Briciole di pubblicità tecnologica ed estera (serie di

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Briciole di pubblicità tecnologica ed estera (serie di
Quotidiano di comunicazione e marketing, anno III, numero 25, venerdì 9 febbraio 2007, pag. 7
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briciole di pubblicità tecnologica a cura di Mario Soavi
arth!. La pubblicità reclamizza l’hotel di Utica, NY, dove è possibile soggiornare in camere di moderna concezione. I bambini
al seguito delle famiglie godono del trattamento gratuito.
Gli spot americani non sono sempre
un modello...soprattutto in periodo
di SuperBowl
Urla la tua frase sul display Mini
Questa foto è stata presa a New York, ma si poteva trovare la
stessa situazione anche a San Francisco ed in altre città americane. Apparentemente nulla di strano: un cartellone pubblicitario, della Mini, con un display a messaggi variabili.
La particolarità sta però proprio in quest’ultimo particolare: il
messaggio non è preordinato dall’inserzionista, bensì dal possessore della macchina, ovviamente una Mini, che, poco prima, è passata sotto questo ponte. In sintesi: ad un gruppo
scelto di clienti Mini è stata data la possibilità di pensare ad
una frase che volessero “urlare”, l’hanno registrata su una
chiave RFID e, voilà, lui/lei passa sotto il cartellone, la chiave
trasmette la frase e questa appare.
Primi annunci pubblicitari
su Google Earth!
Red Roof inn, NY, è uno dei primi inserzionisti di Google E-
Spesso in Italia, soprattutto dopo il Festival di Cannes, si sostiene che uno dei punti di riferimento per la nostra creatività
pubblicitaria, soprattutto televisiva, dovrebbero essere gli Stati
Uniti. Poi arriva il momento del SuperBowl, quando l’America
si ferma, gli spazi pubblicitari in campo e soprattutto in televisione sono i più ambiti, e i più cari, dell’intero anno, e sicuramente i creativi si trovano a dover produrre messaggi che non
solo siano “belli” ma soprattutto efficaci, pena la crocefissione
da parte del cliente.
E dopo il SuperBowl ecco il momento del giudizio: YouTube li
mostra tutti (http://youtube.com/superbowl), offrendo così la
possibilità di dimostrare come in realtà anche loro possono
lamentarsi della propria quotidiana, media pochezza della comunicazione. Guardate lo spot Garmin, quelli di Fedex e di
CareerBuilder, quello di Godaddy, quello di Sprint, e …
Ma ovviamente ne hanno trasmessi anche alcuni molto interessanti (nel bene e nel male).
Doritos, Liver the Flavour. Divertente, ben girato, sintetico
(sulle parole chiave del prodotto), ma soprattutto interessante per
la mutuazione del concetto della pubblicità fatta dal consumatore
molto viral (http://www.youtube.com/watch?v=kNxgxF-7SfA).
Coca Cola, Videogame. Sorprendente, per l’interpretazione
“inversa” del videogame, tradizionale e molto patriottico: sicuramente coinvolgente. (http://www.youtube.com/watch?
v=7wt5FiZQrgM).
Coca Cola, Happyness Factory. Ho trovato molto giapponese
questo altro spot della casa di Atlanta, ma con una declinazione
macchinosa (troppi concetti per così poco tempo): un trend mal
declinato (http://www.youtube.com/watch?v=NwCn-D5xFdc).
Budlight, Classe Mencia. Bisogna conoscere la situazione
americana per apprezzare a fondo questo comunicato che, al
contrario di quanto ci si
aspetterebbe, rispetta
la babele culturale e “di
pronuncia”
esistente
sul suolo americano:
strizza l’occhio a tutti
( h t t p : / /
www.youtube.com/
w
a
t
c
h
?
v=aADTT_zgvec).
E, per finire, segnalo
un paio divertenti, se
mostrati in Italia (ma non lo saranno mai).
GM, Obsessed Robot. Qualcuno lo faccia vedere al robot
della Picasso, in modo tale che possa rendersi conto di cosa
ha rischiato facendo graffiti sulla macchina: (http://
www.youtube.com/watch?v=U9z-dnpMNKI).
E-trade, Bank Robbery. Noi vediamo “zucche”, non un attacco diretto ai costi bancari (http://www.youtube.com/watch?
v=xs-Gg_Hnev4).
Quotidiano di comunicazione e marketing, anno III, numero 28, mercoledì 14 febbraio 2007, pag. 1
I McCain Bros sono
multimediali con Testa
McCain Italia, società leader
in Italia nella distribuzione
delle patatine fritte e appetizers, è on air in TV con il
secondo flight della nuova
campagna che ha già coinvolto i consumatori italiani
con il tormentone “My Name
is Patato!”.
La nuova creatività di
McCain sviluppata dall’Agenzia Armando Testa, si
rivolge ai consumatori con una piattaforma di comunicazione in
grado di raggiungere diversi target con media segmentanti e contenuti mirati. Il nuovo flight ha due creatività da 15": una dedicata
alla promozione "Vinci lo zainetto", denominata "Nascondino", ed
una riduzione del 30" "VideoBros".
I McCain Bros, i nuovi mandatari del nuovo “sound” e della comunicazione McCain continueranno a promuovere il loro singolo.
Questa volta però, non saranno soli...continua a pag. 2
Vodafone e Microsoft,
ed è Instant Messaging
Campagna Veneran
di A&D Wea a pag. 2
Ernie, riccio in amore
Continua la storia d’amore tra Ernie, il riccio più audace della tv, e
la sua amata, la spugna abrasiva Fibra Plus Spontex che
oggi, 14 febbraio, sono protagonisti di una campagna stampa nazionale, ideata in occasione della festa degli innamorati.
“Buon San Valentino…A chi in
amore non getta mai la spugna”. E’ questo il messaggio
ironico della campagna, pianificata da Spontex sul quotidiano
La Stampa e sulla free-press
City, rivolto a tutti gli irriducibili
romantici d’Italia che anche a
San Valentino amano abbandonarsi a tenere effusioni con il
proprio partner.
Su un visual divertente e colorato continua così la storia di
un amore a prima vista, già protagonista del film pubblicitario,
vincitore di ben sei premi a livello internazionale, on air dal 28
gennaio 2007 per 8 settimane. Dopo essere stato conquistato dal
fascino travolgente di Fibra Plus Spontex...continua a pag. 2
Vodafone e Microsoft hanno annunciato ieri un progetto congiunto per la realizzazione di un servizio di Instant Messaging (IM)
con accesso diretto sia da PC sia da telefono cellulare. Le più
grandi community mondiali di IM e Mobile Messaging forniranno
così un servizio di messaggistica istantanea di nuova generazione basato sulla piattaforma Windows Live Messenger.
Il nuovo servizio, che sarà presto disponibile in diversi mercati
europei tra cui l’Italia, metterà a disposizione di milioni di clienti
opportunità di comunicazione IM ancora più ricche e integrate tra
pc e cellulare. Grazie dunque a questo nuovo servizio, gli utenti
potranno gestire in modo sincronizzato la propria rubrica, controllare la “presenza” dei propri contatti Messenger e raggiungerli per
mezzo di un PC o di un cellulare. In linea con quanto annunciato
al 3GSM nel giugno 2006 in merito alle funzionalità di Personal
IM, la nuova esperienza di Instant Messaging co-branded sarà
disponibile su una vasta gamma di cellulari Vodafone, in particolare quelli basati sulla piattaforma Windows Mobile, ma potranno
usufruirne anche gli utenti di instant messaging di altri operatori
mobili. Nel giugno 2005 Vodafone e Microsoft avevano annunciato la firma di un'alleanza strategica relativa all'interconnessione
dei rispettivi servizi di instant messaging. L'annuncio rappresenta
un'ulteriore proposta di servizi IM convergenti.
Allarme Agenzie:
nati i sistemi automatici
per fare pubblicità
in modo autonomo
Mario Soavi a pag. 7
Quotidiano di comunicazione e marketing, anno III, numero 28, mercoledì 14 febbraio 2007, pag. 7
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briciole di pubblicità tecnologica ed estera a cura di Mario Soavi
Agenzie tremate: sono nati i sistemi
automatici per fare pubblicità in modo
autonomo!
Il metodo è semplice: il cliente ha a disposizione un archivio di
spot tra cui scegliere e gli strumenti per personalizzare audio e
scritte, per confezionarsi lo spot personalizzato.
L'applicazione è finora stata sfruttata per "localizzare" gli annunci
(esempio: una concessionaria di automobili, nel caso di uno spot
"istituzionale" della propria casa madre), ma la tendenza è che lo
strumento possa esplodere. Difatti i clienti del sistema (solo americano, per nostra fortuna) sono, tra gli altri, Wendy’s, Ford Motor,
Coldwell Banker e Warner Independent Pictures e le applicazioni
comprende sia uno stock di materiale pubblicitario (150 mila elementi diversi) sia un sistema d'acquisto degli spazi per pubblicità
su TV, Internet, stampa, radio, DM ed in-store.
La vera preoccupazione è forse che tutto ciò è offerto dall'agenzia Zimmerman Advertising (http://pick-n-clickads.com/) di Fort
Lauderdale (Florida), che però appartiene al network internazionale Omnicomm! E non è l'unico caso: Visible World (in New
York, di WPP - http://www.visibleworld.com/) e Spot Runner
(online agency di Los Angeles di Interpublic - http://
www.spotrunner.com/) offrono già un sistema simile.
Poi, basta completare il processo acquistando anche gli spazi
pubblicitari (ad esempio tramite il club MediaBuys - http://
mediabuys.com/), ed il "gioco" è fatto.
Già da tempo si dice che la creatività pubblicitaria sia diventata
una "commodity", ma oggi ne abbiamo una vera dimostrazione!
Microsoft vs. Apple: il confronto continua
È risaputo che, oltre a tutti i limiti normativi impliciti nella pubblicità comparativa, questa normalmente deve avere una rapidità e
semplicità di linguaggio assoluta per poter essere efficace: che
sia il prezzo o qualsiasi altro valore, l’importante è che il pubblico
capisca e memorizzi indelebilmente il vantaggio competitivo asserito. Lo spot appena uscito in cui Apple fa “barba e capelli” al
nuovo sistema operativo Windows
Vista (Hyperlink "http://
movies.apple.com/movies/us/apple/
getamac/apple-getamacsecurity_480x376.mov" - http://
movies.apple.com/movies/us/apple/
getamac/apple-getamacsecurity_480x376.mov ) è sicuramente un esempio diverso. Sicuramente tattico, in realtà riprende un
cavallo di battaglia della società della mela: i problemi di sicurezza del sistema concorrente, utilizzando un tono di rassegnazione
assolutamente efficace: sembra dire, niente di nuovo sotto il sole,
volevo solo ricordarlo.
A mio parere bellissimo esempio di pubblicità comparativa di posizione dominante, non di vendite ma di qualità.
Pubblicità online: prezzi in crescita
Secondo il Fathom Online's Keyword Price Index, i prezzi delle
parole chiave acquistate per la pubblicità online sono cresciuti
solo del 2% nell'ultimo timestre. Il trend dell'anno è stato il seguente:
Giugno: $1.27 - Settembre: $1.45 - Dicembre: $1.51.
Quest'andamento certifica il continuo, sempre maggiore interesse
degli investitori per la pubblicità online, ma fa anche notare che
nell'ultima parte dell'anno il rallentamento della crescita non sia
imputabile solo al periodo festivo ma soprattutto ad un inizio di
tendenza verso una maggiore attenzione alla qualità del messaggio e della sua allocazione. [fonte: Dean DeBiase, CEO of
Fathom
Online]
http://www.marketingvox.com/
archives/2007/02/08/average-keyword-price-up-slightly/.
Quando si dice che esce dallo schermo!
L'unico
elemento forse
squilibrato è
lo
squilibrio
delle dimensioni dei vari
oggetti,
soprattutto per
la cannuccia,
che avrebbe
potuto essere
realizzata più
in prospettiva,
ma per il resto
questo annuncio è notevole:
comarketing
all'estremo in
dimensioni
colossali: loro
lo spazio ce
l’hanno...
Wikipedia contro le PR
Forse il fatto che Jimmy Wales, fondatore di Wikipedia, abbia
dichiarato guerra a Google non pare possa interessare i pubblicitari nostrani. Forse è così anche perché i nostri pubblicitari
non hanno ancora iniziato veramente a considerare la potenza
della "comunicazione fatta dal pubblico", sia essa tecnologica
(viral), strumentale (referral) o contenutistica (user-generated).
Certo è che un aspetto va considerato. Una parte di questa
guerra, direi forse una battaglia di preparazione ad essa, Wales l'ha già intrappresa contro le agenzie PR che si occupano
di monitorare ed influenzare la notorietà dei marchi (propri
client),i mediante interventi "ad hoc" sui blog e negli spazi per
i commenti anche su siti come Amazon. Il primo luogo di questo scontro è ovviamente Wikipedia stessa ma, pare, altri seguiranno il suo sforzo, se è vero che [fonte Reevo] tutto ciò è
conseguenza del fatto che il stesso pubblico si è reso conto
della manipolazione e stia via via perdendo fiducia in questi
"suggerimenti". Dal momento che l'efficacia di vendita di questi ultimi è diventata, nel frattempo, molto importante, ecco
che presto chiunque si occupi di notorietà online dovrà affinare il proprio approccio e concentrarsi più sulla qualità e valore
del messaggio che non sulla credulità del pubblico. Pena? Un
boomerang per sé e, soprattutto, per i propri clienti.
Comunicatori (anche italiani), siete avvisati.
http://www.psfk.com/2007/02/wikipedia_tells.html.
Quotidiano di comunicazione e marketing, anno III, numero 33, mercoledì 21 febbraio 2007, pag. 6
Te c n o P u b b l i c i t à Te c n o P u b b l i c i t à Te c n o P u b b l i c i t à
briciole di pubblicità tecnologica ed estera a cura di Mario Soavi
Long Tail: non riguarda solo
l'online, anche le birre
La famosa teoria del "long tail", secondo cui in un teorico mercato
senza limiti d'espansione, il business generato da vendite a bassa frequenza supera abbondantemente quello generato dalle
vendite ad alta frequenza, si è sempre ritenuto fosse una prerogativa dell'online, e di Amazon in particolare.
Prezzi "abbordabili"
per gli spot durante gli Oscar
Il 25 Febbraio prossimo saranno
assegnati gli Oscar.
Visti i prezzi assolutamente
"abbordabili" (1.7 milioni di dollari
per 30" su ABC), non sono più disponibili spazi per inserire il proprio
spot pubblicitario ed affiancarsi a
marche quali American Express,
AT&T, Bank of America, CareerBuilder, Coca-Cola, Dove Cream
Oil, General Motors, JC Penney,
Kodak, L'Oreal, Masterfoods, MasterCard, McDonald's e Microsoft.
http://adage.com/mediaworks/
article?article_id=115020
Anche in Italia Yahoo Go
per cellulari
Al contrario Anheuser-Busch (produttrice di birre) ha ripreso il
concetto e ci ha investito, creando l'anno scorso il Long Tail Libations, divisione focalizzata ad affrontare il mercato delle bevande
alcoliche di nicchia. Ecco cosa dice Pat McGauley, VicePresidente della divisione:
"L'interesse di Anheuser-Busch per le birre di nicchia non è motivato da un cambiamento radicale nell'economia di distribuzione,
ma piuttosto riflette una più vasta tendenza della nostra cultura
verso i consumi di nicchia. Anheuser-Busch sembra essere l'unico fra i fabbricanti di birra in questo settore ed abbastanza grande da avere una propria rete di distribuzione dedicata (gli altri
passano attraverso i distributori terzi, che hanno difficoltà a vendere sui micro-mercati) e può così sperimentare con molti prodotti dedicati a consumatori di nicchia. Può prendere i prodotti locali
e distribuirli nazionalmente o trovare mercati regionali per bevande designate per un determinato target demografico. Durante gli
ultimi dieci anni, l'azienda ha espanso enormemente la propria
offerta di birre, dissetanti ed altre bevande alcoliche, da 26 marche nel 1997 ad 80 quest'anno, incluso birre organiche, per donne e locali quali la birra di malto ZiegenBock."
Metro, la prima free-press
con pubblicità olfattiva
New York, 450 mila copie distribuite gratuitamente, Metro presto uscirà con un inserto pubblicitario
"gratta & annusa".
È un'iniziativa pubblicitaria chiamata FSI e specificatamente disegnata per clienti nel settore dei
profumi e dell'alimentare + bevande. Il primo
cliente sarà Glaceau, con la sua acqua mineralizzata.
Yahho ha lanciato in 18 nazioni la sua nuova piattaforma per
servire gli utenti sui loro cellulari. Si chiama "Yahoo Go" e comprende servizi quali
la ricerca, l'e-mail e
la condivisione di
immagini
tramite
Flickr.
