Sua Eccellenza Uniques special ones Matteo Basilé

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Sua Eccellenza Uniques special ones Matteo Basilé
Matteo Basilé: il rinascimento è digitale
Argentario: il fascino del polo
Sua Eccellenza Uniques special ones
Terra baciata dal sole, in cui ogni
campanile, ogni piccolo borgo o
grande città possiede la sua varietà
inconfondibile ed unica di suoni, colori, profumi e sapori. Cantata dai
poeti, dipinta dagli artisti, amata dagli
stranieri: l’Italia raccoglie nei prodotti
della sua manifattura il Saper Fare
della tradizione, la qualità di vita e i
valori del contemporaneo.
L’Associazione Made in Italy diffonde
questo segreto, facendo della passione, del calore, dell’impegno dell’Italia nel creare, lo scopo principale delle
sue molteplici attività. Eventi, convegni, pubblicazioni, nascono con l’intento di mostrare al mondo come il
Made in Italy viva oggi nell’anima del
paese. Promuovere le aziende e i
prodotti italiani all’estero attraverso
un’opera divulgativa che consenta di
conoscere il “bello” e possedere non
solo ciò che l’Italia produce, ma l’immenso patrimonio culturale che tali
prodotti veicolano e trasmettono.
Questo è l’intento fondamentale dell’Associazione Made in Italy, un gruppo
multidisciplinare di professionisti che
promuove e tutela l’eccellenza e la
qualità del prodotto fatto in Italia.
Land kissed by the sun, in which every
belltower, every little town or big city
has its unmistakable and unique
variety of sounds, colors, scents and
flavours. Sang by poets, painted by artists, beloved by foreigners: Italy has in
its manufacturing products the Saper
Fare (knowing how to make things) of
tradition, life quality and contemporary
values.
The Associazione Made in Italy has
made it the main objective of its various activities to diffuse this secret,
the making of Italian passion, the
warmth and commitment in creating.
Events, conferences, publications are
designed aiming at showing the world
how Made in Italy lives today in the
soul of the country.
The Associazione Made in Italy therefore promotes Italian companies
abroad, diffusing the knowledge of beauty and not only the Italian products,
but also the immense cultural heritage
that those products carry and transmit.
This is the fundamental mission of the
Associazione, a multidisciplinary group
of professionals that promote and protect the excellence and quality of
Made in Italy.
In copertina foto di Matteo Basilé
2
CULTURE
Sua eccellenza Uniques special ones
Your Excellency Uniques special ones
P 08
CULTURE
Argentario: il fascino del polo
Argentario: the charm of polo.
P 44
FASHION
Francesca Romana Diana: la signora del gioiello
Francesca Romana Diana: The lady of the jewels
P 64
CULTURE
LUXURY
Vladi Polo: una passione internazionale
Vladi Polo: an international passion
P 100
FOOD
Lezioni di cucina: l’open kitchen all’italiana
Cooking classes: an italian open kitchen
P 54
FOOD
Bollicine italiane: un trend ‘effervescente’
Italian bubbles: a ‘sparkling’ trend
P 76
CULTURE
Una giornata al Portrait Suites: ed è subito Roma
A day at the Portrait Suites: and it’s instantly Rome
P 90
I prossimi talenti messi a nudo
The next generation of talents exposed
P 96
FASHION
Advanced Style: lo stile ha un’età
Advanced style: style has an age
P 23
FASHION
La nuova Stella del Made in Italy
The new star of Made in Italy
P 34
CULTURE
Matteo Basilé, il rinascimento è digitale
Matteo Basilé, a digital Renaissance
P 80
FOOD
EXCESS
Quando il cocktail è tricolore
When the cocktail is tricolore
P 106
index
FASHION
Vintage: gli anni ‘40, ready to wear
Vintage: the forties, ready to wear
P 20
FASHION
EXCELLENCE
3
Direttore
Patrizia Skaf
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Website
Valerio Sanchini
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Caporedattore
Lucia Pattarino
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Editore
Associazione Made in Italy
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Design Director
Maurizio Minerva
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Traduzioni
Liv Enqvist
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Art Director
Maurizio Minerva
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Direttore commerciale
Aristide Gentile
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Responsabile delle sezioni
Patrizia Skaf
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www.xmadeinitaly.it
www.associazionemadeinitaly.it
X. La Rivista del Made in Italy
XMadeiniItaly
Shooting
Patrizia Skaf
Carolina Attanasio
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Corrispondenti Nord Italia
Stefano Cascioli
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Centro Italia
Domenico Fusco
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Sud Italia
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Isole
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Corrispondente Brasile
Chiara Rimoldi
c[email protected]
Advertising
Carolina Attanasio
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Redazione
Carolina Attanasio
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Marco Dionisi
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Lucia Pattarino
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Lucio Pellegrino
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Chiara Rimoldi
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Riccardo Maria Rocchi
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Ezio Salvatori
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4
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Quarterly issued.
5
L’amour fou
Editoriale
6
Mi capita spesso di viaggiare, soprattutto per lavoro. Il treno è il mio
mezzo di trasporto preferito: durante il tragitto mi rilasso, guardo il
paesaggio, rifletto. Qualche giorno fa,
sulla tratta Firenze-Roma, la mia attenzione è stata catturata da un’inchiesta pubblicata da un noto
quotidiano italiano. Il sottotitolo recitava: «Sono già otto gli stati americani che hanno reso legali i matrimoni
tra omosessuali. Mentre in Italia vince
l’ipocrisia». La mia mente è tornata
indietro, agli inizi della carriera giornalistica. Ebbi la possibilità di intervistare una famosissima cantante
brasiliana, sulla quale pendeva il sospetto di omosessualità. Le vennero
attribuite relazioni di varia natura e la
sua figura divenne il bersaglio prediletto della stampa scandalistica, che
alimentava la curiosità dei lettori.
La cantante era nota per la forte
personalità: la sera precedente
all’intervista mi chiedevo se fosse opportuno affrontare un argomento
così scottante in maniera esplicita.
Quando ci trovammo faccia a faccia,
mi resi conto di essere piuttosto
emozionata. Lei era la voce femminile
più bella del Brasile: una donna dalla
forte energia, dai lineamenti marcati,
il cui sguardo penetrante era difficile
da sostenere. In quel momento decisi: sì, le farò la domanda, ma solo alla
fine dell’incontro. Così, se si fosse
arrabbiata, non sarei tornata in
redazione a mani vuote. “Ma a lei,
piacciono gli uomini o le donne?”. Mi
guardò negli occhi, sorrise e, con la
sicurezza che solo una donna fedele
a se stessa possiede, rispose: “A me?
A me… Piacciono le persone”.
E penso: l’amore è il più grande e il
più ingestibile dei sentimenti, perché
non puoi decidere di chi innamorarti,
non esistono preclusioni estetiche,
intellettuali, religiose, tantomeno razziali. Va oltre tutte le apparenze, è un
legame tra anime. Quando penso
all’amore, per me, innamorarsi è un
lusso; vivere il sentimento con lealtà
rappresenta l’eccellenza (bella la definizione data da Matteo Basilé, intervistato da Liv Enqvist); l’eccesso?
Avere il coraggio di dichiararsi. Mi
vengono in mente Yves Saint Laurent e il suo compagno, Pierre Bergé.
Penso ai miei amici omosessuali, uomini sensibili e intelligenti. In particolare, rivedo una coppia a me vicina,
alla quale sono molto legata. Si
amano, stanno bene insieme e sono
invidiati dalle coppie etero. Perché
loro dovrebbero avere meno diritti
rispetto a me e al mio compagno?
Perché ancora molti genitori faticano
ad accettare che il proprio figlio sviluppi sentimenti forti verso una persona dello stesso sesso? Perché
proprio noi, un popolo passionale,
che dovrebbe essere più propenso
di altri a piegarsi ai sentimenti, non
concepisce questo tipo di amore?
Penso ai versi de La persona sbagliata, del poeta brasiliano Luis Fernando Verissimo: «È bene che ci sia
una persona sbagliata per ognuno di
noi perché la vita non è sicura, niente
qui è sicuro, quello che è proprio sicuro è che dobbiamo vivere, ogni
momento, ogni secondo, amando,
sorridendo, piangendo, emozionando, pensando, agendo, desiderando, ottenendo. E solo così è
possibile che si arrivi a quel momento
della giornata, in cui diciamo: grazie a
Dio, è andato tutto come doveva
andare». Ho imparato che nella vita
puoi avere l’illusione di controllare le
cose, di essere forte, competitiva,
possedere la disciplina di un marine.
È tutto inutile: tanto, alla fine, Dio fa
come gli pare. E l’amore anche.
Patrizia Skaf
L’amour fou
I often travel, especially for work. The train
is my preferred mean of transport: I relax
during the trip, I watch the landscape,
I ponder. A few days ago, on the route Florence-Rome, I paid attention to a survey
published by a famous Italian newspaper.
The subtitle reads: «There are already
eight American states that have legalised
marriage between homosexuals. Otherwise, in Italy the hypocrisy wins».
My mind went back to the beginning of my
career in journalism. I had the opportunity
to interview a well-known Brazilian singer,
on which hung the suspicion of homosexuality. Various relations were attributed
to her, thus becoming the favorite target
Editorial
of the tabloids, which fostered the curiosity of their readers. The singer was
known for her strong personality. The
night before the interview I wondered
whether I should address such a hot topic
in an explicit way. When we were face to
face, I realised I was quite thrilled. She
was the most beautiful female voice of
Brazil: a woman with strong energy, marked features, whose penetrating gaze was
difficult to sustain. At that moment I decided: yes, I'll ask her, but only at the end of
our meeting. So I wouldn't return to the office empty-handed if she became angry.
"But do you like men or women?". She looked at me in the eyes and smiled with the
confidence only a woman who is true to
herself can own. Then, she answered: "I?
I... love people". And I thought: love is the
largest and most unmanageable of all feelings, because you can’t decide who you
fall in love with, there are no aesthetic, intellectual, religious or racial preclusions.
It is beyond all appearances, is a bond
between souls. When I think of love, for
me, falling in love is a luxury, to experience
the feeling loyally represents excellence
(a beautiful definition about it was given
by Matteo Basilé, interviewed by Liv Enqvist); and what about excess? It’s having
the courage to come out. I come to think
of Yves Saint Laurent and his partner
Pierre Bergé. I think of my homosexual
friends, sensitive and intelligent men. In
particular, a couple close to me, which I'm
very connected to. They love each other,
feel happy together and are envied by
straight couples. Why should they have
less rights than me and my partner? Why
do parents still struggle to accept that
their child develop deep feelings toward
someone of the same sex? We are a nation of passionate people, supposed to be
more inclined to acknowledge their feelings: why don't we understand this kind
of love?
I remember the poem The wrong person
by the Brazilian poet Luis Fernando Verissimo: «It's good that there is a wrong person for each of us because life is not safe,
nothing here is safe, what is really certain
is that we must live, every moment, every
second, loving, smiling, crying, feeling,
thinking, acting, desiring, achieving. Only
like this, it's possible to come to that moment of the day, when we say: thank God,
everything went as it should». I learned
that you can have the illusion of controlling things in life, to be strong, competitive,
to possess the discipline of a marine. It's
all pointless: in the end, God does as he
pleases. And so does love.
Patrizia Skaf
7
Le bellissime auto d’epoca che, grazie all’effetto tilt-shift, sembrano miniature
8
SUA
ECCELLENZA
UNIQUES
SPECIAL
ONES
TESTI EZIO SALVATORI
FOTO ALBERTO NOVELLI/RENÉ PHOTO
9
La cura spasmodica per i dettagli e la perfezione delle auto presenti alla manifestazione
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11
Firenze, la cornice notturna ideale per la bellezza agée delle auto d’epoca
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Nella suggestiva cornice di Palazzo Vecchio, un evento eccezionale riunisce le eccellenze in campo automobilistico,
artistico e non solo. Un trionfo del lusso e dell’esclusività
alla portata di pochi
Esclusività, lusso ed eccesso: ‘bastano’ queste tre qualità
per partecipare allo Uniques special ones. L’evento
organizzato da MAC group è giunto nel 2011 alla seconda
edizione ed è capace, ogni volta, di far brillare gli occhi
dei presenti.
Uniques special ones, infatti, non è solo una kermesse dedicata alle automobili di lusso. È una passerella di ospiti prestigiosi allestita nella splendida cornice di Palazzo Vecchio,
un evento di livello inimmaginabile per i comuni mortali.
La manifestazione è la vetrina ideale per opere d'arte,
oggetti d'alto artigianato e vetture di lusso. Nell’edizione
appena conclusasi, ad esempio, hanno fatto bella mostra
di sé i gioielli di Van Cleef and Arpels, le ceramiche di Meissen, le creazioni di Stefano Ricci e le opere d'arte provenienti da una collezione privata dove spiccavano per
bellezza disegni di Canova, Guido Reni e Tintoretto.
Uniques special ones, però, è soprattutto sinonimo di
special cars, come testimoniato dalla partecipazione della
Lamborghini Miura di Mina, la Ferrari 275 GTB di Alexander Onassis (figlio dell'armatore greco Aristotele), la Mercedes 300 SL di Stavros Niarchos (ex cognato e rivale di
Onassis) e l'Aston Martin DB2 dell'ex Presidente USA Gerald Ford. E queste sono solo alcune delle rarità che conferiscono ancora più splendore all’evento. Lo scorso
anno le vetture in mostra erano più di cento, e non si
trattava solo di modelli appartenuti a personaggi famosi:
si annoveravano anche dei veri e propri pezzi storici,
come la Ferrari 340 America coupé, vincitrice della Mille
miglia nel 1951. Il cuore della manifestazione è da individuarsi senz’altro nel concorso The unique cars international concours, che premia la vettura migliore a livello
tecnico e stilistico con un trofeo d'argento disegnato da
Stefano Ricci - tra i giudici si sono distinti il designer americano Tom Tjaarda e lan Cameron, responsabile design
Rolls Royce -.
Anche l’arte, tuttavia, gode dell’adeguata visibilità: grazie
all’intervento della società Morgan Stanley, nel 2011 è
stato possibile allestire una mostra di lavori del XVII e XVIII
secolo; inoltre, Christina Oiticica - moglie dello scrittore
brasiliano Paolo Coelho - ha dipinto dal vivo una sua
opera. La prossima edizione dello Uniques special ones è
fissata per il 28 settembre 2012 e già si preannuncia un
successo ancora maggiore rispetto alle precedenti.
Amanti dell’eccellenza e dell’esclusività, siete avvisati: il
prossimo rendez-vous targato MAC group vi aspetta.
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Alcuni modelli da corsa, immancabili pezzi forti di Uniques special ones
14
15
L’Alfa Romeo, dal 1910 produttrice di alcune delle autovetture più ammirate al mondo
16
YOUR EXCELLENCY UNIQUES SPECIAL ONES
In the evocative setting of Palazzo Vecchio, an exceptional
event gathers the most prominent figures in the automotive
and artistic field - and not only - . A triumph of luxury and exclusivity, definitely not affordable for all
Exclusivity, luxury and excess, these qualities ‘are enough’ to
get the opportunity to participate in the event Uniques special
ones. In 2011 was held the second edition of this incredible
event, organized by the MAC group, capable of making the participants’ eyes sparkle every time. In fact, Uniques special ones
is not just a kermesse dedicated to luxury super cars. Most of
all, it's a catwalk for prestigious guests in the splendid setting
of Palazzo Vecchio: an event that reaches heights unimaginable to mere mortals. The perfect showcase for artworks, fine
craftsmanship and cars. At the event, in 2011, the jewels by
Van Cleef and Arpels, the ceramics from Meissen, the creations by Stefano Ricci showed off. Works of art by Canova,
Guido Reni and Tintoretto stood out from a private art collection on display. Still, Uniques special ones is synonymous with
special cars, as testified by the Italian singer Mina's Lamborghini Miura, Alexander Onassis' Ferrari 275 GTB (he's the son
of the Greek ship owner Aristotle), Stavros Niarchos’ Mercedes
300 SL (he's an ex-brother in law and rival of Onassis) and an
Aston Martin DB2 owned by the former U.S. President Gerald
Ford on display. And these are just a few of all the rarities that
have provided the show with even more splendor. Last year,
more than a hundred cars took part in Uniques special ones,
and only a part of them had belonged to famous people: there
are also real historical pieces, such as the Ferrari 340 America
coupé, winner of the Mille Miglia in 1951. The heart of the show
is undoubtedly the contest called The unique cars international concurs, which awards a silver trophy designed by Stefano Ricci the best car under a technical and stylistic profile.
Among the judges, it’s important to point out the American designer Tom Tjaarda and Ian Cameron, head of design at Rolls
Royce. By the way, art itself plays an important role: thanks to
the patronage of Morgan Stanley society, in 2011 there was
also room for an exhibition of rare works of art from the 17th
and 18th century proceeding from private collections. Besides,
Christina Oiticica (the Brazilian writer Paulo Coelho's wife)
painted one of her works live. The next edition of the Uniques
special ones is scheduled on the 28 th of September 2012 and
it is likely to be an even bigger success. To all lovers of excellence and exclusivity: be prepared. The next rendezvous from
the MAC group awaits you.
17
the
Giordano Mozzi / Stefania Biacca
ASTON MARTIN Le Mans (1933)
overall winners of the 2011 Mille Miglia
present
LICENSEE OF
Brescia>Roma>Brescia
Automobile Club Padova
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17>20 may 2012
www1000miglia.eu
photo by Mille Miglia Official Photographer Renè
legend
Ministero
degli Affari Esteri
Ministero
per lo Sviluppo
Economico
Ministero
dell’Ambiente e della Tutela
del Territorio e del Mare
Ministero
per i Beni e le
Attività Culturali
Ministero
delle Politiche Agricole,
Alimentari e Forestali
Ministro
del Turismo
Comune di Brescia
COMUNE DI PADOVA
REPUBBLICA DI SAN MARINO
COMUNE DI BOLOGNA
Città di Manerbio
Brescia
In questi anni ha fatto crescere l’entusiasmo e la passione in tutto il mondo.
Mai come oggi è stata così grande.
Ora torna sulle strade italiane. Per farci vivere l’emozione
e il sogno della corsa più bella del mondo.
Perché dal 1927 c’è una sola leggenda.
Il suo nome è Mille Miglia.
It’s been growing in enthusiasm and passion for years and all over the world.
Never before has it reached such levels.
And it will soon be back on Italy’s roads again.
So we can enjoy the emotion and dreams of the world’s greatest road race.
Because there’s only been one legend since 1927.
Its name is Mille Miglia.
WORLD SPONSOR
MAIN SPONSORS
OFFICIAL SPONSORS
BUSINESS SPONSORS
TECHNICAL SPONSORS
MEDIA PARTNERS
19
TESTI LUCIO PELLEGRINO
20
Ovvero: come la guerra ha influito sulla scelta di tagli e
materiali, imprimendo alla moda una svolta in direzione
del rigore e della praticità, in attesa della rinascita della
femminilità negli anni cinquanta
Gli anni quaranta e la moda: un connubio tanto importante quanto difficile. La seconda guerra mondiale e le
sue asperità dettano i ritmi e i materiali da usare per il
confezionamento degli abiti, i sarti sono obbligati a fare
i conti con la scarsezza e il contingentamento di stoffe
e tessuti. È proprio in questo periodo che si iniziano ad
adottare in misura consistente le fibre sintetiche. L’elaborazione di capi sia maschili che femminili è condizionata dall’economia di guerra e la moda individua nelle
uniformi militari, nuova fonte di ispirazione, i modelli da
seguire. Soprattutto il vestire
femminile si caratterizza per le
linee più nette, unite alla quasi
totale assenza di apparati decorativi; i colori - anche per ragioni legate alla contingente
povertà - si fanno più scuri ed
il cappello, nelle sue varie forme
e declinazioni, diventa uno dei
pochi elementi esornativi concessi, in grado di conferire un
certo tocco cromatico. Parigi,
fino allo scoppio del conflitto capitale indiscussa della moda con
la M maiuscola, cede successivamente il passo a stilisti provenienti da paesi ‘nuovi’. Questi,
forti dei successi in ambito bellico, possono imporre i propri
trend culturali, nonché i rispettivi canoni estetici. Claire McCardell o Foxiebrownie sono solo alcuni dei fashion
designer provenienti da oltreoceano. Si afferma il
‘ready to wear’ a scapito del ‘custom made’, almeno
per qualche anno: quindi, abiti confezionati dallo stile
più semplice - ma non per questo meno eleganti - e dai
costi più contenuti. Grande protagonista è la cosiddetta fantasia Gingham, un check che ricorda il quadrettato, sebbene di dimensioni più ridotte. Uno stile
più casual domina la moda dell’epoca, eppure le forme
femminili non ne escono svilite: semplicemente, vengono ricondotte ad un ruolo più adeguato alle dinamiche
della guerra, come dimostrano le linee che sembrano derivare dagli abiti indossati dai soldati impegnati nel conflitto. Il glamour non tramonta negli anni quaranta: come
dimenticare il famoso impermeabile di Marlene Dietrich,
le camicie bianche di Katherine Hepburn, per non parlare
dei larghi pantaloni indossati da Lili Palmer? Il tutto, però,
Katherine Hepburn e Lili Palmer,
due icone indiscusse dello stile anni ‘40
Nella pagina a fianco: una delle creazioni di Claire McCardell
21
è permeato da un’aura di sobrietà, siamo lontani dal fasto
degli inizi del XX secolo o dai toni avveniristici dei primi
anni trenta. Si percepisce il desiderio di dimenticare gli
orrori della guerra, ma le privazioni da essa causate influenzano il costume del tempo in chiave pauperistica.
Basti pensare che nella Parigi occupata gli atelier di Madeleine Vionnet e Coco Chanel chiudono i battenti, in attesa di tempi migliori. Trench e cappotti, non a caso capi
normalmente presenti nel guardaroba militare, sono
sfoggiati - seppur con accorgimenti diversi - anche dai civili, che si ritrovano così catapultati in un milieu estetico
debitore del costume del fronte. Le silhouette dalle linee
molto affilate concedono poco all’immagine voluttuosa
della donna e del suo corpo. Le sinuosità femminili rimarranno coperte fin quasi agli inizi degli anni
cinquanta, quando un giovane Christian
Dior (1947) presenterà una collezione leggera e briosa, ispirata ai colori e alle sfumature della Belle Époque, capace di mettere
fine almeno in parte ai toni poveri del periodo bellico.
