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Arredi flessibili
Ha arredato gli appartamenti del Museion di Bolzano con le sue mani. E su
ruote, così possono cambiare. Nato orafo, ha scoperto il design con l’amico
Martino Gamper
Nato a Merano, madrelingua tedesca e residente a Londra, almeno per il momento, visto che ci confessa di
tornare per le vacanze nella sua città natale e di voler aprire al più presto uno studio tra le sue montagne.
Parliamo di Harry Thaler, designer altoatesino passato, dopo un lungo periodo dedicato all’arte orafa, al
mondo del design. Noi lo incontriamo a Bolzano dove ha ricevuto l’incarico di progettare la residenza per
artisti del Museion, istituzione dedicata all’arte contemporanea.
Com’è nata questa collaborazione?
Me lo ha chiesto il direttore del museo Letizia Ragaglia. Accanto all’edificio del Museion hanno costruito
una dépendance destinata ad accogliere gli artisti durante la realizzazione di progetti speciali. Una
costruzione che necessitava di tutti gli arredi per renderla abitabile. Così ho dovuto organizzare lo spazio
dedicato all’atelier, la cucina e tre posti letto. Un tema che mi è sembrato subito molto stimolante.
Così, dopo il breaf iniziale sei partito subito con il progetto
Ho iniziato lo scorso giugno con alcuni schizzi. Poi ho fatto realizzare gran parte degli arredi a Bressanone e
prima dell’inaugurazione sono venuto qui per cinque giorni a completare il lavoro personalmente.
Questa della manualità è una componente fondamentale del lavoro di un tuo illustre collega, Martino
Gamper, anche lui di Merano. C’è qualcosa che vi accomuna?
Ci conosciamo da tanto tempo. Prima di decidere di frequentare il Royal College of Art di Londra ho
lavorato nel suo studio per tre anni. E ora che Martino ha deciso di traslocare, lo studio che abbiamo
condiviso finora sarà tutto mio!
È lì che progetti i tuoi arredi, non solo disegnando ma soprattutto realizzando direttamente i tuoi
prototipi
Infatti, penso che la sperimentazione diretta di un progetto sia fondamentale, per conoscere il materiale e le
sue potenzialità e arrivare alla definizione della forma di ogni pezzo. Diciamo che questo è l’aspetto più
interessante del mio metodo: fare un disegno che poi si trasforma gradualmente attraverso la realizzazione
del modello tridimensionale.
Un processo che hai messo in pratica anche a Bolzano
È proprio così. Nel caso di questa residenza volevo realizzare qualcosa che fosse completamente opposta al
carattere hi-tech dell’edificio: un’architettura con una facciata in alluminio e un sofisticato sistema di finestre
che si aprono e chiudono elettronicamente. Così ho avuto l’idea di utilizzare un materiale naturale come il
legno inchiodato per tutti gli arredi. La necessità di avere uno spazio flessibile, trasformabile in funzione
delle esigenze degli artisti mi ha dato l’idea di montare tutto su rotelle: dalle poltroncine al letto, fino alle
postazioni di lavoro. E cinque giorni prima dell’inaugurazione sono tornato con un mio assistente per
costruire altri pezzi.
Insomma, un processo di sperimentazione continuo...
Fondamentale per capire se il progetto funziona. Quando sono tornato a vedere lo spazio arredato ho capito
che dovevo realizzare ancora una panca e delle poltroncine. Così mi sono munito di sega e ho terminato il
lavoro!
Un lavoro che è stato arricchito anche da una serie di accessori per la tavola e dalle sedie in metallo
disegnate per Moormann
Sì, le sedute sono appena entrate in produzione mentre contenitori, posate, brocche, sottopiatti e tovagliette
da tavola fanno parte di una collezione di cui ho curato la direzione artistica per Pur Südtirol, un negozio di
Bolzano specializzato in cibi locali. Ho disegnato per loro il progetto d’interior e poi ho chiesto a designer e
artigiani locali di fare una collezione di oggetti ispirata alle nostre tradizioni. Insomma, vai dai piccoli
oggetti all’arredamento, prossimi progetti? Sto per costruire una casa utilizzando per la facciata, il tetto e le
finestre, gli europallet di legno che servono per trasportare la merce. Un sogno che avevo da tempo.
Link
www.harrythaler.it
www.museion.it
di Filippo Romeo. Foto di Filippo Bamberghi
10 Gennaio 2012