Kornelia Ender

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Kornelia Ender
Kornelia Ender: la “madre” di tutte le valchirie
I Giochi Olimpici di Monaco 1972 rimasero negli annali per una serie di ragioni differenti, in primis
per il triste e ignobile attacco al Villaggio olimpico portato da un gruppo di terroristi palestinesi che
sequestrarono alcuni atleti e dirigenti della squadra israeliana, una vicenda, questa, che si concluse
nel sangue, violando in tal modo nel cuore lo spirito ed il senso più autentico della rassegna a
cinque cerchi. Per quanto riguarda il nuoto, le Olimpiadi di Monaco sono impresse nella memoria
collettiva per la straordinaria impresa di Mark Spitz, baffuto americano capace di conquistare ben 7
medaglie d’oro nella medesima edizione dei Giochi, un record tuttora imbattuto e che l’ex kid di
Baltimora Michael Phelps tenterà nuovamente di eguagliare – o migliorare – a Pechino 2008. Non
da meno furono le imprese della giovanissima padovana Novella Calligaris, che per prima portò il
nuoto italiano sul podio a cinque cerchi.
Non da ultimo, Monaco fece da preambolo all’esplosione della potenza sportiva della Germania
Est, che di lì a poco avrebbe iniziato a dominare il nuoto femminile con un impatto senza precedenti
nella storia di questo sport. A tale riguardo, possiamo rammentare come le ragazze della allora
DDR furono capaci di conquistare oltre metà degli allori iridati messi in palio nel periodo compreso
tra il 1973 e il 1989.
I primi passi di una bimba di grande talento
Kornelia Ender fece la sua prima apparizione sul palcoscenico internazionale proprio ai Giochi di
Monaco, alla tenera età di 13 anni. La bionda Konny – così era soprannominata all’epoca dei suoi
successi – era nata a Plauen, nel Land della Sassonia, il 25 ottobre 1958. Al pari di altri grandi del
passato e pure del presente, la Ender iniziò a nuotare su consiglio dei medici, ma solo a 10 anni,
quando il pediatra raccomandò alla madre di portarla in piscina per correggere una leggera
disfunzione della colonna vertebrale. E Kornelia non tardò a svelare un talento davvero fuori del
comune: nel 1970, infatti, prese parte alla sua prima Spartachiade – manifestazione riservata ai
ragazzini e che si teneva un po’ in tutti i Paesi dell’allora blocco comunista per agevolare la ricerca
di nuovi talenti – e conquistò un bottino record di 6 medaglie d’oro. Kornelia non dovette fare
molto altro per attirare l’attenzione e l’interesse dei tecnici che allora stavano iniziando a sviluppare
un piano che avrebbe portato una piccola nazione di 18 milioni di abitanti ad essere la prima
potenza sportiva su scala globale.
Nel 1971 la Ender prese parte ai Campionati europei juniores e in quella rassegna raccolse il primo
alloro internazionale, sulla distanza dei 200 misti.
A 13 anni sul podio olimpico
Talento precoce, Konny prese parte l’anno seguente ai già citati Giochi di Monaco: lì, con i suoi 13
anni (ne avrebbe compiuti 14 solo di lì a un paio di mesi), divenne la più giovane finalista nelle gare
di nuoto e la più giovane atleta donna tedesca – senza distinzioni tra Est e Ovest – capace di salire
su un podio olimpico. In quella occasione, infatti, mentre la potenza natatoria tedesco orientale era
ancora in fase di creazione, Konny conquistò ben tre medaglie d’argento. La Ender fu seconda solo
alla regina di quei Giochi, l’australiana Shane Gould, nella finale dei 200 misti, con uno scarto di
poco più di mezzo secondo (2.23.01 contro 2.23.57). Inoltre, la ragazzina di Halle fu membro delle
staffette tedesco orientali che furono seconde solo agli USA sia nella 4x100 stile libero che nella
mista. Pochi avrebbero azzardato che già a partire dall’anno seguente si sarebbe instaurato il regno
delle valchirie e che la Germania Est avrebbe spezzato in modo apparentemente definitivo la
tradizionale egemonia americana e australiana nelle piscine.
