Le bacchette cinesi

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Le bacchette cinesi
Giornale autoprodotto senza scopo di lucro.
Etnomondi Maggio- Giugno 2007, Anno 11, n° 21, 3 euro / Mondi lontani Ed.
Tutte le foto hanno puro valore documentativo e i relativi Copyrights appartengono alle persone,
Case Editrici ed agenzie che ne detengono i diritti.
Redazione: Mamdouh e Willy.
SOMMARIO
EDITORIALE
P. 3
NEWS FROM…EL ALAM P.4
ETNOSITI P. 5
RADIO KHAN EL KHALILI P. 6
LO SCHERMO ETNICO: L’ETNICO IN TV E DVD P. 9
IL SIGNIFICATO DEI COLORI P. 10
MOEZ MASOUD P. 11
IL GALATEO ARABO A TAVOLA P. 12
AHMED BUKHATIR P. 13
FIUMI DI VITA: IL NILO P. 14
BAB ZUWEILA:
IL BANGLADESH E L’INDIA DEI MOGHUL P. 15
TRACCE SULLA SABBIA P. 17
RISTORANTI ETNICI P. 20
MOSTRE E RASSEGNE P. 22
METROPOLI MULTIETNICA P. 23
LE PORTE DELL’ORIENTE P. 24
IL FASCINO DEL MISTERO: GLI ONI P. 25
VOCI DAL NILO P. 26
DAL SOL LEVANTE: NATALE ALLA GIAPPONESE P. 28
LE BACCHETTE CINESI P. 29
La copertina “Bigiotteria magrebina” è di: Mamdouh
http://freeweb.supereva.com/etnomondi/
[email protected] yahoo. It
3
Editoriale
Dopo la pubblicazione di Etnomondi 20 ci siamo presi una pausa, solo
apparente, poiché molte sono state le novità in questi ultimi mesi: l’uscita del
secondo e terzo volume di “Mondi lontani”, il libro “Bab Zuweila” e le storie dei
paesi in www.huda.it narrate da Mamdouh prima ogni sabato sera e poi di
martedì, in 10 puntate, dal 3 marzo 2007 al 15 maggio. La nuova rubrica “Le
porte dell’Oriente”, equivalente orientale di Bab Zuweila, che tratta
esclusivamente le storie dei paesi arabi, africani ed asiatici. Etnomondi è
inserito finalmente nell’enciclopedia Wikipedia:
http://it.wikipedia.org/wiki/Mamdouh_AbdEl_Kawi_Dello_Russo
Poteva passare inosservato un giornale come questo all’11° anno di attività?
In questo numero troverete 2 regali: il cd di Mamdouh “L’Islàm è amore” –vedi
recensione in “Radio khan el khalili” -, registrato a fine 2006 e pubblicato nel
2007, e le bacchette per mangiare il cibo orientale di Etnomondi, magari
leggendo nello stesso momento queste pagine sognando… le “Porte
dell’Oriente”.
Buon ascolto e Buona lettura!
La redazione
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NOTIZIE E CURIOSITA’ DAL
MONDO
- Una organizzazione no profit giapponese ha
inventato la prima bara ecologica compatibile al 100%
con l’ambiente: anche se incenerita, non inquina
minimamente.
-Non solo Brasile per il carnevale: “Carnaval del pais”
è il coloratissimo carnevale argentino che si svolge
ogni anno, per circa un mese, tra gennaio e febbraio.
-Lo zoo di Adelaide ha avuto la bizzarra idea di mettere
in mostra sei uomini
come fossero animali
per raccogliere fondi
per le scimmie vere.
-Record assoluto e
grande orgoglio per gli
investigatori
giapponesi, che, nel
2006 sono stati i
migliori al mondo
risolvendo ben il 94%
dei casi di omicidio.
-Ardh Kumbh Mela è il nome della più grande festa
indù, che si è svolta per 42 giorni ad inizio anno. Ogni
giorno oltre due milioni di pellegrini si immergono
nelle acque del Gange per la celebrazione. Oltre 70
milioni di fedeli hanno preso parte al rito.
-Dati allarmanti per la Cina, dove è previsto, nei
prossimi 20 anni, un’emigrazione di circa 300 milioni
di contadini verso le città, la maggiore della storia.
-In Giappone sono diffusi dei mini-market dove si
trova veramente di tutto. Aperti 24 ore su 24, vengono
chiamati “conbini” ovvero la giapponesizzazione
dell'americano “convenient store”. Se vedrete il film
“Cursed”, recensito su questo numero, ve ne farete
un’idea.
-Lo sapete che in India si svolge dal 1933 ogni inizio
anno il Kila Raipur Sports Festival, una sorta di
“Olimpiadi Rurali”?
-Tempi duri per i produttori di moto e motorini cinesi.
Questi mezzi sono già stati banditi completamente in
alcune città cinesi perché causa d’inquinamento e
perché utilizzati per scippi e rapine: questi casi erano
preoccupantemente cresciuti negli ultimi tempi.
-Il natto è un cibo maleodorante a base di fagioli di soia
fermentati, andato a ruba perché spacciato per un
miracoloso prodotto dimagrante
dalla KTV, emittente di Osaka. La
falsa notizia è stata smentita con
tanto di scuse dalla tv giapponese
-Dopo il grande successo in Italia di
Hidetoshi Nakata, la squadra del
Catania ha acquistato il giovane
Takayuki Morimoto, promessa del calcio nipponico,
nonché importante per la promozione della Sicilia in
Giappone.
-Lunga lista d’attesa a Rio De Janeiro per chi vuole
sposarsi nella suggestiva cappella di Nossa Señora
Aparecida che si trova proprio sotto la famosa statua di
Gesù che domina la città dal Corcovado e che è appena
stata aperta ai matrimoni.
-Preoccupazione per le discariche cinesi sempre più
invase da rifiuti elettronici che intossicano l’ambiente e
gli improvvisati operai che vi lavorano. Spesso, questi
rifiuti sono importati abusivamente dall’occidente.
-Auguri a Yone Minagawa, la donna più vecchia del
Giappone e del mondo: nata nel 1893 ad Akaike, ha
ben 114 anni!
-Il tonno rosso, il pesce più utilizzato per la
preparazione del sushi, rischia l’estinzione a causa
della grande domanda mondiale.
-La pianta del fico sarebbe arrivata nel bacino del
Mediterraneo dal Medio Oriente, forse dalla Siria, già
in tempi antichissimi. Citata più volte nella Bibbia e
nel racconto della creazione, le sue foglie costituiscono
il primo “indumento” dei nostri avi. Nel Vangelo, Gesù
ne maledice uno per non avervi trovato frutti e subito
l’albero si dissecca. Secondo i buddhisti Siddharta
divenne Buddha (ovvero l’illuminato), meditando
all’ombra di un aswatth o fico asiatico. Anche la storia
romana ha avuto a che fare con questo frutto. Fu con
un cesto di fichi freschi appena arrivati da Cartagine
che Catone convinse il Senato a dichiarare guerra alla
città punica e, secondo la leggenda, l’aspide che
avvelenò Cleopatra era nascosto in un piatto di fichi. Il
fico è un cibo popolare ed economico che si mangiava
spesso secco anche in passato.
5
-Curioso record ad un agglomerato della provincia
dello Shimane (Giappone): è la località con il nome più
lungo: addirittura 31 caratteri!
-Clamorosa “gaffe caraibica” nell’isola-stato di
Grenada (a nord di Trinidad e Tobago), dove la banda
della polizia, all'inaugurazione di un nuovo stadio di
cricket sostenuto dalla Cina, davanti ad una schiera di
attoniti funzionari venuti da Pechino, ha eseguito l'inno
dello stato di Taiwan, da sempre loro rivale,
confondendolo con quello cinese!
-La popolazione della valle dello Zambesi
(Mozambico) è stata costretta ad abbandonare le
proprie case a causa dell’alluvione.
-A Bangkok, capitale della Tailandia, vanno di moda i
matrimoni di massa. Anche all’ultimo San Valentino
questa tradizione ha attirato centinaia di turisti e decine
di coppie locali e straniere che si sono detti sì.
-Per il calendario cinese è appena iniziato il prospero
anno del Maiale d’Oro, una combinazione che non
capitava dal 1947. Auguri!
-In Perù le misteriose 13 torri di Chankillo, sono
considerate il più antico osservatorio solare dei nativi
americani.
-Troppo stress da superlavoro per l’attore indiano Siaf
Ali Khan, collassato sul set e ricoverato in un ospedale
di Mumbai. Khan è diventato celebre con “Omkara”,
film sull’Otello di Shakespeare in versione Bollywood.
-Record mondiale di partecipanti tra i prati del Rizal
Park di Manila, dove, ben 41.038 ragazzini filippini si
sono incontrati, spazzolini alla mano, per…lavarsi i
denti e finire sul Guinness dei Primati!
-Zhang Yin è la persona più ricca della Cina, titolare
della Carta Dei Nove Draghi, una compagnia che
ricicla carta e che prepara quella per gli imballaggi,
mica male!
-Guerriglia urbana in un pomeriggio di aprile nella
Chinatown milanese. I cinesi si sarebbero ribellati
all’ennesima vessazione dei vigili urbani e all’ assurda
ordinanza comunale che vieta il carico e lo scarico di
merci in Via Paolo Sarpi, una zona di negozi e
commerci che sta per diventare area pedonale.
-Iwate, Giappone: il wrestler mascherato noto come
Great Sasuke si è candidato a governatore della città.
“Questa è la mia faccia” – ha detto “E non ho
intenzione di togliermi la maschera”. Un grande!
http://www.secondegenerazioni.it/
E’ un blog fatto dai cosiddetti G2 (che brutta
definizione…), cioè i giovani italiani di seconda
generazione, cioè immigrati o figli di immigrati o di
coppie miste. Tanti sono i problemi ancora da
risolvere, per loro….
http://sushiday.com/
Un blog in inglese dedicato al sushi: come prepararlo,
ristoranti e suggerimenti vari.
www.oliopepesale.com
Sito generico di cucina con una sezione dedicata alle
cucine etniche ed alla loro presenza a Milano e con un
corso rapido per preparare il sushi.
http://www.kumale.net/Mondor.htm
Ancora cucina. Un “Pappamondo” on line per i
ristoranti etnici di Roma.
http://www.africarte.it/index.htm
Un sito sulla storia e sull’arte dell’Africa. Si parla
anche di miti, di leggende, e delle maschere africane.
www.giapponegiappone.it
Un sito per gli amanti del paese del Sol Levante con
varie notizie. Peccato che parecchie sezioni siano
ancora in costruzione o accessibili solo per gli iscritti.
www.indiaenews.com/
Un notiziario in inglese dedicato all’India.
http://cubanite.blog.dada.net/
Il nome di questo blog indicherebbe la malattia che
colpisce anima, cuore e cervello di moltissimi
occidentali che hanno visitato e vissuto a Cuba.
http://www.mappedinantes.com/anticoegitto/anticoegitt
o.html
Da questa pagina potrete accedere a diversi siti dedicati
alla storia e all’archeologia dell’antico Egitto!
www.tango.it e www.abctango.com.ar
Due siti per gli amanti del tango argentino: il primo
italiano, il secondo del paese d’origine.
