nicolò paganini solo - i

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nicolò paganini solo - i
CDS 402/1-2 (DDD)
DIGITAL RECORDING
NICOLÒ PAGANINI
(Genova, 1782 - Nice, 1840)
SOLO
COMPLETE MUSIC FOR VIOLIN SOLO
STEFAN MILENKOVICH
CD 1
76'08"
CD 2
77'46"
24 CAPRICCI OP. 1 M.S. 25
1 - Capriccio No. 1
2 - Capriccio No. 2
3 - Capriccio No. 3
4 - Capriccio No. 4
5 - Capriccio No. 5
6 - Capriccio No. 6
7 - Capriccio No. 7
8 - Capriccio No. 8
9 - Capriccio No. 9
10 - Capriccio No. 10
11 - Capriccio No. 11
12 - Capriccio No. 12
13 - Capriccio No. 13
14 - Capriccio No. 14
15 - Capriccio No. 15
16 - Capriccio No. 16
17 - Capriccio No. 17
18 - Capriccio No. 18
19 - Capriccio No. 19
20 - Capriccio No. 20
21 - Capriccio No. 21
22 - Capriccio No. 22
76'08"
01'58"
03'21"
03'46"
07'20"
02'27"
04'45"
04'32"
03'16"
03'22"
02'40"
04'49"
02'56"
02'38"
02'37"
03'15"
01'36"
04'19"
02'50"
03'45"
02'54"
04'00"
02'52"
24 CAPRICCI OP. 1 M.S. 25
1 - Capriccio No. 23
2 - Capriccio No. 24
09'13"
04'27"
04'46"
SONATA A VIOLIN SOLO M.S. 83
3 - Without Tempo indication
4 - Adagio non tanto
5 - Polonaise with variations
6 / 12 - Variations I - VII
21'00"
06'51"
01'39"
01'24"
11'06"
13
- CAPRICE D'ADIEU M.S. 68, Allegro moderato
02'41"
CAPRICCIO A VIOLINO SOLO "NEL COR PIÙ NON MI SENTO" M.S. 44
14 - Capriccio ad Lib. - Tema
15 / 21 - Variations I - VII
15'07"
03'40"
11'27"
GOD SAVE THE KING PER VIOLINO SOLO M.S. 56
22 - Tema Andante sostenuto
23 / 26 - Variations I - IV
08'36"
02'12"
06'24"
INNO PATRIOTTICO PER VIOLINO M.S. 81
27 - Tema Allegro
28 / 33 - Variations I - VI
05'59"
00'53"
05'06"
SONATA A VIOLINO SOLO M.S. 6
34 - Adagio
35 - Allegro molto
02'50"
01'40"
01'10"
TEMA VARIATO PER VIOLINO M.S. 82
36 - Tema
37 / 43 - Variations I - VII
11'59"
01'41"
10'18"
CD 1
76'08"
CD 2
77'46"
24 CAPRICCI OP. 1 M.S. 25
1 - Capriccio No. 1
2 - Capriccio No. 2
3 - Capriccio No. 3
4 - Capriccio No. 4
5 - Capriccio No. 5
6 - Capriccio No. 6
7 - Capriccio No. 7
8 - Capriccio No. 8
9 - Capriccio No. 9
10 - Capriccio No. 10
11 - Capriccio No. 11
12 - Capriccio No. 12
13 - Capriccio No. 13
14 - Capriccio No. 14
15 - Capriccio No. 15
16 - Capriccio No. 16
17 - Capriccio No. 17
18 - Capriccio No. 18
19 - Capriccio No. 19
20 - Capriccio No. 20
21 - Capriccio No. 21
22 - Capriccio No. 22
76'08"
01'58"
03'21"
03'46"
07'20"
02'27"
04'45"
04'32"
03'16"
03'22"
02'40"
04'49"
02'56"
02'38"
02'37"
03'15"
01'36"
04'19"
02'50"
03'45"
02'54"
04'00"
02'52"
24 CAPRICCI OP. 1 M.S. 25
1 - Capriccio No. 23
2 - Capriccio No. 24
09'13"
04'27"
04'46"
SONATA A VIOLIN SOLO M.S. 83
3 - Without Tempo indication
4 - Adagio non tanto
5 - Polonaise with variations
6 / 12 - Variations I - VII
21'00"
06'51"
01'39"
01'24"
11'06"
13
- CAPRICE D'ADIEU M.S. 68, Allegro moderato
02'41"
CAPRICCIO A VIOLINO SOLO "NEL COR PIÙ NON MI SENTO" M.S. 44
14 - Capriccio ad Lib. - Tema
15 / 21 - Variations I - VII
15'07"
03'40"
11'27"
GOD SAVE THE KING PER VIOLINO SOLO M.S. 56
22 - Tema Andante sostenuto
23 / 26 - Variations I - IV
08'36"
02'12"
06'24"
INNO PATRIOTTICO PER VIOLINO M.S. 81
27 - Tema Allegro
28 / 33 - Variations I - VI
05'59"
00'53"
05'06"
SONATA A VIOLINO SOLO M.S. 6
34 - Adagio
35 - Allegro molto
02'50"
01'40"
01'10"
TEMA VARIATO PER VIOLINO M.S. 82
36 - Tema
37 / 43 - Variations I - VII
11'59"
01'41"
10'18"
PAGANINI. Opere complete per violino solo
frutto di un’esperienza esclusivamente personale, ma, almeno per ciò che riguarda il loro
aspetto formale, si inseriscono all’interno di
una cospicua tradizione compositiva; ma, a differenza dei lavori di Kreutzer e Rode, in cui
l’intento conservatoriale e accademico è preminente, i Capricci paganiniani, pur risultando
una summa concreta e inedita del violinismo
trascendentale, non si pongono esclusivamente
come opera didattica, seppur di altissimo livello; al contrario, recuperando qualcosa dell’accezione e del significato barocco del termine,
sono libere composizioni in cui lo spunto tecnico di partenza è trasceso da una fantasia musicale che non lo rende mai fine a se stesso. Alla
tradizione del capriccio-studio settecentesco,
quale si è brevemente tratteggiata in precedenza, Paganini ha aggiunto elementi fantasmagorici, stravaganze e libertà ampiamente esorbitanti dall’estetica neoclassica e dagli esempi dei
diretti predecessori. I Capricci del musicista
genovese non conservano più nulla del Gradus
ad Parnassum, della introduzione progressiva
alle più ardue difficoltà strumentali, ma assumono piuttosto il carattere di una sfida lanciata
“Agli Artisti”, come recita la dedica della prima
edizione di Ricordi. Dal primo all’ultimo essi
mostrano una sostanziale uniformità riguardo
alla difficoltà e alla tecnica esecutiva, che è
sempre postulata come già acquisita e pienamente posseduta. Nei Capricci Paganini ha reso
sistematico e amplificato a dismisura l’uso di
elementi che nelle opere degli autori precedenti erano già apparsi, ma in modo limitato e
occasionale. Le terze, seste, ottave e decime,
spezzate o simultanee, erano già state usate nel
Settecento, ma non nel registro sovracuto, e
I
24 Capricci op. 1 MS 25 costituiscono il più
grosso enigma della musicologia paganiniana. Furono stampati da Ricordi nel
1820, ma non si sa con precisione quando furono composti. L’esame del manoscritto autografo paganiniano rivela in ogni caso che le
lastre furono incise entro il 24 novembre 1817.
Il termine Capriccio compare nelle vicende
musicali già a partire dal XVI secolo, ad indicare brani vocali o strumentali composti in stile
contrappuntistico più libero. E’ solo intorno
alla metà del XVIII secolo che esso assume
definitivamente il significato di studio o esercizio virtuosistico per strumento ad arco. Uno dei
primi e più importanti esempi di questo nuovo
orientamento è costituito dai 24 Capricci per
violino solo che Pietro Antonio Locatelli (1695
– 1764) scrisse per i suoi dodici concerti
dell’Arte del violino op. 3, pubblicati nel 1733.
Oltre che in Italia, il Capriccio per violino solo
trovò fertile terreno di sviluppo nell’ambiente
musicale francese, inizialmente ancora ad
opera di autori italiani, come il napoletano
Federico Fiorillo (1755 c. – post 1823), il cui
Etude pour violon formant 36 Caprices op. 3 fu
pubblicato per la prima volta sul finire del
Settecento dall’editore Sieber di Parigi. Ai
primi dell’Ottocento i due più importanti violinisti-compositori francesi, Rodolphe Kreutzer
e Pierre Rode, pubblicarono due raccolte di
Capricci per violino solo che, stampate rispettivamente nel 1807 e nel 1815, sono dunque precedenti, almeno per quel che riguarda la data di
pubblicazione, ai Capricci di Paganini.
In ogni caso, i Capricci di Paganini non sono il
6
Adagio introduttivo e un Allegro molto),
Paganini utilizza in modo sistematico la combinazione simultanea di passaggi eseguiti con
l’arco e in “pizzicato”, creando l’inedito effetto
sonoro di un violino accompagnato da una chitarra; proprio questa caratteristica ha meritato
alla composizione, che è di estrema difficoltà
esecutiva, il titolo apocrifo ma ben appropriato
di Duo Merveille. Anche dal punto di vista
meramente grafico la Sonata è di particolare
interesse, essendo notata su due pentagrammi;
su quello superiore è scritta la parte da eseguire con l’arco, su quello inferiore la parte d’accompagnamento da eseguire in pizzicato.
Tra le opere per violino solo vengono annoverate anche, sebbene per semplici motivi di praticità, due composizioni di cui ci è giunta solo la
parte del violino solista, e che si trovano oggi in
copia manoscritta non autografa presso
l’Istituto di Studi Paganiniani di Genova. Di
queste una, intitolata Tema variato per Violino
MS 82 potrebbe anche essere originale per violino solo, mentre l’altra, l’Inno patriotico (sic)
con variazioni MS 81 sembra invece presupporre l’accompagnamento di un altro strumento.
Delle due composizioni è comunque il Tema
variato, assai più dell’Inno patriotico, a meritare
una certa attenzione; si tratta di un lavoro probabilmente giovanile, come dimostra il fatto
che, pur essendo di carattere eminentemente
virtuosistico, ne è stata concessa la riproduzione ad un copista. La struttura del pezzo è abbastanza arcaica: manca un’introduzione e il tema
è subito presentato in apertura. Le sette variazioni successive esplicano con varietà di timbri
e di colori il consueto gioco ornamentale, nel
quale fanno spicco i passaggi di armonici doppi
con movimento cromatico, e in tempi così rapidi; il pizzicato era un effetto arcinoto, ma veniva praticato soprattutto con la mano destra,
cioè nella sua forma esecutiva più semplice;
anche la quarta corda era stata utilizzata per
interi brani, ma non se ne erano sfruttati i registri più acuti, e il suo impegno non era stato
sistematico. E poi Paganini non si limita ad
inserire un solo genere di difficoltà nei suoi
Capricci, a sviscerare un problema per ogni singolo pezzo, come avviene di norma in uno
Studio; ogni brano presenta in realtà una continua varietà di ostacoli di diverso genere da
superare. Ma, soprattutto, nei Capricci il compositore e il virtuoso vanno di pari passo dal
principio alla fine; e in questa inscindibile unità
di suggestioni musicali e strumentali i 24 pezzi
conservano ancora le più profonde motivazioni
del loro duraturo influsso nelle vicende musicali dell’Ottocento romantico.
Tolti i Capricci, il catalogo paganiano di composizioni per violino solo si rivela complessivamente povero di titoli rilevanti, anche se le
rimanenti opere mostrano quasi sempre una
grande interesse dal punto di vista tecnico. E’ il
caso della Sonata a violino solo MS 6, scritta
negli anni tra il 1805 e il 1809, nel periodo lucchese, e dedicata a “S.A.S.F. La Principessa
Elisa” (Baciocchi). L’opera, di cui ci è pervenuto il manoscritto autografo, è nota al pubblico
fin dal 1830, allorché Carl Guhr la pubblicò in
appendice al suo Ueber Paganini’s Kunst die
Violine zu spielen, intitolandola Duo de Paganini
pour le violon seul. In seguito la composizione è
stata ristampata innumerevoli volte, ed è anche
conosciuta col titolo di Duo Merveille. In questo
brano, articolato in due brevi movimenti (un
7
PAGANINI. Opere complete per violino solo
frutto di un’esperienza esclusivamente personale, ma, almeno per ciò che riguarda il loro
aspetto formale, si inseriscono all’interno di
una cospicua tradizione compositiva; ma, a differenza dei lavori di Kreutzer e Rode, in cui
l’intento conservatoriale e accademico è preminente, i Capricci paganiniani, pur risultando
una summa concreta e inedita del violinismo
trascendentale, non si pongono esclusivamente
come opera didattica, seppur di altissimo livello; al contrario, recuperando qualcosa dell’accezione e del significato barocco del termine,
sono libere composizioni in cui lo spunto tecnico di partenza è trasceso da una fantasia musicale che non lo rende mai fine a se stesso. Alla
tradizione del capriccio-studio settecentesco,
quale si è brevemente tratteggiata in precedenza, Paganini ha aggiunto elementi fantasmagorici, stravaganze e libertà ampiamente esorbitanti dall’estetica neoclassica e dagli esempi dei
diretti predecessori. I Capricci del musicista
genovese non conservano più nulla del Gradus
ad Parnassum, della introduzione progressiva
alle più ardue difficoltà strumentali, ma assumono piuttosto il carattere di una sfida lanciata
“Agli Artisti”, come recita la dedica della prima
edizione di Ricordi. Dal primo all’ultimo essi
mostrano una sostanziale uniformità riguardo
alla difficoltà e alla tecnica esecutiva, che è
sempre postulata come già acquisita e pienamente posseduta. Nei Capricci Paganini ha reso
sistematico e amplificato a dismisura l’uso di
elementi che nelle opere degli autori precedenti erano già apparsi, ma in modo limitato e
occasionale. Le terze, seste, ottave e decime,
spezzate o simultanee, erano già state usate nel
Settecento, ma non nel registro sovracuto, e
I
24 Capricci op. 1 MS 25 costituiscono il più
grosso enigma della musicologia paganiniana. Furono stampati da Ricordi nel
1820, ma non si sa con precisione quando furono composti. L’esame del manoscritto autografo paganiniano rivela in ogni caso che le
lastre furono incise entro il 24 novembre 1817.
Il termine Capriccio compare nelle vicende
musicali già a partire dal XVI secolo, ad indicare brani vocali o strumentali composti in stile
contrappuntistico più libero. E’ solo intorno
alla metà del XVIII secolo che esso assume
definitivamente il significato di studio o esercizio virtuosistico per strumento ad arco. Uno dei
primi e più importanti esempi di questo nuovo
orientamento è costituito dai 24 Capricci per
violino solo che Pietro Antonio Locatelli (1695
– 1764) scrisse per i suoi dodici concerti
dell’Arte del violino op. 3, pubblicati nel 1733.
Oltre che in Italia, il Capriccio per violino solo
trovò fertile terreno di sviluppo nell’ambiente
musicale francese, inizialmente ancora ad
opera di autori italiani, come il napoletano
Federico Fiorillo (1755 c. – post 1823), il cui
Etude pour violon formant 36 Caprices op. 3 fu
pubblicato per la prima volta sul finire del
Settecento dall’editore Sieber di Parigi. Ai
primi dell’Ottocento i due più importanti violinisti-compositori francesi, Rodolphe Kreutzer
e Pierre Rode, pubblicarono due raccolte di
Capricci per violino solo che, stampate rispettivamente nel 1807 e nel 1815, sono dunque precedenti, almeno per quel che riguarda la data di
pubblicazione, ai Capricci di Paganini.
In ogni caso, i Capricci di Paganini non sono il
6
Adagio introduttivo e un Allegro molto),
Paganini utilizza in modo sistematico la combinazione simultanea di passaggi eseguiti con
l’arco e in “pizzicato”, creando l’inedito effetto
sonoro di un violino accompagnato da una chitarra; proprio questa caratteristica ha meritato
alla composizione, che è di estrema difficoltà
esecutiva, il titolo apocrifo ma ben appropriato
di Duo Merveille. Anche dal punto di vista
meramente grafico la Sonata è di particolare
interesse, essendo notata su due pentagrammi;
su quello superiore è scritta la parte da eseguire con l’arco, su quello inferiore la parte d’accompagnamento da eseguire in pizzicato.
Tra le opere per violino solo vengono annoverate anche, sebbene per semplici motivi di praticità, due composizioni di cui ci è giunta solo la
parte del violino solista, e che si trovano oggi in
copia manoscritta non autografa presso
l’Istituto di Studi Paganiniani di Genova. Di
queste una, intitolata Tema variato per Violino
MS 82 potrebbe anche essere originale per violino solo, mentre l’altra, l’Inno patriotico (sic)
con variazioni MS 81 sembra invece presupporre l’accompagnamento di un altro strumento.
