prefazione Iosa - wellmadefactory

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prefazione Iosa - wellmadefactory
Comunicato stampa:
Mostra “VI.TE - MILANO E LA LOMBARDIA ALLA PROVA DEL TERRORISMO ”
Promossa da: Comune di Milano e Fondazione Carlo Perini
in collaborazione con: Well Made Factory srl
Allestita presso il Museo di Storia Contemporanea, via S. Andrea, 6 Milano dall’11 dicembre
2008 al 1 febbraio 2009
“VERSO LA CASA DELLA MEMORIA DI MILANO”
Milano e Lombardia e Milano alla prova del terrorismo durante la strategia della tensione e
degli opposti estremismi negli anni ‘ 70.
Chi si ricorda di loro? Le vittime dal 1969 al 1984.
1) Perché la Fondazione Perini
Il Perini vive ed opera da 46 anni in una zona di “Nuova frontiera della cultura” del territorio urbano
rappresenta un punto di riferimento storico, come luogo regionale e spazio sociale del dialogo
interculturale.
La Fondazione ha vissuto sulla propria pelle anche la stagione della strategia della tensione e degli opposti
estremismi, trovandosi ad essere in tutta l’Italia, l’unico ente culturale ad essere assalito, nel lontano 21
giugno 1971, da una squadraccia di 80 picchiatori neofascisti, provenienti da tutte le provincie della
Lombardia, e capeggiati da quel Giancarlo Rognoni, fondatore del gruppo “La Fenice”, collegato ad Ordine
Nuovo.
Durante il periodo degli anni di piombo il Circolo Perini fu oggetto di un ulteriore attentato, il 1° aprile
1980, con la gambizzazione da parte della colonna brigatista “Walter Alasia” del suo Presidente, con la
semplice motivazione che “il Perini faceva cultura per il sistema politico dominante ingannando i proletari e
sottoproletari dei quartieri popolari di Milano”.
2) Il dovere della memoria, della ricerca della verità e dell’educazione dei giovani alla legalità e al ripudio
della violenza come metodo di lotta politica, hanno consentito al Perini di avanzare un progetto di mostra
che è stato finanziato e fatto proprio dal Comune di Milano, grazie all’Assessorato alla cultura e alla fattiva
collaborazione del Dr. R. Guerri, Direttore del Museo del Risorgimento e del Museo di Storia
contemporanea.
3) La mostra è stata realizzata con la costruttiva collaborazione della sezione Lombarda dell’Associazione
Italiana Vittime del Terrorismo e con l’Associazione dei familiari della Strage di Piazza Fontana.
Non abbiamo voluto fare una mostra di raccolta storica sul terrorismo e lo stragismo, così come avviene
con altre mostre già organizzate, in ogni parte d’Italia.
Abbiamo dato un taglio innovativo alla struttura della rassegna espositiva con alcuni obiettivi:
a) raccogliere le emozioni forti dei familiari e dei feriti superstiti ed effettuare la narrazione con un
linguaggio nuovo rivolto, soprattutto, ai giovani, come sfida per riscrivere la storia dalla parte delle vittime.
b) evitare un’esposizione di immagini cimiteriali per non suscitare commiserazione e pietà che umiliano i
familiari delle vittime
c) ricordare ideali, valori, quotidianità di vita nel lavoro e negli affetti familiari di tante vittime innocenti,
cadute come bersagli sbagliati negli omicidi mirati dei brigatisti e come cittadini semplici e comuni colpiti
dalle stragi
d) interrogare la propria coscienza per ripudiare, ora e sempre, la violenza come metodo di lotta politica.
***
La Regione Lombardia, negli anni bui del terrorismo e dello stragismo ha avuto 17 morti e 84 feriti per la
strage di piazza Fontana a Milano. Altri 4 morti si sono avuti nella strage della Questura di Milano, con 45
feriti; 5 vittime nella strage mafiosa di via Palestro con 14 feriti, 8 morti nella strage di Brescia con 103
feriti.
A questi caduti vanno aggiunti 6 morti per la strage del Treno Rapido 904 (2 vittime di Milano, 4 di
Abbiategrasso); 3 morti di Como e 1 morto di Pavia per la strage alla Stazione di Bologna. Il totale dei morti
per strage ammonta a 44 morti e oltre 200 feriti lombardi.
