In che modo gli immigrati vivono l`integrazione

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In che modo gli immigrati vivono l`integrazione
Cittadinanza
Residenza
Ricongiungimento
famigliare
Occupazione
Partecipazione
civica e
politica
Immigrant
citizens
survey
Lingue
In che modo
gli immigrati
vivono
l’integrazione
in 15 città europee
Indagine sui cittadini immigrati.
Sondaggio sui cittadini immigrati
In che modo gli immigrati vivono l’integrazione
in 15 città europee.
Una pubblicazione congiunta di King Baudouin Foundation,
Bruxelles e del Migration Policy Group, Bruxelles
AUTORI
TRADUZIONE
COORDINAMENTO KING
BAUDOUIN FOUNDATION
DESIGN GRAFICO
LAYOUT
Thomas Huddleston e Jasper Dag Tjaden
con il supporto di Louise Callier
Home Office
Francoise Pissart, Direttore
Stefan Schäfers, Consulente Programma Europeo
Anneke Denecker, Assistente
Tilt Factory
Stefaan Algoet
Questa pubblicazione è disponibile gratuitamente :
ordine online da www.kbs-frb.be,
via mail inviata a [email protected] oppure chiamando
o inviando un fax al Centro Contatti di King Baudouin Foundation
T +32 70 233 728, F +32 70 233 727
É possibile copiare, scaricare o stampare il contenuto dell’indagine
sui cittadini immigrati per proprio uso personale ed è possibile
includere estratti della pubblicazione dell’indagine sui cittadini
immigrati all’interno dei propri documenti, presentazione, blog,
siti Web e materiale d’insegnamento a condizione che vengano
adeguatamente menzionati l’Immigrant Citizens Survey come fonte
e i proprietari del copyright King Baudouin Foundation e Migration
Policy Group.
La responsabilità di questa pubblicazione è esclusivamente
connessa agli autori. La Commissione Europea, in qualità di
co-finanziatore, non è da ritenersi responsabile in merito a
qualsivoglia utilizzo che possa essere fatto delle informazioni
contenute in questa pubblicazione.
DEPOSITO LEGALE :
ISBN-13 :
EAN :
NUMERO ORDINE :
D/2848/2012/14
978-2-87212-679-8
9782872126798
3086 0
Maggio 2012
Con il supporto della Lotteria Nazionale Belga,
the Calouste Gulbenkian Foundation,
the Oak Foundation e dell’Unione Europea
2/
Prefazione
King Baudouin Foundation, il Migration Policy Group
e i loro partner hanno deciso di valutare se le
politiche di integrazione corrispondono alle speranze
ed esigenze degli immigrati inEuropa. Essi hanno
inoltre deciso di verificare se uno strumento poco
utilizzato, un’indagine mirata, sia in grado di cogliere
le esperienze di persone che sono generalmente
difficili da raggiungere come gli immigrati extra UE.
L’Immigrant Citizens Survey è stato condotto in
15 città all’interno di 7 paesi Europei.
L’Immigrant Citizens Survey fa parte dell’attività
portata avanti dalla King Baudouin Foundation per
introdurre l’opinione degli immigrati all’interno del
dibattito pubblico sull’immigrazione e l’integrazione.
Gli immigrati sono al centro di questi dibattiti in molti
Stati Membri dell’Unione Europea ma la loro
opinione è scarsamente visibile. Mentre i sondaggi
d’opinione pubblica spesso vengono utilizzati
all’interno di questi dibattiti, i sondaggi di opinione
tra gli immigrati sono raramente disponibili. La King
Baudouin Foundation, insieme con la Oak
Foundation e la Calouste Gulbenkian Foundation in
qualità di co-finanziatori, sono stati quindi lieti di
ricevere un ulteriore supporto finanziario dalla
Commissione Europea, necessario per condurre
questa prima importante esperienza di sondaggio.
I risultati di questo progetto, che ha avuto la durata di
un anno, sono sorprendenti. Mentre l’opinione
pubblica si concentra principalmente sui problemi
d’integrazione e poco sugli esiti positivi, questa
indagine mostra un punto di vista completamente
diverso. Gli immigrati sono più ottimisti circa la loro
situazione ed esperienza delle politiche d’integrazione
rispetto a quanto ci si potrebbe aspettare : essi
apprezzano alcune offerte in materia di integrazione
(come corsi di lingua e di integrazione all’interno del
paese), desiderano entrare a far parte della società
nella quale vivono (interesse nell’apprendimento della
lingua, desiderio di votare, desiderio di ottenere la
residenza a lungo termine e la cittadinanza) e si
dichiarano generalmente soddisfatti della loro vita così
come la maggior parte delle persone che vivono nel
loro stesso Paese di residenza.
Nonostante questi esiti positivi, l’indagine coglie
anche molti dei problemi che gli immigrati si trovano
ad affrontare. Non dobbiamo dimenticare che questa
rilevazione si concentra sulla situazione generale degli
immigrati regolari di prima generazione nati al di fuori
dell’Unione Europea. Altri studi, che si sono
concentrati su comunità specifiche di immigrati,
mostrano in una certa misura un quadro differente.
Tuttavia questa ricerca mette in evidenza il fatto che i
problemi riscontrati in alcune comunità di immigrati
non devono essere generalizzati a tutti gli immigrati di
prima generazione.
Questa pubblicazione rappresenta solo il primo
passo nella procedura di analisi dei risultati
dell’indagine. Nel corso dei prossimi mesi si lavorerà
molto per analizzare i risultati nel dettaglio per
specifici gruppi di immigrati, città, paesi, anche
attraverso un confronto con altri studi, come il
Migrant Integration Policy Index (MIPEX). Per finire,
una valutazione di questa metodologia d’indagine
consentirà di migliorare e incoraggiare altre analoghe
esperienze.
Ci auguriamo che gli attori governativi e non
governativi utilizzino l’Immigrant Citizen Surveycome
database e come strumento di lavoro e
approfondimento. Essi possono discutere i risultati
dell’ICS unitamente agli immigrati e alle loro
associazioni e raccomandare politiche più informate
ed efficaci. Gli attori politici possono anche informare
meglio il pubblico in merito all’integrazione. I risultati
rappresentano una possibilità per parlare di più degli
immigrati come persone che affrontano realtà e
scelte non tanto diverse da quelle che le persone si
trovano ad affrontare in ogni giorno nella loro vita.
Cogliamo
l’occasione
per
ringraziare
le
19 organizzazioni partner dell’Immigrant Citizen
Survey per la loro preziosa collaborazione.
Quest’indagine pioneristica non sarebbe stata
possibile senza il duro lavoro di tutti i partner
scientifici, di polling e di assistenza.
King Baudouin Foundation e Migration Policy Group
Maggio 2012
/3
4/
Indice
Conclusioni principali
6
Introduzione9
Metodologia12
Descrizione del campione
14
Occupazione19
Lingue31
Partecipazione civica e politica
41
Ricongiungimento famigliare
51
Permesso CE per lungo soggiornanti
61
Cittadinanza71
Conclusione83
/5
Conclusioni
principali
Occupazione
I problemi concernenti il mercato del lavoro sono spesso locali, dai pochi
contratti in regola dell’Europa meridionale alla discriminazione e alla
diffidenza verso le qualifiche straniere nell’Europa settentrionale.
Per gli immigrati, il principale problema è rappresentato dalla sicurezza
lavorativa.
Il 25-33 % degli immigrati che lavorano si sente sovraqualificato per il
lavoro che svolge.
Gli immigrati istruiti spesso vedono riconosciute le loro qualifiche estere
se fanno domanda, ma in pochi la fanno.
La maggior parte degli immigrati in età da lavoro desidera una maggiore
formazione.
Gli immigrati incontrano grandi problemi a trovare il giusto equilibrio tra
il tempo da dedicare alla formazione, al lavoro e alla vita famigliare
rispetto alle altre persone che vivono nel Paese.
Lingue
Gli immigrati generalmente parlano più lingue rispetto alla media delle
persone nel loro Paese di residenza.
Per gli immigrati, come per la maggior parte delle persone, la scarsità di
tempo rappresenta il principale problema che ostacola l’apprendimento
di una nuova lingua.
Ottenere informazioni sulle opportunità di apprendimento può risultare
più difficile per gli immigrati rispetto agli autoctoni.
Un’ampia platea di immigrati ha partecipato a corsi di lingua o
d’integrazione.
I partecipanti attribuiscono una grande importanza ai corsi per
l’apprendimento della lingua e per l’integrazione socio-economica.
Partecipazione
civica e
politica
La maggior parte degli immigrati è interessata a votare (spesso più di
quanto non lo siano i cittadini aventi diritto).
La maggior parte degli immigrati desidera una maggiore diversità nella
politica – e molti desiderano votare per promuoverla.
La più diffusa partecipazione degli immigrati alla vita civica varia da città
a città e da un’organizzazione all’altra.
6/
La partecipazione degli immigrati in un’associazione di volontariato
dipende in larga parte dal loro contesto locale e nazionale.
Ricongiungimento
Pochi immigrati di prima generazione si sono separati
famigliare
dal partner o dai figli.
La maggior parte delle famiglie separate si è già riunita nella maggior
parte dei Paesi intervistati.
La maggior parte degli immigrati separati, oggi non desidera fare
richiesta per il ricongiungimento famigliare, alcuni per motivi famigliari
altri per gli ostacoli politici.
Il ricongiungimento famigliare aiuta gli immigrati a migliorare la propria
vita famigliare, lo spirito di appartenenza e spesso altri esiti
dell’integrazione.
Residenza a
lungo termine
L’80 e il 95 % degli immigrati è o desidera diventare residente a lungo
termine.
Molti immigrati temporanei in nuovi Paesi d’immigrazione desiderano
diventare residenti a lungo termine.
La maggior parte delle persone inoltra la richiesta appena dopo il periodo
minimo di residenza.
La necessità di tanti documenti e il potere delle autorità sono citati come i
problemi maggiori per i richiedenti in alcuni Paesi.
La residenza a lungo termine aiuta la maggior parte degli immigrati a
trovare un lavoro migliore e a sentirsi più integrati.
Cittadinanza
Circa 3 immigrati su 4 sono o desiderano diventare cittadini.
I pochi non interessati alla cittadinanza spesso non vedono la differenza
rispetto al loro stato attuale oppure ritengono che specifici ostacoli
politici rappresentino un problema.
Le principali ragioni per non naturalizzarsi sono le procedure difficili in
Francia e le limitazioni connesse alla doppia nazionalità in Germania.
La naturalizzazione è più comune tra i paesi classici d’immigrazione e tra
i gruppi agevolati in Ungheria e Spagna.
Gli immigrati che sono idonei per la naturalizzazione spesso impiegano
molti anni a fare richiesta.
La cittadinanza aiuta gli immigrati a sentirsi più stabili, a ottenere lavori
migliori e, spesso, a ottenere un’istruzione migliore e un maggior
coinvolgimento. .
/7
Conclusioni principali
Caratteristiche del vissuto
Motivazioni contrarie alla partecipazione
Problemi legati alla partecipazione
Effetti percepiti sulle loro vite
Aspirazioni future
Conoscenza
Tempistiche e tempi di attesa
8/
Introduzione
/9
Introduzione
La King Baudouin Foundation e il Migration Policy
Group hanno condotto un nuovo tipo di indagine
europea che mira a mettere maggiormente in luce il
punto di vista degli immigrati nell’ambito dello sviluppo
di politiche di integrazione.
Gli attori dell’integrazione hanno a disposizione diversi
strumenti per saperne di più sulle politiche d’integrazione
nazionali e sulle situazioni dell’integrazione in tutta
l’Europa. Il Migrant Integration Policy Index (MIPEX) utilizza
148 indicatori politici per determinare in che misura le
politiche nazionali garantiscano uguali diritti, responsabilità
e opportunità agli immigrati regolari. Fino ad ora i
cosiddetti Indicatori Europei d’Integrazione degli Immigrati
(conosciuti anche con il nome di indicatori di Saragozza)
hanno utilizzato 14 aspetti chiave, in termini di risultato,
per monitorare il grado di eguale o diseguale posizione
nella società sotto il profilo dell’impiego, dell’inclusione
sociale, dell’istruzione e della cittadinanza attiva tra le
persone straniere o nate all’estero. Rispetto agli autoctoni
questi indicatori di risultato non sono ancora stati in grado
di fornire agli stakeholders un’idea più chiara in merito al
fatto che le politiche stiano avendo l’effetto previsto (o non
previsto), e per quale motivo . Si rendono così necessarie
diverse tipologie di dati e analisi sul campo per valutare il
modo in cui le politiche d’integrazione interagiscono con
diversi altri fattori politici, sociali e individuali per influenzare
il processo d’integrazione.
Da questo punto di vista un’indagine è uno strumento
utile sia per valutare gli effetti della politica che per
monitorare l’integrazione come un processo a doppio
senso. Tuttavia si ha spesso la tendenza a prestare
attenzione solamente a un lato di tale processo :
l’opinione pubblica degli autoctoni. La maggior parte
delle indagini dell’Unione Europea riafferma i punti di
vista delle persone in merito a cosa gli immigrati
dovrebbero o non dovrebbero fare e cosa il governo
dovrebbe o non dovrebbe fare in merito agli immigrati.
Questi dati relativi alle opinioni sono di scarsa utilità per la
valutazione degli impatti della politica di integrazione e
per il miglioramento degli esiti dell’integrazione.
10 /
Gli stessi immigrati rappresentano una risorsa non
sfruttata per ottenere informazioni e migliorare le
politiche di integrazione. Troppo pochi immigrati
vengono inclusi nelle indagini d’opinione generale, che
1. Il database PROMINSTAT è un inventario completo dei dataset statistici
sull’immigrazione, integrazione e discriminazione in Europa e attualmente contiene la
descrizione di più di 1.200 dataset statistici. www.prominstat.eu/prominstat/database.
spesso escludono i cittadini non appartenenti all’Unione
Europea. Le indagini della UE raramente stabiliscono
target e budget specifici necessari per ottenere un
campione rappresentativo di immigrati.
Speciali indagini condotte su immigrati – per porre
rimedio a questa situazione – sono rare e, generalmente,
non confrontabili tra i Paesi. Nel corso di questo
progetto, 42 indagini nazionali e internazionali esistenti
sono state considerati , spaziando da iniziative realizzate
in Europa, Australia, Canada, Nuova Zelanda e Stati
Uniti 1. La maggior parte delle indagini prese in esame
pone agli immigrati lo stesso tipo di domande generiche
che sono state fatte alla pubblica opinione. più
specifiche tendono a concentrarsi sulle opinioni
Domande generali degli immigrati o sulla partecipazione.
Tali sondaggi spesso non sono direttamente connessi a
specifiche politiche o sevizi d’integrazione. A pochi
immigrati vengono poste domande in merito alle loro
esperienze o alle loro percezioni degli effetti di politiche
specifiche sulla loro integrazione sociale. E quando
vengono fatte loro tali domande, spesso esse sono
poste in un vago tono di “ soddisfazione cliente ”, come
per esempio : Ritiene che questo tipo di servizio sia stato
“ utile ”, “ proficuo ” o “ soddisfacente ” ? Per gli intervistati
o per coloro che utilizzeranno l’indagine è difficile
interpretarne il significato in quanto queste domande non
sono collegate all’ambito della politica, come sarebbero
quesiti del tipo : Questo servizio le è stato di aiuto per
trovare un alloggio ? Trovare un lavoro ? Sentirsi
maggiormente coinvolto nella sua comunità ?
I pochi buoni esempio di indagini rivolte a immigrati a
livello europeo si concentrano su aree specifiche della
politica d’integrazione. La prima indagine sugli
immigrati su scala europea, lo studio EU-MIDIS 2008
dell’Agenzia dell’Unione Europea per i diritti
fondamentali, ha posto domande in merito alle
percezioni ed alle esperienze di gruppi specifici quali
vittime della discriminazione e di crimini. La EU Labour
Force Survey sta migliorando il proprio modulo ad hoc
sugli immigrati e sul mercato del lavoro per il 2014. Il
progetto
Localmultidem,
avviato
su
iniziativa
Commissione
europea,
si
concentrava
sulla
partecipazione politica degli immigrati e sulla
cittadinanza attiva in diverse città e. Altre utili indagini
sono di tipo qualitativo (p.e. Eurobarometro Qualitativo
Maggio 2011 sull’Integrazione degli Immigrati ; 2008
Highly Immigrant, noto anche con il nome di POLITIS).
In considerazione di quanto accennato finora, si sa
veramente poco in merito a come gli immigrati valutano
cosa loro stessi, il governo e il pubblico generale stanno
facendo in merito all’integrazione. Di conseguenza, le
politiche e i servizi spesso si basano su una limitata
valutazione delle necessità, delle esperienze e delle
aspirazioni degli immigrati, o dell’impatto delle azioni
correnti sulle loro vite. Questa mancanza di conoscenza
influisce sui policy e opinion-maker, i ricercatori, i fornitori
di servizi e sugli stessi immigrati.
Un modo per fornire agli attori dell’immigrazione un
quadro completo in merito all’impatto delle politiche
d’integrazione consiste nel chiederlo agli stessi
immigrati. L’Immigrant Citizens Survey (Indagine sui
cittadini immigrati) è in tal senso la prima indagine
transnazionale per i policy-maker in molteplici aree
d’integrazione a livello locale, nazionale ed europeo.
Questa indagine sugli immigrati extra UE in 15 città
all’interno di sette Stati Membri dell’Unione Europea è
stata sufficientemente ampia da catturare le opinioni
delle persone che stanno vivendo nell’ambito delle
politiche che vengono discusse in tutta l’Europa. La
struttura dell’ indagine è stata ispirata dalle
“ valutazioni delle necessità ”, “ feedback cliente ” o
“ sondaggi sui cittadini ”, che mirano a trovare
soluzioni per rispondere alle problematiche sociali e per
migliorare la soddisfazione complessiva all’interno della
società. Agli immigrati è stata chiesta la valutazione in
merito alla pertinenza delle politiche e se queste ultime
vengono implementate, usate e se hanno avuto, o
meno, un impatto sulle loro vite.
Sebbene l’integrazione sia locale, molte politiche sono
nazionali e sempre più influenzate dalla legislazione
della UE e dai trend europei. Il modo in cui le politiche
nazionali e dell’Unione Europea vengono implementate
a livello locale può variare da città a città. Al fine di
valutare quali politiche contribuiscono al miglioramento
dell’integrazione, agli stessi profili di immigrati sono
state fatte le medesime domande, con le stesse
modalità in tutte le città e in tutti Paesi. Le otto principali
indagini generali europee, realizzate negli ultimi cinque
anni, sono state passate in rassegna e diverse
domande sono state utilizzate all’interno dell’ICS al fine
di confrontare l’esperienza degli immigrati intervistati in
queste città con quelle dell’ opinione pubblica generale.
Tali indagini includono i sondaggi dell’Eurobarometro, il
Sondaggio Sociale Europeo, lo Studio Europeo dei
Valori e il Sondaggio Europeo sulla Qualità della Vita.
Impressionanti similitudini e differenze emergono in
differenti aree di vita tra le esperienze locali e nazionali.
Il sondaggio ha interessato i seguenti Paesi e città :
• Belgio (Anversa, Bruxelles, Liegi)
• Francia (Lione e Parigi)
• Germania (Berlino e Stoccarda)
• Ungheria (Budapest)
• Italia (Milano e Napoli)
• Portogallo (Faro, Lisbona e Setubal)
• Spagna (Barcellona e Madrid)
Ciascuna sezione ha affrontato una diversa area
d’integrazione :
• Occupazione
• Lingue
• Partecipazione civica e politica
• Ricongiungimento famigliare
• Permesso CE per lungo soggiornanti
• Cittadinanza
Ciascuna sezione ha posto lo stesso tipo di domande
agli immigrati che hanno beneficiato o beneficiano
attualmente di differenti politiche e servizi :
• Caratteristiche del vissuto
• Attuale livello di soddisfazione
• Aspirazioni future
• Consapevolezza della politica
• Motivazioni contrarie alla partecipazione
• Problemi legati alla partecipazione
• Effetti percepiti sulle loro vite
Il progetto ha visto la stretta collaborazione di partner
scientifici e di ricercatori con una vasta esperienza nella
realizzazione di sondaggi tra gli immigrati. Il team ha
altresì lavorato in collaborazione con attori nazionali
della società civile, così da ottenere risultati di facile
utilizzo da parte dei policy-maker, dei professionisti e
degli immigrati.
La King Baudouin Foundation e il Migration Policy
Group auspicano che i risultati dell’ICS possano :
1. Aumentare la consapevolezza delle necessità,
delle esperienze e delle aspirazioni degli immigrati,
nonché degli impatti della politica d’integrazione.
2. Assistere gli attori politici nella creazione di politiche
d’integrazione più efficaci e nell’affrontare gli altri
fattori che influenzano il processo d’integrazione.
3. Dimostrare il valore della realizzazione di indagini
tra gli immigrati per ispirare le politiche e il
dibattito pubblico.
/ 11
Metodologia
Popolazione target
I cittadini stranieri extra UE legalmente residenti e i
cittadini naturalizzati hanno molto da dire e hanno
un’importante esperienza da condividere in quanto
beneficiari diretti di un’ampia gamma di politiche
d’integrazione nella maggior parte degli Stati
Membri dell’Unione Europea. L’Immigrant Citizens
Survey (ICS) è stato concepito al fine di raggiungere
coloro che :
• non sono nati nel Paese (immigrati di prima
generazione)
• sono o sono stati cittadini non UE o apolidi (nati
come cittadini di un Paese diverso dai Paesi della
UE/EEA o Svizzera)
• risiedono nel Paese da più di un anno
• possiedono o stanno rinnovando lo status di
immigrato legale
• hanno almeno 15 anni di età.
In questo contesto, il campione ICS include i detentori
di qualsiasi tipo di condizione giuridica : Per ragioni di
comparabilità tra i Paesi, il campione esclude gli
immigrati di seconda generazione nati nel Paese e gli
immigrati senza documenti.
I sette Paesi dell’ICS non rappresentano solo i Paesi
europei a più alto tasso di immigrazione, ma anche un
mix di nuovi e vecchi Paesi d’immigrazione nel
panorama europeo. Le città selezionate in ciascun
Paese sono state selezionate tra quelle con il tasso più
alto di popolazione extra UE. La selezione è stata
realizzata in base alla dimensione e alla distribuzione
della popolazione immigrata nel Paese e alla diversità
del contesto locale e regionale. È stato stabilito un
minimo da 300 a 400 interviste per ogni città al fine di
poter considerare i risultati come statisticamente
rappresentativi e all’interno di una zona efficienti in
termini di intervallo di confidenza (errore di
campionamento).
Metodo di
campionamento confrontabile
12 /
Il progetto Localmultidem rappresenta la fonte per i
metodi di campionamento di questa indagine per la
maggior parte dei partner scientifici dell’ICS. Le linee guida
confrontabili dell’ICS hanno richiesto l’uso di un campione
casuale stratificato. Il campione avrebbe dovuto essere
2. Si tratta di una sintesi delle relazioni tecniche dei Paesi. Le relazioni tecniche complete
possono essere trovate sul sito Web di ICS www.immigrantsurvey.org
basato preferibilmente sul Paese di nascita o, laddove
questo non fosse possibile, sulla nazionalità. Il campione è
stato estratto dalle migliori fonti nazionali disponibili –
censimenti, registri della popolazione locale o altri registri –
al fine di catturare al meglio la popolazione di immigrati
nati al di fuori dell’Unione Europea. Particolare attenzione
è stata prestata a innalzare il tasso di risposta di questa
popolazione specifica e difficile da raggiungere, nonché al
superamento di qualsiasi problema concernente la lingua.
Le interviste (della durata di circa 40 minuti) sono state
condotte faccia a faccia in tutti i Paesi a eccezione della
Francia (interviste telefoniche).
2
Metodi di campionamento
Belgio
Le circoscrizioni statistiche sono state selezionate
casualmente in proporzione alla penetrazione della
popolazione di immigrati extra UE, escludendo le aree a
bassa penetrazione (meno del 10 % di cittadini nati
all’esterno della UE). I dati relativi alla popolazione sono
stati forniti dall’ufficio nazionale delle statistiche (ADSEI/
DGSIE) da gennaio 2008. Le cifre usate si sono basate
sulla nazionalità (la migliore alternativa possibile al Paese
di nascita). Per ciascuna circoscrizione selezionata è
stata creata una mappa con il primo indirizzo da visitare
e il percorso da seguire. Per le circoscrizioni con densità
elevate di popolazione extra UE, è stato applicato un
percorso casuale. Per le circoscrizioni a bassa densità,
gli indirizzi sono stati selezionati mediante enumerazione
determinata. Il tasso di risposta per il Belgio è stato del
37 %. Occorre notare che alle domande specifiche del
sondaggio in merito all’interesse e ai problemi riguardanti
la formazione e il tema dei deputati con un vissuto
d’immigrazione è stato risposto parzialmente.