Delle due composizioni è comunque il Tema
variato, assai più dell’Inno patriotico, a meritare
una certa attenzione; si tratta di un lavoro probabilmente giovanile, come dimostra il fatto
che, pur essendo di carattere eminentemente
virtuosistico, ne è stata concessa la riproduzione ad un copista. La struttura del pezzo è abbastanza arcaica: manca un’introduzione e il tema
è subito presentato in apertura. Le sette variazioni successive esplicano con varietà di timbri
e di colori il consueto gioco ornamentale, nel
quale fanno spicco i passaggi di armonici doppi
con movimento cromatico, e in tempi così rapidi; il pizzicato era un effetto arcinoto, ma veniva praticato soprattutto con la mano destra,
cioè nella sua forma esecutiva più semplice;
anche la quarta corda era stata utilizzata per
interi brani, ma non se ne erano sfruttati i registri più acuti, e il suo impegno non era stato
sistematico. E poi Paganini non si limita ad
inserire un solo genere di difficoltà nei suoi
Capricci, a sviscerare un problema per ogni singolo pezzo, come avviene di norma in uno
Studio; ogni brano presenta in realtà una continua varietà di ostacoli di diverso genere da
superare. Ma, soprattutto, nei Capricci il compositore e il virtuoso vanno di pari passo dal
principio alla fine; e in questa inscindibile unità
di suggestioni musicali e strumentali i 24 pezzi
conservano ancora le più profonde motivazioni
del loro duraturo influsso nelle vicende musicali dell’Ottocento romantico.
Tolti i Capricci, il catalogo paganiano di composizioni per violino solo si rivela complessivamente povero di titoli rilevanti, anche se le
rimanenti opere mostrano quasi sempre una
grande interesse dal punto di vista tecnico. E’ il
caso della Sonata a violino solo MS 6, scritta
negli anni tra il 1805 e il 1809, nel periodo lucchese, e dedicata a “S.A.S.F. La Principessa
Elisa” (Baciocchi). L’opera, di cui ci è pervenuto il manoscritto autografo, è nota al pubblico
fin dal 1830, allorché Carl Guhr la pubblicò in
appendice al suo Ueber Paganini’s Kunst die
Violine zu spielen, intitolandola Duo de Paganini
pour le violon seul. In seguito la composizione è
stata ristampata innumerevoli volte, ed è anche
conosciuta col titolo di Duo Merveille. In questo
brano, articolato in due brevi movimenti (un
7
in posizioni sovracute della terza variazione.
L’Inno patriotico si basa invece su un esile tema
di quattro battute, anch’esso presentato senza
introduzione e seguito da sei brevi variazioni,
tecnicamente meno interessanti di quelle del
Tema variato. Il tema, in 6/8, ha il consueto
andamento popolareggiante; con ogni probabilità la composizione risale agli anni genovesi
anteriori al 1805, quando nella repubblica giacobina erano assai frequenti manifestazioni di
carattere patriottico e nazionale.
Diversa struttura formale presenta ha invece la
Sonata a Violin solo MS 83, il cui manoscritto
non autografo è stato acquistato nel 1982 dalla
Cassa di Risparmio di Genova e Imperia presso
l’antiquario Oscar Shapiro di Washington.
Anche in questo caso, si tratta di un’opera probabilmente giovanile, formata da tre movimenti, con un ampio primo tempo di 154 battute,
un breve Adagio e infine una Polonaise variée
conclusiva.
La popolare aria Nel cor più non mi sento, dall’opera La bella molinara di Paisiello, che già
aveva attirato l’attenzione di Beethoven, fu utilizzata da Paganini in una delle sue più celebri
composizioni, il Capriccio a violino solo “Nel cor
più non mi sento” MS 44, che ebbe larga diffusione fin dal 1830, allorché Carl Guhr lo stampò
in appendice al suo già citato Ueber Paganini’s
Kunst die Violine zu spielen. Secondo le affermazioni del violinista tedesco, il brano era stato
trascritto a memoria da lui stesso. Dell’opera
non esiste un manoscritto autografo completo;
ne esiste però uno incompleto, conservato alla
Deutsche Staatsbibliothek di Berlino, in cui si
trovano l’introduzione, il tema e la prima variazione del pezzo, esattamente uguali a quelle
stampate dal Guhr. E’ dunque possibile che l’affermazione del violinista avesse il solo scopo di
accrescere agli occhi del pubblico i suoi già
cospicui meriti. Il Tema vero e proprio è preceduto da un Capriccio introduttivo e seguito da
sette variazioni e coda. Il tema di Paisiello non
compare nella sua forma più semplice, ma già
variato, in combinazione di arco e pizzicato. Le
sette variazioni che seguono contengono tutti gli
effetti più spettacolari della tecnica paganiniana: dal tremolo con la mano sinistra unito alla
melodia della seconda variazione agli armonici
doppi e al “gettato” della terza, dai pizzicati
alternati ai passaggi con l’arco della quarta alle
successioni di tetracordi e alle scale in armonici
della quinta, dalla variazione giocata sulla quarta corda a quella conclusiva in velocissimi
arpeggi balzati.
Analoga concezione ritroviamo anche in un’altra opera trascendentale per violino solo, le
Variazioni sul God save the King MS 56.
Paganini le scrisse in Germania, dandone notizia all’avvocato Germi in una lettera scritta da
Berlino il 3 aprile 1829: “Ho organicamente
scritte delle variazioni sul tema God save the
King, da eseguirsi col solo mio violino, per persuadere gli increduli”. La composizione fu dunque concepita per violino solo, anche se l’editore Schonenberger la pubblicò postuma come op.
9 corredandola di un accompagnamento orchestrale di autenticità più che dubbia. Dell’opera
non ci è rimasto infatti alcun manoscritto autografo, né della parte solista, né della partitura
orchestrale; né, tantomeno, ci sono rimaste le
parti d’orchestra: e poiché queste, a differenza
degli autografi, non hanno mai interessato collezionisti e amatori, la loro mancanza ci fa pen-
8
sare che l’accompagnamento orchestrale sia
stato realizzato da qualche arrangiatore della
casa Schonenberger. Anche in questo lavoro il
tema dell’inno inglese (che ha la caratteristica di
essere di sole sei battute anziché delle tradizionali otto) non viene presentato mai nella sua
forma più semplice, ma già variato; inizialmente
esso è esposto in arco con un accompagnamento di accordi eseguiti in pizzicato dalla mano
sinistra. La prima variazione è in bicordi, la
seconda in armonici doppi; nella terza variazione la melodia è esposta unitamente al tremolo
legato, nella quarta si ha nuovamente la combinazione di arco e pizzicato, nella quinta gli
armonici doppi si alternano a normali bicordi
con effetti in eco. L’ultima variazione, come in
Nel cor più non mi sento, riprende lo stesso disegno di quartine balzate “a specchio” in rapidissima successione.
L’ultimo brano per violino solo di Paganini è il
Caprice d’adieu composé pour son ami M.E:
Eliason MS 68, un lavoro che compare come
appendice ad una raccolta di Six Caprices
Caractéristiques che Eduard Eliason, primo violino della London Philharmonic Orchestra,
dedicò a Paganini nel 1833. La breve pagina, un
Allegro moderato in Mi maggiore nel tempo di
12/8, non offre motivi di particolare interesse né
dal punto di vista musicale né da quello tecnico,
perché è troppo banale da un lato e troppo facile dall’altro. Associare questo Caprice d’adieu ai
24 Capricci, come è stato fatto in alcune edizioni moderne, è un’idea assai infelice, perché la
distanza che separa questa piccola composizione dai 24 Capricci è davvero troppo grande.
Danilo Prefumo
9
in posizioni sovracute della terza variazione.
L’Inno patriotico si basa invece su un esile tema
di quattro battute, anch’esso presentato senza
introduzione e seguito da sei brevi variazioni,
tecnicamente meno interessanti di quelle del
Tema variato. Il tema, in 6/8, ha il consueto
andamento popolareggiante; con ogni probabilità la composizione risale agli anni genovesi
anteriori al 1805, quando nella repubblica giacobina erano assai frequenti manifestazioni di
carattere patriottico e nazionale.
Diversa struttura formale presenta ha invece la
Sonata a Violin solo MS 83, il cui manoscritto
non autografo è stato acquistato nel 1982 dalla
Cassa di Risparmio di Genova e Imperia presso
l’antiquario Oscar Shapiro di Washington.
Anche in questo caso, si tratta di un’opera probabilmente giovanile, formata da tre movimenti, con un ampio primo tempo di 154 battute,
un breve Adagio e infine una Polonaise variée
conclusiva.
La popolare aria Nel cor più non mi sento, dall’opera La bella molinara di Paisiello, che già
aveva attirato l’attenzione di Beethoven, fu utilizzata da Paganini in una delle sue più celebri
composizioni, il Capriccio a violino solo “Nel cor
più non mi sento” MS 44, che ebbe larga diffusione fin dal 1830, allorché Carl Guhr lo stampò
in appendice al suo già citato Ueber Paganini’s
Kunst die Violine zu spielen. Secondo le affermazioni del violinista tedesco, il brano era stato
trascritto a memoria da lui stesso. Dell’opera
non esiste un manoscritto autografo completo;
ne esiste però uno incompleto, conservato alla
Deutsche Staatsbibliothek di Berlino, in cui si
trovano l’introduzione, il tema e la prima variazione del pezzo, esattamente uguali a quelle
stampate dal Guhr. E’ dunque possibile che l’affermazione del violinista avesse il solo scopo di
accrescere agli occhi del pubblico i suoi già
cospicui meriti. Il Tema vero e proprio è preceduto da un Capriccio introduttivo e seguito da
sette variazioni e coda. Il tema di Paisiello non
compare nella sua forma più semplice, ma già
variato, in combinazione di arco e pizzicato. Le
sette variazioni che seguono contengono tutti gli
effetti più spettacolari della tecnica paganiniana: dal tremolo con la mano sinistra unito alla
melodia della seconda variazione agli armonici
doppi e al “gettato” della terza, dai pizzicati
alternati ai passaggi con l’arco della quarta alle
successioni di tetracordi e alle scale in armonici
della quinta, dalla variazione giocata sulla quarta corda a quella conclusiva in velocissimi
arpeggi balzati.
Analoga concezione ritroviamo anche in un’altra opera trascendentale per violino solo, le
Variazioni sul God save the King MS 56.
Paganini le scrisse in Germania, dandone notizia all’avvocato Germi in una lettera scritta da
Berlino il 3 aprile 1829: “Ho organicamente
scritte delle variazioni sul tema God save the
King, da eseguirsi col solo mio violino, per persuadere gli increduli”. La composizione fu dunque concepita per violino solo, anche se l’editore Schonenberger la pubblicò postuma come op.
9 corredandola di un accompagnamento orchestrale di autenticità più che dubbia. Dell’opera
non ci è rimasto infatti alcun manoscritto autografo, né della parte solista, né della partitura
orchestrale; né, tantomeno, ci sono rimaste le
parti d’orchestra: e poiché queste, a differenza
degli autografi, non hanno mai interessato collezionisti e amatori, la loro mancanza ci fa pen-
8
sare che l’accompagnamento orchestrale sia
stato realizzato da qualche arrangiatore della
casa Schonenberger. Anche in questo lavoro il
tema dell’inno inglese (che ha la caratteristica di
essere di sole sei battute anziché delle tradizionali otto) non viene presentato mai nella sua
forma più semplice, ma già variato; inizialmente
esso è esposto in arco con un accompagnamento di accordi eseguiti in pizzicato dalla mano
sinistra. La prima variazione è in bicordi, la
seconda in armonici doppi; nella terza variazione la melodia è esposta unitamente al tremolo
legato, nella quarta si ha nuovamente la combinazione di arco e pizzicato, nella quinta gli
armonici doppi si alternano a normali bicordi
con effetti in eco. L’ultima variazione, come in
Nel cor più non mi sento, riprende lo stesso disegno di quartine balzate “a specchio” in rapidissima successione.
L’ultimo brano per violino solo di Paganini è il
Caprice d’adieu composé pour son ami M.E:
Eliason MS 68, un lavoro che compare come
appendice ad una raccolta di Six Caprices
Caractéristiques che Eduard Eliason, primo violino della London Philharmonic Orchestra,
dedicò a Paganini nel 1833. La breve pagina, un
Allegro moderato in Mi maggiore nel tempo di
12/8, non offre motivi di particolare interesse né
dal punto di vista musicale né da quello tecnico,
perché è troppo banale da un lato e troppo facile dall’altro. Associare questo Caprice d’adieu ai
24 Capricci, come è stato fatto in alcune edizioni moderne, è un’idea assai infelice, perché la
distanza che separa questa piccola composizione dai 24 Capricci è davvero troppo grande.
Danilo Prefumo
9
PAGANINI – Complete works for solo violin
at least from a formal point of view – branched
off from a well-established tradition. However,
while Kreutzer’s and Rode’s Caprices were
intended for academic purposes and use in the
conservatories, Paganini’s, a real and unprecedented condensation of transcendent violin
writing, went beyond the didactical aspect,
which would be of the very highest level;
indeed, recovering a bit of the Baroque meaning of the word, they are free compositions in
which the technical aspect of each piece is
never an end in itself, being, as it is, outdone by
the music. To the 18th-century capriccio/étude
tradition, which we briefly mentioned before,
Paganini added extraordinary elements, extravagances and innovations exceeding by far the
Neoclassical aesthetics and the examples of his
predecessors. The Genoese violinist’s Capricci
have nothing left of a Gradus ad Parnassum, of
a gradual introduction to instrumental difficulties; they are, rather, a challenge “To Artists”,
as the dedication in the first Ricordi edition
states. From first to last, the pieces are consistent in offering challenging technical problems;
technique, indeed, is presumed as already
acquired and fully mastered. With Paganini,
the use of elements that in the works of his predecessors had made sporadic and limited
appearances became systematic and greatly
amplified. Thirds, sixths, octaves and tenths synchronous or arpeggiated - had already been
used during the 18th century, but not in the
highest region of the fingerboard, in chromatic
sequence, and at such a fast pace; pizzicato was
a well-known effect, but was performed mainly
with the right hand, which is its simpler form;
likewise, the fourth string had already been
T
he 24 Capricci Op. 1 MS 25 are a great
enigma for scholars of Paganini.
Printed by Ricordi in 1820, it is not
known precisely when they were composed,
although a note on the autograph manuscript
reveals that the plates were engraved before
24th November 1817.
The term Capriccio made its first appearance in
music history during the 16th century, when it
indicated vocal or instrumental works composed in free contrapuntal writing. It was only
around the middle of the 18th century that it
became synonymous with étude or virtuosic
composition for string instrument. One of the
first and foremost examples of this new concept
were the 24 Capricci for solo violin written by
Pietro Antonio Locatelli (1695-1764) for his
twelve concertos of L’Arte del violino Op. 3,
published in 1733. Outside of Italy, the Caprice
for solo violin found fertile soil for development in France, initially through the work of
Italian composers, such as the Neapolitan
Federico Fiorillo (1755 ca.– after 1823), whose
Etude pour violon formant 36 Caprices Op. 3
was published for the first time at the end of
the 18th century by Sieber in Paris. At the
beginning of the 19th century the two most
important French violinists/composers,
Rodolphe Kreutzer and Pierre Rode, published
two collections of Caprices for solo violin, printed in 1807 and 1815 respectively and therefore
preceding – at least as far as date of publication
– Paganini’s.
Paganini’s Capricci were not, therefore, the
fruit of an exclusively personal experience but –
10
employed in some passages, but not in its higher register and not systematically. Moreover,
Paganini did not limit himself to only one sort
of difficulty in each caprice, to dissecting a single technical problem at a time, as it is normally
done in études: every caprice offers a variety of
obstacles to overcome. Above all, Paganini the
composer and Paganini the virtuoso keep pace
with each other from beginning to end; it is
indeed this blend of musical and instrumental
allure that justifies the Capricci’s long-lasting
influence on 19th-century Romantic music.
Aside from Op.1, Paganini’s output for solo violin does not include many important titles, even
though they are almost always quite interesting
from a technical point of view. It is the case, for
example, of the Sonata a violino solo MS 6, written between 1805 and 1809 during the Lucca
period, and dedicated to “H.H. Princess Elisa”
(Baciocchi). This composition, of which we
have the autograph manuscript, has been wellknown since 1830, when Carl Guhr published it
as an appendix in his Ueber Paganini’s Kunst die
Violine zu spielen, with the title of Duo de
Paganini pour le violon seul. Afterwards it was
reprinted numerous times; it is also known as
Duo Merveille. In this piece, consisting of two
short movements (an opening Adagio and an
Allegro molto), Paganini combines bowing and
pizzicato in such a way as to create the unprecedented illusion of a violin accompanied by a guitar: it was this marvellous effect, of extreme
technical difficulty, which won this composition
the apocryphal but appropriate title of Duo
Merveille. This Sonata, incidentally, is quite
curious also from a graphic point of view, for it
is written on two staves: on the upper one is the
part to be played with the bow, on the lower one
the pizzicato accompaniment.
