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IAB ITALIA
Rassegna Stampa del 06/03/2015
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parziale del loro contenuto per fini che esulano da un utilizzo di Rassegna Stampa è compiuta sotto la responsabilità di chi la esegue;
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INDICE
IAB ITALIA
06/03/2015 Brand News Today
Wearable, VR, la creatività, le startup. Sei fenomeni rilevanti per i brand dal MWC
10
05/03/2015 Data Manager online
Kaspersky analizza i pericoli delle Connected Cars
12
05/03/2015 WallStreetItalia 13:54
In Italia corre l'e-commerce ma abbandonati nel 'carrello' almeno 32 miliardi
13
ADVERTISING ONLINE
06/03/2015 Il Sole 24 Ore
Ecco il piano della scalata di agosto
15
06/03/2015 Il Sole 24 Ore
Niente Iva agevolata sugli e-book
17
06/03/2015 Il Sole 24 Ore
Cinquanta milioni per la sicurezza online
19
06/03/2015 La Repubblica - Bologna
RIMINI-BE-WIZARD SI PARLERÀ DI WEB MARKETING
20
06/03/2015 ItaliaOggi
Internet, pubblicità a -10,4% a gennaio
21
06/03/2015 MF - Nazionale
Mobyt debutta all'Aim tra alti e bassi
22
06/03/2015 Il Venerdi di Repubblica
TUTTI SU INTERNET: GLI OVER 65 ORA FANNO RETE
23
06/03/2015 L'Espresso
Senza Steve Jobs Apple mangia il mondo
24
06/03/2015 Brand News Today
Tonfo della pubblicità online a gennaio, -10,4% secondo i dati FCP
27
06/03/2015 Brand News Today
NEWS REPUBLIC / RACCOLTA PUBBLICITARIA DELLE APP IN ITALIA /
MADVERTISE
28
06/03/2015 DailyMedia
Gruppo Ferrarelle: adv "csr" per Acqua Vitasnella con S&S; a maggio Ferrarelle
andrà on air e all'Expo
29
06/03/2015 DailyMedia
FHP-Vileda punta su tv e web; l'investimento 2015 arriva a 4 milioni, in crescita del
30%
31
06/03/2015 DailyNet
Pubblicità online, -10,4% a gennaio
32
06/03/2015 DailyNet
Gruppo Ferrarelle Online con Acqua Vitasnella e budget '15 da circa 1 mln
33
06/03/2015 DailyNet
Siti Fastweb.it cambia volto: restyling grafico e tematico
34
06/03/2015 DailyNet
News Republic ha affidato a madvertise la raccolta di tre delle sue app
35
06/03/2015 DailyNet
Tecnologia Nasce kettydo+, la nuova realtà digitale per la creazione di user
experience Platforms
36
06/03/2015 Pubblicita Today
Vitasnella lancia 'The Perfect Woman' con S&S. Budget adv 2015 di 4 milioni
38
06/03/2015 Pubblicita Today
Al via IP Premia, nuovo programma di loyalty di IP
39
06/03/2015 Pubblicita Today
Fastweb lancia il nuovo portale
40
06/03/2015 Pubblicita Today
News Republic sceglie madvertise per la raccolta adv mobile
41
06/03/2015 Pubblicita Today
l fatturato della pubblicità online cala del 10,4% a gennaio
42
06/03/2015 Pubblicom Now
"The Perfect Woman" di Vitasnella on air dall'8 marzo
43
06/03/2015 Pubblicom Now
HoMedics sceglie Connexia per le digital pr
44
06/03/2015 Pubblicom Now
Il sito di Fastweb si rinnova
45
06/03/2015 Pubblicom Now
A madvertise la raccolta per l'Italia delle app di News Republic
46
05/03/2015 360com
Tucano e ContactLab mettono insieme ecommerce e digital direct marketing
47
05/03/2015 360com
Telecom stanzia un milione di euro per i talent digital
48
05/03/2015 360com
Le sfide principali per i professionisti del marketing B2B
49
05/03/2015 ADV Express
La comunicazione di Acqua Vitasnella si fa valoriale e con S&S lancia online e al
cinema il format "The Perfect Woman". Nel 2015 4 mln in adv, di cui il 10% digital
51
05/03/2015 ADV Express
Osservatorio FCP-Assointernet: a gennaio 2015 la pubblicità sul web cala del 10,4%
53
05/03/2015 ADV Express
Pezzini (Vanity Fair): 'Con il temporary channel dedicato al 1992 torna il format Trivia.
Oscar Marathon? Pronti a replicare con i David di Donatello'
54
05/03/2015 Engage.it
Instagram introduce il nuovo formato carousel advert
55
05/03/2015 Engage.it
BE-Wizard: al centro della settima edizione il web marketing human to human
56
05/03/2015 Engage.it
News Republic: partnership esclusiva con Madvertise per la raccolta pubblicitaria
sul mercato italiano
57
05/03/2015 Engage.it
Lead management e analytics: le sfide dei professionisti del marketing B2B
58
05/03/2015 Engage.it
Nasce Kettydo+: la nuova digital agency che fonde contenuto e tecnologia
60
05/03/2015 Engage.it
IP lancia la campagna IP Premia con l'agenzia On, che vince la gara
61
05/03/2015 Engage.it
Pubblicità online, il 2015 si apre in negativo: -10,4% a gennaio
62
05/03/2015 Engage.it
Il tracking oltre i cookie: TheOutplay e il fingerprinting
63
05/03/2015 Primaonline.it 10:50
Il marketing è morto: l'annuncio arriva da Kevin Roberts, numero uno di Saatchi &
Saatchi che dice lunga vita ai lovemark
65
SCENARIO POLITICO/ECONOMICO
06/03/2015 Corriere della Sera - Nazionale
Emma Bonino: «Iran alleato nella lotta al terrorismo»
68
06/03/2015 Corriere della Sera - Nazionale
Il premier marca gli interessi di Roma Ma la direzione diverge dagli alleati
70
06/03/2015 Corriere della Sera - Nazionale
«Su questi temi l'intesa è possibile Ma certi interessi possono frenarci»
71
06/03/2015 Corriere della Sera - Nazionale
Ermini (Pd): è una rivoluzione, aspettare 15 giorni non è un problema
72
06/03/2015 Corriere della Sera - Nazionale
LA TRANSIZIONE ACCENTUA LE LACERAZIONI NEI PARTITI
73
06/03/2015 Corriere della Sera - Nazionale
La Corte costituzionale? Negli Usa è uno spettacolo
74
06/03/2015 Il Sole 24 Ore
Con gli accordi una doppia spinta alla voluntary
75
06/03/2015 Il Sole 24 Ore
Bce, lunedì è il «Qe-day»
79
06/03/2015 Il Sole 24 Ore
Sentiero stretto tra i conti e le riforme
82
06/03/2015 Il Sole 24 Ore
Renzi e la mossa di Draghi
83
06/03/2015 Il Sole 24 Ore
Bce inflessibile sulle richieste greche
85
06/03/2015 Il Sole 24 Ore
Euro ai minimi, lo spread cade a 97 punti
87
06/03/2015 Il Sole 24 Ore
Sabelli: da riscrivere il testo sulla prescrizione
89
06/03/2015 Il Sole 24 Ore
Miccichè (Intesa Sanpaolo): «Motori del sistema-Italia per le infrastrutture nel
mondo»
90
06/03/2015 La Repubblica - Nazionale
Francoforte e i trucchi di Atene
92
06/03/2015 La Repubblica - Nazionale
Draghi:"Acquisti bond da lunedì così la Bce aiuterà la ripresa Il governo greco
rischia l'autogol" *
94
06/03/2015 La Repubblica - Nazionale
Il sindaco: "Impossibile mediare, così vado via"
95
06/03/2015 La Repubblica - Nazionale
"Flavio vuole tradire e sta studiando un'opa per scalare il partito"
97
06/03/2015 La Repubblica - Nazionale
"Vogliono condizionare la Cassazione"
98
06/03/2015 La Repubblica - Nazionale
"Il dialogo sarebbe possibile ma il premier se ne frega del reddito di cittadinanza"
100
06/03/2015 La Repubblica - Nazionale
La paura di Matteo sull'Italicum "I voti segreti saranno trappole"
102
06/03/2015 La Repubblica - Nazionale
Multa sui servizi recall a Telecom e Vodafone
103
06/03/2015 La Stampa - Nazionale
Boldrini: "Difendere l'Aula è il mio dovere"
104
06/03/2015 La Stampa - Nazionale
Orlando: "È Fi che frena la legge sulla corruzione"
106
06/03/2015 La Stampa - Nazionale
L'economia europea avanza piano malgrado il rallentamento cinese
108
06/03/2015 La Stampa - Nazionale
"A Tripoli non c'è una leadership Troppe ambiguità con gli islamisti"
109
06/03/2015 La Stampa - Nazionale
"L'Italia ha spezzato l'isolamento Ma la vera partita è a Bruxelles"
110
06/03/2015 La Stampa - Nazionale
Matteo nella tenaglia tra minoranza Pd e Forza Italia
111
06/03/2015 La Stampa - Nazionale
No alle riforme, riesplode la guerra in Fi Brunetta e Romani sono ai ferri corti
112
06/03/2015 Il Messaggero - Nazionale
Si torna al partito pesante minoranza in subbuglio
113
06/03/2015 Il Messaggero - Nazionale
Furia Silvio: torno libero, riparte il fango gossip dei giudici con i soldi degli italiani
115
06/03/2015 Il Giornale - Nazionale
«Noi in piazza col Carroccio nel Veneto tartassato»
116
06/03/2015 Libero - Nazionale
Nobile, ricca e di sinistra «Starei sulle palle anche a me»
117
06/03/2015 Libero - Nazionale
Le banche ordinano e i giornali cancellano il complotto anti Cav
120
06/03/2015 Libero - Nazionale
Le banche ordinano e i giornali cancellano il complotto anti Cav
123
06/03/2015 Il Foglio
PICCOLA POSTA
126
06/03/2015 ItaliaOggi
Se si vuole la ripresa vanno abbattute Irap e Ires
127
06/03/2015 ItaliaOggi
Google e Facebook vorrebbero lanciare l'opa sul mondo intero
129
06/03/2015 ItaliaOggi
Matteo Renzi non si pone confini
130
06/03/2015 ItaliaOggi
Ancora in utile la tv nord africana di Tarak Ben Ammar e Sawiris
131
06/03/2015 MF - Nazionale
Start di Draghi al Qe, fanno festa borse (Milano +1,2%) e spread (a 90) L'euro sotto
1,10
132
06/03/2015 MF - Nazionale
Dopo 7 anni il mattone si risveglia
134
06/03/2015 MF - Nazionale
Bcc, ipotesi riforma in due tappe
135
06/03/2015 Financial Times
EU migration chief urges member states to share burden of refugees
136
06/03/2015 Financial Times
Moncler stages big lift in sales
137
06/03/2015 The Guardian
Italian journalist stripped of World Press Photo prize
138
06/03/2015 The Guardian
EU plan to set up migrant centres in countries outside Europe's borders
139
06/03/2015 The Guardian
Michele Ferrero
141
06/03/2015 The Times
Berlusconi sings through his sentence
143
06/03/2015 Le Monde
Le " président " Draghi
144
06/03/2015 Le Monde
Silvio Berlusconi, en perspective Cavaliere
146
06/03/2015 Les Echos
L'Expo 2015 s'énonce luxe
147
06/03/2015 Il Venerdi di Repubblica
Pronti a tutto per venderci: così ci siamo trasformati in commessi viaggiatori
148
06/03/2015 L'Espresso
Nel volto di Snowden la viltà dell'Europa
149
06/03/2015 L'Espresso
Vi racconto la mia Italia come una favola
150
06/03/2015 L'Espresso
Mai più nel pantano
154
06/03/2015 L'Espresso
La pillola va giù, i fatturati vanno su
156
06/03/2015 L'Espresso
Quando liberalizzare è una cosa di sinistra
159
06/03/2015 L'Espresso
Che io vadi
160
06/03/2015 The Economist
Sliced RAI
161
06/03/2015 Time
Papal Report Card A veteran Vatican watcher sizes up Pope Francis
162
06/03/2015 Corriere della Sera - Sette
la spia sovietica che imbarazzò Jumblatt
164
IAB ITALIA
3 articoli
06/03/2015
Brand News Today
Pag. 1
Wearable, VR, la creatività, le startup. Sei fenomeni rilevanti per i brand dal
MWC
Si è chiuso a Barcellona il Mobile World Congress che sempre di più è teatro delle novità di prodotto e
conferenze di interesse per le marche. Presentiamo sei temi chiave, dalla diffusione degli wearable alle
startup da tenere d'occhio Alle pagg. 9, 10 e 11 Secondo le stime di GfK, rilasciate in occasione del MWC,
quest'anno verranno venduti 51,2 milioni di pezzi, tre volte tanto rispetto al 2014 (17.6 milioni di pezzi), e in
egual misura smartwatch ed health and fitness trackers. Lo scorso anno sono stati i secondi i più venduti
(77%), un po' perché i tracker hanno un prezzo inferiore, un po' perché il tracciamento delle attività fisiche è
percepita come la caratteristica più importante. Tuttavia quest'anno la situazione dovrebbe capovolgersi,
grazie ai nuovi smartwatch che stanno per arrivare sul mercato. Inoltre in GfK hanno rilevato una
convergenza di funzioni tra le due categorie, iniziata nella seconda metà del 2014: i tracker sono in grado di
trasmettere notifiche e messaggi; gli smartwatch hanno adottato sensori per la rilevazione del battito e
tracking delle attività posizionandosi come device ibridi. Nel 2015 questa sarà infatti la categoria con le
potenzialità di crescita più importanti, spinta anche da quei device che incorporano anche la sim e sono
quindi indipendenti dagli smartphone: il 56% delle persone intervistate ha infatti detto di essere interessata a
device che in certe situazioni permettano di lasciare a casa lo smartphone. L'altra categoria ad alto potenziale
è quella dei gioielli smart e degli accessori di design, più d'appeal per un pubblico femminile che fin ora è
stato abbastanza freddo nei confronti della categoria. La maggior parte degli acquisti avverranno nell'Europa
Occidentale (soprattutto in Germania, Francia e UK, che hanno fatto il 36% del mercato nel 2014) e nel Nord
America e saranno promossi come il regalo ideale per le prossime feste. La ricerca risale a ottobre e ha
interessato 5000 possessori di smartphone in Cina, Germania, Corea del Sud, Uk e USA. SCARICA LO
STUDIO DI GFK Il prodotto che ha riscosso le recensioni più entusiastiche è stato HTC Vive realizzato
insieme allo sviluppatore di videogame Valve (ad esempio questa di Paolo Ottolina su Corriere.it ) che rende
l'esperienza virtuale ancora più coinvolgente attraverso il movimento e l'interazione con l'ambiente circostante
(e pare non provochi nausea). Anche Playstation ha presentato il nuovo prototipo di "Project Morpheus" che
permette ai giocatori di sperimentare un senso di "presenza", ovvero di sentirsi come se fossero
effettivamente all'interno del mondo virtuale di gioco. E' ora a disposizione degli sviluppatori per creare
contenuti ad hoc in vista del lancio commerciale previsto per la prima metà del 2016. Samsung ha inoltre
lanciato in collaborazione con Oculus la versione aggiornata del visore di realtà virtuale Gear VR Innovator
Edition progettato per offrire una visione ancora più immersiva grazie a un design confortevole e a contenuti
cinematografici. I device quindi non mancano e si evolveranno sempre di più. Per renderli interessanti
bisogna ora spingere sui contenuti e sulla creazione di esperienze capaci di inscriversi nei naturali
comportamenti delle persone. E pensare magari a batterie che durino e a sistemi wireless per "non
interrompere un'emozione". Se ne è parlato in un evento organizzato da IAB e sponsorizzato da Facebook e
dal Nasdaq, riportato da AdExchanger. Secondo Lindsay Pattison, CEO di Maxus Worldwide, i clienti non si
sono ancora adattati all'ecosistema mobile e sono troppo timidi perché in fondo non lo capiscono. Come
anche non capiscono il valore aggiunto che le tecnologie programmatiche potrebbero portare anche alla
creatività, anche se il beneficio funzionale è riconosciuto, perché alla fine si vedono solo formati display poco
fascinosi e banali, secondo Mike Parker, global chief digital officer di McCann Worldgroup. Per colmare
questa frattura basterebbe apertura mentale e molto buon senso: come quello di David Sable, global CEO di
Y&R, che ha sostenuto infatti che la creatività su mobile non è radicalmente diversa da quella tv o radio o su
qualunque altro canale: «La creatività è semplicemente la storia che racconti e gli strumenti che usi per
raccontarla. L'innovazione è quello che permette di distribuire quella storia. La tecnologia non è creatività ma
IAB ITALIA - Rassegna Stampa 06/03/2015
10
La proprietà intellettuale è riconducibile alla fonte specificata in testa alla pagina. Il ritaglio stampa è da intendersi per uso privato
trend mwC
06/03/2015
Brand News Today
Pag. 1
IAB ITALIA - Rassegna Stampa 06/03/2015
11
La proprietà intellettuale è riconducibile alla fonte specificata in testa alla pagina. Il ritaglio stampa è da intendersi per uso privato
la abilita». A giugno Sable sarà presidente dei primi Cannes Data Lions, riguardo ai quali ha detto "Ho
contattato i giurati e detto loro che non sono interessato ad ogni 'digibabble' (idee connesse con il digitale che
però danno solo l'illusione di essere nuove). Voglio sapere come i dati influenzano gli insight e il targeting e
anche come impattano sulla creatività. E' quello su cui tutto il settore sta combattendo».
Foto: a sinistra ps project morpheus, in altosamsung gear vr, in basso htC vive
Foto: david sable
05/03/2015
Data Manager online
Sito Web
Kaspersky analizza i pericoli delle Connected Cars
Ad oggi l'implementazione più completa dell'Internet delle cose è costituita dalle auto moderne. In questa
videointervista, Vicente Diaz - Principal Security Analyst Kaspersky Lab Iberia, ci ha raccontato quali sono i
principali pericoli delle connected carsSpesso si parla di concetti futuristici come "casa intelligente" o "internet
delle cose", tuttavia attualmente l'implementazione più completa di tali ambienti intelligenti sono in realtà le
auto moderne.Una macchina tipica contiene decine di computer che controllano i freni, ruote, le luci, il clima e
tutto il resto. Naturalmente, i fornitori automobilistici hanno seguito la tendenza che va verso il mobile e quindi
hanno permesso l'utilizzo dei vari servizi online nelle nuove auto, rendendole "collegate". Così, è possibile da
remoto regolare l'aria condizionata in auto utilizzando lo smartphone, controllare Yelp o Google Maps
direttamente dal cruscotto della vettura, od attivare un sistema di emergenza automatico che può chiedere
aiuto e fornendo le coordinate GPS di un incidente.L'impiego diffuso di tali servizi è già alto, come dimostrato
nella recente ricerca condotta da un ramo spagnolo di Interactive Advertising Bureau (IAB).Abbiamo
intervistato Vicente Diaz - Principal Security Analyst Kaspersky Lab Iberia che ci ha raccontato quali sono i
principali pericoli.
IAB ITALIA - Rassegna Stampa 06/03/2015
12
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Hanno scelto i nostri media
05/03/2015
13:54
WallStreetItalia
Sito Web
Roma, 5 mar. (AdnKronos) - Anche in tempi di crisi l'e-commerce viaggia veloce in Italia, con tassi di crescita
del 17%, di conseguenza anche la pubblicità online cresce a doppia cifra, con un 2014 chiuso con un
incremento del 12,7%, stando ai dati di Iab Italia. Ma non sono tutte rose e fiori. Per le aziende che vendono
su Internet fare arrivare le persone sul proprio sito di e-commerce non è che il primo passo, la cosa più
difficile è convertire queste visite in acquisti, evitando che il cliente ci ripensi, lasciando miliardi di euro di
acquisti sugli scaffali virtuali. Un fenomeno, quello del 'carrello abbandonato' stimato in 32 miliardi euro
l'anno, a fronte dei 13 miliardi di euro di vendite on line registrate solo nel 2014. E' quanto valuta la start-up
'TocToc' secondo la quale "da noi molti utenti sentono la mancanza del 'commesso di negozio'" quando si
collegano per acquisti on line. Ciò che serve per recuperare le vendite 'abbandonate' è spingere "sui sistemi
di 'web interaction', cioè funzionalità come la video-chat con un assistente che migliorino l'esperienza del
cliente aiutandolo nell'acquisto, consigliando il prodotto più adatto alle esigenze e chiarendo subito aspetti
secondari, come per esempio i costi di spedizione" afferma Franceso Minolfi, Cto di 'TocToc'."I clienti online
hanno accesso a tantissime informazioni, nelle quali spesso si perdono, e per questo sentono l'esigenza di
un livello di supporto analogo a quello del commesso presente presso un negozio reale" spiega il Cto di
'TocToc', la piattaforma evoluta di 'web interaction' che consente di colloquiare in tempo reale con i visitatori
di un sito. Quattro le soluzioni studiate da TocToc per accompagnare gli acquisti sulweb come farebbe un
qualunque commesso in un negozio. Si va dalla Videochat che consente di vedere una persona reale e
questo "può rassicurare il cliente che sta effettuando un acquisto, o facilitare la richiesta di informazioni"
spiega. Quindi si può accedere alla Chat testuale, immediata, semplice ed efficace e alla Chiamata Voip in
cui TocToc può generare una chiamata VoIP direttamente a qualsiasi numero telefonico. "Con un semplice
click -aggiunge- il cliente può quindi chiamare gratuitamente dal proprio computer il call center di un
venditore". Infine il File sharing, "utile per inviare contratti da firmare, brochure o materiale informativo vario".
IAB ITALIA - Rassegna Stampa 06/03/2015
13
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In Italia corre l'e-commerce ma abbandonati nel 'carrello' almeno 32
miliardi
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41 articoli
06/03/2015
Il Sole 24 Ore
Pag. 29
(diffusione:334076, tiratura:405061)
Ecco il piano della scalata di agosto
Antonella Olivieri
di Antonella Olivieri
Sol Trujillo torna in pista per Telecom Italia. L'ex manager di AT&T ed ex ceo dell'australiana Telstra, non si
sarebbe fatto scoraggiare dalle tiepide risposte e dalle prese di distanza che il suo giro estivo nei palazzi
romani aveva raccolto. In Telecom nessuno l'ha visto. Perlomeno, a settembre il presidente Giuseppe Recchi
aveva detto tranchant: «Non ci ha mai chiamato. Per me non esiste. Non abbiamo contatti». Eppure a Roma
Trujillo aveva bussato a molte porte. Il presidente di Cdp, Franco Bassanini, sempre a fine settembre, aveva
ammesso di averlo incontrato: «L'ho visto alcuni mesi fa, ma quando ho capito che il tema era quello, gli ho
detto che aveva sbagliato indirizzo, perchè noi non siamo azionisti di Telecom Italia». Anche Raffaele Tiscar,
vice-segretario generale alla presidenza del Consiglio, aveva confermato di aver incontrato il manager
americano: «Ha un curriculum di tutto rispetto. Mi ha illustrato le sue idee». Il vice-ministro per le
Comunicazioni Antonello Giacomelli aveva invece negato di «aver mai partecipato a riunioni operative di
questo tipo perché sono determinato a rispettare uno spazio che compete a soggetti privati anche se, come
Governo, saremo altrettanto determinati a utilizzare i nostri poteri se ritenessimo che ce ne fosse bisogno».
Ma perchè il manager, con aspirazioni da finanziere, avrebbe dovuto battere anzitutto gli ambienti governativi,
o comunque esponenti di spicco del settore pubblico per approcciare una società privata?
Continua pagina 31
Continua da pagina 29
Perchè Trujillo aveva ipotizzato più di una semplice collaborazione pubblico-privato per Telecom Italia (il
trasferimento di tutta la rete fissa allo Stato) e non avrebbe perciò mai potuto andare avanti senza il sì del
Governo di Roma. Il piano, riassunto in un documento "personale e confidenziale" che porta la data del 2
agosto, sarebbe stato confezionato con la collaborazione di Francesco Sacco, docente Bocconi, uno dei tre
saggi chiamati ad affiancare Francesco Caio per dare impulso all'Agenda digitale sotto il precedente Governo
Letta e tuttora consulente governativo: il suo nome compare tra i collaboratori del piano banda ultralarga
presentato martedì dal Consiglio dei ministri.
La filosofia di base era mettere insieme un «team di esperti del settore e di investitori a lungo termine», per
un «progetto industriale di management buy-in» finalizzato al «turnaround di Telecom Italia» e a «rafforzare
Tim Brasil, anzichè farla a pezzi». Sol Trujillo si proponeva ovviamente per il ruolo di ceo della compagnia
italiana, per «lavorare in partnership col Governo e le istituzioni pubbliche», in modo da «realizzare le
ambizioni del Paese nel campo dell'information and communication technology».
Sotto il profilo finanziario, la conquista di Telecom prevedeva tre step. Il primo: ottenere sufficienti voti per
forzare un cambio del management, rilevando una quota intorno al 20% di Telecom. Chi avrebbe dovuto
mettere il quattrino? Fondi sovrani sovrani e investitori a lungo termine che, si legge nel documento del piano
di agosto, avrebbero gradito la partecipazione di un'affidabile istituzione finanziaria italiana - citando
espressamente Cdp e il suo Fondo strategico - con l'apporto di un "chip" dell'ordine di mezzo miliardo.
Il secondo step: promuovere un aumento di capitale in Telecom per raccogliere 2,5-3,5 miliardi, da destinare
allo sviluppo di nuove infrastrutture e servizi e a migliorare e ampliare la rete di distribuzione. Gli investitori
portati da Trujillo avrebbero messo sul piatto 1,5-2,5 miliardi con focus sugli investimenti nella telefonia
mobile. Secondo il piano, un altro miliardo sarebbe dovuto arrivare da un gruppo di investitori italiani guidati
sempre da un'istituzione come Cdp con focus sulla rete fissa. Corollario di questo secondo punto: comprare
una quota in Metroweb, lanciare un piano per la rete in fibra ottica, per poi trasferire la rete in una "NetCo",
appunto una nuova società per l'infrastuttura di tlc.
ADVERTISING ONLINE - Rassegna Stampa 06/03/2015
15
La proprietà intellettuale è riconducibile alla fonte specificata in testa alla pagina. Il ritaglio stampa è da intendersi per uso privato
IL DOCUMENTO
06/03/2015
Il Sole 24 Ore
Pag. 29
(diffusione:334076, tiratura:405061)
ADVERTISING ONLINE - Rassegna Stampa 06/03/2015
16
La proprietà intellettuale è riconducibile alla fonte specificata in testa alla pagina. Il ritaglio stampa è da intendersi per uso privato
Terzo step: creare entro un anno dall'ingresso del nuovo management la società della rete, con un perimetro
molto più ampio di quello discusso in passato tra Telecom e Cdp, quando si parlava di scorporare la sola rete
d'accesso. Infati oltre alla parte finale dell'infrastruttura, il piano di Trujillo prevedeva il trasferimento di tutte le
componenti non necessarie a gestire la rete mobile. Con un colpo di scena sul controllo: la rete fissa, sempre
dichiarata strategica dalla compagnia tricolore sotto tutte le gestioni manageriali dell'era privata, sarebbe
andata al 51% all'istituzione italiana, ipotizzata nella Cdp, mentre Telecom si sarebbe dovuta accontentare
del 49%. Dal trasferiment di asset e dal contratto di fornitura con Telecom, la Netco avrebbe dovuto generare
abbastanza cassa da rimborsare il debito che le sarebbe stato trasferito da Telecom e che il piano
quantificava in 19 miliardi. Sulla NetCo ci sarebbe stata la golden share dello Stato, con la possibilità di
rilevare il 100% della società della rete in ogni momento. Naturalmente, sottolineava il documento, è
importante che il regolatore non persegua una politica di ulteriore riduzione delle tariffe all'ingrosso sulla rete
fissa (quelle cioè applicate agli operatori di tlc che utilizzano il network per rivendere i servizi di telefonia ai
loro clienti) - nè rame, nè fibra - dal momento che queste sarebbero la fonte di entrate principale per la nuova
società della rete.
Un piano, quello del manager americano, da realizzare in tre anni - tempo breve anche per un private equity con tre vie d'uscita prospettate: la cessione delle azioni sul mercato, per realizzare una vera public company;
la vendita della quota di riferimento a un «investitore strategico» (un altro gruppo di tlc?), lasciando
all'istituzione italiana identificata nella Cdp il diritto di veto a fronte dell'ingresso di investitori non graditi;
formare una partnership per espandere l'attività «in Africa o nell'Est Europa/Medio Oriente».
Ad agosto il piano non era andato da nessuna parte a Roma, oggi -evidentemente con qualche necessario
aggiustamento - il dossier è stato proposto ai fondi di private equity (si veda il pezzo accanto), ma ancora,
pare, con poche chance di sfondare.
© RIPRODUZIONE RISERVATA Fondi sovrani e altri investitori a lungo termine Veicolo di investimento OPA
volontaria parziale Istituzioni finanziarie italiane Società della rete Telecom Italia Group TI Italia Spa
Forniscono capitali Aumento di capitale da 2,5/3,5 miliardi Partecipano al finanziamento per lo sviluppo
infrastrutturale Lo Stato mantiene la golden share sulla società della rete ~20% 100% 1 3 2
Foto:
LO SCHEMA DEL «PIANO TRUJILLO» DI AGOSTO
06/03/2015
Il Sole 24 Ore
Pag. 1.39
(diffusione:334076, tiratura:405061)
Niente Iva agevolata sugli e-book
La commissione Ue apre: l'anno prossimo verrà rivisto tutto il sistema di prelievo
Renato Portale
IL PRINCIPIO
Per i giudici comunitari
l'aliquota ridotta
è riservata alla fornitura
di libri che si trovano
su un supporto fisico
E-book senza Iva agevolata. La Corte di giustizia ha bocciato senza appello la normativa della Francia e del
Lussemburgo che prevedeva, per i libri digitali, la stessa aliquota Iva ridotta prevista per i libri cartacei,
confermando in pieno la tesi della Commissione che sosteneva la non conformità della legislazione nazionale
con le prescrizioni della direttiva. Intanto dalla Commissione europea si viene a sapere che, sul tema, sarà
preparata un'ampia revisione del sistema Iva. A sostenerlo è stata ieri la portavoce dell'Esecutivo Ue su
Tasse e dogane, Vanessa Mock: «La Commissione Ue - ha detto - apprezza che gli Stati membri possano
voler inserire la cultura tra le priorità della loro politica fiscale. Deve essere fatto nel quadro normativo
comunitario. Per questo motivo la Commissione intende affrontare la questione con un' ampia revisione del
sistema Iva, ora in preparazione. Speriamo di essere in grado di comunicare su questo nel prossimo anno».
Il caso
Ieri alla Corte sono state discusse le procedure di infrazione proposte dalla Commissione contro Francia e
Lussemburgo che avevano introdotto un'aliquota agevolata per la cessione di libri digitali (cause C-479/13 e
C-502/13). Secondo la Commissione, per fornitura di libri digitali o elettronici si deve intendere la fornitura, a
titolo oneroso, mediante scaricamento o trasmissione continua («streaming») a partire da un sito web, di libri
in formato elettronico che possono essere consultati su un computer, uno smartphone, un lettore di libri
elettronici (ebook reader) o qualsiasi altro sistema di lettura. Sempre secondo la Commissione, l'aliquota
ridotta per la fornitura di libri elettronici è incompatibile con gli articoli da 96 a 99, 110 e 114 della direttiva Iva,
letti in combinato disposto con gli allegati II e III di quest'ultima e con il regolamento di esecuzione 282/2011.
La Francia e il Lussemburgo si sono difesi proponendo una lettura diversa delle disposizioni normative in
quanto, a loro avviso, la fornitura di libri elettronici rientrerebbe nel punto 6 dell'allegato III della direttiva Iva o,
in via subordinata, nel punto 9 del medesimo allegato. Il punto 6 consente agli Stati membri di applicare
un'aliquota ridotta alla «fornitura di libri su qualsiasi tipo di supporto fisico, inclusi quelli in locazione nelle
biblioteche (compresi gli stampati, i fogli illustrativi e il materiale stampato analogo, gli album, gli album da
disegno o da colorare per bambini, la musica stampata o manoscritta, le mappe e le carte idrografiche o altri
tipi di carte), giornali e periodici, escluso il materiale interamente o essenzialmente destinato alla pubblicità».
Il punto 9, invece, indica, fra le prestazioni di servizi che possono essere assoggettate ad aliquote ridotte, le
«prestazioni di servizi fornite da o diritti da versare a scrittori, compositori e artisti interpreti».
La decisione della Corte
Ad avviso dei giudici comunitari la normativa di Francia e Lussemburgo è in aperto contrasto con la direttiva.
Infatti nel punto 6 dell'allegato III, la prestazione oggetto di una possibile agevolazione è la «fornitura di libri
su qualsiasi tipo di supporto fisico». Anche se il libro elettronico necessita, ai fini della sua lettura, di un
supporto fisico, quale un computer, un simile supporto non è tuttavia incluso nella fornitura di libri elettronici.
Pertanto tale disposizione non può essere applicata ai libri elettronici. La Corte fa osservare, inoltre, che
trattandosi di una norma di deroga deve comunque essere interpretata restrittivamente.
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La proprietà intellettuale è riconducibile alla fonte specificata in testa alla pagina. Il ritaglio stampa è da intendersi per uso privato
Imposta sul valore aggiunto. La Corte di giustizia ha bocciato la normativa di favore introdotta in Francia e
Lussemburgo
06/03/2015
Il Sole 24 Ore
Pag. 1.39
(diffusione:334076, tiratura:405061)
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I giudici osservano inoltre che la vendita di un libro elettronico non costituisce una cessione di beni ma una
prestazione di servizi, non potendosi il libro elettronico qualificare come bene materiale e, in particolare, un
«servizio fornito per via elettronica», cioè un servizio fornito «attraverso Internet o una rete elettronica e la cui
natura rende la prestazione essenzialmente automatizzata, corredata di un intervento umano minimo e
impossibile da garantire in assenza della tecnologia dell'informazione». L'articolo 98, paragrafo 2, secondo
comma, della direttiva Iva, esclude un'aliquota Iva ridotta ai servizi forniti per via elettronica e, pertanto, deve
applicarsi l'aliquota ordinaria. Non convince i giudici neanche la tesi secondo cui le forniture di libri elettronici
possano rientrare nell'ambito di applicazione del punto 9 dell'allegato III della direttiva Iva. Se così fosse,
infatti, il punto 6 dello stesso allegato sarebbe inutile e privo di significato.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
LA SENTENZA
01 la decisione
Francia e Lussemburgo non possono applicare un'aliquota Iva ridotta alla fornitura di libri elettronici. Lo
stabilisce una sentenza della Corte di giustizia dell'Unione europea che accoglie i ricorsi presentati dalla
Commissione europea
02 LE ALIQUOTE BOCCIATE
Francia e Lussemburgo applicano rispettivamente alla fornitura di libri elettronici Francia e Lussemburgo
applicano rispettivamente un'aliquota Iva del 5,5% e del 3%, ma per la Corte violano la direttiva europea
sull'Iva, che regola il sistema comune d'imposta sul valore aggiunto
03 I RILIEVI
La Corte rileva innanzitutto che un'aliquota Iva ridotta può essere applicata unicamente alle cessioni di beni e
alle prestazioni di servizi, in particolare la «fornitura di libri su qualsiasi tipo di supporto fisico». E trae la
conclusione che l'aliquota ridotta è applicabile in caso di fornitura di un libro che si trovi su un supporto fisico.
Per questo «se è vero che il libro elettronico necessita, per poter essere letto, di un supporto fisico (quale un
computer), un simile supporto non è tuttavia fornito con il libro elettronico»
04 I TIPI DI SUPPORTO
La Corte constata che la direttiva Iva esclude ogni possibilità di applicare un'aliquota ridotta ai «servizi forniti
per via elettronica». Secondo la Corte, la fornitura di libri elettronici costituisce un servizio di questo tipo e
quindi respinge l'argomento secondo cui la fornitura di libri elettronici costituirebbe una cessione di beni, e
non un servizio. «Solo il supporto fisico che consente la lettura dei libri elettronici può essere qualificato come
"bene materiale", ma un siffatto supporto non è presente nella fornitura dei libri elettronici», spiega la Corte
IMAGOECONOMICA
06/03/2015
Il Sole 24 Ore
Pag. 45
(diffusione:334076, tiratura:405061)
Cinquanta milioni per la sicurezza online
Maria Adele Cerizza
Il Programma Horizon 2020 finanzia progetti innovativi per la sicurezza informatica, in particolare per quanto
riguarda le "infrastrutture critiche". E cioé il sistema elettrico ed energetico, le varie reti di comunicazione, le
reti e le infrastrutture di trasporto persone e merci , il sistema sanitario, i circuiti economicofinanziari, le reti a
supporto del Governo, delle Regioni ed enti locali, quelle per la gestione delle emergenze. L'obiettivo è di
ridurre i tempi di risposta in caso di un cyber-incidente che colpisca le reti di comunicazione e di
informazione, nonché contenere al massimo la possibilità di abusare delle tecnologie dell'informazione della
comunicazione come veicolo per commettere crimini informatici come il cyber-terrorismo.
Sono tre gli inviti in uscita il 25 marzo riguardanti la sicurezza informatica. Il budget complessivo disponibile è
di 50,2 milioni, mentre la scadenza per presentare i progetti è il 27 agosto.
Le tre «calls» finanziano (al 70% dei costi del progetto) azioni innovative: beneficiarie sono le Pmi - in
partenariato con Università o Istituti di ricerca - per progetti su temi come il rilevamento precoce delle
anomalie, soluzioni anti-malware e lo sviluppo di raffinati sistemi di sicurezza in grado di contrastare gli
attacchi informatici.
Il primo invito riguarda «il ruolo delle tecnologie (Itc) per la protezione delle infrastrutture critiche» (codice DS03-2015); il secondo - «informazioni guidate per la gestione della sicurezza informatica» (codice DS-04-2015)
- finanzia progetti pilota che dovranno stabilire e validare gli strumenti e le tecniche che facilitino la gestione
delle fonti di informazione interne ed esterne legate alla gestione della sicurezza informatica. Il terzo invito sui
«servizi fiduciari elettronici» (codice DS-05-2015) ha come obiettivo la messa in sicurezza delle firme
elettroniche e della posta elettronica certificata.
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La proprietà intellettuale è riconducibile alla fonte specificata in testa alla pagina. Il ritaglio stampa è da intendersi per uso privato
Horizon 2020. Tre inviti a presentare progetti per il contrasto al cyber-terrorismo su infrastrutture energetiche
e di comunicazione
06/03/2015
La Repubblica - ed. Bologna
Pag. 29
(diffusione:556325, tiratura:710716)
Come stanno cambiando le regole del web marketing? Esperti da tutto il mondo interverranno a BE-Wizard
(Rimini, Palazzo dei Congressi 20 e 21 marzo) illustrando le novità in materia con particolare riferimento ai
settori turismo ed e-commerce.Tra gli oltre 50 nomi autorevoli attesi alla due giorni Bryan Kramer, per la
prima volta in Italia, inserito al 26° posto nella classifica dei CEO più influenti in campo social al mondo e tra i
50 CEO più seguiti su Twitter dall'Huffington Post, oltre che tra i 25 World Top Influencer secondo Forbes.
Kramer è padre della teoria del web marketing human to human (illustrata nella sua recente pubblicazione
"There is No More B2B or B2C: It's Human to Human #H2H") che sarà il tema centrale dell'evento e per la
quale suggerirà strategie e best pratice. Altro stratega internazionale in arrivo a Rimini, Julius van de Laar,
social media strategist per entrambe le campagne elettorali di Barack Obama (2007 e 2012), rivelerà come
sviluppare una strategia di marketing online efficace in grado di far emergere il messaggio su tutti gli altri. E
ancora, in arrivo direttamente dalla Silicon Valley, il web marketing one to one secondo Justin Cutroni,
elencato tra i più influenti e attivi partecipanti al dibattito in ambito Analytics dalla Digital Analytics
Association.Tra gli esperti italiani Ilaria Barbotti, leader della community Instagramers Italia - la più
importante, strutturata e attiva al mondo - che parlerà di web marketing via Instagram; Fabio Lalli, digital
strategist specializzato in progetti mobile e wearable, e il torinese Raoul "Nobody" Chiesa, uno dei primi
hacker italiani, attualmente consulente speciale in materia di crimine informatico per l'agenzia UNICRI delle
Nazioni Unite e per il Ministero della Difesa, che tratterà il tema della sicurezza dei dati.www.be-wizard.com
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RIMINI-BE-WIZARD SI PARLERÀ DI WEB MARKETING
06/03/2015
ItaliaOggi
Pag. 4
(diffusione:88538, tiratura:156000)
Internet , pubblicità a -10,4% a gennaio
Internet, pubblicità a -10,4% a gennaio. Secondo i dati di fatturato rilevati dall'Osservatorio Fcp-Assointernet
per il mese di gennaio 2015, confrontati con lo stesso periodo 2014, le inserzioni online hanno segnato
complessivamente un calo del 10,4%, con in particolare il web a -10,5%, il mobile a -7,1%, i tablet a -2,1% e
le smart tv-console a -33,6%. «Per gli investimenti in internet, il 2015 parte col segno meno», ha dichiarato
ieri il presidente di Fcp-Assointernet Roberto Zanaboni. «Anche nel 2014 l'avvio era stato problematico con
un successivo recupero nel corso dell'anno che ha consentito una chiusura in positivo e un aumento della
quota d'internet sul totale investimenti pubblicitari. Va sottolineato che la essione di gennaio s'inserisce in un
quadro generale di mercato che resta permeato da incertezza e discontinuità. Tuttavia rispetto al passato gli
indicatori di una ripresa appaiono più consistenti e così i presupposti per ricominciare a crescere».
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CHESSIDICE IN VIALE DELL'EDITORIA
06/03/2015
MF
Pag. 12
(diffusione:104189, tiratura:173386)
Elena Dal Maso
Ha come clienti i gruppi della grande distribuzione, le società assicurative e i partiti politici. Ma anche la
moda. E ristoranti, negozi e liberi professionisti quali i dentisti che usano il servizio di messaggistica per
avvisare gli iscritti alla propria mailing list di appuntamenti e offerte. È il core business di Mobyt, società di
Ferrara (ha sedi anche a Trento, Arezzo, Parigi, Marsiglia e Boston) sbarcata sul segmento Aim di Borsa
Italiana ieri mattina. Ha esordito a 2,4 euro e chiuso a 2,388, con un ribasso dello 0,5% dopo una giornata
intensa. La società ha debuttato con una capitalizzazione di 30,6 milioni e un flottante pari al 14% del
capitale. Intende utilizzare i 4,5 milioni raccolti con l'ipo (sottoscritti per il 60% da investitori istituzionali esteri)
per crescere, soprattutto per linee esterne. «Nel 2015 acquisiremo diverse aziende», ha spiegato l'ad, Giorgio
Nani, sottolineando che lo shopping avverrà soprattutto nel campo dei servizi sms, settore in cui l'azienda
realizza la gran parte del fatturato, pur essendo attiva anche nei servizi mail e di web marketing. Nel 2014
Mobyt ha acquisito Amm spa, società che faceva parte del gruppo Aruba e specializzata proprio nel web
marketing: «Gestisce 5 mila siti dove noi possiamo inserire banner pubblicitari e poi seguire gli utenti
attraverso il servizio di messaggistica», ha spiegato Nani. I maggiori competitor di Mobyt sono, fra gli altri, le
società di telecomunicazioni, «con la differenza che noi siamo in grado di attivare lo stesso servizio molto più
velocemente, in soli 15 minuti», ha raccontato Nani. La società si fa pagare in anticipo dai clienti i pacchetti di
messaggi prepagati che verranno usati successivamente. Mobyt ha chiuso il primo semestre 2014 con 9,9
milioni di euro di ricavi, dovrebbero essere in previsione 20 per l'intero anno (erano stati 17,1 milioni nel 2013)
con un ebitda margin pari al 7,6%. Il 30% del giro d'affari viene realizzato all'estero. (riproduzione riservata)
ADVERTISING ONLINE - Rassegna Stampa 06/03/2015
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Mobyt debutta all'Aim tra alti e bassi
06/03/2015
Il Venerdi di Repubblica - ed. N.1407 - 6 marzo 2015
Pag. 42
(diffusione:687955, tiratura:539384)
TUTTI SU INTERNET : GLI OVER 65 ORA FANNO RETE
Andrea Gaiardoni
dare risalto a tutto ciò che può interessare un anziano: storie, interviste, iniziative e appuntamenti, dal Welfare
al tempo libero, dalla medicina alla cultura. «Nelle ultime rilevazioni l'Audiweb parla di oltre due milioni di
italiani tra i 55 e i 74 anni che navigano quotidianamente sul web» spiega Anita D'Asaro, che con Ascania
Baldasseroni ha ideato e curato il progetto. «Il nostro sito si rivolge a loro. Con una finalità ben precisa: far
emergere la voglia di reagire alle piccole o grandi difcoltà legate all'avanzare dell'età. La voglia di
ricominciare, appunto. Anche come antidoto alla solitudine». Testimonial d'eccezione è l'attrice Simona
Marchini, che legge in video l'agenda settimanale con informazioni e consigli di vario genere. «Credo che la
vita meriti rispetto e che debba essere vissuta fino alla fine con entusiasmo» commenta l'attrice, «la vecchiaia
può essere faticosa, è vero, ma per noi stessi e per chi ci sta intorno dobbiamo fare uno sforzo in più.
Ciascuno di noi, con il proprio esempio. Perciò ho accettato di dare il mio contributo a 65perricominciare .it.
Dobbiamo continuare a cercare con un sorriso ciò che può farci star bene, ciò che può tenere viva la nostra
curiosità. Il mondo è un posto meno orribile di quello che ci viene quotidianamente raccontato. MILANO.
Avete presente l'immagine dell'anziano, pensionato, seduto sulla panchina del parco a dar da mangiare ai
piccioni? Be', potete anche cancellarla. È l'emblema di un passato che (quasi) non esiste più. Ormai gli over
65, che per convenzione è la soglia di età oltre la quale si può essere definiti anziani, sono considerati una
risorsa tutt'altro che esaurita. Tanto che l'Organizzazione mondiale della sanità (Oms) ha lanciato un piano
d'azione per l'invecchiamento attivo. Dove attivo sta per produttivo, dinamico. Non sono cifre di poco conto: in
Italia gli anziani sono oltre 12 milioni, pari a circa il 20 per cento della popolazione. E le proiezioni Istat
stimano quasi un raddoppio entro il 2040 (oltre 20 milioni, 35 per cento del totale). Insomma, un esercito
sempre più numeroso e sempre più al passo con la tecnologia. Ed è a questo esercito di donne e uomini che
si rivolge 65perricominciare.it , il settimanale on line nato proprio con l'intento di NICOLA MARFISI /
FOTOGRAMMA
Foto: A sinistra, la home page del sito 65perricominciare.it dedicato agli utenti più anziani
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GLI ANZIANI AUMENTANO E TRASCORRONO SEMPRE PIÙ TEMPO AL COMPUTER . COSÌ È NATA
L'IDEA DEL SITO PER CHI AFFRONTA L'AVANZARE DELL'ETÀ
06/03/2015
L'Espresso - ed. N.10 - 12 marzo 2015
Pag. 148
(diffusione:369755, tiratura:500452)
Senza Steve Jobs Apple mangia il mondo
Vendite record, utili stellari, una liquidità smisurata. L'azienda di Cupertino va meglio adesso che ai tempi del
suo guru. Con un po' meno genio, ma con più cinismo e semplicità
Fabio Chiusi
SIATE AFFAMATI, siate folli, diceva Steve Jobs nel suo celebre discorso a Stanford del 2005 riassumen do
lo spirito che ha animato il suo genio e quello della sua creatura, Apple. A quattro anni dalla sua scomparsa e
dal passaggio di consegne a Tim Cook, il gigante di Cupertino ha perso la follia, ma non l'appetito.
Soprattutto, non l'hanno perso i suoi seguaci, che hanno smentito ogni profezia di sventura. Per
convincersene, basta scorrere i risultati fnanziari dell'azienda: il fattu rato, per l'ultimo trimestre del 2014, ha
raggiunto i 74,6 miliardi di dollari; il profitto, quota 18 miliardi. Per il "Guardian" è «il più elevato di sempre per
qualunque impresa», perfno supe riore di quello di colossi energetici come ExxonMobil e Gazprom. Con 178
miliardi di liquidità e un valore borsistico in continua ascesa - tutte cifre senza eguali - per Apple ora il
problema è prima di tutto capire che fare di quella montagna di denaro. La Cnn, in un esercizio teorico, ha
ricordato che basterebbe per comprare Disney o Amazon; Howard Silverblatt, di Standard & Poor's, ha notato
che, se lo volesse, Apple potrebbe distribuire 556 dollari a ciascuno dei 320 milioni di cittadini americani. Più
concreta mente c'è chi, come l'azionista Carl Icahn, chiede un riacquisto più consistente di azioni proprie per
aumentarne il valore, e chi invece ritiene sia la strada sbagliata, quella che potrebbe condurre davvero
laddove l'azienda dovrebbe già trovarsi oggi, secondo svariati ana listi: in un eterno rimpianto del fondatore
prematuramente scomparso. Fedeli senza Messia. Ma non è affatto banale che la Apple a guida Cook non
stia vivendo quella pesante eredità come un fardello. La cultura aziendale, per esempio, è la stessa: essere i
miglio ri nel creare prodotti capaci di coniugare innovazione, semplicità e bellezza, con un focus sull'estetica
tale da considerare i designer - a partire dall'ideatore delle linee di iPod, iPad e iPhone, Jonathan Ive - alla
stregua di sacerdoti del Verbo della multinazionale. Oggetti, ma rivoluzionari, che mirano a "cambiare il
mondo" ed entrare in connessione emotiva con gli acquirenti. C'è poi quella che Adam Lashinsky ha
chiamato "l'eleganza del rifiuto", il concentrarsi su pochi prodotti - quelli che stanno tutti insieme su un unico
tavolo: era il criterio di Jobs. Dal mani festo del marketing di Apple, steso agli albori da Mike Makkula, a oggi,
la flosofia è rimasta la stessa. Le critiche, pure. C'è chi ricorda che l'azienda non produce una reale in
novazione dall'iPad, nel 2010. Oggi gli occhi sono tutti puntati sull'orologio intelligente al lancio il 9 marzo, ma
comunque vada è facile ribattere a chi, come Yukari Kane, argomenta che la nuova dirigenza non sta
«reinventando il mondo» ma «arroc candosi a fare quadrato»; e che, tutto sommato, non è stata Apple a
inventare let tori mp3, tablet e smartphone: semplicemente, per così dire, l'azienda ne ha fatto oggetti di
culto, per cui passare una notte all'addiaccio, in coda. Nelle parole del vicepresidente e responsabi le del
software, Craig Federighi: «Nuovo è semplice, migliore è diffcile». Le vendite record del telefonino della Mela
negli ultimi tre mesi, 34 mila all'ora per due terzi del fatturato, dimostrano che Apple ci sta riuscendo
nonostante la scomparsa del suo genio. La domanda, naturalmente, è quanto possa ancora durare l'idillio coi
fedeli senza il Messia. Per provare a comprenderlo, bisogna guardare innanzitutto ai cambiamenti apportati
da Cook all'azienda. Certo, l'erede non ha il carisma del predecessore, ma non è detto sia indispensabile. Il
nuovo amministratore delegato, per esempio e contrariamente a Jobs che amava pranzare da solo con Ive,
fa spesso capolino alla mensa aziendale, sedendo e chiacchierando con gli impiegati. Chris Blackhurst su
"The Independent" ha riassunto il nuovo stile di leadership scrivendo che l'immaginario hippy degli esordi ha
lasciato lo spazio a «semplicità e cinismo», in particolare quello per tramutare il fascino che da sempre Apple
proietta sui suoi clienti in una sorta di prigionia che li vede costretti a inseguire l'ultima evoluzione dei suoi
prodotti, anche se non sempre realmente necessaria - un esercizio che alla lunga potrebbe stancare. Quanto
alla semplicità, potrebbe essere insieme un fattore chiave nei risultati odierni e nel loro non perdurare. In
senso positivo, è quella che Cook ha implementato sotto la sua guida: meno segretezza, traduce Bloomberg,
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Hi-tech
06/03/2015
L'Espresso - ed. N.10 - 12 marzo 2015
Pag. 148
(diffusione:369755, tiratura:500452)
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gruppi di lavoro allargati nel numero e, soprat tutto, meno specializzati. Le persone, dice Cook, ora «si
combinano l'una con l'altra al punto di non poter dire più chi lavora dove». La scommessa dell'iCar. L'Apple
Wa tch sarà il primo banco di prova per questi team interdisciplinari, ma il risvolto della medaglia potrebbe
cominciare a presentarsi nel caso l'azienda dovesse mettere troppi prodotti sul tavolo. L'esempio cui tutti gli
esperti fanno riferimento è la possibile immis sione di Cupertino nel mercato delle automobili, da un lato nella
guerra lanciata a Google - il vero concorrente, secondo Cook - per il dominio del pan nello di controllo "touch"
e integrato con le funzionalità degli smartphone, e dall'altro per sfdare Mountain View con una vera e propria
vettura elettrica che si autoguida. Il progetto secondo il "Financial Times" vedrebbe già al la voro dozzine di
esperti in una sede segreta a Silicon Valley, ma se il mercato dell'auto negli Stati Uniti è in crescita, e i
margini di proftto potrebbero non essere un problema per chi ha fatto dell'inventarseli laddove non c'erano pc e telefonini - un marchio di fabbri ca, è altrettanto vero che si tratta di un settore terribilmente competitivo,
molto regolamentato e in cui diffcilmente il solo design basterebbe a fare la differenza. E resta ancora bene
da capire che se ne farà Apple del servizio di musica in streaming Beats, pagato ben tre miliardi. Il rischio è il
riproporsi della situazione precedente al ritorno di Jobs, nel 1997: troppa carne al fuoco. Ci sono poi le
questioni giudiziarie, dai continui scontri con Samsung per i brevetti all'accusa di aver cospirato con cinque
dei principali editori statuniten si per falsare al rialzo il prezzo degli ebook, danneggiando Amazon. C'è
l'accusa di eludere il fsco, più attuale che mai visto il rinnovato interesse del legislatore nazionale ed europeo
per la questione - che, sia chiaro, riguarda svariate multinazionali di ogni settore. E ci sono le cicliche ondate
di indignazione per il suo fare ricorso a fornitori cinesi che hanno più volte mostrato scarso o nullo riguardo
per le condizioni dei lavoratori, a cui Apple ribatte sostenendo di essere stata essa stessa a segnalare i
problemi, laddove ci sono, e tentare di porvi rimedio. In cerca di etica. Ma ci si attende di più se, come è vero,
è Cook e non Jobs ad avere impresso all'azienda una forte sensibilità sui temi etici e dei diritti ci vili. Jobs
riteneva la flantropia insuffciente a risolvere i problemi del mondo, e Cook invece vi investe. Sotto la nuova
dirigenza, a febbraio, Apple ha annunciato investimenti per 1,7 miliardi di euro per rendere i data center di
Galway, in Irlanda, e nello Jutland centrale, in Danimarca, completamente ecologici. Ed è Cook a essersi
dichiarato gay dando corpo ai suoi proclami sull'importanza della lotta alla discriminazione così come, più di
ogni altro, a essersi opposto all'idea dell'intelligence a entrambi i lembi dell'Atlantico di inserire accessi
preferenziali (backdoor) per i governi in software e hardware, così da renderli perfettamen te intelligibili alle
spie. Se insomma il flosofo politico Evgeny Morozov poteva rinfacciare al fondatore (nel pamhplet edito da
Codice "Contro Steve Jobs") di disinteressarsi al ruolo complessivo di Apple nel rap porto tra tecnologia e
società, oggi ciò non è più vero. Per ragioni anche di interesse, dato che Cook ha buon gioco nel dire che per
la sua azienda - contra riamente a Google e Facebook - «tu non sei il prodotto», ma è innegabile che la presa
di posizione sia la più netta dell'era post-Snowden. Da "ribelli" a establishment. Altrettanto innegabile tuttavia
è che tutto sia cambiato da quando, introducendo il Macintosh, Apple poteva giocare sul suo ruolo di rottura
dei monopoli ac quisiti con la celebre pubblicità che proclamava: «Il 24 gennaio vedrete perché il 1984 non
sarà come "1984"» il romanzo distopico di George Orwell. Al contrario, oggi la sua mannaia in fessibile sul
controllo delle app disponibili nel suo negozio virtuale e la totale chiusura al mondo del codice aperto
preoccupano i pensatori più raffnati della società iperconnessa. Uno di loro, Dan Gillmor, ha scritto su
"Medium" proprio negli scorsi giorni perché lui stesso, tra i primi ad abbracciare i prodotti Apple, abbia deciso
di abbandonarli per sostituirli con software libero, e con un telefoni no Android. «Stiamo perdendo il controllo
su strumenti che un tempo promettevano pari opportunità nell'espressione e per l'innovazione», scrive
Gillmor, che poco oltre si spinge fno a defnire Apple «pericolosa per il fu turo delle reti aperte e della
tecnologia controllata dall'utente». Comunque la si pensi, la retorica dei "ribelli" che fece la fortuna della co
municazione di Jobs non funziona più, e i nuovi messaggi sono più deboli. Lo stesso copywriter Ken Segall,
che ha lavorato a stretto contatto col genio scomparso per la celebre campagna "Think Different", racconta
(nel libro "Dopo Steve Jobs'" di Yukari Kane) che in passato la pubblicità dell'azien da comunicava i suoi
slogan «indirettamente, attraverso immagini capaci di stupire e parole che spingevano le persone a
06/03/2015
L'Espresso - ed. N.10 - 12 marzo 2015
Pag. 148
(diffusione:369755, tiratura:500452)
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La proprietà intellettuale è riconducibile alla fonte specificata in testa alla pagina. Il ritaglio stampa è da intendersi per uso privato
identifcare la parte migliore di sé con le aspirazioni dell'azienda». Oggi invece, riassume Kane, sono solo un
modo per «ribadire che Apple è ancora grande». Ma dalla vetta, prima o poi, non si può che scendere. Foto:
P. Dasilva - Polaris / Photomasi
I numeri della Mela
178 miliardi di dollari : la liquidità di cui dispone Apple 74,6 miliardi di dollari : fatturato primo trimestre fscale
2015 18 miliardi di dollari : proftto primo trimestre fscale 2015 192,7 milioni : gli iPhone venduti nel 2014 34
mila : gli iPhone venduti ogni giorno nell'ultimo trimestre 2014 19,7% : la quota di Apple nel mercato dei
telefonini 76,6% : la quota di Android 54,4 miliardi di dollari : i proftti offshore "a malapena tassati" secondo
Bloomberg (ottobre 2014) 450 milioni di dollari : la cifra patteggiata da Apple per l'accusa di aver gonfato il
prezzo degli e-book (ma condizionata all'appello in corso, che potrebbe ridurla a 70 milioni o azzerarla) 98
mila : i dipendenti diretti di Apple nel mondo (al netto di tutto l'indotto)
Due datacenter giganti per gli utenti europei La Apple investe in Europa. Spenderà infatti 1,7 miliardi di
euro per costruire due data center. Si tratta di strutture da 166 mila metri quadri l'una, entrambe alimentate al
100 per cento da energia rinnovabile. Sorgeranno l'una in Danimarca e l'altra nella contea di Galway, in
Irlanda - Paese dove già ha sede il quartier generale europeo della società - e serviranno a potenziare servizi
online come iTunes Store, Maps e Siri. Già altre aziende americane, come Amazon, hanno impiantato dei
server nel Vecchio Continente, anche per venire incontro alle preoccupazioni degli europei sulla privacy dei
propri dati. Il Parlamento europeo, peraltro, sta pensando a multe salate, anche di 100 milioni, per le aziende
che violano la protezione dei dati. Una questione che s'incrocia con i sospetti di evasione fiscale, che
dall'Italia alla Francia inseguono Apple e altri colossi. Non tutti comunque ritengono che l'operazione possa
portare nuovi posti di lavoro in Europa. La rivista "Fortune" ha infatti fatto notare che il centro dati Apple della
North Carolina, costato un miliardo di dollari, impiega solo 50 dipendenti a tempo pieno. Daniele Castellani
Perelli
Foto: Il numero uno di Apple Timothy "Tim" Cook, 54 anni
Foto: Apple Store a Shanghai, nel distretto finanziario di Lujiazui (Shangai Ifc)
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Brand News Today
Pag. 1
Tonfo della pubblicità online a gennaio, -10,4% secondo i dati FCP
A pag. 15 Per la pubblicità online il 2015 si apre con un pesante segno meno, secondo i dati rilevati
dall'Osservatorio FCP-Assointernet. Gli investimenti a gennaio 2015 sono calati del 10,4% rispetto allo stesso
periodo del 2014, con Web a -10,5%, Mobile a -7,1%, Tablet a -2,1%, Smart TV/Console a -33,6%. Il
presidente di FCP-Assointernet Roberto Zanaboni commenta: "Per gli investimenti in Internet il 2015 parte col
segno meno. Anche nel 2014 l'avvio era stato problematico con un successivo recupero nel corso dell'anno
che ha consentito una chiusura in positivo e un aumento della quota di Internet sul totale investimenti
pubblicitari. Va sottolineato che la flessione di Gennaio si inserisce in un quadro generale di mercato che
resta permeato da incertezza e discontinuità. Tuttavia rispetto al passato gli indicatori di una ripresa appaiono
più consistenti e così i presupposti per ricominciare a crescere". clicca qui per scaricare la tabella con tutti i
dati
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investimenti
06/03/2015
Brand News Today
Pag. 5
Madvertise, concessionaria di pubblicità mobile, annuncia l'inizio di una partnership esclusiva con News
Republic per il mercato italiano. News Republic è un'azienda del mondo mobile e media che mira a fornire
informazioni e notizie rilevanti a cittadini impegnati. Lo realizza in più di 42 Paesi e in 7 lingue. In Italia, News
Republic ha affidato a madvertise la raccolta pubblicitaria per le sue applicazioni News Republic, Appy Geek
ed Appy Gamer, rispettivamente dedicate all'informazione a 360 gradi, alle news tecnologiche e agli
appassionati di gaming. Attraverso News Republic, Appy Geek e Appy Gamer l'utente compone
personalmente la propria homepage scegliendo tra più di 1 milione di temi.
