totus tuus

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TOTUS TUUS
Pasqua è appena passata ed eccoci già a maggio, mese del
sole e dei fiori, mese di Maria, devozione che ben corona
l’evento pasquale.
Dall’Avvento il nostro pensiero e la liturgia avevano seguito
Gesù nel suo cammino terreno; ora che nella nostra anima
è scesa la grande pace della Risurrezione, ci rivolgiamo a
Colei che, con il suo sì, ha reso possibile il progetto di Dio.
Questa Creatura speciale è venuta al mondo per preparare
la venuta del Messia; è vissuta alla sua ombra fino al punto
che non compare nel Vangelo se non come Madre di Gesù
che lo segue, veglia per Lui, e quando Gesù ci lascia, rimane
come nostra tenera Madre. La fede cattolica ha saputo
riconoscere in Maria un segno privilegiato dell'amore di Dio.
“Il mese di maggio ci incoraggia a riflettere e a parlare in
modo speciale della Vergine Maria, perchè questo è il suo
mese. Allo stesso modo il periodo (pasquale) dell’anno liturgico che stiamo vivendo e il mese che inizia ci invitano ad
aprire i nostri cuori in modo del tutto particolare a Maria”.
(Giovanni Paolo II, Udienza generale, 2 maggio 1979). Con
queste parole il grande papa Giovanni Paolo II aprì il mese
di maggio a pochi mesi dalla sua elezione, mostrando a
tutti, da subito, quale posto aveva Maria Santissima nel
suo cuore. "Totus tuus" è stato il motto del suo pontificato: un’appartenenza a Cristo per mezzo di Maria che genera un’appartenenza all’uomo, ad ogni uomo affidato sulla
Croce alla maternità di Maria. Nel suo cammino terreno,
tra le difficoltà di condurre la barca della Chiesa, Giovanni
Paolo II non poteva non essere con Lei, la "Redemptoris
Mater" a cui aveva consegnato tutto se stesso.
Ora, a sei anni dalla sua morte, tutta la Chiesa gioisce per
la sua tanto attesa beatificazione.
Per la nostra comunità c’è un ulteriore motivo di gioia perché ricorre il trentennale della visita di questo gigante della
fede a Coromoto. E’ stata un’occasione indimenticabile di
grande crescita nello Spirito per tutti coloro che hanno
avuto la fortuna di partecipare a quell’avvenimento.
“Un uomo a cui piaceva essere un prete”, “un uomo che pur
restando fedele alla sua storia personale e alle sue radici
è stato capace di essere il Papa di tutti”. Così descrive
Giovanni Paolo II mons. Slawomir Oder, postulatore della
causa di canonizzazione.
Il particolare che ha indotto molti a riflettere sulla sua
santità è come sia stato apprezzato anche dai non credenti o dagli appartenenti ad altre religioni: chiunque l'ab-
bia anche solo visto in televisione non poteva non percepire
in lui una particolare "luce" che traspariva non solo dal suo
sguardo, ma da ogni suo gesto.
Giovanni Paolo II ha lasciato un segno profondo nella storia, non solo in chi è cattolico convinto o, semplicemente,
crede in Dio, ma anche in chi l'ha apprezzato come uomo
coerente con le sue idee e la sua scelta di fede. Il suo lungo
pontificato ha dato testimonianza del suo reale voler seguire Cristo in tutto, e questo si evidenzia anche nel precedente corso della sua esistenza, di cui si è tanto parlato
grazie ai media. Un grande protagonista del Novecento, che
ha cambiato il corso della storia; un maratoneta della fede,
che ha vissuto con radicalità il messaggio evangelico anche
nella prova della sofferenza e della malattia. Karol Wojtyla
ha lasciato un ricordo indimenticabile nella vita di tanti,
anche nella mia. Infatti egli è stato il papa della mia vocazione, nelle sue mani ho giurato fedeltà a Cristo e al Vangelo quando sono diventato sacerdote, da lui ho imparato
ad essere prete. Egli è entrato nei nostri cuori, nelle nostre famiglie, e vi è rimasto.
