Frame - Linea d`Ombra - Festival Culture Giovani

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Frame - Linea d`Ombra - Festival Culture Giovani
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in collaborazione con:
Fondazione Centro Sperimentale di Cinematografia Cineteca Nazionale
Cinematografia comunale di Bologna
Istituto Cinematografico dell’Aquila “La Lanterna Magica”
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Festival Culture Giovani_Linea d’Ombra
MANAGEMENT PA
FESTIVAL STAFF
Comune di Salerno - Settore
Affari Generali
Annamaria Barbato
Direzione artistica generale
Peppe D’Antonio
Comune di Salerno Responsabile unico di
procedimento
Caterina Palumbo
Comune di Salerno - Ufficio
Turismo
Duffy Jillian
Lucia La Manna
Giacomina Rossi
Luigi Sarli
Comune di Salerno Responsabile staff del Sindaco
Paolo Donatantonio
Comune di Salerno - Area
comunicazione
Daniela Apolito
Anna Fiore
Peppe Iannicelli
Curatore LiveCity
Massimo Locci
Curatore Scripta
Diego De Silva
Responsabile Eventi e Stage
Linea d’Ombra SalernoFilmFestival
Maurizio di Rienzo
Rapporti internazionali
Hanka Irma van Dongen
con la collaborazione di:
Tatiana Dumont
Assistenza direzione artistica
Gianluca De Falco (coordinatore
Framenti)
Grazia Cuda (selezione video corto)
con la collaborazione di:
Gaetano Maiorino (redazione schede
retrospettiva)
Stagiaire: Laura Landi
P d i
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Gerenza
Marketing culturale e territoriale
Michele Rosco
Ufficio stampa nazionale
Raffaella Leveque
Francesca De Lucia
Media e web marketing planning
Rossella Labriola
Stagiaire: Ada Mancuso
Promozione e gestione giuria giovani
e workshop
Francesco Daniele
con la collaborazione di:
Mario Piscopo
Design e grafica
Pino Grimaldi
con la collaborazione di:
Alessandra Alfani, Arturo Barbarisi e
Rodolfo Fimiani
Ospitalità e promozione turistica
Ida Paradiso
con la collaborazione di:
Carla Gliorio, Paolo Lamberti e
Mathieu Strainchamps
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Presentazioni
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Vincenzo De Luca
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Festival Culture Giovani
Rivolgo, a nome mio personale e della Civica Amministrazione, un cordiale
benvenuto ai protagonisti ed agli spettatori dell’edizione 2008 del Festival
Culture Giovani di Salerno.
Siamo particolarmente orgogliosi di presentare un programma di alta qualità artistica e culturale negli spazi espositivi e spettacolari più importanti
della nostra città, la città della Scuola Medica Salernitana.
Il tema prescelto per questa edizione è quanto mai opportuno e stimolante.
La riflessione sul ’68, nonostante la mole di studi dedicata a quel periodo
storico, non è certamente ancora compiuta nell’anno in cui ricorre il quarantennale. I fermenti rivoluzionari positivi e le violente pulsioni eversive continuano a svolgere i loro effetti lacerando la società italiana ed internazionale
che di certo non ha ancora trovato un modello idoneo a soddisfare quelle
istanze di libertà, democrazia, solidarietà tra popoli e culture.
Persiste un deficit di stili di vita, di strutture istituzionali ma anche, e forse
soprattutto, di linguaggio e di capacità del linguaggio ad esprimere una
rinnovata speranza sociale. In questa prospettiva appare quanto mai importante che il cinema, la musica, la letteratura, la multimedialità sappiano
interrogarsi ed interrogarci su di una svolta epocale che riecheggia molto
quella Linea d’Ombra originaria di questo Festival Culture Giovani. In quella
Linea d’Ombra ed in queste Culture Giovani bisogna saper trovare nuove
domande e nuove risposte con lo spirito di chi è pronto ad esplorare la postmodernità attraverso l’espressività.
Sono queste le ragioni che hanno indotto ed inducono il Comune di Salerno
a promuovere e sostenere il Festival inserito in una più vasta programmazione culturale d’eccellenza come testimoniano la direzione artistica del Teatro
Municipale Giuseppe Verdi affidata a Daniel Oren, gli eventi della Città Creativa, il fiorire di teatri e manifestazioni culturali.
Salerno è una città bella, pulita, moderna, sicura ed europea. V’invito a
scoprirne le bellezze culturali, artistiche, ambientali, artigianali ed enogastronomiche. Sarà la piacevole scoperta o riscoperta di una qualità della
vita pregiata che intendiamo proporre nel panorama turistico e culturale
internazionale.
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On behalf of the Civic Administration, I personally offer a cordial welcome
to the protagonists and the spectators of the 2008 edition of the Festival
Culture Giovani of Salerno.
We are particularly proud to present a high-quality artistic and cultural
programme in the most important exhibition and show spaces in our city,
the city of the Salernitana Medical School.
The chosen theme for this edition has never been more timely and
stimulating. The reflection on 1968, despite the bulk of studies dedicated to
this historic period, certainly hasn’t yet fulfilled in its 40th anniversary year.
The positive ferment revolutionaries and the violent pulsations continue to
have effect by lacerating Italian and international society, which certainly
hasn’t yet found a suitable model to satisfy those instances of freedom,
bureaucracy and solidarity between peoples and cultures.
A deficit still persists in lifestyles and institutional structures, but also
perhaps above all of language and capacity of language to express a
renewed social hope. From this perspective, it has never seemed to be more
important that the cinema, music, literature and multimedia know how to
self-question and ask questions of each other on a turning point in time that
very much echoes that original Shadow Line of this Festival Culture Giovani.
In this Shadow Line and in these Culture Giovani, you need to know how to
find new questions and new answers with the spirit of those who are ready
the post-modernity through expressiveness.
Sindaco di Salerno/Major of Salerno
Presentazioni
These are the reasons that have caused and cause the Salerno City Council
to promote and support the Festival included in a vast cultural programme of
excellence as testified by the artistic management of the Teatro Municipale
Giuseppe Verdi entrusted to Daniel Oren, the events of the Città Creativa,
the blossoming of theatres and cultural shows.
Salerno is a beautiful, clean, modern, safe and European city. I hereby invite
you to discover the cultural, artistic, environmental, craft and food and
wine beauties. It will be a pleasing discovery or re-discovery of a treasured
quality of life that we intend to offer on the international tourism and
cultural scene.
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Angelo Villani
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Festival Culture Giovani
Ritorna il Festival Culture Giovani. Che, festeggiando la terza edizione, va
a confermare la bontà di una intuizione e di una vocazione verso la ricerca,
costante, di nuovi talenti espressi dal cinema e dai nuovi linguaggi visivi.
Forme di comunicazione che raccontano, in modo originale e creativo, il
passaggio dall’adolescenza all’età adulta tracciando una linea d’ombra.
Tra i tanti meriti dell’iniziativa, la volontà di porre al centro la creatività di
una gioventù che si muove sempre più spesso nella fluida contaminazione
di molteplici forme d’espressione. E che, per questa edizione, si “confronterà” con la ribellione dei coetanei, protagonisti del ’68. Ricorrono, infatti, i
quarant’anni del movimento politico e sociale che simbolicamente ritorneranno nelle diverse sezioni del Festival: musica, cinema, video, workshop,
letteratura.
Eventi che ruoteranno intorno ad una data storica quando, per la prima volta
in Italia come altrove, comparve sulla scena pubblica il “nuovo movimento
sociale”. Creando, di fatto, una nuova realtà politica e culturale. I giovani
diventavano attori. E, per un parallelismo, grazie al Festival, i ragazzi si
riappropriano del palcoscenico, dando voce alle loro emozioni. Animando
la nostra città.
A Peppe D’Antonio va il plauso di aver saputo “celebrare” i giovani. Si è riuscito a cucire un vestito fresco e attuale. Che sa arrivare dritto al cuore della
gente. Senza distinzione di età, cultura, classe.
Performances artistiche che dal 16 al 20 aprile animeranno la primavera salernitana. Giovani cineasti ed esperti del settore a confronto. Per imparare,
insegnare, divulgare una passione: la comunicazione. Che con le diverse
sfumature -cinematografiche, letterarie, musicali – raggiunge tutti.
La Provincia di Salerno sostiene con entusiasmo tali tipi di iniziative tese a
valorizzare i giovani talenti, a creare stimoli, luoghi di incontro.
A quanti parteciperanno al Festival Culture Giovani va il mio personale saluto e l’auspicio di poter, sempre, dar voce alle proprie emozioni. Con libertà
e determinazione. Gli ideali vi sostengano, sempre, e vi accompagnino nel
corso della vita.
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The Festival Culture Giovani returns. Who, celebrating the third edition,
goes on to confirm the goodness of an intuition and a vocation towards
the constant research of new talents expressed by the cinema and new
visual languages. Forms of communication that recount the passage from
adolescence to adulthood in an original and creative way by outlining a
shadow line.
Among the many merits of the initiative, the desire to put creativity at
the centre of a youth that increasingly more often moves in the fluid
contamination of many forms of expression. For this edition, this will be
compared with the rebellion of people of the same age, the protagonists
of 1968. The forty years of the political and social movement actually fall
at this time that will symbolically return in the different sections of the
Festival: music, cinema, videos, workshops, literature.
Events that pivot around a historic date when the “new social movement”
appeared on the public scene for the first time in Italy like elsewhere,
therefore creating a new political and cultural reality. Young people became
actors. For similarity, thanks to the Festival, young people take to the stage
again, giving voice to their emotions and bring our city to life.
Peppe D’Antonio should be applauded for having known how to celebrate
the youth. He was able to create a fresh and current outfit that knows how
to directly reach people’s hearts, without a distinction in age, culture and
class.
Artistic performances that will bring the Salerno spring to life from 16 to 20
April. Young directors and experts in the sector in a head-to-head. To learn,
teach and share a passion: the communication. With its different guises
– cinematographic, literary, musical – it reaches everyone.
The Province of Salerno enthusiastically supports these types of initiative
aimed at developing young talents to create stimuli and meeting places.
I personally greet those participating in the Festival Culture Giovani and I
hope that you are able to always give voice to your emotions with freedom
and determination. The ideals will also sustain you and accompany you
through life.
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Presidente Provincia di Salerno/President of the Province of Salerno
Presentazioni
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Augusto Strianese
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Festival Culture Giovani
Il Festival Culture Giovani, promosso dal Comune di Salerno e sostenuto
dall’Ente camerale, è giunto alla terza edizione, affermandosi per l’originalità dell’impostazione e per una vivacità di idee che riesce a sorprendere
anno dopo anno.
Le quattro sezioni, da quella ormai classica “cinematografica” con cortometraggi e lungometraggi, opere di giovani registi europei a Scripta, dedicata
alla letteratura, da Music-K, che propone concerti di rilievo a LiveCity, performance artistica itinerante per le strade della città di Salerno, un insieme
capace di coinvolgere una città che deve essere viva, giovane, culturale.
Come volevamo fosse tutto il paese nel ’68, quando il desiderio di cambiare
diede vita ad un movimento studentesco che ha avuto tante sfaccettature,
fra le quali ci piace pensare a quelle che ebbero la forza di determinare il
cambiamento della società dell’epoca.
L’edizione di quest’anno, dedicata ai 40 anni di quel movimento, farà rivivere ricordi, speranze deluse, entusiasmi e un’atmosfera particolare che solo
chi ha vissuto quegli anni può immaginare.
Le Culture Giovani ruoteranno attorno alla cultura giovane di un’altra generazione, per dare continuità alla storia e specificità alle storie di ognuno.
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The Festival Culture Giovani, promoted by the Salerno City Council and
supported by the camerialistic organisation, has reached its third edition,
asserting itself by the originality of the setting and a liveliness of ideas that
manages to surprise year after year.
The four sections, from the now classic “cinematographic” with short and
full-length films, works by young European directors to Scripta, dedicated
to literature, from Music-K, which offers important concerts to LiveCity, an
itinerant artistic performance on the roads of the city of Salerno, a set of
sections able to involve a city that has to be lively, young and cultural.
As perhaps the whole country would have wanted in 1968, when the desire
to change gave life to a student movement that had many facets, among
others we like to think of those who had the strength to determine the
change of the society of the time.
This year’s edition, which was dedicated to 40 years of this movement,
will allow us to relive memories, hopes, disappointments, enthusiasm and
a special atmosphere that only those who lived during those years can
imagine.
The Culture Giovani are based on the young culture of another generation
to give continuity to the history and specific details to the stories of each
one.
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Presidente Camera di Commercio di Salerno/President Chamber of Commerce Salerno
Presentazioni
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Festival
CultureGiovani
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Peppe D’Antonio
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Festival Culture Giovani
Tredicesima. Numero di edizione senza niente di simbolico, tranne
la cabala, e, dunque, buona per fare il punto sulla nostra storia e sul nostro
futuro. Nel corso degli anni abbiamo tenuto la barra dritta cercando, senza
furori ideologici, di seguire un percorso legato alla qualità della proposta, cinematografica e non solo. Linea d’Ombra e, ora, Festival Culture Giovani non
ha fatto sconti neanche a se stessa in un’epoca nella quale i più furbi hanno
inseguito l’ultima moda, e si sono per lo più persi, e lo spazio dello spettacolo si è ristretto all’ontologia televisiva (esisti se sei in tv). E come cresceva
il consenso internazionale e nazionale dell’evento, così andava crescendo
non dico la distanza ma la diffidenza di un pezzo della città, la quale, oggi,
farebbe bene a chiedersi cosa vuole essere e a cosa somigliare.
Sostenuti innanzitutto dalle amministrazioni comunali e provinciali, il festival ha potuto perlustrare il nuovo cinema europeo con sagacia, lo dico
senza auto-compiacimento, mano a mano aggiustando il tiro su autori e
tendenze che si sono affermati in questi ultimi anni. Un pezzo della nuova
Europa è passato per il festival, anche quella più lontana. Come la Norvegia
di Erik Poppe, presente con il suo film d’esordio Schpaaa e ritornato, nel
2005, con Hawaii, Oslo. Fatih Akin è oggi un cineasta celebrato dalla critica
internazionale e premiato ai maggiori festival europei. Il suo lungometraggio d’esordio, Kurz und Schmerzlos, è stato premiato nel 1999 a Linea
d’Ombra e, dopo di lui, molti altri registi tedeschi della nuova generazione
hanno proposto a Salerno le loro opere prime o seconde; tra gli altri, Hans
Christian Schmidt e Veit Helmer. Restando al Nord Europa come dimenticare
l’opera prima del danese Anders Thomas Jensen Blinkende Lygter, vincitore
nel 2001, e tornato al festival con il suo secondo lavoro De Grønne Slagtere
tre anni dopo, quando anche la critica italina, solitamente tardiva, si era
accorta del suo talento visionario. Sempre seguendo la linea del nuovo cinema il festival ha aperto una finestra sui balcani del dopo-guerra. Dal film
macedone Illuzija (Mirage), del giovane Svetozar Ristovski, che stupì per
forza narrativa e intensità, fino a Retrieval, in concorso nel 2007, del regista
sloveno Slawomir Fabicki.
La memoria avrebbe ancora molto spazio per esercitarsi, tanti sono stati
film e personaggi presenti al festival. Basterebbe da solo l’elenco degli
stage e dei Premi Linea d’Ombra, selezionati e curati con rara intelligenza e
lungimiranza da Maurizio di Rienzo, per rendersi conto che quel che ho detto all’inizio non era solo intenzione: Luca Zingaretti, Luigi Lo Cascio, Giovanna Mezzogiorno, Toni Servillo, Jasmine Trinca, Giuseppe Battiston, Roberto
Erlitzka, Pier Francesco Favino, Alberto Sordi. Indimenticabili gli stage di cinema di Abbas Kiarostami, Luc e Jean Pierre Dardenne, Gianni Amelio, Kean
Loach, Ferzan Ozpetek, Gillo Pontecorvo. Lo scenario non cambia nelle altre
sezioni di questo festival, nella musica – Vinicio Capossela, Daniele Silvestri, Luciano Ligabue, Tiromancino – o nella letteratura, complice Diego De
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Introduzione
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Silva – con Lidia Ravera, Carlo Lucarelli, Ermanno Cavazzoni, Ugo Cornia.
Mi sembra abbastanza per dire, ora, che è tempo di cambiare assetto e strategia per rendere possibile il suo futuro, che il festival non può più essere
sostenuto dalle ottime intenzioni degli amministratori, ma da progetti di
crescita lungimiranti, nei quali bisogna trovare il giusto equilibrio tra creatività e programmazione. Diversamente avremo le città pulite ma vuote di
idee.
68_08: i ribelli. La tredicesima edizione cade a quaranta anni dal sessantotto. Credo che se ne siano accorti in molti viste le continue “celebrazioni” di
un evento che ha segnato la storia personale e collettiva. Non poteva mancare la nostra voce, il nostro modo di ricordare e riflettere su quel punto della storia nel quale si sono dati appuntamento ansie di crescita ed emancipazione, voglia di ribellarsi, di rincorrere sogni, utopie, progetti più o meno
consapevoli di rivolta contro dio, patria, famiglia. A tanti anni di distanza
sembra che un lento riflusso abbia cancellato le tracce di quell’evento; anche la memoria fatica a ritrovare i segni perduti di una giovinezza che non
c’è più. Per quelli che c’erano, anni formidabili, per quelli che vennero dopo
e furono solo lambiti dal loro soffio vitale, un continuo confronto, impari e
doloroso, segnato dall’inadeguatezza o dalla voglia di rimuovere le icone
ingombranti dei fratelli maggiori. Forse ha ragione chi lamenta la sua lunga
durata, e il fatto che quelle pagine della storia patria non si siano chiuse in
tempo, ma ci abbiano accompagnato a lungo e in una versione perversa:
le lotte si sono trasformate in lutti, le piazze della nuova cittadinanza e dei
nuovi soggetti – donne, giovani, operai e studenti – desertificate dall’onda
anomala del terrorismo, delle stragi, del riflusso. Fino a oggi, tempo in cui
più che l’immaginazione al potere vi è il potere dell’immagine e la classe
operaia non va in paradiso, ma muore ogni giorno per davvero.
E allora ricordiamoli quegli anni, per seppellirli definitivamente, senza dimenticarli. Il Processo al sessantotto, che aprirà il festival, non ha altra ambizione che rimettere in circolo un po’ di intelligenza su quell’evento, senza
prendersi troppo sul serio ma evitando assoluzioni di comodo o condanne
partigiane. Ricordiamoli, uscendo per le strade della città accompagnati da
un gruppo di artisti che la reinventano, allora accadeva spesso, come spazio
idale di un’arte democratica, fuggita dalle accademie e dai templi del sapere, e capace di immaginare sotto il selciato la sabbia dell’utopia. Ritroviamoli nelle immagini della retrospettiva sul Sessantotto e dintorni, anomala
ed eccentrica ricostruzione-decostruzione del cinema di quegli anni, senza
farsi guidare dal furore cinefilo e autoriale e provando a mettere insieme
nomi e biografie vicine nel tempo, distanti nello spazio culturale. Guastiamoli quegli anni nei frame di cinema selezionati da tre diverse prospettive,
da tre diversi studiosi, proviamo a capire, nel loro fremente palpitare, quale
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Festival Culture Giovani
distanza si annunciava, si consumava tra un film e l’altro, tutti figli di un’arte maggiore ma ancora perplessa di fronte al reale. E ascoltiamoli, nella
ricostruzione d’autore, quegli anni non solo di parole ma anche di musica
ribelle tanto per cogliere, nell’insieme, la vastità di un evento che si faceva
epoca già al suo annuncio.
Thirteenth.
The number of editions without anything symbolic,
apart from the intrigue and therefore good to hone in on our history and
our future. Over the years, we have held the bar straight trying to follow a
path associated with quality of the proposal that is cinematographic but
not only, without ideological furore. “Linea d’Ombra” and now the Festival
Culture Giovani have not made allowances not even for themselves in a time
in which the cleverest people have followed the latest fashion and there are
people who are the most lost and the spectacle space was restricted to the
television ontology (which exist is you’re in television). As the international
and national success grew, I don’t mean the distance, but rather the
diffidence of a part of the city continued to grow, which would do well today
to ask itself what it wants to be and what it wants to resemble.
Supported above all by the borough and provincial administrations, the
festival has been able to reconnoitre the new European cinema with
sagacity. I say that without self-satisfaction, as adjusting the draw of artists
and trends are affirmed in these last few years. A piece of the new Europe
has passed by the festival, even the part that is furthest away. As the Norway
of Erik Poppe, present with his debut film Schpaaa and returned in 2005
with Hawaii, Oslo. Fatih Akin is now a director celebrated by international
critics and who has won awards at the main European festival. His debut
full-length film, Kurz und Schmerzlos, won an award in 1999 at “Linea
d’Ombra” and, after him, many other new generation German directors
proposed their first or second works at Salerno, including Hans Christian
Schmidt and Veit Helmer. Still in northern Europe how can we forget the first
work of the Dane Anders Thomas Jensen, Blinkende Lygter, winner in 2001,
and who returned to the festival three years later with his second work De
Grønne Slagtere, when even the Italian critics who are usually slow became
aware of his visionary talent. Still following the line of the new cinema, the
festival opened a window on the post-war Balkans. From the Macedonian
film Illuzija (Mirage) by the young Svetozar Ristovski, who astounds with
his narrative force and intensity, to Retrieval, in the contest in 2007, by the
Slovenian director Slawomir Fabicki.
The memory would have even more space to exercise itself given the many
films and personalities that have been in attendance at the festival. The
lost of the experiences and the Linea d’Ombra awards would be enough,
which were selected and edited with rare intelligence and long-sightedness
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Introduzione
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by Maurizio di Rienzo, to take into account that what I said at the start
wasn’t purely intentional: Luca Zingaretti, Luigi Lo Cascio, Giovanna
Mezzogiorno, Toni Servillo, Jasmine Trinca, Giuseppe Battiston, Roberto
Erlitzka, Pier Francesco Favino, Alberto Sordi. The cinema experiences
of Abbas Kiarostami, Luc and Jean Pierre Dardenne, Gianni Amelio, Kean
Loach, Ferzan Ozpetek and Gillo Pontecorvo were unforgettable. The
scenario does not change in the other sections of this festival, in music
– Vinicio Capossela, Daniele Silvestri, Luciano Ligabue, Tiromancino – or
in literature, Diego De Silva – with Lidia Ravera, Carlo Lucarelli, Ermanno
Cavazzoni and Ugo Cornia.
It seems enough to say that this is now the time to change the setup and
strategy to make the festival’s future possible, which can no longer be
sustained by the excellent intentions of the administrators, but by projects
with long-sighted growth, in which we need to find the correct balance
between creativity and planning, otherwise we will have clean cities that
are lacking in ideas.
68_08: the rebels. The thirteenth edition falls on the fortieth anniversary
of 1968. I believe that many people have realised that it marked a personal
and collective history given the continued “celebrations” of an event.
Our voice and our way of remembering and reflecting on that point in
history could not be lacking when there were exact times of growth and
emancipation, a desire to rebel and to chase dreams, utopias and projects
that were more or less knowingly rebelling against God, the homeland and
family. Many years on, it seems that a slow ebb and flow has erased the
traces of that event, even the difficult memory of rediscovering the loss
signs of a youth that no longer exists. For whom these were formidable
years, for those that came afterwards and were only touched upon lightly
by their vital breath, a constant comparison, learning and painful, marked
by the unsuitability or desire to remove the obstructive icons of their elder
brothers. Perhaps they had region to complain about its long duration and
the fact that these pages in Italian history had not been closed over time,
but have accompanied us for a long time and in a perverse version. The
fights have turned into grieving, the squares of the new citizenship and new
subjects – women, young people, workers and students – deserted by the
anomalous wave of terrorism, bloodshed and flow. Up to now, a time for
power to the imagination is rather more the power of the image and when
the working class doesn’t go to heaven, but actually dies every day.
Therefore let’s remember those years to bury them for good without
forgetting them. The Process to 1968, which will open the festival, has no
other ambitions than returning a little intelligence to the group for this
event, without taking it too seriously, but avoiding easy shrift or partisan
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Festival Culture Giovani
sentences. By taking to the city’s streets accompanied by a group of artists
that reinvent it as an ideal space for democratic art as often happened
back then, let’s remember running away from the academies and from the
temples of knowledge and being able to imagine the sands of utopia under
the pavement. We rediscover them in the images of the retrospective on
1968 and its surroundings, the anomalous and eccentric reconstruction/
deconstruction of the cinema of the time, without being guided by the
cinephile and authoritative furore and trying to put names and biographies
together that were close over time and distant in the cultural space. Let’s
get a taste for the time in the frames of cinema selected from three different
perspectives, three different scholars. Let’s try to understand this distance
that we said about in their palpable shaking that was consumed between
one film and another, to elder products of the art yet still perplexed when
faced by reality. And let’s listen to those years through the bespoke
reconstruction not just in terms of words, but also rebel music, which is
enough to gather together the vastness of an event that makes history just
when it is announced.
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LiveCity
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Massimo Locci
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I parallelismi tra cinema, arte ed architettura contemporanea, una volta
vaghi, sono ora sempre più consistenti e legati alla struttura di processo.
Sintesi inscindibile tra atto poetico generatore e approfondimento attuativo, l’ibridazione disciplinare con-fonde i rispettivi linguaggi e valorizza la
struttura dinamica della percezione. La relazione è un vero territorio d’interposizione tra proiezioni vagheggiate e concretezza dell’immagine, tra
virtualità e fisicità dello spazio, tra solidità e fluidità della materia. Ulteriori
legami sono riferite alle tecniche, alle scansioni dei piani in sequenza, alle
alternanze di pieni e vuoti. Non è un caso che per tutte queste discipline il
principale veicolo espressivo è dato dalla luce, che consente di valorizzare
le accelerazioni e le pause, i riverberi materici, le valenze spazio-temporali,
la variazione continua del punto di fuga.
Prima della video-arte e dell’architettura virtuale il maggiore carattere distintivo, rispetto al cinema, era l’impossibilità di trasmettere le sensazioni
a distanza, in un luogo diverso e in un tempo differito da quello reale. Per
quanto raffinati potevano essere gli strumenti espressivi (schizzi, disegni,
fotografie o video), non si poteva riprodurre la complessità sensoriale di
percepire l’opera e di vivere uno spazio. La ricerca espressiva contemporanea, sulla soglia astratta del visibile e del percepibile, ha colmato questa
distanza. Nel mondo reale l’arte e l’architettura sono sempre inserite in un
contesto urbano o naturalistico, nel mondo virtuale il contesto si sostanzia
nella sola dimensione evocativa, nel riflesso della memoria: condizioni che
consentono quindi la massima apertura comunicativa, negandosi al formalismo estetizzante.
Già Baudelaire aveva esaltato la città quale centro della vitalità in tutte le
sue sfaccettature e contraddizioni; ora la stessa è diventata uno scrigno
della memoria e un microteatro della società.
Per Salerno il “luogo della comunicazione” è il Centro Storico, il cui recupero rappresenta l’emblema del processo di riuso fisico e della partecipazione
collettiva. Negli spazi della città antica il laboratorio multimediale Archabout ha realizzato una manifestazione artistica che, partendo dai modelli
d’uso della città, è finalizzata alla re-interpretazione critica delle modalità
comunicative e dei meccanismi interpersonali caratteristici della fine degli
anni ’60, allora definiti controcorrente. Con il ’68, infatti, si ridefiniscono
contorni e ruoli delle nuove generazioni all’interno della società, vengono
sperimentati approcci alternativi in termini politici, espressivi e comportamentali che ancora oggi, a distanza di 40 anni, sono ancora in gran parte
sul tappeto. I nuovi rapporti tra i sessi, la frantumazione delle gerarchie,
il rifiuto della sacralità e della retorica istituzionale dimostrano che quella
esperienza politica, sociale ed artistica non è stata solo una modalità di
attuazione dello slogan ‘l’immaginazione al potere’, ma anche la sconfitta
della cultura elitaria e riservata ad un pubblico di iniziati. Gli interventi arti-
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Il viaggio
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stici interattivi di Archabout, in linea con i temi della Contro-Kultura (come
si definiva nel ‘68 ogni elaborazione critica e di opposizione al sistema),
sono un’azione corale e coinvolgente: per riconquistare la memoria degli
eventi e dei luoghi si fa leva sulla curva remota del desiderio. Un happening
partecipativo e con modalità espressive innovative (proiezioni di luci, performance teatrali, ricostruzioni in parallelo sul mondo virtuale), che utilizza
la grammatica dell’arte per progettare un percorso “storico/culturale” con
interventi puntuali negli spazi urbani. La manifestazione ha valore sia di
testimonianza sia d’interpretazione critica attualizzata. Un processo ermeneutico e metodologico che per il tramite della metafora urbana e dei modelli d’uso della città chiarifica le relazioni tra presente e passato. All’interno di un circuito a più valenze performative, tra reale e virtuale, si ri-inventa
quell’idea di città e di società che i giovani di allora vagheggiavano. L’evento
crea un coinvolgimento emotivo e una tensione fra la capacità di consentire
azioni concrete e la possibilità di farli espandere al di là dei propri confini
fisici. Come evocazione poetica e concretamente nel mondo parallelo e virtuale di Second Life, creando nuove relazioni polisensoriali, fra il visibile e
l’invisibile, ma anche contaminazioni formali e di tipo materico.
Attraversare la storia come si attraversa la città può essere un assioma
simmetrico e una metafora poetica che ricolloca i ricordi individuali degli
eventi e dei luoghi all’interno di un sistema di relazioni e di memorie collettive. L’intervento di Archabout è un gioco sottile e un viaggio tendenzioso
nella geografia delle parole d’ordine, delle strategie e dei concetti.
Conclusasi la vicenda politica e sociale del ’68, permane un’attenzione
estetica.
A noi non resta che farci coinvolgere in questo flusso della comunicazione.
The parallelisms between contemporary cinema, art and architecture,
once vague, are now regarded as being increasingly more consistent and
linked to the process structure. An inseparable synthesis between the
poetic action generator and the implementation detail, the disciplinary
hybridation confuses the respective languages and develops the dynamic
structure of the perception. The relationship is a real interposition territory
between longed-for projections and the concreteness of the image,
between the virtuality and physicality of the space, between the solidity
and fluidity of the matter. Further bonds refer to the techniques, scans of the
plans in order and the alternations of full and empty. It isn’t random that
the main expressive vehicle for all these disciplines is given by the light,
which allows the accelerations and pauses to be developed, as well as the
material reverberations, the space and temporal values and the continual
variation of the escape point.
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Before art videos and virtual architecture, the main distinctive character
as regards the cinema was the impossibility of transmitting feelings over
distances in a different place and in a different time than real time. As much
as the expressive tools could be refined (sketches, drawings, photography
or videos), the sensorial complexity of perceiving the work and experiencing
a space could not be reproduced. The expressive contemporary research on
the abstract threshold of the visible and perceptible filled up this distance.
In the real world, art and architecture are always included in an urban
or natural context. In the virtual world, the context is based in a single
evocative dimension in the reflection of the memory: conditions which
therefore allow the maximum possible communicative openness, negating
the formalism posing as an aesthete.
Baudelaire had already praised the city as the centre of vitality in all its
aspects and contradictions. Now the city has become a treasure chest of
memories and a micro-theatre of society.
For Salerno the “place of communication” is the historical centre, whose
restoration represents the emblem of the process of physical reuse
and collective participation. In the areas of the old city, the multimedia
laboratory Archabout has created an artistic show, which begins with the
city’s models of use, that is aimed at the critical reinterpretation of the
means of communication and interpersonal mechanisms that were typical
at the end of the 1960s, then defined as being against counter-current.
With 1968, the boundaries and roles of the new generations in society
were actually re-defined and alternative approaches in political, expressive
and behavioural terms were experimented, which are still mainly up for
discussion today after 40 years. The new relations between the sexes, the
uprooting of the hierarchies, the refusal of sacredness and the institutional
rhetoric show that that political social and artistic experience wasn’t just
a means of implementing the slogan ‘Power to the imagination’, but also
the loss of the elitist culture reserved to a public of beginners. The artistic
interactive interventions of Archabout, in line with the themes of the ControKultura (as every critical elaboration and opposition to the system was
defined in 1968), are a choral and involving action. To win back the memory
of the events and places, we use the remote curve of desire as a lever. An
event requiring participation and with innovative forms of expression (the
projection of lights, theatre performances, virtual reconstructions), which
use the grammar of art to plan a cultural and historical path with precise
intervention in urban spaces. The show has both the value of testimony
and the critical interpretation of events. A hermeneutic and methodological
process that clarifies the relations between the past and the present through
the urban metaphor and the city’s models of use. As part of a circuit with
many performance values between reality and the virtual it reinvents that
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idea of the city and society that the young people longed for back then.
The events create an emotional involvement and tension between the
ability to allow concrete actions and the possibility to extend them beyond
its physical boundaries. As a poetic evocation and tangibly in the parallel
and virtual world of Second Life by creating new poly-sensorial relations
between the visible and the invisible, but also formal and material type
contaminations.
Going through history like you cross the city can be a symmetrical axiom
and a poetic metaphor, which gathers the individual memories of the
events and the places within a system of relations and collective memories.
The intervention of Archabout is a subtle game and a biased journey in the
geography of the order of words, strategies and concepts.
An aesthetic attention lingers on with the conclusion the political and
social issue of 1968.
All that’s left is for us to become involved in this flow of communication.
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per Festival Culture Giovani
Archabout
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Festival Culture Giovani_LiveCity
LIVE CITY
Il sessantotto: viaggio-condivisione, relazioni, interazione, riappropriazione, forza dell’immaginazione, partecipazione, corporeità, critica e
dialettica, ricerca della felicità personale e collettiva attraverso l’azione
politica.
L’espressione-azione di Archabout a Salerno dal titolo “il viaggio” ha lo
scopo di estrapolare quei valori che, in un processo catartico, vengono
privati di quelle connotazioni strettamente legate a quel periodo storico, per essere calati nel tempo presente con una rinnovata valenza positiva e propositiva, tesa alla costruzione degli spazi della nuova Polis.
“Attraversare la storia come si attraversa la città…” M.Locci
Contenuti della proposta artistica e tecnica
Un corteo sospeso: un racconto composto di immagini statiche e dinamiche, luci e suoni di cortei del ‘68, che si sviluppa lungo le strade del
centro storico. La narrazione, punteggiata da tre episodi, accompagna
i viaggiatori in un continuo scambio spazio-temporale, un “fiume” che
scorre ora sopra le teste, ora sotto i piedi o a lato.
Primo episodio: la facciata di Palazzo Genovese in Piazza Sedile del
Campo diviene interfaccia reale per un corteo elettronico. L’installazione gioca tra spazio fisico smaterializzato e memoria: attraverso proiezioni
di video e di luci e l’uso di un’ambientazione sonora, si vuole affermare
che il territorio, la città, gli spazi di vita più in generale sono percepiti non
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come spazi fisici, bensì come luoghi di relazione e interazione mentale ed
emotiva.
Secondo episodio: ambiente immersivo, realizzato all’interno del cortile di
Palazzo Genovese, consistente in una Virtual Room interagente con i visitatori che attraverso dei pc collegati a internet possono accedere alla piattaforma per mondi virtuali Second Life. Gli Avatars vivono virtualmente nel ‘68
e visitano un percorso espositivo a tappe tematiche sul 2008; il rovesciamento temporale comporta che l’argomento espositivo non commemora il
passato, ma vede il futuro dal ’68, evidenziando parallelismi e differenze.
Terzo episodio: azioni creative condivise di produzione materiale, che hanno come modalità di costruzione quella del rapporto con il pubblico, che
prevede il coinvolgimento di chi osserva in un’esperienza attiva:
“WIP web important person_ esperimenti di fototrasporto sul web”
In una sorta di voyeurismo esplicitato, di parodia del diritto di cronaca e
di denuncia del senzionalismo mediatico che confeziona verità, un occhio
invadente e grottesco ha fototrasportato nell’universo mutevole del web (il
più libero e incontrollabile) immagini dell’evento disseminate per le strade.
Due performers si aggirano nel luogo dell’evento, catturando immagini;
poco dopo nella postazione pc, altri performers elaborano quelle immagini
in tempo reale per contestualizzarle in modo ironico e provocatorio all’interno di pagine web esistenti (o plausibili), proiettandole su schermo….
“Mandala Architettonico”
L’opera è una traccia che documenta una relazione, un percorso, un’esperienza conoscitiva e non è presente alcuna forma di feticismo nella costruzione di un oggetto (De Cecco E., 1995:129).
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Mandala Elettronico: i Mandala tibetani sono psicocosmogrammi: disegni
geometrici che studiano le analogie tra il cosmo della mente e quello dell’Universo. Sono fatti di sabbia colorata da mani abili e pazienti, ma una volta completati vengono soffiati via e perduti per sempre come monito sulla
brevità della vita e sull’inutilità dell’attaccamento alle cose terrene.
Il nostro Mandala verrà disegnato a più mani sul cellophane trasparente
e su byte ed entrambi i supporti – ben più volatili della sabbia – verranno
successivamente eliminati per sempre: il cellophane sarà strappato, l’hard
disk distrutto.
Il capitalismo globale promuove l’espansione di una cultura rivolta al consumatore, che si trasforma in merce al pari di ogni altro aspetto della vita.
LIVE CITY
1968: sharing journey, relations, interactions, re-appropriation, strength of
the imagination, participation, physicality, criticism and dialectics, research
into personal and collection happiness through the political action.
The action/expression of Archabout at Salerno from the title “the journey”
aims to extrapolate those values which are deprived of those connotations
that are closely linked to that historical period in a cathartic process to
being lowered at the current time with a renewed positive and pro-positive
worth aimed at the construction of the spaces of the new Polis.
“Cross history as you cross the city…” M.Locci
Contents of the artistic and technical proposal
A suspended procession: an account made up of static and dynamic images,
lights and procession sounds of 1968, which develops along the roads of
the historical centre. The narration, which is divided into three episodes,
accompanied the traveller in a continual exchange of time and space, a river
that now flows above our heads, now under our feels or to the side.
First episode: the facade of Palazzo Genovese in Piazza Sedile del Campo
becomes a real interface for an electronic procession. The installation plays
with the dematerialised physical space and the memory: through video
projections and lights and the use of surround sound, it wants to affirm
that the territory, city and more generally living spaces are not perceived
as physical spaces, but rather as places of relation and mental and emotive
interaction.
Second episode: an immersive environment created inside the courtyard
of Palazzo Genovese, consisting in a Virtual Room that interacts with the
visitors who can access the platform for Second Life virtual world through
PC connected to the Internet. The Avatars live virtually in 1968 and visit
an exhibition with thematic stages on 2008. By turning time upside-
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down, it means that this exhibition theme does not commemorate the
past, but seems the future from 1968, emphasising some similarities and
differences.
Third episode: creative actions of material production shared, which have
public relations as the construction method that sees the involvement of
those observing in an active experience:
“WIP web important person_ web photo-transport experiments”
In a sort of explicit voyeurism, parody of the news right and denouncement
of media sensationalism that makes up the truth, an invasive and
grotesque eyed has photo-transported images of the disseminated event
along the roads in the changing world of the web (the most free form is
uncontrollable). Two performers move around the place where the event
takes place, capturing images, then other performers process these images
a little later on the PCs in real time to set them in context in an ironic and
provocative way on the existing web pages (or plausible), projecting them
on the screen….
“Architectural Mandala”
The work is a trace that documents one relationship, one path, one
cognitive experience and there is no form of fetishism in the construction
of an object (De Cecco E., 1995:129).
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Electronic Mandala: the Tibetan Mandalas are psychocosmograms:
geometric designs that study the analogies between the cosmos of the
mind and that of the universe. They are made from coloured sand by able
and patient hands, but once they are made, they are blown away and lost
forever as a word to the wise on the brevity of life and the futility of being
attaching to earthly things.
Our Mandala will be drawn by many hands on transparent cellophane
and on bytes. Both supports – even more volatile than sand – will then
be destroyed forever: the cellophane will be ripped up and the hard disk
destroyed.
Global capitalism promotes the expansion of a consumer-based culture,
which turns into goods just like any other aspect of life.
Archabout, laboratorio mediterraneo europeo di studi e produzione transnazionale e trans disciplinare, si occupa di ricerca, formazione e produzione nei differenti campi della cultura artistica contemporanea, con particolare riguardo all’architettura, al teatro e alle arti visive e plastiche.
L’architettura è metodologia critica che - ridefinendo la nozione di processo
di trasformazione - recupera il rapporto tra luogo, memoria e progetto, con
particolare attenzione all’interazione analisi-progetto, all’applicazione di
nuove tecnologie e al rapporto con modelli teorici.
Il teatro oggi travalica l’idea del teatro tradizionale recuperando l’idea di un
fare che si esplicita in una condizione altra, fuori dal teatro, con attenzione
alla multimedialità e ad una spazialità scenografica che, anche attraverso la
virtualità, definisca nuovi climi del corpo e dell’azione.
La definizione di arti visive e arti plastiche supera la concezione di pittura
e scultura o installazione per costruire, con materiali tradizionali o nuove
tecnologie, un rinnovato rapporto critico con lo spazio e il tempo della contemporaneità nelle sue forme più eterogenee, centrali e marginali.
Progetti realizzati
Arte a ValleGiulia
Esposizione temporanea di tre opere di Giacinto Cerone, Giuseppe Gallo,
e Nunzio nella Facoltà di Architettura di Roma, nel 2004. Un’occasione di
incontro tra gli artisti e la Facoltà di Architettura “ValleGiulia” di Roma, realizzata dagli architetti Angelo Iacovitti, Maurizio Crocco, soci Archabout, ed
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Alberto Zanmatti, in collaborazione con la Facoltà e con il patrocinio della
Provincia di Roma.
“Arte a ValleGiulia” nasce dalla volontà di confrontare l’Architettura con le
altre espressioni artistiche in grado di intuire, leggere ed alterare uno spazio o la percezione dello stesso, nella convinzione che una reale separazione tra di esse non sia di fatto mai avvenuta e non possa mai avvenire.
Biennale del Design di Roma
Presentazione dell’installazione interattiva “Revolvere” e del video “La Città
superficiale” ideati da Scalaunoauno e realizzata con la collaborazione di
Archabout, in occasione dell’edizione zero “Public Design: visual” della
Biennale del Design di Roma, indetta dall’ Ordine degli Architetti di Roma
nel 2005, in collaborazione con “Sapienza” Università di Roma, Mediateca
della Facoltà di Architettura “Valle Giulia”.
Hdimenti a Venezuela
Ideazione e allestimento di un happening, con performances, video proiezioni, installazioni video e multisensoriali, set musicali. Realizzato nel
2006, in collaborazione con Scalaunoauno, presso la sede di Via Venezuela
- Facoltà di Architettura “Valle Giulia”, “Sapienza” Università di Roma.
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WAM Web Art Mouseum
Il progetto è incentrato sulla realizzazione del primo museo dedicato esclusivamente ad una delle realtà più interessanti dell’arte contemporanea: la
web art (SHOCKART.NET).
Il WAM vuole essere un centro di formazione rispetto alle diverse discipline
collegate alla web art ed alla comunicazione digitale, e un’entità aperta alla
circolazione, distribuzione e connessione di varie forme di conoscenza e
creatività.
L’allestimento dell’evento di presentazione al pubblico del progetto museale, tenutosi a Roma nel quartiere San Lorenzo nel 2006, è stato concepito
secondo modalità di comunicazione che prefigurano la natura espositiva
del WAM.
Oltre ai video di presentazione dei vari progetti realizzati, è stato possibile
fruire delle mostre di web art curate da shockart.
Tramite un software, appositamente realizzato, è stato reso possibile esplorare i progetti architettonici prodotti dagli studenti realizzando, mediante
l’uso di TAG, approfondimenti, sia di carattere architettonico, che culturale,
rispetto a tematiche relative all’arte in rete ed alle altre realtà protagoniste
del panorama artistico. Altre installazioni multimediali, in collaborazione
con Scalaunoauno, hanno contribuito ad esaltare il carattere interattivo
dell’evento: (p)ASSAGGI SONORI a San Lorenzo - viaggio interattivo nei
suoni, rumori, voci del quartiere. SAND IT OR SEND IT? - Mandala Architet-
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tonici, IPERPIAZZA – L’ipertesto prende corpo. Rapprentazione fisica di un
ipertesto. WIP – WEB IMPORTANT PERSON – Esperimenti di fototrasporto su
Web. Infine in serata suoni ed immagini su schermo gigante hanno accompagnato la visione delle installazioni.
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Arcipelago Pietralata, viaggio a nord-est
Archabout collabora alla realizzazione del primo progetto di teatropaesaggio realizzato a Roma nel quartiere di Pietralata. Risultato di una lunga
attività di ricerca sul quartiere, che si è svolta attraverso esplorazioni, interviste, laboratori fotografici, video e laboratori di percezione dello spazio, il
progetto ha inteso realizzare un’esperienza itinerante aperta ai cittadini a
partire dal tema dello spazio condiviso. Una testimonianza di luoghi e relazioni nate in seno all’esperienza della lotta per la casa, fenomeno intorno al
quale gli abitanti – mandati a vivere in periferia a seguito degli sfollamenti
del centro storico operati da Mussolini - hanno costruito e rivendicato nel
tempo una propria identità. Una drammaturgia del paesaggio volta ad evidenziare significati, contenuti e dinamiche differenti a seconda delle zone
del quartiere, incentrata sull’idea di svelare e raccontare legami spesso invisibili tra luoghi e persone. Un esperimento aperto ad architetti, urbanisti,
sociologi ed artisti che si è posto l’obiettivo di formulare inedite ipotesi di
sviluppo a partire dai valori e dalle risorse presenti sul territorio.
Il progetto, realizzato dal gruppo Teatroarchitettura, è stato ideato da Ilaria
Vasdeki e costruito in collaborazione con Barbara Renzi, Gregorio Amicuzi
(Residui Teatro), Fabrizio Boni (Laboratorio3) ed Archabout. Co-finanziato
dal Programma Gioventù per l’Europa, con il Patrocinio dell’Ordine degli
Architetti di Roma, Assessorato alle Politiche Culturali a Assessorato alle
Politiche per le Periferie, si è svolto nel quartiere di Pietralata a partire da
settembre 2005 e si è concluso, con la collaborazione degli abitanti, a giugno del 2006.
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Festival Internazionale del Teatro Urbano
Archabout partecipa alla XIII e XIV edizione del Festival Internazionale del
Teatro Urbano di Abraxa Teatro, presso il Giardino degli Aranci in Roma. Gli
interventi sono consistiti in performances teatrali e multimediali.
@nts
Nel 2007, Archabout collabora alla realizzazione di uno spettacolo teatrale
di ricerca a carattere performativo e mutidimensionale. Un organismo in
mutazione in cui il protagonista, qui rappresentato come entità fisicamente
astratta della nostra realtà, rivive come in universi paralleli, quelle che sono
le sue percezioni del mondo, della sua realtà, in un prima e un dopo, assente dal tempo e dallo spazio fisico. L’allestimento esteso alla totalità della
sala crea un ambiente immersivo in cui il set tecnologico è parte integrante
della scena.
Lo spettatore è attore in uno spazio sensoriale di suoni, luce, musica e
proiezioni video. Interferenze dal mondo virtuale della piattaforma di Second life creano un inedito cortocircuito spazio-temporale per una fruizione
multi_dimensionale dell’evento amplificato dai performers: distorsori della
realtà e animatori di allucinazioni transitorie.
Il progetto, realizzato dal laboratorio [email protected] con_temporanei, è stato
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ideato da Simona Ortolan, Tiziana Amicuzi in collaborazione con Emanuela
Bonella, Maurizio Crocco, Mario Leante, Luigi Maria Mascioli, Andrea Moneta (Archabout), Maria Francesca Marasà, Adalgisa Nicolazzi, Tiziana Proietti,
Alessia Zarzani ([email protected]), Juri Bianchi.
