Angtoria - God Has A Plan For Us All

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Angtoria - God Has A Plan For Us All
Angtoria - God Has A Plan For Us All
Mercoledì 25 Febbraio 2009 11:50 - Ultimo aggiornamento Venerdì 05 Aprile 2013 07:56
Forte di un ingente lavoro di marketing da parte della label francese, esce sul mercato l’atteso
debutto degli Angtoria, progetto finalmente autonomo ed indipendente di Sarah Jezebel Deva
(al secolo Sarah Jane Ferridge). Sono della partita come guests anche Aaron Stain Thorpe (My
Dying Bride) e Dave Pyubus (Cradle Of Filth), oltre a diversi nomi. Chitarre, keyboards, basso e
programming sono spartiti tra i fratelli Tommy (Mohani Mohana) e Chris (Abyssos) Rehn. Dopo
“The Awakening”, una intro super orchestrale ed abbastanza indicativa sul percorso che questo
“G.H.A.P.F.U.A.” seguirà, arriva “I’m Calling”, metal sinfonico di stampo classico, simile per certi
versi all’operazione tentata da Kimberly Goss con i suoi Sinergy (mi riferisco soprattutto ai primi
due album della band, nella quale milita per la cronaca anche Alexi Laiho). Suono molto pulito e
potente, cantato fortemente melodico, lontano dal background estremo di Sarah (in passato
back-vocalist di Covenant, Mortiis, Therion, Cradle Of Filth, The Gathering, Tulus). La title track
aggiunge a quanto già detto anche rimandi al gotico sinfonico di bands come Within
Temptation, After Forever e Flowing Tears. “Suicide On My Mind” è sempre Sinergy, (stavolta
anche nel titolo...). Molto dolce e solare il feeling che Sarah e compagni infondono nella song (a
dispetto di lyrics per tutto il disco tutt’altro che serene e felici). Gradevole l’uso delle tastiere,
capaci di arricchire gli arrangiamenti ma non di strabordare intasandoci il cervello. “Deity Of
Disgust” presenta qualche lieve traccia elettronica, immediatamente stemperata in una strofa
raffinata, di grande armonia e delicatezza; riffing e solos rimandano fedelmente all’impostazione
del chitarrista dei Children Of Bodom, “Wildchild” Laiho. Bella canzone illuminata da un
ritornello lirico e travagliato. “The Addiction” è aperta da un tappeto sinfonico che termina con la
comparsa del cantato di Sarah, in questo episodio molto vicino all’eterea Enya. In “My
Addiction” le emozioni si placano e l’ascoltatore trova il tempo per rilassarsi temporaneamente,
un momento di passaggio corroborante verso la successiva “Six Feet Under’s Not Deep
Enough”. Lo spettro dei Sinergy aleggia una volta ancora sugli Angtoria. Rispetto alla band di
Kimberly i nostri usano più inserti sinfonici e non si muovono da mid-tempos molto atmosferici,
quindi sostanzialmente il background ottantiano tipico dei Sinergy è quasi del tutto assente in
“G.H.A.P.F.U.A.”. “Do You See Me Now” ha tempi dilatati e intensi (piacerà agli estimatori dei
Flowing Tears e dei Theatre Of Tragedy post “Aégis”). L’incipit di “Original Sin (The Devils
Waiting In The Wing)” sembra un vero e proprio tributo a qualche soundtrack sul tipo di Star
Wars o Il Gladiatore. Il clima si tinge di rosso vampiro con il proseguo della song, e per qualche
motivo mi vengono in mente i momenti più onirici degli Ancient. Stavolta si affaccia anche il
cantato growl ed un uso dimmuborgiriano delle keyboards. “Hell Hath No Fury Like A Woman
Scorned” ha un titolo più battagliero del tenore della canzone stessa nonostante una timida
doppia cassa. Gli Imperia di lady Michaelsen e i Within Temptation sono i rimandi più evidenti.
“Confide In Me” ha ben poco di metal, ma abbonda in sensualità e gusto. “That’s What The
Wise Lady Said” ed i suoi fraseggi pianistici chiudono la scaletta nel segno di Enya e di Michael
Nyman. Nell’edizione digipack (che offre anche la bonus track “A Child That Walks In The Path
Of A Man”) la cover del CD è stata relegata all’interno, probabilmente per problemi di censura.
In effetti l’immagine è piuttosto forte per realismo. La modella Tony Davey (ma che nome è per
una donna?!) oltre ad avere un seno esagerato (!!), si presenta visibilmente escoriata e
deturpata sul corpo, ritratta nel bel mezzo di una espressione di angoscia e dolore.
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