Le nuove politiche abitative in Puglia: bilanci e

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Le nuove politiche abitative in Puglia: bilanci e
Le nuove politiche abitative in Puglia: bilanci e prospettive
Bari, Villa framarino, 5 aprile 2011
Relazione introduttiva
Angela Barbanente
Perché la Conferenza
La seconda Conferenza programmatica mira a promuovere un confronto a più voci sui risultati
conseguiti dalle iniziative promosse dalla Giunta Vendola nel passato quinquennio nel campo delle
politiche abitative e sulle prospettive di consolidamento, sviluppo e rilancio.
La prima Conferenza programmatica si tenne a Bari il 20 gennaio 2006 e si intitolava “Costruiamo
insieme il futuro delle politiche abitative in Puglia. Riforme e pratiche possibili per l’edilizia sociale”.
Essa mirava principalmente a raccogliere conoscenze, idee e proposte, sviluppate in Puglia e in
altre parti d’Italia, sia per migliorare l’attività di enti e operatori tradizionalmente attivi nel settore sia
per mettere a punto nuove forme di intervento che consentissero di restituire centralità alle
politiche abitative nell’agenda del governo regionale e ad ampliare l’azione pubblica nell’edilizia
sociale per rispondere adeguatamente a una domanda espressa da aree territoriali e gruppi sociali
sempre più numerosi e differenziati.
All’origine della prima Conferenza vi erano volontà politiche ben precise, che abbiamo tradotto in
impegni programmatici e sui quali oggi abbiamo il dovere di tracciare un bilancio.
La seconda Conferenza dovrebbe, dunque, aiutarci a comprendere se e in quale misura siamo
riusciti: a) a rispondere, anche nel campo delle politiche abitative, alla grande domanda di
innovazione delle politiche pubbliche e di partecipazione democratica che aveva segnato la
nascita della Giunta Vendola. Una domanda proveniente sia da un sistema delle autonomie
locali che da tempo mostrava evidente insofferenza verso il centralismo burocratico della Regione,
sia da associazioni, gruppi e singoli uomini e donne che chiedevano di fornire il proprio contributo
di idee ed esperienze alla costruzione di più efficaci politiche pubbliche; b) a restituire centralità a
un settore largamente trascurato dalle politiche pubbliche statali e, in Puglia, anche
regionali, nonostante che il “diritto all’abitazione” rientri fra i requisiti essenziali di socialità su cui si
fonda lo stato democratico voluto dalla Costituzione e nonostante che il problema della casa
stesse assumendo dimensioni sempre più ampie dal punto di vista quantitativo e articolate dal
punto di vista qualitativo, provocando angoscia in tante persone e famiglie; c) a superare limiti,
errori e derive clientelari, e talvolta di vero e proprio malaffare, delle politiche abitative del
passato: favoritismi e privilegi intollerabili, opacità gestionali, incuria e negligenza nei confronti di
pratiche che comportavano, da un lato, il progressivo deterioramento del patrimonio pubblico e
indubbie sofferenze amministrative e finanziarie, dall’altro, la creazione di nuove periferie
pubbliche nelle quali emarginare sempre più lontano le fasce sociali più deboli, svuotando i centri
storici ed erigendo muri di rimozioni e indifferenza nei loro confronti; d) a praticare una politica
che, cercando di rimuovere abitudini che sembrano inamovibili nell’intero paese, non si arrende
alla logica della emergenza, dell’episodicità o, peggio, delle sollecitazioni del momento ed è
capace di trovare soluzioni per problemi intricati, di rimuovere situazioni e prassi degenerate, di
1
contrastare ingiustizie radicate mediante un lavoro intenso, talvolta faticoso e quasi sempre
silenzioso, di indirizzo, controllo, accompagnamento, confronto, condivisione con i soggetti
istituzionali e sociali più direttamente coinvolti.
Questo lavoro, naturalmente, non è stato svolto in isolamento, ma è stato condiviso con tante
organizzazioni e persone alle quali siamo davvero grati e senza la cui collaborazione e
partecipazione convinta non saremmo mai riusciti a conseguire i risultati che di seguito sono
illustrati: il Servizio regionale competente, che ha lavorato con grande impegno, competenza ed
entusiasmo sia per recuperare i ritardi accumulati sia per innovare metodi e contenuti delle
politiche abitative regionali, assieme all’Osservatorio regionale sulla condizione abitativa;
Commissari, Direttori e personale degli IACP che hanno creduto nella possibilità di rilanciare la
missione sociale e capacità operativa degli enti e con rigore e dedizione hanno operato per questo
fine; le organizzazioni sindacali degli inquilini, che sono state preziose per conoscere criticità,
bisogni, problemi di un’utenza spesso senza voce e inascoltata, e con le quali abbiamo condiviso
ogni iniziativa e di recente abbiamo rafforzato la collaborazione sottoscrivendo, unitamente ai
sindacati confederali, un “Protocollo d’intesa per interventi di contrasto alla crisi economica in
materia di politiche territoriali e abitative”; l’Anci Puglia, che ha sempre condiviso i principi di
equità, trasparenza e sussidiarietà alla base delle nostri indirizzi e azioni; gli operatori del settore
delle costruzioni, professionisti e imprese, che, pur fra tante resistenze al cambiamento e
nonostante le difficoltà economiche del momento (o forse, in modo lungimirante, proprio per
superarle), hanno raccolto la sfida dell’innovazione delle politiche regionali.
Il diritto all’abitazione
Il “diritto all’abitazione” è stato il fondamento delle nuove politiche regionali1. Un diritto ancora
largamente negato in Italia per effetto di politiche pubbliche di lungo periodo che hanno generato
conseguenze ormai lampanti e apparentemente paradossali: l’Italia è infatti il paese che presenta,
nel contempo, uno degli stock residenziali più colossali al mondo, il più elevato consumo di suolo,
e la più bassa incidenza di alloggi in affitto e di edilizia sociale d’Europa. Il disagio abitativo, nelle
diverse forme estreme o gravi, di emergenza o di vulnerabilità e rischio, continua infatti a
coinvolgere milioni di famiglie e a crescere per alcuni segmenti: giovani, studenti, immigrati,
sfrattati, anziani. A molti di costoro, inoltre, è negato non solo il diritto a vivere in un alloggio
dignitoso, ma anche ad abitare in un ambiente di qualità dotato di spazi e attrezzature collettive,
capace di favorire lo sviluppo delle relazioni umane e di senso di appartenenza a una comunità e a
un luogo. E’ per questo che il Piano Casa approvato con la L.R. n. 20/2005, il primo strumento di
programmazione finalizzato ad affrontare in modo organico il problema abitativo nella storia della
Regione Puglia, ha privilegiato la riqualificazione della città esistente, l’affitto sociale nelle sue
varie componenti, l’integrazione fra le politiche e la cooperazione tra le persone, mettendo a
disposizione delle fasce sociali più disagiate e delle aree più degradate del territorio regionale oltre
200 milioni di euro.
1
Com’è noto, il diritto alla casa sociale è compreso nella Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea,
proclamata a Nizza, l’8 dicembre 2000. Tale riconoscimento, implica l’inclusione della casa sociale fra i
servizi sociali, allo scopo di garantire l’abitazione ai cittadini svantaggiati o ai gruppi socialmente meno
favoriti, secondo la recente “Comunicazione della Commissione sui servizi sociali di interesse generale
nell’Unione Europea (2006).