I primi record di una lunga, inesauribile serie
Aprile 1973: a Berlino Est, nel corso dei Campionati nazionali, Kornelia Ender stabilisce il primo di
una lunga serie di primati mondiali – di qui al 1976 saranno ben 32!!! – grazie al 2.23.01 nuotato
nella finale dei 200 misti. Questa gara rappresenta un po’ il primo amore della Ender, ma di lì a
poco sarebbe stata cancellata dal programma delle principali rassegne internazionali, ivi inclusi i
Giochi Olimpici, così che la bella Konny fu in qualche modo costretta a concentrarsi su altre
distanze. Ciò non di meno, ricordiamo che nell’arco di soli 6 anni la Ender fu capace di migliorare
questo primato in modo a dir poco sensibile, fissando nel giugno ’76 un 2.17.14 che segna un -6
secondi (ripetiamo sei!!!) nell’arco di sole quattro stagioni. La rivoluzione innescata da Kornelia
Ender nella storia del nuoto si comprende ancor di più se consideriamo la cronologia del primato
mondiale dei 100 stile libero, l’altra distanza da lei prediletta: nel luglio del 1973 Konny strappò
questo record a Shane Gould (58.25 contro 58.5), sino a scendere – in occasione della finale
olimpica di Montreal 1976 – a un fantascientifico 55.65; facendo quattro conti, la Ender si migliorò
di circa 2.40sec nell’arco di 4 anni, mentre prima del suo avvento per un progresso analogo erano
state necessarie ben 14 primavere… E, in quest’ultimo caso, il riferimento va a Dawn Fraser e
Shane Gould, certo non due nomi di secondo piano nella storia del nuoto…
Foto 1: Kornelia Ender in una immagine risalente agli anni ’70
Una novità per il nuoto: a Belgrado il primo mondiale
Il 1973 segna una data storica per il nuoto: la Federazione internazionale, infatti, decide di
organizzare per la prima volta un Campionato del mondo, una rassegna finalmente globale che
permettesse di mettere a confronto i grandi di questa disciplina anche al di fuori dei Giochi
Olimpici. In tal senso il nuoto fu capace di anticipare la regina degli sport olimpici, l’atletica
leggera, che solo dieci anni più tardi decise di rompere il tabù che impediva fino ad allora di
disputare rassegne iridate, lasciando solo alle Olimpiadi il privilegio di dar luogo ad un confronto
aperto agli atleti di tutti i Paesi del globo. La città prescelta fu Belgrado e quella rassegna rimane
cara alla memoria degli italiani per gli exploit di Novella Calligaris nel mezzofondo e nei misti, in
particolare per lo storico record mondiale che la padovana ottenne nella finale degli 800 stile libero.
In realtà, la rassegna di Belgrado diede il “la” anche all’epopea delle valchirie, di cui Kornelia
Ender fu un po’ l’apripista e precursore. Konny si presentò in Jugoslavia forte di due record
mondiali ottenuti nei 100 stile libero, prima a Berlino Est e poi a Utrecht; in quella sede la Ender
migliorò per ben due volte il medesimo record, infrangendo per prima il muro dei 58 secondi (57.61
prima e 57.54 poi), lasciando appaiate sul secondo gradino del podio e a debita distanza le altre due
grandi sprinter dell’epoca, l’americana Shirley Babashoff e la tulipana Enith Brigitha (58.87 per
entrambe).
Dopo la medaglia d’argento (2.21.21) conquistata nei 200 misti alle spalle della connazionale
Andrea Hübner, che le strappa il record mondiale della distanza in un grandioso 2.20.51, la Ender
decide di concentrarsi sui 100 delfino, distanza di cui era pure primatista mondiale grazie
all’1.02.31 siglato poche settimane prima a Berlino Est. Konny doveva guardarsi dalla connazionale
Rosemarie Kother e dalla nipponica Mayumi Aoki, che l’anno prima aveva raccolto a Monaco l’oro
olimpico a suon di record del mondo (1.03.34). In realtà, la gara fu un testa a testa tra le due giovani
valchirie, con la Ender che alla fine prevalse di poco (1.02.53 contro 1.02.68) sulla Kother, mentre
la Aoki (1.03.73) si accontentava della medaglia di bronzo, incapace di reggere il progresso
cronometrico innescato dai programmi poco puliti della dirigenza DDR.
