design - Insider Magazine

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design - Insider Magazine
Anno 5
•
Numero 36
•
Copia omaggio
•
Gennaio/Febbraio 2013
Editore
Insider Srl
Largo Messico, 15 - 00198 Roma
+39 0698353089
SOMMARIO
G
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a
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b
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a
i
o
direttore editoriale
Mariela A. Gizzi
[email protected]
direttore responsabile
Francesca d’Aloja
[email protected]
AMMINISTRAZIONE
Raimondo Cappa
[email protected]
Cover
Whitepod Resort
ph Jean-Marc Palisse
redazione
[email protected]
Irene Cappa
6
coordinamento REDAZIONE
[email protected]
Donatella Codonesu
progetto grafico
e impaginazione
[email protected]
[email protected]
hanno collaborato
Alessandra Vittoria Fanelli
Alessandro Pini
Antonella De Santis
Antonio Carnevale
Carlotta Miceli Picardi
Emanuela Carratoni
Enrico Tonali
Ester Maria Lorido
Fabio Cipriano
Fabio Colivicchi
Francesca Volino
Francesco Mantica
Gianni Perotti
Giusy Ferraina
Laura Mocci
Luisa Espanet
Marco Callai
Maria Laura Perilli
Massimiliano Augeri
Monia Innocenti
Vittoria di Venosa
stampa
Printer Group Italia Srl
0818701248
www.printergroup.it
travel
resort
fashion
8
14
28
marsiglia
cultura e design
il borro
stile ferragamo
primavera
in bianco e nero
motori
sport
sport
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58
a tutta elettricità
2013 vento in poppa
winter polo a misurina
ANNO 5 - NUMERO 36
Periodicità bimestrale
gennaio/febbraio 2013
Registrazione presso il Tribunale di Roma
al n. 58/2009 del 25/2/2009
Iscrizione del marchio presso
l’Ufficio Italiano Marchi e Brevetti
è vietata la riproduzione anche parziale
di testi, grafica, immagini
e spazi pubblicitari realizzati da:
INSIDER Srl
per la tua pubblicità
+39 3358023548 - +39 0698353089
[email protected]
gourmet
wineries design
design
80
94
98
polente italiane
sartogo / grenon
a fil di lama
Relazioni esterne
Paolo Carrazza
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Thanks to
HARRY'S BAR
ROMA
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RED & BLUE SPORT • Viale Giulio Cesare, 115/117/119 - Roma - Tel. 06 39738056
edicolè
www.insidermagazine.it
www.barpompi.it
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Via Cassia, 1801 - Roma
Via Cassia, km 19.400 - Roma
www.il-siciliano.net
www.voy.it
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M AGA ZINE
I
I
nsider Magazine è una rivista raffinata
dedicata alla cultura dell’eleganza e
all’eccellenza del Made in Italy. Da cinque
anni racconta la realtà che ci circonda attraverso storie di
viaggi, moda, spettacolo, design, sport, enogastronomia
secondo un personalissimo stile di Free Press.
Ora inzia l’anno ufficializzando la nascita di Insider Magazine
South, dedicato alle eccellenze del Sud Italia. Grazie alla
collaborazione con Digitalmente Srl, che dal 2000 opera
nell’ambito della pubblicità e della comunicazione integrata,
il numero zero è stato già stampato a dicembre scorso
per essere distribuito in Campania, Basilicata, Calabria e
Puglia. Questo primo numero 2013 sancisce il successo del
test: Insider Magazine South è un progetto ambizioso che
punta a mettere in luce il Sud che cresce divenendo terra di
esperienze esclusive, da scoprire mese per mese in un nuovo
emozionante viaggio editoriale.
Confermando la volontà di continuare a procedere nel segno
dell’innovazione, Insider Magazine è oggi anche disponibile
2013: L´ANNO DEL RADDOPPIO
per iPad e iPhone con modalità nuove che rendono la rivista
funzionale ed attualissima. I partner potranno sfruttare la
sinergia del sistema di geolocalizzazione, che permetterà
al cliente di rintracciarli facilmente, ottimizzando la
comunicazione che sarà sempre più immediata ed efficace.
Anche grazie ai contenuti interattivi multimediali come
i videospot in HD istituzionali o promozionali, i link dei
partner, facebook, le foto in alta definizione, l’edicola per
scaricare i numeri precedenti… per un nuovo modo di
leggere e scoprire Insider Magazine ◆
I protagonisti di Insider Magazine South sono giovani
imprenditori del Sud:
Anna Rita Gattuso Web Strategist e Multimedia Manager
Luigi Mazzella esperto di marketing e comunicazione
Vincenzo Di Fiore Finance Strategist
7
Dorm ire fra le nevi
M AGA ZINE
A Les Cerniers, in Svizzera, il Whitepod Hotel Resort
offre la magia di un soggiorno in igloo… o quasi
ph Jean-Marc Palisse e Vincent Hofer
L’
L’
idea nasce dalla progettazione di una
struttura a forma di geode, una sorta di
ricostruzione architettonica di un igloo
(ma non è fatto di ghiaccio). Ancorata su una piattaforma di
legno su palafitte, rimane naturalmente isolata dal freddo e
dalla neve e può essere riscaldata da stufe a legno e resa
accogliente con ogni tipo di confort. Anche lussuoso.
Il risultato è di una stupefacente suggestione: un villaggio di
piccole sfere bianche, appena visibili nel bianco accecante
del paesaggio, sullo sfondo del bel Lago di Ginevra. Questo
particolarissimo resort offre la possibilità di una singolare
esperienza che ha il fascino magico della vita in igloo,
letteralmente immersi nella neve, ma assolutamente nulla
della sua spartanità.
Ognuno dei quindici ‘pod’ è dotato di un comodissimo letto
king size, di una stufa di design, di un bel bagno e di una
terrazza esterna privata da cui si gode il favoloso panorama
sulla vallata. Mentre in un grande chalet sempre in legno
sono collocati i servizi comuni: sala ristorante, wellness area
con sauna finlandese, lunge-bar con free wi-fi e persino una
sala riunioni per trenta persone.
Un perfetto esempio di eco-resort, facilmente raggiungibile
con mezzi pubblici o privati, che risponde alla filosofia di
un minimo impatto ambientale, per permettere agli ospiti un
autentico isolamento in una natura incontaminata.
L’impiego esclusivo del legno per le costruzioni, l’uso limitato
di veicoli a benzina, l’utilizzo di prodotti e mano d’opera
esclusivamente locale per arredi, biancheria e cibo sono
uniti ad un’attenta opera di riciclo secondo le ferree linee
guida della regione. Si cerca di limitare gli sprechi d’acqua,
per i bagni viene impiegata direttamente quella di montagna
e l’uso di lampade ad olio sostituisce l’elettricità laddove
possibile. Tutti questi sono gli elementi di una attenta
politica ecologica che è alla base della vita in questo luogo
incredibile, perfetto e geniale esempio di ecoluxury ◆
D.C.
resort
Marseil le-Provence
Inaugurata durante il weekend
del 12 e 13 gennaio
Capitale Européenne
de la Culture 2013,
ha aperto le sue porte
accogliendo il mondo intero
C
C
reato dall’Unione Europea nel 1985 l’ambito
premio di Capitale Europea della Cultura
è stato assegnato quest’anno a MarseilleProvence che per dieci anni sarà l’unica città francese a
fregiarsi di questo titolo.
L’assegnazione a Capitale Europea della Cultura rappresenta
per la città premiata una meta turistica privilegiata per
l’alta concentrazione dell’eccellenza della cultura europea.
Un appuntamento imperdibile che dura tutto l’anno, con
l’offerta di eventi straordinari appositamente realizzati che
coinvolgono e mobilitano le istituzioni e le popolazioni della
città nominata.
Anche Marseille-Provence 2013 ha inaugurato il suo anno
di Capitale Europea della Cultura con un lungo racconto in
quattro episodi che si svolgeranno nel corso dell’anno il cui
tema centrale è il Mediterraneo: in pratica un dialogo tra le
due rive per un Mezzogiorno condiviso.
Il primo capitolo ‘Marseille-Provence accoglie il mondo’,
già in corso da gennaio fino a maggio, mette in risalto la
tradizione e l’ospitalità di questa città del sud della Francia,
calda e aperta al rapporto con gli altri; il secondo capitolo
‘Marseille-Provence a cielo aperto’, da giugno a agosto
Notre Dame de la Garde, simbolo di Marsiglia - OTCM
di Alessandra Vittoria Fanelli
ph courtesy by OTCM
e Mama Shelter Hotel by Francis Amiand
prevede una serie di eventi e performance che si svolgeranno
nel corso dell’estate privilegiando il rapporto con la natura
con itinerari, spettacoli e concerti ‘sotto le stelle’. Il terzo
episodio ‘Marseille-Provence dai mille volti’, da settembre
a dicembre, testimonia la ricchezza e l’abbondanza delle
nuove forme artistiche presenti in città con manifestazioni
pluridisciplinari. Infine, ultimo e quarto capitolo, ‘Rivelazioni’,
sempre da settembre a dicembre, in pratica una sintesi di tutti
gli episodi, porrà l’accento sull’arte di vivere e condividere lo
spazio pubblico con i suoi nuovi linguaggi.
L’anno della capitale della cultura si è inaugurato a Marsiglia
con una grande festa di suoni e luci, a Aix-en-Provence
con un percorso d’arte contemporanea svoltosi nelle vie
della città e a Arles con un incredibile spettacolo di fuochi
d’artificio e di luci installate sulle sponde del Rodano.
Marsiglia si è preparata, non solo con un cartellone di eventi
straordinari ma anche con diversi progetti di musei, sale
concerti e luoghi multidisciplinari realizzati dai più grandi
nomi dell’architettura e aperti aperti al pubblico durante il
weekend di apertura ufficiale di Marsiglia-Provenza Capitale
Europea della Cultura.
travel
Musei di Boeri e Ricciotti
Tour CMA CGM by Zahah Hadid
Centro Regionale del Mediterraneo
Due le grandi opere che hanno segnato (e per sempre) in
modo positivo la città di Marsiglia. Realizzate nel vecchio
porto, troviamo da una parte il MuCEM, il Museo delle
Culture e delle Civiltà del Mediterraneo, importante edificio
progettato da Rudy Ricciotti, e dall’altra il CRM, Centro
Regionale del Mediterraneo progettato da Stefano Boeri.
Il MuCEM è uno spazio imponente di oltre 5.700 mq destinato
a saloni per esposizioni contemporanee, auditorium,
aree per negozi e caffé. A partire dal 15 marzo il MuCEM
ospiterà la mostra ‘Méditerranée, le grand voyage / 2031 en
Méditerranée, nos futurs!’ con proposte multimediali che
guardano il futuro.
Di fronte ecco l’impressionante parallelepipedo di Boeri,
dal profilo moderno a forma di C che sorge dal mare, con
una parte di 3.100 mq destinata ad abitazioni residenziali
e un’agorà di 600 mq prevista per ospitare sale conferenze,
seminari e un centro di documentazione.
Due grandi edifici multidisciplinari che, dialogando tra loro,
hanno ridefinito il profilo di Marsiglia che sulle tracce del
passato ha così ridisegnato il volto del suo avvenire.
Lo skyline marsigliese si è contraddistinto anche con la nuova
Torre CMA CGM, nome della sede della terza compagnia
marittima del mondo, che domina con i suoi 147 metri la
città. La torre di vetro, che ospita anche aree dedicate
alla cultura e all’economia, porta la firma di Zaha Hadid,
affermata archistar contemporanea.
Tra i maggiori eventi che saranno sempre ricordati in questo
straordinario anno, segnaliamo la TransUmanza una grande
marcia di uomini e animali, a piedi o a cavallo, che il 17
maggio partirà da due percorsi diversi e che dopo una
decina di tappe intervallate da incontri culturali, artistici e
degustazioni tipiche si incontrerà a Marsiglia il 9 giugno per
un happening finale che coinvolgerà tutta la città.
Dal 13 giugno al 13 ottobre si svolgerà Il Grande Atelier
del Midi con due grandi mostre: la prima ‘Da Van Gogh a
Bonnard’ al Museo di Belle Arti di Marsiglia, la seconda
‘Da Cézanne a Matisse’ si terrà al Museo Granet di Aix-enProvence. Attraverso il filo conduttore del Mediterraneo,
tutto l’anno sarà scandito da festival, proposte artistiche,
progetti letterari, musicali e cinematografici che segneranno
in modo compiuto il Mare Nostrum e che, come sottolinea
il nome Marseille-Provence, coinvolge con una serie di
eventi appositamente pensati, le cittadine provenzali di Aixen-Provence, Arles, Aubagne, Gardanne, Istres, Marseille,
Martigues e Salon de Provence.
Ad Arles, ad esempio, si potrà ammirare fino a luglio una
grande mostra dedicata a Rodin; a Martigues la mostra di
Raoul Dufy; a Aubagne, nella Chapelle des Pénitents Noir,
founded in 1985
Intermediazione immobiliare
Valutazione di immobili residenziali e commerciali finalizzata alla compravendita immobiliare
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M AGA ZINE
da aprile a ottobre, un’eccezionale mostra di ceramiche
di Picasso. E ancora a Salon-de-Provence, da maggio a
dicembre una mostra dei lavori di Felice Varini conosciuto
per le sue opere site specific spettacolari e monumentali.
L’ospitalità a Marsiglia per quest’anno dedicato alla cultura è
molto diversificata e a portata di tutte le tasche, con proposte
differenziate secondo i propri interessi e curiosità. Se però
qualcuno vuole aggiungere anche un brivido particolare
può scegliere il Mama Shelter, un eccentrico hotel di design
firmato da quel genio fantasmagorico di Philippe Starck.
Situato in posizione strategica vicino al centro, il Mama Shelter
dispone, oltre che delle consuete camere da letto double,
deluxe e suite tutte arredate con mobili rigorosamente bianchi,
di un incredibile ristorante-lounge-bar-sala di divertimento
e intrattenimento con cucina a vista dove il cibo, servito in
modo gustoso e in/saporito da influenze orientali, è solo un
dettaglio. Il resto è un lungo bigliardino dove possono giocare
dieci persone, una serie di videocamere che riprendono e
proiettano su diversi schermi quello che accade nella sala,
un giardino esterno dotato di forno a legna per cuocere pizze
(in estate) e altro ancora. Il nome? Mama è in pratica un
omaggio alle mamme dei proprietari (tra cui il citato Starck)
che ci sorridono dalle ampie poltrone che arredano il salone
multifunzione qui descritto. Un’esperienza da non mancare,
che insieme alle molteplici proposte culturali di MarseilleProvence renderà il soggiorno nella città che si affaccia sul
Mediterraneo, indimenticabile. Pardon, inoubliable! ◆
S O LV Z I O N I
INTERIORS & FLOWERS
travel
Info
In Italia
Ente Turismo Francese - Atout France
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In Francia
Programma di Marseille-Provence www.mp2013.fr
Viaggiare
Voli con Air France da Roma, Venezia e Milano Malpensa
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Dormire
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Ristorante Miramar, sul porto per il piatto di pesce
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Il Borro, incanto sen z a tem po
Un rifugio di benessere, tra arte, storia e natura
Nel cuore della Toscana, la tenuta di Salvatore Ferragamo
regala ai suoi ospiti un’esperienza di “rinascita”
di Massimiliano Augieri e Antonio Carnevale
Q
Q
uello tra Il Borro e la famiglia Ferragamo è
un vero e proprio colpo di fulmine. Siamo
nel 1985, anno in cui la famiglia affitta la
tenuta di proprietà del Duca Amedeo D’Aosta. Ma è solo nel
1993 che i Ferragamo acquistano l’intera proprietà, incluso
il Borgo Medievale e la Villa padronale, con un obiettivo
preciso: riportare a nuova vita un meraviglioso angolo
storico della Toscana.
Oggi il borgo medievale mantiene inalterato il suo fascino,
con le strade strette lastricate in pietra, i vecchi tetti con le
tegole in terracotta, le botteghe artigiane e l’osteria tipica
toscana. Tutto è stato concepito nel rispetto del patrimonio
culturale, ambientale e paesaggistico, ma con uno sguardo
al futuro. Il Borro offre diversi tipi di sistemazioni tra ville di
lusso e suites.
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M AGA ZINE
M AGA ZINE
Salvatore Jr e Ferruccio Ferragamo
Un luogo magico, dove rifugiarsi dedicandosi alle proprie
passioni. Immersi in questa oasi di tranquillità alle pendici
del Pratomagno, gli ospiti del Borro possono giocare a Golf
nel driving range della tenuta, partecipare ad una battuta di
caccia, organizzare un’escursione, rigenerarsi nella SPA o
visitare le prestigiose cantine per una degustazione.
“Ospitalità e produzione vitivinicola, questa è oggi la mia
vita” afferma Salvatore Ferragamo Jr, CEO del Borro e
recentemente insignito del titolo di ambasciatore Relais &
Châteaux per il 2013. Questo perché, dal mese di novembre,
Il Borro è entrato a far parte della omonima catena di hotel di
lusso e ristoranti. Lo siamo andati a trovare.
Cosa rappresenta “Il Borro” per la famiglia Ferragamo e
per Salvatore Ferragamo?
Per la mia famiglia rappresenta una sorta di primo amore,
di colpo di fulmine. Mio padre conobbe il Borro durante
un’ignara battuta di caccia e fin da subito s’innamorò di
questo posto. Infatti, quando ci fu l’occasione, nel 1993, di
acquistare la tenuta, ne fummo tutti entusiasti. Per noi tutti
Il Borro rappresenta sicuramente la nostra azienda e quindi
la nostra vita lavorativa, ma soprattutto è la nostra casa, il
luogo dove noi figli siamo cresciuti e dove i miei figli adesso
stanno crescendo.
resort
Come è maturata la decisione di dedicarsi all’attività
ricettiva e alla produzione vitivinicola, mettendo da parte
il business di famiglia, la moda?
Sicuramente la mia decisione è nata da una spinta di
tipo passionale, ma poi nel tempo è maturata grazie alla
consapevolezza delle opportunità che questo posto poteva darci.
Quando ho finito gli studi ho da subito desiderato di iniziare
un nuovo percorso e Il Borro ha accolto questo mio desiderio.
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M AGA ZINE
La produzione del vino è una delle attività più importanti
della tenuta, dove se ne creano molti di pregio. Come nasce
Salvatore Ferragamo “wine-maker”?
Come appunto vi dicevo, il mio essere “wine-maker” nasce
dalla grande passione che fin da ragazzo mi lega al mondo
del vino. Una passione che ho potuto coltivare anche grazie
alle buone tradizioni toscane che la mia famiglia ha sempre
mantenuto e rispettato... soprattutto a tavola.
Una scelta importante quella di vendere online. Cosa
rappresenta oggi il mercato online?
Il mercato online oggi rappresenta sicuramente una svolta,
soprattutto per quanto riguarda il mondo del vino, una
diversificazione e la possibilità di allargare gli orizzonti e il
target di riferimento.
Che rapporto c’è tra Salvatore Ferragamo e il cavallo?
Un po’ lo stesso legame che c’è tra me e il vino. Entrambe
sono passioni cresciute con me nel corso della mia vita e
che tutt’ora mi accompagnano. Amo la natura e amo gli
animali, in modo particolare il cavallo. È un animale non
facile da capire, con un carattere quasi umano e quindi a
volte complicato, ma ho imparato a conoscerli e una volta
conosciuti è possibile instaurarci un rapporto difficilmente
instaurabile con altri animali.
Sarà ambasciatore Relais & Chateaux 2013. Cosa significa
entrare a far parte della grande famiglia di Relais & Chateaux?
Una grande felicità e soddisfazione. Io, la mia famiglia e tutto
lo staff abbiamo lavorato tanto per questo raggiungimento e
abbiamo sperato fino a quando ci siamo riusciti. Per noi vuol
dire far conoscere nel mondo la nostra realtà e i nostri prodotti,
ma soprattutto significa iniziare un nuovo progetto e non
potrebbe esserci cosa migliore per un’azienda come la nostra.
resort
Cosa rappresenta un bicchiere di vino per Salvatore Ferragamo?
Nonostante il vino sia diventato il mio lavoro, amo ancora
berne un buon bicchiere durante i miei momenti di relax e
tranquillità. Se con la mia famiglia ancora meglio. Mi piace
conoscere gli altri vini... possiamo sempre migliorarci.
Soggiornare al Borro è una ricerca di benessere, collegata
al paesaggio, all’arte, alla storia e allo sport. Una grande
passione la sua per lo sport, in particolare per i cavalli.
La prossima sfida di Salvatore Ferragamo e del Borro?
Per il 2013 ci concentreremo soprattutto su questo nuovo
progetto Relais&Chateaux che mi vede impegnato anche
come ambasciatore. Per il vino abbiamo tante nuove idee e
nuovi progetti... vedremo dove ci porteranno ◆
www.ilborro.com
il Vino
La tenuta, che si estende in Valdarno ai piedi del
monte Pratomagno, gode di una posizione privilegiata
per quanto concerne la produzione del vino. Ben 45
ettari sono dedicati ai vigneti, dove vengono coltivate
diverse varietà di vitigni, tra toscani e francesi:
Sangiovese, Merlot, Sirah, Cabernet Sauvignon,
Petit Verdot e Chardonnay. Tra queste colline della
Toscana nascono rossi eccellenti come “Il Borro”
(Rosso Merlot 50%, C. Sauvignon 35%, Syrah 10%, P.
Verdot 5%), il “Piandinova” (Syrah 75%, Sangiovese
25%) e il Polissena (Sangiovese 100%), ma anche
bianchi come lo Chardonnay Lamelle. Vini che dal
mese di novembre sono acquistabili online su www.
vente-privee.com, leader mondiale delle venditeevento online. Oltre ai suoi grandi vini, Il Borro
produce un Olio Extra-Vergine d’Oliva, una Grappa
distillata dalle migliori vinacce del vino “Il Borro” ed
il Vin Santo “Occhio di Pernice”.
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M AGA ZINE
M AGA ZINE
SGR Mobiliari/Immobiliari
Studi associati specialist
Fiscali/tributari
PiùBanca unico
interlocutore-ottimizzatore
della relazione
Fiduciaria
Cliente
Partner Corporate finance
SGR Private equity
Il vantaggio
delle partnership
Studi associati specialist
M&A e ristrutturazioni
un nuovo istituto che lavora per l’impresa
Così la racconta chi l’ha costituita
B
promo
B
eniamino Quintieri è Presidente del
Comitato Promotore di PiùBanca e
del Consiglio Direttivo nonché Preside
della Facoltà di Economia dell’Università degli Studi di Roma
“Tor Vergata”, dove ha la cattedra di Professore Ordinario di
Economia Internazionale. Ecco come introduce il progetto
di PiùBanca, che ha condiviso dall’inizio e con una carica
importante.
L’obiettivo che ci siamo posti è semplice e chiaro: “creare
la Banca che torna a fare la Banca” per rispondere ad una
forte richiesta di flessibilità e personalizzazione, non solo di
clienti privati ma soprattutto di imprenditori che oggi non
sono adeguatamente ascoltati né supportati per lo sviluppo
delle loro imprese e la difesa del loro patrimonio.
Una Banca che saprà innanzitutto ascoltare e, nel caso di
imprenditori, offrire soluzioni utili allo sviluppo delle attività
ed alla tutela del patrimonio personale.
In quest’ottica stiamo portando all’interno della banca,
finanche nella sua compagine sociale, il mondo delle
imprese, delle famiglie, delle professioni in modo che sia la
stessa PiùBanca ad avvalersi di partner di eccellenza in grado
di offrire reale valore aggiunto.
In definitiva, una Banca d’ affari, non di sportello, ma “da
primo piano” con sede legale a Roma.
Studi di consulenza su arte
Servizio di qualità
alla clientela.
Assenza di costi fissi
per la Banca su servizi complessi
e di difficile implementazione
interna
Beniamino Quintieri, Angela Amelia Grimaldi e Alfredo Sangiovanni
Alfredo Sangiovanni, manager di lungo corso nel campo
bancario, finanziario ed assicurativo. Amministratore Delegato
di GenesiULN Sim, società attiva nell’intermediazione
finanziaria partecipata dal Istituto Banco Napoli Fondazione,
nonché vice presidente di ULN Life, società di intermediazione
assicurativa. Ecco come racconta questa nuova avventura di
PiùBanca.
L’idea di costituire il progetto PiùBanca nasce per rispondere
ad una forte esigenza di un preciso cluster di clientela, sia
privata che, soprattutto, imprenditoriale. Vede, sul territorio
nazionale sussistono poche realtà con eccellenze nei servizi
bancari ad elevato standing e queste realtà - Banche Private
- sono fortemente concentrate in pochissime regioni italiane:
la Lombardia, la Liguria ed il Piemonte. Il resto del territorio
nazionale è prevalentemente presidiato da banche universali
e polifunzionali che, pur disponendo di una ampia gamma
di prodotti, non sono strutturate per rispondere a specifiche
esigenze di servizio richieste proprio da imprenditori e in
generale dalle loro famiglie.
I processi di aggregazione tra Istituti Bancari nell’ultimo
decennio non hanno secondo lei aumentato la qualità
dell’offerta per i propri clienti?
Parlerei più di quantità che di qualità. È evidente che
oggi l’offerta di servizi e prodotti bancari sia ampia, ma
assolutamente poco incline a soddisfare la domanda.
L’adozione di una filosofia generalista modello Private
Banking con un approccio spiccatamente “cost saving” da
parte dei grandi Gruppi ha generato una industrializzazione
dei processi, che alla fine risultano inadeguati per livello di
flessibilità e personalizzazione. Ciò spesso non consente una
consulenza armonica che tenga conto degli attivi/passivi e
delle esigenze dall’impresa/famiglia.
Ci faccia un esempio per capire meglio:
Capita sovente e da diversi anni che molti imprenditori,
proprio a causa del c.d. Credit Crunch si trovino in difficoltà
nello sviluppo delle loro attività. Questa scenario sta
determinando una maggiore disponibilità all’utilizzo di
strumenti di finanza innovativa come i prestiti mezzanini,
i fondi di debito, le cambiali finanziarie o i project bond.
E non solo. Molti stanno aprendo la compagine sociale a
fondi di private equity puntando alla quotazione e quindi al
mercato dei capitali. Noi di PiùBanca ci poniamo al fianco
degli imprenditori per accompagnarli in questo percorso,
che rappresenta inoltre un importante momento di crescita
culturale, personale ed aziendale.
Quindi, Sangiovanni, quale il Modello di Business?
