Sii sempre come il mare che infrangendosi contro gli

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Sii sempre come il mare che infrangendosi contro gli
Sii sempre come il mare
che infrangendosi contro gli scogli,
trova sempre la forza di riprovarci.
(Jim Morrison)
Editoriale
Entrare nella profondità del proprio “sentire”
P
er realizzarsi come persone è
necessario sapere amare. Per
sapere amare è necessario
conoscere le numerose forme in cui
l’amore si dispiega, riempirsene e
Comunità del
Pettirosso
viverle senza riserve.
La vita dell’uomo è un dono dell’amore
di Dio che è destinato a durare per sempre e la creatura
umana, fin dalla sua nascita, è pronta per il viaggio che la
trasferisce dalla terra al Cielo, ossia in quel Regno dove
l’amore è eterno.
Cosa significa, allora, amare? Cosa significa sentire?
Questa è la domanda che facciamo ai nostri lettori. Dalla
risposta che ognuno dà dipende la pienezza della sua vita
ossia la sua felicità.
Siamo certi che il fine di ogni uomo è quello di vivere
nell’amore. Si nasce, solitamente, per un atto d’amore, ci si
nutre dell’amore materno, si cercano carezze e tenerezza,
ci s’innamora nell’amicizia, si cerca l’amore di coppia, si
desiderano dei figli per amarli e tutto ricomincia in un ciclo
di vita dettato sempre dallo stesso sentimento: l’amore!
Fuori da questa realtà non vi è speranza e l’uomo muore a
se stesso e alla vita che gli è stata donata.
L’amore viene da Dio perché Lui è amore; per definizione,
quindi, l’amore non è egoista, esso è relazione con gli altri,
ma non si possono amare gli altri se non conosciamo noi
stessi ed è per questa ragione che il primo passo da fare
per capire cosa sia l’amore è entrare nella profondità della
propria persona e coglierne i doni, i talenti, i turbamenti, le
ferite, le gioie, i dolori.
La nostra interiorità parla e ci comunica il suo sentire
nel bene e nel male, dobbiamo sapere riconoscere ciò che
nasce dal bene, ossia dall’amore, e ciò che invece nasce
dal nostro malessere, cioè dalla mancanza d’amore. Non
è difficile perché i sentimenti di bene allargano il cuore e
i sentimenti di male levano la pace. Una volta acquisita la
consapevolezza di sé, si può fare una rivoluzione interiore
accettandosi per quelli che si è. Solo dopo quest’accettazione
si può essere persone libere e scegliere la via dell’amore.
Nella nostra società si ragiona troppo e si sente poco,
il pensiero è l’alternativa vincente solo per conquistare
notorietà e successo, ossia per detenere il “potere” su
persone e cose. Il sentire viene considerato un segno di
debolezza che l’uomo deve tenere lontano se non vuole
perdere prestigio e autorevolezza. Tuttavia, rinunciare a
sentire significa rinunciare ad amare e andare incontro alla
disperazione.
Dio non è pensiero, è sentimento, il Vangelo chiama
beati coloro che riempiono la loro vita di ogni forma
d’amore: tenerezza, speranza, purezza, accoglienza,
fiducia, emozione, passione, gioia, affetto, compassione,
ardore, condivisione, desiderio, stupore e… gratitudine!
Quest’ultimo è il re di tutti i sentimenti di bene.
Aspettando che ognuno risponda alla domanda fatta
loro all’inizio, esprimiamo la nostra opinione che, pur
rimanendo personale, è un augurio per ogni nostro lettore.
Sentire è meraviglioso, è l’essenza della vita. Il sentire è
alternativo al pensare: il sentimento non è un pensiero o si
pensa o si sente: o funziona l’uno o funziona l’altro. Solo
dopo aver sentito, infatti, il pensare diventa fecondo di vita.
Sentire la gioia dentro e ballare è meraviglioso!
Chiudere gli occhi e cantare finché si freme dentro, finché
quel canto non diventa preghiera, liberazione, guarigione,
inno all’Altissimo è esaltante. Sentire l’eccitazione, la
passione per il proprio compagno che ci percorre il corpo
e che raggiunge l’anima è la sacra danza della vita, è la
vittoria dell’amore sulla povertà del successo effimero che
è destinato a terminare. Anche il sentire la rabbia dentro
per le ingiustizie e urlarla è amore ed è liberante. Sentire
la gratitudine profonda per chi ci ha fatto innamorare di
Dio è la pienezza del cuore. Stupirsi di fronte al primo
passo di nostro figlio, al “ti amo” di chi siamo innamorati;
commuoversi di fronte a un tramonto, a un gesto, ci riempie
l’anima di quella felicità che non si può comprare.
Questa è la realtà che Cristo ci ha invitato a vivere
per essere perfetti come il Padre suo, in questa realtà noi
possiamo vivere il Paradiso in terra.
Redazione: Via della Nocetta, 171 Roma
Contatti: [email protected] - www.ciaofrate.org
Direttore Responsabile: Marisa Grillo
Grafica: Patrizia Ruscio
Hanno collaborato a questo numero:
Maria Teresa Lo Bianco, Daniela Troina Magrì, Maria Grazia
Fanelli, Piero Giovinazzo, Pina Orlandi, Federica Agresti,
Giovanna Merletti, Marisa Grillo, Livio Falsetto.
Le opinioni espresse negli articoli sono quelle dell'autore.
Il materiale inviato, anche se non pubblicato, non sarà restituito.
In copertina “Caldo Riposo” di Patrizia Ruscio
Aspettiamo i tuoi suggerimenti e le tue idee... Scrivile a
[email protected] o lasciale nella cassetta predisposta in chiesa
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LA TERAPIA DEL SORRISO
Una settimana con la Madonna Pellegrina
N
ostra Signora di Fatima è arrivata nella Basilica di
San Sebastiano fuori le Mura il 18 maggio 2014 ed
è stata accolta dai fedeli della nostra Comunità del
Pettirosso, dai parrocchiani e dai visitatori con entusiasmo
e commozione. Un addobbo di fiori bianchi ha reso festosa
la Basilica ed ha dato il benvenuto alla statua itinerante di
Maria. Per una intera settimana i frati francescani si sono
prodigati per rendere speciale questo incontro celebrando
Sante Messe, adorazioni, recite del Santo Rosario e
processioni aux flambeaux.
Tante le lacrime versate dai visitatori, tante le preghiere
d’intercessione ascoltate da Maria, tanta la condivisione dei
cuori e la speranza.
Domenica 25 Maggio, i fazzoletti bianchi, sventolati
dai fedeli commossi che gremivano l’intera basilica, hanno
salutato la statua di Maria e in ogni Suo figlio è rimasta la
nostalgia della Sua presenza e la consapevolezza di essere
da Lei particolarmente amati.
nazionali che dividono, non più separazioni di frontiere,
non più interessi che separano i suoi figli. Tutti, in questo
momento, sentono la gioia di essere fratelli”.