2
L'Osservatorio Regionale sulla Condizione Abitativa, previsto dalla legge 431 del 1998 e
finalmente istituito anche in Puglia proprio con il Piano Casa regionale, costituisce supporto della
nuova politica abitativa: esso è il sistema informativo che ci consente oggi di fondare il bilancio
delle nuove politiche abitative regionali su dati sistematicamente rilevati e accessibili, ma è anche
sede di ascolto e confronto con gli attori sociali e istituzionali e, quindi, strumento di valorizzazione
dell’intero patrimonio di conoscenze ed esperienze di cui il nostro territorio dispone per realizzare
politiche abitative più eque, mirate, efficaci.
Dai programmi integrati di riqualificazione delle periferie (PIRP) ai programmi integrati di
rigenerazione urbana
Il punto di forza del Piano Casa Regionale è costituito dai “Programmi integrati di riqualificazione
delle periferie (PIRP)”, finanziati con 92.639.712,43 euro. Incentrato su tre parole chiave partecipazione, integrazione e sostenibilità2 – il bando regionale ha stimolato ben 122 comuni a
sperimentare forme di progettazione capaci di promuovere la riqualificazione dell’ambiente
costruito attraverso il risanamento del patrimonio edilizio, la riorganizzazione dell’assetto
urbanistico, il miglioramento della qualità ambientale, il recupero e/o la realizzazione di residenze a
basso costo e servizi, il contrasto dell'esclusione sociale.
Le risorse del Piano Casa regionale consentiva di finanziare solo 31 PIRP, che sono oggi in fase di
attuazione. Per non dissipare il grande sforzo progettuale prodotto dai Comuni per la elaborazione
dei programmi e non deludere le speranze generate dai processi partecipativi messi in atto, la
Giunta Regionale affidò all’Autorità di Gestione del Programma Operativo FESR 2007-2013 il
compito di valutare i PIRP non finanziati con i fondi del Piano Casa, perché essi potessero essere
attuati, per la parte infrastrutturale, con i fondi comunitari destinati all’Asse VII “3, in integrazione
con i fondi FAS, Misura 7.1 “Interventi per l’edilizia residenziale sociale e la casa nel contesto della
riqualificazione urbana” 4.
Tabella 1
Programmazione
Numero PIRP
Risorse regionali
Destinazione
Piano Casa Regionale
31
92,639 Meuro
Alloggi e infrastrutture
Asse Città PO FESR 2007-2013
99
122 Meuro
Infrastrutture
Asse città PAR FAS 2007-2013
99
205 Meuro
Alloggi
2
Il bando regionale richiedeva, infatti, che i PIRP fossero elaborati con la partecipazione attiva degli abitanti,
per garantire interventi che rispondessero ai loro bisogni, desideri e aspettative, migliorarne la qualità della
vita, l’accessibilità e la sicurezza, specie a vantaggio di bambini/e, anziani/e e diversamente abili.
L’integrazione è declinata in termini di pubblico/privato, residenza e servizi, azioni fisiche, sociali ed
economiche. Essa è necessaria per evitare sia la monofunzionalità urbana, che genera quartieri dormitorio e
zone industriali o direzionali alienanti e diseconomiche, sia l’esclusione sociale. Inoltre, l’integrazione
pubblico-privato consente di generare significativi effetti moltiplicatori delle risorse pubbliche investite (vedi
tabella 2). I PIRP, infine, promuovono interventi eco-compatibili, ossia capaci di garantire risparmio nell’uso
del suolo, dell’energia e dell’acqua, riuso delle aree dismesse e bonifica di siti inquinati, percorsi per la
mobilità ciclabile e aree pedonali, ripristino della permeabilità dei suoli.
3
Regione Puglia, Assessorato Bilancio e Programmazione, Servizio Programmazione e Politiche
Comunitarie, Programma Operativo FESR Puglia 2007-2013, febbraio 2008.
4
Regione Puglia, Assessorato Bilancio e Programmazione, Servizio Programmazione e Politiche
Comunitarie, Programma Attuativo Regionale FAS 2007-2013, 24 marzo 2009.
3
Tabella 2
Articolazione delle fonti di finanziamento
Meuro
Risorse regionali disponibili
programmate
complessive
215
205
420
Altri finanziamenti pubblici o per servizi pubblici
657
Finanziamenti privati
1.134
Totale
2.008
Figura 1 – Distribuzione dei PIRP nei Comuni
E’ emozionante, ora che le prime opere giungono a compimento, cogliere la contentezza, e anche
lo stupore, di tante persone che per decenni hanno atteso invano un’attenzione da parte dei
pubblici poteri per la riqualificazione dei loro ambienti di vita. E questo è il risultato più importante
dei PIRP. Ma vi è di più. Non deve essere sottovalutata la dimensione economico-sociale: a fronte
di 215 milioni circa di investimento regionale, le risorse mobilitate sono pari a oltre 1.792 milioni
con un effetto moltiplicatore dell’intervento pubblico rilevantissimo. Inoltre, è noto che la contabilità
nazionale stima che ogni milione di euro investito in edilizia genera 20 occupati all’anno, oltre ai 12
nell'indotto. Ne consegue la rilevanza degli effetti economico-sociali dei circa 2 miliardi di euro
attivati dai PIRP, dal momento che può stimarsi che questi danno vita a 40.000 unità di lavoro
4
direttamente occupate e a 24.000 nell’indotto. Anche per questa ragione, sulla falsariga dei PIRP
sono stati promossi i Programmi di riqualificazione urbana per alloggi a canone sostenibile
(PRUACS) ai sensi del DM 26 marzo 2008 del Ministero delle Infrastrutture, per un finanziamento
complessivo di 24.073.694,65 euro con una riserva del 20% del finanziamento destinata ai comuni
con meno di 15mila abitanti5.
Grafico 1 - PRUACS – Ripartizione fondi a disposizione del Programma
14.405.280,0
30.188.918,0
6.650.000,0
41.369.716,
1.616.000, 0
4.000.000, 0
E per dare ulteriore impulso al nuovo approccio alla riqualificazione urbana inaugurato dai PIRP e
sviluppato con la programmazione FESR, è stata approvata la legge regionale 29 luglio 2008, n.
21 “Norme sulla rigenerazione urbana” destinata a offrire un quadro normativo organico e
sistematico in materia, sottraendo la riqualificazione alla logica delle singole episodiche iniziative
comunali sollecitate dalla disponibilità di risorse, pure importanti ma sempre in affanno quando non
inserite in un’azione continuativa nelle aree urbane afflitte da degrado fisico e disagio sociale.
La legge promuove la rigenerazione di parti di città e sistemi urbani per migliorarne le condizioni
urbanistiche, abitative, socio-economiche, ambientali e culturali mediante strumenti di intervento, i
“Programmi integrati di rigenerazione urbana”, elaborati con la partecipazione degli abitanti e il
coinvolgimento di soggetti pubblici e privati interessati. I Programmi hanno anche valore di Piani
urbanistici esecutivi secondo la legislazione urbanistica regionale e dunque entrano a pieno titolo a
far parte degli strumenti ordinari di governo del territorio a disposizione delle amministrazioni
5
Come è noto, il programma prevede che almeno il 50% dei fondi siano destinati alla residenza e la restante
quota a servizi e a verde. La parte residenziale del programma è rivolta sia alle fasce sociali deboli in
possesso dei requisiti per l'accesso al sistema dell'edilizia residenziale pubblica sovvenzionata, sia a
categorie di cittadini che superano i limiti di accesso, quali giovani coppie, anziani, diversamente abili. Gli
alloggi da recuperare o realizzare dovranno raggiungere un rendimento energetico superiore almeno al 30%
di quello previsto dalla vigente norma. Con la sottoscrizione dell’accordo nel marzo scorso, anche questo
programma è entrato nella fase attuativa.
