fuori i secondi - Il Giornale D`Italia

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fuori i secondi - Il Giornale D`Italia
Anno IV - Numero 261 - Giovedì 5 novembre 2015
Direttore: Francesco Storace
Roma, via Giovanni Paisiello n. 40
L’iniziativa
Stato-mafia
Vaticano
La Meloni lancia
“Terra Nostra”
Mannino assolto,
si scaglia contro i pm
Ora s’indaga pure
per riciclaggio
a pag. 2
a pag. 3
a pag. 4
SI ARRIVANO A TARTASSARE PERSINO I MINORI A CAUSA DI UNA BUROCRAZIA CHE NON CONTROLLA CHI COLPISCE. ZINGARETTI SI SCUSI CON I GENITORI DELLA MINORE
di Francesco Storace
artassare e minacciare persino
una bambina di
dieci anni per
una visita medica
quando ne aveva quattro è
cosa che francamente non
pensavamo mai di dover
raccontare. Eppure succede
alla regione Lazio. Memore
di quando militava nel Pci
mangia bambini, Nicola Zingaretti, dinosauro del terzo
millennio, deve aver instillato un po’ di antica ideologia ai suoi dirigenti regionali, che ne hanno preso
alla lettera gli insegnamenti
di gioventù.
È quanto accade proprio
nel Lazio, come abbiamo
denunciato in una interrogazione depositata ieri in
consiglio regionale e sulla
quale sarebbe opportuna
una sollecita risposta da
parte del governatore. In
questi giorni le case di molti
cittadini sono invase dalla
posta della regione, cartelle
pazze - così le chiamano arrivano a chi è sospettato
di aver evaso il pagamento
del ticket per le prestazioni
sanitarie anche diversi anni
addietro. Tutto giusto, per
carità, se uno non paga gli
arriva il conto, prima o poi.
Ma che il compito di verificare sia
fatto con una imprudenza che sconfina nella dabbenaggine è qualcosa di intollerabile.
Nel caso che abbiamo verificato
personalmente e che abbiamo denunciato nell’interrogazione si rac-
T
di erogazioni a danno dello
Stato e truffa aggravata”.
La truffa “scoperta” dai solerti uffici della regione era
stata commessa sei anni
prima, alla bella età di quattro anni, presso l’ospedale
Bambin Gesù....
Posso dire vergogna per
chi non si è preoccupato
di chiedersi se in quel nosocomio si ricoverano bambini? Se si è peritato di verificare se si trattasse di
una minore? Peraltro non
punibile?
Il caso ha voluto che il padre
di questa ragazzina abbia
potuto asciugare facilmente
le lacrime della figlia, avendo
conservato la ricevuta del
ticket di venti euro che aveva
invece regolarmente pagato.
E la regione, per recuperare
quella somma che aveva invece già incassato, aveva scatenato il suo potente apparato
fiscale con precisissime pistole ad acqua.
È così che la regione Lazio
va a caccia di evasori, presidente Zingaretti? A quando le vecchiette dopo le
bambine? E qualche cagnolino ferito ad una zampa
dovrà esibire la ricevuta
dell’osso sgraffignato nella
cucina della mensa ospedaliera?
Non si oltrepassi più la soglia del
ridicolo e si sanzioni piuttosto chi
ha indotto l’amministrazione in un
errore così grossolano. Quella famiglia deve essere risarcita moralmente, la vada a trovare il governatore e porga le sue scuse a
nome di chi ha sbagliato.
MANGIA BAMBINI
La regione Lazio manda cartelle pazze a tutti, persino a una ragazzina di dieci anni
L’incredibile storia di una famiglia che aveva invece fatto il suo dovere
conta una storia di odiosa burocrazia che mi auguro venga risolta
almeno scusandosi da parte dell’amministrazione regionale con
la famiglia di una bambina destinataria di una lettera che definire
minacciosa è poco.
Mettetevi nei panni di una ragaz-
MAFIA CAPITALE, VIA AL MAXIPROCESSO
zina di dieci anni che riceve personalmente una missiva dalla regione Lazio. La bimba penserà ad
un premio, ad un encomio, a un
riconoscimento per il profitto scolastico o a una vacanza per cui è
stata sorteggiata. I genitori se la
guardano tutti contenti e poi ve-
dono la figlia trasformarsi, cominciare a piangere dopo aver compreso che se non paga, “la relativa
documentazione” sarà trasmessa
“alla Guardia di Finanza e/o alla
Procura della Repubblica per le
relative sanzioni previste dal codice penale: indebita percezione
MINEO AL VELENO CONTRO RENZI: “E’ SUBALTERNO A UNA BELLEZZA MOLTO… DECISA”
Donne e telefoni, gioie e dolori
di Robert Vignola
iange il telefonino. Perché è là dentro gli
smartphone, questi arnesi del mestiere renziano,
che si annida una faccenda
tale da far invidia ai corvi vaticani. Con ricatti e ricattini,
retroscena e dietro le quinte,
detto e non detto. Tutta una
serie di tracce che formano
una pista. E la pista porta
dritta ad una specie di dama
grigia, bella e potente, che
tiene Renzi come una specie di marionetta.
Possibile? Possibile, assicura Corradino Mineo, giornalista Rai di lungo corso e poi
finito in Parlamento a sostenere la bandiera
di quella sinistra del Pd che ormai è in rotta
e fuoriesce dal partito in mano al premier
con una emorragia disordinata e irrefrenabile.
Con Mineo che, accusato da Renzi con un
libro sul piano personale, sul piano personale
risponde. “So quanto si senta insicuro
quando non si muove sul terreno che meglio
conosce, quello della politica contingente.
P
FUORI
I SECONDI
a pag. 8
So quanto possa sentirsi subalterno a una
donna bella e decisa. Fino al punto - rincara
- di rimettere in questione il suo stesso
ruolo al governo. Io so, ma non rivelo i dettagli di conversazioni private. Non mi chiamo
Renzi, non frequento Verdini, non sono nato
a Rignano”.
Particolari (Piccanti?) svelati dopo una giornata passata a spiegare che “nel Pd c’è una
mutazione genetica compiuta, non c’è più
spazio per una battaglia interna: Renzi sta
facendo un partito di centro che guarda a
destra”. Accompagnando con
questo l’uscita di D’Attorre,
Galli e Folino dai dem e svelando anche come è nata la
vicenda del sms alla quale ha
alluso Renzi. “Se volessimo
diventare una democrazia matura, bisognerebbe imparare
a non usare i rapporti personali
per fare polemica politica. Io
non ho mai detto mi dimetto
dal Senato. Una volta, di fronte
allo squallore dell’attacco violento e strumentale che mi
fece davanti all’assemblea nazionale del Pd, profondamente indignato,
gli mandai un sms dicendo: basta, mi
dimetto. Fu Cuperlo a convincermi di non
farlo. Ecco, Renzi ha usato questo sms per
accusarmi”. Chissà, invece, che “prove” ha
Mineo per accusare il suo accusatore:ci
sarà una Procura che glielo chiederà?
Intanto, dal Pd cercano di disinnescare la
bomba definendo sessista il senatore perché
tira un ballo una donna: avesse tirato in
ballo un uomo, lo avrebbero bollato come
omofobo? Corto circuito a sinistra…
2
Giovedì 5 novembre 2015
ATTuALITA’
L’INIZIATIVA
“Terra Nostra”, l’elemento di Meloni
Lanciato il comitato nazionale, aderiscono anche Giorgetti (Forza Italia) e Rizzetto (ex M5S)
La presidente di Fdi: “Non è un partito ma una casa comune per i valori della destra italiana”
ulla strada verso Bologna,
nasce il Comitato nazionale
“Terra nostra-italiani con
Giorgia Meloni”. Un nuovo
contenitore politico con tanto di simbolo, che raggruppi tutti i
cittadini ed esponenti politici o della
società civile non iscritti a Fratelli
d'Italia con l'obiettivo di ricostruire
il centrodestra e rilanciarlo. Lo hanno
annunciato in una conferenza stampa
a Montecitorio Giorgia Meloni, presidente di Fdi, il deputato di Fi, Alberto Giorgetti, l'ex sottosegretario
alla Difesa del governo Berlusconi
Giuseppe Cossiga, l'ex M5S ora
deputato di “Alternativa libera”, Walter Rizzetto e l'avvocato Leopoldo
Facciotti.
"Questo Comitato non è un partito",
chiarisce subito Meloni, che precisa:
"Vogliamo costruire una casa comune, siamo pronti al dialogo con
tutti coloro che condividono i valori
della destra e vogliono difendere i
diritti degli italiani. Faccio un appello
a tutte le persone che hanno condiviso le nostre battaglie: oggi non ci
sono più alibi. Da una parte c'è Fdi,
che continua a fare il suo lavoro,
dall'altra parte c'è questa realtà nuova che nasce per arrivare a costruire
insieme una casa più grande".
"Terra nostra -insiste- è un comitato
S
di persone libere, un percorso parallelo per arrivare a costruire insieme qualcosa di nuovo. Il prossimo
sarà la prima assemblea del movimento domenica 29 novembre,
un'occasione per raccontare i percorsi e le aggregazioni che stiamo
portando avanti". A gennaio "voglia-
mo fare il Congresso Nazionale
aperto di Fdi-An per passare a una
fase due di Fratelli d'Italia.
Siamo disponibili a mettere tutto in
discussione".
Riguardo al rapporto tra “Terra Nostra” la Lega e Fi, Meloni mette in
chiaro: "Un conto è questo movi-
mento che nasce per aggregare, e
un conto è la coalizione che noi vogliamo comunque ricostruire con
tutti quelli che fanno reale opposizione al governo Renzi". In attesa
del Congresso nazionale aperto di
gennaio, infatti, Fdi si rende disponibile a un dialogo con le forze so-
LA MANIFESTAZIONE DI DOMENICA PROSSIMA: A PIAZZA MAGGIORE SARÀ UN “PALCO APERTO”
Salvini dribbla il tira e molla del Cav
“Berlusconi? Spero che non prevalga la parte ‘inciuciante’ degli azzurri”
n 8 novembre a Bologna
di grande partecipazione.
Un palco aperto a tutti è
quello che offre Matteo Salvini.
Che anche ieri ha voluto svelare
altri particolari del programma.
“Parlerà gente che non c`entra
con la Lega, ad esempio parlerà
di Islam, sicurezza, immigrazione, Magdi Allam, interverranno rappresentati di esodati,
ricercatori universitari, quindi è
un palco e una piazza apertissima. Ovviamente è promossa
dalla Lega, ma è aperta a tanta
gente, e mi auguro che ci sarà
anche Berlusconi, perché è aper-
U
ta a chi contesta questa sinistra
che ne aiuta pochi e ne condanna
molti, quindi mi auguro che Berlusconi ci sia perché gli assenti
hanno sempre torto”. Quello resta uno dei nodi più importanti,
anche se il leader leghista dimostra che se non verrà, se ne
farà una ragione. “Spero che
Berlusconi ci sia e spero che in
Forza Italia non prevalga la parte
“inciuciante”, quelli che sono
sempre con un piede di qua e
uno di là, quelli che “vediamo,
valutiamo, una volta sì, una volta
no, pensiamo ad essere rieletti,
alla nostra poltrona” – conclude
Salvini -. No, se uno pensa alla
poltrona ha sbagliato mestiere
in questo momento”.
Anche Umberto Bossi, che martedì aveva confermato la sua
presenza, ha voluto dire la sua
sull’opportunità per il leader di
Forza Italia di disertare l’appuntamento. "Se Berlusconi non
va a Bologna alla manifestazione
organizzata dalla Lega, Salvini
è l'unico anti-Renzi, l’unica alternativa alla sinistra”, ha detto
il Senatùr all’Adnkronos. E quando gli è stato chiesto se il Cav
a Bologna finirebbe o meno
(andando alla manifestazione)
ciali, si legge in un documento distribuito alla stampa, "libere da condizionamenti che ragionino su un
progetto politico serio, inclusivo, indiscutibilmente alternativo alla sinistra, più forte e più pronto alle
sfide che attendono il centrodestra
e l'Italia".
Meloni, continua il comunicato, assicura il suo "pieno apporto e la più
ampia disponibilità del suo partito
a lavorare per convergere, in sede
congressuale, in un grande movimento rappresentativo della destra
politica italiana".
Ignazio La Russa parla dell'importanza di aver coinvolto insieme deputati di partiti diversi come Giorgetti
e Rizzetto, anche se tutti provenienti
dal mondo della destra: "L'obiettivo
di Fdi è raccogliere tutta la destra
che oggi è sparpagliata nel centrodestra ma anche fuori".
"Ora deve partire una sorta di fase
2" del centrodestra, assicura l'azzurro
Giorgetti. Per Cossiga "il centrodestra
attuale non ha più anima, la gente
lo percepisce, ha bisogno di contaminazione. Dobbiamo sporcarci le
mani, contaminarci" per avviare un
rilancio. Rizzetto non ha dubbi: "Il
centrodestra deve essere il più trasversale possibile, condivido in pieno
questo progetto della Meloni".
LE CIFRE
per riconoscere ufficialmente
la leadership di Salvini nel centrodestra, ha risposto: “Non è
così, se mai è il contrario...”.