Il 13 dicembre del 1958, la Conferenza Episcopale
Italiana approvò il progetto di consacrare l’Italia al Cuore
Immacolato di Maria e stabilì che questo atto avrebbe
concluso il XVI Congresso Eucaristico Nazionale di
Catania. I vescovi italiani fecero arrivare alla Madonna
itinerante di Fatima l’invito a percorrere 92 capoluoghi della
nostra nazione e ad arrivare a Catania il 13 settembre del
1959 per ricevere dall’Italia inginocchiata la consacrazione
ufficiale al Suo Cuore Immacolato. Fu calcolato che nella
sua Peregrinatio italiana essa fu accolta nelle piazze e nelle
strade da ventisette milioni di italiani portando con sé un
grande risveglio religioso ricco di conversioni.
Fu in questa occasione che la statua di Nostra Signora di
Fatima visitò San Giovanni Rotondo e sostò al capezzale di
Padre Pio malato. Prima che l’elicottero che la trasportava
riprendesse il volo, il grande Santo la pregò di non andarsene
lasciandolo malato: l’elicottero sorvolò il santuario per tre
volte ed egli guarì dal male che lo stava affliggendo.
Il messaggio che la Regina del Rosario, come lei stessa
si definì, ha portato al mondo nelle sue apparizioni, può
essere riassunto come un invito alla preghiera, una rinunzia
ad offendere Dio, una richiesta di pace e una consacrazione
permanente al Suo Cuore Immacolato per ricevere Cristo
dalle sue sante mani e accogliere la Parola del Vangelo
come unica via per essere salvati.
Maria Teresa Lo Bianco
PELLEGRINATIO MARIAE
Il pellegrinaggio itinerante mariano, iniziato alla fine
della prima guerra mondiale, è il modo di Maria di farsi
missionaria e non aspettare che l’umanità vada a trovarla
nei santuari a Lei dedicati, ma di essere Lei a muoversi per
prima e andare a visitare i suoi figli nelle loro case.
L’impulso decisivo a questo movimento è stato dato
dall’immagine della Madonna di Fatima che dal 13 maggio
1947, partendo dal Portogallo, ha preso a peregrinare
lungo due strade: la strada europea e la strada mondiale
per indicare ai popoli la via della salvezza attraverso il
Vangelo.
Sua Santità Papa Pio XII, nel suo famoso messaggio
radiotrasmesso ad un milione di pellegrini riuniti a
Fatima il 13 ottobre 1951, disse: “Là dove va la
Vergine Pellegrina non vi sono più antagonismi
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PERSONAGGI AL CALEIDOSCOPIO
Robert Schuman
Il fondatore della Comunità Europea
A
Maggio di quest’anno si sono tenute le elezioni europee. Non entrerò nel merito di chi ha vinto o
perso e perché, non è questa la sede.
L’evento offre, tuttavia, l’occasione per presentare
la figura di Robert Schuman, uno dei padri fondatori
della Comunità Europea, del quale è in corso l’iter di
beatificazione.
Robert Schuman, famoso politico franco-tedesco,
nacque il 29 giugno 1886 a Clausen in Lussemburgo, da
genitori provenienti dalla Lorena e qui trascorse la sua
infanzia ed adolescenza. Dopo il diploma, insieme alla
famiglia tornò in Lorena, che in quel periodo apparteneva
alla Germania e prese un secondo diploma. Benché molto
giovane, Schuman possedeva già allora una formazione
multiculturale e plurilingue.
Successivamente studiò a Bonn, Monaco di Baviera,
Strasburgo e Berlino. Con una laurea in giurisprudenza in
tasca, tornò a Metz, storica cittadina situata nel nord est
della Francia, al confine con la Germania e, nel 1912, vi
aprì uno studio di avvocato.
Riformato per motivi di salute allo scoppio della prima
guerra mondiale, iniziò ad interessarsi alla politica e quando
nel 1918, al termine della guerra, l’Alsazia e la Lorena
ritornarono sotto la Francia, Schuman iniziò la sua carriera
come consigliere comunale a Metz.
Protagonista senza interruzione della politica francese,
durante la seconda guerra mondiale approfittò della
sua posizione per aiutare i rifugiati espulsi dai tedeschi
dall’Alsazia e dalla Lorena durante l’occupazione da parte
del Reich. Proprio per questa attività fu arrestato dalla
Gestapo. Nel 1942 riuscì ad evadere e si unì alla resistenza
francese.
Fu dopo la seconda guerra mondiale che Schuman, Primo
Ministro francese dal 1947 al 1948 e successivamente
Ministro degli Esteri dal 1948 al 1952, gettò le basi per la
realizzazione del suo sogno.
Il 9 maggio del 1950 – data in cui ogni anno viene
celebrata la Festa dell’Europa – Schuman presentò la
sua proposta di porre le basi per la creazione graduale
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di una federazione europea,
indispensabile per il mantenimento di pacifiche relazioni e
nota come “Dichiarazione Schuman”.
Al progetto avrebbero potuto aderire altri Paesi europei
limitrofi. Italia, Paesi Bassi, Belgio e Lussemburgo
accettarono l’invito.
A questo punto corre l’obbligo di segnalare il peso
che ebbe l’attività del consigliere di De Gasperi Altiero
Spinelli, firmatario dell’adesione dell’Italia. Fu Altiero
Spinelli, infatti, che durante il periodo del suo confino a
Ventotene (1939-1943), insieme ad altri prigionieri politici,
preparò il Manifesto di Ventotene (1941), che proponeva
la formazione di una federazione Europea sovranazionale
di Stati, il cui obiettivo primario consisteva nel creare un
legame tra gli Stati europei che impedisse lo scoppio di una
nuova guerra.
Il primo risultato fu la costituzione della Commissione
Europea Carbone e Acciaio – CECA, base dell’odierna
Unione Europea.
Robert Schuman fu il primo Presidente dell’Assemblea
Parlamentare Europea (1958-1960), che al termine del
mandato lo proclamò “padre dell’Europa”.
Morì a Scy-Chazelles, in Francia, il 4 settembre 1963.
Il 9 giugno 1990, il vescovo di Metz, monsignor Pierre
Raffin, autorizzò l’apertura del processo di beatificazione.
La Congregazione per le cause dei Santi ne sta studiando
il dossier.
Schuman fu proclamato “Servo di Dio” nel maggio del
2004.
Può un politico diventare santo? Si, se tutta la sua
esistenza è stata posta al servizio del bene comune.
Il quadro socio-economico fa sì che l’Europa, oggi,
appaia una realtà senza speranza: disoccupazione giovanile,
scioperi, violenza urbana, radicalismi e nazionalismi sono
ormai all’ordine del giorno. In questo clima tumultuoso,
dove lo scetticismo ha spento l’entusiasmo del fare dei
padri fondatori, la Commissione degli Episcopati della
Comunità Europea (Comete) ha promosso a Bruxelles
nel 2013, nell’ambito dell’Anno della cittadinanza, “La
Settimana della Speranza” (24-27 giugno).
L’iniziativa ha avuto lo scopo di tornare alle radici della
storia cristiana presentando all’Europa di oggi le figure di
uomini e donne che con il loro impegno, talvolta vissuto
fino alla morte, si sono prodigati per costruire la storia di
questo continente sulle basi della giustizia sociale, della
legalità, del dialogo e dell’accoglienza.