Ovviamente il tutto
sarà accompagnato
da pubblicità, con
solo un "piccolo"
problema: pochissime aziende hanno
già un proprio sito (e
versione di esso)
ottimizzato per la
navigazione da cellulare. Ciò di fatto rende meno efficace
l'inserzione pubblicitaria (difatti questa è ancora in fase di test,
con primo cliente attivato Pepsi).
La notorietà internazionale di
Binda ad un partner internazionale
Notizia da AdAge: il Gruppo Binda ha iniziato una gara per assegnare il budget globale di comunicazione (50 milioni di dollari).
All'inizio del mese un certo numero di agenzie sono state invitate
a Milano per ricevere il briefing e pare che la prima fase di selezione avverrà già alla fine di questo mese. La gara comprende
ovviamente il brand Breil, ma pare non escluda anche Wyler Vetta e Tribe. La notizia è importante, in quanto precedentemente il
gruppo si era affidato ad agenzie locali per la comunicazione in
ciascun mercato (in Italia, il budget era di Leo Burnett), mentre
ora l'intenzione pare quella di coordinare la comunicazione a livello globale, assecondando una corrispondente notorietà.
Qu oti di ano d i c omu ni caz io ne e m ar ket in g, ann o III, nu me ro 35, ve ner dì 23 feb bra io 20 07, p ag. 3
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briciole di pubblicità tecnologica ed estera a cura di Mario Soavi
Mai più idee buttate nel cestino!
Attenzione: ritratto totalmente quanto detto in un mio precedente
interv ento!
Mercoledì scorso mi sono "lasciato scappare" che la creatività è
ormai div entata una commodity. L'ho f atto a f ronte dell'elencazio-
Come proteggere le proprie
idee nel New Business
L’Associazio ne Americana delle Ag enzie di Pubblicità
(American Association of Adv ertising Agencies o AAAA) ha
appena p ubblicato un documento che p romuov e le "best practices" per la protezi one del le idee pu bblicitari e:
(http://www.aa aa.org/e web/upl oad/6712 _att.pdf ).
È importante in quanto è dichia rato che la sua compila zio ne è
motiv ata anche per "ev itare che i clienti si f acciano un
database di idee e di materi ali" mediante il sistema dei prev entiv i e delle gare.
Il documento parte da considera zion i relativ e alle modalità di
rela zione tra agen zi e e clienti nel caso di new business delle
prime o ga re de lle second e, include ndo u n accenno imp ortante all'aspetto remunerativ o, che purtroppo in Italia non è mai
contemplato, v uoi per tradizi oni d i mercato v uoi per incapacità
di f ormulare sistemi condiv isi d'operativ ità. Ma il pu nto centrale del documento è il suggerimento di inserire sempre in questo tipo di rapporti un a precisa clausola che attesti la pro prietà
di qualsiasi cosa l'agen zi a propo nga al clie nte, in due tipolo gie
a seconda del caso.
Inf ine si parla anche della v endita di "idee", citando i casi più
comuni e suggerendo le metodo logie pi ù corrette.
Quando il nudo non ferisce
ne di una serie di agenzie statunitensi (appartenenti anche a
network internazionali) che forniscono strumenti on-line per permettere ai clienti di realizzare direttamente il loro spot o messaggio pubblicitario (come anche Blip TV: http://www.blip.tv ).
Di ciò mi scuso sentitamente con tutti i creativ i che ho spav entato. Non era mia intenzione f arlo ... ma non avev o ancora scoperto
una nuov a iniziativa che invece si muove in tendenza inversa.
http://www.openad.net/: si tratta di un "mercato delle idee creativ e" in pubblicità, già popolato da spunti provenienti da più di 7000
creativ i di tutto il mondo.
Il meccanismo è semplice: ti viene un'idea, la proponi al cliente,
non la accetta, sei però convinto che sia buona? Inv ece di metterla nel cassetto, in attesa dell'occasione (che generalmente non
arriv a mai) di riproporla, perché non metterla a disposizione di
altri e guadagnarci (magari non il previsto ma almeno qualcosa)?
In un mondo retto dalla tecnologia e dalle sue leggi (come quella
di Negroponte: il bit non si crea né si distrugge, ma si ricicla),
ecco che è finalmente nato uno strumento a supporto dell'affascinante ma bistrattato mondo dell'idea.
Nota finale: perché sono conv into che questo sistema abbia f uturo? Semplice, perché da una parte consente l'accesso alla creatività a costi forse inf eriori agli standard di mercato ma soprattutto
esalta la possibile "contaminazione culturale" (posso accedere ad
un'idea di qualcuno che l'ha pensata dall'altra parte del globo) e
ricrea l'abitudine a non risparmiare su questo aspetto ma a considerarlo un elemento fondamentale di qualsiasi comunicazione.
Ed a chi può pensare che questa "massificazione" possa solo far
male, abbassando il liv ello medio dell'off erta, ricordo la qualità di
molto di ciò che v ediamo e la fatica che molti giovani creativ i fanno per emergere (se poi ci riescono).
Questo spot sta facendo parlare di sé. Non per la creativ ità, molto
poetica, non per la strategia, il prodotto av eva bisogno di uno
"sv ecchiamento", e questa campagna sta raggiungendo lo scopo,
ma per l'uso "globale" del nudo. Ricordiamoci che non siamo in
Italia; difatti
la pianif icazione è stata
f inora esclusiv a sul mercato statunitense
ed
inglese. E se
nel secondo
l 'at t eg g ia mento v erso
il
mostrare
corpi naturali
è abbastanza
rilassato, non
lo stesso si
può dire per la puritana nazione d'oltreoceano. Due elementi sono interessanti per noi.
Innanzitutto la convergenza simbolica tra target d'applicazione
del prodotto e v isual (non posso pensare a sistema migliore per
mostrare ulcere e f erite mantenendo l'immagine nel campo del
"opportuno da mostrare") ed anche l'impulso quasi subliminale
all'azione (simboleggiato da quella massa di persone che reagisce prontamente all'uso del lenitiv o).
Noi, purtroppo, siamo abituati a ben altro uso del corpo nudo, o di
sue parti f emminili.
(http://adage.com/video/Player?
sptId=959&instanceId=&startId=&PageDate=&PageTitle=Vaseline)
Quotidiano di comunicazione e marketing, anno III, numero 36, lunedì 26 febbraio 2007, pag. 4
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Piccola macchina, grande spot
Bisogna ammetterlo: oggi Mini è sugli scudi della comunicazione.
Da tempo BMW ha adottato uno stile di comunicazione per la sua
"peperissima piccolina" che ogni volta sorprende. Qui a Milano
l'abbiamo vista a muso in giù nella maxi-affissione dell'anno scorso, negli States (come già riferito due settimane fa) è diventata
un'occasione per urlare slogan personali. Ne trova anche di pazzesche. Come, per
esempio, l'uso della
visione tridimensionale che appare su
http://www.mini.ca/.
Bisogna usare i classici
occhiali
"rosso+blu" (che si
possono richiedere
sul sito...non dall'Italia, ovviamente), particolare non tanto comodo...ma è la prima
volta che vedo quest'applicazione in una promozione per la massa. Oggi segnalo anche le storie proposte per il lancio della versione Coop sempre nel paese a stelle e strisce. Sono sei episodi di
una storia da "parodia di 007", in cui l'eroe "Hammer" e la sua macchina scappano dal cattivo, sperimentano lavaggi "affascinanti", fanno ogni tipo di cosa pur di esaltare le caratteristiche della vettura. E
come qualsiasi serial che si rispetti, l'attesa monta per vedere come
va a finire a http://www.hammerandcoop.com/.
sta mia "marketta" ma la mia fedeltà trentennale.
Comunicazione violenta
Annunci forti sono spesso non graditi, ma i comunicati che usano
anche volgarità lessicali sono definitivamente sempre banditi.
Così è anche per questa pagina, realizzata dalla Agenzia Exit3 e
che Greenpeace sponsorizza ma non appoggia (ufficiosamente
per mancanza di tempo per la sua approvazione prima della sua
pubblicazione in occasione del Giorno della Terra). Ma Internet
serve anche a questo: anche se non approvata, ecco che viaggia
in rete, viene vista e, pur essendo forte, colpisce nel segno.
Levis', cultura moderna in spot
Segnalo questo spot da 90" per il lancio della collezione 2007 di
Levis'(http://www.levis.com). Guardatelo su http://
www.boardsmag.com/screeningroom/commercials/3824/ e poi
proseguite a leggere questa mia nota. Appena parte non si capisce dove si voglia arrivare. A 30" si pensa che sia il "solito" spot a
IPTV: forse è la volta buona?
sfondo erotico. Poi però (intorno al 45") si nota qualcosa di strano: i personaggi cambiano. E mentre la sequenza prosegue, ecco che si inizia a percepire quei segnali (più dalla capigliatura e
dai top/camice che dal jeans, a dire il vero) che vogliono dimostrare il vero messaggio della comunicazione: dal 1870 al 2007
Levis' ha "accompagnato" tutti noi nei momenti più esaltanti della
nostra vita. Levis' è parte di noi, ovviamente deve essere nel nostro guardaroba: personalissimo ed affettuoso spot alla marca...gratuito, sempre che l'azienda non voglia premiare non que-
In una recente indagine di Accenture e Economist Intelligence
Unit, appare che gli esperti s'aspettano un boom quest'anno nel
campo della pubblicità targettizzata via IPTV, la televisione via
Internet. I fautori della IPTV sostengono che questo mezzo è
perfetto per modulare la comunicazione in base al target (con
profitti di "long tail") e guardano attentamente a mercati quali
quello francese: qui il medium ha avuto uno sviluppo significativo,
in parte dovuto alla penuria d'offerta televisiva in molte delle sue
regioni.
http://www.emarketer.com/Article.aspx?
1004557&src=article2_newsltr
Quotidiano di comunicazione e marketing, anno III, numero 43, mercoledì 7 marzo 2007, pag. 11
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briciole di pubblicità tecnologica ed estera a cura di Mario Soavi
"Guerra" al petrolio
l'ottima coesione: parlo, incontro, compro.
Ma non è finita: in una dichiarazione congiunta Vodafone e
Google (riportata da Associated Press), i vertici dei due colossi hanno annunciato una partnership riguardante l'offerta ai
clienti Vodafone anche del servizio Google Maps (che, ricordo,
è sia localizzazione di strade ma anche pubblicità locale).
Così l'equazione diventa fenomenale: parlo, incontro, trovo,
compro. Gli abbonati Vodafone diventano così fortissimi consumatori potenziali e perciò target perfetto!
Il “Librofonino” di Telecom Italia
Al 3GSM World Congress di Barcellona, Telecom Italia ha
appena presentato il suo primo sistema multimediale mobile
chiamato “Librofonino”.
Si tratta di un cellulare, ma con uno schermo estensibile che
È la seconda volta che in quest'anno di calendario incontro un
annuncio che lega l'acquisto di una macchina con l'accenno al
suo uso parco di combustibile e perciò con le conseguenze per
chi sul petrolio ci guadagna. Il primo caso è lo spot della Panda,
distribuito nel 2006 in Israele: lo si può vedere a http://
video.google.com/videoplay?docid=-4461398171181090574
Il secondo è invece assai più soft, realizzato da Saatchi & Saatchi
Poland per Toyota Prius.
WPP si lancia nel "mobile"
WPP ha scelto JumpTap (http://www.jumptap.com/" }http://
www.jumptap.com/) per collaborare nella profilazione e definizione dei target del pubblico “mobile” (da quelli che usano il cellulare
a quelli che lavorano in viaggio). Mark Read, CEO di WPP Digital
CEO, motiva così la scelta: "I nostri clienti vogliono capire come
usare gli strumenti mobili come mezzo efficace per raggiungere e
comunicare con i loro clienti”. La notizia è interessante soprattutto
perché il business di JumpTap comprende non solo i servizi pubblicitari verso i cellulari ma anche le funzionalità di ricerca.
Vodafone e MySpace e…
E-Bay più Google
La notizia è che Vodafone ha fatto un accordo con MySpace per
permettere l'accesso alla community americana (che conta milioni di utenti) direttamente dai cellulari serviti dal carrier inglese.
Operazione con doppio vantaggio: Vodafone tende ad espandersi internazionalmente (sfruttando la penetrazione di MySpace) e
MySpace sfrutta la posizione dominante di Vodafone per entrare
con più forza in Europa.
Se la notizia si fermasse qui, sarebbe già un bel "segnale minimo": altro che "TIM Club", qui la comunità entra veramente nel
mondo dei cellulari. Ma ci potrebbe essere dell'altro. Il Wall Street
Journal sostiene che da mesi MySpace (tramite la società collegata News Corp) è in trattativa con E-Bay per permettere ai suoi
utenti di scambiarsi beni anche utilizzando PayPal (società di EBay). Se tutto ciò si dovesse realizzare (non mi pare tanto improbabile, visto che dietro a News Corp c'è Murdoch in quale già
ottiene 25 milioni di dollari alla settimana da MySpace - sua dichiarazione al Digital Hollywood Conference di New York), ecco
permette (tramite una delle tecnologie e-paper) di avere uno
schermo di una decina di centimetri, utilissimo per leggere
quasi comodamente i messaggi e-mail, le mappe ma soprattutto libri e giornali, acquistabili sul portale TIM.
Si sta avvicinando a grandi passi il momento in cui, passando
a fianco di un’edicola, ma anche di un qualsiasi distributore di
bibite, riceveremo il nostro giornale sul nostro cellulare e potremo leggerlo senza provare la bellissima sensazione di sfogliare la carta ma senza dover svolgere buffi esercizi ginnici
nei treni e sulle metrò sempre più affollati.
Segnalazione per i creativi...
Esistono tantissimi siti che forniscono spunti alla popolazione dei
creativi. Ne segnalo uno (dei tanti) che mi pare abbia il giusto mix
della provocazione e della suggestione: http://
scampblog.blogspot.com/. In più, nello spirito giusto della mutua
collaborazione, ha tanti collegamenti a luoghi simili.
Quotidiano di comunicazione e marketing, anno III, numero 44, giovedì 8 marzo 2007, pag. 2
“8 marzo W le donne… che non gettano mai la spugna”
Ernie, il riccio latin lover della tv, innamo2007 per 8 settimane.
rato della spugna abrasiva Fibra Plus
Dopo essere stato conquistato dal faNuovo confronto
Spontex, l’8 marzo, è protagonista di
scino travolgente di Fibra Plus Sponuna campagna stamtex, grazie al suo spetra israeliani
pa nazionale, ideata in
ciale trattamento grasoccasione della festa
so stop, che impedisce
e palestinesi
delle donne.
a grasso e olio di pePianificata da Spontex
sul
quotidiano
La
Stampa, la campagna
vuole augurare un
giorno di festa speciale a tutte le donne
moderne e determinate attraverso un pensiero ironico: “8 marzo
W le donne… che non
gettano mai la spugna”.
La festa delle donne,
infatti,
rappresenta
per Ernie una nuova
occasione per dimostrare, all’amata Fibra
Plus Spontex e a tutte
le donne, il suo amore. Un visual divertente e colorato e un
messaggio semplice ed efficace per far
rivivere la storia di un amore a prima
vista, già protagonista del film pubblicitario, vincitore di ben sei premi a livello
internazionale, on air dal 28 gennaio
netrare nella fibra,
adesso, nella nuova
campagna, il riccio
Ernie si trova romanticamente abbracciato
alla sua amata e pare
non voglia più separarsene.
Ideata
dall’agenzia
Lumen di Milano, sotto
la direzione creativa di
Matteo Leonti e Monica De Ieso, la campagna ha il taglio ironico
e divertente che caratterizza il brand Spontex
e che ne esprime pienamente i valori e la
filosofia: umorismo e allegria per far scoprire ai propri consumatori il bello dei
lavori domestici.
Per ulteriori informazioni sulla campagna
adv Spontex e su Ernie è possibile consultare il sito internet www.spontex.it.
C’entra poco con la pubblicità, ma dimostra come il Web possa essere un mezzo
straordinario per rendere notorie idee
semplici ma grandiose.
Si tratta di un progetto che, mediante la
fotografia di israeliani e palestinesi e la
loro pubblicazione sia on-line sia off-line,
si propone di dimostrare come le due culture, i due antagonisti in realtà possano
convivere, condividendo un modo espressivo autonomo ma comprensibile ed apprezzabile dall'altro.
È un altro modo per permettere democraticamente a chiunque di "dire la sua" e far
capire (soprattutto a chi parla ma non ascolta) che ognuno ha qualcosa di interessante da trasmettere.
GEO: l’Italia è più ecologica di quanto sembri
Un’Italia che sa stare al passo con questo nuovo secolo verde. Un’Italia sempre più ecosostenibile, in cui aumentano parchi e foreste, si moltiplicano le attività di riciclaggio e prospera l’agricoltura biologica. Non è fantascienza ma realtà. Un piccolo miracolo ecologico,
una buona notizia che in tanto allarme ambientale non guasta.