Euridice
Lo spettacolo teatrale, liberamente ispirato a “L’Orfeo” di Monteverdi e
“Lei dunque capirà” di Claudio Magris, nasce grazie ad un interscambio
culturale fra Archabout ed il corso di scenografia del Prof. Tomas Muñoz
dell’ESAYA - Escuela Superior de Arte y Arquitectura, Universidad Europea
de Madrid, per la ideazione, costruzione e messa in scena collettiva di uno
spettacolo teatrale all’interno dei suggestivi ambienti della Rampa Prenestina a Roma.
La Rampa Prenestina è un edificio a cilindro alto sette piani, percorso da una
rampa elicolidale carrabile al suo interno, una torre di cemento armato destinata in origine ad accogliere le scenografie di cinecittà, successivamente
occupato dai senzatetto della capitale, attualmente sede di associazioni di
volontariato, artistiche e di solidarietà. Il suo carattere architettonico, circolare e spiraliforme, che richiama esempi quali la Torre di Babele, i gironi
danteschi, il Pozzo di S. Patrizio, ed i suoi graffiti metropolitani presenti sulle pareti interne, sono stati preziosi spunti per la costruzione di uno spettacolo immersivo, avvolgente, assolutamente unico, di “Teatro dei Luoghi”.
Il progetto, è stato realizzato con il gruppo Archirampanti, in collaborazione
con laboratorio [email protected] con_temporanei, [email protected]
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Archabout, the European Mediterranean Laboratory of Studies and
Transnational and Transnational Production, is involved in the research,
education and production in different fields of contemporary artistic
culture, with special attention to architecture, theatre and the visual and
plastic arts.
By redefining the notion of the transformation process, architecture is a
critical methodology that recovers the relationship between place, memory
and project, with special attention to the interaction of analysis and project,
the application of new technologies and the relationship with theoretical
models.
Today the theatre torments the idea of traditional theatre by recovering the
idea of an event that is clarified in another condition outside the theatre,
with attention to multimediality and the spatial awareness of set design
that defines new climates of the body and action through virtuality.
The definition of visual and plastic arts surpasses the conception of
painting and sculpture or installations to be built with traditional materials
or new technologies, a renewed critical relationship with space and time
of the state of being contemporary in its most heterogeneous, central and
marginal forms.
PROJECTS DONE
Arte a ValleGiulia
Temporary exhibition of three works by Giacinto Cerone, Giuseppe Gallo
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and Nunzio in the Faculty of Architecture in Rome in 2004. An meeting
opportunity between the artists and the Faculty of Architecture “ValleGiulia”
of Rome, created by the architects Angelo Iacovitti, Maurizio Crocco,
Archabout members, and Alberto Zanmatti, in partnership with the faculty
and the patronage of the Province of Rome.
“Arte a ValleGiulia” was created due to the desire to compare architecture
with other artistic forms that are able to guess, read and alter a space or a
perception of the space with the conviction that a real separation between
these hasn’t ever really taken place and cannot ever take place.
Rome Design Biennial
Presentation of the interactive installation “Revolvere” and the “La Città
superficiale” video conceived by Scalaunoauno and created with the
partnership of Archabout, on the occasion of the first edition “Public
Design: visual” of the Rome Design Biennial, called by the Order of
Architects of Rome in 2005, in partnership with “La Sapienza” University of
Rome, Mediateca of the Faculty of Architecture “Valle Giulia”.
Hdimenti at Venezuela
Conception and set-up of a happening, with performances, video
projections, video and multisensorial installations, musical sets. Created
in 2006, in partnership with Scalaunoauno, at the offices in Via Venezuela
- Faculty of Architecture “Valle Giulia”, “La Sapienza” University of Rome.
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WAM Web Art Museum
The project is centred on the creation of the first museum dedicated
exclusively to one of the most interesting forms of contemporary art: web
art (SHOCKART.NET).
The WAM wants to be a training centre for the different disciplines
associated with web art and digital communication, as well as an open
entity for the circulation, distribution and connection of various forms of
knowledge and creativity.
The setting up of the presentation event of the museum project to the public,
which took place in Rome in the San Lorenzo area in 2006, was conceived
according to the means of communication that feature the exhibition nature
of the WAM.
In addition to the presentation videos of the various projects done, it is also
possible to use the web art exhibitions managed by shockart.
Using software that was especially created, it was made possible to explore
the architecture problem produced by the students by using TAG creating
both an architectural and cultural character as regards themes on web art
and other realities that are protagonists on the art scene. In partnership
with Scalaunoauno, other multimedia installations have contributed to
exalting the interactive character of the event: (p)ASSAGGI SONORI at San
Lorenzo – an interactive journey into the sounds, noises and voices of the
district. SAND IT OR SEND IT? - Mandala Architettonici, IPERPIAZZA – The
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Festival Culture Giovani_LiveCity
hypertext takes form. Physical representation of a hypertext. WIP – WEB
IMPORTANT PERSON – Experiments of photo-transport on the web. Finally,
sounds and images on a giant screen accompanied the showing of the
installations.
Arcipelago Pietralata, journey to the northeast
Archabout worked on the creation of the first project of theatre landscape
done in Rome in the Pietralata area. A result of a long research activity
on the area, which was done through surveys, interviews, photography
laboratories, videos and perception laboratories of the spaces, the project
meant to create an itinerant experience that is open to residents starting
with the theme of shared space. A testimony of places and relationships
born in the heart with the experience of the fight for a house, a phenomena
around which the inhabitants – who were sent to live in the outskirts
following the evacuations of the historical centre done by Mussolini – have
built and avenged their own identity over time. A dramatic composition of
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Il viaggio
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the landscape aimed at highlighting meanings, contents and dynamics that
are different according to the areas of the district, centred on the idea of
unveiling and recounting links that are often invisible between places and
people. An experiment open to architects, urban planners, sociologists
and artists, with the aim of formulating unpublished hypotheses of
development, starting with the values and resources present in the area.
The project, which was created by the group Theatrearchitecture, was
conceived by Ilaria Vasdeki and built in partnership with Barbara Renzi,
Gregorio Amicuzi (Residui Theatre), Fabrizio Boni (Laboratorio3) and
Archabout. Co-financed by the European Youth Program, with the patronage
of the Order of Architects of Rome, the Local Authority for Cultural Policies
and Local Authority for Policies for the Suburbs, was done in the Pietralata
area from September 2005 and ended in June 2006 with the help of the
residents.
International Festival of Urban Theatre
Archabout participates in the 13th and 14th editions of the International
Festival of Urban Theatre at the Giardino degli Aranci in Rome. The
interventions consist in theatrical and multimedia performances.
@nts
In 2007, Archabout worked in the creation of a research theatre show
into a performance and multidimensional nature. A mutating organism in
which the protagonist, represented here as a physically abstract entity of
our reality, relives his perceptions of the world and his reality as in parallel
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Festival Culture Giovani_LiveCity
universes in a before and after, regardless of time and physical space.
The set-up extended to the totality of the room creates an immersive
environment in which the technological set is an integral part of the scene.
The spectator is an actor in a sensorial space of sounds, lights, music
and video projections. Interferences from the virtual world of the second
life platform create an unpublished space and temporal short-circuit for a
multidimensional use of the event amplified by the performers: distorters
of reality and animators of transitory hallucinations.
The project, created by the laboratory [email protected] con_temporanei, was
conceived by Simona Ortolan, Tiziana Amicuzi in partnership with
Emanuela Bonella, Maurizio Crocco, Mario Leante, Luigi Maria Mascioli,
Andrea Moneta (Archabout), Maria Francesca Marasà, Adalgisa Nicolazzi,
Tiziana Proietti, Alessia Zarzani ([email protected]), Juri Bianchi.
Euridice
The theatrical show that freely aspired to “L’Orfeo” by Monteverdi and
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Il viaggio
43
“Lei dunque capirà” by Claudio Magris was created thanks to a cultural
interchange between Archabout and the set design course of Prof. Tomas
Muñoz of ESAYA - Escuela Superior de Arte y Arquitectura, Universidad
Europea de Madrid, for the conception, construction and collective staging
of a theatrical show in the evocative environments of the Rampa Prenestina
in Rome.
The Rampa Prenestina is a cylindrical building that is seven floors high,
directed by a helicoidal ramp inside, a reinforced concrete tower originally
intended to hold all the sets from Cinecittà, which was then occupied by
the capital’s homeless and is currently home to volunteer, artistic and
solidarity associations. Its architectural, circular and spiral character that
recalls examples, such as the Tower of Babel, the Dante-style circles, the
well of S. Patrizio and its metropolitan graffiti presents on the inner walls
have been precious ideas for the construction of an immersive and involving
show that is absolutely unique of the “Theatre dei Luoghi”.
The project was created by the group Archirampanti, in partnership with the
laboratory [email protected] con_temporanei, [email protected]
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ZSE crew
44
Festival Culture Giovani
La ZSE crew, acronimo di Zona Sud Est, è una crew di writers salernitani che
fin dal 1997 dipinge attivamente sui muri della propria città, prevalentemente nella zona orientale. La crew è caratterizzata dai diversi stili dei singoli
writers, tutti molto originali; in essa confluiscono percorsi ed esperienze
artistiche differenti, ma tutte legate all’ambiente underground della strada,
il contesto originale in cui nasce e si sviluppa il fenomeno del writing.
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FCG2008_impag 45
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Passaggi d’Europa
46
Festival Culture Giovani_Linea d’Ombra
La selezione dei film di questa edizione potrebbe davvero rappresentare
un viaggio nella nuova Europa. Il quadro che emerge, tenendo conto non
solo dei titoli selezionati, appare mosso e in evoluzione; non domina tanto una scuola o un movimento organizzato, quanto la scelta
personale dei singoli autori, per lo più giovani ma non inesperti.
Molti dei registi intorno ai trent’anni vengono da lunghe esperienze nel
cortometraggio e da pratiche non episodiche nella regia televisiva e nel
documentario. Forse proprio quest’ultimo terreno d’impegno li spinge verso tematiche prese dalla realtà quotidiana, dalla storia e dalle microstorie
che segnano, e hanno segnato negli ultimi anni, l’Europa dei popoli e delle
nazioni: dalle migrazioni forzose, alle guerre, dalla violenza diffusa o organizzata, al tramonto dei valori familiari e affettivi.
Ciascuno dei film, a suo modo, appare come la tessera di un mosaico che,
una volta ricomposto, ci rimanda l’immagine di un continente attraversato
da tensioni, conflitti, inquietudini. E’ indicativo che su di essi si posi lo
sguardo dei nuovi autori, alcuni all’esordio assoluto nel lungometraggio,
e ancor più importante che questo nuovo quadro, questo viaggio dentro
l’Europa dei nuovi autori, si allarghi a paesi emergenti sul piano cinematografico.
Per restare ai film scelti per questo nostro percorso, parto dalla Slovenia di
Vuletic, che ritorna a Salerno, dopo il suo premiato Summer in the Golden
Valley, con It’s Hard to be Nice. Lo scenario è ancora la Sarajevo del dopo
guerra ma la storia si fa, in questo caso, più intima e personale pedinando il tassita Fudo, alla ricerca di una seppur minima felicità. La violenza,
declinata in forme diverse, attraversa quasi tutte le opere in concorso e
resta il tema centrale anche di Seven Days Sunday di Nils Laupert. Il regista
tedesco compie un viaggio nella banalità del male, non senza aver definito
lo sfondo sociale dentro il quale l’orrore si fa strada. Farà discutere l’opera
prima di Ilmar Raag, regista estone di Klass che fa rimbalzare a tutt’altre
latitudini, le tematiche di un Gus Van Sant. Sorprendente, a porlo in relazione con la tradizione più conosciuta in Italia del cinema Ungherese, il film
Nosedive di Erik Novak che paga qualche debito al cinema statunitense ma
senza rinunciare a uno stile forte, originale, direi compiuto, raccontando
sesso, droga e ricerca di vie di fuga impossibili. Più complesso il lavoro di
Jens Jonsson The king of Ping Pong. Protagonista il sedicenne Rille e la sua
inquietudine ad attraversare troppo presto la linea d’ombra che lo porterà
nel mondo degli adulti. Daylight Robbery, scritto e diretto da Paris Leonti,
ha i caratteri del film di genere, un thriller con rapina in banca, il gusto della
battuta salace e della scrittura al metronomo capace di reggere fino alla
fine il ritmo ben calibrato. Il cinema italiano è rappresentato dall’esordio
di Vittorio Rifranti, Tagliare le parti in grigio. Premiato a Locarno e in attesa
di distribuzione in Italia, il film, non facile, ha il merito di toccare un nervo
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Presentazione
47
scoperto della nostra cultura: l’assedio al corpo, qui letto dal lato cronenberghiano dell’autolesionismo o della body art, come ultima frontiera della
ribellione al vuoto.
Fuori concorso un altro film italiano, Il vento fa il suo giro di Giorgio Diritti,
anomalo ma capace di farsi strada nel nostro stravagante sistema distributivo. Per dire di un’annata, quella italiana, che non vede solo licenze liceali
e licenze poetiche sulla rima di cuore/amore ma anche storie non pacificate
con la realtà di un’Europa plurale eppure non ancora aperta.
The selection of films for this edition could represent a journey into the
new Europe. The framework that emerges, taking into consideration not
only the selected titles, seems to have moved and be evolving. A school or
organised movement does not dominant so much as much as the personal
choice of the individual authors for the younger yet not inexpert ones.
Many directors around 30 years old come from long experiences in short
films and not just episodic practices in television and documentary
direction. Perhaps the latter work terrain pushes them towards themes
taken from everyday life, history and micro-histories that indicate and have
indicated the Europe of peoples and nations in the last few years: from the
forced migrations to wars, from widespread or organised violence to the
disappearance of family and emotional values.
Each of the films appears in its own way as a piece of a mosaic, which when
put together again, reminds us of the image of a continent raked with
tension, conflict and unease. It is indicative that the gaze of new authors is
given to these – some of whom are making their debut in full-length films
– and it is even more important that this new framework, this journey into
Europe of the new authors is also extending towards the countries that are
emerging on the cinematographic scene.
Remaining with the films chosen for our itinerary, the departure from
Slovenia of Vuletic, who returns to Salerno, after his award-winning Summer
in the Golden Valley, with It’s Hard to be Nice. The scenario is still Sarajevo
after the war, but the storyline in this case is more intimate and personal by
shadowing the taxi driver Fudo in search of just a little piece of happiness.
The violence, which is broken down into different forms, is a thread in
almost all the works in the contest and also remains the central theme
of Seven Days Sunday by Nils Laupert. The German director travels into
the banality of evil, having defined the social background in which horror
leads the way. The first work by Ilmar Raag Farà will be a discussion point,
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48
Festival Culture Giovani_Linea d’Ombra
the Estonian director of Klass, which makes the themes of Gus Van Sant
rebound on all other latitudes. The film Nosedive by Erik Novak is surprising
when put relation with the best-known tradition in Italy of Hungarian
cinema, which owes a considerable debt to American cinema, but without
giving up its own strong and original style. I would say it has been fulfilled
by recounting sex, drugs and searching for an impossible escape route.
The work of Jens Jonsson The king of Ping Pong is more complex. The 16year-old Rille is the protagonist and his unease of crossing the shaded line
too soon that will take him into the world of adulthood. Daylight Robbery,
written and directed by Paris Leonti, has the characters of this genre of film,
a thriller with a bank robbery, a taste of salacious wit and rhythmical writing
that is able to maintain the well-balanced rhythm until the end. Italian
cinema is represented by the debut work of Vittorio Rifranti, Tagliare le parti
in grigio. Having won an award at Locarno and awaiting distribution in Italy,
this difficult film has the merit of touching a raw nerve in our culture: the
siege on the body, read here from the perspective of Cronenbergh of selfmutilation or body art, as the last frontier of rebellion in vain.
Outside the contest, there is another Italian film, Il vento fa il suo giro
by Giorgio Diritti, anomalous yet able to lead the way in our extravagant
distribution system. To talk about an Italian vintage that does not only
include high school and poetic licence on the rhyme of cuore/amore (heart/
love), but also stories that aren’t pacified with the reality of a plural Europe
that still isn’t open.
Peppe D’Antonio
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Passaggid’Europa
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Daylight Robbery/Daylight Robbery
50
Festival Culture Giovani_Linea d’Ombra
Un gruppo di ladri penetra in una banca londinese per mettere a segno
il colpo del secolo, dopo essersi costruiti un alibi perfetto grazie alla
Coppa del Mondo che si svolge in Germania. La polizia interviene e li
incastra all’interno, o almeno così crede. Il film di Leonti non è di quelli
che normalmente si vedono nei festival, colpa dei festival ovviamente. La
scrittura è nitida, ben calibrata, serrata ma capace di dar conto dei diversi
caratteri coinvolti nella storia ricca di colpi di scena e di impreviste svolte
narrative. Insomma un gioco ben riuscito in cui tutti gli elementi, compreso
il cast di attori, sono al posto giusto e funzionano come in un perfetto
congegno ad orologeria.
A group of robbers penetrate a London bank to mark off the robbery of the
century, after having created a perfect alibi due to the World Cup that is
taking place in Germany. The police intervene and trap them inside, or so
they think. Leonti’s film is the type that you don’t usually see at festivals,
which is obviously the fault of the festivals themselves. The writing is
sharp, well-balanced and edgy, yet able to give the accounts of the different
characters involved in the story, which in rich in shocks and unexpected
twists in the narrative. By and large, a successful outcome in which all the
elements, including the cast of actors, are in the right place and work in
perfect clockwork.
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Passaggi d’Europa
Titolo Originale
Titolo Inglese
Regia
Anno
Nazione
Formato
Durata
Daylight Robbery
Daylight Robbery
Paris Leonti
2007
Gran Bretagna
Colore, 35 mm, 1:1.85
92’
Cast
Geoff Bell
Vas Blackwood
Max Brown
Antonio Gil
Johnny Harris
Anya Lahiri
Rhys Meredith
Tiffany Mulheron
Paul Nicholls
Paris Leonti
Hasse Billing
Milton Kam
Keith Tunney
Richard Chester
Lee Whiteman
Alice Wolfbaure
Dipti Patel
Zoi Vavakalina
Produttore Nick O’Hagan
Produzione Daylight Productions
Limited
Distribuzione AV Pictures Limited
Sceneggiatura
Montaggio
Fotografia
Suono
Musica
Scenografia
Costumi
Trucco
FCG2008_impag 51
51
Paris Leonti ha lavorato in vari
settori del cinema britannico negli
ultimi diciotto anni, partecipando,
a vario titolo, alla realizzazione di
film come Salvate il soldato Rayan
(Saving Private Ryan) di Spielberg
e Shakespeare in Love di John
Madden. Si è impegnato, con Nick
O’Hara, nella produzione di una
serie di film sul modello dei “low
budget” statunitensi. Dal 2005 ha
co-prodotto tre lungometraggi, tra
cui Daylight Robbery che ha segnato il suo esordio alla regia.
Paris Leonti has worked in various
sectors of British cinema over the
last eighteen years, participating in
a range of roles to the making of films such as Saving Private Ryan by
Spielberg and Shakespeare in Love
by John Madden. She was involved
in the production of a series of films
on the American low budget model
with Nick O’Hara. Since 2005 she
has co-produced three feature films
including Daylight Robbery, which
marked is debut as a director.
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Festival Culture Giovani_Linea d’Ombra
Klass/The Klass
52
Uno studente di scuola superiore è costantemente aggredito dai suoi
compagni di classe che irridono alla sua debolezza, alla sua incapacità
di difendersi, rendendogli la vita difficile. Tenta di aiutarlo Kaspar, un suo
compagno, che non teme di mettersi contro tutto il gruppo. Banalità del
male, si potrebbe dire di questo film che progredisce inesorabilmente verso
la tragedia, scavando nel cuore dei ragazzi, nelle loro vite e nel vuoto che
li circonda, compreso la totale ignavia degli adulti. Il film ricorda, nel tema
e nel clima, il Gus Van Sant di Elephant ma Ilmar Raag ha un suo stile,
originale e controllato, una misura nell’affrontare il tema del bullismo,
senza cedere a nessuna vocazione piattamente sociologica né sciogliere la
storia in un edificante happy end.
A high school student is constantly attacked by his classmates who mock
his weakness and inability to defend himself, making his life difficult. One
of his classmates, Kaspar, tries to help him who does not fear going against
the whole group. The banality of pain is we could say about this film which
progresses relentlessly towards tragedy, digging into the heart of the
youths, their lives and the emptiness that surrounds them, including the
total sloth of adults. The film recalls Gus Van Sant’s Elephant in its theme
and atmosphere, but Ilmar Raag has his own original and controlled style,
a measure in tackling the theme of bullying, without submitting to any flat
sociological vocation or dissolving the story in an edifying happy ending.
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Passaggi d’Europa
Titolo Originale
Titolo Inglese
Regia
Anno
Nazione
Formato
Durata
Klass
The Class
Ilmar Raag
2007
Estonia
35 mm, 1.85:1
97’
Cast
Lauri Pedaja
Vallo Kirs
Pärt Uusberg
Paula Solvak
Margus Prangel
Leila Sälik
Sceneggiatura
Montaggio
Fotografia
Suono
Musica
Scenografia
Costumi
Trucco
Produttore
Produzione
Distribuzione
FCG2008_impag 53
Ilmar Raag
Tambet Tasuja
Kristjan-Jaak Nuudi
Horret Kuus
Timo Steiner
Paul Oja
Martin “Eskimo” Kallasvee
Eva-Maria Gramakovski
Agne Talu
Merike Petri
Riina Sildos
Amrion Productions
Estonian Film Foundation
53
Ilmar Raag ha studiato sceneggiatura in Olanda e regia alla Sorbona
di Parigi. Ha diretto nel 1998 il suo
primo cortometraggio Killing Tartu,
proseguendo la sua carriera come
responsabile degli acquisti alla
Televisione Estone e responsabile
della programmazione per alcune
compagnie televisive. Nel 2004
ha scritto la sceneggiatura di due
lungometraggi, dirigendone uno
August 1991. Nel 2005 ha lasciato
la televisione per dirigere il suo primo lungometraggio per il cinema,
Klass, che ha ottenuto il Premio
Speciale della Giuria al festival di
Karlovy Vary del 2007.
Ilmar Raag studied screenwriting
in Holland and directing at the
Sorbonne in Paris. He directed
his first short film Killing Tartu
in 1998, continuing his career as
purchasing manager at Televisione
Estone and head of programming
for some television companies. In
2004 he wrote the screenplays for
two feature films, directing one of
them August 1991. In 2005 he left
television to direct his first feature
film for the cinema, Klass, which
was awarded with the Jury’s Special
Prize at the festival of Karlovy Vary
in 2007.
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Ping-pongkingen/The King of Ping Pong
54
Festival Culture Giovani_Linea d’Ombra
Il protagonista del film è il sedicenne Rille che vive in un’innevata città
del Nord della Svezia, Umea. Grande e grasso, non pronto ad entrare nel
mondo degli adulti e si sente a proprio agio solo nel centro sociale, intorno
al tavolo da ping-pong. Egli subisce le angherie del fratello minore, del tutto
diverso da lui, sente rompersi il legame con la madre, chiusa in un universo
da favola rosa, e con il padre, autista di camion alcolizzato e mai cresciuto;
ma avverte il fascino delle ragazze e del loro mondo segreto. Il film di
Jonsson, impeccabile nella forma, sospesa tra realismo crudo e immaginario
fantastico, uno dei più bei ritratti dell’inquietudine di un adolescente e per
questo premiato al Sundance Film Festival 2008.
The film’s protagonist is the 16-year-old Rille who lives in a snow-bound city
in the north of Sweden, Umea. Tall and fat, he isn’t ready to enter the world
of adulthood and he only feels comfortable in the social centre around the
ping pong table. He suffers the oppressions of his younger brother who is
completely different than him. He feels like breaking the connection with
his mother who is closed in a rose-tinted world and with his father who is
an alcoholic truck driver who has never grown up, but he attracts the charm
of girls and their secret world. Impeccable in its form, Jonsson’s film is
suspended between crude realism and fantastic imagination. It is one of the
most vivid portraits of the uneasiness of an adolescent and for this reason it
won an award at the Sundance Film Festival 2008.
FCG2008_impag 54
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Passaggi d’Europa
Titolo Originale
Titolo Inglese
Regia
Anno
Nazione
Formato
Durata
Ping-pongkingen
The King of Ping Pong
Jens Jonsson
2007
Svezia
Colore, 35 mm, 2.35:1
107’
Cast
Jerry Johansson
Hampus Johansson
Ann-Sofie Nurmi
Georgi Staykov
Fredrik Nilsson
Sceneggiatura Jens Jonsson
Hans Gunnarsson
Montaggio Kristofer Nordin
Fotografia Askild Vik Edvardsen
Suono Per Nyström
Musica Martin Willert
Scenografia Josefin Åsberg
Costumi Viktoria Mattila
Trucco Karin Fahlén
Produttore Jan Blomgren
Produzione Bob Film Sweden
in co-operation with Nordisk
Film A/S
Distribuzione Swedish Film Istitute
FCG2008_impag 55
55
Jens Jonsson è nato a Umeå in
Svezia nel 1974. Dal 1998 al 2002
ha studiato cinema al Dramatiska
Institutet di Stoccolma. Ha esordito
come regista di cortometraggi nel
1998 con Stefanja 1:3, proseguendo
la sua attività negli anni successivi
con lavori come Reparation (2001),
K-G for Better or for Worse (2002),
premiati a Cannes. Nel 2007 il
Festival Internazionale di ClermontFerrand gli ha dedicato una retrospettiva. Ping-pongkingen (The
King of Ping-Pong) è il suo primo
lungometraggio.
Jens Jonsson was born in Umeå
in Sweden in 1974. From 1998 to
2002 he studied cinema at the
Dramatiska Institutet in Stockholm.
He made his directing debut in
short films in 1998 with Stefanja
1:3, continuing his work in the
following years with works such as
Reparation (2001), K-G for Better
or for Worse (2002), which won
an award in Cannes. In 2007 the
International Festival of ClermontFerrand dedicated a retrospective to
him. Ping-pongkingen (The King of
Ping-Pong) is his first feature film.
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Sieben Tage Sonntag/Seven days sunday
56
Festival Culture Giovani_Linea d’Ombra
1996, una Domenica come un’altra, case popolari di un quartiere di periferia
di una piccola città tedesca. Adam e Tommek hanno lasciato la scuola da
tempo e vivono bevendo, compiendo piccole razzie, rubando e chiedendosi
costantemente qual è il limite, fin dove sono capaci di arrivare, quanto vale
una vita umana. Poi una Domenica… una maledetta Domenica. Non conforta
per nulla sapere che questa è una storia vera, che il regista Niels Laupert
ha tratto da un evento di cronaca nera, conforta, e molto, lo stile asciutto in
cui è girata, la scelta consapevole di sospendere il giudizio, di non esibire
facili letture psicologiche ma far agire la forza della vicenda e la incredibile
banalità del male.
1996, a Sunday like any other, council housing in a district in the suburbs of
a small German city. Adam and Tommek left school some time ago and live
drinking, carrying out small-scale robberies, robbing and constantly asking
themselves what their limit is, at what point they are able to reach and how
much a human life is worth. Then one Sunday one cursed Sunday. It isn’t
at all comforting to know that this is a true story, which the director Niels
Laupert based on a bad piece of news. However, the dry style in which the
film is shot is very comforting, as well as the informed choice of suspending
judgement, not showing easy psychological interpretations, but making the
strength of the issue and the incredible banality of pain act.
FCG2008_impag 56
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Passaggi d’Europa
Titolo Originale
Titolo Inglese
Regia
Anno
Nazione
Formato
Durata
Sieben Tage Sonntag
Seven days sunday
Niels Laupert
2007
Germania
Super 35 mm, 2.35:1
80’
Cast
Ludwig Trepte
Martin Kiefer
Jil Funke
Jennifer Ulrich
Antonio Wannek
Lenn Kudrjawizki
Andreas Schmidt-Schaller
Karin Baal
Sceneggiatura
Montaggio
Fotografia
Suono
Musica
Scenografia
Costumi
Trucco
Produttore
Produzione
Distribuzione
FCG2008_impag 57
Niels Laupert
Hansjörg Weißbrich
Christoph Dammast
Thomas Knop
Hamid Tavakoliyan
Michael Heilrath
Matthias Friedrich
Christian Röhrs
Bea John
Juliane Hübner
Thomas Bartl
Alexander Dierbach
Niels Laupert
Bartl Laupert Dierbach
Filmproduction GBR
M-appeal
57
Niels Laupert è nato a Francoforte nel 1975. Dopo il diploma, ha
studiato dapprima produzione e
gestione dei media e poi regia alla
"University of Televison and Film
Munich" laureandosi in entrambi i
settori nel 2006. Negli ultimi anni
Laupert ha prodotto e diretto molti
videoclip per artisti come Madness,
Tomcraft, Zoe/Marley, Nova International e Kunden e spot commerciali
per Deutsche Bahn, Nintendo e
Medion. Sieben Tage Sonntag (Seven Days Sunday) è il suo primo
lungometraggio.
Niels Laupert was born in
Frankfurt in 1975. After gaining
his high school diploma, he first
studied media production and
management, then directing at the
“University of Television and Film
Munich”, graduating in both sectors
in 2006. In the last few years, Laupert produced and directed many
videoclips for artists like Madness,
Tomcraft, Zoe/Marley, Nova International and Kunden and commercial
spots for Deutsche Bahn, Nintendo
and Medion. Seven Days Sunday is
his first feature film.
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Tagliare le parti in grigio/Cutting the parts in grey
58
Festival Culture Giovani_Linea d’Ombra
Tre giovani, Nadia, Paola e Massimo, si conoscono in ospedale dopo uno
spaventoso incidente del quale non ricordano nulla. Portano ancora sulla
pelle le tracce delle ferite e dentro la sensazione di un legame profondo
che non vogliono spezzare. Si incontrano di nascosto avvicinandosi,
dapprima con diffidenza, all’universo della body art nel tentativo di tornare
a sentire, ferendosi e mutilandosi, il proprio corpo e il dolore che non hanno
conosciuto. Premiato al Festival di Locarno, come opera prima, il film di
Rifranti non somiglia alla nuova vogue giovanilistica del cinema italiano
e sonda, con coraggio, zone in ombra ed estreme della nostra società,
condannata all’apatia e alla celebrazione dei corpi congelati dall’artificiale.
Three young people, Nadia, Paola and Massimo, get to know one another
in hospital after a frightening accident which none of them remember at all.
They still have the traces of the injuries on their skin and inside they have
the feeling of a deep-seated bond that they don’t want to break. They meet
secretly, becoming closer to the world of body art, initially with diffidence,
in an attempt to regain the feeling of their bodies and the pain that they
did not feel by harming and mutilating themselves. Awarded at the Locarno
Festival, as a debut work, Rifranti’s film does not resemble the new youthful
fashion of Italian cinema and sound, with courage, grey areas and extremes
of our society, condemned to apathy and the celebration of bodies frozen
by the artificial.
FCG2008_impag 58
9-04-2008, 0:27:18
Passaggi d’Europa
Titolo Originale
Titolo Inglese
Regia
Anno
Nazione
Formato
Durata
Tagliare le parti in grigio
Cutting the parts in grey
Vittorio Rifranti
2006
Italia
Colore, Digi Beta Pal
93’
Cast
Micol Martinez
Isabella Tabarrini
Fabrizio Rizzolo
Giorgia Wurth
Vittorio Rifranti
Giorgio Neri
Andrea Serafino
David Rossato
Rino Bertini
Rebecca Bindi
Costumi Rebecca Bindi
Trucco
Produttore Rino Bertini
Produzione Red Line
Sceneggiatura
Montaggio
Fotografia
Musica
Scenografia
FCG2008_impag 59
59
Vittorio Rifranti è nato nel 1966
e vive e lavora a Milano. Laureato in
Lettere moderne, frequenta dal 1987
la Scuola di Cinema di Milano e dal
1990 i corsi di “Ipotesi Cinema” di
Ermanno Olmi. I suoi primi lavori,
girati in Super8, risalgono alla metà
degli anni ottanta, ma il primo importante riconoscimento arriva con
il mediometraggio L’attesa (1992),
premiato in diversi festival. Sei anni
dopo, in collaborazione con Giovanna Gasparini, dirige il documentario
I giorni liberi sulle memorie dei
partigiani del milanese. Il suo primo
lungometraggio, Lo sguardo nascosto, è del 2004, cui segue Tagliare
le parti in Grigio, vincitore della
sezione “Cineasti del Presente” al
Festival di Locarno del 2007.
Vittorio Rifranti was born in
1966 and lives and works in Milan.
Having graduated in Modern
Literature, he then attended the
Milan Cinema School in 1987 and
then Ermanno Olmi’s courses on
“Cinema Hypotheses” in 1990.
His first works, filmed in Super8,
date back to the mid 1980s, but
his first important recognition
was achieved with the mid length
film L’attesa (1992), which won
awards at several festivals. Six
years later, in partnership with
Giovanna Gasparini, he directed
the documentary I giorni liberi
on the memories of the Milanese
partisans. His first feature film, Lo
sguardo nascosto, was in 2004,
followed by Tagliare le parti in
Grigio, winner of the “Filmmakers
of the Present” section at the 2007
Locarno Film Festival.
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ˇ je biti fin/It’s hard to be nice
Tesko
60
Festival Culture Giovani_Linea d’Ombra
Il film racconta la storia di Fudo, tassista a Sarajevo, della moglie e del
figlioletto. Il protagonista combatte la sua quotidiana battaglia per la
sopravvivenza in una città attraversata dall’ansia per la facile ricchezza e
dall’esplosione del mercato nero. Indebitatosi per acquistare un nuovo taxi,
egli è costretto a prestarsi a piccole azioni criminali. Quando tenta di tirarsi
indietro, per amore della famiglia, la sua vicenda assume toni drammatici.
Vuletic, già presente al nostro festival con Summer in the golden Valley,
costruisce un racconto usando un registro realistico con un forte controllo
formale delle inquadrature capaci di scavare a fondo nella natura dei
personaggi e di una città, testimone e protagonista della vicenda.
The film recounts the story of Fudo, a taxi driver in Sarajevo, his wife and
young son. The protagonist takes on his daily battle for survival in a city
rife in anxiety for the easy wealth and explosion of the black market. Falling
into debt by buying a new taxi, he is forced to do some small criminal acts.
When he tries to withdraw from doing this for the love of his family, the issue
takes on dramatic tones. Already present at our festival with Summer in the
Golden Valley, Vuletic constructs an account by using realistic direction with
a strong formal control of the frames, which are able to dig deep into the
nature of the characters of a city, the witness and protagonist of the issue.
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Passaggi d’Europa
ˇ je biti fin
Tesko
It’s hard to be nice
Srdan Vuletic
2007
Germania/Slovenia/Bosnia
e Herzegovina/GB/Serbia e
Montenegro
Formato Colore, 1.85:1
Durata 102’
Titolo Originale
Titolo Inglese
Regia
Anno
Nazione
Cast
Sasa Petrovic
Daria Lorenci
Emir Hadzihafizbegovic
Senad Basic
Jasna Zalica
Aleksandar Seksan
Sceneggiatura Srdan Vuletic
Montaggio Andrija Zafranovic
Almir Kenovic
Fotografia Slobodan Trninic
Suono Nenad Vukadinovic
Musica Sasa Losic
Scenografia Goran Joksimovic
Costumi Azra Mehic
Trucco Mojca Gorogranc
Produttore Ademir Kenovic
Michael Eckelt
Pierre Spengler
Produzione Refresh Production
Distribuzione Fortissimo Films
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61
Srdan Vuletic ha studiato alla
Academy of Performing Arts Sarajevo, dove ha iniziato a dirigere i
suoi primi lavori come studente. Nel
1992 compie una breve esperienza
all’interno di un ospedale e ne
trarrà il documentario I Burnt Legs,
premiato nel 1994 agli European
film award. Come membro della
SaGa (Sarajevo Group of Authors)
ha diretto molti documentari e, più
tardi, ha creato una serie televisiva
sulla vita dei cittadini bosniaci. Il
suo primo lungometraggio, Summer in the Golden Valley (2004), ha
vinto l’International Film Festival di
Rotterdam ed stato presentato in
concorso a Linea d’Ombra Salerno
Film Festival.
Srdan Vuletic studied at the Academy of Performing Arts Sarajevo
where he started to direct his first
works as a student. In 1992 he had
a brief experience in a hospital
and this was the inspiration for
the documentary I Burnt Legs,
which was awarded in 1994 at
the European Film Awards. As a
member of SaGa (Sarajevo Group
of Authors), he has directed many
documentaries and he then also
created a television series on the
life of Bosnian citizens. His first
feature film, Summer in the Golden
Valley (2004), won the International
Film Festival of Rotterdam and was
presented in the contest at the Linea
d’Ombra Salerno Film Festival.
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Zuhanórepülés/Nosedive
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Festival Culture Giovani_Linea d’Ombra
Il film segue Theo, giovane pusher ungherese, dal carcere, dov’è rinchiuso
all’inizio della storia, fino alle strade della città, dietro ai suoi loschi affari, al
sesso facile, alla droga e all’alcool consumati fino a stordirsi. Poi l’incontro
con una donna e il sogno di un’altra vita. Film forte, diretto, spietato, che
non rinuncia a mostrare la violenza, senza compiacimenti, e a narrare la disperazione di una vita allo sbando. In Erik Novák si ritrovano le suggestioni
visive del primo Scorsese, da Taxi Driver a Main Street, senza alcun manierismo; la sua è un’opera originale, grondante emozioni, alle quali contribuisce l’interpretazione di Zsolt Nagy, “Shooting star” alla Berlinale del 2008.
The film follows Theo, a young Hungarian pusher, from the prison where
he is an inmate at the beginning of the story to the city’s streets, from his
sly affairs to easy sex, drugs and alcohol consumed until being in a daze,
then meeting a woman and the dream of another life. A strong, direct and
ruthless film that does not give up showing violence, without satisfaction,
and narrates the desperation of a life that is slipping away. With Erik Novák,
we rediscover the visual suggestions of early Scorsese, from Taxi Driver to
Main Street, without any mannerisms. This is an original work that drips
emotions, which the interpretation of Zsolt Nagy’s “Shooting star” contributes to the 2008 Berlinale.
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Passaggi d’Europa
Titolo Originale
Titolo Inglese
Regia
Anno
Nazione
Formato
Durata
Zuhanórepülés
Nosedive
Erik Novák
2007
Ungheria
color, 35 mm, 1:85
105’
Cast
Zsolt Nagy
Vera Baranyai
Dorka Gryllus
Levente Törköly
Andor Lukács
Péter Kokics
János Derzsi
Nóra Parti
Simon Szabó
Andrea Tallós
Sceneggiatura
Montaggio
Fotografia
Suono
Musica
Scenografia
Costumi
Trucco
Produttore
Produzione
Distribuzione
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Viktor Nagy
Mano Csillag
János Vecserniés
Zsolt Hammer
Alex Hunyadi
Ádám Jávorka
Csaba Major
Attila Tõzsér
Gbor Klomista
Mihály Balaskó
Sosa Juristovszky
Agnes Petrovics
Gábor Klomista
Megafilm
Hungaricom
63
Erik Novák si è specializzato in
sceneggiatura al College of Royal
Art. Prima di debuttare alla regia
con Zuhanórepülés (Nosedive), ha
prodotto il medio metraggio Herminamezo (2005) diretto da Peter
Halasz e The district (2004) diretto
da Aron Gauder.
Erik Novák specialised in screenwriting at the College of Royal Art.
Before making his directing debut
with Zuhanórepülés (Nosedive), he
produced the medium-length film
Herminamezo (2005), which was
directed by Peter Halasz and The
district (2004) directed by Aron
Gauder.
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CortoEuropa
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Grazia Cuda
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Festival Culture Giovani_Linea d’Ombra
Per anni il cortometraggio è stato concepito come una forma di audiovisivo
minore, un esercizio di stile per quei registi che aspirano ad una più alta
realizzazione: il lungometraggio. Un’espressione di tecnica più che una
vera forma d’arte; questa forse è la ragione per cui fino a qualche tempo
fa in Italia non si era sviluppato alcun interesse a costruire attorno ad esso
un’industria, un mercato. Recentemente, invece, anche da noi qualcosa è
cambiato - vedi l’istituzione del CNC centro nazionale del cortometraggio di
Torino, o la presenza a Clermont-Ferrand, in uno dei più importanti Market
di cortometraggi internazionale, di uno stand italiano che ha riscosso
notevoli consensi e ha suscitato la curiosità verso le produzioni italiane.
Il mondo del corto, della narrazione breve, appare la naturale risposta
alla più recente richiesta di consumo, di fruizione immediata dei mezzi di
comunicazione, e ritrova nell’esigenza dello spettatore un forte elemento
di sviluppo e promozione. In più riunisce in sè, finalmente, tutti gli elementi
atti a definirlo una vera e propria forma d’arte audiovisiva. Le narrazioni negli
anni si sono fatte più complesse, hanno acquisito strutture esplicative che
caratterizzano non solo il mezzo espressivo ma l’interpretazione da parte
dello spettatore del racconto stesso. La selezione quest’anno mantiene il
criterio di scelta, ormai consolidato, di presentare opere europee con una
qualità tecnica notevole, ma che risultano innovative sulla base dei criteri
prima espressi. Racconti personali, stralci di vita, in un carosello di drammi
e buffe estrosità. All’interno di queste opere un filo invisibile, un legame
intrinseco, unisce la diversità di immaginario riferita alla nazionalità o ai
singoli autori: è la ribellione, in tutte le sue forme; ci si ribella al gruppo,
alla famiglia, ad una condizione sociale, ad uno stato emotivo. Non sempre
l’esito porta ad un cambiamento, spesso ci si ritrova al punto di partenza,
ma l’azione o la reazione rappresentano l’oggetto reale del racconto. In
un cortometraggio l’autore ci può raccontare semplicemente “l’attimo”
attraverso il linguaggio delle immagini, dando risalto ad un piccolo evento,
ma anche una vita intera, costruendola secondo il filo delle emozioni, del
vissuto e non del reale accadimento dei fatti. Un’antologia di personaggi e
di stati emotivi che ci porteranno ad indagare non solo l’Europa con le sue
differenti visioni, ma anche ad esplorare noi stessi.
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CortoEuropa
67
For years the short film was thought to be a minor audiovisual form, an
exercise of style for those directors who aspire to a higher type of creation:
the feature-length film. A technical expression rather than a true art form;
this is perhaps the reason why no interest to built an industry and a market
was developed around it until a short time ago in Italy. Recently, however,
something has also changed here – see the CNC institution of the national
short film centre in Turin, or the presence at Clermont-Ferrand, in one of the
most important international short film markets, of an Italian stand that
has achieved considerable consensus and aroused the curiosity towards
Italian production. The world of shorts and brief narration appears to
be the natural response to the most recent demand of consumption of
the immediate use of means of communication and a strong element of
development and promotion is found again in the needs of the spectator.
Finally, it also brings together all the elements aimed at defining it as a
real audiovisual art form. Over the years, the narrations have become more
complex and have acquired clear structures that not only characterise the
means of expression, but also the interpretation of the account by the
spectator. This year, the selection maintains the choice criterion, which
is now consolidated, of presenting European works with a considerable
technical quality, but which are innovative on the basis of the criteria first
expressed. Personal accounts and slices of life in a maelstrom of dramas
and funny caprice. Within these works, an invisible thread and an intrinsic
link unites the diversity of the fantastic referring to nationality or individual
authors: it is the rebellion in all its forms. It rebels against the group, family,
a social condition and an emotive state. The outcome does not always bring
about a change. We often find ourselves at a starting point, but the action or
reaction represent the real object of the account. In a short film, the author
can simply tell us about the moment though the language of images,
emphasising a small event, but also a whole life, building it according to
the thread of emotions, life and not the real occurrence of the facts. An
anthology of personalities and emotion states that will cause us not only to
investigate Europe with its different visions, but also to explore ourselves.
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Festival Culture Giovani_Linea d’Ombra
3-8
68
Titolo Originale
Titolo Inglese
Regia
Anno
Nazione
Formato
Durata
3-8
3-8
Sébastien Aubanel
2007
Francia
35mm
18’
Cast
Henri Liebman
Carl Miclet
Steeve Brunet
Robert Duval lavora in una stazione
di servizio. Così sua moglie. Così suo
figlio. Questo vuol dire che la stazione
di servizio è aperta 24 ore al giorno, 7
giorni a settimana.
Sceneggiatura Sébastien Aubanel
Fotografia Isabelle Dumas
Suono Nicolas Paturle
Julien Roig
Vincent Verdoux
Pierrick Goerger
Scenografia Virginie Peyturaux
Produttore Frédéric Jouve
Produzione Les Films Velvet
Distribuzione Les Films Velvet
Robert Duval works in a gas station.
So does his wife. So does his son.
Which means the gas station is open
24 hours a day, 7 days a week.
Sébatien Aubanel Dopo aver prodotto con la società “Moby
Dick Films” per quattro anni cortometraggi, ha creato la propria azienda “Les Films
Velevet” nell’aprile del 2006. Ha realizzato, in co-produzione, il lungometraggio
Changement D’Addresse di Emmanuel Mouret, presentato a Cannes nel 2006, e
numerosi cortometraggi.
Sébatien Aubanel After the production of short films with “Moby Dick Films” in four
years, he realised his own business “Les Films Velvet” in april 2006. He realized in
co-production the film Changement D’Addresse by Emmanuel Mouret, presented at
Cannes 2006, and several short films.
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Titolo Originale
Titolo Inglese
Regia
Anno
Nazione
Formato
Durata
69
Agora Tu
CortoEuropa
Agora Tu
Handing Over
Jeanne Waltz
2007
Portogallo
35mm
14’
Cast
Ana Moreira
João Cardoso
Gonçalo Waddington
Sceneggiatura
Montaggio
Fotografia
Suono
Produttore
Produzione
Distribuzione
Jeanne Waltz
Eric Renault
Lisa Hagstrand
Olivier Blanc
Sérgio Tréfaut
Faux
Portuguese Short Film
Agency
Un uomo deve vendere la sua casa
delle vacanze dove ha vissuto molti
momenti felici. Riluttante, la apre ai
possibili compratori. Ma quando arrivano si ritrova a ripensare a se stesso,
30 anni prima.
A man has to sell the holiday home
he has spent such happy times in.
Reluctantly, he opens up the house
for the prospective buyers. But when
they arrive he is reminded of himself,
30 years before.
Jeanne Waltz è nata nel 1962 a Basilea, Svizzera. Tra il 1981
e il 1988 ha studiato giapponese e dirige un piccolo cinema a Berlino. Dal 1989 vive
in Portogallo e lavora come capo scenografa, sceneggiatrice e regista. Alcuni suoi
cortometraggi sono: La couveuse, 1994; O que te quero, 1998; La reine du coq à
l’âne, 1999; Daqui p’rá a alegria, 2003.
Jeanne Waltz was born in 1962 in Basel, Switzerland. Between 1981 and 88 she
studies Japanese and manages a small cinema in Berlin. Since 1989 lives in Portugal
and works as chief stage designer, scriptwriter and director. Some of her short films
are: La couveuse, 1994; O que te quero, 1998; La reine du coq à l’âne, 1999; Daqui
p’rá a alegria, 2003.
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Festival Culture Giovani_Linea d’Ombra
Ayak Altinda
70
Titolo Originale
Titolo Inglese
Regia
Anno
Nazione
Formato
Durata
Ayak Altinda
Downstairs
M. Cem Öztüfekçi
2007
Turchia
35mm
18’52”
Cast
Tarık Köksal
Kanbolat Görkem
Arslan
Gözde Sinem Öztürk
Aykut Oray
Sceneggiatura
Montaggio
Suono
Produttore
Produzione
Distribuzione
M. Cem Öztüfekçi
Natalin Solakoglu
Ismail Karadas
Can Öztüfekçi
Cem Öztüfekçi
Cem Öztüfekçi
Ibrahim è un operaio che vive con
moglie e due bambini. Ogni giorno
per lui è sempre uguale, esce, va a
lavorare, prende un caffè al bar.
Ibrahim is a worker living with his wife
and two children. Everyday is same to
him, he goes out, gets to work, stops
by the café and the pub.
