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ARUTLUC
L’avevo promessa da molto.
Agosto 1999 ed un motorino che sfrecciava invasato tra le vie segrete di Rovigo verso Ceregnano,
ameno e litigioso borgo alle porte dell’afoso e sonnolento capoluogo. I brandelli di ok computer che
sferzati dal vento, che quando correvo sul dueruote sembrava veramente di stare a Trieste,
ondeggiavano appesi ai rami neuronali, ancora vispi, ancora vergini di eccessi alcolici e tabagiferi.
Avevo fretta, come sempre del resto. Avevo un solo imperativo categorico, raggiungere Ceregnano
e la sua fiera al più presto. Quella sera una tipa, tale Federica, faccia d’angelo e reggipetto imbottito,
mi aveva tirato un pacco mostruoso e l’umiliazione era troppa per poter sostare ulteriormente di
fronte alla vetrina dell’Upim. Un amico, Luca che negli anni con l’aumentare dei chili e dei
centimetri sarebbe diventato Luchino, mi aveva inviato un sms “Non ci crederai ma qui alla fiera
Ruben ha organizzato una specie di concerto per le strade, ci sono diversi gruppi, c’è anche
Magosso con il Clarinetto!”. Non potevo mancare, una botta di musica e un paio di amici mi
avrebbero aiutato a dimenticare l’accaduto. Così mi ero ritrovato a macinare asfalto sulla Buso
Canale e ad inquinare l’Adigetto di offese a Federica, che a ripensarci era davvero una gran troia,
visto che ora si fa sbattere da una specie di armadio in classe A.
Bassano. Le luminarie. La piazza. Parcheggio. In meno di un niente ero con Luca ad aggirarmi per
le vie del paese ed a nutrirmi di sana Musica.
Il primo contato con quello che poi sarebbe diventato Arutluc!
Raggiunto Magosso, ora Raffaele o “non so voialtri ma mi CIAVO!”, compagno di ventura delle
medie, si era iniziato a conversare sulla bontà dell’iniziativa, nata dal Buon Paolo Luppi. (Grazie
Paolo!).
Nello sconforto ricordo di aver parlato pure di aver detto a Raffaele: “il prossimo anno voglio
partecipare anch’io o con la chitarra o con le mie poesie”. A volte è meglio star zitti.
L’anno successivo, archiviata Federica e reduce da un’altra improbabile storiella
tardoadolescenziale, il 25 agosto il Buon Paolo Luppi si fece vivo a riscuotere il frutto dei miei
sproloqui. Nell’anno intercorso avevo capito che non sarei mai stato un grande chitarrista e per
questo gli promisi un paio delle mie poesie, valide ed acerbe. Ero diventato un pezzo di quella cosa,
organizzata da “Pro Loco” e Comune di Ceregnano, che dall’anno successivo chiamarono Arutluc.
Il duemilauno fu l’anno della svolta. Alcuni gruppi poterono usufruire pure del palco! Quella sera
era stato organizzato un concerto vero, con casse, mixer, fonici e tutto il resto! Ad esibirsi Folletti
del grande bosco e Skarrubbi, alla prima con Paolo alla voce, dopo un periodo travagliato.
L’iniziativa e l’idea iniziava a piacere pure in provincia. Fu per questo che il 2002 fu l’anno della
svolta. Un programma semplice ma ambizioso, niente buskers, ma tanti reading e gruppi importanti.
Ed io c’ero. Era stata allestita una mostra in sala consigliare e le mie poesie, insieme a quelle di
un’altra amica poetessa Marta Dolcetto, campeggiavano su pannelli enormi. Aleardo e Paolo
(sKarrubbi) avevano preparato un reading rock di ottima fattura. Io avevo sfruttato tale improvvisa
notorietà per far colpo su Eleonora, per gli amici Marlene Jimbo, senza non troppo successo, Anna
era ancora un fantasma fastidioso.
Il 14 Settembre 2002, Arutluc aveva fatto il botto ed era diventata una realtà, grazie alla
straordinaria partecipazione di pubblico, specie per il concerto finale di Skarrubbi e Persiana Jones
organizzato da My Way.
Sull’onda dell’entusiasmo si arrivò all’edizione 2003 con più di qualche incidente di percorso. Per
liti interne vi furono le defezioni di Pro Loco e My Way che passo ad un ruolo di secondo piano.
Della vecchia organizzazione era rimasto solo “L’assessore” Mirko Bolzoni ed io, allora solo
simpatizzante. La festa della produzione culturale giovanile rischiava di chiudere i battenti.
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Bisognava cercare aiuti, aiuti importanti.
Alla prima riunione nell’ufficio del Sindaco eravamo in quattro, io Luca, Orlando e Tancredi. Le
idee erano vaghe ma le idee erano buonissime. Poche sere più tardi, minacciava pioggia e di nuovo
c’era un vento terribilmente simil Bora, e non so per quale motivo intavolai una strana
conversazione di storia, politica e cultura con due amici che non vedevo da molto tempo: Michele
ed Angelo. Gli annales ricordano ancora certe frasi a riguardo dell’importanza di Togliatti nella
storia repubblicana italiana e certe risposte sarcastiche e goliardiche del saggio Anghelo Maffiosso,
ma ciò è inessenziale. Ciò che importa è che quella sera, non se lo sa spiegare ancora neppure lui,
Michele, in balia di un aurea di masochismo e di stacanovismo sovietico, decise di saltare sul
carrozzone di Arutluc e con lui arrivò Lorenzo “Lolle” Chiarelli.