La Ender chiuse la rassegna iridata con quattro medaglie d’oro, poiché ai due titoli individuali
aggiunse pure la staffetta veloce e la mista. In quest’ultima gara, il quartetto tedesco orientale –
composto oltre che dalla Ender anche da Ulrike Richter, Renate Vogel e dalla già citata Kother –
chiuse in 4.16.84, migliorando in un sol colpo di 4 secondi il record mondiale ottenuto l’anno prima
a Monaco dagli Stati Uniti. Era iniziata un’altra epoca, ma a quel tempo – nonostante alcuni segnali
inequivocabili lanciati dal fisico delle atlete – i più non sospettavano l’origine nefasta di tali
risultati. In realtà, le tedesche est – con la Ender in ultima frazione, avevano siglato il record
mondiale anche nella 4x100 stile libero (3.52.45), con un nettissimo progresso rispetto al crono con
cui l’anno prima le americane avevano raccolto l’alloro a cinque cerchi in quel di Monaco
(3.55.19).
Il doping e i suoi effetti
La potenza natatoria della Germania Est inizia a questo punto a manifestarsi in pieno, anche se alle
sue spalle si estende minacciosa e lugubre l’ombra di un programma di doping massiccio delle
atlete curato e sostenuto in prima persona dai vertici dello Stato. Ad oggi, Kornelia Ender ancora
sostiene di non poter dire quali prodotti le fossero stati somministrati dai coach della propria
nazionale; ciò non di meno, in una intervista rilasciata nel 1991 al Times – dopo le scoperte fatte dai
giornalisti teutonici Brigitte Berendonk e Werner Franke sul doping di Stato nella ex Germania Est
– Konny dichiarò che, dopo numerose sessioni di allenamento, le erano state iniettate sostanze
ignote che, secondo le parole dei suoi tecnici, la avrebbero aiutata a recuperare più in fretta dai
carichi di lavoro sostenuti. E, nella medesima intervista, Konny raccontò pure di essere rimasta
letteralmente scioccata da quanto le accadde pochi mesi prima dei Giochi Olimpici di Montreal,
quando in poco tempo il suo peso corporeo crebbe di quasi 9 chili! Il tutto era la diretta
conseguenza della massiccia assunzione di steroidi e anabolizzanti cui era costretta dai tecnici, ma a
quel tempo lei – una ragazzina di 17 anni – addebitò in modo un po’ naif tale crescita abnorme al
solo allenamento dentro e fuori la piscina.
Vienna 1974
Dopo i successi dei mondiali di Belgrado, Konny proseguì senza intoppi la propria marcia trionfale,
in una carriera invero breve ma durante la quale le sconfitte si contano sulle dita di una mano: nel
luglio del 1974, a Rostock, la ragazza di Halle migliorò ancora il primato mondiale dei 100 stile
libero portandolo a 57.54, ma questo record era destinato a godere di una breve esistenza. In quello
stesso anno, infatti, un mese più tardi la Ender prese parte al primo e unico Europeo assoluto in quel
di Vienna, raccogliendo un bottino di 4 medaglie d’oro. La Ender primeggiò senza problemi nei 100
stile libero, dove raccolse l’ennesimo record mondiale della distanza con un roboante 56.96 – prima
donna nella storia sotto il muro dei 57 secondi –, con un margine consistente sulla connazionale
Angela Franke (57.82) e l’olandese Brigitha (58.10). A seguire, il quartetto tedesco orientale
dominò la staffetta veloce mancando di soli 3 centesimi il record mondiale siglato l’anno prima a
Belgrado. In questa rassegna, la Ender decide di bypassare i 100 delfino per cimentarsi sui 200 stile
libero, distanza da lei ancora poco esplorata: forte di una grande velocità di base, Konny non ha
problemi ad imporsi e ancora una volta lascia al ruolo di damigella d’onore l’olandese Brigitha
(2.03.22 contro 2.03.73) e sul terzo gradino del podio sale la compagna Andrea Eife. Il 24 agosto
Konny conclude le proprie fatiche con la staffetta mista: preceduta dalle eccellenti Ulrike Richter,
Renate Vogel e Rosemarie Kother, già a segno nelle proprie gare individuali, la Ender porta la DDR
a chiudere in 4.13.78, un crono incredibile e che rappresenta un balzo in avanti di 3 secondi in un
sol colpo rispetto al precedente primato che le valchirie avevano ottenuto a Belgrado l’anno prima.
