The rime of the ancient mariner

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The rime of the ancient mariner
Introduzione
Lo scopo del presente lavoro è quello di esaminare una delle opere più
importanti di Samuel Taylor Coleridge: la Ballata del Vecchio Marinaio.
La Ballata del Vecchio Marinaio viene universalmente riconosciuta come un
capolavoro della poesia romantica. Un poema splendido, denso di scene
estremamente suggestive, ora felici, ora drammatiche e perfino terrificanti. La
trama, che in qualche modo mescola il viaggio di Ulisse con quello di Dante,
ha uno sviluppo avvincente quanto un moderno film d’avventura, con colpi di
scena davvero sconvolgenti. In questa ballata un vecchio marinaio racconta la
sua terribile avventura ad un passante occasionale, il quale resta impietrito
dallo sguardo del vecchio ed è costretto ad ascoltare il suo racconto. Il vecchio
si è reso colpevole dell'uccisione di un albatro, azione considerata da tutti i
marinai come foriera di sventure. Le avvincenti rime di Coleridge ci
conducono in un'ambientazione spettrale, tra mari sconosciuti e ghiacci polari
popolati da esseri misteriosi, demoniaci, angelici, sconosciute forze della
natura, e dove il sovrannaturale diventa l'elemento dominante. Il racconto si
dipana tra visioni, allucinazioni e incantesimi.
Il percorso del Marinaio di Coleridge è essenzialmente una variazione del
topos romantico del viaggio circolare alla scoperta di se stessi, modellato
sull'episodio biblico della Caduta: novello Adamo, il Marinaio contravviene
alla legge del Padre uccidendo una delle sue creature, sperimenta la condizione
di tormento ed isolamento che ne deriva ed impara a caro prezzo la lezione
1
dell'unità e santità del creato, che diventa il suo messaggio, ripetuto
ossessivamente al mondo.
2
THE RIME OF THE ANCIENT MARINER
LA GENESI DELLA BALLATA DEL VECCHIO MARINAIO
La ballata del vecchio marinaio nacque nell’anno della straordinaria simbiosi
poetica di Coleridge con William Wordsworth (1795). I due poeti erano venuti
ad abitare vicini nel Sommersetshire e le loro frequenti conversazioni
vertevano su due punti importanti della poesia: “Il potere di stimolare la
partecipazione del lettore attraverso una fedele aderenza alla verità di natura e
il potere di conferire l’interesse della novità attraverso i modificanti colori
dell’immaginazione”. Venne da se il pensiero che si potesse comporre una
serie di poesie di due generi”1.
Da un lato l’adesione alla natura nella sua verità sarebbe stato compito di
Wordsworth, che doveva dare una carica di energia allo spento mondo
dell’abitudine, restituendo il fascino della novità a cose di tutti i giorni;
dall’altro Coleridge doveva badare a una poesia in cui il medesimo fascino
della novità piovesse sulle cose grazie all’immaginazione. Così i personaggi e
le figure di questo tipo di poesia sarebbero stati soprannaturali e muniti di una
certa credibilità e concretezza2.
Un primo tentativo di tale collaborazione, si ebbe quando i due poeti cercarono
di scrivere un componimento in prosa diviso in tre canti intitolato The
1
Cfr. S. Prickett, Coleridge and Wordsworth, Cambridge, 1970. citato in The Review of English
Studies, New Series, Vol. 28, No. 112 (Nov., 1977), pp. 479-481
2
Cfr.E. Canepa, Per l’alto mare aperto: viaggio marino e avventura metafisica, da Coleridge
a Carlyle, da Melville a Fenoglio, Jaca Book, Milano, 1991. pp 35-37
3
Wanderings of Cain. In quest’opera si narra della sofferenza di Caino che,
dopo aver ucciso suo fratello Abele, subisce la punizione di Dio: errare senza
terra. Questo primo tentativo fallì perché i due presero a divergere sulla natura
della sorgente della poesia, che per Wordsworth doveva rifarsi alla Natura,
mentre per Coleridge la vitalità doveva diffondersi sulle cose attraverso
l’intervento di una facoltà modificatrice come l’immaginazione3.
Per un certo periodo i due dovettero sentire queste opposte direzioni di ricerca
come complementari: ne è dimostrazione il secondo progetto di collaborazione
alla comune raccolta delle Lyrical Ballads (1798). Proprio nel quadro della
collaborazione alle Lyrical Ballads che fu concepita The Rime of the ancient
mariner. Anzi Wordsworth ebbe parte fondamentale nel tracciare il piano del
poeta durante una passeggiata a tre nel tardo pomeriggio del 13 novembre del
1797: “nell’autunno del 1797, Coleridge, mia sorella ed io”, racconterà
Wordsworth molti anni dopo, “partimmo da Alfoxden a pomeriggio avanzato
con il progetto di visitare Linton; e siccome i nostri fondi complessivi erano
scarsi decidemmo di pagarci le spese scrivendo una poesia, da inviare al New
Monthly Magazine. Con questo piano ci mettemmo in cammino e procedemmo
lungo le colline di Quantok e nel corso di questa passeggiata venne progettata
la Ballata del vecchio marinaio, basata su un sogno di un suo amico Mister
Cruikshank”4.
L’idea di base era stata data, infatti, da questo amico che aveva sognato lo
scheletro di una nave con delle figure a bordo.
3
4
Cfr. P. Hanula, Coleridge’s Poetics, Oxford University, Oxford, 1983, cap. II
G. Bompiani (a cura di), La ballata del vecchio marinaio, Milano, 1983.
4
Bisogna dire, però, che la maggior parte della storia fu frutto dell’invenzione di
Coleridge: ma vi fu anche un contributo da parte di Wordsworth. Egli aveva
infatti letto recentemente la relazione del Voyage around the world by the way
of the great South sea del Capitano George Shelvocke, dove si parla
dell’uccisione di un albatro proprio mentre veniva doppiato Capo Horn.
Sembra sia stato proprio Wordsworth a suggerire il motivo dell’uccisione
dell’uccello e della persecuzione spettrale scatenata da questo crimine.
“Incominciammo la composizione insieme in quella per me memorabile sera”,
riporta Wordsworth nelle sue Memoirs, “mentre si cercava di procedere di
comune accordo, i nostri due stili si dimostrarono a tal punto differenti che
sarebbe stato semplicemente presuntuoso da parte mia fare qualcosa tranne che
separarmi da un’impresa in cui avrei potuto essere soltanto d’inciampo”5.
Da queste parole possiamo notare che le divergenze tra i due poeti apparvero a
cose fatte. A tale proposito è importante riportare un racconto di Coleridge
riguardo alla genesi delle Lyrical Ballads: “L’operosità di Mr. Wordsworth si è
dimostrata tanto più coronata di successi e il numero delle sue poesie a tal
punto superiore, che i miei componimenti invece di realizzare un equilibrio
apparivano piuttosto un’interpolazione di materia eterogenea” 6 . In effetti
soltanto quattro dei ventitré componimenti nell’edizione del 1798 della raccolta
erano di Coleridge, oltre alla Rime of the ancient mariner vi erano alcuni brevi
frammenti tratti dal suo dramma:
•
Osorio
•
Il racconto della matrigna
5
W. Wordsworth, Memoirs (1798), Milano, 1918 citato in M.H. Abrams, op. cit., p. 170.
S.T. Coleridge, Biographia Literaria , a cura di G. Watson, London and New York, 1971, cap
IV
6
5
•
La prigione sotterranea
•
L’usignolo,
In questa prima versione della Rime, Coleridge incluse The Argument (una
specie di sommario) che fu poi alterato nel 1800, eliminato durante le
variazioni e riapparso nel 1817. La versione dell’Argument del 1798 e quindi la
definitiva, è questa:
“How a Ship having past the line was driven by storms to the cold country towards to South
Pole: and how thence she made her course to the tropical latitude of the great pacific Ocean;
and of the stranger things that befell; and in what manner the Ancyent Marinere come back to
this own country”7
Le due caratteristiche distintive dell’Argument sono le sue specificazioni dei
luoghi geografici e il suo riguardo per la sequenza temporale; la sua funzione è
quella di posizionare il dramma del poema in una griglia spazio – tempo. Così
la Rime isolata in mezzo all’atmosfera wordsworthiana dell’opera non poteva
non dare, con le sue spettrali atmosfere e lo stile arcaico, un senso di
incoerenza8.