Per poter intervenire chirurgicamente su tali esigenze,
imparando dall’esperienza di quelle realtà nazionali di
nicchia ed internazionali, banche specialistiche che fondano
il loro business sulla qualità e sulla alta personalizzazione
dei servizi, abbiamo deciso di portare all’interno di
PiùBanca il mondo delle professioni (legali, commerciali,
tributarie, fiscali) per avvalerci di partner di eccellenza in
grado di offrire reale valore aggiunto alla nostra clientela.
Il forte orientamento all’outsourcing per i servizi complessi
che richiederebbero elevati investimenti, ci consentirà di
mantenere sempre il pieno controllo e la totale responsabilità
nella gestione dei processi, contenendo i costi operativi ed
assicurando la massima qualità.
Provi ad individuare un punto di forza del progetto su tutti.
Fatti salvi il Comitato Promotore, driver strategico di elevato
prestigio, e le risorse umane, attentamente selezionate
per competenze specifiche, individuerei quale punto
di eccellenza e quindi di forza di PiùBanca l’approccio
operativo client oriented: l’essere in grado, da subito, di
offrire soluzioni immediate, concrete e sostenibili.
Prof. Quintieri, ci offra una visione di sintesi.
PiùBanca vuole essere un modello di riferimento che
coniughi Più efficienza, Più affidabilità, Più velocità, Più
trasparenza, insomma che sia realmente Più Utile per lo
sviluppo e la gestione della ricchezza del nostro Cliente.
M AGA ZINE
“
PiùBanca vuole essere un modello di riferimento
che coniughi Più efficienza, Più affidabilità,
Più velocità, Più trasparenza,
insomma che sia realmente Più Utile
per lo sviluppo e la gestione della ricchezza
del nostro Cliente
Angela Amelia Grimaldi, imprenditrice attiva in diversi
settori, Presidente del Comitato Etico di PiùBanca. Oggi si
parla molto di etica e finanza, dell’immagine critica delle
banche nel vissuto dei clienti, del supporto minimale che
riescono a dare al tessuto produttivo. Ecco il pensiero che
delinea la filosofia di PiùBanca:
I ripetuti scandali finanziari e l’approccio drasticamente più
rigido delle banche verso i risparmiatori stanno alimentando
un clima di forte sfiducia nei confronti del sistema
dell’intermediazione creditizia e finanziaria.
Il Comitato Promotore di PiùBanca tiene in forte
considerazione tale fenomeno ed immagina e vuole “una
banca che torni a fare la banca”, nel senso nobile e storico
dell’attività bancaria. Di qui la volontà di un nuovo approccio
tra etica ed affari. Una combinazione strategica che si tramuti
in regolamenti interni che rendano operativa e concreta la
sostenibilità del business e degli affari stessi.
“
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sono proprio queste realtà ad essere messe in secondo piano
dal mondo bancario italiano in quanto prive di track record
e di ratios patrimoniali.
In Conclusione, Sangiovanni, a chi si rivolge PiùBanca.
1
Al mondo delle imprese, specificamente alle PMI, che
rappresentano oltre il 99% delle imprese manifatturiere
italiane, danno lavoro a circa l’80% degli occupati e
generano più del 70% del PIL, per supportarle nello
sviluppo delle loro attività;
2
Alle famiglie di questi imprenditori, per assisterle e
guidarle nel passaggio generazionale tutelandone in
definitiva la ricchezza vista nella sua complessità;
3
Al mondo delle Professioni. È con loro, che da sempre
assistono questa tipologia di clientela, che vogliamo
costruire il fenomeno PiùBanca ◆
Tutte le Banche hanno al loro interno un Comitato Etico.
Dove saprà essere diversa PiùBanca:
In PiùBanca il Comitato Etico, organo indipendente da
qualsivoglia altro, non si limiterà al semplice controllo
formale sulle attività, ma sarà soggetto attivo e propulsivo nel
mondo degli affari e di relazione della stessa Banca.
Mi spiego meglio: la Banca intende affidare
sostanzialmente al proprio Comitato Etico le valutazioni
preventive di sostenibilità. E questo prima ancora
del rating dell’impresa, dei ratios patrimoniali del
soggetto che si rivolge alla banca per sviluppare il
proprio business. Sarà prioritaria la verifica della
coerenza delle opportunità di investimento con i
valori della Banca.
Questa
preventiva
attività
è
affidata
strutturalmente al Comitato Etico che sarà quindi
l’interlocutore principe nei rapporti con le varie
ed eterogenee realtà locali e ad esso compete
individuare le linee di indirizzo strategico per
affiancare e sostenere ciascuna area geografica del
territorio italiano.
L’Italia è una paese che raccoglie diversità
produttive a forte caratterizzazione regionale. Come
gestirete questa disomogeneità?
Siamo consapevoli di questa peculiarità del nostro Paese,
nonché delle forti potenzialità, molto spesso embrionali,
che caratterizzano ciascuna regione. Il nostro approccio ne
terrà conto e farà leva sulle commissioni di studio territoriali
che verranno attivate. Valuteremo ogni deal per ciò che
può esprimere in termini di innovazione, posti di lavoro,
internazionalizzazione, profitto. PiùBanca sarà interlocutore
attento alle imprese in start-up di nuova generazione perché
www.comitatopromotorepiubanca.eu
27
La bacchetta magica di Boccadamo ha realizzato una
collezione che sembra aprire le porte ad un modo fatato:
‘Polvere di Stelle’. Come descriverebbe questi gioielli a chi
non li ha mai visti?
Si tratta di gioielli in argento, con pietre di vario colore:
bianco, topazio giallo, blu, ad esempio. Ma la loro
particolarità sta nella forma versatile e nel design ‘morbido’:
avendo maglie mobili che tengono unite le pietre, riescono
a riflettere la luce come nessun gioiello rigido potrebbe fare.
L’effetto luminosità che ne deriva è unico, non si può evitare
di esserne stregati.
La magia di Boccadamo e Danesi:
quando il classico
si fonde con l’innovazione
N
N
Conosciamo meglio la gioielleria Danesi. La passione per i
gioielli si tramanda di generazione in generazione?
Sì, è una tradizione familiare che nel tempo ha contagiato
tutti. Siamo una gioielleria storica, nel quartiere Garbatella
di Roma. La nostra attività è cominciata nel lontano 1946
con Domenico Danesi, ‘mastro orologiaio’, insieme ai figli
Giovanni e Antonio, e attualmente portata avanti dai nipoti
Alfredo e Claudio (il sottoscritto).
Un design originale ma mai eccessivo rende uniche le collezioni
proposte dalla maison e dalla gioielleria romana
on è un azzardo, ma un attestato di stima
nei confronti della maison Boccadamo,
l’ennesima conferma del prestigio ottenuto
con l’impegno, la dedizione e l’esperienza maturata in anni e
anni di lavoro. Così va interpretato il ‘colpo di fulmine’ che ha
portato una gioielleria con radici antiche come quella della
famiglia Danesi, nata nello storico quartiere della Garbatella,
a volere nel proprio negozio le collezioni moderne e
innovative proposte dalla celebre azienda di gioielli. A
parlarci della storia di questa collaborazione, iniziata circa
due anni fa, è Claudio Danesi, uno dei titolari della gioielleria
che porta il suo nome.
Come è venuto a conoscenza del brand Boccadamo?
Sono stati i nostri stessi clienti a richiedercelo, poi alle fiere
abbiamo visto e apprezzato i loro prodotti e abbiamo voluto
conoscere tutte le loro creazioni. La maison Boccadamo ci
ha colpito per l’originalità, il rapporto qualità-prezzo e la
È vero che la vostra gioielleria è entrata in tutte le case
degli italiani grazie ad una esperienza televisiva?
Sì, alcune scene di una puntata della serie televisiva ‘I
Cesaroni’ sono state girate nella nostra gioielleria. È stata
inquadrata più volte la vetrina riservata a Boccadamo,
evidentemente anche il regista è stato attratto dai loro gioielli!
varietà dei prodotti: si può trovare il gioiello dal design molto
semplice, ma anche più ricercato. In entrambi i casi, riescono
ad essere sempre alla moda.
Cosa accomuna la gioielleria Danesi alla maison
Boccadamo?
Le collezioni Boccadamo riescono ad essere innovative
e classiche allo stesso tempo, quindi sono apprezzate dai
giovani così come dagli adulti. Una caratteristica, questa, a
cui anche la nostra gioielleria è particolarmente attenta.
Con ‘Easy to wear’, la collezione Tiffany della linea Mya
Boccadamo, il gioiello diventa un accessorio da indossare tutti
i giorni. In che modo la collezione riesce in questa missione?
Ci riesce perché è un gioiello dal design molto elegante,
ma non eccessivo. Ed è proprio per questo che può essere
indossato tutti i giorni come nelle occasioni più importanti,
dove di certo non sfigura.
Gioielleria DANESI
Via F. Passino, 23/25 - Roma
tel. 06 5123751
Su cosa cerca di far leva Boccadamo per far diventare il
gioiello un accessorio che anche agli uomini possono
indossare con facilità?
Anche questi gioielli sono originali nelle forme e nei modelli,
e decisamente innovativi da un punto di vista cromatico:
abbinano il bianco al nero in modo molto accattivante, che
cattura l’attenzione.
Qual è il punto di forza della vostra gioielleria? Da cosa è
attratto il cliente?
Proponiamo gioielli di alta qualità, artigianali, con design
particolari. Abbiamo marchi prestigiosi tra cui, appunto,
Boccadamo e offriamo un eccellente servizio post vendita
ai nostri clienti, con creazioni personalizzate e riparazioni
di gioielli.
promo
I partner Boccadamo
M AGA ZINE
Ha un sogno nel cassetto relativo alla sua professione?
Riuscire a proporre, come fa Boccadamo, idee e prodotti
innovativi che possano farci crescere, perché il clientele vuole
sempre più gioielli ricercati e originali. Bisogna adeguarsi
ai tempi! ◆
Boccadamo opera da anni
nel settore orafo-argentiero
e i suoi gioielli sono presenti
nelle vetrine dei grandi dealer.
In queste pagine presenta
la gioielleria DANESI
Prim avera
istruz ioni per l ’uso
Costume National
O
O
rmai si passa nel giro di una settimana da
cappotto e colbacco a vestitino e infradito.
A parte il tormentone del “Non esistono
più le mezze stagioni”, si viaggia di più, per lavoro o per
diletto, cambiando meridiani e paralleli e si è sempre più
abituati a coprirsi o spogliarsi nel giro di qualche ora. Se poi
si pensa a certe mode come l’assenza di calze a meno 7 o la
mini di visone a 35°, il quadro è ancora più completo.
Eppure le collezioni si chiamano autunno-inverno e
primavera-estate e continuano a contemplare quei capi
definiti da “mezza stagione”. Ed è appunto di quelli della
primavera che vogliamo parlare.
I pezzi clou della stagione sono sempre stati il tailleur e il
soprabito. A differenza di quanto si potrebbe pensare, l’uno
e l’altro sono presenti in quasi tutte le collezioni. Giorgio
Armani per l’Emporio propende per i tailleur, ma ovviamente
particolari, con shorts o bermuda. Sono in tessuto finestrato
oppure spezzati con giacca in pied-de-poule rivisitato,
su shorts tinta unita. Il completo di Costume National ha
pantaloni aderenti e giacca senza maniche dai grandi revers,
bianca da una parte, nera dall’altra. Anche Colangelo gioca
sul bicolore con la giacca corta in vita, a maniche ampie,
portata su pantaloni bianchi fascianti. Ricami neri spiccano
sullo spencer del tailleur pantalone bianco di Krizia. Più che
un tailleur è un completo quello di Massimo Rebecchi. Gonna
diritta e giacca casacca sono in un tessuto stampato a disegni
Massimo Rebecchi - ph Daniele Guidetti
Gabriele Colangelo - ph GoRunway
Emporio Armani - ph GoRunway
Calvin Klein
di Luisa Espanet
30
geometrici, vagamente optical. Completo, ma con pantaloni,
da Calvin Klein. È bianco con inserti neri laterali sul top segnato
in vita. Moltissimi e di taglio sartoriale e rigoroso, invece, i
tailleur di Louis Vuitton. A scacchi, tinta unita con stampa
floreale a contrasto, a microdisegni. Ma lo stesso tessuto lo si
ritrova anche sugli aderenti soprabitini, sempre di linea diritta.
Fautore del soprabito anche l’americano Michael Kors, che
lo propone in seta a quadri bianchi e neri. O classicissimo,
doppio petto, rosso fuoco e aderente. È una riedizione
della redingote quello da cocktail di Giuliano Fujiwara. Per
le occasioni eleganti anche quello di Laura Biagiotti con
cintura e motivo di pizzo sull’orlo e sul davanti. Stretto in
vita da una cintura, il soprabito di Revillon, che occhieggia
ai Cinquanta per l’ampio collo e la lunghezza sette ottavi.
Ermanno Scervino presenta invece un capo a metà strada fra
l’abito e il soprabito, con motivi di ricami, allacciatura con zip
e decisamente corto. Più uno spolverino dall’allure nonchalant
quello di Ports, bianco immacolato. Portato completamente
aperto, coordinato ai pantaloni quello di Gareth Pugh, in
tessuto damascato con motivo di spacchi laterali. In tessuto
stampato a motivi geometrici, tipici della maison, il soprabito
di Marni con piccola cintura. Miu Miu ne propone vari. C’è
lo spolverino diritto bianco in tessuto rigido, quello nero di
seta, il soprabito ampio dal taglio importante. Sempre attuale
il trench. Leggerissimo, con il cappuccio quello di Normaluisa.
È longuette con grandi revers e controspalline da Max Mara.
Nero in pelle stile Mata Hari da Trussardi. In tessuto dorato e
lucido, con piccolo colletto e pantaloni abbinati, il trench di
Alviero Martini 1a classe ◆
Alviero Martini 1a Classe
Laura Biagiotti
fashion
Trussardi
Revillon
Kors
Marni
M AGA ZINE
33
Per la primavera-estate 2013 Martino Midali traccia una via, disegna uno stile di
colori caldi, vibranti, materici.
Un percorso artistico emozionante... in tutte le boutique Martino Midali di Roma.
Martino Midali
boutique
Via delle Carrozze, 41
Tel. 0669921497
Via Magna Grecia, 33/35
Tel. 0677591719
Via Silla, 101
Tel. 063216370
on the road
Via del Governo Vecchio, 105
Tel. 0668301114
Via Flaminia, 255/257
Tel. 0632111226
promo
Midali Affari
www.martinomidali.com
Via Santa Maria dell’Anima, 44
Tel. 0668891502
S
kids
Grant Garçon
S
e la primavera è poco sentita dagli adulti, di
conseguenza lo è ancora meno dai bambini.
Ovviamente stiamo parlando dal punto di vista
dell’abbigliamento. È anche vero però che non è possibile
passare di colpo dal caldissimo cappotto o dal piumino
ipertermico al semplice pull con pantalone per i maschi o
all’abitino di cotone per le femmine. Ed ecco allora per lui
il giubbotto stile baseball da togliere e mettere facilmente
su jeans e bermuda, come quello di Geox. Per lei, invece,
giacchini in denim come quello di Fun & Fun o di Geox, da
indossare, sia sui pantaloni, sia sul vestitino nelle giornate
più calde. Immancabili i blazer di cotone, tinta unita, come
quello bianco di I Pinco Pallino o a righe come da Grant
Garçon. Perfetti per il maschio, da usare anche in situazioni
“cerimonia”, con bermuda coordinati o bianchi.
Caratteristica comune dei capi la funzionalità e la facile
manutenzione, perché la primavera è anche la stagione in
cui si incomincia a giocare all’aperto ◆
Geox
Tutto all’insegna del volume, “over” è la parola d’ordine. Il must di stagione è il
camicione con tascone asimmetriche e giganti, accoglienti come marsupi. Da
officina elegante, molto radical chic.
Per giochi
al l ’a perto
Fun & Fun
M
artino Midali traccia una via e disegna uno stile. Forme che
alleggeriscono e liberano il corpo. Il suo jersey si tratteggia di
pennellate liquide, di spatolate morbide a volte ondeggianti,
Opere grafiche che racchiudono dolcemente e accarezzano le “sue donne”.
Una moda senza tempo, senza timore, ricca di espressione, si ridisegna con
inaspettati motivi, conflitti di righe trasversali, spezzate e dinamiche, contrapposte
al rigido nero/beige di linee ordinate e parallele.
I Pinco Pallino
Geox
M AGA ZINE
Giacca
U
John Varvatos
vol ti e risvol ti
Ermanno Scervino
Lardini
U
n tempo obbligatoria per il maschio al
compimento dei 14 anni, escluso per
sciare o giocare a tennis, ora la giacca
è un piacevole optional anche per tempo libero e occasioni
sportive.
Molti i modelli proposti. Cambiano i revers, l’abbottonatura,
il taglio, i materiali, ovviamente i colori, ma resta un unico
punto fermo: la vestibilità comoda. Che non significa
necessariamente essere destrutturate. Sono più leggere, facili
da infilare, vestono più del maglione, ma senza “ingessare”.
Per Ermanno Scervino è in lino volutamente stropicciato
con minuscoli revers e taschino. Si porta sulla camicia o
sulla T-shirt, e si mette e si toglie come un pull. Oppure in
lino finestrato da indossare con maniche rimboccate. Spalle
segnate, ma caduta morbida, per la giacca di Costume
National, in tonalità oliva, con abbottonatura doppiopetto e
stretti revers. Blazer classico, ma tecnologicamente studiato
per il massimo confort da Lardini. È in lino finestrato, con
l’immancabile fiore simbolo della maison all’occhiello.
Missoni in alternativa ai cardigan di maglia ne propone una
in denim. Ha spalle segnate, quattro tasche a soffietto, tipo
sahariana, grandi risvolti. Anche Henry Cotton’s sceglie
il denim per la giacca doppiopetto con collo leggermente
sciallato. Allacciatura a sette bottoni per la giacca bianca
avorio di John Varvatos con micro revers.
Brioni
Massimo Rebecchi
Brioni
Dolce & Gabbana
Henry Cotton’s
Completamente destrutturata e più simile a un cardigan,
la montgomery jacket di Massimo Rebecchi, con tanto di
allacciatura ad alamari. Brioni punta sul colore, verde acqua
per il modello con revers, arancio per quello senza. Senza
revers anche la giacca di Pringle. Senza maniche, invece,
quella di Versace in completo con camicia e bermuda.
Molto confortevole la giacca dell’Emporio Armani in tessuto
jersey chiné doppiopetto o a un petto solo. Molto aderente,
in un tessuto da camicia quella di Dolce & Gabbana con il
gilé coordinato ◆
Piazza del Parlamento, 8 - 00186 Roma
Tel\fax +39 0668192661 - Cell +39 3927883245
[email protected] - www.sartoria-al-corso.roma.it
38
M AGA ZINE
Beverly Sport Touring 350
è già disponibile nei concessionari
il nuovo modello:
un mix di potenza, eleganza
e attenzione alla sicurezza del passeggero
B
B
everly Sport Touring è il nuovo
modello di carattere sportivo del best
seller a ruota alta, fiore all’occhiello
del Gruppo Piaggio per quanto riguarda la sezione scooter.
Si tratta del primo scooter al mondo ad essere equipaggiato
con ABS/ASR, una novità assoluta che l’azienda ha deciso
di introdurre per un modello che declina in chiave sportiva
l’eleganza e la classe di Beverly.
L’idea era quella di creare una moto che abbinasse alle
prestazioni “cittadine” del Beverly anche una fin maggiore
attenzione alla sicurezza, al comfort e all’affidabilità. Piaggio
decide così di creare un modello particolarmente potente
ma flessibile, dotandolo di un motore 350cc progettato
appositamente per avere la potenza di un 400cc ma con
ingombro, livelli di emissioni e costi di gestione paragonabili a
quelli di un 300 cc. A tanta potenza si doveva però aggiungere
uno standard di sicurezza elevato: ecco perché Piaggio ha
introdotto nel nuovo Sport Touring un sistema di frenata
combinata o in alternativa un sistema ABS integrato con il
controllo di trazione ASR, in modo da garantire il massimo
dell’affidabilità anche in condizioni di scarsa aderenza.
Tutto questo si traduce in tre semplici conseguenze: minimo
ingombro, massime prestazioni e maggiore risparmio. I costi
di gestione si mantengono infatti ai livelli degli scooter 300
mentre gli interventi di manutenzione sono programmati a
intervalli di 20.000 km, con il solo cambio olio ai 10.000
km intermedi. Quanto ai consumi, è presto detto: Beverly
Sport Touring supera i 30 km/l di percorrenza media, per
un’autonomia complessiva superiore a 330 km.
Il look è quello tipico delle moto made in Italy, stile e charme
frutto di una raffinata evoluzione dell’estetica Beverly, cui si
aggiunge un tocco sportivo che rende la moto leggermente
più aggressiva. Da non dimenticare, infine, il capiente vano
sottosella, capace di ospitare due caschi full jet e i documenti,
per i quali è stato ricavato un apposito spazio. Una moto,
in conclusione, grintosa ed elegante, con un’anima Touring
che permette una guida all’insegna del massimo comfort, per
lunghe ore sulle due ruote ◆
F. M.
Roma, Piazza Monte Grappa, 1 (Inizio V.le Mazzini)
Tel. 06 3243556 - [email protected]
40
Classica,
M AGA ZINE
Jaguar XFR-S: sportiva come non mai
Presentata al Salone dell’Auto di Los Angeles la XFR-S:
la più veloce, potente e agile berlina sportiva Jaguar di tutti i tempi
anzi antica
di Francesco Mantica
A Milano il nuovo Salone
del Veicolo d’Epoca
S
S
“I
“I
l carattere sportivo è una caratteristica
di tutte le berline Jaguar. Nella XFR-S
questo carattere è stato amplificato e
il risultato è una vettura veramente coinvolgente, con una
combinazione d’innovazioni tecniche, design grintoso ed
eccezionali prestazioni in grado di soddisfare i guidatori più
esigenti.” Niente di meglio delle parole di Adrian Hallmark,
Global Brand Director Jaguar, per descrivere il secondo
modello a prestazioni ultra-elevate della serie Jaguar R-S, la
XFR-S, presentata a fine 2012 al Salone Auto di Los Angeles.
La XFR-S si unisce alla XKR-S nell’esclusivo club dei 300
km/h, raccogliendo con pieno merito la lunga e leggendaria
eredità delle berline sportive Jaguar. Per rendersene conto
è sufficiente soffermarsi sui dati relativi all’accelerazione:
l’aumento della potenza del motore consente alla XFR-S di
accelerare da 0 a 100 km/h in 4.6 secondi, con una velocità
massima limitata elettronicamente a 300km/h ma che, in
teoria, potrebbe arrivare anche oltre.
Stiamo parlando insomma di un bolide dalle capacità
prestazionali estremamente elevate, che riesce pienamente
nell’impresa di ampliare le già considerabili capacità
dinamiche comuni all’intera gamma XF grazie a miglioramenti
ingegneristici specificatamente apportati al telaio, al gruppo
motore-cambio e alla carrozzeria.
Ma non basta. Anche l’eleganza e la raffinatezza rivestono
un ruolo importante nell’ultimo gioiello firmato Jaguar:
l’intenzione dell’auto è infatti sottolineata pienamente dalla
scelta dei materiali utilizzati per gli interni. Tra questi, la pelle
in carbonio sui cuscini dei sedili e i braccioli e un cruscotto
in dark aluminium, entrambi esclusivi per la gamma R-S.
Un ulteriore tocco esclusivo è rappresentato dalla scelta delle
cuciture e delle bordature in contrasto, che possono essere
abbinate allo schema dei colori disponibili per l’esterno. La
XFR-S è equipaggiata inoltre, di serie, con il sistema audio
surround Meridian da 380 W, 12 altoparlanti per l’ascolto
ottimale della musica ◆
i terrà alla Fiera di Rho dal 22 al 24 febbraio
la nuova edizione di AutoClassica, organizzata
da Orgacom e Fiera Milano. Una superficie
di oltre 50.000 mq per l’imperdibile appuntamento
internazionale dedicato agli appassionati del settore. Tante
le novità, a partire dai 7.000 mq dedicati ai preziosi ricambi
ricambi per vetture e moto d’epoca, una metratura esterna
attrezzata per test drive, una gara ad inseguimento con le
F1,F2 monoposto degli anni ’60. E ancora anteprime esclusive
di presentazioni di Top Car moderne e un approfondimento
sulle moto storiche.
La città di Milano, luogo chiave per i settori del design e delle
innovazioni tecnologiche, si è così confermata la sede ideale
per il Salone AutoClassica che riprende una storia antica: nel
1500 è Milano a veder realizzare le prime carrozze, nel 1893
vi circola la prima automobile, è culla di case e industrie
automobilistiche famose e riconosciute in tutto il mondo,
e più recentemente testimone dell’invenzione del motore
stellare e della categoria Gran Turismo.
Fra la novità 2013 la presenza delle moto d’epoca, con una
esposizione collaterale di dodici BMW anni ’50 da strada,
e quella del Museo Ferrari di Maranello, che presenta
un supercampionato al simulatore aperto a tutti previa
registrazione. È poi prevista la presentazione della 1000Miglia,
la gara più bella del mondo, e la 61ma edizione della Coppa
Intereuropa Storica, l’appuntamento per vetture storiche da
competizione (inizio giugno) che nel 2012 ha festeggiato i 60
anni. Sarà anche possibile ammirare una griglia di partenza
“statica” con in mostra le celebri vetture della Formula1 degli
anni ’70 e ’80. E accanto alle esposizioni anche un po’ di sana
competizione con il Classic circuit, un race-track omologato
per vedere in azione “su strada” le protagoniste della
manifestazione. E la Formula Historic GP Milano, una gara ad
inseguimento con le celebri monoposto degli anni ’60.
www.milanoautoclassica.com
42
43
M AGA ZINE
M AGA ZINE
Il complesso di “elettra”
C-ZERO
C sta per Citroën ed è presente sulle nostre strade già da un
anno. È forse la più carina e simpatica con il look da uovo
di Pasqua e la leggerezza del design minimalista. Costa circa
35.000 € ma è anche noleggiabile con un contratto triennale
a riscatto finale. Una formula che include ogni tipo di
assistenza e manutenzione da parte della Casa. Cinque porte,
4 posti comodi, un discreto bagagliaio. Si guida (come tutte
le auto elettriche) in modo talmente elementare ed intuitivo
che basta sedersi al volante per capirne il funzionamento:
acceleratore, volante e freno. In compenso le dotazioni sono
uguali a quelle delle altre auto, compresi aria condizionata
e impianto stereo. La C-zero è sorella gemella della Peugeot
iOn e della Mitsubishi i-MiEV che presentano lo stesso look.
