L`autoconsumo di energia da impianti fotovoltaici a tetto

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L`autoconsumo di energia da impianti fotovoltaici a tetto
L’autoconsumo di energia da impianti fotovoltaici a
tetto per edifici industriali
JOACHIM GOLDBECK,MATTHIAS LIENEKAMPF, Goldbeck Solar, Hirschberg (Germania)
SERGIO SIGNORINI, Magnetti Goldbeck, Carvico (BG)
SUMMARY
The energy from photovoltaic renewable source in the service of the industrial buildings: the selfconsumption as a model for the development of an energetically independent and sustainable
future.
The development and the progress of the photovoltaic technology and the ever increasing cost of
the energy from traditional sources are the basis of the real possibility of investing in solar power
systems for self-consumption also without incentives system (Grid Parity).
The study shows, in addition to the aspects of sustainability and respect for the environment, also
the importance of a proper evaluation of the level of congruence between photovoltaic energy
production and consumption profile at the end of achieving a good investment.
1.
LA SOSTENIBILITÀ ENERGETICA DEGLI EDIFICI
Il Consiglio Europeo dell’8-9 marzo 2007 ha fissato gli obiettivi e impegni comunitari al 2020 in
tema di energia e rispetto dell’ambiente. In questo contesto, il pacchetto clima-energia si
costituisce di una serie di provvedimenti, in materia di correlazione tra energia e cambiamenti
climatici, volti a conseguire gli obiettivi fissati:
riduzione delle emissioni di gas effetto serra del 20% rispetto al 1990;
soddisfazione di almeno il 20% dei consumi finali lordi tramite energie rinnovabili;
riduzione dei consumi di energia primaria del 20% rispetto ai consumi tendenziali previsti
per il 2020.
Le azioni di risparmio energetico hanno evidentemente un ruolo centrale nel conseguimento di tali
obiettivi. Una maggiore efficienza energetica degli edifici porta alla riduzione dei consumi di
energia primaria e finale, riducendo, anche a parità di mix di combustibili, le emissioni di gas serra
e rendendo più facile il raggiungimento degli obiettivi in termini di rinnovabili, che dal canto loro
devono essere fortemente sostenute nella loro implementazione.
Il tema della sostenibilità ambientale specifica degli edifici è stato progressivamente introdotto, in
Europa ed in Italia, a partire dagli anni ’70 e riveste oggi uno degli argomenti di maggior interesse
e progresso attuativo, nell’ambito delle costruzioni. I progressi avvenuti nelle tecnologie e nel
controllo ambientale hanno portato a sviluppare un considerevole dibattito sulla sostenibilità delle
costruzioni, con importanti risvolti in termini di regolamenti, sfociati nella direttiva europea
2010/31/UE sulla prestazione energetica nell’edilizia. Tale direttiva sostituisce la precedente
2002/91/CE, a suo tempo recepita in Italia tramite il D.Lgs. 192/2005. La recente direttiva europea
introduce in particolare il concetto di “edificio a energia quasi zero”, ovvero un edificio il cui
fabbisogno energetico dovrà essere “quasi nullo” e coperto in massima parte da fonti rinnovabili.
La sostenibilità energetica degli edifici comprende l’utilizzo di sistemi ed impianti ad altissima
efficienza, basso consumo e minime emissioni inquinanti, uso di risorse rinnovabili e forte
riduzione dell’impatto ambientale da parte dei sistemi energetici utilizzati. Per la valutazione
obiettiva di tali parametri sono stati creati, tra l’altro, protocolli di valutazione ambientale degli
edifici (Building environmental assessment methods) tra cui citiamo almeno LEED (Stati Uniti),
BREAM (Gran Bretagna) e DGNB (Germania). Tali protocolli di valutazione sono raggruppati per
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aree tematiche (qualità dell’ambiente interno, qualità dell’ambiente esterno, utilizzo di risorse,
qualità dei servizi) che permettono di pronunciarsi in merito al giudizio del raggiungimento degli
obiettivi di sostenibilità di un edificio. La sostenibilità energetica è la rappresentazione più
significativa delle classi di requisiti dei protocolli di valutazione della sostenibilità delle costruzioni.
