``La Collina dei Conigli`` di Richard Adams

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``La Collina dei Conigli`` di Richard Adams
Di questo bel libro del 1972 esiste anche il cartone animato, che
dovrebbe essere ancora visibile su Youtube! Consiglio di andare a
vederlo: quanti ricordi! Da bambina lo avrò visto un migliaio di
volte! :D
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Si era di maggio e il tramonto incendiava le nuvole. Mancava
mezz'ora al crepuscolo. Il fianco della collina era punteggiato di
conigli: alcuni brucavano l'erbetta risicata presso le loro tane, altri
s'erano spinti più lontano, appiè del poggio, alla ricerca di qualche
radicchiella, o dente di leone, o magari qualche primaverina,
sfuggita ai loro compagni. Qua e là, qualcuno sedeva eretto sopra
un formicaio e si guardava intorno, orecchie drizzate e naso al
vento. Ma un merlo, che cantava indisturbato sul limitare del
bosco, dimostrava che non c'era nulla di allarmante, là, nell'altra
direzione, lungo il ruscello, fin dove l'occhio giungeva, tutto era
deserto e tranquillo. La pace regnava nella conigliera.
Oltrepassarono il ponticello. L'erba era folta e umida presso il
torrente e così risalirono il pendio opposto, alla ricerca di terreno
più secco. Parte della pendice era in ombra, poiché il sole stava
tramontando di faccia a loro, e Moscardo, che cercava un posto
caldo, soleggiato, la risalì fin quasi in prossimità del cancello. Qui
giunto, si fermò, guardando fisso.
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"Quintilio, cos'è quello?"
In quel punto la terra era stata smossa di fresco, e fra l'erba ce
n'eran due mucchietti.
I due conigli si fecero più da presso, a saltelli, e andarono ad
agguattarsi in un cespuglio di ortica, lì vicino. Arricciarono il naso
all'odore di alcuni mozziconi di sigaretta, fra l'erba. D'un tratto,
Quintilio cominciò a rabbrividire e rannicchiarsi su se stesso.
Piagnucolava, dalla gran paura.
"Che genere di cosa?...che vuoi dire? Poco fa mi dicevi che pericoli
non ce ne sono."
"Non lo so, che cos'è" rispose Quintilio, desolato. "Qui non c'è
nessun pericolo, per ora. Ma si sta avvicinando... è in arrivo. Oh,
Moscardo, guarda! Il prato! è coperto di sangue!"
"Non dire stupidaggini, quello è il rosso del tramonto. Su, Quintilio,
non parlare a quel modo, mi spaventi."
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Dopo la premonizione del pericolo avuta da Quintilio, Moscardo e
altri conigli, credendogli, fuggono dalla conigliera, che sarà presto
rasa al suolo, per la costruzione di un centro residenziale. Questo
è l'incipit del capitolo 5, che è stato reso benissimo anche nel
cartone!
La luna era prossima al tramonto, quando, lasciati i campi aperti, si
inoltrarono nel bosco. Avevano già percorso oltre mezzo miglio,
sempre seguendo il corso del torrente, arrancando, rincorrendosi,
cercando di non sbrancarsi ma di restare tutti insieme. A questo
punto, calcolava Moscardo, s'erano allontanati dalla conigliera più
di qualsiasi altro coniglio che lui avesse conosciuto: tuttavia, non
sapeva se era abbastanza, per considerarsi al sicuro. Ogni tanto
drizzava le orecchie per sentire se fossero inseguiti. Alla fine si
scorsero le masse cupe degli alberi, e fra esse il torrente
scompariva.
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Il bosco, fin dal primo momento in cui v'entrò, gli sembrò pieno di
rumori strani. C'era l'odore di foglie marce e muschio, e s'udiva
dappertutto lo sciaguattio dell'acqua. Poco oltre, il torrente
formava una cascatella il cui scroscio, sotto la volta alberata,
echeggiava come dentro una caverna. Si sentivano uccelli
starnazzare fra le frasche. La brezza notturna faceva stormire il
fogliame. Ogni tanto un rametto si schiantava. E v'erano rumori più
sinistri, crepitii senza nome, da lontano: rumori di qualcosa che si
muove.
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Capitolo 10
La traversata dei conigli sulla strada di cemento, dopo che sono
riusciti a uscire dal bosco, avendo evitato un cane da caccia.
Questa scena è stata resa benissimo anche nel cartone!
Erano giunti al centro del campo, quando Moscardo udì il rombo di
un hrududù (è come i conigli chiamano le automobili, nota di
Lunaria) che si avvicinava veloce, di là dalla siepe seguente. Era
meno rumoroso del trattore che avevano visto tante volte, alla
coniglieria natia, dai margini del boschetto. Passò come un lampo di
colori artificiali, mandando luccichii, più splendente d'un agrifoglio
d'inverno. Sulla sua scia si diffuse un odore di benzina e gas di
scarico. Moscardo storse il naso. Era perplesso. Non riusciva a
capire come quel hrududù potesse correre tanto veloce fra i campi.