6
MAMDOUH – “L’Islam è amore” (Alam Ed.) Esce finalmente, a due anni di distanza dal precedente “Ya
Habibi Moustafa”, il nuovo doppio cd del nostro Mamdouh, con ben 17 nashid. I primi 8 sono nuovi nashid
scritti ed interpretati con amore, il resto sono brani già presenti nei cd precedenti, riproposti in nuove
versioni, tutte rigorosamente a cappella. Il cd è stato presentato dal sito www.huda.it. Mamdouh è il primo
artista italiano di nashid.
TOUMANI DIABATE’S SYMMETRIC ORCHESTRA - “Boulevard De l’Independance” (World
Circuit). Dopo avere tirato il fiato per aver letto il lungo titolo, ci sentiamo un cd dal Mali di tradizione
mandinga con influenze jazz e anche blues sulla scia di Ali Farka Touré. In allegato un dvd con un breve
racconto sull’evoluzione del disco.
REY RUIZ – “Corazón arrepentido” (Luna Negra) Ruiz è un cantante salsero cubano famoso nel mondo
latinoamericano ma anche in Europa. Il suo ultimo album è molto lento e romantico: baladas e brani di salsa
romantica dedicata agli innamorati e ai “cuori pentiti” che chiedono perdono. I testi di queste canzoni
d’amore sono semplici e di grande impatto.
MARC ANTHONY – “Sigo Siendo Yo - The Hits” (Sony-BMG). Come il precedente, anche Marc
Anthony (vero nome Marco Antonio Muñiz, classe ’69) è un popolare cantante - ma anche attore - . Viene
definito “il re della salsa”. Newyorkese del quartiere spagnolo di Harlem ma di origini portoricane, pubblica
ora questo “greatest hits” di 12 brani ballabili con 2 inediti.
SELVAGANESH – “Souka” (Naïve). Il primo album del percussionista indiano Sevaganesh, figlio del più
famoso H.T. Vinayakram. I suoi strumenti sono il kanjeera e il ghatam e si cimenta anche in ritmiche vocali
con alcuni duetti con voce femminile.
YASMIN LEVY – “La Juderia” (Choice Music). Pubblicato nel 2005 dall’israeliana Levy, che compie un
viaggio lungo 500 anni con la musica dei ladinos, gli abitanti dei quartieri ebrei (le juderie,appunto)delle
città spagnole. Ritmi mescolati ai suoni arabi e al flamenco.
MIHO HATORI – “Ecdysis” (Rykodisk) Miho, ex componente delle giapponesi Cibo Matto, è una
musicista attivissima con una vasta discografia di collaborazioni, progetti solisti e produzioni. Spazia tra vari
generi (brani reggae e canti per bambini con ritmi africani e balinesi…) e dice di non avere confini con la sua
musica: “L’arte deve essere aperta a ogni possibile combinazione”.
TRILOK GURTU & THE FRIKYIWA FAMILY – “FARAKALA” (Frikyiwa/Family Affair) Gurtu
(vedi Etnomondi N.2) ha iniziato a suonare tabla e percussioni all’età di sei anni a Bombay ed ha attraversato
nella sua lunga carriera ogni genere musicale, dal banghra al raga pop, all’elettronica, dal funk afroasiatico
alla musica juju. Un ritorno alle radici per un album ipnotico dal profondo dell’Africa, che prende il titolo
dal villaggio del Mali meridionale dove il famoso percussionista indiano Gurtu l’ha registrato insieme a
musicisti del posto ed altri collaboratori.
FIORELLA MANNOIA – “Onda tropicale” (Durlindana) Ritmi brasiliani per i 13 pezzi dell’ultimo
album della Mannoia, in portoghese e italiano con collaborazioni dal paese sudamericano. Il legame con
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madrenatura, il carnevale di Bahia e i problemi sociopolitici alla base dei testi. Un viaggio solare nella
cultura brasiliana che l’autrice sta portando in tour in questi mesi. Già in passato la Mannoia aveva toccato il
“mondo etnico”, rispolveriamo, ad esempio, dagli anni ’80, la famosa canzone… “Terre lontane”!
LISA GERRARD & JEFF RONA – “A thousand roads” (Wide Blue Sky) Lisa Gerrard è l’ex cantante
dei Dead Can Dance, che qui si cimenta col compositore Jeff Rona con le tradizioni musicali degli indiani
americani di Alaska, New Mexico e Perù per la colonna sonora di un documentario a loro dedicato.
A.A.V.V. – “Benten asian benton” (Benten Imprint). Si tratta di una compilation per farsi un’idea sulle
tante bands punk/hardcore femminili orientali! L’etichetta Benten cerca di farle conoscere anche oltreoceano.
Non per tutti: sembrano uscite da un cartone animato, voci comprese, ma i gruppi (coreani,cinesi,giapponesi)
sono quasi tutti validi, tra questi: Mummy The Peepshow, Wirld Wide Love, The AmpPez, Non Stop
Body….
KIULDRET – “Corazón enamorado” (Sony Discos). Disco d’esordio di questa neworkese di origini
portoricane. Salsa, musica da strada e reggaetón, più due cover.
A.A.V.V. – “Rajal el yum” Non sappiamo molto di questa cassetta egiziana che abbiamo trovato per caso ai
soliti mercatini, come facevamo anni fa comprando a scatola chiusa. Le musiche non ci dicono molto, le
solite sonorità arabe pop, e i caratteri sono tutti arabi: la copertina piena di facce –in stile Etnomondi di 10
anni fa-ci fa presupporre ad una raccolta di canzoni recenti, in quanto “Rajal el yum” significa “L’uomo del
giorno” quindi “I successi di oggi”! I nomi degli artisti: Sabr, Amr, Mohammed, ecc.
CHEB MAMI – “Layali” (EMI). Torna un ricordo dei nostri primi
numeri, quel Cheb Mami tanto ascoltato ma anche tanto ripetitivo,
come altri; recentemente l’abbiamo visto in tv gonfio e
invecchiato.Anche l’ultimo album è il solito mix di pop e musica rai
algerina, 13 brani con qualche spruzzata gitana, come nel brano
“Gaiye Bil Salama”: solo per appassionati.
GAL COSTA – “Hoje” (Trama). La sessantenne brasiliana Gal
Costa torna con un album sospeso tra malinconia e spensieratezza,
tra modernità e tradizione. Bello il brano “Hoje/Jurei”.
Per gli amanti delle sonorità del tango, sappiate che ben pochi si cimentano con questo genere, preferendo
molti musicisti contemporanei eseguire i classici in versione originale o con cover reinterpretate. Dal 2000 si
è sempre più affermato il genere noto come tango nuevo basato soprattutto sull’elettronica, genere musicale
capitanato dai Gotan Project, che abbiamo già trattato in passato. Tra i pochi nuovi dischi recenti:
RODOLFO MEDEROS – “Eterno Buenos Aires” (Warner) considerato il più famoso seguace di Astor
Piazzolla, ALFREDO SAEZ – “Tangos y canciones criollas” (Epsa) più orientato verso un tango-folk,
JULIO PANE TRIO – “A las orquestas” (Epsa) e ORQUESTA ESCUELA DE TANGO – “De
contrapunto” (Epsa) con brani strumentali.
DAM – “Dedication” (Red Circle). I Dam sono un trio hip hop di Gerusalemme, i fratelli Nafar con
Mahmoud Jreri, parlano di pace, di sociale e di politica in arabo e non hanno niente da invidiare agli
afroamericani. Utilizzano melodie orientali con archi e percussioni.
TOUMAST – “Ishumar” (Le Village Vert). Parlavamo dei Tuareg due numeri fa, ecco un album con le
loro musiche, rivisitate in chiave moderna con inserti blues e rock. Il nome del progetto, attivo dal 1990,
significa “identità” nel linguaggio tuareg, mentre il titolo deriva dal francese “chomeur”, “disoccupato”.
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A.A.V.V. – “African pearls” (Discograph) Musiche locali in 4 cd doppi di 4 stati africani subsahariani con
le loro radici musicali: Congo, Mali, Senegal, Guinea. Etnomusic al 100%!
BABA ZULA – “Duble Oryantal” (Doublemoon) Il fatto che la scena rock di Istanbul sia floridissima, ce
lo dimostrano i Baba Zula, sperimentatori folk-rock che cercano di unire Oriente ed Occidente mischiando
strumenti tradizionali medio-orientali con l'elettronica. In questo ultimo lavoro si avvalgono della
collaborazione del bassista berlinese Alexander Hacke (Einstürzende Neubauten) e in concerto si esibiscono
con una danzatrice del ventre. Per approfondimenti, il film “Crossing the bridge” (vedi Etnomondi N.18)
ERKIN KORAY E’ il primo rocker turco e il più noto cantante del cosiddetto “Anatolian rock”. Sorta di
controverso Alice Cooper glam-psichedelico, fu l’ispiratore per molti musicisti nel suo paese, dalla sua
comparsa sulle scene nei tardi anni ’50-primi anni ’60 e poi con il gruppo Ter. Fu anche l’inventore del
bağlama elettrico, strumento tradizionale turco simile al liuto dal suono unico, che si puo’ ascoltare in molti
suoi dischi.
MUMMY THE PEEPSHOW – “Schoolgirl pop” (Triangle Records). Ci risulta essere questo “Schoolgirl
pop” (2002) l’ultimo album delle ormai sciolte Mummy The Peepshow, garage-punk band tutta al femminile
da Osaka (Giappone), attive dal ’94 e con 4 album e numerose partecipazioni a compilation all’attivo.
Introvabili in Italia, cantano in inglese nel divertente e consueto “stile manga”.
Visual kei
Niente a che fare coi gay, anche se la
pronuncia puo’ ingannarci: il visual kei
(o visual rock) è un sottogenere musicale
giapponese che si è sviluppato a partire
dagli anni ‘80 e ha raggiunto il suo apice
negli anni ‘90, trascinandosi stancamente
fino ad ora. Ovviamente in patria
impazziscono per questo fenomeno, che
ancora oggi è poco conosciuto da noi:
abbiamo scoperto che in realtà questi
esotici e bizzarri gruppi sono seguitissimi
sui forum e blog specializzati,
specialmente dai giovani, dalle ragazze più o meno giovani(ssime)e dai curiosi di nuove tendenze, grazie a
internet e alla Gan-Shin Records, etichetta discografica tedesca, che è stata la prima in Europa a credere in
questo genere e ad occuparsi esclusivamente del Visual Rock, diventando un punto di riferimento per chi si
vuole accostare a questo fenomeno.
Musicalmente i gruppi visual key non si caratterizzano per un unico genere, mescolano un po’ di tutto,
spaziando dal pop all’hard rock, al grunge, dal gothic al metal, fino alla psichedelia e al glam, quest’ultimo
da sempre segutissimo in Giappone. Grande attenzione poi per l’aspetto visivo, un po’ come per il pop degli
anni ‘ 80 che ben conosciamo.
