Terzo numero 2015/2016 - Clicca qui

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Cari ragazzi ,
anche questo anno scolastico che sembra appena
iniziato è ormai giunto al termine!
Vi ringraziamo per la collaborazione nel creare le
copertine del giornalino e per i vostri articoli e, al
termine di un anno che vi ha visti impegnati e
appassionati, vi auguriamo meritate serene
vacanze!!!
LA REDAZIONE
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L'AVVENTURA DI JACK
Jack aprì gli occhi: nella sua testa risuonavano le urla dei compagni travolti dalla Merilyn che spariva sotto l'acqua,il lento sbatter
d'ali dei gabbiani, poi il buio totale.
Si guardò attorno: era accasciato sulla sabbia dorata e bollente e, alle sue spalle, si stendeva un'immensa selva nera. Anche se
con fatica si alzò, indolenzito, e con la sua spada si fece strada tra i fitti rami della foresta. Era ormai un giorno che non beveva e
sentiva lentamente le forze che lo abbandonavano, quando, ecco davanti a lui una cascata dalle limpide acque. Dalla bisaccia
che portava a tracolla estrasse una piccola borraccia e la avvicinò alle acqua, ma improvvisamente, la terra sotto i suoi piedi
iniziò a tremare e le acque, come per magia, si aprirono facendo intravedere a Jack uno stretto passaggio. Senza pensarci due
volte entrò nella cupa fessura. Dopo pochi istanti le acque dietro di lui si chiusero di colpo e Jack ormai non poteva più tornare
indietro. Era curioso e, per osservare attentamente il paesaggio,proseguiva lentamente; ma il soffitto iniziò ad abbassarsi e le
pareti a stringersi. Spaventato si mise a correre e precipitò in una stanza dove c'era un immenso portone decorato,affiancato da
due statue che rappresentavano due giganteschi leoni. Fece per toccare il portone quando le statue si animarono,
trasformandosi in veri felini.
Jack, coraggiosamente, estrasse la spada e colpendo più volte uno dei leoni lo uccise. Il secondo, spaventato, si ritirò agli stipiti
della porta, che, con gran fragore, si schiuse. Ed ecco, lì davanti, tutti i suoi compagni che, non appena lo videro gli corsero
incontro e lo abbracciarono piangendo. Insieme tornarono sulla spiaggia dove, nel frattempo, erano giunti i soccorsi e, a bordo
di elicotteri, trasportarono tutti i naufraghi la molo più vicino, dove acquistarono una nuova barca e, insieme, ripartirono per
nuove avventure.
Irene 1^B, Gaia Gherardi 1^A
LA FARFALLA VIAGGATRICE
Passeggio per la strada, su un marciapiede cupo e misterioso. Sotto al mio naso svolazza un’allegra farfalla colorata, di colore
giallo con bordi neri come il mistero e piccoli pois blu o verde acquamarina.
Questa farfalla ,oltre a rendermi felice, mi fa sollevare lo sguardo e mi trasporta con la fantasia in un posto lontano dalla città, un
posto felice che suscita allegria. Il posto è un enorme prato verde speranza
con accanto fiori di tutti i
colori e frutti di tutti i tipi : mele , fragole, pesche,…
Il prato non è solo una distesa d’erba verde ma sono presenti
anche faggi e castagni,
che rendono il paesaggio più movimentato. Questo prato è a dir
poco
stupendo
e
potrebbe diventare il mio posto della libertà da usare per liberare
la mente dai pensieri
cattivi e che uso per sfogarmi.
Mi piacerebbe chiamarla “LA FARFALLA VIAGGIATRICE” perché
viaggia e viaggia senza
stancarsi mai , e se potessi la abbraccerei ma non posso perché è così
piccola che quasi mi
sta dentro una mano.
Amo la natura, perché è misteriosa e non sai che cosa ti aspetta, mi
piace anche perché mi permette
di liberare la mente ed è splendida, non vorrei che l’uomo la
danneggiasse
Sofia Bonazzi, Ferri Flaminia 1^A
E SE IL NOSTRO CORPO PARLASSE?
Non vi è mai capitato di pensare cosa provano le vostre parti del corpo ?
Per esempio :
LA MATTINA
Occhiolino e Occhiolotto:<< No, è già mattina. è il momento di metterci al lavoro!>>
Cuore:<< Pensate che io ho lavorato tutta la notte!>>
Pancia:<< Adesso smettetela di lamentarvi e muovetevi Piedi, che ho fame!>>
Piedi:<< Aspetta che devo mettere le ciabatte; il pavimento è troppo freddo!>>
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Lingua:<< Ah, scotta! Mi sono bruciata !! Che cosa ti è saltato in mente di riscaldare il latte per due minuti?>>
Mastro Cervello:<< Alla fine la colpa ricade sempre su di me! Adesso sarà meglio andarsi a vestire.>>
Occhiolino: << Che ardua scelta! Che maglietta metteremo oggi? Ho scelto, quella con i fiori!>>
Occhiolotto :<< Ma no, è meglio quella con le righe! Non hai occhio per queste cose!>>
Denti :<< Veloci veloci Piedi, correte a scuola! >>
Mastro Cervello:<< No cari miei, adesso tocca a voi!>>
Denti :<< Aiuto aiuto, stiamo annegando!>>
Mastro Cervello :<< Ok, abbiamo finito. Adesso tutti a scuola!>>
A SCUOLA
Spalle:<< Meno male che siamo a scuola! Stavamo per cedere!>>
Pancia:<< Per fortuna avete resistito! Altrimenti la merenda si sarebbe spiaccicata!
brontolare!>>
Fondoschiena :<< O mamma, che fredda questa sedia! E pensare che ci dovrò stare
E
mi
avreste
per tutto il giorno! >>
DOPO UN PO’
Orecchie :<< Che voce insopportabile! Mi si stanno rompendo i timpani!>>
Gambe:<< Abbiamo un urgente bisogno di sgranchirci! Quando avrà fine questa tortura?
Occhiolotto:<< Non preoccupatevi! Ho dato un occhio all’ orologio e mancano solo 10 minuti!>>
TORNANDO A CASA
Naso: << Che profumino invitante!>>
Piedi:<< Se sapessi cosa abbiamo pestato non diresti così! Fidati!>>
UN MOMENTO DI SVAGO
Mastro Cervello:<< Che pizza! Non riesco proprio a vincerlo questo livello!>>
Pancia: << Mm… mi fai venire fame!>>
Naso:<< Aspettate aspettate, ho captato una scia! E’ qualcosa al cioccolato.>>
Pancia:<< Io so cosa’è! In piedi Piedi! Correte in cucina!
Lingua:<< Che buona la torta! La nostra mamma è davvero brava a cucinare!
A CENA
Orecchie:<< La mamma chiama! Crediamo che sia ora di cena.>>
Pancia:<< Era ora! Cosa c’ è da mangiare?>>
Naso:<< Non ne ho idea. Ma tu pensi solo al cibo?>>
Pancia:<< A che cosa vuoi che pensi? Dovrei forse pensare a che scarpe mettere?>>
Lingua:<< Ahi! Perché mi mordete? Non sono mica un pezzo di pollo! Che cosa vi ho fatto di male?>>
Denti:<< E’ stato un incidente! Lo sai che siamo scoordinati.>>
Mani:<< Che maleducato! Dopo averci usato per mangiare ci lecca pure! Speriamo che dopo si ricordi di lavarci.>>
DURANTE LA DOCCIA
Braccia:<< Ho la pelle d’ oca!>>
Occhiolino e Occhiolotto:<< Aiuto, si è annebbiato tutto! E come se non bastasse è entrato pure il sapone.>>
Capelli:<< Smettila! Ci fai il solletico. Adesso siamo abbastanza puliti.>>
Orecchie:<< Evviva! Grazie all’acqua siamo tappate e così non dovremo più ascoltare le vostre lamentele.>>
A LETTO
Occhiolino e Occhiolotto:<< Finalmente un po’ di relax senza tutta la luce che ci abbaglia!>>
Mastro Cervello:<< Complimenti! Anche questa giornata è conclusa. Vi auguro un buon riposo.>>
NEL BEL MEZZO DELLA NOTTE
Cuore:<< Mi è quasi venuto un infarto!>>
Mastro Cervello: “Che incubo!”
Polmoni:<< Per un momento abbiamo creduto di scoppiare.>>
Occhiolino:<< Ma dovevate proprio svegliarci?>>
Occhiolotto:<< Per una volta sono d’accordo con te.>>
Mastro Cervello:<< Ok, adesso proviamo a dormire che domani ci aspetta un’ altra lunga giornata.>>
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sentito
Questa storia non si concluderà mai poiché ogni giorno è diverso da ogni altro e i nostri amici continueranno a litigare per
sempre.
Federica Alestra, Beatrice Salamina, Ambra Zanardi 2^A
L’AMICIZIA
L’amicizia è una cosa importante per la mia vita perché avere un amico o un’amica o entrambi è bellissimo, perché saprai
sempre che potrai contare su di loro, se ti vogliono bene.
L’amicizia però fa anche un po’ soffrire, perché è doloroso perdere un amico a cui vuoi bene.
In certi casi, comunque, se non era un amico vero, è meglio perderlo che trovarlo.
Voglio raccontarvi un fatto che mi fece capire quanto sia bello avere un amico speciale, che quando non c’è ne senti la
mancanza e che in fondo rimarrà sempre nel tuo cuore.
Io so che su una persona potrò sempre contare. È la mia migliore Giulia detta Ully. È alta, magra, ha gli occhi marroni e i capelli
castani quasi sul nero. Ha un carattere molto dolce, simile al mio. Molte volte, quando la gente ci vede insieme, ci scambia per
sorelle, perché siamo molto simili e questo a noi fa piacere, perché è vero. Noi ci sentiamo delle sorelle.
Tre anni fa, cioè quando eravamo in quarta elementare, è successo che lei dovette saltare un giorno di scuola, perché c’era il
matrimonio dei suoi zii.
Quel giorno, io mi sentii persa perché con lei facevo tutto, però in quel momento non era accanto a me.
Passai tutto il giorno da sola: certo, avevo anche altre amiche, ma lei in particolare era la mia compagna di viaggio, era il mio
punto di riferimento, colei che viveva per me e io per lei…. Insomma era un legame infinito, inseparabile.
Il giorno dopo, quando tornò a scuola, ci abbracciammo, e io le dissi che, mi era mancata un sacco perché, anche se non ci
eravamo viste per un solo giorno, quel giorno era stato infinito.
Anche lei mi rispose che le ero mancata, pero mi disse anche che lei per me ci sarebbe stata sempre, e così fu.
Io ho avuto tante amiche come lei, che mi promettevano e che mi giuravano che ci sarebbero state sempre, ma erano false,
perché poi non lo facevano, mi prendevano in giro e basta, mentre Ully, da quando me lo aveva detto, ha sempre mantenuto
quella promessa, e io ho fatto altrettanto con lei.
Per me l’amicizia è anche un legame di rispetto reciproco, perché la cosa importante in un’amicizia è che tra due persone deve
prevalere il rispetto, poi viene tutto il resto.
Io e la mia migliore amica siamo fatte così: il nostro legame è più unico che raro, perché molte dicono di essere grandi amiche,
ma non è vero, perché via telefono litigano e si scrivono online brutte cose, ma non hanno il coraggio di affrontarsi faccia a
faccia. Io e Ully invece, se dobbiamo litigare, ci diciamo in faccia quello che pensiamo, bello o brutto che sia, risolviamo e poi ci
abbracciamo: noi siamo fatte così….
Non stupitevi se siamo ancora qua: abbiamo detto per sempre e per sempre sarà!!!! 
Caterina Fantoni 1^B
GIÙ NEGLI ABISSI
Per me la natura è meravigliosa, a contatto con lei, si scoprono sempre cose che prima non si consideravano e se ne resta
affascinati.
Ero in Egitto circa due anni fa e, dato che i miei genitori amano fare immersioni come me, abbiamo preso una barca e siamo
andati al largo nel Mar Rosso.
Misi una muta, presi le bombole e entrai in acqua. Era bellissimo poter nuotare in
mezzo ai pesci!
Man mano che scendevo, l’acqua si faceva sempre più fredda ed era sempre più
buio.
Ad un certo punto, mi scontrai contro qualcosa; avevo paura a girarmi, ma poi mi
volsi indietro e vidi una barca, non era come quelle moderne simile ai motoscafi, ma
sembrava una vera nave dei pirati.
Ero più o meno
cinque metri sotto il
livello del mare;
incominciai a girare
intorno alla barca ed era bellissimo: vedevo pesci, delfini,
coralli, mi sembrava di
essere nel posto più bello del mondo, e forse lo era.
Risalita sulla barca, trovai mia mamma che mi aspettava per
tornare in albergo,
però non le dissi niente di quello che era successo.
Verso le quattro di pomeriggio, chiesi a mia mamma se
potevamo fare un’altra
immersione e mi disse di sì.
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Tornammo allo stesso punto di prima, però non tornai alla barca, ma decisi di seguire un pesciolino che nuotava verso la barriera
corallina. Dopo un po’ lo persi e da lontano riuscii a vedere uno squalo.
Tutti dicono che siano animali feroci, ma è solo un’enorme bugia. Attaccano solo se hanno fame o si perde sangue. Non mi
avvicinai però più di tanto. Era una creatura meravigliosa, che nuotava tranquilla negli abissi. Rimasi lì per un po’, quando un
altro animale, attirò la mia attenzione: era un delfino tigre.
Era stupendo, tigrato e imponente, che nuotava talmente veloce che nessuno poteva tenergli testa.
Fotografai tutto quello che mi meravigliava: delfini, squali, pesci di ogni genere, coralli … Era tutto magnifico: fu la giornata più
bella e ‘’ricca’’ di tutta la mia vita.
