n° 18 del

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n° 18 del
Tempo
di
Grazia
per lo
Spirito
Tempo
di
Grazia
per lo
Spirito
Anno 2 Numero 18
14 Maggio 2011
SOMMARIO
PAG.2
EDITORIALE
L’Italia nel 2061
SPECIALE
Maria
donna nella Chiesa
PAG.6
48a Giornata Mondiale
delle Vocazioni
VINCENZO GALLORANO
Polemiche sui soccorsi agli immigrati e sul comportamento Dell’Unione Europea
Italia in prima linea
PAG.11
Riccardo Dalisi
Disegno/Design
MARIAMICHELA FORMISANO (CS)
Migranti: la disunione europea
TERESA PAGANO
Non si placano le tensioni tra l’italia
e l’Unione europea sulla questione
immigrati. Sin dai primi giorni della
crisi libica, il governo italiano ha
chiesto all’Unione europea un sostegno più incisivo nella gestione
dei flussi migratori provenienti dai
paesi del nord Africa. In questi mesi
i barconi di migranti hanno raggiunto copiosi le nostre coste. Lampedusa ha rischiato il collasso più
volte, e non è mai uscita dall’emergenza. E’ di questi giorni la notizia
del barcone con circa trecento migranti, che si è incagliato sugli scogli a poca distanza dal porto della
piccola isola. Chi ha assistito rac-
conta di una scena apocalittica, con
i soccorritori che si lanciavano in
mare per salvare i naufraghi. Una
gara di solidarietà cui hanno partecipato tutti e che ha consentito di
evitare che l’incidente si trasformasse in tragedia. Di episodi come
questo se ne sono verificati tanti,
troppi, dall’inizio della crisi libica,
e l’Italia s’è sempre posta in prima
linea per la tutela dei migranti. Non
altrettanto si può dire degli altri
paesi europei e della stessa Unione.
I vertici del nostro Governo più
volte hanno chiesto collaborazione
agli Stati UE. Inoltre, tra Italia e
Francia è nata una vera e propria
“questione immigrati”. Comunque,
dopo il duro braccio di ferro dei
primi mesi, il 26 aprile Italia e
Francia hanno firmato un documento congiunto inviato ai presidenti della Commissione e del
Consiglio Europeo, che ha messo
momentaneamente da parte i dissapori creatisi dopo che la Francia
aveva rispedito indietro un gran numero di immigrati forniti dall’Italia
di un permesso di soggiorno temporaneo, che avevano cercato di attraversare il confine di Ventimiglia.
L’appello “franco- italiano”, però,
pare essere caduto nel vuoto, dato
che il commissario europeo agli affari interni, Cecilia Malmstrom, ha
dichiarato: “Schengen si può migliorare, discuteremo di un mecca-
SeGue a paG. 2
PAG.15
Oltre il 90o
FRANCESCA CAPITELLI
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14 Maggio 2011
ANTONIO CASALE
L’ITALIA NEL 2061
Nel corso di un evento organizzato al Quirinale per i 150 anni
dell’Unità d’Italia, uno studente
collegato via web, ha chiesto al
presidente: “come sarà l’Italia nel
2061?” . Il Presidente, che non è
un indovino, ha risposto: "Difficile immaginare come sarà l'Italia
tra 50 anni". Tuttavia per non eludere la provocazione dello studente ha poi rivolto a tutti i
ragazzi un appello a "darsi
da fare fin da ora affinché sia
bella, serena e meno divisa.
Un'Italia che sia rispettata in
campo internazionale per
quello che sa dare, per il suo
contributo, e per l'immagine
che può dare di sè sul piano
culturale, civile e morale" Ed
ancora: "Guai se non vi interessate del vostro paese,
delle sorti dell'Italia e del popolo come fecero i giovani
del Risorgimento. Fatevi guidare
da grandi ideali e valori che sono
fondamentali per il futuro della
nostra Italia".
Ci vuole molto poco a capire che
se il Presidente si augura tutto
questo per il 2061 vuol dire che al
momento attuale siamo lontani 50
anni da questo obiettivo. D’altra
parte negli ultimi tempi Napolitano si sta ritagliando uno spazio
di autonomia e autorevolezza proprio prendendo le distanze dalla
competizione politica ed ergen-
EDITORIALE
dosi a censore del malcostume dilagante. Nella stessa occasione, infatti, ha ribadito un concetto che
ripete da tempo: "La lotta politica
non deve essere una guerra continua. Ci deve essere rispetto reciproco tra le parti che competono
per conquistare la maggioranza
nelle elezioni". Sono parole di semplice buon senso eppure sembrano
additare una meta lontana e faticosa
per il nostro paese che non riesce
ad uscire dalla logica antica degli
schieramenti partitici. E’ una realtà
che si respira soprattutto a livello di
competizione nazionale. Molto diversa e variegata si presenta, invece, la situazione nelle realtà
locali. Molte comunità cittadine,
infatti, sembrano talvolta più avanti
rispetto ai comportamenti che si vedono nelle competizioni nazionali.
Tanto è vero che in molto grandi
Comuni la campagna elettorale si è
imbarbarita per essersi trasformata
in un test per la tenuta del governo
nazionale. I cittadini che vivono su
un territorio, invece, vedono molto
meglio le persone ed i problemi
nel loro aspetto reale senza lasciarsi ingannare da schematismi
o promesse illusorie. Per questo
motivo io credo e spero che la rivoluzione auspicata da Napolitano possa partire dal basso, dalle
piccole comunità locali dove si
può verificare più facilmente la ricaduta di certe scelte o posizioni.
Esse sono gli unici autentici “laboratori della politica”, la più alta
forma di impegno sociale che non
a caso prende il nome dalla
“polis”. Qui si possono sperimentare nuove forme di
aggregazione e di scelte che
si devono misurare solo con
i risultati attesi ed il benessere della popolazione. Le
grandi democrazie moderne
traggono la loro forza da
questo sano pragmatismo.
Se, invece, trasformiamo
anche le nostre piccole città
in arene sanguinose dove
non vincono le idee e le proposte, ma solo la forza e lo scontro, non riusciremo a rendere
questo paese migliore nemmeno
entro il 2061. Ci auguriamo, perciò, che chiunque esce vincitore o
sconfitto dalla contesa elettorale
di questi giorni contribuisca a rendere più sereno il confronto e sappia trovare larghe intese e
collaborazioni per il futuro. Dopo
le elezioni, infatti, avremo tutti un
solo traguardo: incominciare dalle
nostre città per migliorare tutta
l’Italia.
Italia in prima linea
SeGue Da paG.1
nismo di sospensione in circostanze
straordinarie". I migranti che hanno
fatto domanda d'asilo, fino ad ora,
sono circa 3mila: "Quindi – dice la
Malmstrom - non un flusso straordinario. Certo, una sfida per l'Italia
e per la piccola Lampedusa, ma- ribadisce- non si può parlare di importante flusso migratorio. In
passato, in Europa, si sono visti
flussi ben più significativi". Quindi,
una brusca frenata alle richieste
congiunte di Roma e Parigi. "Io difendo Schengen con le unghie e con
i denti, è un grande successo e non
bisogna rimetterlo in discussione",
ha insistito la Malmstrom. "Schengen si basa sulla fiducia tra i Paesi
membri. Se ci sono punti deboli, bisogna cercare di eliminarli". La situazione
pare
oggi
essersi
normalizzata, grazie alla creazione
dei CIET, centri di identificazione
ed espulsione temporanea, collocati
a Trapani, Santa Maria Capua Ve-
tere e Palazzo San Gervasio, in linea
con l’accordo di cooperazione firmato con il governo provvisorio tunisino
che
prevede
la
collaborazione riguardo il rimpatrio
e la gestione dei clandestini. La sostituzione dei centri di accoglienza
con i CIET ha scatenato, però, le
proteste delle associazioni umanitarie, che li hanno paragonati a veri e
propri centri di detenzione. In base
all’accordo, le regioni dovranno
provvedere a fornire una disponibilità di accoglienza di 10mila posti,
distribuiti in maniera equa secondo
il Piano di Accoglienza. Lo stato di
emergenza durerà sino al 31 dicembre 2011, data in cui queste strutture, secondo il decreto, saranno
chiuse. Nel frattempo, per alleggerire la pressione di immigrati nell’isola di Lampedusa, è stata
allestita a Manduria, in Puglia, una
tendopoli. Ciò che preoccupa il Governo è la possibilità che il flusso
aumenti. In tal caso il “sistema italiano” potrebbe non reggere. E’ per
questo che lo Stato sta pressando
l’UE affinché venga adottata una
soluzione condivisa da tutti gli stati
membri. Nel frattempo le polemiche sulla cattiva gestione dell’emergenza hanno investito anche la
NATO. Infatti, un'inchiesta del
Guardian, punta l'indice su una portaerei, forse la francese Charles de
Gaulle, che non sarebbe intervenuta
mentre un barcone di migranti
stava naufragando nel Canale di Sicilia alla fine di marzo. Il bilancio
delle vittime fu pesantissimo: 61 i
morti, tra cui donne e bambini. Naturalmente la smentita della Nato è
arrivata puntuale, ma non è bastata
a placare le polemiche. Insomma, la
questione dei soccorsi e della gestione del flusso degli immigrati
continua a tener banco, ed una soluzione condivisa pare ancora lontana.
CHIESA
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Benedetto XVI inaugura il nuovo ciclo di catechesi dedicate al tema della preghiera
“Signore insegnaci a pregare”
DON AGOSTINO PORRECA
Con la catechesi di mercoledì scorso
(4 maggio), il Santo Padre, Benedetto
XVI, dopo aver concluso il suo percorso sulla teologia dei Santi, ha dato
inizio ad un nuovo Ciclo di Catechesi
che verteranno tutte sulla Preghiera
nei suoi più svariati aspetti. Seguiremo, in questa pagina del settimanale
Kairos dedicata alla Chiesa, il cammino che il Vescovo di Roma ci proporrà di volta in volta, perché possa
essere per tutti un itinerario fecondo
nella riscoperta di quella dimensione
fondamentale dell’esistenza cristiana
che è appunto la preghiera al Signore,
la preghiera che ci ha insegnato Gesù
e che la Chiesa continua ad insegnarci. «E’ in Gesù, infatti, che
l’uomo diventa capace di accostarsi a
Dio con la profondità e l’intimità del
rapporto di paternità e di figliolanza.
Insieme ai primi discepoli, con umile
confidenza ci rivolgiamo allora al
Maestro e Gli chiediamo: “Signore,
insegnaci a pregare” (Lc 11,1)». Benedetto XVI condurrà l’itinerario di
Catechesi in modo tale che esso possa
essere una vera e propria “scuola di
preghiera”. La preghiera non è scontata. Essa è un’arte che va acquisita
sempre di nuovo. Occorre imparare a
pregare e per imparare a pregare è necessario compiere un cammino, è
neccesario mettersi alla scuola di
Gesù, il quale ha vissuto tutta la sua
vita in un dialogo perenne e profondo
con il Padre. In questa catechesi introduttiva sulla preghiera, il Santo Padre
propone alcuni esempi di preghiera
presenti nelle antiche culture. Egli richiama la preghiera nella cultura egizia e mesopotamica, la religione
pagana dell’antica Grecia, la letteratura e la tragedia greca, gli esempi di
preghiera diffusi nell’Impero Romano. Sempre e ovunque l’uomo si è
rivolto a Dio, nel suo cuore vi è
iscritto un vivo desiderio di Dio. «In
questi esempi di preghiere delle diverse epoche e civiltà emerge la consapevolezza che l’essere umano ha
della sua condizione di creatura e
della sua dipendenza da un Altro a lui
superiore e fonte di ogni bene.
L’uomo di tutti i tempi prega perché
non può fare a meno di chiedersi
quale sia il senso della sua esistenza,
che rimane oscuro e sconfortante, se
non viene messo in rapporto con il
mistero di Dio e del suo disegno sul
mondo». La preghiera diventa la possibilità concreta per poter entrare in
un rapporto sempre più autentico e
profondo con il Padre, in Cristo Gesù,
per mezzo dello Spirito Santo, per entrare in comunione con Dio Trinità.