Grazie papa Karol, ora siamo sicuri che ci guardi e ci proteggi “dal balcone del cielo” e se talvolta sbaglieremo, tu
da lì ci “corrigerai”!
.
Dio vi benedica
Don Francesco
A te, Madre degli uomini e delle nazioni,
fiduciosi affidiamo l’umanità intera,
con i suoi timori e le sue speranze.
Non lasciarle mancare
la luce della vera sapienza.
Guidala nella ricerca della libertà
e della giustizia per tutti.
Indirizza i suoi passi sulle vie della pace.
Fa’che tutti incontrino Cristo,
via, verità e vita.
Sostieni, o Vergine Maria,
il nostro cammino di fede
e ottienici la grazia della salvezza eterna.
O clemente, o pia,
o dolce Madre di Dio e Madre nostra, Maria!
(Giovanni Paolo II )
Padri e mariti sulla via della santità
Umberto Mori
M
aggio è il mese che la Chiesa dedica a
Maria. Il personaggio di cui parleremo ne è
stato un appassionato devoto e l’amore
alla Vergine ha contraddistinto tutta la sua vita, dandole un favoloso slancio apostolico e missionario.
Nato a Modena nel 1926 e figlio di un ufficiale di artiglieria, Uberto si sposta al seguito della famiglia in diverse città italiane. Nel 1943 il padre, durante una
breve licenza dal fronte, si ammala gravemente, ma
siccome viene richiamato ugualmente in guerra,
Uberto, appena diciassettenne, si offre di sostituirlo.
Lo scambio viene accettato e parte per la guerra.
Poco dopo viene firmato l’armistizio. Uberto, pur così
giovane, con un intervento tempestivo e determinante,
riesce a salvare più di 100 ragazzi ebrei prima dell’arrivo dei tedeschi, facendoli rifugiare in seminario o in
case private.
Il padre muore e Uberto torna a casa, libero dall’impegno preso. Si trova, però, in una difficile situazione: i
partigiani, considerandolo un avversario per la sua militanza nell’esercito, tentano di ucciderlo. Il giovane si
salva miracolosamente, grazie a un proiettile inspiegabilmente non esploso.
Nel 1944 si iscrive all’università di Bologna, laureandosi poi in ingegneria industriale. Nel 1952 si sposa
con Gilda Calidoni e da questo matrimonio nascono
tre figli, di cui la terza morirà dopo un anno di vita.
Dopo alcuni anni di docenza all’Università di Bologna,
Uberto fonda una società di ceramiche, con tecniche
innovative, che gli procureranno una grande notorietà
in Italia e all’estero.
Il successo imprenditoriale non ostacola, però, il suo
impegno di vita cristiana e la sua attività apostolica.
Grande ammiratore di Padre Pio, lo incontra nel 1958,
si appassiona alla spiritualità francescana ed entra
nel Terz’Ordine.
La sua grande devozione mariana lo porta in pellegrinaggio a Lourdes con la moglie Gilda nel 1963 e sempre più spesso a Loreto, che diventerà il punto focale
della vita cristiana della coppia.
Puianello, un centro di spiritualità francescana nel modenese, diventa il campo d’azione di Uberto.
Fra le tante iniziative apostoliche ricordiamo il progetto del Villaggio Ghirlandina, in collaborazione con i
missionari francescani del Centrafrica, l’istituzione
delle “Marce Penitenziali”
ogni 13 del mese da ottobre
a maggio, in unione spirituale con i pellegrini a Fatima, l’affidamento dei
bambini alla Madonna.
Nel 1980 Uberto realizza
“Antenna 1”, un’emittente
televisiva che diventerà un
importante strumento di
diffusione del Vangelo.