La Lombardia, è stata colpita, con eguale violenza, dal terrorismo eversivo rosso con ben 36 uccisioni nella
sola Provincia di Milano e con ben 44 feriti, obiettivi mirati. Altre 5 uccisioni si sono avute in altri paesi e
città lombarde(compresa Bianca Daller, un’insegnante pensionata di Brescia), per un totale di 41 vittime,
alle quali vanno aggiunte le 18 vittime catalogate come morti per atti di violenza o di scontro politico,
soprattutto a Milano. Senza contare le numerose vittime del dovere e alcune vittime per attentati mafiosi.
In totale, la Lombardia, conta 105 morti per atti di terrorismo e stragi compresi i due militati caduti nella
strage di Nassiriya del 12 novembre 2003 in Iraq, mentre i feriti sono oltre 300.
***
Lo stragismo di destra e l’eversione di sinistra dell’antagonismo armato
a) il manuale delle guardie nere
Gli anni ’70 furono l’epoca in cui nel Paese imperversavano i tentativi golpisti dell’estrema destra pilotati
da uomini dei servizi segreti deviati, mentre numerosi gruppi neofascisti assoldavano squadre di picchiatori
e si radunavano in cellule eversive bene organizzate per compiere stragi.
Tale triste epoca vide in auge la il “manuale delle guardie nere” che insegnava che la violenza non è un
capriccio, ma una necessità chirurgica. Una dolorosa necessità, profondamente morale, per la
disinfestazione materiale, che si espresse nella lucida follia di odio e di terrorismo politico sfociato nello
stragismo rimasto, sostanzialmente, impunito.
La storia armata del neofascismo costituisce tuttora l’orribile e ancora impunita stagione stragista da piazza
Fontana del 12 dicembre 1969 sino alle stragi nei treni. Lo stragismo ha goduto di un’oscurità totale dei
mandanti e degli autori, a causa anche di impenetrabili depistaggi storiografici e fallimenti giudiziari.
Oggi sarebbe più onesto dire che la strage di piazza Fontana non ha colpevoli, perché è scoppiata la caldaia
e “Nessuno è Stato”, anche se i colpevoli individuati non sono più processabili, perché assolti nel
precedente processo di Catanzaro.
b) Il manuale delle “guardie rosse”
Il terrorismo è considerato un crimine ed è dichiarato, dal potere costituito, come un comportamento
illegittimo o eversione contro lo Stato. Al contrario i terroristi considerano lo Stato come oppressione e si
fanno portatori di una giustizia primaria da restaurare. Il terrorismo si manifesta, pertanto, come antistato
con la ferocia delle corti marziali, con la sospensione delle garanzie istituzionali e con l’esercitazione di una
giustizia sommaria e spietata.
I riferimenti storici del terrorismo li troviamo nelle rivoluzioni francese e bolscevica, nelle guerre
anticolonialiste soprattutto in quella in Algeria, nella guerra del Vietnam e nelle guerriglie contro i regimi
dittatoriali in Grecia e in America Latina, che imperversarono dagli anni ’60 agli anni settanta.
In Italia la violenza politica è stata una bestia che si è autoalimentata a dismisura, occupando la scena e
imponendosi, con prepotenza, nella vita pubblica dal 1969 al 1983.
Lo spettro della violenza dominò tale stagione lancinante di scontro fisico, di sangue, di deliri di
annientamento del nemico politico. L’escalation della violenza, impastata di angoscia e tensione, sfociò nei
gorghi di una deriva cruenta di attentati e di morte.
La violenza degli anni Settanta disponeva di una diffusa ideologia, che forniva ai violenti legittimazione e
credibilità del mito della palingenesi rivoluzionaria per abbattere le “Stato borghese” con tutti i mezzi.
Vi era forte il richiamo mitico alla Resistenza con la guerra sanguinosa tra fascisti e comunisti.
La guerra sociale era lo strumento per portare al potere la classe operaia e contadina.
La radicalizzazione della violenza e dello scontro politico, in una Stato democratico come l’Italia
repubblicana, era destinato alla sconfitta e all’isolamento da parte delle masse e dei partiti democratici, che
scelsero la legalità costituzionale, contro la barbarie e l’eversione del terrorismo.
