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LA FAVOLA DEI CFD
Recentemente ho assistito una piccola e media impresa di
Treviso durante la fase di apertura di un conto di trading per
investimento aziendale. Il titolare di questa azienda è un
appassionato di mercati finanziari ed ha deciso di impiegare
parte delle disponibilità liquide della sua impresa in qualche
operazione di trading giornaliero su azioni e qualche altro
strumento finanziario. Gli ho fatto presente che anche a me
appassionano le auto da corsa, questo tuttavia non è
sufficiente a convincermi a competere su qualche circuito ad
alta velocità. Nonostante abbia in più occasioni consigliato
lo stesso di iniziare, senza una corposa preparazione, con
modeste cifre per i primi eseguiti, lo stesso mi ha fatto
capire che l’azienda si può permettere di rischiare denaro in
investimenti diretti sui mercati finanziari, visto che è
significativamente patrimonializzata. Superata questa prima
parte evangelica, ci siamo concentrati sulla scelta dello
strumento per tradare ossia la piattaforma ed il suo
proponente. Inizialmente gli ho consigliato di scegliere a sua
discrezione tra quattro piattaforme online di quattro banche
italiane leader di settore, potete immaginare chi siano non è
necessario farne il nome. Ho stuzzicato la sua attenzione
soprattutto sul profilo commissionale, facendo intendere che
all’inizio (soprattutto per un trader neofita) è preferibile
optare per una commissione fissa piuttosto che ad una
degressiva che consente di arrivare a pagare anche pochi euro
per ogni eseguito tuttavia a fronte di centinaia e centinaia
di eseguiti durante il corso di ogni giorno.
Questo consiglio non è stato ascoltato perchè dopo appena
qualche settimana dall’ultima sessione di tutoring che abbiamo
avuto, l’allievo imprenditore mi ha chiamato dicendomi che la
sua angoscia per le commissioni che avrebbe pagato era stata
definitivamente archiviata in quanto aveva trovato il modo di
non pagare più commissioni di negoziazione. Non fui sorpreso,
immaginando che avesse aderito a qualche proposta di marketing
aggressivo di qualche banca online che consente appunto di
negoziare gratuitamente per un periodo di tempo ristretto
(solitamente 30 giorni) qualora si diventi cliente entro una
determinata finestra temporale. Non è andata cosi. Ha ottenuto
l’esenzione a tempo infinito (come l’ha definita lui) per le
commissioni di trading in quanto navigando in rete e cercando
ulteriori proposte più allettanti si è fatto convincere ad
aprire un conto di trading (sempre per la sua società) per
negoziare in CFD azionari presso una società finanziaria
radicata in Svizzera (di cui non facciamo il nome). John
Pierpoint Morgan, fondatore della Banca Morgan, era solito
dire questa massima sui mercati finanziari: non si deve mai
permettere ad un merlo di tenersi stretto il suo denaro. In
aggiunta questo imprenditore trader neofita part-time si è
vantato di farmi capire che i CFD azionari sono molto meglio
delle azioni tradizionali perchè oltre a non pagare appunto
commissioni di negoziazione, consentono di operare in leva
finanziaria con margini di copertura sulla propria esposizione
(che possono arrivare anche al 2% in taluni casi)
soprattutto di non pagare tasse sui capital gain realizzati.
e
A questo punto gli ho fatto una domanda: ma queste benefiche
società di trading che propongono i CFD come la panacea di
tutti i mali allora sono degli enti di beneficenza, da dove
traggono quindi le loro fonti di profitto ? Ovunque tenebre e
nulla più direbbe Edgar Allan Poe ossia silenzio e buio da
parte sua, non aveva minimamente idea di come rispondere.
Permettetemi di spiegarvi che cosa sono i CFD, come funzionano
e perchè se scrivete “azioni trading online” in un motore di
ricerca vi compaiono subito gli annunci pubblicitari di
dozzine di società finanziarie o broker online che propongono
di aprire un conto per operare con i CFD al posto delle
vecchie e care azioni. Questi strumenti finanziari derivati
sono nati all’inizio degli anni novanta a Londra con due
finalità ben precise: evitare l’imposta di bollo sulle
transazioni (previste nel Regno Unito) essendo prodotti a
marginazione finanziaria ed il fatto di poter impiegare
appunto la leva finanziaria con grande semplicità (leggasi
strada ad alta probabilità di conduzione alla rovina
finanziaria). Originariamente i fruitori di questi prodotti
allora esotici erano solitamente hedge funds ed investitori
istituzionali che necessitavano di acquisire protezione
sull’andamento di determinati sottostanti. Un CFD (il cui
acronimo significa Contract for Difference) rappresenta
un’operazione finanziaria in cui due parti convengono di
scambiare denaro sulla base della variazione di valore
dell’attività sottostante che intercorre tra il punto in cui
l’operazione viene aperta e il momento in cui la stessa viene
chiusa. Sostanzialmente una parte viene definita acquirente
(ossia voi che aprite il conto) e l’altra viene definita
venditrice (solitamente il broker o la banca su cui aprite il
conto).
