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OMAR PEDRINI
Biografia
Omar Edoardo Pedrini nasce a Brescia il 28
maggio 1967. «Nell’estate del 1967 c’è stata
la Summer of Love di San Francisco» ricorda Omar - «Al grido di “mettete i fiori
nei vostri cannoni”, è nato il movimento
hippie: mi piace pensare che quello spirito
abbia contagiato anche me, così piccolo e
così lontano, e che mi sia rimasto dentro
ancora oggi». Altre influenze importanti,
queste per nulla inconsapevoli, arrivano dai
genitori: la madre Daria discende da una
famiglia di liutai e musicisti; il padre Roberto
è classicista e poeta per diletto e trasmette
la passione per gli studi umanistici al figlio, che si diploma al Liceo Classico Arnaldo di Brescia e
supera 11 esami (la metà) alla facoltà di scienze politiche (indirizzo storico filosofico) all’Università
Statale di Milano. Nel settembre 2005 cambia ateneo e ruolo, passando da studente a insegnante:
oggi Omar Pedrini è uno dei docenti del Master in Comunicazione Musicale per la discografia e i
media all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano e di Brescia. La sua “cattedra” è stata
confermata anche per il ciclo di lezioni del 2010/2011.
Dalla fine degli Anni 80 Omar Pedrini è il leader assoluto dei Timoria: oltre a suonare la chitarra è
autore dei testi e delle musiche. La sua leadership si completa nel 2001 (con l’album “El Topo
Grand Hotel”) quando diventa il cantante del gruppo al posto del transfuga Renga. I Timoria di
Pedrini hanno venduto 600 mila copie, conquistando due dischi d’oro (“Viaggio senza vento” del
1993 ed “El Topo Grand Hotel” del 2001). Nel 2002, con l’uscita del doppio cd dal vivo “Timoria
Live”, si conclude l’esperienza con i Timoria e inizia il nuovo percorso artistico di Omar Pedrini, che
già nel 1996 aveva sperimentato la navigazione solitaria con il disco musical-letterario “Beatnik”.
Nel 2004 Omar Pedrini festeggia il debutto ufficiale come solista partecipando al Festival di
Sanremo con la canzone “Lavoro inutile” (Premio Speciale per il Miglior Testo) e pubblicando
l’album “Vidomàr”. La sua carriera musicale s’interrompe bruscamente nel maggio dello stesso
anno per un aneurisma aortico: dopo un intervento a cuore aperto durato otto ore, e il
conseguente divieto di cantare per non sforzare il suo cuore convalescente, Pedrini si reinventa
autore televisivo nel programma “Robin Hood” e scrivendo trasmissioni condotte da lui stesso
come “Nu-Roads” e “Milano in Musica”. Nell’estate 2005 arriva inaspettato, e per questo ancora
più bello, il via libera dei medici per riprendere a cantare (resta il divieto solo per i concerti): Omar
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Pedrini torna in sala d’incisione e il 26 maggio 2006 pubblica il secondo album solista “Pane burro
e medicine”. Ma procediamo in ordine di tempo e facciamo qualche passo indietro…
Dal 1997 Pedrini é direttore artistico del Brescia Music Art, il festival della contaminazione fra le
arti: un importante crocevia di letteratura, cinema, teatro, pittura, comunicazione e naturalmente
musica, che continua a richiamare affermati artisti da tutto il mondo e negli ultimi anni è diventato
itinerante. Nel 2005 ha organizzato il Val Trompia Music Art per rivitalizzare le miniere di quei
luoghi; nel 2006 il festival tornerà in Val Trompia e anche nella sede originaria di Brescia.
L’esperienza del Brescia Music Art si riflette nel programma settimanale di musica e arti
“Contaminazioni” che Omar conduce nel biennio 1999-2000 sul canale televisivo via satellite
Match Music. Pedrini apre anche la casa di produzione musicale Omar Gru, con la quale ha
prodotto giovani gruppi rock dell’area alternativa.
