Il controllo dei bendaggi

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Il controllo dei bendaggi
Il controllo dei bendaggi
Un momento importante per conoscere lo stato d’animo dei pugili. Episodi curiosi.
Le regole vigenti nei Campionati nazionali e internazionali prevedono che il Supervisore e
l’Arbitro, solitamente un’ora prima dell’inizio del combattimento, si rechino negli spogliatoi dei
pugili per controllare che i bendaggi vengano applicati nel modo corretto.
Per l’arbitro è l’occasione di ricordare ai contendenti come intende dirigere il combattimento e quali
sono gli ordini da rispettare.
Per me questo è anche il momento di approfondire la conoscenza degli atleti che poi dovrò dirigere
sul quadrato. Se è la prima volta che li arbitro, approfitto per conoscerli e per farli parlare cercando
di capire con quale stato d’animo saliranno sul ring. Talvolta, seppur con il limite del tempo
concesso, riesco a coglierne la personalità che, quasi sempre, rivedo poi espressa durante il
combattimento.
Ci sono atleti che riescono a mantenere una calma incredibile, altri che non fanno nulla per
nascondere il nervosismo che, talvolta, diventa tossico e li travolge.
Ricordo alcuni curiosi episodi che forse rendono meglio l’idea dei diversi stati d’animo.
Tranquillità come quella dimostrata dal campione europeo dei pesi gallo Carmelo Ballone,
conosciuto a La Louvière (Belgio) in occasione della difesa volontaria contro Valery Yanchy; felice
di raccontarmi la sua vita di figlio di siciliani, diventato grazie alla boxe l’idolo della cittadina
abitata per la maggioranza da emigranti italiani; tanto rilassato che pareva fosse al bar e non in
procinto di difendere la corona continentale poi mantenuta per KOT alla decima ripresa.
La serenità di David Haye, il simpatico campione inglese di origine giamaicana, che prima del
mondiale WBC dei massimi leggeri vinto contro il detentore Jean Marc Mormeck, passeggiava
tranquillamente nei corridoi del Marcel Cerdan di Parigi bendandosi da solo le mani, incurante delle
urla di incitamento a favore del suo avversario che provenivano dal numerosissimo pubblico
assiepato sulle vicine tribune.
Il “cattivo”Oliver McCall che durante le operazioni di peso a Düsseldorf, ne combina di tutti i
colori per innervosire l’avversario Juan Carlos Gomez.. Mi reco nel camerino di questo ex
campione mondiale dei pesi massimi, vincitore di Lennox Lewis, Larry Holmes, Oleg Maskaev e
del nostro Francesco Damiani, un po’ preoccupato e aspettandomi d’incontrare l’indiavolato “The
Atomic Bull” del giorno prima. Mi accoglie invece un gentilissimo uomo di 40 anni e 120 kg, che,
calmo e rilassato, mi saluta con cortesia e risponde alle raccomandazioni di rito con educatissimi
“Yes, Sir” “ Of corse, Sir” “Thank you, Sir”.
Non dimenticherò mai una delle mie prime trasferte internazionali. A Copenhagen Johnny Bredahl
doveva incontrare l’inglese Paul Lloyd per il campionato Europeo dei pesi gallo.
Accompagnato dal collega Vilas Müller, esperto arbitro spagnolo, entrai in uno spogliatoio dove la
tensione si tagliava con il coltello. Bredahl era come in preda ad una sorta di tarantola e continuava
a saltare rivolto verso la fotografia di un bambino (ho scoperto poi essere suo figlio) appoggiata su
una cappelliera. Al momento del controllo dei bendaggi non riuscivano a fargli aprire le mani
chiuse a pugno, e solo con difficoltà il collega pose la sua firma sui cerotti. Uscendo ci siamo detti:
“questo, o salta in aria subito o mette per terra l’avversario ”…e così fu, vinse il danese per KO alla
prima ripresa.
Notevole anche la concentrazione nervosa del nostro opinionista Stefano Zoff, conosciuto
personalmente per la prima volta nel 1995 durante il bendaggio per il match con Fabrizio Cappai
valido per il titolo italiano dei pesi piuma svoltosi a Quartu S.Elena. In questo caso una tensione
positiva e tonica, finalizzata alla quarta ripresa con una splendida combinazione montante destro
gancio sinistro con la quale mise ko il pur bravo campione sardo.
Incredibile invece il comportamento del pugile argentino Orlando Antonio Farias, avversario di
Rudolf Kraj per il Wbc Cruiserweight Title.
Durante il “rules meeting” il giovane accompagnatore di Farias.mi chiese la possibilità di iniziare il
bendaggio tre ore prima dell’inizio del combattimento. La richiesta mi parve strana ma, non essendo
in contrasto con i regolamenti, concordammo l’appuntamento nello spogliatoio alle 19.30 con il
clou della serata previsto per le 21.30/22.00. Capii subito il motivo di tanto anticipo: ad ogni giro di
benda, l’argentino, teso come una corda di violino, scuoteva il capo chiedendo di rifare, togliere il
lieve rialzo della garza, livellare il cerotto..….e cose di questo genere. Non conoscendolo pensavo
fosse un perfezionista amante dei dettagli che non voleva lasciare nulla al caso per una sfida così
prestigiosa. Alcuni dubbi mi vennero quando, dopo quasi due ore di paziente attesa, riuscii a
firmare il bendaggio e gli consegnai i guantoni della sfida. Cominciò ad osservarli girandoli fra le
mani come se scottassero, li verificò sopra e sotto e,……. capendo che voleva disquisire anche su
quelli, lo anticipai dicendogli “ ascoltami, questi sono i guantoni ufficiali scelti ieri dal tuo
manager e controfirmati dal supervisore, se vuoi combattere te li metti e ci vediamo fra dieci minuti
sul quadrato. Good Luck! ”. ………..…..fu l’unica volta che tralasciai le raccomandazioni di rito.
Sul ring ebbi la conferma che le sue esagerazioni erano un metodo per mascherare la paura di
incontrare un picchiatore come il ceco, confermatosi vincitore per ko in meno di due minuti.
Grazie per l’attenzione……..alla prossima.