Benedetto XVI conclude la sua prima
catechesi sulla preghiera con queste
parole di augurio e invocazione:
«All’inizio di questo nostro cammino
nella “Scuola della preghiera” vogliamo allora chiedere al Signore che
illumini la nostra mente e il nostro
cuore perché il rapporto con Lui nella
preghiera sia sempre più intenso, affettuoso e costante. Ancora una volta
diciamoGli: “Signore, insegnaci a
pregare” (Lc 11,1)». Ringraziamo il
Santo Padre per l’aiuto che egli, attraverso le sue Catechesi sulla preghiera,
ci dona per la crescita e la maturità
della nostra vita spirituale. Accogliamo il suo invito a rimetterci alla
scuola di Gesù, a lasciarci istruire da
Lui, innanzitutto «ascoltando e
amando la Parola di Dio, letta nella
luce del Mistero Pasquale, perché riscaldi il nostro cuore e illumini la no-
stra mente, e ci aiuti ad interpretare gli
avvenimenti della vita e dare loro un
senso» (Benedetto XVI, Mestre - 8
maggio 2011).
IV Domenica di Pasqua
“Io sono venuto perchè abbiano
la vita in abbondanza”
DON PASQUALE VIOLANTE
Questa domenica di Pasqua è tradizionalmente chiamata “del Buon Pastore” poiché la liturgia ci propone
l’immagine del Risorto come il Pastore “Bello”, nel significato più
ampio e profondo del termine. L’immagine di Dio come pastore, e dunque come guida del suo popolo, la
ritroviamo in più testi della Bibbia,
che raggiungono il loro culmine nella
parabola di Giovanni 10. Gesù si definisce pastore delle pecore e allo
stesso tempo porta del recinto. E di
fatto, le due figure possono essere tenute insieme in quanto i pastori, almeno nei tempi antichi, solevano
sorvegliare il gregge riposando all’ingresso del recinto. Il gregge, come
possiamo ben intuire, è il popolo di
Dio, i battezzati, la Chiesa nel suo essere segno escatologico degli eletti,
di coloro che saranno salvati e che
entreranno nella beatitudine di Dio.
Gesù avverte: solo attraverso di Lui
si può accedere alla salvezza: è lui la
porta. Pietro, nella I lettura, apertamente dichiara che Dio ha costituito
Signore e Cristo quel Gesù che è stato
crocifisso, cercando di convincere un
uditorio sconcertato dallo scandalo
della morte in croce del Messia. Richiama, inoltre, a una consapevolezza
salda e stabile di questo mistero che
proclama l’unicità di Cristo e la malizia di chiunque voglia sostituirsi a
Lui o diventare suo concorrente: questi è un ladro e brigante, dice Gesù,
che le pecore, i fedeli, non hanno
ascoltato né in futuro seguiranno, ma
si porteranno al seguito solo di Colui
che conosce fino in fondo ciascuna di
esse, tanto da chiamarle per nome,
che nella concezione semita significa
conoscerne integralmente l’identità.
Seguirlo, scrive Pietro nella sua
prima lettera (II lettura), significa ricalcare le orme del Cristo innocente
e paziente di fronte all’ingiusta sofferenza e, quindi, sopportare con amore
e perseveranza nel bene, le sofferenze
che deriveranno da questa sequela. Di
fronte agli oltraggi non ricambiare
con il male, non minacciare vendetta,
ma rimettere la propria causa nelle
mani di Dio, l’unico in grado di compiere giusti giudizi. Il tempo della dispersione ormai è alle nostre spalle, è
cosa passata, ora siamo stati ricondotti al custode delle nostre anime,
che ci giuda, ci precede nelle vicende
della vita, ci dona il sollievo rinnovato del pascolo, ci insegna a riconoscere la sua voce e a respingere quelle
degli estranei. Fin da ora grazie a Lui,
abbiamo accesso alla vita in pienezza
che Egli è venuto a portare. A Lui devono ispirarsi i pastori di oggi, i capi
religiosi come quelli civili, i quali devono guidare in suo nome, devono
passare sempre attraverso di Lui: se
così non avviene le intenzioni si rivelano malvagie.
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ATTUALITA’
anno 2 Numero 18
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87a giornata per l’Università Cattolica del Sacro Cuore
“Nel cuore della realtà”
Il servizio educativo dell’università passa attraverso la serietà del lavoro scientifico
ORSOLA TREPPICCIONE
L’otto maggio scorso si è celebrata
l’87ª Giornata per l’Università Cattolica del Sacro Cuore, che si è intrecciata con i 90 anni dalla sua
fondazione a Milano, nel 1921, ad
opera di padre Agostino Gemelli,
Armida Barelli, Ludovico Necchi e
Ernesto Lombardo. Il motto della
Giornata è stato “Nel cuore della re-
altà”, una frase di Padre Gemelli
che, come ha scritto il cardinale Tarcisio Bertone, Segretario di Stato,
nella lettera a nome del Santo Padre
Benedetto XVI, indirizzata al Rettore, ai docenti e agli studenti,
“Suona ispiratrice e programmatica
per l’azione di ogni cristiano e della
comunità ecclesiale, ma acquista
una peculiare e suggestiva risonanza
se applicata all’Università, ambito
in cui per eccellenza si esercita lo
studio e la ricerca per approfondire
la conoscenza della realtà e prepararsi ad agire in essa”. Nel 1921, i
corsi istituiti erano solo due, Scienze
filosofiche e Scienze sociali, e gli
iscritti 68; nel 1924, l’Ateneo ottiene
il riconoscimento giuridico da parte
dello Stato italiano che permette di
rilasciare lauree e diplomi con valore legale. Nel corso di questi 90
anni, l’offerta formativa si è ampliata: sono nate nuove facoltà, l’ultima delle quali, la facoltà di
Sociologia, nell’anno accademico
2001-2002. Essa è la quattordicesima facoltà della Cattolica. Nel
2000 vengono anche costituiti tredici Centri di cultura per lo sviluppo
in diverse regioni italiane. Attualmente, l’Università Cattolica ha cinque sedi: Milano, nell’antico
Monastero di Sant’Ambrogio, Piacenza - Cremona, Brescia, Campobasso e Roma. Qui, il 5 novembre
del 1961, si compì il grande sogno,
come molti l’hanno definito, di
padre Gemelli. Lui, religioso ma
anche medico e psicologo, volle dar
vita alla facoltà di Medicina e chirurgia costruendo il Policlinico, a lui
poi intitolato, e il Centro di ricerche
e formazione ad alta tecnologia nelle
scienze biomediche, dedicato a
“Giovanni Paolo II”. Nel frattempo,
quei sessantotto iscritti sono diventati oltre 42 mila studenti. “L’Università Cattolica ha perseguito con
tenacia ed efficacia l’obiettivo di
mostrare che non è mera utopia la
convinzione che proprio all’interno
di un’istituzione universitaria la Parola della fede si muove a suo agio
e può costituire l’orizzonte entro il
quale trova unità e coerenza la dif-
ferenziata coltivazione del sapere
delle molteplici discipline accademiche”, si legge nel messaggio inviato dalla Presidenza della
Conferenza Episcopale Italiana. A
queste parole fanno eco quelle del
Sommo Pontefice che ha sottolineato come: “Il servizio educativo
dell’università passa attraverso la
serietà del lavoro scientifico, l’addestramento allo studio metodico e alla
passione per la ricerca, la proposta
di criteri filosofici fondamentali,
concernenti la visione della persona
umana e le sue relazioni con gli altri,
con il mondo e con Dio” ha continuato Benedetto XVI , perchè “Ai
giovani, soprattutto, vogliamo dedicare il nostro impegno e la nostra attenzione: è sulle generazioni di
domani, infatti, che occorre scommettere senza esitazioni, aiutandone
la formazione integrale sia professionale sia umana in vista di un modello di sviluppo realmente a favore
della persona e della vita” come ha
evidenziato il Rettore Ornaghi.
Kathryn Bigelom e il film su Osama Bin Laden
Un finale da riscrivere
Quando la realtà ha più fantasia della fiction
FRANCESCA CAPITELLI
La sceneggiatura del prossimo
film di Kathryn Bigelow è divenuta realtà: l’ironia della sorte ha
voluto che la regista stesse lavorando al progetto 'Kill Bin Laden'
proprio quando il terrorista numero uno al mondo è stato ucciso.
La regista Kathryn Bigelow non
ha, però, rinunciato a tornare sui
temi impegnativi, e dopo “The
hurt locker” - pellicola sulla
guerra in Iraq che le è valsa il premio Oscar - prepara un film insieme al suo compagno nonché
sceneggiatore Mark Boal, incentrato sulla caccia ad Osama Bin
Laden. La realtà, però, ha una
trama più complessa e imprevedibile di qualunque film, e gli avvenimenti degli ultimi giorni stanno
spingendo la regista americana a
tornare sui suoi passi, riscrivendo
parte della trama del film. Anche,
probabilmente, per rispettare una
certa aderenza alla realtà, che il
suo stile vagamente documentaristico impone.
Secondo la rivista americana, il
thriller Kill Bin Laden (questo il
titolo provvisorio del film) dovrebbe vedere protagonista una
squadra di forze speciali, impegnata nella ricerca del leader di Al
Qaeda. Il film, incentrato proprio
su una missione militare americana per catturare Bin Laden,
dopo la notizia della sua cattura e
successivamente della sua uccisione, la trama potrebbe attenersi
strettamente al blitz compiuto dai
Navy Seals, anche grazie ai contatti di Boal con la Cia, che potrebbe fornire particolari dei
dietro le quinte. Oppure, la Bigelow e Boal potrebbero decidere di
abbandonare il progetto.
Ma in cosa dovrebbe consistere la
modifica al film su Bin Laden?
Boal, forse anche a causa di un
passato da giornalista investigativo alle spalle, vorrebbe inserire
i fatidici 38 minuti dell'assalto dei
Navy Seals alla base di Abottabad, dove si nascondeva il terrorista più ricercato degli ultimi
decenni. Mossa ardita, se non azzardata. Dopo che il presidente
Obama ha dichiarato che non ver-
ranno rese note le foto e il video
dell'assalto (che però i potentati
della Casa Bianca hanno visionato, come testimoniato dall'ormai celeberrima foto con la
Clinton dal volto inorridito) riprodurre un'operazione così controversa potrebbe dare adito a non
poche polemiche. Senza considerare che l'impermeabilità della
Casa Bianca sull'argomento quell'impermeabilità così eccessiva, che in questi giorni sta lasciando spazio a molti dubbi sulla
veridicità della vicenda - potrebbe essere d'ostacolo ad
una ricostruzione
molto precisa dell'assalto ad Abottabad. Nell'ipotetico
cast figuravano Michael Fassbender,
co-protagonista di
'Bastardi senza gloria', e Joel Edgerton,
visto
nell'australiano
'Animal Kingdom'.
C'è un altro film, tra
l’altro, legato alla figura del terrorista e al cambiamento epocale legato all'11 settembre 2011 dal
titolo 'Jawbreaker', basato sul
libro di 'Gary Berntsen' sulla missione militare che aveva lo scopo
di uccidere Bin Laden. Ad ogni
modo, pare proprio che la Bigelow dei film di guerra non ne sappia fare a meno: infatti la cineasta
è al lavoro sulla pellicola 'Triple
Frontier', che vede protagonista
Tom Hanks e al quale forse potrebbe unirsi Johnny Depp.
ATTUALITA’
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L'Unità incompiuta
guarda al Mediterraneo
Dalla questione meridionale alla guerra in Libia
NICOLA CARACCIOLO
Sabato 7 maggio la città di Gaeta, ultimo baluardo del Regno delle due
Sicilie, ha ospitato un appuntamento
di alto livello inerente il 150esimo
dell'Unità d'Italia: il convegno storico
dal titolo "L'Unità incompiuta guarda
al Mediterraneo" durante il quale è
stato presentato l'ultimo numero del
periodico di geopolitica Limes, dal
titolo "L'Italia dopo l'Italia". Moderatore dell'incontro è stato Nicola
Caracciolo di Castagneto, giornalista,
studioso di storia contemporanea e
noto autore televisivo su Rai3.