Fu deciso allora di spostare, in una seconda edizione, la Ballata da una
posizione di apertura a una degli ultimi posti, cioè tra le due opere di
Wordsworth: La madre impazzita e Tintern Abbey. Questa volta Coleridge,
apportò alcune modifiche selezionando parole nuove, cancellando 46 versi e
aggiungendone 7.
7
Cfr. K.M. Wheeler, The Creative Mind in Coleridge’s poetry, Hainemann, London, 1981. cit.
pp 56-57. Trad. “Come una nave, avendo superato l’equatore, fu spinta dagli uragani fino alle
terre fredde, verso il polo sud; e come, da là, essa fece rotta verso la latitudine dei tropici nel
grande oceano Pacifico; e delle strane cose che accaddero; e in che modo il vecchio marinaio
ritornasse al suo paese”.
8
Cfr. K. Coburn, A Collection of Critical Essays, Englewood Cliffs, New Jersey, pp 65-77
6
L’elemento che contribuì, però al decisivo isolamento della Ballata ai margini
delle Lyrical Ballads, fu la Preface che Wordsworth antepose all’edizione del
1800, ampliandola e portandola alla perfezione del capolavoro in quella del
1802.
Giudicato con i parametri della Preface di Wordsworth, l’opera di Coleridge
non potè non apparire di una stranezza incomprensibile. Tutta l’attenzione dei
critici finì per concentrarsi sul tipo di poesia che veniva proposta in modo che
il senso dell’originaria ripartizione del lavoro tra i due poeti andò del tutto
perduta e con essa la peculiarità dell’operazione tentata da Coleridge9.
Così l’ultima versione del breve poema apparve nelle Sibylline Leaves dove
Coleridge aggiunse diciotto nuovi versi e ne eliminò nove lasciando comunque
il senso della poesia essenzialmente immutato. Egli vi inserì anche una glossa
in prosa posta al margine dei versi e un’epigrafe. Taluni ritengono che
Coleridge abbia scritto questa glossa per aggiungere alla nostra conoscenza
notizie riguardo l’azione della poesia.
Il suo linguaggio risente dell’influenza di alcune letture neo platoniche, che
Coleridge aveva cominciato a esaminare prima del 1797. Ci si è chiesto quale
libro egli abbia avuto in mente quando pensò all’introduzione di questa glossa.
Forse non c’era un’unica opera, ma svariate come l’Omero di Chapman,
l’Odissea, Pilgrimage di Purchase e in special modo le opere di Jeremy Taylor.
9
Cfr .M. Gardner, The Annotated Ancient Mariner, New American Library, 1965. in M.H.
Abrams, p.200.
7
LE FONTI DEL VECCHIO MARINAIO
I temi del poema sembrano provenire da molte fonti. L’idea della nave
fantasma era stata di un amico di Coleridge e a Wordsworth, nel leggere i
viaggi di Shelvocke era venuta l’idea dell’albatro. Nel 1830, però discorrendo
intorno al crimine del Vecchio Marinaio, Coleridge si riferì anche ad una
novella delle Mille e una notte dove si narra di un mercante che mangia i
datteri seduto sulla spalletta di un pozzo e vi butta gli ossicciuoli, quando gli
appare uno spirito che egli ha ferito con quegli acuti noccioli gettati10.
Inoltre, insieme a questi spunti, una serie infinita di letture affiora nella
Ballata. Primi fra tutti gli altri i libri di viaggi. L’itinerario del vecchio
marinaio riproduce infatti due grandi viaggi: il viaggio di Magellano del 1520
(Patagonia e Oceano Pacifico) e il secondo viaggio del capitano James Cook
del 1772 sulla nave Resolution, durante il quale egli circumnavigò per la prima
volta l’Antartide. Quest’ultimo viaggio in particolare sembra essere quello
compiuto dal Vecchio Marinaio. Il capitano passa la linea dell’Equatore,
scende verso Capo Horn dove incontra tempeste di ghiaccio; nel Pacifico soffre
della bonaccia equatoriale e del torrido sole. Persino il ritorno è uguale in
quanto egli sostiene “di essere stato portato a casa in sogno o con un
prodigio”11.
Vi è anche un terzo viaggio che sembra importante nella storia della Ballata, ed
è quello del Conte Benyowski incluso nei Memoirs and Travels of H.A. Count
10
11
Cfr. E. Cecchi, I grandi romantici inglesi, G.C. Sansoni, Firenze, 1961, pp. 40-41
Cfr.E. Chinol, Masters of English Literature, Napoli, Liguori, 1983. p.78
8
de Benyowski, che Coleridge lesse dal primo al quindici dicembre del 1797 e
prese spunto da questo viaggio per l’argomento della sua opera12.
Altra fonte della Ballata è il Gutch Memorandum book: uno zibaldone in cui si
mescolano ricordi di letture, citazioni, divagazioni, appunti vari, idee e abbozzi
di poesia. Tenuto da Coleridge fra il 1795 e il 1798, questo documento è
conservato nel British Museum e fu pubblicato da A. Brundle nel 1896.
Importanti sono anche alcuni estratti di sillogismi o narrazioni di viaggi
equatoriali, orientali ed artifici di autori fra i più antichi come: R. Hakluyt, F.
Mortene, J. Bruce, W. Bartram e J. Philips13.
In The Source of the Ancient Mariner, Ivor James ha sollevato la questione
dell’indebitamento di Coleridge per la sua descrizione del viaggio nel sud
dell’oceano Atlantico a The strange and dangerous Voyage of Captaine
Thomas James in his intended discovery of the Northwest Passage into the
South Sea. È possibile che Coleridge abbia letto questo libro e ne abbia preso
qualche dettaglio14.
È da notare che quest’attrazione di Coleridge per i viaggi e le esplorazioni va
ravvicinata alla forte corrente di esotismo, in particolare di orientalismo, che
pervase tutta l’Europa alla fine del XVIII secolo.
Da ammirare è la versatilità del gusto e l’abilità letteraria con le quali
Coleridge è riuscito a dare perfetta unità fantastica a motivi provenienti da fonti
così diverse.
12
Cfr. J. Livingstone, The Road to Xanadu, Houghton Mifflin Company Boston, The Riverside
Press Cambridge, New York, 1957.Citato in in M.H. Abrams, op. cit, pag 201.
13
B. Willey, Nineteenth Century Studies, Chatto and Windus, London, 1949.
14
Ibidem, pag. 49
9
LA STRUTTURA METRICA DELL’OPERA
Nella Ballata si alternano tre o quattro tipi di strofe che rimano ABCB e,
qualche volta, con l’aggiunta di due versi, rimano ABCBDB15.
Si tratta di versi formati da tre o quattro giambi, (ossia sillaba non accentata
seguita da una sillaba accentata). Un esempio è:
“And straight / the sún / was flécked / with bárs”16.
Inoltre possiamo notare che la chiusura di ogni piede coincide con la fine di
una parola e che il flusso del verso non è rotto da pause. Questa uniformità,
però, può risultare monotona, allora per creare delle variazioni di tono,
Coleridge utilizzò alcuni espedienti: cambiò la posizione delle pause. Evitò di
far coincidere troppo frequentemente la fine di una parola con la fine di un
piede. Così, in molti versi, al fine di un piede non è segnata da una naturale
pausa nella lettura. Un esempio è il verso 203:
“We list / ened and / looked side /ways up”.
Qualche volta la pausa alla fine di un verso è abolita e il verso trabocca nel
successivo. Tale verso è denominato unstopped line. Come ad esempio nel
verso 371:
“That to the sleeping woods all night
singeth a quiet tune”.
Un’ulteriore variazione la si può avere sostituendo il piede giambico con altri
piedi aventi lo stesso ritmo o un ritmo capovolto. Per fare ciò il piede può
consistere di due sillabe non accentate seguite da una sillaba accentata,
formando così un anapesto. Un esempio possiamo trovarlo nei versi 80 e 93:
15
16
S.T. Coleridge, The Rime of the Ancient Mariner, Macmillan, London, 1953.
Ibidem, v. 177
10
“From the fiénds / that plague thee thus.
For all averred / I had kílled / the bird”.
Altra alternativa può essere l’uso dell’accento sulla seconda sillaba in modo
che, leggendo, esso praticamente scompaia e quindi lasci un piede di due
sillabe non accentate: questo si chiama pirrico, così come nei versi 47 e 187:
“Still treads the shad / ow of / his foe.
And is / that Woman all her crew.
Infine il piede usato può comprendere una sillaba seguita da una sillaba non
accentata, introducendo così un ritmo cadente: questo è chiamato trocheo,
utilizzato nei versi 17 e 105:
“The Wedding-guest / sát on / a stóne.