Francia
In ragione del contesto legale della Francia non è stato
possibile utilizzare i registri completi della popolazione
immigrata come base per il campionamento. La
stratificazione è stata infatti realizzata conformemente
alla percentuale di immigranti all’interno della
popolazione locale generale mediante l’utilizzo di un
elenco esaustivo di quartieri nelle città selezionate. I
quartieri sono stati quindi selezionati casualmente ed è
stato creato un corrispondente database di numeri di
telefono. Da questo elenco sono stati selezionati
casualmente gli individui e una domanda filtro è stata
chiesta all’inizio dell’intervista così da garantire che
solamente quelli che appartenevano alla popolazione
target potessero partecipare all’indagine. Quale
conseguenza della struttura di campionamento, le
interviste sono state condotte telefonicamente e ciò è
avvenuto solo in Francia. Il vantaggio di questo metodo
di campionamento è rappresentato dal fatto che è in
grado di raggiungere gli individui in quartieri molto
diversi e provenienti da diverse ondate migratorie. Il
sesso e l’origine nazionale sono stati monitorati durante
la ricerca sul campo senza l’applicazione di quote.
Occorre notare che alle domande specifiche del
sondaggio in merito agli effetti sulla naturalizzazione el
tema relativo ai deputati con un vissuto d’immigrazione
si è parzialmente risposto.
Germania
Tutte le città con una percentuale elevata di immigrati si
trovano nella parte occidentale della Germania. Berlino è
stata tuttavia aggiunta al campione al fine di ottenere un
maggiore equilibrio anche se la capitale presenta una
percentuale più bassa di stranieri. La scelta di Stoccarda
come seconda città si è basata sulla disponibilità dei dati
del registro sulla popolazione della città e sui costi dei
partner di polling. I dati registrati raccolti dalle città non
includono il Paese di nascita. Di conseguenza è stata
presa la decisione di selezionare i cittadini extra UE/EEA
che si sono spostati nella città dall’estero. Di conseguenza
incidentalmente alcuni immigrati naturalizzati erano
presenti nel campione ; tuttavia né la loro percentuale nel
campione né le loro esperienze sono rappresentative dei
cittadini naturalizzati. Le altre condizioni stabilite nelle linee
guida dell’ICS per la definizione della popolazione target
sono state positivamente soddisfatte. Un semplice
campione casuale di popolazione target (basato sulla
nazionalità) è stato selezionato dal registro. Non è stata
utilizzata alcuna stratificazione. Il tasso di risposta per la
Germania è stato del 38 %. Le interviste sono state
condotte in modo frontale, utilizzando un metodo
dell’’indagine assistita da computer (CAPI).
Spagna
La struttura di campionamento è stata estratta dai registri
locali della popolazione che includono sia gli immigrati
regolari, sia quelli irregolari (Istituto Nazionale Spagnolo,
giugno 2011). Un semplice campione casuale è stato
selezionato tra tutti i residenti appartenenti al gruppo
target. A causa della dispersione del campione, è stata
presa la decisione di dividere quest’ultimo in tre sottocampioni, raggruppati in quartieri. I sotto-campioni sono
stati estratti con la probabilità di selezione proporzionale
3.Per maggiori dettagli sul metodo dei “ centri di aggregazione ”, vedere Baio G.,
Blangiardo G., Blangiardo M. (2001). Center sampling technique in foreign migration
surveys : a methodological note ”. Journal of Official Statistics, vol. 27, 3, 2011 : 451465 (http ://www.jos.nu/Articles/abstract.asp ?article=273451).
rispetto al numero di casi nel quartiere. Il campione non
era più quindi un semplice campione casuale ma piuttosto
un campione probabilistico per il quale è stata necessaria
la ponderazione. Il tasso di risposta è stato del 37,5 % a
Madrid e del 37,7 %a Barcellona.
Metodo del centro di aggregazione :
Italia,Ungheria e Portogallo
In Italia, Portogallo e Ungheria il campionamento si è
basato sul metodo dei “ centri di aggregazione ” al fine di
superare il problema dei registri mancanti o incompleti
sulla popolazione immigrata. In poche parole, gli
intervistatori hanno intervistato gli immigrati in ubicazioni
prestabilite regolarmente visitate dalla popolazione
immigrata (come parchi pubblici, fornitori di servizi, posti
di lavoro, mercati ecc…). Sono state utilizzate
ponderazioni al fine di eliminare la distorsione
campionaria mediante il riproporzionamento del
campione sulla base del profilo di afferenza ai centri di
aggregazione da parte degli intervistati.3 In Ungheria e in
Portogallo, dove questo metodo è stato utilizzato per la
prima volta, è stato riportato un numero limitato di
difficoltà nella valutazione dell’importanza di ciascun
centro di aggregazione per gli immigrati che lo
frequentano. Tali difficoltà della ricerca sul campo,
tuttavia, non si sono tradotte in un campione non
rappresentativo. In Portogallo, alcuni centri di
aggregazione non erano “ esclusivi ” e sono stati
raggruppati successivamente all’esecuzione della ricerca
sul campo. Occorre notare che un instradamento errato
nel questionario in Portogallo ha condotto a una
procedura parziale di richiamo sulle domande
concernenti gli effetti e le aspettative in merito al
ricongiungimento familiare. Il tasso di risposta è stato del
56 % per le città italiane e del 47 % per le città
portoghesi (nessun tasso calcolato per l’Ungheria).
Ponderazioni
Il “ peso campionario ” tiene conto delle differenti
probabilità degli intervistati di essere inclusi nello studio a
causa dei differenti disegni campionari nei vari Paesi. Esso
consente di regolare i campioni ottenuti così da non
fornire un peso eccessivo alle risposte da parte di individui
con maggiori probabilità di essere inclusi nell’indagine.
Una seconda ponderazione, in funzione della città, è
stata utilizzata per aggregare i dati delle città e costruire
i corrispondenti risultati a livello nazionale. Questa
ponderazione, che include il peso campionario,
considera la consistenza numerica della popolazione
straniera extra UE di ciascuna città. Questo consente di
/ 13
ungherese. La maggior parte degli immigrati risiedono a
Budapest, che è stata l’unica città rappresentata nel
campione. La ponderazione della città non è stata
applicata in Francia in quanto non esistono statistiche
ufficiali di questo tipo. Il campione francese è stato
strutturato sulla base della valutazione che la popolazione
di immigrati a Parigi è il doppio di quella di Lione.
evitare una sovrarappresentazione della popolazione di
immigrati di una città nei confronti di quella di un’altra
città all’interno del campione nazionale. q tale peso è
stato calcolato in base al rapporto tra il totale di
individui di nazionalità straniera al di fuori della UE
residenti in ciascuna.
Nessuna ponderazione è stata applicata al campione
Descrizione del campione
TABELLA 1 : Dimensione del campione
Paese Città
N
Quota della popolazione del Paese nata
fuori dalla UE e
residente in cittàa
Belgio
Anversa
318
10,6 %
54 %
Bruxelles
413
35,1 %
62 %
Liegi
296
3,9 %
62 %
Lione
316
Parigi
672
Berlino
600
7,1 %
Stoccarda
602
1,7 %
Ungheria
Budapest
1201
Italia
Milano
397
6,9 %
52 %
Napoli
400
0,9 %
40 %
Faro
406
11,3 %
52 %
Lisbona
450
46,8 %
53 %
Setubal
403
11,7 %
49 %
Barcellona
411
5,5 %
49 %
Madrid
583
11,4 %
44 %
Francia
Germania
Portogallo
Spagna
Dimensione del campione
L’Immigrant Citizens Survey è stato condotto all’interno
di sette Paesi europei da ottobre 2011 a gennaio 2012.
In totale sono stati intervistati 7.743 immigrati nati al di
fuori dell’Unione Europea all’interno di 15 città. La
Tabella 1 rappresenta il numero di immigrati intervistati
in ciascuna città (N).
14 /
a. Per la Germania, percentuale di cittadini non comunitari.
Nota : Rifiuti, “ Non lo so ” o risposte mancanti inferiori al 5 %. .
Percentuale degli
intervistati di sesso
maschile
40 %
41 %
a
a
51 %
56 %
51 %
Sesso, età, residenza
La seguente sezione fornisce informazioni generiche al fine
di garantire una migliore comprensione del campione. La
Tabella 1 mostra la percentuale di intervistati di sesso
maschile in ciascuna città. Per esempio a Parigi, a Lione e a
Napoli il numero di intervistati di sesso maschile è stato più
basso. C’è stata una larga proporzione di domestiche, che
sono per la maggior parte donne, nel campione di Napoli.
Figura 1. Quanti anni hai?
100%
90%
80%
70%
60%
50%
40%
30%
20%
10%
Madrid
(N=583)
Barcell
(N=411)
Madrid
(N=583)
ona
da 25 a 39 anni
(N=411)
ona
(N=403)
l
(N=450)
Setuba
Stocca
Berlino
(N=406)
Lisbon
a
Parigi
da 25 a 39 anni
(N=398)
Faro
Lione
(N=1201) (N=397)
Napoli
Liegi
15 - 24 anni
(N=602)
Milano
(N=668) (N=599)
st
(N=315)
Budape
(N=296)
rda
(N=412)
Bruxell
Anvers
a
(N=316)
es
0%
55+
Nota: Rifiuti, "Non lo so" o risposte mancanti inferiori al 5%.
Figura 2. Da quanti anni vive nel paese?
100%
90%
80%
70%
60%
50%
40%
30%
20%
10%
da 21 a 30 anni
da 31 a 40 anni
Barcell
(N=403)
Setuba
l
a
(N=450)
Lisbon
(N=406)
Faro
Parigi
(N=400)
Napoli
Lione
da 11 a 20 anni
(N=1201) (N=397)
Milano
Liegi
da 0 a 10 anni
(N=602)
Budap
est
(N=670) (N=597)
rda
(N=314)
Stocca
(N=285)
Berlino
(N=405)
Bruxell
Anvers
a
(N=313)
es
0%
da 41 a 50 anni
51+
Nota: Rifiuti, "Non lo so" o risposte mancanti inferiori al 5%.
La Figura 1 rappresenta la distribuzione del campione
per fasce d’età. 4 La maggior parte degli immigrati ha
un’età compresa tra 25 e 39 anni. Il campione di
Budapest, Napoli, Parigi, Lione e Bruxelles contiene le
popolazioni di immigrati più anziane. Al contrario i
campioni di Milano, Liegi, Faro e Lisbona hanno le più
giovani.
4. I gruppi di età sono stati tratti dallo studio pilota Eurostat sull’integrazione dell’immigrato
(Vedere : Eurostat, Indicatori dell’integrazione degli immigrati : uno Studio Pilota,
(Lussemburgo, 2011) ISSN 1997-0375).
L’età è anche parzialmente connessa alla domanda
concernente la durata della residenza degli immigrati
nel Paese. La Figura 2 mostra che le città dell’Europa
meridionale considerate hanno popolazioni di immigrati
più recenti. Al contrario le città del Nord Europa hanno
una proporzione di immigrati che vi si sono stabilite da
più lungo tempo.
/ 15
Status giuridico dopo l’arrivo
Figura 3. Quale era il tuo status al momento dell'arrivo?
100%
90%
80%
70%
60%
50%
40%
30%
20%
10%
Lavoro
Ricongiungimento famigliare
Altro
(N=402)
(N=569)
ona
Madrid
Faro
Umanitario
(N=392)
Barcell
Napoli
Lungo termine
(N=447)
l
(N=399)
Setuba
(N=399)
Lisbon
a
(N=394)
Milano
est
(N=984)
Budap
Parigi
Studio
(N=591)
rda
(N=619) (N=588)
Stocca
(N=293)
Berlino
(N=280)
Lione
es
(N=406)
Bruxell
Anvers
a
(N=288)
Liegi
0%
Non documentato
Nota: "Non lo so" al di sotto del 5% ad eccezione di Anversa (7,3%), Lione (7,3%), Parigi (7,7%), Budapest (19,1%).
La Figura 3 presenta lo status giuridico degli immigrati
intervistati quando sono arrivati la prima volta nel
Paese. Nella maggior parte delle città del Nord Europa,
il gruppo più consistente di immigrati è arrivato
attraverso
il
ricongiungimento
famigliare.
La
proporzione di emigranti con status legato a motivi
umanitari è più ampia a Budapest e nelle città del Nord
Europa, in particolar modo in Belgio. Le città
dell’Europa meridionale nel nostro campione
presentano un profilo diverso. Una percentuale elevata
è giunta con un permesso di lavoro nelle città italiane,
portoghesi e spagnole. Un’ampia quota di immigrati a
Napoli e a Milano ha riferito di essere arrivata senza
16 /
Regione di nascita
La Figura 4 mostra che la regione di nascita varia in
modo significativo nelle diverse città. Nelle città del
Belgio e della Francia, la maggior parte degli immigrati è
di origine africana – principalmente provenienti dal Nord
Africa (più del 30 % in ciascuna città). Numeri elevati di
immigrati originari della Turchia sono invece presenti nelle
città della Germania e dell’Europa orientale. Asiatici e
cittadini dell’Europa dell’Est sono i gruppi predominanti a
Budapest. I profili sono vari e leggermente differenti a
5. Argentina, Bolivia, Cile, Colombia, Costa Rica, Cuba, Repubblica Dominicana, Ecuador,
El Salvador, Guatemala, Honduras, Messico, Nicaragua, Panama, Paraguay, Perù, Porto
Rico, Uruguay, Venezuela, Brasile, Portogallo, Andorra, Filippine e Guinea Equatoriale.
documenti, come per altro è successo in considerevole
proporzione a Barcellona e a Madrid. Questo potrebbe
riflettere differenze in tutta l’Europa riguardo agli
immigrati senza documenti e/o differenze rispetto
all’accettabilità di persone senza documenti. L’ ”altra ”
categoria piuttosto ampia in Portogallo include gli
autorizações de permanência. Questo permesso della
durata di un anno (rinnovabile fino a un massimo di
cinque anni) è stato emesso per dare un documento
alle persone con una situazione di lavoro irregolare o
agli immigrati che arrivano con un visto turistico tra il
2001 e il 2007.
Napoli (più cittadini dell’Europa dell’Est) e a Milano (più
latino-americani e nordafricani). A Lisbona e a Setubal
c’è una maggiore concentrazione di africani subsahariani e latino-americani. Per finire i cittadini latinoamericani costituiscono la stragrande maggioranza a
Barcellona e a Madrid. A grandi linee, la maggior parte
degli immigrati nelle due città spagnole proviene da
“ regioni con legami storici ” con la Spagna5 (81 % del
campione).
Figura 4. Dove sei nato?
100%
90%
80%
70%
60%
50%
40%
30%
20%
10%
(N=411)
(N=583)
ona
Madrid
Barcell
l
(N=403)
Setuba
(N=450)
Lisbon
a
Stocca
Africa subsahariana
(N=406)
Faro
Parigi
Nordafrica
Asia
(N=400)
Napoli
Lione
America Latina
(N=1201) (N=397)
Milano
Liegi
Europa Orientale
(N=600)
est
(N=669) (N=600)
Budap
(N=311)
rda
(N=296)
Berlino
(N=413)
Bruxell
Anvers
a
(N=318)
es
0%
Medio Oriente
Cittadini residenti fuori dall'Unione Europea, negli USA, Canada, Australia nati nell'Unione Europea
Nota: Rifiuti, "Non lo so" o risposte mancanti inferiori al 5%.
Comprensione della lingua
Agli immigrati è stato anche chiesto di indicare la loro
lingua madre e le altre lingue conosciute. La proporzione
di madrelingua (rispetto alla lingua nazionale del Paese di
immigrazione) differisce significativamente tra le regioni.
Ci sono molti madrelingua ungheresi (ungheresi etnici) a
Budapest (37 %) e un numero elevato di immigrati
provenienti dall’universo francofono a Lione (50 %) e a
Parigi (45 %). Il numero elevato di madrelingua spagnoli
a Madrid e a Barcellona (80 % e 67 % rispettivamente)
riflette la proporzione significativa di immigrati provenienti
dai Paesi dell’America Latina. Anche in Portogallo la
popolazione di madrelingua è abbastanza alta : 46 % a
Faro, 65 % a Lisbona e 81 % a Setubal. Questi risultati
riflettono la ragguardevole presenza di immigrati
provenienti da Paesi lusofoni (75 % del campione nelle
tre città portoghesi). 6 Tra gli immigrati intervistati non era
presente nessun madrelingua italiano in Italia e nessun
madrelingua catalano a Barcellona.
Un grande sforzo è stato fatto per aiutare gli immigrati
intervistati a superare i problemi linguistici in ciascun
Paese a eccezione della Francia (a causa del metodo di
campionamento). Il questionario era disponibile nelle
6. Angola, Brasile, Capo Verde, East Timor, Guinea-Bissau, Mozambico e São Tomé e
Príncipe.
lingue dei Paesi, oltre a sette lingue non appartenenti alla
UE (albanese, arabo, cinese, russo, serbo-croato, turco
e vietnamita). È stata data la possibilità a una terza
persona (p.e. un membro della famiglia) di partecipare
all’indagine per fornire aiuto all’intervistato. Laddove
possibile, intervistatori multilingue hanno condotto le
interviste in Ungheria (36 % delle interviste), Belgio
(10 %), Italia (9 %) e Portogallo (2 %). Le lingue usate
sono state l’inglese, cinese, vietnamita, arabo, turco,
russo, singalese e tagalog. In ultima analisi il livello di
comprensione delle domande è stato valutato dagli
intervistatori.
L’indagine ha consentito la valutazione delle competenze
linguistiche degli immigrati intervistati al fine di verificare
la qualità dei dati. Sulla base di tutti questi fattori, gli
intervistati che, a giudizio degli intervistatori si è ritenuto,
che non avessero “ mai ” compreso le domande sono
stati esclusi dal gruppo di dati. Successivamente ad
ulteriori controlli individuali, solamente un’altra persona è
stata esclusa a causa della conoscenza limitata della
lingua, dell’incapacità di utilizzare una lingua extra UE e
delle risposte incoerenti al questionario.
/ 17
18 /
Occupazione
Occupazione
/ 19
Occupazione
Occupazione
Qual è la tua
situazione lavorativa ?
Nel tuo lavoro
utilizzi tutte le tue
competenze ?
Quali ragioni ti
impediscono di
partecipare a un corso
di formazione ?
Per quale tipo di
organizzazione lavori ?
Il tuo livello
d’istruzione è
sufficiente ?
Da quanti anni lavori ?
Qual è il tuo livello
di istruzione ?
Hai fatto domanda per
ottenere il riconoscimento
delle tue qualifiche ?
Se sì, la domanda
ha avuto esito positivo ?
20 /
Quali problemi
hai incontrato
nella ricerca
di un lavoro ?
Volete vedere tutte le risposte? Andate su www.immigrantsurvey.org
Occupazione
Conclusioni
principali
I problemi concernenti il mercato del lavoro
sono spesso locali, dai pochi contratti in regola
dell’Europa meridionale alla discriminazione e
alla diffidenza verso le qualifiche straniere
nell’Europa settentrionale.
Per gli immigrati, il principale problema è
rappresentato dalla sicurezza lavorativa.
Il 25-33 % degli immigrati che lavorano si sente
sovraqualificato per il lavoro che svolge.
Gli immigrati istruiti spesso vedono
riconosciute le loro qualifiche estere se fanno
domanda ma in pochi la fanno.
La maggior parte degli immigrati in età da
lavoro desidera una maggiore formazione.
Gli immigrati incontrano grandi problemi a
trovare il giusto equilibrio tra il tempo da
dedicare alla formazione, il lavoro e la vita
famigliare rispetto alle altre persone che
vivono nel Paese.
/ 21
Occupazione
Per gli immigrati in età da lavoro, come per la
maggior parte delle persone, un lavoro rispettabile
garantisce una sicurezza contro la povertà e molte
opportunità di interagire con la società. La
partecipazione economica degli immigrati viene
plasmata attraverso l’interazione di molteplici fattori.
Questi fattori vanno dalle caratteristiche e
competenze personali, come la conoscenza della
lingua e le qualifiche, ai problemi strutturali nel
mercato
del
lavoro.
Questo
include
la
discriminazione e la segregazione professionale,
l’impiego informale, il lavoro a tempo determinato e
il riconoscimento di qualifiche.
Nel lungo termine i mercati del lavoro europei non
possono permettersi di lasciarsi sfuggire il
potenziale rappresentato dagli immigrati, le donne,
gli anziani, i giovani e altri gruppi vulnerabili.
La misurazione della condizione lavorativa degli
immigrati è al centro dell’attenzione dei ricercatori e
dei policy-maker. I tassi di occupazione e
disoccupazione hanno rappresentato i primi e più
confrontabili indicatori dell’integrazione, in base ai
quali sono stati migliorati i database nazionali e
sono state create nuove fonti internazionali e della
UE. 7 Le organizzazioni nazionali e internazionali
come l’Organizzazione Internazionale del Lavoro
(OIL), hanno introdotto anche la raccolta dei dati
sulla discriminazione del mercato del lavoro e altre
aree della vita. I ricercatori sono costantemente
impegnati nel sottoporre tutti questi dati a forme
interessanti di analisi quantitativa (longitudinale,
multivariabile, costo/vantaggio ; proiezioni e così
via). I pochi governi dell’Unione Europea che usano
in modo estensivo le prove per migliorare le
politiche d’integrazione molto spesso si rivolgono ai
risultati dell’occupazione e istruzione degli
immigrati, conformemente all’analisi proveniente dal
2010 Migrant Integration Policy Index (MIPEX).
22 /
A livello europeo, i Principi Fondamentali Comuni
per le politiche d’integrazione degli immigrati
dell’Unione Europea del 2004 descrivono
l’occupazione come un fattore “ chiave ”e “ centrale ”
per l’integrazione degli immigrati e per il loro
contributo visibile nella società. La Commissione
Europea e gli Stati Membri hanno delineato
l’occupazione come principale area d’interesse per
gli Indicatori di Saragozza 2010 per l’integrazione
8
degli immigrati. I risultati dell’indicatore pilota
7. Più di recente il Modulo ad hoc dell’indagine sulla forza lavoro della UE sugli
immigrati e il mercato del lavoro.
8.Eurostat, Indicatori dell’integrazione degli immigrati : uno Studio Pilota
(Lussemburgo, 2011) ISSN 1997-0375.
mostrano che i cittadini extra UE e quelli che sono
nati fuori dalla UE, in particolar modo le donne,
spesso presentano le percentuali più alte di
inattività, disoccupazione e sovraqualificazione sul
mercato del lavoro. Quale parte del piano EU2020,
gli Stati Membri dell’Unione Europea hanno deciso
di includere una migliore integrazione degli immigrati
legali come parte integrante dei loro obiettivi
quantitativi. Un obiettivo consiste nell’aumentare il
tasso di occupazione per le donne e uomini in età
da lavoro al 75 %. Un altro obiettivo consiste nel
ridurre di 20 milioni il numero delle persone a rischio
di indigenza. Gli Stati Membri della UE e
l’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo
economico (OCSE) hanno iniziato a monitorare
questi tassi e lo scambio tra le loro posizioni.
L’Immigrant Citizens Survey completa queste
statistiche “ difficili ” con l’autovalutazione
soggettiva degli immigrati della loro situazione
sul mercato del lavoro. Un’indagine simile, lo
studio EU-MIDIS del 2008, ha fatto domande a
gruppi specifici di immigrati in Europa in merito alle
loro esperienze di discriminazione. L’ICS si
concentra sulle ambizioni, sulle esperienze e sui
problemi percepiti riguardo al proprio lavoro e
formazione da parte degli immigrati extra UE. Quali
problemi hanno incontrato durante la ricerca di un
lavoro nel loro Paese di residenza ? Gli immigrati
occupati ritengono di essere sovraqualificati per le
mansioni lavorative che svolgono ? Hanno fatto
richiesta per ottenere il riconoscimento ufficiale delle
loro qualifiche ? Oppure sono interessati a ottenere
qualifiche migliori ?