Si è trattato di un'iniziativa fra le più
interessanti nel panorama nazionale,
ha detto il vicesindaco di Gaeta. Il
convegno, organizzato dalla Pia
Unione Caracciolo, dal Comitato cittadino per il 150esimo Unità d’Italia
e da Limes Club Gaeta, ha voluto essere un ulteriore contributo alla storia
unitaria, con gli interventi di Roberto
Pasca di Magliano, Antonello Biagini
e Lucio Caracciolo, che hanno permesso di analizzare gli aspetti e le
criticità della vicenda unitaria nel
contesto attuale.
Il Prof. Pasca, ordinario presso La
Sapienza di Roma, ha illustrato con
dovizia di dati la cosiddetta “questione meridionale”, per usare il termine coniato fin dal 1873 dal
deputato Antonio Billia.
Con l’Unità d’Italia venne imposto
dall’”alto” al Sud l’assetto francosabaudo. Le conseguenze di tante
scelte sbagliate e incorrette, quali
l’industrializzazione forzata, furono,
fra le altre, il brigantaggio, l’emigrazione di massa, la crescita dei divari in termini di reddito e
occupazione, la corruzione. Pochi
erano i fattori comuni all’epoca
dell’Unità d’Italia: oltre alla religione
cattolica e alla comune tradizione
artistico-letterario, c’era anche la
povertà e l’arretratezza.
Tante erano, invece le divergenze:
dalla densità demografica al diverso
grado di efficienza delle istituzioni
locali, dalla dotazione di infrastrutture al livello di industrializzazione.
Ai mali del mezzogiorno potrebbero
dare delle risposte le potenzialità di
sviluppo in tanti settori: Agroalimentare; Turismo, beni artistici e ambientali; Portualità e trasporti
marittimi; Energia. Per questo però
occorre una radicale revisione delle
politiche di rilancio del Mezzogiorno
che dovrebbero concentrarsi su poche
e qualificate azioni che mirino alla
responsabilizzazione delle comunità
locali, degli individui e delle imprese.
Nicola Caracciolo di Castagneto ha
quindi avviato la discussione sulle
novità in corso nello scenario geopolitico del Mediterraneo in cui il
nostro Paese è chiamato a muoversi
e nel quale avrebbe un suo ruolo importante da giocare.
All’ora attuale, è difficile immaginare come evolverà la situazione. E’
di questo parere Lucio Caracciolo, direttore di Limes, che dice: “E’ impossibile prevedere il futuro, si può solo
constatare il presente e cioè constatare che è finito uno status quo,
che sono crollati alcuni regimi e altri
traballano e che quindi quello che
sarà molto diverso da quello che ab-
biamo visto fino a ieri. In Tunisia e in
Egitto è possibile immaginare una
qualche forma di democrazia. In
Libia la speranza è che non si finisca
in una sorta di qualche grande Somalia. Altrove, compresa l’Arabia Saudita, è tutto in movimento . Le nuove
tecnologie sono un mezzo fondamentale di queste rivolte ma non sono i
rivoltosi, Stiamo confondendo tra
strumenti e attori. Twitter, face book,
tutto quello che appartiene a internet
è stato ed è fondamentale ma le rivoluzioni non le fanno né twitter né
facebook. Quindi si tratta di strumenti che nuovi attori politici , soprattutto giovani, stanno utilizzando
per salire sul palcoscenico”. La conclusione di Lucio Caracciolo è pessimistica: “Nella guerra libica, l’Italia
ha una certezza. Comunque andrà a
finire abbiamo perso ».
Arrivare al centro della terra!
Una profezia di Jules Verne diventa realtà
MICHELE DI CECIO
"Siamo andati sulla Luna, ma non abbiamo mai superato i 2 chilometri
sotto terra" spiegano i ricercatori su
Nature presentando la loro missione
che punta ad arrivare a 6 chilometri
nel sottosuolo.
Quest’avventura è tra le profezie
scientifiche di Giulio Verne, ed in effetti quella del viaggio nel cuore del
pianeta spicca per la sua irrealizzabilità fino ad oggi. Infatti le condizioni
sono oltre l’impossibile: 300 gradi di
temperatura e una pressione di 21 milioni di chili al chilometro quadrato;
per questo solo una trivella e non
certo un uomo può pensare di affacciarsi.
In verità l’obiettivo non è quello di
arrivare proprio al centro della terra,
cioè al nucleo, ma arrivare al mantello, cioè un livello intermedio, dove
la sonda, progettata e costruita con
particolari tecniche di resistenza al
calore e alla pressione, preleverà dei
campioni di roccia, ritenuti importantissimi dagli scienziati, come del
resto furono importantissimi i frammenti di roccia prelevati sulla luna
durante la missione Apollo.
Per lo scavo sono stati ipotizzati tre
punti nel Pacifico: a est del Messico,
a est del Costa Rica o alle Hawaii.
Alla “missione” parteciperanno 24
paesi, tra cui l'Italia: con una trivella
azionata da una nave si attraverserà
la crosta terrestre scendendo fino ai
preventivati 6 km.
I ricercatori non si fanno illusioni sui
tempi. Da qualche settimana è partita
una missione per raggiungere e superare il record attuale di profondità
(2.111 metri sotto al fondale marino)
in un punto del Pacifico orientale al
largo del Costa Rica. Ma il vero
obiettivo della missione, cioè arrivare
al mantello, sarà raggiunto verso la
fine di questo decennio.
La spiegazione del fatto che lo scavo
sarà effettuato in mezzo al mare deriva dal fatto che la crosta terrestre è
più sottile e basta scavare solo……si
fa per dire…. 6 chilometri per raggiungere il mantello". In corrispondenza delle terre emerse invece la
crosta ha uno spessore di almeno 30
chilometri.
La missione è già stata battezzata col
nome di “Ecord” e in caso di ottima
riuscita gli scienziati coinvolti già si
definiscono “i più felici del mondo”.
La missione di Ecord è iniziata il 13
aprile e resterà in mare fino al 3 giugno. Tale evento cade a 50 anni esatti
dal primo tentativo di raggiungere il
mantello terrestre.
Ma oltre a qualche frammento di roc-
cia qual è l’obiettivo della missione????? Gli scienziati affermano
che non si aspettano di trovare dinosauri, ma affermano che siccome
l’uomo è stato sulla luna è un dovere
andare sotto terra per più dei due chilometri delle missioni fatte fino ad
oggi.
Ovviamente i costi sono stratosferici
e i 24 paesi partecipanti confidano
nelle sponsorizzazioni da parte di privati, poiché i soli finanziamenti statali non basterebbero a coprire
nemmeno la sola fase di progettazione.
A dir la verità le sfide che dovrebbero
interessare l’uomo dovrebbero esser
altre: fino ad oggi siamo “sopravvissuti” anche non conoscendo a fondo
la struttura del mantello terrestre?
Non sarebbe più interessante accelerare la ricerca scientifica sulle malattie mortali come cancro e Aids? Ma
ovviamente gli stimoli economici dei
colossi mondiali per un obiettivo
come questo sono maggiori, e i risultati tangibili in termini economici
sono più immediati…..speriamo solo
che non facciano danni……
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GIOVANI
anno 2 Numero 18
14 Maggio 2011
48 Giornata Mondiale delle Vocazioni
a
La sfida è proporre Gesù ai giovani lontani
VINCENZO GALLORANO
Anche quest’anno la quarta domenica di Pasqua ci vedrà uniti per riflettere e pregare per le Vocazioni
agli ordini sacri. Non è un caso che
cada proprio in questo giorno, nel
momento in cui il brano del Vangelo
che la liturgia propone richiama la
figura di Gesù buon pastore. È lo
stesso Gesù a dirlo “io sono il buon
pastore, conosco le mie pecore ed
esse mi seguono” (Gv 10, 14). Il
tema proposto dal Santo Padre per
questa 48° Giornata Mondiale di
Preghiera per le Vocazioni è “proporre le vocazioni nella Chiesa locale”. Questo tema è veicolato con
lo slogan proposto dal CNV:
”Quanti pani avete? Andate a vedere
…” (cf. Mc 6, 34-44). È un compito
sicuramente non facile quello che il
papa propone se solo si considera la
difficoltà che in molte delle nostre
realtà parrocchiali si riscontra per
avvicinare i giovani al messaggio
evangelico. Qui non si tratta di presentare la figura di Cristo ai tanti
giovani che già in modi e possibilità
diverse hanno avuto e continuano ad
avere un contatto con la vita parrocchiale, basti pensare alle enormi
masse di giovani che affluiscono
alle giornate mondiali della gioventù. Prossima quella di Madrid
per cui la nostra diocesi ha riscontrato una massiccia disponibilità. La
sfida, per tanto, sta nel proporre la
figura di Gesù ai tanti giovani distanti, che la domenica preferiscono
trascorrere il loro tempo libero tra
cuscini e partite varie. In questa
giornata siamo, quindi, invitati a
pregare per chiedere a Dio il dono
di nuovi sacerdoti che continuino a
spezzare il pane della vita e a riconciliare i fratelli all’amore misericordioso del Padre. Lo stesso slogan,
inoltre, ricorda come Gesù prese i 5
pani, li spezzò e li diede ai discepoli
per farli distribuire; ciò che più colpisce in questo episodio è l’amore e
la compassione che i discepoli
hanno verso la folla, per cui vanno
dal Signore affinché venga in soccorso dei presenti. Essi in un certo
sensi si fanno intermediari o meglio
mediatori della potenza salvifica del
Maestro, l’unico capace di sfamare
la folla. È la figura stessa del sacerdote questa, che morti a se stessi,
sono invitati ad uscire dalla loro volontà chiusa, dallo loro idea di autorealizzazione, per immergersi in
un’altra volontà, quella di Dio ed a
lasciarsi guidare da lui nel servizio
totali ai fratelli. È questo che il
Santo Padre ricorda con incisiva
semplicità nel suo messaggio per la
giornata mondiale delle vocazioni.
In questa giornata, inoltre, siamo
anche chiamati a pregare per i tanti
consacrati affinché perseverino nel
testimoniare con la loro vita il primato dell’amore di Dio, di cui le nostre comunità hanno bisogno. La
sequela di Cristo è quanto mai impegnativa oggi; è pur vero, infatti,
che nella società che viviamo
l’uomo si fa sempre più sordo alla
chiamata di Cristo, che continua a
far sentire la sua presenza di radicalità e novità. Il papa lo ricorda chiaramente, affermando che l’uomo del
nostro tempo sembra non ascoltare
la voce del Signore, distratto
e attratto da
“altre
voci”,
pertanto la via
della consacrazione e del sac e r d o z i o
appaiono
troppo ardue,
laddove la società odierna
presenta degli
schemi di vita
fondati sul successo facile e
sul guadagno
immediato.
Tutto questo,
però,
ancora
una volta non
significa che
Dio è morto,
non indica la
necessità di rassegnarci a vedere le nostre
chiese sempre
più
vuote.
L’uomo, infatti,
avrà sempre bisogno di Dio,
anche
nell’epoca del dom i n i o
tecnologico e
della globalizzazione; il messaggio di Cristo
è sempre attuale
e oggi più che
mai richiede di
essere annunciato da uomini
e donne che
toccati dal suo
Amore si sentano chiamati in
una radicalità di
vita.
Quale
quindi il nostro compito? Quale il
ruolo che noi, comunità di credenti
e chiesa diocesana con a capo il suo
pastore, siamo chiamati a fare? Appare chiaro che la risposta ci viene
da Gesù stesso il quale dice “pregate
il padrone della messe perché mandi
operai nella sua messe”. È questo il
nostro compito: continuare a pregare in una preghiera incessante e a
dir poco insistente perché il Signore
continui a far sentire la sua voce.