Among the works for solo violin we find listed,
for practical reasons, also two compositions of
which only the violin part in manuscript nonautograph copy is extant, kept at the Istituto di
Studi Paganiniani in Genoa. One of them,
Tema variato per Violino MS 82, might have
been indeed for solo violin, while the other one,
Inno patriotico (sic) con variazioni MS 81 seems
instead to presuppose the accompaniment of
another instrument. Of the two, the Tema variato appears the more worthy of consideration.
This eminently virtuosic piece is very likely an
early work, as suggested by the fact that a copyist was granted the right to reproduce it. Its
structure is rather archaic: without any introduction, the theme is presented right off at the
beginning. The seven variations that follow
carry out, with great variety of tone-colours and
nuances, the customary ornamental development, in which the third variation’s double harmonics, played in very high positions, are most
notable.
The Inno patriotico, on the other hand, is based
on a mere four-measure theme, it too without
introduction and followed by six short variations, technically less interesting than those of
the Tema variato. The theme, in 6/8 time, has a
folksy character: the work probably dates from
the Genoese period before 1805, when, in the
Jacobin Republic, patriotic and national
demonstrations were quite frequent.
A different formal structure characterises,
instead, the Sonata a Violin solo MS 83, the
non-autograph manuscript of which was bought
in 1982 by the Cassa di Risparmio di Genova e
11
PAGANINI – Complete works for solo violin
at least from a formal point of view – branched
off from a well-established tradition. However,
while Kreutzer’s and Rode’s Caprices were
intended for academic purposes and use in the
conservatories, Paganini’s, a real and unprecedented condensation of transcendent violin
writing, went beyond the didactical aspect,
which would be of the very highest level;
indeed, recovering a bit of the Baroque meaning of the word, they are free compositions in
which the technical aspect of each piece is
never an end in itself, being, as it is, outdone by
the music. To the 18th-century capriccio/étude
tradition, which we briefly mentioned before,
Paganini added extraordinary elements, extravagances and innovations exceeding by far the
Neoclassical aesthetics and the examples of his
predecessors. The Genoese violinist’s Capricci
have nothing left of a Gradus ad Parnassum, of
a gradual introduction to instrumental difficulties; they are, rather, a challenge “To Artists”,
as the dedication in the first Ricordi edition
states. From first to last, the pieces are consistent in offering challenging technical problems;
technique, indeed, is presumed as already
acquired and fully mastered. With Paganini,
the use of elements that in the works of his predecessors had made sporadic and limited
appearances became systematic and greatly
amplified. Thirds, sixths, octaves and tenths synchronous or arpeggiated - had already been
used during the 18th century, but not in the
highest region of the fingerboard, in chromatic
sequence, and at such a fast pace; pizzicato was
a well-known effect, but was performed mainly
with the right hand, which is its simpler form;
likewise, the fourth string had already been
T
he 24 Capricci Op. 1 MS 25 are a great
enigma for scholars of Paganini.
Printed by Ricordi in 1820, it is not
known precisely when they were composed,
although a note on the autograph manuscript
reveals that the plates were engraved before
24th November 1817.
The term Capriccio made its first appearance in
music history during the 16th century, when it
indicated vocal or instrumental works composed in free contrapuntal writing. It was only
around the middle of the 18th century that it
became synonymous with étude or virtuosic
composition for string instrument. One of the
first and foremost examples of this new concept
were the 24 Capricci for solo violin written by
Pietro Antonio Locatelli (1695-1764) for his
twelve concertos of L’Arte del violino Op. 3,
published in 1733. Outside of Italy, the Caprice
for solo violin found fertile soil for development in France, initially through the work of
Italian composers, such as the Neapolitan
Federico Fiorillo (1755 ca.– after 1823), whose
Etude pour violon formant 36 Caprices Op. 3
was published for the first time at the end of
the 18th century by Sieber in Paris. At the
beginning of the 19th century the two most
important French violinists/composers,
Rodolphe Kreutzer and Pierre Rode, published
two collections of Caprices for solo violin, printed in 1807 and 1815 respectively and therefore
preceding – at least as far as date of publication
– Paganini’s.
Paganini’s Capricci were not, therefore, the
fruit of an exclusively personal experience but –
10
employed in some passages, but not in its higher register and not systematically. Moreover,
Paganini did not limit himself to only one sort
of difficulty in each caprice, to dissecting a single technical problem at a time, as it is normally
done in études: every caprice offers a variety of
obstacles to overcome. Above all, Paganini the
composer and Paganini the virtuoso keep pace
with each other from beginning to end; it is
indeed this blend of musical and instrumental
allure that justifies the Capricci’s long-lasting
influence on 19th-century Romantic music.
Aside from Op.1, Paganini’s output for solo violin does not include many important titles, even
though they are almost always quite interesting
from a technical point of view. It is the case, for
example, of the Sonata a violino solo MS 6, written between 1805 and 1809 during the Lucca
period, and dedicated to “H.H. Princess Elisa”
(Baciocchi). This composition, of which we
have the autograph manuscript, has been wellknown since 1830, when Carl Guhr published it
as an appendix in his Ueber Paganini’s Kunst die
Violine zu spielen, with the title of Duo de
Paganini pour le violon seul. Afterwards it was
reprinted numerous times; it is also known as
Duo Merveille. In this piece, consisting of two
short movements (an opening Adagio and an
Allegro molto), Paganini combines bowing and
pizzicato in such a way as to create the unprecedented illusion of a violin accompanied by a guitar: it was this marvellous effect, of extreme
technical difficulty, which won this composition
the apocryphal but appropriate title of Duo
Merveille. This Sonata, incidentally, is quite
curious also from a graphic point of view, for it
is written on two staves: on the upper one is the
part to be played with the bow, on the lower one
the pizzicato accompaniment.
Among the works for solo violin we find listed,
for practical reasons, also two compositions of
which only the violin part in manuscript nonautograph copy is extant, kept at the Istituto di
Studi Paganiniani in Genoa. One of them,
Tema variato per Violino MS 82, might have
been indeed for solo violin, while the other one,
Inno patriotico (sic) con variazioni MS 81 seems
instead to presuppose the accompaniment of
another instrument. Of the two, the Tema variato appears the more worthy of consideration.
This eminently virtuosic piece is very likely an
early work, as suggested by the fact that a copyist was granted the right to reproduce it. Its
structure is rather archaic: without any introduction, the theme is presented right off at the
beginning. The seven variations that follow
carry out, with great variety of tone-colours and
nuances, the customary ornamental development, in which the third variation’s double harmonics, played in very high positions, are most
notable.
The Inno patriotico, on the other hand, is based
on a mere four-measure theme, it too without
introduction and followed by six short variations, technically less interesting than those of
the Tema variato. The theme, in 6/8 time, has a
folksy character: the work probably dates from
the Genoese period before 1805, when, in the
Jacobin Republic, patriotic and national
demonstrations were quite frequent.
A different formal structure characterises,
instead, the Sonata a Violin solo MS 83, the
non-autograph manuscript of which was bought
in 1982 by the Cassa di Risparmio di Genova e
11
Imperia from the Washington antiquary Oscar
Shapiro. Also probably an early work, this
composition in three movements consists of an
ample 154-measure first movement, a brief
Adagio and a concluding Polonaise variée.
The popular aria Nel cor più non mi sento (from
Paisiello’s opera La bella molinara), which had
already attracted the attention of Beethoven,
inspired Paganini to write one of his most
famous compositions, the Capriccio a violino
solo “Nel cor più non mi sento” MS 44, which
became wide-spread from 1830, when Carl
Guhr printed it as an appendix in his already
mentioned Ueber Paganini’s Kunst die Violine zu
spielen. According to the German violinist, he
himself transcribed the composition by heart.
No complete autograph manuscript has survived of this work; we do have, however, an
incomplete one, kept at the Deutsche
Staatsbibliothek in Berlin, featuring the introduction, theme and first variation, and these
correspond precisely to Guhr’s printed edition.
It is well possible that the musician’s boast was
meant to impress the public, in an effort to
enhance his already outstanding merits. The
theme is preceded by an introductory Caprice
and followed by seven variations and a coda.
Paisiello’s theme is exposed already varied, in
combined bowing and pizzicato. The seven
variations offer the whole range of spectacular
technical effects devised by Paganini: left-hand
tremolo in accompaniment to the melody (second variation), double harmonics and “gettato”
(i.e. “ricochet” or “jeté”, third variation), pizzicato in alternation with bowing (fourth variation), successions of quadruple-stops and scales
of harmonics (fifth variation), use of the fourth
string alone for an entire variation (the sixth)
and rapid “balzato” (staccato) arpeggios (concluding variation).
A similar conception can be found in another
transcendent work for solo violin, the
Variazioni sul God save the King MS 56.
Paganini wrote them in Germany and thus
informed the lawyer Germi in a letter from
Berlin dated 3rd April 1829: “I have composed
an organic set of variations on the theme God
save the King, to be performed only on my violin, to convince the unbelievers”. It appears,
therefore, that the work was conceived for solo
violin, even though the editor Schonenberger
published it posthumously as Op.9 with an
orchestral accompaniment of very dubious
authenticity. No autograph manuscript of this
composition has been found: neither of the solo
part, nor of the orchestral score; however, no
orchestral parts have come down to us either,
and since these, unlike the autographs, are not
prized by collectors and amateurs, their
absence is a sign that the printed orchestral
accompaniment might be the work of some
arranger of the Shonenberger publishing firm.
Once again the theme of the British anthem
(which is six measures long instead of the customary eight) is not exposed in its simple form
but already varied, in bowing technique together with left-hand pizzicato chords. The first
variation is characterised by double-stops, the
second by double harmonics; in the third the
melody is played together with legato tremolo,
while in the fourth, once again, bowing and
pizzicato are combined; in the fifth, double harmonics alternate with double-stops with an
echo effect. The last variation features the
12
same pattern concluding Nel cor più non mi
sento, with “balzato” arpeggios of mirror-image
quadruplets in very rapid succession.
The last piece for solo violin composed by
Paganini is the Caprice d’adieu composé pour
son ami M.E. Eliason MS 68, which appears as
an appendix in a collection entitled Six Caprices
Caractéristiques, dedicated by Eduard Eliason,
first violin of the London Philharmonic
Orchestra, to Paganini in 1833. Neither from a
musical nor from a technical point of view this
brief composition, an Allegro moderato in E
Major in 12/8 time, is particularly interesting,
being on the one hand too banal and on the
other too easy. Indeed, to include the Caprice
d’adieu as an appendix to the 24 Caprices, as
some modern editions do, is quite inappropriate, for the gap between this negligible composition and the monumental Op. 1 is far too
great.
Danilo Prefumo
(Translated by Daniela Pilarz)
13
Imperia from the Washington antiquary Oscar
Shapiro. Also probably an early work, this
composition in three movements consists of an
ample 154-measure first movement, a brief
Adagio and a concluding Polonaise variée.
The popular aria Nel cor più non mi sento (from
Paisiello’s opera La bella molinara), which had
already attracted the attention of Beethoven,
inspired Paganini to write one of his most
famous compositions, the Capriccio a violino
solo “Nel cor più non mi sento” MS 44, which
became wide-spread from 1830, when Carl
Guhr printed it as an appendix in his already
mentioned Ueber Paganini’s Kunst die Violine zu
spielen. According to the German violinist, he
himself transcribed the composition by heart.
No complete autograph manuscript has survived of this work; we do have, however, an
incomplete one, kept at the Deutsche
Staatsbibliothek in Berlin, featuring the introduction, theme and first variation, and these
correspond precisely to Guhr’s printed edition.
It is well possible that the musician’s boast was
meant to impress the public, in an effort to
enhance his already outstanding merits. The
theme is preceded by an introductory Caprice
and followed by seven variations and a coda.
Paisiello’s theme is exposed already varied, in
combined bowing and pizzicato. The seven
variations offer the whole range of spectacular
technical effects devised by Paganini: left-hand
tremolo in accompaniment to the melody (second variation), double harmonics and “gettato”
(i.e. “ricochet” or “jeté”, third variation), pizzicato in alternation with bowing (fourth variation), successions of quadruple-stops and scales
of harmonics (fifth variation), use of the fourth
string alone for an entire variation (the sixth)
and rapid “balzato” (staccato) arpeggios (concluding variation).
A similar conception can be found in another
transcendent work for solo violin, the
Variazioni sul God save the King MS 56.
Paganini wrote them in Germany and thus
informed the lawyer Germi in a letter from
Berlin dated 3rd April 1829: “I have composed
an organic set of variations on the theme God
save the King, to be performed only on my violin, to convince the unbelievers”. It appears,
therefore, that the work was conceived for solo
violin, even though the editor Schonenberger
published it posthumously as Op.9 with an
orchestral accompaniment of very dubious
authenticity. No autograph manuscript of this
composition has been found: neither of the solo
part, nor of the orchestral score; however, no
orchestral parts have come down to us either,
and since these, unlike the autographs, are not
prized by collectors and amateurs, their
absence is a sign that the printed orchestral
accompaniment might be the work of some
arranger of the Shonenberger publishing firm.
Once again the theme of the British anthem
(which is six measures long instead of the customary eight) is not exposed in its simple form
but already varied, in bowing technique together with left-hand pizzicato chords. The first
variation is characterised by double-stops, the
second by double harmonics; in the third the
melody is played together with legato tremolo,
while in the fourth, once again, bowing and
pizzicato are combined; in the fifth, double harmonics alternate with double-stops with an
echo effect. The last variation features the
12
same pattern concluding Nel cor più non mi
sento, with “balzato” arpeggios of mirror-image
quadruplets in very rapid succession.
The last piece for solo violin composed by
Paganini is the Caprice d’adieu composé pour
son ami M.E. Eliason MS 68, which appears as
an appendix in a collection entitled Six Caprices
Caractéristiques, dedicated by Eduard Eliason,
first violin of the London Philharmonic
Orchestra, to Paganini in 1833. Neither from a
musical nor from a technical point of view this
brief composition, an Allegro moderato in E
Major in 12/8 time, is particularly interesting,
being on the one hand too banal and on the
other too easy. Indeed, to include the Caprice
d’adieu as an appendix to the 24 Caprices, as
some modern editions do, is quite inappropriate, for the gap between this negligible composition and the monumental Op. 1 is far too
great.
Danilo Prefumo
(Translated by Daniela Pilarz)
13
PAGANINI. Das Gesamtwerk für Solovioline
zumindest hinsichtlich des Datums der
Veröffentlichung, vor Paganinis Capricci liegen.
Jedenfalls sind Paganinis Capricci nicht das
Ergebnis einer ausschließlich persönlichen
Erfahrung, sondern gehören – zumindest, was
ihren formalen Aspekt anbelangt – zu einer
ansehnlichen kompositorischen Tradition. Im
Unterschied zu den Arbeiten Kreutzers und
Rodes, in welchen die konservatroriumsmäßige, akademische Absicht vorherrscht, stellen
sich Paganinis Capricci, obwohl sie eine konkrete, neue summa eines technisch höchst
anspruchsvollen Violinspiels sind, nicht ausschließlich als – wenn auch auf höchstem Niveau –
didaktisches Werk dar. Sie sind im Gegenteil,
indem sie etwas von der barocken Bedeutung
des Ausdrucks wieder aufnehmen, freie
Kompositionen, in welchen die anfängliche
technische Anregung von einer musikalischen
Phantasie übertroffen wird, die sie nie zum
Selbstzweck macht. Zur Tradition des capriccio-studio, wie es oben kurz umrissen wurde,
fügte Paganini phantasmagorische Elemente,
Extravaganzen und Freiheiten hinzu, die über
die klassizistische Ästhetik und die Modelle seiner direkten Vorgänger weit hinausgehen. Die
Capricci des Genueser Komponisten bewahren
nichts mehr von dem Gradus ad Parnassum, der
progressiven Einführung in die größten instrumentalen Schwierigkeiten, sondern tragen
mehr den Charakter einer „An die Künstler“
gerichteten Herausforderung, wie auf der
Widmung von Ricordis erster Ausgabe zu lesen
ist. Sie weisen vom ersten bis zum letzten Stück
hinsichtlich der Schwierigkeiten und der
Spieltechnik
im
wesentlichen
eine
Einheitlichkeit auf, die immer als bereits
D
ie 24 Capricci op. 1 MS 25 stellen für
die Musikwissenschaft Paganinis größtes Rätsel dar. Sie wurden 1820 von
Ricordi gedruckt, aber wir wissen nicht genau,
wann sie komponiert wurden. Eine
Untersuchung von Paganinis eigenhändigem
Manuskript zeigt uns auf jeden Fall, dass die
Platten binnen 24. November 1817 graviert
wurden. Der Begriff Capriccio erscheint bereits
ab dem 16. Jahrhundert in der Musik und
bezeichnet in einem freieren Kontrapunktstil
komponierte Vokal- oder Instrumentalstücke.