We were / the first / that éver búrst.”
UN’ANALISI DELLA BALLATA DEL VECCHIO MARINAIO.
La Ballata del Vecchio Marinaio è divisa in sette sezioni nelle quali il narratore
è proprio il Marinaio, che racconta la sua storia ad un convitato nuziale. In
ognuna di queste sezioni noi seguiamo passo dopo passo le peripezie del
Marinaio: il suo viaggio verso le zone artiche, l’uccisione dell’Albatro, la sua
punizione e il suo errare per sempre di terra in terra a far conoscere la sua
terribile esperienza.
11
PRIMA SEZIONE: L’ALBATRO
La Ballata si apre in maniera diretta con un enunciato: “It is an ancient
mariner”17, introducendoci direttamente all’azione senza uso di preamboli. Il
marinaio dalla “long grey beard” e “glittering eyes” 18 , di una sinistra luce
magnetica, ferma uno dei tre invitati a nozze e lo costringe ad ascoltarlo. Egli
non è un fantasma, né un morto che cammina, ma la morte è in lui. Come
racconterà, è stato condannato fino alla fine dei suoi giorni ad una pena di
Vita–in–Morte: uno strazio orrendo che, in modo imprevedibile, lo afferra e lo
costringe a raccontare la sua storia.
Il convitato a nozze, però, non ha nessuna voglia di ascoltare le fantasticherie
di un vecchio scampato a un naufragio. Egli è incalzato dalla fretta di correre
alla festa:
“The guests are met, the feast is set:
May’st hear the merry din”19.
L’ospite si rende conto di quanto sia breve la festa e prorompe nel gesto
impaziente di “beat his breast for he heard the loud bassoon”20, che annuncia
l’ingresso della sposa “red as a rose”21.
Questa sposa è una rosa simbolo di tutto ciò che è bello e che non dura: rapida
ad appassire, ma incantevole nel periodo di fioritura. A questa dimensione di
una gioventù immersa nel tempo come in una festa, viene a contrapporsi il
vecchio marinaio poiché egli è estraneo a tutta questa naturale spontaneità a
causa dell’ombra della sua orribile colpa. Proprio come portatore di un senso di
17
S.T. Coleridge, op. cit. v. 1. Trad.: “é un vecchio marinaio”
S.T. Coleridge, op. cit. v. 3 Trad.: “lunga barba grigia”, “occhi scintillanti”.
19
S.T. Coleridge, op. cit. vv. 7-8. Trad: “già vi sono gli invitati, è iniziata la festa: puoi sentirne
il frastuono gioioso”.
20
S.T. Coleridge, op. cit. vv. 31-32. Trad: “battersi il petto al forte suono del fagotto”
21
S.T. Coleridge, op. cit. v. 34. Trad: “rossa come una rosa”
18
12
colpa egli vuole donare qualcosa a questa gioventù dalla quale si è posto fuori:
egli vuole fortificare il suo ascoltatore offrendogli un insegnamento derivato
dalla sua atroce esperienza. Per questo egli sceglie come ascoltatore un
damerino impaziente dei piaceri della festa, che insieme alla sposa sono un
“caro simbolo di ingenuità”22.
Il marinaio comincia due volte la storia in due modi diversi. La prima volta il
suo raccontare è antico, fiabesco “There was a ship”23, la seconda volta è un
narrare più moderno e tipico dei racconti di viaggi “The ship was cheered, the
harbour cleared…”24.
Egli continua a illustrare di questa nave che lascia la sua terra “below the the
kirk, below the hill, below the light–house top” 25 in modo affrettato. Poi è
solitudine d’acque, scandita dal moto del sole splendente sempre più alto in
mezzo al cielo, ad annunciare una tranquilla rotta fino all’equatore. Di lì la
nave, però, si affretta verso il Polo Sud e la tempesta sopraggiunge
sospingendo il fragile vascello sulle sue ali: “with sloping masts and dipping
prow”26. Finchè all’improvviso cessa la tempesta e tutto si fa calmo:
“And now there came both mist and snow
And it grew wondrous cold:
And ice, most–high, came floating by,
As green as emerald”27.
La nave si trova minacciata dal ghiaccio che piano piano la stringe d’assedio,
come evidenziato in questi versi:
22
Cfr.G.L. Beffagna Goldoni, Oltre il reale – La Ballata del Marinaio, Biblioteca Civica,
Carpi, 1990.. p. 67
23
S.T. Coleridge op. cit. v. 10. Trad: “C’era una nave”
24
S.T. Coleridge op. cit. v. 21. Trad: “la nave uscì dal porto tra i saluti”
25
S.T. Coleridge op. cit. vv. 23-24. Trad: “Sotto la chiesa e la collina, sotto la punta del faro”.
26
S.T. Coleridge op. cit. v. 45. Trad: “con gli alberi piegati, la prua semisommersa”.
27
S.T. Coleridge op. cit. vv. 51-54. Trad: “Poi vi fu neve e bruma e in freddo spaventoso,
monti di ghiaccio ci vennero incontro, verdi come smeraldi”.
13
“The ice was all between
The ice was here, the ice was there
The ice was all around:
It cracked and growled and
Roared and howled like noises in a swond”28
Ecco che da tutta questa immensa cinta di ghiaccio emerge “a great sea–bird
called the Albatross”, come esso è definito nella glossa. È accolto con gioia e
salutato nel nome di Dio, e i marinai gli danno del loro cibo: “and round and
round it flew”29. Dai marinai esso è considerato una creatura di buon augurio
ed infatti immediatamente al suo apparire:
“The ice did split with a thunder–fit ;
The helmsman steered us throught
And a good South wind sprung up behind”30
Così la nave è sospinta fuori dalla terra dei ghiacci accompagnata sempre dalla
presenza dell’albatro che:
“It perched for vespers nine;
Whiles all the night, through fog–smoke white
Glimmered the white Moon–shine”31
Dopo aver pronunciato queste parole il vecchio marinaio smette di parlare e il
suo ascoltatore guardandolo si spaventa perchè il suo volto è stravolto come
quello di un uomo perseguitato dai demoni. L’ospite nuziale infatti chiede al
marinaio: “Why look’st thou so?”32 e il marinaio risponde: “With my cross –
bow I shot the Albatross”33.
28
S.T. Coleridge op. cit. vv. 58-62. Trad: “il ghiaccio era qui, era lì, era tutto intorno, crepitava
e ringhiava, ruggiva e ululava, come suoni in un delirio”.
29
S.T. Coleridge op. cit. v. 67. Trad: “e lungamente attorno volteggiò”.
30
S.T. Coleridge op. cit. vv. 69-71. Trad: “il ghiaccio si spaccò con un boato e il timoniere nel
varco ci portò! Da sud a poppa spirò vento propizio”
31
S.T. Coleridge op. cit. vv. 77-78. Trad: “si posò per nove sere, mentre la notte, tra bianchi
vapori, a tratti la luna scintillava.”
32
S.T. Coleridge op. cit. v. 81. Trad: “Perchè guardi così?”
33
S.T. Coleridge op. cit. vv 81-82. Trad: “Con la balestra io trafissi l’albatro”.
14
Con questo immotivato assassinio si chiude la prima parte e al lettore nulla di
più è dato per comprendere il perché di questo gesto. Coleridge ha spiegato che
l’uccisione dell’albatro è un gesto gratuito, senza motivo, è un atto assoluto,
fiabesco.
Forse però possiamo provare a dare una spiegazione. Al momento di uccidere
l’albatro il marinaio è evidentemente incapace di spontaneità ed è incapace di
cogliere il nesso fra le creature viventi, dato che l’intero universo si riduce per
lui ad un mucchio di piccole cose poste nel loro isolamento. Come in tutta la
maggiore poesia di Coleridge, uno dei nodi centrali del suo pensiero è
rappresentato: il marinaio uccisore dell’albatro non agisce secondo la ragione,
l’intuizione del “Tutto” e del “Vasto”, ma secondo la understanding che lacera
l’unità dell’universo34.
Taluni pensano che l’albatro è molto di più di un soggetto scelto a casaccio o
un espediente meccanico introdotto come un motivo d’azione nel plot.
L’albatro è il simbolo dell’immaginazione creativa di Coleridge, egli scelse
quest’uccello perché era adatto ad un viaggio nelle regioni antartiche; perché i
marinai erano superstiziosi riguardo l’albatro. A parte le considerazioni
pratiche del plot e la versificazione, l’albatro era esattamente ciò che Coleridge
cercava: era una specie di uccello di eccezionale taglia, solitario, che vive in
paesaggi di forte valore evocativo35.
