Untitled - Unitre Alessandria

Commenti

Transcript

Untitled - Unitre Alessandria
26.01.2010
CORSO SUI VINI
L’Europa produce il 70% del vino del mondo.
La vite silvestre nasce 150 milioni di anni fa. Notizie della viticoltura si hanno da
10.000 anni fa: dopo una glaciazione e dopo il diluvio universale, Noè piantò la vite,
ne mangiò i frutti, bevve il vino e si ubriacò (dice la Bibbia). Da lì si diffuse, a Oriente
verso Caucaso, India, Cina, a Occidente verso Persia, Libano, Israele, Egitto. Infine
verso tutta Europa seguendo le direttrici fluviarie del Danubio, del Rodano e di altri.
FENICI: grandi produttori ed esportatoti di vino, detto Biblos (biblino), vino di lunghissima durata (+ di 100 anni), conservato con aggiunta di spezie, miele. Servì a
Ulisse per ubriacare Polifemo.
EGIZI: non producevano vini di grande qualità, ma li diffondevano nel Mediterraneo.
Già indicavano sulla giara, per incisione, tutti gli elementi del vino che conteneva: la
vite di provenienza, il viticoltore, il tecnico enologo, il proprietario (solo pochi decenni
fa divennero obbligatori, prima in Francia, poi i Italia e poi in altri paesi).
GRECI: produssero ottimi vini da viti basse e già su tutori morti (legni). Infatti la vite
dà frutti migliori più è bassa e meno grappoli fa.
ETRUSCHI: non raggiunsero livelli di grande qualità perché coltivavano viti a pergola
stese su fili da un albero all’altro e le potavano raramente, anche perché non potevano servirsi del lavoro di molti schiavi. Però avevano selezionato già molti vitigni italiani che davano un vino leggero e a volte un po’ mosso, adatto a cibi grassi e pesanti:
Trebbiano, Montepulciano, Sangiovese, Lambruschi.
ROMANI: come gli Etruschi. Ebbero il merito di esportare la coltivazione della vite in
molti dei territori da loro conquistati e furono i primi a legiferare sull’argomento.
MEDIO EVO: con la caduta dell’Impero Romano d’Occidente si ha un periodo di stasi. La vite rimane coltivata solo nei monasteri e per motivi religiosi, ma da qui, per la
sempre maggior grandezza e potenza dei monaci, si estende ai territori a loro sottoposti.
ETA’ MODERNA: i missionari, per motivi religiosi, esportano la vite nelle Americhe e
nelle altre terre di evangelizzazione. Dalle Americhe però si importano le malattie della vite: la filossera, un insetto che, vivendo una parte della sua vita sotto terra, punge le radici fino a far morire la pianta e due funghi, la peronospora e l’oidio. La vite
autoctona americana (quella detta uva fragola) era resistente a queste malattie, pare
sia stata importata dai Vichinghi e da essa si produceva un vino asprigno detto Clinton. La coltivazione europea fu falcidiata per secoli dalle malattie importate finchè non
si imparò a innestarla sui ceppi di vite americana. Oggigiorno esistono più pochissime
viti non innestate, dette “franche di piede”, cioè su ceppo europeo.
OTTOCENTO: si iniziò la classificazione dei vini. I primi scritti sono conservati
nell’archivio comunale di Nizza M.to. Il primo enologo, considerato il padre di tutti, è
Pasteur, il quale scoprì che il vino fermenta a causa dei lieviti.
Oggigiorno si tutela il nome del territorio di produzione di un dato vino, poiché il vitigno può essere coltivato in tutto il mondo. “E’ il terroir che fa il vino” dicono i Francesi, nel senso di ambiente.
I vini si assaggiano cominciando con i bianchi, poi i rossi, dal meno alcolico in su, e
infine gli aromatici.
PIEMONTE
CORTESE: diffuso da un secolo, conosciuto dal XVIII, in passato era usato anche come
uva da pasto.
Dall’uva cortese si produce il Gavi, il cortese del basso M.to, dell’alto M.to , il tortonese,
qualcosa nell’Oltrepo pavese e nella zona del Garda.
Il Gavi è uno dei più pregiati vini del nostro territorio, non subisce mai crisi poiché è
molto amato e commercializzato, è composto di cortese al 100%.
Assaggio: Gavi DOCG dell’azienda agricola La Mesma nel territorio di Tassarolo e
Monterotondo. Presso questa azienda si dice che il brigante Maino della Spinetta abbia
firmato un accordo con le autorità e inoltre c’è una quercia sempreverde di circa 300
anni.
Colore: giallo paglierino, chiaro, brillante, pulito.
Profumo: frutta bianca, fiori bianchi, mandorle, minerali.
Sapore: pieno, asciutto, fermentato. Leggermente amarognolo dopo la deglutizione.
12° e 1/2
GRIGNOLINO: caratteristico del Casalese, dei colli del M.to tra Asti e Casale, in passato c’era anche in Lombardia. A Bobbio, dove i monaci tenevano molti tipi di uva, si
facevano pagare l’affitto delle terre in vino. Si chiamava Barbesino. Il nome deriva da
“gragnole” che in dialetto significa vinacciolo, poichè l’acino contiene molti vinaccioli e
perciò molto tannino. I grappoli hanno acini molto radi perciò non si formano muffe e
si conservano fino a Natale. Cresce in terreni bianchi, calcarei, sabbiosi, sciolti, leggeri
(anche con conchiglie fossili). E’ un chiaretto, non grande produzione, poca resa, quindi
costoso, amato dai milanesi.
Dall’uva grignolino si produce: il grignolino d’Asti, del M.to casalese e il Piemonte Grignolino.
Assaggio: Grignolino del M.to Casalese della Tenuta La Tenaglia, Serralunga di Crea.
Colore: rubino scarico.
Profumo: limoni, chiodi di garofano.
Sapore: asprigno con sottofondo di castagne (infatti vicino alla tenuta crescono i primi
castani)
Si abbina a carni bianche e insaccati.
DOLCETTO: si coltiva nel cuneese e nell’alessandrino; la stazione più a sud è l’Ormeasco, in provincia di Imperia. A Tortona viene chiamato dolcetto un nebbiolo. Il nome
deriva dall’uva che è dolce, il vino no. E’ un vitigno difficile da coltivare, vuole sole e
terreni buoni. In passato si privilegiò il barbera perché più resistente. Il vino, quando è
un po’ anziano, si dice che baroleggia.