Erst gegen Mitte des 18. Jahrhunderts nimmt
der Ausdruck endgültig die Bedeutung von
Etude oder virtuoser Übung für ein
Saiteninstrument an. Eines der ersten und
wichtigsten Beispiele für diese neue
Ausrichtung wird von den 24 Capricci für
Solovioline gebildet, die Pietro Antonio
Locatelli (1695-1764) für seine 1733 veröffentlichten zwölf Konzerte der Arte del violino op. 3
schrieb. Das Capriccio für Solovioline fand
nicht nur in Italien, sondern auch in der französischen Musikwelt ein fruchtbares Terrain.
Anfänglich war dies dort noch italienischen
Komponisten zu verdanken, wie dem
Neapolitaner Federico Fiorillo (ca. 1755 – nach
1823), dessen Etude pour violon formant 36
Caprices op. 3 vom Pariser Verleger Sieber
gegen Ende des 18. Jhdts. erstmals veröffentlicht wurde. Zu Beginn des 19. Jhdts. brachten
die beiden bedeutendsten komponierenden
Geiger, Rodolphe Kreutzer und Pierre Rode,
zwei Capricci-Sammlungen für Solovioline heraus, die – 1807 bzw. 1815 gedruckt – somit,
14
erworben und voll besessen vorausgesetzt wird.
Paganini hat in den Capricci die Verwendung
von Elementen, die in den Werken seiner
Vorgänger bereits – allerdings auf
Gelegentliches beschränkt - erschienen waren,
systematisch gemacht und im Übermaß erweitert. Getrennte oder gleichzeitige Terzen,
Sexten, Oktaven und Dezimen standen bereits
im 18. Jhdt. in Gebrauch, aber nicht im höchsten Register, nicht in chromatischer Bewegung
und nicht mit so raschen Tempi. Das Pizzikato
war ein überaus bekannter Effekt, wurde aber
vor allem mit der rechten Hand, also auf die
einfachste Weise, gespielt. Auch die vierte
Saite war ganze Stücke hindurch verwendet
worden, aber ihre höchsten Register wurden
nicht genutzt und ihre Verwendung war nicht
systematisch. Außerdem beschränkt sich
Paganini nicht darauf, nur eine Art der
Schwierigkeit in seine Capricci einzuführen,
also für jedes einzelne Stück ein Problem eingehend zu untersuchen, wie es normalerweise
in einer Etude geschieht, sondern jedes Stück
weist eine ständige Vielfalt von Hindernissen
verschiedener Art auf, die es zu bewältigen gilt.
Und vor allem gehen der Komponist und der
Virtuose in den Capricci vom Anfang bis zum
Ende im Gleichschritt; in dieser untrennbaren
Einheit von musikalischen und instrumentalen
Eindrücken erhalten sich die 24 Stücke die
eigentlichen Gründe für ihren dauerhaften
Einfluß auf die musikalischen Angelegenheiten
des romantischen 19. Jhdts.
Mit Ausnahme der Capricci erweist sich
Paganinis Stückekatalog für Solovioline insgesamt als arm an bedeutenden Titeln, obwohl
die verbleibenden Werke fast immer vom
Technischen her von großem Interesse sind.
Dies trifft auf die zwischen 1805 und 1809 in
seiner Zeit in Lucca geschriebene und
„S.A.S.F. La Principessa Elisa“ (Baciocchi)
gewidmete Sonata a violino solo MS 6 zu. Das
Werk, von welchem das eigenhändige
Manuskript auf uns gekommen ist, ist dem
Publikum seit 1830 bekannt, als Carl Guhr es
im Anhang zu seinem Über Paganini’s Kunst die
Violine zu spielen veröffentlichte und ihr den
Titel Duo de Paganini pour le violon seul gab.
Später wurde die Komposition zahllose Male
nachgedruckt und ist auch unter dem Titel Duo
Merveille bekannt. In diesem in zwei kurze
Sätze (einem einleitenden Adagio und einem
Allegro molto) gegliederten Stück verwendet
Paganini die gleichzeitige Kombination von mit
dem Bogen und im Pizzikato gespielten
Passagen auf systematische Weise, wodurch er
den neuen Klangeffekt einer von einer Gitarre
begleiteten Geige erzielt. Eben dieses Merkmal
hat der äußerst schwierig zu spielenden
Komposition den vorgenannten apokryphen,
aber sehr passenden Titel verliehen. Auch vom
rein graphischen Standpunkt aus ist die Sonate
besonders interessant, weil sie in zwei Gruppen
von Notenlinien notiert ist; auf der oberen
steht der mit dem Bogen zu spielende Part, auf
der unteren der im Pizzikato zu spielende
Begleitpart.
Aus einfachen praktischen Gründen werden
auch zwei Kompositionen, von denen nur der
Violinpart auf uns gekommen ist, und die sich
heute in nicht eigenhändiger Kopie im
Genueser Istituto di Studi Paganiniani befinden, zu den Werken für Solovioline gezählt.
Deren eine, mit dem Titel Tema variato per
15
PAGANINI. Das Gesamtwerk für Solovioline
zumindest hinsichtlich des Datums der
Veröffentlichung, vor Paganinis Capricci liegen.
Jedenfalls sind Paganinis Capricci nicht das
Ergebnis einer ausschließlich persönlichen
Erfahrung, sondern gehören – zumindest, was
ihren formalen Aspekt anbelangt – zu einer
ansehnlichen kompositorischen Tradition. Im
Unterschied zu den Arbeiten Kreutzers und
Rodes, in welchen die konservatroriumsmäßige, akademische Absicht vorherrscht, stellen
sich Paganinis Capricci, obwohl sie eine konkrete, neue summa eines technisch höchst
anspruchsvollen Violinspiels sind, nicht ausschließlich als – wenn auch auf höchstem Niveau –
didaktisches Werk dar. Sie sind im Gegenteil,
indem sie etwas von der barocken Bedeutung
des Ausdrucks wieder aufnehmen, freie
Kompositionen, in welchen die anfängliche
technische Anregung von einer musikalischen
Phantasie übertroffen wird, die sie nie zum
Selbstzweck macht. Zur Tradition des capriccio-studio, wie es oben kurz umrissen wurde,
fügte Paganini phantasmagorische Elemente,
Extravaganzen und Freiheiten hinzu, die über
die klassizistische Ästhetik und die Modelle seiner direkten Vorgänger weit hinausgehen. Die
Capricci des Genueser Komponisten bewahren
nichts mehr von dem Gradus ad Parnassum, der
progressiven Einführung in die größten instrumentalen Schwierigkeiten, sondern tragen
mehr den Charakter einer „An die Künstler“
gerichteten Herausforderung, wie auf der
Widmung von Ricordis erster Ausgabe zu lesen
ist. Sie weisen vom ersten bis zum letzten Stück
hinsichtlich der Schwierigkeiten und der
Spieltechnik
im
wesentlichen
eine
Einheitlichkeit auf, die immer als bereits
D
ie 24 Capricci op. 1 MS 25 stellen für
die Musikwissenschaft Paganinis größtes Rätsel dar. Sie wurden 1820 von
Ricordi gedruckt, aber wir wissen nicht genau,
wann sie komponiert wurden. Eine
Untersuchung von Paganinis eigenhändigem
Manuskript zeigt uns auf jeden Fall, dass die
Platten binnen 24. November 1817 graviert
wurden. Der Begriff Capriccio erscheint bereits
ab dem 16. Jahrhundert in der Musik und
bezeichnet in einem freieren Kontrapunktstil
komponierte Vokal- oder Instrumentalstücke.
Erst gegen Mitte des 18. Jahrhunderts nimmt
der Ausdruck endgültig die Bedeutung von
Etude oder virtuoser Übung für ein
Saiteninstrument an. Eines der ersten und
wichtigsten Beispiele für diese neue
Ausrichtung wird von den 24 Capricci für
Solovioline gebildet, die Pietro Antonio
Locatelli (1695-1764) für seine 1733 veröffentlichten zwölf Konzerte der Arte del violino op. 3
schrieb. Das Capriccio für Solovioline fand
nicht nur in Italien, sondern auch in der französischen Musikwelt ein fruchtbares Terrain.
Anfänglich war dies dort noch italienischen
Komponisten zu verdanken, wie dem
Neapolitaner Federico Fiorillo (ca. 1755 – nach
1823), dessen Etude pour violon formant 36
Caprices op. 3 vom Pariser Verleger Sieber
gegen Ende des 18. Jhdts. erstmals veröffentlicht wurde. Zu Beginn des 19. Jhdts. brachten
die beiden bedeutendsten komponierenden
Geiger, Rodolphe Kreutzer und Pierre Rode,
zwei Capricci-Sammlungen für Solovioline heraus, die – 1807 bzw. 1815 gedruckt – somit,
14
erworben und voll besessen vorausgesetzt wird.
Paganini hat in den Capricci die Verwendung
von Elementen, die in den Werken seiner
Vorgänger bereits – allerdings auf
Gelegentliches beschränkt - erschienen waren,
systematisch gemacht und im Übermaß erweitert. Getrennte oder gleichzeitige Terzen,
Sexten, Oktaven und Dezimen standen bereits
im 18. Jhdt. in Gebrauch, aber nicht im höchsten Register, nicht in chromatischer Bewegung
und nicht mit so raschen Tempi. Das Pizzikato
war ein überaus bekannter Effekt, wurde aber
vor allem mit der rechten Hand, also auf die
einfachste Weise, gespielt. Auch die vierte
Saite war ganze Stücke hindurch verwendet
worden, aber ihre höchsten Register wurden
nicht genutzt und ihre Verwendung war nicht
systematisch. Außerdem beschränkt sich
Paganini nicht darauf, nur eine Art der
Schwierigkeit in seine Capricci einzuführen,
also für jedes einzelne Stück ein Problem eingehend zu untersuchen, wie es normalerweise
in einer Etude geschieht, sondern jedes Stück
weist eine ständige Vielfalt von Hindernissen
verschiedener Art auf, die es zu bewältigen gilt.
Und vor allem gehen der Komponist und der
Virtuose in den Capricci vom Anfang bis zum
Ende im Gleichschritt; in dieser untrennbaren
Einheit von musikalischen und instrumentalen
Eindrücken erhalten sich die 24 Stücke die
eigentlichen Gründe für ihren dauerhaften
Einfluß auf die musikalischen Angelegenheiten
des romantischen 19. Jhdts.
Mit Ausnahme der Capricci erweist sich
Paganinis Stückekatalog für Solovioline insgesamt als arm an bedeutenden Titeln, obwohl
die verbleibenden Werke fast immer vom
Technischen her von großem Interesse sind.
Dies trifft auf die zwischen 1805 und 1809 in
seiner Zeit in Lucca geschriebene und
„S.A.S.F. La Principessa Elisa“ (Baciocchi)
gewidmete Sonata a violino solo MS 6 zu. Das
Werk, von welchem das eigenhändige
Manuskript auf uns gekommen ist, ist dem
Publikum seit 1830 bekannt, als Carl Guhr es
im Anhang zu seinem Über Paganini’s Kunst die
Violine zu spielen veröffentlichte und ihr den
Titel Duo de Paganini pour le violon seul gab.
Später wurde die Komposition zahllose Male
nachgedruckt und ist auch unter dem Titel Duo
Merveille bekannt. In diesem in zwei kurze
Sätze (einem einleitenden Adagio und einem
Allegro molto) gegliederten Stück verwendet
Paganini die gleichzeitige Kombination von mit
dem Bogen und im Pizzikato gespielten
Passagen auf systematische Weise, wodurch er
den neuen Klangeffekt einer von einer Gitarre
begleiteten Geige erzielt. Eben dieses Merkmal
hat der äußerst schwierig zu spielenden
Komposition den vorgenannten apokryphen,
aber sehr passenden Titel verliehen. Auch vom
rein graphischen Standpunkt aus ist die Sonate
besonders interessant, weil sie in zwei Gruppen
von Notenlinien notiert ist; auf der oberen
steht der mit dem Bogen zu spielende Part, auf
der unteren der im Pizzikato zu spielende
Begleitpart.
Aus einfachen praktischen Gründen werden
auch zwei Kompositionen, von denen nur der
Violinpart auf uns gekommen ist, und die sich
heute in nicht eigenhändiger Kopie im
Genueser Istituto di Studi Paganiniani befinden, zu den Werken für Solovioline gezählt.
Deren eine, mit dem Titel Tema variato per
15
Violino MS 82, könnte auch wirklich für
Solovioline sein, während die andere, Inno
patriotico (sic!) con variazioni MS 81 hingegen
die Begleitung durch ein anderes Instrument
vorauszusetzen scheint. Von den beiden
Kompositionen verdient jedenfalls das Tema
variato sehr viel mehr als der Inno patriotico
eine gewisse Beachtung. Es handelt sich vermutlich um ein Jugendwerk, wie die Tatsache
zeigt, dass es – obwohl ausnehmend virtuoser
Natur – einem Kopisten in die Hand gegeben
wurde. Der Aufbau des Stücks ist ziemlich
archaisch, denn es fehlt eine Einleitung, und
das Thema wird sofort zu Beginn vorgestellt.
Die sieben darauffolgenden Variationen entfalten in farblicher Vielfalt das bekannte ornamentale Spiel, in welchem die Passagen von
doppelten Obertönen in höchster Lage in der
dritten Variation auffallen.
Der Inno patriotico stützt sich hingegen auf ein
kümmerliches, viertaktiges Thema, das gleichfalls ohne Einleitung vorgestellt wird, und dem
sechs kurze Variationen folgen, die technisch
weniger interessant sind als jene des Tema variato. Das Thema im 6/8-Takt hat den üblichen
volkstümelnden Verlauf. Die Komposition geht
mit aller Wahrscheinlichkeit auf die Genueser
Jahre vor 1805 zurück, als in der jakobinischen
Republik Veranstaltungen patriotischen und
nationalen Charakters sehr häufig waren.
Einen anderen Aufbau weist hingegen die
Sonata a Violin solo MS 83 auf, deren nicht
eigenhändiges Manuskript die Cassa di
Risparmio di Genova e Imperia 1982 von dem
Antiquar Oscar Shapiro in Washington erwarb.
Auch in diesem Fall handelt es sich vermutlich
um ein Jugendwerk, das aus drei Sätzen
besteht, mit einem umfangreichen ersten Satz
von 154 Takten, einem kurzen Adagio und dann
einer abschließenden Polonaise variée.
Die populäre Arie Nel cor più non mi sento aus
der Oper La bella molinara von Paisiello, die
bereits Beethovens Aufmerksamkeit erregt
hatte, wurde von Paganini in einer seiner
berühmtesten Kompositionen, dem Capriccio a
violino solo „Nel cor più non mi sento“ MS 44
verwendet. Sie war seit 1830, als Carl Guhr sie
im Anhang zu seinem bereits erwähnten Über
Paganini’s Kunst die Violine zu spielen veröffentlichte, weitverbreitet. Der deutsche Geiger versicherte, das Stück selbst aus dem Gedächtnis
niedergeschrieben zu haben. Von dem Werk ist
kein vollständiges eigenhändiges Manuskript
vorhanden; ein unvollständiges befindet sich in
der Deutschen Staatsbibliothek Berlin. Darin
finden sich die Einleitung, das Thema und die
erste Variation des Stücks, die genau den von
Guhr gedruckten entsprechen. Es ist also möglich, dass die Behauptung des Geigers nur das
Ziel hatte, seine bereits beträchtlichen
Verdienste in den Augen des Publikums noch
zu steigern. Dem eigentlichen Tema geht ein
einleitendes Capriccio voraus, dem sieben
Variationen und eine Koda folgen. Paisiellos
Thema erscheint nicht in seiner einfachsten
Form, sondern bereits variiert und in
Kombination von Bogen und Pizzikato. Die
betreffenden sieben Variationen enthalten alle
stärksten Effekte von Paganinis Technik: vom
Tremolo mit der linken Hand gemeinsam mit
der Melodie in der zweiten Variation zu den
doppelten Obertönen und dem jeté der dritten,
von den mit den Bogenpassagen abwechselnden der vierten zu den Abfolgen von
16
Tetrachorden und den Obertonskalen der fünften, von der auf der vierten Saite gespielten
Variation zur letzten in raschesten, mit dem
Bogen gestrichenen Arpeggiaturen.
