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CDS 487/1-2
D D D
DIGITAL LIVE RECORDING
JULES MASSENET
(Montaud, 1842 - Parigi, 1912)
LE ROI DE LAHORE
Opera in cinque atti. Libretto di Louis Gallet
Prima rappresentazione della nuova edizione critica
Edizione critica di Marcello Viotti
Editore proprietario: Heugel/Leduc, Parigi - Rappresentante per l’Italia: Casa Musicale Sonzogno di Piero Ostali, Milano
Alim (tenore)
Sitâ (soprano)
Scindia (baritono)
Indra (basso)
Kaled (mezzosoprano)
Timour (basso)
Un capo (baritono)
Giuseppe Gipali
Ana María Sánchez
Vladimir Stoyanov
Federico Sacchi
Cristina Sogmaister
Riccardo Zanellato
Carlo Agostini
ORCHESTRA E CORO DEL TEATRO LA FENICE DI VENEZIA
Direttore del Coro: Emanuela Di Pietro
Direttore: Marcello Viotti
Regista: Arnaud Bernard
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CD 1
1
Overture
79’39”
06’36”
ACT ONE
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Sauve-nous, tout-puissant Indra! (Chorus)
3
Ministre du roi, notre maître (Timour)
4
Âme timide, va, ne crains rien (Chorus)
5
Sitâ, voici venir une heure fortunée (Scindia)
6
Le bronze a vibré dans l’espace (Chorus)
7
Viens, je ne serai pas ton maître (Alim)
04’59”
06’35”
03’17”
09’02”
07’40”
07’31”
ACT TWO
8
Prelude
9
Echec au roi blanc! … (Chorus)
10 Écoute encor! (Sitâ, Kaled)
11 Repose, ô belle amoureuse (Kaled)
12 Tout fuit! Défaite complète! (Chorus)
13 Seule! je reste seule (Sitâ, Alim)
14 Oui je bénis la souffrance (Sitâ, Alim)
02’21”
02’59”
05’49”
03’50”
10’28”
02’58”
05’28”
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CD 2
73’40”
ACT THREE
1
Voici le paradis! (Chorus)
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Pantomime et Danse
3
Mélodie Hindoue variée
4
Final
5
Homme, qui donc es-tu, toi, qui ne souris pas? (Indra, Alim)
6
Qu’il soit lui! qu’il ne soit plus lui! (Indra, Chorus, Alim)
05’41”
04’14”
04’54”
02’25”
05’07”
04’06”
ACT FOUR
7
O nuit, terrible nuit!... (Sitâ, Timour)
8
Qu’il soit lui! qu’il ne soit plus lui! (Chorus, Alim)
9
Roi des rois de la terre (Chorus, Scindia)
10 Scindia! (Alim, Scindia, Timour, Chorus)
08’06”
08’52”
07’06”
07’23”
ACT FIVE
11 J’ai fui la chambre nuptiale (Sitâ)
12 La prière… (Sitâ, Alim, Scindia)
06’44”
08’56”
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Giuseppe Gipali (Alim), Riccardo Zanellato (Timour)
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Ana María Sánchez (Sitâ)
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O
gni compositore di teatro ha una sua opera
di svolta, quella che lo porta dal semi-anonimato alla notorietà improvvisa. Per Bellini fu,
nel 1827, Il Pirata, per Verdi, nel 1842, il Nabucco. Per
Massenet quest’opera fu Le Roi de Lahore. Nato nel
1842 a Montaud, un sobborgo di Saint-Etienne, Jules
Massenet non era stato propriamente un bambino
prodigio. Nel 1851 era stato respinto al primo esame
di ammissione al Conservatorio di Parigi, dove era
riuscito a entrare solo nel 1853. Il primo tentativo al
Concours de Rome, nel 1862, era andato male, e solo
l’anno successivo Massenet era riuscito a guadagnare l’ambito premio che era già stato vinto, in passato,
da Hérold, Halévy, Berlioz, Thomas, Gounod e Bizet:
ovvero l’élite della scuola operistica francese del
diciannovesimo secolo. Come operista, Massenet era
riuscito a far rappresentare all’Opéra-Comique il suo
primo lavoro teatrale, Don César de Bazan, solamente
nel 1872. A trent’anni compiuti, insomma, il compositore di Saint-Etienne attendeva ancora la sua grande
occasione.
E l’occasione finalmente arrivò, ma cinque anni dopo,
nel 1877. Subito dopo Don César de Bazan Massenet
aveva intrapreso nuovi progetti operistici, terminando
la composizione di Marie-Magdeleine ed iniziando
quella di due nuovi lavori, Les Erinnyes e Le Roi de
Lahore. Nel 1873 Marie-Magdeleine e Les Erinnyes
furono rappresentate con successo al Théâtre de
l’Odéon, ma l’Opéra ancora non si decideva ad accettare qualche nuovo lavoro massenetiano. Finalmente,
nel 1876, il trentaquattrenne compositore riuscì ad
ottenere un’audizione per l’Opéra, di cui era allora
direttore M. Halanzier-Dufresnoy. Il 27 luglio 1876
Halanzier-Dufresnoy, su sollecitazione di Louis Gallet,
autore del libretto del Roi de Lahore, invitò Massenet
a casa sua, in Place Vendôme, per ascoltarlo eseguire al pianoforte l’intera opera. L’audizione ebbe esito
6
positivo: Le Roi de Lahore fu subito accettato e messo
in cartellone per l’aprile dell’anno successivo.
Le prove di lettura iniziarono pochi mesi dopo, in ottobre. Nel marzo dell’anno successivo cominciarono le
prove di palcoscenico. Massenet aveva chiesto ed
ottenuto da Halanzier-Dufresnoy alcuni dei migliori
cantanti allora in attività, come Marius Salomon per la
parte del protagonista, Alim, Jean Lassalle e
Joséphine de Reszke. La prima era prevista per il 27
aprile 1877. Le prove avevano creato un clima di grande attesa per la nuova opera, che si annunciava di
uno sfarzo e di una bellezza visiva straordinarie persino per gli standard elevatissimi dell’Opéra, e
Halanzier-Dufresnoy contribuì ad innalzare la tensione
facendo svolgere la prova generale a porte chiuse. Si
arrivò così, finalmente, alla prima del 27 aprile. Il successo fu unanime, sia da parte del pubblico che della
critica. Le Roi de Lahore convinse tutti delle qualità
creative di Massenet; l’opera ebbe ben 57 repliche nel
massimo teatro parigino nel giro di due anni, ed iniziò
rapidamente ad essere messa in scena anche fuori di
Francia. Il Teatro Regio di Torino fu il primo teatro straniero ad accogliere la nuova opera, nella traduzione
italiana di Angelo Zanardini, il 13 febbraio 1878. Sotto
la direzione di Carlo Pedrotti cantarono Eleonora
Mecocci (Nair), Maddalena Tamburini Garulli (Kaled),
Giuseppe Fancelli (Alim), José Mendioroz (Scindia)
ed Enrico Dondi (Timur). La rappresentazione de Le
Roi de Lahore aprì le porte dei teatri italiani a
Massenet, che da quel momento in poi divenne uno
dei beniamini del pubblico della Penisola, influenzando anche in maniera significativa la produzione degli
autori italiani contemporanei. L’editore Ricordi di
Milano, colpito dal successo dell’opera, si accordò
con Hartmann, l’editore parigino di Massenet, per far
sì che Massenet scrivesse al più presto una nuova
opera in duplice versione, italiana e francese, che
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sarebbe dovuta andare in scena quasi contemporaneamente a Parigi e a Milano. L’opera fu Hériodiade,
ed ebbe molte vicissitudini a causa della scabrosità
del soggetto: sicché la sua prima esecuzione non
ebbe luogo né a Parigi né a Milano, ma al Théâtre de
la Monnaie di Bruxelles, il 19 dicembre 1881.
Le Roi de Lahore fu il secondo grand-opéra di nuova
produzione rappresentato a Palais Garnier, dopo l’insuccesso totale della Jeanne d’Arc di Auguste Mermet
(1810 – 1889), caduta inesorabilmente dopo sole
quindici rappresentazioni, nel 1876. La grande sala di
Place de l’Opéra, progettata all’epoca del regno di
Napoleone III, era stata inaugurata cinque anni dopo
la disfatta di Sédan, ed era destinata a celebrare le
glorie dell’opera francese. Il grand-opéra, tuttavia,
cominciava a mostrare i primi segni di una crisi che di
lì a poco si sarebbe mostrata irreversibile, complice
anche la progressiva affermazione europea delle
opere e delle idee teatrali di Wagner, che dell’estetica
del grand-opéra era feroce avversario. Pur essendo
un autore intimamente poco incline ai moduli narrativi
e spettacolari del grand-opéra, nel Roi de Lahore
Massenet si muove con una certa abilità entro le convenzioni del genere. L’opera contiene tutti gli elementi tipici del grand-opéra: marce e solenni processioni,
un balletto, l’impiego di innumerevoli comparse, spettacolari scene corali, concertanti di amplissime dimensioni, e una generale tinta esotica assai apprezzata
all’epoca.
Un’altra delle convenzioni del grand-opéra è la rappresentazione di un avvenimento storico-politico di
carattere funesto, con larga partecipazione attiva
delle masse popolari, ed anche in questo Massenet
sembra adeguarsi pienamente alla tradizione, anche
se egli mostra una spiccata predilezione per dare
rilievo più alla dimensione personale degli avvenimenti che a quella più propriamente politica. Tuttavia,
7
come ha ben scritto Maurizio Modugno, «i personaggi del Roi de Lahore, confrontati con un “prima” e
soprattutto con un “dopo” dello stesso Massenet,
conservano uno schematismo, talora una convenzionalità operistica da cui con Hériodiade l’autore si congederà per sempre. Nel Roi de Lahore egli non tenta
né le audaci ambiguità di Marie-Magdeleine o di Eve
o della vicina Hérodiade; né cerca di innovare – formalmente e sostanzialmente – gli schemi rigidi del
grand-opéra. Né forse era il caso di avanzare tentativi siffatti in un lavoro di debutto in un teatro come il
Palais Garnier. Qui per ora Massenet s’appaga più
che dell’analisi, della sintesi drammatica; dello scontro delle passioni, più che della loro introspezione;
della vera e propria esaltazione narrativa che tutto
ciò, e le suggestioni dell’India brahmanica, gli proponevano. Un’esaltazione che ha per esito – ed è questo che, nonostante tutto, fa del Roi de Lahore un
quasi capolavoro – una ricchezza, una bellezza d’invenzione musicale, un rigoglio d’idee, ancor oggi
impressionanti».
Danilo Prefumo
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very operatic composer has a title that marks
a turning point, one that raises him from being
almost unknown to sudden fame. For Bellini,
in 1827, this was Il Pirata, for Verdi, in 1842, Nabucco.
For Massenet this opera was Le Roi de Lahore.
Born in 1842 in Montaud, a suburb of Saint-Etienne,
Jules Massenet was not exactly a child prodigy. In
1851 he was turned down at his first entrance examination for the Paris Conservatory, where he only managed to gain admission in 1853. His first attempt at the
Concours de Rome, in 1862, did not go well and it was
not until the following year that Massenet managed to
win the longed-for prize which, before him, had been
awarded to Hérold, Halévy, Berlioz, Thomas, Gounod
and Bizet: the elite of the school of French opera in the
nineteenth century. As an opera composer Massenet
had succeeded in having his first theatrical work, Don
César de Bazan, performed at the Opéra-Comique
only in 1872. At the age of thirty years no less the
composer from Saint-Etienne was still waiting for his
big chance.
His moment finally arrived, but only five years later in
1877. Immediately after Don César de Bazan
Massenet started on new opera projects, completing
the composition of Marie-Magdeleine and starting
work on two new titles, Les Erinnyes and Le Roi de
Lahore. In 1873 Marie-Magdeleine and Les Erinnyes
were successfully staged at the Théâtre de l’Odéon,
but the Opéra still would not decide to accept a new
Massenet work. Finally, in 1876, the thirty-four-yearold composer managed to get an audition at the
Opéra, which at the time was directed by M.
Halanzier-Dufresnoy. On 27th July 1876, at the
request of Louis Gallet, the author of the libretto of Le
Roi de Lahore, Halanzier-Dufresnoy invited Massenet
to come to his home in Place Vendôme and listened
to him play the entire opera at the piano. The audition
8
had a positive outcome: Le Roi de Lahore was immediately accepted and added to the playbill for April of
the coming year.
Reading rehearsals began a few months later in
October. In March of the following year stage
rehearsals started. Massenet had requested and
obtained from Halanzier-Dufresnoy some of the finest
singers of the day, like Marius Salomon for the title
role, Alim, Jean Lassalle and Joséphine de Reszke.
The première was scheduled for 27th April 1877. The
rehearsals had created a mood of great expectation
for the new opera which was to offer extraordinary
splendour and visual beauty even by the high standards of the Opéra, and Halanzier-Dufresnoy helped
heighten the tension by having the dress rehearsal
performed behind closed doors. At last the day of the
first performance, 27th April, arrived. Its was a success
with audience and critics alike. Le Roi de Lahore convinced everybody of Massenet’s creative qualities; the
opera ran to no fewer than 57 performances in the
great Paris opera house within two years and was
soon staged outside France. The Teatro Regio in Turin
was the first foreign theatre to house the new opera, in
Angelo Zanardini’s Italian translation, on 13th
February 1878. Under Carlo Pedrotti’s baton, the cast
featured Eleonora Mecocci (Nair), Maddalena
Tamburini Garulli (Kaled), Giuseppe Fancelli (Alim),
José Mendioroz (Scindia) and Enrico Dondi (Timur).
This performance of Le Roi de Lahore opened up the
doors of Italian opera houses to Massenet, who from
then on was to be a favourite with Italian audiences
and to exercise a significant influence on the production of contemporary Italian composers. Ricordi, the
Milanese publishers, were struck by the opera’s success and came to an agreement with Hartmann,
Massenet’s Parisian publisher, to have Massenet write
a new opera in a double version, Italian and French,
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that would be staged almost contemporaneously in
Paris and Milan. The opera was Hériodiade and had to
overcome several problems on account of its scandalous subject; indeed, its first performance was given
neither in Paris nor in Milan, but at the Théâtre de la
Monnaie in Brussels on 19th December 1881.
Le Roi de Lahore was the second newly-written grandopéra performed at the Palais Garnier, after the total
failure of Jeanne d’Arc by Auguste Mermet (18101889), which collapsed inexorably after just fifteen performances, in 1876. The grand hall in the Place de
l’Opéra, planned during the reign of Napoleon III,
inaugurated five years after the defeat at Sédan, had
been intended to celebrate the glories of French
opera. Grand-opéra, however, was starting to show
the first signs of a crisis that was soon to prove irreversible, a decline in part furthered by the progressive
European affirmation of the operas and theatrical
ideas of Wagner, who was a fierce opponent of grandopéra. Although in his heart Massenet had little liking
for the narrative and spectacular modules of grandopéra, he did manage to move with a certain skill within the bounds of the genre’s conventions. The opera
contains all the characteristic elements of grandopéra: marches and solemn processions, a ballet, use
of countless extras, spectacular choral scenes, concertante sections of great length and a general exotic
tint that was much appreciated at the time.
Another of the conventions of grand-opéra was that it
should present a historical-political event of tragic
character, with large-scale active participation of the
masses, and here again Massenet seems to adhere
perfectly to the tradition, although he shows a marked
predilection for bringing out the personal aspect of the
events rather than the purely political one. And yet, as
Maurizio Modugno has so rightly noted: “the characters in Le Roi de Lahore, compared with Massenet’s
9
own “before” and “after”, maintain a schematism, at
times even an operatic conventionality which the composer will leave behind him for ever with Hériodiade.
In Le Roi de Lahore he seeks neither the bold ambiguities of Marie-Magdeleine or of Eve or of the chronologically close Hériodiade; nor does he try to innovate
– in form and substance – the rigid patterns of grandopéra. Such attempts were indeed not for a debut
work in a theatre like the Palais Garnier. Here, for the
time being, he is more satisfied with dramatic synthesis than with analysis; more with the clash of passions
than with introspection of the same; with the genuine
narrative exaltation furnished by all this, and the suggestions of Brahmin India. The fruit of this exaltation is
a wealth and beauty of musical invention, a plethora of
ideas that still impress us – and this is what, despite all
else, makes of Le Roi de Lahore a work that is nearly
a masterpiece.”
