Che Guevara - Hecho en Cuba

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Che Guevara - Hecho en Cuba
Che Guevara
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Che Guevara
(ES)
(IT)
« Hasta la victoria siempre. Patria o muerte. » « Fino alla vittoria sempre. Patria o morte. »
(Ernesto Che Guevara da Scritti, discorsi e diari di guerriglia )
Ernesto Guevara de la Serna, più noto come Che
Guevara, el Che (in spagnolo: pronuncia [ɛl 'ʧe]) o, in
italiano, il Che (pronuncia [il 'ʧe]) (Rosario, 14
giugno[2] 1928 – La Higuera, 9 ottobre 1967), è stato
un rivoluzionario e guerrigliero argentino. Guevara fu
membro del Movimento del 26 di luglio e, dopo il
successo della rivoluzione cubana, assunse un ruolo nel
nuovo governo, secondo per importanza solo a Fidel
Castro.
Dopo il 1965, lasciò Cuba per attuare la Rivoluzione
popolare in altri Paesi, prima nell'ex Congo Belga (ora
Repubblica Democratica del Congo), poi in Bolivia.
L'8 ottobre 1967 venne ferito e catturato da un reparto
anti-guerriglia dell'esercito boliviano - assistito da forze
speciali statunitensi costituite da agenti speciali della
CIA - a La Higuera, nella provincia di Vallegrande
(dipartimento di Santa Cruz). Il giorno successivo
venne ucciso e mutilato ai polsi e caviglie nella scuola
del villaggio. Il suo cadavere - dopo essere stato
esposto al pubblico a Vallegrande - fu sepolto in un
luogo segreto e ritrovato da una missione di antropologi
forensi argentini e cubani, autorizzata dal governo
boliviano di Sanchez de Lozada, nel 1997. Da allora i
suoi resti si trovano nel Mausoleo di Santa Clara di
Cuba.
La foto di Korda, intitolata Guerrillero Heroico. La foto che ritrae
Guevara è stata una delle fotografie più stampate del XX secolo. Nel
mondo, ci sono innumerevoli immagini del Che su riviste, libri,
cartoline, poster, magliette e bandiere, ma il fotografo che la scattò,
[1]
Alberto Korda, non ne trasse alcun guadagno .
Origine del soprannome "Che"
Il soprannome di "Che" venne attribuito a Guevara dai compagni di lotta cubani in Guatemala, e deriva dal fatto che
Guevara, come tutti gli argentini, pronunciava spesso la locuzione "che". La parola deriva dalla lingua mapuche e
significa "uomo" o "persona", e venne ripresa nello spagnolo parlato in Argentina ed Uruguay, per chiamare
l'attenzione di un interlocutore, o più in generale, come un'esclamazione simile a "ehi" [3] .
Che Guevara
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Biografia
Infanzia e gioventù
Ernesto Guevara de la Serna nacque a Rosario, in Argentina sul
fiume Paranà, da una famiglia borghese benestante di origini
spagnole, basche ed irlandesi. I genitori erano Ernesto Guevara
Lynch e Celia de la Serna. Relativamente alla data di nascita si
hanno notizie discordi: nella biografia più completa e
documentata, quella redatta da Jon Lee Anderson viene citata
l'affermazione della madre, la quale asserisce che la data corretta è
il 14 maggio. Era primo di cinque fratelli (tre maschi e due
femmine), sebbene il padre avrà da un secondo matrimonio con la
pittrice argentina Ana Maria Erra altri 4 figli, Ramon, Maria,
Victoria e Ramiro.
Documento di nascita di Ernesto guevara.
Nonostante soffrisse d'asma (male che costringerà i
Guevara a trasferirsi a Córdoba e che lo affliggerà tutta
la vita), si dedicò allo sport, specialmente al rugby
(militò per un breve periodo anche nel San Isidro), con
ottimi risultati. In questo contesto acquisì il
soprannome "Fuser", contrazione di "Furibondo Serna",
suo tipico grido quando partiva all'attacco.
Altra passione giovanile furono gli scacchi, gioco
insegnatogli dal padre. Dall'età di dodici anni partecipò
a diversi tornei scacchistici locali. Durante
l'adolescenza, si appassionò alla poesia, specialmente a
quella di Pablo Neruda. Come molti sudamericani della
La casa natale di Ernesto "Che" Guevara a Rosario.
sua estrazione sociale e culturale, nel corso degli anni
Guevara scrisse diverse poesie. Era, del resto, un lettore
vorace ed eclettico, con interessi che variavano dai classici dell'avventura di Jack London, Jules Verne ed Emilio
Salgari ai saggi di Sigmund Freud e Carl Gustav Jung ed ai trattati filosofici di Bertrand Russell. Nella tarda
adolescenza si appassionò alla fotografia, passando molte ore a fotografare persone e luoghi. Anni dopo, avrebbe
fotografato i siti archeologici visitati nei suoi viaggi.
Studiò dal 1941 nel "Colegio Nacional Deán Funes" e, nel 1948, si iscrisse all'Università di Buenos Aires per
studiare medicina: dopo diverse interruzioni, si laureò il 12 luglio 1953.[4]
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Il Sudamerica in motocicletta
La motocicletta Norton utilizzata nelle riprese del film I diari della
motocicletta.
Quando era ancora studente, Guevara passò molto
tempo a viaggiare in America Latina. Nel 1951 un suo
vecchio amico, Alberto Granado, un biochimico,
suggerì a Guevara di prendere un anno di pausa dagli
studi in medicina per intraprendere il viaggio attraverso
il Sudamerica che per anni si erano proposti di fare.
Guevara ed il ventinovenne Alberto partirono quindi
dalla città di Alta Gracia a cavallo di una motocicletta
Norton Model 18 di 500 cc del 1939, cui Granado
aveva dato il soprannome di "La Poderosa II". La loro
idea era di passare qualche settimana nel lebbrosario di
San Pablo, in Perù, sulle rive del Rio delle Amazzoni, a
compiere attività di volontariato. Guevara raccontò
questo viaggio nel diario "Latinoamericana" (Notas de
viaje) da cui, nel 2004, verrà tratto il film I diari della
motocicletta.
Dopo aver visto la povertà di massa ed esser stato influenzato dalle letture sulle teorie marxiste, concluse che solo la
rivoluzione avrebbe potuto risolvere le disuguaglianze sociali ed economiche dell'America Latina. I suoi viaggi gli
fornirono anche l'idea di non vedere il Sudamerica come una somma di diverse nazioni, ma come un'unica entità, per
la liberazione della quale era necessaria una strategia di respiro continentale. Cominciò ad immaginare la possibilità
di una Ibero-America unita e senza confini, legata da una stessa cultura (mestizo), un'idea che assumerà notevole
importanza nelle sue ultime attività rivoluzionarie. Ritornato in Argentina, completò gli studi il prima possibile,
deciso a continuare i suoi viaggi nell'America del Sud e nell'America centrale.
Il Guatemala
Dopo la laurea alla scuola medica dell'Università di Buenos Aires nel 1953, Guevara ricominciò a viaggiare,
visitando Bolivia, Perù, Ecuador, Panamá, Costa Rica, Nicaragua, Honduras e El Salvador. Raggiunse il Guatemala
dove il presidente Jacobo Arbenz Guzmán guidava un governo populista che cercava di portare avanti una
rivoluzione sociale attraverso varie riforme, soprattutto fondiarie. Intorno a questo periodo Guevara ricevette il
famoso soprannome "Che", dovuto all'uso frequente che faceva del tipico intercalare argentino Che.
Secondo Jon Lee Anderson, il principale contatto di Guevara in Guatemala fu la socialista peruviana Hilda Gadea,
che lo introdusse in ambienti vicini al governo Arbenz. Hilda faceva parte dell'American Popular Revolutionary
Alliance (APRA), un movimento politico guidato da Víctor Raúl Haya de la Torre.
Guevara prese anche contatto con diversi esuli cubani, legati a Fidel Castro, tra cui Antonio "Ñico" López, che aveva
preso parte all'attacco della caserma "Carlos Manuel de Céspedes" a Bayamo, nella provincia cubana di Oriente, e
che sarebbe morto al ponte Ojo del Toro poco dopo lo sbarco a Cuba della Granma. Guevara si unì a questi
"moncadistas" nella vendita di oggetti religiosi connessi al culto del Cristo nero ed aiutò anche due medici
venezuelani specialisti della malaria, Vega e Peñalver.
La sua situazione economica era piuttosto precaria e fu costretto a dare in pegno alcuni gioielli di Hilda. Il 15 maggio
1954, sulla nave svedese Alfhem, arrivò un carico d'armi di alta qualità per la fanteria e per l'artiglieria leggera di
marca Skoda, inviato dalla Cecoslovacchia comunista al governo Arbenz.
Il carico fu stimato in 2000 tonnellate dalla CIA [5] e, abbastanza stranamente, in appena due tonnellate da Jon Lee
Anderson [6] (si pensa però che la stima di Anderson sia il risultato di un errore di stampa).
Che Guevara
Guevara si era recato per breve tempo nel Salvador per procurarsi un nuovo visto ed in seguito era ritornato in
Guatemala. Nel frattempo, aveva avuto inizio il colpo di stato di Carlos Castillo Armas, messo in atto con l'appoggio
della CIA.[7] Le forze contrarie ad Arbenz non furono in grado di arrestare il trasporto delle armi ceche su ferrovia.
