"Soldi sporchi", indagine sul riciclaggio fra banchieri

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"Soldi sporchi", indagine sul riciclaggio fra banchieri
"Soldi sporchi", indagine sul
fra banchieri, tycoon e criminali
riciclaggio
Il procuratore nazionale antimafia Pietro Grasso, con il giornalista di Repubblica Enrico
Bellavia, racconta e analizza in un libro un mondo potente e sommerso che muove il 5% del Pil
del pianeta e minaccia l'economia mondiale
di SILVANA MAZZOCCHI
Chi è rimasto fermo all'immagine del boss semianalfabeta che comunica a pizzini e si nutre di ricotta e
cicoria, se ne faccia una ragione. La mafia corre e si muove a livello planetario, il denaro nero s'insinua
rapido ovunque e coloro che gestiscono e riciclano i soldi sporchi del tesoro criminale portano colletti di un
bianco sparato. Hanno studiato nelle università d'eccellenza, viaggiano e parlano (bene) più di una lingua,
conoscono la legge e i segreti dell'economia mondiale e si muovono a loro agio nella rete dei paradisi
fiscali. Sono i protagonisti del riciclaggio, i mafiosi in grisaglia inquinano l'economia mondiale per un
ammontare che sfiora il 5% del Pil del pianeta, tra 600 e 1.500 miliardi di dollari solo negli Stati Uniti. Un
gotha senza confini dove l'Italia del crimine raddoppia e si attesta al top. Una realtà di cui molto si parla, ma
che raramente è stata esplorata attraverso la lente esperta di chi disponendo, oltre che di sapienza ed
esperienza, di dati e dettagli inediti, può finalmente offrire una fotografia completa del fenomeno.
E' il caso di Pietro Grasso, il procuratore nazionale antimafia che, con il giornalista di Repubblica Enrico
Bellavia, autore di numerosi libri sui segreti di Cosa nostra, ha messo insieme nell'illuminante Soldi sporchi,
(Dalai editore) tutte le analisi, le storie, le informazioni e considerazioni utili per comprendere fino in fondo
l'entità di quella che è diventata una delle minacce più insidiose al sistema economico mondiale. Una folla
di banchieri e comparse, di manager e prestanome, forme e figure del riciclaggio, frequentatori dei paradisi
fiscali e tycoon rampanti attenti ai nuovi mercati. Un mondo potente e sommerso impegnato a ripulire il
denaro dal sangue e dal crimine e, mentre Bankitalia ammonisce che "il riciclaggio rappresenta un ponte fra
criminalità e società civile" e, ciò che è più grave, informa che i criminali arrivano spesso a sedere nei
consigli d'amministrazione e "a contribuire all'assunzione di decisioni economiche e sociali rilevanti", si
tenta di trovare armi efficaci per combattere l'ascesa e il successo del business planetario.
Ma come si può contrastare un'aggressione criminale di tale portata? I soldi, si sa, non hanno colore né
odore e, pur entrando "in lavatrice" sporchi anche di sangue, ne escono puliti sotto forma di affari leciti,
attraverso un percorso tanto tortuoso e mascherato da rendere i complici difficilmente rintracciabili,
lasciando le indagini troppo spesso senza esito. E, se conoscere il problema e non sottovalutarne il peso è
un primo passo avanti per invertire la rotta, Soldi sporchi ammonisce: è urgente e indispensabile che gli
Stati raggiungano al più presto nuovi accordi legislativi e culturali mirati a combattere il fenomeno. E' la
sfida antimafia del terzo millennio.
Procuratore Grasso, a quanto ammonta il business dei soldi sporchi?
"Secondo il Fondo monetario internazionale il riciclaggio muove almeno il 5 per cento del Pil del pianeta. In
Italia, Bankitalia ha stimato che le mafie muovano con il denaro sporco almeno il doppio. A conti fatti si
tratta di 150 miliardi di euro, come dire 4.750 euro al secondo. Se il riciclaggio fosse una holding, sarebbe la
prima azienda italiana. Si tratta di cifre impressionanti capaci di sovvertire le regole del libero mercato, di
inquinare l'economia di un Paese e di attentare alla stessa tenuta del sistema. Con questa enorme massa di
denaro liquido, le mafie entrano in Borsa, rilevano aziende e si infiltrano nel mondo bancario: giocano la
loro partita come un'azienda in salute dentro a un mercato in crisi. Soprattutto in fase di recessione
economica, il denaro sporco mostra tutta la sua pericolosità, rischiando di essere l'unico denaro in
circolazione per nuovi investimenti e per rilevare aziende in difficoltà".
Quali i canali per pulire il danaro?
"Esistono vari livelli del riciclaggio. Il sistema più semplice è quello del ricorso a prestanome per l'acquisto di
immobili o attività commerciali: ristoranti e centri commerciali su tutto. Ma si tratta solo di una minima
parte del reinvestimento del denaro sporco in attività legali. Con le misure patrimonali, i sequestri e le
confische, pur tra mille difficoltà e con risultati comunque apprezzabili, aggrediamo gli spiccioli
dell'organizzazione. È molto più impegnativo invece riuscire a stare sulle tracce del fiume di denaro che
prende la via dei paradisi fiscali, che si nasconde dietro allo schermo di società anonime e rientra poi in
circuito, passando spesso per il sistema bancario. Nel libro abbiamo documentato decine di sistemi
ingegnosi per occultare il denaro sporco: dalle scommesse sportive, all'acquisto di gioielli e quadri fino alle
complesse architetture finanziarie che chiamano in causa la responsabilità di finanzieri specializzati in
questo genere di operazioni. Si tratta di movimentazioni di capitali ingenti per conto di clienti che a loro
volta non hanno più il profilo del classico criminale ma, come accade ad esempio per alcuni ex oligarchi
russi o per i cervelli economici dei narcos, quello di veri e propri manager".
Riciclare è un'arte, chi sono gli artisti?
"Chi presta la propria opera per riciclare il denaro è un professionista esperto, che ha studiato nelle migliori
università e si muove con disinvoltura sullo scacchiere planetario. Studia con attenzione le legislazioni dei
vari Paesi e sfrutta a proprio vantaggio quelle più permissive, riuscendo a utilizzare i canali normalmente
utilizzati per ottenere una minore tassazione per veicolare denaro da portare all'estero e poi far rientrare
attraverso il gioco societario o degli strumenti di garanzia. Quando pensiamo ai paradisi fiscali pensiamo a
luoghi esotici e lontani. Ma attività di riciclaggio sono possibili oltre che spostando quantità enormi di
denaro con un clic, anche portando fisicamente valige di banconote a San Marino. Proprio la facilità di
trasporto dell'euro che ha il taglio da 500 è una delle ragioni che ha convinto i professionisti del riciclaggio a
utilizzare questa divisa piuttosto che il dollaro. È ormai un fatto consolidato che la piazza europea sia quella
che attrae i riciclatori di denaro più degli Usa. Ed è preoccupante constatare che la gran parte dell'attività di
antiriciclaggio poggia sulle segnalazioni di operazioni sospette allo sportello bancario, con poche se non
addirittura inesistenti segnalazioni da parte dei professionisti".
Pietro Grasso
con Enrico Bellavia
Soldi sporchi
Dalai Editore
pag 358, euro 18.
(28 novembre 2011) © Riproduzione riservata