Danilo Prefumo
(Translated by Timothy Alan Shaw)
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eder Opernkomponist hat ein Werk, das jenen
Wendepunkt bezeichnet, welcher ihn aus relativer Unbekanntheit zu plötzlichem Ruhm führt.
Für Bellini war das 1827 Il Pirata, für Verdi 1842
Nabucco. Für Massenet war diese Oper Le Roi de
Lahore. 1842 in Montaud, einem Vorort von SaintEtienne, geboren, war Jules Massenet nicht gerade
ein Wunderkind. 1851 war er bei der ersten
Aufnahmeprüfung vom Pariser Konservatorium abgewiesen worden und vermochte erst 1853 dort einzutreten. Der erste Versuch beim Concours de Rome
hatte 1862 nicht geklappt, und erst im Jahr darauf war
es dem Komponisten gelungen, die ersehnte
Auszeichnung zu erhalten, die vor ihm von Hérold,
Halévy, Berlioz, Thomas, Gounod und Bizet errungen
worden war, also der Elite der französischen Oper des
neunzehnten Jahrhunderts. Als Opernkomponisten
war es Massenet erst 1872 gelungen, sein
Erstlingswerk Don César de Bazan an der OpéraComique herauszubringen. Er wartete also als
Dreißigjähriger noch auf seine große Gelegenheit.
Und die Gelegenheit kam, allerdings erst 1877, fünf
Jahre später. Gleich nach Don César de Bazan hatte
Massenet neue Opernprojekte angegangen, beendete die Komposition von Marie-Magdeleine und begann
mit zwei neuen Werken, Les Erinnyes und Le Roi de
Lahore. Marie-Magdeleine und Les Erinnyes wurden
1873 erfolgreich am Théâtre de l’Odéon aufgeführt,
aber die Opéra entschloß sich noch nicht zur
Annahme eines neuen Werkes von Massenet. 1876
gelang es dem vierunddreißigjährigen Komponisten
endlich, ein Vorspielen für die Opéra, deren Direktor
damals Halanzier-Dufresnoy war, zu bekommen.
Dieser lud Massenet auf Anregung von Louis Gallet,
dem Librettisten des Roi de Lahore, zu sich nach
Hause an der Place Vendôme ein, um sich die ganze
Oper am Klavier anzuhören. Dieses Vorspielen brach-
10
te ein positives Ergebnis, denn Le Roi de Lahore
wurde sofort angenommen und für den April des darauffolgenden Jahres auf den Spielplan gesetzt.
Die Leseproben begannen im Oktober und die
Bühnenproben im März des darauffolgenden Jahres.
Massenet hatte von Halanzier-Dufresnoy einige der
besten damals tätigen Sänger verlangt, was ihm zugestanden wurde. Dazu gehörten Marius Salomon in der
Rolle des Titelhelden Alim, sowie Jean Lassalle und
Joséphine de Reszke. Die Premiere sollte am 27. April
1877 stattfinden. Die Proben hatten große Erwartungen
der neuen Oper gegenüber geschürt, denn sie sollte
von einem Prunk und einer Schönheit für das Auge
sein, die selbst für die so hohen Standards der Opéra
außerordentlich waren. Zur Erhöhung der Spannung
trug bei, daß Halanzier-Dufresnoy die Öffentlichkeit
von der Generalprobe ausschloß. Bei der Premiere
war der Erfolg schließlich sowohl seitens des
Publikums als auch der Kritik einhellig. Le Roi de
Lahore überzeugte alle von den schöpferischen
Qualitäten Massenets, und die Oper hatte im bedeutendsten Pariser Opernhaus innerhalb von zwei
Jahren siebenundfünfzig Aufführungen; bald wurde
sie auch außerhalb Frankreichs gespielt.
Das erste ausländische Opernhaus, welches das
Werk herausbrachte, war am 13. Februar 1878 das
Teatro Regio in Turin, in der italienischen Übersetzung
von Angelo Zanardini. Unter der Leitung von Carlo
Pedrotti sangen Eleonora Mecocci (Nair), Maddalena
Tamburini Garulli (Kaled), Giuseppe Fancelli (Alim),
José Mendioroz (Scindia) und Enrico Dondi (Timur).
Die Aufführung von Le Roi de Lahore öffnete
Massenet die Tore der italienischen Opernhäuser. Der
Komponist wurde von diesem Moment an ein Liebling
des italienischen Publikums und beeinflußte auch auf
bedeutsame Weise die Produktion der italienischen
zeitgenössischen Komponisten. Der von dem Erfolg
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des Werks beeindruckte Mailänder Verleger Ricordi
vereinbarte mit Massenets Pariser Verleger Hartmann,
daß der Komponist schnellstens eine neue Oper in
doppelter Fassung auf Französisch und Italienisch
schreiben sollte, die fast gleichzeitig in Paris und
Mailand aufgeführt werden würde. Diese Oper war
Hérodiade, die aber wegen ihres heiklen Sujets auf
Schwierigkeiten stieß, sodaß die Uraufführung weder
in Paris, noch in Mailand stattfand, sondern am 19.
Dezember 1881 am Théâtre de la Monnaie in Brüssel.
Le Roi de Lahore war die zweite neue Grand-Opéra,
die nach dem völligen Mißerfolg der Jeanne d’Arc von
Auguste Mermet (1810-1889), die nach nur fünfzehn
Vorstellungen 1876 hoffnungslos durchgefallen war,
im Palais Garnier gegeben wurde. Der große Saal an
der Place de l’Opéra wurde zur Zeit der Regentschaft
von Napoleon III. entworfen und fünf Jahre nach der
Niederlage von Sédan eröffnet; er sollte den Ruhm
der französischen Oper feiern. Jedoch begann die
Grand-Opéra die ersten Zeichen einer Krise zu zeigen,
die sich bald darauf als unheilbar erweisen sollte.
Dazu trug auch der steigende Erfolg in Europa von
Wagners Opern und seinen dramaturgischen
Vorstellungen bei, war der deutsche Komponist doch
ein erbitterter Gegner der Grand-Opéra. Obwohl
Massenet ein Künstler war, der in seinem Inneren
wenig Neigung für die erzählerischen und spektakulären Modelle dieses Genres hatte, bewegt er sich mit
einer gewissen Geschicklichkeit innerhalb von dessen
Konventionen. Die Oper enthält alle dafür typischen
Elemente, wie Märsche und feierliche Prozessionen,
ein Ballett, den Einsatz zahlloser Komparsen, spektakuläre Chorszenen, umfangreiche Ensembles und
eine zu jener Zeit sehr geschätzte allgemeine exotische Farbe.
Eine weitere der Konventionen der Grand-Opéra
besteht in der Wiedergabe eines historisch-politischen
11
Ereignisses unheilvoller Natur unter aktiver Teilnahme
der Volksmassen; auch darin scheint sich Massenet
der Tradition voll anzupassen, auch wenn er eine ausgeprägte Vorliebe zur stärkeren Hervorhebung der
persönlichen Dimension der Ereignisse zeigt, als zur
eigentlich politischen. Doch, wie Maurizio Modugno
richtigerweise geschrieben hat, «behalten die Figuren
des Roi de Lahore, verglichen mit einem „Vorher“ und
vor allem mit einem „Nachher“ Massenets, einen
Schematismus und manchmal eine Herkömmlichkeit
bei, von welcher sich der Komponist mit Hérodiade für
immer verabschieden sollte. Im Roi de Lahore versucht er weder die kühnen Doppelsinnigkeiten von
Marie-Magdeleine, von Eve oder der bevorstehenden
Hérodiade, noch eine formale und substantielle
Erneuerung der starren Schemata der Grand-Opéra.
Allerdings war es auch nicht das Wahre, derartige
Versuche an einer ersten Arbeit für ein Haus wie das
Palais Garnier zu riskieren. Hier begnügt sich
Massenet für den Moment mehr mit der dramatischen
Synthese als mit der Analyse, mehr mit dem
Aufeinanderprallen der Leidenschaften als mit ihrer
Introspektion, mit dem eigentlichen erzählerischen
Überschwang, die ihm von all dem und vom Zauber
des brahmanischen Indien angeboten wurden. Ein
Überschwang, der einen Reichtum, eine Schönheit
des musikalischen Einfalls, eine Üppigkeit der Ideen
zum Ergebnis hat, die auch heute noch beeindruckend sind und aus dem Roi de Lahore trotz allem fast
ein Meisterwerk machen».
Danilo Prefumo
(Übersetzung: Eva Pleus)
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ous les compositeurs d’opéra ont écrit une
œuvre qui représente un tournant dans leur
carrière et les fait passer du semi-anonymat à
une soudaine notoriété. Pour Bellini, ce fut Il Pirata, en
1827, pour Verdi Nabucco, en 1842. Pour Massenet,
cette œuvre fut Le Roi de Lahore. Né en 1842 à
Montaud, un faubourg de Saint-Etienne, Jules
Massenet n’avait pas été vraiment ce qu’on appelle un
enfant prodige. En 1851 il avait été recalé au premier
examen d’admission au conservatoire de Paris, où il
n’était parvenu à entrer qu’en 1853. Sa première tentative au Concours de Rome en 1862 s’était soldée
par un échec et ce n’est que l’année suivante que
Massenet avait réussi à remporter le célèbre prix attribué avant lui à Hérold, Halévy, Berlioz, Thomas,
Gounod et Bizet, c’est-à-dire à l’élite de l’école française du dix-neuvième siècle dans le domaine de l’opéra. En tant que compositeur d’opéra, Massenet n’était parvenu qu’en 1872 à faire représenter à l’OpéraComique sa première création, Don César de Bazan.
A trente ans passés, donc, le compositeur de SaintEtienne attendait encore la grande occasion de sa vie.
Et cette occasion finit enfin par arriver, mais seulement
cinq ans plus tard, en 1877. Après avoir terminé Don
César de Bazan, Massenet s’était lancé dans de nouveaux projets d’opéras en achevant la composition de
Marie-Magdeleine et en commençant deux nouvelles
œuvres, Les Erinnyes et Le Roi de Lahore. En 1873,
Marie-Magdeleine et Les Erinnyes furent représentés
avec succès au Théâtre de l’Odéon, mais le Théâtre
de l’Opéra ne se décidait toujours pas à accepter de
nouvelles œuvres de Massenet. En 1876, le compositeur parvint enfin, à l’âge de trente-quatre ans, à obtenir une audition au palais Garnier, à l’époque dirigé
par Halanzier-Dufresnoy. Le 27 juillet 1876, HalanzierDufresnoy, à la demande de Louis Gallet, auteur du
livret du Roi de Lahore, invita Massenet chez lui, Place
12
Vendôme, pour l’écouter interpréter toute l’œuvre au
piano. L’audition fut positive pour le compositeur
puisque Le Roi de Lahore fut immédiatement accepté
et mis à l’affiche au mois d’avril suivant.
Les répétitions de lecture commencèrent quelques
mois plus tard, au moins d’octobre et furent suivies,
en mars de l’année suivante, par les répétitions sur
scène. Massenet avait demandé et obtenu de
Halanzier-Dufresnoy quelques-uns parmi les meilleurs
chanteurs de l’époque, comme Marius Salomon dans
le rôle du protagoniste Alim, Jean Lassalle et
Joséphine de Reszke. La première était prévue pour le
27 avril 1877. Les répétitions avaient créé un climat
d’attente impatiente du nouvel opéra, qui promettait
d’être d’une magnificence et d’une beauté visuelle
extraordinaires, même pour les standards très élevés
du palais Garnier, et Halanzier-Dufresnoy avait contribué à faire monter la tension en faisant exécuter la
répétition générale portes fermées. L’on arriva enfin à
la première du 27 avril. L’enthousiasme du public et
de la critique fut unanime. Le Roi de Lahore avait
convaincu tout le monde des qualités créatrices de
Massenet, et il fut donné 57 fois en deux ans sur la
plus grande scène parisienne, avant de prendre le
chemin des théâtres étrangers. Le Teatro Regio de
Turin fut le premier théâtre étranger à accueillir, le 13
février 1878, le nouvel opéra dans la traduction italienne d’Angelo Zanardini. Eleonora Mecocci (Nair),
Maddalena Tamburini Garulli (Kaled), Giuseppe
Fancelli (Alim), José Mendioroz (Scindia) et Enrico
Dondi (Timur) chantaient sous la direction de Carlo
Pedrotti. La représentation du Roi de Lahore ouvrit les
portes des scènes italiennes à Massenet, qui devint à
partir de ce moment un des benjamins du public de la
Péninsule et influença également la production des
auteurs contemporains italiens. Enthousiasmé par le
succès de cette œuvre, l’éditeur milanais Ricordi se
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mit d’accord avec Hartmann, l’éditeur parisien de
Massenet, pour que celui-ci écrive au plus tôt un autre
opéra en deux versions, l’une française et l’autre italienne, qui devait être mis en scène au même moment
à Paris et Milan. Cette œuvre, intitulée Hériodiade, dut
affronter bon nombre de problèmes en raison de son
sujet scabreux ; du coup, la première représentation
n’eut lieu ni à Paris ni à Milan, mais au Théâtre de la
Monnaie de Bruxelles, le 19 décembre 1881.
Le Roi de Lahore était le second nouveau grandopéra représenté au Théâtre de l’Opéra, après l’échec
complet de la Jeanne d’Arc d’Auguste Mermet (1810
– 1889), retirée en 1876 après quinze représentations
seulement. La grande salle du palais Garnier, conçue
sous Napoléon III, avait été inaugurée cinq ans plus
tôt après la bataille de Sedan et était destinée à célébrer les gloires de l’opéra français. Le grand-opéra
commençait cependant à montrer les premiers signes
d’une crise qui allait bientôt s’avérer irréversible, en
partie en raison de la diffusion en Europe des œuvres
et des idées théâtrales de Wagner, féroce adversaire
de l’esthétique du grand-opéra. Bien qu’il fût un
auteur intimement peu enclin aux modules narratifs et
spectaculaires du grand-opéra, dans Le Roi de
Lahore Massenet affronte les conventions du genre
avec une certaine habileté. La composition contient
tous les éléments typiques du grand-opéra : marches
et processions solennelles, ballet, emploi d’innombrables figurants, scènes chorales spectaculaires, passages concertants de grande ampleur et une teinte exotique générale très appréciée à l’époque.
Une autre des conventions du grand-opéra est la
représentation d’un événement historico-politique de
caractère funeste, avec une vaste participation active
des masses populaires ; là encore, Massenet semble
se plier entièrement à la tradition, quoiqu’il manifeste
une forte prédilection pour l’importance de la dimen-
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sion personnelle des événements et non pas de la
dimension politique proprement dite. Néanmoins,
comme l’a souligné Maurizio Madugno, “les personnages du Roi de Lahore, si on les compare aux œuvres précédentes et surtout suivantes de Massenet,
conservent un schématisme, parfois même un caractère conventionnel dont l’auteur se détachera définitivement avec Hériodiade. Dans Le Roi de Lahore, il ne
tente pas les audacieuses ambiguïtés de MarieMagdeleine, d’Eve ou d’Hérodiade et ne cherche pas
non plus à innover, formellement et substantiellement,
les schémas rigides du grand-opéra. Mais de telles
tentatives n’étaient pas vraiment appropriées pour
débuter sur une scène comme celle du palais Garnier.
Ici, Massenet se satisfait de la synthèse dramatique
plutôt que de l’analyse ; du choc des passions plutôt
que de leur introspection ; et de la véritable exaltation
narrative que tout ceci, ajouté aux suggestions de
l’Inde des Brahmanes, lui proposait. Une exaltation
qui a pour résultat – et c’est bien pour cela que malgré tout Le Roi de Lahore est presque un chef-d’œuvre – une richesse, une invention musicale de toute
beauté et un foisonnement d’idées aujourd’hui encore impressionnants”.