In seguito però, riorganizzate e dotate di supporto aereo, iniziarono a guadagnare terreno. Guevara entrò in una
milizia armata organizzata dai giovani comunisti, ma ben presto ritornò ai suoi impegni medici. A seguito del colpo
di stato, Guevara si era presentato volontario, ma Arbenz consigliò ai sostenitori dotati di cittadinanza estera di
abbandonare il paese. Dopo che Hilda fu arrestata, Guevara per breve tempo si rifugiò nel consolato argentino e poi
si trasferì in Messico.
Il colpo di stato contro Arbenz, consolidò l'opinione di Guevara che gli Stati Uniti fossero una potenza imperialista,
che si sarebbe sempre opposta ai governi intenzionati a ridurre le disparità economiche, endemiche in America
Latina e negli altri paesi in via di sviluppo. Questo rafforzò ulteriormente la sua convinzione secondo cui solo il
socialismo, raggiunto attraverso la lotta armata e difeso dal popolo in armi, avrebbe risolto i problemi dei paesi
poveri.
La Rivoluzione cubana
Poco dopo l'arrivo in Messico, rinnovò la sua amicizia con Ñico
López e con gli altri esuli cubani che aveva incontrato in
Guatemala. López lo mise in contatto con Raúl Castro. Dopo
essere stato rilasciato, Fidel Castro arrivò a Città del Messico e
Raúl gli presentò Guevara. Dopo una fervida conversazione durata
tutta la notte, Guevara si convinse che Castro era il capo
rivoluzionario che stava cercando ed aderì al Movimento del 26 di
Banconota cubana da 3 pesos (fronte)
luglio che aveva in programma di abbattere il dittatore cubano
Fulgencio Batista. Anche se i piani prevedevano che Guevara avrebbe dovuto essere solo il medico del gruppo,
Guevara partecipò all'addestramento militare insieme agli altri membri del movimento e, alla fine del corso, fu
segnalato dall'istruttore, il colonnello Alberto Bayo, come il migliore degli allievi. Nel frattempo, anche Hilda Gadea
era arrivata dal Guatemala e riprese la sua relazione con Guevara. Nell'estate del 1955 lo informò che era incinta e
lui le propose di convolare a nozze. Il matrimonio ebbe luogo il 18 agosto 1955 e la loro figlia, che chiamarono
Hilda Beatríz, venne alla luce il 15 febbraio 1956.
Quando il 25 novembre 1956 la nave Granma partì alla volta di Cuba da Tuxpan, nella provincia messicana di
Veracruz, Guevara assieme all'italiano Gino Donè Paro[8] , al messicano Alfonso e al domenicano Ramon Mejías,
detto Pichirillo, erano gli unici non cubani a bordo. Il 2 dicembre avvenne lo sbarco a La Playa de las Coloradas,
una zona paludosa vicino a Niquero (Cuba sudorientale). Poco dopo furono attaccati dai militari di Batista e la metà
di loro cadde in combattimento o fu uccisa dopo la cattura. I sopravvissuti, circa una ventina, si riorganizzarono e
fuggirono sulle montagne della Sierra Maestra, per condurre la guerriglia contro il regime.
Negli ultimi giorni del dicembre 1958 diresse l'attacco condotto dalla sua "squadra suicida" (un reparto che svolse le
missioni più rischiose dell'esercito rivoluzionario)[9] su Santa Clara. Fu una delle battaglie decisive della rivoluzione,
anche se la serie di sanguinose imboscate, prima durante la ofensiva sulla Sierra Maestra poi sulla Guisa e l'intera
campagna delle pianure di Cauto probabilmente ebbero una maggiore importanza militare. Batista, dopo essersi
accorto che i suoi alti ufficiali, come il generale Cantillo che aveva incontrato Castro allo zuccherificio abbandonato
"Central America", stavano stipulando una pace separata con Castro, fuggì nella Repubblica Dominicana il 1
gennaio 1959.
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Che Guevara
Nel governo cubano
Il 2 gennaio 1959 la colonna del Che entra nella capitale di Cuba, La Havana, e occupa la fortezza militare "La
Cabaña", eretta al tempo della colonizzazione degli spagnoli a L'Avana. Per i sei mesi in cui rivestì l'incarico di
comandante della prigione sovrintese ai processi e alle esecuzioni di circa 55 militari[10] , ex ufficiali del regime di
Batista, membri del BRAC (Buró de Represión de Actividades Comunistas, "Ufficio repressione attività comuniste").
In questo periodo organizza una scuola di alfabetizzazione per tutti gli ex combattenti e incontra Salvador Allende;
Successivamente il Che dedicherà al futuro Presidente del Cile il libro La guerra di guerriglia: "A Salvador Allende
che con altri mezzi cerca di ottenere la stessa cosa. Con affetto, Che".
Il 7 febbraio 1959, il nuovo governo nominò Guevara "Cittadino cubano per diritto di nascita". Poco dopo, Guevara
iniziò le procedure di divorzio, per porre una fine anche formale al suo matrimonio con Hilda Gadea, da cui si era
separato, nei fatti, già prima di partire dal Messico con la Granma. Il 2 giugno 1959, sposò Aleida March, una
cubana che faceva parte del Movimento del 26 di luglio, con cui viveva dalla fine del 1958.
Il 12 giugno del 1959, in rappresentanza del governo parte per il Medio Oriente e l'Asia, alla testa di una delegazione
economica che ha come obiettivo principale l'apertura di nuovi mercati. Nello stesso anno, durante l'estate, visitò
anche l'allora Jugoslavia e fece tappa anche a Fiume, dove i funzionari locali lo accompagnarono nelle fabbriche
della zona, come ad esempio il cantiere navale "3 Maggio", per capire il sistema aziendale dell'autogestione delle
stesse da parte dei lavoratori.
In seguito, Guevara divenne dirigente dell'Istituto Nazionale per la Riforma Agraria e poi presidente della Banca
Nazionale di Cuba (in un certo senso, uno scherzo del destino, poiché aveva spesso condannato il denaro. Espresse il
suo disagio firmando le banconote col soprannome "Che").
In questo periodo, riemerse la sua passione per gli scacchi e prese parte a molti tornei nazionali ed internazionali che
si tenevano a Cuba.[11] Desiderava molto incoraggiare i giovani cubani ad accostarsi agli scacchi e organizzò molte
attività per stimolare il loro interesse verso il gioco.
Già dal 1959, Guevara aiutò ad organizzare tentativi rivoluzionari, a Panamá e poi nella Repubblica Dominicana. In
questi tentativi morì Ramón López (Nené), aiutante del comandante Camilo Cienfuegos. Alcuni definiscono queste
operazioni come una purga dei fedeli di "Camilo".
Nel 1960 Guevara prese parte ai soccorsi
alle vittime in seguito all'esplosione della
nave La Coubre. Mentre l'operazione di
salvataggio era in corso, avvenne una
seconda esplosione. I morti furono oltre
cento.[12] Fu in questa occasione che
Alberto Korda scattò la sua fotografia più
famosa. Non è chiaro se la nave fu sabotata
o se esplose per un incidente. Coloro che
favoriscono la teoria del sabotaggio tendono
ad attribuirlo alla CIA[13] e spesso
Guevara con Simone de Beauvoir e Jean-Paul Sartre a Cuba, nel 1960
attribuiscono la colpa a William Alexander
Morgan [14] un rivale di Guevara nelle forze
anti-Batista delle province centrali, che più tardi sarebbe entrato nella CIA. Alcuni esuli cubani portano avanti la
teoria secondo cui l'attentato sarebbe stato compiuto da alcuni filosovietici, nemici di Guevara [15] .
Dopo essere stato direttore dell'Istituto Nazionale per la Riforma Agraria e della Banca Nazionale di Cuba, Guevara
venne nominato Ministro dell'Industria. In questa posizione, diede il suo contributo a modellare il socialismo cubano,
diventando una delle figure politiche più importanti dell'isola. Nel suo libro Sulla guerriglia, Guevara sostenne il
modello cubano di rivoluzione, iniziato da un piccolo gruppo di guerriglieri (foco), senza la necessità di ricorrere a
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Che Guevara
grandi organizzazioni che sostenessero l'insurrezione armata (dottrina del focolaio). Questa strategia più tardi
sarebbe fallita in Bolivia. Nel saggio El socialismo y el hombre en Cuba (1965) sostenne la necessità di creare un
"uomo nuovo" (hombre nuevo) assieme allo stato socialista.
Durante l'invasione della Baia dei Porci (1961), Guevara non partecipò ai principali combattimenti, essendo stato
assegnato da Castro ad un comando nella provincia più occidentale di Cuba, Pinar del Rio, dove respinse un
tentativo d'invasione (era un'operazione diversiva, escogitata per stornare l'attenzione dei cubani dal luogo del vero
sbarco). Durante lo svolgimento di questo incarico, patì una ferita al volto, che affermò essere stata causata dallo
sparo accidentale della sua pistola.
Guevara giocò un ruolo importante nello schieramento a Cuba dei missili balistici sovietici, armati con testate
nucleari, causa della crisi dell'ottobre 1962.
