Topics Magazin 2/2013

Transcript

Topics Magazin 2/2013
TOPICS
MAGAZIN
La rivista per gli assicuratori
Fatti, mercati, posizioni
Numero 2/2013
In cerca di bottino
Il Golfo di Guinea è il nuovo punto caldo della
pirateria. Obiettivo dei predoni sono le merci a
bordo delle grandi navi mercantili. PAGINA 6
Catastrofi naturali
L’effetto positivo delle
assicurazioni
Mercati
L’Australia beneficia
del boom economico
dell’Asia
Rischi informatici
Come le imprese
possono tutelare
i propri dati
PREFAZIONE
Cari lettori,
il sole picchia forte, fa caldo, ma la gente si prepara ad affrontare
un’alluvione. Lo scorso mese di giugno in Europa la pioggia ha fatto
esondare numerosi fiumi, che hanno allagato case, fabbriche, paesi
e intere città distruggendoli o comunque rendendoli inagibili per
settimane. In molti hanno perso i loro averi e alcuni anche la propria
fonte di sostentamento.
Di fronte alle forze della natura l’uomo è spesso impotente. Non lo è
invece quando si tratta di adottare misure preventive per tutelare il
proprio patrimonio in caso di sinistro. Da studi recenti emerge che le
assicurazioni esercitano un’influenza decisiva sui tempi necessari
all’economia di un Paese per riprendersi dopo una catastrofe naturale,
e ciò avviene senza alcun riguardo al livello di benessere.
Anche l’Australia e la Nuova Zelanda sono state colpite negli anni pas­
sati da devastanti calamità naturali, ad esempio la sequenza sismica
che ha scosso la Nuova Zelanda nel 2010/2011. Nella nostra analisi di
mercato dedicata ad Australia e Nuova Zelanda potete leggere quali
insegnamenti ha tratto il settore assicurativo da questi eventi e come
i due Paesi beneficino dell’economica dinamica dell’Asia.
Monaco di Baviera, luglio 2013
Dr. Torsten Jeworrek
Membro del consiglio di gestione di Munich Re
e presidente del comitato per la riassicurazione
NOT IF, BUT HOW
Munich Re Topics Magazin 2/2013
1
Mercantile nel mirino dei pirati
Il 25 aprile 2013 la City of Xiamen è stata presa d’assalto
dai pirati nel Golfo di Guinea. Al largo della Nigeria l’estra­
zione di gas e petrolio è in continuo aumento perciò vi
incrociano costantemente numerose petroliere e navi da
carico, che costituiscono l’obiettivo principale dei predoni.
La costa occidentale africana è diventata una delle nuove
roccaforti della pirateria.
2
Munich Re Topics Magazin 2/2013
6
Indice
Autostrada nei pressi di Concepción, in ­­
Cile, distrutta da un terremoto nel 2010.
Nell’articolo a p. 14 illustriamo gli effetti
positivi delle assicurazioni dopo una
­catastrofe naturale.
14
TRASPORTI
Pirateria nel Golfo di Guinea
Davanti alle coste della Nigeria si infittiscono i violenti
attacchi di pirati a navi mercantili e di rifornimento.
CATASTROFI NATURALI
Interventi rapidi per ripristinare strutture vitali
Le assicurazioni hanno un impatto positivo
sull’economia dei Paesi colpiti da calamità naturali.
GESTIONE DEL RISCHIO Rischio atleti: accertamenti rigorosi
A cosa devono fare attenzione gli underwriter prima
di sottoscrivere una polizza vita con atleti di punta.
AUSTRALIA/NUOVA ZELANDA
Dall’Asia vento favorevole per Australia e
Nuova Zelanda
Il boom economico dell’Asia si riflette positivamente
anche su Australia e Nuova Zelanda.
6
14
24
28
L’originale forma del tetto dell’Opera di
Sydney ricorda quella di gigantesche vele
gonfiate dal vento e sembra voler simbo­
leggiare la crescita dinamica dell’Australia.
Il Paese è avvantaggiato dai successi econo­
mici dell’Asia.
28
OPERE D’ARTE
Affari loschi con le opere d’arte
Come i musei si difendono dai furti pur restando
a misura di visitatore.
Passione per l’arte
Il Dr. Matthias Mühling del museo Lenbachhaus
di Monaco di Baviera parla della cooperazione con
Munich Re.
42
45
Rischi informatici
Attacchi devastanti dalla rete
50
Quello che serve sono prodotti assicurativi su misura.
Una panoramica degli attuali modelli di copertura
Prefazione1
Notizie aziendali
4
Rubrica23
Recensioni49
Colophon58
Munich Re Topics Magazin 2/2013
3
NOTIZIE aziendali
NUOVA APP
PORTALE CLIENTI
Sempre al passo con le
­energie rinnovabili
Buon compleanno
«connect»!
Il fabbisogno energetico cresce a
livello mondiale, tuttavia la quantità
di risorse fossili estraibili è limitata,
di conseguenza i prezzi delle materie
prime aumentano, con forti ripercus­
sioni sull’economia mondiale. Una
pressione di questo genere cambia
il modo di concepire l’energia: per
chi intende utilizzare le risorse con
efficacia e proteggere il clima a lungo
termine, le fonti rinnovabili sono
imprescindibili.
Con il portale connect.munichre,
introdotto nel 2003, Munich Re offre
una piattaforma online sicura e al
passo con le esigenze dei propri
clienti, che fornisce conoscenze tec­
niche, scambio elettronico dei dati
e gestione dei documenti. Oggi il
nostro portale è leader di mercato
nel settore assicurativo.
Testi, immagini e video interessanti,
ma anche grafici interattivi: l’app di
Munich Re presenta le possibilità e le
sfide delle energie rinnovabili, p. es.
vento, sole e acqua, e spiega come
soluzioni assicurative innovative pos­
sano favorire la svolta energetica.
Secondo un sondaggio svolto tra gli
utenti quasi il 90% dei clienti e il 70%
dei gestori clienti sono soddisfatti o
molto soddisfatti della piattaforma.
Gli strumenti online sono la funzione
più importante del portale per oltre
il 90% dei clienti, che si affidano a
svariati tool di analisi del rischio e di
tariffazione per identificare, stimare
e priorizzare i rischi, accelerando così
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il processo di underwriting. MIRA, il
nostro strumento per l’esame del
rischio nel settore vita, e NATHAN,
per la valutazione dei rischi naturali,
hanno ottenuto i giudizi più positivi.
Oltre il 70% dei clienti ritiene che l’In­
formation Centre, con le sue pubbli­
cazioni e altri documenti utili, sia la
funzione più importante. Qui sono
disponibili in formato PDF riviste
come Topics e Topics Schadenspiegel.
Molto apprezzate sono le Project
Rooms, in cui i documenti possono
essere salvati, condivisi con altri col­
laboratori e con Munich Re e gestiti
in maniera sicura. Attraverso il por­
tale è possibile inoltre effettuare la
registrazione online ai nostri seminari
«Knowledge in dialogue 2013» e fruire
delle offerte interattive di e-learning.
>> Per
maggiori informazioni potete rivol­
gervi al vostro gestore clienti o visitare:
connect.munichre.com
Notizie in breve
Dal 12 al 14 novembre 2013 si terrà a Giacarta, in Indone­
sia, la nona Conferenza internazionale sulla microassicurazione. A fare gli onori di casa sono la Fondazione
Munich Re e Microinsurance Network, con il sostegno di
numerose organizzazioni. Maggiori informazioni alla pagina:
www.munichre-foundation.org
MEAG, la società di investimento di Munich Re ed ERGO,
ha rilevato tre parchi eolici in Svezia già in rete, che vantano
una potenza totale di 30 MW. Questo investimento è parte
del programma RENT (Renewable Energies and New
Technologies), il cui obiettivo è attualmente un volume pari
a 2,5 mld €. A vendere l’impianto è Eolus Vind AB, una delle
aziende leader in Svezia nello sviluppo di progetti eolici.
4
Munich Re Topics Magazin 2/2013
Grazie a una definizione più accurata delle zone
CRESTA gli assicuratori diretti e i riassicuratori attivi nel
ramo danni ai beni possono analizzare in maniera più
precisa i dati assicurativi e migliorare la gestione del
rischio. Il nuovo standard consente di scambiare dati
aggregati su base strutturata. Al posto delle ca. 43.000
zone finora disponibili, ora è possibile accedere a oltre
250.000 zone a livello mondiale. Munich Re e Swiss Re
sponsorizzano il potenziato servizio web alla pagina:
www.cresta.org
Il 31 ottobre 2013 Munich Re China festeggia il suo
10° anniversario con una cena di gala a cui sono attesi
il CEO e i membri del consiglio di gestione.
Spalle coperte con qualsiasi tempo
In numerosi settori una percentuale consistente del
fatturato e, di conseguenza, dei profitti realizzati
dipende anche dal tempo atmosferico. Le aziende
possono tutelarsi contro le perdite finanziarie
dovute ai rischi meteorologici.
Con i derivati climatici, Munich Re offre una prote­
zione su misura che consente alle imprese di miglio­
rare in maniera tangibile il proprio profilo di rischio.
Ciò è possibile ricorrendo a strumenti finanziari che
coniugano elementi riassicurativi con le caratteristi­
che tipiche dei prodotti di investimento. Il funziona­
mento dei derivati climatici è simile a quello di un’as­
sicurazione, con la differenza che non è richiesta
alcuna prova esplicita del danno. Decisivo è piuttosto
il superamento o meno di una soglia prestabilita da
parte di un indice meteorologico. Tale valore può
essere una certa quantità di precipitazione o il livello
idrometrico medio di un fiume, ma anche un numero
determinato di giorni di sole o di caldo o un livello di
vento predefinito. L’entità del risarcimento si orienta
quindi al grado di scostamento, in positivo o in nega­
tivo, dall’indice meteorologico.
Sviluppati alla fine degli anni Novanta del secolo
scorso come prodotti standardizzati per il settore
energetico tradizionale, i derivati climatici si sono evo­
luti in modo ragguardevole. Accanto ai prodotti stan­
dard, oggi esistono strutture sempre più raffinate che
consentono di gestire i rischi meteorologici rimanendo
al passo con i tempi; il loro obiettivo è soprattutto
quello di affrontare con successo le sfide delle energie
rinnovabili. I vantaggi della copertura emergono con
forza proprio in questo settore, poiché la produzione
di energia elettrica da vento, acqua e sole dipende
esclusivamente dalle condizioni meteorologiche. Ma
anche in altri comparti economici, si pensi all’indu­
stria automobilistica o al commercio al dettaglio, ci
sono aziende leader che hanno scoperto i benefici
derivanti dal trasferimento dei rischi meteorologici.
Basandosi su un’analisi dettagliata dei rischi meteo­
rologici e della propensione al rischio individuale, gli
esperti di Munich Re sviluppano prodotti finanziari su
misura che consentono di stabilizzare nel tempo il
risultato operativo. In questo modo cresce l’interesse
da parte degli investitori, il costo del capitale diminui­
sce e diventa più semplice pianificare gli investimenti.
Un’esperienza pluriennale nel campo delle coperture
contro i rischi meteorologici, una solidità finanziaria
eccellente e la possibilità di mettere a disposizione
anche una elevata capacità assuntiva: Munich Re vi
offre tutti questi vantaggi. I nostri esperti Dr. René
Mück e Ralf Hungerbühler saranno lieti di fornirvi la
propria consulenza se desiderate dotare la vostra
azienda degli strumenti giusti per affrontare con suc­
cesso anche il tempo più inclemente.
>> P
er maggiori informazioni o ricevere un opuscolo
­sull’argomento potete rivolgervi al vostro gestore clienti.
Munich Re Topics Magazin 2/2013
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TRASPORTI
Africa occidentale: nuova
frontiera della pirateria
Nel Golfo di Guinea si infittiscono i brutali
attacchi di pirati specializzati nella rapina del
carico e degli effetti di valore dell’equipaggio.
In Somalia la situazione sembra invece avviarsi
verso una distensione.
Dieter Berg e Tillmann Kratz
La lista contenuta nel Live Piracy Report dell’Ufficio
marittimo internazionale (IMB) è lunga e quasi non
trascorre giorno senza che una nave cisterna o da
carico venga assalita dai pirati. Le zone più rischiose
si trovano davanti alle coste dell’Indonesia, del Bangladesh, della Somalia e della Nigeria nonché nel
canale di Panama. Nelle statistiche dell’IMB figura
però sempre più spesso anche il Golfo di Guinea.
Al largo della costa occidentale africana si è infatti
sviluppato un nuovo punto caldo della pirateria.
I moderni predoni si appropriano con violenza del
carico e degli oggetti di valore, oppure prendono in
ostaggio i membri dell’equipaggio trasferendoli
nell’entroterra.
Nel Golfo di Guinea l’estrazione di gas e petrolio è in
continuo aumento, il 95% delle esportazioni nigeriane
è costituito da greggio e derivati. Petroliere e gasiere
incrociano costantemente al largo della costa e costituiscono l’obiettivo principale dei predoni. Nonostante
la ricchezza di materie prime il Paese è affetto da
gravi problemi sociali. Due terzi della popolazione vive
in condizioni di povertà e l’inquinamento da petrolio
Un motoscafo di pirati in fuga. La foto è
stata scattata da un elicottero olandese
Westland Lynx. Si vede bene la scala per
andare all’arrembaggio delle navi.
nel delta del Niger distrugge agricoltura, acquacoltura e pesca, sottraendo alle popolazioni residenti
i mezzi di sussistenza. I militari e il governo sostengono le grandi imprese di estrazione perché portano
nel Paese molto denaro, di cui tuttavia i danneggiati
non potranno mai beneficiare. La povertà e l’ingiustizia politica costituiscono l’humus su cui allignano
violenza e criminalità.
Nel 2012 si sono verificati 89 assalti riusciti al largo
delle coste della Nigeria, per un totale di 61 persone in
ostaggio e 4 morti. A fine maggio 2013 gli attacchi
segnalati erano già saliti a 19; a confronto in Somalia
nello stesso periodo ne sono stati registrati 7. Queste
le cifre pubblicate dall’IMB. Si presume però che, a
causa dei continui conflitti per il petrolio e del fiorente
mercato nero nella regione, solo una piccola parte
degli assalti venga ufficialmente denunciata. L’IMB
stima che gli eventi siano effettivamente il triplo di
quelli denunciati. Già nel 2011 i Lloyd’s of London
hanno inserito la Nigeria, il Benin e le acque adiacenti
nella massima categoria di rischio per la navigazione
marittima.
Se questa escalation dovesse proseguire, la Nigeria
potrebbe perdere parte del traffico merci portuale,
con gravi danni economici. Il Paese dispone di una
flotta armata, ma le risorse dei militari di fronte alla
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TRASPORTI
Bangladesh
Colombia
Guayaquil
Perú
Callao
Ecuador
Brasile
Yemen
Nigeria
Golfo di Darién
Venezuela
Lagos
Somalia
Tanzania
Chittagong
Golfo di Aden
Malaysia
Socotra
Stretto di Malacca
Indonesia
Dar es Salaam
Stretto di Singapore
Santos
Attacchi dei pirati nel 2012
Nel 2012 si sono contati 297 attacchi di pirati a livello mondiale. L’Indonesia guida la statistica con 81 eventi, seguita
dalla Somalia con 49. La Nigeria con 27 assalti ha raggiunto il
terzo posto tra le aree marittime più rischiose al mondo.
Attacchi dei pirati
Fonte: IMB Annual Piracy Report 2012
pirateria sono limitate. Al nord il Paese deve fronteggiare il terrorismo e non da ultimo i finanziamenti
destinati al mantenimento della flotta sono erosi dalla
corruzione. Nigeria, Benin e Togo stanno ora sforzandosi congiuntamente di tenere lontani i pirati dalle
loro coste.
La situazione in Africa occidentale è molto diversa da
quella somala: i predoni nigeriani si sono specializzati
nella rapina del carico e degli effetti di valore dell’equipaggio. Attaccano le navi rifornimento delle piattaforme petrolifere situate al largo oppure tendono l’agguato ai navigli carichi in prossimità dei porti, ma
ultimamente vengono anche sequestrati ostaggi.
Diversamente dalla Somalia, dove l’intera nave viene
presa in ostaggio con il personale a bordo, qui i membri dell’equipaggio vengono trasferiti nell’entroterra
per poi estorcere un riscatto. Non si sono ancora verificati dirottamenti di imbarcazioni con richieste di
riscatto, che peraltro in questa regione non sarebbero
così agevoli. Infatti, se in Somalia è possibile muoversi
abbastanza facilmente su aree poco controllate, le
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acque territoriali di Nigeria, Benin e Togo sono invece
pattugliate dalle forze armate. Gli assalti devono
quindi essere progettati diversamente; e sarebbe
comunque difficile trovare un buon nascondiglio per
una nave dirottata. Queste circostanze esacerbano la
violenza degli assalitori, che sono obbligati ad agire
con grade rapidità. Spesso i pirati fanno fuoco sul
ponte della nave senza preavviso per costringerla a
fermarsi; in questo modo il 9 febbraio 2012 il capitano
e l’ingegnere capo di un mercantile sono rimasti
uccisi. L’impiego indiscriminato delle armi comporta
un altro grande pericolo: difficile dire cosa potrebbe
accadere se una petroliera con 5.000 t di carico
infiammabile prendesse fuoco.
Evoluzione positiva in Somalia
A differenza dell’Africa occidentale le cifre in Somalia
sono fortunatamente in calo. Nel 2012 si sono verificati 49 attacchi riusciti con 212 ostaggi sequestrati e
2 morti tra gli equipaggi. Nel 2011 gli attacchi andati a
segno furono invece 160, con 470 ostaggi e 8 vittime.
TRASPORTI
1400
1 400
Attacchi di pirati nel mondo
dal 2007 al 2012
1200
1 200
1000
1 000
800
800
600
600
Il numero degli attacchi di pirati ha raggiunto il minimo degli ultimi cinque anni
grazie alla notevole diminuzione degli
eventi al largo delle coste somale. Ciò nonostante l’Africa orientale e quella occidentale
restano le aree più rischiose al mondo, con
un totale di 150 assalti nel 2012.
400
400
200
200
00
Navi abbordate
Attacchi
Dirottamenti riusciti
Sequestro di ostaggi
Feriti
Morti
2007
2008
2009
2010
2011
2012
Fonte: IMB Annual Piracy Report
2007–2012
Durata dei dirottamenti navali
dal 2009 al 2012
300
Durata media del dirottamento
(in giorni)
250
Nel 2009 la durata media dei dirottamenti
era ancora di 55 giorni. Nel 2012 è arrivata
a circa 8 mesi.
200
150
Fonte: IMB Annual Piracy Report
2009–2012
100
50
0
2009
2010
2011
2012
66
Riscatti pagati dal 2007 al 2012
Media dei riscatti pagati (in mln US$)
55
Fonti: GAO analysis of Office Naval
Intelligence Data, The Economic Cost
Of Somali Piracy 2011, 2012, Oceans
Beyond Piracy
44
33
22
11
00
2007
2008
2009
2010
2011
2012
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9
TRASPORTI
Il personale di sicurezza privato
viene addestrato alle missioni in
mare attraverso un apposito programma di sei–otto settimane.
Le prime cifre del 2013 denotano un’ulteriore flessione rispetto all’anno precedente: nel primo trimestre sono stati segnalati cinque attacchi. Pottengal
Mukundan, direttore dell’IMB, mette però in guardia
contro i facili ottimismi. Le statistiche in calo sarebbero dovute unicamente all’impegno delle forze navali
internazionali, all’impiego di squadre di sicurezza
armate a bordo e al rispetto delle migliori pratiche
preventive (BMP4, Best Management Practices
Version 4). Se le costose misure di protezione venissero ridotte si tornerebbe rapidamente, secondo
Mukundan, ai livelli precedenti.
È vero che al largo della Somalia un numero minore di
navi cade nelle mani dei pirati, ma quando ciò accade
la dimensione dell’evento è ben altra: l’equipaggio
deve sopportare torture, mutilazioni e mesi se non
anni di prigionia prima che il riscatto venga concordato e pagato. Nel 2009 la durata media del sequestro era ancora di 55 giorni, mentre nel 2012 si aggirava già intorno agli 8 mesi, e le richieste di riscatto
superano sempre più spesso i 10 mln US$.
Nuove strategie di assalto
I pirati somali si sono adeguati alla presenza delle
forze navali e del personale di sicurezza di bordo. Con
navi madre pesantemente armate incrociano nell’intera area dell’oceano Indiano. Portano a bordo piccole
imbarcazioni veloci camuffate da pescherecci, che
mettono in acqua per sferrare l’attacco circondando
l’obiettivo da varie direzioni.
I predoni del mare ormai non si fanno più impressionare dalle difese armate e rispondono al fuoco, non
solo con i fucili mitragliatori AK47 e i lanciagranate
utilizzati fino a oggi, ma anche con mitragliatrici
pesanti fisse. Il 22 febbraio 2012 si è verificato il
primo conflitto a fuoco tra pirati e forze di sicurezza
a bordo di una petroliera Aframax; l’assalto è stato
respinto, ma quest’evoluzione è molto preoccupante.
Gli assalitori non si arrestano nemmeno di fronte alle
camere blindate che offrono un ultimo rifugio sicuro
agli equipaggi: incendiano l’ingresso nel tentativo di
stanare gli occupanti col fumo oppure li catturano
tagliando le porte con la fiamma ossidrica. Cresce
così il rischio di perdere tanto la nave quando il carico
a causa di un incendio a bordo.