Essa è pertanto una classe che al proprio interno si sviluppa in diversi requisiti tra cui anche lo
sfruttamento di energie rinnovabili.
In termini più strettamente relativi alle fonti rinnovabili, l’Europa si è ultimamente espressa con la
direttiva 2009/28/CE RES (Reneawble Energy Sources) che costituisce il documento principe per
l'attuazione degli obiettivi dichiarati di riduzione della cronica dipendenza dai combustibili fossili, il
cui reperimento diviene sempre più difficoltoso e costoso, che determinano, come noto, un
rilevante inquinamento ambientale.
In Italia, tale direttiva è stata recepita con il D.Lgs. 28/2011 con gli obiettivi nazionali, entro il 2020,
di ridurre del 20% l'emissione di gas serra, aumentare del 20% il risparmio energetico, aumentare
l'uso di fonti energetiche rinnovabili del 17%, in riferimento ai rispettivi valori dell’anno 2005.
Nell’ambito delle energie rinnovabili, il sistema solare fotovoltaico, consente di trasformare
l’energia solare in energia elettrica e, tramite apparecchi di trasformazione (inverter) renderla
compatibile e disponibile ad alimentare tutti i consumi degli edifici mediante il sistema “on grid” (in
parallelo con la rete elettrica).
Guardando all’aspetto energetico dell’edificio più in generale, gli impianti fotovoltaici, abbinati
all’impiego di pompe di calore geotermiche o convenzionalmente alimentate ad energia
consentono il raggiungimento di edifici ad elevatissima classe energetica, precorrendo i tempi per
ottenere “edifici a consumo quasi zero”.
I sistemi solari fotovoltaici costituiscono ad oggi il miglior rapporto qualità/prezzo per il
raggiungimento degli obiettivi obbligatori di efficienza energetica di cui alla direttiva Europea RES e
suo recepimento nazionale, sopra citati.
2.
I VANTAGGI DELLA SCELTA FOTOVOLTAICA
In tale contesto, la scelta di installare un impianto fotovoltaico per la produzione di energia ad uso,
in particolare, di consumi industriali, sottende molteplici motivazioni di carattere generale e
specifico.
Innanzitutto la riduzione di emissioni di CO2: produrre energia da fonti energetiche rinnovabili
consente infatti di avere energia pulita, ossia generata senza l’immissione nell’atmosfera di
emissioni di CO2, come al contrario avviene nel caso di produzione da idrocarburi. Nella comunità
scientifica si valuta indicativamente che 1 kWh prodotto con le FER (Fonti Energetiche Rinnovabili)
consenta di “non immettere” in atmosfera circa 400 g. di CO2.
Sempre a livello generale, la produzione di energia nello stesso luogo del suo consumo permette
di ridurre drasticamente le perdite di energia elettrica. Tradizionalmente infatti la produzione di
energia avviene in centrali elettriche ed il trasporto della stessa avviene mediante elettrodotti ad
altissima tensione. A valle, poi, l’energia è distribuita alle utenze in MT (media tensione) e BT
(bassa tensione). Questo processo comporta delle perdite di trasporto non indifferenti che
evidentemente incidono sul costo dell’energia medesima. La stessa Terna, nel piano di sviluppo
per il decennio in corso, prevede ingenti investimenti per il recupero di una parte sostanziale di
queste, preziose, perdite di energia.
Dal punto di vista ambientale i moduli fotovoltaici possono essere riciclati e, successivamente, i
materiali impiegati nel processo produttivo (silicio, vetro, alluminio) possono essere riutilizzati.
Riciclare non è solo un beneficio per l’ambiente, ma aiuta anche a ridurre l’energia necessaria per
la produzione di questi materiali e quindi il costo finale di fabbricazione.