L’incandescente materia del terrorismo può essere ricostruita come fenomenologia delle mutazioni pisco patologiche - politiche di gruppi di esaltati, credenti in un’idea rivoluzionaria contro l’imperialismo
americano e contro lo Stato democratico italiano. Non si tratta di fare un revisionismo storico, ma una
semplice cronaca nera, seguendo la carriera di questi facinorosi imprigionati e sconfitti.
L’interpretazione dei fatti, in questa ricostruzione storica, segna il “requiem delle utopie rivoluzionarie”,
che non ammette dignità alle motivazioni o elucubrazioni storiche addotte dagli ex terroristi, da politici
collusi e da storici compiacenti per giustificare una scelta armata motivata da nobili ideali politici,
sostanzialmente ed esclusivamente, criminale.
***
Anni di piombo – Il bilancio delle vittime dello stragismo di destra, l’eversione di sinistra
La cronistoria degli “anni di piombo in Italia”, si concentra dal 1969 al 1983, alla quale va aggiunto lo
strascico terroristico di questi ultimi 15 anni, con i caduti negli attentati del residuo neoterrorismo
brigatista.
Nel solo 1979, anno di massima espansione del terrorismo in Italia, si registrarono 2.200 attentati, firmati
da 215 sigle di sinistra e 55 di destra, con 22 morti e 149 feriti. Milano, Torino, Genova, Bologna
Padova,Venezia, Firenze, Roma e Napoli furono l’epicentro di quella sconvolgente stagione eversiva,
iniziata con la “strage di piazza Fontana a Milano” e la conseguente strategia stragista.
I morti per atti di terrorismo ad opera delle brigate rosse sono stati 177 ( 11 magistrati, 57 civili, 110 delle
Forze dell’Ordine e Forze Armate), mentre oltre 50 sono gli uccisi per atti di violenza o scontro politico. La
sola città di Milano, durante il periodo della strategia della tensione e degli opposti estremismi, ne contò
ben 25.
Le vittime per stragi, a partire da quella di Portella della Ginestra a quelle di Fiumicino e di Ustica,
ammontano a 310, alle quali vanno aggiunte le 60 vittime delle guerre in Iraq e Afghanistan e le 25 vittime
civili uccise, in attentati nei diversi Paesi del mondo, dal terrorismo fondamentalista islamico.
I feriti per atti di terrorismo e di strage di tale matrice, durante gli anni di piombo, furono 5.550; mentre gli
attentati compiuti ammontarono a ben 13.000.
Gli italiani caduti nella guerra in Iraq sono 39, dei quali 32 militari uccisi in azione di attacchi, attentati o
incidenti e 7 civili, fra i quali il funzionario Nicola Lipari.Ben 19 sono stati i caduti in Iraq nella I strage di
Nassiryia, 4 nella II strage e 1 nel terzo attentato.
In Afghanistan i militari caduti, in attentati e incidenti vari, sono stati 12, ai quali si aggiunge la vittima civile,
Maria Grazia Cutuli, giornalista del Corriere della Sera.
Il quadro complessivo delle vittime di terrorismo e di stragi di tale matrice interno e internazionale se ne
contano ben 547, escludendo i caduti civili e quelli del dovere per mafia e per criminalità organizzata.
ALLEGATI
UCCISI PER ATTI DI TERRORISMO IN MILANO, PROVINCIA E RESTO DELLA LOMBARDIA
(Dati aggiornati forniti dalla Fondazione Carlo Perini al 30/04//2009)
UCCISI
11 - 17/05/1972 Luigi CALABRESI, Commissario di Pubblica Sicurezza.
12 - 12/04/1973 Antonio MARINO, Guardia di Pubblica Sicurezza.
13 - 27/05/1973 Federico MASSARIN, Guardia di Pubblica Sicurezza.
14 - 15/10/1974 Felice MARITANO, Maresciallo Maggiore dei Carabinieri, ucciso in un conflitto a fuoco.
15 - 13/03/1975 Sergio RAMELLI, Studente liceale missino, vittima di un pestaggio da parte della sinistra
eversiva, muore dopo un atroce agonia il 24/04/1975.