5
comunali. Gli ambiti d’intervento sono i contesti urbani periferici e marginali, compresi i contesti
urbani storici e i siti dismessi, interessati da carenza di attrezzature e servizi, degrado degli edifici
e degli spazi aperti e processi di esclusione sociale. Alla base dei Programmi vi sono le tre parolechiave che ricorrono in tutte le azioni regionali in materia: integrazione, sostenibilità ambientale e
partecipazione degli abitanti.
Fra gli incentivi previsti dalla L.R. 21/2008, si segnalano: la semplificazione e velocizzazione delle
procedure di approvazione; la priorità nella erogazione di finanziamenti regionali destinati alla
riqualificazione urbana; la possibilità di apportare modifiche minori agli strumenti urbanistici
generali senza necessità di variante urbanistica, riduzioni delle imposte comunali e degli oneri di
urbanizzazione secondaria e del costo di costruzione, graduando gli stessi per favorire la
realizzazione di edilizia residenziale sociale e insediamenti sostenibili sotto il profilo energeticoambientale. Inoltre, sempre al fine di incentivare la realizzazione di edilizia residenziale sociale, i
Comuni possono prevedere, senza che ciò configuri variante urbanistica, mutamenti di
destinazione d’uso di immobili dismessi o da dismettere e incrementi di fino al 10 per cento della
capacità insediativa prevista dagli strumenti urbanistici vigenti.
La legge definisce anche la cornice normativa per armonizzare gli strumenti di
riqualificazione/rigenerazione urbana di matrice comunitaria con la pianificazione urbanistica
ordinaria ai fini della programmazione 2007-2013. Nell’Asse VII del citato Programma Operativo
FESR, infatti, gli obiettivi della politica di coesione in tema di aree urbane sono articolati in due
diversi obiettivi operativi, relativi rispettivamente:
•
alla rigenerazione urbana attraverso piani integrati di sviluppo urbano caratterizzati da
azioni volte alla sostenibilità ambientale e, in particolare, alla riqualificazione della città esistente e
al contenimento dell’espansione urbana, destinati alle città medie o alle aree delle grandi città
dove si concentrano problemi di natura fisica, sociale, economica;
•
alla rigenerazione territoriale attraverso piani integrati di sviluppo territoriale volti al
rafforzamento, riqualificazione, razionalizzazione e, dove necessario, disegno delle reti funzionali e
delle trame di relazione che connettono i sistemi di centri minori con particolare riguardo a quelli
connessi o con potenziale di connessione dal punto di vista naturalistico e storico-culturale.
Mi sono soffermata sulla L.R. 21/2008 perché ritengo che questa Conferenza programmatica sia
anche occasione per condividere l’impegno a promuoverla nei contesti locali, presso gli
amministratori locali, i tecnici, gli operatori economici, nella sua corretta interpretazione, ossia
come legge destinata a tutelare il diritto all’abitare, e non a cogliere l’occasione di qualche
finanziamento o, peggio, a promuovere qualche variante urbanistica, certo non in zona agricola
perché la legge non lo consente proprio per coerenza con l’obiettivo di contenere lo spreco il
suolo, ma magari in qualche area destinata a vede e servizi.
Le iniziative di sostegno alla domanda
Sul fronte del sostegno alla domanda, in ragione dell'articolata e differenziata platea di soggetti in
condizione di disagio, le linee di intervento in corso di attuazione si presentano ugualmente
diversificate.
La prima prevede la concessione di contributi per complessivi € 10.014.651,85 a favore di privati
6
che intendono recuperare alloggi da destinare all’affitto moderato per un periodo non inferiore a
otto anni o a prima abitazione per persone e famiglie incapaci di accedere al libero mercato. Gli
interventi di recupero sono riconducibili alla tipologia della manutenzione straordinaria, del restauro
e risanamento conservativo, della ristrutturazione edilizia6. Con questo bando per la prima volta la
Regione, per rispondere al bisogno di alloggi sociali, si rivolge direttamente ai piccoli proprietari di
immobili per il recupero di alloggi. Si tratta di un bando che può definirsi sperimentale: la risposta
ottenuta, 533 domande delle quali 423 finanziabili, incoraggia a consolidare una politica che
incentiva i privati a recuperare gli immobili per rispondere al bisogno abitativo delle fasce sociali
più deboli, conseguendo nel contempo due ulteriori obiettivi: di riqualificare soprattutto il patrimonio
edilizio dei centri storici, spesso abbandonato e degradato, e di fornire concreto sostegno alle
piccole imprese edilizie particolarmente colpite dalla crisi economica in atto.
La seconda linea di intervento prevede la concessione di contributi per complessivi 27 Meuro
destinati a imprese e cooperative edilizie per la costruzione e/o recupero di circa 1.000 alloggi di
edilizia convenzionata-agevolata. I contributi privilegiano interventi localizzati soprattutto nei grandi
e medi comuni, che prevedono la concessione degli alloggi in locazione lunga, da 8 a 16 anni, e
un’edilizia di elevata qualità ambientale ed energetica7.
Per quanto attiene al Fondo nazionale di sostegno all’affitto, la Regione continua a erogare i
contributi con puntualità, con un cofinanziamento di 15 Meuro al quale si sommano i
cofinanziamenti comunali, crescenti ma purtroppo ancora esigui, sollecitati dalla premialità prevista
dal bando regionale. Questo enorme sforzo è operato dalla Regione, nonostante le note difficoltà
di bilancio dovute alle regole del patto di stabilità interno e a fronte del progressivo taglio del Fondo
da parte del Governo e dell’aumento del fabbisogno anche per effetto della crisi (vedi grafici 2). Ma
il peggio deve arrivare rispetto a quanto indicato nei grafici. Infatti, la quota in corso di erogazione
di 11.995.737 di contributo statale si contrarrà ai 9.333.461 del 2010 sino a precipitare a 2,2 milioni
nel 2011 e così via di riduzione in riduzione sino al 2014.
Si tratta di tagli davvero insostenibili a danno delle fasce più deboli della popolazione, quelle che
alle difficoltà economiche correnti sommano il peso di un affitto sul libero mercato, magari gravato
da una quota in nero, e che sono sempre più esposte all’intimazione di uno sfratto per morosità
incolpevole. La situazione è destinata ad aggravarsi, a nostro giudizio, allorquando diventerà
operativa la norma sulla cedolare secca contenuta nel provvedimento sul federalismo municipale:
una norma palesemente ingiusta perché tanto più vantaggiosa quanto più elevato è il reddito del
proprietario, perché prevedibile causa di ulteriori aumenti dei canoni liberi rispetto ai canoni
concordati in quanto avvantaggia i primi rispetto i secondi a confronto con la precedente
tassazione, e perché mancante di alcun efficace aiuto agli inquilini che si somma al pressoché
totale azzeramento della quota statale di sostegno all'affitto.