VINTAGE: THE FORTIES, READY TO WEAR
That is: how cuts and materials were affected
by war. Strictness and comfort became essential aspects of fashion at that time, waiting for
the rebirth of femininity in the fifties
The '40s and fashion: a match as important as
hard. The Second World War with its harshness
was dictating the pace and materials to be
used for clothes. The clothing had to deal with
the shortage and quota restrictions on textiles
and fabrics. It's during this period that the use
of synthetic fibers makes its way and both male
and female fashion are inspired by a war economy. The military uniform becomes a source
of imagination and a model to follow. Especially
the women's clothing lines are sharper, with
less decorations, the colors - also due to limited supplies - become darker. The hat in diverse forms and variations becomes
one of the few decorative and colorful elements. Paris, hitherto
the undisputed capital of fashion with a capital F, declines during war to make way for designers from “new” countries.
Thanks to their success in war, they also impose their own cultural trends and their aesthetics. Claire McCardell or Foxiebrownie are just a few names of fashion designers from
overseas. It makes ready to wear more popular than custom
made at least for a period of time: the clothes are cheaper and
more simple but not less stylish. Leading actor of those years
is the pattern called the Gingham check, that is similar to
checks but smaller in size. It's a more casual style that per22
meates the whole fashion of this era. Fashion does not reveal
the woman's body and its forms and it becomes more practical: it follows the dynamics of war with lines that seem to derive from clothing worn by soldiers engaged in war. The
glamour does not set in the '40s: what about the famous raincoat worn by Marlene Dietrich or the white shirts of Katherine
Hepburn, not to mention baggy pants worn by Lili Palmer? Still,
everything is characterized by a sober touch, we are far from
the splendor of the early 20th century or the futuristic tones of
the early '30s. There is a desire to forget about the horrors of
war, but hardships influence the fashion with pauperistic
tones. Just think of the atelier of Madeleine Vionnet and Coco
Chanel in an occupied Paris, they closed their doors waiting
for better times. Trench coats and coats, not coincidentally
items that normally formed a part of the military
wardrobe, were brought into the civil fashion
even if slightly modified. They found themselves to be a part of an esthetic taste that was
taken from the front. The silhouette with very
straight and strict lines doesn't enhance the voluptuous image of the woman's body. It's almost until the beginning of the ‘50s that clothes
cover up the feminine curves: at that time, a
young Christian Dior (1947) creates a collection
full of lightness and vivacity, inspired by the colors and shades from the Belle Époque, which
puts an end to the poor tones of the war.
Ancora, le creazioni di Claire McCardell
ADVANCED
STYLE:
LO STILE HA
UN’ETÀ
TESTI CLAUDIA PAROLA/FOTO ARCHIVIO ADVANCED STYLE
23
Lo stile è senza tempo, come dimostrano le immagini del fotografo Ari Seth Cohen
24
Ari Seth Cohen, fotografo e blogger
statunitense, esplora l'universo dell'eleganza decisamente oltre gli anta.
Attraverso il suo obiettivo cattura in
una sorprendente serie di ritratti le
icone - più o meno note - del nostro
tempo, individuando nello stile la matrice dell'individualità. L'Italia non poteva mancare tra le mete della sua
ricerca: la forma, in questo caso, è
sostanza
“If you try to imitate too much, you
will look like nothing. Never compare.
You are you!” – “Se tutti i tuoi sforzi
sono tesi all’imitazione, non sarai
niente. Non fare paragoni. Tu sei tu!”.
Questo perentorio incitamento all’individualità non è frutto delle avventate considerazioni di un’adolescente.
Anzi. Ilona Royce Smithkin è una
splendida novantunenne, una musa
dai capelli accesi perfettamente consapevole dei propri obiettivi e desideri. Come lei, le altre protagoniste
del blog Advanced style, dedicato
alle icone di stile over cinquanta, contribuiscono a delineare un’immagine
della cosiddetta terza età che si discosta con forza dagli stereotipi ritriti. Tutto cominciò nel 2008, quando
il fotografo Ari Seth Cohen, ideatore
del progetto, decise di trasferirsi
dalla California a New York in cerca di
nuove fonti di ispirazione. Lungo le
strade di Manhattan ebbe la fortuna
di imbattersi in individui dall’altissimo
potenziale creativo, tutti rigorosamente agée. La sua ricerca, nata
come campionatura delle bonnes vivantes locali, con il trascorrere del
tempo si trasformò in un’attività di
maggiore respiro, sfociata in un’insolita celebrazione dell’età senile. La
cura meticolosa con cui Cohen registra le vicende narrate dalle modelle
ne è la dimostrazione. Jacquie Tajah
Murdock, ad esempio: ex ballerina
dell’Apollo Theater, danza da sempre
e, seppur ottantenne, adora vestirsi
a modo suo, accostando capi firmati
ad altri, più economici; Zelda Kaplan,
assidua frequentatrice dei party cit-
tadini, deceduta a 95 anni come si
addice ad un combattente: in prima
fila, durante una sfilata; Iris Apfel, i cui
occhiali dalla montatura esagerata
sono diventati simbolo indiscusso di
originalità.
I contenuti, indissolubilmente saldati
alla forma, contribuiscono a svelare
l’essenza dello stile, un distillato di carattere, disinvoltura e appropriatezza che non ha nulla a che vedere
con il succedersi delle mode. Il termine “advanced” non si riferisce
soltanto ad una precisa tappa esistenziale ma individua quella componente di eccellenza maturata sulla
base delle esperienze pregresse:
ognuna di queste donne urla il proprio individualismo, eppure la ricerca
dell'originalità non è mai forzata.
Al contrario, è il risultato di una profonda analisi. Con la delicatezza
imposta dall’età delle partecipanti,
Cohen frantuma uno degli ultimi tabù
della moda, la senilità, e dalle ceneri
del “giovane è bello” risorge un
nuovo concetto di fascino.
Sì, ma l’Italia? Difficile non pensare ad
Anna Orso, anticonformista, orgogliosa dei lunghi capelli bianchi, “una
vecchia ragazza” padrona di se
stessa. Come lei, molte altre bellezze
nazionali, più o meno note, hanno costruito il proprio personalissimo stile
come risultante delle sedimentazioni
esperienziali. Advanced style dedica
uno spazio ai coniugi Missoni, esempio lampante di come l’influenza
reciproca conduca a risultati straordinari; inoltre, si concede una riflessione su Miuccia Prada, la regina del
nuovo lusso raffinato, capace di “indossare le sue creazioni meglio delle
modelle”.
L’enorme quantità di materiale accumulato da Cohen confluirà in un libro
(in uscita a maggio), una summa dei
migliori scatti rubati in tutto il mondo,
anche in Italia. Un’occasione imperdibile per conoscere da vicino le protagoniste nostrane del gusto senza
tempo e, perché no, trarre ispirazione dalle loro scelte. Donatella Ver-
sace chiosa: “oggi ciascuno prende
dalle proposte di ogni stilista ciò che
più gli aggrada, mescolando il tutto
con una buona dose di creatività individuale. E proprio questa creatività
contraddistingue i giovani di ogni
età”. Siate originali, dunque, siate curiosi, e godetevi la vita: la vecchiaia, in
fondo, non è che uno stato mentale.
La riscossa della terza età.
Alcune delle protagoniste di Advanced style, in pillole.
Iris Apfel
Intramontabile icona di stile, si occupa da sempre di tessuti e di interior design. Ha viaggiato molto ed ha
una spiccata propensione per l’esotico, a suo dire ‘uno stile architettonico e sofisticato’. Nel 2005 è stata
protagonista di una mostra al MoMA,
dal titolo Rara avis: the irreverent Iris
Apfel.
”Vestirsi bene è un esercizio di creatività, e ti fa sentire bene”
“La libertà d’espressione è la cosa più
importante: altrimenti, rischi di soffocare”
“Lo stile è qualcosa di intrinseco, fa
parte di te: devi studiare te stessa,
scoprire chi sei, cosa ti piace e cosa
non ti piace, con cosa ti senti a tuo
agio, come la gente reagisce a ciò
che indossi, quanto ti infastidisci se a
loro non piace. È un insieme di tutte
queste cose. È un lavoro duro, ma se
non lo fai finisci con il copiare lo stile
di qualcun altro, che non sarà mai il
tuo”
“Mia madre mi diceva sempre: se hai
un semplice vestito nero ma hai molti
accessori, puoi ottenere ventisette
vestiti diversi. Mia madre adorava gli
accessori e io ho ereditato questa
passione”
25
Beatrix Ost, una delle protagoniste di Advanced Style
26
Alice Carey
Scrittrice di origine irlandese, è cresciuta a New York nella casa dell’impresario teatrale Jean Dalrymple,
dove la madre prestava servizio
come domestica. Fin da piccola a
contatto con due mondi diversissimi,
intuì che ‘ognuno costruisce da solo
la propria personalità’. Decise di non
seguire la massa nel preciso momento in cui Lance Loud le regalò
una giacca maschile, con un piccolo
colletto in pelle. Da allora, non è mai
tornata sui suoi passi.
“Adoro vestirmi con abiti maschili rendendoli però più femminili, ad esempio addolcendoli con delle spille […] Io
spicco vestita così, e nessuno lo fa:
quando mi trovo in un aeroporto, so
che tutti mi guardano. Guardano i
miei accessori, sorridono e sento che
riesco a comunicare con loro. Loro
sorridono, e questa è una delle componenti dello stile”
“Il vero lusso è la comodità”
“Non mi cambio nei diversi momenti
della giornata, io sono sempre la
stessa, ma con delle piccole variazioni”
Ilona Royce Smithkin
Artista, insegnante e performer,
nutre una forte passione per le canzoni di Marlene Dietrich e Edith Piaf.
Agli alunni curiosi di scoprire la sua
età, risponde di trovarsi ‘tra i cinquant’anni e la morte’.
“Non dipendo dalla moda, perché
quello che faccio è molto individuale
[Come mi vesto] non deve piacere a
nessun altro: l’importante è che
guardandomi nello specchio io possa
dire: ah, ecco, sono io”
“L’unico caso in cui mi rendo conto
della mia età è quando, camminando,
improvvisamente sento un dolore.
Non ho più vent’anni, non ho più una
vita davanti, ho a disposizione un
tempo molto limitato e mi è costato
molto accettarlo. Eppure, parlo con il
mio corpo, sono in ottimi rapporti
con lui. Gli parlo e dico: sono stata
molto buona con te, tu devi esserlo
con me”
Ruth Coban
La centenaria Ruth Coban ‘si veste
ogni mattina, anche se soltanto per
andare a ritirare la posta, perché
non si sa mai in chi potrebbe imbattersi’.
“Penso che stiamo attraversando
un’epoca in cui la pubblicità ha preso
il sopravvento: tutti vogliono nuove
cose e devono averle. Ma se non le
avrete, non morirete: è bellissimo
non sentire il bisogno di qualcosa […]
Non ho bisogno dei marchi, so perfettamente quello che mi piace. Mi
vesto a seconda del mio umore e
delle mie necessità”
Così si racconta in un’intervista rilasciata ad Ari Seth Cohen il 6 maggio
2011: “Ho 99 anni e tra un paio di mesi
ne compirò 100. Mi sveglio ogni mattina e penso: questo giorno mi è
stato donato dal Signore e proverò a
viverlo al meglio, senza controllare il
calendario, svolgendo le mie attività.
Al momento, sto studiando pilates, in
combinazione con altri esercizi. Faccio ciò che è meglio per me, ed ho imparato ciò che è meglio per il mio
corpo. Se ascolti il tuo corpo, sarà lui
stesso ad indicartelo. La maggior
parte del tempo mi sento bene,
spesso ho dei dolori ma so anche che
se me ne occupo, facendo degli
esercizi, poi mi sentirò molto meglio.
Allora, mantenetevi attivi, camminate
o dedicatevi ad altri esercizi di
quando in quando. Anch’io spesso mi
devo obbligare e dire ‘Ruth, alzati,
fallo e basta!’: ecco tutto”.
Tziporah Salomon
È stata denominata la ‘queen of layering’, ovvero la regina del vestirsi a
strati. Compone il suo stile sovrapponendo e giustapponendo gli elem e nt i c h e più le piacciono, p er
giungere ad uno risultato armonioso
ed originalissimo. Si definisce un’artista, perché le sue mise sono come dip i nt i : r a c c o nt a n o u n a s t o r i a e
devono essere complete e perfette
in ogni dettaglio.
“Non solo devi vestirti ogni giorno,
ma ti devi vestire bene: è un po’
come mangiare”
“Io mando agli altri amore, loro mi
mandano amore, è una specie di circolo dell’amore e ti fa sentire bene.
Nelle riviste, soprattutto quelle di
moda, si vedono solo ragazze giovani
e non c’è posto per le donne della
nostra età. Io invece ricevo complimenti da donne che mi ringraziano
perché ricominciano a cercare nel
loro armadio e a vestirsi. Era ora!”
“Sapersi vestire è un dono, è il mio
dono, finalmente me ne sono resa
conto. Ho combattuto contro l’essere
superficiale e poi ho capito: io sono
un artista, anche se non dipingo”
27
Quanti anni dimostra? Ma cosa importa, il suo stile parla per lei!
28
ADVANCED STYLE: STYLE HAS AN AGE
Ari Seth Cohen is an American photographer and blogger. His work is aimed
at exploring the universe of fashionable
ladies over fifty. Through his lens, he
catches wonderful portraits of icons famous or not - of our time. Cohen detects in style the roots of individuality.
Italy is an unmissable destination according to his research: the appearance
is strictly linked to the content
“If you try to imitate too much, you will
look like nothing. Never compare. You are
you!” This peremptory incitement to individuality is not the result of hasty consideration of a teenager. Rather the
opposite. Ilona Royce Smithkin is a
splendid 90 years old lady, a muse with
brightly colored hair and fully aware of
her goals and desires. She helps to draw
a picture of the so-called third age that
deviates strongly from the hackneyed
stereotypes, just like the other protagonists of the Advanced Style blog which is
dedicated to the icons of style in the so
called third age. It all began in 2008 when
the photographer Ari Seth Cohen, creator of the project, decided to move from
California to New York in search of new
sources of inspiration. Along the streets
of Manhattan, he had the good fortune to
run into people with very high creative
potential, all strictly elderly. His research,
originally a sampling of local bonnes vivantes, became a more comprehensive
activity with the passage of time and resulted in an unusual celebration of the
old age. The meticulous care with which
Cohen records the events described by
the models is the proof. Jacquie Tajah
Murdock for instance: she's a former
dancer of the Apollo Theater, she has always been dancing, though an octogenarian she loves dressing up in her own
way, combining designer clothes with
high street ones. Zelda Kaplan, goes to
lots of parties, died at the age of 95 as befits a fighter: in front row, during a fashion
show. Iris Apfel, whose exaggerated rimmed glasses have become the undisputed symbol of originality. The content,
inseparably welded to the form, help to
reveal the essence of style, a distillation
of character, confidence and appropriateness that has nothing to do with the
succession of trends. The term 'advanced' refers not only to a specific stage of
existence but identifies that component
of excellence gained on the basis of previous experiences: each of these women
screaming their individualism, yet the search for originality is never forced, on the
contrary, is the result of a deep analysis.
With the sensitivity set by the age of participants, Cohen shatters one of the last
taboos of fashion, senility, and from the
ashes of the 'young is beautiful' rises a
new fascinating concept. Yes, but in
Italy? It's hard not to think of Anna Orso,
nonconformist, proud of her long white
hair, 'an old girl' mistress of herself.
Many other national beauties like her,
more or less known, have built their own
personal style as a result of sedimentation of their experiences. Advanced style
has dedicated editorial space to the
spouses Missonis, a prime example of
how the mutual influence leads to extraordinary results. Moreover, it gives a reflection on Miuccia Prada, queen of the
new 'understated luxury', who is able ‘to
wear her creations better than the models’. The enormous amount of material
accumulated by Cohen will merge into a
book (released in May), actually a compendium of the best snapshots taken
around the world, including Italy. It's a
wonderful opportunity to get closer to
our country's protagonists with timeless
style, why not taking inspiration from
their choices. Donatella Versace glosses: “today everyone takes what he or
she likes best from every designer, mixing it with a good dose of individual
creativity. And this creativity distinguishes young people of all ages”. Be original, therefore, be curious and enjoy life:
old age is just a state of mind, after all.
The old age revenge.
Some of the Advanced style characters,
in a nutshell.
Iris Apfel
Iris Apfel is a timeless style icon and has
always worked with fabrics and interior
design. She has traveled extensively and
has developed an insatiable appetite for
the exotic, in her opinion an architectural
and sophisticated style. In 2005 she starred a show at MoMA, titled Rara avis: the
irreverent Iris Apfel.
"Dressing well is an exercise in creativity,
and it makes you feel good"
"Freedom of expression is the most important thing: otherwise you can choke"
"Style is integral: you have to study yourself, discover who you are, what you like
and what you don't like, what makes you
comfortable, how people react to what
you wear, what annoys you if they don't
like it, it's all these things put together. It's
hard work, but if you don't do it you'll end
up copying someone else's style, which
will never be yours"
"My mother always told me: If you have
a simple black dress but many accessories, you can get 27 different outfits. My
mother loved accessories and I inherited
this passion "
Alice Carey
Alice Carey is a writer of Irish descent.
She grew up in the theatrical impresario
Jean Dalrymple's house in New York,
where her mother worked as a maid. In
contact with two very different worlds
since childhood, she realised that ‘everyone builds his own personality’. The
precise moment when she decided not
to follow the mass, was when Lance
Loud gave her a man's jacket, with a
small leather collar. Since then, she has
gone her own way.
"I love to dress in male clothing, but I
make them more feminine, for instance I
make them cuter with brooches [...] I
dress differently like this, and no one
does: when I'm in an airport I know they're all looking at me. People look at my
accessories, they smile and feel that I
can communicate with them. They smile
and this is a part of this style"
29
Rita Marcus, una delle muse ispiratrici di Advanced Style
30
"The real luxury is comfort"
"I do not change my clothes during different times of the day, I'm always the
same but with small variations"
Ilona Royce Smithkin
Ilona Royce Smithkin is an artist, teacher
and performer. She has a very strong
passion for the songs of Marlene Dietrich
and Edith Piaf. When curious pupils ask
about her age, she replies that is ‘between fifty and death’.
"I don't depend on fashion, because what
I do is very individual [How I dress] it doesn't have to please anyone else: the important thing is that, when I see myself in
the mirror, I can say, ah, there I am"
"The only moment when I'm aware of my
age is when I feel a sudden pain while
walking. I'm not twenty years old anymore, I don't have nothing to look forward to, I have a very limited amount of
time and it cost me much to accept that.
Yet, I speak with my body, I'm on good terms
with it. I talk to it and say: I've been very
good to you, you have to be good to me”
"I think we are going through an era in
which advertising has got the upper
hand: everyone wants new things and
have to have them. But if you don't, you
won't die: it's so beautiful when you feel
that there’s nothing in particular that you
need [...] I don't need brands, I know
exactly what I like. I dress depending on
my mood and my needs "
"I send love to others and they send me
love back, is a kind of circle of love and it
makes you feel good. In magazines,
especially fashion magazines, you see
only young girls and there's no place for
women in our age. But I get compliments
from women who thank me because they
look in their closet and start dressing
again. It's about time! "
"Knowing how to dress is a gift, I finally
realised that it's my gift. I fought against
being superficial and then I realised: I am
an artist, although I don't paint "
Ruth Coban
The century-old Ruth Coban ‘get dressed
every morning, even if only to pick up the
mail, because you never know who might
come in’.
So she spoke in an interview with Ari
Seth Cohen on 6th May, 2011: "I’m 99
years old and in a couple of months I'll
be 100. I wake up every morning and
think: this day has been given to me by
the Lord and I'll try to live it the best way,
without checking the calendar, doing my
activities. At the moment, I am doing pilates in combination with other exercises. I do what's best for me, and I learnt
what's best for my body. If you listen to
your body, it will tell you. Most of the time
I feel good, I often have pain but I also
know how to deal with it. I do exercises
and then I'll feel much better. So, keep
active, walk, or enjoy other exercises
every now and then. Often I have to
oblige myself and I say, 'Ruth, get up, just
do it!': that's all”.
Tziporah Salomon
Tziporah Salomon is called the 'queen of
layering'. She composed her style by
overlapping and juxtaposing the items
she likes most to achieve a harmonious
and very original result. She defines herself an artist, because her outfits are like
paintings: they tell a story and must be
complete and perfect in every detail.
"You don't just have to get dressed every
day, but you have to dress well: it is a bit
like eating"
31
"MI PIACE ANNA PERCHÉ
HA IL VISO DA NOBILE
E IL CULO DA CONTADINA"
FEDERICO FELLINI SU ANNA ORSO
"I LIKE ANNA BECAUSE OF
HER ARISTOCRATIC FACE
AND HER PEASANT ASS"
FEDERICO FELLINI SPEAKING ABOUT ANNA ORSO
32
L'advanced style secondo X: Anna Orso fotografata da Gianmarco Chieregato, abiti Stella Jean
33
Alcune creazioni della stilista italo - haitiana Stella Jean
La nuova
Stella
del Made
in Italy
TESTI PATRIZIA SKAF/FOTO ARCHIVIO STELLA JEAN
34
Stella Jean si racconta, dagli esordi in
passerella ai successi come fashion
designer: uno stile che non passa
certo inosservato
Alta, magra, simpatica. Occhi da
gatto, eleganza innata: Stella Jean è
una delle nuove promesse della
moda italiana, vincitrice del concorso
Who is on next 2011 e reduce dalla fashion week milanese. Durante l’intervista il tempo vola, Stella è intelligente
e interessante. Ha già due figli, nonostante la giovane età: un bell’impegno per chi sta avviando una carriera
da stilista. Racconta di come la moda
faccia parte da sempre del suo DNA:
il padre, torinese, è gioielliere; descrive la madre, haitiana, come una
donna dallo stile sobrio ed elegante.
Si intuisce che il rapporto con questa
è, forse, conflittuale, anche se la stilista dimostra una forte ammirazione
nei suoi confronti: più osservo le sue
creazioni, più trovo tracce dell’influenza materna. Stella osserva voracemente i dettagli e si percepisce
che rielabora all’istante quello che
vede: tutto è fonte di ispirazione. Ciò
che più colpisce delle sue collezioni è
la capacità di unire due mondi diversi,
l’europeo e il caraibico, combinando
motivi impegnativi come l’animalier, le
stampe wax e la bigiotteria vistosa.
Da questi ingredienti ‘pericolosi’ riesce ad ottenere un look armonioso,
uno stile vivo senza essere esasperato. Ogni intervento viene studiato
nei minimi dettagli ed è il frutto di
un’accurata ricerca: nulla è lasciato al
caso.
Come è iniziata la tua carriera nel
mondo della moda?
Ho mosso i primi passi nel settore
come indossatrice. Ho iniziato sfilando per Egon Von Furstenberg,
mia madre conosceva sua sorella. Mi
resi ben presto conto, però, che
quella carriera non faceva per me.