Conformemente al MIPEX 2010, la maggior parte
dei nuovi arrivati extra UE 9 beneficia solamente di
politiche “ leggermente favorevoli ” sulla mobilità del
mercato del lavoro. Questo è dovuto a un
trattamento impari (Francia e fino a poco tempo fa
la Germania), un supporto scarsamente mirato
(Italia e fino a poco tempo fa Portogallo e Spagna) o
entrambi (Belgio e Ungheria). I cittadini extra UE
godono di un trattamento decisamente equo come
lavoratori sotto la legislazione della Germania e nei
Paesi nuovi al fenomeno dell’immigrazione come
Italia, Portogallo e Spagna. Il Belgio, la Francia e la
Germania limitano l’accesso dei cittadini extra UE al
settore pubblico ; ulteriori mansioni lavorative e
settori sono chiusi a questi cittadini in Belgio e, in
particolar modo, in Francia. Quest’ultima e la
9. Si noti che il MIPEX non copre i diritti e i servizi specifici per i beneficiari di
protezione internazionale.
Occupazione
Figura 5. Settore di lavoro
100%
90%
80%
70%
60%
50%
40%
30%
20%
10%
Settore pubblico
(N=406)
Madrid
ona
(N=271)
Barcell
l
(N=218)
Setuba
(N=266)
Lisbon
a
(N=251)
Faro
Milano
Settore privato
Organizzazione No-Profit
(N=306)
Napoli
(N=296)
Budap
(N=620)
est
(N=355)
rda
(N=278)
Stocca
(N=366)
Berlino
(N=164)
Lione
(N=105)
Liegi
(N=208)
Bruxell
es
Anvers
a
(N=112)
Parigi
0%
Lavoratore autonomo
Persona di servizio o domestic
Altro
Nota: Rifiuti, "Non lo so" e risposte mancanti inferiori al 5%. Rifiuti sotto il 5% ad eccezione di Anversa (8,5%)
Germania impongono inoltre ostacoli per il
riconoscimento delle loro qualifiche estere. Il
supporto mirato generalmente debole dell’Europa
per i lavoratori immigrati sta iniziando a migliorare.
Per esempio Belgio, Francia e Germania stanno
offrendo pacchetti di formazione personalizzati in
base alle esigenze dei nuovi arrivati. Portogallo e
Spagna hanno creato fondi e piani strategici
specifici per supportare molti lavori e servizi di
formazione.
La Figura 5 presenta i settori di occupazione degli
immigrati intervistati. Oltre la metà di loro lavora per
imprese private. Molti di più lavorano in proprio a
Budapest, Bruxelles e Liegi rispetto alle altre città
prese in considerazione in questa sede. Un quarto
dei lavoratori intervistati a Milano e più della metà di
quelli di Napoli sono impiegati come persone di
servizio o domestici. Il lavoro all’interno del settore
pubblico è più comune per gli immigrati intervistati
nelle città del Belgio e della Francia, a Stoccarda e
Budapest rispetto alle altre città dell’ICS.
Nei Paesi dell’ICS, circa il 15-20 % degli immigrati
intervistati sono attualmente disoccupati, a
eccezione di Budapest (5 %) e Liegi (38 %). Gli
immigrati inattivi (p.e. disabili, pensionati) e casalinghi
rappresentano altrettanti gruppi importanti in diverse
città del Nord Europa (5-15 %). Una percentuale di
immigrati intervistati compresa tra il 40 e il 75 %
attualmente è occupata, con valori che vanno dal 40
al 50 % a Budapest, Berlino e nelle città belga e
francesi e dal 60 al 75 % a Stoccarda e nelle città
italiane, portoghesi e spagnole.
/ 23
Occupazione
Figura 6. Hai avuto problemi a trovare un lavor?
100%
90%
79%
80%
70%
60%
71%
72%
69%
67%
83%
74%
79%
78%
61%
57%
47%
50%
36%
40%
51%
41%
30%
20%
10%
(N≥567)
Madrid
ona
(N≥408)
Barcell
l
(N≥383)
Setuba
a
(N≥418)
Lisbon
(N≥391)
Faro
(N≥396)
Napoli
(N≥392)
Milano
Budap
est
(N≥572) (N≥1177)
rda
(N≥583)
Stocca
(N≥665)
Berlino
Liegi
(N≥312)
Parigi
(N≥266)
Lione
(N≥350)
Bruxell
Anvers
a
(N≥264)
es
0%
Nota: "Non lo so" al di sotto del 5% ad eccezione di Anversa (9,2 %); "Non lo so" sotto il 5% ad eccezione di Anversa (7,8%), Bruxelles (14,6%) e Liegi (9,5%)
Problemi a trovare lavoro
In molte delle città considerate, la maggior parte
degli immigrati che ha cercato un lavoro ha
incontrato uno o più problemi, che vanno dalla
discriminazione e ai problemi con la lingua ; da
limitazioni personali al riconoscimento delle loro
qualifiche o a problemi con i contratti. Solamente
gli immigrati residenti a Berlino, a Stoccarda e a
Budapest non hanno riferito alcun problema
concernente la ricerca di un lavoro (Figura 6).
La scarsità di contratti a tempo determinato
rappresentano il principale problema per gli
immigrati che cercano lavoro nella maggior parte
delle città. La Tabella 2 mostra i tre principali problemi
riferiti per ogni città e la percentuale di immigrati che
ha riferito questi problemi. Il problema menzionato più
di frequente concerne il fatto che i datori di lavoro
hanno offerto agli immigrati esclusivamente contratti a
tempo determinato. La percentuale di coloro che
hanno citato la sicurezza di conservare il lavoro come
problema va dal 32 % di Anversa al 59 % di Faro.
Il tipo e l’intensità dei problemi sperimentati durante la
24 /
ricerca del lavoro variano in modo considerevole
passando attraverso le diverse città. Gli immigrati nelle
città dell’Europa meridionale hanno citato un altro
problema oltre alla sicurezza lavorativa : i datori di
lavoro non hanno offerto alcun contratto in regola a
una percentuale compresa tra il 21 % e il 48 % di tutti
gli immigrati in queste città. Al contrario, gli immigrati
nelle città dell’Europa settentrionale hanno sottolineato
il modo in cui sono stati trattati sul mercato del lavoro.
Le due principali percezioni sono state le seguenti :
discriminazione degli immigrati da parte dei datori di
lavoro (29-44 %, più bassa in Germania) o mancato
riconoscimento delle loro qualifiche estere (31-41 %).
Gli immigrati hanno citato occasionalmente problemi
connessi alle loro competenze e condizioni personali.
La lingua si classifica tra i due principali problemi per i
non madrelingua ad Anversa, Budapest, Lisbona,
Faro, Stoccarda e nelle due città italiane. Un numero
limitato di immigrati ha menzionato limitazioni personali
come tempo, costi e famiglia (p.e. 18 % a Budapest)
o un diritto limitato al lavoro (p.e. 13 % a Barcellona e
17 % a Madrid).
Occupazione
Tabella 2 : Quali problemi hai incontrato durante la ricerca del lavoro ?
Città
Anversa
(N≥229, 213*)
Bruxelles
(N≥344)
Liegi
(N≥264)
Lione
(N≥312)
Parigi
(N≥665)
Berlino
(N≥569)
Stoccarda
(N≥557, 518*)
Budapest
(N≥1166, 736*)
Milano
(N≥376)
Napoli
(N≥381)
Faro
(N≥391, 206*)
Lisbona
(N≥418 ;149*)
Setubal
(N≥383)
Barcellona
(N≥408)
Madrid
(N≥567)
1° Problema
2° Problema
3° Problema
35 %
35%
34 %
34%
32 %
32%
43 %
43%
41 %
41%
37 %
37%
44 %
44%
41 %
41%
40 %
40%
43 %
43%
35 %
35%
30 %
30%
40 %
40%
31 %
31%
29 %
29%
19 %
19%
17 %
17%
13 %
13%
32 %
32%
25 %
25%
16 %
16%
32 %
32%
18 %
18%
14 %
14%
52 %
52%
48 %
48%
63 %
63%
54 %
54%
57 %
57%
21 %
21%
32 %
32%
35%
43%
44%
43%
40%
19%
32%
32%
48 %
48%
43 %
43%
59 %
59%
45 %
45%
42 %
42%
21 %
21%
29 %
29%
Lingua (per persone che non parlano la lingua locale)
Contratti a tempo
determinato
52%
34%
41%
41%
35%
31%
17%
25%
38 %
38%
34 %
34%
38 %
38%
37 %
37%
35 %
35%
13 %
13%
17 %
17%
32%
37%
40%
30%
29%
13%
16%
18%
14%
48%
38%
43%
34%
59%
38%
45%
37%
Qualifica
48%
Discriminazione
Lavoro non legale
63%
Coercizioni personali
Diritto al lavoro
limitato
54%
Nota : La categoria “ Diritto al lavoro limitato ” non era disponibile in Belgio. “ Non lo so ” al di sotto del 5 % ad eccezione di Anversa
(≤12,3 %),Bruxelles (≤16 %) e Liegi (≤11,1 %) ; Rifiuti al di sotto del 5 % ad eccezione di Anversa (<= 13,8 %).
* Numero di risposte per la categoria “ lingua ”. Il numero è stato generalmente più basso in quanto i madrelingua sono stati esclusi dalla domanda.
57%
42%
35%
21%
21%
13%
32%
29%
17%
/ 25
Occupazione
Figura 7. Il tuo attuale lavoro non richiede le tue competenze?
100%
90%
80%
70%
66%
60%
52%
50%
38%
40%
36%
30%
31%
29%
29%
29%
29%
28%
22%
20%
20%
18%
15%
10%
13%
Nota: "Non lo so" al di sotto del 5% ad eccezione di Anversa (11,6%).
Sovraqualificazione
Da un quarto a un terzo degli immigrati
intervistati durante la ricerca di un lavoro ha
avuto la sensazione di essere sovraqualificato.
Nella maggior parte delle città la metà di tutti i
lavoratori ritiene che il proprio lavoro sia conforme
alle proprie competenze e formazione. La Figura 7
mostra la percentuale di immigrati occupati che
ritengono che la loro mansione lavorativa non
richieda il livello di competenze o la formazione in
loro possesso. La sovraqualificazione risulta essere
particolarmente significativa nelle città italiane ; oltre
la metà dei lavoratori a Milano e due terzi a Napoli
stanno operando al di sotto delle loro qualifiche.
Pochissimi lavoratori si sentono sovraqualificati nelle
città tedesche e a Liegi.
26 /
rda
(N=357)
Stocca
Liegi
Berlino
est
Budap
Setuba
l
(N=371) (N=394) (N=624) (N=278) (N=106)
Parigi
ona
Barcell
Lione
Madrid
es
Bruxell
a
Lisbon
a
Milano
(N=129) (N=439) (N=2102) (N=408) (N=165) (N=273)
Anvers
(N=291) (N=397)
Faro
(N=302)
Napoli
0%
Occupazione
Figura 8. Hai fatto domanda per il riconoscimento della qualifica e la tua domanda ha avuto esito positivo?
100%
90%
80%
70%
60%
50%
40%
30%
20%
10%
0%
Hai fatto domanda?
Madrid
ona
Barcell
l
Setuba
Lisbon
a
Faro
Napoli
Milano
Budap
est
rda
Stocca
Berlino
Parigi
Lione
Liegi
(N=202; 77) (N=103; 46) (N=161; 46) (N=361; 85) (N=271; 62) (N=354; 42) (N=592; 266) (N=283; 25) (N=289; 12) (N=248; 81) (N=264; 70) (N=216; 75) (N=269; 76) (N=395; 103)
Bruxell
es
Anvers
a
(N=112; 46)
Hai avuto un riconoscimento parziale o totale?
Nota: Il secondo numero è il numero delle risposte per la domanda relativa al riconoscimento. Il tasso di riconoscimento per Napoli è stato escluso
a causa del numero insufficiente di risposte. "Non lo so" al di sotto del 5% a eccezione di Anversa (15,5%), Bruxelles (10%), Liegi (6,3%).
Sebbene la maggior parte delle qualifiche degli
immigrati non siano riconosciute dai datori di
lavoro o non vengano utilizzate nelle loro
mansioni lavorative, pochi avviano le pratiche di
riconoscimento ufficiale delle proprie qualifiche
come soluzione. La Figura 8 combina due
domande dell’ICS. La prima era rivolta a tutti gli
immigrati con qualifiche ottenute nel loro Paese
d’origine o in un Paese terzo. È stato chiesto loro se
hanno fatto richiesta ufficiale per il riconoscimento
delle loro qualifiche. La seconda domanda è stata
rivolta solamente a coloro che ne hanno fatto
richiesta. È stato chiesto loro se le loro qualifiche
sono state riconosciute completamente o in parte.
Nella maggior parte delle città solo un quarto/un terzo
degli immigrati qualificati ha fatto richiesta per il
riconoscimento. Di questi, una media del 70 % ha
visto la propria qualifica riconosciuta completamente o
in parte. Questo modello solitamente si ripete in tutti i
Paesi per le persone che hanno sperimentato una
sovraqualificazione o problemi con le qualifiche ;
relativamente pochi hanno fatto richiesta di
riconoscimento ufficiale ma la maggior parte di quelli
che lo hanno fatto, hanno ottenuto un riconoscimento
completo o parziale. Complessivamente, il tasso di
riconoscimento riferito è più alto nelle città del
Portogallo e della Spagna ma varia significativamente
tra Lione e Parigi, Berlino e Stoccarda e Anversa,
Bruxelles e Liegi.
Nella maggior parte delle città solo un quarto/un terzo
degli immigrati qualificati ha fatto richiesta per il
riconoscimento. Di questi, una media del 70 % ha
visto la propria qualifica riconosciuta completamente o
in parte. Questo modello solitamente si ripete in tutti i
Paesi per le persone che hanno sperimentato una
sovraqualificazione o problemi con le qualifiche ;
relativamente pochi hanno fatto richiesta di
riconoscimento ufficiale ma la maggior parte di quelli
che lo hanno fatto, hanno ottenuto un riconoscimento
completo o parziale. Complessivamente, il tasso di
riconoscimento riferito è più alto nelle città del
Portogallo e della Spagna ma varia significativamente
tra Lione e Parigi, Berlino e Stoccarda e Anversa,
Bruxelles e Liegi.
/ 27
Occupazione
Figura 9. Desideri un'ulteriore formazione?
100%
90%
80%
70%
60%
50%
40%
30%
20%
10%
Sì e lo farò
(N=562)
Madrid
ona
(N=384)
Barcell
(N=376)
l
Faro
(N=437)
Setuba
(N=393)
Lisbon
a
(N=668)
est
(N=583)
Budap
Liegi
Sì, ma non posso
(N=275)
Parigi
(N=207)
Lione
(N=259)
Bruxell
Anvers
a
(N=115)
es
0%
No, le mie competenze sono sufficienti
Nota: "Non lo so" al di sotto del 5% ad eccezione di Anversa (6,9%), Bruxelles (13%), Liegi (8,2%) e Budapest (26%)
Apprendimento che dura tutta la vita
Ottenere una migliore istruzione, un’altra soluzione per
migliorare il proprio lavoro, interessa alla maggior parte
degli immigrati in età lavorativa, in particolar modo a quelli
senza un lavoro. La Figura 9 mostra la percentuale di
immigrati che pensa di dover seguire un corso di
formazione per conservare o trovare un lavoro. In tutte le
città dell’ICS, In tutte le città dell’ICS, circa un
immigrato su due che lavora e due su tre immigrati
che non lavorano affermano di essere disposti a seguire
un ulteriore corso di formazione professionale.
28 /
Sia gli immigrati occupati che quelli non occupati erano
molto più interessati a un’ulteriore formazione nelle città
del Portogallo e della Spagna (circa il 70 %) rispetto a
Budapest, alle città della Francia o alle città del Belgio.
Molti di loro hanno in programma di seguire questa
formazione o la stanno seguendo. Nonostante ciò, circa
il 20 % degli immigrati non occupati in queste città non
può seguire il corso di formazione in questo momento.
Dal 25 %al 30 % degli immigrati occupati non possono
farlo nelle città della Francia, Portogallo e Spagna.
Occupazione
Figura 10. 3 problemi maggiori che ostacolano l'accesso a un'ulteriore formazione
100%
90%
80%
70%
60%
50%
40%
30%
20%
10%
0%
Costo
Lavoro
(N=134)
Euroba
rometr
o
(N≥163)
Madrid
ona
Barcell
Euroba
rometr
o
l
(N≥106) (N=128) (N≥108)
Setuba
(N≥90)
Lisbon
a
(N≥92)
Faro
rometr
o
(N=206)
Euroba
Budap
est
(N=107) (N≥282)
rometr
o
Parigi
(N≥171)
Euroba
Euroba
(N≥86)
Lione
(N=89)
rometr
o
(N≥29)
Liegi
es
(N≥28)
Bruxell
Anvers
a
(N≥21)
Famiglia
Nota: La domanda non è stata posta nelle città Tedesche e Italiane. "Non lo so" al di sotto del 5% ad eccezione di Anversa (27,3%), Bruxelles (21,9%),
Liegi (11,1%), Lione (7,5%), Parigi (7,1%).
Gli immigrati che non possono seguire un corso
di formazione professionale riferiscono molti più
ostacoli rispetto alla maggior parte delle
persone nello stesso Paese nel trovare un
equilibrio tra formazione, lavoro e famiglia. La
Figura 10 mostra le tre principali ragioni per le quali
gli immigrati intervistati non possono seguire una
formazione professionale. Nelle 11 città dell’ICS le
tre principali ragioni sono rappresentate dal costo
della formazione, dai conflitti con il lavoro e dalle
responsabilità famigliari. Le stesse domande relative
alla formazione sono state poste nello Speciale
Eurobarometro 316 del 2009 sulla Politica sociale e
per l’occupazione dell’Europa. Anche il complesso
della popolazione (stranieri e non) in questi Paesi nel
2009 ha selezionato gli stessi tre problemi principali,
vale a dire costo, lavoro e famiglia. Tuttavia, un
numero maggiore di immigrati nelle città dell’ICS
oggi ha citato questi problemi rispetto al complesso
dei residenti in tutti i Paesi, a eccezione
dell’Ungheria. Gli immigrati hanno meno tempo a
disposizione a causa delle responsabilità famigliari
nelle città di Belgio, Francia e Portogallo e più
conflitti con il lavoro nelle città di Francia, Portogallo
e Spagna e, in certa misura, a Budapest. I costi
sono stati visti dagli immigrati come una
problematica leggermente minore nelle 11 città, a
eccezione di Budapest.
/ 29
30 /
Occupazione
LINGUE
Lingue
/ 31
LINGUE
Lingue
Qual è la tua
lingua madre ?
Quali difficoltà
hai incontrato
nell’apprendimento
della(e) lingua(e)
del Paese ?
Quali altre lingue
parli correntemente ?
Hai seguito un corso di
lingua o di integrazione
nel Paese ?
In quale modo questo
corso ti è stato di aiuto ?
32 /
Volete vedere tutte le risposte? Andate su www.immigrantsurvey.org
Conclusioni
principali
LINGUE
Gli immigrati generalmente parlano più
lingue rispetto alla media delle persone nel
loro Paese di residenza.
Per gli immigrati, come per la maggior parte
delle persone, il tempo rappresenta il
principale problema che ostacola
l’apprendimento di una nuova lingua.
Ottenere informazioni sulle opportunità di
apprendimento può risultare più difficile per
gli immigrati rispetto agli autoctoni.
Un’ampia platea di immigrati ha partecipato
a corsi di lingua o d’integrazione.
I partecipanti attribuiscono una grande
importanza ai corsi per l’apprendimento della
lingua e per l’integrazione socio-economica.
/ 33
LINGUE
Quando le persone parlano la stessa lingua, possono
lavorare e interagire insieme in modo migliore come
membri uguali e completi della stessa società. Le
istituzioni della UE sostengono il concetto di
plurilinguismo ; mentre gli immigrati che imparano
la(e) lingua(e) del Paese possono anche trovare modi
per utilizzare tutte le lingue che conoscono e
condividerle con gli altri nella società. Imparare le
lingue nazionali, regionali, delle minoranze e degli
immigrati può rinforzare gli elementi che
accomunano le persone in un’Europa diversa e
creare una società più inclusiva e competitiva. 10
L’ICS ha inoltre posto domande in merito alle
esperienze di apprendimento della lingua degli
immigrati, in particolar modo quelli che non parlano
una delle lingue nazionali del Paese di residenza da
bambini (ai quali ci si riferisce come “ madrelingua ”).
Quali ragioni hanno impedito ai non madrelingua di
imparare una di queste lingue ? Hanno completato un
corso di lingua o di integrazione ? Ritengono che
questo corso sia stato loro di aiuto non solo per
l’apprendimento della lingua ma anche per ottenere
un posto di lavoro migliore, una migliore istruzione e
per sentirsi più coinvolti ?
Conformemente ai gruppi target dell’Eurobarometro
in 14 Stati Membri dell’Unione Europea, sia gli
immigrati extra UE che l’opinione pubblica, pensano
che parlare una lingua comune rappresenti il fattore
più importante per facilitare l’integrazione. 11 I Principi
Fondamentali Comuni per l’Integrazione della UE
ritengono indispensabile la conoscenza di base della
lingua del Paese di residenza e altrettanto importante
il “ rispetto ” della lingua degli immigrati. Molti governi
dichiarano che l’apprendimento della lingua
nazionale rappresenta uno dei principali obiettivi nella
politica d’integrazione e supportano questo impegno
con corsi e/o test.
I test linguistici e i corsi d’integrazione rappresentano
un trend sempre più importante e dinamico in Europa
e dipendono in larga misura dalle priorità politiche e di
finanziamento del governo. Conformemente al Migrant
Integration Policy Index (MIPEX) del 2010, la
conoscenza della lingua è solamente un requisito per
la naturalizzazione in 10 Stati Membri della UE (p.e. in
Ungheria, Spagna e Portogallo fino al 2006) ed è un
tema di discussione in pochi altri Stati (p.e. in Belgio e
in Italia). Nel corso degli ultimi dieci anni, molti altri
hanno esteso i requisiti linguistici al permesso CE per
lungo soggiornanti (p.e. in Italia e in Portogallo). Un
numero limitato nell’Europa nord-occidentale ha inoltre
imposto detti requisiti ai coniugi (p.e. in Francia) e ai
bambini di età superiore a 16 anni (Germania).
Si sa incredibilmente ben poco sull’apprendimento
della lingua e delle competenze linguistiche di tutti gli
europei. Per ora sono state pubblicate poche
valutazioni capaci di misurare l’impatto di questi corsi
sull’apprendimento
e
uso
della
lingua,
sull’occupazione o sulla partecipazione sociale.[3] Il
quadro comune europeo di riferimento per la
conoscenza delle lingue del Consiglio Europeo
fornisce un punto di riferimento per l’impostazione
degli standard e la valutazione dei risultati a livello
internazionale. I dati PISA dell’OCSE forniscono un
quadro per la lettura della performance dei giovani di
seconda generazione nelle scuole. Nessuno di questi
audit concerne le competenze linguistiche degli
adulti. Gli unici dati ufficiali europei sono rappresentati
dalle competenze linguistiche auto-riferite dal
pubblico generale all’interno dell’Eurobarometro
Speciale 243 del 2006 su Europei e le loro lingue.
34 /
L’Immigrant Citizens Survey aiuta a colmare la
lacuna con le abilità e difficoltà linguistiche autoriferite dagli immigrati. Quale(i) lingua(e) gli immigrati
parlano da bambini ? In quale(i) altra(e) lingua(e) gli
immigrati possono intrattenere una conversazione ?
10. Per maggiori dettagli, vedere il progetto in corso del British Council’s ’Language
Rich Europe’.
11. Eurobarometro qualitativo, ’Integrazione degli immigrati : Report aggregato’ Maggio
2011 http ://ec.europa.eu/public_opinion/archives/quali/ql_5969_migrant_en.pdf
[3] Per le Fiandre vedere Pauwels, F. e Lamberts, M. (2010). Per la Francia vedere il
sondaggio longitudinale ELIPA. Per la Germania vedere il Schuller Karin, Lochner
Per decine di anni un’ampia gamma di attori ha
intrapreso iniziative per offrire corsi gratuiti agli
immigrati e a gruppi target specifici (p.e. rifugiati,
donne). I corsi di lingua ufficiali e d’integrazione dello
Stato sono iniziati solamente negli anni 90’.