Il tempo di ritorno dell’energia di produzione dei moduli è, inoltre, in costante diminuzione: il tempo
richiesto per un modulo per produrre almeno la stessa energia che si è impiegata per produrlo si
va sempre più riducendo. Attualmente è tra 1,5-3 anni, ma lo stesso produce, nel suo ciclo di vita,
da 6 a 18 volte l’energia che è servita per fabbricarlo.
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Motivazioni di carattere specifico, nel caso di installazioni su edifici industriali, possono essere
innanzitutto l’utilizzo esterno della copertura, e la sua valorizzazione economica, altrimenti
inutilizzata (Figura 1). L’ombreggiamento parziale della copertura stessa, che si crea grazie alla
presenza dei moduli fotovoltaici, può avere come benefica conseguenza la diminuzione del
surriscaldamento degli ambienti inferiori e la contribuzione ad un minore invecchiamento dei manti
impermeabili, grazie ad una riduzione dei raggi UV incidenti.
Figura 1. Utilizzo di una copertura industriale per l’installazione di impianto fotovoltaico per
autoconsumo di energia.
Possedere un impianto fotovoltaico comporta sicuramente una certa indipendenza di fornitura di
energia dalla rete elettrica, presente e futura, e una sicurezza di fronte agli aumenti futuri di costo
dell’energia tradizionale.
L’impianto fotovoltaico, poi, è di per sé un investimento con il solo costo iniziale (one time
investment) ed è caratterizzato generalmente da bassi costi di manutenzione durante il suo ciclo di
vita. Ciclo di vita che, con lo sviluppo tecnologico, è andato sempre più allungandosi. La vita utile
degli impianti fotovoltaici è stata, infatti, tradizionalmente valutata in 20 o 25 anni, ma importanti
studi recenti hanno dimostrato che i moduli fotovoltaici sono in grado di produrre elettricità senza
sostanziali cambiamenti ben oltre la durata media a cui solitamente ci si riferisce, arrivando a
superare tranquillamente anche i 30 anni. I costi marginali, ossia quelli relativi ad altri materiali,
componenti o lavorazioni necessarie al funzionamento dell’impianto, sono praticamente nulli e non
suscettibili di variazioni di incidenza economica.
Inoltre l’impianto fotovoltaico è da ritenersi, concettualmente, un generatore mobile di energia,
facile da smontare ed eventualmente spostare.
Realizzare un impianto fotovoltaico, è bene specificarlo, non vuole e non deve essere una scelta
autarchica nella direzione di questo tipo di fonte rinnovabile: il fotovoltaico da solo non può
sostenere i consumi energetici di un edificio, principalmente per la difficoltà, ancora attuale, nei
sistemi di immagazzinamento dell’energia per far fronte ai cicli notte/giorno ed estate/inverno. Lo
stesso deve essere visto nell’ottica di creazione del giusto mix di utilizzo delle fonti energetiche per
un più razionale e sostenibile utilizzo delle stesse.
3.
L’APPROCCIO TECNICO AL FOTOVOLTAICO PER EDIFICI INDUSTRIALI
L’ideazione e la progettazione di un impianto fotovoltaico sul tetto di edifici industriali, e produttivi in
genere, deve coniugare correttamente le esigenze di efficacia dell’impianto, da una parte, con le
caratteristiche della copertura, dall’altra.
È noto che la produzione dell’impianto fotovoltaico, oltre che dalla caratteristica di radiazione della
località, dipenda strettamente dall’orientamento ed inclinazione dei moduli: la situazione migliore è
quella con orientamento a sud e inclinazione prossima alla latitudine del sito (in Italia tra il 25 e il
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30%). Altri fattori che possono influenzare sono eventuali ombreggiamenti, nebbiosità, nevosità e
ventosità del sito.
Nell’approccio al progetto quindi, noto l’obiettivo da raggiungere in termini di potenza, stante le
analisi di tipo energetico di cui ai punti successivi, l’impianto deve essere progettato in funzione
delle caratteristiche fisico-meccaniche oltre che geometriche della copertura.
