il remake di un film spagnolo, Fuga de cerebros di Fernando
Gonzalez Molina, che a sua volta è
l’imitazione del più noto genere americano
simil Animal House e American Pie. Nel
suo paese d’origine la pellicola è stata
campione d’incassi. Tutta un’altra storia
per l’esordio del comico Paolo Rufini. Il
suo è un film demenziale che ha trascinato nelle sale orde di adolescenti youtube
followers . Il target ideale della pellicola
è infatti costituito dai fan di quei comici e
personaggi che sul piccolo schermo e in
rete funzionano molto. I nomi sono quelli
di Frank Matano, ex Iena, Will Woolsh,
noto per i suoi video strampalati, Andrea
Pisani comico di Colorado membro di The
Pampers e non per ultimo di Paolo Rufini,
ex vj di Mtv, comico toscano presentatore
di Colorado che firma la regia di questo
film. Una pellicola che per voler far ridere
31
fa piangere a partire dal doppiaggio di
Olga Ken; Fuga di cervelli si nutre di quella
comicità che può risultare a tratti simpatica per la versione schetch, ma che, per
il formato cinematografico, risulta letale.
Diverse le volgarità gratuite che costellano
la pellicola, mancante di qualsiasi decollo o
input dal punto di vista della sceneggiatura.
La tv vive di cinema, ma il cinema muore
di tv diceva Dino Risi. Questo, quindi,
a spiegare l’ennesimo fallimento di chi
pensa di saper far cinema di successo e
di qualità semplicemente sfruttando dei
talenti televisivi. Il film si muove sull’onda
del college movie, ma il risultato è negativo; sembra poi volersi collocare sulla scia
dei cinepanettoni, ma, nello stesso tempo,
arrivare ad un target più giovane. Alcune
parti risultano di cattivissimo gusto, come
ad esempio la scena dell’obitorio. Le scene
finali con accento fortemente buonista, poi,
non fanno altro che confermare la pesantezza del film. Si doveva puntare di più sul
problema dell’emigrazione giovanile (visto
il titolo) anche in chiave comica; sarebbe
stato senz’altro più apprezzabile. La trama
Film così appare davvero troppo semplice e
scontata. Con la scelta di rappresentare
cinque emarginati dalla società, l’intento
iniziale probabilmente era un altro, ma il
risultato è stato quello di una satira cattiva
e amara sulle persone diversamente abili.
Èevidente che il budget del film era basso
ma anche senza avere cifre hollywoodiane,
Tutti i film della stagione
si poteva fare di più. L’occasione gliel’ ha
data la casa di produzione Colorado con
Medusa. Per questo l’atmosfera e il tenore
del film è quello degli schetch e dei siparietti
di Colorado Cafè. La difficoltà del cast,oltre
al raggiungere una sana comicità, è quella
di riuscire a trasmettere una qualche profondità. Il personaggio più credibile sembra
essere quello di Lebowsky, Guglielmo Scilla
alias Willwoosh. Simpatici, anche se troppo
brevi i cammei della bravissima Rosalia
Porcaro e di John Peter Sloan. Unica fortuna di questo film è stata la colonna sonora
Ragazzo inadeguato di Max Pezzali.
Giulia Angelucci
NON DICO ALTRO
(Enough Said)
Stati Uniti, 2013
Regia: Nicole Holofcener
Produzione: Likely Story
Distribuzione: 20th Century Fox Italia
Prima: (Roma 15-5-2014; Milano 15-5-2014)
Soggetto e Sceneggiatura: Nicole Holofcener
Direttore della fotografia: Xavier Pérez Grobet
Montaggio: Robert Frazen
Musiche: Marcelo Zarvos
Scenografia: Keith P. Cunningham
Costumi: Leah Katznelson
O
rdinati sobborghi di Los Angeles. Eva e Albert, entrambi
cinquantenni e con alle spalle
un divorzio si conoscono casualmente
a una festa tra amici. Eva lavora come
massaggiatrice a domicilio e vive con la
propria figlia Ellen, ormai prossima a
lasciare la casa per affrontare il college
in un’altra città; il robusto Albert è un
esperto di storia dei programmi televisivi,
ha anche lui una figlia che invece vive con
la madre e anche lei è pronta per il college. Tra i due nascono immediatamente un
interesse e un’attrazione timida ma intensa,
che ben presto si trasforma in una tenera
relazione amorosa. Albert, disordinato e
confusionario, è dotato di un buon “sense
of humor” e di una notevole verve ironica; Eva, dall’aspetto quasi insignificante,
ma dal dolce carattere, è perennemente
in angoscia per il suo lavoro e teme per
il distacco, imminente, dalla figlia Ellen.
Tutto sembra procedere per il meglio, sino
a quando Eva scopre che tra le sue clienti
c’è anche Marianne l’ex moglie di Albert.
La frequentazione tra le due donne, quasi
si trasforma in amicizia e le valutazioni
di Marianne circa l’ex marito minano il
rapporto tra Eva e Albert.
S
corrono lenti sullo schermo nero
i titoli di coda di Non dico altro e
come al solito molti spettatori si
Interpreti: Julia Louis-Dreyfus (Eva), James Gandolfini (Albert), Catherine Keener (Marianne),Toni Collette (Sarah), Tavi
Gevinson (Chloe), Ben Falcone (Will), Tracey Fairaway (Ellen), Eve Hewson (Tess), Kathleen Rose Perkins (Fran), Toby
Huss (Peter), Michaela Watkins (Hilary), Phillip Brock (Jason),
Nick Williams (Chris), Ivy Strohmaier (Maddy), Natasha Sky
Lipson (Sage), Amy Landecker (Debbie), Alina Adams (Grace), Luke Grakal (Brandon), Anjelah N. Johnson (Cathy), Lennie Loftin (Martin), Jessica St. Clair (Cynthia), Chris Smith (Hal)
Durata: 93’
alzano lasciando i propri posti. Lo spettacolo è finito. Io attendo e ascolto la musica
della canzone con la quale ha termine il
film: I like the way this is going. Mi piace il
modo in cui sta andando è la traduzione
del titolo di questo brano musicale e per
me è piacevole pensare che in definitiva
mi ha soddisfatto il modo in cui questa
commedia, dolce-amara, americana è
stata pensata, costruita e condotta. Con un
soggetto certamente non nuovo alle elaborazioni cinematografiche, quello che mi ha
interessato è stato lo stile con cui la stesura
è stata realizzata. Nicole Holofcener ha
fatto veramente un ottimo lavoro sia come
autrice del soggetto che come regista del
film. La regista e sceneggiatrice statunitense ha saputo mettere insieme gli elementi
basilari della romantic comedy, curando,
però, con perizia, i profili personali e complessi degli interpreti principali: Eva e Albert; analizzandone, soprattutto attraverso
i dialoghi, le incertezze, le preoccupazioni
e gli errori, ma sempre con una nota di
estrema leggerezza anche nelle fasi in
cui il rapporto tra i protagonisti tocca momenti di livello più intenso. Questo ha reso
possibile la creazione di una pellicola che
va oltre il semplice racconto di una storia,
forse banale, ma che cala lo spettatore
in un’atmosfera di familiarità facendogli
condividere ed apprezzare sia i lati positivi
che quelli negativi dei personaggi, che ven-
32
gono costantemente umanizzati nei loro
gesti di divertente impaccio sentimentale,
o in quelli più complessi della ricerca di una
tenerezza e di un affetto ormai da tempo
dimenticati. Eva e Albert si incontrano
e vogliono amarsi anche perché hanno
qualcosa in comune: vengono entrambi
da una fallita esperienza matrimoniale e
non più giovani, temono il ripetersi degli
errori di valutazione commessi nel passato, ma sanno anche ridere di loro stessi
facendosi gioco l’uno dei difetti dell’alto.
Fino a quando uno dei due scioccamente,
ma in buona fede, ne approfitta, dando
modo alla storia di riprendere quota con
un imprevisto finale.
Il cinema ha perso troppo presto James Gandolfini. Fisico falstaffiano e animo
sensibile e ironico, in questa sofisticata
commedia americana, ma capace di sostenere, come spesso gli è accaduto, anche
ruoli drammatici e a volte spietati; sempre
con la stessa bravura.
Julia Louise-Dreyfus sembra, forse,
meno convincente ma certamente ha
dato molto nel coprire il ruolo assegnatole,
caratterizzando con bravura le insicurezze
di una non bella né affascinante cinquantenne, quasi spaventata dai risvolti che può
avere una nuova e impegnativa relazione
sentimentale.
Enrico Sonno
Film Tutti i film della stagione
THE ENGLISH TEACHER
(The English Teacher)
Stati Uniti, 2013
Interpreti: Julianne Moore (Linda Sinclair), Michael Angarano
(Jason Sherwood), Greg Kinnear (Dott. Tom Sherwood), Lily
Collins (Halle Anderson), Nathan Lane (Carl Kapinas), Fiona
Shaw (Narratrice), Norbert Leo Butz (Vicepreside Phil Pelaski),
Jessica Hecht (Preside Trudie Slocum), Charlie Saxton (Will),
Nikki Blonsky (Sheila Nussbaum), Sophie Curtis (Fallon Hughes), Alan Aisenberg (Benjamin Meyer), Poonam Basu (Kirthi),
Brynn Casey (Linda a 9 anni), Marcia DeBonis (Infermiera Terri), Alexander Flores (Ed Mckee), Peter Y. Kim (Mike), Katie
Meinholt (Linda Sinclair giovane), Erin Wilhelmi (Joni Gerber)
Durata: 93’
Regia: Craig Zisk
Produzione: Artina Films, Procinvest
Distribuzione: Adler Entertainment
Prima: (Roma 8-5-2014; Milano 8-5-2014)
Soggetto e Sceneggiatura: Dan Chariton, Stacy Chariton
Direttore della fotografia: Vanja Cernjul
Montaggio: Myron I. Kerstein
Musiche: Rob Simonsen
Scenografia: Michael Shaw
Costumi: Emma Potter
Effetti: Encore
P
iccola e ordinata cittadina
della Pennsylvania. Linda
Sinclair appassionata lettrice,
matura e seriosa professoressa di letteratura, conduce una vita fatta di poche
piccole gioie domestiche. La lettura di un
buon libro, la visione di un vecchio film in
televisione, sorseggiando una calda tisana, un pasto semplice e salutare. Dedica
la sua vita all’insegnamento e la ricerca
di una relazione sentimentale le propone
solo patetiche delusioni. L’incontro, casuale, con Jason, suo giovane ex alunno
– novello drammaturgo e autore della
commedia “La crisalide”– la spinge
ad aiutarlo a mettere in scena l’opera,
peraltro già rifiutata da altri produttori,
nel teatro scolastico. Linda è convinta del
valore letterario del dramma e impegna
tutta se stessa per superare gli ostacoli,
anche economici, che impediscono la
rappresentazione del lavoro dell’incompreso e geniale autore. A complicare
ulteriormente le cose interviene la figura
del padre di Jason che spinge il figlio
a intraprendere la più sicura carriera
di avvocato, nonché una malaugurato
e veloce rapporto sessuale che Linda
intrattiene con il giovane Jason. Quando
tutto sembra crollare e Linda conosce
per la prima volta le amarezza e le maldicenze della vita, giunge il rassicurante
lieto fine.
Linda, grigia e ingenua professoressa di
lettere votata a infondere l’amore per la
letteratura a scolaresche di teenager che
la seguono attenti e appassionati all’argomento. È lei la crisalide, l’insetto non
formato e immobile chiuso nel suo protettivo guscio costruito sulle certezze di una
formazione letteraria classica coltivata fin
dalla prima infanzia. L’esordiente regista
Kraig Zisk (veterano però nella direzione
televisiva) e gli sceneggiatori Stacy e Dan
Chariton procedono con una certa abilità
a rimettere in moto il processo di sviluppo evolutivo di Linda innaturalmente
bloccato. A volte, cadono nella trappola
degli stereotipi situazionali, o in quella
dei cliché già visti, che caratterizzano
alcuni personaggi, ma finalmente poco
concedono al racconto della costruzione
G
radevole ma non entusiasmante commedia, con qualche
spunto drammatico, costruita
attorno alle ottime capacità interpretative
di Julianne Moore, affascinante rossa e in
più di origini scozzesi, capace di vestire
con credibilità i panni un po’ dimessi di
33
della commedia nella commedia, lasciando rari spazi agli effetti derivanti dalle
problematiche degli interpreti giovanili,
relegandole, quindi, in analisi del tutto
marginali. Incentrano, invece, fortemente,
la narrazione sulle prepotenti mutazioni
interiori che sconvolgono il piccolo mondo che Linda ha creato intorno a sé nel
momento in cui si affaccia (con un bel
ritardo) alla realtà della vita. Da notare le
piacevoli sovraimpressioni grafiche, che
in forma di scrittura, ci fanno conoscere
l’intimo procedimento mentale attraverso
il quale Linda valuta i propri pretendenti.