La settimana della Speranza, con l’obiettivo di far
capire ai cittadini che la Chiesa è presente, ha promosso
l’ottimismo europeo, “è stata una compagna di viaggio
al servizio di tutti quelli che cercano di dare un’anima
all’Europa”. Essa ha visto il susseguirsi d’incontri e
dibattiti inerenti l’educazione dei giovani, il servizio alle
persone povere ed emarginate, la lotta al crimine e le
migrazioni, ha proposto un riferimento etico nell’economia
e nella finanza. Ognuno dei temi trattati è stato introdotto
dalla presentazione di varie figure di santi e beati, tra gli
altri il nostro padre Pino Puglisi per la sua lotta alla mafia.
In questo quadro s’inserisce la beatificazione di Robert
Schuman, un cristiano che non si è limitato ad aiutare il
fratello più prossimo ma ha rivolto il suo aiuto all’umanità
intera.
Robert Schuman, uomo di fede e di “potere”, fu un
fedele pacificatore. Fece le sue azioni di persona laica
come un apostolo. Lavorò per costruire la prima comunità
di nazioni, esprimendo l’augurio che l’Europa prefigurasse
l’universale solidarietà del futuro. Con tutto il suo agire
dimostrò che la politica può essere una via di santificazione.
Seguendo l’esempio di Gesù, fu mite ed umile di cuore.
La Chiesa lo onora come discepolo e imitatore di Cristo
affinché sia utile come modello ai legislatori ed ai Capi di
Stato, perché anch’essi diventino servitori dei loro popoli e
lavorino per la pace e la giustizia tra le nazioni.
Alla proposta di Schuman, contenuta nella sua
“Dichiarazione”, risposero, tra gli altri, Alcide de Gasperi
“Servo di Dio”, Adenauer e Joseph Bech anche essi cristiani
praticanti, con esperienza di vite vissute “sulla linea di
confine”. Furono uomini grandi con gli stessi principi di
fondo che concordavano anche nelle questioni pratiche
connesse con il futuro del progetto europeo e furono
così in grado di realizzarlo.
Erano tutti – per citare la frase che Benedetto XVI
quando, nel giugno del 2009, parlò di Alcide de Gasperi
– passati attraverso la “scuola del Vangelo” ed erano ben
radicati nella fede. Anche essi possono, perciò, essere
ancora oggi considerati modelli di riferimento per il modo
concreto con cui hanno saputo vivere la propria storia
cristiana sia nei metodi che nei contenuti. È per questo che
il successo della loro opera è giunto, con oltre 60 anni di
pace e sviluppo, fino ai nostri giorni.
Schuman non ha lasciato scritti
teologici o testi di spiritualità.
Semmai ci consegna una
spiritualità vissuta e incarnata,
una vita ispirata al Vangelo e
una carità spesa nella città degli
uomini e sempre ordinata al bene
comune.
Robert Schuman è un
personaggio attuale perché
ci ricorda il valore della pace
e della dignità umana; ci
indica la necessità di dialogo
e unione tra le nazioni e
ci conferma che per fare
politica
bisogna
essere
donne e uomini dalle forti
convinzioni ed essere capaci di mettersi senza riserve al
servizio dei popoli.
Marisa Grillo
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DOPO LA MISTICA... LA MASTICA
Cena d’estate a casa di Giovanna
Antipasto salato
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pasta sfo ent (canestrini d
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Riempire
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melone e
pomodor prosciutto;
stracchin ini e mozzarella;
o e noci.
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Sbucciare e lavare bene
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Tagliare la frutta in piccogli
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spiedini lunghi, alternan ai
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gusti preferiti e metterlinto
me
mo
al
o
frigorifero fin
della degustazione.
Spiedini di frutta
Preparazione:
1. Tagliare a cubetti i fagiolini, le carote e la zucchina e
lessare insieme ai piselli in acqua bollente salata;
2. Tagliare il petto di pollo a pezzettini e rosolarlo in
padella con olio, aggiungere sale e pepe;
3. Far rinvenire il Couscous immergendolo nel brodo
Ingredienti:
bollente per alcuni minuti, fino ad ottenere circa un
volume doppio;
• 250 gr cous-cous
4.
Aggiungere le verdure lessate ed il petto di pollo
precotto
mescolati tra loro;
• 400 gr petto di pollo
5. Condire con olio extra-vergine di oliva;
• 150 gr fagiolini
6. Per la presentazione a tavola ungere uno stampo con
• 2 carote
olio, versare il Couscous e lasciare riposare alcuni
• 200 gr piselli sgranati
minuti. Rovesciare su un vassoio e guarnire a piacere
• 1 zucchina romanesca
con verdure sbollentate.
• ½ litro brodo vegetale
Cous-cous di verdure
e petto di pollo
La tua ragazza è in carne?
incoraggiala a camminare
5 km la mattina e 5 la sera,
i risultati saranno incredibili,
in una sola settimana sarà
a 70 km da casa
Torta di fragole
Preparazione:
1. Tagliare le fragole in una ciotola, unire lo zucchero
e lasciare macerare per alcune ore mescolando
ogni tanto per sciogliere bene lo zucchero, fino ad
ottenere il succo utile per bagnare i savoiardi;
2. Montare la panna da utilizzare nei diversi strati
della torta;
3. Disporre in un vassoio un primo strato di savoiardi
Ingredienti
ed impregnarli con il succo delle fragole;
• 300 gr di savoiardi
4. Stendere sul primo strato la panna montata
• 500 gr di fragole
insieme ad alcune fragole macerate;
• 250 gr di zucchero
5. Sovrapporre a piacere altri strati con i savoiardi
• 250 gr di polvere di
bagnati, fragole e panna (le dosi indicate sono per
cocco (normalmente
2 strati più la decorazione finale);
una confezione)
6. Al termine coprire tutta la torta con la panna e
• ½ litro di panna fresca
spolverare con la polvere di cocco;
da montare
7. Decorare a piacere, meglio se con fragole.
Giovanna Merletti
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a
CURIOSITà MEDICHE
Forse non tutti sanno che
Rubrica di curiosità mediche a cura del Prof. Livio Falsetto
medico chirurgo specializzato in Medicina interna,
Dietologia e Dermatologia
Cos’è la drunkoressia
Q
uasi tutti ne conoscono il significato, o, se non altro,
hanno sentito nominare il termine “anoressia”, cioè
quel disturbo psicopatologico di alcuni soggetti,
specie di sesso femminile e di giovane età, che li spinge a
rifiutare di alimentarsi, per timore fobico di ingrassare, fino
a contrarre varie patologie e giungere spesso a uno stato di
cachessia che, se non si interviene in tempo, può condurre
alla morte.
Non di rado, dietro a rifiuto di alimentarsi per dimagrire,
si cela un più vasto e complesso rifiuto della vita in
genere, che riconosce nell’alimentazione un presupposto
elementare ma essenziale.
Parimenti ben conosciuta è la pulsione opposta, la
“bulimia”, che spinge chi ne è affetto a mangiare oltre
misura, fino al raggiungimento di gravi obesità, sempre per
una condizione di malessere esistenziale.