Perché l’Italia si avvia, seppur faticosamente e a piccoli passi, ad una vera svolta ecologica.
È questa la sorprendente realtà che il mensile GEO vuole mostrare al grande pubblico attraverso la mostra “Italia, un’emozione verde: la forza del paesaggio e l’energia della natura
nella giovane fotografia italiana” fino al 31 marzo 2007 presso FORMA Centro Internazionale
di Fotografia di Milano.
Per ritrarre la nuova Italia “verde” il mensile GEO si è affidato all’obiettivo di tre giovani fotografi di Contrasto: Roberto Caccuri, Alessandro Cosmelli e Davide Monteleone. I tre fotogiornalisti italiani sono andati alla scoperta dei tesori di eccellenza ambientale che si celano nel territorio italiano.
Marlene®: “vicino alle mele, vicino ai clienti”
segue dalla prima… inoltre ancora una volta sui valori del brand e punta con forza ad eliminare le distanze tra il territorio di produzione e il consumatore finale, proprio come recita il motto che dal 1945 ispira le sua attività: “vicino alle mele, vicino ai clienti”.
Lo spot racconta infatti in modo ironico e surreale l’acquisto di un chilogrammo di mele Fuji Marlene® da parte di una signora che sta
facendo la spesa dal suo fruttivendolo di fiducia. A sottolineare il territorio di provenienza di questa varietà, l’immagine si sposta direttamente su un coltivatore che fra le montagne dell’Alto Adige raccoglie da un melo una gustosa Fuji Marlene®, lanciata poi da un secondo uomo verso valle. La mela conclude il suo viaggio colpendo lo schermo del video.
Grazie all’ultimo frame lo spettatore si impossessa degli elementi chiave per poter comprendere al meglio le doti della Fuji Marlene®: la
provenienza geografica, la certificazione Mela Alto Adige IGP e l’ampia varietà di gamma delle Marlene® che, come “affermano” le
mele in primo piano, è composta da ben 7 varietà diverse tutte coltivate da VOG e tutte commercializzate con la denominazione Mela
Alto Adige IGP.
Credits: Agenzia: Ogilvy - Executive Creative Director: Roberto Greco - Art Director: Paolo Rognoni - Copy Writer: Giorgio Conti - Casa
di produzione: Haibun / Red Productions - Regista: Matteo Pellegrini.
Quotidiano di comunicazione e marketing, anno III, numero 47, martedì 13 marzo 2007, pag. 8
TecnoPubblicità TecnoPubblicità TecnoPubblicità
briciole di pubblicità tecnologica ed estera a cura di Mario Soavi
Campagna antifumo in Germania:
la forza della delicatezza
Segnalo quest'annuncio di creatività tedesca per la delicatezza
ma assoluta chiarezza del messaggio che sta facendo vacillare
neralmente sono quelle persone che, per funzione, hanno un
tal valore aziendale che meritano una carica che alcune volte
è meramente di prestigio. Si scopre poi che la ricerca della
persona è puramente un elemento promozionale, sia per le
modalità, bisogna presentarsi pubblicando un proprio video su
YouTube: http://www.youtube.com/group/morepizzahut) ma
soprattutto per il "salario": 25 mila dollari, una pizza gratis al
giorno per un anno e tre mesi di auto aziendale a disposizione
(decisamente poco).
Tutti i particolari sono a http://www.pizzahut.com/vpofpizza/.
Certo è che il sistema trovato per questa promozione è decisamente insolito.
YouTube come medium di crisi:
complimenti al CEO di JetBlue
Sappiamo il putiferio capitato nel nord degli Stati Uniti a causa
dell'ondata di freddo polare. Abbiamo notizia dei fortissimi
problemi che ha provocato ai collegamenti aerei (centinaia di
voli cancellati). Forse è sfuggito il fatto che ciò ha creato una
polemica violenta da parte dei passeggeri, sia perché non si
sono potuti spostare (alla faccia dell'efficienza americana, che
anche un accanito fumatore come il sottoscritto. I particolari della
foto sono l’aureola di fumo sulla testa del bambino ed il claim
“some children get to heaven earlier”.
Vice Presidente di Pizza Hut
cercasi: solo video, per favore
Bellissimo esempio di promozione strettamente collegata ad
un'azione di coinvolgimento del pubblico ed ad un meccanismo viral.
Pizza Hut, la catena americana di ristorazione specializzata in
pizze, ha comunicato che è alla ricerca di un Vice Presidente.
Nelle aziende statunitensi i Vice Presidenti si sprecano e ge-
dovrebbe essere abituata a situazioni simili) sia soprattutto per
la mancanza d'informazioni che ha visto moltissimi, compreso
mio cognato, arrivare in aeroporto convinti di partire e poi scoprire che le informazioni avute erano sbagliate.
Pochi sicuramente conoscono l’intera vicenda di JetBlue, la
compagnia low-cost che, per ragioni interne ed e meteo, ha
costretto i propri clienti ad imbarcarsi, rimanere ore all'interno
degli abitacoli, per poi essere di nuovo sbarcati dal momento
che, ovviamente, nessuno poteva decollare in quelle condizioni. La reazione dei passeggeri è stata feroce, a buon diritto.
Questo era il contesto.
I complimenti vanno però fatti al CEO della compagnia JetBlue
che ha avuto il coraggio di apparire in un video (http://
www.youtube.com/v/-r_PIg7EAUw) per spiegare l'inconveniente e, soprattutto, di far pubblicare il contributo su YouTube.
Bellissimo esempio di gestione della "comunicazione di crisi" e
ottimo caso di uso avanzato dei media tecnologici.
Quotidiano di comunicazione e marketing, anno III, numero 51, lunedì 19 marzo 2007, pag. 6
UCSI e TP, unire cuore e mente per comunicare
di Mario Soavi
singoli professionisti, anche nel caso
ciò non coincida con gli obiettivi priIl 22 marzo UCSI e TP, Unione Cattolica
mari richiesti dalle rispettive organizdella Stampa Italiana e Associazione Itazazioni?
liana Pubblicitari Professionisti, organizza“Le nostre sigle UCSI e TP si sostanziano
no un incontro molto particolare, unendo
se dentro ci sono persone con cuori che
in un grande calderone responsabili ed
pulsano e cervelli che brillano. Non c’è
esperi di comunicazione giornalistica e
dubbio che le organizzazioni hanno una
pubblicitaria del settore pubblico e privato.
maggiore forza aggregante se propongoAnticipiamo alcuni aspetti del seminario
no delle iniziative rispetto
con Alberto Comuzzi, giorad un singolo professioninalista e presidente lombarsta. Anche se non è semdo dell'Unione Cattolica
pre possibile avere un’esatStampa Italiana.
Qual è il vostro obiettivo?
ta coincidenza tra le aspettative del singolo e gli obiet“Le sembrerà eccentrico,
tivi generali dell’organizzama l’unico vero obiettivo
zione in cui opera, è pur
che con gli amici di Tp abvero che quando le istanze
biamo da subito condiviso
personali (leggi, per esemquando, ormai due anni fa
pio, i valori veri in cui una
abbiamo cominciato a diapersona crede) rappresenlogare, è quello di unire le
tano punti di vista largapersone che vivono di comente condivisi, gli obiettivi
municazione. Viviamo in
del singolo diventano realuna curiosa società nella
tà”.
quale ogni categoria, ogni
Alberto Comuzzi
Quest'incontro segue il
gruppo o comunità è avviconvegno del giugno
luppata a se stessa. Siamo
scorso, quando avete messo giornalisti
così calati nei nostri mondi autoreferenziae pubblicitari a confronto con esponenli d’avere praticamente perso il senso crititi della Chiesa Cattolica. Non vi pare di
co. Ci citiamo addosso pronti a vedere
esagerare, mettendo sul tavolo valori
negli altri i difetti, ma non ci interroghiamo
forse troppo alti rispetto a quelli di uso
mai sui nostri. Proprio noi, comunicatori di
quotidiano?
professione, che dovremmo essere ipercritici, a cominciare da noi stessi, finiamo
“No. I valori cui tendiamo sono la genuiniper seguire le esperienze ormai collaudate
tà, la sincerità, la semplicità, per citare
e proprio per questo anche le più logore”.
quelli su cui la riflessione comune è più
Pensate che possa essere uno stimolo
avanzata. Si tratta di istanze avvertite
di dialogo tra realtà e persone diverse?
oramai da molti comunicatori. Non possiamo fallire perché sta diventando patrimo“È proprio ciò che ci aspettiamo. La prenio acquisito comune che la comunicaziosenza di colleghi – ci piace definirli così –
ne sia costretta a ritornare virtuosa. È
impegnati in istituzioni e apparati dello
nell’aria, da tempo, e solo i più sprovveduStato come i Carabinieri, l’Aeronautica
ti non si accorgono che in giro c’è grande
Militare, la Guardia di Finanza, i Vigili del
desiderio di freschezza, di autenticità, di
fuoco, assumono un rilievo importante e,
acqua che disseta e non di bollicine che
ci pare, innovativo. Diciamocelo con franilludono…Insomma le coscienze si stanno
chezza: il nostro mondo, quello della corisvegliando dal loro torpore. Un comunimunicazione, ha troppo spesso irriso le
catore che non avverte questo nuovo cliistituzioni dando di loro immagini sovente
ma è destinato a fallire nella sua profesparziali. Il fatto di vedere, in carne ed ossione”.
sa, uomini con le stellette che con la loro
Un'ultima domanda. Negli ultimi tempi
stessa divisa annunciano i valori di cui
giornalisti e pubblicitari sono stati più
sono portatori dovrebbe aiutare a far caspesso su sponde contrapposte, anche
dere qualche pregiudizio e, ce lo auguriacon tensioni molto alte. Perché voi cermo, a superare dannosi stereotipi. Ci piacate il dialogo, con che obiettivi e, socerebbe che la nostra iniziativa aiutasse a
prattutto, con che prospettive?
far conoscere meglio i tanti attori della
“È vero: i mondi dell’informazione e dell’incomunicazione”.
È la funzione sociale della comunicaformazione commerciale si sono a lungo
zione che vi interessa esaltare. Ma è
osteggiati. Errore clamoroso, da parte di
possibile che questa sia perseguita da
entrambi. Il punto è proprio questo: se è
vero che i giornalisti intendono “servire”
onestamente il cittadino/lettore attraverso
un’informazione corretta e veritiera e se è
vero che i pubblicitari intendono “servire” il
consumatore in modo altrettanto onesto e
veritiero, non si vede perché si debba
rivaleggiare, tanto più che tutti siamo contemporaneamente cittadini e consumatori.
È dalle sinergie che nascono le grandi
opere. Pubblicità e informazione sono
complementari. Un po’ come il rapporto
d’amore: basato sulla competizione è destinato a finire, sulla complicità ad irrobustirsi”.
l'Uomo al Centro
della Comunicazione
Milano è indiscutibilmente il centro
della comunicazione nazionale.
Qui non solo è concentrato oltre il 70
per cento dell'editoria nazionale, ma si
sviluppa, nelle sue diverse articolazioni, il lavoro di migliaia di persone che
animano il settore.
Il solo business della pubblicità è stimato attorno a 8.5 miliardi di euro.
Il convegno di UCSI e TP ruota attorno
ad un “Un Pensiero Guida al Centro
della Comunicazione”, è un incontro
per condividere e ricercare affinità
professionali e obiettivi comuni nel
vasto scenario della comunicazione,
pubblica s/o privata. Il convegno è
organizzato da Unione Cattolica della
Stampa Italiana e Associazione Italiana Pubblicitari Professionisti.
Giovedì il 22 marzo 2007 alle ore 9:30
presso la Sala delle Colonne della
Banca Popolare di Milano, in via
S.Paolo, 12 a Milano.
Quotidiano di comunicazione e marketing, anno III, numero 52, martedì 20 marzo 2007, pag. 15
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briciole di pubblicità tecnologica ed estera a cura di Mario Soavi
Pubblicità anti-maschilista?
Da non crederci: il 27 Febbraio scorso un movimento di papà
(con portavoce un opinionista televisivo: http://
www.glennsacks.com) ha iniziato una campagna di condizionamento verso la casa automobilistica Ford, perché non scelga, per la propria marca Volvo, l'agenzia bostoniana Arnold
Worldwide in quanto quest'ultima ha in passato lanciato campagne il cui messaggio era sfavorevole rispetto alla paternità.
Ma non solo: nel massimo della propria lotta, è anche stato
suggerita un'agenzia "preferenziale" (Euro RSCG). Prima di
commentare l'incommentabile, mi pare giusto riferire le motivazioni dell'appello, che ha portato la spedizione di più di 1000
tra e-mail e fax agli uffici Volvo in una sola giornata. Il tutto è
nato per la campagna Fidelity, per il quale Arnold Worldwide
aveva mostrato un papà come un idiota, un clown. Da papà
non posso che applaudire questa opinione: non è vero che le
nostre mogli hanno sempre ragione (anche se sono sempre
bravissime a farcelo capire).
Da pubblicitario "denuncio" una situazione paradossale che
non tiene conto del fatto che un conto sono le proposte creative di un'agenzia pubblicitaria e l'altro è quello che il nostro
cliente accetta e compra. Incolpare i pubblicitari esclusivamente (come sempre viene fatto, più per semplicità che
per consapevolezza) è una brutta abitudine ... e può diventare
anche una gravissima turbativa d'asta, in questo momento in
cui Arnold Worldwide è ancora in gara con altre tre agenzie
(tra cui, guarda caso, Euro RSCG) per l'assegnazione del
budget Volvo (150 milioni di dollari).
Suoneria targettizzata:
udibile solo dai minori di 25 anni
Tasti grandi
per un mercato grande
Questa non è una segnalazione pubblicitaria ma uno spunto
mezzo tecnologico e mezzo marketing.
All'ultimo 3GSM di Barcellona, il carrier austriaco Emporia
Telecom ha presentato un telefono per gli "over".
Nessuna capacità fotografica, nessun accesso ad Internet né
possibilità di mandare SMS, ma invece due bottoni per chia-
mare emergenza e per mettersi in contatto con i parenti più
prossimi.
Qualcuno, guardandone il design, potrebbe dire che è iniziata
anche in questo settore la tendenza al "vintage", qualcun altro
potrebbe dire che essere "in là con gli anni" non significa essere per forza "tecnologico-deficienti" (esperienza personale: il
cellulare di mia nonna, 91 anni, è molto più trendy del mio ...
e, soprattutto, cambia quasi ogni anno).
In realtà, l'unico elemento importante sono i tasti (belli grandi),
che possono diventare un plus assai importante per recuperare mercato in un segmento bello grande.
Clink, il suono della birra
community
Della serie, quando la tecnologia permette una targettizzazione
infallibile. In occasione del lancio del nuovo film "The Messengers", Sony ha iniziato l'offerta di una suoneria molto particolare.
Poiché il target per il film è giovanile, ecco che la suoneria è realizzata ad una frequenza che è udibile solo per chi ha meno di 25
anni. Alla faccia dei professori che chiedono sempre di spegnere
i cellulari in classe.
“Clink”, il suono di due
bicchieri di birra durante un brindisi.
Questo è il motivo
della nuova iniziativa
di promozione on-line
di
Anheuser-Busch
che ha deciso di chiamare il proprio pubblico a pubblicare su http://minglenow.com/clink i video nei quali
festeggiano bevendo birra. Un'ottima idea, che sta in mezzo tra il
viral ed il concetto di community.
Quotidiano di comunicazione e marketing, anno III, numero 54, giovedì 22 marzo 2007, pag. 11
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briciole di pubblicità tecnologica ed estera a cura di Mario Soavi
Dove sono le macchine?
Mi hanno sempre entusiasmato le esperienze di comunicazione internazionale delle aziende giapponesi produttrici di auto,
soprattutto quelle fatte sul mezzo internet. Un loro elemento,
l'uso delle forme, l'ho trovato sempre molto originale.Difatti
ecco, a breve distanza, un chiaro esempio.
Dal mondo arrotondato del sito istituzionale (http://
demo.northkingdom.com/ihuvudetpatoyota/index_en.html) che
mostra tutte le linee di sviluppo imprenditoriale dell'azienda,
ecco
invec e
il
mondo
quadrato
(http://
www.want2bsquare.com/) per la promozione del modello
Scion negli Stati Uniti.
Ovviamente si tratta di due pubblicità ben diverse, ove la seconda è on-line, con caratteristiche viral e declinazione di game-advertising, con integrazione di distribuzione di
merchandising in strada. Certo è che è apprezzabile il metodo
di far diventare tutto uno spettacolo e di utilizzare il mezzo non
Coca Cola contro se stessa!
Penso tutti sappiano che Coca Cola è forse il brevetto più protetto della storia. Su esso sono in giro leggende e fantasie
(anche negative - che ovviamente non posso citare per non
essere citato) e soprattutto periodicamente si ha notizia di
vincenti azioni legali della casa di Atlanta a difesa della sua
bevanda più diffusa.