Ma siamo anche chiamati fattivamente a promuovere l’iniziativa di
chiunque abbia pronunciato il suo
“si” al Signore sia mostrando il nostro affetto e la nostra vicinanza, sia
rendendoci praticamente presenti
nella loro vita. Solo in questo modo
la vigna del Signore potrà avere
operai dediti alla sua cura e alla sua
crescita nella santità e nell’abbondanza.
Tempo
di
Grazia
per lo
Spirito
SPECIALE
Inserto dell’ Anno 2 Numero 18
Tempo
di
Grazia
per lo
Spirito
14 Maggio 2011
MARIA
DONNA NELLA CHIESA
8
SPECIALE
anno 2 Numero 18
14 Maggio 2011
L’amore di Giovanni Paolo II per la Santa Vergine
Totus Tuus
LUCIA CASAVOLA
Quando, in riunione di redazione,
mi è stato affidato il compito di parlare della figura di Maria in Giovanni Paolo II, il primo pensiero è
andato alle numerose catechesi di
Wojtyla: immediata ho avvertito la
mia inadeguatezza di fronte a tale
argomento e a due alte colonne a
cui guardare con il naso all’insù.
Subito ho ricordato le mie nonne, la
loro fede semplice e vera: «A
Bedda Matri lu munnu sbrogghia,
l’ammanta cu lu velu e lu cummogghia», la Bella Madre il mondo aggiusta, lo ammanta con il velo e lo
protegge, risuona un detto in lingua
siciliana. Riflettevo su come l’intuizione popolare supera la scrittura
dei sapienti e in queste parole rivedevo sia il TOTUS TUUS di Giovanni Paolo II sia un dipinto che da
anni era riposto in un angiporto
della mia memoria: la Madonna
della Misericordia di Piero della
Francesca.
La Madonna di quel polittico, di
una bellezza arcaica, allarga le braccia per aprire il manto e dare riparo
ai suoi fedeli. Questo gesto, maestoso e tenero, rappresenta la grandezza, esprime la sollecitudine della
Madre che accoglie i figli, fonte di
benedizione e di soccorso. Le linee
e i colori ispirano, vera, la confidenza filiale. La sua figura è solenne ed amplificata, rimanda al
concetto della Platytera bizantina
(“più vasta dei cieli”). Maria infonde calma solenne, il tessuto solido e pesante comunica una
sensazione di sicurezza e di calore:
all’interno del mantello che tutti avvolge, non può accadere nulla di
male.
I 150 anni dell’Unità d’Italia sono l’occasione per riaffermare e sottolineare il legame fra la Madre di Gesù
e il popolo italiano.Il prossimo 26 maggio, nella Basilica di Santa Maria Maggiore a Roma nel corso dell’Assemblea Generale della CEI, Benedetto XVI presiederà
la preghiera per rinnovare l’affidamento dell’Italia e
di tutto il popolo italiano a Maria, invocata con il titolo di Mater Unitatis.
Fin dal marzo scorso il Consiglio Episcopale Permanente della Cei ha invitato le diocesi italiane a proporre un momento di preghiera mariana. La traccia
della preghiera, proposta dall’Ufficio Liturgico Nazionale e che ogni vescovo adatta alla propria realtà locale, è imperniata sui misteri della luce, poiché,
come afferma il beato Giovanni Paolo II (Rosarium Virginis Mariae, 21): “tutto il mistero di Cristo è luce (…)
ma questa dimensione emerge particolarmente negli
anni della vita pubblica, quando Egli annuncia il vangelo del Regno”.
Ho rivisto sintetizzato, in quest’opera, l’amore
che Karol Wojtyla
nutriva per la
Santa
Vergine.
Tutta la sua vita e
il suo pontificato
sono stati segnati
dalla presenza misericordiosa
di
Maria, verso la
quale il Santo
Padre ha sempre
avuto una grande
fiducia e devozione,
espressi
dal motto “Totus
Tuus”, il quale costituisce la chiave
di comprensione
della sua dottrina
e della sua esistenza.
Il Papa in una sua
catechesi ricorda:
«Tutti
questi
erano assidui e
concordi
nella
preghiera insieme
con alcune donne
e con Maria, la Madre di Gesù, e
con i fratelli di lui» (At 1,14). Egli
non ha dubbi, Maria è lì il volto
stesso di Gesù, il Suo tabernacolo,
e loro, i discepoli, la sentivano
madre e desideravano la sua vicinanza. La Madre di Dio nel cenacolo è l'aiuto dato agli uomini per
essere riportati alle relazioni personali autentiche e per progredire
verso l'unione dei cuori.
Nella sua esistenza Karol Wojtyla
ha intrecciato e vissuto con Maria
un tenero, filiale e persistente rapporto, amandola e accogliendola
come Madre nel proprio “spazio interiore”, memore di quel dono pasquale che Gesù Cristo ha fatto ad
ogni suo discepolo: “Ecco la tua
madre! E da quel momento il discepolo la prese con sè”.
Pensando a questi versi mi piace ricordare l’omelia della Messa esequiale del 2 aprile 2005, presieduta
dal cardinale Joseph Ratzinger, il
quale sottolineava come “il defunto
Santo Padre ha trovato il riflesso
più puro della misericordia di Dio
nella Madre di Dio. Lui, che aveva
perso in tenera età la madre, tanto
più ha amato la Madre divina. Ha
sentito le parole del Signore croci-
fisso come dette a lui personalmente: “Ecco la tua madre”! Ed ha
fatto come il discepolo prediletto:
l’ha accolta nell’intimo del suo essere “gridando” Totus tuus. E dalla
madre ha imparato a conformarsi a
Cristo”.
Maria ci vuole santi, senza troppe
parole, senza finte relazioni, senza
veli né mediazioni, in viaggio di ritorno dal Santo Sepolcro, annunciatori appassionati della Resurrezione
del Figlio!
Tornando alla Madonna della Misericordia, il polittico fu portato a termine dopo 15 anni! Piero della
Francesca era un artista itinerante,
in continuo movimento, tuttavia,
non era un nomade, in quanto dopo
ogni viaggio tornava al suo borgo
natio dove trovava forza e illuminazione sapiente!
SPECIALE
anno 2 Numero 18
14 Maggio 2011
9
Alcune testimonianze del nostro patrimonio di fede
Donne della cristianità campana
ORSOLA TREPPICCIONE
Le donne nella storia della Chiesa
sono molte, alcune più famose, come
per esempio Santa Caterina da Siena
patrona dell’Italia e dell’Europa,
altre meno conosciute alle quali, semmai, siamo legate perchè ne portiamo
il nome. Anche la nostra regione è
stata la culla per figure di donna che,
con la loro opera e le loro preghiere,
sono state modello di umanità e profonda vita interiore. Tanto che, già
durante la loro esistenza terrena, in
molti casi, venivano chiamate “santarelle”; insomma, intorno a loro
aleggiava quella fama di santità, la
vox populi, che permise alla Chiesa
di cominciare, dopo la loro morte, il
processo canonico in tempi brevi e di
dichiararle Sante, Beate, Venerabili o
Serve di Dio. Figlie dei quartieri popolari oppure delle classi abbienti, a
volte contrastate dalle famiglie nella
scelta di volersi consacrare a Cristo,
erano tutte accomunate dall’idea che,
accanto alla vita contemplativa, bisognasse portare anche aiuto concreto
ai poveri, agli ammalati, agli orfani,
alle donne sciagurate. Non occorre
tornare troppo indietro nel tempo,
come nel caso di Santa Patriziasiamo nell’anno 668- compatrona di
Napoli e “autrice” di una liquefazione
come quella di San Gennaro, per
poter trovare esempi di santità; infatti, il 17 ottobre 2010 è stata proclamata Santa Giulia Salzano
(1846-1929), a noi cara perchè nata a
Santa Maria Capua Vetere, fondatrice
della Congregazione delle Suore Catechiste del Sacratissimo Cuore.
D’altra parte, leggendo le storie di
molte di loro, tutto è cominciato da
piccoli gruppi di “consorelle”, ispirate dall’amore e devozione alla Passione di Cristo e all’Eucaristia, che si
sono trasformati in veri e propri Or-
dini religiosi femminili ispiratori di
opere assistenziali; fondatrici sono
state: Santa Caterina Volpicelli
(1839-1894) con il suo Ordine delle
Ancelle del Sacro Cuore di Gesù; la
Beata Teresa Manganello (18491876), chiamata l’Analfabeta Sapiente, che ispirò l’Ordine delle
Suore Francescane Immacolatine; la
Serva di Dio Ilia Corsaro (18971977) e il suo Ordine “Piccole missionarie Eucaristiche”; la Serva di
Dio Maria Luigia del Sacro Cuore
(1790-1829) che diede vita all’Ordine delle Suore Solitarie Alcantine,
solo per citarne qualcuna. Accanto a
loro, il fenomeno delle “Monache di
Casa”, anime consacrate a Dio che,
fino a tutto l’800, non potendo o non
volendo abbracciare la vita monastica, rimanevano a pregare ed operare nella loro casa e nel loro
quartiere. Spesso, questa loro esperienza era guidata dagli Ordini Men-
dicanti, nei quali si inserivano come
Terziarie.
A questa schiera appartengono anche:
Santa Maria Francesca delle Cinque
Piaghe (1715-1791), terziaria alcantarina, la ‘Santa dei Quartieri Spagnoli’; la Venerabile Serafina di Dio
(1621-1699); la Serva di Dio Anastasia Ilario (1859-1934), terziaria domenicana, “la santarella di Posillipo”;
la Serva di Dio Maria di Gesù Landi
(1861-1931), terziaria francescana,
fondatrice del Tempio e Opere dell’Incoronata a Capodimonte; la Serva
di Dio Maria Angela Crocifissa
(1846-1932) del quartiere Mercato a
Napoli. Questo breve excursus, che
certo non è assolutamente esaustivo
perchè molte sono le religiose
omesse, spero renda l’idea dell’immenso patrimonio di fede che la
Campania ha “donato” alla Chiesa,
testimonianza continua della presenza di Dio in mezzo a noi.
Donna consacrata nella chiesa e nel mondo
Un raggio della divina bellezza
SUOR MIRIAM BO
Qual è il mio ruolo, il mio vissuto di
donna nella chiesa e nel mondo?
Sono ritornata subito indietro nel
tempo e ho ritrovato parole amiche,
parole che mi hanno davvero rivelato
il senso del mio esistere, come donna
e come donna consacrata nella
Chiesa e nel mondo in questo tempo.
E’ il mio caro Papa Giovanni Paolo
II che nel 1996 si rivolgeva proprio
alle consacrate e io ho sentito rivolgere direttamente a me il suo appello.
E’ a te, suor Miriam, donna consacrata, che rivolgo il mio appello fiducioso: vivi pienamente la tua
dedizione a Dio, per non lasciar mancare a questo mondo un raggio della
divina bellezza che illumini il cammino dell'esistenza umana. I cristiani, immersi nelle occupazioni e
nelle preoccupazioni di questo
mondo, ma chiamati anch'essi alla
santità, hanno bisogno di trovare in
te un cuore purificato che nella fede
«vede» Dio, donna docile all'azione
dello Spirito Santo che cammini spedita nella fedeltà al carisma della
chiamata e della missione.
Tu, suor Miriam, sai bene di aver intrapreso un cammino di conversione
continua, di dedizione esclusiva all'amore di Dio e dei fratelli, per testimoniare sempre più splendidamente
la grazia che trasfigura l'esistenza
cristiana. Il mondo e la Chiesa cer-
cano autentici testimoni di Cristo. E
la vita consacrata è un dono che Dio
offre perché sia posto davanti agli
occhi di tutti l'«unico necessario».
Dare testimonianza a Cristo con la
vita, con le opere e con le parole è
peculiare missione della vita consacrata nella Chiesa e nel mondo.
