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DIECI…mesi
di Giorgio Molinari
“Dieci meeesi?” chiese la giovane giornalista.
“Eh.” Confermò l’anziano portantino.
“Come è potuto accadere?”
“Va a capire.”
“Ma è mai successo?”
“Mai. In trentatre anni di carriera, mai.”
Seguì qualche attimo di silenzio.
Poi la giovane giornalista fissò negli occhi l’anziano portantino: “E…potrei parlarle?”
Lui si grattò il lobo dell’orecchio sinistro con la mano destra scavalcando il capo da dietro,
insomma un po’ come fanno le scimmie. “Bhè non è semplice…i medici la tengono sotto
osservazione. Solo i parenti stretti…”
Tre banconote da 50 euro comparvero nella mano della giovane giornalista. Scomparvero in un
attimo nelle tasche della blusa verde dell’anziano portantino: “Altrettante quando ha finito.”
“Va bene.”
“Stasera verso le otto. Ci si vede qui.”
Nella soffusa e fredda luce dei corridoi silenziosi dell’ospedale la giornalista e il portantino
camminavano con passi veloci e felpati.
Arrivarono alla stanza numero 10.
“Che coincidenza.” Osservò la giornalista.
Il portantino non le badò: “Cinque minuti da adesso.” E allungò la mano sulla quale lei pose altri tre
fogli da 50 euro.
Rimase sola del lungo corridoio.
Bussò. Aprì uno spiraglio della porta: “E’ permesso?”
“Chi è lei?”
La giornalista entrò: “Mi chiamo Giuliana e lavoro per il settimanale Cronache d’oggi di canale
Mondo Sette. Ha presente?”
Allungò la mano, che la degente strinse dicendo: “Marisa. Sì conosco.”
“Potrei farle qualche domanda, Marisa?”
La donna dal viso gentile e giovanissimo “Immaginavo che prima o poi avreste scoperto. Come ha
saputo?”
“Eh un bravo giornalista scopre un sacco di cose. Allora?”
Lei alzò gli occhi al cielo: “Veramente sarei molto stanca.”
“Si tratta di pochi minuti. La prego. Sono una precaria se riuscissi a fare una buona intervista…”
Marisa pensò che anche lei era precaria e anche suo marito. Sospirò: “E va bene.”
“Marisa lei è sicura che…”
“Al cento per cento.”
“Non potrebbe essersi sbagliata?”
“E’ quello che sostengono i medici. Ma una donna sa perfettamente quando rimane incinta.”
Il giorno dopo Giuliana si presentò al direttore di Cronache d’oggi di canale Mondo Sette; un uomo
imponente e dallo sguardo burbero con una austera barba bianca che lo rendeva simile a Babbo
Natale, ma lo sguardo trasmetteva una forte autorevolezza.
“Buongiorno direttore. Grazie per avermi ricevuta.”
“Mi dica Giuliana, quale sarebbe il suo progetto?”
Giuliana raccontò dell’intervista e dopo aver esposto il progetto rimase in silenzio fissando il
direttore.
“Seguire una gravidanza 24 ore al giorno per dieci mesi?”
“Sì. Sono d’accordo. Vogliono un casa più grande per il periodo della gravidanza e…”
“E?”
Giuliana abbassò lo sguardo poi d’un botto: “Cinquantamila euro. Più una percentuale, piccola,
sulla pubblicità.”
“Ma che pazzia!” sbottò il severo direttore. “Non se ne parla.”
“Lo so, direttore, potrebbe sembrare una pazzia. Ma pensi: seguire una famiglia che cresce con tutti
i problemi di una giovane coppia di precari. E poi i momenti di intimità…è lì che si
concentrerebbero gli ascolti. Altro che Grande Fratello o Isola dei Famosi.”
“E se non…” domandò il direttore.
“Impossibile. Il contratto che ho in mente prevede visite mediche per lei e per lui. Sono giovani
vogliono un altro figlio. E i cinquantamila li vedono solo se lei rimane incinta e partorisce dopo
dieci mesi.”
Il direttore si alzò e guardò dall’ampia finestra con le mani grassocce che si tormentavano dietro la
schiena. La sua mente calcolava gli introiti della pubblicità, l’aumento dell’audience, lo share e
Canale Mondo Sette che cresceva e cresceva il suo stipendio.
“E va bene.”
Era stata una pazzia. Marisa, il marito Saro ed il figlio - che avevano chiamato Decio - si erano
trasferiti nella nuova casa…pullulante di telecamere che li osservavano in ogni istante della loro
vita. Dopo tre mesi Marisa non era ancora rimasta incinta. Non riuscivano a fare l’amore sapendo di
essere osservati. Ce l’avevano messa tutta. Marisa si era comprata calze autoreggenti e lingerie di
seta e pizzo; Saro consumava ogni tipo di pillola in grado di dargli potenza. Ma niente. Saro non
riusciva a…Insomma avete capito, no?
E i commenti dei colleghi ogni mattina…Le loro foto sui giornali…Le interviste invadenti…
“Così non va ragazzi!” aveva urlato Giuliana “o vi date da fare oppure sciogliamo il contratto e ve
ne tornate alla vostra vita senza un centesimo.”
Quando se ne era andata, Saro si rivolse alla moglie: “Dobbiamo fare qualcosa, Marisa. Ma io non
ci riesco. Mi dispiace.”
“Neanche io, amore. Vieni usciamo.”
“E Decio?”
“Lo portiamo con noi.”
“Ma dove vuoi andare? Piove a dirotto.”
“Vieni.”
Entrarono nella loro piccola casetta zuppi di pioggia. Decio dormiva.
E Marisa abbracciò Saro: “E’ un giorno buono e ho una gran voglia.”
Lui la baciò e i vestiti volarono via e non ci fu bisogno di lingerie erotica e pillole.
Fu solo amore nella loro casetta al suono della pioggia battente e del sordo rombo dei tuoni.
Tornarono nella casa grande felici. Si misero davanti ad una delle tante telecamere e Saro disse:
“Oggi abbiamo fatto l’amore. Voi non lo avete visto, ma è così. Potete crederci o no, non ci
importa. Noi torniamo alla nostra vita.”
Aprì un armadio, prese una valigia e cominciò a prepararla.
Era il 10 ottobre.
La bambina nacque il 10 agosto. Esattamente 10 mesi dopo. Nessuno ci credette.
Ma a Saro e Marisa non importava: loro sapevano ed erano felici.