Così, in un percorso sofferto e con aspetti
duri e a volte grotteschi, la crisalide si
muta in farfalla.
Enrico Sonno
Film Tutti i film della stagione
DOM HEMINGWAY
(Dom Hemingway)
Gran Bretagna, 2013
Regia: Richard Shepard
Produzione: Jeremy Thomas per Recorded Picture Company, Isle of Man Film, Hanway Films, Pinewood Pictures
Distribuzione: 20th Century Fox Italia
Prima: (Roma 29-5-2014; Milano 29-5-2014)
Soggetto e Sceneggiatura: Richard Shepard
Direttore della fotografia: Giles Nuttgens
Montaggio: Dana Congdon
D
odici duri anni passati in carcere per non avere testimoniato contro il malavitoso russo
Ivan Anatoli. La pena è stata aspra per
Dom Hemingway, ma lui non ha cantato.
Oggi, scontata la detenzione, durante la
quale ha perso la moglie e si è allontanato
definitivamente dalla figlia, Dom insieme
al suo fido compare Dickie, si reca in
Francia per riscuotere il debito che Ivan
ha contratto con lui per il suo silenzio.
Quel suo caratteraccio e gli eccessi di
alcool, donne e droga rischiano, però, di
fargli perdere l’ambito e sostanziosissimo premio. Viene comunque pagato, ma
la gioia è di breve durata, perché dopo
una notte di bagordi e un malaugurato
incidente stradale, la giovane amante del
boss russo gli sfila abilmente il malloppo.
Dom è di nuovo a terra e senza un soldo.
“Un uomo senza nessuna possibilità di
colpo ha tutte le possibilità” dice Dom nel
corso del film. Cerca quindi di riallacciare
i rapporti con la giovane figlia e mette in
atto l’ultimo colpo.
U
na mina vagante, una miccia
accesa pronta a far esplodere la
violenza compressa nella bomba umana che è Dom Hemingway: lingua
pronta e pugno facile, violento e irresponsabile, carico di vitalità e spregiudicatezza,
questo ex scassinatore di casseforti ed ex
detenuto, antieroe che viaggia nella zona
borderline, sconfinando tra il comportamento indotto dall’assunzione di droghe
pesanti, l’abuso di sesso e l’amara e reale
convinzione di combattere per la sua giusta
causa. La sua morale, temprata in anni di
criminalità e di conseguente duro carcere,
lo supportano, insieme al carattere ribelle
e aggressivo e a una iper considerazione
delle sue qualità, lo rendono prigioniero di
uno stereotipo che lo vuole determinato ad
ogni costo nel raggiungere il suo scopo.
Musiche: Rolfe Kent
Scenografia: Laurence Dorman
Costumi: Julian Day
Interpreti: Jude Law (Dom Hemingway), Richard E. Grant (Dickie), Demián Bichir (Mr. Fontaine), Emilia Clarke (Evelyn), Kerry Condon (Melody), Jumayn Hunter (Lestor), Madalina Ghenea
(Paolina), Nathan Stewart-Jarrett (Hugh), Jordan Nash (Jawara)
Durata: 93’
Possiede uno stile di vita volgare e supponente, ma è anche dotato di un sottile velo
di ironia; non conosce le mezze misure e
se raramente ingoia qualche amaro boccone, possiede però una curiosa estetica
personale che lo contraddistingue e ne fa
un personaggio unico nel suo genere. È
convinto di essere nel giusto perché si è
comportato secondo le regole del gioco
e ha pagato profumatamente. Dom è
imprevedibile anche quando ti aspetti la
prevedibilità delle sue azioni. È un peana
umano rivolto a se stesso e alla sua potenza, compresa quella virile felicemente
espressa nelle prime battute del film. Quasi
nicholsoniano in alcuni atteggiamenti, Jude
Law, ha probabilmente avuto campo libero
dal regista Richard Shepard nel dare vita,
vitalità, brutalità e umanità a un uomo e
a una storia che lo spettatore deve saper
leggere fino in fondo.
Il film, come si dice, si lascia vedere e
abilmente conduce lo spettatore a nutrire
una sorta di simpatia verso questo criminale un po’ donchisciottesco, malavitoso,
ma rispettoso delle regole della malavita
e che, sotto la corazza di un carattere
impossibile e di un fisico possente, ha nascosto una natura probabilmente migliore
di quello che sembra. Un noir d’oltre manica sapientemente diretto da Shepard,
che strizzando l’occhio a Pulp Fiction,
alleggerisce con humor la componente
drammatica della storia di questo sporco
e umanissimo eroe.
Jude Law, in splendida forma, costruisce con Richard E. Grant una coppia
formidabile e, a volte, persino divertente;
il che facilita non poco il compito alla direzione di Shepard, che impeccabilmente
dipana l’ordito di un’intelligente quanto
estemporanea scrittura.
Enrico Sonno
SOLO GLI AMANTI SOPRAVVIVONO
(Only Loves Left Alive)
Germania, Gran Bretagna, Francia, Cipro, 2013
Regia: Jim Jarmusch
Produzione: Recorded Picture Company, Pandora Filmproduktion, in coproduzione
con Ardd Degeto, Lago Film, Neue Road Movies
Distribuzione: Movies Inspired
Prima: (Roma 15-5-2014; Milano 15-5-2014)
Soggetto e Sceneggiatura: Jim Jarmusch
Direttore della fotografia: Yorick Le Saux
Montaggio: Alfonso Gonçalves
Musiche: Josez van Wissem, Sqürl (musiche addizionali)
Scenografia: Marco Bittner Rosser
Costumi: Bina Daigeler
Interpreti: Tom Hiddleston (Adam), Tilda Swinton (Eve), Mia Wasikowska (Ava),
John Hurt (Marlowe), Anton Yelchin (Ian), Jeffrey Wright (Dott. Watson), Slimane
Dazi (Bilal), Carter Logan (Scott)
Durata: 123’
34
Film Tutti i film della stagione
A
dam ed Eve, vampiri ultracentenari, si amano dalla notte dei
tempi e ben poco hanno a che fare
con la società di oggi anche se si adeguano
ad essa: non assalgono più le persone per
succhiarne il sangue attraverso il morso sul
collo, ma comprano il prezioso liquido a
caro prezzo da medici compiacenti e corrotti.
Adam è a Detroit in una vecchia casa
alla periferia della città, coltiva la sua
raffinata musica underground, collezionando strumentazioni e tecnologie d’epoca e
soprattutto delle splendide chitarre che gli
procura l’amico Ian, rispettoso del solitario e particolarissimo modo di vivere del
malinconico individuo.
A Tangeri invece vive Eve, frequenta
il vecchio e colto Christopher Marlowe,
amico di lei dal lontano periodo elisabettiano e fornitore di sangue di prima qualità.
Eve comprende il momento difficile
dell’amante e vola a Detroit per stare con
lui e alleviarne l’insofferenza verso la
rozzezza del mondo di oggi.
Purtroppo a disturbare il menage dei
due amanti piomba improvvisamente la
sorella di lei, Ava, dirompente giovinastra
seminaguai che già in passato aveva procurato alla coppia non pochi grattacapi.
Anche in questa occasione la ragazza non
si smentisce: alla fine di una serata in un
pub Ava succhia il sangue del povero Ian,
lasciandolo pallido e morto sul divano di
casa; Eve la caccia via e torna a Tangeri con
Adam trovando però la brutta sorpresa di
Marlowe malato e morente e quindi l’impossibilità di trovare sangue di prima qualità.
Non resta ai due amanti ormai indeboliti che cercare il prezioso alimento in
giro: individuata in un vicolo di Tangeri
una coppia di giovani in piena salute che
si baciano, si gettano su di loro per rifocillarsi alla vecchia maniera.
I
personaggi, le città raccontate da Jim
Jarmusch rappresentano persone e
situazioni ai margini della società contemporanea; nel dirlo ci accorgiamo come
questa definizione non sia particolarmente
adatta perchè non vogliamo definire il mondo di Jarmusch appartenente al territorio
borderline ma piuttosto a un’altra dimensione, estremamente ispirata, onirica che ha
delle radici tutte sue nella contemporaneità
di cui assume aspetti e caratteri solo per
affermare la propria individualità d’arte.
I vampiri di questa storia sono eterni
amanti che hanno superato i confini dei secoli
per affermare il loro indistruttibile amore nella
dimensione della cultura, dell’ispirazione musicale e della passione per i libri accatastati a
migliaia nei loro ambienti romanticheggianti e
maudit; nelle serate di languide e decadenti
atmosfere sorseggiano sangue con la stessa compunzione di un esperto che poggi le
labbra su un bicchiere di Barolo d’annata;
abitano case barocche popolate da oggetti di
ogni valore e dal buio di cui si nutrono e che
scambievolmente restituiscono; sono in città,
certo, in questo caso una Detroit desolata
e deserta, pressocchè abbandonata, le cui
strade sono attraversate da figuri non si sa di
quale risma, zombies forse, comunque ultimi
epigoni di una umanità che questi vampiri
disprezzano e considerano paria.
Il loro migliore amico e fornitore di sangue prelibato non può essere uno qualsiasi,
ma addirittura un alto rappresentante del
teatro elisabettiano, quel Marlowe maledetto e corrotto, ateo dichiarato e ribelle, quel
poeta in possesso di una ispirazione e di un
ingegno drammatico donati dalle tenebre e
quindi perfetto a rappresentare l’abbraccio
amichevole per accogliere le nevrosi di
questi moderni vampiri colti e settari.
Davvero incredibile la costruzione aristocratica che Jarmusch fa di tutto questo, perfettamente sostenuto dal gusto scenografico
di Bittner Rosser e seguito dai due stupendi
interpreti, la Swinton e Tom Hiddleston.
La storia ci insegna forse che dobbiamo conferire a due vampiri snob, eleganti
e fascinosi l’estremo lascito di cultura e
ispirazione artistica perchè siano tramandate alle generazioni future?
Fabrizio Moresco
AMICI COME NOI
Italia, 2014
Musiche: Andrea Guerra
Scenografia: Sonia Peng
Costumi: Marina Roberti
Interpreti: Pio D’Antini (Pio), Amedeo Grieco (Amedeo), Alessandra Mastronardi (Rosa), Maria Di Biase (Marika), Alessandra
Sarno (Stefania), Annarita del Piano (Angela), Giovanni Mancini
(Mario), Nicola Valenzano (Giulio), Mimmo Mancini (Strozzino),
Mariela Garriga (Laura), Mohamed Zouaoui (Pusher), Massimo
Popolizio (Zio Ettore)
Durata: 93’
Regia: Enrico Lando
Produzione: Pietro Valsecchi per Taodue, realizzato da Eat
Movie
Distribuzione: Medusa
Prima: (Roma 20-3-2014; Milano 20-3-2014)
Soggetto e Sceneggiatura: Gianluca Ansanelli, Aldo Augelli, Pio D’Antini, Fabio Di Credico, Amedeo Grieco
Direttore della fotografia: Massimo Schiavon
Montaggio: Pietro Morana
35
Film P
io e Amedeo sono due stretti amici nonché soci in affari di una
particolare agenzia di pompe
funebri. Pio sta per sposarsi con Rosa, ma,
qualche giorno prima delle nozze, sul web
circola un video piccante della sua futura
sposa, di cui si intravede solo il particolare
tatuaggio che ha sulla schiena. A questo
punto il suo amico Amedeo lo convince a
fuggire da Foggia per andare a Roma da
un ricco zio a cui chiedere soldi per la loro
agenzia. I due si ritrovano a vivere una
situazione surreale con questo eccentrico
zio e il suo pappagallo parlante. Pio e
Amedeo, infatti, dopo il rifiuto del prestito
rapiscono l’amato rapace e chiedono, in
anonimato, un riscatto. Purtroppo per
loro, il pennuto muore e loro non ottengono
nessun riscatto. Salutati amici e lo sconsolato zio, partono alla volta di Milano, dove
Amedeo dovrebbe incontrare Galliani per
ottenere un provino ed entrare nel Milan.