Tu sai a chi hai creduto: dagli tutto! I
giovani non si lasciano ingannare:
venendo a te, essi vogliono vedere
ciò che non vedono altrove. Hai un
compito immenso nei confronti del
domani: specialmente i giovani consacrati, testimoniando la loro consacrazione, possono indurre i loro
coetanei al rinnovamento della loro
vita. L'amore appassionato per Gesù
Cristo è una potente attrazione per gli
altri giovani, che Egli nella sua bontà
chiama a seguirlo da vicino e per
sempre. I nostri contemporanei vogliono vedere nelle persone consacrate la gioia che
proviene dall'essere
con il Signore.
Suor Miriam, donna
consacrata,
vivi
nella tua comunità
la fedeltà al tuo impegno verso Dio, in
mutua edificazione
e con mutuo sostegno. Nonostante le
difficoltà che talvolta puoi incontrare
e
l'indebolimento della stima per la
vita consacrata in una certa opinione
pubblica, tu hai il compito di invitare
nuovamente gli uomini e le donne
del nostro tempo a guardare in alto,
a non farsi travolgere dalle cose di
ogni giorno, ma a lasciarsi affascinare da Dio e dal Vangelo del suo Figlio.
Non dimenticate che tu, in modo particolarissimo, puoi e devi dire non
solo che sei di Cristo, ma che «sei divenuta Cristo»!
Credo che questo scritto sia esaustivo
di ciò che una donna consacrata,
quale io sono, deve essere nella
Chiesa, mi auguro, con la grazia di
Dio, di saperlo essere almeno un pochino e invoco il suo Spirito per essere appieno, per me e per chi mi è
dato di incontrare, quello che sono
chiamata ad essere, un autentico raggio della divina bellezza.
10 SPECIALE
anno 2 Numero 18
14 Maggio 2011
I giovani e l’esperienza mariana
Ecco la tua madre
CLAUDIO DI BENEDETTO
Maria è la madre di tutti i credenti.
Gesù Crocifisso, infatti, dice a Giovanni, e attraverso di lui a tutti i Suoi
discepoli: “Ecco tua madre”. Ed è
proprio così; tutti gli uomini si rivolgono e si affidano a Lei, confidando
nella sua bontà materna: “A te ricor-
riamo[…],a te sospiriamo” si recita
nel Salve, Regina. Maria nell’accettazione piena del disegno divino è
immagine della vita cristiana e diventa perciò cammino verso la salvezza.
I giovani molto di più oggi avvertono
l’Amore di Maria, l’amore di una
madre verso i suoi figli. Ed è proprio
su questo che pone le fondamenta
la Gioventù Ardente Mariana, movimento giovanile di ispirazione
eucaristica, mariana, ecclesiale.
Molti giovani, infatti, trovano più
facile rivolgersi a Maria, affidandole paure, sofferenze, pensieri e
preghiere, proprio come un bambino si rivolge alla madre per chiederle aiuto o per dirle “ti voglio
bene, mamma”. Questo può farci
capire l’immenso amore della
Beata Vergine, che non lascia mai
inascoltate le nostre preghiere ma ci
tende sempre una mano, anche se a
volte siamo troppo ciechi per rendercene conto. Se sappiamo pregare
Maria per Nostro Signore sicuramente le nostre preghiere saranno
esaudite: quale madre rifiuta l’aiuto
a un figlio nel momento del bisogno?
Giovanni Paolo II, finalmente beatificato, credeva fermamente nei giovani come speranza per il futuro, ha
saputo comprenderli, dialogare con
loro ed investire su di essi. E, così
come i giovani, anche Giovanni
Paolo II, ha avvertito in maniera straordinariamente forte l’ardente amore
di Maria.
In lui c’è stata una totalità, una sensibilità tutta particolare in rapporto
alla presenza e alla missione della
Madonna: il suo motto era “Totus
Tuus”, Tutto Tuo. Agli inizi del suo
pontificato egli disse: “Il Papa desidera affidare la Chiesa in modo particolare a Colei in cui si è compiuta
la stupenda e totale vittoria del Bene
sul male, dell’Amore sull’odio, della
Grazia sul peccato; a Colei che è inizio del mondo migliore, all’Immacolata”.
Il suo affetto per la Vergine è stato
fonte di ispirazione per tutto il suo
cammino, soprattutto lì dove questo
si incrociava con il mondo giovanile,
come si può evincere dai sui discorsi,
dai suoi gesti o dal coinvolgimento
dei giovani verso il suo operato.
Insomma c’è una sorta di triangolo
amoroso tra Maria, i giovani ed il
“loro” Papa; un amore intenso, autentico, un amore che fa bene al
cuore e che può indicarci la via salvifica di Nostro Signore.
Solo affidandoci a Lei, madre misericordiosa, possiamo essere certi di
non cadere nelle tentazioni e nel
male e di giungere alla salvezza
eterna.
Un santo sostiene che, come la respirazione è un segno certo che il corpo
non è morto, così il ricordo frequente
e l'amorosa invocazione della Beata
Vergine è un segno certo che l'anima
non è morta per il peccato.
S. Bernardo aggiunge: “Quando
Maria ti sostiene non cadi, quando ti
protegge non temi, quando ti conduce non ti affatichi; quando ti è favorevole arrivi al porto della
salvezza”.
I Santi: nuove star per i giovani
CIRO POZZUOLI
Oggi tutti sappiamo dire di essere
cattolici, e la definizione di “cristiano” accomuna un po’ tutti noi fedeli, ma di Santi ognuno ha il
proprio! Prima, persone terrene e
giunte qui per intercessione di Dio,
oggi, perché no, anche star a cui
ispirarsi, esempi da seguire, idoli da
acclamare.
Tra i tanti Santi, c’è chi ne “sceglie”
uno e chi un altro… A Loro vengono
attribuiti miracoli e buone azioni,
atti di generosità e, ognuno secondo
la propria ispirazione, fa dei voti al
proprio protettore, arrivando ad
amarlo e ad invocarlo nei momenti
più oscuri e a ringraziarlo in quelli
più belli. I Santi sono visti come
punto di riferimento, per ritrovare la
strada smarrita, come discepoli di
Dio, che secondo il Suo esempio, lo
hanno imitato ed onorato e la figura
di questi intercessori è giunta fino ad
oggi, arrivando a lasciare un messaggio di fede ancora più vivo e presente in ognuno di noi.
Ho provato a chiedere ad alcuni ragazzi quale fosse il loro Santo o la
loro Santa preferita e perché…
SABRINA: Il Santo a cui sono devota è Gesù Bambino di Gallinaro…
Il motivo è semplice: Gli ho chiesto
due cose importanti… La prima era
quella di farmi conoscere realmente
chi fosse la persona che avevo al
mio fianco e grazie a Lui ho capito,
che non era la persona adatta a me,
per fortuna. La seconda cosa è molto
più recente: Gli ho chiesto, in seguito ad un gravissimo incidente di
un mio amico, di farlo riprendere al
più presto, e, ancora una
volta ha ascoltato le mie
preghiere, ridandocelo sano
e salvo. Non ho altro da
dire, che: Grazie Gesù!!!
ROBERTA: La Santa a cui
faccio riferimento è Santa
Chiara. I suoi occhi mi riempiono tanto di gioia e ogni
mia preghiera Le arriva diritta al cuore, perché non mi
ha mai abbandonata, nemmeno quando stavo lottando
tra la vita e la morte, a causa
di una grave malattia… Mi
è stata sempre vicino e io
non la abbandonerò mai!
ASSUNTA: Una Santa, per me importantissima è Santa Rita. Per me
ci è sempre stata, soprattutto nei momenti bui: era quella luce che rianimava i miei occhi, quando vedevo la
sera papà ritornare a casa drogato,
che ci picchiava senza motivo. Ho
pregato tantissimo e grazie a Lei,
papà ne è uscito fuori! Ogni piccolo
gesto che faccio per lei non è mai
troppo grande per poterla ringraziare
abbastanza!
Di me, posso dire che Santa più im-
portante è la Donna più bella del
mondo terreno e non. La Vergine, la
Beata, la Madre: la Madonna. Prego
per lei ogni sera, nella speranza che
qualcosa cambi e continuo a crederci, perché sono sicuro che Lei
c’è, mi sta ascoltando e mi aiuterà,
perché ogni preghiera arriva al cielo
e credere nella Regina, mi fa sentire
meglio, mi da conforto, fede e tanta
tranquillità, perché so che qualcuno,
in fondo, mi ascolta…
CAPUA 11
anno 2 Numero 18
14 Maggio 2011
Le opere del maestro Dalisi in città ribaltano le prospettive abituali
Arte, design e ambiente urbano
MARIAMICHELA FORMISANO (CS)
La mostra del maestro Riccardo
Dalisi ha vissuto il primo fine settimana di consensi, complice anche
l'apertura straordinaria di tutte le
chiese della città, organizzata dall'Archeoclub in collaborazione con
la Pro Loco e le associazioni culturali operanti a Capua.
E la visione del paesaggio urbano
di Capua, con la quale Dalisi ha ribaltato schemi e prospettive
tradizionali, sarà in mostra fino 5
giugno, facendo capolino tra le architetture, le vetrine dei negozi, i
cortili di palazzi storici e chiese, e
sull'ansa del fiume Volturno.
Le fotografie della città, invece,
scattate da Bruno Cristillo e rivisitate dal tratto originale di Dalisi potranno essere ammirate presso il
Museo di Arte Contemporanea
(Mac), eletto cuore della mostra curata dall'architetto Giuseppe Coppola.
"Il nostro Museo - ha commentato
Gigi Brandi, direttore artistico del
Mac - meritava un cambiamento,
che non significa rinnegare i talenti
del nostro territorio ai quali il Mac
ha aperto le porte con sale e studi
dedicati. Cambiamento significa
aprirsi all'esterno, ed il maestro
Riccardo Dalisi, talento campano
tra i più quotati e noti al mondo,
rappresenta il miglior modo per
avviare questo percorso. Un percorso che è sì di arricchimento e
visibilità, ma è soprattutto di
crescita per le realtà artistiche locali, le stesse che oggi presenziano
al Mac di Capua e che presto proporremo in realtà espositive nazionali degne del talento inestinguibile
del nostro territorio. Ciò è stato
negli intenti dell'amministrazione
comunale da sempre, e ciò è quanto
oggi io intendo realizzare".
RICCARDO DALISI:
DISEGNO/DESIGN
DI CAPUA
La città e il museo – entrambi concepiti come laboratorio di idee – interagiscono assieme per mettere in
scena una “visione” del paesaggio
urbano che ribalta gli schemi e le
prospettive tradizionali. Il tema
suggella l'incontro di due realtà
d'eccezione: Riccardo Dalisi, architetto, designer, artista, presente
nelle collezioni dei principali
musei, e Capua, città che racchiude
nella cerchia delle sue mura una
stratificazione storica di spessore e
densità estremi. Nella città le opere
sono installate in luoghi non convenzionali: non al centro delle piazze, collocate su alti basamenti,
ma dietro le finestre, nelle logge dei
palazzi o nelle nicchie delle chiese,
in prospettive oblique, come presenze animate che osservano la città
e i suoi abitanti, attraverso una particolare angolazione che persegue
tre obiettivi: concepire l'opera d'arte
non tanto per le sue valenze es-
tetiche e compositive, ma per la
maniera in cui interagisce con
l'ambiente e per i contenuti concettuali che esprime; stimolare il
passante che si ritrova coinvolto
in un sistema di relazioni prospettiche inusuali; infine ribaltare la
visione tradizionale del paesaggio
e focalizzare l'attenzione non
sulle opere, ma sullo spazio urbano, oggetto dello sguardo e
luogo centrale della ricerca artistica. La seconda parte del progetto interessa il Museo d’Arte
Contemporanea, impegnando sul
tema della ricerca anche il suo direttore artistico Luigi Brandi. All'interno del Museo sono esposte
alcune immagini fotografiche della
città di Capua, realizzate da Bruno
Cristillo, sulle quali è stato chiesto
a Dalisi, architetto e designer prima
ancora che scultore e pittore, di ipotizzare degli interventi urbani di
arte e design in maniera totalmente
libera, assumendo Capua come laboratorio virtuale per una riflessione
più ampia, che va al di là dello
specifico contesto per affrontare in
termini più generali il rapporto tra
arte, design e ambiente urbano.