Questi drammatici cambiamenti sottolineano la criticità del rischio di una rapida escalation degli scontri
armati. Le cifre degli scorsi anni mostrano però che
l’impiego di militari e di personale di sicurezza ha
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Munich Re Topics Magazin 2/2013
TRASPORTI
avuto effetto: a oggi la presenza di guardie a bordo ha
sempre evitato che la nave venisse catturata. Per questo motivo gli assicuratori adesso raccomandano l’impiego di personale di sicurezza. Nel contempo è
migliorata la trasparenza riguardo ai disparati livelli di
qualità nelle prestazioni delle società di sicurezza.
Un’apposita formazione del personale è obbligatoria
non da ultimo per motivi di responsabilità civile, e le
certificazioni hanno migliorato nel frattempo la qualità del servizio a bordo. I sottoscrittori dei Lloyd´s
richiedono un minimo di quattro addetti alla sicurezza
per ogni nave per la copertura dei rischi guerra
nell’assicurazione corpi e fanno grande attenzione al
rispetto delle direttive BMP4 e alla certificazione del
personale. A seconda del livello di rispetto delle prescrizioni di sicurezza possono accordare una riduzione del premio. Per molti assicuratori l’adozione
delle misure di sicurezza da parte dell’armatore sono
già divenute un presupposto indispensabile per concedere la copertura.
Non è infrequente che un dirottamento, la cui durata
media è di otto mesi, oggi possa protrarsi per più di
un anno. Dopo l’assalto le navi vengono messe alla
fonda in luoghi sicuri vicino alla costa somala; solo a
quel punto il mediatore può iniziare i negoziati. Raggiungere un accordo sulla somma del riscatto e le
modalità di consegna sta diventando sempre più
lungo e complicato. Se la nave rimane in possesso dei
dirottatori per più di un anno l’assicuratore rischia di
dover sborsare l’intera somma assicurata per perdita
totale costruttiva (Constructive Total Loss).
Richieste di riscatto milionarie
Mentre i pirati dell’Africa occidentale si concentrano
ancora sul carico e sugli effetti di valore dell’equipaggio, in Somalia sono tuttora in gioco riscatti milionari.
Nel 2005 i riscatti ammontavano mediamente a
150.000 US$, mentre il 2011 è stato l’anno più oneroso per armatori e assicuratori con una media di
5,5 mln US$ pagati per ogni riscatto. Secondo il rapporto The Economic Cost Of Somali Piracy, redatto
dall’organizzazione Oceans Beyond Piracy, i riscatti
versati per i soli dirottamenti di fronte alle coste
somale hanno raggiunto nel 2011 circa 160 mln US$.
Le cifre disponibili per il 2012 risultano notevolmente
inferiori. Con una somma complessiva stimata in
31,75 mln US$, i riscatti nel 2012 si sono ridotti di
circa l’80% rispetto all’anno precedente. Ciò è da
ricondurre al calo dei dirottamenti in questa regione.
Tuttavia, l’esborso medio per nave ha sfiorato ancora i
4 mln US$.
La petroliera sudcoreana Samho Dream, fortemente
danneggiata dai pirati, raggiunge il porto sicuro di
Oman. La nave portava a bordo petrolio per un valore
di 170 mln US$ ed è stata liberata il 6 novembre 2010
dietro pagamento di un riscatto di 9,5 mln US$.
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TRASPORTI
Considerato che gli importi richiesti continuano a
essere elevati, la garanzia Kidnap & Ransom, originariamente pensata per le imprese con dipendenti in
missione in Paesi a rischio di sequestro, diviene un
prodotto interessante anche per gli armatori. Le
polizze sono state adeguate alle situazioni di rischio
in mare. La copertura varia da una somma fissa a
indennizzo dei riscatti pagati a un pacchetto di servizi
che comprende valutazione del rischio, consulenza
sulle misure di sicurezza e un supporto attivo e integrale in caso di dirottamento.
>> P
otete scaricare la nostra
nuova pubblicazione sul
tema della pirateria in Somalia
dal nostro portale clienti
­connect.munichre.com
Piracy –
The violence at sea escalates
Gli assicuratori si sono adeguati alla situazione
di rischio
A causa degli eventi in Somalia la pirateria è stata
esclusa con un’apposita clausola dalla classica assicurazione corpi e compresa nella corpi rischi di guerra
già nel 2009. Temporaneamente il premio assicurativo per il transito nelle zone ad alto rischio era salito
fortemente; oggi i tassi di premio risultano leggermente in calo. Considerazioni di costo inducono tuttavia alcuni armatori a rinunciare a una garanzia speciale contro gli atti di pirateria nell’ambito della
copertura corpi rischi di guerra quando a bordo siano
presenti guardie armate.
>> Il nostro filmato sull’attuale
situazione di rischio al largo
della Somalia è disponibile in
TOPICS ONLINE all’indirizzo:
www.munichre.com/
topics-online/piracy
Anche per le polizze merci gli assicuratori richiedono
espressamente l’imbarco di una scorta armata in presenza di beni di consumo pregiati o di costosi impianti
industriali, in particolare nel caso in cui siano compresi
in garanzia i danni indiretti da ritardata consegna
dell’opera o altri danni patrimoniali.
Il mercato delle coperture Kidnap & Ransom è molto
aumentato negli ultimi anni grazie ai prodotti specifici per il rischio pirateria. Il Balance Protect di ERGO
viene utilizzato ad esempio anche dagli armatori per
assicurare ai collaboratori traumatizzati una prima
assistenza tempestiva in caso di dirottamento.
Anche se in mare la pirateria viene combattuta con il
massimo impegno, l’origine del problema va tuttora
ricercato sulla terraferma. Infatti si continuano a
curare i sintomi ma non le cause: né la comunità
internazionale né gli armatori potranno garantire in
permanenza la sicurezza delle vie di navigazione ed
è compito degli Stati interessati sollevare le aree critiche dalla povertà e dalla condizione di fuori legge. Ma
su questo punto ci troviamo davvero in alto mare.
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Munich Re Topics Magazin 2/2013
I NOSTRI ESPERTI:
Dieter Berg dirige il reparto Clienti
globali/Nord America Trasporti di
Munich Re ed è responsabile di progetti che hanno per tema la pirateria.
[email protected]
Tillmann Kratz è consulente senior
in rischi facoltativi e sottoscrizione
aziendale presso Munich Re.
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La vostra attività è davvero geointelligente?
Chi oggi vuole gestire i rischi in modo integrato deve conoscere
esattamente il contesto geografico. NATHAN (Natural Hazards
Assessment Network) Risk Suite di Munich Re ottimizza la vostra
valutazione dei rischi naturali, dal rischio individuale geocodificato
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Interventi rapidi per
ripristinare strutture vitali
La rapidità con cui l’economia di un Paese
si riprende dalle conseguenze di una
catastrofe naturale può essere in una
certa misura influenzata. Molti studi
scientifici indipendenti tra loro attestano
che le assicurazioni hanno in tale contesto
effetti marcatamente positivi.
Questa autostrada presso Concepción (Cile)
venne completamente distrutta dal terremoto
del febbraio 2010 (foto piccola). L’immagine
grande mostra il medesimo punto un anno più
tardi, dopo i lavori di riparazione.
CATASTROFI NATURALI
Dr. Hans-Jörg Beilharz
Lo sviluppo economico di un Paese dopo un evento
naturale distruttivo dipende dai danni diretti causati
dalla calamità e dagli «effetti indiretti» a essi
collegati.
riferisce soltanto alle ripercussioni di tipo economico,
poiché i danni alla persona che si verificano a seguito
di una catastrofe, siano essi fisici, psichici o esistenziali, sono sempre fortemente negativi.
I danni diretti si compongono dei danni alla persona
e dei danni economici diretti. Questi ultimi si riferiscono a grandezze di stock, ovvero al capitale fisico
(p. es. macchinari o elettrodotti) o alle risorse naturali
(p. es. le foreste). I danni economici diretti non sono
rilevabili direttamente dall’evoluzione del Prodotto
Interno Lordo (PIL) di un Paese, dal momento che
nella determinazione del PIL non ha alcun ruolo l’ammontare reale degli stock, come l’edificato. Decisivo è
il «flusso» di creazione di valore durante un periodo di
tempo rilevante, ad esempio i nuovi edifici costruiti in
un anno. Il flusso di creazione di valore non viene
direttamente influenzato dalle forze della natura: il
PIL si modifica soltanto successivamente ovvero indirettamente, ad esempio quando una fabbrica
distrutta non è più in grado di produrre.
Per misurare gli effetti indiretti vogliamo prendere in
considerazione il PIL di un Paese. Non si tratta solo
della via più praticabile, ma anche, a prescindere da
tutte le limitazioni e inadeguatezze, della grandezza
più utilizzata per l’evoluzione del benessere dopo un
evento naturale. La variazione di stock capitale fisico
è meno idonea a tale scopo, dal momento che non
consente di rilevare direttamente gli effetti indiretti,
ad esempio l’andamento dell’offerta di prodotti alimentari. In realtà il PIL include a sua volta anche le
prestazioni della ricostruzione, che di per sé non
accrescono il grado di benessere, ma mirano solo a
ripristinare lo stock di capitale originario. Tali prestazioni possono essere però dedotte in maniera relativamente semplice sottraendo i danni economici diretti
dal valore del PIL.
Questo impatto differito nel tempo rappresenta l’effetto indiretto della catastrofe. Ne sono un esempio le
interruzioni di forniture nell’industria automobilistica
che si sono verificate a livello mondiale dopo il terremoto e lo tsunami in Giappone nel 2011 e hanno
suscitato grande risonanza. In una certa misura l’andamento economico può essere influenzato anche
favorevolmente dagli effetti indiretti, ad esempio
quando la ricostruzione funziona come un piano congiunturale. Nella maggioranza dei casi prevalgono
tuttavia, come illustrato di seguito, gli effetti indiretti
negativi. E anche qualora dovessero prevalere gli
effetti indiretti positivi, il termine «positivo» si
Fattori di influenza dei danni diretti
I rilievi empirici dimostrano che i Paesi più ricchi
lamentano una minore mortalità (numero delle vittime in rapporto alla popolazione totale) rispetto a
quelli più poveri, sebbene non siano esposti a catastrofi naturali di minore portata. Ciò è presumibilmente correlato al fatto che i Paesi più ricchi possono
impiegare più risorse nelle misure di prevenzione.
Tuttava sarebbe fuorviante concludere che un incremento del reddito costituisca di per sé una protezione
da danni più elevati. Uno studio che risale al 2008
(Derek Kellenberg, University of Montana) con dati
provenienti da 133 Paesi di ogni livello di reddito è
Effetti complessivi, danni diretti ed effetti indiretti
dopo una catastrofe naturale
Effetti complessivi
16
Danni diretti
Effetti indiretti = effetti indiretti «positivi» + effetti indiretti negativi
– Danni alla persona
– Danni economici diretti, p. es. danni al capitale
fisico e alle risorse
– Conseguenze dirette dell’azione delle forze della
natura
– Non rilevabili dall’andamento del PIL
– Tutti gli effetti che non vengono originati direttamente dalla catastrofe naturale,
ma dai suoi danni indiretti.
– Gli effetti indiretti corrispondono alle variazioni del PIL rispetto a un ipotetico
andamento del PIL in assenza di catastrofe naturale.
Munich Re Topics Magazin 2/2013
Effetti indiretti «positivi», p. es.
Effetti indiretti negativi, p. es.
– Stimolo da ricostruzione
– «Promozione del benessere», p. es. si
costruiscono nuove abitazioni di qualità superiore.
– «Distruzione creativa», p. es. la di­s­truzione genera una spinta all’innovazione; i nuovi impianti produttivi sono
più moderni di quelli andati distrutti.
– Perdita di produzione a causa degli
impianti distrutti
– Pregiudizio per il capitale umano, dal
momento che le istituzioni educative
sono distrutte.
– Effetti sistemici come infrastrutture
distrutte, inflazione o indebitamento
pubblico
CATASTROFI NATURALI
Le strade di Port-au-Prince sono un
cumulo di macerie. Il terremoto di Haiti
del 17 gennaio 2010 è un esempio
degli effetti potenzialmente devastanti delle catastrofi naturali nei
Paesi poveri. I danni diretti, di cui solo
il 2,5% erano assicurati, hanno superato il 100% del PIL.
giunto alla conclusione che nel caso di determinati
rischi naturali il numero dei decessi inizialmente cresce all’incrementarsi del reddito pro capite e solo a
partire da un certo valore soglia – identificato in ca.
3.400, 4.700 e 5.000 US$ rispettivamente per i rischi
frana, tempesta e inondazione – tale numero diminuisce nuovamente («U inversa»). È probabile che le persone più agiate si trasferiscano in misura crescente in
regioni più appetibili sulle coste o alla foce di fiumi,
dove simili catastrofi avvengono con maggiore frequenza. Infatti è interessante notare come questo
andamento inverso della curva a «U» non valga per i
rischi naturali ondata di calore e terremoto. Secondo
questo studio un Paese come l’India con un reddito
pro capite di ca. 3.000 US$ e un trend di crescita del
benessere dovrebbe affrontare in un primo tempo un
numero più elevato di morti in caso di frane, tempeste
e inondazioni, per lo meno finché non saranno prese
delle contromisure.
Oltre al reddito anche l’estensione assoluta di un
Paese influisce sui danni diretti, che sono in media
correlati positivamente con la superficie assoluta, la
forza economica e la popolazione complessiva di quel
Paese, perché in questo caso sono presenti più valori
distruttibili. I massimi danni economici diretti mai
misurati si sono verificati in Giappone (terremoto e
tsunami del 2011) e negli Stati Uniti (uragano Katrina
nel 2005), come mostrano i dati di NatCatService di
Munich Re.
Non va trascurata l’influenza che la politica, le istituzioni e la società esercitano sull’entità dei danni diretti.
I valori empirici confermano la presunzione intuitiva
che un’amministrazione efficiente possa limitare l’entità dei danni. Tuttavia anche negli Stati in cui le istituzioni funzionano bene possono insorgere inefficienze
nel processo politico. Uno studio del 2009 indica che
gli Stati Uniti attuano una prevenzione delle catastrofi
naturali minore di quanto sarebbe necessario dal
punto di vista economico. Evidentemente gli elettori
premiano una politica di aiuti generosi dopo una catastrofe piuttosto che provvedimenti preventivi «costosi»
come l’introduzione di un obbligo di assicurazione.
Ulteriori ricerche mostrano che la struttura di una
società ha un ruolo altrettanto importante nel superamento di una catastrofe. Uno studio del 2005 ha analizzato il numero dei decessi in 269 terremoti che nel
periodo 1960–2002 hanno raggiunto almeno la
magnitudo 6 della scala Richter. Secondo tale studio
il numero dei morti aumenta considerevolmente con
la disparità dei redditi, e ciò indipendentemente dal
livello di benessere medio o dall’estensione superficiale
del Paese. Questo significa che, a parità di superficie
e di reddito pro capite medio di due Paesi colpiti da un
terremoto della stessa magnitudo, il numero dei
decessi sarà maggiore nel Paese che presenta il maggiore gap reddituale. Qualcosa di simile accade per
l’entità della «frammentazione etnica» di un Paese.
Munich Re Topics Magazin 2/2013
17
CATASTROFI NATURALI
Come si può colmare il gap assicurativo
nei Paesi emergenti?
La mancanza di protezione assicurativa può far sì che la
ricostruzione a seguito di catastrofi naturali si fermi o addirittura non venga iniziata. Soprattutto nei Paesi emergenti e
in quelli in via di sviluppo esiste un divario considerevole tra
i danni assicurati e quelli economici.
A seguito dei mutamenti climatici
è prevedibile un ulteriore aumento
delle catastrofi naturali di origine
meteorologica come siccità e inondazioni. I Paesi che presentano deboli
fondamenta economiche avranno
difficoltà ad adattarsi a una peggiorata situazione di rischio. Meccanismi di finanziamento basati sul
rischio a livello nazionale o internazionale potrebbero costituire un
rimedio accanto a una migliore
gestione del rischio delle catastrofi
naturali. A tale scopo sono indispensabili nuove forme di partenariato tra
governi, organizzazioni sovranazionali
e industria assicurativa.
Un’opzione potrebbe essere quella di
consolidare il ricorso ad assicurazioni
contro le catastrofi su base privata o
pubblico-privata attraverso fondi
internazionali. I mezzi finanziari
necessari a tale scopo potrebbero
essere messi a disposizione sul lungo
periodo ad esempio attraverso il
Copenhagen Green Climate Fund.
Tale fondo fu introdotto al vertice
mondiale sul clima del 2009 e
meglio specificato tre anni dopo
durante la conferenza nel Qatar.
Oltre a ciò si tratta di realizzare una
collaborazione di lungo termine tra
le organizzazioni di soccorso e per la
18
Munich Re Topics Magazin 2/2013
ricostruzione, le banche di sviluppo
e l’industria assicurativa. L’obiettivo
dovrebbero essere soluzioni di trasferimento del rischio che siano collegate
con una chiara strategia di gestione
e di finanziamento già prima che si
verifichino delle catastrofi .
Il settore agrario fornisce un buon
modello di quali soluzioni siano possibili attraverso una collaborazione a
lungo termine tra operatori privati e
pubblici. Si tratta di un settore particolarmente esposto ai rischi naturali
di origine meteorologica. Solo un
ristretto numero di assicurazioni dei
rischi agricoli tra le numerose presenti sul mercato mondiale è in grado
di fornire copertura agli agricoltori
contro gli eventi catastrofali. Queste
soluzioni si caratterizzano per il fatto
di essere basate su partnership strategiche tra l’industria assicurativa,
i governi e gli agricoltori.
Munich Re analizza da anni questo
tipo di assicurazioni per comprenderne i più importanti fattori di successo. Da questo lavoro è scaturita
SystemAgro, una soluzione su
misura di partnership pubblico-privato per il trasferimento del rischio
catastrofi, incentrata su assicuratori
privati specializzati nel settore agrario che offrono prodotti standardizzati a costi sostenibili e a condizioni
trasparenti. L’adeguatezza al rischio
dei prezzi delle coperture viene
garantita dallo Stato, che cofinanzia
i premi e i danni catastrofali in modo
che a tali piani possa aderire il maggior numero possibile di agricoltori.
Affinché tale modalità di gestione del
rischio sia sostenibile e affidabile nel
tempo, essa si fonda su una legislazione per l’assicurazione dei rischi
agricoli che è consapevolmente
armonizzata con la politica agricola
dello Stato.
Seguendo i modelli di Stati Uniti,
Canada, Spagna e Portogallo la strategia di SystemAgro si sta imponendo in misura crescente anche nei
Paesi emergenti. Un esempio illustre
è la Cina.
CATASTROFI NATURALI
Catastrofi naturali nel mondo dal
1980 al 2012
La cartina visualizza il rapporto tra
danni complessivi e danni assicurati
da catastrofi naturali. La quota dei
danni assicurati nel periodo considerato è minima in Africa, Asia e Sud
America, circostanza che indica un
forte divario assicurativo. La situazione è esattamente inversa soprattutto in Nord America, dove i danni
da catastrofi naturali sono coperti in
misura elevata attraverso meccanismi
assicurativi su base privata.
41%
37%
15%
16%
64%
3%
1%
14%
1%
<1%
3%
5%
Danni complessivi
Danni assicurati
Fonte: Munich Re
I NOSTRI ESPERTI:
La Dr. Laila Neuthor è assistente
­ secutiva del Dr. Ludger Arnoldussen.
e
[email protected]
>> Maggiori informazioni sull’argomento
alla pagina: www.munichre.com/
topics-online/risk-management
Ernst Rauch dirige il Centro climatologico aziendale (Clima e energie rinnovabili) di Munich Re. L’unità sviluppa
e controlla la strategia sul clima di
Munich Re, che comprende soluzioni
assicurative nell’ambito delle misure
di adeguamento e programmi di limitazione delle emissioni di CO2.
[email protected]
Munich Re Topics Magazin 2/2013
19
CATASTROFI NATURALI
Canali d’intervento delle assicurazioni in caso di catastrofi naturali
Ruolo degli assicuratori
Accadimento dell’evento catastrofale
Gli assicuratori supportano le misure di
minimizzazione del rischio.
Gli assicuratori mettono a disposizione mezzi
finanziari limitando in tal modo i danni indiretti.
– Prevenzione, p. es. attraverso le condizioni contrattuali
– Messa a disposizione di know-how, p. es. informazioni sui rischi
– Una celere ricostruzione rende possibile una rapida ripresa della
produzione.
– Si limita l’indebitamento dello Stato e dei privati in modo che non
sorgano ulteriori ostacoli alla crescita.
Tempo
Ex ante
Ex post
Danni diretti
Effetti indiretti
Perdita di vite umane e distruzione di patrimonio
Effetti della catastrofe naturale
Sul breve periodo
Sul lungo periodo
Ripercussione sul livello del PIL e
sulla congiuntura
Ripercussione sulla crescita a lungo
termine = potenziale di benessere
Si suppone che società più frammentate, sia sotto il
profilo del reddito sia sotto quello di qualsiasi altra
caratteristica sociale distintiva, riescano in misura
minore a costruire fiducia nelle istituzioni statali, ad
accordarsi sui provvedimenti di prevenzione e a
implementarli conseguentemente.