Mi è sembrata magnifico scoprire tante creature che, sebbene semplici, possono essere così spettacolari!
Marta Foglio 1^ B
BUGO
Chi è Bugo? Bugo è un cagnolino molto simpatico, ma un po’ particolare.
Un giorno stava accompagnando la sua padrona Anna a scuola, quando all’improvviso, dall’angolo della strada, spuntò una
macchina che di colpo si fermò davanti a loro; poco dopo scesero dall’auto una ragazzina e la sua gattina. Bugo si nascose dietro
ad Anna e sbirciò timoroso tra le sue gambe, ma appena vide la graziosa gatta diventò tutto rosso e le corse incontro cercando di
abbracciarla; lei, però, si spostò velocemente e Bugo finì per battere la testa contro la portiera della macchina. Quando si riprese
dalla botta, si accorse che la sua amata si era allontanata con la padrona e si mise a piangere tristemente:<<Ueeeeee, io
COTTO!>>. Anna, per consolarlo, gli diede un croccantino e lo invitò a tornare a casa, lui sospirò e, con la testa bassa, si
allontanò.
Sulla via di casa, guardandosi intorno, vide in un negozio un bellissimo gomitolo di lana e subito pensò che fosse simile al pelo
della sua gatta. Quando arrivò a casa, fece delle ricerche e scoprì che i gomitoli di lana erano i giocattoli preferiti dei gatti, quindi
tornò al negozio dove lo aveva visto. Entrato nel negozio, tentò di afferrare il gomitolo, ma il commesso si accorse della sua
presenza e cercò di scacciarlo; Bugo agguantò il quell’intreccio di morbidi fili e scappò via.
Mentre correva a casa, si voltò per vedere se il commesso lo stesse ancora seguendo e, proprio in quel momento, passò la
gattina e i due si scontrarono; il gomitolo volò in aria e cadde sulla testa della sua povera amata che scappò via spaventata. Bugo
aveva fallito ancora una volta, ma non si scoraggiò e continuò a provarci!
Continua…
Beatrice Salamina , Federica Alestra 2^A
PAOLO E FRANCESCA
Molti passi della “Divina Commedia” che ho letto quest’anno mi hanno coinvolto e appassionato, ma voglio in
particolare soffermarmi sull’episodio di Paolo e Francesca.
Dante e Virgilio nel loro viaggio all’Inferno sono giunti nel girone dei lussuriosi, dove i dannati sono continuamente trascinati da
una parte all’altra da un vortice che non dà loro
pace così come in vita
preferirono farsi trascinare dalla bufera della
passione; inoltre, sono nudi
come la maggior parte delle anime che popolano
l’Inferno.
Qui Dante fa la conoscenza con Paolo e Francesca,
che pochi decenni prima
erano morti e le voci su di loro e sul fatto che
fossero
amanti
erano
arrivate fino a Dante.
Le due anime si “staccano” dal gruppo di dannati
che si trova nel vortice, per
avvicinarsi a Dante e Virgilio.
Paolo non parla mai nel brano, ma, mentre
Francesca narra la loro
storia, egli si mette a piangere commosso.
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Francesca era figlia di nobili e suo padre l’aveva data in sposa, per ragioni politiche, a Giovanni da Rimini, chiamato “Gianciotto”
dal momento che era zoppo. Paolo era il fratello di Gianciotto.
Un giorno, Paolo e Francesca stavano leggendo la storia di Lancillotto e Ginevra, quando si riconobbero nelle vicende del testo e
capirono di amarsi. Divennero amanti, ma Gianciotto li scoprì e li uccise entrambi. A causa della loro morte violenta, non
avevano avuto il tempo di pentirsi, ed erano finiti all’Inferno come lussuriosi.
Gianciotto, però, era finito in una bolgia nella parte più tenebrosa dell’Inferno “Caina”, quella dei traditori dei parenti.
Alla fine dell’episodio, Dante, colto dalla tristezza, sviene.
Questo brano mi è piaciuto molto, perché porta a riflettere su tante questioni: ad esempio, sul fatto che Francesca dica che lei si
sarebbe potuta pentire, ma che era stata uccisa e quindi non aveva avuto il tempo di capire che stava sbagliando.
Un altro aspetto interessante e che sottolinea è la diffusione che avevano, in quel tempo, i matrimoni combinati per scopi
politici o economici.
La scarsità dei matrimoni per amore era notevole, e ciò porta a pensare che l’errore e la colpa per cui Paolo e Francesca sono
all’Inferno non sia né solo loro né solo di Gianciotto, bensì anche della mentalità del tempo, per cui penso che, se i due amanti
fossero vissuti ai giorni nostri, nulla di questo sarebbe successo, perché avrebbero avuto la possibilità di sposarsi.
Zoe Mazzucconi 2^B
UN INCONTRO DA BRIVIDO!
Durante il suo viaggio, Dante incontra molti personaggi interessanti. Un episodio che mi ha colpito particolarmente è
l’incontro fra Dante e Caronte.
Dante è accompagnato nell’Inferno da Virgilio ed essi si ritrovarono davanti al fiume che conduceva alla porta dell’Inferno:
l’Acheronte.
Il poeta vede alcune anime che vengono costrette
a correre dietro ad una
bandiera bianca senza alcun motivo, vengono
punte da degli insetti e il
loro sangue viene”bevuto” dai vermi.
Poi Dante vede una figura possente che risale il
fiume a bordo di una
barca: è Caronte! Ha una barbetta bianca, il suo
viso è ripugnante, il suo
corpo è muscoloso e gli occhi sono infuocati.
Egli chiede a Dante cosa ci faccia in mezzo ai
dannati, ma il poeta non
parla a causa della paura prodotta dall’incontro
con il demone.
A quel punto, Virgilio interviene chiedendo a
Caronte di lasciar stare
Dante e dicendogli che devono compiere quel
viaggio per volontà divina.
Dopo, Caronte chiama le anime dannate, le quali
cominciano
a
bestemmiare.
Caronte li prende a bastonate col remo per farli salire in fretta sull’imbarcazione, poi inizia a remare conducendo tutti i dannati
nell’Inferno, dove non rivedranno più la luce del sole, ma solo l’oscurità assoluta e vivranno nella penombra per sempre
soffrendo.
Mi ha colpito la scena in cui Dante incontra Caronte e come Io descrive, perché ha suscitato in me il desiderio di continuare a
leggere per scoprire cosa potesse succedere dopo un tale incontro!
Rebecca Carlessi 2^B
Bergamo, 26 Aprile 2016
CARO DANTE,
come stai?
Sono uno studente di seconda media. Ti ho incontrato nel mio libro di letteratura e penso che la “Divina Commedia” non
sia solo importante per la letteratura, ma anche per il contesto storico in cui è inserita, perché riunisce molti personaggi
storicamente importanti.
Innanzitutto, vorrei chiederti da dove ti è “venuto” lo spunto per scrivere il tuo poema, perché una così bella raccolta di canti è
difficile da realizzare in una sola vita!
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Poi mi piacerebbe sapere se ti manca Virgilio, perché da quello che ho letto tu risiedi nel Paradiso, ma lui non ci può stare,
perché non è stato battezzato dato che viveva nell’antica Roma e quindi, in teoria, non potete più incontrarvi, a meno che tu non
possa scendere nell’ Antinferno.
Inoltre, non so se hai provato il mio stesso sentimento, ma io ho avvertito disgusto quando hai parlato di Lucifero, perché per
troppa superbia è diventato dal più bell’angelo al più brutto mostro, tanto che viene rappresentato con tre teste, con ali di
pipistrello enormi e con tre uomini (Giuda, Bruto e Cassio) in bocca maciullati.
Un’ultima cosa: secondo una leggenda, tu hai detto di aver sognato tutto e poi l’hai trascritto interamente.
Io, fossi stato in te, non avrei rivelato la fonte di questo bellissimo poema, ma l’avrei tenuto per me come “segreto
professionale”; inoltre, sono perplesso, perché non hai spiegato bene il personaggio di Caio Giulio Cesare, un importante
imperatore citato da Virgilio.
Io ne avrei parlato maggiormente, poiché penso che la sua figura sia stata molto importante e lo sarebbe stata assai di più se
non fosse stato brutalmente assassinato.
Ho trovato appropriato invece l’inserimento di Manfredi, perché, pur essendo morto scomunicato, Dio l’ha perdonato e quindi
questo episodio rappresenta per me l’infinita carità di Dio verso gli uomini.
Devo davvero ringraziarti, perché mi hai fatto conoscere un mondo che non sospettavo, tanti personaggi nuovi e, soprattutto,
grazie a te e al tuo poema ho imparato ad apprezzare la letteratura.
Adesso devo proprio andare, grazie per la tua disponibilità!
Ti porgo cordiali saluti
Alessandro
Alessandro De Nicola 2^B
RECENSIONE:
STORIA DI UNA GABBIANELLA E DEL GATTO CHE GLI INSEGNÒ A VOLARE
“Storia di una gabbianella e del gatto che gli insegnò a volare” è di Luis Sepulveda Editore Einaudi Scuole ed ha un costo di 9€.
Questa storia narra la vicenda di un gabbiano femmina che, sul punto di morte, affida il suo uovo al gatto Zorba e gli chiede di
prendersi cura della piccola ed insegnarle a volare. Zorba accetta e manterrà la promessa, anche se dovrà violare il tabù, cioè
infrangerà le regole dei gatti del porto e miagolerà con un umano che lo aiuterà a far volare la piccola gabbianella fortunata.
L’autore con questo libro ha voluto raccontare le difficoltà di Zorba, e quindi le nostre ad aiutare chi è diverso da noi ed è in
difficoltà. Sicuramente l’autore è riuscito nel suo intento, perché mi ha fatto riflettere su quanto sia importante aiutare chi è nel
bisogno oppure chi è diverso da noi per lingua, cultura o altro.
Questa storia mi è piaciuta molto, perché mi ha catturato sin dall’inizio per
il suo linguaggio semplice,
ma coinvolgente, come se le pagine si sfogliassero da sole.
La parte che più mi è piaciuta è stato quando la gabbianella ha spiccato il
volo: ho provato un forte
senso di libertà e serenità.
Consiglierei la lettura di questo libro a tutti sia grandi che piccoli, perché il
diverso è parte integrante
della nostra vita.
Giacomo Ferri 1^B
LA NEVE
Grossi ammassi di roccia
Sembran dei batuffoli bianchi
Ricopron case fitte e nere
Scendendo piano piano come ballerine
L’INVERNO
L’inverno freddo fuori
e caldo nelle case,
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Accompagnati da una dolce canzone di
un piano
Questa è la neve, ma non è illimitata …
… c’è però un magico periodo dove ce
n’è a volontà!
Lorenzo Brugali 1^B
con la neve soffice
ti rinfresca
e a giocare con gioia
ti invita!
Margherita Maglia 1^B
L’INIZIO DELLA PRIMAVERA
Finito l’Inverno inizia la Primavera,
più sole e meno lampadine.
Di notte, le stelle brillano nel cielo blu
e con lo spuntare del Sole non si vedono più.
I fiori sbocciano con colori di felicità, rosa, giallo e verdeblu.
Carolina Fumagalli 1^ B
IL MIO GATTO
Dorme raggomitolato
nel cesto incantato.
Come un treno
sonnecchia sbuffando,
mille avventure sognando.
PICCOLA CANDELA
Oh piccola candela,
scaldaci il cuore con la tua tenue fiamma
Oh piccola candela,
rischiara le tenebre con la tua fioca luce
Oh piccola candela,
tienimi compagnia con la tua fiamma danzerina!
Riccardo Colleoni 1^ B
Willas è il suo nome,
sei chili di puro amore!
Luca Mordini 1^ B
PIOGGIA
Tintinna scrosciante
il pianto del cupo cielo
una melodia malinconica
risuona nell’aria
pungente
Lei musicista
vanta il suo talento
percuotendo strumenti silvani:
le foglie.
Sofia Fumagalli, Francesca Barbieri 3^A
ANDARE AVANTI
Mi chiedono come faccio ad andare avanti,
nonostante tutto,
nonostante tutti.
Difficile,
a volte impossibile.
Allevio il dolore,
do spazio all’amore.
Dimentico tutto,
dimentico tutto.
Penso al presente …
Marta Foglio 1^ B
LA LIBERTÀ: UN GRANDE PAIO DI ALI
La libertà passa e vola
come foglia al vento
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senza meta precisa
verso un infinito azzurro,
immenso.
L'ho calpestata come fili d'erba,
l'ho stracciata come carta.
Quante volte anche io
l'ho desiderata?
La libertà
è poesia,
è musica,
è un pensiero da diffondere.
La libertà è il potere
di fare ciò che è bene.
La libertà è un grande
paio di ali che
non si spezzeranno MAI!
Daniela Rota 3^A
CANZONE
C’è una festa
Rit.
C’è una festa a casa mia,
mamma mia che allegria;
c’è una festa a casa mia,
nessuno se ne vuole andare via.
Patatine e stuzzichini sfameranno i pancini,
tè alla pesca e succhi di frutta:
la mia festa non è brutta!
Rit.
Se alla festa voi verrete,
tante cose mangerete!
É una cosa garantita:
ti leccherai tutte le dita!
Rit.
Giro giro nella mia festa,
ma mi gira un po’ la testa!
I miei palloncini piacciono
tanto ai bambini.
Rit.
Riccardo Colleoni 1^B
LIBERTÁ
Per noi la libertà
E’ come la parola
Che e’preziosa
E quando finisce
Inizia quella di un altro
Ogni giorno ci svegliamo con
Un sorriso per
Vedere la luce
Ma ci sono popoli
Che purtroppo lottano
E non vedono la luce
A causa delle
GUERRE.