Partita l’iniziativa che intende rilanciare il turismo in città
“Punta in centro!”
CS
Domenica 8 maggio 2011 si è
svolto il primo appuntamento della
Manifestazione “PUNTA IN CENTRO” promossa dal Consorzio
Capua Arte e Cultura, un’iniziativa
atta al rilancio turistico commer-
ciale del cuore della città.
Le piazze e le strade del centro
storico di Capua sono state animate
da varie attività:
• Visite guidate ai monumenti
aperti per l’occasione, hanno visto
molti gruppi di turisti scoprire angoli della città non visitati di con-
sueto, in particolare la chiesa della
Carità, la cui apertura è stata fortemente voluta dal Consorzio.
• L’iniziativa “Scatti in libertà” ha
stimolato fotografi amatoriali a
cogliere particolari architettonici
della città offrendo loro la possibilità di produrre scatti a monumenti
che solitamente non è possibile visitare. Le foto prodotte
potranno essere ammirate
nella seconda giornata di
“PUNTA IN CENTRO” che
si svolgerà domenica 22
maggio 2011.
• Piazza dei Giudici e Piazza Medaglie D’Oro si sono
animate con i laboratori dedicati ai più piccoli ma che
hanno entusiasmato anche I
grandi. Sono nati così gruppi
di piccoli tornitori ceramisti, di piccoli cartapestai e di piccoli appassionati delle tecniche di creazione
delle bambole di pezza e del disegno con gli stampi di legno.
Grande entusiasmo ha raccolto il
laboratorio del piccolo archeologo
che ha visto i bambini impegnati
alla ricerca di reperti
archeologici in un’area
precedentemente
preparata con sabbia,
dove gli esperti hanno
sapientemente nascosto i
reperti per insegnare ai
piccoli le tecniche utilizzate per la ricerca di
oggetti simili a quelli che
i bambini vedono tutti i
giorni intorno a loro in
una città come Capua che
conserva in modo indelebile i segni che la storia ha lasciato. Oltre che alla creazione e alla
ricerca di oggetti si è voluto dare
risalto anche alla realizzazione di
un alimento che è alla base della
nostra cucina; ecco che, armati di
farina, acqua e lievito, i piccoli si
sono cimentati nella faticosa arte
dell’impasto nell’area dedicata al
laboratorio del pane.
I negozi aderenti al Consorzio,
aperti per l’occasione, sono stati
impegnati a regalare ai propri clienti le brochure/card “PUNTA IN
CENTRO” con la spirale per la rac-
colta punti.
Visto il successo della prima giornata, non resta che prepararsi al secondo appuntamento ancora più
ricco di negozi e monumenti aperti
e animato dalla presenza di circa
cento macchine d’epoca che si impossesseranno del centro storico per
essere ammirate da tutti coloro che
vorranno trascorrere la loro
domenica nel centro della città.
Appuntamento allora a domenica
22 maggio con “PUNTA IN CENTRO”.
12 SANTA MARIA C. V.
anno 2 Numero 18
14 Maggio 2011
Tassa di soggiorno per i turisti
A Caserta, il Commissario Prefettizio istituisce una nuova tassa
GAETANO CENNAME
Il commissario prefettizio di Caserta,
dott. Mattei, con apposita delibera, ha
istituito la tassa di soggiorno per la
città capoluogo, una Tassa di circa un
euro al giorno per i turisti che arrivano in città. La decisione, assunta
per far fronte al forte deficit del Comune, trova la sua base nel decreto
legislativo istitutivo del federalismo
fiscale e municipale. Non v’è dubbio
sulla legittimità della decisione e
sulla necessità di combattere la ormai
endemica malattia del deficit comunale, ma molte sono le voci che si
sono levate sull’inopportunità della
cura che sarebbe una terapia peggiore
del male stesso. A parte le schermaglie preelettorali dei candidati a sindaco, un giudizio sicuramente
negativo è stato espresso dalla Confindustria, settore turismo, dalla Federazione Italiana Associazioni
imprese di viaggio e turismo, dall’Ente Provinciale del Turismo. E a
ragione! Le prime conseguenze nega-
tive, infatti, già si sono presentate: la
Reggia di Caserta sparisce dai tours
previsti nei pacchetti dei croceristi a
seguito dell’aumento del prezzo del
ticket d’ingresso, la cui variazione
non è stata neanche comunicata per
tempo alle compagnie ed ai tour operator. “Per tempo” nel settore del turismo significa almeno un anno
prima dell’entrata in vigore delle
nuove tariffe, affinché i prezzi ed i
cataloghi delle agenzie di viaggio
siano aggiornati. E allora, per evitare
discussioni, rimostranze e controversie con la clientela, per non perdere
di credibilità, i tour operator escludono, tout court, Caserta dai pacchetti
di viaggio. D’ora in poi, quindi, nessuno dei quattromila croceristi ad attracco che sbarcano nel porto di
Napoli prenderà la via di Caserta e
della sua provincia. Penalizzati,
quindi, sono Caserta, Casertavecchia,
San Leucio, ma anche Santa Maria
Capua Vetere con l’Anfiteatro ed il
Mitreo e Capua con il suo Museo.
Il rilancio delle attività turistiche in
Caserta e Terra di Lavoro in generale
aveva trovato un punto fermo nello
slogan “Casera e provincia…oltre la
Reggia”. L’offerta turistica, infatti,
diventava più articolata e più appetibile con la previsione di visite anche
ad altri siti. Ma se la “Reggia” non
tira, questo fatto condiziona negativamente anche l’andamento di escursioni nelle altre località vicine.
L’istituzione, quindi, della Tassa di
soggiorno nel Comune di Caserta è
una misura che, se da un lato può portare un qualche beneficio alle casse
comunali, dall’altro finisce per inte-
ressare ed influenzare, purtroppo non positivamente, il
comparto turistico del capoluogo e dell’intera provincia.
E dire che era stata accolta,
con molto favore e grandi
speranze, la nascita, nell’estate del 2010, dell’Azienda Speciale per i
Servizi Innovativi per il turismo e lo sviluppo integrato,
voluta dal presidente della
Camera di Commercio di Caserta,
Tommaso De Simone. Detta Azienda,
con tanto di presidente e consiglio di
amministrazione, ha il compito di
pianificare un nuovo modello di sviluppo economico legato al turismo,
definendo le strategie più opportune
per valorizzare le risorse turistiche di
Terra di Lavoro. E invece… Per le
nostre cittadine che, sulla carta, sono
città turistiche e in questo senso dovrebbero strutturarsi, sarebbe veramente un grave smacco se da “Oltre
la Reggia” si passasse a “Manco la
Reggia”!
La televisione,
banco di prova per gli educatori
Alle famiglie spetta offrire cultura, informazione e rispetto
CARMELINA MOCCIA
La televisione è cambiata, i tempi
sono cambiati, le persone e le aspettative che animano i loro pensieri
sono cambiate. La televisione è
stato il mezzo attraverso cui si è
concretizzata l’unificazione dell’Italia, con la diffusione della lingua italiana. Prima della messa in
onda dei caroselli infatti, in Italia
erano diffusi numerosi dialetti e
l’italiano era una lingua straniera da
imparare. Sicuramente la televisione ha giocato un ruolo fondamentale nella divulgazione della
lingua unica. I primi programmi televisivi proposti erano i caroselli,
giochi a premi, festival della canzone. Solo in un secondo momento
si è passati alla messa in scena di
trasmissioni come Portobello e Dallas. Fu in quel periodo che in seconda serata, alle 21,30 andò in
onda su RAI UNO, la prima puntata
di Quark, il programma più seguito
e apprezzato dal pubblico adulto e
non, condotto da Piero Angela.
Ma da cosa è nato un programma
del genere? Piero Angela ricordava
di aver incontrato grandi difficoltà
a scuola nell’apprendimento di materie che col tempo aveva scoperto
di amare, e aveva realizzato che la
sua difficoltà ad apprendere derivava da un difetto di forma in chi
insegnava l’argomento. Da ciò nac-
que la necessità di trasmettere informazioni
ad
un
numero
considerevole di persone nel modo
più semplice possibile. Per anni
siamo stati ospiti di un ambiente informale, un salottino, da dove Piero
Angela ci ha condotti in mondi fantastici e affascinanti più delle favole, perché veri, e ancora oggi con
la trasmissione Ulisse presentata da
suo figlio Alberto Angela, possiamo
viaggiare attraverso mondi di conoscenza e cultura. Nel recente dibattere sulla televisione che fa da
modello diseducativo c’è da esprimere un pensiero che va oltre i luoghi comuni. La televisione produce
maggiormente cultura e sapere. Un
comitato di genitori di recente, ha
infatti promosso la televisione ad
elemento educativo da non sottovalutare. Nella formazione dei più
piccoli c’è una vasta scelta di programmi appositamente studiati per
loro per accrescere il loro bagaglio
culturale. Tanto per citarne due a
caso: RAIYOYO trasmette animazione e documentari a misura di
bambini, che possono essere seguiti
in tutta tranquillità, senza dovere
censurare quella o quest’altra pubblicità di profumo un po’ “spinta”;
RAITRE nel pomeriggio dedica
buona parte del palinsesto a trasmissioni per i ragazzi, formando
loro all’ascolto del TG-RAGAZZI
e alla scoperta di luoghi e alle tante
forme di vita, con GEO&GEO.
Come in ogni cosa su questo
mondo, esistono diverse sfumature
e perciò programmi che danno la
sensazione al pubblico di casa, che
la televisione produca solo spazzatura. È ormai un luogo comune
quello che etichetta la società attuale come frutto di una televisione
che propina solo programmi diseducativi. Ma è esattamente così?
Non credo! Basta saper scegliere
cosa proporre alla famiglia, affidandosi al buon senso. Nessuno ci costringe a selezionare un reality
piuttosto che una trasmissione di
approfondimento culturale o scientifico. Non siamo obbligati a seguire le soap opera che danno una
visione contorta della realtà. Non
c’è bisogno di seguire i salotti per
scegliere gli amici da frequentare.
Se i nostri figli decidono di guardare trasmissioni del genere è perché noi offriamo loro questo, ma se
cambieremo direzione loro ci seguiranno. Dal buon esempio prende
origine uno stile di vita. La televisione produce tanti programmi da
cestinare, ma anche cultura, informazione e rispetto. Valori che
vanno insegnati innanzitutto in famiglia e solo perfezionati, con
scelte mirate, perché l’educazione,
il rispetto, lo stile di vita, s’impara
dai genitori prima che dalla televi-
VITULAZIO 13
anno 2 Numero 18
14 Maggio 2011
Vitulazio in festa per don Pietro
Al centro del suo ministero: le persone
DOMENICO CUCCARI
La comunità di Vitulazio, nonostante
il tempo inclemente, si è stretta intorno al suo amato pastore, Don Pietro Lagnese, in occasione dei suoi
venticinque anni di sacerdozio. Nella
chiesa gremita di fedeli, il 4 maggio
scorso, si è tenuta una solenne celebrazione, presieduta da S.E.Mons.
Bruno Schettino, alla presenza del
Vescovo di Teano, di diversi parroci
della diocesi e dei seminaristi di Napoli in cui Don Pietro, dopo gli studi,
è tornato come padre spirituale, nonché delle Autorità civili. Mons Schettino ha ripercorso la storia di Don
Pietro e ne ha messo in risalto tutte le
qualità umani e pastorali, oltre alle
opere realizzate. E, in effetti, in Vitulazio, suo paese nativo, Don Pietro
ha iniziato la sua esperienza pastorale, coinvolgente, generosa, autentica, non priva di difficoltà:è arduo
essere profeta in patria. Il suo apostolato, alto, nobile e credibile, si è
speso per tutte le realtà umane
avendo a cuore “per primi” i cosiddetti “ultimi”. Abbiamo avuto così
modo di incontrarLo, Gesù, custode
delle nostre solitudini e delle nostre
miserie. Perché come ha scritto il
beato Giovanni Paolo II:“Nei volti
dei passanti v’è il disegno di Dio”.