Berlusconi però non ha sciolto
le riserve. Ieri vi è stata a Palazzo
Grazioli un’altra riunione tra il
Cav, rientrato a Roma, e i vertici
azzurri. Sul tavolo c’era anche
e soprattutto la partecipazione
della delegazione azzurra alla
manifestazione di Bologna. “L'alleanza con la Lega è una cosa
assolutamente concreta, non è
in discussione. A Bologna è
una manifestazione della Lega,
Salvini ha invitato Berlusconi e
Berlusconi deciderà se andare”,
ha brevemente detto il consigliere politico Giovanni Toti ai
cronisti al termine dell’incontro.
R.V.
Cresce il numero dei pullman
de La Destra verso Bologna
a Destra verso Bologna. Nella speranza che sia soprattutto il battesimo di quel
fronte sovranista di cui il segretario nazionale, Francesco Storace, va facendosi promotore ormai da mesi, con appelli ai leader
degli altri partiti, dalla Lega a
Fratelli d’Italia. Proprio Storace
ieri ha voluto rendere noto lo
sforzo organizzativo del partito
per dare vita ad una manifestazione ancora più partecipata l’8
novembre prossimo a piazza
Maggiore. “Due pullman da
Roma. Uno dal Veneto. E tanti
altri militanti de La Destra do-
L
IERI LA CONFERENZA SULLA LEGGE DI STABILITÀ SI È CONCLUSA CON UN INCONTRO INTERLOCUTORIO
Il premier e Regioni non si “divertono”
anto rumore per nulla. Se le
Regioni mostravano infatti chiari segnali di nervosismo verso
i tagli previsti nella legge di stabilità,
e se Renzi prometteva che si sarebbe
“divertito” con le loro richieste, il
tanto atteso incontro di ieri, una
sorta di sfida all’Ok Corral (come
era stata definita) si è chiusa con il
più scialbo dei pareggi. Ovviamente
commentato dalle seconde linee
del governo con abbondanti iniezioni di camomilla, che vista la situazione rischia pure di diventare il
principale ingrediente, causa mancanza fondi, del sistema sanitario
nazionale. “Renzi ha sottolineato
T
come con questo governo il fondo
sanitario nazionale sia cresciuto
anno dopo anno. È un primo passaggio molto importante, capiamo
che le Regioni avrebbero voluto un
maggior aumento ma il fondo continua a crescere”, giura il Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Claudio De Vincenti al termine
del vertice. Aggiungendo che è stato
“stabilito di proseguire con tavolo
di confronto che deve portare ad
un'intesa sulla legge di stabilità e
due tavoli tecnici sulla governance
della spesa farmaceutica e su costi
standard”.
Nella verità era stato lo stesso pre-
mier a cercare di stemperare gli
animi, non senza qualche sbruffoneria, in apertura di confronto. “Abbiamo due strade: o scegliamo il
muro contro muro e la demagogia
o giochiamo la carta della serietà e
noi ci siamo. Se vogliamo – avrebbe
detto il premier secondo le agenzie,
evidentemente ben imbeccate da
qualcuno dei numerosi testimoni possiamo lavorare insieme per governare i processi complicati della
sanità. Però dobbiamo essere chiari:
non c'è taglio alla Sanità, ci sono
meno soldi di quanto le Regioni
chiedono ma i fondi comunque aumentano e si passa a 111 miliardi".
La delegazione delle regioni era
guidata dal presidente della Conferenza delle Regioni, Sergio Chiamparino, che ha accettato la falsariga
dettata dall’eminenza grigia governativa De Vincenti. “Mi pare si sia
definita un'intesa di percorso e per
alcuni aspetti di merito che mi pare
possa portare a condividere la legge
di stabilità, che peraltro in una conferenza definimmo un bicchiere
mezzo pieno”, ha commentato il governatore piemontese, non senza
rimarcare che sotto le belle parole
restano da definire pessimi numeri.
Come a dire che il bicchiere è mezzo
pieno. Al consiglio dei ministri in
programma domani si scoprirà se
era mezzo pieno… di vino cattivo.
R. V.
menica a Bologna da tutta Italia”.
Un contributo di centinaia di persone che andrà ad aggiungersi a
quello proveniente da tutta Italia.
Circa cinquanta dovrebbero essere i torpedoni diretti a Bologna
domenica, organizzati da Noi Con
Salvini e Lega. Il “convoglio”
partente dalla Toscana sarà, cosa
singolare, aperto da una ruspa.
R. V.
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n° 286 del 19-10-2012
3
Giovedì 5 novembre 2015
ATTUALITA’
ERA ACCUSATO DI AVER AVVIATO LA PRESUNTA TRATTATIVA FRA PEZZI DELLE ISTITUZIONI E I VERTICI DI COSA NOSTRA
Stato-mafia, assolto Mannino
L’ex ministro Dc grida “giustizia” e attacca i pm Teresi e Di Matteo: “Questo processo nasce
da una loro voglia” - La procura di Palermo, che aveva chiesto nove anni, impugnerà la sentenza
di Marcello Calvo
entiquattro anni di gogna
mediatica conditi da accuse praticamente inesistenti, avvisi di garanzia, nove mesi di carcere
e tredici di arresti domiciliari. E
ancora: processi e un’assoluzione
(la prima) definitiva arrivata solo
nel 2010 dopo ricorsi e controricorsi. E una certezza, scritta su un
foglio di carta: quella di essere innocente e di non aver mai stretto
alcun patto con la mafia per avere
voti in cambio di favori.
Tutto questo non è bastato a Calogero Mannino per essere considerato dalla giustizia italiana come
un incolpevole. E’ servita l’ennesima
dimostrazione, da parte del gup
Marina Patruzzella, per ribadire un
concetto, chiaro, che alla procura
di Palermo proprio non sembra
entrare in testa. Un’altra assoluzione,
per non aver commesso il fatto,
nell’ambito del processo stralcio,
celebratosi col rito abbreviato, su
quella presunta trattativa – mai provata – tra pezzi delle istituzioni e
Cosa Nostra.
L’ex ministro democristiano, deputato per otto legislature, può finalmente gridare giustizia. Altro che
violenza o minaccia ad un corpo
dello Stato, accusa pesantissima
che aveva portato i pm a chiedere
per l’eccellente imputato ben nove
anni di carcere. Una pena spropositata per quell’ex leader della si-
V
nistra Dc in Sicilia, sospettato di
essere l’“ispiratore” della trattativa,
il politico che per salvarsi la vita
avrebbe avviato i primi contatti,
ben prima di quelli tra il Ros e
Ciancimino. “Interferendo pesantemente col Dap per dare ai mafiosi
quanto si poteva loro concedere e
per deviare i comportamenti politici
e amministrativi delle istituzioni”.
Nulla di tutto questo. Il castello accusatorio dell’accusa, rappresentata
dai pm Vittorio Teresi, Nino Di Matteo, Roberto Tartaglia e Francesco
Del Bene, crolla dopo appena un’ora
e mezza di camera di consiglio.
Tanto è bastato al gup per mettere
la parola fine a oltre due anni di
udienze prive di prove concrete.
E’ un verdetto significativo, che ridimensiona la tesi degli inquirenti
e rischia di creare un precedente.
Perché si tratta della prima sentenza
riguardo alla presunta trattativa con
il collegio difensivo di Mannino
che nel 2012 optò per il rito abbreviato. In Corte di Assise sono
infatti imputati gli ex ufficiali del
Ros Mario Mori, Antonio Subranni,
Giuseppe De Donno e Mario Obinu.
E ancora: l’ex ministro dell’Interno
Nicola Mancino (accusato di falsa
testimonianza) e l’ex parlamentare
di Forza Italia Marcello Dell’Utri
(recluso nel carcere di massima sicurezza di Parma a scontare una
condanna a 7 anni di reclusione
per concorso esterno in associazione mafiosa). Ma anche i boss
Salvatore Riina, Leoluca Bagarella,
Antonino Cinà e il pentito Giovanni
Brusca. Fino ad arrivare al figlio di
don Vito Ciancimino, Massimo.
Una pronuncia che apre dunque le
porte a un’altra probabile sentenza
assolutoria, che rischia di mettere
la parola fine a un procedimento
che al momento non ha rappresentato altro che uno spreco di
energie e denaro.
Mannino esulta, ringrazia i suoi avvocati e lo “Spirito Santo che ha illuminato un giudice che ha trovato
non solo la forza per comprendere,
discernere i documenti, le arringhe
e le mie personali dichiarazioni,
ma pure il coraggio di resistere
alle pressioni ambientali. Perché
questo processo – rivela a Radio
Radicale - nasce da una voglia di
alcuni pubblici ministeri, non della
procura di Palermo, che ostinatamente hanno elaborato la dottrina
della trattativa senza sviluppare gli
avvenimenti”.
Sulla stessa lunghezza d’onda, le
parole di uno dei suoi legali, Nino
Caleca (che insieme a Grazia Volo,
Carlo Federico Grosso e Marcello
Montalbano ha difeso l’ex ministro
nel procedimento): “E’ la fine di un
incubo giudiziario. I processi penali
– l’accusa – non sono i luoghi più
adatti a ricostruire la storia. Si celebrano con i fatti e per accertare
precise condotte”.
Cala il sipario. Ma incredibilmente
la procura non si arrende e tramite
il pm Di Matteo annuncia che la battaglia non è ancora finita.“Andremo
avanti – la promessa – opponendoci
alla sentenza di assoluzione”.
DAL CAPO DELLO STATO AL MINISTRO DELLA DIFESA, NELLA GIORNATA DELLE FORZE ARMATE SOLIDARIETÀ AI DUE SOLDATI
Solito sostegno a parole per i Marò
Quattro anni di chiacchiere e promesse, ma l’incubo di Latorre e Girone continua
ella giornata delle Forze
Armate e dell’Unità Nazionale, non poteva
mancare il solito incoraggiamento a parole dello Stato
italiano nei confronti dei Marò.
Dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella, che
ha confermato “pieno sostegno” a Massimilano Latorre
e Salvatore Girone, fino ad
arrivare al ministro della Difesa, Roberta Pinotti. Che ha
dichiarato come i due Fucilieri
di Marina “verranno sostenuti
fino alla fine della loro difficile
e delicata vicenda”.
Viene spontaneo, a questo
punto, domandarsi in che
modo le istituzioni stiano difendendo due militari che, da
(quasi) quattro anni, stanno
subendo ingiustizie a ripetizione e ancora non possono
intravedere la luce in fondo
al tunnel. Lecito, dunque, porsi
degli interrogativi dopo 45
mesi di vergogne dove è successo tutto e il contrario di
tutto. Dalle prime accuse agli
arresti. Passando per un processo mai iniziato con decine
e decine di udienze rinviate.
Fino ad arrivare a presunte
N
BLOCCATO A LONDRA DALLA POLIZIA ALBANESE
Fermato Francesco Becchetti,
fondatore e patron di Agon Tv
rancesco Becchetti, l’imprenditore italiano fondatore
proprietario di Agon Channel
(la tv che trasmette sul digitale
terrestre ma lo fa da studi ubicati
in Albania, aperta tra star e squilli
di tromba che in realtà non ha
avuto il successo preventivato)
è stato fermato dalla polizia britannica a Londra, dove è proprietario di una villa. Becchetti –
che in Albania opera anche nei
settori dei rifiuti e dell’energia è accusato dalla procura di Tirana
per evasione fiscale, riciclaggio
di denaro e falso in documentazione.
Becchetti è stato poi rilasciato
ma – come ha tenuto a spiegare
Interpol Tirana - è sorvegliato
per evitare una possibile fuga.
Secondo la Procura albanese,
Becchetti, la madre (e socia) Liliana Condomitti, il suo collaboratore Mauro de Renzis, la collaboratrice locale Erjona Troplini
F
prove manipolate, senza tralasciare le trattative mai andate
in porto sulla pelle dei nostri
Marò. Vittime di una persecuzione iniziata il 15 febbraio
2012 e non ancora conclusasi.
Parole, parole, soltanto parole
per Latorre e Girone. Ma zero
fatti compiuti. Con ogni tentativo (spesso sbagliato) da
parte dell’Italia per riportarli
in patria che ha prodotto un
nulla di fatto.
Non è questo il modo di difendere due militari che in
India hanno perfino rischiato
la pena di morte. Nonostante
nessun tribunale abbia ancora
accertato che ad uccidere
due pescatori indiani (scambiati per pirati) siano stati loro,
i due Marò stanno scontando
una pena (mai ricevuta) anticipata severissima. Con Girone in ostaggio all’interno
della nostra ambasciata a New
Delhi e Latorre in convalescenza a casa per motivi di
salute.
E adesso non resta che spe-
rare nel tribunale internazionale per il diritto del mare di
Amburgo (Itlos), chiamato a
stabilire se la giurisdizione
del caso sarà indiana o italiana. Una decisione che tiene
tutti col fiato sospeso, ma che
potrebbe non arrivare prima
di qualche anno. Una vergogna, l’ennesima, che sta caratterizzando questa storiaccia
ormai da troppo tempo.
Ancora sostegno per i Marò.
A chiacchiere.
Marco Zappa
e la dipendente di una banca di
Tirana avrebbero messo in piedi
“un gigantesco schema di riciclaggio” che gli avrebbe fruttato
alcuni milioni di euro. L’imprenditore è sospettato in particolare
di aver evaso il fisco per 770
milioni di lek, pari a circa 5,5
milioni di euro. Ora Becchetti
può decidere di consegnarsi lui
stesso in Albania, oppure aspettare la metà di dicembre quando
un giudice londinese deciderà
in maniera definitiva sulla sua
estradizione, in esecuzione del
mandato di cattura internazionale
emesso dalla procura di Tirana
l’8 giugno scorso.