Eine gleichartige Anlage finden wir auch in
einem anderen äußerst schwierig zu spielenden
Werk für Solovioline, den Variazioni su God save
the King MS 56. Paganini schrieb sie in
Deutschland, was er dem Rechtsanwalt Germi in
einem in Berlin am 3. April 1829 geschriebenen
Brief mitteilte: „Ich habe organisch Variationen
über das Thema God save the King geschrieben,
die nur mit meiner Geige zu spielen sind, um die
Skeptiker zu überzeugen“. Die Komposition
wurde also für Solovioline geschrieben, obwohl
der Verleger Schonenberger sie posthum als op.
9 mit einer Orchesterbegleitung von mehr als
zweifelhafter Echtheit herausbrachte. Wir haben
in der Tat weder vom Solopart, noch von der
Orchesterpartitur ein eigenhändiges Manuskript
des Werks und umso weniger die Orchesterparts.
Da diese – im Unterschied zu den Autographen
– Sammler und Liebhaber nie interessiert haben,
lässt uns ihr Fehlen annehmen, dass die
Orchesterbegleitung von einem Arrangeur des
Verlags Schonenberger erstellt wurde. Auch in
diesem Werk wird das Thema der englischen
Hymne (das dadurch gekennzeichnet ist, dass
sie nur aus sechs statt der traditionellen acht
Takte besteht) nie in seiner einfachsten Form,
sondern bereits variiert vorgestellt. Anfänglich
wird es mit dem Bogen dargelegt und hat eine
Begleitung von Akkorden, die von der linken
Hand im Pizzikato ausgeführt werden. Die
erste Variation ist in Zweiklängen, die zweite in
doppelten Obertönen; in der dritten Variation
wird die Melodie gemeinsam mit dem
Legatotremolo dargelegt, in der vierten findet
sich neuerlich die Kombination von Bogen und
Pizzikato; in der fünften wechseln die doppelten Obertöne mit normalen Zweiklängen mit
Echowirkungen ab. Die letzte Variation nimmt
wie bei Nel cor più non mi sento den gleichen
Entwurf von mit dem Bogen gestrichenen
„gespiegelten“ Quartolen in äußerst rascher
Abfolge wieder auf.
Paganinis letztes Stück für Solovioline ist das
Caprice d’adieu composé pour son ami M.E.
Eliason MS 68, ein Werk, das als Anhang zu
einer Sammlung von Six Caprices Caractéristiques
erscheint, die von Eduard Eliason, dem
Primgeiger des London Philharmonic Orchestra,
Paganini 1833 gewidmet wurde. Das kurze Stück,
ein Allegro moderato in E-Dur im 12/8-Takt, bietet weder vom musikalischen, noch vom technischen Blickwinkel her Gründe für ein besonderes
Interesse, weil es auf der einen Seite zu banal,
auf der anderen zu leicht ist. Dieses Caprice d’adieu mit den 24 Capricci in Zusammenhang zu
bringen, wie es in einigen modernen Ausgaben
geschehen ist, ist ein sehr unglücklicher Einfall,
weil die Distanz zwischen dieser kleinen
Komposition und den 24 Capricci wirklich allzu
groß ist.
Danilo Prefumo
(Übersetzung: Eva Pleus)
17
Violino MS 82, könnte auch wirklich für
Solovioline sein, während die andere, Inno
patriotico (sic!) con variazioni MS 81 hingegen
die Begleitung durch ein anderes Instrument
vorauszusetzen scheint. Von den beiden
Kompositionen verdient jedenfalls das Tema
variato sehr viel mehr als der Inno patriotico
eine gewisse Beachtung. Es handelt sich vermutlich um ein Jugendwerk, wie die Tatsache
zeigt, dass es – obwohl ausnehmend virtuoser
Natur – einem Kopisten in die Hand gegeben
wurde. Der Aufbau des Stücks ist ziemlich
archaisch, denn es fehlt eine Einleitung, und
das Thema wird sofort zu Beginn vorgestellt.
Die sieben darauffolgenden Variationen entfalten in farblicher Vielfalt das bekannte ornamentale Spiel, in welchem die Passagen von
doppelten Obertönen in höchster Lage in der
dritten Variation auffallen.
Der Inno patriotico stützt sich hingegen auf ein
kümmerliches, viertaktiges Thema, das gleichfalls ohne Einleitung vorgestellt wird, und dem
sechs kurze Variationen folgen, die technisch
weniger interessant sind als jene des Tema variato. Das Thema im 6/8-Takt hat den üblichen
volkstümelnden Verlauf. Die Komposition geht
mit aller Wahrscheinlichkeit auf die Genueser
Jahre vor 1805 zurück, als in der jakobinischen
Republik Veranstaltungen patriotischen und
nationalen Charakters sehr häufig waren.
Einen anderen Aufbau weist hingegen die
Sonata a Violin solo MS 83 auf, deren nicht
eigenhändiges Manuskript die Cassa di
Risparmio di Genova e Imperia 1982 von dem
Antiquar Oscar Shapiro in Washington erwarb.
Auch in diesem Fall handelt es sich vermutlich
um ein Jugendwerk, das aus drei Sätzen
besteht, mit einem umfangreichen ersten Satz
von 154 Takten, einem kurzen Adagio und dann
einer abschließenden Polonaise variée.
Die populäre Arie Nel cor più non mi sento aus
der Oper La bella molinara von Paisiello, die
bereits Beethovens Aufmerksamkeit erregt
hatte, wurde von Paganini in einer seiner
berühmtesten Kompositionen, dem Capriccio a
violino solo „Nel cor più non mi sento“ MS 44
verwendet. Sie war seit 1830, als Carl Guhr sie
im Anhang zu seinem bereits erwähnten Über
Paganini’s Kunst die Violine zu spielen veröffentlichte, weitverbreitet. Der deutsche Geiger versicherte, das Stück selbst aus dem Gedächtnis
niedergeschrieben zu haben. Von dem Werk ist
kein vollständiges eigenhändiges Manuskript
vorhanden; ein unvollständiges befindet sich in
der Deutschen Staatsbibliothek Berlin. Darin
finden sich die Einleitung, das Thema und die
erste Variation des Stücks, die genau den von
Guhr gedruckten entsprechen. Es ist also möglich, dass die Behauptung des Geigers nur das
Ziel hatte, seine bereits beträchtlichen
Verdienste in den Augen des Publikums noch
zu steigern. Dem eigentlichen Tema geht ein
einleitendes Capriccio voraus, dem sieben
Variationen und eine Koda folgen. Paisiellos
Thema erscheint nicht in seiner einfachsten
Form, sondern bereits variiert und in
Kombination von Bogen und Pizzikato. Die
betreffenden sieben Variationen enthalten alle
stärksten Effekte von Paganinis Technik: vom
Tremolo mit der linken Hand gemeinsam mit
der Melodie in der zweiten Variation zu den
doppelten Obertönen und dem jeté der dritten,
von den mit den Bogenpassagen abwechselnden der vierten zu den Abfolgen von
16
Tetrachorden und den Obertonskalen der fünften, von der auf der vierten Saite gespielten
Variation zur letzten in raschesten, mit dem
Bogen gestrichenen Arpeggiaturen.
Eine gleichartige Anlage finden wir auch in
einem anderen äußerst schwierig zu spielenden
Werk für Solovioline, den Variazioni su God save
the King MS 56. Paganini schrieb sie in
Deutschland, was er dem Rechtsanwalt Germi in
einem in Berlin am 3. April 1829 geschriebenen
Brief mitteilte: „Ich habe organisch Variationen
über das Thema God save the King geschrieben,
die nur mit meiner Geige zu spielen sind, um die
Skeptiker zu überzeugen“. Die Komposition
wurde also für Solovioline geschrieben, obwohl
der Verleger Schonenberger sie posthum als op.
9 mit einer Orchesterbegleitung von mehr als
zweifelhafter Echtheit herausbrachte. Wir haben
in der Tat weder vom Solopart, noch von der
Orchesterpartitur ein eigenhändiges Manuskript
des Werks und umso weniger die Orchesterparts.
Da diese – im Unterschied zu den Autographen
– Sammler und Liebhaber nie interessiert haben,
lässt uns ihr Fehlen annehmen, dass die
Orchesterbegleitung von einem Arrangeur des
Verlags Schonenberger erstellt wurde. Auch in
diesem Werk wird das Thema der englischen
Hymne (das dadurch gekennzeichnet ist, dass
sie nur aus sechs statt der traditionellen acht
Takte besteht) nie in seiner einfachsten Form,
sondern bereits variiert vorgestellt. Anfänglich
wird es mit dem Bogen dargelegt und hat eine
Begleitung von Akkorden, die von der linken
Hand im Pizzikato ausgeführt werden. Die
erste Variation ist in Zweiklängen, die zweite in
doppelten Obertönen; in der dritten Variation
wird die Melodie gemeinsam mit dem
Legatotremolo dargelegt, in der vierten findet
sich neuerlich die Kombination von Bogen und
Pizzikato; in der fünften wechseln die doppelten Obertöne mit normalen Zweiklängen mit
Echowirkungen ab. Die letzte Variation nimmt
wie bei Nel cor più non mi sento den gleichen
Entwurf von mit dem Bogen gestrichenen
„gespiegelten“ Quartolen in äußerst rascher
Abfolge wieder auf.
Paganinis letztes Stück für Solovioline ist das
Caprice d’adieu composé pour son ami M.E.
Eliason MS 68, ein Werk, das als Anhang zu
einer Sammlung von Six Caprices Caractéristiques
erscheint, die von Eduard Eliason, dem
Primgeiger des London Philharmonic Orchestra,
Paganini 1833 gewidmet wurde. Das kurze Stück,
ein Allegro moderato in E-Dur im 12/8-Takt, bietet weder vom musikalischen, noch vom technischen Blickwinkel her Gründe für ein besonderes
Interesse, weil es auf der einen Seite zu banal,
auf der anderen zu leicht ist. Dieses Caprice d’adieu mit den 24 Capricci in Zusammenhang zu
bringen, wie es in einigen modernen Ausgaben
geschehen ist, ist ein sehr unglücklicher Einfall,
weil die Distanz zwischen dieser kleinen
Komposition und den 24 Capricci wirklich allzu
groß ist.
Danilo Prefumo
(Übersetzung: Eva Pleus)
17
PAGANINI.
Œuvres complètes pour violon solo
leur parution, les Capricci de Paganini.
Quoi qu’il en soit, les Capricci de Paganini ne
sont pas le fruit d’une expérience exclusivement
personnelle puisqu’elles s’insèrent, du moins au
plan de leur aspect formel, au sein d’une riche
tradition compositionnelle. Mais contrairement
aux pièces de Kreutzer et de Rode, où prédomine la volonté de conservation et l’intention
académique, les Capricci de Paganini, bien que
sommet concret et inédit du violonisme transcendantal, ne se posent pas exclusivement en
œuvre didactique, même de très haut niveau ;
au contraire, si l’on reprend quelque chose de
l’acception et de la signification baroque du
terme, ce sont de libres compositions où le
point technique de départ est dépassé par une
fantaisie musicale qui ne le laisse jamais devenir une fin en soi. A la tradition du capricciostudio du dix-huitième siècle évoqué plus haut,
Paganini a ajouté des éléments fantasmagoriques, des extravagances et des libertés qui
vont bien au-delà de l’esthétique néoclassique
et des exemples de ses prédécesseurs directs.
Les Capricci du musicien génois n’ont plus rien
du Gradus ad Parnassum, de l’introduction progressive aux difficultés instrumentales les plus
ardues, prenant plutôt le caractère d’un défi
lancé “aux Artistes ”, comme l’indique la dédicace de la première édition de Ricordi. Du premier au dernier, ils présentent une uniformité
substantielle par rapport à la difficulté et à la
technique d’exécution, toujours considérée
comme déjà acquise et pleinement maîtrisée.
Dans les Capricci, Paganini emploie systématiquement et amplifie jusqu’à la démesure les
éléments déjà parus dans les compositions des
auteurs précédents, mais de façon limitée et
L
es 24 Capricci op. 1 MS 25 constituent la
plus grande énigme de la musicologie
paganinienne. Ils furent publiés par
Ricordi en 1820 mais on ne connaît pas précisément la date de leur composition. L’examen du
manuscrit autographe paganinien révèle néanmoins que les plaques furent gravées avant le
24 novembre 1817. Le terme Capriccio, qui
apparaît dans le monde musical dès le seizième
siècle, indique des pièces vocales ou instrumentales composées dans un style contrapuntique
plus libre. Ce n’est que vers le milieu du dixhuitième siècle qu’il prend définitivement le
sens d’étude ou d’exercice virtuose pour instrument à cordes. L’un des premiers exemples, et
des plus importants, de ce nouveau genre est
constitué par les 24 Capricci pour violon solo
que Pietro Antonio Locatelli (1695 – 1764)
écrivit pour ses douze concertos de l’Arte del
violino op. 3, publiés en 1733. Le Capriccio
pour violon solo se développa avec bonheur
non seulement en Italie mais aussi en France,
d’abord par le truchement d’auteurs italiens,
comme le Napolitain Federico Fiorillo (vers
1755 – après 1823), dont l’Etude pour violon formant 36 Caprices op. 3 fut publiée pour la première fois vers la fin du dix-huitième siècle par
les éditions Sieber de Paris. Au début du dixneuvième siècle, les deux principaux violonistes-compositeurs français, Rodolphe
Kreutzer et Pierre Rode, firent paraître deux
livres de Caprices pour violon solo qui, publiés
respectivement en 1807 et en 1815, précèdent
donc, du moins pour ce qui concerne la date de
18
occasionnelle. Les tierces, sixtes, octaves et
dixièmes, brisées ou simultanées, avaient bien
été utilisées au dix-huitième siècle, mais pas
dans le registre suraigu, avec un mouvement
chromatique et des temps si rapides ; le pizzicato était un effet archiconnu, que l’on pratiquait
cependant principalement avec la main droite,
c’est-à-dire dans sa forme d’exécution la plus
simple. La quatrième corde avait aussi été utilisée dans des compositions entières, mais personne n’en avait exploré les registres les plus
aigus et son emploi n’était pas systématique.
De plus, Paganini ne se contente pas d’introduire un seul genre de difficulté dans ses
Capricci, d’approfondir un problème dans
chaque pièce, comme cela se fait habituellement dans une Etude ; en réalité, chaque composition présente une variété constamment
renouvelée d’obstacles divers à franchir. Mais
surtout, dans les Capricci, compositeur et virtuose vont de pair du début à la fin ; et c’est
dans cette profonde unité de suggestions musicales et instrumentales que doivent être recherchées les raisons profondes de la longue
influence des 24 caprices sur la musique du dixneuvième siècle romantique.
Si l’on excepte les Capricci, les œuvres de
Paganini pour violon solo d’une certaine importance sont relativement peu nombreuses, même
si les compositions restantes sont presque toujours très intéressantes du point de vue technique. C’est le cas de la Sonata a violino solo
MS 6, écrite entre 1805 et 1809 alors que le
compositeur séjournait à Lucques, et dédiée à
“Son altesse la Princesse Elisa ” (Baciocchi).
Cette œuvre, dont le manuscrit autographe est
parvenu jusqu’à nous, fut connue du public dès
1830, quand Carl Guhr la publia en appendice
de son “Ueber Paganini’s Kunst die Violine zu
spielen ”, sous le titre de “Duo de Paganini pour
le violon seul ”. Par la suite, la composition fut
publiée d’innombrables fois, parfois sous le
titre de Duo Merveille. Dans cette pièce composée de deux courts mouvements (un Adagio
introductif et un Allegro molto), Paganini fait
systématiquement appel à la combinaison
simultanée de passages exécutés avec l’archet
et en pizzicato, créant l’effet sonore insolite
d’un violon accompagné d’une guitare ; et cette
caractéristique a valu à la composition, d’une
extrême difficulté d’exécution, le titre apocryphe, mais bien approprié, de Duo Merveille.
Du point de vue purement graphique, la Sonate
revêt un intérêt particulier car elle est notée sur
deux portées ; la partie supérieure contient la
partie à exécuter coll’arco, la partie inférieure
celle d’accompagnement à exécuter en pizzicato.
Les œuvres pour violon solo comprennent également, quoique pour des raisons purement
pratiques, deux compositions dont seule nous
est parvenue la partie du violon solo, et dont la
copie manuscrite non autographe est aujourd’hui conservée à l’Istituto di Studi Paganiniani
de Gênes. L’une, intitulée Tema variato per
Violino MS 82, pourrait être effectivement pour
violon solo, tandis que l’autre, l’Inno patriotico
(sic) con variazioni MS 81, semble en revanche
supposer l’accompagnement d’un autre instrument. Des deux compositions, cependant, la
première surtout mérite une attention particulière ; il s’agit sans doute d’une œuvre de jeunesse, comme le prouve le fait que, bien qu’étant de caractère éminemment virtuose, l’auteur en ait accordé la reproduction à un copis-
19
PAGANINI.
Œuvres complètes pour violon solo
leur parution, les Capricci de Paganini.