34
35
Cfr.O. Barfield, What Coleridge Thought, Wesley, London, 1971. pp.174-182
Cfr.I. A. Richards, Coleridge on Imagination, London, 1962. p.19
15
SECONDA SEZIONE: I DEMONI
Sospinta dalla brezza benigna, la nave lascia la terra dei ghiacci, ma tutta la
ciurma avverte l’assenza dell’albatro:
“But no sweet bird did follow
Nor any day for food or play
Came to the mariners’ hollo”36
I compagni del marinaio in un primo momento condannano l’uccisione
dell’uccello, perchè ritenuto apportatore del buon vento
“Ah wretch!” Said they, “the bird to slay,
That made the breeze to blow!”37
Quando poi la navigazione procede in modo favorevole verso le zone più
temperate sono pronti a giustificare il marinaio:
“Twas right” said they, “such birds to slay,
That brings the fog and the mist.”38
In questo modo i marinai “make themselves accomplices in the crime”, come
riportato nella glossa.
La nave entra per la prima volta nel Pacifico, il mare è silenzioso ed essa
procede spinta dal vento fino all’equatore. Eppure in questo favorevole andare
si annuncia un segno tremendo all’uscire fuori dalla nebbia polare perché
“Nor dim nor red, like God’s own head
the glorius Sun uprist”39
Questo sole sembra essere simbolo di una giustizia vendicativa: perchè la nave
avvolta nella bonaccia equatoriale, sembra inchiodata da lui diventato:
36
S.T. Coleridge op. cit. vv. 88-90 Trad: “Ma nessun dolce uccello ci seguiva, né ogni giorno
per gioco o per cibo al richiamo dei mariani si abbassava”
37
S.T. Coleridge op. cit. vv. 95-96. Trad: “maledetto, dicevano, uccidere l’uccello che faceva
soffiare il vento!”
38
S.T. Coleridge op. cit. vv. 101-102. Trad: “’Giusto’ dissero, ‘uccidere gli uccelli che portano
la nebbia e la foschia’”.
39
S.T. Coleridge op. cit. vv. 97-98. Trad: “Né velato né rosso, come lo stesso Capo di Dio, il
sole sorge glorioso”
16
“The bloody Sun, at noon,
Right up above the mast did stand,
No bigger than the Moon”40
È proprio sotto l’influsso di questo sole e della bonaccia iniziano alcune
metamorfosi marine. Nella notte tutto intorno è una sarabanda di fuochi fatui:
“The water like a witch’s oils,
Burnt green, and blue and white”41
Inoltre, i marinai ricevono in sogno la rivelazione che la vendetta è provocata e
chiesta da uno Spirito Polare, che vuole vendicare lo spirito dell’albatro:
“One of the inhabitants of this place
neither departed souls nor angels;
concerning who the learned Jew,
Josephus, and the Platonic Costantinopolitan,
Michaele Psellus may be consulted”42.
In questa glossa sono citate due fonti della demonologia cui sembra si sia
ispirato Coleridge per ambientare e descrivere i suoi demoni e spiriti. Michele
Psello era stato l’autore del trattato De Daemonibus raccolto con altri scritti
neoplatonici, tradotti in latino da Marsilio Ficino, in un volume che Coleridge
si era fatto acquistare da John Thelwale. Poche pagine prima del trattato di
Psello, si trova un riassunto ad opera di Porfirio, di uno scritto di Giuseppe
Ebreo (autore piuttosto misterioso, vissuto al tempo della distruzione di
Gerusalemme – 700 d.C. e confuso con Flavio Giuseppe) sulla setta degli
Esseni. Secondo questi trattati i demoni si distinguono dagli angeli perché
hanno un corpo, passioni umane e hanno accessibilità al dolore. Questi demoni
si dividono secondo l’ambiente in cui vivono: aria, terra o acqua. I demoni
40
S.T. Coleridge op. cit. vv. 112-114. Trad: “Un sole di sangue a mezzogiorno, si ergeva a
picco sull’albero maestro, non più grande della luna.”
41
S.T. Coleridge op. cit. vv. 129-130. Trad: “e l’acqua, come un olio delle streghe, bruciava
verde e azzurra e bianca”.
42
S.T. Coleridge op. cit. Glossa tra I vv. 130-131 Trad: “uno degli invisibili abitanti di questo
pianeta, né anime dipartite né angeli; circa i quali si potrebbero consultare il dotto ebreo,
Giuseppe, e il platonico costantinopolitano, Michele Psello”.
17
dell’aria fungono da messaggeri e si incontrano in sogno o attraverso gli
oracoli,
mentre
quelli
dell’acqua
si
nascondono
e
poi
appaiono
improvvisamente.
I marinai consci di aver suscitato l’ira delle forze misteriose cercano di
separare le proprie responsabilità da quelle del vecchio marinaio. Soffocati
dall’arsura che attanaglia le loro gole lo condannano con i loro sguardi di odio:
“Ah! Well a – day! What evil looks
Had I from old and young!
Instead of the cross, the albatross
About my neck was hung”43
La sezione si chiude con i marinai che per mostrare la loro reticenza nei
confronti del vecchio marinaio, compiono l’atto di appendergli al collo il corpo
dell’uccello ucciso.
SEZIONE TERZA: LIFE–IN–DEATH
In questa terza parte notiamo come la voglia di giustizia rappresentata nella
precedente sezione dalla figura dello Spirito Polare, continui ancora qui.
Mentre la nave è ancora in uno stato di bonaccia:
“As idle as a painted ship
Upon a painted ocean”44
E il sole sta tramontando, il marinaio ha visto qualcosa nel cielo. Dapprima
“It seemed a little speck
And then it seemed a mist”45,
43
S.T. Coleridge op. cit. vv. 139-142. Trad: “ah che misero! Che sguardi orribili ricevevo da
giovani e anziani! Invece della croce, mi misero l’Albatro appeso al collo.”
44
S.T. Coleridge op. cit. vv. 117-118. Trad: “fermi come una nave dipinta, in un oceano
dipinto”
18
ma poi man mano che si avvicina scorgono le sembianze di una nave. Il
marinaio, per gridare la sua gioia alla vista di questa nave, si morde il dito e
bagna di sangue la gola ardente, le “black lips baked”46 e grida: “A sail! A
sail!”47
Anche il resto della ciurma è felice, ma non potendo esprimere la loro gioia
emettendo parole (poiché le loro gole sono asciutte a causa dell’arsura), la
esprimono tirando un profondo sospiro di sollievo:
“And all at once their breath drew in,
As they were drinking all”48.
Il loro entusiasmo, però, dura poco perchè si accorgono che questa nave
“comes without a breeze without a tide”49, e si rivela nient’altro che lo scheletro
di una nave:
“Are those her sails that glance in the Sun
Like restless gossamers?
Are those her ribs through with the Sun
Did peer, as through a grate?”50
A questa vista il marinaio e i suoi compagni rimangono sbigottiti e il loro
spavento aumenta quando riescono a distinguere su questa nave solo due strane
figure: Life-in-Death e Death che come riportato nella glossa
“Have diced for the ship’s crew
And she (the latter) winneth
The ancient mariner”51
45
S.T. Coleridge op. cit. vv. 149-150. Trad: “sembrava una piccola macchia e poi una specie di
nebbia”.
46
S.T. Coleridge op. cit. v. 162 Trad: “labbra nere bruciate”
47
S.T. Coleridge op. cit. v. 161. Trad: “una nave,una nave!”
48
S.T. Coleridge op. cit. vv. 165-166. Trad: “e tutti respirarono profondamente, come se
stessero bevendo”.
49
S.T. Coleridge op. cit. v. 167. Trad: “senza vento e senza correnti”
50
S.T. Coleridge op. cit. vv. 183-186. Trad: “sono sue le vele che occhieggiano nel sole come
ragnatele frementi? Sue le fiancate da cui il Sole sbircia come da una grata?”
51
S.T. Coleridge op. cit. Glossa compresa tra i vv. 194-195. Trad: “ai aono giocati ai dadi
l’equipaggio e lei (la seconda) vince il vecchio marinaio”.
