ABSTRACTS S. Marchesini

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ABSTRACTS S. Marchesini
MATRIMONI MISTI 2011
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S. Marchesini
L'incontro dell'altro. Matrimoni misti come tema interdisciplinare.
Il Progetto Alteritas studia le interazioni culturali tra popoli nel corso della storia e da
diverse prospettive disciplinari. Per noi i matrimoni misti costituiscono un tema di
interazione favorito: avvengono in tutto il mondo e sono sempre accaduti nella storia dei
popoli, dall’inizio ai nostri giorni. Il tema è inoltre di grande attualità per la nostra società
multiculturale e globalizzante.
Questo convegno costituisce un tentativo di sviluppare il tema sulle dimensioni della
profondità dell’indagine e della linearità temporale, trattando insieme assi paradigmatici e
sintagmatici di ricerca. Lavorare in modo multidisciplinare significa coinvolgere specialisti
di molte discipline umanistiche (archeologia, linguistica, sociologia, storia, antropologia).
Lavorare in modo diacronico significa coinvolgere specialisti di tutti i periodi storici
(preistoria, età del ferro, storia romana, greca e medievale, moderna e contemporanea).
Alteritas lavora con “parametri”. Parametri di interazione possono essere elementi di
diversa natura: nomi personali, religione, abiti, cultura del mangiare e del bere,
educazione, lingua…. Nel tema dei matrimoni misti questi parametri possono essere
individuati in particolare nella religione, nella provenienza geografica e nella lingua, come
anche in un insieme di tutti questi parametri. In particolare si rivelano argomento di
interesse i figli nati da matrimoni misti: in che modo essi costituiscono una via verso
l’integrazione tra i popoli? Rappresentano un’identità di “terzo tipo” rispetto a quella dei
loro genitori? Quanto la loro integrazione dipende dal desiderio dei loro genitori di
integrarsi nella nuova società? E quanto la loro integrazione dipende dalla nuova società e
dalla sua capacità di accogliere nuove culture? Nel corso del convegno cercheremo di
delineare le possibili strategie dei figli nati all’interno di famiglie miste: combinare insieme
le identità dei propri genitori, sceglierne una o sceglierne una nuova.
Meeting the “Other”. Mixed marriages as an interdisciplinary theme.
The Alteritas Project studies cultural interactions among peoples through history and from
multiple disciplinary viewpoints. For the Alteritas Project, mixed marriage builds a
privileged interaction topic: it happens all over the world and it has been happening all the
time throughout history of peoples, from the beginning to the present. Moreover it is an
important topic in our multicultural and globalizing society.
This conference is an attempt to develop the theme with both depth and linearity
dimensions, dealing with syntagmatic and paradigmatic axes. We work both
on synchronicity and diachronicity in the research of a social topic. Working in a
multidisciplinary way means involving representatives of many branches of the humanities
in the conference (i.e. archaeology, linguistics, sociology, history, anthropology). Working
in a diachronic way means involving specialists of all historical periods (pre-history, iron
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age, Roman, Greek and Medieval history, modern and contemporary age).
Alteritas works with “parameters”. Interaction parameters can be items of different kind:
name elements, religion, clothes, food and drink customs, education, language and many
other items can be considered interaction parameters. In the theme of mixed marriages
these parameters can be seen particularly in religion, geographic provenance and language
or a mix of all these above mentioned parameters. Children born from mixed marriages are
particularly interesting for our purposes: do they represent a way to integration among
people? Do they build a "third kind" identity? How much does their integration depend on
their parents' will to take part in the new society? How much does it depend on the
receiving society and on it's behavior towards new and different cultures? During the
conference we will try to draw out the possible strategies for children born in mixed
families: combining parents' identity, choosing one of the two or choosing a third identity.
P. Zanchetta
A che punto siamo oggi: il caso di Verona.
Il punto di vista degli uffici demografici del Comune di Verona intorno al matrimonio non
può che partire dall’analisi dei dati che evidenziano prima di ogni cosa il progressivo e
continuo calo delle celebrazioni.
Volendo definire un momento, una linea temporale, dalla quale far partire un’analisi della
contemporaneità nell’unione coniugale, ho scelto la fine degli anni ottanta, gli ultimi
vent’anni, dove mi piace immaginare che la caduta del muro di Berlino in qualche modo
rappresenti per tutti noi, non solo la fine di un regime totalitario, ma anche un varco
culturale, l’inizio di un tempo nuovo, di una attualità, nonostante la velocità delle
modificazioni degli stili di vita, pur non essendo come quella dei neutrini, spesso sfida la
nostra capacità di lettura che appare sempre tardiva.
Negli ultimi vent’anni nel Veneto ed anche a Verona, dunque, le celebrazioni di
matrimoni civili e religiosi hanno registrato un progressivo calo fino a raggiungere
percentuali importanti, basti pensare che se, nel 1989 a Verona venivano celebrati in
totale 1558 cerimonie nuziali, nello scorso anno ne sono state celebrate 969 segnando
contemporaneamente anche una laicizzazione dei comportamenti testimoniata dal dato
che ci dice che negli stessi anni i matrimoni religiosi sono passati da 1183 a 449 mentre
quelli civili da 375 a 520.
Proseguendo nell’analisi dei comportamenti in materia nuziale è interessante osservare che
i mesi in cui si celebrano meno matrimoni sono novembre e gennaio, mentre il numero
maggiore si riscontra in settembre e in giugno. La "stagione dei matrimoni" per così dire
inizia ad aprile e termina in ottobre. anche se in dicembre in prossimità delle festività, si
ha un discreto numero di celebrazioni.