L'allontanamento da Cuba
Nel dicembre 1964 Guevara andò a New York in qualità di capo della delegazione cubana e tenne un discorso
all'Assemblea Generale dell'ONU (ascolta [16], Richiede RealPlayer; oppure leggi [17]). In quell'occasione, apparve nel
programma domenicale d'informazione Face the Nation sulla CBS ed incontrò diverse personalità ed esponenti di
gruppi politici. Tra loro, il senatore statunitense Eugene McCarthy, componenti del gruppo guidato da Malcolm X e
dalla radicale canadese Michelle Duclos [18] [19] . Il 17 dicembre volò a Parigi, dando inizio a un viaggio di tre mesi,
in cui visitò la Repubblica Popolare Cinese, l'Egitto, l'Algeria, il Ghana, la Guinea, il Mali, il Dahomey, il
Congo-Brazzaville e la Tanzania, con soste in Irlanda, a Parigi e a Praga. Ad Algeri, il 24 febbraio 1965, fece
l'ultima apparizione pubblica sul palcoscenico internazionale, intervenendo al "Secondo seminario economico sulla
solidarietà afro-asiatica". Nel suo discorso dichiarò: "In questa lotta fino alla morte non ci sono frontiere. Non
possiamo rimanere indifferenti di fronte a quanto accade in ogni parte del mondo. Una vittoria di qualsiasi nazione
contro l'imperialismo è una nostra vittoria, come una sconfitta di qualsiasi nazione è una nostra sconfitta" [20] [21] .
Sorprese quindi il suo uditorio proclamando "I paesi socialisti hanno il dovere morale di liquidare la loro tacita
complicità con i paesi sfruttatori del mondo occidentale". Delineò anche una serie di misure che, secondo lui, i paesi
del blocco comunista avrebbero dovuto prendere per raggiungere questo scopo [22] [23] . Ritornò a Cuba il 14 marzo,
ricevuto solennemente all'aeroporto di L'Avana da Fidel e Raúl Castro, Osvaldo Dorticós e Carlos Rafael Rodríguez.
Due settimane dopo, Guevara si ritirò dalla vita pubblica e scomparve. Dove fosse restò il grande mistero cubano per
tutto il 1965, anche se era sempre genericamente considerato il "numero due" del regime dopo Castro. La sua
latitanza fu variamente attribuita al relativo insuccesso del piano d'industrializzazione che aveva portato avanti da
ministro dell'Industria, alle pressioni esercitate su Castro dai Sovietici, allarmati dalle tendenze filo cinesi di
Guevara, in un momento in cui la frattura tra Mosca e Pechino si approfondiva, oppure a gravi divergenze tra
Guevara ed il resto della dirigenza cubana sullo sviluppo economico dell'isola e sulla sua linea politica. È anche
possibile che Castro fosse stato reso diffidente dalla popolarità di Guevara, che poteva farlo diventare una minaccia.
I critici di Fidel affermano che le sue spiegazioni sulla scomparsa di Guevara sono sempre sembrate sospette e molti
trovano sorprendente che Guevara non dichiarasse mai le sue intenzioni in pubblico, ma solo con una lettera priva di
data a Castro.
L'orientamento filo-cinese di Guevara era sempre più problematico per Cuba, mano a mano che l'economia del paese
diventava sempre più dipendente dall'Unione Sovietica. Dai primi giorni della rivoluzione cubana, Guevara era stato
considerato un sostenitore della strategia maoista nell'America Latina. Il suo piano per una rapida industrializzazione
di Cuba per molti era comparabile alla campagna cinese del grande balzo in avanti. Secondo diversi osservatori
occidentali della situazione cubana, l'opposizione di Guevara alle raccomandazioni ed alle condizioni sovietiche, che
Castro aveva dovuto accettare, potrebbe essere la ragione del suo allontanamento dalla vita pubblica. D'altronde, sia
Guevara che Castro sostenevano l'idea di un fronte unico tra Unione Sovietica e Cina, tentando anche, senza
successo, di riconciliare le due maggiori potenze comuniste.
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Che Guevara
Durante la crisi dell'ottobre 1962, Guevara percepì come un tradimento sovietico la decisione - presa da Nikita
Khruščёv senza consultare Castro - di ritirare i missili da Cuba. Divenne quindi più scettico nei confronti dell'URSS.
Come emerso dal suo ultimo discorso ad Algeri, del 24 febbraio 1965, aveva iniziato a vedere l'emisfero
settentrionale, guidato ad ovest dagli Stati Uniti e ad est dall'Unione Sovietica, come unica entità sfruttatrice
dell'emisfero meridionale.
Di fronte alle più diverse ipotesi sul destino del rivoluzionario argentino, Castro, il 16 giugno 1965, disse che
l'opinione pubblica sarebbe stata informata su Guevara quando lo stesso Guevara avesse ritenuto opportuno farlo.
Intanto le voci si diffondevano sia a Cuba che all'estero. Il 3 ottobre di quello stesso anno, Castro rese pubblica una
lettera priva di data [24] presumibilmente scrittagli da Guevara diversi mesi prima, in cui questi riaffermava la sua
solidarietà con Cuba, ma dichiarava anche la sua intenzione di abbandonare l'isola e di andare a combattere altrove
per la Rivoluzione. Spiegava che "Altri paesi nel mondo hanno bisogno dei miei modesti sforzi". Nella stessa lettera
Guevara annunciava di dimettersi da tutte le cariche che occupava, nel governo, nel partito e nelle forze armate.
Rinunciò anche alla cittadinanza di Cuba, che gli era stata concessa nel 1959 per i suoi meriti nella rivoluzione.
Durante un'intervista con quattro giornalisti stranieri il 1 novembre, Castro disse di essere al corrente dove fosse
Guevara e aggiunse, riguardo le voci su una possibile morte del vecchio compagno d'armi, che questi, al contrario,
godeva di ottima salute. Dove fosse Guevara restò, comunque, un mistero per i successivi due anni, durante i quali i
suoi movimenti rimasero segreti.
In Congo
Durante un incontro, durato tutta la notte tra il 14 ed il 15 marzo 1965, Guevara e Castro si trovarono d'accordo sul
fatto che il Che avrebbe guidato personalmente la prima azione militare cubana in Africa. Alcune fonti, di solito
affidabili, affermano che Guevara convinse Castro ad affidargli questa impresa, mentre altre fonti, di uguale
affidabilità, sostengono che fu Castro a convincere Guevara ad intraprendere la missione, argomentando che le
condizioni sociali dei diversi paesi latino americani presi in considerazione come possibili "fuochi" di guerriglia non
erano ancora ottimali. Lo stesso Castro ha confermato questa seconda versione.
L'operazione cubana nell'ex Congo Belga (più tardi Zaire e attualmente Repubblica Democratica del Congo) era
finalizzata al sostegno del movimento marxista dei Simba, favorevole a Patrice Lumumba.
Durante la missione africana, per un certo periodo Guevara fu assistito dal capo guerrigliero Laurent-Désiré Kabila,
che aiutava i sostenitori di Lumumba a condurre una rivolta, soppressa dall'esercito congolese nel novembre di
quello stesso 1965. Guevara considerò Kabila insignificante, scrivendo di lui "Niente mi fa credere che sia l'uomo
adatto al momento".[25]
Guevara aveva 37 anni ed era privo di un'istruzione militare formale. La sua asma gli aveva infatti evitato il servizio
militare in Argentina, un fatto di cui fu felice, date le sue opinioni politiche di opposizione al governo. Aveva
comunque al suo attivo le esperienze della rivoluzione cubana, in particolare la vittoriosa marcia su Santa Clara, che
fu basilare nella vittoria finale delle forze castriste.
Mercenari sudafricani e britannici come Mike Hoare ed esuli cubani lavorarono con l'esercito congolese per
ostacolare i piani di Guevara. Furono in grado di monitorare le comunicazioni dei reparti agli ordini del
rivoluzionario argentino, di tendere imboscate ai guerriglieri ed alle truppe cubane ogni volta in cui tentarono un
attacco, di interrompere le linee di rifornimento di Guevara.[26] [27] Il proposito di Guevara era quello di esportare la
rivoluzione cubana indottrinando i Simba all'ideologia comunista ed insegnando loro le strategie della guerriglia.
L'incompetenza, il settarismo e le lotte intestine delle varie fazioni congolesi furono indicate da Guevara come le
principali ragioni del fallimento della rivolta.
Dopo sette mesi, malato, sofferente per l'asma e frustrato dalle avversità, Guevara abbandonò il Congo con i cubani
sopravvissuti (sei membri della sua colonna erano morti). Ad un certo punto, Guevara fu tentato di rimandare a Cuba
soltanto i feriti, rimanendo a combattere da solo in Congo fino alla fine, per offrire un esempio ai rivoluzionari. I
suoi compagni d'armi e due emissari di Fidel Castro lo convinsero però a lasciare il campo di battaglia.
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Che Guevara
Dal momento che Fidel Castro aveva reso di dominio pubblico una lettera che Guevara gli aveva inviato, in cui il
rivoluzionario argentino scriveva della sua intenzione a recidere ogni legame con Cuba per dedicarsi interamente alla
rivoluzione in altre parti del mondo, il Che non se la sentì moralmente di tornare sull'isola e passò i successivi sei
mesi vivendo clandestinamente a Dar-es-Salaam, Praga e nella Repubblica Democratica Tedesca. Durante questo
periodo, scrisse le sue memorie sull'esperienza in Congo e iniziò ad elaborare altri due libri, uno di filosofia (Apuntes
Filosóficos) e uno di economia (Notas Económicas).
In tutti questi mesi, Castro seguitò a esortarlo perché tornasse a Cuba, ma Guevara accettò solamente quando capì
che sarebbe rimasto sull'isola per i pochi mesi necessari a preparare una nuova impresa rivoluzionaria in America
Latina e che la sua presenza sarebbe rimasta strettamente riservata.
In Bolivia
La guerriglia
Le ipotesi su dove Guevara potesse essere continuarono a inseguirsi per tutto il 1966 e i primi mesi del 1967.