Danilo Prefumo
(Traduit par Cécile Viars)
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TRAMA
SYNOPSIS
THE PLOT
L’amore tra la sacerdotessa del tempio di Indra, Sitâ,
e un ignoto straniero, che in realtà è Alim re di Lahore,
è intralciato da Scindia, che vuole impossessarsi del
trono e sposare Sitâ. Questi, dopo aver scoperto la
vera identità dell’amante, lo accusa davanti al gran
sacerdote Timour, che lo condanna a muovere guerra
ai musulmani. Ma in battaglia, Alim viene sconfitto e,
ferito gravemente, torna a Lahore per morire tra le
braccia dell’amata Sitâ. Alim, dopo essere asceso al
Paradiso degli Indù e dopo essersi reincarnato, torna
a Lahore appena in tempo per assistere all’imponente
scena dell’incoronazione dell’usurpatore e per rivelare
delitti di quest’ultimo davanti a tutto il popolo.
Nell’ultimo atto, i due amanti per sfuggire a Scindia si
rifugiano nel tempio di Indra: Sitâ si pugnala, provocando così anche la morte di Alim. Per i due amanti è
riservato un futuro nell’Aldilà.
The love between Sitâ, the priestess of the temple of
Indra, and an unknown stranger, who is actually Alim
the king of Lahore, is hindered by Scindia who wants
to take the throne and to marry Sitâ. When Scindia discovers the lover’s true identity he accuses him before
the high priest Timour, who condemns him to go into
battle against the Muslims. In the battle Alim is defeated and, seriously wounded, returns to Lahore where
he dies in the arms of his beloved Sitâ. Having risen
into the Hindu paradise and been reincarnated. Alim
returns to Lahore just in time to witness the usurper’s
splendid coronation and to reveal Scindia’s crimes to
the entire populace. In the last act the two lovers take
refuge in the temple of Indra to escape from Scindia:
Sitâ takes her own life with a dagger thus provoking
Alim’s death. The two lovers will be together in the
hereafter.
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DIE HANDLUNG
INTRIGUE
Die Liebe zwischen Sitâ, der Priesterin von Indras
Tempel, und einem unbekannten Fremden, der in
Wirklichkeit Alim, der König von Lahore, ist, wird von
Scindia behindert, der sich des Thrones bemächtigen
und Sitâ heiraten will. Nachdem er die wahre Identität
Alims herausgefunden hat, klagt Scindia ihn vor dem
Hohepriester Timour an, der Alim dazu verurteilt,
gegen die Muselmanen in den Krieg zu ziehen. In der
Schlacht wird Alim geschlagen und kehrt schwerverletzt nach Lahore zurück, um in den Armen seiner
geliebten Sitâ zu sterben.
Nachdem er in das Paradies der Hindus aufgestiegen
ist, kehrt er nach seiner Reinkarnation nach Lahore
zurück, wo er gerade rechtzeitig zur imposanten
Krönung des Usurpators eintrifft und dessen
Verbrechen vor dem gesamten Volk enthüllt. Um
Scindia zu entgehen, flüchten sich die Liebenden im
letzten Akt in Indras Tempel, wo sich Sitâ erdolcht und
damit auch Alims Tod bewirkt.
Im Jenseits werden die beiden Liebenden ihre Zukunft
finden.
L’amour entre la prêtresse du temple d’Indra, Sitâ, et
un étranger inconnu, qui est en réalité Alim, roi de
Lahore, est entravé par Scindia, qui veut s’emparer
du trône et épouser Sitâ. Après avoir découvert la
véritable identité de l’amant inconnu, il l’accuse
devant le grand prêtre Timour, qui le condamne à
mener la guerre contre les Musulmans. Mais Alim est
vaincu durant la bataille et, grièvement blessé,
revient à Lahore pour rendre son dernier soupir dans
les bras de sa bien-aimée Sitâ. Après avoir accédé
au Paradis des Hindous et s’être réincarné, Alim
revient à Lahore juste à temps pour assister à la
scène imposante du couronnement de l’usurpateur
et dénoncer ses méfaits devant le peuple réuni. Dans
le deuxième acte, les deux amants se réfugient dans
le temple d’Indra pour échapper à Scindia : Sitâ se
donne un coup de poignard, provoquant aussi la
mort d’Alim. Les deux amants se retrouvent enfin
réunis dans l’au-delà.
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Vladimir Stoyanov (Scindia)
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Cristina Sogmaister (Kaled)
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Marcello Viotti
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Jules Massenet
LE ROI DE LAHORE
Libretto di Louis Gallet
Traduzione di Timothy Alan Shaw
LIBRETTO
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CD 1
1
CD 1
Ouverture
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Overture
ACTE PREMIER
PREMIER TABLEAU
A Lahore, devant le temple d’Indra. Sur les hauteurs,
au loin, les jardins et les édifices de la ville, éclairés
par les dernières lueurs du couchant.
Vers les portes du temple, se presse une foule, parmi
laquelle passent des prêtres et des serviteurs du
temple. Des gens du peuple prosternés prient, mêlés
aux fakirs accroupis sur le seuil.
ACT ONE
FIRST TABLEAU
In Lahore, outside the temple of Indra. On the hills in
the distance we see the gardens and buildings of the
town, illuminated by the last fading light at sunset.
A crowd is gathering at the temple doors, among its
number there are priests and temple servants.
Simple folk prostrate themselves in prayer, among the
crouching fakirs on the threshold.
Scène première
Timour, prêtres, serviteurs du temple, foule
nombreuse, puis Scindia
First Scene
Timour, priests, temple servants, a great crowd,
then Scindia
2 Chœur, par groupes Sauve-nous, tout-puissant Indra!
(Parait Timour.
Il est aussitôt entouré par la foule inquiète)
Les musulmans bientôt seront devant Lahore,
ils viennent comme un flot que rien n’arrêtera.
La mort marche avec eux et la flamme dévore
partout, sur leur chemin, les champs et les cités.
Mahmoud, le sultan redoutable
mène ces hommes indomptés.
Timour - Si leur approche vous accable,
si le roi ne les combat pas,
rassurez-vous. Indra, puissance impérissable,
nous garde l’appui de son bras!
C’est le Dieu secourable
que toute voix l’implore. Il les dispersera
plus léger que les grains de sable.
Chœur - Sauve-nous, tout-puissant Indra!
(Sur un geste de Timour, la foule commence à entrer
2 Chorus, in groups Save us, almighty Indra!
(Timour appears.
He is immediately encircled by the restless crowd)
The Muslims will soon be outside Lahore,
they are arriving like an unstoppable flood.
Death marches with them and flames devour
everywhere, along their path, the fields and towns.
Mahmoud, the dreaded sultan
leads this group of unvanquished men.
Timour - If their approach overwhelms you,
if the king does not fight them,
be assured. Indra, the undying might
will save us with the strength of his arm!
He is the god of succour
that all voices implore. He will cast them aside
lighter than grains of sand.
Chorus - Save us, almighty Indra!
(At Timour’s signal, the crowd begins to enter the
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dans le temple. Scindia paraît, à ce moment, avec une
petite escorte qu’il congédie aussitôt)
Scindia (à lui-même, sans voir Timour) Ô torture du doute! ô sombre jalousie!
C’est la mort ou la vie
que tout à l’heure ici mon amour trouvera!
(Timour est tout à fait dégagé de la foule.
Scindia l’aperçoit)
Voici Timour, voici le prêtre!
(À la vue de Scindia, Timour vient vers lui, tandis que le
chœur achève de pénétrér dans le temple. Les deux
hommes restent seuls)
temple. Scindia now appears with a small escort that
he immediately dismisses)
Scindia (aside, not seeing Timour) Oh, torment of doubt! Oh, dark jealousy!
It is life or death
That my love will now find!
(Timour stands away from the crowd.
Scindia catches sight of him)
Here is Timour, here is the priest!
(Seeing Scindia, Timour steps up to him, while the
chorus all move into the temple. The two men are left
alone.)
Scène II
Timour, Scindia
Scene II
Timour, Scindia
3 Timour - Ministre du roi, notre maître,
ô Scindia, viens-tu nous annoncer enfin
du barbare Mahmoud le châtiment prochain?
Scindia - Non! J’ai d’autres projets et tu vas les connaître.
Prêtre, je viens chercher la vierge qu’autrefois
tu reçus dans ce sanctuaire,
Sitâ, la fille de mon frère.
Timour - Qu’oses-tu demander? …
elle appartient aux dieux!
Scindia - Tu vas la relever aujourd’hui de ses vœux!
Timour - Le roi seul a ce droit.
Scindia (impétueusement) - Eh bien, le roi lui-même,
s’il le faut, me rendra Sitâ …
Sitâ que j’aime,
Sitâ, que ton pouvoir défend trop mal ici.
Obéis!
Timour (offensé) - Le roi seul peut me parler ainsi;
Retire toi!
Scindia (amèrement) - Faut-il enfin que je le dise,
prêtre, on prétend que là - dans l’ombre de l’autel,
3 Timour - Minister of the king, our master,
oh Scindia, are you coming at last
to announce the punishment of barbarous Mahmoud?
Scindia - No! I have other plans and you will hear of them.
Priest, I come to seek the maiden whom once
you received in this sanctuary,
Sitâ, my brother’s daughter.
Timour - What dare you ask?... She belongs to the
gods!
Scindia - You will free her today of her vows!
Timour - The king alone has that right.
Scindia (impetuously) – Well, the king himself,
if this is necessary, will deliver Sitâ to me...
Sitâ whom I love,
Sitâ, that your power ill defends here.
Obey me!
Timour (offended) - The king alone may speak to me thus;
Withdraw!
Scindia (bitterly) - Then I must tell you this,
priest, it is said that there – in the shade of the altar
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bravant ta vigilance et le courroux du ciel,
un homme a pu venir près d’elle, par surprise,
murmurer chaque soir des paroles d’amour!
Timour - Ah! si ce n’est point une calomnie,
si le temple est souillé par la prêtresse impie,
malheur sur elle!
Scindia (avec passion) - Non! je veux croire, Timour!
Je veux croire à son innocence!
Non, son cœur ne peut m’échapper;
non! Ma plus vivante espérance
ne saurait me tromper.
Timour (avec force) - Ni sa beauté ni sa jeunesse
ne doivent la défendre ici;
pour une honteuse faiblesse,
je la frapperais sans merci!
Scindia - Conduis-moi vers Sitâ... Je l’interrogerai!
Ah! J’aimerais mieux cent fois morte
qu’infâme!
Timour (après un temps)
Tu vas la voir. Tu vas, - seul, - juger cette femme.
Scindia - Si son crime est réel, je te la livrerai.
Timour - A ton premier signal pourtant j’apparaîtrai!
(Après une reprise, Timour et Scindia entrent
ensemble dans le temple)
defying your vigilance and the wrath of the heavens,
a man was able to approach her, by surprise,
and murmur words of love every evening!
Timour - Ah! If this be no calumny,
if the temple be soiled by an impious priestess,
woe betide her!
Scindia (heatedly) - No! I wish to believe, Timour!
I wish to believe in her innocence!
No, her heart will not escape me;
no! For so vivid a hope
could not betray me.
Timour (forcefully) - Neither her beauty nor her youth
must defend her here;
for a shameful failing,
I shall strike her without mercy!
Scindia - Lead me to Sitâ... I shall question her!...
Ah! I should rather she be a hundred times dead
than disgraced!
Timour (pausing) - You will see her. Go – alone – and
judge the woman.
Scindia - If her crime is real, I shall hand her over to you.
Timour - But at your first signal I shall appear!
(After a reprise, Timour and Scindia enter
the temple together)
DEUXIÈME TABLEAU
Dans le temple. Le Sanctuaire d’Indra. Au fond entre
les piliers, sur un autel, la statue du dieu. Dans un des
piliers de l’autel, porte secrète, conduisant à une
galerie souterraine. Un gong ou tympan de bronze
servant à appeler les prêtres dans le sanctuaire est
pendu sous la colonnade, près d’une des entrées
latérales. Au lever du rideau, Sitâ est en scène, avec
les jeunes filles, ses compagnes.
SECOND TABLEAU
In the temple. The Sanctuary of Indra. In the
background between the pillar on an altar stands the
statue of the god. In one of the altar pillars a secret
door leads to an underground passage. A bronze
gong, used to call the priests to the sanctuary,
hangs from the colonnade. Beside one of the side
entrances. As the curtain rises, Sitâ is on stage,
accompanied by young girls.
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Scène première
Sitâ, jeunes filles, compagnes de Sitâ, puis Scindia
Scene One
Sitâ, young girls, Sitâ’s companions, then Scindia
Jeunes filles (autour de Sitâ)
4 Chœur (pendant l’entrée de Scindia) - Âme timide,
va, ne crains rien,
Il est ton guide
et ton soutien.
Pourquoi, tremblante,
chère innocente,
as tu frémi?
Sois confiante,
c’est un ami!
Scindia (venu lentement en scène pendant ce chœur;
doucement à Sitâ, après l’avoir contemplée un nistant
avec tendresse) - Approche…
Sitâ (elle s’approche avec respect et se prosterne) Ô Scindia, c’est l’esprit de mon père,
qui te conduit et t’éclaire…
Ta présence m’est chère,
et je m’incline à tes genoux.
Chœur - Pourquoi, tremblante,
as tu frémi?
Sois confiante,
c’est un ami!
(Sur un geste de Scindia, le chœur s’éloigne)
Young Girls (around Sitâ)
4 Chorus (as Scindia enters) - Timid soul,
go, and have no fear,
He is your guide
and your support.
Why, trembling,
innocent maid,
did you shudder?
Be trustful,
he is a friend!
Scindia (has slowly appeared on stage during the
chorus; softly to Sitâ, having looked at her tenderly for
a moment) - Approach...
Sitâ (she approaches him respectfully and prostrates
herself) - Oh Scindia, it is the spirit of my father
that leads you here and enlightens you...
Your presence has always been dear to me,
And I bend at your knees.
Chorus - Why, trembling,
did you shudder?
Be trustful,
he is a friend!
(At Scindia’s gesture the chorus moves away)
Scène II
Sitâ, Scindia
Scene II
Sitâ, Scindia
5 Scindia - Sitâ, voici venir une heure fortunée.
où doit changer enfin ton humble destinée,
je veux te donner un époux.
Sitâ (timidement et avec trouble) Seigneur, ne dois-je pas ici finir ma vie?
Scindia - Assez longtemps aux regards de l’envie,
5 Scindia - Sitâ, a fortunate hour is coming
which will change your humble destiny,
I wish to give you a husband.
Sitâ (timidly and abashed) Lord, should I not finish my life here?
Scindia - For a long time now has this temple
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ce temple a dérobé ta naissante beauté! …
Celui qui t’aime, enfant, te rend la liberté!
Sitâ - Celui qui m’aime…
Scindia - Ce jour est le dernier de ta longue traite,
Sitâ, viens maintenant... Pourrais-tu résister?...
Sitâ - Te suivre…
(à part) Ô doux mystère,
vas-tu donc m’être révélé?
Vision fugitive et chère,
est-ce de toi, qu’il m’a parlé?
Scindia (de même, l’observant) Son regard pur m’a rassuré.
D’un gai rayon son front s’éclaire!
(Haut, avec une extrême tendresse)
Te voilà frissonnante et pourtant radieuse!
Sitâ, tu m’as compris et mon âme est joyeuse;
près de toi, je le sens, bientôt, j’aurai trouvé
le repos qui m’est cher et l’amour tant rêvé!
Sitâ (qui l’a écouté avec stupeur, à part)
Lui! c’était lui! grands Dieux!
(très frappée, se trouble et chancelle)
Scindia - Viens, chère enfant!
Sitâ (suppliante) - Arrête!
Scindia - Tu trembles! … tu pâlis! …
(Il la regarde longuement avec défiance,
puis il va pour lui prendre la main)
Sitâ (avec un vif mouvement de crainte) Par ce temple sacré,
par ce Dieu qui me garde en cette humble retraite,
de grâce, laisse moi!
Scindia (qui n’a cessé de l’observer, avec éclat)
Maudite! c’est donc vrai!
(Sitâ recule devant le regard terrible de Scindia)
Ton infâme secret! on me l’a fait connaître;
le trouble où je te vois d’ailleurs me l’a livré!