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NEWS REPUBLIC / RACCOLTA PUBBLICITARIA DELLE APP IN ITALIA /
MADVERTISE
06/03/2015
DailyMedia
Pag. 1
(diffusione:15000, tiratura:15000)
Vittorio Parazzoli
L'azienda di cui è responsabile comunicazione Michele Pontecorvo rilancia il brand a target femminile. Il
budget complessivo è di 9 milioni, più 2 per l'evento milanese 17 riposizionamento di Acqua Vitasnella in
un'area di responsabilità sociale con creatività di Saatchi&Saatchi; la messa a punto del nuovo spot per il
brand che dà il nome al Gruppo, su cui sta lavorando Havas Worldwide Milan; la conferma anche per
quest'anno del budget complessivo di 9 milioni di euro investiti nel 2014 con planning di Vizeum; e un extrabudget di circa 2 milioni stanziato per sostenere le attività di comunicazione legate a Expo: sono queste le
principali novità di Ferrarelle per il 2015 così come sono state anticipate a DailyMedia, ieri, dal suo
responsabile comunicazione corporate e csr Michele Pontecorvo. Per quanto riguarda il primo, citato, brand,
con l'agenzia guidata da Giuseppe Caiazza è stato sviluppato il progetto "The Perfect Woman" che, per ora,
vivrà essenzialmente online con planning del video di 150" che partirà al più tardi in occasione della Festa
della Donna ma forse anche prima, tra domani e dopodomani. «L'iniziativa - ha spiegato Pontecorvo - nasce
dal desiderio del brand di sensibilizzare tutte le donne sull'importanza di partire da se stesse per ricercare il
proprio modello di bellezza: un modello che, libero da stereotipi e condizionamenti esterni, risulterà per
questo unico. Acqua Vitasnella da sempre è al fianco delle donne attente al loro benessere psico-fisico e con
questo video vuol lanciare un chiaro e forte messaggio: il concetto di bellezza è personale, e anche
l'autostima, la capacità di accettarsi e di volersi bene, aiutano a renderci più belli». "The Perfect Woman" è un
vero e proprio esperimento sociale: nel video, una ragazza decide di accettare l'annullamento della propria
personalità e di sottoporre il suo corpo al giudizio di otto sconosciuti. La protagonista è all'interno di uno
studio, ripresa da diverse telecamere, accettando consapevolmente di usare il suo corpo come una tela
bianca sulla quale effettuare ogni tipo di modifica. Infatti, attraverso un complesso sistema di video mapping,
gli otto sconosciuti hanno la possibilità di cambiare il corpo della donna in tempo reale, intervenendo tramite
un software sviluppato appositamente per l'esperimento. Una grande innovazione rispetto a quanto tentato
finora in termini di projection mapping: la sfida è consistita nel proiettare i cambiamenti direttamente su volumi
in 3D anziché utilizzare solamente un make-up digitale. Zigomi, labbra, fianchi, addome, gambe: le modifiche
richieste si sommano l'una con l'altra, conferendo alla donna un aspetto artificiale. La protagonista diventa
così interprete di un messaggio rivolto alla sensibilità femminile: inutile sforzarsi di piacere a tutti e plasmarsi
ai giudizi degli altri, la bellezza perfetta non esiste e ogni donna sarà sempre bellissima essendo
semplicemente se stessa, al meglio. Un approccio molto simile, soprattutto in termini valoriali, a quello della
notissima campagna internazionale di Dove e che l'azienda sta valutando se portare anche in tv (su Mtv e
selezionati canali tematici) con riduzioni a spot del film prodotto da Unit9. Già dal 12, intanto, l'intero video (su
cui hanno lavorato il dce Agostino Toscana, i cd e art Alessandro Orlandi e Manuel Musilli, e i copy Antonio
Di Battista e Leonardo Cotti) passerà anche nel circuito Moviemedia: per due settimane su 400 schermi del
circuito come "Super Spot" e nella terza anche nei restanti 486 in break. In tv, per ora, con un primo flight di
due settimane cui ne seguiranno via via altri fino a settembre, viene invece riproposto lo spot "Zip" del 2014,
sempre di S&S e che, nei mesi estivi, verrà integrato anche con annunci stampa. L'innovazione valoriale
dell'"acqua che elimina l'acqua" viene attivata anche con l'hashtag #MeStessaAlMeglio, per un continuo
rimando tra il video visibile sui siti a target e i social e le giovani consumatrici convinte che sia giusto "non
lasciare dire a nessuno come devi essere". Il marketing digitale è seguito da Ambito5, la social media agency
che fa parte di S&S stessa. Tra l'altro, per Acqua Vitasnella - il cui video verrà proposto anche a livello
internazionale, adeguatamente sottotitolato - verrà intensificato il legame anche con le blogger fashion e con
questo ambiente in genere grazie alla nuova partnership stipulata con la Camera della Moda. Alla
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Gruppo Ferrarelle: adv "csr" per Acqua Vitasnella con S&S; a maggio
Ferrarelle andrà on air e all'Expo
06/03/2015
DailyMedia
Pag. 1
(diffusione:15000, tiratura:15000)
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La proprietà intellettuale è riconducibile alla fonte specificata in testa alla pagina. Il ritaglio stampa è da intendersi per uso privato
promozione di questo brand sono destinati 4 dei 9 milioni di euro (di cui oltre il 10% per il web) stanziati
anche quest'anno dal gruppo per la sua comunicazione, con gli altri 5 che sosterranno Ferrarelle, per il quale
marchio l'agenzia guidata da Dario Mezzano sta realizzando la nuova creatività, che verrà lanciata a maggio
su tv, stampa e social, integrati dalla radio nei periodi di promozione. Diversamente dal precedente format,
che era la serie realizzata da Leone Pompucci nel 2013 con protagonista Alessandro Gassmann, questa
volta si punterà su un solo spot e senza testimonial (la creatività potrebbe puntare sulle variazioni anagrafiche
di cui beneficia una coppia che beve quest'acqua). Infine, il Gruppo, che segue internamente le strategie di
btl, ha messo a punto anche tutto il piano di visibilità di Ferrarelle a Milano per Expo 2015, che si basa su un
accordo con IGP Decaux che si articola in una domination alle Stazioni di Cadorna e Garibaldi, l'abbigliaggio
di una delle navette Malpensa Express (per tutto l'anno con esclusività merceologica), di due tram (un Sirietto
e un Darsena) e manifesti nelle stazioni della metropolitana e sulle pensiline delle fermate degli autobus, con
nuovi soggetti della campagna "Sagome" ideata da Havas W. Milan nel 2014. Saranno inoltre organizzati
eventi con i partner istituzionali del Gruppo: Ferrarelle sarà "Acqua Ufficiale" de "La via lattea", una marcia
organizzata per il 2 maggio dal FAI con partenza da piazza Duomo, dove sarà installata un'opera di
Michelangelo Pistoletto che il Fondo Ambientale donerà alla città; sosterrà la messa in scena alla Scala, a
maggio, dell'opera CO2 di Giorgio Battistelli su libretto di Al Gore, strettamente legata alle tematiche
ecologiste dell'Esposizione Universale, e sarà l'"Acqua Ufficiale" del padiglione di Slow Food,
sponsorizzandone anche le attività editoriali. Il budget per queste iniziative è di circa 2 milioni di euro.
Foto: Michele Pontecorvo
Foto: Un annuncio di Ferrarelle legato ad Expo 2015
06/03/2015
DailyMedia
Pag. 1
(diffusione:15000, tiratura:15000)
FHP-Vileda punta su tv e web; l'investimento 2015 arriva a 4 milioni, in crescita del 30% 13 FHP-Vileda
incrementa nel 2015 gli investimenti pubblicitari a sostegno dei nuovi lanci e conferma un media mix che
vede protagonista la televisione integrata dal planning sulle piattaforme digitali. A dirlo a DailyMedia è stato
ieri il country manager Fiorello Bianchi. «Siamo reduci da un 2014 molto positivo sul fronte dei risultati, con
un giro d'affari che ha raggiunto i 100 milioni di euro. Per continuare a crescere, nel 2015 intendiamo
sostenere le innovazioni di prodotto che lanceremo sul mercato con un piano media da 4 milioni di euro, in
aumento del 30% rispetto allo scorso anno. La televisione farà la parte del leone, assorbendo il 90% degli
investimenti, il restante 10% spetterà a web e social». Dopo l'on air tra gennaio e febbraio, ad aprile prenderà
il via il secondo flight annuale della campagna per la linea Magical, il lancio più importante del 2014, che ha
segnato tra l'altro il debutto di Jung Von Matt nelle vesti di agenzia creativa di riferimento del brand a livello
internazionale. Per quanto riguarda le novità di prodotto 2015, invece, è programmata per il mese di maggio
la campagna televisiva per Vileda 100°C Hot Spray, il sistema elettrico senza fili per la pulizia dei pavimenti, e
per Vileda Actifibre, la nuova gamma di panni in microfibra. Nel planning di MEC sono coinvolte le reti Sky e
Mediaset. Internet sarà invece la piattaforma di comunicazione selezionata per i prodotti elettrici del brand
(oltre a 100°C Hot Spray, Steam e Windo matic) con attività di sem e seo, spot virali, banner e attività sui
social social network. Una campagna web è prevista anche per Virobi, Cleaning Robot e Scopa Elettrica.
Jung Von Matt è l'agenzia che firma gli spot internazionali. Mosaicoon si occupa di creatività e planning dei
video virali, oltre chje dei social, Cortez del below the line e dei banner.
Foto: Fiorello Bianchi
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FHP-Vileda punta su tv e web ; l'investimento 2015 arriva a 4 milioni, in
crescita del 30%
06/03/2015
DailyNet
Pag. 1
(diffusione:15000, tiratura:15000)
Pubblicità online , -10,4% a gennaio
Partenza con il segno meno Per tutti i singoli mezzi che registrano una Perdita secondo i dati rilasciati ieri da
FcP-assointernet il nuovo anno non porta con sé buone notizie sul fronte della pubblicità online. le rilevazioni
sul mese, rilasciate nella giornata di ieri da Fcp-assointernet, indicano, infatti, una contrazione della spesa del
10,4% rispetto a gennaio 2014. analizzando i singoli mezzi si nota subito come non si siano salvati nemmeno
mobile (-7,1%) e tablet (-2,1%). Prosegue il trend negativo di smart tv/ console a -33,6% mentre il web
registra una perdita più contentuta, -10,5%. roberto zanaboni, presidente di Fcp-assointernet ha commentato
in una nota: "Per gli investimenti in internet il 2015 parte col segno meno. anche nel 2014 l'avvio era stato
problematico con un successivo recupero nel corso dell'anno che ha consentito una chiusura in positivo e un
aumento della quota di internet sul totale investimenti pubblicitari. Va sottolineato che la flessione di gennaio
si inserisce in un quadro generale di mercato che resta permeato da incertezza e discontinuità. tuttavia
rispetto al passato gli indicatori di una ripresa appaiono più consistenti e così i presupposti per ricominciare a
crescere". ROBERTO ZANABONI
Foto: 5roBerto zanaBoni
Foto: roBerto zanaBoni
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Rilevazioni
06/03/2015
DailyNet
Pag. 1
(diffusione:15000, tiratura:15000)
vittorio parazzoLi
28 Gruppo Ferrarelle Online con Acqua Vitasnella e budget '15 da circa 1 mln il riposizionamento di acqua
Vitasnella in un'area di responsabilità sociale con creatività di saatchi&saatchi è una delle principali novità di
Ferrarelle per il 2015 così come ha anticipato a dailynet, ieri, il suo responsabile comunicazione corporate e
csr michele Pontecorvo. l'agenzia guidata da giuseppe caiazza ha infatti sviluppato il progetto "the Perfect
Woman" che, per ora, vivrà essenzialmente online con planning del video di 150" che partirà al più tardi in
occasione della Festa della donna ma forse anche prima, tra domani e dopodomani. «l'iniziativa - ha spiegato
Pontecorvo - nasce dal desiderio del brand di sensibilizzare tutte le donne sull'importanza di partire da se
stesse per ricercare il proprio modello di bellezza: un modello che, libero da stereotipi e condizionamenti
esterni, risulterà per questo unico. acqua Vitasnella da sempre è al fianco delle donne attente al loro
benessere psico-fisico e con questo video vuol lanciare un chiaro e forte messaggio: il concetto di bellezza è
personale, e anche l'autostima, la capacità di accettarsi e di volersi bene, aiutano a renderci più belli». "the
Perfect Woman" è un vero e proprio esperimento sociale: nel video, una ragazza decide di accettare
l'annullamento della propria personalità e di sottoporre il suo corpo al giudizio di otto sconosciuti. la
protagonista è all'interno di uno studio, ripresa da diverse telecamere, accettando consapevolmente di usare
il suo corpo come una tela bianca sulla quale effettuare ogni tipo di modifica. infatti, attraverso un complesso
sistema di video mapping, gli otto sconosciuti hanno la possibilità di cambiare il corpo della donna in tempo
reale, intervenendo tramite un software sviluppato appositamente per l'esperimento. una grande innovazione
rispetto a quanto tentato finora in termini di projection mapping: la sfida è consistita nel proiettare i
cambiamenti direttamente su volumi in 3d anziché utilizzare solamente un make-up digitale. zigomi, labbra,
fianchi, addome, gambe: le modifiche richieste si sommano l'una con l'altra, conferendo alla donna un aspetto
artificiale. la protagonista diventa così interprete di un messaggio rivolto alla sensibilità femminile: inutile
sforzarsi di piacere a tutti e plasmarsi ai giudizi degli altri, la bellezza perfetta non esiste e ogni donna sarà
sempre bellissima essendo semplicemente se stessa, al meglio. l'innovazione valoriale dell'"acqua che
elimina l'acqua" viene attivata anche con l'hashtag #mestessaalmeglio, per un continuo rimando tra il video
visibile sui siti a target e i social e le giovani consumatrici convinte che sia giusto "non lasciare dire a nessuno
come devi essere". il marketing digitale è seguito da ambito5, la social media agency che fa parte di s&s
stessa. tra l'altro, per acqua Vitasnella - il cui video verrà proposto anche a livello internazionale,
adeguatamente sottotitolato - verrà intensificato il legame anche con le blogger fashion e con questo
ambiente in genere grazie alla nuova partnership stipulata con la camera della moda. alla promozione di
questo brand sono destinati 4 dei 9 milioni di euro (di cui oltre il 10% per il web) stanziati anche quest'anno
dal gruppo per la sua comunicazione, con gli altri 5 che sosterranno Ferrarelle, per il quale marchio l'agenzia
guidata da dario mezzano sta realizzando la nuova creatività, che verrà lanciata a maggio su tv, stampa e
social, integrati dalla radio nei periodi di promozione. diversamente dal precedente format, che era la serie
realizzata da leone Pompucci nel 2013 con protagonista alessandro gassmann, questa volta si punterà su un
solo spot e senza testimonial (la creatività potrebbe puntare sulle variazioni anagrafiche di cui beneficia una
coppia che beve quest'acqua).
Foto: iL manager micheLe pontecorvo riLancia iL Brand in Logica csr con un video di s&s
Foto: micheLe pontecorvo
Foto: un frame tratto daL video "the perfect woman" ideato da saatchi&saatchi
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Gruppo Ferrarelle Online con Acqua Vitasnella e budget '15 da circa 1 mln
06/03/2015
DailyNet
Pag. 7
(diffusione:15000, tiratura:15000)
Nasce il Digital Magazine, contenitore di contenuti giornalistici nel portale che conta quattro mln di visitatori
mensili
debutta la nuova versione del portale www.fastweb.it. il sito si presenta con una veste grafica completamente
rinnovata, chiara e semplice, pensata per coniugare la facilità di navigazione con l'innovazione. grazie al
riconoscimento automatico dell'utente il sito propone due versioni, una per i già clienti e l'altra per chi ancora
non lo è, per accogliere i visitatori all'interno del mondo Fastweb. tutte le offerte per le famiglie e le imprese
sono facilmente accessibili e consentono una navigazione user friendly con la possibilità di ricevere
assistenza su tutti i servizi proposti. inoltre il sito, che conta oggi una media di quattro milioni di visitatori
mensili, è moderno e ottimizzato per tutti i tipi di device mobili e consente anche la sottoscrizione delle offerte
fibra e adsl direttamente da smartphone. nuova veste grafica e un nuovo nome, digital magazine, anche per i
contenuti giornalistici. il tutto sempre nel segno dell'innovazione, della sperimentazione e della ricerca. digital
magazine esplorerà come sempre il tema dell'innovazione declinata nelle sue sezioni (web&digital, social,
internet, smartphone&gadget, agenda digitale e videogame). Particolare attenzione sarà rivolta all'evoluzione
del mercato dei big della tecnologia, alle schede tecniche sul mondo della rete, al dibattito sui social e agli
ultimi gadget che rivoluzionano la vita di ogni giorno. inoltre è possibile iscriversi alla newsletter settimanale di
digital magazine per ricevere tutti gli aggiornamenti direttamente nella propria casella di posta elettronica.
spazio inoltre alle informazioni che vengono dall'azienda con la striscia Fastweb informa.
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Siti Fastweb.it cambia volto: restyling grafico e tematico
06/03/2015
DailyNet
Pag. 8
(diffusione:15000, tiratura:15000)
News Republic ha affidato a madvertise la raccolta di tre delle sue app
Si tratta di Appy Geek e Appy Gamer, oltre all'omonima News Republic, dedicate all'informazione a 360
gradi, alle news tecnologiche e agli appassionati di gaming
la concessionaria premium di pubblicità mobile madvertise annuncia l'inizio di una partnership esclusiva, per il
mercato italiano, con news republic, azienda del mondo mobile e media che fornisce informazioni e notizie
rilevanti in oltre 40 Paesi e in 7 lingue. in italia, news republic ha affidato a madvertise la raccolta pubblicitaria
per le sue applicazioni news republic, appy geek ed appy gamer, rispettivamente dedicate all'informazione a
360 gradi, alle news tecnologiche e agli appassionati di gaming. le tre applicazioni sono tutte caratterizzate
da un design semplice e chiaro per assicurare la migliore esperienza di lettura possibile. "collaboriamo con
news republic da oltre due anni, e in un'ottica di riposizionamento sul mercato come concessionaria mobile
premium, l'opportunità di un accordo in esclusiva ha da subito suscitato il nostro interesse. È una realtà
mobile di altissima qualità, requisito fondamentale degli spazi che proponiamo ai nostri clienti, e che offre
anche soluzioni pubblicitarie innovative come il native advertising - dichiara tommaso rossi, country manager
di madvertise italia -. la collaborazione in esclusiva con newsrepublic ci permetterà di fornire un'eccellente
visibilità ai brand che investono sul nostro network".
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Partnership
06/03/2015
DailyNet
Pag. 26
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la tecnologia digitale introduce sempre più frequentemente cambiamenti traumatici all'interno dei mercati.
mutano gli strumenti tecnologici e con essi, presto o tardi, si modificano profondamente i processi economici
sottostanti a interi settori d'industria. dal punto di vista di un'azienda, un cambiamento è sempre una sfida. e
l'azienda può decidere se assecondalo o addirittura guidarlo, interiorizzando prima e più a fondo di altri, i
nuovi "valori" che il cambiamento ha introdotto. e' esattamente ciò che ha fatto Kettydo+ la "nuova" realtà
digitale specializzata nella creazione di user experience platform che nasce dall'unione virtuosa di
competenze tra l'agenzia Kettydo, gecod, una delle realtà italiane leader nel settore delle tecnologie internet
(e delle relative applicazioni digitali) e la holding di investimento privata double digit group. VALORe PeR IL
BRAND, VALORe PeR Le PeRSONe gli asset principali di Kettydo+ si basano infatti sulla capacità di creare
piattaforme digitali di relazione fra brand e persone, attraverso creatività, contenuti ricchi di significato e la
capacità di sviluppare soluzioni declinabili in forma multicanale attraverso standard tecnologici di eccellenza.
da qui il nuovo payoff "We create user experience platforms". tuttavia, a guardar bene, si tratta "solo" di una
agenzia digitale che ha deciso di interpretare il proprio ruolo attraverso un approccio moderno e "illuminato",
che tiene conto dei cambiamenti in atto e di quelli probabilmente in arrivo. «Quello che facciamo davvero, in
fondo, è tentare di migliorare sotto tutti gli aspetti la relazione tra brand e persone - spiega a dailynet Federico
rocco, ceo di Kettydo+ -. Per farlo, partiamo dalla consapevolezza che per l'azienda non può esserci che un
unico approccio integrato, in cui la progettazione dei contenuti, dei linguaggi e dei canali da utilizzare sia una
sola. e infatti, solitamente, non ci occupiamo di uno solo di questi aspetti: non ritieniamo che per l'azienda sia
vantaggioso, né efficace». sotto la guida di rocco, già ceo di una delle agenzie coinvolte nell'operazione,
Kettydo+ sarà orientata alla creazione di sistemi di touchpoints digitali (web, social, mobile, ecommerce,
machine-to-machine) coerenti con le strategie di marketing dei brand e in grado di coinvolgere gli utenti in un
dialogo continuo e di valore. «e' davvero eccitante vedere realizzato un progetto come questo in cui
convergono in un'unica struttura così tanti talenti, di diverse culture, età e mindset, ma con una passione
incredibile per il proprio lavoro e la convinzione che, attraverso il digitale, i brand possano creare esperienze
innovative e di valore per le persone, diventando parte della vita di queste - commenta ancora rocco -.
creativi, user experience designer, technology specialist, developer, strategist e planner, fino a ieri hanno
avuto l'opportunità di maturare in agenzie verticali e riconosciute. oggi avremo tutti la fortuna di mettere a
frutto le nostre esperienze in Kettydo+ creando ciò che ancora manca a questo mercato: l'integrazione
perfetta ed equilibrata fra contenuto e tecnologia». e' l'integrazione, quindi, rappresentata dal simbolo "+" nel
nome dell'agenzia, il nuovo valore con cui si sintetizzano gli obiettivi e i concetti chiave: più integrazione fra le
strategie di business e le strategie digitali; più consistenza ed efficacia del messaggio di comunicazione nei
diversi punti d'interazione con la persona; più governabilità e integrabilità dei sistemi tecnologici complessi, al
servizio di una user experience fluida, consistente, governata dal brand. Due ANIMe, uNA MISSIONe, TANTI
CLIeNTI sotto l'aspetto tecnico, l'operazione realizzata è una fusione tra le due realtà operative Kettydo e
gecod, e la holding che da ottobre scorso ne deteneva il 100% delle quote. ma si tratta, in realtà, dell'atto
finale di un processo iniziato due anni prima. «Quando abbiamo deciso di "unire" le competenze delle due
aziende, che avevano una natura differente tra loro (Kettydo più "creativa", gecod più tecnologica, ndr),
abbiamo creato una struttura di controllo, la holding, che ci permettesse di mantenere distinte e intatte le
peculiarità di ognuna, senza rischiare alcuna "fagocitazione" - spiega rocco -. la fusione annunciata ogi è
frutto di una progressiva e spontanea integrazione tra le persone. che è esattamente ciò che auspicavamo».
creative director dell'agenzia sarà andrea Paroni. membri del board che ricopriranno ruoli strategici all'interno
dell'agenzia saranno: luca amendola con la funzione di chief innovation officer e l'obiettivo di supportare la
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La proprietà intellettuale è riconducibile alla fonte specificata in testa alla pagina. Il ritaglio stampa è da intendersi per uso privato
Tecnologia Nasce kettydo+, la nuova realtà digitale per la creazione di
user experience Platforms
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DailyNet
Pag. 26
(diffusione:15000, tiratura:15000)
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La proprietà intellettuale è riconducibile alla fonte specificata in testa alla pagina. Il ritaglio stampa è da intendersi per uso privato
trasformazione digitale nei progetti strategici dei clienti dell'agenzia; luca Brunetti come chief technology
officer; marco Pirruccio nel ruolo di r&d director per gli sviluppi della piattaforma tecnologica proprietaria.
Francesco zanotti, ora vicepresidente, avrà il compito di sviluppare nuove opportunità di crescita dell'agenzia
puntando all'espansione in mercati esteri e all'acquisizione strategica di partecipazioni in altre società.
Kettydo+ parte con un portfolio clienti consolidato e di primo piano: Barilla, ducati, ikea, Pirelli, trony, red Bull,
unicredit, unilever ai quali si aggiungeranno altri importanti brand grazie ad alcune gare conclusesi
positivamente.
06/03/2015
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Pag. 1
Vitasnella lancia 'The Perfect Woman' con S&S. Budget adv 2015 di 4
milioni
Valeria Zonca
Per Ferrarelle stanziati 5 milioni in comunicazione. Al via la produzione del nuovo spot, on air da maggio, con
Havas Worldwide Milan [ pagina 11 ] Sarà on line dall'8 marzo, in occasione della festa della donna, il nuovo
video di Acqua Vitasnella 'The Perfect Woman', progetto nato dal desiderio del brand di sensibilizzare tutte le
donne sull'importanza di partire da se stesse per ricercare il proprio modello di bellezza, libero da stereotipi e
condizionamenti esterni. Nel video la giovane donna Fabiola Cacciatore decide di annullare la propria
personalità e sottoporre il suo corpo al giudizio di otto sconosciuti. La protagonista è all'interno di uno studio,
ripresa da diverse telecamere, accettando consapevolmente di usare il suo corpo come una tela bianca sulla
quale eettuare ogni tipo di modifica. Attraverso un complesso sistema di video mapping in 3D, gli otto
sconosciuti hanno la possibilità di modificare il corpo della donna in tempo reale, intervenendo tramite un
software sviluppato appositamente per l'esperimento. La ragazza dopo aver bevuto Acqua Vitasnella torna a
essere quella che è. Il filmato si conclude con l'invito a 'non lasciare che nessuno ci dica come si deve essere'
e lancia l'hashtag #MeStessaAlMeglio. Il progetto The Perfect Woman è stato ideato da Saatchi & Saatchi e
prodotto da Unit9 . Hanno lavorato alla campagna l'executive creative director Agostino Toscana , i creative
director Alessandro Orlandi e Manuel Musilli (anche art director) e i copywriter Antonio Di Battista e Leonardo
Cotti. Il video di 2' e 30" sarà on line sui canali web e social di Ferrarelle e sui principali siti femminili per due
settimane. "Il video sarà presente anche nelle sale cinematografiche del circuito Movie Media dal 12 marzo
per tre settimane, le prime due come super spot e la terza come break in 880 sale - ha spiegato a Today
Pubblicità Italia Michele Pontecorvo , responsabile comunicazione e csr -. C'è inoltre l'idea di estrapolare dal
video delle pillole per dei canali tv ad hoc, tipo Mtv". Sempre dall'8 marzo ripartirà in tv per due settimane lo
spot 'Zip' realizzato lo scorso anno sempre da S&S, che proseguirà fino a settembre con vari ight, mentre in
estate ci sarà la campagna stampa. Il budget 2015 per Vitasnella è di 4 milioni di euro, di cui il 12-15% è
veicolato sui media digitali". Il piano di marketing per la promozione del video e dell'hashtag è curato da
Ambito5 (che si occupa anche dei marchi Ferrarelle e Boario ). Sul web Vitasnella vuole parlare a un target
nuovo attraverso blogger di moda e una partnership con la Camera Nazionale della Moda , grazie alla quale
lo stilista emergente vincitore di un concorso sta disegnando un'edizione limitata della bottiglia da 0,5l che
andrà a scaale per un mese e mezzo. Novità anche per l'eervescente Ferrarelle. "Sta per iniziare la
produzione del nuovo spot tv, che sarà on air a maggio - ha proseguito il manager -. Un nuovo format,
sempre studiato da Havas Worldwide Milan , che non prevede l'utilizzo di testimonial che ribadirà i valori del
marchio di italianità, famiglia e stile di vita eervescente. Sarà una campagna multimediale che andrà anche in
radio e su stampa e sui social. L'investimento in comunicazione per Ferrarelle è di 5 milioni di euro, escluse le
attività btl. Su Boario quest'anno non sono previsti investimenti in atl ma solo attività btl sul territorio, in
particolare in Lombardia, a cominciare dalla Stramilano". La pianificazione media del gruppo Ferrarelle è
gestita da Carat .
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il Video sarà sul web dall'8 marzo e nei cinema dal 12: la bellezza è 'essere se stesse'
06/03/2015
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Pag. 1
Al via IP Premia, nuovo programma di loyalty di IP
Laura Buraschi
L'iniziativa sarà sostenuta da una campagna pianificata da Mindshare su stampa, radio e web [ pag. 6 ]
Acinque anni dall'ultimo programma di loyalty proprietario, seguito successivamente dalla partnership con
Nectar , IP torna a 'fare da sè' lanciando IP Premia . "Siamo partiti da alcune importanti considerazioni sui
cambiamenti del settore spiega Maurizio Mangione , direttore marketing di IP - in particolare la maggiore
attenzione al prezzo e la crescente diusione della modalità self rispetto al servito. Abbiamo quindi deciso di
realizzare una meccanica che desse ai nostri clienti la possibilità di continuare a servirsi nel modo da loro
preferito". IP Premia si rivolge infatti sia a chi sceglie la modalità self sia quella servito. Per i primi sarà
suciente inviare tramite un sms, la app Stazioni IP o il sito web dedicato il codice promozionale presente sullo
scontrino e vincere buoni carburante da 20 euro e ottenere coupon sconto sui partner del programma (per il
primo mese sono Gazzetta dello Sport , Tim e Zalando ). I clienti che preferiscono la modalità servito
potranno invece accumulare punti sulla nuova IP Card, da utilizzare su Amazon.it o convertirli in sconto
carburante. L'iniziativa sarà sostenuta da una campagna firmata On Comunicazione , che per prima cosa si è
occupata del rilancio dell'IP card con una nuova grafica. La pianificazione prevede stampa quotidiana a
partire da lunedì 9 marzo, dapprima con alcuni soggetti 'teaser'. Nei giorni successivi sarà on air anche un
radiocomunicato (prodotto da Disc to disc ) e una campagna internet, che prevede un minisito, attività sui
social e display advertising. "La parte del budget dedicata al digital è raddoppiata rispetto allo scorso anno sottolinea Mangione - mentre sugli altri mezzi è ancora in fase di valutazione. Potrebbero esserci ulteriori ight
nel corso dell'anno". Per On Comunicazione hanno lavorato alla campagna Paolo Fossati, direttore clienti;
Fabrizio Gammino, account executive; Andrea Ruggeri, senior art director; Teresa Ripolone, art director; Lara
Sirtori, art director; Eleonora Mandelli, senior copywriter; Gabriele Merra, web developer; Sasha
Wijeyesekera, digital manager; Felice Arborea, social media content. Il fotografo è Roberto Broggi . La
pianificazione è a cura di Mindshare .
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firma on comunicazione
06/03/2015
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Pag. 25
Fastweb lancia il nuovo portale
Ha debuttato ieri la nuova versione del portale www. fastweb.it . Il sito si presenta con una veste grafica
completamente rinnovata, chiara e semplice, pensata per coniugare la facilità di navigazione con
l'innovazione. Grazie al riconoscimento automatico dell'utente il sito propone due versioni, una per i già clienti
e l'altra per chi ancora non lo è, per accogliere i visitatori all'interno del mondo fastweb . Tutte le offerte per le
famiglie e le imprese sono facilmente accessibili e consentono una navigazione user friendly con la possibilità
di ricevere assistenza su tutti i servizi proposti. Inoltre il sito, che conta oggi una media di 4 milioni di visitatori
mensili, è moderno e ottimizzato per tutti i tipi di device mobili (tablet, smartphone ecc...) e consente anche la
sottoscrizione delle offerte fibra e adsl ( fastweb.it/adslfibra-ottica ) direttamente da smartphone. Nuova veste
grafica e un nuovo nome, digital Magazine , anche per i contenuti giornalistici di fastweb.it. Digital Magazine
esplorerà come sempre il tema dell'innovazione declinata nelle sue sezioni (Web&Digital, Social, Internet,
Smartphone&Gadget, Agenda Digitale e Videogames). Particolare attenzione sarà rivolta all'evoluzione del
mercato dei big della tecnologia, alle schede tecniche sul mondo della Rete, al dibattito sui social e,
naturalmente, agli ultimi gadget che rivoluzionano la vita di ogni giorno. Inoltre è possibile iscriversi alla
newsletter settimanale di Digital Magazine per ricevere tutti gli aggiornamenti direttamente nella propria
casella di posta elettronica. Accanto ai contenuti giornalistici spazio alle informazioni che vengono
dall'azienda con la striscia Fastweb informa, con cui si apre una finestra sul mondo Fastweb.
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I CONTENUTI GIORNAlISTICI RACChIUSI NEl DIGITAl MAGAZINE
06/03/2015
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Pag. 28
News Republic sceglie madvertise per la raccolta adv mobile
Madvertise , concessionaria di pubblicità mobile, annuncia l'inizio di una partnership esclusiva con news
republic per il mercato italiano. News Republic è un'azienda del mondo mobile e media che mira a fornire
informazioni e notizie rilevanti a cittadini impegnati. Lo realizza in più di 42 Paesi e in 7 lingue. In Italia, News
Republic ha affidato a madvertise la raccolta pubblicitaria per le sue applicazioni News Republic, appy geek
ed appy gamer , rispettivamente dedicate all'informazione a 360 gradi, alle news tecnologiche e agli
appassionati di gaming. Attraverso News Republic, Appy Geek e Appy Gamer l'utente compone
personalmente la propria homepage scegliendo tra più di 1 milione di temi. Le tre applicazioni sono tutte
caratterizzate da un design semplice e chiaro per assicurare la migliore esperienza di lettura possibile.
"Collaboriamo con News Republic da oltre due anni, e in un'ottica di riposizionamento sul mercato come
concessionaria mobile premium, l'opportunità di un accordo in esclusiva ha da subito suscitato il nostro
interesse. È una realtà mobile di altissima qualità, requisito fondamentale degli spazi che proponiamo ai
nostri clienti, e che offre anche soluzioni pubblicitarie innovative come il Native Advertising - dichiara
tommaso rossi , Country Manager di madvertise Italia -. La collaborazione in esclusiva con NewsRepublic ci
permetterà di fornire un'eccellente visibilità ai brand che investono sul nostro Network". Sébastien Sagols ,
VP Media Sales di News Republic commenta: "Siamo lieti di andare oltre nella nostra partnership con
madvertise rafforzando allo stesso tempo la nostra collaborazione a lungo termine con Mobile network group
. News Republic è costantemente focalizzata sull'innovazione e sulla qualità sia nello sviluppo del prodotto
che in quello di soluzioni pubblicitarie. Condividiamo con madvertise molti punti di vista. Grazie alla loro
competenza svilupperemo insieme nuove esperienze in-app per gli inserzionisti, esclusive e positive".
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con le tre applicazioni l'utente compone personalmente la propria homepage
06/03/2015
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Pag. 29
l fatturato della pubblicità online cala del 10,4% a gennaio
L' Osservatorio fCp-assointernet ha diffuso ieri i dati di fatturato relativi al mese gennaio 2015, raffrontati allo
stesso periodo del 2014. I device monitorati sono tutti in calo: Web -10,5%, Mobile -7,1%, Tablet -2,1%,
Smart TV/Console -33,6%, per un totale di -10,4%. "Per gli investimenti in Internet il 2015 parte col segno
meno - commenta il presidente Fcp-Assointernet roberto zanaboni -. Anche nel 2014 l'avvio era stato
problematico con un successivo recupero nel corso dell'anno che ha consentito una chiusura in positivo e un
aumento della quota di Internet sul totale investimenti pubblicitari. Va sottolineato che la essione di gennaio si
inserisce in un quadro generale di mercato che resta permeato da incertezza e discontinuità. Tuttavia rispetto
al passato gli indicatori di una ripresa appaiono più consistenti e così i presupposti per ricominciare a
crescere".
Foto: per i dati completi CliCCa QUi
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OSSERVATORIO FCP-ASSOINTERNET
06/03/2015
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Pag. 1
"The Perfect Woman" di Vitasnella on air dall'8 marzo
Elena Pescucci
Sensibilizzare tutte le donne sull'importanza di partire da se stesse per ricercare il proprio modello di bellezza,
un modello che, libero da stereotipi e condizionamenti esterni, risulterà per questo unico. È con questo spirito
che è nato il nuovo video di Acqua Vitasnella "The Perfect Woman", online in occasione della festa della
donna. Sensibilizzare tutte le donne sull'importanza di parti re da se stesse per ricercare il proprio modello di
bellezza, un modello che, libero da stereotipi e condizionamenti esterni, risulterà per questo unico. È con
questo spirito che è nato il nuovo video di Acqua Vitasnella "The Perfect Woman", online in occasione della
festa della donna. "The Perfect Woman" è un vero e proprio esperimento sociale: nel video una donna decide
di annullare la propria personalità e sottoporre il suo corpo al giudizio di otto sconosciuti. La protagonista è
all'interno di uno studio, ri presa da diverse telecamere, accettando consapevolmente di usare il suo corpo
come una tela bianca sulla quale effettuare ogni tipo di modifica. Infatti, attra verso un complesso sistema di
video mapping, gli otto sconosciuti hanno la possibilità di modificare il corpo della donna in tempo reale,
intervenendo tramite un software sviluppato appositamente per l'espe rimento. Una grande innovazione
rispetto a quanto tentato finora in termini di projection mapping: la sfi da consiste nel proiettare i cambiamenti
direttamente su volumi in 3D anziché utilizzare solamente un makeup digitale. Zigomi, labbra, fianchi,
addome, gambe: le modifiche richieste andran no a sommarsi l'una con l'altra, conferendo alla don na un
aspetto artificiale. La protagonista del video Vitasnella diventa così interprete di un messaggio rivolto alla
sensibilità femminile: inutile sforzarsi di piacere a tutti e plasmarsi ai giudizi degli altri, la bellezza perfetta non
esiste e ogni donna sarà sempre bellissima essendo semplicemente se stessa, al meglio. Il progetto "The
Perfect Woman" è stato ideato da Saatchi & Saatchi e prodotto da Unit9. Il messaggio finale diretto a tutte le
donne è "Non lasciare che nessuno ti dica come devi essere", e l'hashtag con il quale verrà veicolato il video
sui social è "Me stessa al meglio". Prevista una campagna digital a supporto: «Il video verrà trasmesso sul
web, attraverso i nostri canali social e nelle sale cinematografi che - ha spiegato Michele Pontecorvo,
responsabile comunicazione CSR Ferrarelle. - In questi giorni stiamo pensando di estrapolare alcune pillole
per i canali televisivi dedicati alle giovani donne come per esempio MTV, ma al momento è solo un'idea». Per
il 2015 il budget pubblicitario per Vitasnella, escluso il below the line, è stato di 4 milioni di euro, mentre quello
per Ferrarelle è stato di 5 milioni. A maggio è infatti prevista una pianificazio ne televisiva per Ferrarelle con
un nuovo format, questa volta senza testimonial, mentre per Vitasnella verrà riproposto lo stesso format dello
scorso anno.
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creatività e marketing
06/03/2015
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Pag. 1
HoMedics sceglie Connexia per le digital pr
Al via la collaborazione tra HoMedics, azienda leader nel settore della salute e del wellness domestico, e
Connexia: in seguito a una consultazione, l'agenzia milanese si aggiudica le attività di social media marketing
e digital pr, con l'obiettivo di accrescere la brand awareness di HoMedics nel segmento consumer. Al via la
collaborazione tra HoMedics, azienda leader nel settore della salute e del wellness domestico, e Connexia: in
seguito a una consultazione, l'agenzia mila nese si aggiudica le attività di social media marketing e digital pr,
con l'obiettivo di accrescere ulteriormente la brand awareness di HoMedics nel segmento consumer e
rafforzare il suo po sizionamento sul mercato italiano. Forte di un'exper tise trasversale nel settore
dell'healthcare e in ambito lifestyle, a Connexia saranno affidate la gestione della presenza social di
HoMedics e le attività di digital pr che coinvolgeranno influencer e blogger tramite iniziative speciali ed eventi
dedicati. «Con l'obiettivo di confermare e rafforzare la nostra leadership nel settore del benessere domestico
e dell'elettronica della bellezza - riporta Sabrina Trombetti, country manager della filiale italiana di HoMedics da quest'anno abbiamo deciso di orientare la nostra comunicazione su mezzi e strumenti che ci permettano
di essere molto più vicini ai nostri consumatori, coinvolgendoli e 'coccolandoli' come fanno i nostri prodotti. La
scelta di un partner come Connexia è il chiaro segno di quanto seriamente teniamo a quest'obiettivo, data la
loro indiscussa capacità di attivare community e di far emergere il desiderio dei nostri consumatori di
condividere l'esperienza positiva che hanno con i nostri prodotti». «La nostra esperienza in ambito healthcare
e lifestyle, unita alle nostre skills di engagement agency, è la giusta risposta alle esigenze di HoMedics, in cui
riconosciamo un grande potenziale di comunicazione. Siamo quindi entusiasti di accompagnare questa realtà
nel suo percorso di crescita e sviluppo sui social media», commenta Paolo d'Ammassa, ceo and founder di
Connexia.
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digital
06/03/2015
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Pag. 1
Il sito di Fastweb si rinnova
Ha debuttato ieri la nuova versione del portale www.fastweb.it. Il sito si presenta con una veste grafica
completamente rinnovata, pensata per coniugare la facilità di navigazione con l'innovazione, e si propone in
due versioni, una per i già clienti e l'altra per chi ancora non lo è. Ha debuttato ieri la nuova versione del
portale www. fastweb.it, con una veste grafica completamente rin novata. Grazie al riconoscimento
automatico dell'u tente, il sito propone due versioni, una per i già clienti e l'altra per chi ancora non lo è, per
accogliere i visitatori all'interno del mondo Fastweb. Tutte le offerte per le famiglie e le imprese sono
facilmente accessibili e consentono una navigazione user friendly con la possibilità di ricevere assistenza su
tutti i servizi proposti. Inoltre il sito, che conta oggi una media di 4 milioni di visitatori mensili, consente anche
la sottoscrizione delle offerte fi bra e adsl direttamente da smartphone. Nuova veste grafica e un nuovo
nome, Digital Magazine, anche per i contenuti giornalistici di fastweb.it. Il tutto sempre nel segno dell'innova
zione, della sperimentazione e della ricerca. Digital Magazine esplorerà come sempre il tema dell'inno
vazione declinata nelle sue sezioni (Web & Digital, Social, Internet, Smartphone & Gadget, Agenda Digitale e
Videogames). Particolare attenzione sarà rivolta all'evoluzione del mercato dei big della tecnologia, alle
schede tecniche sul mondo della rete, al dibattito sui social e, naturalmente, agli ultimi gadget che
rivoluzionano la vita di ogni giorno. Inoltre è possibile iscriversi alla newsletter settimanale di Digital Magazine
per ricevere tutti gli aggiornamenti direttamente nella propria casella di posta elettronica. Accanto ai contenuti
giornalistici spazio alle informazioni che vengono dall'azienda con la striscia Fastweb informa, con cui si apre
una fi nestra sul mondo Fastweb.
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digital
06/03/2015
Pubblicom Now
Pag. 16
A madvertise la raccolta per l'Italia delle app di News Republic
News Republic ha affida to a madvertise, concessionaria premium di pubblicità mobile, la raccolta
pubblicitaria per le sue applicazioni News Republic, Appy Geek ed Appy Gamer, rispettivamente dedicate
all'informazione a 360 gradi, alle news tecno logiche e agli appassionati di gaming. News Republic è
un'azienda del mondo mobile e media che fornisce informazioni e notizie in più di 42 paesi e in 7 lin gue.
Attraverso News Republic, Appy Geek e Appy Gamer l'utente compone personalmente la propria homepage
scegliendo tra più di un milione di temi. Le tre applicazioni sono tutte caratterizzate da un design semplice e
chiaro per assicurare la migliore esperienza di lettura possibile. Con oltre 50.000 articoli al gior no,
provenienti da più di 1.000 fonti di informazione accreditate, News Republic occupa una posizione leader tra
le fonti indipendenti di informazione mobile.
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concessionarie
05/03/2015
360com
Pag. 5
Tucano e ContactLab mettono insieme ecommerce e digital direct
marketing
Sulla piattaforma ecommerce di Tucano Urbano è attivo il plugin ContactLab Connect for Magento che
arricchisce le procedure di acquisto sull' online store con una comunicazione pertinente grazie alla
sincronizzazione automatica dei dati
Èattivo sulla piattaforma ecommerce di Tucano Urbano, brand di abbigliamento e accessori urbancontemporary, il plugin ContactLab Connect for Magento sviluppato da ContactLab, azienda leader da oltre
15 anni nel digital direct marketing, che arricchisce le procedure di acquisto sull'online store con una
comunicazione pertinente grazie alla sincronizzazione automatica dei dati degli iscritti alla newsletter e degli
acquirenti online. ContactLab Connect for Magento è il modulo di integrazione out-of-the-box che consente di
gestire in modo facile ed efficace tutte le comunicazioni verso gli acquirenti online. Il plugin, scaricabile dal
marketplace di Magento, integra la piattaforma di digital messaging di ContactLab e la piattaforma
ecommerce Magento. Sono innumerevoli i vantaggi a supporto delle strategie di contatto per l'ecommerce:
pertinenza, facilità, personalizzazione, automatizzazione, velocità e configurabilità. In occasione della
seconda edizione di Meet Magento, l'evento di cui ContactLab è sponsor per il secondo è presente oggi, 5
marzo 2015, presso l'Hotel Michelangelo a Milano con due appuntamenti per illustrare le caratteristiche e le
potenzialità del suo plugin ContactLab Connect for Magento e per raccontare ai partecipanti l'importanza
delle email one to one, troppo spesso sottovalutate e invece fondamentali per costruire una relazione di
fiducia e di engagement con il consumatore. «Seguire l'utente in tutte le fasi del processo di acquisto,
accompagnandolo con comunicazioni rilevanti e pertinenti per tutta la durata del customer journey, è un
fattore chiave per le aziende che mettono al centro la relazione e l'ingaggio con il cliente per avere successo
sul mercato - spiega Stefano Lena, VP Sales & Marketing di ContactLab -. Con le email one to one si inizia
un'importantissima relazione di fiducia con il consumatore, che si sente seguito in tutti i passaggi del
processo di acquisto. Allo stesso tempo il brand, grazie alla capacità di ContactLab di integrare i dati di
vendita con le comunicazioni marketing, ha la possibilità di alimentare questa fiducia attraverso un
programma di digital direct marketing puntuale basato esclusivamente sugli interessi del consumatore».
contactlab sponsor per il secondo anno oggi, 5 marzo, all'hotel michelangelo di milano si svolge la seconda
edizione dell'evento meet magento
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accordi
05/03/2015
360com
Pag. 7
Telecom stanzia un milione di euro per i talent digital
Inizia oggi la Call for Ideas di Tim #Wcap Accellerator che selezionerà i quaranta migliori progetti e gli
assegnerà un budget di circa 25 mila euro ciascuno, con l'opportunità di diventare fornitori diretti della
business unit del gruppo
Prende il via oggi la Call for Ideas 2015 di TIM #Wcap Accelerator, il programma di open innovation di
Telecom Italia pioniere nel nostro Paese, che dal 2009 seleziona, finanzia e accelera le migliori startup in
ambito digitale, sostenendo in modo diretto i più promettenti talenti dell'innovazione. Alle 40 migliori idee di
business selezionate, il programma di open innovation di Telecom Italia assegnerà Grant d'impresa del valore
di 25.000 euro ciascuno e percorsi di accelerazione che daranno la possibilità alle startup di diventare
fornitori diretti delle business unit del Gruppo. I 40 progetti sono relativi ai vari settori dell'economia digitale,
tra cui mobile, smart cities, smart home, automotive, gaming e molti altri e a ciascuno dei selezionati sarà
garantito l'accesso al programma di accelerazione della durata di 4 mesi in uno dei quattro acceleratori TIM
#Wcap (Milano, Bologna, Roma, Catania), grazie ai quali i team delle startup verranno guidati da tutor e
mentor qualificati in un percorso finalizzato alla crescita del loro progetto, sia dal punto di vista tecnico sia di
business. Dal 2009, TIM #Wcap ha esaminato circa 7.000 idee di business e supportato 220 progetti; piu di
20 startup accelerate sono diventate fornitori delle business unit Telecom Italia.
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startUP
05/03/2015
360com
Pag. 16
Le sfide principali per i professionisti del marketing B2B
i risultati emersi dalla quarta edizione dell'aPPosito osservatorio sul segmento di criBis d&B e aism,
Presentato ieri al BtoB marketing forum, il PrinciPale evento in italia dedicato ai Professionisti del mondo
Business to Business Promosso con fiera milano media
Le principali sfide che i professionisti del marketing B2B stanno affrontando riguardano sostanzialmente due
aspetti: la crescita e la migliore gestione delle interazioni. Per quanto riguarda la crescita, il 46% dichiara
come primo obiettivo quello di migliorare i processi di lead management, il 41% la crescita e la penetrazione
nel mercato, il 36% il lancio di nuovi prodotti. Sul secondo punto, invece, il 26% degli intervistati risponde di
avere tra i principali goal un più attento allineamento tra forza vendita e marketing e, con la stessa
percentuale, il customer relationship management. Sono alcuni dei risultati emersi dalla quarta edizione
dell'Osservatorio sul Marketing B2B di CRIBIS D&B e AISM, presentato oggi al BtoB Marketing Forum, il
principale evento in Italia dedicato ai professionisti del mondo B2B promosso da CRIBIS D&B e Fiera Milano
Media Business International e patrocinato da AISM - Associazione Italiana Marketing e ANES. Sponsor
dell'iniziativa sono stati MagNews e Customer Experience Italia, media partner Business International
Magazine, PMI. it e ZeroUno, mentre al dibattito hanno partecipato anche DHL Express Italy, Wika Italia,
Yoomee Technologies e Gruppo Obiettivo Lavoro. La ricerca ha l'obiettivo di analizzare le tendenze in atto
nelle strategie e negli strumenti di marketing rivolte ai mercati B2B, prendendo in esame diversi temi, come la
struttura organizzativa e la composizione sta marketing nelle aziende B2B; gli obiettivi e le metriche di
valutazione; le voci del budget marketing e il ROI, gli strumenti utilizzati e le prospettive per il futuro. Infatti,
dopo lo sviluppo della Lead Generation, nell'era dei Big Data, oggi le nuove sfide da arontare sono i
Marketing Analytics e la Customer Intelligence. Ma la capacità di analizzare le informazioni e di trasformarle
in Smart Data per ridurne la complessità comporta necessariamente delle innovazioni nei processi
organizzativi. Come stanno arontando queste nuove tematiche i professionisti del BtoB? Stando alla ricerca,
se spostiamo lo sguardo dalle priorità correnti ai temi e agli skill percepiti come più importanti nel prossimo
futuro, il lead management rimane in prima posizione con il 35%, seguito da reputation management, CRM e
social media con il 25%. Le risposte dell'Osservatorio fanno emergere chiaramente una sempre maggiore
importanza degli strumenti digitali nel canale B2B. L'utilizzo di questi strumenti è comunque allineato alle
priorità espresse: infatti il 56% degli intervistati dichiara che la propria priorità in termini di digital marketing è
la generazione di lead, seguita dal posizionamento sui motori di ricerca (49%) e dalla fidelizzazione (36%). I
social media sono utilizzati dal 74% degli intervistati, principalmente come canale di comunicazione (62%) e
solo il 13% lo utilizza come strumento operativo commerciale o di customer service. Il lead management è
dunque il tema chiave che emerge dall'Osservatorio. Quali sono però i canali più utilizzati per ottenere
informazioni su clienti e prospect? Il 60% degli intervistati dichiara di adarsi alla forza vendita per raccogliere
informazioni, seguita dalle banche dati esterne con il 57% e i motori di ricerca con il 41%. Per quanto riguarda
la capacità di gestire, integrare e distribuire le informazioni su lead e clienti all'interno dell'organizzazione, i
rispondenti si dividono quasi equamente tra chi dà risposta positiva (51%) e chi negativa (49%). I principali
problemi evidenziati nella gestione delle informazioni riguardano l'aggiornamento e il monitoraggio nel tempo
(67%) e la mancanza di informazioni per una corretta qualificazione (48%). Il tema degli strumenti di
marketing analytics sembra essere non prioritario nel breve, ma sicuramente latente e in crescita. Infatti solo
il 13% lo indica tra le principali priorità, ma l'87% dichiara che nel prossimo futuro la sua importanza
aumenterà. Solo il 19% degli intervistati dice di non utilizzare alcuno strumento di analisi; tra gli utilizzatori, chi
si dichiara ampiamente soddisfatto dell'uso di questi strumenti nell'organizzazione è il 18%, contro un 38%
che esprime un giudizio più basso, ma comunque positivo, e un 25% che li utilizza in maniera insufficiente. La
funzione marketing è coinvolta principalmente in attività di comunicazione e pubblicità (il 63% dei rispondenti
ha dichiarato un alto coinvolgimento), seguita dalla strategia aziendale. Rispetto alla scorsa edizione si
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cover story
05/03/2015
360com
Pag. 16
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La proprietà intellettuale è riconducibile alla fonte specificata in testa alla pagina. Il ritaglio stampa è da intendersi per uso privato
evidenzia un notevole incremento (48% rispetto ad un 37%) degli intervistati che hanno aermato di essere
coinvolti, in quanto funzione marketing, nei processi strategici dell'azienda. «Nonostante il fatto che nel
segmento B2B il marketing abbia ancora principalmente una funzione legata alle attività di comunicazione afferma Fabio Lazzarini, direttore marketing di CRIBIS D&B - è confermata la tendenza a essere valutati e a
valutarsi utilizzando metriche "commerciali». Infatti, le metriche principali attraverso le quali i professionisti del
marketing B2B vengono tipicamente valutati sono l'acquisizione di nuovi clienti (59%) e la crescita dei ricavi
(54%), al terzo posto la fidelizzazione con il 31%. La metrica ritenuta invece più importante per essere valutati
risulta l'acquisizione di nuovi clienti (67%), seguita da fidelizzazione (53%) e da ROI e crescita dei ricavi
(entrambi superiori al 40%). «Confermiamo che le aziende hanno iniziato ad esprimere interesse, seppur
lentamente, verso gli strumenti di marketing analitics - aggiunge Giulia Zaia, Segretario Generale AISM -.
Sentono la necessità di misurare e quantificare le azioni messe in campo al fine di conoscere meglio il proprio
cliente o target di riferimento, i canali di comunicazione utilizzati, i competitor e l'evoluzione del mercato in cui
si inseriscono. Questo approccio consente al marketing di integrarsi in maniera sinergica con il settore
commerciale e assumere un ruolo centrale nello sviluppo strategico dell'azienda». Questa edizione
dell'Osservatorio ribadisce dunque i risultati delle precedenti in termini di disaezione da parte dei marketer
B2B riguardo alla pubblicità tradizionale, pur rimanendone alto l'uso. Si evidenzia l'importanza sia in termini di
utilizzo che di ROI percepito di tutti gli strumenti digitali, ma anche degli strumenti analitici quali CRM e
Marketing Analytics (per entrambi nel 49% è indicato un ROI buono o molto buono). Fiere, convegni e
workshop rimangono strumenti utilizzati ed apprezzati nel canale B2B. In generale ciò che emerge
dall'osservatorio è la necessità di avere un approccio basato su tutti gli strumenti a disposizione e finalizzato
alla massimizzazione della qualità del contatto con il cliente. Gli intervistati si confermano abbastanza neutrali
sulle prospettive per il prossimo futuro: il 55% dichiara che le condizioni rimarranno invariate, il 29% aerma
che miglioreranno mentre solo l'8% crede che peggioreranno. Le voci di budget che si prevede
aumenteranno sembrano, sostanzialmente, tutte quelle aerenti all'area del digitale (social media, online
advertising, email market ing...) e quelle legate al mondo del CRM e degli analytics. L'unica voce dove si
prevede un calo significativo è, come avvenuto nelle ultime edizioni, la pubblicità tradiziona le. <
professionisti al tavolo del business to business nelle foto, da sinistra in senso orario: daniele ottavi,
marketing manager di gruppo obiettivo lavoro; elisa de portu, marketing operations manager di dienneamagnews; ferdinando miccoli, direttore marketing di wika italia; fabio lazzarini, direttore marketing di cribis
d&b; giulia zaia, segretario generale aism; phil taylor, manager di yoomee technologies
Foto: per quanto riguarda la crescita, il 46% dichiara come primo obiettivo quello di migliorare i processi di
lead management, il 41% la crescita e la penetrazione nel mercato, il 36% il lancio di nuovi prodotti
05/03/2015
ADV Express
Sito Web
La comunicazione di Acqua Vitasnella si fa valoriale e con S&S lancia
online e al cinema il format "The Perfect Woman". Nel 2015 4 mln in adv ,
di cui il 10% digital
Il brand del Gruppo Ferrarelle riformula la propria comunicazione per trasmettere al target di riferimento
(principalmente donne) un modello di bellezza autentica. Dall'8 marzo sarà online il video The Perfect
Woman, un vero e proprio esperimento sociale in cui una donna decide di annullare la propria personalità e
sottoporre il suo corpo al giudizio di otto sconosciuti attraverso un complesso sistema di video mapping. In
definizione anche una declinazione tv del video, mentre a marzo sul piccolo schermo è già prevista la
pianificazione dello spot Zip. Per il marchio Ferrarelle infine in lavorazione un nuovo format senza testimonial
al debutto in maggio con la firma di Havas. Acqua Vitasnella riformula la propria comunicazione in chiave
valoriale per trasmettere al target di riferimento (principalmente donne) un modello di bellezza autentica. Il
messaggio è un invito ad essere belle ognuna in modo conforme alla propria identità. Partire da se stesse per
ricercare il proprio modello di bellezza, un modello che, libero da stereotipi e condizionamenti esterni,
risulterà per questo unico. "Un prodotto deve essere sempre capace di innovarsi per mantenersi appetibile
agli occhi del consumatore" dichiara Michele Pontecorvo, direttore comunicazione corporate e CSR Gruppo
Ferrarelle, continuando: "Un percorso difficile da attuare su un prodotto come l'acqua che viene
commercializzato per le qualità intrinseche naturali difficilmente oggetto modifiche o migliorie. L'unica
possibilità concessa all'acqua per innovarsi è farlo relativamente ai suoi valori di marchio. Questa è la
direzione che abbiamo intrapreso con il nuovo corso di comunicazione di Acqua Vitasnella, che intende
aiutare la donna a ricordare quotidianamente di 'essere se stessa al meglio'. In occasione della festa della
Donna l'8 marzo sarà online il nuovo video di Acqua Vitasnella The Perfect Woman, un vero e proprio
esperimento sociale: nel video una donna decide di annullare la propria personalità e sottoporre il suo corpo
al giudizio di otto sconosciuti. La protagonista, Fabiola Cacciatore, è all'interno di uno studio, ripresa da
diverse telecamere, accettando consapevolmente di usare il suo corpo come una tela bianca sulla quale
effettuare ogni tipo di modifica. Infatti, attraverso un complesso sistema di video mapping, gli otto sconosciuti
hanno la possibilità di modificare il corpo della donna in tempo reale, intervenendo tramite un software
sviluppato appositamente per l'esperimento. Una grande innovazione rispetto a quanto tentato finora in
termini di projection mapping: la sfida consiste nel proiettare i cambiamenti direttamente su volumi in 3D
anziché utilizzare solamente un make-up digitale. Zigomi, labbra, fianchi, addome, gambe, le modifiche
richieste andranno a sommarsi l'una con l'altra, conferendo alla donna un aspetto artificiale. La protagonista
del video Vitasnella diventa così interprete di un messaggio rivolto alla sensibilità femminile: inutile sforzarsi
di piacere a tutti e plasmarsi ai giudizi degli altri, la bellezza perfetta non esiste e ogni donna sarà sempre
bellissima essendo semplicemente se stessa, al meglio. "Siamo un'azienda" continua Pontecorvo, "che negli
ultimi 12 anni ha lavorato molto sull'aspetto della responsabilità sociale coinvolgendo ognuno dei nostri
marchi. Oggi Vitasnella con questo nuovo film ha fatto un ulteriore passo avanti in questa direzione
aumentando sempre più, anche grazie alle potenzialità della rete, il livello di vicinanza con il consumatore
finale. Ci confrontiamo ogni giorno con un consumatore evoluto, sofisticato, che chiede ai propri marchi
un'evoluzione, un valore aggiunto oltre al prodotto stesso." Il progetto The Perfect Woman è stato ideato da
Saatchi & Saatchi e prodotto da Unit9, ed il video è protagonista di una pianificazione, a cura di Carat, per ora
dedicata interamente a web e cinema. Non è esclusa la possibilità di ricavarne in futuro, a seconda del livello
di gradimento che ne risulterà, una versione ridotta e ottimizzata per una programmazione anche televisiva
mirata a canali specializzati su un target specifico, quello delle giovani donne. Al progetto hanno lavorato:
Possibile Executive Creative Director: Agostino Toscana Creative Director: Alessandro Orlandi, Manuel
Musilli Art Director: Alessandro Orlandi, Manuel Musilli Copywriter: Antonio Di Battista, Leonardo Cotti
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05/03/2015
ADV Express
Sito Web
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La proprietà intellettuale è riconducibile alla fonte specificata in testa alla pagina. Il ritaglio stampa è da intendersi per uso privato
Production: Unit9 Il video integrale da 2,30 minuti a partire dall'8 marzo sarà online, oltre che sulle property
digitali del Gruppo, su Youtube, sui principali social network, Facebook in primis, e siti a target femminile. Dal
12 marzo per due settimane sarà pianificato come super spot (l'ultimo prima dell'inizio del film) in 400 sale del
circuito MovieMedia, e per una settimana ancora come break normale in tutte le 880 sale del cicuito
cinematografico. Acqua Vitasnella sarà inoltre in tv, con lo spot Zip (leggi news), da marzo (per due
settimane) fino a settembre alternando diversi flight di comunicazione e in estate sarà la volta della stampa
per due mesi. Vitasnella ha rinnovato, con l'obiettivo di conquistare il mondo fashion, la partnership con la
Camera della Moda e a febbraio, in occasione della Milan Fashion Week, è stata l'acqua ufficiale di Milano
Moda Donna. Relativamente a questo ambito è anche Official Partner del premio per i migliori stilisti
emergenti italiani Next Generation. Ai 4 designer vincitori del concorso è stata affidata la creatività delle 4
speciali pack distribuiti al Fashion Hub, nei backstage delle sale sfilate, agli eventi firmati CNMI. La bottiglia
realizzata dal vincitore del Premio Speciale assegnato alla sfilata Next Generation sarà acquistabile per un
mese. Il budget 2015 dedicato al marchio Vitasnella, in linea con lo scorso anno, è di 4 milioni di euro, di cui il
10% digital ed escluso il Btl. Investimento che sale a 9 milioni includendo Ferrarelle attualmente ai blocchi di
partenza con la produzione di un nuovo format di comunicazione, senza testimonial e on air da maggio in Tv
con la firma creativa di Havas. Previste anche pianificazioni radio e attività social sul web. Per Boario invece il
2015 riserverà solo attività sul territorio lombardo (tra cui la Stramilano), organizzate internamente dal gruppo.