E, fatto forse unico nella storia del nuoto internazionale, le cugine della Germania Ovest portarono
a casa la medaglia d’argento con un distacco di dieci secondi – dieci!!! – dalle valchirie già trainate
da un motore a base di doping intensivo.
La popolarità di Konny aumenta e per il secondo anno di fila viene eletta atleta dell’anno nella
Germania Est. Una popolarità, peraltro, sostenuta anche dal fascino di una ragazza di 16 anni, alta,
bionda e dotata di uno splendido sorriso, elementi che contrastano in modo stridente con la scarsa
femminilità del fisico di molte compagne di squadra. E del resto, non è un mistero per nessuno, la
Ender fece strage di cuori nelle piscine di mezzo mondo, ma di questo daremo conto anche nel
prosieguo di questo scritto.
I mondiali in Colombia: Babashoff vs Ender. Ma la valchiria domina la scena
Il 1975 è un anno importante: a Calì, nella lontana Colombia, si tiene la seconda edizione dei
mondiali di nuoto e la Germania Est intende dominare il programma femminile in modo non
dissimile da quanto accaduto due anni prima in Jugoslavia. L’approccio alla rassegna iridata non è
dissimile rispetto alle stagioni precedenti: nel mese di marzo, ai Campionati nazionali di Dresda,
Konny migliora ancora una volta il record mondiale dei 100 stile libero fissandolo su un eclatante
56.38 e vi aggiunge quello della doppia distanza in 2.01.27. Pochi mesi dopo, a Wittenberg, la
bionda di Halle torna in possesso anche del limite dei 100 delfino: il suo 1.01.33 cancella dall’albo
dei record l’1.01.88 ottenuto l’anno prima dalla connazionale Kother a Concord, in occasione del
confronto tra le nazionali statunitense e tedesco orientale. Insomma, le premesse per una rassegna
iridata trionfale ci sono tutte; e Konny non lascia tradire le attese, anche se la trasferta in Colombia
le riserva un rospo difficile da mandare giù. Il programma si apre con i 100 stile libero: Konny
domina la gara in 56.50, mancando il primato mondiale di un paio di decimi, ma lascia di stucco le
sue rivali più accanite, che rispondono sempre al nome di Shirley Babashoff ed Enith Brigitha
(57.81 e 58.20). In realtà, la Ender riesce a migliorare ancora il primato dei 100 stile nella prima
frazione della staffetta veloce (56.22), in cui la Germania Est si impone ancora una volta in 3.48.80,
record del mondo (neanche a farlo apposta!). In questa serie infinita di successi e primati, la Ender
sconta una sola battuta d’arresto: i 200 stile libero, infatti, la lasciano stizzita a fronte della sconfitta
patita dall’americana Babashoff, che la precede al tocco per soli 19 centesimi (2.02.50 contro
2.02.69). La rivalità tra le due sarebbe proseguita sino ai Giochi di Montreal e un giornalista
inglese, in una personale retrospettiva sul nuoto degli anni ’70, si spinge ad affermare che se non
fosse stato per il doping che alimentava le performance delle valchirie la Babashoff sarebbe oggi
considerata una delle più grandi atlete della storia del nuoto. Mah, con i se e con i ma non si è mai
scritta la storia di nulla, anche se molti atleti e soprattutto atlete hanno di che rimpiangere, dal
momento che per un paio di decenni la competizione internazionale è stata ben lungi dall’essere,
come direbbero gli anglosassoni, “fair”. Dopo la sconfitta patita sui 200 stile, Konny si risolleva il
morale – per così dire – grazie ai 100 delfino, in cui si impone in 1.01.24, altro record del mondo, ai
danni della connazionale Kother. La DDR non ha problemi a dominare anche la staffetta mista e la
Ender chiude il proprio mondiale con 4 medaglie d’oro e una d’argento. Questa lunga serie di allori
e primati le frutta l’ennesima nomina a sportiva dell’anno in patria ma non solo: Kornelia Ender è la
donna dell’anno 1975 per tutto lo sport internazionale e ora alla sua grande carriera manca solo il
coronamento del sogno olimpico.