Stefano Marcassoli, Andrea Cilia 3^A
PER NON DIMENTICARE
Urla di morte.
Qui ad Auschiwitz
non si sente altro.
Sopravvivere è sempre più difficile.
Morte.
Solo morte.
Questo è Auschiwitz.
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LA POESIA DELLA VITA...
La vita è come un fiore
Tutto parte da un piccolo seme.
Cresce e diventa germoglio,
cresce e si trasforma in bocciolo,
cresce e affronta una tempesta
ma è ancora lì.
Cresce ed i suoi petali si aprono rivelando un
magnifico fiore
cresce e illuminato dai raggi del sole diventa
più bello,
cresce e il suo polline profuma l’aria.
Affronta una tempesta
un’altra
un’altra
un’altra ancora.
Combatte,
cerca di resistere,
ma invano,
usa tutte le sue forze,
ma invano.
Si spegne, secca, appassisce e cade al suolo.
Elisa Bonazzi, Emma Veneziani 3^A
Persone senza identità,
solo numeri.
Un urlo,
uno sparo,
e poi silenzio.
Un’altra vita spezzata.
Una delle tante.
Questo è Auschwitz.
Sonno, fame, sangue.
E lavoro.
Troppo lavoro.
Una lacrima riga il mio viso.
La morte non mi fa più paura.
Sospiro,
e aspetto che quel colpo di pistola
colpisca anche me.
Questa è la shoa, per non dimenticare.
Caterina Bonacina, Lucia D’amore 3^A
ALLE NOI...DEL FUTURO
Care Federiche del futuro,
ormai sarete grandi, magari maggiorenni, sarete cresciute eh!
Avrete passato molti momenti insieme, vi sarete confortate l’un l’altra nei momenti peggiori e avrete condiviso tutta la felicità
dell’adolescenza. Avrete litigato più volte, ma sarete sempre riuscite a chiarirvi, perché è così che avete sempre fatto.
Speriamo che continuerete a studiare con costanza, impegno e dando sempre il massimo di voi, non solo in ambito scolastico,
ma anche nella vita. Auspichiamo che voi abbiate incontrato le persone giuste, ma di sicuro lungo il vostro cammino troverete
sempre degli antagonisti, ma sarà proprio in quei momenti che verrà messa alla prova la vostra amicizia e saranno
semplicemente ostacoli che rafforzeranno il vostro rapporto e vi faranno crescere. Circondatevi di persone che vi fanno sentire
speciali, lasciate perdere quelle che non vi meritano, vivete e lasciate vivere, non soffermatevi sulle ingiustizie che vi
capiteranno, lasciate correre e non rimaneteci male, d’altronde ci sono passati tutti. Quello che gli altri pensano di voi dice tanto
su di loro, ma niente su di voi. Accettatevi sempre per come siete, non scoraggiatevi se a qualcuno non piacete, non potete
piacere a tutti.
Sappiamo che il vostro punto debole sono sempre state le chiacchiere durante le lezioni, che però vi fanno riconoscere per il
vostro carattere loquace: cercate di trasformarle in uno dei vostri punti di forza maggiore.
Imparate dai vostri errori, è naturale commetterli e in fondo sono quelli che vi fanno crescere realmente, sbagliando s’impara,
ricordatevelo. Sappiate anche che incontrerete sempre qualcuno migliore di voi, ma non scoraggiatevi per questo e non
piangete mai sul latte versato.
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Credete sempre nei vostri sogni, imponetevi obbiettivi e raggiungeteli, provate, sbagliate, riprovate. Fino ad ora l’avete sempre
fatto, avete sempre fantasticato sul vostro futuro, dando per scontato che i vostri desideri si sarebbero avverati. Purtroppo la
realtà non è sempre come la si immagina, la vita presenta diversi ostacoli, che supererete solamente stando unite.
Con affetto
Le Federiche tredicenni.
Federica Rota Nodari, Federica Begni 3^B
Buongiorno a tutti,
spero che abbiate cinque minuti da dedicarmi.
Vi scrivo perché con questa lettera voglio fare capire al mondo che non è tutto “rose e fiori” nella vita dei giovani, come invece
gli adulti pensano: ogni adolescente ha un problema.
Pensate che alcuni di noi rifiutano il cibo e dimagriscono tantissimo o si gettano sul cibo ed ingrassano altrettanto; diciamo che
lo fanno perché, ormai, hanno gettato la spugna che li faceva “sopravvivere”. Ora mi spiego meglio.
Vivere significa stare con le persone che amiamo, vuol dire sorridere e divertirsi, ma se i coetanei ti dicono che sei brutta, che sei
grassa o che sei un’asina a scuola, e non ti accettano, sei come una stella spenta nell’universo.
Alcuni ragazzi, come me, hanno la forza di non piangere davanti agli altri, di non confessare a nessuno di soffrire, quando un
“amico” (la parola amico forse non è appropriata, sarebbe meglio conoscente)li prende in giro. Strano come la parola di un
familiare o di un compagno ci possa spezzare il cuore in mille pezzi, una sola parola ci può distruggere, no?
A me, Oh! Quante volte è successa questa cosa, ho perso il conto, ma ora mi sono costruita una maschera che inganna tutti!
Chi di voi sa cosa vuol dire piangere fino allo sfinimento nella propria camera, nel piccolo nascondiglio che ci siamo creati,
durante tutta la notte? Noi piangiamo da soli, sì, siamo forti, non trovate?
Poi, la mattina dopo, ci alziamo col sorriso più falso che ci sia.
Un voto brutto a scuola, poi, ti fa quasi svenire perché non vuoi accontentarti, ma soprattutto perché non riesci a far felice i tuoi
genitori.
Per fortuna, ad un certo punto arriva la parte bella. Intendo quando, dopo un lungo cammino con molti ostacoli, trovi un
compagno di viaggio, che vive la tua stessa identica situazione e che si allea con te contro tutto il mondo: sì, due disastri si
alleano.
Così, con quell’amico, inizi a ridere, a parlare di tutto, a viaggiare, insomma, inizi a vivere!
Certo, ci saranno sempre dei momenti bui, degli ostacoli da superare, ma noi riusciremo a sconfiggerli insieme, ce la potremo
fare insieme, io ci credo.
Non dimenticate, però, che tocca anche a voi adulti darci una mano, su, cosa fate ancora lì?! Aiutateci a rialzarci in piedi,
sosteneteci, sgridateci se occorre, ma non fateci cadere per la millesima volta nel “burrone”!
Vi ringrazio tantissimo per avermi dedicato un po’ del vostro tempo!
Un’adolescente…incompresa, ma che un po’ se la cava ….
Valentina Serravillo 3^B
LA MIA PASSIONE PER LA LETTURA
Cara Martina,
come stai? Hai iniziato bene il secondo quadrimestre?
Ti scrivo per ringraziarti per il libro che mi hai consigliato, “Il libro di Julian”, e devo dire che era proprio bello! Lo ha letto anche
mia mamma, e lei di libri se ne intende! Secondo te, quando uscirà in libreria il terzo volume della serie? Speriamo presto!
Un altro motivo per cui ti scrivo è che voglio raccontarti cosa significa “Leggere” per me.
Insomma, gli insegnanti dicono sempre che la lettura è importante, ma, dal mio punto di vista, se a una persona non piace, dopo
la scuola, smetterà, il che è un peccato perché leggere è importante per avere una cultura.
Io, invece, adoro i libri. Spesso, quando faccio i compiti, mi concedo una pausa di dieci minuti, che investo leggendo. Per me,
leggere permette di sfruttare al meglio l’immaginazione: si legge infatti qualcosa che ha scritto un’altra persona, ma
immaginando e rielaborando i contenuti con la propria fantasia!
I miei due generi preferiti sono il fantasy e il giallo che sono molto diversi fra loro e hanno in comune solo la suspense.
Il mio primo libro fantasy è stato “Eragon”, di Christopher Paolini. Il fantasy è un genere molto bello e appassionante, ma che
non ha niente di significativo o di veramente importante, è più una lettura per svago.
I miei libri fantasy preferiti sono quattro, che insieme formano la serie dei “Regni di Nashira”, che sono stati scritti da Licia Troisi.
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In questo tipo di libri, il protagonista deve superare delle difficoltà per sconfiggere il male e liberare i suoi amici. In tutti è
presente una guerra, in cui spesso combattono i personaggi principali. Alla fine, si scoprono dei complotti e delle verità nascoste,
che per tutto il libro incutono molta suspense.
Il mio primo libro giallo, ormai non lo ricordo più: ne ho letti così tanti!
Il mio preferito è “ Il Mistero del Treno Azzurro” di Agatha Christie. I suoi libri sono i migliori gialli mai esistiti!
Marti, prova a leggerne uno e capirai cosa intendo! Inoltre, nei gialli, è bello scoprire chi è stato, ma si crea ancora più suspense
se lo si scopre dopo la metà del libro o addirittura alla fine.
Con gli altri scrittori, infatti, io indovino sempre il colpevole, mentre Agatha Christie mi tiene spesso sulle spine!
Il Mistero del Treno Azzurro era un intreccio incredibile e chi ama il genere giallo non può non leggerlo.
Qual è il tuo genere di libri preferito? Ti piacciono di più quelli realistici o quelli fantastici?
Ora, ti chiedo di perdonarmi, ma devo proprio andare, scrivimi presto, un abbraccio,
tua Zoe 
Zoe Mazzucconi 2^B
DELITTO IN CASA ROMANOV
Nel buio della notte, nella città di Bedford, non si vedeva nulla, solo il riflesso sbiadito della luna nelle pozzanghere.
Era venerdì 13, allo scoccare delle 23 in punto, da una villa in riva al fiume Ouse, provenne un assordante grido femminile che
impaurì e allo stesso tempo incuriosì tutto il vicinato. Quel grido spaventoso proveniva dalla bocca di Aida, cameriera della
famiglia Romanov, che aveva trovato disteso sul letto il corpo senza vita della Signora Irina Romanov moglie del ricchissimo
Leonid Romanov.
Immediatamente dopo lo spaventoso grido, la villa Romanov si illuminò come un lampadario di cristallo. Accorsero tutti nella
stanza dell’accaduto, il Signor Romanov, Pavel, valletto del Signore, Anastasia, cameriera personale della Signora e il resto del
personale.
Il Signor Romanov, dopo aver pianto disperatamente l’amata moglie in attesa di due gemelle, chiamò l’investigatore privato
Charles Smith:
“Buona sera Signor Smith.” disse intontito il Signor Romanov.
“Buona sera. Quale dispiacere l’ha indotta a digitare il mio numero?” disse con un pizzico di ironia l’investigatore.
“Questa sera, alle 23 in punto, la nostra guardarobiera ha trovato sul nostro letto il corpo esanime… di mia moglie Irina” disse
con un filo di voce e con un dolore immenso.
L’investigatore interpellato disse che sarebbe arrivato immediatamente insieme al suo aiutante a quattro zampe, per esaminare
la scena del crimine che fino a quel momento non doveva essere contaminata. Al suo arrivo, ad accoglierlo vi era Pavel, un uomo
alto e longilineo di aspetto nordico, occhi azzurri e capelli biondo scuro. Aperta la porta, l’aiutante, rivelatosi essere un cane
molecolare, fece strada all’ investigatore Smith fino alla camera padronale dove giaceva la Signora Romanov. L’investigatore,
analizzata la scena del crimine, radunò in salotto tutta la servitù seguita dall’ incredulo Signor Romanov. Dopo essersi
accomodato, l’investigatore Smith chiese alla guardarobiera di raccontargli, dettaglio per dettaglio, che cosa era accaduto quella
notte, quando era giunta in camera trovando la Signora Romanov distesa sul letto.
Dopo aver preso un grande respiro, Aida cominciò a raccontare: “Come di routine, ero andata nella camera padronale per
ritirare il vassoio con la teiera, affiancata dalla tazza di tè vuota della Signora. Quando arrivai, bussai alla porta per poter entrare,
senza però ricevere risposta. Questo mi parve molto strano, perché di solito era la Signora ad invitarmi ad entrare. Di mia
iniziativa, mi precipitai in camera dove trovai distesa sul letto la Signora che apparentemente sembrava solo addormentata.
Quando mi avvicinai, per ritirare il vassoio non la sentii respirare e dopo averla scossa per tre o quattro volte, lanciai un grido
fortissimo per attirare la servitù e il signore presso di me.”
L’investigatore diede un veloce sguardo al Signor Romanov, i cui occhi marroni erano colmi di lacrime che gli rigavano tutto il
viso e poi alla stessa Aida che è era rivolta verso Romanov e lo guardava intensamente. Il Signor Smith a questo punto si rivolse
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verso l’uomo e gli domandò: “Mi duole porgerle questa domanda dopo l’accaduto, ma per caso lei o sua moglie avevate qualche
nemico vendicativo?”
Il Signor Romanov fece un cenno di disappunto e subito dopo aggiunse che era impossibile disprezzare sua moglie che era tanto
amata da tutti i conoscenti. Dopo aver interrogato il resto del personale, l’investigatore sottolineò il fatto che nessuno si sarebbe
potuto muovere dalla cittadina fino a quando
l’inchiesta non fosse stata chiusa. Il Signor
Smith alla fine si recò in cucina per interrogare uno ad
uno i domestici e per potersi creare una
lista dei possibili sospettati. Per prima, interrogò la
cameriera personale della Signora, dopo
di lei interrogò il valletto del Signor Romanov che alle
domande assai specifiche rispose in modo
vago, restando impassibile. A seguire, interrogò la
cuoca che per lui poteva essere, visto
l’accaduto, la colpevole. Dopo quest’ultimo colloquio,
però, dovette cancellare ogni sospetto
perché la cuoca precisò che la stessa sera aveva chiesto
un permesso per poter andare ad
assistere la madre malata e che, dopo l’urgente
chiamata della cameriera, era tornata
nella villa. Dopo aver interrogato uno ad uno i membri
della servitù, l’investigatore ed il suo
aiutante segugio ritornarono sulla scena del crimine,
per esaminare gli ultimi dettagli, dopo
aver scartato alcuni sospettati. Arrivati in camera, notò
che il vassoio di cui aveva parlato la
cameriera era privo di un elemento…la tazzina.