Più dettagliatamente e più recentemente, inoltre, possiamo affermare che nel triennio 2008
- 2010 in base alla provenienza degli sposi:
a) i matrimoni religiosi sono prevalentemente tra italiani (434 su 458 nel 2008, 425 su
449 nel 2009, 434 su 461 nel 2010).
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b) i matrimoni civili, anche questi prevalentemente fra italiani, vedono anche dati non
trascurabili di: uomini italiani che sposano donne di altri paesi comunitari (12 su 617 nel
2008, 17 su 520 nel 2009, 26 su 510 nel 2010), di uomini italiani che sposano donne di
altri paesi europei non comunitari (38 su 617 nel 2008, 29 su 520 nel 2009, 25 su 510 nel
2010), di uomini italiani che sposano donne di paesi del continente americano (52 su 617
nel 2008, 35 su 520 nel 2009, 23 su 510 nel 2010), di donne italiane che sposano uomini
del continente americano (24 su 617 nel 2008, 18 su 520 nel 2009, 5 su 510 nel 2010), di
donne italiane che sposano uomini del continente africano (18 su 617 nel 2008, 15 su 520
nel 2009, 3 su 510 nel 2010).
G. Kezich
Matrimoni misti: i prolegomeni dell'antropologo.
Avversato e ostracizzato per secoli sulla base di diffuse concezioni dell’eugenica e
dell’etica popolari, il matrimonio misto è inteso oggi quale la manifestazione e ad un
tempo lo strumento proprio di una positiva integrazione tra i popoli, nel contesto specifico
del
contemporaneo
melting
pot
globale.
Questa
nuova
prospettiva
propriamente “politically correct” tende tuttavia a oscurare il fatto che il matrimonio è
pure espressione di un rapporto tra entità diseguali, di cui sancisce in perpetuo lo
sbilancio. Una breve disamina dei quattro poli dell’ ideale bussola di riferimento con la
quale l’antropologia sociale guarda da sempre all’evento matrimoniale, sul piano verticale
(ipogamia/ipergamia) e su quello orizzontale (endogamia/esogamia), servirà certamente a
meglio definire i confini del problema sul terreno scientifico e su quello etico.
Mixed marriages: the prolegomena of the anthropologist.
Adversed and ostracized for centuries on the bases of widespread notions of folk-eugenics
and folk-ethics, mixed marriages are seen today as the manifestation and at the same time
the appropriate instrument for some positive integration among peoples, in the specific
context of the contemporary global melting pot. Albeit properly inscribed into the realm of
the "politically correct", this new attidude as towards mixed marriages tends to obscure the
fact that a marriage is also the expression of a relation between unequal entities, of which it
sanctions forever the unbalance. A brief survey of the four poles of the ideal compass with
which social anthropology at large has always looked at the marital event, on the vertical
plane (hypergamy vs. hypogamy) as well as on the horizontal (endogamy/exogamy), will
be probably useful for a better definition of the problem on scientific as well as ethical
grounds.
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F. Nicolis
La sposa invisibile: matrimoni misti in archeologia.
The invisible bride: mixed marriages in Archaeology.
The aim of archaeology is the study of ancient societies through their material culture.
Archaeology approaches the interpretation of social processes as far as they are
incorporated in material culture systems.
In the last decades, archaeological sciences based on analytical methods (e.g. isotope
analysis, genetics, palaeodietary research, etc.) gave a strong support to the interpretation
of social behaviours and dynamics, particularly important for prehistoric periods for lack of
written sources.
At the same time, the development of specific fields of research, e.g. identity, gender,
human mobility, long distance connections etc., focused major attention on specific
themes like mixed marriages.
The aim of this paper is to present some case studies where the archaeological data have
been interpreted as evidence for mixed marriages, from Neolithic to the Bronze Age, in
general in connection with mobility, exchange networks, alliance systems, etc.
C. Laurén
Language choice and bilingual families.
Developing multilingual competence in a multilingual family in a bilingual city
(Vaasa/Vasa) in the bilingual country.
Focusing on strategies of a family; following a boy and his languages from kindergarten to
starting university studies.
The Swedish speaking father is a seaman (captain) and used to be away from the family
almost half a year. The mother, a Finnish speaker, had to redefine her role.
G. Shepherd
Archaeological Evidence for Intermarriage in Archaic Sicily.
A long standing problem in the study of the ancient Greek settlement of Sicily (and
Southern Italy) has been the extent – even the existence – of intermarriage between Greek
settlers and local populations. While older studies of the 19th and earlier 20th centuries were
reluctant to accept that the Greeks would have intermarried with Sikels, modern
scholarship views intermarriage and co-residence as highly likely, despite the ambiguity of
both textual and archaeological evidence. This paper concentrates on the latter issue.
Taking the approach that intermarriage did occur, and focussing on funerary evidence, it
highlights a significant imbalance in the material culture record: why is material culture at
sites founded by the Greeks overwhelmingly “Greek” in character, but that at Sikel sites is
conspicuously mixed and hybrid in character? Does this indicate different levels of co-
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residence and intermarriage – in line with older ideas of the Greek penetration of the Sikel
hinterland while the Greek cities retained essentially Greek populations – or does the
constructed and ritual context of a burial reveal varying types of integration, differing levels
of tolerance for variation in custom and the manipulation of material culture in order to
gain social mobility and prominence?