La sua vita terrena termina
a 63 anni, il 6 settembre
1989, dopo un infarto e un delicatissimo intervento al
cuore. Il 29 giugno 2000 si è chiuso nel Duomo di Modena il Processo diocesano sulla vita e le virtù del
servo di Dio. Tra le sue testimonianze scritte, citiamo
queste parole che esprimono la solidità e la profondità delle sue convinzioni cristiane:
«La Madonna ci ricorda che l’amore è sacrificio. Un sacrificio che va accettato e vissuto nella vita quotidiana, rinunciando a noi stessi, perché solo Gesù viva
e trionfi in noi. Se pensiamo a noi stessi, amarci (ed è
il nostro primo dovere) vuol dire accettare ciò che è il
nostro vero bene: non ciò che maggiormente ci attira,
ci alletta, ci seduce, ma ciò che produce il nostro bene.
Se pensiamo al nostro prossimo: amarlo vuol dire accettare nel nostro cuore, per poi attuarlo, tutto ciò
che è il suo bene. Non dunque l’accondiscendenza, ma
anche la severità, l’impopolarità, se sono necessari per
il suo bene. Si comincia così a capire perché amore vuoi
dire sacrificio perché la risposta che dovremo attenderci sarà di riconoscenza e di ricompensa, ma solo
da Dio, non dal nostro prossimo».
2 ° 5 5 ' S 2 8 ° 3 1 ' E - K a s i k a - Re p . D e m . C o n g o
L’infanzia è il periodo della vita quando ogni domani è aperto. Ai bambini di cui parliamo questo
mese - i bambini soldato - l’infanzia è stata strappata via e brutalmente scambiata con il peggior oggi
dei grandi: fare la guerra, subire abuso del corpo e dell’anima. Non sono capace di immaginare la condizione di chi subisce una violenza tale: bambini e bambine ridotti ad uccidere e persino ad esserne
appagati. E’ un mondo lontano, inaccessibile alla mia mente, abituata a concentrarsi su altro... cose,
per carità, rispettabili, in quanto anch’io, proprio come loro, ho il diritto di cercare la strada della felicità. Eppure, se voglio essere presente al mondo, devo ammettere a me stesso che l’incerto sentiero
di speranza che vado percorrendo prosegue tenendo conto di come stanno le cose e non sempre e
solo di quali obiettivi formulo per me stesso. E questi soldatini potrebbero (forse) essere ignorati rispetto alla mia sopravvivenza materiale ma da dove si addentra il sentiero della speranza... loro mi
stanno parlando! Mi preme così dire a tutti voi (come a me stesso) una cosa sola: questa minima voglia di conoscere che ci portiamo addosso è già azione. Credo, infatti, che il mondo tutto quanto,
ancor prima di essere eventualmente investito dal nostro poter cambiare le cose, abbia proprio il bisogno di essere capito e accolto nel cuore così com’è.
Paolo
Invito alla preghiera
GUERNICA di Pablo Picasso
Picasso ha dipinto questo quadro nel
1937 subito dopo il bombardamento
della città basca di Guernica da parte
dell'aviazione tedesca durante la
guerra civile spagnola. Rappresenta le
vittime, la sofferenza di donne, bambini e animali.
Mater misericordiae
IL PROGETTO.
Il Mater Misericordiae, situato nella Repubblica Democratica del Congo, è un centro di accoglienza, di cure
mediche e psicologiche alle vittime di guerra (orfani,
bambini soldato, donne vittime di stupri). Il suo fondatore è un medico - Colette Kitoga - laureata in Medicina
e chirurgia presso la sede romana dell’Università Cattolica di Roma. Oggi il centro può contare su altre due
sedi periferiche oltre a quella centrale di Bukavu: una a
Uvira, alla frontiera con il Burundi, l’altra, a Kamituga, in
una zona rurale. Le strutture offrono una speranza di
ritorno a una vita normale a circa quattromila bambini,
fra cui circa ottocento ex bambini soldato, molti dei
quali drogati, vittime e artefici di violenza. Tutti sono
stati privati della loro infanzia. Nei centri i piccoli trovano protezione, possono nutrirsi, vestirsi, essere curati
e ricevere quell’affetto che ogni bambino cerca. Dal
2010 l’associazione Pizzicarms ha avviato una campagna di raccolta fondi per sostenere e in parte finanziare
la costruzione di un nuovo Centro a Kasika, nel Sud Kivu
nella Repubblica Democratica del Congo, che consta (a
giugno 2010) di una piccola struttura in cui sono accolti
e seguiti i bambini orfani e gli ex bambini soldato.