Su questi problemi riteniamo che la Conferenza delle Regioni debba intervenire con incisività e
6
Il contributo varia secondo la tipologia di intervento e la durata della locazione: a) sino ad un massimo €
15.000 per immobili da destinare a prima casa; b) sino a € 25.000 per immobili destinati alla locazione per
un periodo non inferiore a 8 anni; c) sino a € 35.000 per un periodo non inferiore a 16 anni. Premialità sono
assegnate a interventi che ricadono in grandi comuni e comuni ad alta tensione abitativa, in ambiti territoriali
di rigenerazione urbana, nei centri storici, o che riguardano alloggi non occupati, interventi di immediata
fattibilità, ecosostenibili ed efficienti dal punto di vista energetico.
7
Il contributo varia da 50.000 euro a 15.000 per alloggio, con valori decrescenti a seconda che sia offerto in
locazione permanente, locazione con patto di futura vendita o goduto in proprietà.
7
autorevolezza, nel contesto della discussione sulla riforma federalista dello Stato, rilanciando la
richiesta di convocazione del Tavolo di concertazione sulle politiche abitative previsto dall’articolo
4 delle legge 8 febbraio 2007, n. 9. La posta in gioco è alta: in discussione è la tutela alcuni
fondamentali diritti di cittadinanza, e fra questi il diritto alla casa. E’ impensabile, infatti, che si
ignorino le relazioni esistenti tra la persona umana e l’ambiente fisico nel quale vive: la libertà, il
lavoro, la famiglia, la salute, la sicurezza fisica ed il benessere vitale trovano infatti nel diritto
all’abitazione un necessario presupposto8.
Grafici 2 – Fondo di sostegno alla locazione: dotazione finanziaria e fabbisogni
8
F. Bilancia, Brevi riflessioni sul diritto all’abitazione, Istituzioni del federalismo. Rivista di studi giuridici e
politici, n. 3-4,2010.
8
L’edilizia pubblica: nuove costruzioni, recupero e riqualificazione urbana
Non mi dilungherò sui risultati raggiunti dagli IACP, poiché essi sono contenuti nei dettagliati e
aggiornati rapporti trasmessi dagli enti all’Assessorato a fine febbraio e perché quelli principali
saranno illustrati in questa sede da Commissari e Direttori. Tuttavia, desidero mettere in evidenza
soprattutto il recupero di capacità operativa di enti affidati a commissari prefettizi che hanno avuto
un mandato preciso dalla Giunta Vendola: ripristinare la missione sociale e la capacità gestionale
degli enti, recuperando efficacia, trasparenza ed efficienza con l’approvazione della carta dei
servizi, l’eliminazione delle spese inutili, la riduzione del debito, la soluzione delle situazioni di
morosità e contenzioso incancrenite da decine di anni, il completamento di programmi, cantieri
bloccati e opere incompiute, la chiusura dei quadri tecnico-economici sospesi da decenni. Solo
dopo aver raggiunto significativi risultati su questi punti, infatti, a nostro avviso, sarebbe stato
possibile realizzare una riforma che non richiedesse esborso di milioni di euro da parte della
Regione e che non fosse destinata a rimanere inattuata.
Il Piano Casa regionale ha messo a disposizione degli enti 65 milioni per il recupero degli immobili,
al fine di avviare il risanamento di un patrimonio pubblico caratterizzato da estesissime aree di
vetustà, obsolescenza e degrado delle parti comuni più che dei singoli alloggi e che la precaria
situazione finanziaria degli enti rischiava di aggravare ulteriormente. Ma il grado di fatiscenza di
molta parte degli immobili IACP richiedeva interventi di risanamento anche di tipo radicale, volti a
ripristinare condizioni di vivibilità e porre le basi per avviare da parte degli enti gestori una politica
di manutenzione programmata e di valorizzazione di un patrimonio largamente svalutato. Di qui
l’idea di incentivare la partecipazione degli IACP ai programmi di riqualificazione delle periferie
attraverso specifiche premialità previste dal bando PIRP e vincolando gli enti a utilizzare a tal fine
la metà delle somme a loro disposizione nel Piano Casa.
Il quadro degli interventi realizzati nel passato quinquennio e di quelli in corso, rende conto della
capacità operativa degli IACP, e quindi della concreta possibilità di gestire, risanare e
incrementare il patrimonio pubblico a tutela del diritto all’abitare per le fasce più deboli della
9
popolazione. In tal modo, peraltro, è possibile anche contribuire allo sviluppo socio-economico e
occupazionale. Se è vero, infatti, come accennato, che secondo gli elementi di contabilità
nazionale, ogni milione di euro investito in edilizia produce 20 occupati all’anno, oltre ai 12
nell'indotto, gli effetti sull’occupazione regionale dei circa 800 Meuro investiti dagli IACP hanno
dato lavoro a circa 16.000 unità oltre a un indotto di circa 9.500 unità.
Anche per queste ragioni è importante dare attuazione al protocollo sottoscritto con le
organizzazioni sindacali degli inquilini e dei lavoratori per “interventi di contrasto alla crisi
economica in materia di politiche territoriali e abitative”, che prevede azioni che vanno dal
rafforzamento dell’impegno per la legalità all’accelerazione dell’attuazione dei programmi in corso,
all’indirizzo e sostegno nei confronti degli IACP, soprattutto per l’utilizzo rapido ed efficace dei
fondi a disposizione, l’aumento degli investimenti in edilizia sociale, la soluzione dei contenziosi
pendenti, il recupero della morosità, il coinvolgimento attivo nei programmi di rigenerazione
urbana, il miglioramento delle procedure di appalto.
Ovviamente, la capacità operativa e gestionale degli enti, nella strutturale crisi della finanza
pubblica, non potrà essere garantita senza che sia garantito il loro equilibrio economico.
Tabella 3 - Interventi realizzati dagli IACP nel periodo 2005-2010 (numero di alloggi)
BARI
BRINDISI
FOGGIA
LECCE
TARANTO
TOTALE
nuove costruzioni
recupero/manutenzione
1.252
11.132
0
4.849
391
4.150
570
5.596
610
4.631
2.823
30.358
Totale
12.384
4.849
4.541
6.166
5.241
33.181
Tabella 4 – Incidenza interventi di recupero sul totale del patrimonio in proprietà (numero di
alloggi)
BARI
BRINDISI
FOGGIA
LECCE
TARANTO
TOTALE
alloggi in locazione recupero/manutenzione
20.542
11.132
5.069
4.849
11.455
4.150
9.334
5.596
7.080
4.631
53.480
30.358
incidenza %
54,19
95,66
36,23
59,95
65,41
56,77
Tabella 5 - Interventi realizzati dagli IACP nel periodo 2005-2010 (risorse investite)
nuove costruzioni
BARI
BRINDISI
FOGGIA
recupero/manutenzione
Totale
81.870.096,74
182.182.716,14
264.052.812,88
0,00
30.911.082,78
30.911.082,78
28.431.503,20
33.566.678,61
61.998.181,81
10
LECCE
35.368.305,37
67.944.359,81
103.312.665,18
TARANTO
59.971.085,71
135.627.186,35
195.598.272,06
205.640.991,02
450.232.023,69
655.873.014,71
TOTALE
Tabella 6 – Interventi in corso di realizzazione (numero di alloggi)
BARI
BRINDISI
FOGGIA
LECCE
TARANTO
TOTALE
nuova costruzione
recupero/manutenzione
273
2.172
0
556
116
759
145
2.981
116
2.883
650
10.001
Totale
2.445
556
875
3.126
2.999
10.651
Tabella 7 – Interventi in corso di realizzazione (risorse investite)
nuova costruzione
BARI
recupero/manutenzione
Totale
20.445.299,86
43.826.042,91
64.271.342,77
0,00
4.262.855,22
4.262.855,22
FOGGIA
8.591.655,19
7.189.860,11
15.781.515,30
LECCE
7.046.008,79
28.211.088,09
35.257.096,88
TARANTO
10.566.778,95
10.978.359,69
21.545.138,64
TOTALE
46.649.742,79
94.468.206,02
141.117.948,81
BRINDISI
Merita richiamare, in proposito, l’approvazione di norme di riequilibrio dei canoni di locazione
improntate a criteri di equità e legalità9. Esse sono state volte a tutelare le fasce più deboli e i
percettori di reddito da lavoro dipendente o da pensione; a riallineare le fasce di reddito e a ridurre
lo squilibrio dei canoni fra zone centrali e periferie urbane, che penalizzava proprio le famiglie in
condizioni di disagio più grave dovuto all’emarginazione urbana; a combattere l’illegalità mediante
l’aumento dei canoni per gli inquilini che non hanno titolo e indurre a condotte corrette chi non
risponde alle reiterate sollecitazioni degli enti a certificare la situazione reddituale; ad allineare i
canoni massimi per ripristinare condizioni di maggiore equità fra chi occupa alloggi ERP e coloro i
quali sono costretti a rivolgersi al mercato.