4
Giovedì 5 novembre 2015
ATTUALITA’
NON SOLO CORVI: ORA SI INDAGA PURE SU ALCUNE TRANSAZIONI E COMPRAVENDITA DI TITOLI
Vaticano: anche un’inchiesta per riciclaggio
Al centro della vicenda c’è di nuovo l’Amministrazione per il patrimonio della sede apostolica
CAMBIA LA GESTIONE DELL’OSPEDALE “DEL PAPA”
Nuovi vertici al Bambin Gesù
dopo le polemiche sui soldi
N
ei libri di Gianluigi Nuzzi («Via
Crucis») ed Emiliano Fittipaldi
(«Avarizia») di imminente pubblicazione e al centro in questi giorni di
tanti rumors, e in qualche modo direttamente collegati anche alla vicenda dei
nuovi ‘corvi’, si fa riferimento anche a
soldi per bambini malati che in realtà
sarebbero serviti per altri scopi, ad
iniziare dal rifacimento delle lussuose
abitazioni di alcuni monsignori. E così,
proprio mentre vengono pubblicati documenti su un utilizzo improprio di fondi
dell’Ospedale vaticano Bambin Gesù, il
segretario di Stato Pietro Parolin ha deciso ieri di metter mano un profondo
alla gestione del nosocomio pediatrico
con “nuovi consiglieri, nuovo statuto e
nuova mission. I nuovi consiglieri – fa
sapere l’ufficio stampa del Bambin Gesù
- sono sette, compresa la neo presidente
N
on è un altro scandalo
vero e proprio e non ha
nulla a che vedere con i
‘corvi’ di questi ultimi
giorni, fatto sta che anche
ieri il Vaticano è stato interessato
da notizie più vicine alla cronaca
giudiziaria che ad altro. L'ufficio del
promotore di giustizia presso il Tribunale dello Stato della Città del
Vaticano, a seguito di un rapporto
dell'Autorità di informazione finanziaria arrivato a febbraio scorso, ha
infatti avviato le indagine relative
ad operazioni di compravendita di
titoli e transazioni riconducibili a
Gianpietro Nattino, presidente di
Banca Finnat Euroamerica. Così ha
ufficialmente dichiarato il portavoce
vaticano, padre Federico Lombardi,
commentando una notizia anticipata
dalla Reuters in merito a ipotesi di
riciclaggio e insider trading all'Apsa
(Amministrazione per il patrimonio
della sede apostolica).
L’ufficio vaticano ha già chiesto la
collaborazione dell'autorità giudiziaria italiana e di quella svizzera,
mediante lettere rogatorie inoltrate
per vie diplomatiche partite nell’agosto scorso. La Reuters ha scritto
di aver visionato un rapporto che
riguarda "un dipartimento del Vaticano che in passato (tra il 2000 e il
2011) sarebbe stato utilizzato come
"scatola per il riciclaggio". Reati su
cui indagano sia inquirenti del Vaticano, sia per l’appunto quelli italiani
e svizzeri. Al centro dell'inchiesta
ci sarebbe ancora una volta il dipartimento dell'Amministrazione
del Patrimonio della Sede Apostolica, l'Apsa, quella di cui Monsignor
Scarano (indagati nei mesi scorsi a
Salerno) era contabile, e in particolare la divisione che gestisce il portafoglio finanziario e le azioni del
Vaticano.
Su questo settore dell’amministrazione vaticana si concentrerebbero
le 33 pagine del rapporto degli
inquirenti in cui vengono evidenziati i business "estranei" al Vaticano attraverso la complicità del
personale Apsa, "in violazione dei
Mariella Enoc: Pietro Brunetti, Ferruccio
de Bortoli (ex direttore del Corriere della
Sera), Maria Bianca Farina, Caterina
Sansone, Anna Maria Tarantola (ex presidente della Rai) e Antonio Zanardi
Landi. Parolin, in un messaggio, li ha
pubblicamente ringraziati «per aver accettato questo non facile compito, mossi
da quel nobile spirito di servizio, umile
e disinteressato, che deve contraddistinguere i discepoli di Gesù e, nel
nostro caso, quanti lavorano, ai diversi
livelli, nell’ospedale del Papa”.
propri regolamenti".
Nattino in una nota ha poi fatto sapere: “Con riferimento alle recenti
indiscrezioni di stampa, esprimo la
totale serenità e fiducia: il mio operato
è sempre stato improntato alla massima trasparenza e correttezza, nel
rispetto delle normative in vigore.
Confido che possa essere fatta quanto prima chiarezza definitiva. Ribadisco di aver sempre operato nel
pieno rispetto delle normative in
vigore, con la massima trasparenza
e correttezza. Sono ovviamente a disposizione delle Autorità competenti
per fornire ogni chiarimento”.
ALFANO ESULTA PER SETTANTA IMMIGRATI “RICOLLOCATI”. E DALLA GRECIA VANNO VIA SOLO IN TRENTA
I profughi rimpatriati? Cifre ridicole
F
abrice Leggeri, il responsabile di Frontex,
l'agenzia europea per
la gestione della cooperazione
operativa alle frontiere esterne,
fa sapere che nel 2015 nei
Paesi dell’Unione Europea ci
sono stati circa 800mila "ingressi illegali". In un'intervista
alla tedesca Bild, Fabrice Leggeri ha avvisato che l'afflusso
di migranti non ha probabilmente ancora "raggiunto il suo
picco" e che dunque il numero
potrebbe di fatto arrivare ad 1
milione. Leggeri ha inoltre sollecitato gli stati europei ad arrestare i richiedenti asilo che
vedono respinte le loro domande, in modo che possano
essere "rapidamente" rimpatriati verso i Paesi d'origine.
Intanto ieri trenta persone, in
maggioranza iracheni e siriani,
sono partiti dalla Grecia per
il Lussemburgo nel quadro
del primo ricollocamento all'interno dell’Europa di migranti giunti sul suolo greco.
“Partirà dalla Grecia il primo
volo nell'ambito dello schema
europeo di ricollocamento.
POCHE RISORSE DALLA LEGGE DI STABILITÀ
Scuole e università al palo,
altre manifestazioni di protesta
Sono oltre 600mila le persone
entrate in Europa dall'inizio
dell'anno attraverso la Grecia
- anticipava l’altro ieri una
nota della Commissione Ue il ricollocamento è un momento simbolico, ma anche
un primo passo importante
di un processo che deve diventare sistematico". Il piano
europeo approvato lo scorso
settembre prevede il ricollocamento di 160mila richiedenti asilo arrivati in Italia e
in Grecia in tutto il vecchio
continente nel corso dei prossimi due anni. Il primo volo è
partito lo scorso 9 ottobre da
Roma con 19 richiedenti asilo
eritrei diretti in Svezia; il 21
ottobre altri 19 richiedenti asilo eritrei e siriani sono volati
dall'Italia alla volta della Svezia
e altri 48 alla volta della Finlandia. Complessivamente
sono 86 i richiedenti asilo ricollocati finora dall'Italia.
Numeri assolutamente ridicoli,
rispetto ai quali il solito ministro
Angelino Alfano ostenta invece
il massimo della soddisfazione,
nell’annunciare che "Domani
(oggi, ndr) altri 20 migranti
saranno ricollocati in Francia
e domenica 50 in Spagna. Abbiamo cominciato e pochi mesi
fa nessuno lo immaginava possibile". Certo, nessuno immaginava ‘possibili’ numeri così
bassi…
O
ggi gli studenti
medi e universitari,
in concomitanza con
il lancio della campagna
''+ Uguale'', manifesteranno in diverse città italiane
fuori dalle sedi di regioni, prefetture, enti per il
diritto allo studio, uffici
scolastici regionali per
chiedere ancora una volta
alle istituzioni maggiori
investimenti in scuola ed
università ed un impegno
politico nel rendere l'istruzione non più un privilegio ma un diritto accessibile a tutti. "Vogliamo lanciare un messaggio preciso: non possiamo accettare che le disuguaglianze nella nostra
società crescano ancora,
concentrando ricchezza
nelle mani di pochi e togliendo opportunità ad
un numero sempre maggiore di persone, a partire da tanti studenti e
giovani espulsi dai luoghi
d'istruzione ed esclusi
dal welfare", dichiara Alberto Irone, della Rete.
"L'investimento in istruzione e in diritto allo studio è fondamentale- Continua Jacopo Dionisio,
coordinatore nazionale
Unione degli Universitari- le condizioni materiali
e socio-economiche di
partenza condizionano
ancora pesantemente
l''accesso all''istruzione
e la carriera degli studenti. In questo modo
viene meno la funzione
di ascensore sociale e di
sviluppo, sia culturale
che economico, che l'istruzione ha sempre avuto in tutta Europa. La legge di stabilità non va in
questa direzione perché
i fondi per il diritto allo
studio ad ogni livello
sono totalmente assenti:
questa legge deve cambiare prevedendo risorse
certe e strutturali per
l''accesso e l'inclusione
di tutti, a partire dalla
legge nazionale sul diritto allo studio per gli
studenti medi e dalla totale copertura delle borse di studio universitarie.
Vogliamo essere liberi
di studiare"
5
Giovedì 5 novembre 2015
ESTERI
L’ISIS TORNA A RIVENDICARE L’ABBATTIMENTO DELL’AEREO RUSSO NEL SINAI E SFIDA IL MONDO
“Non siamo stati noi? Dimostratelo”
Un audio dello Stato islamico annuncia che le modalità dell’attentato saranno reso note “soltanto
al momento opportuno”. Evidente la volontà di colpire nei propri interessi tanto Il Cairo quanto Mosca
di Robert Vignola
Isis ci mette il cappello. Insiste nell'attribuirsi la responsabilità dell'abbattimento dell'aereo russo
nella penisola del Sinai, e se ne
vanta Tutto ciò, senza offrire alcun
dettaglio su come avrebbe realizzato
l'operazione: per la serie, decideremo noi quando e come spiegare
i fatti. Un atteggiamento che in qualche misura smentisce il governo
egiziano e soprattutto dà la stura a
tutta una serie di ipotesi. A partire
da quella, emersa da una fonte investigativa anonima sentita dal quotidiano Al-Masry Al-Youm, secondo
cui a causare il disastro aereo sarebbe stata l'esplosione di un motore.
Non è ancora chiaro, tuttavia, se tale
esplosione sia stata determinata da
una bomba o un guasto.
Nonostante le perplessità di inquirenti
ed esperti, il ramo egiziano dell'Isis,
Wilayat Sinai, è tornato così ad attribuirsi la responsabilità del disastro
aereo di sabato scorso, costato 224
morti. Il gruppo terroristico aveva
avanzato un'analoga rivendicazione
a caldo, sabato stesso, ma senza
fornire alcun dettaglio: aveva solo
spiegato che l'attentato era una vendetta per i bombardamenti russi in
Siria. A qualche giorno di distanza,
con un messaggio audio postato online e la cui attendibilità non è verificabile, l'Isis afferma che renderà
noti i particolari in seguito, decidendo
a proprio arbitrio quando, e sfida
gli scettici a dimostrare la sua estra-
L’
neità alla carneficina. "Non abbiamo
alcun obbligo di spiegare come l'aereo sia caduto", taglia corto una voce
registrata. "Ispezionate pure la carcassa, analizzate le scatole nere, e
comunicateci i risultati delle vostre
indagini", sfida la voce che parla a
nome dei terroristi. "Dimostrate che
non siamo stati noi, e come sono
andate le cose. Esporremo le mo-
dalità dell'accaduto in un momento
di nostra scelta". Proprio riguardo
alla scelta della tempistica, ci sarebbe
pure una possibile lettura. Avvenuto
nel diciassettesimo giorno di Muharram, il primo mese del calendario
lunare islamico, l'attacco terroristico
sarebbe stato fatto coincidere a titolo
celebrativo con il primo anniversario
del giuramento di fedeltà al califfato
da parte della sedicente Provincia
del Sinai, già Ansar Bayt al-Maqdis,
formazione salafita egiziana attiva
proprio nella penisola.
Fatto sta che le cause della tragedia
sono ancora ignote e per il momento
si è capito solo che l'aereo si è probabilmente spezzato in aria appena
23 minuti dopo il decollo. Il velivolo
si trovava a 31mila piedi di altezza
e, secondo esperti e inquirenti, è
improbabile che i gruppo terrorista
disponga di armi così sofisticate da
essere in grado di abbatterlo da
terra. Non è escluso invece che un
ordigno sia esploso a bordo. In quel
caso, la “falla” sarebbe tutta del sistema di sicurezza egiziano. Che lo
Stato islamico ha tutto l’interesse a
colpire, almeno quanto la Russia.
LIBIA E SORTE DI MORSI AL CENTRO DEI DELICATI COLLOQUI IN CORSO
Al Sisi, un egiziano a Londra
n intervento in Libia. A
chiederlo alla Nato, per evitare che il paese nordafricano si trasformi in una nuova
Siria, è quanto chiede il presidente egiziano Abdel Fatah al
Sisi in un'intervista concessa al
quotidiano britannico "Daily Telegraph" prima della sua visita a
Londra, dove incontrerà il premier
David Cameron.
"La Libia è un pericolo per tutti
noi. Se non si forma un governo
ci sarà un vuoto di potere dove
U
gli estremisti possono prosperare", ha detto al Sisi. Il capo
dello Stato egiziano ha esortato
tutti i membri della Nato che
hanno contribuito a rovesciare
Muhammar Gheddafi a "sostenere
qualsiasi sforzo per aiutare il
popolo libico e l'economia libica".