Fattori di influenza degli effetti indiretti
In linea di principio gli effetti indiretti, ovvero le deviazioni del PIL effettivo dal PIL ipotetico in assenza
dell’evento catastrofico, sono molto più difficili da
identificare rispetto a quelli diretti, dal momento che
si deve fare inevitabilmente ricorso a stime per quanto
riguarda l’andamento del PIL ipotetico. Ciò non di
meno si possono individuare importanti fattori di
influenza economici, che si distinguono in effetti indiretti di breve e medio periodo (fino a cinque anni) ed
effetti indiretti di lungo periodo (oltre i cinque anni
[vedi figura in alto]).
Nella letteratura scientifica dopo risultati inizialmente
contraddittori si è cristallizzato un certo consenso
sulla constatazione che le catastrofi naturali causano
in media ripercussioni indirette negative sul breve e
medio periodo. Secondo tale visione nella maggior
parte dei casi certi effetti indiretti positivi, come lo
stimolo all’economia attraverso la ricostruzione,
20
Munich Re Topics Magazin 2/2013
vengono più che compensati dagli effetti negativi
indiretti, come la distruzione degli impianti produttivi.
In generale vale l’assunto che le ripercussioni negative
indirette sono tanto più percepibili quanto maggiori
sono stati i danni diretti. Semmai è ravvisabile un
effetto positivo sul PIL quando si verificano eventi
dannosi di minore gravità con danni diretti modesti.
Simulazioni matematiche indicano che gli effetti
negativi indiretti crescono addirittura in modo sproporzionato al crescere dei danni diretti. Ciò vale in
particolare per i danni diretti che interessano tutti i
settori economici (effetti sistemici) come l’ampia
distruzione di un’infrastruttura di trasporto. Un esempio di catastrofe naturale con ripercussioni indirette
tutto sommato positive potrebbe essere un’inondazione di dimensioni calcolabili che fungesse da concimazione per la crescita delle piante, migliorando in tal
modo la resa dei raccolti.
Analogamente a quanto si osserva per le quote di
mortalità, anche nel caso degli effetti negativi indiretti i Paesi in via di sviluppo sono colpiti in modo più
pesante rispetto ai Paesi industrializzati se si rapportano percentualmente gli effetti indiretti alla forza
economica complessiva. Accanto alla già citata qualità delle istituzioni giocano un ruolo anche le dimensioni del settore agrario. Da un lato nei Paesi in via di
sviluppo la rilevanza dell’agricoltura per l’economia
nazionale è relativamente elevata, dall’altro questo
settore viene in genere colpito più duramente dalle
catastrofi naturali rispetto ad altri settori economici.
CATASTROFI NATURALI
Normalmente gli effetti negativi indiretti, espressi in
percento della forza economica totale, sono tendenzialmente minori nei grandi Paesi che in quelli piccoli,
fatto che presumibilmente è da ascrivere a un maggior grado di opportunità di diversificazione a livello
interregionale e intersettoriale. Anche un vivace commercio estero e un elevato volume creditizio a livello
di economia nazionale possono mitigare le conseguenze negative. Entrambi i fattori sostengono la ricostruzione: una fitta rete di rapporti commerciali con
l’estero facilita l’acquisto di beni, un elevato volume di
crediti è sintomo di un sistema finanziario che funziona
bene e che è in grado di mettere a disposizione i mezzi
necessari alla ricostruzione.
Incertezza sugli effetti indiretti di lungo periodo
Diversamente che per gli effetti di breve e medio
periodo gli studiosi non sono ancora concordi se si
producano o meno effetti a lungo termine sulla crescita
economica nella media delle catastrofi e dei Paesi.
Effetti positivi potrebbero p. es. risultare dal fatto che
gli impianti produttivi distrutti vengono sostituiti da
altri più moderni, circostanza che potrebbe accelerare
il processo di innovazione e migliorare la produttività.
D’altro canto le risorse residue dopo gravi catastrofi
potrebbero essere appena sufficienti per sopravvivere
così che la ricostruzione faticherebbe a decollare. In
questo caso l’economia dovrebbe continuamente
misurarsi con soluzioni provvisorie, cosa che avrebbe
ripercussioni negative su tutti i settori della società.
Una simile spirale verso la povertà è senz’altro ipotizzabile quanto meno a livello regionale nei Paesi in via
di sviluppo.
I dati empirici indicano che ripercussioni negative sul
lungo periodo sono prevedibili con tutta probabilità al
verificarsi di eventi devastanti. Anche in questo caso
la crescita, come per gli effetti di breve e medio termine, dovrebbe restare durevolmente sotto il potenziale soprattutto nei Paesi in via di sviluppo. Lo conferma uno studio del 2007 (Ilan Noy, University of
Hawaii) che ha preso in considerazione 476 catastrofi
in 98 Paesi tra il 1975 e il 1999. Secondo tale ricerca
nel caso di catastrofi naturali con alte percentuali di
decessi si verifica una flessione durevole della crescita economica solo negli Stati non OCSE, vale a
dire nei Paesi meno sviluppati. È interessante notare
come gli autori dello studio non riscontrino alcun indizio di un significativo peggioramento della crescita
sul lungo periodo in tale gruppo di Paesi se al posto
della quota di mortalità si considera l’entità dei danni
economici diretti. Evidentemente i danni alla persona
sono molto più difficili da compensare per una società
rispetto ai danni al capitale fisico.
Le compagnie assicuratrici portano vantaggi
­significativi
Fino a oggi solo poche ricerche scientifiche si sono
occupate a fondo dell’importanza dello sviluppo del
mercato finanziario (p. es. qualità del sistema bancario e assicurativo) ai fini del superamento in termini
macroeconomici delle catastrofi, e ancora meno studi
hanno analizzato esplicitamente il ruolo delle assicurazioni. La circostanza è vieppiù sorprendente per il
fatto che le compagnie di assicurazione sono in grado
di influire sull’entità dei danni attraverso una serie di
canali evidenti (vedi figura a p. 20). Una spiegazione
potrebbe essere la constatazione che i dati sul mercato assicurativo sono difficilmente accessibili; ciò
nonostante negli ultimi due anni svariati studi si sono
confrontati con tale tematica. Uno studio è stato
scritto da Martin Melecky e Claudio Raddatz della
Banca Mondiale (2011), un altro da Götz von Peter,
Sebastian von Dahlen e Sweta Saxena della Banca
dei Regolamenti Internazionali (BRI, 2012). Una terza
ricerca, ancora non pubblicata, è stata realizzata da
Florian Englmaier e Till Stowasser dell’università di
Würzburg. I ricercatori della BRI e dell’università di
Würzburg hanno attinto per le loro analisi statistiche
alla banca dati NatCatService di Munich Re. Gli autori
dello studio della Banca Mondiale hanno invece
utilizzato dati accessibili al pubblico dell’Emergency
Disasters Database (EM-DAT).
Tutti e tre i lavori giungono alla conclusione che un
più alto livello di protezione assicurativa si associa a
un andamento economico significativamente migliore
dopo una catastrofe. Questo risultato è particolarmente
affidabile dato che gli studi sono stati realizzati in
modo indipendente l’uno dall’altro e attingendo a banche dati differenti. I ricercatori hanno inoltre scelto
approcci differenti di modellizzazione economica. A
seconda del tipo di catastrofe e del livello di sviluppo
di un Paese gli autori giungono addirittura alla constatazione che la protezione assicurativa può compensare completamente gli effetti indiretti negativi.
Stando alla ricerca della Banca Mondiale le ripercussioni negative sulla produzione economica sono tanto
minori, quanto più è sviluppato il mercato finanziario
(espresso in accensione di crediti dei privati in relazione
al PIL) e/o quanto più elevato è l’indice di penetrazione assicurativa (rapporto tra il volume dei premi e il
PIL). Tale risultato considera già il fatto che i Paesi più
ricchi tendenzialmente affrontano meglio le catastrofi
indipendentemente dalla protezione assicurativa.
Munich Re Topics Magazin 2/2013
21
CATASTROFI NATURALI
Quindi, se si confrontano due Paesi con identico
livello di benessere, le migliori performance sono
quelle del Paese con una più elevata penetrazione
assicurativa e/o con un sistema finanziario che funziona bene. Tuttavia dopo una catastrofe l’indebitamento cresce in modo più deciso negli Stati con un
mercato finanziario più sviluppato. Un’eccezione sono
i Paesi con un alto indice di penetrazione assicurativa:
le somme pagate dall’industria assicurativa a titolo di
indennizzo frenano la necessità di indebitamento sul
mercato dei capitali. Un fatto, questo, positivo perché
rende disponibile per la ricostruzione una quota maggiore del gettito fiscale, che non deve essere impiegato
per il finanziamento del debito (estinzione e pagamento degli interessi).
Un effetto ugualmente positivo sul PIL emerge dallo
studio della BRI. I ricercatori, invece di indirizzare la
loro analisi sull’indice di penetrazione assicurativa,
l’hanno impostata sulla quota dei danni diretti assicurati
rispetto ai danni diretti complessivi. Gli effetti stabilizzanti si manifestano, come nello studio dell’università di
Würzburg, già nello stesso anno di avvenimento della
catastrofe. Questo indica che le assicurazioni non
sostengono lo sviluppo economico solo a posteriori
(ex post) attraverso il pagamento degli indennizzi, ma
agiscono anche sul versante della prevenzione (ex ante).
I ricercatori di Würzburg hanno inoltre trovato indizi
del fatto che l’effetto positivo di un incremento della
protezione assicurativa non avrebbe un andamento
lineare ma a forma di «S»: Paesi con un basso indice
di penetrazione assicurativa beneficiano in misura
relativamente ridotta di una protezione assicurativa
supplementare. Solo a partire da una determinata
soglia cresce considerevolmente il valore aggiunto,
per ridiscendere nuovamente in presenza di una elevata penetrazione assicurativa. In generale l’indice di
penetrazione assicurativa sale con il benessere di un
Paese. Ne consegue che i Paesi emergenti, che in
genere ­presentano una media penetrazione assicurativa, potrebbero trarre più di tutti vantaggio da
un’estensione della protezione assicurativa.
22
Munich Re Topics Magazin 2/2013
Conclusioni
La protezione assicurativa genera effetti significativamente positivi sullo sviluppo dell’economia di un Paese
dopo una catastrofe, e questo indipendentemente dal
livello di benessere. I risultati di differenti studi scientifici esplicitano tale assunto. A questo riguardo è rilevante l’espressione «significativamente» dal momento
che intuitivamente non sorprende che le assicurazioni
svolgano un’azione in sostanza positiva. Meno intuitivo è invece l’ampio effetto sull’economia, che va ben
oltre il rilievo che esso assume per i diretti interessati.
Gli assicuratori dovrebbero utilizzare la conferma
empirico-scientifica di questo fatto fornita da studi
indipendenti come importante argomento a sostegno
dei propri fini. Ad esempio quando si tratta di convincere il governo di un Paese emergente a investire
parte delle proprie scarse risorse nell’assicurazione
anziché in programmi alternativi.
Per capire ancor meglio i meccanismi di azione nel
loro complesso sono necessarie ulteriori ricerche. Ad
esempio sarebbe utile quantificare la correlazione tra
protezione assicurativa ed effetti sul PIL per determinare la protezione assicurativa ottimale. Una descrizione dettagliata dei canali d’intervento potrebbe
essere inoltre d’aiuto per migliorare l’allocazione delle
risorse tra misure di prevenzione (ex ante) e pagamenti
per sinistri (ex post). Tutto questo rafforzerebbe ulteriormente gli effetti positivi dell’assicurazione nel
superamento delle catastrofi naturali dal punto di vista
economico.
IL NOSTRO ESPERTO:
Il Dr. Hans-Jörg Beilharz è laureato
in economia politica. In Munich Re
si occupa dell’analisi dei mercati
­energetici e degli effetti economici
del mutamento climatico e delle
catastrofi naturali.
[email protected]
RUBRICA
L’economia attraverso la lente del rischio: i Paesi emergenti
Motore della crescita dell’economia
e dei mercati assicurativi
Dr. Michael Menhart, capo economista di Munich Re
[email protected]
I mercati emergenti non sono mai
stati così importanti come oggi per
l’economia mondiale. Tutti sanno
ormai che il predominio europeoamericano nell’economia mondiale
è acqua passata. Se non ci fossero
state le nazioni di recente industrializzazione in Asia e Sud America con
la loro sete di importazioni dal resto
del mondo, non si può nemmeno
immaginare quale evoluzione
avrebbe seguito la crisi delle banche
e del debito pubblico nei Paesi sviluppati occidentali. Economie come
quella tedesca, le cui industrie sono
in grado di soddisfare le richieste ad
esempio di prodotti a elevata tecnologia di Paesi quali la Cina, scoppiano
di salute economica.
La megatendenza globale di una crescente rilevanza dei mercati emergenti non si arresta neppure dinanzi
all’industria assicurativa. E così l’aumento medio reale dei premi in molti
mercati emergenti dell’Asia supererà,
ad esempio, il 10% annuo fino al 2020
nelle assicurazioni property e casualty
e soprattutto nel vita. Cina (3° posto),
Brasile (8° posto) e India (9° posto)
sono tre Paesi emergenti di oggi che
nel 2020 verranno annoverati tra i
10 maggiori mercati assicurativi al
mondo.
Sebbene anche allora la quota delle
nazioni industrializzate sul volume
totale dei premi nell’assicurazione
diretta e nella riassicurazione
continuerà a essere determinante
con un buon 70% circa, chi vuole
crescere non può ignorare i Paesi
emergenti. Fino al 2020 la sola Cina
concorrerà con quasi il 20% all’incremento dei premi dell’assicurazione
diretta nei rami property e casualty
e con oltre il 25% nel comparto vita.
Ma non si tratterà soltanto della
Cina: Brasile, Russia e India contribuiranno complessivamente per
circa un decimo del volume dei premi
assicurativi progressivamente attesi
fino al 2020. Altre opportunità arrivano anche da Paesi oltre ai BRIC: in
Turchia, ad esempio, nei prossimi
sette anni il volume premi dell’assicurazione diretta property e casualty
arriverà quasi a raddoppiare raggiungendo i 12,2 mld €.
I Paesi emergenti non
potranno raggiungere una
crescita duratura senza
­colmare le loro lacune in
campo assicurativo.
al risparmio, che deriva da un sempre
maggiore benessere e da una più elevata necessità di garanzie. Nuove
leggi e una migliore tutela dei consumatori spingono al contempo la
domanda nei rami auto e responsabilità civile.
Naturalmente bisogna stare attenti a
non generalizzare quando si valutano
i Paesi emergenti e quelli in via di
­sviluppo. L’espansione economica
non è esente da ostacoli o contraccolpi proprio come la costruzione di
un mercato assicurativo evoluto. Ciò
non toglie tuttavia che lo sviluppo
economico e la formazione di un
mercato assicurativo redditizio si
condizionino reciprocamente. I Paesi
emergenti non potranno raggiungere
una crescita duratura senza colmare
le loro lacune in campo assicurativo.
Al contempo l’industria assicurativa
globale conseguirà un’espansione
stabile sul lungo periodo solo se
sfrutterà fin d’ora le opportunità esistenti nei Paesi emergenti.
Sul lungo periodo la crescita dell’economia è e resta un motore essenziale
affinché i mercati assicurativi siano
dinamici. In campo assicurativo i
Paesi emergenti hanno ancora un
notevole gap da colmare: da un lato
si notano carenze talora davvero
gravi nell’assicurazione contro le
catastrofi naturali; dall’altro sta cambiando anche la consapevolezza del
rischio nella popolazione, una tendenza, questa, supportata da un ceto
medio in espansione. La richiesta di
assicurazioni vita e malattia è avvantaggiata dalla crescente propensione
Munich Re Topics Magazin 2/2013
23
GESTIONE DEL RISCHIO
Rischio atleti: accertamenti rigorosi
Che si tratti di cestisti, calciatori o centometristi, gli atleti di punta­
­vengono acclamati dai tifosi di tutto il mondo e considerati un simbolo
di forza fisica e buona salute. Ma quali rischi nasconde una vita al
limite delle potenzialità fisiche del corpo umano? Gli atleti di punta sono
un gruppo target attraente da un punto di vista assicurativo?
Giovani, allenati e ricchi: gli sportivi professionisti sembrano a prima vista un target
appetibile per gli assicuratori. Gli underwriter dovrebbero però essere in grado di identificare gli agonisti che soffrono di patologie
cardiache non individuate prima di vendere
polizze vita con prestazioni molto elevate.
24
Munich Re Topics Magazin 2/2013
GESTIONE DEL RISCHIO
Karsten Filzmaier
A un primo sguardo gli atleti top sono un gruppo target molto appetibile per gli assicuratori vita: giovani,
fisicamente in forma, attivamente seguiti dai medici
e con buone disponibilità finanziarie. Molti sportivi di
punta hanno oggi elevati guadagni e una corrispondente necessità di protezione assicurativa. Un esempio dal mondo del calcio: un club che investe rilevanti
somme nell’acquisto di un nuovo giocatore deve
anche assicurarsi contro l’eventualità di una sua
morte prematura. Lo stesso vale per gli atleti, che per
tutelare se stessi e la propria famiglia stipulano
spesso polizze vita con somme assicurate molto alte.
Il rovescio della medaglia
Proprio tra gli atleti sembrano verificarsi davvero
molti e inattesi casi di morte. Tra il 1980 e il 2006 solo
negli Stati Uniti 1.866 agonisti sono deceduti inaspettatamente, la maggior parte non a causa di incidenti,
ma della cosiddetta morte cardiaca improvvisa.
Anche l’annata sportiva 2013 ha già registrato alcuni
casi di decesso. Il 27 marzo il calciatore professionista
Stanko Zecevic, di soli 19 anni e titolare della nazionale bosniaca Under 21, è crollato dopo l’allenamento
davanti a casa e tutti i tentativi di rianimazione sono
stati inutili. Solo pochi giorni più tardi, il 7 aprile, un
podista di 24 anni ha subito un arresto cardiaco poco
prima del traguardo della mezza maratona di Berlino.
I sanitari sul percorso di gara sono riusciti a rianimarlo e trasportarlo in ospedale, ma è deceduto
poche ore dopo. La morte cardiaca improvvisa ha
colpito il 2 maggio anche il calciatore professionista
croato Ivan Turina; il 32enne era considerato uno dei
migliori portieri del campionato svedese e giocava
nello AIK Stoccolma. Questi e tanti altri casi inducono
La morte cardiaca
improvvisa nello sport
−−Al momento dell’evento letale la maggioranza
degli atleti ha meno di 26 anni di età.
−−La maggior parte dei decessi si verifica nel calcio
e nel basket.
−−Nove atleti colpiti su 10 sono maschi.
a formulare due quesiti: gli agonisti sono davvero un
gruppo target così attraente da un punto di vista assicurativo? Come dovrebbero procedere gli underwriter
per riconoscere e valutare caso per caso gli atleti con
un rischio di morte cardiaca superiore alla norma?
Alla prima domanda si può rispondere affermativamente perché lo sport in quanto tale è sano e allunga
la vita. Lo dimostra una volta di più uno studio pubblicato nel 2011 a Taiwan su un campione di oltre
400.000 soggetti, i cui risultati rivelano che un’attività fisica quotidiana di soli 15 minuti può incrementare l’aspettativa di vita di quasi quattro anni. Ciò vale
in generale anche per gli sportivi di punta, la cui
aspettativa di vita secondo ulteriori studi supera
quella della normale popolazione di alcuni anni.
Riguardo al rischio di morte cardiaca improvvisa il
panorama tuttavia cambia: alcuni studi porterebbero
alla conclusione che tra gli agonisti si tratti di una
causa di morte complessivamente rara, ma comunque più frequente che nella popolazione normale.
Il «cuore d’atleta» nell’analisi del rischio
La causa della maggiore frequenza della morte cardiaca improvvisa tra gli atleti di punta appare plausibile ma è nello stesso tempo sorprendente: quasi tutti
i soggetti colpiti soffrivano di una cardiopatia per lo
più non individuata. Tre quarti di queste patologie
erano congenite o di origine genetica. Un cuore
malato, diversamente da uno sano, da un certo punto
in poi non è più in grado di compensare lo sforzo derivante dallo sport agonistico e, nel caso peggiore, si
arresta. Ma perché queste patologie non sono state
tempestivamente individuate nonostante molti atleti
e la quasi totalità degli sportivi professionisti si trovino sotto costante osservazione medica?
Uno dei motivi è il cosiddetto «cuore d’atleta», cioè
una reazione di adattamento alla continua sollecitazione fisica che determina una dilatazione delle
camere cardiache e un ispessimento del muscolo cardiaco. Nel caso di molti sportivi si registrano persino
modificazioni dell’ECG, e questo è uno dei problemi:
varie cardiopatie provocano infatti trasformazioni
molto simili a carico del cuore e nei tracciati dell’ECG.
Nel caso degli atleti di punta vi è quindi un elevato
rischio di confondere i sintomi di una patologia con
l’evidenza di un cuore d’atleta sano e particolarmente
ben allenato.
−−L’80% dei decessi si verifica durante o poco dopo
l’attività sportiva.
Fonte: Harmon KG et al., Incidence of Sudden Cardiac Death
in National Collegiate Athletic Association Athletes.