Rappresentanti del movimento indipendentista mozambicano FRELIMO raccontarono di incontri con lui alla fine del
1966 o all'inizio del 1967 a Dar es Salaam, dopo i quali rifiutarono la sua offerta di aiuto al loro progetto
rivoluzionario. In un discorso tenutosi durante la manifestazione del Primo maggio 1967 a l'Avana, il ministro delle
forze armate facente funzione, maggiore Juan Almeida, annunciò che Guevara stava "servendo la rivoluzione da
qualche parte nell'America Latina". Le notizie, sempre più consistenti, secondo cui stava conducendo la guerriglia in
Bolivia vennero infine considerate degne di fede.
Su richiesta di Fidel Castro, un pezzo di terreno in una zona remota era stato comprato dai comunisti boliviani
perché Guevara lo utilizzasse come base e campo d'addestramento. Probabilmente, per Guevara ed i cubani che lo
accompagnavano, la scelta di non iniziare a combattere subito, ma di addestrarsi in questo campo nella regione di
Ñancahuazú comportò maggiori rischi. Poco fu fatto per gettare le basi di un esercito guerrigliero. La presunta ex
operativa della Stasi (qualità negata dalle autorità della DDR, oggi dopo il crollo della DDR non vi sono
informazioni che possano far presumere la sua appartenenza alla Stasi) Haydèe Tamara Bunke Bider, più nota con il
nome di battaglia di Tania, che si era installata a La Paz come principale agente di Guevara, vennero diffuse voci su
una sua collaborazione col KGB e si è spesso ritenuto che abbia servito inconsapevolmente interessi sovietici,
portando le autorità boliviane sulle tracce dei guerriglieri. Tania cadde in Bolivia qualche tempo prima di Guevara. Il
diario, trovato addosso al suo cadavere, avrebbe aiutato i boliviani a individuare i movimenti dei cubani.
Le numerose foto di Guevara e degli altri membri del gruppo, lasciate nel campo base dopo che questo fu
abbandonato a seguito dei primi scontri con l'esercito boliviano nel marzo 1967, fornirono al presidente René
Barrientos Ortuño la prova della presenza del rivoluzionario argentino nel paese. Si dice che, dopo averle viste,
Barrientos espresse il desiderio di vedere la testa di Guevara piantata su una picca e mostrata nel centro di La Paz.
Ordinò quindi all'esercito di dare la caccia al gruppo cubano.
Il reparto di Guevara, composto da circa 50 combattenti e denominato ELN (Ejército de Liberación Nacional de
Bolivia), era ben equipaggiato e inizialmente conseguì un certo numero di successi contro le forze boliviane, sul
terreno difficile e montuoso della regione di Camiri. In settembre, tuttavia, l'esercito riuscì ad eliminare due gruppi
guerriglieri, uccidendo uno dei capi.
Nonostante la natura violenta del conflitto, Guevara fornì cure mediche a tutti i militari boliviani che i guerriglieri
presero prigionieri e, di seguito, li rilasciò. Anche dopo l'ultima battaglia di Quebrada del Yuro, in cui fu ferito e
catturato, quando fu condotto in un centro di detenzione provvisoria e vide che lì si trovavano diversi militari
boliviani rimasti feriti nel combattimento, si offrì di fornirgli assistenza medica (offerta rifiutata dall'ufficiale
boliviano in comando)[28] .
Il piano di Guevara per fomentare la rivoluzione in Bolivia si basava su alcune concezioni sbagliate:
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Che Guevara
• Si aspettava di dover affrontare solo il governo militare locale ed il suo esercito, male armato e poco
equipaggiato. Al contrario, appena il governo statunitense ebbe confermata la sua presenza in Bolivia, inviò
personale della CIA e di altre agenzie per aiutare ad organizzare la contro guerriglia. L'esercito boliviano venne
addestrato da consiglieri appartenenti alle forze speciali dell'US Army, incluso un nuovo battaglione dei Rangers
esperto in combattimento nella giungla. I reparti speciali statunitensi probabilmente presero parte anche a certi
combattimenti.
• Si aspettava di ricevere assistenza e cooperazione dai locali oppositori al governo. Queste aspettative vennero
frustrate ed il Partito comunista boliviano, filosovietico e non filocubano, non lo aiutò affatto, anche se alcuni
membri, come Rodolfo Saldana, Serapio Aquino Tudela e Antonio Jimenez Tardiolo lo fecero a titolo personale o
si arruolarono nei suoi reparti, contro la volontà dei vertici di partito.
• Si aspettava di rimanere in contatto radio con l'Avana. Al contrario, le due trasmittenti ad onde corte che gli erano
state fornite erano difettose, impedendo le comunicazioni con Cuba. Dopo qualche mese, il registratore a nastro
che utilizzavano per registrare e decodificare i messaggi radio provenienti da Cuba fu perso durante
l'attraversamento di un fiume.
Oltretutto, la sua inclinazione al confronto più che al compromesso contribuì probabilmente alla sua incapacità di
sviluppare un buon rapporto di lavoro con i dirigenti boliviani, come era avvenuto anche in Congo[29] . Questo tratto
del suo carattere era emerso anche nel corso della guerriglia a Cuba, ma era stata tenuta sotto controllo dalla guida di
Fidel Castro.[30]
In realtà l'ipotesi che il Che stesse preparando la rivoluzione in Bolivia sembra non essere corretta. È più probabile,
come confermano anche le ricerche del giornalista boliviano José Luis Alcázar, che stesse preparando una scuola
d'addestramento per guerriglieri, per portare in un secondo tempo queste forze a sud ed entrare nel suo Paese
d'origine, l'Argentina. [31]
Cattura ed esecuzione
Già da più di un mese, dal 31 agosto, l'avanguardia di Guevara era rimasta sola dopo l'annientamento da parte
dell'esercito della retroguardia comandata da Joaquin, a Puerto Mauricio, sul Rio Grande. L'imboscata contò con la
delazione di un contadino Honorato Rojas che, sotto minaccia dell'esercito (la moglie si lamentò per le percosse
inferte al marito), informò su luogo del possibile attraversamento del fiume da parte dei guerriglieri.
Guevara, durante i primi giorni di ottobre, ormai con poche informazioni, senza viveri e con scarse vie di scampo, si
rifugia in un canalone (quebrada) dove è circondato da forze militari preponderanti. Qui Guevara è catturato
dall'esercito boliviano, assieme ad altri guerriglieri, l'8 ottobre del 1967 nella quebrada del Yuro, a pochi km dal
villaggio di La Higuera. Si arrese dopo essere stato ferito alle gambe e dopo che il suo fucile fu distrutto da un
proiettile.
Barrientos, appena informato della cattura, ne ordinò l'esecuzione, ma diffuse un comunicato in cui affermava che
Che Guevara era morto in combattimento. Guevara fu recluso nella piccola scuola del paese, dove passò la notte. Fu
ucciso nel primo pomeriggio successivo, il 9 ottobre 1967. L'uccisore fu Mario Terán, un sergente dell'esercito scelto
a sorte tra alcuni volontari. Su quanto accadde dopo, esistono diverse versioni. Qualcuno dice che Terán era troppo
nervoso, al punto di uscire dal locale e dover essere ricondotto dentro a forza. Per altri, non volle guardare Guevara
in faccia, così da sparargli alla gola, ferita che sarebbe stata fatale. Per altri ancora, il sergente avrebbe avuto bisogno
di ubriacarsi, al fine di portare a termine il compito. La versione più accreditata racconta che Guevara ricevette
diversi spari alle gambe, sia per evitare di deturpargli il volto ed ostacolare l'identificazione, sia per simulare ferite in
combattimento, così da nascondere l'esecuzione sommaria del prigioniero. Come colpo di grazia, gli spararono al
petto: ferita che gli riempì i polmoni di sangue. Guevara pronunciò diverse parole famose prima della morte. Si è
detto che avrebbe accolto così il suo uccisore: "So che sei qui per uccidermi. Spara dunque, codardo, stai solo
uccidendo un uomo".[32] Il suo corpo fu legato ai pattini di un elicottero e portato a Vallegrande, dove venne
adagiato su un piano di lavaggio dell'ospedale e mostrato alla stampa.[33] Le fotografie prese allora fecero nascere
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Che Guevara
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leggende come quelle di San Ernesto de La Higuera e El Cristo de Vallegrande [34].[35] . Dopo che un medico
militare ebbe amputato le mani al cadavere, l'esercito boliviano fece sparire il corpo, rifiutandosi di rivelare se i resti
fossero stati sepolti o cremati.
Il mausoleo di Che Guevara
La caccia a Guevara in Bolivia fu guidata da Félix
Rodríguez, un agente della CIA che era stato infiltrato a
Cuba per prendere contatto con i ribelli dei Monti
Escambray e con ambienti anti castristi di l'Avana
prima dell'invasione alla Baia dei Porci e che era stato
con successo fatto uscire dall'isola dopo il fallimento
dello sbarco.[36] [37] Rodríguez riferì la notizia della
cattura al quartier generale della CIA a Langley, in
Virginia, servendosi di diverse stazioni dell'Agenzia
situate in Sud America. Dopo l'esecuzione, Rodríguez
prese per sé oggetti personali di Guevara. Negli anni
seguenti, avrebbe spesso mostrato con orgoglio ai
giornalisti questi cimeli.
Un altro fatto, di minore rilevanza, collegato alla cattura ed alla morte di Guevara fu l'arresto di Régis Debray.
