ETTY HILLESUM Alcuni anni fa ho letto “Etty Hillesum – Diario 1941

Transcript

ETTY HILLESUM Alcuni anni fa ho letto “Etty Hillesum – Diario 1941
ETTY HILLESUM Alcuni anni fa ho letto “Etty Hillesum – Diario 1941­1943” e “ Etty Hillesum – Lettere 1942/1943” (Edizione Adelphi); più recentemente “Ritratto di Etty Hillesum” di Ingmar Granstedt (Ed. Paoline). Ultimamente ho letto “Etty Hillesum – Osare Dio” di Alessandro Barban e Antonio Carlo Dallacqua (Cittadella Ed.). Questa lettura mi ha coinvolto ancora di più e accettando la vostra proposta desidero condividere queste considerazioni. Nelle riflessioni sviluppate nel settembre 1942 dialogando con il marxista Klaas, Etty giunge alla consapevolezza che non si può rispondere al male con il male, così non si fa che diffondere il male. “Ogni atomo di odio che aggiungiamo al mondo lo rende ancor più inospitale”. La soluzione che propone è: “ognuno di noi deve raccogliersi e distruggere in se stesso ciò per cui ritiene di dover distruggere gli altri”. Al chè Klaas obietta: “ma questo sarebbe di nuovo cristianesimo”. E Etty esclama: “Certo, cristianesimo – e perché no?” Gli autori commentano: “Una pagina senz'altro notevole, questa. Etty è ebrea, ma non ha mai praticato la sua religione. Non è cristiana, e non ha mai pensato di convertirsi al cristianesimo, eppure aveva cominciato a vivere come Gesù e cercava di seguire il Vangelo” (pag. 148). Etty vive una relazione con Dio, libera dai vincoli religiosi. Gesù ebreo è venuto non per fondare una nuova religione, ma per proporre, insegnare una relazione con Dio, una fede, che libera, purifica i gesti di qualsiasi religione. Etty ebrea accoglie, “beve” questa relazione, questa proposta, questo insegnamento. Lei che da ebrea non sa inginocchiarsi, non osa nominare Dio, si trova in ginocchio, nomina Dio, vive in dialogo con Lui. L'ebrea Etty ha capito il messaggio dell'ebreo Gesù. E noi cristiani, fedeli credenti in Gesù: l'abbiamo capito? Gesù l'abbiamo fatto nostro: l'abbiamo rinchiuso nella nostra religione. Etty mi sta dicendo: Gesù è dell'umanità. Mi sorge una affermazione provocatoria: Etty ci invita a liberare Gesù dai cristiani. É troppo? Leggo ancora a pagina 277: “Avrebbe potuto salvarsi nascondendosi, ma ha voluto condividere il destino del suo popolo. Si è prodigata per gli altri. Ha testimoniato che non si può rispondere al male con il male, alla violenza con la violenza se non incrementando quello che a parole si dice di voler combattere”. Sa di andare in contro alla morte, ma resta: rifiuta qualsiasi invito a salvarsi. Resta per condividere e mettere amore, dove c'è disperazione, spirito di vendetta, odio. “Riesce a testimoniare che la vita è bella e buona e continua a sentirsi piena di gratitudine e riconoscenza verso Dio”. Questa sua libera scelta di andare e di restare nel campo di concentramento di Westerbork, nella consapevolezza che la conclusione sarà la morte, mi ha fatto vedere il Crocifisso. Gesù muore, e la sua morte è significativa per noi, è salvifica, perché muore per amore. Il suo rifiuto di scendere dalla croce mi diviene ancora più chiaro e parlante alla luce del rifiuto di Etty di nascondersi (c'è – come si legge nel libro – chi ha pensato addirittura di rapirla per salvarla) e della scelta di rimanere con il suo popolo. Etty e Gesù: solidali, morti per amore. Una persona può vivere Gesù, può morire come Gesù, senza aderire alla Chiesa, ma vivendo la fede? Si può vivere la vera fede senza essere cristiani? Certamente: Etty lo dimostra. Ma ciò è possibile perché c'è una comunità che ci ha trasmesso il Vangelo: perché c'è la Chiesa. La Chiesa annuncia il Regno: chi accoglie il Regno, vive la fede, anche se non entra nella Chiesa. Giunto a questo punto mi sembra che quanto sta scritto sia banale eppure... mi sento come se Etty mi abbia condotto per uno stretto sentiero di montagna e d'ora mi trovo sul margine di un precipizio e ho le vertigini di fronte all'abisso di mistero che mi sta davanti. Vertigini, sorpresa, sgomento e stupore, meraviglia per quanto mi sta davanti. Don Remo Ceol