Il look è infatti la componente fondamentale per questi gruppi: immagine, nomi e testi decadenti, il trucco
spesso al limite del vampirico e dell’orrorifico, trasgressivo e androgino, i capelli cotonatissimi a ricordare il
dark e la new wave, i costumi sono piuttosto barocchi e appariscenti, le scenografie e i videoclips sono
curatissimi, La lingua utilizzata è prevalentemente il giapponese, qualche volta l’inglese. Tantissimi sono i
gruppi, a partire dai precursori X (o X-Japan, per non confonderli con un gruppo omonimo), la prima band
del cosidetto J-rock o J-R (rock giapponese), D'espairs Ray, il primo gruppo “J rock-visual kei” a tenere un
concerto in Italia, Dir en grey, Malice Mizer, Moi Dix Mois, Kagerou, Gazette, L’Arc En Ciel, MUCC, solo
9
per citarne alcuni. Un po’ Kiss, un po’ Bowie, un
po’Cure, un po’ Sigue Sigue Sputnik (ve li ricordate?),
un po’ Marilyn Manson, un po’ punk, un po’ nu-metal,
industrial e quant’altro, questi gruppi non brillano
certo per fantasia, ricalcando e rimescolando
caratteristiche occidentali, e, forse, copiandosi anche
tra di loro, ma si sono ritagliati un loro spazio
utilizzando anche la tradizione teatrale giapponese, i
manga, il folk e altri elementi, diventando interessanti
anche per noi occidentali. I testi parlano un po’ di
tutto, spesso sono fantasiosi e non brillano certo per
allegria! Molto ricercati e fantasiosi i nomi.
Musicalmente non sono male, tra ballate un po’
mielose e pezzi più duri con schitarrate metal-gothicindustria l e sperimentalismi vari, ma in genere non sono indicati per chi ama il classico pop.
Sopra: i Dir En Grey, tra i gruppi più rappresentativi del visual kei
L’ETNICO IN TV E IN DVD
TV Noticiero è un tg trasmesso per i sudamericani che vivono in Liguria. Il canale satellitare Fashion TV ha
trasmesso in diretta la parata del favoloso Carnevale di Rio. Sul canale Sky 410 Rai Sat Gambero Rosso
vanno in onda le serie La cucina etnica di Laura Ravaioli e Appunti dall’India. Su TV5 Monde, canale
francese, Le journal d’Afrique, interessante trasmissione con tutte le news e l’attualità dal continente nero.
Africa anche per France 24 con La semaine en Afrique, cronache news e altro senza i soliti luoghi comuni.
+9122 Call Center Bombay sul canale 142 Cult è dedicato all’India.
National Geographic Channel ha presentato il documentario che ricostruisce la storia, le tecniche di
navigazione adottate e i diari di bordo di un leggendario esploratore cinese ne: Le avventure di Zheng He.
Indagini al fronte è un documentario dedicato agli invincibili apache e ai loro campi di battaglia, su The
History Channel. Shukran, il settimanale del TG3 dedicato ai problemi degli immigrati e
all’integrazione, giunto alla quarta edizione, curato e condotto da Luciana Anzalone. Dopo
essere apparso su SKY, arriva su RAI, 2 Pucca, cartoon di successo della sudcoreana Vooz.
La protagonista è la scatenata Pucca, una bambina di 10 anni perdutamente innamorata di
Garu, un piccolo ninja di 12 anni che vive nel suo stesso villaggio, Sooga.
DVD Xtreme martial arts In HD (high definition) consigliato ai giovani. Da Discovery
Channel. I poteri del kung fu, Shaolin Kung fu, Guerrieri comanche (libro+dvd),
Ramses libro+dvd sono altri dvd che vi consigliamo. Maya, un impero perduto e Il mistero dei Maya,
pubblicati qualche anno fa per la vendita in edicola dalla DeAgostini Rizzoli Periodici per la serie Archeo
dvd, sono da recuperare. Sempre la DeAgostini ripropone in edicola Japan Animation, un'antologia dei
migliori film d'animazione giapponese: i cult e le novità, da Harlock, a Lupin, da Ken Il Guerriero a Patlabor
e Asian Terror con una selezione dei vari film horror asiatici (The Ring, Dark Water, ecc). “Resta di stucco,
è un barbatrucco”, era la frase storica del cartone animato giapponese Barbapapà, nato negli anni ‘ 70 da un
fumetto francese. I Barbapapà contenevano un messaggio ecologista e multirazziale (i protagonisti di questa
famiglia erano tutti di colori diversi), ora si possono trovare finalmente nel dvd Le avventure di Barbapapà
della Classica Film.
GIOCHI EyeToy: Kinetic Combat è un gioco della Sony per Playstation 2 consigliato oltre i 12 anni. Un
approccio all’home fitness e alle arti marziali con un vero e proprio istruttore digitale e una “eye toy” una
speciale camera in vendita a parte.
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IL SIGNIFICATO DEI COLORI
Di Mamdouh
In Egitto, Tibet, Cina e India, usavano già in epoca precristiana i colori per
tinteggiare le pareti della casa, non solo per abbellirla, bensì per uso
terapeutico.
I colori possono agire sul nostro umore migliorandolo o peggiorandolo a
secondo del colore:
il rosso è il colore dell’energia vitale,
il blu è il colore della profondità interiore,
il giallo corrisponde alla ricerca del nuovo,
il verde favorisce la calma e la riflessione,
l’arancione trasmette serenità ed allegria,
il violetto ha proprietà terapeutiche.
Sin dalla preistoria usavano i colori minerali in Francia e Spagna, i fenici
‘gente del paese della porpora’ usavano varietà di colori nell’abbigliamento e
non solo. Il nero ad esempio era il simbolo di fecondità in Egitto ai tempi di
Osiride, ma anche un colore ambiguo, oscuro: il lutto, il male, la
rigenerazione.
Il bianco era usato per l’argilla, il marmo, il calce, l’argento era usato molto
dagli egizi. Il bianco è il simbolo della luce, del candore. Secondo i romani, gli
egizi, i fenici, gli etruschi, i greci, il defunto brillava della stessa luce degli dei,
e veniva vestito con un manto bianco.
Il blu non era amato molto dai romani, che lo identificavano con i barbari e i
britannici per via del colore dei loro indumenti. I greci usavano molto il blu per
i templi, questo colore rappresenta la pace, il cielo, la magia.
Il verde è anche il simbolo della vita e della fertilità, il giallo-oro è il simbolo
dello splendore solare, della sacralità. Il rosso è il colore della passione ma
anche della guerra, della distruzione,degli inferi.
I colori più usati dagli egizi erano: il rosso, i bruni, i gialli, il nero, il bianco,
rarissimi il verde e il blu.
Il colore rosso è spesso indossato da persone estroverse e vitali, il verde da
persone miti e sincere, il blu da sensibili ed equilibrati, il nero da chi vuole
apparire colto ed interessante, il bianco da perfezionisti ed idealisti, il giallo da
persone attratte dalla filosofia, dalla religione e dalle ideologie, l’arancione da
persone estroverse, il marrone da costanti e conservativi.
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Moez Masoud
Moez oggi è un giovane egiziano di 29 anni, padre di due bambini, che ha
raggiunto la popolarità nel canale televisivo Iqraa con i programmi sull’Islam
“Parables in the Qur’an” e “Stairway to Paradise” in lingua inglese. Il suo
accento è perfetto e parla la lingua in modo fluente. Il programma è
seguitissimo dai musulmani di tutto il mondo, in particolar modo dai
musulmani che non parlano la lingua araba. Moez è perfetto per un pubblico
di giovani, musulmani e non musulmani: è intelligente, spigliato, moderno e
spiega l’Islam in modo facile e chiaro. L’inglese l’ha imparato nelle scuole
americane in Kuweit e in Egitto. È diventato un musulmano praticante ed
equilibrato dopo aver vissuto lontano dall’Islam nel periodo della sua
adolescenza: feste, droghe e alcool a volontà erano l’unica sua vera
preoccupazione. L’incidente stradale che gli ha fatto vedere la morte da
vicino è stato fondamentale, poiché gli ha aperto gli occhi di fronte alla realtà
della vita, e gli ha fatto capire la sua importanza.Non si può giocare da
incosciente con la vita, che è breve e può finire da un momento all’altro,
inaspettatamente. Ha imparato ad apprezzarla e amarla come vero dono di
Dio. Alcuni suoi amici sono morti nell’incidente stradale e questo l’ha segnato
molto. Da quel momento il Corano è entrato veramente nel suo cuore.
Oggi è un giovane rinato… spiritualmente.
http://www.moezmasoud.com/index.html
Mamdouh
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Il galateo arabo a tavola
Di Mamdouh
Lo sapevate che gli arabi consumano il pasto intorno ad un tavolo basso o a
un grande vassoio rotondo? Il vassoio si chiama “siniyyah”.
Non esiste il primo e il secondo, ma un pranzo con diverse portate servite
nello stesso momento sul tavolo. Sono seduti su cuscini o tappeti
comodamente, non è scomodo, basta abituarsi. Questa è la Sunnah del
Profeta Muhammad ma non tutti al giorno d’oggi la praticano. Spesso,
soprattutto in città, gli arabi –musulmani e cristiani- consumano i pasti
all’occidentale.
Prima di mangiare il musulmano dice “Bismillah Arrahman Arrahim” che
significa “In nome di Allah, il Compassionevole, il Misericordioso” e alla fine
dice “el hamdulillah” che vuol dire “Lode a Dio”. Il musulmano usa le posate,
oppure le mani, ed utilizza le tre dita della mano destra. L’ospite è trattato con
grande riguardo, è un onore per gli ospitanti, che sono gentile ed accoglienti
verso l’ospite, che si alzerà dal tavolo soddisfatto di tanta accoglienza ed
altrettanta bontà di cibo.
Il buon musulmano mastica lentamente e bene, non fissa gli altri mentre sta
mangiando, è maleducazione.
È giusto mangiare lentamente senza abbondare o buttare via il cibo, è
peccato, il pasto deve essere consumato tutto, o conservato per la sera o il
giorno dopo.
Mentre si mangia non si deva parlare di sciocchezza o male di qualcuno –
questo anche nella vita quotidiana- e non si saluta con la mano mentre si
mangia, solo dopo aver terminato.
Per l’ospite le migliori pietanze, anche le più semplici sono fatte e servite con
amore.
Buon appetito
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Ahmed Bukhatir
Molto bello il sito di questo cantante di nashìd, curato nei dettagli.
http://www.bukhatir.org/
Bukhatir per noi di etnomondi è nuovo ma in realtà ha già diversi album
all’attivo. È famoso nel mondo arabo ed in particolare nel Golfo.