Non altrettanto nota, o almeno non ancora, visto che si
sta sempre più diffondendo, col rischio di diventare presto
anch’essa tristemente famosa è la “drunkoressia”, cioè
quello strano e pericoloso comportamento alimentare,
diffuso particolarmente in soggetti femminili molto giovani
(c.d. teenagers), che consiste nel mangiare sempre meno,
fino a digiunare, per poi assumere rilevanti quantità di
bevande alcoliche (drunk=ubriaco, in inglese).
Si tratta, in sostanza, di una variante dell’anoressia, nella
quale l’abuso di alcool si intreccia con l’anoressia stessa
in modo, per così dire, complementare: da un lato, infatti,
l’alcool facilita il digiuno, per l’apporto calorico degli
zuccheri presenti nelle bevande alcoliche, che dà l’illusione
di sazietà; dall’altro, l’assunzione di alcool a stomaco vuoto
rende più rapida ed intensa l’ebbrezza da esso provocata.
Inoltre, la suddetta maggiore facilità a digiunare indotta
dalle calorie fornite dall’alcool evita alle drunkressiche
quei comportamenti comuni alle anoressiche pure, quali
induzione al vomito, ricorso a lassativi e diuretici, logoranti
attività fisiche, tesi a neutralizzare gli effetti ingrassanti del
poco cibo che , a volte, non riescono ad evitare di assumere.
Sia detto per inciso, la tendenza ad eccedere con l’alcool,
è presente spesso anche nei soggetti bulimici, in cui diventa
una sorta di sostituto del cibo, che li aiuta ad “abbuffarsi”
di meno.
Va anche ricordato che l’abitudine di bere alcolici
nelle adolescenti, oltre ai citati legami con l’anoressia e,
a volte, con la bulimia, è anche spesso suggerita da spirito
di imitazione, da volontà di inserimento nel “branco”, in
particolare seguendo il modello dei maschi, la cui assunzione
di alcool è legata al divertimento e alle emozioni. Di questa
tendenza ad emulare i “più grandi”, o, comunque, i “più
emancipati, sia per quanto riguarda l’uso di alcool, sia,
soprattutto, di droga, vi è ampio riscontro nella letteratura,
sia scientifica che narrativa. Basti per tutti ricordare il libro
“Cristiana F. Noi, i ragazzi delle zoo di Berlino”.
Tornando alla drunkoressia, è evidente, che col tempo, si
manifestano gli eventi patologici sia propri dell’anoressia
(osteoporosi, alterazioni cardiache, amenorrea), sia
derivanti dal consumo di alcool (neuropatie, tremori, danni
al fegato e al cervello). Nel momento in cui la drunkoressia
raggiunge i livelli di allarme è necessario intervenire
come con l’anoressia: terapia di rinutrizione, psicoterapia
individuale e di gruppo, eventuale assunzione di farmaci
quando l’alcool è diventato una vera e propria dipendenza.
Per attuare tutto ciò, potrebbe rendersi necessario
rivolgersi ad un centro per i disturbi del comportamento
alimentare.
Dr Livio Falsetto
Gradazione alcolica delle bevande comunemente assunte:
Birra
bicchiere 330 ml
4,5°
Vino
bicchiere 125 ml
12°
Aperitivo
Superalcolico
18°
36°
bicchiere 80 ml
Recenti studi sotengono che la birra contiene ormoni
femminili... se ne bevi troppa “infatti” poi non sei in
grado di guidare e continui a parlare senza sosta.
bicchiere 40 ml
sarà ..
??
vero
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DENTRO E FUORI LE MURA
Castel Sant’Angelo
...da mausoleo imperiale a fortezza papalina...
U
no dei luoghi più criptici e intriganti di Roma è Castel Sant’Angelo. Avvolto dal fascino e dal mistero si eleva fiero
presso l’antico ager vaticanus dove un tempo, a poche centinaia di metri, sorgeva il famoso circo di Nerone in
cui trovò il martirio San Pietro. Il Castello è stato sempre al centro delle vicende romane ma non esordisce come
maniero difensivo, bensì come sepolcro imperiale edificato, a partire dal 123 d.C., per volere dell’imperatore Publio Elio
Adriano che elesse quel luogo a sepoltura sua e dei suoi successori. Esternamente si presentava come una struttura cubica,
sormontata da un grande tamburo in peperino e opus caementicium sul quale era collocata una quadriga in bronzo trainata
dall’imperatore. All’interno, oltre l’ingresso era la cosiddetta rampa elicoidale che, salendo di 12 mt, conduceva, e conduce
tuttora, all’interno della camera sepolcrale, termine ultimo del mausoleo. Tuttavia, da quando nel 403 l’imperatore Onorio
incluse l’edificio nelle mura aureliane, il mausoleo venne inglobato in una struttura difensiva ben più grande che divenne
un vero e proprio baluardo atto alla protezione di tutta la zona.L’edificio però prende il nome di Castel Sant’Angelo solo
dal 590 quando, durante una processione indetta da papa Gregorio I per allontanare la grave peste che stava decimando
la città, sulla sommità della struttura, i fedeli videro l’Arcangelo Michele rinfoderare la sua spada annunciando così
la fine dell’epidemia. Da allora, quel luogo iniziò a difendere non solo la Chiesa, ma tutta la popolazione romana e,
pertanto, molti Pontefici decisero di renderlo inespugnabile edificando i quattro bastioni che lo circondano, un’alta e fitta
merlatura e dei punti d’osservazione per sentinelle e militari. Allo stesso tempo curarono l’aspetto estetico donando alla
struttura opere eccelse del panorama storico artistico manierista di metà ‘500. Ritroviamo, così, l’appartamento di papa
Leone X Medici, collocato tra i due cortili dell’angelo e della balestra, in cui Perin del Vaga realizzò l’apparato pittorico,
Michelangelo Buonarroti progettò la piccola Cappella e Tiziano concluse i sublimi ritratti da parata. Al piano superiore,
ritroviamo gli appartamenti di Paolo III Farnese tra le cui stanze spicca la magnificente Sala Paolina in cui tutto il registro
iconografico è teso ad esaltare il pontefice messo a confronto con Alessandro Magno. Dall’appartamento di Leone X,
passando per quelli di Paolo III, si giunge infine alla splendida terrazza dove spicca trionfante l’arcangelo in bronzo del
fiammingo Pierre van Verschaffelt che domina tutta la città di Roma. Castel Sant’Angelo, però, è noto soprattutto per i
suoi ambienti più nascosti, quei luoghi che lo resero protagonista nei secoli della Roma papalina. Il primo è il celeberrimo
Passetto: un passaggio segreto, costruito dall’antipapa Giovanni XXIII sopra le Mura Vaticane per collegare la Basilica di
San Pietro al Castello. Le seconde sono le Prigioni Storiche: luoghi angusti e umidi in cui erano detenuti quei delinquenti
più pericolosi che attendevano soltanto la morte. Dopo un breve periodo di proprietà francese, all’epoca napoleonica, il
Castello è tornato all’Italia e oggi è uno dei musei più visitati della nostra città grazie all’attenta gestione del Ministero
dei Beni Culturali.