Si producono i seguenti vini: dolcetto d’Alba, dolcetto di Dogliani (DOCG), dolcetto delle Langhe monregalesi, dolcetto d’Ovada, dolcetto d’Acqui, Colli del M.to dolcetto, Colli
tortonesi dolcetto.
Assaggio: dolcetto d’Ovada, Cantine Grosso, Moltaldeo.
Colore: rosso violaceo, molto scuro.
Profumo: frutti di bosco, spezie, mandorle amare.
Sapore: leggermente acido, tannico, asciutto, qualcuno ci sente i tulipani.
02.02.2010
BARBERA: con il barbera indichiamo il vitigno, la barbera è il vino. E’ un vitigno antichissimo, nel 1495 è denominato “grisa” o “grisola” perché acido; le prime testimonianze storiche sono del XVII sec; nel 1798 è citato in un’opera della Società Agraria
di Torino. Nato in Piemonte, ora è coltivato in tutto il mondo. E’ molto rappresentativo
dell’Italia nel mondo. E’ presente in 120 vini italiani.
Assaggio: barbera del Monferrato, Cantina Sociale S. Giorgio M.to. 12° e ½
Colore: brillantissimo, rosso rubino, begli archetti.
Profumo: franco (pulito), si sente l’alcool, frutta matura, amarena.
Sapore: acidità e non molto tannico (al contrario del dolcetto), equilibrato, piacevole.
Tannico: quando la lingua diventa ruvida. Il tannino aiuta il vino a durare di più perché
neutralizza gli acidi.
Il sapore si sente sulla lingua: il dolce sulla punta, l’amaro sul fondo, l’acido sui lati.
NEBBIOLO: nasce nell’albese e nelle Langhe. Sembra sia chiamato così per l’abbondante pruina che si forma sugli acini e pare nebbia, oppure perché matura nella stagione delle nebbie. Dal 1268 si parla di nebbiolo. Dal 1600 è registrato fra le uve a bacca
nera. Alcune sottovarietà di vitigno: Lampia, Michet, Rosè, Spanna (nel novarese),
Picotendro più a nord. Nelle zone alpine chiamano nebbiolo altri vitigni. Contiene molti
zuccheri, acidi e polifenoli.
Si producono i seguenti vini: Barolo, Barbaresco, Gattinara (vercellese), Ghemme (novarese), Chiavennasca (in Valtellina), Nebbiolo dell’Otrepò Pavese, Nebbiolo di Franciacorta.
Assaggio: Ghemme (DOCG), azienda Bianchi. 2000, 13°
Profumo: spezie, quoio.
Sapore: molto tannico (astringente alle gengive)
E’ nebbiolo al 100%. Però può contenere per legge altri vitigni, di solito tipici del territorio, fino al 15%.
E’ stato in botte per legge, almeno 20 mesi in botti di legno.
Assaggio: Gattinara (DOCG), 2000. Può durare a lungo. Detto anche Spanna, 4% di
uve Vespolina o Bonarda. Non inferiore a 3 anni di invecchiamento di cui 1 in bottiglia.
Coloro: aranciato.
Profumo: di viola, specie se invecchiato in legno.
Sapore: (non ci è piaciuto molto)
Assaggio: Barolo (DOCG), 7 Cascine, La Morra. Bottiglia del 2005. 13° e ½. Conservato almeno 2 anni in botti di rovere o castagno.
Colore: bel rosso, leggermente aranciato, non grossa intensità di colore.
Profumo: rosa appassita, violetta, legno.
Sapore: leggero, ma durevole, equilibrio del tannino. (per noi superbo)
L’arte dell’assaggio
Ci vuole un ambiente chiaro, luce forte in contrapposizione, (si può poggiare il bicchiere
su un tovagliolo bianco), silenzio, buone condizioni di salute, non profumi nelle mani,
non si solleva il bicchiere vicino al vino, ma per il gambo o nel piede.
Vista: si inclina il bicchiere e con una luce si vedono i riflessi dal basso verso l’alto. Si fa
ruotare il vino e quando si ferma si vedono degli archetti che si formano sulle pareti, è
la glicerina, un composto naturale che aiuta a dare i sapori ( + sono ampi, + è positivo).
Non bisogna farlo roteare troppo a lungo se no si disperdono i profumi.
Poi si valuta la brillantezza e la limpidezza con schede su 100 punti, la tonalità (chiaro,
scuro, rosso rubino, aranciato, mattonato, ecc.), la viscosità (più o meno denso).
Prima si sentire i profumi bisognerebbe pulirsi il naso, quindi si sente prima con una
narice, poi con l’altra, poi con tutte e due. Oggigiorno c’è anche il naso chimico.
Memorizzare le sensazioni: le 2 principali sono fiori e frutta, suddivisa poi in acerba,
matura, confettura, poi se più o meno intensa, franca o no, armonica.
Bisogna crearsi una propria memoria storica, imparando ad associare il gusto all’olfatto.
Molto importante è la temperatura e l’apertura anticipata. I vini rossi, vecchi e corposi, vanno aperti molto prima e messi nel decanter e agitati perché devono svegliarsi e
ossigenarsi.
Il “fondo” è tartrato di potassio o simili.
Il tappo chiude la bottiglia e dà garanzia al prodotto contenuto.
Il sughero non deve avere muffe, deve essere essiccato debitamente. E’ possibile col
tappo influenzare il prodotto. Non c’è mai la garanzia totale del tappo. Il 3% di fallimenti è ammesso. Se il tappo ha delle muffe le trasmette al vino indipendentemente
da come viene tenuta la bottiglia.
Ci sono anche tappi di sughero agglomerati o con testine, sempre di sughero. Altri tipi
di tappo: di silicone, a vite, a corona.
09.02.2010
LOMBARDIA
22.000 ettari coltivati a vite – 1.200.000 ettolitri di vino
3 DOCG - 14 DOC - 14 Indicazioni Geografiche
Territorio a chiazze: Oltrepò Pavese (simile al Piemonte), Franciacorta (produce dagli
anni ’60 spumanti, insieme a Trento e Asti), Valtellina (zona di montagna, terrazzata, c’è un nebbiolo di nome Chiavennasca, al confine con la Svizzera, che è anch’essa
autorizzata a produrlo), Garda, Mantovano di pianura (Lambruschi), piccole zone del
Bergamasco e Val Caleppio.
Garda: vitigni di Trebbiano che in realtà è un Verdicchio.