19
Questa Vita–in–Morte ha vinto il marinaio ed egli è legato a lei per sempre
come in un matrimonio. Soffermandoci su questi versi notiamo che la Vita–in–
morte è l’esatto contrario della sposa che alla festa di nozze, nella prima parte,
era nella sua freschezza 52 . La Vita–in–Morte, invece è il simbolo di una
femminilità artefatta e Coleridge la descrive in questo modo:
“Her lips were red, her looks were free,
Her locks were yellow as gold:
Her skin was as white as leprosy”53
Questa “sposa del marinaio”, con il rosso delle labbra e il giallo dei suoi capelli
non è altro quindi che l’orrendo travestimento della corruzione, il cui colore
spettrale è il bianco. L’uomo che ha assassinato l’albatro è legato per sempre
alla donna–incubo, il cui colore è il bianco immateriale dell’assenza di vita54.
Questa figura è stata aggiunta nella versione del 1817. Essa è parente della
Geraldine di Christabel; della Berenice di Poe; della figura eliminata dalla
prima stanza della Ode to Melancholy di Keats; e della figura che tormenta i
sogni di Coleridge, qualche anno dopo chiamata nei Notebooks,Eban Eban
Thalud. È probabilmente la figura della poesia più legata all’esperienza
dell’oppio, ma i suoi sguardi lascivi fanno pensare alla grande prostituta
dell’Apocalisse.
Non appena il Sole si eclissa all’orizzonte, la notte piomba tutto a un tratto e
questo permette la scomparsa dell’orribile nave. Essa si allontana rapidamente
lasciandosi dietro un gran terrore:
“Fear at my heart, as at a cup,
52
Cfr.B. Watson, op. cit.
S.T. Coleridge op. cit. vv. 190-193. Trad: “aveva le labbra rosse e occhi fieri, I capelli biondi
coe l’oro, ma la pelle bianca da lebbrosa”.
54
S. T. Coleridge, Poesie e prose, 1949 Milano.
53
20
My life–blood seemed to sip!”55
Subito dopo la nave continua nella sua immobilità, mentre ad oriente sorge la
luna cornuta accompagnata da una stella sulla punta inferiore. Questa figura
nelle superstizioni del mare simboleggia un malaugurato presagio: infatti
immediatamente i duecento compagni del marinaio si voltano a guardarlo e a
maledirlo mentre cadono giù morti senza sospiri, senza lamenti:
“With heavy hump, a lifeless lump,
They dropped down one by one”56.
Le loro anime volano via e sfiorano il marinaio con il sibilo della sua balestra:
lo stesso sibilo che ha ucciso l’albatro. Il loro è quasi come un tentativo di
addossargli la colpa esclusiva del delitto. 57
SEZIONE QUARTA: LA PUNIZIONE.
Questa sezione rappresenta la parte più importante di tutta l’opera. Qui
vediamo la messa in atto della punizione subita dal marinaio e l’inizio della sua
espiazione.
L’orribile punizione inflitta da Vita – in – Morte consiste in un abisso di
solitudine e Coleridge esprime i sentimenti disperati del marinaio in questi
versi:
“Alone, alone, all, all alone,
alone on a wide wide sea!”58
55
S.T. Coleridge op. cit. vv. 204-205. Trad: “la paura nel cuore, mi sembrava stesse succhiarmi
il sangue”.
56
S.T. Coleridge op. cit. vv. 218-219. Trad: “caddero uno dopo l’altro a terra con sordi tonfi,
massi senza vita”.
57
Cfr.E. Canepa, op. cit., pp 35-37
58
S.T. Coleridge op. cit. vv. 232-233. Trad: “Solo, solo, tutto solo, solo sopra un mare
immenso!”
21
Notiamo come l’aggettivo alone opposto all’enfasi di wide sottolinea la
miserabile piccolezza dell’Io del marinaio, una volta che si trova a far conto
soltanto su di sé. Inoltre, questa sua piccolezza è messa di più in risalto dalla
schiacciante immensità del mare e del cielo:
“The sky and the sea, and the sea and the sky
Lay like a load on my weary eye”59.
Inutile chiudere gli occhi per non vedere; gravate dal peso immenso del mare e
del cielo le pupille pulsano come vene e proprio in questo momento la poesia
prorompe nella strofa più agghiacciante:
“An orphan’s curse would drag to hell,
A spirit from on high;
But oh! More orrible than death
Is the curse in a dead man’s eye!
Seven days, seven nights I saw that curse,
And yet I could not die”60.
Sapendo che per i Romantici la fanciullezza era un’età sacra, in quanto in tale
stadio della vita l’uomo è in beata visione con la natura, possiamo capire che la
maledizione sulla bocca di un orfano è quanto di più orribile noi possiamo
immaginare. Pronunciando tali parole il marinaio raggiunge il punto più basso
della sua punizione: una ripugnanza di sé legata ad un forte desiderio di morte
visto come rifiuto della propria individualità. Proprio in questo suo rifiuto e in
questa sua consapevolezza che si fa strada una trasformazione nel marinaio.
Egli comincia a vedere le cose che lo circondano in modo diverso. Inizia a
essere una cosa fra le cose, ad essere portato sull’orlo di una fusione nel reale
59
S.T. Coleridge op. cit. vv. 250-251. Trad: “Il cielo e il mare e il mare e il cielo sugli occhi
lacerati sentivo come un peso”.
60
S.T. Coleridge op. cit. vv. 257-262. Trad: “La maledizione di un orfano, all’inferno un eletto
potrebbe trascinare, ma, oh, più orribile ancora è quella degli occhi di un morto! Sette giorni,
sette notti io la vidi, e non potevo morire.”
22
in cui la sua individualità è smarrita 61 . Tutto ciò è espresso nella seguente
glossa:
“In his loneliness and fixedness
He yearneth towards the
Journeying Moon, and the stars yet still
Move onward; and every where
The blue sky belongs to them,
And is their appointed rest and
Their native country and their
Natural homes, which they enter
Unannounced as Lords that are
Certainly expected and yet
There is a silent joy at their arrive”62
L’occhio del marinaio è fissato quindi sul mare e sul cielo, i due grandi
elementi che collaborano alla trasformazione del marinaio:
“By the light of the Moon he
Beholdeth God’s creatures of the great calm”63.
Alla vista del marinaio adesso si presentano serpenti d’acqua che guizzano
lasciando “Tracks of shining white”64, e quando si ergono
“The elfish light fell off in a hoary flakes
Within the shadow of the ship
I watched their rich attire:
Blue, glossy green, and velvet black,
They coiled and swam; and every track
Was a flash of golden fire”65
61
Cfr. M. L. Cervini, S.T. Coleridge: poesie pure, Torino, 1961, p. 244
S.T. Coleridge op. cit. Glossa compresa tra I vv. 262-263. Trad:”Nella sua solitudine e
immobilità egli agogna allo stato della mobile luna e delle stelle, che ci sono sempre e sempre
sono in movimento; e ovunque l’azzurro cielo appartiene a loro: è il loro riposo designato, il
loro paese natio, la loro naturale dimora, in cui entrano senza essere annunciati, come padroni
che certamente sono attesi e tuttavia, al loro arrivo, creano attorno a loro un alone di gioia
silenziosa.”
63
S.T. Coleridge op. cit. Glossa compresa tra I vv. 271-272. Trad: “alla luce della luna egli
osserva le creature di Dio della grande calma”.
64
S.T. Coleridge op. cit. v. 274. Trad: “tracce di bianco abbagliante”.
65
S.T. Coleridge op. cit. vv. 275-281. Trad: “la magica luce si disperdeva in fiocchi candidi,
entro l’ombra della nave scrutavo la loro pelle splendida: blu, verde chiaro e nero velluto; si
ergevano nuotando, ed ogni scia era un lampo di fuoco dorato.
62
23
Da questi versi percepiamo come dopo la distruzione del suo Io, il marinaio è
passato a percepire la bellezza degli elementi e l’apice di questa sua
contemplazione è espressa in questi versi:
“And I blessed them unaware:
Sure my kind Saint took pity on me,
And I blessed them unaware”66.
Subito dopo questo gesto scompare l’orrore che dopo la morte dei compagni
aveva bloccato ogni tentativo del marinaio di rivolgere preghiere al cielo.
Adesso gli è permesso di pregare e in questo modo si verifica in lui una
rigenerazione che è salutata da un evento particolare:
“The self – same moment I could prey;
And from my neck so free
The Albatross fell off, and sank
Like lead into the sea”67.