8
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Villa Adriana
...una città a dimensione d’imperatore...
Q
uando Publio Elio Adriano assunse il potere il 2 agosto del 117 d.C., l’impero romano era nel momento della sua
massima potenza ed estensione. Fu il secondo imperatore straniero di Roma ed essendo accorto uomo politico,
giudicò necessario creare una certa stabilità tra il potere centrale e le province periferiche dell’impero stesso.
A tale scopo intraprese una lunga serie di viaggi nei quali la sua multiforme e poliedrica personalità si arricchì al punto
che, tornando a Roma, decise di trasferire i luoghi del potere in un nuovo complesso che avrebbe preso il nome di Villa
Adriana: una città ideale in cui sarebbero state realizzate tutte le architetture più singolari e gli edifici più curiosi che
ammirò durante i suoi famosi viaggi. La villa fu costruita tra il 118 e il 134 ed attualmente soltanto un quinto della sua
originaria estensione è venuto alla luce. Entrando dagli alti muraglioni, si incontra subito una grande piscina, detta Pecile,
che, circondata da un vasto porticato, offriva all’imperatore la migliore condizione climatica per una salutare passeggiata
pomeridiana. Poco distante un singolare edificio con tre esedre, accanto al quale troviamo le Piccole Terme, destinate
alle donne e, a seguire, le Grandi Terme, riservate agli uomini. Adriano costruì la villa nel territorio dell’attuale Tivoli
soprattutto per l’abbondanza delle acque come testimoniano del resto non solo le terme ma anche il Teatro Marittimo, il
Pecile e soprattutto il Canopo. Un lungo bacino d’acqua il cui nome richiama un centro egiziano vicino all’odierna Abukir
dove Antinoo, il favorito dell’imperatore, trovò la morte. La struttura appare quanto mai moderna e, addossato ad uno dei
lati corti, si trova un grande triclinio per feste e banchetti solenni dove i commensali potevano rinfrescarsi grazie a getti
d’acqua nebulizzata. La parte più importante della villa di Adriano però è, senza dubbio, la residenza imperiale. Articolata
in tre nuclei intorno ad altrettanti cortili porticati detti peristili, prevede un grande corpo centrale che corrisponde al
Palazzo dal quale Adriano esercitava la sua autorità.
Tuttavia, l’ambiente più singolare e che meglio rappresenta il carattere
dell’imperatore si trova dal lato corto occidentale del cortile delle biblioteche.
Qui ancora una volta è l’acqua la grande protagonista scenografica: un canale
ad anello racchiude un’isoletta circolare sulla quale si trova una piccola villa
costituita da una serie di vani disposti intorno ad un cortile porticato con una
fontana. Si tratta del cosiddetto Teatro Marittimo. Questo sito apparentemente
inaccessibile, era il luogo in cui l’imperatore Adriano si ritirava privatamente per
comporre i suoi brani poetici e coltivare i suoi studi e i suoi interessi. Attualmente
Villa Adriana, patrimonio dell’Unesco, rappresenta il massimo esempio del fascino di quanto rimane dell’antica Roma
ma, allo stesso tempo, lo scempio perpetrato a partire dall’epoca costantiniana durante la quale si iniziarono a portar via
opere di statuaria e marmi preziosi innescando un processo irreversibile che si concluderà solo con l’oblio in cui questo
maestoso complesso cadde per lunghi secoli.
Piero Giovinazzo
- luglio 2014
9
buone notizie
Viaggio in Iran
S
ono stata in Iran. Quando ho comunicato in casa e
agli amici il mio “insolito” viaggio, tutti mi hanno
definito una pazza... tranne mia madre che ormai,
per quanto mi riguarda, si affida alla volontà del Signore.
Come da consigli raccolti in giro, ho preparato una
valigia per l’occasione: camicione e magliette fin quasi al
ginocchio, sciarpe e foulards. Tutto l’occorrente per rendere
invisibile una donna. Già nella prima tappa del viaggio, a
Shiraz, ero bardata di tutto punto. Ho avuto il primo shock
al controllo passaporti: un canale per gli stranieri ed uno
per gli iraniani. Noi “straniere” vestite come monache di
ordini religiosi diversi… le donne iraniane coperte si, ma
incantevoli. Alcune erano molto belle, con grandi occhi
scuri, vellutati e brillanti, sopracciglia perfette, piuttosto
magre, ma non ossute o palestrate, un magro che si
potrebbe definire “dolce”. Per non parlare poi della loro
postura eretta e della spiccata femminilità nei movimenti.
Il loro abbigliamento? Vestitini strizzati in vita, lunghi fino
a mezza coscia e con sotto leggins o fuseaux. E le teste?
Le straniere continuamente attente a sistemare il foulard
per il terrore di scoprire il capo; le iraniane elegantemente
drappeggiate sembravano muoversi come modelle sulla
passerella. Ho scoperto che l’unica loro fissazione è quella
di farsi ritoccare il naso che, per caratteristica di razza, a
volte è leggermente aquilino.
Nel complesso la popolazione è giovane... le guerre
hanno fatto la loro parte. La base della società iraniana è
ancora la famiglia: genitori e nonni sono oggetto di amore
e massimo rispetto, non è concepibile non prendersene
cura nella vecchiaia. Le donne lavorano, spesso a contatto
dell’altro sesso, in quasi tutti i campi lavorativi.
Effusioni in pubblico, invece, mai viste. Sarà pudore,
riservatezza, costume o perché la società e la religione non
lo ammettono? Non si può dire, ma certo fa piacere notare
che i giovani non siano stati contagiati dal permissivismo
dell’occidente, dove tutto è lecito… anche il troppo! Al
massimo ho visto coppie che passeggiavano tenendosi
teneramente per mano o abbracciate o baciarsi sulle guance.
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- luglio 2014
I matrimoni non sono più combinati dalle famiglie e, pur
non essendo reato la poligamia, nella norma ci si sposa solo
una volta. L’adulterio può essere ancora punito in modo
severo. Anche se il nuovo regime cerca di occidentalizzarsi
un po’, la pena di morte non è ancora stata abolita, né è stata
abolita la così detta “legge del taglione” contemplata dalla
giurisprudenza islamica.
Tutto sommato ho avuto l’impressione di viaggiare in
un Paese sicuro, anche se non si vedono molte divise in
giro. La tranquillità delle donne nel muoversi da sole, le
bancarelle o i negozi lasciati tranquillamente incustoditi
denotano un’atmosfera di sicurezza.
I bambini sono bellissimi, vivaci ed educati e in quindici
giorni non li abbiamo mai visti piangere o fare capricci.
Ho provato tenerezza per le bambine che, come dovunque,
cercano di imitare le mamme e già a 6/7 anni, se indossano il
velo, riescono ad assumere la loro stessa andatura elegante.