Maria Ferrucci
05/03/2015
ADV Express
Sito Web
Osservatorio FCP-Assointernet: a gennaio 2015 la pubblicità sul web cala
del 10,4%
In particolare, il fatturato sul Web segna -10,5%, quello su Mobile -7,1%, sui Tablet -2,1% e su Smart
TV/Console -33,6%. Roberto Zanaboni, presidente FCP Assointernet, ha commentato: "La flessione di
Gennaio si inserisce in un quadro generale di mercato che resta permeato da incertezza e discontinuità.
Tuttavia rispetto al passato gli indicatori di una ripresa appaiono più consistenti e così i presupposti per
ricominciare a crescere".L'Osservatorio FCP-Assointernet ha diffuso i dati degli investimenti pubblicitari sul
web per il mese di Gennaio 2015, raffrontati allo stesso periodo del 2014. Il Fatturato per mese per
DEVICE/STRUMENTO, evidenzia per il mese GENNAIO 2015 i seguenti dati: · Web -10,5% · Mobile -7,1% ·
Tablet -2,1% · Smart TV/Console -33,6% TOT. -10,4% Roberto Zanaboni, presidente FCP Assointernet, ha
commentato: "Per gli investimenti in Internet il 2015 parte col segno meno. Anche nel 2014 l'avvio era stato
problematico con un successivo recupero nel corso dell'anno che ha consentito una chiusura in positivo e un
aumento della quota di Internet sul totale investimenti pubblicitari. Va sottolineato che la flessione di Gennaio
si inserisce in un quadro generale di mercato che resta permeato da incertezza e discontinuità. Tuttavia
rispetto al passato gli indicatori di una ripresa appaiono più consistenti e così i presupposti per ricominciare a
crescere". (In allegato la tabella) EC
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Sport System Europe
05/03/2015
ADV Express
Sito Web
Pezzini (Vanity Fair): 'Con il temporary channel dedicato al 1992 torna il
format Trivia. Oscar Marathon? Pronti a replicare con i David di Donatello'
La publisher del magazine Condé Nast, in occasione dell'evento di lancio 'Back to 1992', tenutosi ieri sera, 4
marzo, a Milano, alle Officine del Volo, ha dichiarato ad ADVexpress: "La maratona organizzata in occasione
degli Oscar ha avuto risultati molto al di sopra delle aspettative. Salvatores è stato talmente soddisfatto che ci
ha chiesto di organizzare la stessa iniziativa anche per l'assegnazione dei David di Donatello. Ci stiamo
pensando".Le Officine del Volo, a Milano, si sono trasformate in una macchina del tempo e ieri sera, 4 marzo,
hanno catapultato tutti i presenti al 1992. Merito di Sky Atlantic e di Vanity Fair che, come anticipato da
ADVexpress (leggi news) hanno organizzato la serata 'Back to 1992' per lanciare il temporary channel al via il
prossimo 7 marzo, interamente dedicato quell'anno, in onda fino al 24 marzo, quando debutterà sul canale la
nuova serie di Stefano Accorsi intitolata proprio '1992' e incentrata sullo scandalo Tangentopoli, scoppiato
proprio in quell'anno. In occasione dell'evento, con dj set rigorosamente a tema 90ies, ADVexpress ha
incontrato Cristina Pezzini, publisher di Vanity Fair. "Da circa sei mesi Sky Atlantic e Vanity Fair hanno una
partnership consolidata - ha affermato Pezzini - : insieme scegliamo le serie maggiormente affini a entrambi i
brand e le lanciamo con eventi ad hoc". "Inoltre, l'accordo ha dei risvolti anche sul fronte pubblicitario, dal
momento che sono queste le occasioni in cui proponiamo l'innovativo format Trivia, che ha debuttato in
occasione del lancio della serie 'I Borgia' (leggi news) e che prevede la possibilità di pianificare sul canale
Sky Atlantic tramite spot e con formati innovativi sul sito di Vanity Fair. L'iniziativa si articola attraverso
differenti modalità di engagement pensate per creare interesse e coinvolgimento per il prodotto". Inevitabile
chiedere alla publisher di Vanity Fair un commento in merito alla recente iniziativa della Oscar Marathon
(leggi news). "I risultati sono stati al di sopra di ogni aspettativa - ha affermato Pezzini -. Abbiamo ricevuto
molte pià richieste di quante potevamo soddisfarne e il progetto ha avuto una notevole eco sui social.
Gabriele Salvatores è stato così soddisfatto che ci ha chiesto di organizzare un'altra maratona
cinematografica in occasione dell'assegnazione dei David di Donatello. Ci stiamo pensando". Serena Piazzi
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Riders Italian Magazine sempre più sistema multimediale con sito, e-commerce e progetti speciali. Obiettivo
raccolta: 1 mln. Milano Fashion Media punta a oltre +20% nel 2015
05/03/2015
Engage.it
Sito Web
Instagram introduce il nuovo formato carousel advert
Gli inserzionisti possono far scorrere fino a quattro immagini seguite dal pulsante "Learn More" che invita gli
utenti a visitare le proprie piattaforme web
Dopo il video advertising, Instagram sta per integrare a breve un nuovo formato pubblicitario, chiamato
carousel advert, che permette agli inserzionisti, tra le altre cose, di inserire link ai propri siti.Nei nuovi annunci
un marchio può permettersi di far scorrere fino a quattro immagini seguite dal pulsante "Learn More" per
invitare gli utenti a visitare le proprie piattaforme web. A questo punto, cliccando sul link, si aprirà un browser
all'interno dell'applicazione da cui si potrà uscire cliccando il tasto indietro. Una piccola rivoluzione, se si
pensa che Instagram non ha mai integrato la possibilità, di cliccare su qualche elemento della pagina che non
fossero le foto, per consentire ai fruitori di godere comodamente della vista delle immagini.L'introduzione di
questo nuovo formato va incontro agli inserzionisti che hanno sempre desiderato sfruttare le immagini glam
del pubblico del social, giovane e spesso interessato alla moda.Questi annunci saranno introdotti su una
base limitata e saranno adattati strada facendo, a seconda delle esigenze di aziende e utenti.Alcuni possibili
impieghi del nuovo formato? Una maison di moda potrebbe utilizzare il carousel advert per assemblare i
singoli capi e accessori in un look, oppure un marchio di food potrebbe mostrare come più ingredienti si
uniscono per creare un piatto delizioso.Instagram è sempre stata cauta nell'introdurre gli ads. Più che sull'adv
, Instagram si concentra sull'aumentare la base di utenti, più di 300 milioni di utenti mensili attivi, superiore a
288 milioni di Twitter, ma molto inferiori a Facebook di quasi 1,4 miliardi.Per scoprire il funzionamento del
nuovo banner potete vedere questo video:
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Tecnologia
05/03/2015
Engage.it
Sito Web
BE-Wizard: al centro della settima edizione il web marketing human to
human
Attesi a Rimini l'esperto Bryan Kramer e Julisu Van De Laar, social strategist di Obama
Le nuove tendenze del web marketing sono al centro del prossimo BE-Wizard!, a Rimini il 20 e 21 marzo, al
Palazzo dei Congressi, come vi abbiamo anticipato.Dopo aver parlato del ruolo strategico dei canali social
(2012), di mobile e wearable (2013) e sulla comunicazione online in real time (2014), quest'anno il focus della
due giorni sarà il web marketing human to human.I nuovi protagonisti della rete sono gli utenti in quanto
persone, ma come raggiungerli in modo efficace via web e come poi fidelizzarli in quanto componenti di un
mercato sempre più vivace e senza confini? Questo il tema centrale della manifestazione, a partire
dall'intervento di apertura affidato al padre di questa recente teoria, Bryan Kramer.«Aziende e prodotti non
hanno emozioni, gli esseri umani sì» è la premessa di Kramer a cui fa eco Paolo Zanzottera di ShinyStat
presente a Rimini in veste di moderatore e di relatore, secondo cui «L'avvento dei social e degli smartphones
ha posto al centro l'individuo e la tecnologia ha stravolto i comportamenti delle persone creando una nuova
tipologia di consumatori che hanno modificato il proprio modo di rapportarsi alle aziende, alle organizzazioni e
ai brand. Ecco perché, oggi, per emergere nel digitale occorre umanizzare la propria comunicazione on line.
Una grande opportunità per l'Italia che vantando una radicata cultura umanistica può mettere nella
comunicazione digitale tutta la creatività e la passione che le appartiene».La conferma arriva anche da
oltreoceano con Julisu Van De Laar, social strategist di Obama: «Le persone sono connesse 24 ore al giorno
e 7 giorni su 7 e in questo scenario è sempre più difficile farsi notare e far emergere il proprio messaggio.
Ecco perché i candidati alle presidenziali statunitensi stanno impostando le campagne per il 2016 puntando a
creare un nuovo standard di comunicazione che cambia il modo in cui i new-media sono oggi usati e per
coinvolgere il pubblico e veicolare il proprio messaggio».Sia nella sessione business/e-commerce sia in
quella dedicata al turismo numerosi gli approfondimenti dei massimi esperti nazionali ed internazionali che
vanno nella medesima direzione. S'illustrerà come, secondo le nuove logiche di mercato, nell'era del web
diventa centrale il ruolo della Human Intelligence e come la personalizzazione dello spazio e-commerce
basata sui dati CRM (Customer Relationship Management) stia diventando l'elemento chiave per la creazione
di aziende di successo con una clientela affezionata. In ambito turistico, d'altra parte, verrà illustrato nella
seconda giornata (sabato 21 marzo) come il design di un sito web può fungere da leva emozionale e
strumento di fidelizzazione degli utenti e come la narrazione rappresenti un elemento di appeal efficace per
dialogare con il proprio mercato di riferimento.Il palinsesto dell'evento si completa con un programma tecnico
avanzato per webmaster ed informatici, parallelamente alle sessioni turismo ed e-commerce.
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Tecnologia
05/03/2015
Engage.it
Sito Web
News Republic: partnership esclusiva con Madvertise per la raccolta
pubblicitaria sul mercato italiano
L'accordo riguarda le sue applicazioni News Republic, Appy Geek ed Appy Gamer, rispettivamente dedicate
all'informazione a 360 gradi, alle news tecnologiche e agli appassionati di gaming
Madvertise, concessionaria di pubblicità mobile, dopo Diretta Calcio e Activision, ha siglato una partnership
esclusiva con News Republic - un'azienda del mondo mobile e media che mira a fornire informazioni e notizie
ai cittadini, in più di 42 Paesi e in 7 lingue - per il mercato italiano.L'accordo riguarda le sue applicazioni News
Republic, Appy Geek ed Appy Gamer, rispettivamente dedicate all'informazione a 360 gradi, alle news
tecnologiche e agli appassionati di gaming. Attraverso questi strumenti l'utente compone personalmente la
propria homepage scegliendo tra più di 1 milione di temi. Con oltre 50.000 articoli al giorno, provenienti da più
di 1.000 fonti di informazione accreditate, News Republic occupa una buona posizione tra le fonti indipendenti
di informazione mobile, tanto che si è appena aggiudicata al Mobile World Congress il premio come Best
Mobile Media and Publishing.«Collaboriamo con News Republic da oltre due anni, e in un'ottica di
riposizionamento sul mercato come concessionaria mobile premium, l'opportunità di un accordo in esclusiva
ha da subito suscitato il nostro interesse. È una realtà mobile di altissima qualità, requisito fondamentale degli
spazi che proponiamo ai nostri clienti, e che offre anche soluzioni pubblicitarie innovative come il native
advertising - dichiara Tommaso Rossi, country manager di Madvertise Italia -. La collaborazione in esclusiva
con NewsRepublic ci permetterà di fornire un'eccellente visibilità ai brand che investono sul nostro
Network».Sébastien Sagols, vp media sales di News Republic commenta: «Siamo lieti di andare oltre nella
nostra partnership con Madvertise rafforzando allo stesso tempo la nostra collaborazione a lungo termine con
Mobile Network Group. News Republic è costantemente focalizzata sull'innovazione e sulla qualità sia nello
sviluppo del prodotto che in quello di soluzioni pubblicitarie. Condividiamo con Madvertise molti punti di vista.
Grazie alla loro competenza svilupperemo insieme nuove esperienze in-app per gli inserzionisti, esclusive e
positive».
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05/03/2015
Engage.it
Sito Web
Lead management e analytics: le sfide dei professionisti del marketing
B2B
La quarta edizione dell'Osservatorio sul Marketing B2B di Cribis D&B e Aism, presentato al BtoB Marketing
Forum. Il 46% degli intervistati dichiara come primo obiettivo quello di migliorare i processi di lead
management
Crescita e migliore gestione delle interazioni: sono queste le principali sfide che i professionisti del marketing
B2B stanno affrontando. Questo è uno dei risultati emersi dalla quarta edizione dell'Osservatorio sul
Marketing B2B di Cribis D&B e Aism, presentato al BtoB Marketing Forum, evento dedicato ai professionisti
del mondo B2B promosso da Cribis D&B e Fiera Milano Media - Business International e patrocinato da Aism
- Associazione Italiana Marketing e Anes.La ricerca ha l'obiettivo di analizzare le tendenze in atto nelle
strategie e negli strumenti di marketing rivolte ai mercati B2B, prendendo in esame diversi temi, come la
struttura organizzativa e la composizione staff marketing nelle aziende B2B, gli obiettivi e le metriche di
valutazione, le voci del budget marketing e il ROI, gli strumenti utilizzati e le prospettive per il futuro. Infatti,
dopo lo sviluppo della lead generation, nell'era dei big data, le nuove sfide da affrontare sono i marketing
analytics e la customer intelligence. Ma la capacità di analizzare le informazioni e di trasformarle in smart
data per ridurne la complessità comporta necessariamente delle innovazioni nei processi organizzativi.Il 46%
degli intervistati dichiara come primo obiettivo quello di migliorare i processi di lead management, il 41% la
crescita e la penetrazione nel mercato, il 36% il lancio di nuovi prodotti. Il 26% risponde di avere tra i
principali traguardi un più attento allineamento tra forza vendita e marketing e, con la stessa percentuale, il
customer relationship management.Se spostiamo lo sguardo dalle priorità correnti ai temi e agli skill percepiti
come più importanti nel prossimo futuro, il lead management rimane in prima posizione con il 35%, seguito da
reputation management, CRM e social media con il 25%. Le risposte dell'Osservatorio fanno emergere
chiaramente una sempre maggiore importanza degli strumenti digitali nel canale B2B. L'utilizzo di questi
strumenti è comunque allineato alle priorità espresse: infatti il 56% degli intervistati dichiara che la propria
priorità in termini di digital marketing è la generazione di lead, seguita dal posizionamento sui motori di ricerca
(49%) e dalla fidelizzazione (36%). I social media sono utilizzati dal 74% degli intervistati, principalmente
come canale di comunicazione (62%) e solo il 13% lo utilizza come strumento operativo commerciale o di
customer service.Questa edizione dell'Osservatorio ribadisce dunque i risultati delle precedenti in termini di
disaffezione da parte dei marketer B2B riguardo alla pubblicità tradizionale, pur rimanendone alto l'uso. Si
evidenzia l'importanza sia in termini di utilizzo che di ROI percepito di tutti gli strumenti digitali, ma anche
degli strumenti analitici quali CRM e Marketing Analytics (per entrambi nel 49% è indicato un ROI buono o
molto buono). Fiere, convegni e workshop rimangono strumenti utilizzati ed apprezzati nel canale B2B. In
generale ciò che emerge dalla ricerca è la necessità di avere un approccio basato su tutti gli strumenti a
disposizione e finalizzato alla massimizzazione della qualità del contatto con il cliente. Le voci di budget che
si prevede aumenteranno sono sostanzialmente tutte quelle afferenti all'area del digitale (social media, online
advertising, email marketing) e quelle legate al mondo del CRM e degli analytics. L'unica voce dove si
prevede un calo significativo è, come nelle ultime edizioni, la pubblicità tradizionale.Il lead management è
dunque il tema chiave che emerge dall'Osservatorio. Quali sono però i canali più utilizzati per ottenere
informazioni su clienti e prospect? Il 60% degli intervistati dichiara di affidarsi alla forza vendita per
raccogliere informazioni, seguita dalle banche dati esterne con il 57% e i motori di ricerca con il 41%.Per
quanto riguarda la capacità di gestire, integrare e distribuire le informazioni su lead e clienti all'interno
dell'organizzazione, i rispondenti si dividono quasi equamente tra chi dà risposta positiva (51%) e chi
negativa (49%). I principali problemi evidenziati nella gestione delle informazioni riguardano l'aggiornamento
e il monitoraggio nel tempo (67%) e la mancanza di informazioni per una corretta qualificazione (48%).Il tema
degli strumenti di marketing analytics sembra essere non prioritario nel breve, ma sicuramente latente e in
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La proprietà intellettuale è riconducibile alla fonte specificata in testa alla pagina. Il ritaglio stampa è da intendersi per uso privato
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La proprietà intellettuale è riconducibile alla fonte specificata in testa alla pagina. Il ritaglio stampa è da intendersi per uso privato
crescita. Infatti solo il 13% lo indica tra le principali priorità, ma l'87% dichiara che nel prossimo futuro la sua
importanza aumenterà. Solo il 19% degli intervistati dice di non utilizzare alcuno strumento di analisi; tra gli
utilizzatori, chi si dichiara ampiamente soddisfatto dell'uso di questi strumenti nell'organizzazione è il 18%,
contro un 38% che esprime un giudizio più basso, ma comunque positivo, e un 25% che li utilizza in maniera
insufficiente.La funzione marketing è coinvolta principalmente in attività di comunicazione e pubblicità (il 63%
dei rispondenti ha dichiarato un alto coinvolgimento), seguita dalla strategia aziendale. Rispetto alla scorsa
edizione si evidenzia un notevole incremento (48% rispetto ad un 37%) degli intervistati che hanno affermato
di essere coinvolti, in quanto funzione marketing, nei processi strategici dell'azienda.«Confermiamo che le
aziende hanno iniziato ad esprimere interesse, seppur lentamente, verso gli strumenti di marketing analitics aggiunge Giulia Zaia, segretario generale AISM -. Sentono la necessità di misurare e quantificare le azioni
messe in campo al fine di conoscere meglio il proprio cliente o target di riferimento, i canali di comunicazione
utilizzati, i competitor e l'evoluzione del mercato in cui si inseriscono. Questo approccio consente al marketing
di integrarsi in maniera sinergica con il settore commerciale e assumere un ruolo centrale nello sviluppo
strategico dell'azienda».
05/03/2015
Engage.it
Sito Web
Nasce Kettydo+: la nuova digital agency che fonde contenuto e tecnologia
L'agenzia, nata dall'unione di Kettydo e Gecod e guidata dal ceo Federico Rocco, integra creatività, gestione
dei vari touchpoint e analytics. Tra i clienti Barilla, Mulino Bianco, Ducati, Ikea, Pirelli, Trony, Red Bull,
Unicredit, Zurich Connect e Unilever
Creatività, contenuti e tecnologia, tutto in uno.Dalla fusione tra Kettydo, Gecod e la holding Double Digit
Group, nasce Kettydo+, una nuova realtà del settore digitale orientata alla creazione di sistemi di touchpoints
digitali (web, social, mobile, ecommerce, machine-to-machine) coerenti con le strategie di marketing dei
brand e in grado di coinvolgere gli utenti in un dialogo continuo e di valore.Una nuova società e un nuovo
marchio, che completano l'operazione che lo scorso ottobre aveva portato all'acquisizione del 100% delle due
agenzie da parte del gruppo.A presentarci Kettydo+ è il suo ceo Federico Rocco, già alla guida di una delle
agenzie coinvolte nell'operazione: «Kettydo+ nasce dall'unione di due società "differentemente" digitali, una,
Kettydo, più "classica", focalizzata su creatività, contenuti, social e interface design; l'altra, Gecod, più votata
agli aspetti tecnologici e di connessione tra i vari touchpoint della comunicazione online. L'unione delle
diverse competenze dà al mercato una struttura capace di seguire i consumatori, e le community di
consumatori, durante tutto lo user journey».Non a caso, il payoff della società è "We create user experience
platforms": gli asset principali di Kettydo+ infatti si basano sulla capacità di creare piattaforme digitali di
relazione fra brand e persone, integrando creatività, contenuti, tecnologia, gestione dei vari aspetti della
strategia online e analytics. L'agenzia infatti, sarà orientata alla creazione di sistemi di touchpoints digitali (
web, social, mobile, ecommerce, machine-to-machine) coerenti con le strategie di marketing dei brand e in
grado di coinvolgere gli utenti in un dialogo continuo e di valore.«E' veramente eccitante vedere realizzarsi un
progetto come questo - ha aggiunto Rocco -, in cui convergono in un'unica struttura così tanti talenti, di
diverse culture, età e mindset, ma con una passione incredibile per il proprio lavoro e la convinzione che
attraverso il digitale i brand possano creare esperienze innovative e di valore per le persone, diventando
parte della vita di queste. Creativi, user experience designers, technology specialists, developers, strategists
e planner, fino a ieri hanno avuto l'opportunità di maturare in agenzie verticali e riconosciute. Oggi avremo
tutti la fortuna di mettere a frutto le nostre esperienze in Kettydo+ creando ciò che ancora manca a questo
mercato: l'integrazione perfetta ed equilibrata fra contenuto e tecnologia».Integrazione "condensata" nel
segno "+" del nome della nuova realtà: più integrazione fra le strategie di business e le strategie digitali; più
consistenza ed efficacia del messaggio di comunicazione nei diversi punti d'interazione con la persona; più
governabilità e integrabilità dei sistemi tecnologici complessi, al servizio di una user experience fluida,
consistente, governata dal brand.Creative director dell'agenzia sarà Andrea Paroni. Membri del board che
ricopriranno ruoli strategici all'interno dell'agenzia saranno: Luca Amendola con la funzione di chief innovation
officer e l'obiettivo di supportare la trasformazione digitale nei progetti strategici dei clienti dell'agenzia; Luca
Brunetti come chief technology officer; Marco Pirruccio nel ruolo di R&D director per gli sviluppi della
piattaforma tecnologica proprietaria. Francesco Zanotti, ora vicepresidente, avrà il compito di sviluppare
nuove opportunità di crescita dell'agenzia puntando all'espansione in mercati esteri e all'acquisizione
strategica di partecipazioni in altre società.Kettydo+ parte con un portfolio clienti consolidato e di primo piano,
portato in dote da Kettydo (in gran parte) e da Gecod: si parla di nomi come Barilla, Mulino Bianco, Ducati,
Ikea, Pirelli, Trony, Red Bull, Unicredit, Zurich Connect e Unilever (Knorr e Carte d'Or) ai quali si
aggiungeranno altri importanti brand in seguito a gare aggiudicate di recente.La nuova agenzia ha come
socio di riferimento Guapas Media. La restante proprietà è suddivisa tra gli amministratori che siedono nel
board della nuova società.
ADVERTISING ONLINE - Rassegna Stampa 06/03/2015
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Tecnologia
05/03/2015
Engage.it
Sito Web
IP lancia la campagna IP Premia con l'agenzia On, che vince la gara
Il marchio di Gruppo Api focalizza la creatività 2015 sul nuovo programma fedeltà che premia tutti i clienti,
serviti e self. Il budget 2015 è stabile, con quota dell' online "più che raddoppiata"
IP, dopo un triennio caratterizzato dalla partnership con la Nazionale Azzurra di Calcio, quest'anno torna a
concentrarsi su una comunicazione di prodotto lanciando IP Premia, il nuovo programma fedeltà che premia i
clienti IP in tutte le tipologie di servizio, sia servito e sia self.A firmare la campagna di comunicazione a
supporto del programma, che caratterizzerà tutto il 2015 pubblicitario del brand di cui è responsabile
marketing Maurizio Mangione, è l'agenzia milanese On, che ha ottenuto l'incarico al termine di una gara a cui
hanno partecipato diverse agenzie, tra cui l'uscente Publicis, e che torna così a lavorare con un cliente di cui
si era già occupata nel biennio 2012-2013.On si è quindi occupata di tutto l'iter creativo, dall'ideazione del
concept a tutte le sue declinazioni, molte delle quali riguardano il mondo dell'online, il quale, come ha ci ha
spiegato Mangione, «Quest'anno vede la sua quota parte di investimento più che raddoppiata rispetto al
2014, nell'ambito di un budget per la comunicazione sostanzialmente in linea». Il focus della comunicazione
è, come già anticipato, il nuovo programma di loyalty IP Premia, che parla alle due anime del target IP: il
mondo del self e quello del servito. Il filo conduttore della campagna è la domanda "Sei self? Sei servito?" e
la risposta è data da una carrellata di persone che nel loro modo di essere e di mostrarsi raccontano con
immediatezza e semplicità lo spirito "self o servito" che c'è in ciascuno di noi.Un messaggio che IP intende di
far diventare virale, ribadendo l'awareness del marchio e riposizionandolo sul mercato come sinonimo di
innovazione e convenienza nel mondo del rifornimento carburante.La campagna è articolata e integrata
attraverso una declinazione off line e on line. Il planning di Mindshare - confermata - prevede stampa (nella
foto a lato: un soggetto), radio, punto vendita, presidio del web con una "massiccia presenza" di adv display,
sito IP Premia interamente dedicato al nuovo programma loyalty, app IP e presidio del social con una
Facebook page e un profilo Instagram.Dal punto di vista del meccanismo, il programma fedeltà IP Premia è
innovativo proprio perché coglie il cambiamento sociale, che vede sempre più automobilisti informati e attenti
al prezzo e ai vantaggi della modalità self. Qualunque sia la modalità di rifornimento preferita, IP Premia offre
quindi a tutti una serie di vantaggi immediati. Al self, un instant win e un meccanismo inedito di fidelizzazione
con sconti su partner esclusivi. Al servito nasce un nuovo sistema di collection che, al posto del classico
catalogo cartaceo, consente di usufruire dell'infinita offerta Amazon.it, partner del programma come viene
sottolineato anche dalla campagna pubblicitaria.
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Tecnologia
05/03/2015
Engage.it
Sito Web
Pubblicità online , il 2015 si apre in negativo: -10,4% a gennaio
Gli investimenti pubblicitari in rete tornano a scendere, secondo i dati dell'Osservatorio FCP-Assointernet
Dopo un dicembre col botto, che ha chiuso il 2014 con un +14,5%, il nuovo anno si apre con il segno meno
per quanto riguarda la pubblicità online. A rivelarlo i dati rilevati dall'Osservatorio FCP-Assointernet per
gennaio 2015, raffrontati allo stesso periodo del 2014.Il totale segna infatti un -10,4%. Un risultato che ripete
quello di gennaio 2014, seguito da un recupero nel corso dell'anno e la crescita degli investimenti pubblicitari
a dicembre. Il dato negativo è dovuto all'incertezza del mercato e potrebbe essere stato influenzato dal
rientro tardivo dalle ferie natalizie.Il presidente di FCP-Assointernet Roberto Zanaboni dichiara comunque di
aspettarsi una ripresa per i prossimi mesi: «Per gli investimenti in Internet il 2015 parte col segno meno.
Anche nel 2014 l'avvio era stato problematico con un successivo recupero nel corso dell'anno che ha
consentito una chiusura in positivo e un aumento della quota di Internet sul totale investimenti pubblicitari. Va
sottolineato che la flessione di gennaio si inserisce in un quadro generale di mercato che resta permeato da
incertezza e discontinuità. Tuttavia rispetto al passato gli indicatori di una ripresa appaiono più consistenti e
così i presupposti per ricominciare a crescere».Questi i risultati del mese di gennaio 2015 dettagliati nella
classificazione per "device/strumento" operata da FCP-Assointernet:TOT. -10,4%
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Tecnologia
05/03/2015
Engage.it
Sito Web
Il tracking oltre i cookie: TheOutplay e il fingerprinting
L'ascesa del mobile (dove non funzionano) e la frequente cancellazione da parte degli utenti rendono i cookie
una soluzione poco efficace per erogare pubblicità mirata. Con la sua piattaforma Data Intelligence,
TheOutplay ha sviluppato un modo diverso per raccogliere, analizzare e attivare i dati dei propri utenti per
acquistare pubblicità online a target. Ne parliamo con il CPO Carlo De Matteo
C'erano una volta i Cookie, minuscoli file di testo che si attaccano ai browser "seguendoli" online. Nati per
rendere più fluida l'esperienza di navigazione, i "biscottini" sono diventati soprattutto il modo preferito per
tracciare gli utenti - sarebbe meglio dire i browser - e indirizzare loro pubblicità mirata. Ma questo sistema,
ancora largamente utilizzato, è in realtà poco efficace. Funziona male su mobile e soprattutto non permette di
seguire l'utente nel lungo periodo: a ogni "cancella cronologia" effettuato, infatti, i cookie si azzerano, come
per esempio con Chrome, insieme alla conoscenza dall'utente da parte di chi deve erogare banner
personalizzati.«Quello dei cookie oggi è un tema reale», ci spiega Carlo De Matteo, chief product officer di
TheOutplay, la società tecnologica specializzata in servizi per l'advertising online fondata da Andrea Pezzi.
«Studi recenti di comScore indicano una cookie deletion rate del 45% nell'arco di due settimane. E la
situazione peggiora: ci sono browser che non permettono di salvare i cookie, siti che non accettano cookie di
terze parti».Ecco perché TheOutplay per la sua Data Intelligence - piattaforma per gli advertiser che, unendo
una soluzione di analisi e gestione dei dati (DMP) a una di acquisto di media online (DSP), consente di
gestire i propri dati e attivarli per l'acquisto di spazi pubblicitari online - ha scelto di rinunciare completamente
ai cookie per tracciare gli utenti e di scegliere una strada diversa: il "fingerprinting".Vediamo di cosa si tratta in
questa intervista con De Matteo il quale ci spiega, tra l'altro, come l'acquisto di spazi pubblicitari basato su
una DMP possa generare rilevanti benefici anche in termini di bilancio d'esercizio: un dato proprietario è a
tutti gli effetti un asset che rientra nello stato patrimoniale dell'azienda.Carlo, cosa si intende per tracciamento
basato su fingerprinting e come funziona?Il fingerprinting funziona in modo molto semplice: grazie a una serie
di applicazioni tecnologiche la soluzione è in grado di "riconoscere" una serie di caratteristiche identificative
del dispositivo con cui naviga l'utente. Le caratteristiche usate per il fingerprinting hanno "basso livello di
entropia". Ovvero non cambiano, come la risoluzione dello schermo, o cambiano poco nell'arco del tempo per esempio i font - o cambiano in modo prevedibile e ricorsivo, come gli aggiornamenti del software. Si tratta
di parametri puramente tecnici, che non hanno nulla a che vedere con l'identità dell'utente ma che hanno la
capacità di identificare la "macchina" con cui naviga e seguire i suoi percorsi online per un tempo molto più
lungo rispetto ai cookie, che noi non tracciamo. Si parla di un arco medio di due anni e mezzo, in pratica tutto
il ciclo di vita del device, nel pieno rispetto delle norme europee sulla privacy.Questa tecnica può essere
usata per erogare pubblicità mirata?Certamente: Data Intelligence consente infatti di raccogliere e analizzare
i dati degli utenti che navigano su tutti i touch point del brand: siti e le app (owned media), social networks
(earned media) e pubblicità online (paid media). Dall'analisi dei dati vengono creati segmenti di target
specifici che si attivano nel momento dell'acquisto di pubblicità online sulle piattaforme di programmatic
buying. Non solo: mentre si acquista pubblicità a target, la DMP raccoglie altre informazioni aggiuntive sugli
utenti, aumentando giorno dopo giorno l'intelligence sui propri dati.Bene, finora però abbiamo parlato di
identificazione di device. Come è possibile "dare un volto" - e un profilo comportamentale - a un singolo
dispositivo?Grazie agli algoritmi di qualificazione, che analizzano tutti gli elementi comportamentali degli
utenti che entrano in contatto con il brand, dalle le abitudini di navigazione, ai contenuti visti, alle attività sulla
pagina. Queste informazioni vengono combinate a dati sociodemografici attraverso vari sistemi, tra cui ci
sono i nostri questionari: nell'erogazione di TheOutplay utilizziamo l'invenduto per rivolgere agli utenti quesiti
che ci consentono di conoscere il loro genere, età, caratteristiche socio-demografiche. Grazie a un panel
passivo di 1,2 milioni di persone e operazioni statistiche di lookalike nei profili di navigazione, siamo riusciti a
qualificare, ossia dare un genere e un'età, a oltre 14 milioni di utenti, su 23 milioni di device unici tracciati.
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05/03/2015
Engage.it
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Con una battuta, si può dire che con il figerprinting mettiamo una targa alla macchina, mentre con gli algoritmi
di qualificazione diamo un volto al pilota.Cosa succede se un device è usato da più persone? Per esempio,
nel caso di una una famiglia che ha casa un pc usato da figli, mamma e papà?Abbiamo degli algoritmi di
machine learning che sono in grado di identificare e di analizzare i percorsi di navigazione dei nostri utenti e
separare eventuali curve di navigazione non coerenti ma che sono ripetute all'interno delle stesse fasce
orarie per un determinato periodo, numero di giorni. E in questo modo possiamo isolare le unicità che non
sono della macchina, ma dell'utente.A questo punto, si passa alla media buying solution.Esatto: Integrando le
soluzioni DSP e DMP, Data Intelligence offre un modello di profilazione accurato e preciso per un acquisto di
inventory illimitato, in tempo reale e solo a target. Attraverso un'intuitiva dashboard si impostano i parametri
classici - budget, durata, tag della creatività, eccetera - e si ha il controllo di tutta le attività: le campagne in
esecuzione, quelle in partenza e la reportistica di quelle concluse. Tra l'altro, ogni campagna alimenta il
database proprietario dell'azienda, che quindi diventa un vero e proprio asset con un valore di mercato. Noi
stessi stiamo iniziando a creare dei marketplace dove questi dati si possono vendere e scambiare. Ma c'è un
aspetto ancora più importante.Ossia?Nell'acquisto media tradizionale, la spesa per acquistare spazi
pubblicitari va a finire conto economico. Invece, in questo caso la spesa per acquistare uno spazio
pubblicitario frutta all'azienda un asset proprietario, il dato. L'investimento si trasforma così in un Capex che
ogni società di certificazione permetterà all'azienda di inserire a bilancio nello stato patrimoniale, con tutti i
benefici che questo ha in termini di EBITDA.
05/03/2015
10:50
Primaonline.it
Sito Web
Il marketing è morto: l'annuncio arriva da Kevin Roberts, numero uno di
Saatchi & Saatchi che dice lunga vita ai lovemark
"Essere capaci di creare un flusso di persone che segua fedelmente il tuo brand, o in una parola i lovemark"
[...]
"Essere capaci di creare un flusso di persone che segua fedelmente il tuo brand, o in una parola i lovemark" questo è l'obiettivo che si prospetta agli uomini di comunicazione secondo Kevin Roberts, ceo di Saatchi &
Saatchi, una delle agenzie pubblicitarie più famose al mondo.Marketing, strategia e management sono
oramai concetti superati. La vera sfida è riuscire a generare dietro al proprio marchio un movimento fatto di
soggetti accomunati dagli stessi valori e dalle medesime passioni."Bisogna capire come aggiungere mistero,
sensualità e intimità ad una marca, ricordandoci che percepiamo il mondo attraverso tutti e cinque i sensi" scrive Roberts. Una lunga esperienza la sua, coltivata in Saatchi sin dal 1997, che ritrova conferma nella
dichiarazione "la mia più grande ambizione è rendere il mondo un posto migliore attraverso le imprese,
perché è l'unica cosa che so fare."Kevin Roberts (Olycom.it)Marketing is dead, says Saatchi & Saatchi boss long live lovemarksAgency kingpin Kevin Roberts says future is all about creating a movement of people
behind your brand - or 'lovemarks', as he calls them. Marketing is dead. Strategy is dead. Management is
dead. So says Kevin Roberts, the man who ran the UK's most famous advertising firm Saatchi & Saatchi for
17 years, until his recent move upstairs to become executive chairman.If that seems like a rather pessimistic
message for somebody in his relentlessly upbeat trade, then think again. Roberts is just about the most
positive man in adland. Business is now all about creating a "movement" of people with shared values, he
enthuses from his suite at London's luxurious Bulgari hotel, without even a hint of a smirk."You do that by
figuring out how you add mystery, sensuality and intimacy to a brand ... Sensuality: we feel the world in five
senses. Whether you like this room or not, [the architect] Antonio Citterio designed it and all five senses are at
work in here. I mean, people want to lick this table." When you read back quotes like that, it is tricky to avoid
the conclusion that Roberts' most-trusted soundbites are more David Brent than David Ogilvy, the legendary
"father of advertising" who is said to be the inspiration behind Don Draper in Mad Men. In a similar vein,
Roberts nurtures the concept of "lovemarks - the future beyond brands" where he aims to make his client's
brands adored. He paints himself as a "radical optimist" who brushes off cynical questions because: "I don't
provide cynical responses." He also publishes his advertising theories in "red papers", rather than white
papers, because "Saatchi & Saatchi operates from the edges ... [it] zigs when others zag."AdvertisementYet
somehow, in the flesh, there is something about Roberts' personality that allows him to get away with all that well, some of the time. A quick poll of those who have worked for him generates general praise for his
management style. "He really is a good leader," insists one. "Somehow he makes people feel inspired when
he walks in the room. And clients love him." "His personality does not transfer to paper," acknowledges
another. "He overdoses on the bullshit massively, but he is a great leader and without him Saatchi & Saatchi
would probably not exist."Still, the agency - which will forever be associated with the Conservatives' 1979
election-winning slogan "Labour isn't working" - now has a new boss in Robert Senior, which begs the
question: what is Roberts hanging around to do? His new role, he says, will allow him to protect the fledgling
management team from threats, such as rivals using the transition to poach clients and staff."I'd like to be a
deterrent in that area that gives [the new team ] just a bit of breathing space, to bring in dynamism, to bring in
growth, to bring in innovation, to change stuff without having to worry about their backs," he says. "For 2015, I
said I'm just going to stay here and make sure those guys have a playing field on which to play." "[Senior's]
different to me," says Roberts. "He's a classic ad creative, client-focused guy. I'm not particularly advertising
or client-focused."So what is Roberts, then? "I'm a leader," he shoots back instantly, before returning to his
successor. "And so's Robert. But he's a creative and client leader." All of which makes Senior sound like an
upgrade on his predecessor, but that observation seems to irk Roberts slightly.He pauses, before deflecting:
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05/03/2015
10:50
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"David Ogilvy said it is always best to hire people better than you. I think there's no question [Senior is] a far
better adman than me. Will he be a better leader over the next decade? It's all to play for. God, let's hope so,
eh?"I love this company. I love Robert. Surely the greatest gift I can give the company is the smartest CEO in
the world."Certainly that is a worthy aim, albeit one that sounds improbably selfless. Surely human nature
means we all secretly enjoy our successors failing a little - or at least them being no better than
ourselves?"When people talk about me, one of the biggest things they say is my generosity," he says. "And
they ask 'where do you get your biggest pleasure?' My biggest pleasure is by inspiring people to be the best
they can be ... It might sound hokey, but what I'm driven by is trying to make the world a better place through
business, because it is the only sort of thing I know."In reality, Roberts' motives appear more personal than
that. He lectures widely on business - "I teach serious MBA programmes at Cambridge and at Lancaster and
at Auckland," he says, but his attachment to academia looks to be partly driven by nursing an old sore, rather
than pure altruism."I got kicked out of [Lancaster Grammar] school [in 1966]," he admits. "I was going out with
the deputy head girl at Lancaster Girls Grammar and she became pregnant. It was only the second time we'd
done it. I had no idea about male-female reproduction. Her school was fantastic and said: 'You can stay here
and we'll see you through this.' My headmaster was a prick from the south ... so the school said to me you
can't stay at school if you're going to have a child, so you've got to get rid of the child. And they took my first
XV jersey off me which really pissed me off, because it was the only thing I had."He left school that day immediately married his girlfriend, Barbara, who then had their daughter, Nikki - and took four jobs to support
them. He says he was a bricklayer, a barman, a translator in a local import/export business, as well as getting
a few pounds during the summer for playing local league cricket.But that all meant he never went to
university, where he had been sure he was heading, an omission that left him lacking academic qualifications
which remains a "chip on my shoulder". Roberts' website now lists three honorary doctorates and three
honorary professorships: "It's the same chip," he says.Yet the honorary awards still look an odd thing to
pursue, as his lack of formal qualifications quite clearly ended up being irrelevant. He joined Mary Quant
Cosmetics in 1969 as a brand manager, went to Gillette in 1972, then halved his salary to get a break at the
consumer products giant Procter & Gamble three years later, before winding up at Pepsi Cola as a regional
vice-president of its Middle East division in the early 1980s.In 1997, he became chief executive of Saatchi &
Saatchi which was in financial difficulty and had just ousted founder Maurice Saatchi, and until January had
run the business ever since, even though the company was sold to French advertising giant Publicis in
2000.Yet for all his achievements in adland, his numerous business books and his motivational speaking,
even advertising people can wonder if there is more fluff than substance to Roberts: "Did the agency really
turn any brands into lovemarks?" asks one.Meanwhile, this committed Anglican's belief in "inclusive
capitalism" doesn't quite chime with the case of the 35 unpaid cleaning staff at Saatchi & Saatchi's Soho
office, who have been campaigning to recoup £40,000 of unpaid wages and holiday money from the
advertising firm's contractor, Consolidated Office Cleaning Limited."That didn't even make it to my radar,"
Roberts says, while pointing to nappy brand Pampers and former mobile phone group T-Mobile as
"lovemarks" that Saatchi helped create.Still, despite these gripes, Roberts remains defiantly upbeat. And
maybe he's right to be so optimistic - certainly experience suggests that everything seems to turn out rather
well for him in the end.For instance, years after the setback of being kicked out of school, Roberts' alma
mater invited him back to watch the first XV play and for him to address the team. "The captain took off his
jersey and gave it to me," he recalls. "It was the jersey they took away from me. I was pretty moved."
SCENARIO POLITICO/ECONOMICO
62 articoli
06/03/2015
Corriere della Sera
Pag. 1
(diffusione:619980, tiratura:779916)
Emma Bonino: «Iran alleato nella lotta al terrorismo»
Paolo Valentino a pagina 5
ROMA Onorevole Bonino, perché lei da ministro degli Esteri, ma anche dopo, ha insistito tanto sulla
necessità di un accordo nucleare con Teheran?
«Ho sempre avuto una posizione di apertura "prudente" e verificabile, non di apertura "in bianco". E non l'ho
cambiata. L'Iran è importante, economicamente e strategicamente. È anche leader riconosciuto del mondo
sciita, che è componente decisiva di tanti Paesi in conflitto: Afghanistan, Iraq, Siria, Libano, Yemen. Un
mondo tuttavia meno problematico di quello sunnita, lacerato da tensioni intestine con forte tendenza alla
radicalizzazione jihadista. L'Isis (come i Talebani, Boko Haram, Al-Shabaab) è un movimento estremista
sunnita di ispirazione ideologica wahabita e salafita. E Teheran può esserci alleato nella lotta a questi
fenomeni che generano terrorismo internazionale».
Emma Bonino segue con grande attenzione la trattativa sulla limitazione del programma nucleare persiano,
entrata nella stretta finale con i colloqui preliminari a due tra Iran e Stati Uniti, di lunedì scorso a Montreux, in
Svizzera.
«C'è l'impegno politico a raggiungere un accordo quadro entro la fine del mese - spiega l'ex ministro degli
Esteri -. Poi c'è tempo fino a luglio per definire le questioni tecniche e le modalità di monitoraggio dell'Aiea. È
quindi una fase cruciale, quella che riprende il 15 marzo a Ginevra, questa volta con la partecipazione di tutti i
Paesi 5+1 (Usa, Russia, Cina, Regno Unito, Francia più Germania, ndr ) e di Lady Ashton per conto dell'Ue.
Ma nulla è scontato».
L'impressione è che il vero ostacolo sia il calendario di smantellamento delle sanzioni, che l'Iran vorrebbe
molto rapido. Pensa che gli Usa possano concedere qualcosa su questo?
«È un tema difficoltoso per Washington. Gran parte del discorso del premier israeliano Netanyahu al
Congresso verteva sulla timeline di 10 anni per la riduzione delle attività nucleari di Teheran, giudicata troppo
breve. Visto dall'Iran, l'idea che lo smantellamento delle sanzioni debba attendere anni appare a dir poco
problematica. Difficile anticipare il punto di equilibrio».
L'Italia, come hanno riconosciuto gli iraniani, ha giocato un ruolo di apripista nella ripresa del dialogo
occidentale con Teheran. Non fu un errore strategico scegliere di star fuori dal formato 5+1?
«Errore è riduttivo. Fu una scelta inspiegabile, che non solo ha elevato la Germania a partner strategico, ma
ci ha del tutto marginalizzati».
Lei ha citato il discorso di Netanyahu al Congresso. Cosa pensa delle obiezioni di Israele?
«Non mi ha mai convinto l'idea di far campagna elettorale all'estero, specie quando il risultato è in bilico. Non
è un grande esempio di leadership estorcere ai leader repubblicani del Congresso un invito sgradito alla
Casa Bianca. Temo anche sia un errore per Israele affidare la relazione strategica con gli Usa a un rapporto
partisan e conflittuale. Non mi convincono i toni apocalittici di Netanyahu. Abbiamo tutti bisogno di recuperare
una relazione con l'Iran, da un lato per allontanare la minaccia nucleare, dall'altro perché Teheran ci aiuti a
uscire dall'incubo delle guerre di religione. Per questo sono convinta sostenitrice del negoziato, e non solo
per gli effetti dissuasivi che avrà sulla capacità di proliferazione iraniana. Per convinzione e lunga storia
radicale, sono amica del popolo ebraico. Da sempre Marco Pannella ha sostenuto non la strategia "land for
peace" o quella "due popoli, due Stati", ma quella dei "due popoli, due democrazie" e la prospettiva
dell'ingresso nella Ue, che i leader israeliani non hanno mai considerato, pur essendo sostenuta dalla
maggioranza dell'opinione pubblica. Credo che Netanyahu non abbia fatto avanzare per nulla la questione
fondamentale della sicurezza d'Israele».
Un'ultima domanda sulla Libia, dove l'Isis ci minaccia da vicino. È una crisi risolvibile?
SCENARIO POLITICO/ECONOMICO - Rassegna Stampa 06/03/2015
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l'intervista
06/03/2015
Corriere della Sera
Pag. 1
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SCENARIO POLITICO/ECONOMICO - Rassegna Stampa 06/03/2015
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«C'è qualche speranza legata all'incontro tra le fazioni in Marocco, con la mediazione dell'Onu. L'ipotesi di un
governo inclusivo è l'unica percorribile. Alla fine, il governo di Tobruk, sostenuto da Egitto ed Emirati, e il
gruppo di Tripoli-Misurata, sostenuto da Fratelli Musulmani e Qatar, si stanno convincendo che una vittoria
militare sia impossibile. In più, so per certo che gli egiziani hanno fatto sapere che a loro interessa solo la
Cirenaica, come zona cuscinetto. C'è da augurarsi che il processo vada a buon fine, altrimenti si va alla
guerra civile totale. Ma rimango cauta ».
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Foto: Emma Bonino, che lunedì compie 66 anni, è stata Commissaria europea, ministro per il Commercio
internazionale e le politiche europee nel governo Prodi II e ministro degli Esteri nel governo Letta. Figura di
punta del radicalismo liberale italiano, è stata eletta per varie legislature negli anni 70 e 80 Israele Netanyahu
è apocalittico, ma sbaglia. E non si
va negli Usa a fare campagna elettorale
06/03/2015
Corriere della Sera
Pag. 2
(diffusione:619980, tiratura:779916)
Il premier marca gli interessi di Roma Ma la direzione diverge dagli alleati
A Milano Putin verrà in Italia il 10 giugno per la giornata dedicata alla Russia nel corso dell'Expo
dal nostro inviato Marco Galluzzo
MOSCA Doveva essere una visita dal taglio esclusivamente internazionale, in testa Libia e crisi Ucraina, e
invece si è trasformata anche in qualcos'altro, in quello che forse Matteo Renzi cercava di più: un giro di
orizzonte sulle relazioni bilaterali incentrato sullo scambio commerciale fra Roma e Mosca, che continua a
soffrire, come accade per altri Paesi europei.
I media russi lo hanno immediatamente notato: «Il premier italiano rompe l'isolamento internazionale di
Vladimir Putin», titolava ieri pomeriggio in modo trionfalistico l'edizione online dell'autorevole quotidiano
economico Vedomosti . Aggiungeva subito dopo: «Nella lotta con Washington per l'Europa, Mosca con-tinua
a cercare alleati nell'Unione Europea». Forse definire Renzi un alleato di Putin è troppo, ma il viaggio che il
presidente del Consiglio si è ritagliato in due giorni, prima a Kiev e poi al Cremlino, ha sicuramente marcato in
modo deciso gli interessi diplomatici del nostro Paese.
Interessi che al momento appaiono solo sino a un certo punto convergenti con quelli degli altri membri del
G7. Prima di arrivare a Mosca sul tavolo del premier sono arrivati gli ultimi dati, relativi allo scorso anno, sui
traffici doganali russi: ebbene secondo l'istituto russo che raccoglie queste cifre le esportazioni americane in
Russia, nel 2014, sono aumentate del 12%, grazie anche alla chiusura di una grande commessa di aerei
civili, salendo da 16 a 18 miliardi di dollari.
Quelle italiane, come del resto quelle tedesche, sono invece scese di una percentuale pressoché identica.
Quando si discute di sanzioni economiche contro Mosca ci si appella al principio del condividere i sacrifici
economici, sharing the pain , dicono gli americani: ebbene ricordando il principio Renzi si è un tantino
contrariato; è naturale che tutti, anche le aziende italiane, cercano di aggirare i tetti delle sanzioni per
continuare a fare affari, alcuni beni e merci che sono militari vengono omologati come civili per concludere i
contratti, ma che siano addirittura gli americani quelli che registrano un progresso corposo nelle relazioni
economiche fa storcere il naso dalle parti di Palazzo Chigi.
Resta il fatto che ieri sia Putin che Renzi, fra una garanzia sugli accordi di Minsk offerta dal primo e una
richiesta di aiuto sulla Libia richiesta dal secondo, discutevano in modo approfondito, e davanti ai cronisti,
proprio di relazioni commerciali da intensificare, nonostante tutto. Insomma mentre Barack Obama minaccia
un allungamento delle sanzioni economiche e Angela Merkel un inasprimento, Renzi appare andare in
direzione opposta, adottando un taglio più pragmatico: «C'è uno spazio di collaborazione che prosegue il suo
corso pur in un contesto di difficoltà legato alle sanzioni europee e alle contro-sanzioni russe, che
costituiscono naturalmente in entrambe le direzioni un problema», ha detto al termine del pranzo con il
ministro Lavrov e con il presidente Putin, prima di lasciare il Cremlino e tornare in Italia.
Del resto proprio il livello delle esportazioni italiane in Russia è di non molto inferiore a quello delle aziende
americane, quando di solito i volumi dei due Paesi hanno multipli ben diversi: insomma Renzi si è curato sino
ad un certo punto delle cautele che esprimono in questo momento le diverse cancellerie, ha ricordato che
Putin verrà in Italia il 10 giugno per la giornata dedicata alla Russia in seno all'Expo e in sostanza auspicato
che si torni presto, il più presto possibile, a relazioni commerciali normali. In ossequio ad un partenariato
strategico che Roma ha intenzione di difendere il più possibile .
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12 per cento la diminuzione delle esportazioni italiane (e tedesche) verso la Russia a causa delle sanzioni
SCENARIO POLITICO/ECONOMICO - Rassegna Stampa 06/03/2015
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Il retroscena
06/03/2015
Corriere della Sera
Pag. 14
(diffusione:619980, tiratura:779916)
«Su questi temi l'intesa è possibile Ma certi interessi possono frenarci»
Emanuele Buzzi
MILANO «In commissione abbiamo votato insieme tante cose su progetti credibili»: Alberto Airola ( foto ),
operatore di ripresa, ex capogruppo M5S al Senato e membro della Vigilanza Rai, è possibilista su un
eventuale progetto di riforma della tv pubblica condiviso. «In Parlamento ci scanniamo ma quando si tratta di
principi a volte troviamo la quadra. Al tempo stesso, però, temo che gli interessi di alcuni grandi partiti ci
possano frenare», aggiunge.
Avete ricevuto proposte ufficiali da parte del Pd o del governo?
«Che io sappia ancora no, però c'è la disponibilità. Ci sono le parole di apertura del pd Michele Meta. C'è
stato anche l'invito a incontrarsi da parte di Giuseppe Civati e Nicola Fratoianni (di Sel, ndr ), ma credo che
né il Movimento né Civati né Fratoianni possano affrontare da soli la riforma. Deve avere la più ampia
condivisione possibile».
Ma i democratici non le hanno ventilato nessuna idea?
«Mi hanno accennato alla possibilità di creare una fondazione che si occupi della Rai, ma sono solo voci di
corridoio per ora».
Teme colpi di mano da parte della maggioranza?
«Abbiamo un capo dello Stato sensibile e attento e credo ci sarà un buon ruolo di garanzia da parte sua».
Voi nel frattempo avete illustrato il vostro progetto. Siete disposti a venire incontro a modifiche o altre
soluzioni?
«Sì, parliamone. Ma deve essere chiaro che ogni proposta si deve basare su onorabilità e competenza».
Voi ipotizzate un sorteggio a estrazione per dei candidati selezionati in base ai curriculum da Agcom.
«Come ha detto Roberto Fico, Agcom ha un ruolo solo di "cabina di regia" e con questo meccanismo
piazzare il proprio uomo è praticamente impossibile. Oltretutto a valle c'è il controllo - a larga maggioranza da parte del Parlamento».
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SCENARIO POLITICO/ECONOMICO - Rassegna Stampa 06/03/2015
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Il senatore M5S Airola
06/03/2015
Corriere della Sera
Pag. 15
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Ermini (Pd): è una rivoluzione, aspettare 15 giorni non è un problema
Monica Guerzoni
ROMA «Una tempesta in un bicchier d'acqua».
Scherza, David Ermini? Le norme anticorruzione slittano, la maggioranza si spacca sulla prescrizione...
«Non scherzo, un problema di maggioranza non esiste». Avvocato penalista, Ermini è responsabile Giustizia
del Pd.
Sulla prescrizione Alfano si è messo di traverso.
«Le distanze con l'Ncd sono lievi e la discussione mi pare già chiusa. Sul fatto che i tempi della prescrizione
debbano essere allungati siamo tutti d'accordo».
Per i centristi 18 anni sono tropp i.
« La differenza tra noi e loro è minima, parliamo di un paio d'anni. Si troverà un accordo, senza toccare il
principio».
Il ddl Grasso sulla corruzione è in viaggio da due anni.
«Alt, fermiamo le macchine. L'estate scorsa Renzi ha lanciato i dodici punti, una totale rivoluzione del mondo
della giustizia. Sono cose molto tecniche e delicate, se occorrono 15 giorni in più non è un problema».
E l'emendamento sul falso in bilancio?
«Sarà depositato la prossima settimana. È equilibrato e toglie l'area di non punibilità».
Il senatore del Pd Casson non voterà la corruzione.
«Quel testo non è attaccabile, da parte di nessuno. Ci sarà una fattispecie per la lieve entità e addirittura la
possibilità, per le piccole imprese, di avvalersi dell'istituto della irrilevanza del fatto. Non è un testo punitivo
per nessuno».
Ridotta la pena, i magistrati non potranno intercettare.
«Le pene sono quelle previste dagli altri Paesi europei e dai ddl di Grasso e Ferranti. Il falso in bilancio, preso
da solo, è un reato documentale. Il problema è quando si lega a reati più gravi come corruzione, concussione
e bancarotta fraudolenta, che restano tutti intercettabili».
Sulla responsabilità civile sarà pioggia di ricorsi?
«Vediamo, il ministro Orlando ha parlato di monitoraggio presso il Csm e di verifica dell'impatto. Comunque
nel nostro ordinamento esiste l'istituto della lite temeraria, i giudici dovrebbero rispolverarlo contro chi fa
richieste troppo esose».
Non vi state accanendo contro i magistrati?
«Mi dispiace che il rapporto sia stato incentrato su ferie, responsabilità civile e pensionamento a 70 anni. Ma
non mescoliamo le prerogative sindacali con le riforme, prive di intenti punitivi».
Per il presidente dell'Anm, la prescrizione va riscritta.
«Sabelli, persona correttissima, può stare tranquillo. Gli sconti di pena per chi collabora sui reati di
corruzione ci saranno» .
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SCENARIO POLITICO/ECONOMICO - Rassegna Stampa 06/03/2015
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INTERVISTA Il responsabile giustizia
06/03/2015
Corriere della Sera
Pag. 16
(diffusione:619980, tiratura:779916)
LA TRANSIZIONE ACCENTUA LE LACERAZIONI NEI PARTITI
Massimo Franco
Le tentazioni scissionistiche che si avvertono un po' in tutti i partiti sono sintomi di un sistema in evoluzione.
Più si appanna la stella di Silvio Berlusconi, più è evidente la difficoltà di tenere unite forze nate sulla
categoria berlusconismo-antiberlusconismo. La prima a risultare piena di crepe è proprio Forza Italia,
creatura dell'ex premier: a conferma che la sua leadership si è irrimediabilmente consumata. C'è un gruppo di
fedelissimi che gli si stringono intorno, in nome di un'appartenenza quasi in trincea. E c'è un gruppone che
guarda altrove e aspetta solo di capire se e quando sarà il momento di staccarsi.
Per quanto premiata nei sondaggi, la Lega vive una crisi simile. Nei tempi d'oro del governo e del federalismo
imposto al centrodestra nazionale, le tensioni tra lumbard e Liga veneta passavano in secondo piano. Ora si
impongono in prima fila. E la scissione in embrione in un Veneto dove finora il Carroccio ha dominato,
dimostra quanto perfino l'identità territoriale sia sottoposta a tensioni e strappi fino a poco fa imprevedibili. La
destra cambia pelle e strategia perché si è rotto il blocco elettorale e di interessi che la teneva unita. E
l'opposizione la condanna ad una deriva che potrebbe durare anni.
È come se ogni contenitore si rivelasse inadeguato rispetto ad una fase di passaggio che rimescola rapporti
di forza, leadership e coordinate culturali. Non a caso anche il più moderno, e il più atipico, come il
Movimento 5 Stelle di Beppe Grillo, ha subìto in questi due anni un assestamento nel quale ha perso pezzi.
Perfino il Pd di Matteo Renzi non riesce a sfuggire ai conati di spaccatura: sebbene non sia chiaro chi vuole
andarsene e chi invece spinge perché gli altri se ne vadano. Risulta sempre più evidente, tuttavia, l'esistenza
di «due Pd», o forse tre, in apparenza inconciliabili. È una distanza che si misura nel rapporto col sindacato, e
non solo.
Coinvolge le relazioni col resto della sinistra, e la scelta dell'elettorato di riferimento. La frattura è di cultura,
prima ancora che sulla politica. La volontà di Renzi di sfondare nel mondo moderato, un tempo appannaggio
di Berlusconi, deve fare i conti con l'identità storica del suo partito. E i toni dello scontro interno sono tali da
far pensare che l'involucro del Pd potrebbe lacerarsi da un momento all'altro: anche se per ora non accadrà,
come non accadrà dentro Fi. In questo periodo, prevale la coabitazione forzata tra componenti che ormai non
hanno molto in comune; ma debbono aspettare che lo sfondo si chiarisca prima di compiere scelte definitive.
Oggi, dunque, i partiti appaiono gusci, se non vuoti, plasmati con criteri del passato; e dunque condannati ad
una metamorfosi radicale. Nella tendenza di Renzi a sfruttare pezzi dell'uno o dell'altro per fare avanzare i
suoi obiettivi in Parlamento si intravede, più e oltre che la sua spregiudicatezza, la scarsa tenuta di alcune
formazioni ridotte a semplici sigle. Il risultato è un metodo di governo verticale, che si alimenta della
confusione e si rafforza grazie alle contraddizioni altrui; ma insieme rischia di rimanerne vittima. Almeno fino
a quando la transizione dai vecchi ai nuovi contenitori sarà compiuta, rivelando un sistema così cambiato da
essere irriconoscibile.
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SCENARIO POLITICO/ECONOMICO - Rassegna Stampa 06/03/2015
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La Nota
06/03/2015
Corriere della Sera
Pag. 53
(diffusione:619980, tiratura:779916)
La Corte costituzionale? Negli Usa è uno spettacolo
Massimo Gaggi
Ve la immaginate una commedia teatrale dedicata alle avventure costituzionali di Giuliano Amato? E cosa
direste se per strada incrociaste gente che, anziché con la maglia di Totti, va in giro col profilo del «dottor
Sottile» stampato su una t-shirt o sulla tazza del caffè? Vi siete mai imbattuti in qualcuno che ha la chioma
bianca di Sergio Mattarella tatuata su un braccio? E se ad Amato e all'ex giudice appena eletto capo dello
Stato fosse dedicato un musical costruito come un'opera buffa?