L’OPERATORE MISSIONARIO.
Pizzicarms è un’associazione di volontariato senza fini
di lucro fondata nel 2008 che si occupa di attività di sensibilizzazione sulle tematiche inerenti i bambini-soldato,
il commercio di armi, le guerre, lo sfruttamento indiscriminato delle materie prime e l'accesso alle riserve
idriche. Inoltre, ha lo scopo di portare alla luce le realtà
poco conosciute dei Paesi in via di sviluppo e dedica
parte delle sue attività alla formazione in Italia delle persone che si battono per l’affermazione dei diritti dell'infanzia, diffondendo nelle istituzioni e nell’opinione
pubblica i valori della solidarietà tra i popoli, della giustizia e della pace. Il nome dell’associazione deriva da
un concerto di pizzica di solidarietà e sensibilizzazione
a sostegno della campagna ControlArms, chiamato per
l’appunto Pizzicarms, che si svolse a Roma nel 2006.
CRONACA.
Il piccolo villaggio di Kasika è stato vittima nell’agosto
1998 di un terribile massacro di civili compiuto da soldati Tutsi rwandesi. Oggi il villaggio sta vivendo il difficile percorso della ricostruzione. In questo contesto
sorgerà la nuova sede di Mater Misericordiae.
LA PARROCCHIA IN MISSIONE.
L’associazione Pizzicarms si riunisce nella nostra parrocchia il primo e il terzo martedì di ogni mese alle 20.45.
Vi è piena disponibilità a proseguire con la comunità
parrocchiale il percorso di incontri e dibattiti già cominciato. Le tematiche sono: l’immigrazione, la lotta per
il disarmo, quella contro lo sfruttamento indiscriminato
delle risorse (con particolare attenzione al continente
più ricco (di risorse): l’Africa) e, naturalmente, i bam-
bini soldato. La partecipazione e l’organizzazione delle
iniziative può essere promossa anche per tramite di
“Missione. Parliamone...”.
CONTATTI.
Associazione Pizzicarms - via Ottaviano 73, Roma.
Sito WEB: www.pizzicarms.org.
Per informazioni e proposte (rispettivamente): [email protected], [email protected]
COME DARE SUPPORTO.
1.) effettuando donazioni tramite BONIFICO BANCARIO
con beneficiario Associazione Pizzicarms ONLUS, IBAN:
IT14 U050 1803 2000 0000 0126 619 - Banca Popolare
Etica - indicando nella causale che si tratta di donazioni
a favore di Mater Misericordiae
2.) devolvendo il 5 per 1000 all’Associazione (codice fiscale. 97533320582)
3.) diventando socio operativo o sostenitore (vedi le
istruzioni sul sito www.pizzicarms.org, campagna tesseramento)
4.) aderendo all’iniziativa di sostegno a distanza dei bambini
ospitati
nei
centri
“Mater Misericordiae”
(vedi le istruzioni sul sito
www.pizzicarms.org, donazioni e raccolta fondi)
-…oppure
semplicemente iscrivendosi alla
newsletter, per essere
aggiornati sulle iniziative in corso e future
(vedi le istruzioni sul sito
www.pizzicarms.org,
contatti)
I bambin i e la guerra
La domanda del mese
Qual’è il futuro che ci interessa in questo mondo? Vi sono due modi estremi di rispondere: “quella parte della
mia vita che comincia oggi e finirà il giorno della mia morte”; “la storia del mondo che sarà”. Naturalmente,
coltiviamo l’idea di un futuro per i nostri figli. Tuttavia la risposta che diamo alla domanda non è nelle idee
ma nel contenuto delle nostre azioni perché è attraverso di esse che partecipiamo a costruire il futuro: se, ad
esempio, diamo un fucile in mano ad un bambino, violentando
il futuro al di là di ogni limite, la scelta non può essere che la
prima! Allora, guardiamoci attorno e, proviamo a rispondere a
questa domanda rispetto a noi come persone e come popolo:
“Mio signore, date a lei il
quale scelta stiamo di fatto facendo? Ecco una donna che ha
bambino vivo, e non uccidetelo,
fatto la sua scelta: “Allora due prostitute vennero a presentarsi
no!”
