LA RIVOLUZIONE DELL`ETA` ADOLESCENZIALE: FIGLI E

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LA RIVOLUZIONE DELL`ETA` ADOLESCENZIALE: FIGLI E
LA RIVOLUZIONE DELL’ETA’ ADOLESCENZIALE: FIGLI E GENITORI TRA SFIDE E
TRASFORMAZIONI
di Lucia Chiappinelli* e Silvia D’Andrea **
La fase del ciclo vitale relativa alla famiglia con figli adolescenti rappresenta una “rivoluzione” per
l’equilibrio dell’intero nucleo familiare in quanto risulta connessa alla particolarità delle
dinamiche relazionali relative al rapporto tra genitori e figli.
Quando parliamo di adolescenza infatti non possiamo non tenere conto che ci troviamo di fronte ad
un individuo e al suo sistema di appartenenza, entrambi impegnati nell’affrontare e risolvere un
compito evolutivo congiunto, che da una parte conduce l’adolescente nel processo di costruzione
della propria identità e dall’altra impegna la famiglia nella promozione della autonomia delle
persone ad essa appartenenti, favorendo così l’evoluzione in positivo di questa tappa evolutiva.
Nel vivere la delicata fase adolescenziale, l’intera famiglia dovrà trovare modi e forme per
conciliare due movimenti ugualmente intensi, ma di polarità opposta: favorire la trasformazione, in
direzione dello svincolo, e rispondere al mantenimento del senso di appartenenza familiare.
Nello specifico, se da un lato i genitori dovranno accompagnare il movimento di autonomia del
proprio figlio dalla famiglia, spingendolo verso una maggiore differenziazione dai modelli familiari
(trasformazione), dall’altro sarà necessario mantenere all’interno della famiglia la tendenza all’unità
e al mantenimento dei legami affettivi tra genitori e figli, importanti per andare a definire il senso di
appartenenza.
Il processo di separazione ed individuazione messo in atto dall’adolescente, matrice della conquista
della sua autonomia, comporta sul piano intrapsichico una serie di trasformazioni e di ridefinizioni,
di se stesso e dei legami di appartenenza, che generano tensioni interne non sempre facilmente
gestibili. Il giovane, in poche parole, deve scegliere quale persona intende diventare cercando di
aderire a valori ed ideali che sente in sintonia con le parti più profonde di se stesso e trovando un
modo personale con il quale differenziarsi dal contesto relazionale presente e passato arrivando a
definire un “Io” nell’ambito di un “Noi”.
E’ una fase in cui tutto cambia ed è in divenire, niente è consolidato e tutto viene costantemente
messo in discussione. “Mi sento sempre come in una prima sul palcoscenico di un grande teatro”,
diceva un’adolescente nel tentativo di spiegare cosa si muoveva dentro di sé nello scorrere del
proprio vivere quotidiano.
Ciò che facilmente si riscontra osservando da vicino il mondo degli adolescenti è la loro graduale
messa in discussione dell’immagine genitoriale idealizzata nella fanciullezza, un processo che porta
l’adolescente ad assistere ad una sorta di “Caduta dall’Olimpo” di quelle figure a lui così vicine e
così infallibili, che fino a quel momento aveva pensato come garanti della propria protezione e
sicurezza.
I genitori vengono quindi psichicamente riposizionati ad un livello più “terreno”, divenendo
pertanto umani ed imperfetti, da poter commettere errori e sbagliare. Questo movimento di caduta
verso il basso delle figure genitoriali dà un’enorme possibilità all’adolescente consentendogli di
iniziare lentamente a misurarsi e a confrontarsi con i propri genitori, altrimenti inavvicinabili ed
insuperabili: un confronto che si fa particolarmente complesso con il genitore dello stesso sesso.
La ribellione e la sfida che i ragazzi spesso mettono in atto verso i genitori va letta alla luce di
questa faticosa ricerca di una più giusta distanza emotiva e relazionale nei loro confronti. Il litigio
dunque diventa il modo per poter rimanere vicini, in relazione, ma nello stesso tempo distanti, nella
misura in cui è possibile iniziare a sperimentare l’alterità e la diversità: “non la penso come te” ergo
“ non sono come te”. Ed è attraverso i conflitti che, mettendo una distanza (“mi chiudo nella mia
stanza” oppure “non vengo a mangiare”), il giovane inizia a sperimentare uno spazio per stare solo
con se stesso e per iniziare a sentire sensazioni ed emozioni nuove, finora sconosciute, con le quali
iniziare a confrontarsi.
Il conflitto e la sfida che l’adolescente lancia alla propria famiglia sono finalizzate a sondare la
capacità di tenuta del proprio contesto di appartenenza. Hanno dunque l’importante funzione di
sperimentare la presenza o meno del “limite” esercitato dalle figure adulte di riferimento e la
conseguente capacità contenitiva dei genitori.
In questo senso, la presenza di questa funzione “di limite” genitoriale diviene matrice della capacità
auto regolativa del ragazzo, che mostrerà capacità riflessiva e di mentalizzazione tanto più avrà
avuto alle sue spalle l’esperienza di essere stato contenuto stabilmente nelle mente di un adulto con
funzione genitoriale.