L’investigatore pensò subito che il colpevole non venisse dall’esterno, ma che si trovasse all’interno della servitù, perché prima
dell’interrogatorio la tazzina era presente e quindi solo un residente nella casa avrebbe potuto allontanarsi indisturbato dal
salotto e “rubare” la tazzina che quindi era un indizio rilevante. L’investigatore ritornò in salotto dove prese il Signor Romanov in
disparte per chiedergli se poteva raccontargli la loro routine quotidiana.
Così il Signore, un po’ incuriosito ma allo stesso tempo fiducioso, iniziò il racconto: “La nostra giornata è abbastanza monotona,
gli incontri mattutini nel parco sono sempre gli stessi, i pranzi sono sempre svolti con i nostri più cari amici, le ore di lettura
pomeridiane si svolgono sempre dalle 16 alle 18 e dopo aver cenato, la cameriera personale di mia moglie la prepara per la
notte mentre Pavel, il mio valletto, aspetta in cucina la preparazione della classica tisana che la aiuta a dormire meglio senza
interruzioni. Questa è la nostra giornata…niente di sospetto?”
L’investigatore incuriosito replicò: “Mi scusi, potrebbe dettagliatamente descrivermi il dopo cena?”
Il Signore aggiunse: “Dopo cena, come le dicevo prima, la cameriera personale di mia moglie la prepara per la notte mentre la
cuoca prepara una tisana che aiuta la Signora a dormire. Quando questa è pronta il mio valletto la versa nella tazzina, lasciando
comunque la teiera nel caso ne volesse altra e la porta nella camera padronale dove nel frattempo Irina si è adagiata sul letto.
Dopo aver salutato gli ospiti della cena, mi reco in camera dove la cameriera passa, precisamente alle 23, a ritirare il vassoio.”
A questo punto l’investigatore strinse la mano all’uomo, chiedendogli se gli era permesso analizzare la cucina e la spazzatura.
Romanov lasciò fare all’investigatore che, a quanto pareva, aveva le idee molto chiare.
Al termine dell’ispezione, l’investigatore salutò il Signor Romanov, la servitù e si congedò, promettendo che si sarebbe fatto vivo
al più presto per comunicare a tutti il colpevole.
Da quella sera, passò una settimana, nella quale si celebrò il funerale della Signora Irina, una rinfresco commemorativo a cui
furono invitati i genitori provenienti dalla Russia.
Un giorno prima di pranzo, il Signor Romanov sentì suonare il campanello della porta e personalmente andò ad accogliere
l’ospite inatteso. Aperta la porta, riconobbe l’investigatore Smith che aveva stampato sul volto un sorriso smagliante che stava a
significare l’avvenuta risoluzione del caso. Così fu chiamata la servitù in salotto dove l’investigatore spiegò con testuali parole:
“All’inizio del caso ero, sinceramente, in alto mare. Poi, grazie al mio aiutante a quattro zampe, ho puntato la mia attenzione non
sulla teiera bensì sulla tazzina, infatti il mio fidato aiutante aveva guaito insistentemente davanti alla stessa, che
successivamente era sparita. Così avevo pensato che la Signora fosse stata avvelenata da un particolare veleno che solo i cani
molecolari riescono a fiutare mentre l’uomo no: l’arsenico. Successivamente come vi ho raccontato, la tazzina sparì, così ebbi la
conferma di quanto supponevo. Dovetti però verificarlo in laboratorio, così chiesi al Signor Romanov se poteva dirmi chi era
della servitù incaricato di portare il vassoio (con la tazzina) alla Signora e lui mi disse che era il suo valletto.
Dopo l’interrogatorio avevo due sospettati, il Signor Romanov e Pavel.
Avevo sospettato del Signor Romanov, perché mi avevano riferito che aveva appreso con grande disappunto la notizia che la
moglie era in attesa di due femmine e non di due maschi, e che quindi la dinastia Romanov non sarebbe continuata.
Successivamente ipotizzai che il colpevole fosse il valletto che era incaricato di portare il vassoio e che fosse stato lui a buttare
nell’immondizia la tazzina. Di seguito pensai a un movente ma non mi venne in mente nulla. Così ripercorsi la situazione e mi
ricordai che non avevo considerato un elemento importante, i sentimenti. Grazie a questa osservazione capii che il colpevole
non era un uomo bensì una donna, che doveva essere perdutamente innamorata del Signor Romanov tanto da arrivare ad
uccidere la moglie.” L’investigatore lasciò un attimo di silenzio, durante il quale i sospettati si scambiarono delle occhiate
incredule…a questo punto, l’investigatore fece entrare due poliziotti e, dopo aver fatto loro un cenno, questi si avvicinarono alla
colpevole: Aida, la cameriera. L’investigatore proseguì: “Prima di ritirare il vassoio la cameriera ha versato all’interno della
tazzina il veleno aggiungendo un po’ di tisana e l’ha servita alla Signora, in modo da farla morire di colpo. Dopo di che ha urlato
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per allontanare ogni sospetto da lei e le mie indagini si sono concentrate sul valletto, che era colui che avrebbe potuto versare il
veleno prima di portarlo alla Signora.” Finite queste parole, i due poliziotti bloccarono Aida e la ammanettarono.
Dopo che le due guardie l’ebbero portata via, l’investigatore si avvicinò al Signor Romanov facendogli le condoglianze.
Il Signor Romanov chiamò il suo aiutante, salutò e ringraziò la servitù per la disponibilità e uscì senza aggiungere altre parole.
Sofia Nembrini 2^C
L’OMICIDIO DI MIKE
Nell’appartamento dei signori Wellson a New York, in
Mulberystreet, al piano 21,
si sentì un tonfo assordante. Il rumore proveniva dal salotto
posizionato
sopra
l’abitazione dell’anziana signora Margot che, spaventata, come per
ogni cosa, decise di uscire
in corridoio per chiedere a qualcuno cosa fosse successo. Uscì, ma
nessuno dei suoi famigliari
si era accorto del colpo a parte lei. Così, senza esitare, si ritrovò a
bussare
alla
porta
dell’appartamento sospetto. Le aprì la signora Terry, domestica dei
signori
Wellson,
che
vedendo l’anziana, scoppiò in lacrime.
“Pronto, signor Rupert?” chiese con voce sconvolta la signora
Margot.
“Buongiorno signora, quale problema la spinge a chiamarmi?”
chiese insospettito il signor
Rupert.
“Ehm…Ehm….Le passo la signora Terry” rispose velocemente la donna, consegnando la cornetta nelle mani della domestica.
“Buonasera, sono Terry, credo che mi riconosca. Forse è il caso che le racconti tutto sin dall’inizio. Le parlo io, perché i signori
Wellson sono sconvolti. E’ successa una tragedia. Allo scocco delle 17 di questa sera, portando i libri per studiare con il figlio dei
signori Wellson, la signorina Gemma, la quale dava ripetizioni a Mike, lo ha trovato sul suo letto, senza vita. Ci aiuti a risolvere al
più presto il caso.” raccontò con voce rauca Terry, che fino a pochi istanti prima aveva pianto.
“Arriverò il più presto possibile, chieda a tutta la servitù e alle persone presenti nell’appartamento durante la giornata di restare
e di non contaminare la scena, ehm…del delitto, domani interrogherò tutti e setaccerò la cameretta.” disse il detective con tono
abbastanza imbarazzato. In fondo il signor Rupert riteneva Terry una persona degna di rispetto e, segretamente, era innamorato
della donna, che gli pareva piena di fascino e grazia. Forse, era questo il motivo principale per il quale conosceva così bene la
famiglia Wellson.
“La aspetteremo allora” rispose Terry e, dopo aver terminato la chiamata, andò a consolare la signora, della quale era molto
amica.
Alle 6,00 di mattina del giorno dopo, il campanello di casa Wellson suonò. Il signor Rupert si presentò vestito come sempre in
modo più che elegante, e, in modo abbastanza deciso, entrò in salotto e si guardò attentamente in giro. Tutto pareva normale, la
casa era arredata con mobili costosi e moderni, come di solito sono arredate le case di famiglie benestanti. “Quando avete
arredato la casa?” chiese il detective, dopo un lungo momento di attesa e di silenzio, nel quale i signori Wellson si lanciarono
uno sguardo colmo di dolore. “Il salotto è stato restaurato circa due mesi fa, mentre le camere sono state ammobiliate pochi
giorni fa” rispose addolorata la signora Wellson. L’investigatore si concentrò sulle foto di famiglia poste sul caminetto che
raffiguravano una famiglia felice e unita. Di seguito avanzò verso la cameretta, la scena del delitto. La camera era abbastanza
grande, al centro di essa un grande letto a baldacchino, alla destra del letto una scrivania in legno massiccio, che probabilmente
doveva essere luogo di studio per l’adolescente. L’armadio era ricco di vestiti di buona fattura, ma la sorpresa arrivò quando
Rupert trovò nel cassetto dei calzini un pacchetto di sigarette. Dopo aver perlustrato la casa, il detective passò all’interrogatorio.
Per prima toccò alla signora Wellson. “Buongiorno signora, esprimo le mie più sincere condoglianze per la perdita di suo figlio.
Per piacere, mi racconti, Mike, ultimamente, che abitudini aveva, aveva dei compagni a scuola che le risultavano sospetti?”
chiese Rupert, senza aspettare che la signora si accomodasse sulla sedia dello studio. “Beh, ultimamente Mike studiava molto,
ma aveva qualche problema in matematica, per questo abbiamo chiesto aiuto a Gemma. Gemma è una ragazza molto
disponibile e che ha bisogno di lavorare, in quanto è sola al mondo. Dopo la scuola, Mike si recava a casa con la sua Mercedes e,
dopo aver mangiato in nostra compagnia, riposava in camera sua ascoltando musica, principalmente Eminem. Di seguito
studiava in solitudine e dopo questo, alle ore 17:30, veniva la signorina Gemma a dargli ripetizioni di matematica, come le è
stato detto prima. Non aveva nemici, era uno dei ragazzi ritenuti più popolari e simpatici della scuola. Se vuole, chieda alla sua
ragazza. L’unica cosa che in questi giorni avveniva quotidianamente erano le liti tra lui ed il padre, che ha una mentalità
tradizionalista. Mi scusi, ma non so dirle altro, mio figlio era un ragazzo molto chiuso in sé.” raccontò la madre con voce colma di
angoscia.
Di seguito, l’attenzione di Rupert si spostò sul padre di Mike che ammise di aver litigato più volte con il figlio. “Avevo sospettato
già da prima che quel moccioso fumasse sigarette. Era alto, veniva ritenuto “carino” e teneva molto al suo aspetto fisico, non mi
stupisce che volesse credersi superiore fumando.” si spiegò l’uomo.
Il detective Rupert interrogò la servitù, che aveva più volte sottolineato di aver sentito più volte i due litigare.
“I due litigavano spesso e se devo dirla tutta, secondo me, è stato il signor Wellson” confessò il signor Melchior in segreto a
Rupert.
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“Il signor Wellson e Mike polemizzavano spesso, soprattutto durante la cena, mentre discutevano del rendimento scolastico del
giovane” aggiunse la cuoca Maddalena, prima di cucinare la cena per tutti gli ospiti ritrovatisi in casa.
“Mike era un ragazzo gentile, effettivamente litigava spesso con il padre ma oltre a questo era un adolescente-modello. Cercava
di aiutare la servitù e si dedicava completamente allo studio e alla fidanzata. Non lo sospetterei mai di un atteggiamento ingiusto
verso qualsiasi persona. L’unico argomento sul quale si poteva contendere con Mike era il suo aspetto fisico.” affermò la signora
Terry, strizzando un occhio all’investigatore che parve intimidito dall’atteggiamento della domestica.
“Mike era un fidanzato che una giovane può solo sognare. Era come un principe azzurro: dolce, di bell’aspetto, per questo era
anche popolare e stimato a scuola. Era gentile e disponibile verso tutti, cercava di aiutare tutti quelli che avevano bisogno. Il
fumo era, però, era un bruttissimo vizio che aveva acquisito ultimamente.” raccontò l’innamorata di Mike, Lisa.
Dopo aver raccolto le testimonianze, il detective si concentrò sugli indizi raccolti in salotto, fissando la luce emanata dal fuoco
che ardeva nel caminetto. Non riuscendo a dedurre niente di nuovo, si congedò dagli ospiti di casa Wellson, ringraziandoli della
presenza e programmò un’altra perlustrazione dell’appartamento nei giorni seguenti. Dunque, chiese alle domestiche, che
volevano occuparsi della cameretta del figlio, di non pulire la stanza perché gli agenti della polizia sarebbero tornati il giorno
seguente.
L’investigatore continuava a pensare: “E’ ovvio, il colpevole sarà lui” per varie giornate, cambiando però continuamente il
soggetto dei suoi pensieri.
Alcuni giorni dopo, con le idee moderatamente più chiare, si avviò verso Mulbery Street con la sua Maserati nera lucida, dove
avrebbe ispezionato la casa un’altra volta. Incerto e pieni di dubbi, l’ispettore varcò la soglia che divideva il lussuoso atrio dal
moderno salotto. L’investigatore non era un detective che amava vantarsi delle sue doti investigative, anzi, era piuttosto timido.