In Italia vi sono moltissimi trebbiani che prendono il nome da varie località, il più famoso è quello della Val Trebbia piacentina. Fino a 10 anni fa non era molto apprezzato, ma
veniva usato solo come base per i brandy. Oggi invece viene prodotto in modo molto più
raffinato, tenendo le viti basse e con pochi frutti pregiati ed è molto considerato anche
all’estero dove è chiamato Uniblanc.
Assaggio: Lugana del Garda. Azienda Zenato. S.Benedetto. 2008
Colore: bianco dorato chiaro. 13° (di solito meno).
Profumo: intenso, persistente, garbato, di lievito (fatto con lieviti selezionati).
Sapore: di pesca bianca.
Produzione dello spumante
Metodo classico o champenois: pigiatura dell’uva molto soffice, ognuno caratterizza il
suo spumante con tipi diversi di uve (cuvèe). Dopo una fermentazione di 1 o 2 giorni, si
mette in bottiglie di vetro pesante. Si aggiungono particolari lieviti o zuccheri (liqueur
de tirage). Le bottiglie vanno messe coricate con tappi a corona per 12/18 mesi o più
a temperatura di 10/14 gradi. Lo zucchero fermenta e crea scorie che si depositano e
anidride carbonica. Quindi si mettono nei cavalletti inclinati (pepitre) e giornalmente
vengono smossi e girati di 1/8 di circonferenza.
Oggigiorno, quando si devono aprire, si congela il collo con azoto liquido e si toglie
solo il pezzetto congelato. Una volta si faceva la volley, cioè, aprendo la bottiglia, una
parte veniva sparata via e rimboccata con altro vino. Infine la bottiglia viene tappata
con tappo di sughero a fungo, di solito agglomerato e finito con lamelle di sughero e
poi ingabbiato perché non salti via con i cambi di temperatura. Quindi viene vestita ed
etichettata.
Questo metodo fu inventato da un monaco di Rems, don Perignon.
Franciacorta: DOCG 18 comuni del Bresciano.
Prodotto con uve pinot nero, pinot bianco e chardonnay, 18 mesi in bottiglia, 25 mesi
dalla data della vendemmia. Si produce il rosè, non togliendo tutta la buccia, e il saten o
cremant con chardonnay e pinot bianco. Il millesimato è quello che ha più di 36 mesi.
Assaggio: Franciacorta dell’Azienda Castaldi di Adro. DOCG.
Colore: bianco dorato chiaro.
Profumo: molto persistente, anche per opera delle bollicine che continuano a salire
(perlage). Caratteristico profumo di crosta di pane lasciato dal lievito quando muore
all’interno della bottiglia.
Sapore: brut
BONARDA: conosciuto fin dal 1799 nelle colline torinesi e dell’astigiano, non è da confondere con altri vitigni chiamati così:
in provincia di Alessandria la croatina, nel Roero il refosco, nel Canavese il neretto. Per
non confonderlo viene anche detta bonarda piemontese. Combinato con altri vitigni,
toglie l’asprezza.
Assaggio: bonarda dell’Oltrepò Pavese. Tenuta S.Zeno
Profumo: fresco e floreale.
Colore: rosso vivace a caratteristico.
Sapore: fresco, piacevole, asciutto, pieno e delicatamente tannico.
NEBBIOLO: prodotto al 90% in Valtellina, 2 vitigni caratteristici del territorio, Prugnola
e Rossola. Sottozone: Sassella, Grumello, Inferno, Maroggia e Valgella.
Invecchiamento 2 anni di cui 1 in botte di rovere. La riserva ha 3 anni di invecchiamento.
Assaggio: Inferno del 2005, Azienda Agricola Negri di Chiuro (SO)
Colore: leggermente più aranciato (dovuto all’invecchiamento).
Profumo: speziato, legno.
Sapore: nocciola.
16.02.2010
EMILIA ROMAGNA
Zona di pianura: lambruschi e trebbiani.
Collina romagnola: Sangiovese.
Colli piacentini: Gutturnio (fatto con uve barbera e bonarda), ortrugo.
Colli di Parma: Malvasia secca e dolce (di provenienza dall’isola di Creta).
Pignoletto: vitigno bianco da aperitivi.
Cagnina e Pagadebit: vitigni rossi intensi che venivano aggiunti ad altri perché costavano poco e rendevano molto in colore, non in alcool.
Inoltre tutti i vitigni internazionali.
L’unica DOCG è il bianco di Albana di Romagna, il 1° bianco ad avere la DOCG, c’è fermo, frizzante e passito.
Delta del Po: vini della sabbia, rossi (da vitigno Fortana) che si abbinano al pesce del
delta.
E’ una regione ricca di prodotti alimentari tipici e pregiati: salumi, formaggi che si abbinano bene ai loro vini e conosciuti in tutto il mondo. Inoltre si produce l’aceto balsamico
con i vini che non si possono conservare molto tempo: la caratteristica è che viene tenuto in vari tipi di botte di legno diverso (rovere, tiglio, ecc.) e così assume particolari
sapori. Per essere autentico deve essere denominato “tradizionale”. Inoltre è caratterizzata da grosse cooperative e da una miriade di piccoli produttori.
La sua produzione di vino è tre volte i Piemonte.
ORTRUGO: comincia ad essere conosciuto all’inizio dell’800, quando veniva denominato altruga, cioè altra uva. Si denomina dal 1927, prima in val Tidone, poi su tutta la
fascia collinare piacentina.
Assaggio: Azienda Ferrari e Perini, 2009, 11° e ½
Colore: leggermente dorato
Molto profumato, di fiori bianchi, fieno.
Sapore: gradevolmente acido, persistente, costante.
Si presenta leggermente mosso, con bollicine
(Molto buono)
che
svaniscono
velocemente.
LAMBRUSCO: conosciuto già dagli Etruschi, documentato dal 2° sec. a. C., per molto
tempo nella pianura Padana non si distinse bene quello coltivato dalla vite selvatica,
detta lambrusca. Da non confondere con la vite americana detta uva lambrusca, perché
la nostra è di ceppo eurasiatico. Fino agli anni sessanta veniva fatto rifermentare in bottiglia senza togliere i lieviti e quindi produceva il fondo, detto fisso in dialetto emiliano.
Oggi viene quasi esclusivamente fatto fermentare in autoclave.
Assaggio: Grasparossa di Castelvetro, 11°, Azienda Cileto Chiarli, bottiglia con tappo
a fungo e gabbietta.
Colore: rosso con riflessi violetti.
Profumo: vinoso.
Sapore: astringente, di mora e lampone.