La approvazione della Carta dei diritti e dei doveri degli inquilini, il ripristino della legalità, la lotta
alla morosità e all’abusivismo, distinguendo fra situazioni derivanti da malcostume o addirittura da
comportamenti delinquenziali e situazioni dovute a condizioni di disagio, unita all’intervento
programmato in manutenzione e riqualificazione del patrimonio, consentono di saldare il rapporto
di fiducia fra enti e inquilini e di spezzare il circolo vizioso incuria-insolvenza-degrado.
9
LR 22/2006; LR n. 25/2009; Modifica all'articolo 33 della legge regionale 26 aprile 1995, n. 27.
11
Il programma coordinato regionale per il piano nazionale di edilizia abitativa
Si è di recente sottoscritto l’accordo con il Ministero per il programma coordinato di interventi da
inserire nel "Piano Nazionale di edilizia abitativa" per un importo totale di € 53.761.976,00, di cui €
24.964.423,53 assegnati con D.M. dell'8 marzo 2010 e € 27.000.000 di fondi regionali, approvato
dalla giunta regionale il 21 dicembre 2010.
La scelta della Regione, d'intesa con il partenariato istituzionale e socio-economico, allo scopo di
accelerare i tempi di realizzazione, compensando così i ritardi statali, è stata quella di dare priorità
agli interventi volti a fornire risposta tesmpestiva ai bisogni abitativi di soggetti sociali svantaggiati
e quindi più immediatamente cantierabili. Le risorse sono state quindi concentrate sugli interventi
già candidati per altri programmi regionali e rimasti privi di copertura finanziaria per mancanza di
risorse. Il programma comprende alloggi di edilizia residenziale pubblica destinati agli sfrattati nei
comuni di Bari (Carbonara) per € 3.827.726,00; Taranto (Quartiere Paolo VI) per € 5.500.000,00;
Foggia (Borgo Croci) € 4.434.250,00; Barletta € 3.000.000,00, per un totale di € 16.761.976,00.
Inoltre, sono stati finanziati due programmi integrati di promozione di edilizia residenziale sociale
nei comuni di Brindisi (Quartiere Parco Bove) e Lecce (San Pio) ciascuno con una dotazione di 5
Meuro. Si tratta di programmi che riguardano quartieri estremamente degradati e bisognosi di
intervento per i quali erano stati approvati due programmi di recupero urbano per alloggi a canone
sostenibile non finanziati per mancanza di fondi. Gli intereventi riguardano, a Brindisi, 541 alloggi
di edilizia sovvenzionata, di cui 129 alloggi di nuova costruzione e 412 alloggi da recuperare; a
Brindisi 38 alloggi di edilizia in locazione di nuova costruzione e 208 di edilizia convenzionata di
nuova costruzione.
I nuovi strumenti legislativi
Nel passato quinquennio è stato approvato un insieme di leggi regionali, delle quali è stata già
richiamata la n. 21/2008 sulla rigenerazione urbana. Esse sono finalizzate a rendere più diffuse e
incisive le politiche abitative in favore delle fasce sociali che hanno difficoltà di accesso al mercato
privato.
In particolare ci si riferisce alla L.R. n. 12/2008 “Norme urbanistiche finalizzate ad aumentare
l’offerta di edilizia residenziale sociale”, che prevede che i comuni possano definire ambiti la cui
trasformazione è subordinata alla cessione gratuita da parte dei proprietari di aree o immobili da
destinare a edilizia residenziale sociale. Tali ambiti sono, in questo modo, identificabili tra le aree
destinate a servizi che siano in esubero rispetto agli standard minimi di legge. In questo modo si
cerca anche di favorire il mix sociale e funzionale che contribuisce a migliorare la qualità della vita
e di superare la logica della legge n. 167/1962 che, non tanto per sue caratteristiche intrinseche
ma per il modo in cui è stata attuata, ha causato la ghettizzazione della popolazione a basso
reddito in quartieri periferici monofunzionali, stigmatizzati e mal serviti.
Le Norme per l’abitare sostenibile (LR 13/2008), da usare anche in modo complementare con le
norme prima citate, mirano a promuovere trasformazioni del territorio eco-sostenibili e biocompatibili e il risparmio delle risorse, in primis quelle energetiche e idriche. La legge definisce
strumenti, tecniche e modalità costruttive sostenibili da introdurre, da un lato, negli strumenti di
governo del territorio, dal livello regionale fino alla pianificazione esecutiva a scala comunale,
12
anche in coerenza con le disposizione del Documento regionale di assetto generale (Drag);
dall’altro, in edilizia, con l’aggiunta alla certificazione energetico–ambientale, della certificazione
della sostenibilità degli edifici, che valuta, secondo procedure normalizzate, il progetto e l’edificio
nel corso del suo intero ciclo di vita. Per quest’ultimo caso sono previste specifiche forme di
incentivazione anche volumetrica.
Le attività in programma
L’attività di un governo regionale che ha alle spalle un quinquennio caratterizzato dal rilancio della
centralità delle politiche abitative e da un profondo rinnovamento di obiettivi, norme e strumenti,
non può che incentrarsi sulle parole d’ordine del consolidamento e dello sviluppo delle innovazioni
realizzate, sperimentate, intraprese e progettate.
Le potenzialità operative della innovazione legislativa, nonostante il notevole impegno di
comunicazione e divulgazione, sono state sfruttate ancora poco e talvolta non sono state neppure
del tutto colte da Comuni, professionisti, imprese, abitanti. Le inerzie, specie nell’attività
amministrativa, tendono spesso a prevalere sull’innovazione.