Le coperture industriali su cui installare impianti fotovoltaici possono essere di diverso tipo: dalle
piane alle doppie pendenze con impermeabilizzazione metallica o in guaina, alle coperture
prefabbricate prefinite con distanziamenti curvilinei o a shed. Il posizionamento dei moduli sui
diversi tipi di copertura, specialmente nell’ottica dell’integrazione architettonica, porta ad ulteriori
vincoli che influenzano la producibilità finale dell’impianto stesso (Figura 2).
Figura 2. Utilizzo di tetto di edificio prefabbricato per l’installazione di impianto fotovoltaico.
Oltre alla verifica strutturale della carico aggiuntivo sostenibile della copertura, alla verifica della
compatibilità del progetto con le autorizzazioni edilizie locali, si deve procedere alla verifica di
compatibilità dell’impianto con le recenti circolari dei Vigili del Fuoco (Circ.VVFF 1324 del
07/02/2012 e chiarimento del 04/05/2012). Tali documenti, applicabili principalmente ad edifici
soggetti a CPI (Certificato Prevenzione Incendi), hanno come obiettivo la prevenzione della
propagazione di incendio dall’impianto fotovoltaico al fabbricato. La loro applicazione consiste nel
valutare il grado di resistenza al fuoco degli elementi di copertura congiuntamente al grado di
reazione al fuoco stesso dei moduli fotovoltaici.
I moduli fotovoltaici possono, inoltre, essere, con ottimo risultato, architettonicamente integrati
anche nelle facciate degli edifici, sia dal punto di vista costruttivo che estetico (Figura 3).
Figura 3. Impianto fotovoltaico integrato architettonicamente nella facciata di un edificio.
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4.
CONCETTI DI VALUTAZIONE DELL’AUTOCONSUMO DI ENERGIA DA IMPIANTI
FOTOVOLTAICI
L’autoconsumo diretto dell’energia prodotta da impianti fotovoltaici, ossia l’utilizzo della stessa
nello medesimo luogo della sua generazione, è la modalità di valorizzazione dell’energia prodotta
più remunerativa, poiché significa l’abbattimento totale dei costi della bolletta dell’energia
autoconsumata. Questa situazione si realizza solo nel caso in cui profilo orario di consumo
dell’energia si sovrappone temporalmente ad almeno una parte del profilo orario di produzione
(Figura 4).
Nel caso del fotovoltaico questa situazione appartiene sicuramente all’ambito delle aziende
produttive, che hanno consumi elevati di energia nelle ore diurne, quando l’impianto fotovoltaico è
produttivo. Nei momenti in cui l’energia consumata è inferiore a quella prodotta, per esempio
durante l’estate nel caso di fotovoltaico, l’energia in surplus potrà essere immessa in rete e
venduta, secondo diverse modalità di “cessione alla rete”.
Figura 4. Profilo orario di consumo di energia e profilo di produzione da impianto fotovoltaico.
La modalità più interessante di autoconsumo “totale” dell’energia prodotta è il cosiddetto “scambio
sul posto” (net metering).
Lo scambio sul posto è un meccanismo che consente di immettere in rete l’energia prodotta ma
non immediatamente autoconsumata, per poi “prelevarla” in un momento successivo. Si tratta,
correttamente, di uno scambio dell’energia a fronte del proprio valore, che viene quantificato, con
riferimento al prezzo medio zonale di acquisto, al momento della sua immissione in rete e quindi
rimborsato al produttore. Dal 2009 in Italia, questo meccanismo sia applica solo ad impianti con
potenza fino a 200 kW.
Nel caso in cui non sia possibile l’applicazione dello scambio sul posto, l’energia in eccesso viene
ceduta alla rete per vendita. La cessione può essere parziale, se solo una parte viene rilasciata,
mentre l’altra è autoconsumata (caso tipico delle industrie o attività produttive in genere) o totale
nel caso non vi sia autoconsumo.