M. Cem Öztüfekci è nato nel 1985 e ha studiato al Robert
College. Oggi è studente alla Marmara University Fine Arts Faculty. Lavora a
cortometraggi e lungometraggi come assistente alla regia, assistente fonico e
produttore esecutivo.
M. Cem Öztüfekci was born in 1985. He studied at Robert College with a scholarship
until university. Currently, he is a last year film student at Marmara University Fine
Arts Faculty. He works in both short and feature films as an assistant director, sound
assistant and an executive producer.
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Titolo Originale
Titolo Inglese
Regia
Anno
Nazione
Formato
Durata
71
Bende Sira
CortoEuropa
Bende Sira
It`s my turn!
Ismet Ergün
2007
Germania
35mm
11’
Cast
Sceneggiatura Ismet Ergün
Montaggio Eric Renault
Fotografia Serdar Ünlütürk
Fırat Demir
Suono Baycan Akçayöz
Scenografia Ismet Ergün
Costumi Mehtap Arslan
Trucco Figen Tokmak
Nuriye Zeren
Produttore Kubilay Köksoy
(Turchia), Fabian
Gasmia (Germania)
Produzione Distant Dreams
Distribuzione Interfilm Berlin
Mangement
Bambini che crescono in una città turca senza soldi per andare a vedere un
film in gruppo. Così ognuno contribuisce con i pochi soldi che ha e alla fine
uno di loro può entrare al cinema.
Children growing up in a Turkish city,
without enough money to watch a
film as a group. Instead, everyone
contribute the little money he has so
that at least one would be able to go
to the cinema.
Ismet Ergün ha lavorato in diverse produzioni con incarichi
differenti: attrice, scenografa, direttore artistico. Ha realizzato anche spot pubblicitari
sempre come direttore artistico. Bende sira – ich bin dran è il suo primo film come
regista e sceneggiatrice.
Ismet Ergün has worked in several production with different assignments: actress,
set designer, art-director. She realized Commercial Films also as art-director. Bende
sira-ich bin dran is her first short as director and writer.
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Festival Culture Giovani_Linea d’Ombra
BrædrabyIta
72
Titolo Originale
Titolo Inglese
Regia
Anno
Nazione
Formato
Durata
Brædrabylta
Wrestling
Grímur Hákonarson
2007
Islanda
35mm
20’
Cast
Halldór Gylfason
Björn Ingi Hilmarsson
Denni è un operaio e Einar un fattore
nella campagna islandese. Entrambi
praticano il wrestling islandese che li
aiuta a fuggire dalla routine quotidiana e a esprimere la loro vera natura.
Sceneggiatura
Montaggio
Fotografia
Suono
Musica
Scenografia
Produttore
Produzione
Distribuzione
Grímur Hákonarson
Elísabet Rónaldsdóttir
Gunnar Heidar
Ingvar Lundberg
Johann Johannsson
Haukur Karlsson
Grímur Hákonarson
Hark Film
SND Films
Denni is a tunnel-maker and Einar is a
farmer in the country side of Iceland.
They both practise the sport of Icelandic wrestling, which allows them
to escape their daily routine and to
express their true selves.
Grímur Hákonarson si è diplomato al FAMU Film Academy
di Praga 2004. Il film di diploma, Slavek the shit, è stato selezionato nella sezione
“Cinefoundation” di Cannes nel 2005. Ha realizzato numerosi lavori in Islanda prima
di andare alla scuola di cinema ed alcuni di essi hanno vinto premi e sono stati proiettati sulla televisione islandese. Alcuni dei suoi precedenti cortometraggi sono molto
connotati politicamente.
Grímur Hákonarson graduated from FAMU Film Academy in Prague 2004. His
graduate film, Slavek the Shit, was selected to the “Cinefondation” section of Cannes
Film Festival 2005. He made films in Iceland before he went to filmschool and some
of them won prizes and were broadcast on the Icelandic Television. Some of his old
shorts were very political.
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Titolo Originale
Regia
Anno
Nazione
Formato
Durata
73
Busulla
CortoEuropa
Busulla
Bujar Alimani
2007
Grecia, Albania
35mm
20’
Cast
Luciana Vata
Sceneggiatura
Montaggio
Fotografia
Suono
Musica
Scenografia
Produttore
Produzione
Distribuzione
Bujar Alimani
Bonita Papastathi
Christos Karamanis
Leandros Dounis
Christos Triantafilou
Soela Zani
Artan Maku
Maku Sh.p.k.
Maku Sh.p.k.
Mira, diciassette anni, vive in un
villaggio nel nord dell’Albania. Per
una violenta vendetta, la famiglia
combatte ogni giorno con un’estrema
povertà.
Mira seventeen years old, live in a
village in the north of Albania. For a
violent revenge her family fight everyday with an extreme poverty.
Bujar Alimani è nato a Patos, in Albania nel 1969. Nel 1992
emigra in Grecia. Ha lavorato come assitente alla regia in diversi film greci. Nel 2002
ha terminato il suo primo cortometraggio, The Kennel. Nel 2006 gira il secondo corto,
Gas e nel 2007 realizza il suo terzo corto, The Compass. Vive e lavora ad Atene.
Bujar Alimani was born in Patos, Albania in 1969. In 1992 he immigrated in Greece.
He worked as an assistant director in several Greek films. In 2002 he finished his
first short film, The Kennel. In 2006 he made his second short film, Gas. In 2007 he
finished his third movie, The Compass. He lives and works in Athens.
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Festival Culture Giovani_Linea d’Ombra
Cherries
74
Titolo Originale
Titolo Inglese
Regia
Anno
Nazione
Formato
Durata
Cherries
Cherries
Tom Harper
2007
Regno Unito
Cast
Neil Dudgeon
Sam Spruell
Omari Carter
Alfie Allen
Sceneggiatura
Produttore
Produzione
Distribuzione
Fiona Kissane
Lisa Williams
Free Kange Films
Free Kange Films
É una storia ambientata in un prossimo futuro e l’Inghilterra si trova
sempre più coinvolta in guerre in
tutte le parti del mondo. L’attenzione
è su una classe di ragazzi fortemente
lontani da questa realtà.
Is a story set in the near future, when
Britain has become increasingly embroiled in wars around the globe. It
focuses on an average class of teenagers who are largely oblivious to this.
Tom Harper è scrittore e regista di cinema e televisione. Il
suo primo cortometraggio (CUBS, 2006) è stato proiettato e premiato in numerosi
festival. Sta lavorando al suo primo lungometraggio con Celador Films e FilmFour. È
stato inserito da Screen International tra le Stelle di Domani.
Tom Harper is writer and director of film and television. His first short film (CUBS,
2006) screened to acclaim at festivals worldwide and won a number of awards. He is
working on his first feature with Celador Films and FilmFour. He was picked by Screen
International as one of their Stars of Tomorrow.
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9-04-2008, 0:27:23
Titolo Originale
Titolo Inglese
Regia
Anno
Nazione
Formato
Durata
75
Dagar av kjærlighet
CortoEuropa
Dagar av kjærlighet
Days of love
Eric Magnusson
2007
Norvegia
Beta
15’
Cast
Harald Kolaas
Martha Kjørven
Eric Magnusson
Erik Thorvald Aster
Martin Nesheim
Thomas Hukkelberg
Eric Magnusson
Feil Folk
Filmproduktion
Distribuzione The Norwegian Film
Institute
Sceneggiatura
Montaggio
Fotografia
Suono
Produttore
Produzione
Nora e Hjalmar sono sposati e vivono
insieme. Nora è molto annoiata dal
rumore che fa Hjalmar mentre mangia
i suoi crackers. Quando Hjalmar non
c’è, lei segretamente si fotografa i genitali e conserva le foto in una scatola.
Nora and Hjalmar are married and live
together. Nora is very annoyed by the
noise Hjalmar makes when chewing
his crispbread. When Hjalmar is not
there, she secretly takes pictures of
her genitals and keeps the photos in
a box.
Eric Magnusson ha scritto e rappresentato commedie da
quando aveva 18 anni, ed è stato attore in numerosi film e cortometraggi. Le sue
opere sono state rappresentate al Aarhus theatre, al Black Box and e al Red Mill. Sta
attualmente lavorando al suo secondo cortometraggio A perfect day of golf.
Eric Magnusson has written and staged plays since the age of 18, and starred in
numerous feautures and shortfilms as an actor. His plays have been performed at
Aarhus theatre, Black Box and The Red Mill. He is currently working on his second
short film A perfect day for golf.
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Festival Culture Giovani_Linea d’Ombra
Deep Breaths
76
Titolo Originale
Titolo Inglese
Regia
Anno
Nazione
Formato
Durata
Deep Breaths
Deep Breaths
Pj Dillon
2007
Irlanda
35mm
14’
Cast
Allen Leech
Amy Huberman
Gerry Moore
Peter Gaynor
Aaron Monaghan
Barry Browne
Quando Danny vede la donna che
ama salire su un treno con uno strano
uomo, decide di seguirli. Quello che
scopre si rivela una scioccante verità.
Sceneggiatura
Montaggio
Fotografia
Musica
Costumi
Produttore
Distribuzione
Roger Karshan
Brian Tucker
Peter Robertson
Fionán Higgins
Rachael Webb-Crozier
Alex Jones
Network ireland
television
When Danny sees the woman he loves
boarding a train with a strange man
he decides to follow them. What he
discovers reveals a shocking truth.
P.J. Dillon è vincitore di premi come regista e direttore della
fotografia e lavora a Dublino. Come direttore della fotografia ha lavorato a sei film e
tre serie televisive. Ha diretto dozzine di spot pubblicitari e tre altri cortometraggi
Most important, Headwrecker e An Ranger. Comincia le riprese del suo primo film
Redux, come regista, ad aprile 2008.
P.J. Dillon is an award winning director and Director of Photography based in Dublin.
As a DOP he has photographed six feature films and three television series. He has
also directed dozens of television commercials and three other short films Most
Important, Headwrecker and An Ranger. He begins shooting Redux, his first feature
film as director, in April 2008
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9-04-2008, 0:27:23
Titolo Originale
Regia
Anno
Nazione
Formato
Durata
77
Dernier Voyage
CortoEuropa
Dernier Voyage
Pierre Duculot
2007
Belgio
35 mm
16’
Cast
Suzy Falk
Safya Latrèche
Christelle Cornil
Lea Thonus
Carlo Ferrante
Daniel Decot
Pierre Laroche
Georges Siatidis
Sceneggiatura Pierre Duculot
Montaggio Rachel Lamisse,
assistée de Thomas
Fournet-Oberlé
Fotografia B. Deléris, Y. Tribolle
Suono C. Zimmerlin, L. Morel
Musica Mousta Largo
Scenografia Benoît Cogels, Nathalie
Flamant
Costumi Anne Fournier
Trucco Claudine Houet
Produttore Gaetan De Deken,
Pierre Duculot
Produzione Monkey Productions
Distribuzione Premium Films
In un ospedale, una donna anziana
sembra essere sprofondata in un
coma profondo. “Fino a quando la
nonna non torna ….., non è possibile
andare in vacanza nel sud“, diceva la
sua famiglia. “Quindi, cosa fare?”
In a hospital, an old lady seems to
have fallen into a deep coma.
“As long as Granny did not cash in
her chips, it is impossible to go on
holiday in the South”, her family says
itself. “So, what to do?”
Pierre Duculot è insegnante, giornalista e un po’ cineasta.
I suoi cortometraggi sono: Dormir au chaud (2006); Dernier Voyage (2007). Sta lavorando a Ce matin un lapin, un cortometraggio e a Au cul du loup, un lungometraggio
della Need Production.
Pierre Duculot is a teacher, journalist and a little a filmaker. His shortfilm are:
Dormir au chaud (2006); Dernier Voyage (2007). He is working to Ce matin un lapin,
shortfilm and Au cul du loup, feature film, Need Production.
FCG2008_impag 77
9-04-2008, 0:27:24
Festival Culture Giovani_Linea d’Ombra
Dora
78
Titolo Originale
Regia
Anno
Nazione
Formato
Durata
Dora
Sergio Basso
2007
Italia
35mm
18’
Cast
Alessio Caruso
Sophie Cattani
Pietro Bontempo
Margherita Laterza
Un famoso architetto lascia la figlia
Dora nello châlet dei suoi migliori
amici. Dora, 14 anni, si innamora
però dell’uomo sbagliato, il miglior
amico di suo padre. I problemi iniziano
quando anche lui si accorge di amare
la ragazzina.
Sceneggiatura Daniela Gambero,
Sergio Basso
Montaggio Sergio Recchia
Fotografia Debora Vrizzi
Suono Davide Onofrio
Musica Pivio
Scenografia Andrea Castorina
Produttore Elisabetta Bruscolini
Produzione Centro Sperimentale di
Cinematografia
Distribuzione Centro Sperimentale di
Cinematografia
A successful architect leave his daughter at his best friends’ chalet. Dora, 14
years old, falls in love with the wrong
man: her father’s best friend. Problems begin when the latter realizes he
loves Dora, too.
Sergio Basso è stato assistente alla regia e dialoghista
di Gianni Amelio ne La stella che non c’è. Ha girato numerosi cortometraggi e
documentari. È diplomato in regia al Centro Sperimentale di Roma. Collabora con la
cattedra di Storia dell’Arte Orientale dell’Università La Sapienza di Roma.
Sergio Basso was Gianni Amelio’s assistant director and dialogue writer on his last
production, The Missing Star. He shot several shorts and documentaries.
He graduated from the Centro Sperimentale di Cinematografia, Direction Department,
Rome. Today he co-works for La Sapienza University, Rome, Faculty of Oriental
Studies.
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Titolo Originale
Titolo Inglese
Regia
Anno
Nazione
Formato
Durata
79
Einspruch V
CortoEuropa
Einspruch V
Protestation V
Rolando Colla
2007
Svizzera
35mm
7’
Cast
Peter Niklaus
Steiner
Ludmila
Skripkina
Gianluca Grecchi
Rolando Colla
Rolando Colla
Peter Indergand
Juerg Lempen
Bernd Schurer
Andi Schrämli
E. Velghe Lenelle
Elena Pedrazzoli
Peacock Film
production
Distribuzione Village distribution
Sceneggiatura
Montaggio
Fotografia
Suono
Musica
Scenografia
Trucco
Produttore
Produzione
Il proprietario di un capannone abbandonato scopre un’immigrata clandestina che vi abita, e la butta fuori. Il
figlio del proprietario, un ragazzino di
nove anni, assiste alla scena e, anche
se esitante, prende posizione contro
il padre.
The owner of an abandoned warehouse discovers an illegal immigrant,
and throws her out. His nine-year-old
son joins them and witnessing the
scene he, albeit hesitantly, takes a
stand against his father.
Rolando Colla è nato a Schaffhausen, figlio di emigranti
italiani con nazionalità italiana e svizzera. Lavora nel mondo del cinema come sceneggiatore e produttore; nel 1984 fonda la Peacock; dal 2000 è membro dell’associazione svizzera dei registi. Dal 2002 è insegnante al EICTV International Cinema and
Television school di Cuba.
Rolando Colla was born in Schaffhausen, son of Italian immigrants (Swiss and Italian nationality). He is active in the film business as script writer, production manager;
in 1984 founded the production company “Peacock”; since 2000 is a member of
Swiss Association of Film Directors. Since 2002 is a teacher at the EICTV International
Cinema and Television school in Cuba.
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Festival Culture Giovani_Linea d’Ombra
Europa 2007
80
Titolo Originale
Titolo Inglese
Regia
Anno
Nazione
Formato
Durata
Europa 2007
Europe 2007
Pedro Caldas
2007
Portogallo
35mm
19’
Cast
Khary Hopffer,
Eduard Burneuski
Pedro Caldas
Pedro Caldas
Leonardo Simões
Raquel Jacinto
Pedro Caldas - Luz e
Sombra
Produzione Pedro Caldas Luz e
Sombra
Distribuzione Portuguese Short Film
Agency
Sceneggiatura
Montaggio
Fotografia
Suono
Produttore
Da qualche parte in Europa....di notte.
Una donna e due uomin in un furgone
attraversano l’autostrada. La donna
guarda nel buio, e al traffico che si fa
intenso. I due uomini la portano in un
edificio sotterraneo.
Somewhere in Europe… Nightime. A
woman and two men in a van making
its way through a maze of highways.
The woman looks into the darkness,
and then at the traffic that’s getting
denser. The two men take her into a
rundown building.
Pedro Caldas nato nel 1958, diplomato all’ E.S.T.C., lavora
come fonico in film di Paulo Rocha, Solveig Nordlund, António-Pedro Vasconcelos,
Pedro Costa, Joaquim Sapinho. Fonda la Luz e Sombra. I suoi cortometraggi sono:
Postais da Etiópia (+3), 2005; Da Minha Janela, 2004; Que Tenhas Tudo o Que
Desejas, 2001; Boris e Jeremias, 2000.
Pedro Caldas was born in 1958. Graduated from E.S.T.C., worked in Sound in films
by Paulo Rocha, Solveig Nordlund, António-Pedro Vasconcelos, Pedro Costa, Joaquim
Sapinho. Founded the Production company Luz e Sombra. His shortfilms are: Postais
da Etiópia (+3), 2005; Da Minha Janela, 2004; Que Tenhas Tudo o Que Desejas, 2001;
Boris e Jeremias, 2000.
FCG2008_impag 80
9-04-2008, 0:27:25
Titolo Originale
Regia
Anno
Nazione
Formato
Durata
81
Fine Corsa
CortoEuropa
Fine Corsa
Alessandro Celli
2007
Italia
35mm
Fotografia M. Morales Bergman
Produttore Maura Morales
Bergman
Produzione Blue suede shoots
Distribuzione Blue suede shoots
Quattro adolescenti prendono un
tram per fare un giro in città. Il tragitto degenera rapidamente in un escalation di violenza e intolleranza.
Four teenagers take a train for a trip
in the city. But on the way encreased
violence and intollerance.
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Festival Culture Giovani_Linea d’Ombra
Giganti
82
Titolo Originale
Regia
Anno
Nazione
Formato
Durata
Giganti
Fabio Mollo
2007
Italia
35mm
20
Cast
Domenico Paviglianiti
Monica Ferraro
Giuseppe Piromalli
Alex Foti
Iolanda Spinella
Mimmo Raffa
Nel tentativo di diventare uomo,
Pietro, calabrese di 15 anni, deve confrontarsi con il significato che assume
il passaggio alla maturità nella realtà
in cui vive.
Sceneggiatura F. Fava, A. P. Massara,
F. Mollo, J. Porto
Montaggio Filippo Montemurro
Fotografia Livia Scaramuzzino
Suono Guido Spizzico
Musica Rocco Centrella
Scenografia Elena Pavinato
Costumi Vanessa Mantellassi
Produttore Silvia Polato
Produzione Divisione Produzione
- CSC
Distribuzione Centro Sperimentale di
Cinematografia
In his attempt to grow up and become
a man, Pietro, a 15 years old boy who
lives in Calabria, begins to understand
the reality in which he is growing up.
Fabio Mollo è nato a Reggio Calabria nel 1980. Ha studiato
“Visual Theories: Film History” presso la University of East London e si è diplomato
in Regia presso il Centro Sperimentale di Cinematografia a Roma nel 2007. Con il
suo primo corto Troppo Vento nel 2003 ha partecipato a diversi festival e ha ricevuto
numerosi riconoscimenti.
Fabio Mollo was born in Reggio Calabria in 1980. He studied “Visual Theories: Film
History” at the University of East London and he graduated from the Centro Sperimentale di Cinematografia, Direction Department, Rome, in 2007.
With his first short film Troppo Vento (2003) he attended numerous festivals and
received several awards.
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9-04-2008, 0:27:26
Titolo Originale
Regia
Anno
Nazione
Formato
Durata
83
Il Male assoluto
CortoEuropa
Il Male assoluto
Francesco Colangelo
2007
Italia
Beta sp
10’
Cast
Giorgio Colangeli
Cristina Moglia
Angela Malfitano
Clemente Pernarella
Eleonora Cadeddu
Nicola Tavaglione
Sceneggiatura
Montaggio
Fotografia
Suono
Musica
Scenografia
Costumi
Trucco
Produttore
Produzione
Distribuzione
Francesco Colangelo
Daniele Massa
Beppe Gallo
Fabrizio Bacherini
Diana Tejera
Roberto Conforti
Chiara Cautillo
Rinald Romani
Paolo Monaci Freguglia
Polifemo srl
Polifemo srl
Un unico piano sequenza per raccontare dieci minuti, ma anche quarant’anni di vita di Francesco, attraverso l’elaborazione di una violenza
familiare subita e poi dominata.
Just a sequence to describe ten
minuts, but even forty years in Francesco life, through the elaboration of
a family violence endured and then
dominated.
Francesco Colangelo inizia collaborando a “Video 8 professione reporter” di Roberto Quagliano e Milena Gabanelli. Realizza cortometraggi.
Scrive sceneggiature, con Marco Bellocchio, quella del film Radio West, per cui è anche script-consultant durante le riprese. È scrittore di sit-com e regista teatrale.
Francesco Colangelo began with a collaboration for “Video 8 professione reporter”
by Roberto Quagliano and Milena Gabanelli. He realized shortfilms. He wrote scripts,
for instance that of Radio West with Marco Bellocchio. In it, he was script Consultant
during the shootings too. He is a sit-com writer and even a theatre director.
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Le silence des machines
84
Festival Culture Giovani_Linea d’Ombra
Titolo Originale Les silence des
machines
Titolo Inglese The Silence of the
Machines
Regia Paul Calori
Kostia Testut
Anno 2007
Nazione Francia
Formato Beta sp
Durata 9’
Cast
Laurent Schilling
I lavoratori della “fil de soie inc.” sono
sotto shock: le macchine adoperate
per la manifattura sono scomparse
nella notte. Marc, il responsabile e i
suoi lavoratori hanno deciso: combatteranno!
Sceneggiatura Paul Calori
Kostia Testut
Montaggio Nicolas Desmaison
Fotografia Samuel Lahu
Clément Zemtsov
Suono Agnès Szabo
Musica Damien Vandesande,
Clément Zemtsov
Scenografia Virginie Peyturaux
Costumi
Produttore Gaïa Bidat
Produzione Le fémis
Distribuzione Le fémis
The workers at “fil de soie inc.” are
under a shock: the machines used
for manufacturing have disappeared
overnight. Marc, the foreman, and his
workers have made up their minds:
they have to fight!
Paul Calori è nato nel 1978 a Marsiglia. Allievo dell’“Ecole
Normale Superieure en Literature”, si è diplomato al dipartimento di regia di “La
Femis”.
Paul Calori was born in 1978 in Marseille. Student at “Ecole Normale Superieur en
Literature”, he was gradueted at the department of direction of “La femis”.
Kostia Testut è nato nel 1980. Dopo la laurea in “Scienze dell’informazione e della
comunicazione” a “La Sorbonne - Paris 3”, frequenta il dipartimento di sceneggiatura
a “La femis” nel 2002.
Kostia Testut was born in 1980. After graduated in “Information and Communication
Science” a “La Sorbonne – Paris 3”, he attended the script department a “La Femis”
in 2002.
FCG2008_impag 84
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Titolo Originale
Regia
Anno
Nazione
Formato
Durata
85
L’esame
CortoEuropa
L’esame
Andrea De Sica
2007
Italia
35mm
13’
Cast
Massimo Poggio
Massimo Foschi
Simonetta Solder
Sceneggiatura D. Lantieri, F. Manieri
Tratto da “The test” di Richard
Matheson
Montaggio Ian Degrassi
Fotografia Carlo Rinaldi
Suono Mario G. Saad Abadeer
Scenografia S. Scandagli, L. Sikic,
R. Troncarelli
A. Cavalletto
Costumi Maria Teresa Favia
Produttore Ignazio Giovacchini
Produzione Centro Sperimentale di
Cinematografia
Distribuzione Centro Sperimentale di
Cinematografia
Il Governo mandava lettere di convocazione, gli interessati si presentavano a sostenere l’esame e chi non lo
superava veniva pregato di passare al
Centro Governativo per l’iniezione.
The Government sent convocazione
letters, the interested ones were
introduced to support the examination and who did not exceed it came
prayed to pass to the Governmental
Center for the injection.
Andrea De Sica, nato a Roma nel 1981, iscritto alla facoltà di
Filosofia dell’Università degli studi Roma Tre e al corso di Regia del Centro Sperimentale di Cinematografia. E’ stato assistente di Bernardo Bertolucci, Vincenzo Marra,
Ferzan Ozpetek e Daniele Segre. Ha diretto Solo per oggi (2005) e L’Inferno sono gli
altri (2007).
Andrea De Sica, born in Rome in 1981, is currently majoring in Philosophy at the
Università degli Studi Roma Tre, and also studying film direction at the Centro Sperimentale di Cinematografia. He worked as assistant to Bernardo Bertolucci, Vincenzo
Marra, Ferzan Ozpetek and Daniele Segre. He directed Solo per Oggi (2005) and
L’Inferno Sono gli Altri (2007).
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Festival Culture Giovani_Linea d’Ombra
L’ordine provvisorio
86
Titolo Originale
Regia
Anno
Nazione
Formato
Durata
L’ordine provvisorio
Valerio Mieli
2007
Italia
35mm
18’
Cast
Claudia Coli
Camilla Morello
Anna Melato
Mara è una suora in attesa di prendere i voti perpetui, ma priva di autentica vocazione: per lei il convento è più
che altro un rifugio, un luogo in cui la
sua vita ha finalmente una direzione
e un ordine.
Valerio Mieli
Andrea Tagliaferro
Sara Purgatorio
Thomas Giorgi
Mauro Vanzati
Mauro Vanzati
Ines Vasjlevic
Centro sperimentale di
cinematografia
Distribuzione Centro sperimentale di
cinematografia
Sceneggiatura
Montaggio
Fotografia
Suono
Scenografia
Costumi
Produttore
Produzione
Mara is a nun in wait to take the ballots perpetual, without any authentic
vocation: for she the convent is more
than other a shelter, a place in which
her life direction has one finally and
an order.
Valerio Mieli è nato a Roma nel 1978. Ha una laurea in Filosofia della Scienza alla Università di Roma La Sapienza, e un dottorato di ricerca
Università del Piemonte Orientale in Filosofia del Linguaggio. Frequenta l’ultimo
anno del corso di regia al Centro Sperimentale di Cinematografia.
Valerio Mieli was born to Rome in 1978. He attended Bachelor in Philosophy of
Science to the University of Rome La Sapienza, and search doctorate University of the
Piemonte Orients in Philosophy of the Language. Actually he attends the last year of
the course of direction to the Center Experiences them of Cinematography.
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Titolo Originale
Titolo Inglese
Regia
Anno
Nazione
Formato
Durata
87
L’oro rosso
CortoEuropa
L’oro rosso
The red gold
Cesare Fragnelli
2007
Italia
35mm
12’
Cast
Antonella Bavaro
Alessandro Haber
Michele Sinisi
Alexandru Vicu
Elena Di Marco
Cesare Fragnelli
Andrea Costantino
Daniele Baldacci
Piero Parisi
Nicola Maciullo
Tommaso di Lo nardo
Flavia Santoro
Maria Vitillo
Guglielmo Nigri
Fabio e Roberto
Fanigliulo
Produzione Cinema Sud Films
Distribuzione Cinema Sud Films
Sceneggiatura
Montaggio
Fotografia
Suono
Musica
Scenografia
Costumi
Trucco
Produttore
Erika, una giovane moglie rumena,
si trova di colpo a fare i conti con un
ricordo così feroce e terribile da non
poterlo cancellare a vita, ma deve
controllarsi davanti alle domande
innocenti della sua bambina.
Erika a young Rumanian wife, is found
of blow to make the accounts with a
feracious and terrible memory not
being able to cancel it in her life, but
she has to be controlled in front of the
innocent questions of her child.
Cesare Fragnelli è nato in Puglia, dove, nel 1999, ha fondato la società cinematografica Cinema Sud Films. E’ regista cinematografico ed autore
di pellicole bonsai di impegno sociale. Ha contribuito, come direttore della fotografia,
a Peperoni, e al documentario La Madonna di Sovereto. Negli anni è anche autore e
regista di spot pubblicitari.
Cesare Fragnelli was born in Puglia, where in 1999, has founded the cinematographic society Cinema Sud Films. He is a cinematographic director and author of
films Bonsai of social engagement. He contributed, like director of the photography,
to Capsicum, and to the documentary The Madonna of Sovereto. He is author and
director of spots advertising.
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Festival Culture Giovani_Linea d’Ombra
Ludoterapia
88
Titolo Originale
Regia
Anno
Nazione
Formato
Durata
Ludoterapia
León Siminiani
2007
Spagna
35mm
14’
Cast
Antonio Garrido
Belén López
Luis Callejo
Marta Aledo
Una coppia. Intorno ai trenta, benestante. Senza bambini. Niente da
dirsi. Cercano un appiglio per resuscitare la loro morente relazione: contatto la mattina presto. Riferimento:
il Gioco.
Sceneggiatura
Montaggio
Fotografia
Suono
Musica
Produttore
Produzione
Distribuzione
León Siminiani
David Pinillos
Aitor Mantxola
Nacho Arenas
Christopher Slaski
María Zamora
Avalon Productions S.L.
Avalon Productions S.L.
Couple. 30-something and well-to-do.
No children. Nothing to say to each
other. Seeking help to resuscitate
dying relationship. Contact early mornings. Reference: Game.
León Siminiani ha studiato “Letteratura spagnola e Teoria
del cinema” in Spagna e regia alla Columbia University di New York. I suoi lavori nel
cinema e in televisione alternano vari generi. Il suo primo cortometraggio è Dos Más
del 2001.
León Siminiani studied “Spanish Literature and Film Theory” in Spain as well as
Film Directing at Columbia University in New York. His cinema and TV work alternates
genres. His first fiction short is Dos Más in 2001.
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9-04-2008, 0:27:28
Titolo Originale
Titolo Inglese
Regia
Anno
Nazione
Formato
Durata
89
Mellan Oss
CortoEuropa
Mellan Oss
Between You and Me
Per Hanefjord
2007
Svezia
Beta sp
19’36”
Produttore Hanna Lundmark
Produzione Dramatiska Institute
Distribuzione Dramatiska Institute
È possibile smettere all’improvviso
di amare qualcuno? E, in quel caso,
hai mai amato? Jonas e Annie si sono
lasciati. Mentre Jonas ripulisce il loro
appartamento, Annie rientra con un
nuovo fidanzato.
Is it possible to suddenly stop loving
someone? In that case, have you ever
loved? Jonas and Annie have split
up. While Jonas is clearing out their
shared apartment Annie turns up with
her new boyfriend.
Per Hanefjord è regista di cortometraggi ed è nato nel nord
della Svezia nel 1978. Attualmente studente di regia alla Swedish University of Film,
Dramatiska Institutet in Stockholm. I suoi cortometraggi sono: Mellan Oss (2007);
Anita Of Sweden Doc (2007); Allt Man Vill (2006); En God dag (2005); Barn leker ute
(2002).
Per Hanefjord is a short film director and was born in the north of Sweden 1978.
Currently a director student at the Swedish University of Film, Dramatiska Institutet
in Stockholm. His shortfilms are: Mellan Oss (2007); Anita Of Sweden Doc (2007); Allt
Man Vill (2006); En God dag (2005); Barn leker ute (2002).
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9-04-2008, 0:27:30
Festival Culture Giovani_Linea d’Ombra
Missing
90
Titolo Originale
Regia
Anno
Nazione
Formato
Durata
Missing
Matthieu Donck
2007
Belgio
35mm
15’
Cast
Luc Van Grunderbeeck
Monica Delwart
Jean-Luc Couchard
Vincent Lecuyer
Nicole Valberg
Nicole Duret
PoGérard Duquet
Jean-Michel Balthazar
Virginie Peeters
Jean-Louis Kremers
Sceneggiatura
Montaggio
Fotografia
Suono
Bernard conduce una vita banale e
monotona. Una sera riceve un avviso
circa la sua scomparsa. Non riesce
nemmeno a convincere la moglie che
lui è ancora lì con lei.
Bernard live a banal and monotone
life. One day he receive a letter about
his disappearance. He can not convince his wife he is still there with
her.
Musica
Scenografia
Costumi
Trucco
Produttore
Produzione
Distribuzione
Matthieu Donck
Pierre-Yves Jouette
Hichame Alaouie
Mattieu Michaux
David Vranken
David Henrard
Julien Defrance
Pascale Schaer
Philippe Charbonnel
Sylvianne Besson
Anne Fournier
Anna Dukers
Laura Lamouchi
Dominique Janne
K2 Group
Premium Films
Matthieu Donck è nato nel 1981. Si è diplomato all’IAD (Belgio) nel 2004. Con Ripaille sous le paillasson e One Day My Prince will come ha vinto
numerosi premi.
Matthieu Donck was born in 1981. He graduated from IAD (Belgium) in 2004. With
Ripaille sous le paillasson and One Day My Prince will come he won a lot of awards.
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9-04-2008, 0:27:30
Titolo Originale
Regia
Anno
Nazione
Formato
Durata
91
Morbus Bechterew
CortoEuropa
Morbus Bechterew
Lola Randl
2007
Germania
Beta sp
11’
Cast
Rainer Egger
Sceneggiatura
Montaggio
Musica
Produttore
Produzione
Distribuzione
Lola Randl
Sabine Smit
Maciej Sledziecki
Lola Randl
Komet Film
Komet Film
Un uomo che non sa decidersi.
About a man who can’t make up his mind.
Lola Randl è nata a Monaco nel 1980. Ha studiato all’Academy of Media Arts di Colonia, specializzandosi in cinema. Nel 2006-07 ha ottenuto
una borsa di studio in sceneggiatura al Drehbuchwerkstatt München.
Lola Randl was born 1980 in Munich. She studied at the Academy of Media Arts
Cologne, specializing in film. In 2006-07 she had a scholarship Script Writing, at the
Drehbuchwerkstatt München.
FCG2008_impag 91
9-04-2008, 0:27:31
Festival Culture Giovani_Linea d’Ombra
Rupa
92
Titolo Originale
Titolo Inglese
Regia
Anno
Nazione
Formato
Durata
Rupa
The hole
Marko Santic
2007
Slovenia
35mm
11’
Cast
Leon Lucev
Bozidarka Frajt
Rakan Rushaidat
Sasa Tabakovic
Ziga Flajs
Stjepan è un veterano croato che dopo
aver perso il lavoro si è costruito una
bomba a mano. La madre prova a farlo
ragionare ma senza successo e il fratello non è interessato. L’arrivo di una
lettera per lui peggiora la situazione.
Sceneggiatura
Montaggio
Fotografia
Suono
Musica
Produttore
Produzione
Distribuzione
Marko Santic
Jurij Moskon
Jure Cernec
Marko Tajic
Marijan Mlakar
Jozica Blatnik
AGRFT
AGRFT
Stjepan is a Croatian veteran who hid
himself in a self-made bomb shelter
when he loses his job. His mother is
trying to call him out of it but without
success, and his brother is not interested. Delivery of a letter addressed to
Stjepan, make situation worst.
Marko Santic è nato nel 1983 a Spalato. È entrato nel 2002,
al Theatre, Movie, Radio and Film Academy in Ljubljana al corso di regia per cinema
e televisione. Il suo primo lavoro è stato nel 2004 un cortometraggio documentario:
Rememberance Home. Good luck Nedim è stato il suo primo corto di fiction. È membro della European Film Academy.
Marko Santic was born in 1983 in Split. He was accepted to the Theatre, Movie, Radio and Film Academy in Ljubljana in 2002, in the course of Film and TV Directing. His
first work was a short documentary, Rememberance Home, in 2004. Good luck Nedim
was his first fiction short movie. He is a member of European Film Academy.
FCG2008_impag 92
9-04-2008, 0:27:31
93
Titolo Originale SALVADOR (Historia de
un milagro cotidiano)
Titolo Inglese SALVADOR (A Daily
Miracle Story)
Regia Abdelatif Hwidar
Anno 2007
Nazione Spagna
Formato 35 mm
Durata 14’
Cast
Nacho Fresneda
OrlÍn Morán
Carlos Merchán
Montaggio Eloy González, Goyo
Villasevil
Fotografia Gabriel Guerra
Suono David Rodríguez,
Carlos Méndez
Musica Alvaro Solaz Caldo
Scenografia Juan del Busto
Produttore Eneko Lizarraga
Produzione Think Studio
Distribuzione Madrid en corto
Un mattino di marzo. Il vagone di un
treno. Un bambino gioca a nascondino con suo padre.
One morning in March. A train wagon.
A child plays with his father to the
hiding place.
Salvador (Historia di un milagro cotidiano)
CortoEuropa
Abdelatif Hwidar è nato a Ceuta, da genitori d’origine
araba. Inizialmente ha studiato come interprete, per poi dedicarsi al cinema e alla
pubblicità. È allora che inizia la sua passione per i cortometraggi. Da qualche anno
lavora come tecnico in televisione, dove si occupa della realizzazione di programmi e
di documentari e dove di tanto in tanto compare come attore.
Abdelatif Hwidar was born in Ceuta, of Arabic parents. He started studying acting
and later advertising and cinema. That is when his passion for short films began. For
the last few years he works as a technician for television, alternating the direction of
programs and documentaries, along with several acting work.
FCG2008_impag 93
9-04-2008, 0:27:32
Festival Culture Giovani_Linea d’Ombra
Sick
94
Titolo Originale
Titolo Inglese
Regia
Anno
Nazione
Formato
Durata
Sick
Sick
Mike Rymer
2007
Uk
35mm
15’
Cast
Alan Breck
Joanna Alexander
Michael Selwood
Natasha Bain
David Roylance
Peter Wear
Andrea Deeley
Maria Goyal
Alan Grice
Henry Nyarkpo
Dopo essere caduta in depressione e
nell’alcolismo, Amanda deve lasciare
che il padre Brian si occupi del figlio.
Quando la moglie di Brian viene a
mancare però il bambino finisce ai
servizi sociali.
Sceneggiatura
Montaggio
Fotografia
Musica
Costumi
Trucco
Produttore
Produzione
Mike Rymer
Rosa Bond
Sam Garwood
Innes Johnston
Nadia Dunn-Hill
Anastasia Pappas
Christine Hartland
Patchwork Productions
After fallen in depression and alcoohlism Amanda had relying his
father, Brian, take care of her son.
But when Brian’s wife dies the child is
entrusted to the social service.
Mike Rymer, diplomato all’International Film School del
Galles, ha vinto diversi premi. Sick è il primo film come scrittore/regista. Nel 2005
ha lavorato come direttore della fotografia nel cortometraggio Carmen, girato a Polla
in Campania. Recentemente è stato assistente alla regia per il film Nightwatching di
Peter Greenway.
Mike Rymer postgraduate of the International Film School Wales, Mike Rymer has
won several awards. Sick is the first film as Writer/Director. In 2005 he was Director
of Photography on short film Carmen, shot in the Campania region. Recently Mike has
performed the role of Assistant Director to Peter Greenaway on Nightwatching.
FCG2008_impag 94
9-04-2008, 0:27:32
Titolo Originale
Titolo Inglese
Regia
Anno
Nazione
Formato
Durata
95
The Wednesdays
CortoEuropa
The Wednesdays
The Wednesdays
Conor Ferguson
2007
Irlanda
Beta sp
13’
Cast
Doreen Keogh
Des Keogh
Sceneggiatura Luke Clancy
Conor Ferguson
Montaggio Grainne Gavigan
Fotografia Cedric Culliton
Suono Alan Seavers
Musica Adam Orpen-Lynch
Costumi Helen Kane
Trucco Louise Myler
Produttore Annemarie Naughton
Produzione Park Films
Distribuzione Network Ireland
Television
Il signor e la signora O’Leary sono stati
prigionieri della loro vecchiaia per lungo tempo, ma scoprono una strada per
sentirsi nuovamente giovani, e riscoprire l’amore. La legge, però, presto
bussa alla loro porta.
Mr and Mrs O’Leary have been prisoners of their old age for too long,
but they discover a way to feel young
again, and to re-discover the love they
had almost forgotten about. But, soon
the law comes knocking at their door.
Conor Ferguson lavora attualmente come copywriter per
un’agenzia pubblicitaria. Occasionalmente fa anche il DJ. The Wednesday è il suo
primo film. Ha vinto il “premio del pubblico” al Clermont-Ferrand Short Film Festival
2008. Il suo prossimo progetto è il cortometraggio “Atlantic” completo ad aprile/
maggio 2008.
Conor Ferguson is currently a copywriter in an advertising agency. He is also an
occasional DJ. The Wednesdays is his first film. It won the “Audience Award” at the
Clermont-Ferrand Short Film Festival 2008. Next project: Short film “Atlantic”, completed April/May 2008.
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Traurige Jungs tanzen, wenn niemand hinsieth
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Festival Culture Giovani_Linea d’Ombra
Titolo Originale Traurige Jungs tanzen,
wenn niemand hinsieth
Titolo Inglese Sad boys dance, when
no one’s watching
Regia Lisa Blatter, Simon
Steuri
Anno 2007
Nazione Germania, Svizzera
Formato Beta
Durata 17’
Cast
Jonas Ullmann
Kevin Gollob
Lea Noemi Deak
Yanik Müller
Johannes Willi
Alvaro Lopsiger
Mara Müller
Sceneggiatura
Montaggio
Fotografia
Suono
Una storia sul bilanciamento tra
amore e amicizia. In due giorni Silas
rovina il suo rapporto con le due persone che significano di più per lui: la
sua fidanzata Maria e il suo miglior
amico Malik.
Musica
Costumi
Produttore
Produzione
Distribuzione
L. Blatter, S. Steuri
Simon Steuri
Sergio Cassini
Adrian Bieler, Stefan
Kümin, Aito Takeshi
Aito Takeshi
L. Blatter, S. Steuri
Laura Zimmermann
Zürcher Hochschule
der Künste ZHdK, École
Cantonale d’Art de
Lausanne
Zürcher Hochschule
der Künste ZHdK, École
Cantonale d’Art de
Lausanne
A story about the balancing act
between love and friendship. Within
two days, Silas ruins the relationships with the two people who mean the
most to him: his girlfriend Maria and
his best friend Malik.
Lisa Blatter filmografia/filmografy: Niemandsberg (2005);
Pool (2005); A Normal Dog And Shit Like That (2006); Hotel 7,4 (2006); Traurige
Kinder (2007); Traurige Jungs tanzen, wenn niemand hinsieht (2007).
Simon Steuri filmografia/filmografy: Niemandsberg (2005); Pool (2005); A Normal
Dog And Shit Like That (2006); Hotel 7,4 (2006); Traurige Kinder (2007); Traurige
Jungs tanzen, wenn niemand hinsieht (2007).
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Titolo Originale
Titolo Inglese
Regia
Anno
Nazione
Formato
Durata
97
Weg
CortoEuropa
Weg
Road
Daniel Bruce
2007
Olanda
35mm
9’30”
Cast
Nienke Romer
Dries Vanhegen
Colette Notenboom
Sceneggiatura Paul Bontenbal
Daniel Bruce
Montaggio Wouter Jansen
Fotografia Bart Beekman
Musica Wiegel, Meirmans,
Snitker
Produttore Sander Verdonk
Produzione LEV Pictures
Distribuzione SND Films
Una giovane donna viaggia da sola
sulla strada. Dopo un incontro indesiderato con alcuni giovani balordi e la
suggestione della buia solitudine della notte, si ritrova a combattere contro
uno sconosciuto.
A young woman traveling alone on the
road. After an undesired encounter
with some rowdy young men and the
influence of the dark lonely surroundings of night, finds herself fighting
against a stranger.
Daniel Bruce è nato nel 1981 e ha lavorato come graphic
designer in Sud Africa prima di frequentare la Utrecht Acadamy of Arts. Ha girato
numerosi spot pubblicitari.
Daniel Bruce was born in 1981 and worked as a graphic designer in South Africa
before attending the Utrecht Acadamy of Arts. He made various commercials.
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I ribelli.
Sessantottoedintorni
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Sessantotto:
l’inverno del nostro scontento
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Festival Culture Giovani_Linea d’Ombra
Il cinema è modellato, ma a sua volta modella.
La sua capacità di costruire uno sguardo del tempo si gioca
Innanzitutto in questo doppio incastro.
Francesco Casetti
La selezione dei titoli in rassegna, nati dalla collaborazione con Gino
Frezza e Marco Pistoia, appare eclettica e originale se confrontata con
altre realizzate negli anni scorsi o all’inizio di questo, anno destinato
alle celebrazioni del quarantennale. Tale eclettismo è frutto delle
riletture operate in sede critica di quella fase della nostra storia ma
anche della consapevolezza che molte tracce non sono state riprese
e rivelate da una parte della cultura italiana, che sul sessantotto
ha costruito un pezzo della propria identità culturale. Basterebbe
rileggere le note di Goffredo Fofi, apparse sui Quaderni Piacentini1,
per avere un’idea da un lato, della lotta che si istaurava tra chi agiva
dentro il sistema e chi cercava vie nuove per un cinema militante
capace di sottrarsi all’egemonie dei due blocchi contrapposti ma speculari, dall’altro del fatto che il cinema non può registrare, deve agire
lungo le linee di rottura col passato, farsi politico. Mario Pezzella2
scrive: “Se il cinema critico espressivo tende a esibire l’immagine in
quanto immagine e l’apparenza in quanto apparenza, sollecitando la
partecipazione critica dello spettatore, il cinema spettacolare mostra
un’apparenza in quanto realtà attenuando fino al limite del possibile
la differenza tra finzione e realtà”. Compito dei cineasti del presente
è svelare il grande inganno grazie alla finzione.
Forse è meglio chiarire, dunque, che ci siamo orientati piuttosto che
sul sessantotto del cinema sul sessantotto nel cinema italiano. Va
da sé che le due cose potrebbero in parte coincidere, ma anche divergere
radicalmente poichè le coscienze che orientarono lo sguardo sul quel periodo erano diverse, spesso in conflitto, coinvolte o estranee agli eventi,
per scelta consapevole o semplice opportunità (opportunismo?). Seppure
nelle molte assenze, gli undici titoli danno il senso di questa policromia, di
questo gioco di profondità e superficie.
I luoghi battuti dai cineasti alla ricerca del nuovo sono i più diversi, la famiglia di Grazie Zia di Salvatore Samperi nasconde segreti che la consumano,
rivelano la legge del desiderio ingovernabile, forza eversiva di ogni ordine
sociale. E, lungo la stessa linea, ma certo con profondità maggiore, si pone
Bernardo Bertolucci de L’ultimo tango a Parigi, opera totale che racchiude
un’intera enciclopedia di sapere intorno alla crisi dei nuovi soggetti, al loro
essere gettati nel mondo senza una guida se non la libido degli opposti
inconciliabili: amore/morte, interno/esterno, luogo/non-luogo, identità/
diversità, ordine/disordine, armonia/dissonanza. Nel nome del padre di
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I ribelli. Sessantotto e dintorni
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Marco Bellocchio esplora apparentemente altri spazi, ma le antinomie restano per gran parte le stesse. Il collegio è un universo perimetrato e chiuso, incombe sui suoi abitanti come un’istituzione totale, dentro le tensioni
di un mondo al capolinea: dovrà cedere il passo alla lucida, spietata e immemore modernità3. Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto, il
film di Elio Petri del 1970, oltre a farci ritornare sulle patologie del potere e
sul mimetismo istrionico di Gian Maria Volontè, ci ricorda la grande scrittura
di Ugo Pirro, un maestro recentemente scomparso, cui deve molto del suo
successo. Film tanto più rilevante perché riconfigura un genere, ne altera
la struttura, ne modifica la sintassi anche narrativa, ma, da subito, appare
in sintonia col proprio tempo. Si muove ancora nell’orizzonte del cinema di
genere Confessione di un commissario di polizia al procuratore della repubblica di Damiano Damiani che apre la strada a una serie di opere di impegno civile che, come per la vecchia nottola di hegeliana memoria, arrivano
sempre troppo tardi a dire come il mondo deve essere. Solo in seguito lo
stesso regista avrebbe firmato Io ho paura (1977), “forse il documento più
raggelante sugli anni di piombo”4.