Il presidente ha spiegato che è
necessario "fermare il flusso di
denaro e di armi agli estremisti,
oltre che di combattenti stranieri".
Un messaggio chiaro, che evita
di mettere il dito nella piaga delle
origini della destabilizzazione libica, nata proprio con gli interventi voluti da Francia e Gran
Bretagna, ad inaugurare la sua
visita nel Regno Unito. Il programma della visita non è stato
reso noto per motivi di sicurezza,
ma secondo il ministro degli Affari Esteri britannico, Tobias Ellwood, "le discussioni con il presidente al Sisi riguarderanno una
vasta gamma di questioni di comune interesse, tra cui il commercio e la sicurezza". E non è
affatto escluso che posa anche
riguardare la sorte dell’ex presidente Morsi, condannato a morte
dalle autorità egiziani.
II Regno Unito è uno dei principali
investitori esteri dell'Egitto e diversi osservatori prevedono la
firma di accordi commerciali, incluso il settore dell'industria della
difesa. Lo scorso 3 ottobre, 44
parlamentari britannici hanno firmato una mozione per chiedere
al governo di revocare l'invito
ad al Sisi, accusato di aver or-
chestrato un colpo di Stato contro
Morsi e di "violazioni dei diritti
umani" contro gli oppositori. Nel
corso delle ultime settimane Londra e Il Cairo hanno intensificato
i loro colloqui in ambito militare
inerenti alla situazione in Medio
Oriente e alla guerra al terrorismo.
Ancora, una delegazione militare
del Regno Unito, guidata dal
capo di stato maggiore per le
operazioni presso l'esercito britannico, è giunta lo scorso mese
al Cairo per una visita di due
giorni. Lo scorso 18 settembre
il ministro della Difesa britannico
Michael Fallon aveva confermato
il sostegno del suo paese all'Egitto. A giugno, poco dopo la
condanna a morte comminata a
Morsi, il portavoce del premier
britannico aveva annunciato l'intenzione da parte di Londra di
tenere colloqui con il presidente
al Sisi non solo sui rapporti bilaterali tra i due paesi, ma anche
sulle questioni regionali. Nei
primi tre mesi del 2015 gli aiuti
militari britannici all'Egitto sono
aumentati fino a quota 76,3 milioni di euro. In gennaio l'ammontare degli aiuti è stato pari a
12,98 milioni di dollari, cifra
salita a 64 milioni nel mese di
marzo.
R. V.
DIETRO LA VISITA DEL VICECANCELLIERE GABRIEL IL TENTATIVO DI UN RIAVVICINAMENTO
La Germania torna a guardare a Est
di Tatiana Ovidi
G
randi manovre sono in atto
per un riavvicinamento tra
Berlino e Mosca. Già prima
del G7 tedesco, quando Obama
"rimise in riga" Merkel ed Hollande,
i tedeschi cercarono di smarcarsi
da Washington e Bruxelles per superare le sanzioni e tornare ad un
dialogo con il Cremlino.
Come riportato dal blog "Sputnik",
la ripresa delle relazioni con la
Russia torna a soddisfare gli interessi economici della Germania.
Certo, Berlino perseguendo questa
linea teme contrasti con i Paesi
dell'Europa centro-orientale, nonché con gli Stati uniti.
Comunque la visita del vice cancelliere e ministro dell'Economia
della Germania Sigmar Gabriel a
Mosca dimostra che Berlino sta ripensando alle sue relazioni con la
Russia.
Queste le affermazioni degli esperti
del centro di analisi statunitense
"Stratfor", pubblicate da "Sputnik":
"Lo scopo ufficiale della visita era
quello di discutere il commercio
bilaterale, ma per quanto le questioni commerciali sono legate alle
sanzioni dell'unione Europea contro
la Russia, l'incontro suggerisce che
Berlino è alla ricerca di modi per
mitigare o addirittura annullare le
misure punitive in vigore contro
Mosca".
È bene ricordare che le sanzioni
della uE hanno complicato l'export
delle merci tedesche verso la Russia. Nella prima metà del 2015 le
esportazioni di prodotti tedeschi
nella Federazione Russa sono diminuite del 31,5% rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente.
Berlino è inoltre interessata a rafforzare i legami energetici con Mosca.
Inoltre la Germania vede la Russia
come un attore chiave nella risoluzione della crisi siriana, evento direttamente connesso con l'afflusso
di profughi in Europa.
La Russia a sua volta è interessata
al dialogo con la Germania e con
il leader del Partito Socialdemocratico Sigmar Gabriel, che può
aumentare la sua popolarità sullo
sfondo di un calo di fiducia dell'elettorato tedesco nei confronti di
Angela Merkel.
Auguriamoci che la strategia tedesca risulti vincente e che la Germania, soprattutto dopo il "colpo
volkswagen" (che rischia di mettere
in ginocchio l'economia tedesca)
ricevuto dagli americani comprenda che il futuro dell'Europa passa
attraverso Mosca.
6
Giovedì 5 novembre 2015
ESTERI
ROMANIA - STRADE PIENE DI MANIFESTANTI CONTRO IL GOVERNO DOPO I 32 MORTI NEL ROGO DI UNA DISCOTECA
La piazza manda a casa il premier
Sul socialdemocatico Victor Ponta pesano anche recenti accuse di corruzione e la richiesta di arresto
DURANTE IL GENOCIDIO DEL 1994
Armi francesi in Ruanda,
sollecitata un’inchiesta
n gruppo di attivisti francesi ha
formalmente chiesto alla magistratura di indagare su vendite
di armi da parte di Parigi alle autorità
ruandesi che erano in carica durante il
genocidio che nel 1994 sconvolse il
Paese africano. L'accusa, presente nella
denuncia contro ignoti presentata dall'associazione Survie, è quella molto
grave di "complicità in genocidio e
crimini contro l'umanita".
L’associazione Survie ha ripreso documenti già resi pubblici e particolari di
precedenti inchieste dei suoi stessi attivisti, puntando così il dito contro
varie forniture di armi e munizioni avvenute sia prima dell'aprile 1994 sia in
quello stesso mese, quando già erano
in corso in tutto il Ruanda i massacri
di centinaia di migliaia di tutsi e hutu
moderati. Questi elementi, secondo gli
attivisti di Survie, bastano a definire
Parigi "l'alleato principale dei genocidari".
U
l premier rumeno Victor Ponta ha lasciato il suo incarico,
assieme a tutti i ministro del
governo, dopo le manifestazioni di protesta cui hanno
preso parte decine di migliaia di
persone per contestare la reazione
del governo di Bucarest al rogo in
discoteca che venerdì scorso ha
causato la morte di 32 persone.
Il rogo, che aveva causato anche 180
feriti ed è il più grave avvenuto nella
capitale rumena negli ultimi anni, si
è verificato nella notte del 30 ottobre
nel club Collectiv, un locale noto ai
giovani della città e dell’intera nazionale, poco fuori dal centro storico
della capitale. Il rogo è stato generato
I
con tutta probabilità da uno spettacolo di fuochi pirotecnici. In pochi
minuti ha provocato un vero e proprio
inferno, con i giovani presenti – almeno 400 - che hanno cercato disperatamente di mettersi in salvo
attraverso l’unica via di uscita disponibile. Nel panico e nella calca,
con il locale avvolto da una densa
coltre di fumo, in tanti sono rimasti
travolti e schiacciati dalla folla in
fuga.
L’altro ieri più di 20 mila persone
hanno manifestato contro il governo,
mentre in un’altra parte della città
si svolgevano i funerali di un fotografo
e blogger di 36 anni che, con un
atto di eroismo, era morto lanciandosi
tra le fiamme per salvare una donna.
I manifestanti avevano quindi sollecitato le dimissioni del premier Victor
Ponta, del ministro dell’Interno, Gabriel Opres, e del presidente della
circoscrizione dove si trova il locale
andato a fuoco, al grido di “Vergogna», assassini” , accusando altresì
le autorità di non effettuare i controlli
dovuti sugli standard di sicurezza
nei locali pubblici. Accuse ai responsabili della discoteca, e implicitamente ai dirigenti politici, erano
arrivate anche dallo stesso presidente romeno, il conservatore Klaus
Iohannis, esponente della minoranza
tedesca del Paese balcanico. “I politici non possono ignorare tale sen-
timento di rivolta popolare”, aveva
scritto Iohannis sulla sua pagina Facebook, in pratica sollecitando le
dimissioni in blocco.
Con il premier, il socialdemocratico
Victor Ponta, si è quindi dimesso
l’intero governo romeno: “Rimetto
il mio mandato, mi dimetto, e di conseguenza si dimette l’intero mio governo. Ho l’obbligo di constatare la
Il comunicato torna inoltre sulla recente
decisione del presidente francese François Hollande di togliere il segreto di
Stato su numerosi documenti relativi a
quel periodo. Tra questi, aggiunge l'associazione nel suo comunicato, manca
una nota (citata peraltro già nel 1995
da un articolo dal giornalista Patrick
de Sant-Exupery) che proverebbe come
le vendite di armi siano avvenute anche
dopo l'embargo imposto dalle Nazioni
Unite il 17 maggio 1994.
legittima rabbia esistente all’interno
della società e di assumermi le mie
responsabilità. Spero che le dimissioni mie e del governo servano a
riportare tranquillità nella popolazione”. Ma Ponta deve anche difendersi da recenti accuse di corruzione:
a salvarlo dall’arresto è stato finora
il rifiuto del parlamento di revocare
la sua immunità.
RESTA MOLTO DIFFICILE LA SITUAZIONE IN SUD SUDAN, DOVE DA DUE ANNI REGNA LA GUERRA CIVILE
Migliaia di sfollati nei campi di accoglienza
n questi giorni l'unico sollievo per gli sfollati è la
fine della stagione delle
piogge" dice all’agenzia Misna
monsignor Vincent Mojwok
Nyiker, vescovo emerito di
Malakal, riferendo di uno ''scetticismo'' diffuso che gli annunci
su una ''fine della guerra'' in
Sud Sudan non riescono a
scalfire. La notizia è arrivata
da Addis Abeba, la capitale
etiopica tornata il 21 ottobre
a ospitare i negoziati tra le
parti in conflitto. Seyoum Mesfin, ''inviato speciale'' dell'Autorità intergovernativa per
lo sviluppo (Igad), ha detto
che la firma di un nuovo accordo sulla sicurezza segna
la conclusione della guerra
civile cominciata nel dicembre
2013. L'intesa prevede il dispiegamento di unità militari
e di polizia congiunte nella
capitale Juba ma anche nelle
città di Bor, Malakal e Bentiu.
A sottoscriverla, sulla scia dell'accordo di pace dello scorso
26 agosto, sono stati gli emissari del presidente Salva Kiir,
del capo dei ribelli Riek Machar e degli oppositori di Pagan Amum.
Ma a Juba in molti hanno difficoltà a credere che questo
I
un po' migliorata grazie alla
fine della stagione delle piogge, che per altro ha consentito
al governo di annunciare la
fine dell''emergenza colera
cominciata a giugno. "Per altre
buone notizie bisognerà
aspettare- sottolinea monsi-
gnor Mojwok- e soprattutto
bisognerà sottoporle a verifiche". Stando all''intesa siglata
ieri, Juba sarà presidiata da
una forza mista composta da
4830 soldati, 1410 dei quali
inquadrati ora nelle file dei
ribelli. I militari risponderanno
a un comando unificato, come
accadrà anche con un contingente di mille guardie presidenziali e con unità di polizia
formate da 400 uomini che
dovrebbero essere dispiegate
a Bor, Malakal e Bentiu.
(Dire)
TRAGEDIA NEI PRESSI DELLA CITTÀ AFRICANA DI GIUBA
Aereo-cargo cade su un isolotto abitato
e uccide una donna e sette bambini
n aereo cargo di una
compagnia armena, e
non russa come si era
detto in un primo momento,
con a bordo cinque membri
dell'equipaggio e sette passeggeri (ma altre fonti parlano di
un totale di almeno 20 persone)
è precipitato nella capitale del
Sudan del Sud, Giuba, poco
dopo il decollo; le vittime sarebbero almeno 41 e tra queste
ci sarebbero almeno 7 bambini
e una donna morti, secondo
quanto riporta la testata locale
National Courier citata da Russia
Today.
L'aereo, spiegano fonti locali,
U
accordo possa essere rispettato a differenza di altri messi
nero su bianco nel recente
passato. "Migliaia di sfollati
originari della mia diocesi restano bloccati qui, ammassati
nei campi di accoglienza, perché tornare a casa è impossibile" sottolinea monsignor Mojwok, nella capitale ormai dallo
scorso anno. Malakal sarebbe
in mano alle forze governative
ma i combattimenti che attraversano il paese, in particolare
le regioni petrolifere di Upper
Nile e di Unity, l'hanno resa
una città fantasma.
"La gente non si fida degli annunci- dice il vescovo- perché
Kiir e Machar continuano ad
accusarsi a vicenda, perché
gli scontri non sono cessati
nonostante i tanti accordi e i
nodi politici, in particolare
l''annunciata formazione di un
governo di unità nazionale,
non sono stati sciolti". Gli sfollati
giunti a Juba da Malakal, perlopiù di etnia Shilluk, sono migliaia. Per loro la situazione è
è caduto su un'isoletta sul Nilo
Bianco dove sorgono delle case
di pescatori, provocando vittime
anche tra gli abitanti. Due dei
passeggeri del cargo, diretto
nella città di Paloich, sarebbero
invece sopravvissuti al terribile
schianto. Difficile però stabilire
con esattezza quanto realmente
accaduto, considerata la frammentarietà delle notizie arrivate
da Giuba.