La parte acquirente realizza un profitto nel caso in cui il
valore dell’attività aumenti, e una perdita nel caso in cui
tale valore diminuisca. Viceversa, la parte venditrice
realizza una perdita a fronte dell’aumento del prezzo
dell’attività e un guadagno se tale prezzo diminuisce (il
tutto vale anche al contrario in caso di vendita allo
scoperto). Quindi per sintetizzare al massimo la comprensione
di questo meccanismo immaginate per analogia il funzionamento
di un casinò: se voi guadagnate puntando su un azione
attraverso un CFD allora la vostra vincita si traduce in una
perdita per il casinò ed ovviamente il contrario in caso di
vostra perdita. Sostanzialmente con un CFD voi non negoziate o
scambiate una attività finanziaria con un altro soggetto come
voi, quanto piuttosto effettuate una scommessa contro una
banca o un broker online. Proprio qui infatti si chiude il
cerchio di questa analisi visto che statisticamente circa il
90% dei trader improvvisati brucia il saldo del suo conto nel
giro di tre mesi, pertanto non li perde sul mercato ma li
lascia alla società contro cui ha deciso di scommettere ossia
quella che vi invita ad aprire un conto presso di lei e che vi
regala formazione online, grafici in tempo reale, strumenti di
analisi, segnali operativi e cosi via. Proprio come ai casinò
di Las Vegas: c’è bisogno del richiamo per far cadere il merlo
nella rete. Quello che vi sto descrivendo non è un mistero,
anzi è ben scritto su ogni modulo di apertura conto,
generalmente con questa citazione per chi conosce l’inglese:
CFD’s are an over-the-counter product, and you are trading
with XXYYZZ as the counterparty to all transactions you
undertake (dove XXYYZZ è il nome della società che vi invita
ad aprire il conto).
Attenzione che non è finita: perchè i CFD sono strumenti non
regolamentati ossia non esiste un’autorità di mercato che
vigila sul corretto comportamento dei negoziatori e del
mercato surrogato in questione ossia quello dei CFD. Per
questo motivo infatti quasi tutte le società che propongono i
CFD sono market makers ovvero “fabbricatori del mercato” nel
senso che provvedono per lo stesso strumento su cui avete
deciso di scommettere a proporvi un prezzo di acquisto ed uno
di vendita in qualsiasi momento. Per queste società voi siete
solo una statistica a loro favore nel senso che sanno che
mediamente entro sei mesi quasi tutto il vostro saldo iniziale
sarà entrato nelle loro tasche come profitto essendo
rappresentato da perdite che voi avrete sostenuto
letteralmente scommettendo contro di loro. Vi è di più e qui
siamo al top: gli ordini condizionati di vendita tipo gli stop
loss o i trailing stop potrebbero tranquillamente essere
disattesi o non rispettati senza che voi possiate mai avanzare
alcun tipo di pretesa o reclamo in quanto anche questo viene
specificatamente menzionato al momento di apertura del conto:
There is a substantial risk that stop-loss orders, left to
protect open positions held overnight, may be executed at
levels significantly worse than their specified price. Volete
un consiglio professionale gratuito e disinteressato: lasciate
perdere i CFD, operate solo su mercati regolamentati come le
borse europee, concentratevi solo sulle blue chips e optate
per una commissione di negoziazione flat fee (massimo dieci
euro ad eseguito a prescindere dal controvalore). Dimenticate
società con sedi esotiche che magari non sono autorizzate
nemmeno ad offrire i loro servizi in territorio comunitario.
Se proprio volete buttare denaro, non c’è bisogno di andare ai
lontani casinò di Las Vegas, ne abbiamo quattro in Italia e
tre a Malta, senza contare quelli in Francia, Slovenia e
Svizzera.