Montreal 1976: l’apice di una straordinaria carriera
Kornelia Ender si lancia alla ricerca dell’alloro olimpico che ancora gli manca e pone basi concrete
per tale traguardo già nel corso dei Campionati nazionali nel giugno del 1976: a Berlino Est Konny
nuota i 200 stile libero in 1.59.78 e in tal modo è la prima donna a scendere sotto il muro dei 2
minuti nella storia di questa disciplina. Di lì a pochi giorni la Ender è prossima ad abbattere un altro
muro storico: a Berlino Est Konny nuota i 100 delfino in 1.00.13, record mondiale e manca di poco
un incredibile crono sotto la barriera del minuto. Vi riuscirà l’anno seguente la 15enne Christiane
Knacke, che in 59.78 diviene la prima donna a nuotare i 100 farfalla in meno di 60 secondi. Questa
ragazza è tornata ad anni di distanza alla ribalta delle cronache, a causa dei numerosi problemi di
salute scontati a seguito della somministrazione massiccia di sostanze dopanti cui fu sottoposta nel
periodo in cui fece parte della nazionale tedesco orientale ed è stata teste dell’accusa in un paio di
processi contro ex tecnici e medici della squadra.
Poco male, Kornelia manca questo appuntamento con la storia ma si rifarà abbondantemente ai
Giochi di Montreal. La valchiria apre i Giochi con una fantastica performance nella finale dei 100
stile libero: Konny nuota in 55.65, ennesimo record mondiale in questa distanza, e sul podio
precede la connazionale Petra Priemer (56.49) e la solita Brigitha (56.69).
Giovedì 22 luglio è un giorno destinato a rimanere impresso nella storia del nuoto: Kornelia Ender
entra in finale con il miglior tempo del lotto nei 100 delfino e eguaglia il proprio record mondiale
(1.00.13), raccogliendo il secondo oro individuale della rassegna, dinanzi alla connazionale Andrea
Pollack (1.00.98) e alla statunitense Wendy Boglioli (1.01.17). Appena 25 minuti più tardi Konny
ritorna in acqua per la finale dei 200 stile libero: nelle batterie del mattino la più rapida era stata
l’olandese Brigitha, ma forte del record mondiale nuotato a giugno la Ender non si lascia
impressionare, si invola già al passaggio ai 100 per chiudere in uno stratosferico 1.59.26, record
mondiale e terzo oro individuale, il secondo in pochi minuti. La rivale di sempre, Shirley
Babashoff, è seconda in 2.02.11; il distacco tra la prima e la seconda classificata è di 1.96sec., il più
ampio margine mai registrato nella storia olimpica in questa distanza.
La staffetta mista pare una pura formalità: le valchirie possono contare su un quartetto composto da
Ulrike Richter, Hannelore Anke, Andrea Pollack e Kornelia Ender, in sostanza l’elite mondiale per
ogni singolo stile. La finale non ha storia, le valchirie volano in 4.07.95, migliorando in un sol
colpo il record mondiale che apparteneva ad un altro quartetto DDR di sei secondi e oltre!! A
Berlino Est, infatti, un paio di mesi prima Soltmann, Nitschke, Pollack e Krause avevano nuotato in
4.13.41; a Montreal le americane nulla possono contro lo strapotere delle valchirie e si accontentano
della medaglia d’argento in 4.14.55.