SEZIONE QUINTA: LA CIURMA ANGELICA
La preghiera del marinaio è accolta dalla forza mediatrice tra il Divino e il
mondo umano: la Divina Madre. Grazie al suo intervento al marinaio è inviato
il conforto del sonno allietato dall’arrivo della pioggia, che non rappresenta
solo un sollievo per l’arsura del tempo precedente, ma anche un simbolo di
purificazione. Quando si risveglia, il marinaio si sente leggero come uno spirito
e
“Thought that I had died
In sleep and was a blessed ghost”68
66
S.T. Coleridge op. cit. vv. 285-287. Trad: “Senza capirlo io le benedivo: certo il mio Santo
ebbe pietà di me: senza capirlo io le benedivo”
67
S.T. Coleridge op. cit. vv. 288-291. Trad: “E in quell’istante io potei pregare; e dal mio
collo, liberato si staccò l’Albatro e cadde in mare come piombo”.
68
S.T. Coleridge op. cit. vv. 307-308. Trad: ”Pensai persino di essere morto nel sonno e
diventato puro spirito”
24
Egli sente l’arrivo di un vento sibilante che annuncia la presenza di forze
spirituali. Nell’aria si accendono centinaia di vessilli luminosi, animati da
vivaci movimenti: spiriti angelici che si introducono nei corpi dei marinai e
rimettono in movimento la nave. I loro movimenti sono descritti con terrore:
“They groaned, they stirred, they all uprose,
Nor spake, nor moved their eyes;
It had been strange, even in a dream,
To have seen those dead men rise69.
Questo orrore è ancora di più evidenziato quando in questa ciurma angelica si
riconosce il nipote del marinaio che si mette di fianco a lui:
“But he said nought to me”70
Ascoltando tali parole l’ospite nuziale interrompe il marinaio, temendo di
trovarsi davanti ad uno di quei morti resuscitati. Il marinaio, però, lo rassicura
dicendogli che lui non è uno di quelli e che quegli angeli beati avevano subito
dopo lasciato i corpi dei marinai. Tutto intorno si sente il canto dell’allodola, il
fitto cinguettio di tutti gli uccelli e la sinfonia di tutti gli strumenti. Non vi è più
il silenzio dell’oceano durante la bonaccia, ma vi si ode il rumore delle vele,
che riconduce ad una cara sensazione di pace:
“A noise like of a hidden brook
In the leafy month of June”71.
Dopo l’abbandono degli spiriti angelici, la nave viene sospinta da uno spirito
polare che la riporta indietro. Riguardo, però, alla rotta del ritorno, Coleridge
69
S.T. Coleridge op. cit. vv. 331-334. Trad: “Gemendo essi rinvennero e presto si levarono, ma
non mossero gli occhi né le labbra; sarebbe parso strano anche in un sogno vedere quei morti
sollevarsi.”
70
S.T. Coleridge op. cit. v. 334. Trad: “ma non mi diceva niente”.
71
S.T. Coleridge op. cit. vv. 369-370. Trad: “emettevano un rumore piacevole di ruscello
nell’erboso giugno”.
25
non ci da alcun dettaglio geografico. Sappiamo solo dalla glossa, che lo spirito
polare guida la nave a velocità ridotta rispetto a quella che era impressa dagli
angeli fino all’equatore. Abbiamo visto che nel Pacifico la nave era rimasta
ferma a causa di una prolungata bonaccia proprio all’altezza dell’equatore, e
quindi si può intuire che gli angeli l’abbiano già ricondotta nell’Atlantico, ma
per quale rotta non si sa. Prima di fare ritorno alle sue latitudini, lo spirito
richiede vendetta e questa è esaudita dall’arrivo del Sole che come abbiamo
verificato precedentemente è il simbolo della giustizia:
“The Sun right up above the mest,
Had fixed her to the ocean”72
Allo spirito polare non resta che ritornare alla sua dimora, mentre gli angeli
rimettono in movimento la nave velocemente e il marinaio sviene. Durante tale
svenimento egli ode e comprende le voci di due spiriti dell’aria che nella loro
conversazione discorrono sull’atto commesso dal marinaio:
“with his cruel vow he laid full low
the armless Albatross"73
e poi annunciano il futuro del marinaio vincolato dalla presenza della Vita-inMorte, “The man hath penance done,
And penance more will do”74.
SEZIONE SESTA: L’EREMITA
In apertura di sezione le due voci continuano a conversare tra loro, mentre
lentamente il marinaio comincia a svegliarsi. Alla luce della luna egli
72
S.T. Coleridge op. cit. vv. 383-384. Trad:”Il sole a picco sull’albero maestro, l’aveva
conficcata nell’oceano”
73
S.T. Coleridge op. cit. vv. 400-401. Trad: “con il suo arco crudele ha trafitto l’Albatros
indifeso”
74
S.T. Coleridge op. cit. vv. 408-409. Trad: “L’uomo ha scontato la pena, ma pena più dura
l’attende”.
26
contempla la visione dei compagni, che ritti in coperta lo fissano con “Their
stony eyes, that in the moon did glitter”75. Vede in quegli occhi il ritorno
della pena infernale. Non riesce a distogliere lo sguardo, né è capace di porsi a
pregare. Dopo poco però ci riesce e la breve tortura finisce: e qui finalmente
Coleridge dice dov’è stato il marinaio:
“Like one, that on a lonesome road
Doth walk in a fear and dread
And having once turned round walkes on,
And turnes no more his head;
Because he knows, a frightful fiend
Doth close behind him tread”76
Nella copia di Sibylline Leaves accanto a questi versi, Coleridge aveva
annotato a penna “from Dante”77. Sembra, infatti, che queste parole abbiano
come fonte il canto XXI dell’Inferno:
“allor mi volsi come l’uomo cui tarda
di veder quel che li convien fuggire
e cui paura subita sbaiarda
che per vedere, non indugia il partire
e vidi dietro a noi un diavolo nero
correndo su per lo scoglio venire”78
Abbiamo visto che il marinaio riesce a staccare gli occhi dagli altri marinai che
lo maledicevano e questa liberazione è resa più semplice dall’irrompere di un
vento soprannaturale:
“But soon there breathed a wind on me,
Nor sound nor motion made:
Its path was not upon the sea,
In ripple or in shade”79
75
S.T. Coleridge op. cit. vv. 436-437. Trad: “i loro occhi di pietra che mandavano i bagliori
alla Luna”.
76
S.T. Coleridge op. cit. vv. 446-451. Trad: “mi trovavo come chi camminasu una strada
deserta impaurito da un orrendo nemico alle calcagna; e avendolo già guardato una volta, non
osa più volgere il capo”.
77
Cfr.J. Livingstone, op. cit. pag 99
78
Divina Commedia, Inferno, Canto XXI vv.25-30
27
Questo vento gli scompiglia i capelli, gli accarezza le guance, con il suo
soffiare sembra che il marinaio senta qualcosa come un benvenuto. Sempre
sospinta dalla presenza a bordo della schiera degli angeli, la nave fila veloce ed
ecco che il marinaio rivede il suo paese: “Oh dream of joy!”80. Davanti i suoi
occhi sfilano i primi avamposti della terra:
“The light – house top I see?
Is this the hill? Is this the kirk?
Is this my own countree?”81
Il marinaio, felice di ritornare nella sua terra natale, recita una preghiera piena
di sentimento: “Oh let me be awake, my God!
Or let me sleep away”82
La nave si avvicina lentamente alla baia ricoperta da una soffusa luce lunare e
da tale luce sembra scaturire il silenzio che avvolge la scena:
“The moonlight steeped in the silentness
The steady weathercock”83
Sembra che Coleridge abbia tratto questa immagine da un articolo apparso nel
Gentleman’s Magazine dell’Ottobre 1853, nel quale è suggerito che
l’animazione dei corpi da parte di una truppa di serafini che conduce la nave al
porto, era derivata da una lettera di un certo Paolino, vescovo di Nola nel IV
secolo, ed un amico di San Ambrate, a Macario, vice prefetto di Roma. In
questa lettera si parla delle stupefacenti meraviglie che accaddero ad una nave
che trasportava mais scampata a un naufragio sulle coste della Sardegna.84
79
S.T. Coleridge op. cit. vv. 452-455. Trad. “Ma presto il vento prese a soffiare sopra di me
senza un suono o un movimento:perché il corso non era sulla cresta o nel fondo del mare”.
80
S.T. Coleridge op. cit. v. 464. Trad: ”oh sogno di gioia!”
81
S.T. Coleridge op. cit. vv. 465-467. Trad: “è davvero la punta del faro questa che vedo? È
questa la collina? È là la chiesa? È questo dunque il mio paese?”
82
S.T. Coleridge op. cit. vv. 470-471. Trad: “Oh fammi essere sveglio, mio Dio! O lascia che
io dorma per sempre”
83
S.T. Coleridge op. cit. vv. 478-479. Trad: “e la luce della luna nel silenzio copriva immobile
il segnavento”.