Rosa, intanto, è sempre più disperata ed
è pure costretta a vivere in un paese che
ormai la reputa una poco di buono; infine,
la sua più cara amica decide di portarla ad
Amsterdam per farla svagare un pochino.
A Milano, i due amici entrano in un locale
Tutti i film della stagione
dove trovano una ragazza che ha lo stesso
tatuaggio di Rosa. Così Pio scopre che
Amedeo ha ingaggiato questa sua amica, a
cui ha detto di farsi un tatuaggio all’hennè
e di posare per un video, in quanto non
voleva che si sposasse con Rosa. Dopo un
litigio furibondo, Amedeo gli chiede scusa
e gli dice che lo aiuterà a riconquistare la
ragazza. I due vengono a sapere che Rosa
è ad Amsterdam e la raggiungono. Dopo
l’ennesimo equivoco, finalmente Rosa e Pio
si riconciliano, grazie all’aiuto di Amedeo,
e si sposano.
U
n’interessante sorpresa. Amici
come noi per metà segue una
sceneggiatura scontata e banale, e per l’altra metà stupisce per la
freschezza di alcuni dialoghi e di tante
situazioni comiche che fanno ridere di
cuore; impresa che non riescono più a
compiere neanche i Cinepanettoni. Nonostante questa trama non riservi troppe
sorprese e la demenzialità della scena
iniziale, le Iene Pio e Amedeo, infatti,
hanno saputo realizzare diversi momenti
esilaranti. I due protagonisti, all’anagrafe
Pio D’Antini e Amedeo Grieco, si metto-
no al servizio del regista Enrico Lando
e, grazie alla loro naturalezza attoriale,
riescono a conquistarti di pari passo allo
svolgersi della storia. Lando, dopo aver
lavorato ai film di I soliti idioti, continua
a puntare su una coppia di comici già
collaudati su piccolo schermo, grazie
anche all’aiuto della casa di produzione
Taodue che, guarda caso, lanciò Checco
Zalone al cinema. Lando è come se non
fosse il regista, ma un semplice videoamatore che riprende l’alchimia di due
artisti che, nonostante alcune debolezze
dello script, bucano lo schermo. Davvero
molte sono le sequenze esilaranti, tra cui
quelle ad Amsterdam oppure il flashback
che li vede festeggiare in maniera goliardica la vittoria della Nazionale Italiana ai
Mondiali 2006. Le battute veloci, sagaci
ed efficaci, compensano l’ingenuità e la
banalità dello script. Infine, per omaggiare il cinema doc, troviamo diverse
parodie e riferimenti a Premi Oscar, quali
E.T. di Steven Spielberg e The Millionaire
di Danny Boyle. Da vedere per farsi due
risate, con un pizzico di romanticismo.
Elena Mandolini
SONG’E NAPULE
Italia, 2013
Regia: Manetti Bros.
Produzione: Luciano, Lea e Dania De Martino per Devon Cinematografica con Rai Cinema
Distribuzione: Microcinema
Prima: (Roma 17-4-2014; Milano 17-4-2014)
Soggetto: Giampaolo Morelli
Sceneggiatura: Antonio Manetti, Marco Manetti, Michelangelo La Neve
Direttore della fotografia: Francesca Amitrano
Musiche: Aldo e PivioDe Scalzi
Scenografia: Noemi Marchica
Costumi: Daniela Salernitano
L
a polizia è in cerca di un importante killer della camorra, Ciro
Serracane, che viene chiamato
‘O Fantasma. L’unica foto di questo
camorrista risale alle elementari e da
allora chiunque abbia avuto la sfortuna
di vederlo in faccia, viene sgozzato dallo
stesso Serracane, da qui il suo soprannome. L’occasione per identificarlo e
fermarlo arriva al matrimonio della figlia
di un altro importante boss malavitoso
di Somma Vesuviana, tale Scornaienco
detto anche Mazza di Ferro, per via delle
Interpreti: Alessandro Roja (Paco Stillo/Pino Dinamite),
Giampaolo Morelli (Lollo Love), Serena Rossi (Marianna), Paolo Sassanelli (Commissario Cammarota), Carlo
Buccirosso (Questore Vitali), Peppe Servillo (Ciro Serracane), Antonio Pennarella (Ezio Sanguinella), Juliet Esey
Joseph (Giuletta), Antonello Cossia (Torrione), Ciro Petrone (Pastetta), Franco Ricciardi (Scornaienco/Mazza
di Ferro), Ivan Granatino (Nello), Marco Mario de Notaris
(Attilio), Roberta Liguori (Antonietta Scornaienco), Antonio Buonuomo (Assessore Amitrano), Pasquale Riccio
(Luca)
Durata: 114’
sue particolari esecuzioni fatte con tale
strumento. Il commissario Cammarota
decide, allora, di far infiltrare il giovane e
inesperto poliziotto Paco Stillo nella band
che animerà il dopo cerimonia; il giovane
è un poliziotto che ha deciso di indossare
la divisa per denaro e non per vocazione,
in quanto la sua passione è il pianoforte
e la musica classica. Grazie agli agenti di
Cammarota, Paco viene introdotto nella
band di Lollo Love, un cantante napoletano
talentuoso che però è costretto a lavorare
alle dipendenze di un agente agrippino che
36
gli procura solo matrimoni, compleanni
e battesimi. Paco, sotto il nome d’arte di
Pino Dinamite, conosce Lollo e gli altri
componenti del gruppo e, dopo prime reticenze, si lega a loro e alla loro musica;
soprattutto tra Paco e Lollo nasce una bella amicizia, sedimentata anche dall’amore
che sboccia tra Paco e Marianna, sorella
di Lollo. Arriva il giorno del matrimonio
e, dopo parecchie incomprensioni e difficoltà tra Paco e Cammarota, il giovane
poliziotto viene scoperto da Marianna,
la quale, sentendosi tradita, vorrebbe
Film rivelare tutto al fratello, ma il giovane
le assicura che non accadrà nulla al
fratello. Nel corso della cerimonia, Paco
identifica Ciro Serracane, ma, per una
serie di circostanze, sbaglia persona e
viene scoperto dal vero Serracane con cui
comincia l’inseguimento, in cui Serracane
uccide per sbaglio l’amico Scornaienco.
Intanto, la polizia sta seguendo l’uomo
che, erroneamente, Paco ha scambiato
per il camorrista. Paco assieme a Lollo,
a cui ha rivelato la sua vera identità,
continuano a inseguire Serracane per le
vie di Napoli. Infine, proprio per salvare
Lollo, Paco salta addosso a Serracane
che, per sbaglio, si accoltella da solo e
muore. I superiori di Paco vorrebbero
promuoverlo, ma il ragazzo ha capito
che la sua strada non è in polizia ma con
Lollo e la musica. Quindi, Paco riesce a
far sciogliere il contratto di Lollo, lascia
la polizia e comincia la sua nuova vita da
musicista accanto al suo nuovo migliore
amico e alla ritrovata Marianna.
Tutti i film della stagione
D
opo il buon L’arrivo di Wang e
il non molto riuscito Paura 3D,
i Manetti Bros si buttano sul
poliziesco con Song ’e Napule. La trama,
come anche il precedente lavoro, è molto
semplice al limite dell’esile; infatti, avrebbero potuto puntare su di un intreccio più
corposo e importante, anziché fermarsi
a un plot banale. Lo stesso dicasi per i
personaggi, che non sono ben sviluppati
e molto spesso ricalcano stereotipi della
cinematografia italiana. Molti i riferimenti
ad altri film importanti come Il padrino,
per via dell’ambientazione, I soliti sospetti
col misterioso Keyser Söze che nessuno ha mai visto in volto. C’è persino la
trasformazione da ingenuo ragazzotto a
scugnizzo verace con taglio di capelli alla
moda, orecchini, giubbotto di pelle e nuovo accento napoletano, che richiama altri
film di genere con la “Brutta” che diventa
“Bella”. Rimandi a parte, Song ’e Napule
è una commistione tra i il genere poliziottesco anni ’70 e la commedia romantica
– nazional popolare. Questo dualismo si
rispecchia anche nella colonna sonora
che mescola le canzoni partenopee con i
tipici jingles polizieschi. I Manetti, quindi,
per meglio sottolineare quest’ambivalenza
giocano con la sceneggiatura, alternando sparatorie e malavita con momenti
esilaranti e comici. Molto bravi gli attori
Alessandro Roja, Carlo Buccirosso, Paolo Sassanelli. Merito dei registi è di aver
raccontato ben altre storie oltre alle solite
e e abusate vicende di corna italiane e di
ragazzi alle prese con la maturità, da cui
sembra che il cinema italiano non sembra
discostarsi. Sicuramente ci sono delle
leggerezze nella sceneggiatura e la storia
ricalca molto i riuscitissimi film spy story
americani, uno su tutti Donnie Brasco, con
Johnny Depp e Al Pacino. Nonostante le
sbavature dello script e i momenti privi di
appeal, Song ’e Napule resta il lavoro più
promettente dei Manetti.
Elena Mandolini
DIVERGENT
(Divergent)
Stati Uniti, 2014
Effetti: Jim Berney, Method Studios, The Third Floor
Interpreti: Shailene Woodley (Beatrice ‘Tris’ Prior), Theo James (Quattro), Ashley Judd (Natalie Prior), Jai Courtney (Eric),
Ray Stevenson (Marcus Eaton), Zoë Kravitz (Christina), Miles
Teller (Peter), Tony Goldwyn (Andrew Prior), Ansel Elgort (Caleb Prior), Maggie Q (Tori), Mekhi Phifer (Max), Kate Winslet
(Jeanine Matthews), Christian Madsen (Al), Ben Lloyd-Hughes
(Will), Ben Lamb (Edward), Justine Wachsberger (Lauren),
Amy C. Newbold (Molly Atwood), Casimere Jollette (Claire Sutron), Parker Mack (Sam Robertson), Blythe Baird (Erin Quinn)
Durata: 140
Regia: Neil Burger
Produzione: Red Wagon Entertainment
Distribuzione: Eagle Pictures
Prima: (Roma 3-4-2014; Milano 3-4-2014)
Soggetto: dal romanzo omonimo di Veronica Roth
Sceneggiatura: Evan Daugherty, Vanessa Taylor
Direttore della fotografia: Alwin Küchler
Montaggio: Richard Francis-Bruce, Nancy Richardson
Musiche: Hans Zimmer, Junkie XL
Scenografia: Andy Nicholson
Costumi: Carlo Poggioli
S
apienti gli Eruditi, generosi gli
Abneganti, coraggiosi gli Intrepidi, sinceri i Candidi, amichevoli i
Pacifici. La post bellica, post apocalittica
ed immaginaria società del futuro è governata da queste caste o fazioni che si
suddividono il compito di gestire in serenità
la vita di un’Umanità sopravvissuta alla
catastrofe. Beatrice Prior proviene da una
famiglia di Abneganti e come tutti i ragazzi
al compimento del sedicesimo anno di età
viene sottoposta al test che ne saggerà le
vere attitudini. Il risultato (sconosciuto ai
governanti) è però incredibile. Beatrice
possiede tutte le caratteristiche intrinseche
alle varie fazioni. È una Divergent. Un elemento fuori posto che non trova una precisa collocazione nelle rigide maglie previste
dall’ordinamento sociale. Un pericolo. Ciò
non di meno Beatrice è obbligata ad effettuare una scelta, inquadrarsi in una della
cinque categorie e lasciare per sempre la
propria famiglia. Diventa un’Intrepida,
una guerriera, una coraggiosa. Affronta
prove e addestramenti durissimi che supera
facendo uso di tutte le sue qualità e di tutti
i suoi molteplici valori. Questo comportamento mette in pericolo la sua stessa vita
e solo con l’aiuto (e l’amore) di Tobias suo addestratore – riuscirà a salvarsi ed a
fuggire con lui verso una nuova vita, verso
un mondo più caotico ma forse migliore.