7
Giovedì 5 novembre 2015
STORIA
DAL 7 AL 10 NOVEMBRE UNA MOSTRA PER RACCONTARE IL COMBATTENTE
D’Annunzio, appuntamento a Latina
Dall’interventismo a Fiume, le imprese del Vate ripercorse con volantini, giornali, riviste, cartoline, manifesti
di Emma Moriconi
Gabriele D'Annunzio il
protagonista di una mostra che sarà inaugurata
a Latina il prossimo 7 novembre. L'esposizione
sarà visitabile fino al 10 dello stesso
mese a Palazzo M, in Corso della
Repubblica.
Il grande poeta e scrittore viene
messo in luce, in questa iniziativa,
soprattutto per le sue eroiche imprese di combattente, forse meno
conosciute rispetto alla sua attività
letteraria e alle meravigliose opere
che ci ha lasciato. Questa mostra
è dedicata infatti alla sua straordinaria attività di interventista e
combattente e racconta, attraverso
giornali, riviste, volantini, manifesti
(tutti originali) e anche attraverso
fotografie estratte dai libri, le imprese del Vate dal maggio 1915 quando D'Annunzio ebbe un ruolo
cruciale nella mobilitazione delle
masse a favore dell'intervento in
guerra dell'Italia - fino alle vicende
di Fiume, passando per la sua attività militare nel corso del conflitto.
Episodi noti, certamente, ma che
con questa esposizione assumono
la rilevanza che ad essi si deve,
come il volo su Trieste del 1915,
la grande azione a bordo dell'aereo
recante il motto "Iterum rudit leo",
con la quale fece piovere sulla
città volantini in cui esortava i "fratelli" ad avere "coraggio e fede"
perché vicini ormai alla "fine del
È
vostro martirio". O
come l'assalto al Veliki del 1916, e a questo proposito varrebbe la pena citare il
bollettino di guerra
del 28 maggio 1917,
che riferì che "il maggiore Giovanni Randaccio,
Gabriele
D'Annunzio e un manipolo di altri audaci
si erano spinti innanzi
tra la violenta tempesta di proiettili, recando un bandierone
di dodici metri che
volevano piantare sulla sommità del castello di Duino per segnalarne ai Triestini
la conquista. Nella ritirata, Randaccio e
D'Annunzio, rimasti
ultimi, stavano attraversando su una passerella volante
il Timavo quando il primo, colpito
a morte, cadde. Aveva 34 anni.
Nell'offensiva, del novembre 1916,
sul Carso, da capitano, alla testa
di un battaglione si era lanciato
all'assalto del Veliki Kribak e del
Faiti, che aveva poi conquistato, e
issata la bandiera tricolore portata
da D'Annunzio sulla linea del fuoco". E quando si parla del Valiki
non può non tornare alla mente il
meraviglioso racconto del Vate:
"Eravamo su per il Veliki, all'assalto.
I fanti mordevano l'azzurro. Ma l'azzurro mi rosseggiava. Mi pareva
che tutti avessero il mio cuore per
insegna vermiglia. Ed ecco, odo
alla mia sinistra un accento
d'Abruzzo, un suono di terra natale.
Il linguaggio natale mi rifluisce
alla gola, alle labbra. Chiamo, grido, interrogo. M'è risposto. M'è
dato il rude e fiero 'tu' paesano e
romano. 'E tu chi si'? E tu chi sei?'.
'Io so' D'Annunzio'. 'Tu si' D'Annunzie? Gabbriele!'. Lo stupore spalancava la bocca al piccolo fante.
'E che si da' a ècche! Vattene! Vattene! Si i' me more, n'n è niende.
Ma si tu te muore, chi t'arrefà?'".
A Randaccio, D'Annunzio dedicò
parole meravigliose al cimitero di
Aquileia, dove era stato sepolto, e
ricoprì la sua salma con la bandiera
del Timavo.
Personaggio straordinario, Gabriele D'Annunzio è narrato, nella mostra di Latina, in tutta la sua magnifica entità di soldato e di combattente. Sono rievocate in questa
esposizione il Volo su Vienna, la
Beffa di Buccari, la storica impresa
di Fiume fino al Natale di Sangue
e all'uscita da Fiume nel 1921. Nell'esposizione saranno poi apprezzabili autografi del Poeta, libri
sulla sua attività militare, e tante
altre meraviglie relative a questo
grande uomo di cultura della nostra
poesia e della nostra letteratura
che è stato anche un grande eroe
della nostra storia.
L'iniziativa nasce per commemorare
questo personaggio in occasione
del centenario della Grande Guerra, "per onorare - dice l'organizzatore Cesare Bruni - un grande combattente, un difensore della libertà
e dei diritti degli italiani di Fiume
e della Dalmazia, e con lui onorare
tutti i nostri padri che si immolarono
perché l'Italia fosse una e libera".
[email protected]
8
Giovedì 5 novembre 2015
DA ROMA E DAL LAZIO
PARTE LA MARATONA PROCESSUALE. IN PROGRAMMA 4 UDIENZE A SETTIMANA PER UN TOTALE DI 136 DATE
Mafia capitale, suona il gong
Il Comune parte civile, intanto gli avvocato accostano “Mondo di mezzo”
alla Banda della Magliana. Il prefetto Gabrielli: “Roma è una città ancora malata”
i parte. La lunga maratona
processuale è iniziata per
i 46 imputati di Mafia capitale, mandati a giudizio con
rito abbreviato. Sono in programma quattro udienze a settimana
per un totale, fino a luglio, di 136
date. I riflettori sono puntati sull’aula
bunker di Rebibbia, dove stamane
è prevista la prima udienza.
Il dibattimento entra nel vivo. Ovviamente il processo verterà nella
prima fase sui presunti rapporti, i
legami e gli affari messi in campo
da Massimo Carminati, ritenuto da
chi indaga il vero capo del clan, e
Salvatore Buzzi, il ras delle cooperative e, per l’impianto accusatorio,
il braccio operativo del gruppo criminale che negli ultimi anni è riuscito
ad infiltrarsi nella macchina organizzativa e burocratica del Comune
di Roma per ottenere appalti e commesse milionarie. I due, per motivi
di sicurezza, non potranno essere
fisicamente in aula per tutta la durata
del processo. Non sarà presente
neanche Riccardo Burgia, braccio
destro di Carminati, attualmente nel
carcere di Terni.
Associazione per delinquere di stampo mafioso è anche l’accusa che il
procuratore aggiunto Michele Prestipino e i sostituti Paolo Ielo, Luca
Tescaroli e Giuseppe Cascini contestano ad un cospicuo numero di
imputati tra cui Franzo Panzironi,
l’ex amministratore delegato di Ama
(Azienda della nettezza urbana), e
Luca Odevaine, già membro del ta-
S
volo nazionale per l’immigrazione
e prima ancora vice capo di gabinetto dell’ex sindaco Veltroni e capo
della polizia provinciale durante la
giunta Zingaretti, che ha ammesso
di aver ricevuto soldi da Buzzi. Poi
ci sono un’infinità di ex assessori e
consiglieri di Roma Capitale, ma
anche della Regione Lazio. Fino ai
collaboratori più stretti degli imputati.
Invece, sono in tutto 282 i nomi inseriti nella lista delle persone da
ascoltare, depositata dall’avvocato
MASSACRÒ DI BOTTE L’EX FIDANZATA
Sedici anni a Falcioni,
Chiara disabile a vita
La madre della ragazza ai giudici: “Vergogna”
Il marito, colto da un malore, è ricoverato in ospedale
Q
uattro anni di
sconto in Appello
per Maurizio Falcioni, 37enne, accusato di
aver massacrato di botte
l’ex fidanzata, Chiara Insidioso Monda. L’uomo le ha
rovinato la vita, la 20enne
resterà disabile in modo
permanente.
Per questo, Falcioni è stato
condannato a 16 anni dalla
prima corte d’Appello di
Roma.
“Vergogna, vergogna”. E’
stata immediata la reazione
della madre di Chiara, durante la lettura della sentenza. La donna ha urlato
le frasi all’indirizzo dei giudici mentre il marito ha
accusato un malore ed è
stato ricoverato.
Momenti di tensione anche
fuori dal Tribunale da parte
di tanti amici della ragazza
e della famiglia.
“Chiara è stata condannata
a vita - ha detto poi la
mamma - Falcioni ha chie-
sto scusa e uscirà tra 16
anni”.
“Sei stata oltraggiata da
lui, dal suo avvocato e dai
giudici che non hanno coraggio. L’Italia è un paese
dove non c’è dignità e oggi
(ieri, ndr) in quell’aula si
parlava solo del modo in
cui riabilitare al mondo
quel verme di Falcioni”,
ha scritto il padre, ricoverato in ospedale, in un lungo post pubblicato su Facebook.
I fatti. La sera del 4 febbraio
2014, Falcioni aggredì la
ragazza con calci e pugni,
sbattendole più volte la testa e colpendola al cranio.
Poi, chiese “aiuto per la fidanzata svenuta”. Negò
quanto era accaduto. Chiara è stata ben 11 mesi in
coma. S’è svegliata, ma la
ragazza è ridotta in stato
vegetativo.
Motivo? La gelosia. un’assurdità. Il web: “un’ingiustizia”.
Diddi, difensore di Buzzi. Una lista
fitta di politici, imprenditori e funzionari, che comunque i giudici dovranno vagliare per decidere se
ammetterli. Da Giuliano Poletti, ministro del Lavoro ed ex presidente
della LegaCoop, a Gianni Letta, già
sottosegretario nei vari governi di
Silvio Berlusconi, da Ignazio Marino
a Gianni Alemanno fino al governatore del Lazio Nicola Zingaretti. Con
loro anche i deputati dem Marroni
e Campana e la senatrice di Sel,
De Petris.
Spiccano diversi uomini di Stato: da
Gabrielli a Pecoraro, da Cantone a
Morcone, commissario straordinario
di Roma dopo le dimissioni di Veltroni nel 2008. C’è pure l’ex assessore e magistrato Sabella. Poi una
sfilza di ex consiglieri e assessori
di Roma Capitale, generali dei carabinieri e noti giornalisti.
A Rebibbia il procedimento entrerà
presto nel vivo con le audizioni dei
primi testimoni. La lista stilata dalla
procura comprende una sessantina
di persone e, oltre alle forze dell’ordine, ci sono nomi eccellenti, indagati di peso ed ex politici di spicco. Si va da Roberto Grilli, il narcotrafficante che con le sue dichiarazioni al pm Cascini, nel 2012, ha
dato il là alla maxi indagine su Buzzi,
Carminati e soci, fino all’ex deputato
Marco Mario Milanese. Che verrà
ascoltato nel processo in “ordine
alla provenienza delle pressioni esercitate per la conferma di Fabrizio
Franco Testa”, tra i principali indagati
nel Mondo di mezzo, nel cda di
Enav.
“Nessuna vendetta, ho collaborato
per i miei reati”, ha spiegato Grilli
in un’intervista su Sky tg24.
In merito ad Ama spa i pm ascolteranno ciò che ha da dire in aula
Giovanna Giuseppina Anelli, anche
lei indagata della maxi inchiesta,
già dg della municipalizzata. I pm
le chiederanno di chiarire il ruolo
di Pinzaroni.
Oggi la costituzione di parte civile
del comune di Roma, redatta dagli
avvocati Enrico Maggiore e Rodolfo
Murra e sottoscritta dal prefetto
Francesco Paolo Tronca, sarà depositata nel corso dell’udienza.
“Non eravamo certo abituati a pensare la nostra Città come coinvolta
in trame mafiose in metodi mafiosi,
inquinata da associazioni mafiose scrivono i legali nell’atto - questa è
invece la contestazione sottesa in
tutti i capi di imputazione ed espressa al capo 1”.
“Il risultato - continuano gli avvocati,
riferendosi all’azione dell’associazione - è dunque il totale scardinamento del sistema, e la creazione
di un ‘apparato’ parallelo e alternativo
a quello legittimamente costituito”.
“Mafia capitale - si legge ancora in
uno dei passaggi del testo - risulta
aver mutuato dalla Banda della Magliana alcune delle sue principali
caratteristiche organizzative”, ma
“ha assunto una fisionomia del tutto
originale, raggiungendo uno stadio
di evoluzione avanzato, nel quale il
ricorso alla violenza e ai reati tipici
delle organizzazioni mafiose è ridotto al minimo indispensabile, e il
core business dell’associazione è
rappresentato dagli affari e dagli
appalti pubblici”.
Si costituiranno parte civile anche
la Regione Lazio e diverse associazioni.
Alla vigilia del processo, il prefetto
Gabrielli ha sottolineato che “Roma
è una città ancora malata” e “il lavoro
da fare è ancora tantissimo”.
BEATRICE LORENZIN SPINGE PER UN’ALLEANZA TRASVERSALE A SOSTEGNO DEL COSTRUTTORE
Il “sogno”: Pd, FI e Ncd per Marchini
FdI: “Il patto del Nazareno alla vaccinara”. Civati corteggia Marino,
Salvini contro Renzi: “Fino a due mesi fa diceva: ‘guai a chi lo tocca’”
archini sì, Marchini
no. In molti sfogliano
la margherita e vorrebbero sostenere un civico
per nascondere il fallimento
dei partiti, incapaci di creare
una nuova classe dirigente
e soprattutto rappresentare
gli umori e le esigenze dei
cittadini nelle istituzioni.