Nel progettare la realizzazione di un impianto fotovoltaico ad autoconsumo per un’attività
produttiva, e stimarne correttamente la sua convenienza economica, è chiaro quanto sia
importante la conoscenza, il più dettagliata possibile, del profilo di consumo dell’utilizzatore
dell’energia. La conoscenza oraria del fabbisogno di energia evidenzia infatti caratteristiche di
continuità o discontinuità, anche in brevi periodi della giornata, della richiesta stessa. Questa
conoscenza è evidentemente conseguenza diretta della tipologia di installazioni o macchinari
propri dell’attività industriale ed è necessaria al fine di individuare la correlazione con il profilo di
produzione dell’energia fotovoltaica, legata ai cicli solari. Si pensi, per esempio, alla variabilità di
richiesta nel caso di processi produttivi legati a macchinari che richiedono grandi quantità di
energia allo spunto rispetto a logistiche di refrigerazione, dove i consumi, pur alti, sono pressoché
costanti nell’arco delle 24 ore.
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Questi studi hanno la finalità ultima di un corretto dimensionamento dell’impianto che altrimenti
pensato, basandosi per esempio solo su valori medi, porterebbe ad una ripartizione tra energia
autoconsumata e ceduta alla rete non esatta e, soprattutto, non ottimale dal punto di vista
dell’investimento.
Nel grafico di Figura 5 si riporta, a titolo esemplificativo, lo studio condotto per valutare il
contributo, in termini di autoconsumo di energia, di un impianto fotovoltaico, con una producibilità
annua di 1000 kWh/kWp, a servizio di un impianto di presse di stampaggio della potenza massima
di 450 kW. Lo studio è stato condotto prendendo in considerazione i valori di consumo e
produzione di un interno anno a letture ogni 15 minuti. I valori che compaiono nel grafico sono i
valori giornalieri medi, risultanti su 365 giorni. La richiesta media di energia è valutata pari a 3600
kWh.
Si prenda in considerazione l’ipotesi di realizzare un impianto di potenza complessiva 500 kW che
produce circa 1300 kWh al giorno. Ad esso lo studio, con lo specifico profilo di consumo in
considerazione, associa un surplus di energia da produzione fotovoltaica, pertanto ceduta alla rete,
di 700 kWh/giorno. Questo implica una richiesta media di energia dalla rete di 2700 kWh/giorno
che equivale sostenere che l’impianto considerato copre il 25% circa della richiesta complessiva di
energia rilasciando, alla rete, il 35% della propria produzione.
Figura 5. Autoconsumo di energia fotovoltaica e richiesta di energia dalla rete nel caso esempio di
impianto di presse di stampaggio da 450 kW di potenza
5.
VERSO LA GRID PARITY
L’installazione di impianti fotovoltaici è stata finora sostenuta in Italia da un sistema di
incentivazione statale, denominato “Conto Energia”. Dal 2005 al 2012 si sono succedute cinque
edizioni del Conto Energia, l’ultima delle quali emanata nel luglio 2012. Con un forte taglio alle
tariffe incentivanti ed una limitazione del budget complessivo erogabile, l’ultimo Conto Energia ha
indicato, di fatto, la strada dell’autoconsumo dell’energia prodotta come la più corretta e
perseguibile. Parallelamente, l’avanzamento tecnologico e le ottimizzazioni produttive nella
fabbricazione dei principali componenti dell’impianto, sostenute dalle economie di scala generatesi
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dallo sviluppo del mercato incentivato, hanno portato a sensibili riduzioni in termini di costo
complessivo degli impianti stessi.
Scegliere di installare un impianto fotovoltaico oggi e nel futuro non sarà più una questione
“finanziaria”, come fino ad oggi è di fatto, anche se erroneamente, stato, ma principalmente una
questione “energetica” da cui derivare benefici di tipo economico, in un’ottica di Grid Parity.
Il concetto di Grid Parity è generalmente associato alla “parità” tra il costo di produzione
dell’energia elettrica da impianto fotovoltaico e il costo di acquisto dell’energia stessa dalla rete.