Di piombo ne circola molto nei western all’italiana. Su tre titoli in rassegna
il discorso porterebbe lontano, nel caso specifico in Messico, dove i nostri
cineasti andavano a ricostruire le tensioni di un paese percorso dal sogno di
una rivoluzione. Giù la testa, di Sergio Leone, entra con forza nell’immaginario collettivo, epico e sfarzoso, sfrontato e diretto. Il film proietta nel paese
centro-americano i nodi della nostra storia civile: dalla resistenza alla nube
di fumo dopo l’esplosione (miccia lunga o miccia corta)5. Tepepa di Giulio
Petroni (ancora Messico, ma due anni prima di Leone) è un film esemplare
del nostro cinema di genere (sceneggiatura di Ivan Della Mea e Franco Solinas, Tomas Milian protagonista accanto a Orson Welles) ma anche della sua
debolezza: le grandi storie non abitano qui. E, allora: Vamos a matar compañeros, di Sergio Corrucci, ma in Messico (ancora), non certo in Viet Nam
come temono di dover fare il gruppo di intellettuali pedinati da Francesco
Maselli nel suo Lettera aperta a un giornale della sera.
Segno della nostra inclinazione alla commedia, del nostro rifiuto del tragico. Meglio affidarsi alle armi, forse nei due casi che sto per citare un po’
spuntite, della commedia. Contestazione generale di Luigi Zampa graffia la
cronaca in tre episodi (protagonisti Sordi, Manfredi e Gassman) sociologicamente corretti ma, solo a tratti, indimenticabili. Stesso destino per Capriccio
all’Italiana (firmato da Steno, Mauro Bolognini, Pino Zac, Mario Monicelli,
Pier Paolo Pasolini, Franco Rossi) del quale a futura memoria resta solo Totò
a caccia di capelloni. Ma da solo basta.
1
Note tratte da Goffredo Fofi, Capire con il cinema, 200 film prima e dopo il ’68, Milano 1979,
pagg. 134-138.
2
Mario Pezzella, Estetica del cinema, Bologna 1996, pag. 23.
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Festival Culture Giovani_Linea d’Ombra
3
Su questo tema, cfr. Bruno di Marino, Nel nome del padre, in Adriano Aprà (a cura di), Marco
Bellocchio, Il cinema e i film, Venezia 2005, pagg. 147-150.
4
Roberto Curti, Italia odia. Il cinema poliziasco italiano, Torino 2006, pag. 165.
5
Cfr. Chistian Uva, Schermi di Piombo. Il terrorismo nel cinema italiano, Catanzaro 2007, pag.
17-18.
1968: the winter of our discontent
The cinema is modelled, but is a model in turn.
Its ability to build a glimpse of time above all
plays in this double frame.
Francesco Casetti
The selection of titles in the exhibition, born from the partnership with Gino
Frezza and Marco Pistoia, appears to be eclectic and original if compared
with others made in the last few years or at the start of this, a year aimed
at celebrating the 40 year anniversary. This eclecticism is the fruit of the
critical re-readings critically of that stage of our history, but also of the
awareness that many traces have not been filmed and revealed by one part
of the Italian culture, which created a piece of its cultural identity on 1968.
It would be sufficient to re-read the notes of Goffredo Fofi, which appeared
in the Quaderni Piacentini1 for having an idea, on the one hand, of the fight
that was established among those who acted in the system and whose who
sought new paths for a militant cinema able to avoid the hegemony of the
two contrary yet mirror image blocks; on the other hand of the fact that
the cinema cannot record and must act along the lines of breaking with the
past, making it political. Mario Pezzella2 writes, “If the critical expression
cinema tends to exhibit the image as image and appearance as appearance,
soliciting the critical participation of the spectator, the spectacular cinema
shows an appearance as reality, assuaging the difference between fiction
and reality within the limit of the possible”. The job of the today’s directors
is to unveil the deceit thanks to the fiction.
Perhaps it is better to clarify therefore that we are rather oriented on 1968
of the cinema on 1968 in Italian cinema. It is self explanatory that the two
things could partly coincide, but also radically diverge as the consciences
that direct the look on the period are different and often in conflict, involved
or outside the events due to an aware choice or simple opportunity
(opportunism?). Even if in the many absences of this game of depth and
surfaces, the eleven titles give the sense of this polychrome.
The places used by the directors in the research of the new are very
different, the family of Grazie Zia by Salvatore Samperi hides the secrets
that consume it, reveal the law of the ungovernable desire, the subversive
force of every social order. Along the same line, but certainly with greater
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I ribelli. Sessantotto e dintorni
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depth, there is Bernardo Bertolucci with L’ultimo tango a Parigi, the total
work that includes a whole encyclopaedia of knowing around the crisis of
new subjects, of throwing them into the world without a guide if not the
libido of irreconcilable opposites: love/death, internal/external, place/
nowhere, identity/diversity, order/disorder, harmony/discord. Nel nome
del padre by Marco Bellocchio apparently explores other spaces, but the
antimonies mainly remain the same. The college is a closed and cut-off
universe that happens on its inhabitants as a total institution within the
tensions of a world at the end of the line. It should yield the passage to
lucid, ruthless and oblivious modernity3. Indagine su un cittadino al di
sopra di ogni sospetto, the film by Elio Petri in 1970, as well as making us
return to the pathologies of power and the histrionic mimicry of Gian Maria
Volontè, it reminds us of the great writing of Ugo Pirro, a recently departed
master, to whom much of his success is due. This is a much more important
film as it reconfigures a genre, altering the structure and modifying the
syntax, also narrative, but which immediately appears in harmony with its
time. Still moving in the cinema scene of the genre with Confessione di un
commissario di polizia al procuratore della repubblica by Damiano Damiani,
which opens up the path towards a series of works of civil commitment that
always appear too late to say how the world should be, as for the old catch
of Hegelian memory. The same director would then have only signed off on
Io ho paura (1977), “perhaps the gripping document on the years of lead”4.
There are many films in circulation about the years of lead in the Italianstyle westerns. The topic could be distant in three titles in the exhibition,
specifically in Mexico where our directors went to reconstruct the tensions
of a country heading towards the dream of a revolution. Giù la testa by
Sergio Leone enters the collective, epic and opulent imagination with
force by being fresh and direct. The film projects the junctions of our civil
history in the Central American country: from the resistance to the clouds of
smoke after the explosion (miccia lunga or miccia corta)5. Tepepa by Giulio
Petroni (Mexico again, but two years before Leone) is an exemplary film of
our cinema of the genre (screenplay by Ivan Della Mea and Franco Solinas,
Tomas Milian as protagonist with Orson Welles), but also of its weakness:
the great stories do not live here. Then Vamos a matar compañeros by
Sergio Corrucci, but in Mexico (again) and certainly not in Vietnam as a
group of intellectuals fear to have to do as shadowed by Francesco Maselli
in his Lettera aperta a un giornale della sera.
A sign of our inclination towards comedy, of our refusal of the tragic, it is
better to entrust in arms, perhaps in the two instances of comedy that I am
about to cite albeit briefly. Contestazione generale by Luigi Zampa scratches
the surface of the news in three episodes (with the protagonists Sordi,
Manfredi and Gassman), which are sociologically correct, but unforgettable
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Festival Culture Giovani_Linea d’Ombra
only in parts. The same fate awaits Capriccio all’Italiana (signed by Steno,
Mauro Bolognini, Pino Zac, Mario Monicelli, Pier Paolo Pasolini, Franco
Rossi); a future memory only remains of Totò in the hunt of hippies, but it’s
enough on its own.
Peppe D’Antonio
1
Notes taken from Goffredo Fofi, Capire con il cinema, 200 film prima e dopo il ’68, Milan 1979,
pg. 134-138.
2
Mario Pezzella, Estetica del cinema, Bologna 1996, pg. 23.
3
On this theme, see Bruno di Marino, Nel nome del padre, in Adriano Aprà (ed.), Marco Bellocchio,
Il cinema e i film, Venice 2005, pg. 147-150.
4
Roberto Curti, Italia odia. Il cinema poliziasco italiano, Turin 2006, pg. 165.
5
See Chistian Uva, Schermi di Piombo. Il terrorismo nel cinema italiano, Catanzaro 2007, pg.
17-18.
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Il cinema italiano del 1968 corre su un filo d’incerta collocazione. Il
mondo sociale muove scosse di cambiamento che s’irradiano nel
costume, nella politica e nella visione del rapporto fra classi e generazioni differenti. Di conseguenza l’immagine sonora del cinema non
resta fuori dall’onda d’urto che lo attacca dall’esterno (anzi, potrebbe
legittimamente sostenersi che un certo cinema nazionale – la mordace
commedia di costume o vari film puntati a sperimentare, innovare, trasgredire – in qualche modo ne è stato un alveo di gestazione).
L’italico sistema produttivo dei generi e dei filoni entra, negli anni a cavallo del ’68, in una calma ripetizione di sè stesso e soprattutto – dopo
il peplum, il western spaghetti – stenta a trovare forme e ambienti
narrativi che frenino l’evolversi di una difficile competizione sia con i
film statunitensi che con i fermenti di un cinema nuovo che, intanto,
s’afferma in Europa e negli altri continenti. Difficoltà, questa, quasi
inavvertita fra il ‘68 e il ’70; ma da quel momento il nostro sistema produttivo s’incammina verso la lenta discesa di risorse e di opportunità
– alla quale si tenta di rimediare, nel decennio Settanta, prima con i
“boccacceschi”, poi con i “poliziotteschi” e i “comici-trash popolari”
– che lo condurrà a esiti asfittici (dai quali ancora non si è ripreso) nei
primi anni ottanta. La difficoltà del passaggio che si avverte attorno al
’68 è, dunque, cruciale; le strade da intraprendere sono tutte aperte, e
alcune paiono più importanti di altre. Purtroppo, alla più significativa si
dedica minore attenzione: l’esigenza di innovazione interna, di ricambio professionale, di politiche mirate al rilancio complessivo del cinema e a una più alta integrazione con la tv e gli altri mezzi di comunicazione.
La responsabilità in gran parte è della miope classe politica nazionale, ma lo
stesso ambiente del cinema percepisce frammentariamente la necessità di
processi rigenerativi. I grandi clamori ideologici di qualche anno dopo non
hanno tale lungimiranza; esprimono sensibilità rigide e settarie, inadeguate a colmare l’imminente gap.
I grandi autori riconfermano la loro, ormai, pluridecennale ricerca, chi
seguendo una linea di approfondimenti drammatici e narrativi (De Sica,
Germi, Lattuada), altri accentuando i tempi di perlustrazione figurativa nell’immagine sonora (Antonioni, Visconti), chi invece – Rossellini per primo,
ma anche Cottafavi, o registi di commedie come Monicelli, Risi, Comencini
– lucidamente cogliendo nel passaggio mediale fra cinema e televisione un
luogo in cui sedimenta il futuro. Il cinema dei maestri (Rossellini, De Sica,
Antonioni, Fellini, Visconti, Lattuada, Germi) rilancia, con un respiro ormai
internazionale, un magistero non sempre però compreso profondamente
dalle nuove generazioni. È lo stesso periodo in cui vari autori provenienti
dalla commedia di costume o dal cinema dei generi vedono finalmente riconosciuti i meriti conquistati, almeno dalla metà dei cinquanta, grazie a un
lungo, vitale, tirocinio creativo.
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di un cinema generazionale
Vivere il rischio
I ribelli. Sessantotto e dintorni
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Festival Culture Giovani_Linea d’Ombra
Nel quinquennio fra il ‘65 e il ‘70, i giovani autori rivendicando una identità
tesa a sperimentare strade espressive e modelli produttivi non assoggettati
a formule, stereotipi, generi, subalternità, enunciano piuttosto le singolarità degli stili personali. In questo cuneo d’epoca il radicalmente nuovo
s’affaccia o prepotentemente o con ricorrenza incompresa, spesso approdando verso un cinema futuro ancora solo da immaginare. Da un lato, è il
momento di affermazione di Bertolucci, Bellocchio, Taviani, Ferreri, e di un
artista unico come Carmelo Bene; ma dall’altro è quello delle riconferme di
Petri, Scola, Brass, Brusati e Wertmuller, mentre esordiscono – fra gli altri
– Argento, Samperi, Di Leo, Avati, Faenza, Magni, Cervi, Amico, Amelio, Ponzi, Bozzetto, Deodato.
Ma il capitolo riguardante uno sguardo – ormai storico – sul rapporto fra il
cinema italiano e il ’68 non concerne solo i film e gli autori (registi, sceneggiatori, attori…). È soprattutto l’epoca di un pubblico nuovo, che frequenta
le sale e conferma successi o ratifica insuccessi soltanto se, nelle immagini
sonore degli schermi italiani (in sale solo pochissime volte davvero attrezzate a proiettare, e far ascoltare, luci e amplificazioni esatte) ritrova i brividi
di una immaginazione in grado di corrispondere alle ansie del cambiamento
tellurico che, fuori, spinge verso mete non pre-scritte. Il pubblico del ’68
manifesta un forte desiderio di storie raccontate con ritmi serrati, con aderenze forti all’andamento quasi sempre “spezzato”, antilineare, incapsulato
fra ieri oggi e domani, di un immaginario pubblico ormai stringentemente
formato dalle dirette televisive. La domanda di futuro è cospicua, predominante: sono gli anni in cui l’utopia e la distopia del reale (sociale e politico)
sono percepite distintamente; è il tempo in cui l’alternativa verso mondi
possibili è vissuta da esigenza imprescindibile e, quindi, il tempo storico
delle continuità obbligate dalle strutture educative e dalle gerarchie sociali
è pesantemente, radicalmente, sconfessato.
Il cinema italiano vive l’incertezza di immagini sonore pendenti sul rischio di
un fallimento incombente o, viceversa, di un successo eclatante; l’energia
mossa al nuovo non sente l’obbligo di dichiarare ascendenze o filiazioni; si
rimescolano e contaminano i linguaggi, con perdite secche (alcuni grandi
magisteri del cinema del passato sono irriverentemente messi da parte, per
poi esser ritrovati quando è tardi) o con tortuosità di percorso (scommesse
sperimentali talvolta astruse o non giustificate). Tuttavia, il risultato d’insieme è positivo. Le immagini filmiche registrano climi emozionali epocali, respiri generazionali attivi, perentori. Emergenze fissate nelle forme narrative
e nel respiro fotografico della luce; nei gesti sintomatici stagliati nel regime
incerto del quadro dinamico dello schermo. La trasformazione definitiva del
cinema si avvia, lentamente, verso la sua configurazione postmoderna.
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I ribelli. Sessantotto e dintorni
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Live the risk of a generational Cinema
Italian cinema of 1968 runs along a thread of uncertain arrangement. The
social world moves tremor of change that are irradiated in the costume,
politics and vision of the relationship between classes and different generations. As a result, the sound image of the cinema does not remain outside
the crashing wave that attacks it from the outside (on the contrary, it could
legitimately support the fact that a certain national cinema – the biting comedy of costume of various films aimed at experimenting, innovating and
transgressing – has been a bed of gestation in some way).
The Italian production system of genres and strands enters after the
peplum, the spaghetti western in the years around 1968 in a calm repetition
of itself and above all struggles to find forms and narrative environments
that delay its evolution of a difficult competition both with films from the
USA and with the unrest of a new cinema, which has so far been established
in Europe and other continents. This almost unperceived difficulty was
between 1968 and 1970, but from that moment on our production system
started its slow descent of resources and opportunities. An attempt was
made to remedy this in the 1970s, first with the “Boccacceschi”, then with
the “Poliziotteschi” and “popular trash comedies”, which brought the
production system asphyxiated results (from which it still hasn’t recovered)
at the start of the 1980s. The difficulty of the passage that occurred around
1968 was therefore crucial. The roads to be undertaken were all open and
some seemed more important than others. Unfortunately, less attention
was given to the significant aspects: the need for internal innovation,
professional exchange and policies aimed at the overall re-launch of the
cinema and to a greater integration with television and other means of
communication. The responsibility is mainly of the near-sighted national
political class, but the same cinema environment perceives the need for
regenerative processes in a fragmentary way. The big ideological clamours
of some years later did not have this long-sightedness. They expressed
rigid and sectarian sensibilities that were unable to fill the imminent gap.
The great artists reconfirm their now many years of research with those who
follow a line of dramatic and narrative detail (De Sica, Germi, Lattuada) and
others accentuating the times of figurative reconnaissance in the sound
image (Antonioni, Visconti), and those instead who – Rossellini in the
first place, but also Cottafavi or comedy directors such as Monicelli, Risi,
Comencini – clearly bringing together a place in which to cement the future
in a media passage between cinema and television. The cinema of the
masters (Rossellini, De Sica, Antonioni, Fellini, Visconti, Lattuada, Germi) relaunched the mastery with a now international feeling that was not always
deeply understood by the new generations. This was the same period in
which various artists coming from costume comedy or cinema of the genres
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Festival Culture Giovani_Linea d’Ombra
finally saw the merits that had been won being recognised, at least from the
mid-1950s, thanks to a long, vital, creative working experience.
In the five years between 1965 and 1970, the young artists reasserted an
identity aimed at experimenting expressive roads and production models
that are not associated with formulae, stereotypes, genres, sub-alternatives,
but rather pronouncing the singularities of personal styles. In this wedge of
time, the radically new took itself on or unfriendly or with misunderstood
recurrence, often moving towards a future cinema that could only still be
imagined. On the one hand, it was the moment of affirmation of Bertolucci,
Bellocchio, Taviani, Ferreri, and of a single artist like Carmelo Bene, but on
the other hand it was a time of the re-confirmation of Petri, Scola, Brass,
Brusati and Wertmuller, while among others Argento, Samperi, Di Leo,
Avati, Faenza, Magni, Cervi, Amico, Amelio, Ponzi, Bozzetto and Deodato
made their debuts.
But this chapter concerns a look, now historic, at the relationship between
Italian cinema and 1968, not only with regard to films and artists (directors,
screenwriters, actors…). It was above all a time of a new public who
frequented the cinema and confirmed successes or ratified failures in the
sound images of Italian screens (only very few cinemas were equipped to
project lights and exact amplification for listening) only if they found the
shivers of a imagination able to correspond to the concerns of the telluric
change that pushed towards a destination that wasn’t prescribed beyond
this. The public of 1968 manifested a strong desire for stories told with
obstructed rhythms and strong adhesions to the progress that was almost
always broken up, anti-linear and encapsulated between yesterday, today
and tomorrow, and of a public imagination that was then strictly formatted
by live television programmes. The question of the future was conspicuous
and predominant. They are the years in which utopia and dystopia of reality
(social and political) are perceived distinctly. It was the time in which
the alternative towards possible worlds was experienced by essential
needs and therefore the historic time of continuities made obligatory by
educational organisations and social hierarchies was heavily and radically
disavowed.
Italian cinema lived the uncertainty of sound images hanging on the risk of
a impending failure or vice versa of an extraordinary success. The energy
given to the new did not feel the need to declare ascendencies or affiliations.
It remixed and merged the languages, with dry losses (some great masters
of the cinema of the past were irreverently set aside then to be rediscovered
when it was late) or with a winding path (experimental gambles that were
sometimes obscure or not justified). Nevertheless, the altogether result
is positive. The filmic images recorded epocal emotional climates and
authoritative active generational extents. Fixed issued in the narrative
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I ribelli. Sessantotto e dintorni
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forms and the photographic extent of the light, in the symptomatic gestures
defined in the uncertain regime of the screen’s dynamic framework. The
definitive transformation of the cinema slowly started towards its postmodern setup.
Gino Frezza
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Festival Culture Giovani_Linea d’Ombra
con la rivoluzione? Profilo del cinema d’autore italiano
intorno al sessantotto
Che c’entriamo noi,
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Prima che la cosiddetta ‘età dell’oro’ (gli anni Sessanta del
Novecento) del nostro cinema declini e si trasformi – tra fine
anni Settanta e primi Ottanta del Novecento – in un’età ‘del
ferro’, ancora per alcuni anni il cinema italiano vive stagioni
fertili dal punto di vista produttivo e ancora piuttosto importanti dal punto di vista artistico. Sono gli anni tra la fine dei
Sessanta e, più o meno, quella dei Settanta, ossia tra Partner
(B. Bertolucci, 1968), Teorema (Pasolini, 1968), C’era una
volta il West (Leone, 1968) da un lato e Io sono un autarchico
(Moretti, 1976), L’albero degli zoccoli (Olmi, 1978), Prova
d’orchestra (Fellini, 1979) dall’altro, per citare solo alcuni
titoli, diversamente importanti o significativi.
Provando a disegnare una mappa cinematografica più o
meno ‘autoriale’ di quegli anni dovremmo in primo luogo
osservare alcune caratteristiche generali:
la compresenza degli autori ‘classici’ – Fellini e Visconti, Antonioni e Rossellini – con quella dei nuovi e più giovani autori,
talora emersi già nei primi anni Sessanta – Pasolini e Bernardo Bertolucci, Olmi e Ferreri, Leone e Brass, Samperi, Argento, i
Taviani, Bellocchio, De Seta e Petri, Baldi e Carpi, Avati, Damiani,
Mingozzi, Montaldo, Scola, Nelo Risi, la Cavani, Brusati e Bene;
l’attività di registi che costituiscono una sorta di trait d’union tra i
‘grandi vecchi’ e i nuovi autori, a loro volta definibili in senso diversamente autoriale: Vancini e Dino Risi, Monicelli e Germi, Maselli e
Pontecorvo, Rosi, Lizzani.
Altri nomi si dovrebbero aggiungere (a esempio Bava, Freda e Cottafavi) ma certo quelli citati forniscono già un buon esempio sia della ‘compresenza’ sia della presenza di una generazione cinematograficamente ‘di mezzo’. Spiace non citare Antonio Pietrangeli, ma
solo perché il 1968 è l’anno della sua prematura scomparsa. Non
posso esimermi da una precisazione: la nozione di ‘autore’ è quanto
mai ostica e complessa da definire, e in questa sede non possiamo
pensare di darne nè una ricognizione ‘storico-teorica’ nè un più articolato punto di vista personale, che peraltro mi porterebbe a non
definire propriamente autori alcuni dei registi citati… Per comodità
contingente diciamo che si possono considerare autori tutti quei registi che per ragioni di scelta produttiva (la produzione ‘di nicchia’)
e/o per atteggiamento intellettuale fanno un cinema non ‘solvibile’
nella logica ‘meccanica’ dei generi ma, al di là degli effettivi risultati
artistici, con ambizioni ‘altre’ e ‘alte’. Da questo punto di vista tutti i
nomi citati possono rientrare nella tipologia autoriale.
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I ribelli. Sessantotto e dintorni
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In questo breve contributo facciamo più riferimento ai nuovi autori, a coloro
che sono, appunto, nuovi intorno al Sessantotto, per cercare di definire – a
grandi linee – il loro ruolo e il loro posto entro una certe congerie storica e
artistica. Considerando l’ottima salute produttiva del nostro cinema negli
anni già all’inizio ricordati, ossia la messe di opere prodotte in quella fase,
è tutt’altro che semplice definire cosa sia stato un certo cinema rispetto
al Sessantotto (e al suo ‘oltre’), quanti registi e, soprattutto, quali film intrattengano un preciso rapporto con quella fase storica. Per far questo ci
vorrebbe uno studio sistematico dei film in relazione alla propria epoca e
questo non è, hic et nunc, possibile. Accontentiamoci, dunque, di proseguire la mappatura, cercando di stabilire dei primi punti più mirati.
Il rapporto tra ‘vecchi’ e ‘nuovi’ deve almeno essere toccato rilevando alcuni
fattori:
a parte l’Antonioni di Zabriskie Point (1970) i grandi vecchi sono più protesi
– Fellini, Visconti e Rossellini docent – a fare film ambientati in epoche passate – si pensi al Fellini di Fellini-Satyricon (1969) e di Amarcord (1973), con
Roma (1971) ‘sospeso’ tra passato e presente, al Visconti della cosiddetta
‘Trilogia tedesca’ e, per Rossellini, al proseguimento, fino al 1974, della sua
attività televisiva e, poi, a opere quali Anno uno (1974) e Il Messia (1975),
entrambe rivolte a vari ‘passati’ storici.
Tra i nuovi alcuni mostrano interesse verso storie ambientate fuori dall’oggi: Leone, soprattutto, ma anche il Bertolucci de Il conformista (1970), il
Pasolini della cosiddetta ‘Trilogia della vita’ e di una parte di Porcile (1969),
i Taviani ‘mitici’ di Sotto il segno dello scorpione (1969) e quelli, ‘storici’,
di Allonsanfan (1974), la Cavani di Milarepa (1974), il Montaldo di Sacco e
Vanzetti (1970) e di Giordano Bruno (1973), solo per fare alcuni esempi, e
per non dire dell’atteggiamento, tout court ‘fuori classificazione’, di Carmelo Bene.
Altri, e Ferreri e Bellocchio ci appaiono esempi assai calzanti, sembrano
invece pervicacemente legati all’oggi.
Va da sé che si può parlare dell’oggi riferendosi al ‘passato’ – per via di
metafora o di allegoria – ma non sembra inutile notare ciò che si è testé
detto, non fosse altro che per chiederci se non vi sia stata, in taluni nostri
registi, una certa difficoltà a misurarsi ‘corpo a corpo’ con l’esprit du temps.
Il Sessantotto non è certo stato solo un anno, ha avuto un ‘prima’ e un ‘poi’
e anche il cinema non può non aver avvertito la complessità di un rapporto
con eventi di particolare rilevanza storica.
Un’ultima questione si pone, insita nel rapporto tra novità formale e novità
di storie e temi che non sempre sono andate di pari passo. All’epoca una
certa aria fresca di tipo sostanzialmente tematico arrivò con l’esordio di
Samperi (Grazie zia, 1968), mentre innovazione sia formale sia tematica
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Festival Culture Giovani_Linea d’Ombra
può essere rilevata nel Brass di Dropout (1970) e soprattutto nel Ferreri di
Dillinger è morto (1969) e de Il seme dell’uomo (1969), nel Bellocchio di Nel
nome del padre (1972), nel Bertolucci de Il conformista (1970), La strategia
del ragno (1970) e Ultimo tango a Parigi (1972). Nuovo fu – su entrambi i
fronti - il cinema di Argento e quello di Avati, anche grazie al legame con
certi generi, riletti con una certa sapienza. Formalmente rilevante è stato
Bene (in particolare Nostra Signora dei Turchi, 1968). Sono stati soprattutto
questi ultimi esempi a costituire una ‘nuova ondata’ che ancora oggi regge
la prova del tempo.
What’s the revolution got to do with us? A profile of the
Italian art house cinema around 1968
Before the so-called ‘golden age’ (the 1960s) of our cinema declined and
turned – between the end of the 1970s and the start of the 1980s – into an
‘iron age’, Italian cinema still experienced fertile seasons for a few more
years from a production point-of-view and, even more importantly, from
an artistic point-of-view. These were the years between the end of the
1960s and those of the 1970s more or less, or rather between Partner (B.
Bertolucci, 1968), Teorema (Pasolini, 1968), C’era una volta il West (Leone,
1968) on one hand and Io sono un autarchico (Moretti, 1976), L’albero degli
zoccoli (Olmi, 1978), Prova d’orchestra (Fellini, 1979) on the other hand to
name just a few titles that are different and important in their own rights.
By trying to draw a cinematographic map that is more or less art house of
these years, we should initially observe some general characteristics:
the co-presence of classic auteurs – Fellini and Visconti, Antonioni and
Rossellini – with the new and younger auteurs, which had already emerged
in the early 1960s – Pasolini and Bernardo Bertolucci, Olmi and Ferreri,
Leone and Brass, Samperi, Argento, the Tavianis, Bellocchio, De Seta and
Petri, Baldi and Carpi, Avati, Damiani, Mingozzi, Montaldo, Scola, Nelo Risi,
Cavani, Brusati and Bene;
the activity of directors who constitute a sort of trait d’union between the
‘old greats’ and the new auteurs, who can be defined in turn in a differently
art house direction: Vancini and Dino Risi, Monicelli and Germi, Maselli and
Pontecorvo, Rosi, Lizzani.
Other names should be added (for example, Bava, Freda and Cottafavi),
but certainly those cited already provide a good example both on the
co-presence and the presence of a cinematographically generation of the
mid-century. I am sorry not to cite Antonio Pietrangeli, but this is only
because 1968 was the year of his premature death. I cannot exempt myself
from a clarification: the notion of ‘auteur’ has never been more difficult
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I ribelli. Sessantotto e dintorni
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and complex to define. To this end we cannot think of giving it either a
theoretical and historical recognition or a more articulated personal pointof-view, which would therefore cause me not to properly define some of the
cited directors as auteurs … For subsequent ease, let’s say that all those
directors can be considered as auteurs who for reasons of production
selection (the production of ‘niche’ films) and/or for intellectual behaviour
make cinema that cannot dissolve into the mechanical logic of genres, but
beyond the effective artistic results with ‘other’ and ‘high’ ambitions. From
this perspective, all the names cited can fall into the auteurial typology.
In this short contribution we mainly refer to new auteurs, to those whom
were new around 1968, to try to define their role and place within a certain
historical and artistic mass of confusion for the big picture. Considering the
excellent health of the production of our cinema in the remembered years
already at the start, or rather the mass of works produced in that phase
and everything else that simply defines what was a certain cinema with
regard to 1968 (and afterwards), how many directors and, above all, which
films entertained a precise relationship with that time in history. To do this
we would need a systematic study of the films in relation to their time and
this isn’t possible, hic et nunc. Let’s therefore be happy to follow the map,
trying to establish the points that were most aimed for.
The relationship between the old and the new must at least be touched up
by revealing some factors:
apart from Antonioni of Zabriskie Point (1970), the old greats are more
spread out – Fellini, Visconti and Rossellini docent – in making films set
in past times – we are thinking of Fellini of Fellini-Satyricon (1969) and
Amarcord (1973), with Roma (1971) ‘suspended’ between the past and
the present, to Visconti of the so-called Trilogia tedesca and, for Rossellini,
in continuation of his television activity until 1974 and then to works such
as Anno uno (1974) and Il Messia (1975), both aimed at various historical
pasts.
Among the new auteurs some show an interest in stories set in other times:
Leone, above all, but also Bertolucci with Il conformista (1970), Pasolini
with the so-called Trilogia della vita and a part of Porcile (1969), the great
Tavianis with Sotto il segno dello scorpione (1969) and the historical ones
with Allonsanfan (1974), Cavani with Milarepa (1974), Montaldo with Sacco
e Vanzetti (1970) and Giordano Bruno (1973), just to give a few examples
and, to not talk about conduct, tout court ‘which wasn’t certified’, by
Carmelo Bene.
Others, and Ferreri and Bellocchio seem to us to be fairly fitting examples,
instead seem obstinately linked to today.
It is self-explanatory that you can speak about today by referring to the past
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Festival Culture Giovani_Linea d’Ombra
through metaphors or allegories, but it seems good to note what we just
said: if only just to ask ourselves if there wasn’t a certain difficulty in some
of our directors of comparing themselves body to body with the esprit du
temps. 1968 certainly wasn’t just one year – there was a before and after.
The cinema must have warned about the complexity of a relationship with
the events which were particular important in terms of history.
One last question to be put, embedded in the relationship between the
formal novelty and new stories and themes that have not always gone handin-hand. At the time a certain fresh air of a mainly thematic type arrived with
the debut of Samperi (Grazie zia, 1968), while both formal and thematic
innovation can be detected in Brass with Dropout (1970) and especially
in Ferreri with Dillinger è morto (1969) and Il seme dell’uomo (1969), in
Bellocchio with Nel nome del padre (1972), in Bertolucci with Il conformista
(1970), La strategia del ragno (1970) and Ultimo tango a Parigi (1972). The
cinema of Argento and Avati was new on both fronts, also thanks to the
association with certain genres, which were re-read with a certain amount
of knowledge. Bene was formally relevant (in particular Nostra Signora dei
Turchi, 1968). These last examples were those in particular who created a
new wave that still withstands the test of time today.
Marco Pistoia
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Capriccio all’italiana/Caprice italian style
I ribelli. Sessantotto e dintorni
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Film in sei episodi. Il mostro della domenica: un anziano rade a zero un
gruppo di “capelloni” come vendetta nei confronti di una moda non condivisa.
Perché?: immotivato pestaggio tra automobilisti istigati da una donna.
Che cosa sono le nuvole?: due marionette rotte si interrogano sulla loro
vita guardando il cielo e le nuvole che lo attraversano, dall’interno di una
discarica.
Viaggio di lavoro: grossolano errore di una regina che rischia di essere linciata dalla folla per aver letto un discorso destinato ad un altro paese.
La bambinaia: meglio Perrault o i fumetti? Le favole, lette da una bambinaia
a due ragazzini, spaventano più delle storie del brivido.
La gelosa: ossessione di una donna che spara al marito ritenuto ingiustamente fedifrago.
Film in six episodes. Il mostro della domenica: an old man completely shaves a group of hippies as a vendetta for a fashion he does not share.
Perché?: unprovoked beating between motorists instigated by a woman.
Che cosa sono le nuvole?: two broken puppets question their lives looking
up at the sky and clouds that pass by in a dump.
Viaggio di lavoro: uncouth error of a queen who risks being lynched by the
crowd for having read a speech intended for another country.
La bambinaia: which is better – Perrault or comics? The tales read by a nanny to two children frighten more than scary stories.
La gelosa: the obsession of a woman who shoots her husband who is unfairly accused of cheating.
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Titolo Originale Capriccio all’italiana
Titolo Inglese Caprice italian style
Regia Steno, Mauro Bolognini,
Pino Zac, Mario Monicelli,
Pier Paolo Pasolini, Franco
Rossi
Anno 1967
Nazione Italia
Formato 35mm
Durata 95’
Cast
Totò (L’anziano signore – Il
mostro della domenica / Jago
– Che cosa sono le nuvole)
Renzo Marignano (Autista
– Perché / Principe consorte
– Viaggio di lavoro)
Silvana Mangano (Moglie
dell’autista – Perché / La regina
– Viaggio di lavoro / Bambinaia
– La bambinaia)
Ninetto Davoli (Otello – Che
cosa sono le nuvole)
Ira Füstenberg (Silvana – La
gelosa)
Walter Chiari (Paolo – La
gelosa)
Sceneggiatura Roberto Gianviti, Steno
(Il mostro della domenica);
Age, Scarpelli, Bernardino
Zapponi (Perché?/La
bambinaia/Viaggio di lavoro);
Pier Paolo Pasolini (Che
cosa sono le nuvole?); Cesare
Zavattini (La gelosa)
Montaggio Adriana Novelli, Nino
Baragli
Fotografia Silvano Ippoliti, Giuseppe
Rotunno, Tonino Delli Colli
Musica Ricky Gianco, Gianni
Sanjust, Piero Piccioni,
Domenico Modugno,
Marcello Piombini, Carlo
Savina
Scenografia Mario Scisci, Mario
Barbuglia, Emilio Carcano
Costumi Giuliano Papi, Jürgen Henze,
Bice Brichetto
Produttore Dino De Laurentis
Produzione Dino De Laurentis
Distribuzione Cinematografica
Euro International Film
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Sei autori per quest’opera. I maestri
della commedia Monicelli (Un eroe
dei nostri tempi, 1955, I soliti ignoti, 1958, La grande guerra, 1959,
L’armata Brancaleone, 1966, Amici
miei, 1975, Un borghese piccolo
piccolo, 1977) e Steno (L’uomo la
bestia e la virtù, 1963, Un americano a Roma, 1954, I due colonnelli,
1962, Febbre da cavallo, 1976); i
meno celebri Rossi (Il seduttore,
1954, Le bambole, 1965, Porgi l’altra guancia, 1967), Zac (Il cavaliere
inesistente, 1969), Bolognini (Il bell’Antonio, 1960, Le Streghe, 1967);
con l’aggiunta di un poetico ritratto
di due reietti firmato da Pasolini
(Accattone, 1961, Mamma Roma,
1962, Il Vangelo secondo Matteo,
1964, Uccellacci e uccellini, 1965).
Six authors for this work. The
masters of the Monicelli comedy
(Un eroe dei nostri tempi, 1955, I
soliti ignoti, 1958, La grande guerra,
1959, L’armata Brancaleone, 1966,
Amici miei, 1975, Un borghese
piccolo piccolo, 1977) and Steno
(L’uomo la bestia e la virtù, 1963,
Un americano a Roma, 1954, I due
colonnelli, 1962, Febbre da cavallo,
1976); the less famous Rossi (Il
seduttore, 1954, Le bambole, 1965,
Porgi l’altra guancia, 1967), Zac
(Il cavaliere inesistente, 1969),
Bolognini (Il bell’Antonio, 1960,
Le Streghe, 1967); with the addition
of a poetic painting of two outcasts
signed by Pasolini (Accattone, 1961,
Mamma Roma, 1962, Il Vangelo
secondo Matteo, 1964, Uccellacci e
uccellini, 1965).
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Capriccio all’italiana è un film trascurabile, ma potrà anche assumere un valore storico: è il canto del cigno di Totò, e ventura vuole che
l’addio del grande mimo napoletano ci giunga col magistero di uno
fra i pochissimi registi che ne seppero apprezzare e porre in luce l’immensa
carica umana, Pasolini […]
Bolognini [in Perché?] sa restituirci in parte le tribolazioni assurde di ogni
collettivo esodo dalla città […]
Nulla più che una barzelletta politica (e di pessimo gusto, pur se vagamente
anticolonialista) il capitoletto Viaggio di lavoro […]
Senza storia l’episodio finale, che conferma la mediocrità di tutta la produzione.
(Gregorio Napoli, Filmmese, N. 18, 1968)
Capriccio all’italiana is an unimportant film, but it could also take on a historical worth: It is Totò’s swan song, and fortune wants it to be the farewell
of the great Neapolitan mime reaching us with the mastery of one of the
very few directors who knew how to appreciate and emphasise the immense
human burden, Pasolini […]
Bolognini [in Perché?] knows how to partly give us back the absurd tribulations of every collective exodus from the city […]
Nothing more than a political joke (and of terrible taste, though vaguely
anti-colonialist) the small chapter Viaggio di lavoro […]
Without a story, the final episode that confirms the mediocrity of the whole
production.
(Gregorio Napoli, Filmmese, N. 18, 1968)
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Capriccio all’italiana/Caprice italian style
I ribelli. Sessantotto e dintorni
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Confessioni di un commissario di polizia
al procuratore della repubblica
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Festival Culture Giovani_Linea d’Ombra
Un commissario siciliano vuole a tutti i costi metter le mani su un noto
mafioso che in passato ha ucciso un suo amico sindacalista. Lo zelo del
funzionario trova ostacolo nell'atteggiamento di un giovane e sospettoso
magistrato. Un giorno, esasperato, il poliziotto uccide il mafioso. Viene arrestato e portato al penitenziario, dove è ucciso da due sicari: il procuratore
lo vendicherà.
A Sicilian commissioner wants to lay his hands on a well-known Mafioso at
all costs who killed his trade unionist friend in the past. The officer’s zeal
finds an obstacle in the behaviour of a young, suspicious magistrate. One
day, exasperated, the policeman kills the Mafioso. He is arrested and taken
to priso where he is killed by two hired killers: the prosecutor avenges him.
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I ribelli. Sessantotto e dintorni
Titolo Originale Confessioni di un
commissario di polizia al
procuratore della repubblica
Titolo Inglese Confessions of a police
commissioner to the district
attorney
Regia Damiano Damiani
Anno 1970
Nazione Italia
Formato Techniscope, Technicolor,
35mm
Durata 106’
Cast
Franco Nero (Dr. Traini)
Martin Balsam
(Commissario Giacomo
Bonavina)
Marilù Tolo (Serena Lipoma)
Claudio Gora (Giudice
Malta)
Arturo Dominaci (Avvocato
Canistrato)
Giancarlo Prete
(Sindacalista Rizzo)
Adolfo Latretti (Michele
Lipoma)
Filippo de Gara
(Commissario Nicola)
Sceneggiatura Salvatore Laurani
Damiano Damiani
Montaggio Antonio Siciliano
Fotografia Claudio Ragona
Musica Riz Ortolani
Scenografia Umberto Turco
Costumi Umberto Turco
Produttore Mario Montanari, Bruno
Turchetto
Produzione Euro International Films,
Explorer Film ‘58
Distribuzione Euro International Films
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Damiano Damiani (Pasiano di Pordenone, 23 luglio 1922). Esordisce
con Il rossetto (1961), l’anno dopo
gira L’isola di Arturo, tratto dal romanzo di Elsa Morante, poi La noia
(1962) tratto dal libro di Moravia e
La rimpatriata (1963). Si cimenta
con il western, Quién sabe (1966),
poi torna alle fonti letterarie con
Il giorno della civetta (1967) tratto
dal libro di Sciascia. Negli anni ’70
dirige film che parlano di mafia o di
ingiustizia sociale: Confessioni di
un Commissario di Polizia al Procuratore della Repubblica (1971), Girolimoni, il mostro di Roma (1972),
Perché si uccide un magistrato
(1974). Alterna cinema e TV; suo è
La Piovra (1984).
Damiano Damiani (Pasiano di Pordenone, 23 July 1922). He made his
debut with Il rossetto (1961), the
following year he made L’isola di
Arturo, taken from the novel by Elsa
Morante, then La noia (1962) taken
from the book by Moravia and La
rimpatriata (1963). He attempted
the western, Quin sabe (1966),
before returning to literary sources
with Il giorno della civetta (1967),
taken from the book by Sciascia.
In the 70s he directed films that
concentrated on the Mafia or social
injustice: Confessioni di un Commissario di Polizia al Procuratore
della Repubblica (1971), Girolimoni,
il mostro di Roma (1972), Perché
si uccide un magistrato (1974). He
alternated between cinema and TV;
with La Piovra (1984).
(Copia proveniente dal Centro Sperimentale di
Cinematografia - Cineteca Nazionale)
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Confessions of a police commissioner to the district attorney
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Damiani aveva già esplorato il campo poliziesco giudiziario meridionalistico nel Il giorno della civetta, e raggiunge qui un risultato
di buon livello grazie a una solida sceneggiatura a due protagonisti
ben assortiti. Un film senza sfumature, ma chiaro e coraggioso. (Francesco
Mininni, Magazine italiano tv).
Un «giallo sociale» di buon mestiere lubrificato a dovere negli snodi drammatici e spettacolari e con in più un coraggioso appello a lottare per un
migliore futuro della Sicilia è Confessione di un commissario di polizia al
procuratore della Repubblica di Damiano Damiani, in cui vari ricordi del
l’Indagine su un cittadino di Elio Petri e di Mani sulla città di Francesco Rosi
si innestano sul tronco del cinema dedicato alla mafia che, grazie a Il giorno
della civetta e La moglie più bella, ha ormai in Damiani uno dei suoi alfieri
più volenterosi.
(Giovanni Grazzini, Corriere della Sera, 1 aprile 1971)
Damiani had already explored the Southern Italy judicial and crime field in
Il giorno della civetta, and here he reached a good level of result thanks to a
solid set design with two different protagonists. A film without nuances, but
clear and courageous. (Francesco Mininni, Magazine italiano tv).
A “social detective story” of good mastery that is well oiled in the dramatic
and spectacular twists and with the addition of a courageous appeal to fight
for a better future for Sicily is Confessione di un commissario di polizia al
procuratore della Repubblica by Damiano Damiani, in which various memories of l’Indagine su un cittadino by Elio Petri and Mani sulla città by Francesco Rosi are grafted together on the cinema log dedicated to the Mafia,
which already has one of its most willing advocates in Damiani thanks to Il
giorno della civetta and La moglie più bella.
(Giovanni Grazzini, Corriere della Sera, 1 April 1971)
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Contestazione generale/Let’s have a riot
I ribelli. Sessantotto e dintorni
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Film in quattro episodi. In La bomba alla televisione, Riccardo deve preparare un servizio sulla contestazione in maniera innovativa, ma il suo lavoro
lascia interdetti i suoi superiori. Inoltre si viene a sapere che il regista ha
parenti molto potenti.
In Concerto a tre pifferi, il ragioniere Beretta, stanco di essere vessato dal
suo capo, il commendatore Cavazza, lo abbandona in una strada di New
York durante un viaggio di lavoro. Pentito torna sui suo passi, ma non otterrà il perdono sperato.
L'università è un documentario sulle manifestazioni studentesche. In Il
prete, Don Giuseppe, parroco in un paesino, è accusato di intendersela con
la cassiera di un bar. Da un colloquio con lei apprende, però, che la ragazza
è in realtà l'amante di un suo confratello.
Film in four episodes. In La bomba alla televisione, Riccardo has to prepare a service on the dispute in an innovative way, but his work leaves his
superiors interdicted. He also learns that the director has very powerful
relatives.
In Concerto a tre pifferi, the accountant Beretta, tired of being ground down
by his boss, the commentator Cavazza, abandons him in a New York street
during a business trip. Feeling remorseful, he goes back, but does not
obtain the forgiveness he is hoping for.
L'università is a documentary on student manifestations. In Il prete, Don
Giuseppe, a parish priest in a small village, is accused of being in cohoots
with the cashier in a bar. Through an interview with her, he learns however
that the girl is actually the lover of one of his brothers.
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Festival Culture Giovani_Linea d’Ombra
Titolo Originale
Titolo Inglese
Regia
Anno
Nazione
Formato
Durata
Contestazione generale
Let’s have a riot
Luigi Zampa
1970
Italia
35mm
131’
Cast
Alberto Sordi (don Giuseppe
Montani)
Vittorio Gassman (Riccardo)
Nino Manfredi (Rag. Renato
Beretta)
Sergio Tofano (Vescovo)
Enrico Maria Salerno (don
Roberto)
Milly Vitale (Maria, moglie
di Renato)
Enzo Garinei (Esaminatore)
Michel Simon
(Commendatore Cavazza)
Sceneggiatura Silvano Ambrogi, Piero de
Bernardi, Rodolfo Sonego,
Luigi Zampa, Leo Bevenuti
Montaggio Mario Morra
Fotografia Giuseppe Ruzzolini
Musica Piero Piccioni
Scenografia Luigi Scaccianoce
Costumi Gabriele Mayer
Produttore Turi Vasile
Produzione Ultra film
Distribuzione Columbia Ceiad
FCG2008_impag 122
Luigi Zampa (Roma 2 gennaio 1905
– Roma, 16 gennaio 1991). Inizia
come sceneggiatore e esordisce
alla regia nel 1941 con Fra’ Diavolo.
Numerosi i suoi film, Anni difficili
(1948) è uno dei migliori: amara
satira sul passaggio dal fascismo
all’antifascismo con cui inizia la collaborazione con lo sceneggiatore
Vitaliano Brancati. Nascono quindi
Anni facili (1953) e L’arte di arrangiarsi (1955). Successivi al loro sodalizio sono invece Ladro lui, ladra
lei (1957) e Il Magistrato (1959). Nel
1968 e nel 1971 dirige Alberto Sordi
in Il medico della mutua e in Bello,
onesto, emigrato Australia sposerebbe compaesana illibata. Tra gli
ultimi lavori Contestazione generale (1970) e Il mostro (1977).
Luigi Zampa (Rome 2 January 1905
– Rome, 16 January 1991). He began
as a screenwriter and made his
directing debut in 1941 with Fra’
Diavolo. He made many films. Anni
difficili (1948) is one of the best: a
bitter satire on the passage from
fascism to anti-fascism with which
began the collaboration with the
screenwriter Vitaliano Brancati.
Anni facili (1953) and L’arte di arrangiarsi were then created (1955).
Ladro lui, ladra lei (1957) and Il
Magistrato (1959) came from their
association. In 1968 and 1971, he
directed Alberto Sordi in Il medico
della mutua and in Bello, onesto,
emigrato Australia sposerebbe
compaesana illibata. Contestazione
generale (1970) and Il mostro (1977)
were among his last works.