L’Iran è molto vasta! Il territorio è almeno cinque volte
quello italiano e si svolge in senso orizzontale. Per la gran
parte è desertico, un deserto aspro senza le romantiche dune
del deserto del Sahara. Vastissime sono le vallate circondate
da montagne alte fino a 5.000 metri. Ho viaggiato per
ore senza riuscire a vedere nitidamente i confini per poi,
all’improvviso, imbattermi in macchie verdi dall’aspetto di
enormi oasi.
I grandi centri abitati sono strutturati come cittàgiardino, attraversate da ampi viali alberati le cui corsie
sono spesso spezzate da spazi ricreativi con prati, panchine,
fontane e fiori, fiori di tutti i colori. Nell’intero arco della
giornata, persone sole, famiglie, gruppi di amici, bambini e
giovani coppie si godevano quei curatissimi spazi messi a
loro totale disposizione. Ho potuto verificare il loro senso
civico: anche dopo il più affollato dei pic-nic non si vedeva
in giro un solo pezzo di carta!
Stupiti di così tanto verde nel deserto, ne ho parlato
con Sciarin, la nostra guida persiana: jeans, camicetta
aderente, scarpe da ginnastica e sempre bellissimi foulards.
Mi ha spiegato che in tutto l’Iran c’è acqua potabile che
viene soprattutto dalle montagne innevate per gran parte
dell’anno, e che, in gran parte del Paese – tranne che nelle
grandi città – essa è ancora trasportata a valle e distribuita
attraverso un sistema di pozzi e canali, chiamati “ganat”,
di origini antichissime. Il loro grande numero consente di
coltivare i numerosi orti e irrigare gli incommensurabili
giardini.
L’Iran è, tra l’altro, il paese delle rose. Ho visto tanti fiori
ma soprattutto rose, infatti, “l’acqua di rose” iraniana viene
esportata in tutto il mondo.
Ovviamente ho visto tappeti meravigliosi, ho capito la
differenza tra nodi turchi, persiani e kilim ma soprattutto
ho scoperto che per gli orientali i tappeti non sono soltanto
una decorazione per la casa e un posto morbido dove
poggiare i piedi, ma fanno parte della loro tradizione. Essa
nasce dai beduini che si spostavano continuamente ed
usavano tessuti annodati per tantissimi scopi, tra l’altro per
fissare un tetto sulla testa o un pavimento per la loro casa.
Quando iniziarono a tessere tappeti inserirono decorazioni
(mondo animale, mondo vegetale, simboli geometrici) che
individuavano le specifiche tribù e, successivamente, i
luoghi per cui venivano utilizzati. I più ricchi di simbolismo
sono sicuramente i tappeti dedicati allo spazio per la
preghiera: per gli islamici, il filo con cui vengono tessuti
rappresentano il tramite tra l’uomo e Allah.
Ho visitato moltissime moschee. Le più antiche e le più
nuove hanno in comune gli interni spogli e i pavimenti
ricoperti di tappeti. Indimenticabile è il ricordo della
decorazione delle facciate e di parte degli interni: ricchi
di decori floreali, di uccelli o altri animali, di preghiere
o semplicemente del nome di Allah, tutto riportato su
maioliche dallo sfondo azzurro declinato in tutte le tonalità.
Nelle loro funzioni religiose la separazione uomo-donna
effettivamente esiste. Ho visitato tante moschee e assistito
allo svolgimento dei loro riti e immagino che essa dipenda
anche dal loro modo di pregare. Ho assistito ad una
funzione del venerdì, a cui è richiesto a tutti i fedeli
di partecipare: è impressionante l’atmosfera carica
di concentrazione e misticismo che si percepisce!
Per un italiano, la varietà della cucina iraniana è
decisamente scarsa. Si tratta però di una cucina sana dove
gli arrosti la fanno da padroni: agnello e pollo soprattutto
e pesce; ho mangiato eccezionali minestre con orzo e del
crème caramel come ormai in Italia è difficile trovare.
Siccome c’è acqua potabile dovunque abbiamo anche
mangiato frutta e verdura in abbondanza, cosa non frequente
nei Paesi orientali.
Le città? Teheran, immensa con i suoi 12 milioni di
abitanti; la mistica zoroastriana Yazd; Isfahan, la perla
dell’Iran: moschee splendide con i minareti turchesi,
un bazar-labirinto unico, l’immensa Iman Square con i
meravigliosi giardini e le grandiose fontane; Shiraz, città
della poesia. Quanta arte e quanta storia!
Se qualcuno mi chiedesse a caldo cosa mi ha colpito di più,
cosa mi è rimasto nel cuore risponderei immediatamente: i
colori! L’ocra del deserto, le mille sfumature dei fiori, il
verde dei parchi, le tonalità di azzurro dei ricami vetrificati
delle maioliche nelle facciate delle moschee e dei mausolei,
il nero degli occhi delle ragazze che ti rubano l’anima
quando ti dicono: “welcome!”.
Marisa Grillo
- luglio 2014
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essere carita’
Concorso di disegno per calendario 2015
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DIO”
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- luglio 2014
arissimi bambini, questo articolo è rivolto a voi... Sì,
proprio a voi!!
La “Comunità del pettirosso” ha deciso di bandire
un concorso di pittura dal titolo: “Noi artisti di Dio” per i
bambini della nostra comunità fino agli 11 anni.
Occorrono: fogli (formato A4 utilizzati in orizzontale) colori (pastelli - pennarelli - colori a cera - gessi colorati tempera - acquerelli - colori ad olio: scegliete voi!) - tanta
fantasia e soprattutto A-L-L-E-G-R-I-A!
Ogni bambino potrà presentare fino a 12 disegni, uno per
ogni mese dell’anno. I lavori dovranno pervenire entro il 30
settembre 2014 e essere consegnati a Maria Grazia Fanelli Cell. 392 2369362.
Una commissione esaminerà tutti i lavori consegnati
e ne sceglierà massimo 48. I disegni scelti faranno parte
di un calendario che sarà distribuito a Dicembre, anche in
occasione del mercatino di beneficenza. Le offerte ricevute
saranno devolute ai bambini ricoverati al Baby Caritas
Hospital di Betlemme e ai bambini di Komono in Congo che
aspettano un pozzo per potere crescere sani.
Sì, miei cari bambini, con la vostra arte e con il vostro
cuore aiuterete bambini come voi, che purtroppo soffrono,
a causa sia delle malattie fisiche che della povertà, dovuta
all’indifferenza di molti adulti.
Il vostro cuore trabocca di luci e colori che doneranno
calore e gioia di vivere: la solitudine è nera… la solidarietà
è luminosa!
Voi siete gli artisti preferiti da Dio, che decise di far
nascere suo figlio in una stalla e come culla gli donò le
braccia accoglienti di Maria che lo coccolavano e cullavano
al canto degli Angeli.
Pensate che a Betlemme, sopra la grotta, è stata costruita
la basilica della Natività. La piazza che circonda la basilica
si chiama “Salah al Mac” che significa “piazza della culla”.
Ogni bambino è Gesù nato in una grotta. Pensate a Lui:
allungate le vostre braccia verso il cielo e diventate la Sua
culla vivente, poi armatevi di colori e pennelli e colorate la
Sua vita! Siate pittori della vita!