Circulation 2011;123:1594–1600
Munich Re Topics Magazin 2/2013
25
GESTIONE DEL RISCHIO
Sportivi colpiti da morte cardiaca improvvisa
D’altronde non tutti gli agonisti sviluppano il cuore
d’atleta. Più del 90% dei ciclisti professionisti presenta un diametro e uno spessore del cuore superiori
alla norma, ma nel caso dei pallavolisti queste evidenti alterazioni si registrano solo nel 20% dei casi.
Incide anche il sesso: il cuore delle atlete è mediamente più grande e più forte rispetto a quello delle
donne non allenate, ma solo di rado oltrepassa il
limite della norma. Queste conoscenze sono importanti per interpretare correttamente i dati in fase di
valutazione del rischio e quindi prendere decisioni
adeguate.
Progredire attraverso la conoscenza
Cardiomiopatia
Anomalia coronarica
Patologia dei canali ionici
Valvulopatia
Miocardite
Altro
Quasi tutti soffrivano di una cardiopatia
preesistente spesso non individuata.
Circa il 75% delle cardiopatie sono congenite o di origine genetica (quindi ereditarie).
Fonte: Maron BJ, Distinguishing hypertrophic cardiomyopathy from athlete’s heart
physiological remodelling. Br J Sports Med
2009; 43: 649–656
Le linee guida di valutazione contenute nel MIRA, il
manuale di analisi del rischio di Munich Re, consentono di giudicare in modo rapido e attendibile il
rischio relativo agli sportivi sulla base di pochi criteri
prognostici. L’incidenza economica di questi fattori
emerge chiaramente dai fatti: non più dello 0,5% degli
atleti presenta una patologia cardiaca, ma in questo
gruppo il rischio di morte cardiaca improvvisa è 100
volte maggiore! Nessun assicuratore può permettersi
di trascurare un simile dettaglio, considerando che le
somme assicurate in gioco sono spesso ingenti.
Gli underwriter in concreto dovranno identificare quegli sportivi dove le anomalie a carico del cuore non
siano da collegare al cuore d’atleta, ma piuttosto a
una condizione patologica. Munich Re ha sviluppato
una strategia di analisi del rischio che permette di
gestire in modo efficiente e con successo questa
necessità grazie a un algoritmo ricavato dalla medicina dello sport, che tiene conto tanto delle conoscenze mediche quanto degli aspetti economici.
Il risultato: oltre il 90% degli atleti di punta può essere
considerato ai fini dell’assicurazione vita come rischio
normale sulla base delle informazioni disponibili e
senza l’onere di ulteriori accertamenti. Se gli esiti
degli accertamenti mostrano deviazioni significative
dalla norma, la valutazione medico-sanitaria richiede
conoscenze specialistiche di più ampio spettro, che
Munich Re può offrire ai propri clienti ad esempio
presso il Centro di Competenza Valutazione medicosanitaria e consulenza sinistri.
>> U
n ritratto del Dr. Karsten Filzmaier è
­disponibile alla pagina: www.munichre.com/
topics-online/insurance-medicine
26
Munich Re Topics Magazin 2/2013
GESTIONE DEL RISCHIO
Algoritmo di valutazione del rischio per gli sportivi – strategia di sottoscrizione
Agonista
Anamnesi, visita medica ed ECG
> 90% dei casi
> 10% dei casi
– Anamnesi positiva
– Presenza di sintomi
– Esame obiettivo positivo
– Variazioni atipiche dell’ECG
– Anamnesi negativa
– Nessun sintomo
– Esame obiettivo negativo
– ECG normale/variazioni tipiche
Nessuna evidenza di
patologia cardiaca
Accettazione del rischio
Ulteriori accertamenti diagnostici
(ecocardiogramma, RMN, Holter, ecc.)
Evidenze = inoltro proposta al medico
­esaminatore
Alla costruzione dell’algoritmo di valutazione
del rischio per gli sportivi di Munich Re
concorrono nozioni di medicina dello sport
e considerazioni di carattere economico.
Oltre il 90% degli atleti di punta può accedere alla sottoscrizione di un’assicurazione
vita come rischio normale sulla base dei
dati sulla salute disponibili (anamnesi,
visita medica e ECG basale) e senza l’onere
di ulteriori accertamenti. Solo nel 10% dei
casi sono necessarie ulteriori indagini
­diagnostiche, normalmente un ecocardiogramma.
IL NOSTRO ESPERTO:
Il Dr. Karsten Filzmaier è consulente
medico e responsabile del Centro
di Competenza Valutazione medicosanitaria e consulenza sinistri di
Munich Re.
[email protected]
Munich Re Topics Magazin 2/2013
27
AUSTRALIA/NUOVA ZELANDA
Dall’Asia vento favorevole per
Australia e Nuova Zelanda
La crescita dinamica e i successi economici
dell’Asia si ripercuotono anche sull’Australia.
Il governo di Canberra ne ha fatto tesoro
elaborando un piano nazionale per il
riorientamento dell’economia e della società.
Heinrich Eder
Il libro bianco Australia in the Asian Century presentato nel 2012 descrive una strategia per coltivare le
relazioni commerciali dell’Australia nello spazio economico Asia-Pacifico. Anche la vicina Nuova Zelanda,
con la sua economia orientata all’esportazione e i suoi
stretti legami con l’Australia, si sta avvicinando progressivamente all’Asia. I progetti offrono un enorme
potenziale in numerosi comparti, compresa l’industria
assicurativa.
L’Australia è una delle più importanti economie di
libero mercato al mondo e quindi una grande nazione
commerciale che gestisce il 30% delle sue esportazioni
con la Cina e il 20% con il Giappone. Anche nelle
importazioni la Cina è il partner principale dell’Australia (18%), seguita da Stati Uniti (13%) e Giappone
(8%). Negli ultimi due decenni l’economia australiana
è cresciuta a ritmi costanti, registrando solo un temporaneo arresto durante la crisi finanziaria ed economica mondiale nel 2008. Al momento il tasso di crescita annuale dell’economia nazionale supera di poco
il 3%. La quota di gran lunga maggiore è detenuta
tradizionalmente dall’attività mineraria. Anche se in
misura minore, i settori agricolo e forestale e quello
dei servizi finanziari rivestono un ruolo rilevante
nell’economia.
Il sottosuolo è ricco di risorse come minerali ferrosi,
carbone, oro, rame, uranio e gas naturale. L’attività
estrattiva, concentrata soprattutto negli Stati federati
Western Australia e Queensland, rappresenta una forte
attrattiva per gli investimenti dall’estero. Il boom delle
esportazioni di materie prime ha provocato un forte
apprezzamento del dollaro australiano (dati aggiornati
al maggio 2013) che tuttavia danneggia le esportazioni
industriali, rendendo meno competitive sul mercato
mondiale le merci australiane, prodotte soprattutto
negli Stati orientali New South Wales e Victoria. Il
risultato? Un’economia a due velocità.
Una nuova prospettiva
Fino agli anni Sessanta del secolo scorso l’Australia
era culturalmente orientata verso la Gran Bretagna e
l’Europa. Oggi il quadro è decisamente più complesso
perché l’immigrazione dall’Asia, soprattutto India e
Cina, è cresciuta in modo costante; il mandarino è
Vista mozzafiato su Sidney. A richiamare i
visitatori non è solo il teatro dell’Opera, ma
anche il ponte sul porto.
Munich Re Topics Magazin 2/2013
29
AUSTRALIA/NUOVA ZELANDA
divenuta così la lingua più parlata dopo l’inglese, sorpassando sia l’italiano sia il greco.
La cofondazione della Cooperazione Economica AsiaPacifico (APEC, Asia-Pacific Economic Cooperation)
nel 1989 ha rappresentato una tappa importante, tuttavia è stata solo il punto di partenza per un cambio di
prospettiva. «La trasformazione dell’Asia in una
potenza economica mondiale non solo prosegue in
maniera stabile, ma diviene via via più dinamica», si
legge nel libro bianco che illustra la strategia del
governo. Per Canberra i rapporti economici con l’Asia
sono senza dubbio la chiave per la futura competitività del Paese. «La prosperità della nostra nazione in
questo secolo asiatico richiede un progetto chiaro per
sfruttare le opportunità economiche presenti e
rispondere con successo alle sfide strategiche del
futuro».
I rapporti con la Nuova Zelanda
Il libro bianco annuncia l’ambizioso obiettivo di portare il PIL nazionale, oggi al 13º posto, entro
i primi 10 della classifica mondiale. Analizza gli
­sviluppi e propone misure per raggiungere l’obiettivo,
attribuendo grande importanza tanto al ruolo del
commercio quanto ai rapporti diplomatici con i Paesi
asiatici. Julia Gillard ha affermato: «Il nostro Paese ha
tratto vantaggio dalla fame di materie prime ed energia da parte dell’Asia. Ora bisogna riflettere su come
l’Australia possa beneficiare anche di quanto l’Asia
necessiterà nel prossimo futuro».
Si tratta di una buona notizia per l’economia nazionale
e quindi anche per il mercato assicurativo. Mentre i
settori come quello minerario e agricolo traggono già
profitto dalla grande richiesta asiatica e contano su
un aumento costante, il governo vuole creare le condizioni per una crescita sostenibile attraverso la differenziazione economica in nuovi settori chiave come
generi alimentari e bevande, educazione, salute e servizi finanziari.
L’economia neozelandese è strettamente legata a
quella australiana. Mentre le esportazioni australiane
si basano tradizionalmente su minerali e materie
prime, quelle neozelandesi si concentrano invece
sull’agricoltura. Poiché la Nuova Zelanda gestisce
oltre il 22% delle sue esportazioni proprio con l’Australia, ogni variazione nella politica economica del
suo vicino ha delle ripercussioni tangibili. Inoltre, il
Paese si rivolge a sua volta con sempre maggiore
intensità ai partner asiatici: nel 2008 ha concluso un
accordo di libero scambio con la Cina e nel 2010 le
esportazioni verso il Paese del Sol Levante hanno
superato l’11% del volume totale; la Cina è diventata
così il secondo importatore di merci neozelandesi
dopo l’Australia. Da allora le esportazioni verso la Cina
sono ulteriormente aumentate e attualmente raggiungono il 14% ca. del totale.
In entrambi i Paesi l’espansione nei diversi settori
­renderà necessario uno sforzo maggiore in termini di
gestione del rischio. Se p. es. la produzione agricola
aumenta per soddisfare i bisogni del ceto medio in
ascesa nei Paesi asiatici, saranno indispensabili soluzioni ben congegnate per l’assicurazione raccolti,
Il leone vestito d’agnello: la lana
rimane uno dei principali beni
d’esportazione e rappresenta un
fattore economico decisivo per il
Paese. L’Australia ne è produttore
leader: oltre il 29% della produzione mondiale proviene da qui.
Vaste aree del Paese vengono
impiegate come pascoli per oltre
130 milioni di pecore e più di
25 milioni di bovini.
30
Munich Re Topics Magazin 2/2013
AUSTRALIA/NUOVA ZELANDA
soprattutto alla luce dei gravi terremoti, si pensi ai
sismi che hanno colpito l’area di Christchurch (Nuova
Zelanda) a fine 2010 e inizio 2011, e degli eventi meteorologici estremi possibili come grandine, inondazioni, siccità e incendi boschivi conseguenti. L’andamento del clima e le risultanze dell’attività di ricerca
indicano che in futuro si prevede un aumento di simili
eventi. È interessante notare che il servizio meteorologico australiano ha aggiunto alla sua cartografia i
colori lilla e rosa per raffigurare le temperature che in
passato erano considerate anomale (50–52 °C e
52–54 °C).
Il mercato assicurativo property australiano è maturo,
competitivo e caratterizzato da un’elevata volatilità
dei ricavi. Il settore impiega ca. 60.000 lavoratori e
registra una spesa media per sinistri di oltre 75 mln €
(95 mln AU$) per giorno lavorativo. Nel 2011 gli assicuratori australiani hanno conseguito ricavi pari a ca.
33,26 mld € (42,1 mld AU$).
Anche il mercato assicurativo, come il resto dell’intera
economia, ha percepito la pressione della crisi finanziaria globale. La redditività degli assicuratori è nettamente calata, pertanto il settore è stato messo a dura
prova dalla serie di pesanti catastrofi che ha devastato il Paese nel 2010 e 2011. L’enorme aumento di
denunce di sinistro in quegli anni ha avuto forti ripercussioni sulle risorse finanziarie delle imprese assicuratrici. Tutto ciò ha provocato dei ritardi nella liquidazione dei sinistri, ma assicuratori, autorità e
organizzazioni hanno rapidamente tratto lezione dagli
eventi adeguando le loro strategie. In generale si può
affermare che il settore assicurativo australiano ha
superato positivamente la crisi finanziaria e ha dimostrato una notevole resistenza di fronte alle recenti
catastrofi naturali.
Autorità ed esperti concordano sul fatto che sono
stati gli eventi meteorologici estremi in Australia a
contribuire maggiormente all’incremento generale
dei sinistri property nella regione. L’Insurance Council
of Australia (ICA), l’organismo che rappresenta le
imprese assicuratrici property del Paese, ha segnalato
che dalla metà del 2011 il settore ha registrato un
numero di denunce di sinistro senza precedenti (oltre
246.000) per danni da calamità naturali, avvenuti tra
dicembre 2010 e dicembre 2011, i cui costi superano
i 3,84 mld € (5,14 mld AU$). Gran parte dei rischi è
stata trasferita a riassicuratori globali come
Munich Re.
Il sistema di vigilanza
Gli assicuratori australiani vengono controllati da due
autorità di vigilanza federali, la Australian Securities
and Investments Commission (ASIC) e la Australian
Prudential Regulation Authority (APRA). Le competenze di entrambi gli organismi sono ben delineate,
ma in alcuni casi si sovrappongono.
L’ASIC sorveglia imprese, mercati finanziari e fornitori
di servizi, inclusi gli assicuratori. Esistono due leggi
che riguardano l’ASIC: l’Australian Securities and
Investments Act 2001 e la Corporations Act 2001. La
prima disciplina le problematiche di tutela del consumatore in materia di servizi finanziari e prodotti, mentre la seconda prescrive un sistema di autorizzazioni
La miniera Super Pit Goldmine a
Kalgoorlie, Western Australia, che
attinge a uno dei giacimenti d’oro
più grandi al mondo. Uno dei
principali settori economici tradizionali dell’Australia, accanto alla
produzione di carne e lana, è proprio l’attività estrattiva. Ancora
oggi la produzione di carbone,
minerali ferrosi, oro, diamanti,
uranio e altri minerali ha un peso
notevole sull’economia.
Munich Re Topics Magazin 2/2013
31
AUSTRALIA/NUOVA ZELANDA
per tutti i provider di servizi finanziari e la registrazione di tutte le imprese. Il sistema di autorizzazioni
prevede anche meccanismi obbligatori per la composizione delle controversie interne ed esterne.
L’APRA controlla tutte le banche e le assicurazioni in
nome del governo australiano. Più di 10 anni fa l’APRA
ha varato importanti riforme per il mercato assicurativo, tra cui severi requisiti patrimoniali, che nel corso
del tempo sono stati ulteriormente rafforzati e dettagliati, standard di reportistica migliorati e almeno
un’ispezione annuale da parte della stessa autorità.
L’APRA è considerata una delle autorità di vigilanza
più influenti al mondo e funge da motore trainante per
le proposte di rinnovamento dell’Associazione internazionale degli organi di vigilanza nel settore assicurativo (IAIS, International Association of Insurance
Supervisors).
L’Insurance Council of Australia (ICA) rappresenta gli
interessi del comparto assicurativo nelle relazioni con
le autorità di regolamentazione e l’opinione pubblica.
Fondato nel 1975 come un organismo di punta del
settore, riveste un ruolo di supporto sempre più rilevante nella gestione delle crisi e nella liquidazione dei
sinistri in condizioni straordinarie. Mantiene i contatti
tra danneggiati, assicuratori, autorità e media fungendo
da mediatore. L’ICA appoggia inoltre l’adozione di
standard migliorati per i servizi del settore assicurativo
e livelli adeguati di controllo interno, uno degli obiettivi
primari della sua attività. Sotto la guida dell’ICA il comparto ha creato un meccanismo di autoregolamentazione introducendo l’Insurance Industry Code of Practice.
22,9 mln
12,2 mln
3,3%
2,2%
5,6%
Nuova Zelanda
Abitanti
Occupati
Crescita economica
Inflazione
Disoccupazione nazionale
4,37 mln
2,4 mln
2,2%
1,2%
6,5%
Munich Re Topics Magazin 2/2013
Il sistema di vigilanza neozelandese si basa su una
versione del modello APRA adattato con lo scopo di
ridurre le ripercussioni finanziarie su un mercato di
piccole dimensioni. Il sistema introdotto dalla Banca
Centrale della Nuova Zelanda si ispira piuttosto al
recepimento di prescrizioni prudenziali elaborate in
altri Paesi e di conseguenza ha un carattere meno
normativo rispetto al modello australiano.
Previsioni
I progetti del governo presuppongono robustezza e
competitività dei settori dei servizi finanziari e delle
assicurazioni. Non è dato prevedere con quale rapidità si concretizzeranno gli sviluppi sotto il governo
del primo ministro Kevin Rudd eletto a fine giugno e
quali saranno le nuove sfide per il settore. Ma gli assicuratori locali, dotati di grande professionalità ed
esperienza, saranno comunque in grado di reagire
con efficacia. Grazie a una stretta cooperazione con
il mondo economico e le autorità di vigilanza gli assicuratori australiani e neozelandesi sono ben attrezzati
e possono dare un sostanzioso contributo affinché
anche i propri Paesi possano cogliere i frutti della crescita asiatica.
IL NOSTRO ESPERTO:
Australia
Abitanti
Occupati
Crescita economica
Inflazione
Disoccupazione nazionale
32
L’organismo collabora anche con il Financial
Ombudsman Service (FOS), il principale ufficio
esterno di conciliazione per gli assicuratori, che è
accreditato come organizzazione nazionale di interesse collettivo, indipendente e imparziale, che si
occupa di ricorsi contro una molteplicità di servizi
finanziari.
Heinrich Eder è direttore generale di
Munich Re, Sydney.
[email protected]
AustraliA/nUOVa zelanda
Fit for Life
In un mercato delle assicurazioni
vita fortemente conteso come
quello australiano, le compagnie
devono essere particolarmente
ingegnose per assicurarsi un vantaggio competitivo. Come nella
maggior parte dei rami in mercati
maturi, anche nel vita l’innovazione
è uno strumento importante per gli
assicuratori che vogliono rafforzare
la propria competitività.
I settori Ricerca e Sviluppo (ReS)
svolgono per loro stessa natura un’attività molto dispendiosa in termini di
tempo e costi, con risultati non prevedibili. Munich Re, Sydney ha
­costituito un team Ricerca e Sviluppo
per il comparto vita per aiutare i propri clienti a rispondere con successo
alle sfide connesse all’innovazione e
tenere aggiornati i propri processi
operativi.
Munich Re è un’azienda attiva a
livello globale con una vasta esperienza interdisciplinare e si trova
quindi in una posizione ottimale per
promuovere l’innovazione. Nel 2012
Munich Re, Sydney ha costituito un
nuovo team ReS nel comparto vita
con un obiettivo preciso: creare un
autentico valore aggiunto per i clienti
applicando l’analisi dei dati ai processi
aziendali e suggerendo dei miglioramenti. A questo scopo sono stati
chiamati a fare parte del team ReS
molti dei collaboratori più esperti e
competenti, tutti specialisti nel proprio settore, che si impegnano a far
convergere i loro sforzi su ogni singolo anello della catena del valore nel
comparto assicurativo, dall’acquisizione di nuovi affari all’innovazione
nella liquidazione dei sinistri. Gli specialisti ReS conoscono da vicino il
business di cui si occupano, ma al
contempo non sono limitati dalle
pressioni del lavoro quotidiano.
Un vantaggio dimostrato
L’elevato valore generato nelle compagnie partner nel campo della sottoscrizione elettronica ha confermato
il potenziale dell’iniziativa. «In tutti
gli aspetti del nostro lavoro non dobbiamo perdere d’occhio il futuro, in
particolare nella sottoscrizione, nella
liquidazione dei sinistri, nello sviluppo di prodotti e nella matematica
attuariale» afferma Andrew Francis,
manager di ReS. Ma guardare al
futuro non significa occuparsi solo di
progetti a lungo termine. «Migliorare
nel presente il nostro lavoro sul piano
assicurativo e operativo rimane uno
degli obiettivi chiave», aggiunge Francis.
Tra i successi ottenuti finora figurano
anche significativi miglioramenti in
importanti ambiti dell’assicurazione
di invalidità, come il miglioramento
qualitativo dei dati sulle cessioni e
sui sinistri, studi biometrici periodici,
aggiornati e puntuali, relazioni tempestive sull’evoluzione dei sinistri, la
profilazione del rischio e l’automatizzazione in caso di nuove denunce di
sinistro. Un punto nodale è l’analisi
dei dati finalizzata ad assumere decisioni e ad adottare misure sulla base
di analisi statistiche e quantitative
nonché di modelli descrittivi e di previsione, ma anche di una gestione
improntata su dati empirici. In qualità
di riassicuratore leader a livello internazionale Munich Re può accedere a
enormi banche dati e sfruttare con
successo tale potenziale ampliando
costantemente la propria capacità
assuntiva.