davanti al re. Una delle due disse: «Permetti, mio signore! Io e
questa donna abitavamo nella medesima casa, e io partorii
mentre lei stava in casa. Il terzo giorno dopo il mio parto, partorì anche questa donna. Noi stavamo insieme, e non c'erano
estranei; non c'eravamo che noi due in casa. Poi, durante la
notte, il figlio di questa donna morì, perché lei gli si era coricata sopra. Lei, alzatasi nel cuore della notte, prese
mio figlio dal mio fianco, mentre la tua serva dormiva, e lo adagiò sul suo seno, e sul mio seno mise il figlio
suo morto. Quando mi sono alzata al mattino per allattare mio figlio, egli era morto; ma, guardandolo meglio a giorno chiaro, mi accorsi che non era il figlio che io avevo partorito». L'altra donna disse: «No, il figlio
vivo è il mio, e il morto è il tuo». Ma la prima replicò: «No, invece, il morto è il figlio tuo, e il vivo è il mio».
Così litigavano in presenza del re. Allora il re disse: «Una dice: Questo che è vivo è mio figlio, e quello che è
morto è il tuo; e l'altra dice: No, invece, il morto è il figlio tuo, e il vivo è il mio». Il re ordinò: «Portatemi una
spada!» E portarono una spada davanti al re. Il re disse: «Dividete il bambino vivo in due parti, e datene la metà
all'una, e la metà all'altra». Allora la donna, a cui apparteneva il bambino vivo, sentendosi commuovere le viscere per suo figlio, disse al re: «Mio signore, date a lei il bambino vivo, e non uccidetelo, no!» Ma l'altra diceva: «Non sia mio né tuo; si divida!» Allora il re rispose: «Date a quella il bambino vivo, e non uccidetelo; lei
è sua madre!»” (1Re 3:16-28)
Prime risposte...
Alla prima domanda "perché i missionari vanno così lontano quando ci sono tanti problemi qui da
noi?" Missione. Parliamone... ha ricevuto due risposte. Eccole:
“Perché la Chiesa non si accontenta di esercitare il suo potere sulle anime dell'orticello di casa. Ha
bisogno di espanderlo sempre più nel mondo” (risposta firmata)
“Gli apostoli sono partiti dalla Palestina per illuminare i popoli d'Europa con le parole di Gesù. Se i
missionari, che sono gli apostoli di oggi, non andassero lontano i fratelli di Africa e Asia rimarrebbero irredenti. In verità oggi in Europa si è diffuso il nuovo paganesimo del relativismo morale, con
conseguente allontanamento dalla religione cristiana, per cui occorre che si impegnino anche qui
per dissipare questo nuovo oscurantismo” (risposta anonima)
... migliaia di persone in questa comunità e solo due risposte... siamo davvero così poco interessati?
abbiamo quattro domande aperte... perché non provi a
Come contattare
pensarci su e a rispondere anche tu? se poi queste do“Missione: parliamone...”:
mande non ti vanno bene... quali sono le tue domande?
