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ONA 9
DERBY
a cura di Lorenzo Meyer e Mauro Raimondi
Una giornata particolare a Madrid
Dal nostro inviato
al Bernabeu
ow long time does it take
“H
to get to the airport?” Sono
le 10 del mattino di sabato 22
maggio e sono appena salito a bordo del Malpensa Express quando
Rayan, un trentenne libanese, mi
chiede informazioni su Malpensa.
Il fatto che indossi la maglia nerazzurra di Maicon conferma comunque che abbiamo la stessa destinazione: Madrid! Solo che mentre io sono appena partito, Rayan
è sbarcato a Milano il giorno prima proveniente da Dubai dove lavora per Ibm. Sul treno mi informa che ha già visto quattro volte
l’Inter a San Siro e non vede l’ora
di ospitarla il prossimo dicembre per la Coppa Intercontinentale.
Insomma... Lui è già sicuro degli esiti positivi della finale, mentre
chi scrive è impegnato a cercare tutti gli amuleti a disposizione.
Abbiamo aerei diversi e mentre ci salutiamo non posso non pensare a quanto siano state profetiche le parole del pittore Giorgio
Muggiani fondatore nel 1908 del Football Club Internazionale: “Si
chiamerà Internazionale, perché noi siamo fratelli del mondo”.
Malpensa neanche a dirlo è nerazzurra. Bandiere, sciarpe e soprattutto magliette nerazzurre; dalle nuove di Milito ed Eto'o alle datate di Recoba e Fontolan. Dai check-in affollati partono i primi cori
d’incitamento seguiti dal rumore tipico delle trombette da stadio.
La partenza del mio aereo è prevista per le 13.15 anche se so già
che avrà almeno un’ora di ritardo. Il mio sarà uno degli ultimi charter a decollare per la Spagna. I primi sono partiti alle 2 del mattino con cadenza di almeno uno ogni mezz’ora. Insomma un vero
ponte aereo nerazzurro per Madrid! Dopo aver passato i controlli
dell'imbarco mi dirigo verso il primo bar quando sento da lontano
una voce amica che mi chiama e che mai avrei pensato di sentire
in questa bolgia da curva nord. È Corrado, carissimo amico ma di
fede juventina. Alla mia domanda se fosse stato folgorato sulla via
di Damasco, mi informa che lui invece sta partendo per Parigi per
scrivere di tennis; sta per iniziare infatti il torneo del Roland
Garros. In ogni caso con ghigno assassino mi augura buona finale,
“gufata” in piena regola, alla quale reagisco in maniera pacata ma
solo per la presenza della gentile moglie. Alle 14.30 finalmente il mio aereo decolla. Gli amici di sempre sono partiti con
gli aerei precedenti, per cui faccio la conoscenza di nuovi nerazzurri, compagni occasionali di un evento che
rimarrà sempre nei nostri ricordi. Marco di
Novara e Simone di Palermo sono i miei vicini
di posto in aereo e lo saranno anche allo
stadio. Con loro discuto delle origini del-
la nostra passione interista. Si parla, si scherza, si ride ma ogni minuto che passa le espressioni tradiscono sempre più l’attesa. Guardiamo
dal finestrino, la giornata è stupenda e il pilota ci informa che a Madrid
ci sono 28 gradi. Finalmente lo steward dell’agenzia organizzatrice ci
consegna i preziosi biglietti con omaggio di una sciarpa nerazzurra ufficiale dove è stampato:Vamos a Madrid-22 de Mayo 2010. Ed eccoci finalmente atterrati a Madrid! Il pullman impiega neanche mezz'ora per
portarci davanti allo stadio. Davanti al Bernabeu è tutto un ribollire di
emozioni, un’agitazione sana e per fortuna senza episodi di violenza.
Dalla folla spunta Sandro Mazzola che viene subito acclamato da tutto il popolo nerazzurro. Lui sì che di Coppe dei Campioni se ne intende,ne ha vinte due e addirittura ha segnato una doppietta in finale contro il Real Madrid nel 1964...