Quoi qu’il en soit, les Capricci de Paganini ne
sont pas le fruit d’une expérience exclusivement
personnelle puisqu’elles s’insèrent, du moins au
plan de leur aspect formel, au sein d’une riche
tradition compositionnelle. Mais contrairement
aux pièces de Kreutzer et de Rode, où prédomine la volonté de conservation et l’intention
académique, les Capricci de Paganini, bien que
sommet concret et inédit du violonisme transcendantal, ne se posent pas exclusivement en
œuvre didactique, même de très haut niveau ;
au contraire, si l’on reprend quelque chose de
l’acception et de la signification baroque du
terme, ce sont de libres compositions où le
point technique de départ est dépassé par une
fantaisie musicale qui ne le laisse jamais devenir une fin en soi. A la tradition du capricciostudio du dix-huitième siècle évoqué plus haut,
Paganini a ajouté des éléments fantasmagoriques, des extravagances et des libertés qui
vont bien au-delà de l’esthétique néoclassique
et des exemples de ses prédécesseurs directs.
Les Capricci du musicien génois n’ont plus rien
du Gradus ad Parnassum, de l’introduction progressive aux difficultés instrumentales les plus
ardues, prenant plutôt le caractère d’un défi
lancé “aux Artistes ”, comme l’indique la dédicace de la première édition de Ricordi. Du premier au dernier, ils présentent une uniformité
substantielle par rapport à la difficulté et à la
technique d’exécution, toujours considérée
comme déjà acquise et pleinement maîtrisée.
Dans les Capricci, Paganini emploie systématiquement et amplifie jusqu’à la démesure les
éléments déjà parus dans les compositions des
auteurs précédents, mais de façon limitée et
L
es 24 Capricci op. 1 MS 25 constituent la
plus grande énigme de la musicologie
paganinienne. Ils furent publiés par
Ricordi en 1820 mais on ne connaît pas précisément la date de leur composition. L’examen du
manuscrit autographe paganinien révèle néanmoins que les plaques furent gravées avant le
24 novembre 1817. Le terme Capriccio, qui
apparaît dans le monde musical dès le seizième
siècle, indique des pièces vocales ou instrumentales composées dans un style contrapuntique
plus libre. Ce n’est que vers le milieu du dixhuitième siècle qu’il prend définitivement le
sens d’étude ou d’exercice virtuose pour instrument à cordes. L’un des premiers exemples, et
des plus importants, de ce nouveau genre est
constitué par les 24 Capricci pour violon solo
que Pietro Antonio Locatelli (1695 – 1764)
écrivit pour ses douze concertos de l’Arte del
violino op. 3, publiés en 1733. Le Capriccio
pour violon solo se développa avec bonheur
non seulement en Italie mais aussi en France,
d’abord par le truchement d’auteurs italiens,
comme le Napolitain Federico Fiorillo (vers
1755 – après 1823), dont l’Etude pour violon formant 36 Caprices op. 3 fut publiée pour la première fois vers la fin du dix-huitième siècle par
les éditions Sieber de Paris. Au début du dixneuvième siècle, les deux principaux violonistes-compositeurs français, Rodolphe
Kreutzer et Pierre Rode, firent paraître deux
livres de Caprices pour violon solo qui, publiés
respectivement en 1807 et en 1815, précèdent
donc, du moins pour ce qui concerne la date de
18
occasionnelle. Les tierces, sixtes, octaves et
dixièmes, brisées ou simultanées, avaient bien
été utilisées au dix-huitième siècle, mais pas
dans le registre suraigu, avec un mouvement
chromatique et des temps si rapides ; le pizzicato était un effet archiconnu, que l’on pratiquait
cependant principalement avec la main droite,
c’est-à-dire dans sa forme d’exécution la plus
simple. La quatrième corde avait aussi été utilisée dans des compositions entières, mais personne n’en avait exploré les registres les plus
aigus et son emploi n’était pas systématique.
De plus, Paganini ne se contente pas d’introduire un seul genre de difficulté dans ses
Capricci, d’approfondir un problème dans
chaque pièce, comme cela se fait habituellement dans une Etude ; en réalité, chaque composition présente une variété constamment
renouvelée d’obstacles divers à franchir. Mais
surtout, dans les Capricci, compositeur et virtuose vont de pair du début à la fin ; et c’est
dans cette profonde unité de suggestions musicales et instrumentales que doivent être recherchées les raisons profondes de la longue
influence des 24 caprices sur la musique du dixneuvième siècle romantique.
Si l’on excepte les Capricci, les œuvres de
Paganini pour violon solo d’une certaine importance sont relativement peu nombreuses, même
si les compositions restantes sont presque toujours très intéressantes du point de vue technique. C’est le cas de la Sonata a violino solo
MS 6, écrite entre 1805 et 1809 alors que le
compositeur séjournait à Lucques, et dédiée à
“Son altesse la Princesse Elisa ” (Baciocchi).
Cette œuvre, dont le manuscrit autographe est
parvenu jusqu’à nous, fut connue du public dès
1830, quand Carl Guhr la publia en appendice
de son “Ueber Paganini’s Kunst die Violine zu
spielen ”, sous le titre de “Duo de Paganini pour
le violon seul ”. Par la suite, la composition fut
publiée d’innombrables fois, parfois sous le
titre de Duo Merveille. Dans cette pièce composée de deux courts mouvements (un Adagio
introductif et un Allegro molto), Paganini fait
systématiquement appel à la combinaison
simultanée de passages exécutés avec l’archet
et en pizzicato, créant l’effet sonore insolite
d’un violon accompagné d’une guitare ; et cette
caractéristique a valu à la composition, d’une
extrême difficulté d’exécution, le titre apocryphe, mais bien approprié, de Duo Merveille.
Du point de vue purement graphique, la Sonate
revêt un intérêt particulier car elle est notée sur
deux portées ; la partie supérieure contient la
partie à exécuter coll’arco, la partie inférieure
celle d’accompagnement à exécuter en pizzicato.
Les œuvres pour violon solo comprennent également, quoique pour des raisons purement
pratiques, deux compositions dont seule nous
est parvenue la partie du violon solo, et dont la
copie manuscrite non autographe est aujourd’hui conservée à l’Istituto di Studi Paganiniani
de Gênes. L’une, intitulée Tema variato per
Violino MS 82, pourrait être effectivement pour
violon solo, tandis que l’autre, l’Inno patriotico
(sic) con variazioni MS 81, semble en revanche
supposer l’accompagnement d’un autre instrument. Des deux compositions, cependant, la
première surtout mérite une attention particulière ; il s’agit sans doute d’une œuvre de jeunesse, comme le prouve le fait que, bien qu’étant de caractère éminemment virtuose, l’auteur en ait accordé la reproduction à un copis-
19
te. La structure de la pièce est relativement
archaïque : l’introduction manque et le thème
est présenté dès l’ouverture. Les sept variations
successives exposent, avec une grande variété
de timbres et de couleurs, le jeu ornemental
habituel dans lequel se détachent les passages
d’harmoniques doubles dans des positions suraiguës de la troisième variation.
L’Inno patriotico est basé en revanche sur un
frêle thème de quatre mesures, présenté lui
aussi sans introduction préalable et suivi de six
courtes variations, techniquement moins intéressantes que celle du Tema variato. Ce thème
à 6/8 présente le caractère populaire habituel.
Selon toute probabilité, la composition remonte aux années passées à Gênes avant 1805,
quand des manifestations de caractère patriotique et national avaient lieu assez fréquemment dans la république jacobine.
La Sonata a Violin solo MS 83, dont le manuscrit non autographe a été acheté en 1982 à l’antiquaire Oscar Shapiro, de Washington, par la
Cassa di Risparmio di Genova e Imperia, présente en revanche une structure formelle différente. Il s’agit sans doute aussi d’une œuvre de
jeunesse, composée de trois mouvements, un
long premier temps de 154 mesures, un court
Adagio et une Polonaise variée conclusive.
L’air populaire Nel cor più non mi sento, tiré de
l’opéra La bella molinara de Paisiello, qui avait
déjà attiré l’attention de Beethoven, fut utilisé
par Paganini dans une de ses plus célèbres
compositions, le Capriccio a violino solo “Nel
cor più non mi sento” MS 44, qui eut une large
diffusion dès 1830, quand Carl Guhr le publia
en appendice de son “Ueber Paganini’s Kunst
die Violine zu spielen ”. Selon les affirmations
du violoniste allemand, il avait transcrit luimême de mémoire cette composition, dont il
n’existe aucun manuscrit autographe complet ;
en revanche, il en existe un, incomplet,
conservé à la Deutsche Staatsbibliothek de
Berlin, comprenant l’introduction, le thème et
la première variation de celui-ci, absolument
identiques à ce qu’avait publié Guhr. Il se peut
donc que l’affirmation du violoniste ait eu pour
but d’accroître aux yeux du public ses mérites
déjà grands. Le Thème proprement dit est
précédé d’un Capriccio introductif et suivi de
sept variations et d’une coda. Le thème de
Paisiello n’apparaît pas sous sa forme la plus
simple, mais déjà varié, avec une combinaison
d’archet et de pizzicato. Les sept variations qui
suivent présentent tous les effets les plus spectaculaires de la technique paganinienne : trémolo avec la main gauche uni à la mélodie dans
la seconde variation, harmoniques doubles et
jeté dans la troisième, pizzicati alternant avec
les sons coll’arco dans la quatrième, successions
de tétracordes et gammes en harmoniques dans
la cinquième, variation jouée sur la quatrième
corde dans la sixième et arpèges en sautillé
dans la variation conclusive.
La même conception apparaît dans une autre
composition transcendantale pour violon solo,
les Variazioni sul God save the King MS. 56.
Paganini les écrivit en Allemagne et annonça la
nouvelle à maître Germi dans une lettre écrite
de Berlin le 3 avril 1829 : “J’ai écrit des variations organiques sur le thème du God save the
King, à exécuter avec mon violon uniquement,
afin de persuader les incrédules ”. La composition fut donc conçue pour violon solo, même si
l’éditeur Schonenberger, dans son édition post-
20
un Allegro moderato en mi majeur à 12/8,
n’offre aucun intérêt particulier ni au plan
musical ni au plan technique, étant d’une part
trop banal et d’autre part trop facile. L’idée
d’associer ce Caprice d’adieu aux 24 Capricci,
comme l’ont fait certaines éditions modernes,
est plutôt malheureuse car la distance qui sépare cette petite composition des 24 Capricci est
véritablement abyssale.
hume sous le numéro d’opus 9, la présenta avec
un accompagnement orchestral dont l’authenticité est plus que douteuse. De fait, il ne reste
de cette œuvre aucun manuscrit autographe, ni
de la partie soliste ni de la partie orchestrale, ni
bien sûr des différentes parties orchestrales.
Contrairement aux manuscrits autographes, ces
parties n’ont jamais intéressé les collectionneurs ni les amateurs, et leur absence nous
suggère donc que l’accompagnement orchestral
fut réalisé au sein des éditions Schonenberger.
Ici aussi, le thème de l’hymne anglais (composé
de six mesures uniquement alors qu’il en comprend habituellement huit) n’est jamais présenté sous sa forme la plus simple, mais déjà
varié ; il est tout d’abord exposé par l’archet
avec un accompagnement d’accords exécutés
en pizzicato par la main gauche. La première
variation est en doubles cordes, la seconde en
harmoniques doubles ; dans la troisième variation, la mélodie est exposée accompagnée du
trémolo legato et dans la quatrième, l’on retrouve la combinaison des sons coll’arco et du pizzicato ; dans la cinquième les harmoniques
doubles alternent avec les doubles cordes normales, produisant des effets d’écho. La dernière variation, comme dans Nel cor più non mi
sento, reprend le même dessin de quartolets en
sautillé renversés exécutés en successions
rapides.
La dernière composition pour violon solo de
Paganini est le Caprice d’adieu composé pour
son ami M. E. Eliason MS 68, une œuvre qui
apparaît en appendice d’un livre de Six Caprices
Caractéristiques qu’Eduard Eliason, premier
violon du London Philharmonic Orchestra,
dédia à Paganini en 1833. Cette courte page,
Danilo Prefumo
(Traduit par Cécile Viars)
21
te. La structure de la pièce est relativement
archaïque : l’introduction manque et le thème
est présenté dès l’ouverture. Les sept variations
successives exposent, avec une grande variété
de timbres et de couleurs, le jeu ornemental
habituel dans lequel se détachent les passages
d’harmoniques doubles dans des positions suraiguës de la troisième variation.
L’Inno patriotico est basé en revanche sur un
frêle thème de quatre mesures, présenté lui
aussi sans introduction préalable et suivi de six
courtes variations, techniquement moins intéressantes que celle du Tema variato. Ce thème
à 6/8 présente le caractère populaire habituel.
Selon toute probabilité, la composition remonte aux années passées à Gênes avant 1805,
quand des manifestations de caractère patriotique et national avaient lieu assez fréquemment dans la république jacobine.
La Sonata a Violin solo MS 83, dont le manuscrit non autographe a été acheté en 1982 à l’antiquaire Oscar Shapiro, de Washington, par la
Cassa di Risparmio di Genova e Imperia, présente en revanche une structure formelle différente. Il s’agit sans doute aussi d’une œuvre de
jeunesse, composée de trois mouvements, un
long premier temps de 154 mesures, un court
Adagio et une Polonaise variée conclusive.
L’air populaire Nel cor più non mi sento, tiré de
l’opéra La bella molinara de Paisiello, qui avait
déjà attiré l’attention de Beethoven, fut utilisé
par Paganini dans une de ses plus célèbres
compositions, le Capriccio a violino solo “Nel
cor più non mi sento” MS 44, qui eut une large
diffusion dès 1830, quand Carl Guhr le publia
en appendice de son “Ueber Paganini’s Kunst
die Violine zu spielen ”. Selon les affirmations
du violoniste allemand, il avait transcrit luimême de mémoire cette composition, dont il
n’existe aucun manuscrit autographe complet ;
en revanche, il en existe un, incomplet,
conservé à la Deutsche Staatsbibliothek de
Berlin, comprenant l’introduction, le thème et
la première variation de celui-ci, absolument
identiques à ce qu’avait publié Guhr. Il se peut
donc que l’affirmation du violoniste ait eu pour
but d’accroître aux yeux du public ses mérites
déjà grands. Le Thème proprement dit est
précédé d’un Capriccio introductif et suivi de
sept variations et d’une coda. Le thème de
Paisiello n’apparaît pas sous sa forme la plus
simple, mais déjà varié, avec une combinaison
d’archet et de pizzicato. Les sept variations qui
suivent présentent tous les effets les plus spectaculaires de la technique paganinienne : trémolo avec la main gauche uni à la mélodie dans
la seconde variation, harmoniques doubles et
jeté dans la troisième, pizzicati alternant avec
les sons coll’arco dans la quatrième, successions
de tétracordes et gammes en harmoniques dans
la cinquième, variation jouée sur la quatrième
corde dans la sixième et arpèges en sautillé
dans la variation conclusive.
La même conception apparaît dans une autre
composition transcendantale pour violon solo,
les Variazioni sul God save the King MS. 56.
Paganini les écrivit en Allemagne et annonça la
nouvelle à maître Germi dans une lettre écrite
de Berlin le 3 avril 1829 : “J’ai écrit des variations organiques sur le thème du God save the
King, à exécuter avec mon violon uniquement,
afin de persuader les incrédules ”. La composition fut donc conçue pour violon solo, même si
l’éditeur Schonenberger, dans son édition post-
20
un Allegro moderato en mi majeur à 12/8,
n’offre aucun intérêt particulier ni au plan
musical ni au plan technique, étant d’une part
trop banal et d’autre part trop facile. L’idée
d’associer ce Caprice d’adieu aux 24 Capricci,
comme l’ont fait certaines éditions modernes,
est plutôt malheureuse car la distance qui sépare cette petite composition des 24 Capricci est
véritablement abyssale.
hume sous le numéro d’opus 9, la présenta avec
un accompagnement orchestral dont l’authenticité est plus que douteuse. De fait, il ne reste
de cette œuvre aucun manuscrit autographe, ni
de la partie soliste ni de la partie orchestrale, ni
bien sûr des différentes parties orchestrales.
Contrairement aux manuscrits autographes, ces
parties n’ont jamais intéressé les collectionneurs ni les amateurs, et leur absence nous
suggère donc que l’accompagnement orchestral
fut réalisé au sein des éditions Schonenberger.
Ici aussi, le thème de l’hymne anglais (composé
de six mesures uniquement alors qu’il en comprend habituellement huit) n’est jamais présenté sous sa forme la plus simple, mais déjà
varié ; il est tout d’abord exposé par l’archet
avec un accompagnement d’accords exécutés
en pizzicato par la main gauche. La première
variation est en doubles cordes, la seconde en
harmoniques doubles ; dans la troisième variation, la mélodie est exposée accompagnée du
trémolo legato et dans la quatrième, l’on retrouve la combinaison des sons coll’arco et du pizzicato ; dans la cinquième les harmoniques
doubles alternent avec les doubles cordes normales, produisant des effets d’écho. La dernière variation, comme dans Nel cor più non mi
sento, reprend le même dessin de quartolets en
sautillé renversés exécutés en successions
rapides.