Affinché queste leggi esprimano appieno le loro potenzialità, la Regione dovrà promuoverne
l’attuazione non solo nell’ambito della propria programmazione nel campo delle politiche abitative,
ma anche mediante specifiche iniziative di formazione, sensibilizzazione e accompagnamento
rivolte soprattutto ai comuni e ai professionisti. Occasione di valorizzazione dell’intensa attività
legislativa e programmatica del passato quinquennio è stata proprio la predisposizione dell’avviso
pubblico per il Piano nazionale di edilizia abitativa: i soggetti pubblici e privati sono stati stimolati a
presentare nuove iniziative conformi alla legge regionale n. 12/2008 “Norme urbanistiche
finalizzate ad aumentare l’offerta residenziale sociale”, alla legge regionale n. 21/2008 “Norme per
la rigenerazione urbana” e al “Bando di gara per l’accesso ai finanziamenti per la riqualificazione
delle periferie”.
In questo contesto, la riforma delle politiche abitative dovrà rafforzare il ruolo regionale di indirizzo
e programmazione, considerando i Comuni non solo quali destinatari di funzioni amministrative,
ma quali soggetti attivi, attori responsabili del governo delle politiche abitative, capaci di adoperare
i nuovi strumenti dell'urbanistica regionale per favorire investimenti pubblici e privati nell'edilizia
sociale e garantire le condizioni perché il vasto patrimonio residenziale degli IACP e degli stessi
Comuni sia gestito secondo criteri di equilibrio economico e valorizzato attraverso estesi
programmi di riqualificazione. Questo potrà accadere se gli IACP saranno trasformati in organismi
più agili e funzionali, dotati di maggiore autonomia e spazio operativo.
Avvalendosi delle conoscenze sulle condizioni abitative segnalate dall’Osservatorio, l’attività dovrà
indirizzarsi soprattutto a fornire risposta ai gruppi sociali impoveriti dalla crisi economica in atto, a
contrastare le varie forme di disagio, dal disagio estremo all’emergenza abitativa, per le quali il
ruolo dell’intervento pubblico diretto è essenziale, al disagio grave, alla vulnerabilità e al rischio
abitativo, che invece devono essere affrontati attraverso politiche integrate, urbanistiche, edilizie,
economiche e sociali.
Occorrerà dunque, da un lato, continuare ad agire per accelerare i tempi di realizzazione delle
opere programmate, consolidando i miglioramenti registrati nel passaggio dai vecchi programmi
13
giacenti per decenni e sbloccati nel passato quinquennio (dai PRU ai Contratti di Quartiere II) ai
PIRP, al Programma di Riqualificazione Urbana per alloggi a canone sostenibile, agli ultimi
interventi del Piano nazionale di edilizia abitativa.
Dall’altro lato, sul versante della programmazione di nuove iniziative, occorre fornire risposte via
via più tempestive ed efficaci alla crescente e differenziata platea di soggetti che non è in grado di
soddisfare sul mercato i bisogni abitativi. Occorre operare su più versanti contemporaneamente:
quello dell’edilizia sovvenzionata per offrire alloggi a chi da anni attende invano un alloggio a
canone sociale; quello dei contributi ai privati per il recupero di alloggi degradati da destinare
all’affitto o alla prima casa, replicando con eventuali aggiustamenti suggeriti dal monitoraggio
dell’intervento in corso, il primo bando regionale; il sostegno per alloggi di edilizia agevolata anche
al fine di soccorrere coloro i quali incontrano difficoltà di accesso al credito per l’acquisti della
prima casa; la prosecuzione del programma di manutenzione straordinaria e di valorizzazione del
patrimonio pubblico avviato con il Piano Casa regionale dopo decenni di abbandono e degrado; la
realizzazione di progetti pilota sperimentali, alcuni dei quali già avviati, favorendone la diffusione e
il consolidamento, con particolare riguardo all’efficientamento energetico, all’auto-costruzione e al
cohousing, quali forme promettenti di risposta ai bisogni abitativi non solo per la riduzione dei costi
che esse comportano ma soprattutto per la loro valenza sociale.
Infine, si sta lavorando da tempo, di concerto con l’Assessorato alle Politiche di Benessere sociale,
alla messa a punto di un percorso di accompagnamento dei Comuni interessati nell'attuazione
consapevole e socialmente orientata dei provvedimenti del Governo statale in materia di
Federalismo Demaniale e politiche abitative, con particolare riguardo al Fondo Nazionale per il
Social Housing. Tale percorso è finalizzato a promuovere politiche attive in grado di affrontare,
mediante la messa a valore del patrimonio immobiliare pubblico, problemi di fabbisogno abitativo
che si ha difficoltà a risolvere nella perdurante situazione di carenza di finanziamenti statali e di
difficoltà della finanza locale.
Il riordino della materia e la riforma degli enti per il diritto alla casa
Finalità sociali e contesto operativo
Riordino delle funzioni e riforma degli enti sono richiesti innanzi tutto dalla crescente divaricazione
tra domanda abitativa, tendenze del mercato immobiliare e travolgente decurtazione delle (poche)
risorse statali: il rischio è il peggioramento delle precarie condizioni abitative presenti in varie parti
del territorio regionale che investono migliaia di famiglie e persone comprese nelle cosiddette
“fasce deboli”, individuabili in quelle a rischio di emarginazione abitativa e quindi anche sociale.
Il disagio oggi va ben oltre le fasce considerate marginali dalle politiche sociali e le fasce di reddito
riconosciute di “povertà” ai fini dell’accesso all’edilizia economica e popolare. Esso investe anche
chi ha limitato e decrescente potere d’acquisto, scarsa o nulla capacità di risparmio, e dunque
difficoltà ad accedere agli attuali prezzi di mercato. A questa domanda si aggiunge quella espressa
da ceti sociali a reddito medio-basso, privi dei requisiti per accedere all’offerta pubblica e al tempo
stesso incapaci di soddisfare le proprie esigenze sul libero mercato, o che vi riescono solo
impegnando una parte molto rilevante del loro reddito. Questa situazione interessa molte giovani
coppie, famiglie monoreddito, nuclei familiari di anziani che non hanno una casa in proprietà o
genitori soli con figli a carico.
14
Altri bisogni sono poi generati dalla diffusione di nuovi stili di vita che portano a una accentuata
riduzione della dimensione media dei nuclei abitativi, dalla presenza crescente di migranti, cui si
aggiunge, nelle città maggiori, la domanda proveniente da studenti e lavoratori in mobilità. In una
regione del Mezzogiorno, poi, vi sono fabbisogni pregressi cronici, situazioni di disagio abitativo
mai risolte, che si sommano a nuove insicurezze personali, economiche e sociali.
L’andamento del mercato abitativo nei decenni scorsi ha messo radicalmente in discussione
convinzioni tanto diffuse quanto infondate: innanzi tutto, che l’ampliamento dell’offerta di alloggi a
fronte della riduzione dei tassi di crescita della popolazione comporti automaticamente una
riduzione dei bisogni abitativi; e in secondo luogo, che una diffusione ulteriore della proprietà
immobiliare delle famiglie, oltre il livello elevato già raggiunto il Puglia come in Italia, renda
marginale il problema della locazione e possa rendere non più necessario l’intervento pubblico.
Le tendenze sopra richiamate richiedono politiche pubbliche più mirate, eque ed efficaci. Queste
devono, da un lato, garantire il fondamentale diritto all’abitare ai ceti più deboli, dall’altro, mirare a
differenziare l’offerta di abitazioni per rispondere alle tante e sempre più articolate domande,
espresse e latenti, che emergono da fasce consistenti della società.