Alla fine del 2001 Pedrini scrive il libro di poesie “Acqua d’amore ai fiori gialli”, pubblicato da
Stampa Alternativa, illustrato dal guru della psichedelica Matteo Guarnaccia, e tiene una serie di
performance e reading nei principali club letterari italiani: accompagna celebri artisti americani,
fra cui Lawrence Ferlinghetti (il padre della Beat Generation e fondatore della City Light Books),
Jack Hirshman, Alejandro Jodorowski, e Dan Fante (figlio di John Fante). Nello stesso anno recita in
teatro assieme alla compagnia milanese d’avanguardia Sentieri Selvaggi: interpreta il ruolo di
Orfeo nello spettacolo “Poema a fumetti”, che mette in scena il mito di Orfeo riletto da Dino
Buzzati, uno dei suoi autori preferiti. Il tour teatrale riscuote un discreto successo e culmina con la
rappresentazione al Festival della Letteratura di Mantova nel 2002. Dal palcoscenico alla macchina
da presa: sempre nel 2002, interpreta la parte di Don Luigi, un prete hippie, nel film “Un Aldo
qualunque” (con Fabio De Luigi e Neri Marcorè) e compone l’intera colonna sonora della pellicola
in chiave rock Anni 70.
Nel 2004 Omar Pedrini gareggia al Festival di Sanremo con il brano “Lavoro inutile” e si aggiudica il
Premio Speciale per il Miglior Testo. È la sua prima esperienza da solo sul palcoscenico del Teatro
Ariston dopo le due partecipazioni con i Timoria: nel 1991 con “L’uomo che ride” (Premio della
Critica) e nel 2002 con il brano “Casa mia”. Omar Pedrini pubblica “Vidomàr”, il suo esordio
ufficiale come solista dopo l’esperimento musical-letterario “Beatnik” del ’96.
Inizia la tournèe di “Vidomàr”, ma il destino è in agguato dietro l’angolo. Una sera di maggio
Pedrini accusa strani dolori al petto, che si rivelano essere un pericoloso aneurisma aortico. Dopo
un intervento a cuore aperto di otto ore all’ospedale di Ome, in Franciacorta, Omar Pedrini ritrova
la propria energia vitale, ma la sua carriera di cantante sembra chiusa per sempre.
Dopo l’estate 2004 Omar torna al lavoro e a fine anno inizia a collaborare con la Rai come autore
del programma sperimentale “Robin Hood. I riscontri positivi di quella trasmissione convincono
Pedrini a calarsi con sempre maggior vigore nel ruolo di autore televisivo. Tra il 2005 e il 2007
scrive e conduce “Nu-Roads”, brevi pillole su nuove tendenze e gruppi folk in onda sabato
pomeriggio su Raidue. Sempre per la Rai scrive “Milano in Musica”, che è andato in onda a fine
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2005 e potrebbe diventare un format per presentare le nuove tendenze artistiche delle città
visitate da Omar.
Nell’estate 2005, dopo l’esito positivo della TAC durante una delle frequenti visite di controllo, i
medici danno a Pedrini il permesso di cantare. Omar raccoglie una decina di canzoni scritte in
questi mesi e inizia a registrare il secondo disco solista, vissuto come una sorta di nuovo debutto
considerato che ormai si era rassegnato a restare nell’ambiente musicale solo come autore,
nonostante non abbia mai amato affidare le sue composizioni ad altri interpreti.
Il 2006 è l’anno del tanto atteso ritorno di Omar Pedrini come cantautore, che resta l’espressione
più forte e congeniale del suo poliedrico talento artistico. Il 26 maggio esce l’album “Pane burro e
medicine”, che rievoca la sua malattia in tre canzoni, fra cui l’ironico singolo “Shock”, e negli altri
brani parla di amore, della gelosia che sfocia in pazzia, del fascino dell’adolescenza (che Omar vive
in prima persona come padre del dodicenne Pablo) e della follia, vista nella sua esternazione più
romantica, visionaria, pacifica e positivamente anarchica. L’album “Pane burro e medicine”, che
sprigiona il proprio vigore musicale su spartiti elettro-rock, è dedicato a Luigi Veronelli, l’enologo
che per Omar è stato un amico e un maestro nel suo cammino.
La passione per il vino di Pedrini è forte e vissuta con grande competenza. Nella piccola e poetica
tenuta di Cetona, un paese medievale in provincia di Siena, Omar produce dell’ottimo olio e un
vino sangiovese sincero: entrambi portano sull’etichetta il nome “La Zuccherina” e vengono
prodotti in modeste quantità per la fortuna e il piacere di amici e parenti. Omar Pedrini viene
invitato come esperto a importanti rassegne come Vinitaly di Verona. Luigi Veronelli, che l’ha
onorato della propria amicizia e stima, ha dichiarato che Omar Pedrini è il figlio maschio che
avrebbe desiderato avere!