Stranezze prive di senso, direte voi. Eppure è esattamente quello che succede negli Stati Uniti dove oggi a
Washington debutta The Originalist , una commedia nella quale il protagonista assoluto è Antonin Scalia, il
78enne giudice costituzionale considerato l'architrave vivente della cultura giuridica conservatrice in America.
A luglio, poi, toccherà a Scalia/Ginzburg , opera comica dedicata, appunto, al magistrato della destra
integralista e a Ruth Bader Ginzburg (semplicemente RBG per i suoi molti fan), quell' 81enne magrissima,
ripresa sempre nel suo grembiule nero, che è la decana dei giudici costituzionali progressisti. È quella donna
minuta ripresa in mondovisione, addormentata in prima fila mentre Barack Obama pronunciava il suo
discorso sullo Stato dell'Unione. Una vecchietta inoffensiva, da rottamare? Macché: combatte le battaglie
civili alla Corte Suprema con l'energia di una ragazzina e con la faccia tosta esibita davanti ai cronisti che le
chiedevano conto dell'inopportuna pennichella: «Che volete, avevamo cenato prima di andare a sentire il
presidente, il vino era ottimo. Diciamo che non ero totalmente sobria».
Un mito. Ma Ruth lo era già prima: il merchandising del suo logo va alla grande da anni, così come il
tatuaggio del suo volto. E ci sono donne che usano la toga-grembiule della Ginzburg come costume per
Halloween. A differenza di quelli italiani, i giudici costituzionali americani non diventeranno mai presidenti
della Repubblica né capi del governo (che poi negli Usa sono la stessa persona). Ma possono trasformarsi in
icone culturali delle correnti più varie, dal pop all'integralismo religioso. Per la forte personalità di alcuni di
loro: arguti, sarcastici, un po' istrioni. Ma anche perché negli Usa la Corte Suprema è un vero contropotere
capace di entrare nella vita della gente. Prende decisioni finali su materie anche sociali delicatissime, altrove
riservate ai parlamenti: dall'aborto alla riforma sanitaria di Obama, alle nozze gay.
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SCENARIO POLITICO/ECONOMICO - Rassegna Stampa 06/03/2015
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Visti da lontano
06/03/2015
Il Sole 24 Ore
Pag. 1
(diffusione:334076, tiratura:405061)
Con gli accordi una doppia spinta alla voluntary
Carlotta Benigni Antonio Tomassini
Doppia spinta al rientro dei capitali grazie agli accordi con Svizzera, Liechtenstein e Monaco: da un lato le
sanzioni ridotte; dall'altro, i timori legati allo scambio di dati.
Benigni e Tomassini pagina 40
Gli accordi sullo scambio di informazioni firmati dall'Italia con Svizzera, Liechtenstein e Monaco rendono più
vantaggiosa la disclosure ma dall'altro lato potrebbero renderla quasi obbligatoria. Da una parte, c'è la leva
della riduzione delle sanzioni, dall'altro pesano soprattutto i contenuti delle intese. I tre accordi sono molto
simili, anche se per la Svizzera si tratta di una modifica alla convenzione già esistente mentre per Monaco e
Liechtenstein si tratta di Tax information exchange agreement (Tiea), sempre di stampo Ocse.
I vantaggi
La prima conseguenza della firma (effetto di quanto prevede la legge 186/2014) consiste nella possibilità di
essere considerati non black list per la voluntary disclosure, con applicazione quindi di riduzioni sia delle
sanzioni che dei periodi accertabili. In particolare, al ricorrere di tutte le altre condizioni, le sanzioni saranno
applicabili in misura pari allo 0,5% annuo per le violazioni degli obblighi di monitoraggio fiscale e al 16,62%
per l'infedele dichiarazione delle imposte sui redditi (considerando l'incremento del 33% per i redditi prodotti
all'estero e la riduzione a 1/6 in caso di adesione all'invito). Inoltre, non opererà il raddoppio dei termini di
accertamento per l'infedele dichiarazione (salvo l'eventuale raddoppio dei termini in presenza di violazioni
penali), né il raddoppio previsto per l'irrogazione di sanzioni relative al quadro RW, con la conseguenza che la
procedura di disclosure riguarderà gli anni dal 2010 (2009 in caso di omessa dichiarazione) al 2013 con
riferimento alle imposte e dal 2009 al 2013 per le violazioni da quadro RW.
Oltre ai benefici in tema di voluntary, la firma degli accordi ha come conseguenza l'incremento dei rischi per i
contribuenti che non intendono aderire, a causa dell'attivazione dello scambio di informazioni con il Paese
estero. Si tratta per ora di informazioni fornite su richiesta, ma tutti gli accordi prevedono la possibilità che lo
scambio diventi automatico dal 2017/2018, quando diventerà operativo il Common reporting standard di
matrice Ocse. Tuttavia la convenzione di Vienna sul diritto dei trattati vieta applicazioni retroattive ante firma
degli accordi.
Le richieste di informazioni potranno essere inviate solo dopo che gli accordi verranno ratificati dai Parlamenti
dei due Stati, ma le informazioni che verranno fornite si riferiranno ad atti o fatti anche precedenti, e
segnatamente occorsi dalla data di firma dell'accordo (il 23 febbraio per la Svizzera, il 26 per il Liechtenstein
e il 2 marzo per Monaco). Inoltre, sembra che le banche dei tre Paesi chiederanno ai titolari di conto corrente
di confermare la regolarizzazione della posizione con il fisco italiano per permettere di mantenere aperti i
conti attualmente bloccati.
Le informazioni di gruppo
Montecarlo e Liechtenstein hanno poi acconsentito a fornire informazioni di gruppo per il periodo tra la data
della firma a quella in cui entrerà in vigore l'accordo sullo scambio automatico. Non si tratta di vere e proprie
fishing expedition (vietate dall'Ocse), ma di richieste cumulative sui titolari di conti che nello stesso periodo
siano stati chiusi, «sostanzialmente svuotati» (ossia che presentino saldi inferiori a 7.500 euro) o lasciati
inattivi. Saranno esclusi dalle richieste di gruppo i conti per i quali il titolare rilasci all'intermediario estero
l'autorizzazione (prevista dall'articolo 5-quinquies, comma 4, lettera c del Dl 167/1990) alla trasmissione di
tutti i dati sulle attività oggetto di disclosure all'autorità finanziaria italiana.
Gli altri Stati
La strada della voluntary per i contribuenti che detengono patrimoni nei Paesi firmatari dei recenti accordi
sembra quasi obbligata. E lo stesso dovrebbe valere per gli altri Paesi che hanno firmato accordi simili sulla
base del Tiea (si tratta di Cayman, Bermuda, Isole Cook, Guernsey, Jersey, Gibilterra, Isola di Man), nonché
SCENARIO POLITICO/ECONOMICO - Rassegna Stampa 06/03/2015
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RIENTRO CAPITALI
06/03/2015
Il Sole 24 Ore
Pag. 1
(diffusione:334076, tiratura:405061)
SCENARIO POLITICO/ECONOMICO - Rassegna Stampa 06/03/2015
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per i Paesi che hanno modificato la Convenzione contro le doppie imposizioni in essere per includere lo
scambio di informazioni (come Mauritius, Singapore, Malta, Cipro, Corea del Sud, Lussemburgo e San
Marino). Ciò però dovrebbe significare che gli asset detenuti in tali Paesi dovrebbero essere trattati con il
regime di favore in ottica voluntary, almeno in tutti quei casi in cui l'effettivo scambio di informazioni preveda
una decorrenza precedente al 2 marzo (termine previsto dalla legge 186/2014).
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IL CONFRONTO
Punti di contatto e differenze negli accordi per lo scambio di informazioni
LIECHTENSTEIN
MONTECARLO
SVIZZERA
TIPOLOGIA DI ACCORDO
Si tratta di un Tax information exchange agreement (Tiea) basato sul modello Ocse. A differenza delle
Convenzioni contro le doppie imposizioni, i Tiea disciplinano esclusivamente lo scambio di informazioni e non
anche la ripartizione della potestà impositiva tra gli Stati. È prevista la firma di un successivo accordo sulla
base del Common reporting standard Ocse, quando diventerà operativo
Si tratta di un Tax information exchange agreement (Tiea) basato sul modello Ocse. A differenza delle
Convenzioni contro le doppie imposizioni, i Tiea disciplinano esclusivamente lo scambio di informazioni e non
anche la ripartizione della potestà impositiva tra gli Stati. È prevista la firma di un successivo accordo sulla
base del Common reporting standard Ocse, quando diventerà operativo
È un accordo modificativo alla Convenzione contro le doppie imposizioni in vigore tra Italia e Svizzera: una
convenzione siglata nel 1976 e successivamente modificata nel 1978. In particolare, viene modificato
l'articolo 27 relativo allo scambio di informazioni e il protocollo aggiuntivo
INCENTIVI ALLA VOLUNTARY
Grazie all'accordo, i contribuenti che detengono capitali in Liechtenstein in violazione delle norme sul
monitoraggio fiscale potranno accedere alla voluntary disclosure con la maggiore riduzione delle sanzioni ed
evitando il raddoppio dei periodi di accertamento sia ai fini sanzioni RW che imposte sui redditi. Le banche
del Liechtenstein richiederanno ai propri correntisti l'autorizzazione che dimostri che hanno aderito alla
voluntary in Italia, o che confermino che le attività sono detenute in modo regolare
Grazie all'accordo, i contribuenti che detengono capitali a Montecarlo in violazione delle norme sul
monitoraggio fiscale potranno accedere alla voluntary disclosure con la maggiore riduzione delle sanzioni ed
evitando il raddoppio dei periodi di accertamento sia ai fini sanzioni RW che imposte sui redditi. Le banche
monegasche richiederanno ai propri correntisti l'autorizzazione che dimostri che hanno aderito alla voluntary
in Italia, o che confermino che le attività sono detenute in modo regolare
Grazie all'accordo, i contribuenti che detengono capitali in Svizzera in violazione delle norme sul monitoraggio
fiscale potranno accedere alla voluntary disclosure con la maggiore riduzione delle sanzioni ed evitando il
raddoppio dei periodi di accertamento sia ai fini sanzioni RW che imposte sui redditi. Le banche svizzere
richiederanno ai propri correntisti l'autorizzazione che dimostri che hanno aderito alla voluntary in Italia, o che
confermino che le attività sono detenute in modo regolare
SCAMBIO DI INFORMAZIONI
Lo scambio di informazioni è previsto su richiesta con riferimento alle informazioni a partire dal 26 febbraio
2015 da parte dell'autorità dell'altro Stato. Lo scambio partirà solo dopo la ratifica dell'accordo da parte dei
Parlamenti dei due Stati. Non sono previsti scambi spontanei o automatici, almeno fino al 2017 quando
diventerà operativo il Common reporting standard Ocse che prevede appunto la trasmissione regolare e
sistematica di informazioni tra i due Stati
Lo scambio di informazioni è previsto su richiesta con riferimento alle informazioni a partire dal 2 marzo 2015
da parte dell'autorità dell'altro Stato. Lo scambio partirà solo dopo la ratifica dell'accordo da parte dei
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Il Sole 24 Ore
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Parlamenti dei due Stati. Non sono previsti scambi spontanei o automatici, almeno fino al 2017 quando
diventerà operativo il Common reporting standard Ocse che prevede appunto la trasmissione regolare e
sistematica di informazioni tra i due Stati
Lo scambio di informazioni è previsto su richiesta con riferimento alle informazioni a partire dal 23 febbraio
2015 da parte dell'autorità dell'altro Stato. Lo scambio partirà solo dopo la ratifica dell'accordo da parte dei
Parlamenti dei due Stati. Lo scambio automatico dovrà essere oggetto di apposito accordo separato e sarà
attivabile dal 2018 su dati 2017
OGGETTO DELLO SCAMBIO DI INFORMAZIONI
Il Liechtenstein dovrà fornire all'Italia, oltre ai "dati fiscali domestici", anche informazioni che non sono rilevanti
ai fini fiscali domestici e relative a comportamenti che in Liechtenstein non costituiscono reato. Le
informazioni includono quelle in possesso di banche e altri istituti finanziari, quelle relative alla proprietà
nominale o effettiva di società o altri enti (compresi i trust), salvo le informazioni sulle società quotate e i fondi
di investimento pubblici
Monaco dovrà fornire all'Italia, oltre ai "dati fiscali domestici", anche informazioni che non sono rilevanti ai fini
fiscali domestici e relative a comportamenti che nel Principato non costituiscono reato. Le informazioni
includono quelle in possesso di banche e altri istituti finanziari, quelle relative alla proprietà nominale o
effettiva di società o altri enti (compresi i trust), salvo le informazioni sulle società quotate e i fondi di
investimento pubblici
La Svizzera dovrà fornire all'Italia, oltre ai «dati fiscali domestici», anche informazioni che non sono rilevanti ai
fini fiscali domestici e anche se sono in possesso di banche, istituti finanziari o altra persona che opera come
agente o fiduciario
PRECLUSIONI ALLE INFORMAZIONI
La richiesta potrà essere rifiutata se le informazioni sono soggette al legal privilege o se possono rivelare un
segreto commerciale, industriale, professionale o un processo commerciale. Inoltre l'accordo non può
obbligare il Liechtenstein a fornire informazioni che l'Italia non potrebbe ottenere in base alla propria
legislazione o prassi amministrativa. Una richiesta non può essere rifiutata solo perché la pretesa fiscale da
cui origina è oggetto di controversia. Lo scambio non può essere retroattivo e riguardare periodi pre-accordo
La richiesta potrà essere rifiutata se l'Italia non può ottenere tali informazioni in base alla propria legislazione
nazionale. Non possono essere fornite informazioni che potrebbero rivelare un segreto commerciale,
industriale, professionale o un processo commerciale, o che potrebbero rivelare comunicazioni riservate tra
un cliente e un avvocato (nell'ambito dell'assistenza legale). Una richiesta non può essere rifiutata solo
perché la pretesa fiscale da cui origina è oggetto di controversia. Lo scambio non può essere retroattivo e
riguardare periodi pre-accordo
La richiesta di informazioni potrà essere rifiutata se l'Italia non può ottenerle in base alla propria legislazione
nazionale o se tali informazioni non possono essere ottenute secondo la legislazione o la prassi svizzera.
Non possono essere fornite informazioni che rivelano un segreto commerciale, industriale, professionale o un
processo commerciale. Sulla base della convenzione di Vienna sul diritto dei trattati, lo scambio di
informazioni non può essere retroattivo e riguardare periodi pre-accordo
C LA PAROLA CHIAVE
Fishing expedition
Le fishing expedition sono richieste di informazioni generalizzate su intere categorie di contribuenti, prive di
un nesso chiaro con un'indagine o un accertamento, e hanno quindi finalità più esplorativa che ispettiva.
Sono vietate dall'Ocse e sono escluse anche dai recenti accordi siglati dall'Italia con Svizzera, Monaco e
Liechtenstein. Per questi ultimi due, però, sono possibili richieste di gruppo sui titolari di conti correnti che non
abbiano rilasciato alla banca estera l'autorizzazione alla trasmissione alle autorità italiane delle informazioni
sui beni oggetto di disclosure
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Il Sole 24 Ore
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UTILIZZABILITÀ DELLE INFORMAZIONI
Le informazioni ricevute dall'autorità italiana sono tenute segrete e, salvo esplicito consenso dell'autorità del
Liechtenstein, potranno essere comunicate solo alle autorità italiane incaricate della determinazione,
dell'accertamento e della riscossione delle imposte (compresi i tribunali e gli organi amministrativi),
esclusivamente per tali finalità. Potranno essere utilizzate nell'ambito di udienze pubbliche e giudizi
Salvo esplicito consenso dell'autorità monegasca, le informazioni ricevute vanno tenute segrete e potranno
essere comunicate solo alle autorità italiane (compresi tribunali e organi amministrativi) incaricate
dell'accertamento e della riscossione delle imposte, delle misure esecutive o dei procedimenti per reati
tributari, o delle decisioni di ricorsi presentati, solo per tali finalità. Queste possono comunicare le informazioni
nei procedimenti giudiziari o nelle sentenze
Salvo esplicito consenso dell'autorità svizzera, le informazioni ricevute vanno tenute segrete e potranno
essere comunicate solo alle autorità italiane (compresi tribunali e organi amministrativi) incaricate
dell'accertamento e della riscossione delle imposte coperte dalla Convenzione, delle decisioni sui ricorsi
presentati o del controllo delle attività precedenti, solo per tali finalità. Queste possono comunicare le
informazioni nei procedimenti giudiziari o nelle sentenze
FISHING EXPEDITION
Non sono consentite. Tuttavia si possono effettuare richieste di gruppo per il periodo dal 23 febbraio 2015
sino a quando non sarà siglato un accordo per lo scambio di informazioni basato sul Common reporting
standard Ocse. Le richieste di gruppo riguarderanno i conti correnti chiusi, inattivi o sostanzialmente svuotati
se i titolari non hanno rilasciato l'autorizzazione prevista dalle norme sulla disclosure o se non hanno
trasferito le somme in un Paese che consente lo scambio di informazioni
Non sono consentite. Tuttavia si possono effettuare richieste di gruppo per il periodo dal 2 marzo 2015 sino a
quando non sarà siglato un accordo per lo scambio di informazioni basato sul Common reporting standard
Ocse. Le richieste di gruppo riguarderanno i conti correnti chiusi, inattivi o sostanzialmente svuotati se i titolari
non hanno rilasciato l'autorizzazione prevista dalle norme sulla disclosure o se non hanno trasferito le somme
in un Paese che consente lo scambio di informazioni
Non sono consentite, come previsto dallo standard Ocse. Sono previste invece richieste di gruppo, quando
sia soddisfatta la condizione per cui le informazioni devono essere «verosimilmente rilevanti»
DOPPIA IMPOSIZIONE
L'accordo con il Liechtenstein non prevede clausole relative alla risoluzione di casi di doppia imposizione. Gli
Stati si impegnano a stipulare una convenzione con le doppie imposizioni
È prevista la possibilità per i contribuenti italiani di scomputare il credito di imposta per imposte pagate a
Monaco, nei limiti della quota di imposta italiana attribuibile agli elementi di reddito, salvo che il reddito sia
assoggettato in Italia a imposta sostitutiva o ritenuta a titolo di imposta (come ad esempio nel caso di
dividendi e interessi). È inoltre prevista una serie di tie breaker rules per dirimere i casi di doppia residenza
fiscale
Con un separato accordo dovrebbero essere affrontati altri temi fiscali attualmente in discussione, come la
tassazione dei frontalieri e dei residenti a Campione d'Italia, nonché una clausola sulla limitazione dei benefici
convenzionali in caso di abuso (la cosiddetta Lob clause)
06/03/2015
Il Sole 24 Ore
Pag. 1
(diffusione:334076, tiratura:405061)
Bce, lunedì è il «Qe-day»
Draghi: il Pil Ue migliora, ma servono le riforme - Mercati in rialzo, cade l'euro
Alessandro Merli
Parte lunedì il piano della Banca centrale europea per acquistare 60 miliardi di euro di titoli al mese per
rafforzare la ripresa economica dell'eurozona finalmente in atto e far risalire l'inflazione, oggi in territorio
negativo, verso il 2%. Secondo le nuove previsioni pubblicate ieri, pervase da un nuovo ottimismo, la Bce
potrebbe avvicinarsi all'obiettivo nel 2017, facendo ritenere a molti osservatori di mercato che il piano possa
essere sospeso alla scadenza del settembre 2016.
Continua pagina 3
Nicosia
Continua da pagina 1
Il miglioramento della situazione economica, tuttavia, ha detto ieri il presidente della Bce, Mario Draghi,
dipende dalla «piena implementazione» delle misure annunciate e che sono state oggetto, al momento della
decisione nel gennaio scorso, di una forte contestazione all'interno dello stesso consiglio dell'istituzione. In
questo modo ha anche risposto all'osservazione di chi ritiene che la ripresa in atto possa portare a una
chiusura anticipata del piano di acquisto titoli, il cosiddetto quantitative easing (Qe).
La conferenza stampa è stata pervasa da un senso di ottimismo, per la prima volta da molto tempo a questa
parte, sulle prospettive dell'economia dell'eurozona. La Bce vede ora la crescita 2015 all'1,5% e quella 2016
all'1,9%, in entrambi i casi circa mezzo punto percentuale in più rispetto alle previsioni avanzate a dicembre.
Nel 2017 l'eurozona dovrebbe espandersi del 2,1%. Draghi ne ha attribuito buona parte del merito alle
decisioni di politica monetaria («Hanno funzionato e la cosa è stata notata con una certa soddisfazione del
consiglio», ha dichiarato), da quelle già in atto a quelle in avvio, ricordando il miglioramento delle condizioni
finanziarie nell'area euro e la riduzione delle differenze fra i diversi Paesi nelle condizioni dei prestiti
all'economia reale. Tra gli effetti dell'attesa del Qe c'è anche l'indebolimento dell'euro. L'altro elemento
decisivo è il calo del prezzo del petrolio, che ha contribuito a ridurre i rischi al ribasso per l'economia.
Sul fronte dell'inflazione, vera bussola della Bce, le stime dello staff hanno dovuto segnare un drastico
ribasso rispetto a dicembre, da 0,7% a zero nel 2015, per effetto soprattutto dei prezzi petroliferi, e Draghi ha
riconosciuto che per diversi mesi l'inflazione resterà molto bassa o negativa per cominciare a risalire solo a
fine anno. L'inflazione di base è al minimo dello 0,6%. Il 2016 è stato invece ritoccato al rialzo da 1,3 a 1,5%,
mentre nel 2017 l'inflazione dovrebbe arrivare a 1,8%, molto prossima quindi all'obiettivo di stare sotto, ma
vicino al 2%. Dato che la Bce ha annunciato di voler continuare il Qe fino al settembre 2016 o fino a quando
«l'aggiustamento sostenuto del percorso» dell'inflazione non vada verso l'obiettivo, diversi osservatori di
mercato ritengono che a settembre dell'anno prossimo il Qe potrebbe effettivamente fermarsi. È di questo
avviso Marco Valli, economista di Unicredit. Secondo Ben May, di Oxford Economics, il boom dell'economia
tedesca, oltre ai dubbi se massicci acquisti di obbligazioni possano creare severe distorsioni ai rendimenti,
suggerisce che il Qe non verrà prolungato. Per Joerg Kraemer, capo economista di Commerzbank, tuttavia, è
probabile che le previsioni della Bce si rivelino troppo ottimistiche, come è avvenuto nel recente passato, e
che quindi la banca sarà costretta ad allungare il programma o ad aumentarne l'importo mensile. Poco dopo
la conclusione della conferenza stampa di Draghi, non ha mancato di far sentire la sua voce scettica un
rappresentante della Bundesbank, una delle banche centrali che hanno osteggiato il Qe, sostenendo che
quanto meno il momento non era appropriato, dato l'impulso all'economia del calo del petrolio. «Non è facile ha detto in un'intervista televisiva alla Bloomberg il consigliere della Bundesbank, Andreas Dombret rispondere alla domanda se il Qe funzionerà».
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Eurotower lancia il Quantitative easing: dal 9 marzo 60 miliardi al mese fino al 2016 in acquisti di titoli di Stato
e Abs europei
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Il Sole 24 Ore
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La Bce ha precisato ieri alcuni dettagli dell'attuazione del Qe, su cui chiaramente vuole mantenere una certa
flessibilità. I 60 miliardi di euro mensili (1.100 miliardi in tutto) saranno composti per la più parte da titoli di
Stato e per il resto da titoli cartolarizzati (Abs) e obbligazioni bancarie garantite (covered bond), i cui acquisti
sono iniziati già nei mesi scorsi, oltre che da obbligazioni di 7 istituzioni europee (fra cui la Bei e i due fondi
salva-Stati Efsf e Esm) e 7 agenzie nazionali, di cui è stata fornita per la prima volta la lista. Draghi ha inoltre
precisato che la Bce acquisterà anche titoli che presentino un rendimento negativo (è il caso del debito della
Germania sotto i 5 anni), fino al livello del tasso sui depositi delle banche presso la Bce, che rappresenta la
soglia minima dei tassi ufficiali ed è oggi a -0,20%.
Negli ultimi giorni, sono state sollevate perplessità sul fatto che la Bce possa trovare titoli sufficienti per
mettere in atto il suo programma, problema minimizzato da Draghi. «Ci saranno complessità - ha detto - ma
non rilevanti. Gli stessi dubbi erano stati sollevati all'inizio del Qe di Stati Uniti e Gran Bretagna».
Come sempre, Draghi ha fatto riferimento alla necessità che la politica monetaria sia sostenuta dagli altri
elementi della politica economica, soprattutto le riforme strutturali, da mettere in atto «in modo rapido,
credibile e efficace», per aumentare investimenti, creazione di posti di lavoro e produttività, e la politica
fiscale, a supporto della ripresa, ma nel rispetto del Patto di stabilità. La «piena e coerente applicazione» del
Patto sembra essere un riferimento all'insoddisfazione della Bce per gli ulteriori due anni concessi alla
Francia per raggiungere gli obiettivi di deficit pubblico. Ma Draghi ha citato anche la necessità di ridurre gli
squilibri macroeconomici, il più vistoso dei quali è l'enorme surplus esterno della Germania.
© RIPRODUZIONE RISERVATA Alessandro Merli Spread BTp/Bund Scala sinistra Euro/dollaro Scala destra
1,3745 97 214 G F M A M G L A S O N D G 2014 2015 F M 1,0988
IL QE EUROPEO AI NASTRI DI PARTENZA
IN DETTAGLIO
La data di inizio è lunedì 9 marzo: il Quantitative easing europeo, lo strumento con cui la Bce punta a
rilanciare l'economia nell'Eurozona, non terminerà prima di settembre 2016. Dopo la riunione del Consiglio
direttivo, ieri a Nicosia, Mario Draghi ha confermato che accanto agli acquisti di altri titoli, quelli di bond
sovrani seguiranno un ritmo complessivo di 60 miliardi di euro al mese. E l'operazione non verrà chiusa
finché l'inflazione non sarà tornata ai livelli prefissati. L'ammontare del programma sarà dunque di 1.140
miliardi, il 12% investiti in titoli di istituzioni sovranazionali. E la Bce potrà acquistare solo titoli di Stato
considerati investment grade.
L'INFLAZIONE
L'obiettivo del Qe è riportare l'inflazione a un livello inferiore ma prossimo al 2%: per questo ieri Draghi ha
spiegato che il programma durerà almeno fino al settembre del prossimo anno, ma potrà anche essere
esteso in maniera indefinita. In realtà, se le stime sull'inflazione la vedono ulteriormente in calo nel 2015, a
zero rispetto allo 0,7% previsto in dicembre, già nel prossimo anno si dovrebbe risalire a +1,5%, contro l'1,3%
stimato sempre nel dicembre scorso. Nel 2017 poi l'inflazione dovrebbe toccare l'1,8%, una dinamica dei
prezzi che si avvicinerebbe così agli obiettivi della Banca centrale europea.
PRIMI RISULTATI
«Abbiamo già visto un certo numero di effetti positivi dopo l'annuncio della svolta verso una politica monetaria
più espansiva», ha detto Draghi. I segnali a disposizione del Consiglio direttivo Bce indicano un
rafforzamento della ripresa economica nell'area euro più consistente del previsto: le previsioni per il 2015
passano dalla stima precedente di un +1% a +1,5%, per il 2016 dall'1,5 all'1,9%, mentre la crescita nel 2017
dovrebbe essere del 2,1 per cento. L'attività delle imprese ha già segnato ulteriori miglioramenti a inizio anno,
ha detto Draghi. Con il contributo del calo del petrolio che aiuta il potere d'acquisto delle famiglie e la
redditività delle imprese.
IL CASO GRECIA
«L'ultima cosa che si può dire è che la Bce non abbia dato supporto alla Grecia»: alla conferenza stampa di
ieri Draghi è tornato più volte sulla crisi greca. «Vi svelo una cosa che forse non tutti sanno - ha detto - la Bce
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Il Sole 24 Ore
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ha prestato ad Atene 100 miliardi di euro, prestiti raddoppiati da 50 a 100 miliardi negli ultimi due mesi
raggiungendo il 68% del Pil del Paese». In questo senso, ha aggiunto ironico, «la Bce è la Banca centrale
della Grecia», anche se il suo compito è esserlo per tutti i Paesi dell'area euro. La Bce, ha comunque
ricordato Draghi, non potrà acquistare bond governativi greci almeno fino a luglio, quando arriveranno a
maturazione i bond acquistati in base al programma Smp.
Foto:
LA LUNGA DISCESA DI EURO E SPREAD
Foto:
Fuori sede. Due volte all'anno il Consiglio direttivo della Bce si svolge in una delle capitali dei Paesi membri.
Ieri è toccato a Nicosia, Cipro
06/03/2015
Il Sole 24 Ore
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Dino Pesole
L'avvio del Quantitative easing apre ufficialmente per il governo la fase della revisione delle stime
macroeconomiche.
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Le stime aggiorneranno il quadro previsionale definito lo scorso ottobre. Il lavoro di stesura dei documenti che
verranno inviati al Parlamento e a Bruxelles entro il 10 aprile (Def, Programma nazionale di riforma,
aggiornamento del Programma di stabilità) è già in atto al ministero dell'Economia. Spazi aggiuntivi si aprono
sul fronte della spesa per interessi, cifrabili al momento attorno ai 2 miliardi, cui andranno ad aggiungersi le
maggiori entrate previste in seguito agli accordi fiscali siglati con la Svizzera, nei dintorni dei 5 miliardi.
Il tutto all'interno di un nuovo contesto macroeconomico che dovrebbe registrare una crescita più sostenuta
rispetto allo 0,5% stimato dagli ultimi documenti programmatici, per attestarsi nei dintorni dello 0,8% (forse
anche l'1%).
La sorveglianza sulle riforme che comunque la Commissione europea ha ribadito nel concedere il via libera
ai conti italiani non consente tuttavia facili ottimismi. Con il Def e con il Programma nazionale di riforma si farà
il punto sullo stato di attuazione delle singole riforme messe in campo finora, e del percorso in itinere
soprattutto per quel che riguarda l'attuazione della delega fiscale, della riforma della giustizia civile e
dell'amministrazione pubblica oltre che sul piano di liberalizzazioni approvato dal governo sotto forma di
disegno di legge. Piano che dovrebbe garantire - secondo quanto annunciato dal ministro dell'Economia, Pier
Carlo Padoan - un effetto positivo sul Pil quantificabile in un punto entro il 2020 e in 3 punti nel lungo periodo.
La prudenza è d'obbligo, soprattutto perché occorre monitorare l'andamento in corso d'opera delle misure
portanti della legge di stabilità. In primo luogo la spending review. Il governo confermerà l'obiettivo di risparmi
pari a 32 miliardi nel triennio 2015-2017, ma intanto si tratta di realizzare i tagli previsti nella manovra 2015
(7,5 miliardi).
Centrare l'obiettivo è precondizione assoluta per disinnescare la mina delle diverse clausole di salvaguardia
che altrimenti imporranno dal 2016 aumenti d'imposta (sotto forma di ritocchi all'Iva e alle accise) per 16
miliardi (23 miliardi dal 2017). È del tutto evidente che l'attivazione delle clausole contribuirebbe all'ulteriore
aumento della pressione fiscale, con effetti depressivi sul ciclo sull'economia, compromettendo lo stabilizzarsi
della ripresa dal prossimo anno. Massima attenzione anche sul versante delle entrate, nella constatazione
che alcune poste di bilancio continuano a registrare non pochi elementi di criticità. La chiave di volta è la
maggiore crescita, e per questo il dividendo europeo va gestito con attenzione.
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Sentiero stretto tra i conti e le riforme
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Il Sole 24 Ore
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Lina Palmerini
C'è più di un segnale che fa pensare come i veri alleati di Renzi siano più all'estero che in Parlamento. Il
debutto del Qe e la crisi greca ancora sotto osservazione, spingono Bruxelles, Berlino e Francoforte a
"puntellare" il Governo italiano per evitare nuova instabilità sull'euro-zona.
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Siamo vicini al debutto del bazooka di Draghi, cioè, l'ultima carta, la più forte che l'Europa gioca per ritrovare
la crescita e tutte le cancellerie hanno interesse che il quadro politico dei Paesi dell'euro-zona - soprattutto
quelli più a rischio come l'Italia - si mantenga stabile. E che si vada avanti con quelle riforme che il
Governatore della Bce e Angela Merkel hanno "scambiato" con i Governi Ue per poter mettere in campo il
quantitative easing di cui Draghi ieri ha fornito tutti i dettagli nel consiglio direttivo che si è svolto a Nicosia.
Ma tra le cose che ha messo in chiaro Draghi c'è stato un punto preciso che riguarda anche noi direttamente.
«Resta cruciale attuare rapidamente e in maniera decisa e credibile riforme strutturali per aumentare il
potenziale di crescita ma anche per migliorare i redditi e incoraggiare le imprese a investire». Parole che
riguardano in particolare l'Italia, il Paese che ha più difficoltà - stando alle statistiche e alle previsioni - a
incrociare una ripresa sostenuta che è necessaria per sostenere l'alto livello del debito. E il Governo Renzi,
oggi, appare l'unico possibile per attuare quel piano che l'Europa ci chiede. Il traguardo dei decreti del Jobs
act, firmati già mercoledì dal presidente della Repubblica, danno al premier un'apertura di credito importante
dall'Unione.
Si è visto nei giorni scorsi nel primo viaggio di Sergio Mattarella in Europa. Se a Berlino e Bruxelles il capo
dello Stato ha ricevuto così tanti apprezzamenti ed elogi per Matteo Renzi - a tratti perfino enfatici - la ragione
è che l'attuale Esecutivo non ha alternative se non a prezzo di nuove turbolenze e instabilità sull'area-euro.
Un prezzo che proprio adesso l'Europa non vuole assolutamente pagare. Non ora che ha messo in campo
l'arma finale del QE, non ora che cerca di afferrare la crescita, non ora che Governi come la Germania si
sono esposti politicamente - anche in casa - per sconfiggere le posizioni dei falchi.
E dunque se nel Parlamento italiano il Governo Renzi rischia a giorni alterni, in Europa è quello che beneficia
di una maggiore "blindatura". La ragione è evidente e dipende dalla nostra fragilità, non solo del debito
pubblico ma anche del quadro politico. In pratica non esiste un'alternativa a Renzi che stia dentro il quadro
europeo. Esiste l'arcipelago delle opposizioni alcune dichiaratamente anti-euro come Salvini e Grillo, altre
come una piccola parte della sinistra Pd e gli emuli della lista Tsipras che giocano sull'ambiguità dello stare in
Europa ma alle loro condizioni. La stessa propaganda che si è vista con il premier greco, che ora ha dovuto
rivedere le sue promesse elettorali e i suoi slogan non prendendo affatto in considerazione l'opzione
dell'uscita dalla moneta unica. Insomma, oltre il Pd renziano e il Governo, c'è un magma pericoloso agli occhi
di Bruxelles, Berlino e Francoforte. È vero che anche in Francia Marine Le Pen è - al momento - una
minaccia per i socialisti di Hollande e un'alternativa per i francesi ma è anche vero che il sistema istituzionale
d'Oltralpe, l'apparato statale, funzionano. E sono dotati di forti anticorpi democratici.
Di certo non sarà l'Europa che porterà i voti a Renzi in Parlamento sulla legge elettorale o sulla scuola ma il
recente esempio Tsipras è un ammonimento per chi nel Pd voglia tentare avventure mettendo a rischio il
Governo. Soprattutto se al Quirinale la linea continua a essere quella di un chiaro orientamento europeista.
Sia pure nell'esortazione al "cambio di passo" come ha detto il presidente Mattarella a Berlino parlando di
economia e solidarietà sul fronte immigrazione e politica estera. Lina Palmerini
60 miliardi
Le «munizioni» mensili
SCENARIO POLITICO/ECONOMICO - Rassegna Stampa 06/03/2015
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Renzi e la mossa di Draghi
06/03/2015
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Impatto mensile del bazooka di Draghi
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Il Sole 24 Ore
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Bce inflessibile sulle richieste greche
Finanziamenti alle banche solo se sarà rispettato il programma, no a maggiori emissioni di T-bills
Alessandro Merli
ELA POTENZIATA
Il consiglio direttivo ha deciso di aumentare di 500 milioni (a 68,8 miliardi) il tetto
alla liquidità di emergenza
che si può fornire agli istituti
NICOSIA
La Banca centrale europea riprenderà i normali finanziamenti alle banche greche solo quando il Governo
avrà dimostrato di rispettare gli impegni presi nel programma concordato con i creditori internazionali. Il
presidente della Bce, Mario Draghi, ha anche chiuso la porta alla possibilità che l'istituto di Francoforte
autorizzi maggiori emissioni di buoni del Tesoro di Atene, la via che il Governo Tsipras contava di battere per
ottenere un po' di respiro, in quanto viola il divieto, imposto dai Trattati europei, di finanziamento monetario.
Draghi, che pure ha ripetuto che «la Bce è un'istituzione basata sulle regole e non prende decisioni
politiche», non ha mancato poi di riprendere polemicamente, senza nominarlo, il ministro delle Finanze Yanis
Varoufakis, che in più di un'occasione ha destabilizzato i mercati finanziari con le sue dichiarazioni,
peggiorando ulteriormente la situazione. Un certo tipo di comunicazione, ha detto il banchiere centrale, «crea
volatilità sui mercati, facendo aumentare gli spread e distruggendo collaterale» che le banche potrebbero
usare per finanziarsi .
La linea tenuta da Draghi nei confronti di Atene è un modo per ribadire che la Bce vuole tenersi fuori dal
gioco politico fra Atene e i suoi partner europei, tanto che ogni decisione di Francoforte è condizionata, ha
detto, a quelle dell'Eurogruppo, i ministri finanziari della zona euro. Ma è anche un modo per tenere alta la
pressione su Atene perché rispetti gli impegni presi, contestati anche da parte della maggioranza.
Draghi ha detto che la Bce «è la prima a volere far ripartire i finanziamenti normali all'economia greca, a patto
che ce ne siano le condizioni e queste sono che venga messo in atto rapidamente un processo che mostri il
successo di una revisione del programma». Il capo della Bce ricorda che quando le operazioni sono state
sospese il mese scorso il programma era fuori linea, per ammissione dello stesso Governo greco.
Il no all'aumento delle emissioni di buoni del Tesoro (oggi a 15 miliardi di euro) è stato il messaggio più
esplicito. Le banche avrebbero potuto utilizzarli come garanzia per ottenere liquidità dalla Banca centrale,
finanziando al tempo stesso il Governo. Nei Trattati, ha ricordato Draghi, c'è una proibizione «diretta e
indiretta» del finanziamento monetario.
Al tempo stesso, Draghi ha voluto sottolineare che la Bce non ha abbandonato la Grecia al suo destino, anzi
le ha fornito prestiti per 100 miliardi di euro, raddoppiati negli ultimi due mesi, pari al 68% del prodotto interno
lordo greco, la percentuale più alta nell'area euro, e che proprio ieri il consiglio ha deciso di aumentare di 500
milioni di euro a 68,8 miliardi il tetto alla liquidità di emergenza che può essere fornita alla banche dalla Banca
centrale greca attraverso lo sportello Ela. Le condizioni per il continuo utilizzo dell'Ela sono che le banche
siano solvibili (e Draghi ha ricordato che hanno mostrato, agli esami della stessa Bce dell'anno scorso, di
avere capitale a sufficienza, e che molto è stato fatto su questo fronte) e dispongano di collaterale adeguato
per le operazioni. È stata la Bce, ha detto, a sollecitare l'Eurogruppo a mantenere i 10 miliardi di euro
stanziati per l'eventuale ricapitalizzazione degli istituti di credito immediatamente disponibili per ogni
evenienza.
Intanto, la Grecia (come Cipro) resterà fuori dal Qe, che la Bce inizierà lunedì: perché è sotto revisione del
programma economico, perché i suoi titoli non sono "investment grade" e non sono supportati da un
programma attivo, e perché al momento la Grecia è già al di sopra del limite del 33% del debito di ogni
singolo emittente che la Bce si è imposta. L'istituto di Francoforte ha infatti ancora in portafoglio 19 miliardi di
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Ripresa e mercati IL BAZOOKA DI DRAGHI
06/03/2015
Il Sole 24 Ore
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euro circa di debito greco acquistato fra il 2010 e il 2012. Solo dopo l'estate, quando Atene ne rimborserà
oltre 6 miliardi, scenderà sotto la soglia. Se nel frattempo il programma sarà in ordine, potrà finalmente
beneficiare del Qe.
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LA CRESCITA
Variazione % del Pil sul trimestre precedente
L'INFLAZIONE
Variazione % annua dei prezzi al consumo
I DEPOSITI DI FAMIGLIE E IMPRESE
In miliardi di euro
LA FIDUCIA
Indice Pmi, settore manifatturiero*
C LA PAROLA CHIAVE
Ela
La Bce definisce l'Emergency Liquidity Assistance (Ela) come il sostegno concesso dalle banche centrali «in
circostanze eccezionali e caso per caso a istituzioni e mercati temporaneamente illiquidi». È una sorta di
sportello di emergenza per le banche in difficoltà: gli istituti si rivolgono alla Banca centrale nazionale per
ottenere prestiti di emergenza, che devono però essere approvati dalla Bce.
Foto:
IL QUADRO MACROECONOMICO E FINANZIARIO DI ATENE
06/03/2015
Il Sole 24 Ore
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Euro ai minimi, lo spread cade a 97 punti
Borse in rialzo (Milano +1,22%), la moneta unica sotto quota 1,10 $ - Corsa ai BTp
Andrea Franceschi
LE PREVISIONI
Dalle stime sull'inflazione
date dalla Bce, si evince
che il «quantitative easing»
potrebbe finire nel 2016 come previsto
Corrono le Borse, si restringono gli spread e si svaluta l'euro. Questa in sintesi è stata negli ultimi mesi la
reazione dei mercati al Quantitative easing della Bce. E questo è lo stesso copione che i mercati hanno
seguito ieri, giornata in cui in cui il presidente Mario Draghi ha reso noti alcuni dettagli tecnici dell'operazione,
oltre alle nuove previsioni sull'andamento dell'economia.
Ieri la Bce ha rivisto al rialzo da +1 a +1,5% la sua stima sul Pil dell'area euro per il 2015. La Banca centrale
ha comunicato anche la sua proiezione sull'andamento dei prezzi che è stata rivista al ribasso per l'anno in
corso (dal +0,7% a 0) mentre per il 2016 e per il 2017 è stimata una crescita dell'1,3 e dell'1,8%
rispettivamente. La moneta unica, reduce da una giornata di forti ribassi, inizialmente ha reagito
positivamente a questi numeri balzando oltre 1,11 dollari. Una fiammata che si è riassorbita rapidamente: la
moneta unica è tornata a svalutarsi arrivando in serata a sfondare al ribasso quota 1,10 dollari. In linea di
principio questo andamento non si concilia con le nuove previsioni dell'Eurotower. Un miglioramento della
congiuntura e una previsione per il prossimo biennio dell'inflazione sui livelli ottimali (il mandato Bce prevede
che sia sotto ma vicina al 2%) significa che il Qe è destinato a finire alla sua naturale scadenza. Tuttavia - è il
ragionamento di alcuni addetti ai lavori - un conto sono le stime, un'altro la realtà. E la storia insegna che non
sempre le previsioni si rivelano azzeccate. Il presidente Draghi, da parte sua, ha ribadito ancora una volta
che il Qe potrà durare oltre la sua naturale scadenza finché l'inflazione non sarà tornata sui livelli di guardia.
Come sottolinea Mauro Vittorangeli, capo investimenti per il reddito fisso di Allianz Global Investors «la Bce è
determinata a continuare finché non otterrà i risultati che si è posta, nella piena consapevolezza che non può
permettersi di fallire». E tanto è sembrato bastare ai mercati che hanno reagito positivamente a quanto
emerso dal direttivo dell'Eurotower.
Altra novità importante è stata la risposta di Draghi alle perplessità sul fatto che, nell'ambito del Qe, la banca
centrale finisca per comprare titoli con rendimenti negativi andando così incontro a perdite. Ieri il numero uno
della Bce ha fatto chiarezza anche su questo punto. Nell'ambito del Quantitative easing la Bce acquisterà
titoli con minimo due anni di scadenza. Anche con tassi negativi purché non superino al ribasso la soglia di 0,2 per cento. Che poi è l'attuale livello della remumerazione ufficiale sui depositi. Questo dettaglio ha
provocato un immediata ondata di vendite sui titoli biennali tedeschi, il cui rendimento è sotto lo 0,2%
negativo, a cui sono stati preferiti bond di analoga scadenza con rendimenti più appetibili. Ieri il differenziale
di rendimento tra BTp e Bund decennali è sceso fino a quota 96 punti in un primo momento per poi risalire nel
finale e chiudere gli scambi a quota 97. «Riteniamo che i dettagli presentati oggi abbiano preparato la strada
per un ulteriore restringimento degli spread nell'Eurozona nel breve periodo. Questo potrebbe spingere il
differenziale di rendimento tra i titoli italiani e spagnoli a 10 anni e quello tedesco entro un livello di 80 punti
base» commenta ancora Vittorangeli.
Giornata positiva anche sul fronte azionario. Ieri Piazza Affari ha guadagnato l'1,22% registrando la migliore
performance tra le piazze continentali che in media hanno registrato rialzi intorno allo 0,8 per cento. A Piazza
Affari ieri i titoli più gettonati sono stati quelli di Tod's (+6,03%) e Moncler (+10,53%). I rialzi sono stati
innescati dai conti oltre le attese di quest'ultima il cui andamento è stato indirettamente favorito dalle scelte
della Bce. La politica monetaria ultraespansiva di Draghi ha provocato una svalutazione del 20% in un anno
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Ripresa e mercati LA GIORNATA SUI LISTINI
06/03/2015
Il Sole 24 Ore
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della moneta unica nel cambio sul dollaro. Una manna per un settore come quello del lusso che deve buona
parte della sua fortuna dalla capacità di esportare.
© RIPRODUZIONE RISERVATA Variazioni % di ieri Milano Ftse Mib INIZIO ANNO +17,82 +1,22 Francoforte
Dax INIZIO ANNO +17,32 +1,00 Parigi Cac 40 INIZIO ANNO +16,17 +0,94 Madrid Ibex 35 INIZIO ANNO
+8,22 +0,66 Londra Ftse 100 INIZIO ANNO +6,02 +0,61
Foto:
EFFETTO DRAGHI SUI LISTINI
Foto:
EURO/DOLLARO
06/03/2015
Il Sole 24 Ore
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Sabelli: da riscrivere il testo sulla prescrizione
Giovanni Minoli
Rodolfo Maria Sabelli, presidente dell'Associazione nazionale magistrati, che fine ha fatto il giudice
che ha condannato Tortora?
Credo che adesso sia a riposo.
Ma ha pagato per il suo errore?
All'epoca c'erano leggi diverse. Oggi c'è una legge in base alla quale non si può condannare ma non si può
nemmeno mandare in galera una persona sulla base soltanto delle dichiarazioni di un pentito.
Oggi con la nuova legge sulla responsabilità civile dei giudici pagherebbe?
C'è la responsabilità professionale, quella disciplinare e anche la responsabilità civile.
Cioè da qualche parte pagherebbe?
Anche da più parti.
Sull'anticorruzione lei parla di meccanismi premiali: cosa intende esattamente?
Nel momento in cui si aumentano le pene bisogna prevedere degli sconti di pena per coloro che collaborano,
cosa che è già prevista per la mafia, la criminalità.
Cioè applicare la legislazione mafiosa alla corruzione?
Sì ma non solo, anche prevedere l'estensione degli strumenti di indagine previsti per la mafia e la corruzione.
La prescrizione?
La prescrizione andrebbe riscritta radicalmente tutta da capo, temo che si stia facendo quello che a Roma si
dice una "romanella".
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SCENARIO POLITICO/ECONOMICO - Rassegna Stampa 06/03/2015
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Intervista a Mix24 del presidente Anm
06/03/2015
Il Sole 24 Ore
Pag. 29
(diffusione:334076, tiratura:405061)
Miccichè (Intesa Sanpaolo): «Motori del sistema-Italia per le infrastrutture
nel mondo»
Marco Ferrando
Marco Ferrando pagina 32
La riorganizzazione della divisione per filiere, con i 16mila clienti (tutti rigorosamente con fatturato superiore
ai 350 milioni ) distribuiti in aree settoriali, è chiusa. L'allargamento della rete estera, invece, prosegue:
all'apertura delle nuove filiali operative di Istanbul, San Paolo e Varsavia, si affiancheranno nel 2015 quelle di
Abu Dhabi e Pechino, oltre alle sedi di rappresentanza di Doha, Washington e Giacarta, e intanto si valutano
nuovi desk in Sud Africa, Messico, Australia. Altro cantiere, il project financing: nel 2014 Intesa ha partecipato
a progetti con un impegno complessivo di 3 miliardi, «quest'anno in due mesi siamo già a un miliardo e
mezzo», dice Gaetano Micciché, a Il Sole 24 Ore. Tra i dossier più caldi dei prossimi mesi, il direttore
generale di Intesa Sanpaolo con delega al Cib elenca i nuovi giacimenti di gas del Mozambico, la Nigeria, con
il nuovo porto e il nuovo aeroporto di Lagos, poi il Messico, il Perù, il Brasile; tutti mercati dove «puntiamo a
diventare il motore di iniziative del nostro Paese intorno a grandi progetti infrastrutturali. Dove possiamo
contribuire al forte coinvolgimento dell'industria italiana, della tecnologia italiana, della finanza italiana»,
sottolinea Miccichè.
Il bilancio di Gruppo approvato in settimana vede un contributo dal corporate and investment banking
di 1,3 miliardi di euro a livello di utile netto: quali previsioni per il 2015?
Intesa Sanpaolo punta a distribuire 2 miliardi di dividendi: la nostra divisione, anche l'anno prossimo,
contribuirà in modo significativo all'aumento della redditività del Gruppo. D'altronde in otto anni abbiamo
dimostrato di saper consolidare, di anno in anno, i nostri risultati: siamo la prima investment bank in Italia e
tra i leader in Europa, il nostro modello di business è profittevole e sostenibile.
Anche con i tassi bassi?
Più delle condizioni di mercato, per noi conta la relazione con i clienti: la relazione quotidiana, quella che li
spinge a scegliere la nostra banca anche per le operazioni straordinarie, dall'm&a alla finanza strutturata.
Proprio da qui è partita l'idea della riorganizzazione per settori, che mette al servizio dei nostri clienti figure
professionali con una preparazione specifica sul mercato in cui operano.
Il modello funziona perché alle spalle c'è Intesa Sanpaolo?
Assolutamente: se siamo diventati un benchmark europeo è perché facciamo parte di un gruppo con una
notevole forza patrimoniale oltre ad avere, al nostro interno, un know how e delle professionalità di altissimo
livello.
Quale sarà il driver per la crescita nel 2015?
Il business a livello internazionale in particolare le infrastrutture: è un settore in cui l'Italia, come Paese, può
conquistarsi un ruolo di primo piano. E noi intendiamo fare la nostra parte, coagulando imprese costruttrici,
gestori, finanza.
Come stanno i vostri clienti, in particolare quelli italiani?
Molto bene. Nella maggior parte dei casi hanno saputo sfruttare la crisi per migliorare nell'efficienza.
Un esempio?
OVS. L'ultimo gruppo in ordine di tempo che, come Banca Imi, abbiamo seguito nella quotazione; la tipica
azienda che ha saputo superare positivamente momenti non facili, ben guidata da un ottimo management.
A proposito di Ipo: quali saranno le prossime?
Siamo global coordinator per le quotazioni di Sorgente, Poste, delle torri Telecom e degli hotel del gruppo
Statuto. E altri dossier potrebbero aggiungersi, come quello del gruppo Zanetti.
SCENARIO POLITICO/ECONOMICO - Rassegna Stampa 06/03/2015
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INTERVISTA. PARLA IL Direttore generale
06/03/2015
Il Sole 24 Ore
Pag. 29
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SCENARIO POLITICO/ECONOMICO - Rassegna Stampa 06/03/2015
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Come valuta le scelte del governo Renzi, dalle popolari al nuovo piano sulle tlc?
Il Governo sta mostrando al mercato che il sistema Paese è in fase di rafforzamento e ha svolto un ruolo
decisivo nella risoluzione di casi complessi come Alitalia e Ilva, favorendo l'intervento di capitali privati. Sono
segnali di fiducia importanti in grado di suscitare interesse tra gli investitori.
Le popolari saranno più gradite al mercato una volta divenute SpA?
Si. Prevedo un interesse crescente, soprattutto su alcune banche. Come Bpm, che può diventare polo
aggregante.
E il progetto sulla banda larga?
È un processo indispensabile. E mi auguro che due attori di assoluto rilievo, come Telecom Italia e Metroweb
possano trovare il modo per collaborare. Lo sviluppo di infrastrutture a elevato contenuto tecnologico, con il
contributo decisivo di operatori privati, è fondamentale per le prospettive di crescita del Paese.
Perché avete deciso di non sostenere l'Opas di Ei Towers come finanziatori?
Abbiamo accompagnato l'Ipo di Rai Way, e per ora della partita siamo semplici osservatori.
Nel Gruppo Intesa Sanpaolo, in prospettiva, è previsto un rinnovamento manageriale...
Sono molto impegnato, come tutti i colleghi della Divisione Corporate e Investment Banking, nel
raggiungimento degli obiettivi del piano d'impresa. Un piano fortemente voluto dall'amministratore delegato
Carlo Messina con il quale collaboro in maniera eccellente da oltre 12 anni.
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Manager.
Gaetano Miccichè,
direttore generale di Intesa Sanpaolo e amministratore delegato di Banca Imi
06/03/2015
La Repubblica
Pag. 1
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Francoforte e i trucchi di Atene
FEDERICO FUBINI
SE QUALCUNO ha diritto a depositare il brevetto della ripresa che si prepara in Europa, questi è Mario
Draghi. C'è solo una macchia nel panorama finalmente più soleggiato, un'ombra in basso a destra sulla carta.
La tregua siglata fra la Grecia e gli altri governi europei due settimane fa ha arginato quella che stava per
trasformarsi in una slavina rovinosa per tutti. Ma ieri da Cipro, deliberatamente, il presidente della Bce ha
pronunciato poche battute che tradiscono nervosismo. < PAGINA TUTTO il nervosismo di chi conosce
davvero la situazione del Paese.
Non capita spesso che Draghi critichi in pubblico un ministro dell'area euro. Ieri l'ha fatto e il bersaglio delle
sue parole, mai nominato, era evidente a tutti: Yanis Varoufakis, il ministro delle Finanze greco, l'ultima
rockstar della crisi dell'euro. «Se c'è una comunicazione che crea volatilità nel mercato - ha osservato Draghi,
pesando ogni parola - ciò mina la solvibilità del sistema bancario greco». Il riferimento va al profluvio di
dichiarazioni a effetto di Varoufakis, il solo ministro al mondo impegnato di continuo a sostenere che il proprio
Paese è in uno stato irrimediabile di insolvenza. Fra l'area euro e una ripresa solida, oggi resta quasi solo la
Grecia: va concluso il lavoro per stabilizzarla e portarla fuori pericolo. Ma fra la Grecia e quell'obiettivo
rimangono problemi che la Banca centrale europea non vuole esser chiamata ancora una volta a risolvere,
perché non fanno parte dei suoi compiti.
L'equilibrio ad Atene è più fragile di quanto appaia dopo l'accordo di Bruxelles di due settimane fa. Varie fonti
finanziarie greche, convergenti, indicano due ordini di problemi: le risorse nel Tesoro sono sul punto di finire
forse già la prossima settimana; di conseguenza, per finanziarsi, Varoufakis sta ignorando e aggirando
alcune delle regole di base che governano la Bce e l'intera zona euro.
Nelle prossime tre settimane Atene deve rifinanziare o rimborsare 6,5 miliardi fra debito e interessi, ma le
entrate fiscali calano, dunquea marzo il buco di cassa sarà di tre miliardi. Almeno per il momento, Varoufakis
non ha i soldi per evitare un "default" imminente e si vede sbarrate molte delle possibili strade. Non può
emettere obbligazioni a medio-lungo termine, perché gli interessi da pagare sarebbero proibitivi. Non può
emettere titoli a brevissimo termine, facendoli comprare alle banche greche con liquidità presa in prestito da
loro in Bce, perché la Grecia è già al tetto massimo consentito di 15 miliardi di euro: la Bce non vuole che
Atene vada oltre, perché altrimenti l'Eurotower finirebbe per coprire il deficit del Paese con la moneta creata a
Francoforte. Sarebbe finanziamento del disavanzo da parte della Banca centrale, l'ultimo tabù europeo. Ma
Varoufakis per ora non può neppure farsi anticipare una rata di prestiti dagli altri governi europei, perché
dovrebbe prima trovare un accordo dettagliato sulle riforme da affrontare in Grecia e poi dovrebbe (almeno)
avviarle.
Di qui la scelta di aggirare il divieto di finanziamento monetario del deficit. Lo Stato greco ha iniziato a
estrarre denaro dalle banche commerciali, ma lo fa attraverso la porta sul retro. Non emette più titoli a breve
termine per farli comprare dagli istituti con denaro prestato dalla Bce. Piuttosto, Varoufakis si fa prestare a
scadenze di pochi giorni (ma rinnovate di continuo) i fondi che le imprese statali hanno depositato presso le
banche commerciali. Queste ultime funzionano solo grazie ai prestiti di emergenza della Bce, che poi però
affluiscono nelle casse del Tesoro greco attraverso quelle operazioni sui conti correnti delle aziende a
controllo pubblico. In sostanza l'Eurotower, contro la sua volontà, senza che le sia stato detto, si trova a
coprire il deficit del governo di Atene tramite i depositi bancari delle imprese pubbliche stornati al Tesoro. I
soldi per rendere liquidi e pagabili quei depositi bancari vengono da Francoforte. Ma l'effetto sull'economia
greca è devastante, perché le banche stanno tagliando i prestiti a tutto il settore privato per compensare quei
deflussi di depositi verso lo Stato. «L'ultima cosa che si può dire, è che non stiamo sostenendo la Grecia», ha
notato Draghi ieri. Il velo di sarcasmo dà la misura dell'irritazione: l'esposizione della Bce su Atene è salita in
pochi mesi a 100 miliardi e si trasformerebbe in una colossale perdita nell'ipotesi (evitabile) che la Grecia
SCENARIO POLITICO/ECONOMICO - Rassegna Stampa 06/03/2015
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L'ANALISI
06/03/2015
La Repubblica
Pag. 1
(diffusione:556325, tiratura:710716)
SCENARIO POLITICO/ECONOMICO - Rassegna Stampa 06/03/2015
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davvero vada in "default".
Non è lo scenario più probabile. Ma se un messaggio arriva dalla Bce, è che ora tocca ai governi e alla
politica rimuovere l'ultimo scoglio sul cammino della ripresa in Europa.
06/03/2015
La Repubblica
Pag. 1,2,3
(diffusione:556325, tiratura:710716)
Draghi:"Acquisti bond da lunedì così la Bce aiuterà la ripresa Il governo
greco rischia l'autogol" *
Il presidente: "60 miliardi al mese fino a quando l'inflazione sarà vicina al 2% Prestiti ad Atene saliti a 100
miliardi, ma le loro parole creano volatilità" LA GIORNATA Le nostre misure stanno già aiutando gli sviluppi
positivi della situazione dell'Eurozona Il tasso di inflazione nell'Eurozona appare destinato ad aumentare
gradualmente a fine 2015 La Bce potrebbe essere definita la banca centrale della Grecia visto che i prestiti
ad Atene sono raddoppiati Bisogna accelerare l'attuazione delle riforme e
ANDREA TARQUINI
Draghi: via al piano, la ripresa c'è Lunedì partono gli acquisti Bce: "60 miliardi al mese fino a quando
l'inflazione non sarà al 2%" Scontro con la Grecia. Avvertimento a Tsipras: "Non possiamo finanziare gli Stati
membri"
BERLINO. L'ora x è arrivata: il presidente della Banca centrale europea ha annunciato per lunedì 9 marzo
l'inizio delle operazioni di acquisto di titoli di Stato, e subito dopo ha rimproverato il governo greco per alcune
dichiarazioni pubbliche dei suoi ministri: «il rischio è di creare volatilità sul mercato minando il valore dei titoli
che le banche greche possono portare in garanzia per ottenere rifinanziamenti dalla Bce. Questo può minare
la stessa solidità delle banche greche».
Il "quantitative easing" avrà una potenza di fuoco di 60 miliardi di euro al mese, e continuerà fin quando lo
spettro della deflazione (cioè della diminuzione di prezzi e salari) non avrà lasciato l'eurozona. Ma il
combinato disposto delle operazioni finora realizzate da Francoforte e l'annuncio dei maxiacquisti ha indotto
la stessa Bce ad alzare le stime di crescita per l'eurozona: 1,5 per cento quest'anno, 1,9 nel 2016 e 2,1 per
cento nel 2017. L'annuncio di "Supermario" ha subito acceso i mercati, mentre sono scesi sia lo spread tra
Btp italiani e Bund tedeschi (sotto il 100 a quota 96,4) sia l'euro rispetto al dollaro (a meno di 1,10).
Cauto l'ottimismo del premier italiano Matteo Renzi, il quale tuttavia ha chiarito che la crescita in più e il
risparmio in termini di interessi potrebbero mettere a disposizione dell'Italia un vero e proprio "tesoretto": «Per
il 2015 le nostre stime di crescita italiana sono più prudenti di quelle dell'Unione europea (0,5% invece di 0,6),
tutto quello che verrà in aggiunta è un tesoretto che utilizzeremo», ha commentato il presidente del Consiglio.
Dopo l'annuncio, Draghi ha subito ammonito a non aspettarsi dalla politica monetaria più di quanto possa
dare: i poteri politici devono fare la loro parte accelerando indispensabili riforme strutturali.
Con una scelta del luogo che ha valore simbolico, il direttivo Bce si è riunito a Cipro, Paese dell'eurozona in
crisi quasi quanto Atene. L'operazione QE dovrebbe concludersi nel settembre 2016, e solo a condizione che
l'inflazione sarà prossima al 2 per cento.