Autonomia 130 km, velocità 115 km/h.
Zero litri di carburante, Zero emissioni,
Zero inquinamento acustico:
i mille vantaggi delle auto elettriche
di Gianni Perotti
C-ZERO
NWG Zero
Nissan Leaf
Nissan Leaf
La “foglia” nipponica è una berlina dalla linea aerodinamica e
una buona abitabilità per 4 persone. Lunga 4,45 m. ha tutto
quello che ha una berlina di classe medio-alta con in più la
possibilità di accedere ai centri storici e di non pagare il bollo
per 5 anni. Costa 38.000 € e può viaggiare in autonomia per 160
km con caratteristiche di accelerazione e velocità assolutamente
assimilabili ad un’auto a benzina della stessa classe.
Volt
T
T
ra incentivi e noleggi, divieti di circolazione
e gadgets elettronici, le auto “elettriche”
sono ormai una realtà quotidiana. E non
solo in città: la Volt fa 1000 chilometri senza scalo.
Intendiamoci subito: si parla delle auto esclusivamente
elettriche. Le ibride sono un’altra cosa. Le “vere” elettriche
sono prevalentemente auto da città, auto che hanno una
autonomia di 120/160 km, cioè quanto normalmente basta
per spostarsi nell’area metropolitana di una grande città per
due o tre giorni, prima di doverle ricaricare nel box di casa.
In termini di energia queste vetture consumano meno di un
ferro da stiro o di un aspirapolvere: 1,50 €/ora, nel senso che
puoi viaggiare un’ora con questa cifra. E non hai restrizioni
Volt
NWG Zero
Il pieno di energia
da parte della più severa delle Amministrazioni Comunali
in termini di aree protette. Questo l’aspetto positivo. Meno
entusiasmo sollevano i prezzi d’acquisto e gli alimentatori
pubblici. A Milano ce ne sono tre in centro città, a Roma
meno di sei, le altre città si stanno attrezzando. Si tratta di
parcheggi riservati a questo tipo di auto, parcheggi gratuiti
dotati di alimentatore a gettone. Mentre fate gli acquisti o
ascoltate una conferenza le batterie si rimettono in sesto. Per
fare “il pieno” occorrono invece alcune ore, fino ad otto ore
in certi modelli, problema risolvibile solo se avete il box sotto
casa e caricate le batterie durante le ore notturne. Vediamo
intanto i modelli già nei Concessionari e quelli in arrivo per
la primavera.
La mobilità elettrica si sta diffondendo e stanno crescendo
le tecnologie per la ricarica, sempre più efficienti e veloci,
in grado di garantire in alcuni casi soste di 20 minuti
per fare un pieno di energie. Ma mentre ricarichiamo
la macchina sarà presto possibile scaricare file, film e
musica utilizzando esclusivamente il cavo che collega
l’automobile alla rete. Telefónica, Welgood Solutions e
il centro Tecnologico Automotive della Galizia (CTAG)
hanno dato il via ad un progetto pionieristico che
permetterà di scaricare i file multimediali durante il tempo
di attesa alla colonnina di ricarica, dando la possibilità
al conducente del veicolo di fare anche prenotazioni
telefoniche e pagamenti di diversa natura.
motors
Con il telaio in alluminio, le batterie agli ioni di litio e una
lunghezza di soli 2,80 m, ha un peso di appena 500 kg. Ha
due posti secchi ma vanta una autonomia notevole per una
city-car: 140 km con una carica di 2 € dalla normale presa
di corrente. È prodotta da NWG di Prato, un’Azienda che,
nascendo dall’esperienza decennale nel campo fotovoltaico,
da buone garanzie di competenza. Costa circa 18.000 € e
bisogna prenotarla al sito www.NWGItalia.it almeno 4 mesi
prima della consegna.
La Volt esce sul mercato italiano con il marchio Chevrolet.
È l’auto più sofisticata e più cara (costa 44.350 €) di tutta
la gamma dell’elettrico, ma è il primo vero “ponte” tra
un’auto tradizionale (lunghe percorrenze in autonomia,
look premium velocità di oltre 190 km/h e confort totale
per 5 persone) e una “elettrica pura” (ricarica con semplice
presa di corrente, economicità d’uso, incentivi e assenza di
limitazioni nel traffico). Il segreto sta nei tre motori di cui
dispone: due elettrici e uno, piccolo, a benzina, che non
serve alla propulsione dell’auto ma al ricaricamento delle
batterie, le quali con questa trovata portano l’autonomia
a oltre 1000 km. Un ulteriore aspetto innovativo sta nelle
batterie full-cell a idrogeno.
Appena prima di Natale l’Ambasciatore USA David Thorpe
è appositamente venuto a Milano da Roma per far fare un
giretto in città e fuori città al sindaco Pisapia. Ma pare che
non abbia potuto lasciargliela perchè la vettura doveva fare
buona apparizione al Motor Show di Bologna insieme a
tantissime concorrenti “elettriche” ◆
45
M AGA ZINE
NOTTE
PRIMA DELLA GARA
di Carlotta Miceli Picardi
6 Ore di Vallelunga, 2006
Qualche soddisfazione che ti sei tolto?
Pagare l’iscrizione alle competizioni con i miei guadagni
da pony-express. O essere il primo a vincere nel nostro
continente con la Corvette, per esempio.
A
A
utodromo di Vallelunga, ore 20.45.
Sulla pista rombano i motori, nei
box c’è fermento. Dietro, un campo
surreale di nomadi alieni in caschi e tute sgargianti, sul piazzale
nebbioso che taglia in due la luna. Una sorta di stazione
intergalattica, delimitata da barriere di immensi TIR variopinti.
Il mondo ricco e chiassoso dei cavalli e dei leoni rampanti. Dei
simboli prestigiosi che splendono sulle carrozzerie.
Un universo a tinte forti. Luogo sconcertante di ristoranti
esclusivi allestiti nei soffietti ad ala di pipistrello dei rimorchi.
Sempre vistoso e mai volgare.
Lunga, la notte che precede la battaglia. Un po’ di sonno
e un sacco di sogni, prima della sfida. Mentre meccanici
instancabili continuano a scivolare sui carrelli al ritmo degli
acceleratori, dribblando colonne di pneumatici, per affondare
le loro mani esperte in grovigli di tubi cromati.
“Nessuno pensi di piegarci senza aver aspramente
combattuto”, recita il motto di un team sulla fiancata lucente.
Domani si lotterà sul serio. Si rischierà. Ci si confronterà
con l’avversario, con sé stessi e con l’imprevisto, sebbene
tutto sia studiato nei minimi dettagli. Solo poche ore. Poche,
interminabili ore per provare a sconfiggere tempo e paura.
Per superare i propri limiti e i propri antagonisti. Per vincere.
Fabio Spatafora
Tra veterani e nuove leve del motor sport che, protetti da
trincee di taniche, stanno mettendo a punto le varie strategie,
incontro Fabio Spatafora, pilota siracusano con esperienza
ventennale, nonché coach-manager dell’Amokar.
Fabio
Fabio, in quale veste sei qui, oggi?
Sono il coach di un ragazzino di soli sedici anni che esordirà
nella 6 ore: estratto dal kart ed infilato nell’abitacolo di una
Renault Megane 3500! Arriverà a momenti.
Che pianeta è quello delle corse?
Profondamente condizionato da intrighi
economici, ma assolutamente affascinante.
ed
interessi
Cosa regala di speciale al pubblico?
L’emozione violenta che cerca. Lo scontro tra gladiatori
nell’arena, con tutti i suoi ingredienti: pericolo, coraggio, pathos,
valore. E nasconde le incognite che incatenano allo spettacolo.
Per diventare degli ottimi piloti bisogna essere molto
temerari o molto fatalisti?
Direi… molto religiosi!
Conta anche qui la raccomandazione migliore, insomma…!
Come negarlo?! - ride.
Un compagno di gara speciale?
Arturio Merzario, - non ‘Arturo’, come si crede - insieme
al quale ho avuto la fortuna di partecipare all’Italian GT
Championship su Ferrari 355: grande talento ed enorme
generosità. Fu lui a salvare Lauda dalle fiamme, strappandogli
gli indumenti di dosso. È la figura interamente bianca che
appare nei filmati dell’ incidente, mentre cerca di sottrarre
Niki al propagarsi del fuoco.
Un rammarico?
L’appartenere alla categoria dei piloti emigrati dall’Italia per
scarsa considerazione. Attualmente ho la licenza di driver
della Federazione maltese. Nei periodi di pausa, mi chiudo
nella mia piccola casa di Qawra con il mare di fronte, lontano
da ogni fragore.
Ricordi indelebili?
I viaggi con mio padre, che mi accompagnava sui circuiti dei
vari paesi e, in seguito, la nascita di mia figlia. Si chiama Europa.
Progetti per il 2013?
Dal 15 al 17 marzo sarò in Spagna per partecipare alla 48 ore
di Navarra, alla guida della Jaguar XF S.
In qualità di talent-scout, che meriti ti riconosci?
Ritengo di avere un buon intuito nell’individuare nuovi
potenziali assi del volante. A giorni ne attendo un paio di
provenienza asiatica, segnalati da un osservatore.
Non facile, suppongo, la gestione di campioni in erba…
Bisogna arginare la loro tendenza fisiologica a strafare, a
sopravvalutarsi. Ma ecco Alberto Di Folco, classe 1996, a
proposito di promesse. Affiancherà Dell’Onte e Maddalena:
magnifico equipaggio.
interview
Fabio Spatafora, Alberto Di Folco,
Carlotta Fedeli: voci di una suggestiva
Alberto Di Folco
Alberto
Alberto, dimostra addirittura meno dei suoi anni. Fa un certo
effetto immaginare che sino al venerdì vada a scuola in
motorino o, al massimo, con la city-car 50 per poi sfrecciare
a 260 km orari su di un circuito nel fine settimana.
Che ci fai qui alla tua età e di chi è la colpa? -scherzoVoglio farmi conoscere… e la colpa è di papà. Mi ha
contagiato la sua malattia per le auto e per la velocità!
E mamma?
Mamma mi segue e trema! - confessa, divertito.
Obiettivi futuri?
Diventare un professionista, arrivando alle ‘ruote scoperte’.
Alle formule, per intenderci. In caso di scarsi risultati, mi
ritroverò a dirigere un ostello per la gioventù.
Quale sarà la fase determinante della gara di domani?
La partenza. Bisogna essere concentratissimi. Giro di
ricognizione, ingresso ai box, poi griglia e, dopo la prima
curva, già a manetta…! Decisiva anche la rapidità nel cambiopilota: stiamo cercando do scendere sotto i 24 secondi.
Se vinci la sei ore di Roma, a chi lo devi?
Per un 50% alle mie capacità e all’affiatamento con i
compagni, per l’altro all’esperienza ed alle indicazioni
tattiche del coach.
Che tuta indosserai?
Questa che ho adesso: preferisco metterne una ‘vissuta’
- risponde, serio, mentre ci salutiamo.
M AGA ZINE
Sa pori da cow boy
Carlotta Fedeli
Quel ‘vissuta’ detto da lui, appena sedicenne, con tanta
convinzione, mi fa sorridere e mi piace.
Almeno quanto la grinta di Carlotta Fedeli, vent’anni, passata
al Campionato Ufficiale Mini, unica donna presente nella
due ore, che riconosco subito dal casco nero e verde con la
stella d’oro.
Carlotta, hanno un significato preciso i colori che hai scelto?
Certo: nero determinazione, verde speranza, ovviamente, e
oro vittoria.
Sensazioni particolari, alla vigilia della tua gara?
Consapevolezza di avere una macchina lenta, ma davvero
resistente e affidabile. Corro in coppia con Francesco Fanari:
siamo tosti, fidati.
Tecnica singolare…
Istinto di sopravvivenza. Mio fratello Raoul è il personaltrainer che mi allena alla gestione dei rapporti con gli uomini.
Suo malgrado, certe volte. Guarda, un tributo a lui e un
portafortuna per me…”- Solleva i capelli, mostrandomi tre
lettere tatuate sul collo: ‘AUI ’.
Spiegamene il senso.
Nostra cugina, da piccola, non riusciva a pronunciare il suo
nome e lo chiamava così. Carino, no? ha un bel suono.
interview
Come rispondi allo scetticismo maschile sulla reale abilità
di una ragazza pilota?
Con le doti caratteriali che servono. Pazienza, tenacia o
cocciutaggine, se preferisci! So di rappresentare un facile
bersaglio per le critiche, quindi cerco di non farmi cogliere
in fallo. E, se necessario, mi metto in discussione da sola,
giocando d’anticipo su eventuali detrattori. Così li spiazzo,
senza venirne destabilizzata.
Il menu, naturalmente, non può che cedere al richiamo
della carne, con una vasta selezione italiana e straniera da
cucinare sulla griglia a legna: fiorentina danese, scottona
irlandese, entrecote del Nebrasca, bisonte canadese, carne
argentina, bistecca fiorentina DOC, alette e coscette di pollo.
Una cucina robusta e saporita che non dimentica antipasti
Tex Mex, insalate, contorni gustosi come le bucce di patate
fritte e le verdure grigliate, e il sabato e la domenica a pranzo
anche primi piatti, da accompagnare con vini e birre.
Si chiude in dolcezza, con crostatine e dolci caldi dello Chef,
scaldati dalla stufa al centro dalla sala o ospitati dall’ampio
spazio all’aperto, da cui osservare i tanti animali: papere,
cigni, daini, maialini, che faranno la gioia dei più piccoli. Per
chi non resiste al vizio del fumo, una sala riservata da cui
godere della vista incantevole del parco.
Sì, tenero. Dimmi cosa è cambiato dal tuo esordio
nell’attività agonistica con la 100 easy kart, nel 2007.
Crescendo, ho acquistando una buona dose di autostima.
Alla guida, in fondo, non mi sono mai sentita in soggezione,
però mi accorgo di aver imparato a sconfiggere le insicurezze
stupide, a mascherare ciò che può rendermi vulnerabile. E
cerco di dimostrarlo.
Per dovere di cronaca e orgoglio di cronista, sia Alberto Di
Folco che Carlotta Fedeli si classificheranno al primo posto.
Carlotta correrà per un’ora intera con la convergenza aperta
e il volante storto, dopo essere stata urtata in un sorpasso. Ma
le donne, si sa, non mollano mai! ◆
wild west - Steak House
Via della Giustiniana, 906 - Tel. +39 0630207222
Aperto tutti i giorni dalle 19,
sabato e domenica anche a pranzo - Chiuso il lunedì
promo
Carlotta
S
i avvicinano i giorni più freddi dell’anno, con vento
rigido e temperature vicine allo zero. Un clima
che invita a vivere la campagna romana nei giorni
sereni, per respirare l’aria frizzante e correre poi a
rintanarsi al calduccio, pronti per riunirsi intorno
al tavolo a gustare pietanze robuste e saporite. Cibo da cow
boy: tanta carne alla griglia e un’atmosfera che porta alla mente
il far west. Che con un po’ di fantasia si può ritrovare a un
passo da Roma. Wild West e un angolo di quel lontano mondo
dei nativi d’America e dei pionieri, di frontiera e d’avventura.
All’interno, la sala che ricostruisce perfettamente la scenografia
dei film di cow boy: la banca e la prigione (che ospita un tavolo
per piccole comitive) e ovunque selle, vecchie Colt, cinturoni,
frecce, totem, targhe, tutti pezzi originali che accompagnano in
questo viaggio che parte dalla buona tavola.
gourmet
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www.wildweststeakhouse.it
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M AGA ZINE
hi tech
Tivoli Model One Pal Bt
Nilox Swimsonic MP3
Sportivi di tutto il mondo, unitevi per ascoltare la musica
durante gli allenamenti. Realizzato in collaborazione con
Federica Pellegrini, Nilox Swimsonic MP3 è ideale per
l’ascolto musicale in tutti i luoghi, anche sott’acqua. Mistero su
quale possa essere stato l’effettivo contributo della Pellegrini
alla realizzazione di questo pezzo di alta tecnologia. Prezzo
al pubblico: 109 euro.
i tech
ATC Chameleon Oregon
Riprese video in alta definizione, anche su se stessi. Ovvero:
ATC Chameleon di Oregon Scientific, la prima Action
Camera al mondo con doppia lente fisheye per le riprese
video in HD. Ideale per chi ama gli sport e preferisce vivere
in prima persona le proprie avventure: questa telecamera
permette infatti di catturare le proprie imprese orientando
le due lenti indipendenti tra loro in modo da riprendere, con
un’angolazione sorprendente, ogni momento senza alcuno
strumento o equipaggiamento extra. Prezzo: 199 euro
Tivoli Model One Pal Bt è un music hub che permette di
passare dalla modalità radio allo streaming delle proprie
canzoni e web radio da smartphone, tablet o computer
portatile. Design minimal ed elegante, impareggiabile
qualità audio, può essere utilizzato senza bisogno di ulteriori
adattatori o docking station. Prezzo: 299 euro
Philips Fidelio SoundSphere
con AirPlay
Il design, prima di tutto. Non solo, come alcuni disillusi
ricercatori della qualità potrebbero pensare, per essere
attrattivi all’occhio umano, ma anche per migliorare le
prestazioni. Philips Fidelio SoundSphere con AirPlay
(DS9800W), grazie alla curvatura degli altoparlanti separati,
con i rivoluzionari tweeter esterni sopra entrambi gli speaker,
è in grado di diffondere l’audio in tutte le direzioni, per
un’esperienza acustica ancora più ampia e profonda e per di
più con interferenze ridotte al minimo. Prezzo su richiesta.
Geneva Model S
Sembra uno strumento musicale e non a caso è realizzato in
legno laccato. È una piccola scatola di 23 cm che permette
l’ascolto stereo perfetto anche se si è in movimento, grazie
alla rivoluzionaria tecnologia EmbracingSound™, curata dai
big della ricerca sugli effetti sonori dei film hollywoodiani,
primo fra i quali il vincitore di ben 4 premi oscar Per Hallberg.
Si chiama Geneva Model S e nonostante le ridottissime
dimensioni, sprigiona un suono di altissima qualità in tutto
l’ambiente. Disponibile in rosso, bianco e nero, la Radio FM
europea è anche una radiosveglia con orologio digitale, con
cui si può interagire tramite un raffinatissimo touchscreen.
Prezzo: 349 euro ◆
F. M.
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M AGA ZINE
Jaguar Excellence Academy:
dal Savoia arriva il quinto eletto
Ultima tappa per la selezione che premia
con borse di studio atleti emergenti e meritevoli
di Marco Callai
S
S
abato 24 novembre, al RYCC Savoia di Napoli,
è stato Livio La Padula, atleta delle Fiamme
Oro cresciuto nel Circolo Nautico Stabia,
il protagonista del quinto ed ultimo evento della Jaguar
Excellence Academy, un progetto esclusivo mirato condotto
da FIC e Jaguar alla ricerca dell’eccellenza nello sport con
l’obiettivo di investire nella formazione degli atleti emergenti
e, al tempo stesso, meritevoli.
Dopo l’appassionata introduzione del Presidente del RYCC
Savoia Giuseppe Dalla Vecchia, il consigliere federale
Mimmo Perna ha portato il saluto del Presidente della
Federazione Italiana Canottaggio Giuseppe Abbagnale. “Il
volto di Livio è sempre stato un esempio di felicità e mi auguro
che tutti i nostri atleti della Nazionale possano riprendere
questo sentimento con le nuove linee guida federali - ha
detto Perna - Ringrazio il Presidente Dalla Vecchia per la
splendida accoglienza riservata a Livio ed alla Federazione e
la Jaguar per aver deciso di puntare sul canottaggio italiano
per quest’ambizioso progetto”.
Grandi applausi per Livio La Padula, che oltre ai genitori
Ida ed Antonio ed il fratello Simone ha potuto contare sulla
presenza di Carmine Abbagnale, del presidente del CN
Stabia Emilio Della Mura e di tanti compagni di
squadra. “Mi sento di condividere tanti valori con
Livio La Padula - ph Carlotta Roviello
Jaguar, a cominciare dalla perseveranza e della costanza nel
raggiungere gli obiettivi - ha dichiarato La Padula - Per me
l’eccellenza non si ricollega soltanto ai risultati agonistici ma
anche all’Università: studiare ed allenarsi non è impossibile,
si può fare anche se ciò comporta inevitabili sacrifici”.
È stato poi Matteo Castaldo, atleta del RYCC Savoia, a
parlare in nome di tutti gli atleti napoletani e stabiesi presenti
(Andrea Caianiello, Fabio Infimo, Domenico De Cristofaro,
Rosario Agrillo, Dino Calabrese, Cesare De Falco), tracciando
un profilo di La Padula. “È stato un piacere condividere tante
avventure agonistiche insieme a Livio, compagno di barca
forte ed amico sincero”. Francesco Turizio, concessionario
Jaguar di Napoli, ha poi presentato il nuovo modello XF
Sport Brake, esposto su via Caracciolo. Si è così conclusa
l’esperienza 2012 della JEA dopo l’evento dedicato a
Livio La Padula al RYCC Savoia e dopo la presenza di
Laura Schiavone, Sara Bertolasi, Francesco Fossi e Andrea
Palmisano rispettivamente a Roma, Torino, Firenze e Napoli.
Presto verranno decretati i due vincitori che si aggiudicheranno
i premi messi in palio da Jaguar Italia: una borsa di studio che
consentirà di arricchire la propria formazione con un Master
in management sportivo, un corso di public speaking o self
management oltre ad un corso d’inglese nella città
d’appartenenza e trenta giorni in Inghilterra ◆
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M AGA ZINE
2013: buon vento!
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M AGA ZINE
Dodici mesi di grandi prospettive per l’Italia della vela:
Luna Rossa e l’America’s Cup, Giovanni Soldini verso il record,
le Olimpiadi di Rio, la presidenza dell’ISAF e molto altro
di Fabio Colivicchi
Giovanni Soldini a bordo del 70 piedi Maserati
M
M
olte le ragioni per recuperare una
passione (e magari l’idea di comprarsi
la barca): tanto per cominciare il
2013 è iniziato con una vela tricolore sull’oceano. Giovanni
Soldini e un team di velisti multinazionale, a bordo del 70
piedi Maserati, hanno lasciato i grattacieli di New York e
fatto prua su Capo Horn. Obiettivo? Battere uno dei grandi
record della vela, quello tra New York e San Francisco. Sono
13.225 miglia (circa 25mila chilometri) da fare in meno di
57 giorni per superare il primato francese che resiste dal
2007. Soldini e Maserati hanno acceso i motori e lanciato
la sfida proprio la notte del 31 dicembre, spinti da alcune
depressioni atlantiche che hanno consentito planate a oltre
30 nodi di velocità. Al momento di scrivere questo articolo,
la barca italiana ha quasi 800 miglia virtuali di vantaggio sul
Luna Rossa
record francese. Ma la strada è lunga e in mezzo ci sarà il
leggendario Capo Horn da girare “controvento”, ovvero
nella direzione opposta ai venti dominanti (e solitamente
tempestosi), e quindi la lunga risalita dell’Oceano Pacifico.
L’impresa-avventura di Giovanni Soldini non è che una delle
notizie che fanno immaginare un 2013 all’insegna della vela.
Restando sullo stesso tema, da novembre Carlo Croce,
genovese, è il nuovo presidente dell’ISAF, la federazione
velica internazionale. Una rivoluzione che per molti
potrebbe portare a tante novità nello sport velico anche a
livello olimpico. In Italia, la FIV, guidata dallo stesso Croce,
ha varato per il quadriennio un programma centrato sulle
giovani leve e denominato “Verso Rio 2016”.
Tornando in oceano, è in corso la mitica regata Vendée Globe
Challenge, il giro del mondo in solitario senza scalo e senza
sport
assistenza: 20 navigatori partiti dalla Francia sono nei mari
del sud. Tra essi anche un italiano coraggioso, Alessandro
Di Benedetto. 41 anni, tante traversate estreme e l’impresa
che l’ha reso celebre e amato soprattutto in Francia (il paese
di sua mamma), il giro del mondo senza fermarsi mai su una
mini-barchetta di 6 metri! Alessandro è il più romantico dei
solitari del Vendée, corre con una barca più vecchia e lenta,
ma punta a tagliare il traguardo a Les Sables d’Olonne.
Ancora oceano azzurro: perchè a ridosso dell’Epifania
sono partiti da Dakar diretti in Guadalupa Luca Tosi (velista
veneziano ex Mini Transat, che di lavoro timona i traghetti
a Venezia) e Andrea Rossi, italo-svizzero, a bordo di un
catamarano di 6 metri? Una barca da spiaggia, usata per
tentare un altro record, la traversata dell’Atlantico. Ancora
una volta da battere un record francese...
Vendée Globe Challenge, Alessandro Di Benedetto
Il 2013 insomma si apre nel segno delle vele italiane nel
mondo. E non si fermerà. Perchè da luglio a San Francisco
sarà Louis Vuitton Cup, la gara tra sfidanti alla XXXIV
America’s Cup, alla quale è iscritta anche Luna Rossa. In palio
la possibilità di sfidare i defender USA di Oracle, a settembre,
per il match che vale la storia dello yachting. Luna Rossa è
una conferma, come gli avversari di sempre (Artemis, Svezia,
con Paul Cayard, Emirates Team New Zealand e Oracle,
USA, con Russell Coutts e Jimmy Spithill), ma la novità sono
le barche. Si corre (in tutti i sensi) su spettacolari catamarani
con vele rigide a forma di ali. Ad aprile anteprima a Napoli
per l’America’s Cup World Series.
Sul prossimo Insider una guida completa per non perdersi
neanche un bordo ◆
yacht
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M AGA ZINE
Riva 122’ Mythos:
37 metri di comfort
La nuova ammiraglia disegnata
da Mauro Micheli
è un perfetto connubio
di eleganza e tecnologia
I
I
mmaginate l’eleganza, la classe, la raffinatezza
e la pulizia delle inconfondibili linee Riva
trasferite ad una nuova serie costruita
completamente in lega leggera di alluminio. Disegnato
da Mauro Micheli di Officina Italiana Design in stretta
collaborazione con l’AYT - Advanced Yacht Technology e con
il team di architetti e designer del Centro Stile Ferrettigroup,
Riva 122’ Mythos è il nuovo “pezzo grosso” del prestigioso
brand.