Per questo o qualsiasi altra cosa, potete utilizzare i con- Telefonare a Paolo (3357602034)
tatti riportati qui di lato!
Invia una e-mail all’indirizzo
[email protected]
30 ANNI FA GIOVANNI PAOLO II A COROMOTO
Riportiamo in parte l’omelia tenuta da Giovanni Paolo II nella visita pastorale alla nostra Parrocchia il 15 marzo 1981
“Soffri anche tu insieme con me per il Vangelo” (2Tm 1,8).
Con queste parole […] san Paolo si rivolge a Timoteo. Le
stesse parole desidero ripetere venendo nella vostra parrocchia oggi. Lavora anche tu insieme con me per il Vangelo.
La visita del Vescovo nella parrocchia ha per scopo di riconfermare i vincoli, che uniscono la vostra Comunità con
la Chiesa Romana, ma ha anche lo scopo di promuovere la
loro rianimazione, in modo che rappresenti un nuovo impulso
alla vita cristiana, alla partecipazione alla evangelizzazione,
cioè a quelle fatiche e contrarietà, di cui parla l’apostolo,
sopportate per il Vangelo. […] Tutti insieme, voi cooperate alla crescita cristiana di questa parrocchia, che è
grande, ma giovane e ricca di energie. I nomi che la definiscono sono significativi: quello di Nostra Signora di Coromoto, Patrona del Venezuela, è stato assunto per onorare
il contributo venuto da quel generoso popolo dell’America
Latina; il nome di san Giovanni di Dio, che fu il primo a qualificarla, ricorda a tutti la carità verso i sofferenti, dato
che la parrocchia sorge in una delle più dense zone ospedaliere di Roma. E così la regione dei Colli Portuensi è posta
sotto una sicura protezione, che diventa anche stimolo all’impegno cristiano di tutti. […] Sorretti dalla forza di Dio,
dobbiamo prendere parte nelle fatiche e nelle contrarietà
sopportate per il Vangelo! (cf. 2Tm 1,8). Queste parole della
lettera a Timoteo dischiudono anche un nobile ed impegnativo programma per ogni cristiano nella sua vita di ogni
giorno. È il programma della evangelizzazione, cioè della par-
tecipazione alla diffusione del messaggio evangelico. Come
Cristo “ha fatto risplendere la vita e l’immortalità per
mezzo del Vangelo” (2Tm 1,10), così dobbiamo fare anche
noi; così deve fare la parrocchia intera. Si tratta, cioè, di
far vedere alla società ed al mondo che il Vangelo, con la
sua luce proiettata sul cammino dell’umanità (cf. Sal
119,105), è fonte di vita, e di vita immortale. Occorre che il
cristiano faccia vedere a tutti la verità dell’esclamazione di
Pietro: “Signore, da chi andremo? Tu hai parole di vita
eterna” (Gv 6,68). Gli uomini dovrebbero capire che con
l’adesione a Cristo, non solo non hanno nulla da perdere,
ma hanno tutto da guadagnare, poiché con Cristo l’uomo
diventa più uomo (cf. Gaudium et Spes, 41). Ma a tal fine
occorre una testimonianza; e questa possono darla soltanto i discepoli stessi di Gesù, cioè i cristiani, ai quali già
san Paolo scriveva: “Dovete splendere come astri nel
mondo, tenendo alta la parola di vita” (Fil 2,15-16). E questo si può fare in mille modi, secondo le varie occupazioni di
ciascuno; a casa e al mercato, a scuola ed in fabbrica, sul
lavoro e nel tempo libero. […] Questi sono i voti che io faccio oggi a ciascuno di voi. Sono i voti che rivolgo a tutta la
vostra parrocchia e ripeto, terminando: lavora anche tu. Lo
ripeto a ciascuno di voi, lo ripeto a tutta la parrocchia: lavora anche tu insieme con me, Vescovo di Roma, insieme
con me, lavora anche tu per il Vangelo. (Dall’omelia di G.P.