“O
mnia vincit amor” scriveva
Virgilio nelle sue Bucoliche
e la locuzione per quanto
37
vetusta trova ancora spazio di utilizzo in
un filone di produzione cinematografica di
carattere fantascientifico post bellico - nonché apocalittico - come questo Divergent
di Neil Burger. Il tema trattato è quello
dell’immagina una società futura, disegnato sulle tracce dei passi della narrativa
di genere distopico iniziata nei primi anni
del XX secolo con opere letterarie come
“Il tallone di ferro” di Jack London o “1984”
di H.G. Wells. Il film, come già descritto
sinteticamente più sopra, preconizza una
struttura societaria falsamente democratica e costruita su poche semplici categorie
qualitative di individui ed è fondamentalmente indirizzato a un pubblico preadolescenziale, possibilmente già preparato alla
visione dalla probabile lettura dell’omoni-
Film mo romanzo che lo ha originato (autrice
Veronica Roth), o dalla visione di opere di
genere simile. Sono, infatti, presenti alcuni
tipici schemi particolarmente attraenti per
il pubblico giovanile, come il fisiologico
contrasto con gli adulti, o con soggetti co-
Tutti i film della stagione
munque gerarchicamente superiori e come
la difficoltà e la paura di compiere la scelta
di quello che sarà il proprio stile di vita.
Altro elemento di richiamo è individuabile
nella attenta scelta degli interpreti principali:
Shailene Woodley e Theo James, fatta tra
i nomi dei più noti beniamini dello schermo
cari ai giovani spettatori.
Preso atto di quanto sia sempre più
arduo produrre del Cinema fantascientifico
di buon livello, è giusto constatare che il
lavoro di Burger possiede anche un velato
intento pedagogico e formativo e che,
alle evidenti e pessimistiche previsioni
sulle possibili evoluzioni o involuzioni della
società odierna, contrappone la capacità
insita in alcuni individui di svincolarsi dalle
trappole dei totalitarismi, sottolineando
come le diversità dei singoli siano un
valore aggiunto e non un pericolo per la
società in cui essi vivono. Certamente il
film con i suoi 140 minuti di proiezione
ha una durata eccessiva, considerando
che, inoltre, il regista si sofferma a lungo
nella narrazione delle scene di iniziazione,
formazione fisica e mentale a cui i protagonisti si sottopongono e che occupano
una buona parte della pellicola, prima di
preludere a un finale movimentato ma
sicuramente prevedibile. Buoni gli effetti
speciali, mai eccessivi e usati dal regista
con parsimoniosa attenzione.
Enrico Sonno
TI SPOSO MA NON TROPPO
Italia, 2014
Regia: Gabriele Pignotta
Produzione: Marco Belardi per Lotus Production con Rai Cinema
Distribuzione: Teodora Film
Prima: (Roma 17-4-2014; Milano 17-4-2014)
Soggetto: Gabriele Pignotta
Sceneggiatura: Gabriele Pignotta, Valerio Groppa (collaborazione)
Direttore della fotografia: Francesco Di Giacomo
Montaggio: Alessio Doglione
A
ndrea è una giovane donna delusa dall’amore. Luca è single
e un fisioterapista, ma si finge
psicoterapeuta per sedurre Andrea. La
coppia Carlotta e Andrea, allenatore
di canoa e paziente di Luca, stanno per
sposarsi ma vanno in crisi a seguito
dell’uso smodato delle chat: infatti i due,
si scrivono sui social con falso nome e,
senza saperlo, cominciano a corteggiarsi
l’uno con l’altro. Andrea (donna) continua la terapia e, non volendo, comincia
a legarsi a Luca che per lei è il Dott.
Cosimo. Mentre Carlotta si innamora
di Dylan, alter ego virtuale di Andrea
Musiche: Stefano Switala
Scenografia: Tiziana Liberotti
Costumi: Agata Canizzaro
Interpreti: Gabriele Pignotta (Luca),Vanessa Incontrada
(Andrea), Chiara Francini (Carlotta), Fabio Avaro (Andrea), Paola Tiziana Cruciani (Luisa), Paolo Triestino
(Ernesto), Catherine Spaak (Michelle), Michela Andreozzi
(Stefania), Francesco Foti (Giulio), Federico Pacifici (Dott.
Ferri)
Durata: 95’
(uomo), i preparativi del matrimonio
cominciano a vacillare e Andrea (uomo)
vedendo in crisi il suo rapporto chiude
il suo falso profilo e decide di salvare
il rapporto con Carlotta. Per una serie
fortuita di circostanze, Carlotta ritiene
Luca, nelle vesti del Dott. Cosimo, il suo
Dylan e decide di sedurlo per capire se
è ancora innamorata di Andrea (uomo).
Intanto Luca e Andrea (donna) si innamorano e si lasciano andare a un weekend
di passione e, sotto la spinta emotiva del
fratello, Luca decide di dire la verità alla
sua donna. Purtroppo per lui, il segreto
si svela con un incontro fortuito tra lui,
38
Andrea (uomo), Andrea (donna) e Carlotta. Andrea (uomo) prende con ironia la
vicenda, ma Carlotta capisce che non è
più innamorata di lui perché era pronta
a tradirlo e decide di lasciarlo. Andrea
(donna) perdona, dopo molti dubbi, Luca.
Dopo un anno, Luca e Andrea (donna) si
sposano e Carlotta e Andrea (uomo) si
ritrovano alle nozze e si guardano nuovamente con amore.
G
abriele Pignotta porta al cinema
la sua commedia teatrale Ti
sposo ma non troppo, di cui
conserva anche il titolo originale. È eviden-
Film te che dietro c’è un tentativo di riscrittura su
cui Pignotta ha lavorato (i tempi comici, le
entrate e uscite dei personaggi) per adattare la drammaturgia ai tempi del cinema, ma
non sempre ci riesce. Già in passato alcune
trasposizioni da teatro a film non hanno funzionato, come per esempio Alta infedeltà,
proprio perché gli autori avevano semplicemente fatto un copia e incolla della storia:
essendo due forme artistiche differenti, non
si possono usare i medesimi linguaggi. Il
film di Pignotta segue, seppur con qualche
miglioramento, la falsa riga di Alta infedeltà: troppe scene sono teatrali e su grande
Tutti i film della stagione
schermo risultano finte e ingenuotte, come
la coppia che litiga in rima, si parla sopra e
poi ognuno prende un sentiero differente.
Inoltre nella storia c’è un uso smodato di
stereotipi. Le corna all’italiana, gli equivoci
e il matrimonio come tomba dell’amore sono
tematiche ormai troppo abusate e di cui si
vorrebbe fare volentieri a meno, in favore
di argomenti più nuovi e innovativi. Infatti,
in alcune sequenze, si ha l’impressione di
star vedendo un film già conosciuto ed è
un peccato perché Vanessa Incontrada
(Andrea) è deliziosa su grande schermo e
Chiara Francini è sempre brava; Pignotta,
invece, in veste d’attore cinematografico
non ha il giusto appeal e non sempre buca
lo schermo. Un pregio notevole è l’assenza
della volgarità (altro elemento che spesso
si riscontra nei film nostrani) e che rende
il film fruibile anche per un pubblico più
piccolo. Come anche il recente Ti ricordi di
me, Ti sposo ma non troppo è un po’ favola
e un po’ occhio critico, come ha cercato di
essere il non molto riuscito Maldamore.
Un film da recuperare per l’Home video,
ma nulla di più.
Elena Mandolini
IL VENDITORE DI MEDICINE
Italia, Svizzera, 2013
Musiche: Andrea Guerra
Scenografia: Isabella Angelini
Costumi: Sabrina Beretta
Interpreti: Claudio Santamaria (Bruno), Isabella Ferrari (Capo
Area), Evita Ciri (Anna), Marco Travaglio (Prof. Malinverni),
Roberto De Francesco (Dott. Foli), Ignazio Oliva (Dott. Sebba), Giorgio Gobbi (Filippo), Vincenzo Tanassi (Alberto Petri),
Leonardo Nigro (Fabio), Ippolito Chiarello (Dott. Buontempone), Alessia Barela (Dott.ssa Miceli), Paolo De Vita (Venditore
sessantenne), Pierpaolo Lovino (Stefano Pavolini), Beniamino Marcone (Informatore giovane), Roberto Silvestri (Giudice)
Durata: 105’
Regia: Antonio Morabito
Produzione: Amedeo Pagani per Classic Srl, Peacock Film,
in coproduzione con Rsi Radiotelevisione Svizzera/Srg Ssr,
in collaborazione con Rai Cinema, in associazione con Cinecittà Luce, Eutheca, Dinamo Film
Distribuzione: Istituto Luce Cinecittà
Prima: (Roma 30-4-2014; Milano 30-4-2014)
Soggetto: Antonio Morabito
Sceneggiatura: Antonio Morabito, Michele Pellegrini, Amedeo Pagani
Direttore della fotografia: Duccio Cimatti
Montaggio: Francesca Bracci
B
runo Donati è un informatore
medico della Zafer, azienda colpita profondamente dalla crisi
economica che imperversa in Italia. Molti
vengono licenziati e tanti altri vivono sotto
pressione costante. Quando l’ultimo dei
suoi colleghi viene licenziato e si suicida,
Bruno capisce che è a un bivio: deve lottare
con tutte le sue forze per mantenere il posto,
anche a discapito della morale personale.
Così inizia a trascurare la moglie Anna,
che tanto vorrebbe un bambino, e continua
a corrompere i medici perché vendano i
suoi prodotti, attraverso regali quali: tablet
costosi, cellulari ultimo modello, e convention in posti ameni con tanto di ragazze
bellissime d’accompagnamento. Solo uno
tra tutti, il Dott. Sebba, non accetta tali ricatti e, anzi, lo caccia dallo studio. Avendo
perso un cliente e sentendo la pressione del
rigido Capo Area, chiede di poter seguire
l’oncologo Dott. Malinverni, scrupoloso
medico che non cede mai ai compromessi
morali. Bruno afferma al suo Capo Area di
poter aggirare tale ostacolo e di poter far
entrare Malinverni tra le schiere fisse dei
clienti della Zafer; se ci riuscisse, sarebbe
realmente al sicuro dal licenziamento.
Intanto, somministra di nascosto, e in dosi
eccessive, la pillola anticoncezionale ad
Anna che, inevitabilmente, si sente male e
finisce in ospedale. Nel mentre, tramite diverse conoscenze politiche e mediche, riesce
a mettere mano su di uno schedario segreto
di Malinverni, in cui scopre che ha tolto
un macchinario importante dall’ospedale
pubblico e lo ha spostato in una sua clinica
privata. Grazie a questa scoperta, riesce
a ricattare Malinverni che diventa cliente
della Zafer. Bruno non verrà licenziato, ma
Anna lo lascia definitivamente dopo aver
scoperto, in ospedale, che gli somministrava la pillola. Definitivamente solo, Bruno
decide di lasciare la Zafer.
Q
uando si trattano tematiche così
controverse, o lo si fa con tutti
i crismi, oppure si dovrebbe lasciar perdere. Il film Il venditore di medicine
di Antonio Morabito sfiora il problema, ma
non lo approfondisce, turba velatamente,
ma non scandalizza: insomma è una
versione edulcorata del problema. Tanti
sono i film sulla corruzione, medica politica o altro, che lo fanno con eleganza e
una forza filmica incredibili. Soprattutto in
questi anni di scandali, in cui sono rimaste
coinvolte importanti case farmaceutiche
come la Roche e la Novartis, ci si sarebbe
aspettati una forza nello script molto più
39
incisiva, invece non lascia assolutamente
nulla. LA corruzione di Bruno e della sua
anima sono poco efficaci: questa “discesa
negli Inferi” avrebbe dovuto essere molto
più forte e Bruno si sarebbe dovuto sporcare le mani molto di più. Cosa che non
accade. Gli aspetti tecnici (come l’utilizzo
di ombre costanti sul volto del protagonista
e l’uso del chiaro scuro e la mdp libera),
rappresentano proprio questo maleficio,
ma senza questa corrispondenza nella
storia e nel personaggio di Bruno, sono
solo virtuosismi registici e nulla più. L’aspetto più rilevante, quindi, non è tanto la
corruzione, quanto la piramide strozza –
umanità di queste aziende che sempre più
spesso prendono piede anche in Italia: chi
è in alto spinge e torchia chi è sotto e così
via, fino ad arrivare all’ultima catena del
carro, che vive con la costante paura del
licenziamento. In molte di queste aziende,
come anche in quella del film, chi vi lavora
subisce una sorta di lavaggio del cervello
improntato alla vendita e all’idea che l’Azienda è la tua famiglia e che al di fuori
di essa non esista niente altro. Purtroppo
anche questo aspetto viene poco trattato.