Programmi d’integrazione ufficiali sono attualmente in
fase di sviluppo in Italia e al vaglio in Catalogna e
Vallonia. I programmi d’integrazione obbligatoria sono
gratuiti o a basso costo nella regione belga delle
Fiandre (Inburgeringstraject), Francia (Contrat d’accueil
et d’intégration) e Germania (Integrationskurse).
L’offerta linguistica è molto ampia in Germania (6001.200 ore). Tutti offrono alcune forme di orientamento
sociale, ivi compresa la valutazione delle competenze
iniziali in Francia e l’orientamento professionale nelle
Fiandre. Corsi di lingua gratuiti volontari sono forniti in
Portogallo (Português para Todos – PPT) e in Spagna,
in particolar modo in Catalogna. Nella regione belga
della Vallonia, corsi di lettura e scrittura promuovono
l’apprendimento della lingua tra differenti gruppi target.
In Ungheria i corsi di lingua delle ONG e delle scuole
sono molto limitati.
Susanne and Rother Nina (2011) : www.bamf.de/SharedDocs/Anlagen/DE/
Publikationen/Forschungsberichte/fb11-integrationspanel.html. Per una panoramica
generale vedere Strik, T. et al. (2010) INTEC Draft Synthesis Report on Integration &
Naturalisation
tests :
www.rgsl.edu.lv/images/stories/INTEC/synthesis %20
intec %20final %20.pdf
due o più lingue in più in questi tre Paesi dell’ICS. Al
contrario molti belga hanno affermato di parlare due
o più lingue rispetto a quanto fanno gli immigrati in
tutte e tre le città del Belgio dell’ICS. Nell’ambito
dell’ICS, un numero superiore di immigrati ha
affermato di conoscere due o più lingue ad Anversa
(53 %) rispetto a Bruxelles o a Liegi (36 % e 34 %) e
a Barcellona (32 %) e a Madrid (10 %).
LINGUE
Nei Paesi dell’ICS, 12 molti degli immigrati di prima
generazione intervistati sono multilingua. Circa un
immigrato su quattro di Berlino, Bruxelles, Liegi e
delle città del Portogallo sono cresciuti in famiglie
nelle quali venivano parlate più di una lingua. Oltre
alle loro lingue madri, gli immigrati generalmente
parlano più lingue rispetto alle persone nel
Paese nel quale vivono, secondo i risultati ottenuti
dal confronto dell’ICS con l’Eurobarometro del
2006. Una percentuale leggermente maggiore parla
almeno una lingua in più in tutti e sei i Paesi, in
particolar modo se paragonato ai portoghesi, agli
ungheresi e agli italiani. Un numero leggermente
superiore di immigrati ha anche riferito di parlare
/ 35
12.I dati provenienti dalle città Francesi sul numero delle lingue parlate non sono stati
inclusi per ragioni di comparabilità.
Figura 11. Hai avuto problemi a imparare la lingua?
100%
90%
LINGUE
80%
70%
64%
60%
50%
50%
73%
68%
71%
71%
67%
57%
57%
52%
57%
44%
40%
30%
24%
31%
28%
20%
10%
(N=407)
(N=113)
Madrid
Barcell
l
(N=72)
Setuba
a
Lisbon
Faro
(N=371) (N=213) (N=141)
Napoli
Milano
est
Budap
Stocca
rda
(N=481) (N=534) (N=728) (N=378)
Berlino
Parigi
(N=160) (N=364)
Lione
Liegi
es
(N=295) (N=181)
Bruxell
Anvers
a
(N=194)
ona
0%
Nota: "Non lo so" al di sotto del 5% ad eccezione di Anversa (29,7%), Bruxelles (9,6%), Liegi (14,4%).
Imparare una nuova lingua
Imparare la lingua ha rappresentato più di un
problema per i non madrelingua 13 nelle città del
Portogallo, dell’Italia e della Francia rispetto alle città
della Germania o a Madrid. La Figura 11 mostra
quanti non madrelingua hanno riferito le motivazioni
che li hanno scoraggiati nell’apprendimento della
lingua. 14 Circa il 60-70 % di immigrati nelle città di
Portogallo, Italia e Francia ha menzionato una o più
ragioni che hanno impedito loro di imparare meglio la
lingua. Al contrario le percentuali sono comprese tra il
24 % e il 30 % nelle città della Germania e a Madrid. 15
36 /
13.I madrelingua hanno rappresentato la maggior parte degli immigrati intervistati
nelle città Portoghesi e Spagnole, una larga parte nelle città Francesi e a
Budapest e circa un quarto a Bruxelles e Liegi. Non ci sono madrelingua Italiani
nelle città Italiane o Catalani a Barcellona.
14.La cifra per Barcellona rappresenta sia le persone che hanno incontrato
problemi a imparare lo Spagnolo sia le persone che hanno incontrato problemi
a imparare il Catalano.
15.Nella maggior parte dei casi le interviste sono state condotte nelle lingue del
Paese. Inoltre gli immigrati che hanno vissuto nel Paese per molti anni potrebbero
non ricordare i problemi che hanno incontrato all’inizio oppure non hanno mai
visto la necessità di un apprendimento strutturato della lingua.
Figura 12. Hai avuto problemi a imparare la lingua?
60%
50%
LINGUE
40%
30%
20%
Motivazione
Tempo da dedicare allo studio
rometr
o
(N=1025)
Euroba
Spagn
a
(BAR,
MAD)
rometr
o
(N=1000) (N≥457)
Euroba
(N≥397)
Port
(FAR, L ogallo
IS, SET
)
rometr
o
(N=1000)
Euroba
(N≥728)
Itali
(MIL, N a
AP)
romete
r
(N=1015)
Euroba
Unghe
ria
(BUD)
rometr
o
(N=1557) (N≥655)
Euroba
Germa
n
(BER, S ia
TU)
metro
(N≥1012) (N=≥997)
Euroba
ro
(N≥524)
Francia
(LIO, P
AR)
(ANV, B
(N=1000)
Euroba
ro
(N≥664)
Belgio
RU, LIE
)
0%
metro
10%
Informazioni
Nota: "Non lo so" al di sotto del 5% ad eccezione di Anversa (≤18,7%), Ungheria (≤10,4%) e Italia (≤14,4%).
Nota: I test statistici mostrano una significativa differenza tra Anversa (22,2%) e Bruxelles (10,4%) per "insegnamenti, metodi, materiale", tra Berlino (8,7%) e Stoccarda
(15,2%) per "tempo a disposizione per studiare", tra Milano (33,8%; 11,8%) e Napoli (19,1%; 18,2%) per "motivazione" e "informazioni", tra Lisbona (52,2%) e Setubal
(33,8%) per "Tempo da dedicare allo studio", tra Faro (43,0%, 2,4%) e Lisbona (21,7%, 8%) per "Motivazione" e "Insegnamento, metodi e materiale", tra Barcellona
(41,8%, 24,8%) e Madrid (14,1%, 6,6%) per "Tempo a dedicare allo studio" e "Motivazione" (per tutti differenze p ≤ 0,05.
Quali sono i principali ostacoli incontrati dai non
madrelingua nell’imparare la lingua del Paese nel quale
vivono ? Si tratta di mancanza di informazioni, costi,
corsi di scarsa qualità, motivazione personale o tempo
a disposizione ? La Figura 12 mostra quali di queste
ragioni possono avere personalmente scoraggiato i
non madrelingua dall’apprendere la lingua. Il grafico
mostra inoltre i principali problemi che gli immigrati
hanno incontrato nell’apprendimento della lingua
rispetto a quelli incontrati dal pubblico generale nello
stesso Paese durante l’apprendimento di nuove
lingue, conformemente all’Eurobarometro del 2006.
In molte città non ha predominato una ragione in
particolare. Più di un non madrelingua su tre ha
riferito di non avere sufficiente tempo a disposizione
per studiare a Budapest e nelle città della Francia,
dell’Italia, del Portogallo e della Spagna. La metà ha
affermato di non avere tempo a sufficienza per
studiare nelle città italiane e portoghesi. La
mancanza di motivazione o di informazioni ha
rappresentato un problema minore nella maggior
parte dei Paesi. Tra un quarto e un terzo di intervistati
non madrelingua ha affermato di non essere
abbastanza motivato per imparare l’ungherese
(27 %), l’italiano (32 %) o il portoghese (28 %). Un
numero più basso di immigrati ha sperimentato
questi tipi di problemi nelle città tedesche rispetto a
Budapest e alle città francesi, italiane e portoghesi.
Per gli immigrati, come per la maggior parte
delle persone, il tempo rappresenta il principale
problema che ostacola l’apprendimento di una
nuova lingua. Il tempo per studiare è stato il
problema più citato sia dai non madrelingua nelle
città dell’ICS che dal complesso della popolazione
residente
in
ciascun
Paese
dell’ICS
nell’Eurobarometro del 2006. Il confronto
suggerisce che il tempo per studiare ha
rappresentato il problema più grande per i non
madrelingua nelle città di Italia e Portogallo.
Ottenere le informazioni sulle opportunità di
apprendimento rappresenta un ulteriore problema
per i non madrelingua nelle città del Belgio, Francia,
Ungheria, Italia e Portogallo.
/ 37
Figura 13. Hai partecipato a un corso d'integrazione?
50%
47%
45%
LINGUE
40%
46%
40%
39%
35%
35%
33%
31%
30%
32%
31%
26%
25%
19%
20%
23%
21%
20%
14%
15%
10%
5%
(N=408)
(N=107)
ona
Madrid
Barcell
l
(N=76)
Setuba
a
Lisbon
Faro
(N=400) (N=219) (N=153)
Napoli
Budap
Stocca
Milano
Berlino
est
Lione
rda
(N=493) (N=546) (N=667) (N=937)
Parigi
(N=160) (N=366)
Liegi
(N=306) (N=199)
Bruxell
Anvers
a
(N=269)
es
0%
Nota: "Non lo so" al di sotto del 5% a eccezione di Anversa (5,2%), Bruxelles (5,2%) e Liegi (9,5%).
Corsi di lingua e di integrazione
In tutte le città dell’ICS, un’ampia platea di non
madrelingua ha partecipato a un corso di lingua o di
integrazione nel Paese. 16 La Figura 13 mostra quale
percentuale ha iniziato o completato un corso.
L’ICS ha posto domande specifiche in merito ai
corsi d’integrazione ufficiali ad Anversa, Berlino e
Stoccarda e a corsi di lingua sponsorizzati dal
governo a Budapest e Barcellona (di catalano o
Spagnolo), Madrid (spagnolo) e nelle città del
38 /
16.Certamente i corsi di lingua possono essere o meno il metodo principale che gli
immigranti usano per imparare una lingua. Gli immigranti possono prendere
lezioni informali, studiare a casa, parlare con madrelingua e utilizzare i mass
media, allo stesso modo di quanto dichiarato dagli intervistati dell’Eurobarometro
2006 circa gli strumenti utilizzati per imparare le lingue straniere.
Portogallo (PPT- portoghese per Tutti). Agli
immigrati in altre città sono state poste domande in
merito a corsi di lingua o d’integrazione in generale.
Corsi nella lingua locale sono stati frequentati da
almeno il 30 % di non madrelingua nelle città della
Germania, a Milano, Faro e Madrid, 40 % ad
Anversa (olandese) e a Barcellona (spagnolo o
catalano) e quasi la metà a Lione e Parigi.
Figura 14. In quale modo ti ha aiutato il corso d'integrazione?
100%
90%
LINGUE
80%
70%
60%
50%
Lingua base
Vocabolario lavoro
Maggiore coinvolgimento
(N≥50)
(N=124)
(N≥28)
Madrid
(N≥38)
Barcell
ona
Spagn
oli
Barcell
ona
Catala
ni
Milano
(N≥67)
Lisbon
a
est
(N≥88)
Faro
(N≥125)
Napoli
(N≥101)
Budap
(N≥173)
rda
(N≥146)
Stocca
(N≥163)
Berlino
(N≥69)
Lione
(N≥42)
Liegi
(N≥52)
Bruxell
es
Anvers
a
(N≥95)
Parigi
40%
Accesso al lavoro
Nota: "Non lo so" al di sotto del 5% ad eccezione di Anversa (6,5%), Bruxelles (10,2%) e Budapest (≤25,2%), Setubal ha mostrato un numero insufficiente
di risposte. Barcellona (SP) si riferisce agli studenti Spagnoli a Barcellona, Barcellona (CT) si riferisce agli studenti Catalani a Barcellona.
I partecipanti a molti corsi hanno fornito, con una
maggioranza schiacciante, un giudizio positivo
sull’effetto dell’apprendimento della lingua e altri
risultati dell’integrazione. La Figura 14 mostra quanti
partecipanti ritengono che il corso li abbia aiutati
poco o tanto. I corsi hanno aiutato la maggior parte
dei partecipanti non solo a imparare le basi della
lingua, ma anche il vocabolario specifico del quale
avevano necessità per i loro lavori o competenze. I
partecipanti erano leggermente più entusiasti
dell’offerta linguistica completa nelle città del Belgio,
a Berlino, nelle città italiane, a Faro e nelle città
spagnole e leggermente meno entusiasti a
Stoccarda, Budapest e Lisbona. I corsi hanno
altresì aiutato molti partecipanti a sentirsi più
coinvolti nella loro comunità in molte città ma in
misura maggiore a Madrid, nelle città tedesche e in
quelle portoghesi rispetto a Budapest, Barcellona e
nelle città italiane. Un numero minore di partecipanti
ha affermato che il corso è stato loro di aiuto per
migliorare la propria condizione lavorativa, in
particolar modo ad Anversa, Barcellona, Budapest,
Napoli e Stoccarda. La soddisfazione è stata
maggiore a Liegi, Berlino, Faro e Madrid. Nel
complesso i corsi sono stati ampiamente percepiti
come utili per l’apprendimento della lingua. I
risultati dell’ICS suggeriscono inoltre che i corsi
potrebbero essere collegati in modo migliore con
i servizi di formazione e professionali.
/ 39
40 /
LINGUE
Partecipazione
Partecipazione
civica e politica
civica e
politica
/ 41
Partecipazione
civica e
politica
Partecipazione
civica e politica
In questo Paese fai parte
di un partito politico o di
un gruppo ? Sindacato ?
Organizzazione di
immigrati o un altro
tipo di organizzazione ?
Hai votato per le ultime
elezioni politiche o
amministrative
in questo Paese ?
Voteresti se domani ci
fossero le elezioni
generali (e tu avessi il
diritto al voto) ?
Conosci un’associazione
gestita da immigrati ?
Hai sentito parlare di un
organo consultivo
per gli immigrati ?
Per quale motivo
non hai votato ?
Voteresti se domani
ci fossero le elezioni
generali (e tu avessi il
diritto al voto) ?
42 /
Volete vedere tutte le risposte? Andate su www.immigrantsurvey.org
Conclusioni
principali
Partecipazione
civica e politica
La maggior parte degli immigrati è
interessata a votare (più spesso di quanto
non lo siano i cittadini aventi diritto).
La maggior parte degli immigrati desidera
una maggiore diversità nella politica
– e molti desiderano votare per promuoverla.
La diffusa partecipazione degli immigrati
alla vita civica varia da città a città e da
un’organizzazione all’altra.
La partecipazione degli immigrati a
un’associazione di volontariato dipende in
larga parte dal loro contesto locale e
nazionale.
/ 43
Partecipazione
civica e politica
L’apertura di opportunità politiche agli stranieri è
indice di un Paese che si fida dell’immigrazione. I
governi in Europa spesso danno opportunità
politiche e riformulano le leggi sulla cittadinanza
come riconoscimento del fatto che sono diventati
Paesi di immigrazione. Un numero maggiore di
residenti può partecipare alla vita democratica con
l’espansione dei diritti di voto, la creazione di organi
consultivi forti e indipendenti, il finanziamento di
nuove associazioni e l’adozione di politiche di
diversità nelle principali organizzazioni. Questi diritti
sono stati promossi attraverso la legislazione
internazionale ed europea in particolar modo
attraverso la Convention sulla partecipazione degli
stranieri alla vita pubblica a livello locale del Trattato
di Mastricht del Consiglio d’Europa del 1992 della
UE. La Commissione Europea ha raccomandato
che se i governi desiderano promuovere la
partecipazione democratica, la solidarietà e lo
spirito di appartenenza alla società, quale parte
dell’impegno verso i Principi Fondamentali Comuni
dell’Unione Europea, questi devono migliorare le
politiche di partecipazione alla vita politica.
Rispetto ad altre aree della vita, come l’occupazione o
l’istruzione, la partecipazione politica degli immigrati
riceve meno attenzione da parte dei policy-maker e
dei ricercatori dei Paesi della UE. I ricercatori faticano a
reperire fonti di dati solide per misurare e confrontare
la cittadinanza attiva. 17 Tuttavia singoli stati dell’Unione
Europea, come la Germania, hanno iniziato a includere
gli indicatori di partecipazione politica (p.e. tassi di
adesione e volontariato) nel loro monitoraggio
dell’integrazione nazionale. Nuove ricerche mostrano
che la partecipazione politica degli immigrati è
determinata da un mix di opportunità politiche,
discorsi pubblici, caratteristiche degli immigrati (p.e.
livello di istruzione, durata della residenza e lingua) e
del loro vissuto (p.e. situazione politica nel Paese di
origine). Quando i dati sono disponibili, gli immigrati
spesso risultano essere sottorappresentati tra gli
aventi diritti al voto, i funzionari eletti e i membri dei
partiti politici. I modi in cui gli immigrati partecipano
potrebbero essere meno visibili o compresi rispetto
alle forme convenzionali di partecipazione nel loro
Paese di residenza.
44 /
L’Immigrant Citizens Survey (ICS) rinforza questo
corpo di conoscenza in crescita con domande che
sono in gran parte pertinenti alle politiche di
partecipazione alla vita politica. Gli immigrati extra
17. Vedere Morales Laura, Guigni Marco (Ed.), Social Capital, Political Participation
and Migration in Europe. Migration, Minorities and Citizenship (London 2011),
ISBN 978-0-230, Wuest, Andreas et al (Ed). The Political Representation of
Immigrants and Minorities, Routledge (Oxon 2011).
UE sarebbero disposti a votare se ne avessero il
diritto ? Vorrebbero una maggiore diversità
all’interno del parlamento e perché ? Gli immigrati
affermano di essere membri di sindacati o partiti
politici all’interno del Paese ? Sono a conoscenza di
ONG guidate da immigrati od organi consultivi ?
Entrerebbero a far parte di queste o di altre
organizzazioni ?
Il Migrant Integration Policy Index (MIPEX) del 2010
mostra che gli immigrati extra UE che non sono
naturalizzati godono solo di alcune opportunità legali
per ottenere informazioni e migliorare le politiche
locali o nazionali che influiscono sulla loro vita
quotidiana. Essi possono formare associazioni e
unirsi a sindacati o partiti politici. Francia, Germania e
Italia attualmente non concedono il diritto di voto ai
cittadini extra UE. Gli altri Paesi dell’ICS concedono
diritti di voto locali a categorie limitate di immigrati.
Soltanto i possessori di alcune nazionalità possono
votare in Spagna e in Portogallo a causa degli
accordi di reciprocità che consentono di votare,
mentre il permesso CE per lungo soggiornanti è
richiesto in Ungheria e cinque anni di residenza (oltre
alla registrazione) in Belgio. Organi consultivi statali
sono assenti in Ungheria ; di recente costituzione ma
ancora deboli in Portogallo, in Spagna e in alcune
città italiane (non a Milano e a Napoli) ; più forti nella
regione belga delle Fiandre rispetto alla Vallonia e a
Bruxelles e leggermente più forti nelle città della
Germania e stati federali. L’analisi MIPEX suggerisce
che i Paesi caratterizzati da una politica scarsa o
assente sulla partecipazione alla vita politica degli
immigrati hanno anche la tendenza a rendergli
difficile l’ottenimento della cittadinanza (p.e.
Ungheria). I Paesi con alcune politiche concernenti la
partecipazione degli stranieri alla vita politica sono
spesso i Paesi che facilitano il loro accesso alla
cittadinanza (p.e. il Portogallo più del Belgio e in certa
misura la Germania). In confronto Paesi come la
Francia, l’Italia e la Spagna privilegiano un percorso
(o accesso per un gruppo) rispetto a un altro.
Figura 15. Saresti disposto a votare in un'elezione domani?
100%
90%
80%
70%
60%
50%
40%
30%
Partecipazione
civica e politica
20%
10%
0%
agna
EVS Sp
Madrid
ona
o
Barcell
rtogall
l
Setuba
EVS Po
Lisbon
a
Faro
lia
EVS Ita
Napoli
a
Milano
ngheri
est
EVS U
Budap
rda
erman
ia
Stocca
EVS G
ncia
Berlino
Parigi
EVS Fra
Lione
EVS Be
lgio
Liegi
es
Bruxell
Anvers
a
(N=276) (N=389) (N=277) (N=1474) (N=306) (N=653) (N=1455)(N=526) (N=567) (N=1864) (N=1141)(N=1459) (N=361) (N=375) (N=1387) (N=375) (N=429) (N=389) (N=1351) (N=377) (N=539) (N=1269)
Nota: "Non lo so" al di sotto del 6% ad eccezione di Anversa (11%), Berlino (11,9%), Milano (8%), Napoli (6,5%), Barcellona (6,5%).
Votare
Il prossimo capitolo sulla cittadinanza rivela che gli
immigrati intervistati nella maggior parte dei Paesi
ICS sono o desiderano diventare cittadini, il che li
rende idonei a votare in qualsiasi tipo di elezione.
Ma gli immigrati desiderano realmente votare ?
Nelle città dell’ICS, la maggior parte degli
immigrati vorrebbe votare (se ne avesse il
diritto). La Figura 15 mostra la percentuale che ha
risposto affermativamente all’ipotetica domanda se
avrebbero votato in caso di elezioni domani. Ai
cittadini extra UE è stato inoltre chiesto se
sarebbero disposti a votare se avessero la
possibilità di farlo. Nelle città di Spagna, Portogallo
e Francia, l’interesse a votare è alto tra gli immigrati
extra UE intervistati, così come lo è stato tra la
popolazione generale quando è stata posta la
domanda per l’European Values Study del 2008
(85 %, 72 % e 90 % rispettivamente). Una
percentuale compresa tra il 70 e l’80 % di immigrati
intervistati mostra interesse al voto, sebbene
leggermente inferiore rispetto alla popolazione
generale, nelle città italiane e del Belgio (dove votare
è obbligatorio). Maggioranze più ristrette sono
interessate a Budapest (63 %). Le maggioranze a
favore sono state molto più ampie tra gli immigrati
naturalizzati nelle città italiane e portoghesi e molto
più ampie a Budapest e nelle città del Belgio.
L’interesse era alto tra cittadini naturalizzati e non
naturalizzati nelle città francesi e spagnole.
/ 45
Figura 16. Pensi che sarebbero necessari più MP con un background da emigrante?
100%
90%
80%
77%
75%
79%
82%
75% 76%
87%
79%
81%
74%
66%
70%
78%
73% 75%
64%
60%
50%
43%
40%
47%
40%
35%
44%
30%
Partecipazione
civica e politica
20%
10%
0%
rometr
o
Euroba
Madrid
ona
Barcell
rometr
o
l
Euroba
Setuba
Lisbon
a
Faro
rometr
o
Euroba
Napoli
Milano
rometr
o
a
Euroba
Stocca
rd
Berlino
rometr
o
Euroba
Parigi
Lione
rometr
o
Euroba
Liegi
es
Bruxell
Anvers
a
(N=184) (N=281) (N=171) (N=1032) (N=73) (N=169) (N=1009) (N=500) (N=500) (N=1570) (N=362) (N=369) (N=1019) (N=308) (N=396) (N=337) (N=1011) (N=376) (N=522) (N=1012)
Nota: Le risposte "Non lo so" a questa domanda sono state alte a livello generale: Anversa (9,9%), Bruxelles (10,1%), Liegi (13%), Berlino (16,2%), Stoccarda (16,3%),
Milano (8,4%), Napoli (7,5%), Faro (22,8%), Lisbona (12,3%), Setubal (16,7%), Barcellona (8,4%), Madrid (9,8%). Budapest è stata esclusa dall'analisi in quanto il
concetto di un MP con un background da emigrante poteva essere facilmente soggetto a fraintendimento.