16 - 29/04/1976 Enrico PEDENOVI, Avvocato, consigliere provinciale del MSI-DN.
17 - 15/12/1976 Vittorio PADOVANI, Vice Questore di Milano ucciso a Sesto San Giovanni.
18 - 15/12/1976 Sergio BAZZEGA, Maresciallo di P.S., ucciso a Sesto San Giovanni.
19 - 19/02/1977 Lino GHEDINI, Brigadiere della polizia stradale viene assassinato sulla statale tra Milano
e Rho.
10 - 14/05/1977 Antonio CUSTRA, Vice Brigadiere di Pubblica Sicurezza.
11 - 18/03/1978 Lorenzo IANNUCCI, Studente ucciso dalla destra eversiva in via Mancinelli.
12 - 18/03/1978 Fausto TINELLI, Studente ucciso dalla destra eversiva in via Mancinelli.
13 - 20/04/1978 Francesco DI CATALDO, Maresciallo degli agenti di custodia del carcere di San Vittore.
14 - 23/06/1978 Roberto GIRONDI, morì una settimana dopo il 30 giugno 1978, a seguito delle ferite
riportate per l’esplosione di un ordigno a Seregno (Mi).
15 - 29/01/1979 Emilio ALESSANDRINI, Sostituto Procuratore della Repubblica.
16 - 16/02/1979 Pierluigi TORREGIANI, Gioielliere.
17 - 19/04/1979 Andrea CAMPAGNA, Agente della Digos.
18 - 08/01/1980 Antonio CESTARI, Agente di Pubblica Sicurezza Commissariato Ticinese.
19 - 08/01/1980 Rocco SANTORO, Agente di Pubblica Sicurezza Commissariato Ticinese.
20 - 08/01/1980 Michele TATULLI, Agente di Pubblica Sicurezza del Commissariato Ticinese.
21 - 05/02/1980 Paolo PAOLETTI, Direttore tecnico della Icmesa.
22 - 19/03/1980 Guido GALLI, Magistrato.
23 - 28/05/1980 Walter TOBAGI, Giornalista del Corriere della Sera.
24 - 12/11/1980 Renato BRIANO, Dirigente della Ercole Marelli.
25 - 26/11/1980 Ezio LUCARELLI Carabiniere.
26 - 28/11/1980 Manfredo MAZZANTI, Dirigente industria Falk.
27 - 17/02/1981 Luigi MARANGONI, Direttore sanitario del Policlinico.
28 - 03/06/1981 Antonio FRASCA, Addetto alla vigilanza nell’Alfa Romeo di Arese fu ucciso dai militanti
di “Prima linea”.
29 - 15/07/1981 Luigi CARLUCCIO, Brigadiere di Pubblica Sicurezza.
30 - 19/09/1981 Francesco RUCCI, Vice brigadiere degli agenti di custodia di San Vittore.
31 - 19/10/1981 Carlo BUONANTUONO, Agente di Pubblica Sicurezza.
32 - 19/10/1981 Vincenzo TUMMINELLO, Agente di Pubblica Sicurezza.
33 - 13/11/1981 Eleno Anello VISCARDI, Agente della Digos.
34 - 18/11/1981 Erminio Vittorio CARLONI, Guardia giurata della Mondialpol, ucciso in un aiuola
spartitraffico in viale Zara, 106.
35 - 16/07/1982 Valerio RENZI, Maresciallo dei Carabinieri, ucciso nell’ufficio postale di Lissone.
36 - 26/08/2004 Enzo BALDONI, Pubblicitario e collaboratore de “Il Diario” (ucciso in Iraq).
Le vittime del terrorismo in altri paesi o città della Lombardia
1 - 16/12/1976, Bianca DALLER, una pensionata insegnante di Brescia, viene uccisa dalle schegge per lo
scoppio di un ordigno racchiuso in una pentola a pressione, nascosta in una borsa.
2 - 12/02/1977 Lorenzo FORLEO, Appuntato dell’Arma dei Carabinieri, ucciso a Carpenedolo (Brescia) da
esponenti dell’estrema destra.
3 - 23/02/1979 Rosario SCALIA, Guardia giurata, fu ucciso dai “Comitati Comunisti Rivoluzionari” durante
una rapina alla Banca Agricola Milanese a Barzanò (Como).