Bravo, molto bravo, Claudio Santamaria.
Elena Mandolini
Film Tutti i film della stagione
NESSUNO MI PETTINA BENE COME IL VENTO
Italia, 2014
Regia: Peter Del Monte
Produzione: Matteo Levi per 11 Marzo Film in collaborazione
con Rai Cinema
Distribuzione: Academy Two
Prima: (Roma 10-4-2014; Milano 10-4-2014)
Soggetto: Peter Del Monte
Sceneggiatura: Peter Del Monte, Gloria Malatesta, Chiara
Ridolfi
Direttore della fotografia: Marcello Montarsi
Montaggio: Ugo De Rossi
Musiche: Paolo Silvestri
A
rianna è una scrittrice affermata,
divorziata dal marito e senza
figli, che vive da sola in un paese
di mare vicino Roma. In cerca di un’ispirazione, ma anche di un rifugio lontano
dal mondo e dalle persone, Arianna quasi
preferisce osservare la vita dalle finestre,
piuttosto che viverla. La sua solitudine viene spezzata dall’arrivo improvviso di Gea,
una ragazzina irrequieta di 11 anni, figlia
di una giornalista che deve intervistarla
e poi ripartire per lavoro. Quando Gea si
chiude nel bagno di casa sua chiedendo
alla madre di lasciarla lì e di non portarla
né dalla nonna, né dal padre, Arianna,
incuriosita anche dallo strano comportamento della bambina, si offre di tenerla
con sé per qualche giorno. La solitudine
di Arianna si intreccerà così con quella
di Gea e di Yuri, un adolescente che vive
nel paese e che passa le giornate con un
gruppo di teppistelli. Gea e Yuri, seppur
li divida qualche anno di età, sono attratti
l’uno dall’altra e con un gioco di sguardi e
di silenzi, comunicano il loro legame senza
mai toccarsi. Intanto, il padre di Gea viene
a prenderla assieme alla nuova compagna
e alla figlia di quest’ultima per portarla a
casa loro, ma la bambina scappa alla prima
occasione e torna da Arianna. Il rapporto
tra la scrittrice e la bambina comincia a
complicarsi per via delle problematiche
psicologiche della bambina e Arianna è costretta a richiamare la madre e farla venire
subito a riprendere. Tra Gea e Yuri ci sarà
solo un ballo e Arianna, osservando i due
si addolcisce e comincia a comprendere che
la vita andrebbe vissuta e non guardata da
lontano. Gea torna a Roma, ma non dimentica Yuri e lo sogna ogni notte; Yuri torna
sempre sotto casa di Arianna, sperando di
rivedere Gea. Vedendo lo sguardo triste del
ragazzo dalla finestra, Arianna decide di
andare a parlargli.
Scenografia: Isabella Angelini
Costumi: Fiora Lombardi
Interpreti: Laura Morante (Arianna), Andreea Denisa Savin (Gea), Jacopo Olmo Antinori (Yuri), Maria Sole Mansutti (Erica), Massimiliano Carradori (America), Aurora
Garofalo (Dora), Marco Paparoni (Mazinga), Sergio Albelli
(Tullio), Monica Dugo (Ginevra), Giada Cortellesi (Marta),
Luigi Iacuzio (Paco), Irina Ustsinava (Irina), Diego Ribon
(Uomo di Irina), Paco Reconti (Poliziotto), Paolo Graziosi
(Skipper)
Durata: 100’
I
l regista Peter Del Monte con Nessuno
mi pettina bene come il vento, racconta la solitudine e l’inquietudine che
possono colpire a qualsiasi età. Purtroppo
il tutto viene esplicitato con una banalità
imbarazzante e con tanti stereotipi e clichè che la storia diventa irreale e non nel
senso fantastico del termine. C’è il vecchio
che si droga con due cinesi vestite uguali
(che ricalca in brutta copia i re della droga
di Blow), i teppistelli che fumano erba e
ballano come forsennati, gli spacciatori con
piercing e tatuaggi ovunque. Davvero semplicistiche queste immagini. L’assunto di
base del film, poi, è troppo forzato: davvero
una donna che ama e brama la solitudine
si prenderebbe in casa una bambina problematica mai vista e conosciuta? Da qui si
dipana la semplice storia, condita di dialoghi
al limite del banale e dell’imbarazzante, con
alcuni personaggi che parlano solo filosofeggiando e con l’intento di regalare perle
di saggezza; non è detto che si debba per
forza far parlare per aforismi nel raccontare
grandi verità. Nella maggior parte del tempo
ci si annoia al punto tale, che si ha la voglia
di alzarsi e di andarsene a metà proiezione.
Peccato per Elisa Morante, qui nelle vesti
di Arianna, che seppur sia sempre brava
qui è al suo passo falso. Peter Del Monte
fa dire troppe cose ai suoi personaggi e ne
mostra poche; senza contare che di film
sull’inquietudine adolescenziale e la solitudine ve ne sono di così belli, che Nessuno
mi pettina bene come il vento sparisce al
loro confronto.
Elena Mandolini
THE GERMAN DOCTOR
(Wakolda)
Argentina, Spagna Francia, Norvegia, 2013
Regia: Lucía Puenzo
Produzione: Luis Puenzo per Historias Cinematograficas Cinemania, in coproduzione con Pyramide Productions, Wanda Vision, Hummelfilm, Moviecity, The Stan
Jakubowicz Co.
Distribuzione: Academy Two
Prima: (Roma 8-5-2014; Milano 8-5-2014)
Soggetto: dal romanzo “Il medico tedesco. Wakolda” di Lucía Puenzo
Sceneggiatura: Lucía Puenzo
Direttore della fotografia: Nicolás Puenzo
Montaggio: Hugo Primero
Musiche: Daniel Tarrab, Andréas Goldstein, Laura Zisman, Warren Ellis, Mick Turner, Jim White, Nick Cave
Scenografia: Marcello Chaves
Interpreti: Alex Brendemühl (Josef Mengele), Natalia Oreiro (Eva), Diego Peretti (Enzo), Florencia Bado (Lilith), Elena Roger (Nora Edloc), Guillermo Pfening
(Klaus), Ana Pauls (Infermiera), Alan Daicz (Tomás), Abril Braunstein (Ailín), Juani
Martínez (Otto)
Durata: 93’
40
Film Tutti i film della stagione
S
iamo in Argentina. Sono gli
anni ’60. Un distinto signore
dall’accento tedesco si aggira
tra le fattorie della campagna Argentina.
Viene in contatto con una famiglia del
luogo; padre italiano (fabbrica bambole)
e madre di origine tedesche visibilmente
incinta. Hanno due figli, ma l’interesse
dell’uomo si accentra sulla giovane e
poco sviluppata Lilith. Lo straniero - che
è medico - si propone come veterinario
ma si interessa soprattutto della piccola
Lilith e della sua voglia di crescere in
statura.
Segue la famiglia nel suo spostamento
dalla campagna in un isolato luogo montano, dove si reca per gestire un albergo.
Qui, facendo gioco sulle debolezze e le
aspettative di ognuno dei membri del
gruppo familiare, riesce a mettere in pratica le teorie eugenetiche per le quali ha
ampiamente studiato e atrocemente sperimentato, nel suo periodo di soggiorno
come medico, nel campo di sterminio di
Auschwitz/Birkenau. Quest’uomo è “der
angel des totes”, l’angelo della morte. È
il dottor Joseph Mengele.
M
orto affogato nel 1979 nelle
acque di una spiaggia brasiliana, Joseph Mengele, “l’angelo della morte” del campo di sterminio
nazista di Auschwitz, probabilmente - nel
corso degli anni che dal dopoguerra
l’hanno visto scorrazzare libero in vari
stati dell’America meridionale - si sarà
preso, anche il piacere di assistere a due
grandi film: Il maratoneta di J. Schlesinger, con un grandioso Lawrence Olivier
del 1976 e I ragazzi venuti dal Brasile
del 1978 di Schaffner con Gregory Peck.
Due pellicole che trattano approfonditamente la tematica della criminalità nazista sfuggita alle maglie dei segugi israeliani e approdata, ovviamente protetta e
nascosta da organizzazioni paranaziste,
in Sudamerica. In particolare il secondo
dei due film si rifà palesemente alla figura
del “medico” tedesco raccontandone l’inquietante, folle e orribile tentativo messo
in atto dal feroce dottore per arrivare
alla clonazione di un nuovo Adolf Hitler.
Il ricordo delle sue nefandezze non finisce però con la sua scomparsa fisica e
ben ha fatto la regista e sceneggiatrice
argentina Lucia Puenzo a mantenerne
vivo il ricordo, consegnando alla pellicola il compito di non mandare disperso
un terribile capitolo della storia della
seconda guerra mondiale: quello delle
atroci conseguenze che sono derivate
dalle coperture politiche ed economiche,
che molti stati e comunità di cittadini,
in particolare quelli del Sud America,
hanno concesso ai numerosi criminali
nazisti in fuga dall’Europa liberata dalla
croce uncinata. Qui la critica della Puenzo nei confronti del suo popolo che ha
permesso l’accoglienza e la protezione
di pericolosi personaggi come Mengele,
rendendosi complice della loro fuga dalla
giustizia, è palese. Tema che, a distanza
di ormai molti anni, è ancora d’attualità
e che bene è stato descritto nel film
Dossier Odessa di Ronald Neame del
1974. Questa volta l’opera della Puenzo
ci propone un Mengele abilmente misurato, distinto e psicologicamente attento
a ogni sfumatura, ipnotico temibile lupo
della scienza eugenetica, con indosso
il camice di pelle d’agnello. Si inocula,
sordido simulatore, tra le persone e i
nuclei familiari che al suo occhio clinico
possono essere utili per la prosecuzione
dei propri esperimenti in “corpore vili”.
Ne carpisce la fiducia e l’ammirazione,
quasi la benevolenza. In fondo il Male
41
vestendosi di banalità ci rende tutti più
aggredibili. Così la prima parte del film
è permeata da un sottile filo di suspense
che fa intuire l’orrore delle teorie parascientifiche perseguite dal Mengele,
mantenendo una tensione filmica che si
contrappone alle splendide e idilliache
scene che mostrano l’incontaminata
e, guarda caso lievemente germanica,
natura dei luoghi argentini. The german
doctor non è un film horror bensì un film
sull’orrore. L’orrore delle teorie evoluzioniste basate sulla omogeneità fisica dei
caratteri che relega la diversità tra le stranezze inaccettabili della vita umana. L’orrore di volere portare l’essere umano a
un unico stereotipo fisico e possibilmente
mentale, per avvicinarlo alla perfezione
seriale. Privo di momenti di vera tensione, il film tiene però sempre l’attenzione
dello spettatore, anche quando, scoperti
i veri intenti del diabolico scienziato, il
racconto diviene meno serrato. Vorremmo una fine diversa, vorremmo che quel
piccolo idrovolante, che porta Mengele
al sicuro in un altro luogo, non si stacchi
mai dalle acque del lago, ma la Storia ha
deciso diversamente. Il velivolo prende
il volo, lento e quasi ansimante, ma poi
supera le cime dei monti. Verso una
nuova, atroce e impunita libertà.
Enrico Sonno
Film Tutti i film della stagione
TUTTO SUA MADRE
(Les Garçons et Guillaume, à table!)