È nato a Sharjah –la data è ignota, potrebbe avere fra i 30 e i 35 anni- ed ha
cominciato a cantare nel 1989. il suo primo album risale al 2001. Album come
“Fartaqi”, “Samtan”, “Entasaf al Lail” e “Al Quds tonadeena”, - quest’ultimo
con altri artisti- hanno riscontrato successo nel mondo.
La sua voce è molto delicata, i suoi video molto belli e curati, come “Last
breath” in due versioni, “Forgive me” e “Zawjati- Dear my wife”.
Ahmed Bukhatir canta in arabo e inglese.
L’ultimo album è “Da’ani” del 2005.
Bello anche il sito inglese:
http://www.bukhatir.co.uk/
Sotto Bukhatir con Zain Bhikha
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Abbiamo parlato sin dai primi numeri di Etnomondi del Nilo, il fiume considerato già dall’antichità
il fiume per eccellenza, che aveva donato agli Egizi la terra e quindi l’agricoltura che ne dipendeva,
ovvero la vita. In arabo il suo nome è Bahr el-Nil (‫ )حر ال ن يل‬o semplicemente El Bahr (“il fiume”).
Ricco di flora e di fauna, con una lunghezza di 6.671 Km, il Nilo è il fiume più lungo del nostro
pianeta, anche se continuano le dispute col Rio Delle Amazzoni (vedi numero scorso).Nasce
nell'Altopiano del Burundi, con il nome di Nilo Kagera (precisamente da uno dei suoi rami
superiori, il Luvironza). Dopo un breve tratto nel Burundi il fiume entra in Tanzania e
successivamente in Ruanda ed Uganda.
Il Nilo Kagera entra nel più grande lago africano, il Vittoria e ne esce quindi col nome di Nilo
Vittoria, attraversando anche il Lago Kyoga. In seguito cambia nuovamente nome in Nilo Alberto
(uscendo dall'omonimo lago), ed entra in Sudan prendendo il nome di Bahr el-Gebel, poi in Nilo
delle Montagne, che mantiene fino alla confluenza con il Nilo delle Gazzelle. Da questo punto
viene chiamato Nilo Bianco e continua a dirigersi verso Nord fino alla capitale del Sudan,
Khartoum, dove riceve le acque dal Nilo Azzurro, il suo principale affluente. Il Nilo Azzurro scorre
per circa 1.400 km fino a Khartoum dove si unisce al Nilo Bianco formando finalmente il Nilo vero
e proprio, che, con un percorso ondulato, raggiunge le terre d’Egitto.
In questo tratto si abbassa da 350 metri di altitudine a 95 m, attraverso una serie di 6 cataratte. Poco
prima di entrare in Egitto il fiume si allarga per formare il Nasser, un lago artificiale nato con la
costruzione dell’imponente seconda diga di Assuan.
Proseguendo sempre verso Nord, il Nilo bagna tutte le principali e storiche città egiziane, fino alla
zona metropolitana di Il Cairo-Giza. Poco dopo inizia l'enorme delta di circa 24.000 km² (con i due
rami principali Rosetta e Damietta), in una regione fertilissima e densamente popolata, fino alla
foce nel Mar Mediterraneo.
Molti furono gli esploratori
europei del Nilo, che tentarono di
scoprire il mistero delle sue
famose sorgenti, sinonimo di
“origine di tutto”: si ricordano
John Hanning Speke , un inglese
che raggiunse il lago Vittoria nel
1858 e le cascate Ripon nel 1862,
Samuel White Baker , inglese, che
avvistò il lago Alberto nel 1864, e
un tedesco, Georg August
Schweinfurth, che esplorò, tra il
1868 e il 1871, gli affluenti
occidentali del Nilo Bianco.
Anche l’inglese Henry Morton Stanley , che, nel 1875, circumnavigò il lago Vittoria, identificò il
fiume Semliki nel 1889 e raggiunse il lago Edoardo e il massiccio del Ruwenzori.
Il Nilo, principale fautore dello sviluppo della civiltà egizia, è oggi mèta di crociere, e la Dahabeya
(“barca dorata”, in memoria delle sfarzose navi antiche) è una delle catteristiche imbarcazioni
utilizzate per le famose crociere turistiche sul fiume, in questo caso per i clienti più facoltosi.
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Bab Zuweila
Il Bangladesh e l’India dei Moghul
Il Bangladesh – significa “La nazione del Bengala”- è situato alla foce del fiume
Gange, lungo 298 Km, è un paese di pianure tra i fiumi che discendono
dall’Himalaya. Questo paese ha raggiunto l’indipendenza nel 1971, quando ci fu la
secessione del Pakistan orientale da quello occidentale.
Sotto il Gange e la Tigre del Bengala
Un tempo il Bangladesh faceva parte del Pakistan, e si chiamava proprio Pakistan
Orientale, fino al dicembre del 1971.
144.319.628 sono gli abitanti e Dacca è la capitale. Il bengali è la lingua ufficiale,
l’83 % della popolazione è musulmana, il 16% è hindu e il resto è cristiana, buddista
o animista. In questo paese c’è produzione di riso, tè, spezie, canna da zucchero ecc.
La tigre del Bengala si trova nella foresta del Sundarbans e moltissime sono le specie
di uccelli.
L’Islam nel Bangladesh arrivò nel 13°secolo. Nel 1206 nacque il sultanato del Delhi
che si estese dalla valle del Gange al Daccan.
Fu con Babur -principe turco/mongolo, proveniente dall’Asia centrale-, che nacque la
nuova dinastia dei moghul, -termine persiano-, che indica gli stranieri venuti dal nord.
Inizia così l’impero dei moghul in India. Era l’anno 1526. Babur sconfisse il sultano
di Delhi, Ibrahim Lodi nella battaglia dei panipat. L’impero dei moghul segnò la
storia dell’India per oltre 3 secoli, il regno di Babur durò solo 4 anni, e si estese in
Afganistan, Kashmìr, Punjab, Bihar e Malwa. Babur era un guerriero non un politico,
ed era tollerante anche con chi non era musulmano. Morì nel 1530. Il figlio Humayun
“il fortunato” nato a Kabul nel 1508 prese le redini dell’impero immenso ma fragile.
Era di un carattere buono e divideva il potere con i fratelli Kamran, Askari e Hindal.
Sconfitto dall’afgano Sher Shah Sur (1540-1545), nella battaglia del 1540, Humayun
abbandonò l’India settentrionale e si rifugiò a Lahore. Riconquistò l’impero passati
30 anni. Il giovane Akbar completò l’opera di Humayun conquistando molti territori
e afferrando l’autorità moghul con una grande organizzazione politica e
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un’amministrazione mai avuta in precedenza. Era l’anno 1556. Il 20 Ottobre 1567
l’esercito del Gran Moghul sferrò un attacco nel Rajasthan, l’anno dopo ci fu uno
scontro sanguinoso tra indù e musulmani vinto da questi ultimi.
L’India settentrionale era ormai sotto il dominio dei moghul, Akbar si spinse verso
sud. Non ha mai fatto la così detta “guerra santa”, ovvero “jihad”, contro gli infedeli,
e la prova è che ha fatto costruire un numero limitato di moschee. Nel 1585 Akbar si
stabilì a Lahore, abbandonando Fatehpur. Desideroso di armonia migliorò i suoi
rapporti con gli indù e con i rajput, adottando persino alcune usanze. Akbar considerò
le espressione artistiche molto importanti per il suo impero: lavorazioni in legno,
madreperla, oro, pietre preziose, tappeti, prodotti tessili…non dimenticando
l’importanza dei fabbricanti di carta, rilegatori, doratori, calligrafi e pittori, per libri
di poesie, biografie a richiesta dell’imperatore quasi analfabeta.
Nel 1577 l’imperatore attraversò una crisi mistica, che lo portò al sufismo. Akbar
decise di cacciare gli invasori portoghesi. Il Gran Moghul morì il 27 Ottobre 1605,
dopo 50 anni di regno. I successori di Akbar lasciarono che il potere si sgretoli nelle
loro mani. E’ la metà dell’ottocento, l’India è nelle mani dei britannici.
Il famoso Taj Mahal è stato fatto costruire nel 1632 dall’imperatore dei moghul Shah
Jahan per la morte di sua moglie Mumtaz Mahal, ed è una prova d’amore per la
consorte scomparsa. Il Taj Mahal che si trova ad Agra in India è edificato in fondo a
un giardino (4 minareti che circondano la tomba di Mumtaz, completano l’insieme
architettonico slanciato verso il cielo). Si trova anche una moschea per pregare.
Sotto la moschea Sitari Star a Dacca e Gran Moghul
Nel 1858, dopo l’invasione degli inglesi, l’ultimo sovrano moghul Bahadur Shah,
esiliò in Birmania dopo essere stato arrestato per tradimento ed incitamento alla
ribellione, i suoi eredi sono stati messi a morte.
Fu così la fine di un grande impero.
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Buone e cattive notizie amici del cinema: vanno di moda i festival, ma,
mentre sembra difficile avere a Milano la quarta edizione di Anime
Giapponesi, almeno per quest’anno (ci vorrebbero degli sponsor, più
concretezza nell’organizzarlo, magari in stile festival più che breve
rassegna, e spazi più grandi), leggiamo sui giornali che Milano avrà un
festival di cinema indiano tra maggio e giugno, e a settembre il Milano
Doc Festival avrà proprio l’India come nazione ospitante. I numeri
della produzione indiana sono notevoli: all’anno vengono prodotti tra
gli 800 e i 1000 film con 25 studi di produzione e ben 12.000 sale
cinematografiche. Consigliamo il sito Bollywood Movie Database:
www.bollywood.de.
KAMIKAZE
GIRLS (Shimostuma Monogatari) commedia,
Giappone, 2004, di Tetsuya Nakashima, durata: 104’. Con: Kyoko Fukada ,
Anna Tsuchiya , Hiroyuki Miyasako. Distribuzione: One Movie /01.
Curioso film che parla dell’amicizia casuale tra Momoko e Ichiko, due
ragazze diversissime tra loro, nel Giappone di oggi: la prima segue la moda
“lolita”, mentre la seconda è mascolina e fa parte di una gang di
motocicliste. Una commedia adolescenziale stile manga con qualche buona
trovata, ma non comprensibile per tutti. Inutile e fuorviante il titolo italiano.
DONDURMAM GAYMAK
(Dondurmam Gaymak) commedia, Turchia, 2006, di Yüksel Aksu, durata:
113’.Con: T.Ozdemir. Distribuzione: Özen Film. Il film che in questo momento va per la maggiore in Turchia, una
satira che gioca sugli spunti offerti dall’incrocio fra globalizzazione e culture locali. Un gelataio artigianale combatte
contro le multinazionali.
SAMSARA
(Samsara) romantico, Germania/India, 2001, di Pan Nalin, durata: 138’. Con: Shawn Ku, Christy
Chung. Distribuzione: Fandango. Un film poetico ambientato nel Kashmir a 4500 metri, tra meditazioni, illuminazioni
spirituali, monasteri e tentazioni della carne. Un film un po’ lungo e sontuoso, ma merita una visione.