S. Casini
La pratica dell’esogamia nella cultura di Golasecca (IX-IV sec. a.C.)
Lo studio della diffusione degli ornamenti della cultura di Golasecca al di fuori del suo
ambito territoriale, rivela che tra l’VIII e il IV sec. a.C. vi fu una certa mobilità di Celti
golasecchiani nei territori a sud e a nord della Alpi e che la direzionalità di tali spostamenti
mutò nel tempo, coincidendo di volta in volta con i rapporti di scambio intrattenuti con le
popolazioni confinanti.
Nell’ambito dei rapporti di scambio, al contrario di altri prodotti di artigianato
golasecchiano, come le situle, le ciste e le fiasche da pellegrino, né i monili né la ceramica
erano posti sulla bilancia commerciale. Gli oggetti di ornamento, e in particolare le fibule,
connotavano in modo preciso l’identità culturale di chi le indossava e, quindi, al di fuori
dei territori di origine sono un buon indizio della mobilità degli individui. Il costume
antico era, infatti, regolato da norme rigide, essendo il principale mezzo per dichiarare la
propria appartenenza a un determinato gruppo umano o a particolari categorie sociali.
Dall’analisi dei reperti risulta che il maggior numero di ornamenti diffusi al di fuori della
cultura di Golasecca è pertinente al costume femminile, un dato che potrebbe indicare un
movimento di donne in territori stranieri, che non si può spiegare in altro modo se non con
l’uso della pratica dell’esogamia.
Gli oggetti di ornamento golasecchiani, sia verso i territori meridionali sia, soprattutto
verso quelli settentrionali, si dispongono lungo le principali vie di comunicazione e si
distribuiscono nelle regioni strettamente interessate dagli scambi commerciali, facendo
così pensare a una funzione “politica” di tali matrimoni.
Una volta individuate le motivazioni di questi spostamenti di donne, è più facile valutare
anche come siano mutate le strategie tra l’VIII/VII sec. a.C., quando è presente una società
in cui si stanno formando gruppi aristocratici, che intrattengono tra loro rapporti di scambi
regolati dalla pratica dei gift trade, e il VI/V/IV sec. a.C., quando si assiste alla formazione
di strutture proto-urbane nella cultura di Golasecca, alla trasformazione della pratica degli
scambi in un commercio organizzato a vasto raggio e ad una maggiore diffusione dei
matrimoni esogamici, che non avvengono più a livello aristocratico, ma nell’ambito di una
classe media, probabilmente rappresentata proprio dai mercanti.
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Bibliografia:
CASINI S., Il ruolo delle donne golasecchiane nei commerci del VI-V sec. a.C., in R. DE
MARINIS-BIAGGIO SIMONA (a cura di), I Leponti tra mito e realtà, 2, Catalogo della
Mostra, Milano, 2000, pp. 75-100.
CASINI S., Le fibule a coste rinvenute a Bologna. Nuovi spunti di riflessione, in NAB, 19,
2011, in stampa.
F. Marzatico
Matrimoni misti nella protostoria: alcuni casi fra nord e sud delle Alpi.
In un quadro fortemente condizionato dalla grande eterogeneità della documentazione
archeologica, la questione dei legami di tipo matrimoniale fra soggetti culturalmente
eterogenei appare come un terreno alquanto insidioso, per via degli ampi spazi lasciati
all’interpretazione. Ai matrimoni misti di epoca preromana si connettono generalmente
testimonianze epigrafiche e - a livello di maggiore probabilità o di mera ipotesi l’attestazione di oggetti esotici, estranei al contesto culturale locale, spesso connotativi di
sepolture “fuori dal comune”, soprattutto femminili. Si tratta, in definitiva, sia di indicatori
di mobilità che rispecchiano un trasferimento individuale in territori esterni a quello di
appartenenza culturale, sia di testimonianze più estese di integrazione fra esponenti di
culture diverse, come ad esempio nel caso dell’interazione fra comunità etrusche e
celtiche riscontrata nell’Appennino bolognese. Si presentano dunque alcune testimonianze
di mobilità riferite allo spostamento in aree di pianura di esponenti delle popolazioni
alpine preromane (Reti) che nella bibliografia specialistica sono tradizionalmente
considerate come traccia del fenomeno di “matrimoni misti”.
Mixed marriages in protohistory: some cases between the northern and southern Alps.
In a framework strongly conditioned by the sizeable heterogeneity of archaeological
documentation, the question of matrimonial-type ties between culturally heterogeneous
subjects is a somewhat insidious terrain due to the large gaps left to interpretation. Mixed
marriages of the pre-Roman era are generally linked to epigraphical testimonies. Evidence
on levels of greater probability or even mere hypothesis, is the attestation of exotic objects
unrelated to the local cultural context often suggested by “out of the ordinary” burials,
especially those of women. It ultimately concerns indications of mobility that mirror
individual transfers to a territory outside that of the cultural attestation; or testimony to a
more extensive integration between exponents of diverse cultures, as for example in the
case of interactions between the Etruscan and Celtic communities discovered in the
Bolognese Apennines. Therefore, some evidence of mobility in relation to displacements in
the plain areas by pre-Roman Alpine populations (Rhaetians) are traditionally considered
as indications of the “mixed marriages” phenomenon in specialized references.
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S. Pettarin
Necropoli di Dernazzacco (Cividale del Friuli – Udine, Italia): l’inserimento di genti
alloctone in una comunità locale alla fine dell’età del ferro.