Sous les habits d’un prêtre,
un amant, chaque soir, ici vient près de toi!
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deprived envious gazes of your nascent beauty!...
He who loves you, child, grants your freedom!
Sitâ - He who loves me...
Scindia - This is the last day of your long retreat,
Sitâ, come now… Will you resist ?...
Sitâ - To follow you...
(aside) Oh sweet mystery,
are you to be revealed to me?
Fleeting yet sweet vision,
is it of you that he has spoken to me?
Scindia (likewise, observing her) Her pure gaze has reassured me.
A gay ray of light shines on her face!
(Aloud, with great tenderness)
Here you are trembling and yet radiant!
Sitâ, you have understood me and my soul is full of joy;
at your side, I feel, I shall soon find
the rest that I seek and the love I have dreamt of!
Sitâ (who has listened to him aghast, aside) - He! It
was he! Good heavens!
(very upset, she is confused and falters)
Scindia - Come, dear child!
Sitâ (pleading) - Stop!
Scindia -You tremble!... You turn pale!...
(He stares at her defiantly,
then goes to take her hand)
Sitâ (rapidly starting with fear) By this sacred temple,
by this God who protects me in this humble retreat,
for pity’s sake, leave me!
Scindia (who has not take his eyes off her, bursts out) Accursed maid! Then it is true!
(Sitâ draws back before Scindia’s terrible gaze)
Your shameful secret! I have been told;
indeed, your confusion has told me!
In the robes of a priest,
a lover comes to you here every evening!
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Sitâ (elle demeure d’abord comme anéantie; puis
soudainement) - Grâce! Avant de m’accabler,
ô maître, écoute moi:
c’était le soir d’un jour de fête...
Je priais seule ici. Soudain j’entends des pas…
Un homme … jeune et fier … devant l’autel s’arrête …
Il me parle, et je tremble en écoutant sa voix.
Je n’ose regarder … puis, sans que je devine,
si cette vision est humaine, ou divine,
il disparaît!
Scindia - Tu l’as revu plus d’une fois!
Sitâ (naïvement) - Chaque soir,
il revient à cette même place,
il me parle d’amour sans que jamais sa main
ose effleurer la mienne et …
doucement … il passe,
en murmurant: demain!
Scindia (à Sitâ, perfidement) Et cet homme, ce Dieu, cet insensé peut-être,
vient-il … à ton appel?
Sitâ - Quand je chante au pied de l’autel
la prière du soir, je le vois apparaître.
Scindia - La prière du soir...
Tu le vois?
Sitâ - Je le vois...
Scindia - Un délire pieux
a pu tromper tes yeux!
Je veux t’en délivrer, te sauver de toi-même.
Morte est ta vision, moi, je vis et je t’aime!
Viens!
Sitâ - Ah! par pitié, laisse moi!
Grâce! Pourquoi troubler ainsi ma vie,
j’étais heureuse, hélas! pourquoi
m’ôter le repos que j’envie!
Pourquoi faut-il qu’en un instant
la douceur d’un rêve innocent
me soit cruellement ravie?
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Sitâ (for a moment she seems to be overwhelmed ;
then suddenly:) - Mercy! Before you crush me,
oh master, listen to me:
it was the evening of a feast day...
I was praying alone here. Suddenly I hear steps...
A man... young and bold... stops in front of the altar...
He speaks to me, and I tremble as I listen to his voice.
I dare not look... then, though I cannot tell,
if this vision is human or divine,
he disappears!
Scindia - You have seen him again more than once!
Sitâ (naively) - Every evening,
he returns to the same place,
he speaks to me of love without his hand ever
daring to brush against mine and ...
sweetly... he passes
murmuring: tomorrow!
Scindia (treacherously, to Sitâ) - And does this man,
this God, this madman perhaps,
come... to your call?
Sitâ - When at the foot of the altar
I sing the evening prayer, I see him appear.
Scindia - The evening prayer...
You see him?
Sitâ - I see him...
A pious delirium
has deceived your eyes!
I shall free you of it, save you from yourself.
Your vision is death, but I live, and I love you!
Come!
Sitâ - Ah, for pity’s sake, leave me!
Mercy! Why do you trouble my life so,
I was happy, alas, why
rob me of the repose that I desire?
Why in just an instant
must the sweetness of an innocent dream
be so cruelly wrested from me?
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Scindia - Pour l’amour de ta beauté
j’aurais donné ma vie,
et mon cœur eût acceptée
la honte et l’infamie!
Ma volonté a tout jamais nous lie! Viens!
(il veut la saisir et l’entraîner)
Sitâ (énergiquement) - Je ne te suivrai pas!
Scindia (avec menace) - Ce que j’ai résolu
peut s’accomplir malgré tes pleurs.
Ah! Prends garde!
Sitâ (révoltée) - Ah! Je brave ta colère!
Scindia - Viens! Suis moi!
Sitâ - Ah! Jamais!
Scindia (il s’arrête; puis avec fureur) Je me vengerai donc; et tu l’auras voulu!
(S’élançant vers le tympan de bronze, il le frappe avec
violence. À ce signal, paraissent tout-à-coup Timour,
les prêtres, les serviteurs du temple et la foule,
envahissant la scène de toutes parts)
Scindia - For love of your beauty
I would have given my life,
and my heart would have accepted
shame and ignominy!
My will binds us for ever! Come!
(He tries to seize her and drag her away)
Sitâ (vigorously) - I will not follow you!
Scindia (threateningly) - What I have resolved
can be accomplished, despite your tears.
Ah! Look to yourself!
Sitâ (disgusted) - Ah! I scorn your anger!
Scindia - Come, follow me !
Sitâ - Ah! Never!
Scindia (stops; then furiously) - Then I shall have
my revenge; and you will have sought it!
(He rushes to the bronze gong and strikes it violently.
At this signal Timour, the temple servants
and the crowd suddenly appear,
filling the stage on all sides)
Scène III
Les mêmes, Timour, prêtres, peuple, serviteurs du temple
Scene III
The above, Timour, Priests, People, temple servants
6 Le Chœur - Le bronze a vibré dans l’espace,
son formidable appel
nous rassemble au pied de l’autel!
(Pendant ce chœur, jeu de scène de Scindia. Haletant,
comme brisé par sa propre violence, il montre d’un
geste rapide Sitâ à Timour)
Timour (après un mouvement d’indignation vers Sitâ)
Prêtres, écoutez tous! Regardez cette femme:
d’un sacrilège, d’un infâme,
elle a partagé l’amour odieux!
Prêtresse, elle a trahi ses vœux!
Vierge, elle a profané son âme,
j’appelle sur son front la vengeance des dieux!
6 Chorus - The gong has resounded through space,
its mighty call
calls us all together at the foot of the altar!
(During this chorus Scindia acts out his own scene.
Panting, as though distraught by his own violence, he
rapidly points Sitâ out to Timour.
Timour (after a gesture of indignation towards Sitâ) Priests, listen all! Look at this woman:
she has shared the hateful love
of a sacrilege, of a wretch!
Priestess, she has betrayed her vows!
Virgin, she has profaned her soul,
I call for the vengeance of the gods to fall upon her!
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Le Chœur - À mort! À mort!
D’un infâme, elle a partagé l’amour odieux!
Vierge, elle a profané son âme:
prêtresse, elle a trahi ses vœux!
Sitâ (se jetant aux pieds de Timour) Ô Timour, tu me crois coupable,
et me refuses ta pitié,
aux dieux j’ai tout sacrifié
et c’est en leur nom qu’on m’accable!
Je leur ai voué, sans retour,
en sa pureté virginale,
cette beauté si fatale
par qui je succombe en ce jour.
Si je dois rester sans défense,
si je dois prier vainement,
au moins épargne-moi l’offense,
de douter de mon innocence.
Je n’ai pas trahi mon serment!
(À ce moment, s’élève des profondeurs du temple la
voix des prêtresses commençant la prière du soir)
Scindia et Sitâ
(ensemble, avec une impression différente) La prière du soir!/ La prière...
Voix lointanes des prêtresses Voici la nuit! … Mes sœurs prions!
Les étoiles sur nous versent leurs blancs rayons,
Indra, maître du ciel, Indra, nous t’adorons!
Scindia - Le signal!
(à Sitâ)
Si tu n’est pas sacrilège,
si le Dieu du ciel te protège,
incline-toi donc devant lui!
Sitâ (à part) - Que dit-il?
Scindia - Là dans le sanctuaire,
que ta voix s’élève encore aujourd’hui!
et réponde à cette prière!
Sitâ (avec effroi) - Cette prière!... en ce moment!
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Chorus - Death! Death!
She has shared the hateful love of a wretch!
Virgin, she has profaned her soul:
Priestess, she has betrayed her vows!
Sitâ (falling at Timour’s feet) Oh Timour, you believe me guilty,
and refuse your pity,
I have sacrificed everything to the gods
and in their name I shall be crushed!
I devoted to them, with no return,
in its virginal purity
all this fatal beauty
for which I must succumb now.
If I must be left defenceless,
if I must pray in vain,
at least may I be spared the offence
of having my innocence doubted.
I have not betrayed my oath!
(At this moment from deep in the temple rise the
voices of priestesses beginning the evening prayer)
Scindia and Sitâ
(together, with different impressions) The evening prayer! The prayer!
Distant voices of priestesses - Here is the night! ...
Sisters, let us pray!
The stars shed their white rays upon us,
Indra, master of heaven, we adore you!
Scindia - The signal!
(to Sitâ)
If you are not sacrilegious,
if the God of heaven protects you,
bow before him!
Sitâ (aside) -What is he saying?
Scindia - There in the sanctuary,
let your voice rise up again today!
and respond to this prayer!
Sitâ (in fright) - This prayer! ... in this moment!
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Ah! Scindia! que veux-tu faire?
Scindia (avec cruauté) - Connaître et punir ton amant!
(Impérieusement)
À genoux! obéis et prie!
Timour et le Chœur - À genoux! obéis et prie!
Sitâ - Non! Frappez-moi, prenez ma vie!
Mais je ne le trahirai pas
celui dont le ciel et la terre,
respectant l’étrange mystère,
toujours ont protégé les pas!
(Le chœur répète avec violence ses cris: «À mort! À
mort!». Au moment où Sitâ épouvantée tombe à
genoux, Alim, suivi de Kaled, paraît sur le marches de
l’autel. Il a pénétré le temple par la porte secrète, qui
s’est aussitôt refermée)
Ah! Scindia! What do you intend to do?
Scindia (cruelly) - To know and to punish your lover!
(imperiously)
On your knees! Obey and pray!
Timour and the Chorus - On your knees! Obey and pray!
Sitâ - No! Strike me, take my life!
But I shall never betray him
whose steps both heaven and earth
respecting this strange mystery
have always protected!
(The chorus repeats violently its cries: “Death! Death”.
When Sitâ in terror falls to her knees)
Alim, followed by Kaled, appears on the steps of the
altar. He has entered the temple through the secret
door, which closes immediately.)
Scène IV
Les mêmes, Alim, Kaled
Scene IV
The above, Alim, Kaled
Alim (avec force et autorité) - Non!
Sitâ m’appartient, qu’elle vive!
Tous - Le roi!
Scindia/ Sitâ - C’était le roi!
(Calme et souriant, le roi marche vers Sitâ, au milieu
de la stupeur générale. On s’écarte respectueusement
sur son passage. Seul, Scindia a fait un mouvement
violent promptement réprimé)
7 Alim (avec charme, à Sitâ) Viens, je ne serai pas ton maître.
Je veux attendre résigné
Que ton cœur innocent apprenne à le connaître
cet amour jusqu’ici peut être dédaigné!
Sitâ - Ah! je vous écoute, et mon âme
s’emplit d’un indicible émoi:
vous parlez d’obéir à la voix l’une femme,
vous parlez d’obéir et vous êtes le roi!
Alim (in a strong, commanding voice) - No!
Sitâ belongs to me, let her live!
All - The king!
Scindia/ Sitâ - It was the king!
(Smiling calmly, the king walks up to Sitâ amidst
general surprise. The people move aside respectfully
as he passes. Scindia, alone makes a violent gesture
which is promptly suppressed)
7 Alim (charmingly to Sitâ) Come, I shall not be your master
I will wait in resignation
Until your innocent heart learns to know
this love, perhaps disdained till now!
Sitâ - Ah! I hear you, and my soul
is filled with ineffable turmoil:
you talk of obeying a woman’s voice
you talk of obeying and you are the king!
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Kaled (près d’eux) - Ô Sitâ, relève la tête,
que ton esprit soit rassuré.
L’avenir s’offre à toi comme une longue fête.
Laisse l’amour fleurir en ton cœur enivré!
Scindia - O cruelle impuissance!
Son amant, c’est le roi!
Il faut donc en sa présence,
il faut me soumettre à sa loi!
Timour - Ah! sa seule présence,
vient désarmer ma loi!
Les prêtres et la foule (avec Timour) Toute humaine puissance,
cède devant le roi!
Sitâ (à part) - Leur terrible sentence
Me remplissait d’effroi!
Il me rend l’existence;
mais, hélas! il est roi!
Kaled - Leur injuste sentence
fléchit devant le roi.
Les prêtres (au roi) - Ah! ta seule présence,
désarme notre loi!
Scindia - Ô cruelle impuissance!
C’est le roi! c’est le roi!
(Apres cette scène d’ensemble,
Timour s’avance vers Alim)
Timour - Roi, l’amour profanant cette enceinte bénie,
ce temple toujours respecté,
Les prêtres et la foule (avec Timour) Cet amour est un crime, et Dieu veut qu’on l’expie!
Alim (simplement) - Parle, tu seras écouté.
Timour - Le sultan Mahmoud
vient pour combattre nos dieux!
Ses soldats, si ta main, seigneur, ne les arrête,
vont chasser jusqu’ici nos peuples devant eux!
Eh! bien, rassemble ton armée,
marche vers le désert de Thôl,
et que, devant tes pas, ainsi qu’une fumée,
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Kaled (beside them) - Oh Sitâ, raise your head,
and be your spirit calmed.
The future stands before you like a long feast.
Let love blossom in your inebriated heart!
Scindia - Oh cruel impotence!
Her lover is the king!
In his presence I must,
I must bend to his law!
Timour - Ah! His mere presence,
comes to disarm my law!
The Priests and the Crowd (with Timour) All human power
yields before the king!
Sitâ (aside) - Their terrible sentence
Filled me with fright!
He grants my life;
but, alas, he is the king!
Kaled - Their unjust sentence
yields before the king.
The Priests (to the king) - Ah! Your mere presence
disarms our law!
Scindia - Oh cruel impotence!
It is the king! It is the king!
(After this scene together,
Timour steps up to Alim)
Timour - My king, the love that profanes this blessed hall,
this temple always respected,
The Priests and the Crowd (with Timour) This love is a crime, and God would have expiation!
Alim (simply) - Speak, you will be heard.
Timour - Sultan Mahmoud
comes to combat our gods!
If your hand does not stop them, my lord,
his soldiers will drive our people here before them!
Ah! Well, assemble your army
march towards the desert of Thôl,
so that, before your march, like smoke
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s’efface l’ennemi menaçant notre sol!
Alim (fièrement) - Je n’ai pas attendu ta parole,
ô mon père,
pour rassembler mes cavaliers!
Comme votre salut, ma gloire encor m’est chère,
demain mes bataillons partiront par milliers,
demain, mes étendards flotteront dans la plaine!
(à Sitâ, doucement)
Me suivras-tu, Sitâ?
Sitâ - Vous êtes mon maître!
Alim (après un temps, à Timour) Que ta main me bénisse, et qu’Indra me soutienne!
(Il fléchit le genou devant Timour qui étend les mains
sur son front)
Scindia (à part, avec un profond sentiment de haine) Ton jour est proche, Alim! car je t’ai condamné,
Sitâ m’appartiendra!
Timour (relevant le roi) - Vas, et sois pardonné!
the enemy that threatens our land be dispelled!
Alim (proudly) - I did not await your command,
oh my father,
before gathering my knights!
Glory is dear to me still, as is your health,
tomorrow my battalions will leave in their thousands,
tomorrow my standards will flutter over the plain!