La nuova ammiraglia Riva misura oltre 37 metri di
lunghezza e 7,60 metri di larghezza. Lo scafo planante in
alluminio raggiunge una velocità massima di oltre 27 nodi
ed una velocità di crociera di 25 nodi. Gli esterni, classici
ed eleganti, sono caratterizzati da ambienti estremamente
spaziosi, in grado di garantire il massimo comfort. Il grande
pozzetto del ponte principale è allestito con un ampio e
comodo prendisole e un tavolo da pranzo che ospita fino a
10 persone. Le grandi finestre di cui sono dotati il salone e la
sala da pranzo consentono una straordinaria vista panoramica
e comunicano con la plancia di comando rialzata.
La suite armatoriale e le cabine per gli ospiti si trovano nel
ponte inferiore, a centro barca, mentre la zona equipaggio (una
cabina per il comandante e due cabine equipaggio doppie) è
situata a prua. Il progetto prevede tre possibili layout: a 3, 4
o 5 cabine a seconda della richiesta dell’armatore. Le ampie
finestrature laterali in vetro garantiscono grande luminosità
a tutti gli ambienti sottocoperta. Il ponte sole, dal canto
suo, è stato studiato per offrire all’armatore e ai suoi ospiti il
massimo del comfort: comprende una piscina idromassaggio
circondata da ampi divani prendisole con zona dinette e
tavolo a scomparsa e una seconda plancia di comando.
“Un altro modello straordinario - ha affermato Ferruccio
Rossi, Amministratore Delegato del Gruppo Ferretti - nasce
in casa Riva. 122’ Mythos è un’imbarcazione dalle linee
armoniose ed eleganti, che mantiene quell’aurea magica che
caratterizza tutti i modelli del celebre cantiere da 170 anni” ◆
F.M.
55
M AGA ZINE
Miloro d’argento
nel Campionato
Nazionale Open
Il 21enne romano si è classificato
al secondo posto nel torneo vinto
da Alessandro Tadini. Buona prova
del dilettante azzurro
Renato Paratore (Parco di Roma)
che ha terminato in ottava posizione
di Francesco Mantica
I
I
Alessandro Tadini
l grande favorito era il piemontese Alessandro
Tadini, e i pronostici su una sua vittoria sono
stati confermati. Ma l’ex giovane promessa
- ormai realtà del panorama golfistico nazionale - Mattia
Miloro, cresciuto nel Country Club Castelgandolfo e di
recente approdato all’Olgiata G.C., ha comunque tirato fuori
tutto il suo enorme talento, aggiudicandosi il secondo posto
di quella che, assieme all’Open, si può considerare la più
importante competizione golfistica nazionale.
Sul difficile tracciato del Golf Nazionale (ex Golf Club Le
Querce), par 72, a Sutri (VT), Alessandro Tadini ha vinto con
lo score di 274 colpi. Il 39enne piemontese di Borgomanero
con una gran giro finale in 64 (-8, con otto birdie, senza
bogey) ha recuperato i tre colpi di svantaggio che aveva
dopo 54 buche da Miloro, giunto secondo al traguardo con
279. Al terzo posto con 280 il lombardo Gregory Molteni e
il laziale Nunzio Lombardi, tornato a buoni livelli dopo un
periodo poco favorevole.
Da segnalare la prestazione del dilettante azzurro Renato
Paratore (Parco di Roma) che ha confermato le sue belle
qualità terminando in ottava posizione con 286 dopo una
gara molto regolare. Oltre a Paratore si sono ben comportati
Mattia Miloro
Gregory Molteni
anche altri quattro dilettanti, che hanno avuto il merito di
superare il taglio e di posizionarsi a metà classifica: Enrico
Di Nitto (Parco di Roma), 25° con 295, Jacopo Vecchi Fossa
(Matilde di Canossa) e Philip Geerts (Olgiata), 26i con 296, e
Michele Ortolani (Des Iles Borromées), 32° con 299.
Nessuna recriminazione per Mattia Miloro, che ha colto il
miglior risultato nel suo primo anno da pro e che era già giunto
terzo nel Servizitalia Lignano Open, evento del circuito Alps
Tour dove ha svolto la sua attività: “Contro un Tadini in quella
forma - ha spiegato - c’era poco da fare. È stata comunque una
grande esperienza e ho anche imparato che occorre giocare
buca per buca, senza guardare troppo avanti”.
Il Campionato Nazionale Open, giunto alla 73ª edizione, è il
torneo più longevo del calendario nazionale e secondo, per
importanza, solo all’Open d’Italia. Era inserito nel calendario
del Pilsner Urquell Pro Tour, il circuito di dieci gare nazionali
gestito dal Comitato Organizzatore Tornei dei Professionisti
della FIG. II Golf Nazionale, tornato ad accogliere un torneo
di peso, è stato inaugurato nel 1990. Dispone di 18 buche
da campionato con un driving-range e tre buche di pratica.
Il percorso si snoda su un terreno ondulato, con due laghi e
grandi alberi, soprattutto querce secolari ◆
Nunzio Lombardi
A caval lo sul la neve
IL POLO INFIAMMA LE DOLOMITI:
DAL 17 AL 23 FEBBRAIO SUL LAGO GHIACCIATO DI MISURINA
SI DISPUTA LA CORTINA WINTER POLO - AUDI GOLD CUP,
FRA SPORT E MONDANITÀ
di Enrico Tonali - ph Audi Polo Gold Cup circuit/Bandion.it
I team Hotel de la Poste e U.S. Polo Assn. in azione sul lago ghiacciato di Misurina
Le maglie rosse di Ruinart-Montecarlo Polo Team all’attacco durante la finale
con Hotel de la Poste Polo Team nell’edizione 2012
G
G
lamour bianco con il fondale rosa delle Tre
Cime di Lavaredo e il gioco più fascinoso che
si possa fare sul ghiaccio, il polo on-snow.
Dal 17 al 23 febbraio il Lago di Misurina ospiterà la Cortina
Winter Polo - Audi Gold Cup, il torneo più spettacolare delle
Dolomiti, un must mondano-sportivo al quale l’anno scorso
ha dovuto cedere il passo pure St. Moritz, annullato per
ragioni metereologiche. A 1.800 m, tra le abetaie di Auronzo
di Cadore, i migliori specialisti europei e sudamericani della
bimillenaria disciplina di palla e stecca (ideata dalla cavalleria
persiana di Dario per tenersi in allenamento tra una battaglia
Una fase del torneo del 23° Cortina Winter Polo 2012
e l’altra) si affronteranno su un campo insolito ma ormai
tradizionale per la jet-society di Cortina: la neve battuta sulla
superficie ghiacciata dello specchio d’acqua.
Una fèriè-d’hiver durante la “settimana del polo” alla Perla
delle Alpi può risultare la più fascinosa delle vacanze:
mattino sulle piste e a pranzo nello stellato Polo Restaurant
che si affaccia sul campo di gioco, con la migliore visuale per
la partita (o le partite) del giorno.
Nel Villaggio creato per l’avvenimento sulle rive del Lago
non mancano la soleggiata “passeggiata” davanti agli stand
degli sponsor dei team concorrenti o l’accogliente ritrovo in
stile ampezzano del Polo Bar con le sue invitanti proposte
enogastronomiche. È possibile anche visitare i padiglioni
delle scuderie, in cui vengono alloggiati gli oltre cento cavalli
che partecipano al torneo.
Il Cortina Winter Polo 2013 inizierà nel tardo pomeriggio
di sabato 16 febbraio con l’atteso appuntamento della
consegna delle maglie di gioco nella club-house dello storico
Hotel de la Poste a Cortina d’Ampezzo e si chiuderà - dopo
la conclusione delle finali al mattino - la sera di sabato 23
febbraio con l’esclusiva e divertente Cena di Gala al Polo
Restaurant di Misurina ◆
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M AGA ZINE
C.O.N.I.
F.I.S.E.
Ostacoli a Capannelle
Tre gli appuntamenti in ostacoli tra gennaio e marzo, per cinque corse
complessive. La più vecchia - il Gran Steeple-Chase di Roma - risale a metà
dell¹Ottocento, quando sull¹Urbe era sovrano il Papa-Re Pio IX Mastai
di Enrico Tonali
C.I. Casale San Nicola
Società Sportiva Dilettantistica a R.L.
S
S
Concorsi Ippici - Stage di Salto Ostacoli e Dressage con tecnici di eccellenza
Scuola Pony-Cavalli e Pony Games a partire dai 4 anni con Istruttori Federali qualificati
2 campi coperti illuminati
Via del Casale di San Nicola, 232 - 00123 Roma • Tel. 06 30892884 - Tel. e Fax 06 30892990
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Club House con piscina
Il volo di Serica sull’ultima siepe del Criterium d’Inverno a Capannelle - ph HippoGroup Grasso
terra da un paese all’altro, superando e saltando (spesso con
e amate il brivido non potete perdere le
cadute rovinose) siepi, sentieri, staccionate, muri di confine,
tre giornate dei grandi ostacoli invernali a
fossi e acquitrini. La numerosa colonia britannica, dimorante
Capannelle. Se amate i cavalli non dovrete
nelle adiacenze di Piazza di Spagna e del Tridente, introdusse
ugualmente mancare. Adrenalina e galoppo sono la più
nella Campagna Romana prima la caccia alla volpe e quindi i
intrigante miscela che accompagni l’uomo da millenni, da
percorsi in ostacoli, da cui si passò al galoppo in piano. Quello
quando riuscì a salire in groppa al “figlio del vento”, come
che oltre Manica aveva come appuntamento faro la corsa di
Maometto chiamava il destriero del deserto.
Lord Derby ad Epsom.
Il 12 gennaio si è disputato il 21° Criterium d’Inverno ed il
Per la cronaca le prime due edizioni del Gran Steeple-Chase
35° Steeple-Chase delle Capannelle. Seguiranno il 19 gennaio
di Roma le centrò un bellimbusto francese, il visconte di Saint
la 65° Gran Corsa Siepi di Roma ed il 124° Gran SteepleRoman, in sella entrambe le volte a cavalli di sua proprietà,
Chase di Roma, con conclusione l’1 marzo in cui si terrò il
Pandolfo e Auburn. Seguì un’altra doppietta, stavolta di
41° Premio Neni da Zara. Sulla pista romana di Via Appia
marchio inglese, messa a segno da mister Charles Allanson
sono presenti i migliori saltatori italiani, con alcuni ostacolisti
Knight con il suo saltatore Mock.
francesi, austriaci, ceki e sloveni, attratti da corse che hanno
Sabato 12 gennaio hanno vinto due cavalli di notevoli possibilità,
fatto epoca. Basterebbe il blasone del Gran Steeple-Chase
entrambi preparati dall’attuale leader degli allenatori italiani,
di Roma, che è l’appuntamento più antico dell’Urbe, nato
il meranese Paolo Favero. Il Criterium d’Inverno è andato al
quando sul Tevere e le sue sponde era sovrano il Papa-Re Pio
sauro austriaco Serica,
IX Mastai. Fu proprio
Il morello Taxe Comprise (in sella Josef Bartos jr)
sui terreni di monsignor
vince lo Steeple Chase delle Capannelle 2013 un 4 anni di grande
ph Garofalo potenza acquistato di
Fiscale, il gabelliere della
recente dalla scuderia
Santa Sede, lungo la Via
viennese Magog. Mentre
Salaria - dove oggi sorge
lo Steeple-Chase delle
il Quartiere Prati Fiscali Capannelle lo ha siglato
che il 30 marzo 1854 si
il team Vama di Bolzano
disputò la prima edizione
con il morello exdi quella che gli inglesi
francese Taxe Comprise,
chiamano la corsa “da
particolarmente dotato
campanile a campanile”,
per gli ostacoli alti e le
lo steeple-chase. Una
lunghe distanze ◆
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on solo settimana bianca: la vacanza di metà
anno può tradursi anche in qualche giorno
trascorso in campagna, a pochi minuti da
Roma. Soluzione ideale soprattutto se non
è possibile allontanarsi per troppo tempo
dal lavoro. Staccare dalla routine, respirare aria buona
senza lunghe trasferte? Non è impossibile: basta saper
scegliere! Pochi minuti ed ecco un parco in cui trascorrere
qualche giornata di serenità, immerso nella natura, il Veio
Resident permette di vivere momenti di vacanza senza
lunghe trasferte. Sembra un sogno irrealizzabile. Ma non lo
è: nel parco di Veio, un residence ospita 46 appartamenti
perfetti per chi ha bisogno di una sistemazione temporanea,
durante un trasloco o una ristrutturazione, o per chi si trova
in città solo per qualche settimana magari per lavoro, ma
ideali anche per per una vacanza appena fuori porta o chi
decide che, pur non volendosi allontanare completamente
Campo coperto
dalla propria rete di amicizie, impegni e abitudini, preferisce
svegliarsi nella natura, tra animali, laghetti incontaminati e il
fruscio degli alberi che circondano questi piccoli casali dal
sapore inglese. Pensati per assicurare comfort e tecnologia
con wi-fi, climatizzatore, allarme, fax, parcheggio,
lavanderia, servizio di recapito posta... e un giardinetto
privato davanti all’ingresso, dove godere di una dose extra
di relax e serenità, che nella bella stagione si arricchisce
anche di una piscina in cui si rispecchia una vegetazione
rigogliosa. Sono piccoli cottage carattarizzati da una rustica
eleganza, a pochissimi chilometri dalla città, collegati
anche mediante una navetta che porta alla stazione che
dalla Giustiniana arriva a San Pietro e assicura un trasporto
lampo: solo venti minuti per arrivare in centro. Intorno
agli appartamenti solo quiete e l’offerta della struttura:
bisteccheria, ristorante-pizzeria, e l’eleganza del ristorante
Il Picchio Rosso. Per un soggiorno indimenticabile.
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64
M AGA ZINE
L
L
ACIDO MANDELICO
E OSSIDO DI RAME IN SINERGIA
CONTRO L’INVECCHIAMENTO
DELLA PELLE
e tecniche della medicina estetica
proliferano e offrono sempre più mezzi
al medico per contrastare e trattare i vari
inestetismi del volto, ma altrettanto importante è la creazione
di una terapia domiciliare di integrazione e mantenimento
delle pratiche professionali. È per questo motivo, che nella
nostra esperienza, abbiamo ormai consolidato una serie
di prodotti professionali ad esclusivo uso medico e di una
linea domiciliare che si integra con quella professionale
per una completa azione sinergica per il trattamento
dell’invecchiamento cutaneo.
Dato che ci troviamo in estate inoltrata, occorre ricordare
che una delle maggiori cause dell’invecchiamento cutaneo
è l’esposizione ai raggi ultravioletti. Per ovviare a questo
Ma si sa, la tecnologia e la scienza stanno facendo passi da
gigante e ciò ha permesso la creazione di materiali contenenti
particelle di ossido di rame che possono migliorare l’aspetto
generale della nostra pelle.
Come? Più semplice a farsi che a dirsi, basta indossare
delle mascherine o dei calzini della linea Cupron, o ancora
addormentarsi su di una delicata federa.
Ebbene si, ad oggi si può trarre beneficio da una sinergia di
questa nuova ed innovativa tecnologia con la linea domiciliare
da noi proposta. Vi domanderete “perché il rame?”, il rame
è un minerale essenziale nel corpo umano, con particolari
effetti antimicrobici in grado di uccidere funghi, batteri e
virus, causa di cattivi odori, macchie e infezioni; e in grado
di agire contro gli acari della polvere che provocano allergie
Mandel Active
Micro Hyal eye
contorno occhi
effetto lifting
crema biorigenerante
all’acido ialuronico
gel esfoliante
all’acido mandelico
Skin Defend
Hydrata System
crema idratante
antiossidante
problema sarebbe necessario evitare qualsiasi esposizione al
sole, ma provate voi a dire ad una donna che sarebbe meglio
non passare delle piacevoli ore su di una comodo lettino in
riva al mare o in piscina. Non osiamo immaginare la risposta.
Oggi, fortunatamente , è possibile essere abbronzati senza
avere danno per la nostra cute, grazie alla messa a punto
di prodotti contenenti principi attivi capaci di bloccare il
danno solare e al contempo di contrastare l’invecchiamento
cutaneo. Dopo una serie di studi, sono stati creati una serie di
protocolli che indirizzino i nostri clienti verso un corretto uso
dei prodotti, affinchè questi possano giovare appieno delle
caratteristiche della nostra linea domiciliare, abbronzandosi
e allo stesso tempo contrastando i danni dovuti dai raggi
UVA e UVB.
crema
antiaging
Skin Defend Pro
crema antiaging
con protezione solare
ed asma, trasformando un ambiente da allergenico ad
ipoallergenico. Esso, inoltre, riesce a stimolare la produzione
di collagene e di altre proteine fondamentali, migliorando
l’aspetto della pelle e contribuendo alla cicatrizzazione della
stessa.
La tecnologia Cupron è stata in grado di incorporare in modo
omogeneo le particelle di ossido di rame all’interno di alcuni
materiali polimerici.
Attraverso una serie di studi clinici sono stati individuati
numerosi benefici, tra i quali, l’attenuazione di rughe del
volto e delle mani , delle linee di espressione e delle macchie
di iperpigmentazione, non solo, ma anche la protezione da
funghi, batteri e virus e un miglioramento globale della pelle
in quattro settimane.
DAL POTERE DEL RAME
E DALLA RICERCA CUPRON, NASCONO TESSUTI
COSMETICI RIVOLUZIONARI ED EFFICACI
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La tecnologia brevettata Cupron, basata su un processo di
incorporazione dell’Ossido di Rame nelle fibre del tessuto, contribuisce a
migliorare l’aspetto e il benessere della pelle, in sole 4 settimane. Il sogno
di rendere la pelle più bella, semplicemente dormendo, ora è realtà.
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M AGA ZINE
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66
Influenza? Non è tutta
colpa del freddo
ebbre, raffreddore, tosse, mal di gola:
sono proprio loro i tipici indicatori della
famigerata influenza. Quante volte,
riconoscendoli, abbiamo addossato la colpa all’inverno
con le sue rigide temperature. Quante volte li abbiamo
catalogati nei cosiddetti ‘mali di stagione’. Ebbene, tutte
le volte che lo abbiamo fatto siamo incappati in un grosso
errore. A sostenerlo è un gruppo di microbiologi del Mount
Sinai School of Medicine di New York che, pur ribadendo
l’importanza dei fattori climatici nella trasmissione dei virus
influenzali, ha accertato che ci sono le stesse possibilità di
contrarre la malattia con valori di temperatura compresi
tra i 5 e i 20 gradi. In altre parole, l’influenza si può
diffondere nella stessa misura in inverno o in primavera.
Ma c’è un ‘però’: tutto questo è vero purché l’umidità non
aumenti eccessivamente. Contrariamente a quanto si crede,
infatti, i climi più rigidi non abbassano le naturali difese
immunitarie, che invece risultano inefficienti se l’igrometro
- ossia l’indicatore di umidità - sale. Solo a temperature più
elevate, intorno ai 29°, la carica virale diminuisce e non
è più in grado di trasmettersi per via aerea. Poiché questi
livelli termici non sono stabilmente perseguibili nei nostri
ambienti casalinghi o lavorativi, abbiamo due possibilità per
difenderci dall’influenza: trasferirci ai tropici o mettere in
atto un efficace sistema difensivo. Come? Facendo footing
oppure andando in bici, ad esempio. L’allenamento aerobico,
infatti, aumenta il lavoro del cuore e permette una maggior
ossigenazione del sangue, favorendo la moltiplicazione degli
anticorpi anti-virus. E magari, dopo averlo fatto, potremmo
rilassarci con una sauna: inalare aria a temperature più alte
‘riscalda’ il sistema respiratorio e impedisce la formazione
del muco, ambiente ottimale per la riproduzione dei virus. Lo
stesso effetto avrebbe l’ingestione di bevande calde, vecchio
rimedio della nonna, che trasferiscono il calore dall’esofago
ai bronchi e aumentano la temperatura del sangue. È
consigliato poi anche un menù ‘anti-virus’: proteine, zinco,
e vitamina C aiutano le cellule del sistema immunitario a
essere più attive ed efficaci. Per assumerle basta privilegiare
una dieta che comprenda carne rossa magra, pollo, pesce,
latte scremato, verdura, cereali integrali e frutta. Per quanto
riguarda quest’ultima, sono particolarmente indicate la mela
(per le proprietà antiossidanti) e la papaya (in cui è presente
oltre il 25 percento della dose giornaliera consigliata di
vitamina C). Ma a vincere la medaglia come miglior frutto
anti-influenzale è il mirtillo rosso, che non solo contiene più
antiossidanti di tutti gli altri vegetali, ma è da considerare
un probiotico naturale. A proposito di probiotici, ossia i
batteri benefici che contribuiscono a rafforzare il sistema
immunitario, a costituirne un’ottima fonte sono yogurt e
prodotti vegetali fermentati. Per aiutare a mantenere alti i
livelli di probiotici nell’intestino ci sono poi i prebiotici, di
cui è ricca l’inulina, un tipo di fibra vegetale presente nei
funghi, nell’aglio, nelle patate dolci e nell’agave. Insomma,
se proprio non potete restare lontani qualche giorno da
ufficio e colleghi, se proprio siete allergici ai pomeriggi sul
divano con telecomando alla mano, avete più di una valida
strategia da mettere in atto ◆
E.M.L.
F
inite le feste di Natale e di Capodanno di
affronta l’inverno pensando all’appuntamento di
San Valentino. Per gli inguaribili romantici o per
chi approfitta del 14 febbraio per concedersi un
momento di gusto in più, il Picchio Rosso è la
meta ideale per le coppie, giovani o meno giovani. Il Picchio
Rosso ha il calore di una casale di campagna, in cui legno,
pietra antica, dettagli d’epoca regalano una sensazione
intima e avvolgente, raffinatissima. Come ritrovarsi in un
mondo incantato, dove ogni particolare racconta una storia
di intimità e un’accogliente ospitalità si respira nei molti
angoli del locale: il salottino per fermarsi a conversare, la
stanza con il pianoforte che il venerdì e il sabato si anima
col pianobar, la loggia, ideale per matrimoni ed eventi, la
veranda affacciata sul parco e infine la saletta privata col
caminetto, solo per due.
Tutto intorno, con apparente casualità, lampade, foto
d’epoca, oggetti antichi, ricordi e tocchi personali
circondano l’ospite per accompagnarlo in una cena
speciale, in cui la semplicità sposa la qualità e la tecnica
artigianale: pane, dolci, grissini, carne essiccata, pasta fresca
e secca, tutto viene realizzato personalmente dallo chef.
Un omaggio alla cultura gastronomica italiana che non
teme qualche spunto creativo, opera di Agostino Fonzo, che
alleggerisce la cucina di tradizione con tecniche moderne,
come cotture a bassa temperatura e sottovuoto, per avvicinarsi
al gusto e alle esigenze attuali. Con grande attenzione alla
materia prima, dalla varietà di crudi, ostriche, affumicati,
marinati e carpacci, alla selezione di cereali e legumi. Tra gli
antipasti del menu invernale, Composta di astice con noci
sabbiate e uva bianca e nera, il fiocco di daino con radicchio e
gelatina di clementine, per stuzzicare l’appetito. Per continuare
poi con il riso rosso con mazzancolle brasate e chicchi di
melagrana o, per chi preferisce la cucina di terra, i triangoli con
carciofo caprino e mentuccia in crema di formaggio di fossa.
Tra i secondi la charlotte di ombrina alle erbe aromatiche e
patate o la tagliata d’agnello al ginepro con salsa di senape
d’Apicio. Tanto il pesce nelle preparazioni più classiche e molti
fuori menu, secondo il mercato. Rilettura dei classici nei dolci,
come il tortino di mele annurche con gelo di nocciole o la
fonduta di cioccolato con frutta e pasticcini (x 2) Una scelta
di piatti raffinati da accompagnare ad una delle 500 etichette
della bella cantina, scelte dal sommelier sempre presente per
consigliare e seguire ognuno con professionalità e discrezione.
Il PICCHIO ROSSO
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F
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Una ricerca statunitense sfata il mito
del ‘male di stagione’, da cui ci si può difendere
mettendo in pratica piccoli accorgimenti
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M AGA ZINE
M AGA ZINE
Mangiati, olio su tavola
Scacchi, olio su carta intelata
Andrèas David Carrara
Giocando a scacchi con la vita
di Maria Laura Perilli
I
I
l gioco degli scacchi è iconografia ricorrente
nei lavori di Andrèas David Carrara. Richiama
alla mente la scena più cult de “Il settimo
sigillo” di Ingmar Bergman: il cavaliere (Max Von Sydow)
gioca a scacchi con la morte (Bengt Ekerot).
Con la stessa atmosfera che caratterizza alcune opere
Debacle, olio su tavola
della cinematografia scandinava, da Dreyer a Bergman,
Carrara ci rammenta una delle citazioni più lapidarie di
Zygmunt Bauman, il sociologo della “modernità liquida”:
“La consapevolezza della mortalità è la cosa che da senso
ai nostri giorni; andarmene non mi fa paura. Il terrore è
svegliarsi senza avere niente da fare”.
Sulla scacchiera Carrara distribuisce, metaforicamente, i
singoli attori dell’umanità intera, la sua storia fatta di sconfitte,
contrasti, che si alternano a pochi, fugaci attimi di serenità.
Su quel campo quadrato il nostro artista diluisce lo scorrere
del “mestiere di vivere”, il cui bilancio difficilmente enumera
la felicità come costante del genere umano. Tuttavia l’uomo
combatte, soffre, cade, si rialza e continua la sua lotta
quotidiana cercando di allontanare, appunto, il terrore di
svegliarsi amputato dal “fare”.
Immemore ripete continuamente la sua storia, talvolta sino
alla farsa. Fanti, regine, re, qualunque sia il ruolo che si è
chiamati a svolgere, non possono rifuggire, nello scorrere
convulso del vivere, la partita con la morte. Sarebbe rifuggire
quell’esperienza del trapasso che è sperimentazione
dell’essere in una dimensione altra, forse in un universo
parallelo, in cui sia rintracciabile l’esistenza di differenti
dimensioni non percepibili dalla nostra odierna sensibilità.
L’opera di Carrara è come provvista di una membrana che
filtra, lasciando a favore di chi rimane un mondo di gesti
piccoli e grandi, di slanci, gioie, ansie e preoccupazioni.
La sua è tecnica di altissimo livello. La tendenza ad una pittura
fondata sulla monocromia è il risultato di un lavoro lento,
fatto di una somma di passaggio di colore, di impercettibili
velature che testimoniano la cultura storica dell’artista.