4 - 13/03/ 1979 GURRIERI Giuseppe, Appuntato dell’Arma dei Carabinieri di Bergamo, cadde in una
violenta colluttazione quando due terroristi della “Guerriglia Proletaria”, armati e
mascherati, fecero irruzione in un ambulatorio per sequestrare un medico che faceva
servizio presso gli Istituti penitenziari di Bergamo.
5 - 18/12/1980 Alfio ZAPPALÀ, Guardia giurata in servizio di sorveglianza a Zinasco (Pavia) presso una
banca fu ucciso da alcuni terroristi dei “Comitati Comunisti Rivoluzionari,” che
compivano una rapina per autofinanziamento.
FERITI IN MILANO E PROVINCIA
1 - 17/05/ 1973 Aldo Bernareggi, vigile urbano ferito nella strage della Questura di Milano.
22- 15/05/1975 Massimo DE CAROLIS, avvocato, allora capogruppo DC al Comune di Mi.
3 - 07/10/1975 Cosimo VERNICH, brigadiere degli agenti di custodia del carcere di San Vittore.
4 - 10/11/1975 Valerio DI MARCO, dirigente della Innocenti.
5 - 02/04/1976 Matteo PALMIERI, capo delle guardie della Magneti Marelli.
6 - 11/03/1976 Fulvio NERI, ginecologo.
7 - 24/01/1977 Nicola TOMA, funzionario della Sit-Siemens.
8 - 09/03/1977 Armando Pagliaro, vigile urbano del Comune di Milano.
9 - 15/03/1977 Guglielmo RESTELLI, caporeparto della Breda.
10 - 18/04/1977 Bruno RUCANO, capo del personale della società Vanossi.
11 -19/05/1977 Giuseppe GHETTI, medico chirurgo specialista in medicina del lavoro, ferito nel suo
ufficio di Seveso, mentre tutti gli altri furono feriti a Milano.
12 - 14/05/1977 Marzio GOLINELLI, edicolante sparato al volto mentre passava in strada.
13 - 02/06/1977 Indro MONTANELLI, giornalista, direttore del «Giornale Nuovo».
14 - 09/06/1977 Fausto SILINI, caporeparto della Breda.
15 - 12/06/1977 Vito PATRONO, carabiniere.
16 - 12/06/1977 Gesuino SOLISI, carabiniere.
17 - 20/06/1977 Giuseppe D’AMBROSIO, caporeparto della Sit-Siemens.
18 - 25/06/1977 Roberto ANZALONE, presidente Associazione Medici Mutualistici milanesi.
19 - 30/06/1977 Luciano MARRACANI, dirigente della FIAT-OM.
20 - 23/10/1977 Carlo ARIENTI, consigliere comunale DC.
21 - 08/11/1977 Aldo GRASSINI, dirigente dell’Alfa Romeo.
22 - 31/01/1978 Armando GIROTTO, titolare della omonima tipografia.
23 - 16/02/1978 Domenico SEGALA, dirigente dell’Alfa Romeo.
24 - 04/05/1978 Umberto DEGLI INNOCENTI, dirigente della Sit - Siemens.
25 - 08/05/1978 Diego FAVA, medico capo della sezione Inam di Porta Ticinese.
26 - 10/05/1978 Franco GIACOMAZZI, dipendente della Montedison.
27 - 11/05/1978 Massimo ASTARITA, funzionario della Chimical Nank.
28 - 12/05/1978 Tito BERARDINI, segretario di una sezione DC.
29 - 05/07/1978 Gavino MANCA, funzionario della Pirelli.
30 - 29/09/1978 Ippolito BESTONSO, dirigente dell’Alfa Romeo.
31 - 13/11/1978 Mario MARCHETTI, direttore sanitario di San Vittore.
32 - 24/01/1979 Battista FERLA, capo infermiere del Policlinico di Milano.
33 - 16/02/1979 Alberto TORREGIANI, figlio del gioielliere Pierluigi ucciso nel suo negozio, mentre
Alberto rimase gravemente ferito e oggi vive su di una sedia a rotelle.