Contemporaneamente, la Bce continuerà ad acquistare covered bonds e abs, in aggiunta al programma di
60 miliardi mensili.
Per Draghi gli effetti positivi della politica Bce già si vedono. «Le nostre misure di politica monetaria ed
economica hanno funzionato». Il presidente Bce ha poi lanciato il suo monito al governo greco sul modo
sbagliato di comunicare, E ha aggiunto: «L'ultima cosa che si può dire è che la Bce non abbia dato supporto
alla Grecia: ha raddoppiato i prestiti da 50 a 100 miliardi negli ultimi due mesi, raggiungendo una cifra che è il
68 per cento del prodotto interno lordo del Paese. Siamo diventati la nuova banca centrale greca, anche se il
suo compito è esserlo di tutti i Paesi membri dell'euro». Infine una promessa: se il piano di riforme di Atene
partirà veramente, la Bce è pronta ad accettare bond greci come collaterale per i prestiti.
DAL NOSTRO CORRISPONDENTE
SCENARIO POLITICO/ECONOMICO - Rassegna Stampa 06/03/2015
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Il piano
06/03/2015
La Repubblica
Pag. 10
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Il sindaco: "Impossibile mediare, così vado via"
SULLE LISTE Ho la maggioranza nella mia Regione, non mi metto a mediare con un commissario che non
riconosco
RODOLFO SALA
PADOVA. Non sono d'accordo neppure sul menù. Salvini prende una frittura di pesce con un calice di
Traminer, Tosi un filetto e carciofi annaffiato con del rosso Schioppettino. E alla fine Flavio da Verona, il
leghista ribelle, ha pochi dubbi: «Ricucire? La vedo durissima, io non mi schiodo». Sullo sfondo ci sono le
elezioni in terra veneta, dove lui medita sempre di più di candidarsi a governatore. Contro l'ancora collega di
partito Luca Zaia, magari cercando prima di portare a casa in consiglio regionale una riforma elettorale che
introduca il doppio turno. Atmosfera a dir poco gelida, facce scuree toni ruvidi, il leader della Lega e il sindaco
di Verona si incontrano all'ora di pranzo agli Orti di Leonardo, un ristorante di Milano in zona Magenta.
Pensano di sfuggire all'assedio dei cronisti, che li inseguono per sapere se questo rendez-vous può almeno
portare a un rasserenamento di facciata in vista dell'incontro serale di Padova.
Niente da fare, il pranzo sembra escogitato per dimostrare alle rispettive tifoserie, dove dubbi e timori non
mancano, che qualcosa si è pure fatto per evitare la rottura. Tosi è irremovibile. Ha già convocato per le 21 il
consiglio "nazionale" della Liga veneta, di cui è segretario, per opporre dei no alti come grattacieli a quel che
hanno deciso quattro giorni fa in via Bellerio, vale a dire il commissariamento del Veneto, l'arrivo dell'ex
parlamentare Giampaolo Dozzo, incaricato dal "federale" di comporre - lui, e non il segretario della Liga
veneta - le liste in vista delle regionali di maggio.
«Una porcata assolutamente inaccettabile, lesiva dell'autonomia di noi veneti, su queste basi non c'è alcuna
possibilità di mediazione», insiste Tosi. Insomma, questo pranzo «non è servito assolutamente a nulla,
Salvini non può pensare che adesso io possa andare a mediare dopo essere stato preso a calci in bocca».
Una partita di poker, l'impressione è che il sindaco-segretario non abbia altra strada che quella di alzare la
posta, in questa partita che lo contrappone a Zaia e a Salvini. La prima mossa è ottenere dal parlamentino
della Liga veneta riunito a Padova un pronunciamento secco contro le scelte «milanocentriche» di via
Bellerio: «Ho la maggioranza nel partito, nel consiglio regionale e tra gli assessori, non mi metto a mediare
sulle liste con un commissario che io non riconosco».
Scelta di parte, accusa il sindaco, se Salvini avesse voluto davvero mediare sarebbe stata ben diversa. Ma
ormai è così, nessuno dei due contendenti fa nulla per fermarei treni in corsa, anche se per la Lega l'impatto
potrebbe essere disastroso. Ma entrambi sono attentissimi, ciascuno vuole attribuire all'altro la responsabilità
di una rottura che a questo punto solo un miracolo potrebbe evitare. E infatti il sindaco di Padova Massimo
Bitonci, che gareggia con Zaia per il titolo di nemico numero uno del collega di Verona, dice di non
riconoscere più Tosi come segretario della Liga veneta. Mentre il governatore, addirittura, neppure vuol farsi
vedere all'incontro di Padova, nella tana del lupo del rivale. La scusa è l'incontro in programma ieri tra
Mattarella e i presidenti di Regione. Incontro che salta, ma fa lo stesso, tanto il motivo vero del forfait non è
quello. Per Tosi forse è meglio così, il suo obiettivo è «ributtare la palla nell'altro campo», rinviare ogni
decisione a quel che deciderà lunedì il «federale», con un avvertimento a Salvini e squadra: «Io non
indietreggio di un millimetro, bisogna tornare a quanto aveva già deliberato la Liga veneta».
Ovvero, «siamo noi a decidere sulle alleanze e a comporre le liste», spiega mentre le agenzie battono la
notizia di un possibile incontro, stasera ad Arcore, tra Berlusconi e Salvini, che secondo i tosiani ha già stretto
un accordo con Forza Italia per le regionali in Veneto. Tenere il punto, dunque, e se in via Bellerio non la
capiscono, meglio così: «Non è Flavio che esce dalla Lega, sono loro a spingerlo, prendendosi per intero la
responsabilità della rottura», sibila un fedelissimo del sindaco. Ma lo schianto è rinviato, almeno fino a lunedì.
Mentre i tosiani cominciano a far di conto in consiglio regionale. In commissione si è già cominciato a parlare
di riforma elettorale, ci potrebbe essere un gioco di sponda con il Pd e i centristi per introdurre il doppio turno.
SCENARIO POLITICO/ECONOMICO - Rassegna Stampa 06/03/2015
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IL COLLOQUIO
06/03/2015
La Repubblica
Pag. 10
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SCENARIO POLITICO/ECONOMICO - Rassegna Stampa 06/03/2015
96
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Sulla carta hanno 27 voti su 60, ma il fronte si potrebbe allargare. E se mai dovesse essere ballottaggio tra
Zaia e Alessandra Moretti, per la Lega le cose si complicherebbero. È presto per dirlo, ma tutto sta
evolvendo. A una velocità impressionante.
Foto: PRIMO CITTADINO Flavio Tosi è il sindaco di Verona e leghista in rotta di collisione con Matteo Salvini
capo dei lumbàrd al punto da pensare a liste autonome per le regionali venete
06/03/2015
La Repubblica
Pag. 11
(diffusione:556325, tiratura:710716)
"Flavio vuole tradire e sta studiando un'opa per scalare il partito"
a Lega diventa nera? Ma Tosi da che pulpito parla? Proprio lui che arrivava dall'estrema destra e noi lo
abbiamo difeso
(a. zun.)
GENOVA. «La Lega diventa nera? Ma Tosi da che pulpito parla? Proprio lui che arrivava dall'estrema destra
e noi che lo abbiamo sempre difeso. Dicevamo: è un buon amministratore». Adesso però lo guardano con
sospetto. «Di questa sua fondazione culturale non sappiamo niente: chi l'ha finanziata, chi ci sia dietro», dice
Edoardo Rixi, 40 anni, il vice segretario nazionale della Lega Nord che Salvini ha candidato alla presidenza
della Regione Liguria. Ora Tosi dice che siete troppo a destra per lui. «Fino a qualche mese fa avrebbe
sostenuto il contrario.
Fa ridere lo dica proprio lui che ha sempre criticato Salvini perché aveva fondato i comunisti padani dentro la
Lega».
E allora secondo lei perché lo fa? «Non lo so ma si capirà tra qualche settimana. È da tempo che ha preso
una linea diversa da quella della Lega. Aveva scommesso che la Lega sarebbe entrata in crisi ma così non è
stato. Ha aperto la sua Fondazione, poi ha preso le distanze ed ha raccolto persone uscite dalla Lega e altri
che provenivano da ambienti diversi».
Un tradimento pianificato? «È un ottimo sindaco ma questa cosa gli è sfuggita di mano: in Piemonte, in
Lombardia e in Emilia gli esponenti della sua Fondazione più che fare cultura volevano fare le liste fuori dalla
Lega. Ha aperto sedi ovunque meno che in Liguria. In più si è scontrato con Zaia in Veneto. È impensabile
chiederci di non ricandidarlo, anche i sondaggi lo indicano come il più popolare tra i governatori».
Però lo ha fatto, anzi ha detto: mi candido io «Ha fatto tutto da solo. Spero che abbia capito che noi vogliamo
uniree trovare spazi per tutti. Poi se qualcuno si è già impegnato con altri, addio. Lo capiremoa breve perché
se con Zaia si chiarisce tutto rientrerà, altrimenti vedremo se la sua Fondazione farà solo cultura o farà
qualcos'altro. È evidente che se c'è l'accordo con Ncd quanto sta accadendo in Veneto non è una questione
interna alla Lega ma ci sono Opa lanciate da fuori».
PER SAPERNE DI PIÙ www.leganord.org www.repubblica.it
Foto: "EDOARDO RIXI VICESEGRETARIO LEGA
SCENARIO POLITICO/ECONOMICO - Rassegna Stampa 06/03/2015
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INTERVISTA/EDOARDO RIXI, VICESEGRETARIO
06/03/2015
La Repubblica
Pag. 13
(diffusione:556325, tiratura:710716)
"Vogliono condizionare la Cassazione"
L'allarme dell'ex Cavaliere per i nuovi sviluppi dell'inchiesta barese: "Quella roba è fango" Oggi la fine dei
servizi sociali "Ma così non voglio festeggiare" La paura sul Ruby/1: "Rischio il rinvio in appello per l'accusa di
prostituzione minorile"
CARMELO LOPAPA
ROMA. «Fango, solo fango, tutta roba vecchia peraltro, messa in circolo solo per condizionare i giudici della
Cassazione». Silvio Berlusconi raggiunge questa mattina l'istituto Sacra Famiglia di Cesano Boscone per
l'ultima seduta di servizi sociali, ma col peggiore degli stati d'animo.
Nessuna voglia di festeggiare, ha già fatto sapere allo stato maggiore, nessuno dei fedelissimi lo raggiungerà
infatti oggi pomeriggio ad Arcore. Le intercettazioni di Bari pubblicate ieri hanno accresciuto una
preoccupazione che era già da allerta, nel quartier generale, in vista dell'atteso pronunciamento di martedì 10
da parte dei giudici di terzo grado sul primo processo Ruby. Questa invece è un'altra storia, processo escort a
carico di Gianpaolo Tarantini, le intercettazioni finiscono su tutti i siti.
Non solo «roba già pubblicata, ma soprattutto che attiene alla mia sfera privata - si sfogava ieri sera
Berlusconi coi suoi da Villa San Martino - nessuna rilevanza penale, cose per le quali nel 2009 avevo anche
fatto pubblica ammenda».E il riferimento è a quei giorni in cui, in piena tempesta da escortgate, l'allora
premier aveva detto in tv di essere «dispiaciuto» per quanto emerso, frutto di un «periodo di crisi» in cui era
stato «un po' birichino». Non si dà pace però adesso l'ex Cavaliere: «Che c'entra tutto questo con il
processo?». A dire il vero, da giorni i capannelli di parlamentari forzisti a Montecitorio non temevano altro che
«una nuova offensiva giudiziaria» in concomitanza con la fine dei servizi sociali e a ridosso della Cassazione.
Cioè proprio in questi giorni. A Villa San Martino, da dove il leader non si muove anche per l'infortunio al
malleolo, in questi giorni l'avvocato Niccolò Ghedini staziona più del solito.E sono due gli incubi che ricorrono
nei colloqui privati. Il primo e immediato è collegato all'eventuale decisione della procura di Milano di imporre
una misura cautelare, dunque restrittiva, al termine della pena che Berlusconi sta scontando (fino all'8
marzo). Non più per la condanna Mediaset, ma stavolta per l'inchiesta ancora in corso sull'accusa di
corruzione in atti giudiziari (Ruby ter). Il secondo incubo è che ricondotto alla sentenza della Corte, che
martedì potrebbe procedere a quello che gli avvocati dell'ex premier chiamano lo «spacchettamento».
Ovvero: conferma dell'assoluzione di secondo grado per la sola accusa di concussione, ma rinvio in appello
per quella ben più infamante di prostituzione minorile (erano le due accuse del primo processo Ruby).
Sarebbe un ritorno agli inferi, per il leader di Forza Italia.
«Pagina indegna di un paese civile, pubblicare intercettazioni telefoniche private è un'indecenza che, oltre a
destare sospetti per la tempistica, conferma l'anomalia nel funzionamento del circuito mediatico giudiziario»,
attacca la portavoce Deborah Bergamini.Ea seguire, come lei, protesta in coro l'intero partito («Una gara tra
Bari e Milano, siamo allo stalking giudiziario», dice il consigliere politico Giovanni Toti), come pure Luca
D'Alessandro, braccio destro di Denis Verdini .
E dire che a metà giornata l'intervista di Matteo Renzi all' Espresso e il riconoscimento del ruolo di Berlusconi
sulle riforme era stata giudicata un «segnale importante», da Arcore. Nulla si muoverà fino alle regionali. Ma
dopo? «Renzi ci accusa di aver rifiutato il dialogo, ma è lui che ha approvato una riforma a colpi di
maggioranza, lavorando di notte, infischiandosene delle opposizioni uscite dall'aula», ragiona Giovanni Toti di
passaggio in un Transatlantico deserto. «Detto questo, noi siamo sempre stati disponibili al dialogo, lui
smetta di fare proclamie faccia delle proposte concrete di modifica. Ad esempio, quando la settimana
prossima si voteranno gli ordini del giorno della riforma costituzionale e soprattutto quando arriverà alla
Camera l'Italicum che a noi non piace per niente».
PER SAPERNE DI PIÙ ww.forzaitalia.it www.tribunale.bari.it
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IL RETROSCENA
06/03/2015
La Repubblica
Pag. 13
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SCENARIO POLITICO/ECONOMICO - Rassegna Stampa 06/03/2015
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Foto: ASSOLUZIONE Karima El Marough, detta Ruby: per la sua presenza alle serate di Arcore Silvio
Berlusconi è stato processato con l'accusa di prostituzione minorile. In appello l'ex premier è stato assolto. La
Cassazione decide il 10
06/03/2015
La Repubblica
Pag. 14
(diffusione:556325, tiratura:710716)
"Il dialogo sarebbe possibile ma il premier se ne frega del reddito di
cittadinanza"
'anticorruzione è stata ritoccata al ribasso. Parliamo se la ritoccano al rialzo Niente riforme, non prendiamo in
giro i cittadini con distrazioni di massa
TOMMASO CIRIACO
ROMA. Dovesse davvero decollare, il dialogo tra Movimento cinque stelle e Pd assomiglierebbe a un mezzo
miracolo. Dopo le critiche di Matteo Renzi a Beppe Grillo, anche i toni del vicepresidente della Camera Luigi
Di Maio - numero uno del direttorio pentastellato- sono durissimi: «Se il premier è contrario al reddito di
cittadinanza, abbia il coraggio di dire che ha paura che scompaia il voto di scambio». Partiamo proprio da
Renzi.
Sostiene all'Espresso che Grillo si marginalizza. Il confronto inizia maluccio.
«Renzi sta dicendo che non gli interessano la disoccupazione e la povertà infantile? Lo faccia
pubblicamente. Io penso che sia così, che a Renzi non gliene freghi nulla di quelle persone.E lo sa perché?
Perché la miseria e la disoccupazione alimentano il meccanismo politico delle tessere false e del voto di
scambio. E poi...».
Dica.
«Noi conosciamo Renzi, non siamo rimasti folgorati sulla via di Damasco. Ricordo quando giocava al gioco
delle tre carte al tavolo sulla legge elettorale. Lo sfidoa venire in commissione e a dirci cosa non va nel
reddito di cittadinanza.». Dialogo chiuso definitivamente, allora? «Il reddito è il nostro obiettivo di legislatura e
siamo pronti ad appellarci a chiunque per questo risultato. Siamo aperti al dialogo in commissione». Spieghi
perché Renzi dovrebbe sostenere una bandiera del M5S come il reddito di cittadinanza.
«Perché è una nostra proposta, ma riguarda 10 milioni di cittadini sotto la soglia di povertà. Libera l'Italia dal
voto di scambio. Ci viene dietro Famiglia cristiana, Libera sta per lanciare la sua campagna. E' la priorità del
Paese e non è una misura assistenzialista. In tre anni formiamo il cittadino. E se rifiuta tre proposte di lavoro,
perde il reddito. Forse il Pd non è d'accordo perché in questi anni ha fatto voto di scambio? Mi viene da
pensarlo quando vedo che fanno i difficili. Penso a Taddei, che mi sembra un consulente di marketing più che
il responsabile economico del partito».
Sulla Rai il confronto prosegue. Sul reddito lei immagina un incontro tra le due delegazioni? «Quanto accade
sulla Rai è frutto di due anni di lavoro di Fico, con incontri in commissione trasmessi in streaming.È il metodo
giusto, che deve continuare. Sul reddito c'è stato un grande lavoro dei senatori ed è in commissione che
dobbiamo incontrarci».
La minoranza Pd e Sel sono pronte a collaborare. È possibile immaginare una strada che bypassi Renzi? «A
noi servono i numeri. Sappiamo chi è d'accordo e chi non lo è. La nostra iniziativa mira a coinvolgere anche
chi è in silenzio o non è d'accordo. L'appello, comunque, è a tutte le forze politiche». Ma è vero che ha un filo
diretto con il premier? «Mai sentito in vita mia, a parte i "pizzini" scambiati il giorno dell'insediamento che ho
subito pubblicato». Dica la verità: l'attivismo del M5S deriva dalla paura di essere svuotati da Salvini.
«Assolutamente no. Non è un problema di Salvini, né usiamo il reddito per fare propaganda. Non è insomma
un'azione di reazione.
Più semplicemente era il primo punto del nostro programma e ci abbiamo messo un po' per farlo decollare».
Perché non allargare il dialogo anche alle riforme, se sostenete che il sistema istituzionale non funziona?
«Perché non vogliamo prendere in giro i cittadini, ai quali non interessa delle soglie al3o all'8% per cento
nell'Italicum. Non vogliamo alimentare distrazioni di massa».
Neanche di fronte alla disgregazione di FIe ai problemi giudiziari di Berlusconi è possibile una nuova fase tra
M5S e Pd, oltre il Nazareno? «Noi siamo pronti a lavorare sui temi. Adesso c'è la legge anticorruzione,
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INTERVISTA / Luigi Di Maio "Credo che al presidente del consiglio non interessi la disoccupazione e la
povertà infantile perchè solo in quel modo si alimenta il voto di scambio"
06/03/2015
La Repubblica
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ritoccata al ribasso. Se vogliono parlare con noi, la ritocchino al rialzo. Lo faccianoe noi siamo pronti. Delle
cose inutili Renzi poteva discutere solo con Berlusconi. Discutevano anche di cose concrete, a dire il vero,
ma escono solo adesso: penso alla svendita di RaiWay». Ma come pensate che venga accettato il dialogo se
definite gli interlocutori "massoni"o "ladri di democrazia"? «Rigiro la frittata: noi siamo stati definiti fascisti e in
mille altri modi. L'interlocutore è quello che è, ma la causa è buona. Conta solo la prova del voto in
Parlamento».
Neanche un'autocritica per i primi due anni, Presidente? «Faremo autocritica quando smetteremo di portare
avanti il nostro programma. Dovesse accadere, lo porteremo a bilancio tra tre anni».
INTERVISTA A 360 GRADI Ieri le anticipazioni del premier Matteo Renzi all' Espresso.
L'intervista integrale nel numero del settimanale in edicola oggi.
Tra i temi trattati, i rapporti con Berlusconi, Grillo, Bersani e Boldrini, il dossier RaiWay e la fusione
Mondadori-Rizzoli "SULL'ESPRESSO
Foto: DIRETTORIO Luigi Di Maio è membro del direttorio che guida il Movimento
Foto: "LUIGI DI MAIO VICEPRESIDENTE DELLA CAMERA
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La Repubblica
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La paura di Matteo sull'Italicum "I voti segreti saranno trappole"
Proprio per la riforma elettorale Palazzo Chigi spera di ricucire con FI
GOFFREDO DE MARCHIS
ROMA. Non mollare Berlusconi perché le riforme si fanno insieme alle opposizioni, ma anche perché la
prossima battaglia sulla legge elettorale sarà piena di trappole. Non a caso il velocista Matteo Renzi quando
parla dell'It a l i c u m d i c e «senza fretta».
L'arrivo del provvedimento alla Camera non è ancora in calendario. Si dice che potrebbe arrivare a maggio.
Altri pensano addirittura a giugno. Sono tempi piuttosto lunghi per il passo di marcia di Palazzo Chigi eppure
il premier non sembra preoccuparsene.
Il punto è che appare sempre più necessario ricucire il patto del Nazareno, almeno per il sistema di voto. Le
trappole infatti a Montecitorio si chiamano voti segreti.
Per questo Renzi continua a guardare a Forza Italia. Ha ottenuto, grazie anche alla moral suasion di
Mattarella e al lavoro del capogruppo Pd Roberto Speranza, che gli azzurri rientrino in aula martedì prossimo
al momento del sì finale all'abolizione del Senato. È un primo passo ma non decisivo perché ormai Forza
Italia ha scelto: voterà contro il provvedimento sancendo la fine dell'accordo col Pd. Ma c'è anche la partita
dell'Italicum. Ancora più delicata per certi versi.
La minoranza del Pd ha ormai rotto gli argini annunciando che stavolta non obbedirà alla disciplina di partito.
Una svolta barricadera che confligge con l'obiettivo di Renzi, obiettivo su cui il premier esclude un
ripensamento: il passaggio a Montecitorio dev'essere l'ultimo, la legge va approvata in via definitiva. Senza
correzioni, dunque.
«Quella uscita dal Senato per noi è una buona legge elettorale che funziona», dice il premier ai suoi
collaboratori. Ma adesso può attendere i tempi di una tregua con l'alleato del Nazareno.
Nel colloquio di ieri al Quirinale, raccontano, Massimo D'Alema avrebbe spiegato a Sergio Mattarella tutti i
punti delle riforme (e non solo) che dividono la sinistra dem da Matteo Renzi. Il presidente della Repubblica
naturalmente si è limitato ad ascoltare e a prendere nota. Però l'offensiva è in via di preparazione.
L'assemblea del 21 marzo cercherà di mettere insieme tutti i dissidenti del Pd studiando una piattaforma
comune. Sui cambiamenti costituzionali e su altro. Qualche segnale arriverà già martedì al momento in cui
saranno contate le defezioni dentro il Pd. Do quello che Pier Luigi Bersani considera il tradimento del Jobs
act, l'ex segretario ha annunciato il suo voto negativo rispetto al combinato disposto riforma del Senato-legge
elettorale che a suo giudizio rappresenta un potenziale pericolo democratico. Da qualche giorno, Renzi ripete
che i ribelli alla Camera, quando arriverà l'Italicum, non saranno «più di 40». Un numero che consente
comunque alla maggioranza di procedere tranquillamente visti gli ampi margini di Montecitorio. Ma i voti
segreti sono una lotteria. Sel e 5stelle aspettano quel momento per "aiutare" i dissensi sparsi nel Pd e in
Forza Italia.
Il partito di Nichi Vendola ha preparato 25 ordini del giorno da votare prima di martedì, collegati alla riforma
costituzionale. Testi che impegnano il governo sul quorum dei referendum, sulla composizione del Senato.
Ma c'è anche un odg sulla legge elettorale, che chiede all'esecutivo di rispettare la sentenza della Consulta
contro il Porcellum. In pratica a varare un sistema di voto proporzionale. «Sì, proponiamo al Parlamento di
cambiare completamente rotta sull'Italicum - spiega il capogruppo di Sinistra e libertà Arturo Scotto - . E
decideremo all'ultimo se partecipare o meno al voto finale».
L'impressione è che alla fine anche Sel resterà in aula «per rispetto del ruolo della Camera e del presidente
della Repubblica - dice Scotto - non del Pd».
PER SAPERNE DI PIÙ www.repubblica.it www.partitodemocratico.it
SCENARIO POLITICO/ECONOMICO - Rassegna Stampa 06/03/2015
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IL RETROSCENA
06/03/2015
La Repubblica
Pag. 30
(diffusione:556325, tiratura:710716)
Multa sui servizi recall a Telecom e Vodafone
Penalità anche per Wind che ha imposto un costo agli abbonati per distribuire gli elenchi
(v.co.)
ROMA. "La persona che hai cercato è ora disponibile". Si chiama servizio di reperibilità, il messaggino o la
chiamata che ti avvisa quando il numero torna libero. Un ottimo aiuto, peccato che sia diventato a pagamento
all'insaputa dell'utente. Anche per questo, ieri l'Antitrust ha multato per quasi un milione e mezzo di euro
complessivi tre big della telefonia: Telecom, Vodafone e Wind.
Pratiche commerciali scorrette, quelle di Telecom e Vodafone, scrive l'Agcm, l'Autorità garante per la
concorrenza e il mercato. Che costeranno 400 mila euro alla prima e 500 mila alla seconda, per i rispetti
servizi "Lo sai" e "Chiamaora" nel primo caso, "Chiamami" e "Recall" nel secondo. Si tratta appunto di servizi
di reperibilità, a un certo punto trasformati da gratuiti a pagamento (sulle sim vendute prima del 14 giugno
2014). La scorrettezza per l'Authority «consiste nell'aver mantenuto attivi questi servizi anche dopo la loro
trasformazione in onerosi, imponendo ai clienti l'acquisizione implicita del consenso a fruirne se non avevano
provveduto di propria iniziativa a disattivarli». Ai sensi del Codice del Consumo, «queste condotte sono state
ritenute pratiche commerciali di per sé aggressive, consistenti in forniture non richieste». Vodafone è stata poi
sanzionata per altri 150 mila euro per violazione del Codice del Consumo, in attuazione della direttiva
europea "Consumer Rights". «L'operatore ha adottato una modulistica che prevede l'acquisizione implicita del
consenso del cliente a sostenere il costo supplementare per i servizi di reperibilità», dice l'Antitrust. E questo
relativamente alle sim commercializzate dopo l'entrata in vigore della direttiva. In un terzo provvedimento,
l'Antitrust ha multato Wind per 250 mila euro anche qui per pratica commerciale scorretta, ovvero l'attivazione
unilaterale di un servizio oneroso chiamato "Service card", a carico dei clienti di telefonia mobile. «Una
pratica aggressiva che consiste nell'aver esercitato una pressione tale da limitare considerevolmente la
libertà di scelta e di comportamento dei consumatori».
Gli stessi operatori sono stati infine coinvolti in altri tre procedimenti relativi alla distribuzione degli elenchi
telefonici cartacei, un servizio escluso dagli obblighi di fornitura dal decreto legislativo 70 del 2012. Le
compagnie hanno omesso di ricordare agli utenti che potevano rinunciare alla fornitura degli elenchi e così
evitare l'addebito in bolletta. Wind, in particolare, dovrà pagare 95 mila euro per l'omissione informativae 100
mila per violazione dell'articolo 65 del Codice del consumo per non aver previsto l'acquisizione del consenso
espresso al pagamento di un costo extra per il servizio. (v.co.)
Foto: Giovanni Pitruzzella
SCENARIO POLITICO/ECONOMICO - Rassegna Stampa 06/03/2015
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IL CASO/ L'ANTIRUST SANZIONA PER 1,5 MILIONI
06/03/2015
La Stampa
Pag. 1
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Boldrini: "Difendere l'Aula è il mio dovere"
Francesco Grignetti
La presidente della Camera replica al capo del governo che le contesta di uscire «dal perimetro istituzionale»
ALLE PAGINE 9 E 10 Laura Boldrini è appena uscita dal convegno su "Donne, parole e immagini" e sta
entrando nella riunione dell'ufficio di presidenza. In un corridoio le passano un foglietto con le parole di
Matteo Renzi su di lei. Non ne vorrebbe parlare, è una polemica che non le piace, ma siccome
quest'intervista era stata concordata da tempo, non si tira indietro. Presidente Boldrini, il premier dice che lei
è uscita dal «perimetro istituzionale». È un'accusa forte. «Guardi, ritenere opportuno che vengano tenuti in
considerazione i pareri delle Commissioni, così come che si limiti all'essenziale la decretazione d'urgenza,
non significa affatto uscire dal mio perimetro istituzionale. Al contrario, difendere le prerogative del
Parlamento è il primo dovere di un presidente della Camera. In ogni caso non intendo alimentare ulteriori
polemiche, anche se ritengo fisiologico che ci possa essere una certa dialettica tra istituzioni, soprattutto su
questi temi». Scusi, presidente, ma evidentemente c'è di più. Dentro il Pd già qualcuno aveva avanzato
l'ipotesi che dietro le polemiche «sull'uomo solo al comando», lei mirasse a un ruolo più politico. Una Tsipras
italiana. Ieri Renzi l'ha detto in chiaro. «Questo è il bello della democrazia. Ognuno interpreta come crede.
Però io invito a non prescindere dalla realtà. E la mia realtà da presidente della Camera è già molto piena.
Non facciamo voli pindarici». Da ambienti di governo filtra anche una certa irritazione verso le lungaggini dei
lavori parlamentari. Il Parlamento è un ostacolo per questo Paese? «No, il Parlamento è il cuore della
democrazia. Ma per assolvere pienamente al suo ruolo il Parlamento deve essere in grado di arrivare alla
decisione, cioè alla votazione, in tempi certi. Per questo, per restituire centralità al lavoro parlamentare con la
Giunta competente abbiamo lavorato alla riforma del regolamento. La riforma ha l'obiettivo di dare tempi certi
al governo per i suoi disegni di legge così da non far ricorso, se non in casi davvero necessari e urgenti, ai
decreti. Al tempo stesso, però, questa riforma prevede che anche le opposizioni abbiano la facoltà di portare
in Aula i loro provvedimenti. Si tratta di una riforma equilibrata che darebbe nuovo slancio al Parlamento. Il
testo è pronto da luglio e si potrebbe portare in Aula anche subito se i gruppi ne chiedessero la
calendarizzazione». Presidente, dietro certe affermazioni liquidatorie nei suoi confronti, come avviene nei
confronti di tante parlamentari e ministre, che su "La Stampa" se ne sono lamentate, sente il cattivo odore del
sessismo anche in politica? «Il sessismo in questo Paese c'è e si fa sentire. Anche nel linguaggio, che non è
cosa da poco, il linguaggio cambia come cambia la società. Ad esempio alla Camera, in questa legislatura, il
30% dei deputati sono donne, non era mai accaduto. Ho appena inviato una lettera d'indirizzo a deputati e
deputate perché si utilizzi il genere femminile quando ci si riferisce a ruoli e cariche rivestiti da donne. Ho poi
inviato un'altra lettera alla segretaria generale affinché nei resoconti si rispetti il genere. E' bene che sia
l'istituzione parlamentare a promuovere queste buone pratiche già in atto da anni in altri parlamenti europei.
Non sono quisquilie semantiche. Al contrario, è un problema di fondo. Dietro la lingua c'è il riconoscimento
della persona. Declinare le, professioni, le mansioni, i ruoli al femminile, significa accettare che anche una
donna possa svolgere quelle attività.. Negarlo, vuole dire discriminare. Perciò adeguare il linguaggio alla
realtà che cambia non è un tema ozioso; è uno dei tanti aspetti da affrontare della questione femminile in
Italia». Di fronte a un problema femminile enorme, però, quello linguistico potrebbe apparire l'aspetto minore.
«In verità non è affatto così perché tutto si tiene. Se il linguaggio non restituisce il genere femminile, non
riconosce neanche la strada che le donne hanno fatto, arrivando anche a ruoli di vertice. Seguendo la stessa
logica finisce che il lavoro femminile sia sottopagato o che non vi sia pari accesso al mondo del lavoro. E una
donna che non lavora non è autonoma ed è meno libera anche dalla violenza domestica». Lei stamani ha
postato su Twitter la sua lettera ai deputati ed è stata inondata di insulti violentissimi. Meravigliata?
«Purtroppo no, ma non bisogna neanche sottovalutare i tanti apprezzamenti. Nei social network comunque vi
è una forte componente di misoginia. Hanno fatto uno studio sui tweet discriminatori: su 1,8 milioni di tweet in
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LE INTERVISTE
06/03/2015
La Stampa
Pag. 1
(diffusione:309253, tiratura:418328)
SCENARIO POLITICO/ECONOMICO - Rassegna Stampa 06/03/2015
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8 mesi, oltre 1 milione sono attacchi alle donne».
Anche le opposizioni devono poter portare in aula i loro provvedimenti
Il premier? Ognuno interpreta come crede È il bello della democrazia Però io invito a non prescindere
dalla realtà
Fisiologico che ci possa essere una certa dialettica tra istituzioni, su questi temi
Laura Boldrini presidente della Camera
Foto: ANGELO CARCONI /ANSA Laura Boldrini, presidente della Camera L'incontro Laura Boldrini ieri ha
partecipato al convegno su "Donne, parole e immagini" Le donne «Il sessismo dice la presidente della
Camera - in questo Paese c'è e si fa sentire. Anche nel linguaggio»
06/03/2015
La Stampa
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Orlando: "È Fi che frena la legge sulla corruzione"
Francesco Grignetti
Il ministro della Giustizia accusa gli azzurri per l'ostruzionismo. E sui reati ambientali: mai più un caso come
quello dell'Eternit ALLE PAGINE 9 E 10 Il ministro della Giustizia, Andrea Orlando, Pd, è un ligure poco
incline alla retorica. Eppure stavolta, a proposito dei reati ambientali, approvati due giorni fa dal Senato e
ormai in dirittura d'arrivo, dice: «È una svolta storica». Al Senato, però, slitta ancora la legge anticorruzione e
non viene fuori il testo del falso in bilancio. «La maggioranza nella sostanza è compatta e i ritardi sono legati
all'ostruzionismo di Forza Italia. Per il falso in bilancio, come ha detto il ministro Boschi, è questione di poco.
Capisco poi che ogni slittamento possa essere considerato un rallentamento, ma è stato deciso che l'Aula se
ne occuperà a partire dal 17 marzo. Una settimana in più non è la fine del mondo, specie se si lavora bene
costruendo anche i passaggi successivi. È inutile l'approvazione in un ramo del Parlamento se poi si ferma
tutto dall'altra parte, come è accaduto proprio con i reati ambientali». Ecco, ministro, è addirittura un svolta da
definire storica? «Può sembrare una frase roboante, ma voglio spiegare perché: l'ambiente diviene un bene
giuridico da tutelare; non più una mera tutela dell'igiene pubblica. Ne discende che i reati ambientali
diventano delitti. Erano semplici contravvenzioni, con pene minime, tempi di prescrizione veloci, strumenti di
indagine inadeguati». L'opinione pubblica è rimasta sconcertata dal caso Eternit, e non solo. Siamo di fronte
a disastri ambientali, bonifiche miliardarie, morti, processi. E poi tutto finisce nel nulla. «Appunto. Rendiamoci
conto che quando è stato elaborato il codice penale, il concetto di ambiente nemmeno esisteva. Il caso
Eternit ha reso evidente a tutti che le fattispecie erano davvero superate. Il disastro ambientale da delitto di
condotta, valido solo al momento del fatto con la prescrizione (peraltro troppo limitata) che scatta al momento
della chiusura della fabbrica, diventa un delitto di evento, dove contano gli effetti di lungo periodo». Può
assicurare che non ci saranno più tragiche beffe come quella di Casale Monferrato? «Il paradosso giuridico
era che tutti questi reati fossero considerati minori. E si punivano allo stesso modo sia le violazioni formali, sia
i danni irreparabili all'ecosistema». Chiamate il mondo delle imprese a responsabilità nuove. Temete
reazioni? «È verissimo che dalle imprese ci attendiamo uno scatto in avanti. Anche in termini di previsione sul
lungo periodo. Troppe volte abbiamo visto produzioni che hanno mostrato il loro potenziale distruttivo troppo
tardi con costi umani e ambientali inaccettabili. Non vogliamo però inviare esclusivamente un messaggio
punitivo. Abbiamo previsto un sistema premiale per cui, nei casi più lievi, quelli che prevedono
contravvenzioni, si può operare un ravvedimento, bonificando l'ambiente, e così estinguendo il reato; nei casi
di danno grave come l'inquinamento o peggio il disastro ambientale, chi si ravvede potrà godere di uno
sconto di pena. L'inquinatore, però, rischia grosso in termini di pene e anche di risarcimenti e confische
patrimoniali. Accogliendo un emendamento del M5S abbiamo stabilito che i proventi delle confische debbano
essere vincolati alle bonifiche». Il pensiero corre a Taranto. La nuova legge sarà applicabile anche in questo
caso? «A tutte le realtà nelle quali è necessario reperire risorse per il risanamento. Siccome le confische
sono considerate misure di sicurezza, possono essere anche retroattive». Sui delitti ambientali, ministro, si è
vista una convergenza tra maggioranza e grillini. Così pare accadere anche sulla prescrizione, in discussione
alla Camera. Siamo alla vigilia di nuove maggioranze? «Guardi, io sono lieto che ci sia una larga
convergenza su alcuni provvedimenti di interesse generale come possono essere gli ecoreati o la corruzione.
Nessuna maggioranza variabile, quindi, ma dialogo con tutti. E su quanto accaduto alla Camera nei giorni
scorsi, il cosiddetto strappo sulla prescrizione, non sottovaluto, ma neanche drammatizzo. Sono convinto che
sia soltanto una questione di misura, visto che i punti di intesa sono molti più di quelli di dissenso e che la
maggioranza è d'accordo sul principio che in alcuni reati contro la pubblica amministrazione occorrano tempi
più lunghi di prescrizione. Troveremo la quadra. Se devo dirla tutta, però, l'unica prova di maggioranza
variabile in un provvedimento approvato dall'aula l'ho vista al Senato quando Ncd ha votato contro il governo
assieme a Forza Italia e al M5S sull'emendamento che riguardava le trivellazioni, a mio avviso fuori
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LE INTERVISTE
06/03/2015
La Stampa
Pag. 1
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contesto».
Le nuove norme Cosa cambia n Norme non punitive. Se la violazione sarà lieve sarà possibile un
ravvedimento bonificando l'ambiente ed estinguendo così il reato n Nel caso di comportamenti più gravi come
l'inquinamento o peggio il disastro ambientale, chi si ravvede potrà godere di uno sconto sulla pena n I grandi
inquinatori rischiano grosso con le confische Grazie a un emendamento del M5S i proventi di queste ultime
saranno vincolati alle bonifiche. Le confische saranno retroattive n Approvare i reati ambientali è un
passaggio epocale perché fino a ieri gli illeciti erano considerati di lieve entità, contravvenzioni con
prescrizioni brevissime. Ora ci saranno strumenti più incisivi
L'avvicinamento con i grillini? Su questioni di interesse generale è salutare, l'unica maggioranza a
geometria variabile che ho visto è stata quella dell'Ncd sulle trivelle
Andrea Orlando Ministro della Giustizia
Foto: Rinvio sulla prescrizione «Non sottovaluto ma neppure drammatizzo il rinvio Troveremo una quadra
perché i punti in comune sono molti di più di quelli di dissenso» FABIO CIMAGLIA/LAPRESSE
06/03/2015
La Stampa
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L'economia europea avanza piano malgrado il rallentamento cinese
Gli economisti: positivo il calo del petrolio, effetto che durerà
MARCO ZATTERIN
«Isegnali indicano un rafforzamento graduale della ripresa», conferma con aria garbatamente soddisfatta
Mario Draghi, prima di ritoccare al rialzo i numeri per l'andamento dei prossimi due anni. Il presidente della
Bce ha annunciato che la crescita nell'Eurozona arriverà all'1,5% in dicembre, contro l'1 previsto in autunno e
l'1,3 calcolato dalla Commissione un mese fa. Aiuta il calo prezzo del petrolio, mentre l'attività appare frenata
dagli aggiustamenti dei bilanci che continuano a configurarsi «necessari». Andiamo meglio, ma non ancora
bene. Così il presidente della Bce avverte: «Non c'è spazio per l'autocompiacimento». Previsioni migliorate
Avanza lenta l'economia del vecchio continente. Da Cipro, Draghi regala cifre che fanno sperare e ribadisce
la generale tendenza al rialzo delle stime congiunturali. La scorsa settimana, in un intervento a Bruxelles, la
capo economista dell'Ocse, Catherine Mann, ha pure annunciato una revisione positiva dei numeri in arrivo
da Parigi a giorni. «Stanno diminuendo i costi di produzione e le bollette delle famiglie grazie al livello del
petrolio», ha affermato. Il discorso vale per ognuno dei Paesi più industrializzati, anche se l'analista
americana riconosce che l'Eurozona ha il problema degli investimenti troppo deboli e deve ancora lavorare
per potersi dire fuori da guai. Occhio ai rischi di scivolate, sospirano gli addetti ai lavori. Ieri Allianz ha
ampliato le stime sulla crescita del Pil tedesco dall'1,6% autunnale al 2,1 per cento, promettendo anche lei un
punto e mezzo di crescita per Eurolandia (+0,2 punti). Lo ha fatto mentre veniva annunciato un secco colpo
d'arresto per gli ordini di fabbrica nella repubblica federale, caduti in gennaio del 3,9% dopo avere messo a
segno un incremento del 4,4%. Mese freddo: Bloomberg attendeva la frenata di 1 punto. Guardando al 2016,
Draghi si allinea alla Commissione Ue (pil +1,9%) e formula una variazione del 2,1% per il 2017. Nell'anno in
corso, invece, l'inflazione sarà piatta (-0,1 dice Bruxelles), per gonfiarsi sino all'1,5% nel 2016 e a salire 1,8
nel 2017. «L'alto livello strutturale della disoccupazione e il basso potenziale di crescita dell'output
nell'Eurozona - nota il presidente Bce - non deve indurre ad abbassare la guardia». Per questo, «è cruciale
che le riforme strutturali siano attuate in modo rapido, credibile e efficace», perché «non migliorerà solo la
crescita sostenibile futura», ma ci saranno benefici per i redditi e la propensione delle imprese a investire».
L'effetto del greggio L'effetto petrolio dovrebbe durare. Michael Heise, capo degli economisti Allianz, prevede
che il Brent si attesterà nelle intorno ai 60 dollari al barile. L'Europa farà in tempo a darsi una raddrizzata e
magari a guadagnare qualche quota di mercato sfruttando la domanda sostenuta delle principali economie.
Non dovrebbe essere grave il riverbero alla Cina che rallenta. L'Assemblea Nazionale del Popolo ha fissato al
7% la stima per il pil del 2015, il dato più contenuto dal 1990. Il dato non è piaciuto alle Borse asiatiche e
poco ha fatto l'annuncio secondo cui la spesa militare dell'ex celeste impero, secondo il premier Li Keqiang,
volerà del 10,1 nel 2015. Non si cresce di Difesa, però Pechino non si allarma e ammette: «Lo sviluppo
economico è entrato in una fase "Neo Normale"». Servirebbe pure all'Europa.
Stime per l'area euro Stime attuali Stime di dicembre 2015 2016 2017 A cura della BCE - LA STAMPA
Foto: Rilancio possibile Per la prima volta da molti anni l'economia italiana vede prospettive concreta di
ripresa assieme a tutta l'Eurozona
Foto: ALBERTO BERNASCONI/LUZ
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CORRISPONDENTE DA BRUXELLES LE MOSSE DELLA BANCA CENTRALE EUROPEA il caso
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La Stampa
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(diffusione:309253, tiratura:418328)
"A Tripoli non c'è una leadership Troppe ambiguità con gli islamisti"
L'ambasciatore libico al Palazzo di Vetro: "Milizie ingestibili Servirà appoggio aereo e navale, l'Italia guidi la
missione"
FRANCESCO SEMPRINI NEW YORK
«Occorre un'operazione militare internazionale in cui l'Italia abbia la leadership. Con questo appello, rivolto al
Cds, Ibrahim O. Dabbashi, ambasciatore libico all'Onu, cerca la consacrazione di Tobruk quale governo
legittimo del Paese. Ambasciatore, qual è la reale situazione in Libia? «Siamo più vicini che mai alla
situazione in cui eravamo nel 2011 quando la comunità internazionale si rese conto che non c'era nessuna
soluzione politica alla crisi a causa del comportamento di Gheddafi. Oggi ci troviamo a fronteggiare la stessa
situazione, Tripoli non vuole negoziare e non ha una leadership politica e militare in grado di decidere». Non
ha più fiducia nel negoziato politico? «Crediamo nelle capacità di Bernardino L eón, ma il problema sono le
milizie, trovano solo pretesti per continuare la guerra». Cosa intende per milizie? «Quattro brand. Ansar al
Sharia designata dal Cds come un gruppo terrorista, Libyan Fighting Group con un background qaedista, e la
Fratellanza musulmana, un partito travestitosi da milizia. Poi c'è Musratah (Misurata), milizia civile ma con
infiltrazioni di estremisti, che ora si sta alleando con le altre per necessità di combattere». Combattere contro
Isis? «No nessuno combatte Isis, anche perché Isis è legata ad Ansar. Loro vogliono combattere contro
Tobruk, il governo legittimo della Libia. A questo punto non sembra rimanere molta scelta se non quella da
parte nostra di riprendere la capitale». Cosa chiede al Cds? «Dovrebbe essere fissata una s c ad e n z a , u n
l i m i t e o l t re i l quale agli sforzi politici devono affiancarsi quelli militari. Penso alla fine di marzo, se per
quella data non si sarà formato un governo di unità nazionale, bisogna dare gli strumenti al governo legittimo
per combattere i terroristi». Che cosa intende? «Due cose, la necessaria approvazione per qualsiasi
commessa di armi richieste dall'Esercito libico, e il via libera a qualsiasi Paese che sia in grado di assistere la
Libia in queste operazioni. Questo significa assistenza logistica, training, intelligence, ma anche interventi
aerei laddove noi non arriviamo con i nostri caccia». Nessuna operazione di terra? «"No boots on the ground"
da parte di stranieri, questa è la "redline" per tutti i libici». In questo scenario l'Italia dove si posiziona? «Deve
avere un ruolo guida. Per trascorsi storici e per gli enormi interessi economici, l'Italia deve avere un ruolo di
leadership in questo sforzo internazionale a nostro sostegno. La "G olden share" della missione
internazionale deve essere italiana». C'è il rischio che terroristi si infiltrino nelle carrette del mare in rotta
verso l'Italia? «È un rischio reale, per questo ritengo che le operazioni delle unità navali italiane siano
fondamentali. I nostri porti sono fuori controllo, serve quindi un'intesa con Roma per tenere sotto controllo il
Mediterraneo dal confine della Tunisia sino a circa 300 chilometri verso Est. In ogni caso occorre agire subito,
o tra qualche mese la situazione sarà irrimediabilmente compromessa».
300 chilometri Le coste dal confine tunisino all'Est della Libia che andrebbero messe sotto controllo
Foto: DON EMMERT /AFP
Foto: Ibrahim Dabbashi Ambasciatore libico all'Onu rappresenta il governo basato a Tobruk
SCENARIO POLITICO/ECONOMICO - Rassegna Stampa 06/03/2015
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Intervista
06/03/2015
La Stampa
Pag. 7
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"L'Italia ha spezzato l'isolamento Ma la vera partita è a Bruxelles"
L'analista Lukyanov: Roma può ammorbidire la Merkel
LUCIA SGUEGLIA MOSCA
«Non credo che l'Italia possa aiutare a risolvere la crisi in Ucraina. Ma può aiutare ad ammorbidire i rapporti
tra Mosca e Bruxelles». Fiodor Lukyanov, politologo direttore della rivista «Russia in Global Affairs»,
commenta la visita del premier italiano a Mosca. Renzi prima di venire a Mosca è passato da Kiev... «Chiaro:
oggi nessun leader occidentale può permettersi di mostrarsi dalla parte della Russia, e andare in Russia
senza andare anche in Ucraina. Il processo di pace è già gestito dalla troika e tutto viene deciso da Germania
e Francia. Ma forse l'Italia può apportare forze aggiuntive perché si realizzi, e contribuire ad ammorbidire i
toni tra Mosca e la Ue. È importante che Renzi sia venuto proprio al Cremlino, erano mesi che nessun leader
occidentale vi metteva piede per un bilaterale». Sulle sanzioni, la Russia si aspetta qualcosa da Roma? «Non
posso immaginarmi che l'Italia vada contro il mainstream europeo. Ma non è un segreto che non è entusiasta
delle sanzioni. E tra i paesi contrari nell'Unione come Ungheria, Grecia o Cipro, è il più importante. Forse se
ne può riparlare, magari a partire dalle controsanzioni: la Russia ha fatto capire, per esempio con l'Ungheria,
che per i Paesi che si pronunciano contro, forse ci può essere qualche eccezione. Ma dipende molto dalla
posizione che l'Italia avrà a Bruxelles». Putin appoggerà gli sforzi Onu sulla Libia. Alla Russia può interessare
essere coinvolta su Tripoli per uscire dall'isolamento internazionale? «La Libia non esiste più come Stato. Ed
è colpa innanzitutto delle decisioni prese nel 2011 dai Paesi occidentali, tra cui l'Italia. Perciò Mosca
sicuramente non ha alcuna intenzione di lottare con l'Isis in Libia. E del resto anche all'Onu nessuno sa quali
misure adottare. La Libia per noi è un esempio chiaro della follia occidentale, il risultato è quello che avevamo
previsto. L'unica cosa che Mosca potrebbe fare è fornire armi agl i S t at i co n f i n a n t i co m e l'Egitto nel
caso questi le richiedano, per fronteggiare un possibile straripare del conflitto». Con Berlusconi sarebbe
andata diversamente? «Berlusconi avrebbe potuto sollevare più rumore, forse parlare più apertamente a
favore della Russia, ma neanche lui avrebbe potuto cambiare la linea Ue sull'Ucraina. Anche se si
comportava in modo eterodosso, ha sempre capito le regole e le ha infrante solo quando era possibile. Oggi
la posizione della maggior parte dei paesi Ue verso la Russia è molto rigida. E senza Germania e Francia
nessuno può far nulla, anzi ormai Berlino con Merkel è l'unico leader nella Ue. Magari se ci fossero ancora
Schroeder e Sarkozy...». Renzi ha proposto l'esempio dell'Alto Adige per il Donbass... «Ricordo che dopo il
crollo dell'Urss, quando cominciarono i primi conflitti post-sovietici, come in Nagorno -Karabakh (rimasto
congelato fino a oggi), in Transnistria, e così via, si citavano sempre due esempi di autonomie come soluzioni
possibili: le isole finlandesi Aland, e il Sud Tirolo. Bisogna studiarne l'esperienza, dicevano. Ottima idea, ma
non ha mai funzionato: da noi non sarà mai possibile un Alto Adige».
3,5 miliardi Il valore dei contratti militari firmati fra Russia ed Egitto: ieri è cominciata la consegna dei missili
anti-aerei Antey-2500
Foto: Politologo Fiodor Lukyanov è uno degli analisti russi più influenti e direttore della rivista «Russia in
Global Affairs»
SCENARIO POLITICO/ECONOMICO - Rassegna Stampa 06/03/2015
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Intervista
06/03/2015
La Stampa
Pag. 9
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Matteo nella tenaglia tra minoranza Pd e Forza Italia
MARCELLO SORGI
La ripresa parlamentare della prossima settimana, con il voto finale della Camera sulla riforma del Senato,
non si annuncia facile per Renzi. In un'intervista con «L'Espresso» il presidente del consiglio se la prende con
la minoranza bersaniana del Pd e con il «disegno politico» del segretario della Fiom Landini e della
presidente della Camera Boldrini che accusa di essere uscita dal perimetro istituzionale della sua carica.
Trattandosi di un voto non definitivo non è in discussione l'esito dello scrutinio, ma la ripresa dei rapporti tra
maggioranza e opposizione dopo lo scontro che aveva portato all'Aventino i gruppi contrari alla riforma e al
metodo accelerato che Renzi aveva chiesto per tagliare i tempi dell'ostruzionismo. Forza Italia nella nuova
versione post-patto del Nazareno e tutta o parte della minoranza Pd paradossalmente potrebbero trovare
punti di incontro, o per spingere il governo a un parziale riesame della riforma, ciò che allungherebbe molto i
tempi del già complicato percorso parlamentare, o per preparare una più forte resistenza alla definitiva
approvazione della legge elettorale, anche questa in arrivo alla Camera dopo il voto del Senato in cui
Berlusconi, a sorpresa, aveva dato il suo appoggio per supplire al venir meno di quello di una parte del Pd.
L'evoluzione politica che ha portato alla rottura del patto tra Renzi e l'ex-Cavaliere sulla partita del Quirinale e
l'inasprimento dei rapporti tra Palazzo Chigi e la minoranza Pd rappresentano le incognite di questa nuova
fase. C'è chi suggerisce al premier di scegliere, recuperando la dissidenza interna del suo partito o cercando
di ricostruire un ponte con Berlusconi. Ma Renzi non ha intenzione di farlo, anche perché questo
comporterebbe un cedimento sul testo dell'Italicum, che dovrebbe tornare al Senato, dove la maggioranza è
più debole, e riaffrontare la parte più onerosa dell'iter alle Camere. In questo quadro il disgelo con il
Movimento 5 stelle, nato dall'intervista di Beppe Grillo di martedì, avrebbe potuto pesare sulle posizioni di
entrambi i recalcitranti interlocutori del premier. Ma dopo l'illusione del primo momento, non sembra che il
dialogo tra il premier e il leader del M5s stia facendo passi avanti. La frenata che da ieri si coglie nelle parole
dei vertici del Pd, da Serracchiani a Taddei, sul reddito di cittadinanza, proposta chiave del programma 5
stelle su cui i grillini spingono per aprirsi la strada, fa trasparire il dubbio dei renziani che la svolta annunciata
da Grillo alla fine si riveli come un escamotage elettorale in vista delle regionali.
SCENARIO POLITICO/ECONOMICO - Rassegna Stampa 06/03/2015
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Taccuino
06/03/2015
La Stampa
Pag. 10
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No alle riforme, riesplode la guerra in Fi Brunetta e Romani sono ai ferri
corti
L'Aventino dei falchi si è dimostrato inconcludente E intanto Berlusconi teme per i suoi risvolti giudiziari
AMEDEO LA MATTINA ROMA
Renzi si augura che Fi torni alla «ragionevolezza» perché la riforma della Costituzione è stata scritta insieme.
«Come spiegheranno il voto contro?». Il premier picchia duro su Brunetta («ha sempre remato contro,
facendo fuori le colombe e il pragmatico Verdini che conosce la prima regola della politica: i rapporti di forza»)
e si appella all'ex Cav che però è preso da tutt'altro. Berlusconi aspetta con ansia la sentenza della
Cassazione su Ruby 1 (arriverà il 10 marzo) ed è molto infuriato per la pubblicazione delle sue telefonate con
Tarantini che nel 2008 gli annunciava l'arrivo ad Arcore delle «bambine». Di fatto Renzi sparge sale su una
ferita mai rimarginata in Fi dopo la rottura del patto del Nazareno. Il 13 febbraio gli azzurri erano saliti
sull'Aventino guidati dal loro agguerrito capogruppo. Ora, martedì prossimo, torneranno sui loro scranni di
Montecitorio ma per votare contro una riforma che il Pd aveva scritto con l'altro capogruppo Fi, Paolo
Romani. La decisione di votare no è stata presa in un'assemblea a cui erano presenti solo 24 deputati su 70.
La tensione nel gruppo è enorme. Scontro Romani-Brunetta È esploso di nuovo. Brunetta risponde a testa
bassa a Renzi («sono diventato la sua ossessione») e trascina sulle barricate gli azzurri. «Non sa cosa sia la
democrazia parlamentare. Si metta il cuore in pace: la riforma costituzionale non andrà da nessuna parte.
Renzi vorrebbe richiamare in servizio le colombe e Renzi? Si richiamano in servizio i dipendenti... - dice
sulfureo Brunetta - e comunque il nostro non è stato un Aventino». Ma proprio di Aventino parla il suo collega
Romani, che ha sempre considerato un errore quella mossa. Ora si rientra in aula e si vota contro,
«benissimo - sottolinea con ironia Romani - ma era sbagliato salire sui tetti con Grillo. Ora sobrietà e serietà».
Ancora più esplicita Maria Stella Gelmini che di Brunetta è la vicecapogruppo. Se la prende con il Mattinale, il
foglio on line di Renato, che secondo lei usa «toni sommari, sbagliati e liquidatori» sulle riforme. «Non credo
che Fi abbia votato per quasi un anno riforme "mostruose". Credo invece osserva l'ex ministro - che abbiamo
contribuito a migliorare riforme che non ci piacevano». Per Gelmini in questo modo si condanna Fi
all'autoemarginazione. «Perché Renzi può discutere con i grillini e non con noi la riforma della Rai?
Dobbiamo affrettarci a recuperare una maggiore sobrietà nei toni e un equilibrio nei ragionamenti».
Berlusconi, cattivi presagi Delle riforme, delle alleanze regionali e di quello che lui considera «beghe di
partito» l'ex Cavaliere è disinteressato. La pubblicazione delle sue telefonate con Tarantini gli fanno presagire
il peggio: teme una sentenza negativa della Cassazione e conseguenze ancora peggiori per le deposizioni di
alcune olgettine nel processo Ruby ter. Giovanni Toti parla di «stalking giudiziario» nei confronti di Berlusconi
e critica, senza nominarle, le procure di Milano e di Bari: farebbero a gara a diffondere documenti che
dovrebbero essere coperti da segreto istruttorio e che nulla hanno a che vedere con i reati e le indagini.
24 Deputati Il no alle riforme è stato votato da un'assemblea a cui era presente solo un terzo dei deputati
Foto: Contendenti In Forza Italia si scontrano due anime: quella di Romani (a sinistra) e di Brunetta (a
destra). In mezzo Berlusconi
Foto: CARCONI /ANSA
Foto: Il coltello nella piaga Renzi sparge sale sulle ferite: «Come faranno a spiegare un voto contro dopo che
abbiamo scritto la riforma della Costituzione insieme?»
SCENARIO POLITICO/ECONOMICO - Rassegna Stampa 06/03/2015
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Retroscena
06/03/2015
Il Messaggero
Pag. 10
(diffusione:210842, tiratura:295190)
Si torna al partito pesante minoranza in subbuglio
Nino Bertoloni Meli
R O M A Già lo stato dei rapporti tra Matteo Renzi e i dissidenti interni non erano dei migliori. Le minoranze
erano addirittura arrivate a praticare un inedito Aventino di partito, non presentandosi alla riunione tra leader
e gruppi parlamentari convocata venerdì scorso. Ma adesso, dopo la lunga intervista di Renzi all'Espresso,
una sorta di manifesto programmatico delle prossime mosse del segretario premier, i rapporti sono destinati a
peggiorare vieppiù, se possibile. LE POSIZIONI Qui si va oltre le punzecchiature dell'attuale leader al suo
precedessore («di Bersani ho rispetto, ma personalmente non c'è feeling, e poi non lo capisco, non
comprendo i suoi no sulle riforme»), ampiamente ripagato dal segretario dimessosi («non siamo figuranti, è
ora che si discuta sul serio»). Il barometro interno al Pd è in linea con l'attuale situazione meteorologica,
burrasca, mare agitato, vento forte, sferzate invernali. Il motivo o i motivi? Finora una scuola di pensiero
intendeva stoppare l'intenzione renziana di procedere ai cambi di metà legislatura, dove secondo prassi si
rieleggono (o si confermano) i presidenti di commissione e, meno usuale, i presidenti dei gruppi. In una
parola, il bersaglio grosso era sembrato il capogruppo Roberto Speranza, che nella vicenda del Jobs act non
ha corrisposto alle aspettative della maggioranza dem e del premier segretario. Una guerra preventiva della
ex maggioranza ora minoranza, in sostanza, per impedire l'avvicendamento alla guida dei deputati dem. LO
STUPORE Ma quando dalle parti delle minoranze hanno letto i passaggi renziani sul partito, fin qui cavallo di
battaglia delle medesime minoranze, con il leader che a sorpresa si dice fautore del ritorno al partito pesante
con aggiunta di tessere, lo stupore ha ben presto ceduto il passo alla preoccupazione. E si sono intensificati i
cannoneggiamenti all'indirizzo dell'Italicum. Perché? In quei passaggi Renzi fa balenare quale sarà il metodo
di scelta dei candidati alle elezioni, quando saranno: secondo fedeltà o vicinanza a questo o a quello? Non se
ne parla. Secondo appartenenza a questa o quella corrente? Scordatevelo. Forse secondo le percentuali
congressuali, come è stato d'uso fin qui, almeno da quando non c'è più il centralismo democratico? Non
esiste proprio, non esisterà più. La riforma pesante del partito, alla quale sta lavorando alacremente, e
riservatamente, Matteo Orfini coadiuvato dal cuperliano Andrea De Maria, non prevede nulla di tutto questo: il
posto in lista ognuno se lo dovrà guadagnare, non c'è alcuna certezza in base a percentuali di corrente, ma
solo in base alla capacità dimostrata di costruire il partito sul territorio. Volete il partito pesante e non comitato
elettorale?, dice in sostanza Renzi. Bene, se così ha da essere, allora il criterio di selezione cambia. Finisce
pure nel Pd l'epoca del posto sicuro. E senza bisogno di ricorrere alla rottamazione. «Non esiste il renzismo
sul territorio», dice il premier. Passo successivo: bisognerà darsi da fare. TONI DURI Con queste premesse,
è facile ipotizzare che dalle minoranze, sfidate sul terreno a loro congeniale finora, i toni e le posizioni si
induriranno. Come in effetti si sta già vedendo. Senza neanche troppi giri di parole, D'Attorre, Gotor e i più
barricaderi anti Italicum, hanno minacciato «addensamento di nuvole» se il premier non arriva a più miti
consigli sulle riforme. «Renzi dice di non capire le nostre obiezioni? Se vuole gli facciamo dei disegnini»,
ironizza Gotor. Davanti a una riforma elettorale che dà sicura vittoria a chi arriva primo, è facile ipotizzare che
l'obiettivo di far saltare tutto per andare a votare con il Consultellum proporzionale diventerà sempre più un
obiettivo. Così come, al contempo, Renzi continua a favorire sornione le condizioni per uno scenario da
polizza assicurativa di una sua prossima vittoria: l'attacco a Laura Boldrini, accomunata a Maurizio Landini
nell'identico disegno di voler dar vita a un polo di sinistra, fa il paio con Renzi che si frega le mani alla vista di
un Matteo Salvini che tenta l'Opa ostile sul centrodestra. Un Pd partito della nazione, con a sinistra
Boldrini/Landini e a destra Salvini, per Renzi sarebbe una passeggiata elettorale.