Assaggio: Gutturnio dei Colli Piacentini (60% barbera, 40% bonarda), imbottigliato
dall’azienda Zerioli di Ziano Piacentino. Gutturnio vuol dire ampolla, nome storico.
Colore: bel rosso brillante, rubino.
Profumo: asciutto e vellutato.
Sapore: strutturato, retrogusto amarognolo.
SANGIOVESE: era l’antico sanguis jovis (sangue di Giove) degli Etruschi. Nel 1500
già notizie storiche in Umbia, Marche, Romagna, Toscana. Oggi nuovi studi lo indicano
nato dall’incrocio del ciliegiolo con un vitigno calabrese. Due gruppi di Sangiovese: a
bacca piccola (Montalcino) e a bacca grossa (Brunello). Dà origine alla nostra migliore
viticoltura.
Assaggio: Sangiovese di Romagna Riserva 2005, imbottigliato da Fattoria Paradiso,
Bertinoro.
Profumo: intenso con note fruttate e speziate.
Sapore: vinoso, asciutto, sapido con finale di frutta matura, ciliegia, equilibrato.
02.03.2010
LIGURIA
Dott. Bonaccorti
Camera di Commercio di Savona
I vini liguri sono sapidi e saporiti perché influenzati dal mare.
Non ci sono vitigni internazionali.
VERMENTINO: forse il nome deriva dal paese delle Cinque Terre Vernazza dove si
coltiva e col quale si produce il vino delle Cinque Terre, commercializzato dai genovesi
già dal XIII secolo.
Assaggio: Vermentino dei colli di Luni, 13°½, Azienda Il Monticello di Davide Neri,
Sarzana, 2008. E’ una varietà locale del Moscatelo dei Colli di Taggia. Fermentato in
botti inox.
Colore: binco
Profumo: alcolico, molto profumato, un po’ amarognolo.
Sapore: delicato, fruttato
PIGATO: (= acido punteggiato). E’ della stessa famiglia di vermentino e favorita, ma
più sostanzioso, strutturato. Adatto a una cucina vegetale, di pesce, ma anche con
qualcosa di più.
Assaggio: Pigato della riviera ligure di ponente.
Azienda Le Rocche del Gatto. Questa azienda non ha voluto piemontesizzarsi, ma fa
una produzione tradizionale. 2008 12° ½.
Colore: giallo paglierino
Profumo: un po’ acquoso.
Sapore: molto aromatico.
Nella zona della Cinque Terre c’è il Cinque Terre da uva bosco, vermentino e albarola.
Assaggio: Cinque Terre, Cantina dei Tobbioli, 2008
Colore: chiaro
Profumo: un poco asprigno
Sapore: anch’esso un po’ asprigno.
MUNFERRA’: antico nome dato al Dolcetto in questa zona
Assaggio: Rosso del Tigullio, 2005, Azienda Bissori. Munferrà più barbera.
Colore: rosso rubino impenetrabile.
Profumo: persistente e ampio.
Sapore: complesso e intrigante.
Assaggio: Rossese di Dolceacqua, 2007, 14°, Azienda Guglielmi.
Colore: rosso rubino purpureo.
Profumo: vinoso
Sapore: di rosa e fragola con un fondo amarognolo.
09.03.2010
LE TRE VENEZIE
Delle tre il Veneto è quella che produce di più. I vitigni più diffusi sono: cabernet, merlot, chardonnay e molti vitigni internazionali.
PROSECCO: è un vitigno, però lo hanno fatto diventare una denominazione, trovando
un comune in Friuli che si chiama Prosecco. Si trova sia in Veneto che in Friuli; con Asti,
Franciacorta e Trento è sinonimo di spumante. E’ fermentato in autoclave.
Assaggio: Cantina Trevigiana di Ponte di Piave 11° 2009, si beve giovanissimo.
Colore: giallo paglierino chiarissimo, quasi verdognolo
Profumo:delicatissimo
Sapore: acidulo, sapido, di pesca.
Amarone e Refosco sono Valpolicella appassiti per un certo periodo di tempo poi pigiati
e fermentati a lungo. Poi vi sono i passiti tipo il Reciotto che è sempre un Valpolicella.
I Rabosi (Corvina, Rondinella, Molinara) e il Garganega (Soave). Molti sono allevati in
pergola per grandi produzioni. Bellussi: 4 piante piantate al centro e poi tese su fili,
tipica del trevigiano,meccanizzazione spinta.
Vi sono molte cantine sociali e consorzi di secondo grado (insieme di cantine sociali).
Negli ultimi anni anche piccole cantine molto buone che hanno dato impulso alle più
grandi.
In Friuli vi sono vini bianchi dai profumi fini e complessi. 4 Zone:
•Collinare, terre rosse e argillose che resistono al caldo: Malvasia istriana, Ribolla gialla, Tocai, Verduzzo, Picolit (passito). Il Tocai in Friuli è detto oggi Friulano e c’è anche
in Ungheria, più corposo e liquoroso.
•Terreno roccioso e terroso: Isonzo, Grave del Friuli.
•Pianeggiante, litoranea, terreni sciolti, sabbiosi (Aquilea)
•Carso, suolo di natura calcarea: vitigno Terrano (sangue del Carso).
Trentino: zona di Bolzano, tipica tirolese; zona di Trento, simile al Veneto.
Alto Adige: Colli di Bolzano, Meranese di Collina, Valvenosta, S. Maddalena, Terlano,
Valle Isarco, Traminer
Trentino: Muller Thurgau, Silvaner, Teroldego, Trento (spumante).
Assaggio: Colli Orientali del Friuli, vitigno Schioppettino detta Ribolla nera (forse perché scoppietta al palato, era un po’ frizzante) o per l’acino in bocca che si scoppia. Dal
’76 fu messo fuori legge perché ibrido, ma poi recuperato perché il comune di Prepotto
ha fatto una specie di rivoluzione. In slavo è detto Pocalza. Azienda Dragoni. 2007, 13°
Colore: rubino violaceo intenso
Profumo: intense note di frutti di bosco, ribes, molto vinoso.
Sapore: sapido, acido, poco tannico, va bevuto giovane.
Assaggio: Valpolicella (Veneto). Vitigni corvina e rondinella. Corvina: rosso val d’Adi-
ge. Rondinella: meno pregiato ma più resistente, Azienda Rocca Alata, 2008, 12° e ½
Colore:rosso rubino.
Profumo: delicato, poco vinoso, essenze floreali, spezie, ciliegia.