34 - 20/12/1979 Ferdinando MALATERRA, vice capo infermiere del Policlinico di Milano.
35 - 20/12/1979 Nino MANFREDI, vice capo infermiere del Policnico di Milano.
36 - 10/02/1980 Mario MIRAGLIA, ingegnere e dirigente d’azienda.
37 - 21/02/1980 Pietro DELLERA, capo reparto dell’Alfa Romeo.
38 - 01/04/1980 Emilio DE BUONO, giornalista de “il Popolo e Presidente Circolo Prealpi”.
39 - 01/04/1980 Antonio IOSA, presidente Circolo culturale Carlo Perini.
40 - 01/04/1980 Eros ROBBIANI, segretario DC sezione “L. Perazzoli”.
41 - 01/04/1980 Nadir TEDESCHI, parlamentare DC.
42 - 07/05/1980 Guido PASSALACQUA, giornalista de “La Repubblica”.
43 - 11/12/1980 Maurizio CARAMELLO, dirigente dell’Italtrafo.
44 - 28/06/1981 Sergio ALBERTARIO, tipografo.
Si ricordano anche i due sequestri famosi: quello dell’attrice Franca Rame da parte di un commando di
neofascisti e quello dell’ing. Renzo Sandrucci, dirigente dell’Alfa Romeo, da parte delle brigate rosse.
Le vittime della strage di piazza della Loggia a Brescia
Brescia, piazza della Loggia, 28 maggio 1974: è in corso una manifestazione antifascista organizzata dal
Comitato Permanente Unitario Antifascista. Ad essa vi aderiscono tutte le forze politiche e sociali della città
(ad esclusione del MSI).
Le Organizzazioni Sindacali dichiarano lo sciopero generale. Alle 10,12, mentre sta parlando il sindacalista
della CISL Franco Castrezzati, scoppia una bomba posta in un cestino.
Si registrano tra i manifestanti 8 morti e 103 feriti.
I feriti della strage di Piazza Fontana sono stati 84, dei quali 33 dipendenti della Banca Nazionale
dell’Agricoltura.
Agnelli Guglielmo, Aiello Salvatore, Airoli Carlo Antonio, Arioli Giuseppe, Barbieri Luigi, Bellaviti Antonio,
Bellaviti Felice, Benigni Mario, Bergo Vittorio, Canepari Egidio, Cantoni Giuseppe, Caria Ezio, Carini Riccardo,
Cattaneo Mario, Cerabolini Bruno, Cipolla Domenico, Codecà Luigi, Colombo Carlo, Cugini Franco, De
Franceschi Renato, Falappi Adelfino, Falappi Giulio, Fiocchi Gianfranco, Ghirardi Enrico, Grioni Francesco,
Lesmo Agostino, Magenes Primo, Martinetti Luigi, Meroni Dino, Messa Giacomo, Migliavacca Battista,
Mocchi Raffaele, Morstabilini Giovani Maria, Nava Felice, Negri Giuseppe, Ortelli Taricio, Papetti Giocondo,
Papetti Piero, Pirola Giuseppe, Pizzamiglio Enrico, Pizzamiglio Patrizia, Pizzocaro Angelo, Taveggia Antonio,
Ubertone Angelo, Vaiani Francesco, Valtorta Felice, Villa Serafino, Ancona Dario, Barater Giuseppe, Bellemo
Sergio, Boccola Gianfranco, Bodini Carlo, Bodini Gabriella, Buchetti Adino Bruno, Caldara Luigi, Cattaneo
Guglielmo, Cei Guido, Codecasa Erminio, Delprimo Pietro, De Mauro Corrado, Fornara Attilio, Foti Pasquale,
Galimberti Alberto, Gavardi Pietro, Labombarda Raffaele, Lancellotti Franco, Maiocchi Francesco, Nobili
Loris, Parachini Roberto, Pinchiroli Egidio, Pozzi Giuseppe, Prina Roberto, Riva Carlo, Roffi Arnaldo, Serra
Francesco, Torella Osvaldo, Troni Pietro, Villa Quirino, Volo Pietro e Zumaglino Edgardo.
Coordinatore lombardo dell’Associazione Italiana Vittime del Terrorismo e
presidente della Fondazione Carlo Perini di Milano
Antonio Iosa