Foto: Bersani e Cuperlo
Foto: Stefano Fassina e Pippo Civati
Foto: A SORPRESA IL LEADER PARLA DI TESSERE E FA AUTOCRITICA «NO A UN PD SOLO
COMITATO ELETTORALE ALL'AMERICANA»
SCENARIO POLITICO/ECONOMICO - Rassegna Stampa 06/03/2015
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IL RETROSCENA
06/03/2015
Il Messaggero
Pag. 10
(diffusione:210842, tiratura:295190)
SCENARIO POLITICO/ECONOMICO - Rassegna Stampa 06/03/2015
114
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Foto: LE LISTE NON SARANNO PIÙ COMPOSTE IN BASE ALLE PERCENTUALI DI CORRENTE,
VERRANNO PREMIATI I DIRIGENTI SUL TERRITORIO
06/03/2015
Il Messaggero
Pag. 11
(diffusione:210842, tiratura:295190)
Furia Silvio: torno libero, riparte il fango gossip dei giudici con i soldi
degli italiani
Mario Ajello
R O M A Il suo problema è che «le donne si innamorano di me e questa è una cosa che mi perseguita da
sempre». Ma ha un problema ancora più grande Silvio Berlusconi: «I giudici sono ossessionati dal
sottoscritto. Ora che torno libero, riparte il fango contro di me. I magistrati fanno gossip con i soldi degli
italiani». L'apparizione delle intercettazioni di Bari hanno rovinato la vigilia della «liberazione» per l'ex
Cavaliere, che oggi farà l'ultimo giorno di servizi sociali tra i malati di Cesano Boscone. Con i quali, stamane
si mostrerà sereno dirà loro che non li abbandona e «continuerò a fare il volontario per voi, anche adesso che
la mia ingiusta condanna è conclusa». Sereno con gli anziani della Sacra Famiglia, ma in preda all'ira contro
l'ennesima «schifezza» di cui si sente vittima: «Queste intercettazioni umiliano soltanto chi le fa uscire e chi le
rende pubbliche», si sfoga il leader forzista ad Arcore. Che definisce «spazzatura» gli scampoli di
conversazione registrata a proposito delle «due bambine, una giornalista e una brasiliana di 21 anni»,
dell'«angioletto» femmina che Tarantini gli manda per fargli passare il colpo della strega («La strega non
prevarrà sull'angioletto») e di altri personaggi così tra Gianpi, la D'Addario, la Montereale. LE LANCETTE E'
come se l'orologio della giustizia venisse mandato all'indietro: questa la brutta sensazione di Berlusconi, il
quale sta per recuperare la pienezza della propria vita da cittadino libero e da leader politico senza più vincoli,
è pronto a incontrare oggi il segretario leghista Matteo Salvini, ha in programma il rilancio del partito e l'avvio
di quella che lui chiama «rivoluzione» in Forza Italia e nel centrodestra ma la «magistratura ideologizzata mi
vuole tenere costantemente sotto schiaffo e appena finisce una cosa se ne inventano un'altra». L'altro giorno
Berlusconi è stato molto impressionato dalle parole di Giuliano Ferrara, sul Foglio, dove l'Elefantino parla
della tentazione dei giudici di sottoporre il loro arci-nemico a «una gogna chiamata galera». Ed è molto
timoroso e pessimista, su questo fronte, Berlusconi. Soprattutto per la sentenza della Cassazione sul
processo Ruby Uno, che potrebbe cancellare l'assoluzione ottenuta in Appello. «E' ricominciata l'offensiva», è
il suo sfogo. «Prima le perquisizioni assurde a casa delle mie amiche di via Olgettina per il Ruby Ter, e
scambiano la generosità per corruzione. Poi - incalza Berlusconi nei suoi sfoghi privati di queste ore l'inusitata velocità con cui è stata fissata il 10 marzo in Cassazione la sentenza su Ruby Uno, a soli due giorni
dalla fine dell'affidamento ai servizi sociali. Mentre a Bari, si continua a fare testimoniare ragazze per farle
parlare di vecchie storie che nulla hanno di illegale». IL CIRCO I berlusconiani chiamano tutto ciò «stalking
giudiziario» (Giovanni Toti) o «voyeurismo giudiziario» (Luca D'Alessandro) o «circo diffamatorio» (Ignazio
Abrignani). «Invece di pensare alla mafia, alla camorra e alla 'ndrangheta, i magistrati perdono tempo con i
pettegolezzi»: ad Arcore questo è il mood. Anche se invece, sul fronte politico, Berlusconi è più ottimista
riguardo all'accordo con la Lega e ha apprezzato le parole di Renzi che ieri ha detto di considerarlo il suo
vero interlocutore. Ma riecco i giudici: «Se credono di fermarmi così, si sbagliano di grosso», è il contrattacco
di Silvio. Il quale stavolta è troppo furibondo, per sfoggiare la battuta a cui spesso ha fatto ricorso: «Io non
muoio neanche se mi ammazzano».
Foto: L'ingresso di Villa San Martino ad Arcore
Foto: Giovanni Toti
Foto: Maria Rosaria Rossi
Foto: «MI COLPISCONO ORA CHE FINISCO I SERVIZI SOCIALI» E ASPETTA IL 10 MARZO LA
CASSAZIONE DECIDE SUL PROCESSO RUBY
SCENARIO POLITICO/ECONOMICO - Rassegna Stampa 06/03/2015
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IL RETROSCENA
06/03/2015
Il Giornale
Pag. 6
(diffusione:192677, tiratura:292798)
«Noi in piazza col Carroccio nel Veneto tartassato»
La leader Fdi e la manifestazione di domani a Venezia: «Riuniamo il fronte anti Renzi»
MMO
Roma Salvini ha portato il fronte anti-Renzi a Roma, Giorgia Meloni lo fa sbarcare in Laguna. L'appuntamento
è domani alle 14.30 in piazzale della stazione, a Venezia. Al grido «Difendiamoci» Fdi chiama a raccolta tutti
quelli che non vogliono «morire renziani». E l'iniziativa potrebbe non essere l'ultima. «Ipotizziamo di farne una
terza in primavera - spiega il presidente di Fratelli d'Italia - magari insieme alla Lega, e con chiunque voglia
costruire un'alternativa seria e credibile a Renzi e suoi fallimenti. Difendiamoci». Perché a Venezia? «Il
Veneto è la patria di Graziano Stacchio, il benzinaio indagato per aver difeso una commessa da quattro
nomadi armati di kalashnikov. Per noi la difesa è sempre legittima. Quindi difendiamoci da una criminalità
dilagante frutto anche di cinque decreti svuotacarceri - l'ultimo dei quali quasi dimezza le pene - sfornati in
quattro anni dalla "Troika italiana": Monti, Letta e Renzi. Senza certezza del diritto e della pena, tra
immigrazione dilagante e una crisi che strozza, con le forze dell'ordine mortificate e lasciate da sole, la
situazione è fuori controllo. Se lo Stato non ti difende, deve consentirti di farlo da solo. Dico no ai "giustizieri",
ma certo non si può considerare eccesso di legittima difesa se sparo prima che mi abbiano sparato. Dopo è
già tardi. Poi Venezia è il Mose, la criminalità è anche in una classe dirigente spesso coinvolta in episodi di
corruzione, in un sistema tarato per favorirla, grazie al fertile terreno della nostra burocrazia folle». Il Veneto è
anche Nord Est. «Un luogo simbolo dell'economia reale massacrata dal governo, che pensa alle grandi lobby
e concede a qualcuno 80 euro, mentre aumenta la benzina per gli autotrasportatori, l'Imu per gli agricoltori,
l'Iva al 25,5%. È con questa Italia che vogliamo parlare». L'Italia che si difende. Ora anche dall'ansia del
terrorismo. «Serve lo stop totale agli sbarchi. La Libia è sotto controllo fondamentalista, l'Is decide chi
sgozzare sulla spiaggia e chi far venire da noi. Non possiamo permettergli di fare la selezione d'ingresso a
casa nostra. Anche per questo, saremo in piazza con chi non vuol morire renziano». Intanto Massimo
Corsaro vi lascia, e nel Carroccio SalviniTosi sono ai ferri corti. «Fa più notizia un parlamentare che va via dei
consiglieri che a Roma e altrove si uniscono a noi portando voti e producendo consenso. Sopravviveremo.
Quanto alla Lega, da amica di Salvini, Tosi e Zaia spero che tutto si possa ricomporre, magari domani sul
palco, con una stretta di mano. Non si può regalare una regione ben amministrata come il Veneto ai disastri
di Renzi per il tramite della Moretti, sua perfetta esponente». "pero che facciano pace sul nostro palco SalviniTosi
SCENARIO POLITICO/ECONOMICO - Rassegna Stampa 06/03/2015
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L'intervista Giorgia Meloni
06/03/2015
Libero
Pag. 1
(diffusione:125215, tiratura:224026)
Nobile, ricca e di sinistra «Starei sulle palle anche a me»
SELVAGGIA LUCARELLI
Arrivo nel locale in cui avevamo appuntamento per l'intervista e trovo Beatrice Borromeo che scruta il suo
computer con un'aria decisamente allegra. «Una buona notizia. Vittorio Emanuele mi aveva fatto causa ma il
giudice gli ha dato torto. Dice che il mio pezzo sull'omicidio di Dirk Hamer (...) segue a pagina 19 segue dalla
prima (...) fornisce una nuova lettura del caso e ironizza sulle qualità umane e morali di Vittorio Emanuele.
Una sentenza da manuale». Insomma, i Savoia me l'hanno messa di buon umore e io per un attimo mi sento
meno repubblicana. Ma di ragioni per essere affabile Beatrice Borromeo in questo periodo ne ha più di una:
oggi alle 21,00 debutta su Sky Tg24 il suo documentario «Lady 'Ndrangheta» sul ruolo delle donne all'interno
dell'organizzazione criminale più feroce del mondo e, così si mormora, sarebbe in procinto di sposarsi con il
suo fidanzato di sempre Pierre Casiraghi. È difficile non partire lancia in resta con una collezionista seriale di
fortune sfacciate, blasoni pomposi, innegabili doti estetiche e contraddizioni radical chic. Eppure, la
Borromeo, riuscirà a stupirmi. Che c'entra Beatrice Borromeo con la 'ndrangheta? «Ero a New York e stavo
preparando la tesi del mio master in giornalismo sul traffico di droga attraverso una tratta fino a quel
momento inedita, quella Sud America/New York/Italia. Mi capitava di leggere delle intercettazioni e rimanevo
basita di fronte ad alcuni passaggi di conversazioni femminili in cui mogli, madri e figlie di boss della
'ndrangheta dicevano cose raccapriccianti. Cose tipo "Bisogna farlo fuori con la sega elettrica" o "Ammazza
tuo padre"». E ti è venuta voglia di intervistarle? «Sì, perché parlai con il giudice Gratteri e mi spiegò che le
donne nella 'ndrangheta ricoprono un ruolo fondamentale. Accade spesso che quando il marito finisce in
galera, loro comincino a occuparsi della gestione economica dell'organizzazione e fungano da tramite tra il
carcerato e gli altri criminali. Sono andata a cercare alcune di queste donne e le ho intervistate». Qual è
quella che ti ha impressionato di più? «Maria Serraino, una vecchia signora di 84 anni che è stata tra le prime
donne della 'ndrangheta a venire condannata all'ergastolo. Ha avuto dodici figli di cui sei morti ammazzati e
ora è ai domiciliari perché ha un tumore. Sono andata a casa sua a Milano da sola, con il microfono
nascosto. Quello che mi ha impressionato è che alternava frasi da fervente cattolica ("Dio mi aiuterà, io feci
del bene al mondo!") a frasi di una spietatezza assurda, tipo "Mia nipote anche se io l'ho allattata sta parlando
troppo, c'è da dire che mi basta sennò qui mi tocca ammazzare tutti". Tra l'altro sua nipote aveva parlato
proprio con me su Il fatto , ma la signora per fortuna non ha fatto il collegamento». Non hai paura? «No.
Ormai mi chiamano mafiosi o familiari di mafiosi per parlare, se vedessi la rubrica sul mio telefono è piena di
numeri segnati come "mafioso 1", "mafioso 2" , "mafioso 3". E poi la 'ndrangheta è intelligente, ti fa fuori se le
crei un danno economico, se sveli particolari su un loro traffico. Hanno più paura le donne che ho intervistato,
alcune hanno provato a fermare la messa in onda della loro intervista, sono spaventate». E i tuoi genitori non
sono spaventati? «Mio padre è letteralmente disperato. Anche mia madre è preoccupata, ma non hanno
ragione di esserlo, sono prudente e non mi espongo a rischi stupidi». Volevi fare la giornalista anche da
piccola? «Ero attratta dalle storie. Alle medie per andare a scuola prendevo il tram e guardavo la gente che
saliva e scendeva. Scrissi il mio primo libro, Incontri , in cui immaginavo le loro vite. Scrivevo bene, mia
sorella Lavinia mi chiamava "10 e lode"». Da Incontri a Santoro direi che è stato un bel salto. «Avevo
diciannove anni, ho accettato perché ero cresciuta guardando Samarcanda e mi sembrava una bella
opportunità ma non ero attratta dalla tv in quanto tale. Mi avevano già chiamata in tanti, anche Fazio, ma
avevo sempre detto no. La verità è che non ero preparata, ero così giovane in un ruolo di responsabilità, i
miei amici del liceo mi prendevano in giro dicendo che avrei dovuto avere il coraggio di dire a Santoro in
diretta "Bella Micky, parla tu che è meglio!". E poi Santoro mi metteva molta soggezione». Sei parecchio
litigiosa. Quest'estate hai discusso con un prete perché ha criticato il tuo gesto di regalare dei cuscini a un
barbone. Cosa t'è saltato in mente di raccontarlo sui social? La Borromeo che difende i barboni è manna per i
nemici dei radical chic. «Lo so, mi è venuto d' istinto, ma era ovvio che raccontato da me questo episodio
SCENARIO POLITICO/ECONOMICO - Rassegna Stampa 06/03/2015
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Intervista a Beatrice Borromeo
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sarebbe stato ridicolizzato. È che non mi capacitavo di come fosse possibile che un prete avesse così poca
umanità». C'è un barbone qui fuori, l'hai visto? «Sì, Ben». Lo conosci? «Certo, però vedi, se ora ti dico di sì ti
sembro poco credibile. Io amica dei barboni. Che poi non sono amica, ci parlo. Loro non sanno chi sia e mi
trattano perfino con diffidenza. Una volta ho portato una birra a Ben e lui s'è rifiutato di berla perché
gliel'avevo aperta, mi diceva "Chissà cosa potresti averci messo dentro!"». La gente farebbe meno fatica ad
accettare l'idea che una Borromeo avveleni un barbone piuttosto che diventi sua amica, comunque mi pare di
intuire che i pregiudizi ti facciano patire. Onesta: cosa penseresti di Beatrice Borromeo se fossi una
qualunque Maria Rossi? «Mi starei molto sulle palle, questo è sicuro. È chiaro che nella mia vita esistono
delle contraddizioni, che c'è contrasto tra la mia vita lavorativa e la mia vita familiare e quella del mio
compagno. Chi mi critica ha le sue ragioni, posso non avere credibilità agli occhi di molti, ma alla fine sono
più normale di quanto sembri». Esci dalla redazione de Il Fatto e sali sullo yacht, la normalità non è
esattamente questa. «La realtà alterata, lo yacht, sono molto fotografati, così come le situazioni formali in cui
accompagno Pierre, perché sono la sua compagna ed è giusto che sia al suo fianco. Ma poi c'è un'altra realtà
che nessuno racconta. Io non esco mai, sono sempre a casa, la sera ceno, guardo un film e vado a dormire.
Se non c'è Pierre, al massimo mi tengono compagnia le mie amiche. E vivo a Milano, non a Montecarlo».
Torniamo alle tue esternazioni sui social. Per difendere la Madia dalle famose foto col gelato e in risposta alla
Pascale che aveva detto «Chiamavate anche me Signora del calippo», hai scritto «Ma lei non fingeva che
fosse un pisello!». Un linguaggio poco nobile... «Perché, "pisello" è una parolaccia? Mi vengono in mente
parecchi sinonimi ben peggiori di pisello, se vuoi te li dico». Li immagino. Hai litigato anche con Il Fatto per un
loro pezzo su Lapo Elkann e l'ultima vicenda del video-ricatto. Ha scritto su fb che eri delusa dal tuo giornale.
«Sì, era un pezzo cattivo e aggressivo, ma non volevo attaccare il lavoro di persone che rispetto e a cui
voglio bene. Mi dispiaceva che non si fosse tenuto conto di quello che aveva raccontato Lapo della sua
infanzia, delle violenze subite. Lapo è una persona incapace di fare del male, io e lui abbiamo un rapporto
molto stretto. Alla fine comunque lui e Padellaro si sono sentiti e chiariti». A chi hai dato il tuo primo voto?
«Italia dei valori. Di Pietro è un pasticcione ma è stato un ottimo ministro». Un voto di cui ti sei pentita.
«Quello a Ingroia». Hai votato Renzi? «No. Renzi ha la berlusconite, è allergico al confronto e al dissenso.
Non lo voterei perché puzza di autoritarismo come Grillo e io preferisco dare un voto magari modesto che un
voto a gente che mi fa paura». Dell'ascesa di Salvini che ne pensi? «Penso che spari su gente disperata, che
non abbia umanità. È banale e sfigato». Ti piacciono le donne del governo Renzi? «Mi provochi?». Perché?
«Dai! Perché è un paese in cui si dà la possibilità alla gente di imparare a fare il ministro strada facendo. La
Boschi fino al giorno prima era un avvocato in erba. La politica di Renzi è tutta strumentale alla sua
comunicazione, "più quote rosa!", "più giovani in politica!" e poi quando c'è da fare scelte importanti non ha
coraggio. È entrato da Napolitano per proporre Gratteri, un nome serio, importante, come ministro della
Giustizia ed è uscito con il nome di Orlando». È vero che ti sposi? (infila il naso nella tazza per nascondere
l'imbarazzo) «Dai, odio queste domande. Quando leggo le risposte a queste domande in interviste ad altri mi
chiedo sempre "Perché lo fa?"». Beh Dagospia fa detto che i Grimaldi vorrebbero che ti licenziassi da Il fatto
prima del matrimonio perché è un giornale comunista, almeno questo è vero? «Ma va. Pierre ha commentato
così: "Per favore non ti licenziare che poi mi ti devo sorbire io per tutto il tempo!"». Dimmi almeno perché se
sei così semplice come dici e odi i pregiudizi che arrivano dal tuo blasone non ti sei messa con un impiegato
del catasto ma con Pierre Casiraghi. Perché uno dovrebbe crederti? «Perché se uno lo conoscesse
capirebbe quanto è figo Pierre. È un ragazzo intelligente, senza maschere e pieno d'umanità, il resto è solo
un contorno». Un contorno mica tanto, la vostra sarà una vita fiabesca. «Non conosci Pierre. Non è uno da
hotel a 5 stelle e non perché non possa, ovviamente, ma perché non gli va. A Capodanno mi ha portata in
tenda nel deserto marocchino. Mai avuto tanto freddo in vita mia». State insieme da sette anni. Qual è il
collante? «L'onestà, il rigore. E il rispetto. Vogliamo entrambi che l'altro diventi la parte migliore di sé. Lui è la
persona migliore che io abbia mai conosciuto. Io grazie a Pierre sono migliorata tanto». In cosa? «Nel
carattere, sono più obiettiva. Ma è difficile dopo tanti anni insieme capire cosa ho raggiunto da sola e cosa è
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arrivato grazie a lui, a quello che mi ha regalato». Dichiarazione d'amore mica da poco. E vedo due anelli al
tuo dito. «Uno me l'ha regalato per il primo anniversario, l'altro per l'ultimo. Ma Pierre non è partito con i regali
importanti, anzi. Mi ricordo che stavamo insieme da pochissimo e io per Natale avevo cucinato per lui e i
nostri amici, oltre a fargli dei regali bellissimi. Lui aveva scoperto da poco sotto casa uno di quei negozi cinesi
"tutto a un euro" per cui visto che in quel periodo avevo paura di volare, il suo regalo di Natale fu un aereo di
carta dai cinesi col bigliettino "Intanto gioca con questo così ti passa la paura!"». Cosa vuoi fare da grande?
«Ora lo so. I documentari. Non andrò mai via da Il Fatto finché mi vorranno, ma sentivo che la scrittura non
mi bastava, che mi mancava qualcosa. Io nella saletta di montaggio mi sento felice, in un luogo che mi
appartiene. Preferisco star lì fino alle quattro del mattino che in vacanza a Formentera».
Foto: Pierre Casiraghi con Beatrice Borromeo. Il figlio della principessa Carolina di Monaco e la giornalista de
«Il Fatto» fanno coppia fissa da sette anni [Olycom]
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Le banche ordinano e i giornali cancellano il complotto anti Cav
GIACOMO AMADORI
L'intervista che il pm pugliese Michele Ruggiero ha concesso a questo giornale sulle speculazioni di banche e
agenzie di rating contro il nostro il nostro Paese sotto il governo di Silvio Berlusconi sembrava essere caduta
nel vuoto. Nessuno ha trovato interessante il nostro piccolo scoop su chi fosse l'autore materiale del contratto
«capestro» sui derivati che ha costretto l'Italia a pagare senza fiatare circa 2,5 miliardi di euro a una banca
d'affari. Forse perché la trimurti che ideò quel capolavoro (...) segue a pagina 8 segue dalla prima (...) di
scienza finanziaria era composta da Carlo Azeglio Ciampi (presidente del Consiglio), Paolo Barucci (ministro
del Tesoro) e Mario Draghi (direttore centrale dello stesso dicastero). Tre nomi che sui computer dei
giornalisti si possono digitare solo previa genuflessione. In realtà le grandi banche hanno avuto bisogno di
due giorni per spostare l'artiglieria pesante e sparare ad alzo zero contro la piccola procura pugliese. E così
ieri sulla prima pagine del quotidiano di Confindustria, il Sole 24 ore , si leggeva: «Derivati Morgan "svincolati"
dal rating S&P».Un titolo che a un lettore senza un master alla Bocconi poteva sembrare una sciarada, ma
che in realtà nascondeva un drone pronto a schiantare Ruggiero e il suo fascicolo, manco fosse l'Isis.
Traduciamo: quello che al quotidiano economico proprio non è andato giù è il collegamento ipotizzato dalla
procura tra il triplo declassamento dell'agenzia di rating Standard & Poor's (a cavallo tra il 2011 e il 2012) e il
fatto che la banca d'affari Morgan Stanley (azionista proprio di S&P) nello stesso periodo fece valere una
clausola «anomala» sottoscritta nel 1994 per la «monetizzazione» di 2,567 miliardi di derivati stipulati con il
nostro Tesoro. L'ottimo Claudio Gatti cita il verbale depositato a Trani di Maria Cannata, direttore del
dipartimento del debito pubblico del Tesoro, secondo la quale la risoluzione anticipata di tali contratti era
legata non al declassamento, ma «alverificarsi del superamento di un limite prestabilito di esposizione della
banca nei confronti della Repubblica», e quel «limite» erano le soglie (bassissime) di sforamento stabilite
nell'accordo Ciampi-Barucci-Draghi. IL VERBALE Gatti elenca cinque semplici motivi per cui la ricostruzione
del pm di Trani è uno «scenario dietrologico e bizantino», equiparabile a una «teoria del complotto». Però
nell'articolo non riporta un passaggio cruciale del verbale di Cannata. Per questo lo facciamo noi. Il pm
Ruggiero chiede alla signora: «Esclude che la scelta di Morgan Stanley di azionare questa clausola (...) non
fosse ricollegato anche al peggioramento del (debito ndr) sovrano italiano?». Risposta della dirigente: «Non è
che lo escludo, dico che non è formalmente legato a quello». Il magistrato insiste nel collegare i
declassamenti alla decisione della banca e Cannata cede: «Sì certo non hanno aiutato, questo sicuramente».
Eppure il 3 gennaio 2012 il ministero paga con celerità la «penale», senza chiedere aiuto a un consulente
finanziario (Cannata è laureata in matematica e l'altra esperta che ha seguito la vicenda in statistica), né
all'Avvocatura dello Stato. Una decisione che non è andata giù a Ruggiero, visto che a Trani era già in atto il
procedimento contro le agenzie di rating e che si poteva almeno cercare di prendere tempo. I TESTIMONI Il
reato contestato dalla procura è quello di manipolazione del mercato finanziario: le agenzie avrebbero
declassato l'Italia in modo ingiustificato, paragonando la solidità del nostro debito a quello dell'Irlanda; un
accostamento «impensabile, inconcepibile» per la stessa Cannata, ma pure per i vertici di S&P Italia, come
risulta dalle intercettazioni. Sull'ingiustizia di quella retrocessione i testimoni favorevoli all'accusa hanno nomi
del peso di Pier Carlo Padoan, Giulio Tremonti e Mario Monti, tre ex ministri economici di tre diversi governi
tutti d'accordo sul punto. Quello dei 2,5 miliardi pagati a Morgan Stanley è uno dei possibili moventi, ma non
è il cuore del processo in corso in Puglia. Ma allora perché mettere in prima pagina un articolo per smontare
un'ipotesi investigativa secondaria? Forse perché al giornale della Confindustria questa teoria delle banche
cattive e dell'Italia (o dell'Europa) sotto attacco proprio non piace. Comunque anche il Corriere della sera ieri
ha dovuto fare retromarcia sulla vicenda tranese. Domenica aveva scodellato lo scoop sul possibile movente
del declassamento dell'Italia (i miliardi da restituire a Morgan Stanley), ieri ha pubblicato un santino su Maria
Cannata, la dirigente che ritenne quel pagamento indispensabile per una questione «reputazionale». Grazie a
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La proprietà intellettuale è riconducibile alla fonte specificata in testa alla pagina. Il ritaglio stampa è da intendersi per uso privato
La vera storia del caso S&P
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La proprietà intellettuale è riconducibile alla fonte specificata in testa alla pagina. Il ritaglio stampa è da intendersi per uso privato
questa piccola agiografia scopriamo che la «Signora del debito» tifa «tiepidamente» per la Juve, legge «gialli
d'autore» e va in «palestra come minimo due volte a settimana». Ma il quotidiano milanese preferisce non
chiederle conto delle dichiarazioniche ha reso a Trani, alcune addirittura inquietanti. Infatti Cannata ci spiega
che a spremere i governi Berlusconi e Monti non è stata la banca Morgan Stanley di sua sponte, ma su
pressione delle autorità di vigilanza statunitensi e inglesi che ritenevano l'esposizione della banca con l'Italia
«inaccettabile». Ovvero a spingere erano quegli stessi governi che avevano tutto l'interesse a mandare l'euro
sull'ottovolante. Di fronte a questa sconcertante motivazione (anche questa è «teoria del complotto»?)
Cannata si fece rilasciare «dichiarazioni scritte» dalla banca, che però non volle consegnare i documenti con
le richieste della Sec americana e della Fse britannica. Sostanzialmente Morgan Stanley mise nero su bianco
questo: «Le nostre autorità di controllo ci dicono che questa esposizione è eccessiva, dobbiamo
assolutamente risolvere» parafrasa la donna. E sarebbe per questo che alla fine del 2011 la banca esercita la
clausola dopo «essersela tenuta lì per almeno un decennio se non di più, senza attuarla» (Cannata dixit). Le
stranezze non finiscono qui. Per la dirigente quella clausola era «del tutto inusuale e ci ha creato qualche
problematica», ma non riesce a trovare un colpevole con nome e cognome per quel pasticcio: «So chi ha
firmato il contratto (...) la persona era un allora dirigente generale che per altro adesso è morto, ma non credo
che avesse negoziato questa clausola». Peccato che non faccia il nome del superiore di quel dirigente: Mario
Draghi. Nell'audizione di Trani Cannata biasima Morgan Stanley anche perché non tenne fede all'obbligo di
riservatezza a proposito del pagamento da parte del nostro governo di 2,5 miliardi (informazione resa
pubblica in un report del 19 gennaio 2012): «Questo ci ha creato, secondo me, un danno, infatti Morgan
Stanley non ha più preso un mandato» dal nostro ministero dell'Economia. L'interpretazione del pm è che la
banca non faccia più parte degli «specialisti» ammessi a partecipare alle aste per i titoli di Stato e qui la
replica di Cannata lascia interdetti: «No, fa parte degli specialisti e le posso dire che io non mi posso
permettere di perdere una banca come Morgan Stanley nelle aste». IL PROFESSORE Sulla questione del
pagamento a Morgan Stanley è molto interessante anche rileggere l'esame reso dall'allora premier Mario
Monti il 25 marzo di un anno fa. Il pm Ruggiero prova in mille modi a fargli esprimere un giudizio sulla
bocciatura da parte delle agenzie di rating durante il suo governo e sulle speculazioni finanziarie sui mercati.
Gli domanda se ci fossero «rumors» precedenti alla decisione e se il declassamento fosse motivato. Il
Professore smentisce un suo virgolettato sul Corriere (dove parlò di «attacco all'Europa» a causa dei
declassamenti) e sbotta: «Io non ritengo molto appropriato questo tipo di domande signor procuratore!».
AMMISSIONI L'accusa gli ricorda alcune sue vecchie critiche per la retrocessione nel rating e Monti,
smascherato, è costretto ad ammettere: «Posso senz'altro confermare tali dichiarazioni (del maggio 2013
ndr) di stupore e di meraviglia per il declassamento operato dall'agenzia di rating in quanto il governo aveva
adottato i provvedimenti di contenimento del disavanzo pubblico (...) in anticipo rispetto alle scadenze
previste». A questo punto Ruggiero gli chiede se nel decreto Salva Italia fosse stata inserita la «paghetta» da
2,5 miliardi per Morgan Stanley. Il senatore a vita balbetta: «Non sono in grado di dare questa risposta. Non
ho la documentazione». Il pm è sorpreso dal fatto che Monti «non ricordi» una somma così cospicua. L'ex
premier continua il catenaccio: «No, non sono in grado in questo momento di darle una risposta». «Può
riservarsi di farmi sapere?» quasi lo supplica il magistrato. Monti sale in cattedra: «Ove Lei mi dimostri
l'importanza rispetto al tema». Ruggiero è sbigottito («Lei vuole sapere perché le faccio questa domanda con
riguardo alle agenzie di rating?»),ma non desiste e prova a farsi confermare lo stato di «irritazione» che i
giornali attribuirono all'ex premier per il doppio declassamento successivo al salasso, «solida prova di liquidità
dello Stato». Monti si esibisce in un ultimo il dribbling che ubriaca definitivamente il magistrato: «Se adesso
accreditiamo gli ottimi cronisti che seguono Palazzo Chigidella capacità di interpretare anche gli stati
d'animo... no, la prego, cerchiamo di stare sul pezzo». Ruggiero stramazza esausto: «Non ho altro da
chiedere». Dal Professore c'è sempre da imparare.
ENTUSIASMO TECNICO
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A sinistra, l'ex premier Mario Monti, in carica dal 16 novembre 2011 al 28 aprile 2013. Qui sopra, la prima
pagina del «Sole 24 Ore» del 10 novembre 2011, dopo che SuperMario era stato nominato senatore a vita e
poco prima che entrasse a Palazzo Chigi [Olycom]
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Le banche ordinano e i giornali cancellano il complotto anti Cav
GIACOMO AMADORI
L'intervista che il pm pugliese Michele Ruggiero ha concesso a questo giornale sulle speculazioni di banche e
agenzie di rating contro il nostro il nostro Paese sotto il governo di Silvio Berlusconi sembrava essere caduta
nel vuoto. Nessuno ha trovato interessante il nostro piccolo scoop su chi fosse l'autore materiale del contratto
«capestro» sui derivati che ha costretto l'Italia a pagare senza fiatare circa 2,5 miliardi di euro a una banca
d'affari. Forse perché la trimurti che ideò quel capolavoro (...) segue a pagina 8 segue dalla prima (...) di
scienza finanziaria era composta da Carlo Azeglio Ciampi (presidente del Consiglio), Paolo Barucci (ministro
del Tesoro) e Mario Draghi (direttore centrale dello stesso dicastero). Tre nomi che sui computer dei
giornalisti si possono digitare solo previa genuflessione. In realtà le grandi banche hanno avuto bisogno di
due giorni per spostare l'artiglieria pesante e sparare ad alzo zero contro la piccola procura pugliese. E così
ieri sulla prima pagine del quotidiano di Confindustria, il Sole 24 ore , si leggeva: «Derivati Morgan "svincolati"
dal rating S&P».Un titolo che a un lettore senza un master alla Bocconi poteva sembrare una sciarada, ma
che in realtà nascondeva un drone pronto a schiantare Ruggiero e il suo fascicolo, manco fosse l'Isis.
Traduciamo: quello che al quotidiano economico proprio non è andato giù è il collegamento ipotizzato dalla
procura tra il triplo declassamento dell'agenzia di rating Standard & Poor's (a cavallo tra il 2011 e il 2012) e il
fatto che la banca d'affari Morgan Stanley (azionista proprio di S&P) nello stesso periodo fece valere una
clausola «anomala» sottoscritta nel 1994 per la «monetizzazione» di 2,567 miliardi di derivati stipulati con il
nostro Tesoro. L'ottimo Claudio Gatti cita il verbale depositato a Trani di Maria Cannata, direttore del
dipartimento del debito pubblico del Tesoro, secondo la quale la risoluzione anticipata di tali contratti era
legata non al declassamento, ma «alverificarsi del superamento di un limite prestabilito di esposizione della
banca nei confronti della Repubblica», e quel «limite» erano le soglie (bassissime) di sforamento stabilite
nell'accordo Ciampi-Barucci-Draghi. IL VERBALE Gatti elenca cinque semplici motivi per cui la ricostruzione
del pm di Trani è uno «scenario dietrologico e bizantino», equiparabile a una «teoria del complotto». Però
nell'articolo non riporta un passaggio cruciale del verbale di Cannata. Per questo lo facciamo noi. Il pm
Ruggiero chiede alla signora: «Esclude che la scelta di Morgan Stanley di azionare questa clausola (...) non
fosse ricollegato anche al peggioramento del (debito ndr) sovrano italiano?». Risposta della dirigente: «Non è
che lo escludo, dico che non è formalmente legato a quello». Il magistrato insiste nel collegare i
declassamenti alla decisione della banca e Cannata cede: «Sì certo non hanno aiutato, questo sicuramente».
Eppure il 3 gennaio 2012 il ministero paga con celerità la «penale», senza chiedere aiuto a un consulente
finanziario (Cannata è laureata in matematica e l'altra esperta che ha seguito la vicenda in statistica), né
all'Avvocatura dello Stato. Una decisione che non è andata giù a Ruggiero, visto che a Trani era già in atto il
procedimento contro le agenzie di rating e che si poteva almeno cercare di prendere tempo. I TESTIMONI Il
reato contestato dalla procura è quello di manipolazione del mercato finanziario: le agenzie avrebbero
declassato l'Italia in modo ingiustificato, paragonando la solidità del nostro debito a quello dell'Irlanda; un
accostamento «impensabile, inconcepibile» per la stessa Cannata, ma pure per i vertici di S&P Italia, come
risulta dalle intercettazioni. Sull'ingiustizia di quella retrocessione i testimoni favorevoli all'accusa hanno nomi
del peso di Pier Carlo Padoan, Giulio Tremonti e Mario Monti, tre ex ministri economici di tre diversi governi
tutti d'accordo sul punto. Quello dei 2,5 miliardi pagati a Morgan Stanley è uno dei possibili moventi, ma non
è il cuore del processo in corso in Puglia. Ma allora perché mettere in prima pagina un articolo per smontare
un'ipotesi investigativa secondaria? Forse perché al giornale della Confindustria questa teoria delle banche
cattive e dell'Italia (o dell'Europa) sotto attacco proprio non piace. Comunque anche il Corriere della sera ieri
ha dovuto fare retromarcia sulla vicenda tranese. Domenica aveva scodellato lo scoop sul possibile movente
del declassamento dell'Italia (i miliardi da restituire a Morgan Stanley), ieri ha pubblicato un santino su Maria
Cannata, la dirigente che ritenne quel pagamento indispensabile per una questione «reputazionale». Grazie a
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La vera storia del caso S&P
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questa piccola agiografia scopriamo che la «Signora del debito» tifa «tiepidamente» per la Juve, legge «gialli
d'autore» e va in «palestra come minimo due volte a settimana». Ma il quotidiano milanese preferisce non
chiederle conto delle dichiarazioniche ha reso a Trani, alcune addirittura inquietanti. Infatti Cannata ci spiega
che a spremere i governi Berlusconi e Monti non è stata la banca Morgan Stanley di sua sponte, ma su
pressione delle autorità di vigilanza statunitensi e inglesi che ritenevano l'esposizione della banca con l'Italia
«inaccettabile». Ovvero a spingere erano quegli stessi governi che avevano tutto l'interesse a mandare l'euro
sull'ottovolante. Di fronte a questa sconcertante motivazione (anche questa è «teoria del complotto»?)
Cannata si fece rilasciare «dichiarazioni scritte» dalla banca, che però non volle consegnare i documenti con
le richieste della Sec americana e della Fse britannica. Sostanzialmente Morgan Stanley mise nero su bianco
questo: «Le nostre autorità di controllo ci dicono che questa esposizione è eccessiva, dobbiamo
assolutamente risolvere» parafrasa la donna. E sarebbe per questo che alla fine del 2011 la banca esercita la
clausola dopo «essersela tenuta lì per almeno un decennio se non di più, senza attuarla» (Cannata dixit). Le
stranezze non finiscono qui. Per la dirigente quella clausola era «del tutto inusuale e ci ha creato qualche
problematica», ma non riesce a trovare un colpevole con nome e cognome per quel pasticcio: «So chi ha
firmato il contratto (...) la persona era un allora dirigente generale che per altro adesso è morto, ma non credo
che avesse negoziato questa clausola». Peccato che non faccia il nome del superiore di quel dirigente: Mario
Draghi. Nell'audizione di Trani Cannata biasima Morgan Stanley anche perché non tenne fede all'obbligo di
riservatezza a proposito del pagamento da parte del nostro governo di 2,5 miliardi (informazione resa
pubblica in un report del 19 gennaio 2012): «Questo ci ha creato, secondo me, un danno, infatti Morgan
Stanley non ha più preso un mandato» dal nostro ministero dell'Economia. L'interpretazione del pm è che la
banca non faccia più parte degli «specialisti» ammessi a partecipare alle aste per i titoli di Stato e qui la
replica di Cannata lascia interdetti: «No, fa parte degli specialisti e le posso dire che io non mi posso
permettere di perdere una banca come Morgan Stanley nelle aste». IL PROFESSORE Sulla questione del
pagamento a Morgan Stanley è molto interessante anche rileggere l'esame reso dall'allora premier Mario
Monti il 25 marzo di un anno fa. Il pm Ruggiero prova in mille modi a fargli esprimere un giudizio sulla
bocciatura da parte delle agenzie di rating durante il suo governo e sulle speculazioni finanziarie sui mercati.
Gli domanda se ci fossero «rumors» precedenti alla decisione e se il declassamento fosse motivato. Il
Professore smentisce un suo virgolettato sul Corriere (dove parlò di «attacco all'Europa» a causa dei
declassamenti) e sbotta: «Io non ritengo molto appropriato questo tipo di domande signor procuratore!».
AMMISSIONI L'accusa gli ricorda alcune sue vecchie critiche per la retrocessione nel rating e Monti,
smascherato, è costretto ad ammettere: «Posso senz'altro confermare tali dichiarazioni (del maggio 2013
ndr) di stupore e di meraviglia per il declassamento operato dall'agenzia di rating in quanto il governo aveva
adottato i provvedimenti di contenimento del disavanzo pubblico (...) in anticipo rispetto alle scadenze
previste». A questo punto Ruggiero gli chiede se nel decreto Salva Italia fosse stata inserita la «paghetta» da
2,5 miliardi per Morgan Stanley. Il senatore a vita balbetta: «Non sono in grado di dare questa risposta. Non
ho la documentazione». Il pm è sorpreso dal fatto che Monti «non ricordi» una somma così cospicua. L'ex
premier continua il catenaccio: «No, non sono in grado in questo momento di darle una risposta». «Può
riservarsi di farmi sapere?» quasi lo supplica il magistrato. Monti sale in cattedra: «Ove Lei mi dimostri
l'importanza rispetto al tema». Ruggiero è sbigottito («Lei vuole sapere perché le faccio questa domanda con
riguardo alle agenzie di rating?»),ma non desiste e prova a farsi confermare lo stato di «irritazione» che i
giornali attribuirono all'ex premier per il doppio declassamento successivo al salasso, «solida prova di liquidità
dello Stato». Monti si esibisce in un ultimo il dribbling che ubriaca definitivamente il magistrato: «Se adesso
accreditiamo gli ottimi cronisti che seguono Palazzo Chigidella capacità di interpretare anche gli stati
d'animo... no, la prego, cerchiamo di stare sul pezzo». Ruggiero stramazza esausto: «Non ho altro da
chiedere». Dal Professore c'è sempre da imparare.ENTUSIASMO TECNICO
A sinistra, l'ex premier Mario Monti, in carica dal 16 novembre 2011 al 28 aprile 2013. Qui sopra, la prima
pagina del «Sole 24 Ore» del 10 novembre 2011, dopo che SuperMario era stato nominato senatore a vita e
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Libero
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poco prima che entrasse a Palazzo Chigi [Olycom]
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Il Foglio
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Adriano Sofri
Nel registro delle scemenze benintenzionate e micidiali dei nostri connazionali che fanno confusione fra la
pagliuzza e la trave, va annotato il diffuso commento alla distruzione delle statue assire di Mosul da parte
dello Stato islamico: "E noi che cosa facciamo a Pompei?".
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PICCOLA POSTA
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ItaliaOggi
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Se si vuole la ripresa vanno abbattute Irap e Ires
GOFFREDO PISTELLI
Pistelli a pag. 5 Sta preparando un convegno milanese con la sua Fondazione Hume e con la Adam Smith
Society, il professor Luca Ricolfi. Il titolo dell'evento, previsto per lunedì 9 marzo, parla chiaro: « Al lavoro!
Realtà, speranze e delusioni del Jobs Act» (info su adamsmith.it ). Di lavoro ma anche di ripresa economica
vogliamo parlare con questo sociologo torinese, classe 1950, ordinario di Analisi dei dati all'Università di
Torino e commentatore autorevole de La Stampa e di Panorama. Domanda. Professore, l'altro ieri un altro
studioso, Carlo Pelanda, diceva, su queste pagine, che la via della ripresa è tagliare le tasse sulle imprese
più che dare gli 80 euro. Ne è convinto anche lei? R. Certo. Dai mie calcoli econometrici, rilevo che neppure
la riduzione della pressione fi scale tout court è risolutiva per far ripartire l'economia. Conta invece il taglio
delle imposte societarie, parlo di Ires ed Irap: statisticamente, producono effetto crescita per maggiore. D. Ne
parlava anche nel suo L'Enigma della crescita, uscito lo scorso anno. Di quanto dovremmo scendere,
secondo i suoi calcoli? R. Almeno di 15 punti percentuali. L'Irlanda sta uscendo dalla crisi con questo
sistema. Ma da noi è politicamente scorretto dirlo. D. Si preferisce parlare di taglio del cuneo fi scale, ossia
dal differenziale fra costo del lavoro e imposte, ma non solo dal lato dell'azienda, quanto anche da quello del
lavoratore. R. Intervenire vorrebbe dire che l'importante non è tanto tornare a crescere, ma crescere un po' e
fare occupazione. D. Sbagliato? R. Secondo me è preferibile preoccuparsi di tornare a crescere ma
comprendo quanto sia importante aumentare l'occupazione, per una ragione sociologica, per così dire. D'altra
parte, fra le 34 maggiori economie dell'Occidente, siamo quelli messi peggio per quanto riguarda il tasso di
occupazione. Ci mancano sei milioni di posti di lavoro. E non è sempre stato così, le assicuro. D. Beh, la
nostra tradizione industriale è più recente che altrove... R. Sì, diciamo sempre dell'industrializzazione tardiva,
dell'effetto del fascismo corporativo, di una modernizzazione lenta di un paese agricolo ma, guardando le
serie storiche sull'occupazione,e parlo dell'ultimo mezzo secolo, si vede che 30 anni fa eravamo in media
Ocse. In ogni caso, se la priorità è aumentare l'occupazione, la riduzione del cuneo ha una sua effi cacia. D.
Intanto è partito il Jobs Act è partito. Servirà? R. Quello che prevedo è una bolla nel 2015. D. Alla fine non
proprio ottimista perché le bolle, prima o poi, scoppiano... R. Ma la ragione è semplice. Gli sgravi sono partiti
da gennaio mentre il nuovo contratto a tutele crescenti parte a fine mese, cioè quando i regolamenti vanno in
Gazzetta Uffi ciale, cioè tre mesi dopo. D. Questo décalage, questo sfas a m e n t o temporale, conta? R. Sì
perché gli sgravi riguardano solo per tre anni e solo gli assunti 2015: tra 10 mesi l'imprenditore non potrà più
assumere con gli stessi incentivi. Allora avremo un arraffa arraffa ad assumere per avere tre anni sgravi. E ci
sarà una corsa al nuovo contratto perché, nei tre anni, li potranno licenziare. Senza contare che comunque la
domanda di occupazione era stata compressa a fi ne 2014, perché le imprese sapevano degli incentivi
imminenti ed hanno aspettato ad assumere. Insomma, bisogna dargliene atto, il Ragazzo ha compiuto un
altro piccolo capolavoro. D. Intende Renzi, immagino. R. Certo. Quando gli conviene corre, come per il Jobs
Act, quando c'è qualche problema, come per i precari della scuola, rallenta. D. Beh, professore nel frattempo
è arrivato sul Colle un costituzionalista a ricordare che la decretazione d'urgenza ha dei limiti. R. Sì, certo, i
richiami di Sergio Mattarella ma solo quando fanno comodo... Comunque prevedo già subito dopo Pasqua,
l'inizio di un trionfalismo governativo in materia. D. Però in autunno, a ogni angolo, c'era qualche analista che
prevedeva la bocciatura della legge di stabilità e l'arrivo della Troika. Niente di tutto questo si è verifi cato.
Non è che per caso, qualche ragione Renzi ce l'ha? R. In politica esiste anche il fattore «c», importantissimo.
D. Certo, la buona sorte è essenziale a ogni buon progetto politico. R. In genere, in Italia, questo fattore ce
l'ha la sinistra. D. Prego? R. È un'osservazione empirica casuale, glielo premetto. D. Non mi dica che ha
guardato serie le serie storiche anche per questo. R. Esattamente. Analizzando i tassi, l'economia italiana è
cresciuta quando la sinistra è andata al governo, mentre la destra si è beccata la stagnazione.E senza un
nesso causale. Fu così anche per Romano Prodi e lo è con Renzi. Fece eccezione Enrico Letta, ma che
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I CALCOLI DI LUCA RICOLFI
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insomma non è forse uomo troppo di sinistra. In ogni caso il calcolo econometrico degli effetti delle varie
politiche deve tenere conto della fase del ciclo. D. E lo spread sceso sotto La crisi del 2011 che disarcionò il
governo Berlusconi fu una crisi di tipo allarmistico. La fase dell'ottusità invece la stiamo vivendo oggi. Non è
che adesso sia diminuito il rischio di default. Solo che i mercati non se ne accorgono. O meglio, non vogliono
vedere questo pericolo cento? Lei, da tempo, propone un diverso metodo di calcolo,e ricorda che siè ridotto
quello verso i bund tedeschi ma anche quello fra noi e i Paesi in condizioni peggiori. Quindi i mercati stanno
prendendo un abbaglio? R. Renzi ha la fortuna di governare in un momento di mercati in fase di ottusità. D.
Spieghiamolo bene. R. Alla Fondazione Hume abbiamo messo a punto un modello che distingue i due stati di
eccitazione dei mercati: l'allarme e l'ottusità. Il primo si ha quando i mercati si spaventano per qualche
ragione emotiva, sovrastimando il rischio default e, inevitabilmente, contribuendo ad aggravare le crisi che
temono, speculandoci sopra. Insomma le profezie che si autoavverano. D. Come l'Italia del 2011? R. Sì,
quella crisi, in cui il governo Berlusconi ebbe le sue colpe, fu fi glia di questo meccanismo. Al riguardo mi
sono convinto che avesse regione il mio amico Renato Brunetta. D. Oggi, quindi vivremmo la fase opposta:
l'ottusità. R. Esatto. Non è che i differenziali di solvibilità siano poi così diversi, idem per le probabilità di
default. Solo che i mercati non se ne accorgono. Lo spread attuale verso la Germania non è realistico.
Insomma i nostri e i loro fondamentali economici non sono così vicini. D. I mercati chiudono gli occhi, dunque.
E perché? R. L'ottusità attuale è dovuta alla Banca centrale europea, alla politica di Mario Draghi, al suo
famoso discorso del 2012, alle iniezioni di liquidità degli anni successivi. I mercati non vogliono vedere i
rischi. Per questo stiamo lavorando al nuovo modello di spread che lei richiamava, con un metodo che eviti gli
iper ma anche gli ipo-spread e che tenga conto solo dei fondamentali. D. E il problema qual è? R. Quello che
aveva detto Lorenzo Bini Smaghi e cioè che più la politica europea sarà generosa meno gli stati saranno
stimolati a fare le riforme. È un'intervista che le suggerisco. D. Grazie, ci proverò. Ma diamo un consiglio al
Ragazzo, come lo chiama lei che, d'altra parte, prima che diventasse premier, l'aveva elogiato,e quindi non
può essere sospettato di idee preconcette. Che cosa c'è da fare? R. Guardi, secondo me, Renzi è di destra
anche se deve fi ngere di non esserlo. Per cui gli consiglierei di fare alcune riforme che, peraltro, non
sarebbero né di destra né di sinistra, come le liberalizzazioni dei mercati. Liberi prodotti e servizi, come gli
ricordavano, con molte ragioni, Francesco Giavazzi e Alberto Alesina sul Corriere pochi giorni fa. D. Qual
problema avrebbe Renzi a farle? R. Il suo partito, maggioritario in Parlamento. Se il premier cominciasse a
mettere le mani nei servizi pubblici locali, vera discarica di politici trombati, e moltissimi del suo partito,
crollerebbe un sistema politico. Me se ci provasse, il Pd si arrabbierebbe non poco. E gli altri partiti pure. D.
L'altro giorno, sempre sul Corriere, si rimproverava Renzi per il Piano sulla banda larga che, nelle prima
versione, staccava la vecchia rete di rame della Telecom nel 2030. Si diceva che era troppo dirigista e
statalista. Che ne pensa? R. Su questo non so risponderle. Innanzitutto perché non conosco bene quel
settore. E poi perché, non frequentando i palazzi, non ho abbastanza retroscena per capire quali siano i
giochi in atto.E lì presumo che ce ne siano. twitter @pistelligoffr
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ItaliaOggi
Pag. 2
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Google e Facebook vorrebbero lanciare l'opa sul mondo intero
Il loro modello di business non regge più
SERGIO LUCIANO
«Sarei pronto a collaborare con Google per riuscire in questa impresa»: Mark Zuckerberg, il capo di
Facebook, ha «regalato» ai cronisti quest'inopinata «apertura» al rivale di sempre sul tema dell'estensione
infinita della connessione internet a tutta la popolazione mondiale. Zuckerberg, magnate dell'oligopolio
internettaro, non perde occasioni per vestirsi da santone della democrazia webbista e invocare addirittura
stavolta la santa, appunto, alleanza col gruppo rivale. Per il bene del mondo, ovviamente. È un filone che
viene da lontano, nella cultura americana, da Bill Gates che voleva regalare il personal computer da 100
dollari a tutte le scuole africane, anche quelle senz'acqua potabile, a Nicolas Negroponte che voleva dare
addirittura il premio Nobel al Web, anziché a Obama (e su questa seconda idea si poteva anche concordare).
Ma se davvero Facebook e Google, ovvero Zuckerberg e Geoffrey Brin e Larry Page, si accordassero in
qualunque modo tra loro, andrebbe in scena un mostro economico mai visto nella storia dell'umanità: un
enorme monopolista mondiale capace di entrare nelle vite di tutti e di spiarle in ogni momento come e più del
Grande Fratello di Orwell. È impensabile anche solo come provocazione intellettuale un simile accrocchio. Un
incubo per noi, un sogno per loro: perché ne avrebbero bisogno, di unirsi. Infatti, continuando a praticare la
politica del tutto-gratis, i giganti del web continuano a distruggere valore altrui senza crearne per sé. Certo,
Google guadagna soldi, anche tanti, eppure non abbastanza per legittimare il favoloso rapporto prezzo-utili
che Wall Street insiste a riconoscergli. La logica dei mercati è però sempre stata, fi nora, un'altra: voi
conquistate clienti, anche se non pagano nulla, e noi vi premiamo per i vostri futuri buoni affari. E questo
futuro s'allontana sempre di più. La risposta delle aziende è quella di conquistare sempre nuovi clienti non
paganti... In un gioco al massacro degli altri comparti e della concorrenza. La verità è che il web va, sì,
portato a tutta l'umanità ma non dai privati, per grandi che siano: possono cooperare con gli Stati a questa
diffusione, ma guai se la dirigessero, per poi accaparrarsene tutti i vantaggi. E allora attenzione: è vero che
Zuck vuole allearsi con Google e sogna una specie di opa sul mondo. Guadagna poco, troppo poco, per
sostenere ancora a lungo su questi livelli di valore di mercato un business il cui modello di business è quello
di diventare un elemento ubiquitario e indispensabile per la vita di tutti noi e poi, un giorno, ma sempre un
altro giorno, chiederci per questo tanti soldi... Giovani monopolisti annaspano. © Riproduzione riservata
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IL PUNTO
06/03/2015
ItaliaOggi
Pag. 11
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Matteo Renzi non si pone confini
Grillo gli serve per la Rai e l'assegno di cittadinanza
PIETRO VERNIZZI
Il Movimento 5 Stelle è pronto a dialogare con il Pd su reddito di cittadinanza e riforma della Rai. Lo ha
rivelato Beppe Grillo in un'intervista al Corriere della Sera, evidenziando che «tante nostre proposte sono
state bocciate a priori. Se superiamo questo scoglio, come abbiamo sempre fatto sulle cose buone, su Rai e
reddito di cittadinanza dialoghiamo con tutti, anche con il Pd». Per Aldo Cazzullo, inviato del quotidiano di via
Solferino, « Renzi sbaglierebbe se pensasse di costruire una nuova maggioranza o di stringere nuovi patti o
di usare Grillo per mettere pressione alla sinistra interna. Invece dovrebbe cercare dei punti comuni a
cominciare dalle due questioni che Grillo ha indicato: la riforma della Rai e il reddito di cittadinanza».
Domanda. Cazzullo, che cosa ne pensa dell'apertura di Grillo al Pd? Risposta. È innanzitutto una bella
intervista. Non metterei la mano sul fuoco che poi alle parole seguano i fatti, Grillo è capace di cambiare idea
domani mattina. Quando però un movimento prende il 25% dei voti non lo si può liquidare come anti-politica,
ma diventa un interlocutore necessario. I motivi che hanno fatto nascere l'M5S sono ancora validi: la
corruzione, il discredito dei vecchi partiti, un Paese fermo. Grillo ha raccolto l'indignazione ma anche le
speranze di persone cui l'Italia di oggi non piace. Il fenomeno di Grillo è quindi da un lato preoccupante, però
anche interessante. D. Grillo ha la cultura politica per essere un interlocutore valido? R. Non possiamo dirlo
adesso ma lo vedremo più avanti. Grillo fi nora ha dimostrato di essere molto bravo nella costruzione del
consenso, ma molto meno a giocarselo politicamente.È chiaro quindi che la cultura politica non è una cosa
che si improvvisa dall'oggi al domani. L'M5S però ora ha un direttivo e degli uomini nuovi alla guida, in questi
mesi si è dato un gruppo dirigente e vedremo se sarà all'altezza della situazione. D. Il dialogo con Grillo quale
ruolo può avere sugli equilibri nel Pd? R. Renzi sbaglierebbe se pensasse di costruire una nuova
maggioranza o di stringere nuovi patti o di usare Grillo per mettere pressione alla sinistra interna.
Sbaglierebbe perché darebbe troppo potere all'M5S e fi nirebbe per pentirsene. Invece dovrebbe cercare dei
punti comuni a cominciare dalle due questioni che Grillo ha indicato: la riforma della Rai e il reddito di
cittadinanza. Il Jobs Act rappresenta una modernizzazione liberale importante, e prevede che chi rimane fuori
dal lavoro possa avere un aiuto. Se il reddito di cittadinanza non è una misura universale che si dà a tutti,
compresi quanti non fanno neanche la fatica di cercare un lavoro, ma è un aiuto verso quanti sono colpiti dal
cambiamento, può essere uno strumento interessante. D. Mattarella può favorire il dialogo Pd-M5S? R. Sì.
Non è un caso che tutto incominci con l'elezione di Mattarella. Grillo ha cercato un rapporto con il nuovo
presidente fin dall'inizio, dopo avere molto esagerato nella polemica contro Napolitano. L'elezione di un
nuovo presidente ha creato una situazione diversa, e la sensibilità di Mattarella nei confronti della riforma Rai
e del reddito di cittadinanza offre una prospettiva interessante. D. Quanto in uisce l'assenza di un partito dei
moderati del centrodestra? R. Questa è proprio la strategia di Renzi. La sua forza consiste nel fatto che non
si muove nel perimetro della vecchia sinistra ma a tutto campo. Il premier pesca voti nell'elettorato di
Berlusconi e di Grillo. Renzi, fondamentalmente,è un centrista, il che non signifi ca un democristiano, sa che
c'è questo grande serbatoio dei voti berlusconiani che si sta svuotando, pensa di logorare Grillo e di
recuperare voti dappertutto. D. Renzi non è un democristiano, ma il Pd è la nuova Dc? R. No, esiste una
profonda differenza nei toni e nel linguaggio. Renzi è un innovatore, un uomo di rottura, non ha nulla di
democristiano. Noi abbiamo sempre l'abitudine di cercare di collocare i nuovi fenomeni nel passato. La Dc
però era un partito che nasceva in funzione anticomunista, e non la si può capire fuori dal contesto dell'Italia
del dopoguerra i cui capisaldi erano Pci, Stati Uniti e Vaticano. Non a caso quando quell'assetto è cambiato è
crollata anche la Dc. Il Pd è un'altra cosa, ed è molto legato alla leadership di Renzi. IlSussidiario.net
Foto: Aldo Cazzullo
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Aldo Cazzullo: non si muove infatti nel perimetro della vecchia sinistra ma a tutto campo
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ItaliaOggi
Pag. 12
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Ancora in utile la tv nord africana di Tarak Ben Ammar e Sawiris
ANDREA GIACOBINO
Ancora un utile, sia pur minimo, per Nessma tv, emittente satellitare che opera nel Nord Africa, lanciata
quattro anni fa dal gruppo pubblicitario tunisino Karoui&Karoui World che ne detiene il 50% e di cui gli altri
azionisti, con quote paritarie del 25% cadauno, sono Prima Tv di Tarak Ben Ammar (consigliere di
Mediobanca e Telecom) e nel cui capitale sono entrati recentemente il tycoon egiziano Naguib Sawiris e
Mediaset attraverso la lussemburghese Mediaset Investment Sarl. Nei giorni scorsi, infatti, si è svolta
l'assemblea dei soci della controllante lussemburghese Nessma Sa che ha approvato il riporto a nuovo dei
697 mila euro di utile del 2013 dopo che l'esercizio precedente si era chiuso con un miniprofitto di 431 mila
euro. La controllante vanta crediti per oltre 8 milioni verso la società televisiva operativa e si porta dietro da
esercizi precedenti circa 6 milioni di perdite. I locali di ripresa di Nessma Tv, ben diffusa in Algeria, Marocco e
Tunisia, si trovano a Parigi e Tunisi: il palinsesto comprende clips musicali, films, talk show («Nes Nessma»)
e alcune serie televisive. Ispirato alla sua versione francese, il maNew entry femminile nel cda di CheBanca!
gazine «Envoyé spécial Maghreb». Una new entry al femminile per il consiglio d'amministrazione di
CheBanca!, la banca online del gruppo Mediobanca. Nei giorni scorsi, infatti, si è riunito il board presieduto
da Cristiano Miccoli che ha preso atto delle dimissioni del consigliere Stefano Pellegrino e ha provveduto a
sostituirlo con Jessica Spina, nata a Manchester nel 1969, i nvestor relation offi cer del gruppo Mediobanca
dal 2004 e dirigente dell'istituto dal 2007. La Spina si affi anca così all'altra donna già presente nel consiglio
di CheBanca!: Lorenza Pigozzi, che in Mediobanca segue le relazioni esterne. Pellegrino è amministratore
delegato di di Spafi d, la fi duciaria di Mediobanca, e consigliere d'amministrazione di Compass, Selma
Bipiemme Leasing, Mediobanca Innovation Services, Creditech e Palladio Leasing. CheBanca!, guidata da
Gian Luca Sichel, che punta nel 2015 a lanciare un servizio di consulenza alla clientela tramite promotori fi
nanziari e 6 comparti di sicav , nel 2013 ha perso 25,1 milioni.