Accade a sinistra ma anche
a destra, dove Forza Italia e
Nuovo centrodestra non sono
stati mai così vicini.
L’imprenditore ringrazia e ripete che “concorrerà con la
sua lista”, ma il corteggiamento continua.
Beatrice Lorenzin ha addirittura ipotizzato il trait d’union tra Forza Italia e Partito
democratico per Marchini
sindaco, smentito però da
Orfini un eventuale appoggio
all’imprenditore, ovviamente
con il sostegno di Ncd, sempre più orientato a sinistra,
che potrebbe perdere - si vocifera nei corridoi di Palazzo
Madama - pure il senatore
M
Augello, ultimo baluardo romano, oltre ai tanti fuoriusciti
delle ultime settimane.
“Una strada percorribile ha argomentato il ministro
della Salute, ospite di Corriere Tv - se si riesce però a
fare un azzeramento delle
classi politiche che hanno
governato questa città. Anche
per non rischiare una deriva
M5S”.
Insomma, un calderone di
civiche per il costruttore Marchini.
“Non faccio l’inno civismo ha precisato il ministro e
candidata alle scorse Europee - io dico che in questo
momento bisogna andare oltre i partiti. Roma ha bisogno
di una visione di ampio respiro, un contenitore dove
stanno insieme anche colori
politici diversi”. Perché?
“Marino non ha saputo fare
l’amministratore”.
“Il patto del Nazareno alla
vaccinara”, ha sentenziato
Fabio Rampelli (FdI-An). “FdI
si schiera a difesa del bipolarismo e per le primarie del
centrodestra - ha aggiunto ancora una volta dalla parte
del gioco pulito”.
Marino, il grande sconfitto,
ha già un alleato per le prossime amministrative. Si tratta
di Pippo Civati, ex Pd, ora
leader di Possibile.
“Può essere sicuramente un
interlocutore”, ha spiegato
l’ex dem che ha colto l’occasione per criticare il pre-
mier-segretario: “E’ incredibile quello che ha fatto”.
Da destra, invece, Matteo
Salvini continua ad attaccare
il centrosinistra, in primis
Renzi e ovviamente Marino.
“Come è finita a Roma? E’
stata una farsa. La colpa non
è di Marino - ha spiegato il
leader del Carroccio a Rtl ma di chi l’ha messo e tenuto
lì, perché fino a due mesi fa
Renzi diceva ‘Guai a chi tocca
Marino’”.
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Giovedì 5 novembre 2015
ECONOMIA
NE HA DATO NOTIZIA LA VOLKSWAGEN, STIMANDO UN DANNO, IN VIA PRELIMINARE, IN DUE MILIARDI DI EURO
Dieselgate a macchia d’olio,
nel mirino ottocentomila auto
La Porsche ha annunciato il blocco delle vendite dei modelli dal 2014 al 2016
della Cayenne, in Usa e Canada. L’Ue: chi non rispetta gli obiettivi, sarà sanzionato
n altro colpo di scena nello
scandalo Dieselgate. La
Volkswagen ha scoperto
nuove irregolarità nelle
emissioni di CO2, nel mirino sono finite così ulteriori 800.000
auto del gruppo, vetture nuove di
zecca. Un danno gigantesco, stimato,
in via preliminare, in due miliardi di
euro dal colosso tedesco.
“Il consiglio e la commissione fondata per l’accertamento dei fatti ha comunicato il gruppo di Wolfsburg - si riuniranno presto per
consultarsi su nuove conseguenze
e misure”. Spiegando i passi successivi: “Il Cda di Volkswagen inizierà immediatamente un dialogo
con le autorità competenti riguardo
le conseguenze di quanto emerso”,
si legge nella nota diffusa, e ciò
“dovrebbe condurre ad un’affidabile valutazione delle conseguenze
economiche e legali di questo problema, che attualmente non è stato
ancora spiegato nella sua completezza”.
Ma non è tutto. La divisione nordamericana di Porsche ha annunciato
il blocco “volontario” delle vendite
dei modelli dal 2014 al 2016 della
Cayenne diesel, negli Stati Uniti e
in Canada.
Una decisione presa dopo che l’Epa,
l’authority Usa sulla protezione ambientale, ha puntato il dito contro la
casa tedesca, rea di aver “truccato”
U
il controllo sulle emissioni non solo
sui motori più piccoli ma anche sulle
auto di grossa cilindrata comprese
le Cayenne, le Touareg e diverse
Audi.
“Stiamo lavorando intensamente per
risolvere questo problema. I clienti
possono continuare a usare i veicoli
normalmente”, ha fatto sapere Porsche al riguardo.
Finora Volkswagen, dal canto suo,
ha respinto le accuse dell’Epa ma si
è dichiarata pronta a collaborare
per risolvere la questione.
Il mondo dell’automobile è sotto
choc. Anche l’Adac, l’equivalente
dell’Automobile club d’Italia (Aci),
non ha nascosto il profondo disorientamento sul caso.
Nei motori Volkswagen “ci sono cose
che neanche noi dell’Adac comprendiamo: il fatto è che al momento
VW è come una ‘scatola nera’ nella
quale non riusciamo a vedere”. Sono
le perplessità espresse da un portavoce dell’Adac all’Adnkronos.
L’EXPO SI È CONFERMATA UN’ESSENZIALE VETRINA PER I PRODUTTORI ITALIANI
Al centro del contendere, le nuove accuse che
coinvolgerebbero anche
una famiglia di motori
diesel, di cilindrata tre
litri. Motori peraltro già
controllati dall’ente nel
quadro dei maxi-test annuali, con risultati in termini di emissioni molto
differenti: infatti lo stesso
motore sull’Audi A7 supera di 2,5 volte il limite
di NOX fissato dall’Unione Europea mentre sulla
Q5 e sulla Porsche Macan si va oltre 5 volte il
tetto.
“Noi consideriamo ragionevoli emissioni 1,5
volte superiori al massimo attuale - ha aggiunto il portavoce - e ci sono
auto che rispettano questo parametro”. Il fatto è che “con i
giusti investimenti si possono costruire automobili pulite. L’importante è utilizzare le tecnologie, come
quella Selective Catalytic Reduction
(la riduzione catalitica dei gas di
scarico, attraverso additivi) che permette di abbattere il 90% delle
emissioni nocive”.
Quanto all’allarme dell’Associazione
dei costruttori europei di automobili
(Acea) che ha ipotizzato il prematuro
pensionamento di molti modelli per
l’impossibilità di rispettare le normative, dall’Adac è ammesso: “E’
vero alcune auto non potranno rispettare i limiti dei nuovi test europei,
è una questione di motorizzazioni,
ma ripeto, in futuro, utilizzando le
giuste tecnologie potremo costruire
auto davvero ‘clean’”.
E la Commissione europea è pronta
a colpire. L’attenzione da Bruxelles
è massima e presto saranno inflitte
sanzioni alle case automobilistiche
che non rispettano gli obiettivi Ue
di emissioni di Co2.
Lo ha detto a chiare lettere il portavoce della Commissione Ue con delega all’Industria dopo che Volkswagen ha annunciato livelli di emissione
di Co2 irregolari per alcuni motori
diesel e benzina che potrebbero riguardare 800mila autovetture.
Sulla base di un regolamento del
2009, la Commissione “ha a disposizione una serie di strumenti per
far rispettare alle case automobilistiche i target sulle emissioni di
Co2, comprese le penali”, ha ricordato, sottolineando che è “importante ora stabilire i fatti e la Commissione invita Volkswagen ad accelerare la propria indagine interna
e a spiegare nel dettaglio quali irregolarità nelle emissioni di Co2
sono state individuate, cosa le ha
causate, quali sono le vetture coinvolte e quali misure intende prendere per rimediare”.
PORTO MARGHERA, IL SITO “GIUSEPPE VOLPI” E TUTTA L’AREA CIRCOSTANTE
FINISCONO NELLE MANI DI TRE DIVERSE SOCIETÀ
Volano prosciutti e salumi Enel, venduta la centrale
termoelettrica
L’
Expo è stata una vetrina eccezionale per
l’agroalimentare italiano, di cui ne hanno beneficiato
i prosciutti e i salumi.
Confermati i risultati positivi
del comparto per il Consorzio
del Prosciutto di San Daniele
anche per i primi nove mesi
del 2015. Nonostante i generali
andamenti recessivi del mercato dei salumi che fa segnare
un calo della spesa delle famiglie italiane del -0,8% sullo
stesso periodo del 2014, il prosciutto di San Daniele, in netta
controtendenza, ha fatto registrare un +8,6% sugli acquisti
delle famiglie italiane. Il dato
emerge da un’elaborazione
Ismea sui dati Nielsen.
Il San Daniele vale in quantità
il 12,2% dei prosciutti crudi
italiani e il 14,7% della spesa
in valore. Nei primi nove mesi
dell’anno, sono stati venduti
circa 2.200.000 prosciutti che
determinano un incremento
fortemente positivo del +3,7%
sullo stesso periodo del 2014.
I dati di export nei principali
mercati esteri completano il
poker di segni positivi. Da
gennaio a settembre 2015,
cresce del 10,36% la quota
Il Progetto Futur-e si basa su valorizzazione e riqualificazione degli
impianti meno efficienti, alcuni dei quali non producono da tempo
i è conclusa la vendita del
sito Enel di Porto Marghera. La centrale termoelettrica “Giuseppe Volpi”,
alimentata a carbone e sostanzialmente inattiva da circa 3
anni, è stata venduta, insieme
all’area circostante, a tre soggetti già presenti con le loro
attività nell’area industriale e
che si occupano di logistica
portuale, carpenteria metallica
e impiantistica: Porto Invest Srl,
Simic SpA e CITI srl.
Si tratta del primo impianto
Enel che viene dismesso all’interno del progetto Futur-e,
che prevede la riqualificazione
di 23 impianti termoelettrici,
molti dei quali non più attivi.
In funzione fino al 2012, la centrale “Giuseppe Volpi”, con
una potenza di 140 MW, su
un’area complessiva di circa
10 ettari, è andata limitando la
propria produzione energetica
a causa della diminuzione pro-
S
sul totale delle vendite in Europa (nei principali mercati
di Belgio, Germania, Regno
Unito e Francia). Stesso incremento con una crescita del
10.7% se si analizza il mercato
extra Unione europea: Australia, Giappone, USA e Svizzera
rispetto allo stesso periodo
del 2014.
Un andamento positivo anche
per i prosciutti e i salumi friulani.
La Wolf di Sauris, nota per le
sue produzioni in alta Carnia,
registra infatti un ottimo bilancio
della sua presenza all’Esposizione che si è appena chiusa.
I prodotti saurani Wolf, nel solo
mese di ottobre, hanno messo
a punto a Milano un vero record: affettati e serviti ai visitatori
dell'Esposizione universale oltre 100 prosciutti Igp Sauris e
50 pancette arrotolate.
“Un successo straordinario:
la qualità, oltre che la tipicità
dei nostri prodotti, sono stati
apprezzati molto, con un ottimo
ritorno - ha commentato Stefano Petris, ad della Wolf - anche dal punto di vista dell'immagine territoriale. Il Friuli
Venezia Giulia è foriero di eccellenze, i nostri numeri, rappresentano una profonda conferma”.
gressiva della domanda elettrica nazionale: nel 2013 e nel
2014 non è mai stata chiamata
in servizio. Due dei tre acquirenti (CITI e Simic) svilupperanno nel sito nuovi insediamenti industriali, mentre il terzo
(Porto Invest), anche tramite
società collegate, amplierà le
proprie capacità logistiche che
già svolge in prossimità dell’area; gli investimenti associati
a tali iniziative determineranno
un importante indotto economico e occupazionale a beneficio dell’area di Porto Marghera, sia nella fase realizzativa,
sia in quella di esercizio delle
nuove attività industriali.
Il Progetto Futur-e che Enel sta
portando avanti vede l’azienda
impegnata nella guida di un
nuovo modello industriale, basato sulla valorizzazione e riqualificazione di quegli impianti
meno efficienti, alcuni dei quali
non producono già da diversi
anni, anche nel ruolo di “capacità di riserva”. Impianti che
non potrebbero tornare a produrre nemmeno se la domanda elettrica aumentasse. Si
tratta di centrali (o parti di
esse) che hanno esaurito il
proprio ciclo di vita (o stanno
per farlo) e la propria funzione.
In Italia sono 23 i siti Enel oggetto di questa trasformazione,
per una potenza installata complessiva di 13 GW (gigawatt):
oltre a Porto Marghera (VE),
Trino vercellese (VC), Alessandria, Genova, La Spezia,
Carpi (MO), Porto Tolle (RO),
Livorno, Piombino (LI), Camerata Picena (AN), Pietrafitta
(PG), Gualdo Cattaneo (PG),
Montalto di Castro (VT), Campo Marino (CB), Larino (CB),
Maddaloni (CE), Giugliano
(NA), Bari, Rossano Calabro
(CS), Termini Imerese (PA),
Augusta (SR), Porto Scuso (CI),
Assemini (CA). j
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Giovedì 5 novembre 2015
DALL’ITALIA
CUNEO – LA PROTESTA DOPO I TAGLI ANNUNCIATI DALLA MULTINAZIONALE FRANCESE
Chiusura Michelin, gli operai bloccano la statale
Quasi seicento i lavoratori a rischio, di cui quattrocento nella sede di Fossano. Manifestazioni anche ad Alessandria
anno bloccato la statale
per protesta dopo aver
saputo che perderanno
il lavoro. Sono i circa
quattrocento lavoratori
del dello stabilimento Michelin di
Fossano, in provincia di Cuneo.