LEZIONI DI VOLO
(Lezioni di volo) drammatico, Ita/Ind/GB/Fra,2006, di Francesca Archibugi, durata:
106’ . Con: Giovanna Mezzogiorno, Flavio Bucci, Roberto Citran, Anna Galiena. Distribuzione: 01. Un film
sull’iniziazione alla vita adulta di due ragazzi diciottenni che partono per l’India alla ricerca della loro natura.
Importante l’incontro con un’immagine diversa delle terre che si aspettavano. Un film vitale e interessante, a sorpresa,
tra le recenti uscite.
LAST MINUTE MAROCCO (Last minute Marocco) commedia, Italia,2006, di Francesco Falaschi, durata: 88’
Con: Nicolas Vaporidis, Maria Grazia Cucinotta, Valerio Mastandrea. Distribuzione: 01. Un rocambolesco viaggio
musicale e sentimentale organizzato da un gruppo di ragazzi dopo la scuola. La madre di uno di loro, preoccupata,
convincerà l’ex marito a mettersi sulle tracce dei ragazzi per riportarli a casa. Un nuovo film girato in parte a Roma e in
parte nei posti più belli del Marocco.
BARAN
(Baran) drammatico, Iran, 2001, di Majid Majidi, durata: 94’. Con: Zahra Bahrami, Hossein Abedini.
Distribuzione: Buena Vista. Un film visto anche da noi, sulla condizione degli afgani in Iran e sull'amore fra due
giovani con gli ostacoli che dovranno superare. Una ragazza si finge maschio per lavorare in un cantiere al posto del
padre infortunato. http://www.cinemajidi.com/baran/
NESSUNO SA
(Daremo shiranai) drammatico, Giappone, 2004, di Hirokazu Koreeda, , durata: 141’. Con:
Yuuya Yagira, Ayu Kitaura, Hiei Kimura. Distribuzione: Bandai Visual Co. Inedito da noi e visto al Festival di Cannes,
dove il regista si era già fatto notare con “Distance”. Una triste storia ispirata a un reale e recente fatto di cronaca.
Quattro figli tenuti nascosti da una donna e mai registrati all’anagrafe, dovranno cavarsela da soli dopo la sparizione
della madre.
CANTANDO DIETRO I PARAVENTI
(Cantando dietro i paraventi) drammatico, Italia ,2003, di
Ermanno Olmi, durata: 100’. Con: Jun Ichikawa, Bud Spencer, Sally Ming Zeo Ni. Distribuzione: Mikado. E' la storia
della celebre Ching, una donna pirata cinese e di un giovane studente occidentale, finito in un posto sconosciuto. In
questo curioso film del maestro Olmi, pellicola fuori dagli schemi, c’è anche un inedito Bud Spencer.
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VIVERE! (Huozhe) drammatico, Hong Kong, 1994, di Zhang Yimou, durata: 125’. Con: Ge You, Gong Li, Niu
Ben. Distribuzione: Columbia. Abbiamo parlato dell’omonimo romanzo di Yu Hua da cui è stato tratto, sul lontano
N.5.La capacità di sopportazione di una famiglia, nonché delle sue esperienze terribili, attraverso quarant'anni di storia
cinese in uno dei film che hanno fatto scoprire Yimou in occidente.
L’URLO DELLE FORMICHE
(Scream of the ants), drammatico, India, 2006, di Mohsen Makhmalbaf,
durata: 85’. Con: Mahmoud Chokrollahi, Mahnour Shadzi, Karl Maass. Distribuzione: BIM. Il regista iraniano
Makhmalbaf, nostra vecchia conoscenza, si trasferisce in India per esplorare col consueto stile raffinato, il conflitto tra
scetticismo e fede. Il viaggio di nozze in India di una coppia (lui ateo, lei credente) si trasforma in un viaggio spirituale.
CURSED
(Chô Kowai Hanashi A - Yami No Karasu), horror, Giappone, 2004, di Yoshihiro Hoshino, durata:
81’.Con: Osamu Takahashi,Susumu Terajima. Distribuzione: 01. In Giappone i mini-market aperti 24 ore su 24
vengono chiamati "conbini" (vedi News from... di questo numero). Uscito da noi recentemente solo in dvd, narra di uno
di questi, che è il fulcro di una massa di forze maligne paranormali... Interessante per gli appassionati del genere,
peccato per l’edizione italiana doppiata veramente male. Curiosità: il titolo originale, tradotto letteralmente, sarebbe:
“Super Storia della Paura A - Il Corvo delle Tenebre”.
COMPITI A CASA
(Mashgh-e shab), documentario, Iran,
1989, di Abbas Kiarostami, durata: 86’.Non distribuito da noi e
interpretato da alunni ed insegnanti della Shahid Masoumi School, è un
film-documentario in 16mm dedicato ad interviste con i bambini e alle
loro reazioni di fronte ai compiti.
AFRICA PARADIS
(Africa Paradise), commedia, Fra/Costa
D’Avorio, 2006, di Sylvestre Amoussou, durata: 86’. Con: Stéphane
Roux, Eriq Ebouaney. Distr.: Métis. Commedia fantapolitica su un
“mondo alla rovescia” che sta spopolando in Francia. Come andrebbero
le cose se fosse l’Africa la superpotenza e i bianchi gli immigrati e i
discriminati? Questo film è passato con successo anche al recente
Festival del Cinema Africano di Milano con grande riscontro di
pubblico e di favori.
CINQUE DITA DI VIOLENZA
(Tian xia di yi quan),
azione, Hong Kong, 1974, di Chang-hwa Jeong, durata: 104’. Con: Lieh
Lo, Ping Wong. Distr.: Pic-Dear. Violento (già dalla locandina) e
interessante precursore dei film di arti marziali di Bruce Lee che
spopolavano negli anni ’70 (chi si ricorda un’ affollata “prima mattutina” di “Dalla Cina con furore” al Cittanova,
quartiere Giambellino di Milano, con tutti i balordi della città?). L’immancabile e onesto campione di arti marziali
prima sopporta, poi si vendica della solita banda di cattivi.
L’ISOLA
(Seom), drammatico, Corea Del Sud, 2000, di Kim Ki-Duk, durata: 85’. Con: Suh Jung, Kim YooSuk. Distr.: Myung Film Company Una storia d'amore folle e autodistruttiva che si svolge su barche e case galleggianti
in una routine placida e straniante. Uno dei film del minimalista Kim Ki-Duk non distribuiti in Italia ma presenti solo
nei festival e nella programmazione notturna tv, in lingua originale sottotitolati in italiano.
PYAASA
(Pyaasa), drammatico, India, 1957, di Guru Dutt, durata: 146’. Con: Mala Sinha, Guru Dutt. Distr.:
,
G.Dutt Films Pvt.Ltd. Un film classico, ma anche un classico “polpettone” di Bollywood, oscuro e sontuoso non per
tutti. I problemi quotidiani di Vijay, giovane disoccupato amante della poesia.
LE FERIE DI LICU
(Le ferie di Licu), documentario, Italia, 2006, di Vittorio Moroni, durata: 96’. Con:
Md Moazzem Hossain, Fancy Khanam, Giulia Di Quilio. Distribuzione: Myself Cinema. Un documentario dedicato a
uno dei tanti immigrati integrati nel nostro paese: il giovane Licu, dal Bangladesh, è costretto a tornare in patria per
sposarsi, quindi prende alcune settimane di ferie. Il matrimonio è stato combinato ma gli imprevisti sono tanti. Una
pellicola coraggiosa e fuori dagli schemi,fuori in questi giorni. www.leferiedilicu.it
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GODZILLA
Godzilla è, insieme a King Kong, il mostro più
famoso dello schermo, colui che ha colpito
l’immaginario collettivo con la sua furia devastante
contro l’umanità, nonostante le ingenue (per oggi)
scene dell’uomo in tuta da dragone che si aggira tra
i modellini dei palazzi sputando fiamme: in alcune
scene era lo stesso produttore Tomoyuki Tanaka ad
entrare nel costume di Godzilla!
Questo mostro ha inaugurato il genere Kaiju Eiga
(cinema dei mostri), è protagonista di ben 29 film
ufficiali e di moltissime imitazioni. I film ufficiali
giapponesi sono suddivisi in tre ere distinte:
Showa, Heisei e Millennium.
Notevole l’impatto di questo dinosauro (o
gojirasauro, nome immaginario della sua specie)
dalla sua prima apparizione nel film omonimo del
1954 di Ishirô Honda.
In realtà l’idea del personaggio nacque come
remake del film americano “Il risveglio del
dinosauro” (1952), che, a sua volta, era un seguito
del remake di “King Kong” (1952). In Italia arrivò
l’immancabile remake americano, Godzilla (“Godzilla king of the monsters”), del 1956, con diversi
tagli. Recentemente (1998) c’è stato un ennesimo, fiacco, remake americano per le nuove
generazioni. Inizialmente Godzilla doveva essere una piovra, idea poi accantonata per far posto a un
simil-tirannosauro. Il suo nome giapponese è Gojira, dal nomignolo di un corpulento dipendente
della casa di produzione Toho, che era soprannominato proprio così, un misto della parola
occidentale gorilla e del termine giapponese kujira, che significa balena.
Nei vari film, il mostro preistorico viene puntualmente risvegliato e mutato dalle radiazioni emanate
da test nucleari americani che hanno investito l’isola del Pacifico dove viveva, e, nutrendosene,
diviene un pericolosissimo anfibio radioattivo che rade al suolo Tokyo con la sua devastante furia.
La minaccia che arriva dal mare sta alla base della cultura giapponese. Interessante il messaggio
ecologista e antimilitarista e (perché no?) anche antiamericano che è alla base di questi
film,specialmente il primo. Successivamente Godzilla, nei vari film, verrà risvegliato, clonato,
affronterà, oltre agli uomini, molti altri mostri, anche spaziali e preistorici, e suoi stessi cloni, anche
robotici, ecc.
Al posto dello stomaco Godzilla possiede una ghiandola al plasma che è all’origine del raggio che
emette dalla bocca, ovvero la sua principale arma. In questa ghiandola infatti si verifica una
reazione nucleare che fa salire il plasma lungo l’esofago, scaricando l’energia in eccesso attraverso
le pinne dorsali (che quindi fungono da valvola di sicurezza) illuminandole. A quel punto il raggio è
pronto per essere lanciato.
Ultima curiosità: il verso di Godzilla viene ottenuto col riverbero del suono di un contrabbasso
unito a quello di una corda da strumento di un'ottava sotto la norma e strofinata con un guanto di
cuoio grezzo. Lunga vita al mostro!
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RISTORANTI ETNICI
 CASABLANCA STOCK HOUSE Siamo stati un po’ in zona
Monza ultimamente, per recensire alcuni ristoranti come questo
tipico marocchino con richiami alla vita nel deserto. Interessanti
i piatti. Fine settimana con musica dal vivo. In Via Lecco 162, zona Parco.