Sono le 18.30 quando riesco a varcare l’ingresso dei cancelli. Settore
533, fila 4 posto 11. Queste le coordinate del mio posto all’interno del
Bernabeu. Per chi frequenta San Siro spiego che si tratta di una via di
mezzo tra un secondo e un terzo anello. In ogni caso la visuale è perfetta e lo stadio è magnifico. Le tre ore di attesa prima della partita si consumano abbastanza velocemente tra discussioni sulla formazione, le
fantastiche coreografie delle tifoserie e il suggestivo spettacolo con danzatrici di flamenco sul campo da gioco. Lo speaker annuncia le formazioni e l'attesa diventa sempre più snervante. Una muro di fotografi
accoglie le squadre in campo e la curva nord mostra il simbolo nerazzurro immerso nel tricolore. Con Eto’o che batte il calcio d'inizio comincia anche la nostra sofferenza. I primi 10 minuti l’Inter cerca di sorprendere i tedeschi ma il controllo della palla passa subito dopo al
Bayern. Il loro gioco è chiaro, manovra orizzontale e lancio per il temibile Robben. L’olandese è molto pericoloso ma i suoi cross per Olic vengono ben controllati da Samuel e Lucio. L’Inter attende perché sa che
prima o poi l’occasione arriva. Ed è proprio al 35° che il triangolo
Sneijder-Milito porta l’argentino a battere Butt. Al gol del principe chi
scrive si trova abbracciato a 5 persone contemporaneamente. Un ra-
SPORTIN
gazzo seduto 3 posti dopo il mio decide di baciare la mia testa ripetendo così il rito scaramantico adottato da Laurent Blanc e il calvo
portiere Fabian Barthez nella nazionale francese durante i mondiali del 1998. Finiti i festeggiamenti la concentrazione sulla partita ritorna totale. Anche perché Sneijder si divora il raddoppio e andiamo al riposo in vantaggio di un solo gol: che peccato! Nel calcio i
tifosi sanno che solitamente a un gol sbagliato risponde normalmente un gol subito. Ed è quello che sicuramente abbiamo pensato tutti quando Muller dopo 37 secondi del primo tempo si è presentato da solo nella nostra area. E qui il piedone destro di Julio Cesar
sarebbe da imbalsamare a futura memoria. I minuti trascorrono e
gli sguardi tra noi tifosi si fanno sempre più sofferenti. Finché... finché il principe Diego Milito assistito da Eto'o decide con una finta
di mandare al bar Van Buyten e con il destro di infilare Butt sul suo
angolo sinistro. Altro delirio sugli spalti e altro bacio alla pelata.
Mancano venti minuti alla fine e anche se tutti invitano alla calma
gli sguardi sono più chiari delle parole: “Ma vuoi vedere che ci siamo?”, “Non ci posso credere... vi prego non svegliatemi...”, “È incredibile essere qui, e chi se lo aspettava...”. Spuntano le prime lacrime, il tempo sembra non passare mai ma dopo 3 minuti di recupero l’arbitro Webb decide che può bastare così.
È un momento indescrivibile. Un brivido scuote il popolo nerazzurro quando Zanetti alza la coppa e la porta dai tifosi in curva. Gioia,
grande esaltazione ma anche pianti liberatori dopo tanta tensione
ed attesa. E anche commozione quando Mourinho viene a salutare
i tifosi e si capisce subito che si tratta di un addio. Ma la festa è appena cominciata e continua anche fuori dal Bernabeu insieme anche ai tifosi del Real Madrid che ci hanno preso in simpatia dopo
aver eliminato il Barcellona. Noi prendiamo subito il pullman per
l’aeroporto. All’una e trenta del mattino il mio aereo decolla per
Milano. Le facce sono sorridenti ma anche stanche dopo una giornata così intensa. Nel dormiveglia cerchiamo di realizzare quello
che abbiamo appena vissuto.A Malpensa finalmente riesco a mangiare qualcosa in attesa degli amici che ritornano con gli aerei successivi. Al terminal 2 arrivano oltre quaranta charter dai quali
sbarcano volti con il sorriso stampato. È un happening che durerà
tutta la notte. Tornando verso casa rimango senza parole quando
vedo alle 6.30 del mattino i vagoni della metropolitana 3, alla fermata Stazione Centrale, completamente pieni di tifosi che tornano
da Piazza Duomo. Vagoni affollati come se fosse un sabato pomeriggio prima di Natale.