La maggior parte degli immigrati desidera una
maggiore diversità nella politica – e molti
desiderano votare per promuoverla. Agli
intervistati è stata posta una domanda, tratta
dall’Eurobarometro del 2006 sulla Discriminazione
all’interno della UE in merito al loro pensiero circa la
necessità potenziale o definitiva nei loro Paesi di
avere un numero maggiore di deputati con un
vissuto da immigrati. La Figura 16 mostra che il
consenso è stato significativamente elevato in tutti e
sei i Paesi (75-85 %).
46 /
18. Queste percentuali sono state leggermente più piccole nelle città tedesche.
Quando è stata fatta questa domanda, una
percentuale compresa tra l’80 % e il 95 % 18 ha
risposto che deputati con un vissuto da immigrati
potrebbero capirli meglio, rappresentarli meglio
e potrebbe essere importante dal punto di vista
simbolico per il Paese. Una percentuale compresa
tra il 60 % e il 92 % ha inoltre affermato che
sarebbe più propensa a votare per candidati diversi.
Il sostegno agli immigrati in quanto candidati è stato
altrettanto elevato tra gli immigrati naturalizzati, ivi
compresi i potenziali elettori (quelli che vorrebbero
votare in un’elezione domani). Le città nelle quali il
supporto per questi specifici argomenti è stato più
basso sono state quelle tedesche. Qui, per
esempio, solamente una minoranza di immigrati
intervistati voterebbe per deputati con un vissuto da
immigrati (senza prendere in considerazione il loro
orientamento politico) giusto per aumentare la
diversità etnica all’interno del Bundestag.
Figura 17. Perchè?
100%
90%
80%
70%
60%
50%
40%
30%
20%
Partecipazione
civica e politica
10%
Migliore rappresentazione
(N≥325)
Madrid
ona
(N=227)
Barcell
(N≥259)
l
(N≥291)
Setuba
(N≥183)
Lisbon
a
Milano
Importante dal punto di vista simbolico
(N≥270)
Faro
(N≥285)
Napoli
(N≥381)
rda
(N≥388)
Stocca
(N≥120)
Berlino
Liegi
(N≥52)
Parigi
(N≥123)
Lione
(N≥190)
Bruxell
Anvers
a
(N≥105)
es
0%
Voto
Nota: "Non lo so" al di sotto del 6% a eccezione di Anversa (≥26,4%), Bruxelles (≥10%), Liegi (≥8,2%), Milano (≥9,5%), Napoli (≥9,6%), Barcellona (≥15,9%),
Madrid (≥16,1%). Budapest è stata esclusa da questa domanda in quanto i partner scientifici hanno riferito che il concetto di un MP con un background
di immigrati poteva essere facilmente frainteso.
Questi risultati sul sostegno alla diversità nella politica
sottolineano
l’importanza
dell’apertura
delle
organizzazioni civiche e politiche, così come dei
partiti politici, al fine di aumentare la partecipazione
politica degli immigrati. Tuttavia ampie porzioni
dell’opinione pubblica non ritengono questa
questione particolarmente importante per loro.
Conformemente all’Eurobarometro del 2006,
solamente una percentuale compresa tra il 40 % e il
45 % dell’opinione pubblica in questi Paesi concorda
sul fatto che debbano essere presenti più deputati
con un differente vissuto etnico (vedere la
precedente Figura 16). Il sostegno varia leggermente
tra i Paesi dell’ICS. Per ora solamente la metà
dell’opinione pubblica del Paese è convinta quanto
gli immigrati. Questa differenza di priorità è imputabile
a diverse correnti e dinamiche all’interno delle
organizzazioni, in quanto queste decidono se e
come accogliere la diversità nelle loro fila. 19
/ 47
19.Alex Kirchberger et al, Becoming a Party of Choice : a Tool for Mainstreaming
Diversity. (Brussels : Migration Policy Group, 2012). www.migpolgroup.com/
public/docs/Becoming_a_Party_of_Choice_Mainstreaming_Diversity_in_Political_
Parties_FULL_REPORT_EN_01.12.pdf
Tabella 3 : Appartenenza a sindacati e a organizzazioni politiche
Sindacati
ICS 2011
Anversa
(N=279)
Belgio
Bruxelles
(N=408)
Liegi
(N=296)
Partecipazione
civica e politica
Lione
Francia
(N=315)
Parigi
(N=670)
Berlino
Germania
(N=577)
Stoccarda
(N=580)
Ungheria
Budapest
(N=1162)
Milano
Italia
(N=396)
Napoli
(N=398)
Faro
(N=405)
Portogallo
Lisbona
(N=448)
Setubal
(N=402)
Barcellona
Spagna
(N=400)
Madrid
(N=554)
Org. politica
EVS 2008
(N=11.102)
11,8 %
19,6 %
ICS 2011
15,1 %
9,8 %
1,9 %
5,4 %
9,1 %
2,8 %
4,3 %
1,4 %
0,3 %
6,8 %
1,9 %
3,6 %
1,7 %
3,7 %
14,6 %
2,2 %
0,6 %
1,8 %
5,5 %
3,7 %
6,5 %
3,2 %
1,2 %
1,2 %
4,3 %
4,2 %
0,7 %
3,4 %
2,0 %
2,7 %
0,5 %
4,8 %
1,1 %
4,1 %
3,0 %
5,1 %
0,7 %
(N=11202)
7,6 %
19,9 %
4,5 %
EVS 2008
4,8 %
0,5 %
Nota : “ Non lo so ” al di sotto del 5 % ad eccezione di Anversa (≤10 %)
48 /
Organizzazioni civiche e politiche
In linea generale, la partecipazione riferita dagli
immigrati alla vita civica varia da città a città e da
un’organizzazione all’altra. La Tabella 3 fornisce un
elenco delle percentuali di immigrati intervistati che
hanno riferito di essere stati membri di un sindacato
o di un gruppo/partito politico. I risultati delle città
per gli immigrati intervistati sono stati confrontati
con i risultati nazionali per la popolazione generale
ricavati dall’European Values Study (2008). In molti
casi un numero minore di immigrati riferisce di
essere stato membro di questi tipi di organizzazioni.
In poche città un numero maggiore riferisce di
essere membro rispetto alla popolazione generale
del Paese.
L’appartenenza sembra dipendere in larga parte
dal contesto locale e nazionale. L’appartenenza
sembra dipendere in larga parte dal contesto locale
e nazionale. Moltissimi immigrati affermano di
appartenere a sindacati nelle città del Belgio, della
Francia e dell’Italia e a Budapest, e in percentuali
paragonabili o superiori a quelle della popolazione
generale nel Paese. Una percentuale inferiore di
immigrati ha dichiarato l’appartenenza ad
associazioni sindacali nelle città della Germania,
della Spagna e del Portogallo rispetto alla
popolazione generale in questi Paesi.
Un numero inferiore di immigrati intervistati è stato
membro di partiti o gruppi politici rispetto ai sindacati.
Figura 18. Conoscenza e appartenenza a organizzazioni di immigrati
50%
45%
45%
38%
32%
28%
27%
15%
6%
(N≥394)
(N≥442)
(N≥395)
(N≥400)
(N≥554)
Madrid
(N≥398)
ona
(N≥1164) (N≥388)
l
(N≥590)
Conoscenza di ONG di immigrati
4%
3%
Budap
est
(N≥584)
Stocca
(N≥669)
Berlino
(N≥315)
Lione
(N≥294)
Liegi
(N≥406)
Bruxell
es
Anvers
a
(N≥279)
Parigi
0%
7%
0%
rda
0%
7%
Barcell
6%
Lisbon
a
7%
12%
Partecipazione
civica e politica
6%
5%
13%
Napoli
13%
23%
20%
Milano
11%
21%
Setuba
21%
20%
Faro
25%
10%
44%
44%
39%
35%
15%
46%
40%
40%
30%
44%
Appartenenza a Organizzazione etnica/ di immigrati
Nota: "Non lo so" al di sotto del 5% ad eccezione di Anversa (9,1%).
Ancora una volta molti più immigrati nelle città di
Belgio, Francia, Budapest e a Napoli hanno riportato
l’appartenenza a un’organizzazione politica, anche su
livelli simili alla media nazionale. L’appartenenza a
organizzazioni politiche risulta essere più bassa a
Milano e nelle città di Germania, Portogallo e Spagna.
Il rapporto degli immigrati con le loro organizzazioni
varia significativamente da un Paese all’altro e da una
città all’altra. La Figura 18 presenta la percentuale di
immigrati che ha affermato di conoscere o di aver
partecipato a un’organizzazione etnica o di immigrati
(definita a grandi linee come un gruppo a supporto
degli interessi sociali, culturali o politici degli immigrati). Il
numero di intervistati membri di un’organizzazione di
immigrati non è più elevato rispetto al numero di
appartenenti ai sindacati o alle organizzazioni politiche.
In generale l’appartenenza a organizzazioni di immigrati
non è stata significativamente più alta attraverso la
maggior parte delle città dell’ICS. Nessun immigrato ha
affermato di essere stato membro di un’organizzazione
etnica o di immigrati nelle città della Germania mentre
un numero decisamente basso ha dichiarato di esserlo
stato a Budapest e nelle città di Spagna e Francia. Un
numero più alto di intervistati ad Anversa e a Bruxelles
rispetto a Liegi, a Faro e Setubal rispetto a Lisbona e a
20.Agli immigrati sono state fatte domande anche in merito all’appartenenza ad
“ altre organizzazioni ” (p.e. organizzazioni sportive, culturali, sociali, religiose,
locali, professionali, umanitarie e ambientali). L’appartenenza si è mostrata simile
attraverso le 15 città (15-21 %). L’ ”altra ” categoria non è idonea per un confronto
con il pubblico generale a causa dell’estesa definizione e interpretazione di
questa categoria.
Napoli rispetto a Milano ha affermato di essere membro
di diversi tipi di organizzazioni di immigrati. 20
In generale, la conoscenza da parte degli immigrati
delle loro organizzazioni è risultata più alta a
Bruxelles, a Stoccarda, a Barcellona e nelle città di
Italia e Portogallo. Qui quasi un immigrato intervistato
su due ha saputo menzionare un’associazione gestita
da immigrati o da minoranze etniche. Solamente una
percentuale compresa tra il 15 % e il 20 % ha saputo
dare una risposta nelle città francesi, a Liegi e a Madrid.
Per quanto concerne le altre domande dell’ICS,
soltanto una minoranza in tutte le città ha sentito
nominare organismi consultivi per gli immigrati a livello
locale, regionale o nazionale. 21
Questi risultati sollevano domande in merito alle
organizzazioni di immigrati : come vengono definite da
immigrati e governi e quali ruoli giocano per i loro
finanziatori e per i differenti tipi di immigrati ? Esse
possono essere associazioni registrate, network
transnazionali o meeting informali. Possono agire
come gruppi di patrocinio autofinanziati, istituzioni
culturali e religiose, fornitori di servizi finanziati dal
governo o rappresentanti dei loro Paesi di origine. Al
fine di spiegare le differenze tra le città un’ulteriore
ricerca può chiarire tutte queste forme di
partecipazione e auto-organizzazione di immigrati. 22
21.Vai on-line per vedere le informazioni specifiche circa la conoscenza degli organi
consultivi locali, regionali e nazionali da parte degli immigrati, www.
immigrantsurvey.org
22.Per l’analisi di queste domande vedere Localmultidem 2011.
/ 49
50 /
Partecipazione
civica e politica
Ricongiungimento
famigliare
Ricongiungimento
famigliare
/ 51
Ricongiungimento
famigliare
Qual è il tuo
stato civile ?
Ricongiungimento
famigliare
Qual è la nazionalità
del tuo coniuge ?
Hai fatto richiesta per il
ricongiungimento
famigliare ?
Quali problemi hai
incontrato durante la
richiesta per
la cittadinanza ?
Vorresti fare richiesta
per il ricongiungimento
famigliare ?
Se no, perchè ?
52 /
Quante persone vivono
nella tua casa ?
Quando ti sei spostato
per venire qui, avevi un
compagno o un bambino che
vivevano fuori dal Paese ?
Quando hai fatto
richiesta ?
Qual è stato l’esito
della tua richiesta ?
In quale modo questo
ricongiungimento ti è
stato di aiuto ?
In quale modo questo
ricongiungimento
ti è stato di aiuto
a livello personale ?
Volete vedere tutte le risposte? Andate su www.immigrantsurvey.org
Conclusioni
principali
Pochi immigrati di prima generazione si sono
separati dal partner o dai figli.
Ricongiungimento
famigliare
La maggior parte delle famiglie separate
si è già riunita nella maggior parte
dei Paesi intervistati.
La maggior parte degli immigrati separati
oggi non desidera fare richiesta per il
ricongiungimento famigliare, alcuni per
motivi famigliari altri per gli ostacoli politici.
Il ricongiungimento famigliare aiuta gli
immigrati a migliorare la propria vita
famigliare, lo spirito di appartenenza
e spesso altri esiti dell’integrazione.
/ 53
Ricongiungimento
famigliare
Oggi il ricongiungimento famigliare è principalmente
presentato nei database pubblici come principale
canale di immigrazione per le persone che si
spostano verso la UE. Gli attori politici si
concentrano sul numero di permessi rilasciati per il
ricongiungimento famigliare, che viene raccolto dagli
enti statistici nazionali e riferiti ad Eurostat. Queste
statistiche sono spesso i soli fatti concreti che
vengono presentati in seno a questo ampio dibattito
in merito al diritto al ricongiungimento famigliare e ai
suoi effetti sugli immigrati e sulle società. Il
ricongiungimento famigliare non è solo un canale
per l’immigrazione delle famiglie ma anche il punto di
partenza per l’integrazione. Riunire una famiglia può
aumentare la stabilità socioculturale del suo sponsor
e la partecipazione dei membri della famiglia riunita,
così come la vita sociale e famigliare nelle comunità
che le ricevono.
L’Immigrant Citizens Survey riporta la prospettiva
d’integrazione nel dibattito sul ricongiungimento
famigliare. Agli immigrati extra UE è stato chiesto se
ritengono che il ricongiungimento famigliare sia
necessario e utile per la loro vita famigliare e
integrazione sociale. 23 Quali tipi di famiglie hanno gli
immigrati di prima generazione ? Quanto sono
comuni le famiglie separate in cui un compagno o un
figlio di un immigrato vive all’estero ? Gli immigrati
hanno fatto richiesta di ricongiungimento famigliare,
hanno avuto problemi con la richiesta e, quest’ultima
è stata accettata ? In quale modo questo
ricongiungimento famigliare ha cambiato la loro vita ?
Quanti sono gli immigrati interessati a sponsorizzare
le loro famiglie per il ricongiungimento famigliare ?
54 /
Conformemente al Migrant Integration Policy Index
(MIPEX), la maggior parte dei residenti extra UE legali
ha beneficiato di politiche di ricongiungimento familiare
“ leggermente favorevoli ” (punteggio 60 +/ 100) in tutti
i Paesi dell’ICS a eccezione della Francia (punteggio
52/100). 24 Gli sponsor immigrati e i loro compagni e
figli all’estero devono soddisfare specifiche definizioni
legali di famiglia e altri requisiti per il ricongiungimento
famigliare (p.e. reddito, alloggio). Il MIPEX sottolinea
che queste condizioni legali erano più inclusive in
Portogallo e in Spagna, leggermente inclusive in
Belgio e in Ungheria, leggermente più restrittive in
Germania e in Italia e molto più restrittive in Francia.
Tali condizioni sono cambiate in modo significativo
negli ultimi anni. Nuove condizioni sono state imposte
in Francia, Germania, Italia e - dal MIPEX e ICS, in
23. Il sondaggio non copre tutte le forme di ricongiungimento e formazione famigliare.
Altre persone che hanno fatto richiesta per i compagni o i figli all’estero includono
cittadini altri stati Membri della UE che si sono trasferiti nel Paese nonché gli stessi
cittadini del Paese, ivi compresi cittadini con un background di immigrati.
Belgio. Al contrario il Portogallo ha stabilito un ampio
accesso al ricongiungimento famigliare grazie alla
Legge sull’immigrazione del 2007. La politica di
ricongiungimento famigliare attuale della Spagna risale
alla sua Legge sull’immigrazione del 2009.
In funzione del vissuto, gli immigrati intervistati
vivono in diversi tipi di case e di famiglie.
Mediamente essi vivono in abitazioni per
3-4 persone, con soluzioni abitative leggermente più
piccole nelle città di Italia, Portogallo e Spagna
rispetto a Francia e Germania. La maggior parte è
sposata o vive con un partner. Un’ampia
proporzione è single nelle città del Portogallo e a
Liegi (circa il 40 %) rispetto alle città francesi, alle
città ftaliane e a Stoccarda (meno del 25 %). Molti
immigrati all’interno del campione ICS sono arrivati
in seguito al permesso di ricongiungimento familiare
ad Anversa, Lione, Budapest e Milano (circa il
25 %) ; Bruxelles e Liegi (circa il 33 %) ; Berlino
(48 %) e Stoccarda (67 %). Circa il 10 % era ancora
in attesa del permesso al momento dell’intervista
nelle città del Belgio, Germania e Spagna, così
come a Budapest e a Milano.
Famiglie separate : prima e dopo
Attualmente la maggior parte degli immigrati di
prima generazione intervistati nelle 15 città desidera
ricongiungersi con un compagno o un figlio.
La Figura 19 mostra in quale misura la maggior
parte degli immigrati intervistati ha vissuto in famiglie
che erano o potrebbero essere riunite.
La stragrande maggioranza è ancora single, ha
sempre vissuto con il proprio compagno o figlio,
oppure fa parte di famiglie che si sono ricongiunte.
Se in futuro queste persone sentiranno, o meno, la
necessità del ricongiungimento famigliare, dipenderà
dal modo in cui le loro vite e le famiglie cambieranno
nel corso del tempo. Soltanto un numero limitato
di persone che sono immigrate da Paesi esterni
alla UE sono stati o sono separati dalle loro
famiglie. Solamente una percentuale di immigrati
compresa tra il 5 % e il 15 % in Belgio, in Francia e
in Ungheria dichiara di avere sempre vissuto lontano
dalla famiglia. Nelle città della Germania e nei nuovi
Paesi di immigrazione come Italia, Portogallo e
Spagna, ciò riguarda al massimo circa un cittadino
immigrato su tre. Essere separati dai figli è risultato
essere molto più comune tra gli immigrati intervistati
nelle città dell’Europa meridionale.
24. Per maggiori informazioni vedere www.mipex.eu/family-reunion
famigliare sono presenti a Napoli e altre città nei
nuovi Paesi d’immigrazione, come Portogallo e
Spagna. La maggior parte delle richieste sono state
elaborate nelle città dell’Europa settentrionale e a
Budapest durante la prima metà del 2000 e nei
nuovi Paesi d’immigrazione nell’Europa meridionale
durante la seconda metà.
Oltre la metà degli immigrati separati si è
avvalsa, con esito positivo, della legislazione sul
ricongiungimento famigliare per ricongiungersi
con un compagno o un figlio a Budapest, Lione,
Milano e nelle città del Belgio, oggetto
dell’intervista. Molti più immigrati che non hanno
ancora fatto richiesta per il ricongiungimento
Figura 19. Hai realizzato il ricongiungimento con un partner?
100%
90%
80%
70%
60%
50%
40%
30%
20%
Ricongiungimento
famigliare
10%
0%
(N=1003)
(N=843)
(N=1042)
Belgio
(ANV, BRU, LIE)
Francia
(LIO, PAR)
Germania
(BER, STU)
(N=1136)
Ungheria
(BOED)
Domanda inoltrata per il ricongiungimento
(N=756)
(N=1247)
(N=948)
Italia
(MIL, NAP)
Portogallo
(FAR, LIS, SET)
Spagna
(BAR, MAD)
Non ha ancora fatto domanda ma desidera farlo
Non ha ancora fatto domanda e non desidera farlo
Non sa ancora se desidera fare domanda
Non rilevante (nessun coniuge o non si è mai separato da coniuge e figli)
Figura 20. Hai realizzato il ricongiungimento con i figli?
100%
90%
80%
70%
60%
50%
40%
30%
20%
10%
0%
(N=1006)
Belgio
(ANV, BRU, LIE)
(N=986)
Francia
(LIO, PAR)
(N=1119)
Ungheria
(BUD)
(N=771)
Italia
(MIL, NAP)
(N=1200)
Portogallo
(ALG, LIS, FAR)
(N=962)
Spagna
(BAR, MAD)
Domanda inoltrata per il ricongiungimento con i figli
Non ha ancora fatto domanda ma desidera farlo
Non ha ancora fatto domanda e non desidera farlo
Non sa ancora se desidera fare domanda
Non rilevante (nessun figlio o non si è mai separato)
Nota : La domanda sul ricongiungimento con i figli non è stata posta in Germania. Test statistici mostrano un numero maggiore di richieste di ricongiungimento con i figli a Barcellona rispetto a
Madrid e a Faro rispetto a Lisbona, esiste un numero maggiore di persone che desiderano fare richiesta a Lisbona rispetto alle altre città del Portogallo, ci sono più persone che non desiderano fare
richiesta a Napoli rispetto a Molano e più richieste per il ricongiungimento con il coniuge a Milano rispetto a Napoli (per tutte le differenze : p≤0,05). In merito alla domanda specifica se gli intervistati
desiderino o meno fare richiesta di ricongiungimento per il proprio compagno o figli, il numero di “ Rifiuti ” (<42 %) è stato più alto nelle città della Spagna e a Stoccarda.
/ 55
Figura 21. Per quale motivo non desideri ricongiungerti con il tuo partner o con i tuoi figli?
50%
45%
40%
35%
30%
25%
20%
15%
10%
5%
0%
(N≥5,5)
(N≥141)
Belgio
(ANV, BRU, LIE)
Germania
(BER, STU)
(N≥81)
Ungheria
(BUD)
(N≥182)
(N≥282)
(N≥163)
Italia
(MIL, NAP)
Portogallo
(FAR, LIS, SET)
Spagna
(BAR, MAD)
Ricongiungimento
famigliare
I membri della famiglia non desiderano spostarsi dal proprio paese
Non sono in grado di soddisfare i requisiti
Non desidero stabilirmi nel paese
Non so se soddisfo i requisiti
Nota: Il numero di persone in Francia che non desidera ricongiungersi (n=18) è troppo piccolo per rientrare nell'analisi. I test statistici mostrano che un numero
leggermente maggiore di intervistati ha citato i requisiti come un problema a Milano rispetto a Napoli, la conoscenza come un problema a Faro rispetto ad altre città del
Portogallo, la situazione economica a Faro e Setubal rispetto a Lisbona e le preferenze della propria famiglia a Stoccarda rispetto a Berlino, a Napoli rispetto a Milano e
a Faro rispetto a Lisbona (per tutte le differenze: p≤0,05). Il numero di "Non lo so" è stato superiore a Budapest (<32%) , nelle città del Belgio (<30%), a Parigi (<11%) e
a Napoli (<7%), mentre il numero di "Rifiuti" è stato più alto nelle città della Spagna (<19%) e nelle città del Belgio (<14%).
Interesse attuale nel
ricongiungimento famigliare
In tutti i Paesi la maggior parte degli immigrati
separati ha affermato di non volere inoltrare la
richiesta per il ricongiungimento famigliare.
Nelle città di Francia, Italia, Portogallo e Spagna, due
immigrati intervistati su tre hanno affermato di non
desiderare ricongiungersi con il proprio compagno. Il
rapporto è anche superiore a Budapest, nelle città del
Belgio e in quelle della Germania. Molti altri, a Budapest
e nelle città della Germania, hanno affermato di non
saperlo. Generalmente gli immigrati si sono mostrati
leggermente più interessati al ricongiungimento con i
figli lontani, a eccezione di quelli residenti a Budapest.
Al massimo la metà degli immigrati intervistati a Milano,
a Lisbona e nelle città spagnole hanno espresso il
desiderio di fare richiesta per il ricongiungimento con i
propri figli a un certo punto nel prossimo futuro.
La maggior parte degli immigrati intervistati ha le
56 /
proprie motivazioni personali per non desiderare il
ricongiungimento famigliare ; diversi non lo sanno o
non hanno menzionato una ragione specifica
(vedere Figura 21). Le due principali ragioni
personali erano rappresentate dal fatto che molti
immigrati non desiderano rimanere in modo
permanente nel Paese oppure che le loro famiglie
non sono disposte a trasferirsi. Tali motivazioni
famigliari sono state menzionate spesso a
Budapest e nelle città di Italia, Portogallo e, in
misura minore, nelle città di Belgio e Spagna. Ma
altre due motivazioni principali sono connesse
alle politiche. Molti immigrati separati non sanno
se soddisfano i requisiti di ricongiungimento
famigliare, in particolar modo nelle città di Belgio,
Italia e Portogallo. Altri affermano di non essere in
grado di soddisfare i requisiti, anche in questi casi
ritroviamo le due città spagnole.