Immaginatevi perciò quando ho visto lo spot pubblicato a
http://video.mediapost.com/index.cfm?clientfile=Coke_ZeroKOCZ_3719.mov.
Per il lancio della versione a zero calorie, Coca Cola ha deciso
di prendersi in giro, simulando il desiderio di citarsi in giudizio
per copia del gusto. Ecco perciò i responsabili del vecchio
brand (la versione "tradizionale") convocare un attonito legale
e cercare di convincerlo a portare in tribunale i responsabili
del nuovo brand, anche se appartenenti alla stessa società!
La campagna consta di tre differenti spot televisivi e di manifesti per l'outdoor.
Morale della storia: quale miglior sistema per coinvolgere il
pubblico a provare la nuova bevanda? Quale ironia autocelebrativa poteva avere miglior effetto sulla memorabilità?
Chiudo aggiungendo un altro tassello, seguendo una mia personalissima deduzione. Se fossi in Coca Cola e dovessi lanciare la nuova versione a zero calorie, saprei che mi sto impegnando in un'impresa decisamente rischiosa. Rischio ...
target ... ma certo: http://www.bracketomatic.com/
Sfruttando l'occasione del Final Four del campionato americano NCAA (in target), ecco lanciare un'iniziativa molto viral che
spinge il giovane a scommettere (senza soldi) su chi vincerà
quest'anno. Sanno essere decisamente bravi in Coca Cola.
O allarghiamo le tasche
oppure...
solo come semplice strumento ma come focus della stessa
comunicazione.
Cellulare, palmare, agenda o bloc notes, I-Pod, macchina fotografica, navigatore GPS ... al giorno d'oggi o si è donna (con
borsa) o si torna alla moda del borsello, oppure, http://
www.greatpockets.com/: la nuova moda che lancia indumenti
con ampie tasche per tutti i nostri gadget elettronici.
Divertentissima (soprattutto perché americana, con parodia
dello stylish britannico) operazione di comunicazione on-line di
Nokia, per il lancio del nuovo N95.
Quotidiano di comunicazione e marketing, anno III, numero 56, lunedì 26 marzo 2007, pag. 4
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briciole di pubblicità tecnologica ed estera a cura di Mario Soavi
Quanto sta cambiando il mondo
della pubblicità!
Devo dire che sono rimasto molto sorpreso quando, cercando
qualche giorno fa un software per tramutare il mio palmare in
navigatore GPS, ho trovato che la soluzione migliore era offerta gratuitamente da Nokia. E la sorpresa è stata ingigantita dal
fatto che Smart2Go funzionava sul mio QTek con sistema operativo Windows Mobile e non sul Nokia SmartPhone appena
acquistato da mia moglie. Perché?
Poi sono venuto a sapere del nuovo sviluppo di business di
Nokia AD Service (http://www.adservice.nokia.com/). Il colosso finnico si è di fatto trasformato anche in un fornitore di spazi per la pubblicità sui cellulari, proprio tramite l'applicativo
citato sopra.
Questa estensione di business è quasi una logica conseguenza, quasi prevedibile se si considera che chi produce la tecnologia è forse il migliore a saper dare i migliori sistemi per sfruttarla, quasi scontata se si guarda cosa ha fatto Apple (dall'IPod ad I-Tunes, fino ad arrivare all'I-Phone). Ma Nokia non si
ferma qui: alla fine dell'anno è previsto il lancio dell'ulteriore
servizio Nokia Ad Connector, che servirà ad integrare qualsiasi comunicazione svolta su altri media con una loro trasmissione su supporti mobili.
Ma la nuova frontiera del delivery pubblicitario aperto dalla
confluenza tecnologica di tutti i mezzi è riscontrabile anche
dall'altra parte della barricata. Qualche tempo fa ho parlato di
SpotRunner (online agency di Los Angeles di Interpublic http://www.spotrunner.com/): bene, la società sta per essere
acquistata da Google (http://news.com.com/2061-10802_36169052.html).
In pratica, il gigante di Mountain View ha mostrato una strategia chiara: entrata anche nel mondo della pianificazione video,
ecco rendere disponibile ai propri clienti anche una piattaforma per farsi gli spot in maniera semplice ed automatizzando
tutto il processo.
La mia personale conclusione è: se la tecnologia sta convergendo, se player diversi si gettano pesantemente nel mercato
pubblicitario, i protagonisti "tradizionali" di quest'ultimo stanno
dimostrando una incapacità a reagire. Ciò, di per sé, non sarebbe negativo se si riuscisse a lavorare non sull'adozione
tecnologica (ove noi comunicatori saremo sempre in ritardo
rispetto ad aziende che vivono di innovazione) ma sulla dimostrazione che non è corretto il paradosso che sta affermandosi, secondo il quale una commodity quale la tecnologia sta
affermandosi come valore in sé, relegando la creatività proprio
al livello di una commodity. In fondo le idee non crescono sugli
alberi, mentre cellulari e computer si trovano nei negozi.
Più spazi, please
La notizia è che è on air eBay Media Marketplace, un luogo ove
sarà possibile acquistare (con la formula dell'asta) spazi pubblicitari per il mezzo televisivo (americano). La notizia (riportata da
MediaBuyerPlanner: http://www.mediabuyerplanner.com/2007
/02/20/online-marketplace-for-tv-selling-betas-in-march/) riferisce
che il sistema è stato condiviso con tutti i maggiori player di settore (network ed agenzie, anche se il 21 marzo scorso, all'ANA TV
forum John Muszynski CEO di Starcom l'ha definito una perdita di
tempo) e che si prevede sia utilizzato addirittura da aziende quali
Wal-Mart e Revlon.
Esiste però già un problema: non c'è ancora traccia dell'offerta
degli spazi, di quel "magazzino" senza il quale non è ovviamente
possibile acquistare alcunché.
E qui s'innesta un problema generale e generalizzato: per un
mercato dell'acquisto che mostra un fermento ed il desiderio di
ampliare le proprie disponibilità, esiste un sistema
"blindato" (riscontrabile anche nel nostro paese) che di fatto non
permette l'evoluzione del mercato. Il tutto aggravato dal fatto
che, vuoi per convenienza (da parte dei network) vuoi per pigrizia d'acquisto degli utenti, l'entità dell'offerta è stagnante
pur alla presenza di mezzi (mi vengono in mente i media locali) di efficacia ed efficienza molto alta. Un'evidenza di ciò c'è
anche su altri mezzi, come Internet. È risaputo che i siti più
gettonati sono quelli che hanno già prenotazione di pubblicità
per quasi (od oltre) tutto l'anno. Così è in Italia ma anche altrove, se si considera che tutti gli spazi dedicati alla vendita
delle automobili negli Stati Uniti per tutto il 2007 erano già
stati acquistati ben prima dell'inizio dell'anno. Ma Internet non
è grandissimo? Non è vero che noi viaggiamo ben oltre la nostra pagina iniziale di default? Ed allora perché gli investitori
pubblicitari non provano a trovarci altrove, magari anche in
luoghi ove la nostra sensibilità è acuita e perciò possiamo
diventare più facilmente consumatori?
Recentemente Advertising Age (http://www.marketingvox.com/
archives/2007/02/27/marketers-love-their-mommy-blogs/) riporta la nostra attenzione su un piccolo fenomeno ma assai
interessante: i blog tenuti da mamme di famiglia. I numeri sono molto alti (si parla di un elenco variabile tra i 400 ed i mille), non certamente i numeri dei visitatori (anche se pare che
siano in competizione diretta con i programmi d'intrattenimento televisivo del mattino) ma quello che importa di più è la
componente emozionale delle visite a questi siti, molto importanti per supportare adeguatamente un corretto messaggio
promozionale. In conclusione, mi si permetta di dire che la
tecnologia ci ha permesso di aumentare e semplificare sensibilmente la nostra capacità di comunicare ed anche di rendere
il rapporto tra individui ed aziende molto più economico ed
efficace. Ma dobbiamo anche inchinarci ad altre conseguenze,
come il possibile scardinamento di tradizionali metodologie di
lavoro e superamento di sistemi di gestione consolidati. Ciò
non deve essere visto come un problema od una minaccia alla
professionalità di tutti gli attori del mondo della pubblicità ma
uno stimolo per poter migliorare il nostro modo d'operare che
non potrà mai fare a meno della nostra capacità ed esperienza ... sempre che noi non si decida di arroccarci sull'Aventino
e farci superare.
Quotidiano di comunicazione e marketing, anno III, numero 60, venerdì 29 marzo 2007, pag. 8
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briciole di pubblicità tecnologica ed estera a cura di Mario Soavi
Ma qui si esagera!
I pubblicitari hanno ovviamente molta fantasia, ma in questo periodo la stanno un po' troppo utilizzando non per formulare messaggi accattivanti ed efficaci ma per occupare tutti gli spazi possibili, se sorprendenti è meglio. Ecco perciò (in ordine
sparso) un elenco significativo.
La prima pubblicità sulle
case in costruzione: l'idea
è venuta all'agenzia americana The Republik per il
suo cliente Riley. L'unico
particolare che rimane
oscuro è se ciò porterà ad
un abbattimento dei costi
per il proprietario o più semplicemente un'ulteriore fonte di guadagno per il costruttore (propenderei per la seconda, ovviamente).
Ma la pubblicità s'intromette anche nei luoghi più intimi! Ovviamente non mi riferisco alle "note" pubblicità negli orinari, ma segnalo quest'invenzione: uno specchio da bagno che diventa
display una volta che la persona si pone ad una certa distanza.
L'idea è venuta ad un'azienda cinese Magic Display (http://
www.magicdisplay.net/) ma non penso rimarrà a lungo segregata
nel continente asiatico (anche se sono convinto che la prima applicazione di massa sarà fatta in Giappone).
Ma arriviamo alla prima delle peggiori "perversioni" pubblicitarie.
In Guatemala la colla Super Attack è stata associata ad uno degli
oggetti più odiati da chi frequenta le città e sperimenta i loro problemi di parcheggio: le ganasce.
Ora, non discuto che il concetto sia coerente (blocca la ganascia,
blocca la colla), ma il messaggio non porta con sé un alone di
antipatia che potrebbe ripercuotersi sulla brand awareness e perciò sulle vendite?
Ma il premio per la peggiore applicazione ritengo spetti alla società americana Xipto (http://www.xipto.com/), che fa guadagnare gli
utenti locali di cellulari a fronte di spot all'inizio delle loro chiamate. Funziona in maniera molto semplice: io decido di pubblicizzare il prodotto X e, quando qualcuno mi chiama, prima si sentirà lo
spot e poi la mia voce (ed io sarò pagato dall'inserzionista).
A parte che questo sistema è ovviamente molto più adatto al
mercato americano (dove sia chi chiama sia chi riceve la chiamata pagano),
in linea di principio mi pare però un'aberrazione totale, frutto dell'applicazione intrusiva di un viral marketing apparentemente funzionante.
Semplicità, massima semplicità
Beh, ovvio, trattandosi della promozione di un premio alla creatività pubblicitaria (il premio Goafest: http://www.goafest.com/),
era naturale che Leo Burnett
Mumbai (India) s'inventasse
spot assolutamente semplici,
quale lancio alle idee veramente creative che saranno premiate nella competizione. Va detto
però che, soprattutto in uno
degli
spot
(http://
w w w . y o u t u b e . c o m / wa t c h ?
v=XuOZtLv1NgE), la pur inflazionatissima metafora della lampadina vede un'applicazione assolutamente divertente ed efficace.
Adozione = promozione
Quando un'azienda come Wall-Mart con quasi due milioni di dipendenti decide di chiedere a ciascuno dei suoi di adottare un
prodotto con il fine di migliorane le vendite, si può immaginare
che capitino anche casi in cui aziende come Unilever vedano
aumentare del 5% della quota di mercato di un proprio prodotto
"solo" perché questo è stato "accudito" dal CEO in persona della
catena di distribuzione.
Caso limite ovviamente, ma immaginiamoci l'effetto globale dell'operazione (chiamata VPI, cioè Value Producing Item), che mette
in palio denaro e viaggi a chi riesce nell'intento prefissato.
Ottima tattica di promozione, dico io, che potremmo vedere anche in Italia, con magari anche un contemporaneo miglioramento
del servizio clienti in corsia.
Ricerca di personale
Società post-produzione
audio video in Milano,
settore pubblicitario,
cerca:
segretaria/centralinista
con buone capacità
organizzative.
Gradita esperienza
settore produzione,
disponibile da aprile.
Contattare Gabriella:
02 - 34530276
Quotidiano di comunicazione e marketing, anno III, numero 67, mercoledì 11 aprile 2007, pag. 4
TecnoPubblicità TecnoPubblicità TecnoPubblicità
briciole di pubblicità tecnologica ed estera a cura di Mario Soavi
Alla faccia
dell'avanguardia italiana
Non desidero esprimere un giudizio in merito alla vicenda Telecom ma mi ha colpito il fatto che un elemento in gioco sia un investimento di miliardi di Euro per aumentare la capacità di cablaggio italiano, per permetterci in un futuro non lontano
(massimo 2 anni) di accedere ai servizi di rete ad una velocità
pari almeno agli altri paesi europei.
La notizia in sé non mi avrebbe colpito se non avessi letto nei
giorni scorsi la classifica del World Economic Forum riferita alla
prontezza di collegamento esistente nelle varie nazioni del mondo. Partiamo dall'elemento positivo: rispetto all'anno scorso siamo balzati verso l'alto di ben 4 posizioni!
Peccato però che una delle prime dieci economie al mondo figuri
ancora al 40esimo posto in questa particolare classifica, dietro ai
primi (Danimarca, Svezia, Singapore, Finlandia, Svizzera, Paesi
Bassi e USA) ma preceduta anche (senza mancare di rispetto,
ovviamente) da Islanda, Cina, Estonia, Malesia, Slovenia, Cile,
Ungheria, Tunisia e poco prima di Cipro e Jamaica.
Come possiamo parlare di convergenza e digitalizzazione quando partiamo già con un handicap e questioni di nazionalismo che
rischiano di mantenerci nella stessa situazione di sottosviluppo
tecnologico (in questo aspetto)?
La classifica completa è visibile a http://www.weforum.org/pdf/
gitr/rankings2007.xls
Nel negozio dove non si compra
La foto sotto è stata presa da James Estrin e pubblicata su The
New York Times (http://www.nytimes.com/2007/03/18/
w e e k i n r e v i e w / 1 8 b a r b a r o . h t m l ?
ex=1331870400&en=c32f369e731b8d4c&ei=5090&partner=rssu
serland&emc=rss).
Parrebbe un bel negozio di elettronica, e difatti è quello al centro
di Manhattan e dedicato ai prodotti Samsung. È sulla linea dei
punti vendita esperienziali, quelli cioè in cui si desidera far provare il prodotto assieme a tutte le sue sensazioni. Nulla di nuovo
rispetto a quanto si conosce già, tranne che per un piccolissimo,
insignificante particolare: se desiderate comprare l'oggetto di cui
vi siete innamorati, qui non è possibile.
Sì, perché in questo negozio si può sperimentare l'uso, scegliere
il modello, chiedere ogni informazione come in qualsiasi altro
punto vendita, ma per acquistare il rimando è al sito dell'azienda.
Non so se si tratta di un'intuizione brillante (con chiari vantaggi in
termini di logistica aziendale) oppure se è la solita trovata per
farsi pubblicità ... e poi tra qualche mese si ristabilisce lo standard. Certo è che mi piacerebbe sapere se i numeri di vendita online nella zona di New York sono saliti più di quanto sarebbe stato possibile fatturare con un sistema più tradizionale.
Messaggio nella bottiglia
Semplice e geniale: una rivista usa la bottiglia della Coca-Cola
Light per raggiungere più efficacemente il suo target giovanile di
donne tra i 18 e 24 anni.
Gli elementi messi in gioco sono: la rivista che esce in un formato
ridotto (in dimensioni e paginazione) per poter essere allegata
nell'etichetta della bottiglia, il tema della sua prima pagina che si
integra perfettamente con
i concetti tipici della bevanda, il prezzo della bibita che rimane inalterato,
centinaia di migliaia di
esemplari messi sul mercato in Belgio (ma entro
l'anno sarà replicata l'operazione in Germania).
Quest'operazione si basa
su un'etichetta della società On Product Publishing
International ed è applicabile a qualsiasi mezzo,
barattoli compresi.
La genialità del sistema
non sta però solo nell'aspetto tecnico. Il concetto
notevole è l'uso del comarketing invertito, dove il
prodotto diventa il mezzo
e viceversa. Ma non solo.