Era però un personaggio molto preciso e non esitava a rivisitare un posto dove poteva trovare qualche dettaglio utile o
reinterrogare un sospettato, che poteva fornirgli informazioni utili per la risoluzione del caso. Entrando nell’appartamento, vide
che la servitù si era riunita e stava discutendo, molto probabilmente, del caso. I signori Wellson, invece, sedevano sul divano
posto al centro del salone, che ora pareva agli occhi di Rupert una stanza colossale. La coppia stava guardando le vecchie
fotografie che catturavano i piccoli istanti dell’infanzia di Mike. Nessuno sembrava sorpreso dalla sua presenza. Così, Rupert si
diresse nella camera della vittima che era stata svuotata in gran parte dagli agenti della polizia, che stavano raccogliendo gli
ultimi oggetti che potevano essere analizzati. Riguardò con attenzione tutti i mobili, il letto, l’armadio, la scrivania….
Rilevati i piccoli particolari che aveva già notato in precedenza, decise di dare un’occhiata a tutta la casa, ai vari bagni, alle
camere da letto, alla cucina, allo studio…
Il mercoledì successivo venne celebrato il funerale di Mike Wellson, al quale parteciparono tutti i famigliari, gli amici e il
detective Rupert. Era una cerimonia piuttosto complessa dove non è mancato nulla, come la parte commovente in cui i
famigliari e gli amici più stretti parlavano di Mike e dei rapporti tra di loro.
Finalmente, una settimana e mezza dopo l’accaduto, il signor Rupert si ripresentò alla casa dei Wellson e dopo aver radunato
tutti gli interessati in salotto, cominciò a spiegare:
“Mi scusi signor Wellson, ma inizialmente la ritenevo colpevole; ho sentito da più persone parlare dei suoi tradizionali metodi
educativi e dire che lei e suo figlio, ultimamente, avevate qualche problema riguardante il comportamento e il rendimento
scolastico di Mike. Dopo, però, ripensai al movente e giunsi alla conclusione che un padre non sarebbe in grado di togliere la vita
a suo figlio per una motivazione poco valida e in modo così crudele. L’indizio principale che mi ha allontanato da lei, però, sono
stati dei graffi che ho trovato sul lato destro del letto che ricordano le lunghe unghie, a gel, di una delle donne qui presenti. La
certezza che i graffi siano stati fatti durante il delitto proviene dai mobili che, nuovi, non riportano altri difetti. Le uniche persone
qui presenti, le quali hanno delle unghie ricostruite con apposito gel, sono la signora Wellson e Gemma. Ritengo che la colpevole
sia Gemma, spinta dall’invidia che voi possediate una famiglia felice, ha soffocato vostro figlio, posando i libri sul letto che
involontariamente le sono caduti, provocando il tonfo udito dalla vicina, la signora Margot.” Mentre Gemma veniva
ammanettata, Rupert aggiunse: “Tutto questo viene confermato dal colore dello smalto rimasto sul letto.”
E con grande solennità salutò gli agenti e la famiglia Wellson, successivamente tornò al suo studio ad aspettare un nuovo caso da
risolvere.
Julia Szewczyk 2C
DETECTIVE CONAN: PRESENTAZIONE E TRAMA (PRIMA PARTE) (VOLUMI 1-28)
“Detective Conan” è un manga giapponese di genere giallo, disegnato da Gosho Aoyama, che ha anche una sua versione animata
(anime), ed è arrivato, finora, alla ventunesima stagione in Giappone (in Italia si è arrivati, invece, alla fine della diciottesima). Il
manga, in Giappone, è iniziato il 19 gennaio 1994: è ancora in fase di produzione ed è arrivato fino al Volume 90 (ognuno dei 90
volumi è composto, in totale, da circa 11 files), mentre, in Italia, è stato tradotto fino all’ottantacinquesimo dalla Star Comics.
Inoltre, sono stati prodotti 20 film e diversi OAV e special, che, tuttavia, non sono da considerare parte ufficiale della storia.
Il protagonista è Shinichi Kudo, un noto detective liceale di 16 anni, che collabora molto spesso con la Polizia e che, diverse volte,
la aiuta a risolvere casi complicati; inoltre, è un grande fan di Sherlock Holmes e vuole diventare lo “Sherlock Holmes del terzo
millennio”. Una sera, va ad un parco dei divertimenti con Ran Mori, sua fidanzata ed amica d’infanzia ormai dai tempi dell’asilo.
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Lì, dopo aver assistito e risolto brillantemente un caso di omicidio sulle montagne russe, nota uno giro d’affari piuttosto sospetto
fra un uomo vestito completamente di nero ed un altro, che viene ricattato; il primo indossa un capello cilindrico, ha degli
occhiali da sole ed un fisico piuttosto robusto.
Ad un certo punto, Shinichi, visto dai due uomini, viene colpito alla spalle da uno di essi, il quale, per evitare che il ragazzo possa
rivelare a qualcuno quello che ha appena visto, decide immediatamente di ucciderlo, facendogli assumere una sostanza, in fase
di sperimentazione dell’organizzazione segreta e misteriosa di cui fa parte, chiamata Apotoxin-4869. Quest’uomo ha dei capelli
bianco-grigi, indossa un capello e ha anche degli occhi verdi, ha l’aspetto di chi “ha ucciso molte persone senza provare nulla”,
come afferma lo stesso Shinichi.
Questa sostanza, tuttavia, invece di ucciderlo, lo ringiovanisce fisicamente di 10 anni, così Shinichi corre dal suo vicino di casa, il
dottor Hiroshi Agasa, che è uno scienziato. Lui decide di aiutare Shinichi, e gli promette che sarebbe riuscito a creare una
sostanza che l’avrebbe fatto tornare come prima, se gli avesse portato quella che aveva appena ingerito; poi, lo obbliga a non
rivelare per nessun motivo a nessun altro la sua vera identità, perché, altrimenti, quegli “Uomini in Nero” potrebbero riuscire a
rintracciarlo ed ucciderlo, insieme a tutti i suoi conoscenti. Tuttavia, Ran, preoccupata dal fatto che il suo “amico” non l’abbia
ancora contattata dalla sera precedente, corre a casa sua, dove, però, si trovano anche i due. Shinichi si nasconde, ma, quando la
ragazza lo scopre, indossando rapidamente degli occhiali appartenenti a suo padre, è costretto ad inventarsi in fretta e furia una
nuova identità: Conan Edogawa (Conan in onore di Arthur Conan Doyle, il noto inventore di Sherlock Holmes, ed Edogawa,
invece, da Ranpo Edogawa, scrittore giapponese di romanzi gialli). Il dottor Agasa, poi, decide di lasciarlo vivere nella casa di Ran,
visto che suo padre è un detective, non molto famoso, di nome Kogoro Mori, e, se riuscisse a farlo diventare famoso, potrebbe
riuscire ad essere coinvolto in un qualche caso legato all’Organizzazione. Così, il ragazzo, tramite degli oggetti costruitigli
appositamente dal dottor Agasa (un papillon cambia-voce, delle scarpe potenzia-calci, un paio di occhiali rintracciabili e
comunicanti, un orologio dotato di freccette narcotizzanti…), comincia a risolvere uno dopo l’altro diversi misteri, dando, ogni
volta, tutto il merito a Kogoro, che, durante la risoluzione dei casi, viene appositamente addormentato. In uno dei primi casi,
compare un membro delle forze dell’ordine: l’ispettore Megure, vecchio conoscente di Kogoro.
Con il proseguire della storia, si iscrive ad una scuola elementare, dove, con altri tre bambini, forma la squadra dei Detective
Boys (Giovani Detective).
La prima occasione, che capita a Conan, di entrare in contatto con gli uomini dell’Organizzazione, si presenta poco dopo, quando
conosce Akemi Miyano, che ha intenzione di abbandonare, insieme a sua sorella, la quale viene uccisa proprio da colui che ha
somministrato la pozione a Shinichi, con quest’ultimo che le rivela la propria vera identità quando lei è, ormai, in punto di morte.
In seguito, nel Volume 4, ha di nuovo l’occasione di entrare in contatto con gli antagonisti della serie, che vogliono attuare un
attentato su un treno: esso, tuttavia, viene sventato da Conan, che riesce anche a scoprire i nomi in codice dei due uomini
dell’Organizzazione: Gin e Vodka.
Successivamente, la storia si sposta, momentaneamente, in una villa di montagna di Sonoko Suzuki, un’amica d’infanzia di Ran e
Shinichi; anche qui avviene un omicidio, che Conan svela, utilizzando, in assenza di Kogoro, la voce dell’amica della figlia di
quest’ultimo, come farà, successivamente, anche diverse altre volte nel corso della storia. In seguito, all’agenzia d’investigazione
Mori, si presenta una donna che afferma di essere la madre di Conan, ma che, tuttavia, non lo è; così, il piccolo grande detective
teme che lei possa essere un membro dell’Organizzazione; Conan viene addormentato e portato in una casa misteriosa, dove si
trova anche un uomo molto con una maschera, che gli cela completamente il volto. Alla fine del caso, i due si rivelano essere
veramente la madre ed il padre di Shinichi: Yukiko Fujimine, un ex-attrice piuttosto famosa nella sua epoca d’oro e molto brava
nell’arte dei travestimenti (ha avuto come insegnante Toichi Kuroba, un importante mago defunto otto anni prima), e Yusaku
Kudo, un noto scrittore di romanzi gialli; entrambi vivono in America da qualche anno e sono stati informati dal dottor Agasa
dell’attuale situazione del proprio figlio. Così, gli chiedono di andare insieme a loro, ottenendo il netto rifiuto di Conan, che ha,
invece, tutta l’intenzione di proseguire personalmente la propria lotta contro l’Organizzazione e, inoltre, non intende
abbandonare Ran. In altri due casi, si vengono a conoscere altri due membri della polizia giapponese: l’ispettore Sango
Yokomizo, della prefettura di Shizuoka, e Kiyonaga Matsumoto, il sovraintendente della prefettura di Tokyo. In seguito, compare
un nuovo personaggio; è la moglie di Kogoro e, quindi, la madre di Ran: Eri Kisaki, divorziata dal marito (anche se non
formalmente) per dei continui litigi, nonostante, in realtà, lei lo ami tuttora e questo sia un sentimento ricambiato.
Successivamente, Kogoro viene invitato ad una mostra di videogiochi; qui, Conan ascolta una conversazione di un uomo al
telefono, grazie alla quale si capisce che fa parte dell’Organizzazione e che il suo nome in codice è Tequila; tuttavia, l’uomo viene
assassinato per sbaglio dall’esplosione di una valigetta che porta con sé. Alla fine del caso, però, Conan scopre che i membri
dell’Organizzazione sono soliti incontrarsi in un bar, il quale, proprio nel momento in cui il ragazzino entra, viene fatto esplodere
per evitare che venga lasciata qualsiasi traccia, visto che l’esistenza della stessa è segreta ai più.
In seguito, giunge all’agenzia investigativa Mori un giovane detective proveniente da Osaka, Heiji Hattori, che intende sfidare
Shinichi Kudo in una gara di deduzioni e che, sperando di trovarlo, segue Conan, Kogoro e Ran in un caso, offrendo loro una
bottiglia di paikal, un liquore cinese molto forte, che dà al ragazzino come rimedio per il suo raffredore, all’insaputa di Ran;
tuttavia, come è facilmente prevedibile, esso aggrava ulteriormente le sue condizioni. Così, durante questo caso, Conan si sente
male e prova un forte dolore, al termine del quale scopre di essere tornato Shinichi Kudo. Nascostosi inizialmente da Ran, in
seguito decide di andare sulla scena del delitto, rivelando che le precedenti deduzioni di Heiji Hattori sono errate e svelando,
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poi, il vero colpevole. Successivamente, avverte di nuovo del dolore e, cercando di farsi notare il meno possibile, si reca in
bagno, ritrasformandosi, poi, in Conan. Il detective di Osaka, così, inizia a nutrire dei forti dubbi sull’identità del bambino; nel
seguente caso in cui compare, infatti, Heiji Hattori scopre tutto e Conan, così, è costretto a rivelargli ciò che gli è successo. Il
ragazzo, così, decide di aiutarlo. In seguito, si conoscono tre nuovi membri della polizia in altrettanti volumi del manga:
l’ispettore Yamamura, della prefettura di Gumna, Heizo Hattori, il padre di Heiji ed il capo della polizia di Osaka, e Ginzo
Nakamori, di Tokyo e il cui solo obiettivo è quello di riuscire a catturare Kaito Kid. Quest’ultimo è un ladro gentiluomo molto
popolare in tutto il Giappone e conosciuto anche con il soprannome di “Arsenè Lupin del terzo millennio”; inoltre, è specializzato
nell’arte dei travestimenti e, a causa di ciò, riesce sempre a sfuggire alle forze dell’ordine. Compare nel Volume 16. In esso, si ha
anche la prima apparizione della maestra di Conan e dei suoi amici: Sumiro Kobayashi; lei, all’inizio, sembrava parecchio
indisponente e severa, ma, poi, rivela di aver fatto tutto questo perché, nelle altre scuole in cui era, i suoi alunni le
disobbedivano continuamente, rivelandosi, in realtà, un’insegnante gentile e disponibile.