(to Sitâ, sweetly)
Will you follow me, Sitâ?
Sitâ - You are my master!
Alim (some time later, to Timour) May your hand bless me, and Indra assist me!
(He bends his knee in front of Timour who lays his
hands over his head.)
Scindia (aside, with a strong feeling of hatred) - Your
hour is at hand, Alim! For I have condemned you,
Sitâ will be mine!
Timour (bidding the king rise)- Go, and be forgiven!
ACTE DEUXIÈME
ACT TWO
8
Prélude
8
Prelude
Campement d’Alim, dans le désert de Thôl. Plaine
sablonneuse et nue. Horizon immense. Ciel enflammé.
Déclin du jour, au commencement de l’acte. À la fin,
pleine nuit. Gauche et droite, tentes de Sitâ et de ses
femmes. Tapis et coussins à l’entrée des tentes.
Alim’s encampment, in the desert of Thôl. A bare,
sandy plain. Endless horizon. Burning sky. The day is
ending as the act begins. At the end, deep night.
To the left and right, the tents of Sitâ and her women.
Carpets and cushions at the entrances to the tents.
Scène première
Sitâ, Kaled, soldats, femmes
First Scene
Sitâ, Kaled, Soldiers, Women
(Des soldats veillent au fond. D’autres, accroupis à
gauche et pittoresquement groupés, jouent aux échecs.
(Soldiers on watch in the background. Others
crouching on the left in picturesque groups, playing
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De petites esclaves persanes dansent pour divertir les
chefs. Foule de soldats armés, gardes du camp et
esclaves. Kaled est au fond, regardant vers la plaine)
chess. Little Persian slave girls dancing to amuse the
chiefs. A crowd of armed soldiers, camp guards and
slaves. Kaled is at the back, looking over the plain)
9 Soldats et Chœur - Echec au roi blanc! …
Sitâ (sortant de sa tente, à Kaled avec inquiétude en
désignant le désert) - Écoute! …
les rumeurs de l’ardente mêlée
éclatent au loin sous les cieux! …
Kaled (avec confiance) Oui, l’armée ennemie est encore refoulée
Alim va revenir, toujours victorieux!
Soldats et Chœur - Bataille!...
Le combat s’engage! …
Un chef - Le roi noir se conduit bravement...
Un soldat - Comme là-bas Mahmoud contre Alim! …
Soldats et Chœur - Echec! mat! le roi blanc!
(Ils se lèvent en renversant les pièces)
Sitâ (qui est allée vers eux et a assisté pensive à
cette scène. À Kaled) - Ah! funeste présage!
Kaled - Pourquoi ce pressentiment?
(Sitâ congédie d’un geste les danseuses; les soldats
s’éloignent, sauf les gardes du fond)
9 Soldiers and Chorus - Check to the white king!
Sitâ (coming out of her tent, worriedly to Kaled as she
points to the desert) - Listen! ...
the sounds of the fierce battle
resound from afar under the skies!...
Kaled (confidently) Yes, the enemy army has been driven back again
Alim will return, victorious as ever!
Soldiers and Chorus - Battle!...
The battle begins!...
A chief - The black king is acting bravely...
A soldier - Like Mahmoud over there against Alim! ...
Soldiers and Chorus - Check! Mate! The white king!
(They stand up and knock the pieces over)
Sitâ (who was walked up to them and followed this
scene thoughtfully. To Kaled) - Ah! A grim omen!
Kaled - Why this presentment?
(Sitâ sends the dancers away; the soldiers move off,
except for the guards in the background)
Scène II
Sitâ, Kaled
Scene II
Sitâ, Kaled
10 Sitâ - Écoute encor!
Kaled - Oui, des cris de victoire!
Sitâ - Je veux espérer, je veux croire...
Kaled - Alim va venir …
Sitâ - Alim est vainqueur!
(triste et découragée)
Mais dans ce désert où nous sommes,
dans ces lieux inconnus, en péril, loin des hommes,
malgré moi, frissonne mon cœur!
10 Sitâ - Listen again!
Kaled - Yes, shouts of victory!
Sitâ - I want to hope, I want to believe...
Kaled - Alim will come ...
Sitâ - Alim is the victor!
(sad and disheartened)
But in this desert where we are,
in these unknown lands, in peril, far from me,
despite myself, my heart trembles!
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Kaled - Non, Sitâ, calme toi,
tout s’apaise et s’endort...
Kaled / Sitâ - Le soir vient, la brise pure
berce des nuages d’or,
tout repose en la nature,
tout s’apaise, tout s’endort!
Caressant la terre, lasse
des longues ardeurs du jour
sur la plaine une ombre passe,
avec des frissons d’amour…
Toute rumeur s’est éteinte,
là-bas on ne combat plus!
Ô Sitâ, calme ta crainte,
les dieux nous ont entendus!
Toute rumeur s’est éteinte,
là-bas on ne combat plus!
Sitâ (à elle même) Il va connaître, enfin, cette douce pensée
chèrement caressée,
que lui dérobait ma pudeur,
heure délicieuse,
je te bénis, je suis heureuse!
(Reprise de l’ensemble avec Kaled, puis Sitâ se retire.
À l’entrée de sa tente, elle s’arrête un instant:)
Je suis heureuse!
(Elle entre dans la tente, dont les draperies retombent.
Kaled s’étend sur les tapis devant la tente d’Alim)
11 Kaled - Repose, ô belle amoureuse,
que la nuit t’apporte un songe s’or.
Ton Roi, l’âme joyeuse, ici, revient encor,
vers toi, doux trésor.
Ferme les yeux, ô belle maîtresse,
la nuit, plus calme succède au jour.
Bannis, enfin, la crainte et la tristesse,
rien n’est plus doux qu’un songe d’amour.
Léger, dans l’ombre mon chant s’élève...
Que ma voix berce aussi ton rêve,
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Kaled - No, Sitâ, be calm,
all is at peace and slumbers…
Kaled / Sitâ - The evening is coming, the pure breeze
lulls golden clouds,
everything is at rest in nature,
everything finds peace, everything sleeps!
Caressing the earth, weary
of the long struggles of the day
a shadow passes over the plain,
with shivers of love...
All sounds are hushed,
over there the fighting has ceased!
Oh Sitâ, calm your fear,
the gods have listened to us!
All sounds are hushed,
over there the fighting has ceased!
Sitâ (to herself) At last, he will know that sweet thought
dearly caressed,
that my modesty has stolen from him,
hour of delight,
I bless, I am happy!
(Reprise of the ensemble with Kaled, then Sitâ withdraws.
As she enters her tent, she pauses for a moment:)
I am happy!
(She enters the tent, whose drapes close behind her.
Kaled lies down on the carpet in front of Alim’s tent)
11 Kaled - Rest, oh fair love,
and night will bring a golden dream.
Your King, his soul full of joy, returns here,
to you, sweet treasure.
Close your eyes, oh beautiful mistress,
night, calmer follows the day.
Cast aside, at last, fear and sadness,
nothing is sweeter than a dream of love.
Light, does my song rise in the shade...
Let my voice, too, lull your dream,
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que l’heure passe encor plus brève,
que l’espérance soit dans ton cœur...
Il va venir ton beau vainqueur...
Légers zéphyrs accourez près d’elle,
brise amoureuse, ô souffle charmant.
Rapporte-lui, rapporte sur ton aile
Le doux baiser du fidèle amant. Ah!
Accourez près d’elle, ô souffle charmant!
and the hour pass all the more quickly,
let hope be in your heart...
Your fair victor will come...
Light zephyrs rush to her side,
loving breeze, oh delightful breath.
Bring to her, bear on your wing
The sweet kiss of a true lover. Ah!
Rush to her side, oh delightful breath!
Scène III
Soldats, femmes, esclaves, puis Scindia et les chefs
(La scène demeure vide. Le jour baisse. Après un
temps, sonnerie de trompettes et rumeurs lointaines.
Les soldats qui gardent le camp se lèvent et vont au
fond, observer, écouter. Nouvelles rumeurs.
Un groupe de soldats entre et se joint au premier
groupe. Même jeu. La scène se remplit d’autres
soldats, d’esclaves qui arrivent avec précipitation et
questionnent les deux premiers groupes. Des fuyards,
soldats de l’armée d’Alim vaincue, envahissent le
théâtre dans le plus grand désordre, Kaled se lève)
Scene III
Soldiers, women, slaves, then Scindia and the chiefs.
(The scene remains empty. The light fails. After a while,
trumpet sounds and distant noises.
The soldiers who are guarding the encampment get up
and move back stage, watching and listening. More
sounds. A group of soldiers enters and joins the first
group. The same game. The scene fills with other
soldiers, slaves hurry onto the scene asking questions
of the first groups. Fleeing soldiers, from Alim’s
vanquished army invade the theatre in great confusion,
Kaled stands up)
12 Chœur (rapide et haletant) - Tout fuit!
Défaite complète!
Tout cède, tout fuit!
Avide,
rapide
la mort nous poursuit!
La plaine
est pleine
de noirs bataillons!
Lahore
encore
nous reste, fuyons!
(Entrée de Scindia suivi des principaux chefs)
12 Chorus (panting rapidly) - All are fleeing!
Utter defeat!
Everything is failing, all are fleeing!
Hungry,
and rapid
death pursues us!
The plain
is full
of black battalions!
Lahore
still
remains for us, let us flee!
(Scindia enters followed by the main chiefs)
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Scène IV
Les mêmes, Scindia
Scene IV
The above, Scindia
Scindia (avec fermeté) - Soldats, le roi succombe!
tout l’accable,
il est mourant!
(Les soldats, de l’un à l’autre,
se répètent les paroles de Scindia)
Une main implacable
l’a frappé par trois fois, oui, son règne est fini.
D’un sacrilège amour les dieux l’auront puni!
Ne le servez pas davantage,
les Dieux vous puniraient aussi,
et dans quelque immense carnage
aux coups d’une horde sauvage
ils vous jetteraient sans merci!
Vos chefs ont invoqué mon secours. Me voici!
(Aux chefs)
Ah! je vous sauverai … je vous le dis encore.
M’obéirez vous tous?
Le chœur - Oui, tous, nous le jurons!
Ici comme à Lahore,
à toi seul, nous obéirons!
Scindia - Calmez vous.
Prudemment préparez la retraite.
Dès que la nuit viendra, soldats, nous partirons.
Le chœur - A Lahore! Avant les feux de l’aurore!
Impuissants à lutter après cette défaite,
à la mort du moins nous échapperons!
Alim, en vain résisterait!
Ensemble - À Lahore!
Mort à qui résisterait!
(Pendant cette scène, Kaled a écouté avec douleur les
paroles de Scindia; puis il se fait jour à travers les
groupes et s’est précipité hors du camp. Paraît Alim,
pâle, blessé, se soutenant à peine. D’autres soldats le
suivent. Mouvement. Silence)
Scindia (firmly) - Soldiers, the king succumbs!
He is overwhelmed,
he is dying!
(The soldiers, one to another,
repeat Scindia’s words)
An implacable hand
has struck him thrice, yes, his reign is ended.
The gods must have punished his sacrilegious love!
Serve him no more,
for the gods will punish you too,
and in some immense carnage
they will cast you mercilessly
before the blows of a savage horde!
Your chiefs have invoked my help. Here I am!
(to the chiefs)
Ah! I shall save you ... I tell you again.
Will you all obey me?
Chorus - Yes, all of us, we swear!
Here as in Lahore,
we will obey only you!
Scindia - Calm down.
Prepare the retreat prudently.
As soon as night comes, soldiers, we will leave.
Chorus - To Lahore! Before the light of the dawn!
Powerless to fight after this defeat,
at least we shall escape death!
Alim, would resist in vain!
Together - To Lahore!
Death to him who would resist!
(During this scene, Kaled has listened sadly to
Scindia’s words; then he makes his way through the
groups and rushes out of the camp. Alim appears,
pale, wounded, barely able to stand. Other soldiers
follow him. Movement. Silence)
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Scène V
Les mêmes, Alim
Scene V
The above, Alim
Alim (avec indignation) On parle de partir! … On ose
commander ici … moi vivant!
Lâches! qui désertez ma cause,
regardez-moi! J’ai prodigué mon sang
pour assurer votre fuite si prompte!
Je suis blessé, mais je reste debout
et je veux lutter jusqu’au bout.
Ah! plutôt la mort que la honte!
Les soldats (chœur accompagnant la suite de la
phrase d’Alim) - Ô roi, nous sommes condamnés…
des hommes et du ciel contre nous déchaînés
ta valeur n’a pu nous défendre!
Alim - Quel ténébreux complot a pu vous entraîner?
De l’avilissement où vous alliez descendre,
vers mon but glorieux je vous dois ramener!
Les soldats - Non!
Alim - Misérables! …
(Alim veut s’élancer vers eux; ses forces le trahissent.
Kaled réparait. Il veut courir vers le roi; sur un geste de
Scindia des soldats l’arrêtent et l’entraînent hors
de la scène)
Les soldats - Roi quand la mort t’a touché de son aile,
et qu’elle désarme ton bras,
va, si tu peux, te défendre contre elle,
mais n’appelle plus tes soldats!
Scindia - Demeure là!
Elle désarme ton bras,
n’appelle plus tes soldats!
Ta royauté n’est plus qu’une ombre vaine,
et mon pouvoir succède au tien.
Si tu tombes, c’est par ma haine,
car je te hais, sache-le bien!
Alim - Ah! qu’entends-je?
Alim (indignantly) They talk of leaving! ... He dares
to command here ... while I am alive!
Leave! you who desert my cause,
look at me! I have given my blood
to ensure your swift flight!
I am wounded, but still on my feet
and will fight until the end.
Ah! Better death than shame!
The Soldiers (chorus accompanying the continuation
of Alim’s phrase) - Oh king, we are doomed...
men and heaven are unleashed against us
your valour cannot defend us!
Alim - What dark plot has inveigled you?
From the dishonour into which you were about to fall
I must lead you back towards my glorious aim!
The Soldiers - No!
Alim - Wretches!...
(Alim tries to throw himself against them; his strength
fails him. Kaled reappears. He tries to run towards the
king; at Scindia’s signal the soldiers grab him and drag
him of the stage)
The Soldiers - King, when death’s wing has touched you
and she has disarmed you,
go, if you can, and fight against her,
but do not call on your soldiers again!
Scindia - Remain there!
She disarms you,
do not call your soldiers again!
Your royalty is nothing but a vain shadow,
And my power succeeds yours,
If you fall, it is through my hatred,
for I hate you, this you must know!
Alim - Ah! What words are these?
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Scindia - Tu m’as ravi Sitâ que j’aime!
J’ai fait taire longtemps mon orgueil outragé,
mais le jour est venu du châtiment suprême!
Alim - Sitâ!... Tu l’aimais!
Scindia - Meurs! Alim! je suis vengé.
Alim (avec une fureur désespérée) - Je comprends!
c’est à toi que je dois ma défaite!
Celui qui m’a frappé: c’est toi! …
Traître! meurtrier!
(Le désignant aux soldats)
Qu’on le saisisse!
Qu’on l’arrête!
(Morne silence des chefs. Alim se traîne de l’un à
l’autre. Très troublé)
Quoi? … pas un n’obéit aux ordres de son roi?
Scindia (à Alim, froidement) - Ne résiste plus.
L’œuvre est faite!
Les soldats - La main des dieux pèse sur toi!
Alim (terrassé) - La main des dieux
pèse sur moi!
(Il tombe sur les coussins
à l’entée de la tente)
Chœur / Scindia - Roi!
quand la mort t’a touché de son aile
et qu’elle désarme ton bras,
va, si tu peux, combattre contre elle,
mais n’appelle plus tes soldats!
(Tous s’éloignent. Alim fait un dernier effort pour les
arrêter et retombe évanoui. Pendant le chœur
précédent, Sitâ a paru à l’entrée de sa tente. Pâle,
terrifiée, défaillante, elle ne peut aller vers Alim. Au
moment où les soldats disparaissent, elle triomphe à
peine de sa terreur; elle se redresse enfin et court vers
le roi, toujours sans connaissance)
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Scindia - You robbed me of Sitâ whom I love!