Considerando in maniera
"asettica" il numero di
contatti riferibili ad un
target, mettendo in relazione quelli generati dalla
vendita di prodotti (ma
anche dalla partecipazione / visione d'eventi) con quelli dei media, si scopre che spesso vale più la pena pianificare su un prodotto (tradotto: fare co-marketing con un'azienda) che fare pubblicità su una rivista. Non desidero essere assolutista né sembrare
contrario ai classici sistemi pubblicitari. Mi preme solo evidenziare
questa possibilità, non perché la pubblicità conquisti sempre più
spazi ma in quanto oggi la più profonda riflessione debba essere
fatta proprio sui mezzi, dei quali i più tradizionali stanno subendo
mutazioni sostanziali di cui gli inserzionisti devono tener conto
nella stessa maniera originale con cui questa rivista belga ha
deciso di aumentare la propria diffusione.
Quotidiano di comunicazione e marketing, anno III, numero 70, lunedì 16 aprile 2007, pag. 11
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briciole di pubblicità tecnologica ed estera a cura di Mario Soavi
Google TV
ed il long tail pubblicitario
Il fatto che Google abbia fatto un accordo con due canali televisivi
americani via cavo (Astound) e satellitare (Echostar) per gestire
con il proprio programma di pianificazione pubblicitaria AdWords
tutti gli spot in trasmissione sui più di 120 canali del secondo di
per sé non è una notizia eclatante.
La novità sta però nel sistema di rilevamento dell'audience, che in
questo caso non solo è immediata (dopo 24 ore l'investitore può
sapere esattamente quante persone hanno visto il suo spot, a
prescindere dall'audience del programma in cui è inserito) ma
soprattutto il sistema permette di sapere se, scegliendo una pianificazione diversa (a target identico), si avrebbe potuto avere un
risultato migliore.
Il sistema è ancora in fase di test, ma pare (fonte AdAge: http://
adage.com/digital/article?article_id=115896) che già vari clienti
importanti (quali Intel) abbiano deciso di utilizzarlo.
Due sono, a mio parere, i punti interessanti, uno negativo e l'altro
positivo, tutti relativi alla semplificazione del rapporto tra pianificazione, acquisto e reporting. Innanzi tutto la standardizzazione
basata soprattutto sul costo (e sul sistema dell'asta, che determina il valore dello spazio pubblicitario aldilà di una valutazione
assoluta - anche se sono definiti dei minimi), mettendo di fatto in
second'ordine rispetto all'audience elementi importanti quali la
qualità e caratteristica del prodotto televisivo ospitante, è sicuramente un modo per avvicinare investitori "nuovi" e non per dare
un servizio nuovo ad investitori tradizionali. Certo, questo sistema
è in assoluto in linea con quanto richiesto dall'UPA statunitense
(che nel proprio Forum della fine di Marzo ha proprio rilanciato la
richiesta di avere dati assolutamente certi su chi vede gli spot
televisivi) ed in attesa che qualcosa di simile sia fornito da Nielsen Media Research con il proprio sistema di rating commerciale
minuto-per-minuto (come riferito da AdvertisingAge: http://
adage.com/mediaworks/article?article_id=115633). Ma il concetto
più importante appare nell'annuncio ufficiale fatto dal gigante di
Mountain View: "With our AdWords™ and AdSense™ advertising
programs we have seen the benefits of the long tail and we think
we can apply these principles to help grow the TV advertising
industry." Sicuramente è un ribaltamento della prospettiva, più
riferito a chi offre spazi rispetto a chi ne usufruisce, ma è la prima
volta (mia) che sento parlare di "long tail" anche per l'inventario
pubblicitario. Questo concetto, molto legato al mondo Internet (è
bandiera del successo Amazon) e con un presupposto di scarsa
rilevanza del magazzino fisico (che in questo caso ovviamente è
inesistente), forse può diventare quello che le televisioni commerciali hanno significato in Italia, cioè l'aumento degli spazi di comunicazione a disposizione e perciò l'aumento dei soggetti che investono in pubblicità. Certo, non bisogna dimenticare che le 24 ore
di programmazione sono comunque reali e che gli spazi pubblicitari ivi allocati, ogni giorno, tutte le settimane, per tutto l'anno, non
possono permettersi di non essere coperti sempre da spot dei
clienti. Ma se combiniamo il concetto internettiano con la televisione pay-per-view (dove di fatto sparisce la pianificazione fissa
ed i contenuti sono catalogati per un uso puntuale), ecco che il
sistema Google diventa sicuramente interessante.
È un test, stiamo a vedere, aspettiamo che il mutamento dello
scenario televisivo diventi rilevante, consideriamo però che una
volta di più questo "motore di ricerca" mostra d'essere sempre più
punto di riferimento per leggere ciò che ci accadrà.
Apple entra anche nei giochi
Già da mesi Apple sta studiando con Electronic Arts e Namco la
possibilità d'introdurre i loro giochi tramite i suoi I-Pod. Si parla
che presto saranno disponibili i classici Tetris e Pac-Man, ma
anche i più recenti successi quali il Sudoku e Texas Hold'em.
Semplicità di gioco (tramite la rotella dell'I-Pod) e d'acquisto
(Apple's iTunes store: prezzo $4.99)
sono gli ingredienti
base per un nuovo
successo di vendita.
Ma la notizia in sé
non parrebbe importante, in quanto riguarderebbe solo i
tipi giochi passatempo e non il cuore di
un mercato che oggi
(secondo l'istituto di
ricerca IDC) solo per
la parte on-line statunitense vale 722 milioni di dollari (+44%
dal 2005), con una
previsione di fatturato
di 952 milioni alla fine dell'anno e 1.3 miliardi nel 2010. Diverso
invece si fa lo scenario se si considera il recentissimo lancio dell'I-Phone. Si tratta di un telefono ma soprattutto forse l'attuale
migliore apparecchio multimediale all-in-one, oltre che supportato
da un robusto sistema operativo già predisposto per supportare
giochi elaborati. Ecco perciò che Apple (previsione: Giugno negli
States, non si sa altrove) diventerà veramente un nuovo player
anche nel settore giochi... che per i pubblicitari forse non interesserebbe nulla, tranne che per l'importanza che sta contemporaneamente sorgendo per il product placement, soprattutto nei giochi interattivi ed on-line. Certo è che i numeri dietro all'I-Phone
sono
impressionanti.
Mediapost
(http://
publications.mediapost.com/index.cfm?
fuseaction=Articles.showArticleHomePage&art_aid=53668) riferisce che Apple prevede di venderne nel 2008 ben 10 milioni di
esemplari. Se ciò si mette in relazione a quanto dicono gli esperti
del settore (per avere un mercato pubblicitario sono "sufficienti" 5
milioni di utenti al mese) ecco che i conti tornano.
Allo stesso modo come fa impressione un altro fatto. Una volta i
giochi si davano in prova scaricabili on-line, per poi obbligare le
persone ad acquistare la licenza per poterne usufruire le piene
potenzialità. Oggi invece si opera anche diversamente: gli intrattenimenti sono forniti gratuitamente, a patto che l'utente accetti di
vedere annunci pubblicitari. A parte il fatto che in questo modo i
produttori di giochi hanno trovato la quadratura del cerchio (se il
2% acquista il gioco, il rimanente 98% viene finanziato dagli inserzionisti pubblicitari), l'elemento interessante è che in questo
momento non esiste scarsità d'investitori in questo tipo di comunicazione bensì di giochi ove mettere gli annunci
Quotidiano di comunicazione e marketing, anno III, numero 73, giovedì 19 aprile 2007, pag. 3
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briciole di pubblicità tecnologica ed estera a cura di Mario Soavi
Sempre in movimento?
http://adage.com/video/Player.php s=Ojk2OTo3ZWZmM2Y
yZDox: è uno spot tipicamente
americano
(difatti l'oggetto pubblicizzato è Dunkin' Donuts), ma la parodia del
business man moderno
è valido a tutte le latitudini
e
longitudini
(ammetto, anch'io mi ci
riconosco).
Triste (la situazione) ma
efficace (il messaggio
promozionale).
Promuovere con la risata
Una delle regole principe per promuovere un prodotto è farlo provare o farne vedere i
benefici. Bisogna dire
che in questo caso
( h t t p : / /
www.youtube.com/
w
a
t
c
h
?
v=G_JqbwZXqeI), il Melbourne
International
Comedy Festival dal 4 al
29 Aprile, era facile mostrare i secondi, ... ma è il modo che è
ulteriormente apprezzabile. L'agenzia è Grey, le risate da 50 persone, il mix fatto da un DJ.
È così che si vende
l'usato garantito!
Certe volte lo spirito americano mi piace, soprattutto quando si
riferisce al valore numero uno per la gente d'oltreoceano: la
sincerità.
Come è noto (soprattutto dopo il caso Clinton-Levinsky) se
una persona dichiara qualcosa, guai se si scopre che ha detto
il falso: per gli americani è quasi peggio che
abbia ammazzato qualcuno.
Ecco che perciò mi ha
colpito questo spot
( h t t p : / /
www.youtube.com/
w
a
t
c
h
?
v=5qbYNpnWBOE) di
questo concessionario
d'auto della zona di Boston che, con ironia ma estrema chiarezza, prima elenca tutti i trucchi del mestiere per gonfiare i
prezzi del parco dell'usato e poi si mette a nudo (non del tutto,
per fortuna) per dimostrare che invece lui è limpido e trasparente ed il cliente si può fidare che ciò che offre è proprio quello che vale.
Beh, la voglia di comprare da lui è nata, ... peccato che mi
costerebbe una fortuna in più trasportare poi la vettura in Italia.
Pubblicità "indoor"
Mi piace quando
la pubblicità lancia un messaggio forte e, grazie al proprio
potere di comunicazione, riesce
a
trasmettere
concetti universali.
Questo annuncio
è apparso in
India (creatività
Grey
Worldwide), ma starebbe bene anche a New York, Parigi e, purtroppo,
anche da noi.
Cercami non con www
Pare sia una nuova tendenza giapponese, quella di mettere
come riferimenti di un'azienda/prodotto non solo un indirizzo
fisico, non solo un numero telefonico, non solo un sito
Internet, ma addirittura il testo che si dovrebbe inserire in un
motore di ricerca per accedere alla pagina web relativa.
Sinceramente mi pare un'assurdità, ma se viene fatto è molto
probabile che serva.
Mi capita alcune volte di vedere persone inserire l'indirizzo
web non nel box degli indirizzi ma in quello della ricerca sul
sito del motore di ricerca; come pure non è raro vedere il contrario: inserire le parole di ricerca nel primo box (e lasciare al
servizio di ricerca predefinito fare tutto il lavoro).
Seguendo questa logica, si rientra nel caso dei numeri verdi,
che qui sono ancora numeri mentre altrove (a mio parere meglio) sono parole, sfruttando la combinazione di lettere dalle
tastiere QWERTY dei nostri apparecchi. In definitiva perciò
potremmo definirla una pubblicità facilitata (non per l'azienda,
che deve investire molto in SEO per rendere efficiente il sistema), aumentando la facilità di connessione della persona con
le informazioni a lei utili.
Quotidiano di comunicazione e marketing, anno III, numero 78, venerdì 27 aprile 2007, pag. 3
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briciole di pubblicità tecnologica ed estera a cura di Mario Soavi
Banner, vali sempre meno
(mentre Google sempre di più)!
In una recente ricerca fatta da DoubleClick su 300 campagne
pubblicitarie on-line svolte mediante la proiezione di video, risulta
che questi formati siano oggi assai più performanti (CTR: da 0.4
a 0.74) rispetto a quelli standard JPG o GIF (CTR: 0.1/0.2). Si
rileva inoltre che la durata più utilizzata è quella dei 30", seguita
da quella dei 15", dei quali (per entrambi i formati) mediamente
l'utente vede per due terzi.
Le conclusioni sono ovviamente trionfalistiche: Rick Bruner, Research Director di DoubleClick, in un annuncio stampa del 20
Marzo scorso (http://www.doubleclick.com/us/about_doubleclick/
press_releases/default.asp?p=568) afferma che "le pubblicità
video on-line stanno diventando rapidamente lo strumento da
scegliere per ottenere brand awareness e vendite".
Personalmente sarei più cauto, ricordando che spesso la novità
su Internet inducono gli utenti a provare e perciò a dimostrare
un'efficacia dei metodi pubblicitari (ricordate i CTR medi del 20/30% dei primi banner?) non corretta e coerente nel tempo. Certo, con l'evoluzione della Rete a mezzo sempre più d'intrattenimento, passare alla pubblicità video è una conseguenza quasi
naturale e perciò benvenuta (soprattutto per chi già gode della
connessione a banda larga). Aggiunta: mentre forse non è del
tutto naturale che il gigante Google si stia pian piano accaparrando tutto il mercato pubblicitario. 3,1 miliardi di dollari: questo è il
prezzo pagato da Google per acquisire il network DoubleClick.
Domanda: già da tempo, di fatto, abbiamo un'azienda (Microsoft)
con il monopolio dei sistemi operativi e degli applicativi base dei
nostri computer, adesso accettiamo che un'altra società (ancora
una volta americana) diventi l'unico referente per l'acquisto dei
media pubblicitari? Ma quando ci decideremo di controbattere, o
come sistema od anche come singoli utenti?
Di chi è la vodka?
Non so se c'è una relazione tra la notizia riportata dai telegiornali
nei giorni scorsi (la Russia contro l'Europa, in difesa della propria
Vodka) e questo spot islandese. Alla base del contendere tra
Stati c'è ovviamente la difesa del
potere commerciale del prodotto
nazionale (che nel paese ex comunista rappresenta la terza industria
per dimensioni d'affari, dopo il petrolio ed il gas) ma il tema usato per
quest'azione è il concetto del gusto,
diverso per chi fa il liquore dal grano e chi lo vuol fare dall'uva (noi). In
questa querelle, ecco che perciò si inserisce l'Islanda, che con
questo spot (http://shedwa.blogspot.com/2007/04/you-cant-makereyka-vodka.html), rivendica il proprio modo di fare vodka come
unico. Fra i due contendenti il terzo gode? Non penso, ma la
coincidenza dei tempi mi ha incuriosito.
Poster? Assicurativi ed immobiliari
Che la pubblicità esterna, pur con tutti i suoi limiti e polemiche,
funzioni e cresca sempre, è un dato di fatto ovunque.
Fa riflettere però quello riferito da BrandWeek (http://
www.brandweek.com/bw/news/recent_display.jsp?
vnu_content_id=1003557788) e riferito all'ultima ricerca pubblicata dall'Outdoor Advertising Association of America: le categorie
d'investitori più in crescita su questo mezzo sono le assicurazioni
(come penso sarà anche da noi, con l'avvicinarsi dei termini per
la scelta del TFR) e le offerte immobiliari. Guardando da semplice
cittadino (ricerca "forse" soggettiva) quello che mi verrebbe da
dire è che aldilà delle differenziazioni social-culturali forse la pubblicità esterna debba da noi crescere ancora soprattutto come
consapevolezza da parte del potenziale investitore e non essere
considerata come la perenne "cenerentola" tanto da non essere
mai benvenuta da utenti con budget limitati. Speriamo in questo
senso che la tecnologia (che più che in altri media qui porterà
una forte innovazione) dia una mano.
Attenzione: in pubblicità
ritorna la legge della sintesi
Yahoo (http://www.ysmblog.com/blog/2007/04/05/think-short/)
obbligherà gli investitori pubblicitari (anche tramite le loro agenzie) e ridurre a 70 i caratteri massimi consentiti nei propri annunci
pubblicitari (precedentemente il limite era fissato a 190). Tutto ciò
avrà effetto da Maggio, anche se chi già è in pianificazione avrà
tempo fino a Giugno per adeguarsi. Perché tutto ciò? Problemi
tecnici? No, affatto: solo ed unicamente la convinzione
(finalmente) che più è breve l'annuncio più diventa chiaro e perciò
efficace, sia per l'utente sia per chi lo vede.
Ma doveva essere Yahoo a ricordarcelo?
Spot, spot, spot ... ma non in TV
So di aziende (una degli occhiali) ed organizzazioni (una legata
alle promozioni) che stanno lavorando per dotarsi di un network
di schermi promozionali da inserire nei negozi. La tecnologia ed i
sistemi digitali permettono questo nuovo tipo di comunicazione
estremamente targhettizzata. Ma nel paese delle polemiche per
gli studi di settori nel campo dell'advertising outdoor, certamente
non è proponibile
quanto invece è reale
negli States: l'offerta
di 10 mila punti promozionali con un
sistema che permette
sia l'acquisto degli
spazi sia la creazione
del messaggio mediante strumenti online. SeeSaw (http://
seesawads.com) dà
ovviamente anche tutti i numeri necessari per una pianificazione
corretta, includendo non solo aspetti geografici ma anche demografici (generali rispetto ai luoghi dove questi schermi sono posti).