Nella necropoli dell’età del ferro di Dernazzacco, scavata nel 1908 e nel 1909, ma
studiata e pubblicata esaustivamente solo alcuni anni fa, vennero portate alla luce almeno
287 sepolture a cremazione, la maggior parte delle quali riferibili al periodo intercorso tra
il V e la fine del II sec. a.C.
Un nucleo di oltre una trentina di sepolture contenenti manufatti tipicamente lateniani,
inquadrabili tra la fine del IV e la fine del II sec. a.C. (Antico e Medio La Tène) fu
individuato nel settore meridionale della necropoli.
Dai dati registrati nei Diari di scavo redatti da Ruggero della Torre (Direttore dell’allora
Regio Museo Archeologico di Cividale) e da Alfonso Alfonsi (collaboratore della Reale
Soprintendenza per i Musei e gli scavi di Antichità del Veneto) risulta che solamente due
di queste sepolture erano caratterizzate da corredi costituiti esclusivamente da oggetti la
Tène: nelle altre i manufatti lateniani (quasi esclusivamente in bronzo, ferro ed argento)
erano costantemente associati a prodotti tipici della tradizione locale, in particolare a
semplice vasellame in terracotta, a porzioni di vasi in lamina bronzea e ad oggetti
d’ornamento in bronzo.
La maggior parte di queste sepolture conteneva armi in ferro (per lo più spade, lance ed
asce), per cui si è supposto che vi fossero stati sepolti individui di sesso maschile; i
manufatti di produzione locale che completavano i corredi risultavano invece caratteristici
delle sepolture con corredi muliebri della necropoli, in particolare le fibule del tipo
Certosa e le armille e gli anelli a più avvolgimenti. Si è supposto, pertanto, che i nuovi
arrivati si fossero integrati all’interno della comunità locale – in cui, forse, avevano
assunto, in qualità di guerrieri, un ruolo importante – anche grazie a legami instaurati con
donne del luogo, probabilmente già poco tempo dopo il loro primo arrivo.
The cemetery at Dernazzacco (Cividale del Friuli – Udine, Italia): an allochthonous
people inside the local community at the end of the Iron Age.
In the Iron Age Dernazzacco’s necropolis (late 6th-2th century BC), excavated between
1908 and 1909 but published only in 2006, 287 cremation graves were unearthed.
In the southern sector more than 30 graves containing La Tène artifacts (LT B-LT C,
between the end of the 4th and the 2th century BC) were found.
In the original excavations reports the grave goods are summarily described: only in two
graves there were exclusively La Tène artifacts; in all others graves the la Tène findings
(silver, bronze, iron and glass objects) were associated with typical local artifacts (pottery,
bronze vessels, bronze jewelry).
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The main part of the excavated graves contained iron weapons (mainly swords, spears,
axes), typical male grave goods; the other artifacts, locally produced, were typically female
(Certosa fibulae, bracelets, rings…).
It is assumed, therefore, that the newcomers – probably warriors – integrated into
Dernazzacco’s community most likely thanks to family relationships with local women,
perhaps immediately after their first arrival.
E. Benelli
Matrimoni misti e identità in cambiamento: Chiusi da città etrusca a municipio romano.
La città etrusca di Chiusi ha restituito un patrimonio epigrafico immenso: 3.000 iscrizioni
funerarie, etrusche e latine, concentrate in poco più di due secoli (230/20 a.C. – 10/20
d.C.) permettono di ricostruire la storia di numerose famiglie attraverso un periodo di
profondi cambiamenti. Il più radicale fra questi è la graduale trasformazione della città in
municipio romano: se sul piano politico si tratta di un atto puntuale (la lex Iulia del 90
a.C.), sul piano culturale la situazione è molto più sfumata. La straordinaria evidenza delle
iscrizioni funerarie, che non ha confronti per abbondanza nel resto d’Italia, permette di
seguire il graduale mutamento di identità, che si accompagna all’arrivo in città di flussi di
immigrati, in grado di integrarsi a vario livello, tramite legami matrimoniali, in una società
che mantiene a lungo una propria cultura peculiare, in bilico fra due mondi. I nuovi
arrivati vivono anch’essi pienamente questa perdurante ambiguità culturale, alla quale
rispondono in modo significativamente diverso a seconda del loro livello sociale ed
economico.
Mixed marriages and changing identities: Chiusi from Etruscan town to Roman
municipium.
The Etruscan city of Clusium (present-day Chiusi), in the period between the end of the 3rd
century BC and the age of Augustus, experienced an exceptional boost in epigraphic
production. About 3,000 funerary inscriptions allow a deep insight into the history of
families, mostly belonging to the ruling elite and other components of the uppermost social
classes, as well as to groups emerging from lower status thanks to the robust economic
growth of these two centuries. The city was finally included into the politically unified Italy
created by the lex Iulia of 90 BC. The fall of political boudaries fevoured migrations at all
social levels; epigraphic evidence is particularly clear about phenomena of elite migration
and displacement, which often followed the major economic and political disruptions
caused by the outbursts of civil war which repeatedly affected the Roman world during the
1st century BC, until the final settlement by Augustus. The exceptional evidence available
in Clusium allows an insiders' view of shifting identities of intermarried local and immigrate
elite families. Assimilation of immigrants into a local culture which was at the same time
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moving towards full integration into the wider Roman one is a complex phenomenon
which inscriptions help to reconstruct.