I have long silenced my outraged pride,
but the day of final punishment is here!
Alim - Sitâ!... You loved her!
Scindia - Die! Alim! I am avenged!
Alim (with desperate fury) - I understand! It is to you
that I owe my defeat!
The man that struck me: was you!...
Traitor! Murderer!
(Pointing him out to the soldiers)
Seize him!
Arrest him!
(Grim silence of the chiefs. Alim struggles from one to
the next. Very upset)
What? ... not one who obeys his king’s orders?
Scindia (coldly to Alim) - Resist no longer. The task is
achieved!
The Soldiers - The hand of the gods weighs upon you!
Alim (dumbfounded) - The hand of the gods
weighs upon me!
(He collapses onto the cushions
at the entrance to the tent)
Chorus / Scindia - King,
when death’s wing has touched you
and she has disarmed you,
go, if you can, and fight against her,
but do not call on your soldiers again!
(They all move away. Alim makes a final effort to stop
them and falls back in a faint. During the preceding
chorus, Sitâ has appeared at the entrance to her tent.
Pale, terrified, collapsing, she cannot approach Alim.
When the soldiers disappear she manages to
overcome her terror; she stands up and runs towards
the king, still lying in a faint)
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Scène VI
Alim, Sitâ
Scene VI
Alim, Sitâ
13 Sitâ (accablée) - Seule! je reste seule,
à ce moment suprême.
(avec une résolution subite)
Eh! Bien! À ton salut, seule je suffirai.
Alim (vaguement) - Sitâ, ta voix me parle …
Sitâ (avec tendresse) - Oui je suis là, je t’aime
et je te sauverai!
Alim (comme dans un rêve) - Tu m’aimes!
(Elle l’aide à se soulever; il la regarde avec extase)
Cet aveu dont mon cœur est avide.
Ah! je l’entends enfin pour la première fois!
Je ne rêve pas … je te vois!
Enfant que ta lèvre timide
me le répète encor, ce mot tant espéré!
Sitâ - Je t’aime et je te sauverai!
Alim (doucement, tristement) Me sauver!… me sauver! il est trop tard! Oublie
et l’ivresse promise et l’avenir si doux.
Éloigne-toi! c’est assez de ma vie
pour apaiser les dieux jaloux.
Sitâ (avec passion) Ah! que je porte aussi le poids de leur vengeance!
Qu’ils frappent! je suis forte et je ne crains plus rien!
14 Oui je bénis la souffrance
quand mon cœur est près du tien.
Alim - Moi, je maudis ma puissance,
qui lia ton sort au mien.
Sitâ - Ah! je t’aime, je demeure,
du sort acceptons la loi.
Alim - Le ciel me frappe, à cette heure
où ton cœur se donne à moi!
Ensemble - Restons unis; que je meure
près de toi!
(Après cet ensemble, des cris s’élèvent dans le camp:
13 Sitâ (overwhelmed) - Alone! I am left alone,
in this dread moment.
(making a sudden decision)
Well! For your health, I alone shall be enough.
Alim (vaguely) - Sitâ, your voice speaks to me...
Sitâ (tenderly) - Yes, I am here, I love you
and I shall save you!
Alim (as though in a dream) - You love me!
(She helps him to rise; he looks at her ecstatically)
These words that my heart longed for.
Ah! At last I hear them for the first time!
I am not dreaming... I see you!
Child, let your timid lip
repeat for me again, this hoped-for word!
Sitâ - I love you and I shall save you!
Alim (sweetly, sadly) Save me! ... save me! It is too late! Forget
both the promised delight and the future so sweet.
Go away! My life shall be enough
to appease the jealous gods.
Sitâ (passionately) Ah! Let me too bear the weight of their vengeance!
Let them strike! I am strong and fear nothing now!
14 Yes, I bless suffering
when my heart is near yours.
Alim - And I curse my power,
which has bound your fate to mine.
Sitâ - Ah! I love you, I shall stay,
let us accept the law of fate.
Alim - Heaven strikes me, even now
as you give your heart to me!
Together - Let us stay together; let me die
at your side!
(After this duet, shouts are heard from the camp:
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«À Lahore! à Lahore!». À ces cris se mêlent des appels
lointains de trompettes et le roulement des tambours.
Les cris se reprochent. La nuit est venue pendant la fin
de l’ensemble précédent. Le ciel est orageux et de
plus en plus sombre. Au milieu des cris et des
sonneries de trompettes on entend les sourds
grondement du tonnerre)
Alim (frappé et répétant machinalement les mots qu’il
entend au loin) - Ah! ces cris!
(Avec égarement)
C’est donc vrai!...
La honte!... l’abandon!... Non!...
Sitâ (soutenant Alim chancelant) - Espère encore!
Dans les cieux Indra
nous entend!
Alim - Non! le ciel reste sourd
à nous pleurs, à nos cris!
Je suis maudit!
Va... tu dois vivre!
Sitâ - Il a pitié de notre amour!
Sa puissance nous défend!...
Alim - Ah! pour moi c’est la honte!
Pour nous c’est l’abandon, la mort!
Je veux les arrêter... les suivre!
Ensemble - L’armée!
Alim - O trahison infâme!...
Sitâ, je suis maudit!
(Il tombe. Sitâ se jette sur son corps)
Sitâ - Alim!
(Avec désespoir)
Mort! il est mort!
“To Lahore! To Lahore!”. These shouts mix with distant
trumpet calls and the roll of drums.
The shouts come closer.
Night has fallen during the end of the last duet.
The sky is story and becomes darker.
Amid the shouts and trumpet sounds we hear the dull
rumbling of thunder)
Alim (struck, mechanically repeating the words he
hears from afar) - Ah! These cries!
(Wildly)
Then it is true!...
Shame!... Abandon!... No!...
Sitâ (sustaining the trembling Alim) - Hope still!
In heaven Indra
hears us!
Alim - No! heaven is deaf
to our tears, to our cries!
I am accursed!
Go... you must live!
Sitâ - He feels pity for our love!
His might defends us!...
Alim - Ah! For me it is shame!
For us it is abandonment, death!
I will stop them... follow them!
Together - The army!
Alim - Oh villainous treason!...
Sitâ, I am accursed !
(He falls. Sitâ throws herself on his body)
Sitâ - Alim!
(in desperation)
Dead! He is dead!
Scène VII
Les mêmes, Scindia, chefs, soldats
Scene VII
The above, Scindia, chiefs, soldiers
Scindia (paraissant sur le dernier cri de Sitâ) -
Scindia (appearing at Sitâ’s last cry) 38
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Il est mort!
Je suis roi!
Sitâ (se relevant et reculant avec horreur à la vue de
Scindia, que suivent les chefs) - Ah! Scindia!
(Au fond, désordre pittoresque de l’armée
commençant sa retraite. Soldats avec les torches, etc.
En scène, Sitâ éperdue au milieu de la suite de
Scindia. Un s’empare d’elle)
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He is dead!
I am the king!
Sitâ (standing up and drawing back in horror as she
sees Scindia, followed by the chiefs) - Ah! Scindia!
(In the background, picturesque tumult of the army
beginning its retreat. Soldiers with torches, etc.
On stage, Sitâ lost in the middle of Scindia’s retinue.
One of the men grabs hold of her.)
CD 2
CD 2
ACTE TROISIÈME
Le jardin des Bienheureux, dans le paradis d’Indra sur
la montagne de Mérou. Végétation magnifique.
Lumière intense.
ACT THREE
The garden of the Beatific, in Indra’s paradise on the
mountain of Mérou. Splendid vegetation.
A bright light.
Scène première
Indra et les Divinités secondaires, les âmes heureuses
des rois et des hommes, les apsaras
(houris du paradis d’Indra)
First Scene
Indra and the minor Divinities, the happy souls of kings
and men, the apsaras
(houris Indra’s paradise)
1 Chœur - Voici le paradis!
Dans ces jardins enchantés
notre éternelle jeunesse,
voit sourire à son ivresse,
d’éternelles voluptés!
Dans ces jardins enchantés
Leur éternelle jeunesse,
voit sourire à son ivresse,
d’éternelles voluptés!
Gloire! tout s’éclaire!
Gloire! tout rayonne!
Libres du lien mortel,
nous planons dans la lumière,
1 Chorus - Here is paradise!
In these enchanted gardens
our eternal youth,
sees in its intoxication
eternal delights smile!
In these enchanted gardens
their eternal youth,
sees in its intoxication
eternal delights smile!
Glory! Everything is illuminated!
Glory! Everything shines!
Free of the mortal bond,
we glide in light
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oubliant la vie amère,
pour les délices du ciel!
Sans jamais ternir l’aurore,
qui brille sur notre front,
mille siècles passeront!
et mille siècles encore!
Dans ces jardins enchantés
notre éternelle jeunesse,
voit sourire à son ivresse,
d’éternelles voluptés!
Tout rayonne! tout s’éclaire!
forgetful of our bitter life,
in heaven's delights!
Without ever dulling the dawn,
that shines on our brow,
one thousand centuries will pass!
and a thousand more!
In these enchanted gardens
our eternal youth,
sees in its intoxication
eternal delights smile!
Everything shines! Everything is illuminated!
DIVERTISSEMENT
2 A. Pantomime et Danse
3 B. Mélodie Hindoue variée
4 C. Final
DIVERTISSEMENT
2 A. Pantomime and Dance
3 B. Varied Hindu melody
4 C. Finale
Scène II
Les mêmes, Indra, puis Alim
Scene II
The above, Indra, then Alim
5 Indra (à Alim, prosterné) Homme, qui donc es-tu, toi, qui ne souris pas?
Alim - Hier je comptais dans la vie,
parmi les grands et les heureux,
mon âme doucement ravie,
se berçait d’un songe amoureux!
Indra - Espère en la vie immortelle!
Alim (se prosternant aux pieds d’Indra,
puis avec éclat) - Souverain du ciel,
écoute mes vœux!
Rends-moi celle que j’aime!
Indra (calme et grave) - Son jour n’est pas venu.
Alim - Mais la mort elle même
t’obéit, roi du ciel, et je puis être heureux!
(Avec une ardeur suppliante)
5 Indra (to Alim, who prostrates himself) Man, who are you, you who do not smile?
Alim - Yesterday in life I was numbered
among the great and the happy,
my soul, sweetly charmed,
basked in a dream of love!
Indra - Hope for eternal life!
Alim (prostrating himself at Indra’s feet,
bursts out) - Sovereign of heaven,
hear my entreaties!
Give to me the woman I love!
Indra (in a calm, serious voice) - Her day has not yet come.
Alim - But death herself
obeys you, king of heaven, and I can be happy!
(begging ardently)
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Indra! redonne moi la vie!
De l’amour de Sitâ, du destin que j’envie,
laisse encore s’enivrer mon cœur.
Ah! dix siècles d’enfer pour une autre existence!
Indra - Dix siècles de tourments
pour une vie humaine! …
Insensé!
Ve, cependant tu sera exaucé.
Les dieux ont pitié de ta peine:
tu vivras!
Alim - Ô Dieu bon!
Chœur - Il vivra!
Indra, puis les divinités et les chœurs célestes Incantation.
6 Qu’il soit lui! qu’il ne soit plus lui!
Qu’il dorme dans la tombe et marche sur la terre!
Que son âme immortelle ait un corps de poussière,
qu’elle prenne encore une voix,
qu’il aille vivre, aimer, souffrir...
Alim (pendant l’incantation) Aimer et vivre! bonheur divin!
Douce promesse!
(Alim semble s’endormir au milieu des apsaras et des
divinités qui l’entourent)
Indra - Tu ne seras plus roi.
Sous des habits de laine
humble tu passeras dans cette foule humaine...
Et mon seul pouvoir te protégera!
Que Sitâ soit parjure ou qu’elle soit fidèle,
un commun destin vous enchaînera,
et quand elle mourra, tu mourras avec elle.
Ne redoutes-tu pas cette épreuve aujourd’hui?
Alim - Non! je suis prêt!
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Indra! Give me back my life!
Let my heart again be rapt
in my love for Sitâ, in the destiny I seek.
Ah! Ten centuries of hell for another existence!
Indra - Ten centuries of torments
for a human life! ...
Foolish man!
Yet your wish will be granted.
The gods take pity on your suffering:
you will live!
Alim - Oh, kind God!
Chœur - He will live!
Indra, then The Divinities and The Celestial Choirs Chant.
6 Let him be himself! Let him be no more !
Let him sleep in the grave and walk on the earth !
Let his immortal soul have a body of dust,
let it have a voice again,
let him go to live, to love, to suffer…
Alim (during the chant) To love and to live ! Divine happiness!
Sweet promise!
(Alim seems to fall asleep among the apsaras and the
divinities around him)
Indra - You will not be king.
In woollen garments
you will pass humbly through the human throng…
And only my power will protect you!
Whether Sitâ be faithful to you or false,
a common fate will bind you,
and when she dies, you will die with her.
Do you not dread this trial today?
Alim - No! I am ready !
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ACTE QUATRIÈME
Lahore. Grande place. Au fond, la ville. A droite, le
palais des rois. Alim est endormi sur les marches. Il
est vêtu comme un homme de peuple. Premières
clartés du matin.
ACT FOUR
Lahore. Great square. In the background the town. On
the right, the palace of the kings. Alim is sleeping on
the steps. He is dressed as one of the people. First
light of the morning.
PREMIER TABLEAU
FIRST TABLEAU
Scène première
Sitâ et Timour
First Scene
Sitâ and Timour
7 Sitâ - O nuit, terrible nuit!...
par fois mon cœur repousse
ton sanglant souvenir!...
Je crois que j’ai rêvé,
que mon deuil va finir,
que la réalité plus riante et plus douce
Va me rendre l’amour
pour jamais triomphant! Hélas!
Alim est mort, et rien ne me défend!
Je suis captive!
(Avec terreur)
On vient! ah! Scindia peut-être!...
Non... Timour.
Timour - Je t’apporte ici
l’ordre du maître, Scindia, Roi,
demain veut-être ton époux!
Sitâ - Et c’est toi qui viens m’apporter
ce message, qui parlais naguère
au nom d’un Dieu jaloux.
Prêtre, n’as-tu donc plus d’orgueil ni de courage?...
Timour (paternellement) O Sitâ, t’ai-je dit que je t’abandonnais?
Non! c’est l’âme indignée que vers toi je venais!
Par ce lui qui n’est plus
ma voix fut dédaignée...
Quand je parlais au nom d’Indra
7 Sitâ - Oh night, terrible night !...
at times my heart rejects
your bloody memory!...
I think that I dreamt,
that my sorrow will have an end
that a kinder, sweeter reality
will bring me love
for ever triumphant! Alas !
Alim is dead, and there is nothing to defend me!
I am a captive !
(with terror)
Someone approaches ! Ah ! Scindia perhaps !...
No… Timour.
Timour - Here do I bring
the master's command, Scindia, King,
Tomorrow will be your husband !
Sitâ - And it is you that brings me
this message, you who even now spoke
on behalf of a jealous God.
Priest, have you neither pride nor courage ?...
Timour (paternally) Oh Sitâ, did I say that I would abandon you ?
No ! I was coming to you with an indignant soul !
By him who is no more
my voice was scorned...
when I spoke in Indra's name
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aujourd’hui plus puissante
elle t’arrachera...
Aux vœux d’un sacrilège
au pouvoir d’un impie
tant que les dieux cléments
me laisseront la vie, ne désespère pas!
Sitâ (avec abandon) - Ah! Sois béni, Timour!
Tu me rendras l’humble retraite
où pleurant mes rêves d’un jour.
Comme en une tombe muette
j’ensevelirai mon amour
évoquant une ombre adorée
je veux la revoir aujourd’hui,
cette solitude sacrée
où tout va me parler de lui...
Là revit avec ma jeunesse
avec mes désirs et mes vœux
le parfum de notre tendresse
le reflet de nos jours heureux!...
Timour - Viens ma fille, je saurai te sauver!
Et des Dieux je tiens la puissance!
Une puissance que les rois
ne sauraient braver!
Sitâ - Tu me rendras l’humble retraite,
tu me rendras les jours heureux!...