Una nota finale. Segnalo questa novità con un po' di preoccupazione. Finora eravamo obbligati a vedere la pubblicità in strada o
nei luoghi pubblici; da ora la troveremo anche nei negozi, ristoranti, bar ... fino a quando non apparirà anche nell'androne delle
nostre case od addirittura davanti alla nostra porta. Va bene che
la tecnologia lo permette, ma non rischiamo di esagerare (ed andare ben oltre l'affollamento televisivo contro cui il nostro governo si
sta battendo)?
Quotidiano di comunicazione e marketing, anno III, numero 81, venerdì 4 maggio 2007, pag. 4
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briciole di pubblicità tecnologica ed estera a cura di Mario Soavi
Bud.tv: esempio anche negativo
L’era del digitale permette finalmente di farsi il proprio canale
televisivo. Certo, diventa più economico, perché utilizzando la
trasmissione su Internet i costi di questa si sono ridotti drasticamente, ma permane il problema della produzione/acquisto
dei contenuti da offrire.
Un esempio illustre vale una segnalazione ed anche può mostrare come l’uso della Rete imponga però una revisione drastica del modello dei “vecchi canali dedicati”.
Sto ovviamente parlando di Bud TV (http://www.bud.tv), un
bellissimo esempio di televisione targettizzata, realizzata dalla
nota produttrice di birra per coinvolgere il pubblico giovanile e
caratterizzare maggiormente l’esperienza di prodotto. Difatti è
stato un grande successo, ma ...
Il successo (ed i contenuti non spinti ma inneggianti all’uso del
prodotto) ha però mosso l’opinione pubblica e la magistratura
americana (ricordo che negli States bisogna essere maggiorenni per poter bersi anche solo una birra) contro AnheuserBusch e la sua scarsa selezione degli utenti all’entrata del
sito. Personalmente ritengo questo caso abbastanza lezioso
(se i minorenni non possono bere, non sono un target per l’azienda, che perciò – aldilà della legge – non ha alcun motivo
per semplificarne o favorirne l’accesso al sito) ma, al contempo, emblematico del fatto che ci siano ancora dimostrazioni
evidenti come gli americani considerino la Rete come un proprio palcoscenico e che nessuno sia ancora riuscito a risolvere (pur trattandosi di un mezzo digitale) a risolvere il problema
della incoerenza delle normative nazionali degli stati che permettono accesso indiscriminato ad Internet.
Ma forse il fatto più eclatante insito in Bud TV è un altro. Nell’era di YouTube (servizio di pubblicazione ed anche scambio di
contenuti multimediali – che prendo come emblematico), questo canale dedicato non permette al visitatore di scaricare
alcun filmato. Le motivazioni legate alla gestione dei diritti
sono chiare, ma vanno in contraddizione sostanziale con le
stesse abitudini del target d’interesse (oltre a bloccare gran
parte dello sviluppo virale della notorietà del sito stesso).
Internet non è solo una magnifica opportunità, che unisce la
possibilità di raggiungere un pubblico enorme alla riduzione
drastica dei costi per farlo. Pensare che sia solo questo significa mantenere una visione tipicamente tradizionale, e non
considerare che invece il mezzo ha già subito un’evoluzione a
favore del pubblico (il famoso Web 2.0). Continuare un modello che non coinvolga e renda “protagonista” il proprio visitatore
rischia di diventare un boomerang e soprattutto di non riuscire
a sfruttare a pieno l’investimento economico ed anche culturale fatto quando si approccia il mezzo con idee potenzialmente
ad altissimo ritorno di notorietà.
Difatti i primi numeri sembrano confermare ciò. A fronte di un
investimento di 30 milioni di dollari ed un obiettivo di avere un
parco di visitatori mensili tra i 2 ed i 3 milioni entro la fine dell'anno, nel primo mese di lancio gli utenti sono stati solo 230 mila,
segnale assai negativo.
Dall'azienda
( h t t p : / / n e ws . z d n e t . c o m / 2 1 0 0 - 9 5 8 8 _ 2 2 6166631.html) parlano di problemi legati alla modalità di registrazione ma vari commentatori (http://publications.mediapost.com/
index.cfm?fuseaction=Articles.san&s=57092&Nid=28402&p=264
245) sostengono invece che si tratta di problemi strutturali del sito
ed, appunto, della tipologia di relazione con l'utente.
Scegliamo tutti insieme
lo spot da vedere
Quest'operazione di Volvo Canada segue una moda dell'ultimo periodo, in cui le aziende realizzano una serie di spot e
poi, mirando anche ad accrescere così la notorietà, coinvolgono il pubblico per scegliere quello migliore (oggi, per esempio,
Amica Chips sta richiedendo a tutti noi di scegliere quale debba essere il suo prossimo testimonial). Ecco perciò i tre spot
(http://glossyinc.com/volvo/realman.html)
Il fatto che mi ha fatto riflettere è molto banale e personale e
deriva da una coincidenza casuale. Mentre stavo guardando i
tre spot, mi ha raggiunto mia figlia di quattro anni e mezzo;
istintivamente me la sono presa in braccio, ho replicato la visione dei tre filmati ed alla fine le ho chiesto quale le fosse
piaciuto di più, convinto che sarebbe stato il terzo (quello "con
la mamma ed il carrello"). Invece no: per il sangue da pubblicitario che a causa mia le scorre nelle vene, ecco che ha scelto
il secondo.
Ovviamente questo non era un test ma ciò che avevo fatto mi
ricorda quanto avviene spesso nelle aziende clienti: l'agenzia
presenta la campagna, presenta i vari soggetti e ... se va bene
la scelta viene fatta dal management presente in riunione, se
va male il Presidente chiama in riunione una decina tra operai
ed impiegati per fare un test immediato (caso vero questo, con
me come testimone), ovviamente mai viene appaltata una
ricerca per determinare in modo professionale quale messaggio sia più coerente con il target.
La riflessione? Dare la scelta di come allocare centinaia di
migliaia di Euro nelle mani di gente più o meno preparata non
è come prendere un paio di dadi ed affidarsi alla sorte?
Quotidiano di comunicazione e marketing, anno III, numero 85, giovedì 10 maggio 2007, pag. 7
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Congelati pubblicizzati
in un congelatore
Ecco un esempio splendido di contestualizzazione di un annuncio
pubblicitario. Questa campagna per Unicef, creata dall'agenzia
risultare sconveniente e perciò vietata. Perché una multinazionale si è lasciato scappare questo piccolo neo? Forse perché è
frutto di una piccola agenzia di Buenos Aires e non di una multinazionale?
Advertising Age lo cita come un possibile candidato a vincere un
premio al prossimo Festival di Cannes (http://adage.com/garfield/
article?article_id=116289): ma lo fa perché l'agenzia non sarebbe
nuova a vincere un Leone (dopo il Bronzo dell'anno scorso)?
Sexy latte
Il latte fa bene, può essere magro, può essere bevuto anche da
chi ne è allergico, addirittura ce n'è una versione fatta dai semi di
una pianta e non dalle mucche o capre (per quello di Yak, suggerisco di andare su Amazon). Di conseguenza, per "comunicare il
Dinamo Reklamebyra di Oslo, è pianificata nei banchi freezer dei
supermercati. Con il messaggio "I bambini del Kashmir stanno
congelando", l'annuncio vede notevolmente ampliata la propria
efficacia per il luogo in cui è inserito. Sarà che è stato fatto in
Norvegia, dove di freddo sono sicuramente esperti, sarà per la
curiosità della posizione scelta, certamente l'estensione del product placement alla pubblicità mi pare una tendenza da seguire.
Lux di Unilever
Segnalo questo spot di Unilever per il sapone Lux (http://
www.adage.com/video/Player?spotId=1051&instanceId=&startld=
&PageDate=&PageTitle=)non tanto per la creatività (molto piacevole) ma per il modo in cui trasmette un messaggio globale: qui
l'uso del figurativo è talmente chiaro, tanto da quasi rendere fastidioso il pay-off finale scritto e
recitato.
Una sola nota: perché mettere
un corpo femminile nudo (di
spalle e con slip)? La mia non
è una prudérie bacchettona
ovviamente, ma semplicemente un accenno al fatto che
questo singolo particolare di
un insieme perfetto limita l'uso
dello spot in quelle zone e mercati ove questa immagine può
latte" si utilizzano famiglie felici, bambini in salute, donne non in
carne. Ma in fondo il latte è una bevanda sexy, devono aver pensato all'agenzia Eva di Santiago del Cile. Ed, in effetti, con la
semplicità assoluta della copy "io bevo", penso che abbiano comunicato ben altro che un messaggio sensuale.
Si tratta di una campagna stampa, anche con altri soggetti (dai
quali si denota il concetto complessivo che vogliono lanciare):
http://www.adpunch.org/entry/promolac-milk-i-drink/.
Quotidiano di comunicazione e marketing, anno III, numero 86, venerdì 11 maggio 2007, pag. 10
Pubblicità sulla stampa: marzo è dei quotidiani
Il fatturato pubblicitario del mezzo stampa
in generale ha registrato nel mese di Marzo 2007 un incremento del + 6.1% rispetto
allo stesso mese del 2006. Questo dato è
la conseguenza di andamenti diversi all’interno dei mezzi stampa rilevati.
I Quotidiani in generale hanno registrato,
rispetto al 2006, un forte incremento sia
degli spazi ( + 18.2%) che di fatturato ( +
8.9%). La tipologia Commerciale nazionale ha registrato un + 11.1% a fatturato ed
un + 19.1% a spazio. La tipologia di Servizio e la tipologia Rubricata hanno registrato un aumento di fatturato rispettivamente
di + 3.8% e + 7%. Queste due tipologie
hanno registrato un incremento anche a
spazio: + 8.1% la di Servizio e + 1.2% la
Rubricata. La pubblicità Commerciale
locale invece ha segnato un + 8.1% a
fatturato ed un + 19.9% a spazio.
Molto positivi i risultati dei Quotidiani a
pagamento : fatturato a + 8.4% e spazi a
+ 18.3%; anche i Quotidiani Free Press
registrano andamenti decisamente positivi
sia a fatturato ( + 20.5%) che a spazio ( +
16.9%), seppur su valori assoluti ancora
molto ridotti.
I Periodici in generale hanno registrato un
andamento in linea con quello di Marzo
2006: un lieve incremento di fatturato (+
1.2%) e una flessione di - 2.4% a spazio.
Si è avuto un calo sia a spazio che a fatturato per i Settimanali (fatturato – 2.5%;
spazio – 4.2%), mentre per i Mensili cre-
sce il fatturato (+ 5.7%) e si riduce lo spazio (- 1.7%). Le Altre Periodicità hanno
registrato un incremento significativo
sia di fatturato (+ 9.2%) che a spazio (+
5.9%). Pertanto possiamo sintetizzare il
commento come segue: durante il mese di
Marzo 2007 si è registrato un andamento
in forte crescita dei Quotidiani, sia nella
pubblicità Commerciale Nazionale che
Locale e sia nei Quotidiani a Pagamento
che nella Free Press; migliora anche l’andamento dei Periodici che, grazie all’ottima performance dei Mensili, riportano il
fatturato in attivo dopo due mesi di segno
negativo.
Tutti i dati alla pagina seguente
Art Gallery, generare creatività per donare
Caro Direttore, è inconsueto che tra noi pubblicitari ci sia qualcuno che viva la creatività come un dono da condividere concretamente.
Sia chiaro, Angela D'Amelio ne fa oggetto del business della propria agenzia "Carta e Matita", ma è persona talmente innamorata
del proprio dono che si vede "obbligata" a pensare e realizzare
occasioni per dar spazio e condividere non alla sua (anche perchè , come sai, è particolarmente umile) ma alle tante altre creatività sotto la garanzia della propria.
Ti segnalo però che oggi è andata oltre. Sono appena tornato
dall'evento "Dalla Rete alla Tela" che lei ha organizzato presso lo
Studio Tadini a Milano, occasione in cui ha fatto esporre gratuitamente una parte dei creativi (artisti) coinvolti in ArtGallery ed ha
richiamato un pubblico di più di cento persone. Ma il fatto notevole è stato che non si è trattato di una semplice mostra, ma di un'occasione in cui le opere erano apertamente in vendita per finanziare un progetto di "Terre des Hommes".
In pratica, ciò che prima era solo mecenatismo verso la "sua"
creatività, ora è diventato mecenatismo per gli altri (i bimbi in
guerra) "sfruttando" la creatività.
In definitiva, siamo tornati ad un classico modello pubblicitario
(generare risorse tramite la creatività), dimostrando che il progetto ArtGallery è finalmente uscito dalla fase di un'iniziativa lodevole, diventando una vera e possibile espressione del nostro mondo
professionale, ... con la caratteristica di non interrompere nulla,
anzi di creare spettacolo e contribuire a migliorare il nostro ambiente. Per questo, permettimi, Direttore, di augurare alla mia
Socia Angela sempre più successo.
Mario Soavi
Coordinatore Regionale TP Lombardia
Caro Mario,
sono sempre felice di poter ospitare buone notizie, soprattutto
quando questo genere di eventi arriva da persone amiche che
stimo come persone e come professionisti.
Sono d’accordo con te quando ricordi che la pubblicità dovrebbe
mirare a generare risorse tramite la creatività. È una delle molte
cose ovvie che diamo per scontata e che dimentichiamo spesso.
Ma questa volta Art Gallery l’ha ricordata a tutti.
GianCarlo Mercuri
Quotidiano di comunicazione e marketing, anno III, numero 87, lunedì 14 maggio 2007, pag. 8
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briciole di pubblicità tecnologica ed estera a cura di Mario Soavi
Colonna disimpegnata
Questa volta non desidero dare notizie esclusive, curiosità
estere, nuove opzioni tecnologiche, né impegnarmi in un lungo
discorso su temi importanti o d'attualità: non di sola serietà
vive il pubblicitario, ma anche di scherzi ed assurdità, messe lì
per svagare e disimpegnare la testa dalle idee, strategie, investimenti, clienti, agenzie, ecc.
La prima segnalazione arriva da ICTBlog, segnalato nella sua
newsletter bisettimanale che fornisce tante notizie utili ma
altrettanti esempi della stupidità applicata all'invenzione tecnologica.
Una di queste, le "Mucche
Volanti", mi sembra interessante pubblicizzarla: http://
www.ictblog.it/index.php?/
a r c h i v e s / 2 5 4 2 Muuuuuuuuuuuuuu!Video.html. Si tratta dell'ultimo esempio di gadget per
uso nelle battaglie tra colleghi d'ufficio, sicuramente
molto meno tecnologico della batteria missilistica USB
(http://www.ictblog.it/
index.php?/archives/1942Una-generazione-di-USBMissile-Launcher.html) ma
ritengo molto più divertente
e coinvolgente nel lavoro di
gruppo (la mucca può essere rilanciata dal collega bersaglio). Divertente è anche il video
esemplificativo.
Seconda segnalazione va ad uno spot tailandese che, secondo me, dovrebbe essere lanciato come annuncio di pubblicità
progresso
contro
l'anoressia
giovanile:
http://
www.spareroom.co.nz/2007/04/23/feed-your-stomach-or-else/.
Un po' il primo, ma sicuramente di più il secondo annuncio ha
in sé un'ironia ed un'immediatezza
tale
(ricordate i brontolii della
pancia quando si ha fame?) che sostituendo la
confezione di tonno finale
anche solo con un prodotto dietetico, a parer
mio potrebbe riportare a
ragionare tante persone
oggi affette dalla sindrome della forma fisica.
Terza segnalazione è una chicca individuata da AdRants:
http://www.babalucio.ro/. Si tratta di un sito che offre "alibi", sì
quelle scuse che alcuni di noi utilizzano per fare qualcosa,
mentre gli altri pensano che ne stiamo facendo altre. Ha base
in Romania e questa è la sua mission: "siamo un’agenzia italiana operante in Romania che si occupa di come farvi evadere dal vostro lavoro, lontano dagli amici, dai colleghi di lavoro
e perché no, anche dalla vostra famiglia. Noi vi forniremo l’alibi, basta dirci cosa volete e noi lo realizziamo."
Ma la curiosità non sta solo nel prodotto in vendita ... l'elemen-
to che pare dia ulteriore garanzia del servizio sia il fatto che
tutto è gestito da un siciliano: sciovinismo americano!
Ultima segnalazione: senza dubbio i nostri figli sarebbero entusiasti se un giorno li andassimo a prendere a scuola in sella
ad un dragone come quelli che si possono configurare sul sito
http://www.eragondvd.com/volksdragon/!
Ecco un sistema coinvolgente per rilanciare l'uscita del film
Eragon, questa volta in versione DVD. Permane un dubbio: la
lista degli accessori a disposizione è ampia, ma nulla si dice
del carburante: a cosa vanno questi Volksdragon?
Coinvolgere il pubblico paga
Quando il mese scorso la Gazzetta ha cambiato strutturalmente il proprio sito, dando un'impostazione che apre fortemente
all'interazione con il proprio pubblico, ho applaudito alla mossa molto in linea con la tendenza attuale, ma con qualche dubbio sulla sua reale efficacia in termini di business (non conoscendo i numeri dietro a questa scelta).