Sapore: tannini dolci, sapore freddo di ferro e minerali, pieno e vellutato.
LAGREIN: vitigno che richiama la val Lagarina, deetto anche Lagarino, antico vino greco lucano. Può essere, in tedesco: kretzer (rosato), Dunkel (rosato scuro).
Assaggio: Azienda Tramin di Termeno Alto Adige, 2009, 12°1/2
Colore: rubino scuro.
Profumo: semplice e vinoso di sottobosco.
Sapore: acido, sapido, gustoso.
LA SCHIAVA: è il vitigno più rappresentativo come qualità e quantità in Alto Adige e
Veneto. Di origine medioevale, il nome può derivare dal fatto che spesso è vincolato ad
un sostegno, cioè soprattutto quelli a basso ceppo erano legati a un albero, melograno
o gelso; oppure schiavo significa slavo, perché proviene dalla Slovenia.
Assaggio: Hexenbichler (nome del vino), Cantina Sociale di Tremeno, 2009, 12°
Colore:rossochiaro
Profumo: suadente, note di viola, mandorla e mela
Sapore: abbastanza sostenuto, ma non troppo solido, poco tannico, adatto ad un consumo facile, piacevole, appagante.
TEROLDEGO ROTALIANO: è del Tirolo che alla corte di Vienna era detto Tirol Gold
Oro. Rotaliano invece è longobardo e significa valle del dazio (Mezzocorona, Mezzolombardo)
Assaggio: Azienda Lagaria, 2008, 12° ½.
Colore: rosso violaceo vivido (ricorda i grani maturi del melograno
Profumo: bacche di bosco, more, viole
Sapore: pieno, vellutato, presente al gusto, tannico.
Assaggio: spumante dell’Azienda Ferrari, vitigno chardonnay 12 1/2
Colore: giallo paglierino
Profumo: acido, di lievito.
Sapore: brut.
GEWURZ TRAMINER: (= traminer aromatico), da Tramin, comune dove è sempre
stato coltivato. E’ consigliato con i formaggi.
Assaggio: azienda Tramin, 2009, 13° ½
Colore:chiarissimo
Profumo: Acqua di rose, fiori bianchi, agrumi
Sapore: grasso e sapido, con retrogusto amarognolo
Assaggio: Ramandolo (DOCG), vitigno Verduzzo friulano o giallo, Azienda Giovanni
Dini, 2006, 13°
Colore: giallo ambrato
Profumo: fruttato, di fiori d’acacia e miele
Sapore: snello e sapido con fondo di miele e persistente finale ammandorlato
Pur non essendo passiti, questi vini gli assomigliano perché si raccolgono molto tardi e
quindi hanno gradazioni alte e sapori dolci.
TOSCANA
E’ la regione la cui viticoltura è la più conosciuta nel mondo; il Chianti è stato il primo
vino esportato e ha conquistato gli Stati Uniti. Il successo è anche legato al turismo che
ha fatto di questa regione una terra ambita. Siena e Firenze sono le aree principali e le
più prestigiose (Brunello e Chianti sono sinonimi di zone dalle origini antiche).
Prato è famosa per il vino Carmignano che è una DOCG e Livorno per il Sassicaia; tra i
bianchi la Vernaccia di S. Gimignano DOCG. A Grosseto e nella Maremma ci sono diverse nuove aziende e una DOCG, il Morellino di Scansano. Il vitigno che più caratterizza il
territorio è il Sangiovese, distinto in grosso (Brunello) e piccolo (Morellino), classificati
così in base al diametro dell’acino. 6 DOCG, 36 DOC.
Assaggio: Chianti Classico, Azienda Briante, 2007, il marchio del consorzio è un gallo,
13°, 60% Sangiovese e 40 altri vitigni
Assaggio: Vino Nobile di Montepulciano, DOCG, azienda Cecchi, vitigno Prugnolo Gentile e Sangiovese grosso, 13° ½
Colore: rosso porpora
Profumo: molto profumato
Sapore: tannico
Invecchiato in piccole botti di rovere.
Assaggio: Morellino di Scansano, azienda Mantellassi, Magliano, vitigno Sangiovese
piccolo. Invecchiato in botte piccola per 1 anno e ½
Sapore: speziato, robusto, armonico, astringente e duraturo.
Assaggio: Brunello azienda Barbi Colombini, 2004, invecchiato 3 anni in botte più 1
anno di affinamento in bottiglia
Colore: rubino, tendente al granato
Profumo: vinoso, timo, more, ciliege
Sapore: giustamente acido.
Tenuto in cantina coricato dura anche 10 anni.
Vin Santo: le uve vengono raccolte prima dei rossi dai grappoli migliori, fatte appassire
naturalmente negli appassitoi per alcuni mesi.
Assaggio: Azienda Piero delle Francesca delle Cantine Bucciarelli di Villa Bagnaia
(AR)
Colore: dorato intenso
Profumo: confettura di arancia
Sapore: dolce, armonico, vellutato.
Esiste il Vin Santo del Chianti e quello del Chianti Classico Occhio di Pernice che è rosato. Ci vogliono almeno 10 anni per fare un buon prodotto.
23.03.2010
CENTRO ITALIA
Ha una viticoltura molto antica risalente a prima di Cristo; legata soprattutto alla quantità più che alla qualità. Però ha selezionato molti vitigni autoctoni bianchi. Le uve rosse
arrivano da altre zone. Presenza di grandi cooperative.
LAZIO: Trebbiani, Malvasia di Candia, Malvasia del Lazio, Bellone, Bombino, Grechetto,
Cesanese, Ciliegiolo, Montepulciano, Marino (di pianura).
Doc: Orvieto, Est!Est!!Est!!! (da aperitivi, c’è anche lo spumante), Aleatico di Gradoli,
Frascati (vino dei castelli), Colli Albani, Colli Sabini.
UMBRIA: più collinare e montagnosa: Grechetto, Verdello, Procanico (tipo Trebbiano),
Malvasie, Cesanese, Ciliegiolo, Montefalco Sagrantino.
ABRUZZO: Colline e montagne vicino al mare, quindi presenza di squilibri termici fra
giorno e notte che aiutano a produrre sostanze profumate. La viticoltura è una della
attività principali insieme alla pastorizia e all’industria casearia. 50.000 aziende su un
territorio abbastanza piccolo.
Montepulciano, Trebbiano d’Abruzzo, Malvasie più o meno profumate, Passerina, Cococciola, Montanico.