Sempre nel 2006, Omar Pedrini è protagonista con Roberta Garzia (“Camera Café”) del
cortometraggio “Un casale, due gessetti e tanti ricci” diretto da Claudio Uberti (assistente di Lina
Wertmuller) e partecipa al progetto discografico Rezophonic, un’iniziativa di beneficenza realizzata
per sostenere AMREF Italia nella realizzazione di pozzi d’acqua nel Kajiado, una delle regioni più
aride dell’Est Africa.
Nel biennio 2007-2008 Omar continua l'attività di autore e conduttore televisivo con nuove
puntate di “Nu-Roads («Mi piace scoprire e suggerire nuove tendenze folk, rock e dialettali») e
presenta su Raidue il programma “School of Rock”. «Volevo colmare un vuoto culturale: mio figlio
non sapeva chi fossero i Rolling Stones. In generale i 14enni di oggi non conoscono i miti del rock».
Nel 2009 Pedrini approda sul canale satellitare Gambero Rosso: il suo “Gamberock” è già alla
quarta replica. «Cibo, vino, cultura e arte sono strettamente collegati fra loro: in “Gamberock”
cerco di proporre suggestioni enogastronomiche legate al territorio». Parallelamente prosegue
l'attività di Omar come docente di “Laboratorio di composizione e realizzazione di una canzone
pop” all'interno del master in “Comunicazione musicale” presso l'Università Cattolica di Milano: il
2010 è il suo quinto anno da professore,
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Amante della contaminazione fra diverse forme d’arte (non a caso è l’ideatore del Brescia Music
Art) Omar Pedrini vanta collaborazioni con prestigiosi artisti italiani e stranieri di qualsiasi
disciplina. Ecco qualche nome: lo scrittore Aldo Busi, il pittore Marco Lodola, Matteo Guarnaccia (il
padre della psichedelia italiana), Leon Mobley (musicista di Ben Harper), David Fuczynsky
(chitarrista di New York del filone jddish-jazz), Alejandro Jodorowsky (recentemente protagonista
del film “Musikanten” diretto da Franco Battiato e prima regista di capolavori come “La montagna
sacra” ed “El Topo”, che ha ispirato il quasi omonimo disco dei Timoria), Bertrand Cantat dei Noir
Désir, Eugenio Finardi (duetto in “Verso oriente” del cd “Viaggio senza vento”), Gianna Nannini
(duetto in “Io vagabondo” nel Tributo ad Augusto Daolio) e Ligabue (autore di “Male non farà”
dell’album “Storie per vivere”). Omar ha condiviso il palco con C.S.I., Jovanotti e Nomadi nel
concerto per il Dalai Lama. Si sono esibiti dal vivo con i Timoria anche Fabio Volo e Isabella
Santacroce, che hanno letto parti dei loro libri, riportando in auge grazie alla passione di Pedrini le
performance Anni 70.
Molti artisti in rappresentanza di molteplici forme d’arte. Entriamo più nel dettaglio delle passioni
di Pedrini, iniziando naturalmente dalla musica. «Ho un amore maniacale per tutto il rock dalla
fine degli Anni 60 alla metà degli Anni 70» - racconta Omar – «I miei gruppi di riferimento sono
Pink Floyd, Who, The Velvet Underground e Beatles. Ho una grande passione pure per il jazz, in
particolare per i maestri Charlie Parker, Charlie Mingus e Jim Hall. Fra gli italiani contemporanei
ammiro Paolo Fresu, Sandro Gibellini e Danilo Rea, che ha suonato il pianoforte nel brano
sanremese “Lavoro inutile”». Musicalmente Omar è onnivoro e l’elenco degli artisti che ascolta
volentieri sarebbe sconfinato, però alcuni nomi ci tiene a farli. Per cavalleria, precedenza alle voci
femminili: «Billie Holyday, Joni Mitchell, Janis Joplin e Gianna Nannini». E ora gli uomini: «Il mio
preferito in assoluto è Pino Daniele con il cd “Nero a metà”, ma nutro profondo amore anche per
Piero Ciampi, Guccini, PFM, gli Area di Demetrio Stratos, Bandabardò e Diaframma».