L’aspetto che più mi attirava era il
‘dietro le quinte’ della sfilata, le prove
di sartoria, le prove abiti: insomma, il
lavoro creativo. Ero estremamente
affascinata dalla modellazione, da
come, con pochi tratti, potesse prendere forma un progetto tridimensionale. All’inizio non fu facile: ero
intimorita dal fatto di non saper disegnare. Partecipando soprattutto ad
eventi presso le accademie di moda,
potevo constatare come i bozzetti
dei miei colleghi fossero splendidi.
Eppure, come diceva Vionnet, ‘Il foglio inganna’, e spesso i prodotti nati
da quei progetti non erano all’altezza
delle aspettative. È stato allora che mi
sono convinta della possibilità di percorrere un’altra via, perché la teoria
non è nulla senza la pratica. I miei
primi esisti erano molto sperimentali,
quasi folli. Tre anni fa diedi forma alla
mia prima collezione primavera/
estate, e due anni fa chiesi di partecipare a Who is on next. La mia candidatura venne rifiutata, mi sentii
rispondere che ‘mancava qualcosa’.
La presi male, ma poi mi resi conto
che avevano ragione, e questi sono i
consigli che ti fanno crescere. Da
quel momento, iniziai un profondo lavoro di ricerca che mi ha permesso di
trovare la chiave per rendere unico il
mio lavoro: parlare di me stessa.
Quali sono le caratteristiche del tuo
stile?
Sono figlia di due culture: mia madre
è haitiana, mio padre torinese, e sono
nata a Roma. Ho cercato di trovare
un punto di incontro tra le mie due
nature, che si sono riappacificate
n e l l a c o l l e z i o n e p r e s e nt at a a d
AltaRoma. Le gonne in tessuto wax
costituiscono il retaggio materno,
mentre le camicie a righe quello paterno. L’equilibrio tra le componenti
è dato dalla forma, tutto è molto femminile, ‘ladylike’. Sento di essere stata
in grado di restituire dignità al wax,
non più interpretato in chiave caricaturale. E per me, questo è un grande
traguardo. Ad esempio, ho declinato
il motivo wax su un piumino dal collo
maculato, in ecopelle, che è piaciuto
molto a Simonetta Gianfelici (refe-
rente di spicco per la moda
in Italia, già intervistata da X
ndr), una delle prime ad
aver creduto in me. Ho anche creato
uno smoking con fascia in tessuto
wax, e la stessa fantasia è riproducibile su scarpe stringate e mocassini…
Sì, credo che il mio stile sia molto riconoscibile.
Hai scelto l'ecopelle perché sei animalista?
- Stella è imbarazzata, forse timorosa
di risultare ‘politicamente scorretta’.
Esita, prima di rispondere, non conoscendo il nostro schieramento.
La tranquillizzo: “non ti preoccupare,
esiste molta ipocrisia e confusione
sul tema”. Si rilassa: - Effettivamente
la scelta non è legata a una presa di
posizione di questa natura, semplicemente volevo rendere il capo più
accessibile.
Raccontaci qualcosa dei tuoi accessori:
anche quelli raccontano una storia?
I bijoux delle mie collezioni sono fatti
su misura, riprendono però lo stile
delle gioie francesi tardo ottocentesche. Anche questi sono un simbolo
culturale: quando i francesi vennero
cacciati dagli haitiani, questi presero
possesso delle cose che i coloni avevano abbandonato. Per quanto riguarda i gioielli, ad esempio, vennero
indossati ‘così come capita’, sovrapposti agli abiti di tutti i giorni.
C’è già qualcosa che ti entusiasma,
quando pensi alle prossime collezioni?
Non si finisce mai di creare: chi
avrebbe mai detto che il mix di tessuti wax, hawaiani ed animalier desse
un così bel risultato? Si potrebbe aggiungere anche lo scozzese… E le
scarpe maculate: stanno bene su
tutto! Sono una spugna, assorbo e
rielaboro tutto quello che vedo: ritengo che si debba continuare a sperimentare per trovare sempre nuove
combinazioni, non c’è limite alle possibilità di abbinamento purché si ar35
Fantasie caraibiche mixate ai toni sobri dello stile classico: l’originalità nello stile di Stella Jean
rivi ad un risultato di stile e buon
gusto.
Come descriveresti il processo creativo che porta all’elaborazione di un
abito?
Il mio approccio creativo è molto pratico: ho iniziato lavorando sulla mia
stessa figura, puntando spilli sulla
stoffa e definendo in laboratorio
cosa stesse bene e cosa invece no…
Sono la regina degli spilli! Questa modalità mi permette di cambiare nel
caso in cui il risultato non mi piaccia.
Solo dopo aver realizzato il capo
viene disegnato il modello. Sono convinta, tra l’altro, che la creatività fine
a se stessa non paghi: non bisogna
assolutamente prescindere dal
cliente, proponendogli ad esempio
dei prodotti che non sarebbero portabili.
Dove sono distribuiti i tuoi abiti?
Principalmente in Italia, ma ci stiamo
36
allargando anche al mercato estero
e siamo già presenti in Francia, Germania e Arabia Saudita. È stata una
sorpresa aver ricevuto così tante richieste! A Milano, ad esempio, abbiamo deciso di concedere l’esclusiva
a Banner, in via della Spiga, perché
sono stati i primi a credere nella collezione. E poi, è fresca la notizia dell’arrivo in Russia, nella boutique de Il
Bosco di ciliegi. L’interesse per
l’estero è molto forte, anche se la nostra produzione ha una base esclusivamente italiana.
Il tuo prodotto è 100% made in Italy?
Sì. La produzione è a Latina, il campionario viene realizzato a Terni. Do
particolare risalto alla manualità,
anche perché sono convinta che
l’unica via per resistere all’interno di
un mercato molto competitivo sia differenziarsi dagli altri e puntare sulla
qualità. Ad esempio, una parte della
collezione primavera/estate è stata
dipinta a mano da una pittrice tessile
di 84 anni, Nadia Valli. Questa è la particolarità che ci distingue dagli altri! Il
tempo di stesura di ogni colore è
molto lungo, il lavoro è precisissimo e
l’effetto è spettacolare. Pensa che
Nadia ha voluto dipingere personalmente le stoffe nonostante un ictus
le avesse bloccato un braccio.
Per quanto riguarda il progetto
Fashion-able Haiti, invece, come si è
sviluppata la collaborazione con
l’ambasciata haitiana?
L’ambasciata ci ha messo a disposizione molti libri sulla cultura locale: mi
sono ispirata soprattutto alle chincaglierie, a quell’enorme quantità di
monili, e alle farfalle.
Come hai reagito al successo all’ultima edizione di Who is on next?
Quando i miei capi vennero presentati per essere visionati, appesi, non
riscossero molto successo. Anzi. Que-
sto perché i pezzi, da soli, non hanno
senso, sono asettici. Inizialmente, non
facevo parte della rosa dei finalisti,
ma la sfilata con i capi abbinati e completati dai bijoux è stata molto apprezzata, addirittura ho assistito ad
una standing ovation del pubblico!
Franca Sozzani è intervenuta, cosa
mai successa prima, e sono stata inclusa tra i finalisti. Quando mi hanno
comunicato di aver vinto, avevo pensato ad un premio minore e rispondevo a tutti “sono felice come se
avessi vinto Next”. Solo una volta salita in macchina mi hanno detto:
“Stella, hai capito di avere vinto il concorso?”. Se ero contenta prima, immaginatevi dopo questa rivelazione!
Franca Sozzani ha dichiarato: “serve il
coraggio di cambiare idea”. Ancora
faccio fatica ad abituarmi a tutto
questo successo: nell’ultimo numero
di Marie Claire sono stata accostata a
griffe di altissima caratura, e questo
mi ha emozionato tantissimo!
A proposito: quali sono stati i tuoi stilisti di riferimento?
Per quanto riguarda l’Italia, Antonio
Marras, Antonio Berardi e Alessandro Dell’Acqua; inoltre, ammiro i designer della scuola di Anversa,
soprattutto Dries Van Noten.
Come hanno accolto i tuoi genitori la
tua scelta professionale?
Mia madre non ha mai detto nulla al
riguardo. È una donna dal carattere
deciso e dall’eleganza spiccata: ama
l’alta sartoria, il suo gusto è sempre
stato particolarmente sobrio. Mio
padre rimaneva un po’ perplesso davanti alle prime creazioni, sperimentali, fatte di stridenti contrasti. Mi
diceva: “non mi piacciono, ma sono sicuro che ce la farai”.
Su chi vorresti vedere indossate le
tue creazioni?
Sono particolarmente attratta dalle
belle personalità, sono quelle che mi
emozionano. Può sembrare macabro, ma Il mio primo ricordo legato
alla moda è il completo di Givenchy indossato da Jackie Kennedy quando il
marito venne assassinato. Lei non
era bella, ma possedeva un’allure!
Per me, il bello non è assolutamente
oggettivo e prescinde dalla perfezione. Ad esempio, l’ultima modella
scelta per il mio catalogo ha un naso
importante ed orecchie non esattamente ‘minuscole’ ma è splendida.
Sei appassionata di vintage?
Molto, soprattutto di accessori. Ogni
anno a Parma si tiene una grande
manifestazione dedicata al vintage e
all’antiquariato, Il mercante in fiera. Lì
ho iniziato la mia collezione di kimoni
anni cinquanta: ognuno è costituito
da sei strati di seta, e al suo interno si
trova lo stemma del casato. Adoro i
kimoni: stanno bene con i jeans o con
un paio di ballerine, e ti fanno sentire
bellissima!
37
La stilista al lavoro
38
Parlaci dei tuoi bambini: anche se piccoli, ti sembra che dimostrino già un
interesse per la moda?
Ho un maschietto di 8 anni e una
bambina di 5. Lei ha già un bel caratterino, decide da sola come vestirsi e
quando le dico “lascia fare alla
mamma, è il suo lavoro” lei non ne
vuole sentir parlare. Ha già il suo stile.
Cosa sono per te eccellenza, lusso ed
eccesso?
Io sono la rappresentazione dell’eccesso (ride)! L’idea dell’eleganza
stessa è l’eccesso, ed è basilare per
comprendere ciò che intendo. L’eccesso puro si abbina perfettamente
a termini come ‘garbato’, ‘a modo’. Il
lusso è dato dall’atteggiamento: è
una donna ‘décontracté’, naturale,
non caricaturale. È la nonchalance,
paradossalmente il non aver bisogno
del lusso esteriore, scegliere indipendentemente dalle mode. L’eccellenza è la qualità della manodopera,
made in Italy al 100%.
THE NEW STAR OF MADE IN ITALY
Stella Jean tells her story, from the catwalk to her success as a fashion designer: a style which doesn't go unnoticed
Tall, slim, nice. She has got cat's eyes,
innate elegance: Stella Jean is one of
the new promises of Italian fashion, winner of the competition Who is on next
2011 and a veteran of Milan fashion
week. Time flies during the interview,
Stella
is intelligent and interesting. DeEmporio
spite her young age she has already got
two children: a big commitment for
anyone who is starting a design career.
She talks about how fashion has always
been part of her DNA : her father from
Turin is jeweler, she describes her Haitian mother as a woman with discreet
and elegant style. One senses that,
maybe, her relationship with her mother
is conflictual, even if the designer shows
a strong admiration for her: the more I
look at her creations, the more I find traces of maternal influence. Stella notes
every detail voraciously and you under-
stand that she’s instantly processing
what she sees: everything is a source of
inspiration. The most striking aspect of
her collections is the ability to merge two
different worlds, the European and the
Caribbean, combining demanding motifs
such as animal prints, wax prints and flashy jewelry. From these 'dangerous'
ingredients she's able to obtain a harmonious look, a style full of life without
being exaggerated. Each project is studied in detail, it’s the result of careful research: nothing is left to chance.
How did your career in the fashion
world begin?
I took my first steps in the industry as a
model. I started modeling for Egon Von
Furstenberg, my mother knew his sister.
I soon realized, however, that it wasn't a
career for me. The aspect that attracted
me most was what happened backstage,
the sartorial work, testing the dresses:
in short, the creative work. I was extremely fascinated by the construction, by
how a project, a few lines could become
a three dimensional shape. It wasn't
easy in the beginning: I was intimidated
by not knowing how to draw. Participating at events organised by fashion academies, I could see that my colleagues’
sketches were wonderful. Yet, as Vionnet said, 'The paper fools you,' and often
the products that come from those projects didn't meet the expectations. That's when I convinced myself of the
possibility to choose a different way, because the theory is nothing without
practice. My first attempts were very experimental, almost crazy. Three years
ago I created my first spring/summer
collection, and two years ago I applied
for Who is on next. My application was
rejected, and I was told that 'something
was missing'. I didn't take it well but then
I realized they were right, and these are
the advice that make you grow. Since
that very moment, I started researching
thoroughly and it made it possible for me
to find the key to something which
makes my work unique: talking about
myself.
What are the characteristics of your
style?
I'm a daughter of two cultures: my mother is from Haiti, my father is from Turin,
and I was born in Rome. I tried to find a
meeting point between my two natures,
which have found peace with each
other in the collection presented at Altaroma. The wax fabric skirts are the
maternal legacy, while the striped shirts
are my father's. The balance between
the components is given by the shape,
everything is very feminine and ladylike.
I feel I've been able to restore dignity to
the wax, it's not interpreted as a caricature anymore. This is a great achievement for me. For example, I stamped a
wax print on a down jacket in eco leather with a leopard collar, which Simonetta Gianfelici (point of reference for
fashion in Italy, earlier interviewed by X
ed) liked a lot, she was one among the
firsts to believe in me. I also created a
tuxedo with wax print cummerbund, and
the same pattern is reproduced on laceup shoes and loafers... Yes, I think my
style is very easy to recognize.
Have you chosen eco leather because
you're an animal rights activist?
- Stella is embarrassed, perhaps afraid
of being 'politically incorrect'. She hesitates before answering, not knowing
about our background. I reassure her:
"don't worry, there is much hypocrisy
and confusion on the subject". She relaxes:- The choice isn't actually connected to a taken position of this kind, I just
wanted to make the items more accessible.
Tell us something about your accessories: do they tell a story too?
The jewelry in my collections are custom
made, they reproduce the style of
French jewelry from the late nineteenthcentury. These are also a cultural symbol: when the French were driven out by
the Haitians, the latter took possession
of the things that the settlers had left.
The jewels, for example, were worn 'as
it happens', on ordinary clothes.
39
Is there something that makes you enthusiastic when thinking about the upcoming collections?
You never stop creating: who would
have thought that the mix of wax fabrics,
Hawaiian and animal prints would give
such a good results? One could also
mention Scottish tartans... And the leopard shoes: they look good on everything! I'm a sponge, I absorb and rework
everything that I see: I think one should
always continue to experiment in order
to find new combinations, there is no
limit to the possibilities of combinations
as long as you get a result which is stylish and of good taste.
How would you describe the creative
process of making a dress?
My creative approach is very practical:
I started working on my own body, setting pins in the fabric and defining in the
lab what works and what doesn't ... I'm
the queen of pins! This allows me to
change in case I don't like the result. I
design the model only after making the
garment. I'm convinced, among other
things, that creativity for its owns sake
doesn't pay: you mustn't leave the client
behind by suggesting products that are
not wearable.
Where are your clothes distributed?
Mainly in Italy, but we're expanding on
the foreign market too, we're already represented in France, Germany and
Saudi Arabia. It was such a surprise receiving so many requests! For example
in Milan, we decided to grant exclusivity
to Banner, in Via della Spiga, because
they were the first to believe in the collection. Then it's fresh news of arriving
in Russia, at Il Bosco di ciliegi boutiques.
Our interest in the foreign market is very
strong, even if our manufacturing base
is exclusively Italian.
Is your product 100% made in Italy?
Yes. The production is in Latina, the samples are made in Terni. I put particular
emphasis on the manual skills, because
I'm convinced that the only way to survive in a very competitive market is to
40
differentiate yourself from others and
focus on quality. For instance, a portion
of the spring/summer collection has been
hand painted by a textile painter who is
84-year-old, Nadia Valle. This is the feature that distinguishes us from others!
Painting each color takes a very long
time, the work is very precise and the effect is spectacular. Think that Nadia wanted to paint all the fabrics in person
despite a stroke had blocked her arm.
Talking about the Fashion-able Haiti
project, how did the collaboration with
the Embassy of Haiti develop?
The embassy gave us access to many
books on local culture: I was most of all
inspired by trinkets, those huge amounts
of jewelry, and butterflies.
Jaqueline Kennedy,
il primo ricordo di stile di Stella Jean
How did you react to the success of the
last edition of Who is on next?
When my clothes were presented for
viewing, hanging, I didn't feel very successful. On the contrary. This is because
the pieces by themselves are meaningless, they're aseptic. Initially, I wasn't
in the final, but the fashion show, with
matched clothes and jewelry, was very
appreciated, I even witnessed a standing ovation from the audience! Franca
Sozzani intervened, it never happened
before, and I became included among
the finalists. When they told me I had
won, I thought it was a minor prize and
replied to everybody that "I'm happy as
if I had won Next". Only as I got in the car
I was told: "Stella, have you understood
that you've won the contest?". If I was
happy before that, imagine after that revelation! Franca Sozzani said: "you need
courage to change your mind". I still find
it hard to get used to all this success: my
clothes were shown together with really
exclusive brands in the latest issue of
Marie Claire, this excited me so much!
Talking about brands: what designers
do you have as references?
When it comes to Italy, Antonio Marras,
Antonio Berardi, Alessandro Dell'Acqua:
I also admire the designers of the Antwerp school, especially Dries Van
Noten.
What do your parents think of your
choice of career?
My mother never said anything about it.
She's a woman with a strong character
and remarkable elegance: she loves
haute couture, her taste has always
been very understated. My father was
left a bit confused when he saw my first
experimental creations with clashing
contrasts. He said: "I don't like them but
I'm sure you can make it".
Who would you like to wear your designs?
I am particularly attracted by the beautiful personality, are the ones that excite
me most. It may seem macabre, but 28
my first fashion memory is Givenchy
dress suit Jackie Kennedy wore when
her husband was killed. She wasn't beautiful but possessed an allure! For me,
beauty isn't objective and doesn't depend on perfection. For example, the last
model I chose for my catalog has a large
nose and not exactly tiny ears but she's
splendid.
Is vintage a passion of yours?
Yes, it is indeed, especially accessories.
There is a major event dedicated to vintage and antiques in Parma every year,
Il mercante in fiera. I started my collection of kimonos from the 50's there: each
consists of six layers of silk, and there is
the coat of arms on the inside. I love kimonos: they are great with jeans or a
pair of ballerinas, and they make you
feel so beautiful!
Tell us about your children, even if
they're so young, do they already seem
to be interested in fashion?
I have an eight-year-old boy and a girl
who is five. She has quite a temper already, she decides how to dress herself
and when I say “leave it to mom, it's her
job", she doesn't want to listen. She has
already her own style.
excess, and it's fundamental in order to
understand what I mean. Pure excess is
perfectly combined with terms such as
'polite, 'proper'. Luxury is given by the
attitude: it's a congenial, natural woman,
not a caricature. It's the nonchalance,
paradoxically the non-need of external
luxury, it’s the ability to choose regardless of trends. Excellence is the quality
of the workmanship, 100% made in Italy.
What is excellence, luxury and excess
according to you?
I'm the representation of the excess
(laughs)! The very idea of elegance is
Haiti rivive nelle fantasie della collezione beach wear
41
Stella!
42
Argentario:
il fascino del polo
TESTI EZIO SALVATORI/FOTO ARCHIVIO ARGENTARIO POLO CLUB
44
Grazie all’impegno più che ventennale, Argentario polo club ha saputo
tributare gli onori adeguati ad una disciplina di grande fascino, capace di
coniugare energia ed eleganza in
paesaggi da sogno
Il polo, per X, è lo sport per antonomasia. Unione di eleganza e lifestyle,
è una disciplina solitamente praticata
in cornici paesaggistiche di grande
suggestione. L’Argentario polo club,
situato in una delle più belle località
italiane, rispecchia appieno queste
conosciuto come uno dei migliori
d’Europa, hanno fatto sì che il club diventasse il punto di riferimento italiano per gli amanti della disciplina.
Negli ultimi anni gli sono stati tributati
vari riconoscimenti, tra cui la vittoria
alla prima edizione della Ladies polo
cup, il primo torneo di polo femminile
ad essere disputato in Italia (dalla seconda edizione denominato Pellicano
ladies cup, in virtù della sponsorizzazione di uno dei migliori relais et chateaux del mondo); inoltre, vanta il
primato italiano nell’organizzazione
agosto che l’Argentario diventa la patria del polo grazie al susseguirsi di
manifestazioni di grande rilevanza
sportiva e mondana. Dal 2009 la
punta di diamante è il Ladies tournament: i tornei femminili stanno riscuotendo un grande successo in
tutto il mondo e il club toscano ha voluto farsi promotore di questa iniziativa anche nel nostro Paese, dove
non mancano le giocatrici di buon livello. Il grande riscontro ottenuto
nella prima edizione della Ladies cup
ha permesso l’ingresso nel WTC (Wo-
La posa plastica di un giocatore durante una partita di polo
premesse e gode di un’eccezionale
posizione panoramica. I campi da
polo e le scuderie, affiancate da un
campo da golf a 18 buche, sorgono
infatti nel classico paesaggio della Toscana meridionale, la Maremma, da
sempre legata a doppio filo al mondo
dei cavalli. Fin dalla fondazione, nel
1987, è stato teatro dei migliori episodi del polo italiano - grandi nomi internazionali sono passati da qui -,
diventando il ‘polo’ dell’eccezionalità.
La passione per questo sport e l’attenta cura per il campo da gioco, ri-
dei tornei junior (10-15 anni) nonché
quello europeo relativo ai tornei a 18
handicap in notturna (disputato per il
ventesimo anniversario del club, nel
2007). Ogni anno, in occasione della
Coppa Italia F.I.S.E e della Summer
cup, si annovera il record nazionale
di squadre iscritte (a livello europeo,
solo Sotogrande, in Spagna, ottiene
un risultato migliore). Per tradizione,
la sfera bianca inizia a correre sui
campi del club con la Silver cup, torneo di primavera di alto livello agonistico (hp 10-15). Ma è tra luglio e
men’s Championship Tournament), il
circuito di tornei femminili più importante del mondo, guidato dalla famosa giocatrice statunitense Sunny
Hale.