Inoltre, la necessità di rappresentazioni più ampie dell’abitare che non si limitino alla disponibilità di
un alloggio ma che comprendano una serie di prestazioni e di servizi essenziali, induce a cercare
risposte ai problemi abitativi non rinunciando ad alcuni requisiti chiave: fra questi, primaria
importanza riveste il carattere “integrato” degli interventi, consistente nella compresenza di diverse
funzioni e tipologie di intervento (non solo residenza ma anche servizi, infrastrutture e attività
economiche, non solo edilizia pubblica ma mix edilizia privata e pubblica, non solo nuove
costruzioni ma soprattutto recupero e riuso del patrimonio immobiliare esistente) e realizzati con la
partecipazione congiunta di diversi livelli di governo e tipi di attori, pubblici, privati e no-profit, primi
fra tutti gli abitanti, mediante la formalizzazione di reciproci impegni operativi e finanziari.
Per raggiungere questi obiettivi, le politiche abitative devono sempre più integrarsi con politiche
urbanistiche orientate alla riqualificazione urbana e all’inclusione sociale, anche mediante la
previsione della cessione di quote di aree da destinarsi a edilizia sociale in ogni zona di
trasformazione degli strumenti urbanistici e/o l’inserimento di un minimo standard di dotazioni
pubbliche di edilizia residenziale sociale, al pari di quanto è previsto per altri servizi sociali,
rendendo così prassi generalizzata la diffusione degli interventi di edilizia sociale negli interventi di
trasformazione urbana.
La mancanza di un flusso di risorse certo e costante e i problemi della finanza pubblica impongono
che la riforma spinga gli enti riformati a: i) impiegare le risorse pubbliche in modo più efficace,
rafforzando la capacità di mettere a punto di strategie, programmi, azioni anche di carattere
innovativo rispetto ai campi di intervento consolidati degli IACP; ii) diversificare le attività,
orientandosi verso quell’housing sociale che non è facile nel Mezzogiorno affidare ad altri enti, per
carenza di quegli ‘investitori etici’ che possono garantire la sostenibilità delle iniziative; iii)
coinvolgere altre professionalità e operatori nelle attività degli enti, allo scopo di integrare
conoscenze ed esperienze e attivare risorse finanziarie complementari a quelle pubbliche. E’
evidente che queste linee di intervento sono funzionali non solo a rispondere ai nuovi segmenti di
domanda non solvibili sul mercato e privi dei requisiti per l’accesso all’edilizia residenziale
pubblica, ma soprattutto a rafforzare le condizioni economico-gestionali degli enti perché possano
15
continuare a svolgere la fondamentale di offerta di alloggi in affitto a canone sociale.
Figura 2 – La mappa del disagio (in bruno le aree di maggiore concentrazione)
I cardini della riforma
La riforma, secondo gli indirizzi già condivisi dagli enti, oltre che dai rappresentanti del partenariato
istituzionale e socio-economico, e già fatti propri dalla Giunta regionale, prevede:
•
il riordino delle funzioni alla luce delle competenze in materia di Edilizia residenziale
pubblica trasferite alle Regioni in modo definitivo con la riforma del Titolo V della
Costituzione;
•
l’attribuzione di un ruolo fondamentale ai Comuni, considerandoli non solo destinatari di
funzioni amministrative relative all’ERP, ma attori responsabili del governo delle politiche
abitative, capaci di adoperare i nuovi strumenti dell’urbanistica regionale per favorire
investimenti pubblici e privati nell’edilizia sociale e garantire le condizioni perché il vasto
patrimonio residenziale degli IACP e degli stessi Comuni sia gestito secondo criteri di
equilibrio economico e valorizzato attraverso estesi programmi di riqualificazione;
•
la trasformazione degli IACP in organismi più agili e funzionali, snellendo e
sburocratizzando le procedure amministrative attraverso il ricorso a regolamenti e
aumentando l’autonomia degli Enti nel rispetto di regole generali stabilite dalla legge e da
atti di indirizzo regionali;
•
il coinvolgimento dell’utenza e delle loro rappresentanze nell’attività di indirizzo e controllo
degli enti.
16
In tema di programmazione, occorre che la Regione disciplini l’esercizio delle competenze in
materia rafforzando il ruolo degli enti locali, ampliando gli spazi di concertazione con le forze
economiche e sociali, definendo le linee di intervento, i modi di finanziamento pubblico e le misure
per garantire una più rapida attuazione dei programmi, nell’ottica della riqualificazione urbana e
dell’edilizia eco-sostenibile. Il Piano Casa regionale e i tanti interventi di riqualificazione urbana
sono stati il campo principale di sperimentazione di questo nuovo approccio.
Altro elemento importante della riforma riguarda la ridefinizione delle regole amministrative ed
economiche che presiedono all’ERP, snellendo e sburocratizzando le procedure amministrative
attraverso il ricorso a regolamenti e aumentando l’autonomia degli Enti nel rispetto di regole
generali stabilite dalla legge e da atti di indirizzo regionali, elaborati di concerto con il sopra citato
Organismo di indirizzo e controllo. Un indirizzo che occorre esercitare in modo più incisivo,
fondandolo sul monitoraggio periodico delle attività realizzato dall’Osservatorio regionale sulla
condizione abitativa.
Un equilibrio che non condanni il patrimonio pubblico a uno stato di obsolescenza strutturale è
ottenibile attraverso tre linee di azione.
•
La prima è rappresentata da una manovra sui canoni, avviata in base all’art. 11 della legge
n. 22 del 19 luglio 2006, secondo criteri atti a garantire la tutela delle fasce più deboli ma
anche a riequilibrare l’incidenza del canone sul reddito fra coloro i quali legittimamente
risiedono nel patrimonio ERP collocandosi nelle fasce reddituali medie e medio-alte degli
aventi diritto e coloro i quali sono costretti a rivolgersi al libero mercato.
•
La seconda comporta una maggiore incisività e fermezza nei controlli sui motivi di
decadenza dall'assegnazione10. Tale aspetto riguarda, ancora una volta, le azioni
necessarie per ripristinare la legalità nel patrimonio ERP. Anche questa linea di azione è
stata avviata con l’art. 11 della legge n. 22 del 19 luglio 2006: in particolare, si è tentato di
contrastare l’illegalità aumentando i canoni per gli inquilini privi di titolo e inducendo a
condotte corrette chi non risponde alle reiterate sollecitazioni degli IACP a certificare la
situazione reddituale.
•
La terza è rappresentata dalla diversificazione delle attività degli Enti riformati, anche allo
scopo di garantire l’equilibrio di bilancio degli stessi: essa potrà essere ottenuta sia
attraverso l’impegno degli Enti sul versante dell’offerta di edilizia in affitto a canoni moderati
a ceti intermedi, che via via può produrre un riequilibrio del canone medio, sia attraverso il
potenziamento dell’attività tecnica degli Enti in favore di altri enti o privati per interventi di
edilizia sociale.