Mi sono ricordato di tutto ciò quando mi è tornato sotto mano
questo articolo (http://publications.mediapost.com/index.cfm?
fuseaction=Articles.showArticleHomePage&art_aid=58689)
dove Nielsen dichiara che USA Today (un quotidiano statunitense) abbia avuto un incremento del 380% delle persone che
si sono registrate sul sito e del 21% delle visite totali nel primo
mese di una simile transizione ad un sito più coinvolgente per
il pubblico.
Questi sono dati che dovrebbero far riflettere i nostri editori,
ma anche le aziende che oggi perseverano a tener blindata la
loro presenza online, temendo più le conseguenze di questa
apertura di dialogo rispetto a quelle di un progressivo abbandono da parte del pubblico.
Quotidiano di comunicazione e marketing, anno III, numero 89, mercoledì 16 maggio 2007, pag. 1
… A prova di morte
Saatchi & Saatchi Moving Pictures ha realizzato per Medusa Film
una campagna multisoggetto per il lancio di "Grindhouse - A prova di Morte", il nuovo film di Quentin Tarantino. Il film, in concorso
a Cannes, uscirà nelle sale il 1° giugno e racconta di Stuntman
Mike (Kurt Russel), un killer misogino e psicopatico che si diverte
ad adescare e poi uccidere belle ragazze… continua a pag. 2
Il tasto con l’occhietto:
Alice Home Tv a pag. 2
Acea, il valore dell’acqua
Acea sensibilizza sul valore inestimabile dell’acqua con uno spot
JWT di 30 secondi on air da oggi nei cinema di Roma e con una
campagna affissione on air dal 28 maggio.
Il protagonista del
film è l'acqua, il
gocciolìo di un
lavandino.
Il suono ritmico
della goccia che
cade crea un'attesa carica di tensione.
Infatti da rubinetto, invece di una
normale
goccia
d'acqua, si stacca
un prezioso diamante che cade
vicino al buco
dello scarico.
Intorno allo scarico, altri diamanti
piccoli come gocce d'acqua, compongono l'immagine finale che
veicola in maniera inequivocabile ed evocativa il valore dell’acqua. La creatività è di JWT Roma, copy e vicedirettore creativo
Alessandra Amigoni art Laura De Laurentis, direzione creativa
Paolo Ronchi. Il direttore creativo esecutivo è Pietro Maestri. La
regia è di Leone Balduzzi per la casa di produzione CINETEAM.
Audio di General Jingles.
I soggetti affissione riprendono la comunicazione già realizzata su
questo mezzo, selezionata l'anno scorso nell'annual dell'ADCI. I
nuovi soggetti sono due immagini su una goccia di diamante e su
un rivolo di gioielli che rappresenta la perdita di un lavandino.
Fotografie di Marco Biondi.
Comunicazione:
fenomenologia
degli eventi e dintorni
alle pagine 8 e 9
Murdock, Dow Jones e la
battaglia per l'audience globale
di Mario Soavi
Le motivazioni dell’offerta di acquisto di Dow Jones & Co. da parte di Rupert Murdock hanno ragioni da ricercarsi in tutti gli ambiti
delle attività di News Corp., non solo nei settori stampa e televisivo, ma soprattutto in quello online.
Murdock opera localmente, ma pensa globalmente, e perciò non
ha senso considerare questa come una semplice operazione
editoriale. Se il fine fosse consolidare la posizione dominante
(globalmente oggi sopravanza di diverse centinaia di migliaia di
copie il Financial Times), i vantaggi economici (trattandosi di un mezzo comunque di nicchia) sarebbero assai limitati.
Né può interessare al magnate australiano il secondo giornale statunitense per
diffusione (ed in crescita tendenziale, secondo quanto riporta la
Audit Bureau of Circulations), benché questo sarebbe una forte
garanzia, in un momento di spinta verso l’online da parte di un
settore alla ricerca di riduzione dei costi (tema questo al centro
dell’annuale Newspaper Association of America Marketing Conference tenutasi a Las Vegas il 28/31 gennaio scorso).
Al contrario, dicono gli esperti, un elemento di forte interesse
sarebbe la massa degli abbonati al giornale (1,8 milioni, che lo
rende primo negli States) e soprattutto … continua a pag. 3
Quotidiano di comunicazione e marketing, anno III, numero 89, mercoledì 16 maggio 2007, pag. 3
Murdock, Dow Jones e la
battaglia per l'audience globale
segue dalla prima… i 700 mila all’edizione online (unico giornale nazionale statunitense a far pagare l’accesso online al
sito): questi non sono solo una voce economica importante ma anche una formula
di successo esportabile in altre imprese
del gruppo News Corp. (stampa ed online). La motivazione più logica ed ovvia
potrebbe risiedere nel desiderio di lanciare
un canale finanziario nel pacchetto Fox,
traendo contenuti dalla redazione di uno
dei più autorevoli mezzi finanziari mondiali. Questo significherebbe ampliare il campo competitivo nell’ambito satellitare
(segnando un punto contro CNN/Time),
con benefici economici sia nel campo dell’ampliamento della base di sottoscrizione
alla piattaforma sia in quella dell’offerta di
spazi pubblicitari, il tutto localmente negli
States e globalmente. Ma anche questa
opzione non è poi così facilmente percorribile, soprattutto per l’attuale contratto (a
scadenza 2012) tra Wall Street Journal e
CNBS proprio per la fornitura degli stessi
contenuti finanziari per uso televisivo.
Negli ambienti pubblicitari statunitensi la
tesi, infatti, è ben altra: si giudica la mossa
di Murdock da inquadrare in uno scenario
più largo, dove i giochi sono più nel campo dell’audience globale che nel singolo
mercato mediatico.
La “macchina di contatti”
Murdock oggi può contare su una
“macchina di contatti” straordinaria.
Da una parte c’è MySpace, una
community sociale che conta più utenti
dell’intera popolazione messicana. Questa
massa di persone già ha permesso al
mezzo di rendere 25 milioni di dollari alla
settimana (come dichiarato da lui stesso
alla Digital Hollywood Conference tenutasi
nel Gennaio a New York) ed è destinata
ad aumentare ancora, mediante l’accordo
fatto con Vodafone all’inizio di febbraio per
dare accesso a MySpace direttamente dai
cellulari serviti dal carrier inglese. In più ha
tutta la propria “batteria” di mezzi di comunicazione stampa (decine di milioni di lettori in tutto il mondo), la piattaforma satellitare (oltre 300 milioni di utenti): Murdock
oggi è uno dei maggiori gestori di audience del pianeta.
Tra i suoi concorrenti diretti in questo speciale mercato, dall’inizio dell’anno sta avvenendo una concentrazione straordinaria. Google con l’acquisizione di DoubleClick sta aumentando la sua audience
(che ora conta già almeno il 68% dei navigatori su Internet, come riferito da ComScore) anche aggiungendo al proprio pacchetto il mezzo radiofonico (mediante l’accordo con Clear Channels: più di 675 stazioni AM/FM e presto 12 community sociali online) e quello televisivo
(conseguente all’accordo con Echostar
per gestire le pubblicità sui suoi 125 canali
satellitari a pagamento). Yahoo ha appena
annunciato la propria entrata nel mondo
della TV via cavo (con l’accordo pluriennale con Comcast), mentre ci sono rumori
sempre più insistenti che Microsoft non
voglia escludersi dai giochi ed intenda
acquistare l’importantissimo network pubblicitario 24/7 Real Media (offerta di 1 milione di dollari, secondo il New York Post).
In tutta questa situazione, l’unica strada
che Murdock ha per mantenere una posizione dominante è quella di giocare sui
contenuti. Se MySpace gli dà un vantaggio per quelli generati dalle persone, ha
bisogno di una forte esclusività anche
nell’informazione ufficiale, ed ecco che
l’acquisizione di Dow Jones & Co. diventa
(opinione diffusa tra esperti americani
intervistati sull’argomento) una mossa
strategica di assoluta importanza. Solo in
questo modo è possibile che al tavolo
della trattativa per la spartizione dei proventi pubblicitari egli possa mettersi calando sul piatto non solo audience (che anche gli altri hanno) ma anche contenuti
(che invece gli altri non possono ancora
vantare come lui).
La vicenda Reuters e
Thompson Comporation
Che i contenuti siano l'altro piatto prelibato
sulla tavola dei protagonisti lo si può intuire anche dalla vicenda Reuters e Thompson Comporation. L'azienda nordamericana ha annunciato ieri (http://
www.thomson.com/pdf/corporate/
TOC_Reuters_transaction.pdf) la fusione
delle due realtà, la seconda specializzata
nella fornitura di servizi a supporto delle
decisioni e la prima in informazioni. Si
tratta di una concentrazione non di secondaria importanza, anche perché è solo di
pochi giorni fa l'annuncio che proprio Reuters sta chiudendo l'acquisizione di una
società specializzata nell'analisi testuale al
fine della ricerca delle informazioni
(ClearForest).
Ecco perciò ulteriormente chiaro lo scenario: da una parte ci stanno i grandi prota-
gonisti della fornitura di strumenti di ricerca delle informazioni che si stanno muovendo per accaparrarsi tutti gli spazi e le
piattaforme tecnologiche per gestire il
massimo della fetta dell'audience globale.
Dall'altra c'è una concentrazione tra produttori di contenuti ed altri soggetti specializzati nella tecnologia per gestirli, con la
chiara intenzione di contrapporsi al primo
gruppo. In mezzo si vorrebbe inserire Murdock, che non è nel campo della ricerca,
ma vuole ulteriormente allargare il proprio
portafoglio di contenuti per favorire contestualmente la sua scalata all'obiettivo del
primo gruppo. Insomma, in questi giorni
(con una coincidenza di tempi molto sospetta) pare che si stiano giocando le
mosse per quello che sarà il futuro panorama mediatico globale. E c'è ancora
qualcuno che non crede nella cosiddetta
convergenza tecnologica …
Mario Soavi
[articolo completo ed aggiornato, rispetto a
quanto uscito a pag. 4 di MF dell'8 Maggio 2007]
Quotidiano di comunicazione e marketing, anno III, numero 92, lunedì 21 maggio 2007, pag. 3
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briciole di pubblicità tecnologica ed estera a cura di Mario Soavi
Spazi: di più, globalmente
Qualcuno si potrebbe domandare quanto vale l'affermazione
fatta da Maria Luisa De Lucia (Direttore Marketing Metro) durante l'incontro "Free Press, che numeri!", nel quale sosteneva
che il suo giornale offriva la possibilità concreta di fare pianificazioni centralizzate ma su vari mercati continentali e non:
caso vuole che qualcuno d'importante (Rick Wagoner, CEO di
GM) proprio su questo punto ha incentrato il suo intervento
alla Newspaper Association of America Conference tenutasi
all'inizio di Maggio a New York (http://www.adage.com/video/
Player?spotId=1077&instanceId=&startId=&PageDate=&Page
Title=). La premessa è importante: Wagoner ha dichiarato che
la casa automobilistica statunitense non è più interessata solo
alla "offerta del mese" (causa di un continuo acquisto di spazi
sui mezzi, fenomeno forte
anche in Italia), ma a soluzioni che siano più in linea
con la razionalizzazione dei
costi, come già l'impresa ha
fatto nel campo del personale e delle strutture produttive. Se si guarda alle implicazioni di tutto ciò, si potrebbe
dedurre che presto ci troveremo di fronte ad una riduzione degli investimenti pubblicitari da parte del settore ... eventualità che però il manager GM ha superato, dando alla
platea una soluzione già possibile.
Il focus del discorso sta nell'evoluzione necessaria dell'inventario pubblicitario. Si tratta di smetterla di pensare a compartimenti stagni (stampa contro televisione, online contro tutti, e
così via), ma di presentarsi al cliente con un'offerta che gli
contenta di scegliere strumenti di comunicazione in maniera
combinata, per raggiungere più efficacemente il pubblico della
marca. La necessità è quella di aumentare l'inventario, in questo seguendo la realtà delle aziende clienti, che sempre più si
trovano a dover seguire i loro prospect in ambiti settoriali e
territoriali sempre più globali.
Ecco perciò il legame tra quanto detto da De Lucia a Milano e
da Wagoner a New York: la disponibilità di spazi deve essere
coerente con le strategie di business delle aziende e, se queste sono multinazionali, anche questi devono essere offerti
con una logica che esula dalla territorialità e che segue molto
la logica della Rete (dove il limite è solo la lingua).
Ma il problema per la stampa (perlomeno americana) non è
solo nel settore quotidiano. Come detto da Robin Steinberg,
senior VP di MediaVest, in un'intervista sempre su Advertising
Age (http://adage.com/mediaworks/article?article_id=116544)
esiste anche un problema legato alla verifica di redditività sui
periodici, ove il mercato chiede non più un'assicurazione sulla
distribuzione media ma sulla circolazione del singolo numero.
Il problema tecnico che sta in fondo a questo aspetto è serio,
ma negli States già qualche editore si sta attrezzando in merito. Da una parte c'è Time Inc. che, per voce del suo senior VP
John Squires, sostiene che su una massa di milioni di copie
non sia preminente verificare scostamenti anche di 50.000
unità, dall'altra parte c'è il gruppo Hachette Filipacchi Media
U.S. che già fornisce garanzie per le testate Elle e Car and
Driver ed intende estendere il servizio a tutto il proprio portafoglio durante il 2008.
Nulla da dire: l'attuale tendenza alla razionalizzazione degli
investimenti da parte degli utenti pubblicitari sta provocando
un'evoluzione nel mondo dei media che sicuramente porterà a
grossi vantaggi a chi si adeguerà all'evoluzione dei tempi tecnologici, con conseguenze che in questi casi non saranno certo decrementi di fatturato.
Idee svendute e rischiose
Già il fatto che un'agenzia che partecipa ad una gara venga
pagata per l'impegno ma debba cedere i diritti d'utilizzo delle
idee proposte è un'aberrazione del sistema pubblicitario. Non
perché solo squalifica il lavoro creativo, ma soprattutto perché
tutti sanno (e fanno finta di non saperlo) i meccanismi delle
gare non permettono alle agenzie di proporre "idee già pronte
per l'uso" (come già dissi su Spot and Web del 27 Febbraio
scorso). Ma ultimamente i clienti stanno andando ben oltre,
come nel caso emblematico di Kraft nell'attuale gara d'assegnazione del budget miliardario statunitense.
Come riferito da Advertising Age (http://adage.com/article?
article_id=116663) chi sta partecipando alla gara riceve 25.000 dollari, per i quali è tenuto a cedere i diritti d'utilizzo delle idee ma (e qui sta la novità assurda) deve dichiarare di
mantenere il proprio diritto d'autore nel caso in futuro le idee
fossero utilizzate e comportino problemi all'azienda cliente.
Ora, posso capire se l'agenzia potesse mantenere controllo
sull'uso dei suoi elaborati, ma se ciò non è contemplato (tra
l'altro creando non pochi problemi d'immagine per l'agenzia
stessa, che potrebbe in teoria vedere un proprio progetto pensato per un prodotto e poi applicato ad un altro, per il quale
magari si sarebbe rifiutata di lavorare).
Mi pare che stiamo parlando come di una fabbrica di automobili che vende un mezzo e questo viene utilizzato per uccidere
qualcuno e l'azienda costruttrice viene citata in giudizio per
concorso in omicidio: ma stiamo scherzando?
Mi rendo conto che il sistema pubblicitario in toto ha agito nell'ultimo periodo proprio mettendo le premesse perché l'idea
creativa perda sempre più valore. Ma qui mi pare si stia esagerando, rasentando il ridicolo come quando Renee Zahery
(portavoce di Kraft), commentando il fatto, ha detto: "Se le
agenzie hanno un problema riguardo a ciò, chiediamo che ce
lo sottopongano immediatamente". Bontà sua.
Pubblicità su YouTube
Finalmente c'è visibilità sul destino pubblicitario di YouTube.
Il 27 Aprile scorso, rispondendo a IMedia (http://
www.imediaconnection.com/news/14687.asp) Suzie Reider,
Responsabile Pubblicità di YouTube ha confermato che in
estate inizieranno i primi esperimenti di pubblicità legata ai
video del portale di Google.
L'idea è quella di far precedere tutti i video con un breve spot
e poi replicare il video in formato standard sulla colonna laterale al termine della visione. Particolare inoltre il destino di
questi ricavi: saranno condivisi con i più di 1000 utenti che già
hanno aderito al portale con la sottoscrizione "premium" (tutti
quelli non standard).
Quotidiano di comunicazione e marketing, anno III, numero 95, giovedì 24 maggio 2007, pag. 3
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briciole di pubblicità tecnologica ed estera a cura di Mario Soavi
L’idea è bella, non c’è che dire
Non aggiungo altro al titolo se non le spiegazioni.