Prima di conoscere meglio le amazzoni è opportuno rivedere brevemente le regole del gioco. Oltre a
essere uno sport di squadra, il polo è
uno spettacolo emozionante. In
campo, in sella ai cavalli lanciati al galoppo, i giocatori spesso raggiungono i 70 chilometri orari di velocità,
45
eseguendo rapidi cambiamenti di
traiettoria e colpendo la palla con la
stecca per spingerla in goal o per toglierla all'avversario e ripartire con
un'azione offensiva. Una partita di
polo dura da quattro a otto tempi
denominati ‘chukker’, ognuno dei
quali corrisponde a sette minuti effettivi. Le squadre sono composte da
quattro giocatori: il numero sulla maglietta corrisponde ad una posizione
sul campo. Il numero 1 indica l'attaccante più avanzato; il numero 2 l'altro
attaccante, che dirige le azioni del numero 1; il numero 3 è il regista mentre il numero 4, denominato ‘back’, è
il difensore. La regola più importante
prevede che ogni giocatore che si
trovi sulla traiettoria esatta della
palla abbia il possesso della ‘linea di
palla’ e perciò goda della precedenza su ogni altro avversario, che
non potrà tagliare tale traiettoria se
non ad una certa distanza minima
dal giocatore in possesso della linea.
Non commetterà fallo quel giocatore
che affiancherà l'avversario detentore della palla per spostarlo lateralmente, allontanandolo dalla stessa.
HANDICAP: Rappresenta la misura
del valore di un giocatore e varia da
meno 2 a più 10. Un handicap di 10 significa aver conseguito la perfezione e solamente pochi giocatori, ad
oggi, possono vantare un simile status. La somma degli handicap dei
quattro giocatori costituisce l'handicap della squadra. Quando due squadre si incontrano in una partita ad
handicap, la squadra più debole
viene agevolata con alcuni goal di
vantaggio, secondo i parametri di
una tabella internazionale.
CHUKKER (O CHUKKA): Il periodo di
gioco in cui viene divisa una partita.
In Italia una partita dura quattro
chukker; il regolamento internazionale prevede che la durata di una
partita vari da quattro a sei chukker,
mentre le più importanti, in Argentina, si giocano sulla distanza di otto
chukker. Ogni chukker dura 7 minuti
effettivi.
46
UMPIRES: I due arbitri a cavallo che
seguono da vicino lo sviluppo del
gioco.
GROOM: Il personaggio chiave per
ogni buon giocatore di polo perché
allena e cura i cavalli. I groom più quotati sono argentini.
OPEN: Torneo che nella definizione
del punteggio non tiene conto delle
differenze di handicap.
PENALTY: La punizione conseguente
a un fallo dell'avversario. Se ne individuano tre tipi: da 30, 40 e 60 yard.
Quando nei pressi di una porta avvenga un fallo pericoloso, la squadra
che l'ha subito beneficia di un goal,
chiamato penalty.
scesse questo sport, sarebbe naturale credere che una partita giocata
da donne sia una sorta di morbida
cavalcata su un prato. Però basta
che l’arbitro effettui il throw-in e si
capisce subito che le ragazze fanno
sul serio. Il ‘sigaro’ picchia la palla
come se fosse brandito dalla mano di
un demone, sportellate a velocità
folle, cambi di direzione da togliere il
fiato; le donne del polo non hanno
nulla da invidiare ai colleghi uomini,
anzi: a detta di molti il loro entusiasmo, unito alla capacità sul campo,
rende la partita uno spettacolo imperdibile, pieno di colore, velocità e
tecnica. La prima esibizione di polo
femminile, organizzata durante la
ventesima Monte Argentario gold
cup (2007) - torneo in notturna a 18
hp - , è stata disputata tra La Mimosa
Polo Team e il Veneto Polo Team,
squadre composte rispettivamente
da:
LA MIMOSA POLO TEAM
1. Vladi Belolipskaia (Russia)
2. Adriana Coria (Argentina)
3. Stefania Annunziata (Italia)
4. Camila Cambiasso De Castagnola
(Argentina - Moglie di Bartolomé
Castagnola, uno dei migliori polisti
del mondo).
THROW-IN: Letteralmente ‘getta dentro’. Indica l'atto con cui l'arbitro fa
cominciare il gioco gettando la palla
in mezzo agli otto cavalieri schierati. Il
throw-in viene effettuato all'inizio di
ogni partita e ad ogni ripresa del
gioco dopo un'interruzione.
REFEREE: Il giudice arbitro di una
partita di polo. Osserva la partita da
una torretta posta lateralmente al
centro del campo e interviene in
caso di disaccordo dei giudici di
campo. Controlla inoltre il lavoro dei
cronometristi e dei segnapunti.
A questo punto vediamo come il club
si tinge di rosa. Per chi non cono-
VENETO POLO TEAM
1. Sibille Maeder (Svizzera)
2. Maria Vittoria Marchiorello (Italia)
3. Francesca Marchiorello (Italia)
4. Costanza Marchiorello (Italia)
(Le sorelle Maria Vittoria e Costanza
Marchiorello sono le promesse
del polo femminile italiano - ndr)
Visto il successo dell’esibizione, Argentario polo club ha voluto affrontare una nuova sfida organizzando il
primo torneo internazionale di polo
femminile in collaborazione con Il pellicano relais et chateaux, sinonimo di
eccellenza a livello mondiale.
In questa foto e nella pagina a fianco:
le amazzoni del polo all’opera durante i tornei di luglio dell’Argentario polo club
47
I INTERNATIONAL LADIES POLO
TOURNAMENT 2009
SQUADRE
LTB POLO TEAM
1. Ginevra D’Orazio IT
2. Manuela Liverzani IT
3. Praxilla Trabattoni IT
4. Lia Salvo ARG
-1
-1
0
2
ARGENTARIO POLO CLUB
1. Polina Nazarova RU
2. Chiara Ruta IT
3. Vladlena B.G. Hermes RU
4. Maria Vittoria Marchiorello IT
0
0
0
-1
MARCHIOPOLO
1. Ginevra Visconti Bassetti IT
2. Francesca Marchiorello IT
3. Natasha Baecher HOL
4. Costanza Marchiorello IT
0
0
0
1
LA MIMOSA
(vincitrice della prima edizione)
1. Stefania Annunziata IT
2. Sehr Saeed Ahmad GB
3. Maria Isabel Pochelu ARG
4. Adriana Coria ARG
guente ‘passaparola’ tra le atlete a livello internazionale, la seconda edizione ha visto la partecipazione di
giocatrici italiane, inglesi, austriache,
tedesche, olandesi e argentine. Negli
anni il livello sportivo del polo femminile è cresciuto, come dimostrano il
passaggio di Lia Salvo da hp 2 del
2009 a hp 3 del 2010 e dell’argentina
Paola Martinez ad hp 3. La Mimosa
Polo Team si è aggiudicata anche
questa edizione.
III INTERNATIONAL LADIES POLO
TOURNAMENT
PELLICANO LADIES CUP 2011
La terza edizione del torneo prevedeva la presenza di quattro squadre
ma si è disputata con partite triangolari, poiché uno dei team iscritti ha subito degli infortuni e non ha potuto
disputare il torneo.
SQUADRE
SQUADRE
0
0
1
0
Il torneo è stato un trionfo sotto tutti
gli aspetti: ha contribuito a conferire
ancora più prestigio alla manifestazione la partecipazione delle professioniste argentine Lia Salvo hp 2 (LTD
Polo Team) e Maria Isabel Pochelu hp
1 (La Mimosa), oltre alla giocatrice veneta Costanza Marchiorello (classe
1989), che ha raggiunto il livello di
handicap massimo per una donna a
livello nazionale. Da segnalare inoltre
le giocatrici Maria Vittoria Marchiorello, all’epoca diciassettenne, e Polina Nazarova, russa, quindicenne.
II INTERNATIONAL LADIES POLO
TOURNAMENT
PELLICANO LADIES CUP 2010
Il successo ottenuto ha fatto sì che la
Pellicano ladies cup 2010 entrasse a
far parte del WCT (World Championship Tournament), un circuito di tornei fem m i n i l i d i a l t i s s i m a f a m a
48
internazionale che mette in risalto le
giocatrici di più alto livello degli Stati
Uniti. La struttura del circuito prevede tornei di qualificazione giocati
negli Stati Uniti e all'estero durante
tutto l'anno e culmina nel WCT finale
annuale. È stato ideato nel 2005 dalla
giocatrice professionista Sunny Hale:
lo scopo era quello di incrementare il
livello delle competizioni di polo femminile e di mostrare l'abilità dalle
donne in questo sport. Nel corso del
primo lustro, il WCT è diventato il
punto di riferimento per le giocatrici
di tutto il mondo. Il sito internet WCT
è attualmente visualizzato in oltre
cento paesi: nella sezione polo profiles vengono aggiornate annualm e nt e l e c a r at t e r i s t i c h e d e l l e
protagoniste, così da consentire agli
amanti del polo femminile il rapido accesso ad uno strumento di consultazione specifico.
LA MIMOSA - GREEN SEASON
1. Stefania Annunziata IT
2. Adriana Coria ARG
3. Kristie Readhead GB
4. Marianela Castagnola ARG
LA GINEVRA
1. Ginevra D'Orazio IT
2. Nadine Kraus AUS
3. Lia Salvo ARG
4. Renate Seidler GER
EL METEJON
1. Nicky Sen HOL
2. Brenda Myriam De Boer HOL
0
0
0
2
-1
0
3
-1
-1
0
LA MIMOSA - GREEN SEASON
1. Stefania Annunziata IT
2. Katrina Thomas GB
3. Adriana Coria ARG
4. Marianela Castagnola ARG
0
0
0
2
CALCUTTA POLO TEAM
1. Irene Gianni IT
2. Ginevra D'Orazio IT
3. Hazel Jackson GB
4. Lia Salvo ARG
-2
-1
1
3
LAS CHE POLO TEAM
1. Barbara Huber AUS
0
2. Raffaela Goschel AUS
0
3. Iris Hadrat GER
0
4. Eva Bruhel GER
2
3. Benedictine Brenninkmeyer HOL -1
4. Paola Martinez ARG
3
LA TABA
1. Steffi Von Tock GER
2. Sibylle Maeder CH
3. Costanza Marchiorello IT
4. Eva Bruehl GER
0
0
1
1
Grazie alla professionalità sportiva
con la quale l'Argentario polo club
conduce la sua attività, ed il conse-
L’ultima edizione ha rappresentato
l’esordio per Irene Gianni, giovanissima giocatrice al primo torneo internazionale. Si evidenzia negli anni
della Ladies cup (e non solo) la presenza di Stefania Annunziata: in
Forza e precisione si combinano in un unico slancio, nella corsa verso la vittoria
virtù di una grande passione ereditata dal padre Orazio, è diventata la
signora di questa disciplina a livello
italiano, vincendo i più importanti
tornei nazionali. L'amore per lo
sport è stato tramandato anche al
figlio, Edoardo Ferrari, al momento
uno dei migliori giocatori italiani. La
terza edizione della Pellicano ladies
cup è stata vinta da Calcutta Polo
Team, guidato dalla giovane Ginevra
D'Orazio, presenza costante nei tornei del club, anch’ella influenzata
dalla passione del padre Luca.
L'handicap basso rispetto al polo maschile, ripetiamo, non deve trarre in
inganno: il polo femminile è una disciplina relativamente recente e solo in
questi ultimissimi anni le atlete hanno
avuto la possibilità di crescere agonisticamente. A parità di handicap i
match al femminile sono più avvincenti proprio grazie alla grinta e alla
passionalità delle atlete che, dopo gli
anni trascorsi a bordo campo per sostenere i colleghi, possono giocarsela
alla pari ed offrire uno spettacolo di
grande livello tecnico. L’Argentario
polo club ha fortemente creduto in
questa iniziativa, tanto da confermarsi il punto di riferimento italiano
per il polo ‘in rosa’.
49
ARGENTARIO: THE CHARM OF POLO
Relying on its twenty-year experience,
Argentario polo club is capable of praising properly a fascinating discipline, a
combination of energy and elegance set
in incredible landscapes
Polo, for X, is the sport par excellence.
Combining elegance and lifestyle, it’s a
discipline usually framed in landscapes
of great beauty. The Argentario polo
club, set in one of the most beautiful Italian locations, fully reflects these characteristics and offers an exceptional
of the sport. The organisation has won
numerous awards in recent years, including winning the first edition of the
Ladies polo cup, the first women's polo
tournament to be played in Italy (the second, third and fourth edition were
named Pellicano ladies cup, as featured
by one of the best relais & chateaux in
the world); furthermore, it was the first
in Italy to organise junior tournaments
(10-15 years) as well as the first in Europe to have organised a tournament at
night with 18 handicap (on the twentieth
anniversary of the club, in 2007). Every
joying great success around the world,
and the club has wanted to be a promoter of this initiative in our country, where
there are plenty of good players. The
great success achieved in the first edition of the Ladies Cup has made sure
that the following were to be part in the
WTC (Women's Championship Tournament), the circuit of women's most important tournaments in the world guided
by the famous American player Sunny
Hale.
Before learning more about the amazons
La premiazione delle squadre femminili della Pellicano Ladies Cup
panoramic position. The polo fields and
stables, accompanied by a 18-hole golf
course, arise in the classical landscape
of southern Tuscany, Maremma, since
ever tied to the world of horses. Since its
founding in 1987, the Argentario polo
club was the scene of the best episodes
of the Italian division - many big international names are passed through here becoming a hub of the exceptional. The
passion for this sport and attentive care
of the playing field, recognised as one of
the best in Europe, meant that the club
became the Italian benchmark for lovers
50
year, during the Italian cup F.I.S.E. and
Summer cup, the Italian record of entered teams is renewed: in Europe it's only
second to Sotogrande in Spain. The
white sphere begins to run on the fields
of the club every year with the Silver
cup, the Spring tournament with a high
competition level (hp 10-15). But it's between July and August that Argentario
becomes the birthplace of polo with a
series of events of major sportive and
social relevance. Since 2009, the real
jewel in the crown is the Ladies tournament. The women's tournaments are en-
who challenge the Club, it’s appropriate
to briefly review the rules of the game.
In addition to being a team sport, polo is
an exciting show. The players often
reach 70 km/h speed, riding their galloping horses on the field, making quick
changes of direction and hitting the ball
with the stick to score or to remove it
and restart with an offensive action.
A polo match lasts four to eight times
called ‘chukkers’ each of them lasting
seven minutes. Each team contemplates
four players: each number on the shirts
corresponds to a position on the field.
Number 1 indicates the most advanced
attacker; number 2 is the striker who directs the actions of the number; number
3 is the director while number 4, called
‘back’, is the defender. The most important rule states that any player who is on
the exact trajectory of the ball has the
possession of the ‘line ball’ and therefore enjoys precedence over any other
opponent, who isn't allowed to cut this
trajectory, except at a certain minimum
distance from player who is in possession of the line. The player that will play
alongside the opponent who possesses
the ball in order to move him away laterally won't commit a foul.
HANDICAP: This is a measure of the
value of a player and is measured from
minus 2 to plus 10. A handicap of 10
means you have achieved perfection in
the sport and only a few players can
boast a similar status this year. The sum
of the four players' handicap is the handicap of the team. When two teams
meet in a handicap match, the weaker
team is helped with some goal advantage, according to the parameters of an
international chart.
CHUKKER (or CHUKKA): The period of
play in which a game is divided. In Italy
a game lasts for four chukkers, the international regulations have determined
the duration of a game from four to six
chukkers, while the most important
games played in Argentina contemplate
eight chukkers. Each chukker lasts 7 effective minutes.
UMPIRES: Two referees on horseback
who closely follow the development of
the game.
GROOM: The key character to any good
polo player: he trains and cares for the
horses. The most popular grooms are
Argentinian.
OPEN: It's the definition of a tournament
which doesn't take handicap differences
into account.
PENALTY: It's the punishment resulting
from an opponent's foul. It's divided into
three main types: 30, 40 and 60 yards.
When a dangerous foul happens close
to a goal, a goal called penalty is given to
the team that underwent it.
THROW-IN: It indicates the action by the
referee to start the game by throwing the
ball in the middle of the eight riders lined
up. The throw-in is at the beginning of
every game and every play is restarted
after a break.
REFEREE: It's the referee of a polo
match. He watches the game from a turret located laterally to the field's centre
and intervenes in case of disagreement
between the judges on the field. He also
monitors the work of the timekeepers
and scorekeeper.
of Italian female polo - Ed.)
Given the success of this performance,
Argentario polo club wanted to face a
new challenge by organising the first international ladies polo tournament in
collaboration with Il Pellicano relais &
chateaux, a synonym of excellence in
the world.
I INTERNATIONAL LADIES
POLO TOURNAMENT 2009
TEAMS
At this point we see how the club is dyed
with pink. For those unfamiliar with the
sport would be natural to believe that a
game played by women is a kind of smooth ride on a lawn. But as soon as the referee makes the throw-in it, it becomes
clear that girls are serious about what
they are doing. The mallet is hitting the
ball as if it was wielded by a demon's
hand, galloping at breakneck speed, you
can see changing of directions that leaves you without breath; polo women
have nothing to envy their male colleagues, rather the opposite, considering
their enthusiasm, united with their skills
on the field which makes the game an
unmissable show, full of color, speed
and technique. The first event of ladies
polo, organised during the twentieth
Monte Argentario gold cup (2007) – a
night tournament with 18hp – was Mimosa Polo Team vs Veneto Polo Team:
THE MIMOSA POLO TEAM
1. Vladi Belolipskaia (Russia)
2. Adriana Coria (Argentina)
3. Stefania Annunziata (Italy)
4. Camila Cambiasso
De Castagnola (Argentina
Bartolomè Castagnola’s wife, one of
the best polo players in the world).
VENETO POLO TEAM
1. Sibille Maeder (Switzerland)
2. Maria Vittoria Marchiorello (Italy)
3. Francesca Marchiorello (Italy)
4. Costanza Marchiorello (Italy)
(Maria Vittoria e Costanza
Marchiorello, sisters, are the promises
LTB POLO TEAM
1. Ginevra D’Orazio IT
2. Manuela Liverzani IT
3. Praxilla Trabattoni IT
4. Lia Salvo ARG
-1
-1
0
2
ARGENTARIO POLO CLUB
1. Polina Nazarova RU
2. Chiara Ruta IT
3. Vladlena B.G. Hermes RU
4. Maria Vittoria Marchiorello IT
0
0
0
-1
MARCHIOPOLO
1. Ginevra Visconti Bassetti IT
2. Francesca Marchiorello IT
3. Natasha Baecher HOL
4. Costanza Marchiorello IT
0
0
0
1
LA MIMOSA
(vincitrice della prima edizione)
1. Stefania Annunziata IT
2. Sehr Saeed Ahmad GB
3. Maria Isabel Pochelu ARG
4. Adriana Coria ARG
0
0
1
0
The tournament was a triumph in every
respect. The participation of Argentinian
professionals Lia Salvo hp 2 (LTD Polo
Team) and Maria Isabel Pochelu hp 1 (La
Mimosa), as well as, last but not least,
Constanza Marchiorello (class 1989),
from Veneto, who has reached the level
of maximum handicap for a woman at
the national level, providing the event
with even more prestige. It's also worth
noting that the players Maria Vittoria
Marchiorello was 17-year-old and Polina
51
Nazarova from Russia was 15 at the time
of the tournament.
II INTERNATIONAL LADIES POLO
TOURNAMENT
PELLICANO LADIES CUP 2010
The success of the previous tournament
meant that the Pellicano ladies cup 2010
became part of the WCT (World Championship Tournament), an internationally
high rated circuit of female polo tournaments highlighting the best players in the
United States. There are qualifying tournaments played in the U.S. and abroad
throughout the year, that culminate in
the annual final WCT. It was created in
2005 by professional player Sunny Hale.
Its purpose was to increase the level of
U.S. female polo competitions and
showcase the abilities and accomplishments achieved by women in this
sport. During the first five years, the
WCT has become the benchmark for
polo players from around the world. The
WCT website is currently viewed in
more than a hundred countries: in the
fragment ‘polo profiles’, the characteristics are updated each year. Finally,
polo players and polo lovers have a
place where they can check the female
achievements in this sport.
LA TABA
1. Steffi Von Tock GER
2. Sibylle Maeder CH
3. Costanza Marchiorello IT
4. Eva Bruehl GER
TEAMS
0
0
1
1
Thanks to to the professional organization, and hence the positive ‘buzz’
among the international athletes, the second edition gathered players from Italy,
England, Austria, Germany, the Netherlands and Argentina. Over the years the
level of female polo has grown as evidenced by the passage of Lia Salvo with
2 hp in 2009 and 3hp in 2010 and the level
of professional Paola Martinez with hp 3
TEAMS
LA MIMOSA - GREEN SEASON
1. Stefania Annunziata IT
2. Adriana Coria ARG
3. Kristie Readhead GB
4. Marianela Castagnola ARG
52
Ancora le giocatrici in azione
0
0
0
2
LA GINEVRA
1. Ginevra D'Orazio IT
2. Nadine Kraus AUS
3. Lia Salvo ARG
4. Renate Seidler GER
-1
0
3
-1
EL METEJON
1. Nicky Sen HOL
2. Brenda Myriam De Boer HOL
3. Benedictine Brenninkmeyer HOL
4. Paola Martinez ARG
-1
0
-1
3
from Argentina. Mimosa Polo Team won
this edition too.
III INTERNATIONAL LADIES POLO
TOURNAMENT
PELLICANO LADIES CUP 2011
The third edition of the tournament included the presence of four teams but
had to be played with triangular matches
since one of the participating teams suffered injuries and was unable to play in
the tournament.
LA MIMOSA - GREEN SEASON
1. Stefania Annunziata IT
2. Katrina Thomas GB
3. Adriana Coria ARG
4. Marianela Castagnola ARG
CALCUTTA POLO TEAM
1. Irene Gianni IT
2. Ginevra D'Orazio IT
3. Hazel Jackson GB
4. Lia Salvo ARG
-2
-1
1
3
LAS CHE POLO TEAM
1. Barbara Huber AUS
2. Raffaela Goschel AUS
3. Iris Hadrat GER
4. Eva Bruhel GER
0
0
0
2
0
0
0
2
The last edition welcomed the Italian
newcomer Irene Gianni, playing her first
international tournament. During the
years of the Ladies cup (and not only), the
contribution of Stefania Annunziata was
astonishing: her passion for this sport
was inherited by her father Orazio, thus
becoming the lady of the Italian polo.
Consequently, she won most of the important national tournaments. She also
passed on this love to her son, Edward
Ferrari, one of the best Italian players at
the moment. Calcutta Polo Team won the
third edition of the Pelican ladies cup, led
by the young Italian player Geneva D'Orazio, a constant presence in the club tournaments. She was also influenced by the
passion of her father Luca.