“Totus tuus”: è il motto che Don Pietro ha scelto per celebrare questa ricorrenza, perché alla Vergine Santa si
è sempre affidato e ha affidato questa
comunità. Alla sua peculiare sensibilità di Madre e al suo amore verso il
Figlio, ha improntato il suo ministero,
mettendo al primo posto la catechesi
e sapendo coniugare la spiritualità
con la carità fatta nell’umiltà e nel ri-
spetto della dignità delle persone. Nel
corso degli anni ha restaurato con
particolare cura la Chiesa, ha realizzato la Casa della carità per i poveri
e gli extracomunitari; il centro di
ascolto “Il Timone” per i tossicodipendenti; l’oratorio S.Francesco per i
giovani e il centro parrocchiale dove
si svolgono tutte le attività pastorali
con l’auditorium Giovanni Paolo II,
il campo di calcetto e uno spazio at-
trezzato con le giostrine. E poi la
Croce del terzo millennio, che dall’alto si erge quasi ad abbracciare e
proteggere tutto il paese. Ma non bisogna pensare a Don Pietro e alle
tante opere visibili che ha realizzato
durante questi anni: la sua è sempre
stata una Chiesa di persone. Fin dall’inizio, ha coinvolto i laici nella parrocchia con cui ha intrapreso, forte e
decisa, la via della rievangelizzazione di questo paese cambiato negli anni. A volte
forse ha sentito la solitudine propria del pastore, di
chi indica la strada e fa
scelte non sempre accettate.
Cristo resta pur sempre una
verità scomoda. La comunità ha regalato una casula
in ricordo di questa splendida giornata a Don Pietro
che si è commosso e, nel
prendere la parola, ha ringraziato il Signore, tutti i
presenti, in particolare
Mons. Schettino e ha ricordato Mons. Luigi Diligenza, invocando per sé il
“miserere”. Grazie, caro
Don Pietro, per quel Tuo
“Eccomi”, di venticinque
anni fa, Auguri!
Ad multos annos.
Crescere. In quale direzione?
Riflessione a margine dell’apertura di un sexy night
PIERO DEL BENE
Nei giorni scorsi è stato inaugurato
a Vitulazio il più grande centro di
servizi sessuali del Centro-Sud Italia. Fin da quando la notizia di una
tale prossima apertura è stata data
dagli organi di stampa, in paese si
sono sviluppate una serie di manifestazioni volte a tentare di scongiurare una evenienza da molti
ritenuta sconveniente per il prestigio e la fama di Vitulazio. Il fatto,
forse qui sta la notizia, è che la vo-
lontà di non pochi cittadini non ha
consentito di evitare l’apertura di
questo centro industriale legato al
sesso: in tale paradossale situazione
ci si potrebbe anche chiedere, sommessamente, in che cosa consista la
democrazia se poi il demos (cioè il
popolo, da cui “democrazia”) non
può decidere sulle regole della propria convivenza civile!
Ora che tutto è compiuto, non resta
che fermarsi a fare qualche riflessione a margine di questa vicenda.
La prima: nella cerimonia della
posa della prima pietra del monastero che avrebbe poi ospitato
le monache carmelitane, in un
entusiasta intervento, l’allora
uscente sindaco Cuccari raccontò di come, salendo su verso
località Boscariello, aveva avuto
a pensare che il “nostro bel
paese”sarebbe al più presto
cambiato. Il nostro paese stava
crescendo. In ben pochi allora
capirono a cosa si stesse rife-
rendo. La politica delle amministrazioni succedutesi negli ultimi anni
è stata tutta tesa allo sviluppo di Vitulazio: questo almeno nelle intenzioni. Più volte i primi cittadini
hanno dichiarato nei loro interventi
pubblici che ci si stava adoperando
per fornire al nostro paese strutture
che lo avrebbero fatto crescere e
che questa crescita avesse il suo volano principale in un deciso sviluppo edilizio ed industriale. In
poche parole, costruiamo case e capannoni per dare lavoro ai nostri
figli e sviluppo a Vitulazio. Questa
la loro idea: cementifichiamo per
sviluppare.
Il fatto nuovo ed inaspettato (ma
quasi ovvio, a ben pensarci) è che il
cambiamento di paesaggio (voluto
dall’uomo) ha portato con se anche
un ben più profondo cambiamento
di rapporti personali. Se da un lato
è vero che l’uomo cambia continuamente l’ambiente in cui vive, è
anche, altresì, vero che l’ambiente
cambia l’uomo. Forse sarebbe il
caso di soffermarsi a riflettere su
questo secondo aspetto: che il Femina sexy night sia solo un primo
frutto di questo “spaesamento del
paese?”
La seconda considerazione, strettamente legata alla prima: verso questa riflessione andava la giornata di
preghiera per Vitulazio (e non,
come qualcuno ha detto, contro il
sexy night!) tenutasi lo scorso 10
febbraio a cui ha preso parte anche
il nostro Arcivescovo. “Ci preoccupa - si legge infatti nella preghiera - la crisi di valori e la grande
confusione circa il senso dell’uomo
e della storia. Stili di vita fondati
unicamente sull’avere e sul piacere,
l’assenza di autorevoli figure di riferimento, minacciano anche la nostra comunità, creando spesso un
clima di sfiducia e di sospetto e,
ancor più, di mancanza di speranza
nella vita”.
14 BASSO VOLTURNO
anno 2 Numero 18
14 Maggio 2011
Saviano riscrive Gomorra e diventa una serie tv
Per lo scrittore napoletano arrivano buone notizie
FRANCESCA CAPITELLI
Travolto dal successo (ma anche
dalle polemiche), per Roberto Saviano, noto scrittore di origini napoletane, arriva finalmente una
bellissima sorpresa: il suo libro, best
seller con più di 2 milioni di copie
vendute in Italia e 10o in tutto il
mondo, Gomorra diventerà una serie
tv che andrà in onda su Sky cinema.
Gli appassionati dell’autore di “Vieni
via con me” dovranno attendere un
po’. Il capolavoro di Roberto Saviano
verrà,infatti, trasmesso nel 2012 e per
il cast ancora non si sa nulla.
La decisione di Sky era da tempo nell’aria, specie dopo lo straordinario
successo del serial tratto dal libro
“Romanzo Criminale”, portato al
grande successo cinematografico con
il film omonimo di Michele Placido.
12 puntate in tutto, la cui scrittura è
ora al vaglio di Fandango, la società
di Domenico Procacci che ha acquistato i diritti del libro per farlo diventare film. Nulla si sa, neanche delle
storie che verranno trattate, certo è
che il maggiore respiro narrativo che
una serialità ha rispetto ad una pellicola favorirà lo sviluppo di un maggior numero di storie. Le vicende di
persone comuni, costrette a fare i
conti con una realtà lavorativa e civile dominata dalle camorra, rivivranno nella lunga serie che sviluppa
le microstorie del libro, e dei perso-
naggi. “Ogni episodio segue fedelmente i capitoli del libro con qualche
aggiornamento, L’idea sarebbe quella
di affidare a registi diversi i vari capitoli-film”
spiega in una
nota il vicepresidente di Sky Italia che metterà in
onda il lavoro di
Saviano.
“Quando
abbiamo tratto il
film dal romanzo di Saviano
gli
sceneggiatori
hanno dovuto
fare molte scelte
e rinunce dolorose”, ha spiegato Procacci.
“Avere la possibilità di sviluppare il racconto
su dodici puntate,
avendo
quindi un arco
temporale più
ampio, ci permetterà di lavorare anche sul
materiale dolorosamente scar-
Luce nella notte
Gesù ti ama...ti aspetta...ti perdona...
IVANA BERTONE
“Luce nella notte” è una fantastica
esperienza di evangelizzazione di
giovani per i giovani. Ma non solo
per i giovani. La chiesa aperta di
notte,la chiesa aperta e animata per
portare tutti al cuore di Dio. Nell'eucarestia esposta sull'altare, speriamo che tanti giovani possano
conoscere Gesù. E magari perché
no,avere il primo contatto, il primo
incontro proprio in questa occasione”.E’ la comunità “Servi della
pace” a dare vita a tutto
questo,un’associazione di volontariato che vive la regola francescana,
nell’abbandono e nella provvidenza, vivono del frutto del loro lavoro e della bontà dei benefattori,
segnati da esperienze di vita certamente non facili dalle quali però
hanno trovato la forza e il coraggio
per poter risorgere a vita nuova, infondendo nei cuori degli altri una
giusta dose di speranza per potercela sempre fare. Accolgono gli ultimi e gli emarginati.I parroci delle
Parrocchie di Grazzanise, Don Giuseppe Lauritano e
Padre
Francesco
Monticelli, entusiasti, hanno chiesto
alla
"Comunità
Servi della Pace", di
vivere questa magnifica ed intensa
esperienza e di farla
vivere a tutta la
città, dando la possibilità di organizzare "Luce nella notte"
proprio a Grazzanise. Il primo
appuntamento si è tenuto giovedì 12 Maggio 2011 ore 20,00
nel salone Parrocchiale San Giovanni Battista dove, i missionari "Servi della Pace" insieme
ai giovani delle varie Parrocchie, hanno dato vita ad un incontro di evangelizzazione. Il
secondo appuntamento è previsto per Sabato 14 Marzo, presso
il Santuario di Montevergine
alle ore 17:00 con un programma che prevede: accoglienza, preghiera e formazione
d’equipè. Chiunque volesse
prendere parte all’evangelizzazione, potrà chiamare questi numeri
:
0823/991438
o
3397602721 oppure mandare
una mail a: [email protected]
tato in precedenza. Noi come Fandango mettiamo in gioco la conoscenza della materia Gomorra che ci
deriva dal lavoro fatto per il cinema,
Cattleya ha dalla sua tra l’altro la
grande esperienza di Romanzo Criminale”.
Proprio Cattleya, la stessa società dietro “Romanzo Criminale”, affiancherà la Fandango nella lavorazione
della serie tv. E Roberto Saviano collaborerà alla stesura delle puntate
come consulente, stando alle parole
di Riccardo Tozzi, presidente della
casa di produzione. “Avevamo cominciato a lavorare su un altro soggetto di Saviano sempre per una serie
lunga, poi c’è stato l’incontro con
Domenico Procacci che con la Fandango aveva coltivato l’idea di realizzare una serie tv da Gomorra di cui
detiene i diritti cinematografici e televisivi. Saviano sta collaborando al
progetto, sarà un supervisore, come
lo è stato Giancarlo De Cataldo per
Romanzo Criminale, oltre che una
fonte di idee: Roberto è il benvenuto
in ogni fase del progetto”.
La cosa che meraviglia un po’ è che
né la Rai e né Mediaset abbiano mai
pensato di portare sul piccolo
schermo il best seller, tradotto in moltissime lingue, di Roberto Saviano.
RUBRICHE 15
anno 2 Numero 18
14 Maggio 2011
Handicap e sport: testimonianza dell’attaccamento alla vita
Oltre il 90°
FRANCESCA CAPITELLI
Un pallone, un campo di calcio e
niente più. Sembra essere questa
la vita di Flavio Falzetti, noto centrocampista tutto grinta e cuore
classe 1972 che ha costruito la sua
carriera tra Norcia, San Elpidio e
Monte Urano. Nel 1996,però, il
giocatore comincia ad accusare
qualche disturbo fisico. Le prime
analisi di routine non evidenziano
nulla di grave. Fino a quel maledettissimo incontro,o forse addirittura scontro. Durante RiccioneMonturanese Flavio cade a terra
evidentemente svenuto. Cominciano i guai seri.
All'ospedale Civile di Sant'Elpi-
dio a Mare viene subito sottoposto
ad accurati esami clinici. Da qui
ha inizio l'iter che lo porta alla
scoperta di un linfoma. Il quadro
clinico appare gravissimo e il morale di Flavio non va certo molto
meglio. Anni prima,infatti, era
stato il papà a scomparire per la
stessa malattia. La situazione
non
sembra dare
speranza alcuna, ma Flavio
non
demorde anzi
va avanti con
un solo pensiero in testa:
Guarire. Si
arriva cosi al
2000.