È una domenica mattina di sole e le bandiere nerazzurre ai
balconi rendono ancora più allegra Milano. Prima di andare a dormire passo necessariamente in edicola per l’acquisto di una copia della “Gazzetta dello Sport”. Il titolo di prima pagina ricorda molto quello dell’inno
dell’Inter composto da Elio, casualmente appena incontrato a Malpensa, anche lui reduce
da Madrid: “C’è solo l’Inter”.
ONA
a cura di Roberto Braghiroli
“Siamo noi i campioni d’Italia!” E studiamo come cronisti
Gli alunni della Scuola media Verga, dopo essersi imposti nel torneo interprovinciale di Flag Football, hanno trionfato anche a livello nazionale.
Ecco la cronaca di quella giornata irripetibile fatta dai ragazzi stessi per “Zona Nove”.
ello scorso numero abbiamo parlato di una nuova specialità,il Flag
N
Football, un football americano più leggero, che non prevede contatto fisico. Una disciplina che, a quanto pare, in zona va forte: i ragaz-
chiacchiera tra di noi, ecco il fischio di inizio. La prima partita non è andata molto bene, la paura si è impadronita di noi e la squadra del
Traversetolo ne ha approfittato battendoci per 13 a 0. La sconfitta ci ha
un po’ scoraggiati,ma la voglia di vincere e soprattutto l’entusiasmo non
ci ha mai abbandonato. Così contro il Verona abbiamo vinto con il risultato eccezionale di 30 a 0. Da lì in poi è iniziata la riscossa e la nostra giornata di gloria. Contro il Padova, squadra di casa, altra partita
vinta con il punteggio di 12 a 8. A quel punto abbiamo sentito forte la
voglia di far vedere a tutti chi erano i veri campioni, ma soprattutto il
desiderio di dimostrare che un gruppo di amici, compatto e unito come
il nostro poteva battere qualsiasi squadra. Dopo una pausa per il pranzo, siamo tornati in campo per disputare la semifinale contro il Parma,
i campioni in carica. La nostra grinta, la nostra determinazione e la nostra voglia di vincere hanno avuto la meglio e la partita si è conclusa,
seppur di stretta misura, a nostro favore 6 a 2!
E ora mancava solo la finale per il primo e secondo posto…Traversetolo
contro Milano! Il nostro orgoglio contro la loro tecnica, la loro sicurezza,
visto il risultato della prima partita, contro la nostra voglia di non cedere. Eravamo tesi e un po’ stanchi ma anche questo non ci ha fermati:
touch-down segnati, flag strappate intercetti. La tensione saliva! Ultimi
5 minuti: noi eravamo in vantaggio e loro subivano i nostri attacchi.
Solo 60 secondi separavano la coppa dalle nostre mani…
Ecco i tre fischi che decretavano la fine della partita! Campioni d’Italia!
Abbracci, urla, felicità. L’immagine più bella è stata vedere la contentezza sul viso del nostro prof. Limonta. Noi eravamo i campioni d’Italia!
Noi! (Gaia Rimmaudo e Raffaele Cavaleri, 3ª D)
zi della Scuola media statale Giovanni Verga, infatti, dopo aver trionfato nel torneo interprovinciale, sotto la guida del professor Augusto
Limonta si sono imposti addirittura a livello nazionale, l’8 maggio a
Padova.“E dall’anno prossimo – fa sapere il professore – il Flag Football
sarà praticato, grazie anche alla collaborazione con la società Daemons
Martesana, in tutte le scuole medie della nostra zona”. Ma torniamo
all’8 maggio. Quel giorno, per ovvi motivi logistici, non era presente alcun inviato di “Zona Nove”. E così ci hanno pensato i ragazzi stessi, protagonisti della vittoria, a raccontare, da perfetti cronisti, questa giornata storica. Ecco le loro parole.
a spedizione della squadra di Flag Football della Scuola Media
L
Giovanni Verga alla volta di Padova, in occasione delle finali dei
campionati nazionali, iniziava alle sei del mattino dell’8 maggio 2010.