SCENARIO POLITICO/ECONOMICO - Rassegna Stampa 06/03/2015
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CARTA CANTA
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MF
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Start di Draghi al Qe, fanno festa borse (Milano +1,2%) e spread (a 90)
L'euro sotto 1,10
Marcello Bussi
(Bussi a pagina 2) La Bce comincerà a comprare titoli di Stato a partire da lunedì prossimo. Lo ha annunciato
ieri il presidente Mario Draghi al termine della riunione del consiglio direttivo che si è tenuta a Nicosia, la
capitale di Cipro. Le dichiarazioni del numero uno dell'Eurotower sono state accolte con favore dai mercati:
Piazza Affari ha guadagnato l'1,2%, Francoforte l'1%. Mentre lo spread dell'Italia è sceso fino a 93 punti base,
con il rendimento del Btp decennale all'1,301%. Bene anche l'euro, che si è ulteriormente indebolito rispetto
al dollaro, fino a 1,0987, ai minimi da settembre 2003. Una valuta debole, infatti, spinge verso l'alto l'inflazione
e aiuta le esportazioni. Tornando al Qe, gli acquisti, che comprenderanno anche bond emessi da agenzie e
organizzazioni internazionali (dall'Esm, ovvero il Fondo salva-Stati, alla Banca Europea per gli Investimenti),
oltre agli Abs e ai covered bond che la Bce sta già comprando dal settembre scorso, avverranno al ritmo di
60 miliardi al mese e andranno avanti almeno fino a settembre 2016 e comunque fino a quando non verrà
raggiunto l'obiettivo di riportare l'inflazione a un livello inferiore ma vicino al 2%. E già molti pensano che il Qe
verrà prolungato oltre il settembre dell'anno prossimo, visto che ieri la Bce ha anche diffuso le stime
sull'inflazione, prevista invariata per quest'anno, all'1,5% nel 2016 e all'1,8% nel 2017. Draghi ha inoltre
alzato le stime di crescita del pil di Eurolandia: a +1,5% quest'anno, a +1,9% nel 2016 e a +2,1% nel 2017.
Non ci sono novità sui dettagli tecnici del Qe rispetto a quanto annunciato lo scorso 22 gennaio. Draghi ha
però chiarito che l'istituto di Francoforte comprerà anche titoli di Stato dal rendimento negativo, a patto che
esso sia superiore al tasso dei depositi presso la Bce, ora fissato al -0,20%. Questo consentirà di acquistare
anche i titoli di Stato tedeschi, che fino alla scadenza a 5 anni hanno rendimenti negativi. Sul mercato
secondario il biennale tedesco si è subito adeguato, tornando sopra il -0,20%. E già qualcuno dice che il tetto
consentirà anche al decennale tedesco di scendere sotto zero (ieri è sceso fino allo 0,276%). Nel corso della
conferenza stampa, Draghi ha fatto sfoggio di ottimismo, ritenuto eccessivo da non pochi osservatori.
Secondo il banchiere, la decisione della Bce di lanciare il Qe «ha già funzionato e sta funzionando», infatti le
«politiche monetarie di cui si parla oggi sono solo la parte finale» delle azioni dell'Eurotower. «I benefici di
una politica accomodante sono arrivati sotto forma di minori costi di finanziamento e flussi di credito alle
famiglie che sono aumentati», ha osservato Draghi, avvertendo comunque che «non c'è spazio per
l'autocompiacimento», visti gli attuali livelli del tasso di disoccupazione ed è quindi «cruciale attuare
rapidamente e in maniera decisa e credibile le riforme strutturali, non solo per aumentare il potenziale di
crescita, ma anche per migliorare i redditi e incoraggiare le imprese investire». Carsten Brzeski, economista
di Ing, ha osservato che la Bce «sia un po' inebriata dall'annuncio del proprio Qe» e che quella fatta ieri «è
stata la valutazione sull'economia» di Eurolandia «più ottimista da molto tempo a questa parte». Dello stesso
avviso anche Joerg Kraemer, capo-economista di Commerzbank, secondo il quale la Bce ha fatto capire di
credere fortemente nell'efficacia del programma di acquisto di asset in quanto ha rivisto al rialzo le sue
previsioni di crescita economica e, a eccezione del 2015, anche quelle dell'inflazione. Per l'esperto, però, la
Bce ha fissato l'asticella troppo in alto e questo «aumenta la probabilità di delusione della aspettative, come è
accaduto già spesso». Kraemer non ha quindi escluso che l'Eurotower debba in futuro «estendere il Qe o
perfino aumentare il volume degli acquisti mensili». Chi ha invece riassunto con più efficacia la reazione dei
mercati è stato Nick Lawson, trader di Deutsche Bank: «Possono tornare a vendere euro e a comprare
azioni», ha detto. A Draghi sono state fatte molte domande sulla Grecia. A volte il numero uno della Bce è
apparso addirittura sprezzante nei confronti del Paese mediterraneo, come quando ha detto che finora
l'Istituto di Francoforte «ha prestato 100 miliardi di euro» ad Atene, raddoppiando i finanziamenti al Paese
«negli ultimi due mesi», un prestito «pari al 68% del pil» ellenico, il più alto di tutta l'area euro, quindi si può
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DA LUNEDÌ 9
06/03/2015
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dire che «la Bce sia la Banca centrale greca». Draghi ha anche espresso irritazione nei confronti di certe
uscite dei ministri greci, affermando che «se c'è una comunicazione che crea volatilità, aumentano gli spread
e si dissolve il collaterale». La Bce ha comunque annunciato di avere aumentato di 500 milioni di euro i fondi
Ela, volti a fornire liquidità straordinaria alle banche elleniche. Draghi ha quindi spiegato che la Bce vorrebbe
riaccettare i titoli di Stato ellenici come collaterali, ma prima Atene deve porre le basi per il completamento
della revisione dell'attuale piano di aiuti. Il numero uno dell'Eurotower ribadisce infatti che la Banca centrale
europea è «pronta a ripristinare la deroga» che consente di accettare i titoli di Stato ellenici come collaterali,
anche se con rating non investment grade, qualora «ci sarà una valutazione positiva» delle Istituzioni, ovvero
l'ex Troika, e se Atene rimborserà i bond in scadenza a giugno e a luglio. Come si può capire, per Draghi
l'autonomia del governo Tsipras è ridotta ai minimi termini. (riproduzione riservata)
EURO/DOLLARO
5 dic '14 5 mar '15
Foto: Mario Draghi Quotazioni, altre news e analisi su www.milanofinanza.it/bce
06/03/2015
MF
Pag. 1.4
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Dopo 7 anni il mattone si risveglia
Segnali positivi sono arrivati in particolare nel quarto trimestre, che ha registrato una crescita del 5,5%.
Spiccano le grandi città: Roma +20%. Ma Milano cresce solo del 3,2%. Ripartono i mutui
Roberta Castellarin
Bilancio positivo per il mercato immobiliare nel 2014 che, dopo sette anni in negativo, torna a crescere
dell'1,8%. Nell'ultimo trimestre dell'anno appena trascorso, le transazioni sono cresciute del 5,5% rispetto allo
stesso trimestre del 2013, chiudendo l'intero anno con compravendite totali pari a 920.849 unità, contro le
904.960 del 2013. È quanto emerso dalla presentazione dei dati dell'Osservatorio del mercato immobiliare
nel corso di una conferenza stampa all'Agenzia delle Entrate. Il migliore risultato è del settore commerciale
(+5,7%), seguito dal residenziale e produttivo (+3,6%), mentre resta negativo il terziario (-4,6%). Tra le città
spiccano in particolare il rialzo a Roma dove il tasso di crescita raggiunge quasi il 20%. Molto positivi risultano
i mercati anche a Bologna, Torino e Napoli con rialzi intorno al 18% e a Firenze e Genova con tassi positivi
che superano il 10%. A Milano e Palermo si registrano incrementi più moderati, con tassi tendenziali pari al
3,2 e all'1,5% rispettivamente. Di particolare interesse è la permanenza dei rialzi in tutto il 2014 per le città di
Roma, Genova, Milano, Bologna e Firenze. Su base annua, l'unico segno negativo si registra per la città di
Napoli, dove le compravendite sono diminuite del 3,7% rispetto al 2013, anche se va tenuto in considerazione
che il dato 2013 è stato influenzato dalle vendite dovute alla dismissione del patrimonio residenziale del
Comune. A sostenere la ripresa sono stati gli acquisti di abitazioni con ricorso a un mutuo ipotecario, in
crescita del 12,7% rispetto al 2013. Per il 40,6% del totale degli acquisti l'acquirente e si è rivolto alla banca
ottenendo come capitale medio erogato circa 119mila euro, 3 mila euro in meno rispetto al 2013. Nonostante
la ripresa del mercato immobiliare nel 2014 sono continuati a scendere i prezzi delle abitazioni, tornati sui
livelli di inizio 2006. L'indice elaborato dall'agenzia sulla base dei dati Istat si è attestato a 113,8 alla fine del
secondo semestre del 2014 con una flessione dello 0,8% rispetto ai primi sei mesi dell'anno. Prosegue quindi
la caduta dei valori delle abitazioni dopo il picco del 2011 quando l'indice ha toccato quota 130. (riproduzione
riservata)
IL MATTONE INVERTE LA TENDENZA Variazione percentuale rispetto al 2013 Fonte: Osservatorio del
mercato Immobiliare GRAFICA MF-MILANO FINANZA I° trimestre 2014 II° trimestre 2014 III° trimestre 2014
IV° trimestre 2014 Anno 2014 RESIDENZIALE TERZIARIO COMMERCIALE PRODUTTIVO PERTINENZE
ALTRO TOTALE +4,1% -10,3% +4,7% -0,7% -0,1% -1,4% +1,6% -1,0% -6,9% -5,0% +10,4% -5% -8,4% 3,6% +4,2% -2% +9,0% +1,6% +2,4% +4,8% +3,6% +7,1% +0,3% +14,1% +3,1% +4,1% +3,6% +5,5%
+3,6% -4,6% +5,7% +3,6% +0,3% -0,5% +1,8%
Foto: Una veduta della capitale, sullo sfondo l'altare della Patria
Foto: Quotazioni, altre news e analisi su www.milanofinanza.it/immobili
SCENARIO POLITICO/ECONOMICO - Rassegna Stampa 06/03/2015
134
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LE COMPRAVENDITE, IN CALO ININTERROTTO DAL 2007, NEL 2014 SONO AUMENTATE DELL'1,4%
06/03/2015
MF
Pag. 9
(diffusione:104189, tiratura:173386)
Bcc, ipotesi riforma in due tappe
Dopo le holding locali si passerebbe alla centralizzazione Che coinvolgerebbe un minore numero di entità da
gestire Intanto alcune big studiano la governance delle popolari
Claudia Cervini
Il tempo è più che tiranno. Tra meno di una settimana si riunirà il consiglio nazionale di Federcasse (previsto
per lunedì 12) nel quale terrà banco l'autoriforma del credito cooperativo (380 Bcc, per 1,2 milioni di soci). La
linea nazionale ufficialmente ancora non c'èe le posizioni sono ancora lontane. Ma sarebbe già in corso una
mediazione. Alcune federazioni di peso spingerebbero per una riforma in due tappe che permetterebbe in un
primo tempo di riorganizzare il sistema sulla base di holding regionali. Questo modello impostato su base
territoriale prevederebbe aggregazioni di banche contigue per area geografica e capogruppo in grado di
conservare sia il modello cooperativo sia le logiche associative. Altre anime del sistema, invece, protendono
per un modello centralizzato con una holding unica a capo dell'intero sistema. La mediazione consisterebbe
quindi nell'adottare in un primo tempo capogruppo su base regionale, per poi passare successivamente alla
super-holding che avrebbe voce in capitolo a livello nazionale (il modello Crédit Agricole, per intendersi) col
vantaggio, a questo punto, di supervisionare un numero minore di banche. Va ricordato che la Federazione
Toscana aveva ipotizzato un disegno simile già alcuni anni fa. Quella del Lazio, fanno notare alcuni
osservatori, avrebbe le forze per organizzarsi a livello territoriale. Le altre federazioni di rilievo sono quella
emiliana e quella lombarda alle quali, è plausibile pensare, non dispiacerebbe conservare una certa
autonomia. Gli altoatesini si stanno già organizzando per fare gruppo a sé, mentre prende corpo il disegno di
una holding (allargata) del Nordest alla quale farebbero capo le casse di Trento, ma anche quelle venete e
friulane, con l'ambizione di fare lo stesso mestiere svolto a livello nazionale da Iccrea Holding. Anche
all'interno delle federazioni, dunque le posizioni non sono omogenee, ma nemmeno così distanti. Tale
proposta potrà avere il benestare di Iccrea (il gruppo bancario di secondo livello che offre servizi e prodotti
alle Bcc) e di Bankitalia? Nelle parole pronunciate recentemente a Bolzano dal capo del Dipartimento di
Vigilanza bancaria e finanziaria della Banca d'Italia, Carmelo Barbagallo, si poteva leggere un monito sia
all'aggregazione, sia alla semplificazione sia all'apertura al mercato. Queste tre condizioni hanno spinto Via
Nazionale a prediligere il modello adottato in Francia, Spagna e Finlandia. Chissà se Via Nazionale sarà
disposta ad accettare una riforma a metà. Numerosi osservatori fanno però notare che gli stessi modelli scelti
dal credito cooperativo all'estero, quello tedesco a tutela istituzionale e quello francese e spagnolo (entrambi
aperti al mercato) si sono consolidati nell'arco di alcuni anni. E il rischio di un colpo di spugna troppo drastico
su un sistema sedimentato da secoli è alto. Qualcuno ha già ipotizzato che alla fine del processo di
centralizzazione la holding nazionale potrebbe anche essere quotata in borsa. Ma si tratta di un processo che
potrebbe durare mesi, forse anni. E intanto tra le Bcc di maggiori dimensioni si fa strada l'interesse verso
l'adozione di una forma di governance popolare. Forse anche per sfuggire allo spettro della perdita di
autonomia. (riproduzione riservata)
I NUMERI DEL CREDITO COOPERATIVO IN ITALIA Fonte: Bilancio di coerenza licenziato dal credito
cooperativo anno 2013 Numero Bcc 381 Soci 1,2 milioni Finanziamenti 22 mld di euro Quota di mercato
impieghi 20% Core Tir 1 medio 16% Addetti 37.000
Foto: Alessandro Azzi
Foto: Quotazioni, altre news e analisi su www.milanofinanza.it/bcc
SCENARIO POLITICO/ECONOMICO - Rassegna Stampa 06/03/2015
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DIVERSE FEDERAZIONI SPINGONO L'IDEA DI GRUPPI REGIONALI PER SFUGGIRE ALLA HOLDING
UNICA
06/03/2015
Financial Times
Pag. 3
(diffusione:265676, tiratura:903298)
Mediterranean crossing
DUNCAN ROBINSON - BRUSSELS
The EU's new migration chief has called on member states to accept more asylum seekers and share the
financial burden of dealing with refugees as human rights groups brace for another surge of migrants
attempting the deadly crossing of the Mediterranean. Dimitris Avramopoulos, the Greek commissioner tasked
with bringing together EU member states with often opposing views on migration, said: "We should have a
more fair distribution of migrants and asylum seekers." News that 10 more people had died off the Libyan
coast this week highlights the perilous journey facing thousands of people attempting to leave north Africa for
Europe. It also underlines the challenge for 61-year-old Mr Avramopoulos, a former mayor of Athens. This
week's deaths bring the total number of people who have lost their lives this year trying to cross the
Mediterranean to 483, according to the International Organisation for Migration. Human rights organisations
expect the death toll this year in the Mediterranean to surpass last year's figure of more than 3,200. Asylum
flows into the EU have jumped in recent years as wars in Libya and Syria have triggered an exodus of people,
many of whom attempt to enter the EU. At the same time, tighter border restrictions in Spain and Greece
have cut off traditional land-based routes into Europe, forcing people to risk the dangerous crossing into
Europe via the Mediterranean which intensifies during the summer months. Nearly 230,000 people illegally
crossed the Mediterranean last year heading for Europe, according to the EU's border agency Frontex, up
from 85,000 in 2008. "Europe was caught by surprise [by this influx]: nobody believed, 10 years ago, the
dimensions of this phenomenon," explains Mr Avramopoulos. Now, EU member states are split on how to
deal with the crisis on Europe's southern border. While some member states want a comprehensive,
EUfunded operation to rescue stranded boats filled with migrants, others - in the words of one commission
official - "want to shoot at them with tanks". Mare Nostrum, the search and rescue operation run by the Italian
navy, was replaced last year by Triton, an EUfunded scheme, that costs a third as much as its predecessor
and is restricted to patrolling within 30 miles of the Italian coast. Triton has been criticised both for operating
too close to the Italian shore and focusing on border surveillance rather than saving lives. Mr Avramopoulos
wants Triton expanded to include countries beyond Italian waters "to form a zone of life-saving operations" in
the Mediterranean. These hopes for Triton come as part of Mr Avramopoulos's wider efforts to give more
power to Frontex, which looks after the EU's borders with a total budget of just €114m. "Frontex, as it
functions right now, does not have the necessary financial support, the tools or the personnel," said Mr
Avramopoulos. Critics are sceptical whether a larger Triton would be effective. Iverna McGowan, acting
director of Amnesty International's Brussels office, said: "Extending Triton, a border surveillance operation,
without increasing its operational area to cover international waters will not address the spiralling
humanitarian crisis in the Mediterranean. "As the summer months approach, and boat season begins,
European member states must ensure a collective and concerted search and rescue mission. Without this,
more people will die on the high seas." Any comprehensive operation aimed at search and rescue will be
unpopular with some member states, including Britain, which argue that a search and rescue mandate
encourages people to risk the dangerous crossing. The European Commission will table full migration policy
proposals by May. "Europe is a union of nations that sent millions of people out of its borders, to the US, to
Canada," said Mr Avramopoulos. "Migration is in the DNA of Europeans." While migration may be in the DNA
of Europe's citizens, it is electoral arsenic for its governments, many of whom are fighting the rise of antiimmigration parties. Even so, some member states should expect to pay more for tighter border controls, said
Mr Avramopoulos. "What we say now cannot be done in an effective way if member states do not share the
financial burdens." Dimitris Avramopoulos: 'Nobody believed, 10 years ago, the dimensions of this
phenomenon'
SCENARIO POLITICO/ECONOMICO - Rassegna Stampa 06/03/2015
136
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EU migration chief urges member states to share burden of refugees
06/03/2015
Financial Times
Pag. 17
(diffusione:265676, tiratura:903298)
Like-for-like quarterly rise of 9% for ski-jacket maker as Italy's economy revives
RACHEL SANDERSON - MILAN
Shares in Moncler, the maker of upmarket ski jackets, rose more than 10 per cent yesterday after the Milanbased company reported better than expected fourth-quarter sales. Like-for-like sales at the purveyor of
$2,000 coats rose 9 per cent in the year's last three months, up from growth of 3 per cent in the previous
quarter. The group, which is seeking to follow the stellar early growth trajectory of Milan-based Prada, said it
had added 27 stores in 2014 and had already secured sites for 20 more in 2015. These included a flagship in
Japan and outlets in the US and Asia. Remo Ruffini, chairman and founder, said Moncler's nascent lighterweight clothing for use in spring and summer - which is considered a test of the group's growth potential - was
doing well in January and February "with a much more powerful collection". HSBC analysts said the results
showed Moncler had been able to recover from soft sales during October and November, when the weather
had been unseasonably warm, and underlined the strength of the brand and the management team.Analysts
also noted the better than expected 6 per cent rise in sales in Italy in the fourth quarter after falling 1 per cent
in the third quarter. It was the latest sign that the euro-zone's third-largest economy - and one of the world's
top five luxury goods markets - has emerged from a crippling triple-dip recession. Mr Ruffini, a keen skier and
sailor, created Moncler a decade ago out of a near-defunct French skiwear brand that was once used by the
French Olympic team. It listed on Milan's stock exchange in December 2013 and rose 47 per cent on the
opening day of trade, valuing the group at about €5bn. It made Mr Ruffini, who owned a third of the stock, a
paper billionaire and put him in the same bracket as other Italian luxury executives such as Patrizio Bertelli of
Prada and Diego Della Valle of Tod's. Analysts at the time had been concerned about the ability of Mr Ruffini,
who remains the driving force behind the company, to extend Moncler's allure to high-end shoppers beyond
the obvious limits of wintertime and into new categories. Moncler, which holds runway shows in Paris and
New York for its top-tier jackets, is also slowly expanding into shoes, eyewear and jumpers. The shares
closed up 10.5 per cent at €14.80.
SCENARIO POLITICO/ECONOMICO - Rassegna Stampa 06/03/2015
137
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Moncler stages big lift in sales
06/03/2015
The Guardian
Pag. 27
Gritty study of Belgian city condemned as misleading Mayor of Charleroi critical of 'serious distortions'
Angelique Chrisafis Paris
The World Press Photo awards have revoked a major prize after days of controversy over allegations of
staged and misleading pictures in a photojournalism series portraying the Belgian industrial town of
Charleroi.The series The Dark Heart of Europe by the Italian photographer Giovanni Troilo was stripped of its
contemporary-issue first prize following the discovery that one of the pictures, showing a painter and live
models, had been taken in Molenbeek in Brussels and not in Charleroi, as stated in the photographer's
submission. The wrong location in the caption led to the disqualification of the whole series.For days, the
collection of atmospheric photographs focusing on urban decay in Europe have been at the centre of a row.
Charleroi's mayor, Paul Magnette, called it a "serious distortion of reality" and urged organisers to withdraw
the award. He claimed that a photograph showing a bare-chested, obese man, with a caption saying he lived
in one of the most dangerous areas of the city, was in fact a portrait of a high-profile figure who ran a wine
bar.Others have protested that a picture in which Troilo had photographed his cousin having sex in the back
of a car, lighting it with a remote-control flash, was set up - a view the photographer disagrees with.A French
photojournalism festival, Visa Pour L'Image, said it would not show any World Press photos this year to
protest against what it said were staged photos.Bruno Stevens, the Belgian photojournalist and former World
Press winner, who contacted the awards body to point out the incorrect caption, told the Guardian that the
issues at stake went beyond one caption. He said the pictures in the series were "a clear breach of normal
journalistic behaviour" and blurred the boundaries between fiction and journalism.He did not question the
ability of the photographer but thought that "the way [the series] is built and constructed does not meet the
standards of photojournalism". Stevens added that the ethics and honesty of photojournalism was paramount.
"The World Press Photo prize is a beacon, a showcase by which the standards are evaluated and reevaluated every year. If we let that go, it's over."World Press Photo's managing director, Lars Boering, said:
"Questions were raised about Troilo's work that led to an investigation of the circumstances and the
photographer's work methods regarding a number of pictures."Until this point, we had upheld this award
because there was no clear evidence to prove a rule had been broken ... We now have a clear case of
misleading information and this changes the way the story is perceived. A rule has now been broken and a
line has been crossed."Troilo told the New York Times, whose director of photography, Michele McNally,
headed the World Press Photo jury, that the wrong caption was a mistake made "out of distraction" while
submitting the entry. Asked about the award's withdrawal, he said: "It seems a big injustice."Troilo told the
Guardian that the wrong place-name in the caption had been "an error" on his part when he was submitting
the project: "I made a mistake."He refused any suggestion that he had staged photographs or created a
fictional series, saying: "I was telling a story based on things that happened in Charleroi and during that year I
always checked these in the press." He said all his photos "were taken in situations that happened before my
eyes." With regards to the photo of his cousin having sex in a car, he said his caption when he sent the photo
to the competition explicitly stated that it was his cousin.
SCENARIO POLITICO/ECONOMICO - Rassegna Stampa 06/03/2015
138
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Italian journalist stripped of World Press Photo prize
06/03/2015
The Guardian
Pag. 29
Policy paper fast-tracked but opposition is likely Burden-sharing expected to be stumbling block
Ian Traynor Brussels
The European executive is planning to establish immigrant-processing centres outside the EU for the first
time, in a radical policy departure aimed at stemming the movement of hundreds of thousands of people
across the Mediterranean.Struggling to draft coherent immigration strategies at a time when the issue has
become one of the most toxic in the politics of many EU countries, the European commission announced it
was fasttracking a policy paper on migration.Dimitris Avramopoulos, the commissioner in charge of home
affairs including migration policy, said Brussels wanted to use EU offices and embassies in third "countries of
origin" to process applications for asylum and refugee status before the migrants reach Europe.The aim
would be to reduce the numbers of migrants illegally landing on EU shores.The new policy is strongly
supported by Italy, which is on the front line of what has become one of the world's most perilous migration
routes, the Mediterranean. Of the 270,000 migrants who arrived illegally in the EU last year - 1.5 times more
than the previous year - 220,000 came via the Maghreb and across the Mediterranean, according to Frontex,
the EU's external borders agency. More than 3,500 drowned attempting the crossing. A further 1,000 arrived
in Sicily this week after being rescued, including 10 who drowned.The idea of introducing migrant processing
offices in transit countries such as Niger, Egypt, Turkey or Lebanon is gaining traction in the EU. France is a
strong supporter of such a scheme, while the German interior minister, Thomas de Maizière, is said to be
pushing for EU facilities in countries such as Egypt. Small EU member states disproportionately affected by
the flow of migrants, such as Malta, are keen on the idea.The commission has previously re sisted pressure
on the issue from national governments in the EU. Avramopoulos's statement represents a U-turn. While
there is growing support in certain EU capitals, there is also very strong opposition in other countries to a
proposal that would entail shouldering the refugee burden more equitably across Europe.Migration experts
say that of the 28 members of the EU, 18 have small immigrant communities and few are keen to see that
change."This is an enormous step. It means a common European asylum system is getting closer," said
Elizabeth Collett, director for Europe of the Migration Policy Institute. "But there will be lots of unintended
consequences. It throws up lots of big questions, legally, technically and practically."A fundamental problem is
that there is no European policy on immigration, with national governments jealously guarding their powers
over admission and asylum procedures. Anti-immigrant and anti-EU right-wing parties are making electoral
gains from Sweden to France, and there is little stomach among mainstream ruling parties to "Europeanise"
immigration policies.Matteo Salvini, the leader of Italy's antiimmigrant Northern League, blamed the Italian
government for the arrival of 1,000 people in Sicily this week, accusing it of corruption and being in cahoots
with traffickers dispatching migrants from Libya."Another 10 deaths and 900 illegal immigrants ready to land,"
Salvini said. "Pockets are full and hands are dirty with blood in Rome and Brussels. Stop the departures, stop
the deaths, stop the invasion."He said the Italian authorities were making things worse by encouraging human
traffickers.The same argument is made by the British government, which refuses to take part in
Mediterranean search-and-rescue missions on the grounds that the operations are a "pull factor",
encouraging migrants to risk their lives at sea in the hope that they will be saved if in trouble.The commission
policy paper, expected in May, will argue that the third-country processing centres are but one of a range of
proposals aimed at reducing illegal immigration and creating legal channels for migrants. Britain flatly rejects
that argument, with the government declaring it is against creating more "legal paths". The government views
this as "inconceivable in the current climate" and the home secretary, Theresa May, has told EU interior
ministers that "the idea of making it easier for legal routes to stop illegal routes is completely the wrong
way".Denmark, the country with the tightest immigration regime in the EU, would also oppose the commission
plans, and last week Viktor Orbán, the nationalist prime minister of Hungary, said multiculturalism in the EU
SCENARIO POLITICO/ECONOMICO - Rassegna Stampa 06/03/2015
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EU plan to set up migrant centres in countries outside Europe's borders
06/03/2015
The Guardian
Pag. 29
SCENARIO POLITICO/ECONOMICO - Rassegna Stampa 06/03/2015
140
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was a "delusion".While migration professionals say that EU processing centres abroad could only be used as
a complementary instrument in dealing with refugee flows and not as an alternative to existing procedures
within the EU, the proposal raises big issues about capacity and expertise.EU offices abroad do not have the
staff to cope with large numbers of applicants, nor does the commission have a large cadre of immigration
officers and asylum specialists. It is not clear whether a refugee would still be able to lodge an application in
Europe if he or she has already had a request rejected in a third country.For the system to work and to decide
where successful applicants are going there would need to be a new, agreed system of burden-sharing or a
"distribution key" for taking in migrants in the 28 member states. Experts being consulted on the commission
proposals say there is discreet discussion of a distribution key, but there is high scepticism about whether
agreement will be reached.The attempted shakeup of migration policy was triggered in the first place by the
Lampedusa tragedy 18 months ago, when 366 people drowned off the coast of Italy's southernmost
island.The response in Brussels was to declare that EU frontier search-and-rescue patrols would be
introduced, spanning the Mediterranean from Lebanon to Gibraltar. In fact, what happened was that the
Italians ditched their relatively successful Mare Nostrum patrols, arguing they were being left to foot the bill for
the rest of Europe. This was replaced by an EU operation onethird the size called Triton, mandated to patrol
no further than 30 miles from Italy's coast.
06/03/2015
The Guardian
Pag. 43
Confectioner whose family firm became a giant multinational
John Hooper Michele Ferrero, confectioner, born 26 April 1925;
The inspiration for his pralines came from the rock grotto where the Virgin Mary appearedWhen Michele
Ferrero took over his family's confectionery firm on the death of his uncle, Giovanni, in 1957, he wrote a letter
to his employees. "I pledge myself to devote all my activities and all my efforts to this company," it said. "And I
assure you that I shall only feel satisfied when I have managed, with concrete results, to guarantee you and
your children a safe and tranquil future."Ferrero, who has died aged 89, was an entrepreneur of a kind Italy
throws up from time to time, inspired more by the social doctrines of the Roman Catholic church than by any
belief in the merits of the free market. Over more than half a century, he turned his family firm into a giant
multinational, with a turnover in 2014 of €8.4bn (£6.2bn), and made himself Italy's richest individual, with a
personal fortune that Bloomberg last year put at $26.7bn (£17.4bn).Yet he never deviated from the benign,
paternalistic spirit of that first declaration. And he never felt satisfied: he would work all day on Sunday, or
through the night, with his closest associates, experimenting and tasting to find new formulas and products.
Over the years, there were many of them, including Kinder bars and eggs, Tic Tac mints and Ferrero Rocher
pralines. But at the origin of his company's success was the thick brown spread that remains at the heart of it
- Nutella, a blend of chocolate, nut paste and other ingredients, the recipe for which is a secret as closely
guarded as that of Coca-Cola.Secrecy was a personal Ferrero hallmark, too. He never gave a newspaper
interview, refused to accept honorary degrees and, according to a report in the daily Corriere della Sera,
scrutinised prospective employees from behind a two-way mirror. Because of an eye affliction, he took to
wearing dark glasses that made him seem even more remote during his rare public appearances.Son of
Pietro Ferrero and his wife, Piera (nee Cillario), Michele was born at Dogliani, south of Turin, in an area
known as the Langhe. It is famous for its wines, truffles - and hazelnuts, which in the previous century had
given rise to a local speciality, gianduia . Pietro, who ran the business with his brother, Giovanni, created a
product based on gianduia. In 1964, Michele changed the recipe and relaunched it as Nutella. With its
associations of childhood indulgence, Ferrero's spread has since become the ultimate in branded comfort
foods. Appropriately, reassurance is central to the firm's philosophy. Ferrero is said once to have remarked
that he was a socialist, adding: "But I do the socialism."He arranged for his employees to be collected from
the villages around the company's headquarters in the town of Alba by buses that returned them to their
homes at the end of their shifts. He gave them free medical care and other services, including company
outings at which they sang a song in local dialect including a line of thanks to "monsuMichele " - Mr Michele.
To this day Ferrero's workers have never gone on strike.In recent years, the firm has paid growing attention to
issues of equity and sustainability in the developing countries from which it takes many of its raw
materials.Behind all this lay Ferrero's deep attachment to principles instilled in him by his family and the
Somaschi Fathers, whose school at Cherasco he attended as a boy. He visited Lourdes at least once a year,
arranged for statues of the Virgin Mary to be erected in every Ferrero factory around the world and, it is
claimed, took the inspiration for his Ferrero Rocher pralines from the Rocher de Massabielle, the rock grotto
at Lourdes at which Mary is reputed to have made a miraculous appearance in 1858.Ferrero's faith was all of
a piece with the habits of a man who spoke in dialect, never attended a university and harboured a lifelong
suspicion of the effects of higher education. Carlo Petrini, the founder of the Slow Food movement, who
comes from the nearby town of Bra, said Ferrero "embodied the profound spirit" of his homeland.Yet - and
this rankled with many of his compatriots - he did not live there. He fled Italy at a time when the Red Brigades
were kidnapping the members of rich families such as his, but unlike others he never returned, preferring the
fiscal advantages conferred on him by tax residence in Monaco.With his wife, Maria Franca Fissolo, whom he
married in 1962, Ferrero had two sons, Pietro and Giovanni, who in 1997 became the firm's joint chief
SCENARIO POLITICO/ECONOMICO - Rassegna Stampa 06/03/2015
141
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Michele Ferrero
06/03/2015
The Guardian
Pag. 43
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executives. Pietro died of a heart attack in 2011. Ferrero is survived by Maria and Giovanni.
SCENARIO POLITICO/ECONOMICO - Rassegna Stampa 06/03/2015
142
06/03/2015
The Times
Pag. 37
Italy Tom Kington Rome
Silvio Berlusconi has taken a piano to the hospice where he is doing his community service so that he can
entertain the Alzheimer's patients by belting out standards such as La Vie en Rose.The former Italian prime
minister, whose weekly sessions at the Sacra Famiglia centre near Milan were ordered under a sentence for
tax fraud, performed songs before Christmas, according to an unnamed nurse quoted by La Repubblica, the
Italian daily.The piano was played by Fedele Confalonieri, his accompanist when he worked as a crooner on
cruise ships before his entry into politics, and now a senior manager in his media empire.Berlusconi, 78, has
a passion for love songs, and the nurse said he had won over residents. "He sang, put on music, cleared the
table, supported them on walks," she said. "He became fond of the patients with Alzheimer's, who are fragile
and delicate. Among some of them Berlusconi became popular."His behaviour has also impressed the
judges, whohave knocked 45 days off his one-year sentence, so his last visit will be on Friday. But that will
not end his legal woes. Apart from a ban on public office, he is suspected of bribing women to testify that his
"Bunga-Bunga" parties were elegant soirées and not the lurid orgies described by some guests.
SCENARIO POLITICO/ECONOMICO - Rassegna Stampa 06/03/2015
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Berlusconi sings through his sentence
06/03/2015
Le Monde - ed. Dossier
Pag. 2
(diffusione:30179, tiratura:91840)
Marie Charrel
Pour certains, il est le sauveur de l'euro. Pour d'autres, son influence sur le destin économique des Etats fait
de lui un redoutable despote monétaire. Mario Draghi, président de la Banque centrale européenne (BCE),
irrite autant qu'il fascine. Alors que le conseil des gouverneurs de l'institution se réunissait jeudi 5 mars à
Chypre, pas une semaine ne s'écoule sans que les médias ne se penchent sur les faits et mots de
l'Italien.Depuis le début de l'année et l'élection de Syriza en Grèce, même les réseaux sociaux s'y mettent. La
BCE coupe l'un de ses robinets de liquidités aux banques d'Athènes, le 4 février ? Twitter se scandalise du "
coup d'Etat financier " du " dottore " Draghi envers le peuple grec, mis à genoux par six ans de crise.
L'institution s'engage, le 22 janvier, à faire tourner la planche à billets pour relancer l'activité ? Il est porté aux
nues, surtout en France, comme le héros de la reprise européenne. " Voilà qui illustre le poids qu'a pris M.
Draghi sur le Vieux Continent, à tort ou à raison ", juge Charles Wyplosz, économiste à l'Institut des hautes
études de Genève. La presse anglo-saxonne, elle, le surnomme " l'homme le plus puissant d'Europe ".Il faut
dire que depuis son arrivée, en novembre 2011, cet ancien gouverneur de la banque d'Italie passé par
Goldman Sachs a métamorphosé l'institution. " Sous son prédécesseur Jean-Claude Trichet, le
fonctionnement de la BCE était calqué sur celui de la Bundesbank (la " Buba "),grande gardienne de
l'orthodoxie budgétaire, rappelle M. Wyplosz. Elle avait les yeux exclusivement rivés sur l'inflation. "M. Draghi
a élargi ses préoccupations à la stabilité financière, à la croissance, aux taux de change. " Il a déployé une
gamme d'instruments inédits pour lutter contre la crise et moderniser la maison ", ajoute Frederik Ducrozet,
au Crédit Agricole CIB. Parmi eux : les prêts géants aux banques (LTRO), le taux de dépôt négatif ou encore
les " minutes ", ces compte-rendus des réunions du conseil des gouverneurs, gardés secrets pendant trente
ans. Surtout, la BCE a gagné une nouvelle mission : la supervision des 128 plus grandes banques de la zone
euro. " Sous son mandat, l'institution a pris une dimension impressionnante ", commente Guntram Wolff,
directeur du think tank bruxellois Bruegel.Pour mener à bien cette mutation, l'Italien, habile tacticien, a fait
preuve de ruse et de diplomatie. En particulier face à Jens Weidmann, le président de l'inflexible Buba. Les
deux hommes sont souvent d'accord. Mais à partir de mi-2014, leurs points de vue sur le tassement des prix
observé en zone euro divergent. Pour M. Draghi, il s'agit d'une menace à combattre sans tarder, ne serait-ce
que pour restaurer la confiance indispensable à la reprise. L'Allemand juge, à l'inverse, que l'inflation faible
est un ajustement nécessaire, qui n'appelle aucune réponse particulière. Et sûrement pas le rachat de dettes
publiques envisagé par Draghi. Aux yeux de Berlin, une telle mesure représente une ligne rouge à ne pas
franchir, car elle pourrait inciter les Etats les moins sérieux à relâcher la discipline budgétaire. " A l'époque,
beaucoup pensaient que Draghi n'oserait jamais lever ce tabou ", raconte Philippe Waechter, chez Natixis
AM.Et pourtant ! Le 22 janvier, l'institution européenne a annoncé le lancement de l'assouplissement
quantitatif (quantitative easing, QE en anglais), à savoir le rachat de dettes tant redouté par les Allemands. "
Pour surmonter leurs réticences, M. Draghi a mis en branle une guerre de communication redoutablement
efficace ", commente Maxime Sbaihi, économiste chez Bloomberg. Pendant des semaines, lui et les
gouverneurs convaincus de la nécessité du QE, comme le vice-président de la BCE Vitor Constancio, se sont
livrés à une opération séduction dans la presse allemande, à coups de fuites savamment orchestrées et de
tribunes exposant leurs arguments. Objectif : amadouer le milieu des affaires outre-Rhin. Rassurer la
chancelière Angela Merkel. Et convaincre les gouverneurs encore réticents de sauter le pas. Tous l'ont fait, à
l'exception de cinq. Dont bien sûr, M. Weidmann.Pour l'emporter, le Florentin a concédé à Berlin qu'en cas de
problème, seuls 20 % des pertes seraient partagés entre les Etats. En échange, il a obtenu que le QE soit
massif - plus de 1 000 milliards d'euros d'ici à 2016. Surtout, à force d'entendre parler du sujet dans la
presse, les investisseurs eux-mêmes se sont laissés convaincre que le QE entrerait en vigueur début 2015.
Et l'ont intégré dans leur stratégie. Dès lors, la BCE ne pouvait plus reculer : le risque de décevoir les
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Le " président " Draghi
06/03/2015
Le Monde - ed. Dossier
Pag. 2
(diffusione:30179, tiratura:91840)
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marchés et de semer une nouvelle panique financière était trop grand. Un coup de maître pour M. Draghi. " Il
a mis la Bundesbank face au fait accompli ", résume M. Sbaihi.Face aux politiques européens, " Super Mario
" se montre tout aussi habile. Pédagogue, toujours. Ferme quand il l'estime nécessaire. Trop, jugent certains.
Comme lorsqu'au plus fort de la crise chypriote, en mars 2013, la BCE menace Nicosie de couper les aides
aux banques, sauf si le pays entre sous programme d'assistance. Une arme aujourd'hui employée avec
Athènes... L'institut d'émission abuse-t-il de son pouvoir pour imposer des réformes au gouvernement ? Ceux
que le Guardian appelle les " maîtres non élus de Francfort " n'outrepassent-ils pas dangereusement leur
mandat ?Peut-être. Mais c'est oublier que quand la crise a éclaté, la BCE s'est retrouvée seule face à des
gouvernements incapables de s'entendre sur les mesures d'urgence à prendre, dans une zone euro aux
institutions défaillantes. Il fallait bien que quelqu'un prenne les décisions difficiles. M. Draghi a donc pallié en
partie les carences des Etats, parfois malgré lui. " Il est surtout l'un des seuls à avoir une vision de long terme
pour l'union monétaire ", regrette un diplomate européen.Depuis son arrivée, il a été l'un des moteurs des
avancées institutionnelles de la zone euro. Sa méthode : indiquer ce que la BCE serait en mesure de mettre
en œuvre pour aider les Etats, puis préciser ce qu'il manque pour qu'elle puisse le faire correctement. En
décembre 2011, il glisse ainsi que la zone euro fonctionnerait mieux avec des règles budgétaires renforcées.
Le pacte budgétaire européen est signé trois mois plus tard. En mai 2012, il souffle devant le Parlement
européen que son action serait inefficace sans la construction d'une union bancaire, et convainc Mme Merkel
de le soutenir. " Dans les deux cas, le lobbying discret de Draghi a été suivi de nouveaux traités qui ont
renforcé la gouvernance de l'union monétaire ", juge M. Wyplosz. Il n'est bien sûr pas le seul artisan de ces
progrès. Mais son poids a été déterminant.De fait, la BCE est, sous son impulsion, devenue l'institution la
plus puissance d'Europe. Certains disent même que c'est la seule à veiller activement à la stabilité de l'union
monétaire. A chaque fléchissement de la croissance, à chaque malaise bancaire ou accroc dans les
négociations avec la Grèce, c'est vers elle que tout le monde se tourne. " C'est un pouvoir démesuré pour
cette institution non élue, jamais prompte à discuter des impacts sociaux de ses mesures ", s'insurge Philippe
Lamberts, co-président du groupe écologiste au Parlement européen, évoquant les douloureuses réformes
exigées à Athènes, Dublin et Lisbonne sous la " troïka " (BCE, Commission européenne, Fonds monétaire
international).Mais aujourd'hui, M. Draghi lui-même se lasse de ce pouvoir. Et il n'est pas le seul. " Il y a
désormais consensus entre les membres de la BCE : tous estiment que l'inefficacité des Etats et de la
Commission les a poussés à agir, et qu'ils en ont suffisamment fait ", glisse un fin connaisseur de l'institution.
En coupant les liquidités aux banques grecques, le 4 février, la BCE n'a pas seulement voulu punir Athènes.
Elle cherchait d'abord à mettre les Etats européens face à leurs responsabilités : à eux de s'entendre pour
aider la Grèce. La décision doit relever du politique. Pas de Francfort.Le 22 août 2014 à Jackson Hole (EtatsUnis), lors d'un discours qui frappa les esprits, le dottore a appelé les Etats européens à mieux coordonner
leurs politiques budgétaires et à les assouplir. En clair : à lâcher du lest sur le tout-austérité et progresser
dans la coopération budgétaire et politique. Ces quelques mots ont fait l'effet d'une bombe. Ils éclairent,
surtout, le nouvel agenda de M. Draghi : convaincre les pays membres de mettre en place, à terme, un
instrument budgétaire commun. Sans cela, la zone euro restera fragile et soumise aux crises à répétition.
Sans cela, surtout, la BCE restera l'institution systématiquement en première ligne en cas de problème. Celle
à qui on demande de déployer l'ensemble des moyens à sa disposition pour sauver l'euro, tout en lui
reprochant de se mêler de politique. Banquier central, dur métier...
06/03/2015
Le Monde
Pag. 21
(diffusione:30179, tiratura:91840)
Daniel Psenny
Malgré ses nombreuses condamnations judiciaires dans des affaires de fraudes fiscales, de mœurs et de
corruption, Silvio Berlusconi n'en finit pas de s'accrocher au pouvoir. A 78 ans, il occupe toujours une place
centrale sur l'échiquier politique italien et tire encore quelques ficelles au Parlement dont il a été exclu.Dans
son documentaire Berlusconi, le roi Silvio, le journaliste-documentariste Marco Amenta retrace l'histoire de ce
petit entrepreneur milanais devenu grâce à ses amitiés politiques et quelques tours de passe-passe
financiers l'homme le plus puissant de la Péninsule, à la tête de son parti Forza Italia. Son histoire est connue
et le journaliste n'apporte pas de révélations, mais ce documentaire poursuit le démontage de l'imposture
Berlusconi.Dès août 2013, alors que sa condamnation définitive dans l'affaire Mediaset est prononcée,
entraînant la déchéance automatique de son mandat de sénateur, le journaliste raconte les multiples
tentatives de Berlusconi pour échapper à sa condamnation en suivant ses partisans et en allant à la
rencontre de ceux qui le combattent ou le soutiennent.Parmi eux, quelques fidèles comme l'ex-sénateur
Marcello Dell'Utri, le bras droit de Berlusconi, condamné pour ses liens étroits avec la Mafia sicilienne,
expliquant son admiration pour Berlusconi " qui voit toujours plus loin " que le commun des mortels.Il y a
aussi ses opposants démontrant les mensonges de cet homme qui, pendant des années, a géré l'Italie
comme une entreprise en faisant bénéficier ses proches des avantages du pouvoir et en façonnant des lois à
sa mesure pour échapper aux juges. " Il existe une anomalie italienne ", souligne Carlo Freccero, expert des
médias et ancien directeur des programmes des chaînes de télévision de Berlusconi avec qui il a rompu. "
Berlusconi incarne un nouveau fascisme où les télévisions ont remplacé les matraques ", dit-il. Pour Marc
Lazar, historien spécialiste de l'Italie, si le règne politique de Berlusconi touche à sa fin, le berlusconisme,
mélange de populisme et de libéralisme, qui, pendant vingt ans, s'est répandu dans toute la société italienne,
a fait de nombreux dégâts. Et, il lui faudra beaucoup de temps pour les réparer.
SCENARIO POLITICO/ECONOMICO - Rassegna Stampa 06/03/2015
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Silvio Berlusconi, en perspective Cavaliere
06/03/2015
Les Echos
Pag. 42
(diffusione:118722, tiratura:579000)
G. D.
Les grandes Maisons ont profité de la Fashion Week pour dévoiler leur implication dans l'Exposition
universelle. Diego Della Valle était visiblement heureux vendredi 27 février, lors du vernissage au Pavillon
d'Art contemporain de Milan de l'exposition consacrée au photographe anglais David Bailey. C'est, en effet,
grâce au mécénat du groupe Tod's que les Milanais peuvent admirer - jusqu'en octobre - les clichés, déjà
dévoilés à Londres, de ce géant de la photographie contemporaine, entre images de mode - comme l'icône
Anna Piaggi, monstres sacrés - les Stones, et observation du monde - ses voyages en Inde. Une démarche
de sponsor qui s'inscrit dans la politique culturelle générale du géant italien - il a participé ainsi à la
sauvegarde du colisée de Rome - et que Diego Della Valle pose comme la contribution de son groupe à
l'esprit d'ouverture au monde de l'Expo 2015 qui débutera le 1er mai prochain. Cette première manifestation
visible de l'implication du luxe italien dans l'Exposition universelle ne sera pas la seule. Profitant également
de la Fashion Week, la Maison Prada a ainsi annoncé qu'elle participait à égalité avec Versace - on sait que
Miuccia et Donatella sont animées d'un respect mutuel - à la restauration de la galerie Vittorio Emmanuele II,
chef-d'oeuvre de l'architecture de l'éclectisme du XIXe siècle triomphant et symbole du dynamisme
commercial de la capitale lombarde. 3 millions d'euros (pris en charge par les deux Maisons), treize mois de
travaux, un site Internet (www.ingalleria.com) après, la galerie toilettée se présentera dans toute sa splendeur
en avril. Soit quelques jours avant l'inauguration de l'Expo 2015 et de la Fondation d'art contemporain Prada,
autre grand chantier de la maison. De son côté, Giorgio Armani s'apprête à offrir un musée consacré à sa
marque à la ville qui porte déjà son empreinte - et ce dès l'aéroport de Linate, portant fièrement depuis déjà
plusieurs années les couleurs d'Emporio Armani. En parallèle, Giorgio Armani été nommé « ambassadeur de
l'Expo ». Une dignité plus encore qu'une fonction, sinon celle d'incarnation de la mode italienne. « Un
honneur en tous les cas, derrière lequel je vais me cacher ! » commentait en souriant le maestro après son
défilé...
SCENARIO POLITICO/ECONOMICO - Rassegna Stampa 06/03/2015
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L'Expo 2015 s'énonce luxe
06/03/2015
Il Venerdi di Repubblica - ed. N.1407 - 6 marzo 2015
Pag. 9
(diffusione:687955, tiratura:539384)
Pronti a tutto per venderci: così ci siamo trasformati in commessi
viaggiatori
Curzio Maltese
Stiamo tornando agli anni Cinquanta? Ogni tanto, per capire a che punto siamo arrivati, conviene spegnere le
urla dai talk show e passare una sera a teatro. Mi incuriosiva per esempio capire perché Elio De Capitani,
uno dei nostri migliori attori e registi di teatro, sempre così attento a raccontare il presente attraverso i
classici, avesse deciso di riesumare il Miller di Morte di un commesso viaggiatore . Altra epoca, altra società,
altri mestieri. Il commesso viaggiatore è stato il lavoro che per anni ha identifcato l'avventura sociale del ceto
medio e il sogno americano, poi divenuto universale. Il venditore itinerante che girava di città in città,
portando il nuovo modello di vita consumista, il conquistatore, il seduttore, il messaggero «porta a porta» del
verbo neocapitalista. Nell'era di Ebay e Amazon tutto questo suona polveroso. Ma bastano pochi minuti della
versione di De Capitani per capire che in realtà oggi siamo tutti diventati commessi viaggiatori, qualunque
mestiere facciamo, qualunque mezzo di trasporto usiamo, l'auto o l'aereo o internet o la televisione, siamo
rufaneschi e afabulanti venditori porta a porta di merci e in particolare di una: noi stessi. Gli etichettatori delle
nostre esistenze lo chiamano personal o self branding . Non cerchiamo più davvero la simpatia, l'afetto,
l'amore di qualcuno, ma stiamo provando a vendere noi stessi al capo o ai colleghi, a quella donna o
quell'uomo, perfno ai nostri fgli. Anzi, neppure noi stessi, ma un'immagine solida, accattivante, vincente, che
non corrisponde poi alle nostre crescenti debolezze e angosce. Perché siamo sempre più insicuri, meno
riconosciuti e riconoscibili. Abbiamo perduto certezze. Dignità. Ora che molti diritti sono messi in dubbio dalla
crisi, ci rendiamo conto di quante lotte nel passato non si spieghino con le rivendicazioni economiche. Erano
battaglie di dignità. Così come, al contrario, gli strateghi aziendali spiegano che prima di attaccare i livelli
salariali, è utile aggirare l'ostacolo puntando sui diritti. Una volta tolta la dignità a un lavoratore, anche con
una piccola imposizione, per esempio limitando la pausa mensa, più tardi gli potrai togliere tutto il resto. Willy
Loman si fa prestare ogni mese i soldi da un amico non perché abbia bisogno di un salario, ma per fngere
davanti alla propria famiglia di avere ancora una dignità di lavoratore, socialmente riconosciuta. Di essere
ancora in corsa per diventare «il numero uno». Perché soltanto i primi contano. Morte di un commesso
viaggiatore è stato scritto nel '49 e non è mai stato tanto attuale. Lo spettacolo di Elio De Capitani, che gira
l'Italia, non è soltanto uno dei più belli della stagione, ma un'occasione unica per guardare nel cuore di
tenebra della nostra società.
SCENARIO POLITICO/ECONOMICO - Rassegna Stampa 06/03/2015
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CONTROMANO
06/03/2015
L'Espresso - ed. N.10 - 12 marzo 2015
Pag. 17
(diffusione:369755, tiratura:500452)
Nel volto di Snowden la viltà dell'Europa
L'uomo che ha svelato le pratiche illegali del governo Usa rischia la vita per la democrazia. Non averlo
accolto dimostra il nostro fallimento
Roberto Saviano
CHI HA SOLTANTO VISTO DI SFUGGITA il volto di Edward Joseph Snowden ascoltando qualche notizia ai
tg o vedendola di fretta su siti web, si prenda del tempo e approfondisca. Se volete una chiave per capire chi
sia Snowden e cosa abbia si gnificato per le moderne democrazie, basta sapere che ha cambiato per sempre
le regole che hanno determinato il funzionamento dei servizi segreti del pianeta. Snowden (e prima di lui
Julian Assange) ha sottratto le informazioni dalla disponibilità di pochi e le ha messe potenzialmente nella
disponibilità di tutti. A giugno del 2013 Edward Snowden svela dettagli su diversi programmi di sorveglianza
di massa del governo statunitense. Programmi in cui erano coinvolte aziende del calibro di Aol, Apple,
Facebook, Google, Microsoft, PalTalk, Skype e Yahoo. Dietro lo scudo della lotta internazionale al terrorismo,
gli Stati Uniti potevano avere libero accesso a informazioni su chi navigava in rete. Una violazione dei diritti
del cittadino inaccettabile. Una violazione che Edward Snowden ha reso pubblica attraverso la diffusione di
documenti e una serie di colloqui con giornalisti del "Guardian". Ma cercare di capire chi sia Snowden e cosa
abbia fatto, ci mette anche di fronte a un fallimento che non può trovare scappatoie e giustifcazioni. Il
fallimento delle democrazie che non lo hanno ac colto, esule dagli Stati Uniti, il fallimento dei media che non
lo hanno protetto, che non hanno fatto da necessario scudo a un uomo che aveva rovinato la sua vita per
sempre in nome di qualcosa di più alto e di incomprensibile per molti. Chi glielo ha fatto fare a sfdare gli Stati
Uni ti? A questa domanda voglio rispondere raccontando come Snowden stesso abbia dichiarato di aver
preso il coraggio per denunciare la più grande violazione di diritti della storia contemporanea grazie ai
videogiochi. Green Greenwald, columnist del "Guardian", scrisse: «Spesso i videogiochi presentano com
plessi dilemmi etici da affrontare e stimolano il ragionamento autonomo, specie nei ragazzi quando
cominciano a mettere in dubbio gli insegnamenti ricevuti. Il protagonista si trova faccia a faccia con un grave
torto compiuto da una forza possente e può scegliere di fuggire o di combattere per ciò in cui crede. Anche la
storia poi mostra che persone dall'appa renza comuni ma decise a perseguire la giustizia, possono trionfare
sugli avversari più formidabili». SNOWDEN HA DECISO di denunciare e la sua denuncia è stata una vera e
propria rivoluzione: non ha condannato per ideologia, ma ha fornito prove, prodotto fatti. Le controinchieste in
stile brigatista che ancora oggi si possono trovare in rete sui siti di estremisti di ogni colore, si basano su
generiche condanne del "siste ma". Non serve avere prove: banche, politici, americani, imprenditori, attori,
tutti sono colpevoli e criminali nella loro essenza di capitalisti, o occidentali, di pende dal punto di vista. È
l'ideologia a emettere la sentenza. Snowden, invece, diffonde fatti, è dentro la democrazia e non, come
vogliono i detrattori, contro o al di fuori di essa. Non ha il proflo del gruppo rivoluzionario o terrorista che
costruisce teoremi. Ha prove, fa venire alla luce comportamenti scorretti, alle anze trasversali, patti segreti,
spionaggi inconfessabili. POCHE SETTIMANE FA "Citizenfour", il documentario su Edward Snowden di
Laura Poitras ha vinto l'Oscar come miglior documentario. "Citizenfour" racconta lo spettro della sorveglianza
globale attraverso l'umanità dei suoi protagonisti in fuga per difendere la propria libertà. Ma prima di "Citizen
four", un altro grande documentario, "Snowden's Great Escape" ha raccontato non solo la fuga di Snowden
dagli Stati Uniti a Hong Kong e del passaggio in Russia con la "detenzione" nella zona di transito
dell'aeroporto durata un mese, in una stanza senza fnestre ma molto di più. Ha raccontato del rifuto di Italia,
Francia e dell'Europa tutta di offrirgli asilo e protezione. Ha racconta to il fallimento di un intero continente che
si dice democratico e che per questo aveva il dovere di accogliere chi rischiava la vita per difendere la
democrazia.
www.lespresso.it Il film "Snowden's Great Escape" sarà proiettato in streaming gratuito sul nostro sito lunedì
9 marzo alle 21. Al termine del film i lettori potranno discutere in chat con Roberto Saviano e Stefania Maurizi.
SCENARIO POLITICO/ECONOMICO - Rassegna Stampa 06/03/2015
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L'antitaliano www.lespresso.it - twitter:@robertosaviano
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L'Espresso - ed. N.10 - 12 marzo 2015
Pag. 32
(diffusione:369755, tiratura:500452)
Vi racconto la mia Italia come una favola
Il renzismo? È comunicazione. Il premier anticipa le prossime mosse: accordo fscale col Vaticano, la riforma
del Pd, la Rai, la sinistra. E un governo che funzioni come una giunta
Matteo Renzi di Marco Damilano
MATTEO RENZI, ANNO DUE. Sono i giorni del rallentamento: sulla scuola, sul falso in bilancio, eppure il
presidente del Consiglio a Palazzo Chigi apre l'agenda del secondo anno di governo. «Dobbiamo accelerare
su scuola, ambiente, cultura. Sulle Unioni civili dobbiamo procedere con la stessa determinazione che
abbiamo messo sulla legge elettorale. Fare le cose di sinistra. In Europa siamo considerati il governo più a
sinistra. Tsipras l'abbiamo aiutato noi con Hollande e i greci ce lo hanno riconosciuto. Solo in Italia c'è chi mi
considera di destra, chi ripete che noi avevamo un accordo segreto con Berlusconi per il presidente della
Repubblica. Qualche volta lo avete scritto anche voi dell' "Espresso"...» Non era vero, presidente? «A
Berlusconi abbiamo detto: ti diamo un nome nostro che puoi votare, molti dei suoi lo hanno fatto. Se gli
avessimo dato una terna, come nel 2013, gli avremmo consegnato il diritto di scelta. Saremo anche di destra,
come dice qualcuno di voi, ma almeno questo errore non lo abbiamo fatto». Sulla crescita, nonostante il suo
ottimismo e gli 80 euro, anche il 2014 si è chiuso con il segno meno. Cosa prevede per il 2015? «Un anno fa
avevamo dato un quadro in linea con le previsioni europee. A rallentare non è stata l'Italia, noi siamo
migliorati rispetto al passato, è stata l'Europa. Per il 2015 l'Ue ci assegna un più 0,6, Banca d'Italia più uno,
Confndustria lancia cifre molto più positive. Noi abbiamo previsto un più 0,5: tutto quello che viene in aggiunta
è un tesoretto che utilizzeremo. I segnali positivi non bastano, ma se cancelliamo la paura possiamo farcela.
Giusto per fare un esempio: i soldi risparmiati dagli italiani per paura dal 2012 a oggi sono più del piano
Juncker. Ci sono pezzi d'Italia che sono già ripartiti e che vanno più forte della Germania. Il debito pubblico è
alto, ma la ricchezza privata è il doppio. Abbiamo un sistema pensionistico tra i più sostenibili e un sistema
ban cario molto solido, la nostra operazione sulle banche popolari lo rafforzerà ancora di più. A tutto questo
vanno sommati i denari recuperati con il rientro dei capitali». Abbiamo dovuto aspettare la pubblicazione della
lista Falciani per vedere la firma dell'accordo fiscale con la Svizzera... «Non c'è solo la Svizzera. Io, per
esempio, spero di recuperare un po' di denari anche dal Vaticano». Dai conti dello Ior? C'è una trattativa in
corso? «Stiamo discutendo. Quello che abbiamo fatto con la Svizzera, con Montecarlo o con il Liechtenstein
vogliamo farlo anche con il Vaticano. Ci sono molti italiani coinvolti e credo che la Santa Sede sia interessata
a fare un repulisti». Ci saranno nuove riforme? Le Regioni: da tagliare, da accorpare? «Non ho niente in
contrario, ma il tema non è all'ordine del giorno. Non ci sono i numeri in questa legislatura, non siamo riusciti
neppure a inserire nella riforma della Costituzione un emendamento sulle macro-regioni. Ma sulla riforma
dello Stato stiamo facendo un grandissimo lavoro. Riorganizzare lo Stato signifca superare il Senato, le
province e scommettere sull'innovazione tecnologica e la semplifcazione. E poi passa re a quattro corpi di
polizia. Su questo abbiamo una delega nella riforma Madia. Va razionalizzata la presenza in mare: non puoi
avere troppe sovrapposizioni. E poi i ministeri devono parlarsi di più. Per me è inaccettabile che si chiamino
per sigla: Mef, Mit, Miur, Mibact, Mise... Ci sono enti che fanno la stessa cosa in tre ministeri diversi. Tecnici
che scrivono con un linguaggio spesso oscuro. La Sogei ha duemila ingegneri e non funziona come
potrebbe: siamo nella stagione dei Big data. Il sistema con cui lavora oggi l'Agenzia delle Entrate a me non
piace: non è chiaro, lascia spazio a discrezionalità incomprensibili. Il modello della Pubblica amministrazione
per i cittadini è l'i-Phone: una schermata con un unico codice e tante applicazioni. Arriveremo a pagare le
tasse con un sms. Oggi invece ci sono l'interpello, il silenzio-rigetto... Occorre una semplifcazione che non si
fa da un giorno all'altro, ma dopo l'approvazione della legge Madia tante cose andranno smontate. Per il
governo io ho in testa il modello di una giun ta che funziona con un forte potere di indirizzo del sindaco».