A questo punto il processo di trasformazione può diventare un terremoto relazionale all’interno del
terreno affettivo che lega i genitori al figlio adolescente, e diviene fondamentale, per ammortizzare
gli eventuali danni di questo “sisma familiare”, che i genitori possano cambiare per aiutare ed
accompagnare il cambiamento in atto.
Una funzione genitoriale sana deve essere dinamica, ossia modificarsi con l’età dei figli , ed è per
questo che, anche in questa fase, le regole vanno rivisitate, come pure va rinegoziato il modo di
stare in relazione. Il genitore deve poter iniziare a pensare e a sintonizzare la propria mente
genitoriale con il fatto che il proprio figlio non è più un bambino, ma un adolescente, e che per
questo dovrà potersi spingere, in senso reale ed emotivo, in spazi più ampi di quelli, oramai noti e
troppo ristretti, del proprio nucleo d’origine.
Solo se l’adolescente riuscirà a compiere questo salto di livello, non rimarrà “imbrigliato” nelle
maglie della propria famiglia e, libero dai vincoli relazionali della stessa, potrà concedersi di vivere
nuove esperienze necessarie alla sua crescita.
Tuttavia nel complicato processo trasformativo di questa “primavera” evolutiva, può succedere che
gli adolescenti si trovino a confrontarsi con difficoltà interne a sè o con rigidità del sistema
familiare in cui sono inseriti, tali da generare una sorta di blocco evolutivo, una barriera
sintomatica, che parla di quanto sia complicato, per quel ragazzo e per la sua famiglia, fronteggiare
il passaggio verso l’adultità e tutto ciò che questo comporta.
Il disagio psichico e relazionale, che in certe situazioni si evidenzia come preoccupante, fornisce a
noi clinici la chiave di lettura della specifica necessità di quel ragazzo e di quella famiglia di
mantenere rigidamente l’equilibrio del passato, evitando lo smantellamento di un assetto emotivo e
relazionale che fino a quel momento ha tenuto in relazione genitori e figli.
Il prezzo che ciascuno paga all’interno della propria famiglia, per tentare di fermare il tempo ed
impedire il processo trasformativo, è spesso molto alto. A volte l’adolescente che si trova
imbrigliato nelle difficoltà di operare questo passaggio evolutivo, che lo traghetta nel processo di
costruzione della propria identità, può ricorrere all’uso di droghe proprio quale rimedio auto
terapeutico utile ad allontanarsi da sé, a silenziare le proprie paure, ad anestetizzare il proprio
dolore, mentre si sperimenta nel confronto con questo suo modo nuovo di essere al mondo e in
relazione con esso.
In questa cornice di grandi trasformazioni, interne ed esterne, dell’adolescente è facile che i genitori
si sentano preoccupati per questa sorta di “metamorfosi” dei propri figli e la vivano con un
sentimento latente di ansia. Ciò che è frequente raccogliere come loro richiesta è di avere delle
coordinate che li aiutino a distinguere ciò che appartiene al fisiologico processo di crescita, da ciò
che invece rappresenta un sintomo di un vero e proprio disagio evolutivo. Il problema diventa
quello di capire e riconoscere un’adolescenza problematica e, se è il caso, di preoccuparsi e
chiedere il parere dello specialista.
Un buon orientamento per i genitori potrebbe essere quello di rilevare come problematica la
presenza di comportamenti segnalatori di un surplus di disagio e di malessere psicologico, parliamo
cioè di comportamenti “iper” intesi sia come modi di agire con modalità eccessivamente eclatanti
(uso di sostanze, frequenti incidenti, abbandono scolastico, alterazioni significative del
comportamento alimentare etc), che con modalità eccessivamente dominate da uno stato di quiete.
Ad esempio si può considerare un importante motivo di preoccupazione il fatto che l’adolescente
perda le caratteristiche di mutevolezza tipiche di questa età, e che si presenti silenziosamente
adattivo, rispetto alle richieste dell’ambiente familiare, segnalando così una sorta di rallentamento,
se non proprio un blocco, nel processo di cambiamento.
La presenza di rituali, il ritiro, l’eccessiva rigidità nei comportamenti, sentimenti profondi di noia e
di apatia generalizzati e costanti, possono tenere l’adolescente in una situazione di scacco rispetto
alla crescita.
Il riconoscimento da parte dei genitori di una situazione di disagio nel proprio figlio adolescente
sarebbe auspicabile fosse seguito da una comunicazione chiara delle proprie preoccupazioni, oltre
che dalla proposta di poter ricercare un aiuto esterno alla famiglia. Si sottolinea, però, che non è
affatto infrequente che l’iniziativa di ricercare una consulenza specialistica, con una centratura
esclusiva sul ragazzo, cada nel vuoto, in quanto la posizione mentale dell’adolescente è ben lungi
dall’accettare una relazione d’aiuto caratterizzata, come sappiamo, dal riconoscimento di un adulto
competente da cui dipendere.
E’ per questo che a volte la terapia familiare, con famiglie nella fase dello svincolo adolescenziale,
diventa un’offerta efficace sul piano clinico, in quanto tiene a mente un “sistema in crisi” e ,
offrendo un intervento che non stigmatizza nessuno nello specifico, lavora mettendo insieme
l’adolescente ed i genitori al fine di aiutarli a trovare quella nuova e “giusta distanza”, emotiva e
relazionale, che consentirà di sbloccare il processo di crescita
* psicologa- psicoterapeuta
** psicologa- psicoterapeuta