Francia, 2013
Regia: Guillaume Gallienne
Produzione: Lgm Cinéma, Rectangle Productions, Dont’t be
Shy Productions, Gaumont, France 3 Cinéma, in coproduzione con Nexus Factory, Ufilm, con la partecipazione di Canal+, Ciné+ et France Telévisions
Distribuzione: Eagle Pictures
Prima: (Roma 23-1-2014; Milano 23-1-2014)
Soggetto e Sceneggiatura: Guillaume Gallienne
Direttore della fotografia: Glynn Speeckaert
Montaggio: Valérie Deseine
Q
uesta è la storia di Guillaume, un
ragazzo di una facoltosa famiglia
francese. Terzo di tre fratelli, adora e
ammira sua madre e la imita in tutto e
per tutto. Spesso vive persino dialoghi
immaginari a due con lei, nel corso
delle situazioni più difficili. Questa sua
devozione viene scambiata da tutta la
sua famiglia, soprattutto dal padre, come
segno di una sua omosessualità. Persino
Guillaume arriva a credersi una donna,
alimentando la convinzione di amici e
parenti. La sua vita, quindi, scorre tra
improbabili infatuazioni per i suoi compagni di classe, le derisioni degli omofobi, i
dispetti dei fratelli e i battibecchi coi genitori. L’illuminazione arriva da sua zia:
l’orientamento sessuale non dipende da
esperienze fatte in adolescenza, ma dall’amore. Quando si innamorerà realmente di
qualcuno, scoprirà se è omo o eterosessuale, a seconda della persona con cui si
legherà. Con sua grande sorpresa, scopre
di amare follemente una donna e che la
sua presunta omosessualità, è in realtà
una profonda empatia con l’universo femminile. Guillaume decide di sposare la sua
amata e, per fare un annuncio plateale,
mette in scena uno spettacolo teatrale in
cui racconta la sua vita. Tra il pubblico
c’è tutta la sua famiglia, ma lo spettatore
più commosso è proprio la madre.
S
coppiettante, esilarante e geniale. Tutto sua madre è l’esordio cinematografico dell’attore teatrale Guillaume Gallienne. Una sceneggiatura
frizzante che non annoia mai, che fa ridere
di cuore, sorridere e persino commuovere,
senza mai forzare la mano sulle situazioni.
Viene subito da pensare che in Italia avrebbero realizzato un film volgare che avrebbe
Musiche: Marie-Jeanne Serero
Scenografia: Sylvie Olivé
Costumi: Olivier Bériot
Effetti: Dominique Colladant
Interpreti: Guillaume Gallienne (Guillaume/Madre), André
Marcon (Padre), Françoise Fabian (Babou), Nanou Garcia
(Paqui), Diane Kruger (Ingeborg), Reda Kateb (Karim), Götz
Otto (Raymund), Brigitte Catillon (Zia d’America), Carole
Brenner (Zia poliglotta), Charlie Anson (Jeremy)
Durata: 85’
infastidito tutti gli omosessuali presenti
in sala, ma Gallienne ha una grazia, sia
nella regia che nello script, con la quale
conquista fin dai primi minuti della storia.
Nel corso del film ritroviamo persino attimi di
metateatro e metacinema che si intrecciano
in un gioco di rimandi tra realtà e finzione,
che giunge sempre nei giusti momenti narrativi. La storia di Guillaume è, purtroppo,
molto attuale. L’omosessualità viene derisa,
presa in giro e, sempre più spesso, fonte di
omofobia che sfocia nella violenza. Per sua
sfortuna, Guillaume conosce tutto questo
dentro e fuori la casa. Il colpo di scena finale
che vede scomparire l’omosessualità in
favore di una eterosessualità colpisce non
solo il protagonista, ma anche il pubblico. Il
messaggio è: non è detto che un uomo che
ami l’arte e ammiri le donne, ma disprezzi lo
sport, debba essere necessariamente gay.
L’elemento che più colpisce è il risvolto dato
dal personaggio della madre di Guillaume:
era lei che ha sempre voluto che il figlio
fosse gay, perché ha sempre desiderato
una figlia femmina e non voleva avere
rivali nel cuore del suo adorato figlio. Tutto
questo è al servizio di un istrionico artista
che interpreta sia se stesso che la madre
ed è davvero credibile in entrambe le parti.
Da vedere assolutamente.
Elena Mandolini
MALEFICENT
(Maleficent)
Stati Uniti, 2014
Regia: Robert Stromberg
Produzione: Tim Burton, Don Hahn, Richard D. Zanuck per Walt Disney Pictures,
Moving Picture Company, Roth Films
Distribuzione: Walt Disney Company Italia
Prima: (Roma 28-5-2014; Milano 28-5-2014)
Soggetto e Sceneggiatura: Linda Woolverton, Paul Dini, John Lee Hancock
Direttore della fotografia: Dean Semler
Montaggio:Chris Lebenzon, Richard Pearson
Musiche: James Newton Howard
Scenografia: Gary Freeman, Dylan Cole
Costumi: Anna B. Sheppard
Effetti: The Third Floor, Arcadia SFX, Digital Domain
Interpreti: Angelina Jolie (Malefica), Elle Fanning (Principessa Aurora), Juno
Temple (Verdelia), Sharlto Copley (Re Stefano), Brenton Thwaites (Principe Filippo), Ella Purnell (Malefica adolescente), Hannah New (Leila), Imelda Staunton
(Giuggiola), Sam Riley (Fosco), Lesley Manville (Florina), Kenneth Cranham (Re
Enrico)
Durata: 97’
42
Film Tutti i film della stagione
I
n un lontano passato da “C’era una
volta” si fronteggiano due regni,
quello degli umani e quello della
fantasia. Al primo appartiene il giovane
Stefano, al secondo Malefica, la fata del
male.
Al re del primo regno, che inutilmente
dà la caccia a Malefica, intende succedere
proprio Stefano che, per procurarsi un credito tale da fargli ottenere il trono, stacca
le ali prodigiose della strega dopo averla
addormentata e le custodisce in una teca.
Ora è lui il nuovo sovrano, si sposa, ha
una bambina, Aurora.
Malefica, apparsa improvvisamente a
corte il giorno in cui si festeggia la nascita
della piccola erede, lancia il suo famoso
maleficio circa la puntura dell’arcolaio e
il sonno eterno fino al bacio principesco.
Il re Stefano, per scongiurare la maledizione, mette la piccola a crescere in una casa
lontana con tre fatine buone e un po’ sciroccate che hanno il compito di custodirla fino
al compimento del sedicesimo anno, giorno
fatidico segnato dal maleficio. Nel frattempo,
Malefica che sorveglia da vicino la crescita
di Aurora insieme al fido Fosco, cornacchia
trasformabile in uomo o in altri esseri a seconda delle esigenze di Malefica, si affeziona
alla ragazzina apprezzandone le qualità e i
modi e vuole annullare la maledizione.
Ciò è però impossibile, il destino si
compie, la giovane principessa si punge
con un vecchio fuso, si addormenta e non
riesce a essere svegliata neanche dal bacio di un giovane principe conosciuto da
poco, dotato, forse, non dell’amore giusto
né sufficiente.
È proprio il bacio di Malefica che tanto
malvagia poi non è a risvegliare Aurora
che diviene presto regina: il regno del
padre è infatti messo a ferro e fuoco da
Malefica che, recuperate le ali, sbaraglia
i cattivi di Stefano regalando ai due regni
la pace tanto cercata.
L
e streghe davvero non muoiono
mai e si ripresentano periodicamente ammodernate e liftate
secondo i canoni più attuali e con la disponibilità dei più moderni supporti tecnologici
per utilizzare al meglio ed enfatizzare
maledizioni, malefici e ogni tipo di immaginabili cattiverie.
La Walt Disney “riorganizza”, in questo caso, la fiaba di Perrault della “Bella
addormentata” mettendo la materia a
disposizione di Angiolina Jolie, coinvolta
anche nella produzione, e del regista
Robert Stromberg, già scenografo di
Avatar.
Il risultato del kolossal non è straordinario forse perchè riuscire a trasmettere
qualche palpito fiabesco in questa nostra
epoca disincantata e senza fantasia è
un’impresa titanica.
Le strade scelte dalla star produttrice
e dal regista esperto di immagini superlampeggianti e levigatissime sono state
soprattutto due: fare della strega una figura bellissima e statuaria, con gli zigomi
disegnati nel marmo e gli occhi come due
zaffiri incastonati in un territorio opalescente, e porla al centro della tempesta
supertecnologica.
Il personaggio della protagonista resta
così molto fermo, molto lontano, pur nella
sua vicina partecipazione alle vicende
che conosciamo, anche se la Jolie e gli
altri autori hanno tentato di colorirne le
caratteristiche disegnando della strega
una complessità molto femminile in una
ponderata bilancia di superdonna, di donna fragile e forte, innamorata e madre,
realizzata e vittoriosa.
Il regista ha, naturalmente, premuto
il pedale sullo splendore della confezione, facendo man bassa di tutto ciò che
il digitale ha messo a disposizione nella
costruzione dell’immagine.
L’operazione non rinverdisce le vecchie atmosfere della favola, né ne inventa
di nuove restando a mezzo di un percorso,
che si dimostra in tutta la sua aridità e
piuttosto noioso.
Fabrizio Moresco
BELLUSCONE. UNA STORIA SICILIANA
Italia, 2014
Regia: Franco Maresco
Produzione: Rean Mazzone per Ila Palma, Dream Film, in collaborazione con Sicilia Consulenza e Frenesy Film Company
Distribuzione: Parthénos
Prima: (Roma 4-9-2014; Milano 4-9-2014)
Soggetto: Franco Maresco
Sceneggiatura: Franco Maresco, Claudia Uzzo
Direttore della fotografia: Luca Bigazzi, Tommaso Lusena de Sarmiento, Irma
Vecchio
Montaggio: Franco Maresco
Musiche: la canzone “Vorrei conoscere Berlusconi” è di Erik
Scenografia: Cesare Inzerillo, Nicola Sferuzza
Interpreti: Ciccio Mira, Vittorio Ricciardi, Salvatore De Castro, Tatti Sanguineti,
Salvo Ficarra, Valentino Picone
Durata: 94’
43
Film F
ranco Maresco, il regista siciliano autore insieme al suo
socio Ciprì di alcune opere
straordinarie come Lo zio di Brooklyn,
sembra abbia scelto di eclissarsi in una
forma di depressione perenne: rimasto
professionalmente solo dopo la separazione da Ciprì pare abbia toccato con mano
l’inutilità di rincorrere i convincimenti
morali di una vita insieme ai suoi perpetui nemici e misteri come l’rresistibile
ascesa berlusconiana, il consenso incolto e inconsapevole di un Paese intero,
l’appoggio untuoso e sanguinario della
mafia, la trattativa tra questa e gli apparati dello Stato e dell’entourage stesso di
Berlusconi.
A cercare di capire qualcosa di
ciò che sta accadendo e desideroso di
squarciare i misteri che avviluppano l’esistenza di un cineasta che stima, giunge
a Palermo il critico cinematografico Tatti
Sanguineti che si trova subito di fronte
a un lavoro immane, ben più complesso
di una semplice ricostruzione di fatti e
avvenimenti. Si abbatte sul critico una
sequenza di mostri che Maresco non ha
mai smesso di filmare, come il manager
reticente e colluso Ciccio Mira, deus ex
machina dell’organizzazione di cantanti neomelodici che si esibiscono nelle
piazze dell’isola, la rivalità tra i due
“cavalli di razza” della scuderia, Eric
e Rinaldo che si contendono il Palmares
della melodia più berlusconiana e poi
giornalisti locali, intermediari, donne e
compagne di ogni genere fino al prezioso
gioiello incastonato, appunto, su di un
trono, Marcello Dell’Utri, il depositario
di misteri e segreti, misterioso e segreto
perfino con se stesso.
È un tessuto sociale e umano fatto di
incastri, parole incomprensibili, testimonianze che negano l’evidenza mentre la
Tutti i film della stagione
stessa evidenza risulta azzoppata, storpiata, polvere e nullità che convincono
Sanguineti che non c’è nulla da fare per
il suo amico artista che si è autoescluso:
non è solo la consapevolezza che è davvero
inutile ipotizzare una battaglia contro i
mulini a vento ma è la convinzione che la
cultura berlusconiana appartiene a questo
Paese prima e dopo Berlusconi a fare ritornare al nord senza speranza lo storico
del cinema e a isolare come un fantasma
il cineasta siciliano.