II – 15 marzo 1981)
PICCOLI MIRACOLI (o grandi?)
Se capiti nel corridoio dei locali al piano sacrestia della Parrocchia, in un pomeriggio di lunedì, mercoledì o venerdì, potrai sentire sonore risate, urla di gioia, musica e canti vari. Penserai che una comitiva di buontemponi ha scambiato la Parrocchia per un parco divertimenti. Incuriosito, potrai andare verso la fonte di quegli schiamazzi e scoprirai che sono i “ragazzi” del Gruppo Amici S. Giovanni
di Dio, dedicato alle persone diversamente abili. Strano perché ti aspetteresti di vedere quelle persone tristi o taciturne, intente a
contemplare le proprie “ferite”…ma noi volontari del Gruppo sappiamo che sono ben altre le sorprese che i ragazzi riservano. Vuoi
un episodio, a caso? Prendiamo Valeria. Frequenta il Gruppo da tre anni, accompagnata dalla madre che, non solo assiste lei durante i nostri incontri, ma è una volontaria a tutto campo. V. è riservata; non parla molto, lo fa a bassa voce e quindi solo con chi le
sta molto vicino, magari mentre gioca a carte; è piuttosto selettiva in materia di simpatie e essenzialmente schiva. Ma arriva il giorno
del suo compleanno. Valeria viene festeggiata (le coordinatrici del Gruppo tengono uno scrupoloso “scadenziario” dei compleanni).
La nostra si ritrova in un turbine di cori di auguri, torte, bibite, fotografie, ovviamente confusione e, in definitiva, allegria. Finito il frastuono, quando ognuno sta tornando a quello che stava facendo prima, inusitatamente Valeria “sale in cattedra”, arringa colleghi
e volontari. Infatti, improvvisa una canzone – parole e musica - ringraziando il Gruppo Amici che le ha fatto passare un bel compleanno; asserendo che qui sono tutti gentili perciò lei ci si trova a meraviglia; lei vuole molto bene al Gruppo Amici. Stupore generale,
compiacimento, applausi. Madre e volontari un po’ si commuovono. Forse è opportuna qualche riflessione. Valeria ha sentito un
forte desiderio di esternazione, ma prima di allora i sentimenti esternati dove si trovavano? Qual è stato il meccanismo attraverso
il quale sono emersi? Quella sua capacità di esprimersi forte e chiaro dov’era? La Valeria vera è quella “di tutti i giorni” o quella di
quel giorno? Il mondo dei cosiddetti normali ha fatto una cosa piuttosto intelligente – una volta tanto – quando ha coniato la denominazione “diversamente abili”. Già, perché i nostri ragazzi hanno dentro di sé cose che non sappiamo immaginare e di cui non siamo
capaci. Siamo disabili noi che raramente riusciamo a vederle, non sapendo ascoltare i messaggi con i quali, a loro modo, i ragazzi ci
bombardano. Ma poi il miracolo si materializza, Valeria esplode e mette in bella mostra la sua anima. Chi l’ha compiuto il miracolo?
Si dirà: i colleghi festanti, le premure e l’impegno dei volontari, la Parrocchia che “culla” questa iniziativa solidale, le famiglie attente.
Pensi che sia fuori luogo dire che la somma di tutte queste cose è una parola tanto breve quanto grande? Non pensi che sia AMORE?
Amore disinteressato, la cui potenza arriva dove le nostre capacità razionali e le cognizioni scientifiche si mostrano visibilmente inadeguate. Non ti affascina tutto questo?
Avvisi per il mese di Maggio
Venerdì 6 maggio: I venerdì del mese: Adorazione eu- Chitarre e voci di Coromoto, se ci siete...
caristica a Coromoto dalle 9,30 alle 19; S. Francesco Il coro che anima la Messa delle 12:15 e le principali cedi Sales: adorazione eucaristica dalle 16,30 alle 18
lebrazioni comunitarie è in cerca di giovani chitarristi
e cantori. Per informazioni, rivolgersi a Roberta al terDomenica 8 Maggio: al termine della S. Messa delle 11: mine della Messa delle 12:15.