 MEZCALITO Meglio prenotare prima di andare in questo “gettonato” ristorante in zona Staz.Centrale a
Milano (Via Copernico,8). Cucina messicana, happy hour, musica: latina,anni ’70-’80, world music.
Fortunatamente, uno dei pochi aperti anche per pranzo.
 ZERO Recente l’apertura di questo locale sorto a Milano in C.so Magenta 87 (zona S.ta Maria Delle
Grazie) sulle ceneri della storica salumeria-rosticceria Vaccarone. Propone cucina giapponese
autodefinita “contemporanea”. Non siamo ancora riusciti ad andarci: bisogna prenotare con settimane di
anticipo, un po’ troppo! E poi il servizio è da migliorare, ci hanno detto troppo lento e goffo, peccato
perché i piatti sono interessanti.
 EL CUBANITO Si trova a Napoli, è un locale dove si cena (dal mercoledì al sabato) con piatti
interessanti ma un po’ piccanti della cucina tropicale. E’anche uno scatenato disco-bar. In Via Bellini,
25, chiuso la domenica.
 ASMARA Ne parliamo per la prima volta, incredibile! E’ uno storico ristorante eritreo a Milano, non
molto grande e con il pregio che il tutto viene preparato al momento. Si mangia più che altro carne, ma
c’è anche il cous cous e gli altri piatti della cucina dell’ Eritrea. Musica locale diffusa. In zona Staz.
Centrale, Via Lazzaro Palazzi, 5. Manchiamo da troppo, ci torneremo!
 TOKYO Al Tokyo, ristorante-take away nipponico con piastra a vista, trovate i piatti tradizionali e il
sushi come specialità. A Monza (MI) Via G.Ferraris, 3.
 LA PEÑA DE POCHO Da non confondere col “quasi omonimo” di P.ta Venezia (vedi Etnomondi 18),
questo locale milanese piuttosto economico di Via Amedeo 78 è un'autentica “peña”, ovvero l'osteria
con musica dal vivo dove passano la serata i peruviani della costa.
 SUSHISEN Aperto da poco, il giapponese Sushisen vanta i cuochi della scuola del famoso Nobu. Fa da
ristorante e sushibar ed è già molto frequentato. A Roma, Via Giulietti 19.
 OSAKA Altro giapponese a Roma (Via Carlo Felice 29/31) è questo Osaka, abbastanza economico e in
posizione centrale. Ottimo il menù, con tantissimi piatti tipici del Sol Levante e le ultime novità create
nei ristoranti giapponesi internazionali.
 EL PAISANO Sorto da poco al posto di un ristorante arabo, se non ricordiamo male, questa rosticceriatake away peruviana a Milano in zona Loreto (Via Paisiello 5) offre tutte le specialità della “cocina
peruana” a prezzi popolari, ma attenzione al giorno di chiusura: mercoledì!
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 EL PUERTO CHALACO Ristorante peruviano molto frequentato, con atmosfera informale, orario
continuato (ottima idea) e le specialità tipiche del paese. Si trova in Via Conegliano 5 (tra le vie Padova e
Leoncavallo) a Milano.
 MI PERU’ Stessa gestione del Puerto Chalaco si trova in Via Varallo 1 (zona Cimiano) a Milano e
presenta una curiosa particolarità: si possono provare alcune specialità cino-peruane, ovvero piatti cinesi
rielaborati secondo la tradizione sudamericana. Non si tratta di un'improvvisazione, ma di un filone
gastronomico tutto particolare. Non lo sospettavamo ma in Perù, infatti, vive una delle più grandi
comunità cinesi del mondo!
 AOYAMA Sushi, sashimi, zuppe e paste per questo vario ristorante giapponese che fa anche da take
away. Non si spende molto, ci sono anche dei convenienti menù fissi (solo a mezzogiorno). Zona Porta
Romana a Milano, V.le Monte Nero 25.
 SINGAPORE Un po’ sopra la media dei classici ristoranti cinesi, questo Singapore, dove si mangia
bene e le ricette sono originali. In Via Foppa, 40, non lontano da P.zza Napoli, a Milano.
 VILLAGE BRASIL Brasiliano in zona Niguarda a Milano, via Murat, 21 - presso Ata Hotels Contessa
Jolanda, ha aperto a ottobre 2005. Ristorazione innovativa e di qualità. Interessanti i menù e i buffet.
Belle le idee di prenotare on line e di avere uno spazio dedicato ai bimbi. www.villagebrasil.it
 MOO E’un nuovo, piccolo locale che offre cucina giapponese anche da asporto, previa prenotazione.
Discreto e accogliente, non delude. A Milano in Via Monte Rosa 20 (zona Amendola-Fiera).
 CARRETAO’S Cucina brasiliana a Monza (San Fruttuoso), Via Risorgimento, 1. Classiche magnate di
ottima carne, occhio a non eccedere! Solita chiusura settimanale di lunedì.
 MY GEISHA Ennesimo sushi-bar e ristorante giapponese, non è male, perlomeno è tranquillo e
discreto. Gestito e frequentato da una clientela giovane, a Milano, Bastioni di Porta Volta, 9. Di recente
apertura, anche il sito è ancora in fase di costruzione: www.mygeisha.it.
 INDRANI E’ un nuovo ristorante indiano che ha preso il posto di un cinese. Deve ancora migliorare,
offre piatti da varie zone del paese, i prezzi sono abbordabili. Il nome significa “regina del mondo”.
Milano, C.so Sempione,88.
 SORAYA Abbiamo scoperto che a Nervi (GE) c’è questo locale con cucina persiana, interessante!
Qualcuno ci puo’ dare qualche informazione sui piatti? In Via Oberdan 22-24 R. Apre solo alla sera e
chiude al martedì.
 SARLA Trovate questo nuovo ristorante indiano nel centro di Milano (Via Stampa,4, zona Via Torino):
offre ricette del nord del paese, meno piccanti rispetto alle altre zone. Il nome significa “virtuosa
semplicità” e la cucina è a vista.
 LA PERLA D’ORO Chiudiamo con questo cino-giapponese di P.zza Grandi,22 a Milano, zona
Vittoria, che abbiamo provato dopo tanti rimandi. Interessanti ed economici i menù giapponesi di
mezzogiorno. C’è anche la barca con i vari sushi e tonni, poi vari piatti cinesi. La cucina non è pesante e
sazia. Locale rinnovato, informale e minimalista, all’orientale, e personale efficiente che parla bene
l’italiano, tranne una cameriera che fa un po’ di confusione. In sottofondo musica lounge che non
disturba. Curiosa la ricevuta che ci hanno rilasciato che indica: Ristorante Cinese Jin Zhu Jiu Lou, forse
il vecchio nome del locale.
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MOSTRE E RASSEGNE
 “La Bellezza Femminile nell'Antico Egitto” Svoltasi dal 21/12 al 9/4 a Milano, a Palazzo
Reale. Nove sezioni e oltre 100 rari e preziosi oggetti provenienti da prestigiosi musei, oltre ad
olii, essenze ed unguenti che ricreano l’atmosfera di quel tempo e svelano i segreti della
bellezza.
 Per conoscere la donna egizia nelle sue vesti di regina, sacerdotessa, moglie, amante, padrona
della casa e anche di dea. “Nefer” sempre a Palazzo Reale (dal 27/1 al 9/4) è un’altra sezione
dedicata alla donna dell’antico Egitto.
 “La condizione femminile nel mondo antico” Sempre la figura della donna, con analogie e
differenze nelle varie civiltà al Museo Archeologico di Milano dal 9/3 al 28/11 con reperti che
illustrano la figura della donna dal mondo egizio a quello alto-medievale.
 "Turchia - 7000 anni di storia" In rassegna settemila anni di storia e cultura: reperti simbolici
delle varie civiltà del territorio anatolico, provenienti da quattro grandi musei turchi. A Roma, al
Quirinale, Sala Delle Bandiere, dall’11/1 al 31/3.
 “Australian Colours” Si è svolta a Milano, Casello Ovest di Porta Venezia, dal 30/1 al 25/2:
una mostra di arte aborigena contemporanea ispirata al passato e utile per noi occidentali di
oggi.
 “Alì Bumaye!” Interessante spettacolo teatrale a febbraio al Teatro Blu di Milano. Monologhi
e musica dal vivo per un’ Africa proiettata verso la modernità attraverso gli occhi di un 13enne
che vede la famosa sfida tra M.Alì e Foreman a Kinshasa (Zaire) quel 30/10/74.
 “Beauty Asia” si svolge a Singapore in questo periodo: è un festival in gran parte dedicato alle
decorazioni artistiche sul corpo, in particolare a quelle su unghie e mani, dipinte nei modi più
bizzarri da artisti provenienti da tutta l’Asia.
 “Señor De Los Milagros” è una festa cattolica importata anche a Milano dalla numerosa
comunità peruviana. Si è svolta a novembre, come ogni anno. Si tratta della devozione per
un’icona, unico superstite di un terribile terremoto che devastò Lima nel 1655. Dalle macerie
emerse intatto un fragile muro sul quale uno schiavo angolano aveva dipinto Gesù
Crocifisso. Seguirono altri terremoti e l'affresco non fu mai scalfito.
 Maimuna Quest’artista pakistana che vive e lavora in Italia, attraverso le sue opere
ci parla della condizione delle donne senza voce attraverso l’utilizzo di materiali di
recupero. Le sue prossime mostre tra marzo e maggio a: San Donato (MI), Gubbio
(PG) e Macerata. http://www.maimuna-art.com/index_ita.html
 “Il bello, l'arte e la scrittura” è un viaggio intellettuale di pittura e scrittura dall' Europa, alla
Russia, fino alla Cina e al Giappone per scoprire il senso della bellezza artistica. A Villa
Borromeo dal 7/4 al 31/7.
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METROPOLI MULTIETNICA
 Rieccoci con l’appuntamento della Milano multietnica ma non
solo…Per le pubblicazioni, ricordiamo, dal passato, la rivista
World Magazine della Hyde Park Publications, nata nel 1987 e
distribuita dapprima in Inghilterra, poi internazionalmente. Con
collaboratori anche molto giovani, era ben fatta ma cesso’ di
vivere, purtroppo e inspiegabilmente, pochi anni dopo essere stata
acquisita dalla BBC, nonostante il successo. Si occupava, un po’
come noi, di mondo etnico, storia, natura, scienza, astronomia,
antropologia, viaggi, ambiente, ecc. Il tutto in inglese.
 Esplendido Mundo è un mensile di notizie dal mondo del ballo
latinoamericano con cd allegato, lo trovate in edicola. Traveller è
una nota rivista di viaggi che trovate sempre in edicola, spesso si occupa di argomenti etnici.