Dopo aver superato in marzo le fasi provinciali a Cornate d’Adda,Olmo
Grecchi, Ilaria Mazza, Matteo Serpiello, Simone Mascheroni, Matteo
Cannistrà, Luca Perotto, Gaia Rimmaudo, Raffaele Cavaleri, Dinu
Podgoret e Andrea Cazzola, tutti studenti delle classi terze, partivano infatti quella mattina per tentare di conquistare il trofeo nazionale.
Sembrava quasi un’impresa impossibile.
Durante il viaggio i sentimenti predominanti erano l’emozione, la tensione e anche un po’ di paura. Arrivati sul campo, però, tutto magicamente viene lasciato alle spalle e la squadra inizia a comportarsi come
un collettivo ben affiatato e orientato a un solo scopo: vincere, divertendosi insieme. È stata questa, forse, la chiave del successo finale e il motivo per cui questa resterà un’esperienza indimenticabile per tutti i partecipanti. Dopo un incontro all’ultimo sangue, difficile, che ha messo a
dura prova i nervi dei giocatori, e vinta così la finale, in tutto il gruppo
è esplosa una grande felicità: la soddisfazione era tale che quasi non si
riusciva a credere che tutto fosse accaduto davvero.
Ringraziamo in particolare il professor Limonta per averci fatto vivere
questa significativa esperienza, che ci ha permesso di sperimentare uno
sport nuovo, divertente e avvincente come pochi.
Infine vorremmo ringraziare il nostro capitano, Raffaele Cavaleri, che è
stato decisivo nei momenti difficili e che, grazie al suo talento offensivo,
ha vinto il premio per il miglior attaccante del torneo. (Matteo
Cannistrà, Luca Perotto, 3ª E)
opo due orette di viaggio, siamo arrivati al centro sportivo di
D
Maserà. Eravamo tutti molto tesi, perché volevamo rappresentare
al meglio la nostra scuola, e intimoriti, dopo aver visto i componenti delle altre squadre. Alla fine di un intenso riscaldamento e dopo qualche
ugli spalti ci sono i genitori che, entusiasti dei loro figli, si lasciaS
no trascinare dall’emozione e sostengono la squadra con tifo e cori. Ad accompagnare la squadra è di nuovo il prof. Augusto
In alto, la squadra di Flag Football della scuola media Verga.
Sopra Raffaele Cavaleri, premiato come migliore attaccante.
Limonta, docente di scienze motorie sportive della scuola, che incoraggia tutti ad affrontare con grinta le squadre avversarie. Il professore è molto soddisfatto e, insieme ai ragazzi, crede pienamente nella possibilità di vincere anche questa volta.
Nella prima partita una delusione, ma tutti insieme non ci siamo persi d’animo e a abbiamo recuperato magnificamente. Tutte le altre partite sono state vinte con decisione e un enorme spirito di squadra.
Nella finale contro il Traversatolo si vivono emozioni indescrivibili.
Tutti sono gioiosi e festeggiano, non ci credono neanche loro, un sogno
finalmente diventato realtà! Il trofeo è nostro e siamo pronti a portarlo a scuola, fieri di una vittoria ottenuta con tanto impegno! Risposta
dei ragazzi, alla domanda, dopo aver preso il premio: ”Dopo Padova
cosa farete?”“Ora punteremo al Sudafrica” e, con umorismo, continuano i festeggiamenti. (Olmo Grecchi, Ilaria Mazza, Matteo
Serpiello, Simone Mascheroni, 3ªC)
COOP LOMBARDIA - COOP LOMBARDIA - COOP LOMBARDIA
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