La dernière composition pour violon solo de
Paganini est le Caprice d’adieu composé pour
son ami M. E. Eliason MS 68, une œuvre qui
apparaît en appendice d’un livre de Six Caprices
Caractéristiques qu’Eduard Eliason, premier
violon du London Philharmonic Orchestra,
dédia à Paganini en 1833. Cette courte page,
Danilo Prefumo
(Traduit par Cécile Viars)
21
CDS 402/1-2
Messico, Orquestra Sinfonica de Estado de Sao
Paolo in Brasile, la Melbourne e Queensland
Symphonies in Australia, e la Orpheus
Chamber Orchestra; e con famosi direttori
quali, tra gli altri, Lorin Maazel, Daniel Oren e
Vladimir Fedoseyev.
Il repertorio di Milenkovich per violino solo è
altrettanto vasto. E’ inoltre apparso in programmi televisivi e radiofonici, sia del suo
paese che esteri, ed in articoli su riviste e giornali quali il New York Times, USA Today,
Strad Magazine e il Corriere della Sera.
Appassionato esecutore anche di musica da
camera, Milenkovich ha preso parte alla Barge
Music Series di New York, la Jupiter Chamber
Music Series con Seymor Lipkin e Joel
Krosnick, e si è esibito con Itzakh Perlman al
Perlman Music Program (Shelter Island).
Inoltre, è uno dei membri fondatori del
Corinthian Trio, col pianista Adam Neiman e
col violoncellista Ani Aznavoorian.
Milenkovich ha partecipato ad alcuni dei più
famosi concorsi violinistici internazionali, quali
il Concorso Rodolfo Lipizer in Italia e il
Concorso Ludwig Spohr in Germania (primo
premio); il Concorso Internazionale di
Indianapolis (medaglia d’argento); il Premio
Paganini di Genova e il Concorso Tibor Varga
in Svizzera (secondo premio); il Concorso
Regina Elisabetta (medaglia di bronzo); e il
Concorso Yehudi Menuhin (terzo premio).
Artista attivo e versatile, Milenkovich ha insegnato come assistente per due anni al De Lay
Institute della Juilliard School e dal 2000 insegna al Perlman Music Program che si tiene d’estate a Shelter Island. Il suo rapporto col famoso violinista continua poi durante l’anno scolasti-
ITALIANO
Stefan Milenkovich iniziò lo studio del violino
all’età di tre anni sotto la guida del padre, che è
rimasto il suo insegnante per 17 anni. Da subito
Stefan mostrò un talento straordinario, dando il
primo concerto con orchestra all’età di cinque
anni e vincendo il suo primo premio musicale a
sette. L’anno seguente debuttò a Belgrado e
registrò il suo primo LP. Dopo una tournée in
Italia, seguirono concerti in Russia, Germania,
Francia, Belgio, Olanda, Finlandia, Svizzera,
Israele, Gran Bretagna, Spagna, Turchia,
Croazia, Polonia, Bulgaria, Sri Lanka, Messico,
Cina e Australia. A dieci anni Milenkovich fu
invitato a suonare per l’allora Presidente degli
Stati Uniti Ronald Reagan a Washington, in
occasione di un concerto di Natale; l’anno dopo
si esibì per Mikhail Gorbachev ed a quattordici
anni per papa Giovanni Paolo II in Vaticano. A
sedici anni tenne il suo millesimo concerto a
Monterrey, Messico. Nel 1995 ottenne il Master
all’Accademia Musicale di Belgrado, il più giovane studente nella storia dell’istituto a conseguire un tale risultato.
Milenkovich si è rapidamente affermato per le
sue esecuzioni sempre convincenti ed intense
che spaziano su un vasto repertorio e comprendono molti generi. All’età di 26 anni ha già alle
spalle una carriera importante, con esibizioni
assieme ad orchestre quali la Indianapolis
Symphony Orchestra, Aspen Chamber
Symphony, Orchestra Sinfonica di Berlino,
Filarmonica di Helsinki, Orchestra di RadioFrance, Orchestra Nazionale del Belgio,
Filarmonica di Belgrado, Orchestra del Teatro
Bolshoi, Orchestra Sinfonica dello Stato del
23
CDS 402/1-2
Messico, Orquestra Sinfonica de Estado de Sao
Paolo in Brasile, la Melbourne e Queensland
Symphonies in Australia, e la Orpheus
Chamber Orchestra; e con famosi direttori
quali, tra gli altri, Lorin Maazel, Daniel Oren e
Vladimir Fedoseyev.
Il repertorio di Milenkovich per violino solo è
altrettanto vasto. E’ inoltre apparso in programmi televisivi e radiofonici, sia del suo
paese che esteri, ed in articoli su riviste e giornali quali il New York Times, USA Today,
Strad Magazine e il Corriere della Sera.
Appassionato esecutore anche di musica da
camera, Milenkovich ha preso parte alla Barge
Music Series di New York, la Jupiter Chamber
Music Series con Seymor Lipkin e Joel
Krosnick, e si è esibito con Itzakh Perlman al
Perlman Music Program (Shelter Island).
Inoltre, è uno dei membri fondatori del
Corinthian Trio, col pianista Adam Neiman e
col violoncellista Ani Aznavoorian.
Milenkovich ha partecipato ad alcuni dei più
famosi concorsi violinistici internazionali, quali
il Concorso Rodolfo Lipizer in Italia e il
Concorso Ludwig Spohr in Germania (primo
premio); il Concorso Internazionale di
Indianapolis (medaglia d’argento); il Premio
Paganini di Genova e il Concorso Tibor Varga
in Svizzera (secondo premio); il Concorso
Regina Elisabetta (medaglia di bronzo); e il
Concorso Yehudi Menuhin (terzo premio).
Artista attivo e versatile, Milenkovich ha insegnato come assistente per due anni al De Lay
Institute della Juilliard School e dal 2000 insegna al Perlman Music Program che si tiene d’estate a Shelter Island. Il suo rapporto col famoso violinista continua poi durante l’anno scolasti-
ITALIANO
Stefan Milenkovich iniziò lo studio del violino
all’età di tre anni sotto la guida del padre, che è
rimasto il suo insegnante per 17 anni. Da subito
Stefan mostrò un talento straordinario, dando il
primo concerto con orchestra all’età di cinque
anni e vincendo il suo primo premio musicale a
sette. L’anno seguente debuttò a Belgrado e
registrò il suo primo LP. Dopo una tournée in
Italia, seguirono concerti in Russia, Germania,
Francia, Belgio, Olanda, Finlandia, Svizzera,
Israele, Gran Bretagna, Spagna, Turchia,
Croazia, Polonia, Bulgaria, Sri Lanka, Messico,
Cina e Australia. A dieci anni Milenkovich fu
invitato a suonare per l’allora Presidente degli
Stati Uniti Ronald Reagan a Washington, in
occasione di un concerto di Natale; l’anno dopo
si esibì per Mikhail Gorbachev ed a quattordici
anni per papa Giovanni Paolo II in Vaticano. A
sedici anni tenne il suo millesimo concerto a
Monterrey, Messico. Nel 1995 ottenne il Master
all’Accademia Musicale di Belgrado, il più giovane studente nella storia dell’istituto a conseguire un tale risultato.
Milenkovich si è rapidamente affermato per le
sue esecuzioni sempre convincenti ed intense
che spaziano su un vasto repertorio e comprendono molti generi. All’età di 26 anni ha già alle
spalle una carriera importante, con esibizioni
assieme ad orchestre quali la Indianapolis
Symphony Orchestra, Aspen Chamber
Symphony, Orchestra Sinfonica di Berlino,
Filarmonica di Helsinki, Orchestra di RadioFrance, Orchestra Nazionale del Belgio,
Filarmonica di Belgrado, Orchestra del Teatro
Bolshoi, Orchestra Sinfonica dello Stato del
23
co alla Juilliard School, dove Milenkovich è assistente di Perlman.
Apprezzato non solo per il suo talento musicale, Milenkovich ha preso parte a numerose
manifestazioni di beneficenza ed ha più volte
ricevuto riconoscimenti per la sua generosità e
per le sue attività umanitarie.
La discografia di Stefan Milenkovich comprende registrazioni di Bach, Paganini, Mozart,
Mendelssohn e Kabalevsky.
for his consistently compelling and poignant performances in a vast range of repertoire and genres. At the age of 26, his career has already
included appearances with the Indianapolis
Symphony Orchestra, Aspen Chamber
Symphony, Berlin Symphony Orchestra, the
Helsinki Philharmonic, the Orchestra of RadioFrance, the National Orchestra of Belgium, the
Belgrade Philharmonic, the Bolshoi Theatre
Orchestra, the Mexico State Symphony, the
Orquestra Sinfonica de Estado de Sao Paolo in
Brazil, the Melbourne and Queensland
Symphonies in Australia, and the Orpheus
Chamber Orchestra, with such renowned conductors as Lorin Maazel, Daniel Oren and
Vladimir Fedoseyev, among many others.
Milenkovich’s recitals are known for their wide
range of repertoire.
He has moreover appeared in numerous television and radio shows, in his home country as
well as abroad, and has been featured in such
magazines and newspapers as the New York
Times, USA Today, Strad Magazine and
Corriere Della Sera (Italy).
A keen chamber musician, Stefan Milenkovich
has performed at the Barge Music Series in
NY, the Jupiter Chamber Music Series with
Mr. Seymor Lipkin and Joel Krosnick, and has
appeared with Itzakh Perlman at the Perlman
Music Program (Shelter Island). He is, moreover, a founding member of the Corinthian
Trio, together with pianist Adam Neiman and
cellist Ani Aznavoorian.
Milenkovich has taken part in some of the most
renowned violin competitions, winning first prize
at the Rodolfo Lipizer Competition in Italy and
the Ludwig Spohr Competition in Germany;
ENGLISH
Stefan Milenkovich started to play the violin at
the age of three under the guidance of his
father, who remained his teacher for the following 17 years. Stefan very soon showed rare talent, appearing for the first time with an orchestra at the age of five and winning his first prize
at the age of seven. The year after that he made
his debut in Belgrade and first LP recording.
Then he went on a tour of Italy, followed by performances throughout Russia, Germany, France,
Belgium, Holland, Finland, Switzerland, Israel,
Great Britain, Spain, Turkey, Croatia, Poland,
Bulgaria, Sri Lanka, Mexico, China and
Australia. At the age of 10 Milenkovich was
invited to play for President Ronald Reagan at
a Christmas concert in Washington; at the age
of 11 he performed for Mikhail Gorbachev and
at 14 for Pope John Paul II at the Vatican. At
the age of 16 he played his 1000th concert in
Monterrey, Mexico. In 1995, he received his
Masters Degree from the Music Academy of
Belgrade, the youngest student in the history of
the institution to attain such a feat.
Milenkovich has rapidly established a reputation
24
Silver Medal at the International Violin
Competition of Indianapolis; Second Prize at
the Paganini Competition in Italy and the Tibor
Varga Competition in Switzerland; Bronze
medal at the Queen Elisabeth; and Third Prize
at the Yehudi Menuhin Competition.
An active and versatile artist, for two years he
was a teaching fellow in Juilliard at the De Lay
Institute, which led, in 2000, to a faculty position
at the Perlman Music Program held in summer
on Shelter Island. Milenkovich’s relationship
with the renowned violinist continues throughout the school year at the Juilliard School, where
Stefan is as an assistant to Mr. Perlman.
Appreciated for more than just his music talent,
Milenkovich has participated in numerous charitable events and has received many honours for
his generosity and humanitarian activities.
His discography includes recordings of Bach,
Paganini, Mozart, Mendelssohn and Kabalevsky.
zehn Jahren wurde Milenkovich eingeladen, in
Washington vor dem damaligen Präsidenten der
Vereinigten Staaten, Ronald Reagan, anlässlich
eines Weihnachtskonzerts zu spielen. Im Jahr
darauf trat er vor Mikhail Gorbatschow auf und
mit vierzehn Jahren im Vatikan vor Papst
Johannes Paul II. Als Sechzehnjähriger bestritt
er sein tausendstes Konzert in Monterrey in
Mexiko. 1995 machte der Künstler seinen
Master an der Musikakademie Belgrad und war
der jüngste Student in der Geschichte des
Instituts, der dieses Ziel erreichte.
Milenkovich hatte mit seinen immer überzeugenden und intensiven Wiedergaben, die ein
breites Repertoire und viele Genres umfassen,
rasch Erfolg. Im Alter von 26 Jahren liegt
bereits eine bedeutende Karriere hinter ihm,
während welcher er Auftritte zusammen mit
Orchestern wie dem Indianapolis Symphony
Orchestra, der Aspen Chamber Symphony, den
Berliner Symphonikern, den Philharmonikern
Helsinki, dem Orchestre de Radio France, dem
Orchestre National Belgique, den Belgrader
Philharmonikern, dem Orchester des BolschoiTheaters, dem Staatlichen Symphonieorchester
von Mexiko, dem Staatlichen Symphonieorchester von São Paulo in Brasilien, den
Melbourne and Queensland Symphonies in
Australien und dem Orpheus Chamber
Orchestra bestritten hat; außerdem trat er unter
berühmten Dirigenten auf, darunter Lorin
Maazel, Daniel Oren und Vladimir Fedoseyev.
Milenkovichs Repertoire für Solovioline ist
ebenso umfangreich. Er trat außerdem in heimischen und ausländischen Fernseh- und
Radioprogrammen auf, und über ihn erschienen Artikel in Zeitschriften und Zeitungen wie
DEUTSCH
Stefan Milenkovich begann sein Geigenstudium
im Alter von drei Jahren unter der Leitung seines Vaters, der siebzehn Jahre lang sein Lehrer
blieb. Stefan zeigte sofort außergewöhnliches
Talent und gab als Fünfjähriger sein erstes
Orchesterkonzert; seinen ersten Preis gewann er
im Alter von sieben Jahren. Im Jahr darauf
debütierte er in Belgrad und spielte seine erste
LP ein. Nach einer Tournee durch Italien folgten Konzerte in Russland, Deutschland,
Frankreich, Belgien, Holland, Finnland, der
Schweiz, in Israel, Großbritannien, Spanien, der
Türkei, in Kroatien, Polen, Bulgarien, Sri Lanka,
Mexiko, China und Australien. Im Alter von
25
co alla Juilliard School, dove Milenkovich è assistente di Perlman.
Apprezzato non solo per il suo talento musicale, Milenkovich ha preso parte a numerose
manifestazioni di beneficenza ed ha più volte
ricevuto riconoscimenti per la sua generosità e
per le sue attività umanitarie.
La discografia di Stefan Milenkovich comprende registrazioni di Bach, Paganini, Mozart,
Mendelssohn e Kabalevsky.
for his consistently compelling and poignant performances in a vast range of repertoire and genres. At the age of 26, his career has already
included appearances with the Indianapolis
Symphony Orchestra, Aspen Chamber
Symphony, Berlin Symphony Orchestra, the
Helsinki Philharmonic, the Orchestra of RadioFrance, the National Orchestra of Belgium, the
Belgrade Philharmonic, the Bolshoi Theatre
Orchestra, the Mexico State Symphony, the
Orquestra Sinfonica de Estado de Sao Paolo in
Brazil, the Melbourne and Queensland
Symphonies in Australia, and the Orpheus
Chamber Orchestra, with such renowned conductors as Lorin Maazel, Daniel Oren and
Vladimir Fedoseyev, among many others.
Milenkovich’s recitals are known for their wide
range of repertoire.
He has moreover appeared in numerous television and radio shows, in his home country as
well as abroad, and has been featured in such
magazines and newspapers as the New York
Times, USA Today, Strad Magazine and
Corriere Della Sera (Italy).
A keen chamber musician, Stefan Milenkovich
has performed at the Barge Music Series in
NY, the Jupiter Chamber Music Series with
Mr. Seymor Lipkin and Joel Krosnick, and has
appeared with Itzakh Perlman at the Perlman
Music Program (Shelter Island). He is, moreover, a founding member of the Corinthian
Trio, together with pianist Adam Neiman and
cellist Ani Aznavoorian.
Milenkovich has taken part in some of the most
renowned violin competitions, winning first prize
at the Rodolfo Lipizer Competition in Italy and
the Ludwig Spohr Competition in Germany;
ENGLISH
Stefan Milenkovich started to play the violin at
the age of three under the guidance of his
father, who remained his teacher for the following 17 years. Stefan very soon showed rare talent, appearing for the first time with an orchestra at the age of five and winning his first prize
at the age of seven. The year after that he made
his debut in Belgrade and first LP recording.