Let's say it again: don't be fooled by the
low handicap compared to male polo, female polo is relatively young. It's only in
recent years that the athletes have had
the opportunity to get stronger through
competition. Matches with equal handicap are more exciting when played by
women, thanks to the grit and the passion
of the athletes. After years spent on the sidelines supporting male colleagues, they
can play on equal terms and give show
with a high technical level. The Argentario
polo club has strongly believed in this initiative, so much that is has become the
point of reference for ‘pink’ polo in Italy.
Alessandra Sposetti, pronta per una delle sue lezioni di cucina italiana
TESTI CHIARA RIMOLDI/FOTO CLAUDIO BRANDAO
54
Una dinamica ragazza marchigiana, Alessandra Sposetti,
ha saputo trasformare il ricettario di famiglia in un concetto moderno di open kitchen, dove si apprendono i segreti della cucina tradizionale italiana sottoforma di cene
informali cucinate a più mani da uno stuolo di fedelissimi
seguaci
Sono nata a Macerata, dove ho vissuto fino all’epoca dell’università. Una volta conclusi gli studi a Bologna mi sono
trasferita a Milano e sono entrata nel campo della moda,
ho lavorato per Vogue Italia e, in seguito, ho vinto una
borsa di studio in una prestigiosa agenzia di pubblicità, J.
Walter Thompson, dove sono rimasta in qualità di art director. A Milano ho conosciuto Claudio, mio marito, era
venuto in Italia per fare un corso di specializzazione in design di interni, ci siamo spostati e nel 2004 è nata Yara.
Fin dall’inizio Claudio voleva ritornare in Brasile e, anche
se era un paese a me sconosciuto, l’idea non mi ha mai
spaventata. Siamo arrivati senza lavoro, senza casa e con
Yara che ancora gattonava, sono pazzie che si fanno
quando si è giovani e non si ha idea degli ostacoli che ti
aspettano. Questo appartamento, per esempio, l’abbiamo smantellato quando ero incinta del piccolo Nuno,
noi impazienti che i lavori fossero pronti prima che nascesse nostro figlio e i muratori perennementi in siesta
sulle amache nel patio.
Come è nata l’idea di insegnare la cucina italiana attraverso delle cene? Perché insegnare la cucina italiana?
L’idea mi è stata suggerita da una mia amica, affezzionatissima ai miei piatti. Improvvisamente, mi sono resa conto
che la mia naturale abilità ai fornelli in Brasile era considerata un dono. A differenza dell’Italia, pochissimi brasiliani sanno cucinare. Ho cominciato un po’ per scherzo,
poi invece la cosa si è fatta seria, qui i giovani sono abituati fin da piccoli ad avere uno stuolo di governanti in
casa, per cui si ritrovano, una volta adulti, a saper a malapena friggere un uovo. Negli ultimi anni in Brasile sta nascendo il desiderio di saper cucinare, forse anche dovuto
al fatto che il Brasile moderno si sta liberando di eredità
scomode legate alla propria storia: cucinare era considerato un tabù perché solo gli schiavi preparavano da mangiare, ultimamente invece, è diventato normale invitare
amici a casa e avventurarsi in qualche piatto esotico.
A chi ti ispiri quando cucini?
Alle mie zie Lina e Grazia e, soprattutto, ad Angelica, la
cuoca del ristorante Dei Priori, che si trova a Monte San
Martino, vicino a Macerata e che frequento assiduamente quando sono in Italia. Sono donne di una forza incredibile, zia Lina, ultranovantenne, mi ha insegnato i
trucchi del mestiere, tradizioni millenarie come l’arte di
stendere la pasta, che, a Macerata, chiamiamo ‘tirare la
perna’, per poi tagliarla e fare le tagliatelle. Esistono riti precisi, movimenti, pause, vere e proprie alchimie, racchiuse in queste donne minute
e al tempo stesso imponenti. Mio padre è venuto a trovarmi a gennaio e, davanti a un semplice piatto di spaghetti al sugo di tonno, si è emozionato perché era
esattamente la ricetta che faceva sua madre, morta da
più di 15 anni. Sono ricette che ci tramandiamo da generazioni e sono contenta di non aver spezzato la catena, di
non essere l’anello mancante. Anzi, al contrario, la cucina
mantiene viva la storia della mia famiglia, a migliaia di chilometri di distanza mio padre si siede a tavola e si sente
a casa.
Quale è stata la più grande sfida? Gli ingredienti, i gusti
locali, le resistenze culturali?
Essere insegnante. Per me è stata una grande scoperta,
ho sempre sentito la necessità di imparare e il ruolo di insegnante non pensavo mi appartenesse. Ho dovuto iniziare a imporre regole ferree, assolute, il mio gioco con gli
ingredienti doveva essere scandito in dosi, tempi di cottura, teniche di preparazione, sono circondata da persone senza la benché minima nozione di cucina italiana,
non esiste spazio per l’improvvisazione. Devi essere
chiara e dogmatica.
Raccontami qualche episodio divertente.
Ne sono successe di tutti i colori attorno a questo tavolo,
alcune le possiamo raccontare altre toglierebbero l’appetito. Ho una simpaticissima alunna, Carla, che è cieca e
insiste sempre nel tagliare le cipolle perché dice che è
l’unica a cui non lacrimano gli occhi.
Chi frequenta le tue lezioni?
Soprattutto brasiliani, ma anche stranieri, per lo più
donne, la fascia di età è molto ampia, da studenti universitari a pensionati. Alcuni sanno già cucinare, altri non
sanno neanche tagliare il pane; ci sono persone che
vogliono imparare le ricette italiane, ma anche gente che
vuole semplicemente cenare nell’intimità di una cucina
accogliente circondata da perfetti sconosciuti, è un
punto di convivio, si socializza, si fanno nuove amicizie,
sbocciano amori.
Hai dovuto fare delle modifiche alle ricette originali per
soddisfare i gusti locali?
Ho dovuto aggiungere il dolce ad ogni lezione, perché i
brasiliani sono golosi. Per una questione di praticità e
tempo il formato della lezione è antipasto, piatto principale e dessert. Non sempre trovo gli ingredienti appropriati, a volte devo fare degli esperimenti. Per esempio la
farina 00 qui non esiste, quando faccio la pasta devo
usare la farina brasiliana. Alcuni piatti sono impensabili,
55
tipo la coratella di agnello o le nostre cacciagioni, questi
tipi di carne qui non si trovano.
Riscopririsi attraverso una nuova professione è un processo affascinante, in cosa la cucina ti soddisfa di più rispetto alla tua precedente carriera?
Sono in contatto diretto con il cliente, ho il riscontro immediato dei gusti del mio pubblico, è una sensazione appagante. Mi piace la dimensione umana, addirittura intima
di questo lavoro, il segreto del successo delle mie classi è
proprio questo, aprire la porta di casa, dividere il proprio
spazio, la propria cultura, i miei alunni si sentono accolti,
coccolati, dimenticano che vivono in epoche feroci dove
la vita nelle grandi metropoli è solitaria. L’ambiente è
spontaneo e le persone si rendono conto che è facile
fare qualcosa di buono.
Attraverso la cucina riesci a trasferire l’amore per l’Italia?
Si certo, molte delle persone che frequentano le mie
classi hanno già un piede in Italia, alcune sono discendenti
di immigrati italiani, altre sposate con italiani, altre ancora
viaggiano in Italia regolarmente, insomma, degli italianofili
convinti. Mi sto accorgendo che lo scettro di cucina più
amata dai carioca sta passando rapidamente dalla francese all’italiana perché la prima è considerata troppo sofisticata e difficilmente riproducibile.
Scambiamo i ruoli, a quale tavola ti piacerebbe sedere a
mangiare?
Forse a casa di un contadino, se ancora esistono.
Lusso, eccellenza ed eccesso: dammi una definizione.
Il lusso è poter fare a meno di tante cose inutili, riuscire a
vivere con quello di cui si ha veramente bisogno. L’eccellenza è riuscire a riprodurre sapori che appartengono
alla nostra memoria, io non voglio inventare niente, voglio essere un’eccellente esecutrice di ciò che la tradizione insegna. Mi è difficile concettualizzare l’eccesso
perché è qualcosa che non mi appartiene più, il mio esercizio giornaliero è semplificare la mia vita, slegarmi da
tutto ciò che è eccessivo.
Pronti, via! ‘La prova del cuoco’ ha inizio
56
COOKING CLASSES – AN ITALIAN OPEN KITCHEN
A dynamic girl from Marche, Alessandra Sposetti, was able to
transform family recipes into a modern open-kitchen concept,
where you learn the secrets of traditional Italian cuisine in
the form of informal dinners cooked by the hands of a crowd
of loyal followers
I was born in Macerata, where I lived until the age of university. After finishing my studies in Bologna, I moved to Milan
and I entered the field of fashion, I worked for Vogue Italy, and
later I won a scholarship at a prestigious advertising agency,
J. Walter Thompson, where I became an art director. In Milan
I met Claudio, my husband, he had come to Italy to attend a
course in interior design, thence moved and in 2004 Yara was
born. Claudio wanted to return to Brazil from the beginning, I
wasn’t scared by the idea even if it was an unknown country
to me. We arrived with no job, no home and Yara was still crawling. These are crazy things that you do when you're young
and you have no idea of the obstacles that await you. For
example, we dismantled this apartment when I was pregnant
with little Nuno: we looked forward to finishing the renovation
before the birth of our son and the masons would rest in hammocks, in our patio.
How did you come up with the idea of teaching the Italian cuisine through the dinners? Why teaching Italian cooking?
I were suggested that idea by a friend of mine, who adores my
cooking. Suddenly, I realized that my natural skills in kitchen
was considered a gift in Brazil. Unlike Italy, very few Brazilians
know how to cook. It all started as a little joke but then it became serious. Young people here are accustomed from childhood to have domestic help at home, so when they become
adults they hardly know how to fry an egg. In recent years in
Brazil there is a growing desire to know how to cook. Perhaps
due to the fact that the modern Brazil is getting rid of cumbersome legacy tied to its history, cooking was considered taboo
because only the slaves were supposed to manage that kind
of task, but lately it has become normal to invite friends at your
place and venture into some exotic dish.
Who does inspire you when cooking?
My aunts Lina and Grazia and, above all Angelica, who is the
chef of the restaurant Dei Priori, located in Monte San Martino, near Macerata where I go assiduously when I'm in Italy.
They are incredibly strong women, aunt Lina who is more than
ninety-year-old taught me old tricks, millenary traditions like
the art of rolling the pasta dough. In Macerata we call it 'tirare
la perna' then you cut it and make noodles. There are specific
rituals, movements, pauses, real alchemy, contained in these
small but yet impressive women. My father came to visit me in
January, he got all excited in front of a simple spaghetti with
tuna sauce because it was exactly the recipe that his mother,
dead over 15 years ago, had made. They are recipes that we
Insalata di polpo
Polenta con baccalà
57
have passed on for generations and we are happy not to have
broken the chain, not being the missing link. On the contrary,
the kitchen keeps my family history alive, my father sits down
at a table thousands of miles away and feels at home.
What was your biggest challenge? The ingredients, the local
taste, cultural resistance?
Being a teacher. For me it was a great discovery, I always felt
the need to learn and I thought the role as a teacher didn't belong to me. I had to begin imposing strict and absolute rules,
my game with the ingredients had to be articulated in doses,
cooking times, preparation techniques. I'm surrounded by people without the slightest notion of Italian food, there is no room
for improvisation. You must be clear and dogmatic.
Tell me about some funny episode.
I see all sorts here, some could be told others would remove
the appetite. I have a very nice student, Carla, who is blind and
always insists on cutting onions because she says she's the
only one whose eyes don't water.
Can you transmit love for Italy through your cooking?
Yes, of course, many of the people who attend my classes already have one foot in Italy, others are descendants of Italian
immigrants, others married with Italians and others regularly
travel to Italy, in short they're convinced Italianophile. I'm realizing that the Cariocas’ love is rapidly moving from French cuisine to Italian because the former is regarded as too
sophisticated and difficult to reproduce.
Let's exchange roles, at what table would you like to sit down
to eat?
Perhaps in the house of a farmer, if they still exist.
Luxury, excellence and excess: could you give me a definition?
Luxury is being able to do without useless things, living with
what you really need. Excellence is the capability to reproduce
the flavors that belong to our memory, I do not want to invent
anything, I want to be an excellent performer of what the tradition teaches. I have troubles conceptualizing the excess because it is something that no longer belongs to me, my daily
exercise is to simplify my life, untie me from all that is excessive.
Who does usually attend your classes?
Above all Brazilians but also foreigners, mostly women, the
age range is very wide, it goes from college students to retirees. Some are already able to cook, others don't even know
how to cut bread. There are people who want to learn Italian
recipes but also people who simply want to dine in the intimacy of a cozy kitchen surrounded by perfect strangers, it's a
place where you live, socialize, make friends, and even love
can blossom.
Did you have to make some changes to the original recipe to
suit local tastes?
I had to add a dessert for each lesson because Brazilians have
a sweet tooth. As a matter of convenience, the lesson's format is an appetizer, main course and dessert. I can't always
find the appropriate ingredients and sometimes I have to do
some experiments, for example the flour quality 00 doesn't
exist here, when I make pasta I use Brazilian flour. Some dishes are unthinkable, like the entrails of lamb or Italian game,
you can't find that kind of meat here.
Rediscovering yourself through a new profession is a fascinating process, what makes cooking more satisfying than
your previous career?
I have direct contact with clients and immediate feedback by
my audience and their taste, it's a satisfying sensation. I like
the human, even intimate dimension of this work. The secret of
the success of my classes is exactly that: opening my home
door, sharing spaces and cultures, this makes my students feel
welcome, pampered and they forget that they live in wild times
where life in the metropolis is lonely. The setting is spontaneous and people realize that it's easy to make something good.
58
L’impasto, la base di ogni ricetta che si rispetti
Straccadenti
59
LUSSO
Insalata di polpo.
ECCELLENZA
Polenta con baccalà.
Ingredienti:
• un polpo già pulito
• aromi: cipolla, prezzemolo, alloro,
grani di pepe schiacciati
• patate
• sale e olio
• succo di limone
Ingredienti per 2 persone:
• 200 gr. di baccalà essiccato
• olio
• 1 cipolla
• prezzemolo
• 1 latta di pelati
• 180 ml di acqua
• sale grosso
• 2 bicchieri di farina di mais
Fate bollire dell’acqua
con tutti gli aromi.
Quando è in piena ebollizione,
immergere il polpo più volte
tenendolo dalla ‘testa’ fino
a fargli arricciare bene i tentacoli.
Lasciarlo immerso nell’acqua in
ebollizione per una mezz’ora circa,
il tempo dipende dalla grandezza
del polpo. L’importante è non
mettere né il coperchio né il sale.
Spegnete il fuoco e tirate fuori
il polpo.
Mentre il polpo cuoce, potete
preparare le patate. Sbucciatele
e tagliatele grossolanamente.
Devono essere cotte in acqua
salata in ebollizione, meglio ancora
se approfittate dell’acqua
di cottura del polpo. Scolatele
e mettetele in un recipiente.
Ora si può preparare il condimento
mescolando olio, sale, pepe,
prezzemolo tritato e un po’
di succo di limone.
Prendete il polpo e tagliatelo come
preferite (per esempio lasciando
i tentacoli interi o facendone
pezzetti). Unitelo alle patate
e condite bene il tutto.
Il giorno prima di cucinare
la polenta, lavate bene il baccalà
e mettetelo a bagno.
Cambiate l’acqua cinque volte,
sempre sciacquandolo bene.
Scaldate appena l’olio in una
padella e metteteci la cipolla
tagliata a pezzetti.
Lasciatela ammorbidire a fuoco
lentissimo. Aggiungete
il prezzemolo tritato e i pelati.
Cuocete per una ventina di minuti.
Nel frattempo, togliete la pelle
e le lische al baccalà. Quando
i pelati saranno diventati un sugo
ben liquido, mettete il baccalà nella
padella, girate bene e cuocete
a fuoco lento per 20-30 minuti.
Alla fine il sugo deve risultare
morbido ma non liquido.
Nel fratttempo, versate 180 ml di
acqua in una pentola di acciaio dal
fondo spesso e lasciala scaldare.
Buttateci un pugno di sale grosso
e provate se è salata a sufficienza.
Quando l’acqua arriva al punto
di ebollizione versate a pioggia
e con le mani la farina di mais,
mescolando continuamente con
la frusta. A partire da questo
momento non smettete di girare,
bisogna evitare che la farina
prenda il bollore.
Il tempo di cottura va dai
45 minuti all’ora e mezza.
Versate subito nei piatti e condite
con il sugo e il baccalà.
ECCESSO
Straccadenti.
Biscotto secco di Macerata
che conclude il pasto e viene
accompagnato dal ‘vino cotto’
o da un semplice vino rosso.
Ingredienti (8 persone)
• 40 gr. di burro
• 200 gr. di mandorle
• 300 gr. di farina
• 2 uova
• 200 gr. di zucchero
• buccia grattugiata di un limone
• semi di finocchio
• 1 bustina di lievito
Sciogliete il burro a bagnomaria
e lasciatelo intiepidire.Tostate
le mandorle in forno girandole più
volte. Lasciatele intiepidire e poi
tagliatele grossolanamente.
Disponete la farina a fontana
su una tavola o in un recipiente.
Aggiungete le uova
precedentemente sbattute un po’
con una forchetta, lo zucchero,
il burro, la buccia di limone, i semi
di finocchio, il lievito e le mandorle.
Lavorate l’impasto fino a renderlo
ben compatto.
Ora dividetelo in tre parti.
Spolverate di farina il piano
di lavoro e fate tre filoncini di 3-4
cm di diametro. Disponete i filoncini
in una teglia o nella placca del
forno, protetta da carta speciale
o da un po’ di burro.
Cuocete i filoncini a 180° per 20-25
minuti (il tempo di cottura
dipende dal forno).
Toglieteli dal forno e lasciate
raffreddare. Tagliateli a fette
diagonali di 1 cm di spessore.
Disponete le fette sulla teglia
e accendete il grill, girandole
sull’altro lato quando saranno ben
dorate. Gli straccadenti durano
anche settimane se ben chiusi in
un barattolo di vetro o di metallo.
LUXURY
Octopus salad.
EXCELLENCE
Polenta with cod.
Ingredients:
Ingredients for 2 people:
• an already cleaned octopus
• flavors: onion, parsley, bay leaf, crushed
peppercorns
• potatoes
• salt and oil
• lemon juice
•
•
•
•
•
•
•
•
Boil water with all the spices. When it
boils fully, dip the octopus in the water by
holding the ‘head’ until the tentacles curl
up well. Leave it in boiling water for about
half an hour, the time depends on the size
of the octopus. The important thing is not
to use a lid and not to put salt in the water.
Turn off the heat and take out the octopus.
Prepare the potatoes while the octopus
is cooking. Peel and chop coarsely.
They must be cooked in boiling salted
water, or better still take advantage of the
water that the octopus is boiling in.
Drain and place in a bowl.
Then prepare the dressing by mixing olive
oil, salt, pepper, chopped parsley
and a little lemon juice.
Take the octopus and cut as you like
(for example, leaving the tentacles whole
or cutting it into small pieces). Add it to
the potatoes and season everything well.
200 g dried salted cod
oil
1 onion
parsley
1 can of peeled tomatoes
180 ml of water
coarse salt
2 cups of cornmeal
The day before cooking the polenta,
wash and soak the salted cod well.
Change the water five times, always
rinsing the cod well. Heat the oil slowly
in a frying pan and take the cut onion.
Let it soften over low heat.
Add the chopped parsley and the
tomatoes. Cook for about 20 minutes.
In the meantime remove the cod's skin
and bones. When the tomatoes has turns
into a liquid sauce, place the cod in the
pan, stir well and let simmer for 20-30
minutes. At the end, the sauce should be
soft but not liquid.
In the meantime, pour 180 ml of water in
a thick-bottomed steel pot and let it warm
up. Throw a handful of salt and try if it's
salty enough. When the water reaches the
boiling point, carefully pour it in and dust
over the cornmeal, stirring constantly with
a whisk. From this moment you do not stop
stirring, don't let the flour boil.
The cooking time is between forty-five
minutes up to an hour and a half.
Pour into dishes and serve with
the sauce and the cod.
EXCESS
Straccadenti biscuits.
It's a dry biscuit from Macerata,
which concludes the meal
and is accompanied by
‘mulled wine’ or a simple red wine.
Ingredients:
•
•
•
•
•
•
•
•
40 g of butter
200 g almond
300 g flour
2 eggs
200 g sugar
grated lemon zest
fennel seeds
1 packet of yeast
Melt the butter in a bain-marie and then
let chill. Toast the almonds in the oven stir
several times. Let them cool and then
chop them coarsely. Create a small crater
out of the flour on a table or in a bowl.
Add the eggs, previously a bit beaten with
a fork together with sugar, butter, lemon
peel, fennel seeds, baking powder
and almonds. Knead the dough until it's
compact.
Now divide it into three parts. Sprinkle
flour on work surface and make three
loaves with 3-4 cm in diameter.
Place the loaves in a tray or on the oven
or a baking sheet protected by special
paper or a little bit of butter.
Cook the loaves at 180 ° for 20-25 minutes
(cooking time depends on the oven).
Remove from oven and let cool. Cut 1 cm
thick diagonal slices. Arrange the slices
on pan and turn on the grill, turn to the
other side when they are golden brown.
The straccadenti biscuits last even for
weeks if properly stored in a sealed
glass or metal jar.
FRANCESCA
ROMANA DIANA:
LA SIGNORA
DEL GIOIELLO
TESTI CHIARA RIMOLDI/FOTO ARCHIVIO FRANCESCA ROMANA DIANA
64
nella pagina a fianco: una delle creazioni di Francesca Romana Diana
Francesca Romana Diana, la Signora che ha reinventato se stessa
65
Un illustre ambasciatore definiva il fattore B come l’imprevisto in grado, in pochi secondi, di rimescolare l’ordine delle cose, vendendo controllo a prezzo di caos. Ma,
se il fattore B è una scintilla che spegne fuochi e accende incendi, Francesca Romana Diana ne è la fiamma,
colei che ha saputo riscattare dalle ceneri un impero
scolpito nelle pietre e nella determinazione
Ho iniziato a creare gioielli a Roma negli anni ottanta, facevo l’apprendista in una impresa artigiana e, dopo
quattro anni, ho aperto il mio laboratorio. Come d’obbligo per le ragazze di buona famiglia, il tutto era fatto
nella più completa informalità. Ho scoperto il Brasile nel
1986 ed è stato amore a prima vista. Visitando le miniere
mi sono resa conto dell’enorme potenziale estrattivo e,
spinta dal fatto che ciò che creavo era assolutamente
unico in Brasile, nel giro di tre mesi mi sono trasferita
portandomi dietro i miei strumenti di lavoro. Due mesi
dopo ho ricevuto un ordine enorme da H. Stern, che all’epoca aveva ottanta negozi di gioielli, ho iniziato a circondarmi di validi aiutanti e la collaborazione è durata
per quattro, cinque anni, fino a quando non ho aperto
delle boutique proprie, prima a Rio, poi a San Paolo e
così via. Il primo negozio in Europa è stato a Lisbona, seguito da Madrid e Napoli. Nel 2004, in seguto a un pernicioso divorzio dal quale solo il mio nome è uscito
indenne, ho ricominciato tutto da zero, con un nuovo
marchio: Francesca Romana Diana che, attualmente,
conta ventiquattro negozi in franchising, di cui tre in Europa. Tutta la produzione è fatta a Rio, siamo più di
cento persone, quasi tutte donne delle favelas circostanti.