9-04-2008, 0:27:42
123
«
Tre episodi (più il semidocumentario “L’Università”): “La bomba
alla televisione” (con V. Gassman regista anarchico); “Concerto a
tre pifferi” (ritratto di un industriale); “Il prete” (A. Sordi parroco di
campagna che vorrebbe sposarsi). Scritto da Benvenuti & De Bernardi, non
è all'altezza del tema. Il migliore scritto da R. Sonego, è l'ultimo con Sordi
in gran forma, mentre Gassman istrioneggia a ruota libera. In mezzo c'è il
grande M. Simon che riesce a ridurre N. Manfredi a spalla.
(Morando Morandini, da Il Morandini 2007-Dizionario dei film, di Laura,
Luisa e Morando Morandini, Editore Zanichelli)
Three episodes (plus the semi-documentary “L’Università”): “La bomba
alla televisione” (with anarchic director V. Gassman); “Concerto a tre pifferi” (picture of an industrialist); “Il prete” (A. Sordi as a country priest who
wants to get married). Written by Benvenuti & De Bernardi, it isn’t up to the
subject. The best was written by R. Sonego, and the last with Sordi in great
form, while Gassman hams it up freely. The great M. Simon is also involved
who manages to send N. Manfredi into the background.
(Morando Morandini, from Il Morandini 2007-Dizionario dei film, by Laura,
Luisa and Morando Morandini, Editore Zanichelli)
»
FCG2008_impag 123
Contestazione generale/Let’s have a riot
I ribelli. Sessantotto e dintorni
9-04-2008, 0:27:42
Grazie zia/Come play with me
124
Festival Culture Giovani_Linea d’Ombra
Alvise è il figlio di un industriale di provincia. Per protesta contro la società,
finge di essere invalido e vive su una sedia a rotelle. I genitori, in partenza
per un viaggio, lo affidano a Lea, una giovane zia che fa la dottoressa e ha da
lunghi anni una relazione con Stefano, un intellettuale di sinistra. In maniera subdola, Alvise stacca lentamente Lea da Stefano e la fa innamorare di sé,
trascinandola in una serie di torbidi giochi e creando un perverso rapporto
che si concluderà con la sua richiesta di eutanasia.
Alvise is the son of an industrialist for the province. As a protest against
society, he pretends to be an invalid and lives in a wheelchair. The parents, about to leave on a journey, entrust him to Lea, a young auntie who is
a doctor and has been involved in a relationship with Stefano, a left wing
intellectual, for many years. Alvise slowly and subtly takes Lea from Stefano
and makes her fall in love with him, dragging her into a series of unclear
games and creating a perverse relationship that ends in her request for
euthanasia.
FCG2008_impag 124
9-04-2008, 0:27:42
I ribelli. Sessantotto e dintorni
Titolo Originale
Titolo Inglese
Regia
Anno
Nazione
Formato
Durata
Grazie zia
Come play with me
Salvatore Samperi
1967
Italia
Panoramica, 35mm
94’
Cast
Lou Castel (Alvise)
Lisa Gastoni (Lea)
Gabriele Ferzetti (Stefano)
Sceneggiatura Sergio Bazzini
Salvatore Samperi
Montaggio Alessandro Giselli
Fotografia Aldo Scavarla
Musica Ennio Morricone
Scenografia Giorgio Mecchia Medalena
Produttore Enzo Doria
Produzione Doria G Film
Distribuzione Cineriz
125
Salvatore Samperi (Padova 26
luglio 1944). Abbandona l’Università per partecipare al Movimento
Studentesco del 1968. Con pochi
fondi gira il suo primo film, Grazie
zia (1968), in cui si notano subito
le caratteristiche principali del
suo cinema: satira amara contro la
società democristiana e attenzione
per l’amore morboso. La sua opera
più nota è di certo Malizia (1973)
cui seguono Peccato Veniale (1974),
e nel 1976 Scandalo e il fortunato
Sturmtruppen. Gli anni ’80 sono
dedicati al genere erotico: Un amore in prima classe (1980), Casta e
pura (1981), Fotografando Patrizia
(1984). Dopo l'insuccesso di Malizia
2000 (1991), si dedica alla televisione, con L’onore e il rispetto del
2006.
Salvatore Samperi (Padua 26 July
1944). He left university to participate in the 1968 Student Movement. He made his first film with a
lack of money, Grazie zia (1968), in
which you can immediately see the
main characteristics of his cinema:
a bitter satire against the demochristian society and attention to morbid love. His best-known work is definitely Malizia (1973), followed by
Peccato Veniale (1974), and in 1976
Scandalo and the lucky Sturmtruppen. The 80s were dedicated to the
erotic genre: Un amore in prima
classe (1980), Casta e pura (1981),
Fotografando Patrizia (1984). After
the flop of Malizia 2000 (1991), he
dedicated himself to television,
with L’onore e il rispetto in 2006.
(Copia proveniente dal Centro Sperimentale di
Cinematografia - Cineteca Nazionale)
FCG2008_impag 125
9-04-2008, 0:27:42
Grazie zia/Come play with me
126
Festival Culture Giovani_Linea d’Ombra
«
Il cinema italiano è una vera fucina di maudits. Ormai non c’è giovane
che vi esordisca senza puntare almeno sull’incesto. Su cosa punterebbe, del resto? Con i tempi che corrono l’incesto è ancora uno dei
pochi temi che, almeno in teoria, riesca a fare un po’ di chiasso. […]
Il taglio del racconto denuncia scricchiolii e approssimazioni. E così il gusto,
la qualità delle immagini, il tono della narrazione che, pur accesi qua e là
da intuizioni, da trovate figurative, da un certo non sprovveduto piglio cinematografico (talune sequenze dei “giochi” hanno un loro innegabile valore
ossessivo) lasciano perplessi per la loro esteriorità, per il loro dosaggio a
freddo, per il girare a vuoto del loro intellettualismo di comodo […]
(Gianluigi Rondi, Il Tempo, 8 maggio 1968)
Cose da sbigottire occhi delicati. In cui le nozze nere fra violenza e pazzia
dovrebbero essere celebrate a condanna dei ricchi, sentina di ogni vizio,
d’una società che scatena gli istinti aggressivi e si autodistrugge. Ma parabola di effetti, più che di emozioni [...]
Ci si affida a Sade e a Masoch, sentiti come i profeti d’una rivoluzione che
invece ha il perimetro d’un’edicola di fumetti.
(Giovanni Grazzini, Eva dopo Eva. La donna nel cinema italiano, Bari, Laterza, 1980)
Italian cinema is a real forge of maudits. Now all young people make their
debuts by concentrating on incest at the very least. On the other hand, what
could you focus on? With the passing of time, incest is still one of the few
themes that, at least in theory, is able to make a bit of noise. […]
The cut of the story accuses creakings and approximations. That’s the taste,
the quality of the images, the tone of the narration, which while heated here
and there by intuitions, figurative findings and a certainly not naive cinematographic take (some sequences of the “games” have their own undeniable
obsessive value) leave us perplexed by their exteriority, cold monitoring and
empty filming of their useful intellectualism […]
(Gianluigi Rondi, Il Tempo, 8 May 1968)
Things to dismay delicate eyes. Where the black nights between violence
and madness should be celebrated in the condemnation of the rich, bilge
of every vice, of a society that unleashes aggressive instincts and self-destructs. But a parable of effects, more than of emotions [...]
We entrust in Sade and Masoch, heard as the prophets of a revolution that
has the perimeter of a newsagents of comics.
(Giovanni Grazzini, Eva dopo Eva. La donna nel cinema italiano, Bari, Laterza, 1980)
»
FCG2008_impag 126
9-04-2008, 0:27:42
Giù la testa/A fistful of dynamite
I ribelli. Sessantotto e dintorni
127
Juan Miranda, pistolero messicano e padre di cinque figli che lo seguono
nelle sue azioni criminali, ha in programma di rapinare una banca con John
Mallory, un fuorilegge irlandese. Si ritrova, invece, a combattere con lui insieme ai rivoltosi di Villa e Zapata.
I rivoltosi conquistano la città di Mesa Verde e fanno fuori buona parte delle
truppe del colonnello governativo Gunther Resa. Juan scopre che il colonnello per vendetta, ha fatto uccidere i suoi cinque figli e medita vendetta.
Finisce prigioniero, ma John lo salva poco prima della fucilazione e, insieme,
salgono clandestinamente su un treno. Questo viene preso di mira dai guerriglieri e i due si trovano nuovamente schierati con la rivoluzione.
Juan Miranda, a Mexican gunman and father of five children that follow him
in his criminal actions, has a plan to rob a bank with John Mallory, an Irish
outlaw. Instead he finds himself fighting with him together with the rioters
Villa and Zapata.
The rioters win the city of Mesa Verde and kill the majority of the troops of
the governing colonel Gunther Resa. Juan discovers that the colonel had killed one of his five children as a vendetta and considers a vendetta himself.
He ends up as a prisoner, but John saves him just before being shot and
they get onto a train together as stowaways. This is taken as a target by the
guerrilla forces and the two of them once more find themselves lined up
with the revolution.
FCG2008_impag 127
9-04-2008, 0:27:43
128
Festival Culture Giovani_Linea d’Ombra
Giù la testa
A fistful of dynamite
Sergio Leone
1971
Italia
Techniscope, Technicolor,
35mm
Durata 154’
Titolo Originale
Titolo Inglese
Regia
Anno
Nazione
Formato
Cast
James Coburn (John/Sean
Mallory)
Romolo Valli (Dottor Villega)
Rod Steiger (Juan Mirando)
Rick Battaglia (Lanterna)
Maria Monti (Adelita)
Franco Graziosi
(Governatore)
Domingo Antoine
(Colonnello Gunterreza)
Goffredo Pistoni (Nino)
Franco Collace (Napoleone)
Renato Pontecchi (Pepe)
Corrado Solari (Sebastian)
Sceneggiatura Sergio Leone, Sergio Donati,
Luciano Vincenzoni
Montaggio Nino Baragli
Fotografia Giuseppe Ruzzolini
Suono Michael Billingsley, Fausto
Ancillai
Musica Ennio Morricone
Scenografia Andrea Frisanti
Costumi Franco Carretti
Trucco Amato Garbini
Produttore Fulvio Morsella
Produzione Rafran Cinematografica,
Euro
Distribuzione International Films
Euro International Films
Sergio Leone (Roma, 3 gennaio
1929 – Roma, 30 aprile 1989). Uno
dei più grandi registi italiani e tra
i più importanti della storia del
cinema. Creatore dello spaghettiwestern. Dopo essersi dedicato alla
sceneggiatura, nel 1959 subentra a
Mario Bonard alla regia del peplum
Gli ultimi giorni di Pompei. Il vero
esordio alla regia è Il colosso di
Rodi (1961). Indimenticabile negli
anni ’60 la cosiddetta trilogia del
dollaro (Per un pugno di dollari,
1964, Per qualche dollaro in più,
1965, Il buono il brutto il cattivo,
1966). La consacrazione definitiva
arriva con C’era una volta il west
(1968), Giù la testa (1971) e il suo
progetto epico sul gangster-movie,
C’era una volta in America (1984).
Sergio Leone (Rome, 3 January 1929
– Rome, 30 April 1989). One of the
greatest Italian directors and one
of the most important in the history
of cinema. Creator of the spaghettiwestern. After having dedicated
himself to screenplays, in 1959
he took over from Mario Bonard
as the director of the peplum Gli
ultimi giorni di Pompei. His real
debut as a director was Il colosso
di Rodi (1961). To so-called dollar
trilogy was unforgettable in the
60s (Per un pugno di dollari, 1964,
Per qualche dollaro in più, 1965, Il
buono il brutto il cattivo, 1966). He
finally asserted himself with C’era
una volta il west (1968), Giù la testa
(1971) and his epic project on the
gangster-movie, C’era una volta in
America (1984).
(Copia proveniente dal Centro Sperimentale di
Cinematografia - Cineteca Nazionale)
FCG2008_impag 128
9-04-2008, 0:27:43
129
«
Non mettendo mai in contraddizione, sul piano del gusto, il West
con la rivoluzione, facendo anzi scaturire dai climi affannosi dell’uno
l’epico respiro dell’altra, mescolando, con impegno, il picaresco all’eroico, l’avventuroso al sentimentale e al patetico, i drammi individuali
a quelli collettivi, in un clima di precise polemiche che, trascendendo non
solo il West, ma anche la Rivoluzione messicana, si dilatano (con fermezza,
senza retorica) fino a ben più attuali, meditati riferimenti: le Fosse Ardeatine
di appena ieri, le rivolte irlandesi di oggi.
(Gianluigi Rondi, Il Tempo, 30 ottobre 1971)
Il regista colora gli avvenimenti americani con allusioni tratte da altra Storia
(la lotta contro il fascismo, le fosse Ardeatine, la fuga di Mussolini…), quasi
a voler sempre rendere manifesta la sua volontà di astrarre il più possibile i
suoi protagonisti, di chiuderli in una dimensione storica più aperta e ambigua, che li renda durevoli nel tempo, obbligandoli a spiare, spesso non visti,
attraverso delle feritoie, il loro tragico contesto.
(Marcello Garofalo, Tutto il cinema di Sergio Leone, Baldini & Castaldi,
Milano, 2002)
Without ever contradicting the West with the revolution on a level of taste,
instead making the epic bursting forth from the gasping climates of one
breathe the other, mixing the picaresque with the heroic, the adventurous
with the sentimental and the pathetic, the individual dramas with the
collective ones with commitment, which extend by transcending not only
the West but also the Mexican Revolution (with confidence and without
rhetoric) to those more current, meditated references: the Fosse Ardeatine
massacre of just yesterday, the Irish revolts of today.
(Gianluigi Rondi, Il Tempo, 30 October 1971)
Giù la testa/A fistful of dynamite
I ribelli. Sessantotto e dintorni
The director colours the American events with allusions based on another
story (the fight against fascism, the Fosse Ardeatine massacre, the flight of
Mussolini…), almost as though he always wants to manifest his desire to
abstract his protagonists as much as possible, to shut them in a more open
and ambiguous historical dimension, which makes them durable over time,
forcing them to spy their tragic context, often unseen, through the slits.
(Marcello Garofalo, Tutto il cinema di Sergio Leone, Baldini & Castaldi,
Milan, 2002)
»
FCG2008_impag 129
9-04-2008, 0:27:43
Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto
130
Festival Culture Giovani_Linea d’Ombra
Nel giorno in cui riceve una promozione, il capo della Squadra Omicidi,
detto il Dottore, uccide la sua amante rea di averlo deriso. Certo di essere
intoccabile per la posizione di potere che occupa, inizia a disseminare indizi
a proprio carico in una sorta di sfida con la legge, ma le indagini dei suoi
collaboratori non lo sfiorano neppure. Un giorno uno studente contestatore,
fermato per un attentato, gli rivela di riconoscere in lui l'autore del delitto.
Dopo essersi autodenunciato ai suoi superiori, il funzionario si ritira in attesa di giudizio ma, più timorosi di uno scandalo che desiderosi di servire la
giustizia, i suoi colleghi smantelleranno le prove a suo carico. Egli non può
essere che al di sopra di ogni sospetto.
On the day he receives a promotion, the head of the Murder Squad, called
the Doctor, kills his mistress because she mocked him. Certain that he is untouchable because of his position of power, he starts to leave clues to show
his own responsibility in a sort of challenge with the law, but the investigations of his collaborators do not even touch upon him. One day, a student
protester, stopped for an attack, recognises him as the author of the crime.
After self-confessing to his superiors, the officer resigns while waiting for
the judgement, but his colleagues dispose of the evidence he created as
they are more fearful of a scandal that waiting to serve justice. He cannot be
anything other than above suspicion.
FCG2008_impag 130
9-04-2008, 0:27:43
I ribelli. Sessantotto e dintorni
Titolo Originale Indagine su un cittadino al
di sopra di ogni sospetto
Titolo Inglese Investigation of a citizen
above suspicion
Regia Elio Petri
Anno 1969
Nazione Italia
Formato Panoramica, Technicolor,
35mm
Durata 114’
Cast
Gian Maria Volontè
(Ispettore detto Il dottore)
Florinda Bolkan (Augusta
Terzi)
Gianni Santuccio (Questore)
Orazio Orlando (Ispettore
Biglia)
Sergio Tramonti (Antonio
Pace)
Vittorio Duse (Canes)
Vincenzo Falanga
(Pallottella)
Aldo Rendine (Nicola
Panunzio)
Massimo Foschi (Signor
Terzi)
Salvo Randone (l’Idraulico)
Sceneggiatura
Montaggio
Fotografia
Suono
Musica
Scenografia
Costumi
Trucco
Produttore
Produzione
Distribuzione
FCG2008_impag 131
Elio Petri, Ugo Pirro
Ruggero Mastrioianni
Luigi Kuveiller
Mario Amari, Mario
Bramonti
Ennio Morricone
Carlo Egidi
Angela Sammaciccia,
Gabriele Mayer
Franco Corridoni
Davide Senatore
Marina Cicogna
Vera Films
Euro International Film
131
Elio Petri (Roma, 29 gennaio 1929
– Roma, 10 novembre 1982). Inizia
con il giornalismo, nel 1949 è critico cinematografico per l’Unità.
Poi il cinema: il suo primo film è
L’assassino (1961), in cui sono già
presenti i temi fondamentali della
sua opera: la nevrosi ed il potere.
Lavora con Sordi in Il maestro di
Vigevano (1963) e con Mastroianni
in La decima vittima (1965). Nel
1967 da un romanzo di Leonardo
Sciascia realizza A ciascuno il suo.
E’ del 1970 Indagine su un cittadino
al di sopra di ogni sospetto, premio
Oscar come miglior film straniero.
Seguono La classe operaia va in
paradiso (1971), La proprietà non
è più un furto (1973) e Todo Modo
1976. Il suo ultimo film è Le buone
notizie (1979).
Elio Petri (Rome, 29 January 1929
– Rome, 10 November 1982). He
started with journalism, in 1949 he
was the cinema critic for L’Unità.
Then the cinema came along. His
first film was L’assassino (1961)
where the fundamental themese
of his work are already present:
neurosis and power. He worked
with Sordi in Il maestro di Vigevano
(1963) and with Mastroianni in La
decima vittima (1965). In 1967, he
made A ciascuno il suo based on
the novel by Leonardo Sciascia. In
1970, he made Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto,
Oscar winner as best foreign film.
La classe operaia va in paradiso
(1971), La proprietà non è più un
furto (1973) and Todo Modo (1976)
followed. His last film was Le buone
notizie (1979).
9-04-2008, 0:27:44
Investigation of a citizen above suspicion
132
Festival Culture Giovani_Linea d’Ombra
«
Petri sbarca dunque, armi e bagagli, nel cantiere in cui si stanno
gettando le fondamenta della democrazia: nel costume civile italiano
e nei meccanismi psicologici che ragioni storiche e sociali hanno alimentato. […] Segniamo in rosso questa data: piaccia o meno il film, è la .prima volta che il cinema italiano si butta a capofitto sull’ambiente della polizia e che la censura se ne rallegra. […] E questo si dica anche nei confronti
di chi dà un’immagine apocalittica dell’Italia postsessantotto, augurandole
quale toccasana regimi in cui il regista comunista Elio Petri, con un soggetto
come questo fra le mani, andrebbe diritto in un Lager.
(Grazzini, Corriere delle Sera, 13 febbraio 1970)
“Gian Maria Volontè è il più interessante attore del cinema italiano e qui ce
l’ha messa tutta, in una raffigurazione bieca e spregiosa del mostro poliziesco: più bravo nei momenti in cui si stacca decisamente dal naturalismo
imitativo per diventare epico, proprio nel senso indicato da Brecht”
(Tullio Kezich, da Il Mille film. Dieci anni al cinema 1967-1977, Edizioni Il
Formichiere)
“Elio Petri con questo suo Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto ha fatto probabilmente il suo film più riuscito e più felice”.
(Alberto Moravia, da Al cinema, Bompiani, Milano, 1975)
Petri accordingly unloads arms and baggage in the building site where the
foundation of democracy are being laid: in the Italian civil costume and the
psychological mechanism that historical and social reasons have supplied.
[…] Let’s mark this date in red: whether you like the film or not, it is the first
time that Italian cinema has thrown itself headlong into the police environment and that the censorship has cleared. […] This also says something with
regard to who gives an apocalyptic image of Italy after 1968, wishing it that
nostrum regime in which the communist director Elio Petri would go straight
into a Lager, with a subject like this in his hands.
(Grazzini, Corriere delle Sera, 13 February 1970)
“Gian Maria Volontè is the most interesting actor in Italian cinema and here
he gave his all in a grim and disdainful depiction of the police monster. He is
better in the moments when he resolutely detaches himself from the imitative naturalism to become epic, in the direction indicated by Brecht”
(Tullio Kezich, from Il Mille film. Dieci anni al cinema 1967-1977, Edizioni Il
Formichiere)
“Elio Petri with his Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto has
probably made his most successful and happiest film”.
(Alberto Moravia, from Al cinema, Bompiani, Milan, 1975)
»
FCG2008_impag 132
9-04-2008, 0:27:44
Lettera aperta a un giornale della sera
I ribelli. Sessantotto e dintorni
133
Nasce quasi per gioco, dopo una serata tra amici, l’idea di un architetto
industriale di inviare una lettera al direttore di un quotidiano di estrema sinistra, chiedendo di poter partecipare attivamente alla guerra nel Vietnam.
La lettera, provocazione dell’uomo nei confronti del gruppo di intellettuali e
comunisti solo a parole, diventa un caso nazionale perché viene pubblicata
da una rivista e ottiene adesioni anche dall'estero. Sembra che il governo
vietnamita voglia accettare la proposta e perfino il partito comunista si vede
costretto ad appoggiarla. Non potendo più tirarsi indietro, gli intellettuali si
radunano in una villa di campagna, in attesa di partire.
The idea of an industrial architect to send a letter to the director of a daily
newspaper on the far left, asking to actively participate in the war in Vietnam, came about as the result of a bit of fun after an evening among friends.
The letter, the provocation of the man as regards a group of intellectuals
and communists that was solely in words, becomes a national case as it
is published by a magazine and also obtained support overseas. It seems
that the Vietnamese government wants to accept the proposal and the communist party is therefore seen to be obliged to support it. No longer able
to withdraw themselves, the intellectuals come together in a country villa,
waiting to depart.
FCG2008_impag 133
9-04-2008, 0:27:44
134
Festival Culture Giovani_Linea d’Ombra
Titolo Originale Lettera aperta a un giornale
della sera
Titolo Inglese Open letter to the evening
news
Regia Francesco Maselli
Anno 1970
Nazione Italia
Formato Eastmancolor, 35mm
Durata 95’
Cast
Nanni Loy (Architetto Vanni
Dosi)
Mariella Palmich (Donna di
Vanni Dosi)
Silverio Blasi (Brandi)
Francesco Maselli (Saverio)
Sceneggiatura Francesco Maselli
Montaggio Rolando Salvatori
Nicoletta Nardi
Fotografia Gerardo Patrizi
Musica Giovanna Marini
Scenografia Gabriele d’Angelo
Costumi Lina Nerli Taviani
Produttore Franco Cristaldi
Produzione Vides Cinematografica
Distribuzione Inc
FCG2008_impag 134
Francesco Maselli (Roma, 9 dicembre 1930). Di origine molisana, partecipa giovanissimo alla Resistenza
e aderisce al comunismo. Nel 1949
si diploma al Centro Sperimentale
di Cinematografia, diventando assistente alla regia ed aiuto regista
per Luigi Chiarini e Michelangelo
Antonioni. Nel 1953 collabora con
Visconti in Siamo Donne e dirige,
con Zavattini, l'episodio Storia di
Caterina del film Amore in città. E’
sempre presente nelle sue pellicole
un impegno ideologico, politico e
morale. Il suo esordio è del 1955
con Gli sbandati, film sulla seconda
guerra mondiale, seguono I delfini
(1960), Gli indifferenti (1964), dal
romanzo di Moravia e Lettera aperta a un giornale della sera (1970).
Francesco Maselli (Rome, 9 December 1930). Originally from
Molise, when he was very young
he participated in the Resistance
and supported communism. In
1949, he graduated from the Experimental Centre of Cinematography
and became a director’s assistant
and helper for Luigi Chiarini and
Michelangelo Antonioni. In 1953,
he worked with Visconti in Siamo
Donne and directed the Storia di
Caterina episode of the film Amore
in città with Zavattini. An ideological, political and moral commitment
is always present in its films. His
debut was in 1955 with Gli sbandati, a film on the Second World
War, followed by I delfini (1960), Gli
indifferenti (1964), from the novel
by Moravia and Lettera aperta a un
giornale della sera (1970).
9-04-2008, 0:27:44
135
«
“In Maselli c’è la presunzione di una confessione che invece resta
giocata e apparente, c'è la gratuita e commerciale commistione con
erotismi di bassa lega, la mancanza vera di scelta e di presa di coscienza”
(Giacomo Gambetti, da Bianco e Nero, 5/6, giugno 1976)
Il frutto più maturo, sul piano stilistico, offerto in Italia dal cinema politico
nel genere del film-dibattito caro agli autori dell’estrema che, intrecciando
le smanie dei quarantenni agli imbarazzi ideologici, misurano gli scogli morali e politici alzati dal compromesso sul fronte della sinistra […]
Un film febbrile, amaro, folgorante nelle sue scosse dietro la facciata trasandata d’un verboso massacro fra compagni in disarmo, frustrati dalla Storia.
(Giovanni Grazzini, Corriere della Sera, 6 giugno 1970)
Il problema dell’azione degli intellettuali, così di destra come di sinistra,
non è nuovo. Serpeggia da almeno un secolo e mezzo per la cultura europea, senza mai trovare una soluzione definitiva.
(Alberto Moravia, da Al cinema, Bompiani, Milano, 1975)
"In Maselli there is the presumption of a confession that instead remains at
stake and apparent, there is the gratuitous and commercial mixture with low
league eroticism, the real lack of choice and the raising of consciousness.”
(Giacomo Gambetti, from Bianco e Nero, 5/6, June 1976)
Open letter to the evening news
I ribelli. Sessantotto e dintorni
The ripest fruit on the stylistic plan offered in Italy by the political cinema
in the film-debate genre that is so dear to the extreme artists who measure
the moral and political scruples raised by the compromise on the left front
by entwining the fever of the 40-year-olds as regards their ideological embarrassments […]
A feverish, bitter and striking film in its shocks behind the unkempt facade
of a verbose massacre between companions out of commission and frustrated by the story.
(Giovanni Grazzini, Corriere della Sera, 6 June 1970)
The problem of the intellectuals’ actions isn’t new, the same on the left as
on the right. It has been around for at least one and a half centuries for the
European culture, without ever finding a definitive solution.
(Alberto Moravia, from Al cinema, Bompiani, Milan, 1975)
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FCG2008_impag 135
9-04-2008, 0:27:45
Nel nome del padre/In the name of the father
136
Festival Culture Giovani_Linea d’Ombra
Anno scolastico 1958-1959 in un collegio cattolico. Vi è rinchiuso Angelo
Transeunti per aver preso suo padre a calci e schiaffi e per avergli mancato
di rispetto. Sedicente nazista, teorico del superuomo, violento e approfittatore, Angelo fa espellere il vile prefetto Diotaiuti, induce un compagno a
uccidere la madre, disprezza gli inservienti, realizza uno spettacolo grottesco e blasfemo che disgusta gli insegnanti, terrorizza il gruppo dei piccoli
collegiali e diventa fonte di divertimento per gli altri. Gli unici che decidono
di contrapporsi al suo spirito violento e rivoluzionario sono il vicerettore,
padre Corazza, Salvatore, il capo degli inservienti, e uno sparuto gruppo di
studenti.
Academic year 1958-1959 in a Catholic college. Angelo Transeunti has
been sent there for having punched and kicked his father and for having
failed to respect him. A 16-year-old Nazi, a theoretical superman, violent
and a chancer, Angelo gets the vile prefect Diotaiuti expelled and causes
a classmate to kill his mother. He scorns the staff, creates a grotesque and
blasphemous show that disgusts the teachers, terrorises a group of young
schoolboys and becomes a source of entertainment for others. The only
ones who decide to set against his violent and revolutionary spirit are the
Vice-Rector, Father Corazza, Salvatore, the head of the staff and a haggard
group of students.
FCG2008_impag 136
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I ribelli. Sessantotto e dintorni
Nel nome del padre
In the name of the father
Marco Bellocchio
1971
Italia
Panoramica, Eastmancolor,
35mm
Durata 109’
Titolo Originale
Titolo Inglese
Regia
Anno
Nazione
Formato
Cast
Ives Beneyton (Angelo
Transeunti)
Renato Scarpa (Padre
Corazza)
Lou Castel (Salvatore)
Ghigo Alberani (Diotaiuti)
Edoardo Torricella (Padre
Matematicus)
Christian Aligny (Rettore)
Sceneggiatura Marco Bellocchio
Montaggio Franco Arcalli
Fotografia Franco Di Giacomo,
Giuseppe Lanci, Gianfranco
Transunto
Suono Ferdinando Pescetelli,
Franco Bassi
Musica Nicola Piovani
Scenografia Amedeo Fago
Costumi Enrico Job
Trucco Raffaele Cristini
Produttore Franco Cristaldi
Produzione Vides Cinematografica
Distribuzione Inc Deltavideo
137
Marco Bellocchio, (Piacenza, 9
marzo 1939). Uno dei maestri del
cinema italiano. Studia a Londra e a
26 anni gira il suo primo film, I pugni in tasca (1965), anticonformista
e caratterizzato dalla sua ideologia
comunista. In seguito dirige La
Cina è vicina (1967) e collabora con
Pasolini, Bertolucci, Lizzani, Godard
per Amore e rabbia (1969). Nel 1971
realizza Nel nome del padre liberamente ispirato alla sua infanzia.
Usa il cinema come denuncia sociale (Sbatti il mostro in prima pagina,
1972) e per affreschi intimisti (L’ora
di religione, 2002). Con Buongiorno
Notte (2003) rivisita la prigionia di
Aldo Moro. Sta girando il film Vincere su Benito Albino Mussolini, figlio
segreto del duce.
Marco Bellocchio, (Piacenza, 9
March 1939). One of the masters of
Italian cinema. He studied in London and made his first film when
he was 26, I pugni in tasca (1965),
non-conformist and characterised
by his communist ideology. He then
directed La Cina è vicina (1967) and
worked with Pasolini, Bertolucci,
Lizzani, Godard for Amore e rabbia
(1969). In 1971 he made Nel nome
del padre, which was freely inspired
by his childhood. He used film as
social criticism (Sbatti il mostro in
prima pagina, 1972) and for intimist
paintings (L’ora di religione, 2002).
With Buongiorno Notte (2003) he
revisited the captivity of Aldo Moro.
He is filming Vincere on Benito Albino Mussolini, the secret son of the
commander.
(Copia proveniente dal Centro Sperimentale di
Cinematografia - Cineteca Nazionale)
FCG2008_impag 137
9-04-2008, 0:27:45
Nel nome del padre/IIn the name of the father
138
Festival Culture Giovani_Linea d’Ombra
«
“E’ vero che per la sua dimensione autobiografica, il film è strettamente legato ai precedenti (I pugni in tasca e La Cina è vicina): c'è
il tema dell'adolescenza e, sia pur di scorcio, quello della provincia
emiliana; c'è l'aggressione contro l'educazione cattolica da Controriforma,
la denuncia di un certo tipo di istituto familiare borghese, la crescita disagiata e deformata in un ambiente reazionario, e la rivolta; c'è la prospettiva
rivoluzionaria d'una riscossa degli oppressi, e la critica, i dubbi sul ruolo
della borghesia (se stesso?). Si potrebbe, al limite, parlare di trilogia, ma
'Nel nome del padre' che la chiude segna sugli altri due un progresso, o
meglio, una maturazione che è politica ma anche espressiva."
(Morando Morandini, Il Tempo, 3 gennaio 1972)
“a tutt’oggi In nome del padre è l’opera migliore di Bellocchio: 33 anni, ex
militante maoista di Servire il popolo, deciso ormai a imboccare la strada di
un cinema politico-popolare con grossi attori […] ci propone una specie di
livido Gian Burrasca dove le figure dei falsi educatori sono incise con accurata cattiveria”
(Tullio Kezich, Il Mille film. Dieci anni al cinema 1967-1977, Edizioni Il Formichiere)
"It is true that the film is closely associated to the previous one by its autobiographical dimension (I pugni in tasca e La Cina è vicina). There is the theme of adolescence and, although just a glimpse, of the Emiliana province.
There is aggression against the Catholic education from the Counter-Reformation, the criticism of a certain type of bourgeois family institute, the poor
and deformed growth in a reactionary environment and the revolt. There is
the revolutionary prospect of a revolt of the oppressed and the criticism, the
doubts of the role of the bourgeoisie (himself?). At the limit, we could talk of
a trilogy, but 'Nel nome del padre' that closes rank on the other two is progress, or better still, a development that it is politic, but also expressive."
(Morando Morandini, Il Tempo, 3 January 1972)
“In nome del padre is Bellocchio’s best work to date: 33 years old, a former
Maoist militant of Servire il popolo, has now chosen to start down the road
of political and popular cinema with big actors […] He offers us a type of
livid Gian Burrasca where the figures of false educators are engraved with
accurate wickedness”
(Tullio Kezich, Il Mille film. Dieci anni al cinema 1967-1977, Edizioni Il Formichiere)
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FCG2008_impag 138
9-04-2008, 0:27:45
Tepepa/Long live in the revolution
I ribelli. Sessantotto e dintorni
139
Jesus Maria Moran, detto Tepepa, porta avanti la rivoluzione che il presidente Madero ha disconosciuto. Catturato dal colonnello Cascorro, viene salvato dalla morte da un medico inglese, Henry Price, che gli rivela poi di volersi
vendicare personalmente di lui per la morte della sua donna, suicidatasi per
colpa di Tepepa stesso.
Moran fugge, mentre Price finisce in prigione. Tepepa lo libera con l’aiuto
di Minguel, e lo conduce in un villaggio tra i monti per dettargli una lettera
da consegnare a Madero. Tempo dopo, Minguel annuncia a Tepepa che il
presidente lo attende, ma si tratta di una trappola. Tepepa lascia che Price
abbandoni il paese, poi uccide il traditore Minguel. Temendo che il colonnello Cascorro stia per marciare contro di lui, Tepepa decide di tendergli
un'imboscata.
Jesus Maria Moran, known as Tepepa, takes the revolution forward that
President Madero has disregarded. Captured by Colonel Cascorro, he is saved from death by an English doctor, Henry Price, who then reveals that he
wants to personally avenge the death of his woman, who committed suicide
because of Tepepa.
Moran escapes, while Price ends up in prison. Tepepa frees him with the
help of Minguel and takes him to a mountain village to dictate a letter to
him to be delivered to Madero. A while later, Minguel announces to Tepepa
that the president is waiting for him, but it’s a trap. Tepepa lets Price leave
the country, then he kills the traitor Minguel. Fearing that Colonel Cascorro
is about to march against him, Tepepa decides to ambush him.
FCG2008_impag 139
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140
Festival Culture Giovani_Linea d’Ombra
Tepepa
Long live the revolution
Giulio Petroni
1968
Italia, Spagna
Techniscope, Technicolor,
35mm
Durata 136’
Titolo Originale
Titolo Inglese
Regia
Anno
Nazione
Formato
Cast
Tomas Milian (Jesus Moran
detto Tepepa)
Orson Welles (Colonnello
Cascorro)
John Steiner (Dr. Henry
Brice)
Josè Torres (Pedro Pereira
detto El Piojo)
Luciano Casamonica
(Paquito, figlio di Pedro)
Gorge Wang (Mr.Chu)
Anna Maria Lanciaprima
(Maria Viegen Escalande)
Sceneggiatura Franco Solinas
Ivan della Mea
Montaggio Eraldo da Roma
Fotografia Francisco Marina
Suono Mario Amari, Aldo Gugliersi,
Leopoldo Rosi
Musica Ennio Morricone
Scenografia Guido Josia
Costumi Gaia Rossetti Romanini
Trucco Maurizio Giustini
Produttore Alfredo Cuomo, Nicolò
Pomicia
Produzione Filmamerica, S.I.A.P.
(Roma), P.E.F.S.A
Distribuzione Magna – Golden Video
FCG2008_impag 140
Giulio Petroni (Roma, 21 settembre 1920). Dal 1951 si dedica alla
realizzazione di documentari politici. Il suo primo lungometraggio
è La cento chilometri (1959), a cui
seguono: I piaceri dello scapolo
(1960), Una domenica d’estate
(1962), I soliti rapinatori a Milano
(1961). Dopo alcuni lavori per la
RAI, torna al cinema nel 1967 con
il western Da uomo a uomo (1967).
Dirige altri quattro film tra cui E per
tetto un cielo di stelle (1968) e Tepepa (1968) sceneggiato da Franco
Solinas. Seguono due commedie
ambientate in provincia: Non commettere atti impuri (1971) e Crescete
e moltiplicatevi (1972). Il suo ultimo
film è Labbra di lurido blu (1975).
Giulio Petroni (Rome, 21 September 1920). From 1951 he dedicated
himself to the creation of political
documentaries. His first full-length
film was La cento chilometri (1959),
followed by I piaceri dello scapolo
(1960), Una domenica d’estate
(1962), I soliti rapinatori a Milano
(1961). After doing some work for
RAI, he returned to cinema in 1967
with the western Da uomo a uomo
(1967). He directed another four
films including E per tetto un cielo
di stelle (1968) and Tepepa (1968),
with a screenplay by Franco Solinas.
Then there were two comedies set
in the province: Non commettere
atti impuri (1971) and Crescete e
moltiplicatevi (1972). His last film
was Labbra di lurido blu (1975).
9-04-2008, 0:27:46
141
«
“E’ chiaro che il film non poteva venir giocato tutto sull’epica cadenza della rivoluzione sconfitta dall'interno. Petroni si concede recuperi
narrativi che appartengono alla routine del western imitato ma in
un'accezione stilistica certamente apprezzabile (...) Petroni ha idealizzato
la materia restituendo vigore epico ad una letteratura consunta." (Gregorio
Napoli, da Film Mese, 26 marzo 1969)
Uno dei migliori tra i 27 “spaghetti-western” del 1969. Il merito è soprattutto della sceneggiatura di F. Solinas e I. Della Mea che condisce in salsa
rivoluzionaria la vicenda. T. Milian in forma e un O. Welles che si diverte.
(Morando Morandini, da Il Morandini 2008-Dizionario dei film, di Laura,
Luisa e Morando Morandini, Editore Zanichelli)
Questo film di Giulio Petroni, pur non rappresentando nulla di eccezionale
o di trascendentale, ben si inquadra, a nostro avviso, in quel filone che potremmo definire psico-ideologico, un genere cioè che ha toccato con i già
citati La resa dei conti, Corri uomo corri e Faccia a Faccia, i suoi vertici di
massimo interesse.
(Luigi Saitta, da Rivista del Cinematografo, 1962, n° 2)
"It’s clear that the film could not bring everything into play on the epic
rhythm of the revolution lost from the inside. Petroni concedes narrative recoveries that belong to the routine of the imitation western, but in a stylistic
meaning that is certainly praiseworthy (...) Petroni has idealised the matter
giving epic vigour back to a worn-down literature." (Gregorio Napoli, from
Film Mese, 26 March 1969)
Tepepa/Long live the revolution
I ribelli. Sessantotto e dintorni
One of the best of the 27 spaghetti-westerns in 1969. The merit is above all
due to the screenplay by F. Solinas and I. Della Mea, which serves the issue
in a revolutionary sauce. T. Milian in form and an O. Welles who is enjoying
himself. (Morando Morandini, from Il Morandini 2008-Dizionario dei film,
by Laura, Luisa and Morando Morandini, Editore Zanichelli)
This film by Giulio Petroni, while not being anything exceptional or transcendental, is well set in our opinion in that vein that we could define as
psycho-ideological, a genre that he already touched upon with the aforestated La resa dei conti, Corri uomo corri and Faccia a Faccia, his heights
that are most interesting.
(Luigi Saitta, from Rivista del Cinematografo, 1962, n° 2)
»
FCG2008_impag 141
9-04-2008, 0:27:46
Ultimo tango a Parigi/Last tango in Paris
142
Festival Culture Giovani_Linea d’Ombra
Deriva esistenziale di un uomo di mezza età, Paul, che, dopo la morte della
moglie, sembra avere smarrito ogni ragione per vivere. In un appartamento
incontra Jeanne, parigina piena di vita. Nella casa che ciascuno dei due inizialmente aveva pensato di affittare, si innesca una relazione libera e a tratti
perversa. Una storia d'amore struggente tra due individui che ignorano del
partner persino il nome, ma che dà enorme forza a entrambi, soprattutto
all’uomo. Tutto va in pezzi quando fuori dall'appartamento i due cercano
di conoscersi meglio e si trovano a fare i conti con la vita reale. Un film fortemente discusso. Probabilmente la migliore interpretazione nella carriera
di Brando.
The existential drift of a middle-aged man, Paul, who seems to have lost all
will to live after the death of his wife. He meets Jeanne, a Parisian girl who is
full of life, in an apartment. In the house that both of them initially thought
of renting, a free relationship is born that is perverse in parts. A distressing
love story between two individuals who ignore the partner even by name,
but which gives tremendous strength to both of them, especially to the man.
It all falls apart when the two try to get to know one another better outside
the apartment and find themselves facing up to their real lives. This is a fiercely discussed film. Probably the best interpretation in Brando’s career.
FCG2008_impag 142
9-04-2008, 0:27:46
I ribelli. Sessantotto e dintorni
Ultimo tango a Parigi
Last tango in Paris
Bernardo Bertolucci
1972
Italia, Francia
Panoramica, Eastmancolor,
Technicolor, 35mm
Durata 132’
Titolo Originale
Titolo Inglese
Regia
Anno
Nazione
Formato
Cast
Marlon Brando (Paul)
Maria Schneider (Jeanne)
Jean-Pierre Léaud (Tom)
Veronica Lazar (Rosa)
Sceneggiatura Franco Arcalli
Bernardo Bertolucci
Montaggio Roberto Perpignani
Franco Arcalli
Fotografia Vittorio Storaro
Suono Fausto Ancillai
Luciano Anzellotti
Michael Billingsley
Antoine Bonfanti
Musica Gato Barbieri
Scenografia Ferdinando Scarfiotti
Costumi Gitt Magrini
Trucco Maud Begon, Iole Cecchini,
Phil Rhodes
Produttore Alberto Grimaldi
Produzione Pea, Artists Associes
Distribuzione United Artists Europa
143
Bernardo Bertolucci (Parma, 16
marzo 1941). Assistente di Pasolini
per Accattone (1961), esordisce
girando una sua sceneggiatura: La
commare secca (1962). Seguono
opere legate alla sua personale
visione di un mondo caratterizzato
da ambiguità esistenziale e politica:
Prima della rivoluzione (1964), Partner (1968), Il Conformista (1970).
Nel 1972 sale alla ribalta con Ultimo
tango a Parigi e realizza il suo capolavoro, Novecento (1976), epopea
delle lotte contadine emiliane dai
primi del secolo alla seconda guerra mondiale. Gira all'estero kolossal
di grande impatto visivo e nel 1987
vince l’Oscar alla regia per L’ultimo
imperatore. Il suo ultimo film è The
Dreamers – I sognatori (2003).
Bernardo Bertolucci (Parma, 16
March 1941). Pasolini’s assistant
for Accattone (1961), he made his
debut by filming one of his screenplays: La commare secca (1962).
Works then followed which were
associated with his personal vision
of a world characterised by existential and political ambiguities: Prima
della rivoluzione (1964), Partner
(1968), Il Conformista (1970). In
1972, he took to the spotlight with
Ultimo tango a Parigi and made his
masterpiece, Novecento (1976), an
epic of the Emilian country people’s
struggles from the beginning of the
century to the second World War. He
filmed considerably overseas with
great visual impact and in 1987 he
won an Oscar for the direction of
L’ultimo imperatore. His last film
was The Dreamers – I sognatori
(2003).
(Copia proveniente dall’Istituto Cinematografico
dell’Aquila “La Lanterna Magica”)
FCG2008_impag 143
9-04-2008, 0:27:46
Ultimo tango a Parigi/Last tango in Paris
144
Festival Culture Giovani_Linea d’Ombra
«
Un prodotto intelligente e sensibile del cinema esistenzialistico che
vuole esprimere la difficoltà di uscire dall’isolamento cui ci ha condotti la civiltà e di riacquistare la verità naturale. Le sue sequenze più
toccanti sono appunto quelle in cui l’ansia di afferrare le anime attraverso
la carne esplode con inusitata violenza.
(Giovanni Grazzini, Corriere della Sera, 19 ottobre 1972)
Di questo Tango, che è poi tutt’al più un Valzer lento, che cosa resta dunque
da dire? Che è un interessante prodotto per gli spassi delle generazioni
future.
(Goffredo Fofi, da Quaderni piacentini, n. 48-49, 1973)
Nell’appartamento vuoto e opaco e, tuttavia, sede privilegiata di un erotismo risplendente, abita Eros; tutto il resto del mondo è abbandonato
al dominio di Thanatos. Dunque l’anonimità sessuale è la vita; l’identità
sociale è la morte.
(Alberto Moravia, da Al cinema, Bompiani, Milano, 1975)
La contestazione aveva mirato a travolgere tutto, l’ordine sociale, la morale,
la famiglia. Il suo naufragio aveva lasciato in quanti vi avevano creduto un
solo campo d’azione, il sesso, con cui dissacrare, anche simbolicamente,
tutto quello che non erano riusciti a dissacrare nella società attorno.
(Gianluigi Rondi, Il Tempo, 6 marzo 1987)
An intelligent and sensitive product of existentialist cinema that wants
to express the difficulty of leaving isolation behind, which conducted our
civility and to reacquire the natural truth. Its most poignant sequences are
exactly those in which the anxiety of hurting souls through the body explodes with unusual violence.
(Giovanni Grazzini, Corriere della Sera, 19 October 1972)
What is there left to say about this Tango, which is then at most a slow waltz?
That it is an interesting product for the entertainment of future generations.
(Goffredo Fofi, from Quaderni piacentini, n. 48-49, 1973)
Eros lives in an empty and opaque apartment that is however the favoured
place of a glowing eroticism. The rest of the world is abandoned to the rule
of Thanatos. Sexual anonymity is therefore life and social identity is death.
(Alberto Moravia, from Al cinema, Bompiani, Milan, 1975)
The protest was aimed at turning everything upside-down: social order,
morals, family. His storm left a single course of action in those who had
believed, sex, with which to desecrate everything that they were not able to
desecrate in the surrounding society, even symbolically.
(Gianluigi Rondi, Il Tempo, 6 March 1987)
»
FCG2008_impag 144
9-04-2008, 0:27:47
Vamos a matar compañeros
I ribelli. Sessantotto e dintorni
145
Yod, uno svedese mercante d’armi, conosce Mongo Alvarez, un generale
rivoluzionario messicano che pensa solo ai soldi. Gli è affidato l’incarico di
rubarne una grossa somma custodita in una cassaforte, la cui combinazione
è nota solo all’idealista e non violento professor Vitaliano Xantos, prigioniero degli americani. Yod lo libera con l’aiuto di Vasco, ma viene continuamente ostacolato da John, un americano che è stato pagato per uccidere il
professore. Yod, Xantos e Vasco, divenuto intanto seguace del professore,
raggiungono il villaggio dove li aspetta Mongo artefice di una vera e propria
persecuzione nei confronti dei giovani rivoluzionari di Xantos. Schieratosi
dalla loro parte, Yod elimina il generale e la sua banda, ma non riesce a
impedire la morte del professore.
Yod, a Swedish arms merchant, knows Mongo Alvarez, a revolutionary
Mexican general who only thinks about money. He entrusts him the job of
stealing a large sum from a safe whose combination is only known by the
idealist and pacifist professor Vitaliano Xantos, a prison of the Americans.
Yod frees him with the help of Vasco, but is constantly blocked by John, an
American who has been paid to kill the professor. Yod, Xantos and Vasco,
who have meanwhile become supporters of the professor, reach the village
where Mongo is waiting for them, the creator of a real persecution against
the young revolutionaries of Xantos. Taking their side, Yod kills the general
and his band, but he is unable to prevent the professor’s death.