Individuare la Grid Parity significa quindi focalizzare l’istante temporale in cui tale situazione si
realizzerà. Al raggiungimento di questo momento realizzare impianti fotovoltaici sarà ritenuto
conveniente anche in assenza di incentivi. La determinazione di questo momento è dipendente da
molti fattori tra cui, evidentemente, caratteristiche peculiari di ogni singolo impianto. Tra queste,
principalmente, si possono citare la differenza di localizzazione geografica (che influenza
l’irraggiamento medio) e della taglia dell’impianto (che influenza il prezzo medio chiavi in mano di
realizzazione). A livello superiore, fattori che influenzano la Grid Parity possono essere anche le
stesse politiche energetiche dei paesi: queste influiscono alla pari della localizzazione
dell’impianto. Valga a chiarimento il fatto che il medesimo impianto realizzato in Italia o in
Germania può essere in Grid Parity, o meno, non solo per le diverse caratteristiche di radiazione
solare tipiche dei due paesi, ma anche per la differente situazione politica ed economica che
caratterizza gli stessi.
Le differenze sostanziali del risultato finale dell’investimento dipendono anche dal fatto che
l’obiettivo sia l’autoconsumo, anche parziale, oppure la vendita di energia alla rete o a terzi. Nel
caso di vendita di energia si devono considerare anche i costi di dispacciamento che si devono
sostenere per fare arrivare l’energia generata, attraverso la rete elettrica nazionale, agli utenti
finali. La valutazione deve tenere conto del prezzo dell’impianto chiavi in mano, del prezzo di
acquisto dell’energia elettrica dalla rete, della vita utile dell’impianto stesso e degli oneri di
manutenzione che esso comporta. Il concetto di Grid Parity è quindi legato alla realtà di ogni
singolo impianto installato.
L’assunzione che la Grid Parity si debba considerare raggiunta quando si eguagliano prezzo e
costo, cioè quando sia indifferente installare l’impianto per produrre energia o acquistare energia
dalla rete, non è corretto in generale: per il privato o l’imprenditore ci sono anche aspetti quali i
rischi di funzionamento, la gestione, l’irreversibilità della decisione presa che incidono sulla
decisione. Si ritiene quindi che sia più corretto legare il concetto di Grid Parity ad una valutazione
della sostenibilità economica dell’investimento nell’impianto fotovoltaico. È quindi più corretto
associare la Grid Parity al concetto di IRR (Internal Rate of Return) dell’investimento in assenza di
incentivi, da confrontare con il valore soglia giudicato accettabile da parte dell’investitore.
In Italia, pur se ancora in presenza di un sistema di incentivazione statale, siamo ormai prossimi ad
una situazione in cui realizzare impianti fotovoltaici sarà comunque economicamente conveniente,
in particolare nel caso di autoconsumo dell’energia da parte di utilizzi industriali o attività
produttive.
Nel grafico di Figura 6 è mostrato uno studio che fornisce elementi di sostegno in tale direzione. Lo
studio compiuto mette in relazione il costo “chiavi in mano” di realizzazione dell’impianto, di taglia
500 kW, e l’IRR dell’investimento, su base 20 anni. L’analisi mette a confronto diverse
combinazioni di prezzo di realizzazione €/kW e producibilità kWh/KWp (ossia quanta energia si
produce per una data potenza; parametro dipendente dalla posizione geografica, dall’esposizione
dei moduli e dal loro orientamento). Lo studio si completa con i dati relativi al costo dell’energia
(attuale e previsto al 2014) in Germania, Slovacchia, Italia e Spagna.