D
oppia la struttura, la faccia,
l’anima stessa del film: da un
lato un regista che si nega, non
va neanche a Venezia (è già successo
due anni fa’) ad accompagnare il suo
film, peraltro costruito sulle difficoltà del
regista stesso a mostrarsi e mostrare fatti,
avvenimenti e persone la cui esistenza e
persistenza lo hanno costretto a eclissarsi
e a darsi per vinto, conscio e sgomento di
come e quanto abbia saputo interpretare
questo Paese.
Dall’altro, vediamo lo stesso regista
insistere allo spasimo nel pretendere risposte dai suoi personaggi che non parlano
o parlano senza nominare mai la parola
mafia, senza ricordare né ammettere
nomi, fatti e persone squadernati davanti
agli occhi, ma che non riescono a pronunciare non solo per dolo ma sopratutto per
ignavia, per quell’ignavia sfrontata su cui
hanno costruito la loro vita di non essere,
una non vita.
In questo modo il regista non trova
pace perchè la sua lotta insistente si
scontra, scena dopo scena, con individui
che smentiscono quanto affermato per
anni, con gente che disconosce la realtà di quanto commesso, con testimoni
increduli, incapaci di dare un senso al
nulla.
Maestro centrale di questo tessuto
malmostoso che abbraccia scene e
persone è il manager dei neomelodici,
quel Ciccio Mira dalla fede incrollabile in
Berlusconi e nella non mafia: il vuoto di
disperazione che produce questo Ciccio
Mira turba e impaurisce addirittura, è
l’incarnazione della complicità subliminale del non ricordo, è la devastazione
gigantesca di ogni speranza, è la dichiarazione ufficiale di come questo Paese,
sempre dimentico e sempre incurante,
non possa comportarsi altro che così
perchè è così.
Tutto questo in un crescendo privo
di respiro con avvenimenti che sembrano indirizzare verso un disastro gonfio
di comicità e amarezza: l’intervista a
Dell’Utri che si blocca sul più bello per
un guasto microfonico, lasciando a metà
le confessioni del più tragico depositario di segreti vivente, ha del sublime:
è un pezzo di cinema che fa danzare
lo sberleffo della maschera italica di
Arlecchino sulla moderna velocità dei
colpi di lupara.
Resta la solitudine del regista, resta l’alternanza del suo telefono muto
e della lunga confessione della sua
guerra personale, restano i frantumi
di un progetto ambizioso che neanche
l’amicizia e la cultura cinematografica
di una bella persona come Sanguineti
riesce a incollare.
Resta l’Italia e restiamo noi, esterrefatti di fronte all’inaridimento della cultura
e del vivere civile che è stato perpetrato,
sopraffatti dalla facilità folkloristica con
cui abbiamo visto trascurare la mafia e
i suoi delitti, allontanati e proiettati in
una solitudine di sconforto, di rabbia, di
impotenza.
Fabrizio Moresco
L’INTREPIDO
Italia, 2013
Musiche: Franco Piersanti
Scenografia: Giancarlo Basili
Costumi: Cristina Francioni
Interpreti: Antonio Albanese (Antonio Pane), Livia Rossi (Lucia), Gabriele Rendina (Ivo Pane), Alfonso Santagata (Maltese), Sandra Ceccarelli (Adriana), Giuseppe Antignani, Gianluca Cesale, Fabio Zulli, Bedy Moratti, Fausto Rossi.
Durata: 104’
Regia: Gianni Amelio
Produzione: Carlo Degli Esposti per Palomar con Rai Cinema
Distribuzione: 01 Distribution
Prima: (Roma 5-9-2014; Milano 5-9-2014)
Soggetto: Gianni Amelio
Sceneggiatura: Gianni Amelio, Davide Lantieri
Direttore della fotografia: Luca Bigazzi
Montaggio: Simona Paggi
44
Film M
ilano. Antonio Pane è un
uomo che per tirare avanti
fa un mestiere definibile
come “rimpiazzo”. Non ha un lavoro fisso
e per questo si presta a prendere, anche
solo per qualche ora, il posto di chi si
assenta, per diverse ragioni, dalla propria occupazione. Ecco, quindi, Antonio
lavorare come operaio su un’impalcatura,
fare l’animatore per bambini vestito da
orso in un centro commerciale, sbucciare
le verdure nella cucina di un ristorante,
attaccare manifesti di notte, fare l’autista
di tram, consegnare pizze a domicilio
(anche con qualche disavventura come il
furto delle pizze per strada). Il suo “datore di lavoro” è un losco gestore di una
palestra di boxe.
Antonio si accontenta di poco perché
per lui i soldi non sono tutto nella vita;
c’è anche l’amore per suo figlio Ivo,
un talentuoso sassofonista, ritenuto
fortunato perché può vivere del proprio
talento.
Durante un concorso, Antonio incontra per caso Lucia, una giovane malinconica e inquieta che sembra celare uno
stato di sofferenza profonda. Spinto dal
suo infaticabile altruismo, Antonio aiuta
la ragazza in difficoltà con le domande
del concorso. Fuori, la giovane, di nome
Lucia, lo ringrazia. Pochi giorni dopo,
mentre lavora come addetto alle pulizie
allo stadio, Antonio incontra di nuovo Lucia. La ragazza è incuriosita dal mestiere
di “rimpiazzo” con cui l’uomo sbarca il
lunario. Col passare dei giorni, Antonio è
sempre più colpito da quella ragazza che
sembra celare grandi sofferenze. L’amicizia con la ragazza porta Antonio a offrire
il suo aiuto alla giovane.
Un giorno, Antonio si trova a dover accettare un lavoro poco pulito:
accompagnare un bambino in un parco
all’appuntamento con un adulto pedofilo.
Sconvolto, dice al suo datore di lavoro
di non volere più soldi da loro e lo prega
di non chiamarlo più. Poco dopo, incontrando Lucia in un bar e vedendola
sconvolta e in gravi difficoltà, arriva a
offrirgli i pochi soldi che ha in tasca.
La ragazza rifiuta e scappa via. Pochi
giorni dopo, Antonio viene a sapere che
la ragazza si è suicidata. Grande è la sua
disperazione e il suo senso di colpa per
non essere riuscito a fare nulla per quella
giovane. Anche per Antonio le cose precipitano: una sera, mentre vende fiori in
Tutti i film della stagione
un ristorante, si imbatte in Adriana la sua
ex moglie che sta cenando insieme al suo
nuovo compagno. Grazie all’intervento
di Adriana, il suo compagno trova un
lavoro ad Antonio come commesso in un
negozio di scarpe. L’impiego si rivela un
vero incubo e l’uomo finisce per scappare
dal negozio.
Qualche tempo dopo, Antonio si è
trasferito in Albania dove lavora come
minatore. Nel frattempo, però, suo figlio
Ivo ha avuto un crollo nervoso. Prima di un
concerto, il ragazzo è vittima di un violento
attacco di panico. Antonio si materializza
al suo fianco e gli dà la forza per superare
quel momento di crisi e andare avanti,
nonostante tutto. Ivo torna sul palco a
suonare con la sua band.
C
hissà, forse davvero nell’Italia
di oggi dobbiamo essere tutti
un po’ “intrepidi”.
L’intrepido di Gianni Amelio, presentato in concorso alla 70ma Mostra del
Cinema di Venezia, è, per ammissione
dello stesso regista, un film fatto non tanto per respirare “l’aria del tempo” quanto
piuttosto “per trattenere il fiato”, perché
l’aria è davvero irrespirabile in un’epoca
di crisi nera con il dramma crescente del
lavoro che c’è sempre meno. Una cosa è
certa, L’intrepido è un film anomalo nella
filmografia del regista, uno sguardo sofferto, surreale e, a tratti, struggente sull’Italia
contemporanea.
Operaio, animatore per bambini, aiuto
cuoco, tramviere, ma non solo, Antonio
fa di tutto: attacca manifesti di notte,
consegna pizze a domicilio, lavora in una
lavanderia industriale, scarica pesce al
mercato, pulisce gli stadi, vende rose nei
ristoranti, il nostro campione di “rimpiazzi”
è un eroe di tutti i giorni, erede diretto dei
personaggi interpretati da mostri sacri
come Sordi e Tognazzi. Per voce di Antonio, un personaggio buono, generoso,
altruista fino al midollo, il regista però non
imbocca la strada della lamentela fine a
sé stessa sull’impossibilità di cambiare la
realtà. Nel momento in cui manca lavoro,
c’è questo strano animale metropolitano
disposto a fare tutti i lavori.
Ritrovando la stessa forza di radicarsi
nel presente di suoi film come Il ladro di
bambini e Lamerica e realizzando il sogno
accarezzato da tempo di lavorare con
Albanese, Amelio punta al superamento
della cronaca dell’oggi per approdare a un
45
tentativo ottimista di respirare aria nuova.
Lo stesso titolo va in questa direzione:
L’intrepido, come il celebre giornalino a
fumetti, indelebile ricordo d’infanzia del
regista di cui ha mutuato la trasposizione in senso metaforico. E in effetti il
protagonista assomiglia davvero un po’
a un fumetto, ha la stessa leggerezza,
lo stesso spirito avventuroso, lo stesso
‘eroismo’ un po’ picaresco dei personaggi
di quel giornalino.
Cinematograficamente evidenti sono
i debiti al protagonista del capolavoro
di De Sica Miracolo a Milano ma chiara
è anche la strizzatina d’occhio a certe
parabole di Frank Capra. Il protagonista
Antonio, cui presta il volto uno straordinario Antonio Albanese sembra davvero
un Charlie Chaplin di questi nostri cupi
Tempi moderni che si muove in una
Milano grigia e straniante. La perfetta
aderenza dell’attore al suo personaggio è ulteriormente convalidata dalla
scelta non casuale del nome, Antonio,
a confermare il legame a doppio filo tra
personaggio e interprete.
Il film si regge interamente sulla
performance dell’attore al cui fianco non
possiamo non notare due sorprendenti
esordienti: Gabriele Rendina nei panni del
talentuoso figlio Ivo e Livia Rossi che offre
intensità al personaggio di una misteriosa
e dolente giovane donna.
Ma non c’è spazio per la rassegnazione in quest’opera dalla dimensione a tratti
surreale (bella la sequenza nel negozio
di scarpe che conserva una montagna
di scatole vuote dove il protagonista si
presta a fare il commesso), ma quello per
la lotta: a non morire mai è proprio il sentimento di speranza che attraversa come
un filo rosso tutta la pellicola. Speranza
che va di pari passo con il rispetto per
l’essere umano e la difesa appassionata
della sua dignità. Perché per sopravvivere
bisogna “fare”, sempre e comunque, nonostante tutto.
Valori alti per un cinema sincero e
autentico, di indubbio spessore morale,
diretto, seppur con qualche caduta di
stile nei dialoghi (alcune volte costellati di
battute non proprio felici) e con qualche
carenza dal punto di vista del coinvolgimento emotivo, dalla mano delicata di
un regista tornato a raccontare l’Italia
più vera.
Elena Bartoni
Film Tutti i film della stagione
I MERCENARI 3 – THE EXPENDABLES
(The Expendables 3)
Stati Uniti, 2014
Regia: Patrick Hughes
Produzione: Nu Image/Millennium Films, Davis-Films, Ex3
Productions, Fipex Holding
Distribuzione: Universal Pictures International Italy
Prima: (Roma 4-9-2014; Milano 4-9-2014)
Soggetto: dai personaggi di David Callaham, Sylvester Stallone
Sceneggiatura: Sylvester Stallone, Creighton Rothenberger,
Katrin Benedikt
Direttore della fotografia: Peter Menzies Jr.