Avrà dovuto adattare le sue collezioni al gusto brasiliano, in cosa è cambiato il tocco di Francesca Romana
Diana?
Il Brasile mi ha cambiata profondamente, la cultura locale mi appartiene, i miei gioielli ne sono la prova: sono
più vistosi rispetto a quelli italiani, anche perché si rivolgono a un pubblico diverso. Il Brasile è consumista, è assolutamente normale che una donna compri una collana
ad ogni collezione, per questo devo diversificare molto
ogni collezione dalla precedente. A differenza della
moda, per la gioielleria le combinazioni sono molto più limitate, si gioca molto sui nuovi disegni di metallo, i tipi di
finitura (lucidi, grezzi, opachi, rigati), cercando sempre di
creare un look completamente nuovo. La donna brasiliana è più sexy e meno classica rispetto all’Italiana, per
cui punto molto su orecchini che abbiano movimento,
collane seducenti, braccialetti colorati e le mie campagne pubblicitarie sono costellate da attrici brasiliane,
come d’altronde i miei gioielli sono il fiore all’occhiello
delle telenovelas. Il mio prodotto piace perché, anche se
66
fatto in Brasile, io sono Made in Italy, il fatto che la stilista
sia importata è un valore aggiunto per il brasiliano. Sono
una fanatica delle pietre brasiliane, quando sono arrivata non si dava nessun valore alle pietre nazionali, considerate di cattivo gusto, poi invece quando griffe come
Bulgari hanno iniziato ad usarle hanno acquistato un
altro status. Nei miei gioielli è comune trovare riferimenti
a luoghi e momenti del quotidiano brasiliano, il fatto
stesso che io sia in simbiosi con la cultura locale si riflette
in quello che creo, le mie collezioni vibrano dell’orgoglio
di essere un ponte culturale tra due mondi, meno distanti di quanto si pensi. Nelle mie creazioni c’è tutto
quello che mi circonda: natura, musica, architettura, produzione artistica, le collezioni possono essere ispirate a
Niemeyer, prendere spunto dalle tele della principessa
Lelli de Orleans e Bragança, o trasformasi in una collaborazione con stilisti del calibro di Marzio Fiorini, come
la mia ultima di caucciù.
Parliamo un po’ della donna brasiliana e di quella italiana,
quale delle due la soddisfa di più come cliente?
La donna brasiliana è vanitosa, osa di più rispetto alla
donna europea, è una consumatrice compulsiva e in un
certo senso anche più libera, compra quello che vuole
senza pensarci troppo. L’italiana mi capisce meglio
quando faccio una cosa più concettuale: l’acquisto è
ponderato, compra un gioiello e cerca di tenerlo per i
dieci anni successivi, se si rovina me lo porta affinchè lo
aggiusti. Sono clienti strutturalmente diverse ma io mi
trovo bene con tutte e due.
In epoche veloci e feroci come la nostra, dove tutto è riproducibile e a prezzi sempre più competitivi, qual è, a
suo parere, il futuro del Made in Italy?
L’Italia potrebbe essere il museo del mondo, ogni angolo
è unico e irriproducibile e non gli si dà la giusta importanza. Non si può assolutamente competere con paesi
dove non esiste il minimo rispetto per i lavoratori, sinceramente neanche si dovrebbe. Dobbiamo puntare sulle
nicchie di mercato, sulla nostra eccellenza. Le aziende
agricole, per esempio, non possono vendere succhi e
competere con la California, ma dovrebbero specializzarsi e invadere il mondo: per esempio, l’arancia sanguinello, perché non la si trova fuori dai confini nazionali?
Chi considera il suo maestro? A chi si ispira quando
crea?
Io creo in continuazione, non facciamo in tempo a finire
una collezione e sono già a capofitto in un'altra, se i
tempi sono veloci la creazione lo è ancora di più, ogni
tre mesi c’è un nuovo filone. Una persona che protebbe
essere considerato un leitmotif della mia creazione è
mio padre, figura sempre presente nella mia vita, da lui
Pietre locali, fantasie e forme ricche di colori
per le creazioni di Francesca Romana Diana
67
In questa pagina: i gioielli indosso ad alcune modelle, durante le sfilate
68
Una foto commemorativa per i cinque anni del marchio Francesca Romana Diana:
al centro, in nero, la famosa attrice brasiliana Fernanda Montenegro
69
ho ereditato la perseveranza, non mi do per vinta. Questa è una caratteristica assolutamente italiana: avere
una buona idea e molta tenacia per riuscire a realizzarla.
La cliente di cui va più fiera?
Fernanda Montenegro, perché è una donna meravigliosa e mia cliente da sempre. Tre anni fa ho creato una
linea per ragazze giovanissime, delle farfalle smaltate.
Ho incontrato Fernanda per caso, passeggiando per
Ipanema, era nascosta sotto un cappello enorme e con
una delle mie farfalle al dito, arancione, non avrei mai immaginato che una signora di ottant’anni potesse scegliere un anello del genere, è straordinaria.
Una cliente che le piacerebbe conquistare…
Gisele Bundchen, perché nessuna come lei rappresenta
il Made in Brazil, è l’orgoglio di essere brasiliana. È una
ragazza intelligente, simpatica, alla mano. L’ho vista una
volta in un incontro con il Presidente della Repubblica,
che all’epoca era Fernando Henrique: le hanno fatto
delle domande e lei ha risposto in maniera impeccabile
pur essendo appena atterrata da New York e infilando
qualche parola in inglese, mi ha colpito per la sua competenza.
Il suo gioiello preferito?
Il prossimo, quello che sto creando.
Un episodio divertente?
Ho fatto incidere su di un braccialetto la famosa frase
di Dante ‘non ti curar di loro, ma guarda e passa’, era un
regalo per Elena Valensise, l’ex ambasciatrice italiana in
Brasile. Il fattore B, sempre in agguato, ha voluto che la
scritta diventasse ‘non ti curar di loro, ma passa e
guarda’, perfettamente identica agli occhi della metallurgica e abissalmente differente ai nostri. È diventato il
nostro codice segreto.
Che significano per lei il lusso, l´eccellenza e l’eccesso?
Il lusso per me è poter vivere in Brasile. L’eccellenza è il
Made in Italy. L’eccesso sono gli anelli di Victoire de
Castellane, la collezione che imita i fiori tropicali è il non
plus ultra della sofisticazione creativa, un delirio di pietre
preziose purissime e smalti colorati che rivelano universi
caleidoscopici al di là dell´immaginazione.
Cosa porterebbe dall’Italia?
Senza dubbio la gioielleria italiana: mi ruberebbe qualche cliente, ma è un prezzo che sono disposta a pagare.
Mi piacerebbe vedere Pomellato, Buccellati, Fendi, anche
Bulgari è atteso con trepidazione.
70
FRANCESCA ROMANA DIANA: THE LADY OF THE JEWELS
An illustrious ambassador defined the B factor as the unexpected, that stirs the order of things in a few seconds, as control makes way for chaos. But if the B factor is a spark that
ignites fires, Francesca Romana Diana is the flame, the one
who was able to redeem from the ashes an empire carved in
stone and out of determination
I started creating jewelry in Rome in the 80's, I was an apprentice in an artisan company. I opened my own workshop
after four years. As required for girls of good family, it was all
done in complete informality. I discovered Brazil in 1986 and it
was love at first sight. Visiting the mines, I realized the enormous extraction potential. Within three months I moved, taking
my tools with me. I was driven by the fact that what I created
was absolutely unique in Brazil. Two months later I received a
huge order from H. Stern, at the time they had eighty jewelry
stores. I began to surround myself with good helpers and our
collaboration lasted for four, five years until I opened my own
boutiques, first in Rio, then in San Paolo, and so on. The first
store in Europe was set in Lisbon, followed by Madrid and Naples. In 2004, after a pernicious divorce from which only my
name came out unscathed, I started from scratch with a new
brand: Francesca Romana Diana, currently has 24 franchised
stores, including three in Europe. All production is made in Rio,
we are more than a hundred people, mostly women living in
the surrounding slums.
Did you adapt the collections to the Brazilian taste? How did
Francesca Romana Diana’s style change?
Brazil has changed me profoundly, the local culture belongs
to me and my jewels are the proof. They are more showy than
the Italian ones, because they are made for a different audience. Brazil is consumerist, it's absolutely normal for a
woman to buy a necklace for each collection, because of this
I really need to diversify every collection from the preceding
ones. Unlike fashion, the combinations for jewelry are much
more limited. One plays a lot with new metal designs and different types of finishing (polished, rough, opaque, striped), always trying to create a completely new look. The Brazilian
woman is sexier and less classic than Italian women. Therefore I concentrate a lot on dangling earrings, seductive necklaces, colorful bracelets. My ad campaigns are star studded
with Brazilian actresses and my jewels are crowning the soap
operas on TV. People like my product because, even if it's
made in Brazil, I am Made in Italy. The fact that the designer is
imported is added value for the Brazilian customer. I am a fanatic of Brazilian gemstones, when I first got here no one valued the national stones, they were considered bad taste.
When brands like Bulgari started using them, they acquired
another status. In my jewelry is common to find references to
places and everyday moments in Brazil. The very fact that I
live in symbiosis with the local culture is reflected in what I
Colore, colore e ancora colore: un imperativo categorico
71
create. My collections vibrate with pride of being a cultural
bridge between two worlds, less distant from each other then
you may think. There is everything that surrounds me in my
creations: nature, music, architecture, art. The collections may
be inspired by Niemeyer, take a cue from the paintings by the
princess Lelli de Orleans e Bragança, or being the result of a
collaboration with fashion designers such as Marzio Fiorini,
like my collection with rubber.
Tell me a customer that you'd like to win...
Gisele Bundchen, because she represents the Made in Brazil,
she's the pride of being Brazilian. She's an intelligent, nice and
easygoing girl. I saw her once in a meeting with the President,
who at the time was Fernando Henrique. The press started
asking her questions and she responded flawlessly despite
just having landed from New York. She used English words
here and there, and I was struck by her competence.
Let's talk about Brazilian and Italian women, which of the two
gives most satisfaction as a customer?
The Brazilian woman is more vain and more daring than the
European woman. She's a compulsive consumer, and in a certain sense more free, she buys whatever she wants without
thinking too much. The Italian woman understands me better
when I do something more conceptual, the purchase is weighted, she buys jewelry and intends to keep it for the next ten
years. If it's broken she'll bring it to me to fix it. They are structurally different customers but I'm happy with both.
What is your favorite piece of jewelry?
The next, the one I'm about to create.
In times as fast and ferocious as ours where everything is reproducible at competitive prices, what is the future of Made
in Italy according to you?
Italy could be the world's museum, every corner is unique and
irreproducible, and it’s not given its proper importance. Of
course Italy can't compete with countries where there isn't a
slightest respect for the workers, and honestly shouldn't. We
need to focus on niche markets, on our excellence, for example the farms can't sell fruit juice and compete with California,
but they should specialize and invade the world. For instance:
the sanguinello orange, why can't you find it beyond the national borders?
Who do you consider your teacher? Who inspires you when
creating?
I create all the time, we don't have time to finish a collection
before I'm already headlong into another, if the times are fast,
the creation is even faster, there is a new trend every three
months. A person who could be considered a leitmotif of my
creation is my father, a person who is always present in my
life, I've inherited my perseverance from him, I never give up,
this is an absolutely Italian feature: having a good idea and a
lot of tenacity to make it real.
Who is the client you're most proud of?
Fernanda Montenegro, because she's a wonderful woman
and a customer of mine since always. Three years ago I created a line for very young girls, with enamel butterflies. I met
Fernanda by coincidence, walking around Ipanema, she was
hidden under a huge hat and wore one of my orange butterflies
on her finger. I would never imagine that a eighty-year-old lady
could choose a ring like that, she's extraordinary.
72
Tell me a funny episode.
I had the famous phrase of Dante's ‘Let us not speak of them,
but look, and pass’ engraved on a bracelet, it was a gift for
Elena Valensise, the former Italian ambassador in Brazil. The B
factor which is always lurking, wanted that the word became
‘Let us not speak of them, but pass, and look’, it was exactly the
same in the eyes of the metal-worker but abysmally different
in ours. It became our secret code.
What does luxury, excellence and excess mean to you?
The luxury for me is to live in Brazil. Excellence is the Made in
Italy. Excess are the rings of Victoire de Castellane, the collection that mimics the tropical flowers is the ultimate in creative sophistication, a frenzy of pure precious stones and
colored enamel revealing kaleidoscopic universes beyond
imagination.
What would you bring from Italy?
Without doubt, Italian jewelers: they would steal a few customers, but it's a price I'm willing to pay. I'd like to see Pomellato,
Buccellati, Fendi, and we're also waiting for Bulgari.
La sofisticatezza dei bracciali, tra fantasie classiche e paesaggi dipinti
73
BOLLICINE
ITALIANE: UN TREND
‘EFFERVESCENTE’
TESTI IL TEAM CALL ME WINE/FOTO ARCHIVIO CANTINE CECI
76
I dati sui consumi dei vini spumanti
forniscono una panoramica rassicurante sulla produzione italiana: in costante ascesa, ormai gareggia ad
armi pari con i cugini d’oltralpe e promette delle piacevoli sorprese
Il mondo delle bollicine in Italia è in
continuo fermento. Questo sembra
trasparire dai dati elaborati per il decennio 2000-2010 relativi ai consumi
di vini spumanti prodotti nel belpaese. In questo arco di tempo l’Italia
ha accorciato le distanze rispetto al
suo principale concorrente europeo,
la Francia. Pur non raggiungendo le
cifre di produzione dei transalpini, ha
registrato un trend di crescita di
gran lunga più consistente. Più votata a un ruolo di consolidamento, la
Francia ha segnato nel decennio in
considerazione un passaggio da 420
a 480 milioni di bottiglie prodotte,
con una crescita del 14%; alla ricerca
di una parte da leader, l’Italia ha raggiunto volumi annui di circa 380 milioni di bottiglie, con una crescita
netta dell’81% rispetto ai 210 milioni di
bottiglie del 2000. Autentico protagonista di questa impennata è il prosecco, la cui crescita sui mercati
esteri nell’anno in corso si attesterà
intorno al 15%: l’Osservatorio Economico dei Vini Effervescenti stima che
il sorpasso, in termini produttivi, del
prosecco sullo champagne avrà effettivamente luogo nel giro di tre
anni, con un dato produzione molto
vicino al dato consumo, grazie a
un’attenta politica di riduzione delle
giacenze annuali ad opera della maggior parte delle cantine venete. Nella
categoria extra dry, una delle più richieste e tipiche del prosecco, si distingue il Giustino B. della cantina
Ruggeri di Valdobbiadene. Dopo tre
anni di crescita continua, anche il metodo classico in Italia ha raggiunto volumi stabili e competitivi (circa 10
milioni di bottiglie): la consacrazione
della Franciacorta, con straordinari
esempi di cuvée in grado di avvicinarsi ai simboli dello champagne, è
stata affiancata dallo sviluppo di
nuove realtà dall’alto potenziale di incremento qualitativo, come accade
nel caso della DOCG Oltrepò pavese
metodo classico e della DOCG Alta
langa (con trenta mesi di invecchiamento minimo per gli spumanti prodotti). Tra le bollicine franciacortine
più evocative spicca la cuvée Annamaria Clementi di Ca’ del Bosco, ma-
‘popolare’, lasciano presagire ampi margini di crescita nel segmento dei top
wines. Un ottimo esempio è il Rock
Otello dry delle cantine Ceci, in grado
di coniugare lo stile tradizionale del
lambrusco con un’estetica moderna
e accattivante. Non resta che fare un
brindisi con le nostre bollicine e darci
appuntamento alla prossima annata,
aspettando risultati sempre più di
buon auspicio.
(È possibile visionare e acquistare
i vini menzionati nell’articolo attraverso il sito www.callmewine.com)
Fonti: Osservatorio economico vini effervescenti
e Ovse.org
Il Rock Otello Dry delle cantine Ceci
turata sui lieviti per ben sei anni e
mezzo. Per la DOCG Oltrepò, si segnala il brut 1870 della cantina Giorgi,
metodo classico da pinot nero in purezza. Gli ottimi risultati ottenuti, infine, dal lambrusco frizzante a partire
dal 2010, con un +90% di export
dovuto a un restyling generale
dell’immagine di questo vino tradizionalmente considerato fin troppo
77
ITALIAN BUBBLES: A ‘SPARKLING’
TREND
Statistical studies confirm a positive
trend in the field of Italian sparkling
wines: consumption is rising, and local
production is now in the running with
its French competitors. Sweet surprises
are yet to come
The world of bubbles in Italy is in continuous ferment. This is what emerges
from the data on consumption of sparkling wines produced in Italy during the
decade 2000-2010. During that time, Italy
has narrowed the gap to France, its main
competitor in Europe. Although not reaching the production of its rival on the
other side of the Alps, Italy registered a
far more consistent growth trend.
France is more devoted to a consolidating role, it passed from 420 to 480 million produced bottles during the
considered decade. It's a growth with
14% aiming at a leading role. Italy has
achieved annual volumes of about 380
million bottles, with a net growth of 81%
compared to 210 million bottles in 2000.
A true star of this upsurge is prosecco,
whose growth will amount to around
15% in foreign markets this year. The
Economic Observer of Sparkling Wines
estimates that the overtaking in terms of
production of the prosecco on champagne will actually take place within three
years with a production very close to the
consumer, thanks to an attentive policy
of annual inventory reduction by most
wineries in the region Veneto. In the category extra dry, one of the most popular
and typical categories of prosecco, Giustino B. from Ruggeri of the winery of
Valdobbiadene stands out. After three
years of continuous growth, the classic
method has achieved stable and competitive volumes (about 10 million bottles) in Italy: the consecration of
Franciacorta, with examples of extraordinary cuvée that comes close to the
symbols of champagne, was accompanied by the development of new realities
of high potential from quality improvement, as in the case of the DOCG Oltrepò
pavese metodo classico and DOCG Alta
78
langa (with ageing minimum thirty
months for sparkling wines). Among
Franciacorta’s most evocative sparkling
wines cuvée Annamaria Clementi by Ca’
del Bosco stands out, matured on yeast
matured on yeast for 6 ½ years. For the
DOCG Oltrepò, we report on the 1870
brut wine Giorgi, metodo classico pure
pinot nero grapes. The lambrusco sparkling wine from 2010 has had a +90% of
exports due to a general restyling of the
image, this wine was traditionally considered too ‘popular’. The excellent results
obtained are hopeful signs with much
room for future growth in the segment of
top wines. A good example is the Rock
Otello dry from Ceci winery: it's capable
of combining the traditional style of lambrusco with a modern and attractive aesthetic. All that remains is to make a
toast with our bubbles and arrange an
appointment the next vintage year, waiting for more and more auspicious results.
(It's possible to see and buy the wines
mentioned in the article on www.callmewine.com)
Sources the Economical observer of sparkling wines and
Ovre.org
Matteo Basilé, romano, classe 1974, proviene da
una famiglia di artisti. Usa la fotografia digitale
come se fosse un pittore rinascimentale. La sua
arte crepuscolare ci trascina in avventure ai confini tra il
bello e il mostruoso, tra oriente e occidente, tra la più recente tecnologia digitale e gli antichi maestri. Si focalizza
sull'energia dell'umanità e ritrae la forza del marginale. Il
suo lavoro è una combinazione tra manierismo tecnologico e surrealismo pittorico. Vedere le sue immagini è un
po' come sognare, ti lascia una sensazione forte, ma difficile da identificare
Vivi tra Roma e Bali, in Indonesia. Entrambe le città sono
ricche di memoria storica e fanno pensare alla sacralità
dell'uomo. Come hanno influenzato il tuo lavoro?
I luoghi sono fondamentali per le mie storie. In Asia ho
scoperto nuove luci e atmosfere, Bali è un epicentro
dove si raccolgono individualità provenienti da ogni angolo del mondo. Mi sono trasferito in Indonesia nel 2008
ed è qui che è nato Thisoriented (una delle serie dell’arti-
noranza che manda in cortocircuito un sistema. Ancora
oggi, le donne sono la più grande minoranza. La donna ha
sempre combattuto, cercando di assomigliare all'uomo.
Ho studiato le regole prospettiche della pittura quattrocentesca, in particolare la Battaglia di San Romano di
Paolo Uccello, non c'è uno scontro fatto solo di tensione.
È una specie di ratto delle Sabine al contrario, e segue
delle regole molto precise.
Cosa ti fa paura?
Il Buio. La mia arte è molto crepuscolare. Scatto sempre
in quei venti minuti durante l'alba o il crepuscolo. Sono
molto visionario e spesso mi vengono le idee nel dormiveglia o ascoltando una storia. Spesso sono improvvise,
lucide e perfette. Mi interessano i confini, quello che c'è
tra giorno e notte, tra bellezza e mostruosità.
Le tue fotografie raccontano sempre una storia: da dove
trai le tue ispirazioni?
Sono un divoratore di immagini e suoni. Il cinema è una
Matteo Basilé,
il rinascimento
è digitale
TESTI LIV ENQVIST/FOTO ARCHIVIO MATTEO BASILÉ
sta, ndr), un incontro tra oriente e occidente. L’oriente
ritratto è, appunto, disorientante, un luogo dove confluiscono tutte le culture. In Asia la concezione del tempo è
diversa da quella europea: il tempo è antico, più dilatato,devi perdere la bussola per comprendere la realtà
che ti circonda. Roma invece rappresenta il luogo della
memoria, dove nasce la civiltà. Sono cresciuto immerso
in un’atmosfera barocca dove le luci e le ombre, la morte
e la bellezza coesistono anche in una sola opera.
Parlami della tua serie, Thishumanity.