Ricerca e Sviluppo: così creiamo valore
Studio e realizzazione di innovazioni strategiche
Generazione di
nuovi affari
Sottoscrizione
migliorata
Acquisizioni
conoscitive derivanti dall’analisi
dei dati
Andamento dei
sinistri del portafoglio e pricing
Miglioramento
della gestione dei
sinistri
Innovazioni
nella liquidazione
sinistri
Ottimizzazione
del processo di
creazione del
valore e riduzione
dei costi di acquisizione
Analisi del rischio
ed elaborazione dei
dati automatizzate
Analisi approfondita dei dati dei
clienti per migliorarne la performance e supportarne il futuro
processo decisionale basato sul
rischio
Analisi dell’andamento dei sinistri
Consulenza sulle
best practice
Identificazione
dei driver
Benchmarking dei
sinistri a livello di
mercato
Soluzioni per la
liquidazione
automatizzata
dei sinistri
Benchmarking
dei nuovi affari e
della performance
assuntiva
Analisi dei dati
della proposta di
assicurazione
Migliore selezione
dei rischi attraverso procedure
biometriche e
­fattori predittivi
Miglioramento di
fattori e basi di
calcolo
Reporting/
gestione dei sinistri basata su analisi
Miglioramento
dei processi
operativi
Modellizzazione
predittiva dei
sinistri
L’analisi applicata dei dati fornisce nuove conoscenze e nuovi approcci per ottimizzare il business
Munich Re Topics Magazin 2/2013
33
AUSTRALIA/NUOVA ZELANDA
Scosse
devastanti
John McWilliams e Diane Dunbar
Tra settembre 2010 e giugno 2011 la città neozelandese di Christchurch viene colpita da una serie di
terremoti conosciuta come sequenza di Canterbury.
I sismi sono provocati da un sistema di faglie inverse
fino ad allora ignoto e raggiungono una magnitudo
compresa fra i 5 e i 7,1 gradi della scala Richter. Nel
complesso rappresentano la catastrofe naturale più
onerosa nella storia recente della Nuova Zelanda.
Il 4 settembre 2010 alle 4:35 ora locale Christchurch,
la città più grande dell’isola meridionale della Nuova
Zelanda con ca. 370.000 abitanti, viene colpita da un
forte terremoto di intensità pari a 7,1 gradi della scala
Richter che causa enormi danni e due feriti gravi. Alla
prima scossa seguono migliaia di repliche.
Intensità delle scosse registrate nella regione di Christchurch
durante il terremoto di Darfield del 4 settembre 2010
Il terremoto di Darfield ha causato gravi
danni a Christchurch. Nella zona orientale
della città l’accelerazione massima del suolo
misurata ha raggiunto 31,7 g (accelerazione
di gravità terrestre).
34
Munich Re Topics Magazin 2/2013
Più di cinque mesi dopo il primo sisma, detto di Darfield, il 22 febbraio 2011 alle 12:51 ora locale un terremoto di intensità 6,1 fa nuovamente tremare il centro
e i sobborghi di Christchurch. Questo sisma, detto di
Lyttelton, provoca 185 morti e immensi danni materiali. Le scosse registrate nel centro della città sono
nettamente più violente rispetto a quelle del settembre 2010 perciò i danni sono più concentrati e devastanti e vengono ulteriormente intensificati dall’estesa liquefazione del terreno.
Il 13 giugno 2011 alle 14:20 la regione viene colpita da
un ulteriore sisma, il cui epicentro è localizzato presso
il sobborgo di Sumner. Con una scossa di magnitudo
5,5 e una replica di 6 gradi della scala Richter causa
un morto e altri danni a Christchurch e Lyttelton.
Quattro ulteriori terremoti di intensità compresa tra
5,0 e 6,0 gradi interessano la costa orientale nelle
vicinanze di New Brighton il 23 dicembre 2011. Come
negli altri casi si verificano liquefazioni locali del terreno e movimenti di masse sulla costa.
AUSTRALIA/NUOVA ZELANDA
Molti danno dipendono dal fatto che numerosi edifici
colpiti dal terremoto del 2010 non sono ancora stati
riparati e quindi risultano particolarmente vulnerabili.
In vaste zone di Christchurch si registrano scosse più
forti di 0,5 g (fino a 1,89 g), accompagnate dal crollo di
grandi fabbricati in calcestruzzo armato che nel 2010
avevano subito solo danni lievi. Nel centro cittadino
l’ultimo terremoto di febbraio distrugge completamente molti edifici in muratura già seriamente danneggiati nel 2010. Grandi opere architettoniche come
la cattedrale di Canterbury o il Grand Chancellor Building (26 piani) collassano o subiscono pesanti danni.
La gestione dei danni da catastrofi naturali e le
conoscenze acquisite
La sequenza sismica di Canterbury ha evidenziato
che la dimensione di una catastrofe può cogliere di
sorpresa anche un mercato evoluto dove tutti i soggetti interessati sono ben preparati e che il nostro
approccio a eventi di questa portata deve cambiare.
Dopo il settembre 2010 furono registrate migliaia
di repliche e cinque scosse principali (4.9.2010,
26.12.2010, 22.2.2011, 13.6.2011, 23.12.2011) per le
quali divennero operanti diverse clausole riassicurative «n» ore, che generalmente limitavano la durata
dell’evento tra le 72 e le 168 ore. Le scosse al di fuori
di queste finestre temporali provocarono danni
minimi presi in carico dagli assicuratori diretti.
La sequenza sismica diede origine a più di 600.000
denunce di sinistro di privati e aziende, compresi
quelli segnalati all’Earthquake Commission (EQC).
Furono danneggiate ca. 100.000 abitazioni, 15.000
delle quali resero necessaria una ricostruzione completa. Queste cifre rispecchiano l’elevata densità assicurativa del Paese.
Nonostante gli sforzi profusi dagli assicuratori privati
e dalla EQC si sono verificati ritardi tanto nella valutazione dei danni quanto nell’avvio degli interventi di
ripristino, dovuti alle limitate risorse disponibili per
l’attività peritale, al volume dei danni e al numero di
eventi in rapida successione. Sia nel caso dei contratti
di assicurazione per i rischi civili che per quelli commerciali e industriali ciò ha comportato ulteriori difficoltà nell’imputazione dei danni ai singoli eventi.
Intensità delle scosse registrate nella regione di Christchurch
durante il terremoto di Lyttelton del 22 febbraio 2011
Le scosse provocate da questo sisma nel
quartiere commerciale del centro di
­Christchurch hanno superato il 60% di g;
all’esterno della zona epicentrale è stato
misurato un picco di accelerazione al suolo
pari al 189% di g.
Scosse (% di g)
III >0,0
III >0,51
IV >1,1
V >2,5
VI >5,6
VII>12,6
VIII>28,0
IX >62,0
X+>138,0
Fonte:
GeoNet / GNS Science
Munich Re Topics Magazin 2/2013
35
AUSTRALIA/NUOVA ZELANDA
Il terremoto di Canterbury in cifre
Periodo Evento Danni complessivi Danni assicurati Morti
in mln NZ$, in mln NZ$,
valori originali
valori originali
4 settembre 2010 Darfield, NZ
10.000
8.000
22 febbraio 2011 Lyttelton, NZ
27.000
19.500
185
Sumner, NZ
3.000
2.500
1
13 giugno 2011 Totale
40.00030.000
186
Queste statistiche relative ai tre sismi principali
esplicitano la gravità delle devastazioni provocate.
Dopo il terremoto di febbraio fu dichiarato lo stato di
emergenza, soprattutto per il quartiere commerciale
del centro rimasto poi chiuso per più di un anno, con
ulteriori ritardi per l’accertamento dei danni alle
aziende e per l’inizio dei lavori di ripristino. Si sono
inoltre verificati problemi di interpretazione e liquidazione dei danni da interruzione d’esercizio.
Secondo l’Earthquake Commission Act l’EQC deve
accollarsi fino a 115.000 NZ$/73.000 € per i danni ai
fabbricati e fino a 23.000 NZ$/14.500 € per i danni al
contenuto delle abitazioni e ai terreni, inclusa la Goods
and Services Tax. Gli assicuratori privati offrono coperture più estese rispetto a quelle dell’EQC (con l’esclusione dei danni ai terreni). La coesistenza di due polizze
diverse ha raddoppiato il lavoro degli accertamenti
peritali, con un sovraccarico delle risorse impegnate
nella liquidazione. Le differenze tra la polizza sui fabbricati dell’EQC e quella degli assicuratori privati hanno
inoltre causato divergenze nei metodi e nei costi di
ripristino, nonché complicazioni nella liquidazione dei
sinistri tra l’EQC e gli altri assicuratori. I ritardi nella
ricostruzione causati dal persistere dell’attività
sismica nella regione hanno probabilmente contribuito alla cosiddetta «post-loss inflation».
La maggior parte dei contratti assicurativi per i rischi
civili erano tarati sul valore a nuovo, calcolato sulla
base delle dimensioni dichiarate dell’abitazione. Non
era prevista alcuna limitazione della somma assicurata, quindi la liquidazione dei costi di ripristino o
ricostruzione è avvenuta secondo le norme vigenti. Si
sono evidenziate discrepanze tra la superficie stimata
in metri quadri per la sottoscrizione dell’assicurazione
valore a nuovo e il costo complessivo finale del sinistro considerando la totalità dei fattori.
Anche gli standard di sicurezza antisismica più elevati introdotti nelle norme e prescrizioni edilizie dopo
il terremoto nella regione di Canterbury incidono sui
costi di ripristino e ricostruzione. In risposta gli assi-
36
Munich Re Topics Magazin 2/2013
curatori vogliono adire l’Alta Corte per accertare se
l’amministrazione comunale di Christ­church possa
imporre l’applicazione della propria politica edilizia
per le zone a rischio sismico alle richieste di edificazione. Si osserva inoltre un’evoluzione del comportamento degli assicurati, che tendono sempre di più a
denunciare un danno totale ove possibile, invece di
chiedere la riparazione dei danni materiali. L’elevato
potenziale di rischio a cui sono soggetti i vecchi edifici nella regione di Canterbury rappresenta un ulteriore problema. Considerati i numerosi fattori aggravanti non meraviglia che gli assicuratori tendano
sempre più spesso a delegare ai riassicuratori la risoluzione di questioni contrattuali e la liquidazione dei
sinistri.
I NOSTRI ESPERTI:
John McWilliams è manager sinistri di
Munich Re, Sydney e responsabile
della gestione dei sinistri in Australia
e Nuova Zelanda, inclusi i danni da
calamità naturali.
[email protected]
Diane Dunbar è manager sinistri di
Munich Re, Sydney e si occupa della
gestione dei sinistri in diversi rami in
Australia e Nuova Zelanda nonché
degli affari in run-off.
[email protected]
AUSTRALIA/NUOVA ZELANDA
Conclusioni
Questi terremoti hanno evidenziato come nel
caso di catastrofi naturali di questo tipo ed
entità sia preferibile, dal punto di vista tanto
dell’assicuratore diretto quanto del riassicuratore, che un team di liquidazione sinistri
appositamente costituito coordini la gestione
generale e i gruppi incaricati di liquidare i singoli danni. Ciò consente di agire in maniera
mirata e di coinvolgere tecnici e consulenti
specializzati, che altrimenti non verrebbero
impiegati nelle operazioni quotidiane.
Il perdurare dell’attività sismica ha provocato
ritardi nella fase di ricostruzione. Per questo
motivo è necessario che nell’accantonare le
riserve si tengano in dovuto conto le proble-
matiche inflattive (costi della manodopera,
dei materiali, di alloggio per i lavoratori, ecc.),
monitorandole anche con le opere di ricostruzione iniziate.
L’istituzione di autorità pubbliche a seguito di
una catastrofe pone gli assicuratori, sui quali
possono incidere le deleghe e i poteri delle
stesse autorità, di fronte a varie problematiche. È rilevante inoltre che le associazioni di
settore possano intervenire presso le autorità
per garantire che gli interessi e le istanze di
assicuratori e riassicuratori vengano tenuti in
considerazione. In ogni caso l’assicuratore
deve verificare che le condizioni contrattuali
in vigore siano rispettate.
Il campanile della cattedrale di Christchurch è stato
quasi completamente distrutto dal terremoto del
22 febbraio 2011; durante il crollo le macerie hanno
danneggiato altre parti dell’edificio. Dopo un’ulteriore forte scossa il 23 dicembre dello stesso anno lo
stato di conservazione della cattedrale è talmente
peggiorato che nel 2012 è stato deciso di demolirla.
Munich Re Topics Magazin 2/2013
37
AUSTRALIA/NUOVA ZELANDA
Il nostro obiettivo è reagire tempe­stivamente
e con efficienza in caso di catastrofe.
L’Insurance Council of Australia (ICA) è il massimo
organismo di rappresentanza dell’industria
assicurativa property del Paese e i suoi compiti
vanno dalla protezione contro le catastrofi alla
liquidazione dei sinistri. Topics Magazin ha
incontrato Rob Whelan, direttore esecutivo e CEO
dell’ICA.
Topics Magazin: Per cominciare può
offrirci una breve panoramica sul
ruolo dell’ICA?
tori sugli sviluppi internazionali e su
eventuali problemi di regolamentazione del settore.
Un piano di protezione contro le
catastrofi è effettivamente necessario per l’intero comparto?
Rob Whelan: L’ICA è il massimo e
principale organismo di rappresentanza dell’industria assicurativa property in Australia. Le imprese associate totalizzano il 95% dei premi
lordi sottoscritti nel ramo property in
Australia. L’ICA rappresenta nel concreto gli interessi dell’industria assicurativa nei confronti di tutti coloro
che possono avere un’influenza
sull’integrità e sulla sostenibilità
futura dell’intero comparto.
Uno dei compiti dell’ICA era l’elaborazione di un piano catastrofi per le
assicurazioni contro le calamità
naturali da concordare poi con il
governo. Ci può dire qualcosa di più a
tale riguardo?
Le singole compagnie, in particolare
quelle con le maggiori quote di mercato nei territori più colpiti da fenomeni meteorologici estremi, hanno
sistemi autonomi di protezione e
gestione delle catastrofi molto sviluppati e affinati. Tuttavia in quanto
organismo di riferimento per il settore assicurativo anche noi siamo
responsabili affinché in caso di catastrofe tutte le risorse disponibili vengano coordinate e impiegate in modo
efficace.
Può tratteggiare i rapporti tra l’ICA e
il governo?
Si tratta indubbiamente di una delle
nostre relazioni più importanti.
Spendiamo infatti molto tempo e
molte energie nell’esporre gli interessi del nostro settore a politici e
decisori.
Conduciamo colloqui approfonditi
con i parlamentari della maggioranza
e dell’opposizione per consentire loro
di familiarizzare con i temi critici per
il settore assicurativo, dalla gestione
delle catastrofi all’accessibilità finanziaria delle assicurazioni. Cerchiamo
inoltre di creare una consapevolezza
dell’importanza e del ruolo dell’industria assicurativa property per l’economia globale. Ci impegniamo anche
a tenere aggiornati i nostri interlocu-
38
Munich Re Topics Magazin 2/2013
Direi che in tal senso l’intero settore
ha lavorato con grande impegno, in
particolare dopo che il ciclone Larry
ha colpito l’Australia alcuni anni fa.
È stato, per così dire, il segnale di
partenza per tutto lo sforzo organizzativo mirato ad affrontare catastrofi
naturali che sono manifestamente
sempre più devastanti. Le singole
compagnie aderenti si sono preparate intensamente per trattare con
successo simili catastrofi in futuro.
Ma anche l’ICA non è rimasto a guardare: si è assunto il coordinamento
dell’intero settore per garantire un
impiego delle nostre risorse il più
omogeneo ed efficace possibile.
Rimaniamo inoltre a disposizione per
aggiornare il governo, prendiamo contatto con i servizi di soccorso impegnati nella catastrofe e manteniamo
vivo il contatto con l’opinione pubblica per creare consapevolezza sul
ruolo delle assicurazioni nella ricostruzione. E naturalmente ci occupiamo anche dei media.
L’idea consiste nel rendere visibile
all’esterno che l’intero comparto è in
grado di reagire alle catastrofi naturali in modo rapido ed efficiente. E
credo che ci siamo costruiti un’ottima reputazione nel corso degli
anni.
Ha parlato di coordinamento e di
impiego delle risorse. Vi preoccupate
anche di un uso equo delle risorse?
Ovvero vi impegnate affinché tutti i
soggetti colpiti ricevano il medesimo
trattamento?
Sì. In passato molti dei nostri problemi
erano dovuti alla delusione delle
attese riposte nell’industria assicurativa, che poggiavano del resto su una
carente conoscenza delle effettive
possibilità del settore. A mio parere
AUSTRALIA/NUOVA ZELANDA
Rob Whelan è direttore esecutivo e
CEO di Insurance Council of Australia (ICA), il massimo organismo di
rappresentanza dell’industria assicurativa property in Australia.
spesso ci si aspettava che pagassimo
semplicemente tutto, indipendentemente dal tipo di evento dannoso o
dalla tipologia di assicurazione sottoscritta dal danneggiato.
Per questo ci siamo attivamente
impegnati in un dialogo con i comuni
interessati per fare comprendere le
possibilità e i limiti del comparto.
Cerchiamo di rispondere al meglio
alle attese e di occuparci anche dei
casi in cui i danneggiati forse non
disponevano della giusta copertura
assicurativa. Si tratta insomma di
comunicare le informazioni in
maniera corretta e spesso molti problemi si risolvono nel momento in cui
ci rivolgiamo tempestivamente all’opinione pubblica e rispondiamo a
eventuali domande.
Potrebbe descrivere più dettagliatamente il ruolo dell’ICA durante una
catastrofe?
Innanzitutto valutiamo l’intensità e
gli effetti di un evento. A tal fine decidiamo in primis secondo determinanti
criteri se l’evento vada classificato o
meno come catastrofe. Si parla di
catastrofe quando la gravità comporta delle conseguenze finanziarie
per l’industria assicurativa. E deve
essere rilevante per l’opinione pubblica, per la politica locale e nazionale
nonché per i media. Se giungiamo
alla conclusione che si tratta effettivamente di una catastrofe, inviamo
subito delle risorse nell’area colpita,
iniziamo a coordinare tutte le compagnie aderenti interessate e ci preoccupiamo che le forze attive sul
campo comunichino con noi. Formiamo gruppi di lavoro e ci rendiamo
attivi attraverso i canali citati: utilizziamo quindi le vie di comunicazione
e le relazioni esistenti con i servizi di
pronto intervento, la polizia, le autorità e gli altri soggetti coinvolti per
informarli sulla nostra attività e
comunicare loro quali risorse possiamo mettere a disposizione. Sono
tutti processi standardizzati. Costituiamo unità di contatto per il pubblico
nei cosiddetti centri catastrofi, dove
sono a disposizione tra l’altro rappresentanti delle autorità, delle organizzazioni di pubblica utilità come la
Croce Rossa e la Legal Aid and
Advice, che assicura assistenza giudiziaria e consulenza legale gratuite.
Ma anche noi siamo presenti in loco
e offriamo il nostro supporto. Spesso
convochiamo rapidamente un’assemblea con i cittadini in cui nostri
esperti rispondono a tutte le
domande sull’assicurazione e sulla
liquidazione dei danni relativamente
all’evento occorso. E coinvolgiamo il
Financial Ombudsman Service, l’ufficio esterno di conciliazione per gli
assicuratori nonché ogni altro
gruppo responsabile per la ricostruzione sul territorio.
Quando ha inizio la liquidazione dei
sinistri, così importante per i danneggiati?
Mettiamo in campo tutte queste
risorse e avviamo il processo di liquidazione, informando al contempo i
cittadini sul lavoro dei periti. Spieghiamo loro come vengono esaminati
i danni che si sono verificati e affrontiamo tutte le questioni inerenti.
Collaboriamo anche con i media, fornendo notizie e rispondendo alle
richieste di informazioni. Rileviamo
inoltre dati per la Australian Prudential Regulatory Authority (APRA) che
però utilizziamo anche direttamente
per informare il governo sulla liquidazione dei danni, sul numero di sinistri
denunciati, sulle riserve stimate per
tali sinistri e sulle operazioni in corso.
Durante ogni evento queste attività
accompagnano in tempo reale l’intero
processo liquidativo.
Ogni volta che un evento produce
danni ingenti, possono verificarsi casi
di frode. Su quali misure punta l’ICA
per contrastare questo problema?
È una domanda interessante, dato
che abbiamo appena costituito, in
accordo con il nostro consiglio direttivo, un gruppo di lavoro dedicato alle
frodi. Finora gli effetti delle frodi
sull’industria assicurativa in Australia non sono mai stati valutati in
Munich Re Topics Magazin 2/2013
39
AUSTRALIA/NUOVA ZELANDA
maniera coordinata e trasversale
nelle diverse compagnie. Alcune
assicurazioni hanno un proprio team
antifrode che indaga e verifica le singole denunce sinistri alla ricerca di
frodi potenziali, ma abbiamo accertato che sono possibili anche frodi
sistemiche, organizzate e trasversali,
che una singola compagnia avrebbe
grandi difficoltà a individuare.