Figura 22. Quali problemi hai incontrato nel ricongiungimento famigliare?
60%
50%
50%
44%
40%
38%
32%
30%
24%
34%
23%
14%
10%
34%
32%
21%
20%
10%
41%
10%
28%
20%
14%
13%
8%
4%
8%
0%
(N≥79)
(N≥48)
(N≥170)
(N≥56)
Belgio
(ANV, BRU, LIE)
Francia
(LIO, PAR)
Germania
(BER, STU)
Ungheria
(BUD)
Italia
(MIL, NAP)
(N≥147)
(N≥158)
Portogallo
Spagna
(FAR, LIS, SET) (BAR, MAD)
Ricongiungimento
famigliare
Ottenimento dei documenti
(N≥172)
Soddisfare i requisiti
Le autorità hanno troppo potere e "possono fare quello che vogliono"
Nota: Test statistici mostrano problemi in misura leggermente superiore a Berlino rispetto a Stoccarda con i documenti e i requisiti; a Milano rispetto a Napoli con
documenti e potere delle autorità; e a Liegi rispetto a Bruxelles con i requisiti (per tutte le differenze: p≤0,05). Il numero di "Non lo so" è stato più alto (<30%)
ad Anversa, Bruxelles e Budapest.
Problemi e successi
Circa la metà degli immigrati che hanno fatto
richiesta per il ricongiungimento familiare ha anche
fatto riferimento a problemi con la procedura di
buroctatica, in particolar modo per quanto
concerne i requisiti, i documenti o la discrezione
delle autorità. La Figura 22 mostra con quale
frequenza le persone hanno riferito di aver
incontrato specifici problemi nella procedura. Coloro
che hanno fatto richiesta in precedenza, hanno
affermato che le autorità hanno troppo potere per
“ fare quello che vogliono ” durante la procedura, in
particolar modo nelle città francesi (38 %), città
italiane (34 %) e nelle città portoghesi (28 %). La
documentazione richiesta ha rappresentato un altro
ostacolo importante in alcuni Paesi come il Belgio
(24 %) e la Germania (50 %). I richiedenti nelle città
della Germania e dell’Italia hanno avuto più problemi
mentre quelli delle città spagnole hanno incontrato i
problemi minori.
/ 57
Figura 23. Effetti percepiti del ricongiungimento famigliare sull'integrazione?
100%
90%
80%
70%
60%
50%
40%
30%
20%
10%
0%
(N≥68)
Ricongiungimento
famigliare
Belgio
(ANV, BRU, LIE)
(N≥37)
Francia
(LIO, PAR)
(N≥52)
(N≥176)
Germania
(BER, STU)
Vita della famiglia più facile
Mi sento più coinvolto
(N≥120)
Ungheria
(BUD)
Italia
(MIL, NAP)
Mi sento bene qui
Lavoro migliore
(N≥119)
Portogallo
(FAR, LIS, SET)
(N≥113)
Spagna
(BAR, MAD)
Mi ha aiutato poco
Mi ha aiutato molto
Nota: Questo modello comprende la maggior parte dei casi per tutti e 7 i paesi in cui le dimensioni campione sono sufficienti per l'analisi. Per quanto concerne il numero
di intervistati che desiderano ricongiungersi con partner lontani, il numero di "Non lo so" è stato più alto in Belgio (13,6%), Francia (6,2%), Germania (27,6%), Ungheria
(44,6%), mentre il numero di "Rifiuti" è stato più alto in Germania (11,6%) e Spagna (14%).
Gli immigrati le cui richieste di ricongiungimento
famigliare sono state accettate hanno percepito
diversi aspetti positivi sulla loro vita famigliare e
sull’integrazione sociale. La Figura 23 mostra la
percentuale di immigrati, che si sono riuniti con i loro
compagni o figli, che ritengono che questo
ricongiungimento li abbia aiutati molto o poco in
diversi aspetti della loro vita. Quasi tutti hanno goduto
di una vita famigliare più semplice grazie al
ricongiungimento famigliare. Molti si sono sentiti più
integrati nel Paese. Mediamente nelle città di Belgio,
Francia, Germania e Italia, oltre la metà ha inoltre
58 /
affermato come vivere insieme alla famiglia li abbia
aiutati a sentirsi in qualche modo più coinvolti nella loro
comunità locale, nelle scuole, nelle associazioni o nelle
attività politiche. Circa il 70 % a Berlino e il 30 % nella
maggior parte delle altre città ha anche menzionato
migliori opportunità sul mercato del lavoro grazie al
ricongiungimento con la propria famiglia.
La media di immigrati intervistati nella maggior parte
delle città e dei Paesi dell’ICS sembra essere
soddisfatta della propria vita famigliare come la
maggior parte delle persone nei Paesi nei quali vivono.
Figura 24. Ricongiungimento con il partner e vita famigliare soddisfacente
10
9
8
8.6
9.0
8.6
7.8
8.5
8.0
6.9
7
6.8
6
5
4
3
2
1
0
Portogallo
(FAR, LIS, SET)
Ricongiungimento
famigliare
Sempre con il partner
Spagna
(BAR, MAD)
Partner ha accettato il ricongiungimento famigliare
Non desidero fare richiesta
Desidero fare richiesta
Nota: Questo modello comprende la maggior parte dei casi per tutti e 7 i paesi in cui le dimensioni campione sono sufficienti per l'analisi. Per quanto concerne il numero
di intervistati che desiderano ricongiungersi con partner lontani, il numero di "Non lo so" è stato più alto in Belgio (13,6%), Francia (6,2%), Germania (27,6%), Ungheria
(44,6%), mentre il numero di "Rifiuti" è stato più alto in Germania (11,6%) e Spagna (14%).
Sulla base delle domande tratte dal Sondaggio
Europeo sulla Qualità della Vita del 2007, gli immigrati
intervistati, su una scala da 0 a 10, hanno espresso il
loro grado di soddisfazione in merito alla loro vita
famigliare (vedere conclusione). Le valutazioni che gli
immigrati dell’ICS hanno dato alla loro vita famigliare
andava da quella leggermente meno favorevole di
Napoli (6,8) a quella leggermente più favorevole di
Barcellona (8,5 %). La Figura 24 specifica queste
valutazioni con differenti tipi di famiglie e interessi nel
ricongiungimento famigliare. Solamente le città del
Portogallo e della Spagna hanno campioni
abbastanza ampi sulle domande specifiche in merito
ai partner ma modelli simili sono stati suggeriti nella
maggior parte dei casi nei sette Paesi.
La maggior parte degli immigrati intervistati non si è
mai separata dai propri compagni e ha riferito livelli di
soddisfazione familiare alti in modo analogo
all’opinione generale. I pochi immigrati in coppie e
famiglie transnazionali hanno punti di vista
leggermente diversi sulla loro soddisfazione e futuro
famigliare. I dati dell’ICS suggeriscono che gli
immigrati separati che non desiderano fare richiesta di
ricongiungimento per i propri compagni all’estero sono
solo leggermente meno felici della loro vita famigliare.
Essi identificano in questo periodo di separazione una
migliore opportunità per loro stessi e/o per la loro
famiglia. Al contrario gli immigrati che desiderano fare
richiesta di ricongiungimento famigliare si sono
mostrati significativamente meno soddisfatti della loro
vita famigliare. Quelli che hanno fatto richiesta e che si
sono riuniti con il proprio compagno hanno mostrato,
in media, lo stesso livello di soddisfazione della loro
vita famigliare degli immigrati che non si sono mai
separati dal proprio coniuge/compagno.
Le esperienze di famiglie ricongiunte nelle città
dell’ICS suggeriscono che vivere insieme
probabilmente migliorerà la vita famigliare per il
numero limitato di famiglie sperate che desiderano
ricongiungersi in un futuro immediato. Vivere
insieme può anche migliorare il loro senso di
appartenenza e, forse, altri esiti dell’integrazione. Le
politiche di ricongiungimento famigliare risultano
essere di estrema importanza per il numero limitato
di famiglie separate interessate al ricongiungimento.
In diversi Paesi i requisiti necessari scoraggiano
alcune famiglie separate dal fare richiesta, mentre
dall’altra parte il modo in cui questi requisiti devono
essere documentati e implementati causa problemi
a coloro che fanno richiesta.
/ 59
60 /
Ricongiungimento
famigliare
Permesso CE per
lungo soggiornanti
Permesso CE per
lungo soggiornanti
/ 61
Permesso CE per
lungo soggiornanti
Hai fatto richiesta per il
permesso CE per lungo
soggiornanti ?
Qual è stato l’esito
della tua richiesta ?
Permesso CE per
lungo soggiornanti
In che modo il fatto di
diventare residente
a lungo termine
ti è stato di aiuto ?
Per quale motivo non
desideri diventare
un residente
a lungo termine ?
62 /
Quando hai fatto
richiesta ?
Quali problemi
hai incontrato durante
la richiesta per
la cittadinanza ?
Desideri diventare
un residente
a lungo termine ?
Perché no ?
In che modo il fatto di
diventare residente
a lungo termine
potrebbe aiutarti ?
Volete vedere tutte le risposte? Andate su www.immigrantsurvey.org
Conclusioni
principali
80-95 % degli immigrati è o desidera
diventare residente a lungo termine.
Molti emigranti temporanei nei nuovi Paesi
d’immigrazione desiderano diventare
residenti a lungo termine.
Permesso CE per
lungo soggiornanti
La media delle persone inoltra la richiesta
dopo il periodo minimo di residenza.
Documenti e poteri delle autorità citati
come problemi maggiori per i richiedenti in
alcuni Paesi.
Il permesso CE per lungo soggiornanti aiuta la
maggior parte degli immigrati a trovare un
lavoro migliore e a sentirsi più integrati.
/ 63
Dopo una residenza di pochi anni, la maggior parte
degli immigrati provvisori può decidere liberamente
se desidera stabilirsi in modo permanente nel
Paese. Il permesso CE per lungo soggiornanti o il
permesso permanente europeo assicura loro lo
status di residenti e garantisce di essere trattati allo
stesso modo dei cittadini nazionali e dell’Unione
Europea, con i medesimi diritti e responsabilità.
Permesso CE per
lungo soggiornanti
Il permesso CE per lungo soggiornanti è stato
raramente oggetto di un dibattito pubblico. Il Migrant
Integration Policy Index (MIPEX) ha confermato che
sono stati apportati pochi miglioramenti al permesso
CE per lungo soggiornanti tra il 2007 e il 2010. A livello
della UE, la Commissione Europea ha pubblicato una
relazione nel 2011 per deplorare il debole impatto della
direttiva CE sul permesso CE per lungo soggiornanti
25
nella maggior parte degli Stati Membri. Maggiori
informazioni sulla correlazione tra il permesso CE per
lungo soggiornanti e l’integrazione stanno arrivando
lentamente. Gli Stati Membri dell’Unione Europea
hanno di recente concordato sul fatto che la
percentuale di immigrati che ha acquisito la residenza
permanente o a lungo termine rappresenta un
indicatore chiave degli esiti dell’integrazione (indicatori di
Saragozza), in quanto la cittadinanza attiva supporta
l’integrazione degli immigrati, la partecipazione al
processo democratico e il senso di appartenenza. 26 Gli
status di residenza stanno diventando più facili da
confrontare attraverso i Paesi europei, in parte grazie
alla legislazione della UE (Direttiva CE 2003 / 109 sul
permesso CE per lungo soggiornanti) e alle migliori
statistiche europee (p.e. Regolamentazione 862 / 2007).
Tuttavia, a livello comparativo, si sa ancora molto poco
sui residenti a lungo termine e sul modo in cui questo
status si adatta ai percorsi di integrazione e
insediamento degli immigrati.
64 /
L’Immigrant Citizens Survey esplora i legami che
gli immigrati vedono tra uno status giuridico
sicuro e la loro integrazione sociale. Come per il
tema del ricongiungimento famigliare, agli intervistati è
stato chiesto se avessero fatto richiesta o
desiderassero fare richiesta per ottenere il permesso
CE per lungo soggiornanti nazionale o il permesso
permanente europeo. Quale percentuale di cittadini
extra UE ha una qualche forma di permesso CE per
lungo soggiornanti ? Quali problemi hai incontrato
durante la richiesta per il permesso CE per lungo
soggiornanti ? Quali effetti sembra avere questo status
sul loro insediamento e sull’integrazione sociale ?
25.Per maggiori informazioni vedere www.mipex.eu/blog/commission-deploresweak-impact-of-eu-long-term-residence-directive
26.Eurostat, Indicatori dell’integrazione dell’immigrato : uno Studio Pilota,
(Lussemburgo, 2011) ISSN 1997-0375.
Il 2010 Migrant Integration Policy Index (MIPEX) ha
identificato dei percorsi “ leggermente favorevoli ”
verso il permesso CE per lungo soggiornanti
(punteggio 60 +/ 100) in tutti i Paesi dell’ICS a
eccezione della Germania (punteggio 50 / 100) e della
Francia (punteggio 46 / 100). I requisiti degli aventi
diritto e le condizioni per l’acquisizione variano
significativamente attraverso i Paesi. Il periodo
massimo di residenza per il permesso di permesso
CE per lungo soggiornanti è di cinque anni. Questo
periodo viene talvolta accorciato per i rifugiati
riconosciuti, i beneficiari di protezione secondaria, i
lavoratori altamente qualificati, i titolari di permessi
per il ricongiungimento famigliare o per i laureati del
sistema di istruzione universitaria della regione.
Tuttavia i governi possono escludere alcune
categorie legali di residenti extra UE dalla procedura
di richiesta. Essi possono anche imporre requisiti per
il permesso CE per lungo soggiornanti che sono
simili o più rigorosi rispetto a quelli per la
cittadinanza, come accade di recente in Europa per i
requisiti relativi alla lingua. Maggiori limitazioni in
termini di idoneità sono presenti in Francia, in
Germania e in Italia rispetto agli altri quattro Paesi. Le
condizioni legali sono più restrittive in Belgio, in
Ungheria e in Spagna e più esigenti in Francia e in
Germania. Nessun altro Paese MIPEX ha imposto
tante condizioni quanto la Germania né tante
restrizioni all’idoneità quanto la Francia. Il Portogallo
ha
solamente
implementato
un
percorso
“ leggermente favorevole ” per ottenere il permesso
CE per lungo soggiornanti mediante la Legge
sull’immigrazione del 2007. Anche il Belgio e la
Spagna hanno di recente migliorato l’accesso ai
permessi CE per lungo soggiornanti. L’Italia sta
lavorando su un “ sistema a punti ” con i nuovi
requisiti in materia di lingua e di integrazione. Gli
immigrati che avranno un permesso CE per lungo
soggiornanti godono di uno status di residenza
sicuro in tutti i Paesi dell’ICS a eccezione
dell’Ungheria e di diritti socio-economici pressoché
uguali in tutti i Paesi a eccezione della Francia
(restrizioni in termini di qualificazione e lavoro per i
cittadini extra UE).
Figura 25. Dopo una residenza di 6 anni, ti ritieni un residente a lungo termine?
100%
90%
80%
70%
60%
50%
40%
30%
20%
10%
0%
No, nessun residente straniero
(N=201)
Madrid
ona
(N=163)
Barcell
l
(N=189)
Setuba
(N=202)
Lisbon
a
(N=218)
Faro
Napoli
(N=267)
Sì, residente a lungo termine
Alcune categorie di immigrati, in particolar modo gli
studenti internazionali, hanno percentuali più basse
di residenza a lungo termine. Dopo sei anni o più di
residenza nel Paese, non più della metà di coloro
che erano studenti internazionali nei Paesi dell’ICS
hanno avuto permessi CE per lungo soggiornanti. Il
permesso CE per lungo soggiornanti è stato anche
molto meno diffuso tra altri possessori di permessi
nel Paese per sei o più anni : immigrati regolari in
Italia, lavoratori a tempo determinato in Portogallo e
diverse categorie di visti in Belgio.
Permesso CE per
lungo soggiornanti
Residenza a lungo termine come
parte del processo d’integrazione
La Figura 25 mostra la percentuale di residenti
stranieri nelle città ICS che hanno acquisito qualche
forma di residenza dopo aver risieduto nel Paese per
sei anni o per un periodo di tempo maggiore. Questa
cifra esclude i residenti stranieri che sono stati
naturalizzati come cittadini. La maggior parte dei
residenti stranieri ha affermato di aver ottenuto un
permesso CE per lungo soggiornanti nelle città di
Francia, Germania, Spagna, a Budapest e a Milano.
In media il richiedente del permesso CE per lungo
soggiornanti, nelle città del Belgio, della Francia e a
Budapest ha vissuto nel Paese più a lungo e ha fatto
richiesta dopo un periodo di tempo superiore rispetto
alle città di Italia, Portogallo e Spagna.
(N=274)
Milano
est
(N=367)
Budap
rda
(N=383)
Stocca
(N=435)
Berlino
(N=351)
Parigi
(N=141)
Lione
(N=69)
Liegi
(N=96)
Bruxell
es
Anvers
a
(N=125)
/ 65
Figura 26. Hai fatto domanda per diventare un residente a lungo termine? Vorresti diventarlo?
100%
90%
80%
70%
60%
50%
40%
30%
20%
10%
Diventare un Residente a lungo termine
Desidero diventare un RLT
Domanda respinta
Non desidero diventare un RLT
(N=408)
Madrid
ona
(N=309)
Barcell
l
(N=246)
Setuba
(N=302)
Lisbon
a
(N=269)
Faro
(N=273)
Napoli
(N=203)
Milano
(N=507)
Budap
est
(N=448)
rda
(N=464)
Stocca
(N=313)
Berlino
Liegi
(N=121)
Parigi
(N=143)
Lione
(N=154)
Bruxell
Anvers
a
(N=169)
es
0%
In attesa di risposta
Non so se voglio diventare un RLT
Nota: Il numero di "Rifiuti" è stato leggermente superiore ad Anversa e Barcellona (<8%).
Permesso CE per
lungo soggiornanti
Complessivamente, una percentuale compresa tra
l’80 % e il 95 % di intervistati nella maggior parte
dei Paesi dell’ICS è o desidera diventare residente
a lungo termine. La Figura 26 illustra quanti cittadini
stranieri hanno fatto richiesta (accettata, respinta o in
attesa di risposta) e se i residenti con permesso di
soggiorno temporaneo sono interessati o meno a fare
richiesta. Comparativamente pochi residenti stranieri
hanno fatto domanda nelle città di Italia e Portogallo.
In molti dei Paesi dell’ICS, la maggior parte dei
residenti con permesso di soggiorno temporaneo
sanno già di voler diventare residenti a lungo termine,
anche nei nuovi Paesi di immigrazione come Italia,
Portogallo e Spagna. Al contrario molti dei residenti
stranieri nelle città del Belgio e a Budapest dicono di
non voler fare domanda per il permesso CE per lungo
soggiornanti, di non voler diventare residenti a lungo
termine o di non saperlo. I residenti stranieri a Berlino
si sono divisi sulla domanda in merito al loro desiderio
o meno di fare richiesta.
66 /
Mentre la maggior parte dei residenti con permesso
di soggiorno provvisorio ha affermato di voler
diventare residente a lungo termine, un numero
limitato ha espresso le ragioni per cui non desidera
diventarlo. Coloro che non sono interessati al
permesso CE per lungo soggiornanti spesso non
vedono la differenza con il loro status attuale (circa un
terzo a Budapest e nelle città di Belgio, Germania e
Portogallo). Un’altra importante ragione risiede nel
fatto che questi residenti con permesso di soggiorno
provvisorio non desiderano stabilirsi in modo
permanente nel Paese, in particolar modo a
Budapest e nelle città tedesche.
Figura 27. Dopo quanti anni in cui hai vissuto in questo paese hai deciso di fare richiesta?
10
9.3
9
8
7
6
5.0
5
4
3
5.5
5.3
5.3
3.7
3.4
2
1
0
(N=310)
(N=537)
(N=554)
(N=537)
Belgio
(ANV, BRU, LIE)
Francia
(LIO, PAR)
Germania
(BER, STU)
Ungheria
(BUD)
(N=321)
Italia
(MIL, NAP)
(N=412)
(N=481)
Portogallo
(FAR, LIS, SET)
Spagna
(BAR, MAD)
Nota: Non esiste una differenza importante nella durata media della residenza fino all'inoltro della richiesta tra Lione (3,8) e Parigi (5,4). I "Non lo so" sono stati più alti
(<24%) nelle città del Belgio, nelle città Francesi, nelle città Tedesche, a Budapest e a Napoli.
Permesso CE per
lungo soggiornanti
Nella maggior parte dei Paesi dell’ICS la media dei
richiedenti il permesso CE per lungo soggiornanti ha
fatto richiesta non molto tempo dopo il periodo di
residenza minimo richiesto. La lunghezza media della
residenza prima della richiesta è presentata nella
Figura 27. Nella maggior parte dei Paesi i candidati
hanno fatto richiesta dopo cinque anni di residenza.
/ 67
Figure 28. Hai incontrato problemi con la richiesta della residenza a lungo termine?
50%
45%
40%
35%
30%
25%
20%
15%
10%
5%
Ottenimento dei document
(N=273)
Madrid
(N=200)
ona
Faro
(N=158)
Barcell
Napoli
(N=139)
l
(N=133)
Setuba
(N=148)
Lisbon
a
(N≥186)
Milano
st
(N≥561)
Budape
(N≥353)
rda
(N≥335)
Stocca
(N=400)
Berlino
Liegi
(N=167)
Parigi
(N≥104)
Lione
(N≥106)
Bruxell
Anvers
a
(N≥90)
es
0%
Soddisfare i requisiti
Le autorità hanno troppo potere e "possono fare quello che vogliono"
Nota: In relazione a queste domande, il numero di "Non lo so" è stato più alto (<21%) nelle città del Belgio e a Budapest.
Permesso CE per
lungo soggiornanti
Problemi e successi
Diverse persone che hanno fatto richiesta per il
permesso CE per lungo soggiornanti hanno dovuto
superare ostacoli relativi alle politiche e alle loro modalità
d’implementazione nelle diverse città. La Figura 28 indica
con quale frequenza i documenti, i requisiti e la
discrezione delle autorità hanno creato problemi ai
richiedenti intervistati. Le persone hanno raramente
incontrato questi problemi nelle città della Spagna e circa
due terzi dei richiedenti nelle città di Budapest, Lione,
68 /
Milano e Napoli. Almeno uno di questi problemi è stato
menzionato dalla metà dei richiedenti di Parigi, Berlino e
delle città del Portogallo e del Belgio e anche ad Anversa.
I documenti e i requisiti sono stati menzionati come
difficoltà da molte persone che hanno fatto richiesta nelle
città del Belgio, della Germania e del Portogallo. Molti più
richiedenti hanno menzionato l’atteggiamento arbitrario
e ingiusto delle autorità nelle città di Francia e
Portogallo rispetto alle città di Germania e Spagna.
Figura 29. Effetti percepiti del permesso di residenza a lungo termine sull'integrazione?
100%
90%
80%
70%
60%
50%
40%
30%
20%
10%
0%
(N≥183)
(N≥204)
Belgio
(ANT, BRU, LUI)
Francia
(LIO, PAR)
(N≥324)
(N≥633)
Germania
(BER, STU)
Mi sento bene qui
Mi sento più coinvolto
Ungheria
(BUD)
(N≥289)
Italia
(MIL, NAP)
Lavoro migliore
Migliore istruzione
(N≥357)
(N≥423)
Portogallo
Spagna
(FAR, LIS, SET) (BAR, MAD)
Mi ha aiutato poco
Mi ha aiutato molto
Nota: Test statistici mostrano una percezione leggermente inferiore degli effetti della residenza a lungo termine sul lavoro a Lione rispetto a Parigi e a Napoli rispetto a
Milano, sulla sensazione di stabilità a Liegi rispetto a Parigi e a Stoccarda rispetto a Berlino e sul sentirsi coinvolto e stabile a Madrid rispetto a Barcellona e a Faro rispetto
ad altre città del Portogallo (per tutte le differenze: p≤0,05). Il numero di "Non lo so" è stato più alto (<28%) ad Anversa, Liegi, Lione, Parigi e Budapest.
dell’ICS, in particolar modo in Italia. Nella vita di ogni
giorno, da quanto è stato riferito, la condizione ha
aiutato la maggior parte degli immigrati a migliorare le
loro prospettive di lavoro in tutte le città dell’ICS a
eccezione di quelle di Italia e Spagna. La maggior
parte degli immigrati ha inoltre affermato di sentirsi
più coinvolta nella vita della comunità nelle città di
Belgio, Francia, Germania e Portogallo o di aver
conseguito una migliore istruzione in Belgio, in
Francia e, in certa misura, in Portogallo.