Sois béni!
more powerful today
will this voice wrench you...
from the declarations of a profaner
from the power of a blasphemer
so that the merciful gods
will spare my life, do not despair !
Sitâ (without restraint) - Ah! Be blessed, Timour !
You will restore to me that humble retreat
where I may weep over the dreams of a day.
As in a silent tomb
I shall bury my love
evoking a beloved shadow
today I shall see
that holy solitude
where everything will speak to me of him…
There, with my youth
with my desires and wishes
lives again the perfume of our tender love
the reflection of our happy days !...
Timour - Come my daughter, I shall save you!
I hold the might of the Gods !
A might that even kings
could not match!
Sitâ - You will restore to me that humble retreat
You will give me those happy days again !...
Be blessed!
DEUXIEME TABLEAU
SECOND TABLEAU
Scène première
Alim, chœur invisible, puis quelques chefs
First Scene
Alim, Invisible Choir, then some chiefs
Chœur invisible (Paroles de l’Incantation répétées par des voix
célestes. Pendant le chœur Alim s’éveille, écoute, se
lève, et vient au scène)
Invisible Choirs (The words of the chant repeated by celestial voices.
During the chorus Alim awakes, listens, rises and steps
to the front of the scene)
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8 Qu’il soit lui! qu’il ne soit plus lui!
Qu’il dorme dans la tombe
et marche sur la terre!
Qu’il aille vivre, aimer et souffrir!
Alim (comme extasié) Voix qui me remplissez d’une ineffable ivresse,
voix qui parlez du ciel à mon cœur éperdu,
ah! je comprends enfin la divine promesse:
je revois mon palais, je vis,
tout m’est rendu!
(Avec égarement)
Mon palais! qu’ai-je dit?
(À ce moment, quelques officiers sortent du palais.
Alim se tient à distance et les observe)
Un des officiers (à ses compagnons) Durant la nuit dernière,
Scindia dans le temple a veillé saintement;
il revient, acclamé; la ville tout entière
applaudit aux splendeurs de son couronnement.
Allons le recevoir!
(Ils s’éloignent)
Alim - Ah! le traître!
Cet homme, à cette heure,
plus que moi redouté,
est maître de cette demeure,
l’usurpateur par le peuple est fêté!
Mais elle! …
Ô Sitâ bien aimée,
Alim ne règne plus! ton maître a pu mourir.
Qu’importe que d’un roi la tombe soit fermée!
Ton amant seul revient pour te reconquérir!
Dans la nuit, la nuit fatale
où j’expirais, seul, impuissant,
je te revois tremblante et pâle,
mêlant tes larmes à mon sang!
Sous la clarté du ciel immense,
je t’appelais dans le silence,
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8 Let him be himself! Let him be no more !
Let him sleep in the grave
and walk on the earth !
Let him live, love and suffer!
Alim (like a man in ecstasy) Voices that fill me with unspeakable delight,
voices that speak to my lost heart from the heavens,
ah! at last I understand the divine promise:
I see my palace again, I live,
everything has been returned to me!
(distraught)
My palace! What am I saying?
(At this moment some officers come out of the palace.
Alim stands at a distance and observes them)
One of the Officers (to his companions) During this last night,
Scindia kept holy watch in the temple;
he returns, acclaimed; the whole town
applauds the splendour of his coronation.
Let us go to receive him!
(They move off)
Alim - Ah! The traitor!
That man, now,
more feared than I,
is master of this palace,
the usurper is hailed by the people!
But she! ...
Oh Sitâ my beloved,
Alim no longer reigns! Your master has died.
What matters is that a king’s tomb be closed?
Your lover alone returns to conquer you again!
In the night, fatal night
when I died, alone and powerless,
I see you again, trembling and pale,
mixing your tears with my blood!
Under the clear light of immense heaven,
I called to you in silence,
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le ciel semblait désert à mon cœur déchiré!
C’est moi, Sitâ! c’est ton amant! je reviens!
(Il se précipite dans le palais. À ce moment on entend
le cri de la foule annonçant l’arrivé de Scindia.
Fanfares. Le peuple envahit la place.
Entrée du cortège)
heaven seemed deserted to my broken heart!
It is I, Sitâ! It is your lover! I return!
(He rushes into the palace. At the same moment we
hear the shouts of the crowd announcing Scindia’s
arrival. Fanfares. The people fill the square. The
procession enters)
Scène II
Scindia, Timour, prêtres, représentants de toutes les
castes, soldats, esclaves, prêtresses, bayadères,
peuple, suite de Scindia.
Cortège - Marche
Scene II
Scindia, Timour, priests, representatives of all the
castes, soldiers, slaves, priestesses, bayaderes,
people, Scindia’s retinue.
Procession – March
9 Chœur général (pendant le cortège) Roi des rois de la terre,
tous, le front dans la poussière,
proclament ta majesté!
(Scindia et sa suite s’avancent au milieu de la foule
prosternée)
Scindia (en scène) - Aux troupes du Sultan
qui menaçaient Lahore,
la royale cité,
notre puissance est redoutable encore!
Comme si les chassait une invisible main,
elles ont du désert regagné le chemin.
(à lui-même)
Le peuple est rassuré; c’est mon nom qu’il acclame,
la calme est rentré dans mon âme,
et je puis être heureux.
Promesse de mon avenir,
ô Sitâ, rêve de ma vie,
ô beauté qui me fus ravie,
enfin tu vas m’appartenir!
Viens charmer mon cœur amoureux!
Viens sourire aux splendeurs du monde!
Ô Sitâ je t’attends, je t’aime!
9 General Chorus (during the procession) Oh king of the kings of the earth,
all of us, our brows in the dust,
proclaim your majesty!
(Scindia and his retinue proceed into the middle of the
prostrate crowd)
Scindia (on stage) - For the Sultan’s troops
who threatened Lahore,
the royal city,
our might is still to be feared!
As though an invisible hand drove them away,
they have gone back to the desert path.
(to himself)
Our people are calmed; they acclaim my name,
my soul is calm again,
and I can be happy.
Oh Sitâ, dream of my life,
promise of my future,
oh beauty that was torn from me,
at last you will be mine!
Come and charm my loving heart!
Come and smile on the splendours of the world!
Oh Sitâ I am waiting for you, I love you !
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Ma main te garde un diadème.
Ô Sitâ, tu seras reine!
(Scindia se dirige vers le Palais.
Au même instant Alim, chassé par les gardes
à l’intérieur, réparait sur le seuil du palais
et se trouve en face de Scindia.
Trouble et stupeur de la foule. Le cortège s’arrête)
My hand holds a diadem for you.
Oh Sitâ, you will be queen !
(Scindia moves towards the Palace. At the same
moment Alim, driven out by the guards, appears again
at the entrance to the palace and comes face to face
with Scindia. The crowd is astonished and upset. The
processions halts)
Scène III
Les mêmes, Alim
Scene III
The above, Alim
10 Alim (avec un cri) - Scindia!
Scindia (frappé) - Dieux vengeurs!
Timour, les prétres, les soldats, la foule Ô prodige! ô mystère!
Il a les traits d’Alim! son regard… et sa voix…
est-ce un spectre, ou la terre…
Nous rend-elle vivant le dernier de nos rois?
Scindia - Ô terrible mystère!
Et pourtant j’ai frappé, j’ai vu mourir le roi!
Est-ce donc que la terre,
comme un spectre vengeur le place devant moi?
Alim (à Scindia troublé) Scindia, tu pourrais redouter ma présence,
car je te parle au nom de celui qui n’est plus,
tu lui pris lâchement le trône et la puissance;
il peut te pardonner ce crime, et cette offense,
mais rends lui le plus cher des biens qu’il a perdus.
(Avec éclat)
C’est l’amour de Sitâ que je te redemande!
Scindia (avec fureur) - Sitâ!
Tous - Que dit-il? son audace est grande!
Scindia - Saisissez l’imposteur!
Alim - Ah! Je brave la mort!
Soldats, je ne crains pas votre inutile effort!
(Les soldats reculent devant le geste souverain d’Alim)
10 Alim (shouting aloud) - Scindia!
Scindia (struck) - Avenging gods!
Timour, The Priests, The Soldiers, The Crowd - Oh
prodigy! Oh mystery!
He resembles Alim! His gaze ... and his voice ...
is this a ghost, or does the earth...
bring back to us alive the last of our kings?
Scindia - Oh terrible mystery!
Yet I struck him, I saw the king die!
And does the earth
place him before me like a vengeful ghost?
Alim (speaking to an upset Scindia) Scindia, you may dread my presence
for I speak to you in the name of him who is no more,
vilely did you take the throne and power;
he could forgive this crime, and this insult,
but give back to him the dearest treasure that he lost.
(vehemently)
I demand of you the love of Sitâ!
Scindia (in a fury) - Sitâ!
All - What does he say? What audacity!
Scindia - Seize the impostor!
Alim - Ah! I defy death!
Soldiers, I do not fear your useless effort!
(The soldiers step back at Alim’s imperious gesture)
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Quel qu’on de vous peut-il me méconnaître?
Je suis Alim! votre roi!
La foule - Alim! Notre roi! Il est fou!
Timour, puis les prétres C’est un Dieu qui l’inspire peut-être!
La foule - Il est fou!
Scindia (complètement hors de lui, à Timour) Je te le dis, prêtre,
je veux qu’il meure. Obéis-moi! …
Je suis le roi, je suis le maître! …
Obéis! obéis! Ma voix l’a condamné!
Ne le dérobe pas à ma juste colère,
cède au droit souverain que les chefs m’ont donné,
cet homme est un danger puisqu’il est un mystère;
que les dieux soient en lui, que leur esprit l’éclaire.
Que m’importe! obéis!
Ma voix l’a condamné!
Timour et le chœur (regardant Alim avec une
respectueuse crainte) - Sois clément! sois clément!
c’est un illuminé! Détourne de son front
le poids de ta colère!
Au seuil de ton palais, par le sort amené,
cet homme porte en lui quelque imposant mystère,
c’est un Dieu qui l’inspire et le ciel qui l’éclaire!
Qu’il soit libre! Il le faut! c’est un illuminé!
Alim - Soumets-toi! Il le faut!
Les Dieux ont ordonné!
Sitâ ne t’aime pas et vaine est ta colère!
Contre un pouvoir cruel, qu’un crime t’a donné
Ah! dois-je en vain tenter une lutte dernière!
(Avec foi)
Oh! le ciel est pour moi,
l’esprit divin m’éclaire.
Timour (à Scindia, avec autorité, après l’ensemble) Roi, cet homme t’a dit la volonté divine:
il réclame Sitâ car Dieu nous la destine
La foule (au loin) - Voici la Reine!
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Can any fail to recognise me?
I am Alim! Your king!
The Crowd - Alim! Our king! He is mad!
Timour, then The Priests Perhaps a God inspires him!
The Crowd - He is mad!
Scindia (completely beside himself, to Timour) I tell you, priest,
I want him to die. Obey me!...
I am the king, I am the master! ...
Obey! Obey! My voice commands you!
Do not spare him from my rightful anger,
yield to the sovereign right that the chiefs have given me,
this man is a danger for he is a mystery;
the gods may be in him, their spirit may enlighten him.
What matters this to me! Obey!
My voice has condemned him!
Timour and The Chorus (looking with awe at Alim) Be clement! Be clement! He is enlightened!
Turn the weight of your anger away from his brow!
Led by destiny to the palace door,
this man bears some mighty mystery,
he is inspired by a God and enlightened by heaven!
Free him! You must!
He is enlightened!
Alim - Submit! He is mad!
The Gods have bidden!
Sitâ does not love you and vain is your rage!
Against a cruel power that a crime has given you
Ah ! In vain I must attempt a final struggle!
(with conviction)
Oh! Heaven is with me,
the spirit from above enlightens me.
Timour (to Scindia, with an authoritative tone, after the
ensemble) - King, this man has told you of heaven’s will:
he claims Sitâ for God has granted her to him.
The Crowd (in the distance) - Here comes the Queen!
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Scindia (avec un sourire triomphant et dédaigneux,
à Timour, pour toute réponse) - Voici la Reine!
Alim (comprenant tout) - Ah! dieux!
(il veut s’élancer, les gardes. Sur un dernier geste de
Scindia, se disposent à s’emparer de lui)
Timour (s’interposant, à Alim) - Viens, je te sauverai!
(Il le pousse parmi les prêtres, fait un signe. Les
prêtres l’entourent et le dérobent aux soldats. À ce
moment, parait le palanquin de Sitâ, escorté de
femmes et des gardes. Le peuple, les soldats et
Scindia se portent au
devant de Sitâ. Les prêtres et Timour, ainsi qu’Alim,
forment un groupe isolé à droite)
Alim (pendant le passage de Sitâ) - Sitâ!
Reine! Parjure?.. Ah! je la reverrai.
Scindia (with a triumphant, scornful smile, to Timour,
his only reply) - Here comes the Queen!
Alim (understanding everything) - Ah! Gods!
(he tries to leap forward. At Scindia’s signal the guards
stand ready to hold him)
Timour (stepping in, to Alim) - Come, I shall save you!
(He pushes him among the priests, gives a signal. The
priests encircle him and shield him from the soldiers.
At this moment Sitâ’s palanquin appears, escorted by
women and guards. The people, the soldiers and
Scindia step in front of Sitâ.
The priests and Timour, with Alim, form an isolated
group on the right)
Alim (as Sitâ passes him) - Sitâ!
Queen! Perjurer?... Ah! I shall see her again.
ACTE CINQUIÈME
Le sanctuaire d’Indra. Même décor qu’au deuxième
tableau du premier acte, vu sous un autre aspect. La
statue colossale du dieu rayonne dans l’ombre.
ACT FIVE
Indra’s sanctuary. The same decoration as in the
second tableau of the first act, seen from a different
angle. The colossal statue of the god shines in the shade.
Scène première
First Scene
11 Sitâ (elle entre précipitamment, s’arrête un instant
haletante et écoute) - J’ai fui la chambre nuptiale,
sans doute,
Scindia m’appelle en ce moment,
en menaces de mort sa colère s’exhale;
ah! je crains son amour plus que son châtiment!
De sa pitié que puis-je encore attendre?
Un seul homme devait contre lui me défendre:
il a bravé Timour! rien ne l’arrêtera!
Il me fera poursuivre ici, mais que m’importe!
Vainement ses soldats franchiront cette porte,
11 Sitâ (rushes in, stops breathlessly for a moment
and listens) - I have fled the nuptial chamber,
without any doubt,
Scindia is summoning me at this very moment,
and his wrath breathes threats of death;
ah! I fear his love more than his punishment!
What can I expect of his pity now?
One man alone was to defend me against him:
he has defied Timour! Nothing will stop him!
He will pursue me here, but what does it matter?
In vain will his soldiers come through that door,
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la mort est un refuge où nul ne m’atteindra!
Oui, l’heure est venue où lasse de vivre
apaisant mon cœur d’amour consumé,
je pourrai te suivre, ô mon bien aimé!
De ma douleur que la mort me délivre!
Adieu donc, ô cruel passé!
Douce mort, ta volupté m’enivre,
tu me rendras l’amour, l’amour trop tôt brisé!
Dans l’azur et dans la lumière
pour toujours nous serons réunis!
(Vers la statue d’Indra)
Témoin de mon chaste délire,
confident de mes premiers vœux!
Image du dieu bon dont les traits radieux
dans l’ombre semblent me sourire,
j’ai voulu revenir expirer sous tes yeux!
(Avec une exaltation croissante)
Indra! Reçois mon âme!
Que la mort me délivre!
oui, e vais te suivre
ô mon bien aimé!
(Elle va se frapper. À ce moment viennent des
profondeurs du temple des voix disant la prière du soir
déjà entendue au premier acte. Sitâ s’arrête)
12 La prière…
(Rêveuse) Aux premières ombres du soir,
quand je chantais ainsi je le voyais paraître,
(Pendant que la prière continue au loin)
il parlait … un frisson agitait tout mon être! …
Jamais sa main n’osa toucher ma main! …
Souriant, il passait en murmurant: «demain»!
(La prière a cessé. Alim, sous le vêtement blanc des
prêtres d’Indra, vient lentement en scène. Un rayon de
lune lui montre bientôt une forme immobile au pied de
l’autel. Il vient vers elle. Il reconnaît Sitâ. Jeu de scène.