Infatti lei tratta i suoi ministri come assessori: il ministro dell'Istruzione Stefania Giannini non sapeva nulla del
decreto scuola, Pier Carlo Padoan non sapeva nulla del decreto fiscale, Paolo Gentiloni e Roberta Pinotti
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intervista Matteo Renzi
06/03/2015
L'Espresso - ed. N.10 - 12 marzo 2015
Pag. 32
(diffusione:369755, tiratura:500452)
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sono stati smentiti sui soldati in Libia. Comanda lei con Lotti, Boschi, Manzione, Gutgeld... «Non è vero. Sul
ministro Pinotti c'è stato un chiarimento nel governo e ci siamo spiegati. Il ministro dell'Economia sapeva tutto
del tetto del tre per cento, il testo è stato concordato con lui e poi discusso in Consiglio dei ministri. Il
Consiglio è un organo collegiale. Mi dicono che esagero, perché l'articolo 95 della Costituzione prevede la
responsabilità dei ministri sui loro dicasteri. Ma in tutti questi anni si è esagerato in senso opposto. Non esiste
che un ministro faccia un decreto e poi venga a comunicarcelo. Sulla scuola ci siamo impegnati con il
presidente della Repubblica e con le opposizioni a presen tare meno decreti possibile. Mettiamoci d'accordo:
prima mi accusano di essere un dittatore che vuole fare tutto da solo, se presento un disegno di legge aperto
alla discussione mi accusano di non decidere. Ci sono sei mesi prima di assumere i precari, vediamo se la
legge va avanti o se ci sarà il requisito di urgenza per un decreto». Lei parla da sindaco d'Italia. È il suo
progetto istituzionale? «È un'immagine. La sostanza è che stiamo facendo una riforma storica sul
bicameralismo e una legge elettorale con il ballottaggio e con il premio di lista che cambierà il sistema. E su
questo punto spero che si apra una seria discussione nel Pd». Quale? «Se passa il premio alla lista serve
una riforma del partito. Se questo può aiutare la discussione interna, sono pronto a discutere di albo degli
elettori e a eliminare le primarie per eleggere i segretari regionali. Ritornare a un partito in cui essere iscritti,
avere la tessera del Pd in tasca, signifchi contare nelle scelte». Ma come, proprio lei vuole restaurare il partito
delle tessere? «Un partito che punta al premio di lista deve essere meno leggero di quanto io immaginassi in
origine. Serve una strada nuova rispetto al vecchio modello di partito ormai superato, ma anche ri spetto al
partito all'americana che era il mio sogno iniziale. Un partito che non sia solo un comitato elettorale. Se nel
Pd si vuole discutere di questo sono pronto. Anche se so che una parte dice di no a tutto per principio. Faccio
le riunioni? Troppo poco. Non faccio le riunioni? Vuol dire che decido da solo. Mi sembra il modello "Cara ti
amo" di Elio e le Storie Tese: se resto in casa mi opprimi, se esco dici che questa casa non è un albergo...».
È questo lo stato del dialogo tra lei e Pier Luigi Bersani? «Lo rispetto, ma non abbiamo mai trovato un canone
di feeeling personale. I suoi suggerimenti su tante questioni sono preziosi. Ma la sua battaglia su dettagli
della legge elettorale è incomprensibile. Nel Pd c'è chi ha combattuto una vita per il doppio turno senza
ottenerlo, noi ci siamo riusciti. Il premio alla lista vuol dire vocazione maggioritaria. Le preferenze? Ci sono,
per di più di genere. Se mi avessero detto all'inizio che facevamo una legge elettorale così non ci avrei
creduto nep pure io! Perciò questo continuo rilancio non lo capisco più. Me lo spiego solo con la necessità di
tenere il punto. Ma lo facciano sulla povertà, sul lavoro, sul modello educativo del Paese, sulla Rai, non per
togliere i candidati di collegio e tornare alle liste bloccate!» Anni fa lei diceva che i renziani «sono una
malattia». È diventata un'epidemia. Sono tutti renziani e divisi tra loro: catto-renziani, renziani ortodossi. Ma
come cultura politica, che cos'è il renzismo? «Il renzismo non esiste. Esiste il Pd». Di Pd ce ne sono tanti.
Qual è il suo? «Quello che ha preso il 41 per cento alle elezioni europee. È un accidente della storia? È un
voto che si è costruito per sottrazione, rispetto alla crisi di Berlusconi e alla paura di Beppe Grillo? Per me è
stato il tentativo di dipingere un'idea dell'Italia. L'Italia paese della speranza, in cui tutto è ancora possibile,
contro Grillo, Berlusconi, Salvini e lo stesso Vendo la che parlavano il linguaggio della rabbia. Questo ci
chiede il popolo del 41 per cento. Per questo siamo stati il partito più votato d'Europa. Per continuare a
sviluppare questa idea c'è bisogno di più rifessione, più preparazione. E più comunica zione: non è lo
strumento che nasconde la politica, ma la interpreta e la racconta. Guardi il Jobs Act: dopo l'approvazione al
Consiglio dei ministri del 24 dicembre il capogruppo del Pd Roberto Speranza ha esultato e Maurizio Sacconi
dell'Ncd si è lamentato. Due mesi dopo il contrario, escono le deleghe. I testi sono identici , ma questa volta
Sacconi esulta e Speranza si lamenta. Tutto è comunicazione. Da parte nostra è una comunicazione
schizofrenica!» Cosa dovrebbe fare Speranza, rilanciare i suoi tweet? «Lasci perdere, non ne faccio più
neppure tanti. La comunicazione non è "House of cards", è come raccontiamo agli italiani una storia.
Alessandra Moretti lo sta facendo in Veneto, si è dimessa da europarlamentare, sta girando la regio ne
comune per comune per presentare la sua idea e ha smesso di andare in tv. Anche se l'altro giorno,
scherzando, ho detto: riportatela in un talk, sennò si dimenticano di lei... Bene andare nei piccoli centri, ma la
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accolgono meglio se la sera prima è stata in tv». C'è il Pd della comunicazione e c'è il Pd della Campania di
Vincenzo De Luca. Dov'è il rinnovamento? «Se fai le primarie devi accettare il risultato. Io ho lasciato libero il
partito di fare come voleva. Non esiste un renzismo applicato ai territori, ognuno fa quello che gli pare, anche
troppo, dicono i miei. L'unica responsabilità che rivendico è quella delle cinque donne a guidare le liste alle
europee e di aver rovinato la vita a qualche sindaco». Chi vede come alternativa a Renzi alle prossime
elezioni, quando ci saranno: Salvini? Grillo? Berlusconi? Fitto? Alfano? «Intanto bisogna vedere se sarò io il
candidato del Pd... faremo le primarie. Io correrò contro chi vuole presentarsi». Anche se lei è il premier
uscente? «Per me è un punto fermo. Il candidato premier va scelto con le primarie. Serve una fortissima
investitura popolare. E il candidato premier è anche il segretario del partito: i due incarichi coincidono. Se
perde, fa il capo dell'opposizione». Fuori dal Pd esiste un'alternativa a Renzi? «A sinistra c'è già. Vedo che ci
pensa Maurizio Landini. Non capirei certe contestazioni che ho ricevuto in alcune fabbriche da parte della
Fiom se non in base a un disegno politico. Oppure Laura Boldrini: non mi spiego certe posizioni che ha preso
negli ultimi giorni, uscendo anche dal suo perimetro di intervento istituzionale con valutazioni di merito se fare
o no un decreto che non spettano al presidente di un ramo del Parlamento. A sinistra qualcuno ci sarà,
facciano loro. Del resto, se sposiamo la logica del "pas d'ennemis à gauche" perdiamo le elezioni e non
governiamo. Ricorda l'Unione?». E a destra? «Mi ha impressionato la piazza di Salvini. È una destra inedita:
Le Pen, Casa Pound e i leghisti delle valli bergamasche tutti insieme. Non la temo, ma non la sottovaluto. E il
Pd deve rifettere: fuori da noi non c'è sinistra Dem, c'è questa roba qua». Il Pd è lontano dalle periferie? Per
un pezzo di Veneto il benzinaio Stacchio che ha ucciso un rapinatore è un eroe. E per lei? «Per me è una
persona che ha chiesto di non essere trasformata in eroe e ha raccontato con grande umanità il suo dolore.
Trasformarlo in un simbolo è un'operazione barbara e cinica, lui ha chiesto di non farlo. Come dire che i
terroristi arrivano con il barcone. Poi si scopre che il boia dell'Is è di Londra. È l'Europa che lo ha esportato,
non il contrario. La questione delle periferie non è di ordine pubblico, ma urba nistica. Le città diventano
sicure non con l'esercito ma con progetti di riqualifcazione come quello di Renzo Piano per cui abbiamo
investito cinquanta milioni». Lei ripete: tratto con Berlusconi perché rappresenta i moderati. È ancora così?
«Per il momento sì. Berlusconi è il capo del principale partito dell'opposizione, dato che Grillo si tiene fuori da
tutto, si marginalizza da solo. Ma sono rimasto molto scottato dall'atteggiamento di Berlusconi sull'elezione di
Mattarella. Io sono stato serio con lui. E leale con il Patto del Nazareno che non conteneva la presidenza
della Repubblica». I berlusconiani però giurano il contrario. «Nessuno di noi ha mai detto che il Nazareno
riguardasse il Quirinale. Poi c'è una letteratura per cui questo accordo comprendeva qualunque cosa, anche
la campagna acquisti del Milan. Io ho mantenuto il patto, Berlusconi no. Penso perché costretto da Brunetta.
E da qualche stratega illuminato di Palazzo Grazioli». Brunetta è il capo di Berlusconi? «Dal primo giorno il
capogruppo di Forza Italia alla Camera, a differenza del Senato, ha remato contro le riforme e il patto del
Nazareno. Brunetta ha lavorato per fare fuori le colombe». Chi sarebbero? Il suo amico Verdini? «Capisco
che defnire Verdini colomba sia una trasformazione ornitologica sorprendente: lui era il capo dei falchi
quando avevano loro la maggioranza. Ma Verdini è un pragmatico, che conosce la prima regola della politica:
i rapporti di forza. Sa che abbiamo i numeri anche da soli. Io l'ho sempre detto a Berlusconi: il patto con te lo
faccio per un atto politico, non per una necessità numerica. Lui ha cambiato idea, i colloqui tra Brunetta e una
parte della minoranza del Pd lo hanno convinto che sulla riforma costituzionale mi sarei fermato. Invece
siamo andati avanti. Ora mi auguro che Forza Italia torni alla ragionevolezza: questa norma l'abbiamo scritta
insieme. Come spiegheranno il voto contro?». Sulla possibile acquisizione di Rcs libri da parte di Mondadori il
ministro Franceschini si è detto preoccupato. Condivide? «Capisco Dario. Ma non sono preoccupato. Il
problema di Rcs, vogliamo dirlo?, è che un'azienda straordinaria è stata fortemente indebolita. Non mi
preoccupo di Mondado ri, mi preoccupo di Rizzoli-Corriere della Sera il cui valore è stato distrutto da scelte
discutibili. Mi dispiace da italiano che una grande azienda editoriale sia in diffcoltà». E l'opas di Mediaset su
Raiway? Neppure quella la preoccupa? «Io dico: venti anni fa eravamo dei competitor forti sul piano europeo,
ora non lo siamo più. A me interessa che ci sia un investimento per il futuro. Mediaset ha una strategia
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aziendale? La rispetto. Facciano ciò che serve per la loro azienda rispettando le regole. E noi le regole non le
cambiamo per Mediaset, né in positivo, né in negativo. Il 51 per cento di Raiway deve restare pubblico, su
questo non si discute. E la Rai deve ragionare su come vendere la sua fction all'estero, come produrre
programmi in lingua inglese, creare cultura. Io imma gino una Rai che parli della storia d'Italia non solo con le
teche, ma con un linguaggio che emozioni i ragazzi». Sembra la Rai pedagogica, monocolore: bianconero e
dc, quella di Ettore Bernabei anni '60. «Bianconero a me non l'ha mai detto nessuno! Scherzi a parte, quella
di Bernabei aveva un valore educativo, io penso a una televisione divulgativa modello maestro Manzi». Lei ha
scritto: «Dobbiamo cambiare modo di raccontare l'Italia». Ma spetta al premier decidere come si racconta
l'Italia? «Il premier è uno che racconta una storia. Se non sa farlo il resto è inutile. La novità rispetto al
passato è che la nostra è una storia vera, credibile». A volte il premier racconta anche qualche favola.
L'importante è che non pretenda che tutti ripetano la storia che vuole lui. «Non parlerò mai male delle favole.
Sa cosa diceva Chesterton? Le fabe non dicono ai bimbi che il drago non esiste, dicono che il drago può
essere sconftto. Certo, io non voglio una Rai moralista. Ma un servizio pubblico che educhi i bambini a
entusiasmarsi per la Turandot. Una Rai che venda meglio i suoi prodotti senza svendere la sua identità».
Servirà a questo il decreto per cambiare la governance Rai? «Non sarà un decreto. Faremo un
provvedimento per consentire al capo dell'azienda di non dover più sottostare a procedure burocratiche
chilometriche o avere l'incubo della Corte dei conti. E mi piacerebbe che ogni rete avesse la sua identità».
Prima ce l'avevano: la lottizzazione politica. «Dovranno avere un'identità culturale. Raiuno generalista, su
Raidue l'innovazione e la sperimentazione, su Raitre la cultura. E non voglio più andare in giro per il mondo
con cinque microfoni della Rai a intervistarmi. Ne basta uno». E in Italia continuerà ad andare in giro con
l'elicottero di Stato? «Certo. L'ho preso e continuerò a prenderlo. Tutte le volte che sarà necessario». È
un'immagine molto lontana dal sindaco che prendeva il treno da solo e tuonava contro la Casta? «Volevo far
vedere che un politico, un sindaco, fa una vita normale. Mi muovevo in bici, andavo a correre, non avevo
scorta. Ovvio che facessi Roma-Firenze in treno e con il trolley. Adesso non sono più un cittadino normale.
Quando vado a dormire ho un poliziotto che mi accompagna, mi controlla e mi chiude dentro. Quando sono in
albergo c'è un agente che mi piantona fuori, se vado in libreria ho persone che mi scor tano. Un conto è la
casta, migliaia di persone che usufruiscono di beneft che non dovrebbero avere, un altro sono i protocolli di
sicurezza di una persona che fa pro tempore il capo del governo del sesto paese industriale del mondo e non
può farne a meno, sempre pro tempore. Quando sono arrivato a Palazzo Chigi non avevo la scorta. E il
giorno in cui avrò fnito dirò: ora non voglio più nessuno. Grazie del vostro servizio, arrivederci, lasciatemi
solo. Ma fnché faccio il premier la sicurezza delle istituzioni viene prima della demagogia». Foto: A. Majoli Magnum / Contrasto Foto: C. Mantuano / One- Shot
Foto: HO CAMBIATO IDEA SUL PARTITO: SOGNAVO UN PD ALL'AMERICANA, ORA PENSO DI
RITORNARE A UN MODELLO DOVE CONTINO GLI ISCRITTI CON LA TESSERA IN TASCA
Foto: Matteo Salvini, di spalle al centro, intervistato durante la manifestazione romana di piazza del Popolo
Foto: Il presidente della Camera Laura Boldrini, che ha criticato i metodi del premier NON CONDIVIDO I
TIMORI DI FRANCESCHINI SU MONDADORI. LA VERA QUESTIONE SONO LE SCELTE CHE HANNO
DISTRUTTO IL VALORE DI UN'AZIENDA COME RCS
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Mai più nel pantano
Era meglio tenersi Gheddaf. E in Libia non bisogna andare, solo puntare a contenere lo Stato Islamico. Gli
attentati in Europa sono impossibili da evitare. E contro Mosca, più sanzioni. Parla il famoso politologo
americano
colloquio con Robert D. Kaplan di Antonio Carlucci
Mai più nel pantano IN LIBIA NON BISOGNAVA andare e Gheddaf doveva restare al potere perché è meglio
confrontarsi con un dittatore che con l'anarchia. Quello che oggi si può fare è al massimo un'azione di
contenimento per evitare che gli avvenimenti della Libia trovino seguaci in altri luoghi. Si riassume così il
pensiero di Robert D. Kaplan, oggi senior fellow del Center for a New American Security, un passato come
consulente del Pentagono, professore all'Accademia navale Usa. Kaplan nasce giornalista negli anni Ottanta
nei Paesi dell'Est meno seguiti dalle cronache e si reinventa analista di politica estera con un paio di libri e di
articoli di grande successo, da quello che previde la dissoluzione della ex Jugoslavia a quello che immaginò il
salire delle tensioni in tutti quei Paesi dove la Guerra Fredda aveva funzionato da sonnifero sociale. In questo
colloquio con "l'Espresso" Kaplan analizza i problemi dell'amministrazione Obama non solo in Libia e guarda
alla diffcoltà di gestire le varie aree di crisi, a comin ciare da quella in Ucraina, anche perché è al punto più
basso il rapporto tra Stati Uniti e Russia. Ed ogni decisione all'interno delle Nazioni Unite ha bi sogno che
Washington e Mosca parlino una lingua comune. Signor Kaplan, l'amministrazione del presidente Barack
Obama è da molto tempo alle prese con una lunga serie di crisi: Iraq, Si ria, Iran, Yemen, Afghanistan.
Adesso ce ne sono altre due, Ucraina e Libia, che stanno destabilizzando il confine orientale dell'Eu ropa e il
Mediterraneo centrale. Che cosa dovrebbe fare Obama sulla questione libica visto il suo sostegno
all'intervento della Nato per defenestrare Gheddafi? «Non sono per nulla sicuro che a questo punto si possa
fare qualcosa per rimettere in piedi la Libia come uno Stato con istituzioni che funzionano. Credo che vada
oltre la capacità degli Stati Uniti impegnarsi in un'impresa del genere. Possiamo fare solo un'azio ne di
contenimento dell'intera area radicale jihadista, comprese le formazioni che si richiamano allo Stato Islamico.
Ma anche questa è un'impresa estremamente complicata». Pensa che le Nazioni Unite e il Consiglio di
sicurezza possano fare qualcosa, per esempio costruendo una forza nazionale di peace enforcing che
costringa con la forza la diverse fazioni, tribù, organizza zioni jihadiste a disarmare? «Non penso sia possibile
perché bisogna avere la volontà di combattere per raggiungere l'obiettivo. Il contingente deve avere il
monopolio dell'uso della forza in un determinato spazio geogra fco e deve essere il solo attore autorizzato
all'uso della forza. All'orizzonte non vedo nessuna possibilità di schierare una forza multinazionale con la
volontà politica e militare di usare le armi e di rimettere insieme i pezzi spar si della Libia». Ha una
spiegazione del madornale errore fatto dai Paesi occidentali che lasciarono il Paese in fretta e furia subito
dopo l'uc cisione del dittatore libico? «Non saremmo mai dovuti intervenire in Libia e avremmo dovuto
lasciare Muammar Gheddaf dov'era. Ci sono stati più morti ammazzati dopo l'usci ta di scena di Gheddaf che
prima. La Libia era un Paese guidato con la forza bruta della repressione, ma almeno aveva un governo.
Adesso non c'è più nulla, solo il caos. Alla fne, è meglio un tiranno che l'anarchia». Con l'arrivo in Libia dei
miliziani dello Stato Islamico si è accorciata la distanza tra l'Europa e i terroristi. Esiste a suo parere un reale
pericolo di sbarchi sulle coste europee, a cominciare da quelle più vicine dell'Italia? «Sinceramente, non mi
sembra un'impresa facile attraversare il Canale di Sicilia. Penso però che il pericolo non è tanto che i jihadi sti
dello Stato Islamico pianifchino un'azione del genere, ma quello di attacchi degli emulatori. Il rischio reale è
quello che lo Stato Islamico venga replicato in franchising da isla misti che odiano i Paesi europei dove
vivono, o dove sono addirittura nati e hanno studiato, e che decidono di appropriarsi della bandiera dell'Is».
Dunque, c'è poco da fare per evitare questo tipo di azioni? «Davvero poco. Abbiamo avuto esperienza di
questo prima negli Stati Uniti e poi in Europa. Due anni fa a Boston con le bombe fatte esplodere alla
maratona da un gruppo di islamici che si erano addestrati da soli negli Stati Uniti; più recentemente ci sono
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INTERVISTA Visto dagli Usa
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state le azioni in Francia e in Olanda. È diff cile che queste persone possano essere tenute costantemente
sotto sorveglian za dall'intelligence dei singoli Paesi». Che cosa pensa della scelta del presidente egiziano di
ordinare alla sua aviazione di bombardare in Libia le postazioni dello Stato Islamico come risposta alla
decapitazione di un gruppo di egiziani di religione copta? «È più un atto simbolico che una effettiva azione
contro l'organizzazione terroristica. Quali sono stati i risultati dei bombardamenti? Non c'erano strutture di
comando, caserme, depo siti dello Stato Islamico da distruggere. Inoltre, alle incursioni dei caccia
bombardieri non è seguita un'azione sul terreno». L'amministrazione Obama ha bisogno del voto oppure del
consenso silenzioso o anche dell'aiuto indiretto della Russia per ognuna delle crisi. Il presidente Vladimir
Putin ha un seggio permanente nel Consi glio di sicurezza, dispone del diritto di veto e sino ad ora ha
impedito qualsiasi atto concreto per risolvere la crisi in Siria. Che prospettive ci sono visto che a causa delle
vicende in Ucraina i rapporti tra Stati Uniti e Russia hanno toccato il pun to più basso dai tempi della Guerra
Fredda? E che cosa dovrebbe fare Obama? «Nonostante quello che sta accadendo in Ucraina, in questa
prima parte di Ventunesimo Secolo, l'imperialismo russo si manifesta più con attività di sovversione di varia
natura fuori dai confni che con aggressioni militari. La risposta deve essere creare una zona cuscinetto e
fortifcare i paesi dell'Europa centrale che vanno dal Baltico ai Balcani e poi giù fino al Caucaso: dobbiamo
usare l'intelli gence per anticipare e prevenire le loro mosse, operare con le forze di polizia e la legge contro i
gruppi criminali russi, fornire armi in modo intelligente agli alleati, rafforzare i governi di tutti questi Paesi».
Che cosa pensa della fragile tregua nella parte orientale dell'Ucraina, è un primo passo incerto verso una
pace o è solo una pausa prima di nuovi e più duri atti di guerra? «Questo cessate il fuoco è privo di ogni
signifcato logico perché Putin ordinerà di violarlo ogni volta che sarà nei suoi interessi e l'Occidente non potrà
fare nulla». Putin si è ripreso la Crimea senza altra reazione che qualche protesta verbale. Poi ha dato il via
libera alle attività dei separatisti nell'est dell'Ucraina. Qual è il suo disegno strategico? «Ha due obiettivi. Il
primo è creare un corridoio tra le aree separatiste dell'Ucraina orientale che gli permetta di controllare le zone
di Lugansk, Donetsk, Mariupol, e di conseguenza lo sbocco sul Mar Nero. Il secondo è destabilizzare l'intera
Ucraina che è già uno Stato de bole, molto corrotto e con istituzioni che non funzionano. Vuole ridurlo in
condizioni di fallimento totale dal punto di vista delle strutture istituzionali». Perché il presidente della Russia
ha enfatizzato il nazionalismo contro Stati Uniti ed Unione Europea a partire dal discorso che ha fatto a Sochi
lo scorso ottobre nel quale ha lamentato che gli Usa "non hanno mai voluto riscrivere le regole del patto
internazionale dopo aver dichiarato da soli di essere i vincitori della Guerra Fredda"? «Putin vuole usare il
nazionalismo con l'obiettivo di ricreare un'area di consenso a Mosca nella parte orientale dell'Europa centrale
e nel Caucaso. Lui sa bene che il collasso dell'Unione Sovietica e del Patto di Varsavia è stato un disastro
politico e strategico per Mosca. Ma sa anche che non è in grado di rimettere in piedi una struttura come il
Patto di Varsavia ed allora l'obiettivo che si è posto è ricreare una zona di infuenza russa a cominciare
dall'Ucraina». Ha senso consegnare nuove armi agli Ucraini del presidente Poroshenko? «La domanda cui
rispondere non è dare o no armi agli ucraini. Bisogna valutare che cosa dare loro, in che modo, che uso
devono farne, che cosa possono fare con strumenti tecnologi ci sofsticati che un soldato dilettante non può
imparare a usare con un corso di qualche settimana. Una volta trovata la risposta a questi interrogativi,
bisogna rispondere al quesito chiave: queste armi che differenza possono fare sul campo di battaglia?» Lei
ha sostenuto che bisogna rafforzare le sanzioni. Che però non sembrano essere equilibrate nel rapporto UsaUe, visto che l'export europeo verso la Russia è diminuito del 7,34 per cento, mentre quello americano è
aumentato del 23,98 per cento. Che fare? «Questi dati di evidente squilibrio rafforzano la mia convinzione di
dover rafforzare le sanzioni contro Mosca. Bisogna impedire in modo totale alle entità economiche russe di
avere rapporti con il sistema bancario americano». Robert D. Kaplan. A sinistra: Barack Obama controlla il
suo cellulare sotto il colonnato della Casa Bianca Pagine 66-67: Eyevine / Contrasto, E. Larsen - Redux /
Contrasto. Pagine 68-69: Ap / Ansa
Foto: Soldati americani con le armi in pugno all'interno del loro veicolo blindato mentre pattugliano una via di
Baghdad durante l'occupazione dell'Iraq
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La pillola va giù, i fatturati vanno su
Brevetti e utili in crescita. Esportazioni a gonfe vele. Più di tremila nuovi posti di lavoro in un anno, soprattutto
operai. L'industria farmaceutica vive una nuova primavera
Maurizio Maggi e Gloria Riva
PARLA ITALIANO IL PRIMO FARMACO a base di cellule staminali approvato al mondo. Si chiama Holoclar
ed è nato sulla via Emilia: un po' nel modernissimo centro di ricerca della Chiesi Farmaceutici, inaugurato
quattro anni fa accanto all'Autostrada del Sole, in provincia di Parma, e un po' nel centro di medicina
rigenerativa Stefano Ferrari, spin off dell'Università di Modena e Reggio Emilia. La Chiesi è una delle aziende
farmaceutiche italiane più in forma. Nel 2014 ha fatturato oltre 1,3 miliardi di euro, con una crescita dell'8 per
cento, tra le le più alte del settore in Italia. Chiesi è anche la quinta per brevetti depositati, nell'intera industria
italiana, e tra le dieci farmaceu tiche col maggior tasso di crescita al mondo. Divenuta famosa per il Clenil, lo
spruzzino contro l'asma, ha 1.700 dipendenti in Italia e 2.400 fuori dai confni. Ma, per fortuna, il gruppo di
Parma, fondato nel 1935 dal capostipite Giacomo Chiesi e tut tora controllato dalla sua famiglia, non è una
mosca bianca, nel Belpaese. A dispetto delle orazioni funebri che erano state in tonate qualche anno fa,
quando le multinazionali scappavano e i colossi nazionali erano scomparsi, l'industria italiana del farmaco sta
infatti mostrando dati sorprendentemente positivi. Le esportazioni viaggiano. I fatturati crescono. Le società
macinano utili: nel 2013, le otto più importanti hanno migliorato i guadagni e nel 2014 le cose sono andate
ancora meglio. Ma, soprattutto sta tornando a crescere l'occupazione. «L'anno scorso sono state assunte
3.500 persone , di cui circa duemila giovani sotto i trent'anni», spiega Massimo Scacca barozzi, presidente di
Farmindustria, la federazione industriale del settore. FUGA STOPPATA Nella prima parte del 2014 il saldo tra
assunzioni e uscite - rappresentate soprattutto da chi è andato in pensione - era decisamente negativo. Poi le
aziende hanno cambiato atteggiamento, intravedendo i primi spiragli di ripresa. Così, nel secondo semestre,
il saldo è risultato positivo per 1.300 unità, anche perché intanto la corsa alla pensione è rallentata. La
crescita è stata trainata soprattutto dai posti da operaio, che negli ultimi mesi del 2014 sono aumentati co na
un ritmo annuo superiore al 4 per cento. E così oggi il totale degli occupati del settore è di 63 mila, cifra che
va moltipli cata per due se si calcola pu re l'indotto. Va subito detto che il settore farmaceutico italiano,
almeno in fatto di provenienza dei capitali, è fortemente internazionale: per il 60 per cento, il passaporto delle
aziende produttive è infatti straniero, con le grandi multinazionali in prima fla. D'altronde, siamo il primo Paese
di destinazione degli investimenti di questo genere per Stati Uniti, Germania, Svizzera e Giappone. Il rischio
teori co, così, è che da un momento all'altro queste multinazionali possano decidere di andarsene. «Di
batoste in passato ne abbiamo incassate tante, di fughe ce ne sono state. Però qualche risultato l'abbiamo
ottenuto, come nelle recenti vicende della Bayer di Garbagnate Milanese e di Terni, in Umbria: nel primo caso
il gigante tedesco ha fatto dell'im pianto lombardo il secondo polo industriale più grande al mondo come
capacità produttiva di pillole, e negli ultimi mesi sono state assunte quaranta persone, garantendo un futuro
più tranquillo, almeno per i prossimi quattro anni», racconta Massimo Zuff, segretario generale della Femca
Cisl. Per Terni, un anno fa la casa madre aveva annunciato un ridimensionamento. «Manager italiani e di
pendenti sono però riusciti a far fare retromarcia ai vertici di Leverkusen, che la tagliola l'hanno fatta scattare
sullo stabilimento tedesco di Darmstadt: Italia-Germania 1 a 0», si scatena il sindacalista. Un'iniezione di
fducia arriva anche da Verona. «I dipendenti della Glaxo Smith Kline in Italia possono stare tranquilli per i
prossimi vent'anni. Con quello che costa mettere in piedi uno stabilimento farmaceutico all'avan guardia, gli
investimenti sono di lunga durata». Le parole a petto in fuori sono di Massimo Ascani, portavoce della
multinazionale inglese che, da tempo presente nella città dell'Arena, ha appena comprato i centri di ricerca
toscani del colosso svizzero Novartis, uno dei princi pali gruppi mondiali del farmaco. L'operazione fa parte di
uno scambio miliardario che coinvolge busi ness anche oltre con fne. Con questa acquisizione, i dipendenti
della Gsk in Italia saliranno a 4.500 unità e il giro d'affari raddoppierà, da uno a due miliardi di euro. Il gruppo
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britannico ha investito in Italia quasi 240 milioni di euro nel biennio 20132014. La metà della somma è servita
per rilanciare gli im pianti di Verona e il centro di ricerca, che era stato pesantemente ridimensionato tra mille
polemiche nel 2010. QUELLE NOZZE TRA ALFA E SIGMA Proprio la produzione dei farmaci è il punto di
forza dell'Italia. Nel decennio 2004-2014, è aumentata del 41 per cento, un dato composto da due tendenze
plasticamente opposte. A un calo del 23 per cento per i farmaci destinati al mercato interno, si contrappone
l'impennata delle espor tazioni, cresciute del 115 per cento. Nel 1991, le medicine erano al numero 53 della
graduatoria italiana dei settori, in termini di export. Ora sono arrivate al terzo posto. «Tanto che il go verno
non perde l'occasione per defnirlo un "asset fondamentale", come ha fatto col flmato presentato al forum di
Davos, la tradizionale mega riunione dei potenti della terra», ricorda con enfasi il presidente degli industriali
farmaceutici. «An che alla luce di questa consapevolezza confdo che spinga le Regioni a cambiare
atteggiamento sui tagli di 2 miliardi di euro alla spesa sanitaria, emerso dall'incontro del 27 febbraio con
l'esecutivo», s'infervora Scaccabarozzi. C'è tempo per modifcare l'intesa fno al 31 marzo e i signori di Big
Pharma puntano sull'intervento diretto di Matteo Renzi. «A ottobre abbiamo portato i capi delle maggiori
multinazionali dal gover no, che ha ribadito l'interesse del Paese a catalizzare gli investimenti garantendo
stabilità. Ecco perché l'accordo di fne febbraio mi ha lasciato di stucco. Io ci credo al governo, quando
sostiene che non vuole penaliz zare un settore che sta contribuendo alla ripresa e attrae investimenti», af
ferma il leader di Farmindustria. Il quale, da numero uno in Italia della Janssen (del gruppo statunitense
Johnson & Johnson), si è appena impegnato a investire al tri 80 milioni nella fabbrica di Latina, portando a
180 milioni i quattrini messi sul piatto nello stabilimento laziale. Il polo a sud di Roma è il più votato all'export,
tra quelli italiani: l'anno scorso ha venduto all'estero farmaci per 7,2 miliardi di euro. Accanto alle
multinazionali, anche i gruppi italiani hanno voglia di crescere. Certo, è bene non illudersi: un megagruppo
come la vecchia Farmitalia Carlo Erba diffcilmente lo rivedremo. Però qualcosa si muove: nello stesso
distretto dove sta gonfando i muscoli la Janssen, ha sede la Sigma Tau, protagonista di una delle più
signifcative fusioni tra aziende domestiche del comparto. Gareggiare con i big non è una passeggiata: così la
Sigma Tau della famiglia Cavazza e la bolognese Alfa Wassermann della famiglia Golinelli hanno deciso di
sposarsi. Un matrimonio a cui si lavora da un annetto, che porterà alla creazione di una nuova società da
2.500 dipendenti, con ricavi superiori al miliardo e la pro spettiva della quotazione in Borsa. La maggioranza
resterà in mano alle due famiglie, mentre dall'affare resterà fuori il ramo yankee della Sigma Tau, che nel
Maryland si occupa dello sviluppo clinico di prodotti per contrastare le malattie rare, come la leucemia acuta
linfoblastica. COME UNA FERRARI Alfa Wassermann e Sigma Tau s'accoppiano anche per fare più ricerca,
per battere dunque su un tasto dolente. «Non siamo fortissimi su questo fronte, perché le aziende italiane
sono piccole rispetto alle multinazionali. Le nostre imprese, per quanto abbiano in misura divesa investito in
ricerca, si sono spesso poi sviluppate attorno a un modello diverso, caratterizzato dal "co-marketing": si
lanciano sul mercato molecole sviluppate dalle multinazionali sulla base di accordi di licenza», dice Claudio
Jommi, docente all'Università del Piemonte Orientale e alla Bocconi. «Questo modello», continua, «entra
però in crisi quando scade il brevetto, arrivano i generici e sui nuovi farmaci in fase di lancio le multinazionali
ricorrono meno, per diversi motivi, alla concessione di licenze. Questo ha rilanciato la ricerca anche nelle
nostre imprese». Come ad esempio, spiega ancora Jommi, hanno fatto Chiesi e Zambon. A Vicenza, nel
principa le stabilimento di quest'ultima, la produzione è fortemente automatizzata ma la manodopera continua
a ricoprire un ruolo importantissimo. «Una linea produttiva costa in media 8 milioni di euro e parecchi milioni
di manutenzione costante. Questi impianti sono come una Ferrari: non basta possederla, bisogna saperla
guidare e i nostri dipendenti sono i migliori piloti in circolazione», dice Maurizio Castorina, l'amministratore
delegato della Zambon, 2.600 addetti, di cui mille italiani. La sua ricetta è divisa in tre: espansione geografca;
investimento sugli impianti; shopping di promettenti società di ricerca e sviluppo. Zambon esporta in 73 Paesi
e punta a sbarcare in altri due entro l'anno. Nel settembre 2014 ha sbor sato 40 milioni per modernizzare la
fabbrica vicentina. L'anno prima s'era comprata l'inglese Profle Pharma, creatrice di un farmaco contro la
fbrosi cistica. Azionista al 9,1 per cento della Newron di Bresso (Milano), Zambon ha acquistato da
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L'Espresso - ed. N.10 - 12 marzo 2015
Pag. 94
(diffusione:369755, tiratura:500452)
SCENARIO POLITICO/ECONOMICO - Rassegna Stampa 06/03/2015
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quest'ultima il brevetto per produrre lo Xadago, un farmaco che combat te il Parkinson. Per svilupparlo ha
speso 132 milioni, assumendo anche 200 persone negli ultimi tre anni. Anche se il clima volge al bello stabile,
la sto rica biforcazione tra ricerca e produzione resta: debole la prima, forte, molto forte la manifattura di
qualità. Lo conferma Alexander Zendher, numero uno di Sanof Italia, ramo tricolore del colosso francese (con
6 stabilimenti italiani che esportano il 90 per cento): «In generale, in Italia si investe poco in ricerca, sia di
base - fondamentale per scoperte e innovazioni - sia avanzata. Ciò può penalizzare lo sviluppo futuro del
Paese e sta ritardando la sua uscita dalla crisi economica. Tuttavia, l'Italia ha un vantaggio competitivo
rispetto alla con correnza sul fronte produttivo: la qualità, la specializzazione, le conoscenze e le capacità
tecniche del capitale umano. Attenzione però: anche le economie emergenti si stanno sempre più
specializzando e il vantaggio competitivo dell'Italia si sta assottigliando». ORA SERVE UN CENTRAVANTI
Fra un po', dunque, cinesi e indiani potrebbero riuscire a raggiungere gli stessi standard qualitativi, garantiti
anche da un indotto a cui fanno ricorso tutte le multinazionali. Perché è da noi che s'inventano e realizzano le
macchine più effcienti per produrre medicine. Nel distretto bolognese del packaging c'è la Marchesini, mille
dipendenti e un giro d'affari da 247 milioni di euro, che sforna linee complete, dal dosaggio all'imballaggio; a
Padova c'è la Stevanato, 300 milioni di ricavi e 1.900 addetti. Produce fale in vetro e le esporta per il 90 per
cento. Il made in Italy, insomma, è glamour anche nel complicato e delicato business farmaceutico. «Nel
2011 abbiamo comprato a Singapore un'azienda che si chiamava Invida. Pensavamo di lasciarle il nome
originario ma i manager locali ci hanno chiesto di poter usare il brand Menarini, perché la pillola tricolore è
sino nimo di alta qualità», racconta Domenico Simone, direttore della toscana Menarini, quella del Fastum,
16.100 dipendenti nel mondo (3.500 dipendenti in patria) e un giro d'affari di oltre 3,5 miliardi. «Si cresce
facendo squadra con le altre società del settore, italiane o estere, investendo in ricerca e sviluppo e non
facendosi scappare le occasioni sul mercato», continua Simone, che nel 2013 ha messo le mani sulla start up
più innovativa d'Italia, la Silicon Biosystem, nata all'Università di Bologna. Sta sviluppando una biotecnologia
che ha l'obiettivo di isolare le cellule antitumorali in modo specifco per ciascun paziente e di dire addio
all'amniocentesi, un esame rischioso per il feto. «Farmaci realizzati su misura per ogni malato: il futuro è
quello», profetizza il manager. Morale: va bene tirar dritto con la buona fabbrica. Ma la Serie A, tra qual che
anno, potrebbe non bastare. Bisognerà trovare il modo di giocarsi anche la Champions League, schierando
un centravanti chiamato ricerca. Infografica: Caterina Cuzzola Fonte: Elaborazioni Farmindustria su dati Istat
e Ims
Produzione per mercato interno -23%
Produzione per export +115%
Produzione totale +41%
Produzione farmaceutica in Italia e sue componenti Variazione % cumulata 2004-2014
Dati relativi al periodo 2008-2013
Fattori determinanti della crescita della produzione farmaceutica in Italia
+3,9
32%
47%
21% Crescita di produzioni già realizzate in Italia Produzione di nuovi farmaci MILIARDI DI EURO Aumento
complessivo del valore della produzione Trasferimento in Italia di produzioni prima realizzate in altri Paesi
Saldo commerciale tra esportazioni e importazioni italiane di farmaci e vaccini 2011 282
127 2.006 96 1.909 4.020 Dati in milioni di euro 75 2012 2013 3.945 Vaccini Farmaci TOTALE 4.702 I dati del
2014 sono limitati al periodo gennaio-novembre. Per l'intero anno il saldo commerciale totale è stimabile in
5.130 milioni
Foto: Variazione degli addetti nelle imprese farmaceutiche con più di 500 dipendenti Confronto tra i mesi del
2014 e il mese corrispondente del 2013. Dati in percentuale Fonte: Elaborazioni Farmindustria su dati Istat
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L'Espresso - ed. N.10 - 12 marzo 2015
Pag. 101
(diffusione:369755, tiratura:500452)
Quando liberalizzare è una cosa di sinistra
Abbattere i privilegi di tassisti, notai e farmacisti signifca aumentare il reddito degli altri cittadini. Ecco perché
in Italia la destra non lo ha mai fatto
Luigi Zingales
DOPO IL GOVERNO PRODI e quello Monti, anche il governo Renzi si appresta al suo piano di
liberalizzazioni, trovando le solite accanite resistenze da parte delle sedicenti professioni liberali: notai,
farmacisti ed avvocati. Per molti lettori dell'"Espresso" il termine liberalizzazioni sa di sinistro, non di Sinistra:
evoca l'indifferenza sociale dei liberisti dell'Ottocento, che in nome del lais sez faire, si opponevano alle leggi
contro l'uso (o meglio abuso) del lavoro minorile. Perché mai dei governi che si professano di Sinistra si
impegnano nelle liberalizzazioni, mentre i governi di Centro Destra, che si professano liberali se non libe risti,
si sono sempre guardati bene dal farle? Più che all'ideologia i governi guardano al sostegno dei propri
elettori. Notai, farmacisti, avvocati e tassisti tendono ad essere elettori del Centro Destra: per questo il Centro
Destra ha sempre protetto i loro interessi. Ma questo non spiega la passione libera lizzatrice del Centro
Sinistra, si tratta solo di vendetta contro la base elettorale altrui? NON PENSO. In un momento di crisi
economica, in cui le famiglie italiane non vedono crescere (anzi spesso vedono scendere) il loro reddito
nominale, le liberalizzazioni sono il modo più semplice per aumentare il loro reddito reale, ovvero il potere di
acquisto delle famiglie. Per capirne l'effetto basta guardare all'evidenza, presentata in un recente studio sulla
liberalizzazione nel settore della distribuzione commerciale in Messico. Tanto in Messico, come negli Stati
Uniti, la grande distribuzione è innanzitutto Wal Mart. Wal Mart è il nemico numero uno per i piccoli nego
zianti americani, immaginatevi per quelli messicani dove viene visto come un negozio dei gringos. Eppure
l'aper tura del mercato messicano a Wal Mart ha aumentato il reddito reale delle famiglie messicane del
7.5%, più di quanto abbia fatto la crescita economica in Italia negli ultimi 20 anni. Come è possibile? COME
DIMOSTRA IN MANIERA dettagliata questo studio, l'effcienza nella distribuzione e le economie di scala
permettono a Wal Mart di ridurre i costi e quindi anche i prezzi pagati dai clienti. Wal Mart è in grado di
vendere al 15% meno del prezzo prevalente prima che apparisse sul mercato. Dopo l'entrata di Wal Mart, i
concorrenti locali sono stati costret ti a ridurre i propri prezzi del 2-3%. Ma anche dopo questo aggiustamento,
Wal Mart ha dei prezzi inferiori del 12%. Ci perdono i lavoratori? La risposta è no. Non c'è evidenza che nelle
aree dove entra Wal Mart i salari dei lavoratori diminuiscano. Gli unici a perderci sono i negozianti preesisten
ti, che vedono i propri proftti ridursi, in alcuni casi al punto tale da costringerli ad uscire dal mercato. Per ogni
negoziante, però, ci sono tanti clienti. Per questo motivo, il benefcio aggregato ottenuto dai clienti grazie
all'entrata di Wal Mart è di gran lunga superiore alle perdite subite dai negozianti pre-esistenti. Poco conta
che a benefciarne siano anche degli azionisti americani: la riduzione dei prezzi al consumo dei prodotti ali
mentari ha aumentato il reddito reale delle famiglie messicane. LO STESSO VALE PER L'ITALIA. Per quanto
ci possa essere simpatico il farmacista dell'angolo, l'ineffcienza nella distribuzione dei prodotti far maceutici
riduce il nostro reddito. Lo stesso vale per la distribuzione al dettaglio, per gli studi notarili, per i taxi e per le
municipalizzate (non toccate dal decreto del governo). La liberalizzazione non è una punizione di queste
categorie, ma un'elimina zione di un loro privilegio, privilegio che si traduce in un costo per la comunità.
Farmacisti, notai e tassisti svolgono un servizio importante, che deve essere adeguatamente retribuito. Ma
perché devono godere di privilegi che l'ingegnere, il medico, e il commercialista non hanno? Non si tratta di
odio verso i ricchi, ma di una sana avversione contro le ingiustizie, che è sempre stata parte nel patrimo nio
storico della Sinistra. In questo senso è vero, il liberismo è di Sinistra, almeno fno a quando la Destra in Italia
è liberale solo a parole.
SCENARIO POLITICO/ECONOMICO - Rassegna Stampa 06/03/2015
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Libero mercato www.lespresso.it
06/03/2015
L'Espresso - ed. N.10 - 12 marzo 2015
Pag. 202
(diffusione:369755, tiratura:500452)
Che io vadi
Tra gli errori più diffusi nella nostra lingua c'è sempre di più l'uso scorretto del congiuntivo. Ecco qualche
regola semplice per non sbagliare
La bustina di Minerva www.lespresso.it
STO SFOGLIANDO con qualche mese di ritardo "Comunque anche Leopardi diceva le parolacce" di
Giuseppe Antonelli (Mondadori € 12), dove ci si occupa dell'italiano scorretto, di quello corretto, di come
strafalcioni che ci fanno inorridire tipo "che io vadi" esistessero in autori classici, di come sia lecito usare
talora parole inglesi ma sciocco parlare di "Jobs act", di come professori troppo pu risti correggano i ragazzi
che scrivono "passano molte macchine" in "circolano molte macchine" e "non facevo i compiti" in "non
eseguivo i compiti" (facendo perdere tempo e senso della lingua parlata ai loro alunni). E di tante altre cose.
NON POTEVA MANCARE un capitolo sul declino del congiuntivo, e anche nelle canzoni, se Ligabue canta
"può darsi che non sia tutto come lo so gnavi tu", Celentano canta "ma non vorrei che tu... stai già pensando
a un altro uomo". Per un seminario di scrittura tenuto anni fa a Bologna, avevo proposto una regola per sape
re quando si deve usare l'indicativo o il congiuntivo. Per semplificare le cose e non fare ricorso a termini
tecnici come mon di possibili o atteggiamenti doxastici, diciamo che ci si deve sempre domandare se stiamo
parlando di qualcosa che noi riteniamo (e gli altri ritengono) che esista realmente nel mondo fuori di noi, o
parliamo di qualcosa che esiste nei nostri pensieri, opinioni, credenze (che potrebbero anche essere sbagliati
o non siamo sicuri che siano giusti). In questi casi dicendo di "sapere" qualcosa intendiamo che conoscia mo
qualcosa di reale e quel verbo regge l'indicativo. Se invece usiamo verbi come "pensare, credere, sperare,
temere" (tutti atteggiamenti mentali) allora si deve usare il congiuntivo. Pertanto si deve dire "io so che
Washington è la capitale degli Usa" e "io spero che la mia amata ritorni", e "io credo Sydney sia la capitale
dell'Australia". VI SARETE ACCORTI che l'ultima credenza è sbagliata perché la capitale dell'Australia è
Canberra. Quando me ne sia reso conto, potrò allora legittimamente dire "credevo che Sydney fosse la
capitale dell'Au stralia", dando per implicito che quello che avevo in mente fosse falso. Ma, come si vede, la
liceità del congiuntivo dipende non solo da regole linguistiche ma anche dalle conoscenze che la comunità ha
circa il modo in cui vanno le cose nel mondo reale. Naturalmente già di cendo che credo che la capitale
dell'Australia sia Sydney lascio aperta la possibilità di essermi sbagliato, mentre se dico che "io so che la
capitale dell'Australia è Sydney" sono un ignorante e un presuntuoso. IN OGNI CASO, se faccio attenzione al
fatto se stia parlando di ciò che si sa o di ciò che mi passa per la testa, vero o falso che sia, ho una buona
regola per sapere se usare il con giuntivo o l'indicativo. Detto in modo un poco più tecnico, si usa "sapere" e
l'indicativo quando ci si riferisce (a torto o a ragione) al mondo reale, e si usa il congiuntivo quando ci si
riferisce a un mondo possibile. E sono appunto mondi possibili quelli delle nostre creden ze, speranze,
desideri, previsioni. EPPURE C'È UN CASO in cui, riferendoci a un mondo chiaramente irreale, si deve usare
l'indicativo. È il caso dei riferimenti a situazioni narrative. Non si dice "credo che Watson fosse l'amico di
Sherlock Holmes" (salvo che uno non ricordi più i racconti di Conan Doyle e voglia dimostrare la sua
incertezza). Si dice invece "so che Watson era l'amico di Sherlock Hol mes". E questo perché nell'immergersi
nei mondi narrativi si sospende l'incredulità e li si accetta come se fossero mondi reali. E perché, in fondo, nel
dire che si sa che Watson era l'amico di Holmes, ci si riferisce in effetti a un aspetto del mondo re ale e cioè a
quanto ha realmente scritto Conan Doyle, dove si ritiene indiscutibile che Watson sia davvero l'amico di
Holmes. Ma perché ho scritto "si ritiene indiscutibile... che sia"? Se è indi scutibile e accettato da tutti, perché
ho usato il congiuntivo? Perché "indiscutibile" riguarda pur sempre un atteggiamento mentale e si presume
che il punto vada (congiuntivo) ancora discusso.
SCENARIO POLITICO/ECONOMICO - Rassegna Stampa 06/03/2015
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Umberto Eco
06/03/2015
The Economist - ed. N.10 - 7 marzo 2015
Pag. 26
Sliced RAI
The bloated state-run broadcaster just may undergo reform
SELDOM has an organisational chart prompted a defamation trial. Yet judges in Milan recently heard a case
involving a colour-coded table published by Lifaero, a newspaper. The chart listed 900 executives of Italy's
public television and radio network, RAI, and the political parties to which they supposedly owed their
appointment. Dismissing charges of libel, the judges said it was well known that, in RAI, "even the most
meritorious individuals are favoured by their acquaintanceships in political circles". Italian commentators call
RAI the "mirror of the nation": an institution so permeated by competing interests that it sometimes anticipates
political shifts even before they surface. Once, this was not unhealthy. Instead of being in thrall to the
government of the day, RAI offered contrasting viewpoints. The Christian Democrats controlled the first
television channel, the Socialists the second and, from 1979, the Communists a third. All three parties
disintegrated in the 1990s, but the idea that politicians were entitled to meddle in RAI survived. The number of
newsrooms grew to 11, as did a spirit of fierce internal rivalry. "Our channels were born to compete with each
other, not to co-operate," says the director-general, Luigi Gubitosi. He produces a photograph of the prime
minister, Matteo Renzi, being buttonholed by four camera teams, three of them from rival RAI channels. In
2012, the then prime minister, Mario Monti, plucked Mr Gubitosi from an investment bank and asked him to
turn RAI into a normal company. "I replied that I would try to upset everyone in equal measure, and I think I
have been quite effective at that," says Mr Gubitosi. Nevertheless, in recent weeks, he has won approval for a
blueprint that would give RAI'S news and current affairs operations a structure closer to that of Britain's state
broadcaster, the BBC. On February 26th, it was narrowly approved by RAI'S politically appointed board, two
weeks after winning a parliamentary commission's approval. The plan would slash the number of newsrooms
to two, saving an estimated €i7m ($i9m). But it is anathema to many RAI journalists, especially senior ones;
the number of deputy editorships, for example, would fall from 32 to at most 12. The plan also worries
politicians who fear it will reduce their powers of patronage. The parliamentary commission that approved the
plan inserted a demand to preserve "the editorial identity of the individual newsrooms". The plan's fiercest
parliamentary critics have been the representatives of Silvio Berlusconi's party, Forza Italia. The push for an
overhaul of RAI has revived the old issue of the conflict between Mr Berlusconi's interests as a television
magnate and as a politician. His followers say they are defending RAI'S traditional "pluralism". But suspicions
persist that they are acting on behalf of their leader's three-channel Mediaset network, for which a more
credible and efficient RAI would pose a challenge. With Mr Gubitosi's mandate due to expire before the
summer, much depends on the government's commitment to his plan. Mr Renzi has said he wants the
"[political] parties out of RAI". NOW is his chance to show he means it. •
Foto: Slimming down patronage
SCENARIO POLITICO/ECONOMICO - Rassegna Stampa 06/03/2015
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Media in Italy / EUROPE
06/03/2015
Time - ed. N.11 - 16 marzo 2015
Pag. 10
Papal Report Card A veteran Vatican watcher sizes up Pope Francis
FRANCIS HAS RESTORED THE PAPACY TO A POLITICAL RELEVANCE NOT SEEN IN DECADES
BY JOHN L. ALLEN JR. ROME
SINCE HIS SURPRISE ELECTION TWO YEARS AGO, POPE FRANCIS has electrified and baffled the world
in roughly equal measure. He's launched Roman Catholicism on a reform path- though without altering its
traditional teaching-and he's tried to put a more compassionate and attractive face on its message. He has
moved to address scandals and meltdowns that plagued the church under his predecessor and has done so
in such a far-reaching and unexpected fashion that some of the Cardinals who elected him may be getting
more than they bargained for. But on some fronts, the ultimate impact remains unclear. Here's where Pope
Francis' reform campaign stands on five key issues. •INEQUALITY: A TOUGH STAND ON BEHALF OF THE
POOR Before he became Pope Francis, Cardinal Jorge Mario Bergoglio of Argentina was known for his
commitment to the villas miserias, or "villages of misery"-the vast slums that ring Buenos Aires. As Pope, he
has said his dream is to lead a "poor church for the poor." Which makes Francis' November 2014 text
Evangelii Gaudium, or "Joy of the Gospel," the Magna Carta of his papacy. In it, the Pope blasts the
inequities of free-market capitalism. "We have to say, 'Thou shalt not' to an economy of exclusion and inequal
ity. Such an economy kills," Francis wrote. "Some people continue to defend trickledown theories which
assume that economic growth, encouraged by a free market, will inevitably succeed in bringing about greater
justice and inclusiveness. This opinion ... expresses a crude and naive trust in the goodness of those wielding
economic power and in the... prevailing economic system." The rhetoric is pointed, and controversial to some,
like Rush Limbaugh, who has accused the Pope of dishing up "pure Marxism." While it may be impossible to
show that Francis has actually reduced poverty and inequality around the world, many observers credit him
for putting the poor front and center. •WOMEN IN THE CHURCH: PROGRESS WITH A CEILING Francis is
the first Pope ever to have worked for a woman- his Paraguayan communist boss at an Argentine chemical
lab in the 1950s. Perhaps that's part of the reason he has appeared passionate about giving greater attention
to women's voices. So far, Francis has named a handful of women to powerful Vatican positions, including
Mary Ann Glendon, a Harvard law professor and former U.S. ambassador to the Holy See, as a member of
the supervisory board for the Vatican bank. Yet he has also firmly excluded the idea of female priests, and
critics say he can be tone-deaf in talking to or about women, using terms like old maid, for instance. He has
ducked questions about when a woman might be named to head a Vatican department, and in general he
has been vague about what his pledge of "greater roles" for women in Catholicism means. He has also urged
a "deeper theology" of women without explaining what that would look like in practice. •SEX ABUSE:
PROMISING BUT INCOMPLETE Pope Benedict XVI left behind a mixed legacy on Catholicism's childsexual-abuse scandals. He was the first Pope to meet victims and the first to embrace a zero-tolerance
policy. He moved aggressively to weed abusers out of the priesthood, removing more than 400 in his final two
years alone. Yet critics say Benedict fell short of holding bishops around the world accountable for failing to
deal with the scandals. Francis has taken steps to try to complete Benedict's unfinished business, including
the creation of a Pontifical Commission for the Protection of Minors, which is led by Cardinal Sean P.
O'Malley of Boston and includes two survivors of clerical abuse as members. He has also launched a Vatican
criminal trial for a former papal diplomat charged with abuse in the Dominican Republic, insisting that there
will be no special privileges on his watch. In early February he dispatched a letter to all bishops saying
"everything possible must be done to rid the church of the scourge of the sexual abuse of minors." Critics
nevertheless charge that progress under Francis has been halfhearted and slow. In 2014 he approved an
investigation of Bishop Robert Finn in Kansas City-to date the only American bishop found guilty of a crime
for failure to report a charge of child abuse. Until victims see a prelate like Finn disciplined, many will argue
that the Pope's efforts deserve a grade of incomplete. •VATICAN FINANCES: THE NUMBERS WILL TELL
SCENARIO POLITICO/ECONOMICO - Rassegna Stampa 06/03/2015
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Briefing Spotlight
06/03/2015
Time - ed. N.11 - 16 marzo 2015
Pag. 10
SCENARIO POLITICO/ECONOMICO - Rassegna Stampa 06/03/2015
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Over the years, money has been a recurrent source of Vatican scandal. The roll call runs through the Vatican
bank crises of the 1970s and '80s all the way up to the arrest in summer 2013 of "Monsignor 500 Euro"-a
onetime Vatican accountant indicted by Italian authorities as part of a cashsmuggling scheme. Francis began
his reform by creating an ambitious threepart structure: a Secretariat for the Economy with power to impose
fiscal discipline and accountability; a Council for the Economy composed of heavy-hitter Cardinals as well as
business professionals to oversee operations; and an independent auditor general to keep everyone honest.
To run it all, Francis brought in a tough-as-nails Australian prelate named George Pell. In mid-February, Pell
reported to all Cardinals that his team had discovered $1.5 billion in hidden assets and a shortfall of almost $1
billion in the pension fund. Pell and his team have their critics. Some members of the Vatican's old guard
believe it's a reform in the spirit of the classic Italian novel II Gattopardo: "Everything must change so that
everything can stay the same." More will become clear when the secretariat submits its first audited financial
statement later this year. • DIPLOMACY: A RETURN TO RELEVANCE Late in Benedict XVI's tenure, one of
Italy's bestknown political writers compared the Vatican to the Republic of Venice in the late 18th century-a
nation-state with a proud history, reduced to diplomatic and political irrelevance and standing on the brink of
extinction. Nobody's making that comparison today. Francis has restored the papacy and the Vatican to a
level of political relevance not seen since the 1970s and '80s, with the role John Paul II played in the collapse
of communism. A few examples: On Feb. 16, Francis condemned the beheading of 21 Egyptian Coptic
Christians in Libya by ISIS-af filiated militants and called the slain hostages martyrs. Both U.S. President
Barack Obama and Cuban leader Raul Castro credited Francis with paving the way for a deal to end tensions
between their nations. And in 2013, Russian President Vladimir Putin praised Francis for helping to slow a
rush to war in Syria by the Western powers. While few doubt Francis' political punch, some question how he
exercises it. His line on Ukraine, for instance, has been faulted by many Ukrainians, including members of the
Pontiff's own Eastern Catholic flock there, for being overly deferential to Moscow and the Russian Orthodox
Church. And hawks on Syria wonder if the Pope's main accomplishment there has been propping up a thug.
That's the problem with acquiring political capital: everyone now has an opinion on how Francis ought to
spend it. Allen, a former senior correspondent for the National Catholic Reporter, covers the Vatican for the
Boston Globe and its website devoted to Catholic coverage, Crux. This article is adapted from his new book
The Francis Miracle: Inside the Transformation of the Pope and the Church, published by TIME Books.
L'OSERVATORE ROMANO
Foto: Giving the word Pope Francis at a special audience on Feb. 21 for an Italian diocese, where he called
on Mafia members to repent
06/03/2015
Corriere della Sera - Sette - ed. N.10 - 6 marzo 2015
Pag. 20
la spia sovietica che imbarazzò Jumblatt
Storia inedita, raccontata dall'ex leader druso, di un agente dell'Urss morto recentemente che ha molto da
insegnare sulla Guerra fredda
Antonio Ferrari /
Un celebre agente segreto, lo svedese Stig Bergling, spia dell'Urss, che passò a Mosca documenti
riservatissimi e che fu condannato all'ergastolo nel suo Paese, è morto poche settimane fa, a 77 anni,
annientato dal Parkinson. La sua è una storia esemplare degli anni della Guerra fredda, ma il retroscena più
piccante è che i sovietici, nel 1990, quando ormai l'Urss si stava disgregando, chiesero di nascondere la spia
ad un signore della guerra libanese, il leader druso Walid Jumblatt. La storia era nota a poche persone. A
rivelarla a tutti, adesso, è proprio Jumblatt, al quale non fa difetto la schiettezza. Nella mail che ha inviato agli
amici, compreso chi scrive, e che è stata pubblicata sui giornali libanesi, il prìncipe druso, leader del partito
socialista progressista e tuttora deputato all'Assemblea nazionale, racconta la trappola nella quale scivolò
quando il generale Vladimir Ismailov andò a trovarlo, al castello di Moukhtara. Era appunto il '90, anche la
guerra civile libanese si stava spegnendo, e il generale, direttore dell'intelligence militare sovietica a Beirut,
dopo molti convenevoli, brindisi a base di vodka e abbondanti libagioni, accompagnate dall'elogio alla
comune volontà di difendere il socialismo e di lottare contro l'imperialismo (capisaldi della propaganda
dell'Urss) chiese il favore. Di nascondere una persona. Appunto la spia Stig Bergling, arrestato a Tel Aviv in
fagrante nel 1979, e condannato in Svezia all'ergastolo. Solo che Bergling era riuscito a fuggire dalla prigione
e, assieme alla moglie, via Helsinki, si era rifugiato prima a Mosca, poi in Ungheria. Infne, a Beirut. Mezzo
Miliardo di dollari. «Come potevo rifutare?», si chiede Jumblatt, che per decenni era stato aiutato anche da
Mosca? «Generose borse di studio, scuola di combattimento per miei miliziani, e armamento gratuito per
mezzo miliardo di dollari? Accettai e trovai una sistemazione per la strana coppia, che fu nostra ospite fno al
1994, quando il signor Bergling e la moglie decisero di tornare in Svezia, perchè lui era malato». Fu arrestato
all'arrivo, e «ne fui molto imbarazzato», racconta Jumblatt, «perchè proprio in quei giorni mi trovavo a Mosca,
nella Russia di Eltsin, e mi vergognavo per quanto avevo fatto - per leggerezza - ai miei amici svedesi e ai
miei compagni dell'Internazionale socialista. A Stoccolma, più di una volta, mi avevano organizzato incontri
con quello straordinario personaggio che era Olof Palme. Che vergogna aver tradito la loro fducia!». Di sicuro
non è vergognoso ammettere e riconoscere i propri errori, caro Jumblatt.
Foto: Ma riuscì a fuggire L'agente segreto Stig Bergling venne arrestato a Tel Aviv in flagrante nel 1979 e
condannato in Svezia all'ergastolo.
SCENARIO POLITICO/ECONOMICO - Rassegna Stampa 06/03/2015
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