Permesso CE per
lungo soggiornanti
Le persone che sono diventate residenti a lungo
termine hanno affermato che questo status di
residenza sicura li ha aiutati a sentirsi più
integrati, spesso a ottenere un lavoro migliore e
talvolta a diventare più istruiti e coinvolti.
La Figura 29 mostra in quale misura il permesso CE
per lungo soggiornanti ha aiutato gli immigrati tanto o
poco in differenti aspetti delle loro vite. Il permesso
CE per lungo soggiornanti ha per la maggior parte
fatto sentire gli immigrati più stabili in tutti i Paesi
/ 69
70 /
Permesso CE per
lungo soggiornanti
Cittadinanza
Cittadinanza
/ 71
Cittadinanza
Hai inoltrato richiesta
per ottenere
la cittadinanza ?
Quale procedura
hai usato ?
Quali problemi
hai incontrato
durante la richiesta per
la cittadinanza ?
Cittadinanza
Desideri ottenere
la cittadinanza ?
Se no, perchè ?
72 /
Quando hai fatto
richiesta ?
Qual è stato l’esito
della tua richiesta ?
In che modo ottenere
la cittadinanza
ti è stato di aiuto ?
In che modo ottenere
la cittadinanza
ti ha aiutato
personalmente ?
Volete vedere tutte le risposte? Andate su www.immigrantsurvey.org
Conclusioni
principali
Circa 3 immigrati su 4 sono o desiderano
diventare cittadini.
I pochi non interessati alla cittadinanza spesso
non vedono la differenza rispetto al loro stato
attuale oppure ritengono che specifici ostacoli
politici rappresentino un problema.
Le principali ragioni per non naturalizzarsi
sono le procedure difficili in Francia e le
limitazioni connesse alla doppia nazionalità
in Germania.
La naturalizzazione è più comune tra i Paesi
classici d’immigrazione e i gruppi agevolati
in Ungheria e in Spagna.
La cittadinanza aiuta gli immigrati a sentirsi
più stabili, a ottenere lavori migliori e, spesso,
a ottenere un’istruzione migliore e un
maggior coinvolgimento.
Cittadinanza
Gli immigrati che sono idonei per la
naturalizzazione spesso impiegano molti
anni a fare richiesta.
/ 73
Cittadinanza
La cittadinanza fornisce agli immigrati uguali diritti e un
migliore riconoscimento nella società. Le politiche sulla
nazionalità spesso scaturiscono in accesi dibattiti
nazionali dal punto di vista politico ed emozionale in
merito all’integrazione, all’identità e alla diversità. Le
istituzioni europee hanno avuto molto poco da dire
sulla naturalizzazione. I ministeri nazionali responsabili
per l’integrazione hanno acconsentito nelle
Conclusioni della Presidenza del Consiglio Europeo di
Tampere del 1999 che la naturalizzazione dovesse
costituire parte integrante delle loro strategie sui diritti
e responsabilità comparabili. Nel 2010, gli Stati
Membri della UE hanno fatto della percentuale di
immigrati che hanno acquisito la cittadinanza un
indicatore di integrazione dell’Unione Europea, in
quanto i Principi Fondamentali Comuni per
l’Integrazione dell’Unione Europea ritengono che la
partecipazione degli immigrati nel processo
democratico supporti la loro integrazione e sia
suscettibile di migliorare il loro senso di appartenenza.
74 /
Ricerche e dati internazionali migliori stanno
consentendo di scoprire i legami tra le politiche, i
tassi di naturalizzazione e gli esiti dell’integrazione
sociale. Il progetto EUDO Citizenship ha tracciato e
analizzato sistematicamente i numerosi modi per
27
l’acquisizione e la perdita della nazionalità. La
cooperazione internazionale e i sondaggi hanno
migliorato il modo in cui i Paesi misurano la
cittadinanza (OCSE ed Eurostat, in particolar modo la
Normativa 862 / 2007). Nuovi tipi di analisi sembrano
indicare che le politiche hanno effetti significativi sul
numero di immigrati che si naturalizzano e sul tempo
che occorre per ottenere la cittadinanza. 28 La prova
dell’impatto della cittadinanza è stata raccolta dai
29
ricercatori, ivi compresa l’OCSE. Mediante
l’impiego dei dati longitudinali, questa ricerca mette
in evidenza che la cittadinanza opera come uno
strumento che aiuta a migliorare l’accesso a posti di
lavoro pubblici, meglio pagati e che richiedono
maggiori qualifiche per gli immigrati, in particolar
modo per i gruppi vulnerabili. I ricercatori ipotizzano
che la naturalizzazione di aiuti a migliorare non solo i
diritti delle persone nel Paese ma anche il loro
riconoscimento sul mercato del lavoro e
l’investimento nella loro istruzione. Ulteriori fonti non
longitudinali suggeriscono che la naturalizzazione
può anche migliorare la partecipazione politica, la
ricerca di un alloggio e l’inclusione sociale. Sulla base
di questi risultati una nuova ricerca sta indagando
sulla modalità con cui le diverse leggi,
27. Per maggiori dettagli vedere http ://eudo-citizenship.eu/
28. Vedere Dronkers Jaap and Vink Maarten, Explaining Access to Citizenship in
Europe : How Policies Affect Naturalisation Rates, Politiche dell’Unione Europea
13(3), 2012. www.eui.eu/Personal/Dronkers/English/Vink.pdf Sartori Fabio,
’Acquisitions of citizenship on the rise in 2009,’ Eurostat : Statistica in Focus
l’implementazione di provvedimenti e di fattori
individuali
influiscono
sull’acquisizione
della
cittadinanza e sull’integrazione.30
L’Immigrant Citizens Survey mette alla prova questi
risultati emersi chiedendo agli immigrati il loro punto
di vista sulla cittadinanza, in quanto parte della loro
inclusione e integrazione nella società. Come per le
sezioni sul ricongiungimento famigliare e sulla
cittadinanza a lungo termine, in questa sezione sono
state poste domande agli immigrati in merito al loro
interesse, alle loro esperienze e agli effetti percepiti
della politica. Gli immigrati con permesso di
soggiorno temporaneo desiderano ottenere la
cittadinanza ? Quanti cittadini extra UE hanno fatto
richiesta per la cittadinanza e le richieste sono state
accettate ? I cittadini percepiscono gli effetti sul loro
senso di appartenenza e integrazione sociale ?
Gli immigrati dispongono di percorsi molto diversi per
ottenere la cittadinanza all’interno dei Paesi dell’ICS,
in funzione dell’anno in cui hanno fatto richiesta e,
talvolta, delle loro origini nazionali o culturali. Decine
di anni fa, pochissimi Paesi europei, tra i quali la
Francia, l’Irlanda e il Regno Unito, hanno facilitato la
naturalizzazione, la cittadinanza per diritto di nascita
e la doppia nazionalità per gli immigrati di prima
generazione. Molti Paesi hanno solamente facilitato
l’accesso alla nazionalità per quelli con legami storici,
etnici o culturali (Germania, Ungheria, Italia,
Portogallo e Spagna). All’interno di una generazione,
gli immigrati hanno assistito a più riforme sulla
cittadinanza in Paesi come la Germania, il Belgio, di
recente il Portogallo e, forse a breve, il Italia.
Nel 2010, il Migrant Integration Policy Index (MIPEX)
ha scoperto che le leggi sulla cittadinanza per gli
immigrati extra UE comuni erano più “ favorevoli ” in
Portogallo (solo dal 2006) e “ leggermente favorevoli ”
in tutti gli altri Paesi dell’ICS a eccezione di Ungheria
e in Spagna. Questi due Paesi mantengono politiche
molto più favorevoli per i gruppi agevolati rispetto agli
immigrati extra-UE ordinari. La doppia nazionalità è
accettata in tutti i Paesi dell’ICS a eccezione della
Spagna (solo per Paesi con legami storici) e della
Germania (solo in casi eccezionali). Gli immigrati extra
UE ordinari sono idonei per fare richiesta dopo diversi
anni di residenza : a partire dai tre anni per la
naturalizzazione in Belgio (sette per il certificato di
nazionalità), dopo cinque anni in Francia, da sette a
otto in Germania, otto in Ungheria (nessun periodo
24/2011, Lussemburgo, 2011. http ://epp.eurostat.ec.europa.eu/cache/ITY_
OFFPUB/KS-SF-11-024/EN/KS-SF-11-024-EN.PDF, Reichel David ’Do legal
regulations hinder naturalisation ?’ EUI Working Papers RSCAS 2011/51,
Firenze, Italia, 2011. http ://cadmus.eui.eu/bitstream/handle/1814/18734/
RSCAS_2011_51.pdf ?sequence=3
specifico per gli ungheresi etnici), dieci in Spagna
(due per i Paesi con legami storici) e dieci in Italia
(periodi più brevi per alcuni, p.e. per i discendenti di
italiani). Le condizioni legali generali (p.e. conoscenza
della lingua e civica, reddito) risultano più inclusive in
Belgio e in Portogallo, più esigenti in Germania e più
discrezionali in Francia e in Spagna. La procedura
complessiva è discrezionale in Ungheria, Francia,
Italia e Belgio (per la naturalizzazione) mentre è
basata sui diritti in Germania, Spagna e Belgio (per la
dichiarazione di nazionalità).
Figura 30. Desideri diventare un residente a lungo termine? Desideri ottenere la cittadinanza?
100%
90%
80%
70%
60%
50%
40%
30%
20%
10%
0%
(N=263)
(N=143)
(N=222)
(N=303)
Belgio
(ANV, BRU, LIE)
Francia
(LIO, PAR)
Germania
(BER, STU)
Ungheria
(BUD)
Desidero la RLT e/o la cittadinanza
Desidero almeno la RLT
(N=426)
(N=579)
Italia
Portogallo
(MIL, NAP) (FAR, LIS, SET)
(N=181)
Spagna
(BAR, MAD)
Desidero almeno la Cittadinanza
Non so cosa desidero
Non desidero la RLT né la cittadinanza
Nota: Test statistici mostrano che gli intervistati di Liegi sono stati in più ad affermare di desiderare la RLT o la Cittadinanza rispetto agli intervistati di Anversa o Bruxelles
(per tutte le differenze: p≤0,05).
29.OCSE, Naturalizzazione : Un passaporto per una migliore integrazione degli
immigrati ? OCSE Publishing, Parigi, 2011, doi : 10.1787/9789264099104-en www.
oecd.org/document/0/0,3746,en_2649_37415_48125719_1_1_1_37415,00.html
30. Per maggiori dettagli vedere il progetto di ricerca disponibile finanziato dall’EIF,
Accesso alla cittadinanza e il suo impatto sull’integrazione dell’immigrato (ACIT),
http ://www.migpolgroup.com/projects_detail.php ?id=60
CE per lungo soggiornanti. I residenti con permesso
di soggiorno provvisorio intervistati a Budapest e
nelle città del Belgio e della Germania si sono
mostrati più divisi e incerti in merito al loro status
futuro nel Paese. Molti erano interessati alla
cittadinanza in Belgio mentre pochi erano o
desideravano diventare residenti a lungo termine
(attualmente non occorre una richiesta ufficiale per
la naturalizzazione). In Germania il 30 % ha
affermato di desiderare solamente diventare
residente a lungo termine mentre un altro 30 %
preferirebbe mantenere lo status di residente
provvisorio piuttosto che diventare residente a
lungo termine o cittadino.
Cittadinanza
Oltre il permesso
CE per lungo soggiornanti :
Interesse nella cittadinanza
La maggior parte dei residenti con permesso di
soggiorno provvisorio non è interessata solo a
ottenere il permesso CE per lungo soggiornanti
nelle regioni in cui vive. La Figura 30 mostra la
percentuale di residenti provvisori intervistati che ha
affermato di voler diventare residente a lungo
termine e/o cittadino. In tutti i Paesi dell’ICS la
maggior parte degli intervistati desidera una
condizione di residenza più sicura. Nelle città di
Francia, Portogallo e Italia gli intervistati hanno
affermato di volere non solo diventare residenti a
lungo termine ma anche cittadini. Nelle città italiane,
quasi la metà desidera la stessa cosa ma un altro
terzo è attualmente solo interessato al permesso
/ 75
Figura 31. Per quale motivo non desideri ottenere la cittadinanza?
70%
60%
50%
40%
30%
20%
10%
0%
(N≥79)
(N=72)
Belgio
(ANV, BRU, LIE)
Francia
(LIO, PAR)
(N≥549)
Germania
(BER, STU)
(N≥184)
Ungheria
(BUD)
Nessuna differenza con il mio status attuale
Devo rinunciare alla precedente cittadinanza
(N≥235)
Italia
(MIL, NAP)
(N=101)
(N=52)
Portogallo
Spagna
(FAR, LIS, SET) (BAR, MAD)
Non mi stabilirò nel paese
La procedura è troppo complessa
Nota: I test statistici mostrano che la differenza rispetto allo stato attuale è stata citata come ragione in percentuale maggiore a Milano rispetto a Napoli e in percentuale
leggermente maggiore a Bruxelles rispetto alle altre città del Belgio e a Lisbona rispetto ad altre città del Portogallo. La precedente cittadinanza è stata citata più spesso
a Stoccarda che a Berlino. La procedura è stata citata più spesso a Milano rispetto a Napoli (per tutte le differenze: p≤0,05). Il numero di "Non lo so" è stato superiore a
Budapest (<43%) ad Anversa e leggermente superiore a Bruxelles, Liegi, Lione e Milano mentre il numero dei "Rifiuti" (<8%) è stato più alto ad Anversa.
Cittadinanza
I pochi residenti provvisori che non desiderano
naturalizzarsi spesso non riconoscono il valore della
cittadinanza oppure hanno altre ragioni che
concernono nello specifico il loro Paese. La
Figura 31 suggerisce perché la cittadinanza potrebbe
non risultare interessante per molti stranieri nelle città
intervistate della Germania, dell’Ungheria e dell’Italia
e per i pochi immigrati del Belgio, della Francia, del
Portogallo e della Spagna. Un numero limitato di
intervistati in Spagna non ha menzionato alcun
problema in particolare. In tutti gli altri Paesi, una
delle principali ragioni (42-57 %) per cui gli stranieri
non desiderano naturalizzarsi, specialmente i
residenti a lungo termine, è rappresentata dal fatto
che questi ultimi non vedono la differenza tra il
loro status attuale e la cittadinanza. uttavia non si
tratta della principale ragione nella maggior parte dei
76 /
casi. Per pochi intervistati nelle città del Portogallo e
molti nelle città italiane, oltre la metà ha affermato
che attualmente non ha in progetto di stabilirsi in
modo permanente nei Paesi d’immigrazione. La
metà di quelli nelle città francesi afferma che la
procedura di naturalizzazione è troppo complicata.
Nelle città della Germania, circa la metà non desidera
ottenere la cittadinanza in quanto sarebbe
necessario
rinunciare
alla
precedente
cittadinanza conformemente alla legge della
Germania. Questo problema ha assunto una minore
importanza in altre Paesi, forse in base alle leggi sulla
cittadinanza dei Paesi d’origine e perché gli immigrati
conoscono le opportunità della doppia nazionalità.
La Figura 32 mostra in dettaglio quanto sia comune
per gli immigrati extra UE fare richiesta o desiderare
ottenere la cittadinanza nelle 15 città.
Figura 32. Hai inoltrato richiesta per ottenere la cittadinanza? Vorresti diventarlo?
100%
90%
80%
70%
60%
50%
40%
30%
20%
10%
0%
Naturalizzato come cittadino
Desidero ottenere la cittadinanza
Domanda respinta
(N=580)
Madrid
ona
(N=409)
Barcell
Lisbon
(N=401)
Setuba
l
(N=450)
a
(N=405)
Faro
(N=397)
Napoli
(N=395)
Milano
(N=1187)
Budap
est
(N=669)
Parigi
(N=316)
Lione
(N=293)
Liegi
es
(N=411)
Bruxell
Anvers
a
(N=311)
In attesa di risposta
Non desidero ottenere la cittadinanza
Non so se voglio ottenerla
Nota: La Germania è stata esclusa a causa dei vincoli di campionamento che conducono a una sottorappresentazione dei cittadini naturalizzati.
Il
campione
ICS
suggerisce
che
la
naturalizzazione degli immigrati è molto più
comune tra i Paesi che non sono nuovi
all’immigrazione nonché per i gruppi facilitati in
Ungheria e Spagna. Fino a questo momento nelle
città di Italia e Portogallo si è assistito a un numero
limitato di richieste di cittadinanza, la maggior parte
delle quali sono state fatte di recente. Nelle città del
Portogallo, il numero di richiedenti provenienti da
Paesi lusofoni e non lusofoni è aumentato in modo
considerevole dopo la riforma del 2006, che ha
consentito l’accesso alle procedure favorevoli
riservate alle persone provenienti da Paesi lusofoni
anche a tutti i residenti che parlano la lingua
portoghese. In confronto oltre la metà di tutti gli
immigrati extra UE intervistati ha già fatto domanda
per la cittadinanza a Budapest e nelle città del Belgio,
della Francia e della Spagna. Dietro al numero
considerevole in Ungheria e in Spagna si trovano le
maggiori differenze nelle procedure e tassi di
naturalizzazione. Le persone intervistate avevano più
probabilità di diventare cittadini se erano madrelingua
ungheresi (83 % naturalizzati rispetto al 24 % per i
non madrelingua) o se provenivano da Paesi
storicamente legati alla Spagna (46 % di naturalizzati
rispetto al 18 % degli altri). Poche differenze
emergono attualmente tra le persone provenienti da
Paesi lusofoni e non lusofoni nelle città del Portogallo,
il che è imputabile anche alla riforma del 2006.
Cittadinanza
Complessivamente, circa tre immigrati extra UE
su quattro nella maggior parte delle città dell’ICS
hanno affermato di essere o di desiderare
diventare cittadini. Le principali eccezioni sono
rappresentate dalle città italiane, nelle quali circa la
metà degli stranieri intervistati non è interessata o
non è sicura di voler ottenere la cittadinanza. Ancora
pressoché la stessa percentuale di immigrati
intervistati nelle città di Italia e Portogallo sa di voler
ottenere la cittadinanza in futuro. Le richieste di
naturalizzazione della maggior parte di immigrati
intervistati sono state accettate. Il numero più ampio
di rifiuti è stato registrato nelle città della Francia. Per
coloro che sono in attesa di risposta, l’attesa risulta
essere relativamente breve nelle città del Portogallo,
leggermente più lunga nelle città della Francia e più
lunga nelle città di Belgio e Spagna, con numerosi
casi che risalgono al 2008 / 2009.
/ 77
Figura 33. Dopo quanti anni in cui hai vissuto in questo paese hai deciso di fare richiesta?
16
14
13.0
12
9.5
9.5
10
8
11.7
10.6
11.2
9.1
7.4
6
10.9
9.8
8.2
6.3
5.3
9.8
6.0
5.0
4
gami s
torici
enza le
i
Madrid
i storic
on lega
m
(N=24)
Paesi s
Madrid
(N=320)
Paesi c
on
Barcell
enza le
Paesi s
Barcell
Paesi c
a
gami s
torici
(N=30)
i storic
ona
(N=218)
on lega
m
l
(N=149)
Setuba
(N=125)
Lisbon
a
(N=109)
Faro
(N=34)
Napoli
(N=54)
Milano
est
gua
adrelin
Budap
Madre
(N=189)
Non m
lingua
est
(N=291)
Budap
(N=384)
Parigi
(N=179)
Lione
(N=127)
Liegi
Anvers
(N=248)
Bruxell
(N=100)
a
0
es
2
Nota: La Germania è stata esclusa a causa dei vincoli di campionamento che conducono a una sottorappresentazione dei cittadini naturalizzati. Il numero di "Non lo
so" è stato superiore a Budapest (<29%) , nelle città del Belgio e a Budapest, mentre il numero di "Rifiuti" è stato più alto (<5%) a Milano.
Cittadinanza
L’attesa per la naturalizzazione
Gli immigrati che sono idonei per la naturalizzazione
spesso impiegano molti anni a fare richiesta. Coloro
che soddisfano il requisito di residenza non solo
devono essere interessati a fare richiesta ma
devono anche soddisfare altri requisiti legali. La
Figura 33 mostra il numero medio di anni che
occorre per fare richiesta per ciascuna città. La
media di richiedenti ha dovuto attendere un anno o
due in più rispetto al requisito di residenza minima a
Budapest (non madrelingua) e nelle città di Belgio,
78 /
Francia, Italia e Spagna. Al contrario gli immigrati in
Francia devono attendere molto più tempo per fare
richiesta rispetto ai cinque anni minimi per la
naturalizzazione comune. I gruppi facilitati in
Ungheria e Spagna, che godono di requisiti di
residenza molto più brevi, attendono ugualmente
molto tempo in più per fare richiesta. Nelle città del
Portogallo, molti residenti a lungo termine che
hanno soddisfatto i requisiti di residenza hanno
iniziato a fare richiesta dopo la riforma del 2006.
Figura 34. Dopo 20 anni e oltre di residenza nel paese hai ottenuto la cittadinanza?
100%
90%
80%
92%
91%
82%
73%
67%
70%
64%
56%
60%
50%
40%
29%
30%
20%
10%
0%
(N=294)
(N=442)
Belgio
Francia
(ANV, BRU, LIE)
(LIO, PAR)
(N=221)
(N=139)
Ungheria
(BUD)
Madrelingua
Non
madrelingua
(N=109)
(N=148)
Italia
Portogallo
(MIL, NAP)
(FAR, LIS, SET)
(N=75)
(N=29)
Spagna
(BAR, MAD)
Paesi con
legami storici
Paesi senza
legami
storici
Nota: La Germania è stata esclusa a causa dei vincoli di campionamento che conducono a una sottorappresentazione dei cittadini naturalizzati. I test statistici non
mostrano alcuna differenza significativa tra le città all'interno del medesimo paese.
I risultati dell’ICS fanno emergere preoccupazioni in
merito alla completa inclusione a lungo termine dei
residenti stranieri in diversi Paesi. Gli immigrati che
non sono cittadini del loro Paese di residenza o di
altri Paesi della UE sono in larga parte assenti dalle
politiche nazionali, potenzialmente esposti alla
minaccia di espulsione e, in diversi Paesi della UE,
esclusi dall’accesso ai lavori del settore pubblico, da
alcune professioni e dai pieni diritti sociali. La
Figura 34 mostra quale percentuale di immigrati extra
UE con venti o più anni di residenza nel Paese ha
ottenuto la cittadinanza. I tassi di naturalizzazione
sono molto alti nelle città del Belgio per la maggior
parte dei residenti a lungo termine e a Budapest e
nelle città della Spagna, in particolar modo per i due
gruppi avvantaggiati. Questo tasso è del 64 % nelle
31
città del Portogallo, del 56 % nelle città della
Francia e del 29 % nelle citi. Le potenziali ragioni che
stanno dietro a questi numeri bassi sono fornite dai
residenti a lungo termine non naturalizzati in cinque
Paesi (esclusi Portogallo e Spagna). Circa la metà dei
residenti a lungo termine non ha fatto richiesta per la
cittadinanza poiché non vede alcuna differenza con il
suo stato attuale oppure ritiene che la procedura sia
troppo complicata (20-55 %).
Cittadinanza
/ 79
31. Esiste una piccola differenza tra gli immigrati intervistati provenienti da paesi
Lusofoni e quelli provenienti da paesi non Lusofoni.
Figura 35. Hai avuto problemi a ottenere la cittadinanza?