Sitâ, haletante, comme foudroyée; puis courant vers
Alim avec un cri déchirant)
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death is a refuge where nothing can reach me!
Yes, the hour has come when, weary of this life,
appeasing my heart with consumed love,
I can follow you, oh my beloved!
Let death deliver me from my pain!
Farewell then, cruel past!
Sweet death, your delights enchant me,
you will give me love, the love that was broken too soon!
In azure and in light
we shall be united for ever!
(towards the statue of Indra)
Witness to my chaste folly,
confidant of my first declarations!
Image of the good god whose shining features
seem to shine upon me in the darkness,
I have returned to die before your eyes!
(with growing exaltation)
Indra! Receive my soul!
Let death deliver me!
I am going to follow you
oh my beloved!
(She is about to stab herself when from the depths of
the temple she hears voices reciting the evening
prayer, as heard in the first act. Sitâ stops)
12 The prayer ...
(dreamily) At the first shades of evening,
when I sang thus I saw him appear,
(as the prayer continues in the distance)
he spoke ... my whole being trembled! ...
Never did his hand dare to touch mine! ...
Smiling, he passed murmuring: “tomorrow”!
(The prayer has finished. Alim, dressed in the white
vestment of Indra’s priests, slowly comes onto the
scene. A ray of moonlight soon shows him a motionless
figure at the foot of the altar. He steps towards it and
recognises Sitâ. Sitâ, at first breathless, thunderstruck;
then runs towards Alim with a rending cry),
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Scène II
Alim, Sitâ
Scene II
Alim, Sitâ
Alim - Sitâ! … C’est elle!
Sitâ - Alim! … vivant! …
(Elle se jette dans ses bras)
Alim - Je te possède enfin! C’est l’ivresse rêvée!
Chère âme! Chère âme! c’est l’ivresse rêvée!
Sitâ (défaillante) - Alim! …
Alim (doucement) - Reconnais-moi,
chère âme! … reviens à toi.
Sitâ (relevant doucement la tête) - C’est lui...
C’est n’est point un mensonge!
Vivant! Il est vivant!
Son visage étincelle!
Une espérance nouvelle
luit dans son regard ami!
Alim - Oui, je t’aime! je t’aime!
Sitâ - Ah! quelle main puissante,
toi, sur qui je pleurais, te sauva de la mort!
Alim (radieux) - Ne songeons qu’à l’heure présente!
Je vis! Tu m’es rendue et je bénis le sort.
Viens! …
Sitâ - Il vit! ardente ivresse!
Je t’aime! je t’appartiens!
Ensemble - Pour nous aimer oublions tout!
Viens! fuyons!
O charme! ô douceur des premières ivresses!
Vois! l’avenir sourit à nos yeux!
Alim - Voici que revient le printemps...
Sitâ, dans tes bras je retrouve le ciel!
à jamais loin du jour, loin des hommes,
à jamais, notre amour va triompher!
Sitâ - C’est le printemps!
Les dieux bienfaisants ont pitié de nos larmes!
Viens! je retrouve le ciel!
à jamais loin du jour, loin des hommes,
Alim - Sitâ! ... It is she!
Sitâ - Alim! ... Alive! ...
(she throws herself into his arms)
Alim - At last you are mine! It is the delight I dreamed of!
Dear soul! Dear soul! It is the delight I dreamed of!
Sitâ (faltering) - Alim! ...
Alim (sweetly) - Recognise me,
dear soul! ... and come back to yourself.
Sitâ (gently raising her head) - It’s him...
It is not a lie!
Alive! He is alive!
His face sparkles!
A new hope glows
in his friendly gaze!
Alim - Yes, I love you! I love you!
Sitâ - Ah! what mighty hand,
has saved you, whom I wept over, from death!
Alim (radiantly) - Let us dream only of the present!
I am alive! You are mine and I bless my lot.
Come! ...
Sitâ - Sitâ - He is alive! Ardent delight !
I love you ! I belong to you !
Together - To love one another let us forget everything
Come ! Let us flee !
Oh charm! Oh sweetness of the first delights!
Look ! The future smiles for our eyes !
Alim - Now spring is here again…
Sitâ, in your arms I find heaven again !
for ever far from light, far from men,
for ever, our love will triumph !
Sitâ - It is spring!
The kindly gods have taken pity on our tears !
Come ! I find heaven again
for ever far from light, far from men,
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à jamais, notre amour va triompher!
(Au moment où Alim entraîne Sitâ, des bruits de pas et
de voix se font entendre de tous côtés, et des lueurs
de torches apparaissent à toutes les issues)
Alim (s’arrêtant) - Ces lueurs!
ces bruits menaçants!
Sitâ - Malheureuse!
J’oubliais … Scindia! nous sommes perdus!
Alim - Ah!
Que dis-tu? Non! voici la route ténébreuse
qui m’amenait vers toi. Viens, fuyons!
(Ils s’élancent vers le passage. Sur le seuil apparaît
tout à coup Scindia, le visage menaçant)
Alim et Sitâ (reculant) - Scindia!
for ever, our love will triumph !
(Just as Alim is leading Sitâ away footsteps
and voices are heard all around, and torch light
appears in all the exits)
Alim (stopping) - These lights!
These threatening sounds!
Sitâ - Woe is me!
I was forgetting ... Scindia! We are undone!
Alim - Ah!
What do you say? No! Here is the dark path
that led me to you. Come, let us flee!
(He rushes towards the passage. Suddenly Scindia
appears at the entrance with a threatening face)
Alim and Sitâ (drawing back) - Scindia!
Scène III
Les mêmes, Scindia
Scene III
The above, Scindia
Scindia - Lui! … cet homme! … avec elle!
Sitâ (résolument) - Ah! Tais-toi, misérable!
Ne lève pas sur nous tes mains pleines de sang.
Cet homme c’est ton roi! Demeure obéissant,
implore le pardon d’un vengeur redoutable!
Alim - Obéis, Scindia!
Scindia (avec une ironie terrible) - T’obéir! Insensés!
C’est vous qui menacez quand la force est pour moi!...
(S’avançant vers Sitâ)
À mon pouvoir je vais pour jamais te soumettre!
Alim - Lâche! oseras-tu donc! …
(Courant aux issues)
Ah! … partout des soldats!
Partout la morte pour elle!…
Scindia (près de saisir Sitâ) - Elle est à moi!
Oui, je suis le seul maître!
À moi, soldats!
Sitâ (avec exaltation) - Non! traître!
Scindia - He! ... That man! ... With her!
Sitâ (with determination)- Ah! Be silent, wretch!
Do not raise your bloody hands against us.
This man is your king! Stand and obey,
implore the forgiveness of a dreadful avenger!
Alim - Obey, Scindia!
Scindia (with terrible irony) - Obey you! Fools!
When strength is on my side you threaten me.
(Stepping towards Sitâ)
I shall subjugate you for ever!
Alim - Unhand her! Would you dare?...
(running towards the exits)
Ah! .... soldiers everywhere!
Everywhere death for her! ...
Scindia (about to seize Sità) - She is mine!
Yes, I alone command!
Come here, soldiers!
Sitâ (with exaltation) - No! Traitor!
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Je ne t’appartiendrai pas!
(Elle se frappe et jette son arme)
Alim - Sitâ! Dieux! … Qu’as tu fait?
(Il chancelle comme frappé du même coup que Sitâ.
Ils marchent en se tendant les bras, l’un vers l’autre)
Scindia (Soudainement vers Alim) Je saurai me venger! …
Alim (soutenant Sitâ et bravant Scindia) Ah! je meurs de sa mort!
Tu ne peux rien sur nous!
Car les dieux bienfaisants me frappent avec elle!
Scindia (sous l’impression d’une terreur religieuse) Je sens planer sur eux la puissance éternelle!
Alim et Sitâ (avec exaltation, se tenant embrassés) Tu m’appartiens! Je t’aime et je bénis le sort!
Restons unis!
Scindia - Ils triomphent encor!
Ah! je maudis mon sort!
Sitâ! Sitâ! Je t’aime!
Je t’aime et c’est par moi qu’elle succombe, hélas!
Ils sont heureux; la mort même
ne les sépare pas!
Alim et Sitâ - Que cette dernière heure
ne nous sépare pas!
Restons unis; que je meure …
Que je meure dans tes bras!
(Sur l’effet final de l’ensemble, la nuit s’illumine, le
sanctuaire s’ouvre au fond. Vision du Paradis, avec
Indra, les dieux, les bienheureux assemblés. Musique
céleste. Alim et Sitâ, faiblissant peu à peu, tombent à
genoux et toujours embrassés. Scindia les contemple
avec une émotion profonde)
Alim et Sitâ (expirants, dans une sorte d’extase) Une splendeur nouvelle
à nos yeux se révèle
et nous entrons, joyeux, dans la gloire d’Indra!
(Leurs corps fléchissent et doucement ils tombent
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I shall not be yours!
(she stabs herself and throws down the dagger)
Alim - Sitâ! Oh Gods! ... What have you done?
(He falters as though struck by the same blow as Sitâ.
They walk towards each other, arms outstretched)
Scindia (suddenly to Alim) I shall be avenged! ...
Alim (sustaining Sitâ and defying Scindia) Ah! I die in her death!
You can do nothing more to us!
For the beneficent gods strike me with her!
Scindia (under the impression of religious terror) I can feel eternal power hovering over them!
Alim and Sitâ (in exaltation, embracing one another) You are mine! I love you and bless my fate!
Let us be one!
Scindia - They triumph again!
Ah! I curse my fate!
Sitâ! Sitâ! I love you!
I love you and it is through me that she succumbs, alas!
They are happy; not even death
separates them!
Alim and Sitâ - May this final hour
not separate us!
Let us stay united; let me die ...
let me die in your arms!
(As their duet end the night is lit up, the sanctuary
opens in the background. Vision of paradise, with
Indra, the gods and the beatific all assembled.
Celestial music. Alim and Sitâ gradually growing
weaker fall to their knees, still embracing one another.
Scindia looks at them with deep emotion)
Alim and Sitâ (dying, in a sort of ecstasy) Splendid new tidings
are revealed to our eyes
and joyously we enter the glory of Indra!
(Their bodies bend and slowly they fall dead together,
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ensemble, morts, sur les marches de l’autel)
Scindia - Ah! mon œuvre est infâme
et Dieu me frappera!
(Il se prosterne le visage voilé de ses mains)
on the altar steps)
Scindia - Ah! My work is infamous
and God will strike me!
(He prostrates himself, hiding his face in his hands)
TABLEAU FINAL
Dans un rayonnement céleste, Alim et Sitâ transfigurés
apparaissent dans le paradis, aux pieds d’Indra
et des divinités.
FINAL TABLEAU
In celestial light, Alim and Sitâ transfigured appear in
paradise at the feet of Indra and the divinities.
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Orchestra del Teatro La Fenice
Violini primi
Roberto Baraldi**, Gisella Curtolo*, Nicholas Myall*, Pierluigi Pulese, Mauro Chirico, Pierluigi Crisafulli,
Loris Cristofoli, Andrea Crosara, Roberto Dall’Igna, Marcello Fiori, Elisabetta Merlo, Sara Michieletto,
Annamaria Pellegrino, Daniela Santi, Mariana Stefan, Anna Tositti, Anna Trentin, Maria Grazia Zohar, Fabio Sperandio°
Violini secondi
Alessandro Molin*, Gianaldo Tatone*, Enrico Enrichi, Mania Ninova, Luciano Crispilli, Alessio Dei Rossi,
Maurizio Fagotto, Emanuele Fraschini, Maddalena Main, Luca Minardi, Marco Paladin, Rossella Savelli,
Aldo Telesca, Johanna Verheijen, Roberto Zampieron
Viole
Daniel Formentelli*, Antonio Bernardi, Paolo Pasoli, Elena Battistella, Ottone Cadamuro, Rony Creter,
Anna Mencarelli, Stefano Pio, Katalin Szabó, Maurizio Trevisin, Roberto Volpato
Violoncelli
Emanuele Silvestri*, Alessandro Zanardi*, Nicola Boscaro, Marco Trentin, Bruno Frizzarin, Gabriele Garofano,
Paolo Mencarelli, Mauro Roveri, Renato Scapin, Maria Elisabetta Volpi, Antonino Puliafito°
Contrabbassi
Matteo Liuzzi*, Stefano Pratissoli*, Marco Petruzzi, Ennio Dalla Ricca,
Walter Garosi, Giulio Parenzan, Denis Pozzan
Ottavino
Franco Massaglia
Flauti
Angelo Moretti*, Andrea Romani*, Luca Clementi, Fabrizio Mazzacua
Oboi
Rossana Calvi*, Marco Gironi*, Angela Cavallo, Walter De Franceschi
Corno inglese
Renato Nason*
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Clarinetti
Alessandro Fantini*, Vincenzo Paci*, Federico Ranzato, Claudio Tassinari
Clarinetto basso
Renzo Bello
Fagotti
Dario Marchi*, Roberto Giaccaglia*, Roberto Fardin, Massimo Nalesso
Controfagotto
Fabio Grandesso
Corni
Konstantin Becker*, Andrea Corsini*, Loris Antiga, Adelia Colombo, Stefano Fabris, Guido Fuga
Trombe
Fabiano Cudiz*, Fabiano Maniero*, Mirko Bellucco, Gianfranco Busetto, Simone Lonardi°
Tromboni
Giovanni Caratti*, Massimo La Rosa*, Athos Castellan, Federico Garato, Claudio Magnanini
Tuba
Alessandro Ballarin
Timpani
Roberto Pasqualato*, Dimitri Fiorin*
Percussioni
Claudio Cavallini, Attilio De Fanti, Gottardo Paganin, Claudio Tomaselli°
Arpe
Brunilde Bonelli*°, Antonella Ferrigato°
Pianoforte e tastiere
Carlo Rebeschini*
Sassofoni
Gianni Alberti°, Mario Giovannelli°
Flicorni
Paolo Bacchin°, Alberto Brini°, Alberto Parenzin°, Augusto Righi°
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** violino di spalla
* prime parti
° a termine
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Coro del Teatro La Fenice
Direttore del Coro: Emanuela Di Pietro
Altro maestro del Coro: Ulisse Trabacchin
Soprani
Nicoletta Andeliero, Cristina Baston, Lorena Belli, Piera Ida Boano, Egidia Boniolo, Lucia Braga,
Mercedes Cerrato, Emanuela Conti, Anna Dal Fabbro, Milena Ermacora, Susanna Grossi,
Michiko Hayashi, Maria Antonietta Lago, Loriana Marin, Antonella Meridda, Alessia Pavan,
Lucia Raicevich, Andrea Lia Rigotti, Ester Salaro, Elisa Savino, Tosca Bozzato°,
Annamaria Braconi°, Brunella Carrari°, Anna Maria Di Filippo°
Alti
Valeria Arrivo, Mafalda Castaldo, Claudia Clarich, Marta Codognola, Chiara Dal Bo’,
Elisabetta Gianese, Lone Kirsten Loëll, Manuela Marchetto, Victoria Massey, Misuzu Ozawa,
Gabriella Pellos, Francesca Poropat, Orietta Posocco, Nausica Rossi, Paola Rossi
Tenori
Domenico Altobelli, Ferruccio Basei, Sergio Boschini, Salvatore Bufaletti, Cosimo D’Adamo,
Roberto De Biasio, Luca Favaron, Gionata Marton, Enrico Masiero, Stefano Meggiolaro,
Roberto Menegazzo, Ciro Passilongo, Marco Rumori, Bo Schunnesson, Salvatore Scribano,
Paolo Ventura, Bernardino Zanetti, Dario Meneghetti°, Domenico Menini°
Bassi
Giuseppe Accolla, Carlo Agostini, Giampaolo Baldin, Julio Cesar Bertollo, Roberto Bruna,
Antonio Casagrande, A. Simone Dovigo, Salvatore Giacalone, Alessandro Giacon,
Umberto Imbrenda, Massimiliano Liva, Nicola Nalesso, Emanuele Pedrini, Mauro Rui,
Roberto Spanò, Claudio Zancopè, Franco Zanette
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