M.L. Prandi
Le nozze di Susa e la spedizione asiatica di Alessandro.
The Weddings of Susa and Alexander’s Conquest of Asia.
The Conquest of the Near East by Alexander the Great provides an interesting study case:
the Macedonian King, his Companions and his soldiers marched for a decade (334-324)
from the Straits to the Indian borders, and return, among Asiatic people, different for
customs, languages, religions etc. At Susa, in 324, Alexander held weddings with Asiatic
women for himself, for the Companions (about a hundred) and for about ten thousand
soldiers. We can investigate the real purposes in the mind of Alexander: a multicultural
politics or a social and military policy?
A. Valvo
Il conubium nella politica romana di integrazione.
Nella tradizione romana il matrimonio fra cittadini romani e non romani (latini o peregrini)
è strettamente legato alla concessione del conubium alle donne, cioè alla loro
parificazione sul piano del diritto ai cittadini romani in caso di matrimonio. Grazie a
questo istituto procede nel corso dei secoli l'integrazione delle popolazioni di stato
giuridico inferiore. I primi a beneficiare del conubium furono i Latini, fin dal V secolo a.C.
L'istituto assunse una importanza difficilmente calcolabile al tempo dell'imperatore
Claudio, che favorì le unioni matrimoniali fra soldati ausiliari, che avevano ricevuto la
cittadinanza, e donne dei territori provinciali, che venivano così integrate attraverso la
concessione del conubium. Questo garantiva ai figli di famiglie che avevano beneficiato
del conubium gli stessi diritti dei figli di cittadini romani nell'ambito del diritto ereditario.
Attraverso casi onomastici rilevati nell'Italia Transpadana è possibile ricostruire aspetti non
trascurabili di questo fenomeno.
The conubium in the roman policy of integration.
In the Roman tradition marriages between Roman and non-Roman citizens (latini and
peregrini) are tightly bound to granting conubium to women, which means the capacity to
contract a legal marriage and have the same rights as Roman citizens. Thanks to this
institution, over the centuries people of inferior legal status have been integrated and
become Roman citizens. The Latins were the first to benefit from conubium since the fifth
century B.C. and later on especially in the age of emperor Claudius (41-54 A.D.). The
auxilia enlisted in province as peregrini remained without citizenship until discharging. That
was a good way to integration and equality became possible for both the provincials’ and
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the Romans’ children. Relevant aspects of this process can be seen in personal names
occurring in Italia Transpadana.
F.G. Grassi
Matrimoni misti e onomastica nella Siria d’età romana: il caso di Dura-Europos.
La Siria d’età greco-romana è caratterizzata dal multilinguismo e da un’onomastica
composita, sia semitica (soprattutto aramaica e araba, ma anche ebraica), sia indoeuropea
(greca, latina e, in misura minore, iranica), che varia però notevolmente da regione a
regione, con una costa più ellenizzata e un entroterra più fedele alle tradizioni locali.
Un caso significativo di pluralità onomastica è dato dalla città di Dura-Europos, sul Medio
Eufrate, la cui storia ben ne spiega la composita natura culturale: fondazione seleucide
(300 a.C. circa) su un sito occupato fin del secondo millennio a.C., la città fu contesa
costantemente fra Parti e Romani, per essere poi conquistata e distrutta dai Sassanidi alla
metà del terzo secolo d.C. Situata al confine fra impero romano e impero partico e punto
di sosta obbligato per le carovane che si dirigevano da Palmira alla Bassa Mesopotamia,
Dura presenta un carattere cosmopolita che ben si riflette nella varietà linguistica e
onomastica delle sue numerose iscrizioni, greche, latine, aramaiche, ebraiche, nord
arabiche, medio iraniche.
In questo contesto culturale, i matrimoni misti sono ben attestati, in particolare (ma non
soltanto), quelli fra la popolazione indigena, caratterizzata da un’onomastica semitica,
soprattutto aramaica e le famiglie dei funzionari d’origine macedone trasferitesi a Dura in
età seleucide, caratterizzate da un’onomastica greca. Da un’analisi dei nomi propri,
emerge come i matrimoni misti più frequenti siano quelli fra uomini dal nome greco e
donne dal nome semitico, mentre il contrario avviene molto di rado. Oltre alle differenze
antroponimiche dei coniugi, di particolare interesse sono le strategie adottate
nell’imposizione del nome proprio ai figli, con un’onomastica maschile più conservativa e
tradizionale e un’onomastica femminile più libera.
Mixed marriages and onomastics in Roman Syria: the case of Dura Europos.
Roman Syria is characterized by a multilingual environment, reflected also in composite
onomastics, both Semitic (Aramaic, Arabic, Hebrew, with rare and surprising Akkadian
traces) and Indo-European (Greek, Latin, and, to a lesser extent, Iranian).
The city of Dura Europos is a good example of linguistic and onomastic interactions:
founded in 300 BC ca by Nicanor, general of Seleucus I Nicator, with the name of Europos
on a site already inhabited in the second millennium BC with the name Damara (>Dura),
“fortress”, the city is actually positioned on a strategic site, on a cliff hanging over the right
bank of the Middle Euphrates. The city was conquered by the Parthians at the end of the
2nd century BC, and was disputed between the Arsacids and the Romans for centuries,
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since it was located on the border between the two empires. Finally, in the middle of the
third century (256 AD), the city was conquered and razed to the ground by the
Sassanians, after a long siege.