FCG2008_impag 145
9-04-2008, 0:27:47
146
Festival Culture Giovani_Linea d’Ombra
Vamos a matar compañeros
Sergio Corbucci
1970
Italia, Spagna, Germania
Techniscope, Technicolor,
16mm
Durata 117’
Titolo Originale
Regia
Anno
Nazione
Formato
Cast
Franco Nero (Yod Petersen
detto lo Svedese)
Tomas Milian (Vasco)
Jack Palance (John)
Fernando Rey (Vitaliano
Xantos)
Iris Berben (Lola)
Josè Bodalo (Generale
Mongo)
Eduardo Fajardo
(Il Colonnello)
Karin Shubert (Zaira)
Gérard Tichy (Il Tenente)
Sceneggiatura Dino Maturi, Massimo de
Rita, Fritz Ebert
Sergio Corbucci
Montaggio Eugenio Alabiso
Fotografia Alejandro Ulloa
Suono Nick Alexander
Antonio Forrest
Musica Ennio Morricone
Scenografia Adolfo Cofino
Costumi Jurgen Henze
Trucco Giuseppe Capogrosso
Produttore Antonio Morelli
Produzione Atlantica Films, Terra
Filmkunst, Tritone
Filmindustria
Distribuzione Titanus
Sergio Corbucci (Roma, 6 dicembre
1927 – Roma 2 dicembre 1990).
Regista e sceneggiatore. A 24 anni
il suo esordio con Salvate mia figlia.
Attraversa vari generi in voga negli
anni ’50 e ‘60: il film musicale, la
commedia. E’ lo spaghetti western,
però, il genere che lo consacra: ne
è considerato, insieme a Sergio Leone e Duccio Tessari, tra i principali
esponenti. Nel 1966 dirige Django,
con l'esordiente Franco Nero, poi Il
grande silenzio (1967), e successivamente Il Mercenario con Jack
Palance e Tony Musante. Nel 1970
gira il rivoluzionario Vamos a Matar
compañeros con Tomas Milian. Nel
1973 torna alla commedia con Che
c'entriamo noi con la rivoluzione?
con Vittorio Gassman e Paolo Villaggio.
Sergio Corbucci (Rome, 6 December
1927 – Rome 2 December 1990).
Director and screenwriter. He made
his debut at 24 with Salvate mia
figlia. The musical film and comedy
were in vogue through the various
genres in the 50s and 60s. The
spaghetti western was however the
genre that made him famous. He is
regarded as one of its main exhibitors as well as Sergio Leone and
Duccio Tessari. In 1966 he directed
Django, with Franco Nero making
his debut, then Il grande silenzio
(1967) and Il Mercenario with Jack
Palance and Tony Musante. In 1970,
he filmed the revolutionary Vamos
a Matar compañeros with Tomas
Milian. In 1973 he returned to comedy with Che c'entriamo noi con la
rivoluzione? with Vittorio Gassman
and Paolo Villaggio.
(Copia proveniente da Cineteca Comunale
di Bologna)
FCG2008_impag 146
9-04-2008, 0:27:47
147
«
Divertente western avventuroso con toni di racconto popolare, aggiornato da riferimenti sessantotteschi. Prima di passare a Monnezza
e di imbolsirsi, T. Milian era di un'irresistibile simpatia.
(Morando Morandini, da Il Morandini 2008-Dizionario dei film, di Laura,
Luisa e Morando Morandini, Editore Zanichelli)
Entertaining adventurous western with tones of popular narrative, updated
by 1968 references. Before moving to Monnezza and becoming ill, T. Milian
was irresistibly nice.
(Morando Morandini, from Il Morandini 2008-Dizionario dei film, by Laura,
Luisa and Morando Morandini, Editore Zanichelli)
»
FCG2008_impag 147
Vamos a matar compañeros
I ribelli. Sessantotto e dintorni
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Festival Culture Giovani_Linea d’Ombra
Un 68 lungo e largo
Alberto Farassino scrisse che, a suo avviso, il neorealismo era un fenomeno “largo e corto”: era durato, in realtà, poco tempo (cinque-sei anni)
ma in quel periodo era stato così forte e travolgente da coinvolgere tutto
il cinema italiano (compresi Totò e Macario). Anche per quanto riguarda
il Sessantotto cinematografico si può pensare la stessa cosa? Si e no.
Per il Sessantotto il cinema è ancora la fonte principale di divertimento
degli italiani (è l’ultima generazione, dati alla mano, che conosce il cinema in sala). E, inoltre, il sessantotto italiano tanto corto non è. Anzi
è il più lungo del mondo. E’ talmente forte e radicato da durare una
decina d’anni, proprio come le organizzazioni politiche che genera: e
questo avviene perché la dialettica tra vecchia e nuova sinistra, pur dura
e aspra, non è mai senza appello almeno fino a quando non appare il
terrorismo. Quindi non è un fenomeno corto, come è, invece, in quasi
tutto il resto del mondo. Ma è certamente un fenomeno largo, che tocca, cioè, i punti più diversi della società. Anche perché il sessantotto è
cultura, politica, costume, modelli di vita. Il cinema italiano si presenta
nell’anno fatale forte come non è mai stato in tutta la sua storia. I suoi
film, complice la crisi hollywoodiana, si vendono in tutto il mondo. L’industria tira e questo dà spazio anche agli sperimentatori e innovatori.
Qui da noi non c’è un’ondata come in quasi tutto il resto del mondo
ma ci sono bei nomi, da Pier Paolo Pasolini a Marco Bellocchio a Bernardo
Bertolucci. Tre nomi, come sappiamo, che col Sessantotto hanno molto a
che vedere. Ma, a vario titolo, troviamo in quegli anni anche Dario Argento,
Lucio Fulci, Salvatore Samperi, Sergio Corbucci, Piero Vivarelli: le loro scelte
personali hanno a che fare con la contestazione, proprio come quelle di Lou
Castel, John Garko, Frank Wolff e William Berger che vediamo molto spesso
con poncho e cinturone, proprio come il più famoso Gian Maria Volontè. Di
Sessantotto parlano anche Franco e Ciccio, con Edwige Fenech attivista di
Potere Operaio e, se ancora non bastasse, aggiungiamo che molti italiani
dell’epoca il terzomondismo non lo hanno conosciuto da Franz Fanon ma da
Tomas Milian in Vamos a matar compañeros (1970) di Sergio Corbucci. E, allora, il sessantotto diventa davvero un fenomeno largo, mantenendo anche
nel cinema popolare quel carattere di inquietudine e di gioia che lo hanno
reso l’anno più rimarchevole nella seconda metà del secolo breve.
A long and large 68
Alberto Farassino wrote that in his opinion neo-realism was a “broad and
short” phenomenon. In reality it lasted for a short time (five or six years),
but in that period it was strong and overwhelming enough to involve the
whole Italian cinema (including Totò and Macario). Can we also think the
same thing about the cinematographic 1968? Yes and no. For 1968 the
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cinema was still the main source of entertainment of Italians. (According
to the facts on hand, it was the last generation that knew the cinema in a
room). Furthermore, the Italian 1968 wasn’t that short. On the contrary, it
was the longest in the world. It was so strong and deep-rooted that it lasted
for a decade just like the political organisations that is generated. This took
place because the dialectics between the old and new left while hard and
bitter has never been lacking in cause at least until terrorism appeared.
Therefore it wasn’t a short-lived phenomenon just it was in the rest of the
world. It was certainly a broad phenomenon that touched the most varied
parts of society. Also because 1968 involved culture, politics, costumes and
models for living. Italian cinema was strong in this fatal year as it had never
been before throughout its whole history. Acting as an accomplice to the
Hollywood crisis, its films sold all across the world. The industry attracted
and this also gave space to the experimenters and innovators. Here in Italy
there was no wave like in almost the rest of the world, but there are some
good names, from Pier Paolo Pasolini to Marco Bellocchio and Bernardo
Bertolucci. As we know, three names have got a lot to do with 1968. But we
also find Dario Argento, Lucio Fulci, Salvatore Samperi, Sergio Corbucci and
Piero Vivarelli in various roles in these years: their personal choices have a
lot to do with the protest, just like the decisions made by Lou Castel, John
Garko, Frank Wolff and William Berger who we often see with ponchos and
heavy belts, just like the super famous Gian Maria Volontè. Franco and Ciccio also talk about 1968 with Edwige Fenech, an activist of Workers’ Powers
and, as if this wasn’t enough, we should add that many Italians of the time
hadn’t learnt about the Third World from Franz Fanon, but from Tomas Milian in Vamos a matar compañeros (1970) by Sergio Corbucci. 1968 then
really became a broad phenomenon, while keeping that character of unease
and joy in popular cinema, which made it the most remarkable year in the
second half of the short century.
Steve Della Casa
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Festival Culture Giovani_Linea d’Ombra
Una volta sono andato in Inghilterra a cercare il vallo di Adriano, l’imperatore romano. L’ho trovato e quasi non lo vedevo. Il gran vallo, almeno in
quel punto, pareva un mucchietto di pietre, proprio un filo di sassi confuso
nell’erba.
Ora sono qui per parlare di altri frammenti. Frammenti del ’68, quarant’anni
dopo, nel fragore assordante e complessivamente lamentoso dei giornali e
dei massmedia.
Scelgo i veri “frammentatori” di cui disponiamo, oggi più di ieri, e che hanno
prodotto i soli frammenti degni di essere studiati come tali. Sono gli autori
di film e di documentari che mi sono serviti come anelli di una catena
che comincia ben prima del ’68 e finirà chissà quando.
La catena è il montaggio che hanno chiesto gli amici di “Linea d’Ombra”. Li ho ripagati con un assemblaggio rudimentale e impietoso
(arbitrario e sfacciato). La richiesta ha scatenato in me una bufera
travolgente, e non esagero.
Nel clima della celluloide italiana evanescente come la spuma di una
sfilata di moda, mi sono lanciato a divorare spezzoni e a combinarli
come ho potuto, seguendo e cercando di tradire i venti della bufera.
Bufera di certezze storiche che mancano ancora, o non si vogliono
vedere, e di riflessioni ideologiche troppo avventate, esposte ai venti
delle convenienze tra chi impicca o ghigliottina il ’68 e chi ne aspetta
la santificazione dopo la beatificazione urbi et orbi.
Ho tradito la mission in due modi diversi.
Primo: considerando i documentari per quelli che sono - tentativi,
azzardi, sfide, scommesse - nel racconto di chi li ha diretti, doc liberi
dalla presunzione che noi abbiamo verso di loro ritenendoli più vicini
alla realtà; non lo sono mai perché sono il frutto di fantasia al lavoro.
Gli obiettivi raccolgono solo le immagini scelte da chi sta dietro la
macchina da presa.
Secondo: pensando che i film-film sono equivalenti dei doc, ossia
trasmettono la stessa ansia di presentare almeno un abbozzo, organizzare un racconto, improvvisare spesso un finale, mettersi sempre
in gioco. Nel profondo.
Quel che è venuto fuori durante il breve periodo di assemblaggio forse rispecchia la rapidità e gli impulsi che circolavano ai tempi dei tempi, ai tempi
del vallo di Adriano.
Frammenti di cinema, più evanescenti delle pietre. Eppure duri. Senza calce.
Gli intenerimenti e il comeravamo? Fili d’erba morti ad ogni stagione, che
poi ricrescono. Ma i frammenti deperiscono: nastri e pellicole si sfarinano.
Per ora resistono. Frammenti di rivoluzione. Rivoluzione in frammenti. Diciamo così.
rivoluzione in frammenti
Frammenti di rivoluzione,
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Fragments of revolution, revolution in fragments
I once went to England to find Hadrian’s Wall, the Roman emperor. I found
it and could hardly see it. The great wall was covered in a mass of stones, at
least at that point, a layer of confused stones in the grass.
Now I’m here to talk about other fragments. Fragments of 1968, forty years
on, in the deafening and whining clash overall of newspapers and the mass
media.
I am choosing the real “fragmenters” whom we use, today more than yesterday, and who have produced the only fragments worthy of being studied as
such. They are the writers of films and documentaries that I used as rings of
a chain that began well before 1968 and who knows when it will finish.
The chain is the editing that the friends of “Linea d’Ombra” requested. I repaid them with a rudimentary and unmerciful editing (arbitrary and brash).
The request unleashed an overwhelming yet not exaggerated storm in me.
In the climate of Italian film that is evanescent like the foam of a fashion
show, I flung myself into devouring large pieces and combining them as I
wanted to, following and trying to deceive the storm’s winds.
A storm of historic certainties that are still lacking or that we do not want
to see and ideological reflections that are too ill-considered and exposed to
the winds of convenience between those who hang or guillotine 1968 and
those who are expecting the sanification after the “urbi et orbi” beatification.
I betrayed the mission in two different ways.
Firstly: considering the documentaries for what they are – attempts, risks,
challenges, gambles – in the account of those who directed them, documentaries that are free from the presumption that we have towards them
deeming them as closer to reality, although they never are as they are the
fruit of fantasy to the work. The objectives only collect the images chosen
by those behind the camera.
Secondly: thinking that the film-film are the equivalents of the documentaries, or that they transmit the same anxiety to present at least an outline,
organise an account, often improvise a finale, always putting itself at stake.
Deep down.
What came out during the brief period of editing perhaps reflects the speed
and urges that circulated from time to time during the time of Hadrian’s
Wall.
Fragments of cinema, more evanescent than the stones, yet tough and
without lime. The softening and as we were? Layers of dead grass from each
season that grow again. But the fragments waste away: tape and film gather dust. For now they are resisting it. Fragments of revolutions. Revolution
in fragments. Let’s say it like that.
Italo Moscati
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Festival Culture Giovani_Linea d’Ombra
Una risata vi seppellirà
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Tra le scritte murali che sintetizzano il Sessantotto, ci piace ricordare
“una risata vi seppellirà”. Una frase in cui si rispecchia tutto il vitalismo, la forza irresistibile dell’Utopia, la coscienza antagonista che
ha dato origine al movimento studentesco della contestazione in un
clima di totalizzante politicizzazione. La coscienza di dire al Re che
è nudo, ci sembra essere, a quarant’anni di distanza, un emblema
fedele di quella spontaneità inoppugnabile che rompeva i recinti
della separazione, esigeva anche con la violenza l’immaginazione
al potere, tenendo sempre al più alto livello lo scontro con la logica
conservatrice della cultura egemone e del potere politico. Una risata
iconoclasta e dirompente che ritroviamo nel personaggio di Ale nei
Pugni in tasca di Bellocchio e nel nanetto dell’herzoghiano Anche i
nani hanno cominciato da piccoli.
Ufficialmente un «cinema del Sessantotto» in quanto tale non è mai
esistito se non forse nella variante ultraminoritaria dell’esperienza
“militante”, a conferma che la Storia scorre e sfugge sgattaiolando
sempre tra un fotogramma e l’altro, e che un movimento non si lascia
ingabbiare, descrivere, ridurre, ma solo vivere.
A ben vedere, però, il punto di partenza nasce con il Nuovo cinema a
partire dalla fine degli anni Cinquanta. Piani sequenza interminabili,
sguardo in macchina, jump-cut, nuovi corpi, nuove tecniche e professionalità, “cinema nel cinema” formano i tanti tasselli stilistici di
quella sistematica distruzione del tessuto narrativo tradizionale condotta dalla generazione di Godard e Resnais, Bellocchio e Bertolucci, Kluge
e Reitz, Anderson e Loach ed applicata a tanti temi nuovi o all’attualità
politico-ideologica. Tale crogiolo confluisce e potenzia quella «rivoluzione
dell’immaginario» degli Anni della Rivolta. Se è vera questa nostra banale
constatazione, non si può giungere che ad una conclusione: seguendo una
ricerca comune durata nel cinema (e non solo) più di un decennio è esistito
uno “spirito” tanto fervidamente innovativo quanto sfuggente. Insomma
esistono tanti Sessantotto quante sono le esperienze personali ed artistiche che lo hanno attraversato. Il Sessantotto sembra perciò destinato a
restare quel che era in principio: un’ipotesi aperta, una rivolta in forma
di domanda, un’analisi senza possibilità di sintesi soprattutto nell’arte e
specificatamente nel cinema. Questa ci pare, per quanto banale sia, se non
un’interpretazione per lo meno un’utile ipotesi di lavoro.
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A laugh will lay you to rest
Among the writing on the wall that summarises 1968, we like to remember
“una risata vi seppellirà” (“a laugh will lay you to rest”). A phase in which all
the vitality, the irresistible force of Utopia and the antagonist conscientiousness is reflected, which gave origin to the student movement of disputes
in a climate of totalitarian politicization. The conscience to say to the King
that he is nude seems to us to be a faithful emblem of that incontrovertible
spontaneity forty years on that broke down the dividing fences. The imagination towards power also claimed with violence, always keeping the clash
with the conservative logic of the culture of supremacy and political power
at the highest level. An iconoclastic and disruptive laugh that we find in
the character of Ale in Pugni in tasca by Bellocchio and in the dwarf of the
Herzogian Anche i nani hanno cominciato da piccoli.
Officially “1968’s cinema” as this has never existed if not perhaps in the
ultra-minority variant of the “militant” experience in confirmation of the fact
that History runs on and escapes while always slinking between one frame
and another, and that one movement does not leave us trapped, described,
reduced, but just alive.
It is good to see, however, how the starting point was founded with the new
cinema from the end of the 1950s. Interminable sequence plans, a look into
the machine, jump-cuts, new bodies, new techniques and professionalism,
“cinema in cinema” form the many stylistic plugs of that systematic destruction of the traditional narrative fabric conducted by the generation of Godard and Resnais, Bellocchio and Bertolucci, Kluge and Reitz, Anderson and
Loach, and is applied to many new themes or to the current political and
ideological events. This melting pot flows and strengthens that “revolution
of the imagination” of the years of revolt. If our banal realisation is true, we
cannot reach a conclusion. By following a shared research in the cinema
(and not just this) lasting for longer than a decade, a “spirit” has existed
that is as fervently innovative as it is fleeting. Therefore, there are as many
1968s as there are personal and artistic experiences that lived through it.
1968 therefore seems to be destined to remain what it was in principle: an
open hypothesis, a revolt in the form of a question, an analysis without the
possibility of summaries above all in art and specifically in cinema. As banal
as this is, it seems to us to be, if not an interpretation, then a useful working
hypothesis at the very least.
Giovanni Spagnoletti
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Steve Della Casa
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Festival Culture Giovani_Linea d’Ombra
Il mercenario
Sergio Corbucci, Italia 1968, Col., 35 mm, 105’
Per combattere i regulares chiamati contro i minatori in rivolta, Paco
Roman assolda il mercenario Serghei Kowalski detto il Polacco.
To combat the regulares called up against the revolting miners, Paco
Roman recruits the mercenary Serghei Kowalski, called the Pole.
Vamos a matar compañeros
Sergio Corbucci, Italia/Spagna 1970, Col., 35 mm, 117’
Nel Messico in lotta, uno svedese mercante d’armi, e un generale vanno
alla ricerca di un tesoro nascosto ma finiscono per passare dalla parte della
rivoluzione.
In struggling Mexico, a Swedish arms dealer and a general go in search of
hidden treasure, but end up on the side of the revolution.
Requiescant
Carlo Lizzani, Italia 1967, Col., 35 mm, 110’
Scampato a un massacro, un bambino messicano è allevato da un pastore
finché, cresciuto, diventa famoso col nome di Requiescant e guida la rivolta.
(Morando Morandini)
Rescued from a massacre, a Mexican child is raised by a shepherd until he
becomes famous with the name Requiescant when he is older and guides
the revolt. (Morando Morandini)
Banditi a Milano
Carlo Lizzani, Italia 1968, Col., 35 mm, 102’
Il film racconta la rapina al Banco di Napoli (in largo Zandonai a Milano) del
25 settembre 1967 ad opera della banda Cavallero.
The film recounts the robbery of the Bank of Naples (in largo Zandonai in
Milan) on 25 September 1967, the work of the Cavallero band.
Non commettere atti impuri
Giulio Petroni con Luciano Salce, Italia 1971, Col., 35 mm, 95’
Ateo e anticonformista, Pino s’innamora di Maria Teresa, timorata di Dio, ma
uno zio della ragazza mette fine alla relazione.
Atheist and anti-conformist, Pino falls in love with Maria Teresa, who is
fearful of God, but one of the girl’s uncles puts an end to the relationship.
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Quien Sabe?
Damiano Damiani, Italia 196, B/n, 35 mm, 102’
Il western di Damiani, Quien Sabe? è diverso: la
sceneggiatura tratta in definitiva dell’imperialismo
nordamericano e del ruolo della Cia in America Latina.
(Gian Maria Volonté)
Damiani’s western Quien Sabe? is different: the screenplay
definitively deals with North American imperialism and
the role of the CIA in Latin America. (Gian Maria Volonté)
Vogliamo i colonnelli
Mario Monicelli, Italia 1973, Col., 35 mm, 102’
Italia, anni ´70: un gruppo di ufficiali delle Forze Armate
sta progettando il golpe. Una feroce satira sul Potere,
una commedia di fantapolitica caustica ed esilarante.
(L’Unità)
Italy, 1970s: a group of officials of the Armed Forces is
planning a coup. A ferocious satire of Potere, a comedy of
caustic and exhilarating politics-fiction. (L’Unità)
La polizia ringrazia
Steno, Italia 1972, Col., 35 mm, 99’
Bertone, capo della Squadra Omicidi di Roma indaga su
una serie di delitti di chiara matrice politica. Scopre chi
organizza il tutto e sventa il pericolo di un colpo di stato.
Bertone, head of the Rome Murder Squad, investigates
a series of crimes with a clear political pattern. He finds
out who is organising it all and removes the danger with
a coup d’etat.
La polizia accusa: il servizio segreto uccide
Sergio Martino, Italia 1975, Col., 35 mm, 100’
Iniziando l’inchiesta su un misterioso omicidio, un
commissario di polizia si trova ad indagare sui vertici della
politica e dei servizi segreti.
Starting an inquest into a mysterious homicide, a police commissioner finds
himself investigating at the heights of politics and the secret services.
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Festival Culture Giovani_Linea d’Ombra
Don Franco e Don Ciccio nell’anno della contestazione
Marino Girolami, Italia 1969, Col., 35 mm, 94’
Schermaglie tra due preti, uno progressista e l’altro conservatore. A dividerli
è l’atteggiamento verso i comunisti uno è inesorabile nella loro condanna,
l’altro più tollerante. (Il Farinotti 2007)
Clashes between two priests, one of whom is progressive and the other is
conservative. The behaviour towards the communists divides them as one
priest is relentless in condemning them, while the other is more tolerant. (Il
Farinotti 2007)
Giù la testa
Sergio Leone, Italia 1971, Col., 35 mm, 154’
Un bandito messicano si unisce casualmente alle truppe di Villa e Zapata.
Il comandante dell’esercito governativo, per rappresaglia, fa assassinare i
suoi figli.
A Mexican bandit randomly joins the troops of Villa and Zapata. In retaliation
the governing army commander has his children murdered.
Mimì metallurgico ferito nell’onore
Lina Wertmüller, Italia 1972, Col., 35 mm, 121’
Carmelo, siciliano, emigra a Torino. Qui deve sottostare al “racket delle
braccia” per poter lavorare. Si accorge così che le famiglie mafiose
controllano ogni livello produttivo anche al Nord. Ritornato in Sicilia, resta
coinvolto in un delitto d’onore.
The Sicilian Carmelo moves to Turin. There he is obliged to submit to the
“racket delle braccia” to be able to work. He therefore realises that the
Mafia family control every level of production also in the North. When he
returns to Sicily, he becomes involved in a crime of honour.
Capriccio all’italiana
Steno, Mauro Bolognini, Mario Monicelli, Pino Zac, Pier Paolo Pasolini, Italia
1968, B/n, 35 mm, 95’
Un anziano signore si vendica di alcuni capelloni rapandoli a zero. Questi
ultimi, vergognandosi di mostrarsi così, si rifugiano in una capanna fuori
mano.
An old man completely shaves a group of hippies as a vendetta. Ashamed to
be seen in this way, the hippies hide in a hut that is out of the way.
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Rita la zanzara
Lina Wertmüller, Italia 1966, Col., 35 mm, 110’
La giovane e vivace Rita si innamora del suo insegnante di musica. Scoprirà
che il suo professore ha una doppia vita: il calmo insegnante di musica e lo
sfrenato compositore di brani rock.
The young and lively Rita falls in love with her music teacher. She finds
out that her teacher leads a double life as a calm music teacher and the
unrestrained composer of rock tracks.
Non stuzzicate la zanzara
Lina Wertmüller, Italia 1967, Col., 35 mm, 124’
L’irrequieta Rita scappa dal collegio assieme a Paolo, un giovane professore
che insegna nello stesso istituto, per partecipare a una competizione
canora. (Andrea Tagliacozzo)
The restless Rita runs away from college with Paolo, a young professor who
teaches there, to take part in a singing contest. (Andrea Tagliacozzo)
Hanno cambiato faccia
Corrado Farina, Italia 1971, Col., 35 mm, 93’
“Tecnologia, pubblicità e vampirismo appaiono e scompaiono nell’alternarsi
delle sequenze e danno all’opera quel tono di reale e di irreale, di racconto
avvincente o di nota critica che costituisce il suo carattere peculiare.”
(Federico Carnazzi)
“Technology, publicity and vampirism appear and disappear, alternating in
the sequences and give a tone of the real and unreal, of absorbing account
or critical note to the work that constitutes its peculiar character.” (Federico
Carnazzi)
Maledetti vi amerò
Marco Tullio Giordana, Italia 1980, Col., 84’
Questo film è destinato a suscitare curiosità e interesse per il suo approccio
disperato a certi aspetti del “caso italiano”. Un film generazionale,
velleitario, d’ispirazione tetra, ma ben costruito. (Paolo Fabrizi)
This film is destined to provoke curiosity and interest for its despairing
approach to certain aspects of the “Italian case”. A generational, overambitious film with many inspirations, but well made. (Paolo Fabrizi)
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Festival Culture Giovani_Linea d’Ombra
Framenti
Italo Moscati
La verifica incerta
Gianfranco Baruchello, Alberto Grifi, Italia 1964, col., 35 mm, 45’
“Mescolammo le lotte corpo a corpo dei pellerossa contro i soldati della
cavalleria yankee; le coppie si rotolavano convulsamente nella sabbia
degli accampamenti finché qualche commilitone interveniva per salvare
il sottomesso con un colpo di Winchester o di una Colt.” Alberto Grifi
“We mixed together the body-to-body fights of the Redskins against
the soldiers of the Yankee cavalry. The couples rolled convulsively
around in the sand of the camps until some comrades-in-arms intervened to save the submission with a shot from a Winchester or a Colt.”
Alberto Grifi
L’occhio è per così dire l’evoluzione biologica di una lacrima
Alberto Grifi, Italia 1970, col., beta sp, 21,18’
Commistione di immagini diverse: da una parte lo stesso regista che legge
la lettera di un giovane internato in un carcere sardo; dall’altra materiale di
scarto delle riprese di Deserto rosso.
A medley of different images: on the one hand, the same director who reads
the letter of a young inmate in a Sardinian prison; on the other hand, scrap
material of filming of the il Deserto rosso.
Cinegiornale
Alfredo Leopardi, Italia 1967, B/n, 16mm, 3’
Umano non umano
Mario Schifano, Italia 1968, Col., 16 mm e 35 mm, 98’
Film stravagante, formato da diversi episodi senza una trama precisa, sulla
incomunicabilità tipica del mondo moderno. (Morando Morandini)
An extravagant film composed of different episodes without a precise
plot on the typical incommunicability of the modern world. (Morando Morandini)
Nostra Signora dei Turchi
Carmelo Bene, Italia 1968, Col., 35 mm, 125’
Ricordi, visioni, ossessioni di un intellettuale di estrazione cattolica e piccolo-borghese, di cultura decadentistica con inclinazioni verdine. (Morando
Morandini)
Memories, visions, obsessions of an intellectual of Catholic extraction and
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petit-bourgeois, decadent culture with Verdian inclinations. (Morando Morandini)
La rabbia
Pier Paolo Pasolini e Giovanni Guareschi, Italia 1963, B/n,
35 mm, 53’
Guareschi afferma che stiamo lasciando l’Africa alla Cina;
Pasolini si chiede quando mai la chiesa farà Papa un uomo
di umili natali. (pellicolerovinate.blogosfere.it)
Guareschi affirms that we are leaving Africa for China. Pasolini asks why the Church never makes a man of humble
origins into the Pope. (pellicolerovinate.blogosfere.it)
Comizi d’amore
Pier Paolo Pasolini, Italia 1964, B/n, 16 e 35 mm, 90’
Pasolini (…) è andato in giro per l’italia a chiedere a questo
e a quello, pescando un po’ a caso fra la gente che incontrava, un’opinione sui problemi legati al sesso. (Tullio
Kezich)
Pasolini (…) went around Italy to ask this person and that
person for an opinion on problems related to sex, randomly fishing among the people he met. (Tullio Kezich)
Living and Glorious
Alfredo Leonardi, Italia 1966, Col., 16 mm, 18’
“… impressioni della vita vissuta con il Living che prova
i “Mysteries” e monta e recita “The Brig”; si vedono gli
attori mentre si truccano, si cambiano, vanno a trovare un
amico malato, girano per la città.” (Alfredo Leonardi)
“… impressions of the life experienced with the Living that
auditions the “Mysteries” and climbs on stage and recites
“The Brig”. We see actors while they have their make-up
done, while they get changed and go to see sick friends,
going around the city.” (Alfredo Leonardi)
Lontano dal Vietnam
Loin du Vietnam
Alain Resnais, Agnes Varda, Joris Ivens, Claude Leloucj, Jean Luc Godard,
William Klein, Chris Marker, Francia 1967, Col., 16 e 35 mm, 115’
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Festival Culture Giovani_Linea d’Ombra
Documentario a più voci su che cosa rappresenti (e che
cosa dovrebbe rappresentare) il Vietnam per chi è “lontano dal Vietnam”. (Morando Morandini)
A documentary with many voices on what Vietnam represents (and what it should represent) for those who are
“faraway from Vietnam”. (Morando Morandini)
L’ora dei forni
La hora de los hornos
Solanas, Getino, Argentina 1968, B/n, 35 mm, 264’
Film-saggio, il primo del genere girato in Argentina, riguardante i problemi nazionali e la Liberazione.
Film-essay, the first of its kind filmed in Argentina regarding the national problems and the Liberation.
Cinegiornali del Movimento Studentesco
A cura di Silvano Agosti, Italia 1969, B/n, 16 mm, 120’
Apollon, una fabbrica occupata
Ugo Gregoretti, Italia 1969, B/n, 35 mm, 70’
La cronaca della lunga occupazione della tipografia romana Apollon durata oltre un anno, tra il ’68 e il ’69, conclusasi con la salvezza dell’azienda.
The chronicle of the long occupation of the Roman typography Apollon lasted over a year between ’68 and ’69,
ending with the company’s salvation.
Viva il primo maggio rosso e proletario
Marco Belloccio, Italia 1969, B/n, 35 mm, 28’
Documentario sulle manifestazioni sindacali organizzate
nel 1969 in varie città italiane.
Documentary on the trade union manifestations organised in 1969 in various Italian cities.
Contratto
Ugo Gregoretti, Italia 1969, B/n e col., 35 mm, 74’
Autunno 1969. Nelle lotte operaie di quei mesi matura un processo di unità
sindacale e si consolida una nuova coscienza di classe. (www.aamod.it)
Autumn 1969. A process of trade union units grows and a new class con-
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Framenti
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science is consolidated in the workers’ fights during these few months.
(www.aamod.it)
Woodstock
Michael Wadleigh, USA 1970, Col., 35 mm, 184’
Cronaca audiovisiva del famoso concerto.
Audiovisual chronicle of the famous concert.
12 dicembre
Pier Paolo Pasolini, Giovanni Bonfanti, Italia 1972, B/n, 35 mm, 114’
Documentario sull’esplosione nella Banca Nazionale dell’Agricoltura e sui
cambiamenti che quell’atto terroristico ha prodotto sul nostro Paese.
Documentary on the explosion at the National Agriculture Bank and on the
changes that this act of terrorism produced in our country.
Il paese mancato
Guido Crainz, Italo Moscati, Italia 2005, B/n e col., 110’
Storia e immagini dell’Italia dal miracolo economico ai primi anni ‘80.
History and images of Italy from the economic miracle in the first few years
in the 80s.
In cerca del sessantotto- Tracce e indizi
Giuseppe Bertolucci, Italia 1996, B/n e col., 35 mm, 74’
Ripercorriamo alcuni eventi cruciali del ‘68: le prime occupazioni delle
Università, la battaglia di Valle Giulia, il maggio francese, le rivolte dei neri
americani.
Some crucial events of 1968 are retraced: the first University occupations,
the battle of Valle Giulia, May 1968 in France, the revolts of black Americans.
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Framenti
Giovanni Spagnoletti
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Festival Culture Giovani_Linea d’Ombra
Anna
Alberto Grifi, Italia 1975, B/n, 16 mm, 225’
Storia di Anna, sedicenne sarda, tossicodipendente e incinta. (Morando Morandini)
Story about Anna, a 16 year old Sardinian girl who is a drug addict and
pregnant. (Morando Morandini)
Prima della rivoluzione
Bernardo Bertolucci, Italia 1964, B/n, 35 mm, 110’
Storia in cui s’incrociano passione e ideologia. Fabrizio, il protagonista,
rifiuta l’ambiente borghese da cui proviene impegnandosi politicamente e
iscrivendosi al PCI.
Story in which passion and ideology meet. Fabrizio, the protagonist, refuses
the bourgeois environment from which he comes and becomes involves politically by joining the PCI.
I Pugni in tasca
Marco Bellocchio, Italia 1965, B/n, 35 mm, 107’
Esordio di Bellocchio, con al centro della vicenda i temi cari al suo cinema:
la religione, la famiglia, l’amore, la patria e la proprietà.
Bellocchio’s debut centres on the subjects most dear to his cinema: religion, family, love, homeland and property.
San Michele aveva un gallo
Fratelli Taviani, Italia 1973, Col., 35 mm, 90’
Film sulle utopie tratto da un racconto di Tolstoj, ma la cui ambientazione
risorgimentale rimanda alle incertezze della sinistra italiana post-sessantottina e pre-anni di piombo.
Film on utopia taken from a story by Tolstoy, but whose Risorgimental setting refers to the uncertainties of the post-1968 Italian left and before the
years of lead.
Dillinger è morto
Marco Ferreri, Italia 1969, Col., 35 mm, 95’
Una claustrofobica narrazione del quotidiano e dell’alienazione umana.
A claustrophobic narration of daily life and human alienation
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Framenti
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Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto
Elio Petri, Italia 1970, Col., 35 mm, 103’
Il capo della Squadra Omicidi ammazza l’amante e semina indizi sulla propria colpevolezza per dimostrare che,
come rappresentante della Legge, è al di sopra di ogni
sospetto.
The head of the Murder Squad kills his mistress and
leaves clues to show his own blame to show that, as a representative of law and order, he is above all suspicion.
Uccellacci e uccellini
Italia 1966, B/n, 35 mm, 86’
Totò (riletto da Pasolini) e Ninetto Davoli in giro per il mondo, in un apologo morale sul marxismo e le contraddizioni
della modernità.
Totò (reread by Pasolini) and Ninetto Davoli travelling the
world in a moral parable on Marxism and the contradictions of modernity.
Zabriskie Point
Michelangelo Antonioni, USA 1970, Col., 35 mm, 110’
L’amore tra una ragazza benestante e uno studente ribelle
di Los Angeles che ruba un aereo alla ricerca della libertà.
(Morando Morandini)
The love between a well-to-do girl and a rebellious student from Los Angeles who steals a place in search of
freedom. (Morando Morandini)
La cinese/La chinoise
Jean-Luc Godard, Francia 1967, Col., 35 mm, 96’
Il tema è l’imminente rivoluzione del ‘68, l’opera di contestazione di quattro ragazzi che studiano la dottrina
marxista-maoista.
The subject is the imminent revolution of 1968 and the
protest work of four young people who study the MarxistMaoist doctrine.
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Festival Culture Giovani_Linea d’Ombra
Se.../If
Lindsay Anderson, Gran Bretagna 1968, B/n e col., 35 mm,
112’
Uno dei più famosi esempi del free cinema inglese. Un
gruppo di studenti in un college sperimenta forme estreme di contestazione contro dio, patria, famiglia e cultura.
One of the most famous examples of the free English
cinema. A group of students at a college experiments extreme forms of protest against God, the homeland, family
and culture.
Marat Sade/Marat - Sade (The Persecution and Assassination of Jean-Paul Marat as Performed by the Inmates
of the Asylum of Charenton under the Direction of the
Marquis de Sade)
Peter Brook, Gran Bretagna 1966, Col., 35 mm, 115’
De Sade si trova in un manicomio dove allestisce la tragedia di Marat. Spiega al pubblico che egli era costretto
a restare immerso nell’acqua del bagno e da lì dirigere i
moti rivoluzionari. (Il Farinotti 2007)
De Sade is in an asylum where the tragedy of Marat is
staged. He explains to the audience that he was forced to
remain immersed in bath water and to direct the revolutionary exercises from there. (Il Farinotti 2007)
Yellow submarine/The Beatles’ Yellow Submarine
George Dunning, Gran Bretagna/Canada 1968, Col., 35
mm, 90’
I Beatles diventano protagonisti di un cartoon in cui sono
reclutati per riportare sulla terra, invasa dai Blue Meanies,
gioia e musica.
The Beatles become the protagonists of a cartoon where
they are recruited to bring joy and music back to the Earth,
which has been invaded by the Blue Meanies.
Artisti sotto la tenda: perplessi/Die Artisten in der
Zirkuskuppel: ratlos
Alexander Kluge
Germania 1968, Col., 35 mm, 105’
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Framenti
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Morto il padre, la trapezista Leni Peickert vorrebbe riformare il circo che da
lui ha ereditato, ma non vi riesce. (Morando Morandini)
With the death of his father, the trapeze artist Leni Peickert would like to
reform the circus that he inherited, but he isn’t able to do so. (Morando
Morandini)
Heimat II/Zweite Heimat - Chronik einer Jugend, Die
Edgar Reitz, Germania 1992, B/n e col., 35 mm, 1532’
Film composto da 13 episodi, narra l’esperienza di studente a Monaco di
Hermann Simon, negli anni che vanno dal 1960 al 1970.
Film made up of 13 episodes that narrates the experience of students at
Munich by Hermann Simon, from 1960 to 1970.
Il terrone/Katzelmacher
Rainer Werner Fassbinder, Germania 1969, B/n, 35 mm, 88’
I personaggi si ritrovano sulla piazza del paese a gruppi la cui composizione
muta incessantemente, circondano lo straniero, Jorgos, un greco, lo colpiscono e poi se ne vanno. (Wilhelm Roth)
The characters meet in the village square in groups whose composition
constantly changes and they surround the foreigner, Jorgos, a Greek, they
hit him and then leave. (Wilhelm Roth)
Anche i nani hanno cominciato da piccoli/Auch Zwerge haben klein angefangen
Werner Herzog, Germania 1970, B/n, 35 mm , 96’
Un gruppo di nani che vive in prigionia in una terra lontana, è stanco della
propria condizione e si ribella ai propri guardiani.
A group of dwarfs that live in a prison in a faraway land is tired of its condition and rebels against its guardians.
L’armata a cavallo/Csillagosok Katonak
Miklos Jancso, Ungheria 1967, B/n, 35 mm, 92’
Episodi della guerra civile tra guardie zariste e bolscevichi – cui si aggiungono prigionieri di guerra ungheresi – in Russia nell’estate del 1918. (Morando
Morandini)
Episodes of the civil war between the Tzarist and Bolshevik guards – to
which prisoners of the Hungarian war are added – in Russia in the summer
of 1918. (Morando Morandini)
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Festival Culture Giovani_Linea d’Ombra
Z, l’orgia del potere/Z
Constantin Costa Gavras, Francia 1969, Col., 35 mm, 127’
Anatomia del potere nella Grecia dei colonnelli. Il film racconta come fu preparato e realizzato l’assassinio del deputato socialista Gregorios Lambrakis
a Salonicco nel maggio 1963.
Anatomy of the power of the colonels in Greece. The film recounts how the
assassination of the Socialist deputy Gregorios Lambrakis was prepared
and executed at Salonicco in May 1963.
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fuoriconcorso
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Il vento fa il suo giro/The Wind Blows Round
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Festival Culture Giovani_Linea d’Ombra
Chersogno è un piccolo villaggio delle Alpi Occitane e la sua sopravvivenza
è legata ad alcune persone anziane e a qualche fugace presenza turistica.
Nel paese giunge un pastore francese con la moglie, due figlie e le sue capre
per continuare la sua attività di imprenditore del formaggio. Gli abitanti del
villaggio, dopo una generosa accoglienza, cominciano a sentire il disagio
per la nuova presenza. Gelosia e incomprensione prendono il sopravvento
e la convivenza diventa sempre più difficile. L’esordio di Diritti è il caso cinematografico dell’anno, un piccolo film che si è imposto contro le regole
rigide della distribuzione, arrivando al cuore del pubblico per la sua sapiente semplicità.
Chersogno is a small village in the Provence Alps and its survival is associated with some elderly people and some fleeting tourism. A French shepherd
reaches the village with his wife, two girls and their goats to continue his
cheese business. After welcoming the family with generosity, the village’s
inhabitants start to feel uneasy about the new presence. Jealousy and
misunderstanding win the day and the cohabitation becomes increasingly
difficult. Diritti’s debut is the cinematographic case of the year, a small film
that was set against the rigid rules of distribution, reaching into the hearts
of the public due to its skilled simplicity.
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Fuoriconcorso
Titolo Originale
Titolo Inglese
Regia
Anno
Nazione
Formato
Durata
Il vento fa il suo giro
The Wind Blows Round
Giorgio Dritti
2005
Italia
Colore, DV\35 mm
110’
Cast
Thierry Toscan
Alessandra Agosti
Dario Anghilante
Giovanni Foresti
Sceneggiatura
Montaggio
Fotografia
Suono
Musica
Costumi
Trucco
Produttore
Produzione
Distribuzione
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G. Diritti, F. Valla
E. Crespo, G. Diritti
Roberto Cimatti
Alberto Fasolo
Paolo Ferrario
Gaia Russo Frattasi
Carlo Missidenti
Marco Biscarini
Daniele Furlati
Raffaella Ciavarelli
Manuela Marzano
Francesca Loppolo
Biasi Pierangela
Simone Bachini
Mario Chemello
Giorgio Diritti
Aranciafilm
Imago Orbis Audiovisivi
Aranciafilm
171
Giorgio Diritti ha collaborato sui
set di diversi film di autori italiani
ed in particolare con Pupi Avati.
Ha anche realizzato vari casting per
film tra cui La Voce della Luna di
Federico Fellini. Ha partecipato all'attività di “Ipotesi Cinema”, coordinato da Ermanno Olmi. Il primo
cortometraggio, del 1990, Cappello
da Marinaio, è stato selezionato in
concorso a numerosi festival europei tra cui Clermont-Ferrand. Nel
1993 ha realizzato Quasi un anno,
film per la TV prodotto da “Ipotesi
Cinema” e Raiuno. Del 2002 è il film
documentario Con i miei occhi.
Giorgio Diritti worked on the sets
of different films by Italian artists
and with Pupi Avati in particular.
He also did various casting for films
including La Voce della Luna by
Federico Fellini. He took part in the
activity of “Cinema Hypotheses”,
coordinated by Ermanno Olmi. His
first short film in 1990, Cappello da
Marinaio, was selected in the contest at many European film festivals
including Clermont-Ferrand. In 1993
he made Quasi un anno, a film for
television produced by “Cinema
Hypotheses” and Raiuno. In 2002,
he made the documentary film Con
i miei occhi.
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Il vento fa il suo giro/The Wind Blows Round
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Festival Culture Giovani_Linea d’Ombra
Il Film è stato realizzato da una co-produzione costituita da troupe di attori
ed Enti Locali, senza sostegno dello Stato e delle televisioni. Dal Novembre
2005 il film ha partecipato a 37 festival nazionali e internazionali, partendo
da Londra e ottenendo 22 premi. Uscito finalmente in sala nel 2007,
distribuito in un massimo di dieci copie, è stato visto fino ad ora da 72.000
spettatori per un incasso complessivo di € 340.000. L’opera è stata in
programmazione a Torino per sei mesi e per undici mesi a Milano alla sala
d’essai Mexico. Ha ottenuto 5 nomination ai David di Donatello tra cui
miglior film e migliore produzione.
The film was made by a co-production made up of an acting troupe and
local organisations, without the support of the State and television
companies. Since November 2005, the film has participated in 37 national
and international festivals, starting with London and has won 22 awards. It
finally came out at the cinema in 2007 and was distributed in a maximum of
ten copies. Until now it has been seen by 72,000 spectators for an overall
box office taking of € 340.000. The work was planned in Turin for six
months and in Milan for eleven months in the Mexico experimental cinema.
It received 5 nominations for David di Donatello including best film and best
production.
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WorkshopStage
e Premi Linead’Ombra
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YouVideoClip
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Festival Culture Giovani_Linea d’Ombra
“Di videoclip non è mai morto nessuno”: questo potrebbe essere il
motto del workshop che vedrà impegnati i nostri aspiranti creativi
nella sintetizzazione della realizzazione di un video musicale, messi
nelle condizioni peggiori (senza tempo senza mezzi), o migliori (senza tempo senza mezzi), per creare un percorso di immagini e visioni
ispirate dalla musica.
Uno degli aspetti fondamentali di questo percorso è quello di sperimentare la creatività, nuda e cruda, senza fronzoli, libera nel suo
essere compressa in cinque giorni full immersion.
Momento di riflessione, ed interesse, sarà confrontare i risultati, non
tanto per stabilire il migliore, ma per ragionare sui diversi modi in cui
un brano musicale può essere interpretato visivamente.
“No one has ever died from a videoclip”: this could be the motto of the
workshop that sees the involvement of our creative aspirations in the summarising of the creation of a music video done in the worst (without time
and means) or best conditions (without time and means) to create a passage of images and visions inspired by the music.
One of the fundamental aspects of this passage is experimenting with nude
and crude creativity, without frills, and free in its being compressed into five
days of full immersion.
The results will be compared in a moment of reflection and interest not so
much as to establish the best one, but to reason on the different ways in
which a musical track can be interpreted visually.
Riccardo Struchil
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Worshop Stage e Premi Linea d’Ombra
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Riccardo Struchil, regista, è nato
a Milano nel 1969. Ha frequentato
il Liceo Artistico e il Politecnico di
Milano alla facoltà di Architettura
e, solo più tardi, è stato sedotto
dall’opportunità di seguire il corso
di regia alla Scuola di Cinema. Nel
93’ ha cominciato a frequentare
“l’ambiente”, lavorando come
tutto fare su ogni set che gli
veniva proposto: si è improvvisato
assistente di produzione, runner, aiuto regista, segretaria di edizione (sotto
il nome di Silvy) e regista di cortometraggi horror (sotto il nome di Jhonny
Grimaldi).
Nel ‘96 è arrivata la grande occasione di realizzare il primo video musicale,
vincitore del Premio Italiano della Musica come miglior video dell’anno. Da
quell’esordio ha girato video musicali per artisti italiani, e anche qualche
artista straniero, collezionando numerosi premi, tra cui il prestigioso
MtvEuropeMusicAward. Una lunga esperienza che lo ha portato a realizzare
più di 150 videoclip e, come scherza lui, qualche problema di interazione
con la realtà.
Riccardo Struchil, director, was born in Milan in 1969. He attended art school
and the Faculty of Architecture at the Polytechnic of Milan. It was only later
that he was seduced by the opportunity to follow the directing course
at the School of Cinema. In 1993 he began to frequent the environment,
working in every role on every set that was offered to him. He improvised
as a production assistant, runner, director’s helper, editing secretary (as
the name Silvy) and a director of short horror films (as the name of Jhonny
Grimaldi).