L’impatto con le sue opere genera immediato il riferimento
all’asse Caravaggio-Rembrant. Di essi Carrara traduce e
personalizza il forte contrasto tra la luce e l’ombra densa.
Fa scorrere la luce sugli scacchi generando una rifrazione a
catena moltiplicatrice di sequenze spaziali: così operando gli
scacchi stessi divengono poli di attrazione. Come Rembrandt,
nel quadro della macellazione del bue utilizza un soggetto
semplice, umile, per esprimere le sue riflessioni sulla morte
ed imprime nella scacchiera un’antropizzazione degli oggetti
che sottolinea l’atteggiamento umano dinnanzi alla “madre
di tutte le paura”.
Una riflessione, come dice Baumann, non triste, bensì
consapevole: “è la consapevolezza della fine che infonde ogni
momento che la precede di un meraviglioso significato. Non
tanto perché ci dà il significato ultimo della vita, quanto perché
ci incita e ci costringe a riempire le nostre vite con significati”.
È quella consapevolezza che ci spinge a cercare nuovi inizi.
La coscienza di vivere in un tempo preso a prestito, che ci
suggerisce di usarne ogni boccone in maniera saggia” ◆
art
Mangiati, olio su tavola
what’s on what’s
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M AGA ZINE
JACOVITTI. 1939-1997
Ara Pacis, fino al 27 gennaio
Matita tra le più irriverenti della seconda metà del Novecento, Jacovitti ha
rappresentato, per generazioni di appassionati del fumetto e dell’illustrazione,
un punto di riferimento tra i più significativi ed emblematici. Questa insolita
mostra è un’occasione preziosa.
www.arapacis.it
MICHELE VALORI. ABITARE LE CASE
Maxxi, 23 gennaio - 17 febbraio
La mostra, attraverso progetti e modelli, racconta l’attività di Michele
Valori concentrata sul tema della abitazione nelle sue diverse
declinazioni, dall’edilizia residenziale pubblica alle palazzine
realizzate a Roma (all’EUR, a Poggio Ameno) negli anni Sessanta.
Numerosi progetti illustrano il lavoro dell’architetto e dell’urbanista.
www.fondazionemaxxi.it
Palazzo delle Esposizoini, fino al 10 marzo
L’antico legame tra Oriente e Occidente, fitto di scambi, interessi commerciali e culturali, è il
tema della mostra. Filo conduttore sono le città che sorgono e si sviluppano sulla “via della
seta”: Chang’an, attuale Xi’an, sede della dinastia cinese dei Tang; Turfan, città-oasi del deserto
del Gobi; Samarcanda, snodo mercantile e culturale, e Baghdad, capitale del mondo islamico e
sede del califfato. Città collegate da strade utilizzate da mercanti, pellegrini e viaggiatori di ogni
genere. La storia di questi viaggi è nota grazie a testi e racconti (il Milione di Marco Polo), ma
anche ad oggetti: tessuti, suppellettili, spezie, pietre preziose, rare testimonianze di un rapporto
di interdipendenza tra mondi e culture diverse.
www.palazzoesposizioni.it
CANOVA. IL SEGNO DELLA GLORIA.
DISEGNI, DIPINTI, SCULTURE
Museo di Roma, fino al 7 aprile
Ai disegni del grande scultore neoclassico Antonio Canova è dedicata la mostra organizzata a
Palazzo Braschi. Disegni come strumento di indagine e di studio, ma anche disegni come primo
concretizzarsi del pensiero. Settantanove fogli affiancati a acqueforti, dipinti, bozzetti e due marmi
che illustrano il percorso creativo dell’artista.
www.museodiroma.it
roma
BRUEGHEL. MERAVIGLIE
DELL’ARTE FIAMMINGA
Chiostro del bramante, fino al 2 giugno
L’arte fiamminga tra Cinquecento e Seicento si identifica con i Brueghel,
famiglia di artisti capaci di raccontare in maniera schietta e diretta un
quotidiano ricco e “naturale”. Non la pittura delle corti o dei ricchi prelati,
ma quella che raffigura l’alternarsi delle stagioni, la vita nei campi o i lavori
ad essa connessi, a cui si affiancano visioni allegoriche cariche di simboli
e di messaggi. Quattro generazioni di pittori, continuatori e innovatori
del linguaggio visionario di Hieronimous Bosch, punto di riferimento del
capofamiglia Pieter Brueghel il Vecchio.
www.brueghelroma.it
U
U
na Cena Solidale con ben
350 partecipanti e moltissime
personalità tra politici, religiosi,
scrittori, artisti e personaggi del mondo dello spettacolo.
Tante (e tali) le presenze all’evento promosso lo scorso 30
Novembre dalla Fondazione Boccadamo: 30 opere d’arte
donate e messe all’asta durante la serata, per ricavare fondi
a sostegno delle varie iniziative di beneficenza promosse
dalla Fondazione in ambito nazionale ed internazionale.
Complice l’incantevole scenario di Villa Ecetra a Patrica,
parola d’ordine: solidarietà.
Fra i progetti della Onlus che beneficeranno del ricavato
dell’iniziativa quello di una Scuola Orafa destinata a
giovani disabili ed “Un Cuore di Solidarietà”, finalizzato
all’acquisto di macchinari destinati al reparto di dermatologia
dell’ospedale civile “Fabrizio Spaziani” di Frosinone.
Durante la cena è stato presentato un contributo video con il
resoconto di quanto finora realizzato da Tonino Boccadamo,
amministratore dell’omonima maison di gioielli ed ispiratore
Gioiel l i onlus
vent
SULLA VIA DELLA SETA:
ANTICHI SENTIERI TRA ORIENTE E OCCIDENTE
della Fondazione che porta il suo nome. Dall’impegno
in Burkina Faso al fianco di frate Vincenzo Luise, da anni
impegnato nella sfortunata terra africana, devastata da
violenze, carestie ed epidemie, all’operazione “Un Metro per
La Vita” che ha consentito, grazie alla donazione di 200mila
euro, la realizzazione di 40 confortevoli e coloratissime case
a Citè Soleil, bidonville di Port au Prince, capitale di Haiti,
devastata dal terremoto del 2010.
Testimonial della serata diverse celebrities che hanno
generosamente messo a disposizione la propria notorietà
a favore dei nobili fini della Fondazione. Primo fra tutti
Massimiliano Rosolino, la cui immagine è legata a Boccadamo
Man, linea maschile della maison, il quale ha donato una sua
cuffia autografata. Accanto a lui Michela Coppa, volto noto
Mediaset e già testimonial del brand Mya Boccadamo, che
ha donato una T-Shirt con dedica.
Una serata spesa a favore di una politica del fare che è modus
operandi della Fondazione: “Fare tanto, fare bene, fare del
bene. Perché un mondo migliore è possibile” ◆
what’s on what’s on what’
FIFTY KIDS
Palazzo Incontro, fino al 17 marzo
Una selezione di 50 opere di Elliott Erwitt, una raccolta
delle più belle immagini di bambini scattate dal grande
fotografo in oltre mezzo secolo di storia. Istantanee, momenti
afferrati alla spontaneità e mai in posa, firmate dal grande
fotografo seguace di Cartier-Bresson. Il ricavato della vendita
del catalogo e delle stampe andrà a favore di A.D.I.S.C.O.
l’Associazione Donatrici Italiane Sangue Cordone
Ombelicale, per la costruzione del nuovo reparto di Day
Hospital e degli ambulatori di Oncoematologia Pediatrica
dell’Ospedale Infantile Regina Margherita di Torino.
www.fandangoincontro.it
L’Ombra di Artemisia
Una giovane attrice sta girando un film sulla
vita della pittrice Artemisia Gentileschi,
vittima di stupro nella Roma del ‘700.
Durante le riprese a Jenny capita lo stesso
e paradossalmente affronterà un doppio
processo: la mattina quello il tribunale
per l’abuso vissuto sulla propria pelle e il
pomeriggio quello di Artemisia riprodotto
sul set. Intenso racconto sulla violenza e la
fragilità umana, in cui due donne sono vittime
dei costumi e delle distorsioni dei propri
tempi. Per dimostrare che nel corso della
storia nulla cambia e tutto si ripete.
Autore: Maurizio Cohen
Editore: edizioni Marsilio
www.marsilioeditori.it
IL PRINCIPE
La scuola delle mogli
Teatro Argentina, 19 febbraio - 3 marzo
Scritto da Molière nel 1662, il divertentissimo capolavoro di
Moliére è un saggio di analisi psicologica e comportamentale
sull’impossibilità di condizionare la mente e la natura umana.
Un classico del teatro di tutti i tempi, ancora oggi attualissimo.
Regia Marco Sciaccaluga, con Eros Pagni, Alice Arcuri, Roberto
Alinghieri, Marco Avogadro, Massimo Cagnina, Pier Luigi
Pasino, Roberto Serpi, Mariangeles Torres, Federico Vanni.
www.teatrodiroma.net
roma
SENSOFWINE 2013
IL VINO PARLA AI SENSI
Complesso Monumentale
di Santo Spirito in Sassia,
17-20 gennaio
Ottava edizione dell’evento creato da
Luca Maroni che nell’edizione 2012 ha
contato oltre 15.000 presenze. Dedicato
alle eccellenze enogastronomiche, ospiterà
produttori di tutta Italia, Wine Tasting guidati
da Luca MaroniMixology-ricette da bere
(laboratorio di sperimentazione), SensofD
(set per la realizzazione di fotografie in 3D
da mostrare sui monitor in tempo reale)
e A cena con il produttore: selezione di
ristoranti romani, menù in abbinamento
con i vini di Sensofwine commentati dai
produttori presenti alla serata.
www.sensofwine.com
San Valentino
al sapor di cioccolato
terni, 9-14 febbraio
Festeggia ben dieci anni Cioccolentino, la manifestazione
che si tiene a Terni durante la settimana di San Valentino.
Dal 9 al 14 Febbraio 2013 per le vie della cittadina umbra
si sviluppa un ricco ed articolato programma, che prevede
lezioni di cioccolateria rigorosamente artigianale, momenti
“sensoriali”, degustazioni nonché scenografiche installazioni
di cake design.
Alla base della manifestazione la volontà di celebrare una
delle figure canoniche più note al mondo: San Valentino
infatti è stato il primo Vescovo di Terni. Qui sono custodite
le sue reliquie, qui ha avuto origine la festa degli innamorati,
un passato che rende Terni a pieno titolo la “capitale” di
tutti gli innamorati.
Titolo a cui si è saputa accostare una storica tradizione di
alta pasticceria, che proprio in occasione di Cioccolentino
verrà esaltata dai più importanti Maestri Pasticceri locali.
Oltre sessanta infatti le aziende dolciarie che proporranno
il meglio del cibo degli Dei e una ventina gli appuntamenti
che accompagneranno i visitatori nella lunga serie di
percorsi esperenziali.
Da “Choco Sensorial”, vera e propria degustazione al
buio a “Dolcemente in Tour”, golose escursioni in un Buslaboratorio itinerante, che toccherà i luoghi più belli e
suggestivi del centro storico mentre un Maestro Pasticcere
offrirà un’esclusiva lezione di pasticceria. E ancora una
mostra su “I cento anni della pasticceria”, il laboratorio dei
“pasticcioni”, dedicato ai più piccoli e la spettacolare torta
da 200 kg di dolcezza. Per una settimana a tempo pieno
(ore 10-20) e a senso unico: il cioccolato.
www.cioccolentino.com
Gradevole pamphlet sulla vita e le avventure
del nobile Carlo Gesualdo, principe di Venosa.
Una storia dove amori, scherzi e baruffe
costituiscono la sua giornata, in stile spesso
gergale e colloquiale, fra anacronismi stilistici e
testuali che diventano la cifra per oltrepassare
circostanze impossibili e pretestuosamente
storiche. In una parodia di romanzo storico, che
fa esplicitamente il verso in modo scherzoso a
opere del passato, come quelle del Parini o del
Machiavelli, che presentavano vite nobiliari del
tempo per divertire e divertirsi senza pretese.
Autore: Gianluca Zaffino
Editore: Gruppo Albatros Il Filo
www.gruppoalbatrosilfilo.it
MUSEO CASA ENZO FERRARI
Volume dedicato al complesso museale
inaugurato lo scorso anno dal restauro della
casa in cui Enzo Ferrari nacque, a Modena,
nel 1898. Oggi nuovo edificio dal design
avveniristico, il noto ‘cofano’ in alluminio giallo,
colore simbolo della città di Modena nonchè
sfondo del Cavallino, il marchio dell’azienda
omonima. Conservati intatti nel tempo sia
il corpo abitativo che quello dell’officina,
l’edificio è parte del nuovo complesso
espositivo dedicato all’automobilismo sportivo
e alla storia di un grande personaggio, uomo,
pilota e costruttore, capace di coinvolgere nelle
sue imprese grandi tecnici, piloti, artigiani,
accomunati dall’incontenibile passione per la
velocità, vera molla tecnologica del XX secolo.
Autori: diversi
Editore: Electa architettura
www.electaweb.com
terni Books
what’s on what’s on what’s on wha
VIENNA E DINTORNI
Galleria Giovanni Bonelli, fino al 2 febbraio
La galleria inaugurata a fine novembre ospita ‘Vienna e Dintorni’, un progetto che
vedrà alternarsi maestri storici ed artisti contemporanei con particolare attenzione
alla pittura. In mostra i lavori di Raimund Abraham, Hans Hollein, Max Peintner,
Gianni Pettena (foto) Walter Pichler, Ettore Sottsass: sei architetti, artisti a tutto
tondo. Personalità che hanno avuto percorsi diversi, ma con elementi di attitudine
all’osservazione e al racconto, che emergono rivelando sensibilità comuni. Nei 250
mq della galleria, in quella che fu la sede del celebre locale Binario Zero, punto di
riferimento per i patiti del rock, una quarantina di opere tra dipinti, disegni, fotografie,
fotomontaggi, modelli, alcune delle quali provenienti dal Museion di Bolzano.
Catalogo con testi dei sei autori.
[email protected]
Il lago dei cigni
Teatro Bellini, 15 - 20 gennaio
Il Balletto di Mosca ‘La Classique’, attualmente diretto da Elik Melikov, è tra le migliori
compagnie di danza classica a livello europeo. Oggi impegnata nella ventiduesima tournée
italiana, presenta questo balletto in 2 atti e 4 scene di Pëtr Il’iĉ ĉajkovskij, coreografie
Marius Petipa, scenografie Evgeny Gurenko. La compagnia è un baluardo della secolare
tradizione della danse d’école, liberata dai ridondanti e obsoleti formalismi per riproporla
rinnovata e adatta al pubblico odierno.
www.teatrobellini.it
L’uomo dal fiore in bocca / Sik-Sik,
ANGIOLO D’ANDREA. La riscoperta
di un maestro tra Simbolismo e Novecento
Palazzo Morando, fino al 17 febbraio
Esposizione curata da Luciano Caramel che vuole richiamare l’attenzione sul valore formale,
estetico e poetico dell’opera di un artista poco conosciuto, protagonista della vivace stagione
artistica milanese dei primi decenni del Novecento. Circa 140 opere tra dipinti, disegni
e decorazioni di architettura, eseguite tra il 1900 e il 1930, per sviscerare i cambiamenti
avvenuti nell’arco di un quarantennio nella personalità artistica di Angiolo D’Andrea.
www.costumemodaimmagine.mi.it
milano
TIEFFE Teatro
Agnes Browne con Lucia Vasini, 5 - 10 marzo
Al Tieffe Teatro Milano, più conosciuto come Teatro Menotti, la pièce
teatrale Agnes Browne liberamente tratta dal romanzo di Brendan
O’Carroll interpretata da Lucia Vasini, che tratteggia una figura di
donna proletaria e coraggiosa in una Dublino carica di suoni, voci e di
irresistibile umanità. Da vedere!
www.tieffeteatro.it
Teatro San Ferdinando, 6 - 10 febbraio
Due brevi testi storici diretti da Pierpaolo Sepe ed interpretati da Benedetto Casillo.
Il primo è un amaro atto unico a cui Luigi Pirandello approdò dopo aver
rimaneggiato nel 1922 una novella a lui molto cara, ‘La morte addosso’. Il secondo,
di Eduardo De Filippo, è la commedia che nel 1929 lo rese famoso. Due opere dal
tono, all’apparenza, molto distante, che scandagliano il rapporto tra l’uomo e il suo
fallimento di fronte alla vita.
www.teatrostabilenapoli.it
napoli
SOL LEWITT- L’ARTISTA E I SUOI ARTISTI
Museo MADRE, fino al 1 aprile
Importante omaggio museale italiano reso al grande protagonista dell’arte
contemporanea internazionale, l’esposizione intende mostrare il carattere polimorfo
e variegato dell’attività artistica di LeWitt. Un percorso artistico di quasi 50 anni
presentato in tre sezioni, corrispondenti ad altrettanti nuclei tematici, ricchi di
opere inedite. Cinque wall drawings (disegni murali), 47 opere fra disegni, guaches
e sculture e 95 opere della collezione privata dell’artista, che ne comprende in
tutto circa 4.000. Accompagna la mostra il volume di Adachiara Zevi (curatrice
dell’evento) ‘L’Italia nei wall drawings di Sol LeWitt’, pubblicato da Electa.
www.museomadre.it
TRADIZIONI IN VIAGGIO
LOST IN TRANSITION
F38F - Famigliatrentottofotografi, fino ad aprile
Secondo capitolo di Lost in Transition, un ciclo di appuntamenti dalla
cadenza mensile che animeranno i fine settimana milanesi fino al Salone
del Mobile, trasformando il noto studio fotografico in piattaforma di arte
contemporanea, performance live, cinema, video, letteratura, fotografia e
design. Presentati il videoclip di Gernika eta Bermeo, una performance di
Giuliana Laportella e Gabriele Porretta e il documentario Different Borders
(foto) di Francesco di Loreto con le musiche di Michael Rother e Neu: più
10.000 scatti fotografici e incentrati sulla ricerca delle tracce del muro
fuori da Berlino nel percorso della vecchia frontiera tra le due Germanie.
www.f38f.it
Palazzo Branciforte, fino al 3 marzo
“La tradizione è un’esperienza che passa da padre in figlio o da maestro ad
allievo. Ma non bisogna intenderla sempre la stessa. Possiamo paragonarla
all’acqua di un fiume che, pur scorrendo sempre tra gli stessi argini, non
è mai la stessa acqua”. Così Mimmo Cuticchio, storico puparo siciliano
curatore della mostra, racconta un’arte che sfocia in territorio teatrale, ma
che implica la mano d’opera legata a molti settori artistici: pittori, intagliatori,
sbalzatori, cesellatori di metalli sono l’indispensabile squadra che permette la
realizzazione degli spettacoli dei pupi. In mostra quelli di nuova generazione,
accanto a tradizionali eserciti di Paladini e Saraceni, fondali, macchine
sceniche e costumi. Un tesoro prezioso, quello dell’Opera dei pupi, che
racconta la storia di un peculiare teatro di marionette, ma anche quella delle
generazioni di teatranti e della Sicilia tutta.
www.palazzobranciforte.it
palermo
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M AGA ZINE
Genova: sa pore d i erbe
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M AGA ZINE
Le Repubbliche Marinare
Genova
Foto gentilmente concessa dall’Istituto Idrografico della Marina
L
L
Carta geografica dello Stato della Repubblica di Genova, 1743 data in pubblico per gli eredi Homann, cm 50x57 - Cambi Casa D’Aste - Genova
a città ha origini antichissime. Cominciò a
formarsi intorno ai primi villaggi abitati dai
liguri, ma l’amicizia dimostrata a Roma fu
causa della sua distruzione ad opera del cartaginesi. Ricostruito dal senatore romano Spurio Lucrezio, il piccolo
borgo prese il nome di “Genua” e divenne “municipium”
romano. Nell’XI secolo si costituì a libero Comune; i
genovesi, guidati da Guglielmo Embriaco, parteciparono alla
Prima Crociata e ciò favorì l’aumento dei traffici marittimi e
commerciali del porto. In Oriente si costituì, di conseguenza,
un importante dominio coloniale che portò alle varie famiglie
nobili genovesi immense ricchezze. La costituzione della
“Compagna Communis” alla fine XI secolo - riunione di tutti
i consorzi commerciali della città (chiamati “Compagne”
dal fatto che i componenti si cibavano dello stesso pane
[“cum panis”] e avevano gli stessi vincoli e responsabilità,
consorzi cui aderirono anche i nobili feudatari delle valli
limitrofe e delle riviere) - sancì definitivamente la nascita
del governo genovese. Le fortune del comune aumentarono
notevolmente grazie all’adesione alla prima crociata, che
procurò l’acquisizione di grandi privilegi per le comunità
genovesi trasferitesi in molte località della Terra Santa.
Con la grande avventura religioso-cavalleresca delle
Crociate, Genova trasse enormi vantaggi dai “trasporti
crociera” di cavalieri e relativi eserciti, in viaggio verso i
Luoghi Santi e vide riaprirsi, dopo i secoli bui delle invasioni
barbariche, le ricche rotte dei traffici con l’Oriente evoluto
e raffinato: le favolose vie della seta, dell’oro e delle spezie
pregiate, del pepe, dello zenzero, dei chiodi di garofano,
della noce moscata “et simili altre delizie”, che la cucina
dell’antichità non aveva fatto in tempo a conoscere, come
la più straordinaria fra tutte, lo zucchero, dall’arabo “sikkar”,
in genovese “succou”, che i genovesi seppero sfruttare al
meglio, creando quelle meraviglie che sono i canditi.
A Genova l’uso delle spezie era cresciuto a dismisura
dopo le prime Crociate, ma Genovesi e Liguri riusciranno
a svincolarsi della seducente abitudine dei cibi speziati,
rivolgendosi sempre più ai loro prodotti interni, come l’olio,
il basilico, il prezzemolo, la salvia, l’aglio, rosmarino, il timo,
il pesce, mentre i veneziani continueranno a prediligere,
decisamente, le spezie importate dell’Oriente. Nacque, quindi, una cucina elaborata, giocata sui “ripieni”,
sulle erbe, sugli aromi, sulle carni bianche (pollame o vitella,
sempre apprezzatissima, più che le carni rosse o il maiale,
scarsamente presente, anche come insaccato), sulle torte
salate, sulle focacce condite (il pane non lievitava bene, a
causa dell’aria salmastra che si mescolava con quella umida
dell’entroterra), sulle zuppe profumate, antenate del nostro
fragrante minestrone.
Il mercato delle spezie si teneva sotto gli archi gotici dei portici
di Sottoripa, vicino al palazzo del Banco San Giorgio, costruito,
in parte, con le pietre ricavate dall’edificio demolito a suon di
tromba che i veneziani avevano occupato a Costantinopoli.
Sotto questi stessi portici ha certamente camminato anche
Cristoforo Colombo, dotato, come noto, di un eccezionale
senso dell’olfatto, tanto che - quando gli capiterà l’occasione di
identificare quella “non cannella”, che domenica 4 novembre
1492, Martin Alonso, grande quanto difficile e sfortunato
compagno di avventura, crede di aver trovato a Cuba - non
avrà un attimo di dubbio e la boccerà al volo: “Il contromastro
della Pinta disse che aveva trovato
gli alberi di cannella. L’Ammiraglio
andò subito colà, ma constatò che
non lo erano”. (Dal Diario di bordo
del primo viaggio).
Un illustre… goloso!
Quando si nomina Genova, il
pensiero corre appunto ad uno dei
suoi figli più illustri, a tutti noto quasi
più con il suo grado (l´Ammiraglio)
che con il suo nome (Cristoforo
Colombo).
Che Colombo fosse un goloso è
noto a tutti, ma forse pochi sanno
che era particolarmente ghiotto
di miele e di “Biancomangiare”.
Dai suoi Diari, sappiamo che
l’Ammiraglio,
nei
momenti
difficili della navigazione, mangiava sul ponte con i marinai,
altrimenti in cabina con i suoi Ufficiali e che furono imbarcati
appositamente per lui cedri canditi, conserve varie, datteri,
cotognata, zucchero rosato e bianco, aranciata, acqua di
rose, zafferano, riso, uva passa, mandorle, miele, aceto,
olive, burro fresco di maiale, prosciutto, galline e galli….vivi!
Il “Biancomangiare”, più che una ricetta specifica, era una
preparazione medievale composta da ingredienti tutti di
colore bianco (petto di pollo o di cappone, latte, mandorle,
riso, zucchero, lardo, zenzero bianco, ma anche aragosta
e pagello), basata sulle presunte qualità che tale colore
evocava, la purezza e l’ascetismo e, per questo, destinata
alle classi superiori.
Si ritiene sia nato in Francia, per la frequente presenza
negli antichi ricettari di termini come “Blanche mangieri”,
“Balmagier”, “Bramagère”. Diffusosi in Italia intorno all’XI
secolo, viene nominato per la prima volta fra i piatti del
celebre banchetto organizzato da Matilde di Canossa per
la riappacificazione fra il Papa e l’Imperatore. Nel “Liber
de coquina” (XIV secolo), primo ricettario in volgare, il
Biancomangiare risulta confezionato con petti di pollo cotti
e tagliati a filetti, farina di riso stemperata in latte di capra o
di mandorle, il tutto messo a bollire
a fuoco lento con zucchero in
polvere e lardo bianco sciolto, fino
a che acquisti una certa densità. Nel
‘400, Mastro Martino suggerisce
una peparazione più elaborata e
delicata, con l’eliminazione del
lardo e l’introduzione di brodo di
cappone, mollica di pane bianco,
acqua rosata, agresto e zenzero.
Altre varianti si incontrano nei
ricettari del Messisbugo, dello
Scappi, fino ai trattati seicenteschi,
in particolare dello Stefani, dai quali
si deduce che il Biancomangiare
era concepito come minestra,
secondo piatto o salsa da versare
su carni, soprattutto lessate.
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M AGA ZINE
M AGA ZINE
Il “Pan di Spagna”
Genova
La preparazione sembra derivare da un’invenzione del
cuoco genovese Giobatta Cabona, che nella metà del 1700
venne inviato in Spagna al seguito del marchese Domenico
Pallavicini, ambasciatore genovese in quella Nazione. In
occasione di un banchetto, Cabona presentò una torta
basata su una pasta di incredibile leggerezza, che venne in
suo onore definita “Pâte Génoise”, Pasta genovese.