Per questo motivo abbiamo istituito
un «Fraud Bureau» che da poco ha
iniziato uno studio pilota in cui vengono raccolti i dati delle compagnie
aderenti. I dati sono elaborati e analizzati al fine di scoprire frodi sistemiche e organizzate a danno di più
imprese assicuratrici. Le informazioni così acquisite vengono sottoposte al nostro consiglio direttivo nella
prima seduta utile. Ci auguriamo che
dallo studio emerga che il comparto
è in grado di reagire prontamente
adottando misure di deterrenza sufficienti e sviluppando procedure di
identificazione delle frodi, tali da rendere l’industria assicurativa meno
appetibile per i soggetti che mirano
ad azioni criminali organizzate e a
lungo termine.
Un’altra fonte potenziale di conflitti
sono le campagne negative promosse
dalle fonti di informazione. Prima ha
parlato del rapporto con i media, ma
nascono anche delle controversie?
Si tratta di un tema che ha assunto
un ruolo piuttosto importante. Nel
2010 e nel 2011, quando grandi
inondazioni e cicloni colpirono il
Queensland e al contempo forti tempeste si abbatterono sull’Australia
meridionale con conseguenze devastanti, molti danneggiati non erano
assicurati contro i danni da inondazione subiti. Molti media misero
sotto osservazione l’industria assicurativa, concentrandosi sulla tipologia
di contratti e sui massimali per simili
eventi. La vicenda fu piuttosto turbolenta e realizzammo che, in qualità di
massimo organismo di rappresentanza, era nostro compito accrescere
le nostre capacità di gestione del
rapporto con i media e rispondere
alle loro esigenze in modo più efficace. Ed è ciò che abbiamo fatto.
40
Munich Re Topics Magazin 2/2013
Per gradi e sempre con l’assenso del
nostro consiglio direttivo abbiamo
sviluppato all’interno dell’ICA capacità ben differenziate per rapportarci
con i media. E disponiamo di esperti
che sanno di fatto come trattare con
le fonti di informazione, anziché reagire semplicemente a obiezioni
aggressive avendo le spalle al muro.
Siamo divenuti molto più attivi nei
confronti dei media, con i quali siamo
in costante contatto. In tal modo possiamo comunicare in modo più efficace ciò che abbiamo da dire.
Abbiamo migliorato le nostre capacità nella gestione delle catastrofi e
nella liquidazione dei sinistri, ma
anche le nostre abilità comunicative.
Quale ruolo riveste per l’ICA
Munich Re in qualità di leader di
mercato nella riassicurazione?
Siamo molto lieti che Heinrich Eder
di Munich Re, una persona di grande
competenza, sia da molti anni membro del nostro consiglio direttivo. Per
diversi motivi nel comparto è molto
importante avere a bordo rappresentanti di un grande riassicuratore
attivo a livello mondiale come
Munich Re.
Innanzitutto perché così possiamo
guardare oltre i nostri confini al contesto internazionale, dato che la
nostra attività ha un carattere globale. Disporre di una persona che è in
contatto con uno dei principali riassicuratori a livello mondiale è un grande
vantaggio perché possiamo accedere
in qualunque momento al suo knowhow e alle sue competenze, cosa che
peraltro abbiamo fatto spesso. Così
sappiamo sempre che posto occupiamo nel confronto globale e siamo
consapevoli di come gli eventi in
tutto il mondo si ripercuotano sul
mercato australiano.
Tuttavia, il rapporto con Munich Re è
molto importante anche da un altro
punto di vista: il fatto che l’azienda sia
rappresentata nel nostro consiglio
direttivo e abbia un legame così
stretto con l’ICA, dà ai nostri soci e
ad altri attori la certezza di intrattenere eccellenti relazioni con uno dei
principali «global player». Di fatto ciò
dimostra il nostro interesse a preservare la stabilità del sistema. Basti
pensare anche solo al modo in cui i
riassicuratori, e in particolare
Munich Re, sono intervenuti in occasione delle recenti catastrofi in
Australia e Nuova Zelanda che hanno
colpito anche molte imprese australiane.
Le reazioni dei riassicuratori hanno
dimostrato concretamente come l’industria assicurativa possa reagire di
fronte a eventi così straordinari. E
credo che in occasione di tali catastrofi si è potuto ben osservare come
il comparto sia stato in grado di liquidare i sinistri e di gestire i clienti
senza mai mettere in pericolo la stabilità finanziaria.
AUSTRALIA/NUOVA ZELANDA
Ritratto: Great Lakes Australia
Great Lakes Australia (GLA) è un assicuratore diretto specializzato
nei mercati australiano e neozelandese. Oltre a soluzioni assicurative per il settore industriale e per i grandi clienti, GLA offre anche
prodotti specifici per piccole e medie imprese, privati e aziende agricole attraverso agenzie di sottoscrizione selezionate.
GLA è stata fondata nel 2008 con
meno di 10 collaboratori come dipendenza di Great Lakes Reinsurance
(UK) PLC, una società interamente
controllata da Munich Reinsurance
Company. GLA ha i medesimi eccellenti rating finanziari di Munich Re e
può attingere all’esperienza e alla
competenza dell’intero gruppo per
supportare la ricerca e lo sviluppo di
programmi assicurativi di nicchia per
i clienti. Grazie ai centri di competenza Munich Re può fruire di conoscenze tecniche in settori speciali
come i grandi rischi industriali, i
rischi viaggi e i rischi agricoli.
La costituzione di GLA è la risposta
di Munich Re ai cambiamenti in
materia di vigilanza che prescrivono
un’autorizzazione all’esercizio dell’attività assicurativa da parte delle
autorità locali, nonché un passo decisivo per poter accedere a segmenti di
nicchia in Australia e Nuova Zelanda.
Dal 2003 gli affari in Australia venivano gestiti dalla sede centrale britannica attraverso agenzie generali
(MGA). Con ca. 40 collaboratori oggi
GLA è una delle compagnie leader in
Australia. Diversi team specializzati
si occupano di sottoscrizione, liquidazione dei sinistri, finanza, compliance e gestione dei clienti.
Il modello operativo di GLA riflette
l’approccio di Munich Re a una
gestione del portafoglio appositamente configurata sulla riassicurazione. Utilizza due canali di vendita:
le MGA e l’assunzione diretta di
grandi rischi singoli nel settore del
business aziendale.
Attualmente GLA lavora con otto
agenzie generali che assicurano un
ampio spettro di rischi industriali e
commerciali che va dai rischi tecnologici delle imprese edili alla garanzia
grandine per gli agricoltori locali e
dall’assicurazione viaggi alle polizze
speciali per i rischi di montagna. Le
agenzie generali vengono selezionate
sulla base di criteri specifici, tra cui
l’esperienza nella sottoscrizione e
nella vendita in determinati segmenti
di mercato. GLA trasferisce all’agenzia individuata il potere di sottoscrivere un determinato portafoglio, p.
es. assicurazioni raccolti per i coltivatori di cotone.
GLA sostiene inoltre le agenzie
nell’esecuzione degli incarichi, vigila
che il loro operato sia conforme ai
propri interessi e rispetti le leggi
vigenti. L’agenzia generale più
grande di GLA conta ca. 200 dipendenti e la più piccola solo tre. GLA
offre supporto su diversi piani a
seconda delle dimensioni e delle
­esigenze, fornendo p. es. servizi di
liquidazione sinistri per le agenzie
più piccole e corsi di formazione per
i collaboratori di quelle più grandi.
Le pesanti catastrofi naturali verificatesi in Australia e Nuova Zelanda
negli ultimi quattro anni hanno
messo sotto pressione l’industria
assicurativa della regione, compresa
la GLA. La compagnia ha risposto
alla sfida liquidando con successo i
sinistri. Facendo parte di Munich Re
ha potuto peraltro conservare i propri
eccellenti rating finanziari A+ (A.M.
Best) e AA– (S&P).
Storia
Great Lakes venne fondata nel 1951
in Canada e acquisita nel 1975 da
Munich Re. Nel 1987 la sede si spostò
da Toronto a Londra per servire
meglio il mercato londinese. Con il
nome Great Lakes Australia il
31 ottobre 2007 la Great Lakes Reinsurance (UK) PLC fu registrata come
compagnia straniera in Australia
(ARBN 127 740 532), dove iniziò la
propria attività il 2 gennaio 2008.
Benché in origine il nome facesse
riferimento alla regione dei grandi
laghi in Canada, non è fuori luogo
neppure nell’emisfero australe: a
nord di Sidney si trova una regione
di grandi laghi che ha dato il nome
p. es. a un’azienda vinicola, a un club
di vela e a un’emittente radiofonica.
Munich Re Topics Magazin 2/2013
41
Opere d’arte
Affari loschi con
le opere d’arte
I furti d’arte sono vecchi quanto il collezionismo e a quanto riferisce
­l’Interpol rientrano tra i reati più redditizi dopo il riciclaggio di denaro
sporco e il traffico di droga e di esseri umani. Per i musei ciò significa
fare equilibrismi tra orientamento al visitatore e protezione dei beni.
Un furto riuscito al Kunsthal di Rotterdam:
nel posto in cui oggi sono rimasti solo due
ganci era appesa un’opera di Henri
Matisse. Al museo viene contestato di non
aver adeguatamente protetto i dipinti.
42
Munich Re Topics Magazin 2/2013
OPERE D’ARTE
Charlotte Buchmeier
Risale a quasi 25 anni fa uno dei maggiori furti d’arte
del XX secolo per il quale la polizia brancola ancora
nel buio. Teatro dello spettacolare colpo, messo a
segno il 18 marzo 1990, fu l’Isabella Stewart Gardner
Museum di Boston. Due ladri travestiti da poliziotti
riuscirono a sopraffare il personale di sicurezza e
quindi a fare un bel bottino in tutta tranquillità. I malviventi si appropriarono di 13 capolavori per un valore
stimato di 500 mln US$ tra i quali tre Rembrandt, un
Vermeer, un Manet e cinque Degas. Nel marzo 2013,
in occasione del 23° anniversario del furto l’FBI si è
rivolta all’opinione pubblica promettendo insieme al
museo una ricompensa di 5 mln US$ a chi fosse in
grado di dare indicazioni sul luogo dove sono custodite le opere. Le autorità confidano in tal modo di ricevere informazioni anche dagli ambienti criminali vicini
agli autori del colpo e, come avviene solitamente in
questi casi, hanno garantito la massima riservatezza.
Le possibilità di far luce su un furto spettacolare
come questo sono solitamente buone. La maggior
parte dei dipinti più celebri rubati in passato è riapparsa prima o poi. Hanno così ritrovato la via di casa
nell’aprile dello scorso anno gli ultimi due di quattro
dipinti di Edgar Degas e Paul Cézanne rubati nel 2008
dalla Collezione Bührle a Zurigo. Entrambe le tele presentavano tuttavia crepe e sfaldamenti perché i malviventi le avevano ritagliate dalle cornici. Nell’estate
del 2012 l’FBI è riuscita inoltre a recuperare l’opera di
Matisse Odalisca con i pantaloni rossi che era sparita
nel 2002 da un museo in Venezuela.
Il recupero delle opere d’arte rubate ha tanto maggiori
possibilità di successo quanto meno esperti sono i ladri,
che incontrano poi difficoltà nel piazzare la refurtiva
per la sua unicità. La polizia è comunque impotente di
fronte alla maggior parte dei casi in cui i ladri non
sono ostacolati nel monetizzare il furto dalla fama del
bottino e quando non sono in gioco valori nell’ordine
di milioni che giustifichino un grande investimento a
livello investigativo. Secondo le stime dell’FBI il danno
causato dai furti d’arte ammonta ogni anno nel mondo
a svariati miliardi di dollari, somma in cui rientrano
peraltro sia le opere assicurate che quelle non assicurate. La percentuale di recuperi è invece piuttosto
ridotta, circostanza che dipende anche dal fatto che
privati, gallerie e chiese, diversamente dai musei,
spesso non fanno registrare le loro opere d’arte.
La collaborazione con la magistratura
Non mancano le opportunità messe a disposizione in
quest’ambito da organizzazioni pubbliche e private.
Nel 2004, ad esempio, l’FBI ha creato l’Art Crime
Team, un’unità dedicata alla criminalità nel campo
dell’arte, e con il National Stolen Art File dispone di
un elenco delle opere d’arte e dei beni culturali rubati.
Anche l’Interpol gestisce una banca dati compilata
appositamente per i furti nel settore dell’arte e pubblica semestralmente un estratto contenente le «Most
Wanted Works of Art». L’Art Loss Register è infine la
maggiore banca dati privata al mondo dedicata a
opere d’arte perdute o rubate. Con l’obiettivo di prevenire i furti questa banca dati registra in una sorta di
raccolta «positiva» anche le opere esposte nella loro
normale collocazione ed è riuscita così a contribuire
negli anni a far restituire ai legittimi proprietari oggetti
del valore di oltre 320 mln US$.
Benché le opere d’eccellenza siano praticamente
invendibili a causa della sempre migliore catalogazione sul mercato, di fatto non sono certo opere senza
valore. È possibile infatti venderle al mercato nero a
una frazione del loro valore oppure i malviventi cercano di estorcere un riscatto per restituirle intatte (il
cosiddetto artnapping). È già accaduto inoltre che criminali catturati dalla polizia abbiano sfruttato le loro
conoscenze su un furto di opere d’arte per negoziare
con la magistratura un migliore trattamento.
Dopo casi spettacolari come quello del novembre
2012, quando i ladri hanno messo a segno un colpo
nel Kunsthal di Rotterdam, o il furto nel museo d’Arte
Moderna di Parigi del 2010 si pone sempre più spesso
21 agosto 1911
18 ottobre 1969
18 marzo 1990
Il più celebre furto d’arte della storia va
attribuito a un delinquente occasionale.
L’artigiano italiano Vincenzo Peruggia
­trafuga la Gioconda di Leonardo da Vinci
dal museo del Louvre a Parigi per riportarlo
in Italia. Viene arrestato due anni dopo
quando cerca di vendere il dipinto a un
commerciante d’arte.
Ignoti sottraggono dall’oratorio di San
Lorenzo a Palermo il dipinto di Caravaggio
Natività con i santi Lorenzo e Francesco
d’Assisi. L’opera è considerata tuttora perduta. L’FBI stima il suo valore in 20 mln US$.
Due ladri travestiti da poliziotti riescono
a entrare nell’Isabella Stewart Gardner
Museum di Boston, sopraffanno il personale di sicurezza e si appropriano di 13
dipinti tra i quali capolavori di Rembrandt,
Edgar Degas, Edouard Manet e Jan
Vermeer. Il valore del bottino viene stimato
tra i 300 e i 500 mln US$.
Munich Re Topics Magazin 2/2013
43
OPERE D’ARTE
la domanda su come si possano prevenire simili perdite. Oltre al valore materiale la gran parte delle opere
rubate possiede anche un valore culturale o storico
che il denaro non può rimpiazzare.
Le opere d’arte nelle chiese sono relativamente difficili da proteggere, invece i musei dispongono di svariate opzioni, a patto che svolgano un buon lavoro di
prevenzione. Nel caso ideale le misure da adottare
dovrebbero essere pianificate come se non si fosse
assicurati. Per la sicurezza delle opere d’arte nei
magazzini e nei musei non esistono però degli standard minimi obbligatori uniformi a livello internazionale. Le strategie di protezione sono individuali e si
basano prevalentemente su norme locali per la prevenzione degli incendi e la sicurezza antieffrazione.
L’Associazione tedesca delle imprese assicuratrici
(GDV) ha riassunto delle linee guida non vincolanti
nella brochure Sicherungsrichtlinien für Museen und
Ausstellungshäuser (Direttive di sicurezza per musei
ed enti espositivi), realizzata in collaborazione con la
polizia.
Contemperare sicurezza e orientamento
al visitatore
Il giusto equilibrio tra un sistema di sicurezza sofisticato e l’orientamento al visitatore dovrebbe essere
elaborato dai responsabili del museo in collaborazione
con esperti di sicurezza, assicuratori e polizia. Hanno
un’influenza determinante ad esempio i vincoli di
tutela storico-artistica, le direttive relative al personale e il valore complessivo di oggetti e opere d’arte.
Se malgrado tutte le misure di prevenzione si verifica
ugualmente un furto, l’assicurazione rimborsa al
­massimo il valore concordato in polizza. Dato che la
copertura assicurativa dell’intero valore di una collezione avrebbe un costo inaccessibile, si fissa spesso
la somma assicurata al valore del danno massimo
atteso per evento, il che corrisponde solitamente solo
a una frazione dell’effettivo valore complessivo. È
quindi consigliabile verificare e stimare periodicamente il valore delle opere d’arte e del danno massimo
atteso per non subire una perdita troppo elevata in
caso di sinistro. Ma un accertamento di questo genere
si dimostra in pratica difficoltoso.
>> Maggiori informazioni sull’argomento
alla pagina: www.munichre.com/
publications/302-07862_en.pdf
Un assicuratore diretto specializzato nel campo
dell’arte sta seguendo un altro percorso e ha sviluppato un progetto specifico per la valutazione del
rischio. È un sistema per verificare caso per caso
gestione e dispositivi di sicurezza e costruire un profilo specifico per ogni rischio. Si basa sull’analisi
secondo criteri standardizzati delle risposte fornite a
un ampio questionario. Questa procedura consente
non solo di effettuare una stima del rischio oggettiva,
ma anche di identificare le priorità per una maggiore
sicurezza attraverso un particolare sistema di scoring.
Gli ambiti oggetto di valutazione comprendono tra
l’altro la sicurezza degli edifici, dei sistemi organizzativi ed elettronici, le misure antincendio, il controllo
degli inventari nonché la pianificazione di emergenza.
LA NOSTRA ESPERTA:
Charlotte Buchmeier è gestore sinistri
nel settore Sinistri ramo trasporti ed
è specializzata in assicurazione valori,
opere d’arte e gioiellieri.
[email protected]
14 aprile 1991
28 luglio 1994
22 dicembre 2000
Dal museo Van Gogh di Amsterdam vengono trafugati 20 dipinti per un valore di
svariati milioni di euro, ritrovati poco dopo
nell’auto utilizzata per la fuga. I colpevoli
vengono individuati in due uomini della
ditta di sicurezza operante nel museo e in
due fiancheggiatori. Undici anni più tardi,
nella notte del 7 dicembre 2002, nel corso
di una nuova effrazione nello stesso museo
vengono rubate due opere del valore di ca.
30 mln €. Benché i malviventi siano stati
catturati, non vi è ancor oggi traccia della
refurtiva.
Tre capolavori di William Turner e Caspar
David Friedrich vengono rubati nella galleria Schirn di Francoforte sul Meno. Si
tratta di prestiti provenienti da Londra e
Amburgo per un valore assicurato di ca.
35 mln €. I dipinti verranno riacquistati
segretamente alcuni anni dopo.
Dal museo nazionale di Svezia a Stoccolma vengono sottratti un autoritratto di
Rembrandt nonché le tele Giovane parigina
e Conversazione di Pierre-Auguste Renoir.
Il valore ammonta a ca. 30 mln €. Le tre
opere ricompariranno successivamente
e i colpevoli saranno arrestati.
44
Munich Re Topics Magazin 2/2013
OPERE D’ARTE
Passione per l’arte
Dopo quattro anni di ristrutturazione a maggio 2013 ha riaperto
i battenti la Galleria Civica nel Lenbachhaus a Monaco di
Baviera. Abbiamo conversato con il Dr. Matthias Mühling,
direttore di sezione e curatore per l’arte contemporanea, sui
progetti per la sicurezza e sulla recente collaborazione con
Munich Re.
Topics Magazin: Il Kunsthal di
Rotterdam è stato oggetto di critiche
dopo il furto subito nell’ottobre 2012
a causa della sua architettura a
pianta aperta. In che misura ha avuto
rilievo la questione della sicurezza
nel risanamento e ampliamento del
Lenbachhaus?
Dr. Matthias Mühling: Uno degli
obiettivi fondamentali dell’intervento
di ristrutturazione è stato l’adeguamento tecnico del Lenbachhaus per
proteggere le opere non solo dai ladri,
ma anche da condizioni microclimatiche e illuminotecniche nocive. Per
principio la sicurezza riveste una
grande importanza per noi perché
l’assicurazione rappresenta una voce
pesante in bilancio e ci interessa contenere il più possibile i premi. Per
questo motivo abbiamo realizzato un
ampio progetto per la sicurezza i cui
dettagli vengono tuttavia trattati con
grande discrezione. In un simile progetto bisogna contemperare molti
interessi contrastanti. Le norme
antincendio richiedono ad esempio
un’evacuazione dell’edificio in modo
quanto più possibile celere e semplice, ma al contempo non dev’essere
possibile aprire le porte con eccessiva
facilità per tutelarsi da effrazioni.
Questo è il genere di cose che bisogna far conciliare e ci siamo riusciti
molto bene.
I requisiti di sicurezza sono cambiati
negli ultimi 20 anni? È chiaro ormai
che i malviventi non hanno più
remore nell’effettuare assalti armati.
C’è un punto preciso oltre il quale
non è possibile tutelarsi. Ne è un
esempio il museo Edvard Munch di
Oslo, che nel 2004 venne assaltato
da uomini armati e mascherati in
pieno giorno. Dall’11 settembre vige
generalmente un più elevato livello di
reattività in caso di allarme e le tecnologie per la sicurezza hanno fatto
progressi.
Come si possono proteggere al
meglio da furti o danneggiamenti le
opere esposte senza trasformare gli
spazi espositivi in complicati percorsi
di massima sicurezza?