84
Cfr. M. Pratz, La Ballata del Vecchio Marinaio, Il melagrano, Firenze, 1947. p.98
28
Dopo aver assistito a questa scena, subito l’attenzione del marinaio viene
distratta dai primi attesissimi segni umani:
85
“The dash of oars,
86
The Pilots cheer
A boat appear”87.
A bordo di questa nave egli scorge un’altra figura: l’Eremita.
Coleridge introduce quest’uomo spirituale dedito a Dio, perché afferma che è il
più atto a ricevere sulla terra colui che sul mare, nel terrore e nell’amore, è
stato rigenerato dalle forze soprannaturali88.
SEZIONE SETTIMA: IL RITORNO IN PATRIA.
L’apertura di questa settima sezione è dedicata alla figura dell’eremita, che
vive in un bosco vicino al mare e alla cui dimora giungono, nei racconti dei
marinai, delle rivelazioni: “He loves to talk with mariners
That come from a far countree”89
Ques’Eremita, insieme alla sua ciurma, si avvicina alla nave del marinaio
perchè aveva visto dalla costa dei segnali, ma quello che scorge avvicinandosi
è la forma spettrale di un vascello che sembra abbandonato da secoli.
Il marinaio anche se avverte il sopraggiungere di questa barca resta in silenzio,
come se a restituirlo a questi rappresentanti dell’umanità dovesse essere
l’abbraccio stesso del mare. All’improvviso, infatti, si ode un rombo
sottomarino che percuote la baia, come il miracoloso colpo di tuono, che
85
S.T. Coleridge op. cit. v. 500. Trad: “il tonfo dei remi”
S.T. Coleridge op. cit. v. 501. Trad: “il grido del pilota”
87
S.T. Coleridge op. cit. v. 503. Trad: “apparve una nave”
88
Cfr.B. Fenoglio, La Ballata del Vecchio Marinaio, Einaudi,Torino, 1964, p. 44
89
S.T. Coleridge op. cit. vv. 517-518. Trad: “gli piace parlare con i marinai giunti da paesi
lontani.”
86
29
all’apparire dell’albatro, aveva spezzato la cinta di ghiaccio che avvolgeva la
nave90.
Questo rumore riconduce a quello del terremoto. Nella nave che affonda vi è
memoria dell’ultimo viaggio di Ulisse in Dante, che Coleridge lesse nel 1798
nella traduzione del reverendo Henry Boyd.
Travolto da questo vorticoso movimento del mare, la nave affonda e il
marinaio rimane tramortito a galleggiare come il corpo di uno che: “Hath been
seven days drowned”91.
Viene soccorso dall’Eremita e dai suoi due compagni, ma il suo aspetto è così
strano che i nervi del Pilota e del mozzo non ne sopportano la vista: il primo è
preso dalle convulsioni, mentre il secondo esce di senno.
Giunti sulla terra ferma il marinaio grida all’Eremita: “Oh shrieve me, shrieve
me, holy man!”92. L’Eremita si fa il segno della croce e gli dice: “Say quick”,
quot he, “I bid thee say what manner of man art thou?”93. A questo punto il
marinaio narra la sua storia all’Eremita:
“Forthwith this frame of mine was wrenched
With a woful agony,
Which forced me to begin my tale;
And then it left me free.
Since then, at an uncertain hour,
That agony returns…94
“I pass, like night, from land to land;
I have strange power of speech;
That moment that his face I see,
90
J. Livingstone, op. cit. pag 175
S.T. Coleridge op. cit. v. 552. Trad: “come un corpo che era annegato da sette giorni”
92
S.T. Coleridge op. cit. v. 574. Trad. “Oh confessami, confessami, sant’uomo!”
93
S.T. Coleridge op. cit. vv. 576-577. Trad: “avanti, disse, rispondimi, che specie di uomo
sei?”
94
S.T. Coleridge op. cit. vv. 578-583. Trad: “allora questo corpo fu scosso da spasmi
angosciosi e fui costretto a raccontare la mia storia per liberarmene. Da allora a un’ora incerta,
quest’angoscia mi ritorna …”.
91
30
I know the man that must hear me:
To him my tale I teach”95
Questi versi richiamano alla memoria la figura dell’ebreo errante e di Caino
dopo il delitto. Riguardo alla figura dell’ebreo errante, essa appare nel romanzo
gotico di Lewis The Monk, pubblicato nel 1795, dove questo personaggio ha
“occhi grandi, neri e scintillanti” e porta il segno della croce in segno di eterna
espiazione del deicidio. Invece, la figura di Caino la ritroviamo nel primo
tentativo di collaborazione tra Wordsworth e Coleridge: The wanderings of
Cain.96
Dopo aver pronunciato queste ultime parole il marinaio ritorna all’attualità del
mondo presente, a quella festa di nozze, al fragore degli ospiti nuziali, al canto
della sposa e delle sue damigelle. Egli è consapevole che mondo non gli è mai
appartenuto e a cui non apparterrà mai. Da lontano egli ode anche un terzo
suono che viene a confortarlo:
“And hark the little vesper bell,
Which biddeth me to the prayer!”97
Il poema si conclude con un inno alla bellezza della preghiera:
“O sweeter than the marriage – feast,
‘Tis sweeter far to me,
With a goodly company!
To walk together to the kirk,
And all together pray,
While each to his great Father bends”98
95
S.T. Coleridge op. cit. vv. 586-590. Trad: “Come la notte, di terra in terra avanzo; io, con il
mio strano potere nella voce, appena lo vedo in volto so chi mi deve ascoltare: e a lui racconto
la mia storia”.
96
Cfr. K. Coburn, A Collection of Critical Essays, Englewood Cliffs, New Jersey, 1995. p. 75
97
S.T. Coleridge op. cit. vv. 595-596. Trad: “ma senti come chiama alla preghiera la campana
del vespro!”
98
S.T. Coleridge op. cit. vv. 601-607. Trad: “ora più dolce di una festa nuziale, molto più dolce
per me è recarmi in tua compagnia fino alla chiesa. Andare insieme fino in chiesa, e poi
pregare insieme, mentre tutti al Padre mio si inchinano”.
31
Inoltre, egli con le sue parole vuole fare capire al convitato nuziale quanto sia
importante pregare con amore:
“Farewell, farewell! But this I tell
To thee, you Wedding – Guest!
He prayeth well, who loveth well
Both man and bird and beast.
He prayeth best, who loveth best
All things both great and small;
For the Dear God who loveth us,
He made and loveth all”99
Dopo che queste ultime parole sono uscite dalle sue labbra, il marinaio va via.
Anche l’ospite nuziale, che era stato prescelto per lo strano potere che il
vecchio aveva di capire dal volto quale fosse la persona adatta ad ascoltarlo, si
allontana dalla casa dello sposo. Su di lui si è riprodotto lo stesso incontro che
il marinaio aveva avuto con il Divino: da un lato egli ha sperimentato la
sospensione del tempo: “He went like one that hath been stunned,
And is of sense forlon:”100
ma dall’altro ha compreso la rivelazione dell’amore che è il fondamento di
ogni gioia:
“A sadder and a wiser man,
He rose the morrow morn”101
Anche nell’ospite nuziale come nel marinaio si è verificata una trasformazione:
ora egli guarda alla vita con un pizzico di saggezza in più.
99
S.T. Coleridge op. cit. vv. 614-621. Trad: “addio, addio! Ma ancora questo ti dico Convitato!
Prega bene chi ama bene sia l’uomo che gli uccelli che gli animali. Prega meglio chi ama
meglio tutte le cose sia le grandi che le piccole, perché Iddio ci ama, ha fatto tutto ed ama
tutto”
100
S.T. Coleridge op. cit. vv. 622-623. Trad: “si allontana come un uomo sbigottito che è stato
dai sensi abbandonato”
101
S.T. Coleridge op. cit. vv. 624-625. Trad: “L’indomani si sarebbe svegliato più triste, e ben
più saggio.”
32
INTERPRETAZIONI DELLA BALLATA DEL VECCHIO MARINAIO
Negli anni recenti sono stati fatti diversi tentativi per spiegare il simbolismo
della Ballata del vecchio marinaio. Tra le più interessanti interpretazioni
pubblicate sono quella di Robert Penn Warren in A Poem of a Pure
Imagination e quella meno nota di George Herbert Clarke in Certain Symbols
in the Rime of the Ancient Mariner.