The city, situated on the border between the two empires, and stop for the caravans which
travelled from Palmyra to Lower Mesopotamia, was cosmopolitan in character, as is
reflected in the several languages attested in its inscriptions (Greek, Latin, Palmyrene,
Hatran, Early Syriac, Jewish Aramaic, Hebrew, Safaitic, Middle Persian), and in the variety
of its onomastics.
Not surprisingly, mixed marriages are well attested, particularly between the Semitic
population and the Macedonian families who ruled the city far beyond the end of the
Seleucid domination. According to the onomastic evidence, the most common mixed
marriages are those between men with Greek names and women with Semitic names; the
names of the children tend to be more conservative in male onomastics and less traditional
and predictable in female onomastics.
C. Azzara – A. Bonnini
I matrimoni fa barbari e romani nelle leggi di stirpe dell’altomedioevo.
I regni che in Occidente si sostituirono all’impero romano a partire dal V secolo, in seguito
alle grandi migrazioni delle stirpi “barbare”, nel creare realtà del tutto nuove sia sul piano
istituzionale sia su quello etnico-culturale e sociale, dovettero affrontare l’inedita sfida di
organizzare la convivenza fra le minoranze di barbari, politicamente egemoni, e la vasta
maggioranza dei romani, forti delle proprie tradizioni, sovente assunte a modello dagli
stessi immigrati.
Tale incontro ebbe quale inevitabile conseguenza il verificarsi di profonde trasformazioni
degli assetti tardoantichi, gettando le basi per la nuova società dell’Occidente “medievale”.
Tuttavia il problema della convivenza fra barbari e romani non venne risolto in ugual
modo nelle varie realtà, alternandosi casi (più rari) in cui ci si sforzò di mantenere separati
i due gruppi etnici e altri in cui si favorì invece, anche con strumenti giuridici, la fusione
degli stessi.
La regolamentazione giuridica dei matrimoni fra romani e barbari inseriti nei codici di
stirpe in vigore nei diversi regni costituisce un punto d’osservazione privilegiato per
valutare simili processi di interazione, e quasi sempre di integrazione, etnico-culturale. In
questa prospettiva vengono considerate le principali normative di stirpe dell’Occidente
altomedievale (le leggi dei longobardi, dei visigoti, dei franchi, dei burgundi, degli
alamanni, dei bavari), cercando di isolare i singoli aspetti di maggior interesse
(regolamentazione dei rapporti giuridici fra i coniugi, trasferimenti patrimoniali all’interno
della coppia, condizione e diritti dei figli).
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M. De Marchi
Bambine, spose e mamme: riflessioni su contesti archeologi longobardi.
Sul tema del matrimonio e, in senso più ampio della donna, le testimonianze
archeologiche di VI/VII secolo sfuggono ad interpretazioni univoche (romana o
longobarda), soprattutto per le ancora troppo poco diffuse analisi dei resti scheletrici e del
DNA. Pertanto resta quasi esclusivamente la testimonianza dei corredi e dei doni funerari,
previsti da un rituale che distingue le tradizioni longobarde da quelle della popolazione
cristiana locale, salvo eccezioni. Anche se l’assimilazione deve essere letta nei due sensi
dalla cultura alloctona all’autoctona e viceversa.
Nelle sepolture femminili di necropoli longobarde caratterizzate dal rito del corredo e dei
doni, la presenza manufatti e gioielli di tradizione e produzione romana può significare sia
lo scambio e la circolazione di beni, o l’approvvigionamento presso le medesime botteghe
da parte di comunità di diversa cultura, sia la più reale mescolanza di individui di diversa
origine, motivata da ragioni molteplici (il servizio dei coloni nelle terre del signore, o
l’unione matrimoniale mista). Con tutta una gamma di eccezioni che è difficile stabilire e
comprendere, se non si entra nella logica dell’integrazione più o meno limitata a settori
specifici e diversa da luogo a luogo e di fase in fase.
Con il VII secolo il processo di integrazione incrementa il suo sviluppo, le sepolture con
manufatti di tradizione romana tendono ad aumentare, ma non siamo in grado di verificare
se questo corrisponda al fatto che la defunta sia una donna romana integrata nel gruppo
longobardo, però siamo certamente di fronte ad indicatori di un processo in corso. Già
nella prima metà del VI secolo sono documentati nelle sepolture anelli matrimoniali di
tradizione romana e romano ostrogota, costume attestato anche in sepolture femminili
longobarde. Un uso che deriva dalla conversione al cristianesimo romano, ma che può
essere la spia di matrimoni misti.
Little girls, wives and mothers: considerations about longobard archaeological contexts.
About marriage and, in more extensive sense about woman status, the archaeological
evidence of 6th and 7th centuries A.D. have a fleeting image (roman or longobard),
specially because the analysis on scheletons and on DNA are still very limited. Therefore
we have almost entirely the grave goods and funerary gifts, provided by a ritual that
characterizes the german traditions from those of the local Christian people, with some
exception. Although the assimilation must be read in both directions: from the culture
allochthonous to the autochthony and vice versa.
In female burials of longobard necropolis, characterized by the rite of grave goods and
gifts, the presence of artefacts and jewels of Roman tradition and production can
mean both the exchange and circulation of goods or the supplying, using the
same workshops, from communities of different culture and the most real mixture of people
MATRIMONI MISTI 2011
ABSTRACTS
of different origin, motivated by various reasons (the service of the settlers in the lands of
the lord, or the mixed marriage). With a range of exceptions that it is difficult to
determine and understand, if you do not think to the integration more or less restricted to
specific sectors and different from place to place and from phase to phase.