L’edizione del duemilatre era stata un mezzo flop, per via delle pessime condizioni atmosferiche,
ma per un’organizzazione alle prime armi, poteva considerarsi, nonostante le mille indecisioni, le
mille difficoltà ed i mille errori disseminati un po’ dovunque, un vero successo. Tra gli artisti sono
da ricordarsi gli Skarrubbi, i Neurodisney, Mattia Signorini, Unique e Sangue di Giuda. In quella
stessa edizione arrivarono Francesco “Franz” Prendin e Lucia per la realizzazione del reading.
I mesi che erano seguiti ad ottobre erano stati decisamente convulsi, qualche casino qua e la con
l’imperscrutabile universo femmine, e qualche sclero di troppo. La voglia di impegnarsi ancora
latitava, anche perché, chi per un motivo chi per un altro, ci sentivamo tutti insoddisfatti del
precedente Arutluc. In molti avevano gettato la spugna, temporaneamente o definitivamente, e
l’organizzazione, giorno dopo giorno, andava sempre più riducendosi all’osso. A Febbraio eravamo
rimasti solo io, nella mia versione triste e rasata a zero, ed il nostro immancabile Pigmallione:
“L’assessore” Mirko. C’era un Arutluc da organizzare per il primo Maggio.
In più di un occasione avevo provato a recuperare i miei compagni di ventura o a coinvolgere altri
amici, ma…nulla, niente di niente, inamovibili!
Erano seguiti mesi di autocritica e frustrazioni a pacchi.
Ero sul punto di mollare anch’io.
Avete presente quei piccoli fatti, magari inutili, che fanno cambiare la tua vita? Quelli che al
momento non ci fai neppure caso e poi, invece, si rivelano essere dei veri e propri spartiacque?
Illuminazioni. Joyciane Epifanie.
Ecco in quel periodo io ne avevo ricevute almeno due.
Un pomeriggio, insipido ed inutile, imprigionato in mtv, avevo provato a serfare un poco tra le onde
catodiche. Mi ero imbattuto su uno di quei terribili rotocalchi, quelli dove chiunque può dire la sua
misera opinione e rivestirla di quei paramenti d’oro di credibilità e professionalità come se fosse un
sociologo, uno psicologo, un politico di grido e di grande fama. Ecco, in sintesi, me ne stavo sul
divano ad assorbire questo festival di banalità e di pessimo senso comune, mentre Immacolata
“casalinga di Casoria” si stava esibendo in una filippica contro i giovani, tutti maleducati, tutti
svogliati, tutti criminali e tutti drogati.
Ma si può parlare di giovani solo in termini di criminalità e droga?
Mi era preso uno di quelle incazzature di classe, quella dei giovani per l’appunto, contro le inutili
generalizzazioni degeneri di casalinghe degenerate in trip sociologico.
La risposta era Arutluc. Arutluc poteva essere un fenomeno positivo nella realtà giovanile.
Convogliare l’inventiva, l’energia, il dinamismo e la “scintilla divina e rivoluzionaria” dei giovani
nell’etica del fare e della tutela dell’arte nonché nella produzione artistica, poteva essere
un’adeguata dimostrazione di palle, genio ed orgoglio alla faccia di tutti i detrattori della gioventù.
Nell’arco della stessa settimana era seguita un’altra importante illuminazione. Festa giovani 2004,
cose dei preti.
Io coi preti ci sto volentieri e, quindi, non vedo perché dover negare che alle feste per i giovani
organizzate dal clero, non solo partecipo, ma anche mi ci diverto parecchio.
Ma parliamo solo di quanto riguarda Arutluc.
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La sera alla festa giovani 2004, io calzavo snickers verdi ed affusolate ed una polo rosa shocking, il
“gruppo Rag.gio” aveva organizzato un concerto. Sul palco gli Iperuranio.
Non è questo il luogo per considerazioni critiche od estetiche, quello che conta e che mi ha
illuminato è stato l’atteggiamento dei ragazzi. Non avevo mai visto uno spettacolo così vivo, così
partecipato. Tutti saltavano e cantavano. Io per non sentirmi solo, perché odio saltare o ballare, mi
ero esibito in un pogo piuttosto borghese con un paio di amici.
Ah, dov’ero?
Si, l’illuminazione.
Ecco, avevo percepito la voglia di musica dal vivo, la voglia di partecipare di tantissimi giovani,
felici e sorridenti e questo era un altro motivo per continuare l’avventura di Arutluc.
Ancora oggi devo capire come ho potuto organizzare con il solo aiuto di Mirko e Monia, o forse
vale il viceversa, una manifestazione formidabile come Arutluc 2004.
Un programma amplissimo di quattro giorni con i concerti di Gerardo Felisatti, della Giovane
Sinfonia, degli Skarrubbi, dei Marmaja, dei Malvena e dei Meganoidi. Con la straordinaria
collaborazione con Meridiano Zero e la presentazione del libro “Lola Motel” esordio di Marco
Archetti (ora con Feltrinelli). Con i graffiti di Artax e con straordinari Work-Shop. Un successo
eccezionale.
Proprio durante l’Arutluc 2004 Michele e “Lolle” Lorenzo si sono riavvicinati all’organizzazione
insieme a Raffaele e a Cristian, il nocciolo duro di Arutluc, i fondatori dell’associazione, nata il 26
Febbraio 2005.
Ora, Cristian, Filippo, Francesco, Lorenzo, Michele e Raffaele si riuniscono dal Mago, organizzano
un fottio di happening e gli fumano i cervelli, anche per via dell’alcol, e spesso succedono anche
eventi epici, tipo Filippo rovini a terra ridendo ubriaco o che sul tavolo arrivi il pop corn
afrodisiaco, ed in questo caso, state lontani da Cristian.
Ma come finiscono tutte le belle storie?
E vissero tutti Arutluc e contenti.
Filippo Silvestri.
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