Secondo Warren il poema ha due temi principali: il primo è “The theme of
sacramental vision or the theme of the One Life102”; e il secondo è “the theme
of the imagination”103. Il primo si incentra sull’uccisione dell’albatro, mentre
nel secondo “the moonlight equates with the modifying colours of the
imagination,104” mentre il sole “is the light of that mere reflective faculty that
partook of Death105”.
In sostanza il contrasto è dato dalla razionalità rappresentata dal sole e dalla
luna. Nella poesia, infatti, i buoni eventi hanno luogo sotto la protezione della
luna, quelli cattivi sotto quella del sole.
L’approccio di Clarke è simile a quello di Warren, sebbene sia più semplice;
egli sostiene che il Sole (con lo Spirito Polare e la prima voce) è concepito
nell’immaginazione di Coleridge come suggeritore di severa, mascolina parte
punitiva della natura di Dio; e la Luna (con l’Eremita e la seconda voce)
normalmente simboleggia la parte gentile, femminile e redentiva106.
102
Cfr. L.C. Corrigan, Poems of Pure Imagination: Robert Penn Warren and the Romantic
Tradition, Baton Rouge, Louisiana State UP, 1999, p.27-34. Trad: “Il tema della visione
sacramentale o il tema dell’Unica Vita”.
103
Ibidem, Trad: “il tema dell’immaginazione”
104
Ibidem, Trad: “il chiaro di luna associato ai modificanti colori dell’immaginazione”
105
Ibidem, Trad: “è la luce di quella pura facoltà riflessiva che sa di Morte”.
106
Cfr. G.H. Clarke, Certain Symbols in “The Rime of The Ancient Mariner”, Queen’s
Quarterly, London, 1933, cit pp. 27-45
33
Secondo l’interpretazione di Warren, il viaggio intrapreso dal Marinaio è un
viaggio mentale dai pensieri giornalieri alla terra dell’Immaginazione.
Riguardo al primo tema, che secondo Warren ritroviamo nella Ballata, notiamo
che affrontando “la terra di ghiaccio e quei suoni spaventosi dove nessuna cosa
vivente c’era stata”, la ciurma è terrificata. La loro paura è calmata e il ghiaccio
spaccato subito dopo l’apparizione dell’albatro:
“As if I had been a Christian soul,
We hailed it in God’s name”107
In un certo senso essi non prendono parte al crimine: il loro delitto è più
superficiale e più mondano di quello del marinaio. Soffrono la morte
all’Equatore–Pacifico, mentre egli subisce la crudele punizione della Vita–in–
Morte.
Per Warren il marinaio commette il peccato originale quando uccide l’uccello.
Egli sostiene che l’atto del marinaio è tanto uno sforzo di negare i principi di
Dio, quanto di anteporre i suoi, ma i risultati di tale atto dimostrano la sua
incapacità di funzionare una volta che egli si separa da Dio. Seguendo questa
interpretazione notiamo che nel poema sono presenti elementi cristiani.
L’opera, infatti, inizia con le nozze in chiesa e finisce con un’esortazione alla
preghiera; inoltre vi troviamo anche menzionati Cristo, la Vergine Maria, il
Paradiso, Spiriti Benedetti, la penitenza e il caro Signore in Paradiso108.
Nella sua analisi Warren afferma che vi è un’identificazione simbolica di Dio
con il Sole e che questa connessione ha una lunga e onorevole storia nella
107
S.T. Coleridge, op cit. vv. 65-66. Trad: “come se fosse un’anima cristiana lo accogliemmo
nel nome del signore”.
108
Cfr. E.B. Jr. Gose, Coleridge and the luminous gloom: an analysis of the “Symbolical
language in the Rime of the Ancient Mariner”,University of British Columbia, 1960, cit. pp
238-244
34
cultura occidentale, ed ha i suoi rappresentanti più importanti in Plotino,
Platone e Sant’Agostino.
Avendo stabilito il Dio–Sole come la fonte della vita, dell’amore e della gioia
non si è ancora esaurito il suo impatto simbolico. In aggiunta al suo calore, il
Sole ha un colore: è bloody109 all’Equatore e dopo l’ombrosa acqua è awful
red110. Lo stesso colore è presente quando il marinaio ritorna in patria e nella
scena della benedizione.111
Warren sostiene inoltre che nella versione originale della poesia, Coleridge
incluse alcune stanze immediatamente precedenti a questi versi, dove enfatizza
le parole dark–red shadows.
112
Come nella scena della luce della luna e alla
fine della quarta parte il marinaio aveva ristabilito l’armonia con Dio, così
nella scena della luce della luna, attraverso la settima parte, egli ha ristabilito
l’armonia con la società. Entrambi questi cambiamenti sono preceduti da una
visione del rosso all’ombra della luce della Luna.
Il rosso è il colore del Sole quando appare all’Equatore, come the bloody sun
del Dio adirato del Vecchio Testamento che chiede retribuzione per il crimine
del marinaio. Nel Nuovo Testamento, invece il sangue è importante come il
sacrificio fatto da Cristo per salvare l’uomo dal peccato originale e riportarlo
nella Grazia di Dio113. In questo modo Cristo, come l’incarnazione dell’Eterno,
rappresenta la penetrazione della luce nel buio. Similmente il vecchio marinaio
è salvato dall’immersione della luce di Dio nell’ombra di questo mondo.
109
Trad: “sanguinante”
Trad: “di un terribile rosso”
111
S. T. Coleridge, op. cit., parte VI vv.476 e 491.
112
Trad: “scuro, ombre rosse”
113
Cfr. R.P. Warren, op cit. pag 1
110
35
Warren si sofferma anche sulla scena della benedizione dei serpenti, in quanto
egli ritiene che il marinaio prima di vedere questi esseri è consapevole della
loro presenza in una situazione analoga a quella della prima scena della
benedizione: “A little distance from the prow those crimson shadows were”114.
Concludendo la sua interpretazione Warren sostiene che il viaggio del marinaio
è il viaggio di Coleridge e del lettore; immerso come tutti gli uomini nella
foschia e nelle tenebre della vita su questo pianeta, egli cerca di comprendere la
fonte della vita data. Per Warren, il fatto che il marinaio passi da una terra
all’altra, è paragonabile al poéte maudit, alienato e maldestro. Ma ciò che
Coleridge desiderò per tutta la vita e raggiunse come poeta solo scrivendo The
Rime of the Ancient Mariner, è il potere di narrare il suo racconto e di forzare il
mondo ad ascoltarlo.
È stato osservato all’inizio di questo capitolo che sono state molte le
interpretazioni dell’opera di Coleridge, ma che tra le due più interessanti sono
quelle di Warren e di Clarke. Nonostante ciò sembra opportuno riportare
notizia anche di altre che vedono l’opera sotto un altro punto di vista. Ad
esempio per taluni la Ballata non è altro che un sogno causato dall’oppio,
alcune descrizioni sono infatti simili a quelle avvertibili in seguito alla
somministrazione di droghe: un senso prima di libertà e immensità, seguito
subito da angoscia e paura, enfatizzata dalla percezione di strani rumori e da
un’orribile impressione, sono tutti segni di alterazione mentale.
Altri, invece, ritengono che il viaggio del vecchio marinaio, sia un’allegoria
della vita, dove la ciurma rappresenta l’umanità, l’albatro il patto d’amore che
114
S. T. Coleridge, Op cit. vv 484-485. Trad: “a poca distanza dalla prua s’arrestarono le
ombre vermiglie”
36
unisce tutte le creature, la nave un microcosmo nel quale l’azione malvagia di
una singola persona ricade sugli altri così come spesso accade nella vita
reale115
115
Cfr. AA.VV. Twentieth Century Interpretations of The Rime of the Ancient Mariner: a
Collection of Gutveal Essay,New Jersey, Prentice Hall, 1969. cit. pp 92-110
37
La Ballata del Vecchio Marinaio è una storia romantica di colpa e di
redenzione, un percorso metaforico di formazione: dalla vita reale, superficiale,
apparente (del convitato) alla vita vera, profonda, misteriosa del vecchio
marinaio; ma è anche attraverso la metafora del viaggio per mare, l’itinerario
creativo della produzione poetica.
La ballata si chiude con un messaggio morale da parte del marinaio nei
confronti dell'ospite. Soltanto l'uomo che può apprezzare tutte le creature create
da Dio sa veramente che cos'è l'amore. Alla fine della ballata, l'ospite della
cerimonia nuziale è diventato un "uomo più triste, ma più saggio". La saggezza
si acquisisce soltanto dopo varie dolorose esperienze.
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