Tempo dopo, nella classe del protagonista, arriva una nuova studentessa, di nome Ai Haibara. Nonostante non sembri che abbia
un carattere aperto e disponibile, entra a far parte della squadra dei Detective Boys, sotto delle richieste di Ayumi. Alla fine di un
altro caso in cui vengono coinvolti, torna a casa insieme a Conan; in quest’occasione, gli rivela che lei, in realtà, non è una
semplice bambina, ma è un’ex-componente dell’Organizzazione e che è stata proprio lei ad inventare l’APOPTOXIN4869, la
stessa sostanza che ha rimpicciolito Shinichi Kudo. Afferma, poi, che il suo vero nome è Shiho Miyano, che quello in codice è
Sherry e, infine, di essere la sorella di Akemi Miyano; entrambe volevano lasciare l’Organizzazione e, dopo la morte della sorella,
questo desiderio diventa sempre più forte. Così, Gin e Vodka la imprigionano, condannandola a morte: per provare a fuggire,
ingerisce la sostanza su cui lei ha lavorato e, così, una volta tornata bambina, riesce a scappare. Trovandola a terra morente, il
dottor Agasa la porta a casa sua, decidendo di aiutarla e di lasciarle usare il proprio laboratorio per i suoi esperimenti. In seguito,
Conan, Kogoro e Ran conoscono Kazuha Toyama, la fidanzata di Heiji Hattori (al quale non ha ancora rivelato i propri veri
sentimenti) e la figlia del capo della polizia criminale di Osaka, Ginshiro Toyama. In un’altra occasione, Ai pensa che Conan sia,
ormai, dentro il progetto che l’Organizzazione sta portando avanti da almeno 50 anni, per poi rivelargli che Gin è mancino. Poi, si
conosce un altro membro della polizia: Goro Otaki, appartenente alla prefettura di Osaka.
In un altro caso, Ran ricorda uno dei primi casi risolti da Shinichi; in seguito, entrano in scena tre poliziotti, che, per la prima volta
nel corso della storia, rivestono un ruolo abbastanza importante: Wataru Takagi, Miwako Sato, Yumi Miyamoto e, infine,
Ninzaburo Shiratori. I primi due, poi, si fidanzeranno, con quest’ultimo che proverà in tutti i modi di evitarlo, perché pensa che la
bambina di cui si era innamorato quando era bambino fosse proprio Sato.
Successivamente, nel Volume 24, Conan, Ran e Kogoro conoscono il dottor Araide, che viene coinvolto in un caso di omicidio
nella propria famiglia. In seguito, Conan ed Ai, tornando da scuola, vedono una Porsche 356, la stessa macchina che guida Gin;
dopo, si viene a sapere che è proprio la sua e, quindi, il detective posiziona al suo interno una cimice, in modo di poter udire i
suoi discorsi. Il membro dell’Organizzazione, come sempre in compagnia di Vodka, afferma che Pisco, quella sera, avrebbe
commesso un omicidio nei confronti di un politico accusato di corruzione, specificandone anche il luogo; tuttavia, ad un certo
punto, nota la cimice presente nella sua automobile, distruggendola, per poi scoprire una ciocca di capelli appartenenti a Sherry,
intuendo che era stata lì poco prima. In seguito, l’omicidio viene commesso con pieno successo ed Ai, che si trovava insieme a
Conan in quel luogo per provare a sventarlo, viene addormentata da Pisco. Nel frattempo, arriva sul posto anche la polizia, che
stila, poi, una lista di sospettati, all’interno della quale rientra anche lo stesso Pisco. In seguito, la ragazzina, svegliatasi, si ritrova
in un magazzino pieno di diversi liquori, con un computer appartenente all’Organizzazione, e comunica con Conan ed il dottor
Agasa tramite gli occhiali del ragazzo, che indossava proprio per cercare di non farsi riconoscere. Così, il detective le consiglia di
bere una bottiglia di paikal; dopo essere riuscita a salvare alcuni dati su un floppy-disk, viene informata del fatto che Gin e Vodka
stanno arrivando nel luogo in cui si trova in quel momento. Fortunatamente, proprio in quel momento, il liquore che ha bevuto
ha effetto e Ai ritorna momentaneamente Shiho, rifugiandosi immediatamente in un camino, per evitare di essere scoperta. I
due uomini, arrivati sul posto, sembra che pensino che Sherry non si trovi lì, ma vanno ad aspettarla sul tetto: Gin le spara, ma
Conan, senza rivelare la propria identità, riesce ad intervenire, salvando la donna, che cade dal camino. Qui, si rimpicciolisce
proprio sotto gli occhi di Pisco, che le rivela di aver conosciuto lei ed i suoi genitori quando era piccola. L’uomo, così, le dice che
l’avrebbe uccisa, a causa di ordini superiori (dal Boss dell’Organizzazione, del quale non è ancora stata rivelata l’identità);
tuttavia, Conan interviene nuovamente e la stanza va a fuoco: proprio mentre Pisco sta salendo dal camino, si ritrova davanti
Gin, che gli punta una pistola in testa, affermando che l’avrebbe ucciso sotto ordine di “quella persona”, cosa che, infatti, fa, per
poi fuggire. Successivamente, Ai, una volta salva, dice che il floppy-disk, su cui aveva salvato dei dati riguardanti
l’APOTOXIN4869, era stato distrutto. Alla fine del caso, nella macchina di Gin, oltre a Vodka, viene mostrata Chris Vineyard,
un’attrice che era fra i sospettati dell’omicidio del politico: viene rivelato che anche lei appartiene all’Organizzazione e che il suo
nome in codice è Vermouth. Qualche tempo dopo, viene mostrato che, accanto al computer di Ai, si trova un floppy-disk
bruciato; di conseguenza, ha mentito riguardo alla sua distruzione. In seguito, Ran comincia sempre di più a sospettare che
Conan sia Shinichi, dopo averlo messo anche precedentemente alle strette, a causa delle molte somiglianze che ha riscontrato
fra di loro, ed il detective fa notare tutto ciò al dottor Agasa. Il giorno dopo, i due, insieme ad Ai ed ai Detective Boys, partono
per un campeggio, dove entrano in una grotta. Qua, ritrovano un cadavere e vedono in faccia i colpevoli di questo delitto. Così,
gli assassini cercano di ucciderli, per evitare che rivelino a qualcuno ciò che hanno appena visto e Conan viene ferito da un colpo
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di pistola, perdendo prima del sangue e poi i propri sensi. Alla fine, grazie al dottor Agasa ed Ai, la polizia arriva sul posto ed
arresta i malviventi; il detective viene portato in fretta e furia ad un ospedale, in cui Ran gli dona del sangue, dimostrando,
quindi, di conoscere il suo gruppo sanguigno. Così, Conan si rende conto che ormai la ragazza ha capito tutto e decide di rivelarle
la sua vera identità, anche sotto i consigli di Heiji Hattori, arrivato sul posto per parlargli; tuttavia, viene minacciato con una
pistola da Ai, che gli dà tre possibilità: la prima è di rivelare tutto a Ran con le relative conseguenze, la seconda è di tenere la
bocca chiusa e di mantenere le cose così come stanno e la terza… Il giorno della recita scolastica del liceo Teitan, in cui Ran
interpreta il ruolo della protagonista della storia, il protagonista maschile è il cavaliere oscuro, che sarebbe dovuto essere
interpretato dal dottor Araide, ma alla ragazza viene il dubbio che, in realtà, non sia lui. Alla recita vengono anche Conan,
Kogoro e Kazuha; durante essa, però, avviene l’ennesimo caso di omicidio. All’improvviso, compare un ragazzo, che afferma di
essere Shinichi Kudo, ma che, in realtà, è Heiji Hattori, travestitosi da lui per portare su una falsa pista la sua fidanzata.
Nonostante ciò, in seguito, il cavaliere oscuro si rivela essere proprio il vero Shinichi Kudo; questa cosa stranisce Ran, che era
ormai sicura che Conan fosse Shinichi. In verità, il primo è impersonato da Ai, che ha dato al ragazzo un prototipo
dell’APOPTOXIN4869 per farlo tornare momentaneamente come prima. In ogni caso, il detective liceale, dopo aver risolto
brillantemente il caso, si sente nuovamente male e sviene; tuttavia, a differenza di altre volte, il suo corpo non viene
rimpicciolito. Heiji Hattori, poi, informato da Ai, chiede a tutti i presenti di non raccontare a nessuno ciò che hanno appena visto.
Così, Shinichi, per circa ventiquattr’ore, trascorre una giornata normale, nella quale invita Ran ad un ristorante per rivelarle i
propri sentimenti; purtroppo, proprio mentre lo sta per fare, avviene un altro caso di omicidio. Alla fine dello stesso, tuttavia,
Shinichi Kudo torna nuovamente Conan Edogawa. In seguito, in un altro caso in cui viene coinvolto, si ritrova su un’isola, dove,
secondo una leggenda popolare, la persona che avrebbe ottenuto un amuleto a forma di freccia, avrebbe acquisito la vita
eterna. Nell’elenco delle persone partecipanti a delle edizioni passate di questo “gioco”, nota i nomi di “Shiho Miyano” ed altri
due, che assomigliano a quelli di Gin e Vodka.
Per ora, la prima parte della storia è finita. Questo articolo proseguirà il prossimo anno scolastico. Non mancate! Saranno svelate
nuove informazioni su Vermouth e verranno introdotti nuovi personaggi, alcuni dei quali appartenenti anche all’Organizzazione
degli Uomini in Nero e due nuove società!
Riccardo Testa 2A
LE INDAGINI DEL DETECTIVE BARNABY!
In una tranquilla giornata di primavera, nella campagna, della contea di Sheffield, splendeva un sole brillante e si iniziavano ad
intravedere i primi fiori e le foglioline verdi sugli alberi.
Di solito, al villaggio non accadeva niente di eccezionale, ma quel giorno un fatto agghiacciante era pronto a sconvolgere la vita
del tranquillo paese. Edward Woodrich, conosciuto come il vecchio Ed, proprietario di un negozio di libri, venne trovato morto
accoltellato alla schiena, nel retro della sua bottega; egli aveva fra le mani un libro, intitolato "Amore per sempre". A trovare il
cadavere fu il nipote, figlio del fratello, ormai scomparso. Il ragazzo, spaventato e terrorizzato, lanciò un forte urlo, tanto che i
negozianti vicini erano accorsi a vedere cosa fosse successo, chiamando istantaneamente la polizia.
Sul luogo del delitto arrivò l' Ispettore capo Barnaby: un uomo di media statura dai capelli bianchi, ben curato, che indossava un
vestito blu con giacca e cravatta in tinta; egli era un uomo dal carattere semplice e deciso, dotato di un‘innata perspicacia;
insieme al poliziotto, c'era il suo aiutante, il sergente Colin McRee: un ragazzo poco intuitivo, ma non privo di esperienza, visto
che collaborava già da qualche tempo con l' Ispettore, al quale vennero affidate le indagini. Al loro arrivo, la scientifica era già al
lavoro e aveva terminato di effettuare i primi rilievi.
Il sergente domandò al medico legale l' ora del decesso e questi gli ripose:<< All' incirca la sera dopo le 19:00, orario di chiusura.
>>.
Guardandosi in giro, Barnaby notò che la scena del crimine non presentava tracce: addirittura la porta non sembrava essere stata
forzata.
Così il poliziotto lasciò l'interno della libreria, cercando indizi; ad un certo punto, vide una donna in lacrime con le mani sul volto
in segno di disperazione che cercava di oltrepassare l'area delimitata dalla scientifica. Barnaby la bloccò e lei sussurrò:<< No, era
quasi il nostro
momento. >>. Visto che la donna era così sconvolta, la fece accompagnare a casa da un agente e intuendo che fosse una persona
legata al vecchio Ed, pensò di lasciare
l' interrogatorio della donna per ultimo in modo che si calmasse. Barnaby si incamminò in cerca di testimoni e intravide,
sull'uscio del pub, di fronte al luogo del delitto, un uomo di mezza età, calvo e tozzo, con le braccia conserte e con un ghigno
cinico sul volto.
Barnaby decise di iniziare le sue indagini proprio da questo individuo.
Egli attraversò la strada e si presentò all' uomo chiedendogli le sue generalità: lui rispose che si chiamava Robert Duke ed era il
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propietario del pub; l'uomo parlò in tono arrogante:<< Io non c‘entro nulla con l' accaduto e poi il vecchio Ed se l‘è cercato!>>, l'
ispettore ribattè:<< Perchè dice questo, chi potrebbe avercela con un vecchio libraio? E perchè lei c'è l'ha con il vecchio Ed?>>
L' uomo rispose:<< Entrava qui ogni sera, con aria saggia ed ogni volta che gli rivolgevo parola, lui mi rispondeva con frasi tratte
da libri che io non comprendevo, perchè, prima di aprire questo pub, ero un povero contadino e questo mi irritava molto, ben gli
sta a quel
Vecchio saggio!!>>. Barnaby chiese:<<Oltre al nipote qualcuno aveva le chiavi del negozio?>>.
<<Non saprei, ma l'unico che puo aprire una serratura, senza avere la chiave, è quel balordo di Antony McGee, che si guadagna
da vivere facendo piccole riparazioni e lavoretti vari alle case del villaggio e vive in una roulotte fuori dal paese.>> affermò Duke.