Nell'aprile 1967 le forze governative boliviane catturarono Debray, un giovane francese, professore di filosofia
all'Università dell'Avana, che aveva studiato all'Ecole Normale Supérieure con il filosofo marxista Louis
Althusser,[38] accusandolo di collaborare alla guerriglia. Debray dichiarò con forza di lavorare solo come giornalista
e rivelò che Guevara, scomparso da tempo, stava guidando la guerriglia. Il processo a Debray (che divenne un caso
internazionale) era appena iniziato quando le autorità boliviane, l'11 ottobre, riportarono (falsamente) che Guevara
era stato ucciso nello scontro con le forze governative dei giorni precedenti.
Il 15 ottobre Castro riconobbe pubblicamente la morte di Guevara e proclamò tre giorni di lutto nazionale. La morte
del Che fu vista come un grave fallimento per i movimenti rivoluzionari d'impronta socialista operanti nell'America
latina e nel resto del terzo mondo.
Il 28 giugno 1997 i resti del cadavere di Guevara furono esumati in una fossa comune vicino alla pista di volo a
Vallegrande. A guidare gli scavi è l'antropologo cubano Jorge Gonzalez che il 2 luglio annuncia lo storico
rinvenimento[39] [40] . Pochi giorni dopo le spoglie del Che venivano riportati a Cuba e accolti nella base militare di
San Antonio de los Banos, 35 km a Sud dell'Avana, da Fidel Castro, suo fratello Raul, ministro delle FAR (Forze
armate rivoluzionarie), la vedova del Che, Aleida March, i figli Aleida, Celia, Camilo ed Ernesto, alcuni dirigenti
politici e militari e gli amici[41] .
Dall'11 al 13 ottobre 1997 a Cuba fu proclamato lutto nazionale[42] : le ossa di Guevara assieme a quelle di sei altri
combattenti cubani morti durante la campagna in Bolivia, furono pubblicamente commemorate[43] e quindi tumulate
il 17 con tutti gli onori militari in un mausoleo costruito appositamente nella città di Santa Clara[44] , dove trentanove
anni prima aveva vinto quella che era stata ritenuta la battaglia decisiva della rivoluzione cubana.
Il monumento è corredato da una grande statua con la scritta "Hasta la victoria siempre" e da una lapide recante la
parte iniziale del testo del famoso ordine di servizio firmato da Fidel Castro il 21 agosto 1958, con cui venivano
comunicate le istruzioni operative per la colonna numero 8, comandata da Guevara: "Se asigna al comandante
Ernesto Guevara la misión de conducir desde la Sierra Maestra hasta la provincias de Las Villas una Columna
rebelde y operar en dicho territorio de acuerdo con el plan estratégico del Ejército rebelde".
Che Guevara
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Guevara come icona rivoluzionaria
La figura di Ernesto Guevara è assurta alla dimensione del "mito",
essendo divenuto un'icona di livello internazionale per quella parte
di persone che si riconoscono nei suoi ideali rivoluzionari.
A testimonianza della grande risonanza mediatica dell'immagine di
Guevara si può portare ad esempio il fatto che la fotografia del
Che scattata il 6 marzo 1960 dal fotografo Alberto Korda e da
questi regalata all'editore italiano Giangiacomo Feltrinelli è
diventata una delle immagini più famose del secolo, tanto da
essere considerata la più riprodotta in assoluto della storia della
fotografia. Meno nota è la circostanza dello scatto: i funerali di 81
Monumento al Che - La Higuera (Bolivia)
cubani morti durante un attentato terrorista finanziato ed
appoggiato dagli anticastristi e dalla CIA nell'ambito
dell'Operazione Mongoose. Guevara è stato interpretato al cinema da Francisco Rabal (1968), Omar Sharif (1969),
Antonio Banderas (1996), Alfredo Vasco (1999), Gael García Bernal (2002), Eduardo Noriega (2003), Jesu Garcia
(2005) e Benicio Del Toro (2008).
Guevara e le accuse di crimini contro l'umanità
« L'odio come fattore di lotta; l'odio intransigente contro il nemico, che permette all'uomo di superare i suoi limiti naturali e
lo trasforma in una efficace, violenta, selettiva e fredda macchina per uccidere. I nostri soldati devono essere così: un popolo
senza odio non può distruggere un nemico brutale. Bisogna portare la guerra fin dove il nemico la porta: nelle sue case, nei
suoi luoghi di divertimento. Renderla totale. Non bisogna lasciargli un minuto di tranquillità [...] farlo sentire come una
belva braccata. »
[45]
[46]
(dal Messaggio alla Tricontinental
, articolo di Ernesto Guevara pubblicato
sulla rivista Tricontinental all'Avana il
[47]
[48]
[49]
[50] [51]
16 aprile 1967
, leggibile nel suo testo originale (in spagnolo)
, in inglese
ed in italiano
.)
Guevara è stato accusato di aver commesso atrocità usando l'autorità che gli era stata conferita nell'ambito
dell'esercito rivoluzionario. Di tali atrocità riferiscono in particolare Il libro nero del Comunismo[52] e lo scrittore
Alvaro Vargas Llosa anche sulla base di quanto scritto dal Che nel proprio diario.[53] [54] [55] Analoghe accuse di
aver più volte violato i diritti dell'uomo e di aver commesso crimini contro l'umanità gli sono state mosse dallo
scrittore Andrea Morigi.[56]
Accuse di atrocità vengono mosse anche in relazione al ruolo che Che Guevara avrebbe avuto come giudice
d'appello nel contesto dell'applicazione delle cosiddette "Ley de la Sierra": si trattava di una normativa penale
risalente al XIX secolo.[57] Tali "Ley de la Sierra" comminavano la pena capitale per numerosi crimini e vennero
estese all'intero territorio cubano nel 1959, allo scopo di perseguire coloro che erano considerati "criminali di
guerra".
Nel corso dei processi tenutisi a La Cabana nel periodo summenzionato venne inflitta la pena di morte per
fucilazione[58] a parecchie decine di persone, seppure le fonti siano discordi sul numero esatto dei fucilati.[59] Tali
esecuzioni sono state tacciate di arbitrarietà: il rispetto dei diritti dell'imputato, come la presunzione d'innocenza ed il
diritto ad un giusto processo, secondo i critici, sarebbe stato meramente formale e non sostanziale, il che sarebbe
dimostrato dalla brevità dei procedimenti giudiziali e dalla violazione fattuale del diritto di difesa.[60] Si sarebbe
trattato in sostanza di processi farsa, nei quali non sarebbero stati coinvolti solo criminali di guerra ma soprattutto
semplici oppositori politici.[61]
Alvaro Vargas Llosa afferma che, in base alle testimonianze raccolte nelle sue ricerche, coloro che furono fucilati a
La Cabana nel periodo di comando di Guevara potrebbero superare il numero di 2000 persone[62] e sostiene che già
Che Guevara
nel 1959 Guevara si sarebbe reso responsabile dell'esecuzione sommaria di numerosi oppositori politici.[63]
Nel 1960 inaugura il sistema concentrazionario cubano, venendo posto a capo del primo campo di concentramento
castrista, creato in quell'anno sulla penisola di Guahana. Il periodo di attività del campo si protrasse ben oltre il
periodo in cui Guevara ne fu a capo.[64] [65] [66] [67] In particolare, nel 1965 Guevara introdusse a Cuba il sistema
delle Unità Militari di Aiuto alla Produzione (UMAP), dove vennero detenuti e sottoposti a tortura intellettuali
contrari alla dittatura Castrista, dissidenti, omosessuali e religiosi (tra cui cattolici, testimoni di Geova, evangelisti e
avventisti) [68] [69] .
Régis Debray, ideologo dei focolai di guerriglia rivoluzionari e compagno di Guevara in Bolivia, affermò con
riferimento a questi che «è stato lui e non Fidel a ideare il primo "Campo di lavoro correzionale"».[70] Guevara è
stato visto da alcuni come la mente del regime castrista nella sua prima fase di vita (all'incirca tra il 1959 ed il 1965)
ed è stato pertanto considerato responsabile o comunque complice dei crimini commessi in questa parte della storia
di Cuba,[71] tra i quali una sconsiderata politica di collettivizzazione che avrebbe determinato la miseria di molte
persone a vantaggio di poche e che avrebbe spinto molti a fuggire da Cuba.[72]
Scritti di Guevara
Guevara fu autore di poesie e di saggi letterari e storici, interessanti anche perché contengono le sue osservazioni
politiche, come è possibile per esempio riscontrare nel commento che scrisse sul libro di Pablo Neruda Canto
Generale[73] .
Guevara fu autore di La guerra di guerriglia, un libro di strategia militare, che tratta del modo di condurre guerre
irregolari. Venne considerato per un certo tempo un testo utile per comprendere, condurre e contrastare le strategie di
guerra basate sulla guerriglia. Secondo molti, invece, la sua uccisione in Bolivia testimonia come, in materia, non
esistano strategie risolutive. Guevara credeva che un piccolo gruppo (foco) di guerriglieri, attaccando violentemente
il governo, avrebbe potuto stimolare fra la popolazione sentimenti rivoluzionari, grazie ai quali non sarebbe stato
necessario costituire dei movimenti molto forti e portare avanti la lotta rivoluzionaria con fasi regolari prima di
lanciare l'insurrezione armata finale. Era infatti convinto che il consenso popolare fosse indispensabile per la
rivoluzione, e che senza di esso non fosse possibile portare avanti alcun movimento rivoluzionario.