During the 7th century the integration process increases its development, the burials with
roman artefacts tend to increase but we do not know if the deceased is a roman woman
integrated in the longobard group, however we surely see an ongoing integration process.
In the 7th century we find in longobard female graves wedding rings of roman tradition, as
in the roman gothic context in 6th century. A use that comes from the conversion to
Roman Christianity, but that can be read as an indicator of mixed marriages.
S. Piovesan
Le famiglie miste. Laboratori culturali nella società trentina.
Un fenomeno sempre più diffuso, relativamente poco studiato, eppure cruciale per
monitorare l’integrazione tra stranieri e italiani “dal basso”, nella sfera della vita quotidiana
è quello delle famiglie miste, basate su un’unione tra un italiano ed uno straniero, o tra
due stranieri di provenienza diversa.
Per certi aspetti, i matrimoni misti rappresentano un segno profondo della possibilità di
uno scambio transculturale, e si presentano come un segno anticipatore della futura
società meticcia. Per altri versi, mettono in luce, assieme alle loro potenzialità, anche le
loro criticità, anche in termini di mediazioni necessarie per gestire le differenze interne.
Per descrivere tali unioni nella loro globalità e nel loro incremento numerico, verranno
presentati alcuni dati relativi ai matrimoni misti celebrati in Trentino.
Inoltre, attraverso i risultati emersi da una ricerca condotta nel 2004 a livello provinciale, si
proporranno alcune riflessioni sulla specificità di tali unioni, e in particolare: i tipi di
interazioni che intrattengono con il contesto, le dinamicità di coppia che attivano, le scelte
culturali e religiose che effettuano, il modo in cui la società trentina le accoglie.
Mixed families: “Intercultural laboratory” in Trentino society.
Mixed families, characterized by the union of two persons who have different nationalities,
is an increasingly relevant social phenomenon, not sufficiently studied by scholars, despite
its significance in monitoring the progressive grassroots integration between Italian and
foreign people.
During the latest decades, the increase in the number of mixed couples highlighted the
deep intercultural evolution that concerning our society. At the same time, despite the
potentialities revealed by mixed families, new challenges are posed. They are linked to the
action of mediation inside the family, involving adults and minors, in order to resolve
hypothetical critical situations.
MATRIMONI MISTI 2011
ABSTRACTS
In order to describe the reality of mixed families, with particular attention to the province of
Trento, socio-demographic data will be applied. In particular, referring to the results of a
research carried out at the local level in 2004, a particular attention will be drawn to
different aspects correlated with mixed families. On the one hand, the kind of interactions
established by mixed couples with the local context and the reaction of local society
towards them; and on the other hand, the dynamism of each couple also referring to
cultural and religious choices.
P. Gueresi, S. De Iasio
«Mixed marriages»: biological implications.
In the process of microevolution, reproductive isolation is the condition that enables
genetic differentiation between populations. Such a differentiation is however effectively
contrasted by the gene flow generated when migrants breed with members of the receiving
populations. The findings from population genetics and molecular anthropology research
agree in describing genetic variability within the human species as being devoid of any
substantial discontinuity and as far greater within populations rather than between
populations.
The sense of belonging to a group does not therefore have biological meaning, even though
members of a population may display a certain likeness in their physical appearance due to
adaptation to the environment.
Taking this as a premise, we will examine the biological implications of
endogamy/exogamy. We will also show how, considering surnames as parameters of
biological interaction, we can evaluate the degree of genetic affinity or differentiation
between populations, which in turn is related to the extent of migratory/matrimonial
exchanges in the past. Finally, we will discuss various examples including populations in
the Trentino-Alto Adige region.
B. Ghiringhelli
Coppie miste, coppie interreligiose? Anatomia di una definizione.
E. Orlando
Matrimoni misti nel Basso Medioevo Tra diritto, prassi e giurisprudenza.
The paper sets out to deal with its topic at three levels.
1. A short presentation of late mediaeval canon law as regards the subject of marriage
between Christians of different confessions and infidels, up to the Council of Florence in
1439.
2. Interconfessional marriage in Italian jurisprudence, starting from the case example of
Venice in the Late Middle Ages. Analysis of the data yielded by a scrutiny of matrimonial
MATRIMONI MISTI 2011
ABSTRACTS
cases in Venice, as recorded in the city’s church archives and other judicial sources, and a
detailed examination of a small number of case studies provide the basis for a summary
assessment of the significance of interconfessional unions in Venetian society, with
particular reference to marriages between members of the Catholic and the Greek
Orthodox churches.
3. A quick comparison between interconfessional unions in Venice and in other parts of
Italy. An attempt will be made to outline the concept of mixed marriage as resolved by the
Council of Trent and to describe two alternative models for the disciplining of religious
minorities and interconfessional marriages – the Roman post-Tridentine model and that of
Venice, which had kept faith with the regime of ecclesial cohabitation established in
Florence in 1439.
C. Cristellon
Mixed Marriages in Europe in Early Modern Europe.
The main sources of my paper are, the files concerning European dispensations for mixed
marriages held in the Vatican’s archives:, which contain descriptions of particular situations
and requests for resolution sent to Rome by missionaries, bishops, and nuncios. These
records allows me to investigate a variety of issues.