Appassionato di filosofie orientali, Omar Pedrini frequenta un Ashram (una comunità indù),
raccoglie fondi per il Tibet. È interessato a tutte le religioni, compresa quella ebraica e quella
mussulmana: «Il Dalai Lama mi ha spiegato che ogni religione può comprenderne altre: trovo
molto positiva questa apertura agli altri del buddismo. Da tre anni ho riscoperto Cristo, che
considero un grande profeta».
Pedrini ha una cultura d’impronta classica: lettore instancabile, predilige la saggistica e la
sociologia. «Il mio guru è Hermann Hesse: spesso vado a rendergli omaggio dov’è sepolto. Appena
un gradino sotto, nella mia scala di valori, c’è Jack Kerouac e tutta la Beat Generation». Altri autori
assai apprezzati sono Buodrillard, Focault, Wilde, Huysmans, Eco, Calabrese, Svevo, Calvino,
Buzzati, Santacroce, Brizzi e Montanari. Pedrini legge anche i classici: «Nell’Ulisse di Omero c’è il
passato, il presente e il futuro dell’uomo. È un’opera di grande attualità ancora oggi».
Per quanto riguarda il cinema, Omar ha un’inclinazione verso le pellicole francesi dalla nouvelle
vague fino a oggi; ma nutre molta ammirazione anche per il cinema alternativo americano: nel suo
disco “Beatnik” (i primi approcci alla carriera solista) ha dedicato il brano “River” al regista Gus Van
Sandt. La lista dei registi preferiti è lunga: Lars Von Trier, Peter Greenaway, Edgar Reitz, Rainer
Werner Fassbinder, Pedro Almodovar («Lavorare con lui è un mio sogno»), Krzysztof Kieslowski,
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Woody Allen, Federico Fellini e, fra i contemporanei, Pupi Avati, Silvio Soldini, Gabriele Salvatores
e Kitano. Molti hanno rilevato un parallelo fra Omar e Vincent Gallo (che non solo per questo è
uno dei suoi attori preferiti), ma durante il Festival di Sanremo 2004 è stato definito anche lo Sean
Penn italiano (un paragone diventato ancora più calzante dopo l’intervento a cuore aperto di
Omar, che ha rivissuto il film “21 grammi”, nel quale il personaggio interpretato da Penn subisce
un trapianto al cuore). Gli altri sono Marcello Mastroianni, Carlo Delle Piane, Jean Reno, Johnny
Deep, Al Pacino e Gerard Depardieu («Abbiamo in comune la passione per il vino»). Fra le attrici
ama la mitica Anna Magnani e Juliette Binoche, mentre fra le giovani leve italiane apprezza
Vittoria Mezzogiorno e Chiara Caselli. I suoi miti della femminilità sono Brigitte Bardot e Claudia
Cardinale, che considera le donne più belle del mondo.
Pedrini (tifoso del Brescia) è stato chiamato Omar dal padre in omaggio a Omar Sivori, ma il suo
campione del cuore è Diego Armando Maradona («In nome suo, ho tuttora una forte simpatia per
il Napoli»). Pur essendo stato per 10 anni uno dei goleador della Nazionale Italiana Cantanti, il suo
sport preferito è il rugby: «Ho giocato per due anni in una squadra di Brescia: ho smesso per non
compromettere l’attività musicale, perché agivo in mischia e rischiavo di farmi seriamente male
alle dita. Sono un tifoso degli All Blacks neozelandesi e naturalmente della nazionale italiana. Ho
praticato anche il tennis: il migliore in assoluto è stato John McEnroe, un poeta della racchetta».
TIMORIA:cronologia
1987 I Timoria vincono Rock Targato Italia, superando la concorrenza di 1500 band.
1988 A marzo pubblicano il primo singolo “Signornò”, brano antimilitarista dedicato ad Amnesty
International. Incidono un mini album (quattro canzoni) intitolato “Macchine e dollari”. Partecipano alla
compilation “Scorribande” e totalizzano 30 mila persone ai loro concerti.
