Ulisse Mariani e Rosanna Schiralli

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Ulisse Mariani e Rosanna Schiralli
© Mariani U. e Schiralli R. – 10° Convegno internazionale “La Qualità dell’integrazione scolastica e sociale” – 13, 14 e 15 novembre 2015
La didattica delle emozioni ®
( U. Mariani e R. Schiralli )
Negli ultimi tempi, tra educatori e docenti delle scuole, è
opinione condivisa e diffusa che ogni nuovo anno scolastico
porti con sé alunni diversi: più svogliati, ansiosi ed iperattivi,
incapaci di concentrarsi, di applicarsi con costanza, di
rispettare alcune regole, disinteressati a qualsiasi attività
venga loro proposta.
A fronte di queste constatazioni, suffragate per altro dallo
sviluppo esponenziale di nuovi disagi e nuove forme di
patologia a carico dei giovani e dei giovanissimi (abuso di
bevande alcoliche e sostanze stupefacenti, bullismo e condotte
violente, anoressia e bulimia, dipendenza da Internet e altri
prodotti tecnologici), si tenta di pianificare interventi di
prevenzione a scuola senza tuttavia, il più delle volte, tener
conto dell’efficacia delle metodologie adottate, correndo
l’altissimo rischio di rendere ogni progetto ed ogni
programmazione fallimentari.
Quando vengono proposte alla scuola iniziative di
prevenzione o quando la stessa scuola programma di “fare
prevenzione”, si cade spesso nel generico, nella inutilità
dell’intervento, fino anche ad arrivare all’attivazione di
meccanismi controproducenti e facilitanti comportamenti
disadattati
negli
alunni.
E’ necessario quindi che ciascuna proposta e ciascun
progetto finalizzati a ridurre il disagio e a costruire il benessere
in classe siano, prima di tutto, fattibili ed efficaci: “fare
prevenzione” non equivale a “pur di fare qualcosa”.
Purtroppo nel nostro paese si scambia sovente l’attività di
prevenzione con attività ricreative o, peggio ancora,
d’intrattenimento.
Si
educa
a
tutto:
alla
legalità,
all’alimentazione, all’ambiente, alla sessualità, al vivere civile e
a tanto altro ancora, dimenticando che “tante educazioni” (pur
nel loro valore e nella loro utilità), se non si crea una solida ed
autonoma base emozionale, forniscono ai giovani un’immagine
ancora
più
frammentata
della
realtà
circostante.
Si tende inoltre a focalizzare e a pianificare sulla sola
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14 e 15 novembre 2015
informazione azioni di prevenzione, sperando che un
accrescimento di conoscenza e di nozioni dal potere deterrente
possa aumentare le competenze dei giovani, favorendo uno
sviluppo più sano (“non mi drogo perché la vita vale la pena
viverla”; “non bevo perché fa male”; “non devo stare tanto
tempo davanti al computer perché ho capito che è meglio
socializzare”).
Questa
convinzione
è
sostanzialmente
errata.
A differenza del “fare prevenzione” (incontri, dibattiti,
assemblee ed altro ancora), “essere nella prevenzione” significa
costruire gradualmente e costantemente nel tempo valori in
grado di accompagnare i bambini e gli adolescenti verso
l’adultità con le necessarie competenze, affinché non vengano
poi sedotti dalle promesse delle sostanze stupefacenti o si
lascino andare a tendenze abuliche, regressive e passivizzanti .
“Essere nella prevenzione” responsabilizza ogni docente a
costruire con gli alunni validi e nutrienti rapporti: disponibilità
all’ascolto, autorevolezza, accoglienza, rispecchiamento e
condivisione, contenimento dato dalle regole e tempo
significativo
da
dedicare.
In questa direzione, un format d’intervento di prevenzione
precoce e di nuova generazione, appositamente pianificato per
essere utilizzato nelle scuole e già sperimentato in varie realtà
scolastiche italiane con risultati ed evidenze scientifiche
significative è rappresentato senz’altro dalla “Didattica delle
emozioni®”, ispirandosi ai principi dell’”Educazione alle
emozioni”.
Si tratta di un insieme di interventi e semplici tecniche
centrati sulla costruzione precoce, nei bambini e nei ragazzi,
delle migliori competenze per modulare e gestire il proprio
mondo
emozionale
interno.
Questo nuovo format di intervento risulta efficace, versatile e
compatibile:
• è efficace in quanto è già stato sperimentato su un ampio
campione di alunni attraverso una rigorosa metodologia
scientifica, ottenendo risultati ragguardevoli circa l’aumento
dei fattori di protezione e la riduzione del disagio;
• è versatile in quanto può essere applicato in ogni scuola con
alunni da 5 a 16 anni circa, per affrontare varie
problematiche, soprattutto quelle riguardanti le dipendenze
patologiche, l’abbandono scolastico e tutte le altre forme di
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disagio in generale, compreso il fenomeno del bullismo;
• è compatibile in quanto, grazie alle sue caratteristiche e alle
sue proprietà, può essere applicato in ogni scuola senza
interferire con le normali attività didattiche, senza costituire
un surplus di lavoro per i docenti e a costi di realizzazione
contenuti.
Gli interventi e le procedure della “Didattica delle
emozioni®” sono generalmente realizzati dai docenti all’interno
delle classi durante il consueto svolgimento delle lezioni e delle
attività.
Gli insegnanti sono normalmente in grado di utilizzare ed
applicare questa metodologia dopo aver partecipato ad un
corso di formazione pratica e teorica di circa 8 ore e le
competenze acquisite possono rimanere patrimonio della
scuola.
La “Didattica delle emozioni®” è stata già adottata in molte
realtà scolastiche italiane ed estere, ottenendo risultati
notevoli: si sono ridotti, in modo statisticamente significativo,
il consumo di droghe, fenomeni di bullismo e varie forme di
disagio in quegli alunni che negli anni precedenti avevano
partecipato a progetti di educazione alle emozioni nelle
rispettive
scuole.
Ascoltare le emozioni dei bambini, dei preadolescenti e
degli adolescenti a casa e a scuola, offrendo loro la possibilità
di farle esprimere, di rispecchiarle e di modularle all’interno di
punti di riferimento autorevoli e sicuri, costituisce il miglior
modo per dotarli della più valida “valigia della sicurezza” per
affrontare la vita adulta.

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