1) The ways in which members of different confessions contracted mixed marriages,
overcoming the barriers imposed by their respective churches and taking advantage of the
maneuvering space opened up to a couple by the existence of two or more religious
authorities in a single location. (Each confessional church claimed jurisdiction over mixed
marriages involving one of its own members, and couples of different confessions could
marry in territories in which a third confession was officially dominant.)
2) How local churches managed the practice of mixed marriages, which, because of their
variability, could not be dealt with in a purely dogmatic fashion.
3) How the Catholic Church constructed the system of dispensations for mixed marriages,
permitting some marriages on a case by case basis while preserving unchanged the
general prohibition against mixed unions.
L. Sacia
Language Proficiency and Language Choice Among Children of Mixed Marriages.
There are myriad factors that influence language choice among binational/bicultural
children. Often, it takes much effort on the part of the parents to help their children
acquire and maintain fluency in their native languages, particularly when one of the parents
speaks the dominant language used outside the home. This study, based on surveys and
extensive interviews with mixed-marriage families, examines factors involved in language
choice among binational children. The economic and political status of each parent’s L1 -
MATRIMONI MISTI 2011
ABSTRACTS
both in relation to their spouse’s L1, and to the status of the language spoken in the society
they live in – can greatly influence the desire to foster and maintain the minority
language. In addition to the economic and social positions of each parent’s L1, other
factors may play an important role in language transmission and language maintenance,
such as the proficiency of each parent in their spouse’s L1; the gender of the parent who
speaks the minority language; the availability of educational and cultural materials in the
minority language; attitudes towards the minority language in the dominant society; and
access to speakers of the minority language outside the home. Furthermore, there are
cases where the family lives in a society where the dominant language is not the native
language of either parent, but nevertheless becomes the language that their child is most
proficient in. The languages spoken by the survey and interview participants include IndoEuropean languages such as English, German, and Portuguese, as well as Asian languages
such as Vietnamese, Korean, Chinese, and Japanese.
E. Sugiharyanti
Linguistic Compromise in Mixed Marriage.
A mixed marriage may lead to the unification of two different language communities. Each
member brings his or her linguistic background into the marriage. As they come from two
language communities, each spouse tends to create a linguistic compromise. This linguistic
compromise is needed for communicating between them particularly in the home domain.
The study will discuss about linguistic compromise in three mixed marriage couples. The
linguistic compromise itself is showed by the language choice which is used in their daily
life, e.g. the difference on how addressing the family member outside the nucleus family,
and the naming of their child, etc. The study also includes the discussion on bilingualism as
it may occur in a mixed marriage, especially toward the off spring as influenced by their
parents’ different languages. The study discusses the process of bilingualism production on
children as the result of the code mixing which is possibly carried out by parents. This
paper also reveals the linguistic repertoire which is used in different domains such as in
nucleus family and extended family and the surrounding community. To explain what kind
linguistic compromise is and how to carry it out in a mixed marriage, this study uses a
questionnaire data from three bilingual couples. The type of question is multiple choice and
open answer. The study shows that in a family from two different language backgrounds
tends to use mixed language only in the home domain, whereas for the other domain, the
family uses either of husband’s or wife’s native language that is also as the language of the
community where they live in. The study also shows that the degree of bilingualism on the
children of a mixed couple tends to be influenced by their age. As the children grow
bigger, the more is the adaptability to both languages of the parents.
MATRIMONI MISTI 2011
ABSTRACTS
Claudio Azzara, Università di Salerno
[email protected]
Enrico Benelli, Istituto di Studi sulle Civiltà
Italiche e del Mediterraneo Antico –CNR,
Roma
[email protected]
Arianna Bonnini, Società Italiana delle
Storiche, Roma
Stefania Casini, Civico Museo Archeologico
di Bergamo
[email protected]
Cecilia Cristellon, Deutsches Historisches
Institut, Roma
[email protected]
Sergio De Iasio, Università di Parma
[email protected]
Vittorio Dell’Aquila, C.E.L.E. / Alteritas
[email protected]
Marina De Marchi, Soprintendenza per i Beni
Archeologici della Lombardia
[email protected]
Barbara Ghiringhelli, IULM Milano / CADR
[email protected]
Simona Marchesini, Alteritas / Università di
Verona
[email protected]
Franco Marzatico, Castello del
Buonconsiglio. Monumenti e collezioni
provinciali, Trento
[email protected]
Franco Nicolis, Soprintendenza ai Beni
librari, archivistici e archeologici della
Provincia Autonoma di Trento.
[email protected]
Ermanno Orlando, Università di Padova
[email protected]
Silvia Pettarin, Museo Archeologico del Friuli
Occidentale
[email protected]
Serena Piovesan, CINFORMI della Provincia
Autonoma di Trento
[email protected]
Luisa Prandi, Università degli Studi di Verona
[email protected]
Laura Sacia, Università di Nagoya,
Giappone
[email protected]
Giulia Grassi, Università di Marburg
[email protected]
Gillian Shepherd, Università di Birmingham
[email protected]
Paola Gueresi, Università di Bologna
[email protected]
Eni Sugiharyanti, Universitas Brawijava,
Indonesia
Giovanni Kezich, Museo degli Usi e Costumi
della Gente Trentina, San Michele all’Adige
(TN)
[email protected]
Christer Laurén, Università di Vaasa,
Finlandia
[email protected]
[email protected]
Alfredo Valvo, Università Cattolica del Sacro
Cuore, Milano
[email protected]
Paola Zanchetta, Dirigente Servizi
Demografici, Comune di Verona

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