100%
90%
80%
70%
60%
50%
40%
57%
53%
47%
53%
41%
29%
30%
20%
25%
16%
12%
10%
0%
(N=509)
(N=563)
Belgio
Francia
(ANV, BRU, LIE) (LIO, PAR)
(N=380)
(N=198)
Ungheria
(BUD)
Madrelingua
Non
madrelingua
(N=89)
Italia
(MIL, NAP)
(N=297)
(N=110)
Portogallo
(FAR, LIS, SET)
Paesi
lusofoni
Paesi non
lusofoni
(N=529)
(N=61)
Spagna
(BAR, MAD)
Paesi con
legami
storici
Paesi senza
legami
storici
Nota: La Germania è stata esclusa a causa dei vincoli di campionamento che conducono a una sottorappresentazione dei cittadini naturalizzati. I test statistici mostrano
un numero leggermente inferiore di problemi riportati dagli intervistati di Bruxelles rispetto ad Anversa, nella fattispecie problemi con le autorità o in materia di requisiti
(per tutte le differenze: p≤0,05). Il numero di "Non lo so" è stato più alto (<22%) nelle città del Belgio.
Cittadinanza
Quando gli immigrati intervistati hanno inoltrato
richiesta, tra i principali problemi menzionati ci sono
stati le politiche o l’implementazione nelle città di
Francia, Portogallo, Italia e Belgio, in particolar
modo ad Anversa. La Figura 35 mostra quanti
immigrati hanno riscontrato uno o più problemi con
la procedura. Il modo in cui le autorità esercitano
i loro poteri ha rappresentato il problema principale
nelle città di Portogallo (42 %), Francia e Italia
(30 %) e in misura minore in Belgio (18 %). In
Portogallo le autorità sono state percepite più
positivamente dai richiedenti provenienti da Paesi
non lusofoni (30 %) rispetto a quelli provenienti dai
80 /
Paesi lusofoni (46 %). L’ottenimento dei
documenti necessari è stato un problema
menzionato da un richiedente su quattro nelle città
portoghesi e da uno su cinque nelle città della
Francia, dell’Italia e del Belgio. I gruppi avvantaggiati
in Ungheria e in Spagna non hanno riferito alcun
problema particolare. I richiedenti comuni nelle città
spagnole a volte hanno dovuto affrontare problemi
con i documenti o rinunciare alla loro precedente
cittadinanza. I non madrelingua in Ungheria hanno
riferito diversi problemi con i documenti, requisiti,
discrezione e la loro conoscenza della procedura.
Figura 36. Effetti percepiti della cittadinanza sull'integrazione
100%
90%
80%
70%
60%
50%
40%
30%
20%
10%
0%
(N≥401)
(N≥276)
(N≥429)
Belgio
Francia
Ungheria
(ANV, BRU, LIE)
(LIO, PAR)
Mi sento bene qui
Mi sento più coinvolto
(N≥49)
Italia
(BUD)
(MIL, NAP)
(N≥246)
(N≥362)
Portogallo
Spagna
(FAR, LIS, SET)
(BAR, MAD)
Mi ha aiutato poco
Lavoro migliore
Migliore istruzione
Mi ha aiutato molto
Nota: La Germania è stata esclusa a causa dei vincoli di campionamento che conducono a una sottorappresentazione dei cittadini naturalizzati. I test statistici mostrano una
percezione leggermente inferiore degli effetti della cittadinanza su lavoro e istruzione a Bruxelles rispetto ad altre città del Belgio e una percezione leggermente superiore degli
effetti sul sentimento di stabilità a Liegi rispetto ad altre città del Belgio e per quanto concerne il sentimento di coinvolgimento a Madrid rispetto a Barcellona (per tutte le
differenze: p≤0,05). Il numero di "Non lo so" è stato superiore(<23%) , nelle città del Belgio e a Budapest e leggermente superiore (<8%) nelle città Francesi e a Milano.
Problemi e successi
Una volta che gli immigrati si sono naturalizzati
percepiscono gli effetti della cittadinanza sulle
loro vite, sul loro lavoro e spesso sulle loro
comunità locali. La Figura 36 mostra la
percentuale di immigrati naturalizzati che ritiene che
la cittadinanza li abbia aiutati molto o poco in
differenti aree. 32
Anzitutto la cittadinanza consente agli immigrati di
sentirsi più stabili, conformemente a quanto affermato
dalla maggioranza in tutti i Paesi dell’ICS, con
percentuali che vanno dal 53 % di Budapest al 92 %
nelle città italiane. Circa la metà nella maggior parte
dei Paesi afferma che avere ottenuto la cittadinanza gli
è stato di aiuto in diversi modi sul mercato del lavoro. I
maggiori effetti percepiti sul lavoro sono stati citati
dagli immigrati di Belgio e Francia. Nelle città della
Spagna era più probabile che fossero gli immigrati
ordinari ad affermare che la cittadinanza li aveva aiutati
nel lavoro rispetto agli immigrati provenienti da Paesi
caratterizzati da legami storici con la Spagna. Circa la
metà degli immigrati nelle città del Belgio, della Francia
e del Portogallo pensano anche che la cittadinanza
consentirà loro di ottenere una migliore istruzione e un
maggiore coinvolgimento nella loro comunità locale.
Cittadinanza
/ 81
32.Si noti che è possibile confrontare direttamente le domande sugli effetti
sull’integrazione della cittadinanza, della residenza a lungo termine e del
ricongiungimento famigliare grazie ai pochissimi immigrati intervistati in tutti i
Paesi che hanno ottenuto più di una di queste ultime. Tuttavia i residenti a lungo
termine e i cittadini hanno entrambi fornito risposte della loro percentuale di
soddisfazione in relazione a differenti aree della loro vita. Tra i residenti nel
PPaese da 15 anni e oltre, gli immigrati che sono diventati cittadini riferiscono
livelli leggermente superiori di soddisfazione per la loro vita, in particolar modo
per quanto concerne il loro lavoro, istruzione, sistemazione e vita sociale,
rispetto agli immigrati che sono rimasti residenti a lungo termine. Questo
modello si mantiene costante attraverso i vasti campioni in Francia, in Ungheria
e in Portogallo così come con campioni più piccoli in Belgio e in Spagna.
82 /
Cittadinanza
Conclusione
conclusion
/ 83
Conclusione
Il valore aggiunto dell’Immigrant
Citizens Survey
King Baudouin Foundation, il Migration Policy Group e i
loro partner hanno deciso di verificare in che misura le
politiche di integrazione corrispondano alle speranze ed
alle esigenze degli immigrati in Europa. Essi hanno
inoltre deciso di verificare se uno strumento poco
utilizzato, un’indagine mirata, sia in grado di cogliere le
esperienze delle varie persone difficili da raggiungere
come gli immigrati extra UE. Ma l’indagine dovrebbe
essere sufficientemente ampia e rappresentativa da
creare una piattaforma che consenta agli immigrati di
trasmettere informazioni alle politiche e ai dibattiti a
livello locale, nazionale ed europeo.
Molto tempo e molte risorse sono state investite al fine
di identificare, contattare e quindi porre a migliaia di
persone tante domande in modo simile in tutte le
diverse città e Paesi. I partner sono stati in grado di
identificare domande comuni che hanno ritenuto
pertinenti per i dibattiti politici, la letteratura scientifica e
le consultazioni con le comunità di immigrati. Lo stesso
processo ha condotto al trasferimento dei metodi
attraverso le regioni e a una collaborazione unica tra
scienziati, istituti di polling e attori della società civile. I
risultati finali sono stati comparabili tra le città e le
regioni e, per alcune domande, tra gli immigrati e il
complesso dei residenti (immigrati e popolazione
autoctona).
84 /
I risultati dell’ICS consentono di colmare alcune lacune
di dati nel dibattito sull’integrazione. Le statistiche
sull’integrazione che stanno dietro alla maggior parte
degli indicatori d’integrazione possono essere meglio
interpretate accanto alle percezioni degli immigrati in
merito alla loro situazione lavorativa. Sono disponibili
dati non solo sulla partecipazione civica e politica degli
immigrati ma anche informazioni relative ai loro interessi
generali. Le competenze linguistiche auto-riferite e gli
ostacoli incontrati dagli immigrati nell’apprendimento
della lingua consentono di completare il quadro del
multilinguismo in Europa. Le necessità e le aspettative
degli immigrati per le loro famiglie consentono di
riportare la prospettiva dell’integrazione all’interno dei
dibattiti pubblici che discutono di ricongiungimento
famigliare e flussi d’immigrazione. Le aspettative e le
esperienze degli immigrati con differenti status giuridici
rafforzano la prova emergente sulle politiche in materia
di cittadinanza e sollevano nuove questioni per le
politiche sul permesso CE per lungo soggiornanti.
Attraverso queste aree d’integrazione gli attori politici
possono andare oltre la retorica e conoscere meglio gli
immigrati come persone.
Conclusioni principali sulle
politiche d’integrazione
Gli attori politici possono vedere attraverso gli occhi degli
immigrati come le politiche di integrazione risultano
implementate, usate e come esse influiscano sulla vita
delle persone. Tra gli immigrati intervistati nella maggior
parte dei Paesi dell’ICS, l’integrazione legale è
importante per la loro integrazione generale nella
società. Il ricongiungimento famigliare rappresenta una
scelta che è importante per i relativamente pochi immigrati
di prima generazione separati dai propri compagni o figli.
La maggior parte delle famiglie separate si sono già riunite
nella maggior parte dei Paesi dell’ICS a eccezione dei più
nuovi Paesi d’immigrazione, Portogallo e Spagna. Il
permesso CE per lungo soggiornanti e la cittadinanza
sono elementi che fanno parte del modo in cui gli
immigrati vedono il loro insediamento e la lor integrazione
nel Paese. Una percentuale compresa tra il 65 % e il 79 %
di immigrati intervistati è composta da residenti a lungo
termine o cittadini oggi nella maggior parte dei Paesi
dell’ICS, a eccezione di Italia e Portogallo.
Anche se pochi hanno già fatto richiesta in questi due
nuovi Paesi d’immigrazione, la maggior parte di immigrati
con permesso di soggiorno temporaneo sa che desidera
fare domanda per il permesso CE per lungo soggiornanti
o per la cittadinanza. I pochi immigrati che non
desiderano la permesso CE per lungo soggiornanti o la
cittadinanza spesso non vedono la differenza con il
loro stato attuale o non desiderano rimanere a lungo
nel Paese. Allo stesso modo molti immigrati che sono
ancora separati dal loro compagno o figli non scelgono di
ricongiungersi nel Paese perché non desiderano stabilirsi
qui per lungo tempo o perché la loro famiglia non
desidera trasferirsi.
Inoltre le politiche nazionali e le procedure scoraggiano
altri dal fare richiesta e creano problemi ai richiedenti.
La politica nazionale e l’implementazione locale sono
elementi altrettanto importanti. Gli immigrati hanno
regolarmente problemi con il modo in cui le autorità
legali esercitano il loro potere nelle città di Francia, Italia
e Portogallo, sulle limitazioni alla doppia nazionalità in
Germania e per quanto concerne i documenti necessari
nelle città di Germania e Belgio. Gli immigrati che sono
diventati residenti a lungo termine o cittadini hanno
affermato che questo ha fatto la differenza nelle loro
vite. Li ha aiutati a sentirsi più stabili, ha migliorato le
loro prospettive di lavoro e, in alcuni casi, ha consentito
loro di ottenere un’istruzione migliore e un maggior
coinvolgimento all’interno della comunità. Gli immigrati
che si sono riuniti con le loro famiglie ritengono che il
ricongiungimento abbia migliorato la loro vita famigliare,
il loro senso di appartenenza e, occasionalmente, ha
avuto altri esiti positivi sulle loro integrazione sociale.
In confronto, le politiche d’integrazione mirate
rappresentano solo uno dei principali fattori nelle
aree dell’integrazione sociale, come l’occupazione, la
lingua e la partecipazione politica. I problemi che gli
immigrati devono affrontare e i modi in cui partecipano
dipendono in larga parte dal loro specifico contesto
nazionale e locale. Il modo in cui le persone trovano
lavoro, imparano le lingue, portano avanti la loro
formazione o partecipano politicamente sono influenzati
dalle loro caratteristiche personali, dalle azioni degli altri,
dalle strutture all’interno della società e dalle politiche
generali. Gli ostacoli personali degli immigrati vanno
dalle competenze linguistiche al tempo limitato per
studiare e trovare il giusto equilibrio tra lavoro e vita
famigliare. Gli immigrati hanno inoltre criticato diversi
problemi strutturali che ostacolano l’integrazione
sociale di molti gruppi all’interno della società, come la
garanzia di un contratto di lavoro in regola o a tempo
indeterminato. Potrebbero essere necessarie modifiche
non solo per risolvere questi problemi strutturali
all’interno della società ma anche per modificare gli
atteggiamenti e le azioni del pubblico generale. I risultati
dell’ICS mettono in evidenza problemi ben noti, come
la discriminazione sul mercato del lavoro, gli
atteggiamenti dei datori di lavoro nei confronti delle
qualifiche conseguite all’estero e il limitato interesse
verso una maggiore diversità etnica nella politica.
Coloro che stabiliscono una politica d’integrazione non
devono enfatizzare troppo l’influenza delle loro politiche
d’immigrazione e d’integrazione socio-economica mirata
per determinare l’integrazione. Le politiche d’integrazione
locale e nazionali devono trovare il loro posto all’interno
del mix. Le politiche mirate devono essere collegate alle
politiche generali nelle aree quali l’occupazione, la lingua
e l’istruzione o antidiscriminazione e trattamento equo.
Per esempio, i risultati dell’ICS mostrano il significativo
potenziale per l’investimento in corsi d’integrazione
su vasta scala, il riconoscimento delle qualifiche
conseguite all’estero e le politiche di partecipazione
alla vita politica.
Utilizzo per analisi future :
politiche, risultati e soddisfazione
I risultati dell’ICS disponibili pubblicamente offrono
opportunità uniche per analizzare i diversi fattori personali,
societari e politici che stanno dietro alle esperienze di
integrazione degli immigrati. Gli utenti possono vedere i
principali risultati sul sito Web www.immigrantsurvey.org.
I ricercatori possono indagare all’interno del database
SPSS. Un’analisi descrittiva semplice può scomporre i
risultati per gruppo (p.e. donne), mentre l’analisi di
regressione può concludere se dette differenze riferite
siano statisticamente connesse a fattori specifici (p.e.
sesso, età, istruzione, status socio-economico). Possono
essere fatti confronti tra l’ICS e i dati delle politiche come
MIPEX. Le valutazioni delle politiche possono stimare
l’impatto delle politiche attuali e alcuni cambiamenti
passati (p.e. riforme sulla nazionalità in Belgio o in
Portogallo o corsi di integrazione obbligatori in Francia, in
Germania o nella regione belga delle Fiandre). Possono
anche essere realizzati confronti tra l’ICS e gli indicatori
d’integrazione, per esempio gli indicatori di Saragozza.
Questi studi possono fornire un quadro completo
dell’esperienza oggettiva e soggettiva dei processi
d’integrazione. Per esempio un numero maggiore di
immigrati potrebbe sentirsi sovraqualificato per il proprio
lavoro rispetto a quello classificato da Eurostat
conformemente al proprio lavoro e livello d’istruzione.
Ulteriori confronti possono essere realizzati tra gli “ esiti ”
dell’integrazione e la soddisfazione nei confronti della
vita degli immigrati. Ci sono più risultati sull’integrazione
rispetto a quanto dicano le statistiche, perché questo è il
motivo per il quale ICS trae ispirazione dalle misurazioni
del benessere come il nuovo indice “ Migliora la tua vita ”
dell’OCSE. Sulla base delle domande tratte dal
Sondaggio Europeo sulla Qualità della Vita del 2007, gli
immigrati intervistati, su una scala da 0 a 10, hanno
espresso il loro grado di soddisfazione in merito alla loro
/ 85
vita quotidiana, in termini di istruzione personale, lavoro,
alloggio, vita famigliare, salute e vita sociale. Confrontando
i dati dell’EQLS del 2007 e i dati dell’ICS del 2001, la
Figura 37 suggerisce che gli immigrati intervistati oggi
sono generalmente soddisfatti della loro vita quanto
la maggior parte delle persone nel Paese nel quale
vivono. In media, gli immigrati sono più ottimisti in merito
alla loro salute rispetto alla media delle persone che vivono
nel Paese. Sono generalmente meno soddisfatti del loro
lavoro, del loro livello di istruzione e della loro
sistemazione abitativa nelle città di Belgio, Francia e
Germania rispetto alla media di persone che vive in questi
Paesi. In Ungheria, Portogallo e Spagna, d’altra parte, gli
immigrati intervistati sono generalmente più ottimisti circa
la maggior parte delle aree di vita rispetto alla media delle
persone che vive in questi Paesi.
Gli immigrati che utilizzano politiche o procedure
specifiche potrebbero sentirsi più o meno soddisfatti in
determinate aree della loro vita. Per esempio il capitolo sul
ricongiungimento familiare ha permesso di osservare
come le persone con differenti necessità ed esperienze di
ricongiungimento familiare hanno riferito diversi livelli di
soddisfazione in merito alla loro vita famigliare. La
medesima analisi può essere realizzata per il
riconoscimento delle qualifiche, per i corsi di lingua, per la
formazione, per la cittadinanza e così via. Questo
potrebbe rivelarsi un valido sistema per monitorare la
soddisfazione unitamente agli indicatori sulle politiche e gli
esiti al fine di comprendere meglio e valutare le scelte, i
problemi e gli effetti delle politiche per gli immigrati.
Figura 37. Soddisfazione per la vita tra gli immigrati e il pubblico generale...
Sondaggio tra i Cittadini Immigrati (ICS) 2011 vs Sondaggio Europeo sulla Qualità della Vita (EQLS 2007
10.0
10.0
9.0
9.0
9.5
9.5
8.5
8.5
8.0
8.0
7.5
7.5
7.0
7.0
6.5
6.5
6.0
6.0
5.5
5.5
ICS 2011
(n≥997; per lavoro n=554)
EQLS 2007
(n≥1007; per lavoro n=450)
ICS 2011
(n≥937; per lavoro n=679)
Francia
(LIO, PAR)
La t
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ocia
le
sist
emaLa tua
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e
La t
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Belgio
(ANV, BRU, LIE)
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ruzi e
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tu
lavoale
ro
5.0
EQLS 2007
(n≥1523; per lavoro n=747)
Nota: Il numero di "Non lo so" è stato più alto (6,5%) a Bruxelles.
10.0
10.0
9.0
9.0
9.5
9.5
8.5
8.5
8.0
8.0
7.5
7.5
7.0
7.0
6.5
6.5
6.0
6.0
5.5
5.5
86 /
ICS 2011
(n≥1191; per lavoro n=817)
Germania
(BER, STU)
EQLS 2007
(n≥1984; per lavoro n=946)
ICS 2011
(n≥1153; per lavoro n=611)
Ungheria
(BUD)
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ocia
le
sist
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zion
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La t
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ruzi e
one
Il tu
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tu
lavoale
ro
5.0
EQLS 2007
(n≥959; per lavoro n=422)
Utilizzo per futuri
dibattiti e sondaggi
8.0
7.5
7.5
7.0
7.0
6.5
6.5
6.0
6.0
5.5
5.5
5.0
5.0
ICS 2011
(Milano n≥395; per lavoro n=295)
Italia
(MIL, NAP)
EQLS 2007
(n≥1457; per lavoro n=830)
(Napoli n≥397; per lavoro n=308)
ICS 2011
(n≥1223; per lavoro n=849)
Portogallo
(FAR, LIS, SET)
La t
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8.5
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lavoale
ro
10.0
La t
fam ua vita
iglia
re
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ua s
alut
e
necessariamente migliorare la disponibilità e l’accesso
ai dati della popolazione disaggregati per Paese di
cittadinanza e di nascita per i ricercatori. Molti istituti di
ricerca e di polling necessitano anche di una maggiore
esperienza nella realizzazione di indagini presso gli
immigrati e di un gruppo diverso di intervistatori. I
sondaggi qualitativi approfonditi rappresentano il
metodo migliore per esplorare nuove aree o i legami
presenti tra aree e fattori diversi. I sondaggi quantitativi
generici con ampi campioni di immigrati possono
rappresentare la soluzione più economica per catturare
la partecipazione economica, sociale o politica. Gli
immigrati devono quindi essere confrontati con gruppi
simili nella popolazione generale per comprendere in
sist
emaLa tua
zion
e
Gli attori governativi e non governativi devono utilizzare
l’Immigrant Citizen Survey come database e come un
esempio. Essi possono discutere dei risultati dell’ICS
insieme agli immigrati e alle loro associazioni e
raccomandare politiche più informate ed efficaci. Gli
attori politici possono anche informare meglio il pubblico
in merito all’integrazione. I risultati rappresentano una
possibilità per parlare di più degli immigrati come
persone che affrontano realtà e scelte non tanto diverse
da quelle che le persone affrontano ogni giorno nella
loro vita.
Gli attori delle politiche che desiderano sviluppare i loro
personali sondaggi devono passare in rassegna una
serie di opzioni. Per ciascuna opzione, essi devono
EQLS 2007
(n≥989; per lavoro n=512)
10.0
9.5
9.0
8.5
8.0
7.5
7.0
6.5
6.0
5.5
La t
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ita s
ocia
le
sist
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La t
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La t
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llo d o at
i ist tual
ruzi e
one
Il tu
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tu
lavoale
ro
5.0
Spagna
(BAR, MAD)
ICS 2011
(n≥984; per lavoro n=765)
EQLS 2007
(n≥1005; per lavoro n=473)
/ 87
profondità i risultati. Per includere gli immigrati, i
sondaggi generici avranno bisogno di finanziamenti per
campioni più ampi, e strutture linguistiche e
provvedimenti per ampliare i tassi di risposta
tradizionalmente bassi tra gli immigrati. Inoltre i
sondaggi generici devono occuparsi in modo più
opportuno delle questioni poco indagate che sono di
fondamentale importanza per tutte le persone in
un’Europa sempre più diversa, come le lingue o
l’accesso ai servizi.
I sondaggi quantitativi mirati sono la soluzione più
efficace per comprendere le questioni specifiche
concernenti l’immigrazione e l’integrazione. I sondaggi
longitudinali hanno raccolto validi dati a lungo termine
sui processi d’integrazione nei Paesi come Australia,
Canada, Israele, Nuova Zelanda e, attualmente, la
Francia. I sondaggi condotti tra tutte le persone
88 /
straniere o nate all’estero devono concentrarsi sulle
politiche o sui problemi che quasi tutti possono
incontrare o incontreranno (p.e. la vita famigliare) in
modo tale da consentire a tutti di rispondere alle
domande. Se necessario i sondaggi possono mettere a
confronto le risposte degli immigrati con quelle della
popolazione autoctona sia mediante l’impiego di
domande tratte da sondaggi generici, sia intervistando
un ulteriore “ gruppo di controllo ” di non immigrati. I
sondaggi su una politica specifica (p.e. il
ricongiungimento famigliare) devono concentrarsi sui
beneficiari (passati, presenti o potenziali) di detta
politica specifica. La sfida maggiore consisterà
nell’identificare e contattare questi beneficiari specifici
attraverso le fonti di dati o i servizi disponibili. I
sondaggi specifici possono avvenire intorno a un
cambiamento delle politiche coma parte di una
valutazione prospettiva o retrospettiva dell’impatto.
Riconoscenza ai partner
La King Baudouin Foundation e il Migration Policy Group desiderano ringraziare i diversi partner a livello nazionale
perché questo progetto non sarebbe stato possibile senza il loro duro lavoro e senza la loro dedizione.
Belgio
Université Libre de Bruxelles (Partner scientifico)
IPSOS Belgium (Partner sondaggi)
Francia
Fondation Nationale des Sciences Politiques (Partner scientifico)
IPSOS France (Partner sondaggi)
France terre d’asile (Partner lancio)
Germania
Research Unit of the Expert Council of German Foundations on Integration and Migration
(Partner scientifico & lancio)
IFAK Institut GmbH & Co. KG Markt- und Sozialforschung (Partner sondaggi)
Ungheria
MTA Etnikai-nemzeti Kisebbségkutató Intézet (Partner scientifico)
ICCR Budapest Alapítvány (Partner sondaggi)
Menedék - Hungarian Association for Migrants (Partner lancio)
Italia
Fondazione Iniziative e Studi sulla Multietnicità (Partner sondaggi, scientifico & lancio)
Portogallo
High Commission for Immigration and Intercultural Dialogue (Partner scientifico)
Centro de Estudos de Opinião Pública (Partner sondaggi)
Fundação Calouste Gulbenkian (Partner lancio)
Spagna
University of Leicester (Partner scientifico)
Centro de Investigaciones Sociológicas (Partner sondaggi)
Centre d’estudis internacionals a Barcelona (Partner lancio)
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Note
90 /
Pubblicato a Bruxelles da King Baudouin Foundation e the Migration Policy Group, Maggio 2012

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