Più in generale, va conquistato un equilibrio economico degli Enti, che in alcuni casi è
assolutamente precario e che si è sinora perseguito largamente affidandosi a iniziative di vendita
del patrimonio. Alcuni fattori, tuttavia, devono essere considerati imprescindibili: primo fra tutti il
10
Il gap fra politiche regolative e loro messa in opera è particolarmente evidente in questo caso: la normativa
vigente prevede la decadenza dall’assegnazione, su dichiarazione del Sindaco, nei casi in cui l’assegnatario
abbia ceduto o sub-locato in tutto o in parte l’alloggio; non vi abiti stabilmente o ne muti la destinazione;
abbia adibito l’alloggio ad attività illecite o immorali; abbia perduto i requisiti richiesti per l’assegnazione o
fruisca di un reddito annuo familiare superiore a quello richiesto per la permanenza. La grande maggioranza
di dette occupazioni sarebbe rappresentata dal subentro all’assegnatario originario che si trasferisce altrove,
con il consenso, presumibilmente remunerato, di quest’ultimo. Assimilabili alle precedenti sono le situazioni
che si verificano a seguito del decesso dell’assegnatario e con l’assenso degli eredi.
17
contenimento dell’incidenza dei costi delle strutture e del ricorso a consulenze esterne e la
valorizzazione delle potenzialità tecniche e progettuali che gli Istituti esprimono.
Assetto giuridico-organizzativo degli enti
Quanto alla scelta dell’assetto giuridico, ferma restando l’imprescindibile esigenza che gli Enti
siano dotati di personalità giuridica e autonomia patrimoniale, finanziaria e contabile, non
sembrano esservi differenze sostanziali dal punto di vista operativo e gestionale fra i diversi assetti
giuridici. In entrambi i casi, si tratta di una configurazione un po’ ibrida, che consente di definire per
gli Enti una missione più ampia rispetto a quella attuale e di sviluppare alleanze ed iniziative
imprenditoriali anche attraverso specifici strumenti societari.
Quanto all’assetto organizzativo, l’ipotesi di un unico Ente articolato in distretti, di indubbio
interesse sia per garantire un coordinamento efficace sia ai fini del contenimento dei costi
gestionali, sembra più difficilmente realizzabile per gli IACP pugliesi in ragione della dimensione
del patrimonio degli enti, che ammonta a circa 55.000 alloggi, e della estensione della Puglia, con i
suoi 350 km circa dall’appenino dauno alla punta di Leuca. Occorre quindi, da un lato, valutare la
possibilità di effettuare accorpamenti allo scopo di garantire la sostenibilità economica degli enti e
il rispetto delle leggi in materia di contenimento della spesa. In coerenza, ma anche per ragioni
funzionali e di rapidità decisionale, l’orientamento, basato anche sull’esperienza di indirizzo e
coordinamento svolta negli scorsi anni, è verso l’amministratore unico nominato dalla Regione, cui
facciano da contrappeso organismi democratici di indirizzo e controllo. Dall’altro lato, è necessario
istituire un centro destinato alla gestione coordinata di servizi e attività comuni o d’interesse
strategico, finanziato con fondi delle singole Agenzie in quota proporzionale al numero degli alloggi
gestiti. Il centro potrebbe gestire servizi che vanno dalla informatizzazione dei ruoli di riscossione
dei canoni di locazione e di riscatto all’anagrafe dell’utenza e degli appalti, sino a svolgere studi di
fattibilità e attività progettuali che richiedono competenze interdisciplinari.
Consistenza del patrimonio
BARI BRINDISI FOGGIA LECCE TARANTO Alloggi in proprietà Alloggi in gestione 23.193 costruiti fino ad oggi 3.600 all. di proprietà comunale 20.542 alloggi in locazione 540 demaniali 650 proprietà (cioè riscatto) 2.515 ex demaniali 5.069 all.in locazione 0 1.065 alloggi a riscatto 11.455 alloggi ultimati nd 9.334 alloggi in proprietà 0 147 immobili a riscatto 386 locali commerciali (proprietà) 7.080 alloggi in gestione 0 157 locali (di loro proprietà) La missione degli Enti riformati dovrebbe essere sviluppata e ampliata in quattro direzioni
fondamentali:
18
1) gestione e/o manutenzione di patrimoni immobiliari pubblici, soprattutto il patrimonio ERP
che va gestito unitariamente a prescindere dalla proprietà (IACP, Comuni, Stato), con
progressiva estensione ad altri patrimoni abitativi a canone calmierato sia pubblici sia
privati, fino a patrimoni ad uso commerciale o terziario da gestire secondo criteri
economici11;
2) attuazione di interventi edilizi per conto di altri enti pubblici, attraverso apposite
convenzioni, per valorizzare il potenziale tecnico e progettuale di cui gli Istituti sono dotati,
offrendo un servizio utile e conveniente per i Comuni e altri soggetti. Quest’attività può
ampliarsi anche al settore manutentivo, oltre i confini delle manutenzioni ERP a carico delle
proprietà, rivolgendosi ad utenti, condomini e strutture pubbliche;
3) attività costruttiva, finanziata con risorse pubbliche e, ove ciò non contrasti con gli obiettivi
sociali dell’intervento, mediante la valorizzazione del patrimonio immobiliare12, con
particolare riguardo alla realizzazione di alloggi in locazione calmierata, locazione
temporanea con futura vendita o direttamente per la vendita convenzionata con i Comuni.
4) attività di servizio agli utenti, fra cui, ad esempio, la fornitura di servizi di riscaldamento o
altri servizi specie nel settore dell’efficientamento energetico e la riqualificazione
ecosostenibile degli alloggi, anche attraverso specifici accordi con altre Aziende di servizi
pubblici locali.
Queste nuove opportunità aperte dalla riforma comportano due ordini di esigenze:
•
la previsione di organi consultivi, che garantiscano il controllo dell’attività degli Enti e la
partecipazione democratica alla definizione dei relativi programmi di attività e decisioni
strategiche;
•
il riassetto delle attuali strutture organizzative degli Enti e la realizzazione di economie di
scala.
In conclusione, è importante rivolgere attenzione al personale dell’ente, la vera struttura portante di
ogni organizzazione, del quale devono essere curate la qualificazione, la motivazione e
l’aggiornamento. Il processo di trasformazione degli Istituti richiederà un livello adeguato di
consenso interno e una sostanziale continuità di governo, che permetta di evitare contraddizioni e
superare inevitabili resistenze al cambiamento. Per questo si pensa a una fase di transizione
destinata a realizzare dall’interno i cambiamenti necessari: nuovo Statuto, revisione della pianta
organica, programma triennale di attività sui nuovi obiettivi, costituzione di nuovi strumenti.
Se abbiamo ben colto in questi anni il desiderio del personale degli IACP di accrescere la qualità
dei servizi prestati agli utenti e la capacità tecnico-gestionale degli Enti, partecipando attivamente
al rilancio degli Enti, riteniamo che la riforma che approveremo non sarà destinata a restare sulla
carta, ma potrà contribuire a migliorare la condizione abitativa di tanta gente pugliese e le
condizioni di lavoro di chi opera per questo.
11
Già oggi è possibile trasferire in gestione agli IACP patrimonio di altri enti: si consideri il protocollo d’intesa
di recente siglato fra IACP e Comune di Bari per la gestione di oltre 3.000 alloggi di proprietà di quest’ultimo,
disciplinando nel contempo tutti i rapporti attivi e passivi pendenti e risolvendo la problematica dell’imposta
ICI con la concessione di un’aliquota agevolata del 2,25 per mille. Cfr. Report IACP di Bari, gennaio 2007.
12
Il programma di riqualificazione del quartiere San Girolamo a Bari si finanzia in tal modo.
19