In quell' istante, mentre il poliziotto stava uscendo dal pub, vide un furgone bianco passare; lo sguardo dell' ispettore e quello del
conducente si incrociarono e subito
quest' ultimo accelerò in tutta fretta. Barnaby intuì che quello era McGee, ma non lo inseguì; egli andò subito al negozio di fiori
che si trovava accanto alla libreria, sperando di trovare qualche indizio. Aprì la porta, il campanellino fece un trillo, gli si presentò
dinnanzi una signora che poteva avere più o meno l'età di Ed; ella aveva un' aria sofisticata e una capigliatura ordinata, l'
incarnato chiaro e indossava abiti di buona fattura. Il poliziotto le chiese se fosse Margaret Holden e la signora annuì. L'ispettore
gli disse:<<Buongiorno, sono Tom Barnaby della polizia investigativa e mi occupo delle indagini sull'omicidio del signor
Woodrich, il suo vicino.>>. La signora scoppiò in lacrime, dicendo che erano molto amici e che qualche volta lei andava a
prendere una tazza di the da lui, qualche volta lui da lei; l' ispettore chiese quando l'avesse visto l' ultima volta. La signora
singhiozzando rispose :<< Ieri, all'ora di colazione. Normalmente ci salutavamo alla chiusura del negozio, ma ieri sera, mentre
chiudevo la mia bottega, Ed non stava chiudendo la libreria: siccome le luci erano ancora accese, invano ho guardato tra le
finestre per vedere se Ed fosse ancora lì, ma non lo vidi; pensavo che stesse sistemando qualcosa sul retro. Margaret scoppiò di
nuovo in lacrime e chiese a Barnaby se voleva bere una tazza di the, lui accettò e la signora si allontanò per prepararlo.
L'ispettore scorse tra tutti i vasi di fiori e oggetti vari una foto di Margaret in gioventù abbracciata ad un ufficiale dell' esercito,
Barnaby le chiese chi fosse l'ufficile accanto a lei nella foto e lei rispose che era il suo defunto marito. Tornando al caso di
omicidio, la signora affermò che al villaggio l' unico capace di un gesto simile poteva essere quel balordo di Anthony McGee.
Ringraziando, Barnaby uscì e chiamò subito il suo aiutante e gli chiese di svolgere delle indagini sul nipote del vecchio Ed, mentre
lui si sarebbe diretto verso l'abitazione di quello strano personaggio. Corse per alcune miglia verso nord e all'imboccatura della
foresta di Blackwood, trovò la roulotte bussò e disse:<<Anthony McGee, polizia, esci subito!!>>, Barnaby aprì la porta e trovò
l’uomo in leggero stato di ebrezza; gli pose le domande di rito e gli chiese se aveva fatto dei lavori alla porta della libreria. Lui
rispose di sì, ma disse anche di non essere stato lui ad uccidere il vecchio Ed.
Barnaby conosceva già Anthony, un ragazzo sulla trentina d' anni, dalla capigliatura folta e spettinata, barba incolta e abiti
trascurati, era salito alla ribalta delle cronache giudiziarie per piccoli furti e atti vandalici.
Mentre l'ispettore lo incalzava con le sue domande, bussò alla porta una bambina con una torta in mano che chiamò:<<Anthony,
Anthony apri!>> Anthony aprì la porta della roulotte fatiscente. Barnaby guardò stupito la bambina. Ella disse:<< Tieni Anthony,
questa l' ha fatta la mamma per te, per ringraziarti del lavoro svolto ieri, visto che non hai voluto nessun compenso. >>. Anthony
la ringraziò e le allungò due caramelle. La bambina lo ringraziò e corse via. Tom chiese spiegazioni ed Anthony rispose che aveva
riparato il tetto gratuitamente, perchè apparteneva ad una famiglia fortemente disagiata e il padre della bambina era morto in
Afghanistan in guerra. Barnaby capì subito che Anthony non poteva essere il colpevole, ma gli disse di non allontanarsi dal
villaggio, finchè le indagini non fossero finite; nel frattempo, squillò il telefono e Barnaby rispose subito: era Colin, il suo collega,
che gli disse che il nipote non poteva essere coinvolto, perchè aiutava lo zio nei momenti del bisogno. Egli era, inoltre, uno
studente modello dell' università di Londra e la sera del fatto era nella biblioteca del campus; prima di concludere la telefonata,
aggiunse che aveva letto il rapporto della scientifica: l'arma del delitto non era un semplice coltello, bensì un pugnale che era in
dotazione agli ufficiali dell'esercito inglese, nella seconda guerra mondiale. Subito un flash attraversò la mente dell' ispettore: un
uomo anziano in divisa dell' esercito, era un uomo alto , il berretto gli copriva gli occhi e aveva due lunghi baffi bianchi arricciati
all’estremità. L‘ispettore si affrettò quindi verso il pub di Robert Duke. Barnaby arrivò al locale, entrò, vide al bancone il
proprietario e gli chiese informazioni sui suoi clienti; lui rispose che non era tenuto a darne. A questo punto Barnaby capì con
che soggetto aveva a che fare, allungò dieci sterline sul bancone e disse:<< E' proprio sicuro che non può dare informazioni sul
suo cliente????>>
L' uomo vide la banconota, con mano lesta la prese e la intascò dicendo :<< Beh.. sì quello è il maggiore Kennedy.>>.
Barnaby lo guardò con disprezzo per la sua avidità, se ne andò e con l'auto si diresse alla casa del maggiore. Arrivato , suonò il
campanello, si presentò la moglie del maggiore; a questo punto il poliziotto si presentò e chiese di parlare con il marito. La donna
lo fece accomodare in un salotto di stile vittoriano e lì trovò il maggiore con un plaid sulle gambe, intento a sorseggiare una tazza
di the davanti al camino scoppiettante; con aria molto seria e con quella disciplina insita solo negli ufficiali dell'esercito, l’uomo si
alzò, si mise quasi sull'attenti e disse:<< Sono il maggiore Kennedy dell' esercito di sua Maestà, in cosa posso servirla? >>. Con
aria quasi intimidita, l'ispettore disse:<<Sono l'ispettore Barnaby, capo della polizia investigativa, volevo chiedele qualche
informazione sulla sua uniforme.>> L'uomo gli ripose che era a sua disposizione,Tom gli chiese:<<Volevo sapere se, al momento
del suo congedo, il pugnale, in vostra dotazione, le è stato lasciato con il resto dell'uniforme>>. Kennedy rispose con voce
franca:<<Certo che sì, il pugnale ci viene consegnato con le medaglie al valor militare e il foglio di congedo. Barnaby, ancor più
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intimidito, chiese se poteva vedere il suo; Kennedy si girò e con il dito puntò sulla parete, una teca contenente le medaglie, il suo
pugnale e il foglio di congedo. Scusandosi del disturbo, Barnaby lo salutò e lo ringraziò sentitamente e Kennedy contraccambiò.
All' investigatore mancava la signora Carolin Smith: così si diresse verso la sua abitazione. Arrivato, bussò al minuscolo portoncino
di ingresso e la signora lo aprì; Barnaby tentò di presentarsi, ma la signora gli disse:<<Sì sì, la conosco già, è l'ispettore Barnaby
della polizia investigativa.>> e, con un gesto cortese, fece cenno al poliziotto di entrare.
Barnaby percepì subito che la signora era molto affranta e che uno stretto legame la univa ad Ed e incominciò a porle alcune
domande, tra cui il motivo per il quale era tanto legata al libraio. Lei, singhiozzando, iniziò a raccontare la storia:<< Io e Ed ci
conoscevamo fin da piccoli, siamo cresciuti insieme e poco prima della guerra, ci siamo fidanzati ma la felicità è durata poco;
qualche mese dopo il fidanzamento, Margaret incontrò Ed e gli raccontò di avermi visto con un altro ragazzo, noto come il
Casanova del villaggio. Ed andò su tutte le furie e ruppe il nostro fidanzamento, si arruolò nell' esercito e non lo vidi più, perchè
partì per Londra. Quando la guerra finì, lo diedero per morto, così io mi sposai con Frank che era il proprietario di questo ufficio
postale, ma 5 anni dopo Ed tornò al villaggio: in realtà era disperso, in un‘isola della Grecia, e alla vista di mio marito, pensò che
quello che aveva detto Margaret fosse vero, da allora non mi rivolse più la parola. Alla morte di mio marito gli mandai una lettera
per spiegare tutto, così ricominciammo a frequentarci di nuovo e ad inviarci una fitta corrispondenza.>>. Barnaby le chiese:<< Mi
può mostrare l'ultima lettera che le aveva scritto prima di morire ?>> e la donna rispose:<<Non c'è problema, ormai lo sapranno
tutti.>>. Barnaby chiese il perchè e lei gli rispose:<<Qualche giorno fa, ho lasciato questa lettera aperta sul bancone dell'ufficio,
sono andata sul retro a prendere dei pacchi che erano arrivati per Margaret, la fioraia, e al mio ritorno la trovai che leggeva la
mia lettera la quale diceva che io e Ed avremmo venduto i nostri negozi per andare a vivere insieme in Caifornia. Margaret fece
finta di nulla e disse che credeva fosse per lei e così ripose la lettera, prese i pacchi e se ne andò.>>
Barnaby si congedò dalla signora e, mentre pensava alla fiorista, si ricordò della foto vista nel negozio di Margaret e subito gli
parve tutto chiaro.
Chiamò immediatamente Colin e gli disse di raggiungerlo, con un mandato di perquisizione, al negozio di Margaret.Si
incontrarono davanti alla bottega, bussarono con veemenza e Margaret si presentò in tenuta da notte e, con aria non sorpresa,
aprì alla polizia. Entrarono e Barnaby, con gentilezza che si riserva ad una donna di una certa età, le disse:<<La dichiaro in arresto
per l'omicidio si Edward Woodrich.>>.
La donna: <<Ma come, non sono stata io!>>. Mentre Margaret cercava invano di discolparsi, Colin perquisiva la casa ed in un
vecchio baule trovò la divisa del marito e il fodero del pugnale usato per uccidere il povero Ed. Proprio in quel momento lei
confessò :<< Io lo volevo solo per me. Così quando ho letto qulla lettera, ho deciso di ucciderlo.>> Mentre gli agenti la
ammanettavano e la portavano in centrale per la deposizione , Barnaby prese un mazzo di fiori di campo da portare alla moglie:si
era appena ricordato che era il giorno del loro anniversario.
Giavazzi Iris 2C
NOI E LA RETE
Il 12 febbraio scorso, presso la nostra scuola, è venuto a farci visita un Colonnello della Guardia di Finanza, il Dott. Piccinni, per
spiegarci la moltitudine di rischi che corriamo ogni giorno, utilizzando internet in modo inadeguato.
Ha iniziato spiegandoci il significato di alcuni termini:
- diffamazione
- stalking
- estorsione
- fake
- viralità.
1.
2.
3.
4.
La diffamazione è un reato in cui una persona lede la reputazione di un’altra persona.
Lo stalking è un insieme di atti persecutori contro una o più persone.
L’estorsione è quell’atto con il quale, tramite minacce, violenze o inganni, qualcuno carpisce ad altri beni o vantaggi .
I fake sono delle false verità: online una persona può “farsi conoscere” con nome e cognome di altri.
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5. La viralità è la perdita del controllo dei contenuti postati.
Ciò detto, il Colonnello ci ha spiegato che il web “non dimentica”, tutto può essere recuperato.
Esiste, infatti, un obbligo di conservazione dei dati per il periodo di un anno.
L’intervento è poi proseguito con la spiegazione di alcuni particolari interessanti sulle password.
Innanzitutto ci è stato consigliato di non fornire le nostre password a nessuno (a parte, ovviamente, ai nostri genitori).
In ogni caso, esistono modi semplici per scoprire le password di account o di wi-fi.
Un esempio è quello dell’attacco a dizionario, che consiste nello scrivere, all’interno dello spazio apposito per la password, tutte
le parole esistenti nel dizionario.
Per questo è sempre preferibile inserire all’interno della password caratteri numerici, ma soprattutto crearne una con parole di
fantasia e che non facciano parte, appunto, del dizionario.
L’esperto ci ha poi segnaleto delle applicazioni da non scaricare assolutamente, perché pericolose.
Queste sono Talkingtom angela 3, Ask.fm e Snapchat.
La prima non è assolutamente da scaricare perché il gioco viene controllato da alcuni hacker (pirati informatici), tramite la
webcam del proprio dispositivo elettronico.
La seconda perché è una chat globale nella quale persone di tutto il mondo, che non si conoscono, si scrivono per carpire
informazioni personali.
La terza, infine, è rischiosa per il fatto che, contrariamente a quanto dichiarato, le fotografie e i video postati non si cancellano
dopo 24 ore, o la durata prestabilita. E ciò perché, come detto, la legge obbliga a mantenere tutti i contenuti di queste e altre
applicazioni per almeno 12 mesi.
Il Colonnello ha concluso dicendoci che nessun antivirus è efficacissimo, l’unico antivirus siamo noi.
Questo significa che ogni volta che utilizziamo questi mezzi dobbiamo essere particolarmente avveduti, non fidarci di nessuno e
non creare, in alcun modo, situazioni di rischio o di pericolo per noi stessi e per gli altri.
Lodovica Montaruli 2^C
LE 10 REGOLE DA NON INFRANGERE QUANDO SEI SU
GENERALE
SOCIAL O SUL WEB IN
1) Mai scaricare ask.fm.
2) Mai fidarsi di sconosciuti su chat roulette/omegle.
3) Mai insultare la gente su whatsapp (reato di diffamazione).
4) Scaricare file da siti ufficiali.
5) Non fidarsi dei dati biografici sui social e non lasciarne di
6) Rispettare i termini di copyright.
7) Lasciare la password del proprio telefono ad almeno un
8) Mai utilizzare nomi reali su social: mettere nomi di
9) Mai lasciare foto private sul web, non dimentica!
10) Non dare a nessuno la password della propria wi-fi.
personali.
genitore.
fantasia.
Edoardo Belotti e Giovanni Parisi 2^ B
NOI.. COME GALILEO GALILEI!
Dietro ogni problema
c'é un'opportunità.
(Galileo Galilei)
Conoscete Galileo Galilei? Albert Einstein? Carlo Magno? Leonardo Da Vinci? Isaac Newton? Conoscete veramente tutto di loro?
Sono sicura che in questo momento state cercando di recuperare nella vostra memoria le molte informazioni che avete
imparato a scuola, ma questo non lo spiegano in classe: tutti loro erano dislessici.