Doc: Montepulciano d’Abruzzo, Trebbiano d’Abruzzo e molte I.G.T. (indicazioni geografiche tipiche).
MARCHE: territorio collinare, clima favorevole, non molto umido quindi sfavorevole alle
muffe. Andrea Bacci di Sant’Elpidio a Mare, alla fine del ‘500, scrisse un libro molto importante sui vini sia abruzzesi che nazionali.
Alicante, Ciliegiolo, Vernaccia nera (dà origine ad uno dei primi spumanti neri), Verdicchio (esportato da molti anni, in tipica bottiglia ad anfora etrusca), Biancone, Malvasia,
Passerina.
DOCG: Conero, vino nero molto fruttato coltivato su terreno calcareo
Importanti Doc: Vernaccia di Serrapetrona, Verdicchio dei Castelli di Jesi, Verdicchio di
Matelica, Lacrima di Morro d’Alba, Felerio dei Colli Ascolani.
Vino muffito: uve raccolte in autunno avanzato, quando si sono formate delle muffe
nobili che danno lo stesso effetto dell’appassimento, eliminano l’acqua ed esaltano i
sapori.
Le terre bianche sono più adatte perchè danno tutti i profumi, più di quelle rosse.
Assaggio: Est! Est!! Est!!!, 12° ½, 2009, azienda Falesco (Lazio)
Colore: giallo chiarissimo, verdognolo con riflessi paglierini
Profumo: fresco, alcolico
Sapore: secco, sapido, fresco (fa salivare)
Adatto ad antipasti magri e pesce bollito. (Buono, si beve bene).
Assaggio: Frascati Superiore da uve Malvasia Bianca di Candia, Malvasia del Lazio,
Trebbiano e 20% altre, 2008, azienda Pietra Porzia. (Lazio)
Colore: giallo paglierino
Profumo: incisivo
Sapore: acido, meno sapido del precedente, profumo di fiori e frutta bianca
Adatto al pesce, ma anche a carni e formaggi leggeri.
Assaggio: Trebbiano d’Abruzzo, uve del vitigno più uve trebbiano toscano, azienda
Villa Torre, 12° (Abruzzo)
Colore: quasi della carta
Profumo: agrumato, erbaceo
Sapore: di minerali.
Assaggio: Orvieto Umbro, da uve Grechetto e Trebbiano Toscano, azienda La Canaia,
12° ½, 2009 (Umbria)
Colore: giallo chiaro
Profumo: dolce, molto complesso
Sapore: secco e acido
Vino a tutto pasto, molto consumato.
Assaggio: Verdicchio dei Castelli di Jesi (c’è anche quello di Matelica), 80% Verdicchio,
azienda Garofali, 2008, 12°, bottiglia ad anfora (Marche)
Colore: giallo paglierino chiaro
Profumo: di zolfo
Sapore: di minerali
(buono)
Il profumo di zolfo è dato dal fatto che è da poco in bottiglia perciò contiene solfito, gas
che si usa in fase di imbottigliamento. Non è buono se è troppo e soprattutto se degenera in acido solfidrico (sapore di uova marce).
Assaggio: Montepulciano d’ Abruzzo, uve del vitigno minimo al 90%, azienda Contecarlo, 2008, 13° DOCG (unica abruzzese)
Colore: rosso
Profumo: intenso
Sapore: tannino, spezie
Assaggio: Montefalco Sagrantino, da uva Sagrantina autoctona, azienda Laurenzia,
2005, 13° ½ DOCG (unica umbra)
Colore: rubino intenso tendente al granato
Profumo: molte spezie, fine e persistente
Sapore: frutta matura, frutta cotta, confetture, equilibrio fra dolcezza e tannini, sensazione di calore.
15.04.2010
SICILIA E SARDEGNA
Dott. Alessandria, CCIA Asti
In Italia vi sono molte varietà climatiche e quindi anche di vini.
Ratti distingue 5 macroaree:
vini pedemontani: lungo tutta la corona alpina e collinare, caratterizzati da acidità e
spesso strutturati; a volte coltivati vicino alle rocce;
vini centrali: pianura Padana, producono molto, ma sono leggeri, semplici (Lombardia,
Veneto, Emilia);
vini tirrenici: buona struttura e acidità, soprattutto in Toscana;
vini adriatici: Marche, Umbria e Abruzzo risentono maggiormente delle perturbazioni
fredde provenienti da est, quindi hanno un breve periodo di maturazione, vini non di
grande struttura;
vini mediterranei: soprattutto Sicilia, Sardegna, Pantelleria, clima secco influenzato dal
mare, estati calde, inverni temperati, vini di grande potenza alcolica, poca acidità perciò
mancanti di freschezza. Si usavano per rinforzare altri vini del nord, il prezzo dipendeva dalla gradazione alcolica. Da 20 o 30 anni invece alcuni produttori hanno ridotto la
produzione a favore della qualità. Prima si sono fatti influenzare dal mercato internazionale e, pensando che i loro vini non piacessero, hanno introdotto vitigni internazionali
(soprattutto in Sicilia). Hanno avuto tantissime sovvenzioni statali, per mezzo delle
quali hanno rifatto tutte le vigne e hanno costruito invasi artificiali. Questo, unito ad un
terreno dolce e facile da lavorare e giocando sull’epoca della vendemmia, ha portato ad
un’ottima produzione di vino. A parte alcune DOC storiche, hanno optato per il vino da
tavola, mettendo in evidenza il nome dell’azienda, invece che del vino. Infatti IGT Sicilia
e IGT Sardegna comprendono tutti i loro vini. A volte hanno tagliato i vini internazionali
con i vitigni locali. Si sono viste etichette con nomi stranissimi, provenienti dal greco o
dal dialetto locale per promuovere il loro marchio.
Da 10 anni, non avendo ottenuto risultati eclatanti, seppur buoni, hanno deciso di recuperare la tradizione dei vecchi vitigni locali (Nero d’Avola, Nerello e altri). Con il progresso dell’enologia si è riusciti ad ottenere ottimi vini e buona acidità, giocando anche
sulla vendemmia anticipata, persino ai primi d’agosto e in notturna; si mantengono così
i profumi. Hanno conquistato i mercati e grandi riconoscimenti.
La zona dell’Etna è una zona a sé, infatti per i vini è più simile al Trentino che a tutte le
altre parti d’Italia. Il Nerello Cappuccio o Mascalese è un vino di montagna.
Vitigni siciliani: Inzolia, Catarratto, Grillo, Chardonnay, Sauvignon,
Nero d’Avola, Nerello Mascalese, Frappato, Marsala.