Thishumanity è forse il motivo che mi ha portato a vivere
in Asia. Il titolo è un gioco di parole che descrive l'umanità
e la sua disumanità, dimostrandone la meravigliosa mostruosità. Ho fotografato 140 donne a Bali, donne di nazionalità, età, credo e generazioni diverse. Sono madri,
sorelle, figlie che combattono ogni giorno per costruirsi
una propria identità. Ho messo in scena battaglie al femminile in cui vengono svelate ferite, paure, forze e speranze. Un ritratto universale della donna. L’idea di fondo
è molto semplice: tutti i conflitti avvengono per una mi80
grande fonte d'ispirazione, per esempio ho usato costumi
originali dei film di Pasolini, Kubrick e Fellini. Poi l'arte rinascimentale, amo molto Caravaggio, mi sento molto legato
alla pittura classica solo che uso altre tecnologie.
Descrivimi la parte tecnica del tuo lavoro.
Ho iniziato la mia carriera a 17 anni, ero uno di primi che
usava la macchina digitale, il computer e le stampe digitali.
Sono cresciuto insieme con la tecnica, ero un giovane artista romano sotto i riflettori. Ho fuso lo stile classico lavorando con il digitale: l'arte unita alla scienza, proprio
come durante il rinascimento, uso regole antichissime. La
memoria è un altro aspetto che emerge lavorando con il
computer, è come se fosse un archivio dell'anima. In generale cerco di costruire il set per la foto finale in modo
che non ci sia bisogno di ritoccare tanto, credo che il
mezzo tecnologico debba essere invisibile. Utilizzo persone comuni, anziché modelli. La sfida è molto simile alla
produzione di un film, spesso si riesce a fare un solo
scatto in un giorno. Sono molto ispirato dal neorealismo.
Lavorando al crepuscolo o all'alba, tutto è una sfida, hai
Ambientazioni decadenti e personaggi ambigui sono alla base dei lavori di Matteo Basilé
81
Pose plastiche, da quadro rinascimentale, per la serie thishumanity
82
83
solo una ventina di minuti per raccontare la tua idea.
Nella serie The saints are coming molti personaggi sembrano avere un che di blasfemo ed erotico. Quanto ti
piace giocare con l'eccesso?
The saints are coming racconta delle storie parallele. Racconto la sessualità di persone che si muovono tra due
mondi, gli uomini-donne. Ho preso queste persone, ho levato loro gli abiti di scena per svelare cosa sono veramente. Ognuno di noi avrebbe bisogno di una seconda
chance. L'uomo è una creatura divina, fotografo personaggi che non sono né folli né santi. Cosa c'era prima della
psicoanalisi? Il folle era un santo. Il pazzo è quello che chiamiamo depresso oggi. La biologia ed il divino non sono
così distanti. Il mio lavoro non è pornografico, non c’è
quasi nulla di provocante nei miei soggetti. Io vorrei catturare la loro anima, mostrarne la parte più umana – che,
curiosamente, coincide con quella mostruosa –. La bellezza interiore e la mostruosità fisica, unite nella stessa
persona, danno forma a quella che chiamo la meravigliosa mostruosità. L'uomo è un mostro in questa grande
umanità, io lavoro sull’idea della bellezza come qualcosa di
divino. Sono affascinato dai difetti, la bellezza dai canoni
classici è noiosa, non mi interessa fotografare una cosa
bella in un modo bello. Parlo di malattia, tabù e senso di
colpa. Il senso di colpa a cui la chiesa cattolica è molto
legata. La provocazione nel mio lavoro è praticamente
inesistente.
Che ruolo ha l'arte per te, ha la forza di cambiare qualcosa?
Penso di poter fare piccole cose a livello personale, cioè
cambiare qualcosa con gli incontri che faccio nella vita.
Vorrei contribuire a fermare un momento, combattere la
perdita della memoria. L'immagine è potente rispetto alla
realtà. Vorrei immortalare questa epoca, dare la vera coscienza di quello che è stata. Anticamente, l'artista era
uno sciamano che prevedeva e cambiava i tempi con un
nuovo linguaggio, leggendo il passato. Vorrei ritrovare la
sacralità che l'arte ha perso negli ultimi anni. Oggi siamo
come anestetizzati e non riusciamo più ad essere intimi.
Tutto è diventato spettacolare per forza, per esempio
oggi vedi un video di 30 secondi, lo assimili in 5 secondi e
lo perdi e dimentichi in 4 secondi. L'opera d'arte rimane
perché ha fermato il tempo e la sua lettura può essere infinita.
Su che cosa stai lavorando in questo momento?
Sto preparando una nuova serie di fotografie dal titolo
Landing, ovvero atterraggio, che saranno scattate a Cinecittà. È un luogo dove non si può distinguere la realtà
dalla finzione, e ci si chiede: dove sono? È molto importante il modo in cui ci si sveglia, svegliarsi è come atter84
rare. Perciò, sto lavorando su ritratti di persone che si accorgono del loro ‘atterraggio’.
Cosa sono lusso, eccellenza ed eccesso?
Il lusso è il tempo, la condivisione e il tempo di sognare.
Meglio: il vero lusso è, da una parte, un'economia basata
sulle idee, dall’altra possedere il tempo per realizzare
qualcosa. L'eccesso forse non esiste per me. Probabilmente è quando pretendo troppo da me stesso, ed il risultato è una proiezione di me che non rispecchia la
realtà. Eccellenza è quando incontri una persona e c'è
uno scambio perfetto, è un momento magico.
MATTEO BASILÉ, A DIGITAL RENAISSANCE
Matteo Basilé, born in Rome in 1974, comes from a family
where they have been artists for generations. He uses digital
photography as if he were a Renaissance painter: his art explores the border between the beautiful and the monstrous,
east and west, new technology and ancient models. Focusing
on the energy of humanity and portraying the strength of the
marginal, his work is a combination of technological mannerism and painting surrealism. Looking at his images it’s a bit
like dreaming, it leaves you with a strong feeling which is
hard to put the finger on
You live between Rome and Bali, in Indonesia. Both cities are
rich in historical heritage and provide traces of the sacredness of man. How did they affect your work?
Places are of critical importance to my stories. I discovered a
new light and atmosphere in Asia, Bali is an epicenter gathering people from all over the world. In 2008 I moved to Indonesia, where I came up with the idea of the Thisoriented series.
It's a meeting between east and west, indicating a disorientating east, a place where all cultures converge. The Asian conception of time is different from the European one: time is
ancient, it's more dilated, you have to lose your sense of direction to interpret the things around you. On the other hand,
Rome is the place of memory and where civilisation was born.
I was bred immersed in a baroque atmosphere, where lights
and shadows, death and beauty coexisted even in a single art
work.
Tell me about your Thishumanity series.
Thishumanity is perhaps the reason that brought me to live in
Asia. The title refers to the subtle border between humanity
and its inhumanity, showing its beautiful monstrosity. I photographed 140 women in Bali, women of different nationalities,
age, beliefs and from different generations. They are mothers,
sisters, daughters who struggle every day to build their own
identity. I staged female battles in which the women's wounds,
fears, strengths and hopes are unveiled. I wanted to make a
universal portrait of the woman. I was inspired by a very simple idea: all conflicts occur because of a minority creating a
“Mi interessano i confini, quello che c’è tra il giorno e la notte, tra bellezza e mostruosità”
85
short circuit in the system. Nowadays, women are the largest
minority. Women have been fighting so hard in order to be like
a man. I studied the rules of perspective in art from the fifteenth century, in particular the Battle of San Romano by Paolo
Uccello: the clash is not only ascribable to the tension. It's a
sort of reverse rape of the Sabine women (an episode in the legendary history of Rome), and it sticks to very precise rules.
What scares you?
The darkness. My art is very crepuscular. I always shoot during
those twenty minutes at dawn or dusk. I am very visionary and
I often come up with some ideas when I'm half asleep or listening to a story. They are often unexpected, lucid and perfect.
I'm interested in boundaries, what is between day and night,
between beauty and monstrosity.
Your photographs always tell a story: where does your inspiration come from?
I am a consumer of images and sounds. The cinema is a great
source of inspiration: for example, I used the original costumes from films directed by Pasolini, Fellini, Kubrick. Then there
is the Renaissance, I love Caravaggio, I feel very close to classical painting, I just use other technologies.
Describe the technical part of your job.
I started my career when I was 17-year-old and was one of the
first that used a digital camera, computer and digital prints. I
grew up together with the technique and I was very much in
the spotlight as a young Roman artist. I merged the classical
with digital: art combined with science, just like during the Renaissance. Memory is another important aspect implied with
working with computers: it's like an archive of the soul. I
usually try to build the set for the final picture so that there’s
only little need for post-production, I think that technological
means should be invisible. I use ordinary people instead of models, I'm very inspired by neo-realism. It’s quite similar to a film
production, often you can manage to take only one picture in
one day. I'm very inspired by neo-realism. Working at dusk or
dawn, it's a good challenge, you only have twenty minutes to
tell your story.
In the series The saints are coming, many people seem to
have something blasphemous and erotic: do you like playing
with excess?
The saints are coming tells parallel stories. I talk about the sexuality of people moving between two worlds, the men-women
new gender. I picked these people and removed their costumes, to reveal who they really are. Each of us need a second
chance. Man is a creature of God, I take pictures of people
who are no fools neither saints. What was before the birth of
the psychoanalysis? The fool was a saint. The madman was
what we call a depressed person today. Biology is closely united with God. My work is not pornographic, there is merely
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anything provoking with my characters. I want to capture the
soul of people and show the human side, the monstrous part of
us is also the most human. Inner beauty and the physical monstrosity, united in one person, become what I call the beautiful monstrosity. The man is a monster in this great humanity
and I work on the idea of beauty as something divine. I am fascinated by the imperfection, the classical canon of beauty is
a dull thing, I'm not interested in photographing a beautiful
thing in a nice way. I speak of sickness, taboos and guilt. Guilt
is very much linked to the catholic church. Provocation in my
work is virtually nonexistent.
What role does art play for you, has it a power to change something?
I think I can do small things on a personal level, I mean changing something when meeting people in life. I would like to help
in seizing a moment, fighting memory loss. The image is more
powerful than reality. I'd like to stop this time, give a true consciousness of what it was like. Once the artist was a shaman
who foresaw his time and changed things with a new language
by reading the past. I would like to restore the sacredness that
art has lost in recent years. Today we are sort of anesthetized
and no longer able to be intimate. Everything has become
spectacular: for example, today you see a 30 second long
video, you think about it for 5 seconds and you forget it in 4 seconds. The work of art remains because it has stopped time
and its readings can be infinite.
On what are you working on right now?
I am preparing a new series of photographs, Landing, which
will be photographed in Cinecittà. It's place where one can't
distinguish reality from fiction, one wonders where he is. It's
very important how you wake up, waking up is like landing.
Thus, I'm working on portraits of people realizing of their ‘landing’.
What luxury, excess and excellence mean to you?
Luxury is time: time to share and time to dream. I mean: on the
one hand, real luxury is an economy based on ideas, one the
other hand it’s having enough time to accomplish something.
The excess may not exist for me. Perhaps it is when I demand
too much from myself, it becomes a projection of yourself and
not who you really are. Excellence is when you meet a person
and there is a perfect exchange, that is a magical moment.
“Sono madri, sorelle, figlie, che combattono ogni giorno per costruirsi la propria identità”
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"Vorrei ritrovare la sacralità che l'arte ha perso negli ultimi anni.
Oggi siamo come anestetizzati e non riusciamo più a essere intimi"
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La splendida vista sulla scalinata di Trinità dei Monti dalle terrazze del Portrait Suites
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Gli eleganti particolari e un tocco di antica Roma negli spazi interni
UNA GIORNATA
AL PORTRAIT
SUITES:
ED È SUBITO
ROMA
TESTI RICCARDO MARIA ROCCHI/FOTO LUNGARNO COLLECTION E RICCARDO MARIA ROCCHI
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Posizione privilegiata, servizi esclusivi, personale attento
e preparato: il nuovo hotel del gruppo Ferragamo possiede tutte le carte in regola per trasformarsi in uno dei
simboli dell’eccellente ospitalità italiana
Non capita tutti i giorni di essere invitati a trascorrere una
giornata presso il Portrait Suites di Roma. Perla della Lungarno collection di proprietà del brand Ferragamo, la definizione di hotel risulta, in questo caso, certamente
riduttiva. Attraversato l’elegante portone del palazzo, a
pochi passi dalla scalinata di Trinità dei Monti, vengo accolto da un ritratto del fondatore, Salvatore Ferragamo,
che mi introduce nell’esclusivo mondo legato alla griffe.
Accolto in un salotto-reception al primo piano,
coccolato dalla gentilezza dello staff, mi vengono proposti servizi e
attenzioni fuori dall’ordinario: nonostante conosca bene Roma, mi
stupisco di quanti privilegi ed esperienze esclusive potrei godere.
L’offerta, ricca e curata,
spazia dal tour nel
ghetto giudaico, con visita alla sinagoga e alle
catacombe, alla ‘Vatican
line’ nei Musei Vaticani –
un itinerario unico che
permette di scoprire i
segreti di uno dei più famosi musei del mondo –
fino all’eccezionale occasione rappresentata
da una visita privata alla
Cappella Sistina al di
fuori degli orari di apertura al pubblico. Potrei
addentrarmi per le vie di
Roma in bicicletta o in Ferrari; una vespa mi aspetta, giù
in strada. Per percorsi più lunghi, una limousine mi accompagnerebbe all’eliporto più vicino… Capri e la costiera
amalfitana? Le mete ideali per celebrare una bella giornata di sole. Oppure, sempre con autista privato, potrei
raggiungere la Toscana e i suoi outlet per dedicarmi completamente allo shopping. Se fossi un fashion victim, un
personal shopper mi condurrebbe nelle più nascoste
boutique intorno a Campo dei fiori, o in quelle più conosciute e internazionali di via Condotti o piazza di Spagna,
consigliandomi negli acquisti come solo un amico e conoscitore della città sa fare. Per rilassarmi, forse chiamerò
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una ‘personal masseuse’, voglio godermi la fantastica
vista sui tetti dalla suite del sesto piano. Gli interni sono
raffinati, discreti e ricercatissimi, caratterizzati da un’attenzione al particolare che solo dei cultori del bello e del
lusso come i membri della famiglia Ferragamo potevano
concepire. Far sentire l’ospite come in casa di amici cari è
l’imperativo principe dello staff del Portrait Suites. La terrazza è quanto di più bello ed unico ci si possa aspettare
da un palazzo del seicento del centro di Roma, dove vicini
illustri come la chiesa di Trinità dei Monti o Villa Medici sembrano a portata di mano, mentre il Vittoriano e la cupola
di San Carlo al Corso primeggiano sulla distesa di tetti,
terrazze ed altane che a 360 gradi circondano i vari salotti. Un piccolo, fornitissimo, bar è a
disposizione mia e dei
pochi, selezionati ospiti
dell’hotel: assistere da
qui ad uno dei famosi
t r a m o nt i r o mani è
un’esperienza indimenticabile. L’amore per
l’arte della famiglia Ferragamo è ben rappresentato nella persona di
Leonardo, che dal 1996
si prende cura del
gruppo Lungarno - bellissime anche le altre
‘perle’ di Firenze -. Tale
passione è tangibile
nelle quattordici camere, nei salotti e lungo
la scala che si snoda per
sette piani, dove foto,
disegni, modelli, schizzi e
varie opere d’arte sono
esposti a formare un
piccolo museo, fratello
minore del museo Ferragamo di Firenze.
Eccellenza, lusso, discrezione: dal Portrait Suites, Roma,
anche se sembra impossibile, è ancora più bella!
In questa pagina e nella pagina a fianco: la mano sobria dello stile Ferragamo è presente in tutti i dettagli degli spazi interni,
incorniciati dalle splendide vedute su Roma
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A DAY AT THE PORTRAIT SUITES: AND IT’S INSTANTLY ROME
Prime position, exclusive services, attentive and competent
staff: these features means the latest hotel belonging to the
Ferragamo group is set to become one of the symbols of
excellent Italian hospitality
It's not a common privilege to be invited to spend some time in
the Hotel Portrait Suites, in Rome. One amongst the ‘pearls’ of
the Lungarno Collection owned by the Ferragamo brand, to define it hotel is certainly an understatement. Passing through
an elegant front door, just a couple of steps away from Trinità
dei Monti, a portrait of the founder Salvatore Ferragamo introduces me tied to the exclusive world of the famous
brand. I'm received in a
lounge-reception on the first
floor, pampered by the friendliness of the staff, I'm offered attention and services
out of the ordinary. Although
I know Rome well, I'm amazed by how many privileges
there are and exclusive services I could experience.
The range of the offer is rich
and attentive: it spreads
from the tour in the Jewish
ghetto, with a visit to the synagogue and the catacombs, to the ‘Vatican line’
in the Vatican Museums – a
unique itinerary that allows
you to discover the secrets
of one of the world's most
famous museums – ; besides, you can get the exceptional opportunity to visit the
Sistine Chapel privately,
outside the opening hours. I
could hang around by bike
or in a Ferrari, a vespa’s
waiting for me down the road. For longer distances, there is a
limousine that may take me to the closest heliport.... Capri and
the Amalfi coast? The perfect destination on a beautiful sunny
day. Maybe, I could arrange a trip to Tuscany and its outlets
for a shopping day, obviously driven by a private chaffeur. If I
were a fashion victim, a "personal shopper" would take me to
the smallest and most hidden boutiques around Campo dei
Fiori, or to the more known and international ones on Via Condotti and piazza di Spagna. I would get advice and assistance
with my purchases, like being guided by a practical friend. In
order to relax, maybe I'll call the ‘personal masseuse’ later:
now, I feel like enjoying the fantastic view over the rooftops
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that I can see from the suite on the sixth floor. The interior is refined, discreet and very precious: an exemple of the care for
detail that only lovers of beauty and of luxury such as the Ferragamos’ could conceive. Making the guests feel at home is
the main imperative of the staff of Portrait Suites. The terrace
is incredibly beautiful and unique, as you might expect from a
palace from the 17th century in the center of Rome. Here, illustrious neighbors such as the church of Trinita dei Monti and
Villa Medici seem so close that you can touch them, while the
Vittoriano and the cupola of San Carlo al Corso stand out on
the roofs. Balconies and 360° roof terraces, surrounding various living rooms, spread out. A small, well stocked bar is
available to me: it's restricted to a few selected hotel
guests and attending one of
the famous Roman sunsets
from here is unforgettable.
The Ferragamos’ love for art
is personified by Leonardo,
who since 1996 has taken
care of the Lungarno Group the other ‘pearls of Florence’
are beautiful, as well -. This
love is tangible all along the
fourteen rooms, in the lounges and along the stairs that
wind their way through
seven floors. There are pictures, drawings, models,
sketches and various works
of art exposed to form a
small museum, a younger
brother of the Ferragamo
museum in Florence. Excellence, luxury, discretion: although it seems impossible,
Rome is even more beautiful
at the Portrait Suites.
Cura dei particolari, attenzione al cliente, gentilezza e piena disponibilità: queste le caratteristiche del Portrait Suites e del suo staff
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I PROSSIMI
TALENTI
MESSI
A NUDO
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TESTI CLAUDIA PAROLA/FOTO ARCHIVIO FOTOGRAFICO CAMERA DELLA MODA DI MILANO
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C.PFISTER
H.MURATA
H.MURATA
H.MURATA
LOFFREDA
LOFFREDA
LOFFREDA
S.SPADA
S.SPADA
S.SPADA
C.PFISTER
C.PFISTER
H.MURATA
LOFFREDA
S.SPADA
NEXT
Il made in Italy riconferma la sua vivacità: a Milano sfilano
le promesse della creatività nazionale
La kermesse milanese dedicata alla moda femminile è terminata da poco, ed è tempo di bilanci. In occasione del
lancio delle collezioni autunno/inverno 2012-2013 sono
state allestite oltre settanta sfilate, al contempo banco di
prova per gli stilisti italiani e stranieri nonché cartina al
tornasole della creatività globale. Secondo Mario Boselli,
presidente della Camera Nazionale della Moda Italiana, il
futuro del settore si prevede roseo, nonostante la crisi
economica tardi a trovare uno sbocco. La qualità, unita
alla frizzante inventiva dei nuovi talenti, si riconferma la
carta vincente con cui affrontare la sfida del mercato
mondiale. In linea con queste intuizioni, durante Milano
moda donna sono state organizzate numerose iniziative
al fine di favorire l’emergere dei designer meritevoli. Gli
interventi si collocano nell’alveo di un progetto consolidato e sanno cogliere lo spirito dei tempi, perché è proprio questo ciò di cui l’Italia ha bisogno: una ventata di aria
fresca. Martedì 28 febbraio nella suggestiva cornice del
Castello Sforzesco si sono svolte le sfilate collettive N.U.De
– New Upcoming Designers – e Next generation, entrambe volte all'individuazione delle ‘nuove leve’ nel
campo dello stile. N.U.De, giunto ormai alla diciassettesima
edizione, ha offerto a tre giovani talenti la possibilità di
mostrare ad un parterre di esperti del settore le proprie
creazioni. Moi multiple, brand dietro cui si cela Anna Francesca Ceccon, ha fatto degli abiti scultorei e dei capispalla
dalle linee rigorose il proprio segno distintivo. Mauro Gasperi ha invece rivisitato suggestioni di matrice medievale
– una sorta di camaglio – per metterle al servizio della
femminilità, giocando prima di tutto con i materiali. Francesca Liberatore, l’enfant prodige della moda italiana, ha
soddisfatto le aspettative: l’eleganza, declinata nei toni
del bianco, rimane il suo punto fermo.
A seguire, i giovanissimi del concorso Next Generation –
rigorosamente under trenta – hanno debuttato in passerella con dodici outfit a testa, realizzati e prodotti dalla
Camera della moda. Quattro i finalisti: Murata Haronobu,
Ludovico Loffreda, Camille Pfister e Santo Salvatore
Spada. Quest’ultimo ha riscosso particolare successo, ed
è stato capace di tradurre i tessuti leggerissimi in abiti
estremamente suggestivi. Spada si è trasformato, involontariamente, nel simbolo della nuova moda fatta dai giovani. Al momento dell’omaggio del pubblico, il designer ha
infatti attraversato la passerella a grandi falcate, abbandonando il contegno tipico di chi lavora dietro le quinte
per travolgere la platea con il suo entusiasmo. Quale immagine migliore per immortalare lo stato di grazia in cui si
trova la nuova moda italiana?