Con la collezione del Blauer Reiter
abbiamo raccolto un’esperienza quasi
centennale su come garantire la protezione di preziose opere d’arte, che
realizziamo attraverso un sistema su
più livelli che va dalla difesa meccanica sui dispositivi appendi quadri
alle soluzioni elettroniche. Lo stesso
approccio viene applicato anche alle
mostre temporanee. Il tema della
sicurezza è di fatto un’altissima priorità anche per interesse diretto, visto
che, al di là del danno materiale, ha
una rilevanza notevole anche il danno
alla reputazione. Se esistono dubbi
sulla sicurezza, i prestatori non sono
più disposti a concedere le loro opere.
Per poter lavorare in futuro dobbiamo
dare il meglio per garantire la sicurezza alle opere d’arte. Il rovescio
9 agosto 2001
11 maggio 2003
22 agosto 2004
Dalla villa dell’imprenditrice spagnola
Esther Koplowitz a Madrid vengono rubati
20 dipinti, tra cui opere di Francisco de
Goya, Pieter Bruegel e Camille Pissarro.
I ladri cercano di estorcere un riscatto, ma
dopo un anno vengono catturati.
Dal Kunsthistorisches Museum di Vienna
viene rubata la Saliera di Benvenuto Cellini
del valore di 50 mln €. Il ladro entra nel
museo attraverso un’impalcatura. Il furto
riesce perché al risuonare della sirena le
guardie presuppongono si tratti di un falso
allarme. Tre anni dopo l’opera scultorea
verrà rinvenuta in una cassa interrata in un
bosco.
Due uomini armati si introducono in pieno
giorno nel museo Edvard Munch a Oslo e
rubano i dipinti L’urlo e Madonna, per un
valore di 75 mln €. Le tele, che sono parte
del patrimonio artistico nazionale della
Norvegia, erano appese nelle immediate
vicinanze dell’ingresso, circostanza sfruttata dai malviventi. Due anni più tardi le
opere ricompariranno con gli spigoli
ammaccati, graffi, buchi e macchie di umidità. I due ladri e un terzo complice, l’autista, verranno poi arrestati. Dopo questo
furto seguito dal mondo intero il museo
Munch è stato chiuso e completamente
ristrutturato sotto il profilo della sicurezza.
Munich Re Topics Magazin 2/2013
45
OPERE D’ARTE
della medaglia sta nel fatto che in
ambito artistico molte idee interessanti naufragano perché non sono più
compatibili con i piani di sicurezza.
Cosa ne pensa del mito del ricchissimo appassionato d’arte che commissiona a criminali il furto delle sue
opere preferite?
Si può riconoscere una tendenza
all’incremento dei furti nei musei
dopo che i prezzi sul mercato dell’arte
moderna e delle avanguardie sono
volati alle stelle negli ultimi anni?
L’idea che qualcuno stia per ore nella
cassaforte a contemplare il suo van
Gogh è perlomeno strana. I collezionisti vogliono che le loro collezioni
vengano ammirate, hanno l’esigenza
di mostrare gli oggetti d’arte di loro
proprietà quanto meno a un pubblico
ristretto nella loro casa. Nel caso dei
furti d’arte si tratta ormai soprattutto
di estorsione. Il ladro professionista
che è interessato all’arte e ne sa correttamente stimare il valore è un’eccezione. Di norma i malviventi trattano gli oggetti esposti senza alcuna
cautela e solo dopo aver commesso il
furto si rendono conto che la refurtiva
è invendibile. Solitamente le opere
Non conosco le statistiche ma non
parlerei di una tendenza all’incremento. In tutto il mondo oggi vi sono
molti più musei che 20 anni fa ed è
aumentato anche il movimento dei
prestiti e il numero delle mostre temporanee. Tutta l’attività museale è
diventata decisamente più internazionale e professionale e, considerando i maggiori rischi connessi, direi
che i danni sono invece diminuiti.
famose ritrovano la via di casa e tornano a essere fruibili al pubblico
dopo qualche tempo. In certi casi isolati la vicenda può durare un po’ più a
lungo, come accaduto con il dipinto
Banchi di nebbia di Caspar David
Friedrich, che fu rubato nel 1994 e
ricomparve solo nel 2003.
Dato che non può esistere una protezione al cento per cento, in che modo
è assicurato contro i danni il Lenbach­­­­
haus?
La maggior parte dei danni viene
riparata dai nostri cinque restauratori specializzati. Quindi non tutti i
danni costituiscono anche un sinistro
sotto il profilo assicurativo e le perdite totali sono rarissime. Noi siamo
comunque assicurati. Sono stati ad
esempio concordati diversi livelli di
Matthias Mühling è direttore di
sezione e curatore per l’arte contemporanea internazionale del museo
Lenbachhaus und Kunstbau di
Monaco di Baviera. All’inizio del
2014 diverrà direttore della Galleria
Civica nel Lenbachhaus.
24 febbraio 2006
27 febbraio 2007
10 febbraio 2008
Nel tumulto del carnevale alcuni uomini
armati di mitra e bombe a mano assaltano
il museo Chácara do Céu a Rio de Janeiro;
si dileguano con quattro opere rispettivamente di Picasso, Dalì, Monet e Matisse
per un valore complessivo di ca. 40 mln €.
Le opere risultano ancora disperse.
Dall’abitazione parigina di Diana
Wid­maier-Picasso, nipote dell’artista,
vengono rubati due dipinti del pittore
spagnolo per un valore complessivo di
50 mln €. Opere e ladri vengono individuati
cinque mesi dopo grazie a un’informazione
anonima.
Tre uomini armati assaltano la sede della
Collezione Bührle a Zurigo e fuggono con
quattro opere rispettivamente di Paul
Cézanne, Edgar Degas, Vincent van Gogh
e Claude Monet. I malviventi riescono ad
arrivare in auto direttamente davanti al
museo, a entrare nell’edificio e a sottrarre
nel giro di pochi minuti le tele. All’ingresso
vi era solo un’anziana signora, che svolgeva
il servizio a titolo gratuito e non sarebbe
potuta intervenire. Da allora si può accedere al museo solo su prenotazione. Tutti e
quattro i dipinti, per un valore complessivo
di ca. 130 mln €, sono ritornati nel frattempo a Zurigo.
46
Munich Re Topics Magazin 2/2013
OPERE D’ARTE
copertura per la mostra permanente
a seconda della sezione della collezione che viene esposta.
Se si tratta di prestiti il prestatore
assicura l’opera per un valore prefissato e a spese del prestatario. La
garanzia assicurativa include, oltre ai
consueti rischi come perdita e danneggiamento, anche gli eventi politici
o le catastrofi naturali. Con l’aumento
dei prezzi sul mercato dell’arte negli
ultimi anni è sensibilmente salito
anche il valore assicurato degli oggetti
esposti, cosicché i premi possono
arrivare a esaurire fino a un terzo del
budget di una mostra temporanea.
Cosa altro fate per proteggere le
opere che vi sono affidate?
Se si considera un lasso di tempo un
po’ più ampio, i rischi maggiori per le
opere d’arte non sono rappresentati
dai furti. Illuminazione sbagliata e
clima non adatto negli ambienti nonché danni meccanici costituiscono
un pericolo ben maggiore. Ecco perché l’architettura del museo deve far
sì che anche in caso di grande
affluenza i visitatori non costituiscano un pericolo per le opere d’arte.
Per evitare i danni causati dai raggi
UV, nel Lenbachhaus impieghiamo
un impianto di illuminazione a LED
di nuovissima concezione. La luce si
differenzia appena da quella diurna
naturale, ma soddisfa al massimo
grado le esigenze di conservazione.
Quali criteri applicate quando mettete a disposizione di altri musei
vostre opere a titolo di prestito per
esposizioni temporanee?
Innanzitutto verifichiamo il progetto
della mostra. Dalla fruizione delle
nostre opere il visitatore deve poter
trarre un vantaggio scientifico o ideale. Ai prestiti si applicano dunque
direttive molto severe. Nell’ambito
dell’attività museale professionale si
sono imposti gli standard internazionali dell’ICOM (International Council
of Museums). Ciò significa che non
ho bisogno di discutere con il prestatario su argomenti come imballaggio,
trasporto o accompagnamento. Tutto
ciò che è importante anche per l’assicurazione ha fin da subito la massima priorità per ridurre al minimo il
rischio. L’ultima decisione se un prestito debba o meno rientrare anticipatamente spetta al corriere accompagnatore del nostro museo sul
luogo dell’esposizione. Casi simili
non accadono tuttavia di frequente,
dato che facciamo molte verifiche in
anticipo.
La Galleria Civica nel Lenbachhaus e
Munich Re hanno definito un accordo
per una stretta collaborazione nei
prossimi tre anni. Come si realizzerà?
È previsto che i curatori della nostra
istituzione e della compagnia collaborino strettamente sui contenuti:
nel Lenbachhaus vogliamo sviluppare
diversi formati espositivi e didattici,
pubblicazioni e manifestazioni che
poi Munich Re sosterrà finanziariamente. Nell’ambito di questa
partnership verrà creato anche un
20 maggio 2010
16 ottobre 2012
Dal museo d’arte moderna di Parigi i ladri
sottraggono cinque capolavori rispettivamente di Pablo Picasso, Georges Braque,
Amedeo Modigliani, Fernand Léger e
Henry Matisse per un valore complessivo
stimato in 100 mln €. Il furto è agevolato da
carenze organizzative. Il museo era ben
protetto, ma il sistema di allarme antieffrazione era fuori uso da mesi. Per ovviare
all’inconveniente era stato assunto personale di guardia aggiuntivo, ma solo per
l’area d’ingresso. I malviventi sono invece
entrati dal retro dell’edificio.
Due persone mascherate armeggiano
intorno a un’uscita d’emergenza del
Kunsthal di Rotterdam e superano gli
sbarramenti di sicurezza. Dopo meno di
due minuti lasciano l’edificio portando con
sé opere di importanti artisti del XX secolo
come Pablo Picasso, Claude Monet, Henri
Matisse e Paul Gauguin. Il valore stimato
complessivo delle sette opere si aggira sui
100 mln €. Tre mesi dopo verranno arrestati tre sospetti in Romania, ma le sette
tele rubate risultano ancora disperse.
centro studi, il «Munich Re
traineeship for the promotion of
young scientists». Si tratta di un
modello sperimentale per colmare il
divario tra formazione accademica
e requisiti professionali all’interno di
un museo. Gli eventi didattici incentrati ogni anno su un diverso tema
inizieranno nel semestre invernale
2013/2014 alla Ludwig Maximilians
Universität di Monaco di Baviera. Il
programma di contorno, che
dovrebbe portare i contenuti alla
discussione con un pubblico più
vasto, inizierà nella primavera 2014.
L’ultimo modulo è rappresentato da
una pubblicazione in cui verranno
documentati i risultati.
Qual è stato lo spunto per tale collaborazione?
Susanne Ehrenfried, curatrice di
Munich Re, e io abbiamo già da molto
tempo un intenso scambio di idee. In
molte conversazioni è emerso che
abbiamo molti interessi in comune nel
nostro lavoro. Si è poi dimostrato un
caso fortunato il fatto che Munich Re,
gruppo attivo a livello mondiale,
stesse riflettendo su come poter
valorizzare la propria responsabilità
sociale nell’ambito delle attività di
sponsorizzazione e cooperazione.
Sono nate così le prime idee su come
Lenbachhaus e Munich Re potessero
sviluppare al meglio delle sinergie.
La peculiarità di tale collaborazione
sta nel fatto che non è stato stabilito
in anticipo cosa avverrà nei prossimi
tre anni. L’impegno di Munich Re si
scosta qui dalle consuete sponsoriz-
Munich Re Topics Magazin 2/2013
47
OPERE D’ARTE
Un cubo dorato luccicante: sottoposto
a ristrutturazione dal 2009, il Lenbach­
haus nella Königsplatz di Monaco di
Baviera ha riaperto i battenti nel maggio 2013 con l’opulenta nuova costruzione annessa, firmata da Sir Norman
Foster.
zazioni, per le quali viene solitamente
presentata un’idea compiuta e solo
in una seconda fase si parla di supporto finanziario. In questo caso
abbiamo sviluppato in maniera intelligente un quadro di condizioni per la
collaborazione, senza definire però
alcun progetto concreto.
Nello sviluppo dei progetti novità ed
emozioni dovranno avere la precedenza sul consenso generalizzato.
Non si corre però il rischio che le
manifestazioni si rivolgano in fondo
a pochi interessati?
Novità ed emozioni muovono un pubblico interessato, ma certamente non
la massa dei visitatori; ma si tratta
pur sempre del pubblico, non intendiamo essere elitari. Non va dimenticato che in quanto museo assolviamo
anche un compito formativo e che
quindi non si tratta unicamente di
organizzare mostre con grande
afflusso di visitatori. Tanto più importante è quindi che Munich Re sia
stata d’accordo nel mettere in primo
piano la discussione aperta e critica
con l’opinione pubblica e non, come
avviene solitamente, di utilizzare il
numero dei visitatori come metro di
valutazione per il successo dell’evento sponsorizzato. In tal modo
potremo favorire esperienze che le
persone non potrebbero fare altrove.
E potrà partecipare chiunque dato
che il programma delle manifestazioni sarà a ingresso libero.
48
Munich Re Topics Magazin 2/2013
Quali temi vi siete ripromessi di
affrontare in questa collaborazione
triennale?
Il tema del primo anno è già stato
stabilito, ma ne daremo informazione
in dettaglio solo in autunno. Per
quanto riguarda i temi degli anni
­successivi, il punto di partenza sono
le trasformazioni sociali che stiamo
vivendo. È la questione di come
vogliamo ad esempio costruire la
nostra vita sullo sfondo dei mutamenti
climatici, delle variazioni demografiche o della discussione sull’equità.
Lenbachhaus e Munich Re nutrono i
medesimi interessi nella ricerca delle
risposte?
Sì. Un assicuratore deve inoltre saper
cogliere dove si orienta la società e
quali opportunità e rischi ne derivano. Per parte nostra noi sappiamo
come si gestisce un museo d’arte di
successo. Ma non abbiamo ancora
un’idea precisa dove ci porterà questo percorso e come fidelizzeremo in
futuro persone che oggi non si interessano ancora d’arte. Un tempo
l’arte era soprattutto appannaggio
della borghesia illuminata, ma in
futuro non saranno più questi i ceti
sociali dominanti. Ora disponiamo
dei mezzi finanziari e del tempo per
stimolare i cambiamenti; se non lo
facciamo, allora sarà forse troppo
tardi.
Non bisogna sottovalutare l’aspetto
economico di un museo. Quando
l’anno prossimo Lei assumerà la direzione del Lenbachhaus, si vede come
un manager classico o in primo piano
vi sarà il lavoro in campo culturale?
Determinante è un mix di ambedue
gli skills. Per me personalmente è
importante tuttavia sapere che potrò
fare affidamento su collaboratori
eccellenti nella nostra amministrazione, dove lavorano persone che si
interessano all’arte con passione e
che comprendono le esigenze degli
storici dell’arte, fatto tutt’altro che
scontato. Ciò facilita il compito di
sviluppare una visione dell’arte che
sia all’altezza delle aspettative del
pubblico.
RECENSIONI
L’economia del bene e del male
Zoran Andrić
L’economia è neutrale rispetto ai valori o deve sottostare anch’essa
a criteri morali? Tomáš Sedláček, filosofo di Praga dal pensiero
­trasversale, parla del suo libro L’economia del bene e del male, con il
quale ha vinto nel 2012 il Deutscher Wirtschaftsbuchpreis (Premio
dell’editoria economica tedesca).
Sedláček indaga sul ruolo che rivestono lavoro ed economia in culture,
religioni e miti antichi che ancora oggi influenzano la nostra vita e analizza quali pregiudizi irrazionali siano presenti nell’economia moderna.
Il libro di Sedláček è un itinerario affascinante attraverso il mondo
dell’economia, dall’epopea di Gilgamesh attraverso il Vecchio Testamento e Adam Smith per approdare a Wall Street e alle attuali crisi
economiche.
È nel Vecchio Testamento, in un sogno del faraone, che Sedláček
­individua il primo ciclo congiunturale. Giuseppe interpreta le vacche
grasse e le vacche magre nel sogno come premonizione di una possibile siccità e detta al faraone un piano di risparmio per scongiurare la
carestia. Per Sedláček il sogno simboleggia in modo esemplare la
situazione in cui versa l’economia attuale. Anziché continuare a indebitarsi, negli anni grassi si potrebbero creare delle riserve per fronteggiare gli anni magri.
En passant apprendiamo anche perché il linguaggio dell’economia, la
matematica, sia bello e addirittura seducente, pur non essendo esente
da giudizi di valore. Sedláček ci esorta a non dimenticare che l’economia consiste di qualcosa di più di cifre e banali descrizioni numeriche.
Per l’autore l’essere umano non è soltanto l’homo oeconomicus raziocinante, ma anche l’homo narrans sentimentale, che concrea il mondo
nel momento in cui si racconta e racconta altre storie del mondo.
Sedláček ha narrato un viaggio avvincente fitto di quesiti complessi
attraverso la storia delle idee e della civiltà dell’economia.
Tomáš Sedláček.
L’economia del
bene e del male.
Milano, Garzanti, 2012.
Munich Re Topics Magazin 2/2013
49
RISCHI INFORMATICI
Attacchi devastanti
dalla rete
Casi eclatanti di criminalità cibernetica
catalizzano l’attenzione dei gestori del rischio
attivi nelle imprese e aumentano la domanda
di prodotti assicurativi ad hoc. Una panoramica sulle coperture a tutt’oggi più diffuse.
Andreas Schlayer
Per un’azienda asiatica il 2011 è stato uno degli anni
più neri della propria storia: a metà marzo ha dovuto
interrompere la produzione in diversi stabilimenti
giapponesi a causa dello tsunami e a fine aprile è
stata colpita da un’ondata di pesanti attacchi di pirateria informatica. In un primo momento sembrava si
trattasse di una fuga di dati: senza fornire alcuna
spiegazione, l’azienda ha chiuso l’accesso alla propria
rete online e al servizio di contenuti video e musicali.
Solo una settimana più tardi ha comunicato che tra il
17 e il 19 aprile degli hacker erano penetrati nel database clienti trafugando gli indirizzi, le password e i dati
delle carte di credito di 77 milioni di clienti. A inizio
giugno 2011 l’azienda ha dovuto denunciare un altro
attacco informatico, in cui sono state sottratte le
informazioni di un milione di clienti. Secondo i controlli a campione effettuati dal blog statunitense «This
Is My Next» i dati si sono rivelati autentici, permet-
Sferrando spietati attacchi informatici gli
hacker continuano a impossessarsi di dati
riservati come password, numeri di conto
corrente o date di nascita. Le imprese sono
spesso impotenti.
tendo l’accesso a 39.000 combinazioni indirizzo
e-mail/password e ad altre 12.500 contenenti indirizzo e-mail, password, recapito postale e data di
nascita. I dati non erano criptati, bastava «allungare la
mano» per appropriarsene, secondo quanto affermano gli hacker di Lulz Security.
L’azienda ha reagito attrezzandosi: nel settembre 2011
ha assunto un ex alto funzionario del Dipartimento
della sicurezza interna degli Stati Uniti mettendolo
a capo del reparto per la sicurezza informatica e ha
completamente rivisto la propria architettura di protezione. Ma ciò non è bastato. Dal 7 al 10 ottobre
l’azienda è stata vittima di un altro attacco: 93.000
conti sono stati violati, però questa volta le informazioni sulle carte di credito non hanno corso alcun pericolo. Secondo gli insider sono state impiegate le password sottratte negli attacchi precedenti.
L’esperienza dimostra che molte persone utilizzano la
stessa password per differenti servizi online, un’abitudine assai pericolosa: se viene colpito il server di un
servizio online anche gli account utente attivi presso
altre società sono a rischio. In questi casi le aziende
possono fare ben poco.
Munich Re Topics Magazin 2/2013
51
RISCHI INFORMATICI
Questi esempi dimostrano come piccoli gruppi di
hacker ben organizzati siano in grado di far tremare
ripetutamente persino le aziende di grandi dimensioni.
Non si tratta di una buona notizia per i risk manager di
altre imprese perché gli hacker potrebbero prendere
di mira anche la loro azienda. La probabilità di un
attacco cresce di giorno in giorno.
Le intrusioni informatiche a scapito di questa azienda
figurano tra gli attacchi più onerosi finora sferrati nel
cyberspazio; solo il danno del primo attacco di aprile
dovrebbe ammontare complessivamente a ca. 1,4 mld €.
Ma questi eventi hanno anche degli effetti a lungo
­termine: in primo luogo un danno all’immagine, difficilmente quantificabile dal momento che la fiducia
degli utenti nell’azienda è rapidamente calata dopo gli
attacchi. Lo dimostrano i dati relativi alle vendite di
uno dei suoi prodotti di punta nel terzo trimestre del
2011, periodo nel quale il concorrente diretto ha registrato volumi decisamente più elevati. In secondo
luogo un numero inferiore di prodotti venduti non si
riflette solamente sul bilancio, ma colpisce anche l’intera catena del valore, ovvero le ditte che a loro volta
producono componenti per il prodotto dell’azienda,
destinate a registrare perdite sul lungo periodo.