Il Marsala è un vino nato per sbaglio: veniva rinforzato con alcol per essere conservato
a lungo in botti di legno e nelle traversate con le navi. Oggi è prodotto solo con il metodo Solera: si fanno fare 3 salti al vino conservato in 3 botti su scala e viene rabboccata
la botte in cima, in modo che le botti sono sempre scolme, non del tutto piene; quindi
il vino rimane sempre a contatto con l’aria e si sviluppa un lievito bianco, chiamato flor
che è il responsabile dei profumi un po’ pungenti di caffè, cacao, fico, frutta matura
presenti nel marsala. Deve essere sottoposto a sbalzo termico, non come nelle nostre
cantine dove la temperatura è costante.
Metodi per fare i passiti:
•mediterraneo: si sfrutta il sole vendemmiando al momento giusto in modo da avere
un buon livello di alcol e di acidità e quindi si pone l’uva su graticci,
•piemontese: si taglia il tralcio in modo che possa perdere umidità e si lascia sulla pianta,
•paesi nordici (soprattutto Austria, Germania, Canada): si lascia l’uva sulla vite fino
quasi a Natale, non si sviluppa muffa perchè fa freddo, la temperatura scende anche
a meno 10, 14; quindi si raccoglie di notte quando è congelata e si torchia subito, così
si estrae solo lo zucchero che non è congelato e l’acqua si può eliminare; è detto ice
vine, cioè vino del ghiaccio,
•francese: tipo Sauterne, nella zona del Bordeaux, molto umida, si forma una nebbiolina che dà origine a una particolare muffa, gli acini si diradano e diventano molto
dolci; è detta la vendemmia degli acini.
I passiti siciliani sono: Passito di Pantelleria, Malvasia di Pantelleria, Moscato di Noto (il
primo e il terzo fatti con moscato di Alessandria d’Egitto, cioè zibibbo).
Assaggio: Alcamo, Tenuta Rapitalà, Camporeale, 2008, 12° ½, vitigni Catarratto, Inzolia, Grillo, Chardonnay
Colore: giallo intenso, leggermente dorato
Profumo: vaniglia, legno
Sapore: intenso, corposo, persistente, con retrogusto leggermente amarognolo.
Assaggio: Cerasuolo di Vittoria DOCG (unica siciliana), imbottigliato da Azienda Valle
d’Acate, 2006, 13° ½
Colore: granata con sfumature arancio
Profumo:è un po’ svanito, troppo vecchio, è stato troppo nel legno, si sente l’alcol
Sapore: mediamente corposo con retrogusto sfuggente (=corto), un po’ tannico, alcolico in gola.
La Sardegna, al contrario della Sicilia, essendo stata sempre molto tradizionalista, ha
perso molta coltivazione a vite. C’è stato solo scambio di vitigni con il Piemonte, dal
quale è stato importato il Nebbiolo, ma ha risentito del caldo; dalla Sardegna è stato
importato in Piemonte il Vermentino. Il principale vitigno è il Cannonao che è di importazione spagnola (Alicante): Cannonau Sardegna, Cannonau di Oliena (è di montagna), Carignano del sulcis, Cagnolari (sassarese), Moscato.
Assaggio: Vermentino di Gallura DOCG (unica sarda), Azienda Lugantino di Berghidda,
2009, 12°. Si differenzia dal Vermentino di Sardegna perchè è più corposo e ricco di
profumi tipici della macchia mediterranea.
Colore: chiaro brillante
Profumo: di mela e della macchia mediterranea
Sapore: retrogusto di nocciolo di pesca.
Assaggio: Cannonau di Sardegna, cantina Dorgali, 14°, 100% vitigno Cannonao
Colore: rosso rubino vivo, ciliegia
Profumo: ciliegia, frutta pulita, velluto
Sapore: tannico, ma garbato.
14/05/2010
ITALIA MERIDIONALE
CAMPANIA: territorio eterogeneo, colline, mare, pianure. Situazione climatica favorevole con interno continentale e zona marina con forti escursioni termiche. Viticoltura
antichissima di provenienza greca.
3 DOCG: Taurasi, Greco di Tufo, Fiano di Avellino. Molti bianchi. Tre tipi di allevamento:
ad alberello, molto diffuso anche in Puglia e Basilicata, cordone speronato, spalliera.
Quest’ultimo per le Alberate ad Aversa da cui si produce l’Asprinio per fare l’aceto; si
raccoglie con scale particolari ad un palo.
Ad Ischia viticoltura da montagna, infatti aderiscono al CERVIM, organismo che ha sede
ad Aosta.
Poco utilizzo delle DOC.
PUGLIA: mancanza di montagne, ma pianure, colline, altopiani, povera di acqua e rivolta ad oriente. Gli antichi vitigni erano di provenienza orientale portati dai Fenici e
dai Greci. Tipico l’appassimento dei grappoli prima della vinificazione. Aglianico, Fiano,
Falanghina, Verdeca (da aceto). Grandi produzioni di uve da tavola utilizzando il tendone e molta irrigazione. Per legge quest’uva non si potrebbe vinificare, ma quando c’è
poca produzione lo fanno lo stesso. Negli ultimi anni si è andati molto di più alla ricerca
della qualità.
Le DOC più famose sono Salento e Manduria. 85.000 ettari di produzione, una delle
più grandi d’Italia. La legge che vieta l’aggiunta dello zucchero ai vini è sorta per poter
aggiungere le loro uve, molto dolci, a quelle delle regioni del nord o di altri stati nordici,
come Germania e Canada. Una volta si faceva il concentrato di mosto a 42°, oggi si usa
il mosto rettificato, cioè lo zucchero d’uva.
BASILICATA: territorio caldo sul versante ionico, più umido sul Tirreno e continentale al
centro. Il Vulture è l’area più importante per la viticoltura, perché rimane tra collina e
montagna, è di origine vulcanica, la coltivazione è ad alberello con pochi grappoli.
L’Aglianico del Vulture, di origine greca, è il vino trainante di tutta la regione.
CALABRIA: circondata dal mare, con un interno collinoso e montuoso, i suoi vitigni sono
antichi greci che si coltivano ancora oggi: Gaglioppo, Greco bianco, Montonico. Inoltre
sono oggetto di studio varietà locali e tradizionali come il Magliocco canino e la Marsigliana nera.