Ma
sembra andare
tutto
storto nella
vita del giocatore. Viene scoperto
un batterio nel suo sangue che non
sembra possibile debellare. Una
febbre altissima, che non accenna
a diminuire, debilita la sua salute
tanto che i medici con il passare
dei giorni dicono che si è prossimi
alla fine. Ma... La febbre di colpo
inizia a scendere sino a scomparire. Pian piano la situazione
News dalla Parrocchia di Sant’Erasmo…
Sulle ali della poesia…
Anna Vinciguerra, commercialista
e giornalista, residente a S. Maria
Capua Vetere, ha pubblicato il libro
‘’La sinfonia della mia anima’’ edizione Aletti, una silloge di poesie,
il cui tema spazia dalla bellezza del
creato alla ricerca di Dio, all’amore
per la famiglia. ‘’Ho sempre amato
scrivere, fin dalla più tenera età dice l’autrice – e, nonostante il mio
amore per la matematica e l’economia, è nella scrittura che la mia
anima si esprime ai massimi livelli,
infatti essa ha l’abilità di squarciare
i mondi nascosti, le nostre nebbie,
che non vogliono uscire allo scoperto! Le parole… minute gocce in
grado di modificare la giornata costringendoci a ad alzarci dalla comoda poltrona dei luoghi comuni.
Bisognerebbe non smettere mai di
rispettare i propri sogni, inventare o
inventarsi, scrivere limpidamente.
Dobbiamo muoverci, lavorare,
creare sogni verso cui correre. La
povertà di una vita senza sogno è
troppo orribile da immaginare: è il
peggiore genere di follia.’’. Ha lavorato in vari giornali locali e ha
avuto esperienze in alcuni nazionali
campani e laziali. Collabora con
vari staff teatrali in qualità di adattatore di opere ed addetto stampa’’.
Alcune sue liriche sono presenti in
antologie come : ‘’Verrà il mattino
ed avrà un tuo verso’’ ed. Aletti,
‘’Alchimie poetiche’’ ed. Pagine,
‘’Le pagine del poeta Sandro Penna
2008’’ ed. Pagine, ’’ Le pagine del
poeta Pablo Neruda 2009’’ ed. Pagine, ‘’ Le pagine del poeta Fernando Pessoa 2010’’ ed. Pagine, ‘’
Alchimie politiche’’ ed. Politica
oggi. E’ membro di laboratori culturali nati dalla volontà di sostenere
e diffondere la poesia e la narrativa.
Ha conseguito vari riconoscimenti
in numerosi concorsi letterari.
volge alla normalità e dopo appena sette mesi Flavio torna in
campo con la sua Monturanese
per disputare una partita ufficiale.
La felicità purtroppo è di breve
durata. Tre mesi ecco riapparire la
malattia, viene rilevato che anche
i polmoni sono stati intaccati.
Altro durissimo colpo. Flavio non
si arrende anche quando scoprirà
che la milza e l’intestino sono
molto malati. L’intervento dura
cinque lunghissime ore ed alla
fine tutto sembra andare per il meglio. La vita torna a sorridergli.
Flavio Falzetti decide di tornare
nel mondo del calcio. Prima come
dirigente e osservatore. Poi avuta
certezza delle sue buone condizioni fisiche fa una scommessa
con se stesso progettando di ritornare a praticare il calcio giocato.
Chiede il parere dei sanitari che
appaiono scettici sul progetto del
loro paziente.
Trentacinque cicli di chemioterapia, sostengono, debilitano qualsiasi fisico umano. Ma Flavio,
consapevole dei rischi che potrà
correre, è deciso a tutto. Approda
all'Elpidiense Calcio, scende in
campo diverse volte. Tutto va per
il meglio e dai controlli non si rileva il riacutizzarsi del male.
Passa altro tempo, ma nulla accade e per Flavio questo significa
aver vinto la scommessa ed essere
tornato alla normalità. Flavio Falzetti ha fatto qualcosa di grande.
Ha lottato per sette interminabili
anni. Ha sempre avuto la forza di
reagire, di credere nella vita. Non
ha mai mollato, neppure un
istante. Ha vinto una battaglia che
sembrava persa in partenza. Perché con la malattia io non scendo
a patti: so che vincerò anche questa partita».
TEATRO
Incontrarsi...
MARINA CIOPPA
Teatro è vivere sul serio quello che
gli altri nella vita recitano male”
(E. De Filippo)
E dopo aver ripetuto queste parole
non avvertite il profumo delle poltrone in velluto rosso? Non sentite
il respiro concitato di chi vi è accanto? Ecco, la voce del regista che
incita il siparista, le corde iniziano
a scorrere le une sulle altre ed il pesante sipario viene via dalla
scena. Questo è Teatro!
Fin dall'antica Grecia, il teatro
ha avuto un'importanza fondamentale nella formazione culturale del popolo. Si pensi ai
grandi autori greci come
Eschilo, Sofocle, Euripide, Aristofane. Per i greci il teatro era
catartico, era liberarsi del dolore e del peso della fatica
guardando quello altrui. I loro teatri
sono incantevoli innegabilmente,
oggi come allora. Il teatro è stato da
sempre il posto in cui far trionfare
la creatività: ci si andava perché il
genio venisse incanalato nella miglior maniera. Oggi è esattamente il
contrario: chi ha la vena si rinchiude a teatro per fuggire al
mondo! Un mondo in cui è più facile somministrarsi il divertissement pascaliano e spararsi musica
martellante a volumi improponibili
nelle orecchie piuttosto che ascoltarsi, guardare una parete bianca e
pensare, anche a come dipingerla,
perché no? I giovani sono attratti da
altro oggi. Ma non c’è droga che
tenga di fronte all’ arte. Il teatro è
luogo di incontro, comunicazione,
è dove costruire la propria identità
e coscienza e, soprattutto, è il luogo
del “tempo reale”. I giovani sono
attratti dalla televisione, senza sapere che resta una chimera, senza
sapere che davanti alla TV pensare
non serve, è programmata per propinarti ciò che qualcuno “vuole”
senza che tu possa “rifiutare”. Teatro fa pensare! Se l’attore dal palcoscenico parla, ad esempio, del
“mare” lo spettatore in terza fila immaginerà un mare calmo e piatto
come un olio, ma basterà spostarci
alla poltrona accanto per avere un
mare dai colori tetri in tempesta.
Questo a TEATRO è permesso!
16 RUBRICHE
Il rito della
NICOLA CARACCIOLO
La Tiella di Gaeta, è un piatto povero. Dimenticata nel periodo del
boom economico, perché ricordava
miseria ed arretratezza, negli ultimi
anni è ritornata prepotentemente
alla ribalta Ogni famiglia di Gaeta
detiene il segreto della vera ricetta
della tiella, che è un vero e proprio
rito, l’unico e inimitabile pasto portatile “tutto in uno” che da sempre
accompagnava i pescatori e tutta la
classe lavoratrice che non poteva
rincasare per il pranzo. Il processo
di realizzazione consiste nell’interporre un ripieno di vario genere (solitamente di prodotti della terra o del
mare) tra due sfoglie di pasta simile
a quella della pizza, ma che richiede
una lavorazione più accurata e manuale. Si dice che il segreto di una
buona tiella sia l’olio prodotto con
olive di Gaeta che, secondo la tradizione, dovrebbe scorrere a fiumi. La
tiella di Gaeta è un prodotto tradizionale della regione Lazio che si
fregia del marchio “Denominazione
comunale d’Origine” dal 2005. Si
racconta che Federico IV di Borbone rimase talmente affascinato
dall’abilità delle massaie dell’epoca
nel lavorare la tiella che colse l’idea
per crearne diversi tipi, farciti dei
più squisiti cibi.
TIELLA DI POLPI
Ingredienti:
- per la pasta: 600 gr. di farina, sale
fino, 4 cucchiai d’olio extra vergine d’oliva, 2 bicchieri d’acqua
tiepida, un quadratino di lievito da
pane.
- per il ripieno: 1,200 Kg di polpi
veraci (caratterizzati dalla doppia
fila di ventose sui tentacoli) puliti,
prezzemolo, aglio, olive di Gaeta
snocciolate, pomodoro a pezzi,
sale e peperoncino.
Tiella
Preparazione
- per la pasta: si fa una fossetta con
la farina nella quale si aggiunge sale
fino, olio e l’acqua nella quale si è
preventivamente sciolto il lievito. Si
impasta il tutto fino ad ottenere una
pasta morbida e vellutata che viene
divisa in panetti poco più grandi di
un pugno (occorrono due panetti per
tiella) che vengono lasciati a crescere per un’ora avvolti in una tovaglia. Il panetto cresciuto si stende
con un matterello per ottenere due
dischi, di diametro leggermente superiore alla teglia, nei quali si metterà il ripieno. - per il ripieno: i polpi
puliti e lessati si tagliano a pezzetti,
si condiscono con molto prezzemolo e aglio tritati, pomodori a
pezzi, olive di Gaeta snocciolate,
poco sale e peperoncino. Il tutto,
così preparato, si lascia in un colabrodo affinché diventi più asciutto
possibile. Si trasferisce quindi in
una ciotola e si aggiunge olio
d’oliva. Il primo disco viene disteso
su una teglia unta d’olio, si aggiunge il ripieno, si copre con il secondo disco facendo aderire i bordi,
si taglia il superfluo, si fanno dei
piccoli pizzi sui bordi con le dita e
dei buchi con la forchetta sul disco
superiore. Si cosparge con un filo
d’olio e si mette nel forno a 200° per
circa 30 minuti.
Si mangia tiepida o fredda.
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anno 2 Numero 18
14 Maggio 2011
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Унівська чудотворна ікона Пресвятої Богородиці в Римі
Протягом місяця травня ц. р., в Українській парафії свв. мучч. Сергія і
Вакха у Римі перебуватиме Унівська чудотворна ікона Пресвятої Богородиці. До Риму ікона прибула за старанням пасторального координатора для українців греко-католиків в Італії о.Марка-Ярослава
Семегена та з благословення ігумена Святоуспенської Унівської Лаври,
Студійського Уставу УГКЦ – ієромонаха Теодора Мартинюка. 14 – 15
травня чудотворна ікона Пресвятої Богородиці перебуватиме в Соборі
Святої Софії в Римі під час святкування Дня Матері.
Чудотворна ікона сьогодні знаходиться у Святоуспенській Унівській
Лаврі на Львівщині. Унівська чудотворна ікона Богородиці належить
до іконописного типу Одигітрія (з грецької – Провідниця).
Про її походження існує багато переказів, але час та місце написання
достовірно невідомі. Оригінал ікони до наших днів не зберігся.
Вже за часів митрополита Михайла Левицького (перша пол. XIX ст.)
ікона була значно пошкоджена. Тому виготовили її копію на полотні,
яку помістили на оригіналі, оздобивши окладом. Цей факт записаний
1894 р. отцем А. Дольницьким в історії Унівської парохії: «Сей образ
находився давно в каплиці на цвинтарі унівском, а коли той образ
украшено короною («коронован»), перенесено єго до церкви палацовой». Коронувати ікону міг Унівський архимандрит Атанасій Шептицький (1715-1746 рр.), який багато спричинився до поширення
почитання Богородиці.
Ще одна ікона Богородиці-Одигітрії XVII ст. (без окладу, з металевими
коронами) до 1939 р. висіла в монастирській каплиці. Обидві святині
були втрачені після закриття Унівської Лаври 1950 р. Радянською владою. Зберігся лише оклад XVIII ст., що сьогодні оздоблює копію чудотворної ікони, написаної за давніми гравюрами та фотографіями
іконописцем єрм. Ювеналієм Мокрицьким. ЇЇ було урочисто перенесено до Унівської Лаври 1995 року.
2004 року Божого на прохання ченців Святоуспенської Унівської Лаври
Блаженніший Патріарх Любомир встановив у третю неділю травня
празник Унівської чудотворної ікони Пресвятої Богородиці.
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