 Se cercate i mitici jeans push up, li trovate da Fashion Caribe, un piccolo negozio di
abbigliamento femminile in pieno centro (Via F.Sforza,4). E’aperto da pochi mesi e tutto
proviene dall’America Latina, molti gli sconti e le occasioni.Arredamento etnico e coloniale
dalla Tailandia e dall’Oriente? Eurasia Import di Roma vende esclusivamente all’ingrosso
previa registrazione al sito: http://www.eurasiaimport.it/.La Pharmacia Della Via Durini è un
negozio etnico in pieno centro a Milano (Via Durini, 24): vende oggettistica e arredamento
orientali. Oriente Store in C.so Di Porta Vittoria, 40/d è un negozio d’abbigliamento femminile
e oggettistica di stile orientale. Tokaido Futon (Via Palazzo Reale, 5, Milano e Via S.Teresa, 5,
Torino) offre diversi sconti, per gli amanti dell’arredamento giapponese. www.tokaidofuton.it .
Per chi cerca massaggi tradizionali tailandesi (quelli seri…), un antico metodo per rilassarsi e
curare malattie e dolori, a Milano hanno aperto diversi centri, eccone tre: Hat Thai (in Via
Compagnoni, 24 e in P.zza Duca D’Aosta, 16) e Hattaya (Bastioni Di Porta Volta, 5).
 Se non potete fare a meno della vera musica reggae, è nata la serata della domenica all’ Olinda
– Spaziokambusa in Via Ippocrate 45, ex Ospedale Psichiatrico Paolo Pini. Al vicino Tam
Tam (Via Ippocrate 3) ogni domenica si ballano le danze tipiche peruviane con orchestra: il
locale è un circolo multietnico con tessera obbligatoria aperto ogni sera dal mercoledì al sabato.
Dispone di bar, discoteca e spazio per concerti live. Al Wall Street, discoteca per ultratrentenni
in C.so Buenos Aires 33 (Galleria Puccini) ogni fine settimana musica latina con clientela
sudamericana. Al Fellini Village ci sono vari eventi e serate, non manca la musica
latinoamericana: Autostrada Milano-Genova Uscita Binasco. Il
Cafè Teatro Cabaret Nobel (Via Ascanio Sforza,81) è un
discopub-teatro dove si balla anche musica dominicana. Un
locale molto bello e dal gusto molto etnico è sicuramente il
Siddharta Buddha Cafè, ma qui non trovate molta tranquillità,
è un affollato locale alla moda anche piuttosto caro, si trova di
fronte all’Arena, in V.le Elvezia 4. www.siddhartacafe.com
 Tangopuro è una scuola di cultura argentina dove si tengono
corsi di tango. Via Cadolini, 37. http://www.alejandrotango.net/
 Tenete sempre d’occhio i molti corsi per il tempo libero (quasi sempre serali) che si svolgono in
varie scuole a cura dell’ Associazione L.E.S. con il patrocinio del Comune di Milano.Tra quelli
che ci interessano: danze caraibiche, danza del ventre, shiatsu, storia delle religioni, tai chi
chuan, yoga e tango argentino. Per informazioni: http://www.associazioneles.it. Associazioni: a
Torino c’è il Centro Oriente, a Milano l’ Istituto Italo Cinese e a Roma l ‘Istituto
Giapponese di Cultura in Roma che organizza anche una rassegna dedicata al regista
visionario Sogo Ishii: http://www.jfroma.it/
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IL VIETNAM
Sinonimo, per molti, solo di povertà e devastante guerra, il Vietnam è in realtà uno dei paesi
orientali più interessanti, ricco di bellezze, di paesaggi molto diversi tra loro, e di vari parchi
nazionali. Prevalentemente montuoso e collinare, si trova nell’Asia sudorientale lungo la costa
orientale della penisola indocinese, e confina a nord con la Cina e a ovest con il Laos e la
Cambogia, paesi di cui parleremo nei prossimi numeri. A est e a sud si affaccia sul Mar Cinese
Meridionale, che tra l'isola cinese di Hainan e il nord del Vietnam forma il Golfo del Tonchino. A
sud per un breve tratto il Vietnam si affaccia sul golfo del Siam. I fiumi principali che attraversano
il paese sono il Mekong e il Fiume Rosso, parleremo anche di questi nei prossimi numeri di
Etnomondi. Le religioni principali sono il buddhismo e il taoismo, la lingua è il vietnamita, lingua
monosillabica a sei toni; la lingua khmer è diffusa nelle zone interne e il francese è parlato da una
minoranza. L’agricoltura è molto più diffusa rispetto all’industrializzazione, che si è sviluppata solo
di recente. Si coltiva principalmente il riso, diffusa è anche la pesca. Sono ben 500 i piatti
tradizionali, dalle ricette vegetariane a piatti un po’ più…indigesti per noi occidentali! Il turismo è
in crescita e si sta sviluppando solo negli ultimi anni. Molto importanti le università: contrariamente
a quanto si potrebbe pensare, il 94% della popolazione adulta è alfabetizzata. La vita culturale
vietnamita ha subìto le influenze cinesi fino alla dominazione francese del XIX secolo, che ha
introdotto nel paese elementi della cultura occidentale.
La storia è plurimillenaria: il Vietnam fu sottoposto per più di mille anni al dominio di varie
dinastie imperiali cinesi, e, in tempi più recenti, fu spesso sotto il dominio francese.Il Vietminh, il
fronte per l’indipendenza, ha portato alla successiva divisione in Vietnam del Nord e del Sud. Gli
Stati Uniti intervennero a favore del Sud, contro il tentativo d’espansione dei Vietcong del Nord
comunista. La devastante guerra che iniziò negli anni ’60, terminò a metà dei ’70 con la
sottoscrizione della pace e la creazione dell’attuale repubblica socialista . Ora il Vietnam guarda
avanti: il pesante e disastroso passato di guerra deve restare come monito per le prossime
generazioni.
Hanoi (in scrittura Chữ Quốc Ngữ, Hà Nội; in scrittura Chữ Hán) è la capitale. Nel periodo tra il
1954 e il 1976 è stata la capitale della Repubblica Democratica Popolare del Vietnam (Vietnam del
Nord). Sorge sulla riva destra del Fiume Rosso, e dista 130 km dalla sua foce nel Golfo del
Tonchino. Le altre città importanti sono: Hồ Chí Minh City (l’ex Saigon), Da Nang e Hai Phong. A
Saigon si trovano moltissime pagode dedicate al culto buddhista e all’Imperatore della Montagna di
Giada.
Interessante l’antichissima cultura del paese, che, nel corso dei secoli si è arricchita con l’influenza
filosofica e tradizionale del buddismo, del confucianesimo, del taoismo ed anche del cristianesimo.
Per quanto riguarda l’arte, sono tantissime le forme musicali, teatrali e anche scultoree (spesso
religiose) e famosi sono i dipinti tradizionali su seta.
25
GLI
ONI
Gli Oni sono tipiche creature che fanno parte della cultura spirituale e della vasta mitologia
folkloristica giapponese; sono, in pratica, spiriti maligni, un misto di orchi, diavoli e demoni, ma
con diverse differenze rispetto a quelli occidentali. In genere, sono riconosciuti come guardiani
degli inferi e torturatori degli uomini, ma sono anche manifestazioni viventi di varie emozioni
negative, come la vendetta, la gelosia e la tristezza e altro, e, già dall’antichità, anche la paura e il
pregiudizio verso lo straniero che si manifesta in forma di mostro (Oni). Anticamente, però, erano
ritenuti più che altro esseri benevoli, difensori e portatori di felicità (i Kami), ma con l’avvento del
buddhismo giapponese, che importo’ parte della demonologia indiana.. le cose cambiarono.
Spesso sono rappresentati con corna e zampe, proprio come in molte altre culture, compresa la
nostra. Il loro aspetto e il loro colore possono variare: in genere sono umanoidi, a volte portano una
mazza ferrata, simbolo di invincibilità. Hanno artigli taglienti, capelli lunghi e scompigliati, due
lunghe corna e due o più occhi. Si trovano anche nell’arte, nella letteratura e nel teatro.
Curiosità: molti edifici giapponesi hanno indentazioni a forma di "L" in questa direzione per tenere
lontani gli Oni, altri hanno sul tetto delle tegole con rappresentate facce di Oni per tenere lontana la
sventura, un po’ come i nostri gargoyle.
Per i giapponesi, gli Oni sono creature sia misteriose che affascinanti, esistono infatti diversi tipi di
Oni, queste sono solo alcune delle espressioni tipiche che ne utilizzano il termine:
Oni-musha (guerriero Oni): indica uno spietato guerriero o una persona valorosa
Oni-baba (vecchia Oni): una donna malvagia
Oni-kohchi (allenatore-Oni): un allenatore (sportivo) molto severo!
Fare il bagno quando l’Oni è andato via: frase che potrebbe essere tradotta con la nostra “quando il
gatto non c’è, i topi ballano...”
Un Oni con un bastone di ferro: un invincibile
Il rapporto tra gli umani, i Kami e gli Oni è come una battaglia a tre.
Gli Oni formano un cerchio che non può essere spezzato, che gira in circolo nelle menti delle
persone.
Lacrime negli occhi di un Oni: persino la persona più malvagia prova dei sentimenti.
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“Induismo e modernità” di David Smith, Mondadori, pagg.336, € 25. L’Induismo confrontato con il
moderno e con l’Occidente in un’indagine a tutto campo.
“What’s your country?” di Maurizio Villa, Edizioni L’Età dell’Acquario, pagg. 302, € 21. Il resoconto di
un incredibile viaggio in bicicletta: dalla Liguria alla Grecia, dalla Turchia all’Iran, dal Pakistan all’India,
dalla Thailandia al Laos, dal Vietnam alla Cina, da Macao a Hong Kong, poi negli Stati Uniti e da qui, sulla
via del ritorno, in Portogallo, Spagna, Francia e di nuovo Liguria. Un simpatico diario di viaggio.
“I segreti degli indiani d'America. Tradizioni, esoterismo, medicina” di Simone Bedetti, pagg. 208, € 12.
Un libro del 2002 dedicato alla spiritualità dei pellerossa.
“L’ombra di Mao” di Federico Rampini, Mondadori, pagg. 307, € 15. Le contraddizioni della Cina, paese
governato da un regime autoritario, da un partito unico che calpesta la libertà di espressione e non ammette
un'opposizione, però modernissimo e capitalista. L’autore ci parla anche di Corea Del Nord e Tibet.
“Grande enciclopedia illustrata dell’ antico Egitto” di autori vari, De Agostini, pagg. 351, € . Una
completa visione dall’evoluzione di questa civiltà dagli albori fino al declino.
“Sette anni in Tibet” di Heinrich Harrer, Mondadori, pagg. 322. Parlammo dell’omonimo film nel lontano
N.4, ora tocca al libro, il diario di viaggio di Harrer, l'alpinista austriaco evaso da un campo di
concentramento inglese in India e rifugiatosi nel remoto Tibet, all'epoca vietato a tutti gli stranieri. Dello
stesso autore ed editore esiste anche un seguito, “Ritorno al Tibet”, scritto 30 anni dopo, in cui l’autore
ritorna nella sua “patria adottiva”.
“Tokyo syndrome” di Alessio Gradogna e Fabio Tasso, Falsopiano, pagg.210, € 14.Inevitabile e attesissimo
il primo saggio di critica cinematografica italiana che descrive e analizza la recente esplosione horror
giapponese in Occidente.