Gli allevamenti a contro spalliera, casarza e ad alberello si prestano bene alla meccanizzazione, sia per la raccolta che per la potatura. 12 DOC e 13 IGT. Le più conosciute
sono il Cirò e il Pollino.
Assaggio: Fiano di Avellino DOCG, 13°, 2009, Feudi di S.Gregorio, Sorbo Serpico
(AV), Irpinia, minimo Fiano al 85%. Il nome Fiano sembra che derivi da “apianis” cioè
api; è il vino cantato nei classici latini e alle corti medioevali del meridione. La vite è
stata trovata anche negli scavi di Pompei e si cerca di riprodurla uguale.
Colore: giallo chiarissimo
Profumo: finezza olfattiva di mela, pera, nocciola, miele
Sapore: acidità vibrante.
(CAMPANIA)
Assaggio: Greco di Tufo DOCG, Azienda agricola Di Marzo, Tufo (AV), 2008.
Colore: giallo dorato carico
Profumo: è già un po’ vecchio, ha perso profumo
Sapore: non ha il classico sapore che dovrebbe avere, evidentemente era già poco pulito prima, comunque un po’ ruvido e difficile da interpretare.
E’ un vino da pasto più che da aperitivo. (CAMPANIA)
Assaggio: Salice Salentino, vitigno NEGROAMARO, più Malvasia nera di Lecce e Malvasia nera di Brindisi, Azienda imbottigliatrice Fondo Monaci, 13°, 2007
Colore: buccia di cipolla di quei posti
Profumo: fruttato
Sapore: sfumature fruttate e floreali, gusto pieno e leggero, leggermente aromatico
dato dalle malvasie. (molto buono, meglio il sapore che il profumo) (PUGLIA)
Assaggio: Primitivo di Manduria, vitigno PRIMITIVO, Cantina Soloperto, Manduria (TA)
2008, 14°
Colore: rubino violaceo
Profumo: ribes, ciliege sotto spirito, prugne cotte, confettura di frutti di bosco, in chiusura tabacco
Sapore: tannico e persistente, soave e calibrato, deciso, alcolico.
I sapori sono dati dalle rocce calcaree, tufo, terre bianche su cui è coltivato. A volte è
ancora più di gradazione alcolica, ma poi diventa difficile da calibrare. Ha molto successo sia in campo nazionale che internazionale. (PUGLIA)
Assaggio: Cirò, vitigno GAGLIOPPO più un poco di Trebbiano e Greco, 13°1/2, 2007,
imbottigliato Casa Vinicola Librandi, Cirò Marina (KR)
Colore: rosso non troppo scuro, leggermente aranciato, non particolarmente intenso
Profumo: speziato
Sapore: netto, corposo, vivido, ricco di tannino (CALABRIA)
Assaggio: Aglianico del Vulture, vitigno AGLIANICO, Azienda agricola d’Angelo, Rionero in Vulture (PZ), 2007, 13°1/2, 18 mesi in rovere. Adatto al lungo invecchiamento in
legno, diventa morbido e vellutato. Oggi alla barrique, si preferisce ottenere gli effetti
dell’invecchiamento attraverso particolari vinificazioni. E’ molto esportato.
Colore: rosso scuro
Profumo: non grande profumo
Sapore: acidità tartarica, tannico, si sente il legno
14.05.2010
RITORNO A CASA (PIEMONTE)
53.000 Ettari di superficie a vite, 54 cantine sociali con moltissimi soci, 300 imprese
industriali. 12 DOCG e 44 DOC. E’ una terra regale ma anche profondamente legata a
origini contadine. 4 Zone collinari vitate:
Canavese, Langhe/Roero e Monferrato (che insieme danno il 95% della produzione del
Piemonte), Colli Tortonesi.
Grandi vini rossi: Nebbiolo (che dà vita a Barolo e Barbaresco nel cuneese, al Gattinara
nel vercellese, al Carema nel torinese e al Bocca e Fara nel novarese), Barbera, Dolcetto
(che stenta ad affermarsi nel mondo per via del nome che lo fa sembrare dolce, infatti
oggi si tende a chiamarlo con il nome del paese dove è coltivato). Importante fra i bianchi il Cortese e infine, i vini dolci, Asti spumante (grandi aziende) e Moscato d’Asti (piccole aziende). Tendono ad affermarsi i nuovi vitigni, quali il Timorasso e la Favorita.
Il Barolo è il più rappresentativo nel mondo del Piemonte, già nel ‘700 era venduto in
Inghilterra, che boicottava la Francia e quindi comprava in Italia; oggi è esportato soprattutto in Germania e Stati Uniti. Ha 3 anni di invecchiamento, mentre il Barbaresco
ne ha 2. I loro territori sono confinanti, sono meravigliose colline a vite, come giardini.
Il barbaresco è di più facile bevuta del barolo, che è più importante.
La vinificazione in legno, sia botti che barrique, ha aiutato a stemperare il gusto, che
era un po’ duro. Il produttore Gaia ha diffuso il Barbaresco nel mondo.
Assaggio: Cortese dei Colli Tortonesi DOC, Modus Vivendi, imbottigliato Azienda agricola Mutti Andrea, Sarezzano (AL), 13° ½, 2008
Colore: giallino quasi carta, con riflessi verdognoli
Profumo: di mele gialle, tarassaco, biancospino
Sapore: rotondo, morbido, leggermente aromatico.
Assaggio: Barbaresco DOCG, Azienda Nervo, Imbottigliato da Cantina Vignaioli, Treiso
(CN), 2006, 14°
Colore: rosso rubino, non molto carico
Profumo: delicato
Sapore: tannico con delicatezza.
Assaggio: Asti Spumante DOCG, Azienda Martini, 7°1/2, 100% Moscato. La gradazione è bassa perché c’è una frazione di alcool ancora sotto forma di zuccheri, tappo
a fungo. Una volta veniva fatto filtrando molte volte con i filtri olandesi, sacche di iuta
piegate in modo particolare, oggi si vinifica fermentando in acciaio o in bottiglia. (Gancia ha copiato la tecnica dai francesi).
Colore: giallo chiarissimo
Profumo: di moscato
Sapore: dolcissimo, di uva moscato.
Assaggio: Moscato d’Asti, DOCG; Azienda Agricola Bera, 2009, Neviglie (CN), tapporaso.
Colore: giallo chiaro (a volte è dorato come l’uva moscato)
Profumo: delicato
Sapore: di moscato, senza retrogusto di uva, più delicato dello spumante.
Il migliore è dell’Azienda Marenco di Strevi.

Documenti analoghi