In 1996, the great opportunity arose to create his first music video, winner
of the Italian Prize for Music as best video of the year. From this debut, he
made music videos for Italian artists and some foreign artists, collecting
many prizes, including the prestigious Mtv Europe Music Award. A long
experience that caused him to make more than 150 videoclips and, as he
joking says, some problems interacting with reality.
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Festival Culture Giovani_Linea d’Ombra
VIDEOCLIP
2007
Videoclip “Parlami d’amore” dei Negramaro (miglior video dell’anno al
Ravello Film Festival).
Videoclip “Stai bene come stai”dei Negramaro (miglior videoclip dell’anno
band esordiente al Premio Videoclip Italiano).
2005
Videoclip “Fuori dal tunnel” di Caparezza (primo video italiano selezionato
da Mtv U.S.A. per la programmazione statunitense).
2002
Spot “MINA WIND” key Awards ’02.
1998
Videoclip “Altre Forme di Vita” dei BluVertigo (Mtv europe music awards
“best Italian Act”).
2007
Videoclip “Parlami d’amore” by Negramaro (best video of the year at the
Ravello Film Festival).
Videoclip “Stai bene come stai” by Negramaro (best videoclip of the year for
a debut band at the Italian Videoclip Awards).
2005
Videoclip “Fuori dal tunnel” by Caparezza (first Italian video selected by
Mtv U.S.A. for the American programme).
2002
Spot “MINA WIND” key Awards ’02.
1998
Videoclip “Altre Forme di Vita” by BluVertigo (Mtv Europe Music Awards
“best Italian Act”).
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Daniele Luchetti
Worshop Stage e Premi Linea d’Ombra
Commedia umana, quindi storico-sociale.
Leggera profondità, acuto ondeggiare,
rinnovati archetipi: cine-narrazione che ci
appartiene, all’italiana in senso pieno ma
non furbo ‘creativamente’. Daniele Luchetti
(Roma, 1960) è regista di ‘scuola’ - la mitica
meteora Gaumont fondata da Renzo Rossellini a inizio anni 80 che avviò i registi Carlo
Carlei, Antonello Grimaldi, Giuseppe Piccioni, il produttore Domenico Procacci-; certi modi e sostanze di racconto gli sono consoni. Già dal suo primo film Domani accadrà (1988,
prodotto Sacher film di Angelo Barbagallo e Nanni Moretti di cui
Luchetti era stato assistente e aiuto regista in Bianca e La messa è finita) poi in Il portaborse (1991) e in Mio fratello è figlio unico (2007).
Oggetto della masterclass di Luchetti a Linea d’Ombra è infatti la
correlazione temporale di questi tre suoi film con vicine fasi epocali
italiane: il 1847 di Domani accadrà prodromo del 1848 di ribellione
patriottica, sottintende aria da ’68 ribelle e novecentesco; il 1991 di
Il portaborse anticipa di mesi il deflagrare dell’inchiesta Mani Pulite che
porta al crollo dei partiti guida (Psi, Dc) della Prima Repubblica; Mio fratello
è figlio unico (l’unico dei tre tratto, sia pure liberamente, da un romanzo,
Il fasciocomunista-Vita scriteriata di Accio Benassi di Antonio Pennacchi)
parte dai ‘60 provinciali a Latina per sfociare fra Roma e Torino nei primi
anni di piombo di fine decennio 70. Ecco un triangolo di storie nella Storia
su: passato remoto con rimandi al passato prossimo; futuro incombente;
passato ‘imperfetto’ ancora da sbrogliare. Tre film legati anche dalle comuni
penne dello stesso regista e Sandro Petraglia, autori delle sceneggiature insieme a Franco Bernini e Angelo Pasquini per Domani accadrà e con Stefano
Rulli per Il portaborse e Mio fratello è figlio unico. Per un coacervo di trame
e personaggi, caratteri e simboli, luoghi e attori, che rende questi tre film
nel 2008 imprevedibilmente (?!) elettorale, percorso molto interessante da
ripercorrere col senno di poi e di…prima.
Domani accadrà: 1847, Granducato di Toscana, i sempliciotti butteri Lupo
(Paolo Hendel) ed Edo (Giovanni Guidelli) rapinano il contabile del padrone, vanno in fuga verso nord inseguiti da tre disertori-mercenari austriaci,
sopravvivono alla cattura da parte di briganti e dopo ricovero in villa nobile
vengono separati e si trasformano, l’uno in educato signorino, l’altro in
illuminista, complice una comunità ‘progressista’ promiscua di altolocati
plebei e borghesi. Si rincontrano poi su strade Mazziniane di moti Risorgimentali. Film in cinque capitoli ‘on the road’, persino d’azione oltre che
di pensieri e parole. Aleggiano Voltaire e Brecht, costume e ratio, cabaret e
circolo, curiosità e scoperte, armonia e pietà, favola e politica, luce, odori,
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Festival Culture Giovani_Linea d’Ombra
oggetti, cioè mervavigliosa modernità ma senza fronzoli estetico-modaioli.
Il portaborse: affabile professore di lettere in liceo del sud (Silvio Orlando)
per arrotondare scrive tanto e bene per conto di scrittore in crisi; così il suo
talento è scoperto dall’implacabile ministro Botero (Nanni Moretti) che lo
vuole ghost writer dei suoi disparati interventi pubblici. Il professore tituba,
poi va: l’impatto col bel mondo romano è stimolante, Botero punta a rinnovare la politica, perché allora non accettare compensi extra, auto fiammante, trasferimento della fidanzata, restauro della sua vecchia casa? Peccato
siano tutti effetti di politica ministeriale onnipotente e clientelare costruita
con compromessi, soprusi, brogli e spregiudicatezze. Scoprendo via via gli
altaroni, il portaborse trasecola, scatta e si ribella, è messo da parte nel
trionfo politico dell’ipocrisia ma con mossa ‘domino’ trascina il Politico
un po’ a fondo…Pre-Instant movie lineare ma preveggente, con Moretti
distillante verve malefica e sinistra (ministro para PSI), e Orlando a sapido
rimorchio centralizzato. Coraggiosa commedia-pamphlet di denuncia, con
finale oggi ancora più inquietante: Botero, e famiglia, in tv, rivinte le elezioni, annuncia: “eliminerò il marcio”. Figuriamoci…
Mio fratello è figlio unico: dal boom post-bellico al terrorismo, due fratelli
fisicamente complementari e agonisti ma all’opposto in ardori politici
giovanili, Manrico (Riccardo Scamarcio) comunista seduttore da battaglia,
Accio (Elio Germano) fascista per caso, vibrante e problematico. Famiglia
proletaria, intelligenze ideali e disparità, voglia di battersi ed essere amati
e riconosciuti, fratelli come bozzolo affettivo misterioso, perché si amano
pure in tanta distanza. Come le metà di un Paese non ancora pacificato,
confronto/scontro di non identità, fino a buttarsi l’un fratello nelle diversità
dell’altro. Ballata dolceamara su affettività selvagge e rivali, incisivo ritratto
non solo giovanile (e gran cast attorno ai ragazzi: Anna Bonaiuto, Angela
Finocchiaro, Luca Zingaretti). Film non perfetto ma fondamentale.
Human comedy, therefore social historical. Light depth, acute waves, renewed archetypes: the cine-narration that belongs to us in an Italian style in
full awareness yet not ‘creatively’ clever. Daniele Luchetti (Rome, 1960) is a
director of the ‘school’, the great meteor Gaumont founded by Renzo Rossellini at the beginning of the 1980 which gave a start to the directors Carlo
Carlei, Antonello Grimaldi, Giuseppe Piccioni and the producer Domenico
Procacci. Certain ways and substances of accounts agree with him. Already
with his first film It’s Happening Tomorrow (1988, produced by Sacher, film
by Angelo Barbagallo and Nanni Moretti to whom Luchetti was the assistant
and director’s helper in Bianca and The Mass is Ended), then in The Yes Man
(1991) and in My brother is an only child (2007). The object of Luchetti’s
masterclass at Linea d’Ombra is indeed the temporal association of these
three films of his with close Italian stages in time: the 1847 of It’s Happe-
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Worshop Stage e Premi Linea d’Ombra
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ning Tomorrow as a warning of 1848 of patriotic rebellion, he implies the air
of 1968 rebels and the 20th century; the 1991 of The Yes Man anticipates by
months the explosion of the clean hands enquiry that caused the collapse
of the guiding parties (Psi, Dc) of the First Republic; My brother is an only
child (the only work of the three films that is albeit freely based on a novel,
Il fasciocomunista-Vita scriteriata di Accio Benassi by Antonio Pennacchi)
starts in the provincial 1960s in Latina to flow between Rome and Turin in
the first years of lead at the end of the 1970s. This is a triangle of stories in
the history on the remote past with reminders of the present perfect; a pending future; an imperfect past still to be unravelled. Three films also linked
by the shared pens of the same director and Sandro Petraglia, screenplay
writers together with Franco Bernini and Angelo Pasquini for It’s Happening
Tomorrow and with Stefano Rulli for The Yes Man and My brother is an only
child. For a mass of plots and personalities, characters and symbols, places
and actors that make these three films unpredictably electoral (?!) in 2008,
a highly interesting path to retrace with hindsight and future vision.
It’s Happening Tomorrow: 1847, Grand Duchy of Tuscany, the simpleton horse breeders Lupo (Paolo Hendel) and Edo (Giovanni Guidelli) steal the owner’s accounts and flee to the north, followed by three Austrian mercenary
deserters. They survive capture by bandits and, after having been sheltered
in a noble villa they become separated. One becomes an educated gentleman and the other one becomes an illuminist, being party to a promiscuous
progressive community of high-ranking plebeians and bourgeois. They then
meet on the Mazzinian roads of Risorgimental mottos. A film split into five
in ‘on the road’ chapter of action and thoughts and words. They weave
together Voltaire and Brecht, costumes and ratios, cabaret and groups, curiosity and discoveries, harmony and piety, story and politics, light, smells,
objects, that is to say marvellous modernity yet without fashionable and
aesthetic frills.
The Yes Man: affable literature professor in a southern Italian high school
(Silvio Orlando) to make ends meet writes a lot and well for struggling
authors. His talent is then discovered by the unrelenting minister Botero
(Nanni Moretti) who wants him as ghost writer for his disparate public interventions. The professor hesitates, then goes. The impact with the well-heeled Roman world is stimulating and Botero aims to renovate politics. So why
not accept extra compensation, a dashing car, the transfer of his girlfriend
and the restoration of his old house? It is a shame that they are all effects of
the omnipotent ministerial politics and influence built with compromises,
abuse of power, gerrymandering and unscrupulousness. Gradually finding
out about the skeletons in the cupboard, the yes man strikes out, jumps and
rebels. He is set aside in the political triumph, but with a domino move he
strikes a nerve with the Politician…Pre-Instant linear yet predictive movie,
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Festival Culture Giovani_Linea d’Ombra
with Moretti distilling evil and left-wing verve (minister para PSI) and Orlando with centralised pungent pick-up. A brave pamphlet comedy of accusation, with a finale that is still uneasy today: Botero, and family, in TV, wins
the elections again and announces, “I will remove the rot”. Imagine that…
My brother is an only child: from the post-war to terrorism, two brothers
who are physically complementary and competitive, but have completely
opposite young political fervour: Manrico (Riccardo Scamarcio) is a communist seducer for the war effort and Accio (Elio Germano) is a random fascist
who is lively and problematic. A proletarian family, idealist intelligence and
disparities, a desire to fight to be loved and recognised, brothers as an
mysteriously affective cocoon as they love each other albeit from a great
distance. Like the aims of a country that is not yet at peace, a confrontation/
clash of a lack of identity so that one brother throws himself into the diversity of another. A bittersweet dance on wild and rival affections, an incisive
portrait of not only young people (and a great cast around the young people: Anna Bonaiuto, Angela Finocchiaro, Luca Zingaretti). A film that isn’t
perfect yet fundamental.
Maurizio di Rienzo
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Worshop Stage e Premi Linea d’Ombra
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Claudio Gioè Crede nell’attore ‘inosservato’ dietro i personaggi, specie il
famigerato discusso ‘suo’ Totò Riina –“per me è stata un’impresa”- incarnato
con consapevole senso dei fatti nella notevole fiction tv Il capo dei capi. Ama
calarsi nel gioco serio d’interpretare, di essere uno che fa finta che…C’è un ‘che’
di Sciasciano in Claudio Gioé (Palermo, 1975), d’impegnativa distanza scettica,
di cartesiana partecipazione e abilità a pensare dritto. A teatro è esemplare,
grintoso in L’istruttoria di Claudio Fava e seducente, beffardo nel one man
show Caligola night live. Diplomato all’Accademia d’Arte Drammatica -nidiata
Lo Cascio, Gifuni, Boni con cui Gioè si ritrova gruppo scelto da Marco Tullio
Giordana per La meglio gioventù- Claudio è…“italiano” nella sua ambigua Sicilia
anche in I cento passi e Paolo Borsellino prodotto tv doc: ha radici sicure ma il
suo sguardo spazia oltre l’isola, rosso normanno di capelli e barba, azzurro di
occhi. Ha capacità di commedia, sfiorate in Piano, solo, ma chiare in Passato
prossimo con duetti comici perfetti. Ma il suo ‘altro’
speculare migliore si mostra in giro per scuole reggendo
le polemiche sulla suggestione causata da Il capo dei
capi, occasioni in cui è esemplare cittadino perchè attore
serio.
He believes in the unobserved actor beneath the characters, especially ‘his’ notoriously discussed Totò
Riina –“for me, it was hard work” – embodied with the
conscious sense of the facts of the known TV fiction
Il capo dei capi. He loves to take on the role of being
one who pretends that... in the serious game of interpreting. There’s a certain something in Sciasciano in
Claudio Gioé (Palermo, 1975) of sceptical, challenging
distance, Cartesian participation and an ability to
think straight. In the theatre he is exemplary, determined in L’istruttoria di
Claudio Fava and seductive and mocking in the one-man show Caligola night live. A graduate of the Accademia d’Arte Drammatica - Lo Cascio brood,
Gifuni, Boni with whom Gioè found himself in a group chosen by Marco Tullio Giordana for La meglio gioventù. Claudio is…“Italian” in his ambiguous
Sicily also in I cento passi and Paolo Borsellino, a genuine TV production.
He has secure roots yet his look ranges beyond the island, with his Norman
red hair and beard and blue eyes. He is able to do comedy, blossoming in
Piano, solo, yet clear in Past Perfect with perfect comic duets. However his
‘other’ best mirror image is shown by going around schools and supporting the polemics on the suggestions caused by Il capo dei capi, occasions
in which he is an exemplary citizen because he is a serious actor.
Maurizio di Rienzo
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Festival Culture Giovani_Linea d’Ombra
Andrea Molaioli Da regista di lungometraggi debutta ‘tardi’
– Molaioli ha 41 anni – ma al momento giusto: il suo La ragazza del lago emerge dal Lido-Mostra Venezia 2007. Prodotto
da Indigo Film, è giallo originalmente poliziesco su dolori e
confronti generazionali con archetipi narrativi alla Durenmatt/
Chabrol, opera prima che convince critica, addetti, pubblico
(incasso 2,6 milioni) gira per altri festival e prende 15 candidature (record per
un esordio) ai David di Donatello, comprese quelle per film e regia. Il focus su
ambienti e volti/corpi (notevole l’ensemble degli interpreti) inquadra sfumature,
vertici e abissi delle conseguenze di una morte giovane che svela provinciali
silenzi, compromessi, lutti. Grazie anche alla sceneggiatura di Sandro Petraglia
che bene trasfonde nel lindo ma liquido Nordest friulano il ‘fiordico’ romanzo
norvegese Don’t look back. Basilare per Molaioli l’apprendistato da assistente
e aiuto regista per: Nanni Moretti-Palombella rossa e Aprile, Daniele LuchettiIl portaborse, Marco Risi-Il muro di gomma, Carlo Mazzacurati-Un’altra vita e
Vesna va veloce, Pasquale Pozzessere-Padre e figlio, Mimmo Calopresti-La seconda volta; e la regia di uno dei documentaristici Diari by Sacher film Bandiera
rossa, borsa nera. Molaioli in equilibrio formale su sensi e nonsensi umani da
regista più di polmone che di pancia. Perchè ha ‘respirato’ vero cinema prima di
esordire.
As a director of feature films who made a late debut – Molaioli is 41 years old –
but at the right time, his La ragazza del lago emerged at the Venice Film Festival
2007. Produced by Indigo Film, it is an original thriller on pain and generational
comparisons with narrative archetypes of Durenmatt/Chabrol. This work first
convinced critics, employees, then the public (takings of 2.6 million) before participating at other festivals and having 15 nominations (a record for a debut film)
at David di Donatello, including those for film and directing. The focus on environments and faces/bodies (the ensemble of interpreters is remarkable) frames
undertones, apexes and abysses of the consequences of the death of a young
person that unveils provincial silence, compromises and grief. Thanks also to
the screenplay by Sandro Petraglia that infuses the “fjordic” Norwegian novel
Don’t look back well into the clean yet liquid Friulian northeast. Fundamental
for Molaioli was the apprenticeship as assistant and director’s helper for Nanni
Moretti-Palombella rossa e Aprile, Daniele Luchetti-Il portaborse, Marco Risi-Il
muro di gomma, Carlo Mazzacurati-Un’altra vita e Vesna va veloce, Pasquale
Pozzessere-Padre e figlio, Mimmo Calopresti-La seconda volta and the direction
of one of the Diary documentaries by Sacher film Bandiera rossa, borsa nera.
Molaioli in formal equilibrium on human sense and nonsense by a director who
has more lungs than stomach as he has ‘breathed’ true cinema.
Maurizio di Rienzo
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Worshop Stage e Premi Linea d’Ombra
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Isabella Ragonese Volto di fine ‘800, limpido ma
smarrito in balia di onde emigranti in Nuovomondo di
Crialese; contemporaneo timone colto, di ragazza outsider, nella coralità da reality del callcenter inquadrato
da Virzì in Tutta la vita davanti. Isabella Ragonese
(Palermo, 1981) con soli due film in carriera sembra
già pronta per il buon cinema. Per spirito, sensibilità,
leggerezza: ha praticato danza classica, conosce la
musica, seguito corsi in Francia, fatto teatro indipendente e studiato filosofia fino a quasi laurearsi (che
coincidenza col suo personaggio di universitaria catapultato nel mondaccio del lavoro part time in Tutta la
vita davanti, anche per il comune senso di libertà privo
di spocchia giudicante) ecco i perché di sue duttilità,
curiosità e freschezza. Esempio: a soli 20 anni, carica
di sicilianità essenziale, si scrive da sé testi da recitare in scena (Le città invisibili, Bestino) mostrando di
sapere da subito mettersi in gioco, cosa poi servitale
per ‘guidare’ a passo incisivo la truppa di attori ben
più svezzati di lei nel film di Virzì. In Tutta la vita davanti la sua Marta è personaggio-metronomo del tempo assurdo di ora, pieno di speranze mozzate verso
un futuro dal fiato corto. Dunque, Isabella Ragonese attrice interessante perché
interessata al mondo.
A face of the late 1800s, clear yet lost in the tide of emigrant waves in Nuovomondo by Crialese. At the contemporary helm gathered from an outsider girl
in the choralism from reality of the call centre framed by Virzì in Tutta la vita
davanti. Isabella Ragonese (Palermo, 1981) with only two films in her career
already seems ready to do good cinema. For spirit, sensitivity and lightness,
she practised classical dance, knew music and followed courses in France. She
did independent theatre and studied philosophy until almost graduating (which
coincided with her university personality being catapulted into the mundane nature of part-time work in Tutta la vita davanti, also for the shared sense of freedom free from considered haughtiness), which therefore explains her flexibility,
curiosity and freshness. For example, at only 20 years of age, full of essential
Sicilian character, she wrote her own texts to recite on screen (Le città invisibili,
Bestino), showing that she immediately knew how to play the game, something
that served towards ‘guiding’ an already weaned troupe of actors towards an
incisive step of herself in Virzì’s film. In Tutta la vita davanti her Marta is the
character metronome of the absurd time of hour full of hope cut short towards a
short-lived future. Therefore, Isabella Ragonese is an interesting actress because she is interested in the world.
Maurizio di Rienzo
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Festival Culture Giovani_Linea d’Ombra
Alba Rohrwacher Fa tenerezza, sospettiamo sia di
acciaio; piange spesso, sa essere comica; è timida
davvero, non ha paura di buttarsi. E che 2007-08 per
l’ostinata rossa ma diafana Alba Caterina Rohrwacher
(di padre tedesco, Firenze 1979) attrice consolidata,
riconoscibile, ‘perla’ sempre più scelta: sorella cuscinetto nel perfetto cast di Mio fratello è figlio unico, la
s’intravede in Piano, solo e in Nelle tue mani, grande
attrice filodrammatica nell’indipendente Non c’è più
niente da fare; soprattutto colpisce per sensibilità filiale-amorosa in Giorni e nuvole, è caratterista in Caos
calmo e finalmente da protagonista si barcamena con
spessore romantico nella crisi di coppia ‘precaria’ dell’originale Riprendimi di Anna Negri. In più, a breve,
eccola in ruolo chiave del drammatico Il papà di Giovanni di Pupi Avati… Caspita! Rohrwacher sempre se
stessa sempre un po’ diversa; anche dalla sua impacciata calciatrice omosex di un episodio di 4-4-2, primo
suo vero ruolo, epoca 2006. Alba che studia 3 anni a
medicina ma intanto segue bei corsi teatrali (con Emma Dante e Valerio Binasco
che l’avrebbe poi diretta in Noccioline) per poi scegliersi attrice diplomandosi
nel 2003 al Centro Sperimentale di Cinematografia. E da allora…non proprio una
meteora la Rohrwacher, anzi.
She is sweet and we suspect that she is steely. She cries often and knows how
to be comic. She is really timid yet doesn’t fear throwing herself into things.
2007-08 is for the obstinate yet diaphanous redhead Alba Caterina Rohrwacher
(with a German father, Florence 1979), an established and recognisable actress,
an increasingly chosen pearl: the buffer sister in the perfect cast of My Brother is
an Only Child, she can also be seen in Piano, solo and in Nelle tue mani, a great
amateur dramatics actress in the independent Non c’è più niente da fare. She
is especially striking for her subsidiary love sensitivity in Giorni e nuvole. She is
a character actor in Quiet Chaos and finally does her first role as a leading actor
with romantic breadth in the crisis of a precarious couple in the original Good
Morning Heartache by Anna Negri. In addition, we will soon see her in the key
role of the drama Il papà di Giovanni by Pupi Avati…Wow! Rohrwacher is always
herself yet a little different. Even as a clumsy lesbian footballer in an episode of
4-4-2, her first true role in 2006. Alba who studied Medicine for 3 years, but also
attended good theatre courses in the meantime (with Emma Dante and Valerio
Binasco would then go on to direct in Noccioline), then chose to become an
actress, graduating from the Experimental Centre of Cinematography in 2003.
And from then, Rohrwacher isn’t quite a meteor, on the contrary.
Maurizio di Rienzo
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9-04-2008, 0:27:59
Worshop Stage e Premi Linea d’Ombra
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Filippo Timi L’‘altro’ Filippo Timi é basilare: dal 1996 al
2005 recita in 11 spettacoli della compagnia di Giorgio
Barberio Corsetti (Orfeo, Danton, Percival, Odino, Satana, Wojzeck i suoi protagonisti); 2004, è premio Ubu
under 30; 2005, scrive il romanzo Tutt’al più muoio
con Edoardo Albinati, 2007, da solo firma E lasciamole
cadere queste stelle. Filippo Timi (Perugia, 1974) debutta al cinema nel 1999 da pompiere comico-romantico in In principio erano le mutande di Anna Negri; poi
lo ‘adotta’ in 5 suoi film l’indipendente Tonino De Bernardi (Appassionate, Rosatigre, Marlene De Sousa…);
2006-07, é memorabile nel premiato cortometraggio
Homo homini lupus; s’impone per voce e sguardo
pieni e classicità ribelle-originale in: In memoria di me
di Saverio Costanzo (gesuita in eterodossa fuga da un
convento); Saturno contro di Ferzan Ozpetek (marito
impacciato ma tenero); Signorina Effe di Wilma Labate
(operaio anni ’80 fra lotta di classe e d’amore); I demoni di San Pietroburgo di
Giuliano Montaldo (evocativo terrorista antizar). In futuro: in Come Dio comanda di Gabriele Salvatores è padre ‘lupo’ disoccupato alcolizzato, morbosamente
violento col proprio figlio; in Vincere di Marco Bellocchio sarà il figlio segreto,
riconosciuto ma negletto di Mussolini. Non male, Timi, davvero non male…
The ‘other’ Filippo Timi is basic. From 1996 to 2005, he recited in 11 shows
of the Giorgio Barberio Corsetti company (Orfeo, Danton, Percival, Odino,
Satana, Wojzeck as its protagonists). In 2004, he won the Ubu under 30
award. In 2005, he wrote the novel Tutt’al più muoio with Edoardo Albinati. In 2007, he signed off on E lasciamole cadere queste stelleby himself.
Filippo Timi (Perugia, 1974) made his cinema debut in 1999 as a romantic
yet comic fireman in In the beginning there was underwear by Anna Negri.
He then ‘adopted’ by the independent Tonino De Bernardi (Appassionate,
Rosatigre, Marlene De Sousa…) in his 5 films. In 2006-07, he was memorably in the award-winning short film Homo homini lupus. He made an impression with his voice and full looks and original rebel classic nature in In
memory of me by Saverio Costanzo (a Jesuit in non-conforming flight from a
monastery), Saturn in opposition by Ferzan Ozpetek (as a clumsy yet loving
husband), Signorina Effe by Wilma Labate (as a 1980s worker between class
warfare and love), I demoni di San Pietroburgo by Giuliano Montaldo (as a
striking anti-tsar terrorist). In the future, in As God commands by Gabriele
Salvatores, he is playing the wolfish unemployed and alcoholic father who
is sickening violent with his son and in Vincere by Marco Bellocchio he will
be the secret, recognised yet neglected son of Mussolini. Not bad, Timi, not
bad at all!
Maurizio di Rienzo
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Festival Culture Giovani_Linea d’Ombra
Michele Venitucci Neo su guancia come De Niro (già), pugliese puro come il non rivale Riccardo Scamarcio e l’affettuoso
guru Sergio Rubini - che l’ha scoperto e giostrato in ruolo di
provinciale guascone per Tutto l’amore che c’è, 2000 - Michele Venitucci (1975) incarna tecnicamente una figura semplice
ma d’impatto: come quando da fratello contorto di Maya Sansa e pugile ai margini dà e prende botte di esistenziale valore
in Fuori dalle corde di Bernasconi, ruolo che gli vale nel 2007
il Pardo per l’interpretazione al Festival di Locarno (condiviso
nientemeno che col sommo Michel Piccoli). Commedia? Michele può farla, meglio se romantico-fantastica: eccolo virilmente conteso dalle
personalità scambievoli Valentina Cervi/Violante Placido in L’anima gemella
ancora di Sergio Rubini, 2002. E caratterizzando bene, nell’ancora inedito corale
noir Aspettando il sole di Ago Panini, Venitucci ribadisce sfrontatezza non volgare capace d’interagire con attori più esperti.
E’ stato fra gli otto giovani talenti italiani presentati a fianco di altrettanti attori
giovani di Francia in una significativa passerella alla Festa del Cinema di Roma
2007; e non ha disdegnato teatro curioso e fiction seria (Codice rosso, I R.I.S.).
Se una parola sola dovesse inquadrarlo, azzarderemmo: passione (Mediterranea).
A mole on the cheek like De Niro (already), a pure Apulian like his non-rival
Riccardo Scamarcio and the affectionate guru Sergio Rubini who discovered
him and jousted him into the role of the provincial braggart for Tutto l’amore
che c’è, 2000- Michele Venitucci (1975) technically incarnates a simple figure
yet makes an impact. Just like when he was the twisted brother of Maya Sansa
and boxer at the margins giving and taking blows of existential value in Fuori
dalle corde by Bernasconi, a role that won him the Pardo for interpretation at the
Locarno Film Festival in 2007 (shared no less than with the total Michel Piccoli).
Comedy? Michele can do it, better still if it’s fantastic romantic comedy. Here
he is powerfully sought after by the changing personalities of Valentina Cervi/
Violante Placido in L’anima gemella also by Sergio Rubini, 2002. And characterising well in the still unreleased black choral Aspettando il sole by Ago Panini,
Venitucci boldly repeats yet not in a vulgar manner that he able to interact with
more experienced actors.
He was one of the eight young Italian talents presented alongside other young
actors in France at an important show at the Rome Cinema Festival 2007. He hasn’t taken a dislike to curious theatre and serious fiction (Codice rosso, I R.I.S.).
If one word could sum him up, we would hazard passion (Mediterranean).
Maurizio di Rienzo
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Worshop Stage e Premi Linea d’Ombra
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Gianni Zanasi Reale ironia della vita-rigorosa, leggerezza del
dramma: regista succhiasangue (positivo) di attori e percettivo
democratico fuori dai cori, Gianni Zanasi (Modena 1965) è autore rapido ma riflessivo, lunare però pragmatico. Dal premiato
cortometraggio Le belle prove, 1993, nasce il suo film d’esordio invitato nella indipendente Quinzaine di Cannes, l’acuto e
policromo Nella mischia, 1995: cinque adolescenti di periferia
romana colti e pennellati fra scuola e lavoro, cioè sull’orlo di
una crisi di futuro (già allora…); poi Fuori di me, 1999, sfacciata
e ispida docufiction in cui attori di Nella mischia calano a Bari per presentare
quel film in altra periferia tosta fra surreali minidivismo e casini; nell’intelligente
lieve A domani, 1999 (concorso a Venezia) la non banale adolescenza di fratellino e sorella in fuga da provincia a Bologna (ennesimi non attori diretti ok da
Zanasi) è buffamente d’impatto, e se c’è minimalismo non è modaiolo, anzi. E
ora Non pensarci (Giornate Autori Venezia 2007) coinvolgente per come costruisce e centra su una famiglia romagnola il concetto di borghesia normalmente
anormale fra paradossi e contrasti, ottimi attori e guizzi in contropiede. Zanasi
quindi regista rock e outsider che sa raccontare l’Italia, in fondo, qualsiasi.
The real irony of the strict life and lightness of drama, a (positive) bloodsucking
director of actors and democratic perceptual outside the cores, Gianni Zanasi
(Modena 1965) is a rapid yet reflexive artist, lunar yet pragmatic. From the prizewinning short film Le belle prove, 1993, his debut film was made and invited to
the independent Directors’ Fortnight in Cannes, the acute and multicoloured
Nella mischia, 1995: five adolescents from the Rome suburbs gathered together
and depicted between school and work, that is to say, on the brink of a future
crisis (already then…). This was followed by Fuori di me, 1999, a cheeky and bristly docufiction in which the actors in Nella mischia go down to Bari to present
the film in another tough suburb between surreal small-scale star megalomania
and brothels. Then there was the lightly intelligent A domani, 1999 (Venice contest) with the non-banal adolescence of a younger brother and sister running
away from the province to Bologna (to the nth degree not actors directed ok by
Zanasi), which is funny in terms of its impact and if there is minimalism isn’t
Modaiolo instead. Now there is Non pensarci (Venice Days 2007), which is all-involving in how it builds and bases the concept of usually abnormal bourgeoisie
on a Romagnola family among paradoxes and contrasts, excellent actors and
break-back flickers. Zanasi is therefore a rock director and outsider who knows
how to recount any Italy in the end.
Maurizio di Rienzo
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9-04-2008, 0:28:00
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scripta
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Processo al ‘68
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9-04-2008, 0:28:01
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Note per l’istruttoria
Processo al ’68
Diceva Engels (o forse Marx, non vado più tanto bene con le citazioni) che è l’anatomia dell’uomo che spiega quella della scimmia,
che è il presente che spiega il passato, individuando, in quello che
è accaduto tempo fa, ciò che ha avuto sviluppo e ciò che invece è
stato caduco.
Del movimento del ‘68 dobbiamo capire innanzitutto che cosa ha
lasciato, e poi se ha ben operato: quel movimento ha reso il mondo
migliore di prima? Ha aiutato le persone a vivere meglio?
E’ difficile trovare, in un movimento che ha coinvolto giovani di tutto
il mondo, delle linee direttrici chiare e inequivocabili. I giovani che
protestavano a Praga avevano un problema diverso da quelli di Berkeley, e quelli di Città del Messico si preoccupavano di cose differenti dai ragazzi della Rive Gauche. Ma alcuni punti dobbiamo individuarli, e il primo, il più importante, è ovvio, a mio avviso, è quello
relativo alla ribellione alla società dei padri. Il fastidio, l’ostilità,
l’insofferenza, l’odio verso una società rigida, formale, autoritaria,
gerarchica erano la cifra comune a tutti i movimenti, in ogni parte
del mondo. I giovani non ne potevano più della ottusità dell’insegnamento calato dall’alto, di un sapere che non aveva più anima,
che non serviva più ad affrontare il presente. E parlo dei giovani
eccellenti, i primi della classe, quelli del 30 e lode erano tutti o quasi dalla
parte del movimento, spesso ne erano i leader: nel ‘68 i giovani volevano
una società, una scuola, un’università, che offrisse maggiori opportunità
ai meritevoli, che rompesse i vecchi equilibri basati sulla tradizione, che si
confrontasse con l’attualità.
E, nella battaglia contro i padri c’era anche direttamente quella contro la
famiglia, considerata luogo oppressivo, in cui si trasmettevano valori autoritari, in cui il ruolo femminile era sottovalutato e disconosciuto. La rivoluzione sessuale, come fu definita, era una conseguenza di quella ribellione:
si scopriva un ruolo paritario tra uomini e donne, e si dava valore al sesso,
indipendentemente dalla sua funzione riproduttiva (e peccaminosa).
Su questi punti il ‘68 ha vinto, la società e il costume sono cambiati nella
direzione richiesta dai contestatori, e chi scrive è convinto che così il mondo
è davvero diventato migliore, che su questo capo di imputazione il movimento va assolto.
Per la politica il discorso è diverso, anche se il movimento fu, a mio avviso,
pre-politico: il movimento lottava contro il “sistema” non contro il governo, la politica interessava in modo trasversale. Il modello era quello della
democrazia diretta, la mediazione, che è la funzione della politica, non era
certo tema all’ordine del giorno. Da una parte c’era l’assemblea come luogo
di formazione della decisione, dall’altra si affermava la presenza di leader
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Festival Culture Giovani_Scripta
carismatici che guidavano le assemblee e le dominavano con la loro retorica. Maggioranze e minoranze si formavano all’interno delle assemblee,
senza configurazioni precostituite di posizioni, senza il filtro delle appartenenze e delle ideologie, men che meno delle organizzazioni di partito. Il
movimento non cercava alleanze, non era realista né riformista, non voleva
intermediari. Anche in questo esprimeva una modernità che oggi sta maturando al massimo livello: usando il linguaggio attuale diremmo che quella
era la culla dell’anti-politica, non il luogo dell’eccesso di politicizzazione
che è stato dipinto da qualcuno. Anche su questo, dunque, il ‘68 ha affermato un modello in cui la politica perde peso, i bisogni vengono espressi
direttamente senza filtri, in cui il leader è l’unico vero intermediario.
Questo aspetto è, a mio avviso, legato a un altro: la spettacolarizzazione
della comunicazione politica. Anche qui uso un termine di oggi, che allora
non esisteva, ma mi sembra che i due aspetti – fine della mediazione e comunicazione spettacolare – siano legati. La comunicazione politica nel ‘68 è
legata a fenomeni di creatività che si richiamano alle avanguardie artistiche
di inizio secolo. Dalla parola d’ordine ironica, al manifesto di grafica provocatoria, allo slogan gridato nei cortei aritmicamente, la comunicazione
è collettiva e tendente allo spiazzamento (Siamo concreti, chiediamo l’impossibile! L’immaginazione al potere! ), l’obiettivo è épater le bouorgeois…
La comunicazione non è più affidata alla riflessione critica della rivista,
alla retorica del comizio, alla mediazione dell’ideologia, ma appunto alla
creatività e all’uso, ingenuo ma sempre più consapevole, dell’impatto mediatico (non è un caso che ci siano più ex-sessantottini nei media, che nella
politica).
Tutti elementi che segnano la politica attuale, e che definiscono un’altra vittoria del ‘68. Non è quello che, consapevolmente, i contestatori cercavano,
ma è quello che hanno ottenuto. Su questo esito chi scrive, qualche dubbio
ce l’ha. E quindi non lo assolve il movimento, ma nemmeno lo condanna.
Rinviamo l’udienza tra dieci anni, e, al mezzo secolo, ne riparliamo.
Note for the instruction
Engels (or perhaps Marx, I’m no longer very good with quotations) said
that man’s anatomy, which explains that of the monkey and explains the
past in the present, by identifying it in what happened some time ago, which is to say that it developed and what happened instead.
From the movement of 1968 we must understand above all what it left
behind and then if it worked well: firstly, did this movement make the world
better? Did it help people to live better?
It is difficult to find clear and unequivocal guidelines in a movement that involved young people from all over the world. The young people who protested in Prague had a different problem than those in Berkeley and those in
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Processo al ’68
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Mexico City were concerned with different things than the young of the Rive
Gauche. However, we must identify some point and the first one, the most
important point, is obvious in my opinion. It regards the rebellion against
the society of fathers. The bother, hostility, insufferance and hate towards
a rigid, formal, authoritarian and hierarchical society were the common
factors of all the movement wherever they were in the world. Young people
could no longer put up with the vacuity of the teaching coming from high
up, knowing that it no longer had a soul that was no longer needed to tackle the present. I am speaking about excellent young people, those first in
their classes, those with full marks were all or mostly all participants in the
movement and they were often the leaders. In 1968 the young people then
wanted a society, school and university that offered more opportunities to
those who deserved them, which broke the old equilibriums based on tradition that compared with current events.
And in the fight against the fathers, there was also a battle directly against
the family, which was considered to be an oppressive place, in which authoritarian values were transmitted and where the role of the female was undervalued and unacknowledged. The sexual revolution, as it was defined,
was a consequence of this rebellion. An equal role was discovered between
men and women and this gave value to sex, regardless of its reproductive
(and sinful) function.
On these points, 1968 won. Society and its costumes changed in the direction requested by the protesters and I am convinced that the world therefore actually became a better place, for which the movement was dissolved
on this leading charge.
The discussion is different for politics, even though the movement was prepolitical in my opinion. The movement fought against the “system” and not
against the government, so politics were involved as a sideline. The model
was of direct democracy, mediation, which is the role of politics, but this
certainly wasn’t the theme for the day. On one side, there was the assembly
as a place for decision-making and on the other side, the presence of charismatic leaders was affirmed who guided the assemblies and dominated
them with their rhetoric. Majorities and minorities were formed within these
assemblies, without a preset configuration of positions, without the filter of
belongings and ideologies, let alone the party’s organisations. The movement did not look for alliances, it wasn’t realist or reformist and it didn’t
want intermediaries. This also expressed a modernity that is now being consolidated at the maximum level: using the current jargon we will say that
it was the cull of anti-politics and not the place of excessive politicization
that was depicted by someone. Also as regards this, 1968 affirmed a model
in which politics loses its weight, the needs are expressed directly without
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Festival Culture Giovani_Scripta
being filtered, in which the leader is the only real intermediary.
In my opinion, this aspect is linked to another: the spectacularisation of
political communication. I also use today’s term here, which did not exist
back then, but it seems to me that the two aspects – the end of mediation
and spectacular communication – are linked. The political communication in 1968 is linked to phenomena of creativity that refer to the artistic
avant-garde at the start of the century. From the ironic word of order to the
graphically provocative manifest and the slogan shouted unsteadily in the
courts, the communication is collective and tends towards wrong-footing
(we are concrete, we ask the impossible! Power to the imagination! ), the
aim is to épater le bouorgeois… The communication is no longer entrusted
to the critical reflection of magazines, the rhetoric of the assembly and the
mediation of ideology, but actually to creativity and being used, ingenuous
yet increasingly aware of the media impact. (It isn’t random that there are
more former 1968 protesters in the media than in politics.)
All these element mark current politics and they define another victory
of1968. It isn’t what the protesters were knowingly looking for, but it is
what they obtained. Those who write about this outcome have some doubts. Therefore the movement wasn’t dissolved, yet neither was it condemned. Let’s postpone the hearing for another ten years and we’ll talk about
it again mid-century.
Miki Rosco
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Processo al ’68
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Stefano Catucci è nato a Roma nel 1963. Insegna estetica
presso la Facoltà di Architettura – Valle Giulia dell’Università di Roma La Sapienza. I suoi studi si concentrano sulla
ricognizione dello spazio architettonico in rapporto ai
grandi problemi sollevati dalla filosofia contemporanea.
Ha pubblicato, tra l’altro, i volumi La filosofia critica di
Husserl (1995) e Introduzione a Foucault (2000) e, insieme a Umberto Cao,
Spazi e maschere, 2001.
Ha anche sviluppato, con una metodologia ibrida tra filosofia, critica e storia della musica, originali lavori sull’estetica musicale barocca. Collabora
con Rai Radio Tre e il quotidiano Il manifesto.
Stefano Catucci was born in Rome in 1963. He teaches aesthetics at the
Faculty of Architecture of the University of Valle Giulia, Rome La Sapienza.
His research concentrates on the recognition of the architectural space in
relation to the big problems raised by contemporary philosophy. Among
other things, he has published the volumes La filosofia critica di Husserl
(1995) and Introduzione a Foucault (2000) and, with Umberto Cao, Spazi e
maschere, 2001.
He also developed original works on Baroque musical aesthetics with a
hybrid methodology between philosophy, criticism and history of music. He
works with Rai Radio Tre and the daily newspaper Il manifesto.
Renato Nicolini è nato a Roma nel 1942; professore
ordinario di Composizione Architettonica dell’Università
“Mediterranea” di Reggio Calabria, è stato Deputato al
Parlamento, Consigliere Comunale a Roma, Assessore nei
comuni di Roma e Napoli. È autore di testi teatrali quali
Addio D’Artagnan, Tre veleni rimesta e l’antidoto avrai,
La circolare ministeriale. È stato anche Direttore Artistico
di Volterrateatro, Vicepresidente della Fondazione “Festival dei due mondi” di Spoleto e Commissario del Teatro
Stabile dell’Aquila; fa parte del gruppo di critici votanti del
Patalogo e scrive di teatro sull’Unità.
Renato Nicolini was born in Rome in 1942. A regular professor of Architectural Composition at the “Mediterranea” University of Reggio Calabria, he
was Deputy to the Parliament, City Councillor in Rome, and Councillor in the
municipalities of Rome and Naples. He is the author of theatrical texts such
as Addio D’Artagnan, Tre veleni rimesta e l’antidoto avrai and La circolare
ministeriale. He was also the Artistic Director of Volterrateatro, Vice-President of the “Festival dei due mondi” Foundation of Spoleto and Commissioner of the Teatro Stabile of L’Aquila. He was part of the group of voting
critics of Patalogo and writes on the theatre in L’Unità.
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Festival Culture Giovani_Scripta
Michele Placido nasce in provincia di Foggia nel 1946.
Lavora con registi come Luca Ronconi, Giorgio Strehler,
Giuseppe Patroni Griffi, Mario Monicelli, ma la popolarità
arriva con il ruolo del “commissario Cattani” de La piovra
che interpreta dal 1984 fino al 1989. Nello stesso anno
esordisce alla regia con Pummarò, cui seguono Le amiche
del cuore (1992), Un eroe borghese (1995), Del perduto
amore (1998), Romanzo criminale (2005). Nel 2002 presenta alla Mostra del cinema di Venezia Un viaggio chiamato amore e nel 2004 Ovunque sei.
Michele Placido was born in the province of Foggia in 1946. He worked with
directors like Luca Ronconi, Giorgio Strehler, Giuseppe Patroni Griffi, and
Mario Monicelli, but his popularity was gained with the role of Commissioner Cattani in La piovra, which he interpreted from 1984 to 1989. He made
his directing debut in the same year with Pummarò, followed by Le amiche
del cuore (1992), Un eroe borghese (1995), Del perduto amore (1998), and
Romenzo criminale (2005). In 2002 he presented Un viaggio chiamato amore at the Venice Film Festival and in 2004 Ovunque sei.
Marcello Veneziani è nato a Risceglie nel 1955 e vive
a Roma. Scrittore, giornalista e studioso di filosofia, è
autore di vari saggi, tra gli altri: Sinistra e destra (1995),
L’Antinovecento (1996), Decamerone italiano (1997), Il
secolo sterminato (1998), 68 pensieri sul ’68 (1998). È
editorialista del Giornale e del Messaggero; collabora alla
Rai, di cui è stato consigliere d’amministrazione. È stato
fondatore dei settimanali L’Italia e Lo Stato. Dal 2002 è presidente del comitato scientifico della “Fondazione Città del Libro onlus” che organizza “La
Città del libro”, rassegna nazionale degli editori, a Campi Salentina (Lecce).
Attualmente è direttore editoriale della rivista Il Borghese.
Ha appena pubblicato Rovesciare il ‘68. Pensieri contromano su quarant’anni di conformismo di massa.
Marcello Veneziani was born in Risceglie in 1955 and lives in Rome. Writer,
journalist and philosophy scholar, he is the author of various essays, including Sinistra e destra (1995), L’Antinovecento (1996), Decamerone italiano
(1997), Il secolo sterminato (1998) and 68 pensieri sul ’68 (1998). He is a
columnist of Il Giornale and Il Messaggero. He works with Rai, of which he
is a director. He was the founder of the weeklies L’Italia and Lo Stato. Since
2002, he has been president of the scientific committee of the “Fondazione
Città del Libro onlus”, which organises “La Città del libro”, the national
exhibition of editors, at Campi Salentina (Lecce). He is currently the editorial director of the magazine Il Borghese. He has just published Rovesciare il
‘68. Pensieri contromano su quarant’anni di conformismo di massa.
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Voci ribelli
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La strage delle illusioni
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Festival Culture Giovani_Scripta
ovvero
Di cosa parliamo quando parliamo di ribellione,
specie quando ci chiediamo che cosa ci siamo ribellati a fare
se poi ci dovevamo trovare con le famiglie a carico
Chissà che cos’è stato, esattamente, il Sessantotto. A rivederlo da un millennio così malmesso, viene quasi da rallegrarsi all’idea che non sia vissuto
abbastanza a lungo per sciropparselo. In fondo non è mica un male che le
cose muoiano, specie se hanno avuto un buon motivo per vivere.
Il Sessantotto, forse, è stato soprattutto il suo seguito. Quello che è venuto
dopo. Quello ch’è rimasto, e anche quello che s’è perso.
Uno dei risvolti migliori del Sessantotto è stato quello del superamento
della dicotomia fallimento–successo. Non sappiamo se il Sessantotto abbia
fallito o vinto. Non sappiamo nemmeno se, dopo di lui, questa distinzione
abbia ancora senso. Esiste per caso una sola generazione al mondo successiva al Sessantotto che non si sia posta il problema di un precedente del
genere, di una generazione, cioè, che aveva rimesso tutto in discussione,
dalla politica alla camera da letto, dubitando d’ogni cosa, dal governo al padreterno, dai sentimenti alle regole, mandando in giro l’idea che nulla fosse
per sempre, che tutto si dovesse rifondare e ridiscutere, che la vita fosse un
affare appartenente a chiunque l’avesse, e dunque non ammettesse padroni, dei, gerarchie, legami e carceri di alcun tipo?
Impossibile. Talmente impossibile che ne parliamo ancora.
Di cosa parliamo, allora, quando parliamo del Sessantotto e degli anni che
l’hanno seguito? I figli che quel movimento ha avuto dove sono adesso?
Cos’hanno guadagnato, cos’hanno perso? Le loro illusioni sono state tutte
abbattute, o qualcuna respira ancora?
Proviamo a parlarne con due testimoni di una generazione che ha creduto
in una rivoluzione possibile, e con fatica e determinazione ha tenuto saldo
il timone della dignità del proprio linguaggio artistico.