Il “Pesto”
Il “Cappon magro”
La gastronomia ligure vanta un invidiabile primato: quello di
possedere un piatto che riassume, in una vera e propria sintesi
architettonica dei prodotti del mare e della terra, tutti gli odori, i
sapori e i colori dell’intera regione. Unico nella sua imponenza
tra le elaborazioni tipiche italiane, simbolo di opulenza e di
gioia, festa grande del gusto e della vista, il “Cappon magro”
è cibo e ornamento, posto a rallegrare le tavolate delle grandi
occasioni. Qual è l’origine di questo piatto straordinario? Tante
le ipotesi: c’e chi lo vuole, agli inizi, modesto cibo marinaro,
confezionato naturalmente, con la limitata dotazione di bordo
e poi, col tempo, arricchitosi, a terra, fino alla attuale orgogliosa
baldanza; c’è chi intravede, nella sua forma composita e colorata,
addirittura accenti moreschi. Circa il suo nome, l’opinione più
diffusa è che derivi dal pesce cappone, appunto uno dei suoi
principali elementi, ma non manca chi pensa all’allusione
all’omonimo piatto grasso (il classico galletto castrato), un tempo
certo più vagheggiato.
Ha un antenato illustre: il “Moretum”, una pasta verde
ottenuta con formaggio fresco, aglio, erbe, sale, olio e aceto,
la cui preparazione è descritta in un poemetto attribuito a
Virgilio. A volte, si aggiungevano anche noci. I marinai sono
stati, nei secoli, i principali involontari mezzi di interscambio
tra le cucine del mediterraneo: arrivando con le loro navi,
portavano spezie e prodotti da luoghi lontani e assaggiavano
i piatti tipici dei porti che li ospitavano. In Liguria, nei piccoli
porticcioli circondati da una terra impervia e scoscesa,
quando venivano avvistate le navi in lontananza, le donne
uscivano di fretta dalle case. Andavano nei loro orti, ricavati
terrazzando la montagna e raccoglievano le foglie profumate
del basilico; nei mortai mettevano i pinoli - doni spontanei
della natura (fin da tempi remoti considerati potenti
afrodisiaci, tanto che Galeno, già nel secondo secolo d.C.,
raccomandava agli uomini di bere, prima di coricarsi, un
bicchiere di miele accompagnato da 20 mandorle e da 100
pinoli) - e l’aglio, che conferiva al sugo un profumo intenso.
Era allora che, tornando, nel mescolio dei profumi, i marinai,
da sempre uomini schivi, rozzi e taciturni, diventavano ad un
tratto dolci e curiosi di nuove sensazioni d’amore.
Genova
Da questa, derivò una versione leggermente semplificata,
che prese il nome di “Pan di Spagna”, per onorare la corte
spagnola che aveva decretato la fortuna della preparazione. In
realtà, la «pâte génoise” viene preparata a caldo, mescolando
gli ingredienti in una terrina il cui fondo poggia nell’acqua
in leggera ebollizione di una pentola, mentre l’impasto del
“Pan di Spagna” viene preparato a freddo, mischiando in una
terrina poca farina o fecola di patate, zucchero, tuorli d’uovo e
bianchi d’uovo montati a neve fermissima. Entrambi sono usati
come base di moltissimi dolci e si prestano a essere tagliati
nelle forme più diverse per preparare sagome che vengono
rifinite con glasse colorate e decorazioni di zucchero. La «Pâte
génoise” è più diffusa nei paesi anglosassoni, mentre il “Pan di
Spagna” lo è molto in Italia.
Prossima tappa? Pisa! ◆
Capitano di Vascello Alessandro Pini
Genova
Ricette di Fabio Campoli
Trofie al Pesto di basilico genovese
Scegliere un basilico genovese fresco e lasciarlo freddare bene
in frigorifero; in un mortaio aggiungere aglio, pinoli liguri, sale,
pecorino, formaggio grattugiato di buona stagionatura e olio
extravergine di oliva ligure. Fare attenzione all’ossidazione,
che farebbe diventare il pesto scuro e dal sapore forte: per
prevenirla in parte, tutti gli ingredienti devono essere trattati
molto freddi. Servire con fagiolini e patate.
Sa pori
d ’inverno
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M AGA ZINE
Come cuocerla?
N
N
iente di meglio, nei freddi giorni invernali,
di un piatto di polenta: caldissima, robusta,
corroborante. Piatto di gola, cuore e anima
per eccellenza, parla di casa e di affetto, di caldi abbracci e
di voglia di stare insieme.
Sarà per la sua semplicità, perché sa di cose buone e genuine,
per l’uso - in alcune zone - di servirla su una grande tavola
di legno, o per il tempo che necessita per la preparazione...
fatto sta che richiama alla mente scene familiari, magari
intorno a un camino acceso.
È un cibo semplice, essenziale, rustico, un cibo dalla storia
antica. Ma non antichissima. Come molti dei piatti di oggi
non esisteva prima della scoperta dell’America, quando il
mais è stato introdotto in Europa. O meglio, esisteva, ma
realizzato con altri cereali.
Per anni ha rappresentato l’unico pasto possibile, nei
momenti di maggiore indigenza, ma oggi si consuma
insieme a condimenti opulenti, spuntature, formaggi, funghi,
ma anche baccalà, verdure ripassate, e se è buona appena
preparata, lo è altrettanto il giorno successivo, tagliata a fette
arrostite o fritte.
Per una volta dimenticate i ritmi serrati e riprendetevi il vostro
tempo. Niente polente precotte: gli ingredienti indispensabili
sono farina di qualità, acqua, amore, pazienza e olio di
gomito.
Scegliete una pentola con il fondo pesante, meglio ancora il
tradizionale paiolo di rame (il rame è un buon conduttore di
calore e permette una cottura uniforme) e via con il mestolo
di legno. Va bene: esistono delle scorciatoie ammesse anche
dai puristi, per esempio il paiolo elettrico che fa il lavoro per
voi, in alternativa, la cottura a bagnomaria, che permette di
mescolare di tanto in tanto.
Partite però dall’inizio, ovvero dalla scelta della farina:
ricavata dalla macinatura dei chicchi di granturco (mais),
giallo o bianco. Meglio quella bramata, grossa e spigolosa,
che è ottenuta da chicchi più ricchi di proteine, più nutriente
e più compatta; lasciare il fioretto, la farina di mais macinato
fine, ai vostri dolci: riescono meglio per la maggiore presenza
di amido. A volte, la farina di mais può essere miscelata con
altri tipi di cereali, come il grano saraceno.
Preparatevi con tanta acqua, circa tre volte il peso della farina
(attenzione! Non è una proporzione precisa, molto dipende
dalla macinatura) e di pazienza. Un’ombra di olio nell’acqua
evita i grumi, ma l’importante è versare “a pioggia” la farina. E
poi iniziate a mescolare sempre nello stesso verso, soprattutto
all’inizio. Ci vogliono almeno tre quarti d’ora per cuocere, ma
anche senza orologio vi accorgerete che è pronta perché si
stacca dalle pareti della pentola. E man mano che si procede
con la cottura e la massa si fa più soda, mescolare diventa più
faticoso... un po’ di ginnastica non fa male.
gourmet
di Antonella De Santis
Una volta pronta, per tagliarla a fette, il metodo migliore
è usare un filo di cotone. Nel centro Italia è più fluida e
viene servita su una tavola rettangolare di legno (chiamata
spiendola o spianatòra) che riunisce tutta la famiglia su un
solo “piatto”.
Alla ricerca di sapori antichi facciamo un excursus su questo
piatto. Cercando di orientarci tra farine e ricette. Dicevamo
di evitare quella istantanea, e non solo per amore della
tradizione che vuole lunghe cotture intorno al paiolo, ma
perché le sostanze nutritive non sono le stesse, e così il
risultato finale, più gommoso, che impedisce l’assorbimento
dei condimenti.
Gialla: di mais, granturco o melica - un cereale antico
originario delle Americhe, introdotto in Europa nel ‘500, ma
scoperto da Colombo.
Saracena: deriva dal grano saraceno, con grani piccoli
e scuri a basso contenuto di glutine. È una farina grigiastra,
ricca di proteine e fibre tipica della Valtellina e della Carnia.
Ci si prepara la polenta taragna
Bianca: prodotta dal mais biancoperla, tipico del Polesine,
del Trevigiano e della zona di Venezia, ha chicchi bianchi,
perlacei e brillanti. Se ne produce una farina di grana molto
fine e delicata.
Integrale: ricca di fibre e con maggiore consistenza.
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M AGA ZINE
gourmet
Una volta gli abitanti del nord Italia venivano chiamati
“polentoni”, cioè mangiatori di polenta. Ma questo non
significa che questo alimento sia consumato solo al
settentrione. Al contrario, cercando qua e là si trovano un
po’ ovunque, in Italia, ricette regionali a base di polenta. Ve
ne raccontiamo alcune, golosissime.
Nord
Polenta Taragna. Farina di grano saraceno (che dà il
caratteristico colore scuro) e in parte minore farina gialla. E
poi bitto e burro aggiunti a cottura quasi ultimata, ma ancora
in corso. Tipica della Valtellina, e delle valli bresciane e
bergamasche. La Polenta Cròpa di Arigna, è di sola farina
scura cotta nella panna e arricchita con formaggio.
Polenta Concia o Vuncia... ovvero unta. Di origine lombarda,
consiste in strati di polenta gialla e scura, parmigiano
grattugiato e aglio o cipolla con salvia soffritti nel burro.
Nomi simili anche in Val d’Aosta e nel biellese identificano
ricette con polenta, formaggio e burro aggiunti a fine cottura.
Nel Piacentino strati sottili di polenta ricoperti di sugo e
grana sono chiamati pulëinta consa.
Polenta e bruscitti: tipica del Varesotto o dell’area Milanese è
a condita con carne sminuzzata.
La polenta con i ciccioli è diffusa in molte zone del nord
Italia. Cotti nella polenta (pulëinta e graséi del Piacentino), o
uniti alla fine, come nella nella pulenta e grepule, di Mantova.
Polenta Carbonera del Trentino: farina gialla di Storo, condita
a fine cottura con salame fresco rosolato, cipolla, formaggio
Spressa a pezzetti, grana grattugiato e pepe macinato.
In Trentino la polenta di patate si prepara aggiungendo alle
patate lessate a tocchetti e pestate farina di grano saraceno o
mista. A fine cottura si può arricchire con salame, formaggi,
cipolle soffritte o varianti personali.
La polenta bianca veneta si abbina con il pesce: moeche,
schie, gamberi e baccalà, ma è famosa anche con gli osei o
con lo speo, spiedo di carne mista: maiale, pollo, costicine.
La pult è una polentina estiva molto molle preparata sul lago
di Como con farina di mais e frumento. Si mangia intinta
nel latte freddo. NeI Cassagai o Calzagatti degli appennini
reggiani e piacentini, si uniscono alla polenta, poco prima
della fine della cottura, borlotti lessi e salsa di pomodoro con
cipolla e pancetta. Si consuma anche fredda a fette fritte o
tostate. Se è in bianco ha le fave al posto dei fagioli.
centro-sud
La polenta alla Carbonara di Auqalagna, nelle Marche è di
farina gialla, con guanciale e pecorino. Se ripassata al forno
si chiama Polentone.
La polenta Pasticciata napoletana è messa a strati, fredda,
in una teglia, alternata a pezzetti di carne (che derivano da
un unico pezzo cotto a lungo nel pomodoro) salsiccia a
fette, mozzarella, sugo e parmigiano. Si passa in forno per
gratinarla. I triangolini o rettangoli di polenta fritta sono detti
scagliuozzi, venduti come crocché o paste cresciute.
Simile la polenta Pasticciata sarda dove il condimento è
fatto con un soffritto di cipolla, basilico, prezzemolo, cui
si aggiungono le salsicce di Tempio, il sartizzu, i pelati e il
pecorino Qui si trova anche la polenta di orzo, detta purenta,
pulenta o farru (polenta di orzo), di tradizione antichissima,
di castagna, ghianda, avena, segale, riso.
In Toscana viene consumata anche fritta o cotta in forno,
come crostini. Tipica è la pattona, polenta dolce di farina di
castagne, un tempo contorno di carne, pesce verdura.
A Roma la polenta è con le spuntature. Le parti del maiale
intorno alle costole sono la base per un sugo cui spesso si
aggiungono, a metà cottura, delle salsicce a pezzi grossi.
Tipicamente servita su un grosso tagliare di legno, detto
spianatora, e condita con il sugo. Nel Lazio si consuma anche
in bianco, a base di un soffritto di aglio, olio, peperoncino,
salsicce e guanciale oppure pancetta.
La frascatula tipica lucana (anche siciliana e calabrese),
si prepara con farina di granoturco, patate e strutto. Si
accompagna con del sugo, oppure cotechino o salsiccia, o
con vino cotto ◆
gourmet
Giro d’Italia tra i sapori
Bibliotheca Culinaria - ph Michele Tabozzi
Polenta dello chef
Alfonso Iaccarino
Ingredienti per 4 persone
5 dl latte
125 g semola di grano duro
2 tuorli
20 g Parmigiano reggiano grattugiato
8 filetti di acciughe sotto sale
200 g mozzarella
70 g caciotta di latte vaccino
25 g succo di pomodoro
4 fette prosciutto crudo
8 foglie di basilico
5 g olio di oliva extra vergine
sale
Portare a ebollizione 4 dl di latte in un pentolino da fondo
spesso. Unire l'olio, un pizzico di sale e versare la farina di
semola a pioggia mescolando con una frusta. Cuocere a fuoco
lento rimestando continuamente con un cucchiaio di legno
per circa 10 minuti. Togliere dal fuoco, incorporare un tuorlo
e il parmigiano, amalgamare e versare su un piano di marmo
unto di olio. Stendere con uno spessore di circa un centimetro.
Appena freddo ricavare 12 stelle con uno stampino.
Per la fonduta: scaldare il latte rimasto, unire metà della
mozzarella tagliata a dadini piccoli e 10 grammi di caciotta
grattugiata. Mescolare per due minuti con un cucchiaio di
legno. Frullare il composto caldo con un tuorlo e passare
tutto al setaccio.
Su ogni piatto alternare tre stelle con pezzetti di prosciutto,
fettine di mozzarella e basilico. Passare in forno preriscaldato
a 180° C per 11 minuti. Guarnire con i due filetti di acciuga
dissalati e servire con la fonduta riscaldata a bagnomaria,
dischetti di caciotta e gocce di succo di pomodoro.
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L e gustose ricette
M AGA ZINE
M AGA ZINE
Una ricetta tratta dal calendario
Ricetta di Marzo: “Spaghetti con carciofi,
seppie e il loro nero”
Ingredienti per 4 persone
300 g di spaghetti
300 g di seppie pulite
2 carciofi
1 limone
20 g di prezzemolo
10 g di peperoncino verde fresco
1 spicchio d’aglio
60 g d’olio extravergine d’oliva
sale qb
Dod ici m esi d i sorrisi e ricette!
IL CALENDARIO SOLIDALE DI FABIO CAMPOLI
A
A
nche Fabio Campoli per il 2013
avrà il suo calendario: 365 giorni
in cucina, 12 mesi di ricette e un
anno di solidarietà. Un progetto importante per la C.I.F.A.
Onlus, Centro Internazionale per l’infanzia e la famiglia,
organizzazione non governativa impegnata a tutelare i diritti
fondamentali dei bambini del mondo così come sancito
dalla Convenzione ONU sui Diritti dell’Infanzia.
Il progetto nasce da un’idea di Armando Albanesi, direttore
del Circolo dei Buongustai e Liliana Pintilei, modella e
showgirl tra le fila del Bagaglino, impegnata da un anno
come testimonial della CIFA Onlus. L’obiettivo di questa
“operazione di solidarietà” è far conoscere la CIFA e le sue
attività nel nostro paese e nel mondo. La CIFA, da anni
sta accanto ai bambini poco fortunati e a quelle famiglie
impegnate in un percorso di adozione: “sogniamo un mondo
di pace in cui a tutti i bambini e agli adolescenti siano garantiti
acqua, cibo, salute, scuola, gioco, affetto e protezione. Un
mondo in cui i bambini e gli adolescenti si sentano amati
e rispettati all’interno di una famiglia e di una comunità,
divenendo soggetti attivi della propria crescita armoniosa”.
Protagonisti di questo originale e simpatico calendario
sono lo chef Fabio Campoli insieme alla Pintilei, che hanno
posato per l’obiettivo del fotografo Pino Polesi con i bambini
di Cifa Onlus. Dodici bambini di diversa nazionalità,
che rappresentano dodici storie differenti di adozione di
altrettante famiglie in Italia.
“È stata una bella esperienza - conferma Fabio Campoli dove anche io mi sono sentito un po’ bambino. Ogni giorno
mi ritrovavo sul set fotografico, che abbiamo allestito tra i
colori dei banchi dei mercati generali con bambini, piccoli
nuovi amici, tutti sorridenti e vivacissimi. Ci siamo divertiti
per le situazioni comiche che si creavano di volta in volta”.
Oltre a regalare un sorriso lo chef regala ai sostenitori della
CIFA anche dodici ricette, tutte firmate da lui, una per ogni
mese, organizzate per prodotti e stagioni. Ogni foto, infatti,
oltre ai bambini e adolescenti, ha come protagonista un
ortaggio o verdura di stagione a cui lo chef, presidente del
Circolo dei Buongustai, dedica un piatto. Da gennaio a
dicembre, passando dai limoni ai pachino, dai carciofi alle
olive, Fabio Campoli racchiude in dodici ricette la sintesi
della grande cucina italiana secondo la filosofia delle buone
cose, la stessa che lo ha portato ad appoggiare e realizzare
questo importante progetto.
Il calendario CIFA Onlus è stato realizzato con la
collaborazione del Circolo dei Buongustai, Roma Capitale,
Centrale del Latte di Roma, E.Globalnet srl e Cosvedil,
sostenitori del progetto.
Il calendario è in vendita nelle edicole di Piemonte, Veneto,
Lombardia, Marche e Lazio, regioni dove Cifa ha sede.
Tutti i proventi della vendita verranno destinati a sostenere
i progetti di Cifa attivi nel mondo a tutela dell’infanzia, in
particolare quelli in Cambogia.
www.cifaong.it
Mondo i carciofi, li taglio a spicchi sottili in senso verticale e
li immergo in acqua freddata arricchita dal succo del limone.
Li faccio riposare per 4 ore in frigorifero, li scolo bene e li
scotto in padella per cinque minuti con tre cucchiai d’olio e
lo spicchio d’aglio schiacciato.
Alla fine, aggiungo il peperoncino tritato e regolo di sale.
Nel frattempo, taglio a listarelle sottili le seppie, conservando
le sacche.
A parte, svuoto le sacche di nero in una ciotola e le diluisco
con dell’acqua fredda, verso il tutto in un’altra padella col
rimanente olio e scaldo appena.
Faccio cuocere gli spaghetti in acqua bollente, li scolo
al dente e li verso direttamente nella padella con il nero,
aggiungendo immediatamente le seppie, e cuocio al massimo
per un minuto.
In ultimo trito finemente del prezzemolo, ne cospargo la
pasta e arricchisco coi carciofi tiepidi.
gourmet
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M AGA ZINE
Fabio Cam pol i
L e cola z ioni
ristorante
Crema al torrone e cioccolato fondente
Ingredienti
latte fresco, 1 dl
cioccolato fondente 75 g
torrone 75 g
ricotta 150 g
caffè in polvere, 1/2 cucchiaino
gallette di riso 2
Mettete in un pentolino il latte, il cioccolato ed il torrone.
Fatelo sciogliere a bagnomaria o al microonde.
Prendete la ricotta e conditela con il caffè in polvere.
Aggiungete il composto di ricotta al latte e cioccolato.
Frullate bene il tutto fino a renderlo cremoso e liscio.
Utilizzate la crema ottenuta per cospargerla su gallette di riso.
Accompagnamento: Latte caldo
Crostini di pane
con frutta secca tritata e yogurt magro
Ingredienti per 2 persone
pane raffermo 150 g
frutta secca sgusciata 40 g
yogurt magro 2 vasetti
Tagliate a cubi regolari il pane e fatelo tostare in forno ad
una temperatura di 150 °C, alla fine dovrà risultare asciutto,
croccante e dorato.
Su un tagliere mettete un misto di frutta secca sgusciata e
tritatela grossolanamente. Tenetela da parte. Preparate sul
fondo della tazza i crostini di pane dorato, adagiatevi
sopra lo yogurt magro e in ultimo coprite con la frutta secca
tritata.
Celestina ai Parioli, il più antico ristorante nel cuore dei Parioli, propone ogni settimana
grandi serate di degustazione per i propri ospiti. Sono momenti particolari a tema,
per proporre ai clienti percorsi eno-gastronomici che valorizzano le eccellenze regionali,
accompagnati da una selezione di vini delle migliori cantine e birre artigianali.
Queste serate offrono anche momenti di incontro tra i nuovi proprietari e gli ospiti,
che hanno così l’opportunità di conoscerli meglio.
Accompagnamento: Ginseng
Celestina vi aspetta!
Viale Parioli, 184 • tel. 068078242 - 068079505
www.ristorantecelestina.com
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M AGA ZINE
T
T
C’ è ferm ento a Rom a
utte le strade (del gusto) portano a Roma.
Si, la capitale negli ultimi mesi ha registrato
moltissime nuove aperture, ve le vogliamo
illustrare per darvi, una volta di più, preziosi suggerimenti per
vivere la città all’insegna del buon mangiare. E non solo di sera.
La mappa di Roma è un pullulare di bandierine con il marchio
“novità”: forni, paninoteche, ristoranti, pizzerie. Tutto questo
e molto altro - insieme e non - ha cambiato in pochissimo
tempo il panorama cittadino. Fermo restando tutto il bello
e il buono già esistente. Partiamo dai locali già annunciati
qualche mese fa.
Il capofila delle new entry romane è firmato dalla joint venture
tra due (o meglio quattro) nomi noti tra i gourmet capitolini:
la coppia Cristina Bowerman/Fabio Spada (Glass Hosteria Vicolo del Cinque) + Alessandro Roscioli (Ristorante Salumeria
Roscioli - via dei Giubbonari) e Pierluigi Roscioli (Antico
Forno Roscioli - via dei Chiavari). Si chiama Romeo, 400
mq ristrutturati dall’architetto Andrea Lupacchini, già artefice
di Glass: ramificazioni post moderne che movimentano il
soffitto, lampade bianche e lucernai rosso fuoco, banconi per
le diverse aree, tavoli alti per lo snack e area ristorante. Ci si va
per il pane e i prodotti da forno, la straordinaria salumeria, per
una delle proposte “mordi & fuggi” che danno in un panino
l’esperienza della grande cucina. Al ristorante vero e proprio
la mano di Cristina Bowerman definisce una linea moderna,
saporita, creativa, golosa: insalata di tuberi e caprino, pasta
e fagioli borlotti in brodo di triglia, hamburger umami. E una
scelta di piatti da gustare con le mani, evoluzione del finger
food, come il tortello da intingere nella crema di nocciole.
Pochi giorni e poche centinaia di metri dopo (beh forse
qualcosina in più), ed ecco l’apertura del Panificio di
Garbiele Bonci: l’indiscusso re delle lievitazioni ha aperto
un forno che più tradizionale (e buono) non si può. Pani
magnifici con farine selezionate, naturali e macinate a pietra
e lievito madre, pasticceria di altissimo livello, pizza bianca
(anche da farcire) e rossa, cornetti e croissant che sono un
inno al burro e alla leggerezza. Come a Roma è impossibile
Romeo
Gran Meliá Rome Villa Agrippina
di Antonella De Santis
Splendor Parthenopes
trovare. Difficile spiegarlo con poche parole: bisogna andare
e provare. E godere di prezzi davvero invitanti.
In pieno centro è atterrato un angolo di Emilia: ParmAroma.
Un altro mega gastrobistrot che punta sui grandi prodotti di
Parma: parmigiano, prosciutto, culatello, strolghino, cacio
nerone, balsamico e così via. Da acquistare e mangiare nei
400 metri quadrati di Piazza Rondanini, in aggiunta tortelli
ricotta e spinaci, tortelli zucca, tortellini, anolini, tortello di
Parmigiano. A breve anche corsi e approfondimenti a tema.
Altra apertura in grande stile e su grandi numeri è stata quella
del Porto Fluviale: quasi 1000 metri quadrati in stile neo
osteria, cool e accogliente - come ci ha abituato l’architetto
Liorni - a un passo dal Tevere. Aperto dalle 10 del mattino a
notte fonda. Bar, cocktail bar (con il guru delle miscelazioni
romane, Pino Mondello), angolo street food, spazio tapas
e cicchetti (con proposte in versione mignon rubate dalla
carta e anche qualcosa in più), area fritti e griglia. Non
solo: trattoria con piatti italiani proposti in diversi formati
per soddisfare ogni appetito. Ragù, fettuccia con carciofi
maggiorana pecorino di fossa, baccalà alla livornese, e alri
piatti rassicuranti e familiari. Al punto che nel fine settimana
si salta a pie’ pari il brunch per tornare al caro, vecchio,
pranzo della domenica con fiamminghe, vassoi e pastarelle.
Dal forno - o meglio dai forni - arrivano le pizze, romane o
napoletane. Stili diversi, dunque impasti, temperature e forni
diversi. Con un occhio al gusto e uno al portafoglio... E se
la vostra casa è troppo piccola per una cena numerosa, c’è
il salotto: una stanza riservata con cucina autonoma. Qui
potete ospitare gli amici cucinando per loro, o chiedendo al
locale l’esclusiva di uno chef a disposizione.
Di nuovo ampi spazi, quelli che qualche decennio fa
ospitavano I Professionisti. Oggi parlano il dialetto campano
con Splendor Parthenopes: ispirazione primo novecento (di
nuovo firmato da Liorni) e proposta differenziata: pizzeria e
ristorante con proposte napoletanissime, dalla genovese ai
fritti, dal ragù alle sfogliatelle. 800 metri quadrati su tre piani
con bar, caffetteria, pasticceria, pizzeria, trattoria, e location
per eventi. Bellissimo.
L’accento campano segna anche il ritorno a Roma della
famiglia Iaccarino, questa volta al Gran Meliá Rome Villa
Agrippina, elegantissimo resort sul Gianicolo, con tanto
di giardino di aranci e limoni. Sapori sorrentini, nuovi
Porto Fluviale
ParmAroma
piatti e classici del Don Alfonso a Sant’Agata ai Due Golfi,
proposte gourmet ben radicate nei sapori mediterranei.
Location di gran lusso e cucina d’elite, ideale per una
grande occasione.