1989 In giugno esce un 45 giri con i brani “Non sei più tu” e “Pugni chiusi”, cover del pezzo dei Ribelli che
incidono come omaggio al cantante Demetrio Stratos nel decennale della sua scomparsa. Dopo un tour di
tre mesi che si conclude con il live di Milano come supporter degli inglesi Stone Roses, in novembre i
Timoria pubblicano il singolo “Walking My Way” prodotto da Gianni Maroccolo (all’epoca bassista dei
Litfiba).
1990 In aprile esce “Colori che esplodono”, primo album ufficiale del gruppo: la produzione è di Maroccolo
e vi partecipano anche Giorgio Canali e Francesco Magnelli (allora nel progetto Litfiba e futuri C.S.I.). Il disco
si piazza ai primi posti nel referendum annuale della critica specializzata: il singolo “Milano (non è
l’America)” è corredato da immagini inedite di Wim Wenders. Segue un lungo tour che culmina con
l’esibizione a Parigi nell’ambito della Festa della Musica.
1991 Partecipano al Festival di Sanremo con “L’uomo che ride”, aggiudicandosi il neonato Premio della Critica. In
marzo esce il secondo album “Ritmo e dolore”, ancora prodotto da Gianni Maroccolo.
1992 Concluso il sodalizio con Maroccolo, I Timoria incidono il nuovo album “Storie per vivere” con Angelo Carrara e
Maurizio Zappatini. Il disco viene ripubblicato in seguito con l’aggiunta del brano “Male non farà” scritto da Ligabue,
che ospita la band di Omar Pedrini in undici date del tour di “Lambrusco e Popcorn”.
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1993 In ottobre esce “Viaggio senza tempo”, un importante concept album prodotto dagli stessi Timoria
che vanta la partecipazione di Eugenio Finardi, Mauro Pagani e dello scomparso Candelo Cabezas. È
considerata l’opera migliore del gruppo, che si aggiudica il suo primo disco d’oro. Segue un tour di 10 mesi
con 90 concerti e 200 mila spettatori.
1994 L’intero anno è consacrato al live: l’esibizione più prestigiosa è quella del festival rock Sonoria, nel
quale dividono il palco con Aerosmith, Whitesnake e Sepultura.
1995 A marzo pubblicano il nuovo album “2020”, ancora prodotto e arrangiato in proprio. Segue un tour
europeo in Belgio, Svizzera, Germania e soprattutto Francia, dove vengono accolti con grande entusiasmo.
Partecipano al Tributo ad Augusto Daolio (lo scomparso leader dei Nomadi) cantando la classica “Io
vagabondo” in duetto con Gianna Nannini.
1996 Omar Pedrini incide il suo primo album solista: “Beatnik”, dedicato alla beat generation.
1997 A febbraio esce “Eta Beta”, album di chiara contaminazione francese che contiene la cover di “Zobi la
mouche” dei Negresses Vertes e il brano cantato in francese “Europanic”. Durante la pausa estiva del
seguente tour in Italia e in Francia, i Timoria collaborano con Antonella Ruggiero alla realizzazione dei pezzi
“Ti sento” e “C’è tutto un mondo intorno”, inseriti nel cd “Registrazioni moderne” dell’ex vocalist dei Matia
Bazar. In novembre collaborano con l’artista Marco Lodola, suonando all’inaugurazione di alcune sue
mostre.
1998 A febbraio esce l’antologia “Senza tempo” che celebra i dieci anni di attività dei Timoria. Omar Pedrini
- chitarrista e autore di testi e musiche – completa la propria leadership all’interno del gruppo assumendo
anche il ruolo di cantante al posto del transfuga Francesco Renga.
1999 A fine gennaio esce l’album “Timoria ‘99”: in copertina c’è raffigurata l’opera “Il cavallo” di Marco Lodola. Segue un
lungo tour italiano, con parecchie escursioni in Europa, che culmina con il concerto del 31 dicembre in Piazza della Loggia
a Brescia (la città di Omar Pedrini) per celebrare l’arrivo del nuovo millennio.
2001 In febbraio esce l’album “El Topo Grand Hotel”, che si aggiudica il secondo disco d’oro della band, il
primo con Omar Pedrini come cantante.
2002 Partecipano al secondo Festival di Sanremo con il brano “Casa mia” e pubblicano il doppio disco dal
vivo “Timoria Live”. Dopo 600 mila copie vendute in quindici anni di carriera, i Timoria annunciano la
decisione di prendersi una pausa di cinque anni.
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