Foto 2: Kornelia Ender in un’immagine risalente ai Giochi di Montreal del 1976
A seguire, accade l’imprevedibile: Kornelia Ender cerca nella staffetta 4x100 stile libero il quinto
alloro olimpico, ma questa volta le americane trascinate da Shirley Babashoff e con una
giovanissima Jill Sterkel si impongono a sorpresa in 3.44.82 proprio a danno delle valchirie, che
nonostante la presenza in squadra della Ender e della Priemer non fanno meglio di 3.45.50.
Konny chiude l’Olimpiade con quattro ori e una medaglia d’argento, un record assoluto per quei
tempi e impreziosito da altrettanti primati mondiali nelle quattro gare che le hanno fruttato la prima
piazza sul podio. La Ender, insieme alla giovanissima ginnasta romena Nadia Comaneci, è la regina
dei Giochi e fa da contraltare all’americano John Naber, autentico dominatore del programma
maschile degli sport acquatici.
Non ha ancora 18 anni, ma di ritorno dalla spedizione in terra canadese Konny annuncia il proprio
ritiro dalle gare e raccoglie, da ultimo, la quarta nomina consecutiva ad atleta dell’anno nella
Repubblica Democratica Tedesca. Di lì a 12 anni le sue imprese sarebbero state emulate e
migliorate dall’ultima delle valchirie, Kristin Otto. Da ultimo, ricordiamo il suo ingresso nella
International Swimming Hall of Fame, che data al 1981.
Un po’ di gossip
Kornelia Ender fu talento precoce ma la sua carriera, al pari di quanto accadde per la maggioranza
delle atlete tedesco orientali, non si protrasse oltre l’intervallo di tempo segnato da un quadriennio
olimpico. Un paio d’anni dopo i trionfi di Montreal e l’annuncio del ritiro dalle scene, il regime di
Berlino Est annunciò con orgoglio il matrimonio di due dei suoi figli più illustri, Kornelia Ender,
appunto, e il mitico Roland Matthes, dominatore incontrastato del dorso ai Giochi di Messico ’68 e
Monaco e autentico divo delle piscine. Secondo alcune informazioni raccolte negli archivi segreti,
l’unione dei due campioni sarebbe stata incoraggiata e favorita dal regime e dalla Stasi, con
l’obiettivo di produrre un supercampione mediante un adeguato mix dei cromosomi di due grandi
del nuoto mondiale. I due ebbero una figlia, Franziska, ma il matrimonio da sogno si concluse in un
amaro divorzio di lì a quattro anni. E la piccola Franziska si cimentò sì nel nuoto, ma con scarso
successo e senza mai avvicinare standard internazionali nelle proprie performance.
Foto 3: Kornelia Ender e Roland Matthes accolti dalle autorità politiche dell’allora Germania Est
Dopo la fallita relazione con Matthes, Konny si risposò dopo alcuni anni con Steffen Grummt, un
buon decathleta capace di conquistare pure il titolo iridato di bob a 4 con l’equipe tedesco orientale.
L’unione, davvero libera e non imposta dalle autorità, è ancora salda e ha portato alla nascita di una
ragazza, Tiffany, che ancora oggi risiede con i genitori. Dopo la caduta del muro, al pari di altri
connazionali, anche Konny prese parte al flusso di tedeschi dell’Est che abbandonarono la DDR alla
ricerca di maggior fortuna nella più ricca e florida Germania Ovest. Oggi Kornelia Ender risiede a
Schornsheim, nei pressi di Magonza, e lì è una stimata fisioterapista. Chissà se nella sua abitazione
trovano ancora posto gli allori iridati e olimpici conquistati in una breve ma folgorante carriera. Di
certo, la signora Grummt ha goduto di maggior fortuna rispetto ad alcune delle proprie compagne,
alle prese con gravi problemi di salute – in prima persona o per i propri figli – lasciati in dote da un
programma di doping diabolico e che – speriamo – non avrà mai più eguali nella storia del nostro
amato sport.

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