Montaggio: Sean Albertson, Paul Harb
Musiche: Brian Tyler
Scenografia: Daniel T. Dorrance
L
a squadra di Barney Ross,
desiderosa di adrenalina,
azione e denaro, attacca una
prigione per liberare Doc, ex medico
e amico di Barney, membro storico
dei mercenari. Una volta riusciti nel
loro intento, gli uomini di Ross hanno
il compito di intercettare il trafficante
d’armi Victor Menz, che si scoprirà
essere la falsa identità di Stonebanks,
vecchia conoscenza di Ross, creduto
ormai morto da tempo. Uscito allo
scoperto, Stonebanks e i suoi uomini
passano al contrattacco, costringendo
i mercenari alla ritirata. Durante la
colluttazione, Caesar rimane a terra
colpito gravemente. Tornato negli Stati
Uniti, Caesar è costretto su un letto
d’ospedale in condizioni preoccupanti:
Barney promette di vendicarlo. Subito
dopo Ross si imbatte nell’agente della
CIA Max Drummer, suo nuovo superiore, fortemente deluso dal fallimento
della missione. Tuttavia, dopo aver
discusso, i due scelgono di collaborare
per arrestare Stonebanks da vivo e consegnarlo al Tribunale dell’Aja per farlo
processare come criminale di guerra. A
questo punto, Barney decide di convocare la vecchia squadra per indurla a
ritirarsi e proseguire la missione con
dei nuovi ragazzi. Ross riesce a mettere
insieme un gruppo di giovani variegati:
Thorn, esperto in tecnologie, Luna, donna forte e decisa, Mars, abile cecchino
e John, combattente valido ma indisciplinato. La nuova squadra è pronta a
partire per Bucarest con l’obbiettivo
di neutralizzare Stonebanks. Parallela-
Costumi: Lizz Wolf
Effetti: Prime Focus World, Digikore VFX
Interpreti: Sylvester Stallone (Barney Ross), Jason Statham (Lee Christmas), Antonio Banderas (Galgo), Jet Li
(Yin Yang),Wesley Snipes (Doc), Dolph Lundgren (Gunnar
Jensen), Kelsey Grammer (Bonaparte), Randy Couture (Toll
Road), Mel Gibson (Stonebanks), Harrison Ford (Drummer),
Arnold Schwarzenegger (Trench), Terry Crews (Caesar),
Kellan Lutz (Smilee), Ronda Rousey (Luna),Glen Powell Jr.
(Thorn),Victor Ortiz (Mars), Robert Davi (Goran Vata), Ivan
Kostadinov (Krug), Sarai Givaty (Camilla), Liubomir Simeonov (Cyclops)
Durata: 126’
mente, i vecchi membri dei mercenari
sono costretti a una vita monotona e
noiosa. Raggiunta la capitale rumena e
organizzato il piano, la squadra riesce
ad arrestare Stonebanks, che viene però
prontamente liberato dai suoi uomini.
La squadra di Ross viene sequestrata e
lui è costretto alla fuga. Solo e mosso
dalla sete di vendetta, Barney ritrova i
suoi vecchi amici pronti ad aiutarlo per
andare a liberare i ragazzi e uccidere
Stonebanks. Dopo aver individuato il
quartier generale di Stonebanks e
liberato la squadra, i mercenari, ora
finalmente uniti, combattono una lunga
battaglia contro l’esercito del criminale
di guerra. Rimasto a combattere da solo
il duello finale, Ross riesce ad avere la
meglio su Stonebanks ferendolo a morte,
nonostante l’ordine di consegnarlo in
vita. A questo punto, alla squadra non
resta che festeggiare la vittoria e l’uscita dall’ospedale di Caesar tra brindisi,
strette di mano e sorrisi.
S
e pur girato da una nuova
mano, quella del semisconosciuto Patrick Hughes, il
terzo capitolo della saga de I Mercenari
rimarca lo stesso schema degli episodi
precedenti seguendo volutamente i tipici
clichè degli action movies americani:
esplosioni, pallottole, frasi ad effetto. Da
questo punto di vista, nonostante una
computer grafica veramente scadente
per un film con un budget di oltre 90
milioni di dollari, la pellicola non delude.
Tuttavia emerge una sceneggiatura
fragile, orfana di colpi di scena e quindi
46
incapace di creare quella tensione che
i film di questo genere necessitano per
fare presa sullo spettatore. I tentativi di
dare una profondità umana ai personaggi
risultano goffi, così come le continue
battute che dovrebbero dare un taglio
ironico alla storia, ma che non fanno altro
che peggiorare la situazione, eccezion
fatta per un divertente e logorroico Antonio Banderas, unico vero personaggio
comico della pellicola. L’idea di mischiare
la squadra degli “anziani”, affaticati, malconci e restii all’uso delle strumentazioni
moderne (confermati anche in questo
episodio Stallone, Statham, Lundgren e
Schwarzenegger con l’aggiunta del già
citato Banderas, di Mel Gibson, Harrison
Ford e Wesley Snipes) con quella dei
“giovani”, tecnologici e atletici, aiuta a
dare dinamicità alla storia, che resta
però indissolubilmente legata alla dialettica banale dei buoni contro i cattivi,
degli onesti contro i disonesti, dei giusti
contro gli ingiusti. Al contrario del primo,
a suo modo fresco e divertente, anche
grazie alla presenza di Stallone dietro
la cinepresa e del secondo, nel quale
lo strumento dell’ironia e del paradosso funzionava dignitosamente, questo
terzo capitolo risulta forzato, macchinoso, incapace di divertire e coinvolgere
quanto ci si aspetta da un cast del genere. Restano, quindi, le corse dentro
al fuoco, le esplosioni, i carri armati e i
coltelli, mischiati con muscoli, tatuaggi
e testosterone. Troppo poco, davvero
troppo poco.
Giorgio Federico Mosco
Film Tutti i film della stagione
ARANCE E MARTELLO
Italia, 2014
Costumi: Valentina Mezzani
Interpreti: Diego Bianchi (Diego), Giulia Mancini (Eleonora),
Lorena Cesarini (Virginia), Francesca Acquaroli (Armando),
Luciano Miele (Enea), Lorenzo Gioielli (Renato), Ludovico
Tersigni (Ludovico), Emanuele Grazioli (Goffredo), Antonella
Attili (Trieste), Stefano Altieri (Rivo), Ilaria Spada (Amanda),
Giorgio Tirabassi (Sindaco)
Durata: 101’
Regia: Diego Bianchi
Produzione: Domenico Procacci per Fandango con Rai Cinema
Distribuzione: Fandango
Prima: (Roma 5-9-2014; Milano 5-9-2014)
Soggetto e Sceneggiatura: Diego Bianchi
Direttore della fotografia: Peter Menzies Jr.
Montaggio: Sean Albertson, Paul Harb
Scenografia: Alessandra Mura
R
oma, estate 2011. Quartiere
di San Giovanni. È la giornata più torrida di agosto e
molti sono gli animi in subbuglio e non
per il caldo, ma per divergenze politiche. Il Comune di Roma guidato da un
Sindaco di stampo fascista decide di far
sgomberare lo storico mercato del rione,
con la scusa di un ripristino generale
della piazza che, secondo il politico,
porterebbe enorme giovamento a tutto
il quartiere. Ovviamente i commercianti
insorgono. L’unico mezzo che hanno
per farsi ascoltare, è rivolgersi a una
piccola sezione del Partito Democratico, da anni resa quasi invisibile
dagli infiniti lavori della linea C della
metropolitana. I commercianti, dopo il
rifiuto formale della sezione di aiutarli, insorgono e prendono in ostaggio
anche degli adolescenti, tra cui il figlio
di Trieste che dirige la sezione del PD e
un sedicente giornalista, regista che sta
girando un documentario sul mercato rionale. L’occupazione prenderà una piega
paradossale, comica e drammatica, tra
nostalgici comunisti, violenti fascisti,
extracomunitari, improponibili politici,
polemici e cinici anziani, coatti radiocronisti, venduti giornalisti, sensuali ambientaliste, armati partigiani, assessori
chiacchieroni. Tra una serie di equivoci,
la sezione prende fuoco per errore, ma
del malfatto vengono accusati dei giovani ragazzi fascisti che erano vicini alla
sezione del partito. La polizia decide di
irrompere e l’occupazione finisce in un
parapiglia. Tutti vengono arrestati. Nulla
è cambiato. La telecamera del sedicente
regista viene distrutta e così non ci sarà
mai testimonianza dell’accaduto.
D
iego Bianchi. Conosciuto anche con il soprannome Zoro,
è giornalista, comico, attore e
conduttore televisivo. Ultimamente si è
fatto conoscere grazie alla trasmissione
televisiva di stampo ironico-politico “Gazebo”, trasmessa nella seconda serata di
Rai 3 e prodotta dalla Fandango. Proprio
la casa produttrice, avendone intuito le
grandi potenzialità, ha deciso di dargli
carta bianca per un progetto registico. Da
qui, nasce Arance e martello, suo esordio
sul grande schermo. Gli intenti buoni vi
erano tutti: raccontare le contraddizioni
di una Roma moderna che si divide tra
romani veraci e nuove influenze straniere,
le dicotomie dei politici e dei politicanti,
la massa del popolo che, alla fin fine,
vuole solo lavorare e portare la pagnotta
a casa. Tutto questo nucleo centrale,
Zoro lo racconta con ironia e perspicacia
(a volte), ma nella maggior parte del film,
diventa tutto ridondante e fine a se stesso.
Un esempio lampante è il monologo del
47
giornalista – regista, interpretato proprio
da Zoro, che si sdilinquisce tra discorsi
che toccano la figura dell’operaio, gli
artigiani, la domanda e risposta del
mercato e, persino, il cliente che toglie il
gusto della vendita al commerciante. Pur
essendo un film che tocca molte volte la
corda del surreale, alcuni dialoghi diventano troppo inverosimili, col risultato di
creare personaggi macchietta fini a se
stessi: il politico corrotto, il pescivendolo
romano e fascista, lo straniero che vende
l’aglio, il giornalista che modifica la realtà
per fare lo scoop, la ragazza coatta che
vuole solo andare al mare, etc. In oltre,
Zoro tenta la strada della satira politica
cercando di colpire Destra e Sinistra,
senza però riuscirci fino in fondo. In molte
sequenze non si tratta di semplice satira,
ma di un prolisso e irritante rimando ai
politici nostrani, con tanto di Ettore Bassi
che impersonifica, senza mai nominarlo,
l’ex sindaco della capitale Alemanno. Alla
fine di tutto, la storia non viene neanche
chiusa a dovere e si ha la sensazione di
un film incompiuto, che sulla carta poteva
arrivare in alto, ma rimane di poco al di sopra della media. Arance e martello è stato
presentato alla 71° Mostra Internazionale
d’Arte Cinematografica di Venezia nella
sezione Giornate degli Autori.
Elena Mandolini
Film Tutti i film della stagione
VALUTAZIONI PASTORALI
Alabama Monroe – Una storia d’amore
– complesso-problematico / dibattiti
Amazing Spiderman 2 (The) – Il potere
di Electro – consigliabile / semplice
Amici come noi – n.c.
Arance e martello – n.c.
Belluscone. Una storia siciliana – n.c.
Cuccioli – Il paese del vento – consigliabile / semplice
Divergent – consigliabile / problematico
Dom Hemingway – n.c.
English Teatcher (The) – n.c.
Fuga di cervelli – futile / volgarità
German Doctor (The) – consigliabileproblematico / dibattiti
Gigolò per caso – complesso-problematico / dibattiti
Godzilla – consigliabile / semplice
Intrepido (L’) – consigliabile problematico
/ dibattiti
Lego Movie (The) – consigliabile / semplice
Lei – consigliabile-problematico / dibattiti
Locke – consigliabile / problematico
Lovelance – complesso / scabroso
Maleficent – consigliabile / poetico
Matrimonio da favola (Un) – consigliabile
/ brillante
Mercenari 3 (I) - The Expendables –
consigliabile / semplice
Mister Morgan – complesso-problematico / dibattiti
Moglie del sarto (La) – n.c.
Monuments Men – consigliabile-problematico / dibattiti
Nessuno mi pettina bene come il vento – n.c.
Noah – consigliabile-problematico /
dibattiti
Non dico altro – n.c.
Oculus – n.c.
Onirica – Field of Dogs – n.c.
Pane e burlesque – consigliabile / brillante
Pinuccio Lovero – Yes I Can – n.c.
Pretore (Il) – consigliabile / superficialità
Sedia della felicità (La) – consigliabile
/ brillante
Solo gli amanti sopravvivono – n.c.
Song ‘e Napule – consigliabile / brillante
Ti ricordi di me? – consigliabile / problematico
Ti sposo ma non troppo – n.c.
Tracks – Attraverso il deserto – consigliabile-problematico / dibattiti
Tutto sua madre – complesso-brillante
/ dibattiti
Venditore di Medicine (Il) – n.c.
X Men: i giorni di un futuro passato
– n.c.
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48
THE ENGLISH TEACHER - di Craig Zisk
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