l`architettura olandese degli ultimi decenni

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l`architettura olandese degli ultimi decenni
Osservatorio I nternazionale sul progetto e l’architettura contemporanea Silvio Carta, [Rotterdam]; Campo di ricerca: Progetto architettonico, Storia e Teoria
Supermodernism e Superdutch – l’architettura olandese degli ultimi decenni 21 aprile 2009 Due sono le definizioni principali con cui critici e storici hanno tentato di identificare il fenomeno dell'architettura olandese dalla caduta del muro di Berlino fino al 11 settembre 2001: superdutch (Bart Lootsma) e supermodernism (Hans Ibelings). Le sorprendenti, provocatorie, ardite immagini della nuova architettura olandese, realizzate da una giovane generazione di progettisti a partire dagli anni Novanta, non rappresentano solo il segno immediatamente percepibile di un diverso orientamento avvenuto in Olanda nel campo del gusto, ma anche il riflesso di una profonda trasformazione che si è andata contemporaneamente, verificando nell'assetto sociale, politico, economico del Paese. Il filo che lega l'azione di personalità profondamente tra loro diverse, quali: Wiel Arets, Ben van Berkel (UN Studio), MVRDV, Erick van Egeraat, Mecanoo, Willem Jan Neutelings, NOX, Kas Oosterhuis, Claus en Kaan, Koen van Velsen, Adriaan Geuze (West 8), per citare i più noti, non risiede tanto nella costruzione di un impianto teorico comune, quanto nell'essenza vitalistica, ludica che le diverse opere lasciano trasparire, unita ad un approccio nei confronti della realtà di tipo pragmatico e sperimentale, oltre che ad un 'distacco critico' nei rispetti dei tradizionali punti di riferimento culturali che, fino ad allora, avevano guidato le comuni scelte progettuali. Abbandonato l'uso delle citazioni storiche e la maniacale ricerca della definizione della forma in sé, tipica della generazione precedente, essi hanno elaborato una strategia di percorso ideativo principalmente rivolta alla determinazione del programma, assunto come suo punto di riferimento costante. Il progetto non punta più a perseguire caratterizzazioni tipologiche, o morfologiche come riflesso di un'ipotesi costruttiva di tipo normativo e corale a un tempo, ma a comporre una stratificazione di mansioni, costituita da obblighi, regolamenti e analisi (di vario genere, comprese quelle relative alle esigenze dagli stessi utenti). In questo modo, si è venuta a configurare una sorta di iconografia del costruito dai caratteri formalmente spregiudicati. Tali innovative modalità ideative, unite ad una virtuosistica manipolazione dell'oggetto, intesa come manifestazione di una ricerca simbolica dell'espressione, porteranno ad una messa in crisi della nozione di contesto che negli anni Settanta e Ottanta, nell'architettura europea e in quella americana aveva esercitato un ruolo dominante. La prorompente novità linguistico‐espressiva di questi progetti, il loro "antidogmatismo", la problematicità e l'audacia (se non l'azzardo) di certe soluzioni strutturali, hanno saputo conquistare, fin dal loro esordio sulla scena urbana, le pagine delle più importanti riviste internazionali. Essa porterà ad identificare il composito insieme di tale esperienza denominata anche "Seconda modernità". RIferimenti bibliografici Rem Koolhaas, Content, Taschen, New York, 2003
Rem Koolhaas, "Bigness" in S,M,L,XL – The Monacelli Press, New York, 1995
Neutelings-Riedijk, At Work, 010 Publishers, Rotterdam, 2004
Hans Ibelings, Supermodernism, NAi Publishers, Rotterdam, 1998
Bart Lootsma, Superdutch, Princeton Architectural Press, 2002
M.Costanzo,
H.Ibelings,
Dutch
touch.Kappa,
Roma,
2005

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