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THE NEXT GENERATION OF TALENTS EXPOSED
Made in Italy confirms once again its liveliness: in Milan, the
promising Italian fashion designers walk the runway with
their creations
The event dedicated to female fashion in Milan ended recently, and it's time for evaluation. Over seventy fashion shows
were staged at the launch of the A/W 2012-13 collections. It's
a test bed for the Italian and foreign designers, as well as a
index of global creativity. According to Mario Boselli, president of the National Chamber of Italian Fashion, the sector is
expected to have a rosy future, despite that the economic crisis is slow to find a way out. The quality, combined with the
new talent's sparkling inventiveness, reconfirms they're the
trump card by which facing the global market's challenges. In
line with these insights, during Milan fashion week numerous
initiatives have been organized to promote emerging designers. The events are placed within a consolidated project and
know how to catch the spirit of the times, because this is exactly what Italy needs: a breath of fresh air. Collective fashion
shows were held on Tuesday, February 28 in the picturesque
setting of the Castello Sforzesco. N.U.De - New Upcoming
Designers - and Next Generation; both are events aiming at
indentifying new 'levers' in fashion. N.U.De, now in its seventeenth edition, offered three young talents the opportunity to
show their creations to an audience of industry experts. Moi
multiple – Anna Francesca Ceccon is the designer behind the
brand – has made sculpted dresses and boleros with strictly
cut lines her hallmark. Mauro Gasperi revisited influences of
medieval matrix – a sort of aventail – and put them at the service of femininity, playing with materials most of all. Francesca Liberatore, the wunderkind of Italian fashion, has lived up
to the expectations: elegance, declined in shades of white, remains her cornerstone. Then followed the very young of the
Next Generation competition – strictly under thirty –; they debuted on the catwalk with twelve outfits each, made and produced by the Chamber of fashion. There were four finalists:
Murata Haronobu, Ludovico Loffreda, Camille Pfister and
Santo Salvatore Spada. The latter was particularly successful,
he was able to translate lightweight fabrics in highly suggestive dresses. Spada became, unwittingly, a symbol of the new
fashion made by young people. At the time of the homage of
the public, the designer walked down the catwalk with large
steps, abandoning the typical manners of one who works behind backstage, and overwhelmed the audience with his enthusiasm. What could be a better way to capture the state of
grace of new Italian fashion?
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M.GASPERI
F.LIBERATORI
F.LIBERATORI
F.LIBERATORI
F.LIBERATORI
F.LIBERATORI
MoiMULTIPLE
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MoiMULTIPLE
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M.GASPERI
M.GASPERI
F.LIBERATORI
F.LIBERATORI
MoiMULTIPLE
NUDE
Vladlena B.G. Hermès – imprenditrice, presidente della Federazione Polo Italiana e dell’associazione Vladi polo,
prima giocatrice russa, madre di due figli – racconta quali
siano le potenzialità anche economiche di una disciplina,
forse, ancora poco valorizzata
Vladlena, come ha iniziato la sua carriera? Perché ha
scelto Roma come base da cui spostarsi in tutto il
mondo?
All’inizio sembrava tutto molto facile: ho avviato la prima
attività da adolescente, nella piccola città siberiana di
Leninsk-Kuznetsk. I miei genitori mi donarono 700 Rubli,
così decisi di andare a Mosca per comprare una grossa
quantità di vestiti. Non li indossai, anzi, li rivendetti ed
investii i profitti. Dopo la scuola, mi trasferii a Leningrado
e finalmente entrai nel mondo degli affari ‘adulti’. Negli
anni novanta venni in Italia per un paio di settimane in occasione delle celebrazioni per il nuovo anno e… Sono rimasta per tutto il decennio successivo! Dopo aver
terminato gli studi in legge, entrai a far parte in veste di
consulente legale di una squadra di avvocati, a Roma. Seguendo il principio ‘lavora in gruppo, ma lavora prima di
tutto su te stesso’, all’età di 27 anni diventai il presidente
VLADI POLO: UNA PASSIONE
INTERNAZIONALE
TESTI STELLA LOZOVIK/FOTO ARCHIVIO VLADI POLO
di uno dei più prestigiosi business club romani: mi occupavo di organizzare eventi, mostre e concerti in una location d’eccezione – un castello del XIX secolo, situato nel
centro della Capitale –. Abbiamo sviluppato e promosso la
cooperazione sul mercato internazionale con imprese
russe leader nei rispettivi settori grazie al sostegno del
governo italiano. Devo ammettere che la conquista romana di cui vado più fiera è il mio cavallo da polo, diventato la mia vita, la mia passione e il mio business.
È concezione comune che il polo sia uno sport élitario.
Vladi polo ambisce a sfatare questo stereotipo? Come
può una persona qualunque avvicinarsi a questa disciplina?
Tutti coloro che posseggono o hanno la possibilità di noleggiare un cavallo possono giocare a polo. In Argentina,
i ragazzi di strada invece di dedicarsi al calcio giocano a
polo, e sono convinta che anche in Italia potrebbe verificarsi un’impennata di interesse nei confronti di questo
sport. Il tennis ha spopolato negli anni novanta, il golf all'inizio del secolo: oggi gli uomini d'affari – e non solo –
sono alla ricerca di una nuova attività ricreativa che con-
102
senta di instaurare dei rapporti informali con i soci e costituisca al contempo un fertile terreno per gli investimenti. La costruzione di nuovi campi da gioco,
l’organizzazione di tornei e la fondazione di club può rivelarsi un’attività molto redditizia, nonché un business
vincente sul medio e lungo periodo.
In che senso il polo potrebbe rivelarsi un investimento
vantaggioso?
Il polo coinvolge un’intera filiera produttiva e organizzativa, a partire dall’allevamento dei puledri per arrivare all'organizzazione dei tornei internazionali. Ad esempio:
l’allevamento del pony da polo è un’attività molto redditizia, in previsione di una futura esportazione verso la Russia ed il resto dell'Europa. In Europa, il prezzo di un buon
pony da polo oscilla tra i 25 e i 50 mila Euro. Anche gli interventi edilizi (costruzione di scuderie e campi da gioco)
rappresentano una sicura fonte di guadagno, per non
parlare delle azioni di comunicazione e promozione. Inoltre, intraprendere la carriera sportiva può rivelarsi una
scelta vincente: i giocatori di livello inferiore, in Inghilterra,
guadagnano 250 Sterline all’ora. Insomma, nel mondo del
polo si possono ricavare vantaggi pressoché da qualsiasi
attività, ovviamente nella misura in cui il progetto è realizzato con competenza e senza lesinare sull’impegno: si
tratta di un settore specifico, e l’entusiasmo è un ingrediente fondamentale (sorride).
Ritiene che il polo sia uno strumento adeguato per migliorare il prestigio e la visibilità degli investitori?
Certamente! Pensi al sistema delle sponsorizzazioni all’interno del circuito internazionale: l'anno scorso la mia
squadra, Vladi Real Estate, ha avuto il compito di rappresentare l’intera Russia. La possibilità per i miei partner
commerciali di apporre il proprio logo sulla maglia dei giocatori è stata accolta con entusiasmo e ha dato loro
un’immensa visibilità. Si tratta di opportunità nuove e,
come tali, ricche di potenzialità. Perché non cogliere l'attimo e organizzare tornei con il proprio marchio?
Secondo lei, il polo può contribuire ad innalzare la qualità
di vita dei cittadini?
Il polo non è solo uno sport di squadra, si trasforma in
una vera e propria famiglia. Come giocatrice di polo,
posso dire di amare così tanto questo sport da aver tramandato tali emozioni anche ai miei familiari: giocare davanti a 25 mila persone è un’emozione grandissima, non
sono mai stata nello spazio, ma penso che sia più o meno
lo stesso. Appartenere al mondo del polo è una buona
occasione per migliorare il proprio status sociale e culturale, e ciò prescinde dalla componente economica. La
gente ‘positiva’ ama gli sport all'aria aperta e desidera
trascorrere del tempo con la famiglia e gli amici, con cui
condivide interessi specifici. Quando si sta bene, tutto il
mondo intorno ne giova.
Come può il polo fungere da traino per l'economia dell’intero Paese?
Il gioco del polo prevede la partecipazione di due squadre di quattro componenti ciascuna. Si giocano un minimo di quattro chukkers e gli sfidanti devono cambiare
pony diverse volte durate la partita, perciò devono disporre di almeno cinque cavalli a testa – I proprietari dei
team posseggono, in media, tra i 25 e i 100 cavalli –. Si
pensi, dunque, al business dell’allevamento equino: questo traina il settore della produzione di mangimi e dei servizi per l’animale (veterinari, maniscalchi, eccetera), per
non parlare della figura del groom, che può occuparsi di
non oltre otto cavalli. L’apertura di nuovi polo club favorisce lo sviluppo del turismo nazionale ed internazionale,
legato anche all’organizzazione di eventi, principalmente
durante la stagione estiva. Il polo, se adeguatamente promosso, può trasformarsi in una grande opportunità di
guadagno non solo per un pubblico d'élite.
Perché ha scelto di investire nel polo?
Ognuno sceglie il proprio campo di investimento: io ho diversificato, e posso confermare che investire nel polo
comporta un rischio d’impresa irrisorio. Quando ho iniziato a praticare questo sport, nel 1996, non avevo idea
delle sue potenzialità economiche e dell’opportunità di
sviluppare progetti sociali. Nel 2003 a Londra registrai il
marchio Vladi Lifestyle, legato alla produzione di abbigliamento sportivo, e nel 2007 fondai l’associazione Vladi
polo. Tornando alla questione relativa agli investimenti,
penso che la più grande opportunità sia rappresentata
dai beni immobili. Ad esempio, la costruzione di un club di
polo aumenta automaticamente il valore del terreno. Il
mio sogno sarebbe vivere in un luogo dove le strutture
del gioco si integrino perfettamente con la dimensione
cittadina: un allenamento al mattino, poi in ufficio, di
nuovo sul campo da gioco, e infine un picnic con la famiglia. Purtroppo, ora vivo tra Roma e a Parigi e posso giocare solo la domenica, quando vado fuori città.
Come è possibile aumentare il flusso di investimenti in
questo ambito?
La presenza di un polo club in una città è una determinante imprescindibile. Gli eventi organizzati consentono
di invitare un numero sufficiente di ospiti di alto rango.
Le società possono riservare delle aree di rappresentanza all'interno della struttura. Si creano le condizioni
ambientali ideali per sviluppare relazioni e progetti comuni, o per investire in nuove zone finanziarie…
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Vladlena Belolipskaia Guerrand Hermès,
Presidente della Federazione Polo Italiana e dell’Associazione Vladi Polo
104
Quali progetti sta attualmente patrocinando?
Come ho già detto, il mio obiettivo è quello di rendere il
polo accessibile a tutti. Attualmente sto sviluppando un
servizio informativo ad hoc, il Vladi concierge service. Immaginate se tutte le persone desiderassero provare a
giocare a polo: come sapere quali club sono aperti? Dove
trovare una mazza, un casco e un cavallo? Per fare ciò,
abbiamo bisogno di sempre nuovi appassionati: ecco
perché ogni anno organizziamo una manifestazione ad
ingresso libero per avvicinare il pubblico – soprattutto i
giovani – a questo sport. Trascorrere una giornata all’area aperta con la famiglia, condividendo l’entusiasmo
dei giocatori: ecco cos’è il polo. La terza edizione del Vladi
international Rome polo challenge, Italia vs Russia vs USA
vs Svizzera vs Francia vs Kazakhstan, si svolgerà dal 27 al
30 settembre prossimo. Durante l’evento si terrà per la
prima volta il World polo forum, che verterà attorno al
tema dell’introduzione della disciplina nelle regioni della
Russia, del Kazakistan e degli altri paesi CSI. Le massime
autorità territoriali interverranno a proposito delle differenti possibilità di valorizzazione locale e di come il polo
possa trasformarsi in uno strumento di polarizzazione
dell’attenzione internazionale. Giocare a polo tra le rovine
degli antichi stadi romani, sulla neve svizzera, nell’aristocratica Londra o immersi nella campagna francese: qualsiasi clima è adatto per questo sport, bisogna spingere
sulla sua internazionalizzazione come sport di tendenza o,
addirittura, come nuovo business. La protagonista delle
quattro giornate, ovviamente, sarà Roma: quale palcoscenico migliore?
Cosa significa per lei essere un’imprenditrice indipendente? Si è trattato di una decisione consapevole o di
una scelta obbligata?
Entrambe le cose. Da una parte, amo l'indipendenza: non
voglio rimanere seduta aspettando che un uomo mi regali qualcosa, mi piace comprare quello che voglio. Nel privato, in ogni caso, il mio compagno deve essere in grado
di assumere il ruolo di guida, e comportarsi come ho fatto
io in ambito lavorativo.
Inoltre, adoro lo stile di vita attivo, per me è inconcepibile
rimanere a casa per svolgere i lavori domestici. Ecco perché ho scelto il polo: non riesco a immaginare la mia vita
senza il movimento continuo.
VLADI POLO: AN INTERNATIONAL PASSION
Vladlena B.G. Hermès – entrepreneur, president of the Italian
Polo Federation and the Vladi polo association, the first Russian
woman-polo player, a mother of two children – tells us about an
entertaining and profitable discipline, currently little known
Vladlena, how did you started your business? Why did you decide to settle in Rome before moving around the world?
At first, anything seemed easy: I started up my first business
when I was a teenager, in the small Siberian city of Leninsk-Kuznetsk. My parents gave me 700 Rubles as a gift, so I went to Moscow and bought a lot of clothes. Instead of wearing them,
I resold everything. Afterwards, I invested my profits again. So,
after school, I moved from a small town to Leningrad and finally
started ‘adult’ business. In the ‘90s I went to Italy for two weeks
to celebrate the new year and… I’ve stayed here for the ten
following years!
After having graduated in law, I joined a legal counsel in a team
with local lawyers, in Rome. Following the principle ‘work in a
team, but work on yourself’, being 27-year-old I became the president of one of the most prestigious business club. In my competence was the organization of social dinners, held every two
months, exhibitions and concerts in an amazing setting – a XIX
century castle in the center of the city –. We developed and promoted international market cooperation with Russian business
leaders, thanks to the support of the Italian government. Frankly,
my main achievement in Rome is that i found a horse polo, that
become my life, my passion and my business.
It is universally acknowledged that polo is a sport ‘for élite’.
Does Vladi polo aim to dispel this stereotype? How can any
ordinary person start playing it?
Of course, everyone who has or rents a horse can play polo. In
Argentina, the boys in the street play polo instead of football. In
Italy as well polo can be the new ‘boom’. Tennis was popular in
the nineties, golf at the beginning of the century: starting from
2011, businessmen are looking for a new sport, not only for informal hanging out with partners, but also for investments. Building new polo grounds, organizing tournaments and opening
new polo clubs can be very profitable on the middle- and longterm.
Can polo be a profitable business for us and in which sphere?
Obviously, polo involves a whole productive thread, starting from
the horses farming, finishing with the organization of international polo tours. For example, breeding polo ponies and exporting
them is very profitable. In Europe, the price of a good polo pony
starts from 25 000 up to 50 000 Euros. Let’s talk about the buildings – élite settlements with stables, polo grounds –: they are
also very profitable, as well as the organization of polo events is
a perfect pr-promotion. Even playing polo can be very profitable: the lower level players, for instance, in the UK can earn up to
£ 250 per hour. Anything can be profitable in polo world, as far as
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the project is built up competently and you put your passion in it.
Polo is a very specific product, so enthusiasm is highly required
(smiling).
As a business owner, do you think that polo could increase the
prestige of the entrepreneur?
Of course! Sponsorship of international polo matches, that’s the
answer. For example: last year Russia was represented by my
own team Vladi real estate. Our business partners got the chance
to put their logo on our polo players t-shirt: that was a triumph, because the sponsorship provided them with the visibility they were
looking for. Everything new stirs the blood, and the first impression always remains in the memory. Why not catching the moment and organizing tournaments under your own brand?
How can polo increase the living standards of the citizens?
Well, as I said before, polo is not only a team sport, it’is also a
sort of family. As a polo player, I can say I’m so keen on this sport
that I passed on this passion to my family, as well. Playing in a
tournament, where 25.000 people are staring at you, is the maximum doze of adrenalin: I have never been to the outer space, but
I think that the emotions are the same. Belonging to the polo’s
world is a good opportunity to improve your social and cultural
level, not depending on how much you earn. Positive people
choose a certain cultural milieu, they love spending some time
outdoor, with their family and friends, sharing the same passions.
When you feel good, that feeling is contagious.
Can polo increase the economic standards of a whole country?
Polo game is two teams of four players each. They play a minimum of four chukkers and the players must change each pony
several times per game, as horses get tired very fast. Usually,
each player uses at least 5 polo ponies for a game. The teamowners have, on average, between 25 and 100 polo ponies. Accordingly, the horse breeding develops. Automatically, the
volume of production of feed increases, and the services system
as well. Besides, a groom may serve a maximum of 8 horses, so
the positive effect is the creation of new jobs places. With the
development of polo, new polo clubs arrives, so this enhances
tourism not only domestically, but also internationally, as proven
by the events held in in the summer time. Polo, if properly developed, is a huge industry that encompasses not only élite audience, but also the general public.
So, why did you choose to invest in Polo?
Anyone chooses his privileged field. I cannot insist on where to
invest. The only thing I can confidently confirm is that investing
in polo is a zero-risk enterprise. When I started playing polo in
1996, I had no idea about its huge opportunities as an investment,
and that I would develop social projects on this topic. In 2003, in
London, I registered my trademark Vladi Lifestyle, dealing with
casual clothes, and in 2007 I founded the Vladi polo association.
Coming back to your question about investments, I think polo's
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most popular investment, among those mentioned above, is real
estate. For example, the construction of a polo club automatically increases the value of the land. My dream would be to live
in a place where the city sparkling life and the countryside perfectly match: in the morning I’d workout, then straight to the office, then polo again, finally a picnic with my family. Unfortunately,
I’m living in Rome and Paris city centers at the moment and I can
play only on Sundays, when I go out of town.
How do you assess increasing the flowing of foreign capital to
polo?
Definitely, the presence of polo clubs in a town is very important.
For example, polo events lead the opportunity to invite high-ranking guests. Companies can reserve specific areas. So, it’s possible to create the conditions to enhance good business
relationships, or to plan different kinds of investments…
What kind of projects are you currently developing?
As I mentioned before, my main task is to make polo accessible
to everyone. So I have been actively developing the Vladi concierge service. Imagine if any person had a desire to play polo:
where would they go, in order to get some information about the
clubs? Where would they get a polo stick, an helmet and a horse?
Well, in order to develop polo we need enthusiasts. Therefore,
every year we organize an open day to get people – especially
the young ones – informed. Spending one day with your family,
sharing your happiness: that’s what polo is. The third edition of
Vladi International Rome Polo Challenge – Italy vs Russia vs USA
vs Switzerland vs France vs Kazakhstan – will be held in Rome
from the 27th to the 30th of September 2012. The event will host
for the first time the World polo forum, aimed at highlighting the
topic of the introduction of the sport in the Russian and Kazakistan regions, as well as in the CIS. Local authorities will speak
about different possibilities of local valorization and how polo
could become a tool for gaining international prestige. Playing
polo among the ruins of the ancient Roman stadiums, on the
snow, in Switzerland, on British grounds in the French villages:
any weather is perfect. Gaining polo experience from all around
the world, any person will be able to bring polo to his own hometown and develop it as a trendy sport or even a new business.
Rome will play the lead role in this event: what setting could be
better?
What does it mean for you to be an independent, businesswoman? Is it respect for yourself or is it due to forced circumstances?
Both. I love to be independent. No need to sit and wait for a gift
by your man, I like when I can buy what I want. Still, in my private
life, my man should take the driver seat, as I have enough switchgears and helms at work. Besides, I like active style of life, so
staying home and doing my housework it’s simply impossible.
Thus I chose polo, I can only imagine my life on the move.
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QUANDO
IL COCKTAIL
È TRICOLORE
TESTI E FOTO CAROLINA ATTANASIO
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Poche cose rappresentano così bene lo spirito di convivialità e la qualità della cucina italiana come il basilico. È il
perfetto elemento decorativo per il classico piatto di
pasta, o per la pizza, prelibatezze per cui siamo conosciutissimi al mondo, alle volte in modo un po’ stereotipato. Questo ingrediente, invece, può deliziarci anche in
modo totalmente inaspettato: per esempio, all’interno di
un cocktail.
Alessia, bravissima barista romana, ci svela una deliziosa
variante del daiquiri, realizzata proprio col basilico, unito al
miele e al rum. Un tocco d’italianità che lascerà il vostro
palato, è proprio il caso di dirlo, a bocca aperta.
Di seguito Alessia ci spiega come prepararlo:
WHEN THE COCKTAIL IS TRICOLORE
Few things represent the Italian cuisine's spirit of
conviviality and quality in such a good way as basil does. It's the
perfect decorative element in a classic dish of pasta or pizza, delicacies we are well known for in the world, sometimes in a bit
stereotyped way. This ingredient, however, can also delight in a
totally unexpected way: for example in a cocktail. Alessia, a very
skilled Roman bartender, reveals the recipe of a delicious new
take on the daiquiri made with basil together with honey and rum.
An Italian touch that will leave your taste buds, it's appropriate to
say, open-mouthed.
Here's Alessia description on how to prepare it:
• Basilico fresco, 4/5 foglie
•
•
•
•
ingredients for a cocktail
• 4/5 leaves of fresh basil,
(the leaves should be nice and
green, not damaged)
• Two bar spoons of honey
(it's natural and gives
a special flavor)
• Half a lime
• White rum
• Ice
(fate attenzione che
le foglie siano di un bel
verde, non rovinate)
Due cucchiaini di miele
(è naturale e dà un sapore
particolare)
Mezzo Lime
Rum bianco
Ghiaccio
Unite in un bicchiere il basilico
con il miele, il lime e il rum e
pestate il tutto con vigore ma
non troppo energicamente,
in modo da amalgamare gli
ingredienti.
Unite il ghiaccio e shakerate
i l t ut t o . U n a v o l t a f i n i t o ,
versate il contenuto dello
shaker in un bicchiere da
cocktail triangolare, facendo
attenzione a utilizzare un
passino per filtrare i residui.
Decorate il bicchiere con uno
spicchio di lime.
Siete pronti per brindare?
Put the honey and basil in a cup,
add the lime and rum and crush it
vigorously, but not too hard, in
order to mix the ingredients. Add
the ice and shake it all. When finished, pour the content of the
shaker into a triangular cocktail
glass, use a strainer to filter out
residues. Decorate the glass
with a lime wedge. Are you ready
to cheer?
Alessia e il suo daiquiri basilico e miele
You can find Alessia and her
cocktails at Daruma Sushi bar,
Prati district, Rome
Potete trovare Alessia e i suoi cocktail alla zona bar
del Daruma Sushi, nel rione Prati, a Roma.
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www.associazionemadeinitaly.it

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