Ritardare le comunicazioni causa ingenti danni
L’azienda asiatica è stata colta di sorpresa dai pirati
informatici, che hanno destabilizzato la struttura di
gestione delle crisi, come può accadere a qualunque
altra impresa. In questo caso le va però addebitato di
aver reagito con ritardo e in modo poco trasparente,
attendendo in un primo tempo che la crisi si risolvesse da sé: una decisione fatale dal punto di vista
economico. Essendo un’impresa giapponese, essa ha
cercato innanzitutto di gestire l’attacco e i danni al
proprio interno, sottovalutando l’esposizione e le problematiche legali in altre giurisdizioni, p. es. negli
Stati Uniti dove invece avrebbe dovuto comunicare
subito la perdita di dati. Se la trasmissione delle informazioni non viene avviata tempestivamente, si apre la
strada a costosissime azioni collettive, con un’esposizione RC di entità incalcolabile.
Anche in Germania le aziende che subiscono un furto
di dati devono informare immediatamente i ­propri
clienti; un’operazione che da sola può rivelarsi molto
onerosa nel momento in cui si devono scrivere
e spedire milioni di lettere. Oltre al danno proprio si
generano anche costi legali e diritti di risarcimento
per fatto illecito, una peculiarità rispetto al mondo
offline.
L’esempio dimostra come le imprese connesse a livello
globale si trovino ad affrontare rischi nuovi e incalcolabili, che in giurisdizioni diverse influiscono in maniera
differente sull’intera catena di creazione del valore. Se
p. es. in passato le aziende del comparto automobilistico potevano mitigare l’impatto di eventuali azioni di
responsabilità nei vari mercati regionali effettuando
dei controlli di sicurezza, i rischi odierni del cyberspazio sono invece più difficili da ­circoscrivere e da sti-
52
Munich Re Topics Magazin 2/2013
Le imprese che subiscono
un furto di dati devono
­informare tempestivamente
i propri clienti, un’operazione
che da sola può generare
costi elevati.
mare. Il quadro legislativo è in parte così diverso negli
Stati Uniti e in Europa da obbligare le imprese a decidere quali prescrizioni di legge violare.
Un esempio: secondo il diritto vigente nell’UE i dati
finanziari salvati in un servizio cloud non possono
lasciare l’Unione Europea: ma come è possibile effettuare i controlli necessari e impedire che ciò avvenga?
Che cosa accade invece se in una banca dati sono
presenti anche utenti americani? Quale diritto trova
applicazione e in quali casi? In qualunque giurisdizione del mondo si possono far valere diritti al risarcimento. Per le imprese questa minaccia diviene reale
solo nel momento in cui si concretizza e a quel punto
rimane poco tempo per reagire con razionalità.
Nel mondo della comunicazione globale i processi
sono sempre più complessi, diventano indispensabili
tempi di reazione sempre più brevi e requisiti di compliance sempre più stringenti. Non solo un attacco
informatico, ma anche un breve blocco dei sistemi IT,
causato p. es. da un errore umano, può arrivare subito
a costare milioni.
Una protezione totale non è possibile
I rischi informatici sono rischi d’impresa. Casi spettacolari come quello descritto in questo articolo danno
vita a una nuova consapevolezza promuovendo la
domanda di soluzioni assicurative specifiche per
rispondere alle nuove esigenze e ripercussioni. In
Europa solo il 5% delle aziende è assicurato contro i
rischi informatici, perché molte sono ancora convinte
di avere i mezzi finanziari per poter sostenere direttamente eventuali danni. Eppure quanto più gli attacchi
informatici divengono di dominio pubblico, tanto più
aumenta il desiderio di stipulare una copertura assicurativa ragionevole. Secondo i dati dell’azienda britannica Chartis che si occupa di ricerca di mercato
già il 30% delle grandi aziende statunitensi sono assicurate contro i rischi informatici, a fronte del 5% del
Vecchio Continente.
RISCHI INFORMATICI
Per lo meno i risk manager sono pienamente consci di
questa problematica per cui al giorno d’oggi le imprese
destinano ingenti investimenti nella sicurezza IT. Se
però molti rischi possono essere minimizzati grazie a
interventi adeguati e norme comportamentali per i
dipendenti, ce ne sono altri, altrettanto numerosi, su
cui le imprese possono incidere solo minimamente o
che non sono ancora stati identificati dalla gestione
rischi IT. Proprio in questo ambito è importante comprendere le diverse interazioni tra i vari rischi. Un
danno viene causato intenzionalmente da un hacker
o accidentalmente da un errore di aggiornamento del
software? Si tratta di un attacco informatico o di un
errore umano? L’attacco è mirato o casuale? Le imprese
necessitano di una consulenza a tutto campo anche
da parte dell’assicuratore per acquistare il prodotto
adeguato. Infatti una protezione al 100% non esiste e
vi è sempre un rischio residuo, in particolare quando
la frequenza è bassa ma l’intensità del danno è elevata.
Si tratta di una domanda di garanzie assicurative che
crescerà di pari passo con la complessità. Un esempio
sono i servizi basati su cloud. Il loro sviluppo e le
enormi ripercussioni economiche che esso avrà porteranno trasformazioni significative dei profili di rischio.
Soprattutto i rischi sistemici, ovvero quelli che riguardano contemporaneamente più assicurati a livello
internazionale nel momento in cui un evento dannoso
rende operante la garanzia di più polizze, possono
generare danni propri e danni a terzi e quindi un
cumulo di esposizioni nei rami RC e property. Proprio
queste interazioni raramente identificabili sono difficili da quantificare e modellizzare e rappresentano
delle sfide decisive per l’industria assicurativa. In
maniera analoga ai buyer che hanno la responsabilità
di verificare la stabilità della catena di fornitura, gli
assicuratori devono limitare le esposizioni, come
p. es. già avviene nella valutazione dei virus informatici.
Tutto dipende da una valutazione corretta
La strutturazione dei prodotti per la copertura di rischi
informatici complessi richiede molta esperienza e
know-how nel campo della modellizzazione. In ultima
analisi bisogna individuare con precisione quali rischi
sono rilevanti per quali clienti e quali ripercussioni
possono prodursi. Sicurezza, compliance, danni all’immagine e diritti di risarcimento per fatto illecito come
violazioni del diritto d’autore, mancata disponibilità di
prodotti e servizi o violazioni della privacy dei clienti
devono essere definiti in base alle singole esposizioni
dei gruppi di contraenti. Gli obiettivi più frequenti degli
attacchi informatici sono le imprese che hanno un
valore di mercato e una visibilità elevati e quelle che
gestiscono un grande numero di transazioni online, p.
es. service-provider, istituti finanziari e operatori di
carte di credito.
Di norma queste aziende di alto profilo sono ben protette, ma proprio per questo costituiscono una sfida
allettante per alcuni hacker.
Le interazioni tra i rischi
intenzionale
attacco
mirato
causato internamente
origini tecniche
pilotato
casuale
guasto tecnico
diffuso
attacco dall’esterno
errore umano
incontrollato
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53
RISCHI INFORMATICI
Sulle tracce del crimine
Michael Hochenrieder è un esperto di sicurezza IT. Laureato
in informatica, è titolare di una ditta di consulenza che offre
anche servizi che consentono alle aziende di difendersi
dagli attacchi informatici.
Munich Re: Signor Hochenrieder,
Lei è un esperto forense, quindi una
sorta di detective. Conosciamo questa
figura professionale dai polizieschi
televisivi, dove però ha poco a che
fare con l’informatica. Cosa fa un
perito forense?
Michael Hochenrieder: Un perito
forense analizza prove e ricostruisce
fatti, indipendentemente dall’ambito
d’azione, che può essere quello della
medicina legale o un ambiente informatico. In ambito informatico studio
casi di sicurezza connessi ai sistemi.
Anche i criminali usano in genere un
PC, telefoni cellulari o smartphone
per creare documenti o comunicare
con i propri complici. Quando finiscono nel mirino della polizia tentano
di cancellare rapidamente le proprie
tracce, p. es. eliminando tutti i dati e
le e-mail. Dopo il sequestro del PC da
parte della polizia, è l’esperto di informatica forense a scendere in campo.
Cosa accade a questo punto?
Gli informatici possono p. es. ripristinare i dati cancellati, ricostruendo
così le informazioni originali su PC,
telefoni, smartphone e anche iPad.
Spesso ciò è sufficiente per dimostrare la colpevolezza dei criminali.
Come fanno le aziende a riconoscere
un attacco informatico mirato?
In diversi modi. Da un lato il servizio
IT interno gestisce ovviamente complessi sistemi tecnologici di sicurezza
che dovrebbero impedire l’accesso non
autorizzato a sistemi o documenti.
Dico volutamente «dovrebbero»
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Munich Re Topics Magazin 2/2013
perché purtroppo ogni tecnologia ha
i suoi punti deboli. Se la protezione IT
raggiungesse il 100% nessuno probabilmente riuscirebbe più a lavorare
in modo efficiente. In quasi tutti gli
attacchi informatici sferrati con successo dagli hacker la via d’accesso è
un dipendente che apre distrattamente l’allegato di un’e-mail di cui
non conosce il mittente, naviga su siti
anche se gli appaiono «bizzarri» o
utilizza una chiavetta USB che ha
trovato per terra nel parcheggio.
L’attacco inizia così.
Come avviene concretamente
­l’attacco?
I virus sono sempre molto diffusi ma
gli attacchi di cui parliamo mirano a
infiltrare un cosiddetto tool di accesso
remoto, popolarmente noto come
cavallo di Troia, che viene installato
sul PC permettendo all’aggressore di
prendere il controllo del computer a
distanza attraverso Internet e all’insaputa dell’utente.
Gli attacchi non vengono riconosciuti
dai programmi antivirus?
Normalmente sì, ma anche i «cattivi»
fanno progressi. Oggi il cavallo di
Troia non si presenta alla porta tutto
intero. Facendo clic sull’e-mail ne
arriva solo una piccola parte, che
però acquisisce via via altri pezzi finché a un certo punto il tool non sarà
completo e pronto a scatenare il suo
potenziale distruttivo. Ciò spesso
sfugge ai programmi antivirus.
Anche per questo motivo è importante che tutti i dipendenti utilizzino
con cautela e in tutta sicurezza computer, Internet, posta elettronica e
social media, riferendo tempestivamente anche la minima anomalia
all’ufficio competente, nella maggior
parte dei casi l’help desk IT aziendale. Infatti i periti forensi possono
entrare in campo solo se possiedono
degli indizi di un attacco.
È possibile identificare gli aggressori?
Ci riusciamo di frequente, ma purtroppo spesso è impossibile perseguirli penalmente perché operano
dall’estero. In alcuni Paesi la pirateria
informatica non è illegale e viene
addirittura praticata in parte su incarico di governi. Comunque è sufficiente che l’attacco sia stato riconosciuto e respinto con successo perché
l’impresa sia protetta.
Attualmente qual è la frequenza degli
attacchi informatici?
Per il solo 2011 le statistiche della
polizia parlano di oltre 220.000 reati
nell’ambito Internet e di ca. 85.000
casi di criminalità informatica.
RISCHI INFORMATICI
Un clic di un dipendente incauto può spianare la strada agli hacker. Gli attacchi
informatici alle aziende sfruttano diverse
lacune dei sistemi di sicurezza IT.
I costi dei rischi informatici
Opzioni di strutturazione delle coperture
Un attacco informatico determina costi elevati per
un’azienda:
In generale i rischi informatici sono quasi sempre
esclusi dalle polizze tradizionali contro i danni ai beni
e di responsabilità civile. Ecco una selezione dei
modelli di copertura disponibili sul mercato:
−−Interruzione di esercizio: nel lasso di tempo in cui i
sistemi non sono disponibili internamente ed esternamente si generano costi dovuti alla perdita di fatturato (loss of business). L’ammontare dipende dal
tempo necessario per il ripristino dei sistemi o per le
indagini della polizia scientifica.
−−Danni a terzi: si tratta di un aspetto importante
soprattutto nella giurisprudenza statunitense. A
causa dell’elevata esposizione RC le imprese
dovrebbero assolutamente conformarsi ai requisiti
di legge, se non altro per evitare azioni legali da parte
dei clienti e richieste di risarcimento, potenzialmente
molto onerose, attraverso azioni collettive.
−−Costi legali: i costi dell’assistenza legale non vanno
sottovalutati. Le pene pecuniarie e i costi di difesa
possono essere molto elevati. In questo gruppo rientrano le parcelle degli avvocati per la difesa in giudizio, ma anche la consulenza stragiudiziale per evitare il contenzioso, ad esempio per l’analisi giuridica
del singolo caso e il suggerimento di azioni gestione
giuridicamente coerenti.
−−Altri costi: includono p. es. tutti i costi che derivano
da misure destinate a ricostruire la reputazione, a
informare i clienti e l’opinione pubblica o ripristinare
i sistemi.
Assicurazione RC
I rischi seguenti possono dare origine a diritti di risarcimento nei confronti dell’organizzazione assicurata,
che è tenuta per legge al pagamento. L’assicuratore si
fa carico dei danni conseguenti (sentenze, transazioni, spese di difesa).
−−Violazione della tutela dei dati: accesso non autorizzato (fortuito o colposo), divulgazione, diffusione o
trasmissione di dati personali o aziendali sensibili in
qualunque formato relativi a persone fisiche o
imprese a causa della mancata protezione delle
informazioni stesse (anche nel caso di divulgazione
da parte di dipendenti). Estendibile ai fornitori di
servizi esterni (outsourcer) per i quali l’organizzazione
è responsabile.
−−Violazione di accesso: indisponibilità dei sistemi a
causa dell’accesso negato o limitato ai dati di un
terzo (cliente) dovuto a un guasto nel sistema di rete
rilevante ai fini della sicurezza.
−−Violazione della sicurezza: ogni danno provocato
dall’accesso non autorizzato alla rete, dall’utilizzo
illecito delle risorse di rete, dall’introduzione o dalla
trasmissione di codice eseguibile dannoso (software
non autorizzato) oppure di virus sul software o su
Munich Re Topics Magazin 2/2013
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RISCHI INFORMATICI
dati nel sistema informatico o nella rete di un’azienda a causa di una carenza nella sicurezza,
incluso il blocco del servizio (il cosiddetto denial of
service). Per danno si intende anche alterazione/falsificazione, distruzione/danneggiamento ed eliminazione.
−−Violazione della proprietà intellettuale: qualunque
violazione di contenuti e dati di proprietà intellettuale causata da un errore che rende impossibile
garantire la protezione di tali dati e contenuti. Queste violazioni comprendono diritti d’autore, titoli,
slogan, marchi, nomi e simboli commerciali, marchi
di servizi, servizi o nomi di dominio.
−−Canali di comunicazione in Internet: danno alla
reputazione di un terzo attraverso diffamazione e
ingiuria, lesione dei diritti della privacy, denigrazione di persone, prodotti o servizi con qualunque
contenuto elettronico o digitale attraverso falsa
pubblicazione e diffusione elettronica. Estendibile a
plagio, pirateria, appropriazione indebita o furto di
idee e informazioni.
Assicurazioni first party
−−Costi di informazione: costi necessari per informare
i clienti dopo una violazione di dati. Vengono sostenuti dall’assicuratore (rilevanti soprattutto negli
Stati Uniti).
−−Costi per il ripristino della propria identità
−−Costi forensi: costi di analisi della polizia scientifica
per identificare i dati sottratti e distrutti
−−Costi di assistenza: costi legati a maggiori oneri di
assistenza tecnica
−−Costi di ripristino per il riavvio dei sistemi e dei dati
−−Perdita di fatturato
−−Furto di proprietà intellettuale: sul mercato esistono
anche delle polizze che tutelano la proprietà intellettuale. Tuttavia, il risarcimento è molto difficile da
determinare quando p. es. si tratta del valore di
un’invenzione rubata.
−−Ripristino della reputazione: per poter offrire una
soluzione personalizzata, gli assicuratori che propongono questa copertura non devono sottovalutare la complessità delle interazioni.
−−Estorsione: garanzia simile alla «kidnap and ransom» impiegata in altri settori
La strategia giusta per ottenere una soluzione
ottimale
Poiché i rischi informatici sono ancora in gran parte
nuovi e mutano molto velocemente, in questi casi le
consuete analisi e ricerche sulle tendenze si rivelano
­inutili ed è necessaria una modellizzazione probabilistica. La capacità assuntiva a disposizione è limitata,
quindi per la copertura dei rischi informatici andrebbero impiegate polizze assicurative specifiche e ben
definite, anziché inserire le garanzie individuali nelle
tradizionali polizze property o RC. Solo in questo modo
è possibile definire le singole componenti finalizzate
ad affrontare specifici rischi. Molte coperture per
rischi informatici rappresentano soluzioni multiramo,
ossia riuniscono in sé le caratteristiche di due tipi
distinti di assicurazione: property e casualty. Spesso
ciò è necessario perché nella maggior parte dei casi le
­singole componenti della polizza non interessano
solo direttamente l’azienda (p. es. sotto forma di interruzione di esercizio). Si possono infatti generare
anche costi legati a richieste di risarcimento per fatto
illecito.
Una buona gestione dei sinistri è un vantaggio
per gli assicurati
Nel considerare l’entità dei danni,
quindi i costi provocati da un uso
­illecito dei dati, sono possibili vari
approcci per quantificare il valore del
danno assicurato. Se si confrontano i
risultati del famoso studio del Ponemon Institute (costi medi negli Stati
Uniti: 5,5 mln US$ per violazione di
dati e 194 US$ per record di dati) con
le cifre fornite dal Cyber Risk Management Services NetDiligence®, queste ultime appaiono notevolmente
più basse, dato che questa indagine
si concentra soprattutto sui costi
assicurati per evento e meno sui costi
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Munich Re Topics Magazin 2/2013
per record di dati (che spesso non
sono comunque disponibili). Lo studio più recente, pubblicato nell’ottobre 2012, riporta per i danni assicurati
nei casi di uso illecito di dati negli
Stati Uniti costi medi di 3,7 mln US$
per evento e 3,94 US$ per record di
dati.
Secondo l’analisi comparativa tra gli
studi Ponemon e NetDiligence®
­condotta da Munich Re la differenza
potrebbe giustificarsi da un lato con
il fatto che i costi di informazione (e
per la consulenza legale) sono infe-
riori dove le imprese assicurate investono maggiormente nelle indagini
dei periti forensu. Dall’altro con il
fatto che l’esistenza di un’assicurazione, unitamente al supporto professionale di specialisti dall’esterno,
consente al contraente di trattare un
sinistro per uso illecito di dati in
maniera molto più efficace ed efficiente (p. es. informando solo le persone realmente colpite), realizzando
una gestione migliore ed economicamente meno onerosa.
RISCHI INFORMATICI
Costi provocati dai rischi informatici
Interruzione di esercizio
Responsabilità civile
Spese legali
Altri costi
Ripristino dei dati
Danni
Consulenza legale
Relazioni pubbliche
Ripristino dei sistemi
Misure di informazione
Costi di difesa
Estorsioni
Perdita di fatturato
Controllo del credito
Pene pecuniarie
Indagini della polizia
­scientifica
Ripristino dell’identità
Incident response
A seconda della struttura della singola polizza è possibile coprire le fattispecie
di danno proprio e di danno a terzi più disparate.
Settore
Danni coperti
Cause del sinistro
Assicurazioni property/
first party
Ripristino di dati, sistemi,
­programmi
Attacchi di hacker,
virus informatici
Perdita di profitto
Furto
Sovratensione
Errori operativi
Manipolazione di dati
Assicurazione casualty/
danni a terzi
Rischi da interruzione di
esercizio
Perdita di profitto
Richieste di risarcimento/
azioni di rivalsa
Fermo di attività
Perdita/danneggiamento di dati
Perdita di introiti pubblicitari
Lesioni/danni a persona
Interruzione di esercizio dovuta
ad assenza di connessione
Accesso ai dati rallentato o
impossibile
Guasto di sistema
Software errato, obsoleto o
­difettoso
Assicurazione casualty/
danni a terzi
Perdita/danneggiamento di dati
trasmessi/memorizzati
Accesso non autorizzato ai dati
Rischi di sicurezza
Perdita di dati riservati
Lesione dei diritti della privacy
Comportamenti dannosi come
manipolazione di dati
Guasto di sistema
Diffusione di materiale dannoso
Costi di ripristino
Simulazione dell’identità di un
partner della transazione
Perdite patrimoniali
Assicurazione casualty/
danni a terzi
Oblazioni
Rischi relativi ai media
Azioni negatorie
Provvedimenti d’urgenza
Perdite patrimoniali
Munich Re si occupa da molti anni di modellizzare nel
dettaglio i rischi informatici e di ampliare le opzioni di
copertura; ora è anche in grado di riassicurare rischi
di cumulo come i danni da worm e virus. Proprio in
questo settore i clienti traggono profitto dall’ottima
conoscenza che Munich Re ha acquisito sulla base dei
sinistri del passato e dalla sua capacità di elaborare gli
scenari di danno.
Pirateria informatica
Lesione dei diritti della privacy
(p. es. diffamazione)
Violazione di brevetti, diritti d’autore, marchi, nomi di dominio,
ecc.
IL NOSTRO ESPERTO:
Andreas Schlayer lavora in
Munich Re come sottoscrittore e
si occupa del ramo property in
Nord America.
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p. 13: NASA
p. 17: Daniel Aguilar/Reuters
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p. 46: Julian Baumann
Chiusura della redazione
22 luglio 2013
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