Sarebbe tornato? Lì avrebbe inseguiti, per i campi, più veloce di
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loro?
Stava lì, fermo, a riflettere sul da farsi, quando gli si accostò
Parruccone.
"C'è una strada, di là da quella fratta" gli disse."Per molti dei
nostri, è una novità"
"Una strada?" disse Moscardo, pensando al viottolo presso il
tabellone. "Come lo sai?"
"Come farebbe, sennò, un hrududù ad andare tanto veloce? E poi,
non lo senti, l'odore?"
Si sentiva infatti odore di catrame.
"Non l'avevo mai sentito prima d'ora" disse Moscardo, con un
tantino di stizza.
[...]
"Ma non è una cosa naturale", disse, annusando i forti e strani
odori, di catrame, di benzina. "Che cos'è? Come c'è venuta qui?"
"è roba d'uomo" disse Parruccone. "La fanno apposta, e ci corrono
sopra i hrududù...più veloci di noi. E chi altri sennò potrebbero
correre più svelto di noi?"
"Allora è pericolosa? Ci possono acchiappare?"
"No, no, questo è il buffo. Non ci badano neppure, a noi. Adesso ti
faccio vedere."
[...]
Dalla curva venne il rombo d'un altro motore. Moscardo e Argento
guardavano tesi. L'auto comparve, un lampo bianco e verde, avanzò
su Parruccone. Per un attimo riempì il mondo intero di fragore e
paura. Poi era scomparsa. E la pelliccia di Parruccone s'arruffava al
vento ch'essa s'era lasciata sulla scia e che percuoteva la
fratta.Parruccone risalì sul greppo, fra i conigli dagli occhi
sgranati.
"Visto? Non ti fanno niente" disse. "Anzi, non credo che siano
neanche esseri viventi. Ma confesso che non ci capisco un gran
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che."
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Capitolo 16, "Cinquefoglie"
In questo capitolo i nostri conigli sono stati ospitati da Primula
Gialla, uno strano coniglio che vive in una conigliera ancora più
strana, dove non manca mai il cibo. Ma come dice Quintilio, quel
posto "è una fitta nebbia/fatta con le ossa dei conigli morti"
Questa è la poesia che Cinquefoglie declama, quando tutti i conigli
sono riuniti, raccontandosi novelle e leggende.
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"Si aprirono un varco fra la calca fino all'altro lato del salone.
Moscardo si stupì, quando s'accorse che Cinquefoglie era un
giovinastro [...] Aveva un'aria selvaggia e spiritata, i suoi orecchi
erano scossi da un tremito continuo. Quando cominciò a declamare,
pareva via via farsi più estraneo all'uditorio e girava la testa da
una parte, come se ascoltasse qualche suono udibile a lui solo,
proveniente dal cunicolo d'ingresso, alle sue spalle.
E tuttavia la sua voce ritmata aveva un nonsoché d'affascinante,
come i giochi di luce e di vento su un prato. In tutta la gran tana si
era fatto silenzio assoluto."
<< Soffia il vento, soffia e sibila fra l'erba.
Squassa i salici, splendono le foglie argentee.
Dove vai, vento? Lontano, lontano,
oltre le colline, verso i confini del mondo.
Portami con te, vento, lassù in alto nel cielo.
Voglio venire con te, e sarò il coniglio-del-vento,
su in cielo. Il lievissimo cielo e il coniglio.
Corre il torrente, rapido fra i sassi,
fra la cedrina e i ranuncoli,
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l'azzurro e l'oro della primavera.
Dove vai, torrente? Lontano, lontano,
oltre la brughiera, fuggendo tutta la notte.
Portami con te, torrente, via, sotto le stelle.
Voglio venire con te, e sarò il coniglio-del-fiume,
portato dalla corrente. L'acqua verde e il coniglio.
In autunno le foglie, divelte dal vento,
gialle e morte, stormiscono nel fosso,
s'impigliano e s'aggrappano alla fratta.
Dove andate, foglie? Lontano, lontano,
dentro la terra, con la pioggia e le bacche.
Portate anche me, foglie, nel vostro oscuro viaggio.
Voglio venir con voi, sarò il coniglio-delle-foglie,
nei recessi della terra. La terra e il coniglio.
Frits (*) si corica nel cielo della sera.
Rosseggiano le nubi intorno a lui.
Sono qui, Frits Signore, corro fra l'erba alta.
Oh portami con te, che tramonti dietro il bosco,
lontano, verso il cuore della luce, del silenzio.
Ché sono pronto a renderti il mio spirito, la vita,
disco d'alto splendore. Il sole e il coniglio.>>
(*) è il Dio dei conigli.
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