Supplica alla Madonna di Pompei
Domenica 15 Maggio: dalle 8:30 alle 11:30 sarà possibile effettuare la donazione del sangue presso i locali
della Parrocchia. Per i dettagli, sono affissi dei volantini in bacheca.
Domenica 15 Maggio: gara podistica “...Vale Correre...”.
ll ricavato verrà in parte devoluto al Gruppo Pionieri
Roma della Croce Rossa per la realizzazione di un
punto di primo soccorso pediatrico nella costruenda
"Casa da Vida" ubicata nella "favela" di São Pedro a
Itanhaem (Brasile) ad opera delle suore Figlie di San
Francesco di Sales. . Informazioni più dettagliate sul
sito Parrocchiale e sul sito http://www.valecorrere.com
FESTA DELLA PARROCCHIA
Sabato 21 – domenica 22 – lunedì 23 – mercoledì 25
– venerdì 27 – sabato 28 e domenica 29: mostra del
“Gruppo Amici”: tutti gli oggetti sono realizzati dai
ragazzi e dai volontari
Sabato 21 – domenica 22 – sabato 28 e domenica 29:
mostra degli artisti del quartiere
Lunedì 23 ore 21: Inno dell’Akatistos con la Corale Benedetto Marcello commentata dal Padre Ermanno Toniolo
Venerdì 27 ore 21: Momento di riflessione missionaria
su filmato ‘Casa da Vida’
Domenica 29: la mattina giochi e stands per i bambini e le loro famiglie; Alle ore 19:00 S. Messa solenne
con processione per le vie del quartiere: Chiesa, V.le dei
Colli Portuensi, Via Ronzoni, Via Battistini, Via Agnelli,
V.le dei Colli Portuensi, Chiesa. A seguire la festa continua con la cena, stand e musica
7 - 9 Giugno: Pellegrinaggio al Santuario di Pompei,
San Giovanni Rotondo, Monte S. Angelo, Miracolo Eucaristico di Lanciano e Volto Santo di Manoppello.
Iscrizioni (costo complessivo: 180 €) entro il 29 Maggio. Per informazioni rivolgersi presso gli uffici Parrocchiali.
3 - 9 Settembre:: Pellegrinaggio in Polonia (940 €).
Per informazioni rivolgersi presso gli uffici Parrocchiali.
PRIMAVERA
Ched’è la primavera? È ‘na maggia,
è ‘no sboccià de mille e più colori
n cinguettà d’ucelli cantatori,
è la natura che se fa poesia.
Poi co lo sfratto a la malinconia
ce fa scordà le pene e li dolori,
ciarigala er profumo de li fiori,
‘na carezza, un soriso, l’alegria.
Ched’è la primavera? È ‘na canzona,
è ‘na musica dorce ch’ho sentita
già tante vorte. È l’anima che intona
‘ste note antiche e belle e puro io
vojo cantalle assieme a quela vita
che s’arisveja e ch’aringrazzia Dio.
ER PAPA NOSTRO
‘Sto Papa nostro ch’ha girato er monno,
portanno la parola der Signore
in ogni sito, insino a lo sprofonno,
è un omo degno de rispetto e onore.
Papa Giovanni Paolo seconno,
quante ferite porti drent’ar còre:
guere, traggedie, porcherie che, in fonno,
sopporti co la forza de l’amore.
Sei stracco e mo nun ciai guasi più voce,
a vedette oramai fai compassione,
e ogni giorno che viè porti la croce.
Sbarelli ma arisisti e resti in piede:
esempio raro de virtù, un campione
che nun s’arenne in nome de la Fede.
(Augusto Borsari)