La multinazionale francese, presentando il nuovo piano di investimenti,
aveva annunciato martedì la chiusura
della sede entro il 2016.
Ieri lo sciopero di quattro ore. Bandiere, interventi e un corteo che ha
bloccato per circa un’ora la statale
28 di fronte alla fabbrica con striscioni
cartelli, fischi e slogan. Presenti, oltre
ai dipendenti di Fossano, anche i
colleghi arrivati con un pullman a
Cuneo e lavoratori solidali di altre
aziende.
Alla manifestazione ha partecipato
il segretario della Fiom-Cgil, Maurizio Landini. “È una decisione
inaccettabile – ha detto Landini
durante il presidio davanti ai cancelli – Vogliamo aprire con l’azienda una discussione sul piano industriale, che finora non c’è stata.
Non siamo disponibili ad accompagnare processi di chiusura di
stabilimenti e licenziamenti. Se lo
scordino. Finora ci sono stati solo
annunci. È necessario che il gruppo
Michelin si renda disponibile a fare
una discussione vera su come gli
investimenti e il processo di riorganizzazione possano ottenere due
risultati: salvaguardare di tutto il
ciclo produttivo nel Paese ed evitare
licenziamenti. Oggi è importante
dimostrare che non è solo un problema di Fossano, decideremo con
H
i lavoratori come proseguire”.
Il segretario della Fiom aggiungendo
che nello stabilimento cuneese “si
fanno produzioni importanti, non si
capisce perché si debba delocalizzare in altri luoghi”, ha poi invitato
l’esecutivo ad intervenire: “Il governo
dovrebbe agire senza che qualcuno
glielo chieda. C'è una certa differenza tra l'immagine di un Paese
che funziona e quello reale in cui si
continua a delocalizzare”.
Presente anche il sindaco Davide
Sordella, che è stato contestato dai
sindacati ma anche da alcuni lavoratori, per aver comunicato su Facebook la decisione dell’azienda
francese di chiudere completamente
lo stabilimento presente in città. Un
comportamento ritenuto indelicato,
dal momento che gli stessi lavoratori,
non erano ancora a conoscenza del
loro destino, anche se in realtà le
voci circolavano da tempo. Dal canto
suo il primo cittadino si è difeso dicendo si essere venuto a conoscenza
della decisione lunedì.
Ora i lavoratori chiedono comunque
certezze per il futuro. “Ho già contattato i parlamentari del territorio,
che si sono resi disponibili ad aiutarci
con ogni mezzo” ha spiegato Sordella promettendo di seguire personalmente la situazione “Il territorio
vi supporterà, la politica è l’unica
risposta in situazioni come queste”.
La Ugl ha inoltre proclamato altre 8
ore di sciopero, da pianificare a
livello locale, “per sollecitare l’apertura di un confronto urgente con tutti
i soggetti interessati”.
Il piano strategico 2016-2020 del
gruppo degli pneumatici, si ricorda,
prevede il taglio di 578 posti nella
Penisola (annunciata la chiusura anche degli stabilimenti di Oranienburg
in Germania e Ballymena nell’Irlanda
del Nord).
A pagare il prezzo più alto è proprio
lo stabilimento di Fossano, con oltre
400 lavoratori a rischio per la chiusura totale. Indicati inoltre 120 esuberi
a Torino, 30 ad Alessandria e 28 a
Tribano (Padova).
Non sono mancate infatti le manifestazioni di protesta anche negli altri
siti. Braccia incrociate a Spinetta Marengo (Alessandria) dove oltre ai 30
operai, le organizzazioni sindacali
sono preoccupate anche le possibili
ripercussioni del piano sui circa 160
lavoratori impiegati nel sito con contratto di somministrazione.
Sciopero anche nello stabilimento
di Ronchi, alle porte di Cuneo, dove
non si sono presentati per il turno
notturno in tanti, pare fino all'80%.
Un gesto di solidarietà verso i loro
colleghi.
Mentre insomma i lavoratori sono
in agitazione, la Michelin, che in
Italia ha oltre 4mila dipendenti e
realizza più del 10% della sua produzione europea, si è impegnata
“ad assistere personalmente ogni
dipendente nel trovare un impiego
alternativo e implementerà un innovativo programma di supporto al ritorno al lavoro” che verrà “messo a
punto con i sindacati nel corso delle
prossime settimane”.
Di certo centinaia di lavoratori rischiano, nel giro di un anno, di
perdere lo stipendio. Il tutto mentre
il Premier Renzi continua a vantarsi
della ripresa economica, come
sottolineato anche dal segretario
della Lega Nord Matteo Salvini.
“Altre 578 famiglie nell'angoscia
– scrive su facebbok – alla faccia
della ‘ripresa economica’. Io sarò,
anche personalmente, al fianco di
donne e uomini di queste fabbriche. Renzi, tu che sei al governo,
che fai?”.
Barbara Fruch
MANTOVA
AVELLINO
Uccide il figlio
disabile e si impicca
Violenze in convento:
la denuncia della suora
Riprendono il prof:
sospesa una classe
ragedia della disperazione
nel Mantovano. Un
88enne, Luigi Santachiara, ha ucciso il figlio disabile
dalla nascita e poi si è ammazzato. È successo ieri mattina a Suzzara.
Sono stati i vicini a trovare
l’anziano impiccato al balcone
di casa, lanciando l’allarme.
Avvertiti i soccorsi, i vigili del
fuoco, una volta sfondata la
porta di casa, hanno trovato
all’interno, steso sul letto, il
cadavere del figlio Paolo, 51
anni, tetraplegico.
A spingerlo a compiere il gesto
sarebbero state proprio le condizioni del’uomo disabile dalla
nascita, costretto su una carrozzina e attaccato al respiratore. Secondo quanto ricostruito
all’alba di ieri, solo in casa,
iolenze, abusi e addirittura
prostituzione. Sono le accuse pesantissime lanciate da una ex suora del convento dei frati francescani dell’Immacolata di Frigento, in provincia di Avellino.
Per dodici anni la donna ha
vissuto nella comunità dove,
come ha raccontato, sarebbero
avvenute le presunte violenze.
Su queste e altre testimonianze,
contenute in un dossier, indaga
la Procura di Avellino. Si parla
anche di giri di denaro e d’istigazione alla prostituzione. “Ci
mandavano da alcuni ‘benefattori’ molto ricchi – racconta
una testimone – e ci chiedevano
di essere accondiscendenti”.
Addirittura anche le promesse
di obbedienza sarebbero state
scritte con il sangue. “La sera
rima hanno filmato i professori durante le lezioni,
poi hanno diffuso il video
su Whatsapp, con tanto di ‘commentini’. Per questo sono stati
sospesi 22 studenti di una scuola media di San Francesco al
Campo (Torino). Per la vicenda,
al momento, non è stata presentata alcuna denuncia.
La preside, Adriana Veiluva, ha
firmato il provvedimento dopo
che un professore aveva sequestrato lo smartphone ad alcuni alunni. I ragazzi, in classe,
stavano ridendo dell’insegnante
e durante il controllo dei cellulari
sono stati trovati vari filmati e
immagini corredate da commenti ironici degli studenti.
I provvedimenti sono di diversa
entità: alcuni alunni sono stati
sospesi per un giorno intero
T
l’88enne si sarebbe avvicinato
al figlio, quell’uomo cha ha
accudito tutta la vita, gli ha
staccato il respiratore, mettendogli del nastro sulla bocca
e sul naso e lasciandolo disteso
nel letto. Poi sarebbe uscito
sul balcone per impiccarsi.
Vicino all’uomo è stato trovato
un biglietto che lascia pochi
dubbi sulla tragedia. “Scusate
per il gesto folle” ha scritto
l’anziano ai familiari.
La moglie e madre, Selene
Zaolini, 84 anni, quando è
successo il fatto non era presente: è infatti ricoverata in
ospedale. Motivo che forse
avrebbe aumentato la preoccupazione dell’anziano che,
con l’avanzare dell’età, temeva
di non essere più in grado di
accudire il figlio.
B.F.
V
ci frustavamo con la disciplina,
uno strumento con delle punte
di ferro – emerge da un’altra
testimonianza – Mentre lo facevamo dovevamo pregare e
gli schizzi di sangue imbrattavano i muri. Portavamo anche
un cuore fatto con dei chiodini.
Lo mettevamo a contatto con
la pelle. Io mi sono anche marchiata a fuoco due volte”.
Tutte le accuse dovranno essere
però verificate. In estate fu presentato un esposto alla procura
dall’avvocato Giuseppe Sarno.
In precedenza si era mosso anche un commissario apostolico
del Vaticano, padre Fidenzio Volpi, che raccolse le testimonianze.
Intanto dal convento si difendono. Si tratta solo di calunnie,
sostiene padre Manelli, fondatore dell'istituto religioso.
TORINO
P
mentre altri solo per qualche ora.
Molti genitori, però, non hanno
gradito l’intervento punitivo perché sostengono che il sequestro
dei telefonini e la visione dei contenuti siano atti che violerebbero
le leggi sulla privacy.
Intanto la preside e gli insegnanti
stanno valutando l’opportunità
di organizzare incontri per tutti
gli iscritti dell’istituto comprensivo sul corretto uso dei telefonini. “Il caso fa capire ancora
di più quanto sia indispensabile
la media education - afferma
Luca Borgomeo, presidente dell'associazione di telespettatori
cattolici Aiart - Lo studio delle
nuove tecnologie è ancora molto
limitato nelle nostre scuole”.
Alcune studentesse inoltre si
sarebbero fotografate tra loro
nello spogliatoio.
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Giovedì 5 novembre 2015
DALL’ITALIA
RUBINETTI A SECCO A MESSINA
Attivato il bypass, ma è ancora emergenza
Nei prossimi giorni si aumenterà la portata fino al 50% ma per il ripristino della condotta ci vorranno
diverse settimane. Disagi in particolare nella parte alta della città: autobotti nuovamente in funzione
l bypass è stato attivato, ma
alcune zone sono ancora a
secco mentre per riparare il
guasto all’acquedotto ci vorranno diverse settimane. Prosegue l’emergenza idrica a Messina,
dopo la “nuova” rottura martedì
della condotta a causa di una frana
a Calatabiano.
A partire dalle 21 di martedì sera
l’Amam, l’azienda Meridionale acque di Messina, ha attivato il bypass
tra la condotta di Fiumefreddo e
quella Alcantara con una portata
iniziale di 245 litri al secondo, che
può essere aumentata fino a cinquecento litri al secondo. Un’operazione che consente di soddisfare
quasi la metà del fabbisogno giornaliero della città.
Notizia confermata anche dal sottosegretario alla presidenza del
Consiglio Claudio De Vincenti, che
ha spiegato come questo “consente
di avere una portata d’acqua di 1/3
e nei prossimi tre giorni al 50%. La
città bassa dovrebbe tornare alla
normalità in 3 giorni, per la parte
alta il lavoro è più complicato; si lavora alla sistemazione dell'acquedotto Fiumefreddo” ha affermato
spiegando come la situazione sia
“drammatica” in quanto “ormai 10
giorni manca l'acqua”.
Anche ieri infatti ci sono stati problemi di approvvigionamento in
particolare nelle parti alte della città.
Diciotto autobotti, condotte da personale messo a disposizione anche
I
dall’ATM e dalla Città Metropolitana
di Messina, hanno effettuato la distribuzione d’acqua nei quartieri
dove si prevedono maggiori disagi.
In campo è sceso nuovamente anche
l’esercito, con cinque autobotti da
8mila litri.
Come emerso dalla riunione in pre-
fettura già martedì sarà necessario
poter disporre di un numero notevolmente superiore di autobotti e
si provvederà ad un ulteriore incremento delle risorse idriche tramite una nave cisterna della capacità
di cinquemila tonnellate con immissione diretta nella rete cittadina ogni
due giorni.
L'organizzazione della distribuzione
idrica sarà curata da una cabina di
regia facente capo al Dirigente dell'Ispettorato Dipartimentale Foreste.
Tra le priorità per i rifornimenti di
acqua l’ospedale Papardo, per il quale
è stata prevista per quanto possibile
un'erogazione mirata. Di seguito, presidi ospedalieri minori, Case di Cura,
mense dei poveri, scuole di ogni ordine e grado e fasce deboli attraverso
attività di volontariato.
Intanto la Protezione civile nazionale,
congiuntamente alla Protezione civile
regionale e comunale, sta provvedendo alla verifica dei luoghi a Calatabiano per la valutazione degli
interventi più idonei alla risoluzione
del movimento franoso che ha interessato la condotta dell’acquedotto
comunale. “Sono in corso ulteriori
accertamenti per verificare la possibilità di un immediato intervento
di ripristino della condotta” ha detto
il capo della Protezione civile della
Regione Sicilia, Calogero Foti.
Ma ci vorranno diversi giorni. “Si
deve stabilizzare un versante, ci
sono dei tempi tecnici di circa 1520 giorni. Ma non è certo perché
quando di lavora su una frana ci
sono degli studi e delle verifiche
da fare”, osserva Curcio.