“Il venditore d’ ossa di Benares” di Terry Tarnoff, FBE Edizioni, pagg. 379, € 14. Un racconto di viaggio e
di formazione ambientato negli anni ’70, alla scoperta di mondi e culture prima del tutto sconosciute al
protagonista, giovane musicista che per 8 anni viaggia per il mondo.
“Guerra a lume di candela” di Daniel Alarcón, Terre di Mezzo, pagg. 161, € 14. Sono nove i racconti che
compongono questo libro scritto dal trentenne Alarcón, peruviano di Lima trasferitosi negli U.S.A. Si parla
di crimini di strada e realismo sociale, piccoli e grandi conflitti quotidiani nell'era della globalizzazione in
Perù.
Tre libri un po’ datati – è passato qualche anno e sono cambiate tante cose – ma sempre adatti a iniziare ad
avvicinarsi alla cinematografia asiatica: “Il cinema di Hong Kong – Spade, kung fu, pistole e fantasmi” di
Giona A.Nazzaro e Andrea Tagliacozze, Le Mani, pag.396, € 18,59; “La Hollywood d'Oriente. Il cinema
di Hong Kong dalle origini a John Woo” di Simone Bedetti e Massimo Mazzoni, Puntozero, pagg. 112, €
14,46. Libro+floppy disc; “Bruce e Brandon Lee – Nel nome del drago” di Lorenzo De Luca, Edizioni
27
Mediterranee, pagg.136, € 12,96, quest’ultima una doppia-biografia dedicata agli sfortunati attori padre e
figlio.
“L’impero del mai” di Giuseppina De Nicola e Marco Del Corona, O Barra O, pagg.96, € 11. Un libro
dedicato alla Corea Del Nord e a come viene vista nel mondo questa nazione un po’ misteriosa e
indecifrabile, chiusa nel suo distacco dal resto del mondo.
“Giappone” di Fosco Maraini, Electa, pagg.280, € 39. Dal più grande esperto di Giappone in Italia, esce
solo ora in Italia dopo oltre trent’anni. Riflessioni e fotografie frutto dei suoi continui viaggi.
“Cinema e buddhismo” di autori vari, Centro Ambrosiano, pagg. 165, 12. Il libro dedicato alla rassegna
recentemente svoltasi anche a Milano.
“Solo con gli occhi” di Wataya Risa, Einaudi Stile Libero, pagg. 126, € 9. Wataya, giapponese indicata
come l’erede di Banana Yoshimoto, a 23 anni è già al secondo romanzo. La solitudine e la disillusione dei
giovani d’oggi.
“Kim Ki-Duk” di Vittorio Renzi, Dino Audino Editore, pagg.125, € 12. Il libro parte con una breve storia
del cinema coreano per poi farci conoscere il regista di culto.
“La letteratura araba” di Roger Allen, Il Mulino, pagg.336, € 19,50. Un saggio per scoprire una delle più
importanti tradizioni letterarie al di fuori dell’ Occidente.
“Le quattro casalinghe di Tokyo” e “Morbide guance” di Natsuo Kirino
(pagg. 624 e pagg. 508, entrambi Neri Pozza ed € 18 cad.), due lunghi romanzi
che hanno sollevato un polverone in Giappone, perché trattano dell’indifferenza a
cui spesso sono relegate le donne, sovente mogli messe in secondo piano da
mariti disinteressati. L’autore è in realtà una donna, Mariko Hashioka, nascosta
dietro a uno pseudonimo maschile proprio per non essere incasellata nel clichè
“scrittrice per donne”.
“Le voci di Marracheck” di Elias Canetti, Adelphi, pagg.126, € 8. Anni ’50:
mentre scriveva "Massa e potere", l’autore era in un momento di stasi: si sbloccò
proprio soggiornando nell’incantevole città marocchina.
“Buddha – L’anima dell’Asia” di Martina Darga, Corbaccio, pagg.256, € 70
Tra misticismo e teologia, un volume ricco di foto dedicato all’arte buddhista. Non potete non trovarlo,
campeggia da mesi nelle vetrine di tutte le librerie!
“Il supplizio del legno di sandalo” di Mo Yan, Einaudi, pagg. 510, € 20. La storia di un contadino cinese
agli inizi del ‘900, alle soglie del crollo della dinastia imperiale.
“Fare affari in India” di Rajesh Kumar e Anand Kumar Sethi, Etas, pagg. 214, € 21.Scritto per i manager
occidentali da due esperti della realtà economica indiana, parla dell’importanza dell’India nella moderna
economia globale, e ne analizza il mercato con esempi di successi ed insuccessi tratti dalla realtà attuale.
“Il cacciatore di aquiloni” di Khaleid Hosseini, Piemme, pagg.394, € 14. Di grande successo questa storia
di un uomo che ritorna a Kabul per il figlio, combattendo contro i fantasmi della sua coscienza.“Mille
splendidi soli”, dello stesso autore ed editore, pagg. 343, € 18,50, appena uscito, parla del profondo legame
tra due donne nell’Afghanistan degli ultimi trent’anni.
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NATALE ALLA GIAPPONESE
Merry Christmasu! Anche se siamo fuori periodo, vi parliamo volentieri del Natale, che si festeggia da
anni anche nello stravagante Giappone, cambiandone l’originale significato religioso (come succede anche
da noi, del resto): non c’entra più la religione, è una rivisitazione della festa commerciale importata
dall’Occidente e adattata alla cultura locale, uno strano ibrido un po’ inquietante che mescola anche San
Valentino e un pizzico di Carnevale, con tanto di coppie che si scambiano regali e festeggiano, prima
cenando e poi concludendo la serata negli intimi ed esauritissimi “Love Hotel” (gli hotel dell’amore) per
salutare la fine dell’anno.
È propizio stare accanto alla persona amata, più che alla famiglia, e scambiarsi voti d’amore eterno magari
sotto la Tokyo Tower, la famosa antenna di 333 metri che ricorda molto la Torre Eiffel parigina, che a Natale
è sormontata da…un enorme cuore luminoso!
Considerato che Natale in Giappone è la festa degli innamorati, se una ragazza non ha un appuntamento
quella sera, sarà una sera di solitudine e tristezza. Se una donna poi non si è ancora sposata entro i 26 anni, è
una tragedia o quasi. E più giovani? Si scambiano piccoli doni durante le feste, spesso relativi al mondo di
Hello Kitty o dei manga, mentre gli adulti, anche nelle
aziende, in questa tradizione giapponese si fanno regali
(oseibo) alla fine dell’anno, spesso spendendo molto, anche
perché le ultime novità tecnologiche, per cui vanno pazzi,
escono proprio in questo periodo. Per i giapponesi il Natale è
un po’come per noi il Capodanno, più San Valentino, mentre
il Capodanno per loro è come per noi il Natale: esattamente il
contrario! Tipici a Natale sono purtroppo i ragazzi che
vagano ubriachi per le strade, come da noi il 31 dicembre.
I ragazzi, ma anche gli adulti, si vestono da Babbo (o
Mamma) Natale e anche da renna o da abete con tanto di
palline in testa!!! Non mancano i vari bigliettini d’auguri e le
letterine a Babbo Natale da parte dei bambini che gli spiegano, con indicazioni e cartine, come raggiungere
la loro casa districandosi tra i vari palazzi e strade, che, come saprete, sono prive di indirizzi. Addirittura non
è raro vedere l'immagine – sconvolgente e agghiacciante per molti cristiani – di Babbo Natale crocifisso!
I neonati, compreso Gesù bambino, sono considerati kawaii (cioè carini) dalle ragazzine, e sinonimo di
fortuna, non comprendendo il significato religioso della natività. Le canzoni che si suonano in questo
periodo, sono le solite, tipiche che si sentono anche da noi, e ci sono concerti classici a tema.
Il Babbo Natale giapponese porta i doni come il nostro, ha occhi anche dietro per controllare meglio i
bambini durante l’anno, ed è un miscuglio del Santa Claus americano con Hotei-sama, personaggio del
pantheon buddhista, una delle sette divinità fortunate. Ricordiamo che su 127 milioni di giapponesi, poco più
dell’1% è di religione cristiana. C’è anche una “guerra” tra quartieri a chi ha le luminarie e le decorazioni più
belle, le strade e tutti i luoghi sono decorati come da noi. Tipica è poi una torta con panna e fragole inventata
dai pasticceri locali, che i giapponesi credono sia il nostro tipico dolce natalizio. Insomma, tutto questo è un
vero pastrocchio che ci fa sorridere, qualche volta ci offende e ci spaventa anche un po’, in cui si mescolano
tradizioni falsate occidentali con usanze orientali ad uso e consumo del commercio.
Come mai il Natale è diventato tutto questo? Rispetto a noi le culture orientali hanno un rapporto con il sacro
molto più pragmatico, meno rigido rispetto alle nostre concezioni. I giapponesi, per esempio, si recano nei
santuari scintoisti nei giorni di festa, nei templi buddisti per i funerali e nelle chiese cristiane per i concerti di
Händel e Bach, si vestono anche con abiti alla moda in matrimoni non civili, ecc. Questo è molto positivo
perché è un’apertura mentale verso altre usanze, altre religioni e altre culture, sempre pero’ che non vengano
sconvolti e ribaltati i significati originali. Nel calendario giapponese le feste natalizie non sono giorni di festa
ufficiali, a parte il 25, che lo è diventato, ma si lavora e si va a scuola, eppure la tradizione della festa in
famiglia con tanto di cena e albero natalizio è simile alla nostra, e a questo, i giapponesi tengono molto.
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Le bacchette cinesi
Potevamo non dedicare un articolo alle bacchette cinesi, tra l’altro in regalo con
questo numero?
Originariamente si chiamavano “Zhu” connesso al concetto di “aiutare” modificato in
“Kuaizi” che significa “ciò che è veloce”. L’uso delle bacchette in Cina risale al
periodo Shang (1766- 1123 a.C.).
Le bacchette sono un comune dono di nozze, soprattutto in avorio, poiché “Kuaizi”
vuol dire anche “Figli presto”. Gli ideogrammi che compongono la parola si
pronunciano allo stesso modo.
Come si usano correttamente le bacchette?
La punta sottile serve per afferrare il cibo, le bacchette devono essere impugnate per
la parte più grossa.
Quante volte avrete provato ad usarle e poi al primo tentativo ci avete rinunciato?
Ecco le immagini sull’uso delle bacchette con spiegazione
1) Poggiare una delle bacchette nella fossetta tra il pollice e l’indice
mantenendola con la punta in basso poggiata sul dito medio. Questa e’ la
bacchetta che rimane fissa
2) Poggiare l’altra bacchetta tra la punta e la parte
centrale del dito indice piegato, usando la punta del
pollice per mantenerla stabile.
3) Per prendere una pietanza, muovere la bacchetta
superiore con l’indice ed il dito medio.
4) Con un po’ di pratica questo e’ il risultato.