Per l’Italia è considerato che il costo di acquisto dell’energia, per un consumo industriale di circa
2000 MWh/anno, è di circa 0,12 €/kWh ed, in prima istanza, si è ipotizzato che il costo di vendita
dell’energia in eccesso possa essere uguale. In altra situazione si può ravvisare in tale valore la
media tra il costo dell’energia risparmiata per autoconsumo e il ricavato della vendita di quella in
eccesso. Sotto tali ipotesi, si raggiungono indici IRR tra il 6 e l’ 8%, ritenuti accettabili, con
combinazioni di prezzo impianto/producibilità contenute tra 1000 €/kW / 1000 kWh/kW e 1200
€/kW / 1250 kWh/kW. La producibilità di uno stesso impianto è sensibilmente diversa se realizzato
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al Nord o al Sud Italia, dove pertanto è prevedibile che le situazioni di convenienza tipiche della
Grid Parity si realizzino prima. Cosi pure il costo di 1200 €/kW è un prezzo limite nel mercato
attuale ma probabilmente già raggiungibile dal prossimo anno. Lo studio evidenzia inoltre come,
tra i paesi indagati, l’Italia, con la Spagna, abbia i migliori presupposti tecnici per sostenere prima
lo sviluppo di impianti fotovoltaici in autoconsumo senza incentivi.
Figura 6. IRR in relazione al costo dell’energia, in funzione della producibilità e del costo
dell’impianto.
6.
I POSSIBILI SCENARI FINANZIARI FUTURI
Lo sviluppo di impianti fotovoltaici per autoconsumo, in assenza di incentivi, nell’ambito delle realtà
industriali è lo scenario di riferimento possibile e più idoneo per questa tecnologia.
Il ritmo del suo sviluppo sarà sostenuto dai possibili contesti finanziari di riferimento che potrebbero
presto delinearsi, di cui citiamo i tratti principali.
Innanzitutto l’estensione dell’applicabilità dello scambio sul posto da impianti di massimo 200 kW
di potenza ad almeno 1 MW. Questo permetterebbe sicuramente una migliore valorizzazione
dell’energia prodotta nel range di dimensione degli impianti più caratteristici delle realizzazioni a
servizio industriale.
Dall’altra, si attendono regolamentazioni dei SEU (Sistemi efficienti di utenza) che permetterebbero
uno sviluppo della generazione distribuita da fonte fotovoltaica, grazie alla possibilità di vendita di
energia tra privati nello stesso posto, l’uno titolare dell’impianto che produce, l’altro titolare
dell’attività che consuma l’energia.
Infine si auspica la possibilità di avere, a incentivazione conclusa, la possibilità di accedere, sia per
privati che per imprese, a detrazioni fiscali sugli investimenti per impianti fotovoltaici, oltre che sui
ricavi dall’eventuale vendita dell’energia prodotta.
7.
CONCLUSIONI
L’autoconsumo di energia da fonte rinnovabile fotovoltaica, ossia il consumo dell’energia nel
medesimo luogo della sua generazione, è azione efficace e conveniente, nella direzione
dell’efficienza energetica globale dell’edificio e della sostenibilità ambientale, in particolare per le
attività produttive ad elevato consumo di energia.
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Nel presente studio è stato evidenziato come la valutazione corretta dell’autoconsumo di energia
da parte di un’attività industriale passi per un analitico lavoro di analisi dei livelli di congruenza tra il
profilo di produzione dell’energia e il profilo di autoconsumo.
Infine è stato mostrato uno studio che mostra come il raggiungimento della Grid Parity, intesa
come il momento di convenienza dell’investimento in impianto fotovoltaico in assenza di incentivo,
sia praticamente prossimo, specialmente nel caso di assoggettamento dell’impianto
all’autoconsumo di attività produttiva.
8.
BIBLIOGRAFIA
01
02
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EUROPEAN PHOTOVOLTAIC INDUSTRY ASSOCIATION (Brussels), "Global market outlook for
photovoltaics until 2016”, 2012.
WWF ITALIA, "Per una roadmap energetica al 2050. Rinnovabili, efficienza, decarbonizzazione”,
2012.
EUROPEAN PHOTOVOLTAIC INDUSTRY ASSOCIATION (Brussels), "Solar Photovoltaics,
Competing in the energy sector”, 2011.
03
04
-----------------------------------------------MEMORIA tratta dagli Atti del 19 congresso C.T.E.
Bologna 8-10 novembre 2012
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