Uno è un editore, e pure filosofo. Sotto la sua direzione, la casa editrice Neri
Pozza sta conoscendo una delle stagioni più intense e felici di un percorso
che fin dalla sua nascita, nel 1946, ne ha fatto una delle protagoniste della
storia dell’editoria italiana. L’altra, faceva e fa la scrittrice: parlava di sesso
e di politica scavando nei rapporti fra i sessi con chirurgia bergmaniana in
anni cui era tutt’altro che semplice provare a raccontare la verità delle relazioni interpersonali, e a tutt’oggi vive la lettura come una forma di militanza
civile. Due combattenti armati di libri e word processor: Giuseppe Russo e
Lidia Ravera.
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Voci ribelli
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The massacre of illusions
or
What are we talking about when we say rebellion,
especially when we ask ourselves why did we rebel
if we then have to find ourselves with the responsibility of a family?
Who knows exactly what 1968 was. Looking at it from a millennium that is
in such a bad state, they almost brighten up to the idea that they haven’t
lived long enough to put up with it. In the end, it isn’t such a bad thing that
things die, especially if they had a good reason to live.
Perhaps 1968 was above all its follow-up, what happened afterwards. What
was left and also what was lost.
One of the best implications of 1968 was the overcoming of the failure-success dichotomy. We don’t know if 1968 failed or won. We don’t even know if
this distinction still has sense after then. Does just one generation perhaps
exist to the time after 1968 that wasn’t posed a problem of a previous genre
and generation, namely which put everything up for discussion again, from
politics to the bedroom, doubting everything, from the government to God,
from sentiments to rules, giving out the idea that nothing lasts forever, that
everything has to be re-established and discussed again, that life is an
affair belonging to whoever has it and therefore does not allow owners of
hierarchies, links and prisons of any type?
Impossible. So impossible that we are still talking about it.
So what are we talking about then when we speak about 1968 and the years
that followed it? Where are the children of that movement now? What did
they gain? What did they lose? Their illusions were all shot to pieces or does
someone still breathe this?
We try to talk with two witnesses of a generation who believed in a possible
revolution and held the helm firm of the dignity of their artistic language
with fatigue and determination.
One is a publisher and a pure philosopher. Under his management, the
publishing house Neri Pozza is experiencing one of its most intense and
happiest seasons of a path that has been one of the leaders of Italian publishing history since its foundation in 1946. The other witness was and still
is a writer. She spoke about sex and politics, digging into the relationships
between genders with Bergmanian surgery when it was anything other than
straightforward to try to recount the truth about interpersonal relations and
the literature still lives on as a form of civil militancy today. Two armed fighters of books and word processors: Giuseppe Russo and Lidia Ravera.
Diego De Silva
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200
Festival Culture Giovani_Scripta
Lidia Ravera è nata a Torino nel 1951; vive e lavora a
Roma. Ha raggiunto la notorietà nel 1976 con il romanzo Porci con le ali scritto a quattro mani con Marco
Lombardo Radice. Il libro racconta la storia d’amore tra
due adolescenti, attraverso la quale gli autori tracciano
un affresco sulla generazione del sessantotto, sui suoi
miti e ideali. Ha scritto in seguito diversi romanzi tra i
quali L’eterna ragazza (2006), Sorelle (2006), In fondo,
a sinistra... (2005), Il freddo dentro (2003), La festa è
finita (2003), Il paese all’incontrario (2002), Né giovani
né vecchi (2002), Il lungo inverno fiorito e altre storie
(2001), Maledetta gioventù (2000), alcuni saggi e ha pubblicato dei racconti
per gli Oscar Mondadori. Ha collaborato a numerose sceneggiature per il
cinema e per alcune serie televisive della RAI. Le principali sono: Porci con
le ali, per la regia di Paolo Pietrangeli; Oggetti smarriti e Amori in corso,
per la regia di Giuseppe Bertolucci; Una vita in gioco 1 e 2, serie televisiva
prodotta da RaiDue e Dopo la tempesta, regia di Antonio e Andrea Frazzi.
Dal giugno del 2001 organizza a Maratea un convegno a cadenza annuale
sul tema “Chi ha paura delle vacanze?”. L’appuntamento riunisce scrittori,
sociologi, filosofi, storici, antropologi e personaggi del mondo dello spettacolo per confrontare ricerche, esperienze e testimonianze sul fenomeno
delle vacanze e sull’uso del tempo libero.
Lidia Ravera was born in Turin in 1951. She lives and works in Rome. She
achieved fame in 1976 with the novel Porci con le ali, written with Marco
Lombardo Radice. The book recounts the love story between two adolescents, through which the authors outline a depiction on the 1968 generation, its legends and idols. She then wrote several novels including L’eterna ragazza (2006), Sorelle (2006), In fondo, a sinistra... (2005), Il freddo
dentro (2003), La festa è finita (2003), Il paese all’incontrario (2002),
Né giovani né vecchi (2002), Il lungo inverno fiorito e altre storie (2001)
and Maledetta gioventù (2000), some essays and published accounts for
Oscar Mondadori. She worked with many screenplays for the cinema and
some RAI television series. The main ones were Porci con le ali, directed by
Paolo Pietrangeli; Oggetti smarriti e Amori in corso, directed by Giuseppe
Bertolucci; Una vita in gioco 1 e 2, a television series produced by RaiDue
and Dopo la tempesta, directed by Antonio and Andrea Frazzi. Since June
2001, she organised an annual conferences in Maratea on the subject “Who
is scared of holidays?”. The event brings together writers, sociologists,
philosophers, historians, anthropologists and show-business personalities
to tackle research, experiences and testimonies on the phenomenon of holidays and the use of leisure time.
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Voci ribelli
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Giuseppe Russo was born in 1952. He graduated in philosophy and gained a research doctorate at the University of Naples.
He edited the works of Walter Benjamin
and F.W.J. Schelling.
Among his writings, there is Sulla Potenza.
Da Aristotele a Nietzsche (with Massimo De Carolis, Francesco Fusillo and
Maurizio Zanardi) and Politica (with Giorgio Agamben, Alain Badiou and
Jean-Luc Nancy). Since 2000 he has been the editorial director of the publishing house Neri Pozza and since 2007 he has been the editorial director
of the NPE group (Neri Pozza editore and Giano editore).
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© Basso Cannarsa
Giuseppe Russo è nato nel 1952. Si è
laureato in filosofia e ha conseguito il dottorato di ricerca all’Università di Napoli. Ha
curato opere di Walter Benjamin e di F.W.J.
Schelling.
Tra i suoi scritti Sulla Potenza. Da Aristotele a Nietzsche (con Massimo De Carolis,
Francesco Fusillo e Maurizio Zanardi) e Politica (con Giorgio Agamben, Alain Badiou e
Jean-Luc Nancy). Dal 2000 è direttore editoriale della casa editrice Neri Pozza e dal
2007 direttore editoriale del gruppo NPE
(Neri Pozza editore e Giano editore).
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Festival Culture Giovani_Evento collaterale
Come eravamo. Movimento e cultura a Salerno dal ’68
Mostra fotografica di Ugo Di Pace
Salerno vive il movimento del sessantotto in coerenza con quello che
accade nel resto del paese. Siamo in provincia ma negli anni 70 succede,
nel bene e nel male, quello che succede altrove.
Politica e cultura si intrecciano, e in città ci sono sia un gruppo di giovani
che iniziano a fare politica nel movimento e nei partiti della sinistra, e che
poi giocheranno un ruolo anche a livello nazionale, sia degli intellettuali
che segnano la vita culturale cittadina con influenze che arrivano a oggi. Ma
abbiamo anche il primo omicidio “politico” della stagione, con una visibilità
non solo nazionale di Salerno; l’omicidio del giovane di destra Falvella, e il
processo a Marini, l’assassino, le danno un’attenzione mediatica di cui si
sarebbe volentieri fatto a meno.
Ugo Di Pace racconta questa città con le sue foto esposte alla mostra nel
Complesso Monumentale di Santa Sofia. Sono foto di un intellettuale
impegnato, di quella straordinaria genia che intendeva la politica intrecciata
con la ricerca culturale e che pensava di rendere la società migliore con la
sua arte. Una razza oramai in estinzione, ma che ha lasciato tracce utili a
capire come era il mondo di allora. Meglio o peggio, lo decideranno anche i
visitatori della mostra.
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Mostra fotografica
203
How we were. Movement and culture in Salerno since
1968
Photographic exhibition by Ugo Di Pace
Salerno experienced the 1968 movement in line with what happened in the
rest of the country. We might be provincial, but what took place here in the
1970s was more or less what happened elsewhere.
Politics and culture entwined and there were both groups of young people
in the city who had started to involve politics in the movement and in the
left wing parties, and which then played a role also on a national level,
and groups of intellectuals who marked the cultural life of residents with
influences that are still in place today. However, we also had the season’s
first
“political”
killing,
with visibility given to
Salerno that wasn’t purely
national. The killing of the
young right-wing Falvella
and the process of Marini,
the assassin, gave the city
media attention that it could
have happily done without.
Ugo Di Pace recounts this
city with his photos shown
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204
Festival Culture Giovani_Evento collaterale
at the exhibition in the Complesso Monumentale di Santa Sofia. They are
photos of a committed intellectual of that extraordinary genius that meant
politics to be entwined with the cultural search and who thought he could
make society better through his art. A race that is now virtually extinct, but
who left traces that are useful for understanding how the world was back
then. Better or worse, this will be decided by the visitors to the exhibition.
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Music-K
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Festival Culture Giovani_Music-K
Musica Ribelle
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Assurto di recente alla grande (pur se discussa) popolarità televisiva
con il programma “X Factory”, Morgan è uno dei grandi talenti della
musica contemporanea italiana. Dopo aver suonato per nove anni nel
gruppo rock Bluvertigo, riparte da una nuova prospettiva e per due anni
si tuffa nella realizzazione del suo primo disco solista, Canzoni dell’appartamento, che vince la Targa Tenco come migliore album d’esordio del
2003. Bissa la Targa Tenco con il cd successivo ma in tutt’altra categoria,
quella degli interpreti, perché il disco è una riproposizione filologica
eppure personale dello storico Non al denaro, non all’amore né al
cielo di De André. L’anno scorso torna con un nuovo eccellente album
da cantautore (Da A ad A), voltando in elettronica integrale il carattere
acustico-sinfonico del precedente. Per quest’anno è già preannunciata
una reunion con i Bluvertigo. Nel frattempo Morgan si è sempre più innamorato dei primi cantautori italiani degli anni ‘60, tanto da non mancare
mai ai più prestigiosi tributi live e discografici ai classici della canzone
italiana d’autore. Con tutte queste eterogenee premesse, l’incontro in
parole e musica con Morgan, condotto da Enrico de Angelis, giornalista e
direttore artistico del Club Tenco, non può che preannunciare faville.
Recently risen to great television popularity (albeit much discussed) with
the programme “X Factor”, Morgan is one of the great talents on the contemporary Italian music scene. After having played for nine years in the rock
group Bluvertigo, he started out again with a new goal and threw himself
into the creation of his first solo record for two years, Canzoni dell’appartamento, which won the Targa Tenco as best debut album in 2003. He won
the Targa Tenco again with his next CD, but in another category, that of
interpretations, as the record is a philosophical yet personal re-proposal of
the historic Non al denaro, non all’amore né al cielo by De André. Last year,
he returned with an excellent new singer-songwriter album (Da A ad A), turning the acoustic and symphonic nature of the previous record into integral
electronic music. A reunion with Bluvertigo has already been announced
for this year. In the meantime, Morgan is even more in love with the first
Italian singer-songwriters of the 1960s, so much so that he never misses
live tributes and discographics to the classics of Italian songwriting. With all
these general introductions, the meeting of words and music with Morgan,
conducted by Enrico de Angelis, journalist and artistic director Club Tenco,
cannot do anything other than make sparks fly.
Enrico De Angelis
FCG2008_impag 206
9-04-2008, 0:28:06
MusicaRibelle
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Enrico de Angelis è giornalista, critico musicale e
storico della canzone italiana. Ha scritto o curato numerosi libri e collane in materia di canzone d’autore,
espressione coniata per la prima volta da lui stesso.
Ha firmato le raccolte integrali dell’opera di Jacques
Brel e Luigi Tenco, e volumi su Paolo Conte e sulla
storia del Club Tenco nel quale opera dall’anno di
fondazione, il 1972, e ne è tuttora il responsabile
artistico. Presta direzione o consulenza artistica per
numerose manifestazioni musicali.
Enrico De Angelis is a journalist, music and historical critic of Italian song.
He has written or edited many books and series on “canzone d’autore” (singer-song writing), a term that he himself coined for the first time. He signed
off on the integral collections of the work by Jacques Brel and Luigi Tenco
and the volumes on Paolo Conte and the history of Club Tenco, for which
work he has worked as the artistic manager since the year of foundation in
1972 and is still such today. He provides management or artistic consultancy for many musical shows.
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Morgan
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Festival Culture Giovani_Music-K
Marco Castaldi, in arte Morgan, nato a Milano il 23 dicembre 1972, è un
cantante, autore e musicista italiano.
Nel 1986 inizia il suo sodalizio musicale con Andrea Fumagalli, con cui nel
1991, insieme a Sergio Carnevale e Marco Pancaldi, poi sostituito da Livio
Magnini, fonda i Bluvertigo. Nel 1995 il gruppo pubblica il primo album,
Acidi e basi. Nel 1997 Metallo non metallo, a cui segue Zero (1999) che
chiude la cosiddetta trilogia chimica. I tredici brani che compongono Zero
sono stati pubblicati dalla Bompiani in una raccolta poetica dal titolo Dissoluzione, con un cd contenente Canone inverso, esperimento dei Bluvertigo
e dei poeti Alda Merini, Manlio Sgalambro, Enrico Ghezzi e Murray Lachlan
Young. Nel maggio del 2003 è uscito Canzoni dell’appartamento, il primo
album da solista di Morgan, con il quale ha vinto il premio Tenco. È del 2004
la sua prima colonna sonora composta per il film di Alex Infascelli Siero delle vanità. Nel 2005 ha pubblicato un remake del noto album Non al denaro,
non all’amore né al cielo, inciso nel 1971 da Fabrizio De André ed ispirato
all’Antologia di Spoon River di Edgar Lee Masters.
Il suo nuovo album “Da A ad A” è uscito ad aprile 2007 per la Sony/BMG.
Marco Castaldi, stage name Morgan, born in Milan on 23 December 1972, is
a singer, songwriter and Italian musician.
In 1986, he started his musical association with Andrea Fumagalli, with
whom he set up Bluvertigo in 1991, together with Sergio Carnevale and Marco Pancaldi, who was then replaced by Livio Magnini. In 1995, the group released its first album, Acidi e basi. In 1997 Metallo non metallo, followed by
Zero (1999), which ended the so-called chemical trilogy. The thirteen tracks
that compose Zero were published by Bompiani in an anthology of poetry with the title
Dissoluzione, with a CD containing Canone
inverso, an experiment by Bluvertigo and
the poets Alda Merini, Manlio Sgalambro,
Enrico Ghezzi and Murray Lachlan Young.
In May 2003, Canzoni dell’appartamento
came out, which was Morgan’s first solo
album, with which he won the Tenco award.
In 2004 he composed his first film soundtrack for the film Siero delle vanità by Alex
Infascelli.
In 2005 he released a remake of the wellknown album Non al denaro, non all’amore
né al cielo, which was recorded in 1971 by
Fabrizio De André and aspired to the Anthology of Spoon River by Edgar Lee Masters.
His new album “Da A ad A” came out in April
2007 for Sony/BMG.
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Baustelle
ConcertiLive
Baustelle: cantiere, o anche work in progress, in divenire.
E’ questa l’etimologia della teutonica parola, come a dire: giovani
toscani crescono e lo fanno con impegno e dedizione. Sono quattro
i dischi all’attivo della band formata da Francesco, Claudio e Rachele: lavori dove è viva la rabbia giovane, e dove rimane integro
l’impegno e la dedizione alla creazione.
Cantori pop di un’italica decadenza specchio e frutto di una globalizzata e planetaria devianza, i Baustelle omaggiano il vivere comune, la lenta quotidianità, il torpore della provinciale periferia, ma
al contempo affondano lunghi con la parola che colpisce, ferendo.
Internet e la pornografia, la tv e la spettacolarizzazione della sofferenza, gli homeless e i serial killer. Ma anche la droga e la violenza, il sesso
liberatorio e le ambiguità, la politica ed il sindacato, nessuno è risparmiato,
compartecipi di quella progressiva ed inesorabile fine dei valori, dei principi
e degli ideali dell’umano dramma esistenziale.
La loro musica non rassicura, ma scuote conducendo verso derive vintage
fatte di poeti maledetti e new wave, eroi mitologici e muri di suoni, Morricone e Battiato, classicità gotica degli archi e dell’orchestra e attacco punk, la
protest song e il rock teso e potente.
Si muovono nella cupa metropoli del vivere cercando la luce e la salvezza.
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Festival Culture Giovani_Music-K
Pregano per noi peccatori con elegante sagacità. Lottano per la nostra precarietà con l’arte e il postmoderno realismo, e ci regalano un tempo per
ascoltare e gioire…riflettendo.
Perché amore fa rima con dolore e non solo con cuore…è questa la vera
rivoluzione.
Baustelle: construction site, or also
work in progress, in the making
This is the etymology of the German
work, just like saying that young
Tuscans grow and they do it in a committed and dedicated way. Four lively
records have been made by the band,
which is composed by Francesco, Claudio and Rachele: works in which young
rage is alive and where the commitment
and dedication to their creation remain
integral.
Pop cantors of a mirror of Italian decadence and the fruit of a globalised and
planetary deviance, the Baustelle pay
tribute to communal living, the slow
pace of everyday life and the deadness
of the provincial suburbs, but at the same time they go to great lengths
with the words that strike and injure. Internet and pornography, television
and the spectacularisation of sufferance, the homeless and serial killers,
but also drugs and violence, liberating sex and ambiguities, politics and
trade unions, no one is saved, being co-participants of this progressive and
unrelenting end of values, principles and ideals of the existential human
drama.
Their music does not reassure, it upsets driving towards vintage drifting
done by cursed poets and the new wave, mythological heroes and walls of
sound, Morricone and Battiato, Gothic classicism of the strings and orchestra and punk attack, protest songs and hard and powerful rock.
They move in the dark metropolitan of living looking for light and salvation.
They pray for us sinners with elegant sagacity. They fight for our precariousness with art and post-modern realism and they give us a time to listen and
rejoice, while we reflect.
Because love (“amore”) rhymes with pain (“dolore”) and not solely with
heart (“cuore”). This is a real revolution.
alfian
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Giardini di Mirò
ConcertiLive
Non si riesce ad essere padroni del tempo ma almeno si può
contribuire al suo divenire cercando di interpretare, sviluppare
ed esprimere propositivamente le proprie direttrici esteticocomunicative.
Con tre dischi all’attivo, una serie di ep, tanti concerti e apparizioni
pubbliche i Giardini di Mirò, partendo dalla periferia reggiana,
hanno cercato di spargere il seme della loro creatività, anche
quando c’era chi storceva il naso, tentando di scuotere le coscienze
sopite del pubblico del rock.
Post-rock, nu-wave ma anche alt-pop o indietronica, semplici
concetti derivativi che cercano di definire i diversi mutamenti e le
devianze successive che la musica attraversa negli ultimi anni.
Un melting pot creativo nel quale i GDM sguazzano apportando il
proprio contributo originale.
Si perché è questa la novità: riuscire ad esprimere la propria
inventiva sonica, la propria creatività armonica, partendo da un
punto comune sviluppato e tradotto in note. Una evoluzione di gusto, una
sensibilità intrinseca e personale che sfocia, senza difficoltà, nella propria
estetica musicale, frutto di un mix creativo di senso.
Abbandonata l’espressione musicale fatta solo di lunghe session
strumentali, che naufragano tra psichedelia e sound onirico, i GDM
inseriscono nel loro pentagramma la forma canzone plasmandola ed
adeguandola al proprio messaggio compositivo. Scelte forti, radicali, come
l’uso dell’inglese, l’utilizzo di arrangiamenti distanti da una consuetudine
compositiva tutta italiana, una musica contro che, scrollandosi di dosso
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Festival Culture Giovani_Music-K
tutta una serie di strette codificazioni di
genere, lascia sconcertati ma che entra a
pieno titolo in quell’estetica globalizzata
che fa dei GDM una band italiana, di
nascita e derivazione, ma cittadina del
mondo a tutti gli effetti.
Semplice crescita, miglioramento o forse
solo deriva, ascoltare per credere!
We cannot control time, but at least we
can contribute to its coming by trying to
interpret, develop and express its aesthetic
and communicative guidelines in advance.
With three active records, a series of
EPs, and many concerts and public
appearances, the Giardini di Mirò have
tried to spread the seeds of their creativity
starting in the outskirts of reggiana, also
when there were those who turned up their
noses, trying to shake up the dozing knowledge of the rock public.
Post-rock, new wave, but also alt-pop or Indietronica, simple derivative
concepts that try to define the different changes and consequent deviances
that the music has undertaken in the last few years.
A creative melting pot in which the GDM dabble, bringing their own original
contribution.
Yes, because this is the new thing: being able to express their own sonic
invention, harmonic creativity, starting from a common point that is
developed and translated into notes. A taste evolution and an intrinsic and
personal sensibility that flows into their own musical aesthetics without any
problems as the fruit of a creative mix of sense.
Having abandoned the musical expression that is only made up of long
instrumental sessions, which fall between the psychedelia and dream
sound, the GDM include the song form in their stave, stylizing and adjusting
it to their own composing message. Strong, radical choices, like the use of
English, the use of arrangements that are distant from a composing custom
that is completely Italian, a counter music that leaves you disconcerted,
behind which a whole series of strict codes of the genre are broken down,
but which fully enters that globalised aesthetic that makes the GDM an
Italian band in terms of birth and background, but a citizen of the world in
all effects.
Simple growth, improvement or perhaps only drift, listen to believe!
alfian
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‘68 in loop
VJ Set
‘68 in loop è un progetto nato da un’idea di Eddy Palescandolo
composta da un liveset musicale e video, il tutto rigorosamente
dal vivo e creato al momento. La performance video avviene contemporaneamente su tre schermi, ad opera del collettivo Ascolti
Audiovisivi, utilizzando immagini storiche, reportage televisivi,
spezzoni di concerti e riprese familiari in super8; due “Layer” in
continua osmosi, contenenti riferimenti all’immaginario di massa, costituiranno il terreno di base del set video: un primo livello
con immagini grafiche, foto, riviste d’epoca che appartengono
all’immaginario collettivo, un secondo livello con sottofondi psichedelici virati al rosso. L’opera di Nam June Paik, padre della
videoarte, inaugurata proprio nel 1968 con la mostra Electronic
Art, rimane un riferimento costante con sviluppi e rinterpretazioni del tutto personali. In questo contesto si inserisce il live musicale dei Minimono
che hanno come punto di partenza le produzioni sessantottine di Micheal
Nyman, che, pare, abbia usato per la prima volta il termine “minimalista”
in ambito musicale, “Electric ladyland” di Jimi Hendrix, “Magic bus” degli
Who, “Jhon Wesley Harding” di Bob Dylan, “White album” dei Beatles e
“Beggars banquet” dei Rolling Stones; ma, soprattutto, l’album “A raimbow
in a curved air” di Terry Riley, in cui la ripetizione, già utilizzata come elemento fontamentale dal compositore anni prima, venne portata all’estremo
e la musica divenne elettronica. Quest’ultimo disco, probabilmente, insieme ad alcune composizione di S. Reich, può essere considerato il padre
della tecno, del hip hop, dell’house music, e di tutta la musica elettronica
dei nostri giorni. L’idea è quella di estrarre dei campioni e, con l’ausilio di
mezzi digitali, ricucirli, sovrapporli, dargli un altro significato, arricchirli con
altri sample presi da tracce che sono state pubblicate in quell’anno così profondamente rivoluzionario. Esattamente come negli anni 60 fece Riley con
alcuni vecchi dischi di blues utilizzando dei registratori a nastro. Su queste
fondamenta, il dialogo tra la musica di Terry Riley e l’opera di Nam June
Paik, padre della videoarte, verrà instaurata la rivoluzione artistica di Paik;
le innovazioni nel campo dell’estetica, della grafica, del vivere quotidiano,
verranno sviluppate e reinterpretate per creare un dialogo continuo e biunivoco con il pubblico, non esaustivo ma pieno di rimandi e suggestioni.
‘68 in loop’ is a project that came from an idea by Eddy Palescandolo,
which is made up of a musical live set and video, all of which is strictly live
and created in the moment. The video performance takes place at the same
time on three screen with the work of the group Ascolti Audiovisivi by using
historical images, television reportage and clips from concerts and familiar
filming in super8; two Layers in continual osmosis containing references
to the mass imagination will act as the basis of the video set: a first level
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Festival Culture Giovani_Music-K
of graphic images, photos and magazines from the time that belong to
the collective imagination; a second level with psychedelic sub-levels
changing course in red. The work of Nam June Paik, the father of videoart,
who actually opened the Electronic Art show in 1968, remains as a constant
reference with completely personal developments and reinterpretations.
The live musical Minimono is included in this context, which has used the
1968 productions of Michael Nyman as a starting point, who seems to have
used the term “minimalist” for the first time in the musical field, “Electric
Ladyland” by Jimi Hendrix, “Magic bus” by The Who, “John Wesley Harding”
by Bob Dylan, “White album” by The Beatles and “Beggars banquet” by
The Rolling Stones, but, above all, the album “A rainbow in a curved air”
by Terry Riley, in which the repetitions already used as a fundamental
element by the composer years before is taken to the extreme and the
music become electronic. This last record can probably be considered as the
father of techno, hip hop, house music and all the electronic music of our
time, together with some compositions by S. Reich. The idea of extracting
samples and stitching them together and overlapping them with the use of
digital means gives them another meaning and enriches them with other
samples taken from tracks that were released in the year that was so deeply
revolutionary. Exactly like Riley did in the 1960s with some old blues records
using tape recorders. On these foundations, the dialogue between the
music of Terry Riley and the work of Nam June Paik, the father of videoart,
will found the artistic revolution of Paik. The innovations in the field of
aesthetics, graphics and daily life will be developed and reinterpreted
to create a continual and biunique dialogue with the public, which isn’t
exhaustive but full of postponements and suggestions.
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VJ Set
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Minimono
(telegraph - tenax - tuningspork - ethique / Italy)
Minimono nasce a Firenze nel 1997 come gruppo multimediale impegnato
in attività performative e nell’organizzazione di eventi per giovani artisti
dalle più svariate attitudini (dj sets,
video proiezioni, teatro, danza).
Nel 2003 ha inizio la collaborazione
tra Fabio della Torre, dj dal
‘95, ed il musicista elettronico
Ennio Colaci, con un passato da
batterista. Le loro esperienze
musicali si fondono in tracce che
uniscono alla funzionalità per il
dancefloor, melodia ed elementi soul e funk. Il range sonoro di minimono,
spregiudicato e solare, ironico e ricco di dettagli colorati, è comunque
sempre molto ampio.
Minimono was established in Florence in 1997 as a multimedia group
involved in performance activities and the organisation of events for young
artists with a wide range of aptitudes (DJ sets, video projections, theatre,
dance). In 2003, it started a partnership between Fabio della Torre, DJ since
1995, and the electronic musician Ennio Colaci, with his past as a drummer.
Their musical experiences are based in traces that unite in their functionality
for the dance floor, melody and soul and funk elements. The sound range of
Minimono is always wide-ranging, lacking in prejudice and cheerful, ironic
and rich in coloured details.
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Festival Culture Giovani_Linea d’Ombra
ASCOLTI VISIVI
Nato nel 2005, il collettivo
Ascoltivisivi riunisce vj e
multimedia
performers
campani con l’intento di diffondere la conoscenza e la pratica della cultura
audiovisuale sul nostro territorio. Ha organizzato e curato eventi e happening quali le rassegne “AV” presso il RisingSouth (Napoli), la sezione “Visual” del Festival di Arti Elettroniche Panorama 2007, con workshop, a Napoli, la residenza, il venerdì, all’irokocontent, il giovedì visual Madrenalina
al MADRE di Napoli, showcase e installazioni dedicate all’audiovideo. Fanno
parte di questo pogetto: Rudebob aka Roberto Russo nato a Sydney-Australia, vive e lavora a Napoli come grafico; Giacomo De Luca aKa Omino69,
nato a Napoli nel 1978 e avvicinatosi al mondo dell’immagine scattando
fotografie, lavora a Napoli come montatore video; Bzk aka Ferdinando De
Meo, classe 1979, ha interessi verso video, musica e nuove tecnologie che
lo avvicinano al VideoMixing Live; Alfonso de Angelis nato nel 1968 a Napoli, pittore, illustratore, grafico, street artist di spirazione punk, collabora
con produzioni italiane e straniere alla realizzazione di servizi fotografici,
documentari, prodotti cine-televisivi.
Founded in 2005, the collective unites VJs and multimedia performers from
Campania with the intention of spreading the knowledge and practice of
the audiovisual culture in our area. It has organised and managed events
and happenings, such as the “AV” exhibitions at RisingSouth (Naples),
the “Visual” section of the Festival of Electronic Arts Panorama 2007, with
workshops in Naples, the residence, Friday to irokocontent, Thursday,
visual Madrenalina at MADRE of Naples, showcase and installations dedicated to audiovideo. The following are taking part in this project: Rudebob
aka Roberto Russo born in Sydney, Australia, he lives and works in Naples
as a graphic designer; Giacomo De Luca aKa Omino69, born in Naples in
1978 and encountered the world of images by taking photography, he works
in Naples as a video editor; Bzk aka Ferdinando De Meo, class of 1979, has
interests in video, music and new technologies that brought him to VideoMixing Live; Alfonso de Angelis, born in 1968 in Naples, painter, illustrator,
graphic designer, punk-inspired street artist, he works with Italian and
foreign productions in the creation of photographic service, documentaries
and cinema and television products.
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progettoscuola
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PROGETTO SCUOLA_08
“I ribelli”
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Festival Culture Giovani_Progetto Scuola
Il progetto è destinato agli studenti delle scuole superiori della
Provincia di Salerno. Il tema scelto per questa edizione, “I ribelli”, è
legato ai quarant’anni dal 1968, una data storica che ha modificato
nel profondo la società italiana e non solo, rendendo i giovani
protagonisti di una radicale critica della società contemporanea.
Avvenimento spartiacque tra due epoche che vorremmo fosse
ricordato senza nostalgia o rimpianto, lontano da ogni rituale
celebrativo. Al fondo di questa storia, che non è rimasta senza
tragiche conseguenze politico-sociali – basti pensare al terrorismo
e alla stagione delle stragi – ci sembra agisca la voglia di ribellione
dei giovani che si misurano con una società che non sa rispondere
appieno alle loro attese. Una storia certo non chiusa, ma rimasta al
fondo della coscienza pubblica europea come costante domanda
di libertà in ogni settore della vita civile, dalla scuola alla famiglia,
dal sesso alla politica, dalla salute alla partecipazione democratica.
Termini e questioni densi di significato soprattutto oggi, periodo nel
quale manca o è poco ascoltata la voce dei giovani.
SCHOOL PROJECT_08 “The rebels”
The project is aimed at high school students in the Province of Salerno.
The theme chosen for this edition, “The rebels”, is linked to the 40
years since 1968, an historic date that deeply changed Italian society
and not just that, making the young protagonists deeply rooted in
contemporary society. An event that caused a great divide between
two eras that we would like to be remembered without nostalgia or
regret, away from any celebration ritual. At the bottom of this story, which
did not leave any tragic social or political consequences – it is enough to
think about terrorism and the season of attacks – the youth’s desire to
rebel seems to us to have been acted out who compared themselves with a
society that did not know how to fully respond to their expectations. This is
an episode that certainly hasn’t finished and which remains at the bottom
of the European public awareness as a constant demand for liberty in every
sector of civil life, from school to family, from sex to politics, from health to
democratic participation. Terms and questions which are thick in meaning,
especially today in a time when the voice of youth is lacking or is hardly ever
listened to.
FILM SELEZIONATI
MIO FRATELLO È FIGLIO UNICO, Daniele Lucchetti, Italia, 2007
Accio è la disperazione dei suoi genitori, scontroso e attaccabrighe,
un istintivo col cuore in gola che vive ogni battaglia come una guerra.
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I ribelli
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Suo fratello Manrico è bello, carismatico, amato da tutti, ma altrettanto
pericoloso...Nella provincia italiana degli anni ’60 e ’70, i due giovani corrono su opposti fronti politici, amano la stessa donna e attraversano, in un
confronto senza fine, una stagione fatta di fughe, di ritorni, di botte e di
grandi passioni. È un racconto di formazione dove sfilano quindici anni di
storia d’Italia attraverso le avventure di Accio e Manrico, due fratelli diversi,
ma non troppo…
Accio is the desperation of his parents, unsociable and cantankerous, a
knee jerker with his heart in his throat who lives every battle like a war. His
brother Manrico is handsome, charismatic and loved by all, but just as dangerous. In the Italian province in the 60s and 70s, the two young men run
on opposite political fronts, love the same woman and live through a time
made up of escapes, returns, blows and great passion in an unending confrontation. It is an educational account where fifteen years of Italian history
are laid out through the adventures of Accio and Manrico, two brothers who
are different, but not that different.
QUATTRO MINUTI, Chris Kraus, Germania, 2006
È la storia di Traude, un’insegnante ottantenne, che in un carcere femminile
insegna a suonare il pianoforte a ladre, truffatrici e assassine. Tra le allieve
scopre che la ventunenne Jenny, condannata per omicidio e ritenuta estremamente pericolosa, è stata una bambina prodigio che si esibiva in grandi
sale da concerto. Una volta raggiunta l’adolescenza, la sua vita è andata
a rotoli, si è ritrovata per strada, nelle fogne e ha troncato i rapporti con i
genitori adottivi…
This is the story of Traude, an 80-year-old instructor who teaches robbers,
fraudsters and murderers to play the piano in a women’s prison. Among her
students she discovers that the 21-year-old Jenny, convicted of murder and
regarded as being extremely dangerous, was a child prodigy who played
in large concert halls. When she became a teenager, her life ran away from
her and she found herself on the streets, in the sewers and she broke off
relations with her adoptive parents.
INTO THE WILD, Sean Penn, Usa, 2007
Christopher McCandless, un giovane e brillante laureato in scienze sociali,
decide di trasformarsi in Alexander Supertramp, iniziando un affascinante
viaggio. Attraversa gli Stati Uniti con in testa un unico grande sogno: raggiungere l’incontaminata e solitaria Alaska, con la sua natura selvaggia.
Christopher McCandless, a young and brilliant graduate in Social Sciences,
decides to become Alexander Supertramp by embarking on a fascinating
journey. He crosses the USA with one great dream in mind: to reach unpolluted and solitary Alaska, with its wild nature.
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Festival Culture Giovani_Progetto Scuola
Elenco delle Scuole che hanno aderito al Progetto Scuola/Linea d’Ombra 2008
con i relativi docenti responsabili:
Istituto Professionale di Stato
per i Servizi Sociali
Salerno
Prof.ssa Antonietta Lucidi
Istituto Professionale per i Servizi Sociali Sarno
Prof.ssa Carla Manzo
Istituto Tecnico Industriale B. Focaccia
Salerno
Prof.ssa Giuditta Rossi
Liceo Artistico A. Sabatini
Salerno
Prof.ssa Marilena Baldi
Istituto Tecnico per Geometri R. Di Palo
Salerno
Prof.re Carmine Ricciardi
Liceo Ginnasio T. Tasso
Salerno
Prof.ssa Clotilde Baccari
Liceo Scientifico E. Medi
Battipaglia
Prof.ssa Maria Pia Gervasio
Istituto Tecnico per il Turismo F. Gioia
Amalfi - Maiori
Prof.ssa Maria Tina Gorga
Liceo Scientifico G. Galilei
Sarno
Prof.ssa Claudia Panella
Istituto Tecnico Industriale S. Valitutti
Roccadaspide
Prof.ssa Anna Maria Minella
Liceo Ginnasio F. de Sanctis
Salerno
Prof.ssa Maria Del Bufalo
Istituto Magistrale A. Galizia
Nocera Inferiore
Prof.ssa Paola Sinatore
Istituto Professionale di Stato per i Servizi
Commerciali e Turistici
Polla
Prof.ssa Maria Petroni
Istituto Tecnico Commerciale R. Kennedy Battipaglia
Dirigente Biagio A. Alfano
Liceo Scientifico A. Genoino
Cava de’ Tirreni
Prof.re Franco Bruno Vitolo
Istituto Tecnico Commerciale
M. Della Corte
Cava de’ Tirreni
Prof.ssa Anna M. Senatore
Istituto Magistrale F. de Filippis
Cava de’ Tirreni
Prof.ssa Maria R. Forcellino
Liceo Scientifico B. Rescigno
Roccapiemonte/Siano Prof.ssa Vincenzina Sessa
Istituto Tecnico Commerciale R. Pucci
Nocera Inferiore
Prof.ssa Elisabetta Coppolla
Istituto Tecnico Industriale B. Focaccia
Baronissi
Prof.re Nicola Ansanelli
Istituto Professionale Statale
Agricoltura e Ambiente
Angri
Prof.re Carlo De Fazio
Istituto Magistrale R. Margherita
Salerno
Prof.ssa Felitta Carafiello
Istituto Tecnico per le Attività Sociali
C. da Siena
Salerno
Prof. ssa Isabella Andreotta
Convitto Nazionale T. Tasso
Salerno
Prof.ssa Giuseppina Masturzo
Istituto Tecnico Industriale Marconi
Nocera Inferiore
Prof.ssa Anna Alvino
Liceo Ginnasio E. Perito
Eboli
Prof.ssa Elisabetta Guzzi
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9-04-2008, 0:28:11
Distribuzioni cinematografiche
AGRFT
Address: Nazorjeva 3, 1000 Ljubljana, Sloveny
Phone: 0038 612 510 412
Fax: 0038 612 510 450
E-mail: [email protected]
Web site: www. agrft.uni-lj.si
Aranciafilm
Address: Via Castiglione 4, 40124 Bologna, Italy
Phone: 0039 051 6569657
Fax: 0039 051 5883723
E-mail: [email protected]film.com
Web site: www.aranciafilm.com
AV Pictures Limited
Address: Caparo House, 103 Baker Street,
London. W1U 6LN - UK
Phone: 0044 (0) 207 317 0140
Fax: 0044 (0) 207 224 5149
E-mail: [email protected]
Web site: www.avpictures.co.uk
Avalon
Address: Plaza del Cordón, 2 bajo Izquierda,
28005 Madrid, Spain
Phone: 3491 366 43 64
E-mail: [email protected]
Web site: www. avalonproductions.es
Blue suede shoots
Address: Via Nemorense, 18 00199 Rome, Italy
Phone: 0039 06 454 761 47
Fax: 0039 06 454 76 148
E-mail: [email protected]
Web site: www.bluesuedeshoots.com/
Cem Öztüfekçi
Address: Y.Duddull Karapeniz MH. Sinpas Aqua
City 1 Etap H\6, Istanbul, Turkiye
E-mail: [email protected]
Web site: ortufkci.com
Centro Sperimentale di Cinematografia
Address: via Tuscolana 1524 00173 Roma, Italy
Phone: 0039 06 722 941
Fax: 0039 06 721 1 619
E-mail: [email protected]fia.it
Web site: www.csc-cinematografia.it
Cinema Sud Films
Address: Via Mottola Km. 2.200 Zona Industriale
Phone: 0039 080 430 81 26
Fax: 0039 080 430 12 22
E-mail: [email protected]films.com
Columbia Tristar
Address: Via Cantalupo in Sabina 29 , 00191
Roma, Italy
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221
Phone: 0039 06 330 841
Fax: 0039 06 330 842 51
Web site: www.columbiatristar.it
Dramatiska Institutet
Address: Box 27 090, SE 102 51 Stocholm,
Sweden
Phone: 0046 85 557 2029
Fax: 0046 855 57 2005
E-mail: [email protected]
Estonian Film Foundation
Address: Uus tn. 3, 10111 Tallinn - Estony
Phone: 00372 627 60 60
Fax: 00372 627 60 61
E-mail: fi[email protected]
Web site: www.efsa.ee
Fortissimo Films
Address: Van Diemenstraat 100, 1013 CN
Amsterdam, Netherlands
Phone: 0031 20 627 32 15
Fax: 0031 20 626 11 55
E-mail: [email protected]
Web site: www.fortissimo.nl
Free Kange Films
Address: 3 Duck Lein, London WIF OHX, UK
Phone: 0044 20 729 247 02
E-mail: [email protected]
Hungaricom
Address: Mesterházi u. 10, H-1116 Budapest,
Hunghery
Phone: 0036 12 099 267
Fax: 0036 120 99 268
E-mail: [email protected]
Web site: www.hungaricom.com
Interfilm Berlin Management
Address: Tempelhofer Ufer 1°, 10961 Berlin,
Germany
Phone: 0049 302 594 2903
Fax: 0049 306 932 959
E-mail: interfi[email protected]film.de
Web site: www.interfilm.de
Komet Film
Address: Zehdenickerstrasse 25, 10119 Berlin,
Germany
Phone: 0049 177 34 920 77
E-mail: [email protected]
La fémis
Address: 6 Rue Francoeur, 75018 Paris, France
Phone: 01 534 12 116
Fax: 01 534 12 109
E-mail: [email protected]
Web site: www.femis.fr
9-04-2008, 0:28:11
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Festival Culture Giovani_Distribuzioni cinematografiche
Les Films Velvet
Address: Rue du Mont Thabor 75001 Paris,
France
Phone: 0033 171 181 081
Fax: 0033 153 200 812
E-mail: [email protected]filmsvelevet.com
Polifemo srl
Address: Via Palumbo, 1 - 00195 Rome, Italy
Phone: 0039 06 454 43 841
Fax: 0039 06 454 43 841
E-mail: [email protected]
Web site: www.polifemosrl.it/
M-appeal Nirofilm
Address: Prinzessinnenstrasse 16, 10969
Berlin, Germany
Phone: 0049 306 150 7505
Fax: 0049 30 275 828 72
E-mail: [email protected]
Web site: www.m-appeal.com
SND Films
Address: Leidsestraat 106, 1017P6 Amsterdam,
Netherlands
Phone: 0031 204 040 707
Fax: 0031 204 040 708
E-mail: [email protected]films.com
Madrid en corto
Address: c\Juan de Orduña 3,
28223 Ciudad de la Imagen, Pozuelo
de Alarcón, Madrid, Spain
Phone: 0034 91 512 10 60
Fax: 0034 91 512 10 70
E-mail: [email protected]
Web site: www.madridencorto.es
Magna – Golden Video
Address: 10250 Constellation Boulevard, Los
Angeles, 90067-6241 California, USA
Phone: 310 499 3000
E-mail: [email protected]
Web site: www.mgm.com
Maku Sh.p.k
Address: Ruga Lidhja e Prizrenit Pall Ap 30
Tirana-Albanie
Phone: 00355 68 40 21 634
E-mail: [email protected]
Network ireland television
Address: 23 South Frederick Street, Dublin 2,
Ireland
Phone: 00353 167 973 09
Fax: 00353 167 08493
E-mail: [email protected]
Web site: www.network-irl-tv.com
Portuguese Short Film Agency
Address: Auditorio Municipal, Praça da
Republica, 4480-715 Vila do Conde, Portugal
Phone: 0035 125 264 6 683
Fax: 0035 125 224 8 416
E-mail: [email protected]
Web site: curtas.pt/agencia
Swedish Film Institute
Address: Borgvägen 1-5, Box 271 26, SE-102 52
Stockholm, Sweden
Phone: 0046 8 665 11 00
Fax: 0046 8 666 37 60
E-mail: [email protected]fi.se
Web site: www.sfi.se
The Norwegian Filminstitute
Address: Postboks 482 Sentrum N-0105 Oslo,
Norway
Phone: 0047 22 47 45 00
Fax: 0047 22 47 45 99
E-mail: [email protected]fi.no
Web site: www.nfi.no
Titanus
Address: Via Sommacampagna n° 28, 00185
Roma, Italy
Phone: 0039 06 492391
Web site: www.titanus.it
Village Distribution
Address: Strada delle Piane 9 0063 Campagnano
di Roma, Italy
Phone: 0039 0690 77 033
E-mail: [email protected]film.com
Web site: www.villagefilm.com
Zürcher Hochschule der Künste ZHdK
École Cantonale d’Art de Lausanne
Address: Limmatstrasse 65, CH-8005 Zürich,
Switzerland
Phone: 0041 434 463 112
E-mail: [email protected]
Premium Films
Address: 130 Bd. De Tourenne, 75003 Paris,
France
Phone: 0033 142 77 06 31
E-mail: [email protected]films.com
Web site: www. premium-film.com
FCG2008_impag 222
9-04-2008, 0:28:12
Indice
Presentazioni
Vincenzo De Luca
Angelo Villani
Augusto Strianese
7
8
10
12
Festival Culture Giovani
Introduzione di Peppe D’Antonio
16
LiveCity
Presentazione di Massimo Locci
Archabout
per Festival Culture Giovani
Linea d’Ombra
Presentazione di Peppe D’Antonio
Passaggi d’Europa
Daylight Raobbery
Klass
Ping-pongkingen
Sieben Tage Sonntag
Tagliare le parti in grigio
Tesko je biti fin
Zuhanórepülés
CortoEuropa
Presentazione di Grazia Cuda
3-8
Agora Tu
Ayak Altinda
Bende Sira
Brædrabylta
Busulla
Cherries
Dagar av kjærlighet
Deep Breaths
Dernier Voyage
Dora
Einspruch V
Europa 2007
Fine Corsa
Giganti
Il Male assoluto
Le silence des machines
L’esame
L’ordine provvisorio
L’oro rosso
Ludoterapia
Mellan Oss
FCG2008_impag 223
22
26
46
50
52
54
56
58
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62
66
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86
87
88
89
223
Missing
Morbus Bechterew
Rupa
Salvador
Sick
The Wednesdays
Traurige Jungs tanzen,
wenn niemand hinsieht
Weg
I ribelli. Sessantotto e dintorni
Presentazione di Peppe D’Antonio,
Luigi Frezza e Marco Pistoia
Capriccio all’italiana
Confessione di un commissario
di polizia al procuratore
della repubblica
Contestazione generale
Grazie zia
Giù la testa
Indagine su un cittadino al di sopra
di ogni sospetto
Lettera aperta a un giornale
della sera
Nel nome del padre
Tepepa
Ultimo tango a Parigi
Vamos a matar compañeros
Framenti
Presentazione
di Stefano Della Casa, Italo Moscati
e Giovanni Spagnoletti
Schede tecniche Framenti
Fuori Concorso
Il vento fa il suo giro
Workshop, Stage e Premi Linea
d’Ombra
YouVideoClip_Riccardo Struchil
Daniele Luchetti
Claudio Gioè
Andrea Molaioli
Isabella Ragonese
Alba Rohrwacher
Filippo Timi
Michele Venitucci
Gianni Zanasi
90
91
92
93
94
95
96
97
100
115
118
121
124
127
130
133
136
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142
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156
170
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181
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183
184
185
186
187
9-04-2008, 0:28:12
224
Scripta
Processo al ‘68
Note per l’istruttoria
Presentazione di Miki Rosco
191
Stefano Catucci, Renato Nicolini,
Michele Placido e Marcello
Veneziani
195
Voci Ribelli
La strage delle illusioni
Presentazione di Diego De Silva
198
Lidia Ravera e Giuseppe Russo
200
Come eravamo.
Movimento e cultura a Salerno dal ’68
Mostra fotografica
di Ugo Di Pace
202
Music-K
Musica Ribelle_Enrico De Angelis
e Morgan
Concerti Live_Baustelle
Giardini di Mirò
’68 in Loop
Presentazione di Eddy
Palescandolo
Minimono
Ascolti Visivi
Progetto Scuola _08
Case di Distribuzione
Cinematografica
FCG2008_impag 224
206
209
211
213
215
216
218
221
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