Coloro che sostengono ancor oggi la validità delle strategie esposte in Sulla Guerriglia attribuiscono l'insuccesso di
Guevara in Bolivia alla particolare realtà boliviana, nella quale i contadini, che avrebbero dovuto costituire la base
dell'esercito di Guevara per la progettata rivoluzione boliviana, guardavano con diffidenza gli stranieri che dicevano
di combattere per loro, il che determinò l'isolamento del gruppo di Guevara. Essi affermano che sulle cause
dell'insuccesso boliviano avrebbe pesato anche il contesto internazionale: i partiti comunisti boliviani non avrebbero
collaborato alla progettata insurrezione, e in quella fase delicata della guerra fredda ogni tentativo di riproporre la
"rivoluzione mondiale" non sarebbe stato ben visto nei maggiori paesi del blocco socialista.
Tra i suoi scritti anche Prima di morire. Appunti e note di lettura, che raccoglie citazioni ritrovate dopo la morte di
Guevara in un suo quaderno di appunti.
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Che Guevara
Edizioni italiane delle opere di Guevara
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La guerra per bande, Milano, Edizioni Avanti!, 1961[74] .
Sulla Sierra con Fidel. Cronache della rivoluzione cubana, Roma, Editori Riuniti, 1965.
Creare due, tre molti Viet-Nam. È la parola d'ordine, Milano, Libreria Feltrinelli, 1967.
Da un altro Vietnam, Roma, Samona e Savelli, 1967.
La guerra di guerriglia e altri scritti politici e militari, Milano, Feltrinelli, 1967.
Lettere, diari e scritti, Roma, Tindalo, 1967.
Il socialismo e l'uomo a Cuba, Milano, Libreria Feltrinelli, 1967.
Ai giovani; Cuba non è un'eccezione storica, Roma, Samona e Savelli, 1968.
Contro la burocrazia; Che cos'è un quadro rivoluzionario; Operai e partito, Roma, Samona e Savelli, 1968.
Diario del Che in Bolivia, Milano, Feltrinelli, 1968.
Opere, 3 voll., Milano, Feltrinelli, 1968-1969.
I, La guerra rivoluzionaria, Milano, Feltrinelli, 1968.
II, Le scelte di una vera rivoluzione, Milano, Feltrinelli, 1968.
III, Nella fucina del socialismo, Milano, Feltrinelli, 1969.
• Questa grande umanità, Roma, Tindalo, 1968.
• Scritti, discorsi e diari di guerriglia. 1959-1967, Torino, Einaudi, 1969.
• Il marxismo vivente del Che. Raccolta di scritti di Ernesto Che Guevara, Milano, Nuove Edizioni Internazionali,
1987.
• Scritti politici e privati di Che Guevara, Roma, Editori Riuniti, 1988. ISBN 88-359-3152-5
• Latinoamericana. Un diario per un viaggio in motocicletta, Milano, Feltrinelli, 1993. ISBN 88-07-81259-2
• Latinoamericana. Due diari per un viaggio in motocicletta, Milano, Feltrinelli, 1993. ISBN 88-07-42069-4
• La costruzione del partito nel pensiero del Che, Sesto San Giovanni, Il papiro, 1993.
• Scritti scelti, 2 voll., Roma, Erre Emme, 1993. ISBN 88-85378-50-1
• L'anno in cui non siamo stati da nessuna parte. Il diario inedito di Ernesto Che Guevara in Africa, Firenze, Ponte
alle Grazie, 1994. ISBN 88-7928-275-1
• Diario da Cuba, Roma, Libera informazione, 1994.
• Calida presencia. Lettere di Che Guevara a Tita Infante, 1952-1956, Milano, Punto rosso, 1996.
• La conquista della speranza. Diari inediti 1956-1957, con Raul Castro, Milano, M. Tropea, 1996. ISBN
88-438-0000-0
• Ideario, Roma, Grandi tascabili economici Newton, 1996. ISBN 88-8183-384-0
• Diario della rivoluzione cubana, Roma, Grandi tascabili economici Newton, 1996. ISBN 88-8183-544-4
• I giovani, Milano, Baldini & Castoldi, 1996. ISBN 88-8089-110-3
• Cuba: eccezione storica o avanguardia nella lotta al colonialismo?, Milano, Baldini & Castoldi, 1996. ISBN
88-8089-106-5
• L'economia, Milano, Baldini & Castoldi, 1996. ISBN 88-8089-107-3
• Politica e sviluppo, Milano, Baldini & Castoldi, 1996. ISBN 88-8089-157-X
• Lettere scelte, Milano, Baldini & Castoldi, 1996. ISBN 88-8089-159-6
• Opere scelte, 2 voll., Milano, Baldini & Castoldi, 1996.
I, L'azione armata, Milano, Baldini & Castoldi, 1996. ISBN 88-8089-185-5
II, La trasformazione politica, economica e sociale, Milano, Baldini & Castoldi, 1996. ISBN 88-8089-186-3
• La rivoluzione dei popoli oppressi, Roma, Datanews, 1996. ISBN 88-7981-036-7
• Breviario, Milano, Rusconi, 1997. ISBN 88-18-36116-3
• Passaggi della guerra rivoluzionaria, Roma, Erre Emme-La Habana, Editora politica, 1997. ISBN 88-457-0107-7
• Testi essenziali, Roma, Erre Emme, 1997. ISBN 88-457-0108-5
• Prima di morire. Appunti e note di lettura, Milano, Feltrinelli, 1998. ISBN 88-07-81491-9
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Che Guevara
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Poesie e scritti sulla letteratura e l'arte, Roma, Grandi Tascabili Economici Newton, 1999. ISBN 88-8289-237-9
Otra vez, Milano, Sperling & Kupfer, 2000. ISBN 88-200-2990-1
Il sogno rivoluzionario, Roma, Newton & Compton, 2000. ISBN 88-8289-451-7
Diario della rivoluzione cubana, Roma, Grandi Tascabili Economici Newton, 2002. ISBN 88-8289-753-2
Poesie, Napoli, Liguori, 2002. ISBN 88-207-3464-8
America latina. Il risveglio di un continente, Milano, Feltrinelli, 2005. ISBN 88-07-42116-X
Leggere Che Guevara. Scritti su politica e rivoluzione, Milano, Feltrinelli, 2005. ISBN 88-07-42113-5
La storia sta per cominciare. Una biografia per immagini, Milano, Oscar Mondadori, 2005. ISBN 88-04-54879-7
Sui giovani e sull'università, Napoli, La Città del Sole, 2005. ISBN 88-8292-271-5
Giustizia globale, Milano, Oscar Mondadori, 2006. ISBN 88-04-55373-1
La guerra rivoluzionaria a Cuba, Milano, Mondadori, 2008. ISBN 978-88-0458-080-5
Onorificenze
Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine Nazionale della Croce del Sud — Agosto 1961[75]
Film su Guevara
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El "Che" Guevara (1968) di Paolo Heush, con Francisco Rabal
Che! (1969) di Richard Fleischer, con Omar Sharif
CHE GUEVARA - Inchiesta su un mito: Nascita di un guerrigliero [76] (ITA 1972) di Roberto Savio
CHE GUEVARA - Inchiesta su un mito: Le cause del fallimento [77] (ITA 1972) di Roberto Savio
CHE GUEVARA - Inchiesta su un mito:Morte di un guerrigliero [78] (ITA 1972) di Roberto Savio
Sacrificio. Chi ha tradito Che Guevara? (2001), critico nei confronti di Regis Debray
I diari della motocicletta (Argentina/USA 2004) di Walter Salles con Gael García Bernal
Che Guevara (USA 2005) di Josh Evans con Eduardo Noriega
Le ultime ore del Che (Italia 2005) di Romano Scavolini
Che - L'argentino (USA 2008) di Steven Soderbergh con Benicio Del Toro
Che - Guerriglia (USA 2008) di Steven Soderbergh con Benicio Del Toro
Canzoni su Che Guevara
• Hasta Siempre (conosciuta anche come Hasta siempre comandante): composta nel 1965 da Carlos Puebla
• La Zamba del Che: scritta nel novembre 1967 da Rubén Ortiz Fernández ed entrata successivamente a fare parte
del repertorio di Víctor Jara
• Anch'io ti ricorderò: pubblicata nell'album Endrigo di Sergio Endrigo (1968)
• Cancion para el Hombre Nuevo: pubblicata nell'album Canciones para el Hombre Nuevo di Daniel Viglietti
(1968)
• Song for Che: pubblicata nell'album Liberation Music Orchestra di Charlie Haden (1969)
• El Aparecido: scritta da Victor Jara, pubblicata nell'album La nueva canción chilena degli Inti-Illimani (1974)
• Si el poeta eres tu: pubblicata nell'album Querido Pablo di Pablo Milanés (1981)
• 1º aprile 1965: pubblicata nell'album Pane e rose da Angelo Branduardi (1988)
• Il comandante Che: pubblicata nell'album Ufficialmente dispersi di Loredana Berté (1993)
• Cohiba: pubblicata nell'album Il dado di Daniele Silvestri (1996)
• Transamerika: pubblicata nell'album Terra e libertà dei Modena City Ramblers (1997).