Allora: prendete la mira, puntate il vostro arco, scagliate
le vostre frecce colorate e spruzzate in cielo l’arcobaleno…
a proposito, lo sapevate che nel racconto biblico di Noè e del
diluvio universale l’arcobaleno è il simbolo della salvezza?
A tutti i bambini partecipanti verrà consegnato un attestato
di partecipazione e riceverà tanta gratitudine da parte di
fratellini lontani, per distanza geografica, ma vicini nel cuore!
La comunità aspetta le vostre opere d’arte. Buon lavoro!
n.3 dipinti di Elisabetta Calabrese
donati al Baby Caritas di Betlemme
La Danza dei Colori
Disse un giorno nostro Signore:
“ sono stanco del buio e del vuoto, in ogni dove.”
Detto fatto, con un soffio dal suo cuore,
sparpagliò nel sipario della vita... il colore.
Bianca apparve all’istante, la luce abbagliante e tanto bella
da illuminare il volto di ogni stella,
che tosto iniziò a danzare,
al ritmo che più amava improvvisare.
S’infiammò di rosso, la prima stella,
fuoco dell’amore, intenso contatto di calore.
Toccò con impeto la seconda stella,
al ritmo gioioso di una tarantella
e trasformò il rosso in arancione,
il colore di ogni vivida emozione!!
Roteò sul palco la terza stella,
regina della vita e di ogni cosa bella,
di luce gialla vestita,
con l’amore di Dio, fra le dita.
La quarta stella iniziò a respirare
così profondamente da far vibrare il mare
e seminare nel mondo il verde prato della speranza,
dove ogni bimbo gioca, sereno e con esultanza.
In punta di piedi, la quinta stella cominciò a ballare
e in religioso silenzio prese a volteggiare
nei cieli immensi e innamorati,
dagli occhi blu e di indaco colorati.
Spiccò, infine, il volo l’ultima stella,
leggiadra e libera con ali di libellula,
dal profumo di viola delicato,
di un tramonto intenso ed incantato.
Fu così che nacquero i colori,
per dare luce e speranza ai nostri cuori,
perché il buio di ogni sofferenza
si tramuti nella gioia di vivere,
nella nostra esistenza,
nel respiro profondo dell’Amore
che supera, col sorriso, ogni dolore.
Maria Grazia Fanelli
- luglio 2014
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il bello del fai da te
Tutti possono disegnare
S
iamo Tutti Artisti: ne sono assolutamente convinta
tanto da aver registrato il marchio STArt! che è al
tempo stesso un’affermazione ed un invito appunto
ad iniziare.
Credo fortemente nel valore della innovazione, dell’arte
e della energia umana come ingredienti importanti per lo
sviluppo della società civile, ne ho discusso proprio nei
giorni scorsi in occasione del mio intervento dal titolo
“Art at Hospital” nell’ambito della Nona Conferenza
Internazionale “The Arts in Society” presso l’Università
la Sapienza, un’importante occasione di confronto
internazionale sull’arte “nella” e “per la” società.
Il progetto STArt! che è l’acronimo, appunto, di Siamo
Tutti Artisti è nato dalla convinzione che tutti noi abbiamo
dei talenti spesso non sviluppati. E’ dimostrato da ricerche
scientifiche che ciascuno di noi utilizza solo un sei per cento
delle proprie capacità cerebrali, il che significa che esiste
un novantaquattro per cento inesplorato che può essere, se
sufficientemente stimolato, portato in superficie. Questo
potenziale può essere reso disponibile e può diventare parte
della nostra vita di tutti i giorni, in tutti i campi: scientifico,
letterario, artistico.
Io sono convinta che il campo artistico debba essere
sviluppato perché, anche attraverso la capacità di creare un
oggetto artistico, ciascuno di noi può migliorare la propria
qualità di vita. Il creare dà ottimismo, ci propone nuove
sfide e ci consente di vivere meglio. Come dice Hubert
Jaoui in un libro da lui pubblicato nel 2011, “La creatività
è necessaria al benessere così come il sole è necessario alla
vita”. E così un paio di anni fa ho deciso di mettere a frutto
le mie esperienze e passioni: sia l’esperienza ingegneristica
che quella derivante dall’Accademia di Belle Arti e di
grande aiuto è stata anche l’esperienza di mentoring che da
decenni arricchisce le mia attività di manager, di consulente,
di professionista della creatività e dell’innovazione. Ho così
strutturato un approccio metodologico mirato a risvegliare
l’artista che è in tutti, anche in coloro che credono di essere
negati per le arti figurative.
STArt! è indirizzato a tutti coloro che dicono “Sono
negato”, “Non so disegnare”, “Ho smesso di disegnare
14
- luglio 2014
quando avevo 7 .. 8.. 9 anni”. E in effetti chiunque riprende
a disegnare, da adulto, riprende a disegnare come se
fossero passati 30, 40, 50 anni in cui nulla è successo ma
sono rimaste fissate, stereotipate, le immagini del bambino,
di quel bambino che un giorno si è sentito dire dal suo
insegnante (o almeno ha percepito): “Non sai disegnare”,
“Sei negato!”, “Cosa hai fatto?”. Il corso STArt! parte
da questa capacità del bambino che in qualche modo è
stata annullata o repressa per far si che riemergano quelle
potenzialità che non sono mai state sviluppate.
Per ottenere questo ci sono tre cose essenziali da fare ed
è quello che facciamo durante il corso:
- bisogna allenare la mano,
- bisogna allenare l’occhio a vedere,
- bisogna allenare il cervello a rimuovere quegli stereotipi
che si sono accumulati e che impediscono di disegnare, di
dipingere, di creare.
Messa a punto la metodologia, due anni fa ho lanciato
la sfida: “Scommettiamo che sai disegnare anche tu?”
E in effetti con i lavori realizzati abbiamo dimostrato che
chiunque lo desideri senza limiti di età può imparare a
disegnare in un mese divertendosi e imparando anche dai
grandi Maestri del passato.
Questo è diventato per me un vero e proprio lavoro che
svolgo come attività professionale presso il mio studio di
Roma e come attività di volontariato un giorno a settimana
presso l’ospedale Sant’Eugenio a supporto dei pazienti
ematologici-oncologici e dei loro accompagnatori.
Si sono avvicendati allievi di tutte le età (dai 6 ai 92
anni) accomunati dal desiderio di acquisire in poco tempo
gli strumenti per esprimere in maniera compiuta la propria
creatività.
Particolarmente stimolante e delicato è per me
l’appuntamento del venerdì mattina in ospedale. Riuscire
a fare qualcosa che si pensava di non essere in grado di
fare, è importante per tutti, a maggior ragione è secondo
me di grande utilità per un paziente che sta percorrendo un
percorso di cura spesso non semplice: sapere di potercela
fare accelera il processo di guarigione!>>.
Daniela Troina Magrì
notizie dalla comunità
E’ nata l’associazione di volontariato “Comunità del Pettirosso”
L
a nostra Comunità del Pettirosso è diventata
un’associazione senza fini di lucro iscritta nelle
liste delle Associazioni di Volontariato della
Regione Lazio.