Per l'intervento ci vorrà circa un milione di euro e complessivamente
almeno un altro milione per il resto
dei lavori di prima emergenza che
dovrebbe arrivare anche dalla Protezione civile nazionale e regionale.
Insomma chi pensava che a Messina
l'emergenza idrica fosse ormai stata
risolta dopo 10 giorni di disagi si è
dovuto ricredere già da martedì. E
pare che la situazione sia tutt’altro
che provvisoria.
Barbara Fruch
IL GIUDICE DI ASTI HA ACCOLTO LA RICHIESTA DEL PM
Caso Ceste, Buoninconti condannato a trent’anni
Riconosciuto anche il risarcimento ai familiari. Ma l’uomo si continua a professare
innocente: ‘Elena si allontanò da sola, non stava bene”. E i legali annunciano il ricorso
MILANO
Rapine con pestaggi:
presa gang di egiziani
anno commesso quindici rapine negli ultimi
quindici giorni. Protagonisti quattro ragazzi egiziani, di cui due minorenni,
che sono stati fermati dalla
Polizia di Milano. Si tratta
di un 21enne, un 20enne e
due 17enni.
Secondo quanto trapelato la
baby-gand agiva nella zona
semicentrale tra parco Solari, via Bocconi e via Castelbarco e colpiva con estrema violenza.
Utilizzavano sempre lo stesso
modus operandi: puntavano
un passante, lo circondavano, lo minacciavano coltello
alla gola e si facevano consegnare i suoi averi. Per chi
mostrava qualche esitazione
scattava il pestaggio. Bottino:
portafogli, cellulari e tablet.
H
Quindici le rapine perpetrate,
durante alcune delle quali
si sono realizzati episodi di
violenza, culminate almeno
in un caso in trauma cranico
per la vittima.
Le indagini sono partite proprio grazie alle descrizioni
delle vittime e in seguito
con un pattugliamento in borghese delle zone già colpite
dalla gang. I quattro, tutti
con precedenti, residenti in
Italia da almeno 3 anni e
senza fissa, sono stati arrestati la notte di Halloween
dopo giorni di appostamenti.
Uno di loro ha provato a fare
resistenza coinvolgendo altri
passeggeri ma non ci sono
stati feriti. Il gip ieri ha convalidato l’arresto. L’accusa
è di rapina aggravata in concorso.
rent’anni di carcere per aver ucciso la
moglie Elena Ceste. È la condanna inflitta
ieri a Michele Buoninconti.
Lo ha deciso il gup di Asti Roberto Amerio,
che riconoscendo l’imputato colpevole dell’omicidio volontario premeditato e di occultamento
di cadavere, ha accolto la richiesta del pm
Laura Deodato del massimo della pena in un
processo con rito abbreviato.
Il togato ha inoltre stabilito un risarcimento
alla famiglia della vittima: 300mila euro per
ciascuno dei quattro figli, 180mila euro per i
genitori e la sorella, e di 50mila euro per il cognato.
Soddisfazione è stata espressa proprio famigliari
della donna, la casalinga di Costigliole d’Asti,
scomparsa da casa il 24 gennaio 2014 e
ritrovata cadavere nove mesi dopo. “I genitori,
Lucia e Franco, sono provati, si sono messi a
piangere durante la lettura della sentenza
perché pensavano ai figli di Elena a cui dovranno
spiegare, tra poco, quanto deciso dal tribunale
– hanno spiegato i legali della famiglia Ceste,
gli avvocati Deborah Abate Zaro e Carlo Tabbia
– Siamo assolutamente soddisfatti perché è
stato condannato al massimo della pena. La
famiglia è soddisfatta ma ha una grande delusione nel cuore perché c’è la consapevolezza
che Michele ha ucciso Elena”.
L’uomo, dal canto suo, si era sempre dichiarato
innocente, come ha ribadito anche ieri in aula
al tribunale della città piemontese, nell’udienza
T
che si è chiusa con la sua condanna. “Elena è
morta per una tragica fatalità, sono vittima di
un errore giudiziario. Sono innocente” aveva
detto Buoninconti, leggendo anche un passo
della Bibbia, la storia di Susanna dell’Antico
Testamento, e commuovendosi quando ha ricordato i figli. “Signor Giudice, io mi trovo davanti a lei senza un motivo vero, non c’è
alcuna certezza che mia moglie sia stata uccisa
e la procura non può provarlo, né ora, né mai,
semplicemente perché non è accaduto. Ci vogliono le prove per condannare un uomo - ha
aggiunto leggendo un testo di cinque pagine e la procura non le ha perché non esistono,
non si può trasformare a piacimento un innocente in un colpevole, tra l'altro, di un omicidio
che non c'è stato”.
“Elena delirava e sentiva le voci quella notte e
si picchiava in testa - ha sostenuto l’uomo non me lo sono inventato, questa crisi psicotica
si ascrive perfettamente nel quadro dei suoi
disturbi precedenti, quei disturbi di ottobre e
novembre, li chiami crisi psicotica come
l'accusa o pensieri ossessivi persecutori come
la consulente della difesa”.
Buoninconti si è poi soffermato su quel 24
gennaio 2014, giorno della scomparsa di Elena
Ceste. “Quella mattina con i miei figli ho
lasciato Elena a casa verso le 8.10 e, circa 35
minuti dopo, Elena non c’era più e la casa era
nelle stesse condizioni in cui l'avevo lasciata,
nonostante Elena fosse rimasta per fare le
faccende domestiche” ha detto spiegando
“Elena non stava bene, per questo non accompagnò i bambini a scuola quella mattina,
per questo saremmo dovuti andare dal dottore
e per questo si allontanò”.
Fu proprio il marito ad avvertire i carabinieri,
la mattina del 24 gennaio 2014, raccontando
che la donna era uscita di casa in stato confusionale, allontanandosi a piedi completamente
nuda. I vestiti, perfettamente piegati, furono
ritrovati a casa, insieme agli occhiali da vista.
Si moltiplicarono gli avvistamenti, ma si rivelarono tutti inattendibili finché, il 18 ottobre,
un cadavere in avanzato stato di decomposizione
fu ritrovato in un canale di scolo a Isola d'Asti,
a due chilometri dalla casa di Elena Ceste. Il
marito Michele Buoninconti fu indagato per
omicidio volontario, poi arrestato nel gennaio
2015. Ieri la condanna
Ora i legali aspettano le motivazioni per poi
fare ricorso. “Buoninconti rivendica la sua innocenza - ha dichiarato il suo legale, Giuseppe
Marazzita - Riteniamo che il reato non ci sia
stato per cui ci aspettavamo l'assoluzione.
Sapevamo fosse un processo complesso per
il condizionamento mediatico. Michele sperava
in un risultato positivo, noi lo abbiamo tranquillizzato sul suo eccessivo ottimismo. Tra
novanta giorni leggeremo le motivazioni della
sentenza e valuteremo come impostare il
ricorso. Andremo in Appello e, se necessario,
in Cassazione”.
B.F.
12
Giovedì 5 novembre 2015
SOCIETA’
MUSICA CONTROCORRENTE PROSEGUE SPEDITO IL CAMMINO ARTISTICO DELL’EDIZIONE NUMERO 11
In tredici per la finalissima
l teatro del CET di Mogol
si è svolta la seconda della semifinale di Musica
Controcorrente, il concorso giunto alla sua XI^
Edizione. Tredici artisti provenienti
da tutti le parti d’Italia si sono avvicendati sul palco per conquistare
una borsa di studio al CET di Mogol,
sei notti a Marrakesh e lo stage di
“Casamusica” di Luca Angelosanti
e Francesco Morettini un duo, composto da un autore e compositore,
che di successi ne ha firmati tanti.
Ha aperto la serata un gruppo del
nord, il consolidato “Effetto Primacy”,
con una performance molto intensa
e di certo articolata con tre chitarre
elettriche, batteria e basso e, alla
voce solista Jacopo Bettinotti.
A seguire la più giovane, Sara Caldora Emanuela; quindi il bolognese
Michele Viviani con la sua “ Memoria
viva”. Pamela D’Amico, da poco
rientrata dalla sua tournee brasiliana
a seguire, ma anche ad anticipare
l’esibizione dell’abruzzese Simone
Flammini. Poi è stata la volta di Lucio
Matricardi con “Cielo di marmo e
di vetro” e di Pamela Placitelli della
provincia di Latina.
Con il brano “Noia” la performance,
davvero di rilievo, della cantautrice
e pianista Michela Franceschina che
ha preceduto l’esibizione del siciliano Vincenzo Nicosia con un testo
toccante sul Padre.
Dalla Campania Massimo Sorgente
A
ARRIVA “TRACCE DI LIBERTÀ”
Il primo Pino Daniele,
compresi alcuni inediti
primi 3 album di Pino Daniele con le
versioni alternative, le prime stesure
dei brani, i provini e i brani inediti
mai ascoltati: questo è "Tracce di libertà”,
un vero e proprio documento che racconta il percorso artistico e umano del
cantautore napoletano, in uscita il 4 dicembre per Universal Music Italia in
collaborazione con Blue Drag Publishing.
Dalle vicissitudini della realizzazione di
"Terra mia" (1977) alla nascita delle
prime canzoni, dai provini ai brani inediti
che non furono inseriti nelle tracklist
originali, da "Pino Daniele" (1979) a
"Nero a metà” (1980): "Tracce di liberta”
permette di vivere e respirare il percorso
che ha portato quel ragazzone di Santa
Maria la Nova al palcoscenico internazionale, tracciando un ritratto unico di
un giovane Pino Daniele, anche attraverso
le testimonianze e le immagini inedite
raccolte in un libro di 60 pagine. L'album
sarà disponibile nelle seguenti versioni:
I
giunto in Umbria con tutta la sua
numerosa e deliziosa famiglia, la
moglie e 4 figlie delle quali due
sul palco, per il riarrangiamento
del brano di Mogol con un brano,
“Tonino”, che narra di una delle
realtà di lavoro minorile del dopoguerra.
Infine la splendida esibizione della
toscana Tina Quaranta con il suo “
Inchino”, omaggio dell’artista che
si piega dinanzi al suo pubblico.
La serata si è conclusa con una vibrante ed energica interpretazione
del gruppo di Davide Battisti proveniente dalla Valsugana e portatori
di una ventata di rock con la loro
Tequila invecchiata. Infine, il maestro
Francesco Valente che ha accompagnato una promessa della musica
Italiana, la ternana Valeria Crescenzi,
già vincitrice in un’edizione precedente di Musica Controcorrente con
una pregevole interpretazione di “
la Nevicata del 56” in una della ultime apparizioni del suo autore, l’indimenticabile Franco Califano.
Una seconda serata di musica d’au-
- Super Deluxe: 6 CD + libro di 60
pagine con foto inedite, aneddoti, curiosità
e testi biografici. Contiene 6 brani inediti
degli anni '70 ("Napule se scet' sotto 'o
sole", "Mannaggia 'a morte", "Stappistopota", "Figliemo è nu buono guaglione",
"Na voglia 'e jastemma" ed un brano
strumentale senza titolo); - Deluxe: 3
CD + booklet di 60 pagine con foto
inedite, aneddoti, curiosità e testi biografici. Contiene 1 brano inedito degli
anni '70 ("Na voglia ''e jastemma"); - Digitale: contenuti audio della versione
Deluxe + digital booklet con 6 foto
inedite.
tore che fa presagire una finale piena
di sorprese perché la giuria avrà
davvero un difficile compito nello
scegliere i vincitori.
COINVOLTO UN COMPAGNO DELLA NAZIONALE
Ricatto a luci rosse,
arrestato Benzema
resunto ricatto a luci
rosse ai danni del compagno di Nazionale Mathieu Valbuena: arrestato Karim Benzema.
Clamoroso colpo di scena
nello scandalo che vede coinvolto il centrocampista dell’Olympique Lione. L’attaccante del Real Madrid è stato
posto in stato di fermo dalla
polizia francese perché sospettato di essere tra i protagonisti del tentativo di estorsione ai danni del folletto francese immortalato in un video
hard con la propria compagna.
Ben 150 mila euro, questa la
cifra che la stella dei Blues,
insieme ai suoi presunti complici, avrebbe chiesto al regista dei transalpini per non
mettere in mondovisione quel
filmato bollente che avrebbe
suscitato un vero e proprio
scandalo.
E così la stella dei Blues è
stato preso in custodia dalla
polizia giudiziaria di Versailles
P
salvo poi essere interrogato
dagli inquirenti. Per lo stesso
motivo, il 13 ottobre scorso,
era stato fermato pure l’ex
giocatore della Lazio, Djibril
Cissè, rilasciato poche ore
dopo – con tanto di scuse –
perché considerato “in buona
fede”.
Si arricchisce dell’ennesimo
capitolo il giallo a luci rosse
che sta scuotendo la Nazionale francese di calcio. E a
farne le spese questa volta è
l’asso dei Blancos. Già finito
nel mirino della giustizia (nel
2013) transalpina per sfruttamento della prostituzione, insieme a Frank Ribery, perché
accusati di aver fatto sesso
con una prostituta all’epoca
minorenne, Zahia Dehar. Un
caso che aveva sconvolto
un’intera nazione, conclusosi
con l’assoluzione di entrambi
i fuoriclasse per insufficienza
di prove.
Da un’inchiesta passionale
all’altra: Benzema ancora nei
F.Co.
guai.

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