Adatto per un pasto veloce, ma ricco di piacevolezza, è il
nuovo spazio di Bocca di Dama, che moltiplica gli indirizzi
(il primo è a San Lorenzo) e apre a Via Arenula. Pasticceria
dolce e salata, qualche proposta sprint per il pranzo anche
take away, e la consueta grazia nell’ambiente e nel packaging.
Pasticciotti, tortine di mele, panini, sformati, insalate di farro,
e sequenza di polpette, di carne, pesce e vegetariane. Cibi
(non più solo dolci) naturalmente imperfetti, come recita il
claim. Casalinghi, ma con una marcia in più. A breve anche
in Via Cicerone.
Proprio dietro l’angolo rispetto a Bocca di Dama, new
entry nell’ormai affollatissimo mondo dei panini d’autore:
Fonzie, The Burger’s House kosher. Hamburger, panini con
il pastrami, agnello e tanti altri, anche vegetariani. Inlista
più di 20 proposte, tutte da addentare, magari insieme a
patatine o anelli di cipolla fritti. Negli orari topici la file è
assicurata, il gusto anche ◆
Romeo
Via Silla, 26/a tel. 06.32110120
Panificio Bonci
Via Trionfale 34-36 tel. 06.39734457
ParmAroma
Via del Pozzo delle Cornacchie, 36 tel. 06.68806729
Porto Fluviale
Via del Porto Fluviale, 22 tel. 06.5743199
Splendor Parthenopes
Via Vittoria Colonna 32/c tel 06.6833710
Vivavoce by Alfonso ed Ernesto Iaccarino
c/o Hotel Gran Meliá
Via del Gianicolo, 4 tel. 06.92590201
Bocca di Dama
Via Arenula 17-18 tel. 06.69920231
Fonzie - The Burgher’s House
Via Santa Maria del Pianto, 13 tel.06.68892029
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M AGA ZINE
Biz z arrìa d ’a grum i
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M AGA ZINE
A Firenze in un magico giardino
crescono frutti antichi, improbabili e fantastici
di Donatella Codonesu
Giardino della villa di Castello, veduta generale.
Citrus lumia “Pomum Adami”
C’
C’
amaro, appunto. Nel senso che l’alberello, incredibilmente,
riesce a produrre allo stesso tempo frutti di tutti e tre i tipi.
Non solo. In una lettera del 1655 si racconta di un incredibile
frutto che corrispondeva ai tre agrumi incastrati uno dentro
l’altro: un limone esternamente, che conteneva un’arancia,
che a sua volta includeva un piccolo cedro.
Piuttosto singolare anche la vicenda storica della pianta,
“creata” nel 1644 ed entrata a far parte delle collezioni
medicee di Villa Castello, poi sopravvissuta ai pesanti
bombardamenti subiti dagli storici giardini fiorentini, e infine
ritrovata per caso dal responsabile dell’Orto Botanico della
villa di Castello, Paolo Galeotti, e quindi trapiantata anche
nel Giardino di Boboli e nell’Orto Botanico della città.
Ma è il giardino di limoni di Villa di Castello a custodire la più
grande collezione di agrumi d’Europa, non tanto per le quasi
500 piante ospitate, quanto per il loro valore storico: alcune
infatti ancora risalgono ai Medici e hanno almeno trecento
anni. Sono coltivate in grandi vasi di terracotta, molti dei
quali settecenteschi, fino a due metri di diametro, mantenute
e conservate secondo le antiche tecniche di coltivazione.
Ricoverate nell’attigua limonaia durante l’inverno, le piante
in primavera riconquistano il loro splendido giardino, dove
sono disposte in base all’età - con un mese di lavoro per il
‘trasloco’ - per accogliere i visitatori fino all’autunno ◆
Giardino della villa di Castello, veduta del giardino formale
La limonaia di Villa Castello.
era una volta un giardino incantato…
potrebbe a buon diritto iniziare così la storia
del parco della medicea Villa Carobbi, il cui
ingresso principale si affaccia su Via di Novoli, a Firenze. È
un bel giardino rinascimentale che ospita, fra le molte piante,
una meravigliosa collezione di agrumi antichi e piuttosto
insoliti. Sono varietà che anticamente venivano coltivate ma
di cui nel tempo si è persa la memoria: vi si trovano il cedrato
di Firenze (Citrus limonimedica “Florentina”), il limoncello
di Napoli (Citrus aurantifolia “Neapolitanum”), il pomo di
Adamo (Citrus lumia “Pomum Adami”), l’arancio virgolaro
o dei Lanzichenecchi (Citrus aurantium “Virgatum”) e, il più
Il Citrus medica “Digitata”, conosciuta anche come “mano di Budda”:
ogni spicchio del frutto tende a svilupparsi come unità a sé stante
curioso di tutti, il Citrus aurantium “Bizzaria”. La Bizzarìa, di
nome e di fatto, è un rarissimo agrume ibrido dalla scorza
bitorzoluta, ottenuto nel 1644 da un giardiniere dell’allora
Villa Panciatichi della Torre degli Agli, alla periferia nord di
Firenze. Scomparso dalla seconda metà dell’Ottocento è
stato miracolosamente ritrovato solo nel 1980 e ripropagato
nel giardino di Castello, dove oggi è visibile in tutta la sua
originale bellezza.
Bizzarro non solo il suo aspetto esteriore, ma anche
la ‘sostanza’: geneticamente un arancio amaro, questo
particolarissimo agrume presenta in realtà i caratteri di ben
tre specie diverse di agrumi: il cedro, il limone e l’arancio
La grotta degli animali, opera del Tribolo progettista
della villa di Castello, è formata da figure di animali europei
ed esotici, scolpiti in ogni sorta di marmi e pietre,
per imitare i colori dei manti e delle pellicce
93
M AGA ZINE
L’ALOE VERA
DI FUERTEVENTURA
La pianta dell’immortalità
fra storia millenaria
ed erboristeria all’avanguardia
L’
L’
etimologia non è molto chiara, il nome
dell’aloe potrebbe derivare dal termine
arabo per “amaro” o dal greco “àls-alòs”,
che significa sale, per il sapore amaro simile a quello
dell’acqua di mare. In ogni caso le prime testimonianze
risalgono al 2.200 a.C. su una tavoletta di argilla ritrovata nei
pressi di Bagdad, quando la pianta era già conosciuta per le
sue molte capacità terapeutiche.
Conosciuta come la pianta dell’immortalità, nell’antico Egitto
era tra le sostanze utilizzate per l’imbalsamazione e piantarla
davanti alla porta di casa era un modo per assicurarsi una
lunga e felice esistenza. Nella Bibbia e in altri antichi testi
vengono citate le proprietà del suo succo: antinfiammatorie,
rigeneranti e antisettiche. E ancora oggi la medicina tibetana
e quella Ayurvedica la usano per i loro preparati. I primi
studi scientifici in Europa risalgono al 1850, ma è solo alla
fine degli anni ’50 che il Ministero della sanità americano ne
dichiarò ufficialmente le capacità curative nel caso di ustioni.
La famiglia delle Aloeaceae comprende numerosissime
specie originarie dell’Africa, del Madagascar e dell’Arabia.
È una pianta sempreverde, carnosa, dalle foglie lunghe e
lanceolate, con spine ai lati e piene di acqua. Una grande
infiorescenza ad ombrello, pendente giallo, rosso o arancio
cresce dalla primavera all’autunno al centro del ciuffo di foglie.
In Europa, le coltivazioni più estese si trovano in Spagna,
Grecia e Israele; recentemente ne sono nate altre nell’Italia
del sud e nel resto mondo viene largamente coltivata in
zone aride e semiaride in Africa, Australia, in tutta l’America
e perfino in Russia e Giappone. Fra le molte varietà, quella
pregiata è la aloe barbadensis Miller, meglio nota come
Aloe Vera, la prima ad essere studiata scientificamente da
un farmacista texano nel 1959. Bill Coats riuscì a mettere a
punto un processo per stabilizzarne la polpa, permettendone
la commercializzazione senza più problemi di ossidazione
e fermentazione. È una pianta succulenta, i cui tessuti sono
cioè in grado di immagazzinare grandi quantità d’acqua.
Dell’aloe si utilizzano le foglie fresche e ben turgide, da cui
si ottiene un gel, usato come cicatrizzante, lenitivo o tonico
rivitalizzante ed idratante della pelle. Le foglie fresche, aperte,
possono anche essere messe direttamente a contatto con la
pelle per lenire piccole ustioni. Assunta in polvere invece
aiuta le funzioni epatiche e da essa si ricavano anche farmaci
lassativi. Grazie alle mille virtù e altrettante proprietà della
pianta, che contiene anche amminoacidi, zuccheri (come
l’acido uronico), minerali (Calcio) e vitamina E ◆
D.C.
green
Aloe Vera (e non)
Utilizzata da millenni per l’enorme efficacia rigeneratrice,
purificante e cicatrizzante, l’Aloe Barbadensis Miller
(Vera) ha conosciuto negli ultimi 15 anni un enorme e
meritato successo.
Allo stesso tempo l’impiego negli ambiti più disparati,
talvolta anche lontani dalla cosmesi, ha contribuito alla
diffusione di informazioni spesso ingannevoli e ha dato
vita ad inevitabili speculazioni. Scegliere un prodotto
all’Aloe quando ovunque se ne millanta la presenza,
sembra quindi un’impresa quanto mai ardua. Basta
invece un po’ di attenzione per sapersi orientare.
È fondamentale innanzitutto conoscere la provenienza
dell’Aloe impiegata. Grazie alla sua enorme capacità di
adattamento, questa pianta può infatti essere coltivata
ovunque ma la concentrazione di sostanze benefiche
contenute varia in base al clima e al territorio.
In Europa la più pregiata cresce spontaneamente a
Fuerteventura, la “Isla Tranquila” della Canarie, dove
il clima subtropicale, le scarsissime piogge, l’aridità
del terreno vulcanico ricco di minerali e la purezza
dell’aria consentono un’elevatissima concentrazione
di quegli elementi, primo tra tutti l’Acemannan, che le
conferiscono già citate proprietà. Particolare attenzione
va poi riservata all’INCI indicato sulla confezione,
vale a dire l’elenco degli ingredienti disposti in ordine
decrescente. Se la prima posizione è occupata dall’Acqua
significa che l’Aloe presente è stata liofilizzata e
successivamente reidratata con conseguente inevitabile
perdita delle proprietà. La maggior parte dei prodotti in
commercio, subiscono questo processo per una serie
di motivazioni commerciali che vengono privilegiate
rispetto alla qualità del prodotto stesso.
Al contrario più rari, ma di qualità superiore, sono i
cosmetici che utilizzano l’Aloe Vera Fresca, come viene
estratta dalla foglia. Riconoscerli non è complicato: il primo
ingrediente in questo caso sarà inequivocabilmente l’Aloe.
Linea cosmetica con Aloe Fresca di Fuerteventura:
www.erbania.it
G.F.
Tenuta d el l ’Am m ira gl ia
stile ed eco-compatibilità per la nuova cantina
Marchesi de’ Frescobaldi
di Monia Innocenti - ph Andrea Jemolo
Paesaggio e architettura
I doccioni in zinco - ph Piero Sartogo
Paesaggio e architettura
Piero Sartogo e Nathalie Grenon, pionieri di una nuova
tendenza progettuale, realizzano per la secolare famiglia
un’esemplare architettura contemporanea legata all’enologia
wineries design
La foresteria sul nuovo suolo vegetale della cantina
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M AGA ZINE
La copertura vegetale della cantina
Paesaggio e architettura
Spazi di rappresentanza: convegni, ristorazione e degustazione
L
L
Wine shop
Paesaggio e architettura
La finestra sulla barricaia
a nuova Tenuta dell’Ammiraglia dei Marchesi
de’ Frescobaldi si trova a Magliano, nel cuore
della Maremma (Grosseto), in un territorio
caratterizzato da terreni aridi e sassosi e un clima mite grazie
anche alle brezze che arrivano direttamente dal mare.
I vigneti coprono 97 ettari e Ammiraglia, il vino più
importante, proviene da uve Syrah che qui hanno trovato un
terreno particolarmente adatto.
Il Sangiovese si coltiva su una superficie ricca di galestro,
ideale per Pietraregia dell’Ammiraglia, Morellino di Scansano
Riserva DOC.
La nuova cantina nasce dal progetto degli architetti Piero
Sartogo e Nathalie Grenon e rappresenta uno dei migliori
esempi di innovazione e tecnologia nel pieno rispetto
della natura, divenuto oggi un vero e proprio modello di
riferimento, antesignano di una filiera di altri progetti, che da
esso traggono ispirazione.
La struttura, infatti, si integra perfettamente all’ambiente
circostante, come “se un lembo di terra fosse stato sollevato
per aprire una sottile e longilinea fessura nel declivio naturale
del terreno”. Questo effetto è possibile grazie al terminale del
tetto che conclude con un rivestimento in zinco Rheinzink di
colore grigio, in grado di marcare i confini della costruzione,
il distacco tra naturale e artificiale, distinguendo la sagoma
dell’edificio dall’area circostante e dando, appunto, la
sensazione del lembo di terra sollevato.
La cantina si inserisce all’interno della collina, con il risultato
che i 3.500 metri quadri quasi scompaiano alla vista. Quando
il visitatore si avvicina nota, quindi, solo un profilo curvilineo,
come un naturale segno del paesaggio stesso.
La barricaia - Archivio Frescobaldi
Per garantire un’assoluta integrazione con l’ambiente e quindi
limitare gli ingombri degli elementi portanti, sono state
adottate tecniche ingegneristiche innovative, utilizzando in
particolare grandi campate per la struttura in legno lamellare
della copertura prodotta da Interholz e pilastri in acciaio
disposti con un’ orditura che allude all’idea del bosco.
Nell’effettuare gli scavi per inserire l’edificio nella collina, oltre
a riutilizzare i numerosi materiali ricavati, come ad esempio
grandi blocchi di pietra, la massa del terreno scavato è stata
trasferita al di sopra del piano di copertura, interpretando
in questo modo uno dei principi base dell’ecosostenibilità e
generando un microclima ideale al di sotto della copertura,
grazie al naturale trasudo della terra.
Sempre per confermare l’integrazione territoriale, sul tetto
sono state inserite piante autoctone.
Quasi tutte le aree della produzione sono a vista (la lavorazione
dell’uva avviene con il metodo “a gravità”). Oltre agli spazi
per lavorazione uve, vinificazione e invecchiamento, la
nuova costruzione prevede un centro accoglienza visitatori,
spazi per convegni, wine tasting, ristorazione, wine shop,
uffici e foresteria. Dal lunedì al venerdì è possibile degustare
i vini e su prenotazione si possono organizzare cene e
pranzi privati. Il nome Frescobaldi si conferma ancora come
garanzia non solo per la tradizione (ha una storia di oltre
700 anni) ma anche per l’innovazione e la continua ricerca,
che in questo caso hanno saputo dialogare con la natura e
addirittura migliorarla ◆
www.frescobaldi.it
www.sartogoarchitetti.it
design
A fil d i lam a
Come si riconosce la qualità di un coltello? E quale modello serve
per tritare o filettare? Ecco alcune caratteristiche da tenere presenti
per scegliere lo strumento giusto al momento giusto
di Francesca Volino
Vediamo da vicino gli aspetti da tenere in considerazione se
si vuole acquistare un coltello soddisfacente:
RAFFINATI E RESISTENTI
C’
C’
è chi ci arriva prima e chi ci arriva dopo.
Chi per decisione propria e chi per decisione
altrui (grazie a un bel regalo). Ma alla fine, il
passaggio dal coltello qualunque a quello di qualità avviene
e, da quel momento, la nostra vita in cucina prende un’altra
piega. Scopriamo all’improvviso che tagliare, sminuzzare,
affettare, tritare ecc. sono operazioni semplici, veloci, alla
portata di tutti. E ci sentiamo più sicuri a maneggiare lame
taglienti e affilate, dall’impugnatura ergonomica.
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M AGA ZINE
Yari combina un design di tradizione orientale con ottime
caratteristiche funzionali. I coltelli prodotti da WMF
hanno lame speciali realizzate da 67 strati di acciaio di
alta qualità giapponese, apprezzate dagli appassionati di
cucina di tutto il mondo.
www.wmf.it
◆◆
◆◆
◆◆
una per ogni esigenza
Istruzioni per l’uso: come interpretare la lama
Corta, dritta o curva
spelucchino per la pulitura di frutta e verdura
Come riconoscere la qualità
È cosa nota che i giapponesi siano i maestri indiscussi della
lama (basti pensare alle spade dei Samurai). Particolarmente
apprezzati a livello globale sono anche i manufatti tedeschi.
Ma per un non addetto ai lavori è complicato capire al
primo colpo se un coltello è di qualità, soprattutto perché
è costretto a basarsi solo sulle caratteristiche visibili. È
attraverso l’uso regolare che si comprende veramente se un
coltello è superiore.
Lunga e flessibile
ideale per sfilettare, tagliare prosciutto, salmone e carne,
o anche per spellare e sfilettare il pesce
Lunga e rigida
per tagli energici su carne, pesce e verdure.
Lunga e seghettata
per cibi con crosta o per frutta e verdura con fibra tenace
Larga e robusta, presa equilibrata
multiuso
◆◆
◆◆
◆◆
◆◆
◆◆
la vera differenza tra un’ottima lama e una scadente la
fa la qualità dell’acciaio impiegato
una lama seria taglia di più e mantiene l’affilatura più
a lungo (il carbonio è un elemento essenziale della
durezza, dunque dell’affilatura del coltello)
solitamente i coltelli migliori sono quelli che hanno la
lama che continua a vista fin dentro tutto il manico, senza
soluzione di continuità tra il nodo e l’impugnatura. Ciò
dipende dalla precisione nella lavorazione manuale
eseguita e impedisce che si formino delle irregolarità o
degli anfratti in cui potrebbero annidarsi i batteri
la finitura della superficie di un buon coltello appare
lucida e perfettamente uniforme
molto importante è anche l’angolo di affilatura
(tecnicamente il coltello giapponese è il più possibile
fine: quasi piatto)
l’impugnatura e il nodo di un buon coltello garantiscono
una presa salda e un bilanciamento ottimale del peso
un coltello di valore non si arrugginisce facilmente
infine, anche il prezzo è un buon indicatore di qualità.
Un coltello che costa meno di 50 euro difficilmente
assicurerà prestazioni adeguate.
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M AGA ZINE
Tipologie di coltelli
Lungo o corto? Piccolo o grande? Multiuso o specifico per un
alimento? Esistono numerose tipologie di coltelli, in base agli
scopi. Vi segnaliamo le più comuni:
◆◆
◆◆
◆◆
◆◆
◆◆
◆◆
Santoku: il classico coltello universale giapponese, è
particolarmente adatto al taglio di tutti gli ingredienti,
anche per tritare e pulire ortaggi e verdure
trinciante: coltello massiccio dalla lama ampia e curva.
Serve per tagliare, tritare, affettare, raccogliere, ridurre
a cubetti qualunque tipo di alimento
mannaia: è un grosso coltello con la lama molto
larga, spessa e pesante, usato per rompere gli ossi e
per tagliare grossi pezzi di carne con o senza osso ed
ottenere costate, bistecche ecc.
2
spelucchino: è utile per tutti i lavori di fino o per
tagliare cose piccole (pelare la frutta, sbucciare,
raschiare, ecc).
affetta prosciutto: con lama lunga, liscia e stretta, per
tagliare carni già cotte senza sbriciolarle
per filettare: ha la lama molto sottile, stretta e flessibile,
con punta assai pronunciata, permette di togliere
facilmente i filetti dei pesci
multiuso: con lama ondulata per affettare salumi,
formaggi, verdure e alimenti duri come il pane.
design
◆◆
3
1. 2. GRANDI PRESTAZIONI
I sette coltelli della collezione Grand Gourmet
di WMF risultano comodi e sicuri grazie
all’impugnatura ergonomica che si adatta
perfettamente ai movimenti della mano. La
lama forgiata è realizzata in acciaio speciale di
alta qualità.
www.wmf.it
3. VIVA IL COLORE
Ottimi e dalla forte personalità. Elements Joy
di WMF è una serie di coltelli da cucina per
tutti gli usi caratterizzati da un’impugnatura
multicolore rosso prugna, grigio pietra e
bianco vaniglia. Ciascun manico identifica un
impiego: il rosso è il multiuso, il grigio è per gli
alimenti duri, il bianco è da cucina.
www.wmf.it
4. ANDAR PER FUNGHI
4
1
Una chicca per tutti i “cacciatori” di funghi.
Opinel propone un coltello adatto per la
raccolta e la pulizia di questi preziosi prodotti
della terra, con lama ricurva e dentellatura,
manico in legno e pratica spazzola sul retro.
www.opinel.com
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M AGA ZINE
6
5. OCCHIO ALLE ISTRUZIONI
5
design
Anna e Gian Franco Gasparini, designer della
collezione Tatau di Alessi, hanno inciso le istruzioni
d’uso direttamente sulla lama. Un’ottima pensata, che
semplifica la vita di quanti (e sono tanti) pensano che un
coltello vale l’altro. L’elegante ceppo in bambù custodisce
cinque modelli per effettuare tutte le operazioni di taglio
necessarie per la preparazione delle pietanze.
www.alessi.it
6. ALTO LIVELLO QUALITATIVO
La lama della serie GOU 101 è estremamente dura e
garantisce un filo di eccezionale efficacia. Il nucleo
centrale è realizzato in acciaio inox sinterizzato di
produzione giapponese. I coltelli, del marchio Yaxell,
sono distribuiti esclusivamente in Italia da Schoenhuber.
www.schoenhuber.com
7
8
7. TOTAL BLACK
La linea Edge di Fiskars ha una forte caratterizzazione dovuta al
colore nero, ottenuto grazie al rivestimento antiaderente delle
lame. Sette bei coltelli per sette tipologie di taglio. La firma è del
designer danese Tobias Wandrup.
www.fiskars.com
8. DESIGN SCANDINAVO, ISPIRAZIONE GIAPPONESE
Segno minimalista e materiali di qualità caratterizzano il
coltello da cuoco giapponese Pure Black di Stelton, collezione
pluripremiata nel 2011. In acciaio inox cromato, il modello è
l’ideale per tritare ortaggi e verdure.
www.stelton.dk
9. SOTTILI ED EFFICACI
I coltelli proposti da Maiuguali risultano particolarmente
taglienti grazie alla lama in acciaio al carbonio. I
due modelli in foto sono specifici per la carne e per
disossare.
www.maiuguali.it
9
104
M AGA ZINE
L e L ouvre-L ens
Ex Quartiere Minerario
Aperto a dicembre nel giorno di Santa
Barbara, patrona dei minatori,
il museo progettato dal gruppo
di architetti giapponesi Sanaa
nasce per rilanciare
la ex città mineraria di Lens
di Alessandra Vittoria Fanelli
I
I
l museo, inaugurato dal presidente francese
François Hollande è nato dalla volontà di far
rinascere attraverso l’arte la cittadina di Lens,
nella regione Nord-Pas de Calais, diventata zona depressa
dopo la chiusura delle miniere nel 1990, ora patrimonio
UNESCO per l’umanità dei mestieri.
L’ambizioso progetto che diventerà presto un polo di
attrazione di tutta Europa, è stato realizzato da Sanaa,
l’importante studio giapponese con sede a Tokio, di Kazuko
Sejima (premiata con il Leone d’Oro nel 2004 per l’opera
più significativa della 9° edizione Mostra Internazionale
di Architettura della Biennale di Venezia) e nel 2010 con
il partner Ryue Nishizawa del Pritzker Price, il Nobel
dell’Architettura,
Il progetto, messo a punto dal governo, dalla regione e
dal Louvre (che fornisce solo le opere a rotazione) è stato
realizzato in poco più di sette anni dopo che la giuria del
concorso per la decentralizzazione delle opere del Louvre,
promosso dal Ministero della Cultura e della Comunicazione
nel 2003, ha premiato la candidatura della cittadina di Lens.
La Liberté guidant le peuple
La prima pietra di questa grandiosa opera è stata posta a
dicembre 2009 e a dicembre 2012 (in pratica in solo tre anni)
il museo ha aperto gratuitamente le sue porte con una festa
inaugurale per tutti gli abitanti di Lens e del dipartimento di
Nord-Pas de Calais.
Il Louvre-Lens è stato costruito su un’antica area mineraria e
lo studio Sanaa per non creare un impatto troppo imponente
sul territorio, ha optato per una struttura mono-planare
facilmente accessibile che si integra perfettamente con l’area
circostante senza imporre la ‘sua’ presenza invasiva.
La struttura è composta di cinque corpi in vetro e metallo:
quattro luminosi padiglioni rettangolari e uno più grande
leggermente incurvato in modo che gli angoli si tocchino.
Questa soluzione, nelle intenzioni di Sanaa, dovrebbe
ricordare la pianta del palazzo del Louvre parigino con le ali
pressoché orizzontali come l’involucro di Lens.
Tutto il perimetro esterno (facciata e lati) sono stati realizzati
in alluminio lucido nel quale si riflette il parco (in via di
definizione) che permette una continuità tra l’esterno e
l’interno del museo.
Molta importanza è stata data alla luce che lo studio Sanaa ha
voluto privilegiare giocando con la luce naturale della copertura
realizzata in vetro e concepita come una volta celeste.
La superficie totale della struttura è di 28.000 m2 e l’insieme si
estende su 360 metri di lunghezza da una parte all’altra dal foyer
centrale, anch’esso totalmente realizzato in vetro trasparente.
Gli edifici situati a Est dell’ingresso principale ospitano
la Grande Galleria e il Pavillon in vetro che accoglie
prevalentemente le opere della collezione del Louvre di
Parigi. A Ovest, invece della hall di accoglienza si trova
la Galleria per le esposizioni temporanee e la Scène, un
auditorium di 300 posti destinato ad ospitare eventi: concerti,
teatro, cinema e convegni sempre attinenti alla cultura.
Il museo comprende anche due livelli interrati non visibili al
pubblico destinati ai servizi e alla logistica. Due padiglioni
indipendenti posti a Sud accolgono gli uffici amministrativi
e al Nord un ristorante. Entrambi servono da tramite tra il
museo, il parco e Lens.
Il parco, destinato ed essere un perfetto trait-d’union tra
il museo, la città di Lens e il territorio circostante, è stato
concepito per mettere in risalto la ‘memoria’ della storia
delle miniere del luogo e il camminamento (non ancora
terminato nel giorno dell’inaugurazione) segna le tracce della
strada ferrata usata dai minatori per trasportare il carbone.