• Celia De La Serna: pubblicata nell'album Il bandolero stanco di Roberto Vecchioni (1997)
Che Guevara
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Jamas: pubblicata nell'album La prova di Raf (1998)
Fuori campo: pubblicata nell'album omonimo dei Modena City Ramblers (1999)
Stagioni: pubblicata nell'album omonimo di Francesco Guccini (2000)
Poema al Che: pubblicata nell'album Ernesto Che Guevara (raccolta di canzoni su Che Guevara) di Juan Carlos
"Flaco" Biondini (2001)
Canzone per Che: pubblicata nell'album Ernesto Che Guevara (raccolta di canzoni su Che Guevara) degli
Skiantos (2001)
Nada Mas: pubblicata nell'album La paloma enamorada di Atahualpa Yupanqui (2002)
Canzone per il Che: pubblicata nell'album Ritratti di Francesco Guccini (2004) (testo di Manuel Vázquez
Montalbán e Francesco Guccini - musica di Juan Carlos Biondini)
Tre passi avanti pubblicata nell'album Tre passi avanti dei Bandabardò (2004) (testi e musica dei Bandabardò)
Isola grande: pubblicata nell'album Passi d'autore di Pino Daniele (2004)
Adelante: pubblicata nell'album La danza dei sogni dei Trenincorsa (2007)
La Rivoluzione in testa: pubblicata nell'album La Ballata di Gino dei Khorakhanè (2007)
Murguita del sur dei Bersuit Vergarabat
Note
[1] (EN) Vedi (http:/ / www. pix. dk/ korda2. htm). Nel 2000 Korda ottenne dal produttore di alcolici Smirnoff un risarcimento di 50mila dollari
per l'utilizzo illecito dell'immagine in una campagna pubblicitaria. Tale cifra venne, però, donata dallo stesso Korda al servizio sanitario
cubano
[2] Il certificato di nascita di Ernesto Guevara riporta la data del 14 giugno del 1928. Julia Constenla, storica e amica personale della madre di
Ernesto Guevara, Celia de la Serna, riporta come quest'ultima le abbia confidato di essere incinta al momento del matrimonio con Ernesto
Guevara Lynch, che la vera data di nascita del figlio era il 14 maggio e che il certificato di nascita era stato falsificato posticipando la data di
nascita di un mese per evitare lo scandalo. In una biografia di Paco Ignacio Taibo II, docente universitario di origine spagnola che vive a Città
del Messico, Senza perdere la tenerezza, l'autore afferma di avere «scavato in una massa ingente di lettere personali e pubbliche, diari,
appunti, articoli, poesie, discorsi, conferenze, interviste, frasi riportate da testimoni attendibili, è entrato nei recessi degli archivi cubani e ha
attinto largamente al famoso "Diario del Ministero dell'Industria", ancora inedito» ((ES) Intervista a Julia Constenla di Luciana Peker,
Pagina/12, 3 marzo 2005 (http:/ / www. pagina12. com. ar/ diario/ suplementos/ las12/ 13-1788-2005-03-03. html)). Il biografo Jon Lee
Anderson ritiene valida questa versione dei fatti. Cfr: Anderson, Jon Lee, Che Guevara: una vida revolucionaria, Barcellona: 1997,
Anagrama, pag. 17 e, nella traduzione in inglese, Che Guevara: A Revolutionary Life, New York: 1997, Grove Press, pp. 3 and 769.
[3] http:/ / www. ilcassetto. it/ notizia. php?tid=664
[4] Jorge Castañeda, Compañero. Vita e morte di Ernesto Che Guevara, 1997, p. 61: nel 1952 Guevara dette gli ultimi esami «in quattro sessioni:
uno in ottobre, tre in novembre e dieci in dicembre». L'uomo d'affari e attivista anti-castrista Enrique Ros, nel suo libro Ernesto Che Guevara:
mito y realidad dubita che Guevara si sia effettivamente laureato, sostenendo che all'Università di Buenos Aires non esisterebbe
documentazione al riguardo.
[5] U.S. Department of State, "Foreign Relations, Guatemala, 1952-1954". Online (http:/ / www. state. gov/ r/ pa/ ho/ frus/ ike/ guat/ 20179.
htm), visionato il 4 marzo 2006
[6] Anderson, Jon Lee. Che Guevara: A Revolutionary Life, New York: 1997, Grove Press, p. 144
[7] U.S. Department of State, "Foreign Relations, Guatemala, 1952-1954". Online (http:/ / www. state. gov/ r/ pa/ ho/ frus/ ike/ guat/ 20179.
htm), visionato il 4 marzo 2006
[8] (morto nel 2008 a San Donà di Piave all'età di ottantatré anni)
[9] Ernesto Che Guevara, "Suicide Squad: Example Of Revolutionary Morale (brano tratto da Episodes of the Cuban Revolutionary War 1956-58). The Militant Online (http:/ / www. themilitant. com/ 1996/ 6011/ 6011_27. html), visionato il 27 marzo 2006.
[10] Anderson, Jon Lee. Che Guevara: A Revolutionary Life, New York: 1997, Grove Press, p. 372 and p. 425
[11] chessgames.com, Miguel Najdorf vs Ernesto Che Guevara". Online at chessgames.com (http:/ / www. chessgames. com/ perl/
chessgame?gid=1101539), visionato il 5 gennaio 2006.
[12] Cuban Information Archives, "La Coubre explodes in Havana 1960". Online (http:/ / cuban-exile. com/ doc_151-175/ doc0166. html),
visionato il 26 febbraio 2006. Si possono vedere fotografie al sito cubano fotospl.com (http:/ / www. fotospl. com/ Default. aspx?Class=23&
Epig=001~01& PA=18).
[13] Defensa Nacional, "SABOTAJE AL BUQUE LA COUBRE" Online (http:/ / www. cubagob. cu/ otras_info/ minfar/ coubre. htm), visionato
il 26 febbraio 2006
[14] The Miami Herald, "Dockworker set ship blast in Havana, American claims". Online (http:/ / www. latinamericanstudies. org/ cuban-rebels/
dockworker. htm), visionato il 26 febbraio 2006
15
Che Guevara
[15] Guaracabuya.org, "Recuento Histórico:El porque el PCC ordenó volar el barco "La Coubre". Online (http:/ / www. amigospais-guaracabuya.
org/ oagev003. php), visionato il 26 febbraio 2006
[16] http:/ / www. bbc. co. uk/ spanish/ audio/ seriemilenio02a. ram
[17] http:/ / www. rcgfrfi. easynet. co. uk/ ww/ guevara/ 1964-cid. htm
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[38] marxists.org website, "Louis Althusser" Online (http:/ / www. marxists. org/ glossary/ people/ a/ l. htm#althusser-louis), visionato l'11 marzo
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[39] "Sì, sono i resti di Che Guevara" (http:/ / archiviostorico. corriere. it/ 1997/ luglio/ 03/ sono_resti_Che_Guevara__co_0_9707033329. shtml)
[40] "Quello scheletro è il Che" (http:/ / archiviostorico. corriere. it/ 1997/ luglio/ 07/ Quello_scheletro_Che__co_0_9707072674. shtml)
[41] La figlia Aleidita: "Non tornano da vinti ma da eroi" (http:/ / archiviostorico. corriere. it/ 1997/ luglio/ 14/
figlia_Aleidita_Non_tornano_vinti_co_0_970714578. shtml)
[42] Da oggi le spoglie all'Avana (http:/ / ricerca. repubblica. it/ repubblica/ archivio/ repubblica/ 1997/ 10/ 11/ da-oggi-le-spoglie-all-avana.
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[43] Tutti in fila per il Che (http:/ / ricerca. repubblica. it/ repubblica/ archivio/ repubblica/ 1997/ 10/ 12/ tutti-in-fila-per-il-che. html)
[44] Che, la rivoluzione è finita (http:/ / ricerca. repubblica. it/ repubblica/ archivio/ repubblica/ 1997/ 10/ 18/ che-la-rivoluzione-finita. html)
[45] considerato, data la morte avvenuta in quello stesso anno, il testamento politico di Guevara: http:/ / www. ecn. org/ asicuba/ cuba/ tricont2.
htm
[46] in quattro lingue, ovverosia spagnolo, inglese, francese e italiano, a cura della Segreteria Esecutiva dell'OSPAAAL, l'Organizzazione della
Solidarietà dei Popoli d'Africa, Asia e America Latina e distribuito in Europa dalle Edizioni Maspero a Parigi e dalla Libreria Feltrinelli a
Milano
[47] citato in Guido Crainz, Storia del miracolo italiano, Donzelli, 2003.
[48] http:/ / www. marxists. org/ espanol/ guevara/ 04_67. htm
[49] http:/ / www. marxists. org/ archive/ guevara/ 1967/ 04/ 16. htm
[50] http:/ / www. resistenze. org/ sito/ ma/ di/ cl/ madcc2. htm
[51] http:/ / www. circologramsciriposto. it/ la%20rivoluzione%20dei%20popoli%20oppressi. htm
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Che Guevara
[52] Dal capitolo "L'America Latina alla prova" a pag. 608 dell'opera: Il Libro Nero del Comunismo, 1998, Arnoldo Mondadori Editore S.p.A.,
Milano
[53] Dall'articolo dello scrittore Alvaro Vargas Llosa riportato in http:/ / www. independent. org/ newsroom/ article. asp?id=1535 in cui si
afferma che "In January 1957, as his diary from the Sierra Maestra indicates, Guevara shot Eutimio Guerra because he suspected him of
passing on information: “I ended the problem with a .32 caliber pistol, in the right side of his brain.... His belongings were now mine.” Later he
shot Aristidio, a peasant who expressed the desire to leave whenever the rebels moved on. While he wondered whether this particular victim
“was really guilty enough to deserve death,” he had no qualms about ordering the death of Echevarría, a brother of one of his comrades,
because of unspecified crimes: “He had to pay the price.”"
[54] Dall'articolo dello scrittore Alvaro Vargas Llosa riportato in http:/ / www. independent. org/ newsroom/ article. asp?id=1535 in cui si
afferma che "At other times he would simulate executions without carrying them out, as a method of psychological torture."
