Anno A – I Quaresima 13 marzo 2011 Non siamo

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Anno A – I Quaresima 13 marzo 2011 Non siamo
Anno A – I Quaresima
13 marzo 2011
Non siamo soli, non siamo abbandonati a noi stessi,
nella lotta contro i tanti modi con i quali rischiamo di buttarci via.
“Gesù fu condotto dallo Spirito nel deserto,
per essere tentato dal diavolo”:
Gesù ci ha concretamente raggiunto dentro i nostri deserti,
abita con la sua presenza di Risorto
le esperienze di vita nelle quali ci prende il vortice dell’inganno,
quelle nelle quali ci sembra astuto e furbo ciò che è disumano,
quelle nelle quali – confusi - riteniamo appetibile e buono
ciò che ci fa obesi di cose, ubriachi di successi ed ebbri di potere.
E’ formidabile, meravigliosa, la sua serie di risposte al tentatore:
“Non di solo pane vivrà l’uomo,
ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio”,
“Non metterai alla prova il Signore Dio tuo”,
“Il Signore, Dio tuo, adorerai: a lui solo renderai culto”.
Non sono il “no” eroico di un superuomo, di un asceta straordinario,
capace di resistere all’impossibile,
di fare a meno di ciò a cui qualsiasi persona normale,
almeno qualche volta cederebbe volentieri.
Al riguardo capita spesso che per giustificare qualche caduta
risuoni sulle nostre labbra l’espressione: “In fondo siamo umani…”.
E’ una frase sbagliata e fuorviante,
come se appartenesse alla gioia dell’essere uomini e donne
l’inganno di buttarsi nelle braccia degli idoli;
è come se Lucignolo, abbruttito nel paese dei balocchi,
dicesse a Pinocchio: “Vedi, ora sei un essere umano anche tu”
proprio mentre a entrambi spuntano orecchie, zoccoli e coda da somari.
Il “no” di Gesù al tentatore è meraviglioso e splendido
proprio perché profondamente umano,
proprio perché detto da un uomo felice,
felice della sua umanità che non ha bisogno di ubriacarsi di niente
semplicemente perché già ben nutrita
dalla comunione con il Padre,
dalla solidarietà di fratelli e sorelle
e dai doni bellissimi e straordinari della creazione.
Una vita da figlio, amato e amante;
una vita da fratello, solidale e contagioso nell’amore.
Non siamo soli, abbandonati a noi stessi
nella lotta contro ciò che rischia di “imbestiare” la nostra vita:
il contagio della persona di Gesù ci tocca nell’intimo, ci riguarda:
“Infatti se per la caduta di uno solo la morte ha regnato
molto di più quelli che ricevono l’abbondanza della grazia
e del dono della giustizia
regneranno nella vita per mezzo del solo Gesù Cristo”.
Nelle settimane scorse ho assistito
a un dialogo nel quale ho percepito l’opera subola di Satana.
Alcuni giovani parlavano dei progetti
relativi alla loro vita e alla vita della parrocchia,
progetti nei quali ricorrevano parole grandi
come la cura per i più poveri, la condivisione dei beni, ecc.
Ebbene, negli occhi di alcuni adulti che li ascoltavano,
è comparso lo sguardo smagato di chi a quelle cose non crede più;
quello sguardo è diventato poi anche parole, parole terribili,
pesanti come macigni:
“Prima o poi crescerete anche voi,
farete i conti con la vita e questi sogni vi passeranno dalla testa”.
Chiedo perdono al Signore e ai giovani presenti
di non aver saputo dire con forza “vattene, Satana”;
soprattutto dico grazie con voi al Signore
di poter dire a tutti i ragazzi che oggi iniziano
il cammino più ravvicinato verso i sacramenti
che non saranno soli nel loro cammino di autenticità:
ci sarà il Signore con il dono del suo Spirito,
ci saranno i segni sacramentali (il pane, il perdono…)
con la loro luminosa semplicità,
e ci saremo anche noi, la nostra comuità,
consapevole di essere nuda e limitata,
ma forte della presenza contagiosa del Signore risorto
che suscita sempre di nuovo sogni di vera umanità nel cuore dei suoi figli.

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