La vettura che sembra trainare questo treno della metropolitana è
la Fiat Palio 115 HP. Siamo nella metropolitana, probabilmente a
San Paolo del Brasile e questa è la campagna realizzata da Leo
Burnett Sao Paulo per il lancio del modello sportivo della Palio.
Le pecche ed i pregi
dei siti di automobili
Segnalo questo articolo (http://www.imediaconnection.com/
content/14470.asp) perché riporta una recensione di alcuni importanti siti americani di case automobilistiche, evidenziandone le
caratteristiche e riportando commenti assolutamente non banali.
Lo segnalo anche perché le versioni statunitensi di siti di case che
commercializzano anche da noi hanno finalità molto commerciali
(da loro le auto si vendono anche online, mentre da noi - dopo il
flop della Fiat Barchetta - ciò non avviene), elemento che in Italia è
molto spesso tralasciato, causando poi di conseguenza una prevalenza di comunicazione online basata sull'esaltazione della forma più che sui possibili veri interessi da parte dei compratori.
L’auto è stata collocata su un carrello ferroviario posto alla testa
del convoglio e così entra in ogni stazione, visibile e godibile da
parte del pubblico. Le foto non rendono giustizia all’idea: forse
sono state scattate all’ingresso del treno sulla linea, pochi attimi
dopo l’uscita dal deposito del convoglio. Eh sì, avrei proprio voluto vederle le facce dei pendolari all’arrivo del treno “trainato” da
questa orginale, simpatica e semplicissima idea...
Quotidiano di comunicazione e marketing, anno III, numero 96, venerdì 25 maggio 2007, pag. 5
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briciole di pubblicità tecnologica ed estera a cura di Mario Soavi
Vendere le auto con poesia
Quando si parla di spot di automobili, spessissimo si denuncia il
fatto che spessissimo le case automobilistiche ci facciano vedere
i loro modelli magicamente in moto in strade deserte, piene di
parcheggi e con passeggeri sempre sorridenti e rilassati.
Ma capita anche che
i casi siano diversi,
ed allora eccoci quasi a stupirci per la
creatività e/o inventiva e/o ironia di alcuni
produttori.
Chiaro esempio è
l'ultima comunicazione di Audi che, per il
suo modello A5, si è inventata questo spot (http://
www.youtube.com/v/9cMploGeOW0) poetico e subliminale (in
senso positivo, ovviamente), eccellente per il dare le emozioni
solo sottintendendo la vettura.
Diversa è l'impostazione data da Volkswagen per il modello Golf
in commercializzazione brasiliana. Se in prima battuta lo scimmiottamento del film
Forest Gump (http://
www.youtube.com/
w a t c h ?
v=3j6YoPIFD48)
potrebbe sembrare
"scarso", è solo al
finale (con la parata
di tutti i modelli) che
si comprende appieno il forte valore della
comunicazione (con accenno velato al club, alla comunità, valore
del marchio tedesco ma anche argomento di estrema attualità).
L'ultimo esempio è Renault. Questa parodia (http://
www.glossyinc.com/renault/fisherman.html) dell'auto come strumento di attrazione
per la gente è stranamente stata creata
da Publicis France.
Aldilà del fatto che
diversi colleghi americani hanno dichiarato che mai e poi mai
vorrebbero vedere lo
spot trasmesso a
casa loro (perché
velatamente ricorda immagini del 9/11 ... ma forse anche perché
l'anti-francesismo è una realtà permanente), trovo il comunicato
un po' lugubre ma sufficientemente ironico ed esplicativo per farlo
risaltare su tanti altri.
Auto veloce, pubblicità veloce?
I pubblicitari dicono pubblicamente di temere i canali digitali come
TiVo o Sky+, in quanto gli utenti di questi hanno la facoltà di saltare tutte le interruzioni pubblicitarie.
Ecco perciò i creativi di Venables Bell & Partners che si sono
inventati questo spot da 15" fatto apposta per quei mezzi (che
permettono di saltare ma anche di fermarsi a rivedere) alla fine
del quale sfido chiunque a non cliccare il rewind.
Vecchie chiavi
od incidente simulato?
Il "gioco delle chiavi" come pretesto di portare il potenziale
cliente in concessionaria per provare un'autovettura è
"vecchio",
ma
non ricordo un'applicazione
simile a quella
fatta da Nissan in
Marzo a New
York:
20.000
chiavi "perse" in
bar, luoghi di
spettacolo, stadi
ed altri posti, tutte come se fossero state veramente perse. Solo
dopo averle raccolte, l'individuo scopriva che poteva andare a vedere il nuovo
modello di auto su un sito e che avrebbe avuto un premio "per
ritrovare le mie
vecchie chiavi.
Versione più tecnologica di pubblicità esterna è invece il caso di
Lexus che, utilizzando una tecnologia
veramente
s p l e n d i d a
(MonsterVision di
Monster
Media:
da
vedere
a
http://www.monstermedia.net/
products_monstervision.php), permette al passante d'interagire con uno schermo gigante in occasione di un incidente simulato, con facoltà di tornare indietro, fermare l'immagine per
vedere il particolare, ecc.).
Tra il modo "classico" e quello "tecnologico" di fare pubblicità
alle automobili non stilo classifiche: ambedue molto coinvolgenti e perciò sicuramente efficaci.
Quotidiano di comunicazione e marketing, anno III, numero 100, giovedì 31 maggio 2007, pag. 5
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briciole di pubblicità tecnologica ed estera a cura di Mario Soavi
Video online finalmente cliccabile?
Quando si parla di ultime tecnologie non necessariamente
s'intende una novità in assoluto, ma un'applicazione reale che
dimostri la vera potenzialità dell'innovazione. Tenuto conto di
questa personalissima premessa segnalo che Microsoft adCenter Labs ha realizzato la prima campagna in cui lo spot
online è cliccabile. L'annuncio, apparso in primavera solo sul
portale MSN, pubblicizzava i prodotti dei grandi magazzini
statunitensi Kohl e permetteva (tramite un nuovo formato chiamato VHL - Video HyperLink) di cliccare sulle immagini in movimento per accedere a maggiori informazioni sull'articolo mostrato o per collegarsi al sito del distributore per procedere
all'acquisto online.
Immagini: se le scopri le ho
Se fossi un'agenzia di contributi visivi per la pubblicità, anch'io
mi preoccuperei di coinvolgere i miei clienti comunicatori con
un sito intrigante e fortemente focalizzato sul mio business.
"certi formati commerciali non tradizionali", come per esempio
i ticker che appaiono contemporaneamente agli spot televisivi.
Si tratta di una domanda fatta esclusivamente ai clienti statunitensi, ma trattandosi del servizio Monitor-Plus, il fatto potrebbe interessare anche i clienti internazionali, italiani compresi.
Certo è che l'istituto si è premunito di confermare che quest'operazione ha ragione solo per soddisfare le richieste degli
auditor del Media Rating Council, una specie di formalità necessaria.
Ma il fatto non convince proprio tutti, come riferito da Media
Planner (http://www.mediabuyerplanner.com/2007/05/11/nielsenagain-asks-clients-for-info-for-commercial-ratings/).
Va detto però che lo sviluppo sempre più vorticoso della creatività nelle pianificazioni pubblicitarie (effetto da una parte dei
clienti desiderosi di far risaltare maggiormente i propri annunci
e dall'altra dei mezzi, disponibili ad aumentare le opzioni a
disposizione per evitare l'erosione degli investimenti) non vedo
come non potrebbe creare naturalmente qualche problema in
chi, in maniera asettica ed indipendente, è chiamato a verificare l'efficienza delle operazioni senza poter contare sulla collaborazione di chi le effettua.
Con un po' di buon senso mi verrebbe da dire: maghi sì, ma
non senza limiti.
L'onda si muove ecologicamente
con il sole
Il commento che verrebbe da fare è: le agenzie non sono poi
tanto impermeabili alle nuove tecnologie, anzi riescono ad
applicarle in modo tanto, ma tanto creativo.
Questa affissione, pensata da DraftFCB di Toronto per il cliente WWF, è talmente semplice da sembrare naturale: il materiale di fondo è fotosensibile e permette il movimento verticale
della parte più scura a seconda dell'intensità della luce che
riceve. Ciò in piena sintonia con il messaggio: "I livelli dell'oceano stanno alzandosi più rapidamente che mai".
Complimenti per la semplicità e l'applicazione!
Segnalo questo sito (http://www.wonderfulunion.com/gestalt/?
country=usa) un po'perché ho contribuito a fargli vincere un
premio all'ultima edizione dei Summit Creative Awards (http://
www.summitawards.com/), un po' perché ha un titolo (Gestalt)
che dovrebbe piacere molto al mio Direttore, moltissimo perché è una bella idea creativa anche formativa verso chi dovrebbe avere talmente padronanza delle forme da vincere il
gioco "a occhi chiusi".
Per la cronaca, io da alcuni giorni sto prendendo ripetizioni …
Nielsen e i formati "non standard"
Sta facendo parlare di sé l'ennesima richiesta (comunicata il
10 maggio scorso) da parte di Nielsen agli utenti pubblicitari
perché essi notifichino all'istituto di ricerca quando pianificano
Quotidiano di comunicazione e marketing, anno III, numero 102, lunedì 4 giugno 2007, pag. 6
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briciole di pubblicità tecnologica ed estera a cura di Mario Soavi
In strada, oltre che parlare ...
Il mercato dei contenuti via cellulare è ancora (in Europa) troppo
acerbo. Dimostrazione ne è la contrapposizione tra statistiche
d'uso e nuove tecnologie in entrata.
Una recente indagine da parte di M.Metrics ha evidenziato come
gli utilizzatori della televisione via cellulare siano in calo, per via
dei costi (45% delle risposte) ma anche per la scarsa qualità ed
affidabilità del servizio (24%).
Pur in questa situazione (che non è sintomo di insuccesso ma
riterrei più un occhio del ciclone), in un marcato ancora più compresso del nostro (gli Stati Uniti, dove l'aspetto del prezzo è assai
più rilevante che da noi) stanno nascendo nuovi applicativi assolutamente interessanti:
● uLocate (http://www.ulocate.com) sta lavorando per lanciare
alla fine dell'anno la possibilità di trasmettere pubblicità sui cellulari in base al luogo ove l'individuo è in quel momento;
● Mobot (http://www.mobot.com) offre una soluzione quasi strabiliante: facciamo una foto di una pubblicità ed ecco che sul nostro
cellulare siamo rimandati automaticamente sul sito o, meglio,
all'offerta di prodotto on-air (con i collegamenti dove comprare);
● MobileLine (http://www.mobilelime.com) rende digitali coupon e
tagliandi di offerta, abbreviando e semplificando l'acquisto in promozione.
Forse la strada giusta è questa qui: consideriamo il cellulare non
come uno strumento di divertimento ma piuttosto come un mezzo
per facilitarci la vita (e, per i pubblicitari, per farci acquistare di
più, più velocemente e più facilmente).
Il secondo è di Absolut (http://adgabber.com/video/video/show?
id=546804%3AVideo%3A12855) che trasforma una manifestazione di stile Anni 60 in una gigantesca guerra di cuscini (con un
pay-off finale oscuro).
Quando la creatività
è sorprendente (ma efficace?)
Questi sono tre casi in cui sono rimasto perplesso. Mi capita
spesso di esserlo, di farmi sorprendere da ciò che vedo in pubblicità, ma questa volta mi sono capitati questi tre casi nel giro di
pochi giorni, e devo dire che il loro modo di trasmettere un messaggio in maniera del tutto insolita mi ha lasciato il dubbio che,
forse, la riflessione che imponevano minava un po' la loro chiarezza ed efficacia.
Il terzo è di VolksWagen (http://adgabber.com/video/video/show?
id=546804:Video:12845) per cui la Beetle diventa un palloncione
con cui attraversare la strada sulle strisce (qui tutto è incentrato
sul pay-off, direi improbabile).
Come si dice, al lettore l'ardua sentenza.
Studi scientifici
sulla masticazione
Il primo spot è di Corona (http://www.diangy.com/filemanager/
files/VIDEO/UNION%20-%20Corona%20%20Finishing%
20Touch.mov) che dimostra come un paradiso per la persona
non possa essere completato se non da quella birra.
Segnalo questo sito della gomma da masticare Trident (http://
www.tridentgum.co.uk/) perché
trovo l'idea molto simpatica e
coinvolgente, allo stesso livello
(ma parlo sempre di pareri personali) di quella di Frisk (http://
www.adforum.com/adfolio/
r e e l _ d e t a i l . a s p ?
ID=33295&TDI=VDUDdL1j&PAGE=1&bShop=True&awid=).
Certo, non è uno spot da 40" e necessita la visione di un filmato
di diversi minuti, ma è espressione della tradizionale ironia britannica (agenzia AKQA di Londra) spessissimo apprezzabile universalmente
Quotidiano di comunicazione e marketing, anno III, numero 104, mercoledì 6 giugno 2007, pag. 1
Dolfin lancia il tris estivo e chiama mago Frassica
On air Campari
Sono on air sui principali
canali televisivi e radiofonici i nuovi spot dei prodotti Dolfin SpA, l'Azienda
catanese che ha fatto della genuinità e della tradizione il suo punto di forza.
La strategia di marketing,
stilata da Gaetano Finocchiaro e Giorgia Bonadies,
rispettivamente Direttore
Marketing e Product
Manager per Dolfin, i quali
hanno seguito personalmente tutti gli step delle
produzioni televisive, si è
orientata verso la scelta di
professionisti del settore,
alternando partnership consolidate a
nuove join, con un obiettivo comune:
conquistare il consumatore. Ideato da
Ad immagine … continua a pag. 2
Gentiloni a Radio TV Forum:
le piccole emittenti sopravviveranno
Parte oggi, la nuova campagna stampa e
outdoor di CampariSoda. Sorpresa, immediatezza, complicità e irriverenza i temi del
concept creativo della campagna multisoggetto che enfatizza le icone del famoso prodotto - la bottiglietta conica, il tappo futurista
e l’inconfondibile logo.
La creatività dei soggetti, firmata dal Gruppo
DDB, richiama e reinterpreta i visual del prodotto: la bottiglietta disegnata dal futurista
Fortunato Depero. La pianificazione, curata
da Mindshare, coinvolgerà per tutta l’estate
quotidiani, free press, settimanali e mensili,
nonché il circuito metropolitano ed estivo
delle Promocard.
E’ prevista inoltre una pianificazione nelle
Stazioni Metropolitane di Milano e Roma
nonché una comunicazione capillare sul
circuito “Grandi Stazioni” che coinvolgerà le
principali stazioni ferroviarie italiane.
Si è svolto l’incontro con il Ministro Gentiloni a RadioTv Forum 2007 di Aeranti-Corallo
che si tiene presso il Centro Congressi dell’Hotel Melià Roma Aurelia Antica a Roma.
Sala gremita e relazione del coordinatore AerantiCorallo, Marco Rosignoli, che ha esposto le problematiche di attualità del settore, dal ddl Gentiloni al
digitale terrestre televisivo, dai possibili scenari per
una transizione radiofonica digitale diversa dal Dab
alle problematiche dei contributi statali per l’emittenza locale e alle provvidenze previste dalla legge
sull’editoria. Rossignoli soffermandosi sul ruolo dell’emittenza locale sul territorio ha sottolineato che
“Aeranti-Corallo ritiene inoltre indispensabile che il
futuro quadro normativo rafforzi il ruolo centrale
Paolo gentiloni
dell’emittenza locale relativamente all’informazione
a radio TV Forum
sul territorio, sopprimendo le disposizioni normative
che prevedono la stipula da parte della concessionaria del servizio pubblico di contratti di servizio regionali e ribadendo il divieto per gli enti locali di svolgere attività radiotelevisiva.” Il Ministro ha affermato che “convivranno nel futuro la tendenza di globalizzazione tra i grandi gruppi in contrapposizione a quelle realtà, rappresentate dalle
locali, che hanno ragione di esistere perché sono legate al territorio e alla comunità”.
“Per riequilibrare il mercato ci vogliono” ha aggiunto Gentiloni “risorse economiche e
tecniche, nonché la possibilità di rivedere le rilevazioni degli indici di ascolto”.
Storicamente insieme
L'occasione è stata la D5 conference, tenutasi il 30 maggio scorso. Fino a quando non sono effettivamente apparsi insieme sul
palco, si sono seduti ed hanno iniziato a parlare, nessuno era
certo che ciò potesse succedere. Tale è stata ed è la rivalità tra le
impostazioni di Mac e PC che sembrava quasi impossibile che i
due "profeti" dei sistemi operativi proprietari potessero accettare
di confrontarsi. Poi è successo: Steve Jobs e Bill Gates si sono
parlati. le due filosofie si sono espresse, in un dialogo che ha mostrato le linee di sviluppo attuale e le tendenze future di ciò che
gestirà la nostra vita informatica: con spazio per le battute, alcune
veramente esilaranti. Storico, da vedere e rivedere.
m.s.

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