[55] Dall'articolo dello scrittore Alvaro Vargas Llosa riportato in http:/ / www. independent. org/ newsroom/ article. asp?id=1535 in cui si
afferma che "In 1958, after taking the city of Sancti Spiritus, Guevara unsuccessfully tried to impose a kind of sharia, regulating relations
between men and women, the use of alcohol, and informal gambling—a puritanism that did not exactly characterize his own way of life. He
also ordered his men to rob banks, a decision that he justified in a letter to Enrique Oltuski, a subordinate, in November of that year: “The
struggling masses agree to robbing banks because none of them has a penny in them.” This idea of revolution as a license to re-allocate
property as he saw fit led the Marxist Puritan to take over the mansion of an emigrant after the triumph of the revolution."
[56] Ad esempio da Andrea Morigi in "Che Guevara, il bandito santificato", 2007, Il Timone
[57] Gómez Treto 1991, p. 115. "The Penal Law of the War of Independence (July 28, 1896) was reinforced by Rule 1 of the Penal Regulations
of the Rebel Army, approved in the Sierra Maestra February 21, 1958, and published in the army's official bulletin (Ley penal de Cuba en
armas, 1959)" (Gómez Treto 1991, p. 123).
[58] Niess 2007, p. 60
[59] Different sources cite different numbers of executions. Anderson (1997) gives the number specifically at La Cabaña prison as 55 (p. 387.),
while also stating that as a whole "several hundred people were officially tried and executed across Cuba" (p. 387.). This is supported by Lago
who gives the figure as 216 documented executions across Cuba in two years.
[60] Dal capitolo "L'America Latina alla prova" dell'opera Il Libro Nero del Comunismo, 1998, Arnoldo Mondadori Editore S.p.A., Milano
[61] Dal capitolo "L'America Latina alla prova" dell'opera Il Libro Nero del Comunismo, 1998, Arnoldo Mondadori Editore S.p.A., Milano
[62] Dall'articolo riportato in http:/ / www. independent. org/ newsroom/ article. asp?id=1535 in cui afferma che "How many people were killed
at La Cabaña? Pedro Corzo offers a figure of some two hundred, similar to that given by Armando Lago, a retired economics professor who
has compiled a list of 179 names as part of an eight-year study on executions in Cuba. Vilasuso told me that four hundred people were
executed between January and the end of June in 1959 (at which point Che ceased to be in charge of La Cabaña). Secret cables sent by the
American Embassy in Havana to the State Department in Washington spoke of “over 500.” According to Jorge Castañeda, one of Guevara’s
biographers, a Basque Catholic sympathetic to the revolution, the late Father Iñaki de Aspiazú, spoke of seven hundred victims. Félix
Rodríguez, a CIA agent who was part of the team in charge of the hunt for Guevara in Bolivia, told me that he confronted Che after his
capture about “the two thousand or so” executions for which he was responsible during his lifetime. “He said they were all CIA agents and did
not address the figure,” Rodríguez recalls. The higher figures may include executions that took place in the months after Che ceased to be in
charge of the prison."
[63] Lo afferma in "Il Mito di Che Guevara e il Futuro della Libertà", pubblicato nel 2005
[64] Dalla dittatura di Castro e Che Guevara solo morte e povertà (http:/ / www. loccidentale. it/ autore/ stefano+ magni/ dalla+ dittatura+ di+
castro+ e-che+ guevara+ solo+ morte+ e+ povertà . 0013583)
[65] Dal capitolo "L'America Latina alla prova" dell'opera: Il Libro Nero del Comunismo, 1998, Arnoldo Mondadori Editore S.p.A., Milano
[66] Armando Valladares, Contro ogni speranza. Dal fondo delle carceri di Castro, SugarCo, Milano 1987
[67] Dall'articolo dello scrittore Alvaro Vargas Llosa riportato in http:/ / www. independent. org/ newsroom/ article. asp?id=1535 in cui si
afferma che "Counterrevolutionary” is the term that was applied to anyone who departed from dogma. It was the communist synonym for
“heretic.” Concentration camps were one form in which dogmatic power was employed to suppress dissent. History attributes to the Spanish
general Valeriano Weyler, the captain-general of Cuba at the end of the nineteenth century, the first use of the word “concentration” to
describe the policy of surrounding masses of potential opponents—in his case, supporters of the Cuban independence movement—with barbed
wire and fences. How fitting that Cuba’s revolutionaries more than half a century later were to take up this indigenous tradition. In the
beginning, the revolution mobilized volunteers to build schools and to work in ports, plantations, and factories—all exquisite photo-ops for
Che the stevedore, Che the cane-cutter, Che the clothmaker. It was not long before volunteer work became a little less voluntary: the first
forced labor camp, Guanahacabibes, was set up in western Cuba at the end of 1960. This is how Che explained the function performed by this
method of confinement: “[We] only send to Guanahacabibes those doubtful cases where we are not sure people should go to jail ... people who
have committed crimes against revolutionary morals, to a lesser or greater degree.... It is hard labor, not brute labor, rather the working
conditions there are hard. "
[68] Dall'articolo dello scrittore Alvaro Vargas Llsoa riportato in http:/ / www. independent. org/ newsroom/ article. asp?id=1535
[69] Félix Luis Viera, Il lavoro vi farà uomini. Omosessuali e dissidenti nei gulag di Fidel Castro, Edizioni Cargo, 2005
[70] http:/ / www. corrieredelsud. it/ site/ modules/ article/ view. article. php?335
[71] Dall'articolo dello scrittore Alvaro Vargas Llosa riportato in http:/ / www. independent. org/ newsroom/ article. asp?id=1535 in cui si
afferma, citando il periodico americano Time Magazine, che "so Time magazine may have been less than accurate in August 1960 when it
described the revolution’s division of labor with a cover story featuring Che Guevara as the “brain” and Fidel Castro as the “heart” and Raúl
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Che Guevara
Castro as the “fist.” But the perception reflected Guevara’s crucial role in turning Cuba into a bastion of totalitarianism. "
[72] Dall'articolo dello scrittore Alvaro Vargas Llosa riportato in http:/ / www. independent. org/ newsroom/ article. asp?id=1535 in cui afferma
che "Land reform took land away from the rich, but gave it to the bureaucrats, not to the peasants. (The decree was written in Che’s house.) In
the name of diversification, the cultivated area was reduced and manpower distracted toward other activities. The result was that between 1961
and 1963, the harvest was down by half, to a mere 3.8 million metric tons. Was this sacrifice justified by progress in Cuban industrialization?
Unfortunately, Cuba had no raw materials for heavy industry, and, as a consequence of the revolutionary redistribution, it had no hard
currency with which to buy them—or even basic goods. By 1961, Guevara was having to give embarrassing explanations to the workers at the
office: “Our technical comrades at the companies have made a toothpaste ... which is as good as the previous one; it cleans just the same,
though after a while it turns to stone.” By 1963, all hopes of industrializing Cuba were abandoned, and the revolution accepted its role as a
colonial provider of sugar to the Soviet bloc in exchange for oil to cover its needs and to re-sell to other countries. For the next three decades,
Cuba would survive on a Soviet subsidy of somewhere between $65 billion and $100 billion." e che "In his memoirs, the Egyptian leader
Gamal Abdel Nasser records that Guevara asked him how many people had left his country because of land reform. When Nasser replied that
no one had left, Che countered in anger that the way to measure the depth of change is by the number of people “who feel there is no place for
them in the new society.”"
[73] America latina. Il risveglio di un continente, Milano, Feltrinelli, 2005, pp. 118-124.
[74] Cfr. Quando Guevara era il «chi?» (http:/ / www. alpcub. com/ 05set/ 10set_05. doc)
[75] (http:/ / www. naval. com. br/ historia/ lagosta/ lagosta1. htm)
[76] http:/ / www. arcoiris. tv/ modules. php?name=Flash& d_op=getit& id=11728
[77] http:/ / www. arcoiris. tv/ modules. php?name=Flash& d_op=getit& id=11729
[78] http:/ / www. arcoiris. tv/ modules. php?name=Flash& d_op=getit& id=11730
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Che Guevara
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• Alejandro Torreguitart Ruiz, Il mio nome è Che Guevara, Lainate, A.Car., 2009. ISBN - 978-88-8907-976-8
Voci correlate
• Storia di Cuba
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Collegamenti esterni
• Ernesto Guevara de la Serna è il "Che" di Steven Soderbergh (http://www.wuz.it/articolo/2241/
recensione-che-soderbergh.html)
• Discorso pronunciato da Fidel Castro alla morte del Che (http://www.filosofico.net/che17.htm)
• Recordando al Che (http://www.fusiorari.org/fusiorari/html/modules.php?name=News&file=article&
sid=1534) Da Fusi Orari.org, una riflessione sulla figura di Che Guevara in occasione del quarantesimo
anniversario dalla scomparsa
• L'Eredità di Che Guevara (http://www.40mo-cheguevara.org/cheguevara/) - Rassegna di eventi in occasione
del 40º anniversario della morte di Ernesto Che Guevara (1967-2007)
• "Il Che...era mio padre" (http://www.italynews.it/notizia.php?codice=4378) - Parla Camillo Che Guevara, il
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Che Guevara
• (ES) Che, Guía y Ejemplo: (http://www.sancristobal.cult.cu/sitios/che/index.htm) - Raccolta di immagini,
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mrj:Че Гевара Эрнесто
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Fonti e autori delle voci
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