Then he went on a tour of Italy, followed by performances throughout Russia, Germany, France,
Belgium, Holland, Finland, Switzerland, Israel,
Great Britain, Spain, Turkey, Croatia, Poland,
Bulgaria, Sri Lanka, Mexico, China and
Australia. At the age of 10 Milenkovich was
invited to play for President Ronald Reagan at
a Christmas concert in Washington; at the age
of 11 he performed for Mikhail Gorbachev and
at 14 for Pope John Paul II at the Vatican. At
the age of 16 he played his 1000th concert in
Monterrey, Mexico. In 1995, he received his
Masters Degree from the Music Academy of
Belgrade, the youngest student in the history of
the institution to attain such a feat.
Milenkovich has rapidly established a reputation
24
Silver Medal at the International Violin
Competition of Indianapolis; Second Prize at
the Paganini Competition in Italy and the Tibor
Varga Competition in Switzerland; Bronze
medal at the Queen Elisabeth; and Third Prize
at the Yehudi Menuhin Competition.
An active and versatile artist, for two years he
was a teaching fellow in Juilliard at the De Lay
Institute, which led, in 2000, to a faculty position
at the Perlman Music Program held in summer
on Shelter Island. Milenkovich’s relationship
with the renowned violinist continues throughout the school year at the Juilliard School, where
Stefan is as an assistant to Mr. Perlman.
Appreciated for more than just his music talent,
Milenkovich has participated in numerous charitable events and has received many honours for
his generosity and humanitarian activities.
His discography includes recordings of Bach,
Paganini, Mozart, Mendelssohn and Kabalevsky.
zehn Jahren wurde Milenkovich eingeladen, in
Washington vor dem damaligen Präsidenten der
Vereinigten Staaten, Ronald Reagan, anlässlich
eines Weihnachtskonzerts zu spielen. Im Jahr
darauf trat er vor Mikhail Gorbatschow auf und
mit vierzehn Jahren im Vatikan vor Papst
Johannes Paul II. Als Sechzehnjähriger bestritt
er sein tausendstes Konzert in Monterrey in
Mexiko. 1995 machte der Künstler seinen
Master an der Musikakademie Belgrad und war
der jüngste Student in der Geschichte des
Instituts, der dieses Ziel erreichte.
Milenkovich hatte mit seinen immer überzeugenden und intensiven Wiedergaben, die ein
breites Repertoire und viele Genres umfassen,
rasch Erfolg. Im Alter von 26 Jahren liegt
bereits eine bedeutende Karriere hinter ihm,
während welcher er Auftritte zusammen mit
Orchestern wie dem Indianapolis Symphony
Orchestra, der Aspen Chamber Symphony, den
Berliner Symphonikern, den Philharmonikern
Helsinki, dem Orchestre de Radio France, dem
Orchestre National Belgique, den Belgrader
Philharmonikern, dem Orchester des BolschoiTheaters, dem Staatlichen Symphonieorchester
von Mexiko, dem Staatlichen Symphonieorchester von São Paulo in Brasilien, den
Melbourne and Queensland Symphonies in
Australien und dem Orpheus Chamber
Orchestra bestritten hat; außerdem trat er unter
berühmten Dirigenten auf, darunter Lorin
Maazel, Daniel Oren und Vladimir Fedoseyev.
Milenkovichs Repertoire für Solovioline ist
ebenso umfangreich. Er trat außerdem in heimischen und ausländischen Fernseh- und
Radioprogrammen auf, und über ihn erschienen Artikel in Zeitschriften und Zeitungen wie
DEUTSCH
Stefan Milenkovich begann sein Geigenstudium
im Alter von drei Jahren unter der Leitung seines Vaters, der siebzehn Jahre lang sein Lehrer
blieb. Stefan zeigte sofort außergewöhnliches
Talent und gab als Fünfjähriger sein erstes
Orchesterkonzert; seinen ersten Preis gewann er
im Alter von sieben Jahren. Im Jahr darauf
debütierte er in Belgrad und spielte seine erste
LP ein. Nach einer Tournee durch Italien folgten Konzerte in Russland, Deutschland,
Frankreich, Belgien, Holland, Finnland, der
Schweiz, in Israel, Großbritannien, Spanien, der
Türkei, in Kroatien, Polen, Bulgarien, Sri Lanka,
Mexiko, China und Australien. Im Alter von
25
New York Times, USA Today, Strad Magazine
und Corriere della Sera.
Als begeisterter Interpret auch von
Kammermusik nahm Milenkovich an der Barge
Music Series New York sowie der Jupiter
Chamber Music Series mit Seymor Lipkin und
Joel Krosnick teil und trat mit Itzhak Perlman
beim Perlman Music Program (Shelter Island)
auf. Außerdem ist er mit dem Pianisten Adam
Neiman und dem Cellisten Ani Aznavoorian
einer der Gründer des Corinthian Trios.
Milenkovich hat an einigen der berühmtesten
internationalen Violinwettbewerbe teilgenommen, wie dem Concorso Rodolfo Lipizer in
Italien und dem Ludwig Spohr-Wettbewerb in
Deutschland (erster Preis), dem Internationalen
Wettbewerb von Indianapolis (Silbermedaille),
dem Premio Paganini in Genua und dem Tibor
Varga-Wettbewerb in der Schweiz (zweiter
Preis), dem Wettbewerb Reine Elisabeth
(Bronzemedaille) und dem Wettbewerb Yehudi
Menuhin (dritter Preis).
Als aktiver, vielseitiger Künstler unterrichtete
Milenkovich zwei Jahre lang als Assistent am
De Lay Institute der Juilliard School und seit
2000 beim Perlman Music Program, das im
Sommer in Shelter Island abgehalten wird.
Seine Beziehung zu dem berühmten Violinisten
setzt sich während des Schuljahrs an der
Juilliard School fort, wo Milenkovich Perlmans
Assistent ist.
Milenkovich wird nicht nur seines musikalischen Talents wegen geschätzt, denn er nahm
an zahlreichen Wohltätigkeitsveranstaltungen
teil und wurde mehrmals für seine Freigebigkeit
und seine humanitäre Tätigkeit gewürdigt.
Die Diskographie von Stefan Milenkovich
umfasst Einspielungen von Bach, Paganini,
Mozart, Mendelssohn-Bartholdy und
Kabalevsky.
FRANÇAIS
Stefan Milenkovich a entamé ses études de violon à l’âge de trois ans sous la direction de son
père, qui a été son professeur pendant dix-sept
ans. D’emblée, Stefan a fait preuve d’un talent
extraordinaire : il a donné son premier concert
accompagné d’un orchestre à l’âge de cinq ans
et remporté son premier prix musical à sept
ans. L’année suivante il a fait ses débuts à
Belgrade et enregistré son premier disque.
Après une tournée en Italie, il a donné des
concerts en Russie, en Allemagne, en France,
en Belgique, aux Pays-Bas, en Finlande, en
Suisse, en Israël, en Grande-Bretagne, en
Espagne, en Turquie, en Croatie, en Pologne,
en Bulgarie, au Sri Lanka, au Mexique, en
Chine et en Australie. A l’âge de dix ans,
Milenkovich a été invité à jouer à Washington
devant Ronald Reagan, à l’époque président
des Etats-Unis, à l’occasion d’un concert de
Noël ; l’année suivante, il a joué pour Mikhail
Gorbachev et à l’âge de quinze ans, pour le
pape Jean-Paul II au Vatican. A seize ans, il a
donné son millième concert à Monterrey, au
Mexique. En 1995, il a obtenu un master à
l’Académie Musicale de Belgrade, devenant
ainsi le plus jeune étudiant de l’histoire de cette
Académie à obtenir un tel résultat.
La réputation de Milenkovich a rapidement
grandi en raison de ses exécutions toujours
convaincantes et intenses d’un répertoire très
vaste qui embrasse plusieurs genres. Agé de
26
vingt-six ans, il vante déjà une longue carrière
avec des orchestres tels que le Indianapolis
Symphony Orchestra, l’Aspen Chamber
Symphony, l’Orchestre Symphonique de Berlin,
l’Orchestre Philharmonique de Helsinki,
l’Orchestre de Radio-France, l’Orchestre
National de Belgique, l’Orchestre Philharmonique de Belgrade, l’Orchestre du théâtre du
Bolchoï, l’Orchestre Symphonique du Mexique,
l’orchestre Symphonique de l’état de San Paolo
du Brésil, the Melbourne and Queensland
Symphonies en Australie, et l’Orpheus
Chamber Orchestra ; ainsi qu’avec de célèbres
directeurs comme Lorin Maazel, Daniel Oren
et Vladimir Fedoseyev.
Le répertoire de Milenkovich pour violon solo
est tout aussi vaste. Il a également participé à
des programmes de télévision et de radio dans
son pays et à l’étranger ; plusieurs magazines et
quotidiens tels que New York Times, USA
Today, Strad Magazine et Corriere della Sera
lui ont consacré des articles.
Egalement passionné de musique de chambre,
Milenkovich a participé à la Barge Music Series
de New York, la Jupiter Chamber Music Series
avec Seymor Lipkin et Joel Krosnick, et s’est
produit avec Itzakh Perlman dans le cadre du
Perlman Music Program (Shelter Island). Il est
aussi l’un des membres fondateurs du
Corinthian Trio, avec le pianiste Adam Neiman
et le violoncelliste Ani Aznavoorian.
Milenkovich a participé à quelques-uns des
concours internationaux de violon les plus prestigieux, comme le Concours Rodolfo Lipizer en
Italie et le Concours Ludwig Spohr en
Allemagne (premier prix) ; le Concours
International d’Indianapolis (médaille d’argent)
; le Prix Paganini de Gênes et le Concours Tibor
Varga en Suisse (second prix) ; le Concours
Queen Elisabeth (médaille de bronze) ; et le
Concours Yehudi Menuhin (troisième prix).
Artiste actif et versatile, Milenkovich a enseigné en tant qu’assistant pendant deux ans au
De Lay Institute de Juilliard ; depuis 2000, il
enseigne dans le cadre du Perlman Music
Program qui a lieu chaque été à Shelter Island.
Sa collaboration avec le célèbre violoniste se
poursuit également pendant le reste de l’année
à la Juilliard School, où Milenkovich est assistant de Perlman.
Apprécié pour son talent musical mais aussi
pour ses qualités humaines, Milenkovich a participé à de nombreuses manifestations de bienfaisance et a reçu plusieurs marques de reconnaissance pour sa générosité et son activisme
dans le cadre humanitaire.
La discographie de Stefan Milenkovich comprend des enregistrements de Bach, Paganini,
Mozart, Mendelssohn et Kabalevsky.
27
New York Times, USA Today, Strad Magazine
und Corriere della Sera.
Als begeisterter Interpret auch von
Kammermusik nahm Milenkovich an der Barge
Music Series New York sowie der Jupiter
Chamber Music Series mit Seymor Lipkin und
Joel Krosnick teil und trat mit Itzhak Perlman
beim Perlman Music Program (Shelter Island)
auf. Außerdem ist er mit dem Pianisten Adam
Neiman und dem Cellisten Ani Aznavoorian
einer der Gründer des Corinthian Trios.
Milenkovich hat an einigen der berühmtesten
internationalen Violinwettbewerbe teilgenommen, wie dem Concorso Rodolfo Lipizer in
Italien und dem Ludwig Spohr-Wettbewerb in
Deutschland (erster Preis), dem Internationalen
Wettbewerb von Indianapolis (Silbermedaille),
dem Premio Paganini in Genua und dem Tibor
Varga-Wettbewerb in der Schweiz (zweiter
Preis), dem Wettbewerb Reine Elisabeth
(Bronzemedaille) und dem Wettbewerb Yehudi
Menuhin (dritter Preis).
Als aktiver, vielseitiger Künstler unterrichtete
Milenkovich zwei Jahre lang als Assistent am
De Lay Institute der Juilliard School und seit
2000 beim Perlman Music Program, das im
Sommer in Shelter Island abgehalten wird.
Seine Beziehung zu dem berühmten Violinisten
setzt sich während des Schuljahrs an der
Juilliard School fort, wo Milenkovich Perlmans
Assistent ist.
Milenkovich wird nicht nur seines musikalischen Talents wegen geschätzt, denn er nahm
an zahlreichen Wohltätigkeitsveranstaltungen
teil und wurde mehrmals für seine Freigebigkeit
und seine humanitäre Tätigkeit gewürdigt.
Die Diskographie von Stefan Milenkovich
umfasst Einspielungen von Bach, Paganini,
Mozart, Mendelssohn-Bartholdy und
Kabalevsky.
FRANÇAIS
Stefan Milenkovich a entamé ses études de violon à l’âge de trois ans sous la direction de son
père, qui a été son professeur pendant dix-sept
ans. D’emblée, Stefan a fait preuve d’un talent
extraordinaire : il a donné son premier concert
accompagné d’un orchestre à l’âge de cinq ans
et remporté son premier prix musical à sept
ans. L’année suivante il a fait ses débuts à
Belgrade et enregistré son premier disque.
Après une tournée en Italie, il a donné des
concerts en Russie, en Allemagne, en France,
en Belgique, aux Pays-Bas, en Finlande, en
Suisse, en Israël, en Grande-Bretagne, en
Espagne, en Turquie, en Croatie, en Pologne,
en Bulgarie, au Sri Lanka, au Mexique, en
Chine et en Australie. A l’âge de dix ans,
Milenkovich a été invité à jouer à Washington
devant Ronald Reagan, à l’époque président
des Etats-Unis, à l’occasion d’un concert de
Noël ; l’année suivante, il a joué pour Mikhail
Gorbachev et à l’âge de quinze ans, pour le
pape Jean-Paul II au Vatican. A seize ans, il a
donné son millième concert à Monterrey, au
Mexique. En 1995, il a obtenu un master à
l’Académie Musicale de Belgrade, devenant
ainsi le plus jeune étudiant de l’histoire de cette
Académie à obtenir un tel résultat.
La réputation de Milenkovich a rapidement
grandi en raison de ses exécutions toujours
convaincantes et intenses d’un répertoire très
vaste qui embrasse plusieurs genres. Agé de
26
vingt-six ans, il vante déjà une longue carrière
avec des orchestres tels que le Indianapolis
Symphony Orchestra, l’Aspen Chamber
Symphony, l’Orchestre Symphonique de Berlin,
l’Orchestre Philharmonique de Helsinki,
l’Orchestre de Radio-France, l’Orchestre
National de Belgique, l’Orchestre Philharmonique de Belgrade, l’Orchestre du théâtre du
Bolchoï, l’Orchestre Symphonique du Mexique,
l’orchestre Symphonique de l’état de San Paolo
du Brésil, the Melbourne and Queensland
Symphonies en Australie, et l’Orpheus
Chamber Orchestra ; ainsi qu’avec de célèbres
directeurs comme Lorin Maazel, Daniel Oren
et Vladimir Fedoseyev.
Le répertoire de Milenkovich pour violon solo
est tout aussi vaste. Il a également participé à
des programmes de télévision et de radio dans
son pays et à l’étranger ; plusieurs magazines et
quotidiens tels que New York Times, USA
Today, Strad Magazine et Corriere della Sera
lui ont consacré des articles.
Egalement passionné de musique de chambre,
Milenkovich a participé à la Barge Music Series
de New York, la Jupiter Chamber Music Series
avec Seymor Lipkin et Joel Krosnick, et s’est
produit avec Itzakh Perlman dans le cadre du
Perlman Music Program (Shelter Island). Il est
aussi l’un des membres fondateurs du
Corinthian Trio, avec le pianiste Adam Neiman
et le violoncelliste Ani Aznavoorian.
Milenkovich a participé à quelques-uns des
concours internationaux de violon les plus prestigieux, comme le Concours Rodolfo Lipizer en
Italie et le Concours Ludwig Spohr en
Allemagne (premier prix) ; le Concours
International d’Indianapolis (médaille d’argent)
; le Prix Paganini de Gênes et le Concours Tibor
Varga en Suisse (second prix) ; le Concours
Queen Elisabeth (médaille de bronze) ; et le
Concours Yehudi Menuhin (troisième prix).
Artiste actif et versatile, Milenkovich a enseigné en tant qu’assistant pendant deux ans au
De Lay Institute de Juilliard ; depuis 2000, il
enseigne dans le cadre du Perlman Music
Program qui a lieu chaque été à Shelter Island.
Sa collaboration avec le célèbre violoniste se
poursuit également pendant le reste de l’année
à la Juilliard School, où Milenkovich est assistant de Perlman.
Apprécié pour son talent musical mais aussi
pour ses qualités humaines, Milenkovich a participé à de nombreuses manifestations de bienfaisance et a reçu plusieurs marques de reconnaissance pour sa générosité et son activisme
dans le cadre humanitaire.
La discographie de Stefan Milenkovich comprend des enregistrements de Bach, Paganini,
Mozart, Mendelssohn et Kabalevsky.
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