Il carisma ad essa affidato è quello della preghiera,
dell’ascolto, dell’accoglienza e della carità.
L’associazione è sorta per dare voce a tutte le persone
che si stringono intorno alla figura di padre Renzo
Campetella, un frate molto amato che semina la parola
di Dio, riaccende la speranza del Vangelo ed è seguito
da un grande numero di persone in tutta Italia.
La decisione di costituire un’Associazione senza fini di
lucro è scaturita dalla necessità di dare trasparenza e
chiarezza fiscale alle donazioni di carità che le numerose
persone che seguono questo sacerdote fanno per dare
aiuto ai bisognosi. Inoltre, per permettere ai fedeli di
riunirsi in ritiri spirituali, pellegrinaggi e catechesi
gestendo spostamenti e logistica in coerenza con le leggi
dello Stato Italiano.
Essa ha come obbiettivo comune la diffusione e
l’approfondimento della cultura Cristiana e Cattolica;
le attività spirituali in forma collettiva; l’attività di
volontariato a titolo umanitario e sociale.
Il suo Statuto prevede le seguenti modalità di svolgimento
- Raccolta di fondi per opere umanitarie attraverso
offerte di privati, donazioni, organizzazione di
mercatini, attività culturali, ludiche, sportive, mostre
e pubblicazioni;
- Incontri spirituali attraverso ritiri, pellegrinaggi,
gruppi di preghiera, catechesi;
- Gemellaggi spirituali anche con conventi e comunità
religiose per una preghiera comune;
Gemellaggi con ONLUS e altre associazioni che
abbiano finalità umanitarie e sociali.
I progetti già attivati sono i seguenti:
- Progetto Komono che prevede la trivellazione di un
pozzo della profondità di 52 metri e l’istallazione di un
gruppo elettrogeno nella località di Komono (Congo
Repubblica Popolare);
- Progetto Caritas Baby Hospital che prevede l’aiuto
all’ospedale dei Bambini di Betlemme;
- Progetto “Diamoci una mano” che ha aperto uno
sportello per le necessità dei fedeli nel sito della
comunità: offerta/richiesta gratuita di cose di prima
necessità come carrozzelle, lettini, abiti bambini, e
offerta/richiesta occasioni di lavoro.
- Micro progetti: bomboniere solidali (sostituzione delle
bomboniere con pergamene e donazione alla comunità
delle somme risparmiate indicandone in causale le
motivazioni: es: donazione per progetti associativi);
notti calde (distribuzione di sacchi a pelo e indumenti
caldi ai senza tetto nella stagione invernale); aiuto a
mense dei poverelli, raccolta medicinali ecc.;
- Gemellaggio con la ONLUS “Providence Land”
che prevede: 1. aiuto all’ambulatorio dei poverelli
attraverso visite gratuite offerte anche da medici
nostri fedeli e frequentatori delle attività spirituali;
2. partecipazione dei nostri fedeli e simpatizzanti al
progetto “Pet Therapy” (aiuto terapeutico per disturbi
comportamentali attraverso il contatto con animali) 3.
offerte di farmaci per la Farmacia dei Poverelli.
-
Maria Teresa Lo Bianco
Per eventuali offerte il codice è: Comunità del Pettirosso – IBAN
IT18W0569603204000008850X31 – indicare in causale: “donazione per progetti associativi”.
Rendiamo noto ai lettori che il prossimo ritiro spirituale tenuto da padre Renzo avrà luogo ad Assisi,
località Santa Maria degli Angeli, dal 14 al 16 novembre p.v. presso l’Hotel Domus Pacis. Le iscrizioni
sono aperte (consultare la rubrica “Notizie” nel nostro sito: www.ciaofrate.org ).
I posti del nostro viaggio in Terrasanta dal 24 settembre al 1 ottobre sono esauriti.
- luglio 2014
15
uno di noi
Agata, ovvero...
che problema c’è?
A
gata è uno dei pettirossi della nostra Comunità…
minuta, tranquilla e sempre affabile, sempre
disponibile a una chiacchiera e a uno scherzo.
Agata è poliedrica, lavora duro ed è… romantica.
Qualcosa in più? Il mercatino di Natale di quest’anno è
stata un’occasione per focalizzare le personalità di molte/i
appartenenti alla Comunità del Pettirosso.
Il primo approccio è stato: chi vuole dare una mano?…
a fare cosa?... di tutto! Lei romantica, si è proposta per
creare dei cuori di stoffa, tipo puntaspilli, da utilizzare o
come decorazione natalizia o per la casa o per appenderli
direttamente all’albero di Natale. Ne ha preparati
tantissimi per il settore artigianato del nostro mercatino
e, non contenta, ne ha preparati in quantità industriale su
ordinazione di chi voleva addobbare un albero di Natale
più originale. Naturalmente non “pro domo sua”: tutto il
ricavato è andato al Baby Caritas Hospital di Betlemme!
Esaurito l’argomento mercato, si è guardata intorno e: adesso, chi ha bisogno di me? - ha chiesto. In una Comunità
come la nostra, in tanti hanno bisogno di aiuto e chi arriva
prima meglio alloggia. La poliedricità di Agata ha colpito
ancora: nel working progress dell’Ospedale dei Poverelli
c’era l’emergenza Farmacia, e lei prontamente: - di cosa
avete bisogno? - ha domandato. La nostra risposta è stata:
ci sarebbe da implementare il data base dei farmaci che
grazie a Dio stanno piovendo da tutte le parti... e Agata con
un sorriso ha soggiunto: - e che problema c’è? Ho lavorato
nel settore informatico per 3 anni, fatemi vedere una volta
come funziona il programma e sarà uno scherzo -. Detto
fatto, i dati sono stati quasi tutti inseriti (supportata da un
altro pettirosso… ma questa è un’altra storia).
Ora che la farmacia è una realtà dobbiamo essere
certi che verranno rispettate le normative in materia,
che verranno controllati ed incrementati i canali che ci
riforniscono, dobbiamo trovare il modo di fare giungere i
farmaci ai malati. Agata ci ha pensato un solo minuto e poi
ha soggiunto: - e che problema c’è? Ho una cugina che ha
una farmacia - … in quattro e quatr’otto la cugina è arrivata
a San Sebastiano e ha preso i contatti necessari, ora anche
sul quel fronte possiamo stare più tranquilli.
Notizie dell’ultima ora: forse abbiamo trovato dei locali
da utilizzare come ambulatori. Che bello, abbiamo pensato,
così possiamo far venire i pazienti in un posto più centrale
e quindi più comodo per molti. Che bello, ma... dove li
facciamo sedere? Per terra? Agata ha sorriso e detto: - e
che problema c’è? -... dopo solo due giorni è arrivato un
suo messaggio su WhatsApp con la foto di un divanetto a
due posti in ottime condizioni. Agata ha precisato: me ne
mettono a disposizione 3, può andare?
Non abbiamo parole… forse è una fatina!
Pina Orlandi
16
- luglio 2014
Periodico a diffusione interna - Diffusione e stampa in proprio - Attività editoriale a carattere non commerciale ai sensi previsti dall’art. 4 DPR 16/10/1972 n. 633 e succ. mod.