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La dislessia è una difficoltà che fa parte dei Disturbi specifici di apprendimento (DSA) e comporta una difficoltà di grado lieve,
medio o severo, nella lettura e nella comprensione dei testi e dei numeri, nella memorizzazione delle definizioni e nella
memorizzazione dei termini specifici.
Oltre alla dislessia, tra i disturbi specifici dell'apprendimento ci sono anche la discalculia, la disgrafia e la disortografia che
possono essere presenti singolarmente o insieme alla dislessia in una persona.
Leggere, scrivere e calcolare sono atti così semplici ed automatici che alla maggior parte delle persone risulta difficile
comprendere
le
difficoltà
che
riscontrano
i
bambini
o
i
ragazzi
dislessici.
Spesso questi ragazzi vengono erroneamente considerati svogliati e la loro intelligenza spiccata dà il via a valutazioni come "è
intelligente
ma
non
si
applica".
Questi ragazzi non hanno problemi cognitivi legati alla comprensione e, al di là dello studio, sono intelligenti, vivaci, socievoli e
creativi.
Un ragazzo dislessico può leggere e scrivere, ma deve impiegare tutte le proprie energie.
Egli si stanca presto, si distrae, commette errori e si sente costantemente in difficoltà.
Il primo scoglio per i bambini dislessici sono i libri di scuola. Per superare questo problema, AID (Associazione italiana dislessia)
ha ideato il progetto della Biblioteca digitale per i dislessici “LibroAID”, sostenuto inizialmente dall'Ufficio Scolastico Regionale
dell'Emilia
Romagna.
È un servizio riservato ai soci AID che consente ai ragazzi con diagnosi DSA o certificato 104/92 di richiedere il formato PDF
aperto dei testi scolastici della scuola elementare, media e superiore. I testi possono essere letti al PC da programmi dotati di
sintesi vocale e i ragazzi possono interagire con i file per svolgere i compiti o creare mappe concettuali.
Rachele Spada 2C
CLASH ROYALE
Cari appassionati,
forse non sapete che, da poco la Supersell ha aggiornato il suo nuovo gioco “ClashRoyale”, aggiungendo nuove carte :
- SPIRTI DI FUOCO : sono piccole palle di fuoco con poca vita che si fanno esplodere accanto al nemico; molti giocatori le
utilizzano contro carte più forti, ma anch’esse con poca vita, come la principessa .
-FORNACE : questa struttura produce per un tempo limitato spiriti di fuoco, utile per il Deck spawn .
- GUARDIA : questa carta evoca tre scheletri con spada e scudo; vengono utilizzate per abbattere carte come il principe, la
principessa, il mago di ghiaccio e lo Sparky.
-MASTINO LAVICO: questa immensa creatura attacca le strutture, ha tanta vita e poco danno; quando viene distrutta produce
tanti cuccioli lavici, che attaccano la torre e, essendo numerosi, riescono ad abbattere la torre. Di solito è accompagnato da
carte come il domatore di cinghiali.
-MINATORE: questa carta è in grado di scavare un tunnel sotterraneo per attaccare qualsiasi luogo che voi deciderete ed è di
solito accompagnata dal baule di Goblin.
-SPARKY : questa è la carta leggendaria più forte in tutto il gioco, molto lenta a caricare il colpo, ma molto forte, con un danno
di 1300; è solitamente accompagnata da carte con danno a zona .
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Ora nel clan è possibile assistere in diretta a una battaglia fra due membri. Inoltre, nella Tv Royale, potete selezionare l’arena in
cui desiderate vedere il replay. Dopo l’aggiornamento, in ogni partita vinta, si ottengono soldi che dipendono dall’arena. Potete,
infine, ricevere più carte rare e comuni. E’, infatti, raddoppiata la possibilità di trovare tante carte e…tanto oro, ovviamente.
Buon divertimento!
Brivio Andrea, Bolis Fabio, Bombardieri Leonardo Antonio, 2A
POGBA
Paul Labile Pogba (LagnySur Magne,15 marzo 1993) è un calciatore francese, centrocampista della Juventus e della Nazionale
francese.
È un giocatore ambidestro che possiede forza atletica, abilità nel pressing e personalità, caratteristiche che in mezzo al campo gli
permettono di recuperare palloni e vincere contrasti, soprattutto grazie alle sue lunghe gambe, paragonate da molti ai tentacoli
di una piovra, che gli hanno fatto guadagnare il soprannome di Polpo Paul. Dotato anche di visione di gioco, paragonato ad
AndresIniesta, è capace di organizzare la manovra d'attacco e di accompagnarla, grazie alla sua notevole resistenza, fornendo
assist agli attaccanti, i quali hanno di conseguenza più possibilità di fare gol.
Fisicamente paragonato alla leggenda Patrick Viera, è cresciuto avendo come modello YayaToure. A livello atletico, è agile e
rapido nei movimenti, esibendo un mix tra fisicità ed efficacia; dimostra, inoltre, pulizia nei tocchi di palla e tempismo nei
contrasti, il tutto unito a una buona dose di carisma e personalità in campo.
Nell'annata 2014-2015, il 18 ottobre, con i bianconeri, ora allenati da Massimiliano Allegri, ha realizzato il primo gol in
campionato, rete del risultato definitivo di 1-1, nella trasferta contro il Sassuolo. Il 4 novembre, alla centesima presenza in
maglia bianconera, ha siglato il suo primo gol in Coppa dei Campioni, infliggendo il definitivo 3-2 all'Olympiacos. Il 22 novembre,
ha messo a referto la prima doppietta stagionale in campionato, nella vittoriosa trasferta dell'Olimpico, vinta per 0-3, contro la
Lazio, match durante il quale ha aperto e chiuso le marcature. All'inizio del nuovo anno, il 15 gennaio, ha realizzato il suo primo
gol in Coppa Italia, nella partita vinta per 6-1 contro il Verona e valevole per gli ottavi di finale. Tuttavia, il 19 marzo, durante il
retour match degli ottavi di Champions, in casa del Borussia Dortmund, ha subito una lesione al bicipite femorale destro che lo
ha costretto a fermarsi per i successivi due mesi. E’ riuscito a recuperare per la finale di Coppa Italia disputata il 20 dello stesso
mese, a Roma, e vinta contro la Lazio, battuta 2-1 ai supplementari. Infine il 6 giugno, a Berlino, è sceso in campo per la prima
volta in una finale di Champions League, sebbene i bianconeri non siano riusciti a sollevare il trofeo, battuti 1-3 dal Barcellona.
Alla fine dell'anno solare, è stato inserito per la prima volta nella squadra dell’anno e nel FIFA WORD CUP, piazzandosi inoltre al
quindicesimo posto nella classifica del Pallone d’oro.
Riccardo Traina, Filippo Carioli, Francesco Toffanin 2A
PROVERBI E MODI DI DIRE POLACCHI ED ALBANESI
Nieróbdrugiemu co tobieniemiłe – Non fare all’altro cio’ che non vuoi che ti sia fatto
Atak, to najlepszaobrona – Chi la fa l’aspetti
Kłamstwo ma krótkienogi – Le bugie hanno le gambe corte
Dlachętnegonie ma nictrudnego – Chi dorme non piglia pesci
Przyjacielapoznajesię w potrzebie – Nel momento del bisogno si riconosce l’amico
Lepszyrydzniżnic – A caval donato non si guarda in bocca
Miłość od pierweszego wejżenia – Amore a prima vista
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Nadziejaumieraostatnia – La speranza e’ l’ultima a morire
Niesądź a niebędzieszsądzony – Non giudicare e non sarai giudicato
Nie wszystko złoto co się świeci – Non tutto cio’ che luccica e’ oro.
Nigdy nie mów nigdy – Mai dire mai
Oliwa sprawiedliwa, zawsze na wierzch wypływa – La verita’ viene sempre a galla
Po karnawale, czas na gożkie żale – A carnevale ogni scherzo vale
Julia Szewczyk e Giulia Ambiveri 2C
I NUMERI VIVENTI 
L’uno va a Belluno, con suo figlio Bruno.
Il due prepara un frullato, un frullato di buon bue.
Il tre prepara il tè, per l’amico quarantatré.
Il quattro mangia un ratto, che rimane stupefatto.
Il sei urla ” Cadrei !”
Il sette viene punto da alcune apette.
L’ otto cade in un acquedotto.
Il nove studia Giove, un pianeta arancione (forse).
Il dieci gusta i ceci, preparati dagli dei Greci.
Il cento è sempre attento,
e il meno uno segue Bruno e va a Belluno !
Heleni Tsoutsas, Ambra Zanardi 2A
FREDDURE…
Cosa è quella cosa che ha varie dimensioni e ha la coda?
IL PIANOFORTE!
Qual è il colmo per un pizzaiolo?
AVERE LA FIGLIA CHE SI CHIAMA MARGHERITA!
Perché Tiziano Ferro è in ospedale?
PERCHE’ SI E’ ARRUGGINITO!
Qual è il colmo per un idraulico?
AVERE IL FIGLIO CHE NON CI CAPISCE UN TUBO!
Cosa ci fa un cammello su un gelato?
ATTRAVERSA IL DESSERT!
Ti racconto una barzelletta al contrario:
RIDI!
Cos’ è che la mattina cammina a 4 zampe, a mezzogiorno a 2 e la sera a tre?
L’UOMO! Gattona, cammina e si aiuta con il bastone
Qual è il mare più inquinato dal petrolio?
IL MAR NERO!
Cosa ci fa una torta su un albero?
LA TORTA DI PASTA SFOGLIA!
Qual è il negozio più vicino al mare?
L’ORIGINAL MARINES!
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Qual è il giocatore di calcio più longevo?
VIDAL!
Qual è il giocatore di calcio più bravo in geometria?
CUADRADO!
Un alunno dice: “PROF, HO CONSEGNATO IN BIANCO, Per risparmiare la carta e SALVARE UN ALBERO!”
Qual è il giocatore più buffo?
BUFFON!
La squadra con il cuore di pietra?
IL SASSUOLO!
Un daino dice a un altro daino:
“andiamo a fare un giro?”
“DAI-NO!”
Ti racconto la barzelletta più breve del mondo:
FINE!
Rebecca Gagni e Carlotta Gerardi 2^A
NUOVE AMICIZIE
I primi giorni della prima media furono i più duri per tutti, dato che nessuno si conosceva.
La maggior parte dei ragazzi aveva lasciato tutti i propri amici per andare in un’altra scuola.
Il primo giorno alcuni ragazzi non si conoscevano mentre altri frequentavano le stesse
classi dell’elementari. Il secondo giorno andammo tutti in palestra, sia la sezione A che la B.
Il Prof di motoria ci fece giocare al fuggi-fuggi. Noi maschi della A ed uno della B facemmo
alleanza e cosi riuscimmo ad eleminare quasi tutti. In quelle circostanze ci conoscemmo un
po’ meglio e così diventammo amici.
Queste son amicizie fantastiche che penso nessuno dimenticherà mai.
Alessandro Romanò, Tommaso Rota, Sebastiano Spada 1^A
LA FINE DELLA SCUOLA
La scuola è quasi alla fine e tutti noi ragazzi attendiamo di festeggiare,
Cola.
Il lungo periodo scolastico è ormai agli sgoccioli e possiamo rilassarci
compiti sono diminuiti e i ragazzi sono allegri, i prof sono sollevati
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brindando con una Cocaun po': le verifiche e i
all'idea di essere liberati
dagli alunni disordinati,la Preside fa un sospiro e finalmente può dormire sonni tranquilli senza doversi preoccupare di sgridare i
ragazzi maldestri e maleducati.
Arianna Guida e Gaia Gherardi 1^A
GRAZIE…
Grazie di tutto…
Eccoci qua…su un foglio di carta a scrivere alcune delle cose che ci passano per la testa ripensando ai bei momenti trascorsi in
questi tre anni di scuola media! Beh sono parecchie e lo sappiamo ma proprio per questo cogliamo l’occasione per scrivere
semplicemente le cose che vi riguardano…
Poche righe che scritte col cuore possono rendere l’idea di una vita vissuta al vostro fianco!
Inizieremmo dal ringraziare tutti i docenti. Grazie per averci accolto come dei figli e averci accompagnato fino all’ultimo minuto
del nostro percorso scolastico, grazie anche per essere stati la nostra “famiglia” quotidiana. Esattamente così la nostra “famiglia”
scolastica che, anche al di fuori dall’istituto, ha invaso le nostre teste: in fondo, come potevamo non pensarvi mentre a casa
svolgevamo i compiti e mentre studiavamo le materie per i giorni seguenti? Ebbene, così, i velocissimi 3 anni sono passati, volati
via come noi l’anno prossimo certamente verremo a trovarvi di nuovo e in ogni caso, ci ricorderemo delle gite, delle feste e degli
spettacoli preparati durante i 3 anni. Ci ricorderemo tutto e magari di più, soddisfatti del nostro percorso vi lasciamo col sorriso,
incerti se piangere o sorridere, ma più convinti di sorridere, perché felici di essere stati vostri allievi. Ci mancherà tutto di voi, da
un semplice “Buongiorno” ad un urlato “Basta”!
Ogni singolo professore, ogni singola professoressa rimarrà nei nostri cuori.
Più che convinti di essere pronti per una nuova avventura… sperando che anche quando non ci saremo più vi ricorderete di noi e
qualche volta leggerete questa lettera scritta da alcune alunne della 3^A (2015-2016).
Vorremmo ringraziare con affetto tutti i docenti: Perego N., Roggi G., Cerati M., Cattaneo E., Aceti S., Bottarelli D., Nottola R.,
Pegoraro R., Belotti E..
Sacchi A. Valeria, Re Elisa, Papis Matilde, 3^A
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