Una ‘memoria’ che, come già scritto, è ora Patrimonio
dell’Umanità.
La nuova sede delle opere del Louvre-Lens, è stata
inaugurata ospitando opere di grande rilievo e conosciute
in tutto il mondo. Alcune come il quadro di Sant’Anna, la
Vergine e il Bambino con l’Agnellino di Leonardo da Vinci,
il celebre ritratto di San Sebastiano dipinto da il Perugino
e La Liberté guidant le peuple (28 juillet 1830) di Eugéne
Delacroix, simbolo della Rivoluzione Francese sono talmente
affascinanti che da sole meritano il viaggio.
Una meta facilmente raggiungibile con il TGV, che dista in
un’ora da Parigi e mezz’ora da Lille e dall’Italia con voli di
linea Air France per Parigi dalle principali città italiane.
E parafrasando la parola miniera, il nuovo Louvre-Lens è una
mina dell’arte! ◆
www.louvrelens.fr - www.tourisme-nordpasdecalais.fr
architecture
Servizio fotografico by Paola Cerana
Servizio fotografico struttura museo: photo Iwan Baan © Kazuyo Sejima + Ryue Nishizawa / Sanaa, Tim Culbert +Celia Imrey / Imerey Culber, Catherine Mosbach.
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M AGA ZINE
M AGA ZINE
C’
Nel segno d el legno
aspetti, inclusa una collezione di utensili e macchinari per la
lavorazione (oggi oltre 2.000 pezzi), nonché un luogo per
mostre sul design come quella dedicata ai progetti scenici
di Arnaldo Pomodoro o ai lavori di Renzo Piano. E dal 2010
un nuovo show room: circa 3.000 mq ricoperti in legno di
larice, tra i più resistenti alle intemperie meteorologiche e
allo scorrere del tempo. Un percorso nel massimo rispetto di
ecologia e ambiente, che oggi porta all’idea di produrre oggetti
con legni particolari, come il millenario kauri proveniente dalla
Nuova Zelanda o quello recuperato della Briccole veneziane,
puntando sul concetto fondamentale di materiale di riuso.
Anche collegato ad iniziative sociali, fra cui ad esempio la
collaborazione con la comunità di San Patrignano.
Le briccole sono i pali di quercia utilizzati in laguna per
guidare le imbarcazioni e segnalare la bassa marea, che
vengono sostituiti ogni 5-10 anni causa dell’usura: un
materiale decisamente unico, 20-40 cm di diametro per 2-4
metri di lunghezza, che porta in sé la magica memoria di
una delle città più belle del mondo. Protagoniste indiscusse
L’idea geniale di un concorso che premia il recupero delle briccole
e la creazione di prodotti di design con materiali unici
C’
è una famiglia che da tre generazioni lavora
il legno con grande attenzione: alla materia
prima, al rispetto per l’ambiente e al recupero
della storia. Nonno Nino, papà Mario e ora i fratelli Maurizio,
Davide e Anna Riva hanno fatto del legno il loro credo,
costruendo mobili che sfidano il tempo e rispettano la natura.
Negli anni ’20 nasce la bottega, che da allora lavora solo legno
di Donatella Codonesu
masello. Da artigiani nel 1992 si strutturano in azienda: R1920
ha 30 collaboratori e si presenta per la prima volta al Salone
Internazionale del Mobile di Milano iniziando la collaborazione
con diversi designer. Il loro lavoro conserva però sempre la
matrice originale: il calore del legno e delle finiture naturali.
Nel 1999 la sede, trasferita in una vecchia fabbrica del legno
in Cantù, diventa uno spazio dedicato al legno in tutti i suoi
della città di Venezia, le briccole vengono infatti “scolpite”
dai molluschi e corrose dall’acqua salmastra. Per stimolare
la loro riprogettazione è stato lanciato un concorso di ovvio
successo, che nel 2013 giunge alla terza edizione.
Il Primo Concorso di Idee “Tra le Briccole di Venezia”, svoltosi
in collaborazione con Fondazione Venezia ed Expo Venice,
risale al 2011 e ha raccolto oltre 700 progetti realizzati da
un migliaio di designer in tutto il mondo. Fra i nomi noti:
Philippe Starck, Alessandro Mendini, Luisa Castiglioni, Mario
Botta e perfino Gualtiero Marchesi.
Il secondo si è appena concluso e ha incluso la categoria
under26. Protagonisti 33 designer, stilisti e scultori
contemporanei, che con il loro lavoro hanno voluto dare un
tributo alla città trasformando legni di tale valore simbolico in
oggetti d’arte. Con un sapore vero: quello di acqua di mare.
Sei i premiati. Vincitrice assoluta e protagonista indiscussa
lei, la Briccola, che ha poi girato il mondo con una mostra
itinerante giunta finora a Milano, Venezia, Colonia e Taipei ◆
www.riva1920.it
esign
Bricchello - Franco Origoni oben alternativ
Showroom Brunetti
Il Briccolone - designer Michele De Lucchi
Briciole - designer Paola Navone
F
inite le feste, con l’emozione delle cene più
eleganti, le riunioni di famiglia, i brindisi di
mezzanotte, è il momento del relax e della
buona compagnia, delle cene rilassanti e
informali, tra chiacchiere in amicizia e tanto
buon umore. Una meta ideale per un appuntamento del
genere è alle porte della città. Bastano pochi minuti di
macchina dopo l’ufficio per giungere a destinazione e
godere, magari, delle ultime ore di luce immersi nella natura:
otto ettari rigogliosi in ogni stagione dove lo sguardo trova
finalmente un panorama libero dai palazzi della città. In un
tale scenario è impossibile non trovare immediatamente il
buonumore, confortati da sapori veri, con un menu che è
un inno alla grande tradizione della cucina italiana, dove
gourmet
Al legria e rela x a tutto gusto
emergono con forza i sapori di una materia prima scelta
con cura ed elaborata con semplicità. Primi piatti e pesce
freschissimo, verdure e tanta carne cotta alla griglia, senza
tralasciare una bella scelta di dolci, un goloso carosello che
non poteva certo dimenticare la pizza cotta nel forno a legna.
Un menu che riesce a soddisfare anche i palati più capricciosi,
mettendo d’accordo grandi e piccini, che troveranno qui
tutto l’occorrente per trascorrere feste di compleanno in
allegria, con animazione e intrattenimento musicale. Il corvo
allegro infatti, unisce alla sala con la grande veranda da cui
godere una strepitosa vista sul parco, anche uno spazio disco
pub, perfetta scenografia per le feste pomeridiane dei bimbi,
e quelle serali dei più grandi: basta prenotare per trasformare
una giornata qualsiasi in un momento di festa e di vacanza.
Il corvo allegro
promo
Seven Hills Village
Via Cassia, 1216 al km 13 - Tel. +39 0630362751
(dal Raccordo, uscita n. 3) La Giustiniana
Domenica aperto anche a pranzo
[email protected] - www.ilcorvoallegro.it
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M AGA ZINE
Listotech
P
P
A pied i nud i sul d eck
oter camminare a piedi nudi su un deck
risveglia sensazioni di benessere e di
naturalità legate alla texture materica del
legno; scegliere di utilizzare una pavimentazione in legno
per esterni significa adottare una soluzione estremamente
funzionale ed allo stesso tempo ricercata, che sia poco invasiva
e con un impatto estetico minimal e raffinato, infine che assicuri
praticità e comfort. Attualmente il mercato offre numerose
marche e soluzioni in questo campo e saper scegliere quella
più adatta alle proprie esigenze può non essere immediato.
In sintesi i parametri che influenzano la scelta finale sono la
texture del materiale, la finitura e i trattamenti superficiali,
l’essenza, il colore e, ultimo ma non meno importante, il costo.
a cura di Cafelab - Emanuela Carratoni e Fabio Cipriano
Ravaioli
Al momento della scelta sarebbe bene individuare le proprie
priorità: le tre caratteristiche chiave, estetica, manutenzione
e costo andrebbero declinate secondo lo stile dell’ambiente
in cui si vuole utilizzare, secondo lo stile di vita di chi lo
utilizzerà e, naturalmente, secondo il budget.
Nonostante per molti il costo sembri essere il parametro
preponderante, per questo particolare tipo di materiale
spesso non è così; infatti, a fronte di un costo iniziale alto o
basso, sicuramente è importante sapere quale manutenzione
e che tipo di impegno saranno successivamente necessari.
Fondamentalmente le tipologie di legno da esterni sono
riconducibili a tre, legno naturale in specifiche essenze,
legno tecnologico o sintetico e legno trattato.
1. Legno naturale
Il legno naturale è elegante e sofisticato; viene utilizzato in
listoni massello, dal colore ricco e dalla texture naturale, scelti
fra apposite essenze durevoli e resistenti all’usura del tempo
e degli agenti atmosferici. Fra i più conosciuti e utilizzati il
Teak, molto utilizzato anche in ambiente nautico, il Noce
e l’Ipè Tabacco o Lapacho, un legno di origine brasiliana
con un alto grado i stabilità e durabilità anche se sottoposto
a sbalzi di temperatura. Di contro, questa soluzione,
comunque ecocompatibile per l’intero ciclo di produzione,
è caratterizzata da un costo maggiore e dalla necessità di un
alto impegno manutentivo nel tempo.
Ravaioli
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Progetto Flowerssori
Listone Giordano
2. Legno tecnologico o sintetico
Il legno tecnologico o sintetico viene realizzato attraverso
una miscela di fibre di legno e polimeri di plastica PEHD;
ciò significa che anche in questo caso si ha un processo di
produzione caratterizzato da una bio-sostenibilità, dettato
dai principi dell’eco-design. Nell’ottica di un risparmio legato
all’uso intelligente delle risorse naturali, il materiale utilizzato
è fondamentalmente legno di scarto. Questa soluzione, vista
l’elevata resistenza, è ottima in aree in prossimità dell’acqua,
pontili, piscine o terrazze molto esposte; i progressi della
tecnica hanno reso questo materiale estremamente resistente
ai raggi UV e poco sensibile allo scolorimento. Nonostante
per i puristi sia un “fake wood”, è interessante poter scegliere
la grana del composto, più o meno simile al legno vero.
Inoltre fra i pro va annoverata la possibilità di riciclo.
Mobili ecologici per bambini ispirati al Metodo Montessori
3. Legno trattato
Garbelotto
design
promo
Il legno trattato è forse il meno utilizzato nelle pavimentazioni,
almeno in Italia. Di solito si tratta di legno di Pino impregnato
con sali di cromo e boro ad alta pressione in autoclave,
per scongiurare il pericolo di muffe e acari e renderlo
idrorepellente e resistente allo sporco; successivamente
il legno ottenuto viene verniciato con apposite vernici e
colorato. Ad un basso costo iniziale va contrapposta un bassa
durevolezza e l’impossibilità di riciclarlo ◆
Il progetto Flowerssori è il frutto della lunga ricerca
intellettuale di quattro professionisti dell’architettura che
qualche anno fa hanno deciso di ripartire dall’etica del reale
e di scommettere sul futuro, ovvero sui bambini.
L'avvicinamento al tema della natura e l’attrazione per il
mondo montessoriano sono stati consequenziali e sinergici
con la chiara volontà di sviluppare un prodotto che non
fosse una semplice riproduzione in scala di un elemento
da ‘adulto’, ma un oggetto disegnato sull'ergonomia e sulla
sensorialità del bambino.
Per questo i mobili Flowerssori sono sensoriali: perché hanno
un impatto visivo e tattile, perché si sente il movimento del
legno quando viene spostato e se ne apprezza l'essenza,
grazie alla marcatura che identifica ogni pezzo come unico,
numerato e marcato made in Italy.
Flowerssori fonda le sue basi sulla sostenibilità, quindi
solo legno (da foreste europee certificate per la tutela
dell’ambiente) e colla al più basso impatto ambientale; su
artigianalità; su un design totalmente made in Italy in cui ogni
dettaglio viene curato dall’origine e nulla è lasciato al caso.
Il brand nasce dalla sintesi di due parole: Fiore, come metafora
del bambino e del design naturale, e Montessori, la donna il
cui metodo cambiò per sempre le regole della pedagogia.
Flowerssori®, marchio registrato, è stato presentato sul mercato
italiano per la prima volta lo scorso settembre a Milano al
salone Macef, International Home Show, poi con un evento
a Perugia, la mostra ‘Gli Oggetti Educano’ e quindi dal 24 al
27 gennaio 2013 nuovamente al Macef con ulteriori proposte
‘montessoriane’ fondamentalmente rivolte all’universo e alle
esigenze dei bambini, i veri protagonisti del nostro futuro.
w w w . f l o w e r s s o r i . i t
Hom e sweet hom e
rientrare a casa, dopo un’intensa giornata di lavoro,
diventa ancora più dolce se ad attenderci
c’è una nuvola di vapore profumato
o un lungo soffio d’aria micronizzata
UN NOME UNA GARANZIA
Le performance di una vera spa e un design all’avanguardia
si fondono in City™ Spa di Jacuzzi®, l’unica Spa con i getti a
30°, capace di offrire due differenti tipi di idromassaggio, uno
più energico e stimolante, l’altro più rilassante per liberare da
stress e tensioni.
www.jacuzzi.eu
di Francesca Volino
U
U
na spa all’interno della propria
abitazione è un abbraccio caldo, un
oggetto del desiderio accessibile che
consente di rendere unico e impagabile il relax domestico. Il
traguardo del comfort privato viene raggiunto attraverso un
sapiente mix di estetica, funzione e tecnologia, in grado di
superare qualsiasi ostacolo, sia esso una metratura limitata o
un budget contenuto. Le moderne vasche idromassaggio, per
esempio, sono concepite per arredare tutti gli spazi, dai più
piccoli (con versioni rettangolari e lineari) ai più grandi (con i
modelli angolari o rotondi). Al di là della misura, offrono tutte
una selezione di programmi benessere all’avanguardia, che
nulla hanno da invidiare alle strumentazioni professionali.
Attraverso una tastiera con comandi touch è possibile infatti
attivare aria micronizzata miscelata con ozono, oppure la
funzione linfodrenaggio, o ancora correnti d’acqua e così via.
Sono numerosi i prodotti legati all’home-wellness concepiti
per eliminare la stanchezza e lo stress quotidiano. Esaminiamo
quelli principali:
Sauna o bagno turco?
Dipende dai gusti, dalla resistenza fisica, dalla sensazione
che si vuole provare all’interno della cabina… La SAUNA
FINLANDESE è sostanzialmente un bagno di aria calda (con
temperatura fino a 100°) e secca, con bassa umidità (2030%). Il corpo, in queste condizioni, innesca il meccanismo
della sudorazione che permette la rigenerazione attraverso
l’espulsione di tossine e impurità. Le saune sono realizzate
in legno naturale, l’unico materiale in grado di sopportare
questi sbalzi termici e di risultare gradevole a contatto con il
corpo. Il BAGNO TURCO è basato invece sull’elevata umidità
(100%) e sulla temperatura più bassa (max 46°). Si tratta di un
vero e proprio bagno di vapore rilassante e rigenerante. In
origine i materiali impiegati all’interno di questo ambiente
erano naturali, come i marmi e le pietre.
4
soffioni doccia di nuova generazione
Hanno dimensioni maxi, vengono posizionati a soffitto
o sulle pareti laterali della doccia, possono far sprigionare
l’acqua in finissime particelle o con getti decisi. Si attivano
con comandi elettronici e “inondano” la persona con giochi
d’acqua e di luce.
cabine doccia emozionali
Fanno convivere, all’interno della propria doccia, profumi,
suoni, colori, oltre che cascate d’acqua dall’intensità, la
temperatura e la frequenza variabile. I vari programmi a
disposizione combinano cromoterapia e aromaterapia,
riscaldamento, bagno di vapore ecc. creando un ambiente
rigenerante. In alcuni modelli è presente anche la musica.
2
vasche idroterapiche
1
Sono dotate di funzioni idromassaggio avanzate e
differenziate. L’idroterapia ad aria rende l’acqua leggera e
frizzante, movimentata in miriadi di micro correnti ozonizzate;
l’idroterapia ad acqua si realizza tramite minijets che
immettono nella vasca getti d’acqua che producono correnti
decise e tonificanti; nell’ozonoterapia l’aria viene arricchita
con ozono che depura la pelle e potenzia notevolmente gli
effetti dell’idromassaggio; infine, nella formula combinata
idroterapia aria+acqua si ottiene un’azione idromassaggio
varia e intensa. Le vasche più innovative includono lettori
mp3, chiavi USB, cromoterapia, aromaterapia.
1. TEMPIO DI SALUTE
Un unico, confortevole, spazio dove dedicarsi alla sauna,
al bagno turco e alla doccia. In altre parole, una SPA su
misura, da personalizzare in base alle proprie esigenze, che
si presenta anche come un accattivante oggetto di arredo.
Logica Twin è un progetto di eccellenza formato Effegibi.
www.effegibi.it
2. VELLUTO SULLA PELLE
saune
Dalla tastiera soft touch posizionata a bordo vasca si può
scegliere la formula di benessere preferita: getti di aria
micronizzata miscelata con ozono o getti di aria avvolgenti
e pervasivi. Suri di Albatros è un mix vincente di tecnologia
e funzionalità.
www.albatros-idromassaggi.it
Sono cabine di grandezza variabile dotate di panche e
poggiatesta confortevoli. Permettono di compiere un vero e
proprio rito termale attraverso la regolazione della temperatura
e dell’umidità: sauna finlandese (temperatura fino a 100° e
umidità inferiore al 25%), sauna romana (temperatura di 70°75° e umidità 30-45%), biosauna (temperatura di circa 60°
e umidità 30-55%). La maggior parte dei modelli include la
doccia emozionale, le funzioni proprie del bagno turco, la
cromoterapia, la musica.
3. ACQUA, COLORI E PROFUMI
Il plafone doccia Feel Project firmato Grandform fa convivere,
all’interno della propria doccia, profumi, suoni e colori. A
seconda del programma selezionato, si può godere di un
effetto pioggia tropicale profumata o di acqua vaporizzata
sotto forma di nebbia.
www.grandform.it
hammam
Ambienti modulabili che consentono di accedere a un
rituale antico di pura bellezza e benessere e possono essere
configurati a seconda degli spazi e dei desideri di ciascuno.
Il vapore si sprigiona in maniera uniforme, spesso combinato
ad acqua, musica, colori e profumi, in un’atmosfera rilassante
e preziosa. Il bagno di vapore, o bagno turco, è una delle
migliori terapie per combattere tensioni e stress quotidiani,
migliorando l’aspetto fisico e favorendo l’efficienza
dell’organismo.
4. CALDO ABBRACCIO
Kayu è una sauna dalle forme semplici e rigorose che può
essere posizionata all’interno della sala da bagno o all’esterno
diventando un elemento domestico e d’arredo adatto ad ogni
ambiente.
www.albatros-idromassaggi.it
3
5
7
6
5. PURO RELAX
Sasha è un perfetto ambiente hammam modulabile che può
essere configurato a seconda degli spazi e dei desideri di
ciascuno. Il controllo touch screen semplifica la gestione dei
comandi, assecondando l’intuizione. È disponibile anche un
impianto audio con connessione bluetooth.
www.teuco.com
6. LINEA MINIMALE E MODULARE
design
La collezione Canestro di Novello prende il nome dalla
particolare forma del lavabo e del piatto doccia che ricordano
quella di un canestro da basket. Il piatto doccia è realizzato
in in Teknorit bianco.
www.novello.it
7. BENESSERE CONCENTRATO
WellBox è una cabina multifunzione progettata da Megius
che si contraddistingue per la cura dei dettagli e dei materiali.
Numerose le funzioni disponibili, fra cui bagno di vapore,
doccia scozzese, aromaterapia, riscaldamento ecc ◆
www.megius.com
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M AGA ZINE
Lampada Ercole
Pibamarmi
Calvasina
Odorizzi
I
I
MARMOMACC
E ABITARE IL TEMPO A VERONA
Due importanti rassegne hanno invaso la città
rilanciando l’importante ruolo del design
e della cultura italiana
di Vittoria di Venosa - ph Best Communicatos Awards 2012 Andrea Astesiano©
l primo salone Marmomacc, Mostra Internazionale
di Marmi, Pietra, Design e Tecnologia, vetrina
privilegiata per la promozione del marmo
made in Italy, si è svolto a fine settembre. Subito dopo si sono
riaccese le luci per Abitare il Tempo 100% Project (21/23
ottobre) importante appuntamento di tendenze e stili con una
qualificata presenza di aziende italiane dell’industrial design,
dell’alto artigianato e delle finiture d’interni. In entrambe le
rassegne sono stati sapientemente selezionati gli espositori
che hanno rilanciato il ruolo inscindibile tra cultura d’impresa
e cultura del design.
A Marmomacc il marmo d’autore di aziende leader mondiali del
settore sono state selezionate per il Best Communicator Awards
2012, premio nato per sottolineare l’importanza dell’exhibit
design come riconoscimento delle potenzialità costruttive,
decorative e comunicative del marmo e della pietra.
Il Best Communicator Awards che si tiene nell’ambito di
Marmomacc Meets Design, evento parallelo a Marmomacc,
promosso e organizzato da Evelina Bazzo dello Studio
Umbrella per Veronafiere, la giuria nel percorso tra gli stand
d’autore, ha segnalato anche la stranota Zaha Hadid che ha
firmato l’allestimento di Citco.
Il riconoscimento Best Communicator Award Award 2012 ha
visto premiate: Calvasina con il progetto di Lorenzo Damiani
per “il racconto di una tecnologia evoluta, reso attraverso
un percorso ludico-pedagogico costellato di oggetti
sorprendenti e accattivanti, capaci di suscitare la curiosità e
il desiderio di interazione”; Odorizzi Porfidi con il progetto di
Lucy Salamanca, celebre architetto di origine colombiana ma
residente da tempo in Italia, per “un dispositivo comunicativo
che evidenzia la trasfigurazione tecnica di un materiale
tradizionale attraverso una progressiva smaterializzazione
della pietra che, a minimi spessori, si avvicina ad una inattesa
trasparenza”; Pibamarmi con il progetto di Grafton Architects
per “la forza di un progetto espositivo capace di costruire un
paesaggio monomaterico, al contempo domestico ed urbano,
nel quale dialogano blocchi a scala architettonica con
eleganti elementi a scala d’oggetto”; Prometec con il progetto
di Giovanni Giorgi e Alessandro Rustighi per “la capacità di
assemblare un volume comunicativo a partire da elementi
costitutivi delle macchine utensili, una sorta di container
mediatico che al contempo evoca e trascende la natura
originaria dei componenti”; Stone Group International con
il progetto di Michalis Theofilou per “un’idea che si sviluppa
tutta in orizzontale, che condensa sul piano informazione e
comunicazione, materia ed emozione, ricreando uno spazio
al cui interno è possibile circolare sempre a contatto con il
materiale naturale”.
Parallelamente a Marmomacc meets Design si sono svolte
diverse mostre collaterali che hanno evidenziato come il
marmo sia una pietra dalle mille sfumature preziose. Tra
queste ricordiamo ‘Duttile come il Marmo’, una selezione
di progetti degli studenti della Facoltà di Design e Arti di
Bolzano che hanno interpretato, appunto, l’eleganza del
marmo come, ad esempio, la bella lampada Ercole proposta
da Domenico Catelli.
E dopo le proposte di questo antico e nobile materiale ecco
di nuovo sul palcoscenico di Verona la rassegna Abitare il
Tempo 100% Project, marchio storico delle fiere veronesi che
ha visto la partecipazione di FederMOBILI organo ufficiale
delle Federazione Nazionale dei Negozi di Arredamento.
design
Prometec
LuxLuxLux Softlux
Mostra Wellness Ritual
Anche in questo caso Abitare il Tempo 100% Project è la valida
piattaforma del made in Italy grazie alla sua mission di promozione
sui mercati consolidati ed emergenti del settore dell’arredo.
Quattro i padiglioni coinvolti dove, oltre alle proposte delle
aziende espositrici, si sono tenute diverse mostre culturali
quali ‘Design Market’, ‘Wellness Ritual’, ‘Limited Edition’
e ‘l’Hommage to Shiro’, quest’ultima dedicata al grande
architetto giapponese Shiro Kuramata, un omaggio poetico
che Giulio Cappellini fa al grande maestro scomparso nel 1991
che ha segnato la storia della progettazione della sua azienda.
La mostra Limited Edition invece presentava i pezzi a tiratura
limitata in cui si fondeva l’alto artigianato e l’arte, ma non è
altrettanto chiaro dove finiva l’uno e incominciava l’altro: in
pratica una serie di pezzi unici per intenditori più esigenti
tra cui alcune icone di Cappellini, Cassina, Poltrona Frau,
Marzoroti & Ronchetti, Molteni e Tolomeo.
Curiosando tra gli stand ecco ‘L’Officina dei Sogni’ che
ha visto riunite cinque aziende (Brianform, Antonangeli,
CoEdizioni, Sirecom e Dream&Beauty) ognuna specializzata
in settori diversi dell’arredo per offrire al consumatore finale
un progetto d’interior design personalizzato a 360°.
Anche Ceramica Flaminia ha presentato una serie di
interessanti novità nel campo dell’arredo bagno come la
serie Monoroll, un lavabo freestanding la cui forma ricorda
un foglio di carta arrotolato dalla forma avvolgente firmato
dal team di nipponici capitanati da Oki Sato.
Stile versatile da Alivar, che in collaborazione con
l’architetto Giuseppe Bavuso - che firma tutta la collezione
- ha presentato diverse proposte dall’impronta metropolitana
come il nuovissimo e contemporaneo letto Maya.
Essenziale invece la Consolle Manhattan, un tavolo allungabile
in estruso di alluminio con i piani in cristallo prodotto da
Riflessi, dinamica azienda abruzzese che caratterizza la casa
con stile e confort.
Infine ecco le proposte di due giovani designer: le proposte
luminescenti di LuxLuxLux di Dunja Weber e Cécile Feilchenfeld
che con le loro cifre stilistica di lavorazione del tessile
realizzano sofisticate lampade fortemente contrassegnate da
un senso di immaterialità: praticamente invisibile, ma che
prende volume e forma attraverso la sovrapposizione ◆
www.marmomacc.com - www.abitareiltempo.com
Riflessi Consolle
design
Ceramica Flaminia lavabo Roll
Alivar letto Maya
Anno 5
•
Numero 36
•
Copia omaggio
•
Gennaio/Febbraio 2013

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